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Heidegger Essere e tempo

Riflessioni sul testo di A. Bellanca

Heidegger pone in apertura la questione del significato di essere: il concetto si presenta vuoto ed astratto nel tentativo di definirlo ma, probabilmente, dato il carattere ampio e generale non necessita neanche dare una definizione poich viene comunemente impiegato, nel linguaggio consuetudinario, in un modo tale che ormai risulta difficile una comprensione dellessere che non sia gi implicita in tutto ci che uno coglie nellente (dove per ente si intende luomo) ; un concetto, dunque, indefinibile e ovvio poich luomo si rapporta continuamente con lessere tanto che non si pone neanche il problema di fornire una definizione. Heidegger, pertanto, stabilisce un imperativo sul problema dellessere che, appunto, deve essere posto: il senso dellessere rappresenta un problema poich si tratta di cercare e di darne una specifica connotazione, resta da capire a quale fine e scopo. Lattivit del cercare strettamente connessa con il cercato: nellampia generalizzazione si individua qualcosa che inte ressa particolarmente; accanto al cercato esiste anche linterrogato e, questultimo, si manifesta ogni qual volta ci poniamo un interrogativo. Contestualizzando il concetto diremo: lessere viene cercato e, dallente (luomo) viene interrogato. A questo punto Heidegger perviene ad una deduzione logica che mette in relazione essere/certato/ente: se lessere costituisce il cercato e se lessere significa essere dellente ne viene che, dal problema dellessere, linterrogato lente stesso.1 In altre parole cercare di attribuire un significato allessere, che non sia riferito ad una generalizzazione pi ampia, significa cercare in un ambito pi ristretto in connessione con il rapporto esistente con luomo e nel fare questo significa, per lente, interrogare s stesso. Heidegger conia il termine Daisen (esser-Ci) per evidenziare luomo che si interroga in stretta connessione con lessere. Appare evidente come gi nellessere appaia determinato lente e come esso, (lente, luomo) nel suo essere nel mondo, da solo o con altri enti, possa scoprire determinati ambiti di cose o oggetti: storia, natura, spazio, vita, etc Lindagine, sostiene Heidegger, da parte dellente nellessere, costituisce anche la temporalit con la naturale conseguenza che lessere un ente che nel tempo 2. La domanda che ci potrebbe porre, a questo punto in cui abbiamo familiarizzato con il termine essere, ente, esser -Ci, comprendere quale strumento di indagine ovvero il metodo, utilizzato dallente per esplicitarsi nellessere o anche come ricerca tematica in senso pi ampio. Il metodo individuato, per eccellenza che rimandi alle cose stesse in contrapposizione alle giustificazioni apparenti e che poi vengono

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Heidegger: Essere e Tempo, Longanesi, 2008, p.18 Op, cit, p.33

tramandate come problemi da una generazione ad un'altra 3 quello fenomenologico. La fenomenologia, come indica lo stesso termine, si riferisce a ci che si manifesta ossia tutto ci che pu essere portato alla luce. Ma se questo si pu dire riferendosi alle cose in genere non si pu certo riferire allente poich esso si pu mani festare anche per ci che non : in tal caso Heidegger parla di parvenza4. In altre parole si pu dire che luomo, per il fatto stesso che viva, non significa che sia nel mondo bens un essere semplicemente presente, comune a tutte le altre cose create: il vivere non semplice presenza pura, n esserci5. Il rapporto esistente tra essere, esserci ed ente pu essere cos sintetizzato: Lessere un ente che, comprendendosi nel suo essere, si rapporta a questo essere .

