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ANTROPOLOGIA CULTURALE Prof. Mara Mabilia UniPD Uomo, cultura, societ (Bernardo Bernardi) 1.

NATURA E CULTURA Qual loggetto della ricerca antropologica? lUOMO; Qual loggetto dellEtnologia (= la scienza dei popoli)? la STORIA della CULTURA. Cosa studia lAntropologia culturale? Indaga sul significato e le strutture della vita delluomo, come espressione della sua attivit mentale. Lattivit mentale delluomo espressione di scelte precise delluomo stesso, che egli opera per ordinare la propria vita. Tali scelte costituiscono la CULTURA:

La Cultura quellinsieme di scelte che lattivit mentale delluomo elabora per ordinare la propria vita. Luomo condizionato nelle sue scelte: Dalla sua costituzione di individuo; TEMI DOVE SI SVOLGE IL Dalle relazioni con altri individui; DISCORSO ANTROPOLOGICO Dalla natura che lo circonda e in cui vive 1. LA NATURA, FONDAMENTO DELLA CULTURA La Natura Cosa studia lantropologia della Natura? Studia i vari significati sotto il cui concetto di natura si presta alla mente umana per ordinare la vita delluomo in sistemi di interpretazioni teoriche e istituzioni sociali. Quante e quali sono i significati antropologici del concetto di natura? 1. Natura intesa come luniverso, come la totalit cosmica, dove luomo immerso e dove trae la misura per capire il suo limite individuale. Il Cosmo, avendo carattere sfuggente, misterioso, spesso viene interpretato dalla mente umana come un simbolo particolare, che diventa sinonimo di Dio; 2. Natura come lambiente ecologico (la terra, la vegetazione, gli animali). La vita umana si svolge in simbiosi con queste realt, luomo spinto a conquistare e dominare lambiente per ottenere i mezzi di sussistenza, ma la realt fisica della natura si presenta alluomo anche come oggetto di indagine e opposizione: la natura vista come complesso di forze estranee alluomo vista in contrasto con la cultura. Lopposizione viene espressa in termini mitologici o mistici, ad esempio Lvi-Strauss spiega il totemismo, cio il mondo animale e quello vegetale non vengono utilizzati solo perch ci sono, ma perch propongono alluomo un metodo di pensiero; 3. Natura come insieme delle leggi fisiche e biologiche che reggono la costituzione intima delle cose e degli esseri. Luomo stesso soggiace a queste leggi. La costituzione naturale delluomo (fisica e biologica) si presenta sottoforma duale (2 sessi) la distinzione uomo-donna un fatto naturale, che luomo non ha liberamente scelto, ma che deve accettare, e anzi rispettare. Qual la linea di confine tra Natura e Cultura? - La natura retta da leggi generali, fisse, universale costante e va per gradi; - Lattivit culturale, invece, procede per alti e bassi, secondo la libera scelta delluomo stesso. Qual la caratteristica pi significativa delluomo? Luomo ha la capacit e la caratteristica di intervenire sulla natura la osserva e la studia non solo per osservarla, ma anche per modificarne e correggerne il corso, secondo i propri intenti.

2 esempi di attivit che presentano le caratteristiche del passaggio tra natura e cultura: I. Linterazione sessuale, naturale e biologica, offre alluomo un campo di intervento: luomo infatti interviene con norme precise a regolare la propria attivit sessuale come il divieto dellincesto o lesogamia; II. Il Linguaggio (fatto universale di natura) e Lingua (fatto particolare di natura) e suoni/gesti (fatti di natura che corrispondono a leggi fisiche) assumono un valore semantico, cio diventano dei simboli usati per esprimere una realt diversa (quella del pensiero): tutta questa attivit gi cultura! un intervento delluomo sulla natura! Quindi la cultura si innesta sulla natura. il fondamento naturale che consente alluomo di sviluppare la sua attivit mentale e creare la cultura. La natura delluomo la cultura LUOMO, per sua propria natura, PRODUCE LA CULTURA! 2. IL SIGNIFICATO ANTROPOLOGICO DI CULTURA Quanti significati ha il termine Cultura? (2) 1) UMANISTICO, di portata limitante e restrittiva, che porta a conseguenze negative e a pregiudizi; Infatti: significato umanistico di cultura possesso di conoscenze pi o meno specializzate acquisite con lo studio (uomo colto) ha significato di distinzione e superiorit, di pregiudizio gli antropologi la rifiutano. 2) ANTROPOLOGICO, la prima formulazione del concetto antropologico di cultura di Taylor, che la definisce come il complesso unitario che include la conoscenza, la credenza, larte, la morale, le leggi e ogni altra capacit e abitudine acquisita dalluomo come membro della societ. Taylor con questa definizione poneva le premesse teoriche per superare il pregiudizio sullesistenza di genti senza cultura, inferiori e rozze. Il concetto assume il valore di patrimonio, cio di bene tramandato dai padri, e diventa leredit tradizionale che caratterizza ogni individuo e ogni societ. = una prospettiva evoluzionista: i primitivi sono ai livelli pi bassi di cultura, ma non ne sono privi! Non ci sono esclusioni! Tra gli aspetti pi significativi di questa definizione abbiamo: - Unitariet del concetto di cultura; - La cultura un complesso dinamico: quando sorge persiste e continua; - Ci sono varie prospettive attraverso cui analizzare il concetto: in rapporto al singolo individuo, alla comunit o come complesso unitario. Qual il compito dellAntropologia culturale? scoprire la dinamica interna da cui la cultura sorge e studiare le forme esteriori nelle quali si struttura. Spencer: lorganico la natura, il superorganico la cultura: Mentre lorganico soggiace alle leggi fisiche e biologiche della natura e accomuna tutti gli esseri viventi, la cultura sovrasta le attivit naturali perch il prodotto della mente degli uomini e li pone al di sopra degli animali. 3. ASTRAZIONE E SIMBOLIZZAZIONE ASTRAZIONE: la cultura oggetto di astrazione, perch un prodotto del pensiero, si concretizza nei valori teorici e nelle istituzioni sociali, ma, secondo alcuni studiosi, il fatto che possa essere vista come astrazione fa si che essa non esista come realt percepibile e che non possa cio, essere studiata. 2

White accusa gli antropologi a dare un senso di cultura troppo astrattista al concetto di cultura, accentuando troppo laspetto del comportamento umano, mentre bisognerebbe opporre il comportamento (psicologia) alla cultura (culturologia): ogni cosa ed ogni evento possono diventare oggetto di SIMBOLIZZAZIONE (White), se tale processo si riflette sul comportamento semantico tali eventi diventano oggetto di studio psicologico; mentre se tale processo di simbolizzazione viene in rapporto con altri simbolati, allora tali eventi diventano oggetto di studio della culturologia. Quindi per White, la cultura una classe di cose ed eventi dipendenti dalla simbolizzazione considerata in un contesto extra-somatico (extra-fisico, ma non psicologico). Questa definizione riprende Taylor, ma introduce lelemento nuovo di Simbolizzazione, cio un fenomeno fondamentale della cultura umana che si esprime con la lingua/parola, ma anche con linsieme dei modelli di comportamento e delle istituzioni sociali: Ogni azione o cosa delluomo pu assumere il valore di simbolo, che assume un significato nuovo che si aggiunge a quello naturale e normale: per esempio, una clava unarma, ma assunta a simbolo, il suo uso pu cambiare, diventando simbolo innocuo di potere. A causa della simbolizzazione, tutte le manifestazioni materiali dellattivit umana acquistano un significato culturale e diventano una specie di linguaggio singolare che raccorda gli uomini tra loro: cultura architettonica, cultura materiale, cultura religiosa, cultura dei poveri ecc. Laspetto ereditario della cultura attribuisce continuit alla cultura stessa, che si fa tradizione e diventa cos modello di comportamento, di conformit o di ribellione che caratterizza un qualunque gruppo, famiglia, associazione, trib, Stato o nazione. 4. CULTURA E CIVILT Fino al 1900, cultura e civilt erano usati come sinonimi, ma ci sono divergenze di interpretazione: Alcuni autori utilizzano il concetto di civilt come manifestazioni superiori, o territorialmente importanti della cultura (pi diffuse), ma questo esprime un giudizio di valore e non offre un criterio di misure per stabilire una graduatoria delle culture. Nel periodo evoluzionista si ordinavano per gradi di sviluppo le varie culture, ma queste graduatorie vennero abbandonate proprio per superarne le insufficienze e le inesattezze. Altri studiosi vedono la cultura come un aspetto ideologico con valori ideologici e interpretativi; e la civilt come aspetto concreto, con elaborazioni pratiche e istituzionali. La distinzione tra i 2 termini si pu cogliere in modo pi netto valorizzando letimologia latina della parola CIVILT: civilitas, da civis (cittadino) e il contrario peregrinus/hostis (forestiero). Inoltre civilis significa cortese, affabile; e il suo contrario ruralis (rustico, campestre). Perci il concetto di civilt sembra legato ad una forma di vita cittadina! Il termine civilt pu essere riservato per indicare una specializzazione della cultura, non come indice di superiorit ma in relazione allorganizzazione residenziale di citt, come struttura urbana. 5. CULTURA E SOCIET Sono sinonimi? No! Il termine societ molto sfuggente e assume significati anche molto diversi. Mauss d una corretta definizione, che evidenzia la differenza: 1- Cultura: concetto pi vasto (della societ) e comprensivo; espressione totale della mente umana; dalla cultura che lattivit delluomo singolo (il suo pensiero, le sue intuizioni) trae il suo impulso/modello; 2- Societ: considerata, non ne suo aspetto individuale, ma nellaspetto di partecipazione e associazione . una manifestazione della cultura umana. La societ linsieme dei sistemi normativi delle relazioni umane che traducono e attuano i valori e le interpretazioni culturali in istituzioni sociali! Esempio: la Terra vista come un bene valutabile in denaro, oppure anche come una divinit. Sono concezioni diverse tra loro che sono dordine culturale, ma si riflettono in maniera determinante sui modi di organizzazione e di comportamento sociale (rispettivamente significato commerciale e religioso)! 3

6. I VALORI CULTURALI Come avviene la formulazione di un valore? La formulazione di un valore (che un fenomeno della dinamica culturale) avviene per un processo di qualificazione che porta ad una valutazione. Avviene un confronto in base al quale si opera una scelta di un qualcosa considerato un bene e che pertanto va apprezzato, acquisito, conservato e trasmesso come uneredit. Ci che non interessa viene invece rifiutato, abbandonato, non cio un valore. Ma qual la misura che fa di un fatto o una manifestazione culturale un valore? la Partecipazione alla cultura come complesso unitario: ogni elemento costitutivo della cultura diventa un valore: lanzianit per i Masai, la sacralit della terra per i Tallensi del Ghana, ma anche le istituzioni della struttura di una societ, i miti e i detti sapienziali, gli utensili e i cerimoniali, tutto rappresenta un bene culturale e quindi un VALORE. - Lapprezzamento dei valori culturali viene trasmesso come uneredit nella tradizione e crea una scala di valori che fa nascere un sentimento di identit con una determinata cultura, riconoscendo questi valori come un patrimonio che va mantenuto e rinnovato; ma non si cristallizza, cio variano nel tempo, infatti: Ogni valore comunque relativo in rapporto ai tempi e ai singoli individui la relativit importante per lantropologia, che nasce per apprezzare e far conoscere i valori della cultura umana in tutte le sue manifestazioni e diversit. - Lapprezzamento importa gradazioni diverse, si stabilisce una scala di valori che per non assoluta, ma si esprime nel sentire comune. 7. I SISTEMI E I MODELLI CULTURALI Il riconoscimento della logica razionale che anima ogni cultura un dato acquisito dallantropologia solo recentemente e solo lapertura mentale e la preparazione metodologica consentono di cogliere laspetto razionale dei fenomeni culturali e di rilevarne le corrispondenze e la coerenza che li uniscono in sistema: sistemi di pensiero, sistemi politici, sistemi di parentela. Ruth Benedict ha introdotto il concetto di modelli culturali (VEDI P.7-8), definiti come coerenti organizzazioni di comportamento, cio il complesso culturale unitario non solo per quanto riguarda la totalit delle manifestazioni culturali, ma si riferisce anche allintima connessione che lega tra loro tali manifestazioni; c un nesso logico, razionale tra le singole espressioni della cultura , c coerenza e corrispondenza nellunione in un sistema di tali fenomeni culturali, che pu sfuggire a chi ne estraneo. Personalit di base linsieme dei modelli di comportamento offerti da una determinata cultura ai quali un individuo si conforma e fa propri certi comportamenti che sono comuni a quanti si considerano parte di quella cultura. 8. USI E COSTUMI Come si passa da Valore a Norma? Ci che un valore, un modello, impegna ogni singolo membro di una societ a rispettarlo e osservarlo, tramutando cos la cultura in norma, cio le viene attribuita una forza coercitiva che limita la libert dellindividuo e lo guida a conformarsi a forme stabilite di comportamento (in questo Durkheim vide lorigine della societ).

