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IL SIGNIFICATO DELL'ADORAZIONE E DEI CARATTERI HON E ZON

In genere, nel percorso spirituale, 1'adorazione si rivolge a Dio. Vi sono anche dei
ricercatori dello Spirito che non rivolgono adorazione ad alcunché. Noi adoriamo.
L'adorazione è diversa dalla venerazione o da11a devozione. È diversa da1 semplice
rispetto. Il Dizionario Zingarelli dice che 1'adorazione è "l'atto di riverenza verso la divinità,
con i1 quale se ne riconosce la superiorità e si afferma la propria dipendenza da essa". La
venerazione, invece, proviene dal verbo " Venerare", ovvero "accendere d'amore", e in
accordo con lo stesso dizionario significa "sentimento di grande reverenza, rispetto, stima e
simili". Noi applichiamo la venerazione ai Maestri, e riserviamo 1'adorazione a11a "Sacra
Origine di tutte le cose", il Gohonzon, la cui Rappresentazione Ultima, la
"Materializzazione, è stata rivelata e manifestata da Nichiren Daishonin, il Gran Maestro. I
Tre Misteri sono un altro modo per indicare le Tre Grandi Leggi Segrete, o Esoteriche
(Sandaihiho). Esse sono dette "segrete" poiché conosciute solo dal Buddha e dai Suoi
discepoli primordiali. Solo il Gran Maestro Nichiren poteva insegnare le Tre Grandi Leggi.
Le parole "la Sacra Origine dl tutte le cose" sono una traduzione letterale e
nichirenista del termine Honzon. In Giappone, 1a parola "honzon" si riferisce al principale
oggetto di culto di un tempio. Esso può essere un'immagine, una reliquia o una scrittura. Nel
caso di Nichiren, egli applicò una diversa interpretazione a questo termine, più letterale e,
allo stesso tempo, spiritualmente più profonda.
L'ideogramma che si legge come Hon significa letteralmente "origine".
L'ideogramma Zon é una traslitterazione dell'ideogramma Son, presente anche in uno degli
epiteti del Signore Buddha, "Seson". Son significa "Sacro", o anche "Divino".
Exotericamente, "Seson" viene tradotto come "Onorato dal Mondo", ma esotericamente,
esso significa "Signore dell'Universo". La parola Se significa "mondo" ma nel Buddhismo,
"mondo" significa "sistema di mondi", o "universo".
Ecco allora che "Honzon" significa "Sacra Origine” dal punto di vista impersonale, e "Dio"
o "Divino Signore" se parliamo dal punto di vista personale. L'ideogramma
"Go" é un prefisso onorifico. E un po' come "pronunciare un nome con la
maiuscola", se fosse possibile. Noi interpretiamo l'ideogramma " Go" come "supremo".
È bene quindi che chi voglia accedere a quest'Ordine sappia, ben prima che la sua
domanda venga anche solo presa in considerazione, che noi "adoriamo la Sacra Origine di
tutte le cose", ovvero riconosciamo la nostra assoluta dipendenza dal Gohonzon.

LO SPIRITO DEL DHARMA

L'Oggetto della nostra adorazione è il cuore del Dharma. La parola sanscrita "Dharma"
significa, nel Buddhismo, almeno tre cose: "Verità" , "Legge" e "fenomeno". Il primo
significato é proprio del Gohonzon, ovvero la Verità quale unica origine dell'universo. Da
questo significato assoluto scaturisce il secondo, la Legge Buddhista, ovvero il Canone,
comprendente la Parola del Buddha e dei Suoi successori, nonché i precetti per condurre una
vita spiritualmente significativa. I1 Maestro Nichiren, citando il Sutra del Nirvana nel suo
scritto "L'Apertura degli Occhi", afferma che tutti gli insegnamenti spirituali si originano da
un'unica grande fonte. Non esistono, quindi, insegnamenti non-buddhisti. Se è così, per
quale ragione Nichiren considerò il Buddhismo del Sutra del Loto come forma suprema di
vita spirituale? La differenza fra il Buddhismo Hokke, ovvero il Buddhismo del Sutra del
Loto, e gli altri insegnamenti sta nel fatto che il Buddhismo è la sola Scienza dello Spirito
che, in tempi non sospetti, ha raggiunto simili vette di conoscenza pur continuando ad
esprimersi nella forma di religione salvifica universale. I1 Buddhismo è stata la prima
Scienza dello Spirito ad affermare la comune origine di tutti gl'insegnamenti spirituali. Solo
chi ha una conoscenza profonda del Sutra del Loto può capire quanto qui si stia affermando.
Per questa ragione, Nichiren Daishonin non poté mettere il Buddhismo Hokke sullo stesso
piano delle altre forme di Buddhismo o delle altre religioni.
Tutti i sistemi anelano alla stessa cosa, ma solo uno ha fin dall'inizio insegnato la
Verità. E quest'unico sistema è quello fondato in questo mondo circa 2600 anni fa da
Gautama Buddha, l'incarnazione del Tathagata Shakyamuni, i1 Buddha Originale, la Sua
emanazione plenaria. Da quest'altissimo punto di vista, la "Legge" è l'insieme di tutti gli
insegnamenti spirituali, la Verità di tutte le religioni e di ogni forma di esoterismo. E allora,
mentre nella prima accezione lo "Spirito del Dharma" era la Verità stessa, ovvero il
Gohonzon, nella seconda accezione, lo "Spirito della Legge", è il significato esoterico, il
Vero che c'è in tutte le leggi religiose e spirituali, comprese quelle che apparentemente
sembrano le più lontane dal Buddhismo.
La terza accezione è il "fenomeno". In questo senso la parola "Dharma" indica tutti i
fenomeni, tutte le cose esistenti, persino un atomo, persino 1a più minuscola manifestazione
di esistenza. Ecco allora che "lo Spirito del Dharma" indica la Verità, il modo in cui si
manifesta la Verità sottoforma di insegnamento, e il modo in cui si manifesta la Verità
sottoforma d'incarnazione. Per noi il Gohonzon è quindi anche la Causa Prima d'ogni cosa,
nonché la Vera Entità d'ogni cosa. Il vero essere di tutti i fenomeni (vita umana compresa) e
il vero essere di tutti gl'insegnamenti spirituali (Buddhismo compreso) scaturiscono tutti
dallo Spirito del Dharma, ovvero lo Spirito che c'è nella Legge religiosa e nel mondo
fenomenico, il Vero Dharma (Saddharma in sanscrito, Myoho in sino-giapponese) che
compenetra il Mondo dello Spirito e il Mondo della Materia. È a questo Gohonzon, che i
membri di quest'Ordine rivolgono la propria adorazione.