Prendersi cura
A questo punto lecito chiedersi come lente si possa rapportare nellessere, ambito in cui risulterebbe anche compreso. Heidegger ci illumina con il termine prendersi cura: fare qualcosa, approfondire, ordinare, intraprendere, considerare, discutere etc. Appare, dunque, evidente che dire esserCi pu essere equipollente a dire relazionarsi con il mondo: laffermazione, oggi molto in uso, che luomo ha il suo mondo-ambiente, non significa nulla finch questo avere rimane indeterminato6. Lente, nel suo essere, si incontra nel mondo -ambiente e in esso si prende cura per mezzo di una propria conoscenza ma anche grazie ad altri mezzi materiali: indubbio, infatti che per scrivere, cucire, lavorare si ci serva di un mezzo apposito. La ricerca del mezzo pi appropriato per il soddisfacimento di un proprio bisogno Heidegger lo chiama commercio intramondano. Luso appropriato del mezzo, in cui il mezzo stesso pu manifestarsi nel suo essere genuino, determina lutilizzabilit; alla stessa stregua un mezzo non idoneo denota linutilizzabilit dello stesso. Lattivit del considerare idoneo o meno un mezzo identificata da Heidegger nei rimandi: non ragionare per rimandi successivi al fine di verificare quanto il mezzo sia appropriato o meno alluso per relazionarsi al mondo significherebbe considerare il mezzo ovvio senza ulteriormente considerarlo in maniera esplicita e contestualizzata.

Lo spazio
Spostiamo, adesso, lattenzione nello spazio dellutilizzabile: lente si incontra s stesso per primo (e non c dubbio su questo poich, come ho scritto precedentemente, len te si comprende nel suo essere) e successivamente, nellintento di prendersi cura, indirizza il pensiero in riferimento alla vicinanza e portabilit del mezzo che desidera utilizzare. Questo orientamento della molteplicit dei posti dellutilizzabile fondato sulla prossimit definisce l ambientalit7 ovvero la spazialit dellessere
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Op, cit, p.42 Bench per ente si intenda luomo, occorre precisare che Heidegger distingue anche la semplice presenza in senso lato. 5 Op. cit, p.69 6 Op. cit, p.79 7 Op.cit, p.131

nel mondo. In estrema sintesi, lesserci non pu ess ere inteso nel senso pi ampio (nel mondo, nello spazio) ma necessita di essere contestualizzato poich si rivela nellessere utilizzato in qualche posto ben determinato. A questo punto si apre una grande parentesi per comprendere il concetto di spazialit e in particolare Il qui indicato da Heidegger per valutare la spazialit di essere nel mondo; parlare di posto ben determinato significa anche denotare una vicinanza reale tra lente, il mezzo, lesserci. In realt Heidegger evidenzia il fatto che il qui non sta ad indicare qualcosa in prossimit di chi parla bens qualcosa che possa essere anche percepito dai nostri sensi riducendo la distanza originaria: Ci che si ritiene pi vicino non affatto ci che ha la minor distanza da noi. Il pi vicino ci che disallontanato dalla portata media dei nostri apparati percettivi, visivi e prensili 8. Tutto questo per sostenere la relativit dellesser-Ci e della spazialit poich, come sostiene il filosofo tedesco, lo spazio non nel soggetto come non nello spazio il mondo. La teoria, apparentemente provocatoria e priva di senso vuole indicare come sia assolutamente relativo voler relegare in uno spazio ben determinato e ristretto la spazialit dellutilizzabile : il mondo, come totalit di mez zi utilizzabili viene spazializzato in un insieme di cose ormai soltanto semplicemente ed estese 9 .

Essere con (e per) gli altri


Fino adesso abbiamo ragionato sul concetto di Esser-Ci nel mondo, dellassoluta relativit del qui e del mondo dellutilizzabile in relazione alle cose. A questo punto Hedegger, in Essere e Tempo, introduce e argomenta lesser-Ci con gli altri nel vivere quotidiano; vivere con gli altri non significa categorizzare le altre persone con cui si hanno dei rapporti basta, infatti, considerare il concetto dal punto di vista esistenziale. Vivere con gli altri, lessere con gli altri indipendentemente da una relazione diretta, significa comunque essere con altre persone, poich anche il sol vederle lavorare, ad esempio, oppure anche al sol guardarle mentre non fanno assolutamente nulla, significa essere esistenzialmente con loro; in altre parole lesser-Ci con altri inteso nel senso pi ampio possibile addirittura anche quando lessere con sia di fatto non presente n percepito 10; non si tratta, pertanto, di un essere con gli altri inteso numericamente e di presenza fattuale, bens anche nella compartecipazione per il solo fatto di essere al mondo con altre persone. Tanto basta per considerare lesser-Ci dal punto di vista esistenziale; dal punto di vista d ella cura, cui accennavo prima, invece necessario che nasca il desiderio di conoscere laltro, penetrare in essi per avvicinarsi agli altri11, tenendo conto che lessere per gli altri presuppone una modalit ben diversa che essere per le cose, dovuto al fatto che laltro ha un mondo tutto suo di esser-Ci nel mondo; se cos non fosse la relazione sarebbe nulla con la naturale conseguenza che il rapporto con laltro sarebbe che la propria proiezione in un altro: laltro sarebbe un doppione del s stess o.