La Norma ha un potere che limita la libert di scelta di un individuo e lo guida a conformarsi alle forme di comportamento stabilite: - La dinamica della norma non mai cos formalizzata, ma deriva la sua efficacia dalla necessit delluomo di identificarsi con altri uomini, di appartenere ad un gruppo; - La norma indica ci che stato trasmesso e acquista perci un significato morale. il complesso delle norme forma gli usi e costumi, cio il modello di comportamento normale nellambito di una cultura e societ. 9. ISTITUZIONI E STRUTTURE SOCIALI Le norme si riflettono sul comportamento pratico negli usi e costumi. Quando lattuazione di una norma diventa stabilizzata e costante e costituisce un elemento determinante dei rapporti sociali, diventa istituzionalizzata LA NORMA SI FA ISTITUZIONE! Cosa sono le istituzioni sociali? Sono elementi acquisiti e componenti del sistema sociale; danno concretezza allidea di societ. Le istituzioni della famiglia, dellorganizzazione politica, delliniziazione giovanile rappresentano la societ e segnano i lineamenti della cultura. Cos la struttura sociale? societ cultura = Struttura sociale 1) Secondo Radcliffe-Brown la struttura sociale la sistemazione costantemente mantenuta delle persone entro rapporti definiti o controllati da istituzioni, cio da norme o modelli di comportamento socialmente determinati . 2) Secondo Lvi-Strauss la struttura sociale il sistema simbolico delle relazioni costanti tra i fatti. 10. LE CULTURE ALTRE Non esiste una sola cultura, ma molte. Ognuna rappresenta il modo tipico e specifico in cui i popoli definiscono i propri valori e con cui ordinano le proprie istituzioni in un sistema sociale distinto dagli altri. La molteplicit delle culture si esprime in due poli: - LUniformit tutti gli uomini appartengono per natura ad una razza identica, lhomo sapiens (valore fondamentale per spiegare luniformit che esiste tra le culture umane). Ogni uomo infatti, sia che abiti in Amazzonia o a New York deve sempre affrontare problematiche nel suo rapporto con la naturauniverso che lo circonda, con la realt cosmica misteriosa e con lambiente fisico e sociale; - La Diversit ogni cultura anche diversa e dipende oltre che dal luogo, dal tempo e dalladattamento nellambiente, anche, e soprattutto, dalla libert di scelta delluomo (in uno stesso ambiente!). Ecco che non tutti i popoli che vivono nelle foreste si comportano ugualmente. C chi per esempio vive dei soli frutti della foresta e chi invece si apre un varco e prepara il terreno per coltivazioni proprie. Lidentificazione delluomo in una cultura sicuramente cosa positiva, ma pu diventare negativa quando si sfocia nelletnocentrismo, vera malattia culturale, nel momento in cui la propria cultura di appartenenza viene assunta come termine di paragone, discriminando le altre culture: diventa cos rozzo, incivile e barbaro ci che viene fatto dagli altri uomini di cultura diversa dalla propria lautarchia (autonomia) culturale rappresenta un impoverimento e una stasi, perch blocca la dinamica culturale sfavorendo i contatti tra culture altre e gli scambi culturali. Lantropologia nasce per superare le discriminazioni e il pregiudizio, per comprendere appieno i valori delle altre culture e per capire appieno i valori e i limiti della nostra. Il relativismo culturale porta al rispetto per tutte le culture nelle culture emerge sempre un unico assoluto, cio luomo nel suo diritto alla vita e alla libert , degno di riconoscimento e accettazione. 5

11. SOTTOCULTURE, EGEMONIA CULTURALE Sottocultura esempio comunit italiana a New York, parte di un fenomeno di stratificazione culturale e sociale. Non possiede una completa autonomia: determinati individui partecipano in qualche modo alla cultura dominante pur mantenendo elementi importanti di distinzione e di separazione. Ma nella concezione antropologica la cultura integrale: include tutti gli aspetti della vita umana. Per questo molti dubitano del valore significante del termine sottocultura. 2. I FATTORI DELLA CULTURA ANTHROPOS luomo nella sua realt individuale e personale; ETHNOS comunit o popolo, intesi come associazione strutturata di individui; OIKOS lambiente naturale e cosmico dentro cui luomo si trova ad operare; CHRONOS il tempo, condizione lungo la quale si svolge lattivit umana. Nessuno di questi fattori produce da solo la cultura, ma nessuno pu essere ritenuto estraneo al suo processo dinamico. La loro azione si riscontra in tutte le manifestazioni culturali, pi o meno in evidenza. 1. ANTHROPOS (Individuo) - un fattore di cultura in quanto analizzato dal punto di vista del comportamento di un individuo, come espressione della sua attivit mentale; ma non in senso psicologico, bens antropologico, come contributo determinante del processo culturale. Ci che interessa allantropologo : rilevare ed analizzare il processo di trasformazione culturale che si mette in atto con lazione peculiare dellindividuo, ossia con la manifestazione dellattivit mentale. Viene cio fatta unanalisi del singolo individuo al processo culturale. Certamente se noi consideriamo la cultura come un tutto integro (Taylor) dobbiamo astrarre dal singolo individuo; ma se noi consideriamo la cultura nella sua genesi dinamica dobbiamo risalire al singolo uomo. In questa prospettiva luomo acquisisce un ruolo di primissimo ordine e una funzione insostituibile perch la cultura sia quella che . Lindividuo sta allorigine ed il condotto capillare della cultura. Linton: lindividuo la variabile irriducibile di ogni situazione culturale. -Persona e cultura: Il rapporto tra persona e cultura ambivalente: ogni persona genera cultura (rapporto attivo), ma nello stesso tempo la cultura stessa lo muta se la si considera come matrice della personalit umana (rapporto passivo). Ma bisogna considerare anche un altro polo: lindividualit del singolo; ogni esistenza unica; ogni vita una tessitura particolare di bene e di male, pur essendo intessuta di fibre comuni a tutti gli esseri umani (Fortes, 1945). Per quanto riguarda il rapporto passivo, alla base della personalit umana necessario tener presente: - let: un principio di strutturazione sociale, - la costituzione fisica e la presenza di anomalie nel corpo: luomo un essere bio-culturale, - il sesso: la distinzione tra uomo e donna rappresenta un valore determinante per la personalit e la funzione dei singoli nella partecipazione attiva alla cultura. Linculturazione un processo dinamico della cultura per ogni individuo che viene introdotto, formato ed educato nellambito di una particolare cultura. Linculturazione parte dalliniziativa di chi gi membro attivo di una cultura (adulti e esperti qualificati) e sembra mettere lindividuo in una posizione passiva di ricezione, gi alla nascita. In realt linculturazione esige una rispondenza da parte del soggetto, che assimila e fa propri certi valori, li vive e pu anche rifiutarli. Diventa portatore di cultura, la cultura si fa in lui realt vivente. -Lapporto individuale: Con linculturazione ogni individuo viene reso partecipe di una cultura, diventa portatore di cultura. 6

Il valore individuale della personalit viene posto in risalto, ad esempio, dalle iniziazioni tribali, istituzione prevalentemente sociale ma che ha come oggetto diretto la persona dei singoli candidati: liniziando attraverso un processo culturale muta la propria personalit da adolescente ad adulto, da immaturo a pienamente partecipante della societ. Luomo si fa interprete della cultura solo per il fatto di portarla con s! Le sue interpretazioni hanno sempre un qualcosa di singolare e irripetibile, per cui ogni individuo deve essere considerato anche un creatore di cultura (in misura variabile). -Lindividuo e il metodo antropologico Qual il metodo di studio dellantropologia? Lattuale metodo antropologico basato sullindividuo, attraverso losservazione partecipante: lanalisi di una cultura volta sempre verso la scoperta delluomo. Quando un antropologo si propone di studiare una cultura, uomo tra gli uomini, si inserisce nel vivo delle manifestazioni culturali, stabilisce rapporti di confidenza e amicizia con la gente del posto per capire meglio ci che studia (partecipazione in una prospettiva umana). 2. ETHNOS (popolo) = lambito in cui lattivit mentale dellindividuo trova accoglimento ed espansione e viene coordinata in modo ordinato e sistematico in un tuttunico. La cultura pu essere vista come il risultato della collettivit, non un condensamento informe dellazione dei singoli, ma un coordinarsi dinamico e sistematico in un tutto unico ogni azione dellindividuo che crea cultura sarebbe vana se non trovasse possibilit di accoglimento tra gli individui per divenire parte del patrimonio comune (la cultura diventa cosi bene comune, propriet di tutti). Lassociarsi delluomo avviene in base a principi diversi attraverso i quali si attua linterazione tra gli individui il processo interattivo si consolida e lassociazione diventa sistema sociale (= tipo organico e integrato di associazione). -Tipi di associazione comunitaria: Cos il quasi-gruppo? unaccolta di persone che si uniscono attorno ad un ego per unattivit specifica. Es: le elezioni politiche: degli individui si uniscono attorno ad un candidato, oppure il venditore con il suo gruppo di clienti, oppure la parentela con il parentado. Cosa distingue la comunit dalla communitas? Concetto di Communitas: una relazione tra individui concreti o di comune sentire. Essi si confanno in un modello di societ omogeneo, ma senza struttura. In questo tipo di associazione confluiscono individui limitati, cio uomini che attuano forme nuove di associazione. Es.: Hippies oppure i discepoli si S. Francesco. Il destino storico di ogni communitas spontanea un declino/caduta nella struttura e nella legge. La communitas pu farsi comunit: Concetto di Comunit: - non un insieme di individui casualmente uniti, ma un complesso coordinato e ordinato per lottenimento di scopi specifici; - la famiglia, il gruppo, la parentela, il popolo, la nazione sono tutte forme di comunit; - uno dei caratteri principali della comunit la stabilit della sua struttura; e - il processo che la costituisce dinamico e non cessa mai: La comunit infatti rimane anche quando scompaiono i singoli membri, cio va oltre il limite dellindividuo singolo; - si presenta a vari livelli di formazione; - la comunit soggetto e portatrice di cultura. -Patrimonio, Modelli, Ethos Linsieme della cultura sovrasta sempre lapporto individuale: il tutto pi importante delle parti, infatti la cultura diventa un bene comune, propriet di tutti, un valore sovrastante (e la coscienza di ci molto sentita).