LA RIVELAZIONE ESOTERICA

Cosa significa "esoterico"? Molti, al giorno d'oggi, credono che esoterismo significhi
"magia". Sebbene in alcuni casi l'esoterismo abbracci la magia, esso non può essere
considerato una scuola di magia. Esoterico significa "Insegnamento intimo e segreto". Le
scuole esoteriche non sono aperte a tutti. Gl'insennamenti di queste scuole sono rivolte solo
ed esclusivamente agl'Iniziati, ovvero a quelle persone che sono state ammesse all'interno
della scuola dopo un'adeguata preparazione. I1 Gohonzon è "esotericamente svelato nelle
profondità del capitolo sulla Durata della Vita del Tathagata". Come si può svelare
esotericamente qualcosa? Ebbene, il significato di queste parole è che il Buddha ha svelato
il Gohonzon solo ad alcuni Iniziati. Non è possibile, in questa sede, discutere del significato
profondo ed esoterico del capitolo sulla Durata della Vita del Tathagata, che costituisce il
sedicesimo capitolo del Sutra del Loto. È possibile però evidenziare che questo capitolo
contiene la rivelazione esoterica del Gohonzon In altre parole, senza un maestro e senza
un'Iniziazione è impossibile trovare tracce del Gohonzon nel capitolo 16 de1 sutra.
Ricapitolando, quindi, "esotericamente svelato" significa che la rivelazione segue 1e
metodologie proprie della Tradizione esoterica e che il contenuto della rivelazione stessa è
occulto ai profani. Il fatto che la rivelazione segua le metodologie esoteriche indica
l'importanza dell'uso del Simbolo, che è una sorta di chiavistello, di sigillo, posto a
protezione del Sancta Sanctorum dell'Insegnamento. Senza la Chiave che apra il sigillo non
è possibile accedere ai segreti del sutra.
Le parole "nelle profondità del capitolo sulla Durata della Vita del Tathagata
dell'Homnon del Sutra del Loto", hanno una particolare importanza dal punto di vista della
tecnica del linguaggio occulto del sutra. Le "profondità" sono luoghi inaccessibili, ove mai
nessuno si è avventurato. Le "profondità" del capitolo sulla Durata della Vita del Tathagata
non sono altro che il significato occulto del sedicesimo
capitolo del Sutra del Loto. Di tale messaggio, in questa sede, non è possibile parlare. Ad
ogni modo, il fatto che il Gohonzon sia "esotericamente svelato nelle profondità del
capitolo sulla Durata della Vita del Tathagata" rende ulteriormente chiaro quanto sia
difficile accedere al messaggio esoterico del sutra. Non solo il Buddha Eterno rivela Se
Stesso nel cuore de1 sutra, ma svela all'universo ogni Suo Segreto facendo ricorso alla
Trasmissione Esoterica, attraverso un simbolismo segreto. Questo simbolismo del capitolo
16 è rappresentato dalla parola "profondità". Che la Verità sul Buddha venga finalmente e
completamente rivelata nel capitolo 16 e trasmessa agli Adepti che erano fuoriusciti dalla
Terra nel capitolo 15 nel corso dei capitoli 21 e 22, è assolutamente chiaro. Alcuni non
accettano questa visione, ma è certo che San Nichiryu comprese correttamente
l'insegnamento del Gran Maestro Nichiren. I capitoli essenziali de1 Sutra del Loto sono
otto, e vanno dal quindicesimo al ventiduesimo. Fra questi otto, i capitoli 15, 16 e 17
rivestono un'importanza capitale per quanto concerne la Rivelazione; parte del capitolo 17, e
i capitoli 18, 19 e 20 sono inerenti alla Pratica, anche se il capitolo 19 parla più che altro dei
benefici dei Maestri e di chi si associa con essi; i capitoli 21 e 22 compongono la
Trasmissione del sutra.
Sta scritto: "Ascoltate attentamente il mio Segreto, ché ora conoscerete veramente il
Mistero del Buddha e l'Onnipotenza dei Suoi Divini Poteri". (Loto, 260:6-8)
Queste parole indicano chiaramente che la Verità sul Buddha è rivelata nel Sutra del
Loto. Nessun altro sutra contiene questa forte affermazione. Queste parole sono il ruggito
del leone del Sutra del Loto.

