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GIAMBLICO

I MISTERI
(De Mysteriis Aegyptiorum, Chaldaeorum et Assyriorum)

Secondo la versione latina

di

MARSILJO FICINO

Sebastiani
Traduzione di A. BOFFINO
in molti luoghi emendata e confrontata
con l'edizione de Tournes, Lione, 1552
INTRODUZIONE

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Contro il Cristianesimo sorse in Grecia, nel II e III
secolo, un movimento che tentò di riportare alla luce le
più antiche teorie pagane, valendosi, per la sua difesa dalla
rinascente scuola aristotelica, della filosofia mitico-religio­
sa di Pitagora e di Platone. Platino fu il capo di questa
scuola ed il suo discopolo Porfirio ricavò dalla dottrina di
lui le "E nneadi". Dissentendo dall'interpretazione di Porfi­
rio, che ha un carattere precipuamente speculativo, Giam­
blico si riallacciò alla tradizione religiosa, riprendendo i
più antichi culti mistici della scuola pitagorica e dando ai
suoi scritti un carattere esoterico. In lui si trovano mesco­
late le tracce della prima religione egiziana e mediterranea
con quella greca, e la vita dei culti misterici ha in lui
l'unico, forse, aperto testimone che ci ha lasciato l'antica
Grecia. Per questo la lettura di Giamblico può interessare
anche gli studiosi di filosofia, che possono qui intuire fino
a che punto Platone è filosofo e dove, invece, accetta la
tradizione religiosa, interpretando/a speculativamente; e
quale influenza ebbe la religione egiziana sulle scuole

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presocratiche e sulla stessa religùme greca, c/1e noi cono­
sciamo troppo poco nel suo carattere mistico, quasi sola­
mente nel suo aspetto estetico.
Per tutte queste ragioni, Marsi/io Ficino, noto umani­
sta e traduttore di Platone e profondo studioso di culti
esoterici e di magia, si riallacciò a questa tradizione di
cultura religiosa, cercando di trasporta in quella cristiana,
e tradusse i "Misteri" di Giamblico, dei quali non rimane
più l 'originale greco.
E' incerto a quale periodo della sua vita risalga que­
sta versione; è probabile che sia contemporanea a quella
degli "Inni di Proc/o" e di quelli che si dicono di Orfeo.
Infatti tutte queste opere sono raccolte in U/1 solo volu­
me, edito da Aldo Manuzio nel 1516 (cioè quando il
Ficino era morto da 17 anni). Da questo volume abbiamo
tratto i "Misteri", dandone una versione in italiano il pitì
fedele possibile, essendo assai pericoloso, talvolta, trasfor­
mare in termini correnti certe parole specifiche di alcune
tradizioni religiose. Non esistendo più l'originale greco, era
impossibile, nel corso della lettura del testo latino, stabili­
re fino a che punto essa era fedele al pensiero di Giambli­
co, e dol'e, im•ece, il Ficino esprimel'a la sua opinione:
una l'olta sola, w1 brano è seguito, fra parentesi, dalla
firma di Marsi/io: e questo brano è stato stampato in
corsil'o. Quando, in altri punti si trol'a Giamblico come
soggetto in terza persona, n011 si è avuto modo di control­
lare se così fosse anche nel testo greco. In ogni modo è
certo che eJ•entuali ampliame��ti o interpretazioni di Marsi­
fio Ficino, non possono che a1•er chiarito ed approfondito

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il pensiero di Giamblico, re11de11dolo sempre nel modo più
aderente, dato elle e11trambi llanno seguito la medesima
tradizio11e platonica e religiosa, elle faceva rivi�·ere un
interesse l'ila/e, ma ben colltrollato, razionalmente, per la
magia e l 'astrologia, i11 tese 11el senso puro, e quasi scien­
tifico, direi, della parola.

A.B.

Milano, 20 giugno 1946.

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N O T A

- Il -
Desidero qui dare l'esatta interpretazione di alcuni
vocaboli che ho trovato più volte nel corso della traduzio­
ne e che ho quasi sempre tradotto alla lettera, perché il
significato più aderente al pensiero dell 'autore richiedeva
una troppo lunga perifrasi.

Ratio: che ho quasi sempre tradotto con "ragione", si­


gnifica principio, causa prima, ragione attiva di tutte le
cose o di qualche ordine di cose.

Animalia: in italiano è stato reso con "essere animati",


composti di anima e corpo, non col solito significato
che si suole dare al termine .

Generatio: tradotto con "generazione", è l 'atto della pro­


creazione, ed esprime la forza della natura materiale
che trascina l'uomo in basso, allontanandolo da quanto
è divino.

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Generabilia: (le cose generate) sono tutte le creature nate
umanamente quindi comprese nell'ambito delle forze
naturali ed in balia di esse.

L'espressione "in patria" (che è rimasta tale e quale in


italiano), a proposito delle anime, ce le indica allo stato
puro, cioè prima dell'unione col corpo o dopo la morte di
questo.

Circuitus: (circuito) significa l'ambito in cui ogni ordine


celeste o mondano ha il suo proprio luogo di infl uenza
e di azione.

Artificioso: non ha il significato solito di "artefatto", ma


di qualche cosa che è stata compiuta con l'arte, intesa
questa nella definizione platonica di imitazione della
natura.

Quando, infine, si trova il verbo in seconda persona


singolare e dei "tu" rivolti ad un ipotetico interlocutore,
bisogna sempre pensare che questo sia Porfirio, al quale
Giamblico si rivolge continuamente , per chiarire o confu­
tare alcuni punti della sua interpretazione della religione.

A. BOFFINO

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DELLA CONOSCENZA DELLE COSE DIVINE

Gli scrittori egizi, poiché pensavano che ogni cosa


fosse stata inventata da Mercurio, gli dedicavano i loro
libri. Infatti Mercurio è il dio della sapienza e della parola.
Pitagora, Platone, Democrito, Eudosso e molti altri si
accostarono ai sacerdoti egizi. I loro dogmi si trovano
presso gli Assiri, gli Egizi e sulle colonne dedicate a
Mercurio. Pitagora e Platone si iniziarono alla filosofia
studiando sulle colonne di Mercurio, in Egitto; le colonne
di Mercurio infatti, sono piene di sapienza. Prima di
qualsiasi uso della ragione, è naturalmente insita negli
uomini l'intuizione degli dei. Di qui nacque quel senti­
mento ancora m igliore dell'intuizione degli dei, dal quale
sorge la naturale ricerca di quanto è buono, la facoltà
logica e critica . Essenziale, nell'intuizione degli dei, è la
credenza dell'immortalità dell'anima; ma il fatto di cui
godiamo nella religione non è questa conoscenza. Infatti
in essa sussiste un 'alterità, mentre il contatto col divino è

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semplice ed essenziale. Non possiamo raggiungere una fu­
sione completa, se non con un mezzo di assoluta unicità e
con quell'unità della mente che supera le facoltà dell'ani­
ma e della mente stessa. L'unità stessa degli dei assorbe
per l'eternità le singole anime con una frequenza così
aderente ed efficace , da sembrare una continuità. L'intel­
letto divino concede all'anima la vita, perché capisca la
sua essenza. Per cui la vita dell'anima consiste nel proces­
so di conoscenza, naturalmente del dio da cui dipende.
Quindi vivere e conoscere le cose divine con perpetua
attività, sono una stessa cosa. Da questo derivano le facol­
tà discorrenti dell'anima. Dopo gli dei poniamo i demoni,
gli eroi, le anime pu re: i quali tre ordini sono immediata­
mente seguenti agli dei. Noi non possiamo venire a contat­
to con i semidei (demoni, eroi, anime pure) usando i
mezzi normali dell'umana ragione. Ma è necessario assur­
gere ad un 'intelligenza essenziale ed eterna. Come sempre
agli dei si giunge per una tendenza innata, così ai semidei
si giunge quando l'anima ha deposto quella forma varia di
conoscenza che riguarda la potenza razionale formata dal­
l'intelletto e da quell'intelligenza che chiamiamo intelletto
passivo. Infatti la prima forma di conoscenza risiede nel­
l'intelletto agen te . Quando è avvenuta la conoscenza per
immedesimazione segue la possibilità di giungere alle cose
più sottili, eterne ed immobil i , con una conoscenza eterna
immobile e semplice. Quella con la quale conosciamo
sostanze distinte, è di altra specie di quella con la quale
conosciamo altre cose. La conoscenza del Divino nacque
sempre- nell'anima per semplice intuito o contatto . Alcuni

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pensano che potrebbero giungere a distinzioni attraverso il
metodo dei contrari, cioè attraverso le cose materiali,
mobili , locali, passibili , ecc. Ma le cose separate sono
immobili. Così si conosce ciò che è e ciò che non è
veramente ; lo si acquista poi con la potenza razionale , con
l'adeguare la conoscenza a ciò che è naturalmente insito
nell'animo per mezzo dell'intelletto e con un certo eserci­
zio, non tanto di confronto e di congettura, quanto con
un'attività attenta di separazione e di purificazione. Vi era
anche un metodo di distinzione nel considerare gli dei e le
cose divine, tem porali ed eterne. Ma queste non sono
temporali , quindi sono eterne. Ma questo metodo, per la
sua varietà, non si accorda alle cose immobili.

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DELLE PROPRIETA' DI CIASCUNO DEI SUPERIORI

Se poi è possibile un accordo fra le sostanze separa­


te e le sostanze separabili, non si tratta mai di un genere
indeterminato in sè e di un altro chiaramente diffe­
renziato. Infatti le sostanze sono specie complete ovun­
que, in un modo di essere determinato e completo. Se le
sostanze separabili, tanto quanto le semplici, n on differi­
scono fra di loro per caratteristiche speciali, essendo dello
stesso genere, allora non vi è distinzione fra individui della
stessa specie. Infatti è quale la si vuole, quasi un solo
genere od una specie esistente per se stessa. Gli individui,
poi , differiscono fra se stessi e per ordine di gradi, e
perché variamente sono in rapporti col primo grado. Le
Intelligenze non sono uguali fra di loro, ma differiscono
per genere o per qualche particolarità: infatti sono sempli­
cissime e disposte nei vari gradi di perfezione, alcune nei
primi, altre nei seguenti, a seconda della diversità o somi­
glianza della loro struttura con quella del primo grado. Le

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differenze delle cose devono essere risolte, attraverso atti­
vità e sensazioni, in distinzione di potere e queste in
distinzione di essenze; nè qui bisogna fermarsi nei seguenti
gradi, ma continuare verso i più alti . Nè la nostra anima si
deve fermare alle sostanze superiori ; infatti in essa niente
vi è di passivo, ma tutto è azione efficace. Il principio di
vita dell'anima, per cui essa si muove, non ha distinzioni
fra motore e cosa mossa, fra muovere ed essere mosso , ma
è un'azione essenziale che progredisce nel tempo.
Composte anche le forme che sono nel soggetto, si
accordano gli accidenti con cui convengono delle forme
immateriali. C'iò che è nelle forme separabili , è l'essere
con una sua certa essenziale caratteristica e con delle
eguaglianze causali. E qui non si trova niente di accidente
o di conseguente. Il moto e le azioni sono differenziati
dalla differenza delle nature c non avviene il contrario. Se
dicessimo che uno è il genere delle cose separate, confon­
deremmo il concetto di teologia. Le sostanze separabili
non sono com prese in un certo genere soltanto, nel quale
si distinguono per differenze, ma per se stesse, dall'ordine
dei grad i. Giacché sono in rapporto col primo a seconda
dei vari gradi di perfezione . Perciò armonizzano meglio fra
di loro quelle sostanze che sono in modo assai simile.
vicine al primo o all'ultimo grado . Il van taggio è duplice,
in quanto al di sopra dell'essenza e secondo l'essenza.
L'essenza è proprietà di tutti gli dei. Lo stesso bene,
però, è al di sopra dell'essenza e lo si dice causa del
bene cioè principio del bene essenziale; di qui seguono i
gradi a seconda dell'essenza, e così si distinguono i gradi

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degli dei . Le ultime anime razionali non possiedono il
bene essenziale come gli dei , ma la partecipazione al bene
secondo la bellezza intellettuale, ma questa è una qualità
immobile.

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L'ORDINE DEGLI ESSERI SUPERIORI

Le nostre anime sono comprese nei generi diversi.


Gli eroi sono maggiori degli uomini, ma molto più grandi
sono i demoni. I l primo degli dei è lo stesso bene, e gli
dei lo seguono ; da ultimo vi sono le singole anime razio­
nal i , fra questi estremi due medi, e cioè gli eroi vicino alle
anime e i demoni vicino agli dei, come fra il fuoco e la
terra c'è l'aria e l'acqua. Sebbene gli eroi ci superino per
potenza, virtù, bellezza e grandezza , tuttavia hanno un 'a­
nima ed una vita assai simile alla nostra. I demoni sono
superiori agli eroi, ministri degli dei, come i lavoratori
manuali lo sono degli architetti nel mondo. Ciò che vi è
di ineffabile e di occulto negli dei, i demoni lo esprimono
e lo rendono manifesto. I demoni e gli eroi accordano le
doti universali , semplici ed immobili degli dei con quelle
degli esseri inferiori, e conciliano tutte le cose fra di loro
e sono di volta in volta autori e dell'armonico consenso e
della partecipazione al sentire di tutti . Sono messaggeri a

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noi delle cose divine e trasmettono le nostre agli dei,
inoltre dispongono a gradi i doni degli dei e le preghiere
delle anime. I diversi generi degli dei differiscono fra di
loro per tre qualità: cioè per quanto riguarda le essenze,
le virtù e le azioni. La proprietà degli dei è l'unità, la
permanenza in se stessi, l'altissima provvidenza, causa im­
mobile di ogni movimento, pur non avendo niente in
comune con quelli ai quali provvede e questa proprietà
agisce su di essi a seconda dell'essenza , delle virtù,
dell'azione. La proprietà dell'anima è la tendenza alla
commozione ed al moto, ed il congiungimento con gli dei
ed il ricevere dagli altri qualcosa che è poi integrato con
un'azione vitale e l'armonizzare ovunque e con tutte le
cose, parte con quelle che rimangono e parte con quelle
che passano e nell'adattare ogni cosa in sè e per se stessi.
Ma questa proprietà, in essi agisce secondo essenza, virtù
ed azione. Le proprietà dei demoni sono di possedere in
sè le doti degli dei, per quanto in grado inferiore degli dei
stessi, ma come idea e pensiero e di trattenere le tendenze
più cattive delle anime, almeno fino a quando queste si
rafforzano e si riuniscono, pur mantenendo la loro in­
dividualità; si muovono anche, ma stabilmente. Gli eroi, al
contrario, pur sotto l'influenza della moltitudine, del flui­
re del tempo, delle interferenze, hanno unità, identità,
essenzialità, superiorità. I demoni e gli eroi sono vicini agli
estremi, quelli agli dei , questi alle anime. La differenza
principale fra demoni ed eroi sta nel fatto che gli eroi
tendono molto di più alle cose particolari e mobili che i
demoni. I due gradi medi, cioè i demoni e gli eroi, sono

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caratterizzati dalle proprietà degli estremi, cioè degli dei e
delle anime, ma nei demoni c'è più di divino, negli eroi
più di umano.

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COM E SI DISTINGUONO FRA DI LORO
LE AZIONI DEGLI ESSERI SUPERIORI

Gli dei occupano il grado più alto degli esisten ti, le


anime il più basso. Gli dei possono ogni cosa, uniti nel
movimen t o, le anime al contrario, non possono tutto, nè
resistono al movimento, nè sono unite. Gli dei compiono
e curano ogni caso senza )asciarsene influenzare . Le anime
agiscono lasciandosi continuamente sviare ed influenzare ;
gli dei sono la causa prima, le anime dipendono continua­
mente dalla loro volontà; gli dei, con una rapidissima
forza, raggiungono i loro intimi fini ed insieme i loro
principi; le anime passano da questi a quelli e dall'im­
perfetto al perfetto. Gli dei non possono essere delimitati
da nessuna misura, tranne che la forma; le anime sono
limitate e superate dalla natura, dall'abitudine e dai desi­
deri. E sono contaminate dal desiderio e dalla vicinanza
del male e perciò con traggono delle qualità fisse.

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DELL'INTELLETTO E DELL'ANIMA

L'intelletto è l'artefice di ogni cosa ed è sempre


negli dei presente in tutta la sua efficacia in un'azione
unica, immanente a se stessa ; l'anima fa parte di un
intelletto più differenziato e multiforme , adatto a gover­
nare la vita e naturalmente provvedere in modo vario alle
cose viventi , essendo in relazione con altre immagini.
Come gli dei per cause superiori hanno armonia e bellez­
za, così le anime, per entrambe le cause, hanno l'armonia
e la bellezza dell'intelletto. Ugualmente gli dei hanno una
potenza illimitata ; l'anima, invece, ha un limite alla sua
potenza ed agisce con essa in varie cose ; i demoni e gli
eroi, come gradi medi fra gli dei e le anime, possiedono le
proprietà sia delle anime che degli dei , in proporzione dei
loro estremi e di quanto compete loro stessi, come già
abbiamo esposto parlando degli esseri superiori. Se, per­
ciò, vuoi conoscere il genere degli dei, pensa alle proprietà
della più alta anima razionale ed attribuiscile, al grado di

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perfezione, agli dei. Se ti piace ricostruire la specie dei
demoni, prendi da entrambi gli ordini estremi, ponendo
più qualità divine; se, infine, la specie degli eroi, ancora
prendi da entrambi, ma specialmente dalle anime. Bene
intuisce Porfirio quando distingue gli esseri superiori sepa­
randoli per tendenze ai corpi; cioè gli dei tendono per
abitudine ai corpi eterei, i demoni agli aerei, le anime ai
terreni; perché, come è manifesto, non si devono distin­
guere le cause prime per mezzo degli effetti posteriori. Le
sostanze incorporee non sono nei corpi, ma li governano
dal di fuori e danno loro qualcosa, non prendono, per cui
nè mutano insieme con essi, nè si disperdono nella loro
dispersione. Infatti non sono l'abito dei corpi o le loro
forme materiali, ma hanno una loro propria sostanza sepa­
rabile, anzi già separata, che vive prima del corpo. Le
sostanze separate, e separabili, non si incarnano a caso,
perché hanno eletto un certo destino od un certo luogo, o
perché si scambiano le sorti o vicenda, ma a seconda della
vita e della specie che l'anima ha realizzato prima di
entrare nel corpo, si sceglie un corpo organico, una natura
a sè conseguente, che si uniforma alla vita più perfetta
dell'anima stessa; e l'anima razionale viene in un corpo già
vivo, ma imperfettamente vivo. Gli dei generano natural­
mente in se stessi tutta la loro opera, già distinta prima di
venire alla luce. Presso quelle menti che hanno la ragione
del principio universale, le sostanze inferiori vengono rico­
ndotte alle superiori, le corporee alle corporee, le artefatte
a quelle artefatte, e con un moto circolare si dirigono
verso le sostanze che le devono contenere, per cui i

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circuiti celesti ritornano ai circuiti delle anime celesti, le
anime ai circuiti dei mondi, ossia delle sfere e delle stelle,
e dirigendosi esse al loro proprio intelletto, sono assorbite
profondamente da esso ed in esso sono generate per la
prima volta. L'intelletto particolare entra a far parte del­
l'universale e quello ugualmente delle sostanze superiori;
ed essendo sempre ognuna tramutata nelle seguenti e le
inferiori ricondotte alle piene e superiori, come ai proto­
tipi esemplari, certamente, poi, ogni cosa proviene dalle
sostanze superiori, e negli inferiori è presente un 'uguale
essenza e specie e, naturalmente le cose che seguono, sono
prodotte in un primo tempo colle migliori. Perciò da
queste dipende l'ordine e la misura delle seguenti e non al
contrario; infatti non si può dedurre da questi le proprietà
di quelli, poiché non si può distinguere un'essenza incor­
porea da una corporea con la quale niente ha di comune.
I principii divini, infondono alle loro opere non solo
l'essenza, ma anche le complete differenziazioni e l'ordine
formale. L'essenza che è presente nei corpi non eircoscrit­
ta a luoghi particolari, non si distingue nei luoghi corporei
e, pur non limitandosi agli individuali limiti dei soggetti, è
contenuta particolarmente in ogni minima parte del mon­
do. La natura incorporea è immediatamente presente o­
vunque voglia, senza che alcuno la possa trattenere.

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OGNI COSA DIVINA ED INCORPOREA
E' OVUNQUE

Molto maggiormente niente può impedire che la


divinità sia ovunque, senza alcun limite. Ugualmente le
nostre cose non possono divenire e formarsi se una certa
virtù attiva e la partecipazione delle specie non le diffon­
de ovunque. Infine se le sostanze divine non fossero
ovunque, mancherebbe ogni valore del sacrificio, che con­
siste in una certa comunione degli dei con gli uomini. Per
questo gli dei possono accogliere in sè tutto, perché nien­
te li può contenere. Le sostanze terrene, poiché sono fatte
e vivono per dono degli dei, ogni volta che ritornano più
.
complete a quelle divine, entrano subito a far parte degli
dei, esistendo qui anche prima di riprendere una propria
natura terrena. Inoltre, poiché in qualsiasi dio la potenza
è infinita, e la natura individuale illimitata, giustamente
esse non possono essere contenute in luoghi determinati.
Ugualmente non ci sarebbe una vera unione fra gli dei

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della provvidenza universale, se tutti non fossero ugual­
mente presenti ovunque. Si dice anche che alcuni sono dei
dell'aria, altri dell'acqua, non perché siano solamente qui,
ma perché qui regnano specialmente. I sacerdoti invocano
gli dei terreni e quelli sotterranei, che certamente sono
chiamati così, non perché siano qui solamente, (sono
infatti tutti ovunque) ma perché ciascuno ha più potenza
in certi luoghi. Infatti anche l'anima di qualsiasi stella è
ovunque, per quanto ivi abbia maggiore influenza. Una
certa immagine degli dei è ripresa nelle statue.

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DELLA PROVVIDENZA
E COME GLI DEI SIANO OVUNQUE

Quando si dice che gli dei hanno scelto per sè delle


parti del mondo, delle città, dei templi, delle statue,
bisogna intendere che la loro potenza ed essenza, che ha
ovunque vigore in se stessa, si manifesta particolarmente
in questo o quel luogo; e come un lume che si alimenta in
se stesso senza mescolarsi e dividersi, illumina d'intorno le
cose diverse da sè, così sono gli dei. C'ome la luce del sole
tutta uguale e continua è ovunque, nè può essere divisa in
parti, nè essere rinchiusa in qualche parte nè essere separa­
ta dalla propria sorgente, nè essere mescolata con l'aria,
pure è presente. Che anzi, come pur non perdendo niente
della sua luce, tuttavia lascia le cose riscaldate dal calore,
così la luce di alcuni dei è presente quasi a tutto il
mondo, nella sua pienezza individuale, e tuttavia può
comunicare particolarmente la sua forza alle parti special­
mente simili a sè. Nondimeno, tuttavia, in un certo qual

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modo, riempie ogni cosa, per la sua potenza perfetta e per
la sua forza generatrice certamente immensa. In questo
modo compie ogni cosa ed unisce con gli estremi, com­
prendendo in sè tutte le parti medie, e riflettendo così sè
a se stessa, completamente, in un tutto unico. La quale
proprietà è imitata dal mondo nel moto circolare, in una
certa connessione delle parti, e nella conciliazione che
trasferisce a vicenda gli elementi negli elementi e che
trasporta le virtù dei superiori agli inferiori. Colui che
sostiene questa presenza degli dei ovunque direttamente
unita, deve sempre essere reverente e sentire nelle cose
comuni gli dei causa del mondo, cioè presenti in ogni
luogo, (come dissi) separatamente. Se infatti non vi fosse
alcuna comunione fra il mondo e gli dei, per quanto
riguarda l'essenza, la forza e l'azione e nessuna interferen­
za fra le cose consorti e quindi nessuna coestensione e
distribuzione a seconda del luogo, non si potrebbe, deter­
minando quanto riguarda ciascuna cosa, pensarla per gene­
re e specie, quindi non potrebbe sussistere una mutua
comprensione e mescolanza. Le cose, infatti, completa­
mente differenti fra di loro, non ammettono alcuna reci­
proca contribuzione o mescolanza o comprensione. Quan­
do si parla di distribuzione degli dei nelle diverse zone del
mondo, bisogna intendere che ogni zona è particolarmente
suscettibile a certi doni degli dei, a seconda delle sue
proprietà. E tenendo conto di questo, l'arte delle cose
sacre usa invocazioni particolari che si adattano a questa
distribuzione ed alle proprietà dei numi. Ma qualsiasi
parte del mondo riceve qualche cosa da qualsiasi dio,

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infatti ciascuno degli dei è presente totalmente in ciascuna
parte del mondo. Ma ogni parte riceve diversamente; l'Ete­
re riceve spontaneamente le cose eteree, l'Aria le aeree.
Inoltre i doni degli dei sono attratti naturalmente da certe
materie e da certe invocazioni.

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PERCHE' OGNI COSA DIVINA
NON E' SOGGETTA A PASSIONI

numi a noi superiori non hanno niente in sè di


passionale e questa loro, per così dire, impassibilità, non
l'hanno per virtù acquisita, ma per natura; e neanche
l'anima, infatti, che è l'ultimo dei generi divini, ha qualco­
sa di passionale; l'anima, intendo, purificata dal corpo,
non tocca dalle perturbazioni delle voluttà di questa,
quando cioè ritorna alla sua natura. Essendole infatti
insita una vita soprannaturale, non consunta da alcun
dolore, ed essendo al di fuori del corpo, per la sua natura
divisa da quella del corpo, ed al di fuori dell'armonia che
discende nel corpo dall'anima principale, non sente nean­
che il bisogno delle passioni che accompagnano i sensi.
Infatti non è contenuta nel corpo, nè è costretta a perce­
pire i corpi con mezzi materiali. Ed essendo quindi un 'es­
senza incorporea, individuale, uniforme ed uguale a se
stessa, per niente comunicante col corpo, non ammette

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affatto la possibilità di divisione, di alterazione, di qual­
siasi mutamento.

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SI PARLA DELL'ANIMA SEPARATA DAL CORPO

Ed anche l'anima stessa, mentre vive nel corpo, non


soffre alcuna passione, ma trasmette essa al corpo le
facoltà razionali che possiede. Le specie, infatti, sono
semplici, uniformi, non soggette a qualsiasi turbamento e
sono fine a se stesse. Le passioni degli esseri animati, di
qualunque genere esse siano, non sono nell'anima, qualun­
que essa sia, ma nel corpo che, sotto l'influsso dell'anima,
possiede una sua qualità, per la quale sente ed agisce.
Nell'anima non vi è alcuna passione, nè distruggitrice nè
perturbante. E questa impassibilità, l'anima l'acquista, non
solo per elezione, ma la possiede per la sua natura stessa,
del tutto superiore a quella dei corpi. l demoni e gli eroi
sono impassibili e sempitemi. Infatti seguono sempre gli
dei nel conservare l'ordine del mondo: infatti dove c'è la
passione, non si conserva un ordine perpetuo. Porfirio
pensava che i demoni rettori del mondo fossero in qual­
che modo sensibili a quelle cose che vengono usate nei

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sacrifici a loro dedicati. Giamblico nega questo, perché
dove c'è ordine perpetuo, non vi è la passione, che un'es­
senza eternamente incorporea non può ricevere. Capita, è
vero, qualche volta, che i demoni più bassi e cattivi e privi
di autogoverno, siano presi da passioni effettive, non sola­
mente nell'anima, ma nel corpo costituito così per la
presenza dell'anima.
Come la natura opera cose manifeste per occulte
ragioni, così il sacerdote adopera cose manifeste per sim­
boleggiare le occulte. Il sacerdote opera spesso molte cose,
nelle quali infonde qualcosa di simile e vicino al divino;
per la quale affinità trascina a sè qualche cosa di ispirazione
divina. Frattanto compie anche molte cose con le quali
purifica l'anima e allontana da noi i mali.
I demoni che sono più forti di noi, non ricevono
alcun naturale beneficio da noi; infatti, o non �e hanno
bisogno, o provvedono abbondantemente a se stessi. Infat­
ti non sono mai soggetti ad alcun mutamento da parte
delle cose materiali. Sono insiti in noi i principi di alcuni
turbamenti, che, se sono soffocati troppo violentemente
in principio ed improvvisamente, poi erompono più forti
come le fiamme coperte od il riso represso, e sono quindi
da correggere con maggiore indulgenza.
Eraclito consiglia come mezzo di purificazione i
sacrifici che purgano l'anima dai mali contratti in questo
nascere. Porfirio avanza l'ipotesi che non solo i demoni,
ma anche gli dei, possano essere toccati da qualche passio­
ne, perché si lasciano commuovere da queste invocazioni.
La volontà di bene nel dio e negli dei, che sono bontà, è

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assai grande ; perciò più libera della nostra è la vita loro
elettiva verso il bene. Così gli dei si muovono per il ·bene
degli uomini, non perché sono invocati, ma spingoito noi
spontaneamente al bene, ed a noi, spontaneamente volti
nell'invocare, mostrano od elargiscono qualcosa.
Alcuni uomini pensano di essere liberi nella preghie­
ra. Saranno dunque gli dei più liberi nel dare. Gli dei per
la loro libera volontà di bene e per la loro azione perenne
e perfetta, beneficano tutti, e prima quelli che sono spon­
taneamente volti alla preghiera. L'anima, giungendo attra­
verso la preghiera alla contemplazione delle cose divine,
muta la vita precedentemente soggetta alle passioni in una
vita purificata dalle passioni, mentre subisce l'azione e la
vita degli dei.
Come, infatti, potrebbero le nostre preghiere toccare
gli dei in modo passionale, quando invece, essi stessi
rendono libere dalle passioni le anime prima ad esse sog­
gette? Le preghiere rendono l'animo adatto all'influsso
degli dei che spontaneamente e facilmente giunge per la
divina amicizia che congiunge tutte le cose.

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DELL'IRA DEGLI DEI

Quando ci allontaniamo dalla benefica cura degli


dei, quasi dalla luce del sole, immediatamente cadiamo
nelle tenebre, e si dice che il dio è irato con noi. Placare
dunque, l'ira degli dei, significa tornare a loro suppliche­
voli. Questo placare il dio, non gli porta alcuna passione,
ma libera l'animo dalle precedenti passioni. Gli dei e i
demoni divini, se adorati supplichevolmente e fatti ogget­
to di culto, allontanano molti mali che altrimenti sarebbe­
ro naturalmente sopraggiunti.

- 38-
DELLA NECESSITA' E LIBERTA" DEGLI DEI

E' necessario che gli dei si comportino così come


sono, non per una necessità che giunge dall'esterno, ma
per la loro naturale, ottima necessità, che è del tutto
volontaria, poiché non potrebbero mai, per un desiderio
prestabilito, comportarsi in altro modo.
Porfirio e molti filosofi dicono che gli dei sono
intelletti puri; i demoni invece, sono anche intelletti, ma
partecipano di alcuni intelletti animali; ma Giamblico oh­
bietta che così non è rettamente esposta la proprietà dei
demoni; infatti se anche le anime fossero intelletti animali
e partecipassero a questo intelletto, non sarebbe rettamen­
te definita neanche la proprietà degli dei; infatti gli dei
sono a capo degli intelletti puri.

