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Capitolo 1 CULTURA E SIGNIFICATO

La cultura in senso antropologico quel processo che colloca sullo stesso piano tutti gli individui aventi
certe caratteristiche in un certo tempo ed in un certo spazio. *1
L antropologia culturale offre una prospettiva che consente di scardinare luoghi comuni, stereotipi e
pregiudizi che occultano i meccanismi di costruzione della realt. Ad esempio, permette di cogliere il
tentativo di controllare le attivit degli studenti dietro ad orologi, campanelli e ad una certa disposizione delle
sedie in aula.
Secondo la prospettiva antropologica, i membri di una societ vedono il mondo in modo simile perch
condividono la medesima cultura. Conseguentemente gli individui hanno visioni del mondo diverse perch le
loro culture sono diverse. Alcuni eventi dell esistenza umana come la nascita e la morte sono comuni a tutti
gli uomini; variano invece altri elementi della vita, ad esempio le regole per il corteggiamento. Da una
societ all altra, inoltre, cambia il significato che le persone attribuiscono ai suddetti eventi. La morte, ad
esempio, per alcuni popoli segna il semplice passaggio di una persona in un altro mondo; per altri, l
epilogo della vita. Presso certe popolazioni considerata un evento naturale ed inevitabile, in altre si crede
che sia sempre causata da un atto malvagio, cos ogni morte suscita il sospetto e la richiesta di vendetta (isole
Trobriand). Presso certi popoli la morte accompagnata da eclatanti dimostrazioni di dolore e lutto per la
persona scomparsa; altrove, negli Stati Uniti ad esempio, il dolore viene nascosto come se si trattasse di
qualcosa di cui vergognarsi.
Quindi l uomo, in quanto animale culturale, attribuisce un significato a cose, eventi, azioni e popoli e gli
antropologi designano questo processo col termine cultura. Quando le persone attribuiscono all esperienza
uno stesso significato condividono ed esprimono la stessa cultura, quando ci non accade si determinano
delle differenze culturali. Uno degli obiettivi degli antropologi proprio quello di comprendere le ragioni di
tale diversit al fine di superare lo sconcerto iniziale provocato dal confronto tra le varie culture. Tra tutte le
pratiche e le credenze umane esistenti, infatti, parecchie potrebbero apparire bizzarre o aberranti: ad esempio,
l infibulazione praticata in alcune comunit di interesse etnografico.
I giudizi che esprimiamo rispetto a credenze e pratiche altrui creano un dilemma. Infatti, se riteniamo che i
significati che gli altri attribuiscono all esperienza siano sbagliati incorriamo nel pregiudizio etnocentrico,
che risulta intellettualmente intollerabile e ostacola ogni tipo di comprensione interculturale. Se, invece,
riteniamo che credenze e pratiche vadano inquadrate nel contesto al quale appartengono e solo relativamente
ad esso possano essere giudicate, incorriamo nel pregiudizio relativistico. L idea che impossibile emettere
giudizi morali su credenze e pratiche altrui sembra moralmente intollerabile poich indurrebbe ad accettare
qualunque credenza o pratica. Forse allora, prima di condannare credenze o pratiche che risultano lesive dei
diritti umani, bisognerebbe sforzarsi di coglierne il senso nell ambito della cultura di appartenenza. Il
conflitto tra etnocentrismo e relativismo ha un risvolto pratico; nel corso della ricerca, infatti, gli antropologi
si trovano di fronte ad un bivio: conservare una distanza etica dall oggetto del loro studio e restare
obiettivi o schierarsi moralmente nei confronti delle credenze e delle pratiche analizzate?
Se ogni cultura organizza l universo in un certo modo, quella cultura impedisce o rende difficile
comprendere visioni del mondo differenti. Allora l antropologo, per scorgere la realt che si cela dietro le
apparenze, dovrebbe liberarsi dei propri preconcetti su ci che normale o adeguato. Tuttavia, gli
antropologi concludono che la comprensione delle altre culture pu essere soltanto parziale, dal momento
che si pu conoscere solo qualcosa di ci che significa essere nativo. *2 (cogliere il punto di vista dei
nativi, raccomandava Malinowski).
Un modo per descrivere e interpretare i significati che altri popoli attribuiscono all esperienza considerare
una cultura come un testo pieno di simboli di cui possibile decifrare il significato (Geertz). Inoltre,
guardando la nostra cultura come guardiamo le culture altrui potremmo capire meglio i significati che
attribuiamo ad oggetti, persone ed eventi. Cos, ad esempio, potremmo riscontrare delle analogie tra una
partita di football americano ed il combattimento dei galli nell isola di Bali.

*1
Notevole rilevanza riveste la nozione di cultura dell antropologo Edward Burned Tylor, il quale in Primitive
Culture (1871) scrive: Cultura o civilt, intesa nel suo ampio senso etnografico, quell insieme complesso
che include la conoscenza, le credenze, l arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacit o
abitudine acquisita dall uomo in quanto membro di una societ. Questa definizione, che considera sinonimi
i termini cultura e civilt, ha una portata rivoluzionaria dal momento che ingloba nell insieme cultura
qualsiasi altra capacit o abitudine, riconoscendo a tutti i gruppi umani la capacit di produrre cultura.
*2
Lo studioso Ernesto De Martino afferma la validit di una posizione che definisce etnocentrismo critico:
sforzarsi di allargare la propria coscienza culturale di fronte ad ogni cultura altra rendendosi conto dei
limiti della propria storia culturale, ma senza rinunciare all idea del primato della societ occidentale.
Capitolo 2 - LA COSTRUZIONE SOCIALE E CULTURALE DELLA REALTA'
Spesso le persone credono in qualcosa che non si riesce a dimostrare, come l' esistenza di Dio, di spiriti
invisibili o dei poteri della magia. L' antropologia recente ha riflettuto sul modo in cui le persone si
convincono della bont della propria visione del mondo. A tal proposito stata utile l' analisi del ruolo del
linguaggio, di azioni simboliche come i rituali ed i miti, e di altri aspetti della vita sociale che contribuiscono
a convincere le persone che ci in cui credono giusto, a difenderlo nei confronti degli scettici o a cambiare
radicalmente le proprie credenze.
Da questo punto di vista, allora, il linguaggio non soltanto un mezzo di comunicazione trasparente. Le
ipotesi di Sapir- Whorfb (o ipotesi del determinismo linguistico) dimostrano che il lessico di una lingua
pu influenzare la percezione di determinate caratteristiche dell' ambiente e che la grammatica di una lingua
pu favorire certi modi di considerare il mondo a scapito di altri. I significati che vengono assegnati all'
esperienza sono influenzati anche dalla metafora, che consente di utilizzare espressioni linguistiche
appartenenti ad un' area dell' esperienza in un' area differente per comprendere quest' ultima nei termini della
prima.
L' azione simbolica rafforza una particolare visione del mondo. Il rituale, ad esempio, raffigura
simbolicamente una certa visione della realt in modo tale da convincerci della veridicit di essa.
La studiosa Tanya Luhrmann ha esaminato il processo attraverso il quale le persone possono arrivare a
prestare fede a certe credenze e lo ha definito "deriva interpretativa". Le persone abbracciano le proprie
credenze attraverso la pratica o partecipando a rituali che le invogliano a cercare e a trovare le prove della
loro veridicit, e quindi a difendere le proprie credenze nei confronti degli scettici. Ad un certo punto si
smette di pensare di aver cambiato il proprio sistema di credenze e si arriva a convincersi che il nuovo credo
sia del tutto vero.
Il nostro modo di vivere influisce su credenze e rituali. Ad esempio, le persone si convincono di "essere
innamorate", ma come esse arrivino a crederlo, come venga articolato l' amore e di chi esse scelgano di
innamorarsi sono in gran parte funzioni di modelli sociali ed economici.
In determinate condizioni le persone possono essere condotte a cambiare radicalmente il proprio sistema di
credenze. L' esperienza del sovvertimento sociale pu portare, com' avvenuto per gli Indiani delle Pianure,
ad un nuovo sistema di credenze connesso alla promessa di un riassetto della societ e, nel caso della Danza
degli Spiriti, di ripristino del passato.
Capitolo 3 LA COSTRUZIONE CULTURALE DELL IDENTITA
Nessuno nasce sapendo quale sia il suo posto nel panorama sociale, ma lo apprende. La societ un insieme
di identit sociali distribuite in un certo contesto, fondamentali per rapportarsi agli altri in modo adeguato. In
tutte le societ il nome proprio un intimo contrassegno della persona e la differenzia dalle altre. Tuttavia, le
societ si differenziano per la concezione del s che pu essere individualistica o olistica. Gli americani, ad

esempio, ritengono di essere le stesse persone anche quando modificano la propria condizione o posizione,
per cui sono fortemente individualisti. Nella societ gitksan, invece, la relazione tra la persona e il gruppo, o
tra la persona e la sua posizione sociale olistica, nel senso che la persona non pu essere considerata come
un entit separata dalla societ o dal proprio ruolo o condizione. Sulla scorta di questa differenziazione,
Shweder e Bourne distinguono il S egocentrico dal S sociocentrico. Nella visione egocentrica, la persona
un individuo autonomo e separato. La visione sociocentrica del S, invece, fondata sul contesto, per cui il
S considerato dipendente da una situazione o da uno scenario sociale. Un esempio di concezione
sociocentrica del S quella dei Giapponesi, i quali includono entro i confini del s anche il gruppo sociale
di cui fa parte la persona.
Le societ distinguono gli individui l uno dall altro in base a criteri come et, genere, parentela,
appartenenza etnica, lingua e affiliazione religiosa. Le differenze e le somiglianze nelle caratteristiche
individuali sono usate per costruire panorami sociali nei quali indicato il posto o l identit di ciascuno.
Le caratteristiche, o strumenti identitari, che determinano l identit sono considerate in modo diverso nelle
varie societ. Il genere, ad esempio, una creazione culturale: all essere maschio e all essere femmina si
applicano attributi differenti. Il processo di assegnazione a un genere inizia fin dalla nascita e procede
durante la crescita con un certo tipo di educazione. Anche il numero delle categorie di genere riconosciuto
nelle diverse societ varia. Il Nord America indigeno, ad esempio, riconosceva tradizionalmente un terzo
genere, il berdache. E un individuo biologicamente maschio, che non viene considerato uomo ma neanche
donna. In alcune societ il berdache rispettato in modo particolare. L essere berdache non implicava
necessariamente un attivit sessuale con un partner dello stesso sesso n lo svolgimento esclusivo di
mansioni femminili. L antropologa Harriet Whitehead ha sottolineato come gli americani definiscano il
genere soprattutto in base alle preferenze sessuali e i nativi nordamericani, invece, in base alla scelta dell
occupazione.
Ognuno di noi apprende la propria identit nel corso del proprio sviluppo e la modifica continuamente.
Nel 1906 Arnold Van Gennep introduce il concetto di riti di passaggio. I rituali d iniziazione preparano gli
individui ad accettare nuovi modi di considerare se stessi e gli altri; in altre parole, contraddistinguono il
passaggio da un identit all altra. Van Gennep individuava uno schema tripartito alla base di molti riti: ad
una prima fase di separazione dalla condizione che si abbandona segue una fase di margine, alla fine della
quale avviene l aggregazione alla nuova condizione. Victor Turner, della Scuola britannica, parla di fase
preliminare, fase liminare e fase postliminare. Tipici esempi di riti di passaggio, diffusi nella maggior
parte delle societ del mondo, sono le cerimonie che segnalano il passaggio di un maschio dall infanzia all
et adulta.
Le persone devono inoltre essere in grado di comunicare la propria identit agli altri. Comunichiamo con le
cose, col modo in cui parliamo, con le nostre frequentazioni. Un altro modo in cui segnaliamo la nostra
identit agli altri lo scambio di doni, cui sotteso quel principio di reciprocit che alla base della
socialit. Il kula, la circolazione di doni (collane di conchiglie rosse e braccialetti di conchiglie bianche)
scambiati tra partner commerciali nelle isole Trobriand, ed il potlach, scambio rituale dei nativi americani
della costa nordoccidentale, sono validi esempi di scambio. I beni scambiati nel kula e nel potlach hanno una
storia. Nelle moderne societ industriali, invece, le persone devono affrontare un problema relativo al dono:
la necessit di convertire in qualche modo una merce anonima e acquistata in un negozio in un bene che
possa costituire un dono personale e significativo. Ci avviene tramite un processo di appropriazione.
Gli individui devono poter difendere la propria identit se si sentono minacciati. Un esempio il moka dei
Big Men presso i Melpa della Nuova Guinea, i quali in questo rito affermano e difendono la propria
posizione nel panorama sociale attraverso lo scambio cerimoniale di doni. Qualcuno all inizio fa un regalo
ad un partner commerciale e in cambio riceve pi di quanto ha dato. E un modo per stabilire e mantenere
legami tra individui e gruppi e costituire un sistema gerarchico che consente agli uomini di acquisire status e
prestigio e diventare Big Men, ricchi capi indipendenti dagli altri.
Capitolo 4 Modelli di relazioni parentali
La composizione e le dinamiche del gruppo familiare tipico variano di societ in societ.
Gli Americani hanno un sistema di parentela bilaterale e, per la maggior parte di essi, il pi importante
raggruppamento familiare la famiglia nucleare, costituita da padre, madre e figli biologici o adottivi.
Anche nella famiglia ju/wasi vige un sistema di discendenza bilaterale, per cui i membri di essa fanno parte
sia della linea di discendenza paterna sia di quella materna e l unit sociale pi importante la famiglia
nucleare. Gli Ju/wasi sono consapevoli che la gravidanza il risultato di un rapporto sessuale.

