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SEMIOTICA DEL PROGETTO

La semiotica è una scienza umana che ha due padri (Pierce e De Sausurre) e tre nomi, nello specifico si
occupa del “segno”, utilizzato da noi umani per pensare e comunicare ad altri i nostri pensieri, per questo
motivo studia segni, enunciati, oggetti, comportamenti…un segno è elemento di mediazione (un segno è
elemento portante di un racconto) se ho interesse in questo racconto e quindi quel “segno” è per me
importante allora vuol dire che mi sono fatto delle domande relativamente a quel segno e a che cosa
quell’elemento comunica. (La semiotica è scienza alla cui base c’è l’istinto umano della “dialogicità” – cioè
“farsi delle domande”. Anche gli stessi segni che produciamo comunicano, quindi oltre che alla produzione
e scambio, la semiotica si occupa dell’attività psichica di interpretazione degli stessi (sociale o individuale).

Viviamo in un mondo costituito da oggetti che per


essere concepiti devono essere interpretati dai segni,
per questo motivo vivendo in un mondo di oggetti e
cioè di segni è la nostra esistenza a generare tutto ciò.
Come già detto viviamo in un mondo fatto di oggetti
(naturali, artefatti o segnici), solo se guardati o meglio
osservati quest’ultimi diventano segni. (con
oggettualità ci riferiamo anche a situazioni temporali e
non solo alla materia concreta e fisica).

La semiotica del progetto si occupa dei processi semiosici all’interno dei processi progettuali, in generale si
occupa della tendenza di pensare il mondo oltre alla sua apparenza attuale e prendendo in considerazione
tutto ciò che è possibile, con un’accezione positiva cioè positivamente rispetto all’attuale, il tutto però in
una visione critica (fondamentale per avanzare e non stazionare).

Come abbiamo chiarito, la semiotica è critica rispetto al mondo (esercita la teoria critica), quindi:

-Non è neutra

-Agisce in vista di una trasformazione

-Il suo oggetto di studio è concreto e storico

Anche il design è agente di critica e di innovazione sociale (bisogna andare oltre il concetto di design come
semplice “disegno” o “progettazione”), il termine in sé prevede diverse sfumature:

- PIANIFICARE – INVENTARE – INTENDERE –

Ritornando alla semiotica, questa può essere considerata:

-A partire dalla presenza nella società di prodotti/artefatti/sistemi

-A partire dalla loro assenza e quindi dalla loro possibilità

Design e progettualità non sono esattamente due termini perfettamente sovrapponibili, infatti uno prevede
più un focus sui prodotti (design) e uno sui processi (progettualità), se li dovessimo vedere in un insieme
probabilmente il design sarebbe all’interno della progettualità (una parte costituente) e di conseguenza allo
stesso modo la semiotica che si occupa delle due “materie”.

Entrambe però concorrono inevitabilmente alla risoluzione o almeno al tentativo di risoluzione di un


problema (problema è tutto ciò che si interpone tra l’oggetto del desiderio e il suo appagamento).

OGGETTO e PROBLEMA hanno paradossalmente (Fluss) lo stesso significato: “ciò che sta davanti a” …infatti
il design come anche la semiotica nel tentativo di risolvere i problemi attraverso oggetti (più
specificatamente il design) va a risolvere alcune questioni creandone però altre.
Cosa muove la critica e quindi
la risoluzione di un problema?

mancanza, insoddisfazione,
inadeguatezza, disagio,
desiderio… (consciamente o
meno)

Quali sono i caratteri/aspetti


semiotici importanti?

1_Inventiva 2_Dialogicità (link)

I luoghi dialogici favoriscono


l’inventiva, si tratta di trovare anche accanto a noi (una via d’uscita) l’adiacente possibile che appare
invisibile fino a che non lo si trova.

