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LA COSMOLOGIA BUDDHISTA E GLI DEI

Il buddhismo ha ripreso la cosmologia indù, di cui ha assunto l'eredità. Il tempo vale come tempo
cosmico, che non viene calcolato in anni, ma in eoni (kalpa).
Un kalpa significa la durata di tempo fra il sorgere e il declinare di un sistema cosmico e viene in
genere indicato con diversi milioni di anni umani. Ogni sistema cosmico ha un determinato
sviluppo dal suo sorgere alla dissoluzione definitiva. Esistono innumerevoli sistemi cosmici, perciò
anche innumerevoli e paralleli mondi, rispetto ai quali il nostro non può vantare alcuna caratteristica
di unicità o di superiorità. La serie di scomparse e ricomparse del mondo è infinita e ogni sistema
cosmico è strutturato a strati, che vanno dalle regioni di materia grossolana e quelle di materia
sottile, dove si trova la "regione dello non forme" (immaterialità). Ogni mondo è costituito da una
serie infinita di fattori esistenziali dinamici (dharma), di cui alcuni assoluti e indistruttibili (come il
nirvana o lo spazio vuoto), i restanti condizionati, invece, da altri, e perciò effimeri e instabili.
Nello stesso tempo il buddhismo successivo e perfezionato ammette l'esistenza di cieli e inferi e
suddivide ogni sistema cosmico in sei luoghi della vita, divisi a loro volta in tre regioni superiori e
tre inferiori. I tre luoghi superiori formano la regione degli dei (deva), che stanno sopra l'uomo e,
sostanziati di materia sottile, godono di una vita di maggior durata, ma sottostanno ugualmente al
dolore e alla morte; poi si trova la regione degli asura, che è sempre di natura celeste, ma costoro
sono intesi come spiriti furenti in lotta contro gli dei; infine vi è la terza regione, cioè il mondo degli
uomini.
Da questi tre mondi superiori sono separati i tre “destini più tetri" o le "condizioni misere"; essi si
suddividono nel mondo degli spiriti (peta), che originariamente erano considerati soltanto dei
defunti, ma che oggi comprendono anche demoni di ogni specie nel mondo degli animali e infine,
più in basso, nella regione degli inferi, che sono numerosi e sono suddivisi in caldi e freddi.
Il dolore è il destino di ogni vita e di tutti i luoghi. Lo 'stato privilegiato di grazia" è prerogativa
dell'uomo, poichè per il buddhismo la rinascita come uomo è necessaria per l'acquisizione della
conoscenza e la visione del dharma (legge cosmica). Solo l'uomo raggiunge questo stato quando ha
acquisito la consapevolezza di non dover più rinascere nel dolore del mondo. A causa dello scarso
interesse dimostrato nei confronti degli dei e del poco spazio dedicato alla loro trattazione, spesso è
stato detto che il buddhismo originario è una dottrina atea. In effetti, il buddhismo non ha contestato
l'esistenza di un dio personale, ma non attribuisce a questo fatto alcuna importanza e considera
tempo sprecato quello dedicato alla speculazione sull'esistenza e sulle proprietà degli dei.
Al tempo stesso ha però definito il nirvana eterno e lo ha chiamato beatitudine, verità o massima
realtà. Quando il Buddha, in tempi successivi, è stato sottoposto a un processo di trasfigurazione
graduale fino a essere un'incarnazione del nirvana, è diventato,per ciò stesso, oggetto di venerazione
religiosa.

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La cosmologia buddhista è simile a quella indù: vi sono nello spazio illimitato infiniti mondi
che nascono e periscono nell'arco di tempi lunghissimi. Ma se l'universo è immenso, immenso
è il dolore del samsara, il ciclo continuo delle morti e delle rinascite a cui tutti gli esseri sono
soggetti.
Il saggio indiano Siddhartha Gautama scoprì una via di liberazione dalla sofferenza del
samsara e per questo è chiamato il Buddha (l'Illuminato). Il dolore dell'esistenza è dissolto
dalla diligente e metodica eliminazione di ogni forma di attaccamento o avidità. Siddhartha
insegnò questa via a molti, fondando comunità monastiche aperte a tutti, senza restrizioni di
casta.
L'era buddhista inizia con la morte di Siddhartha, cioè con la sua entrata definitiva nel
nirvana (lett. "estinzione"; ma significa anche "pace" e "gioia"). Poiché il Buddhismo si è
diffuso in molti paesi e le date riportate dalle varie tradizioni non coincidono, il computo degli
anni è fissato a partire dalla data convenzionale della nascita del Buddha (560 a.C.). L'anno
nuovo inizia con l'equinozio di primavera. Quindi, quando il calendario civile segnala il 21
marzo 2001, il calendario buddhista segnala il passaggio dall'anno 2560 all'anno 2561.