Nelle isole Trobriand, invece, ogni villaggio costituito da matrilignaggi, o dala, ossia gruppi di uomini
legati l uno all altro attraverso la linea femminile, insieme alle mogli e ai figli non sposati. I membri della
famiglia trobriandese seguono, quindi, la linea di discendenza femminile e l unit sociale pi importante la
famiglia estesa matrilineare.
Nella Cina rurale tradizionale la famiglia ha una dimensione temporale estesa e include diverse generazioni
di antenati vivi e defunti appartenenti alla linea paterna. La discendenza tracciata, quindi, secondo la linea
maschile (patrilignaggio), per cui l unit sociale pi importante la famiglia patrilineare estesa, composta da
una coppia sposata, i figli maschi sposati e le nuore, i nipoti e le figlie nubili. L identit di ciascun maschio
definita dalle sue relazioni con i familiari defunti e con quelli in vita, e la sua posizione sociale e il suo
destino sono solo il risultato delle azioni dei suoi avi. Data l interdipendenza tra i vivi e i morti del
patrilignaggio, un maschio cinese desidera avere dei discendenti maschi che si preoccupino del suo benessere
e che si prendano cura di lui anche dopo la morte. Sono i figli e i nipoti maschi ad assicurare una
discendenza all uomo ed per questo che i Cinesi prediligono i maschi. Le figlie femmine, infatti,
procurano la discendenza solo al patrilignaggio del marito.
Un tratto comune di tutte le societ che le famiglie si fondano sull unione socialmente riconosciuta di un
maschio e di una femmina che, in genere, prende la forma di matrimonio. Ma il modo in cui questo avviene
varia significativamente nelle diverse societ.
Gli americani, ad esempio, iniziano a corteggiare nella prima adolescenza e, in genere, hanno una serie di
relazioni prima di scegliere la persona da sposare. Questa scelta influenzata da vari fattori tra cui l amore e
l attrazione sessuale e, come in tutte le altre societ, vige il tab dell incesto che proibisce di contrarre
matrimonio con certe categorie di persone.
La cerimonia del matrimonio nella societ americana organizzata in modo tradizionale, a spese della
famiglia della sposa e, dopo la luna di miele, la coppia di solito va ad abitare in un altra casa. La relazione di
coppia si trasforma dopo l arrivo dei figli.
Tra gli Ju/wasi, invece, il matrimonio viene quasi sempre organizzato dai genitori degli sposi quando i figli
sono ancora molto piccoli, ma se la ragazza si oppone strenuamente il matrimonio viene annullato.
Nelle Trobriand l attivit sessuale prima del matrimonio molto diffusa ed prevista, per cui spesso la
coppia inizia a convivere prima e il matrimonio si limita a formalizzare una relazione preesistente. I giovani
si fanno la corte e spesso scelgono da soli la persona da sposare, ma necessaria l approvazione dei genitori.
I Trobriandesi devono rispettare la regola dell esogamia, per cui non possono sposare una persona
appartenente al proprio clan. Il tab dell incesto riguarda tutti i parenti prossimi, soprattutto fratelli e sorelle,
e sono considerati tali tutti i membri del matrilignaggio della stessa generazione.
La famiglia nucleare fondata sul legame duraturo tra marito e moglie, e il divorzio, sebbene sia frequente e
facile da ottenere, in genere avviene per iniziativa della moglie.
Nella Cina tradizionale il matrimonio non tanto l unione di un uomo con una donna quanto l ampliamento
della propria famiglia tramite una persona che assicuri la discendenza. Per questa ragione i matrimoni sono
quasi sempre combinati, spesso molto in anticipo e con l aiuto dei sensali, e non vi quasi mai il
corteggiamento. Talvolta una bambina o ragazzina adottata da una coppia perch sposi successivamente il
proprio figlio; oppure viene adottato un ragazzo destinato a diventare il marito della figlia.
La cerimonia matrimoniale cinese molto formale e, per la famiglia dello sposo, molto dispendiosa.
La moglie non acquisisce uno status rilevante nella famiglia del marito finch non avr dato alla luce un
figlio maschio.
Il divorzio quasi del tutto inesistente nella Cina tradizionale. Un marito pu avere anche pi amanti,
mentre, in teoria, autorizzato ad uccidere la moglie infedele.
Anche l impegno economico per l organizzazione di un matrimonio varia. Tra gli Ju/wasi, un uomo
costretto a provvedere al brideservice per la famiglia della moglie, una forma di compensazione
matrimoniale che consiste nel fatto che il futuro sposo si impegna a lavorare per la famiglia della sposa,
presso la quale andr a vivere, per un periodo che pu andare dai pochi mesi ai dieci anni; nelle Trobriand e
nella Cina tradizionale, la famiglia dello sposo obbligata a pagare il bridewealth alla famiglia della moglie:
un insieme di beni che vanno a compensare la perdita di un elemento importante in termini di forza lavoro.
Anche le relazioni importanti variano nei diversi tipi di famiglia. Per gli Ju/wasi la relazione chiave quella
tra marito e moglie, nelle Trobriand tra fratello e sorella, in Cina tra padre e figlio maschio.
I ruoli di sessualit, amore e ricchezza, centrali nella societ americana, variano presso questi popoli. La
ricchezza non ha quasi nessun ruolo nella vita degli Ju/wasi; al contrario, sesso, amore e bellezza, soprattutto
per le donne, sono molto importanti.

I Trobriandesi pongono l accento sull attrazione sessuale e sull amore romantico, ma dopo il matrimonio la
dimensione sessuale della loro esistenza viene nascosta, almeno in pubblico, e la donna mette in risalto la
propria fertilit e maternit. Sul versante maschile la sessualit non mai molto importante, infatti i
Trobriandesi ritengono che gli uomini non hanno alcun ruolo nella riproduzione. La loro attrattiva fisica
tuttavia rilevante per attirare le amanti e, successivamente, una moglie. La ricchezza importante per
conservare lo status sociale del matrilignaggio.
Nella famiglia rurale tradizionale cinese la verginit ha molta importanza ed considerata indispensabile per
una sposa. L amore romantico e il sesso non rivestono alcun valore nella relazione tra moglie e marito,
poich la funzione della moglie generare dei figli, preferibilmente maschi. Dunque, la donna viene
apprezzata per la sua fertilit non per la sua sessualit.
Il solo caso in cui la maternit non ha un ruolo pi importante della sessualit riguarda la donna che, non
essendo in grado di avere un marito o avendolo perso, diventa una concubina o una prostituta.
La ricchezza necessaria per la famiglia dell uomo per pagare il bridewealth alla famiglia della moglie al
momento del matrimonio ed necessaria anche per mantenere la famiglia estesa patrilineare di un uomo, i
suoi figli maschi e i figli maschi dei suoi figli.
Le forze che minacciano l unit familiare variano a seconda del contesto.
Nella societ americana le minacce principali sono l infedelt, la malattia, la lotta per il potere e le difficolt
economiche.
Tra gli Ju/wasi l infedelt coniugale o i tentativi del marito di procurarsi una seconda moglie costituiscono le
principali minacce alla famiglia.
Nelle Trobriand, invece, le minacce pi pericolose sono quelle al matrilignaggio. Ogni minaccia ad un suo
membro viene considerata una minaccia rivolta a tutti. Per questa ragione la morte di un trobriandese ha un
significato particolare: attribuita alla stregoneria ed un segno del fatto che qualcuno appartenente a un
altro lignaggio sta sfidando il potere del matrilignaggio.
La minaccia pi grande per la famiglia tradizionale cinese , ovviamente, l assenza di un figlio maschio che
mette in pericolo non solo l esistenza della famiglia, ma l intero patrilignaggio nel tempo. Anche la morte
del capo della famiglia patrilineare estesa costituisce una minaccia. I conflitti tra fratelli per la divisione dei
beni di famiglia, infatti, sono frequenti e spesso si concludono con la ripartizione della propriet familiare e
la divisione della famiglia estesa.
CAPITOLO 5 La costruzione culturale della gerarchia sociale
I problemi causati dalla disuguaglianza sociale, politica ed economica affliggono il mondo moderno.
Secondo alcuni l appartenenza di persone e gruppi a una gerarchia inevitabile; altri ritengono, invece, che
pu essere evitata ed contraria alla natura umana. Infatti, esistono societ, come gli Ju/wasi e gli Inuit,
relativamente ugualitarie.
Due teorie relative alla stratificazione sociale spiegano in modo dissimile il motivo per cui le societ
costruiscono delle gerarchie sociali. Secondo la teoria integrazionista la gerarchia sociale necessaria per
coordinare le attivit all interno della societ e per assicurare il suo corretto funzionamento. La teoria
conflittualista, invece, basata sulla convinzione che la gerarchia sociale determinata dal dominio politico
di un gruppo di individui su un altro finalizzato allo sfruttamento del lavoro e delle risorse.
La teoria conflittualista della stratificazione sociale pi celebre quella elaborata da Marx ed Engels, i quali
conclusero che i capitalisti, usavano il controllo delle risorse per sfruttare i contadini, lasciati privi di terre.
Le classi sociali sono, quindi, un prodotto del capitalismo e non un aspetto necessario della societ moderna.
Secondo Marx, le classi si formano quando un gruppo acquisisce il controllo dei mezzi di produzione e fa
aumentare la propria ricchezza attraverso il plusvalore del lavoro degli individui sfruttati. Questi ultimi
accettano la loro condizione a causa della repressione politica praticata dalla classe dirigente. La
rassegnazione aumenta se il gruppo che sta al comando controlla anche la diffusione delle informazioni
creando un ideologia di classe che persuade i lavoratori a sopportare la situazione senza ribellarsi. Secondo
Marx ed Engels, l unica soluzione a questo stato di cose la rivoluzione violenta.
Uno dei compiti dell antropologia quello di comprendere in che modo le societ elaborano delle
giustificazioni per legittimare la discriminazione sociale. Franz Boas ha tentato di dimostrare l infondatezza
delle teorie e delle ideologie razziste e sessiste, che hanno trovato dei sostenitori anche negli scienziati.
Samuel George Morton riteneva che l intelligenza di un individuo fosse legata alle dimensioni del cervello
e, dopo aver misurato numerosi crani appartenenti ad individui di diverse etnie, giunse alla conclusione che i

bianchi, soprattutto quelli del Nordeuropea, erano superiori non solo socialmente ma anche
biologicamente.
Un secolo dopo il biologo Stephen Jay Gould stabil che le conclusioni a cui era giunto Morton miravano a
supportare la gerarchia costruita dalle societ.
Nonostante tutto nel corso del XX secolo molti si richiamarono alla teoria di Morton per sostenere l
ideologia che la stratificazione sociale possa essere giustificata da basi naturali.
Far dipendere la disuguaglianza sociale, politica ed economica dal cattivo funzionamento della societ,
infatti, dovrebbe portare ad una revisione delle politiche sociali, economiche ed amministrative e coloro che
detengono i privilegi li perderebbero.
Nonostante il fallimento della tesi di Morton vi stato uno sforzo continuo di fornire prove che l
intelligenza ereditaria e varia a seconda del gruppo razziale. Ma la maggior parte di questi studi non precisa
che la stessa intelligenza una costruzione sociale che continua ad essere utilizzato come mezzo per
legittimare la gerarchia sociale.
Anche la stratificazione di genere stata collegata alla biologia, per cui si ritenuto che la superiorit dei
maschi sulle femmine fosse naturale. L idea che la biologia femminile renda le donne esseri inferiori
rispetto agli uomini profondamente radicata nella cultura americana. Infatti le funzioni biologiche
femminili spesso sono state descritte in termini che fanno apparire le donne inferiori rispetto agli uomini: per
esempio, il ciclo mestruale era considerato come il segno della mancata fecondazione dell ovulo, piuttosto
che come il tentativo riuscito di evitare una gravidanza.
Per sopravvivere le persone appartenenti agli strati pi poveri della societ, utilizzano delle particolari
strategie adattative. I neri di The Flats, in una cittadina del Midwest, ad esempio, si sono adattati istituendo
dei legami di parentela per garantirsi aiuto economico e sociale nei momenti di bisogno; i portoricani dell
Upper East Side di New York, invece, si sono adattati costruendo un economia sommersa centrata sugli
stupefacenti nel tentativo di opporsi ai modelli di oppressione e discriminazione che costituiscono le radici
stesse della povert.
Le persone, quindi, non accettano passivamente la loro posizione ai livelli pi bassi di una societ
stratificata, ma si adattano alla situazione come meglio possono, pur avendo le stesse aspirazioni sociali ed
economiche di chi sta meglio.
Molte persone, pur essendo coscienti degli effetti dannosi della stratificazione sociale, ritengono che in un
moderno paese industrializzato essa sia inevitabile. Eppure alcuni gruppi hanno dimostrato che possibile
costruire comunit ugualitarie e non stratificate all interno di una grande societ industrializzata: gli utteriti,
ad esempio. Si tratta di un gruppo religioso protestante che esalta la propriet comune e la distribuzione
ugualitaria della produzione e rifiuta la competizione, la violenza e la guerra. Il problema principale di
comunit come questa di riuscire a motivare i membri a lavorare e a contribuire al bene comune senza la
promessa di un compenso individuale materiale, di uno status o del prestigio. Per questa ragione molti dei
tentativi di creare comunit utopiche hanno avuto esito negativo.
Capitolo 6 LA COSTRUZIONE CULTURALE DEL CONFLITTO VIOLENTO
Le persone attribuiscono certi significati alla violenza collettiva e la giustificano, allo scopo di porre le
proprie azioni a distanza dalle conseguenze della violenza. Pur condannando gli atti violenti, viviamo in un
mondo in cui i governi costruiscono sistemi di significati che consentono loro di progettare e ammettere l
uso di armi capaci di sterminare milioni di persone. C chi ritiene che la propensione al conflitto sia parte
della natura umana. Ma il fatto che gli esseri umani costruiscano significati atti a giustificare il conflitto
suggerisce che esso abbia poco a che fare con un istinto naturale verso l aggressione. Per capire come le
societ costruiscono dei significati per il conflitto violento, mascherandone le conseguenze e convincendo le
persone che esso giusto e adeguato, bisogna comprendere innanzitutto come le societ creino una
propensione alla violenza collettiva che, secondo alcuni, sarebbe una struttura culturale.
Presso i nativi americani delle pianure occidentali, ad esempio, il conflitto violento giustificato come
sistema per acquisire uno status. Le scorrerie presso altre trib a scopo di razzia di cavalli erano un modo per
accrescere lo status personale, dal momento che i cavalli erano simbolo di ricchezza e misura dell
importanza di un uomo. In casi come questo, dunque, si crea una propensione alla violenza collettiva
premiandola.
Presso gli Yanomamo del Venezuela, invece, la violenza collettiva resa necessaria per difendere risorse
preziose, come donne e bambini.

