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CAPITOLO 1

UN CONCETTO OPERATIVO DI CULTURA


Per avere un concetto operativo di cultura si parla di : mediazione culturale,culturale
criminale,cultura manageriale,il mondo della cultura.

Negli ultimi decenni il termine cultura è stato ampiamente decostruito,criticato,smontato nel suo
essenzialismo,cosi come altri concetti chiave delle scienze sociali.

Insomma il termine cultura è un concetto di questo tipo, un’idea<< che non può essere pensata
come in passato,ma senza la quale alcune questioni-chiave non possono essere pensate.>>
Occorre perciò ripercorrere il concetto di cultura, esplorandone alcune delle principali definizioni e
cercando di comprendere a che cosa ci possa servire dal punto di vista euristico (lavoro di ricerca).

Forse nel cercare di capire di cosa parliamo , quando parliamo di cultura sta già gran parte del
studiare sociologicamente la cultura.

Un solo termine ma almeno 3 concetti:

Secondo BAUMAN al termine cultura si collegano almeno 3 principali universi di discorso:

-gerarchico: ovvero il suo significato umanistico di sforzo continuo per coltivare l’ideale del
miglioramento,dell’emancipazione,delle barbarie di approdo alla dignità e specificità dell’essere
umano. Ne discende un’idea di cultura condivisa come valore a cui tendere.

-differenziale: dimensione di diversità tra individui o gruppi diversamente collocati in contesti


temporali,geografici,o sociali differenti. E’ molto utilizzato ma portatore di una notevole
problematicità. Spesso la nozione differenziale di cultura è utilizzata strumentalmente.

-generico: pensare la cultura non in chiave gerarchizzante o differenziante ma come modalità


accomunante il genere umano. Bauman parla di una concezione generica di cultura. Il punto
chiave è comprendere,in un certo senso, quale sia il meccanismo specie-specifico dell’uomo che gli
consente di produrre cultura nell’accezione differenziale del termine.

Bisogna soffermarsi su due punti importanti: in primo luogo,precisare quale sia la particolarità
dell’universo simbolico in cui vive l’uomo .

LEVì-STRAUSS,il nodo centrale del simbolismo umano non è il semplice impiego di simboli,ma il
fatto che il loro significato ha senso solo in un sistema unico. In effetti<< l’unico elemento comune
ai simboli e ai loro significati è quello dell’ordine>>.

Per esempio le figure stilizzate dell’uomo e della donna all’esterno di un bagno nella nostra
università: esse hanno significato solo l’una in relazione all’altra, ed è in questo modo che i simboli
orientano i nostri comportamenti ,ovvero rappresentando l’ambiente.
Per LUHMAN nel mondo (welt) regnano molteplicità e complessità; l’ambiente(umwelt) è una
porzione di mondo che corrisponde alle situazioni particolari delimitate in possibilità concrete e
concretizzabili; i sistemi sociali si inseriscono in un ambiente e per sopravvivere devono ridurre
drasticamente la complessità fino a generare dicotomie(vero/falso,giusto/sbagliato).

I sistemi per funzionare tendono a ridursi in dicotomie che servono ad abbassare la complessità
( compito che effettua il sistema)

La cultura è l’insieme dei meccanismi che consentono la riduzione di complessità nel mondo ,e si
trasmette attraverso quel processo che noi chiamiamo socializzazione.

Per Bauman la cultura è, ancor prima che strutturazione della realtà, strutturazione della
“sensazione” in percezione e cognizione ( come capacità di apprendere,valutare e ricordare la
realtà)

Cerchiamo di chiarire cosa significhi strutturare e come avvenga questo processo. Strutturare, nel
senso in cui lo usa Bauman,è inteso come <<dare un ordine>>.

I processi di strutturazione sono essenzialmente 2 fortemente interconnessi tra di loro: quello


relativo all’ambiente e quello relativo al comportamento umano.

Gli strumenti per compierli sono il fare e il rappresentare,le pratiche e i discorsi, il teuKein e il
lègein (sono inscindibili). Inoltre il fare è il prodotto della trasmissione di un sapere tecnico
attraverso varie forme di linguaggio.

LèGEIN,TEUKEIN,ARTE: QUALCHE RIFLESSIONE:

Nell’arte si compie una sintesi per cui la tecnica collassa sul discorso. Il discorso artistico non ha
come obiettivo un fare ma la comunicazione di se stesso come discorso.

Nell’arte figurativa l’oggetto della comunicazione del discorso è costituito da “cose” e azioni, Cioè
rappresenta persone che fanno cose e cose fatte da persone. L’arte astratta essendo molto più
proiettiva è anche potenzialmente “conservatrice” poiché in essa il soggetto tende a proiettare i
suoi schemi.

Durante lo stalinismo le arti plastiche e visive furono considerate contro-rivoluzionarie. La


rivoluzione aveva anche bisogno di codici comuni, che fossero “schematicamente” interpretabili
da tutti nello stesso modo o in modo simile.

L’arte moderna è un’esperienza intima individuale, non fornisce materiale utile alla
schematizzazioni culturali. In un certo senso si può dire che sia “anti- culturale “.
ESCHER: QUALCHE RIFLESSIONE

Le sue opere sono spiazzanti poiché rappresentano un teuchein impossibile. I suoi progetti sono
“falsi”. Sono una narrazione dell’impossibile. In Escher la realtà non solo non esiste ma non può
esistere, eppure la vediamo.

ROSCHARCH VS THE JACKALL

Con le macchie di ROSCHARCH, Il discorso rappresenta un non-discorso. Il suo senso è non essere-
discorso. Solo essendo nulla di specificato al di fuori del suo essere macchia, la rappresentazione
può diventare rappresentazione del tutto. Con la macchia non si deostruiscono gli schemi di chi
guarda, ma si permette a chi guarda di proiettare i propri schemi. Anche per questo molte persone
si trovano a disagio di fronte ad un quadro astratto: non è rassicurante. Sono chiamati ad
interrogarsi.

BAUMAN VS GEERTZ

Per Geertz la spiccata culturalizzazione dell’uomo rispetto ad altri animali dipende


dall’incompiutezza/insufficienza della sua dimensione instintuale: più che un’operazione di
completamento, la prassi culturale, svolgerebbe un’operazione di INCOMPLETAMENTO. La
cultura opera un completamento. Per Bauman la cultura è come prassi
ordinatrice/selezionatrice/gerarchizzante si sostanzia in un “in - completamento” come
sfoltimento dei possibili.

ASSONANZE CON IL METODO FREUDIANO DELLA PERSONALITà

Nell’ambito della personalità una “competenza” culturale è detenuta dall’ego (io) che gestisce la
realtà controllando le pulsioni dell’ES attraverso funzioni quali:

 Percezione;
 Attenzione;
 Memoria;

L’io in sostanza opera classificazioni e seleziona possibilità, traccia limiti e confini “principio di
realtà” per rendere gestibile il rapporto con la realtà sulle basi di convivenza civile.
PERCEZIONE,RAPPRESETAZIONE,PRATICHE:LE DIMENSIONI DELL’ORDINE CULTURALE IN AZIONE

UNA TRIPARTIZIONE MODELLISTICA DI “COMODO”.

Tenendo presenti le parole di Canguilhem, secondo il quale << una cultura è un codice di
ordinamento dell’esperienza umana sotto il triplice rapporto,linguistico, percettivo e pratico.
Ovvero ,stabilizzazione condivisa, di come un gruppo di persone:

 Definisce le cose e i fatti,(come le chiama,come le comunica)


 Percepisce le cose e i fatti (come le vede e le valuta)
 Reagisce alle cose e i fatti ( come si comporta, quali pratiche utilizza)

Le tre dimensioni si co-generano e si co-mutano vicendevolmente: rappresentare qualcosa in un


certo modo induce mutamenti nella percezione, e a sua volta nelle pratiche. Possiamo pensare ad
esempio a quei casi come la neve per i popoli INUIT, nei quali a livello di rappresentazione
l’esistenza di parole differenti per stati della neve o della pioggia, permette e costruisce una
maggiore <<sensibilità>>a livello di percezione nel cogliere questi differenti stati e nello sviluppare
pratiche che li coinvolgono.