- 39 -
DELLA DIFFERENZA DEGLI DEI DAI DEMONI
PRESSO I GRECI E LORO DEVOTISSIMI

Secondo l'usanza religiosa, gli dei non sono definiti


a seconda della natura dell'intelletto stesso, ma a seconda
dell'unità, della bontà, dell'intelligibilità dell'oggetto. Por­
firio dice che gli intelletti puri e separati non hanno
abitudine alle cose sensibili, nè odono le preghiere. Il
culto principale è da esplicare in sostanze separate, poiché
in questo culto le anime sono spinte alle cose più alte e
ad esse si congiungono; comprendono e conoscono ogni
nostra vicenda in un solo punto supremo, c comprendono
in se stessi l'effetto delle orazioni religiose; nè si staccano
da sè, ma stando in se stesse, incontrano spontaneamente
l'intenzione degli aranti. Quindi conviene supplicare molto
umilmente. Il riconoscere, infatti, la nostra nullità, quan­
do ci avviciniamo agli dei, fa in modo che noi preghiamo
più interamente e ci volgiamo completamente verso di
loro c, per l'assidua consuetudine, diventiamo loro simili.

- 40 --
Si riuniscono le preghiere mandate da un impulso divino,
nelle quali è insita una forza divina; questo contro Porfi­
rio, che dice di rendere agli dei un culto mondano, perché
gli dei lo sentano. In questo modo le preghiere divine
falsificano la purezza che loro conviene del tutto. Giam­
blico pensa che convenga usare di quell'intimo sentimento
che è insito alle preghiere che sono date specialmente da
ispirazione divina. Gli intelletti puri, infatti, comprendono
le cose sensibili, senza usare dei sensi.

- 41 -
DI NUOVO DELLE PREGHIERE

Porfirio dice che nelle preghiere si usa qualcosa di


materiale e perciò esse sono utili soltanto per quegli dei
che hanno anche una vita animale. Giamblico risponde
che in questo qualcosa di materiale stanno nascoste delle
qualità trascendenti, e la specie e le misure incorporee e
divine per le quali queste preghiere, sia pure in parte
materiali, sono adatte agli dei. E certamente, qualunque
cosa si agiti in qualche modo in armonia con gli dei e
simile ad essi, subito gli dei sono presenti e concedono e
mostrano i loro doni ed esaudiscono le preghiere. Una
qualunque piccola armonia delle nostre cose con quelle
degli dei ci basta perché noi possiamo ottenere dell'altro
da loro. Essi infatti sono sempre prontissimi per la loro
naturale bontà e mirabile potenza. Infatti una causa po­
tentissima agisce nella materia, anche se questa è mossa in
modo debole. Porfirio distingue i demoni dagli dei per
questo: che questi sono incorporei, quelli, invece, corpo-

-42-
rei. Giamblico afferma che per questo solo non si possono
distinguere le loro sostanze e proprietà .

- 43 -
DELLA DIFFERENZA FRA GLI DEI
l DEMONI ED l CELESTI

Gli dei celesti possono essere detti incorporei, per­


ché nessun impedimento che riguarda il corpo ostacola la
loro grande attività e la felicità della loro vita . Ma poiché
gli dei tendono a questa stessa unità, i corpi tendono
spontaneamente alla stessa cosa, e non contengono essi
l'anima, ma ne sono contenuti in modo meraviglioso. Un
corpo celeste è assai simile alle cose incorporee per la sua
natura semplice, non divisa, costante e per la sua azione
in un unico senso, cioè il movimento in circolo , la vita
nata da se stessa, la luce. Nel cielo non c'è unione di
anima e di corpo in una terza natura, ma piuttosto esso
tende alla natura dell'anima ed è quasi visibile una certa
sua anima, essendo il cielo stesso luce senza materia e
senza dimensione. Abbiamo infatti l'impressione di una
sua dimensione, per la sua ampia presenza . Donde il cielo
è l'anima del cielo che si adatta ai nostri occhi ed alle

- 44-
cose caduche e quel cerchio è il circuito dell'anima ; ed il
nume è il suo intelletto. C'ome nel più basso dei corpi la
forma diventa materiale, cosf nel più alto la materia
diventa forma ed è un corpo fatto di anima non un'anima
corporale, se pure in cielo c'è materia. C'ome la sommità
dell'aria è infuocata, così il fuoco celeste è animato.
Quell'anima diventa intellettuale e ne esce un intelletto
formato al bene. I celesti animati possono dirsi incorporei.
Tutti i celesti sono buoni e tendono, benefici, solo al
bene stesso e questo fanno con un 'eterna tendenza. Si
scoprirono delle inestimabili virtù insite talvolta negli ani­
mati celesti, talvolta nei loro corpi, talvolta discendenti
attraverso ogni cosa, senza impedimento lìno alle cose più
basse, comunicate tanto agli individui che alle specie; ed
ovunque immutabili nella materia mutevole reggevano le
generazioni con un prestabilito ordine perpetuo. sempre
benefiche. Perciò il fluire del cielo nella materia piena di
cose discordi produce in noi la sensazione di qualcosa di
dissonante. Le cose temporali capiscono le eterne entro i
limiti del tempo. Le corporali capiscono quelle incorporee
nei limiti del corporeo. Le materiali comprendono quelle
immateriali e le forze del cielo, in modo mutevole e
disordinato. Le cose che sono nel mondo divino non
hanno immagine, per quanto in cielo siano raffigurate,
così le celesti non sono cattive, per quanto quasi si possa
pensarle come fossero tali. Tutte le forze buone dci celesti
discendono di qui, e mutano in questa mescolanza di
contrarii; perciò quella influenza che nuoce in terra, non è
altro che quella che dal cielo era giunta fin qui.

- 45 -
In primo luogo ciò che è dato, è altro, mentre
permane in chi dà, altro mentre ne è al di fuori, anche se
rimanga se stesso. Inoltre è in grado minore. In secondo
luogo quando queste influenze sono accolte in un sogget­
to più vile, diventano meno pregevoli. In terzo luogo, a
causa della natura diversa di chi le accoglie, sono assimila­
te in modo diverso. In quarto luogo, essendo le qualità
differenti fra di loro, alcune sono egualmente prese dal
medesimo soggetto. In quinto luogo, essendo il soggetto
passivo, si adatta ad esso. In sesto luogo, da tutte le
qualità assorbite dal soggetto, risulta qualcosa di diverso,
in fondo. I celesti immateriali emanano degli influssi.
Satumo ha una certa forza di tensione. Marte l'ha motri­
ce. Quella, in verità, cadendo, è di frequente nociva,
quando è assorbita da una materia più fredda; questa
quando da una più calda. Egualmente quella nuoce quan·
do è raccolta e costretta come se raggelasse; questa quan­
do è assorbita da una bollente; ciò avviene nella composi­
zione della materia, cioè quando quella non è abbastanza
calda e perciò più densa; questa infatti, è di per sè, più
calda e sottile. La luce ed il calore del sole, per quanto
sembrino giungere debolmente, tuttavia sono necessari alla
vita; similmente tutti gli influssi dei celesti giungono in
modo salutare, per quanto soggetti a cambiare per la
differenza della materia accogliente o perché la debolezza
di questa non può facilmente tollerare la forza dei supe·
riori. Tutti i moti convergono, universalmente, e dalle
esatte parti dell'universo, per quanto fra le parti più
piccole, in questo moto, capiti che qualcuna di esse nuoc-

-46 -
eia all'altra, o che alcuna di esse non sostenga facilmente
il moto dell'universo. Come in una danza corale, dove,
mentre i singoli danzano armoniosamente e si raggruppano
con gesti fra di loro, pure, in tutta la danza, delle mani e
dei piedi vengono premuti ed urtati. E se entra qualcosa
di debole, va in rovina.

- 47 -
DELLA SOMIGLIANZA DEI CORPI CELESTI
ALLE SPECIE INCORPOREE

Gli dei celesti, avendo il loro principio nel mondo


intellegibile, mentre con templano le idee di se stessi, muo­
vono i cieli in questo stesso atto di intelligenza e di
volontà assai efficace, in perpetuo. Perciò governano senza
fatica, ciò che appare in modo evidente dall'ordine sempre
costante. Perciò le tendenze separate degli dei sono con­
giunte più che i corpi. Il governo dei cieli non può
distrarre gli dei dalla contemplazione dell'intelligenza, per­
ché essi governano con più potenza e facilità, quanto più
profonda è la loro contemplazione; e questa proviene da
quella; la qual cosa accadrebbe anche alle nostre anime, se
contemplassero la loro causa, e di dove viene la facoltà di
vivere.

- 48 -
CONFERMA DEI SUPERIORI

La mente divina procrea le anime degli dei celesti con


le sue idee e con esse trattiene continuamente a sè congiunti
i corpi celesti ed entrambi tra di loro. Gli dei del mondo, che
sono detti specie intellettuali, sono uniti fra di l oro, sia per­
ché tutti contemplano una medesima idea, nella quale sono
le specie intellegibili, sia perché questa idea si sviluppa in
qualsiasi dio del mondo, completamente . Non sono osta­
colati dallo spazio o da soggetti diversi, ché anzi tutte le
essenze incorporee sono ovunque, a vicenda, una nell'al­
tra. Gli dei del mondo, si fondono uno nell'altro, e nelle
loro idee, sia perché vengono da una unità e tendono ad
essa, sia perché questa divina unità, ovunque preminente,
li unisce, sia perché si incontrano e si mutano e si raccol­
gono vicendevolmente. L'unità avventizia dei composti
naturali dipende dai superiori ed è vinta dalla moltitudine.
Nelle forme separabili l'unità vince la moltitudine, e que­
sto avviene anche negli dei, perché il loro essere ha una

- 49 -
certa unità, dico certa, perché il primo princ1p1o è la
stessa unità semplicemente . Essendo dunque la unità il
carattere che tanto prevale in modo intrinseco negli dei,
giustamente dai primi si riversa abbondantemente sui se­
guenti. Così questi esistono in funzione dell'unità di quelli
e per questa unità comune a quasi tutti, tutti sono uno
solo per un certo loro essere in atto, come i corpi si
fondono in uno solo per una certa potenza materiale. Gli
dei celesti sono profond amente uniti agli dei invisibili, sia
perché le anime celesti sono al di fuori del corpo, sia
perché gli dei superiori ed ugualmente le idee hanno
un'unità infinita, poiché tutti sono ovunque e per questa
unità si congiungono fra di loro ed agli dei seguenti.
Potendosi gli dei definire per la loro unità, la loro comune
unità si estende a tutti e per essa sono uno solo per
un'unica azione verso un solo oggetto e principio e fine, e
tutti assieme nel medesimo punto e momento.

- 50 -
DELLA PROVVIDENZA, DEGLI DEI E DEI DEMONI

La provvidenza degli dei è universale, quella dei


demoni particolare. Il primo dio dà ogni cosa a tutto, gli
dei seguenti elargiscono qualcosa a tutti. I demoni e le
anime solo ad alcuni e solo qualcosa. I n cielo vi sono gli
dei invisibili e quelli visibili, vi sono anche i demoni; gli
dei visibili, in cielo, esistono nella stessa unione con gli
dei occulti. I demoni, poi, sono di gran lunga diversi da
quelli come dai puri contemplanti, essendo essi stessi
occupati e molto propensi all'azione. Perciò sono assai
lontani dagli dei visibili, egualmente l'essenza di entrambi
gli dei e la loro potenza e provvidenza è universale e
tende ovunque; la natura e la provvidenza dei demoni,
invece, è particolare riguardo a certe cose ed a certi
territori. Egualmente gli dei sono tanto padroni dei loro
corpi ed i corpi così obbedienti ad essi che si potrebbero
dire separati dal corpo. I demoni, invece, sono più sen­
sibili a ragioni contrarie e legati ai corpi. Così gli dei sono

- 51 -
gli architetti, i demoni, invece, ministri; i demoni sono
occulti ai sensi e gli dei anche alla ragione umana: che se
per caso gli dei apparissero intorno alla terra, sarebbero
anche più belli dei demoni dell'aria. Infatti il cambia·
mento di luogo o di influenza, non muta la natura divina.
I nfine gli dei sono liberi di creare dalle potenze fluenti, i
demoni, invece, in nessun modo. Il che confuta ciò che
Porfirio aveva addotto dalla storia, cioè che avvenivano
molte cose nei riguardi degli dci, quasi essi fossero passi­
bili di sensazioni. Perché la legge dei misteri comanda di
essere liberi dalle passioni nei sacrifici, la quale legge
certamente fu data per ispirazione divina, anche dal primo
padre del mondo, dal quale furono dati anche tutti i
simboli che nei sacrifici stanno a significare qualcosa di
occultissimo. I nfine le cose che avvengono secondo il rito
nei sacrifici hanno una causa divina così lontana da qual­
siasi passione, che neanche la ragione può raggiungerla. Il
volgo non può comprendere la ragione delle cerimonie
istituite per ispirazione divina. Tuttavia cerca di dar loro
un significato; e traendo così dalle proprie passioni, attri­
buisce le passioni agli dei. Il volgo usa espressioni di
venerazione verso i potenti. cd usa dci medesimi doni
verso gli dei. Ora agisce così nei riguardi degli uomini. sia
spinto dalle sue passioni, sia da quelle del più potente. E
pensa, poi, che esistono negli dei passioni simili a quelle
degli uomini potenti ed a causa di eguali passioni nei
sudditi, che gli dei le mostrino in egual modo agli ado­
ranti.
Ora, in verità, le cerimonie istituite per ispirazione

- 52 -
divina, non sono spinte da alcuna passione, ma piuttosto
da ammirazione e venerazione e costantemente da intelli­
genza e da una assai simile gioia.

- 53 -
IN CHE DIFFERISCONO I DEMONI
GLI EROI, LE ANIME

Vi sono negli dei forze generatrici, attive, che sono


anche vivificanti, che sono contenute in grado maggiore
nei primi. Le prime sono diffuse più largamente che le
seconde. Le seconde nascono per opera delle prime, i
demoni sorgono dopo una lunga evoluzione di queste,
quando già derivano da un molteplice frazionamento; gli
eroi nascono dalle seconde, cioè da quelle vivificanti,
prima che vengano ad esaurirsi. Infatti al loro esaurirsi
nascono le anime e l'attività dei demoni riguarda le nature
del mondo, fino a definire le singole, ed a compierle ed a
legare le anime ai corpi. L'azione dei demoni è più ampia
di quella degli eroi; quelli operano di più nell'universo,
questi piuttosto nelle anime.
Non diciamo che le anime si fonnino per opera dei
demoni e degli eroi, ma accolgono parecchio da essi, ed
aggiungono molto, poi, da sè; nasce così la loro attività

- 54 -
per un fine divino, non perché non tendano più in là a
cose divine, ma perché le anime sono assorbite dalle
ultime influenze divine. Così l'anima può usare tante varie
forme di vita, che per la sua facilità di adattamento, può
abitare qualsiasi parte del mondo. E può unirsi a chi vuole
e di nuovo tornare in se stessa, e congiungersi tanto agli
dei che agli inferiori, e per quanto inferiore,si spinge fino
alla ragione degli dei, ed anche se spesso si congiunge agli
dei per mezzo dei demoni e degli eroi, tuttavia può
congiungersi agli dei con una certa sua non completa
differenza da essi. L'anima talvolta si congiunge alle cose
divine per altre armonie della sua essenza e delle sue
azioni, che sono quelle per le quali i demoni si congiun­
gono ai superiori. Anche se nell'anima non ferve un teno­
re di vita abbastanza simile, tuttavia spesso supera i demo­
ni, illuminata dalla benefica volontà degli dei, e giunge ad
una vita più angelica che animale. L'anima, per quanto
sembri mostrare in sè ogni principio di ragione e di specie,
tuttavia è sempre determinata secondo qualcosa di unico,
cioè di un'unica specie. E frattanto coordina se stessa e le
sue cause alle precedenti e si muove da se stessa.

- 55 -
QUANDO NUMI DIVERSI POSSANO APPARIRE
ED AGIRE IN MODO DIVERSO

Tutti gli esseri superiori, se invocati, vengono al


cospetto degli uomini, ma ciascuno sotto forme diverse, e
li soccorrono. Anche le anime determinano l'aspetto delle
stelle in certi nuovi modi. La visione degli dei appare
uniforme, semplicissima, quella degli arcangeli assai meno
uniforme e semplice. Quella degli angeli anche meno,
quella dei demoni già varia, quella dei principati più varia
ancora, ma quella degli eroi, per il mirabile ordine della
varietà, è quasi simile a quella dei principati, essendo assai
varia la visione dei principati, ma assai ordinata. Essa è
uniforme in tutte le anime particolari. Essendo infatti gli
esseri superiori diversi per natura ed azioni, e poiché
appaiono ai singoli in modo particolare, giustamente ap­
paiono ciascuno diversamente ed in modo diverso. Gli dei
compaiono in modo abbastanza benefico, gli arcangeli
orribili ed insieme mansueti. Più miti gli angeli. I demoni

- 56 -
temibili; gli eroi meno venerabili; i principati stupendi; i
principi nocivi e malefici; le anime simili agli eroi, per
quanto inferiori. Le immagini degli dei appaiono comple­
tamente immutabili per grandezza, forma, figura, azione;
quelle degli arcangeli e degli angeli gradatamente più mu­
tevoli, ma vicine agli dei; quelle dei demoni appaiono non
altrimenti diverse da questi, che per grandezza e forma,
ma queste è possibile riconoscerle simili; quelle dei princi­
pati immutabili; quelle degli eroi quasi come quelle dei
demoni; quelle dei principi variano in modo multiforme;
quelle delle anime sono assai più mutevoli di quelle dei
demoni. Gli dei appaiono in una certa stabilità ed ordine.
Gli arcangeli con questi medesimi caratteri, ma aggiungo­
no ad essi un'azione attiva. Gli angeli hanno uguale stabili­
tà ed hanno oltre l'ordine un moto ordinato e moderato; i
demoni con certi turbamenti che escono dall'ordine; i
principati con stabilità e costanza in se stessi. Gli eroi con
movimento, ma permanenza in se stessi; i principi con
tumultuosi movimenti, -le anime quasi come gli eroi, ma
con minore stabilità ed ordine. La bellezza degli dei appa­
re inestimabile, incomparabile, ammirevole, e sopra ogni
cosa dilettevole; quella degli arcangeli e degli angeli simile,
ma gradatamente disuguale. Gli spiriti dei demoni e degli
eroi hanno, al loro apparire, bellezza, in determinate spe­
cie, ma quelli secondo ragione di essenza, questi secondo
azione di forza; la bellezza dei principati è grandissima e
nativa; quella dei principi fitta, adornata, elaborata. La
bellezza delle anime consiste certamente in ragioni deter­
minate; ma più divise che la forma negli eroi, comprese

- 57 -
tuttavia sotto una sola specie. Le azioni e gli effetti degli
dei sono più veloci della possibilità dell'intelligenza di
capirli; ma contemporaneamente sono stabili fino in fon­
do; la celerità degli arcangeli è mista, in un certo qual
modo, ad azioni efficaci; quella degli angeli è mista col
movimento, e non ha abbastanza potenza da compiere
azioni nello spazio di tempo che queste sono dette; le
azioni dei demoni appaiono più celeri di quanto lo siano
in effetto ed in verità; gli eroi compiono azioni in modo
meraviglioso, tuttavia agiscono in modo più tardo dei
demoni; i principati vengono dall'azione con l'autorità ed
il comando; l'azione dei principi ha certamente moltissima
forza d'espressione, ma manca di effetto; le azioni delle
anime sono più mobili, ma più deboli di quelle degli eroi.
La grandezza degli dei che appaiono sembra occu­
pare tutto il cielo. E si pensa che neanche la terra possa
sostenere la loro grandezza che avanza. All'apparire degli
arcangeli alcune parti del mondo si muovono e la loro
luce avanza divisa in sè. Essi, in verità, offrono grandezza
di luce e di figura per la potenza del loro dominio; la
forma e la luce degli angeli è minore, è più divisa; la
grandezza dei demoni è ancora più divisa e minore; quella
degli eroi è di nuovo più piccola per quanto sia assai più
appariscente. l principati sono assai grandi e vasti; i princi­
pi appaiono gonfi, superbi ed insolenti; le immagini delle
anime sono disuguali e minori di quelle degli eroi. Infine
qualsivoglia di esse supera per l'ampiezza della sua poten­
za e la larghezza del suo imperio, la grandezza della forma
e della luce. Le immagini degli dei ci appaiono lucentis-

- 58 -
sime, fulgenti in sommo grado e meravigliosamente irrag­
gianti splendore e più splendidi di quanto siano in verità ;
quelle · degli arcangeli sono vere e perfette; le effigi degli
angeli appartengono alla medesima specie, tranne che
mancano della pienezza della comprensione e delle distin­
zioni della conoscenza. Quella dei demoni sono assai esili
e quasi caduche; più esili quelle degli eroi; appariscenti
sono quelle dei principati; quelle dei principi oscure, ma
imperiose ; delle anime ombrose. Le immagini degli dei
lampeggiano del più grande splendore possibile. Anche
quelle degli arcangeli sono assai fulgide; inoltre sono
splendenti quelle degli angeli; i demoni appaiono come un
torbido fuoco; gli eroi hanno una luce mista a molte altre
cose; i principati, invece, più pura; i principi, poi, appaio­
no confusi per le loro dissomiglianze e contrasti; le anime
danno un fuoco pieno e diviso per le molte mescolanze
delle generazioni. Le immagini degli dei appaiono come
un fuoco unico, ineffabile, che riempie l'universo profon­
do del mondo; anche il fuoco degli arcangeli non è diviso,
ed ha intorno, davanti e dietro un'enorme moltitudine ; il
fuoco degli angeli è diviso, ma in idee assolute; quello dei
demoni è anche più diviso, ma circoscritto entro limiti più
angusti e quindi più facile ad esprimersi, e presso quelli
che videro gli esseri superiori, più disprezzabile; il fuoco
degli eroi ha le qualità dei suoi consimili, ma non in
eguale misura; il fuoco dei principati è particolarmente
lucente ; quello dei principi ha qualcosa di opaco; quello
delle anime è assai diviso e multiforme e mescolato a
molte nature del mondo. Il fuoco degli dei è completa-

-- 59 -
mente stabile nel suo aspetto ; quello degli arcangeli parte­
cipa alla stabilità di questo; quello degli angeli si muove
entro certi limiti stabili. Quello dei demoni instabile, quel­
lo degli eroi più veloce, quello dei principati diventa
quieto, ma quello dei principi tumultuoso; il fuoco delle
anime si trasforma in molti movimen ti. Gli dei purificano
le anime in modo perfetto. Gli arcangeli le chiamano di
nuovo, gli angeli le sciolgono soltanto dai vincoli della
materia. I demoni le traggono alla natura; gli eroi le
guidano nella cura delle opere semplici. I principati presie­
dono le imprese mondane; i principi, invece, lo studio di
quelle materiali. Le anime, quando appaiono tendono e
trascinano alla generazione. Ciò che di puro e di fermo è
nell'immagine che ci appare, va attribuito ai generi supe­
riori. Infatti ciò che in esso vi è di più fulgido e fermo in
se stesso, va attribuito agli dei ; ciò che splende, ed anche
permane in se stesso, ma quasi in altro modo, agli arcan­
geli; ciò che permane muovendosi, agli angeli ; egualmente
quanto è mobile, vagante, e pieno di nature diverse, ovun­
que va attribuito ai generi inferiori. I demoni hanno in sè
mescolati i vapori del mondo e si muovono instabilmente
al di sopra o al di fuori del moto del mondo; le composi­
zioni generatrici degli spiriti sono mescola te agli eroi, ed
intorno ad esse si muovono anch'esse. l principati riman­
gono al medesimo posto, mostrando ciò che hanno di
umano ; i principi sono pieni di linfe ma teriali. Le anime
sono piene di macchie superficiali e di spiriti altrui, ed
ogni volta che appaiono a questi, ciascun genere di essi si
mostra. Gli dei distruggono rapidamente la materia; gli

- 60 -
arcangeli a poco a poco; gli angeli sciolgono da essa e
richiamano a cose sublimi, i demoni l'adornano diligente­
mente; gli eroi l'adattano nelle giuste misure ovunque,
curandole coraggiosamente e diligentemente; i principati
l'assistono dall'alto, e solo a questa condizione si mostra­
no; i principi appaiono completamente pieni di materia; le
anime pure, poi, vengono distinte dalla materia; le impure,
invece, si mostrano a noi ancora involute nella materia.
Inoltre altre ci mostrano altre cose. Gli dei, con la loro
presenza, danno salute al corpo, virtù all'anima, sincerità
alla mente, richiamano tutti i nostri principi impropri,
sciolgono ciò che in noi vi è di freddo e mortale, ci danno
calore, ci rendono ad una vita più efficace e fanrio in
modo che ogni cosa si adatti all'anima ed alla mente
secondo le loro misure e capacità ed effondono luce con
un'armonia intellegibile; poiché non hanno corpo si mo­
strano come un corpo agli occhi stessi dell'anima per
mezzo degli occhi del corpo. Gli arcangeli agiscono in
modo analogo; ma non con sufficiente completezza e
costanza ed al di fuori delle nostre proporzioni; gli angeli
distribuiscono i beni più particolari, partitamente e rag­
giungono un effetto che manca del loro intimo vigore; i
demoni gravano i corpi con la loro presenza e li affliggono
di malattie; altre volte li puniscono e trascinano le anime
alla natura, non le separano dai sensi loro affini, e tratten­
gono in luogo inferiore quelle che tendono al fuoco cele­
ste e divino, e non sciolgono dai vincoli del fato; gli eroi
hanno altre influenze simili a quelle dei demoni, ma
hanno di particolare questo, che ci incitano ad opere

-6 1
generose e grandi; i principati, apparendo, elargiscono beni
mondani, e forniscono tutte le cose necessarie a questa
vita. I principi danno beni materiali e terreni, le anime
quando appaiono, se sono pure e comprese nell'ordine
angelico, richiamano in alto; danno salute all'anima , e
sacra speranza, ed i sacri doni che si devono sperare; le
anime impure trascinano alla generazione, deludendo la
speranza, portandone via i frutti e guardando l'animo lo
riempiono di passioni che lo legano al corpo.
Ciascuno mostra, apparendo, l'ordine che ha; gli dei
si mostrano tali, circondati dagli angeli; gli arcangeli prece­
dono gli angeli, o stanno loro davanti o al centro di essi o
facendosi da loro seguire, o fra una turba di angeli stipati
loro intorno in folla; gli angeli avanzano in un coro adatto
al loro ordine. I demoni buoni mostrano le opere benefi­
che che compiono ; i demoni vendicatori fanno vedere le
specie di supplizi; gli altri demoni in qualche modo male­
fici, appaiono circondati di fiere apportatrici di morte e
voraci; i principati appaiono mostrando alcune regioni del
mondo; i principi portano al cospetto una disposizione
mancante di ordine materiale e variante col loro variare;
tutte le anime, non definite da nessuna specie particolare,
mostrano del fuoco genericamente, intorno a tutto il
mondo, nel quale le anime del mondo sono caratterizzate
da una natura non divisa ed unica nè determinata da
alcuna specie; l'anima purificata mostra una figura infuo­
cata, del fuoco brillante di luce ed insieme stabile, ed essa
segue col suo duce supremo, godendo della buona volontà
e rendendo così manifesto, nelle sue opere, l'ordine che

- 62 -
raggiunge; l 'anima, invece, che scivola in basso, appare
traendo con sè i simboli dei suoi legami e delle pene e si
mostra gravata dalla composizione materiale dei suoi vin­
coli, ancorata dai turbamenti della materia soggetta all'im­
perio dei demoni che favoriscono la generazione. Ciascu­
no, quando appare, mostra le regioni e le sorti cui il
destino l'ha legato; gli spiriti aerei il fuoco e l'aria; quelli
terreni, il fuoco terreno e scuro; gli esseri celesti, invece,
mostrano un fuoco splendido; ed i loro ordini sono distri­
buiti in questi tre termini. Gli dei mostrano in se stessi i
principi di ogni ordine, quando appaiono. Gli angeli dimo­
strano di dipendere dagli arcangeli; i demoni e gli eroi
rendono manifesta la loro opera al servizio dei superiori ,
per quanto ciascuno dei due ordini i n modo diverso; i
principati e i principi manifestano il loro imperio. Quelli
dimostrano di occupare gli ultimi ordini dei superiori
intorno al mondo, questi riguardano le anime, per cui
d'accordo fra di loro, i primi mostrano i primi luoghi, i
secondi i secondi, i terzi i terzi, e gli altri seguono nello
stesso ordine.
Gli dei splendono di una luce talmente pura, che gli
occhi del corpo non la possono cogliere e perciò ne sono
colpiti come pesci portati da un'acqua torbida e grassa ad
un'aria purissima; e coloro che guardano il fuoco divino,
non potendone respirare la sottigliezza, mancano di poten­
za, appena sembra loro di vedere e ricadono al di qua
della visione. Anche gli arcangeli emettono uno splendore
più sottile e più puro delle nostre possibilità di sostenerlo,
tuttavia non così im possibile come quello degli dei. Gli

- 63 -
angeli, apparendo si mescolano all'aria in modo tollerabile,
così che i sacerdoti possono percepirli. All'apparire dei
demoni l'aria non cambia per niente, nè l'aria che è loro
intorno è più sottile che il più inetto dei sacerdoti non la
possa sopportare; prima dei principati appare un cerchio
ruotante di molte visioni, difficile a tollerarsi ed in torno
ad essi c'è un involucro sensibile ; intorno ai principi,
invece ve n'è uno terreno, nè la sottigliezza della loro aria
è soprasensibile o come quella degli esseri supremi ; all'ap­
parire delle anime l'aria diventa visibile adat tandosi ad
esse, ed assume i loro contorni prendendone la forma. Le
anime invocanti riportano, dall'intervento degli dei, l'in­
fluenza della perfezione dell'azione e dell'amore divino ed
un'incredibile letizia ; da quello degli arcangeli una con­
templazione intellettuale quanto mai pura ed un'immuta­
bile potenza : da quello degli angeli la sapienza razionale e
la virtù volta ai sommi gradi; da quello dei demoni il
desiderio della generazione ; da quello degli eroi tali altre
virtù e la sapienza di governare le cose civili ; da quello dei
principati e dei principi gli istinti sensibili o materiali
insiti alla natura dell'animo ed il compimento delle opere
del destino ; da quello delle anime i desideri, l'istinto della
generazione e la tendenza alla cura dei corpi. L'apparizio­
ne degli dei rafforza potentemente la verità, la potenza e
la forza e procura largamente il bene; quella degli arcangeli
analogamente, ma in modo più particolare e la conoscenza
e la sapienza non assoluta, ma per questo o per quello od
a qualche patto; quella degli angeli anche più detenninata,
quella dei demoni non è benefica per l'anima, ma per il

- 64 -
corpo, per quanto concede l 'ordine delle cose sensibili; i
doni degli eroi sono mondani o terreni; quelli dei princi­
pati sono mondani; tutti quelli dei principi servono a
migliorare la vita; inferiori, cioè in maggior copia materia­
li, sono quelli delle anime, che portano quasi un familiare
soccorso alla vita umana.
Porfirio narrò che l'opinione comune diceva che gli
dei, gli angeli, ed i demoni e tutti i superiori, quando
compaiono, ostentano la loro pote nza e si gloriano mera­
vigliosamente e si formano un'immagine a l oro somiglian­
za. Giamblico confuta entrambe le asserzioni. Il Dio, l'an­
gelo e il demone buono insegnano agli uomini quando
compaiono, che cosa e quale sia in verità l a loro essenza
parlando sempre secondo e non oltre la verità. I nfatti
come la luce segue naturalmente ed assiduamente il sole,
così la verità segue dio ed i suoi seguaci, specialmente
quando sono perfetti, completi e non manchino di niente
e non possano chiedere di più di quanto essi siano. Quan­
do nell'adempimento delle facoltà teurgiche, cioè divine e
sacerdotali, si è in colpa, allora appaiono non gli dei
buoni che si desiderano, ma quelli malefici e cattivi sotto
l'aspetto dei benefici; infatti gli spiriti maligni spesso si
trasformano secondo l'immagine dei buoni e vengono glo­
riandosi e mostrandosi di più di quanto essi siano. Così da
un primo inizio falsato, segu ono u na quantità di menzo­
gne perverse. E' necessario che i sacerdoti esaminino le
apparizioni degli spiriti secondo la regola di tutto l'ordi ne,
e ricordino che l'arrogante vanagloria non è propria degli
spiriti veri e buoni e badino di non allontanarsi dal rito

- 65 -
dei sacrifici. E se nell'incertezza dell'apparizione soprag­
giunge improvvisamente qualcosa di eccessivo, non è nor­
male che da questo fatto dipenda la normale natura e
condizione degli dei. Non è lecito, per alcuni motivi
incidenti, mutare temerariamente giudizio su ciò che in
molti secoli di operosa fatica è stato comprovato nei
sacrifici. Anche se i falsi spiriti mentiscono, tuttavia quelli
buoni sono veridici e legittimi nella loro luce. Poiché in
ogni genere le principali verità nascono dall'intimo di
ciascuno ed ognuno prima le dimostra a sè per dirle agli
altri, così gli esseri superiori, mostrando a tutti la verità,
per ciò che riguarda l'essenza, la vita, il moto, dapprima
dicono le loro verità e manifestano ai contemplanti spe­
cialmente la loro stessa essenza. Perciò mostrano secondo
il rito ai sacerdoti il fuoco da contemplare come loro
immagine e forma.
Infatti non è proprio del calore produrre freddo, o
della luce oscurare od occultare o di alcuna cosa che
agisce secondo la vera essenza, fare qualcosa di contrario.
Un fantasma, cioè un'immagine mandata da qualcuno,
senza avere la natura di quello, solo al modo dell'imma­
gine di uno specchio, attrae vanamente l'animo di cJ1i
guarda e lo inganna, mentre simula di essere qualcosa di
cui non ha per niente la natura. Esiste infatti, una causa
di falsità, perché in nessun modo si accorda con alcuna
vera essenza e perciò neanche con quella degli dei; ma
questi ed i loro seguaci mostrano delle loro immagini ; non
sottili e vane, ma naturali e vere, non vane come quelle
dello specchio, come già dissi e perché infatti mandereb-

- 66 -
bero quelle per mostrare la loro essenza e potenza?
Infatti quelle mancano completamente di questa na­
tura, e di utilità per coloro che contemplano. Quale utilità
viene, infatti, dalla menzogna e dall'inganno? Infatti non
mandano fantasmi per questo, perché la loro natura non è
tale da mandarne ; poiché infatti un'essenza ferma e consi­
stente in se stessa e quindi causa agli altri di essenza e
verità, non manda in alcun modo un'imitazione di sè falsa
ed ingannevole, che sia insieme qualcosa della cui natura
non ha niente in comune. Perciò nè gli dei, nè i loro
seguaci trafondono la loro natura in altre immagini, nè
producono queste cose in altro modo da sè; ma illustrano
e dimostrano all'anima le loro vere forme in veri modi.
Per la sua caratteristica questo fatto è simile a quello
famoso che in patria una mente tranquilla vede l'essenza
divina, non attraverso un'immagine da essa creata e perciò
inferiore, ma attraverso la sua stessa essenza, come colui
che vede la luce per la luce e nella luce. Non come chi
vede il calore al posto della luce od un corpo nello
specchio. Le sostanze separate non hanno fra di loro
alcun genere in comune. Egualmente gli dei, gli angeli ed i
demoni buoni non appaiono in modo fantastico, ma piut­
tosto in modo proprio e vero. Gli spiriti cattivi, invece, ci
appaiono in modo fantastico e fallace e non è possibile ,
dall'aspetto col quale si presentano a noi, dedurre il modo
con cui possono formare l'anima al bene.
Porfirio dice che la conoscenza delle cose divine è
sacra, l'ignoranza, invece, è profana. Giamblico approva
questo perché, governando gli dei le cose esistenti per

- 67 -
mezzo dell'intelligenza, giustamente noi siamo graditi agli
dei usando l 'intelligenza, e ciò è lodevole; ma antepone
l'operazione religiosa all'intelligenza, come se questa sola
sia efficace ad acquistare all'anima una meravigliosa unità
con il dio. Tanto è il valore dei sacrifici fatti a dio
secondo il rito, che anche se tu ignori questo, ma sei
pienamente osservante, non hanno minore efficacia. Infat­
ti non è l'intelligenza che congiunge i sacrificanti al dio,
come altrimenti i filosofi hanno inteso l'unione divina.

