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Riassunto esame antropologia culturale docente prof


palmisano libro consigliato uomo cultura societa bernardo
bernardi
Antropologia Culturale (Università del Salento)

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Riassunto esame ANTROPOLOGIA CULTURALE, docente prof. PALMISANO, libro


consigliato UOMO, CULTURA, SOCIETA' (Bernardo Bernardi).

UOMO CULTURA SOCIETA'

CAPITOLO 1

L'oggetto specifico della ricerca antropologica è l'uomo.


• L'antropologia può essere fisica: quando studia le forme e strutture del corpo umano.
• L'antropologia può essere culturale: quando indaga il significato e le strutture della
vita dell'uomo come espressione della sua attività mentale.
Le manifestazioni dell attività mentale dell uomo sono le scelte che ogni uomo compie per
ordinare la propria vita e ne costituiscono la cultura.
L'antropologia ruota intorno a 3 temi principali:
1. l'uomo
2. le relazioni con gli altri uomini
3. il rapporto umano di individui o gruppi con la natura

La natura

la natura è l'universo come totalità cosmica, visibile e invisibile dentro cui l'uomo è
immerso.
Il cosmo comprende le cose, gli esseri, gli animali, gli uomini e le forze note e ignote che li
reggono quindi il cosmo è la totalità dell'universo.
L'uomo trae misura dall universo per rilevare il suo limite individuale e cerca di valutare le
proprie forze per conoscere le sue dimensioni.
Per natura si puo intendere:
• universo come totalità cosmica
• ambiente ecologico (terra,vegetazione, animali: l'uomo è spinto a conquistare e
dominare l'ambiente per ottenere i mezzi della sua sussistenza, è anche oggetto d
indagine e interpretazione ed è vista in contrasto con la cultura)
• leggi fisiche e biologiche (l'uomo nella sua natura soggiace a queste leggi perchè
nasce, si sviluppa e muore; perchè vi è la distinzione naturale tra uomo e donna)
la natura è retta da leggi generali fisse e l'uomo interviene sulla natura, la osserva, la studia
per conoscerla e per sfruttarla, per modificare il suo corso. Anche l' interazione biologica tra
uomo e donna è un campo di intervento dell uomo: l'uomo stabilisce norme precise e severe
come divieto di incesto e l'esogamia.
Il passaggio tra natura e cultura è rappresentato dal linguaggio, attraverso il quale si
attribuiscono valori semantici ai suoni ed ai gesti. Il linguaggio è un istituzione umana ed è
cultura ovvero intervento dell uomo sulla natura.

Il significato antropologico di cultura

la cultura ha 2 significati: uno umanistico e uno antropologico.


1. Significato umanistico: è limitante e restrittivo, significa possesso di conoscenze più
o meno specializzate acquisite mediante lo studio. Ha quindi un senso di distinzione,
di superiorità in confronto agli uomini comuni, è condizione di privilegio. Siccome

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porta a pregiudizi gli antropologi lo rifiutano.


2. Significato antropologico: è un concetto che non esclude popoli e individui, ricchi di
pensiero e dignità sociale. Il concetto fu formulato per la prima volta da Edward
Taylor “la cultura è il complesso unitario che include la conoscenza, la credenza,
l'arte, la morale, le leggi ed ogni alta capacità e abitudine dell uomo come membro
della società”. Questo concetto è evoluzionistico: considera i primitivi ai livelli più
bassi della cultura, supera i pregiudizi.
La cultura ha anche valore di patrimonio: ovvero un bene tramandato da padri e diventa
eredità tradizionale che caratterizza ogni individuo e società.
Compito dell'antropologia: studiare e scoprire come sorge la cultura e le forme esteriori
nelle quali si struttura.

Astrazione e simbolizzazione

gli antropologi americani si sono applicati allo studio del concetto di cultura fino a farne un
disciplina: la culturologia.
La cultura è la caratteristica peculiare dell uomo per la quale egli si distingue dagli animali e
dalle cose. L'organico è la natura e soggiace alle leggi fisiche e biologiche, il superorganico
è la cultura che sovrasta le attività naturali e pone l uomo al di sopra degli animali.
La culturologia si interessò anche agli aspetti astratti della cultura: la cultura è oggetto di
astrazione, è il prodotto dell attività mentale, secondo Leslie white si da alla cultura un
significato troppo astrattista e bisognerebbe invece opporre comportamento a cultura,
psicologia a culturologia.
White afferma che ogni cosa ed ogni evento può essere oggetto di simbolizzazione che puo
divenire causa di cultura: le cose passano attraverso un processo chiamato symbolates
ovvero simbolati:
• se la simbolizzazione si riflette sul comportamento somatico, ciò che è stato
simbolato diventa oggetto di studio della psicologia
• se la simbolizzazione viene in rapporto ad altri simbolati, questi diventano studio
della culturologia
quindi W. definisce la cultura come classe di cose ed eventi dipendenti dalla
simbolizzazione, considerata in un contesto extrasomatico. introduce quindi rispetto al
concetto di taylor l'elemento della simbolizzazione.
Ogni azione dell uomo puo assumere valore di simbolo e reca un significato additivo che si
aggiunge al suo significato normale e natuale. Grazie alla simbolizzazione le manifestazioni
materiali dell attività umana assumono significato culturale.
La cultura attraverso il suo significato ereditario diviene tradizione. La cultura diviene
termine di confronto , di comportamento collettivo, di ribellione, anomalia, che caratterizza
gruppi, famiglie,comunità.
Il concetto di cultura di taylor è tuttora punto di riferimento grazie al fatto di aver indicato
elementi essenziali come:
− integrità della cultura come complesso unitario
− il suo valore di norma di comportamento
− per l individuo come membro della società

Cultura e civiltà

Fino al secolo scorso civiltà era riferito a cultura, oggi i due termini sono diventati sinonimi.

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• Alcuni autori affermano che civiltà ha significato superiore e territorialmente


importante nella cultura ovvero lo vedono come una specializzazione della coltura
Grottanelli “il termine civiltà si riferisce a forme superiori e a quelle territorialmente diffuse
ed importanti e il termine cultura invece è da riferirsi a quelle piu semplici e localmente
circoscritte”
• Tentori e gli antropologi culturali italiani hanno fatto una distnzione proposta da
alcuni sociologi americani come weber: intendono per cultura l aspetto ideologico
ovvero i valori teorici e interpretativi; mentre per civiltà intendono l aspetto concreto
ovvero le elaborazioni pratiche e istituzionali delle varie società.
• La distinzione può avvenire anche partendo dal termine stesso: civilitatis deriva da
civis che significa cittadino; civilis significa cortese, affabile mentre ruralis rustico e
campestre.
Il termine civiltà può essere riservato ad indicare una specializzazione della cultura non
tanto in senso di superiorità ma in riferimento all organizzazione residenziale di città.

Cultura e società

“la società è l'insieme dei sistemi normativi delle relazioni umane che traducono e attuano i
valori e le interpretazioni culturali in istituzioni sociali”.
Mauss un sociologo e etnografo afferma chela società comprende tutto ciò che è attività dell
uomo, al di sopra della sua costituzione fisica e biologica.
La società non ha aspetto individuale perchè comprende l'attività umana e quindi è
associazione e partecipazione plurindividuale, rappresenta quindi una rappresentazione della
cultura umana ma distinta dalla cultura intesa come espressione della mente umana.
Non ci sarebbe cultura se non ci fosse l uomo e la sua attività mentale.
Ci sono culture che considerano determinate cose in modo diverso;ad esempio la vecchiaia:
alcune culture la ritengono pienezza di vita altre fuggono da essa.
La cultura è il concetto più vasto di società e l'una prende forma dall altra.

Valori culturali

il concetto di valore è oggetto di continuo dibattito.


Il valore puo riferirsi al valore economico, valore sociologico e valore filosofico.
La formulazione di un valore avviene per un processo di qualificazione che porta alla
valutazione; ciò che non interessa e che viene rifiutato e abbandonato non è un valore.
La misura che fa di un fatto un valore è la partecipazione alla cultura come complesso
unitario. Ogni elemento costitutivo della cultura diventa un valore. Ci sono valori passati
che hanno significato storico e ci sono valori attuali che hanno significato immediato.
Ogni valore è relativo, si specifica in rapporto alla cultura come interazione, in rapporto alle
trasformazioni che essa subisce e quindi in rapporto al tempo, in rapporto ai singoli
individui.

I sistemi e modelli culturali

Ruth Benedict introduce il concetto di modelli culturali come coerenti organizzatori di


comportamento: quando la cultura viene considerata nella sua totalità sistematica,
rappresenta un ideale di vita, un modello al quale ogni membro si conforma.
Dalla conformazione deriva il senso della propria identità culturale e si acquisisce un

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termine di confronto con le altre identità culturali.


Una determinata cultura influisce anche con la personalità: la personalità di base è l insieme
dei modelli di comportamento offerti da una determinata cultura, quando ci si conforma a
questi si acquisiscono indirizzi specifici di comportamento che sono comuni a tutti i membri
di quella stessa cultura; dalla personalità di base poi si vanno a creare e distinguere le
caratteristiche individuali.

Gli usi e i costumi

La norma indica ciò che è stato trasmesso, ciò che è stabilito quindi ha significato morale e
offre termini di confronto per capire ciò che è legittimo e ciò che non lo è.
Il complesso delle norme regge gli usi ed i costumi ovvero il modello di comportamento
normale nell'ambito di una cultura e di una società.
Il valore etico degli usi e u costumi viene sottolineato con la parole mores: i mores sono
norme culturalmente importanti come le proibizioni dell'uccidere e del bestemmiare, o le
responsabilità; mores si distingue dai costumi popolari ovvero folkways.
Redfield ha introdotto una nuova espressione per meglio caratterizzare gli usi ed i costumi:
− stile di vita: è stata introdotta perche c era l esigenza di un termine che indicasse ciò
che è più fondamentale e durevole negli usi ed i costumi di un popolo che persiste
nella storia. “Stile di vita” include i modi di procurarsi il mantenimento in quanto
perchè contribuiscono al formarsi dell idea di ciò che forma una vita buona.

Istituzioni e strutture sociali

Quando una norma diventa stabile e costante diventa elemento fondamentale nei rapporti
sociali e diventa quindi istituzionalizzata: la norma si fa istituzione.
Le istituzioni sociali sono gli elementi acquisiti e componenti del sistema sociale, danno
concretezza all'idea di società. Ogni istituzione può raccordarne altre come ad esempio la
famiglia attorno alla quale vi sono istituzioni come fidanzamento, matrimonio ecc.
L'organizzazione sociale è una nozione legata al concetto di cultura e di società: mette in
risalto il nesso interno dei valori culturali espressi dalle istituzioni sociali.

Le culture “altre”

La cultura ha fisionomie precise di conseguenza non ce né una sola ma molte,ognuna


rappresenta un modo tipico e specifico con cui i singoli popoli definiscono i propri valori e
con cui ordinano le proprie istituzioni in un sistema sociale.
Le culture sono gli stili di vita dei popoli. Tutti li uomini appartengono alla stessa razza
ovvero l homo sapiens, e questa rappresenta l'uniformità nelle culture, ogni uomo che viva
nella foresta o a Manhattan deve salvaguardare la propria vita nella situazione in cui si
trova, definendo il suo comportamento ecologico e valorizzando l associazione con altri.
L'uomo altera i modi del suo adattamento all ambiente in base a:
− alla diversità delle situazioni di luogo e di tempo
− alle libertà di scelta dell'uomo (che ha la possibilità di preferire una soluzione ad un
altra)
quindi ambiente di luogo e situazione di tempo sono alcuni dei fattori che influiscono nella
cultura.
L'etnocentrismo: caratterizzato da esagerazioni e atteggiamenti negativi. È giustificato dal

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fatto che ogni uomo voglia possedere una propria identità etnico-culturale per distinguersi.
L'antropologia è sorta per superare discriminazioni e pregiudizi e per comprendere le culture
altre, dalla conoscenza deriva anche il superamento dell etnocentrismo.

Sottoculture,egemonia culturale

Si è andato affermando il concetto di sottocultura


− presuppone il termine stesso che ci sia un sotto ed un sopra ovvero una stratificazione
− la sottocultura non ha una vera e propria autonomia: partecipa alla cultura dominante
e mantiene elementi di distinzione e separazione (es. gli immigrati che mantengono
una certa identità culturale pur partecipando alla cultura dominante)
− il folklore era considerato una non cultura dalla cultura umanistica perchè si riferiva
alla cultura volgare cioè del volgo (popolo).
La sottocultura non è condivisa dall antropologia che invece considera ogni espressione
culturale non inferiore o superiore ma semplicemente cultura come espressone dell attività
mentale dell uomo, quindi degna di considerazione e rispetto.

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CAPITOLO 2

I fattori essenziali della cultura sono:


− anthropos: l'uomo nella sua realtà individuale e personale
− ethnos: comunità o popolo intesi come associazione strutturata di individui
− oikos: ambiente naturale e cosmico dentro cui l'uomo si trova ad operare
− chronos: tempo,condizione lungo la quale si svolge l'attività umana

ANTHROPOS

Vi è la proposta di considerare l'anthropos-individuo come fattore fondamentale di cultura.


Il comportamento dell'individuo viene analizzato come espressione della sua attività
mentale ma non in senso psicologico bensì antropologico, come contributo determinante del
processo culturale.
All antropologo interessa analizzare e rilevare il processo di trasformazione culturale che si
mette in atto con l'azione peculiare ossia con la manifestazione dell'attività mentale. Infatti è
proprio l'analisi dell'apporto del singolo individuo al processo culturale e sociale che
distingue l'antropologia sociale dalla sociologia.
L'individuo sta all origine, è la variabile irriducibile di ogni situazione sociale e culturale.
Il rapporto tra persona e cultura è ambivalente: ha sia senso attivo (ogni persona da un
contributo alla costruzione della cultura) e sia senso passivo (si considera la cultura come
matrice della personalità umana).
• L'uomo dev essere considerato nella sua costituzione fisicobiologica perchè è base
della sua personalità: ne condiziona lo sviluppo, l'attività della mente umana da cui
scaturisce l'impulso alla cultura. L antropologia non deve dimenticare che l'uomo non
è solo essere culturale ma bioculturale.
• Anche il sesso incide sui fatti culturali: la distinzione tra uomo e donna introduce una
strutturazione sociale e riflette sulla personalità di ogni singolo.
• Anche l'età è principio individuante di personalità ed è principio di strutturazione
sociale, serve a introdurre, formare, educare un individuo nell'ambito di una cultura
particolare.
Il processo di inculturazione parte da chi è gia membro di quella cultura, da adulti o esperti,
e mette l individuo in una situazione passiva di recezione.
Oggi l'inculturazione esige una risposta da parte del soggetto: ognuno fa propri questi valori
e li sperimenta, vive, partecipa alla cultura. Grazie all inculturazione la cultura diventa
concreta nell individuo, l'uomo diventa cultura.
Con il processo di inculturazione ogni individuo viene reso partecipe della cultura e si
impossessa degli elementi della cultura come beni propri, diviene membro di una cultura e
si fa interprete di essa, creatore di cultura, partecipa direttamente e ha posizione attiva.
L'affermazione della propria personalità si pone in distinzione ed a volte in contrasto con la
personalità di altri individui: ne derivano alcuni fenomeni come la rivalità conflittuale che
rappresenta una dinamica sociale ma si presta per sottolineare il soggetto come attivo e
creatore di cultura.

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Grazie agli antropologi si è venuta a creare quello che è OSSERVAZIONE


PARTECIPANTE: gli antropologi non si sono accontentati di essere osservatori ma si sono
immersi nella cultura cercando contatto personale. Grazie a questo si è avuto il rispetto di
determinate culture ritenute barbare e incivili che vengono ora considerate qualità proprie e
diritti comuni.