Il legame fra l’elemento semiotico e quello pratico è indissolubile, in quanto ogni linguaggio ha una
dimensione pratica, e allo stesso ogni pratica, in quanto significante, ha una dimensione discorsiva.

LE RAPPRESENTAZIONI: LE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI

Per rappresentazione sociale si intende <<una forma di conoscenza, una elaborazione cognitiva
che i soggetti sociali, definiti per la loro appartenenza di gruppo, effettuano sotto l’influenza di
quadri sociali di pensieri e di norme di comportamento collettive, integrando i dati della propria
pratica e della propria esperienza>> (JODELET).

Hanno il duplice ruolo di rendere convenzionali gli oggetti, gli eventi, le persone che incontriamo
nella nostra quotidianità e di essere prescrittive, ovvero di imporsi a noi con la forza di struttura
precedente alla nostra attività cognitiva e della tradizione che stabilisce in anticipo cosa dobbiamo
pensare.

Perché SONO NECESSARIE LE RAPPRESENTAZIONI?

Sono necessarie per 4 fattori:

1. Bisogno antropologico,legato appunto al bisogno di ordine dell’esistenza umana.


2. Il Secondo motivo è cognitivo, nel senso che le rappresentazioni sociali sono schemi
interpretativi della realtà attraverso i quali il mondo esterno ci diventa famigliare.
3. Il terzo motivo è pratico ovvero bisogno di generare ricorrenze,routine di comportamento.

Infine vi è un fattore emotivo, in quanto ci si affeziona ai propri “paesaggi mentali”

SCHEMATA
Intesi come un insieme organizzato di credenze e pensieri intesi come un insieme organizzato di
credenze e pensieri basato sulle precedenti esperienze.

Essi costituiscono <<dei contenuti mentali che guidano l’esplorazione dell’ambiente ,influenzano
l’elaborazione e la codifica in memoria delle informazioni raccolte ,cosi come la loro
interpretazione>> (CASTELLI).

Per comprendere meglio quanto detto sull’intreccio stretto di rappresentazione,percezione e


pratiche ci si può aiutare con la trama di CRASH:

“Fra i molti protagonisti delle storie che si intrecciano,vi sono un giovane poliziotto bianco
idealista, che cerca di lottare contro la violenza e il razzismo, e un giovane nero, di un quartiere
malfamato, che cerca una strada fuori dalla piccola criminalità che lo circonda. Quando avviene un
incontro fortuito fra i due, con il giovane nero appiedato di notte in un quartiere in cui è “fuori
posto”, seconda la rappresentazione sociale dominante su “dove dovrebbero abitare i neri”, e il
poliziotto in borghese in auto; il poliziotto da un passaggio al nero. Quando in una situazione di
crescente tensione,quest’ultimo scoppia a ridere alla vista di un santino sul cruscotto, il poliziotto
ormai irritato,gli chiede il perché di questa presa in giro: quando il ragazzo si decide a rivelare il
perché della sua risata e infila la mano in tasca, il poliziotto gli spara con la pistola di
ordinanza,pensando che il ragazzo volesse estrarre a sua volta un’arma; per poi scoprire, mentre il
ragazzo muore, che il motivo dell’ilarità era dovuto al possesso del medesimo santino, tenuto
appunto nella tasca dei pantaloni.”
Dunque la trama di Crash costituisce un esempio perfetto di dinamica intersoggettiva quotidiana in
cui, in modo evidente, si intersecano: rappresentazioni sociali, schemata e tipizzazioni.

Le tipizzazioni sono delle interpretazioni dell’azione che sono culturalmente codificate, e che
costituiscono un insieme di vissuti tipici assimilati tramite il linguaggio, gli esempi, pratici,
l’insegnamento.

Schutz sottolinea l’impossibilità per il soggetto di conoscere interamente ciò che si trova nello
spazio profondo di pensiero degli altri atteggiamenti e convinzioni dell’interlocutore è che
rappresentano la fonte dell’azione.
Ecco che allora le tipizzazioni ( quali schemi anche brutali, di codifica del contesto) risultano
essere l’unico mezzo possibile per analizzare il comportamento di alter per l’impossibilità di ego di
raggiungere l’universo di pensiero profondo di alter.

L’INCORPORAZIONE DELLA CULTURA


La costruzione sociale dell’individuo come soggetto sociale, avviene attraverso la socializzazione,
ovvero l’acquisizione dei significati,codici,schemi, che consentono di orientarsi nel mondo.

LA SOCIALIZZAZIONE COME FENOMENO CAOTICO.


Nel parlare di socializzazione si dovrebbe tenere sempre ben presente la “teoria del caos”. Ovvero
che:
 Niente si ripete in maniera identica;
 Anche la minima alterazione delle condizioni iniziali può comportare enormi variazioni
degli effetti finali.
Il processo di socializzazione ha delle aree di caos: la socializzazione è imperfetta ma per il 90% dei
casi deve funzionare. Affinché funzioni bisogna istituzionalizzare i processi.

LA RETE COME FATTORE DI POTENZIAMETO DELLE CONTRO CULTURE E DELLE SOTTOCULTURE.


L’enorme ampliamento delle possibilità di comunicare idee,valori attraverso la rete è i social
media scardina, il ruolo, che per molto tempo è stato predominante, delle istituzioni formali di
socializzazione ( come la scuola,la chiesa,famiglia). Ciò introduce un’apertura maggiore negli esiti
della socializzazione ma anche un maggior rischio di “schizofrenia” culturale del soggetto, ma
anche una minore “solidità culturale”, una maggiore instabilità

Nel trattare di socializzazione si parla spesso, di agenti di socializzazione .


Un esempio importante per capire meglio i concetti sopra elencati è la descrizione, tracciata da
SANDOR MARAI, del personaggio centrale del suo romanzo “DIVORZIO A BUDA”

“ tutti si aspettavano che intraprendesse la carriera e di magistrato : il primogenito della famiglia


Komives non poteva fare diversamente; quando, con aria modesta, si presentò ai colleghi, ebbe,
perfino l’impressione di essere rimasta in famiglia, una famiglia più grande, più intima. Lo
accolsero con fiducia, senza assegnarli un posto di riguardo; si limitarono a prendere atto che era
giunto fra loro e aveva occupato il proprio posto nella sfera di sua competenza. […]. Per tradizione,
fra i giudici della azione c’era sempre riservato un posto a un Komives, come se la famiglia godesse
di un diritto ereditario. […]
Tutto gli era noto in quel mondo: la maniera di impostare la voce, il contegno, la disciplina i
rapporti gerarchici, gli era familiare anche la legge,si, persino l’arredamento e l’atmosfera della
sala delle udienze, l’odore leggermente acre della carta e il sudore grondante della fronte degli
imputati- tutto questo li era familiare come lo è per il medico l’odore di etere nella sala operatoria
e per il sacerdote quello di incenso nella sacrestia.
In qualche modo, tutto era esattamente come a casa, in casa del padre: ovunque aleggiava lo
stesso odore dell’inchiostro.
In un certo senso non aveva nemmeno avuto il bisogno di imparare, come se da piccolo, nella sua
cameretta, avesse sempre giocato a celebrare udienze secondo il codice di procedura penale e ora
si trattasse solo di rinfrescarsi la memoria. Il ricordo del padre e dei suoi antenati, impresso dentro
di lui, agiva sul suo sistema nervoso, nella sua coscienza, forse anche nei suoi sogni.”
Nel brano si parla al tempo stesso di stati corporei e modi di comportarsi, di pratiche ( come
<<impostare la voce,il contegno>>), di oggetti e quindi di cultura materiale, di codici simbolici, di
rapporti gerarchici. Dunque nel brano abbiamo la descrizione che Bordieu chiama “habitus”
ovvero sistemi di disposizioni, strutture strutturanti.