- 68 -
DELLA VIRTU' DEI SACRAMENTI

La reverente osservanza dei precetti e delle opere


divine, che superano qualsiasi intelligenza e la migliore
potenza dei simboli e dei sacramenti nota ai soli numi, ci
procura l'unione con gli dei. Quando compiamo dei sacri·
fici non adempiamo al sacramento coll'intelligenza, altri·
menti la loro azione sarebbe intellettiva e provocata da
noi, esseri non intelligenti, cui queste cose apportano la
loro influenza; e la potenza degli dei, cui queste cose si
riferiscono, concede da se stessa immagini proprie, senza
esservi incitata dalle nostre intelligenze. Infatti le cause
universali non sopo mosse da effetti particolari, cosicché
le cose divine non possono essere principalmente mosse ad
operare dalle nostre intelligenze, ma è necessario che l'in·
telligenza ed un'ottima predisposizione e la purezza si
prepongano come accompagnatrici delle cause. Quelli che
specialmente provocano la volontà divina, quelli stessi
sono sacramenti divini, e cosi le cose divine sono provoca-

- 69 -
te da se stesse e non accolgono l'incitamento dell'azione
da nessun suddito.
Non pensare, dunque, che tutta l'autorità per la
riuscita efficace dei sacramenti sia in noi, nè nella verità
della nostra intelligenza sia assolta la loro vera opera o
che queste cose siano falsate dai nostri mutevoli sensi.
Infatti, anche se conoscessimo quali effetti seguano pro­
priamente ciascun genere, non raggiungeremmo così im­
mediatamente la loro stessa verità nell'operare. Dal sapere,
infatti, non avviene mai un'efficace unione alle cose divine
·
e ciò, almeno, non avviene onninamente. Perciò la divina
purezza non si compie attraverso una retta conoscenza, co­
me la purezza del corpo, attraverso la salute, ma questa pu­
rezza si unifica e si purifica al disopra della conoscenza, cioè
per una potenza superiore alla conoscenza. Infatti niente
in noi di umano conduce qualcosa al fine delle azioni
divine . Trai le conclusioni dalla sentenza di Giamblico
sugli Egizi e gli Assiri per cui, come nell'agricoltura, nella
medicina, anche nell'arte delle immagini l'uomo adatta
opportunamente la materia con umano sforzo ; invero una
causa superiore ed universale ha una forma anche nel
sacrificio, quando vengono usati simboli e riti cioè imma­
gini e sacramenti, il sacerdote usa alcune cose materiali,
con l'ordine delle quali costituisce una certa bellezza. Il
dio imprime una forza efficace ai sacramenti.

- 70 -
CHE COSA SIA E DONDE VENGA IL VATICINIO

Il vaticinio non avviene nè per arte nè per natura,


nè per ragioni o moti naturali sensibili, nè per alcun 'altra
ragione; ma sempre si manifesta a noi dalla divinità e
tutta la potenza che possiede è da riferirsi agli dei e tutta
la sua autorità consiste in essi e di qui proviene e si
compie per opera divina attraverso dei simboli; la vera
conoscenza ha quindi visioni divine e contemplazioni altis­
sime. Tutte le altre cose sono sottomesse come strumenti;
il dono del presagio è mandato dalla divinità; qualunque
cosa riguarda l'anima o il corpo appartiene alla natura del
tutto o a nature varie; le circostanze e tali altre cose sono
usate al posto della materia; non è lecito interpretare un
vaticinio senza una causa; nè è lecito trarre alcun vaticinio
da alcune cose che rimangono involute. Ma questo deve
risalire sempre agli dei che contengono in sè i termini di
tutta la scienza delle cose; si può conoscere un vaticinio,
distribuito in tutto il mondo e riguardo tutte le nature

- 71 -
divise nel mondo, così che la causa del vaticinio è chiara e
comune e possiede in se stessa ogni cosa che mostra a
coloro che ne vengono a conoscenza, mostrando in parti­
colare la verità, che è necessaria nel vaticinio, ed in primo
luogo mantenendo l'essenza delle cose che devono avveni­
re; dalla quale cosa necessariamente segue il necessario
compiersi del presagio. Porfirio dice che, quando dormia­
mo, talvolta presentiamo le cose future, senza accorgerci
per niente dello stato presente, anche se non siamo per
niente eccitati da uno stato di estasi. Sono propenso a
pensare che si presagisca allora non tanto per influsso
esterno e divino, quanto per la natura stessa dell'anima e
della mente. Giamblico dice che i sogni che provengono
da cause umane, sia per la nostra natura, sia per le
influenze varie ed i pensieri e le azioni, arrivano alla verità
piuttosto raramente e troppo oscuramente, e troppo spes­
so per qualche caso.

- 72 -
DEI SOGNI

I sogni talvolta sono eccitati in noi da intelligenza e


conoscenza innata o dalle immagini e dalle cure divine che
talvolta giungono alle verità; ma in gran parte ingannano e
queste cose nascono da umani princip i e giungono ai
dormienti nel bel mezzo del sonno. Invece i sogni manda­
tici dagli dei non giungono così, ma vengono o tra la
veglia ed il sonno o tra il sonno e la veglia o nella veglia
stessa. Allora si odono brevi voci che ammoniscono all'a­
zione e talvolta uno spirito incorporeo e non sensibile si
fonde con quello di chi giace. E questo spirito non si vede
ma lo si percepisce con un certo altro senso o coscienza
che sta nella sensibilità, ed avanzando con un certo impe­
to e diffondendosi ovunque, senza che lo si possa toccare,
allontana in modo meraviglioso le passioni dell'anima e
del corpo; talvolta splende di una luce sincera e quieta;
sotto l'effetto di esso la vista si oscura e si apre l'anima.
Ma gli altri sensi intanto sono completamente svegli

- 73 -
e presentano dove gli dei si mostrano nella loro luce e
percepiscono quello che essi dicono e fanno con continua
coscienza; e tutto questo è visto in modo più perfetto
quando anche lo sguardo percepisce e l 'intelletto è raffor­
zato, si colgono gli avvenimenti e gli spettatori ne sono
commossi. Tali particolarità che descrivemmo non sono
umane; toccano quando il nostro sonno è dovuto a pesan­
tezza di capo o ad abbassamento ed oscuramento della
vista o si è a metà tra la veglia ed il sonno, o per un
improvviso risveglio o nella veglia stessa. Tutte queste cose
sono adatte a richiamare gli dei e sono mandate dalla
divinità e precedono quegli altri fenomeni come se fossero
parte dell'apparizione stessa. l sogni che derivano da cause
umane hanno due difetti. Infatti giungono ai dormienti
nel sonno più profondo e noi allora non siamo distinta­
mente e pienamente coscienti di quanto ci capita e del
nostro stato. Quando, invece i sogni ci sono mandati dalla
divinità, non dormiamo completamente, ma seguiamo e ci
rendiamo conto più chiaramente di quanto siamo soliti da
svegli.
Perciò nei sogni di questo genere, specialmente, c'è
un vero vaticinio. L'anima ha una duplice vita ; una insie­
me con il corpo, l'altra separabile dal corpo. Quando
siamo svegli usiamo di più della vita che è comune con il
corpo, tranne quando, talvolta, ci separiamo profonda­
�ente da esso o perché intuiamo qualche cosa o perché
pensiamo con concetti puri; ma nel sonno possiamo stac­
carcene del tutto come da vincoli nascosti nell'animo ed
usare di una vita separata da quella animale.

- 74 -
Quando l'animo dei dormienti si scioglie dal corpo,
allora quella specie di vita che permane separabile secondo
se stessa, sia intellettuale, sia anche divina, si sviluppa
profondamente in noi e si conduce secondo la sua natura.
Poiché l'intelletto contempla gli enti puri e l'anima ab­
braccia in sé la ragione della vita, giustamente prevede le
cose future secondo la causa che le determina, ordinate
nelle precedenti loro cause. Si è parlato dei presagi di
un'anima che ritorna in sè da uno stato simile al sonno; in
sè, ho detto, cioè nelle regioni prime ed intellettuali , m;�
sempre sotto una forma propria alla vita presente, cioè
sotto la forma della particolare azione di questa , e della
vita; ma se poi sviluppa la forma universale della ragione e
del pensiero secondo la quale visse talvolta, allora avrà dei
presagi riguardanti più la condizione universale delle cose
mondane, sotto la quale potrà vedere anche le cose parti·
colari. Se attraverso una forma universale di questo genere
congiunge la sua mente e quella degli dei stessi , vedrà
clùaramente ciò che appartiene ad un mondo superiore; e
così , attraverso queste cose capisce in modo più assoluto
le cause principali ; ed in questo stato non solo il pensiero
sarà perfetto, ma anche l'immaginazione avrà immagini
sincere delle cose corporee e divine. Poiché, in verità,
nelle anime vi sono dei principi generatori che fanno parte
della sua potenza talvolta effettiva, talvolta cogitativa; e
questi principi dipendono da quelli che ci sono negli dei;
perciò l'anima ad essi congiunta suscita in sè questi princi­
pi in atto ed amplia al massimo le sue cognizioni sotto la
guida della divina provvidenza , attraverso la quale giudica

- 75 -
le cose passate e le future e tutte quelle temporali e le
loro azioni e passioni ed i rimedi alle passioni e le cure
per le malattie ed i vizi dell'anima e l'ordine delle leggi e
le arti necessarie al genere degli uomini ; così nel tempio
di Esculapio sono accolti i sogni coi quali si curano i
malati e questa arte medica è paragonata ai sogni divini.
L'esercito di Alessandro, che stava per morire di
malattia, scampò il pericolo con dei rimedi dati nel sonno
dal dio Dioniso. Il re Lisandro aveva assediato la città di
Afito e tolse l'assedio per l'ordine, avuto nel sonno dal
dio Ammone. Molti simili esempi avvengono al di sopra
della possibilità della ragione umana.

- 76 -
DELL'I SPIRAZIONE DIVINA
CHE E' NELLA VEGLIA

Porfirio parlò di due tipi di estasi divine, una che


comunemente si dice avvenire nel sonno, l 'altra nella ve­
glia, quando si presagisce ispirati ed eccitati, ma vigilanti e
con l'uso dei sensi, pur non essendo pienamente in pos­
sesso della ragione umana. Giamblico dice che gli animi
presagiscono veramente e sono ispirati quando sembrano
dormire e non dormono, quando sembrano vegliare, ma
non sono propriamente svegli, nè usano normalmente dei
mezzi umani. Gli animi divinamente ispirati ed eccitati
sottomettono completamente la loro vita al dio ispiratore.
Perciò si sottomettono come veicolo o strumento e
depongono il modo precedente di vivere o mutano la
propria vita in quella divina o conducono la propria fino
al dio. Perciò non usano dei sensi, nè sono così svegli da
avere i sensi vigilanti, nè essi stessi presagiscono o sono
mossi da un impeto umano o da un mondano costume, nè

- 77 -
si accorgono del loro stato, nè hanno alcuna conoscenza
od azione propria, ma agiscono completamente sotto la
forma dell'ispirazione divina.

- 78-
MOLTI MIRACOLI SONO COMPIUTI DAI PROFETI

Poiché gli ispirati da forza divina non vivono, anche


la vita animale si ritira da loro; infatti molti , pur vicino al
fuoco non bruciano, non se ne accorgono , nè sentono
punture, tagli od altri tormenti ; che poi agiscano al di
fuori dei limiti umani, si dimostra dal fatto che si com­
portano in modo del tutto insolito e passano intatti attra­
verso il fuoco, ed i fulmini li attraversano meravigliosa­
mente ed il sacerdote è intoccabile da essi ; da queste cose
appare chiaramente che essi non vivono una vita umana
od animale nei sensi, o spinta da impeti, ma divina, quasi
che la loro anima si allontani ed il dio sia là, al posto
dell'anima ed agisca come un'anima più eccellente. Varie
sono le specie dell'ispirazione divina, sia per la varietà
degli dei che l 'ispirano, ciascuno in modo diverso, sia che
a seconda della differenza del manifestarsi delle ispira­
zioni, tali ne sono i modi. Infatti o il dio stesso ci occupa,
o noi ci conduciamo a lui o siamo completamente guidati

- 79 -
da lui, o fusi in una comune azione col dio; ed egualmen­
te diventiamo par tecipi delle ultime, o medie o superiori
potenze divine. Così, talvolta vi è solamente la semplice
presenza del dio, talaltra oltre la presenza vi è anche
comunione; talvolta oltre questa avviene un'unione nella
quale non solamente l'anima è padrona dell'ispirazione,
ma anche il corpo diventa in qualche modo partecipe ad
essa o può divenirlo casualmente anche un comune anima­
le; e contiamo, a seconda della differenza di questi, i
simboli, gli effetti e l'opera degli ispirati . A seconda della
detta differenza di coloro che ispirano o dell'ispirazione,
alcuni si agitano in tutto il corpo, ed in alcune membra,
altri, al contrario, stanno quieti. Così o danzano o canta­
no o si muovono ritmicamente o stanno tranquilli ; inoltre
o sembra che il loro corpo cresca in altezza o in ampiezza
o che sia portato in alto o al contrario egualmente emet­
tono grida o eguali o continue, od ineguali ed interrotte
dal silenzio. E talvolta alzano il tono, talvolta lo abbas­
sano.

� 80 �
L ' ISPIRATO NON HA MAI AZIONE PROPRIA;
ED IL DIO STA AL POSTO DELLA SUA ANIMA

Il massimo dell'ispirazione divina, invero, è segno


che colui che ha i n sè il nume avverte e vede lo spirito
che discende e qua nto è grande e quale, e da esso è
misticamente educato e governato. Chi, poi, vede il nume,
prima di vederlo, scorge una certa specie di fuoco. Q uesto
è visto anche dai presenti al giungere ed al dipartirsi del
dio. Da questo simbolo gli espertissimi in queste cose
capiscono molto chiaramente quale sia la potenza del dio,
a quale ordine apparte nga, riguardo a che cosa dica la
verità, che cosa compia; ma coloro che si introducono
nascostamente in uno spettacolo di questo genere, come
se fossero nelle tenebre, si spaventano e si nascondono.
Nè capiscono ciò che avviene, se non poche cose, cioè
pochi simboli, nel corpo stesso dell'ispirato. Quando infat­
ti la potenza del fuoco divino, con una certa specie della
luce, e con l'ineffabile influenza eterna, incombe sull'ispi-

- 81 -
rato, e lo invade completamente e lo domina fino in
fondo e lo abbraccia tutto intorno, così che questo non
può compiere alcuna azione propria, quale mai senso o
percezione, o coscienza propria può essere presente nell'a­
nimo che assorbe il fuoco divino? O quale umana emo­
zione o passione, o pervertita fantasia lo può tentare?
Porfirio definisce l'ispirazione divina un sommovimento
della mente insieme con l'ispirazione demoniaca. Giambli­
co dice che in un animo ispirato da dio, nè la mente, nè il
pensiero umano possono reggere se effettivamente sono
tenuti da un dio. Infatti l'ispirazione non è demoniaca,
ma divina, nè si può definirla come un'uscita dalle facoltà
mentali od un'alienazione; queste cose, infatti, significano
una caduta in peggio ; ma piuttosto bisogna parlare di un
ritorno, di una restituzione al meglio. Infatti l'ispirazione
non è altro che il fatto per cui tutto l'animo è occupato e
tenuto dal dio. Di qui poi, segue l'estasi, cioè la catarsi, o
una certa follia come conseguenza del giungere dell'ispi­
razione. Platone, nel Fedro dice che gli antichi chiamava­
no il vaticinio, mania; cioè furore, perché solo quelli presi
da un divino furore danno vaticini veri; più tardi aggiun­
gendo una "z" fu chiamato "manzia". Egualmente i sacer­
doti, le sibille ed i profeti fino a quando sono in sentore
presagiscono poche cose ed oscure, o nessuna; quando
invece sono rapiti da un dio vero, hanno vaticini esatti,
dai quali si possono sapere i pericoli imminenti per co­
mando divino, a molti popoli, ed il popolo è così ammo­
nito a placare con sacrifici la nemesi divina; egualmente
dice che il presagio artefatto si può chiamare giudizio in

- 82 -
congetture e non ha alcuna importanza se è paragonato
con la divina ispirazione e col vaticinio . Giamblico dice che
l'afflato divino ed il vaticinio non sono nella mente, ma
nell'anima, sia come una qualità in un soggetto o un'azione
in un agente; e tutta l'azione è compiuta dal dio stesso e da
lui dipende. Un atto, dico, compiuto dal dio nella mente o
nell'anima semplicemente come strumenti privi di qualsiasi
movimento proprio e così pronti al vero presagio. E se qual­
che emozione del corpo o dell'anima o qualcosa di simile si
interferisca, o avvenga prima o sia vista mescolarsi, nè il
vaticinio è vero, nè è giusta ispirazione divina, quella nella
quale si mescola qualcosa di umano. Vi erano tre opinioni
diverse riguardo l'afflato ed il vaticinio divino; la prima ne
riferiva la causa all'anima, la seconda al corpo, la terza al­
l'unione di entrambi. La prima lo pone in quello stato nel
quale tutta l'anima si ritira nella sua parte divina, o nella
mente, sia quando la sua azione diventa più veemente, sia
più ampia o quando il pensiero si fa più acuto e velocissimo,
o quando la mente è più ardente. La seconda pone la causa
di esso nel corpo, quando ha una certa complessione, cioè
malinconica, o temperata; o quando ha qualche qualità es­
senziale, o speciale, od un certo spirito. La terza dice che la
causa di esso sta in una certa proporzione, nella quale l'ani­
ma ed il corpo sono particolarmente compatti. Giamblico
dice che questo fatto non è proprio, nè dell'anima, nè del
corpo, nè della loro unione ed in essi neanche sta la causa
del vaticinio. Infatti quel l 'afflato fatidico agisce o nel dire a

nel fare in un modo al di sopra di qualsiasi nostra consue­


tudine umana. Infatti non può un uomo o qualcosa di urna-

- 83 -
no giungere, al di là dei suoi confini fino ai confini divini.
Nè le cose più grandi possono essere provocate dalle più
vili ; infatti la causa di tutto questo è solamente la divi­
nità. Quando, dagli dei scendono in noi luce e spirito,
questi sono da riferirsi ad essi ; è presente in noi un do­
minio ed una potenza assoluta che comprende ogni cosa
che è in noi, ed allontana da noi ogni coscienza e movi­
mento proprf, e fa discorsi per mezzo dell'ispirato fuori di
sè. Certo per mezzo dell'uomo, ma non con la cognizione
stessa dell'uomo si fa anzi udire la potenza per bocca di
un uomo furente, posto fuori di sè. In verità quanto è in
noi serve al nume e cede alla sola azione dominante divi­
na. Porfirio dice che la musica comunica passioni all'ani­
mo o lo calma e così gli altri suoni ; a seconda degli animi,
cambia effetto. Così la complessione e le affezioni del
corpo mutano, e muovono all'eccitamento o lo calmano.
Giamblico concede che sia così, ma nega che queste siano
le cause dell'ispirazione divina. Poiché sono umane, in par­
te naturali, in parte artificiali, tuttavia non hanno niente
in sè di divino. La qual cosa può dare adito al sospetto
che Porfirio affermi che alcuni possano venire ispirati
quando odono le tibie o i cembali o i timpani, altri poi
rispondono quando odono altre melodie. Ai vari ordini
degli dei rispondono varie specie di moti stabiliti; da que­
ste fluiscono varie melodie, che armonizzano similmente
ai loro movimenti e che secondo l'ordine degli dei, danno
principio ai movimenti; questi, essendo ovunque, danno i
loro movimenti alle loro melodie, particolarmente presenti
alle armonie colle quali più armonizzano; ed essendo i nostri

- 84 -
spiriti influenzati da esse, invadono l'uomo e lo riempiono
della loro potenza ed essenza, e la causa di questo eccita­
mento non è tanto la passione dell'uomo eccitato dalla
musica, quanto la stessa tendenza del dio per la musica,
alla quale il dio è naturalmente presente. Le manifestazio­
ni che cadono sotto la vista sono troppo immaginarie e
piuttosto rappresentano cose riguardanti l'intelletto. Quel­
le che vengono ai sensi inferiori all 'udito, sono troppo
materiali , quelle che giungono all'udito sono medie e si
accordano con l'anima e con lo spirito ed insinuandosi col
loro movimento, emozione, e determinazione, influenzano
l'anima e poi il corpo per cui tutto l 'uomo a seconda
delle proprietà delle melodie, diventa il ricettacolo di
questo nume, o di quello, e coloro che sono ispirati in
altro modo si comportano in modo diverso, nel moto o
nella quiete e con altre abitudini, a seconda della diversità
dei numi dai quali sono ispirati più particolarmente, che
dalla differenza della musica. Infatti cessa ormai questa
influenza del buono, quando il dio agisce. L'anima nel
mondo delle idee, ha già udito l'armonia divina, della
quale si ricorda, quando ode le melodie che hanno im­
pronta divina; e ricordando, ne è fortemente impressio­
nata, se è del numero delle anime che hanno contemplato
in patria specialmente l'idea stessa dell'annonia. Essendo
quindi abituata all'influenza del dio è già ispirata da una
certa singolare presenza del dio; per cui compie cose
mirabili; la causa dunque di questo genere d'ispirazione, e
miracolo, non è la passione portata dai suoni, non la
natura dell'anima mossa dall'annonia, ma la somiglianza

- 85 -
col dio e la sua presenza. Molto meno è da dirsi sul fatto
che l'ispirazione consiste in questo, che per opera della
musica e della stessa influenza del dio, alcune superficia­
lità dell'anima ed alcune concretezze del corpo vengono
purificate . La possibilità del vaticinio, non proviene da
una certa complessione del corpo; infatti i doni degli dei
non variano a seconda delle varietà corporee. Il dono
divino è assolutamente libero ed è dato al di sopra delle
forze naturali per un'azione propria del dio, e nè l'acqua,
nè l'aria, nè qualcos'altro di corporeo favorisce il vatici­
nio, ma solo le cose sacre, che avvengono riguardo queste
cose ; e specialmente la purificazione della mente con la
purificazione del mezzo, e l'intenzione eccitano la forza
divina e sempre prontissima. Quando l'animo ispirato par­
la ed agisce al di sopra e contro l'uso naturale, la causa di
una tale ispirazione non è naturale, ma dal nostro corpo o
dalla qualità del luogo o dalla disposizione delle stelle al
nascere dell'uomo o dal suo agire, ma soprattutto per la
presenza del d io, avvengono queste cose. Per cui le varie
specie delle ispirazioni non seguono in noi le varietà
naturali, ma le specie differenti, sia degli dei che li ispira­
no, sia dei modi coi quali siamo partecipi della presenza
divina. Che anzi, il fatto che gli uomini ispirati dal dio o
stiano tranquilli o si agitino o chiedano monti o deserti o
si trattengono in se stessi, non proviene in noi dalle
differenze delle cause naturali dei luoghi o delle musiche
che poco prima abbiamo udito o si odono, ma dalle varie
proprietà degli dei per l'ispirazione dei quali siamo gover­
nati e dai vari modi dell'ispirazione. Porfirio cita, fra i

- 86 -
molti, tre tipi di oracoli: uno colofonio, che produceva il
vaticinio quando si aveva bevuto dell'acqua; un altro delfi­
co che avviene quando l'ispirato vaticina alla bocca del­
l'antro; un terzo branchidico, quando l'ispirato profetizza
per avere assorbito vapore acqueo. C iascun modo varia a
seconda della natura, dell'effetto, dell'opera. Perciò anche
gli spiriti che, dipendendo dagli dei svegliano gli uomini e
li eccitano, in questa stessa opera eccedono da ogni natu­
rale ed umano moto: e questa stessa loro azione, per
nessuna condizione è simile alle consuete azioni note degli
uomini.
C'era in C olofone un luogo sotterraneo nel quale era
una fonte. Il sacerdote sacrificava in notti stabilite e poi
beveva l'acqua. Infine vaticinava qui, divenuto invisibile ai
presenti; può sembrare a qualcuno che lo spirito divino
passasse nel sacerdote attraverso l'acqua; e tuttavia non è
così; infatti, l'influsso divino non a seconda della distanza
e della separazione si trova in quelle cose cui si fa parte­
cipe, ma le comprende dal di fuori e le purifica fino in
fondo e riempie l'acqua di una certa virtù che porta al
vaticinio, cioè purificatrice; perciò quando il sacerdote
beve, è purificato; uno spirito luminoso è insito in noi che
si adatta al dio con quella catarsi e predisposizione per le
quali possiamo accogliere il dio stesso. Ma vi è anche
un'altra presenza del dio, oltre la virtù infusa nell'acqua,
quella di cui nessun dio manca: di purificazione prima,
sopra, intorno e dentro, in modo che il ricevente possa
essere facilmente preso per questa sua elevata affinità.
Infatti il dio è presente su·bito ed usa dei profeti come

- 87 -
strumento; questi frattanto, non sono in sentore, nè si
accorgono di quanto dicono, ma ignorano dove si trovino,
per cui, anche dopo il responso, si ritrovano a stento; che
anzi, dopo aver bevuto l'acqua si astengono dal cibo per
un giorno ed una notte e si danno a pratiche religiose
inaccessibili al volgo; per cui, per il loro allontanamento
da qualsiasi attività umana, si rendopo sinceri ed adatti ad
accogliere il dio. Di qui si deduce che l'uomo si può
preparare a ricevere il dio in due modi: uno, con l'acqua
purificatrice fatta tale dal dio, che purifica Io spirito, un
altro con la sobrietà, la solitudine, la separazione della
mente dal corpo, il pensiero continuamente rivolto al dio.
La Sibilla di Delfo accoglieva il dio in due modi; o per
mezzo di uno spirito tenue di fuoco che erompeva talvol­
ta alla bocca di un certo antro, o sedendo in esso su un
seggio di bronzo che aveva tre o quattro piedi, dedicato al
dio e qui si esponeva allo spirito divino, di qui era
illuminata dal raggio del fuoco divino. E talvolta un gran­
de fuoco, volando fuori dall'antro , la circondava tutta e la
riempiva di divino splendore. Talvolta, quando sta sul
seggio consacrato al dio, per il quale si rende pronta ad
accogliere il dio, è presa continuamente dall'ispirazione
divina ; così la Sibilla, per queste cause diviene tutta del
dio. Per cui il dio è immediatamente presente . Ma frattan­
to esiste separatamente, come un altro ente oltre il fuoco
e lo spirito ispiratore e la sede e tutto l'apparato di quel
luogo, sia artificioso che naturale. Una qualsiasi donna
profetessa dei Branchidi o siede su un 'asse o tiene in
mano una verga data dal dio e tocca coi piedi o col lembo