La cultura si afferma anche come PATRIMONIO, concetto che include: - il carattere ereditario della cultura (si sempre fatto cos ); - il senso di partecipazione che accumuna tutti i membri di una comunit. Quindi che rapporto c tra cultura e comunit? un rapporto intimo, stretto, ogni individuo e ogni comunit trovano nella propria forma particolare di cultura quel quadro di identit, quella struttura di appartenenza che gli permettono di distinguersi dagli altri individui e dalle altre comunit e di sentirsi liberi. Com stato studiato il problema della cultura come processo di formazione della comunit? Studiato da: 1. Ruth Benedict, i Modelli di cultura: ogni modello di cultura costituito dallinsieme dei valori e dei comportamenti che distinguon o una comunit e i suoi membri. La Benedict descrive 3 culture per illustrare il suo concetto di modelli culturali: I) Cultura di tipo APOLLINEO (Zuni nel New Mexico): la bellezza e la dignit di comportamento nel controllo dei propri istinti il valore fondamentale e la norma di comportamento ideale; II) Cultura di tipo DIONISIACO: (Kwakiutl): si esprime nella sua frenesia della danza rituale e nello spreco dei beni in feste e ospitalit attuate per il proprio prestigio; III) Cultura dei Dobu: concepiscono lesistenza come una lotta allultimo sangue e si attribuisce il massimo valore alla capacit di successo attraverso linganno, come virt riconosciute dalla societ. 2. Gregory Bateson, lEthos delle comunit: rappresentato da certi comportamenti specifici che sono lespressione di un sistema standardizzato di atteggiamenti emotivi. Secondo Bateson, il processo di identificazione anche un processo di distinzione: ci si identifica con il proprio gruppo per distinguersi dagli altri. Nel processo comunitario della cultura, grande rilevanza hanno il valore della lingua (espressione immediata del rapporto sociale, assieme alle tradizioni letterarie non scritte; se sono scritte allora la lingua si trasforma in scrittura, che il mezzo tecnico di forza sociale e culturale, cio la cultura diventa materiale) e del territorio e tutti gli artefatti creati dalluomo per abitare e svolgere le sue attivit. La capacit coesiva della cultura si sviluppa nelle istituzioni sociali = che sono modelli di vita accettati dalla comunit come norma sociale e come comportamento standardizzato (sono forme cristallizzanti delle istituzioni individuali). La comunit le fa proprie e in questo processo di appropriazione si rinnova e si consolida. Che significato ha la cultura vista come processo comunitario? (Rapporto attivo): ambivalente perch ha una: - tendenza conservatrice: trasmissione ereditaria, efficacia normativa delle istituzioni, fissit degli aspetti materiali, caratterizzazione interna della cultura, e una - necessit di rinnovamento: rinnovarsi dei membri con il ciclo della vita. (Rapporto passivo): Ogni forma particolare di cultura ha la sua dimensione interna, ogni comunit che genera e porta tale cultura si caratterizza e si distingue attraverso i suoi fenomeni. I membri di ogni comunit si riconoscono e di identificano tra loro, ma la caratteristica interna della cultura li distingue da altre comunit e culture. Dalla diversit di ogni cultura nascono anche dei rapporti, le relazioni culturali. Questo fenomeno (che va dai rapporti tra nuclei famigliari al rapporto tra gli Stati) abbraccia ogni comunit e d origine ad aspetti sociali di ordine politico e giuridico.

3. OIKOS (Casa, Ecologia) Perch lantropologia si interessa allecologia? Da essa deriva il termine ecologia, che studia i rapporti tra ambiente e organismi biologici che insieme determinano lequilibrio necessario alla vita. Lantropologia si interessa agli aspetti umani dellecologia, cio ai modi e alle forme con cui lambiente1 si riflette sulla cultura. -Scienza e tecnologia Ambiente e tecnologia la conoscenza dellambiente condiziona tutta lattivit esteriore e materiale delluomo (il materiale degli utensili e armi, le possibilit di nutrimento, ) e attraverso la tecnologia cerca di dominarlo, per la propria sopravvivenza. Ad esempio i Nuer st udiati negli anni 40 da Evans-Pritchard, popolo prevalentemente di pastori, che lo sarebbero totalmente come i Masai se, per, le condizioni ambientali non li orientassero verso la pesca e lagricoltura. La conoscenza dellambiente condiziona: - Tutta lattivit esteriore e materiale delluomo, in rapporto diretto con lo sviluppo tecnologico: quanto pi potente e presente la tecnologia e tanto maggiore la possibilit di trarne energia e sopravvivenza da quel determinato ambiente; - Le concezioni astratte della cultura, e si riflette sulle interpretazioni della natura e del cosmo, sul significato dei rapporti tra cosmo e uomo. Tuttavia lambiente non soggioga mai del tutto lattivit mentale ed inventiva delluomo per nuove soluzioni; c sempre in gioco la libert di scelta delluomo e la singolarit delle forme culturali, documentate da una variet di soluzioni adottate in ambienti analoghi (ad es. gli eschimesi sono gli unici che hanno adottato gli Igl). La terra (ambiente naturale) ha inoltre un valore sia materiale che simbolico: I) Lambiente naturale materiale, inteso come territorio, rappresenta lelemento che luomo valorizza per la sua attivit economica e la sua organizzazione politica (aspetti fondamentali della cultura); il rapporto con la terra diventa radicale, porta ad un attaccamento psicologico e giuridico (concetto giuridico di patria); II) Il valore simbolico, invece, viene inteso come la terra racchiuda determinati misteri: le credenze spirituali, le concezioni ideologiche traggono la loro ispirazione dalla natura e cos, dalla conoscenza degli oggetti, con un processo di simbolizzazione, si passa al sapere astratto e teorico. La terra appare inserita nelle storie mitologiche (sullinizio del mondo), quasi come un essere personificato, e si presta ad indicare luniversalit del potere di Dio o pu essere considerata come divinit o madre degli uomini. Il tipo di sfruttamento materiale della terra per il nutrimento si presta a distinguere le forme particolari di cultura : - Cultura della caccia e della raccolta - Cultura degli agricoltori - Cultura degli allevatori Lo stimolo del sapere nei confronti della natura si scontra con i misteri che essa racchiude, che con un processo di simbolizzazione diventa divinit: Teismo silvestre in riferimento alla credenze religiose dei popoli raccoglitori e cacciatori, perch dalla selva e dalla foresta derivano il simbolo di Dio e lispirazione per i riti religiosi e magici; Teismo agreste basa le sue credenze e i suoi riti non sul concetto di terra ma sul ciclo stagionale delle coltivazioni; Teismo pastorale accentra la sua attenzione sul cielo come simbolo di Dio e di ogni altra forza cosmica dal quale dipende ogni prosperit degli armamenti (mandrie) e delle famiglie. (VEDI P.61) Secondo il suo valore simbolico, la terra si presta quindi a indicare luniversalit del potere di Dio e pu essere essa stessa divinit e madre degli uomini.
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Ambiente: include tutta la natura esterna, la configurazione topografica, il clima e tutte le manifestazioni atmosferiche, la vegetazione spontanea e coltivata e la fauna luomo non solo sulla terra!

Come bene economico e sociale la terra si possiede, si abita, si coltiva, si vende e si compera, si abbandona. Nella tradizione africana la terra era bene comune e i veri proprietari della terra erano gli antenati, cio la comunit e non lindividuo. Ora questi valori prettamente religiosi e sociali sono stati quasi totalmente eliminati dalle riforme terrieri dove la terra viene trattata solo come un bene commerciale questo esempio mette in risalto il dinamismo dellambiente. 4. CHRONOS (tempo) La cultura nasce, si sviluppa e vive nel tempo. Il tempo ha tre dimensioni (passato, presente e futuro): sono soprattutto passato e presente ad assumere, in rapporto alla cultura e ai valori sociali, un valore significante. La cultura si muove nel tempo, trapassa di generazione in generazione come eredit raccolta dai padri, diviene tradizione: CULTURA tempo TRADIZIONE! Mbiti afferma che il tempo un fenomeno bidimensionale, con un lungo passato, un presente e virtualmente nessun futuro (tradizione africana), sono 2 concetti/termini Swaili: - SASA (adesso): il periodo del vivere cosciente, in cui la gente conscia della propria esistenza, e dentro cui si proietta sia in rapporto ad un futuro breve che, soprattutto in rapporto al passato; in se stesso una dimensione completa di tempo ( un micro-tempo) con il suo breve futuro, un presente dinamico e un passato esperimentato; - ZAMANI (anticamente): una sorta di macro-tempo, non solo il passato in quanto anchesso ha il proprio passato, presente e futuro, ma una scala pi vasta. Lo Zamani si accavallava al Sasa e i due non possono essere separati: il Sasa nutre lo Zamani e sparisce nello Zamani; ma prima che gli eventi vengano incorporati nello Zamani devono essere realizzati e attualizzati nella dimensione Sasa, e quando questo avvenuto, arretrano nello Zamani! PASS. Pass. PRES. Pres. Sasa ZAMANI Lo Zamani il periodo del mito (era del sogno per gli aborigeni australiani). -Tempo Ecologico e Strutturale Evans-Pritchard analizza i Nuer che suddividono il tempo in: - Ecologico: ha svolgimento ciclico, dalla dicotomia stagionale (stagione secca e umida) e determina linsieme dei ritmi migratori e delle attivit sociali , come i matrimoni e le iniziazioni si svolgono in concomitanza con questo tempo; - Strutturale: esso rappresenta la concettualizzazione delle attivit sociali e le coordina in maniera sistematica e organica. collegato allidea di distanza (o scala), che pu anchessa essere ecologica (relazione tra densit e distribuzione della comunit, in riferimento allacqua, vegetazione, vita animale, ) e strutturale (rapporto tra gruppi di persone, in termini di valore). Metodi e approcci per lo studio cronologico della cultura: Approccio sincronico : studia la cultura e le sue espressioni come un tutto integrato in un determinato momento (presente etnografico); Approccio diacronico : analizza i fatti culturali nella prospettiva di successione del tempo; Approccio storico : approfondisce lindagine con lapporto di tutti i documenti possibili, dalle testimonianze orali alle descrizioni di osservatori passati, allo scopo di giungere ad una comprensione delle cause della realt culturale. Appare evidente che il senso e la prospettiva del concetto di tempo sono relativi e cambiano da luogo a luogo, da collettivit a collettivit, da individuo a individuo. FUT. Fut.

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5. LINTERATTIVIT DEI 4 FATTORI Il processo interattivo dei fattori analizzati, rende il processo culturale un processo interattivo, dinamico, globale e interrelativo. La cultura si presenta quindi come una realt complessa, dove laccentuazione delluno o dellaltro fattore da parte di un antropologo corrisponde ad interessi particolari di studio (ecco perch le discipline antropologiche sono molto varie). Tra i 4 fattori esiste una complementariet bipolare: 1)ANTHROPOS - ETHNOS 2) OIKOS CHRONOS 1) LAnthropos (lindividuo) con il lunirsi degli individui in societ, crea lEthnos (popolo); mentre lEthnos genera lAnthropos offrendogli un ambito completo di vita; 2) LOikos, come spazio, offre una dimensione al Chronos per la quale possibile misurare il tempo nel suo trascorrere. Tra le due unit bipolari si attiva una corrispondenza integrativa, si completa linterazione dei 4 fattori, dando origine alla cultura. A E

6. ANTROPEMI ED ETNEMI I primi due fattori della cultura, lindividuo e la comunit, traggono la loro definizione dalluomo e lo riguardano direttamente: da questi fattori la cultura trae la sua specificit come fenomeno umano. Poich lattivit mentale dellanthropos-individuo sta allorigine della cultura e lazione ethnos-comunit produce la struttura e mette in rapporto tra loro le intuizioni del singolo, chiameremo gli aspetti individuali della cultura antropemi, e gli aspetti collettivi della cultura etnemi. ANTROPEMI: - aspetti individuali della cultura - attivit mentale dellindividuo che sta allorigine della cultura - lintuizione creativa delluomo (principio dellinterpretazione elementare) cha d inizio a fatti culturali nuovi - principi primi sia del sapere, sia della struttura sociale - Es. il primo uso umano del fuoco; la distinzione tra destra e sinistra nellorganizzazione culturale e sociale, la fissione nucleare dellatomo, il perch della vita, della morte, del dolore, ETNEMI: - aspetti collettivi della cultura - elementi composti e articolati della cultura - risultano dallapporto dei singoli antropemi che, articolandosi tra loro, danno forma e struttura sistematica al sapere e allorganizzazione sociale - Es. sistemi di pensiero, ordinamenti politici, sistemi sociali - Possono essere: Etnemi semplici (es. famiglia nucleare); Etnemi complessi (es. parentela, religione, lignaggio) includono altri etnemi semplici. - Inoltre si suddividono in: Ideo-etnemi: elementi teorici della cultura, coordinati in sistemi di pensiero; Socio-etnemi: elementi pratici e materiali della cultura. Etnostili modi singolari o specifici della cultura che attraverso gli ideo-etnemi e i socio-etnemi concorrono a caratterizzare una variet particolare di cultura in un determinato momento o epoca. 11

