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Stocchino Claudia

IIIF

30/04/2012

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Indice
Capitolo 1:
1.I RAPPORTI CON SOCRATE E CON I SOFISTI: Il platonismo come risposta filosofica a una societ e a una cultura un crisi 2.LA VITA. 3.I CARATTERI DELLA FILOSOFIA PLATONICA: Socrate e Platone; Mito e filosofia.

Capitolo 2:
1.LE DOTTRINE DELLE IDEE: La teoria delle idee e la sua importanza; La genesi della teoria delle idee; Quali sono le idee; Il rapporto tra le idee e le cose; Come e dove esistono le idee; La conoscenza delle idee; Reminiscenza, verit ed eristica; Limmortalit dellanima e il mito di Er; La dottrina delle idee come salvezza dal relativismo sofistico; La finalit politica della teoria delle idee. 2. LA DOTTRINA DELLAMORE E DELLANIMA 3. LO STATO E IL COMPITO DEL FILOSOFO: Lo stato ideale; La giustizia; Caratteri e motivazioni delle classi sociali; Il comunismo platonico; I guardiani sono felici?; Le degenerazioni dello Stato; Platone e la democrazia; Chi custodir i custodi? Limportanza delleducazione nella citt platonica; I gradi della conoscenza e leducazione; Il mito della caverna; La condanna allarte imitativa.

Capitolo 3:
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1.I PROBLEMI DELLULTIMO PLATONE: Il confronto con Parmenide; I generi dellessere e il problema del nulla; La nozione generale di essere; 2.LA DIALETTICA 3. IL BENE PER LUOMO: IL FILEBO 4. IL TIMEO E LA DOTTRINA DELLE IDEE-NUMERI: Il mito del demiurgo; la visione matematica delle cose.

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Capitolo 1 1. I RAPPORTI CON SOCRATE E CON I SOFISTI Il platonismo come risposta filosofica a una societ e a una cultura un crisi
Il platonismo pu essere compreso solo in riferimento alla crisi politico-culturale che travagli il mondo storico in cui esso nacque e si svilupp. Il tempo di Platone risulta caratterizzato dal tramonto dellet doro della Grecia periclea. La sconfitta di Atene, il fallimentare esperimento aristocratico dei Trenta tiranni e il deludente ritorno di una democrazia che vide la morte di Socrate sono tutti avvenimenti che delinearono una evidente decadenza. Platone,essendo un aristocratico, portato ad avvertire maggiormente la crisi e a desiderare la stabilit. Inoltre essendo un filosofo indotto a vivere la crisi come una crisi delluomo nella sua totalit. Per questi motivi egli inizia a idealizzare fortemente la figura di Socrate, che diviene ai suoi occhi simbolo di crisi e speranza di superamento di essa. Nello stesso tempo Socrate visto come una luce nelle tenebre, in quanto ha manifestato il bisogno di andare oltre il relativismo dei sofisti, ricercando definizioni stabili e universali. Platone ritiene infatti che la crisi etico-politica derivi principalmente da una crisi di tipo intellettuale. Proprio per questo egli si convince della necessit di una riforma globale dellesistenza umana, che non pu essere ottenuta se non mediante una rinnovata filosofia che sappia tradursi in una vera e propria rivoluzione culturale e in un progetto politico radicalmente riformatore dellordine esistenze. Possiamo dunque dire che Platone registra la crisi in modo filosofico ritenendo che solo nuove certezze di pensiero possano offrire solide basi per una riedificazione esistenziale e politica delluomo.

2. La vita
Platone nacque ad Atene nel 427 a.C. A ventanni cominci a frequentare Socrate e fu tra i suoi discepoli sino alla morte del maestro che fu per lui un evento decisivo. Platone avrebbe voluto dedicarsi alla vita politica, ma la morte di Socrate lo colp come un ingiustizia imperdonabile e una condanna generale della politica del tempo. Da allora la filosofia gli apparve come la sola via che potesse condurre luomo singolo e la comunit verso la giustizia.

