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QUADRO GENERALE DELLA FILOSOFIA CRISTIANA

Sebbene i fondamenti della filosofia cristiana siano elaborati da Paolo di Tarso, la vera attività
filosofica cristiana comincia con i Padri Apologisti, tra la fine del I sec. e il II sec. d. C. I Padri
Apologisti (da “apologia” = difesa, esaltazione) volevano difendere il cristianesimo dai persecutori e
dagli eretici. Essi si dividono in apologisti orientali (che sottolineano la continuità del cristianesimo
con la filosofia greca) e apologisti occidentali (che rivendicano l’originalità della rivelazione nei
confronti della sapienza pagana e la fondano sull’esperienza della fede invece che sulla
speculazione). Il principale apologista orientale è Giustino, il principale apologista occidentale è
Tertulliano (di cui si ricorda la frase: “Credo quia absurdum”, che esprime come la fede sia
un’esperienza che non possa essere compresa completamente dalla ragione).

Tra il III e l’VIII sec. d. C. si sviluppa la Patristica (da “Padri della Chiesa”) propriamente detta, che
codifica i principi fondamentali del cristianesimo e organizza la filosofia cristiana in un sistema
unico e logicamente coerente, avvalendosi della filosofia greca. I Padri della Chiesa da una parte
interpretano il cristianesimo mediante i concetti della filosofia greca, dall’altra lo considerano come
il compimento di problematiche già sviluppate dai Greci. Il principale rappresentante della Patristica
è Agostino di Ippona (IV-V sec. d. C.).

Tra l’VIII e il XIV sec. d. C. si sviluppa la Scolastica (dal latino “schola”, il luogo in cui venivano
insegnate le discipline del “trivio” = grammatica, logica o dialettica, retorica, e del “quadrivio” =
geometria, aritmetica, astronomia, musica). La Scolastica si sviluppa durante tutto il medioevo e
affronta il problema del rapporto tra la ragione e la fede. Si esaurisce quando i filosofi si rendono
conto dell’impossibilità che i procedimenti razionali dimostrino le verità della fede. I principali
rappresentanti della Scolastica sono Anselmo d’Aosta (XI-XII sec. d. C.) e Tommaso d’Acquino
(XIII sec. d. C.).

Il primo incontro del cristianesimo con il pensiero religioso pagano è rappresentato dal
Neoplatonismo, che si sviluppa dal I sec. a. C. al IV sec. d. C. Il Neoplatonismo vuole conciliare gli
elementi religiosi impliciti nella storia del pensiero greco con la sapienza orientale. Il suo principale
rappresentante è Plotino (II-III sec. d. C.).

PLOTINO

L’Uno-Dio e le ipostasi

Plotino identifica Dio con l’Uno, ossia con il principio di tutto, che però è assolutamente
“trascendente” = si colloca al di là di ogni cosa. Dall’assoluta trascendenza di Dio deriva il fatto che
non lo si può conoscere mediante gli attributi che sono propri di tutte le cose esistenti: di Dio si può
dire solo che è Uno e che è Bene (con questa tesi Plotino inaugura la “teologia negativa”, cioè la
teoria secondo cui non si può parlare di Dio positivamente ma solo negativamente, negando ciò che
Egli non è).

Plotino rifiuta il creazionismo ebraico-cristiano, secondo cui il mondo è stato creato da Dio a partire
dal nulla, e sostiene che tutto deriva da Dio per emanazione, cioè secondo un processo automatico,
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inconsapevole e necessario. Questo processo non è volontario, ma inizia perché in Dio c’è una
“sovrabbondanza” d’essere: come da un vaso troppo pieno non può non uscire l’acqua, dall’essere
di Dio non può non “emanare” = derivare la realtà. Secondo Plotino esistono tre gradi di realtà,
chiamati “ipostasi” = sostanze: l’Uno-Dio, l’Intelletto (che contiene gli “archetipi”, ossia i modelli
di tutte le cose, simili alle idee platoniche), l’anima del mondo (a cui appartengono le anime dei
singoli animali e dei singoli uomini). Dall’Uno-Dio emana l’Intelletto, dall’Intelletto emana l’anima
del mondo. Ogni emanazione comporta un allontanamento da Dio e dunque un grado inferiore di
realtà.

La materia e il male

Le tre ipostasi formano la realtà spirituale, che è l’unico tipo di realtà: quella che chiamiamo
comunemente “materia” non è una vera e propria realtà, non ha una consistenza autonoma, in
quanto si caratterizza come non-essere. Plotino paragona la materia al buio: essa non esiste di per sé,
ma solo come assenza della luce, così come il silenzio non esiste di per sé, ma solo come assenza di
qualunque suono. La materia è privazione di essere così come il buio è privazione della luce e il
silenzio è privazione del suono. Quando l’anima del mondo entra in contatto con la materia (ossia
con la privazione dell’essere) si incarna, e si formano le singole cose che esistono.

La definizione negativa della materia (cioè la definizione della materia come privazione di essere)
consente a Plotino di definire anche il male negativamente (cioè come privazione del Bene). Il
ragionamento che Plotino fa è il seguente: la materia è l’opposto dell’Uno-Dio, cioè la sua
privazione; l’Uno-Dio è il Bene; la materia è l’opposto del Bene, cioè la sua privazione. La teoria di
Plotino si distingue dunque da quella dei Manichei, secondo cui il Bene e il Male sono due principi
in continua lotta tra di loro: per Plotino l’unico principio è il Bene, il Male di per sé non esiste, è
solo una privazione del Bene.

Il duplice percorso

L’uomo nasce dall’unione dell’anima del mondo con la materia corporea. La sua singola anima può
ritornare a Dio ripercorrendo all’inverso il processo di allontanamento da Dio, cioè risalendo prima
all’Intelletto e infine all’Uno-Dio. Le tappe che l’anima dell’uomo deve attraversare sono: il rispetto
dei doveri sociali e le virtù civili, la contemplazione della bellezza e la pratica dell’arte, l’amore, la
filosofia (che conducono all’Intelletto), la conversione che culmina nell’“estasi” = atto mediante cui
si va oltre il mondo e ci si unisce con Dio (che conduce all’Uno).

Gli interpreti hanno detto che Plotino descrive una “dialettica circolare”, costituita da due processi
opposti: quello dell’emanazione (“via verso il basso”) e quello del ritorno a Dio (“via verso l’alto”) I
tre momenti di questa dialettica circolare sono:

1) permanenza (mané): l’Uno-Dio permane sempre in sé, rimane sempre uguale a sé e non muta
mai;
2) processione (próodos): il mondo procede (emana, deriva) dall’Uno-Dio;
3) conversione (epistrophé): le cose esistenti tendono a ritornare al loro principio, cioè all’Uno-
Dio.