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della veste l'acqua o beve il vapore di una certa acqua, ed
in questi modi si riempie di splendore divino. E posse­
dendo il dio, vaticina.
Infatti, per tutte queste cose, si adatta al dio che
accoglie dal di fuori . Q uesto fatto non proviene da nessu­
na virtù corporea od animale o dei luoghi e degli strumen­
ti perché il vaticinio si verifichi, ma dalla presenza del dio
che viene dal di fuori e ciò appare da questo, che la stessa
sacerdotessa, prima di dare gli oracoli, compie molti sacri·
fici secondo il rito, ed osserva le regole sacre; si lava, si
astiene dal cibo per tre giorni , abita da sola in un recesso,
e già comincia ad essere illuminata ed a godere meraviglio­
samente. Da questi fatti è chiaro che il dio è chiamato
dall'esterno, perché venga, e che viene dal di fuori; e
prima che la sacerdotessa giunga al luogo dell'acqua , per
essere ispirata, e mentre in questo stesso luogo un certo
spirito emana dall'acqua della fonte, appare chiaramente
che il dio è qualcos'altro, oltre queste cose, separato da
esse : ed è la causa del luogo, di tale fonte e di tutto il
vaticinio. La virtù che ci ispira al vaticinio è assolutamen·
te al di fuori del luogo e del tempo; altrimenti non si
potrebbe esprimere contemporaneamente in tutti i luoghi
ed in tutti i tempi. Se fosse inseparabilmente legata alla
natura dei luoghi e della materia o procedesse secondo un
movimento determinato dal numero, non potrebbe cono·
scere le cose che sono sempre ed ovunque, nè sempre ed
ovunque in modo esatto. E pur essendo necessariamente
legata a questi fatti, i più adatti che pur sono compresi
nello spazio e nel tempo, ovunque siano delle acque, ivi è

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presente ad esse, che mutano col tempo ed è ovunque
contemporaneamente presente, ed insieme comprende la
verità di tutte, a causa della sua essenza quasi separata che
supera qualsiasi cosa. La forza divina è l'origine del vatici­
nio ed è ovunque e sempre tutta. Questa forza non è
propria del corpo o dell'animo aggiunto al corpo, ma dei
liberi angeli e del dio, che sono ovunque; o piuttosto
questa forza è ovunque sia alcuno degli angeli, che sono
ovunque.
Essa stessa è separata da ogni cosa corporea e pre­
sente a tutte. Non è compresa in nessun luogo, nè è
aggiunta al corpo o all'anima che appartiene a qualche
specie particolare; ma questa facoltà fatidica degli dei è
separata da qualsiasi cosa e pure tutta insieme presente
ovunque e subito si fa partecipe di quanto può accoglier­
la, ed illumina dal di fuori e riempie ogni cosa e scorre
attraverso tutti gli elementi nè lascia indietro niente di
animale, o la natura alla quale si imprime per una sua
propria potenza, dandole qualcosa di sè e può riempire di
sè tutto dando potenza al presagio, perché è egualmente
sciolta da qualsiasi cosa. Porfirio oltre i vaticini pubblica­
mente celebrati, ricorda qualcuno di essi di carattere pri­
vato, cioè di quelli che sono professati con certe immagini
che attraggono lo spirito al vaticinio, che Giamblico non
riconosce; infatti, quando trascurano tutta la religione ed
il culto, confidando solo nelle immagini non possono
vedere la presenza effettiva di qualsiasi dio o nume benefi­
co, per il quale sogliono essere dati i vaticini veri; ma in
questo sbagliano, ché per le immagini uguali agli dei e per

- 90 -
le intenzioni dell'animo, riportano un'apparizione immagi­
naria, leggera ed oscura di certi esseri superiori; e poiché
trascurano frattanto le regole sante del rito, vengono sotto
la potestà dei demoni malefici che mentiscono, ingannano
e quel poco dell'apparizione e degli indizi che era divino,
lo pervertono e lo confondono. Ma coloro che godono
della vera presenza degli dei, ricevono una profezia vera
ed immutabile che non può essere turbata dagli spiriti
cattivi. Come al venire del sole le tenebre non possono
sostenere la sua presenza, ma fuggono immediatamente,
non impedendo per niente il sole , così, ovunque, al ri­
splendere della potenza divina, che riempie ogni cosa di
bene, qualsiasi perturbazione che suole essere provocata
dagli spiriti maligni, non può resistere, ma si disperde
subito. Alla presenza degli dei del bene gli spiriti del male
svaniscono, nè hanno potenza di muoversi e di oscurare lo
splendore divino. Raggiunge, invece, quelli che trascurano
completamente la contemplazione e la riverenza religiosa ;
si fidano solo delle immagini, nelle quali sperano di inclu­
dere la sostanza stessa di qualche dio, per"la presenza del
quale profetizzerebbero. Porfirio approvava la loro fiducia.
Egli narra , oltre che di questi, anche di altri, nei quali, in
qualche modo si eccitava la fantasia ; quando usano certe
cose per cui pur essendo coscienti nelle altre facoltà della
mente, sono, nei sacrifici, fuori di sè con la fantasia.
Quando cioè, cadono nelle tenebre, sia per aver bevuto
certe bevande o per aver usato canti od altri eccitamenti.
Allora in stato di follia , immaginano cose occulte e futu­
re, vedendole, alcuni nell'acqua, altri sulle pareti, altri

- 91 -
sotto l'aria chiara cioè serena, altri nel sole, altri nelle
stelle. Questa illuminazione divina, viene propriamente
nella fantasia e se vediamo qualche cosa al di fuori,
avviene in modo eccezionale, per la visione che segue la
fantasia. Gli dei solamente con la loro presenza, senza
alcun mezzo intermedio, muovono quante volte lo ·voglio­
no l'animo preparato o infondendo una certa luce di sè
nell'etereo veicolo dell'anima, per la quale le immaginazio­
ni si muovono nella fantasia come essi stessi vogliono; e
dovunque la divinità non è mai preclusa. Quando usano
dei mezzi di cui già si è parlato, adatti al vaticinio,
l'attenzione dell'animo ed il pensiero sono coscienti di
quanto avviene, quando la luce divina non attinga propria­
mente a queste cose, cioè alle potenze razionali, ma
frattanto l'immaginazione infuria impazzita, perché è stata
eccitata dall'esterno con mezzi superiori all'umana natura .
Talvolta l'uomo che deve divinare rimane nelle tenebre. In
lui, infatti, niente si oppone alla luce che deve venire.
Talvolta, invece, gli dei lo mantengono sensibile alla luce,
quando lo preparano al paragone più grande della luce
divina ed allora ciò è sensibile alla luce del sole o .della
luna o della notte serena, o dell'acqua resa trasparente dal
calore, o ad una parete preparata ai caratteri sacri; qui,
infatti, a causa della solidità della materia, ciò che è
accolto una volta per opera divina, vi rimane più a lungo.
Si possono anche preparare delle cose adatte a richiamare
gli dei ed offrire bevande al divinaturo e certi apparecchia­
menti, e delle cantilene, degli incantamenti convenienti a
preparare l'avvento del dio ed a richiamarne la presenza,

- 92 -
cioè l'apparizione degli dei, perché la loro luce, ovunque
nascosta, appaia al senso, ma sempre per volontà degli dei,
sia che giunga dall'etere, sia che giunga dall'aria o dal sole
o dalla luna o da qualsiasi altra sfera celeste. Quando
piace agli dei, che danno liberamente e sono i principali
autori di tutto e muovono l'immaginazione e con essa
talvolta la sensibilità riguardo ad oggetti particolarmente
adattati e talvolta essa con i sensi, le immagini magiche
fatte di materia solida, conservano a lungo la loro virtù.
Gli esseri superiori danno doni a coloro che vi sono
preparati, non solo naturalmente, ma anche per l'intelletto
e la volontà degli dei stessi. Gli dei danno le dimostrazioni
degli eventi futuri nelle viscere degli animali, nel volo
degli uccelli, nei nuovi prodigi delle stelle e da questi fatti
la sagacia umana arguisce gli eventi in proporzione della
portata dei segni; dalla caduta degli uccelli deduce la
caduta di un uomo, dalla mancanza di membra nelle
viscere, la mancanza o la malattia di esse nell'uomo. Gli
dei imprimono i segni del futuro nelle cose, co1 ministero
della natura universale e delle nature varie, con l'opera dei
demoni asserviti agli dei e dominanti gli elementi e gli
animali e similmente ogni cosa che agisce per volontà
degli dei. Ed inoltre manifestano in modo simbolico la
volontà del dio e gli eventi futuri, come dice Eraclito. E
contemporaneamente rappresentano il modo di operare.
Come, infatti con le immagini rendono più fermamente le
cose e fanno prevedere gli eventi, così, sia con i nuovi
presagi, sia con alcuni altri simboli, vanno a fondo di ogni
causa ed acuiscono la nostra sagacia. Le viscere nei presagi

- 93 -
sono mutate contro natura, in animali, dalla loro anima , e
dal demone che loro presiede e dal moto dell'aere, e da
quello del cielo ; oltre la natura se secondo la volontà degli
dei per ammonire gli uomini; che ciò avviene per disposi·
zione divina appare dal fatto che spesso non si trovano
negli animali alcune membra importanti, necessarie alla
vita, che vengono asportate repentinamente, in modo del
tutto miracoloso, mentre era indispensabile che, poco pri·
ma, non mancassero . Quando danno i presagi, gli uccelli si
staccano miracolosamente dalla loro anima, sotto la presi­
denza di un demone, e secondo il moto dell'aria e del
cielo, dal quale discende la virtù che si spande in tutto
I'aere, e lo muove secondo la sentenza degli dei, perché si
compiano i simboli. Affermo che la sentenza è segnata e
decretata fin dall'inizio degli dei, così che gli uccelli
spesso si precipitano a terra, o vi cozzano contro o si
uccidono in altri modi quando danno dei presagi; e questo
non lo fanno spontaneamente, ma spintivi dalla divinità.
Anche certe irradiazioni delle stelle sono provocate dalla
divinità, talvolta esse appaiono assai facilmente per indi·
care eventi futuri, accendendosi la sommità del cielo al
cenno degli dei celesti, la qual cosa è facilissima da con­
dursi e formarsi, specialmente da parte degli dei e nei
riguardi del fuoco . Discendono, frattanto , in questa aria
alcuni influssi dei corpi celesti che servono a creare ed a
muovere le stelle in qualche modo simili nella luce, nella
virtù e nel moto, ai celesti. Le cose animate del mondo
sono unite fra di loro come se le membra si sopportassero
a vicenda ed a vicenda si muovessero, anche se siano

- 94 -
assolutamente lontano fra di loro, come se fossero vicine,
come le membra di uno stesso animale . E questa unione e
connessione, porta gli dei ad esibire i simboli agli uomini,
in primo luogo nel cielo, in secondo nell'aria. Gli dei
danno i simboli agli uomini non immediatamente, ma con
strumenti medii, cioè i demoni, le anime, le nature e tutte
le cose che da queste dipendono, ma partendo da un solo
principio, e poi diffondendo il moto che poi da essi
discende ovunque essi stessi vogliono. E perciò senza l'abi­
tudine a ordinarsi alle cose caduche reggono in tal modo
le singole cose e sia nell'opera che nella provvidenza , così
nel mostrare i simboli, il loro intelletto non si piega verso
le cose nostre, ma rimanendo in se stesso, attrae verso di
sè tutti i simboli ed il vaticin io. Ed ha coscienza che
queste cose provengono dalla sua azione. Tutti i profeti
hanno fiducia di ottenere il vaticinio dagli dei e dai
demoni, perché non possono vedere le cose future , se non
coloro che sono le cause ed i padroni del futuro. E per
mezzo loro anche gli altri possono vedere. Porfirio si
mostra meravigliato del fatto che gli dei siano così servi­
zievoli agli uomini, che alcuni vati profetizzino ispirandosi
anche con della farina. Giamblico risponde che gli dei non
si offrono per servilismo, ma per eccesso di potenza e di
bontà ed essendo la causa che contiene in sè tutte le cose,
mentre permangono in se stessi, tranne che per una certa
inclinazione verso i loro sudditi, ad essi elargiscono doni e
simboli a seconda del grado della loro preparazione ; come
il sole dà alle cose trasparenti ed agli occhi la luce e
questa dà il calore. Poiché vediamo che gli uomini curano

- 95 -
le cose loro sogge tte con una certa tendenza alle opere , e
distraendosi in cose diverse e distraendosi da se stessi, e
lavorando, così pure pensiamo facciano gli dei ; essi, al
contrario, sono sempre volti a se stessi ed alla loro sola
forma che è causa delle cose interiori e con essa agiscono,
muovono e reggono tutte le cose, non distratti in fatti
diversi, ma facendo vibrare con un solo principio ed un
semplice cenno, ogni cosa il cui movimento dipende poi
da una successione continua, nè essi stessi si volgono ai
sudditi , ma, rimanendo fermi rendono ogni cosa piena­
mente simile a sè. Il dio usa diverse forme di vaticinio,
non perché egli stesso muti, ma per un suo cenno indivi·
duale, ed in una forma semplice li suggerisce tutti ed in
tempi diversi ne suggerisce diversi, non essendo egli stesso
mutevole in tempi successivi , ma nell'eternità; con un
medesimo slancio della mente e della volontà ispira tutti,
per quanto questi fatti si esplichino in tempi vari, e non è
nè trattenuto nè distratto dai presagi, ma abbracciando
nella sola sua forma tutti i singoli, da essa si esprime
rimanendo fermo in se stesso, mentre compie ogni cosa
con un solo atto di volontà. Tanta è l 'esuberanza della
provvidenza nel mostrarci i presagi, che anche nelle pie­
truzze , nelle verghe, nei legni, nelle pietre, nel frumento,
nella farina, offre indizi di cose future, quando mirabil­
mente sembra prestare un'anima alle cose inanimate, moto
a quelle immobili, intelligenza a quelle che mancano di
ragione, quasi queste cose sembrino conoscere dove ci
portano le cose future. E come spesso il dio parla manife­
stando sapienza attrave rso degli uomini stupidi, è chiaro

- 96 -
che qui non parla l'uomo, ma il dio, così mostra gli
avvenimenti futuri, usando cose vilissime pur rimanendo
sommamente al di sopra di esse, ed istruendo il nostro
intelletto con qualsiasi cosa. Il dio, attraverso cose infime,
mancanti di qualsiasi cognizione, rende manifeste alcune
cose superiori alla conoscenza stessa, quando dimostra di
essere di gran lunga su periore alla natura. Esso, mentre
offre simboli diversi, non è trattenuto in essi , nè si distrae
con quelli, ma stando in una forma individuale, com­
prende di qui ogni simbolo e di qui con un unico e
semplice cenno compie ogni cosa ed offre a noi gli argo­
menti delle cose passate, presenti e future.

- 97 -
NON VI E' NEI SACRIFICI
UN'OPERA DI QUALCHE EFFICACIA
SE NON NELLA POTENZA E NELLA PRESENZA
DI QUALCHE NUM E

Nella religione non può avvenire alcuna opera di


qualche mirabile efficacia, se non è qui presente qualcuno
dei superiori ad assistere ad essa ed a valorizzarla. Gli dei
compiono opere assolute ; medie, gli angeli, di terzo ordine
i demoni. La natura umana non può cogliere la ragione e
la parola divina senza gli dei perché non ha virtù di
compiere opere divine senza di essi. Essa infatti è insuffi­
ciente e cieca fino in fondo, senza aver alcun rimedio alla
sua nullità, se non quando coglie una certa parte di luce
divina discendente dall'alto senza la quale niente in noi
avviene di divino. Così si ingannano coloro che pensano
che dalle cose inanimate sorga un'anima e dalle irrazionali
una ragione, come coloro che vorrebbero trarre cose divi­
ne da altre che non lo sono, senza l 'opera propria degli

- 98 -
dei come nei vaticini, e nei miracoli e simili, e nelle
apparizioni e nelle espiazioni.

- 99 -
I NUM I INVOCATI CI ASSISTONO
NON COSTRETTI . MA PER LORO VOLONTA'

E' manifesto che l'efficacia dei riti si compie per


la presenza degli dei, degli angeli e dei demoni. Porti­
rio avanza l'ipotesi che i numi siano attratti a questo
da una necessità proveniente dalle invocazioni . Giam­
blico nega che questa necessità provenga agli dei da­
gli uomini o dal mondo poiché essi, essendo immate­
riali, n on accolgono da nessuna parte nessun ordine. Infat­
ti l'invocazione e l'operazione sacra muove i sacerdoti ad
assimilare i n umi con una certa familiarità, che non è
violenza, concessa ai sacerdoti affinché si trasportino negli
dci stessi; il dio e tutto il coro dei numi è congiunto al
dio al di sopra di qualsiasi necessità proveniente dal di
fuori. Il vaticinio si compie quando il sacerdote opera i
sacrifici; ed in questo frattempo nessuna passione tocca il
sacerdote od il profetizzante quando è ispirato da fonte
divina e molto meno ne sono toccati i numi che scendono

- 1 00 -
solamente in animi purificati da qualsiasi passione. Nè si
deve dire che l'animo fatidico è uno strumento medio ed
efficace delle cose divine e che il sacerdote invocante è
quasi la causa efficace delle cose divine. Solo il dio è
tutto, può tutto, riempie tutto di se stesso ; la natura
umana non ha alcuna efficacia in queste cose. E' infatti
un gioco, per la divinità. Deridiamo coloro che dicono che
talvolta il dio può essere presente a qualche cosa con la
potenza della figura celeste nella natività. Infatti non è
lecito che esseri non generati, cause universali, si diano a
qualcuno per la natività e nel periodo di essa, per cause
esteriori. Certuni, non volendo onerare il dio di pratiche
di culto e non ammettendo nessun modo di aiuto e di
provvidenza, tranne quella che proviene dal lavoro umano,
hanno negato che gli dei agiscano e provvedano; simil­
mente hanno negato che gli dei intervengano nei vaticini e
nei miracoli, quelli che non hanno visto il modo eccellen­
te con il quale gli dei sono presenti senza alcuna fatica e
mutamento di se stessi; il modo, poi, di tutte queste cose
è proprio degli dei e loro solamente noto.
Porfirio dice che le opere divine, quali sono i vati­
cini ed i miracoli sono talvolta passioni eccitate da piccole
scintille dell'anima e che l'anima può immaginare queste
cose e dirle e farle per sua virtù. Giamblico dice che
l'opera divina non avviene fortuitamente, perché è ordina­
ta e compiuta da un uomo di gran lunga inferiore ad essa.
Importa, infatti , che l'opera divina avvenga per ispirazione
divina; infatti tutte le opere simili alla divinità, sono
provocate non dalla divina, ma dalla umana natura.

- 101 -
LE OPERE M I RACOLOSE E LE PROFEZIE
NON AVVENGONO PER QUALCHE VIRTU'
DELLE STELLE, DEL CORPO O DELL'ANIMA, M A PER
LA PURA E LIBERA VOLONTA' DEL DIO

L'anima umana è compresa in una sola specie e


troppo è adombrata da un corpo caduco. Perciò non ha
nessuna potenza sulle opere divine. Se talvolta ci sembra
di poter compiere qualcosa del genere, Io facciamo solo
per l'illuminazione divina che influisce su di noi e per essa
ci sembra di essere partecipi dell'adozione divina; se le
opere divine fossero compiute dalla natura stessa dell'ani­
ma e per virtù propria l'anima fosse partecipe di virtù e
prudenza, anche qualsiasi anima farebbe tali cose. Ora, in
verità, non è vero che l'anima compia tali cose e quell'ani­
ma che anche sembra perfetta, è imperfetta di fronte alle
cose divine. Quindi non l'anima, ma la divinità è causa
delle opere divine. Altrimenti non avremmo la necessità
della religione, ma senza il culto divino saremmo partecipi

- 1 02 -
delle cose divine, se queste cose fossero in potestà dell'a­
nima. Infine se l'anima conducesse le opere divine per sua
propria potenza, ogni anima le compirebbe ed avrebbe
virtù, e la perfezione propria dell'anima, cioè la scienza,
l'arte e la prudenza ; costumi che si acquistano, invece,
con la virtù. Ora dunque non fanno queste cose sponta­
neamente, ma piuttosto eccitate da altri. Porfirio aveva
proposto tre ipotesi riguardo le opere divine. La prima
diceva che l'anima è la causa strumentale di queste. La
seconda che talvolta l'anima ne è la causa principale; la
terza che l'anima poteva così essere la causa collaterale,
come se tutto provenisse ugualmente da essa e dallo
spirito divino. La terza specie, poi diventa di sostanza e
sussistenza. Giamblico dice che quando una cosa si forma
da più altre, queste molteplici altre sono fra loro collegate
e mutevoli, per ciò stesso che sono unite ; per cui quattro
elementi si possono fondere in un quinto ; e molteplici tipi
di anime si fondono in uno: quella vegetale, quella sensi­
tiva, quella motiva in noi si riuniscono in quella intellet­
tuale, ed in essa si compongono ; cos ì , sia da esse tutte
risulta l'armonia vitale del corpo, sia le anime in patria
aspirano ad una sola idea di tutte le anime. Ma la divinità,
come da tutti è simboleggiata non si riunisce in uno solo.
In terzo luogo, poiché l'anima specialmente è già scivola­
ta dal suo stato , e perché la divinità, di gran lunga diversa,
non cade mai in mescolanza. E giacché è immutabile, non
si muta in qualcosa d'altro, comune a due cose.
Prima si era detto che da certe piccole scintille, si
suscitano nell'anima delle specie divine; sia pure, ma que-

- 1 03 -
ste non si trasformerebbero in specie semplicemente divi­
ne se fossero corporee e naturali; ora, infine, quando si
dice che l'anima si unisce alla divinità in una terza unità,
l'anima si adegua al dio e si concede che il dio si muti per
essere accolto dall'anima, come l'anima si muta ed assorbe
qualcosa dal dio. Ciò che invece è assurdo, specialmente
perché è dedotto di qui, è che gli dei, più potenti degli
elementi , sono confusi con i loro effetti in una forma
divenuta temporale, e, mentre sono sempiterni, sono fatti
contenere in cose temporali, quando si dice che dall'anima
e dal dio o dagli dei reciprocamente , può risultare un'u­
nione temporale. Chiediamo dunque se oltre l'incontro
armonico risulta qualcos'altro o n o ; se non risulta, allora
non avviene una vera unione, nè una vera unità come
l'arte non dipende dall'artificio; se risulta qualcosa, questa
cade eternamente dal suo stato e diventa qualcosa di
temporale. Se infatti non mutano, non risulta una terza
cosa, quindi è veramente assurdo ciò stesso che quanto
avviene per una generazione nel tempo possa essere sempi­
tern o ; nè tuttavia è possibile che sia temporale, perché gli
esseri eterni non servono quelli temporali. Non è possibile
che sia corruttibile, perché è provocato da esseri eterni ; e
tuttavia in una nuova generazione sembra essere corrutti­
bile. Quindi quella opinione è assurda. Porfirio dice che
l'anima talvolta ha la potestà di generare e di immaginare
gli eventi delle cose future per la sua essenza demoniaca,
se è eccitata in un certo modo. Generare, dico, perché
riduce ad un'unità nuova alcune materie che hanno in sè
forze di quel genere, specialmente materie raccolte fra

- 1 04 -
quelle che danno la vita. Giamblico dice che i demoni nè
sono generati nè si corrompono. Nega, infatti, che i demo·
ni siano generati dalle forze corporee dell'anima, essendo
superiori alle forze delranima, essendo superiori ai corpi
dell'anima. Nega anche che le azioni di un'anima partico­
lare e chiusa in un corpo, possano produrre delle essenze
sussistenti a sè, al di fuori dell'anima. Nega che le forze
dei corpi siano direttamente aggiunte alla materia; e che
siano sciolte da essi nel generare i demoni. Inoltre chiede
quale mai potenza può sciogliere le forze materiali della
materia ed incanalarle in un'unità per genera�e un demo­
ne, quando sembra che questa potenza sia demoniaca ed
esista così anche prima che il demone si generato. Non
può l'anima essere generata da cose che mancano del
vaticinio, specialmente se è fatidica. Un essere potente
non può essere generato da uno più vile. Non può nessuna
essenza e sostanza essere costituita da influenze dell'anima
e dalle forze corporee che non sono nè essenze nè sostan­
ze. Ugualmente nessuna di queste cose che nascono per
generazione, ha qualcosa di più di quanto le è tramandato
principalmente dalla causa generatrice. Poiché, dunque, nè
il corpo, nè l'anima possono di per sè profetizzare , l'ani­
ma non può con un movimento ed un corpo in sua
facoltà generare un demone che profetizzi.
Potrebbe forse dire qualcuno che i demoni non sono
generati da noi, ma che essi presiedono con ordine alle
cause che danno la vita, così che quando le materie delle
forze animanti affidate a questo demone, usano di esse
opportunamente, il demone è quasi portato ad essere

- 1 05 -
partecipe di questa azione. Giamblico dice che i demoni,
fino a quando sono passibili di queste cose , non possono
vaticinare . In verità, infatti , il vaticinio non può essere
sottomesso ad una natura soggetta a qualsiasi di queste
cose, affinché possa, in qualsiasi luogo o tempo avvenga ,
prevedere ugualmente e semplicemente .

- 1 06 -
DEI SOGNI DIVINI ED UMANI

Porfirio dice che i presagi dei sogni in parte proven­


gono da noi , in parte dal di fuori. Giamblico dice che essi
provengono solo dall'esterno; poiché spesso ci studiamo e
cerchiamo di provocare dei presagi, e tuttavia esso non ci
è dato e spesso non è dato a chi lo chiede. Che se
l'effetto dei sogni stesse nella nostra natura e nell 'arbitrio
umano esso ci potrebbe giungere da noi previsto. Invece è
mandato dagli dei secondo il loro arbitrio, cioè quando e
come vogliono, per una certa loro benevolenza, mostrarci
il futuro. La stessa cosa dice l 'inno orfico. Porfirio dice
che la causa del vaticinio è una certa passione dell'animo.
Giamblico si oppone a ciò, dicendo che la passione è per
sua natura instabile, disordinata e perturbatrice. Il vatici­
nio, invece, deve essere stabile ed ordinato. Perciò non
può conciliarsi con la passione.
Ugualmente , quando l'anima è prudente e costante
ed agisce secondo le sue forze più prestanti, cioè intellet·

- 1 07 -
tuali e razionali, non prevede gli avvenimenti futuri. In
che modo infatti potrebbe conseguire ciò, quando è sog­
getta ad emozioni disordinate e perturbatrici? Infatti la
passione non ha niente che porti alla contemplazione
dell'essere e della verità, ma vi porta impedimento. Inoltre
se le stesse cose del mondo fossero costituite da passioni,
la passione le toccherebbe per una certa somiglianza . Poi­
ché invero sono costituite di ragioni e di specie e per esse
agiscono , certamente qualsiasi previsione è spoglia di ogni
passione. Inoltre la passione sente solamente con la pre­
senza. E quando segua anche una profezia, non è da
attribuirsi alla passione. Porfirio dice che la profezia è una
passione particolare della fantasia, nata o da nostre elucu­
brazioni o dall'istinto della nostra natura corporea o sorta
in analoghe circostanze, perché anche ai frenetici è dato
di profetizzare . Per questo si adoperano i simboli, perché
in istato di profezia anche l'immaginazione agisce con
veemenza ; frattanto i sensi sono occupati e costre tti . Così
anche le inalazioni di vapore sono usate, sembra , per
accendere la fantasia. Così le invocazioni, per eccitare la
medesima influenza. Ugualmente non tutti, ma i giovani,
che sono più semplici, sono più adatti a ciò. Giamblico
dice che l'insensibilità dei sensi è un segno che l'apparizio­
ne non ha niente di umano. I vapori sono usati per
favorire la comunione col dio, non per influenzare l'anima
del veggente. Le invocazioni non eccitano in noi pensieri
o passioni corporee. Infatti per noi sconosciute , note solo
al dio che è invocato; solo i più semplici sono esposti al
dio che viene dal di fuori. Ciò che Porfirio dice, cioè che

- 1 08 -
il vaticinio è una passione della fantasia tale quale capita a
temperamenti malinconici e spesso privi di virtù fatidiche,
si appoggia sul fatto che il vaticinio inviato per dono
divino e la follia eccitata dal dio sono paragonati, in
meglio, con l'eccitazione che proviene dalle malattie o
dall'ubriachezza che cade più vilmente nel furore ; la follia
dell'animo provocata dalle nostre passioni piomba l 'animo
in uno stato umano, ma quella provocata dal dio innalza
l'uomo al di sopra della sua umanità e lo congiunge al
dio. Quella rende incostanti ed immerge piuttosto nella
materia, questa rende costanti e partecipi dell'ordine e
scioglie dalla materia. In nessun modo è possibile dire che
l'ispirazione divina è in qualche cosa simile con quella
provocata dall'ubriachezza o dall'ira. Infatti queste sono
distanti dal dio più di quanto si possa pensare ; tanto,
almeno, quanto dista la pazzia dall'eccitazione divina e
non ha con essa niente di simile e comune. L'alienazione
è generata da cause corporee, una depravazione dell'a nimo
che proviene dalla debolezza. La salute dell':mima , invece,
che proviene dal dio, partecipa della pien ezza della sua
potenza. Quella, quando esercita nell'animo la sua influen­
za, lo rende pe rverso e turbolento: questa, invece , mentre
lo libera dalla sua vita e dalla sua intelligenza, lo mette
nella possibilità di usare di una superiore. Infine, quanto
distano le cose divine dalle infime della natura, tanto sono
lontane le loro azioni e gli effetti di quelle naturali. In­
fatti la follia divina non ha niente di simile con quella
che sorge pe r cause umane .
Quando infatti pensi quella, separala completamente

- 1 09 -
da tutti i difetti e gli accidenti di questa. Che anzi,
quando mediti una sobrietà ed una vigilanza sacra di
origine divina, non volerle paragonare alla sobrietà degli
uomini. Ed in entrambi i casi, se hai delle immaginazioni
divine, allontana dall'animo qualunque cosa che sia in
qualche modo simile a qualche immaginazione che sia
suscitata da sentimenti o cause umane. Così non giudicare
quell'ambiguo stato d'animo umano, che sta fra la sobrie­
tà e la pazzia simile allo stato d'animo sacro, che con un
solo intuito contempla il dio, nè credere che le chiarissime
visioni degli dei siano simili alle immaginazioni suscitate
da un'anima venefica. Infatti ciò che immaginiamo quan­
do siamo incantati non ha niente di veritiero nell'azione e
nell'essenza, tranne che le immaginazioni. Infatti il fine di
queste pratiche magiche non è di fare semplicemente
qualche cosa, ma di eccitare l'apparizione di visioni imma·
ginarie. Non si deve pensare che il vate divino si imbatta
nella verità per caso, come sogliono talvolta i pazzi, e
neppure per qualche passione naturale, come anche gli
animali sogliono sentire spesso da parti o da forze che
cominciano a svolgere qualcosa di venturo nel mondo e
che fanno ciò, in certo modo, in cielo prima che in
terra. Essi, con questa sensibilità, talora presentono i
futuri terremoti della terra o le tempeste, specialmente
gli animali che hanno molta sensibilità e le presentono
con acutezza. I nfatti il presagio che giunge per caso o da
qualche passione, raramente avviene in modo ordinato e
continuativo, è invece piuttosto oscuro. Il vaticinio divino,
invece, vede l'ordine dell'universo, con ragione continuata,

