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INTERROGAZIONE DI FILOSOFIA - 28 OTTOBRE 2020

SOCRATE

Introduzione
Socrate rappresenta una svolta nella storia della filosofia, tanto che la divide in era presocratica e
postsocratica. Fermamente convinto delle sue idee, accettò di essere condannato a morte a costo di
difenderle.
Uno dei problemi che ruota attorno alle questioni socratiche, è la differenziazione tra il suo pensiero e
quello di chi scriveva per lui. I suoi discepoli hanno riportato diverse fonti collegate al suo pensiero, tra le
più importanti ci sono i 36 dialoghi che Platone scrisse e che avevano come protagonista proprio Socrate.
Nonostante queste fonti, l’unica opera che riporta fedelmente le parole di Socrate è il suo discorso
pronunciato durante il processo dopo il quale sarebbe stato condannato a morte, l’Apologia di Socrate,
opera scritta da Platone, che era presente al processo.

Punti del pensiero socratico


➢ La concezione dualistica dell’essere umano
Socrate aveva una concezione antropologica dualistica, credeva quindi che le due componenti
dell’essere umano fossero il corpo e l’anima, che considerava la parte predominante e immortale
dell’uomo. La morte naturale è considerata una liberazione dell’anima, rinchiusa nel corpo, visto
come una prigione. Nell’essere umano l’anima è razionale ed è il principio motore di un corpo,
oltre ad essere anche la parte di cui bisogna maggiormente prendersi cura per essere felici.
➢ La cura dell’anima e il concetto di dialogo socratico
Secondo Socrate l’anima si cura stimolando ed esercitando la ragione, che avviene facendo
filosofia, disciplina che a sua volta si svolge attraverso il dialogo. Socrate ritiene che l’unico
modo per arrivare alla verità sia il dialogo, i quali partecipanti devono essere disposti a cambiare
idea a scopo di trovare la verità. Il dialogo socratico è basato sul presupposto di sapere di non
sapere, al fine di scoprire la verità che qualcuno offre. Di conseguenza, anche ogni errore
commesso deriva esclusivamente dall’ignoranza: questa idea è detta intellettualismo etico
socratico, dove la parola etica indica l’insieme di comportamenti ed abitudini da assumere per
essere felici. In conclusione si potrebbe dire che Socrate è caratterizzato da un ottimismo ingenuo
nei confronti dell’umanità: ai nostri giorni infatti sappiamo sicuramente che l’affermazione
secondo la quale l’errore avviene solo per ignoranza, non sempre è valida.
PLATONE

Introduzione
Fondatore della sua accademia, Platone è un’altra fondamentale figura della filosofia occidentale. Le sue
opere principali sono 34 dialoghi che hanno Socrate come protagonista, l’Apologia di Socrate e una
raccolta di tredici lettere.
Molti dei 34 dialoghi sono dialoghi della gioventù e sono aporetici. In questi dialoghi si sollevano dei
problemi, si confutano delle risposte, ma non si arriva mai a una risposta finale.
Sosteneva che fino a prima di lui la filosofia aveva cercato di spiegare il mondo attraverso gli elementi
della natura e il risultato era stato insoddisfacente. Questo modo di fare filosofia è chiamato da Platone
prima navigazione. Era evidente quindi la necessità di un nuovo modo di fare filosofia, che Platone
chiamerà seconda navigazione. Questo nuovo tentativo di spiegare il mondo parte dalla ricerca delle
origini del mondo nella metafisica, la dimensione che spiegherebbe anche gli aspetti più autentici e
fondamentali della realtà.

