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Gli Stoici e gli Epicurei ritenevano che al saggio fossero indispensabili dei dogmi e delle certezze,
e che l’essere e la verità esistono e sono raggiungibili dall’uomo e che la regola del vivere felici può
scaturire solo da questo raggiungimento e dunque, dalla ricostruzione di una nuova tavola di valori.
Gli Scettici ribaltano completamente questa concezione e trovano un modo nuovo di intendere la
vita, PIrrone riesce in questo intento grazie a:
• Preciso contesto storico in cui matura il suo pensiero, in particolare la partecipazione diretta
di Pirrone alla spedizione di Alessandro.
• L’incontro con l’Oriente che gli rivela un tipo di saggezza del tutto sconosciuto ai Greci.
• I maestri e le correnti filosofiche Greche da cui ottiene gli strumenti concettuali necessari
per una elaborazione e formulazione del pensiero.
Il criterio dunque lo cerca nella rinuncia del criterio, in particolare rinuncia sia all’essere che
all’uomo e il raggiungimento di un “non criterio” completamente diverso.
La natura delle cose come indifferenziata apparenza e la natura del divino e del bene:
Le cose stesse sono immisurate e indiscriminate, le cose sono indifferenziate oggettivamente,
quindi i sensi e le opinioni né possono dire il vero e nemmeno il falso. Solo le stesse cose che
rendono sensi e ragione incapaci di verità e falsità, ciò è una conseguenza necessaria che scaturisce
dalla negazione dell’essere. I valori etici e in generale tutti i valori, così come tutte le cose, non
hanno una loro statura ontologica perché nulla esiste in verità. Invece dell’essere si pone
determinante la convenzione (nomos) e il costume (ethos). All’essere si sostituisce l’apparire che
diviene onnipotente. Ma PIrrone non arriva a risolvere tutto nella pura apparenza, altrimenti la sua
indagine non avrebbe portato al dubbio, ma ad una certezza, quella che le cose sono così come
appaiono e non diversamente.
Pirrone afferma di dover vivere eternamente “una natura del divino e del bene (realizzare una vita
che non sente il peso delle cose, poiché appunto indifferenti) da cui deriva all’uomo la vita più
eguale” (la quiete interiore). Ovvero vivere l’essere stabile davanti al quale svaniscono gli aspetti
fuggevoli del reale. Pirrone, come i megarici, tenta di ridurre la molteplicità delle cose, il
movimento e il divenire ad apparenza. Le cose risultano mere apparenze non in funzione del
presupposto dualistico dell’esistenza delle cose in sé, bensì in funzione della contrapposizione alla
natura del divino e del bene. Misurato con il metro di questa natura del divino e del bene tutto
appare a Pirrone come irreale e come tale è da lui anche vissuto praticamente. I megarici
predicavano l’apatia intesa come un ne sentire quidem, Pirrone predica la medesima dottrina.
L’atteggiamento che l’uomo deve assumere nei confronti delle cose: l’astensione dal giudizio e
l’indifferenza:
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Le cose sono indifferenti, quindi senso e ragione non possono valutare, quindi l’uomo non deve né
dare fiducia ai sensi né alla ragione, ma restare adòxastos, rimanere senza opinione, astenersi dal
giudizio, quindi l’uomo deve rimanere senza alcuna inclinazione, senza agitazione, restare
indifferente. Successivamente a Pirrone sarà usato il termine epoché per descrivere la sospensione
del giudizio. Il saggio deve sospendere il giudizio su ogni cosa, perché nulla è evidente. Questa
conclusione è coerente con il principio che nega l’essere alle cose, e quindi nega il principio di non
contraddizione. Pirrone mette in pratica questa sospensione del giudizio che si rispecchia nella
realtà con l’indifferenza totale per le cose: lasciava andare ogni cosa per il suo verso e non prendeva
alcuna precauzione, si mostrava indifferente verso ogni pericolo che gli correva, erano i suoi
discepoli a salvarlo.
Spogliare completamente l’uomo non ha come fine l’annullamento totale dell’uomo, il non-essere
assoluto, ma coincide con la realizzazione di quella “natura del divino e del bene da cui deriva
all’uomo la vita più eguale”, cioè la realizzazione di quella vita che non sente il peso delle cose, le
quali, rispetto alla natura, sono indifferenti.
Lo “spogliare completamente l’uomo” è la realizzazione di quel ne sentire quidem, è il vivere
quella “vita eguale”, che scaturisce dalla “natura del divino e del bene che vive eterna”, nella
misura in cui è superamento delle labili apparenze e annullamento di tutti i loro fuggevoli e
contraddittori effetti su di noi.
Pirrone fu un uomo considerato come modello, anche da Epicuro, e venerato come un Dio.
Biografia Timone:
Timone nasce a Fliunte tra il 325 e 320 a.C. Fu prima un danzatore, poi studiò presso i megarici e
poi divenne discepolo di Pirrone a Elide. Costretto a migrare nell’Ellesponto per motivi finanziari,
insegnò retorica diventando ricco. Poi andò ad Atene dove rimase fino alla morte. Scrive Pitone
(dialogo con Pirrone), i SIlli, poema Le apparenze, trattato sulle sensazioni.