HABITUS : “gli agenti sociali sono dotati di habitus (disposizioni), iscritti nei copri attraverso le
esperienze passate: quei sistemi di percezione, di valutazione e di azione che permettono di
operare atti di conoscenza pratica, fondata sull’individuazione e il riconoscimento di stimoli
condizionali e convenzionali cui sono predisposti a reagire , e di generare , senza presupporre
esplicitamente dei fini o di un calcolo razionale dei mezzi, strategie coerenti e continuamente
rinnovate, ma nei limiti dei vincoli strutturali di cui gli habitus stessi sono il prodotto e che li
definiscono .”

HABITUS (2): L’habitus si da come sistema di disposizioni durature e trasmissibili, strutture


strutturate predisposte a funzionare come “strutture strutturanti”, cioè in quanto a principi
organizzatori e generatori di pratiche e rappresentazioni che possono essere oggettivamente
adatte al loro scopo senza presupporre la posizione cosciente e la padronanza esplicita delle
operazioni necessarie per raggiungerli, oggettivamente “regolate” e “regolari” senza essere affatto
prodotte dall’obbedienza a regolare e, essendo tutto questo collettivamente orchestrate senza
essere prodotte dall’azione organizzatrice di un direttore d’orchestra.

HABITUS (3): Per Bordieu l’habitus non è un destino ma piuttosto un inconscio collettivo di una
classe. Gli agenti sociali determinano attivamente, attraverso categorie di percezione e
valutazione. Sono duraturi ma sono anche soggetti a revisione. Il “rapporto con i possibili”scrive
Bordieu.

SPAZIO DEI POSSIBILI: Le possibilità che ognuno di noi ha socialmente non sono un insieme
astratto egualmente accessibile a tutti, né a livello oggettivo e né a livello soggettivo.

Il rapporto con i possibili è un rapporto con i poteri; e il senso dell’avvenire probabile si costituisce
nella relazione prolungata con un mondo strutturato secondo la categoria del possibile(per noi) e
dell’impossibile (per noi) (Bordieu). Da questo discende che l’esposizione prolungata alle stesse
pratiche svolte nello stesso contesto restringe la percezione di ciò che è <<possibile>> per noi;
(che è anche un altro modo di descrivere l’invecchiamento sociale.)

Ritroviamo due tipi di cognizione:


 Cognizione automatica: strutture di pensiero- azione- fortemente istituzionalizzate,
incentrate sull’habitus
 Cognizione deliberativa (riflessiva): sempre a partire dall’habitus però si sviluppa in
termini di attenzione molto maggiore (esempio: primo giorno di scuola)

GLOBALIZZAZIONE E INSTABILITà DELL’HABITUS.

Fenomeni di contaminazione culturale e di accelerazione di omologazione dell’esperienze e degli


stili di vita (tipici della globalizzazione) rendono più instabili gli habitus. Esiste però nel contempo
un fenomeno opposto: “la radicalizzazione di culture, che sentendosi minacciate
dall’omologazione, reagiscono estremizzando i loro tratti”.

LA NON MONOLITICITA’ DELLA CULTURA.

1. La cultura non è un corpus monolitico


2. La cultura è costantemente dinamica di conflitto
3. L’attribuzione di un carattere statico e unico ad una cultura (es: gli italiani fanno così) è a
sua volta un’operazione culturale (e spesso ideologica) poiché è una semplificazione
modellistica..

La cultura non deve essere mai intesa come un qualcosa di monolitico. Noi delle culture che
non sono nostre ne percepiamo solo il panorama,ne percepiamo solo le caratteristiche
fondamentali. Ovviamente se ci trasferiamo in un dato paese andiamo oltre le nostre prime
apparenze.

Quando parliamo di omogeneità è perché ci soffermiamo sulle apparenze sulle prime


impressioni.

La rappresentazione di una cultura avviene in base a tipizzazioni che non sono reali, ma sono
magari finzioni. Come si forma la personalità attraverso la socializzazione ? si forma attraverso
ciò che gli altri pensano di noi. Si condizionano attraverso meccanismi di retroazione.

L’interpretazione delle culture all’esterno si ferma a degli stereotipi: (io mi aspetto che a napoli
la gente mi accolga con mandolino e pizza). Quindi si arriva a rappresentazione finzioni
ridicole, ma che la gente si aspetta. Le rappresentazioni determinano i comportamenti.
L’ARTICOLAZIONE DELLA CULTURA: FRAMMENTAZIONE,CONDIVISIONE, FRONTIERE:

CULTURA E “TRASPARENZA”

Ogni processo di significazione culturale opera attraverso un processo di “legittimazione e


naturalizzazione”, della sua origine culturale.

Universale culturale: elemento che si ritrova in tutte le culture del mondo:


esempio..incesto,inteso come devianza,perché l’incesto produce patologie, che si trasformano
in patologie sociali. L’arbitrarietà è un elemento che possiamo riscontrare nella maggior parte
delle dinamiche. Perché una norma sia seguita cosa bisognerebbe fare? Bisogna renderla
legittima, bisogna naturalizzarla.

GLI ATTI DI ISTITUZIONE

I riti di passaggio sono in realtà (atti di istituzione), ovvero momenti “limite”, che legittimano
certe categorie e tendono a neutralizzarle,laddove l’origine è solo culturale .

La legittimazione è un fenomeno dicotomico;essa avviene attraverso un rito di passaggio (atto


di istituzione) atto che crea un complesso di ruolo, aspettative verso quel nuovo status della
persona.

POTERE E CULTURA: LA VIOLENZA SIMBOLICA

 Il potere simbolico è in un certo senso il potere esercitato dall’ordine delle cose, un


ordine che tende ad essere percepito come naturale,legittimo a priori, dato per
scontato
 Ne consegue che più l’ordine delle cose è percepito come naturale e legittimo, più
facilmente si realizzano forme di dominio da parte dei dominanti.
 Bordieu parla di “violenza simbolica”per indicare il potere simbolico che i dominanti
esercitano sui dominati . non riconoscendola come violenza, ma assumendola come
“ordine delle cose”,tendono a legittimare e produrre.
 Per Bordieu la sociologia è uno strumento che può e deve tendere a defatalizzare il
mondo,ricostruendo le dinamiche storiche,dall’origine dei principi di classificazione e
dunque dalle dinamiche di potere simbolico. (il sistema di potere è così connaturato
nella mente delle persone che non c’è bisogno di sforzarsi più tanto. Già tutti sanno
come conviene comportarsi).
 Violenza simbolica: perché simbolico? Perché non percepito direttamente.
 Messaggio subliminale ( disney): non viene percepito all’istante. Sta al di sotto della
nostra consapevolezza.
 Secondo Bordieu la sociologia non serve a dire se è giusto o sbagliato, ma serve a
sfatare la naturalità delle cose.
IL CONCETTO DI CAMPO.

Il campo è una dimensione relazionale.

Un campo può essere definito come una rete, di relazioni oggettive tra posizioni degli agenti.

Nella società differenziate, il cosmo sociale è distribuito dall’insieme di questi microcosmi sociali
autonomi,spazi di relazioni oggettive i cui funzionano logiche e dinamiche specifiche e
differenziate.

(dimensione relazionale: campo magnetico tra oggetti con forte valenza simbolica.)