L’attività progettuale in genere comporta una doppia interpretazione:

1_Senso esistente – risultante dalla valutazione della situazione problematica A

2_Senso possibile – risultante dall’osservazione di un oggetto pensando a ciò che potrebbe essere

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Due sono i modelli semiotici di riferimento: semiosi e significazione; (la prima precede la significazione)

Semiosi -> inteso come processo di interpretazione/giudizio - è la produzione del senso (attribuisco
significato e senso a ciò che prendo in considerazione) e quindi, in generale, a partire dalla semiosi ha inizio
la costruzione del mondo culturale: i progetti, le politiche ecc.…

Se comprendiamo o interpretiamo segni altrui, la nostra mente è impegnata in processi semiosici, mentre
all’opposto se i segni che costruiamo vengono interpretati da altri siamo costruttori di semiosi.

La semiosi purché sia tale è un processo dove siamo chiamati (attivamente o meno) ad “avere a che fare”
con informazioni e conoscenze che fanno sì che qualcosa accada, nasca o si trasformi.

Il mondo è diviso in due parti: semiosico e non


(teoria del tiro a segno):

La prima superficie (più esterna) -> primità o


mondo delle qualità, è uno stato dove ogni cosa
ha delle qualità ma vive in modo indipendente
rispetto ad altre. (situazione solo teorizzabile)

La seconda superficie (intermedia) -> secondità o


mondo delle reazioni/relazioni, è il mondo dove
ogni elemento (che ha delle qualità singole) entra
in relazione reciproca con altri, di questo
possiamo averne esperienza.

La terza superficie (interna) -> terzità o mondo del senso, in questo mondo gli elementi del secondo (qualità
relazionate tra loro) iniziano ad assumere senso e quindi anche valore. In questo mondo una parte è
dedicata alla significazione e quindi al linguaggio, questa parte seppur più interna eredita comunque tutti i
principi dei mondi precedenti. (ad esempio, l’acqua è nel mondo primario solo nel suo stato originale (di cui
non abbiamo esperienza), appena si scontra con canali, torrenti, cascate entra in relazione, ma per
assumere senso questa deve essere utilizzata come mezzo per dissetarsi o lavarsi. Se viene imbottigliata e
gli viene dato un nome che non sia acqua allora appartiene sempre al mondo del senso ma entra nella
significazione (parte costituente il terzo mondo). Il mondo della significazione è determinato da regole,
codici e griglie (la significazione che fa parte del processo semiosico, valuta il mondo, il mondo in termini
semiosici è sempre lo stesso ma a livello significativo cambia in base alle griglie e ai codici utilizzati e che
ogni lingua e cultura possiede e utilizza…interpretiamo un mondo, fatto di qualità, attraverso il linguaggio).

Modello di Pierce o del triangolo semiotico:

«Ogni azione dinamica ha luogo o fra due soggetti o in parte. Con “semiosi”, invece, intendo un’azione o
influenza che è, o implica, una cooperazione di tre soggetti:

1) Oggetto dinamico -> è la realtà esterna, è lui che determina poi la sua mediazione

2) Oggetto immediato o representament -> evento che un oggetto dinamico genera nella mente di un
soggetto (la sua percezione intermediata da un segno).

3) Interpretante -> equivale alla risposta (giudizio) alle domande che un oggetto immediato (segno)
suscita, quindi la valutazione basata sul segno è però giudizio dell’oggetto dinamico (reale)

Il segno è solo il mezzo tramite il quale il processo di semiosi si attualizza cioè trova compimento nella fase
interpretativa.

Il segno (che tramite mediazione segnica è


oggetto immediato) si trova in relazione triadica
con il suo oggetto e il suo interpretante.

Nella fase interpretativa (che distingue soggetti


e qualità) più si va in profondità più il giudizio
sarà preciso.

L’atto interpretativo è frutto di analisi,


confronto, sintesi…ed è un processo di ricerca e
approssimazione per la raccolta di dati (il fine ultimo) per prendere decisioni, in linea di principio è illimitato
– semiosi illimitata, le stesse ci aiutano poi nel controllare l’ambiente nel quale si vive. In casi dove l’uomo
non ha potuto raccogliere dati e esperienze in mancanza di dotazioni naturali (i sensi) ha creato strumenti
di sostituzione (sempre in funzione di raccolta dati per una successiva valutazione).