SHAKUMON

Il capitolo 16 fa parte "dell'Honmon del Sutra del Loto". Cosa significa? Shaku-mon e Hon-
mon sono due parole che indicano due sezioni del Sutra del Loto. Questo è uno degli
argomenti che ha creato maggiore confusione fra le scuole buddhiste prima e dopo l'avvento
del Gran Maestro.
Shaku-mon significa "Porta del Riflesso". Questa non è una traduzione letterale del
termine. Letteralmente, "Mon" significa "porta" o "cancello", mentre "Shaku" significa
"traccia". Ma nel Buddhismo la traccia non è altro che il riflesso. Per comprendere appieno
questo insegnamento è necessario avere piena conoscenza del segreto del Triplice Corpo del
Tathagata. Per quel che riguarda l'analisi del Libro del Sutra, è sufficiente dire che la "
traccia" è come la proiezione di un qualcosa. Nichiren Daishonin usa l'esempio del corpo e
dell'ombra che proietta. In questo senso, l'ombra è la traccia. Oppure allude al riflesso della
luna in uno stagno. I1 riflesso è la traccia. Per questa ragione. abbiamo scelto di tradurre
Shaku-mon in "Porta del Riflesso".
Gli insegnamenti della Porta del Riflesso sono stati predicati prima che il Buddha
rivelasse i Suoi Segreti nel corso del capitolo 16. Essi sono stati predicati da1 Buddha
Gautama, che è l'incarnazione. l'emanazione plenaria del Buddha Eterno Shakyamuni,
rivelatoSi nel capitolo l6 del Sutra del Loto. Detti insegnamenti discutono di fede e di
sapienza. Sono insegnamenti che hanno l'uomo come principale punto di riferimento, ed
infatti per quasi tutta la durata della Porta del Riflesso, gli interlocutori del Grande
Illuminato sono i Suoi discepoli diretti, i monaci da Lui stesso ordinati.
La Porta del Riflesso allude alla vera identità del Buddha Gautama, ma non fornisce
spiegazioni chiare in merito. Citerò qui alcuni esempi tratti dal capitolo 3 e da1 capitolo 10
del Sutra, entrambi appartenenti alla Porta del Riflesso, lo Shakmon.
"Ora, tutto questo triplice mondo è il mio regno, e gli esseri che lo abitano sono tutti
miei figli. Ma adesso questo luogo è colmo di dolore e pianto, e solo io sono in grado di
salvarli e di proteggerli".
(Loto, 78:13-20)

Questo brano comprende le Tre Virtù di Shakyamuni Buddha. Egli è Sovrano, in


quanto il triplice mondo è i1 Suo re~no. 11 triplice mondo comprende il mondo del
desiderio, ove dimorano i comuni mortali e gran parte dei demoni e degli spettri. Nel triplice
mondo si trova inoltre il mondo della forma, ove il desiderio, la brama e l'attaccamento non
sono più il motore degli esseri viventi, ma è ancora presente una forma, una materia,
sebbene non grossolana come quella che compone gli esseri viventi del mondo del
desiderio. Infine vi è il mondo senza forma, ove dimorano i deva supremi, i quali non hanno
né forma né desideri. Ishvara, o Bonten, ritenuto il Creatore da parte di coloro che
aderiscono alla dottrina della Creazione, dimora in questo cielo. I1 triplice mondo quindi, è
tutto l'universo.
Inoltre, il Buddha Shakyamuni è Padre, in quanto tutti gli esseri viventi del triplice
mondo sono i Suoi figli. Egli stesso usa queste parole.
Infine, il Buddha Shakyamuni é Maestro, in quanto solo Lui è in grado di salvare e
proteggere le creature del triplice mondo.
La proclamazione de11e Tre Virtù è occulta, in quanto il Buddha non afferma
chiaramente queste cose, non le fa precedere da un grande proclama come avviene invece
nel capitolo 16. Le Sue Parole rendono però chiaro un fatto: il Buddha Gautama non è
semplicemente un uomo illuminato. Se così fosse, non potrebbe essere Padre, Maestro' e
Sovrano di tutto il triplice mondo, ma solo delle creature di questa parte del Mondo Saha,
ovvero del nostro pianeta.

"Io sono il padre di voi tutti. Kalpa dopo kalpa, voi siete rimasti avvolti dalle fiamme
del rogo del dolore, ma io vi salverò tutti, così che possiate fuggire dal triplice mondo".
(Loto, 80:4-8)

Anche in questo brano si evidenzia il fatto che il Buddha Gautama, nato, vissuto e
deceduto in India circa 2600 anni fa, non è un comune mortale. Egli afferma di essere il
padre di tutti noi. Le Sue Parole non si limitano a coloro che Lo ascoltavano a quel tempo,
poiché, come abbiamo visto dal brano precedente, Egli si presenta come Padre, Maestro e
Sovrano di tutti gli esseri dell'universo. Il Buddha dice di essere consapevole, di essere al
corrente delle nostre tribolazioni e ci rassicura: Egli è in grado di aiutarci e di salvarci.
Dobbiamo avere assoluta fede in Lui.

"Yakuo, anche se dopo la mia scomparsa io dovessi trovarmi in un altro mondo,


attraverso i miei divini poteri invierò degli uomini che si faranno seguaci del maestro del
Dharma, così che egli non sia mai solo e che vi sia sempre qualcuno che da lui apprende la
Legge".
(Loto, 190:21-25)
Questo brano, come i seguenti, è tratto dal capitolo 10 del Sutra del Loto. Se il
Buddha Gautama fosse un semplice uomo, come potrebbe, dopo la Sua morte, inviare
degli uomini per sostenere i maestri del Dharma? Eppure il Buddha afferma di poter far
ricorso a dei "divini poteri, e che nessuno dei maestri del Dharma che insegnano in Suo
Nome varrà lasciato solo e abbandonato. Quando tutto sembrerà perduto ecco che l'inviato
del Buddha si parerà davanti agli occhi del maestro. Ecco che lo sosterrà con delle offerte,
che lo aiuterà a propagare il Dharma. Un uomo comune non potrebbe fare niente di tutto
questo, men che meno inviare degli emissari dall'aldilà.
"Queste persone, da me inviate attraverso i miei divini poteri, ascolteranno dal
maestro il Dharma, lo riceveranno per fede, ne seguiranno obbedientemente gli
insegnamenti e non si opporranno alla Buona Legge".
(Loto, 190:28-31)
Ecco che si chiarisce ulteriormente quanto detto in precedenza. Se il maestro del
Dharma si trovasse in difficoltà, se fosse solo, senza cibo o riparo, ecco che il Buddha farà
in modo che egli incontri delle persone che si faranno suoi allievi. Questi allievi
ascolteranno e praticheranno il Dharma in piena conformità con la Buona Legge. Essi
aiuteranno il maestro, ripagando così il grande Debito di Gratitudine che hanno nei suoi
confronti. L'unica preoccupazione che l'allievo deve avere in merito a questo è: "come
potrò ripagare l'immenso Debito di Gratitudine che ho verso il mio maestro"? Ebbene,
l'unica cosa da fare è applicarsi diligentemente, sostenere ed aiutare i1 maestro, ma
soprattutto avanzare lungo la Strada e conseguire l'Illuminazione. Questo è il solo modo
per sdebitarsi nei confronti del maestro.
Anche in questo brano, il Buddha Gautama rivela implicitamente il fatto che la Sua
influenza spirituale permarrà anche dopo la Sua morte. Egli allude alla Sua Eternità, che
verrà poi discussa nel capitolo