L'ETHNOS

La cultura deve avere possibilità di accoglimento ed espansione presso altri individui: la


cultura è da questo punto di vista risultato della collettività.
Ogni situazione, ogni interpretazione, azione del singolo, sarebbe destinata a perdersi se non
fosse stata fatta propria dalla collettività e quindi trasmessa come parte del patrimonio
comune.
• Quasi-gruppo/ communitas: momento associativo dove l individuo appare nella sua
autonomia e spontaneità e nello stesso tempo consolida a sistema.
• Mayer: il quasi gruppo è un'accolta di persone che si uniscono attorno ad un ego per
un'attività specifica.
• Turner propone una distinzione tra communitas e comunità.
Comunitàs è una relazione tra individui concreti, storici, di comune sentire che si rifanno ad
un modello di società omogeneo, senza struttura. Nel concetto di comunitas turner inserisce
gli hippies, la comunitas non è spontanea ma si crea sotto forma di struttura, diviene
comunità.
Comunità è un complesso coordinato e ordinato all'ottenimento di scopi specifici.
Ha al suo interno diversi livelli di partecipazione. Forme di comunità sono la famiglia, il
gruppo, la parentela, il popolo, la nazione. La comunità ha un processo che la costituisce che
non cessa mai (gli sposi di oggi saranno i genitori, padre e madre di domani, poi suoceri, poi
nonni).
• L'insieme della cultura sovrasta sempre l'apporto individuale:
durkheim e mauss infatti affermano che il tutto è piu importante delle singole parti, la
società più degli individui. La cultura si afferma come un patrimonio in quanto la cultura ha
carattere ereditario. Attraverso la cultura la comunità trova quel senso di identità e di
appartenenza che permette la distinzione con altri individui.
Ruth Benedict afferma che ogni modello di cultura è costituito dall'insieme dei valori e dei
comportamenti che distinguono la comunità e i suoi membri (es.la cultura degli Zuni che fa
della bellezzae dignità di comportamento il loro valore fondamentale, la cultura dei
Kwakiutl che si esprime con la frenesia della danza e lo spreco di beni in feste e ospitalità
per il proprio prestigio, la cultura dei Dobu, dove l'esistenza è una lotta all'ultimo sangue e
la capacità di successi avviene attraverso l'inganno come virtù).
Secondo Bateson invece l'ethos di una comunità è l'insieme di certi comportamenti specifici
ovvero espressione di un sistema standardizzato. La sua idea si basa principalmente sul
contrasto tra ethos degli uomini e quello delle donne Iatmul (nuova Guinea), paragonati a
comportamenti comunitari dei college inglesi.
Secondo lui persone allevate secondo un ethos hanno ripugnanza nei confronti di altri ethos,
quindi vi è un processo di distinzione, ci si identifica con il proprio gruppo per distinguersi
da tutti gli altri.
La cultura di un popolo si sviluppa attraverso monumenti, opere d arte, scrittura, lingue,
utensili, ceramica, documenti ecc.
• l'ethnos è anche soggetto di relazioni culturali, fenomeno che investe ogni tipo di

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comunità, abbracciano tutto il campo delle manifestazioni culturali e danno luogo a


svolgimenti politici e giuridici.

L'OIKOS

Parola greca che significa casa; da essa deriva l ecologia ovvero lo studio dell'ambiente e
dei rapporti tra ambiente e organismi biologici che determinano l'equilibrio necessario alla
vita.
L'antropologia si interessa agli aspetti umani dell ecologia quindi modi e forme in cui l
ambiente si riflette sulla cultura.
• Osservazione e lo studio della natura sono lo stimolo che consente all uomo di
orientarsi e agire per la propria sopravvivenza. Il sapere umano è fatto di conoscenze
acquisite trasmesse di generazione in generazione, le cui origini non possono essere
conosciute.
Il sapere è stato arricchito e sistematizzato dalla scrittura, la stampa e l'informatica. L'uomo
cerca di dominare l ambiente attraverso la tecnologia e assicurarsi uno spazio sicuro di vita.
L'uomo nutre se stesso e nello stesso tempo ha bisogno di proteggersi dal clima, dalle
malattie, dalle devastazioni. Quindi lo sviluppo tecnologico è condizionato dall ambiente e
l'ambiente condiziona la vita umana.
La forza ambientale (deserto, regioni glaciali, aridità...) sembra essere sconfitta dalla
tecnologia che sembra onnipotente. La tecnologia domina l'ambiente.
L'ambiente nella società Nuer (popoli prevalentemente pastori) condiziona fortemente il
sistema residenziale, politico. L'uomo grazie all attività mentale è sempre alla ricerca di
nuove soluzioni nonostante l ambiente condiziona le sue scelte e soluzioni (gli eschimesi
hanno sviluppato gli iglù).
Nel rapporto con la terra l'uomo trae il suo mantenimento e dal tipo di sfruttamento
materiale della terra per il nutrimento si distinguono le forme di cultura (vengono cosi
classificate determinate culture ad esempio della caccia e della raccolta).
• Tramite l osservazione della natura la cultura umana si informa e ne distingue le
forme: si parla di teismo silvestre (in riferimento alla selva come simbolo di Dio),
teismo agreste( che si fonda sul ciclo stagionale delle coltivazioni), teismo
pastorale( si concentra sul cielo e manifestazioni uraniche come simbolo di Dio).
Esempio: il valore della terra nella tradizione africana.
La terra è vista come parte integrante di tutto il cosmo. Ha come confine l'orizzonte e viene
attuata una netta distinzione tra simbolo universalizzante (la terra è madre della tribù, nutre
il bambino, si prende cura degli spiriti dopo la morte quindi è la cosa più sacra al di sopra di
tutto; è simbolo perchè viene personificata, viene identificata come l'universalità del potere
di Dio) e simbolo di valore economico e sociale (la terra si possiede, si abita, si coltiva si
abbandona; è bene comune, la comunità la possiede,in alcune parti dell africa la terra è solo
bene commerciale, si sfrutta, si vende per solo profitto senza alcun riguardo all antica
relazione con gli antenati).

CHRONOS

il fattore tempo è strettamente legato al processo strutturativo della cultura stessa: la cultura
nasce, si sviluppa e vive nel tempo.
Delle tre dimensioni del tempo (passato presente futuro) quelli che assumono in rapporto
alla cultura un valore significante sono passato e presente. “Il tempo è un fenomeno

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bidimensionale con un lungo passato , un presente e nessun futuro “ John Mbiti studioso
africano.
Sasa (parola swahi) vuol dire adesso ed è lo spazio di tempo in cui la gente è conscia della
propria esistenza; è il microtempo.
Zamani (parola swahi) vuol dire non solo passato ma a sua volta ha il proprio passato
presente e futuro e può essere definito macrotempo. Lo zamani si accavalla al sasa e non
possono separarsi: il sasa sparisce nello zamani ma prima che gli eventi vengano incorporati
nello zamani devono essere realizzati e attualizzati nella dimensione sasa, quando avviene
passano nello zamani, e lo zamani diviene il periodo oltre al quale nulla può andare.
• Il passato può intendersi secondo il valore antico, in tempo mitologico.
Ad esempio gli aborigeni australiani descrivono l era del sogno o l'era eroica ovvero quel
tempo primordiale quando gli eroi celesti abitavano sulla terra. In questo tempo passato
presente e futuro fanno parte di una unica realtà.
Il tempo mitologico è un modo di interpretare che consente al uomo di annullare le
dimensioni del tempo allo scopo di riconquistare la forza che era all'origine della vita.
Sempre in questa prospettiva le feste stagionali o l'avvio di una nuova famiglia o di una
nuova vita nella nascita rappresentano la riattualizzazione dell opera della creazione e del
superamento del caos.
• La valutazione del tempo introdotta da Evans Pritchard nell'analisi dei Nuer
distingue:
il tempo ecologico (ha uno svolgimento ciclico determinato dalla dicotomia stagionale della
terra nuer; la sue stagioni determinano il mutamento del clima e il movimento delle
popolazioni dai villaggi ai campi; le cerimonie, le iniziazioni si svolgono in concordanza
con il tempo ecologico; i nuer usano i nomi dei mesi non per riferirsi al tempo ma al attività
sociali ad es tempo dei primi campi, di matrimoni, di raccolto..;
il tempo strutturale( è collegato all idea di distanza) e a sua volta la distanza può essere
ecologica ( relazione tra densità e distribuzione ad es acqua vegetazione vita animale) e
strutturale ( rapporto distintivo tra gruppi di persone in termini di valore).
Il lignaggio secondo E.P è il gruppo di parentela all'interno del clan che tende a
moltiplicarsi. I lignaggi possono essere massimo maggiore minore minimo. Nei neur l
appartenenza ad un lignaggio è il cosiddetto titolo di potere.
Le classi d'età sono i raggruppamenti dei membri della società nuer, le classi si succedono
ad altre secondo schemi precisi, l'impulso ritmico dell'ordinamento in classi è dato dall
iniziazione, i giovani passano dall adolescenza all età adulta, gli iniziati in un periodo di 15
anni formano una classe. Solitamente ci sono 4 classi: la prima dei giovani con compiti
militari, la seconda degli uomini sposati con i doveri sociali della famiglia, la terza degli
anziani con potere politico e di controllo dei giovani, la quarta dei vecchi che rappresenta la
tradizione; il principio strutturale dell ordinamento è l'età.
Il tempo può essere considerato come fattore di cultura. La cultura si muove nel tempo e
diviene tradizione. La cultura e tutte le sue espressioni sono storia. Il fattore temporale
genera cultura e quindi essa risulta come una realtà dinamica, globale e interrelativa.

Tra i 4 fattori della cultura esiste una complementarità bipolare che li distingue in 2 unità.
Vi è il rapporto tra antropos e ethnos (ethnos genera entropos e trai due vi è attrazione
costante di azione)
vi è il rapporto tra oikos e chronos (l oikos offre spazio al chronos, si attua tra le due una
corrispondenza e si origina la cultura dall insieme dei 4 fattori)

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I primi due fattori della cultura sono l'individuo e la comunità: riguardano direttamente l
uomo e da lui traggono la loro definizione. Gli altri fattori come tempo e ambiente
rappresentano solo condizionamenti esteriori.
Gli aspetti individuali della cultura sono chiamati antropemi e gli espetti collettivi etnemi.
Gli antropemi possono essere i principi primi del sapere e della struttura sociale: essi sono
le radici sia degli aspetti teorici che pratici della cultura, lo studio degli antropemi serve a
studiare l individuo e le sue intuizioni.
Gli etnemi sono gli elementi compositi e articolati della cultura: i sistemi di pensiero, i
sistemi sociali, e tutto cio che insieme costituisce l'organizzazione sociale.
Gli etnemi possono essere
− semplici
− complessi (che includono sempre altri etnemi); per esempio famiglia, religione
viene fatta una ulteriore precisazione:
− ideoetnemi: tutti gli elementi teorici della cultura coordinati in sistemi di pensiero
− socio-etnemi: tutti gli elementi pratici e materiali della cultura
− etnostili: quei modi singolari o specifici della cultura che sia negli aspetti teorici sia
in quelli pratici caratterizzano una varietà di cultura(es cultura italiana nel 600 è un
etnostile)

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CAPITOLO 3
LA DINAMICA CULTURALE

I 3 principali argomenti sotto cui si raggruppano le manifestazioni dinamiche della cultura:


• INCULTURAZIONE
• ACCULTURAZIONE
• DECULTURAZIONE

funzione ed energia

Il termine FUNZIONE descrive il rapporto di energia, che lega tra loro gli etnemi di una
cultura particolare, articolandoli in struttura organica.
− Secondo Redcliffe-brown la funzione di qualunque attività ricorrente (es punizione
di un reato, cerimonia funebre) è la parte che essa svolge nella vita sociale intesa
come un tutto e quindi è in contributo che reca al mantenimento della struttura.
Egli attribuisce al individuo un valore fondamentale, l'attività individuale sta alla base della
cultura intesa anche come struttura sociale. La continuità strutturale non muta con il mutare
degli individui però ciò che muta è la sua qualità, la sua forma.
Mutano gli individui e mutano gli antropemi = cambiano le interpretazioni ele intuizioni che
stanno alla base della cultura e della società.
− Secondo Malinowski, che approfondì il concetto di cultura in maniera più radicale
partendo dai bisogni umani, c'è una distinzione tra bisogni fondamentali (la cui
soddisfazione è necessaria per sopravvivere, ovvero bisogni biologici e universali, al
quale l uomo da risposte culturali, sono bisogni identici ma variabili nelle forme) e
bisogni derivati (sono imposti dal modo e dall attività con cui l'uomo soddisfa i
bisogni fondamentali e quindi M li definisce anche imperativi; ad ogni imperativo
corrisponde una risposta culturale es. comportamento umano= controllo sociale).
− Tullio-Altan afferma che la funzione si misura nella capacità di una struttura a
risolvere un problema; la funzionalità invece consiste nella migliore possibile
soluzione ad un problema; il funzionamento consiste nell'attuazione concreta che la
vita presenta. Quando la struttura ed il sistema sono funzionali, la distinzione tra
funzionalità e funzionamento è irrilevante,ma quando sono
disfunzionali(incongruenti con i problemi che dovrebbero risolvere) allora la
distinzione si rivela utile per analizzare il fenomeno.
Vi è quindi una bipolarità del concetto di funzione che bisogna considerare nell analisi della
dinamica culturale: una polarità positiva ed una polarità negativa.

1. L'INCULTURAZIONE
Inculturazione: processo educativo per cui i membri di una cultura vengono resi coscienti e
partecipi della cultura stessa.
Grazie al inculturazione si viene a formare la visione dell uomo e si orienta il suo
comportamento, serve a suscitare il suo giudizio critico. L'inculturazione è anche mezzo di
critica e di scelta, si attua in un preciso momento ovvero nel presente culturale, si basa sul

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passato ma si proietta al futuro.


L'inculturazione può avvenire in senso formale o informale.
Il processo inculturativo informale avviene lungo tutta la vita, in ogni momento ognuno di
noi coscientemente o non, matura un qualche valore, in particolare avviene durante
l'infanzia quando il bambino viene educato ad essere uomo. Nel periodo infantile nel
processo di inculturazione predomina l'imitazione, che continua poi per tutta la vita(es. La
moda).
L'inculturazione formale avviene in un determinato momento dello sviluppo, ovvero subito
dopo l'infanzia: ha lo scopo di allargare l'inserzione nel giovane nella società e prepararlo
alle responsabilità del matrimonio, dell'attività militare e politica. Ha sempre carattere
collettivo ma è l'individuo a trarne vantaggio.
Questa tipo di inculturazione non è lasciata alla semplice iniziativa di imitazione del
giovane, ma viene viene affidata a uno o più responsabili quindi ha aspetto normativo e
obbligatorio.
− Iniziazione: è un aspetto dell inculturazione
ci sono diversi tipi di iniziazione: scolastiche, puberali, tribali, accademiche, religiose,
mistiche...
alcuni tipi di iniziazione accompagnano lo sviluppo fisiologico dei giovani, altri invece
predono atto della maturità fisiologica dei candidati per dichiararli adulti.
Scopo delle iniziazioni tribali è l'inserimento dei giovani tra gli adulti dopo il
riconoscimento dell avvenuta maturità fisiologica e entrare a far parte della vita sociale. Ci
sono 3 tipi di iniziazione:
istruttiva (la più comune, il candidato riceve insegnamenti sulle tradizioni e sul
comportamento che dovrà avere nella vita futura)
drammatica(si vale dell azione scenica per imprimere nella mente dei candidati gli
insegnamenti tradizionali)
a visione (comunemente adottata dagli amerindi del nord, per essere riconosciuto adulto il
giovane deve vagare per la selva per giorni e digiunando finchè non incontra lo spirito che
potrà presentarsi in qualunque forma, diverrà il suo protettore)
Nell'iniziazione tribale ci sono diversi stadi tra cui una prova fisica: una mutilazione di
qualche genere. Gli effetti dell iniziazione sono evidenti nella società

2. L'ACCULTURAZIONE
l'inculturazione accompagna o si sovrappone all'acculturazione.
L'acculturazione si riferisce alle relazioni esistenti tra più culture e agli effetti che ne
derivano. Le relazioni culturali danno luogo a diversi fenomeni come:
- la simbiosi culturale (coesistenza e convivenza di 2 o più culture. Ovvero sottoculture che
riescono a mantenere le loro caratteristiche nonostante il predominio della cultura
dominante)
- l'osmosi culturale (fenomeno osservabile nelle situazioni geografiche e politiche di confine
dove etnemi di culture confinanti di intrecciano)
-fusione culturale (quando la compenetrazione degli etnemi di 2 o più culture diviene intima
e totale. Un esempio sono la cultura del messico e quella del sud africa)
- sincretismo (quando le caratteristiche di divinità o altri etnemi religiosi appartenenti a
sistemi religiosi differenti si fondono per presentare divinità nuove)
Secondo Herskovits l'acculturazione rappresenta la trasmissione culturale in corso e una
costante della cultura. Il tempo è un elemento chiave in quanto le trasformazioni esigono
tempo e si misurano nel tempo.