3. I CARATTERI DELLA FILOSOFIA PLATONICA Socrate e Platone


La fedelt allinsegnamento e alla persona di Socrate il carattere dominante dellintera attivit filosofica di Platone. Nonostante ci le dottrine tipiche e fondamentali del platonismo non hanno nulla a che vedere con linsegnamento socratico, tuttavia lo sforzo costante di Platone quello di rintracciare il significato vitale dellopera e della persona di Socrate, si pu dunque dire che la ricerca
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Platonica tende a configurarsi come uno sforzo di interpretazione della personalit filosofica di Socrate. Per Platone il dialogo un atto di fedelt al silenzio letterario di Socrate, in cui si ha la concezione della filosofia come sapere aperto. Il dialogo riproduce landamento stesso della ricerca, che procede di tappa in tappa e soprattutto riproduce quel carattere di socialit e comunanza che rende solidali gli sforzi di coloro che coltivano la filosofia. Questa concezione del filosofare come dialogo ha fatto si che egli abbia praticato e vissuto la filosofia come una ricerca inesauribile e mai conclusa.

Mito e filosofia
Unaltra caratteristica dellopera platonica e luso dei miti, ossia racconti fantastici attraverso i quali vengono esposti concetti e dottrine filosofiche. Possiamo dire che il mito rivesta due significati: in un primo senso il mito uno strumento di cui il filosofo si serve per comunicare in maniera pi intuitiva le proprie dottrine. In un secondo senso il mito invece un mezzo di cui si serve il filosofo per poter parlare di realt che vanno al di l dei limiti cui la nostra mente pu spingersi. Possiamo notare che il mito platonica ha senso solo se visto in stretta connessione con il discorso filosofico, inoltre luso dei miti conferisce al platonismo un aspetto inconfondibilmente suggestivo che ha contribuito alla sua fortuna presso un pubblico pi vasto.

Capitolo 2 1. La dottrina delle idee La teoria delle idee e la sua importanza


Nei dialoghi del primo periodo, Platone ha principalmente illustrato e difeso le teorie di Socrate, infatti Platone d molta importanza al metodo socratico delle definizioni, interpretandolo come il primo passo verso un sapere assoluto capace di superare il relativismo sofistico. proprio nellambito di questa battaglia antisofistica che Platone giunge a formulare la teoria delle idee con la quale Platone va oltre le dottrine di Socrate e elabora un suo pensiero.

La genesi della teoria delle idee


Platone ritiene che la scienza debba avere i caratteri della stabilit e dellimmutabilit, e quindi della perfezione. Ma essendo convinto che il pensiero rifletta lessere, Platone si chiede quale sia loggetto proprio della scienza, a ci risponde affermando che oggetto proprio della scienza non possono essere che le idee. Per Platone lidea un entit immutabile e perfetta che esiste per proprio conto e che costituisce insieme a altre idee una zona diversa dalla nostra che il filosofo chiama iperuranio. Per il filosofo le cose sono copie, o imitazioni imperfette, delle idee. Lidea platonica dunque il modello unico e perfetto delle cose molteplici e imperfette di questo mondo. Secondo Platone esistono due gradi fondamentali di conoscenza: lopinione e la scienza. Lopinione, mutevole e imperfetta rispecchia le cose mutevoli e imperfette. La scienza, immutabile e perfetta, rispecchia invece le idee immutabili e perfette. In Platone troviamo inoltre una sorta di eraclitismo ed eleatismo. Da Eraclito Platone accetta la teoria secondo cui il nostro mondo il regno della mutevolezza, mentre da Parmenide trae il
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concetto secondo cui lessere autentico immutabile. Dalleleatismo Platone deriva anche il dualismo gnoseologico tra sensibilit e ragione e il dualismo ontologico tra le cose e lessere.

Quali sono le idee


Nel pensiero platonico compaiono due tipi fondamentali di idee: le idee-valori, corrispondenti ai supremi principi etici, estetici e politici come ad esempio la Bellezza, il Bene e la Giustizia. Le idee matematiche, corrispondenti alle entit dellaritmetica e della geometria. Insieme a questi due tipi di idee Platone parla inoltre di idee di cose naturali (lumanit) e idee di cose artificiali (il letto). In tal modo lidea platonica finir per configurarsi come forma unica e perfetta di qualsiasi gruppo di cose che possono dunque essere fatte oggetto di scienza. Pur essendo molteplici le idee costituiscono una trama di essenze aventi un ordine gerarchico-piramidale con le idee-valori in cima e al vertice lidea del bene, la quale non crea le idee ma si limita a comunicare la loro perfezione.