Presso gli abitanti del Kohistan, vige un codice d onore che esige la vendetta ogni volta che un uomo vede il
proprio onore minacciato. In tal caso, quindi, il conflitto violento giustificato come mezzo di vendetta per
difendere l onore o l onest personali.
Un altro modo per giustificare la violenza pu fare riferimento a questioni di ordine religioso. Collocando lo
scontro ad un livello cosmico, come lotta tra il bene e il male, pare che esso vada al di l di questioni locali
per assumere un importanza maggiore.
Vi sono, tuttavia, societ relativamente pacifiche in cui l uso della violenza viene evitato condividendo le
risorse, costruendo relazioni di dipendenza reciproca tra i vari gruppi, scoraggiando e disapprovando il
comportamento aggressivo e valorizzando i comportamenti collettivi che favoriscono l armonia tra i gruppi
e all interno del gruppo stesso. Gli Ju/wasi, i Semai, gli Inuit, gli Xinguano e i Buid sono esempi in tal
senso. Tuttavia, anche nelle societ cosiddette pacifiche esiste la violenza.
Sussistono differenze di tipo economico, politico e sociale tra le societ pacifiche e quelle violente.
Il filosofo T. Hobbes riteneva che l inclinazione naturale degli uomini alla violenza potesse essere arginata
attraverso una autorit centralizzata. Ma gli antropologi hanno scoperto che le societ in cui manca un
governo formale sono tra le pi pacifiche al mondo. Tuttavia, vi sono societ, come quella degli Yanomamo e
dei Kohistani, in cui viene incitata la competizione riguardo alle risorse, cosa che costringe gli individui, a
causa della mancanza di un autorit centrale, a difendere la propriet privata con mezzi violenti.
E stata ipotizzata un altra differenza tra societ pacifiche e societ violente, ed quella connessa ai ruoli di
genere. Nelle societ pacifiche, infatti, uomini e donne hanno una relativa parit e vi un basso livello di
violenza istituzionalizzata nei confronti della donna. Viceversa gli Yanomamo e i Kohistani sono
caratterizzati da una forte dominanza maschile e giustificano al violenza contro le donne.
E stato verificato che le societ caratterizzate dalla violenza sessuale contro le donne tendono ad essere pi
bellicose ed inclini alla violenza collettiva. Tuttavia, c chi ritiene che sia l incidenza del conflitto violento
a favorire il sessismo.
Riassumendo, alcuni fattori come la mancanza di un controllo centrale, la competizione per le poche risorse,
la propriet privata e il sessismo possono portare una societ ad alimentare una propensione ideologica per la
violenza.
Alcuni antropologi ipotizzano che la guerra possa avere effetti positivi, in quanto limita l accrescersi della
popolazione, specie nelle piccole societ, o influenza la composizione biologica della specie umana
attraverso la selezione naturale. Tuttavia, l antropologo Livingstone giunto alla conclusione che,
nonostante l enorme numero di morti causate dalla guerra moderna, essa in apparenza ha avuto effetti
trascurabili sull aumento della popolazione. Divale e Harris, invece, sostengono che il conflitto violento
agisca da fattore di regolazione della crescita della popolazione, non tanto uccidendo uomini adulti, quanto
incoraggiando l uccisione delle neonate. Gli studiosi concludono che la guerra favorisce il sessismo solo
perch favorisce il controllo selettivo della popolazione.
Gli antropologi affermano inoltre che il conflitto violento pu favorire alcune forme di organizzazione
politica. Robert Carneiro sostiene, ad esempio, che nel corso della storia dell uomo il conflitto violento
stato il principale fattore di trasformazione delle societ, che sono passate da piccole comunit autonome a
grandi e complessi Stati-Nazione.
Oltre ad avere la funzione di controllo della popolazione e di unione delle societ tribali in grandi stati
complessi, il conflitto violento pu essere considerato un mezzo che incentiva la solidariet di gruppo, ad
esempio la solidariet maschile. Tuttavia, alcuni ritengono che siano proprio la solidariet maschile e la
conseguente dominazione sulla donna a far aumentare la violenza.
Come la capacit di nascondere le conseguenze del conflitto violento pu essere una delle ragioni della sua
frequenza, cos le persone riescono a nascondere anche a se stesse le conseguenze della massima forma di
violenza: l utilizzo di armi nucleari. Coloro che si occupano di strategie nucleari utilizzano un linguaggio
che consente loro di prendere le distanze dalle conseguenze delle azioni pianificate. Cos metafore ed
eufemismi offuscano la realt e la sistemano in modo che ci di cui si parla veramente, ossia distruggere ci
che l uomo ha creato ed uccidere altri esseri umani, venga nascosto.
Capitolo 7 - GLOBALIZZAZIONE, NEOLIBERISMO E STATO-NAZIONE
Se pensiamo ad una T-shirt di cotone stampata, distribuita e venduta in Florida, ma prodotta, cucita e filata in
Cina da cotone coltivato in Texas ci rendiamo conto di cosa sia concretamente la globalizzazione ed in che
modo riguarda tutti noi. I Paesi pi ricchi consumano sempre di pi arrecando danni enormi all' ambiente e
non pare che la felicit delle persone sia in aumento, anzi diminuita rispetto ai decenni precedenti. Eppure

sembra "naturale" volere sempre di pi e, quindi, spendere sempre di pi.


Per la societ americana contemporanea il fattore centrale dell' esistenza il denaro, ritenuto essenziale per
raggiungere il benessere e la felicit anche perch spesso il solo mezzo che consente di avere ci che si
desidera i di cui si ha bisogno.
Perch l' economia delle cosiddette societ avanzate funzioni necessario chiedere sempre meno a famiglia e
amici e far ricorso esclusivo al mercato. E' necessario, quindi, lavorare per poter disporre di denaro da
scambiare con qualcos' altro. Inoltre, le economie che funzionano bene devono crescere ogni anno del 3%,
per cui l' offerta di moneta e di beni deve crescere.
Nella societ ci sono beni che possiamo procurarci soltanto facendo ricorso al mercato ed altri che stanno al
di fuori di esso. Tuttavia, vi un costante tentativo di trasformare anche questi beni in merci: ad esempio, le
persone vengono indotte dalle campagne pubblicitarie ad associare l' amicizia alla birra e l' amore ai
diamanti. La moderna economia di mercato riesce, quindi, ad attuare nei pi svariati modi la conversione di
capitali, vale a dire la trasformazione del capitale non monetario (l' ambiente naturale, i diritti politici e il
capitale sociale) in denaro.
I sistemi economici si fondano su regole, meccanismi, istituzioni e sistemi di relazione attraverso i quali le
persone si procurano ci che vogliono. La nostra moderna economia costituita da un mercato globale.
Gli stati hanno sempre svolto un ruolo rilevante nell' economia, ma, ad un certo punto, gli economisti si
dichiararono favorevoli ad una riduzione dell' intervento dello stato nell' economia fiduciosi nella creazione
spontanea di un equilibrio tra la domanda e l' offerta. Cos i governi hanno cercato di mantenere un equilibrio
nel funzionamento del mercato tra l' imposizione di regole e il non-intervento. Ma negli anni Settanta si
verificato un rallentamento nella crescita, cos nacque una nuova filosofia economica definita neoliberismo,
che si proclama a favore della riduzione del coinvolgimento del governo nell' economia, ritenendo che il
mercato sia in grado di autoregolarsi, e promuove l' accelerazione della conversione del capitale.
Una via attraverso la quale ridurre il coinvolgimento dello stato e aiutare la crescita esternalizzare i costi di
produzione, distribuzione e consumo di beni e servizi, che cos non sono inclusi nel prezzo pagato dagli
acquirenti, ma gravano sulle imposte pubbliche, sulle generazioni future o sulle persone di altri Paesi. Tutto
questo possibile perch nonostante i limiti imposti all' intervento dello stato nell' economia, gli statinazione in realt rivestono ancora un ruolo molto importante nella crescita economica. Quando possibile,
fanno rispettare le leggi per proteggere le proprie industrie tentando, al contempo, di ridurre la capacit dei
paesi poveri di proteggere le loro.
Gli stati-nazione contribuiscono a creare il consenso sulle politiche economiche che favoriscono la crescita e,
quando lo ritengono necessario, fanno ricorso alla forza per impadronirsi di alcune risorse, come il petrolio, e
per imporre ad altri paesi delle politiche che tornino a proprio vantaggio.
Una crescita continua comporta la perdita di capitale naturale, politico e sociale, aumentando la
disuguaglianza tra ricchi e poveri.
L' economia neoliberista ha altri due importanti effetti sulla societ: la distruzione delle forme di solidariet
sociale e la trasformazione di alcune istituzioni come scuole e universit. Oggi non ci sono corsi universitari
che non contemplino la presenza di insegnamenti relativi alla formazione manageriale e le universit tendono
a formare cittadini internazionali o globali.
Urge allora un cambiamento che non arrechi danni all' economia e alla societ. L' Indice dello Sviluppo
Umano e l' Indice di Progresso Effettivo costituiscono dei tentativi di ridefinire il benessere.
Capitolo 8 - IL SIGNIFICATO DI PROGRESSO E SVILUPPO
Lungo un arco di 10.000 anni le societ hanno abbandonato un modo di vivere che era sopravvissuto per
almeno 100.000 anni. Il passaggio delle comunit di cacciatori-raccoglitori a una vita di agricoltori sedentari
potrebbe essere spiegato dalla necessit di progredire e di sviluppare modi migliori di vivere. Ma gli studi
condotti sulle societ odierne di cacciatori-raccoglitori rivelano che vivono piuttosto bene e, soprattutto, che
dedicano al lavoro solo una minima parte del loro tempo. Forse allora stato un aumento della popolazione o
della densit di popolazione ad aver favorito il cambiamento e le moderne tecniche agricole si sono rivelate

migliori e pi efficienti. Tuttavia, l' analisi di John Bodley relativa al dispendio energetico dell' agricoltura
moderna suggerisce che in effetti difficile concludere che questa sia davvero migliore.
La fame nei Paesi poveri non tanto la conseguenza di una mancanza di tecniche agricole moderne, quanto
della povert e dei tentativi di industrializzazione. La necessit di ripagare i prestiti bancari contratti per l'
industrializzazione ha portato certi paesi, come il Brasile, a favorire lo sviluppo di grandi aziende agricole
che coltivano piante i cui prodotti sono destinati all' esportazione. La gente viene privata della propria terra e
lasciata senza reddito sufficiente a sfamarsi.
Si potrebbe pensare allora che le societ moderne possono essere avvantaggiate dal punto di vista dell'
assistenza sanitaria e delle cure mediche. In realt, i ricercatori hanno constatato che le malattie infettive
sono pi comuni nelle societ moderne e che i comportamenti umani connessi all' industrializzazione, alla
modernizzazione e alla distribuzione diseguale della ricchezza favoriscono spesso la diffusione di malattie
contagiose. Inoltre, le teorie tradizionali della malattia e le cerimonie per la cura possono essere efficaci nel
trattamento di una patologia o di un disturbo.
Allora, nonostante tutto ci che hanno da offrire, le societ pi semplici stanno scomparendo non a causa di
una scelta, ma in conseguenza di interventi dei paesi cosiddetti civili. L' idea di progresso pu essere
semplicemente una comoda giustificazione logica perch una societ possa imporre ad altre la propria
volont economica e politica.
CAPITOLO 9 - Le premesse storiche
Le discipline antropologiche affondano le proprie radici nei nuovi modi con cui il pensiero moderno, e l
Illuminismo in particolare, impostano il problema della natura e della storia del genere umano. Si
valorizzano i risultati dell osservazione, descrizione e comparazione obiettive dei costumi di quelle
popolazioni scoperte grazie ai viaggi transoceanici.
Per tutto il Medioevo e per i primi secoli dell Et Moderna, invece, costumi e credenze erano valutati in
rapporto alla religione cristiana, per cui si aveva un opposizione tra ci che era cristiano, e quindi
razionale e civile, e ci che era pagano, e quindi barbaro e superstizioso.
Ma tra Umanesimo e Rinascimento, si verificano una nuova attenzione per lo studio dei testi classici, il
miglioramento delle cognizioni tecniche necessarie per affrontare i viaggi transoceanici e la conseguente
produzione di un numero sempre crescente di resoconti di viaggio, la riflessione filosofica valorizza l
indagine empirica e la ragione umana si allontana sempre pi dai dogmi della fede.
La scoperta dell America consente di affrontare in modo nuovo la questione della diversit dei costumi e dei
sistemi di valori. Le Sacre Scritture, cui ancora ricorre Cristoforo Colombo nei suoi diari di viaggio,
costituiscono adesso un punto di riferimento incerto e lacunoso.
Nei secoli XVI-XVII, teologi e giuristi si confrontano sulla legittimit della conquista europea del continente
americano e sulla possibilit di legittimare la riduzione in schiavit delle popolazioni scoperte.
Michel de Montaigne, nel suo saggio Del Costume, manifesta comprensione nei confronti dell alterit, un
atteggiamento non comune tra i suoi contemporanei. Nella sua opera si riscontrano nozioni e questioni
centrali nei dibattiti che stanno all origine delle discipline antropologiche. Innanzitutto, l uso dei termini
barbaro e selvaggio per qualificare credenze e comportamenti di popolazioni altre da noi per la
diversit di alcuni tratti fisici, dei costumi, delle istituzioni sociali, dei modi di pensare, ossia di tutti quegli
aspetti che andranno a costituire il contenuto della nozione antropologica di cultura.
Montaigne sostiene che nel designare qualcosa o qualcuno come barbaro non si eprime un giudizio
oggettivo di inferiorit rispetto ad un modello di perfezione della natura umana, bens una valutazione
dipendente dal punto di vista di chi la esprime. Appartenere ad un gruppo determinato influisce, quindi, sulla
formulazioni di giudizi su credenze e modi di vivere di gruppi umani che sentiamo altri da noi e porta a
riconoscere come pienamente umani e morali solo se stessi. Nel 1906 William Sumner, nella sua opera
Folkways, definir questo atteggiamento etnocentrismo: la concezione per la quale il proprio gruppo
considerato il centro di ogni cosa, e tutti gli altri sono valutati in rapporto ad esso. Ogni gruppo ritiene che i