Gli oggetti del campo sono le persone: campo con delle sue regole specifiche,rete e
configurazione.

POTERE: Capacità di qualcuno di imporre qualcosa all’altro, a prescindere se sia un accordo o


meno. Il potere letto da Bordieu abbraccia il punto di vista dei capitali posseduti. Quindi collega le
forme di capitali alle forme di potere. I campi possono avere dei sotto campi, e a loro volta questi
hanno un’autonomia.

In ogni campo vige una diversa gerarchia tra le diverse specie di capitale
(economico,culturale,sociale).

Ogni campo ha criteri propri di appartenenza:

 I diversi tipi di capitali sono trasformabili uno nell’altro.


 Ognuno dei 3 capitali tende a funzionare da “capitale simbolico”.

I capitali sono fluidi nella loro natura. Possono continuamente tramutarsi. In ogni campo vige una
diversa gerarchia di capitale.

1. CAPITALE ECONOMICO: Disponibilità economica. La ricchezza che si ha a disposizione,


ricchezza in senso non solo di denaro. Si basa sulle disponibilità di risorse materiali e
finanziarie.
2. CAPITALE CULTURALE: conoscere e saper utilizzare gli schemi simbolici relazionali di una
cultura. Si basa sul sapere e sul saper fare, all’insieme delle informazioni, di cui l’individuo
dispone, delineando per tanto un habitus.
3. CAPITALE SOCIALE: l’insieme delle relazioni sociali che possono essere mobilitate in
funzione di determinati scopi. Cioè i contatti con gli altri,amicizie,contatti professionali. Si
basa sull’ampiezza e attuabilità delle reti di relazioni in cui si è inseriti.
4. CAPITALE SIMBOLICO: è un 4 capitale ma è un po’ diverso. È l’insieme delle modalità di
rappresentazione con cui si comunicano i 3 capitali agli altri. Non esiste un capitale
simbolico in sé per sé, è l’espressione del capitale culturale, il modo in cui comunichiamo il
capitale economico. Il capitale simbolico è il linguaggio dei capitali. È lo strumento
attraverso cui le nostre dimensioni di pensiero vengono comunicati. Si basa sulle forme di
classificazione e rappresentazione di rapporti.

I GUSTI

I gusti sono pratiche culturali, tramite essi si manifestano valori etici e giudizi estetici. Il gusto
trasforma le cose e gli oggetti di consumo in segni distinti e distintivi.

VALORE SEGNO: valore simbolico dell’oggetto,slegato dal suo valore funzionale.

CAPITOLO 2.

LA COSTRUZIOE CULTURALE DELLO SPAZIO.

L’organizzazione dello spazio fisico di un luogo “racconta”, la cultura di quel luogo e il modo di
vivere degli abitanti.

Gli spazi sono socialmente e stratificatamente strutturati, e dunque retroagiscono sulla


stratificazione di cui sono il risultato, attraverso quelli che Bordieu chiama “effetti di luogo”.

Spazio,tempo,corpo sono le coordinate fondamentali della vita sociale. Lo spazio si struttura


sulla base delle caratteristiche culturali della società che si insidia. Lo spazio non determina la
cultura. Spazio e cultura entrano in una co-evoluzione.

Lo spazio è stratificazione sociale: l’organizzane della città tiene conto della gerarchia delle
classi sociali. Gli spazi migliori se li prendono le classi agiate come ricompensa sociale. Le classi
subalterne,avendo un reddito più basso vivranno in quartieri sempre più deteriorati.

Lo spazio come direbbe Focault è sempre un contenitore di potere sociale, allora la


riorganizzazione dello spazio è sempre una riorganizzazione del quadro attraverso cui si
esprime il potere sociale.

SPAZIO E PRATICHE SOCIALI


L’essere a proprio agio in uno spazio è il frutto di un ambientamento, l’esito
dell’apprendimento del luogo e delle sue intenzioni costituisce un tipo di habitus. si tratta
dell’incorporazione di una dimensione esperienziale, che da come esito schemi per la gran
parte irriflessi , meccanici. ( si pensa alla strada che si fa tornando a casa)

Gli habitus vengono essi stessi strutturati all’interno di spazi, dando origine a schemi di
comportamento socio-spaziali. (l’ambiente spaziale è l’esito dell’apprendimento del luogo e
delle sue intenzioni. È una parte dell’habitus, il rapporto che abbiamo con lo spazio è in gran
parte automatico (quando percorriamo la strada per tornare a casa ).

Quando noi viviamo la nostra socializzazione, i meccanismo di socializzazione avvengono in


uno spazio che è il nostro luogo.

L’esperienza dei luoghi è infatti un’esperienza corporea. I corpi,costituiscono una realtà


spaziale la cui esistenza ha luogo in una continua relazione con uno spazio “esterno”. Oltre a
contenere informazioni codificate circa le relazioni tra i corpi e gli spazi, anzi proprio perché
contengono tali informazioni, gli spazi veicolano e codificano anche le informazioni circa le
relazioni tra i corpi nello spazio e circa le identità dei corpi che entrano in relazione.

I luoghi dello spazio non si definiscono come posizioni oggettive in rapporto alla posizione
oggettiva del nostro corpo, ma iscrivono attorno a noi la portata variabile delle nostre
intenzioni e dei nostri gesti.

L’ habitus è il risultato di una interazione socio-spaziale.

“ Le zone spaziali rappresentano i luoghi dove si manifestano le pratiche di reciprocità: nel suo
fare, il corpo agisce in luoghi e tempi che assumono connotazioni specifiche grazie all’uso tipizzato
delle possibilità spazio-temporali. Non per niente l’uso delle pratiche spazio- temporali dipende
dall’assimilazione degli schemi di tipizzazione: in quanto modelli di azione ma anche spazio-
temporali,tali schemi trasformano dei luoghi fisici i sé anonimi, in ambiti di espressività pratico-
simbolica, vale a dire luoghi di costruzione della realtà sociale a partire dalle esperienze,anche
spaziali.”

Gli habitus si manifestano e costruiscono anche sul piano spaziale dando vita a “mappe mentali”

La mappa mentale è una sorta di proiezione degli stili di vita sugli spazi della città, ed è costituita
tramite percorsi,margini,zone,nodi,riferimenti. I primi sono canali attraverso cui gli agenti si
muovono, i secondi i limiti o gli ostacoli che essi incontrano nel loro agire spaziale. In questo senso
Bauman sottolinea che per ognuno esistono << spazi vuoti>> all’interno di una città, ovvero luoghi
che sono come <<cancellati>> dalle pratiche e quindi dalle mappe mentale dei soggetti.

Infatti in una stessa città vi saranno tante rappresentazioni spaziali differenti per quanti habitus vi
sono : ciò che per alcuni può essere un percorso,per altri può essere un margine, oppure un nodo.
Uno stesso luogo quindi assume importanza e significati diversi a seconda del punto di vista che si
sceglie per osservarlo e a seconda di chi l’osserva.

Sta proprio qui la differenza fra spazio e luogo, differenza che esprime il diverso genere di
esperienza fra aree di mondo verso cui proviamo coinvolgimento o non ne proviamo affatto.

<< i luoghi sono spazi umani, il centro dell’esperienza e delle intenzioni,delle memorie e dei
desideri>> (Silvestrone).

SPAZIALITà DEI POSSIBILI

L’Individuo non è mai difronte a tutte le possibilità potenziali di uno spazio ma alle possibilità reali
definite dal suo habitus.

Il suo “spazio dei possibili” è anche spazialmente limitato. Questa spazialità dei possibili fa
riflettere sulla differenza tra lo spazio oggettivo e lo spazio soggettivo (ovvero il luogo).