Simbolismo e Iconografia dell'Arte Buddhista


a cura di Rudy Harderwijk (A View of Buddhism)

Rudy Harderwijk, nato nel 1955 in Olanda, e' uno dei piu' importanti studiosi europei del Buddhismo e delle sue
espressioni artistiche. E' stato allievo del Dalai Lama, del venerabile Kirti Tsenshab Rinpoche, abate del monastero
Kirti a Dharamsala, e del Lama Thubten Zopa Rinpoche. Attualmente e' uno dei collaboratori del "Progetto Maitreya"
che oltre agli scopi sociali sta realizzando nel nord est dell'India, una grande statua dedicata al Buddha Maitreya, alta
ben 150 metri.

Introduzione al Simbolismo nel Buddhismo

Molti simboli Buddhisti devono essere considerati nell’ambito della cultura delle popolazioni che li hanno prodotti. Molti dei
simboli originali, ad esempio, risalgono all'India antica e possono essere trovati anche nell’iconografia induista, anche se
con significati leggermente diversi.

Il Buddha storico visse intorno al VI secolo aC, ma i primi artefatti buddhisti risalgono al III secolo aC. Nelle Scritture, si
dice che il Buddha di tanto in tanto ha usato delle immagini come la 'Ruota della Vita' per illustrare i suoi insegnamenti.

Le prime testimonianze archeologiche, per lo piu’ di sculture in pietra ornamentale, provengono dal periodo dell’imperatore
Asoka (273-232 aC), che si converti’ al Buddhismo e ne fece una religione popolare in India e nei paesi confinanti.

Nel secondo secolo aC si iniziarono a scavare monasteri Buddhisti nella roccia, creando una grande quantita’ di opere
d'arte in grado di resistere nei secoli. Probabilmente il monumento buddhista piu’ antico e tipico e’ la stupa.

La prima imagine del Buddha apparve intorno al primo secolo aC, quindi fino ad allora l'opera d'arte e’ stata in gran parte
di natura simbolica.

Con la comparsa del Tantra Buddhista intorno al 6° secolo, fiori’ una nuova generazione di opere d'arte ricche di
simbolismo, in quanto l'immaginazione e la visualizzazione diventarono tecniche determinanti nelle pratiche di
meditazione. Da questo momento vegono raffigurati un pantheon di divinita’ e entita’ protrettrici, insieme ad una vasta
collezione di oggetti simbolici, come il Vajra, la campana, il mandala, ecc.

Questa tradizione si e’ conservata soprattutto nel 'Buddhismo tibetano', e in parte nella tradizione giapponese Shingon.

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Simboli del Buddha
Si dice che il Buddha fosse riluttante ad accettare le sue immagini, in quanto non voleva essere venerato.

Per simboleggiare il Buddha le prime espressioni dell'arte usarono principalmente la Ruota dagli otto raggi e l'albero del
Bodhi, ma vennero utilizzati anche le orme del Buddha, un trono vuoto, una ciotola per l'elemosina e un Leone.

La ruota del Dharma a otto raggi o 'Dharmachakra' (sanscrito) simboleggia il Buddha chef a
girare la ruota della verita’ o della legge (Dharma = verita’ / diritto, chakra = ruota).

La ruota si riferisce alla storia secondo cui, poco dopo che il Buddha raggiunse l'illuminazione,
Brahma discese dal cielo per chiedergli di insegnare, offrendogli un Dharmachakra.

Il Buddha e’ conosciuto come colui che gira la ruota: colui che stabilisce un nuovo ciclo di
insegnamenti in movimento e di conseguenza cambia il corso del destino.

Il Dharmachakra ha otto raggi, simbolo degli otto nobili sentieri (Cammino


della saggezza: 1 la Retta Comprensione, 2 il Retto Pensiero; Cammino della
moralità: 3 la Retta Parola, 4 la Retta Azione, 5 la Retta Condotta di Vita;
Cammino della disciplina mentale (o della meditazione buddhista): 6 il
Retto Sforzo, 7 la Retta Consapevolezza, 8 la Retta Concentrazione).

I tre segmenti al centro rappresentano il Buddha, il Dharma (gli insegnamenti) e il Sangha (la
comunita’ spirituale).

La ruota puo’ anche essere divisa in tre parti, ognuna delle quali rappresenta un aspetto della pratica Buddhista, il mozzo
(disciplina), i raggi (saggezza), e il cerchio (concentrazione).

L'albero del Bodhi si riferisce all'albero sotto cui il Buddha raggiunse


l'illuminazione.

Il culto dell’albero era gia’ parte della cultura Indiana precedente, cosi’ lo
sviluppo del Bodhi, come simbolo devozionale, e’ stato uno sviluppo naturale.