"Se il maestro vivesse in un luogo isolato, allora io invierò pre sso di lui dei deva,
draghi, semidei, gandharva, asura e altri, e tutti questi esseri da lui ascolteranno il Dharma".
(Loto. 190:31-34)
In questo passo si afferma che, se il maestro si trovasse solo, il Buddha invierebbe
dei deva o degli spiriti per aiutarlo. Possiamo dire che i deva stanno a1 Buddhismo come gli
angeli stanno al Monoteismo.
Gli spiriti possono essere spiriti della natura, come i draghi, o furie colleriche come gli
asura. Qualsiasi sia la loro caratteristica o il loro potere, essi li useranno per sostenere,
aiutare e proteggere il maestro del Dharma.
Come potrebbe un comune mortale avere una qualche influenza sui deva o sugli
spiriti?
Questo brano si riferisce anche a coloro che hanno deciso di vivere una vita
contemplativa in solitudine. Il Gran Maestro visse in questo modo durante il suo
eremitaggio sul Monte Minobu. A costoro, il Buddha invierà i Suoi emissari.

"E sebbene io possa trovarmi in un altro mondo, lontano, di tanto in tanto mi


mostrerò a quel maestro del Dharma; e se dimenticasse un brano di questo sutra, io glielo
ripeterò affinché possa veramente comprenderlo e rammemorarlo".
(Loto, 190:34 e segg.)
Anche questa è un'implicita rivelazione dei poteri divini del Buddha, e di
conseguenza un'affermazione dell'immensa portata spirituale del Buddha Gautama. Egli ci
dice di poter trascendere la morte. In altre tradizioni, fuori dal nostro Ordine, si crede che il
Buddha Gautama, lontano spirito disincarnato dimorante nel Nirvana, abbia ormai reciso
ogni possibile legame o contatto con noi che dimoriamo nel Samsara. Ma il Sutra del Loto
ci rivela che non è così: l'ingresso nel Nirvana non preclude il contatto e la relazione con il
mondo fenomenico, polare e duale, nel quale dimorano i comuni mortali. 11 Buddha
afferma di poterSi manifestare di Persona, e di poter insegnare il Sutra del Loto ai maestri
del Dharma che ne avessero necessità.

LA RIVELAZIONE IMPLICITA

Questi brani, e altri se ne potrebbero citare, sono la prova inconfutabile che il Sutra del Loto
sostiene, anche nello Shakumon, la portata divina della Persona del Buddha.
In particolare, sono degni di nota i passi del capitolo 11 che sottintendono l'Unicità
del Buddha Gautama. Sebbene non si affermi ancora che Egli è effettivamente il Tatha gata
Shakyamuni illuminato nel passato senza inizio, molte allusioni inducono a pensare che sia
così.
Nel corso del capitolo 11, infatti, un grande stupa ingioiellato emerge dalle
profondità della terra e si alza in cielo. Al vedere un simile miracolo, tutta 1a grande
adunanza rimane assolutamente sbalordita e stupefatta. I discepoli chiedono allora al
Buddha di rispondere alle loro domande in merito allo stupa. Il Signore risponde alle loro
domande spiegando che un Buddha del passato, Taho Nyorai, si trova all'interno dello stupa.
Ancora una volta viene ribadito il concetto del perenne contatto fra il Buddha e il mondo dei
comuni mortali, anche dopo il termine della vita corporea del Signore.
Il Buddha racconta che il Tathagata Taho fece voto solenne di apparire in ogni luogo
ove fosse stato predicato o insegnato il Sutra del Loto:

"Quando, nei tempi a venire, vi sarà un devoto figlio che esporrà il Sutra del Fior di
Loto del Vero Dharma, in qualsiasi mondo si trovi, in qualsiasi direzione esso sia, quel
Buddha, facendo uso dei suoi divini poteri e dei le gami spirituali del voto da lui
pronunciato, farà apparire lo Stupa dei Sette Tesori nel quale è consacrato il suo corpo
perfetto". (Loto, 200:20-25)
Il "corpo perfetto" del Buddha Taho rappresenta la Verità Oggettiva, la Verità Eterna.
Ma anche in questo momento, non è possibile vedere la Verità Oggettiva, in quanto il
corpo del Buddha Taho è all'interno dello stupa, e le porte di quest'ultimo sono chiuse.
Allora i discepoli chiedono al Signore di mostrare loro il corpo del Buddha Taho. Questo
punto è di Vitale importanza. I discepoli non possono vedere da soli 1a Verità: c'è bisogno
di un intermediario. Il Tathagata Shakyamuni è questo intermediario. Dal punto di vista
della ricerca soggettiva, 1'intermediario è il maestro che guida il discepolo nella pratica e
nella comprensione. Dal punto di vista della ricerca oggettiva e religiosa, 1'intermediario è il
Buddha Eterno, che è il Buddha Originale, 1'Origine di tutti gli altri Buddha. Il Buddha
Eterno è come la 1una, e i molti riflessi de11a luna negli stagni, nei laghi, nelle pozze, nei
fiumi e nei mari sono i Buddha Emanati. Hon-Butsu è la parola che descrive questa funzione
del Buddha Eterno. Come abbiamo già visto, Hon significa "origine". Butsu significa
"Buddha". Quindi, Hon-Butsu significa letteralmente "Buddha Originale". Shaku-Butsu
sono tutti quei Buddha emanati dal Buddha Eterno. Come abbiamo detto, Shaku significa
"traccia", o "riflesso". Perciò, gli Shaku-Butsu sono i "Buddha riflessi", o anche "proiettati".
Nessuno al di fuori del Buddha Eterno può rivelare la Verità Ultima. Questo principio è
chiarito dalle parole che il Buddha Shakyamuni fornisce in risposta alla richiesta dei Suoi
discepoli.
Così si rivolse il Buddha al Bodhisattva Daigyosetsu, che aveva richiesto al Signore
di mostrare alla grande adunanza il corpo del Tathagata Taho:
"Il Buddha Taho pronunciò anche un altro grande voto: `Se, una volta che lo Stupa
dei Sette Tesori è apparso al suo cospetto affinché io possa udire il Sutra del Fior di Loto
de1 Vero Dharma direttamente da lui, un Buddha desiderasse rivelarmi ai quattro gruppi di
seguaci, allora egli dovrà richiamare tutti i Buddha che sono sue emanazioni che stanno
esponendo il Dharma in tutti i mondi delle dieci direzioni. Solo allora io mi rivelerò ai
quattro gruppi di seguaci'. Ora, Daigyosetsu, proprio adesso, io richiamerò i Buddha che
sono mie emanazioni che attualmente stanno esponendo il Dharma in tutti i mondi delle
dieci direzioni".
(Loto, 201:4-15)

In questo brano apprendiamo che:

1. il Buddha Taho manifesta il suo stupa al "suo cospetto" per " udire 11 Sutra de1 Fior
di Loto del Vero Dharma direttamente da lui'. Questo significa che il Sutra del Loto
può essere predicato solo dal Buddha Eterno.

2. lo stupa del Buddha Taho viene chiamato "Stupa dei Sette Tesori". Lo Stupa dei
Sette Tesori è il Gohonzon di Namu Myo Ho Ren Ge Kyo. Sette sono gli
ideogrammi del Daimoku, e sette sono i tesori. La Verità è cristallizzata nel Daimoku
del Sutra del Loto.

3. il Buddha che desiderasse mostrare il corpo del Buddha Taho dovrebbe aprire le
Porte dello Stupa dei Sette Tesori. Esotericamente, questo significa che si dovrebbe
rivelare il Gohonzon. Per aprire le porte, il Buddha dovrebbe "richiamare tutti i
Buddha che sono sue emanazioni che stanno esponendo 11 Dharma in tutti i mondi
delle dieci direzioni". Questo, implicitamente, significa che uno Shaku-Butsu non
potrebbe in alcun modo aprire lo Stupa e rivelare il corpo del Buddha Taho: non
potrebbe rivelare il Gohonzon. Solo il Buddha Originale ed Eterno, quindi, può fare
da mediatore fra il relativo dei comuni mortali e l'Assoluto proprio della dimensione
del Nirvana.

In un brano successivo si legge che "il Buddha Shakyamuni purificò duecento


miliardi di nayuta di mondi in ognuna delle otto regioni prossime al mondo Saha, in modo
da poter ricevere tutti i Buddha che erano Sue emanazioni".
(Loto, 202:32-36)