Ad uno spazio oggettivo possono corrispondere infiniti luoghi ovvero vissuti individuali e collettivi
che adesso si associano.

Lo spazio ha infinite possibilità. Lo spazio dei possibili (lo spazio di vita), lo applicheremo alla
spazialità).

LIMITI E RELAZIONI SOCIALI

Per alcuni il “limite non è un fatto spaziale con effetti sociologici,ma è un fatto sociologico che si
forma spazialmente “ (Simmel)

Questa radicalità non convince se si pensa agli effetti sociali di confini naturali (una montagna, un
lago) o agli effetti sociali di un confine imposto. Es: il muro di berlino, anche se, il muro stesso è
effetto spaziale di cause sociali, tuttavia ha potenti effetti di retroazione.

Affermazione di Simmel: affermazione radicale. Egli ha una visione molto integralista della
cultura,cioè la cultura è lo spazio e il corpo. Quindi c’è un depotenziamento della dimensione
ambientale)

IL LIMITE COME CROCEVIA DI SPAZIO E DI LUOGO

Rispetto a una funzione si può circoscrivere uno spazio ma la funzione dipende anche da quanto lo
spazio diventi luogo di quella funzione. Es: si possono recintare un’area da adibire a giochi per
bambini. Ma solo la pratica potrà far si che sia uno spazio adibito al gioco adeguato. Talvolta la
limitazione è solo la materializzazione di un “luogo culturalmente preesistente”.
LA REGIONALIZZAZIONE

L’Intreccio di spazi. Luoghi, pratiche spaziali e temporali è definito da Giddens “regionalizzazione”.

La gestione dello spazio e del tempo attraverso le regionalizzazioni è uno dei più comuni strumenti
di stratificazione e di potere.

I modi di regionalizzazione possono essere classificati in base alla “forma” e alla distribuzione degli
spazi.

SPAZIO E POTERE

È Importante dunque affrontare ora più da vicino il tema della relazione fra spazio e potere, in
quanto la gestione degli spazi è centrale sia nella pianificazione, e nel controllo sociale, sia nei
rapporti di dominazione.

Per comprendere l’intreccio fra spazio e potere dobbiamo tenere presente da un lato la
dimensione delle pratiche materiali legate all’uso dello spazio, alla sua appropriazione e controllo,
alla sua accessibilità e interdizione, dall’altro la rappresentazione dello spazio stesso.

Il controllo della spazialità può anche essere parte del processo di definizione di determinate
categorie sociali, come in quella dei <<giovani>>. Per esempio, impendendo l’accesso agli
adolescenti a determinati spazi per bambini, oppure vietandone l’ingresso a certi club o cinema
per adulti.

È importante notare come i giovani,intesi qui come adolescenti, non abbiamo neppure controllo
sullo spazio privato.

Nei processi di gestione dello spazio in chiave di distinzione e marcamento di disuguaglianze verso
altri gruppi va chiamata in causa la categoria di <<distanza sociale>>, ovvero la chiusura
relazionale nei confronti di altri sentiti come appartenenti a categorie sociali differenti e la
creazione, da parte di gruppi ma anche di singoli agenti, di un’omologia che traduca tale distanza
sul piano dello spazio fisico. Bauman ci ricorda che la <<stessa idea di ‘distanza’ è generata
socialmente, ‘connessa’ in origine al saper distinguere fra persone ‘vicine’.

Territorialità: può essere definita come un comportamento appreso con una adesione
intergenerazionale a confini esistenti storicamente e regole per l’ingaggio al loro interno.
POST –MODERNITà: L’EPOCA DEI NON LUOGHI.

Secondo Marc Hauge i non luoghi sono spazi senza essere luoghi. Sono culturalmente
decontestualizzati,tendenzialmente neutri ( centri commerciali,aeroporti) e sono sempre più
frequenti nella società contemporanea. Il problema consiste in un processo progressivo per il
quale ogni luogo tende a diventare non luogo.

Spesso i non luoghi tendono ad essere vissuti in maniera positiva perché consentono una sorta di
“tepore” della sicurezza derivante dal potersi trovare un luogo famigliare in qualsiasi posto del
mondo.

Il concetto di non luogo di Hauge: luogo come costruzione identitaria ,cioè il caricare lo spazio di
un significato simbolico che è prettamente culturale. I non luoghi sono spazi che non hanno le
caratteristiche specifiche del luogo, cioè la dimensione storica e relazionale.

Sono tendenzialmente neutri. Perché? Perché sembrano essenzialmente tutti uguali. Per Hauge
Disneyland è l’esempio perfetto di non luogo.

Ogni luogo tende a perdere le sue caratteristiche di cariche emozionali, poiché viviamo in un
mondo globalizzato. Ogni luogo non è più vissuto nella sua totalità ma parzialmente, perché siamo
anche dislocati in altri luoghi.

Il vero problema è la perdita di località di mondo.

IDENTITà: specificità, differenza tra gli altri. Noi distinguiamo due luoghi in quanto sono separati
dalla distanza. Se noi eliminiamo la distanza i luoghi coincidono e tendono a perdere la loro
specificità di luogo.
CAPITOLO 3

LA COSTRUZIONE CULTURALE DEL TEMPO

La temporalità ha a che fare con il coordinamento e la regolazione delle attività umane (orari,
calendari), con la periodizzazione della vita sociale e individuale, che mutano a seconda delle
società e delle loro trasformazioni interne; ma ha a che fare anche con la costruzione della
memoria individuale e di quella collettiva, così come il significato attribuito a termini come
passato,presente,futuro.

Occorre tuttavia definire meglio cosa intendiamo per <<tempo>>. Analizzando già il rapporto fra
fenomeno <<naturale>> e fenomeno sociale: abbiamo osservato che, nella prassi umana, lo spazio
non è altro che una relazione, un’idea di dove le cose siano in rapporto fra loro che dà forma a
relazioni sociali esistenti, allo stesso modo anche il tempo, nel suo aspetto pratico e sociale non è
altro che una relazione.

Come sostiene Elias << la determinazione del tempo riposa .. sulla capacità dell’uomo di collegare
tra loro più sequenze di cambiamenti continui, di cui una serve da metro di misura temporale per
l’altra o per le altre>>.

Nell’analizzare le dimensioni in cui si intrecciano il lavoro di costruzione simbolica e organizzativa


della temporalità, la sua rappresentazione collettiva e il suo vissuto esperienziale degli agenti,
occorre tener conto che, come sostiene Giddens, nella vita sociale si intersecano tre tipi di
<<durata>>:

 La durata della routine quotidiana, reversibile e ciclica.


 Quella irreversibile, con le sue periodizzazioni e ripetizioni
 Dell’arco di vita individuale e della longue dureéé dei tempi istituzionali, anch’essa reversibile.

L’agente vive immerso in queste tre dimensioni e le sue pratiche sono informate da tutti e tre i tipi
di durata..

Secondo Elias il tempo <<è una sintesi simbolica di livello molto elevato, una sintesi grazie alla
quale possono essere messe in relazione posizioni del divenire fisico naturale, del divenire
sociale e del corso della vita individuale>>.
LA TEMPORALITà NELLE SOCIETà PREMODERNE.

Tendenzialmente nella società pre-industriale il tempo non è un contenitore astratto riempibile di


attività sostituibili l’una con l’altra, ma viceversa come afferma Thompson.

Il rapporto con il tempo è concreto non è volto alla sua controllabilità che peraltro le condizioni di
esistenza non consentirebbero.

La “fretta” veniva addirittura associata ad ambizioni diaboliche. (Bordieu).

TEMPO E GENERE.

La netta separazione tra tempo di lavoro e tempo libero nasce con il capitalismo industriale.

Nelle società pre-moderne esisteva anche una differente temporalità in relazione al genere.