Dopo aver girato la campagna per circa sei anni, il Buddha finalmente si fermo’
a riposare in un bosco vicino al fiume Naranjara, non lontano dalla moderna
Bodhgaya. Seduto sotto un albero del Bodhi, praticando la meditazione, e’
riuscito a concretizzare la sua vera natura. I sette giorni seguenti li passo’ sotto
l'albero sperimentando la gioia della liberta’ e contemplando l’estensione della
sua nuova comprensione.

La storia prosegue poi mettendo in relazione altri quattro periodi di sette giorni,
ognuno passato sotto un albero diverso - il Banyan, il Mucalinda e l'albero
Rajayatana, quindi ancora una volta il Banyan. Ognuna di queste situazioni ha
la sua ben nota vicenda che lo spazio qui non consente di riportare. L'albero
dell’illuminazione e’ chiamato, in latino, Ficus religiosa o albero sacro. I
Buddhisti generalmente lo chiamano Bodhi, o albero Bo. Bodhi e’ la parola in
lingua Pali e in Sanscrito per illuminazione. A Bodhgaya vi e’ ancora oggi un
albero che discende da quello originale e alberi Bodhi si trovano comunemente
in tutti i centri Buddhisti ovunque nel mondo. "

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L'albero del Bodhi a Bodhgaya

Il Trono

Il Trono e’ un riferimento alla discendenza regale di Siddharta Gautama, all'idea della regalita’ spirituale, e all'illuminazione
come sovrana del mondo spirituale. Le antiche sculture in pietra mostrano il Dharmachakra e il Bodhitree in cima al trono.
A volte la base del trono e’ decorato con altri simboli, come leoni e cervi, entrambi associati con gli insegnamenti del
Buddha.

Il Leone e’ uno dei simboli piu’ potenti del buddhismo. Tradizionalmente, il leone e’ associato con regalita’, forza e
potenza. E 'quindi un simbolo appropriato per il Buddha, che la tradizione vuole fosse un principe reale. I suoi
insegnamenti a volte sono indicati come il “Ruggito del Leone”, per sottolineare ancora una volta la loro forza e potenza.

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I Leoni di Sarnath. Sarnath e’ il luogo dove Buddha Soprattutto nell’arte buddhista tibetana, i leoni sono spesso
inizio’ a predicare e questi leoni echeggiano i suoi raffigurati sul trono dove siede il Buddha, ma questi sono Leoni
insegnamenti ai quattro angoli del mondo. Per della neve (creature mitiche), e che in realta’ rappresentano gli otto
questo e' conosciuto anche come il "Ruggito dei Bodhisattva principali.
Leoni". La ruota simboleggia la legge Buddhista e
anche la legittimita’ di Asoka, come un sovrano
illuminato.

Le orme del Buddha tradizionalmente simboleggiano la presenza fisica dell’ Illuminato.


Questa immagine e’ incisa su un’antica pietra a Bodh Gaya, in India, il sito di illuminazione
del Buddha."

La storia racconta che prima della sua morte il Buddha ha lasciato l’impronta di piede su una
pietra vicino Kusinara,come ricordo della sua presenza sulla terra.

Queste impronte spesso sono decorate con ruote Dharma e altri segni di buon auspicio,
come svastiche e fiori di loto.

La ciotola per le elemosine si riferisce alla storia secondo cui prima che il Buddha
raggiungesse l'illuminazione, una giovane donna di nome Sujata gli offri’ una
scodella di latte di riso. In quel momento, stava praticando austerita’ mangiando
molto poco, ma si rese conto in quel momento che avrebbe avuto bisogno di avere
piu’ forza per le fasi finali per l'illuminazione, e il digiuno avrebbe solo ridotto
ulteriormente la sua energia. Dopo aver raggiunto l'illuminazione, si dice che abbia
buttato via quel poco che era rimasto nella ciotola per significare la rinuncia di tutti i
beni materiali.

Trovare la via di mezzo tra austerita’ e l'attaccamento alla vita completa e’ un principio importante del Buddhismo.

La ciotola simboleggia anche il tipo di vita del monaco, che ogni mattina vive di quello che la gente gli dona.

Quello che sembra uno sviluppo posteriore e’ la rappresentazione degli occhi del Buddha (in particolare su una stupa),
come spesso si vede in Nepal. Appaiono in tutte e quattro le direzioni, e rappresentano la mente onnisciente di un
Buddha.