3. I FENOMENI DELLA DINAMICA CULTURALE Sono 3 le principali manifestazioni dinamiche della cultura: INCULTURAZIONE ACCULTURAZIONE DECULTURAZIONE A cui si aggiungono altri fenomeni/concetti: - Funzione ed energia - Iniziazione - Attivit missionaria - Colonizzazione - Movimenti di liberazione - Movimenti di rinnovamento culturale. 1. FUNZIONE ED ENERGIA Cos la funzione? La funzione descrive il rapporto di energia che lega tra loro gli etnemi di una cultura particolare, articolandoli in una struttura organica. Radcliffle Brown: attribuisce un valore fondamentale allindividuo, cio lattivit individuale sta alla base della formazione della cultura intesa anche come struttura sociale, muta per, in termini di qualit e di forma, mutano gli antropemi. Malinowski: fu indotto ad approfondire il concetto integrale di cultura in maniera pi radicale, partendo dai bisogni umani. Egli distingue i bisogni fondamentali o di base o imperativi e i bisogni derivati. I basic needs sono indispensabili per la sopravvivenza e ad ognuno corrisponde una risposta culturale (strumenti di produzione economia), mentre i derived needs sono imposti dal modo e dallattivit con cui luomo soddisfa ai bisogni fondamentali. Quindi il concetto di Funzione BIPOLARE: + e (funzionalit/disfunzionalit)! La funzione in rapporto di energia! Per essere culturalmente significante lenergia deve essere convogliata, diretta, controllata. ENTROPIA: un distacco che pu avvenire tra struttura e funzione per cui un qualche etnema perde valore e finisce per essere trasformato o sostituito. 2. INCULTURAZIONE E un processo educativo attraverso il quale i membri di una cultura vengono resi coscienti e partecipi della cultura stessa, dei modelli e valori culturali che vengono recepiti non in maniera passiva, ma servono a suscitare un giudizio critico, cio essa forma la visione mentale delluomo e ne orienta il suo comportamento, che non mai passivo: nella stessa misura in cui trasmissione di cultura stabilita dai padri, anche mezzo di critica, cio di scelta dellindividuo che pu portare unadesione conformista oppure un rifiuto rinnovatore della cultura. Quindi riguarda la dinamica interna di una singola cultura, in relazione ai suoi membri. Avviene in modo: Informale: si avvera continuamente nellarco di tutta la vita. Limitazione il suo aspetto centrale, soprattutto nel periodo infantile ma anche in et adulta (es. il fenomeno della moda, che sfrutta la innata tendenza delluomo a imitare). Formale: si avvera in un determinato momento dello sviluppo, in cui leducazione non pi solamente affidata allimitazione, ma a maestri scelti. Qui prevale laspetto normativo e obbligatorio . ad esempio, si preparano i giovani alla responsabilit del matrimonio, alattivit militare e politica ha quasi sempre un carattere collettivo. 12

(Es. le iniziazioni sono laspetto fondamentale dellinculturazione formale, con le quali vengono insegnate le tradizioni e i segreti della comunit). 3. LINIZIAZIONE un processo di acquisizione formale della cultura; un aspetto complesso dellinculturazione di molteplici tipologie. Iniziazioni tribali nelle societ illetterate costituivano un periodo sistematico di istruzione analogo al periodo scolastico nelle societ letterate. Lo scopo linserimento dei giovani tra gli adulti in occasione del riconoscimento dellavvenuta maturit (senso nuovo di dignit e cambiamento di status sociale): Iniziazione istruttiva, in cui il candidato riceve insegnamenti sulle tradizioni ma anche sul comportamento che dovr tenere nella sua vita futura; Iniziazione drammatica, che si vale dellazione scenica per imprimere nella mente dei candidati gli insegnamenti tradizionali; Iniziazione a visione, in cui il giovane per essere riconosciuto adulto deve appartarsi da solo nella selva, dove vaga per giorni senza cibo in cerca dellincontro con lo spirito che diverr il suo protettore. Molto comuni, nelliniziazione tribale, sono gli elementi della prova fisica, di dolore, consistenti in una mutilazione: come, ad esempio, tatuaggi, incisioni, circoncisioni, depilazioni la maturit fisica dimostra anche la maturit di carattere per superare i dolori della vita. Effetti: - Di ordine psicologico; - Di grande efficacia strutturale: il giovane che ne esce, sa perfettamente quale sar la sua posizione sociale e potr partecipare alla vita normale della societ in tutti i suoi aspetti il giovane ne esce proprio come un uomo nuovo. 4. ACCULTURAZIONE un fenomeno che si riferisce alle relazioni esistenti tra pi culture e agli effetti che ne derivano dai loro contatti. Eun fenomeno complesso, che resta nascosto e quando diventa palese gi un processo irreversibile. Le relazioni culturali, danno origine a molteplici fenomeni: Simbiosi culturale, cio la coesistenza o la convivenza di due o pi culture (es. le sottoculture, che riescono a mantenere le loro caratteristiche etnemiche nonostante il predominio della cultura dominante); Osmosi culturale, fenomeno osservabile nelle situazioni geografiche e politiche di confine, dove si creano contatti di vicinanza attraverso alleanze matrimoniali, scambi commerciali, scontri bellici; Fusione culturale, fenomeno che rappresenta la compenetrazione intima e totale tra due o pi culture, fino ad arrivare appunto alla fusione (es. nel Messico attuale, con la fusione tra la cultura spagnola, azteca e moderna; mentre la segregazione o lapartheid razziale e culturale il rifiuto politico dellacculturazione; lautarchia, lindipendenza, il rifiuto commerciale); Sincretismo, caso tipico di acculturazione dal punto di vista religioso. un fenomeno religioso che si avvera quando le caratteristiche di una divinit o di altri etnemi, appartenenti a sistemi religiosi differenti, si fondono per presentare una divinit o altri etnemi del tutto nuovi , ad es. le religioni classiche del periodo ellenistico. Lacculturazione la trasmissione culturale in corso (Herskovits), ed una costante della cultura (dato che la cultura dinamica); un processo di trasformazione sempre attivo, che si identifica con parte della dinamica culturale. I contatti culturali causano le trasformazioni nellinterno della cultura per vie informali e formali e vi sono coinvolti tutti i fattori della cultura, dando luogo a incontri/scontri, accettazione/rifiuto, . 13

5. ATTIVIT MISSIONARIA Attivit missionaria in prospettiva antropologica lattivit dei missionari e in generale di tutte le r eligioni strutturate in chiese, unattivit acculturante. I missionari sono agenti intenzionali di acculturazione. Sono votati a stabilire contatti a lungo termine, operando trasformazioni radicali e intaccando gli ideo-etnemi, agendo direttamente sugli individui e sulle istituzioni. 6. COLONIALISMO Colonialismo agenti intenzionali di acculturazione sono anche i mercanti e i governi coloniali. Il commercio uno dei veicoli pi costanti nella storia dei contatti culturali. (es. Islam si diffuso in Africa e Asia grazie allazione dei mercanti). La fondazione delle colonie rappresenta sicuramente un momento buio nella storia delluomo, ma dal punto di vista antropologico stato un fenomeno di assoluta rilevanza, per lo scambio di culture che ne derivato. Il crollo degli imperi coloniali e lindipendenza delle colonie hanno posto il problema delle trasformazioni culturali nella prospettiva dello sviluppo economico mondiale (neocolonialismo). NEOCOLONIALISMO aumento della ricchezza nei PSA aumento della povert nei PVS emigrazione verso i PSA mescolanza di popoli e culture = fenomeno acculturazione in pieno svolgimento! 7. MOVIMENTI RELIGIOSI DI RIFORMA E LIBERAZIONE Movimenti religiosi di riforma e liberazione fenomeno costante della cultura. Lumiliazione dei popoli soggetti alloppressione dei loro valori culturali trovano nello sfogo religioso la speranza di salvezza, di autonomia, di libert e liberazione. I movimenti artistico - letterari nati nel periodo coloniale, come la negritude di Cesaire e Senghor, rappresentano veri fenomeni di acculturazione dai quali si scorge la nascita di nuovi modelli di cultura. 8. ASPETTI PARTICOLARI DELLACCULTURAZIONE Gli aspetti particolari dellacculturazione sono: - Assimilazione; - Integrazione; - Fusione degli etnemi. Sono gradi diversi del processo acculturativo. Lacculturazione oltre ad essere un fenomeno intenzionale, anche selettivo da parte della cultura ricevente: la scelta (o la selezione) stabilisce una distinzione tra etnema ed etnema, cio accetta ci che ritiene utile alletnostile, e rifiuta ci che appare alieno o avverso. I Masai rifiutavano le imposizioni della legge come le tasse, luso della moneta, ecc fermi alla loro tradizione; per, quando li faceva comodo preferivano sostituire i vestiti di pelle con vestiti di stoffa! 9. DECULTURAZIONE E laspetto negativo della dinamica culturale: la sottrazione e la distruzione del patrimonio culturale. Le crisi derivanti dai contatti culturali hanno effetti contrastanti a seconda della natura pacifica o violenta, libera o oppressiva degli incontri. Gli etnemi perdono la loro vitalit (se non vengono rinnovati e rinforzati da nuovi apporti antropemici), cedono e scompaiono. La deculturazione pu a volte interessare una intera cultura, e non solo alcuni etnemi. Cause: - Entropia; - Crisi culturali derivanti dai contatti culturali.

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La deculturazione un: 1- Fenomeno impercettibile, la trasformazione della lingua, che si adegua alla situazione esistenziale adottando o perdendo vocaboli con estrema facilit. Es: Palio di Siena, la danze africane in contesti urbani, non rappresentano pi etnemi vivi, fonte di energia della cultura tradizionale, ma assumono significati nuovi relativi alle esigenze consumistiche e turistiche! (vedi anche Kilani e la vacca del Vallese!); 2- Fenomeno traumatico, non mai improvviso e dissemina lacrime e sangue. La storia ci insegna che ogni genocidio e etnocidio un calcolo spietato, politico, di distruzione della cultura con luccisione dellindividuo es. campi nazisti, la tratta degli schiavi, le guerre interne in Africa come il genocidio in Ruanda, Biafra, Burundi, ; 3- Fenomeno parziale, la troviamo nella situazione coloniale, con limposizione di confini politici arbitrari, causando divisioni illogiche e anti-etniche. Riguarda precisi etnemi come la modifica o abolizione della ricchezza della sposa o la sostituzione delliniziazione con il sistema scolastico. Che sia inculturazione, acculturazione o deculturazione, ogni giorno la cultura trapassa, perde qualcosa o lo acquista, sempre rinnovandosi: in bene o in peggio una valutazione soggettiva, ma sicuramente rappresenta sempre una nuova realt.