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Op. cit.p.135 Op. cit. p.142 10 Op.cit, p. 151 11 Op. cit, p.155

Emotivit
Ad ogni buon conto lesser-Ci, nel mondo, da solo in mezzo a tanti altri o interagendo con altri, significa donare una sorta di dinamicit allo stato emotivo, condizione esistenziale con apertura verso il mondo: la chiusura determinerebbe, invece, la condizione sterile di essere gettato semplicemente nel mondo, terreno fertile per la cos detta depressione: La semplice tonalit emotiva apre il ci pi originariamente, lo chiude pi recisamente di qualsiasi non percezione; ci che si vede nella depressione, lessere diviene cieco nei confronti di s stesso e il mondo ambiente di cui si prende cura si vela la previsione ambientale fuorviata 12. La tonalit emotiva, sostiene Heidegger, sorge nellessere nel mondo come una sua modalit divenendo lapertura per eccellenza delluomo nel mondo, apertura dei sensi, della riflessione conoscitiva, rendendo possibile un dirigersi verso, un modo metaforico per contrapporre la totale immobilizzazione del pensiero e dellazione. La tonalit emotiva strettamente connessa al fenomeno della paura poich lapertura verso il mondo presuppone una viva apprensione verso ci che ancora non si conosce pienamente per altro si configura anche come viva apprensione per gli altri, degli altri, ma anche nello stare con altri: in sintesi la paura una con-situazione-emotiva13 che coinvolge noi stessi, gli altri, e gli altri in relazione con noi. Altri fenomeni collegati alla paura sono quelli della timidezza, inquietudine, stupore che per quanto mostrino una situazione emotiva particolare rappresentano, comunque, una situazione esistenziale di essere nel mondo. Preso atto che lessere nel mondo presuppone una varia possibilit di stati danimo costituitivi del vivere stesso, Heidegger suggerisce il RI-conoscere e la Com-prensione di essi in s stessi: solo in tal senso possibile una totale apertura verso lesterno e un dirigersi verso; non ci si lasci ingannare dalla direzione evocata dal discorso poich andare verso ed incontro al mondo significa considerare un rapporto multidirezionale, con invii e ritorni (in termini di feedback di comprensione) con la nostra stessa persona: un totale coinvolgimento fisico ed emotivo che nasce dalla stretta relazione tra lessere umano e il mondo. Anche lo stesso termine comprendere qualcosa da intendere in qualcosa che comprendo, dentro di me, dato proprio dellessere aperto di quel qual cosa alla mia com-prensione, dunque lesserci non una semplice presenza che in pi possiede il requisito di potere qualcosa, ma primariamente un essere possibile14; il possibile originario apre le porte alleventuale progetto ed ecco che lessere gettato nel mondo significa un cont inuo comprendersi, elaborando ed ideando qualcosa serva ad poter essere. Tale elaborazione, ovvero la possibilit progettate nella comprensione Heidegger d un nome: interpretazione 15. Naturalmente, affinch si realizzi un progetto esistenziale risulta fondamentale la pre disponibilit v erso la comprensione dellutilizzabile ma anche una certa inclinazione a non farsi sopraffare dalla tendenza naturale alla curiosit. Infatti, secondo il filosofo tedesco, la curiosit veicolatrice di distrazione continua dovuta allirrequietezza e poich lessere nel mondo significa scoprire lutilizzabile e soffermarsi con il dovuto tempo, la curiosit diviene lincapacit di soffermarsi su ci che si presenta 16.