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I tre preziosi gioielli o Triplice Gemma

Il centro del Buddhismo e’ costituito da tre pilastri: il Buddha, il Dharma (gli insegnamenti) e il Sangha
(monaci e monache), simbolizzati dai tre gioielli. In parole povere, si potrebbe dire che senza il Buddha
storico Shakyamuni non ci sarebbe stato alcun Dharma Buddhista, ne’ Sangha. Senza il suo insegnamento,
il Buddha non avrebbe fatto molta differenza e anche la comunita’ spirituale, non sarebbe esistita. Senza il
Sangha, la tradizione non sarebbe mai stata trasmessa attraverso i secoli. Il Buddha sarebbe stato 'solo'
una figura storica e i suoi insegnamenti sarebbero stati 'semplici' libri.

Cervi e Dharmachakra

I cervi sono un riferimento diretto al primo insegnamento del Buddha appunto nel parco dei cervi a Sarnath, chiamato
anche Dharmachakra Parivartan. La suggestione e’ che l'aspetto mirabile del Buddha e la sua presenza talmente pacifica
indussero anche gli animali ad accorrere e ascoltare. Nella tradizione tibetana, un monastero che custodisce le collezioni
di testi Kangyur e Tengyur dovrebbe avere (sul tetto) questo simbolo del cervo su entrambi i lati della ruota del Dharma.

Stupa

La Stupa in genere rappresenta la mente illuminata del Buddha. Sono state costruite fin dai primi tempi del Buddhismo.
Uno dei significati simbolici e’ che rappresentano i cinque elementi: la base quadrata rappresenta la terra, la cupola
rotonda e’ l'acqua, la forma di cono e’ il fuoco, il baldacchino e’ l'aria e il volume della stupa e’ lo spazio. Queste
costruzioni sono spesso sono utilizzate per conservare le reliquie di importanti maestri.

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Tag: buddhistmo, chorten, India, simbologia tibetana, Stupa, tibet

Viaggiando nei paesi del subcontinente indiano vi capiterà


di ammirare moltissimi Stupa o Chorten in Tibetano.

Nelle regioni dell’India del Nord e del Tibet questi "grossi birilli"
in muratura,alti da due ad una quindicina di metri,sono
caratteristici come il torii lo è per il Giappone o il grande crocifisso
lo è per molte vallate alpine

Tutte e tre,così piccole (un nulla di fronte alla grandiosità della natura)
bastano a dare atmosfera e linea,a benedire un intero paesaggio.

Nelle regioni Tibetane un chorten dà vita a tutto un fianco di monte,


ad un recesso fra le rocce.

Alcune volte nei chorten si possono celare le ossa o le ceneri di un lama


venerato,ma più comune è che vi siano immagini sacre o scritture.

Per un tibetano che,viaggiando,passa vicino ad una di queste


costruzioni essa simboleggia la religione stessa;gli porta a mente
un altro grandioso dramma cosmico,così diverso da quello cristiano:
il dramma delle miriadi di esseri che.attraverso il ciclo delle nascite,
tendono alla illuminazione.

La parola chorten in Tibetano significa “ricettacolo delle offerte”,


traduzione dal sanscrito dhatugarbha (che si corruppe poi in dagaba,
da cui deriva la nostra “pagoda”).

L’origine va quindi ricercata in India (come quasi ogni motivo spirituale


della cultura tibetana);in India si usava seppellire il corpo dei buddisti
particolarmente venerati o qualche loro reliquia importante,in mausolei
di muratura detti stupa.
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Nelle regioni tibetane lo stupa si è molto allungato ed ha preso la sua
forma caratteristica..Del resto è anche mutato lo scopo ed il senso;
non più come tomba ma come cenotafio.

Non bisogna però dimenticare che un chorten rappresenta in piccolo


la cosmologia lamaista;ciascuna parte raffigura uno degli elementi
di cui tutto è composto ed in cui alla morte si risolvono i corpi.

Il basamento rappresenta la terra,lo staio l’acqua poi il fuoco e la


parte più alta l’aria.

Sulla cima vi sono due oggetti che sembrano una falce di luna ed un
sole,ma in realtà la falce rappresenta l’aria (la volta inversa del cielo),
ed il sole è una fiamma che sta a simbolo dello spazio,dell’etere,
l’ultimo e più sottile elemento.

Nomi locali per lo stupa sono:


• Chaitya - Nepal
• Candi - Indonesia
• Chedi - Thailandia
• Chorten - Tibet e Bhutan
• Dagoba/Chaitiya - Sri Lanka
• Chedey - Cambogia
• Tap - Korea
• That - Laos
• Ta - Cina (letteralmente "torre")

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Tô - Giappone (torii)

Offerte

Fare offerte e’ una pratica molto comune in Oriente. Ogni offerta ha un significato preciso, per esempio: offrire la luce
significa voler dissipare le tenebre della propria ignoranza, oppure offrire incenso simboleggia il voler migliorare il
comportamento etico. Offrire e’ considerato un buon allenamento contro l'avidita’ e l'attaccamento.