4. IL METODO E LA RICERCA 1. PRESUPPOSTI METODOLOGICI Fondamentale la ricerca sul campo, come osservazione partecipante, sia ai fini della conoscenza dei problemi culturali, sia per la formazione dellantropologo (Malinowski fu il primo ad applicare tale metodo) importante cogliere nel vivo la dinamica culturale, nellorigine dei sui antropemi ed etnemi, sia nelle societ semplici che in quelle complesse. Il metodo antropologico necessariamente: I) interdisciplinare, perch loggetto dello studio la cultura nella sua totalit (si avvale delle tecniche di ricerca elaborate dalle altre discipline) un antropologo non pu da solo approfondire tutti gli aspetti di una cultura, ma opera con altri studiosi; II) comparativo, solo la comparazione permette di chiarire i concetti fondamentali nella loro azione dinamica. Lo stadio comparativo deve essere preceduto da una ricerca Monografica su singole culture e singoli etnemi per 2 ragioni: 1) La comparazione pu essere fatta solo se gli elementi da mettere a confronto sono ben conosciuti (comparazione regionale o per argomenti); 2) La comparazione unesperienza illuminante per la formazione dellantropologo. Cosa si intende con Campo? Il campo il luogo di indagine dellantropologo; per tradizione il campo riservato ad essi furono le societ illetterate semplici (non avendo documenti scritti, prima si osservava semplicemente e poi si passava allosservazione partecipante, e fu lunico modo per raccogliere informazioni). - La ricerca deve svolgersi di preferenza su una cultura altra, anche se lalterit di una cultura relativa (pu essere altra anche una particolare frangia della propria cultura nazionale!). - La disponibilit ideologica necessaria per poter affrontare le inevitabili difficolt di incontri totalmente altri, la condizione desiderabile lo studio di 2 o pi societ, non limitandosi ad 1 sola. - Letnologo quando parte deve gi sapere ci che gi si sa!: 1. deve essere edotto della teoria generale della scienza moderna (teoretica antropologica); 15

2. deve leggere e conoscere leventuale letteratura gi esistente sullargomento della sua ricerca (di solito molto esiguo, ma limportante arrivare a sapere ci che gi si sa per poter scoprire ci che ancora non si sa). Come si sviluppa una ricerca antropologica?

2. SCELTA DEL CAMPO Fase 1 scelta del campo: Lantropologo ama conoscere gli uomini e i loro costumi. La scelta del campo dovrebbe derivare da un amore sentito verso una societ e una cultura proprio. Quasi sempre invece la scelta determinata da motivi contingenti, quali le possibilit economiche, la situazione politica e culturale. Di massima importanza creare un rapporto di fiducia con le autorit locali, pur mantenendo le dovute distanze da compromessi politici per mantenere la propria libert dazione. Molte volte pi importante la scelta iniziale del campo di ricerca che la scelta dellargomento specifico, che maturer ricerca facendo. Le caratteristiche del metodo antropologico moderno sono: - Poter scoprire le sorgenti della cultura (antropemi); - Rapportare gli aspetti particolari della cultura (antropemi) al tutto integrato per capirne il significato e la funzione. 3. STUDIO DELLA LINGUA Fase 2 studio della lingua: E considerato il presupposto per una ricerca antropologica seria, anche se lantropologo deve essere consapevole ed accettare che non arriver mai alla piena conoscenza di ogni sfumatura verbale. Per questo lo studio di una lingua non deve cessare mai la lingua riflette il fenomeno dinamico della cultura e il seguirne le sue variazioni offre la chiave per capire i mutamenti e le variazioni culturali. Malinowski fu il primo antropologo a condurre una ricerca in lingua locale. Inoltre bisogna comprendere anche la letteratura orale (proverbi, miti, fiabe, ) che potr diventare del prezioso materiale di analisi. 4. LAVORO DI GRUPPO Fase 3 il lavoro di gruppo: La ricerca antropologica sempre necessariamente un lavoro di gruppolantropologo deve sapere operare insieme agli altri e come collaboratori sempre meglio sceglierne almeno alcuni originari del posto, che hanno familiarit con la lingua e con tutte le sfumature culturali e la gente del posto (e seguiti da unattenta e paziente istruzione iniziale), cos facendo si avr la possibilit di avere unestensione pi vasta e approfondita della ricerca. 5. RACCOLTA DEL MATERIALE Fase 4 la raccolta del materiale: Per materiale si intende linsieme delle osservazioni ed anche gli oggetti materiali. Tra i compiti pi normali ma importanti per un ricercatore vi quello di redigere un diario personale, dove fin dal suo arrivo deve registrare le sue osservazioni, impressioni e commenti. Anche mezzi moderni risultano molto utili (registratori, audiovisivi, macchine fotografiche e cinematografiche...) ma possono avere problemi di manutenzione, limiti di spesa e soprattutto possono distrarre dal contatto diretto.

6. CARTE, DIAGRAMMI, CENSIMENTI, GENALOGIE 16

Molto importante oltre allo studio della lingua, lo studio preliminare del contesto, della situazione geografica e climatica del territorio in cui si svolger la ricerca. Servirsi di dati demografici ufficiali che un antropologo seguir non in maniera pedissequa, ma per controllarne il significato metodo etno - demografico. Diagrammi e cartine per la conferma di strutture sociali e politiche. Statistiche: con un approccio intra-culturale. Raccolta delle genealogie per: - Elaborare dei sistemi di parentela; - Studio delle regole di matrimonio; - Analisi delle norme di discendenza e di eredit.

7. MITI Importante anche la raccolta dei miti, cio dei racconti di avvenimenti sullorigine delluomo, del cosmo, della cultura e di importanti episodi della storia locale. In questo lavoro sono indispensabili i registratori per cogliere in pieno ogni sfumatura e versione del racconto e del/dei narratore/i. Dei miti importante registrarne molti e di diverse varianti, per una vasta comparazione. Stessa cosa vale per le favole, i proverbi e i detti sapienziali che non sono mai fini a se stessi ma esprimono i valori e le norme teoriche su cui si basa la cultura di un popolo e raccolgono tutta lesperienza della collettivit. 8. OSSERVAZIONE PARTECIPANTE Fase 5 losservazione partecipante: il metodo proprio della ricerca antropologica ed una partecipazione cosciente e sistematica (per quanto lo consentono le circostanze) alle attivit della vita e, secondo loccasione, agli interessi e agli affetti di un gruppo di persone (Kluckhohn). caratterizzata da: - Elemento personalistico, cio solo nel campo il ricercatore sar in grado di definire il suo metodo di ricerca; - Gradualit - Fiducia, modestia e pazienza; - Pu impegnare moralmente: fino a che punto lintegrit scientifica pu conciliarsi con la partecipazione umana onesta e piena? necessaria una duttilit in situazioni improvvise, come ad es. partecipare alla circoncisione e alla clitoridectomia. Va valutato caso per caso!; - Fallimento: la ricerca pu anche fallire, e bisogna sapersi ritirare nel momento giusto, per non compromettere la fiducia creata con la gente del posto. Come ad es. Bernardi tra i Meru del Kenya, voleva avere delle ulteriori informazioni sulla figura del Mugwe (un dignitario religioso che per oggi non esiste pi, ed ha acquisito solamente un valore teorico, culturale), dopo tutta una serie di processi, chiedendo prima ai parenti di un anziano, poi quellanziano doveva consultarsi con un altro anziano, alla fine non fu possibile incontrare lanziano che avrebbe dato delle informazioni utili sulla figura del Mugwe, poich la sua scomparsa stata dovuta proprio al primo contatto con gli europei ed il risentimento di questa repressione aveva lasciato una ferita profonda che gli anziani portavano ancora aperta (p. 132). 9. ANALISI E VALUTAZIONE Fase 6 analisi e valutazione: Lultima fase della ricerca consiste nellanalisi, nella valutazione e presentazione del materiale raccolto: - Elaborazione di uno schedario per catalogare il materiale raccolto; - Discussioni con altri colleghi; 17

Ritorno sul campo per colmare eventuali lacune (pu avvenire anche dopo anni); Ultima stesura.

5. PERIODO I IL PROBLEMA DELLE ORIGINI Il sorgere dellantropologia e delletnologia come discipline sistematiche di studio assai recente, il secolo scorso (1800). Anche se gli usi e costumi degli altri popoli hanno da sempre suscitato la curiosit da cui derivano poi straordinarie imprese di uomini. Lesplorazione e il desiderio di conoscere si un poi a ideali religiosi, a intenti di conquista e di commercio. Le cause che alimentano ancora il pregiudizio etnico sono dovute alla PROSPETTIVA ETNOCENTRICA, che noi europei usiamo per descrivere la storia delle conoscenze geografiche ed etnologiche, rendendo difficile lincontro tra i popoli. Liniziativa europea per le esplorazioni fu sicuramente determinante, ma anche altri popoli nella storia sono stati mossi verso lesplorazione e la conquista. Avere ridotto lo spazio del pregiudizio uno dei meriti pi grandi dellantropologia. Il primo sviluppo del pensiero antropologico pu distinguersi in 3 periodi: 1) Fase della curiosit e dellesotismo, dove gli scrittori descrivono gli altri popoli come oggetto di ammirazione e stupore, pronti a notare gli aspetti strani della loro vita e non la semplice diversit e originalit (v. Marco Polo); 2) Fase della comparazione illuministica, dove i costumi dei popoli nuovi vengono paragonati ai costumi degli antichi popoli biblici e classici per trarne deduzioni sulla natura delluomo e le leggi sociali; 3) Fase dellanalisi evoluzionista, dove la comparazione diventa metodo principale della ricerca antropologica per indagare sulle origini e levoluzione della cultura. 1. FASE DELLA CURIOSIT E negli scritti degli autori classici antichi (Greci, Romani,) che si trovano le radici profonde e diffuse dei pregiudizi etnici che hanno poi caratterizzato la cultura europea fino ai giorni nostri. Quando c il contatto personale e losservazione diretta, le osservazioni sono oggettive ed esatte; ma se, invece, viene meno la conoscenza diretta, allora si cade in racconti e informazioni favolose. Il medioevo il periodo dei grandi itinerari e dei lunghi viaggi per terra e per mare, verso lOriente, come quello di Marco Polo: egli narra delle cose vere che per si intrecciano spesso con interpretazioni immaginose. Nel mondo islamico, il precetto del pellegrinaggio alla Mecca costituisce una motivazione per molti di intraprendere viaggi verso terre e popoli ignoti. Cavalieri, commercianti e religiosi vanno verso le prestigiose corti dAsia. Ma nel periodo delle scoperte americane che iniziano i pregiudizi sulla natura delluomo ci si chiede se gli esseri umani di quelle terre siano veramente uomini e subito prevalsero la cupidigia delloro e del potere. La crudelt e la violenza macchiano gravemente tutta lazione dei conquistadores verso le popolazioni autoctone. Questa violenza caratterizza tutta la politica successiva, fino ad arrivare alla vergogna della tratta degli schiavi. Bisogna arrivare ai primi del 1700 per passare alla fase comparativa. 2. COMPARAZIONE ILLUMINISTICA Allinizio del 1700, si arriva alla problematica etnologica comparativa; il tema dominante del periodo la ricerca di una spiegazione della cultura europea nel confronto con le culture dei popoli selvaggi (i 18