propri folkways siano gli unici giusti e, se osserva che altri gruppi hanno folkways diversi, li considera con
disprezzo.
Il giudizio di barbarie esprime una valutazione relativa e non assoluta e dice qualcosa su chi lo emette, pi
che su coloro ai quali riferito.
Un altro contributo rilevante allo sviluppo delle discipline antropologiche stato fornito dalle teorie
contrattualiste del legame sociale, come quella di Thomas Hobbes nel Leviatano e quella di Jean Jacques
Rousseau nel Contratto Sociale. L idea comune a queste teorie che la vita degli uomini in societ il frutto
di un contratto stipulato sulla base dell accettazione di regole stabilite per via di convenzione. I padri
fondatori della disciplina saranno i primi a riflettere a partire da questi temi allo scopo di individuare le
forme primitive delle credenze religiose e delle istituzioni sociali e ricostruirne l evoluzione storica.
Dalla critica delle teorie razziali della diversit umana, che si sviluppano nei secoli XVIII e XIX, l
antropologia culturale moderna trarr parte importante della sua legittimit di disciplina scientifica che
descrive e spiega i rapporti tra unit e diversit della specie umana.
Anche le teorie del progresso della civilizzazione sono alla base dello sviluppo delle discipline
antropologiche. Si tratta dell idea che la storia umana pu essere vista come un progresso regolato da leggi
di sviluppo, analoghe a quelle che presiedono lo sviluppo di un organismo biologico, valide per tutti i gruppi
umani. Due formulazioni particolarmente importanti della teoria degli stadi di sviluppo della societ e della
razionalit umane sono quella del francese Auguste Comte, che formul la legge dei tre stadi, e quella dell
inglese Herbert Spencer, che sostenne la tesi che la realt era regolata da un unica legge fondamentale di
evoluzione da stadi pi semplici a stadi pi complessi. In questa prospettiva teorica, le societ dell Europa
continentale dei secoli XVIII e XIX costituivano lo stadio di sviluppo pi avanzato dell umanit, mentre le
popolazioni extraeuropee erano considerate inferiori e primitive.
Ma un altro principio cardine delle teorie illuministe era quello dell unit psichica del genere umano, l idea
che tutti gli uomini conoscevano la realt applicando gli stessi principi di ragionamento. La differenza degli
stadi di sviluppo delle varie popolazioni era allora spiegata con la nozione di razza, per cui le varie razze
umane hanno abilit psichiche diverse.
Anche i padri fondatori delle discipline antropologiche Edward Burned Tylor e Henry L. Morgan
ricorreranno a spiegazioni di tipo razziale nell ambito delle loro teorie delle leggi di sviluppo delle forme di
razionalit e della societ.
I padri fondatori della disciplina
L orientamento teorico dei padri fondatori dell antropologia prende il nome di evoluzionismo unilineare.
Secondo questo filone, l evoluzione delle societ sarebbe avvenuta per tappe di sviluppo uguali per tutte,
dallo stadio primitivo a quello barbaro per giungere, infine, ai popoli civilizzati. Questa scuola ha
esponenti sia in Inghilterra sia in America: tra i primi Edward Burned Tylor, Maine e James Frazer, tra I
secondi Lewis Henry Morgan.
La visione dei padri fondatori restava in gran parte congetturale e spesso sfociava in grandi generalizzazioni.
Inoltre, la teoria darwiniana dell evoluzione per selezione naturale mostrava che i principi con cui in natura
era avvenuta l evoluzione delle specie viventi erano ben diversi da quelli postulati dai padri fondatori.
Questi ultimi, infatti, vedevano la storia naturale come una sequenza deterministica di stadi di sviluppo e non
come un processo complesso, imprevedibile e casuale.
Notevole importanza per lo sviluppo delle discipline antropologiche riveste la nozione di cultura di Tylor, il
quale in Primitive Culture (1871) scrive: Cultura o civilt, intesa nel suo ampio senso etnografico, quell
insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi
altra capacit o abitudine acquisita dall uomo in quanto membro di una societ.
Tylor fautore di un uso esteso del metodo comparativo e trov che in societ che avevano raggiunto uno
stadio di sviluppo pi avanzato potevano permanere elementi culturali che erano sopravvivenze del suo
passato, ossia tracce che avrebbero dovuto dimostrare una societ avanzata era passata per condizioni di vita
simili a quelle in cui si trovavano le popolazioni selvagge o barbare.
Tylor s interroga anche su quale potesse essere stata la prima forma di religione nella societ primitive e
giunge alla conclusione che deve trattarsi dell animismo, elemento comune a tutte le religioni. All origine di

ogni religione vi sarebbe infatti la credenza che esiste un principio immateriale, l anima, che in certe
situazioni, si separa dal corpo. L idea di anima sarebbe nata per spiegare la morte e situazioni come quelle
sperimentate nei sogni.
L approccio di Tylor alla spiegazione delle manifestazioni culturali stato chiamato intellettualismo: Tylor
tendeva a spiegare tutti gli elementi che contribuiscono alla formazione della cultura in termini di processi
consci, razionali.
Sul versante americano dell evoluzionismo unilineare si colloca Lewis Henry Morgan, al quale si deve un
indagine comparativa delle terminologie di parentela.
Una delle ultime espressioni dell evoluzionismo unilineare quella di James Frazer che, nella sua opera Il
ramo d oro, spiega come il pensiero umano si sia evoluto da una forma di pensiero magico ad un pensiero
religioso, quindi ad una forma di pensiero scientifico. Secondo Frazer, i primitivi ritenevano di poter
controllare l ordine delle cose attraverso il pensiero magico. Con i giusti riti certi uomini dotati di certi
poteri potevano controllare queste forze. Ma ad un certo punto l individuo capisce che la realt non
controllabile e decide di affidarsi a potenze superiori. Nasce cos il pensiero religioso e gli individui pregano
queste entit superiori perch interagiscano benevolmente nelle loro vite. Quando gli essere umani si
rendono conto che le leggi della natura sono conoscibili e sperimentabili nasce il pensiero scientifico, che si
distingue dalla magia, sorella bastarda della scienza, per l uso del metodo sperimentale.
Il limite principale degli evoluzionisti stato sicuramente quello di considerare uno dei modi possibili di
sviluppo come l unico modello possibile.
IL DIFFUSIONISMO (Friedrich Ratzel) E IL PARTICOLARISMO STORICO DI FRANZ BOAS
In Germania tra XIX e XX secolo fiorisce un orientamento noto come diffusionismo, il cui primo esponente
importante Friedrich Ratzel. Quest ultimo di preoccupa di ricostruire i processi storici di diffusione degli
elementi culturali da un area all altra, in seguito a migrazioni di gruppi o a prestiti tra gruppi vicini. Si tratta
di un fenomeno differente dall invenzione indipendente.
Altro studioso di rilievo per l antropologia contemporanea il tedesco Franz Boas che propone un
approccio allo studio dei fenomeni culturali chiamato particolarismo storico.
Franz Boas effettu lunghe ricerche sul campo partecipando direttamente alla vita delle popolazioni che
studiava, instaurando rapporti di estesa collaborazione con alcuni individui al fine di raccogliere
informazioni etnografiche. Produce una documentazione etnografica imponente che include la trascrizione
estesa e integrale di numerose narrazioni e testi verbali indigeni. Celebre rimasta la sua descrizione del
potlach per l utilizzo che ne fecero Marcel Mauss nel suo Saggio sul dono e Ruth Benedict in Modelli di
cultura. Il potlach consiste nella preliminare accumulazione di beni da parte di un capovillaggio degli
indiani delle praterie che, per un certo periodo di tempo, raccoglie cibo, pellicce, specchietti, perline e altre
cose ritenute di valore, sia in termini di sussistenza sia in termini simbolici, per poi indire un potlach, in
concomitanza di eventi socialmente rilevanti, in cui distribuir gli oggetti accumulati ai capivillaggio
intervenuti. I beni in eccedenza vengono distrutti. Dopo un certo lasso di tempo viene indetto un altro potlach
da parte di un altro capovillaggio che dovr accumulare e distruggere pi beni del precedente, e cos via.
Sono in gioco il prestigio e lo status del capovillaggio. Si tratta, inoltre, della messa in forma in una modalit
drammatizzata della violenza.
Franz Boas non elabor una teoria sistematica dei processi culturali, ma analizz con rigore molti problemi e
casi concreti mostrando cos il carattere preconcetto ed empiricamente infondato delle ricostruzioni storiche
degli evoluzionisti, le cui ricostruzioni restavano, in moltissimi casi, semplici congetture smentite dai
risultati di un indagine storica concreta. Boas consiglia allora di utilizzare il metodo storico. Il suo apporto
teorico in pratica consistito nel portare ad escludere le spiegazioni di credenze e pratiche basate, oltre che
sul concetto di sviluppo evolutivo, sui fattori di razza e ambiente naturale.
Secondo alcuni critici, alla fine della sua carriera, Boas assunse una posizione di scetticismo epistemologico
secondo la quale gli antropologi avrebbero dovuto limitarsi a descrivere e documentare i costumi e i modi di
vita dei gruppi umani senza spiegarli alla luce di leggi. Il fine delle ricerche doveva essere quello di fornire
delle descrizioni etnografiche .

I CONTINUATORI DI FRANZ BOAS E LA SCUOLA DI CULTURA E PERSONALITA

Due dei pi importanti allievi di Boas furono Lowie ed Alfred Kroeber.