Curiosità: In base al focus dell’oggetto dinamico si otterranno diversi segni (cosa evidenzio di un evento
oggettuale? A dimostrazione dell’impossibilità di rappresentare un oggetto nella sua interezza, si deve
sempre scegliere cosa selezionare) ovviamente diverso il segno diverso anche l’interpretante (ogni oggetto
produce una diversa significazione in base a come viene mostrato), in alcuni casi anche con uno stesso
segno si possono ottenere diversi interpretanti, questo perché anche l’atto interpretativo è deliberato da noi
(esseri umani) e quindi essendo consapevole anch’esso ha un focus di attenzione (anche lo stesso segno può
essere valutato in n modi quanti sono i focus). (es. immagine papera/coniglio). Pensate invece ai casi nei
quali non conosciamo oggetto dinamico (tangibile), ma solo la sua mediazione segnica (es. atomo) per
questo motivo alle interpretazioni segniche può essere applicato il principio di indeterminazione.

“è impossibile conoscere ogni qualità di un oggetto e siamo sempre costretti a scegliere quali qualità,
secondo le nostre intensioni, lo rappresenteranno al meglio”

La semiosi qui teorizzata è la condizione necessaria della significazione, successivamente teorizzata;


Modello di Hjelmeslev o biplanare: (il suo modello viene elaborato a partire dallo studio delle lingue)

“Per ragioni logiche sembra ovvio che ogni linguaggio concepibile implichi due cose: un’espressione e
qualcosa di espresso. Non può esserci semplicemente un’espressione senza qualcosa di espresso e
viceversa. Io li chiamerò i due piani del linguaggio”

La significazione è il fissarsi della semiosi infatti, la significazione fissa in regole e abiti mentali o di
comportamento ciò che la mente coglie attraverso la semiosi se la semiosi è propria di ogni essere vivente
la significazione un processo soprattutto (ma non solo) umano.

La semiosi è possibile in virtù della capacità della mente di produrre inferenze. (cioè trarre conclusioni)

La significazione è possibile in virtù della capacità culturale di costruire linguaggi.

Ogni linguaggio è una griglia e ogni cultura segmenta il mondo in modo diverso, ogni lingua e ogni modello
di significazione è diviso in due piani:

1) Piano dell’espressione (che sta fuori)


2) Piano del contenuto (che sta dentro)

All’interno dell’espressione (all’interno del modello della significazione) c’è un contenuto (sempre), nella
semiosi tutto ciò non è vero, nel senso che non sempre in un processo semiosico ci sia del contenuto.

Ognuno di questi due piani è caratterizzato da una forma e una sostanza (quindi esistono la forma
dell’espressione come la sostanza dell’espressione e così via – IMPORTANTE) e giacciono in un purport
definito come materia amorfa e indifferenziata a partire dal quale prende vita la significazione condiviso
dal piano espressione e contenuto.

Con forma dell’espressione si intende una forma astratta non estetica (tipo le regole sintattiche di una
lingua specifica). Es. in una lingua, il sistema fonologico; nella musica, il modo in cui sono suddivisi i suoni;
nei colori, il modo in cui sono chiamate le tinte.

Con sostanza dell’espressione si intende il modo in cui la forma astratta viene effettivamente e
materialmente enunciata in una particolare composizione ha sempre una consistenza fisica (pronuncia). Es.
stesso bravo eseguito da due strumentisti diversi (stessa forma diversa sostanza).

La forma del contenuto riguarda i modi in cui una cultura, attraverso la lingua e tutti i suoi sistemi di
significazione, definisce e articola il mondo esterno e il mondo psichico. Dalla forma del contenuto di una
cultura derivano ad esempio anche i valori che si danno alle “cose” e ai sentimenti.

*Le culture africane e indù “incasellano” l’animale elefante in una cella della loro griglia culturale che non
corrisponde a nessuna delle nostre, perché noi abbiamo un’altra griglia. (loro lo allevano, noi lo mostriamo)

Il piano del contenuto si compone di una forma astratta e vuota che si “sostantivizza” in situazioni
culturalmente determinate

La significazione è la relazione tra due elementi variabili, cioè espressione e contenuto, è la relazione o una
funzione tra forma del contenuto / forma dell’espressione.