- I lO -
ferma e connessa. Se in noi c'è qualche facoltà innata
adatta a prevedere il futuro non è una facoltà profetica;
infatti questa facoltà non è sempre, ma solo talvolta
veridica e non in tutti, ma solo in alcuni ; la profezia
invece è sempre ed in tutti veridica. Inoltre la previsione
fatta ad arte prende auspici del futuro da segni non del
tutto fedeli , perché non sempre hanno l'evento congiunto
a sè, ma la divina previsione vede i fatti e gli effetti delle
loro cause con intuizione ferma presente e continuata,
connettendo tutti i fattori mutevoli e temporali fra di
loro , anticipando le cose future, come le presenti. Qualcu­
no dice che si può profetizzare il futuro da quattro doni
congiunti: cioè da una certa natura dell'uomo e da una
certa arte adibita a ciò e da una connessione vicendevole
delle cose loro comuni, come se fossero le parti di un
medesimo essere animato e da quella disposizione dei
corpi per la quale ogni cosa offre all'altra degli indizi; ma
in verità, quando gli indizi si percepiscono manifestamente
per questi fatti concomitanti, anche questa percezione ha
qualcosa di simile al vaticinio, e l'universo ha ovunque le
impronte del vaticinio, ma non ovunque esse sono chiare.
Tuttavia, come l'immagine dello stesso bene tra tutti pre­
ferisce il dio, così in tutti è qualche immagine del vatici­
nio. E la specie del vaticinio che è unica, divina, pura, è
da distinguersi dalle immagini cadute in basso perché
generate, e di gran lunga dai vaneggiamenti dei deliran ti ;
questi infatti sono fal laci. Il vaticinio è da limitarsi ad
un'unica ragion e, ad un unico ordine, ed a una sola specie
divina ed a una sola verità intellegibile e immutabile; al

- II I -
contrario ogni percezione mutevole è da scartarsi come
indefinita e per niente conve niente agli dei ed alle cose
divine; quando è compiuta da noi qualche opera per noi
naturale, certamente sono per noi all'inizio di aiuto le
azioni fecondatrici e preparatrici della natura che è causa
delle opere di questo genere. I nfatti nessuna azione prepa·
ratrice o fecondatrice può essere data dalla natura comune
ed umana per quel vaticinio che è superiore alla consuetu·
dine ed alla natura umana. La natura infatti manca di
intelligenza e non è la principale autrice di quelle cose che
avvengono specialmente fino a quando essa è potente in
noi ; ma il vaticinio è più che intellettuale e raggiunge le
cause degli eventi con un unico e subitaneo impulso
abbraccia l'ordine dell'universo e questa opera che è pro·
pria del dio che agisce in noi che siamo allora privi di una
nostra azione. Il presagio , se talvolta accade in noi per
istinto naturale, se è compiuto ad arte, può usufruire di
una certa preparazione della nostra natura e di una certa
attitudine ; ma questo presagio è assai angusto ed oscuro,
ed assorbe troppo o troppo poco, mentre il vaticinio
divino è amplissimo, certo, unico, stabile, cioè possiede
tutte le qualità in sommo grado. Perciò non può essere
provocato in noi dalla natura. Porfirio congetturava che
una certa predisposizione della nostra natura, sia corporale
che animale, possa portare specialmente al vaticinio dal
fatto che coloro che chiamavano un uomo al vaticinio,
portavano con sè certe pietruzze ed erbe e le legavano in
nodi sacri che poi scioglievano di nuovo; mutavano anche
i propositi in quelli che avevano accolto tali cose da

- 1 12 -
questi fatti e rendevano migliori certe situazioni da cattive
che erano. Ma Giamblico ritorce le osservazioni e· gli
e ffetti di questo genere nella congettura che l'ispirazione
del vaticinio venga dall'esterno o dall'alto. Tali fatti con­
sentanei ad alcuni numi, quando noi li usiamo per acco­
gliere la loro ispirazione, ci adattano ad essa. Porfirio dice
che non è da d isprezzarsi quell'arte che da certi vapori del
fuoco, sotto l'influsso favorevole delle stelle, fa apparire
nell'aria le immagini degli dei stessi che hanno una certa
simile efficacia. Giamblico dice che questi idoli dipendono
dai sacerdoti che hanno visto le vere essenze degli dei e
che niente si può trovare in questo fatto di buono e di
eccellente, perché si sviluppa dalla materia e dalle fo rme
di essa e dalle forze delle forme di questo genere ed
insieme dall'arte umana. Infatti ciò che è compiuto dal­
l'uomo è peggiore dell'uomo stesso e ciò che avviene in
questo modo, come un'immagine ed un'ombra apparente
più che esistente, mentre appare, quasi svan isce ; e ciò non
avviene per un'arte pratica che costruisce le vere essenze,
ma piuttosto per una imitatrice che rende le immagini
delle essenze. Similmente il dio artefice del mondo non
costruisce ogni cosa con i moti celesti, con una materia
particolare e con potenze così divise, ma con le intelligen­
ze e le volontà e le specie immateriali, e con l'anima
eterna e supermondana e mondana insieme, compie i
mondi. Colui che crea delle immagini di questo genere, si
dice che le compie per mezzo delle stelle, tuttavia in
questo modo non agisce per virtù delle stelle stesse, come
per caso sembra ; infatti innumerevoli sono le forze negli

- I 13 -
dei celesti e di tutte la più trascurabile è la potenza
naturale. Nella stessa potenza innata degli dei celesti vi
sono delle ragioni femminili, cioè generatrici di forme, ed
altre immobili che precedono quelle fecondatrici, cioè
coordinatrici delle forme ; e l'autorità di entrambe le ragio­
ni precede la generazione dell'universo e dopo di queste vi
sono nei corpi celesti delle qualità, delle forze e dei
movimen ti dai quali , sotto ]'.influsso delle ragioni, dipen­
dono gli influssi dominanti su tutto l'ordinamento delle
cose mondane ; e l'ultima potenza dei celesti, come dissi,
conduce alla generazione degli esseri terreni. Molte arti,
come la medicina, la ginnastica, l'agricoltura e quante
altre sembrano comunicare nel loro operare con l'operare
della natura, usano qualità e forze giunte negli inferiori
per l'influsso celeste e così anche nell'immagine si conser­
va dagli influssi celesti , una certa parte genitrice, per
quanto esigua e debole. Infatti non usa gli stessi moti
degli dei celesti nè delle forze che sono loro insite o di
quelle altre forze che naturalmente si effondono intorno
ai moti celesti, ma si occupa di altre forze particolari che
dalla natura di quelli defluirono in basso, scivolando nel­
l'infimo luogo del mondo. Infatti accolgono la trasposi­
zione continua di quelle potenze che sono insite alle cose
particolari. Quando qualcuno di questo genere fabbrica
immagini da molte materie e sotto gli influssi celesti,
allora, da una parte, la varietà delle azioni celesti, dall'al­
tra la fu sione delle potenze materiali, produce qualcosa
d'altro , ma questa azione degenera di gran lunga, non solo
dall'opera divina, ma anche dalla forza produttiva naturale.

- 1 1 4-
Infatti la natura compie la propria opera sempre su uno
stesso tenore e con un'azione semplice . Questa costru·
zione di fantasmi è un'artificiosa mescolanza dell'ultimo
deflusso dei celesti e di quelle forze che si muovono nella
natura celeste, verso le altre più basse, e poi svaniscono.
L'uomo, poiché è migliore, ed è procreato da esseri mi·
gliori , non deve occuparsi di fabbricare fantasmi che non
sono animati, ma gonfi solamente di qualche apparenza di
vita. E non sono regolati da un'armonia intima e vera, ma
esterna e fallace e di breve durata, nè hanno niente di
vero e d i legittimo, perché sono costruiti solamente dal­
l'umano artificio. Solo ciò che è semplice ed uniforme
nella loro azione e composizione, prevale in essi. Perciò
mancano di molte cose, perché sono composti di qualità
di gran lunga diverse e contrarie e non hanno alcuna po­
tenza perfetta. Poiché si tratta di un deflusso di questo
genere , la moltitudine di esso è presa da molti e si me­
scola in qualcosa di avventizio, di esiguo e malfermo e
questi fantasmi non hanno alcuna stabilità e svaniscono
assai più presto di quelli che appaiono negli specchi.
Quando, infatti, si accosta il braciere dal quale esalano i
vapori, subito si compongono, e quando il fumo ed il
vapore si effondono nell'aria, immediatamente si dissol­
vono. La costruzione di immagini di questo genere di
prodigi è del tutto indegna di un contemplatore della ve­
rità. Chi macchina queste cose e pur riconoscendo la loro
viltà se ne diletta tuttavia, diventa propenso ad essa; se
poi le ritiene degne di culto, come divine, si fa reo del
peccato, di un'azione e parole nefande e nessuna luce illu-

- 1 15 -
mina la sua anima occupata dai tenebrosi fantasmi degli
idoli . Porfirio dice che i costruttori di idoli nella loro
costruzione dicono di osservare il corso dei celesti, per il
quale muoversi dei celesti e con esso o con quanto si
muove in armonia con essi, provengono i vaticini veri o
falsi ; così quelli che in questo modo si compiono, o sono
veramente signi ficativi ed effettivi, o, al contrario, sono
privi di significato ed efficacia. Per quanto gli idoli siano
costituiti di materie elette, ed osservando il corso delle
stelle, tuttavia questi non hanno niente in sè di divino.
Infatti le materie che qui si muovono per influsso celeste,
sono le ultime generatrici, e ricevono le ultime influenze
celesti. l quali fantasmi sono tanto facilmente mutevoli ,
che al minimo cenno o diventano inerti, o a l contrario
fatidici , cioè significativi ed effettivi ; certamente la loro
duttilità passiva tanto facile e mutevole, e veloce, dimo­
stra chiaramente che essi non hanno alcuna potenza divina
e nessuna potenza hanno sulle materie che sono gli ele­
menti dei demon i , perché noi stessi siamo formati, nel
corpo, come i demon i . Non si deve pensare che dall'unio­
ne degli elementi con fluisca una moltitudine o una com­
posizione avente la forza propria dei demon i ; infatti il
demone stesso semplicemente od uniformemente , stando
in se stesso, riunisce in uno solo diversi elementi e da
questi genera dei composti ed elargisce spontaneamente
quanto serve alla conservazione , quindi non si possono
chiamare idoli i demoni. Infatti altro è l'autore degli idoli ;
e altro è il gran duce dei demoni : la stessa sostanza dei
demoni è diversa dai fantasmi degli idoli, cosa che anche

- 1 16-
tu, Porfirio, ammetti, come pure che nessun dio o demone
può essere trascinato in basso.
Perciò questa costruzione di idoli, quando non su­
bisca l'influenza di alcun dio o demone, non apporta nè
alcun vaticinio, nè alcuna opera sacra.

- 1 17 -
l M I STERI DEI CALDEI
RIGUARDANTI IL SACERDOZIO, I L D I O ,
l DEMONI BUONI E CATTIVI

Porfirio riprende l'opinione di coloro che dicono


che tutti i vaticini sono infusi in noi dai demoni cattivi.
La loro natura è subdola, multiforme, versatile e simulano
gli dei ed i demoni sublimi e le anime dei defunti; e
venendo incontro a noi con questo atteggiamento inganne­
vole, ci danno presagi. Porfirio. anche se non lo approva .
ricorda quest'opinione, riprendendola anche dagli Egizi .
Giamblico condanna anche questo che è mescolare le cose
sacre alle profane e da ciò narra i misteri che l'Egizio
aveva udito dai profeti dei Caldei. Gli dei danno beni
veri ai buoni purificati dai sacrifici e venerandoli in
essi, allontanano con la loro opera la cattiveria e la passio­
ne da essi e con il loro splendore fanno fuggire gli spiriti
tenebrosi. Infatti gli spiriti del male al giungere della luce
degli dei, fuggono come le tenebre di fronte al sole, nè

- 1 18 -
possono ulteriormente turbare il pio sacrificante libero da
ogni cattiveria, perversità, passione. Coloro, infatti che so­
no perniciosi e perciò entrano in modo insolito e contro il
rito nell'ordine dei sacrifici, questi per la non fermezza
della loro azione e per difetto di potenza, non possono
seguire gli dei. Ma si infiltrano a causa di certe impurezze
ed allora sono allontanati dagli dei, ed accolti dai demoni
cattivi, presso i quali si riempiono della loro pessima
influenza e ne escono profani e cattivi ed ugualmente
dissoluti e corrotti, dissimili nella loro volontà agli dei ed
assai simili in ogni cosa ai demoni cattivi, coi quali si
incontrano continuamente. Questi dunque, pieni di passio­
ne e di cattiveria, per questa somiglianza attraggono a sè
gli spiriti cattivi, occupandosi specialmente dei quali li
incitano continuamente ad ogni iniquità mentre si aiutano
e si danno forza l'un l'altro per questo; come un circolo
unisce il principio con la fine, rendendo uguale in questo
modo il divenire, così fanno anche i Caldei. Quando i
profani agiscono contro il rito, rendono vani i sacrifici ed
il loro evento. Infatti venerano degli dei al posto di altri,
e gli spiriti del male si insinuano al posto di quelli del
bene. Non si debbono perciò ricordare questi errori quan­
do si parla di culti legittimi e considerare secondo la legge
quanto si riferisce a costoro. Come il sacrilegio è contrario
al culto divino, così , coloro che hanno contatti coi demo­
ni cattivi che provocano l'intemperanza e sono fallaci,
sono contrari ai sacerdoti legittimi che al con trario sono
spogli di qualsiasi spirito iniquo, di qualsiasi cattiveria o
passione, e che godono invece della presenza degli dei del

- 1 19 -
bene e sono riempiti dall'alto, dal fuoco divino . A questi,
infatti, gli spiriti del male non portano alcun impedimento
per il bene dell'anima; nè li tocca il fumo della superbia
nè la molle adulazione , nè sono ingannati dagli idoli del
fumo, nè sono turbati da alcuna violenza. Ma tutti questi
mali, alla presenza di un dio buono, si disperdono imme­
diatamente come ad un colpo di fulmine e svaniscono.
Solo in tale modo si ha un vero vaticinio, con il quale
niente si può mescolare da nessun'altra parte ed al quale
solo si deve andare, secondo il rito, con quella santità di
cui abbiamo parlato. Solo a questi patti, lo si ottiene; nel
vaticinio la verità è indiscutibile, e l'anima possiede una
virtù assoluta; con queste due qualità il sacerdote ascende
al fuoco intellegibile . E questo deve essere il fine da porre
ad ogni presagio o sacrificio ; bisogna temere quindi, o
Porfirio, quando si parla di profezia divina, l'opinione che
tu stimasti degna di essere ricordata, di coloro che pensa­
no che ogni presagio sia da attribuirsi ad un demone del
male.
Questi infatti, brancolando nelle tenebre, fin dall'ini­
zio, non possono discernere il vero dal falso, nelle cause
prime . per cui queste cose avvengono.

- 1 20 -
LE INVOCAZIONI ED I COMANDI
DEGLI UOMINI VERSO GLI SPIRITI

Porfirio ha dei dubbi, perché talvolta invochiamo gli


spiriti supplichevolmente, come a noi superiori, talaltra
quasi li costringiamo, comandando loro come ad inferiori.
Giamblico così distingue. Gli dei e tutti gli esseri superiori
alla nostra natura, per la pienezza della loro bontà e per
la loro volontà di bene e per una certa benevolenza,
donano cose convenienti alle anime degne. Scelgono gli
uomini religiosi come loro creature ed alunni e discepoli,
ed hanno pietà dei sofferenti ; vi sono inoltre dei generi
medi di dei che come degli efori presiedono alla scelta
ed al giudizio; stabiliscono che cosa sia lecito fare , che
cosa declinare invece, aiutano le imprese giuste; intral­
ciano quelle ingiuste e spesso ritorcono contro gli ingiusti
quelle soperchierie che tentavano di imporre ad altri, di
modo che essi stessi le sopportino. Vi è inoltre un altro
genere di spiriti a noi circostanti, che non è distinto dagli

- 121 -
aJtri nè preso in considerazione e che ha ottenuto in sorte
una sola potenza numerica per la distribuzione stessa delle
singole parti dell'universo. Per cui ciascun spirito è addet­
to ad un solo compito; come, infatti, la spada divide
solamente, nè compie, alcun'altra cosa, così degli spiriti
distribuiti sul mondo per sopperire alle necessità partico­
lari della natura, uno divide solamente , un altro lega le
cose che avvengono e sono generate; infatti alcuni spiriti
occulti, che hanno avuto in sorte ciascuno una potenza
propria, compiono ciascuno ciò cui sono ordinati. Se
infatti qualcuno accogliendo quelle cose che per un ordine
distribuito, ritornano al tutto, deflette al di fuori della sua
orbita, e compie qualcosa quasi abbandonando la retta via
ciò stesso che avviene segue in modo che nessun danno
giunga a colui che ha male agito ; ma ritorniamo alla
questione. Per rispondere alla questione, i comandi e le
imposizioni violente sono. dirette agli spiriti che non usano
di una ragione propria, nè possiedono un principio di
giudizio e di distinzione. Quando infatti il nostro pensiero
ha facoltà di giudizio e di discernimento, per la quale
condizione le cose possiedono se stesse nella vita, abbrac­
cia in sè molte potenze della vita e suole comandare agli
spiriti , che non usano di ragione e che non sono determi­
nati ad una sola azione. Li invoca, infatti , come superiori ;
poiché cerca di trarre quelle cose che tendono a portarsi
al tutto dal mondo universo che li contiene fino a quanto
si riferisce a particolari individuali. Comanda loro, quindi,
come a degli esseri inferiori, perché la nostra natura intel­
lettuale è pi� forte di quella che manca di intelletto,

- 1 22
anche se quella ha un'azione più vasta nel mondo. Nel
sacerdote , quindi, esistono due aspetti, come due vesti;
una umana; l'altra divina che assume dai sacramenti nei
quali sta nascosta una forza divina che eleva l'anima fino
alla divinità e la congiunge al dio. Perciò sovrapponendo
all'animo l'aspetto divino e valendosene, può, sotto la
protezione divina, comandare agli spiriti come superiori;
tuttavia, l'uomo suole pregare invocandoli come superiori,
fino a quando invoca le potenze dell'universo. Ma così
con più verità risolviamo la questione ; una certa comunio­
ne di consenziente benevolenza ed una complessione di
indissolubile unità , compie operazione sacra, perché abbia
un effetto divino e superi qualsiasi forma di azione uma­
na. Perciò dobbiamo trasporre tutto da questo a quel
punto. Infatti il sacerdote non invoca la misura, come se
ne fosse privo, nè affida quanto è da compiere a qualcosa
di separato, come avviene fra gli uomini. Al contrario, una
certa e uguale azione comune al fuoco divino, per sua spon­
tanea volontà è già pronta e da sé presente, e con una sua
propria influenza risplende ed agisce, nel medesimo modo
contemporaneamente , in tutte le cose ; poi queste, la tra­
mandano ad altre che ne possono accogliere una parte.
Infatti l'opera divina che si esplica nei sacrifici, non si
compie per un contrasto fra questo e quello come avviene
per le cose generate , non è richiamato dalla diversità di
chi chiama e muove, nè si trasforma nel movimento come
è solito delle cose umane, ma si compie per una fonda­
mentale identità, unione, consenso ; e tolto qualsiasi con­
trasto, agisce proprio in funzione di ciò ; e quanto è

1 23 -
compiuto in virtù di questo fatto, è comune ovu11que e
semplice. Porfirio chiede perché mai gli dei comandino ai
loro fedeli di essere giusti, ed invece talvolta, pregati di
colpire qualcuno, lo facciano. Giamblico risponde che non
colpiscono. ma danno le giuste pene; e se talvolta queste
sono ingiuste, non sono opera degli dei; ma dei demoni
cattivi. Gli dei non vedono solamente una parte limitata
di questa vita, ma tutta, e non questa sola, ma la univer­
sale vita dell'anima di età in età, perciò a seconda dei
meriti ottenuti in una vita precedente, spesso puniscono
nelle seguenti , sia pregati di punire , che non pregati.
Frattanto noi che non vediamo niente altro che il presen­
te, pensiamo che ci tocchino delle avversità che non ci
meritiamo, mentre spesso paghiamo in questa vita quanto
abbiamo compiuto in un'altra, e quello che facciamo
adesso, lo avremo ricambiato un 'altra volta. I n oltre a noi
sono nascosti molti peccati che agli dei sono manifesti.
Così noi chiamiamo giustizia il compiere ciascuno il suo
dovere, secondo le presenti leggi della patria. Gli dei
invece le definiscono vedendole in un modo assai più
ampio, cioè in tutto l'ordine dell'universo e specialmente
considerando quell'intenzione che conduce le anime agli
dei , e quindi danno un giudizio. E vi è tanta diffe renza
fra il giudizio divino ed il nostro, per una stessa cosa, che
non possiamo giungere fino ad esso. Infatti gli dei giudica­
no in modo diverso quanto è giusto per una sola anima e
quanto alla comunità di tutte le anime . Se infatti l'unione
di una medesima natura esistente fra le anime sia viventi
nel corpo, sia poste al di fuori di esso, provoca una certa

- 1 24 -
complessione di enti simili, e comuni per tutta la vita e
l'ordine del mondo, è necessario richiedere un giudizio da
tutte, cioè dall'ordine universale e lo si deve ricercare dal
vincolo di affinità delle anime fra di loro , specialmente
quando la grandezza dei delitti commessi da un'anima
supera il supplizio conseguente ai peccati . Gli dei, dunque,
non pregati mai, non danno supplizi se non giusti. Infatti,
avendo essi una essenza secondo il bene , non possono
essere causa di male e di ingiustizia.
In verità se qualcuno per caso riuscisse , con preghie­
re agli dei, a fare in modo che qualcuno fosse ingiusta­
mente colpito da avversità, saremmo costretti a cercare
cause diverse dagli dei e dai buoni num i ; e se per caso
non le trovassimo, tuttavia non dovremmo sospettare per
questo, qualcosa di indegno della divina natura, nei riguar­
di degli dei ; e questo per una conoscenza certa che è
innata alle nostre intelligenze per benevolenza degli dei .
Nella quale senza dubbio, credono tutti i Greci ed i
barbari. Inoltre, poiché le specie dei mali sono diverse, e
discordi, le cause di essi da ricercarsi sono diverse. Se è
vero quanto dicevamo degli idoli e dei demoni cattivi, di
qui ha giustamente origine la molteplice causa dei mali.
Essi simulano la presenza degli dei e dei demoni buoni .
Perciò comandano al loro fedele di essere giusto, per
sembrare buoni come gli dei ; perché sono di natura catti­
vi, pregati di compiere il male, lo fanno liberamente e ci
inducono ad azioni ingiuste. Questi sono quelli che men­
tiscono negli oracoli ed ingannano e consigliano cose turpi
e le compiono. Gli dei , invece , ed i demoni buoni, nè

- 1 25 -
ingannano mai, nè portano a compiere iniquità ; inoltre la
natura dei demoni cattivi è incostante con se stessa, insta­
bile . diffidente e cerca di convincere a cose diverse ; la
natura degli esseri superiori , invece, è sempre coerente a
se stessa e conserva sempre lo stesso tono di azione. Le
parti materiali del mondo non sono prive di virtù, ma
quanto sono più grandi e più belle, e più compiute dei
nostri corpi, tanto maggiori forze ed azioni possiedono.
Per cui ciascuna di esse ha forze particolarmente differenti
e produce azioni diverse. Così, per una certa abitudine,
possono compiere molte più cose. Che anzi, da tutte le
parti del mondo discende nelle particelle una certa azione
multiform e ; e discende assai facilmente a causa dell'affi­
nità delle potenze, fino a quando le potenze seguenti
corrispondono a quelle antecedenti. Inoltre chi riceve si
predispone all'azione della forza ; giungono infatti alle ne­
cessità del corpo, scendendo dal tutto in certe particelle,
come cattive e perniciose, per quanto fossero benefiche
nel tutto, e consone all'armonia dell'universo, tuttavia
sono nocive a certe parti, sia perché non possono soste­
nere azioni universali, sia per l'interferenza di qualche
azione inferiore o per la naturale impotenza delle cose più
basse, sia perché le parti non sono commisurate alle parti.
Poi, oltre che il corpo del mondo, può anche molto la
natura stessa del mondo. Infatti la concordia delle somi­
glianze ed il contrasto delle differenze non producono
poche cose ; che anzi, l 'unione di molti in uno solo, tutto
animale e le potenze vigenti nel mondo, quante e quali
siano, agiscono in modo diverso, a seconda che nel tutto

- 1 26 -
o nelle parti, a causa della debolezza stessa distribuita e
divisa fin nelle ultime parti. L'amicizia del tutto e l'amore
e lo sforzo di purificazione e simili cose sono azioni del
tutto, passioni nelle parti. Ugualmente quelle che nell'in­
telletto divino sono specie e ragioni pure , nella natura
dell'universo subiscono quella certa povertà della materia
e la diversificazione dei singoli ; perciò quanto è unito nel
tutto contrasta nelle parti ; frattanto alcune particelle si
corrompono ed affinché ogni cosa costituita secondo na­
tura si conservi , si consumano, e questo avviene anche ad
alcune parti che si deformano, perché ogni cosa che nasce
da ciò è così priva di passioni. Quando un mago cattivo
con le sue invocazioni attira qualche calamità su qualcu­
no, usando per questo delle potenze naturali e corporee,
la legge tradizionale dell'universo agisce per un 'azione di
questo genere senza scelta e cattiveria ; quan tunque nel
frattempo il malefico, usandola, pieghi questa legge ad azio­
ni contrari e cattive, ma la stessa legge e la sua azione.
scendendo dall'alto, si muove per una certa particolare
sensibilità e somiglianza ai contrasti delle passioni. II male­
fico, poi, per sua scelta, trae al di là del giusto quanto è
destinato al m al e ; e la legge stessa, poi , agisce secondo
una sola armonia nel mondo, affinché anche le cose più
distanti cooperino fra di loro; se qualcuno poi, avendo
appreso ciò, tenta di trasporre le parti e le sorti del tutto
da una parte all'altra ledendole in questo modo, l 'universo
non è causa di un danno di questo genere, ma lo è l'abuso
umano, che trasgredisce l'ordine dell'universo. Non sono
quindi gli dei a mandarci dei mali, ma la natura ed i corpi

- 1 27 -
dipendenti dalla volontà divina. Ed anche questi non era·
no stati mandati in basso come influssi cattivi, ma come
buoni e salutari al mondo ; ma subiscono una me scolanza
di cose cattive, così che vengono accolti in modo assoluta·
mente contrario a quello con cui erano stati dati.
Dopo questo chiedi perché gli dei, per la loro natura
non esaudiscono le preghiere di chi non è casto ; eppure
essi, talvolta, invocati, aiutano gli amori illeciti e non si
vergognano di incitare i loro fedeli a tu rpe libidine. Per
cause occulte possiamo essere incitati ad un 'unione non
legittima, naturalmente legittima, per caso, nelle leggi
umane, cioè nelle leggi del mondo, quando da ciò deve
nascere qualcuno necessario agli uomini. Infatti l'istinto
d'amore nel mondo tende all'amicizia ed all'annonia; nelle
parti, invece, diventa più violento, perché queste concor·
dana troppo facilmente fra di loro e col tutto quando
sono da esso prese. Infine quanto scende dal cielo di
buono , qui spesso è mutato in male. Il mondo animale è
uno ; ed in esso le parti per quanto distanti fra di loro di
luogo, tuttavia sono portate una verso l'altra per la loro
unica natura. Inoltre la stessa forza conciliatrice del mon·
do, che è causa comune della mescolanza di tutti, trae le
varie parti ad incontrarsi per sua natura ; può, in questo
modo, l'attrazione ed il desiderio di essere aumentato ad
arte fuori di qualsiasi ordine. Questa stessa forza conci·
liante, infusa in ciascuna cosa è buona e dovunque è causa
di vicinanza, di comunione e di annonia, e di scambievole
amore e di unione al mond o ; tutte cose che awengono
per comando di chi le tiene ; nelle parti , invece, a causa

- 1 28 -
della distanza fra di loro e dal tutto e perché la natura
qui è debole e povera, produce un mutuo incontro di
passioni. Per cui il desiderio ingenito è più violento e
grande.
L'arte, impadronendosi così di questa forza di unio­
ne ovunque dispersa nella natura, la intensifica e la racco­
glie e ne fa derivare un'unica cosa. E così il desiderio
naturalmente moderato di un'unione necessaria, è reso
sfrenato da questi artifizi; infatti essa muove la materia
che porta particolarmente al desiderio di generare e me­
scola in una le forze naturali differenti fra di loro e regge
la loro mescolanza a suo arbitrio e produce le unioni
generatrici ; inoltre, poiché anche nelle erbe e nelle pietre
vi sono forze dissolvitrici e di nuovo generatrici, ed essen­
do queste di molto più grandi nelle cose e nature più
elevate, si può essere spinti al desiderio di un'unione
generatrice dall'uso di queste cose e l'amore può essere
acceso e tratto ad agire così per queste cose, senza alcun
artifizio. Abbiamo per certo che i demoni cattivi hanno
molta potenza nella generazione, nelle cose terrene ed
umane. Per ciò non deve sembrare per niente strano che
l'ardore per una unione illecita sia frequentemente acceso
in noi da essi; possono portare forza a ciò alcune anime,
sia ancora viventi nel corpo ed aventi una mirabile forza
di attrazione, sia sciolte dal corpo, ma ancora in uno
spirito torbido, umido, ed ancora involute, per questo
erranti intorno ai luoghi che favoriscono la generazione
quindi propensi a commettere tali cose.
Nessuno perciò può dire che gli dei ed i demoni

1 29 -
loro seguaci siano causa di amore ed unioni illegittime, ma
lo sono i naturali istinti corrottisi in noi o l'arte magica
od i demoni cattivi o le anime non ancora pure .

- 1 30 -
DONDE I SACRIFIZI A BB IANO FORZA
E CHE COSA PORTINO

Si chiede per quale ragione i sacrifizi piacciano agli


dei, giovino agli uomini e che cosa producano nel mondo.
Porfirio dice che non solo i profeti, ma anche gli inter­
preti del volere divino, cioè tutti i sacerdoti che danno un
vaticinio accolto da altri, devono tenersi lontani da cose
animali, affinché gli dei non vengano contaminati dai va­
pori che ne sono emanati; a questo parere è contraria
l'opinione comune per la quale sembra che gli dei siano
particolarmente placati e richiamati come da un'esca, dalle
emanazioni degli animali. Giamblico condanna entrambi i
pareri, sia che gli dei siano richiamati o toccati o conta­
minati dalle esalazioni della carne. L'anima del mondo ed
i celesti non prendono alcuna passione da quanto è pre­
sente ai loro corpi, nè sono distratti da altre intelligenze.
Le anime particolari, invece sono passibili di entrambe le
cose ; sarebbe in errore, infatti, colui che attribuisse simili

- 131 -
difetti alle anime superiori ; infatti la condizione degli
universali e dei particolari e dei principf e degli effetti
non è uguale. Il prendere nutrimento dai corpi una volta
congiunti all'anima, senza dubbio porta a noi peso ed im­
purità ed all'anima l'inclinazione ad indulgere ed a soc­
combere alle voluttà e creano nell'anima molti altri morbi;
ma il vapore che esala dagli animali ed il fumo prodotto
secondo i sacri riti, non nuoce agli dei, alle cause monda­
ne e universali . Infatti essa non contiene nè ordina gli dei
a se stessa, ma è contenuta da essi e si adatta ugualmente
all'universo degli dei . Così può essere costretta dal coman­
do di quelli agli dei e misurarsi armoniosamente ad essi ;
per questo i religiosi si astengono dagli animali ; gli dei tut­
tavia non possono essere inquinati dai vapori degli anima­
li; infatti la potenza degli dei prima che qualcosa di mate­
riale la tocchi, la disperde senza venirne a contatto e non
solo allontana e distrugge tutte le cose corporali che le ap­
partengono senza avvicinarle e prima che esse si avvicini­
no, ma anche gli stessi corpi celesti non accolgono in sè
niente di materiale. E non assorbono niente di estraneo,
nè perdono niente di proprio, che anzi, i vapori terrestri,
saliti a stento per cinque stadf, rifluiscono indietro e non
penetrano in nessun corpo materiale e mutevole, nè si
alimentano da esso; poiché questo non ha in sè nessuna
possibilità di mutamento, nè qualcosa di contrario a se
stesso, nè è portato a cambiarsi da alcuni mezzi o verso
un mezzo qualunque, sia che debba mantenersi tale od
evolversi ; infatti i corpi al di qua della luna, essendo
composti di potenze e di moti contrari ed essendo mute-

- 132 -
voli fino in fondo e completamente ed essendo portati
verso gli dei non hanno niente in comune col ciel o , nè la
natura n è la potenza n è l 'azione : perciò neanche il vapore
che emana da essi tocca alcunché d'altro ; il cielo è com­
pletamente separato da essi, ed essendo ingeniti non accol­
gono alcun cambio mutuo con le cose generate. Come
potrebbe infatti la natura degli dei essere contaminata da
vapori di questo genere che sono materiali, quando pos­
sono allontanarli, per cos ì dire con un solo impulso? Tali
cose non sono nocive agli dei, ma a noi ; infatti quanto è
individuale e materiale e legato a noi, ha qualcosa di
comune verso le cose simili nella passione, o nell'azione,
ma verso le essenze celesti e divine di un altro genere di
essenza, fornite di nature e di forze diverse e quasi ecce­
denti, possono agire in qualche modo, ma non comuni­
care.