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Tra gli agenti di acculturazione troviamo i missionari, il colonialismo, i movimenti religiosi


di riforma.
L'attività missionaria: è un'attività acculturante, l'obiettivo dei missionari è operare
trasformazioni radicali intaccando gli ideo-atnemi. I missionari sono agenti intenzionali di
acculturazione.
L'attività missionaria non è solo cristiana ma anche del'islam e del buddhismo (religioni
universalistiche). Nel cristianesimo l'attività missionaria consisteva nel diffondere la
religione “fare discepoli tutte le genti”, nel documento di propaganda Fide e nel documento
del concilio vaticano II viene specificato il rispetto della cultura locale. Aspetti negativi
dell'attività missionaria:
la situazione diviene complessa quando l'attività missionaria viene sfruttata a livello
politico(ad es il diritto di patronato che la Chiesa concesse alla spagna e al portogallo nel
periodo della conquista); l'atteggiamento missionario diviene negativo difronte ad etnemi
ritenuti contrari alla religione e ai buoni costumi, tanto che si prospettano operazioni di
rimozione per sanare la cultura ritenuta malata. Per giudicare ciò che è contrario alla
religione cristiana si utilizza il vangelo anche se spesso propone posizioni contraddittorie.
Nella realtà umana l'unico metro di misura è l'uomo e il rispetto verso di esso, a questo
livello l'attività missionaria si fa credibile e viene accettata.
La cultura è fatta per comunicare tra gli uomini, quindi l'acculturazione è inevitabile, le
culture si muovono.
IL colonialismo: il metodo di diffusione è da attribuire all'azione dei mercanti, tramite le
compagnie mercantili ci fu la penetrazione coloniale e le mire espanzionistiche. I negozianti
infatti rendevano al popolo molti servizi come consigli sulla politica, allevamento del
bestiame, agricoltura e tessitura, quindi fungevano da cuscinetto con la società bianca
(Navaho del nuovo messico). Tra i commercianti vi erano quelli corretti ma anche quelli che
senza vergogna sfruttavano l ignoranza degli indiani. La fondazione delle colonie fu un
veicolo di contatti culturali e anche conquista politica. Le motivazioni della colonizzazione
si nascondevano dietro carattere umanitario (soppressione della schiavitù e civilizzazione),
in realtà erano spinti dal potere. In Current Antropology Ronald Horvath fa una distinzione
tra colonialismo e imperialismo: il primo è dominazione di un gruppo di coloni o di settlers
permanenti (ad es in australia, sud africa, nuova zelanda, america), il secondo non si avvale
di immigrazione permanente ma impone dominio culturale e politico. Gli effetti di entrambi
sono: sterminio, assimilazione, equilibrio relativo, riserve native (istituzioni politico-
amministrative, introdotte e imposte per motivi ambigui e contraddittori, furono istituite per
assicurare agli aborigeni una terra sottraendola al espanzione coloniale per consertirgli di
prosperare in autonomia male norme restrittive stringevano le culture entro ceppi territoriali
sociali e politici spingendoli al esasperazione). Tuttavia l accettazione del sistema
monetario e l inserimento delle nuove nazioni in sistemi come Onu, Unesco, Fao, hanno
fatto si che il fenomeno dell acculturazione sia in pieno svolgimento.
Movimenti religiosi di riforma: questi movimenti presentano un diverso aspetto
dell'acculturazione. L'umiliazione dei popoli, l'oppressione dei loro valori, delle istituzioni
trovano sfogo religioso. Vengono definite crisis cults, culti derivati da crisi. Le crisi e i
movimenti artistico-letterari (es. africanizzazione) rappresentano forme di acculturazione.
Barret effettua una analogia per indicare le radici profonde e vaste di questi movimenti: li
paragona ad un iceberg dove ciò che appare è soltanto il vertice di un monte immerso che si
muove e cresce per vie capillari.
L'assimilazione e l'integrazione, la fusione di etnemi, rappresentano gradi del processo
acculturativo. Ma non tutti gli etnemi sono riusciti a fondersi nella cultura di determinati

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popoli. L'acculturazione è anche selettiva: distingue etnemi e accetta solo ciò che ritiene
utile all'etnostile.

3. DECULTURAZIONE
E' l'aspetto negativo della dinamica culturale, è la sottrazione e distruzione del patrimonio
culturale. Entropia e crisi culturali sono le cause dirette. Gli etnemi cadono e scompaiono,
avviene impercettibilmente e interessa alcuni etnemi o tutta una cultura.
La trasformazione della lingua è fenomeno di deculturazione, la lingua si adegua alla
situazione esistenziale adottando nuovi vocaboli e perdendo i vecchi, come anche interi
complessi linguistici. I fenomeni di deculturazione sono derivati da:
− tratta degli schiavi
− campi nazisti (distruzione fisica e soppressione di un modo di intendere la vita)
− colonialismo e guerriglia (i sottomessi dovevano adeguarsi alla nuova situazione
rinunciando alla propria cultura)
− l'imposizione di confini amministrativi nelle colonie
Inculturazione acculturazione e deculturazione non sono stadi cronologici diversi ma un
unico processo che tocca e trasforma la cultura e possono avvenire in tempi sucessivi o
anche contemporaneamente.

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CAPITOLO 4
IL METODO E LA RICERCA

La ricerca sul campo, come osservazione partecipante, è una necessità per conoscere i
problemi culturali e per la formazione scientifica dell'antropologo. Le caratteristiche del
metodo antropologico sono:
− La capacità di cogliere dal vivo la dinamica culturale
− Un tempo l'antropologia si limitava alle sole società illitterate e semplici, oggi si
pensa che non ci siano società semplici e anche se ci fossero l'antropologo estende il
suo studio a tutte senza distinzione.La prima volta che fu affrontata la ricerca sul
campo fu allo stretto di Torres.
− L'oggetto di studio della ricerca antropologica è la cultura nella sua totalità, è
interdisciplinare perchè si avvale di tecniche elaborate da altre discipline, quindi si
avrà una conoscenza globale di una cultura solo in un opera coordinata di molteplici
studiosi.
− Il metodo antropologico è comparativo: solo con la comparazione è possibile chiarire
i concetti fondamentali di una cultura. Può essere fatta solo se gli elementi da mettere
a confronto sono ben conosciuti.
− Partecipazione diretta: poiché i primi oggetto di studio i “primitivi” e non
possedevano scrittura, l'unico modo per comprenderli era la partecipazione diretta,
prima osservazione di semplici viaggiatori, successivamente si andò di persona. Le
società semplici non esistono perchè a causa delle comunicazioni di massa le
relazioni tra popoli si moltiplicano.
− Lo scopo dell antropologia è capire, valorizzare forme culturali di tutte le società:
conoscere gli altri.
− L'etnografo deve possedere la problematica in modo da trarre motivo e argomento di
ricerca , approfondimento,verifica, nell'indagine che intraprende.
− Uno dei compiti che lo studioso dovrà fare è leggere tutto ciò che esiste sull
argomento per scoprire ciò che ancora non si sa.

La scelta del campo


la scelta di un campo scientifico dovrebbe essere con criteri di preferenza legati al indirizzo
di studio o all'inclinazione dello studioso ma spesso non è così perchè determinata da cause
contingenti come possibilità finanziarie, situazione poltica, obblighi familiari, urgenza di
una ricerca, lo scadere di una cerimonia o evento periodico ecc.
Qualunque sia la ragione una volta scelto si deve adempiere a tutte le pratiche e alla
preparazione sulla letteratura esistente, una volta sul luogo bisogna creare un rapporto di
fiducia e rispetto con le autorità del luogo,informarsi sulle norme, mantenersi distaccati da
compromessi politici e mantenere la propria libertà.
La scelta dell'argomento specifico nell'ambito di un campo determinato può essere
condizione preliminare per ottenere il finanziamento da qualche istituzione. La scelta vera e
definitiva maturerà comunque nel corso stesso della ricerca.

Lo studio della lingua


lo studio della lingua locale è il presupposto per ogni seria ricerca antropologica,lo studio
della lingua non deve mai cessare perchè raramente si giunge a quella conoscenza sfumata

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dei significati idiomatici e di gergo. La lingua riflette il fenomeno della cultura, lo studio
della lingua comprenderà la letteratura orale, narrativa, gnomica, la registrazione di queste
forme permetterà al ricercatore la raccolta di un materiale prezioso per l'analisi.
L'esperienza diretta mostra quanto sia importante mantenere il distacco nella giusta misura:
l'antropologo non potrà mai sentirsi completamente all'unisono con il popolo che sta
studiando , non potrà mai adottare i loro valori culturali, se lo facesse perderebbe quel
distacco senza il quale qualunque cosa scriva non ha valore scientifico.
Nonostante ciò non si può perdere il senso umano della partecipazione.

Il lavoro di gruppo
essendo osservazione partecipante si dovrà necessariamente lavorare in gruppo e quindi
saper operare con altri. Lo studioso deve far si che la sua presenza non venga vista come
quella di un intruso ma come quella di un ospite anche se non sempre gradito. A livello
professionale il lavoro di gruppo significa la cooperazione tra più studiosi che permetterà un
estensione del lavoro e una ricerca approfondita. Tra i collaboratori è importante la scelta di
uno del posto: giovani intelligenti e istruiti che godono di fiducia della gente e vogliano
cooperare, può far si che si riducano le barriere. E' importante ratificare un accordo di
lavoro con regolare contratto. Gli assistenti del luogo possono dare opinioni valide ma
quando sono interlocutori la loro opinione passa in secondo piano.

La raccolta del materiale


E' importante che lo studioso utilizzi e crei del materiale sul luogo:
− il diario personale: registrare personalmente le proprie osservazioni e commenti,
impressioni personali. È bene farlo fin da subito ovvero appena arrivati con le prime
impressioni sul luogo.
− Blocco per note
− mezzi di registrazione audiovisivi: hanno pro e contro. Sicuramente fissano
osservazioni e aiutano la ricerca ma nello stesso tempo aumentano i costi,
distraggono dal contatto diretto. Inoltre bisogna essere discreti, non tutti sopportano
la vista di un magnetofono in un intervista o della fotocamera, sarà meglio usare
prudenza e far rassicurare dai cooperatori locali.

Carte, diagrammi, censimenti, genealogie


la preparazione preliminare comprende lo studio della situazione geografica della zona dove
si svolgerà la ricerca.
− censimento: non sarà semplice registrazione numerica della popolazione ma
registrerà la relazione di parentela che unisce gli abitanti tra loro e la funzione svolta
dai singoli nell'organizzazione locale.
− La statistica: elemento insostituibile della ricerca che dev essere provvisiorio,
intraculturale.
− Raccolta delle genealogie: prima venivano considerate solo documenti storici, è
invece sempre attuale e importante per le parentele e la struttura organizzativa sociale
e politica. Deve prevedere capacità mnemonica, ma per superare le incertezze gli
studiosi usano nomi mitologici. L'uso della genealogia serve a: elaborare sistemi di
parentela, studiare le regole di matrimonio, analizzare discendenze e eredità. Bisogna
tener presente che per alcune popolazioni la genealogia è sacra quindi il ricercatore
deve fare attenzione ai suoi comportamenti.

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Miti
i miti sono una sorgente di materiale antropologico importantissima. I registratori in questo
caso hanno molto valore anche più di carta e penna. Il narratore può esibire una vera e
propria realizzazione d'arte drammatica che se registrata consente un interpretazione e
valutazione letteraria e culturale. Anche in caso delle favole, un anziano puo essere
soddisfatto dal raccontare ed è anche un occasione per il ricercatore. I proverbi del luogo
sono importanti nel capirne la cultura se si da la giusta interpretazione.

L'osservazione partecipante
la tecnica utilizzata è appunto l'osservazione partecipante che deve avere anche l'elemento
personalistico. L'osservazione non sempre può essere piena: in questi casi bisogna
accontentarsi delle informazioni degli interlocutori, non è prudente forzare la situazione e
compromettere la fiducia che si è acquisita. Bisogna presentarsi cosi come si è e farsi
accettare come tali ovvero come ricercatori. Quando la partecipazione fallisce perchè ci
sono situazioni impenetrabili bisogna sapersi ritirare.

Analisi e valutazione
l'analisi, la valutazione e la presentazione del materiale raccolto sono le ultime fasi della
ricerca che inizia già sul terreno. Viene elaborato uno schedario, vengono cioè estratti su
schede gli argomenti prescelti secondo un piano di lavoro. La schedatura offre facilità per la
stesura di una relazione sulla ricerca. Le monografie costituiscono punti fermi per
valutazioni ulteriori, infatti nel metodo antropologico si ha anche la verifica dopo anni da
una prima ricerca: l'obiettivo è rilevare le trasformazioni avvenute nel periodo tra le due
ricerche. Il lavoro di analisi è il coronamento della fatica scientifica , dalla fase grafica si
passa alla fase logica e comparativa. Oikos e chronos si integrano e si confermano a vicenda
per la valutazione specifica dei singoli etnemi.

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SECONDA PARTE: teorie e scuole


CAPITOLO 5
PERIODO I- IL PROBLEMA DELLE ORIGINI

l'esplorazione della terra, dei mari e dei continenti è stata una conquista lenta a causa dei
pregiudizi e le incomprensioni verso gli uomini che abitavano i nuovi continenti visti solo
come barbari e crudeli. Grazie agli studi antropologici questo pregiudizio si è ridotto.
Il primo sviluppo del pensiero antropologico si può distinguere in 3 periodi:

1. la fase della curiosità e dell'esotismo (gli scrittori descrivono gli altri popoli con
ammirazione e stupore, pronti a notare gli aspetti strani e singolari piuttosto che la
diversità e l'originalità).
Tramite gli scritti sono stati tramandati racconti e nomi etnici, in genere i nomi etnici erano
derivati da tratti curiosi, ad esempio il modo di alimentarsi (ictiofagi erano mangiatori di
pesci, chelonofagi erano mangiatori di testuggini ecc). Il medioevo è il periodo di grandi
itinerari e lunghi viaggi per terra e mare verso l'oriente, le narrazioni riportano impressioni
vive anche se a tratti immaginarie. Molti autori hanno tramandato questi racconti, autori
classici, romani, arabi (Ibn Buttutah). Con il periodo delle grandi scoperte americane cadono
molti pregiudizi sulla natura del globo e sull'uomo, ci si chiede se quegli abitanti siano
uomini ma prevale nei conquistadores la cupidigia e il potere, caratterizzati da violenza e
crudeltà, il dominio sui popoli è brutale arrivando alla tratta degli schiavi.
2. La fase della comparazione illuministica (i costumi dei popoli nuovi vengono
paragonati a quelli dei popoli biblici e classici per capire la natura dell uomo e le
leggi sociali)
Nel XVIII sec si passa appunto alla fase comparativa. Le opere dei missionari (Lafitau che
visse tra gli Irochesi, Charless de Brosse) vennero fuori analogie tra la cultura dei popoli
studiati (irochese) e i costumi e le usanze dei popoli della Bibbia e degli scrittori classici , il
proposito quindi era trovare una spiegazione a queste somiglianze. Charles de Brosse
ricecava anch esso il parallelismo tra Egitto e cultura dei popoli nuovi, introducendo il
termine feticcio (statuette e oggetti di culto manufatti). Al centro di questo periodo dunque
si posiziona il confronto, tema dominante del periodo illuministico, tuttavia rimane
approssimativo e apriori ma apre la strada alla valorizzazione delle conoscenze
etnografiche.
3. la fase dell'analisi evoluzionistica (la comparazione diventa il metodo proprio della
ricerca antropologica)
dopo il periodo illuministico la cultura europea di estende a tutti i continenti, per
l'antropologia è il periodo dell'affermarsi delle materie antropologiche come discipline di
studio (vengono create alcune scuole antropologiche come a Parigi e Londra). I cento anni
dalla metà del secolo scorso alla metà del 20esimo secolo sono caratterizzati dal problema
delle origini della vita, degli esseri e della cultura. Nel 1859 Darwin pubblicò the origin of
species: si era imbarcato come naturalista su una nave per una spedizione scientifica attorno
al mondo di 2 anni, l'argomento di Darwin era la grande varietà degli esseri. Secondo l
opinione comune dei naturalisti dell epocale varie specie erano state create separatamente:
Darwin smentì dimostrando che derivavano tutti dallo stesso impulso di vita e le modifiche
organiche erano da attribuire all'adattamento all'ambiente. La natura stessa selezionava gli

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esseri e rendeva possibile lo sviluppo di nuove specie. L'antropologia trovò senso nel
concetto di Darwin proprio quando diveniva una disciplina.
Spencer affermò nella sua opera “the development hypothesis” (1820-1903)che il più
semplice e il più povero sono più antichi del più complesso e più ricco ed èlegge
fondamentale dello sviluppo; inoltre considerava la società come un superoganismo dove
tutti gli esseri compreso l uomo sono organismi ma l'uomo a differenza degli altri svolge
attività intellettuale, culturale e sociale.
Bachofen con la sua opera Das Mutterrecht (1861) introduce il problema del matriarcato e
della discendenza matrilineare come primo stadio della cultura: secondo lui la società
umana comincia in uno stadio di promiscuità primitiva dove è nota solo la madre e non c'è
organizzazione sessuale e sociale, la donna quindi diviene proprietaria della terra ed è a
capo dell organizzazione sociale della famiglia, quindi discendenza e eredità sono definite
dalla linea materna, lentamente poi si sarebbe affermato il patriarcato e la discendenza
patrilineare.