In Tibet le offerte sono spesso costituite da piccole ciotole piene di acqua che simboleggia l'offerta di acqua per bere e
lavarsi, fiori, incenso, luce, profumi e prodotti alimentari. Questo si ricollega all'antica tradizione di come deve essere
ricevuto un ospite molto importante.

Le otto offerte:

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Offrire acqua per pulire la bocca o faccia: significa buon auspicio o tutte le cause e condizioni che portano effetti positivi.
Quindi, fare un'offerta d'acqua che e’ pulita, fresca, leggera, deliziosa, confortevole per la gola e lo stomaco – significa
augurare tutte queste buone qualita’.

Offrire l'acqua per lavare i piedi: L'acqua chiara, mescolata, con l'incenso o il sandalo e’ usata come offerta per lavare i
piedi a tutti gli esseri illuminati '. Il significato simbolico e’ di depurazione. Mediante la pulizia dei piedi degli esseri
illuminati, si purifichera’ tutto il nostro karma negativo e le negativita’. Fare offerte per pulire i piedi degli esseri illuminati,
equivale simbolicamente a fare “pulizia ai piedi" della nostra mente.

Offrire fiori: significa generosita’ e apertura di cuore.

Offrire incenso simboleggia etica morale o e disciplina.

Offrire la luce significa stabilita’ e la chiarezza della pazienza e della bellezza che dissipa tutta l’ignoranza.

Secondo il venerabile Norlha Rinpoche: "E 'ottimo anche offrire le lampade che bruciano burro, candele o altra luce,
perche’ l'atto di offrire questa luce simboleggia il fatto che bruciamo le nostre afflizioni mentali: desiderio, aggressivita’,
avidita’, gelosia, orgoglio e cosi’ via. Un’altra parte del simbolismo rappresentato da queste lampade e’ che e’ un modo
per bruciare le nostre malattie ".

"L'offerta di lampade a burro e’ una delle offerte piu’ potenti, perche’ la loro luce
simboleggia la saggezza. Proprio come una lampada dissipa le tenebre, offrire la
luce di una lampada a burro e’ una metafora per rimuovere le tenebre
dell'ignoranza, al fine di raggiungere la luminosa chiara saggezza del Buddha.
L'offerta della lampada e’ un sacrificio al senso della vista del Buddha. Poiche’ gli
occhi del Buddha sono occhi della saggezza, non sono oscurati dal buio delle due
contaminazioni emotive. Poiche’ il Buddha non ha desiderio di offerte, noi facciamo
queste offerte con lo scopo di accumulare meriti e saggezza. Con la potenza di
questo accumulo, siamo in grado di rimuovere la cataratta dagli occhi della nostra
ignoranza, al fine di ottenere la suprema saggezza degli occhi luminosi del Buddha. Quando offriamo la luce, i risultati
sono la realizzazione di fenomeni di saggezza in questa vita, il chiarimento della mente dualistica e la risoluzione della
confusione, la realizzazione di chiara luce nel bar-do (zona intermedia tra la morte e la successive reincarnazione) e
l'aumento di saggezza in ogni ciclo di vita fino al raggiungimento definitivo dell'illuminazione.

Tradizionalmente, le lampade a burro sono offerte anche come una dedica ai morti, al fine di guidarli attraverso il bar-do
con la luce della saggezza. Possiamo pregare che questa luce guidi gli esseri dei sei reami, togliendo loro gli oscuramenti
in modo che possano risvegliare la loro natura, la vera sapienza".

Lama Tharchin Rinpoche

Offrire profumo o essenze di zafferano o di legno di sandalo: significa sforzo gioioso e perseveranza. Attraverso una di
queste qualita’, si sviluppano tutte le altre qualita’ dell’illuminazione.

Offrire cibo, che ha molti gusti diversi significa samadhi, che e’ un nettare (o ambrosia) per nutrire la mente.

Offrire strumenti musicali: ci sono diversi tipi di strumenti - cimbali, campane, chitarre, liuti. La loro natura e’ la sapienza
che fa un'offerta alle orecchie del Buddha e dei Bodhisattvas e di tutti gli esseri illuminati. Il suono rappresenta la
saggezza, perche’ la saggezza e’ uno speciale potere della mente che penetra nei fenomeni. La compassione e’ raggiunta
attraverso la grande saggezza; l’interdipendenza di tutti i fenomeni si realizza attraverso la grande saggezza.
Naturalmente tutti i fenomeni hanno il carattere di interdipendenza, le cause e le condizioni, ma il suono e’ particolarmente
facile da capire.