Il tempo pubblico degli uomini era molto diverso dal tempo familiare e riproduttivo delle donne.
La modernizzazione e l’apertura nel mercato del lavoro alle donne ha un impatto anche su questa
dimensione.

La differenza non viene annullata ma cambiata: si genera la problematica della doppia presenza e
della conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.

REGOLARITà TEMPORALI E REGIONALIZZAZIONE DEL TEMPO.

In un contesto di solidarietà meccanica , la sincronizzazione del tempo ha minor rilievo. In una


società, basata sull’interdipendenza e la visione del lavoro, la sincronizzazione e la convenzionalità
del tempo sono imprescindibili.

Zerubauel è uno degli autori che si è occupato di regolarità temporale.

In un primo luogo la temporalità si organizza intorno a strutture rigide di successione.

Secondariamente ogni contesto socio storico associa alle attività collettive delle durate
tendenzialmente fisse e prevedibili, che vengono incorporate negli habitus degli agenti sociali, sia
come appartenenti ad uno stesso spazio sociale, sia nel muoversi in campi sociali specifici o in
gruppi sociali.

Si può riprendere il concetto utilizzato da Bordieu di <<spazio dei possibili>>: l’insieme dei vincoli
e delle possibilità che lo spazio sociale, sotto forma di campi e posizioni, apre nella pratica degli
agenti, vincolandone aspettative e progetti, e , può essere collegato a quello che Merton ha
chiamato <<aspettative sociali di durata>>.

Le aspettative di durata non sonno universalizzate, tranne alcune che sono strettamente
obbligatorie e istituzionalizzate, ma corrispondono ai diversi habitus temporali degli agenti. Ed è
proprio sulle durate che si scontrano habitus prodotti da contesti socio storici differenti (es: la
giusta durata di un fidanzamento ecc..)
Un terzo elemento che Zurubavel individua come caratteristico della costruzione sociale della
regolarità temporale è quella della collocazione temporale standard, ovvero della
programmazione di determinate attività o eventi che accadono sempre nello stesso spazio-
temporale.

Infine, la collocazione temporale standard è anche legata al fatto che vi sia una frequenza
uniforme nella ricorrenza degli eventi.

L’esperienza temporale degli agenti è anche ordinata dal principio di <<regionalizzazione>>,


temporale degli agenti. Il discorso della regionalizzazione temporale solleva la questione
dell’accessibilità sociale di alcuni tempi. Sia la regionalizzazione spaziale che quella temporale sono
strettamente collegate.

CALENDARI E OROLOGI.

La funzione sociale del calendario da un lato e quella dell’attribuzione, in ogni società e cultura,
intesa nel senso differenziale al quale abbiamo fatto riferimento, di segmenti di popolazione a
determinate categorie di classificazione.

Tanto l’organizzazione della vita sociale in un calendario quanto la suddivisione della collettività in
fasce come quelle menzionate sono operazioni che hanno a che fare con l’istituire differenze e
somiglianze, fornire a coloro che sono socializzati all’interno di uno stesso spazio sociale dei quadri
di riferimento su come comportarsi e come non comportarsi, e di conseguenza regolare
comportamenti collettivi.

Come afferma Jedlowski, confrontando i due principali strumenti di coordinamento e regolazione


della temporalità, <<il calendario costituisce un sistema che scandisce in modo collettivo dei
momenti straordinari, separandoli e distinguendoli dal tempo ordinario,misurando il tempo del
gruppo (le ricorrenze), su differenze qualitative (le feste). Al contrario l’orologio rappresenta il
tempo traducendolo in un codice numerico di intervalli qualitativamente indifferenti.

MEMORIA

La memoria non è una riproduzione mentale “semplice” del passato. Il passato come ricordo,
come memoria, non è immutabile in quanto passato, bensì in continua evoluzione , perché in ogni
momento non è che una lettura attuale di ciò che è stato.

L’attualizzazione della memoria e della meta-memoria (memoria della memoria) comporta un sua
continua ristrutturazione alla luce di tutto il passato venuto dopo un determinato momento del
presente.

Il presente spesso “opera” funzionalmente a seconda dei casi, per rimuovere,


selezionare,recuperare memorie .
La memoria è una costruzione culturale, il passato sta alla memoria, come la genetica sta al corpo.
Ovvero il passato è un sostegno allo sviluppo sovrastrutturale, quasi totalmente culturale che è la
memoria. La memoria è separabile dal passato; si possono innestare nella nostra memoria ricordi
che non sono mai accaduti. Tra memoria e passato ci sta una relazione. Sono correlati ma
indipendenti. Il passato cambia continuamente, perché la lettura attuale che noi diamo di ciò che è
stato.

Jedloswki fa la differenza tra :

 Memoria sociale: costituita da tutti quei documenti, filmati che recano


“potenzialmente”tracce “ oggettive di passato”, ma non è detto che esse siano “attive” a
livello individuale e collettivo. Possono però essere riattivate, anche a scopi politici ecc.
 Memoria comune: si tratta di ancoraggi comuni che non necessariamente sono vissuti in
modo convergente. La memori comune, soprattutto con i nuovi con i mass media non
necessariamente, può essere sincrona ma anche asincrona (avviene nello stesso
momento.)
 Memoria collettiva : definita come l’insieme <<delle rappresentazioni sociali riguardanti il
passato che ogni gruppo produce, istituzionalizza, custodisce e trasmette attraverso
l’interazione dei suoi membri tra loro. La memoria collettiva è collegata a quella sociale.

MEMORIA COLLETTIVA, CONFLITTO E POTERE

La memoria collettiva è la memoria imposta dalla classe dominante, la memoria ufficiale,


istituzionale di come vanno ricordate le cose. La memoria collettiva è il frutto di un conflitto sociale
e culturale. Attraverso l’agenda setting o il silenzio selettivo possono creare le condizioni per la
costruzione , o il ribaltamento delle memoria egemone non a caso la prima cosa che i regimi
tendono di controllare sono i media.

RAPIDITà E ISTANTANEITà (PRIMO ACCENNO e RINVIO)

Con l’accelerazione dei ritmi di vita, con l’aumento della precarietà e dell’incertezza, è sempre più
difficile investire il futuro, progettare il futuro, pensare il futuro. Si tende a vivere sempre di più il
presente come fine a sé stesso. In questo modo il tempo tende a divenire monodimensionale, ad
appiattirsi solo sul presente.
TEMPO E POTERE

La gestione del tempo è strettamente legata alla gestione del potere. Il tempo è uno strumento di
controllo di chi ha potere ed è uno strumento di subordinazione, di chi lo subisce.

ATTESA E POTERE

Il rapporto tra attesa e potere è assolutamente fondamentale ma spesso è trascurato. La


possibilità di far aspettare gli altri conferisce potere e maggiore è la capacità di far aspettare gli
altri e maggiore è il potere di chi lo esercita. La misura del potere è inversamente proporzionale a
quella dei limiti della gestione dell’attesa. Ad una gestione arbitraria senza limiti del tempo di vita
degli altri corrisponde un potere assoluto

Capitolo 4

La costruzione culturale della corporeità


La relazione tra corpo e mondo si compie di 2 dimensioni fondamentali:

 Facciamo esperienza del mondo attraverso il corpo ; nel corso di questa esperienza
lasciamo impronte nel mondo.
 Il mondo traccia sul nostro corpo un insieme di “segni” che sono per lo più socialmente
determinati.

L’exis è l’insieme degli elementi dati dalla postura, dall’atteggiamento, dalla presentazione di sé,
dalla corporatura, ecc, che è una componente fondamentale dell’habitus.