- 133 -
QUALE LA RAGIONE
E L'UTILITA' DEI SACRIFICI

Porfirio pensa che si offrano sacrifici agli dei per


venerarli con doni di questo genere , come spesso siamo
soliti fare con i più grandi di noi ed anche per entrare in
grazia della divinità, per ricevere da essa dei ben i , perché
ricambia con bene . Giamblico dice che una causa di que­
sto genere è presa dalle consuetudini comuni fra gli uomi­
ni, ma che non conviene alla natura degli dei che supera
in gran lunga gli umani costumi . Tali ragionamenti dimo­
strano l'efficacia dei sacrifici , non fin o in fondo la loro
più profonda ragione . L'efficacia, dico, senza la quale non
possiamo libera rei dalla peste , dalla fame, dalla povertà,
non possiamo invocare le piogge opportune e neanche,
anzi, quella purificazione per la quale raggiungiamo la
perfezione degli animi e da questa la liberazione dalle
limitazioni della nascita. Cos ì qualcuna delle tue spiega­
zioni non approverà queste cause, come se tu assegnassi

- 134 -
una degna causa al posto dei suoi effetti . E se per caso
approvassi, accoglieresti certamente in secondo luogo quel­
le cause conseguenti ed adattate ad una funzione secon­
daria; quelle che sono le prime e più antiche cause di
opere di questo genere ; desideriamo infatti dimostrare la
ragione per la quale i sacrifici hanno efficacia a compiere
qualcosa e come siano collegati agli dei che sono di essi le
principali cause ed i principali prin cipi. Potrebbe dire
qualcuno che, poiché il mondo animale è unico ed ha una
vita simile ovunque ed una certa comunione di forze
simili ed una distanza dalle dissimili, c'è certamente un'at­
titudine della forza agente a commuoversi verso chi soffre
cose simili o adattate nel medesimo modo, poiché si
muove secondo un unico moto di compassione anche fra
cose assai distanti , come se queste fossero vicinissime.
Infatti, poiché a queste cose è assegnata un'uguale comu­
nione di vita, questi dice il vero e di qui segue necessa­
riamente la ragione dei sacrifici. Tuttavia è dimostrato
così il vero modo dei sacrifici . Poiché la stessa essenza
degli dei non è posta nè nella natura nè nelle necessità
naturali, l'unica condizione per essere eccitati da passioni
naturali, ed invece si muove per tutta la natura per poten­
ze estese ; ma essa è determinata al di fuori di tutto
questo e solamente secondo se stessa, non avendo niente
in comune, nè nell'essenza , nè nella potenza, nè nell 'azio­
ne o nella passione ; alcuni infatti danno un significato
troppo elevato all'armonia delle cose inferiori con le su­
periori. Perciò per dare più efficacia ai sacrifici, si vuole
che il numero sessanta coincida col Coccodrillo o col

- 1 35 -
Sole; o che alcune condizioni fisiche od alcune forze siano
comuni nel Cane e nel Cinocefalo con la Luna ; o che
alcune specie di cose materiali, come negli animali sacri i
colori, l a forma della figura o qualche membro, come il
cuore del gallo, convengano a taluni dei superiori. Ed anche
altre simili cose naturali, usate nei sacrifici, sono causa di
mirabili e ffetti. Da questo attribuire le cause a qualcosa di
superiore, non si risale ad una causa divina che è del tutto
soprannaturale e non è mossa da moti naturali, ma ad una
certa naturale potenza della materia, estesa anche ai corpi,
che è provocata da cose materiali ed è spenta in modo
naturale, nel tempo stesso che rimane nell'ambito della na­
tura. Se poi qualcosa di simile serve nel sacrificio, questo
qualcosa è provocato da cause precedenti od è un coeffi­
ciente senza il quale l'operazione non riuscirebbe. Può an­
che rendersi garante chi parla dei meravigliosi effetti dei
sacrifici; come dire che da una causa di amicizia e di acco­
modamento e di abitudine comune, gli artefici precedono
l'opera, i genitori i figli. Quando infatti !asciandoci prece­
dere e guidare da questo comune principio consideriamo
qualche animale o comunque qualsiasi essere animato nato
dalla terra, che conservi esattamente e sinceramente la vo­
lontà ed il proposito del suo fattore , allora siamo portati a
credere che la causa che l'ha prodotto è mescolata ad esso
in modo perfetto, anche quando le cause siano molte e
presenti manifestamente, senza l'interposizione dei medi;
come i demoni, vi sono altre cause superiori a queste ; e
come le cause divine procedono secondo un ordine e ad esse
sta a capo una causa più antica di tutte ; certamente, nel

- 136 -
compiere un sacrificio, esse si muovono tutte secondo il
loro ordine. Secondo questo ordine, nel quale ciascuna ha il
suo posto, u nite da un certo legame, si accomodano e, per
così dire, si adattano familiarmente al sacrificio. Se poi il
sacrificio non è perfettamente compiuto, risale solamente a
qualche grado, ma non va più in là ; per cui molti pensano
che i sacrifici siano compiuti dai demoni buoni, molti altri
dalle ultime potenze degli dei ; altri ancora dalle potenze
mondane e terrene dei demoni e degli dei ; e spiegano in
verità una parte dei sacrifici , ignorano, tuttavia, tutta la loro
potenza, ed il bene che emanano fino a tutto quanto è
divino; noi, tuttavia, ammettiamo ogni cosa e compren­
diamo anche i moti naturali che , come in un solo animale
si agitano a vicenda , a seconda dell'attitudine , della sim­
patia, della repulsione e li accettiamo, ma semplicemente
come soggetti e conseguenti che servono all 'efficacia della
causa che appare nei sacrifici. Noi ammettiamo i demoni e
le potenze divine intorno alla terra ed al mondo, come i
più vicini ed i ministri del nostro ordine ; e pensiamo che
essi siano causa potentissima per l'efficacia di un sacri­
ficio ; essendo assai profonda la loro forza di azione.
Poiché quelle somme potenze di azione abbracciano in sè
tutte le cause secondo un ordine, per questo pensiamo
che insieme ad esse si muovano, insieme con le somme
cause, anche quelle seguenti in ordine d'azione ; allora una
comune utilità proviene da tutte a tutta la generazione. E
talvolta ad esse è maggiore o minore la circoscrizione , a
seconda delle città, dei popoli, delle genti di ogni genere.
Tuttavia i beni toccano alle singole cose ed ai singoli

- 137 -
uomin i , abbondantemente per benefica volontà degli dei
che elargiscono non spinti di alcuna passione nel distri­
buire, ma giudicano con mente impassibile quanto è da
darsi a seconda delle proprietà, familiarità, relazion i . Tal­
volta a causa di una vera amicizia che contiene ogni cosa
e produce dei legami per una certa ineffabile comunione,
queste cose sono più vere e partecipano dell'essenza e
della potenza degli dei, maggiormente di quanto tu pensi
lo possano fare in un sacrificio le emanazioni degli ani­
mali. Se i demoni si involvono in qualche corpo che
alcuni pensano debba essere nutrito da sacrifici, quello è
certamente immutabile , impassibile, chiaro e certamente
conveniente alla cosa, cos ì che nessuna influenza esce da
esso e non è necessario influire su di esso. E se per caso
fosse necessari o , perché mai lo sarebbe nei sacrifici , quan­
do il mondo e l'aria sono piene di esalazioni della terra ed
ovunque ne sono circonfusi? In verità se i corpi dei
demoni e ffondessero qualche cosa, i sacrifici non la resti­
tuirebbero in equa proporzione, nè conserverebbero la
giusta misura fra l'eccesso ed il difetto naturale ai demoni,
ed una simile proporzione ; infine, quando il fattore del
mondo ha dato a tutti gli animali terrestri e marini nutri­
mento abbondante e preparato, perché mai i superiori
dovrebbero essere legati all'uomo per il l oro nutrimento?
E poiché per tutti gli altri viventi sono stati stabiliti
alimenti quotidiani, anche le loro opere sono copiosamen­
te alimentate. Perché avrebbe stabilito che i soli demoni
usassero un alimento proveniente da noi ? Infatti se noi
per caso ci dimenticassimo di nutrirli, dovrebbero consu-

- 138 -
marsi e perire tutti i corpi degli esseri superiori. I noltre se
noi nutrissimo i demoni, li genereremmo, anche, e sarem­
mo loro superiori.
I nvece la cosa avviene in modo del tutto contrario.
I nfatti sono loro che ci nutrono; i superiori nutrono gli
inferiori, così i celesti fanno con i terrestri. L'anima è resa
perfetta ed alimentata dall'intelletto e così sempre la sua
natura ; l'offerta dei sacrifici consuma la sua materia nel
fuoco che la assimila a sè e la rende non simile alla
materia, ma la trasforma in fuoco divino, celeste , im­
materiale ed in nessun modo piega gli dei alla materia ed
alla generazione . Se infatti occorresse che l'esalazione dei
vapori provenisse dai sacrifici, occorrerebbe anche che il
nutrimento materiale rimanesse integra materia. Così, in­
fatti un più abbondante influsso andrebbe a coloro che
l'accolgono e la materia non si brucerebbe e consume­
rebbe tutta ed il fuoco non la renderebbe completamente
pura ed immateriale ; il che significa proprio il contrario di
quanto dicevi tu. Gli dei infatti sono liberi da qualsiasi
passione e quando piace loro purificare la materia e con­
sumarla nel fuoco , ci rendono liberi dalle passioni e qua­
lunque cosa è in noi , la rendono simile agli dei , come il
fuoco rende tutti i corpi duri ed opachi in sottili e lu­
centi. Così noi siamo elevati nei sacrifici e portati dalla
purificazione del fuoco al fuoco degli dei, come il fuoco
eleva al fuoco e riduce le cose pesanti e dure alle divine e
celesti. Non esiste alcunché di corporale, nè fra la materia,
nè fra gli elementi, nè in alcun corpo a noi noto , che
giunga fino ai demoni. Il nutrimento dei demoni non può

- 139 -
quindi provenire da un'essenza fatta di elementi, che è
quanto mai aliena da essi; ma gli dei col loro fuoco
fulmineo dividono la materia e separano dalla materia
quanto è immateriale per essenza, ma legato alla materia,
e rendono impassibile quanto è ·soggetto alla passione, ed
il nostro fuoco, imitando il fuoco divino, distrugge nei
sacrifici quanto trova di materiale e purifica quanto è
stato separato e lo scioglie dai vincoli della materia e lo
rende adatto alla comunione con gli dei per la purezza
della sua natura. Ed in questo modo ci scioglie dai vincoli
della nascita e ci rende simili agli dei e ci rende adatti
all'amicizia degli dei, ed innalza la nostra natura materiale
ad una immateriale ; questa condizione dei sacrifici, co­
mune anche ai vaticini, fa indagare, come penso , coloro
che hanno una certa potenza d'ingegno, su quanto è
proprio di ciascun sacrificio, dalla norma comune . Tutta­
via, indulgenti verso i più tardi di ingegno, aggiungeremo
in mezzo, per questi, alcune considerazioni più chiare ed
il principio di tutto quanto è ottimo per queste cose,
perché rende manifesto il nesso dei sacrifici, annesso con­
seguentemente all'ordine degli dei . Abbiamo detto che
alcuni dei sono materiali ed altri immateriali . Materiali
sono quelli che comprendono in sè la materia e l'adorna­
no. I m m ateriali, poi , completamente, quelli che sono del
tutto segregati dalla materia; secondo l'arte sacerdotale
bisogna incominciare i sacrifici con gli dei materiali ; infat­
ti non altrimenti è possibile l'ascesa agli dei immateriali ;
questi hanno certi legami con l a materia, fino a quando la
governano e presiedono ad essa; essi, anche, dominano

- 1 40 -
quanto avviene nella materia, così , quindi, le divisioni, le
percussioni che si ripercuotono, i mutamenti, le nascite ,.. le
morti, e tutti i corpi materiali. Se dunque qualcuno vuole
loro attribuire le rituali pratiche di culto , non fa meravi­
glia che a seconda delle loro natura e dell'ambito del leno
dominio, usino di cose materiali per un culto che dico
materiale ; così , infatti, nei riguardi di loro, tutti noi siamo
completamente indotti ad una familiarità loro propria ed
usiamo nel culto per loro di una congrua unione ; i corpi
privati di vita e le stragi degli animali per la distruzione
dei corpi ed il cambiamento della forma e la corruzione e
la continuazione della materia precedente, si adatta agli
dei materiali, non per la loro stessa natura, ma a causa
della materia cui stanno a capo. Infatti anche se sono
assai lontanamente separati da essa, le sono presenti ; e se
governano la materia con una potenza immateriale, pure
le sono sempre presenti. Poiché le cose governate sono
indipendenti da chi le governa. Similmente le cose ornate
da chi le orna. Che anzi, quanto è dato si adatta facil­
mente alle proporzioni di chi lo usa, come se fosse un suo
strumento. Per cui è inutile usare della materia nei sa­
crifici agli dei immaterial i ; ma è consono farlo con tutti
quelli materiali. Il valore della cosa sta nel considerare
queste cose al di sopra del doppio aspetto della nostra
vita. I n certi stati d'animo noi siamo del tutto trasposti al
di fuori del corpo e ci eleviamo con la mente e ci in­
nalziamo ad altezze sublimi con tutti gli dei immaterial i ;
talvolta, invece, siamo legati a l corpo terreno e d alle
emanazioni corporee, quasi compresi nella materia. Si-

- 141 -
milmente duplice è il modo del culto divino : uno è sem­
plice, incorporeo, e mondo di qualsiasi atto generativo, ed
è di competenza degli esseri animati incorrotti ; l'altro,
invece , è pieno di materie corporee e per la sua azione
m ateriale , conviene piuttosto agli animali non ancora puri
e non ancora purificati da tutte le azioni generatrici;
quindi due sono le specie dei sacrifici; ed i sacrifici più
puri sono propri degli uomini purificati fino in fondo; la
qual cosa raramente, capita in uno sol o , oppure, in po­
chissimi, come dice Eraclito; i sacrifici materiali, invece, e
tutto quanto è passibile di mutamento, è di competenza
di esseri animati ancora oppressi dal corpo. A popoli non
ancora purgati della loro sorte natale e dall'unione cor­
porea, non si possono dare sacrifici se non di questo gene­
re, ed in questo caso si è lontani ugualmente dai beni
materiali che da quelli immateriali. Quelli, infatti, non li
possono accogliere, e questi non possono offrire niente di
adatto. Si aggiunge il fatto che ciascuno deve seguire la
propria essenza, non secondo quanto non è, ma secondo
quanto è veramente. Per cui non bisogna prevaricare la
misura e la natura propria di colui che compie atti di
culto.
Penso che si deve scegliere un complesso combinato
fra gli uomini che compiono atti di culto e le potenze cui
questi vengono tributati ; e ciascuno se la sceglie a seconda
del metodo di culto. Infatti un complesso di questo ge­
nere, temperato in modo immateriale, si trae fino all'im­
materialità, fino a quando essa è congiunta alle potenze
puramen te incorporee, e queste ad essa. Da un complesso

- 1 42 -
di questo genere, adattato in modo incorporeo a dei
corpi, proviene un culto simile alle potenze che presie­
dono i corpi. Spesso per un necessario uso del corpo
compiamo qualche pratica di culto verso gli dei che ci
governano, cioè i demoni buon i ; e precisamente, quando
tentiamo di pulire il corpo da certe piccole macchie o da
antiche impurità, o di liberarci da malattie per acquistare
salute, o di allontanare la gravezza ed il torpore, per avere
agilità ed energia, o quando cerchiamo di procurare qual­
che altro benessere al corpo. Allora tratteremo secondo il
rito il nostro corpo in modo non intellettuale e incorpo­
reo. Infatti non è nato in modo da essere curato con
questi metodi, ma quando raggiunge qualcosa che ha
profondi legami con se stesso, allora è giusto che il corpo
sia curato e purificato con altri corpi. Vi sarà, dunque,
necessariamente, un rito corporeo del sacrificio, che
espelle dal corpo quanto è superfluo e supplisce neces­
sariamente a quanto manca e, ovunque tutto questo è
disseminato, Io riduce ad un ordine ed a una giusta pro­
porzione. Sacrifichiamo spesso , pregando gli dei, alcune
cose che servono alla vita umana, cioè che sono necessarie
al nutrimento o riguardano quanto è nell'ambito dei
piaceri del corpo. Che cosa, allora, toccherà a noi dagli
stessi dei che sono assolutamente lontani da qualsiasi atto
di generazione umana che ci dia modo di fuggire la pe­
nuria o la sterilità o ci conduca altre cose necessarie alla
vita? Niente affatto. Coloro, infatti che si sono liberati da
qualsiasi cosa, non hanno a che fare con tali cose. Se poi
qualcuno d icesse che qua:i famosi dei immateriali com-

- 143 -
prendono in sè tutti gli dei materiali ed abbracciano,
essendo causa prima, anche i loro doni, direbbe che una
certa quantità di doni divini, discende da qui più in basso.
In verità non si pllò concedere a nessuno di dire che gli
dei , compiendo simili cose, conducono una vita umana e
compiono azioni umane.
Infatti la distribuzione delle cose che sono qui è
divina e particolare e si compie con una certa tendenza a
determinate cose e non è del tutto separata dai corpi,
quindi non può ammettere che chi la presiede sia del
tutto puro ed incorru ttibile. Infatti per sacrifici di questo
genere è adatto un metodo che abbia dai legami con
quanto è corporeo e generativo e non uno che sia com­
pletamente separato dal corpo e dalla materia.
Chi è puro supera di gran lunga tali cose e non ha
proporzioni con ciò.
Chi invece usa dei corpi e delle forze di questi è
assai adatto a tutte le cose di questo genere, poiché può
forn irsi largamente di ciò che serve alla vita ed evitare
quanto incombe su di noi, sventandolo, ed o perare così
un giusto adattamento al genere umano. La maggior parte
degli uomini si sottomette alla natura universale che è
governata dalle forze naturali e tende più in basso alle
opere della natura e completa l'opera del destino ed
accoglie l'ordine delle opere del fato ed agisce nelle cose
naturali con metodo del tutto pratico. Pochissimi sono
quelli, che fidando nella potenza di una mente sopran­
naturale, si allontanano dalla natura e rendono il loro
intelletto separato e puro, per poter evadere superiori alle

- 1 44 -
potenze naturali. Alcuni invece si tengono a metà fra il
puro intelletto e la natura e di questi, alcuni seguono ad
intervalli una o l 'altra cosa, altri conducono una vita mc­
scolata dell'uno e dell'altro modo. Alcuni si liberano da
quanto vi è di peggiore e si librano verso cose migliori .
Quelli che si lasciano governare dalla natura universale ed
essi stessi conducono una vita emancipata dalla loro na­
tura e godono delle potenze della natura, eserciteranno un
culto conveniente alla natura ed adatto ai corpi ed ai moti
della natura, scegliendo, per questo, i luoghi, le qualità, la
materia dell'aria, le forze della materia, i corpi, le qualità
dei corpi e gli atteggiamenti ed i movimenti adatti ed i
loro mutamenti che avvengono nelle nascite e simili cose,
sia nelle altre parti del culto divino, sia nel rito del sa­
crificio . Coloro che vivono nella sola mente, sciolti dai
vincoli della natura costruiranno una forma di culto intel­
lettuale e libera dal corpo in qualsiasi parte della religione.
Quelli che scelgono una vita media fra l'intelletto e la
natura seguiranno una religione media ed a seconda delle
differenze della vita media, prenderanno modi differenti
di c u l ti , attuabili con l'aiuto dei medi. Infatti o
adopreranno alternativamente i due metodi, o passeranno
dall'uno all'altro o arriveranno a cose assai cattive per
conseguirne altre, poiché pensano di non poter giungere
altrimenti alle cose migliori e più alte. Nella classe delle
essenze e delle potestà divine, alcune hanno a sè soggetta
un'anima ed una natura che li alimenta nelle loro opere
finché vogliono, altre sono separate profondamente dal­
l'anima e dalla natura, e non intendo solamente dall'anima

- 145 -
umana e generatrice, ma anche da quella divina e dalla sua
natura.
Altre infine stanno a metà e conciliano un 'unione
fra gli estremi, sia secondo un solo ed indissolubile vin­
colo, sia secondo il parere dilagante dei più , sia secondo
l'opinione non impraticabile dei più pochi, sia secondo il
consenso accomunato di entrambi.
Quando veneriamo gli dei che dominano l'anima e la
sua natura, non è strano offrire loro forze naturali e
consacrare a dei di questo genere i corpi che sono retti
dalla natura; tutte le opere della natura, infatti, obbedi­
scono ad essi e contribuiscono in qualche modo all'opera
dispensatrice degli dei. Ma quando desideriamo venerare
gli dei più puri riuniti nella loro unità, dobbiamo venerarli
con onori del tutto sciolti dalla materia. Infatti dobbiamo
loro tributare doni del tutto intellettuali, una vita separata
dal corpo, una virtù perfetta, una sapienza provata, che è
quanto li riguarda. Agli dei medi, governati dai beni medi,
si adattano, come abbiamo detto, medie pratiche di culto.
Partendo da un altro principio, cioè dalla distribuzione nel
mondo degli dei mondani, fatta una comune scelta dei
quattro elementi a seconda delle misure loro, partendo
ordinatamente dalla circonferenza verso il centro, avremo
ugualmente facile accesso alla verità dei sacrifici. Se infatti
noi siamo nel mondo e come parti siamo contenuti in
esso e siamo da esso generati, e ci alimentiamo delle sue
forze, e siamo composti dei suoi quattro elementi, ed
abbiamo una certa parte di vita e di natura, perché l'ab­
biamo da esso ottenuta, non dobbiamo dimenticare nel

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culto divino il mondo e gli ordini del mondo. Poniamo
dunque che in una qualsiasi parte del mondo esista un
certo corpo, e, come abbiamo visto, esistano in esso delle
forze corporee che sono secondo l'ordine distribuite nei
corpi, ugualmente una legge sacra distribuita secondo il
rito, degli alimenti corporei per quanto è corporeo, incor­
porei per quanto è incorporeo, rendendo a ciascuno quan­
to è suo proprio. Nondimeno se qualche religioso segue
un nume supermondano ed in verità questo accade assai
raramente , non fa meraviglia che questo, posto in una so­
litudine al di fuo ri dei corpi, e della materia, segua tale
culto con una potenza sopramondana, unito agli dei so­
pramondani. M a quanto riguarda uno solo per il fine del
sacerdozio, per la legge comune non si libera da tutte le
cose e dal dover usare dei primi e medi gradi del culto
religioso; infatti, i sacerdoti compiono sempre un culto
corporeo. Qualsiasi esperto nelle pratiche sacerdotali, dirà
che occorre che il culto degli dei non sia parziale cd
imperfetto, ma conveniente ed integro. Poiché, infatti,
prima che gli dei siano presenti, e discendano in terra, si
muovono tutte le potenze che stanno in ordine gerarchico
prima di loro e li precedono come loro nunzi ed accom­
pagnatori, per cui non fa meraviglia che chi non dà a tutti
quanto spetta a ciascuno, e non venera ciascuno con
l'onore che gli è dovuto, non giunge neanche ad ottenere
la presenza degli dei . Colui invece che si rende propizi
tutti i numi , offrendo a ciascuno doni graditi ed assai
simili all'essenza di ognuno, non rimane deluso nella sua
aspettativa e giunge con piena, integra presenza al coro

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divino. Stando così le cose non bisogna che il rito religio­
so sia semplice e composto di poche cose, ma multiforme,
che risulti dalle armonie particolari e costituito, come ab­
biamo detto, da tutti i culti mondani. Se infatti fosse sem­
plice e legato ad un solo ordine di cose, qualcosa nelle fu n­
zioni sacerdotali, verrebbe a noi semplicemente , così che
basterebbe osservare il modo del sacrificio. M a non è noto
a nessuno quanta moltitudine di forze soglia essere su­
scitata, se non ai sacerdoti , nella stessa opera già esperti.
Solo essi conoscono la perfetta pienezza del culto e quan­
to sia facile non ottenere lo scopo dei sacrifici, per avere
omesse solo poche pratiche di culto. Come se una corda si
rompe in uno strumento, questo ha subito una sua dis­
sonanza , così, per avere omesso un solo nume, e se il rito
non è stato osservato, la stessa religione comune non rag­
giunge Io scopo desiderato e per questa sola deficienza,
l'opera sacra non raggiunge la sua struttura e la sua inte­
grità.
Quando le potenze divine stanno per scendere mani­
festamente ai sensi, giunge a noi un danno manifesto, se
abbiamo tralasciato di onorare qualcuno degli dei. Simil­
mente quando giungono apertamente in un'operazione
sacra, se tralasci di onorare qualcuno a seconda del suo
grado e della sua dignità. Chi infatti toglie a qualcuno di.
essi il dovuto onore, confonde tutta l'opera della reli­
gione, poiché scompiglia l'unica e completa procedura ; nè,
come qualcuno potrebbe pensare, è la parte che riguarda
l'accoglimento del dio che è imperfetta, ma è tutta la
struttura che cade . A che infatti? Forse che l'altezza della

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santità non ritorna sempre ad un principio sommo, ugua­
le, unico , alla moltitudine di tutti i numi ed in esso non
onora insieme tutte le essenze e le dominazioni?
Senza dubbio; in verità una perfezione di questo ge­
nere viene assai tardi ed a pochissimi e bisogna pensare
che abbia in noi un'ottima influenza, se tocca a tali per­
sone alla fine della vita. E la presente disquisizione non dà
leggi ad un uomo che è giunto a questo: costui, infatti è
superiore a qualsiasi legge , ma per coloro che mancano di
qualche legge , avvalora con la sua presenza queste leggi
sacre; infatti la moltitudine dei numi è quasi un mondo
che ha molti ordini confluenti in un ordine solo. Simil­
mente i sacrifici devono avere un numero ed un ordine
unico. Così che i singoli atti rispondono secondo il rito ai
singoli numi.
Così tutte l e cose che sono intorno a noi ed in noi
molteplici, devono rispondere non da una qualche parte,
ma da tutte, armonicamente, alle divine cause della nostra
vita, e così risalire ai supremi governatori di essa. Perciò
l'osservanza della religione agisce in modo vario in noi e
intorno a noi. Infatti o completa quasi allargando o taglia
o purifica, o ordina quanto è privo di ordine, o allontana
moltissimo dall'errore mortale. Ed infine concilia ogni co­
sa all'amicizia con tutti gli esseri superiori. E poiché, da
una parte le cause divine, dall'altra l'umana predisposizione
confluiscono in un unico scopo, allora la religione completa
compie tutto; e dai sacrifici provengono immensi beni.
E certamente l'esuberanza di potere nelle somme
cause dell'universo ha questo, che , come supera gli infe-

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non m tutte le cose, così anche in questo è superiore,
cioè nella stessa ampiezza della sua presenza , affinché le
cause di tutto, e specialmente di tutt i , siano sempre pre­
senti a tutt i , così che la medesima potenza della causa di
ciascuno, sia ovunque interamente e sempre presente , al di
fuori di qualsiasi impedimento. Solo in questo modo le
potenze prima di tutto si uniscono alle ultime . Ed i
principi immateriali sono presenti in quelli materiali . Nes­
suno si meravigli, quindi , se chiamiamo una materia pura
e divina; infatti anche la materia che è stata fatta dali 'ar­
tefice e padre di ogni cosa, può acquistare per suo merito
una certa perfezione adatta ad accogliere gli dei . Che anzi ,
niente impedisce che i superiori diffondano la loro luce
fino agli inferiori . Infatti non permettono che l a natura
resti priva dell'azione dei superiori. Per questo, tutto
quanto della materia è perfetto e puro e foggiato ad
immagine del dio , non è inadatto ad accogliere il dio.
Infatti poiché è necessario che le cose terrene non siano
del tutto prive dell'influenza divina , anche la terra ha
ricevuto in sorte una predisposizione sufficiente a ricevere
gli dei . Considerate queste cose con la sapienza delle cose
sacre e trovando cos ì con profonda diligenza a seconda
dell'armonia, quanto è adatto ad accogliere ciascuno degli
dei , si possono comporre in un unico ordine le pietre, le
erbe, gli animal i , gli aromi , ed altre cose simili , con
quanto è sacro, perfetto e deiforme. E di tutte queste
cose fa un luogo di reazione puro ed integro . E non è
lecito rinnegare tutta la materia, ma solo quella che è
priva di influsso divino. E per gli dei, è necessario cogliere

- 1 50 -
la materia loro propria, che cioè sia adatta e possa bene
sopportare gli edifici degli dei, i fondamenti dei monu­
menti, le opere dei sacrifici. Infatti nessun possesso e nes­
suna parte di quanto è divino, può toccare in sorte ai luo­
ghi terreni ed agli uomini che li abitano se prima non è stato
gettato tale fondamento. Bisogna credere alle arcane rivela­
zioni le quali dicono che la materia è stata creata dagli dei
per essere uno splendido spettacolo; essa , poi , è legata ai
suoi fattori. Per questo il sacrificio materiale attrae gli dei,
perché si manifestano e li chiama perché si lascino accoglie­
re, e quando sono presenti, li prende e li mostra in modo
perfetto. Il medesimo fatto si può capire tenendo conto
della distrib).lzione degli dei nei sacri luoghi, e dal governo
che essi esercitano in ogni singola cosa, ciascuna a seconda
dei diversi ordini, sia maggiori che minori, e dei destini che
ha ottenuto in sorte . E' noto che ad alcuni dei che ammi­
nistrano certi luoghi è assai adatto il sacrificio di quanto
nasce in essi e che piacciono agli dei che governano le cose
da loro governate e quanto le riguarda; infatti le proprie
opere sono sempre gradite a chi le ha compiute e a quelli
innanzi tutto, che hanno creato qualcosa, particolarmente
accetta avere questa cosa indietro, sia quindi certi animali,
che certe piante, che altre cose che sono state elargite dagli
dei, ed hanno ottenuto in parte la loro cura, ci conciliano
ad un 'unione individuale con gli esseri superiori . Perciò
alcune di queste cose che mantengono una continua
familiarità con gli dei per il fatto che rimangono integre
fino a quando sono conservate e coltivate, aumentano e
conservano la forza di comunione fra gli uomini e gli dei.