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Op. cit. p.170 Op, cit. p.175 14 Op, cit, p.177 15 Op cit., p. 183 16 Op, cit. p.211

Esserci per la morte


La seconda parte del testo affronta il delicato tema dellessere per la morte. Affinch sia possibile comprendere cosa significhi essere in un momento in cui non si pi necessario aprire una parentesi. Che esistenza significhi poter essere, in termini di possibilit di forme di esistenzialismo in un mondo dove non ci trovi solo allocati, un concetto ormai consolidato. Heidegger introduce il tema della temporalit nel momento in cui segna la linea di congiunzione tra la nascita e la morte e il periodo intercorso la chiama quotidianit, periodo durante il quale lessere si estende e sempr e qualcosa da essere17. La temporalit un concetto cardine nellopera di Heidegger poich entro questo periodo , ovviamente, necessario progettare la cura dellessere, dove per cura sintende una progettazione intesa a calcolare con il tempo, il modus vivendi secondo cui lesserci esiste sempre in vista di s stesso. Appare illuminante questultima frase, che mette in evidenza la realt (estesa ed infinita) ed un essere (lente, uomo) finito anche temporalmente; preso atto della propria finitudine lente progetta, con s stesso e contrattando con il tempo, la propria esistenza senza perdere di vista ci che possibile osservare dellesteso infinito ma, soprattutto, senza perdere di vista il proprio ruolo e utilit nel suo microcosmo. La fine dellesserci, la morte dunque, definisce limpossibilit di ulteriore cura e progettualit; tale punto di non ritorno non certo esperibile e lo conosciamo perch assistiamo alla morte degli altri e il primo pensiero che potrebbe venire in mente proprio dato dalla fine di ulteriori esperienze. Descritta cos, la morte sembrerebbe un semplice accadimento ed invece il filosofo tedesco lo propone come fenomeno da comprendere esistenzialmente, infatti Heidegger pone la questione: lessere dellente, senza progettualit ovvero senza alcun senso esistenziale, mette in evidenza una sorta di mancanza pi o meno costante che, paradossalmente, viene meno (la mancanza) proprio nella morte in quanto si realizza un fine dellesistenza, anche se lultimo. Questultimo evento soggettivo, estremo, rappresenta la possibilit della pura e semplice impossibilit dellesserci: la morte si rivela come la possibilit pi propria, incondizionata e insuperabile. La morte, dunque, come fenomeno da comprendere ma che non rientrerebbe logicamente nel progetto del prendersi cura al fine della sua realizzazione, poich un simile siffatto equivarrebbe al suicidio18. Comprenderla senza progettarla significa anche dare allevento estremo una certa evidenza riconoscendole la sua esistenza, legittimarla. E nel legittimarla, come evento naturale e ineluttabile, significa nel contempo esistere autenticamente.

Lessere autentico
Cosa intende dire Heidegger a proposito della vita autentica riferendosi al riconoscimento della morte come evento naturale? In sintesi possiamo dire che il risveglio della coscienza nel richiamare il richiamato19. Il gioco di parole rimanda allidea della sorveglianza e dellattenzione nei propri confronti, tenendo presente la vita quotidiana e reale, la possibilit di un evento estremo inevitabile ma soprattutto il ridestarsi al mondo delle possibilit progettuali del vivere, ovvero un ulteriore richiamo alla cura: la coscienza, ridestata, si determina nella progettualit sebbene riconosca la finitezza del tempo e della persona che progetta. Sentire dentro di s la coscienza che chiama non vuol dire, sottolinea il filosofo tedesco, tendere al rimprovero e all impasse determinato
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Op. cit. p. 280 Op cit. p.312 19 Op cit. p. 327