missionari avevano notato un qualche parallelismo tra usi e costumi dei popoli selvaggi e quelli dei popoli descritti dalla Bibbia). Filosofi e letterati (Montesquieu e Rosseau) cominciano a parlare di uomo di natura (lo stato di natura il tempo di una societ felice), del selvaggio buono (vedi Kilani!), libero dalle sovrastrutture della civilt. In questo periodo nasce la distinzione tra popoli selvaggi, barbari e civili, che diverr la base delle sequenze evolutive del secolo seguente. Alla fine per il significato metodologico del periodo illuminista non va oltre al superamento del limite della curiosit e dellesotico, con una prospettiva approssimativa e aprioristica con deduzioni ideologiche del tutto soggettive. 3. SISTEMAZIONE SCIENTIFICA Dal 1800 inizia il periodo in cui le materie antropologiche si affermano come discipline di studio, e nascono le prime societ di antropologia ed etnologia con intenti scientifici e sistematici. Dal 1850 al 1950 il tema centrale il problema delle origini della vita, degli esseri, delluomo e della cultura. Trae la sua impostazione dalla concezione dominante dello Sviluppo Generale, cio la natura e la civilt corrispondono ad un ordinamento evolutivo con un progresso continuo e unilaterale. Evoluzione e progresso diventano i concetti chiave di tutto il sapere scientifico! Concetto di progresso formato da SPENCER che osserva come il pi semplice e il pi povero sempre pi antico rispetto al pi complesso e ricco (legge fondamentale dello sviluppo), che si avvera quindi in modo uniforme dal pi semplice al pi complesso, dallomo alletero. Spencer considera la societ come un superorganismo e, considerando luomo un organismo al di sopra degli altri esseri viventi per la sua attivit intellettuale, culturale e sociale, afferma che per spiegare levoluzione basta analizzare levoluzione superorganica delle societ umane nei loro sviluppi, nelle loro strutture, nelle loro funzioni, nei loro prodotti. Concetto di evoluzione formulato da DARWIN dopo una sua spedizione scientifica attorno al mondo durata 5 anni. Largomento principale della ricerca di Darwin era il problema della grande variet degli esseri viventi. Darwin dimostr che le specie viventi non sono state create separatamente, ma derivavano da un unico impulso di vita attraverso modificazioni organiche causate dalladattamento allambiente e alla natura che seleziona le sole specie che riescono a sopravvivere allo sforzo di adattamento. Gli esseri viventi si erano evoluti, arrivando ad una specializzazione sempre pi complessa e perfezionata. Nasce e si diffonde in questo periodo il concetto di primitivo: Illuministi primitivo = uomo di natura, uomo selvaggio Evoluzionisti primitivo = inferiore e superiore; prima e dopo gli uomini dei primi gradini della scala evolutiva sono primitivi, cos come sono primitive quelle culture senza scrittura. Negli ultimi anni del secolo, spinte dalla nuova problematica, apparvero parecchie opere etnologiche comparative e di alto livello, ma che presentano un lato manchevole: sono tutte elaborazioni da tavolino, manca cio la scesa sul campo. Per la prima volta si afferma che la cultura umana appartiene alle scienze naturali e non pi a quelle morali.

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4. LA SCUOLA EVOLUZIONISTA Propone un approccio teorico che vede la varie culture umane collocate in diversi stadi evolutivi. Esponenti: Spencer (vedi prima: legge fondamentale dello sviluppo ); Lubbock allorigine della cultura si deve presupporre uno stadio zero, che si trasforma in a-teismo nella religione, cio mancanza dellidea di Dio. Poi lumanit sarebbe poi passata al feticismo, allo sciamanismo, allidolatria e infine allidea di Dio; Tylor (1832-1917) ricerca una definizione minima di religione = lanimismo (credenza in esseri spirituali). Dallanimismo si passa al feticismo, poi idolatria, politeismo, monoteismo. Lidea di un Dio unico sarebbe il vertice della scala evolutiva religiosa. - Fu uno dei primi antropologi riconosciuti come scienziati; - Va ricordato per la definizione del concetto di cultura: il complesso unitario che include la conoscenza, la credenza, larte, la morale, le leggi e ogni altra capacit e abitudine acquisita dalluomo come membro della societ; - Per il metodo positivista di studio, nonch; - Per il primo impulso ad abbandonare lorientamento evoluzionistico a favore di un concetto pi moderno e pluralistico di cultura; - Fu il primo ad utilizzare la statistica come metodo di studio; - Introdusse lantropologia nelle universit; - Ha viaggiato molto da giovane ma rimane comunque uno studioso da tavolino. Parallelamente allinteresse per la cultura e la religione altri antropologi furono attratti dallo studio della parentela, del matrimonio e delle istituzioni sociali. Tra questi: Maine: la forma patriarcale della famiglia indo-europea la pi antica (sar una posizione criticata da:); Mc Lennan: sostiene che il primo stadio sociale il matriarcato e la prima forma di matrimonio la promiscuit sessuale seguita dalla poligamia nel matriarcato seguita ancora dalla poligamia nel patriarcato per finire con la monogamia; Morgan (1818-1881): - Si dedic allo studio della parentela e dei suoi aspetti pi particolari tra gli Irochesi, in una causa legale. Egli scopr che gli Irochesi usavano i termini madre, padre, sorella, fratello non per i parenti di sangue, ma per una classe di persone, creando cos un vero e proprio sistema organizzativo in cui si precisavano i rapporti sociali e politici tra persona e persona, e in cui i gruppi pi importanti riguardavano tutti i discendenti delle linea femminile di una stessa antenata (discendenza matrilineare) - In Ancient Society studia e formula uno schema evolutivo sulla storia della societ, distinguendo tre stadi principali: A) stadio selvaggio, dove luomo vive di caccia e raccolta; B) stadio barbaro, dove luomo vive di allevamento, coltivazione e irrigazione con mezzi di produzione pi elaborati; C) stadio civile, dove, con lintroduzione della macchina e dellarte, si arriva alla piena espansione industriale. Ogni stadio a sua volta suddiviso in altri tre stadi. In tutto quindi abbiamo 9 stadi in cui luomo passa dallo stato animalesco a quello civile: 1. Stadio selvaggio antico: invenzione del linguaggio 20

2. Stadio selvaggio medio: uso dellascia 3. Stadio selvaggio recente: invenzione dellarco e della freccia 4. Stadio barbaro antico: invenzione della ceramica 5. Stadio barbaro medio: allevamento, coltivazione, irrigazione 6. Stadio barbaro recente: lavorazione del ferro 7. Stadio civile antico: invenzione della scrittura 8. Stadio civile medio: polvere da sparo, bussola, carta e stampa 9. Stadio civile recente: macchina e industria - Nonostante le critiche per lo schema evolutivo a stadi troppo rigidi, resta il merito di Morgan di avere impostato lo studio scientifico e sistematico della parentela come fondamento necessario dellorganizzazione sociale e politica. Frazer (1854-1941): - Scrittore versatile (cio ha diversi interessi) e erudito (conosce diverse cose), fu soprattutto un umanista e con il suo linguaggio semplice riusc a portare lantropologia al lettore medio, ottenendo cos un largo seguito, anche se le sue opere hanno pi valore letterario che antropologico; - Si dedic allanalisi comparativa; - Port al massimo svolgimento la problematica dei parallelismi; - Propose temi nuovi come il totemismo, lesogamia e la magia. Soprattutto questultima sarebbe la prima manifestazione dello spirito umano dalla quale si sarebbero formate la religione e poi la scienza. Il merito della Scuola Evoluzionista fu di slegare lantropologia dalle semplici descrizioni e ricerche mosse dalla curiosit, avviandola verso nuovi sviluppi di metodo e soprattutto verso lapprofondimento di una problematica; mentre le critiche erano che non venivano seguiti dei criteri oggettivi, ma si seguiva lintuizione e la visione personale del ricercatore. 5. LA SCUOLA STORICO CULTURALE La scuola storico culturale si contrappone nettamente alla scuola evoluzionistica, affermando appunto che lantropologia storia e non evoluzione ! (inizio 1900). La problematica rimaneva comunque rivolta alla scoperta delle origini e della cultura e alle leggi che regolano lo sviluppo culturale, per non pi secondo le linee deterministiche di progresso, ma come espressione della libera scelta delluomo e come risultato di complesse relazioni culturali determinate dai movimenti e dalle migrazioni dei popoli, si prende a modello il metodo critico della storiografia classica, appunto! La scuola storico culturale nasce in Germania e Austria (successivamente negli USA), tra gli esponenti principali: Ratzel ( 1844-1904): - Fondatore della scuola storico culturale, antropogeografo; - D la prima definizione di un criterio per valutare con certezza le relazioni tra gli elementi culturali (Criterio di Qualit), cio tutti i popoli hanno una storia che possibile ricostruire seguendo i movimenti delle loro migrazioni attraverso le tracce lasciate nelle culture locali (i primitivi vengono considerati come gli archivi storici della cultura umana): lesistenza di due archi uguali in forma e qualit sia in Melanesia che in Africa occidentale non casuale, ma frutto di un rapporto culturale (CRITERIO DI QUALITA); un suo discepolo, Frobenius, dimostr poi che non solo larco presentava analogie tra le due culture, ma anche le maschere, i tamburi, le vesti, la linea architettonica della casa. Questo implicava che i rapporti culturali e storici furono molto lunghi e molteplici (CRITERIO DI QUANTITA). 21

I due criteri di qualit e quantit divennero fondamentali.

Graebner (1877-1934): - concetto dei cicli culturali = insieme di tutti gli elementi culturali considerati nella loro totalit e costituisce una forma particolare di cultura. - ES. la particolare cultura dei cacciatori ha la sua completa espressione presso il popolo dei Pigmei (un ciclo culturale), per linsieme di tutti i popoli cacciatori del globo, rappresenta una pi ampia espressione di ciclo culturale. Si pu dire che ogni ciclo una variante particolare delle cultura! - Graebner applic i due criteri alle culture dellOceania: ogni ciclo culturale linsieme di tutti gli elementi culturali considerati nella loro totalit. La globalit della cultura viene vista in termini di cicli che si spostano seguendo i movimenti migratori e si sovrappongono ad altri cicli creando degli strati culturali che ogni analisi storica deve cercare di penetrare per accertare lo sviluppo della cultura. Schmidt (1868-1954): - sacerdote cattolico fondatore della rivista Anthropos e delle scuola viennese (che divenne il fulcro della scuola storico culturale), visse a lungo in Australia dove per i suoi studi furono esclusivamente di analisi e di classificazione linguistica e etnologica. Si oppose al razzismo nazista. - La sua pi grande opera furono i 12 volumi sullorigine dellidea di Dio, che secondo Schmidt nasce dal ciclo dei cacciatori e raccoglitori. Ma la sua opera appare poco oggettiva, piegando i dati in suo possesso come a verificare delle risposte che lui ha gi dentro di s la sua affermazione di avere colto lorigine storica della religione va considerata una presunzione eccessiva, tanto da allontanare anche i suoi discepoli dal suo pensiero. - Altro contributo di Schmidt la proposta della scuola viennese del quadro generale dello sviluppo delle culture: 1) Cultura primitiva; 2) Culture primarie, distinte tra: - ciclo degli allevatori patriarcali, - ciclo dei piantatori matriarcali, - ciclo dei grandi cacciatori totemisti; 3) Culture secondarie, di vario tipo, con la mescolanza dei tre cicli precedenti; 4) Culture terziarie, dagli intrecci complessi. La critica rimprovera alla scuola storico culturale troppa meccanicit nellattribuire gli elementi culturali ai vari cicli e la sicurezza di avere dimostrato lorigine storica della cultura risultata eccessiva. Oggi la scuola viennese, come espressione dei cicli culturali, ha cessato di esistere. 6. PRIMO PERIODO DELLA SCUOLA AMERICANA Gli studi antropologici nellAmerica del Nord hanno avuto un primo avvio con lopera di Mor gan (scuola evoluzionista) ma a Boas Franz. Boas (1858-1942) cui si deve la formazione della scuola antropologica americana part da presupposti antievoluzionistici e storici. Con i suoi scritti si batt contro il pregiudizio che identificava razza e cultura. Impost tutta la problematica che avrebbe caratterizzato il periodo successivo:

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Cultura degli indiani (Per molti anni la scuola americana studi solamente gli Indiani dAmerica, tanto che tutti gli studiosi americani contribuirono alla pubblicazione del Manuale degli Indiani di America); - Concetto di cultura. Lowie affronta in chiave antievoluzionistica lanalisi della problematica sociale. Kroeber (1876-1960) approfondisce lanalisi del concetto di cultura e avvia un indirizzo di studio detto culturologia. Wissler formula la age-area (area temporale), cio i tratti antropologici tendono a diffondersi in tutte le direzioni dai loro centri di origine. I tratti che si trovano pi diffusi nella periferia sono quelli pi antichi mentre quelli vicino al centro sono quelli pi recenti, che non si sono ancora diffusi verso i margini. Sapir afferma che la linguistica fondamentale per la storia della cultura. Herskovits, africanista americano di rilievo, attraverso il problema delle condizioni dei negri dAmerica, tocca lAfrica.