- 151 -
Tali sono alcuni animali presso gli Egizi ed ovunque è
sacro l'uomo; alcuni di essi, uccisi e bruciati, rendono più
chiara questa familiarità, perché rendono in modo più
assoluto la fusione nel principio dei primi elementi e nelle
cause divine , e quindi più sacre al rito. Infatti, quanto più
la proprietà e la familiarità del rito si compie , tanto mi­
gliori beni discendono su di noi. N� queste cose sono
state inventate dagli uomini, nè si sono imposte per auto­
rità agli umani costumi, ma il dio stesso, chiamato secon­
do il rito alle cose sacre , è l'autore di leggi di questo
genere , ed attorno a lui si raccolgono gli dei e molti angeli
e per iniziativa sua, ciascun nume ha ottenuto in sorte fra
qualsiasi gente della terra, o la prefettura o il governo di
una provincia. Per questo ogni tempio è dedicato al pro­
prio nume. Perciò dei sacrifici , che tributiamo agli dei ,
qualche dio è spettatore e governatore. Quello che of­
friamo agli angeli , un angelo , quello che offriamo ai de­
moni, un demone, e negli altri avviene nel medesimo
modo a seconda del genere proprio a ciascuno e della
parte di governo che ha ottenuto in sorte. Poiché,
dunque, compiamo i sacrifici sacri, sotto la sorveglianza e
l'in iziativa degli dei, dobbiamo temere le leggi della divina
santità, ed i sacrifici legittimi ed inoltre sperare in essi,
perché sacrifichiamo sotto il dominio degli dei e dei numi.
E nello stesso tempo porre la massima attenzione, di non
offrire niente di indegno o di estraneo agli dei . Infine
raccomandiamo specialmente questo, di osservare atten­
tamente tutto quanto è in noi e fuori di noi e nel mondo
in corrispondenza con la distribuzione degli dei, dei demo-

- 152 -
ni e degli angeli. I n questo caso offriamo a ciascuno un
sacrificio adatto. Il voto, e l'adorazione e la preghiera
compiono ogni operazione dei sacrifici , ed in primo luogo,
portano ad una religione completa ed ispirano un'indisso­
lubile comunione delle anime con gli dei . Di essa vi sono
tre specie : la prima riunisce ed offre a noi il contatto e la
coscienza della divinità; la seconda ottiene un'unione con­
senziente al divino e ci procura i doni elargiti dagli dei ed
anche prima di parlare , capiamo quanto compie tutta la
nostra opera ; la terza effettua un'ineffabile unione e pone
tutta l'au torità negli dei ed in essi pone e colloca perfet­
tamente tutta la nostra anima ed in verità in questi tre
termini, coi quali si misura ogni cosa divina, e ci ispira la
tendenza all'armonia con gli dei e ci apporta una triplice
utilità degli dei stessi . Una riguarda la chiarificazione della
coscienza, l'altra la comune esecuzione delle opere, l'altra
la perfetta completezza che viene dal fuoco divino. Così
anche l'adorazione, ed il suo valore, talvolta precede gli
stessi sacrifici, tal altra si inserisce a metà del sacrificio,
talaltra ancora, compie la fine del sacrificio. Ma nessuna
opera sacra ha mai il suo effetto senza le suppliche del­
l'adorazione.
L'adorazione, poi , usata di frequente, nutre e com­
pie l'intelletto , rende l'anima più ampia ad accogliere
quanto è divino e rende manifesto agli uomini quanto è
divino, l'abitua a sostenere lo splendore della luce divina,
a poco a poco rende efficiente le nostre possibilità di
comunione divina, fino a che ci conduce al sommo grado
di queste qualità, e diminuisce lentamente il modo umano

- 153 -
del nostro pensiero e lo sostituisce con uno divino, e crea
una persuasione , una comunione ed un'amicizia perpetua,
lontano da qualsiasi intromissione ; aumenta inoltre l 'amo­
re divino e quanto vi è di divino nell'anima, lo accende e
lo eleva e monda l 'animo di quello che è contrario ed
avverso a ciò; ed allo spirito eterno e splendidO' che è
insito nell'animo, esclude quanto porta all'atto della gene­
razione ; che anzi, dà speranza e fede di luce ; infine
(esponendo la cosa per sommi capi) la virtù dell ' adora­
zione rende gli uomini che pregano spesso, familiari inter­
locutori degli dei e loro discepoli .
Essendo tale l'adorazione, e d avendo tale connessio­
ne coi sacrifici, è chiaro che il fine dei sacrifici è partecipe
all'influsso dell'opera, ogni volta che questa si adatta alle
influenze degli dei. Cos ì anche il valore di questo è tanto,
quanto giunge di bene al genere umano dalle cause e dalle
opere ; e di qui appare di nuovo la virtù dell'adorazione
che redime, perfeziona, compl eta, e per quale ragione essa
sia efficace e provocatrice dell'unione, e come abbia un
comune vincolo cogli dei, ed in qual modo l 'adorazione
ed il sacrificio si confermino a vicenda, si diano a vicenda
potenza, e provochino i mirabili effetti della religione ; di
qui appare che la disci plina sacerdotale ed il suo operare
hanno nelle loro parti un 'armonia non minore che nelle
singole membra ; infatti nessun animale può svincolare
qualche parte di sè , e la sua opera dal tutto.

- 1 54 -
DEI SAC RIFICI DEGLI ANIMALI

Porfirio si chiede perché nella legge dei sacrifici sia


prescritto che colui che si dispone a contemplare le cose
divine, non deve in quel periodo toccare un corpo morto,
quando, invece , le in vocazioni e le preghiere giungono più
facilmente agli dei con sacrifici di animali mort i .
Giamblico risolve così la questione ; gli oracoli consi­
gliano colui che deve contemplare le cose divine a non
toccare nessun corpo morto, se non è consacrato . Permet­
tono, però, se è consacrato, di toccarl o. Inoltre vietano di
toccare dei corpi umani dai quali ormai l 'anima si è
allontanata, sia pure con lo sguardo. Infatti qualsiasi
orma, od immagine o apparenza della vi ta divina, si estin­
gue in un corpo, col sopraggiungere della morte. Nessuna
religione vieta di toccare i corpi morti degli altri animali.
Poiché non ci si guarda da questo neanche nella comune
vita divina. Inoltre quando noi tendiamo a dei immate­
riali , è opportuno che noi non tocchiamo tale corpo;

- 155 -
quando invece , ci sforziamo di giungere agli dei materiali ,
è u tile toccarlo di frequente. Infatti siamo soliti chiamare
gli dei che hanno cura di questi animali e quelli che li
gove rnano più da vicino, quasi con una stretta relazione.
Cos ì i corpi privi di vita portano delle impurità agli
uomini legati alla materia, cioè come il non vivente al
vivente e l'impuro al puro, ed il privo d'abito a chi ce
l'ha, ed il morto a chi ha la possibilità di morire , per una
certa tendenza comune in queste cose ; ma al demone
incorporeo ed intoccabile da questa passione , tali corpi
non nuocciono per niente. Infatti esso è di gran lunga
superiore a quanto è caduco.

- 1 56 -
DEI V A TICINI OTTENUTI PER M EZZO
DEGLI ANIMALI

Quando il vaticinio si compie per mezzo dei corpi di


animali sacri , come l'asturo, non bisogna pensare che gli
dei siano direttamente presenti in essi, come se , perché
sono le provvidenze universali , dovessero curarsi anche in
modo individuale , particolare , materiale, proporzionale dei
singoli animali. Ma i demoni che sono divisi più partico­
larmente e ciascuno è distribuito ad una singola specie di
animali, hanno avuto in sorte la cura più vicina ed il
governo degli animali ; infatti hanno ottenuto in sorte
questo potere , non del tutto sufficiente a se stesso, senza
la materia ; perciò sogliano servirsi armonicamente di stru­
menti di tal genere. Per questo, per ottenere dai demoni
un vaticinio attraverso gli animali, dobbiamo ottenere loro
una sede tale , per la quale possano mostrarsi agli uomini,
ed usare di noi . Questa sede è necessario che sia incorpo­
rea, affinché i demoni incorporei siano per essa presenti in

- 1 57 -
noi. Vi sarà dunque quest'anima sciolta dal corpo di tali
animali. Poiché infatti essa è separata dal corpo, si unisce
con i demoni e si unisce anche con noi , per un certo lega­
me con la vita. Infatti come termine medio al demone che
la presiede, serve a suggerire il presagio all'uomo ed a
manifestare i consigli del demone, e ci concilia col de­
mone stesso . Quest'anima che usufruisce del vaticinio non
solo lo ode ed accoglie, ma anche da se stessa giunge ad
eseguire quanto riguarda l'opera di quello. Essa infatti si
muove e coopera col demone ed insieme provvede per una
certa compaziente necessità a quello. Ma un vaticinio di
questo genere è di gran lunga differente da quello vero e
divino e riguarda cose brevi e di scarsa importanza. Queste
cose sono poste in una natura separata e sono conti­
nuamente ricondotte alla generazione e mostrano che i
loro movimenti provengono da altre potenze ed apportano
continuamente delle passioni e che essa è naturalmente
esposta a subire le passioni e per questa comunicazione di
influenze giunge un vaticinio di tal genere. In fatti una
profezia perfetta non può avvenire per mezzo della pas­
sione. Perché ciò che è immutabile di fronte a quanto è
immondo, è puro e suole seguire specialmente il futuro.
Quanto, invece ha continui, tenebrosi contatti con la ma­
teria e le passioni, sorge dall'ignoranza ; per cui pensiamo
che questo artificioso modo di ottenere dei presagi non è
degno del nome legittimo di vaticinio, nè è da usare se­
riamente, nè si deve credere a chi lo usa, come ad un ve­
ritiero .

- 1 58 -
IN QUAL MODO l SUPPLICANTI POSSONO
M INACCIARE l DEMONI

Narra Porfirio che i sacerdoti sono soliti usare con­


tro gli dei di violente minacce , come : "se voi farete o non
farete questo, io spezzerò i cieli, o divulgherò i segreti di
lside o svelerò l'arcano nascosto nell'abisso , o fermerò la
baride, (cioè la nave sacra degli Egizi) o disperderò le
membra di Osiride Tifone" od altre simil i . Giamblico è
del parere che i supplicanti non sogliono lanciare minacce
di questo genere, come opina Porfirio, al Sole , alla Luna
od agli altri celesti , ma che esista nel mondo un certo
genere di potenze assai divise ed indistinte e di poca
importanza che accoglie dal di fuori domande ed implora­
zioni e le esaudisce, ma non per un'intelligenza propria.
Infatti non distingue il vero dal falso, ed il possibile
dall'impossibile . Questo genere , provocato da minacce e
quasi irritato da esse, si stupisce e si agita naturalmente di
fronte a frasi assai violente, ed è trascinato a compiere

- 1 59 -
altre cose per la sua incosciente ed instabile fantasia.
Inoltre il sacerdote spesso, non per umana virt ù , ma per la
divina potenza dei sacramenti superiori, comanda e minac­
cia gli dei del mondo. Egli infat ti , che ha ottenuto l'ordi­
ne degli dei superiori , perciò usa dei mandati superiori alla
propria natura e di minacce, non per fare quello di cui
minaccia, ma per dimostrare quanta potenza ha ottenuto
dalla sua unione con gli dei che gli dà la conoscenza ed il
possesso di quegli ineffa bili simboli o segni che chiamano
sacramen ti. Cos ì i demoni che custodiscono le regioni e le
provincie del mondo, distribuiti nelle varie sue parti , han­
no tanta cura delle parti loro affidate, che non potrebbero
tollerare neanche una parola contraria ali 'ordine ed alla
disposizione di quell o , custodendo con immutabile perse­
veranza quanto è umano. E fecero loro questo ordine
immutabile, perché l 'ordine degli dei rimanga immutabile
in essi. Partecipando al quale, sia i demoni dell'aria, che
quelli distribuiti sulla terra, hanno questo, che non posso­
no udire n è essere piegati dalle minacce ; perciò gli dei
custodiscono diligentemente i misteri ineffabili ed arcani.
E tanto più grande è la loro diligenza , in quanto capisco­
no che l 'ordine e la disposizione dell'universo è contenuta
in quei misteri . Poiché in queste parole sono spiegati
allegoricamente gli dei e l 'ordine del mondo ; per questa
causa le parti del mondo rimangono in ordine , perché la
potenza di Osiride permane nel suo sincero beneficio ed
intatta e non è mai sconvolta da un tumulto contrario o
da un errore .
Rimane al di sopra la stessa vita di tutti pura sem-

- 1 60 -
pre ed incorrotta, fino a quando le facoltà vivificanti e
belle che sono nascoste in lside , si fermano qui e da esse
il mondo prende moto, nè esse discendono in questo
corpo manifesto agli occhi ; ed ogni cosa rimane immobile
e continua con la sempitema successione delle nascite e
poiché il corso del Sole non può mai fermarsi, continuano
al di sopra completamente integri, poiché le cose che sono
nell'abisso, cioè nascoste nel profondo, non si manifestano
mai ed in esse ogni cosa ha salute, ed anche l'universo,
affinché in esso quanto è occulto si conservi tale e riman­
ga, ed anche la segretissima essenza degli dei non subisca
mai una sorte contraria, e non si mescoli agli opposti e
questo, come ho detto, avviene anche per i demoni intor­
no alla terra che non sopportano di essere altrimenti sviati
dali 'udire una voce e di essere profanati da parol e ; perciò
nei riguardi di demoni di tal genere , l'uso di parole non
ha nessuna potenza. Di questi , poi, nessuno, in nessun
luogo può essere minacciato. Nè per loro sono state tro­
vate queste minacce ; per questo i sacerdoti Caldei, presso
i quali è stato giudicato e deciso il puro discorso da fare
agli dei, non si usano mai delle minacce. Gli Egizi , poi,
che mescolano i discorsi ai demoni con i divini sacramen­
ti, talvolta si danno a minacce di questo genere .

- 16 1 -
ESPOSIZIONE DEI SIMBOLI
DELLA TEOLOGIA EGIZIA

Gli Egizi , imitando la natura dell'universo e la costi­


tuzione degli dei, mostrano essi stessi le immagini mistiche
e recondite nel comporre alcuni simboli ; come la natura
infatti esprill}e significati occulti in forme apparenti, quasi
in simboli, anche gli dei manifestano la verità delle idee
attraverso immagini manifeste. Infatti , vedendo che tutto
quanto è superiore si diletta della similitudine degli infe­
riori e desiderando inoltre di essere ricolmati dalla bontà dei
superiori, per quanto li imitino nei limiti delle loro forze,
giustamente anch'essi offrono un conveniente modo di
agire nei riguardi dei superiori e secondo delle loro forze,
quando gli occulti misteri si rivelano nei simboli manifesti,
per interpretare i quali parlano ed ascoltano. Quando
infatti nei sacrifici , nominando il fango lo rappresentano,
bisogna intendere il corpo nel mondo e la materia e la
virtù generatrice ad esso connessa, e quasi ugualmente

- 1 62 -
agitata e fluente e la causa principale, quasi preposta al
punto d i inizio degli elementi e delle loro virt ù . Ed
essendo ciò in questo modo, il dio stesso della generazio­
ne e di tutte le forze di tutta la natura, che sono insite
agli elementi , cioè a dire la loro causa che , superando ogni
cosa, è immateriale, indivisibile, immobile ed ingenita e
causa di se stessa e tutta se stessa, e supera di gran lunga
tutte queste cose , e le conduce tutte a sè, tutte abbrac­
ciandole e, dal fatto che le comprende tutte ed a tutte
dona del suo, si stacca com pletamente da esse.
E poiché supera ogni cosa, risplende come separato
da ogni cosa mondana, solo con se stesso, alzandosi in
modo sublime . Conferma anche questo il simbolo che
segue, dove è rappresentato un dio che siede sul loto,
pianta acquatica, dove è significato il fatto che il dio col
suo dominio sopravanza il fango e non lo tocca governan­
dolo, ma compie un ministero del tutto intellettuale e
celeste . Infatti tutti i frutti e le foglie del loto sono
rotonde e questo significa l 'azione circolare della mente
che si mantiene sempre nelle medesime misure . Il dio
infatti , al di sopra di questa azione, è fermo in se stesso
superando, santo e venerabile, il gove rno di queste cose e
quasi riposando in se stesso, la qual cosa è rappresentata
nell'atto dello star seduto : inoltre, quando rappresentano
il dio come pilota di una nave, vogliono far intendere
come egli sia il pilota del mondo ; e come il pilota è
separato dalla nave e dal timone e governa la nave con un
solo e facile movimen to, cos ì fa il dio stesso al di sopra
del mondo, cioè mostrando le cause prime dei movi-

- 1 63 -
menti, dai primi principi della natura . E poiché tutte le
parti del cielo e gli animali celesti e tutto il moto dell'uni­
verso ed il tempo stesso, secondo il quale il mondo si
muove, ed ogni cosa è contenuta nel tutto, accoglie le
forze che discendono dal sole ed altre mescolate con esse
ed altre ancora che superano questa mescolanza , c'è anche
un modo simbolico di superare questo fatto, descrivendo
il sole con parole e figure in forma di animali celesti e
mutevole nella sua forma, di ora in ora. E questo dimo­
stra poi la sua esistenza immutabile e tutta uguale per
tutto il mondo. Ma poiché le cose che accolgono le sue
forze, sono disposte in modo diverso intorno all'indivi­
sibile esistenza del dio , e ciascuna accoglie le multiformi
potenze del sole a seconda della differenza della propria
natura e dei propri movimenti, per questo la tradizione
simbolica vuole arrivare all'unità del dio attraverso la
moltitudine dei suoi doni e giungere all'unica potenza del
dio attraverso le potenze multiformi . Per cui , pur definen­
do il dio unico e fermo in se stesso, asserisce che l'avvi­
cendarsi delle forme ed il loro trasfigurarsi , dipende da
coloro che le accolgono, per la qual cosa si dice che esso
muta di ora in ora a seconda dei diversi animal i , come se i
cambiamenti intorno al dio variassero a seconda dei di­
versi modi con cui il dio è accolto e dall'uso che si fa
delle preghiere a lui . Gli Egizi giungono a supplicare gli
dei con tale simbolico e mistico culto, non solo nelle vere
e proprie visioni degli dei , ma anche nelle preghiere di
minore importanza, che hanno un significato di questo
genere .

- 164 -
DEI NOMI DIVINI

Porfirio chiede perché i sacerdoti usino dei nomi


che non significano niente. Giamblico risponde che tutti i
nomi di questo genere significano qualcosa presso gli dei e
per quanto di alcuni i significati siano ignoti, di altri
invece sono noti , poiché ne abbiamo avuto l 'i nterpre­
tazione dagli dei . Tuttavia il modo di significarli è del
tutto ineffabile e non secondo l 'immaginazione umana,
ma secondo l 'intelletto che in noi è divino o piuttosto in
un modo più semplice ed utile, secondo l'intelletto unito
agli dei. Bisogna togliere perciò dai nomi divini ogni
pensiero e discorso razionale e la connessione naturale
della radice di esso con le cose poste nella natura e poiché
il carattere simbolico della similitudine divina è intellet­
tuale e divino, cos ì questo stesso fatto dobbiamo supporre
ed accogliere in ogni cosa; e per il fatto che ·è cos ì , è
specialmente venerabil e ; od è tanto più elevato , perché
non entra nella nostra conoscenza ; ed in questi nomi

- 165 -
divini abbiamo accolto per influsso divino la risoluzione
delle cose divine, in essi abbiamo com presa tutta la cono­
scenza dell'essenza, della potenza e dell'ordine divino col
nome stesso e conserviamo nell'animo un'immagine misti­
ca ineffabile e completa degli dei ed attraverso queste
cose eleviamo l'anima agli dei, ed una volta elevata, la
uniamo ad essi, a seconda delle nostre forze . Inoltre si
chiede , perché , fra i nomi divini, preferiamo quelli stranie­
ri agli altri : perché gli dei approvano la lingua dei popoli
sacri, cioè gli Egizi e gli Assiri , come specialmente adatta
alle cose sacre ; e perché pensiamo che le antiche voci e
modi di parlare si devono usare come legati alla dizione e
preghiera agli dei : perché questo più antico modo di
parlare, fu il primo ad essere in vigore ; e perché i primi
nomi furono accolti per ispirazione divina e poi mescolati
nella lingua comune con uso familiare , adattati da un
significato consentaneo ad essa, così ce li tramandarono
da conservare in perpetuo.
Noi quindi dobbiamo conservare la stessa regola
della tradizione secondo il rito. Se, infatti, qualcosa con­
viene agli dei , questo è eterno immutabile, ed oltre ogni
cosa legato ad essi. A proposito di questo, Porfirio dice
che quando si sente nella voce di un nome divino l 'esi­
stenza di un significato, la conoscenza in esso si rivela,
qualunque sia la dizione. Giamblico risponde che anche
interpretando in questo modo la cosa non è cos ì , come si
pensa ; infatti se i nomi fossero stati posti per un patto
convenuto fra gli uomini, non importerebbe niente cam­
biarli con altri. Se invece furono adattati alla natura delle

- 1 66 -
cose che specialmente sono in armonia con questo fatto,
essi sono assai graditi agli dei; da ciò appare chiaramente
che la lingua delle genti sacre è superiore a qualsiasi altra
razionale. I nfatti non conserva il medesimo valore dei
nomi interpretati in altra lingua; ma vi sono alcune voci
proprie a singole genti, che non possono in alcun modo
essere tradotte in altra lingua; si aggiunge a ciò il fatto
che, se possiamo interpretare le proprietà dei significati da
un'altra lingua, tuttavia i nomi mutati non conservano la
medesima potenza ; inoltre i nomi stranieri hanno molta
enfasi ed efficacia di intuizione e significato , e concisa
brevità, pochissima ambiguità, e varietà e moltitudine di
termini; per tutte queste cose sono sommamente adatte
agli dei. Lascia quindi i sospetti lontani dalla verità per
cui pensi che la lingua egizia ti porti al fatto che dove c'è
un termine egizio, o l'uso della lingua egiziana, lì vi sia la
possibilità di un'invocazione. Piuttosto pensa che, poiché
gli Egizi per primi fra tutti ottennero in sorte la presenza
e la partecipazione degli dei, perciò gli dei sono partico­
larmente favorevoli al supplice che invoca secondo il rito
egizio e non si può dire che questi riti stranieri siano
oscuri e che i nomi divini siano stregonerie da prestigiatori
o maghi, perché solo per il fatto che sono particolarmente
aderenti agli dei, ci congiungono ad essi ed hanno forze
quasi eguali agli dei e sono fantastici suoni senza i quali
nessuna opera ottiene il suo effetto nei sacrifici. Ma
neanche queste modalità esteriori si compiono per mezzo
delle nostre passioni attribuite dall'opinione comune al
divino. I n fatti non partendo da ciò che noi stessi soppor-

- 167 -
tiarno, ma da quanto è proprio degli dei, diamo a questi
termini un'interpretazione secondo la natura divina. Così
non giungiamo a conoscenze contrarie alla divinità. Al
contrario, quando una cosa si mantiene vera, è aderente
alla sua natura, e come i primi che ci tramandarono le
leggi della santità del culto religioso hanno raggiunto in
questo modo la verità, così noi dobbiamo perseverare in
esse ; infatti se c'è qualcosa che piace particolarmente al
dio nelle sacre leggi e nei riti, è proprio la continuità che
è al dio particolarmente adatta. E' importante, quindi, che
i riti dell'adorazione, siano sempre conservati intatti, senza
togliere od aggiungere niente, come era nei tempi antichi,
perché tutti i nomi e le preghiere non siano diminuite nel
loro valore; invero quasi certamente a ciò è d ovuto il
fatto che ad un tratto tutto, e nomi e preghiere, siano
affievoliti, poiché a causa della stessa prevaricazione e
smania di innovare sempre sono stati mutati e non
finiscono mai di essere mutati. I greci, infatti, sono per
natura desiderosi di novità ; e si lasciano trasportare facil­
mente come una nave priva di timone, senza avere alcuna
costanza e non conservano quanto accolsero da altri. M a
lasciano presto d a parte questa o quest'altra cosa e soglio­
no trasformare tutto per l a loro incostanza e per seguire
lo sviluppo di nuove invenzioni; gli stranieri, invece, come
sono tradizionalisti e fermi nelle loro usanze, così conser­
vano sempre lo stesso modo di parlare e per questa loro
fermezza sono assai amici degli dei ; ed offrono loro pre­
ghiere gradite che non è lecito cambiare per nessuna ra­
gione.

- 1 68 -
L'OPINIONE DEGLI EGIZI A RIGUARDO
DEL DIO E DEGLI DEI

Inoltre Porfirio chiede quale per gli Egizi , sia la


causa prima. Se l'intelletto o qualcosa al di sopra di esso.
E se è qualcosa di unico o se è mescolato con qualcosa
d'altro o con altri . E se sia incorporeo o piuttosto corpo­
reo. Inoltre se sia la medesima cosa con il fattore del
mondo, o superiore ad esso, o se tutte le cose sono
confluite da una sola fonte o da molte, e se il primo
fondamento di tutto sia la materia informe o certi corpi ;
e se questa materia fu generata o se è qualcosa di inge­
nito. A queste cose Giamblico risponde cos ì : Io ti dirò in
primo luogo che i sacri ed antichi scrittori degli Egizi
ebbero varie opinioni a questo riguardo, ed i sapienti dei
secoli passati non hanno parlato tutti nel medesimo modo
di questo. Infatti , essendo molte le essenze dell 'universo
ed assai differenti fra di loro, giustamente di esse furono
tramandati diversi principi, con ordini diversi , a seconda

- 1 69 -
dei vari sacerdoti, i principi, tuttavia sono tutti universali,
come narra Seleuco.
Mercurio stesso ce li diede in ventimila volumi, o
come corregge Meneteo, in trentarnila volumi. E in seimila
cinquecento venticinque di essi dimostrò perfettamente
ogni cosa. Alcuni degli antichi, poi, introdussero qua e là
alcuni principi propri d i particolari essenze. Occorre quin·
di esporre b revemente la verità riguardo tutte queste cose,
e per primo, quanto chiedesti per primo. Il primo dio,
prima di essere , e solo, è padre del primo dio che generò
rimanendo nella sua solitaria unità e questo è al di sopra
della comprensione dell'intelletto; è un esempio di questo
il dire : padre di se stesso, figlio di se stesso , padre di un
dio buono.
Egli quindi è il più grande ed il primo, è fonte di
tutti, e radice di tutte quelle cose che per prime sono
conosciute e conoscono, naturalmente delle idee.
Da questo uno il dio, che bastava a se stesso, esplicò
se stesso. Per questo si dice che, bastando a se stesso , è
padre e signore di sè . Questo è il principio, il dio degli
dei ; l'unità dall'uno al di sopra dell'essenza e principio
dell'essenza. Da lui infatti proviene la essenza, perché è
chiamato padre dell'essenza. Egli infatti, è l'ente gene­
ratore dei principi intellegibili e questi sono gli inizi an­
tichissimi di tutte le cose che Mercurio prepone agli dei
dell'aria, dell'empireo e del cielo, componendo cento libri
su quelli dell'empireo, altrettanti su quelli dell'aria, mille
sui celesti. Secondo un altro ordine prepone agli dei
celesti come duce il dio Emef, che dice essere un intellet-

- 1 70 -
to per se stesso intelligente; che converte a sè le varie
intelligenze ; a questo antepone un unico indivisi bile che
chiama primo esemplare o espressione o effigie, il cui
nome è Icto n . In lui è il primo intelligente ed il primo
intellegibile , che si adora solamente col silenzi o ; oltre a
questo, poi , nella creazione delle cose sensibili, appaiono
altri duci .
Infatti l'artefice dell 'intelletto che è il signore della
verità e della sapienza trasforma in luce l'occulta potenza
delle nascoste ragioni , col progredire delle generazioni , è
chiamato in lingua egizia Amun. Giacché, poi, compie
ogni cosa senza menzogna, con arte insieme con verità, è
chiamato Fta ; i Greci chiamano questo dio Vulcano, con­
siderandolo solamente artefice. Il dio che distribuisce il
bene è chiamato Osiride ed inoltre ha altre denominazioni
per potenze di fferenti.
Vi è anche presso gli Egizi un'altra gerarchia di dei
al di sopra degli elementi legati alla generazi one , e le virtù
di questi dei sono quattro maschili e quattro femminili ;
ed attribuiscono questa gerarchia al sole . Così c'è un'altra
gerarchia al di sopra di tutta la natura generatrice, che è
attribuita alla Luna . Puoi dispo"e queste in un ordine cui
anche Proclo è consenziente. Il primo è questo uno al di
sopra dell 'esistenza e dell 'intellegibilità. Il secondo è l 'ente
unico, nella sua unità, ed in esso l 'unità è preposta all 'es­
sere; può essere chiamato l 'intelletto intellegibile, padre di
se stesso. Il terzo è l 'intelletto intellegibile ed intellettuale
insieme ed è l 'intelletto unito, l 'espressione prima, Icton.
Il quarto è l 'intelletto intellettuale già esplicato, duce

- 171 -
degli dei celesti, Emef Il quinto è l 'intelletto creatore,
duce delle attività mondane ed è formato dagli dei celesti,
empirei ed aerei; questo, forse, è l 'intelletto anima del
mondo che chiamano Amun, Fta, Vulcano, Osiride ( l ).
Secondo Giamblico vi sono alcuni che dividono il
cielo in due parti, in quattro, in dodici, o in trentasei , o
nel doppio di trentasei, o in altri modi, mettendo a capo
di queste divisioni più o meno potenze. Ma di nuovo
antepongono a tutti questi un solo duce e cos ì il trattato
degli Egizi che riguarda i principi, progredendo dall'alto
verso il basso, discende dall'uno ad una moltitudine, che è
governata cioè da un dio della natura indefinita per quan­
to sia compresa strettamente in un confine definito. La
causa quindi di tutto, è un 'eccelsa unità.
Dio produsse la materia con la materialità derivata
dall'essenzialità ed assumendone questo aspetto vitale , l 'ar­
tefice compose le sfere semplici ed insensibili ed in ultimo
l'adoperò per produrre i corpi generabili e corruttibili.
Distinte queste cose , si risolvono facilmente i dubbi che
dici di aver concepito nella lettura dei libri egizi. Le opere
quindi che girano sotto il nome di Mercuri o , contengono
le opinioni mercurial i , anche se spesso parlano con lo stile
dei filosofi greci.
Ve ne sono , infatti , alcuni tradotti dalla lingua egi­
ziana in quella greca da persone non inesperte di filosofia.
Desidererei , però, che , come si occupano delle cause pri-

(l) La parte in corsivo è un 'aggiunta di Marsilio ed è pre­


ceduta, nel testo, dal nome di Marsilio:

- 172 -
me delle cose del mondo, studiassero di esse anche i più
alti principi . E come trattano da duci potenti i pianeti e
lo zodiaco, i decani, gli oroscopi e le stelle, riferissero
anche le particolari distribuzioni dei principi. I noltre i
dogmi dei libri salamini, contengono una brevissima parte
delle distribuzioni rivelate da Mercurio; così le parti che
trattano dell'apparire delle stelle o delle tenebre, del­
l'aumentare e del decrescere della luna, hanno solamente,
in fondo, la spiegazione data in proposito dagli Egizi.
Inoltre gli Egizi pensano che non tutte le cose sono natu­
rali, ma distinguono la vita intellettuale da quella animale
della natura. E questo, non solamente nel mondo, ma an­
che negli uomini, avendo posto prima di tutto l'intelletto
e la ragione come esistenti per se stessi. Così pensano che
siano fatte tutte le cose ed asseriscono che vi è un primo
e principale padre ed artefice di tutto quanto si continua
poi attraverso la generazione. Conoscono poi una potenza
vitale che è in cielo ed al disopra del cielo. Così collocano
l'intelletto puro al di sopra del mondo come unico ed
indivisibile in tutto il mondo ed un altro distribuito in
tutti i circoli. E queste cose sogliano meditare non solo
nella preghiera e nel nudo ragionamento, ma insegnano
che esse portano la nostra natura a cose più alte, comuni
e superiori al fato , fino al dio artefice del mondo. Nè in­
segnano fin dove la materia trascini con sè , nè altre cose
oltre l'osservare il tempo opportuno ; insegnano il conse­
guimento delle opere rituali e insieme lo realizzano ; e
questa via ce l'ha indicata anche Mercurio. E l'interpretò
il profeta Bitide al re Ammone, poiché l'aveva trovata

- 1 73 -
all'entrata del tempio nella città di Sain, scolpita in sacre
lettere egiziane ed offr ì anche a noi il nome del dio che si
muove per l 'universo ; riguardo a queste cose vi sono
anche molti ordini. Per la qual cosa non mi sembra giusto
ricondurre tutto quanto ci è dato dagli Egizi a cause
naturali. Vi sono infatti presso di loro molte cose in
molteplici essenze ; vi sono anche le potenze supermon­
dane che essi venerano con molta santità, secondo i prin­
cipi religiosi .