Il rapporto tra le idee e le cose


Da un lato Platone afferma la distinzione tra le idee e le cose, dallaltro lato egli ne sostiene lo stretto legame. Le idee sono infatti criteri di giudizio delle cose in quanto noi per giudicare gli oggetti non possiamo fare a meno di riferirci ad esse. Sono inoltre causa delle cose in quanto possiamo dire che due individui sono uomini sulla base dellidea di umanit, che la causa che li rende tali. Tuttavia il rapporto idee-cose non stato ben definito dal Platone della maturit, il quale pur parlando di mimesi, metessi e parusia, rimane sulla questione piuttosto incerto e oscillante.

Come e dove esistono le idee.


La Tradizione ha considerato il mondo delle idee come qualcosa di analogo allempireo dantesco o al paradiso cristiano. Parecchi studiosi affermano che il mondo platonico delle idee, pur esistendo indipendentemente dalla nostra mente e pur possedendo una realt oggettiva a s stante, deve essere interpretato come un ordine eterno di forme o valori ideali, che, come tali, non esistono in nessun luogo o empireo. Lunica cosa che si pu affermare con certezza che le idee costituiscono una zona diversa dalle cose.

La conoscenza delle idee


Secondo Platone le idee non possono derivare dai sensi, poich questi ci testimoniano solo un mondo di cose materiali e imperfette. Esse sono dunque loggetto di una visione intellettuale, e per capire da dove proviene questa visione intellettuale Platone ricorre alla dottrina della reminiscenza. Egli afferma infatti che lanima prima di calarsi nel nostro copro vissuta nel mondo delle idee dove ha potuto contemplare gli esemplari perfetti delle cose, una volta discesa nel nostro mondo, lanima conserva un ricordo di ci che ha visto. A tal proposito Platone dice che conoscere ricordare. La gnoseologia di Platone rappresenta dunque una forma di innatismo. Una
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prova di questa teoria risiede nel fatto che anche un ignorante pu rispondere con esattezza intorno a cose di cui non ha mai inteso discorrere.

Reminiscenza, verit ed eristica


Agli occhi di Platone, teoria della reminiscenza rappresenta la definitiva vittoria sul principio eristico -sofistico secondo cui non possibile, alluomo, indagare ne ci che sa ne ci che non sa. A questo discorso Platone contrappone la tesi per cui apprendere non significa partire da zero, bens ricordare ci che si era obliato. Secondo Platone quindi luomo non possiede gi la verit ma la porta in s a titolo di ricordo.

Limmortalit dellanima e il mito di Er


La reminiscenza parla di per se dellimmortalit dellanima che diviene oggetto del Fedone. In questopera Platone elenca altre prove dellimmortalit dellanima. Una prima,detta dei contrari, con cui afferma che la morte si genera dalla vita e la vita si genera dalla morte, nel senso che lanima rivive dopo la morte del corpo. Una seconda, detta della somiglianza , sostiene che lanima essendo simile alle idee, che sono eterne, sar anchessa eterna. Una terza, detta della vitalit, sostiene che lanima vita e partecipa allidea di vita e non pu accogliere in se lopposta idea della morte. A tal proposito nel Fedone troviamo la dottrina platonica della filosofia come preparazione alla morte, infatti se filosofare significa morire ai sensi e al corpo per poter cogliere meglio le idee, la vita del filosofo risulta essere una preparazione alla morte. La teoria dellimmortalit dellanima serve a Platone per chiarire il problema del destino. Platone ritiene infatti che la sorte di ogni individuo dipenda da una scelta compiuta in precedenza dalla sua anima nel mondo delle idee. Platone illustra la sua tesi mediante il mito di Er secondo cui luomo sceglie il proprio destino condizionato da ci che in vita ha voluto essere ed stato.

La dottrina delle idee come salvezza del relativismo sofistico.