Punti del pensiero platonico


➢ La rifondazione della politica
La filosofia di Platone è principalmente politica e il suo scopo è scoprire come deve funzionare la
politica. A partire dal processo a Socrate, a cui aveva assistito, aveva individuato un problema in
politica e riteneva che dovesse essere rifondata. Per la rifondazione della politica era necessaria la
rifondazione della morale, che presentava a sua volta una necessità di rifondazione, che poteva
avvenire solo dopo aver reso il bene conoscibile a tutti, poiché la principale funzione del politico
è l’interesse e il bene per la comunità.
In sintesi la rifondazione della politica sarebbe dovuta partire dalla conoscenza per passare
attraverso la morale. La conoscenza si sarebbe dovuta esprimere col linguaggio, del quale i sofisti
avevano messo in dubbio la capacità di esprimere la realtà. Un esempio di questa idea è la famosa
frase di Gorgia “l’essere non esiste, anche se esistesse non sarebbe conoscibile, anche se fosse
conoscibile non sarebbe dicibile”. Per i sofisti quindi, era chiaro che la realtà non si poteva
esprimere attraverso il linguaggio.
➢ Il concetto di conoscenza e idea
Platone considera l’idea come contenuto della conoscenza, ciò che si vede con gli occhi della
mente e non con quelli del corpo. Tutte le idee si trovano in un mondo oltre il cielo, detto
iperuranio, e raccolgono al loro interno numerosi enti simili alla loro idea, alla quale partecipano.
La somiglianza fisica degli enti alle idee è detta mimesi, la loro somiglianza astratta è detta
metessi. Gli elementi terreni imitano le loro idee dell’iperuranio, che rappresentano la loro
versione perfetta e sono quindi inimitabili. Le idee sono opera del Demiurgo, un essere divino che
si occupa di imprimere nella materia informe i modelli da imitare, partecipano all’idea del bene,
paragonato al sole, che ci permette di avere visione delle cose. Confermando la concezione
antropologica dualistica di Socrate, Platone sostiene che la parte che apprende le idee sia l’anima,
che essendo immortale rende tali anche le idee. Platone offre un paragone per comprendere
meglio il rapporto fra anima e idea: paragona l’anima a un aurìga trascinato contemporaneamente
da due cavalli, uno verso l’iperuranio e le idee, e uno verso la materia. Mentre le anime girano
nell’iperuranio, dove conoscono e contemplano le idee, si scontrano e cadono sulla Terra
incarnandosi in un corpo.
L’incarnazione dell’anima causa la perdita di tutte le sue idee e quindi delle sue conoscenze.
Quando sulla Terra un corpo ricorda l’idea che aveva perso durante lo scontro nell’iperuranio
avviene l’anamnesi. La conclusione di questo ragionamento è che per Platone conoscere
corrisponde a ricordare.
➢ Il concetto di realtà attraverso il Mito della Caverna
Attraverso l’opera il Mito della Caverna, Platone discute sulla natura stessa della realtà e sulla
realtà delle cose che ci circondano. Il mito fa parte del dialogo La Repubblica, il quale tema è la
natura della giustizia. Bisogna immaginare delle persone che vivono fin dall’infanzia rinchiuse in
una caverna, incatenate così strettamente da non poter neanche girare la testa. La caverna ha
un’apertura che dà sull’esterno, ma la gente che ci vive ha lo sguardo rivolto verso la parete in
fondo, e non vede l’uscita. Alle spalle dei prigionieri c’è un fuoco acceso che fa luce. Fra il fuoco
e i prigionieri c’è un muro, dietro al quale altre persone tengono in mano degli oggetti e li fanno
sporgere al di sopra del muro. La luce del fuoco proietta dunque le ombre degli oggetti sulla
parete di fronte ai prigionieri. Quelle ombre sono le uniche cose che i prigionieri abbiano mai
visto, costretti come sono a star lì fermi, senza potersi voltare. Dunque, quelle persone credono
che le ombre siano oggetti reali. Se uno di questi prigionieri fosse improvvisamente libero dalle
catene, costretto ad alzarsi, girarsi e muoversi verso l’entrata della caverna, all’inizio sarebbe
accecato dalla luce e gli farebbero male gli occhi. Avrebbe bisogno di tempo per abituarsi. Solo
piano piano riuscirebbe a vedere qualcosa.. Il prigioniero liberato, finalmente in grado di vedere il