dallo spaesamento e dalla perdizione, dove lazione viene meno per il rimprovero subito bens un segnale che allerta i sensi e che dia il giusto spunto per progettarsi nel mondo nel modo pi costruttivo possibile. Ecco che il termine richiamato dalla coscienza deve essere inteso come destarsi davanti a s. Certo non facile discernere il richiamo, inteso come senso di colpa, dal richiamo costruttivo e progettuale: si aprono infatti parentesi ampie sull uso manipolativo della coscienza-risveglio da parte della moralit imposta e dalla colpa. Pur non essendo questa la sede adatta per approfondire il concetto di colpa e di morale resta evidente il fatto dello spaesamento e della nullit che il senso di colpa antepongono allazione costruttiva: metaforicamente non un porsi davanti a bens un mettersi dietro a, alla ricerca di inutili ragioni e pensieri che possano giustificare qualcosa; illuminante risulta una frase di Heidegger che riassume il concetto: udire autenticamente la chiamata significa portarsi nellagire effettivo20. La colpa si configurerebbe, pertanto, come un peso ostativo ad una ripresa dell agire e lavanti a s rimanda allidea di guardare avanti in vista di s stesso ovvero il senso primario dellesistenzialit, lavvenire. Appare, altres, evidente la relazione con la temporalit: non si tratta, infatti, di fermare il tempo n di occultare il naturale suo trascorrere, significa prendere atto semmai- della finitezza propria nel contesto temporale pi ampio e durevole allargando la comprensione circa la temporalit stessa. Ma il porsi davanti a, non significa, ammette Hedigger, che tale possibilit sia immune da una condizione emotiva circa la paura di fronte al divenire. Eppure il filoso trova una giustificazione circa il possibile connubio tra temporalit e paura. Paura per qualcosa che si dovrebbe verificare, in termini progettuali, davanti a s, strettamente legato ad un aspettarsi. Levento, presumibilmente minaccioso, che non sia invalidante in termini di azione da intraprendere, pone il soggetto ad un relativo indietreggiamento, quel tanto che si possa presupporre una decisione da intraprendere proprio per fronteggiare il presunto evento minaccioso.

La deiezione
Quanto precedente esposto circa lessere autentico delluomo, nel suo progettarsi e prendere coscienza di come si gettati nel mondo apre, nel contempo, la questione opposta ovvero della possibilit di essere non autentico. Heidegger partendo dal presupposto che luomo ha a disposizione lutilizzabile e della coscienza dalla voce imperiosa ma costruttiva significa essere sempre presente nello spazio e mai in maniera deiettiva. Lo stesso fatto che la semplice presenza si prende necessariamente - dello spazio di gi una consapevolezza dello spazio a disposizione. Lessere autentico, ha pertanto, un campo di azione, nello spazio mentre la possibilit di essere non autentico presuppone la mancanza di azione nellambito di questo spazio, negligenza o inoperosit riferita al prendersi cura, probabilmente per causa degli eventi quotidiani oppure anche per labitudine di uniformit di comportamento quotidiano, anestetizzando quelli che potrebbero essere dei segnali esistenziali circa dei propri bisogni. Lesserci in senso autentico non la semplice somma di eventi temporali che si susseguono nella vita di tutti i giorni: tra la nascita e la morte vero che esiste una temporalit di eventi ma questo strettamente connesso ad una sorta di sistematica categorizzazione tipica di chi fa uso del tempo come per indicarlo in un calendario: lesser-Ci effettivo fa uso anche di orologi e calendari 21 ma questo non vuol dire vivere in maniera autentica. Luso di strumenti per ordinare temporalmente gli eventi, dal punto di vista esistenziale, rappresenta un valido supporto per tramandare lereditariet del comportamento e dellazione, dove per
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Op cit. p.351 Op.cit. p 445

ereditariet sintende il patrimonio delle possibilit ricevute e degli strumenti utilizzabili per esser-ci nel mondo. Lindeciso, colui che preso dallimpasse dellazione, potr pure utilizzare il calendario o lorologio alla stessa stregua di chi desidera annotare su un agenda dei fatti ma non prendere atto delle possibilit offerte, frutto anche di un patrimonio ereditato in termini di vissuti e di esperienze, significherebbe perdere il proprio tempo: la temporalit dellesistenza autentica quello di non perdere mai tempo, nella decisione, e quindi di avere sempre tempo 22.