Come sostiene Bordieu: il mondo è comprensibile, dotato di senso, perché il corpo, che grazie ai
suoi sensi e al suo cervello, ha la capacità di essere presente all’esterno di se stesso, nel mondo, e
di essere impressionato e durevolmente modificato da esso, è stato a lungo (sin dall’origine)
esposto alle sue regolarità.

INCORPORAZIONE

Il processo attraverso il quale l’identità si incarna e si esprime attraverso il corpo, si “materializza”


ed entra nelle pratiche e nelle relazioni. Anche in questo caso c’è una duplice dimensionalità del
processo.

L’identità si materializza nel corpo, ma d’altro canto riflessivamente la corporeità si “mentalizza”


nell’identità. Le forme e i modi che diamo al nostro corpo sono sottoposti ad un’enorme quantità
di rinforzi positivi e negativi.
Cultura, ambiente e corpo

Non c’è dubbio che la base biologica e l’habitat condizionano in modo sostanziale le dinamiche
culturali, e nello stesso tempo non c’è dubbio che la cultura condizioni a sua volta l’ambiente , ma
anche il corpo nella sua dimensione biologica che potrebbe sembrare per lo più naturale. In questi
casi è difficile immaginare che le pratiche connesse non siano fortemente connotate in termini
culturali.

Gli antropologi parlano di “antropo-poisi” per indicare la generazione culturale del corpo. Nel
senso che esso è esposto sia al contesto culturale sia a scelte personali.

Genere, sesso e sessualità

Due sono le concezioni dominanti a proposito del rapporto fra sessualità e genere:

 Nella prima il corpo è una macchina che produce differenze di genere, e le produce
attraverso la programmazione genetica, le differenze ormonali, o la differenza del ruolo dei
sessi nella riproduzione.
 Nella seconda concezione, il corpo non è che una superficie più o meno neutra, una sorta
di panorama sul quale viene impresso un simbolismo sociale.

Corpo e società

il corpo è un luogo dove si giocano e si mettono in scena i rapporti sociali. Imparare vuol dire
soprattutto essere padroni del proprio corpo. La tecnica del corpo indica la capacità del copro di
neutralizzare la tecnica appresa.

Genere

La categoria del genere mette al centro della riflessione una domanda che è il cuore, da Durkheim
in avanti, dal ragionamento sociologico,ovvero quella sull’origine delle categorie di classificazione:
“usando tale prospettiva,infatti, ci si può domandare perché la forma degli organi sessuali sia
assunta come un significante di un tipo di relazioni sociali che coinvolgerà le persone portatrici
di tale forma, in quanto il sesso biologico sia alla base di una classificazione naturale, e ancor
più definitiva, perché il sesso dovrebbe originare una classificazione (Busoni)”

Il genere è un principio di classificazione, che funziona all’interno di un’arena riproduttiva: ciò


significa che i processi di incorporazione legati al genere formano una particolare struttura sociale.
Il genere si riferisce alle strutture fisiche e ai processi di riproduzione umana; ma tali strutture e
processi non costituiscono una “base biologica”, piuttosto un’arena, che, come suggerisce il
termine, è luogo di scontri, in questo caso sulla definizione di quel che significa <maschio> o
<femmina>.
È possibile concepire il genere nelle scienze sociali, non come una rappresentazione culturale di un
determinato dato biologico, ma come quel <<processo culturale di che produce nel corpo la
possibilità di realizzarsi in due sessi distinti>>.

In un certo senso, il genere precede il sesso, e deve essere considerato come una tecnica del
corpo, una perfomance. Non bisogna confondere il fatto che , essendo una perfomance il genere
sia riducibile a un puro atto volontaristico, essendo incorporato nell’habitus e nell’hexis, e quindi
presente sia a livello di rappresentazioni, sia a livello di materialità.

Per la maggior parte di noi, <essere uomo> o <essere donna> è una questione di esperienza
personale, legata a come siamo cresciuti, o a quello che facciamo.

L’essenziale dell’apprendimento della maschilità e della femminilità genera la differenza di genere


nei corpi( soprattutto attraverso l’abbigliamento), sotto forma di modi di camminare, di parlare e
di atteggiarsi.

Quello che si impara, dunque, a partire da quando siamo bambini è l’acquisizione di una
determinata competenza di genere, in cui i bambini imparano dei modelli di pratiche della vita
personale che vengono chiamate <femminilità> e <maschilità>.

Bisogna specificare pertanto che non esiste solo un modello di maschilità e femminilità: il genere è
plurale ( si parla di molte maschilità e femminilità), relazione (si definisce in relazione e
opposizione all’altro sesso), e situazionale, perché dipende dal contesto istituzionale in cui ci si
trova. Un set di comportamenti che vengono prodotti in specifiche situazioni.

Si possono sviluppare dei progetti di genere, ovvero un orientamento su CHI si vuole essere, da
alcune strategie degli agenti, dato l’inserimento di queste strutture consolidate di relazioni di
genere, hanno più probabilità di successo rispetto alle altre, e perciò si formano traiettorie
coincidenti che restituiscono l’idea di una somiglianza delle modalità di performare il genere in
dati contesti.

Transgender

Il sesso biologico ha condizionato enormemente la costruzione del genere, si pensi a tutto quello
che è stato aggiunto o rimosso dal corpo perché non fornito dalla dotazione anatomica di
partenza. L’habitus ha vinto ma combattendo una vera guerra con la natura. Ciò che si può dire è
che l’esito della costruzione del genere non sempre è nella norma, talvolta ha risultati fuori dalla
norma.

Le relazioni di genere, dunque, non sono rigidamente determinate dalla struttura, ma la


riproducono a loro volta, tramite le pratiche con cui si fa il genere. Ma ogni struttura di relazioni
fornisce uno spazio dei possibili agli agenti per mettere in atto le pratiche..
Come ogni incorporazione delle strutture e dell’ordinamento sociale, anche quella delle pratiche di
genere passa attraverso una seria di fattori che la strutturano: dalle relazioni di potere, alle
relazioni di produzione, passando per le rappresentazioni mediali e per le relazioni emotive, come
la costruzione dell’amore romantico, e fondamentale, la sessualità.

Sessualità

La sfera della sessualità, viene associata nel senso comune, come modo di orientamento del
mondo, al proprio genere , e a sua volta associato al proprio sesso anatomico. Ciò chiama in causa
anche la questione dello statuto culturale dell’omosessualità, che nella maschilità egemone è vista
come l’assoluta negazione della virilità, ma la cui percezione e valutazione è mutata nel corso della
storia: per esempio, Dibie racconta di come per i romani contasse più la virilità, intesa come
essere attivi e in controllo, rispetto ai giusti sessuali.

Occorre notare, oltre alla risaputa diffusione dell’omosessualità on stigmatizzata in ambito greco e
in molte società antiche, che anche in Europa, sino al 18secolo, quando venne sancita la
patologizzazione, l’omosessualità era vista come un peccato o un crimine.

Solo nella seconda metà del 19 secolo, divenne una identità (Focault)

La sessualità può essere trattata come una tecnica del corpo. Non si fa sesso ovunque e in tempi
diversi nello stesso modo,cosi come diverse pratiche sessuali vengono diversamente praticate da
persone con habitus differenti.

Le pratiche sessuali e i modi di performare il genere sono strettamente associati: è anche


attraverso la gestione del rapporto sessuale che si comunicano modi differenti di intendere
maschilità e femminilità, e la relazione fra le due: si pensi al significato di una preferenza quasi
esclusiva verso una posizione in cui l’uomo prende da dietro la donna, senza scambio di sguardi, e
avendo pieno controllo della situazione, o verso una posizione con la donna sopra, dove la
situazione è capovolta.

Il concetto di <copioni sessuali> ovvero scenari culturali che costituiscono modelli di azione in
campo sessuale, definendo gli attori (chi), i contesti (quando, come, dove) e le azioni (cosa) ritenuti
socialmente appropriati, che poi vengono applicati e adattati dai singoli sulla base del loro habitus.