7. LA SCUOLA SOCIOLOGICA FRANCESE Durkheim (1858-1917): - Nelle sue opere si rif spesso alle societ primitive che diventano oggetto della sua problematica in prospettiva evoluzionistica (resta ancorato alla problematica delle origini). Nelle sue opere troviamo concetti che saranno fondamentali nellantropologia sociale: solidariet, coesione, integrazione, collettivit; - Si pone a cavallo tra le posizioni evoluzionistiche e quelle antistoriche della scuola funzionalista; - I suoi studi sono di carattere sociologico, ma si rif spesso alle societ primitive che diventano oggetto normale della problematica; - La sua opera propriamente antropologica si svolge attorno al concetto fondamentale della societ; - Nei suoi studi tra gli australiani vede nel totem il simbolo della societ stessa, cio lincarnazione del capostipite del clan, (il cui valore continua al di l di ogni individuo, proprio come la societ). La norma totemica diviene cos il motivo di coesione del gruppo clanico, ovvero della societ. Poich il totem anche simbolo religioso, in quanto il punto di raffronto per il bene ed il male, lui arriva ad associare il totem-societ ad una divinit, fonte del bene e del male. Mauss (1872-1950): - collaboratore di Durkheim, fu maestro di pensiero e metodo. Il suo insegnamento pi importante riguarda il saggio sul dono, in cui analizza uno dei concetti fondamentali dellorganizzazione sociale e economica, cio il principio di scambio e reciprocit. Lvy-Bruhl (1875-1939): - Altro grande maestro della scuola sociologica francese, ma con un interesse di studio molto filosofico. - I suoi scritti riguardano studi sulle funzioni mentali delle societ inferiori, sulla mentalit e sullanima dei primitivi si riconosce che anche i tra i primitivi esistono sistemi di pensiero coordinati e logici e che gli aspetti pre-logici, cio quelli irrazionali, sono un fenomeno di ogni cultura umana e dureranno finch esister il rapporto di mistero tra uomo e cosmo.

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6. PERIODO II IL PROBLEMA DELLA FUNZIONE e STRUTTURA I continui scontri tra le due correnti di pensiero non portarono alla fine grossi risultati e la mancanza pressoch totale di una documentazione storicamente attendibile da a ogni teoria una base approssimativa e precaria. Si sente lesigenza di rivedere tutto il metodo antropologico: Radcliffe-Brown e Malinowski diventano i fautori di questo cambiamento e propongono di capire la realt culturale e sociale nella sua struttura e funzione con una continua esperienza diretta sul campo. 1. RADCLIFFLE-BROWN (1881-1955) Ha condotto ricerche nelle isole Andamani nellOceano Indiano e tra gli aborigeni australiani, ma fu soprattutto con linsegnamento nelle cattedre universitarie di tutto il mondo che fece conoscere il suo pensiero: Egli ritiene che il compito dellantropologia sia quello di scoprire e definire le leggi generali che regolano le relazioni e il dinamismo dei fatti sociali fino a poterne pianificare e prevedere il lo sviluppo. Il presupposto fondamentale il carattere di scienza naturale dellantropologia sociale. Usa il metodo comparativo e sintetizza le sue ricerche in 3 concetti sociali: Processo moltitudine di azioni e interazioni di esseri umani che agiscono come individui o collettivit. Il lavoro dellantropologo sociale proprio quello di mettere in risalto il carattere dinamico di questi fatti sociali. Lunit di studio la vita sociale di una regione particolare della terra in un tempo determinato. Struttura forma ordinata di parti o componenti. Ogni cosa ha una struttura: una composizione musicale, un animale, una molecola, un edificio. La struttura sociale quindi definita come una sistemazione di persone in relazione controllate e definite istituzionalmente (Es. la relazione tra marito e moglie, oppure tra re e suddito). Nella struttura sociale sono le persone le parti della struttura! Funzione interconnessione tra struttura sociale e il processo della vita sociale (relazioni tra processo e struttura!). 2. MALINOWSKI (1884-1942) Cittadino austriaco di origine polacca, allo scoppio della prima guerra mondiale si trovava in Australia e si fece mutare linternamento dichiarando di vivere nelle isole della Melanesia per motivi di studio. Questa permanenza tra gli isolani, dove visse la loro quotidianit e impar anche la lingua, fece di lui il maestro del metodo antropologico dellosservazione partecipante nonch capo-scuola del funzionalismo. Studi il loro sistema di coltivazione e i loro riti agricoli, la vita sessuale e matrimoniale, il sistema di scambio di conchiglie tra le varie isole per rinsaldare le alleanze, ... Il termine di Funzione strettamente collegato a quello di cultura. La cultura un tutto integrato e globale del quale i singoli elementi culturali sono le parti costitutive. Per capire il significato di ogni elemento culturale necessaria unanalisi culturale funzionale, in grado di scoprire e capire i significati dei singoli elementi culturali, perch li vede nel loro rapporto con il tutto della cultura.

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Il tentativo di Malinowski di definire la cultura, parte da considerazioni sui bisogni fondamentali delluomo ai quali far corrispondere una soluzione culturale:

A1 Bisogni fondamentali 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Metabolismo Riproduzione Protezione del corpo Sicurezza Movimento Sviluppo Salute

B1 Risposte culturali 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. Vettovagliamento Parentela di sangue Ricovero Protezione Attivit Istruzione Igiene

A2 Bisogni derivati 1. Produzione, uso, mantenimento e rinnovo degli utensili e dei beni di consumo 2. Codificazione delle norme di comportamento e relative sanzioni 3. Conoscenza e trasmissione delle tradizioni 4. Autorit e potere per ogni istituzione

B2 Risposte organizzative 1. Economia 2. Controllo sociale 3. Educazione 4. Organizzazione politica

E evidente in Malinowski la preoccupazione di includere tutte le manifestazioni dellattivit mentale delluomo in un quadro completo. La sua attenzione fu anche attratta dalla problematica nuova derivata dai nuovi contatti culturali del Colonialismo che negli anni del suo insegnamento si imponeva in tutto il mondo esigenza di fare antropologia applicata, pratica, inquadrandola nella situazione coloniale del momento. Nonostante certi suoi giudizi aspri verso i selvaggi, egli si distinse per la sua umanit derivata dal suo pieno coinvolgimento e partecipazione con la gente del posto (vedi anche Jomo Kenyatta). 3. I MUTAMENTI COLONIALI Favorirono i nuovi indirizzi di studio per far fronte ai nuovi fenomeni sociali e politici derivati dalla colonizzazione. Dopo la fase della conquista, le amministrazioni coloniali (e quindi anche gli antropologi che svolgevano le loro ricerche in quei territori) si trovavano di fronte a nuove entit politiche che raggruppavano le pi diverse trib, alla nascita di movimenti nazionalisti e di liberazione religiosa, allintroduzione del sistema scolastico e monetario occidentale. Nel 1927 nasce a Londra lInternational African Institute, fondato dai pi grandi antropologi (tra cui Schmidt e Malinowski) per cercare risposte a questi fenomeni e guidarli in maniera positiva per il destino delle popolazioni e culture coloniali studi scientifici e non politici. In quegli anni, nei ruoli del servizio coloniale inglese appare la figura dellantropologo impiegato statale, con attivit prettamente di ricerca e consulenza. Lantropologia per la prima volta diventa professione.

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4. ANTROPOLOGIA SOCIALE INGLESE Leredit di Radcliffe-Brown e di Malinowski fu portata avanti, con grandi sviluppi, da altri antropologi inglesi, che fecero della ricerca sul campo il loro presupposto fondamentale. La situazione coloniale favor lampliamento del campo di ricerca (i governi coloniali avevano la stessa esigenza di conoscenza) che si sposta dallAustralia e Oceania, allAfrica, che si impose come campo urgente e fecondo. I temi studiati dallantropologia sociale inglese vanno dalla parentela alla struttura politica, dalleconomia alla magia e religione. Il tipo di analisi unanalisi Monografica, evitando di fare analisi comparative con situazioni non conosciute direttamente. Tra gli esponenti: Evans-Pritchard (1902-1973): - Fu il pi grande antropologo sociale inglese. Oper in Africa, e il suo primo lavoro, lo studio della stregoneria presso gli Zande in Sudan, costitu subito una novit e divenne un punto di riferimento per questa tematica perch indic con chiarezza la: - Distinzione tra stregoneria, in quanto jettatura (jella, malocchio nel sud Italia), influsso negativo e magia nera procurata artificiosamente con tecniche fascinatorie; - Altro campo di ricerca di Evans-Pritchard furono i Nuer, alto Nilo del Sudan, che rimangono tuttoggi una delle popolazioni meglio studiate relativamente a organizzazione politica, parentela e matrimonio, e religione; - Le sue descrizioni sono verifiche approfondite del significato strutturale e della funzione dei singoli etnemi osservati; si ispira nelle sue analisi allinsegnamento di Durkheim (distinzione tra clan e lignaggio) e della scuola sociologica francese ma; - Non considera che lantropologia sociale una scienza naturale n che si debbano scoprire leggi generali che regolano la societ, ritenendole vuote discussioni di metodo. Fortes (1906-1983): - Studi il tema della parentela, etnema fondamentale delle struttura politica, presso i Tallensi, popolazione del Ghana settentrionale; - Mise in relazione il rapporto intimo tra la concezione religiosa (culto degli antenati) e il sistema della parentela e il valore fondamentale del lignaggio, espressione concreta delle relazioni tra persone e gruppi e base strutturale dellorganizzazione politica. Firth (1901-1972): - Neozelandese, svolse le sue ricerche tra i Maori, poi tra i Tikopia in Polinesia e tra i pescatori malesi del Kelentan e fu il primo a condurre ricerche antropologiche sulla parentela nella societ inglese contemporanea; - Di estrazione economica, fece delleconomia (tema nuovo in antropologia) e della parentela i temi principali della sua ricerca: a lui si deve lelaborazione teorica della problematica economica dellantropologia. Campo dellantropologia economica sono soprattutto le societ primitive senza sistemi monetari di scambio e dove i concetti di produzione, accumulazione, distribuzione, consumo, sono pi semplici (vedi ). Nadel studi i Nuba in Sudan e i Nupe in Nigeria settentrionale con il tentativo di dare delle teorie sul metodo dellantropologia sociale.