Di fronte al relativismo sofistico, per Platone non vi altra via di scampo se non la restaurazione di una qualche forma di assolutismo. La dottrina delle idee diviene pertanto lo strumento pi prezioso e decisivo della filosofia. Infatti, grazie a essa, Platone pu asserire la presenza di strutture o perfezioni ideali che hanno validit oggettiva e universale. Il tal modo vi quindi il superamento dellumanismo sofistico e socratico. Non pi, infatti, luomo a misurare le cose, ma

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la verit (idee) a misurare luomo. Allo stesso modo il relativismo morale e conoscitivo dei sofisti crolla totalmente.

La finalit politica della teoria delle idee


Platone ritiene che il relativismo non possa che produrre disordine e violenza, di conseguenza con la dottrina delle idee Platone vuole offrire agli uomini uno strumento che consenta loro di uscire dal caos delle opinioni e dei costumi e che li tragga fuori dalle lotte e dalle violenze. Lassolutismo rappresenta dunque in Platone il principale strumento di battaglia contro il relativismo politico e lanarchia sociale.

2. La dottrina dellamore dellanima


il sapere stabilisce tra luomo e le idee un rapporto che non puramente intellettuale, perch impegna luomo anche dal punto di vista della volont. Questo rapporto definito da Platone come amore. Alla teoria dellamore sono dedicati il Simposio e il Fedro. Il simposio considera prevalentemente loggetto dellamore,cio la bellezza. Il Fedro invece considera prevalentemente lamore nella sua soggettivit.

3. Lo stato e il compito del filosofo Lo stato ideale


Tutti i temi speculativi e i risultati fondamentali dei dialoghi si trovano riassunti nella Repubblica, che li ordina e li connette intorno al motivo centrale di una comunit perfetta. Il progetto di una tale comunit fondato sul principio secondo cui se i filosofi non governano le citt o se i governanti non coltiveranno seriamente la filosofia, se il potere politico e la filosofia non coincideranno nelle stesse persone sar impossibile che cessino i mali delle citt e del genere umano.

La giustizia
La Repubblica ha lo scopo di determinare la giustizia. La giustizia condizione fondamentale della nascita e della vita dello Stato. Lo Stato costituito da tre classi: governanti, guerrieri e cittadini. I governanti hanno la virt della saggezza, i guerrieri del coraggio, mentre la temperanza la virt comune a tutte le classi. La giustizia comprende tutte queste virt e si ha giustizia quando ciascun cittadino attende al proprio compito e ha ci che gli spetta. Nellanima individuale inoltre Platone distingue tre parti: la parte razionale, che quella per cui lanima ragiona e domina gli impulsi; la parte concupiscibile, che il principio di tutti gli impulsi corporei; la parte irascibile che sostiene tutto ci che la ragione ritiene giusto. Anche nelluomo singolo la giustizia si avr quando ogni parte dellanima svolger soltanto la propria funzione.

Caratteri e motivazioni delle classi sociali


Da dove deriva, per Platone, la distinzione degli uomini in classi? Che cosa fa si che un individuo appartenga a una certa classe anzich a unaltra?
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Alla prima domanda Platone risponde che lo Stato deve per forza essere diviso in classi, poich in uno Stato vi sono compiti diversi che devono essere esercitati da individui diversi. Alla seconda domanda risponde invece affermando che la diversit tra gli individui e la loro differente destinazione sociale dipendono dalla preponderanza di una parte dellanima sulle altre. Ci sono infatti individui prevalentemente razionali (portati alla sapienza e al governo), individui prevalentemente impulsivi (portati a essere guerrieri) e individui prevalentemente soggetti al corpo e ai suoi desideri (portati ai lavori manuali). Possiamo dunque affermare che secondo Platone gli uomini non si distinguono tra loro per diritti di nascita, bens per differenti attitudini naturali.