Gli Otto portatori di buona fortuna per sostenere gli sforzi del praticante nel raggiungere l'illuminazione. Ognuno di

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questi rappresenta anche un aspetto degli Otto Nobili sentieri:

Lo Specchio rappresenta Dharmakaya ovvero la Verita’ del Corpo del Buddha con gli aspetti di purezza (uno specchio e’
libero da ogni inquinamento) e la saggezza (uno specchio riflette tutti i fenomeni, senza distinzioni). Rappresenta il retto
pensiero.

Latticini - come questo alimento bianco, di grande valore, e’ il risultato di un lungo processo, in modo evidente la natura
della mente si rivela con la pratica nel corso del tempo, con la dissoluzione delle contaminazioni. Rappresenta la Retta
condotta di vita (nella sua produzione nessun animale e’ leso).

Erba Durva e’ molto resistente ed e’ un simbolo di lunga vita. Questo e’ considerato benefico perché uno ha bisogno di
tempo per fare pratica e raggiungere l'illuminazione. Rappresenta il Retto Sforzo.

La Mela in legno o frutta Bilva e’ l'offerta che ricorda al praticante il vuoto e la natura condizionata di tutti i fenomeni in
termini di originazione dipendente. Non si sa perche’ per questa simbologia sia stato scelto il frutto bilva. Rappresenta la
Retta Azione

La Conchiglia arrotolata a destra rappresenta il desiderio che gli insegnamenti Buddhisti siano diffusi in tutte le direzioni
come i suoni emessi quando quest’oggetto e’ utilizzato come un corno. Rappresenta la Retta Parola.

Vermilion / Cinabro, sono polveri rosse costituite da solfuro di mercurio. Nel Buddhismo tantrico il rosso rappresenta il
controllo. Cosi’ questa offerta simboleggia il controllo sulle proprie capacita’ che deve essere messo in atto per ottenere
l'illuminazione. Rappresenta la Retta Concentrazione.

Semi di senape Bianca: si riferiscono alla risposta del Buddha a una donna che veniva a lui, sconvolta per la perdita del
suo bambino. Le disse di raccogliere un granello di senape (al tempo comune come il sale o il pepe) da ogni casa che non
avesse avuto un lutto. Quando torno’ a mani vuote, ebbe la conferma di non essere sola nel suo dolore e che la morte e’
una parte inevitabile della vita. Rappresenta la Retta Comprensione. I semi di senape sono anche usati in molti rituali per
espellere i demoni. Quindi simboleggiano anche l’uso della collera per superare gli ostacoli.

La Preziosa Medicina “ghi-wang”, e’ un calmante e un ricostituente ottenuto dai calcoli biliari di bovini o elefanti. La
capacita’ della sostanza di far fronte alla sofferenza fisica simboleggia che proprio la sofferenza e’ parte della pratica del
Dharma. Rappresenta la Retta Consapevolezza, che agisce come un antidoto alla malattia dell’ignoranza e alla
sofferenza che essa provoca.

Le Cinque Qualita’ del Godimento sono utilizzate anche come offerte, poiche' quando entrano in contatto con i nostri
sensi, danno luogo alle conseguenze negative di attaccamento e desiderio:

Lo specchio e’ un simbolo della forma visiva.

Il liuto simboleggia suono.

L'incensiere rappresenta l'olfatto.

La frutta si riferisce al gusto.

La seta al tatto.

Nell'offerta di queste qualita’, si medita sulla loro natura e sull'intenzione di abbandonare il desiderio.

I Sette Gioielli del potere reale

Le sette gemme del Potere Reale sono gli accessori del monarca universale (Chakravartin in Sanscrito). Rappresentano
diverse abilita’ o gli aiuti che un re deve avere per poter rimanere al potere e possono essere simbolicamente offerti al
Buddha. Questi sette oggetti collettivamente sono simbolo del potere secolare. Danno la conoscenza, le risorse e il potere

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del legislatore.

Nell'interpretazione Buddhista viene delineato un paragone tra la legge esteriore di un re e il potere spirituale di un
praticante. Per il praticante spirituale i Sette Gioielli rappresentano la saggezza senza limiti, le risorse spirituali inesauribili
e l’invincibile potere su tutti gli ostacoli interni ed esterni.

Questi sette gioielli si possono trovare anche nel lungo rituale dell’offerta del mandala.

Preziosa Regina, rappresenta il polo femminile, dove la Chakravartin e’ l'aspetto maschile. Coloro che lavorano per
abbandonare gli stati mentali negativi vedono in lei come una madre o sorella. La sua bellezza e l'amore per il marito sono
rappresentativi della radiante e penetrante gioia di illuminazione del Buddha.

Prezioso Generale simboleggia il potere collerico per superare i nemici.