Le parole del brano precedente si trasformano in fatto in questo passo del sutra: il
Buddha Shakyamuni richiama a Sé tutti i Buddha emanati nell'universo. Ancora una volta si
allude al Buddha Gautama quale Buddha Originale.
Nonostante questo, i1 Buddha Eterno non Si rivela esplicitamente nel corso della
Porta del Riflesso. i.e allusioni rimangono tali, senza avere una conferma diretta dalla Bocca
del Grande Illuminato. Tendai Daishi, il grande maestro cinese considerato una
reincarnazione del Bodhisattva Yakuo, chiamò questi brani de1 capitolo 11 la "Rivelazione
implicita.
Le parole Ilon-mon significano la "Porta dell'Origine". La Porta dell'Origine comincia nel
capitolo 15 e ha termine con la conclusione stessa del Sutra del Loto, nel capitolo 28.
Mentre la Porta del Riflesso discute di sapienza e di fede, il tema centrale della Porta
dell'Origine sono la compassione e 1'amore. La Porta dell'Origine contiene le rivelazioni sui
Segreti del Buddha inerenti all'Eternità della Sua Persona e su11'eredità e la trasmissione
dell'unica grande cosa inerente alla vita e alla morte. La I'orta de11'Origine contiene la
Rivelazione Esplicita, ovvero 1a chiarificazione diretta, la manifestazione pratica e concreta,
1'attualizzazione di quanto esposto teoricamente nella Porrta del Riflesso, nonché la
rivelazione del Buddha Eterno, della Sua relazione con noi comuni mortali che siamo i Suoi
figli sin dal tempo senza inizio, e della storicizzazione dell'Eterno propria del Sutra del
Loto, nel quale 1'Eterno diviene Storia. Ciò non avviene solo nella Sacra Persona del
Buddha Shakyamuni, ma anche in noi che siamo i Suoi figli: questa relazione è il cuore
dell'unica grande cosa inerente alla vita e alla morte. Attraverso la nostra azione nel mondo
quali Figli del Buddha, il Buddha si rende manifesto nel mondo, così come ha già fatto nelle
persone di Siddharta Gautama, Nichiren Daishonin e tutti i grandi maestri illuminati del
passato. Infatti sta scritto:
"In verità io non muoio mai, ma sono sempre qui a predicare il Dharma".
(Loto, 272:20-21)
Il Gran Maestro,ci rivela che l'Honmon la Porta dell'Origine, è 1'insegnamento zuiji
ovvero "in accordo con la Mente de1 Buddha".
Tutti gli altri insegnamenti sono da considerarsi zuitai ovvero "in accordo con la mente di
chi ascolta". In altre parole, nel Sutra del Loto, e più precisamente nella Porta dell'Origine, il
Buddha rivelò il Dharma senza tener conto delle capacità di comprensione, ricezione e
maturazione di chi Lo stava ascoltando. Egli insegnò il Vero Dharma per il bene di tutti gli
esseri viventi, soprattutto per le generazioni future.
Una delle cause delle prime divisioni all'interno della Scuola fu la questione Itchi-Shoretsu.
Queste due parole indicano una diversa interpretazione della divisione del Sutra del Loto in
due parti, ovvero la Porta del Riflesso e 1a Porta dell'Origine. La questione era: queste due
parti hanno lo stesso valore spirituale (Itchi), o vi è una sorta di gerarchia fra le due sezioni,
nella quale la Porta dell'Origine ha una posizione di supremazia dal punto di vista della
rivelazione spirituale Shoretsu.
Allo stato attuale la setta Nichiren Shu del Monte Minobu abbraccia la visione Ichi, mentre
la Nichiren Shoshu del Monte Fuji, la Honmon Butsuryushu e la Kempon Hokke Shu di
Kyoto abbracciano la visione Shoretsu. Fra qúeste ultime, la Kenpon Hokke Shu e la
Nichiren Shoshu considerano la dottrina di " un capitolo e due metà" come fondamentale
dal punto di vista della rivelazione e de11a pratica, mentre la Honmon Butsuryushu
considera gli "otto capitoli" (happon) il fulcro della dottrina del sutra.
In realtà tutte queste visioni, più o meno, si accordano con l'insegnamento di
Nichiren Daishonin. Da un esame attento dei suoi scritti possiamo concludere che:

l. Shakumon e Honmon sono assolutamente inseparabili e di fondamentale importanza per la


comprensione e la pratica del sutra;
2. L'insegnamento di "un capitolo e due metà" ovvero la seconda metà del capitolo 15,
tutto il capitolo 16 e la prima metà del capitolo 17, compongono la Rivelazione del Sutra ed
è quindi in essi che si trova il cuore dell insegnamento esoterico del sutra.
3. Gli "otto capitoli" che vanno dal 15 al 22 compongono la sessione della Cerimonia
nell'Aria nel corso della quale, complessivamente, il Gohonzon viene rivelato e trasmesso.
Non c'è dubbio, quindi, che per una comprensione assoluta de1l'insegnamento del
sutra, gli otto capitoli rivestono un'importanza capitale. Ma senza la Porta del Riflesso, molti
degli insegnamenti contenuti nella Porta dell'Origine rimarrebbero ancora più oscuri e
indecifrabili. Non solo: il Gran Maestro affermò che chi crede che si possa fare a meno dello
Shakumon compie un grave errore e non ha affatto compreso l'insegnamento di Nichiren.
Ma allora in che modo dobbiamo interpretare le sue parole inerenti alla superiorità della
Porta dell'Origine? Semplice dobbiamo interpretare Shakumon e Honmon in funzione
gerarchica, e soprattutto alla luce di quanto espongono e per quale ragione.

In questo senso:
l.La Porta del Riflesso è subordinata alla Porta dell'Origine;
2. La Porta dell'Origine è subordinata agli otto capitoli;
3. Gli otto capitoli sono subordinati a un capitolo e due metà;
4. La sezione "un capitolo e due metà" è subordinata al capitolo 16 del sutra.
LA NATURA DI BUDDHA, IL VERO SÉ

Nel Sutra del Nirvana sta scritto: "Sé è il significato di Natura di Buddha. La Natura di
Buddha esiste certamente in tutti gli esseri senzienti. Inoltre, essa è oscurata da varie
contaminazioni e pertanto non può essere percepita dagli esseri senzienti nel modo in cui
esiste".
Il sé di cui parla il Sutra del Nirvana non é l'anima dei pensatori non -buddhisti,
ovvero una sostanza eterna e immutabile, né qualcosa di personale. L'anima intesa come
elemento personale non è altro che un'illusione. La Salvezza non può che essere il ritorno
nell'Assoluto e quindi ciò che é personale, relativo e duale non può che essere trasceso.
Questa esperienza è il Nirvana. Quello che viene chiamato anima non è altro che l'insieme
delle esperienze personali di ogni uomo, la sua storia e i suoi pensieri. Nel Buddhismo
l'anima così intesa è denominata Coscienza Alaya. Ma se l'unico elemento spirituale
presente nell'uomo fosse la Coscienza Alaya, questo vorrebbe dire che gli esseri non sono
altro che un insieme di cause karmiche che trasmigrano da un'esistenza all'altra.
Nel Sutra del Nirvana il Buddha ci rivela che un sé che va al di là dell'inter-sé
effettivamente, esiste: "Io non affermo che tutti gli esseri senzienti sono privi di un sé. Io
dico sempre che gli esseri senzienti posseggono la Natura di Buddha. E non è forse quella
stessa Natura di Buddha un sé`? Io, dunque, non affermo una dottrina nichilista". Il Buddha,
quindi, insegnò 1a presenza di un elemento permanente, realmente esistente negli esseri
senzienti. La possibilità di divenire Buddha esiste proprio in virtù di questo elemento.