La scuola evoluzionista
− Lubbock (1834-1913) ordina i fatti culturali e accentra la sua attenzione sull'origine e
lo sviluppo della religione. Secondo lui all'origine vi è uno stadio zero cioè una
forma di ateismo ovvero mancanza dell idea di Dio, trova conferma di ciò nei popoli
primitivi senza religione testimoniato da viaggiatori. Dall ateismo l'umanità sarebbe
passata al feticismo, allo sciamanismo, all'idolatria e infine a Dio.
− Taylor invece dice che Lubbock non ha documentazione sufficiente e propone un
altra teoria e sequenza per lo sviluppo della religione: la credenza in esseri spirituali
che poi dal fenomeno del sogno, dell allucinazione, delle visioni si passa al idea che
esiste un altro sé, di un anima. Questo viene definito da Taylor animismo, dal quale
la religione si sarebbe poi sviluppata nel feticismo, idolatria, politeismo e
monoteismo.
− McLennan si sofferma invece sullo studio della parentela del matrimonio e delle
istituzioni sociali. Afferma che la prima forma di matrimonio sarebbe stata la
promiscuità sessuale seguita da poligamia nel matriarcato, nel patriarcato e infine
monogamia.
− Morgan afferma che il servirsi dei termini di parentela ( madre, padre,fratello..) è un
vero e proprio sistema organizzativo grazie al quale si precisavano i rapporti sociali e
politici tra persona e persona. La più antica forma di relazione sessuale secondo lui è
stata la promiscuità e la più antica forma di organizzazione sociale il matriarcato. In
anciet society pubblicò uno schema evolutivo sulla società umana in 3 stadi che a
loro volta erano divisi in 3 gradi:
1. stadio selvaggio ( caccia e raccolta, diviso in antico medio e recente)
2. stadio barbaro (mezzi di produzione più elaborati con l allevamento, coltivazione e
irrigazione, diviso in antico medio e recente)
3. stadio civile (introduzione della macchina, arte, espansione indistriale, diviso in antico
medio e recente)
− Frazer anch'esso componente della scuola evoluzionista, si dedicò ai parallelismi tra
mondo antico e cultura dei primitivi. Propone temi nuovi come: magia, toteismo,
esogamia. Dalla magia , prima manifestazione dello spirito umano, sarebbero
derivate religione e scienza.
− Rivers si distinse poiché diede ai suoi scritti prospettiva storica, metodo genealogico.

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− Smith e Perry fecero dell'antico Egitto il centro d'origine di tutte le culture della terra.

La scuola storico culturale


Gli schemi evolutivi erano caratterizzati da apriorismo, la scelta dei fatti etnografici veniva
fatta senza criteri oggettivi, ma secondo intuizioni e visioni personali degli autori, di
conseguenza la critica più negativa fu proprio lo psicologismo soggettivo.
Vi era dunque la necessità di criteri nuovi che garantissero autenticità storica e proprio
questo fu considerato compito preciso dell'antropologia moderna.
− in germania e austria si prese come modello per definire i nuovi criteri, il modello
critico della storiografia classica.
La prima definizione del criterio venne fatta d Ratzel: egli affermava che la storia dei popoli
poteva essere ricostruita seguendo i movimenti delle loro migrazioni attraverso le tracce
lasciate nelle culture locali (riteneva che ci fosse un rapporto culturale non causale ma
storico tra la forma o la qualità dell'arco e della freccia della Malesia e quella dell'arco
dell'africa occidentale). Venne definito criterio di qualità.
Il suo discepolo Frobenius formulò il criterio di quantità: una quantità di atri elementi
culturali presentavano analogie di forma e qualità (maschere, tamburo, scudo..)
− Graebner applicò i due criteri elaborando il concetto di cicli culturali e strati culturali:
il ciclo culturale è l'insieme di tutti gli elementi culturali considerati nella loro totalità
e costituisce una forma particolare di cultura.
− Il quadro generale dello sviluppo storico delle culture nelle proposte della scuola
viennese era organizzato con il seguente schema:
1. cultura primitiva; 2. culture primarie (allevatori patriarcali, piantatori matriarcali, grandi
cacciatori totemisti), 3. culture secondarie ( forme mescolate con incrocio con quelle
primarie), 4. culture terziarie (intrecci complessi).

Il primo periodo della scuola americana


Franz Boas forma quella che è la scuola antropologica americana, i suoi presupposti furono
antievoluzionistici e storici, impostò tutta la problematica del periodo successivo della
ricerca americana : investigazione della cultura degli Indiani, concetto di cultura.
La stessa posizione antievoluzionistica e storica la assunze Lowie che spaziò alla
problematica della cultura e della storia ma principalmente viene ricordato il suo contributo
per le opere sull'organizzazione sociale dei primitivi: affronta in “primitive society” l'analisi
della problematica sociale, tratta del matrimonio e delle sue forme preferenziali, poligamia,
famiglia con problemi strutturali dei gruppo bilaterali, residenza matrilocale e patrilocale,
parentela familiare o giocosa. Altri temi sono: la donna, le associazioni, il rango, il governo,
la giustizia.
Kroeber approfondisce l'analisi del concetto di cultura e avvia un indirizzo di studio detto
culturologia, chiarisce il concetto di superorganic di Spencer e quindi la confusione tra ciò
che è organico e ciò che è sociale, confusione causata dall idea di evoluzione.
Wissler formula la teoria metodologica storica, age-area, che poneva alla base delle culture
areas: il principio dell'area temporale, tutti i tratti antropologici tendono a diffondersi in tutte
le direzioni dei loro centri di origine, quelli più diffusi nella periferia sono i più antichi,
quelli che non hanno ancora raggiunto i margini sono i più recenti. Questo criterio fu molto
criticato da oppositori e dallo stesso Schmidt.
Kluckhohn svolge con Kroeber lo studio analitico e comparativo del concetto di cultura ma
nello specifico si interessa al problema dei rapporti tra cultura e personalità.

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Herskovits è il primo che fa uscire l'interesse della scuola fuori dai confini americani: tocca
infatti l'Africa (Dahomey) e studiò le trasformazioni culturali e i problemi legati alla
condizione dei negri.
La scuola sociologica francese
− Durkheim (1858-1917): sociologo che si rifà alle società primitive che diventano
oggetto della sua problematica, viene ricordato per l'influsso che il suo pensiero ha
avuto sugli antropologi, si pone a cavallo tra posizioni evoluzionistiche e quelle
antistoriche della scuola funzionalista. Nell'opera sul lavoro sociale affronta temi che
diverranno fondamentali per l'antropologia: coesione, integrazione, funzione,
rappresentazioni collettive. Nelle “regole del metodo sociologico” Durkheim
stabilisce dei principi fondamentali sui fattori sociali: modi di agire, di pensare, di
sentire, esteriori all'individuo, dotati di potere di coercizione per virtù del quale si
impongono. Il metodo antropologico che D segue corrisponde a canoni
evoluzionistici: studia il totem degli australiani, illustrazione del concetto di società:
il totem rappresenta la società stessa (valore simbolico), l'incarnazione del capostipite
del clan. La società deriva dalla coesione del gruppo totemico ovvero dalle norme sul
totem condivise. Il totem-società rappresenta la divinità fonte di bene e male.
− Mauss(1872-1950): anch'esso con schemi evoluzionistici, con il saggio sul dono
analizza uno dei concetti chiave dell'organizzazione sociale e economica ovvero il
principio si reciprocità e scambio.
− Levy-Bruhl: a lui si attribuiscono gli scritti sulle funzioni mentali delle società
inferiori., sulla mentalità e sull'anima dei primitivi. Il primitivo ragiona con logicità
spontanea (se piove si ripara), come membro della società ragiona in maniera
prelogica, non si vale dei principi di casualità e di contraddizione,bensì principio di
partecipazione mistica. La percezione dell'individuo è dominata da rappresentazioni
collettive che non vedono negli eventi nessi causali controllabili ma li attribuiscono a
forze ignote e mistiche; la conclusione sarebbe che la nostra mentalità logica e
quella prelogica dei primitivi hanno differenza di qualità: i primitivi sono ad uno
stadio mentale inferiore. Lo stesso autore con scritti postumi avrebbe ripudiato questa
teoria. Non ebbe seguito la teoria del prelogismo ma stimolò gli studi sui primitivi.

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CAPITOLO 6
Periodo II: il problema della funzione e struttura

Gli studiosi acquisiscono un senso di frustrazione e inutilità dovuto alle polemiche dei
sostenitori delle opposte teorie e li spinge verso un esigenza di cambiare strada
caratterizzata da esperienza diretta e continuata della ricerca sul campo: spostano l'interesse
della ricerca dal passato al presente e si propongono di capire la realtà culturale e sociale
nella sua struttura e funzione.
− Reddcliffe-Brown (1881-1955): svolse una ricerca sulle isole Andamani nell'Oceano
Indiano a est della Birmania meridionale “the andaman islanders”. Chiarisce e si
rende conto della differenza del tipo di ricerca storico che egli chiama etnologico e
del tipo strutturale sociale che chiama antropologia sociale, dichiarando che la sua
ricerca è diversa dal tipo storico-culturale. Il presupposto fondamentale del suo
pensiero riguarda il carattere di scienza naturale dell'antropologia sociale: ritiene
infatti che il compito dell antropologia è scoprire e definire le leggi generali che
regolano le relazioni e il dinamismo dei fatti sociali fino a poter pianificare il loro
sviluppo. Usa il metodo comparativo: cercare di scoprire attraverso la comparazione
le leggi generali dei fenomeni sociali. Sintetizza lo schema comparativo delle sue
ricerche in 3 concetti: processo, struttura, funzione.
Processo: la realtà di cui un antropologo si deve interessare è l'osservazione, la descrizione,
la comparazione, la classificazione di un processo di vita sociale. L'unica indagine è la vita
sociale di una regione particolare delle terra in un tempo determnato. Il processo è un
immensa moltitudine di azioni e interazioni di esseri umani che agiscono come individui,
collettività o gruppi. Il processo può essere studiato in prospettiva diacronica o sincronica.
Struttura: struttura sociale è una sistemazione di persone in relazioni controllate e definite
istituzionalmente, per es. re e suddito, marito e moglie.
Funzione: lo usa per riferirsi al interconnessione tra struttura sociale e processo di vita
sociale.
Tutti e tre sono componenti di una teoria singola ovvero schema di interpretazione dei
sistemi sociali umani.
Nonostante le varie ricerche è con l'insegnamento che fece conoscere il suo pensiero.
− Malinowski (1884-1942): visse nelle isole Trobriand della Malesia, perciò divenne
maestro del metodo antropologico dell'osservazione partecipante. Grazie a questa
profonda penetrazione nella cultura trobriandese potè farne riferimento teorico per la
discussione di tutti i problemi culturali. Nella sua opera Argonauts of the western
pacific descrisse il sistema di scambio Kula (viaggi commerciali e per ornamenti fatti
di conchiglie, mezzo per rinsaldare le alleanze). Analizzò in Coral gardens and their
magic la vita sessuale e matrimoniale. Affrontò la critica alla psicoanalisi
dimostrando che il complesso di Edipo non valeva per la cultura trobriandese dove
l'autorità familiare è attribuita allo zio materno e non al padre.
Assunse il ruolo di caposcuola del funzionalismo, egli considera la cultura come un tutto
integrato o globale dove i singoli elementi culturali sono le parti costitutive, solo l'analisi
funzionale può scoprire i significati dei singoli elementi culturali perchè li vede nel loro
rapporto con il tutto della cultura. Egli vuole definire la cultura e parte da considerazioni di
carattere naturale molto banali , elementi normali del vivere umano: i bisogni fondamentali

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integrati da bisogni derivati, che insorgono nell uomo in conseguenza ad associazione ad


altri uomini. Condivideva la necessità di un applicazione pratica quindi di fare un
antropologia applicata.

I mutamenti coloniali
i mutamenti coloniali (amministrazioni coloniali si trovarono difronte a nuove entità
politiche che raggruppavano diverse tribù) insieme alla preoccupazione degli studiosi per il
destino delle popolazioni e delle culture coloniali, vennero favoriti nuovi indirizzi e
portarono alla fondazione di:
− international africans institute(1927) con scopo scientifico e attività culturale, sociale
e linguistica. Le ricerche furono determinanti per la conoscenza delle popolazioni e
delle culture
nel mondo inglese l'antropologia applicata ebbe un senso coloniale e si distinse
dall'antropologia applicata degli USA, tanto che si distinse addirittura una figura di
antropologo impiegato statale con attività di ricerca e consulenza.

L'antropologia sociale inglese


Il presupposto per diventare un buon antropologo fu la ricerca sul campo. I governi coloniali
hanno favorito la situazione in quanto avevano esigenza di conoscenza che li spingeva a
favorire la ricerca antropologica e accettare gli antropologi come un male tollerabile.
Cambia il campo di indagine, che prima era l'australia e l'oceania, nel periodo tre le 2 guerre
diviene l'Africa. La problematica invece si incentra su parentela, struttura politica,
economia, magia e religione ma non descritti in modo generico bensì approfonditi fino a
coglierne gli antropemi. Gli esponenti dell'antropologia sociale furono:
− Pritchard (1902-1973): studiò gli Zande , popolazione Bantu del Sudan e Zaire.
Effettuò un indagine sulla stregoneria facendo una differenza tra stregoneria e magia
nera. Un'altro campo di ricerca furono i Nuer attraverso monografie
sull'organizzazione politica, la parentela e il matrimonio, la religione.
− Fortes (1906-1983) affrontò il tema della parentela, con i suoi studi rafforzò
l'interpretazione del lignaggio. Analizzò il modo di comporre la fatalità del destino
individuale e l'appartenenza a un gruppo di parentela vincolato e protetto dagli
antenati indicando l'origine del rapporto religioso e del valore morale nel sistema di
parentela.
− Firth: nativo della N.Zelanda svolse ricerche sui Maori,poi nella polinesia tra i
Tikopia, tra i pescatori Malesi del kelentan e fu il primo che condusse ricerche
antropologiche sulla parentela della società inglese contemporanea.
Fece dell'economia e della parentela i temi principali di indagine e analisi. Campo
dell'antropologia economica sono in particolare le società primitive senza sistemi monetari
di scambio e le società contadine intese in senso strutturale e sociale. Applicò il metodo
dell'osservazione partecipante alla situazione urbana di Londra.
− Nadel (1903-1956): le sue opere metodologiche si fondavano sull'antropologia
sociale e sulla struttura sociale.

La Culturologia
Gli antropologi americani sono in questo periodo sono attratti dalla problematica generale e
teorica della cultura:antropologi culturali più che antropologi sociali.
Lo studio della cultura porta a specificare alcuni temi: modelli culturali, personalità,
acculturazione,antropologia applicata, culturologia.

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− Benedict elaborò una tesi sostenendo il relativismo culturale e la necessità di


comprendere il significato vero di ogni cultura per rispettarla.
Prende in considerazione 3 diverse culture (Zuni del N.Mex, Kwakiutl della British
Columbia del Canada, Dobu della Malanesia): ne descrive i tratti e li riassume in una sintesi
ideale per sottolineare il modello di comportamento al quale ogni membro della società deve
uniformarsi. Il modello zuni è apollineo (apprezzano equilibrio, amano il bello e il buono), il
modello Dobu è dionisiaco (ambiscono alla potenza e dominio,concorrenza, tradimento
giustificato, magia), il modello Kwakiutl è pothlach (l'ospitalità è occasione per fare sfoggio
dei beni fino alla distruzione).
Il modello della Benedict pone in risalto il relativismo secondo cui ogni cultura va
considerata, i costumi e gli ideali di una cultura possono comprendersi e giustificarsi solo
come parti del tutto integrato.
− Ralph Linton: la cultura esiste solo nelle menti degli individui, la personalità di
ognuno si sviluppa e funziona in associazione con la cultura. Approfondisce il
processo di formazione della personalità: si interessa ai problemi del disadattamento,
fa avvicinare antropologia e psicologia.
Dagli avvenimenti bellici e politici, gli antropologi si pongono il problema della
ricostruzione: nasce quindi la culturologia ma in particolare applicando le conoscenze
antropologiche ai problemi del momento nasce l'antropologia applicata (si supera l
antropologia come studio esotico e del passato e l'uomo diventa centro di interesse come
persona e come protagonista della vita sociale).
− Kroeber: la cultura è il risultato di processi storici per mezzo dei quali l uomo
risponde agli stimoli interni ed esterni del suo essere e dell'ambiente. La cultura
appare come un insieme di interpretazioni , valori, norme che viene trasmesso e che
condiziona la vita di ogni individuo.
− White: analizzò il comportamento umano e arrivò alla formulazione del concetto di
personalità di base.
Nasce il tema dell'acculturazione, come ciò che gli storici avevano chiamato diffusione,
questi autori lo chiamano acculturazione e lo considerano come processo dinamico da
osservare del suo attuarsi.