Il comunismo platonico
Affinch lo stato funzioni bene e la giustizia sia realizzata, Platone suggerisce leliminazione della propriet privata e la comunanza dei beni per le classi superiori. Platone affermava infatti che sia la povert sia la ricchezza sono nocive, di conseguenza nella citt ideale non dovr esistere nessuna delle due. Inoltre Platone afferma che la classe al potere non dovr avere famiglia. Con ci Platone ritiene che i governanti debbano avere in comune anche le donne, le quali godranno di una completa uguaglianza rispetto agli uomini e parteciperanno alla vita dello Stato su di un piano di totale parit. Inoltre tutti i bambini saranno tolti fin dalla nascita ai loro genitori. In tal modo si vivr come un una grande famiglia.

I guardiani sono felici?


A questa domanda Platone risponde che la felicit risiede nella giustizia. Inoltre bisogna ricordare che i filosofi, proprio perch godono della conoscenza, sono felici gi di per se e non hanno bisogno di cercare la propria realizzazione nei beni materiali.

Le degenerazioni dello Stato


Le degenerazioni dello stato sono varie. Una di esse la timocrazia, governo fondato sullonore, che nasce quando i governanti si appropriano di terre e case. Unaltra forma loligarchia, governo fondato sul censo, in cui comandano i ricchi. Unaltra forma la democrazia, nella quale i cittadini sono liberi e ad ognuno di essi concesso di fare quello che vuole. Infine vi la tirannide, ovvero la forma di governo pi sgradevole, perch il tiranno si circonda degli individui peggiori.

Platone e la democrazia
La politica di Platone risulta ostile nei confronti della democrazia. Secondo la concezione aristocratica a reggere le sorti della cosa pubblica devono essere i migliori, ossia una minoranza che eccelle sui molti, non solo per ricchezze ma anche per virt. Secondo la concezione democratica, invece, il governo della polis non deve essere appannaggio di pochi, ma funzione di tutti. Tra queste due concezioni la pi vicina a Platone sicuramente la prima, infatti lo Stato platonico presenta una fisionomia strutturale antidemocratica. La divisione in classi, nella Repubblica, garantisce un modello statico e gerarchico di coesione sociale basato su ruoli fissi e nettamente differenziati. In altri termini, secondo lorganicismo
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platonico, uno Stato sano quando ognuno attende allattivit che gli propria e opera per il bene del tutto. Platone ritiene inoltre che la politica non sia unarte destinata a tutti, ma solo alla parte aurea della citt. Il rigetto della democrazia si accompagna a uno statalismo che prevede una regolamentazione della societ fin nei minimi particolari. Il filosofo si compiace, infatti, di dettare norme severe in tutti i settori. Tuttavia, lo Stato platonico, pur non essendo democratico, non deve essere confuso con quello aristocratico tradizionale. Infatti, lo Stato della Repubblica aristocratico in quanto comandano i migliori, ma questi sono tali per il possesso del sapere.

Chi custodir i custodi? Limportanza delleducazione nella citt platonica


Alla domanda: chi custodir i custodi? Platone risponde che i custodi, prima di saper custodire gli altri, devono essere in grado di custodire se stessi. Infatti, nella Repubblica, ordinamento politico e ordinamento educativo risultano essere strettamente legati, al punto che lo Stato, secondo Platone, tende a configurarsi come una sorta di grande Accademia, avente come scopo la formazione permanente di ineccepibili custodi.

I gradi della conoscenza e leducazione


Platone afferma che ci che assolutamente , assolutamente conoscibile, mentre ci che in nessun modo , in nessun modo conoscibile. Perci allessere, e quindi alle idee, corrisponde la scienza ( vera conoscenza); al non essere corrisponde lignoranza; e al divenire corrisponde lopinione. Inoltre vi sono due tipi di conoscenza: la conoscenza sensibile e razionale. La conoscenza sensibile, che rispecchia il nostro mondo mutevole e comprende: -la congettura o immaginazione; -la credenza; La conoscenza razionale, che rispecchia il mondo immutabile delle idee, e comprende: -la ragione matematica, che ha per oggetto le idee matematiche; - lintelligenza filosofica, che ha per oggetto le idee-valori; Platone ritiene che la filosofia sia superiore alla ragione matematica, in quanto la filosofia si occupa dei problemi delluomo e della citt. Ci non esclude per che per Platone la matematica rivesta un ruolo importante. Infatti leducazione scientifica delluomo ha il suo punto critico nel passaggio dalla conoscenza sensibile alla conoscenza razionale matematica. Questo passaggio si fa,secondo Platone, mediante luso dei metodi di misura che introduce ordine e oggettivit