Lowie sostenne che la cultura era l oggetto di studio specifico dell etnologia come disciplina distinta dalla
psicologia. In Primitive Society (1920) paragon la cultura ad una cosa formata di stracci e frammenti
dalle caratteristiche e provenienza le pi diverse.
Nel saggio The Superorganic (1917), Kroeber sostenne la tesi che la cultura l oggetto di studio specifico
dell antropologia e rimanda a fenomeni collocati ad un livello superorganico. In questo saggio, Kroeber si
domanda cosa differenzia i mammiferi che vivono nell artico dagli esseri umani che vivono alla medesima
latitudine? Lo studioso scrive che il cucciolo di orso nasce naturalmente dotato di zanne, artigli e pelliccia
(adattamento organico), il cucciolo di uomo invece deve trarre queste cose dall ambiente circostante
(adattamento superorganico). Il cucciolo di uomo , dunque, naturalmente privo di caratteristiche che gli
consentono di sopravvivere, ma trae gli strumenti culturali necessari dal contesto. Quella di Kroeber una
visione stratigrafica in cui la cultura vista come un abito che s indossa, che afferisce quindi ad una
dimensione superorganica.
Un altro concetto elaborato dalla generazione di antropologi statunitensi successiva a Boas quello di
acculturazione, definita come l insieme di fenomeni che si verificano quando gruppi di persone di culture
diverse entrano in contatto diretto e continuo con modificazioni conseguenti nei modelli culturali di uno o di
entrambi i gruppi.
La scuola culturalista di Cultura e personalit si occupa della relazione tra individuo, soggettivit e la
dimensione in cui si trova e si interroga sul modo in cui si forma la personalit.
Ruth Benedict volle mostrare che ogni gruppo umano deriva la propria peculiarit dal fatto che le
manifestazioni della sua cultura sono integrate in base ad un pattern culturale che ne determina lo stile
distintivo. La studiosa confront la cultura di quattro popolazioni e giunse alla conclusione che in ognuna di
esse i diversi aspetti dei modi di vita erano contrassegnati da un particolare modello di disposizione
psicologica. L importanza della sua opera, Modelli di cultura, risiede nel fatto di aver inaugurato la
riflessione sul rapporto tra sviluppo della personalit individuale e modelli culturali collettivi.
Margaret Mead effettu ricerche sul campo tra i gruppi di cui scrisse. In Coming of age in Samoa, la
studiosa descrive l adolescenza a Samoa, gruppo di isole della Polinesia, sostenendo che l non vi fossero
quei conflitti che caratterizzavano invece quell et negli Stati Uniti. La Mead riteneva che i differenti
modelli educativi fossero responsabili di questa differenza e che Samoa poteva costituire un modello da cui
prendere spunto per affrontare i problemi di casa. In Sesso e temperamento in tre societ primitive, la
Mead compar le relazioni tra uomini e donne in tre diverse popolazioni della Nuova Guinea allo scopo di
dimostrare che le indoli femminile e maschile non derivavano semplicemente dalla natura della differenza
sessuale, ma erano un prodotto della cultura particolare di ogni gruppo.
Secondo Edward Sapir, allievo di Boas, il resoconto etnografico della Mead doveva essere accolto con
cautela, dal momento che la studiosa non conosceva la lingua locale. L antropologo neozelandese Derek
Freeman mise fortemente in crisi il quadro dipinto dalla Mead ritenendo che a Samoa l adolescenza e la
sessualit prematrimoniale erano causa di accesi conflitti.
Altri due esponenti di spicco della scuola di Cultura e personalit furono Abraham Kardiner, psicanalista
di formazione che elabor il concetto di personalit di base, e Ralph Linton, il quale elabor i concetti
di analisi dell interazione sociale, in particolare quelli di status e ruolo.
Emile Durkheim e la Sociologia Classica Francese
Emile Durkheim si colloca all origine dell antropologia sociale ed il fondatore della Sociologia Classica
Francese. Altri esponenti di spicco di questa scuola sono: Lucien Levy-Bruhl, Robert Herzt, Marcel
Mauss ed Arnold Van Gennep.
Emile Durkheim spiega i fatti sociali a partire da essi ed in questo risulta debitore di William Robertson
Smith, il quale ravvisa un errore metodologico nell evoluzionismo. Lo studioso sostiene che non ha senso
interrogarsi sull origine della religione, come aveva fatto Tylor, perch potremmo solo ipotizzarla, non
avremmo prove certe. E utile, invece, guardare ai riti concretamente agiti. Il fenomeno religioso un fatto
sociale che ci impone di guardare nel concreto gli individui quando si riuniscono nella celebrazione di un
rito, invece di ipotizzare.
Nel suo libro Le regole del metodo sociologico (1895), Durkheim scrive che i fatti sociali vanno trattati
come cose e non possono cambiare per la volont del singolo, sono dei modi di agire o pensare che
esercitano un influenza coercitiva sulla coscienza individuale.

Lo studioso francese sostiene che le rappresentazioni collettive, che rientrano nel novero dei fatti sociali in
quanto stati di coscienza collettiva che si impongono alla coscienza individuale in maniera inconscia ed
apparentemente automatica, sono particolarmente dominanti nelle societ semplici. Queste ultime sono
caratterizzate da una solidariet di tipo meccanico, in virt della quale coscienza individuale e coscienza
collettiva sono sovrapponibili per cui quando si verifica una violazione delle norme si mette in crisi l intero
sistema. Nelle societ pi articolate, invece, si ha una solidariet di tipo organico per cui coscienza
individuale e coscienza collettiva non sono perfettamente sovrapponibili e l individuo ha un margine di
libert che gli consente di discostarsi dalla norma senza mettere in crisi l intero sistema.
Tutta l opera degli esponenti della scuola sociologica francese rappresenta il passaggio da una problematica
evoluzionista ad una funzionalista nello studio dei fenomeni sociali. Il loro obiettivo stato quello di
comprovare l ipotesi secondo la quale le forme di pensiero e di socialit affermatesi nell Europa moderna
erano il risultato dell evoluzione di forme pi semplici di cui la sociologia doveva ricostruire i meccanismi e
le tappe. Questi studiosi insistettero sulla natura sociale dei meccanismi di organizzazione della conoscenza.
Ne Le forme elementari della vita religiosa (1912), Durkheim si occupa delle origini e della natura della
religione. Anche in questo caso era necessario condurre un analisi su fatti, per cui lo studioso prese in
considerazione le societ semplici degli aborigeni australiani. Durkheim afferm che le credenze religiose si
fondano su un opposizione irriducibile, fondativa della realt stessa, che caratterizza tutte le societ
arcaiche, ossia l opposizione tra il sacro ed il profano, sulla quale si fonda il sistema delle classificazioni
duali. E sacro tutto ci che non profano e viceversa. Durkheim non individua contenuti specifici, ma una
dimensione speciale a partire dai riti in cui accade qualcosa di diverso dal solito.
Altro esponente della scuola sociologica francese Lucien Levy-Bruhl, il quale ne Le funzioni mentali nelle
societ inferiori (1912) avanzava la tesi secondo cui la mentalit dei primitivi sarebbe caratterizzata da
principi di associazione dei fenomeni diversi da quelli logici di identit e non contraddizione. Lo studioso
sostenne che il pensiero primitivo era prelogico ed istituiva connessioni tra i dati dell esperienza secondo il
principio di partecipazione mistica per cui tutto in contatto con tutto. Secondo Levy-Bruhl, infatti, il
primitivo non distingue tra realt sensibile e realt ultraterrena, ma la realt tutta si compone di livelli
interconnessi in cui agiscono forze. Il primitivo non ha sviluppato la dimensione dell individualit e non
riesce a distinguere il soggetto dall oggetto.
Nei suoi Quaderni, pubblicati postumi (1949), Levy-Bruhl rettifica la sua posizione affermando che non
esiste una mentalit primitiva che si distingua dalla mentalit moderna razionale per il fatto di essere mistica
e prelogica, ma nei primitivi pi facile osservare una forma di mentalit mistica presente in ogni mente
umana di tutti i tempi e tutti i luoghi. Comunque Levy-Bruhl si sforza di rintracciare uno spazio differenziale
dei primitivi con procedure altrettando valide quanto quelle dell uomo moderno, logiche nei termini del
pensiero simbolico.
Anche Robert Herzt rientra nel novero degli antropologi appartenenti alla scuola sociologica francese. Muore
giovane nella prima guerra mondiale, ma lascia due saggi molto importanti: La preminenza della mano
destra e Studio sulla rappresentazione collettiva della morte.
Nel primo saggio Hertz sottolinea come la mano destra sia preminente sulla mano sinistra in termini di
considerazione sociale. La mano destra una vera e propria istituzione sociale che gode di considerazione
positiva al pari di tutto ci che riconducibile al lato destro delle cose.
Nel secondo saggio, lo studioso riflette a partire dal fatto che nonostante la morte sia un fatto naturale, tutti i
gruppi umani non si sono limitati ad accettare il fatto che la vita abbia una fine ma hanno sentito l esigenza
di marcare quest evento. Hertz s interroga sulla rappresentazione collettiva della morte, su cosa significhi
morire. La morte non si limita a mettere fine ad un esistenza biologica, ma ad una dimensione sociale che va
ripristinata. Presso una popolazione del Borneo, Hertz osserva un rito che corrisponde a quello delle seconde
esequie di individui di un certo rango. Si tratta di un secondo funerale ed solo alla fine di esso che si pone
realmente fine al periodo di lutto. La morte di coloro i quali nel panorama sociale hanno una collocazione
rilevante crea un vulnus nel corpo sociale , un vuoto che deve essere colmato. Ma non subito. E necessario
che la societ elabori il lutto ed arrivi gradualmente alla nuova configurazione della rete di relazioni sociali.
La morte , dunque, un fatto naturale che viene fatto oggetto di un trattamento culturale sia per il morto sia
per la societ. La transizione deve avvenire in certi tempi, che variano a seconda delle circostanze. E una
cosa che si vede anche in certe pratiche rituali, come quelle di iniziazione degli adolescenti all et adulta.
In questa cornice Arnold Van Gennep elabora la nozione di riti di passaggio. Lo studioso individuava uno
schema tripartito alla base di molti riti attraverso i quali si rappresentano passaggi sia di natura sociale (es.
riti d iniziazione all et adulta) sia cosmologica (es. avvento di un nuovo anno). I riti di passaggio si
presentano articolati in una sequenza di atti ed operazioni, in cui ad una prima fase di separazione dalla

condizione che si abbandona, segue una fase di margine, alla fine della quale avviene l aggregazione alla
nuova condizione. Victor Turner, della Scuola britannica, parla di fase preliminare, fase liminare e fase
postliminare.
Il continuatore pi noto e originale dell indirizzo durkheimiano Marcel Mauss, che si preoccupa di
esaminare le ragioni del funzionamento sociale.
Il suo lavoro pi influente Saggio sul dono (1923-24) in cui parla di varie forme di dono, tra cui il kula dei
Trobriandesi descritto da Bronislaw Malinowski ed il potlach descritto da Franz Boas. Lo studioso sostenne
che il donare, lungi dall essere un atto gratuito e volontario, risponde al principio della reciprocit per cui
all atto del donare segue quello di ricevere e, in seguito, quello di contraccambiare il dono. Il dono allora
un meccanismo di integrazione sociale a mezzo del quale si stringono alleanze di varia natura. E un esempio
di fatto sociale totale, ossia un fenomeno che mette in moto tutte le istituzioni della societ e cementa la
coesione globale.
Il kula uno scambio di collane e braccialetti di conchiglie rosse o bianche che si muovono le une in senso
orario gli altri in senso antiorario nelle isole Trobriand compiendo un circolo e tornando al punto di partenza.
Si tratta di uno scambio di ordine simbolico dal valore incommensurabile. Una volta entrati nel circolo non si
pu uscire, una volta nel kula, per sempre nel kula dicono i Trobriandesi. Parallelamente al kula si svolge il
gimwali, un commercio vero e proprio. Questo sistema di transazioni mette in moto una grande macchina
organizzativa. I beni vengono trasportati con canoe accuratamente scolpite e dipinte, specificamente deputate
al kula. Tutta la comunit concorre alla realizzazione dell evento. Il destinatario non pu trattenere gli
oggetti oltre un certo tempo per non scatenare lo hau, una forza impersonale che diventerebbe negativa e si
rivolterebbe contro chi ha trattenuto gli oggetti oltre il tempo previsto. Quest ultima la spiegazione che gli
attori sociali danno, ma Claude Levi-Strauss rimprovera a Mauss di essersi fermato a livello della
spiegazione consapevole che gli stessi attori sociali si danno. Secondo l antropologo strutturalista, infatti, lo
hau altro non che la ragione cosciente sotto al quale gli uomini hanno colto una necessit la cui ragione
sta altrove. Questa ragione, dice Levi-Strauss, un principio fondativo dell ordine sociale, un principio di
reciprocit di ordine strutturale immediatamente dato. Questo discorso si lega alla questione della
proibizione dell incesto, che Levi-Strauss riconduce al sociale portando cos a compimento al massimo
grado la riflessione della sociologia classica francese. La proibizione dell incesto riguarda tutti i gruppi
umani di tutti i tempi e tutti i luoghi, per questo motivo potremmo collocarla a livello della natura. Tuttavia
una regola per cui afferisce all ambito della cultura. La proibizione dell incesto ha consentito il passaggio
dalla natura alla cultura. Risponde al principio di reciprocit come principio strutturale immediatamente dato
che sta alla base dello scambio di beni, di donne e di parole, che garantisce alla societ di sopravvivere. Cos
lo hau costituisce la ragione dello scambio. Il dono sta alla base del sociale.
L ANTROPOLOGIA SOCIALE IN GRAN BRETAGNA
A cavallo tra IX e XX secolo in Gran Bretagna si ha un maggiore interesse per gli approcci diffusionisti. La
nuova generazione di etnologi proviene da studi di scienze naturali e ci si riflette nella rilevanza che
accordano alla ricerca empirica. Tra gli studiosi pi importanti che effettuarono ricerche sul campo emerge
William Rivers che partecip ad una missione scientifica che aveva lo scopo di raccogliere dati etnografici
nelle aree costiere degli stretti di Torres. Si fa strada lidea che chi compie ricerche sul campo di carattere
etnologico debba avere una formazione specialistica. Rivers parla di lavoro intensivo, che si caratterizza per
il fatto che il ricercatore vive per un anno o pi presso la comunit che studia in maniera dettagliata in tutti i
suoi aspetti.
Si tratta di indicazioni simili a quelle fornite da Bronislaw Malinowski in Argonauti del Pacifico
occidentale (1922), frutto di una lunga ricerca sul campo nelle Trobriand. In Argonauti Malinowski analizza
il sistema di scambio kula. (Il kula uno scambio di collane e braccialetti di conchiglie rosse o bianche che
si muovono le une in senso orario gli altri in senso antiorario nelle isole Trobriand compiendo un circolo e
tornando al punto di partenza. Si tratta di uno scambio di ordine simbolico dal valore incommensurabile. Una
volta entrati nel circolo non si pu uscire, una volta nel kula, per sempre nel kula dicono i Trobriandesi.
Parallelamente al kula si svolge il gimwali, un commercio vero e proprio. Questo sistema di transazioni
mette in moto una grande macchina organizzativa. I beni vengono trasportati con canoe accuratamente
scolpite e dipinte, specificamente deputate al kula. Tutta la comunit concorre alla realizzazione dell evento.
Il destinatario non pu trattenere gli oggetti oltre un certo tempo per non scatenare lo hau, una forza
impersonale che diventerebbe negativa e si rivolterebbe contro chi ha trattenuto gli oggetti oltre il tempo
previsto. Quest ultima la spiegazione che gli attori sociali danno, ma Claude Levi-Strauss rimprovera a