NATURA DI BUDDHA E BUDDHITÀ SONO LA STESSA COSA?

L'obiezione che viene posta è quasi sempre la stessa: come ha avuto inizio tutto questo? Se
la vera anima dei mortali non è personale ma è l'Unica Mente (Cittamatra) de1 Buddha,
allora perché gli uomini non sono effettivamente Buddha?
La domanda è pertinente. Infatti, se l'anima fosse personale. potremmo introdurre un
concetto simile a quello del peccato originale: l'uomo ha commesso un errore che deve
espiare. In genere questa possibilità viene esclusa automaticamente da chi si avvicina al
Buddhismo, in linea di massima per due ragioni:
l. Chi si avvicina al Buddhismo in Occidente ha spesso un'avversione nei confronti delle
dottrine monoteiste in generale e per la dottrina Cattolica in particolare.
2. Chi si avvicina al Buddhismo in Occidente nega che un simile concetto possa essere
presente nell'insegnamento del Buddha.

Inoltre, questa dottrina risulta difficilmente sostenibile perché, nel Buddhismo, la


distinzione ra Creatore e Creato non esiste. Questo principio viene usato da molti buddhisti
contemporanei, fra cui la Soka
Gakkai, per affermare che il mondo della materia non è altro che un aspetto del mondo dello
spirito e che non vi è sostanziale differenza fra i due. Questa dottrina si chiama Dottrina
dell'IIIuminazione Originale, ed insegna che, proprio come il mondo è Illuminazione l'uomo
è Buddha già così com' è. Noi riteniamo che questa spiegazione sia sbagliata sia nella
sostanza che nel metodo, ma le ragioni sono talmente sottili che saremo qui costretti ad
addentrarci almeno un poco in quello che è un insegnamento estremamente complesso.
Ancora una volta ripetiamo: è impossibile comprendere gli insegnamenti di questa setta se
non attraverso 1a guida di un maestro. Queste dottrine sono state messe per iscritto per
rammemorare gli insegnamenti e trasmetterli al prossimo, ma questa trasmissione è
impossibile senza un adeguato addestramento spirituale sotto la guida di un maestro. Se il
comune mortale e il Buddha fossero effettivamente e fenomenicamente uguali, non vi
sarebbe alcun bisogno di praticare. Se I'uomo è già Buddha che bisogno avrebbe di praticare
il Buddhismo`?
D'altro canto, se la dottrina del peccato fosse vera questo significherebbe che, un
tempo, l'uomo originale, era Buddha. In caso contrario, dovremmo dire che l'insegnamento
secondo il quale non c'è differenza fra il Creatore e il Creato, è falso. Se è vero che non c'è
differenza fra il Creatore e il Creato, e se vogliamo ammettere la dottrina del peccato
originale, dovremmo dire che un tempo l'uomo era Buddha, e che in seguito ad un evento
traumatico questa condizione beata cessò. È importantissimo evidenziare che, per analizzare
questi aspetti della dottrina del peccato originale, dobbiamo affermare che l'uomo era
Buddha e non semplicemente figlio o creazione del Buddha altrimenti affermeremmo la
distinzione duale fra Creatore e Creato.
Ma se l'uomo era Buddha (e, insistiamo, non possiamo affermare che fosse diverso
dal Buddha, altrimenti dovremmo abbracciare la dottrina della differenza fra Creatore e
Creato), perché avrebbe abbandonato la Verità per precipitare nel mondo del dualismo`? e
questo insegnamento fosse vero, allora vorrebbe dire che il Buddha può sbagliare. Dal
momento che non è così, dobbiamo bollare questa dottrina come eretica, tanto quanto quella
del Creatore differenziato dal Creato.
Se invece l'uomo non era Buddha, allora la dottrina del peccato originale ha senso
solo e soltanto se neghiamo l'insegnamento della non-distinzione fra Creatore e Creato. Da1
momento che questa distinzione renderebbe il Buddhismo una religione monoteista, questa
seconda soluzione deve essere considerata eretica.
Se l'uomo non era Buddha e l'insegnamento della non-distinzione fra Creatore e
Creato è vero (come io sostengo), allora la dottrina del peccato originale quale causa del
mondo fenomenico non ha senso e deve essere bollata in toto come eretica.
Nel Sutra del Loto il Buddha ci rivela che questo stesso mondo, e la Terra Pura del
Buddha: "Ai miei occhi il triplice mondo, ove dimorano gli esseri viventi, non nasce né
muore, non appare ne scompare e io da esso non appaio né scompaio, non è reale né irreale.
non è come sembra né come non sembra: non è come viene percepita da coloro che lo
abitano". (Loto, 268:22-26)
Questa è la visione corretta dell'universo che il Buddha, nella Sua sconfinata
compassione, ci ha trasmesso. Il nostro mondo Relativo (Samsara) e il mondo Assoluto
(Nirvana), coincidono. Ecco allora che gli uomini, così come tutto il Creato, devono essere
considerati aspetti del Buddha Eterno. L'essere umano diventa effettivamente il Buddha se
agisce come il Buddha. In questo senso, l'azione del Buddha Eterno si storicizza in Terra.
Questo processo non ha mai avuto inizio, poiché il Dharma è eterno. Perciò possiamo
affermare che la distinzione fra Creatore e Creato è solo nel metodo e non nella sostanza. In
altre parole, la differenza esiste solo dal punto di vista del fenomeno (ji), ovvero
dell'attualizzazione, e non da quello del noumeno (ri), ovvero della potenzialità.
Ora, per quale ragione esiste questa differenza? Perché i dieci mondi sono sempre
esistiti sin dal passato senza inizio. In altre parole, l'Assoluto non esiste al di là del
fenomenico e del relativo. La simultaneità dell'esistenza di Nirvana e Samsara è
simboleggiata dal fiore di loto. La Tradizione insegna infatti che il loto contiene
simultaneamente sia il fiore che il frutto. Inoltre, questa pianta cresce negli stagni melmosi
e il simbolo del loto che emerge, senza esserne contaminato, dalla melma è il fulcro di
questa discussione sul dualismo e l'assolutismo.
Se è così, qual è il concetto di salvezza esposto dal Gran Maestro? Se il Nirvana e il
Samsara coincidono, allora non c'è alcuna necessità di raggiungere la Terra Pura. Questo è
esattamente il punto di vista della Soka Gakkai e di alcuni gruppi di matrice Zen. Come
abbiamo già avuto modo di affermare, noi non sosteniamo questo punto di vista.
La chiave del Vero Nichirenismo è la trasformazione. Sebbene a livello noumenico il
mondo e i suoi abitanti siano tali e quali alla Terra Pura e ai suoi Grandi Illuminati, dal
punto di vista fenomenico non è così. Allora, secondo gli insegnamenti di quest'Ordine, la
salvezza si verifica solo e soltanto con la realizzazione di ciò che Nichiren Daishonin
chiamava Rissho Ankoku, ovvero "l'instaurazione della Verità per 1a protezione della
Terra". Quando il mondo fenomenico sarà uno specchio, un puro riflesso del mondo
Assoluto del Nirvana, allora la Vera Salvezza sarà pienamente conseguita.
Il maestro cinese Hozo spiegò questo concetto con la cosiddetta similitudine del
leone d'oro. Cercando di spiegare 1e profonde verità del Buddhismo alla regina, Hozo
indicò una statua d'oro raffigurante un leone. Originariamente, disse Hozo, il leone era solo
oro. Determinate cause e condizioni hanno fatto si che l'oro prendesse la forma di un leone,
ma noi non possiamo dire che 1a vera essenza del leone d'oro sia il leone. L'essenza della
statua, la sua sostanza, è l'oro mentre il leone è la forma con la quale la sostanza appare nel
mondo fenomenico. Secondo 1'esempio di Hozo, quindi, l'oro è il noumeno (ri) e il leone è
il fenomeno (jí).
Quando il Dharma, allora noumenicamente cuore degli uomini agirà in piena
conformità con il il mondo e i suoi abitanti non saranno solo (o teoricamente) uguali al
Buddha, ma saranno Buddha a tutti gli effetti. Dal punto di vista Mahayana, quindi, non è
possibile conseguire la vera salvezza al di là della salvezza di tutti gli altri, ed è per questa
ragione che la figura de1 Bodhisattva è così importante nel nostro sistema religioso e
filosofico.
Analizzando l'esempio del maestro Hozo ancora più in profondità potremo dire che la
Natura di Buddha è i1 leone e l'oro è il Dharma. Quando la Natura di Buddha (ovvero
l'anima degli uomini) agirà in conformità con la sua sostanza, allora il Buddha si renderà
fenomenicamente manifesto.
Per questa ragione noi affermiamo che Natura di Buddha e Buddhità non sono la
stessa cosa, e allo stesso tempo lo sono! La Natura di Buddha è la Buddhità in potenza.
Sostanzialmente, gli elementi "comune mortale" e "Buddha" sono identici, mentre
fenomenicamente non lo sono, e lo stesso può dirsi per il Samsara e il Nirvana.