Prezioso Cavallo e’ in grado di viaggiare tra le nuvole ed e’ specchio dell'allontamanento del Buddha dall'esistenza
terrena, o "dell’elevarsi al di sopra (dell'esistenza terrena)".

Prezioso Gioiello che a volte e’ raffigurato sul dorso del cavallo prezioso, si occupa dei temi della ricchezza e di
realizzazione (potenza e possibilita’). Si dice che il gioiello aiuti Chakravartin (Colui che gira la ruota del Dharma o Re
Buddhista) nella sua capacita’ di vedere tutte le cose, come una sfera di cristallo. Allo stesso modo, un Buddha e’ in grado
di percepire tutte le cose, riconoscendo le connessioni tra tutti gli eventi, la catena inarrestabile di causa ed effetto, e la
natura gravosa dell'esistenza. Il gioiello puo’ anche simboleggiare un “Gioiello che esaudisce i desideri”, un gioiello mitico
che soddisfa tutti i desideri.

Il Prezioso Ministro o il Padrone di Casa rappresenta due aspetti diversi della legge del Chakravartin che sono
strettamente connessi. Il ministro aiuta lo Chakravartin nel realizzare i suoi comandi in tempi brevi, mentre il padrone di
casa fornisce il supporto di base. La saggezza del Buddha, come il ministro, e’ sempre presente a chi ha capito,
consentendogli di tagliare i legami dell’ignoranza. Mentre il padrone di casa rappresenta il sostegno della comunita’ laica,
senza la quale la comunita’ monastica non potrebbe continuare.

Il Prezioso Elefante e’ un simbolo della forza della mente nel Buddhismo. Dimostrando
nobile dolcezza, il prezioso elefante serve come un simbolo della calma maesta’ di colui
che e’ sul sentiero dell’Illuminazione. In particolare incarna il potere sconfinato del Buddha,
che comprende miracolosa aspirazione, lo sforzo, l'intenzione e l'analisi. L'immagine a
sinistra e’ eloquente: una stupa, simbolica della mente di un Buddha, con la base sorretta
da forti elefanti.

Preziosa Ruota, talvolta raffigurato sul dorso del prezioso elefante, e’ la stessa del
Dharmachakra, o della Ruota della Verita’.

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Gli otto simboli di buon auspicio

Questo insieme di simboli e’ molto popolare in Tibet, ma e’ anche conosciuto in Sanscrito come 'Ashtamangala', Ashta
significa otto e Mangala auspicio.

Ombrello o Parasola (chhatra) simboleggia ricchezza o regalita', in quanto per


possederlo e pagare uno che lo reggesse uno doveva necessariamente essere ricco.
Simboleggia la "serenita' regale" e la potenza che si sperimentano mettendo in atto il
distacco Buddhista. Inoltre il suo uso quotidiano simboleggia anche protezione dal male,
dalle forze oscure e godimento dei risultati sotto la sua fresca ombra.

l Pesci d’Oro (matsya) erano originariamente simbolo dei fiumi Gange e Yamuna,

ma in seguito, per gli indu’, giainisti e Buddhisti, sono stati usati come rappresentazione della
fortuna in generale. Nel Buddhismo e’ anche il simbolo del fatto che gli esseri viventi che praticano
il Dharma non devono avere paura di annegare nel mare di sofferenza, e possono liberamente
migrare (scegliere la loro reincarnazione) come pesci nel mare.

Il Vaso del tesoro (bumpa) e’ un segno delle inesauribili ricchezze disponibili negli
insegnamenti Buddhisti, ma e’ anche il simbolo di lunga vita, prosperita', e di tutti i
vantaggi di questo mondo. (Vi e’ anche una pratica che coinvolge l'interramento o lo
stoccaggio di questi vasi per propiziare prosperita' a Monasteri o per centri
d'insegnamento).

Il loto (padma) e’ un simbolo molto importante in India e del Buddhismo.

Si riferisce alla completa purificazione del corpo, della parola e della mente. Il loto si riferisce a
molti aspetti del sentiero, in quanto cresce dal fango (samsara), attraverso l'acqua fangosa appare
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La bandiera Buddhista

Un simbolo molto piu’ recente e’ la bandiera Buddhista. Venne ideata nel 1880 dal colonnello
Henry Steele Olcott, giornalista americano. La prima volta venne issata nel 1885 nello Sri
Lanka ed e’ un simbolo di fede e di pace, attualmente usato in tutto il mondo per rappresentare
il Buddhismo.

I cinque colori della bandiera rappresentano i colori dell’aura che emanava dal corpo del Buddha quando consegui’
l'Illuminazione.