sole, sarebbe felice della sua nuova condizione e compiangerebbe chi è rimasto nella caverna.
Ipotizzando un ritorno della caverna del prigioniero, si potrebbe dire che non verrebbe creduto
dagli altri prigionieri. La conclusione che si possono trarre dal mito sono le seguenti:
❖ Le conoscenze di ogni persona corrispondono solo a ciò che quella persona ha visto
perché solo la visione combinata all’anamnesi, porta alla conoscenza.
❖ Il fuoco e il sole, siccome permettono la visione, rappresentano il bene, cioè la
condizione per permettere la conoscenza.
❖ Il Mito della Caverna è una metafora della vita di Socrate, condannato a morte per aver
detto la verità. Dire la verità può quindi anche condurre alla morte.
➢ La politica platonica e la Repubblica
Platone parla di politica nel suo dialogo La Repubblica. In quest'opera mette in risalto il curioso
aspetto del rispecchiamento fra l’anima e la città, sottolineando che se ci si prende cura della
propria città, ci si prende cura della propria anima. Oltre a questo, Platone definisce in questo
dialogo le caratteristiche che dovrebbe avere una Repubblica ideale.
Sostiene che le persone che producono beni materiali siano dotati di un animo concupiscibile,
cioè attaccato ai beni materiali. Le persone che reagiscono alla violenza con maniere irascibili,
cioè i guardiani, hanno un animo irascibile. Le persone che svolgono il ruolo di governanti in città
sono detti filosofi, perché sono quelli che hanno il più alto livello di conoscenza e consapevolezza
del bene. Sono persone anziane che non possiedono nulla per evitare conflitti di interessi.
Per quanto riguarda il ruolo di filosofo, nel dialogo Fedone, Platone racconta di Socrate che
sostiene che tutte le persone che fanno filosofia rischiano di passare inosservate agli altri, e che la
loro occupazione è quella di morire per liberare l’anima dalla prigione del corpo e indirizzarla
verso l’iperuranio, le quali idee possono essere contemplate solo rinunciando al mondo terreno.
➢ L’eros platonico
Il tema dell’eros viene principalmente trattato nel Simposio, un discorso fatto a casa del
poeta tragico Agatone, il quale invita gli amici a casa sua per brindare dopo aver ottenuto
la vittoria ai giochi poetici. Tra gli amici sono presenti Socrate, Fedro, Pausania,
Erissimaco, Aristofane, ciascuno dei quali deve dedicare una lode a Eros, dio dell’amore.
Dalle diverse lodi emergono diverse versioni di eros: una medicina, una forza demoniaca,
un amore celeste o un amore terreno. Socrate, che interviene per ultimo, ammette di non
sapere niente riguardo all’amore, ma racconta ciò che Diotima gli ha raccontato a
riguardo. Secondo Diotima, eros è una divinità nata dall’unione di due altre divinità che
si incontrano alla festa per la nascita di Afrodite, dea della bellezza. I genitori di Eros
sono Penìa, dea della povertà, e Poros, dio della sagacia. Dalla loro unione nasce quindi
davanti alla bellezza un Eros povero e sagace, mancante dell’oggetto del proprio
desiderio ma dotato dei mezzi per ottenerlo. Eros rispecchia esattamente l’uomo, che
desidera ciò che non ha, e il desiderio influisce sul comportamento.
Secondo Socrate l’amore nasce di fronte alla bellezza, che tra tutte le idee è speciale
perchè è l’unica a poter esser vista con gli occhi del corpo.
➢ Conseguenze dell’innamoramento
L'innamoramento porta alla proiezione verso una dimensione eterna, perfetta e pura.
L’amore è capace di mettere le ali all’anima che viene riabilitata a contemplare
l’iperuranio. L’amore è anche capace di suscitare interesse, a riguardo si ricorda
Sant’Agostino, che disse che conosciamo solo ciò che amiamo, esprimendo un’idea
opposta a quella a cui siamo abituati ai giorni nostri, cioè quella per la quale prima
bisogna conoscere e poi amare. In conclusione, l’amore viene descritto come la chiave
per arrivare alla conoscenza. Permette di generare nel bello dal punto di vista
naturalistico, ad esempio mettendo al mondo figli, tra uomo e donna, e dal punto di vista
della vita quotidiana, facendo apparire le cose in modo diverso e spingendoci a compiere
azioni che non siamo soliti compiere.