Il mito della caverna


La teoria della conoscenza e delleducazione trova unesemplificazione allegorica nel racconto della caverna. Il mito della caverna racconta, appunto, di una caverna nella quale ci sono degli uomini incatenati, che non possono muoversi e che possono guardare solo davanti a loro. Alle loro spalle c' un muro e oltre quel
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muro un fuoco. Tra il muro e il fuoco ci sono degli altri uomini che tengono in mano delle forme. Gli uomini prigionieri vedono le forme proiettate sul muro e credono che ci che vedono sia la realt. Ma il filosofo stesso inizia a mettere in discussione tutto e cerca di andare oltre quelle ombre per scoprire la vera realt. Il filosofo quell'uomo che, ormai libero, esce dalla caverna e vede il Sole, che per Platone il simbolo del bene e della verit. Ma, una volta tornato nella caverna, resta accecato dalla luce del Sole e si muove all'interno di essa come un matto, mentre gli altri uomini che conoscono solo delle ombre riescono a muoversi tranquillamente. Il messaggio che Platone vuole darci che il mondo, la vita che viviamo altro non che un'apparenza, un sogno, una proiezione di un mondo diverso, reale, concreto.

La condanna dellarte imitativa


I motivi per cui Platone condanna larte e la esclude dal curriculum dei futuri reggitori dello stato sono fondamentalmente due: uno di tipo metafisico -gnoseologico e laltro di tipo pedagogico politico. Per quanto riguarda il primo punto Platone ritiene che larte sia imitazione di unimitazione di tre gradi lontana dal vero, in quanto essa si limita a riprodurre limmagine di cose e di eventi naturali che sono a loro volta riproduzione delle idee. Inoltre larte, nutrendosi di immagini, possiede il valore conoscitivo pi basso e non ha nulla a che fare con la misurazione matematica. Per quanto riguarda il secondo punto Platone ritiene che larte in generale sia psicologicamente e pedagogicamente negativa per il suo potere corruttore sugli animi. Inoltre larte raffigura un mondo denominato dal fato che esclude ogni iniziativa umana. Per tutti questi motivi Platone giunge alla conclusione che larte pu esistere solo se assoggettata alla filosofia.

Capitolo 3 1. I problemi dellultimo Platone Il confronto con Parmenide


La tematica del Sofista sotto certi aspetti preparata dal Parmenide e dal Teeteto. Nel Parmenide il filosofo si interroga sulla consistenza della teoria delle idee, rilevandone alcune difficolt. In primo luogo posto che luno lidea mentre i molti sono gli oggetti non si capisce come lidea posso essere partecipata da pi oggetti rimanendo unica. Inoltre vi largomento del terzo uomo, secondo il quale se si ha unidea ogni volta che si considera una molteplicit di oggetti, si avr unidea anche quando si considerer la totalit di questi oggetti pi la loro idea, questa sar dunque un ulteriore idea che, considerata insieme con gli oggetti e con lidea precedente, dar luogo a un'altra idea e cos
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via allinfinito. Ma il problema fondamentale che emerge nel Parmenide il confronto- scontro con la logica parmenidea. La tesi fondamentale delleleatismo il principio per cui solo lessere , mentre il non essere non . Platone si rende conto che questa affermazione decreterebbe la morte della teoria delle idee. Infatti linesistenza di ogni forma di non essere, pregiudicherebbe la molteplicit delle idee e i loro rapporti reciproci, poich ogni idea, non essendo laltra, implicherebbe limmissione del non essere. Nonostante tutti questi ostacoli, nel Parmenide Platone ribadisce che senza le idee non si potrebbe ne pensare ne filosofare. Ma se non possibile rinunciare alle idee, allora non rimane che rinunciare al principio eleatico. Nel Sofista avviene infatti lo scontro decisivo con lantico maestro, che si conclude con un vero e proprio parmenicidio.