Ora, nella Soka Gakkai e in altre sette buddhiste, si afferma con grande vigore la
dottrina di Bonno-soku-Bodai traducendo questo termine con le parole "i desideri terreni
sono illuminazione". Questa interpretazione deriva direttamente dalla loro fede nella
dottrina dell'Illuminazione Originale, ovvero dell'effettiva uguaglianza, sostanziale quanto
fenomenica, della Natura di Buddha e della Buddhità. Secondo il dizionario di termini
Buddisti pubblicato dalla Shuppansha, la parola Bonno viene dal sanscrito Klesha, e
significa "illusione", mentre Bodai significa "Illuminazione". Lo stesso dizionario definisce
le parole Bonno-soku-Bodal come "inseparabilità delle illusioni dall'Illuminazione", il che
andrebbe a supporto delle nostre precedenti conclusioni, ovvero che il mondo fenomenico e
quello Assoluto sono inseparabili: due facce della stessa medaglia. Inoltre, secondo il
dizionario giapponese-italiano edito dalla Shogakukan, la parola soku significa "subito,
immediatamente". In tal senso, letteralmente, le parole Bonno-soku-Bodal; ovvero IIIusioni-
subito-IIIuminazione, dovrebbero tradursi come "le illusioni diventano subito
Illuminazione". Diventare, ovvero trasformarsi: questa è la chiave del Vero Nichirenismo.
Ancora una volta, applichiamo il nostro concetto di ri e ji in sostanza, le illusioni sono tali e
quali all'Illuminazione, ma dal punto di vista fenomenico non è così. Tuttavia, esse possono
trasformarsi in Illuminazione. In che modo`? La risposta offerta agli uomini da Nichiren
Daishonin è la pratica del Daimoku, la fede in Namu Myo-ho-ren-ge-kyo. La ripetizione di
questa sacra formula durante la contemplazione del Gohonzon trasforma la nostra Natura di
Buddha in Seme di Buddha. ovvero da ri a ji da noumenico a fenomenico. Durante
l'invocazione del Daimoku, la Buddhità si rende manifesta e le illusioni si trasformano in
quello che potremmo definire una sorta di processo alchemico. Il Daimoku è infatti il cuore
della pratica del Sutra del Loto, l'essenza delle Tre Grandi Leggi Segrete.

Pace e Illuminazione

Nisshin (Massimo Claus)