Secondo Bertone, per esempio, in Italia le donne sono storicamente passate da un copione della
rispettabilità, in cui erano il pudore e la subordinazione alla sessualità maschile a dominare,a un
copione permissivista mai affermatosi pienamente neppure dopo la rivoluzione sessuale, mentre
il copione dominante oggi è quello dell’intimità, con una sessualità costruita nella relazione ma
concepita come simmetrica fra maschi e femmine.

Per analizzare la sessualità occorre tener conto, in quanto pratica, della sua duplice dimensione
simbolico/discorsiva e materiale, e degli svariati elementi che contribuiscono all’incorporamento
delle pratiche sessuali. In primo luogo le occasioni e i contesti in cui ci si relaziona con altri corpi,
agendo <in quegli ordini sociali negoziati attraverso i quali “guardiamo” i corpi, desideriamo i
corpi,assaggiamo (o addirittura mangiamo) i corpi,annusiamo i corpi, modelliamo e orniamo i
corpi, tocchiamo i corpi, ascoltiamo i corpi, penetriamo i corpi e proviamo orgasmi tramite i
corpi>>.

In secondo luogo occorre riferirsi alle nuove tecnologie della sessualità del corpo, che
comprendono interventi medici, chimici, chirurgici, con cui si ridefinisce l’eroticità dei corpi.

In terzo luogo, cambiano gli usi e le esperienze erotiche e sessuali del corpo, per esempio con la
sessualità disincarnata nelle chat o con la web cam <la masturbazione, la solitudine e l’isolamento
sono parte del mondo; ma l’accessibilità delle immagini sessuali su scala globale, una dotazione
permanente di partner e la creazione di un considerevole network sessuale e la comunicazione in
rete sono l’altra>.

Sesso, reti relazionali, e interattoma

Secondo Baudrillard l’alta definizione del sesso(la pornografia) sancisce in qualche modo la fine
del desiderio e dell’erotismo e sposta il sesso in una dimensione quantitativa di perfomance. Il
rapporto tra l’accessibilità(disponibilità) e desiderio(desiderabilità), attraverso il principio di
scarsità e i meccanismi di utilità marginale decrescente, condiziona in realtà molte dimensioni
dell’agire.

Tutto questo ha un impatto:

1. Sia sulla sfera simbolica;


2. Sia sulla chimica del desiderio;
3. E il coinvolgimento.

I un mondo dove il sesso è ovunque, tv, cartoni, spot pubblicitari sempre più dilaganti di
disfunzioni sessuali, dovuti al calo del desiderio)

Le tecniche del corpo riflessive.

Il corpo oggi è più che mai sovraesposto. Le scelte e le attività relative alla cura del corpo sono
sempre più cruciali.

Paradossalmente la scelta di non curare esteticamente il corpo, di lasciarlo alla sua “naturalezza” è
una delle scelte più “forti” e meno socialmente accettate. Le tecniche del corpo riflessive sono
quelle rivolte al corpo stesso, ovvero quelle che hanno come principale obiettivo la modifica e la
“manutenzione” del corpo.

Tecniche del corpo riflessive.

Il confine tra tecniche del corpo e tecniche riflessive è talvolta sfumato.

Per esempio la tecnica della corsa può essere impiegata per raggiungere un treno che sta partendo
o per un programma di allenamento rivolto al dimagrire.

La tecnica è la medesima ma solo nel secondo caso è riflessiva.


Nel primo caso la “razionalità rispetto allo scopo” che la regge è rivolto ad un fine altro del corpo.

Le tecniche del corpo riflessive sono tra le più variabili in termini storico- sociali. Tra le pratiche
rivolte al corpo vi sono quelle volontarie e quelle subite (circoncisione), tra le principali fonti di
mutazioni corporee vi sono anche il “mercato e le mode”, i movimenti culturali e ideologici.

Modificazioni corporee a base culturale.

Si tratta di quegli interventi, di qualsiasi natura, che comportano la modificazione temporanea o


permanente del corpo. Si tratta di modificazioni che non hanno una finalità medica o terapeutica
ma si basano unicamente su una scelta deliberata da se stessi o da altri, e riguardano motivazioni:

Estetica relazionali( dress code, seduzione)


Di controllo (comportamento sessuale)
Come punizione ( amputazione delle mani per punire il furto)

La gestione delle secrezioni corporee

Il tabù delle secrezioni corporee è essenzialmente un universale culturale feci, urina, muco,
sperma, saliva sono ontologicamente ambigue.

Rappresentano il problema dentro/fuori. Sono intrinsecamente problematiche per il bambino


perché lo mettono in gioco il suo modo di capire l’identità.

Questa problematica è tale da restare fondamentale per tutta la vita. La problematicità ha anche
una base biologica nella pericolosità di queste secrezioni come agenti infettanti.

Esse sono molto potenti: infatti sono ingredienti quasi immancabili dei filtri magici.

L’incorporazione

È il processo con il quale si introietta qualcosa nel corpo e questo qualcosa diviene parte di esso.
Spesso ciò induce a delle modificazioni corporee, benché non immediatamente, percepibili. La
prima forma di incorporazione è l’alimentazione. Lo studio di come le cose “diventino cibo è uno
degli studi più affascinanti della sociologia della cultura e dell’antropologia culturale”

La determinazione dell’incorporazione

Ci sono dimensioni macro dell’alimentazione che denotano, mediamente intere culture e altre
dimensioni legate all’habitus.

Un peso significativo nell’alimentazione lo hanno i movimenti ideologici, di opinioni e di mercato,


le proibizioni alimentari di carattere religioso. La globalizzazione ha anche un versante alimentare.
Esso riguarda sia le dinamiche di produzione che quelle di consumo. Quest’ultimo è molto legato
anche all’evoluzione del marcato del lavoro e i ritmi di vita.
La forma e il peso del corpo hanno un alto valore culturale.

Il corpo obeso è percepito, come mancanza di controllo degli altri. Sia l’obesità che l’anoressia
sono in aumento. L’anoressia origina dalla volontà di disciplina e controllo. Poi degenera in una
condizione patologica in cui il controllo si perde in maniera drammatica. Il rapporto tra disciplina e
digiuno e autocontrollo sono frequenti in molte religioni. Il digiuno spesso è utilizzato come
percorso di purificazione: si pensi al ramadan, alla quaresima e ai luoghi di digiuno mediativi del
buddismo zen.

Il corpo come compito nella società della perfomance.

Il corpo è:

 Da un lato, fonte di esperienza e dunque per sperimentare deve introiettare dall’esterno:


cibi, immagini, sostanze (farmaci, droghe).
 Dall’altro in una società globalizzata dal rischio il corpo va sempre più preservato
all’esterno

Il corpo preteso alla perfomance è sempre più un corpo medicalizzato. Sempre più assistiamo alla
medicalizzazione della vita in un numero sempre più maggiore di dimensione:

 del senso
 dell’alimentazione
 del comportamento
 del parto ( processo di antro-poiesi)

Le diverse dimensioni della salute

il concetto di salute consiste in 3 dimensioni:

-Illnes: il disagio e la sofferenza di un individuo

-Disase: la definizione delle “istituzioni” mediche che diagnosticando “ufficializza” lo stato di


malattia.

-Sikness: il riconoscimento sociale della malattia.

Ovviamente le tre dimensioni sono legate, e in parte ognuna dipende dalle altre due che la
rinforzano o la indeboliscono.

Corpo e potere

La questione fra corpo e potere si può affrontare partendo da diversi punti di vista. In primo luogo
abbiamo visto come il nostro corpo parli non solo con la nostra soggettività, ma anche con l’intera
traiettoria sociale.