A differenza della comunicazione, nella significazione il produttore di un messaggio non è presente, se non
implicitamente o come una di proiezione del destinatario, perché…

Comunicazione -> Ci riferiamo al processo mediante il quale qualcuno (l'emittente) trasmette qualcosa (il
messaggio) a qualcun altro presente (il destinatario).
A compiere il lavoro interpretativo è solo il soggetto destinatario, che decide di considerare un determinato
elemento della realtà come dotato di significato e di senso, perché lo intende come rappresentazione della
relazione fra un significante e un significato. (espressione e contenuto).

I sistemi di significazione per essere tali devono essere condivisi (normalmente da più persone, tante) ma ci
sono casi di sistemi più ridotti (anche due persone) (lettera Bufalino).

Questo vale specialmente nei casi in cui il destinatario deve non solo decodificare un testo o un artefatto
comunicativo, ma anche individuare il sistema di correlazioni fra espressione e contenuto, ossia le regole
e/o le convenzioni che definiscono la funzione segnica.

Il lavoro interpretativo – che interessa sia la semiosi sia la significazione – può procedere dall’espressione al
contenuto, ma anche dal contenuto all’espressione, però noi interpretiamo a partire da un atto
comunicativo dato e realizzato, quindi dalla sua sostanza dell’espressione, quindi la sua interpretazione in
questo caso consiste nel far emergere la sostanza del contenuto. Attenzione che in una visione progettuale
il tutto si inverte e si va alla ricerca della forma dell’espressione a partire della forma del contenuto.

Il lavoro interpretativo può quindi riguardare:

-le cose così come esse sono, oppure (visione reale delle cose + alla portata di tutti)

-le cose così come esse potrebbero essere (progettualmente parlando)

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Un’inferenza è un ragionamento logico, è il modo in cui noi umani possiamo fare conoscenza. Nel fare
un’inferenza la nostra mente segue un percorso: parte da un oggetto reale e noto e tramite un passaggio
intermedio, arriva a conoscere un oggetto. A seconda del tipo di oggetto da conoscere, e soprattutto in
base a quello di arrivo, possiamo avere tre tipi di inferenza:

1_Induzione

2_Deduzione

3_Abduzione

Le inferenze sono studiate in ambito logico ed epistemologico (perché la conoscenza scientifica non può
non essere inferenziale) e nell’ambito delle psicologie cognitive (il comportamento segue movimenti
inferenziali). (LEGGE UNIVERSALE DELLA SEMIOTICA: NON ABBIAMO NESSUN POTERE DI PENSARE SENZA
SEGNI”). (SEGNO = MEDIAZIONE TRA MONDO ESTERNO/SCONOSCIUTO E INTERNO/CONOSCIUTO). La
mediazione è stuzzicata dall’interesse in un dato elemento esterno di cui voglio sapere di più.

L’importanza semiotica delle inferenze sta nel fatto che esse costituiscono la via maestra attraverso cui
un’interpretazione prende forma. Questa via prevede direzioni e approdi fra loro differenti. Nell’induzione
si va verso qualcosa (in-duzione). Nella deduzione si proviene da qualcosa (de-duzione). L’abduzione si ha
quando il pensiero compie un movimento laterale, spesso azzardato (ab-duzione), oppure anche quando si
procede a ritroso (e in tal caso è anche chiamata retroduzione).

La conclusione logicamente da ognuna di loro è diversa:

1_Induzione è una sintesi

2_Deduzione una tesi

3_Abduzione una ipotesi


A = ANTECEDENTE

C = CONSEGUENTE

 = IMPLICAZIONE

“L’oggetto del ragionamento è trovare qualcosa che non


conosciamo (quindi conoscere tutto ciò che è nuovo)
partendo da ciò che già conosciamo (certezze, esperienze,
ecc..)