 
 
ARISTOTELE

Introduzione
A completare il trio che pose le basi del pensiero filosofico occidentale c’è Aristotele, un filosofo meno
legato alla vita città e caratterizzato da uno stile trattatistico con il quale fornisce alla filosofia gli
strumenti per impostare correttamente il discorso filosofico. Nel 366 a.C. entra nell’accademia platonica,
dalla quale esce nel 348 a.C. Nel 335 a.C. fonda una scuola filosofica detta Liceo o Perìpato.
Talvolta è complicato trarre una conclusione su alcune questioni che Aristotele solleva, sia perchè alcuni
dei suoi trattati sono andati perduti, sia perché una buona parte delle sue riflessioni è in versione di
appunti, difficilmente interpretabili.

Punti del pensiero aristotelico


➢ La formula del giudizio
Secondo Aristotele, i giudizi si basano sull’esperienza e vengono espressi attraverso il linguaggio,
che dev’essere studiato per poter capire l’esperienza, che deriva dalla realtà, con la quale l’uomo
è naturalmente in rapporto. Il giudizio è il luogo dove si condensa l’esperienza, che diventa
conoscenza interscambiabile. La formula del giudizio è soggetto+copula+predicato. La logica
aristotelica è predicativa, studia quindi il rapporto fra soggetto e predicato. Aristotele studia gli
infiniti predicati e li divide in dieci categorie, tra le quali la più importante è quella dei predicati
sostanziali, che rispondono alla domanda “che cosa?”. I giudizi sono affermazioni apofantiche,
non ammettono quindi incertezze, e possono essere universali (∀), esistenziali/particolari (∃),
positivi (+), negativi (-). I giudizi si formano attraverso il sillogismo.

Il termine comune a entrambe le premesse è detto termine medio, e ha la funzione di trasferire


una caratteristica dalla premessa maggiore alla conclusione. Il sillogismo sopra è di prima figura,
implica quindi una conclusione obbligatoria e apofantica.

In questo secondo sillogismo, la conclusione è un’affermazione errata e il sillogismo prende il