Amorevole gentilezza, pace e compassione universale

La Via di Mezzo - evitare gli estremi, il vuoto

Benedizioni di prassi - il conseguimento, la saggezza, la virtu’, la fortuna e la dignita’

Purezza del Dharma che porta alla liberazione, al di fuori del tempo o dello spazio

L'Insegnamento del Buddha - La Saggezza

La Svastica

La svastica e’ un noto simbolo di


buona fortuna dell'India.
Purtroppo in occidente ha una
tragica fama, in quanto i nazisti
lo scelsero come loro simbolo.
In sanscrito, significa "favorevole
al benessere". Nella tradizione
Buddhista, la svastica
simboleggia i piedi o le impronte
del Buddha ed e’ spesso usato
per indicare l'inizio dei testi. Il
Buddhismo tibetano moderno lo
usa come decorazione
nell'abbigliamento. Con il
diffondersi del Buddhismo e'
stato adottato anche dalla
iconografia della Cina e del
Giappone, dove e’ stato usato
per indicare la pluralita’,
l'abbondanza, la prosperita’ e lunga vita.

In India, gli indu' utilizzano la svastica per segnare le pagine di apertura dei libri contabili, le soglie delle
porte e le offerte. La svastica sulla mano destra e' un simbolo solare, sulla sinistra rappresenta la dea

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Kali e la magia. Nel Janismo e' l' emblema del loro settimo Tirthankara. Altri usi del simbolo: in
Mesopotamia e' stata usata sulle monete, in Scandinavia come simbolo del martello del dio Thor. Nella
prima arte cristiana e' stata chiamata la croce gammadion perche' e' composta da quattro gamma. Si
trova anche nell'arte Maya e Navajo.

Montagne

Ci sono due montagne chiave nella simbologia Buddhista. La prima e’ la "Cima dell'Avvoltoio",
(raffigurata a sinistra) nel nord dell'India, dove il Buddha si dice che abbia pronunciato una serie di
sermoni. "Cima dell'Avvoltoio" ha un significato particolare
nel Buddhismo Mahayana in quanto uno dei suoi testi
principali, il Sutra del Loto, pare sia stato redatto proprio a
seguito dei sermoni pronunciati su quella montagna [anche il
Sutra del Cuore, un altro testo molto importante e' stato
realizzzato in questo luogo].

La seconda montagna appartiene alla cosmologia Buddhista ed e’ conosciuto come il Monte Meru, il
centro mitologico dell'universo Buddhista e il collegamento tra gli inferi sotterranei e i paradisi superiori.

Tre raffigurazioni artistiche del mitologico Monte Meruy, o monte Meru (sanscrito मममम,
pāli Neru), noto anche come Sumeru (pāli Sineru) col significato di "magnifico Meru",
montagna sacra nella mitologia induista e buddhista; alta 80.000 leghe (circa 450.000 km)
si trova al centro dell'universo, nel continente mitologico Jambudvipa. Molti templi induisti,
come il tempio di Angkor Wat in Cambogia, sono stati edificati come sue rappresentazioni
simboliche.

In Cina, ci sono le cosiddette quattro montagne sacre (da non confondere con le cinque montagne sacre del taoismo).
Sono:

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* Pu Tuo Shan, montagna Buddhista a est, provincia di Zhejiang, 284 metri. Sacro a Bodhisattva Kuan-Yin.

* Wu Tai Shan, montagna Buddhista a Nord, provincia di Shanxi, 3.061 metri. Sacro a Bodhisattva Manjushri.

* Emei Shan, montagna Buddhista a ovest, provincia di Sichuan, 3099 metri. Sacro a Bodhisattva Samantabhadra.

* Jiu Hua Shan, montagna Buddhista a Sud, provincia di Anhui, 1341 metri. Sacro a Bodhisattva Kshitigarbha.

In Tibet, i 6.600 metri del monte Kailash sono spesso identificati come la montagna degli dei, e anche monte Meru (l'asse
dell'universo) con la sua forma piramidale.

I Quattro Re Guardiani (Sanscrito: Lokapala, letteralmente "I Guardiani del Mondo")

I Quattro Re Guardiani sono i protettori delle quattro direzioni cardinali e quasi sempre si trovano all'ingresso di monasteri
e templi. Ognuno di essi ha due mani e sono vestiti con le armature ornate e l'abbigliamento di un re guerriero. Possono
essere rappresentati sia seduti che in piedi.

Dhritarashtra, il re d'Oriente di colore bianco suona un liuto.

Virudhaka, il Re del Sud di colore blu,porta una spada e un fodero.

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Virupaksha, il re dell'ovest. Di colore rosso regge una piccola stupa nella mano destra e un serpente
nella sua sinistra.

Vaishravana, il re del Nord di colore giallo, porta una bandiera della vittoria nella mano destra e una
mangusta che vomita gioielli nella sua sinistra.

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