Sistemi di pensiero
Lo studio degli antropologi si concentrò su: capacità mentali, concezioni cosmologiche,
espressioni estetiche e d'arte..
− Paul Radin andava a contrapporre il suo pensiero a quello di Levy-Bruhl (gia citato):
andava ad analizzare il modo di pensare del primitivo in termini di pre-logismo.
Nel periodo dopo la guerra si arrivò alla comprensione dei sistemi di parentela, dei sistemi
politici diversi da quelli occidentali, alla valorizzazione del pensiero primitivo, al
riconoscimento della loro cultura.
− Marcel Griaule fu il maggior esponente: dedicò 20anni alla ricerca in Etiopia e Africa
occidentale. Dall'incontro con la cultura dei Dogon, attraverso l'osservazione
partecipante analizza il loro modo di concepire il cosmo, gli esseri,le cose,
l'ordinamento interno. Vide a fondo nella mentalità primitiva senza alterarne gli
schemi, mantenendo la loro fiducia.
− Placido Temples: un missionario che visse tra i Luba nel Congo. Nella sua opera “la
filosofia Bantu” egli partiva dalle categoria della filosofia occidentale (scolastica in
particolare) e cercava di dare una sistemazione ai modi di pensare e concepire il

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cosmo dei Bantu fondata sul concetto di forza vitale che descrive come dinamica in
contrapposizione a quella occidentale che definisce statica. Segnalò la consistenza
del pensiero Bantu individuando nella forza vitale la base delle concezioni
cosmologiche di tutto il pensiero africano.
Antropologia strutturale di Levi-strauss
Negli anni 60 si sviluppò in Francia l'antropologia strutturale nell'insegnamento di Levi-
strauss: egli giunse all'antropologia dalla filosofia e il suo metodo, pur avendo svolto
ricerche sul campo, era essenzialmente teorico e filosofico. La problematica principale da
lui affrontata è la struttura sociale: secondo lui è il sistema simbolico delle relazioni costanti
tra i fatti,gli elementi singoli acquistano senso nel loro rapporto di insieme. Accentua il
valore di segni e simboli degli elementi e la costanza delle loro relazioni. La struttura
diventa il tutto, la cultura e la società. Si pone il problema del passaggio dalla natura alla
cultura: egli trova la chiave nel concetto di scambio, alleanza, reciprocità. Lo scambio
stabilisce tra gli uomini relazioni di reciprocità e fonda il meccanismo per cui nasce la
cultura: l'attività dell'uomo è assegnare ordine agli scambi. Anche la proibizione ad esempio
è una manifestazione tipica dell intervento dell uomo, la proibizione dell incesto, l'uomo
interviene sulla natura e passa ala cultura.
Lo studio fondamentale di strauss si basò sull'analisi delle strutture elementari di parentela:
propone un interpretazione dei complicati sistemi australiani di parentela in termini di
relazione ed alleanza. Propone di considerare il totemismo come un modo di rispondere alle
esigenze intellettuali della conoscenza; considera la logica del totemismo non diversa dall
emblematismo dell'antica cultura greca e romana e della chiesa medioevale; le norme etiche
e sociali che si accompagnano al totemismo hanno un valore simbolico e stabiliscono
relazioni.
Levi-strauss passa dall analisi delle strutture sociali all'analisi delle relazioni simboliche
alimentari: spiega il significato intimo delle prescrizioni e delle proibizioni culinarie, trae da
esse rapporto simbolico di significati con cui esprime il pensiero umano e giunge a
formulare la conclusione che in queste si risconta il germe di una filosofia dello spirito e si
ritrovano i primordi della scienza.
Il suo strutturalismo si presenta come analisi sincronica quindi è stato criticato perchè non
percepisce la dialettica che è nell'evolversi della storia. Il suo strutturalismo è relazionale,
basato su modelli teorici, quello di Radcliffe-B è istituzionale.

Antropologia conoscitiva e etnoscienza


Dal 1960 si avvia negli antropologi una crisi di indentità a causa della scomparsa
dell'oggetto antropologico (che molti pensavano fossero i primitivi) dovuto all avvenuta
indipendenza; successivamente fu sottolineato che l oggetto di studio dell antropologia è la
condizione umana, senza distinzioni di luogo o etnia.
− Leach: critico dello strutturalismo di Radcliffe-B, dichiarò affinità con levi-strauss e
sviluppò una sua teoria sulla struttura come intreccio simbolico dei modi di
comunicazione.
− Si sviluppa in america un filone detto antropologia conoscitiva che tratta temi come:
sistemi conoscitivi, antropologia semantica, semantica etnografica, problematiche
innovative indicate come la nuova antropologia.
− Nasce la specializzazione detta etnoscienza; grazie allo studio dei meccanismi dell
apprendimento , dei sistemi di conoscenza e classificazione. Il suo oggetto di studio è
il sapere etnico, cioè popolare e empirico, che trae spunto dalle interrelazioni
esistenti tra linguaggio, processi conoscitivi e istituzioni sociali. Nasce l'uso di 2

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termini per differenziare i modi di percezione dell osservatore estraneo rispetto ai


modi propri di una cultura: etico e emico. Emico (modo di conoscere proprio degli
appartenenti ad una cultura, modo oggettivo, deriva da fonemico), etico ( modo di
vedere soggettivo da osservatori esterni).
Neo-evoluzionismo e sociobiologia
Nel periodo della seconda guerra mondiale nasce il movimento neo-evoluzionista con
esponenti quali: White, Steward, Murdock, Harris. Questi autori volevano ripetere le
importazioni di principio degli antichi evoluzionisti. Tutti attribuivano importanza al fattore
ecologico come elemento determinante dell'evoluzione culturale ma si distinguono tra loro
per diversità di accentuazione del metodo e dei temi.
− Murdock grazie al suo metodo della statistica raccoglie e elabora dati di tutte le
società e culture note. In ethnology esamina oltre 1000 società, classificandone 862
con un codice per consentire una ricerca comparativa ad esempio per conoscere
livello economico, carattere dell organizzazione o integrazione politica.
− Harris propone una tesi a favore del neo-evoluzionismo, secondo lui lo scopo dell
antropologia è la formulazione di leggi generali quindi l'antropologia è nomotetica. L
'ecologia culturale da ad harris il parametro per giudicare ogni teoria.
Nasce a metà degli anni 70 la sociobiologia: studio delle basi biologiche dei comportamenti
degli esseri. La scoperta dei geni e del loro comportamento favoriva il superamento del
concetto evoluzionistico dell'adattabilità individuale del più forte e si veniva a creare quello
di adattabilità globale determinato dalla cooperazione dei geni: i geni si accoppiano per
generare nuovi esseri e assicurare la continuità della specie; questa è la base dei sistemi di
discendenza e parentela e delle scelte matrimoniali.

Antropologia medica, psicanalisi ed etnopsichiatria


Lo sviluppo medicale dell'antropologia ha due indirizzi:
− uno interessato ai problemi connessi con la clinica e la pratica scientifica della
medicina
− un altro allo studio della medicina popolare, delle concezioni e pratiche terapeutiche
empiriche e idiologiche delle tradizioni popolari nelle società tribali e in quelle
industriali.
Il presupposto etnologico sta alla base dell'etnopsichiatria che considera i disturbi
psicopatologici come risultato delle esperienze intersoggettive determinate dai processi
simbolici propri di ogni cultura, di concezioni ideologiche e di pratiche terapeutiche
tradizionali.
Ci sono il modello americano e quello francese: quello americano è rivolto alla ricerca di
modelli biomedicali partendo dal presupposto che mente e corpo sono complementari;
quella francese seguiva il metodo classico della ricerca antropologica con osservazione
diretta di riti terapeutici in alcune zone dell africa occidentale.

L'etnostoria
Il valore e l'interesse per l'aspetto storico della ricerca antropologica si sono affermati
formando correnti di metodo definite sotto il nome di etnostoria.
Ci sono 2 indirizzi nell'etnostoria:
− valorizzazione delle tradizioni orali, raccolte e vagliate secondo un metodo critico
comparativo, grazie a questo metodo venivano registrate le tradizioni orali di gente
africane e valendosi delle indicazioni interne di queste tradizioni

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− valorizzazione di eventuali documenti scritti di antichi relatori, sulle popolazioni


senza scrittura.
Antropologia industriale, urbana e classi sociali
l'antropologia industriale analizza gli aspetti specificatamente umani dello sviluppo come la
condizione dei lavoratori nelle fabbriche, la conseguenza delle zone industriali sugli
insediamenti urbani, i sistemi culturali che implicano simboli, valori e atteggiamenti della
partecipazione ai processi industriali.

CAPITOLO 7
l'antropologia della cultura in Italia

Gli studi antropologici si sono divisi in 2 branche:


− antropologia fisica, per lo studio delle caratteristiche fisiologiche degli esseri umani,
− antropologia culturale, per lo studio dellacultura (definiti studi demo-etno-
antropologici)
Ci sono 5 fasi in cui viene a svilupparsi in processo che porta alla demo-etno-antropologia:

1. Periodo evoluzionista: unità tra antropologia e etnologia


Caratterizzato dall adesione dei primi antropologi italiani alla teoria evoluzionistica di
Darwin. L'evoluzione fisiologica e culturale non era separata ma accadrà lentamente per
giungere all'antropologia fisica come studio dell'evoluzione fisiologica degli esseri umani e
etnologia per lo studio delle manifestazioni culturali.
Gli esponenti di questo periodo sono:
- Mantegazza, medico che divulgò le teorie darwiniane, fu a contatto in argentina con le
popolazioni amerinde e qui maturò l'interesse antropologico. Ottenne nel 1870 all'università
di Firenze la sua prima cattedra in antropologia.
- Lombroso, grazie al quale nacqua l'antropologia criminale come disciplina specializzata,
sostenne infatti che la degenerazione morale del delinquente era da spiegarsi in rapporto alle
sue anomalie fisiche, quindi importanza avevano condizioni climatiche, situazioni
ambientali e geologiche per determinare i valori culturali, umani in rapporto al problema
della razza e ai problemi morali e sociali.
Grazie a lui il criminale fu considerato un malato da guarire e non solo da punire.
- Giglioli, fece delle prezione raccolte etnografiche dell australia e oceania.
- Sergi, fu attratto dall'antropologia intesa in senso unitario con l'etnologia. Perfezionò il
metodo di misurazione antropomorfica e in particolare della cranioscopia cercando di
precisare la descrizione geometrica del cranio, un criterio per la classificazione delle razze e
la loro origine. Il suo interesse è rivolto quindi all'origine dell'uomo in senso evoluzionistico
e le sue indagini si estendono alla paleontologia dei mammiferi e dell'uomo, ai problemi dell
ereditarietà biologica, alle antiche civiltà,linguaggio e scrittura.
- Pigorini, la sua opera scientifica di ricercatore fu rivolta allo studio delle popolazioni
paleolitiche dell'Italia, in particolare delle terramare della val padana.
- Loira, matematico, fu indotto ad assegnare un proprio valore scientifico e culturale alle
manifestazioni tradizionali delle genti d'Italia.

2. Sviluppo della demologia


Per indicare lo studio delle tradizioni popolari gli studiosi di tutti i paesi utlizzarono il

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termine folklore (da folk=popolo e lore=sapere) coianto nel 1846 dall'archeologo inglese
Thomas. In italia pur essendoci lo stesso termine, fu l'unico paese che sviluppò un termine
alternativo ovvero demologia /da demos=popolo,e logos=parola). Lo studio delle tradizioni
popolari risale ai primi decenni dell'800 in prospettiva letteraria, grazie alle raccolte di
letteratura popolare e le poesie popolari, particolarmente quelle toscane. L'interesse
letterario e romantico non è l'unica caratteristica della demologia: vi si sovrappone la
prospettiva storica e positivista. Inoltre non si tratta solo di studiare le tradizioni popolari ma
si svolge anche una raccolta museografica dei manufatti artigianali e ogni altro prodotto
della cultura popolare. Tra gli esponenti ricordiamo:
− Pitrè (con il quale prendeva avvio la demologia in sicilia)
− Raffaele Corso
− Giuseppe Cocchiara, notevole fu il suo tentativo di istituire una facoltà di
antropologia sociale all'università di Palermo
Dal 1965 ci si apre a nuove tematiche e le vicende sociali portano in primo piano la
condizione contadina e la contestazione, in Italia la tendenza si afferma con gli scritti di
Gramsci. La condizione contadina si afferma come un importante soggetto di ricerca con
validi saggi sulle strutture dei sistemi di parentela, sulle strategie matrimoniali, sulle
migrazioni.

3. Autonomia dell'etnologia
In italia si avvia il consolidamento della sola antropologia fisica mentre l'etnologia subisce
un arresto e un notevole ritardo, dovuto piu che altro alla mancanza di strutture accademiche
a sostegno dello studio professionale e all'avversione di quel periodo nei confronti delle
scienze sociali empiriche.
L'etnologia fu promossa da personaggi di grande rilievo che ne permisero l'affermazione:
Conti Rossini (grazie ai suoi scritti in lingue indigene, inolte effettuò una classificazione
delle razze umane distinguendo i rami cioè le sottospecie dell'homo sapiens, i ceppi, cioè le
razzze principali, e le razze di livello secondario; propone inoltre 4 cicli: le forme primarie
equatoriali, le fome primarie boreali, le razze derivate sub-equatoriali,le razze derivate del
pacifico e dell'america ), Biasutti (sintesi delle problematiche antropologiche e etnologiche,
favorendo l'autonomia dell'etnologia), Raffaele Pettazzoni (professore di storia delle
religioni, intendeva l'etnologia come studio dei primitivi, si deve a lui l inserimento dell
etnologia negli studi universitari. Nel suo volume sul concetto di Dio analizza la
documentazione etnologica e conclude che il primo stadio della religione proviene dalla
contemplazione umana del cielo e delle manifestazioni uraniche, dal quale sarebbero
derivati poi monoteismo e politeismo, al questo teoria seguirono le critiche di Schmidt. Egli
inoltre afferma correttamente che vi è una confusione derivata dall'applicare ad una cultura
un concetto appartenente a tutt altro ambiente.)
L'importanza del pensiero di Shmidt si rivelò nel mondo accademico e cattolico: fu ospite
dell università cattolica di milano, il papa Pio XI utilizzò il suo materiale etnografico per
costruire una sezione etnologica nel museo Lateranense. Grazie a Shmidt lo studio della
storia delle religioni e etnologia entrò negli atenei italiani ecclesiastici.
Il progresso verso l'autonomia dell'etnologia si concluse nel 1967 con le cattedre di
Grottanelli, Lanternari e Cerulli.

4. l'antropologia culturale
Dopo l'istituzione delle prime cattedre di etnografia, si andava affermando un movimento
per l'introduzione di una nuova specializzazione ovvero antropologia culturale.

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In Italia l'etnologia era sempre stata considerata antropologia culturale quindi crebbe la
confusione per l'analogia delle due denominazioni.
La presentazione ufficiale si ebbe nel 57 al primo congresso nazionale di scienze sociali di
Milano, che favorì l affermarsi del nuovo indirizzo.
− ernesto De Martino animò il pensiero storicistico antropologico: riprese storicismo e
naturalismo in un opera chiamata Memorandum come afferma la necessità di una
revisione storicistica dell antropologia culturale. Viene considerato il maestro dell
antropologia italiana, all'università di cagliari ebbe la cattedra in storia delle religioni
e si interessò a riti e magia, inoltre mostrò padronanza per la ricerca, in particolare
quella sul meridione d'Italia dove il tarantismo e il lamento funebre sono gli
argomenti prevalenti.
Gli autori del Memorandum distinguevano i campi di studio: per l antropologia culturale la
cultura e per l'etnologia la civiltà.
Era un momento di espanzione anche per la sociologia che nell antropologia aveva un aiuto
indispensabile.
Nella demologia nacque anche l'etnomusicologia ovvero lo studio della musica delle
tradizioni popolari dove Carpitella fu il promotore in Italia, nello stesso modo nacque anche
l'antropologia visiva.

5. Demo-etno-antropologia
Dalla metà del decennio 1970 aumentano gli incontri di studio ispirati alla problematica
culturale, su questa tendenza nasce su iniziativa del Ministero dell'istruzione e del Ministero
dell'università e della ricerca, la denominazione di gruppo demo-etno-antropologico, come
l'insieme delle discipline antropologico-culturali ai fini dei concorsi universitari.
Si diffonde la disciplina antropologica nelle università, nel 1989-90 ci sono 95 professori
del gruppo demo-etno-antropologico.
Crescente è l'interesse pubblico per queste problematiche dovuto a:
− curiosità turistica
− esigenza di conoscenza degli altri e delle diversità culturali
− immigrazione in Italia del tutto imprevista degli extracomunitari. Questo fenomeno
ha messo a nudo l'impreparazione e i pregiudizio culturale degli italiani, quindi
queste discipline si impegnavano anche ad un educazione antropologica che portava
la gente alla comprensione delle diversità culturali e abbandonare il pregiudizio
etnico.
Un'altra caratteristica del momento sono le correnti d'interesse scientifico avviate, gli
esponenti della corrente demologica sono Bronzini, Buttitta, Rigoli, Miceli,Pitrè, Cocchiara.
Il consenso unanime degli studiosi si ha in particolare nei confronti della ricerca sul campo
vista da tutti come esigenza e premessa per gli studi.
Le caratteristiche della nuova etnologia sono: preparazione adeguata, intensità emica della
partecipazione, attendibilità della documentazione e dell'analisi e innanzitutto la ricerca sul
campo definita musa dell'antropologia.
Un'altra caratteristica è la tendenza all'associazionismo degli studiosi delle varie correnti
antropologiche: nel 91 nasce l'associazione italiana di studi etno-antropologici.