Mauss di essersi fermato a livello della spiegazione consapevole che gli stessi attori sociali si danno.
Secondo l antropologo strutturalista, infatti, lo hau altro non che la ragione cosciente sotto al quale gli
uomini hanno colto una necessit la cui ragione sta altrove. Questa ragione, dice Levi-Strauss, un principio
fondativo dell ordine sociale, un principio di reciprocit di ordine strutturale immediatamente dato. Questo
discorso si lega alla questione della proibizione dell incesto, che Levi-Strauss riconduce al sociale portando
cos a compimento al massimo grado la riflessione della sociologia classica francese. La proibizione dell
incesto riguarda tutti i gruppi umani di tutti i tempi e tutti i luoghi, per questo motivo potremmo collocarla a
livello della natura. Tuttavia una regola per cui afferisce all ambito della cultura. La proibizione dell
incesto ha consentito il passaggio dalla natura alla cultura. Risponde al principio di reciprocit come
principio strutturale immediatamente dato che sta alla base dello scambio di beni, di donne e di parole, che
garantisce alla societ di sopravvivere. Cos lo hau costituisce la ragione dello scambio. Il dono sta alla base
del sociale.)
Secondo Malinowski, che in questo simile a Rivers, il lavoro di ricerca sul campo deve consistere in un
soggiorno prolungato e isolato dal contatto da altri bianchi presso la popolazione di cui si deve studiare la
cultura e di cui si deve conoscere la lingua locale. Per mezzo dellosservazione partecipante il ricercatore
doveva scoprire lo scheletro della vita tribale, annotare in un taccuino gli imponderabili della vita reale e
costituire un corpus documentario delle espressioni idiomatiche e dei discorsi formalizzati. Nella
documentazione di tutti questi aspetti era essenziale cogliere il punto di vista del nativo. Malinowski inoltre
consiglia di studiare i diversi aspetti della cultura tribale nella loro interconnessione. Malinowski diede il
nome di funzionalismo al suo orientamento teorico e alla sua teoria scientifica della cultura, secondo la quale
essa doveva essere considerata un grande apparato strumentale, i cui organi erano le istituzioni e la cui
funzione era il soddisfacimento pi efficiente dei bisogni fondamentali degli individui.
Dopo la sua morte, la moglie di Malinowski pubblic il diario privato dellantropologo da cui emergeva un
immagine di s e del metodo etnografico diversa da quella presentata in Argonauti. Malinowski vi
manifestava sentimenti di insofferenza verso i nativi dissonanti rispetto a lempatia di cui parlava nelle sue
pubblicazioni scientifiche. Inoltre, riferiva di avere rapporti con gli altri europei residenti nelle isole.
Alfred Radcliffe- Brown formula un nuovo quadro teorico: il cosiddetto struttural-funzionalismo.
Al di la delle notevoli differenze, gli approcci teorici di Malinowski e Radcliffe-Brown possono essere
definiti funzionalisti poich condividono lidea che tra i costumi, le credenze e le istituzioni di una
popolazione esistano delle correlazioni funzionali, ossia un interdipendenza sistematica.
Radcliffe- Brown dedica dei saggi ai rapporti di parentela, da cui emerge lidea chiave secondo cui la
terminologia di parentela e linsieme di diritti, doveri e atteggiamenti connessi a specifici ruoli parentali,
formano un sistema integrato in base ad alcuni principi strutturali.
Radcliffe-Brown e alcuni suoi allievi delinearono la teoria della discendenza, che caratterizz lantropologia
sociale britannica. Secondo questa teoria lorganizzazione del sociale passa attraverso le modalit di
reclutamento dei parenti, per cui se voglio conoscere il funzionamento del sociale necessario che guardi
come i gruppi si organizzano. Levi-Strauss, invece, guarda ai sistemi di parentela in termini di teorie
dellalleanza, a partire dalle analisi di Mauss.
Edward E. Evans-Pritchard capisce che c un certo rapporto tra il sistema di appellativi e il sistema di
atteggiamenti.
Nel 1940 lo studioso pubblic una monografia su I Nuer, una popolazione del Sud del Sudan, che l autore
descrisse come un modello di societ segmentaria, in cui non vi era nessun potere centralizzato e i gruppi
definivano la loro coesione e la loro contrapposizione in base ad un principio di distanza strutturale tra i
segmenti in cui la trib si suddivideva.
Edmund Leach e Max Gluckman, che pu essere considerato il fondatore della Scuola di Manchester,
criticarono l assunto funzionalista secondo cui le societ sono sistemi chiusi normalmente osservabili in
una situazione di equilibrio e di stabilit strutturale.
L ANTROPOLOGIA CULTURALE STATUNITENSE NEL SECONDO NOVECENTO
Nell antropologia statunitense dagli anni Cinquanta ad oggi non si verificato tanto l abbandono della
questione della cultura, come lasciava presagire la rassegna delle 164 definizioni del termine cultura di
Kroeber e Kluckhohn, quanto un rinnovamento, in direzioni disparate, dei quadri teorici e dei programmi di
ricerca secondo cui svilupparla.
Alla fine degli anni Quaranta, la questione dei principi evolutivi delle forme sociali e culturali, sollevata da
Morgan, fu ripresa da Leslie White che, in The Evolution of Culture, sostenne che le diverse manifestazioni

della vita sociale e culturale di una popolazione dipendono casualmente dalla quantit di energia pro capite
che essa capace di controllare e sfruttare; di conseguenza i cambiamenti della sua cultura sono una
conseguenza dell aumento di efficienza della tecnologia.
Julian H. Steward, che defin il proprio orientamento teorico ecologia culturale, riteneva che le
caratteristiche dell ambiente naturale costituiscono un limite cui l organizzazione dei modi di vita, e la
stessa tecnologia devono adattarsi.
Marvin Harris, fautore del materialismo culturale, ha sostenuto che la scienza della cultura deve
mirare a identificare le determinanti materiali dei fenomeni culturali, le quali consistono non solo nell
ecologia e nella demografia, ma nel loro carattere economico, ossia nel fatto che essi costituiscono soluzioni
ottimali per uno sfruttamento efficiente e quindi economicamente razionale.
Altro influente indirizzo dell antropologia statunitense la political economy, i cui rappresentanti pi noti
sono stati Eric Wolf, Sidney Mintz e William Roseberry. Secondo questi studiosi, la cultura, lungi dall
essere una realt autonoma, il risultato di processi pi ampi, di scala regionale e globale, di carattere
economico e politico, in cui un determinato gruppo storicamente inserito, e da cui il gruppo stesso e la sua
stessa localit sono stati spesso il prodotto. Questo indirizzo di ricerca stato caratterizzato dalla posizione
secondo cui le regolarit e le diversit dei fenomeni culturali vanno spiegate da principi di ordine
extraculturale che appartengono alla sfera delle relazioni ecologiche, tecnologiche, demografiche ed
economiche.
L interesse per le relazioni tra cultura e linguaggio aveva costituito un filone importante delle ricerche di
Franz Boas. Uno dei suoi allievi pi celebri, Edward Sapir, aveva affermato che la lingu una guida alla
realt sociale. Il mondo reale viene costruito, in gran parte inconsciamente, sulle abitudini linguistiche del
gruppo. Qualche anno dopo puntualizzer che non vi una semplice corrispondenza tra la forma di una
lingua e la forma di una cultura di coloro che parlano quella lingua.
Benjamin L. Whorf riprende l idea per cui parlare una determinata lingua con una particolare struttura
grammaticale determina i modi in cui si pensa e conosce la realt. La tesi generale divenne nota come
ipotesi Sapir-Whorf o ipotesi del determinismo linguistico.
MARSHALL SAHLINS E CLIFFORD GEERTZ. I POSTMODERNISTI
Marshall Sahlins ha iniziato la sua carriera da posizioni teoriche vicine all ecologia culturale e al neo
marxismo, ma presto se ne distacca sostenendo che l economia delle popolazioni di cacciatori-raccoglitori
non casualmente determinata dai fattori generalmente presi in considerazione dai suddetti orientamenti
(condizioni ambientali, demografia, dotazione tecnologica,etc). Sahlins ha proposto di chiamare modo di
produzione domestico quel tipo di organizzazione economica, dipendente non solo da condizioni materiali,
ma da scelte culturali. In Cultura e utilit, lo studioso rilancia la tesi secondo cui qualsiasi attivit pratica
degli esseri umani mediata dall ordine simbolico della cultura. Riprendendo la questione dei tab
alimentari, su cui Harris aveva impostato la sua teoria materialistica della cultura ( la scienza della
cultura deve mirare a identificare le determinanti materiali dei fenomeni culturali, le quali consistono non
solo nell ecologia e nella demografia, ma nel loro carattere economico, ossia nel fatto che essi costituiscono
soluzioni ottimali per uno sfruttamento efficiente e quindi economicamente razionale), Sahlins ha
sostenuto che proprio questi costituiscono una delle tante prove possibili della rilevanza di scelte culturali
arbitrarie rispetto alle condizioni materiali.
Clifford Geertz, padre dell antropologia interpretativa, ha affrontato la questione della crisi della
rappresentazione etnografica collegandola alla questione fondamentale dell antropologia culturale
statunitense: la natura della cultura come sistema di significati che si esprime nella maniera di agire delle
persone. Geertz sostiene che la cultura s una rete di significati, ma una rete che esiste e prende forma
solo nella dimensione sociale e pubblica, ossia nella misura in cui i significati si costruiscono, trasformandosi
e rielaborandosi continuamente, nella vita sociale delle persone.
Geertz ha sostenuto che l antropologia, a differenza della sociologia, non mira alla spiegazione dei fatti
registrati dall etnografo mediante l identificazione delle leggi da cui essi derivano, ma, piuttosto, alla
comprensione dei significati con cui le persone interpretano tanto i loro comportamenti quanto quelli degli
altri. Secondo lo studioso, la conoscenza antropologica risiede fondamentalmente nell etnografia, intesa
come attivit di descrizione densa dei diversi intrecci di significato che il ricercatore capace di ricostruire
nei comportamenti che sta descrivendo. In questo senso, la descrizione etnografica dunque una
interpretazione di interpretazioni e, non una semplice raccolta di fatti oggettivamente dati.

Secondo Geertz, la cultura un testo che l etnografo deve ricostruire partendo dallo stato frammentario,
incompleto ed enunciato in una lingua inizialmente ignota, con cui esso gli si presenta. L etnografia pu
dunque essere assimilata ad un attivit di testualizzazione, che implica operazioni di interpretazione e
traduzione.
Nello scritto Dal punto di vista dei nativi: sulla natura della comprensione antropologica, Geertz chiarisce il
senso della famosa espressione di B. Malinowski per cui, nelle sue descrizioni, il ricercatore deve cogliere il
punto di vista del nativo . Non significa certo che l etnografia si esaurisca nel racconto di un esperienza di
immedesimazione nel mondo dei significati e dei concetti indigeni, ma l etnografia ha senso solo se
riesce, in modo convincente per tutti, a costruire un ponte di comprensione tra il senso di quei concetti
indigeni e quei concetti che invece, sono lontani dall esperienza di nativi ma familiari a quel
pubblico.
Il fine ultimo dell antropologia quello di ampliare il campo dell esperienza di essere umani condivisa
dagli uni e dagli altri, mostrando che la ricchezza di questa esperienza si situa nella compresenza dei modi
diversi che hanno gli uomini di conferirle significato.
Nell ultimo ventennio del XX secolo, molte delle questioni sollevate da Geertz sono state riprese dal
cosiddetto movimento postmoderrno sviluppatosi nell antropologia statunitense. L etichetta
postmoderno stata proposta dal filosofo francese Jean-Francois Lyotard. In antropologia, l etichetta
postmoderno stata spesso accompagnata da quella di poststrutturalismo. Quest ultima si riferisce alla
maniera con cui filosofi come Jacques Derrida e Michel Foucault hanno argomentato che, diversamente da
quanto lo strutturalismo aveva postulato, l analisi dei concetti di sapere e di discorso irriducibile all
identificazione dei codici simbolici da cui essi sarebbero strutturati.
La raccolta di saggi Scrivere le culture. Poetiche e politiche in etnografia, curata da James Clifford e
George E. Marcus, una sorta di manifesto programmatico dell antropologia postmoderna. Il tema
unificante della raccolta quello secondo cui le scritture etnografiche non possono pi essere considerate un
semplice resoconto analitico dei contesti culturali in cui l antropologo ha compiuto la propria ricerca sul
campo, ma sono testi in cui si esprimono particolari poetiche, ossia strategie retoriche di rappresentazione
di s e degli altri, che sono connesse alla costruzione di relazioni di potere, ossia a politiche. La
fabbricazione delle etnografie si basa sulla soggettivit del ricercatore, soggettivit che non solo legata
alle condizioni contingenti della sua esperienza di ricerca sul campo, ma anche, a monte, ai diversi contesti
di natura politica preesistenti alla sua esperienza, che la strutturano anche nel momento della traduzione in
scrittura. I testi etnografici non sono dunque rappresentazioni realistiche della realt di cui parlano, ma
allegorie, di carattere pi letterario che scientifico, delle relazioni di potere tra i loro autori e i soggetti
rappresentati. Clifford sostiene che l'autorit delle descrizioni, e dunque delle scritture etnografiche deriva
dalle condizioni di potere che rendono autorevole e retoricamente persuasivo il racconto di una cultura,
di una societ, di un gruppo. L etnografia classica ha costituito un modello di autorit monologica, in
quanto quella dell etnografo era l unica voce legittimata a parlare dei modi di vita degli altri e a
ricostruirne l unit e la coerenza a partire da indizi frammentari e dalla particolare contingenza della
situazione da lui esperita nel corso della ricerca. Dall acquisita consapevolezza del potere rappresentativo
della propria scrittura, l etnografo critico deve elaborare nuove modalit, meno asimmetriche e pi
dialogiche e polifoniche, di restituzione documentaria dei risultati della propria ricerca, che rendano
visibili ai lettori le concrete condizioni e interazioni sociali e politiche in cui essa si svolta, dando pi
spazio alle altre voci a partire dalle quali costruisce il suo quadro: non solo quelle dei nativi con cui ha
interagito, ma anche quelle provenienti da altre modalit di rappresentazione: letterarie, artistiche,
giornalistiche.
James Clifford ha insistito sul fatto che nel bene e nel male, le etnografie del Novecento, in modo analogo
alla cultura stessa, non sono dei frutti puri, ma dei prodotti che sono storicamente derivati dall intreccio
dell antropologia con ideologie politiche, poetiche letterarie, movimenti di avanguardia. Oggi il pubblico
delle etnografie costituito anche da persone che provengono dalle culture o societ descritte, e ci non
pu non riflettersi sul modo in cui le rappresentazioni etnografiche sono considerate o meno accettabili,
condivisibili. La stessa intensificazione e pervasivit dei fenomeni migratori ha radicalmente cambiato i
rapporti tra culture e luoghi, rendendo improponibile l idea di una loro coincidenza assoluta e
invariabile.
George Marcus e Michael Fisher ritengono che nel XX secolo il contributo veramente originale dell
antropologia alla conoscenza del mondo contemporaneo consistito in un progetto di critica culturale
delle rappresentazioni di s e degli altri, e tale deve restare nel mondo contemporaneo globalizzato.