Conclusioni
Limponente e complessa opera di Heidegger rappresenta una pietra miliare nel campo dellesistenzialismo, in cui luomo si pone delle questioni sul senso dell essere in stretta relazione con il tempo. Lessere, che non sia una semplice presenza, deve infatti fare i conti con il fatto di non aver scelto di essere stato gettato nel mondo e, come tale, adoperarsi nel miglior modo a lui possibile utilizzando gli strumenti che il mondo stesso mette a disposizione. Essere nel mondo significa essere, comunque, insieme a tanti altri accomunato da medesimo destino e diviene importate e prioritario attivarsi secondo una progetto di vita ed esistenziale senza dimenticare la correlazione con il tempo. Il punto di inizio (nascita) e di fine (morte) rappresentano un ambito d azione entro cui il progetto di vita assume una ben determinata connotazione: il prendersi cura; avere presenti i due cardini temporali senza la giusta prassi dazione significherebbe vivere in maniera non autentica. Anche la morte, evento estremo, non deve essere visto come un evento che si attende in maniera passiva bens come la possibilit, nel riconoscerla come evento naturale ed ineluttabile, della presa di coscienza del vivere in maniera costruttiva. Considerazioni Personali: mi sono chiesto spesso, forse in maniera presuntuosa, che senso debbano avere delle parole che appaiono scontate e che dovrebbero far parte del patrimonio morale e culturale proprio di ogni uomo. Per quale motivo lopera di Heidegger appare cos innovativa e potente nel rivelare il senso della vita che gi dovrebbe essere chiaro e presente in ogni uomo? La risposta, semplicisticamente e disarmante, che mi sono dato, che non poi cos scontato il fatto che ognuno di noi sappia cosa vuol dire vivere in maniera autentica. Dare un senso alla propria vita e comprendere di quanto siamo piccoli di fronte ad un contesto che ci ospita presuppone un forte senso della vita per sfruttarla appieno, rilevandole le potenzialit strumentali per viverla nel miglior modo possibile. Per quanto niente e nessuno vieti di essere solo appoggiato nel mondo, rilevando quasi come ad un estraneo i due punti cardini dellesistenza (nascita e levento possibile della morte) il vivere autentico lunica certezza dellessere. Fondamentalmente io, come ente, e come tanti altri per i quali appare di dubbia utilit interrogarsi sul senso, nel comprendere che esiste un nesso di causalit tra vivere ed esistere, ho relazionato in maniera dialogica il cercato con il cercante. Ritengo che una fra le tante afflizioni umane sia rappresentata dallassoluta certezza della propria finitezza e dellimpossibilit di dominare la natura e il mondo. Anche la morte, evento il cui pensiero fonte di profonda angoscia, strettamente connesso alla natura e alla vita. Prendere coscienza, dunque, che esistiamo a prescindere da una nostra scelta e che in questo periodo pi o meno breve dellesistenza (ma pur sempre infinitesimale di fronte alleternit) necessario non sopravvivere bens vivere secondo un progetto esistenziale non cosa semplice; il merito di Heidegger quello di aver trovato e fornito alluomo lo strumento di riflessione affinch egli possa attivarsi e determinarsi in questo mondo. Il testo non di facile ed immediata comprensione: ogni qual volta lo prendo in
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Op cit. p.481

mano, vuoi per studio o semplice consultazione, mi appare come fonte inesauribile di ulteriori riflessioni: questo mi porta a pensare che il testo non si configura semplicemente come una sorta di manuale ma come motore propulsivo motivazionale nei confronti di chi desideri prendere coscienza e attivarsi secondo le proprie possibilit, proponendo costantemente la validit e lattualit delle parole del filosofo tedesco. Probabilmente larticolata esposizione apparentemente criptica del testo (ammetto che sono nel pieno contesto interpretativo, affermando ci) voluta non per occultare dei significati, poich sarebbe un controsenso nei confronti di un testo che si configura come un valido aiuto dal punto di vista esistenziale, bens per catturare lattenzione del lettore facendo nascere in lui dei continui interrogativi. Nel macro contesto essere e tempo appare come unesposizione ridondante di concetti inerenti alluomo, al suo essere nel mondo, al tempo non solo da temporalizzare. Nel micro dettaglio e nellesame pi approfondito del lettore intrigato ed affascinato dalle parole del Filosofo, il testo apre ulteriori approfondimenti donando valore aggiunto allargomentazione che appare, cos, non solo una mera esposizione di teorie bens come base di confronto esistenziale di ogni lettore. A. Bellanca