L'Italia come soggetto antropologico di studio esotico


Ci sono stati vari contributi di studiosi stranieri che hanno condotto ricerche antropologiche
in Italia: il problema della mafia affrontati da Block, rapporto tra cultura e potere da
Shnider, microanalisi di una famiglia emarginata di Napoli da Thomas Belmonte, lotta tra

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comunisti e cattolici a Bologna degli anni 70 da Kertzer....

terza parte
ETNEMI SOCIALI
CAPITOLO 8
LA PARENTELA

La parentela deriva dall'ordinamento della natura umana,è una realtà naturale elementare
che l'uomo può regolare con norme e per scopi sociali.
La necessità fisica di cooperazione,il bisogno psicologico di identità e appartenenza, sono
impulsi primordiali che ordinano gli individui in forme associative varie e molteplici, queste
forme associative (derivate dalle relazioni per la generazione e la continuità della specie)
costituiscono la parentela.
Le parentele sono relazioni basilari che stanno alla base del convivere umano e
suggeriscono gli antropemi primi per l'ordinamento della società.
La parentela è il vincolo che lega gli individui tra loro in rapporto alla generazione e alla
discendenza. Si distinguono 3 tipi di parentela:
1. di consanguineità: è il tipo più genuino e autentico, accomuna il sangue dei genitorie
della prole, non ha bisogno di riconoscimento sociale perchè fondato nella realtà
naturale ma per avere significato sociale deve essere socialmente riconosciuta (non
sempre i genitori sono anche parenti sociali, es. genitori adottivi)
2. parentela di affinità: è di ordine sociale e si avvera per legge o per norma sociale (due
sposi, parenti acquisiti per matrimonio..)
3. parentela relazionale: si basa su relazione particolare e personale verso un
determinato ego. Ognuno di noi (ego) ha una cerchia di parenti e tutti include con
doveri e diritti specifici, sempre in rapporto ad ego. Non è un rapporto che si ritrova
in tutte le culture ma dove esiste viene definito parentado.

I principi basilari
Sono 6 principi elementari che regolano i fatti della vita , ovvero i rapporti sessuali e li
modificano in cause che servono alla struttura sociale.
1. principio: la divisione duale dei sessi fonda le relazioni umane
2. principio: le donne generano figli
3. principio: gli uomini fecondano le donne
4. principio: normalmente gli uomini esercitano il controllo
5. principio: i parenti primi non hanno relazioni sessuali tra loro
6. principio: il riconoscimento sessuale sanziona le relazioni derivanti dai rapporti
sessuali.
I primi 3 sono presupposti ineluttabili, imposti dalla natura. Nelle relazioni di parentela la
distinzione tra maschio e femmina serve per stabilire la discendenza o è un mezzo di
alleanza. Il secondo e terzo principio affermano la complementarietà dei due sessi nell'atto
generativo. Il quarto è di natura prettamente sociale, il quinto riguarda il problema
dell'incesto che è una norma di valore culturale e sociale, la proibizione dell'incesto è piu
che altro una evitazione ed è per scelta voluta dall'uomo.
Il principio 6 sottolinea l'intervento dell'uomo nei fatti della vita: i fatti della vita senza
l'intervento dell'uomo sarebbero semplicemente atti sessuali,la società invece interviene a la
loro un valore sociale preciso e efficacia strutturale.

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Il codice
l'analisi di questi problemi ha portato alla formulazione si simboli e codici:
− triangolo per indicare il maschio
− cerchio per indicare la femmina
− rombo e quadrato sono neutri, quando il sesso non è conosciuto o non precisato
− la barra su questi simboli indica una particolarità, es. deceduto
− anche i colori dei simboli esprimono qualcosa
− rapporto di parentela indicato con uguale o con la graffa

Il matrimonio
Se si basasse sulla procreazione il matrimonio significherebbe un semplice rapporto sessuale
tra due individui di sesso diverso, ma esso deve anche servire all'inculturazione dei
piccoli,l'inserimento nella società e nella cultura, assicurandogli protezione e sicurezza
economica per favorirne lo sviluppo e la maturazione biologica e sociale.
Per questo ogni società esige che il rapporto sessuale si attui secondo norme stabilite che
rappresentano il condizionamento sociale e culturale che fa del matrimonio un meccanismo
dinamico che sanzione rapporti tra maschio e femmina e modifica la loro condizione
sociale.
Dal punto di vista antropologico il matrimonio è: relazione sessuale tra due individui di
sesso diverso socialmente sancita in ordine alla procreazione che sigilla un contratto legale.
In queste definizione possono essere incluse tutte le forme di matrimonio comprese quelle
poligame. Il manuale degli antropologi inglesi propone questa definizione: ilmatrimonio è
l'unione di due individui di sesso diverso, tale che i figli nati dalla donna siano riconosciuti
come prole legittima di entrambi; è quindi una definizione che pone l'accento sulla
legittimità. Anche Radcliffe Brown da risalto alla posizione legittima che i figli ottengono
dalla società per mezzo della parentela: il matrimonio è un ordinamento sociale per mezzo
del quale il bambino riceve una posizione legittima nella società determinata dalla parentela.
Alcuni autori pongono delle critiche a queste definizioni considerandole troppo rigide e
limitative, ad esempio Leach, che afferma che ci sono diverse forme di matrimonio che non
corrispondono a quei presupposti (ha una prospettiva fenomenologica, che pone il
matrimonio come istituzione multiforme).

Tipi e sistemi matrimoniali


endogamia e esogamia rappresentano l'indicazione delle regole basilari che prescrivono o
proibiscono la scelta del coniuge.
− endogamia: matrimonio dentro, la scelta all'interno di un determinato gruppo
− esogamia: matrimonio fuori, proibisce il matrimonio dentro determinati gruppi e lo
prescrive al di fuori (l'incesto invece riguarda le relazioni sessuali)
per quanto riguarda l'incesto e la proibizione di esso:
− Goody propone di considerarlo insieme alle altre proibizioni, ad es. l'adulterio.
Distingue una tipologia secondo il valore della proibizione dei rapporti sessuali:
1. con un membro dello stesso gruppo di discendenza
2. con la moglie di un membro del gruppo di discendenza,
3. con un altra donna sposata
la proibizione dell'incesto è diffusa e universale perciò ci si è sempre chiesti cosa ha portato
l'uomo a darsi questa norma:

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− Fox è colui che ha riesaminato le soluzioni proposte per la spiegazione della


proibizione dell'incesto e ha dedotto che “il tabù dell'incesto è parte della nostra
eredità culturale”, ebbe origine perchè aveva vantaggio selettivo nel prevenire i
risultati disastrosi dell'incrocio endogamico. Il tabù dell'incesto si fissò nelle nostre
istituzioni e fu considerato come scontato, ma quando finì il tempo delle selezione
naturale non vi era una ragione sufficiente, comunque fu mantenuto anche se
allentato dovuto ai sentimenti di colpevolezza e inibizione.
− Levi-strauss: egli nella proibizione dell incesto vede il passaggio tra natura e cultura
− Radcliffe-B: è il peccato di intimità sessuale tra parenti immediati della famiglia.
− Goody: sottolinea l'importanza del tenere presente la diversità delle generazioni e la
natura del gruppo ai quali gli interessati appartengono
la norma che lo proibisce sembra rappresentare un antropema fondamentale per
l'ordinamento dell'attività sessuale e la formazione di gruppi di parentela.

Monogamia e poligamia
− monogamia: forma restrittiva, limita ad un solo partner la scelta matrimoniale. Il suo
valore è assoluto per alcune società e il vincolo dura tra due coniugi finchè non viene
sciolto.
− Poligamia: forma permissiva, uno dei coniugi può avere più partner (più donne-->
poliginia,è la più diffusa, ogni donna costituisce un unità matrimoniale a sé; più
uomini-->poliandria, è più rara ma ancora presente in Sri Lanka,India meridionale,tra
i tibetani, i toda. La forma più normale è quella adelfica ovvero quando una donna
viene divisa tra più fratelli, questo può avvenire per varie cause tra cui spese
matrimoniali , insufficienza di donne maritabili ecc. Una forma singolare di
poliandria è la ngalababola ovvero moglie del villaggio: una donna che era stata
rapita da un altro villaggio o sedotta o era rifugiata, non diventava moglie di un
marito singolo ma più uomini, anche se sposati, avevano il diritto di stabilire rapporti
con lei. Uno di loro assumeva le funzioni sociali di marito e responsabile del suo
trattamento e rispetto. I figli erano considerati figli del villaggio e membri del gruppo
di parentela del marito sociale.
Due autori hanno dato delle definizioni di poliandria: Pietro di Danimarca (forma latente
omosessuale maschile in corrispondenza ad un eccessiva pressione economica e sociale
della famiglia...) e Leach (forma matrimoniale con scopo di sanzionare i rapporti sessuali in
ordine alla procreazione e inculturazione della prole..)

L'età e il matrimonio
la norma più diffusa è quella che per sposarsi si debba aver raggiunto la maturità
fisiologica,in alcune società le legislazioni sono scritte e si precisa l'età minima, in altre
invece la scrittura è approssimativa. Spesso avviene il cosiddetto matrimonio infantile che
però non è vero e proprio matrimonio ma più che altro una promessa matrimoniale, che si
attuerà quando avverrà la maturità biologica degli interessati, tra gli aborigeni australiani è
molto comune. Ciò che spinge i genitori a promettere la figlia in matrimonio è la
preoccupazione che l'unione non abbia successo quindi preferiscono prometterla ad un
anziano poligamo di loro fiducia, qualora loro venissero a mancare sanno che lui se ne
prenderà cura.

Il contratto matrimoniale

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il matrimonio si configura come contratto e può essere di diverse forme: per scambio
(quando due gruppi si scambiano le donne), per stipulazione (quando avviene un accordo
preciso sul contributo di beni economici), per servizio (quando un individuo si mette al
servizio del padre di una donna per ottenerla in moglie).
Al tipo per stipulazione appartengono la “dote” e “la ricchezza della sposa”:
− la dote: insieme di beni che il padre della sposa le versa in occasione del matrimonio,
serve per la nuova famiglia che si crea
− la ricchezza della sposa: l'insieme di beni che la famiglia dello sposo versa alla
famiglia della sposa, non è destinata alla nuova famiglia che si crea. Solitamente si
ha quando la famiglia della sposa non ha possibilità di unire la figlia in matrimonio,
nel caso di rottura per colpa della sposa , la ricchezza deve essere restituita,quindi ha
anche una funzione di garanzia.

La residenza matrimoniale
il luogo di residenza dei nuovi sposi potrà essere:
− virilocale: abitano presso il gruppo di parentela dello sposo
− uxorilocale: presso il gruppo di parentela della sposa
la residenza porta conseguenze determinanti per la formazione di gruppi di discendenza, per
le proprietà economiche, per le alleanze politiche e la successione.
Altre forme sono:
− levirato: se il marito muore, il fratello dovrà sposare la vedova di lui, i suoi figli
saranno del marito deceduto
− sororato: la sorella della defunta entra come moglie del marito vedovo

Sistemi matrimoniali
La proibizione di sposare donne delle stesso gruppo fa si che le si ricerchi in gruppi esterni.
Si viene a creare uno scambio di donne che può essere:
− diretto e simmetrico: si stabilisce parità, chi da una donna riceve una donna
− indiretto e asimmetrico: sono complessi perchè lo scambio non è preciso e misurabile
Il campo d'indagine è quello degli aborigeni australiani che hanno i sistemi matromoniali di
scambio; in particolare Radcliffe ne individua 2:
− Kariera: si basa sulla regola di matrimonio tra cugini incrociati con scambio di
sorelle. Sposa la figlia dello zio materno o della zia paterna, sua sorella sposerà il
figlio dello zio materno o il figlio della zia paterna.
− Aranda: è più diffuso. Il matrimonio avviene tra cugini incrociati secondi: sposa la
figlia della figlia del fratello della nonna materna.
Pertanto dentro ogni linea di discendenza i membri di ogni generazione alternata si ritrovano
nella stessa sottosezione.
Il gruppo che prende una donna in matrimonio è considerato debitore fin quando non
estingue il debito.

Gruppi di parentela
La famiglia è il gruppo minimo della parentela e della società. Innanzitutto vi è la famiglia
nucleare (semplice e elementare) che rappresenterebbe il nucleo basilare della società e
della parentela. Questo tipo di famiglia viene considerato universale nel senso che si
riscontrerebbe in tutte le società perchè fondato sull unione tra uomo e donna sposati. Oggi
non tutti sono d'accordo col fatto che sia universale. La forma è triangolare:padre,madre e

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figli,e può essere scomposta in vari elementi duali:


− marito-moglie
− madre-figli
− padre-figli
− fratello-sorella
Le diadi sono parti integranti della famiglia nucleare ma sono anche raggruppamenti
autonomi. Secondo Murdock le funzioni della famiglia nucleare sono: sessuale,economica,
riproduttiva, educativa. Parsons non considera questo elenco adeguato e propone queste 2
funzioni: socializzazione della prole, sviluppo della personalità adulta dei coniugi.
La famiglia nucleare risponde meglio delle singole diadi alle funzioni che consentono di
assicurare la continuità della specie.

Forme plurime di famiglia


Tra lee forme plurime di famiglie troviamo le più tipiche:
− famiglia estesa: è un unità sociale e va distinta dal lignaggio. È formata da più
famiglie nucleari che risiedono insieme.
− famiglia poligamica: deriva dal matrimonio poligamico e si divide a sua volta in
famiglia poliginica (pluralità delle mogli. Ogni moglie forma una diade distinta con il
marito e una autonoma con i figli. La prima moglie ha una posizione di privilegio); la
famiglia poliandrica( pluralità dei mariti)

Clan e lignaggio
− clan: parola di origine scozzese, significa parentela. Per clan si intende un gruppo di
persone discendenti da uno stesso capostipite mitico o fittizio. La nascita del
capostipite origina o avviene contemporaneamente con la nascita di un animale o
altri esseri, questo essere (animale, albero...) viene detto totem.
Il totem è considerato capostipite del clan ed è rispettato secondo determinante norme.
− Lignaggio: è stato introdotto dagli antropologi per precisare il significato di clan. È
un gruppo di persone discendenti da uno stesso antenato il cui vincolo di discendenza
è genealogicamente dimostrabile e non presupposto miticamente. Il lignaggiopuò
essere massimo, minore,minimo e segmenti di lignaggio.
In molte società fanno parte di raggruppamenti maggiori detti fratrie.
La formazione dei gruppi si basa sulla discendenza: i sistemi di discendenza sono:
unilineari (se determinano la discendenza secondo la linea del padre; anzianità e
primogenitura acquistano rilievo, la posizione della donna è marginale)
matriclan/matrilignaggio (secondo la linea materna; acquista rilievo il fratello della madre)
bilineare (tengono conto di entrambe le discendenze)

Gruppi cognatici e parentado


Nei sistemi di discendenza cognatici le linee di discendenza di sovrappongono l'una all'altra
perchè ognuno appartiene a tanti lignaggi quanti sono i suoi antenati.
Secondo la discendenza cognatica, uno può appartenere a tutti i gruppi di parentela di una
società, gli scopi dei raggruppamenti cognatici sono cerimoniali e economici ma non
residenziali. Si distinguono in:
− non ristretti: quando comprendono tutti i membri di uno stesso antenato
− ristretti: quando comprendono solo quei membri che adempiono a particolari
condizioni

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Il parentado non è un gruppo di discendenza, non ha antenati, ma è un gruppo personale che


si viene a creare intorno ad una persona singola, un ego preciso, quindi cessa alla morte
dell'individuo. Può essere bilaterale (tiene conto di tutti i parenti) e unilaterale (una linea
unica fino ad un determinato grado). Gli scopi sono socio-economici, aiuto reciproco,
regolare matromoni.

Sistemi di terminologia
Il modo di denominare i parenti non è causale ma si riflette sulla struttura e sul
comportamento. Radcliffe ha formulato nei suoi studi sugli australiani alcuni principi che
stanno alla base dei sistemi classificatori:
1. equivalenza dei fratelli: se una donna è sempre classificata come sorella e un uomo
come fratello, di conseguenza il fratello di mio padre è per me padre e la sorella di
mia madre è per me madre.
2. Equivalenza degli affini: i parenti acquisiti dal matrimonio con consanguinei. La
moglie di una persona che chiamo padre è per me madre
3. il limite della classificazione: la classificazione di più persone con un termine unico
si estende ad un gruppo determinato, ad es. il clan.

La classificazione dei sistemi


Murdock, nella raccolta di dati comparativi di 862 società, ha elencato 8 sistemi di
terminologia della parentela:
1. sistema misto: è atipico, è l'indicazione generica nella statistica di Murdock di 8 casi
singolari non classificabili
2. sistema descrittivo: caratterizzato dall'uso di termini esplicativi e composti per
descrivere i cugini primi, non tenta alcuna classifica dei perenti
3. sistema sudanese: caratterizzato dall'uso dei termini propri per ogni parente, senza
tentativi di raggruppamento in categorie. Si riscontra solo in 7 società.
4. sistema hawaiano: vengono distinti secondo sesso e generazione. I parenti dello
stesso sesso di una generazione vengono tutti chiamati padre o madre, di un altra
generazione vengono tutti chiamati fratello o sorella. È un sistema molto diffuso.
5. sistema eschimese: sistema della famiglia nucleare. Al di fuori della famiglia
nucleare gli altri parenti sono tutti cugini/e o zii. Rappresenta il nostro sistema ed è
poco diffuso, riscontrabile in 71 società.
6. sistema irochese: distingue non solo per generazione e sesso ma anche le linee
parallele da quelle incrociate, corrisponde al sistema dei cugini paralleli.
7. sistema crow: non si preoccupa della distinzione per generazioni ma di mantenere
intatto e dare rilievo al gruppo lineare di discendenza,inoltre viene rispettata la
distinzione delle linee parallele.
8. sistema omaha: è la versione patrilineare del sistema crow, è analogo al sistema del
patrilignaggio. Spesso questo sistema e quello crow vengono considerati un unico
sistema presente in 102 società.