I generi dellessere e il problema del nulla


per spiegare come possano esistere pi idee e come esse possano comunicare tra loro, Platone elabora la cosiddetta teoria dei generi sommi, che per il filosofo sono cinque: lessere, in quanto ogni idea o esiste; lidentico, in quanto ogni idea identica a se stessa; il diverso, in quanto ogni idea, pur essendo identica a se stessa, diversa dalle altre; la quiete, in quanto ogni idea pu starsene in se; il movimento, in quanto le idee possono entrare in un rapporto di comunicazione con le altre. Lerrore di fondo di Parmenide, secondo Platone, quello di confondere il diverso con il nulla. Infatti lunico modo in cui pu esistere il non essere, quello dellessere diverso. Con questa sottile dottrina Platone pu superare anche il problema dellerrore. Gli eristi avevano affermato che lerrore non pu esistere, in quanto esso implicherebbe un dire il nulla. A ci Platone risponde dicendo che lerrore non consiste nel dire il nulla, ma semplicemente nel dire le cose in modo diverso da come esse effettivamente stanno.

La nozione generale di essere


Platone decide di ridefinire il concetto di essere, e perviene alla tesi secondo cui lessere possibilit. Con questa affermazione intende dire che esiste tutto ci che capace di entrare in un campo di relazione qualsiasi. Possiamo dunque dire che esiste tutto ci che agisce o subisce.

2. La dialettica
La suprema scienza delle idee, che Platone chiama dialettica, consiste nel determinare quali idee si connettono tra loro e quali no. La tecnica dialettica consister dunque nel definire unidea mediante successive identificazioni e diversificazioni, attraverso un processo di tipo dicotomi, che avanza dividendo ciascuna idea in altre due, fino a giungere a unidea indivisibile.

3. Il bene per luomo: il Filebo


Platone nel Filebo intende stabilire che cos il bene per luomo. Per luomo il bene evidentemente una forma di vita. E una forma di vita umana una vita mista, tra la ricerca del piacere e lesercizio dellintelligenza. Platone afferma che il piacere un illimitato e che a esso
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bisogna imporre un ordine, o una misura, e questa la funzione del limite. Ma chi impone il limite lintelligenza. Della vita delluomo devono dunque far parte lintelligenza, che sar la causa dellordine e della misura, ma anche il piacere, che dovr essere proporzionato da un limite. Quanto ai piaceri, devono entrare a far parte della vita umana solo i piaceri puri. Platone stabilisce dunque una gerarchia dei valori in cui: al primo posto c lordine; al secondo posto tutto ci che proporzionato, bello e giusto; al terzo posto lintelligenza; al quarto posto la scienza e lopinione; al quinto posto i piaceri puri.

4. Il Timeo e la dottrina delle idee- numeri Il mito del demiurgo


Nel Timeo viene approfondito il problema cosmologico dellorigine e della formazione delluniverso. Sforzandosi di capire meglio il rapporto tra le idee e le cose, Platone introduce il demiurgo, presentato come una sorta di divino artefice, dotato di intelligenza e di volont, che si trova tra le idee e le cose. Allinizio il mondo era un caos uniforme, il demiurgo, essendo amante del Bene, ha voluto ordinare le cose del mondo a immagine e somiglianza delle idee. Per rendere ancora pi simile il mondo al suo modello ideale, il demiurgo ha generato il tempo, che secondo Platone riproduce nella forma del mutamento lordine immutabile delleternit. Nel Timeo tutto ci che esiste di positivo e armonico dovuto al demiurgo, mentre tutto ci che esiste di negativo dovuto alla materia e alla necessit.

La visione matematica delle cose


la novit pi rilevante del Timeo consiste nellavvicinamento al pitagorismo. La struttura del cosmo plasmato dal demiurgo risulta infatti esplicitamente di tipo matematico. Di conseguenza, il platonismo del Timeo, giunge a interpretare i numeri come schemi strutturali delle cose e a fare della matematica il codice di interpretazione di tutto ci che esiste. In altre parole possiamo dire che tutto comandato dai numeri.

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BIBLIOGRAFIA:
PROTAGONISTI E TESTI DELLA FILOSOFIA

SITOGRAFIA:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia http://aula.forumfree.it/

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