LA DEDUZIONE:

l principio del pensiero logico sta nella consapevolezza di


un’associazione regolare, di una legge o regola che lega
insieme due forme di idee, due giudizi, due proposizioni, di
modo che A → C. Da questa conclusione, ottenuta per
induzione, noi inferiamo deduttivamente quando
cerchiamo o affermiamo A e abduttivamente quando
cerchiamo o affermiamo C.

L’inferenza che procede a partire da una legge o regola è la


deduzione (es. La geometria).

Per deduzione sono ricavate le coniche (ellisse, parabola e iperbole), anche la segnaletica stradale,
regolamentata dal codice della strada, dipende da un ragionamento deduttivo. Le regole del traffico non
lasciano spazio a fraintendimenti, forniscono un dato certo e prescrittivo da seguire.

La “scienza normale”, quella ad esempio messa in pratica negli ospedali, funziona come una tecnica di
riconoscimento deduttivo, perché stabilisce delle regole di questo

pressione oltre 140 → alta; A -> C

ma (in questo caso) la pressione è oltre 140, A

dunque, è alta.

E via di seguito per ogni stato del nostro corpo. C

Se siamo perplessi o se ci siamo persi (fisicamente o meno) è molto probabile che si attualizzino le
inferenze quali induzione (sperimentazione e tentativi) e abduzione (azzardo e ipotesi). Se quindi non
abbiamo certezze o punti di riferimento attualizziamo due tipi di inferenze, principalmente abduzione e
induzione. Se abbiamo dei punti certi o sistemi di riferimento (tipo una mappa), possiamo inferire
deduttivamente (limitando i rischi). Saper dedurre significa conoscere le operazioni di calcolo e decodifica
dei segni, se si è a conoscenza delle regole di svolgimento allora il risultato deduttivo porterà a delle
certezze (sicurezze). (Il calcolo matematico basato su regole certe e immutabili può essere automatizzato –
pascalina – Blaise Pascal – una delle prime macchine calcolatrici)

Anche l’essere umano, dotato di qualità naturali è stato oggetto di calcolo e analisi (antropometria) per la
raccolta di dati puramente quantistici, utili per dedurre indicazioni e parametri di progettazione,
nonostante si sia sempre saputo della diversità umana (fisica e psicologica), difficilmente rappresentabile
da “numeri”, senza questi calcoli (controllo, sperimentazione, verifica) la creazione di oggetti rischierebbe
di rivoltarsi contro ogni diversità umana (design for All – necessità in diverse situazioni di progettare in
modo universale, altrimenti il rischio sarebbe di progettare appositamente per alcune necessità individuali
– principio contrastante con il concetto di design e più vicino alla concezione artistica di singola unità).

CASO PETRUS PETROSUS (MODELLO DI FUNZIONAMENTO DELLE INFERENZE)

“Ecco, piove – osserva – e il terreno si bagna”. Petrus Petrosus riconosce così, in questa elementare
osservazione, la forma del porre una connessione come la forma universale di ogni legge; e separa
logicamente i due fenomeni percettivamente uniti, la pioggia e il terreno bagnato, sua conseguenza.
Distingue cioè fra le premesse, o elementi singoli costituenti (prima piove; poi il terreno si bagna), e la
sintesi conclusiva dell’induzione che pone la legge (quando piove il terreno si bagna).

L’induzione è la connessione tra una causa e il suo effetto. (alba -> aurora; bassa marea -> alta marea), ma
un effetto (conseguente) può essere il risultato di più azioni (antecedenti) quindi non è detto che un effetto
sia sempre riconducibile a una sola e medesima causa, per questo motivo nell’induzione la connessione tra
una causa e un effetto è retta dalla probabilità.

RICORDA: Oltre che per osservazione, l’induzione può servire per sperimentare e verificare i dati osservati
per precisare ipotesi, anche scientifiche.

1-nome

2-funzione segnica

3-interpretazione

4-semiosi controllata/infinita

5-oggetto dinamico

6-oggetto mediato

7-sostanza/materia/forma

8-rapporto contenuto/espressione/sentimenti

9-citazione – vera sempre o meno

10-segno che sta per altra cosa