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CAPITOLO 9
L'ORDINAMENTO POLITICO
Lo studio antropologico dell'organizzazione politica deve affrontare i temi di ordine e il
diritto.
− l'ordine: riguarda l'ordinamento esteriore della vita politica, le istituzioni e le strutture
su cui essa si svolge
− il diritto: analizza il valore delle norme che fondano e garantiscono l'ordine.
Morgan ha considerato i gruppi di parentela non come unità domestiche ma come basi della
struttura politica. Distinse negli irochesi il gruppo di parentela che denominò tribù.
Per Durkheim la sanzione è l'elemento costitutivo del diritto, distingue 2 sanzioni e di
conseguenza 2 tipi di diritto:
− sanzioni repressive: ovvero il diritto penale. Si limita a reprimere il delitto con la
pena
− sanzioni restitutive: diritto civile, commerciale, procedurale, amministrativo e
costituzionale. Si occupa di stabilire l ordine.
Afferma che nelle società primitive il diritto è solo penale.
Radcliffe rileva 5 elementi: l'ordine, il territorio, l'organizzazione, la coercizione, la forza
fisica;rifiuta comunque il concetto di stato in quanto inesistente nel mondo fenomenico e
frutto di speculazione.
Malinowski alla base dell'organizzazione sociale e obblighi vincolati pone il principio della
reciprocità: il rapporto di reciprocità non è solo dinamismo strutturale ma anche di conflitto
e lotta. Secondo l'autore prima di rilevare il significato di delitto penale occorre tenere
presente il vincolo sociale dell'obbligo legale. È giusto quindi osservare che il diritto civile è
sviluppato e regola tutti gli aspetti dell'organizzazione sociale.
Fortes e Evans-Pritchard effettuano il primo tentativo sistematico di una classificazione
degli ordinamenti politici come risultato e sintesi delle ricerche antropologiche sul campo.
Distinguono 2 tipi di società:
− uno con autorità centralizzata. Re e delgati si valgono della forza organizzata con il
consenso dei loro sudditi per far marciare un sistema politico
− l'altro senza centralizzazione.

Tipologia
Evans-Pritchard e Fortes distinguono 3 tipi di sistemi politici:
1. piccolissime società. Dove l'unità politica abbraccia un gruppo di persone tutte unite
da legami di parentela.
2. società dove la struttura del lignaggio è alla base del sistema politico. Sistema
politico e lignaggio sono strettamente collegati.
3. società dove la struttura politica si basa su un'organizzazione amministrativa.
Lucy Mair distingue governo senza stato da stati africani. Nei governi senza stato distingue:
− governo minimo: comunità politica ristretta.
− Governo diffuso: il tutta la popolazione adulta maschile partecipa ugualmente al
dovere del servizio pubblico
− governo in espansione: gruppi legati da parentela tra loro in competizione ai quali si
uniscono stranieri.

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Southall propone una classificazione dei sistemi politici basandosi sulle particolarità
distintive della loro natura segmentaria, parte dal presupposto che l'attività politica sia
segmentaria. Distingue quindi i tipi in 2 grandi gruppi:
− uno segmentario-piramidale: l'autorità centrale deriva da una delega consensuale da
parte delle unità componenti senza che l'autorità diviene stabile
− segmentario-gerarchico: si ha una delega associazionale
la tipologia di Southall valorizza l'apporto antropologico sulla natura segmentaria
dell'attività politica.

Il concetto di tribù
l'uso del termine è molteplice , il senso e il significato sono vincolati al contesto e
dipendono dall'autore. Il termine inizialmente tribus si riferiva ad una delle 3 stirpi dei liberi
cittadini romani. Sotto Tullio indicava le4 divisioni urbane di Roma e in particolare si
riferiva alla folla e alla povera gente. Con l'antropologia il termine ebbe di nuovo fortuna,lo
utilizzavano esploratori, missionari, amministratori e veniva applicato in modo generico ad
ogni gruppo diverso per lingua, cultura o norme.
Morgan e Maine ripresero il significato romano e indicarono con tribus i gruppi di parentela
organizzati secondo discendenza.
Evans.P definisce la tribù come il gruppo massimo di popolazione che si riconosce come
unità locale distinta ma sostiene anche l'obbligo di concorrere alla guerra contro estranei e
riconoscere il diritto dei propri membri alla ricompensa per le offese.
Cohen e Middleton affermano che la tribù non è statica ma dinamica: aperta a ogni
relazione. La parola tribalismo deriva da tribù e si usa per indicare un atteggiamento
mentale e politico di conservazione e non di progresso.

Ordinamenti politici dell'uguaglianza


le società si caratterizzano per l'uguaglianza dei loro membri. È possibile rilevare una
stratificazione sociale che non è ne stabile né perpetua. Il sistema stesso si propone di
annullare o vincere tentativi di prevalenza di uno rispetto agli altri.
Nella comunità di cacciatori e raccoglitori l'organizzazione sociale è fondata sulla famiglia
nucleare e sulla banda ovvero un'alleanza di gruppi di età formata da un insieme di famiglie
e coincide con una famiglia estesa. Tutti i membri della banda hanno uguali diritti e anche la
distinzione dei sessi ha peso minimo.
Una figura particolare tra gli Mbuti è il clown che si propone tra due litiganti e svuota con il
ridicolo i motivi della disputa. Le trasgressioni gravi come l'incesto sono punite con l
ostracismo: il colpevole è rifiutato da tutti e abbandonato nella foresta perchè è unica
autorità superiore a tutti. La pena di morte è una minaccia verbale più che reale e le
uccisioni sono infrequenti.

La struttura del lignaggio


Le bande dei cacciatori e raccoglitori hanno una struttura di parentela più vasta dove il
lignaggio rappresenta la base delle alleanze politiche, che sono innanzitutto alleanze di
matrimonio. Il sistema di lignaggio come base della struttura politica è abbastanza
diffuso(tra Tallenesi e Nuer). La struttura del lignaggio non è determinata dall attività
tecnica e economica di un popolo. Il significato politico di lignaggio deriva dalla
discendenza del primo antenato ovvero il primo occupante del territorio. Il lignaggio
originario cioè quello dell'antenato diventa il lignaggio autentico, puro, dominante.
Bisogna tenere presente la natura segmentaria del lignaggio: l'attività di ogni segmento di

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lignaggio è autonoma nell'area del suo territorio, è un autonomia che assume valore in
relazione agli altri segmenti e si fonde con essi quando l'arco del lignaggio si allarga per
comprendere anche i segmenti minori. È ciò che Evan-Prichard ha chiamato relatività del
lignaggio. Il lignaggio porta a fare del culto degli antenati una manifestazione tipica
dell'ordinamento politico: il pellegrinaggio del Tallenesi al santuario bogar del primo
antenato ha lo scopo di ottenere fertilità dai campi e fecondità dalle donne. La società
tallesene è patrilineare, dove la figura del padre erede dell'antenato è dominante. I capi
lignaggio formavano il consiglio degli anziani ed erano considerati custodi della terra,
amministravano la giustizia.
Tra i Nuer invece non vi è una figura predominante che rappresenta il capo politico. La
società è divisa in classi, con l'iniziazione tutti divengono membri di una classe d'età, tuttii
membri di una stessa classe sono uguali. Le classi anziane hanno più peso di quelle giovani.
Ognuno si fa giustizia da se infatti tra i Nuer è facile che scoppi il duello con popolazioni
confinanti. Ci sono delle figure con una certa autorità ma solo autorità rituale:
− capo della pelle di leopardo: intermediario per purificare chi è colpevole di omicidio
può anche svolgere funzioni politiche
− il gwan buthni: sacerdote, maestro di cerimonie nei sacrifici collettivi.
− I profeti: considerate persone possedute dallo spirito

Le classi d'età
Gradi = l'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza, la vecchiaia
Classi d'età = connotazione precisa istituzionalizzata. Significato strutturale per
l'ordinamento sociale e politico.
Il sistema delle classi può variare, tra i Nuer sono parte della struttura politica mentre tra i
Masai sono base strutturale dell'ordinamento politico.
Dal punto di vista della successione cronologica si distinguono 2 tipi di classi:
1. lineare: i giovani della stessa età vengono iniziati durante un unico periodo e formano
una sola classe. Le classi possono quindi indicare l'età sociale o l'anzianità dei
membri. Si succedono l'una all'altra in modo lineare.
2. Ciclico: la partecipazione ad una classe è aperta solo ai figli dei membri della classe
che al momento dell'iniziazione hanno una posizione di prestigio. Non sono tutti
coetanei ma spesso giovani e anziani vengono iniziati insieme. I nomi delle classi
sono pochi e tornano ritmicamente: il tempo di iniziazione è determinato dalla
condizione protempore della classe del padre.
Nei Masai, l'ingranaggio delle classi tende alla preservazione dei diritti e della condizione
dei membri di ogni classe, come pari. La classe si forma per nascita sociale ovvero tramite
iniziazione, inoltre nelle classi vi è mobilità interna cioè ogni membro puuò raggiungere
ogni grado di autorità e potere.
Nei Masai distinguiamo 4 elementi:
1. distribuzione territoriale: il villaggio rappresenta la unità minima residenziale, i
giovani iniziati insieme sono un unità ed assumono un proprio nome. In ogni distretto
i giovani iniziati vivono in un villaggio unico distinto. Il gruppo dei guerrieri è
formato da due scaglioni: il destro (che raggruppa il primo scaglione di iniziati) ed il
sinistro (l'ultimo). Dopo 15 anni i due scaglioni si uniscono e formano un unica
classe.
2. villaggio dei guerrieri: la costruzione di un villaggio per i giovani iniziati è materia di
discussione degli anziani, che danno il consenso o meno. Il villaggio è riservato ai
giovani guerrieri. L'organizzazione interna nel villaggio riflette l'organizzazione

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sociale della parentela, i giovani distribuiscono le loro abitazioni secondo


l'appartenenza al clan.
3. relazione ol piron: le classi d'età contemporaneamente presenti possono essere 6 ma i
rappresentanti delle ultime 3 sono pochi e vengono ritenuti sacri. Tra tutte le classi
c'è una relazione che viene definita ol piron (la parola si riferisce al bastone usato
nelle cerimonie) e viene applicata agli anziani delle classe alternata superiore. Questi
sono i padrini, assumono responsabilità dell'educazione tribale e sociale. La relazione
ol piron non è solo cerimoniale o sociale ma anche politica: i guerrieri sono tenuti ad
obbedire ai membri di classe C; gli ol piron sono quindi padri politici dei giovani
guerrieri.
4. il laibon e altri dignitari: i laibon sono maghi professionisti e esperti rituali. Questi
influiscono sull'opinione degli anziani i quali non prendono decisioni senza
consultarli. La figura del laibon non ha importanza politica.
Le figure guida di ogni classe sono invece gli ol aunoni : la scelta è fatta dagli ol piron: il
candidato deve avere perfezione fisica, culturale e etnica. Consigliere che indica la strada.
Un altra figura è quella del ol aigwenani: è il portavoce del gruppo. Deve essere un buon
oratore e leader. Se si distinguerà nella sua funzione verrà detto ol aigwenani kitok
La distribuzione dell'autorità e del potere è cosi riassunta:
− alla prima classe degli ultimi iniziati --->potere delle armi
− alla classe seconda ---> diritto di attendere alla famiglia e agli armamenti
− classe terza ---> autorità e potere politico, obbedienza da tutti, controllo dell'attività
militare dei guerrieri
− classe seniori ----> dignità e poteri religiosi

I consigli
I consigli degli anziani sono consigli di classe d'età. I sistemi delle classi e quelli di
lignaggio operano per mezzo dei consigli: i membri del lignaggio e delle classi siedono con
parità di diritto secondo le competenze del gruppo.
I consigli hanno scopo decisionale e sono il luogo per la dialettica delle opinioni. Si possono
manifestare conflitti e tensioni fino alla rottura, ma si può anche avere il superamento.
Una sede comune puo essere sotto un albero o un edificio monumentale,grazie alla sede tutti
gli aventi diritto possono partecipare.
In ogni società possono esserci vari consigli spesso coordinati in modo gerarchico, la
molteplicità dei consigli corrisponde alle varie istituzioni che formano la struttura della
società.

Ordinamenti politici della disuguaglianza


Vi è nelle società acefale l'emergere di individui con potere personale o di clan dominanti e
aristocratici. Nelle società centralizzate il processo di disuguaglianza è favorito e da luogo
alla stratificazione sociale. Il clan dominante si fa dinastia e accentra il proprio potere nel
proprio ambito.
Dinastia: quando la parentela accentra in modo costante il potere nel gruppo dominante
Il titolo che da diritto a partecipare al potere è la discendenza dell'antenato fondatore. La
dinastia può dirsi un lignaggio che traduce l'autenticità della discendenza del primo antenato
in termini di potere politico in relazione ai discendenti dello stesso antenato e sui territori da
essi occupati.
Il capo della dinastia diviene la massima discendenza, è rappresentante dell'antenato a tal
punto che viene identificato con lui; questa posizione viene sfruttata politicamente per

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accentrare il potere nelle mani del capo.


Capi e re. Il re divino
Il capo è chiunque eserciti un'autorità (quindi anche un padre nel sistema patrilineare), ma
ha dei limiti , si esaurisce nella sua persona e nella sua capacità personale.
IL re invece va oltre la sua persona fisica e il raggio di controllo personale, è considerato il
rappresentante vivente dell'antenato e riassume nella sua persona tutto il potere. Il suo
potere si estende a tutto il territorio che diviene il suo regno. Frazer coniò il termine re
divino: vide che nel reth degli Shilluk quando il re dava segni di debolezza o vecchiaia
veniva sepolto vivo e sostituito con un re più vigoroso. Questo perchè il re deve
rappresentare benessere e deve garantire benessere per il popolo. Nessuno è pari a lui, anche
le donne, infatti vi è l'incesto regale perchè sposa la sorella, l'unica che può stargli alla pari.

La regalità circolante
L'ufficio del re segue un sistema di rotazione da un lignaggio all'altro, da un territorio
all'altro. Esempio gli Anuak: gli abitanti di un villaggio potevano scegliere come capo un
nobile anziché il capo tradizionale, quindi si effettuava una divisione dei poteri politivo e
religioso. Questa autorità aveva come simbolo alcune insegne che passavano di mano in
mano ai singoli capi, chi le deteneva era considerato re: per ottenerle si combatteva e
gareggiava. Nella monarchia Silluk la figura centrale è Nyikang: fondatore della stirpe è
considerato divinità e mediatore tra Dio e gli uomini. L'accesso all'ufficio del reth era
riservato ai discendenti che però erano molti considerando le varie mogli che il re prendeva
da ogni distretto. La successione non era mai pacifica e l'investitura del vincitore era un
occasione per cui tutti i rappresentanti dei distretti ne prendevano parte. Per superare le
rivalità il nuovo reth doveva appartenere a religione opposta al suo predecessore, vi era cosi
un alternanza nell'ufficio del reth.

Lo stato
Si distinguono vari tipi di stato:
1. stato amministrativo o burocratico: è rappresentato dal regno d'Uganda, che si basava
su una struttura gerarchica di uffici e cariche sui quali sovrastava il potere assoluto, il
Kabaka o re. Il territorio era diviso in distretti e il re risiedeva nella capitale assistito
da un consiglio ristretto e da un consiglio allargato ( di cui facevano parte i
funzionari di corte e i capi distrettuali, vipresiedeva il Katikiro ovvero il più altro
funzionario con funzioni sacre. L'ufficio del katikiro non era ereditario)
2. stato stratificato: stati sorti per conquista ,con lotta armata o prevalenza culturale e
demografica. È uno stato conservatore e tende a mantenere la disuguaglianza. I
membri dello stato non hanno gli stessi diritti. L'etnia dominante detiene per sé e per
i suoi il potere politico e quello economico.
3. stato matrilineare: ordinamento fondato su un sistema di discendenza matrilineare
dove la posizione della donna è di sommo rispetto. Il potere è normalmente detenuto
dal capo della parentela matrilineare; la sua autorità è suprema perchè deriva dagli
antenati, tra i capi vi era una gerarchia fissata dalla loro posizione di parentela.
4. stati feudali: sono stati amministrativi e tradizionali. Goody sottolinea che i sistemi
feudali dell'africa non ebbero tecnologia feudale e quindi il termine è inadeguato.