L antropologia strutturale di Claude Lvi-Strauss


Claude Lvi-Strauss il padre dell antropologia strutturale. Secondo lo studioso i fenomeni culturali
possono essere visti come dei sistemi simbolici analoghi ai sistemi linguistici la cui funzione fondamentale
comunicativa. La vita sociale implica infatti per definizione la dimensione dello scambio e della reciprocit,
di cui aveva gi parlato Marcel Mauss nel suo Saggio sul dono. Sia i sistemi linguistici che i sistemi culturali
sono sistemi di segni.
Secondo Levi-Strauss, l analisi scientifica dei sistemi sociali e culturali deve ispirarsi all analisi dei sistemi
linguistici proposta da Ferdinand de Saussure nel Corso di Linguistica Generale tenuto a Ginevra. Secondo
de Saussure, la lingua un sistema di segni (unione arbitraria tra significante e significato per fatti interni
alla lingua). All interno della lingua possibile distinguere la dimensione della langue, che il codice
collettivamente condiviso, dalla dimensione della parole, l atto linguistico individuale.
La parentela umana un fatto sociale al pari della langue, ossia un sistema di segni. Poich la parentela
presuppone lo scambio tra gruppi diversi il meccanismo chiave di istituzione del legame sociale. Le
parentele funzionano come una lingua. Come nei segni di una lingua non possiamo stabilirne il valore in
astratto ma per scarti differenziali dagli altri segni, cos nella parentela i termini non si possono conoscere in
s o per un ancoraggio biologico, ma in relazione al sistema di riferimento.
Ne Le strutture elementari della parentela, Claude Levi-Strauss spiega la proibizione dell incesto, che va
considerata come il principio che ha consentito il passaggio dalla natura alla cultura. E la regola che fonda la
societ come sistema di comunicazione e di scambio; il versante negativo della regola positiva di
esogamia, che prescrive di contrarre matrimonio al di fuori del proprio gruppo familiare. Chiaramente il
contenuto della proibizione dell incesto pu stabilirsi solo in relazione al sistema di parentela di riferimento,
e non in astratto.
La ragione della necessit dei legami di parentela individuata nei lunghi tempi di svezzamento del cucciolo
dell uomo, che grazie a questa rete di relazioni pu sopravvivere.
Levi-Strauss riprende, per certi aspetti criticandolo per essersi fermato a livello superficiale, Mauss nel suo
Saggio sul dono, in cui espone la sua teoria per cui alla base di ogni legame vi un principio di reciprocit
degli scambi. Tale principio si ritroverebbe infatti sia nella natura comunicativa del linguaggio in cui si
scambiano parole, sia nella circolazione dei beni che consente di stringere alleanze, sia nei sistemi di
parentela e di matrimonio alla cui base vi sarebbe lo scambio di donne tra gruppi diversi. Quest ultimo ha
due varianti: scambio ristretto e scambio generalizzato.
Le strutture si situano a livello dell attivit del pensiero con cui lo spirito umano impone un ordine al flusso
continuo della realt, opponendo e correlando.
L antropologia ha per obiettivo generale la scoperta e l analisi delle strutture profonde per mezzo delle quali
la mente ordina la realt naturale e sociale attraverso una serie di coppie oppositive, analoghe a quelle
studiate dalla linguistica strutturale di Ferdinand de Saussure.
L idea quella di una medesima attrezzatura di base e ci che l antropologo deve fare cogliere i principi di
ordine logico che determinano certi contenuti a livello delle strutture coscienti.
L' antropologia francese contemporanea:
gli approcci dinamisti, l' antropologia marxista e altri indirizzi
Esponenti della cosiddetta antropologia dinamista francese sono Roger Bastide e Georges Balandier, i
quali hanno svolto un ruolo pionieristico nello sviluppo di prospettive di analisi che mettessero al centro lo
studio dei processi di cambiamento sociale e culturale nelle societ del Terzo mondo e mostrassero la loro
irriducibilit all alternativa tra la tendenza alla conservazione invariabile dei propri ordini culturali e la
passiva assimilazione e integrazione dei modelli occidentali in seguito alla sottomissione al dominio
coloniale. Per entrambi questi studiosi, le societ vanno viste non come sistemi ordinati, stabili e dai confini
ben definiti, ma come processi intrinsecamente dinamici, formazioni eterogenee dai confini mutevoli nelle
quali convivono agenti e interessi sociali, regole normative e regole pragmatiche , strategie di esercizio dl
potere e forme di resistenza, il cui adattamento e la cui interconnessione reciproci sono sempre imperfetti,
provvisori, contingenti, e, in definitiva, intrinsecamente ambigui.
Molte delle questioni sollevate dall antropologia dinamista sono state riprese, dagli anni Sessanta in poi,
dallo sviluppo dell antropologia marxista che, fino a tutti gli anni Settanta, ha costituito, assieme allo
strutturalismo, l indirizzo teorico egemonico, in Francia come altrove.

La possibilit di applicare la prospettiva marxista all analisi teorica ed etnografica delle societ extraeuropee
in Francia ha visto tra gli esponenti pi noti Claude Meillassoux, Maurice Godelier ed Emmanuel Terray.
Le loro ricerche hanno riguardato l analisi dei modi di produzione propri di queste societ e dei rapporti
sociali di produzione che li definiscono. Gli antropologi marxisti hanno sottolineato che anche nelle societ
tribali, incluse quelle la cui sussistenza si basa sulla caccia e raccolta, esistono forme di sfruttamento della
forza lavoro e restrizioni di accesso alle risorse a favore di certi individui. Da questo punto di vista, essi
hanno contestato la tesi lvi-straussiana della reciprocit come principio fondamentale delle relazioni sociali,
sottolineando che in ogni societ, anche in quelle in cui non si registrano notevoli differenze di ricchezza
materiale tra gli individui ed in cui non vi sono vere e proprie classi sociali, esistono sempre dei rapporti di
dominazione e delle disuguaglianze.
Gi dalla fine degli anni Sessanta, in Francia, il dibattito suscitato sia dall opera di Claude Levi-Strauss che
dall antropologia marxista, ha fatto emergere una serie di posizioni che hanno costituito un alternativa ad
esse. Michel Foucault e Jacques Derrida hanno insistito sulla questione delle forme del potere e hanno
ripensato, in questa chiave, le stesse produzioni linguistiche.
Molti antropologi hanno inoltre sottolineato come disuguaglianze e gerarchie siano esse stesse dei
principi che si situano al cuore delle strutture di parentela ponendo pertanto dei limiti invalicabili agli aspetti
di reciprocit nelle relazioni sociali. Lo stesso Godelier, nel suo L enigme du don, ha ripreso l analisi sul
dono di Mauss, su cui Levi-Strauss aveva basato la propria tesi della reciprocit come principio
fondamentale della socialit, sostenendo che essa non tiene conto di certe classi di beni, presenti in ogni
societ, il cui carattere sacro li esclude dai circuiti di reciprocit.
La critica dell universalit del principio di reciprocit anche il punto di partenza dei lavori di Louis
Dumont sul sistema delle caste in India.
In connessione pi diretta con la teoria delle strutture di parentela di Lvi-Strauss, Francoise Heritier ha
sostenuto che al fondamento di esse, ancor prima della proibizione dell incesto, vi un principio di valenza
differenziale dei sessi, ossia di gerarchia delle relazioni tra uomini e donne che istituisce, a livello dell
ordine simbolico su cui si fonda la natura stessa della societ, la superiorit dei primi sulle seconde. Questo
principio spiegherebbe perch in tutte le societ si considera che siano le donne, e non gli uomini, a circolare
nello scambio matrimoniale.
Una critica pi marcata allo strutturalismo levi-straussiano stata quella di Pierre Bourdieu e della sua
teoria della pratica. Lo studioso ha rimproverato a Lvi-Strauss di ridurre il ruolo degli agenti sociali a
quello di semplici esecutori o contravventori di regole di carattere astratto, situate al livello delle strutture
mentali. In questo modo, si impedirebbe una comprensione di come questi agenti adattano le loro strategie di
azione al carattere sempre nuovo e imprevedibile delle situazioni che si trovano ad affrontare. Per
comprendere come la vita sociale segua principi di regolarit, bisogna inoltre rifiutare l idea che le azioni
degli individui consistono semplicemente nella messa in atto di strategie razionali volte al perseguimento
cosciente dei propri interessi. Per Bourdieu illusorio pensare che le pratiche sociali siano il semplice
esercizio di una libert di scelta individuale rispetto alle opzioni di azioni disponibili. La logica della
pratica piuttosto il frutto di un habitus, ossia di disposizioni interiorizzate in seguito alle esperienze di
socializzazione all interno di specifici campi di posizioni e relazioni sociali. Il concetto di habitus,
secondo Bourdieu, consente di comprendere come l azione sia soggetta a condizionamenti che operano in un
modo che favorisce una continua ristrutturazione delle relazioni sociali.
LA TRADIZIONE DISCIPLINARE IN ITALIA
Quella degli studi italiani, secondo Alberto Cirese, uno dei suoi maggiori esponenti, pu essere considerata
una vicenda periferica ma forse non irrilevante. In Italia attualmente si parla di demo-etno-antropologia, a
testimonianza dei percorsi di ricerca seguiti. Questi si muovono in tre ambiti: la demologia, l etnologia e l
antropologia culturale, indirizzo mutuato dall antropologia culturalista statunitense.
Alberto Cirese ha elaborato la teoria dei dislivelli di cultura, secondo cui lo studio delle manifestazioni
folkloriche si colloca all interno di un progetto pi ampio di analisi dei processi di circolazione culturale e
della loro connessione dinamica con i rapporti, in Italia, tra classi dominanti e classi subalterne.
Altro esponente importante della tradizione disciplinare italiana Ernesto De Martino, ricordato tra le altre
cose per il suo etnocentrismo critico, secondo il quale bisogna sforzarsi di allargare la propria coscienza
culturale di fronte ad ogni cultura altra rendendosi conto dei limiti della propria storia culturale, ma senza
rinunciare all idea del primato della societ occidentale.