nome di paralogismo. Se il termine medio è al predicato, molto probabilmente si verificano dei
paralogismi, cioè dei sillogismi fallaci.
➢ Gli assiomi
Aristotele definisce assiomi i principi comuni a tutte le discipline:
❖ Principio di identità: ogni cosa è uguale a se stessa A=A
❖ Principio di non contraddizione: non può essere che A=P e Aㄱ P contemporaneamente.
❖ Principio del terzo escluso: esclude il dubbio dalle affermazioni, A=P oppure Aㄱ P, ma
non può essere che A sia o non sia probabilmente P. Non esiste un altro modo per
collegare soggetto e predicato.
➢ Le dimensioni del mutamento nella fisica aristotelica
Secondo Aristotele il mutamento avviene secondo quattro dimensioni:
❖ la sostanza, che consiste nella nascita e nella morte
❖ la qualità, che indica un mutamento in ambito qualitativo (cambiamento di colore)
❖ la quantità, che indica un mutamento in ambito quantitativo (cambiamento di peso).
❖ il luogo, che indica un mutamento nello spazio (cambiamento di posizione)
Tutti gli enunciati che riguardano un mutamento presentano la seguente struttura:
❖ hanno un soggetto linguistico invariabile, detto sostrato (es.➝ il sole è a est - il sole è ad
ovest).
❖ hanno una condizione terminale del cambiamento, detta forma (es.➝ il sole è a est - il
sole è ad ovest).
❖ hanno una condizione iniziale, detta privazione (es.➝ il sole è a est - il sole è ad ovest).
➢ Il concetto di potenza e atto
Aristotele collega il modo di esprimersi descritto sopra, a uno dei tanti modi in cui è possibile
esprimere l’essere, cioè secondo il concetto di potenza ed atto.
Si definisce potenza, la predisposizione di un corpo a ricevere una data forma (es.➝ il seme è una
betulla in potenza, cioè ha la predisposizione per diventare una betulla).
Si definisce atto, la realizzazione compiuta di una forma (es.➝ quando il seme si è
definitivamente trasformato in betulla, si può dire che la betulla è in atto).
Per stabilire la potenza, cioè la capacità di un oggetto di assumere una forma, bisogna conoscere
l’atto, cioè l’oggetto già trasformato.
Il concetto di potenza e atto si basa sulla teoria ilemorfica, secondo la quale ogni ente in natura è
formato da una forma e una materia.
➢ La teoria delle cause
Oltre a identificare quattro dimensioni del mutamento, Aristotele indica quattro cause:
❖ la causa formale, che rappresenta la struttura interna di un corpo.
❖ la causa materiale, che indica la materia di cui un corpo è fatto.
❖ la causa finale, che indica ciò che orienta la trasformazione.
❖ la causa efficiente, che innesca il mutamento poiché indica ciò che esternamente realizza
le condizioni nelle quali la cosa stessa si forma.
➢ Tipi di moto locale
Il moto locale è il mutamento che indica lo spostamento da un punto all’altro.
Aristotele divide il moto locale in moto rettilineo e moto circolare. Considerando l’universo come
una serie di 55 sfere concentriche, stabilisce che tutti i movimenti che avvengono nella zona
sublunare sono rettilinei, al fine di raggiungere il proprio luogo naturale, mentre quelli che
avvengono nella zona ultralunare sono circolari. Gli elementi naturali sono la terra, l’aria, l’acqua
e il fuoco.
➢ Moti violenti
Aristotele definisce moti violenti tutti i movimenti che un corpo compie quando è spostato dalla
sua posizione naturale. La causa dello spostamento è detta motore, la quale esistenza fonda un
principio di eteronomia del movimento, che stabilisce che il movimento avviene grazie a un
corpo che non è quello in movimento. Da questo ragionamento Aristotele sostiene che tutto ciò
che si muove è mosso da qualcos’altro. Il movimento avviene nelle 55 sfere dell’universo ed è la
causa dell’esistenza del tempo, che è la sua dimensione numerabile. Il tempo è infinito, poiché se
si provasse ad individuare un suo inizio, ci si accorgerebbe che l’inizio è stato preceduto da un
suo ulteriore inizio. L’infinito è solo potenziale e non attuale, visto che noi non abbiamo
verificato attraverso la visione la sua presenza.
➢ Psicologia aristotelica
La psicologia è la disciplina che studia l’anima, la causa formale degli esseri viventi. L’anima è la
forma di un corpo naturale che è in potenza la vita, intesa come funzioni che un corpo può
espletare. Contrariamente a Socrate e Platone, la concezione antropologica di Aristotele era di
tipo monistico. Anima e corpo non sono quindi separati, e la morte del corpo comporta la morte
dell’anima. Il fatto che Aristotele considerasse l’anima mortale, complicava il suo rapporto con il
Cristianesimo. Aristotele individua tre tipologie di anima in base alle funzioni che l’essere
vivente può espletare:
❖ l’anima vegetativo-riproduttiva, in grado solo di riprodursi e nutrirsi, funzioni comuni a
tutti gli esseri viventi. A questa categoria appartengono le piante.
❖ l’anima sensitivo-percettiva, oltre alle funzioni sopra, ha il senso della percezione ed è in
grado di compiere movimenti. A questa categoria appartengono gli animali.
❖ l’anima intellettiva, oltre alle funzioni sopra, riesce a formulare pensieri grazie
all’intelletto. A questa categoria appartengono gli uomini.
➢ La percezione
La percezione avviene dallo scontro fra l’oggetto percepito e l’organo di senso, che si modifica al
momento dello scontro. La percezione è considerata da Aristotele passiva ed infallibile, il che ci
porterebbe a chiederci come mai, nonostante l'infallibilità della percezione, l’essere umano
compie degli errori. Aristotele trova la soluzione a questo problema stabilendo come causa
dell’errore il giudizio, invece della percezione. Applicando il concetto di potenza e atto alla
percezione, si può dire che gli organi di senso sono in potenza ciò che possono vedere, che
diventa atto al momento dello scontro.
➢ L’intellezione