- 1 74 -
DEL L I BERO A R BITRIO E COME
C I POSSIAMO LIBERARE DAL DESTINO

Dopo di ciò Porfirio dice che molti Egizi fanno


dipendere il nostro arbitrio dal moto delle stelle. Giambli­
co risponde secondo le sentenze di Mercurio in questo
modo : l'uomo ha due anime, come insegnano le sentenze
di Mercurio ; una proviene dal primo intellegibile ed è
partecipe della potenza di quell 'artefice ; un 'altra invece , è
concessa a noi dal circuito dei celesti . In essa penetra
l'anima che vede le cose divine. L'anima, dunque scendendo
dai mondi in noi, segue i circuiti dei mondi. Essa venendo
dall'intellegibile , presente in modo intellegibile, ma supera
il circuito generativo; e per essa ci possiamo liberare dal
destino e saliamo fino agli dei . Ed abbiamo la religione
che tende a ciò che è eterno; infatti non si deve pensare,
come tu dubiti , che t u tte le cose siano legate ad indisso­
lubili vincoli di necessità, che si chiamano fato ; infatti
l 'anima ha un principio in sè proprio, per il quale si porta

- 1 75 -
all'intellegibile e dal quale discende fino alle cose genera­
te ; giunge fino allo stesso ente divino. Infatti noi non
applichiamo il fato agli dei che veneriamo come coloro
che si liberano dal fato , nei templ i , nei sacrifici, nelle
statue . Gli dei, infatti, liberano dal destino. Le nature,
invece che discendono ultime da essi e che sono legate
alla generazione ed al corpo del mondo, seguono il de­
stino. Giustamente , quindi tributiamo tutta la nostra vene­
razione agli dei , affinché essi , che soli dominano la neces­
sità con la persuasione dell'intelletto, ci liberino dai mali
imminenti del destino. Non tutto, in natura , infatti , è
legato al fato, ma vi è un altro principio dell'anima più
potente della natura e della generazione, per il quale
possiamo unirei agli dei e supe rare l 'ordine del mondo e
partecipare alla vita eterna ed all'azione degli dei super­
celesti ; per mezzo di esso noi stessi possiamo scioglierei
dai vincoli del destino. Quando infatti le qualità migliori
che sono in noi agiscono e l'anima è richiamata a quanto
c'è di meglio in lei , allora essa viene separata da quanto
vince nella generazione e si allontana dalle sue qualità più
basse . E muta una vita con un'altra ; ed essa stessa si
inserisce in un altro ordine , lasciando completamente
quello di prima. Come dunque? E' proprio possibile libe­
rarsi dal fato per mezzo degli dei che ci stanno intorno?
E nello stesso tempo pensarli come i duci e gli autori dei
fati, come coloro che legano la vita ai vincoli insolubili
del destino? In verità niente proibisce che così avvenga.
Poiché infatti gli dei comprendono in sè molte essenze e
"
potenze, che cosa può loro proibire di immeqere in noi

- 1 76 -
altre inestimabili differenze e contrarietà? Questo è lecito
dire ; in ciascuno degli dei , anche di quelli visibili, ci sono
i principi dell'intelletto e de li 'essenza, per mezzo dei quali
le anime ottengono la liberazione della generazione del
mondo e la libertà. Se poi qualcuno non ammette questa
soluzione dei due ordini di dei , cioè quello mondano e
quello supermondano, tuttavia la cosa si può risolvere
tenendo conto anche solo dell'ordine superrnondano. Que­
sto è dichiarato chiaramente nel trattato degli dei : quali
infatti siano gli dei che riconducono specialmente a cose
superiori e come ci richiamino da esse e con quali potenze
ed in che modo liberino dal destino ed a quali condizioni
renda particolannente l 'operazione dei sacrifici e quale è
l'ordine della natura del mondo ed in quale modo l 'azione
intellettuale compiuta viene dominata da questo ordine ;
per la qual cosa il fatto stesso che tu citasti dai versi di
Omero , che gli dei sono pieghevoli, ci sembra un sacri­
legio ; infatti le sante opere della religione sono definite da
leggi sincere ed intellettuali e liberano da quanto è peggio­
re con un ordine ed una potenza maggiori e noi non
otteniamo una sorte migliore fino a quando non ci libe­
riamo da ciò che è male, per cui non ci tocca niente che
sia al di fuorj della regola prestabilita all'inizio, così che gli
dei siano piegati a cagione del sacrificio e dell'atto cultuale
e dall'atto di minor conto; ma il dio lasciò andare le anime
alla loro prima dipartita, a questa condizione, che tornassero
a lui di nuovo. E non sono in contraddizione fra di loro, la
dipartita ed il ritorno delle anime. Infatti, come nell'uni­
verso intellettuale l'essenza è una cosa sola con la genera-

- 1 77 -
zione e tutto questo si connette giustamen te, cos ì anche
nella disposizione delle anime la cura della loro genera­
zione consente anche una liberazione da essa.

- 1 78 -
DEL DEMONE DI CIASCUNO

Dopo di ciò, Porfirio chiedeva molte cose sul de­


mone di ciascuno. Giamblico, a questo, rispondeva cos ì :
duplice è l a teoria sul demone proprio a ciascuno ; una lo
vuole sacro, quasi divino; l'altra artificioso. Quella non fa
alcuna indagine sulla nascita di ciascuno ; questa l 'esamina
con diligenza. Quella rende culto e cura al demone in
modo universale, al disopra della natura ; questa in modo
particolare, secondo natura. Stando cos ì le cose, mi sem­
bra assurdo che tu abbia trasposto un culto così perfetto
su un piano semplicemente umano ed in esso tu abbia
agitato le tue questioni. Perciò quando tu cerchi solamen­
te una via naturale e cos ì rendi culto al demone, mi
sembra che tu abbia preso parte assai esigua della vita.
Infatti coloro che ricercano ed operano intorno alla natu­
ra in modo artificioso, sono soliti invocare il demone per
mezzo di decani che lo facciano per loro e perciò di
immagini dispensatrici dell'influsso celeste, cioè delle stel-

- 1 79 -
le, del sole, della luna e dei poli e di tutti gli elementi del
mondo. Tu, scegliendo non giustamente una piccola parte
di tutto questo, cioè il significato dell'immagine della
nascita, agiti la questione solo in questo punto ; ed in
questo modo il significato stesso cede al demone dell 'im­
magine . E così indaghi secondo quale vita e potenza ed
influsso, quello influisca su di noi ; e cos ì ti fermi sulla
questione della nascita, sul fatto che il demone esista o
no, e se si può trovare il significato dell'immagine o se
non si può . Ed asserisci che è beato colui che, avendo
trovato l'immagine della sua nascita, può così sfuggire alla
sua sorte . Cos ì vedi il tuo demone ; a me sembra che
queste cose contrastino fra di loro e manchino di verità.
Se infatti il demone è legato a noi per l 'immagine della
nostra nascita, e da questo noi Io conosciamo, in qual
modo potremmo sfuggire al fato, con la conoscenza di un
demone a noi assegnato dal fato? E come possiamo
allontanare le necessità imposteci dal fato per mezzo del
demone, come tu affermi, quando tutte queste cose sono
state a noi destinate, insieme col demone, dal fato?

- 1 80 -
DEI GIUDIZI DEGLI ASTROLOGHI
E DEL DEMONE

Porfirio dice che se qualcuno riuscisse a conoscere


l 'immagine della propria nascita , ed il significato di essa,
troverebbe il suo demone e per mezzo di esso si potrebbe
liberare dal destino della nascita, ma aggiunge che è im­
possibile conoscere quella e trovare questo e che le regole
dell'astrologia e dell'astronomia, sono incomprensibili ed
incerte , come asserisce anche Cheremone. Giamblico dice
che il demone non può essere conosciuto nè è concesso
da quell'immagine nè dal suo influsso. Altrimenti non ci
libererebbe dal fato della nascita, ma questo è possibile
per mezzo di un principio primo e più alto, cioè degli dei
superiori, quando per la prima volta l 'anima si volse a
cose sensibil i , prima della concezione; quindi noi po�siamo
sfuggire al fato , non tanto per mezzo del demone, quanto
attraverso il culto degli dei superiori. Infatti le supposi­
zioni di Porfirio sono in contrasto non solamente con se

- 1 81 -
stesse, ma anche con l a verità. Poiché il demone non è
assegnato a ciascuno a seconda dell 'ipunagine della propria
nascita, ma bisogna risalire assai più indietro. Se di qui si
conoscesse il demone non sarebbe felice colui che riuscisse
a conoscere il demone della sua nascita. E chi potrebbe
sceglierlo come guida per sfuggire al destino? Se pensi
che esso ci sia stato assegnato per farci giungere alla cono­
scenza di queste cose, dimentichi completamente le princi­
pali questioni sull'essenza e dell'ordine dei demoni, e tocchi
le ultime da cui sono discese. Dici inoltre che innumerevoli
sono le regole dell'astrologia e le ipotesi sulla genesi. Donde
·appare che di queste cose non si può avere conoscenza. Io
quindi penso che si possa ottenere una verità certissima nei
riguardi delle stelle col vaticinio divino. Noi non manchia­
ma di un gran numero di regole nè di predicazioni artificio­
se ed inoltre aggiungo che non è del tutto impossibile che tu
mostri molta sapienza per quanto riguarda la scienza mate­
matica, perché essa porta ad opinioni diverse , e ciò che dice
C'heremone può contraddirlo qualunque altro. Ma in questo
modo, a causa delle opinioni contrastanti in qualsiasi
scienza od arte, potremo dire che la scienza non ha
nessun valore ; ma certamente, ovunque, non solo le falsità
sono in contrasto fra di loro, ma lo sono anche con la
verità ed ovunque si può giungere alla verità, scartando
quanto è falso . Porfirio dice che non si possono compren­
dere le regole dell'astronomia o dell 'astrologia e che in
esse vi sono molte contraddizioni e che possono essere
oggetto di critica da molti . Risponde Giamblico che il
vaticinio divin o può rivelare la natura e l 'influsso degli

- 1 82 -
astri, senza alcun artifici o . L'astronomia e le altre arti
concesse dagli dei da gran tempo, si sono confuse con le
opinioni umane e conservano ben poco di divino e di
vero. Nell'astronomia vi è qualcosa di vero per quanto ben
poco che appare dal reciproco influsso delle stelle, che
appaiono in cielo secondo determinate misure, cos ì che si
può prevedere un'eclissi di sole o di luna o l 'aspetto dei
pianeti. Le regole delle misure, delle distanze e dei movi­
menti delle comete e simili, a lungo osservate, presso i
Caldei e presso di noi, testimoniano che l'astronomia è
una scienza vera. Porfirio dice che il significato della
figura od i significati, se sono molti, non possono essere
compresi dagli studi degli astronomi e degli astrologì1i, ma
che bisogna indagare sul demone di ciascuno. Giamblico
dice che gli astrologhi danno delle regole, alcuni ne danno
cinque , altri meno, altri di più, per trovare e distinguere i
significati delle figure. Non dice che vi siano delle regole e
che si possano trovare e distinguere ma cos ì si pensa ed è
tramandato da quelli contro le ipotesi di Porfirio. Che
cosa proibisce che il significato dell'immagine ed il de­
mone, che cos ì difficilmente si possono trovare per mezzo
dell'astrologia, possano invece essere facilmente capiti con
il vaticinio divino ed i sacrifici? Nè si deve pensare che il
demone sia tutto nel significato dell'immagine. Vi sono
infatti , di esso , molti e più antichi principi . E non con
arti umane , ma divine , ciascuno può trovare il proprio
demone. Infatti a ciascuno è assegnato il proprio demone,
non secondo la particolare disposizione del cielo e degli
elementi, ma secondo tutta la disposizione del mondo che

- 1 83 -
è in vigore quando l'anima discende e che ad essa adatta il
demone come sicuro esecutore della vita che l'anima ha
scel to ; ed il demone la concilia al corpo ed ha cura della
vita affidata al corpo ; governa la vita, propria dell 'anima e
ci mostra continuamente i principi del pensiero, cos ì che
noi sviluppiamo quei ragionamenti che esso ci ha portato
in mente ; e si cura di noi , fino a quando, resi perfetti per
le cose sacre, cambiamo il demone con il dio. Allora il
demone, che cede il posto al dio, o lascia la sua opera o
ci conduce ad esso ; una sorte propria è assegnata all'anima
di ciascuno, quando discende da tutto il mondo nel corpo
e gli dà vita e la stessa sorte è condotta e compiuta dal
demone. E' quindi impossibile giudicare da certi eventi ,
perché non possiamo capire il concorso di tutte le cause
se non giungiamo a ciò per ispirazione divina.

- 1 84 -
DONDE VENGA CIASCUN DEMONE,
CHE COSA FACCIA, E SE E' UNO SOLO

Il demone proprio a ciascuno non è assegnato da


una certa parte del cielo o degli elementi , ma da tutto il
mondo e dalla vita in esso multiforme e dai corpi multi­
formi, attraverso i quali l'anima, scende per la nascita,
passa, ed è cos ì definita e distinta la sorte a noi propria,
distribuita a seconda del raggio di influenza proprio a
ciascuna. Questo demone era quindi nel mondo delle idee,
prima che le anime scendessero alla nascita . Ed una volta
che l 'anima l'ha accolto come guida, esso è presente per
svilupparne la vita ; esso, come dissi, lega l 'anima che
discende al corpo, e cura poi tutto l 'essere animato. Dirige
la vita propria dell'anima ; e quando ragioniamo, ci offre i
principi del ragionamento e noi sviluppiamo quanto esso
stesso ci porta alla mente e ci governa finché, purificati
dalle opere sacre, sostituiamo la guida del demone con
quella di un dio; dopo di ciò il demone viene a mancare

- 1 85 -
come se sparisse alla presenza di quello o ci conducesse a
lui . Chiede di poi se è vero che più demoni assistono ogni
uomo, governando di esso, chi una cosa, chi l 'altra. Abbia­
mo risposto a ciò che il demone non è presente solamente
a qualche parte di noi, ma alla nostra completa totalità, e
ci guida in tutti i modi, come ci fu assegnato da tutti gli
ordini completi che sono nel mondo. Tu congetturavi che
molti demoni ci assistessero a seconda del numero delle
nostre parti . Ed inoltre che nello stesso corpo vi fossero
diversi demoni che curassero, uno la sal ute , l 'altro la
bellezza, l'altro l'abitudine a queste cose . Uno solo, inve­
ce , cura tutte queste cose nel corpo. Cos ì tu pensavi che
un demone governasse il corpo, un altro l'anima, un altro
la mente . C'è inoltre la congettura, che ci sembra tale da
essere accettata, che il corpo, l'anima e l'intelletto, siano
governati da uno stesso demone. Non voler quindi fare
delle distinzioni, come se uno fosse il demone del corpo,
un altro quello dell'anima, un altro quello dell 'intelletto ; è
infatti assurdo pensare che uno sia l'essere animato e
molti i demoni che hanno potere su di lui . Infatti coloro
che governano sono in numero minore dei sudditi . Ed è
anche più assurdo che molti demoni , parti di uno stesso
potere . non siano fusi in uno solo, ma siano disgiunti fra
di loro. Aggiungi poi i contrasti fra di loro perché fra i
demoni dominanti, alcuni possono essere buoni, altri
cattivi. Tuttavia, gli spiriti cattivi non ottengono mai
in sorte un governo, nè hanno pari autorità, nè sono
distribuiti in numero uguale a quello dei buoni . Dopo di
questo avanzi l'ipotesi che il demone proprio di ciascuno

- 1 86 -
sia una certa parte dell'anima, cioè l 'intelletto, ed è cioè
felice, quell'uomo che ha un intelletto sapiente ; ma se
fosse così non vi sarebbe più una classe di esseri più
potenti dell'uomo, preposta all'uomo. Ma fra le parti
divise dell'anima, la superi ore sarebbe dominata dalle infe­
riori . Quando invece esse sono tutte collegate, e nessuna
come assoluta domina le altre sottomesse .
Dopo di ciò dici che il culto reso al demone dovreb­
be essere compiuto come se esso fosse più di uno ; come a
due demoni od a tre ; non è lecito a noi dividere le cause
che ci presiedono a ricondurre il potere ad uno solo,
come se un'unica unità dominasse in tutti . Infatti colui
che divide il potere a seconda del corpo e divide pure le
varie attività di esso, questi riconduce questo potere ad
una parte assai angusta di esso. Per cui non è lecito
considerare cos ì diviso il culto religioso all'influenza dei
demoni, perché l'operazione stessa sulla quale si fonda , è
facilmente attaccabile per la sua debolezza. Infatti uno è
il nostro custode a seconda del demone proprio a cia­
scuno. Ed ugualmente non si può pensare ad un demone
comune, uguale per tutti gli uomini, cioè anche comune a
se stesso ; a ciascuno è chiara la contraddizione di questa
ipotesi. Infatti la divisione secondo ciascuna specie e la
diversità della materia, non ammette un'identità a sè , delle
cose incorporee .

- 1 87 -
L'INVOCAZIONE DEL DEMONE

Chiedi inoltre perché siamo soliti chiamare il de­


mone con un'invocazione uguale per tutti, perché, cioè,
l'invocazione dei demoni si compie per la potenza di un
dio unico che dal principio assegnò a ciascuno il suo
demone e che mt:Jstra nei sacrifici quello che è proprio a
ciascuno , secondo la sua volontà. Ma sempre, nell'ordine
delle operazioni sacre , i numi inferiori sogliono essere
chiamati per l'intervento di quelli superiori . Perciò uno fra
i demon i , loro duce , ottiene in sorte il potere di quanto
riguarda le nascite e manda a ciascuno il proprio demone .
Dopo che dunque , a ciascuno è presente il suo demone,
allora gli dice qual è il culto a lui adatto e gli rende
manifesto qual è il suo nome ed il modo proprio delle sue
invocazioni ; e questo è l'ordinamento dei demoni . Un
.
altro ordinamen to è dato ai supplici . Del qual e , un modo
risale alle cause più antiche , un altro sveglia in essi la
tendenza a ci.ò che li porta in comune ad un medesimo

- 1 88 -
punto . Non voler dunque pensare che le invocazioni divi­
ne siano simili a quelle umane e non voler paragonare
quelle ineffabili a quelle comuni , e non mettere in con­
fronto quelle che superano ogni termine e modo indeter­
minato con le umane potenze ed ordinamenti, cioè quan­
to è indefinito con quanto è definito.
Ciò che, infatti, è presso di noi, non ha niente in
comune con tutto il genere e con ciò che secondo l'ordine
universale supera noi e tutta l'essenza e la natura nostra.
Infatti gli uomini compiono errori grandissimi, quando
nell'umana debolezza si suole ragionare sulla potenza dei
demoni con argomenti di debole e limitata virtù, e par­
lando di cose grandi e di enorme valore.

- 1 89 -
DELLA FELICITA'

Hai inoltre il sospetto che qualche altra via alla


felicità, oltre al culto divino , sia nascosta e chiedi insi­
stemente quale essa sia. Ma se negli dei è contenuta
l'essenza di tutti i beni e la perfezione e la prima potenza
ed il primo principio del bene è con loro, giustamente
solo noi sacerdoti e quelli che ugualmente si sono dati agli
esseri superiori e secondo la legge hanno conseguito l 'u­
nione con loro , perseguiamo con diligenza il principio e la
fine di tutti i beni ; in questo stato c'è la contemplazione
della verità ed il compimento della scienza intellettuale.
Ed insieme con la conoscenza degli dei viene anche la
facoltà d'indagare in noi stessi e di conoscerci . Vanamente
pensi che un religioso faccia conto delle opinioni e dei
favori mondani . Poiché è impossibile che un animo dedito
agli dei ascolti le lodi umane .

- 1 90 -
LA RELIGIONE E' VERA

Ma tu dubiti di quanto viene di conseguenza : cwe


che il religioso sbagli quando dici che l'anima s'immagina
grandi cose, basandosi su ciò che è contingente . Perché
mai nelle cose esistenti potrebbe essere l 'inizio dell 'ingan­
no? Forse che la potenza fantastica in noi non è quella
che crea degli idoli e li trasforma, ma quando la vita
intellettuale è perfettamente attiva non sorge alcuna fan­
tasia? Forse che la verità non è una cosa sola con gli dei
per la loro comune essenza? E non è molto di più quella
che è fondata sull'armonia delle cose intellegibili? Invano
questi sospetti vengono divulgati da te e da altri . Che
anzi, quando tu e gli altri calunniate i religiosi come
prestigiatori vani e ciarlieri siete assai lontani dalla verità ;
infatti , come nelle altre arti, anche nella religione , vi sono
coloro che parlano in modo falso. Questo modo di parlare
più di ogni altra cosa porta lontano dalla religione . Il male,
infatti. è più contrario al bene che il non bene.

- 191 -
DEL PRESAGIO NATURALE
ARTIFICIOSO E DIVINO

Se in noi vi è qualche attitudine naturale a presagire


il futuro, come negli animali è il presentimento dei terre­
moti, delle tempeste , dei fre ddi naturali, non mi sembra
che un presagio di questo genere abbia niente di venera­
bile. Infatti un presagio di questo genere è la naturale
conseguenza di un 'acuta sensibilità e di una partecipazione
ai movimenti delle forze naturali e non sale ad un ragiona­
mento razionale od all'osservazi one di alcuni e ffetti delle
costellazioni precedenti , ma è l 'effetto di una causa fisica.
I medici sono soliti prevedere la febbre quando fa freddo
e sembra che questa conoscenza del futuro sia importante ;
infatti si basa su fatti umani, visibili e corporei . Ma solo i l
vaticinio concesso dagli dei c i mostra veramente l a vita
divina e possiede la facoltà di prevedere il futuro e la
divina intelligenza . E ci rende divini e ci porta il giusto
bene. Felicissima è l'intelligenza degli dei ed è abbondan-

- 1 92 -
tamente colma di ogni bene ; tu ti chiedi allora perché i
profeti ispirati dal dio prevedono il futuro e tuttavia non
sono felici . Infatti possono prevedere e tuttavia non sanno
usare del futuro ; ma bisogna dire, invece , che qualsiasi
profezia ispirata dalla divinità è buona e tivolta al bene e
partecipe di ordine e giustizia. Ed è in noi assai utile,
perché gli dei , insieme col presagio , ci suggeriscono le pos­
sibilità di evitare ed allontanare le disgrazie imminen ti. E
quando importa mettere alla prova le virtù di qualcuno,
ed a ciò è necessaria l'ignoranza del futuro, essi stessi lo
nascondono, perché l'animo si migliori . Quando invece
questo non è necessario e le anime possono presentire , per
ritornare salve a cose più alte, allora concedono all'essenza
delle anime la profezia.

- 1 93 -
LA VIA DELLA FELICI T A'

Chiedevi poi qual è la via della felicità ed in che cosa


sia la felicità . Ascolta dunque questo. L'uomo che contem­
pla in se stesso il suo intelletto è in qualche modo congiun­
to alla contemplazione degli dei . Quindi entra in un'altra
anima adattata c quasi contemperata alla forma della specie
uman a : ed in questa è ancora legata ai vincoli del fato e
della necessità. Bisogna quindi considerare in quale modo si
possono spezzare questi vincoli. E non vi è alcuna altra
soluzione , tranne che la conoscenza degli dei . L'idea della
felicità, infatti , è lo stesso conoscere il bene. Come l 'idea
del male è la stessa dimenticanza del bene c l 'inganno pro­
vocato dal male , mentre la conoscenza di quello armonizza
con quanto è divino; la dimenticanza e l'inganno di esso è
inseparabile da quanto è caduco. Cos ì quella misura secon­
do il rito le essenze degli intellegibili per le sacre vie delle
santità. Questa, invece, cadendo dai principi ne viene respin­
ta e si espone ad essere commisurata con un 'idea corporale .

- 1 94 -
Quella è la conoscenza di chi l'ha generata ; questa è l'allon­
tanamento e la dimenticanza del dio padre santissimo, che
basta a se stesso e che è lontanissi mo. Quella conserva la
vita richiamandola al padre ; questa conduce l 'uomo, che è
padrone della genitura, a ciò che non resta mai e che è
soggetto ad un continuo fluire. La prima ti sia dunque la via
alla felicità intellettuale , poiché ha la pienezza dell'unione
dell'anima col dio. La sacra e divina felicità è chiamata dalla
tradizione la porta per giungere al dio fattore di tutto, luo­
go e sede del bene . E possiede come prima potenza la san­
tità casta e sobria dell'anima, assai più utile della sobria
castità del corpo ; inoltre ci dà la tendenza al pensiero e la
stessa parte cipazione e visione del bene ; ed allontana i con­
trasti. In terzo luogo ci indica l'unione con gli dei che elar­
giscono ogni bene . Inoltre , singolarmente e propriamente
unisce l'anima, sia alle parti del mondo, che alle potenze
divine diffuse nelle parti del mondo e ne mostra l 'armonia
con esso e la pone del tutto al di fuori della materia e la
congiunge all'unica ed eterna causa dell'universo, cioè alla
potenza di creazione che si genera da sè, da sè si muove e
che sostiene ed eleva ogni cosa, essendo intellettuale, e che
adorna ugualmente tutte le cose . E riporta continuamente
alla verità intellegibile, sempre compiendosi da sè e com­
piendo gli altri e purificandoli, adatta ciascuno alle forze del
dio creatore , gradatamente, a seconda delle forze dei sin­
goli, in modo che in quest'opera di azione, di intelletto e di
creazione , l'animo purificato c sacro si forma in modo per­
fetto. Ed i n fine pone l'anima nella completezza del dio
creatore.

- 195 -
LA CONCLUSIONE DELLA RELIGIONE
E DELLA FELICITA' PRESSO GLI EGIZI

E questo è il fine dell'elevazione religiosa e sacra


presso gli Egizi , i quali pensano che il vero bene divino sia
questo dio al di sopra dell'intelletto ed il vero bene uma­
no l'unione ad esso, come spiegò il profeta Bitide, inter­
pretando i libri di Mercurio. Infatti questa parte non è
stata tralasciata dagli egizi , come tu pensi , ma è stata a
noi tramandata secondo il rito, come si deve fare con le
cose sacre . Ed i loro sacerdoti non chiedono all'intelli­
genza divina la soluzione di cose di poca importanza, ma
di quanto riguarda la purificazionc e la liberazione e la
salute dell'anima, e non meditano cose difficili , inutili agli
uomini, ma ciò che è più utile all'anima di tutti, ed i
sacerdoti non si lasciano ingannare da qualche tranello o
per il falso influsso di qualche demone e non eccedono
mai nella natura cattiva ed i ngannatrice dei demoni, ma
salgono sempre a quella intellegibile e divina .

- 1 96 -
Trattate queste cose, scongiuro gli dei che insegnino
a me ed a te il vero modo di custodire e di seguire le
intelligenze e che questo non ci manchi mai in nessun
tempo e che ci mostrino la verità per la sempiterna eter­
nità P,egli etern i . E che ci facciano partecipi delle intelli­
genze più perfette intomo agli dei , nei quali è posto il
fine beatissimo di tutti i beni e l'amicizia e la concordia
scambievoli fra noi ed ogni autorità ed ogni sostegno.

- 1 97 -
INDICE
Introduzione . pag. 5
Nota . 11
Della conoscenza delle cose divine 15
Delle proprietà di ciascuno dei superiori . 18
L 'Ordine degli esseri superiori . 21
Come si distinguono fra di loro le azioni degli esseri
superiori . 24
Dell'intelletto e dell'anima . 25
Ogni cosa divina ed incorporea è ovunque 28
Della provvidenza e come gli dei siano ovunque 30
Perché ogni cosa divina non è soggetta a passioni 33
Si parla dell'anima separata dal corpo 35
Dell'ira degli dei . 38
Della necessità c libertà degli dci . 39
Della di fferenza degli dci dai demoni presso i greci
loro devotissimi . 40
Di nuovo delle preghiere 42
Della di fferenza fra gli dci, i demoni ed i celesti 44

- 20 1 -
Della somiglianza dei corpi celesti alle specie incor-
poree . pag. 48
Conferma dei superiori . 49
Della provvidenza, degli dei e dei demoni 51
In che differiscono i demoni, gli eroi, le anime . 54
Quando numi diversi possano apparire ed agire in

modo diverso 56
Della virtù dei sacramenti 69
Che cosa sia e donde venga il vaticinio 71
Dei sogni . 73
Dell'ispirazione divina che è nella veglia . 77
Molti miracoli sono compiuti dai profeti 79
L 'ispira to non ha mai azione propria ; ed il dio sta al

posto della sua anima . 81


Non vi è nei sacrifici un 'opera di qualche efficacia se

non nella potenza c nella presenza di qualche

nume . 98
numi invocati ci assistono non costretti. Ma per
loro volontà . l 00

Le opere miracolose e le profezie non avvengono per

qualche virtù delle stelle, del corpo o dell'anima,

ma per la pura e libera volontà del dio . 1 02


Dei sogni divini ed umani . 1 07
l misteri dei caldei riguardanti il sacerdozio, il dio, i
demoni buoni e cattivi . 1 18
Le invocazioni ed i comandi degli uomini verso gli
spiriti . 121
Donde i sacr'ifici abbiano forza e che cosa porti no . 131
Quale la ragione e l'utilità dei sacrifici 1 34

- 20 2 -
Dei sacrifici degli animali pag. 1 55
Dei vaticini ottenuti per mezzo degli animali 157
In qual modo i supplicanti possono minacciare i de-

moni 159
Esposizione dei simboli della teologia egiziana . 162
Dei nomi divini . 1 65
L'opinione degli egizi a riguardo del dio e degli dei
"
1 69
Del libero arbitrio e come ci possiamo liberare dal
destino 1 75
Del demone di ciascuno 1 79
Dei giudizi degli astrologhi e del demone 181
Donde venga ciascun demone, che cosa faccia, e se è
uno solo 1 85
L'invocazione del demone . 1 88
Della felicità . 1 90
La religione è vera 191
Del presagio naturale, artificioso e divino 1 92
La via della felicità . 1 94
La conclusione della religione e della felicità presso
gli egizi
"
1 96

- 20 3 -