Case study 1 - COMPRARE E VENDERE


Avvalendosi di una prospettiva antropologica lo studioso Paco Underhill ha creato un nuovo campo di
ricerca ed una professione redditizia con la fondazione della Envirosell, una societ che studia il
modo in cui le persone vivono lo shopping allo scopo di fornire utili consigli a commercianti e
produttori per far aumentare gli acquisti. Tra le scoperte di Underhill e della sua squadra si
annoverano le seguenti:
utile rendere piacevole il tempo speso per lo shopping, soprattutto per coloro che non amano fare
acquisti;
l' arredamento degli spazi di vendita e la possibilit di poter contare sulla presenza del personale
sono fattori importanti;
gli uomini e le donne si comportano in modo diverso: gli uomini acquistano in modo veloce, non
amano rivolgersi al personale e non tengono in gran conto il prezzo; le donne, invece, valutano i pro
e i contro del prodotto e osservano attentamente il prezzo, non sopportano i luoghi affollati;
i ruoli dei due generi stanno cambiando e gli uomini devono sempre pi spesso occuparsi della
spesa;
oggi il segmento pi importante nel mercato dei consumi costituito dai bambini, per cui tra le altre
cose utile che i prodotti siano collocati ad un' altezza alla quale i bambini possano vederli e
afferrarli;
i commercianti devono limitare i tempi di attesa.
Ecco allora che conoscendo bene le persone e sfruttando la propria immaginazione si pu scoprire in che
modo la cultura influenzi i significati che le persone attribuiscono alle cose e come esse vivono gli
eventi.
Case study 2 - LA CONSULENZA POLITICA E IL POTERE DELLA METAFORA
La prospettiva antropologica si dimostra utile nella consulenza politica.
George Lakoff, professore di linguistica e consulente politico, parla di frame, strutture mentali che
modellano la nostra visione del mondo. Secondo il docente americano, riuscendo a determinare le
metafore usate dalla gente in relazione a determinate tematiche si pu mettere in un frame il dibattito
politico su di esse.
Lo studioso rimase colpito dalle differenze nel linguaggio tra i conservatori ed i liberali nell' ambito
della politica americana. Il pensiero conservatore risulta fondato su una rigida nozione di famiglia
centrata sulla figura del padre autoritario, invece il pensiero liberale fa uso della metafora della
famiglia con genitori affettuosi. Alla base di ciascuno dei due modelli di famiglia vi sono concezioni
diverse del mondo: la metafora del padre severo presuppone una visione del mondo come luogo
abitato dal male, pericoloso e competitivo; al contrario, il modello liberale di famiglia si basa sull'
idea che il mondo sia fondamentalmente buono ma suscettibile di miglioramento ed responsabilit
di ciascuno lavorare per raggiungere questo obiettivo.
Lakoff dimostra che il linguaggio usato nel dibattito politico contiene concetti etici derivanti da un
determinato modello di famiglia ed induce le persone a prendere determinate posizioni politiche.
Inoltre, gli elettori si dimostrano sensibili alle grandi metafore purch esse veicolino idee accettabili.
Ecco allora che la conoscenza dei meccanismi con cui le persone costruiscono il loro mondo si rivela
utile nell' ambito delle relazioni pubbliche e della consulenza politica.

Case study 3 - FAT TALK

L' antropologa Mimi Nichter ha condotto uno studio su un gruppo di adolescenti dell' Arizona, per le
quali essere "magre" la chiave di accesso alla felicit ed alla popolarit. Queste ragazze
esprimevano la loro preoccupazione per l' immagine corporea con il cosiddetto "fat talk". Il discorso
sul grasso ha diverse funzioni: l' affermazione "sono cos grassa", ad esempio, una richiesta di
sostegno alle altre perch rispondano che non cos; talvolta un modo per attirare l' attenzione su
caratteristiche negative dell' identit prima che lo facciano le altre. Buona parte del fat talk verte sui
programmi per le diete, sebbene in realt non si veda una grande applicazione di essi.
La studiosa scopr che le ragazze afroamericane avevano idee diverse sul peso e che erano mediamente
pi soddisfatte di esso rispetto alle ragazze bianche. Asserivano che il peso non aveva creato alcun
problema nelle loro relazioni interpersonali e che la donna ideale non definita dal fisico, bens dalla
personalit. Dal fat talk delle ragazze bianche, invece, emergeva un' immagine negativa di s ed un'
ossessione del peso complicate da diversi fattori, tra cui la difficolt di reperire cibo sano e la
mancanza di appoggio da parte delle famiglie.
Cos l' antropologa ed i suoi collaboratori costruirono un programma che prevedeva i seguenti step:
- rendere le ragazze consapevoli di quanto le immagini corporee proposte dai mass media fossero irreali
e di quanto, invece, la diversit delle forme fisiche fosse apprezzabile;
- riunire insieme ragazze di provenienza ed et diverse per parlare di immagine corporea in senso
collettivo;
- imparare qualcosa sulla nutrizione analizzando vari cibi;
- comprendere la necessit di fare esercizio fisico;
- coinvolgere le famiglie.
Ecco allora come una prospettiva antropologica pu rivelarsi utile nella comprensione dei problemi
collegati al rapporto tra identit e immagine corporea e nella realizzazione di programmi rivolti alle
adolescenti per affrontare le loro ansie circa l' immagine corporea e adottare uno stile di vita pi
sano.
Case study 4 - COMBATTERE LA DIFFUSIONE DELL' AIDS
Hctor Carrillo ha svolto una ricerca in Messico sulle barriere culturali che ostacolano l' attuazione di
programmi di prevenzione per l' AIDS. Tra i fattori culturali presi in considerazione vi sono:
- il "codice del silenzio" che vige nella famiglia messicana su argomenti che riguardano il sesso;
- l' asimmetria nelle relazioni sessuali tra l' uomo e la donna o tra i partner dello stesso sesso nell'
ambito di relazioni omosessuali;
- il timore di mostrare sfiducia nei confronti del partner o di essere considerati infedeli;
- il significato che riveste il rapporto sessuale in questa cultura: i messicani, infatti, ritengono che per
avere un rapporto sessuale riuscito necessario lasciarsi andare per non distruggere il piacere
sessuale.
La conclusione che l' uso di mezzi di protezione dipende dalla decisione intuitiva presa sul momento.
Ecco come una prospettiva antropologica pu essere utile nello studio, nella prevenzione e nella cura
di malattie sessualmente trasmissibili come l' AIDS. Il problema centrale riuscire a convincere le
persone a proteggere se stesse e il proprio partner in un rapporto sessuale, a partire dall analisi dell
orizzonte culturale di riferimento.
Case study 5 - SALUTE E DIRITTI UMANI
Una formazione antropologica pu rivelarsi utile nell affrontare i problemi di povert e oppressione
che spesso si originano dalla disuguaglianza economica e sociale. I contributi pi significativi dell
antropologia in questo settore riguardano la progettazione e la realizzazione di iniziative per
proteggere coloro ai quali non vengono riconosciuti i diritti umani fondamentali, come il diritto alla

salute.
Secondo Carole Nagengast gli antropologi, oltre a rivelare le violazioni dei diritti umani di cui
vengono a conoscenza nel corso del loro lavoro, devono anche trovare un modo per prevenirle ed
operare per risolvere questi problemi sia indirettamente attraverso la partecipazione alla
progettazione di politiche pubbliche sia direttamente nell erogazione di servizi.
Nel loro libro, Human Rights: The Scholar as Activist, Carole Nagengast e Carlos Vlez-Ibanez
sostengono che le persone impegnate nella difesa dei diritti umani, oltre ad affrontare le violazioni
individuali e politiche, devono occuparsi anche di diritti collettivi economici, sociali e culturali.
Il compito degli antropologi innanzitutto quello di far conoscere le violazioni dei diritti umani e poi
di collaborare con i popoli oppressi affinch queste vessazioni cessino.
Le conoscenze in antropologia consentono, inoltre, di mediare tra i rifugiati e gli organismi di
assistenza aiutando questi ultimi a comprendere fattori di ordine sociale e culturale che essi
potrebbero trascurare.
Ulteriore esempio del modo in cui le prospettive in antropologia possono contribuire a difendere e a
ripristinare i diritti umani il lavoro del medico e antropologo Paul Farmer.
Lo studioso fece un viaggio ad Haiti dove inizi a collaborare con le agenzie locali e internazionali,
prestando servizi relativi alla salute e all assistenza sociale alla popolazione indigena e stilando un
censimento sulla mortalit dei bambini e dei ragazzi, i cui risultati defin terribili. Farmer si rese
conto del fatto che l antropologia fosse indispensabile per affrontare i problemi sanitari dei poveri di
Haiti nell ottica di un integrazione tra le credenze locali e le conoscenze della medicina occidentale.
Durante le sue esperienze ad Haiti, l antropologo riscontr numerosi esempi di violenza strutturale,
ossia azioni di governi lontani o di agenzie internazionali che negano al povero i diritti fondamentali
al cibo, all abitazione o alla sopravvivenza.
Farmer si convinse sempre di pi del fatto che la salute fosse un diritto umano inviolabile e che gli
operatori sanitari insieme agli scienziati sociali si trovassero nella posizione migliore per affrontare i
problemi provocati dalla violenza strutturale.
Ma comprendere il contesto in cui ha luogo la violazione del diritto alla salute non basta; ci che
occorre, secondo Farmer, una strategia per affrontare la violenza strutturale. Quando possibile, le
organizzazioni non governative e i gruppi indipendenti devono ascoltare i bisogni e lavorare in
collaborazione con i membri delle comunit interessate.
Case study 6 - DECIFRARE LA RETORICA DELLA GUERRA E DELLA VIOLENZA
Una prospettiva antropologica pu dare il suo contributo nel decifrare la retorica della guerra e della
violenza e nel comprendere gli interessi particolari che talvolta guidano l azione militare. I
sostenitori della guerra, infatti, costruiscono il significato di conflitto in modo da godere di un
ampio consenso.
L antropologa Lesley Gill recentemente ha condotto uno studio sulla Scuola delle Americhe e sulle
azioni degli USA per acquisire maggiore controllo sulle forze armate in America Latina. Parl con
persone che a vario titolo erano collegate alla Scuola, ma anche con membri delle organizzazioni per
i diritti umani che chiedevano la chiusura di essa perch ritenuta in qualche modo responsabile delle
peggiori violazioni dei diritti umani perpetrate nel mondo.
La Scuola delle Americhe intendeva convincere le alte sfere delle forze armate dei Paesi
latinoamericani della superiorit dell American way of life assicurandosi che condividessero l idea
che il dissenso di parte della societ, definito eversivo, costituisse una minaccia per quello stile di
vita. Altro obiettivo era quello di costruire un senso di impunit tale per cui i soldati potessero
ritenersi esenti dall assumersi la responsabilit per le atrocit commesse.
Ma negli anni Novanta la Scuola fu oggetto di forti critiche perch l opinione pubblica inizi a
ravvisare dei collegamenti tra gli studenti e i terribili crimini contro l umanit di cui parte dell

emisfero occidentale era stato teatro. Ovviamente la Scuola neg di avere una qualche responsabilit,
senza rendersi conto forse che il solo fatto di far passare il dissenso per eversione costituisse un
terreno fertile per questi eclatanti delitti. Altra reazione della Scuola fu la trasformazione del suo
nome in Istituto dell Emisfero Occidentale per la Cooperazione alla Sicurezza a cui si aggiunse una
campagna di pubbliche relazioni volta al miglioramento della sua immagine.
La retorica della guerra e della violenza tenta, dunque, di impedire la pubblica comprensione della
natura e delle conseguenze del militarismo americano, ma una prospettiva antropologica pu svelare
tutto ci ed ipotizzare alternative alla violenza.
Case study 7 - ANTROPOLOGIA E POLITICHE PUBBLICHE
Una prospettiva antropologica pu rivelarsi utile per la risoluzione dei problemi nell ambito delle
politiche pubbliche. L antropologa Laura De Lind ha svolto uno studio su una comunit della citt
agricola di Parma, nel Michigan, dove stato costruito un allevamento di maiali su ampia scala. Gli
hog hotels sono il frutto dell industrializzazione dell agricoltura, che ha causato la sconfitta di
aziende agricole a conduzione familiare e l affermarsi di stabilimenti di propriet di grandi societ
che mirano a minimizzare i costi e a massimizzare i profitti. L agricoltura industrializzata ha
prodotto anche spreco energetico, inquinamento ambientale, distruzione del tessuto sociale e
riduzione dell occupazione.
Lo studio di fattibilit, che ha preceduto la costruzione dell allevamento a Parma, esamin con
precisione i vantaggi economici del progetto, non prestando alcuna attenzione alle conseguenze
ambientali, sociali e politiche di esso sulla comunit.
La comunit, che fu costretta a sopportare notevoli costi umani, inizi a ribellarsi quando l azienda
decise di allargarsi ulteriormente. Alla fine gli abitanti di Parma riuscirono a far chiudere l azienda,
ma il tessuto della vita collettiva ormai era andato distrutto e la fiducia nelle decisioni prese
democraticamente risultava compromessa.
Gli stabilimenti come quello costruito a Parma caratterizzano l attuale economia agricola e
probabilmente continueranno ad espandersi nonostante l opposizione e la prova evidente che le
aziende agricole a conduzione familiare contribuiscono maggiormente al benessere economico e
sociale delle comunit. Gli antropologi lottano affinch la voce dei cittadini e dei proprietari di
queste piccole ma redditizie aziende non resti inascoltata da coloro che hanno la responsabilit delle
decisioni.
Case study 8 - FARE SVILUPPO
Una prospettiva antropologica pu rivelarsi utile nella pianificazione e nel successo di progetti di
sviluppo. Infatti, la conoscenza degli interessi del luogo, l' uso del sapere locale ed il coinvolgimento
di compagini della popolazione talvolta ignorate, come le donne, possono fare la differenza tra la
semplice assistenza e la devastazione della vita delle persone. Infatti, quando i professionisti dello
sviluppo non sono stati in grado di comprendere la cultura e i valori dei popoli che cercavano di
aiutare, si sono prodotti risultati disastrosi, come l' aumento della criminalit. Invece, negli ultimi
tempi, i progetti di sviluppo hanno integrato i contributi di antropologi esperti, che tengono conto del
sapere locale. L' antropologo Ronald Nigh ha messo a punto un progetto di sviluppo agricolo per il
Messico che prevede l' applicazione di metodologie locali sia per le colture sia per rigenerare le
foreste pluviali distrutte dall' allevamento di bestiame. Il modello industriale di produzione agricola
precedentemente applicato era intensivo e dannoso per l' ambiente. Nigh, invece, suggeriva di
combinare un approccio agroecologico, fondato sulle pratiche indigene rispettose dell' ambiente, con
la ricerca agronomica contemporanea. L' approccio si rivelava pi produttivo e meno dannoso per l'
ambiente.
Ecco allora che lo studio e l' utilizzo del sapere indigeno pu contribuire al successo delle iniziative di
sviluppo.