L'ordinamento politico e l'individuo


l'antropologia ha studiato gli ordinamenti che sostenevano la struttura politica. Mette al
centro l'individuo in quanto uomo come scopo degli ordinamenti politici. L'uomo in quanto

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tale resta al centro dell'attenzione antropologica, quindi ci si chiede qual'è la posizione del
singolo individuo nell'ambito dei vari tipi di ordinamenti politici.
Nel contesto tecnologico la posizione individuale è limitata da situazioni di arretratezze, nel
contesto sociale vi è più possibilità di attività individuale ma le possibilità massime si
riscontrano nel contesto politico e economico, anche se in base ai tipi di ordinamento.Vi è
una differenza tra società acefale e società centralizzate:
− nelle società acefale: lasciano massimo adito alle possibilità individuali. Il singolo ha
piena occasione di mostrare le sue abilità
− nelle società centralizzate: non si può andare oltre il limite imposto dal capo,anche l
ambito dei consigli è limitato per le competenze e funzioni a loro affidate. Nella
forma estrema si ha la schiavitù.
Con la somma del successo economico, di prestigio e di riflesso si vengono a creare i
cosiddetti grandi uomini, big men, che hanno riconoscimento vasto fino a rappresentare un
istituzione.

Il ricorso alla violenza: lotte e guerre


Le lotte avvengono per principi conflittuali e portano ad un equilibrio politico precario.
Le cause sono da ricercare nelle tensioni personali che derivano dall ambizione individuale,
dall esibizione delle proprie capacità, dal successo e della ricerca di prestigio. I mezzi per
eludere le tensioni possono essere:
− i riti liberatori
− il ricorso alla segmentazione dei gruppi di parentela
Le lotte sono duelli individuali e esercizi competitivi tra singoli individui.
I duelli invece sono esibizioni di forma individuale.
Le razzie sono spedizioni di violenza collettiva organizzata.
La faida invece è una forma istituzionalizzata di violenza: è un inimicizia che oppone due
gruppi, generalmente parenti, segnata da una catena di delitti e riparazioni. Le inimicizie
coinvolgono tutta la parentela e l'obbligo di riottenere riparazione per l offesa subita si
tramanda in generazione. Spesso l'omicidio è il delitto che esige riparazione.
Altre due forme di ricorso alla violenza sono la ribellione ( propone il cambiamento delle
persone che occupano una carica politica senza intaccare il sistema) e rivoluzione ( muta il
sistema).

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CAPITOLO 10
L'etnema economico
la ricerca antropologica esamina l'attività economica perchè si riflette sull individuo come
membro della società ed è condizionata dalla condizione ecologica e dal tempo. L'attività
economica si svolge essenzialmente attorno a 2 soggetti: le cose materiali ( di cui l uomo si
serve) e il valore che egli gli attribuisce.
Nel periodo evoluzionistico, storico e culturale il tema centrale è l'economia naturale: cioe
quella che dipende dalla natura. Si vengono a formare due correnti di studio:
− formalista: l intento era giungere, mettendo a paragone più società a diverse forme di
economia,primitiva e industriale, alla formulazione di una teoria generale del
processo e struttura economici, dei quali la teoria economica attuale rappresenta solo
un caso speciale.
− Sostantivista: interpretata da Mauss, sostiene che la relatività economica delle
società primitive è diversa e non puo essere analizzata in modo oggettivo con i criteri
della scienza economica.
Tra le due correnti nacque una polemica: i formalisti consideravano l economia secondo la
definizione classica (scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e
mezzi rari che hanno usi alternativi) e i sostantivisti la consideravano come studio dei
sistemi di produzione, distribuzione e consumo nel quadro integrante di tutti i rapporti
sociali.

Primitivi e contadini
Il termine primitivi, nonostante è superato il suo significato evoluzionistico, si usa ancora
per riferirsi agli aspetti tecnologici ed economici.
Il termine contadini viene introdotto nell antropologia economica da Firth: in generale si
riferisce ai coltivatori della terrra ma egli lo riferisce anche ai marinai che dalla pesca
traggono il loro nutrimento, quindi gli da significato prettamente antropologico economico.

Ecologia- tecnologia-economia
Il rapporto ecologico dell uomo lo porta a considerare la terra come luogo di residenza e
suolo di sfruttamento. L'uomo si inserisce in un rapporto di continuità e di intimità che viene
definito simbiosi. La terra diventa valore economico che si possiede e che si trasmette ad
altri.
La tecnologia è condizionata dall ambiente non non esclusivamente determinata da esso, è
frutto infatti dell intuizione della mente umana. Il rapporto sistematico tra ecologia e
tecnologia rappresenta la prima espressione specifica dell'economia.

La circolazione
Il primo problema che si pone all'attenzione è la distibuzione:
− la distribuzione è un fenomeno che consiste nel distribuire cibo in un determinato
ordine e valore: nella caccia ad esempio colui che ha scagliato la freccia è colui che
distribuisce la carne. Innanzitutto le porzioni saranno larghe a 5 o 6 persone e l'ordine
sarà: il proprietario della freccia, chi l ha prodotta e i cacciatori. Dopo si effettua una
seconda distribuzione: sarà fatta da coloro che hanno distribuito per primi e tengono
presente innanzitutto i parenti prossimi. Mentre le prime distribuzioni sono
obbligatorie le altre sono dei doni. La distribuzione ha valore socializzante e
abbraccia tutti i membri della banda.

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− Diritto di proprietà: possedere la freccia porta diritto di precedenza


− lo scambio: la distribuzione ha valore di scambio. Compiuti gli obblighi sociali
verso i consanguinei la distribuzione agli altri è un regalo. Tutto puo essere dato in
regalo e lo scambio è frequente e continuo, sotto varie forme. Esempi di scambi sono
il sistema Kula e il sistema Potlatch.
Il sistema Kula vede lo scambio di manufatti di conchiglie detti vaygnia. Lo scambio era
cerimoniale e arrecava prestigio a chi donava e a chi riceveva.
Il sistema potlatch (dal canada al alaska) è un esempio di prestazione totale di tipo
agonistico. È una prestazione di ospitalità: mettono a disposizione dell ospite tutti i beni
alimentari e ornamentali.
− Le prestazioni minute o parziali: forma di baratto contemporaneo che ha per oggetto
strumenti da lavoro o altri manufatti minori.
− La moneta: non ha valore materiale specifico ma simbolico. Serve allo scambio di
più merci di diverso tipo.

CAPITOLO 11
L'etnema religioso-magico
Il cosmo è la totalità degli esseri, delle cose, l'insieme delle interpretazioni e delle relazioni
che confrontano l'uomo. Nella realtà cosmica ci sono aspetti e forze che sfuggono alla
conoscenza dell'uomo ma con le quale egli si sente in rapporto. Ogni forma di religione e
magia popone un sistema di pensiero. L'etnema magico-religioso non si limita solo al livello
intuitivo e interpretativo ma si struttura in un insieme di atti e manifestazioni culturali,
religiose, magiche che collocano l'uomo in un rapporto preciso con l'universo. Tutti gli
aspetti misteriosi del cosmo suscitano reazioni contrastanti: ci sono persone che si sentono
stimolate,altre indifferenti.

Il linguaggio religioso
il linguaggio a causa delle poche conoscenze sul mistero,è un linguaggio peculiare.
− il simbolo: esprime un rapporto che non è direttamente precisabile. Non è arbitrario
ma corrisponde alla struttura dinamica della cultura e al sistema di pensiero della
cultura.
− I miti: rappresentano espressioni tipiche del linguaggio simbolico e sono elemento
costante del linguaggio religioso-magico. Rappresentano una vicenda in cui gli
aspetti e le forze intuite dall uomo assumono sembianze di esseri ,animali o persone,
sono vicende fantastiche e immaginarie.
− La forza vitale: è l'impulso determinante dell esistenza e della vita. Tutti gli esseri ne
partecipano e chi la perde si ammala e muore.(secondo i malesiani è definita mana e
porta successo e fortuna, hanno anche il significato opposto ovvero sfortuna detta
mara che porta insuccesso e debolezza).
− Il toteismo: sinonimo simbolizzante per il quale si attribuisce a un essere qualunque
un valore simbolico.

Religione e magia
Secondo Frazer la magia e la religione sarebbero stadi ulteriori della scienza e segnano i
passaggi evolutivi della conoscenza umana, dall'irrazionalità alla razionalità.

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Secondo Durkheim invece religione e magia sono distinti in termini di sacro e profano,
sociale e personale: la religione si costituisce in chiesa, persegue scopi sociali mentre la
magia ha scopi individuali,di interesse particolare,non impone limiti.
L'antropologia invece ritiene che l'etnema religioso-magico da un interpretazione umana del
cosmo nella sua totalità misteriosa , composto da un insieme di forse vitali e di morte. Il
mistero del cosmo resta occulto sia difronte agli sforzi razionali sia difronte a quelli
irrazionali: di conseguenza non esiste differenza e sono un unico etnema.

L'etnema religioso-magico e l'ambiente


l'ambiente ha relazione stretta con l'etnema religioso magico perchè non si puo penetrare a
fondo dei concetti religioso/magici senza tenerlo in considerazione.
Nello sviluppo del ciclo l'insieme dei riti aiuta a mantenere intatto un ambiente ,limita il
ricorso alla violenza della guerra . Il caso più tipico di rapporto tra ambiente (oikos)e
etnema religioso-magico si ha nell induismo con il rispetto della vacca: questo animale
viene lasciato girovagare perche non si nutre delle stesse cose dell'uomo, inoltre provvede al
concime e materiale da fuoco, che nelle condizioni ambientali dell india sarebbe difficile
produrre, ha insomma carattere sacro.
Ci sono 3 tipi di etnema religioso-magico:
1. il teismo silvestre: la selva nei popoli raccoglitori e cacciatori è sfruttata per trarne
sostentamento e alimentazione, quindi condiziona la vita di tutte queste genti. La
foresta sta al centro delle concezioni e delle pratiche religiose e magiche dei Pigmeu
dellIturi, infatti è considerata da loro una divinità, causa del bene e del male: quando
c'è la morte o la malattia la foresta ha bisogno di essere svegliata e rassicurata, infatti
in queste occasioni si intonano dei canti per la foresta in riti chiamati molimo, dove
la gente comunica con la foresta che è il suo dio. Gli mbuti la considerano madre o
padre, ed è una divinità. È considerata buona e affettuosa. Nei Bosciamani del sud
africa invece vi è una concezione di dio duale: ci sono due dio,uno maggiore a
oriente dove sorge il sole,l'altro minore a occidente creato dal dio maggiore, ognuno
dei due ha una moglie, e il rapporto tra i due dei non è di padre-figlio ma di padrino-
figlioccio ovvero relazione giocosa e rispettosa. I nomi degli dei sono molto rispettati
e mai pronunciati a caso.
2. il teismo agreste: la vita viene vista come fecondità, intesa in senso lato come fertilità
dei campi e delle famiglie e come continuità della vita nel vincolo con gli antenati.
L'essere supremo è l'antenato,il vecchio, il padre dei padri. Il nome di dio negli Zulu è
Nkhulunkhulu che significa grande-grande, anziano-anziano. Viene descritto come creatore
di tutti gli esseri umani, le montagne, il sole, la luna.
Un altro aspetto tipico è la valorizzazione simbolica della terra: provvede il suolo da
coltivare, da i frutti, i raccolti ed è sede degli antenati perchè furono i primi ad occuparla. La
terra assume valore sacro e universale, è considerata viva e unità totale.
3. il teismo pastorale: le caratteristiche sono la visione costante del cielo e
l'attaccamento solido dell'uomo agli armenti che alleva. Al pastore il cielo si presenta
come simbolo della totalità del cosmo e gli animali servono per rinsaldare i sacrifici.
L essere supremo ha carattere uranico, viene messo in relazione agli esseri del cielo e
alle manifestazioni atmosferiche. Spesso dio è detto cielo. Tra i pastori Nuer dio è lo
spirito del cielo,quindi si riferiscono al cielo per definire la posizione in alto, ma non
considerano il cielo come dio ma in senso spaziale.

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La stratificazione gerarchica degli spiriti


la concezione teistica è certamente spiritualistica. A volte gli spiriti non sono considerati
divini, altre volte gli gli attribuiscono delle capacità. Ci sono casi in cui vengono considerate
divinità e si arriva alla formazione di un pantheon con una stratificazione gerarchica di tutti
gli spiriti:
− nelle hawaii: si distinguono 7 ciecli, la creazione degli uomini è attribuita al dio
supremo Tane.poi vi sono altre divinità diffuse, come il dio della guerra,
dell'agricoltura e delle acque.
− Nell'africa occidentale: al vertice c'è il dio supremo Olodumarè, e le divinità inferiori
vengono dette Orisha e sono innumerevoli, personificano le qualità e le funzioni
dell'essere supremo.

Il culto in genere
Le manifestazioni esteriori della religione e della magia si esprimono nel culto. Le forme
più comuni di culto sono:
− la preghiera: si esprime attraverso il silenzio, la parole, i gesti ed è molto diffuso.
− il sacrificio: ha un valore simbolico perchè rappresenta l'offerta della quale l uomo si
priva per esprimere dipendenza alla divinità. Il sacrificio umano è raro se pur
presente, ma spesso viene sostituito con quello dell'animale.
Lo scopo del culto è stabilire rapporto con divinità o altri spiriti per arrivare ad un contatto
diretto. In genere ci si rivolge in situazioni gravi o solenni.
Il culto degli antenati non è culto dei defunti perchè non tutti i defunti sono antenati ma
antenato viene considerato colui per il quale sono state compiute cerimonie e sepoltura, e
che in vita hanno avuto importanza sociale, vengono definiti morti viventi. I luoghi di culto
possono essere dovunque.

Mediazione e culto: i sacerdoti


l'esercizio del culto non esige per forza un mediatore anche se spesso è presente in diverse
culture:
− il sacerdote puo essere occasionale (colui che svolge l'attività secondo le necessità
del momento, ad esempio l'attività sacrale del padre di famiglia) e professionale
(riconoscimento del diritto di rappresentanza sacrale come qualifica sociale
permanente)
il tirocinio dei sacerdoti nel sistema dell africa occidentale ( gli oblati, ovvero mogli di dio,
sono coloro che diventeranno sacerdoti attraverso un percorso, vivendo segregati per un
periodo e venendo puniti per trasgressioni)
− i parasacerdoti: professione a carattere tecnico, al servizio dei clienti (mago,
divinatore,sciamano..)

la divinazione: il divinatore
l'arte della divinazione è molto diffusa e deriva dal bisogno umano di scoprire ciò che è
nascosto nel mistero del cosmo.
Puo basarsi sul contatto con una divinità oppure sul ricorso a mezzi empirici di
osservazione. Essenzialmente è una tecnica di lettura di certi segni naturali o artificiali per
ottenere informazioni utili. L'astrologia è la tecnica più diffusa dell'antichità classica. Le

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forme di oracolo si diversificano in base agli scopi (in Uganda per curare le malattie, in
Sudan per determinare il giudizio su un comportamento attraverso prove dolorose). La
divinazione dei segni ha lo scopo di scoprire e di influenzare l'atteggiamento delle divinità
degli antenati o di altri spiriti. Essendo una tecnica richiede un apprendistato, a volte deriva
da una conoscenza della famiglia ma comunque non tutti riescono a sobbarcarsi la fatica del
tirocinio. Tra le altre conoscenze del divinatore vi è anche la virtù medicale delle erbe.

Lo sciamano
estasi= essere fuori di sé. Gli scopi sono del culto, contatto diretto con spiriti, guarigione
dalle malattie ecc
posseduto= dissociazione di personalità assieme a manifestazioni fisiche come tremolio,
sudore, bava, predizioni...
Il tecnico dell'estasi è il medium o sciamano: è professione permanente, il soggetto è scelto
dal fatto che è perseguitato da continue possessioni quindi viene considerato predisposto.
La tecnica normale dell'attività sciamanica è la danza: si accompagna a ritmo di tamburello,
o vaglio del riso. Spesso si fa uso di droghe o narcotici.
L'attività sciamanica è rispettata ed è considerata necessaria per la cura delle malattie.

La stregoneria
La figura dello stregone non è una figura di culto anzi è universalmente condannata perchè
considerata figura del male e a cui si attribuiscono i mali generali. Chi viene scoperto viene
condannato anche con la pena di morte. Nessuno può essere dichiarato stregone ma tutti
credono che gli altri lo siano: c'è un sospetto che investe chiunque ma viene scoperto solo
alla morte del sospettato quando vengono trovate anomalie nel suo corpo.

Il profeta
il profeta è l'uomo della riforma, assume il compito di denunciare la sfasatura tra rispetto
della tradizione e della lettera e la realtà esistenziale, e si fa promotore di nuove forme e
nuove strutture. La parola deriva dal verbo greco “pro-phemi” che significa dire prima. I
profeti possono essere:
− profeti fanatici: con manifestazioni strane e violente
− profeti veggenti: abili nel predire e risolvere situazioni difficili
− grandi profeti: investiti da una missione divina, espressa dal messaggio del popolo
la sua azione riformatrice sarà positiva se viene ascoltata ma l'insuccesso segnerà la fine
della sua azione.

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