L’intellezione è la capacità di cogliere l’essenza, o la forma, intellegibile degli oggetti. In origine
l’intelletto umano non contiene nessuna forma in atto, ma contiene tutte le forme in potenza.
Il passaggio da potenza ad atto nell’intelletto umano avviene grazie a un intelletto già attivo, che
non si sa se è comune a tutti oppure se ognuno è dotato del suo. Dopo la morte dell’umano,
l’intelletto rimane vivo perchè attivo. A questo punto ci si verrebbe da chiedere come è possibile
che, nonostante l’anima sia mortale, l’intelletto rimanga vivo. Questo problema rimane irrisolto.
➢ L’appetizione
L’appetizione è chiamata nell’animo razionale volontà, intesa come desiderio dell’animo
razionale. È il principio motore dell’essere vivente, che si muove al fine di ottenere oggetti da lui
desiderati. L’oggetto dell’appetizione è il primo motivo del movimento, oltre all’anima sottintesa,
e muove senza muoversi
➢ Metafisica aristotelica
Il termine metafisica deriva da Andronico di Rodi, che organizzando le opere di Aristotele,
chiamò metafisiche le opere che non avevano ancora una denominazione. Aristotele chiama la
metafisica filosofia prima, che studia l’ontologia e la teologia, rispettivamente lo studio
dell’essere e lo studio di Dio. Nel libro 14 della Metafisica si trova la prima dimostrazione
razionale dell’esistenza di Dio, visto come un ente filosofico e razionale. Considerando che
l’essere esiste grazie a un mutamento che avviene secondo la dimensione della sostanza,
Aristotele stabilisce che esiste un mutamento eterno, poiché se il mutamento si fermasse
avverrebbe un ulteriore mutamento. La sostanza che muta eternamente è rappresentata dai cieli,
che si muovono di moto locale circolare. I cieli a loro volta si muovono grazie a un primo motore,
immateriale, immobile e in atto, quindi capace solo di pensare se stesso, perchè se pensasse altro
sarebbe in potenza. I cieli, nell’intento di imitare l’immobile forza motrice, si muovono nel modo
più vicino allo stare fermi, cioè il moto locale circolare. Il loro movimento influisce sugli
avvenimenti della Terra. Per quanto riguarda il pensiero, Aristotele stabilisce che il pensiero è in
potenza ogni cosa intellegibile, ma in atto solo ciò che ha visto. Pensare è l’attività più
desiderabile, e quando l’uomo la pratica diventa simile a Dio.
➢ Etica aristotelica
L’etica è la disciplina che si occupa di come bisogna comportarsi per arrivare alla felicità, ed è
legata alla conoscenza. Indagando su ciò che fa felici i suoi contemporanei, Aristotele nota che le
cause della felicità sono la ricchezza e la fama. Queste due caratteristiche però hanno il difetto di
non avere un limite e di dipendere dagli altri, quindi Aristotele non le considera valide. Aristotele
cerca il modo per essere felici sempre, e visto che l’essere umano è razionale, stabilisce che è
proprio la parte razionale che la felicità deve riguardare. Per arrivare alla felicità bisogna
esercitare la virtù etica, che consiste nell’utilizzo della ragione per mitigare ed addomesticare i
bisogni del corpo secondo la regola del giusto mezzo, cioè in modo equilibrato e senza eccessi.
L’uomo che riesce ad applicare questa regola è coraggioso e si colloca fra l’essere pavido e
impavido. Oltre alla virtù etica, Aristotele chiama la saggezza e la sapienza virtù dianoetiche.
La saggezza si nutre con l’esperienza e permette di indirizzare le azioni, la sapienza è la
conoscenza delle cause, cioè sapere perchè le cose funzionano in un modo invece che in un altro.
➢ Politica aristotelica
La politica è la disciplina che insegna a trovare la felicità all’interno di una comunità umana.
Nella Grecia classica la politica non era vista come un interesse facoltativo, ma come la vita del
singolo nella città quindi qualcosa di cui è impossibile non interessarsi. Il valore del singolo
individuo si determina a partire dalla sua appartenenza alla comunità e dal suo ruolo culturale, a
differenza di oggi. Secondo Aristotele l’uomo è quindi un animale politico, quindi un essere
vivente che ha l’esigenza di vivere in comunità. Aristotele analizza le varie realtà politiche, ma
queste analisi sono andate perdute, tranne la Costituzione degli Ateniesi. La comunità si forma
partendo dalla famiglia, che forma il villaggio, che a sua volta forma la città.
Questa è un’organizzazione della società corretta dal punto di vista cronologico ma errata dal
punto di vista ontologico, poiché l’universale viene sempre prima del particolare.
Aristotele esegue una classificazione dei sistemi politici secondo i criteri del numero delle
persone coinvolte nel governo e secondo le loro buone azioni che dovrebbero compiere, lasciando
da parte gli interessi personali.
Nelle forme di governo favorevoli alla popolazione individua la monarchia (un solo ente al
governo), l’aristocrazia (poche persone al governo) e la polizia (una democrazia elettiva).
I corrispondenti negativi sono la tirannia, l’oligarchia e l’oclocrazia o democrazia, una situazione
in cui il popolo è vittima della demagogia.
La società ideale di Aristotele è schiavista, e considera la schiavitù giusta se fondata sulla natura,
cioè quando gli schiavi non sono in grado di governarsi da soli.
➢ L’arte per Aristotele
Aristotele sostiene che l’arte ha un valore conoscitivo e ha il potere di mostrare l’universale, che
consiste in una morale che vale per qualunque personaggio in qualsiasi posto del mondo in
qualsiasi momento storico. La forma di arte per eccellenza è la tragedia, perchè è quella che
riesce nel miglior modo a realizzare la catarsi, cioè la purificazione dei sentimenti attraverso le
emozioni espresse durante la visione. Oltre alla tragedia, il potere della catarsi appartiene a tutte
le forme d’arte in generale.