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5. LA CULTOROLOGIA (studi post-Boas) Gli antropologi americani, soprattutto Boas, avevano gi intuito limportanza dello studio dinamico dei rapporti tra cultura e individuo, tra persona e societ, tanto da essere considerati pi antropologi culturali che sociali. Il tema dei modelli culturali fu introdotto da: Ruth Benedict (VEDI P.8) che si contrappose alle teorie della superiorit ariana come sostenitrice della teoria del relativismo culturale2 e della necessit di comprendere il significato vero di ogni cultura per rispettarla. Identifica 3 modelli culturali: 1. Tipo Apollineo (Zuni, New Mexico): popoli che apprezzano lequilibrio, amano ci che bello e buono; 2. Tipo Dionisiaco (Dobu, Melanesia): ambiscono alla potenza e al dominio da conseguire con ogni mezzo; vivono in continua tensione per affermare il proprio prestigio e vincere la concorrenza; 3. Tipo Dobu: Kwakiutl, British Columbia in Canada. Critiche: sono modelli troppo generici e approssimativi. Apprezzamenti: pone bene in risalto il relativismo sotto cui ogni cultura va considerata: i costumi e gli ideali di una cultura possono comprendersi solo come parti di un tutto integrato. In riferimento alla scuola americana ci sono altri concetti da ricordare: -Antropologia applicata: Dopo gli avvenimenti bellici che hanno stravolto lumanit, per gli antropologi si pone il problema di partecipare alla ricostruzione. Nasce cos lantropologia applicata, cio lo sforzo di applicare le conoscenze antropologiche non solo allo studio dellesotico e della cultura astratta, ma ai problemi del momento. lantropologo si pone come elemento di convergenza delle scienze delluomo, con al centro lindividuo, sia come persona sia come protagonista della vita sociale e politica attuale. Da qui si tenta anche una collaborazione tra antropologia e psicologia con lanalisi del concetto di cultura e con la formazione della personalit di base di ogni individuo. -Concetto di cultura: La cultura ora appare come un insieme di norme e di valori che vengono trasmesse e che condizionano la vita di ogni individuo ma che poi persistono anche al di l dei singoli, costituendo la caratteristica distintiva delle varie societ. 6. SISTEMI DI PENSIERO Le considerazioni sulluomo, sulle sue capacit mentali, le sue concezioni cosmologiche e le espressioni estetiche e darte sono sempre stati gli argomenti costanti dello studio antropologico. Da sempre per luomo primitivo era ritenuto dagli evoluzionisti incapace di alti concetti, come per esempio quello di Dio. Ma gi nel 1927 Radin presentava luomo primitivo come un filosofo e successivamente , nel periodo del dopoguerra, con la ricerca diretta sistematica e losservazione partecipante (e quindi con il contatto intimo
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Relativismo culturale: i costumi e gli ideali di una cultura possono comprendersi solo come parti di un tutto integrato. Comportamenti di individui che possono sembrare bizzarri risultano cos perfettamente equilibrati dentro un determinato sistema culturale.

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con le culture), ci fu un cambiamento di pensiero che valorizzava il pensiero primitivo, riconoscendo nelle culture primitive veri e propri sistemi cosmologici e teorici. Griaule fu il maestro di questo indirizzo antropologico, che dopo ricerche molto superficiali in Etiopia, si imbatt nella cultura Dogon nel Mali, dove affront il modo di concepire il cosmo, le cose e lordinamento interno di questa cultura. Mise in risalto il suo metodo, fatto di piena partecipazione alla vita locale e dalla fiducia che lui aveva verso i suoi interlocutori e inoltre afferma che lequipe la sola capace di organizzare uninchiesta coerente e produttiva perch permette una divisione del lavoro qualitativa e quantitativa. Nel 1960 in Rhodesia, in occasione del Terzo seminario Internazionale sullAfrica, promosso dallo stesso International African Institute di Londra, largomento generale furono i sistemi di pensiero africani gli antropologi affermarono che il meccanismo mentale degli africani non diverso dal nostro! 7. LANTROPOLOGIA STRUTTURALE DI LEVI-STRAUSS: - Corrente di pensiero che dilag in Francia negli anni 60; - Lvi-Strauss giunse allantropologia dalla filosofia, si dichiara continuatore degli studi di Mauss; - La sua problematica principale, fondata sulle numerose ricerche sul campo, lanalisi della struttura sociale sistema simbolico delle relazioni costanti tra i fatti. Gi altri antropologi come Mauss e Durkheim avevano descritto la societ come un complesso integrato in cui i singoli elementi acquistano senso e significato nel loro rapporto dinsieme, e anche Lvi-Strauss considera la societ cos, inoltre accentua il valore di segno e di simboli dei singoli elementi e la costanza delle loro mutue relazioni. La struttura diventa cos il tutto, la cultura e la societ che costituiscono una forma singolare di linguaggio e di rapporto umano; - La Cultura e la Societ sono una forma particolare di linguaggio e di rapporto umano; - Alla radice delle relazioni umani c la Comunicabilit umana si pone per tanto il problema del passaggio da natura a cultura; la soluzione sta nel concetto di scambio: lo scambio stabilisce tra gli uomini relazioni di reciprocit e fonda il meccanismo su cui nasce e vive la cultura; Per esempio, il matrimonio e la proibizione dellincesto una manifestazione tipica dellintervento delluomo sulla natura, segna il passaggio alla cultura: la proibizione dellincesto una regola di reciprocit perch io non rinuncio a mia figlia oppure a mia sorella se non alla condizione che anche il mio vicino vi debba rinunciare; il fatto che io possa ottenere una donna la conseguenza del fatto che un altro fratello o un altro padre vi hanno rinunciato!; - Lo studio fondamentale di Lvi-Strauss resta tuttora lanalisi delle strutture elementari della parentela (1949) nel quale tratta non solo il rapporto tra natura e cultura, ma propone uninterpretazione dei complicati sistemi australiani di parentela in termini di relazione e di alleanza; - Anche largomento del totemismo viene visto da lui sotto una nuova ottica, completamente diversa da tutti gli altri antropologi e propone di considerarlo come un modo di rispondere alle esigenze intellettuali della conoscenza; - Tra le sue opere pi importanti (anche se alla fine il suo successo letterario molto pi filosofico che antropologico) ricordiamo Tristi tropici (1955), libro di viaggio tra le popolazioni del Mato Grosso e Amazzonia meridionale; il Saggio sul pensiero selvaggio (1962), dove si sviluppa la sua analisi sul totemismo; Il crudo e il cotto (1964), Dal miele alla ceneri (1966) e Lorigine delle buone maniere a tavola (1968). Nelle corrispondenze che scopre tra i racconti mitologici delle origini nei quali ricorrono costantemente indicazioni sugli alimenti, LviStrauss non solo si attarda a spiegare il significato intimo delle prescrizioni e delle proibizioni culinarie, ma trae da esse il rapporto simbolico dei significati con cui si esprime il pensiero umano e giunge a formulare la conclusione che in esse si riscontra il germe di una filosofia dello spirito e si ritrovano i primordi della scienza; 28

Quello di Lvi-Strauss si pu definire uno STRUTTURALISMO RELAZIONALE basato su modelli teorici; Critiche: Lvi-Strauss non percepisce la dialettica che nellevolversi della storia, cio le sue sono sempre analisi sincroniche (indipendentemente dallevoluzione storica).

8. ANTROPOLOGIA CONOSCITIVA ED ETNOSCIENZA Dopo la crisi di identit dellantropologia (dagli anni 60 in poi), dovuta allindipendenza dei paesi coloniali e primitivi, si arriv a parlare addirittura della scomparsa delloggetto antropologico, identificato con i primitivi: unaffermazione che mette a nudo lequivoco dei miti che identificavano lantropologia come lo studio dei primitivi e delle societ semplici. Si ebbe cos loccasione di chiarire ch e lambito di studio dellantropologia la CONDIZIONE UMANA! In America si sviluppa un nuovo filone di ricerca sui modi della conoscenza : l antropologia conoscitiva (studio dei meccanismi dellapprendimento e dei sistemi di conoscenza e classificazione), con delle problematiche innovative. Da qui deriva poi una nuova specializzazione, lEtnoscienza, studio dei meccanismi dellapprendimento e dei sistemi di conoscenza, che si distingue dalla scienza sperimentale perch il suo oggetto di studio il sapere etnico, cio popolare ed empirico. Vi sono 2 modi di percezione dellosservatore estraneo (etico e emico): Etico modo di vedere una cultura soggettivo e proprio degli osservatori esterni; Emico (in contrapposizione) modo di vedere una cultura oggettivo e proprio degli appartenenti interni della cultura. 9. NEOEVOLUZIONISMO E SOCIOBIOLOGIA Il movimento neo-evoluzionista si consolida in America dopo la II guerra mondiale. Tutti gli antropologi neo-evoluzionisti attribuiscono la massima importanza al fattore ecologico come elemento determinante dellevoluzione culturale, ma si differenziano tra di loro per diversit di accentuazione del metodo e dei temi: Steward rileva maggiormente il determinismo tecno-ambientale; White il determinismo tecno-economico; Murdock sviluppa al massimo il metodo statistico e il suo grande merito stato di essere uno straordinario elaboratore di dati, raccolti in Human Relations Area File che un catalogo che contiene i dati di tutte le societ e culture note (oltre mille societ, di cui 862 con un codice particolare per consentire la ricerca comparativa per usi professionali); Harris nel 1968 pubblica una nuova storia delle teorie antropologiche, affermando che lantropologia serve per formulare leggi generali (neo-evoluzionismo), cio lantropologia nomotetica. Per questo scopo si devono studiare le cause dello sviluppo culturale da ritrovarsi esclusivamente nelle condizioni ecologiche, tecniche ed economiche. La sociobiologia (met anni 70) dedita allo studio delle basi biologiche dei comportamenti degli esseri. La scoperta dei geni e del loro comportamento imponeva il superamento del concetto evoluzionista individuale del pi forte: i geni si accoppiano per generare nuovi esseri e assicurare la continuit della specie. Anche nelle societ umane questa la base dei sistemi di discendenza e di parentela e quindi anche delle scelte matrimoniali. 10. ANTROPOLOGIA MEDICA, PSICANALISI ED ETNOPICHIATRIA Nellantropologia medica si possono distinguere 2 indirizzi: 1- il primo interessato ai problemi con la clinica e la pratica scientifica della medicina; 2- il secondo allo studio della medicina popolare e delle pratiche terapeutiche tradizionali, sia nelle societ tribali che nelle societ industriali e nelle societ in rapido cambiamento, malate di civilt, ossia di abuso di alcool e droga. 29

Il presupposto etnologico sta alla base delletnopsichiatria che considera i disturbi psicopatologici, non come un fenomeno soggettivo, ma come risultato di esperienze determinate dai processi simbolici propri di ogni cultura, di concezioni ideologiche e di pratiche terapeutiche tradizionali.

11. ETNOSTORIA Vi troviamo 2 indirizzi: 1) Valorizzazione delle tradizioni orali, raccolte e vagliate con metodo critico e comparativo. Con questo metodo vari ricercatori hanno registrato le tradizioni orali di genti africane e hanno tentato di ricostruirne il passato; 2) Valorizzazione di eventuali documenti scritti da antichi relatori sulle popolazioni senza scrittura. In generale, laffermarsi delletnostoria, come specializzazione di studio, rappresenta la rivalutazione della storia nellambito dellantropologia e ha aperto nuovi filoni di ricerca, come le tradizioni orali in connessione con gli archivi di famiglie private, di istituzioni civili e religiose e ha fatto nascere lantropologia regionale (rivista etnologia europea, con studi su regioni particolari, quali il Mediterraneo e le Alpi). 12. ANTROPOLOGIA INDUSTRIALE, URBANA E CLASSI SOCIALI Dello sviluppo industriale, fattore che risulta tra i pi incisivi dei cambiamenti sociali, lantropologia analizza gli aspetti umani, cio la condizione dei lavoratori allinterno delle fabbriche, il riflesso delle zone industriali sugli insediamenti umani e i processi culturali della partecipazione ai processi industriali di produzione. Tra i maggiori problemi posti in risalto dallantropologia industriale risultano il pendolarismo e limmigrazione di massa di lavoratori, problemi che hanno coinvolto in maniera drammatica la societ italiana, scopertasi patologicamente etnocentrica al confronto degli immigrati extracomunitari. 13. IL POSTMODERNO Negli anni tra il 1970 e il 1990 si andata affermando nel campo dellestetica e della critica letteraria una corrente radicale di revisionismo critico e demolitore; non una specializzazione, ma un interesse diffuso, una moda se si giudica dalla monotonia dei saggi tutti aventi la parola invenzione nel titolo (i. della cultura, i. della tradizione, i. dei primitivi, i. dellAfrica,). La revisione e la critica di adeguamento alle conoscenze pi che legittima, ma la ripetizione monotona rileva una pigrizia mentale, a discapito di onesti autori che vogliano veramente revisionare. Le discipline antropologiche hanno bisogno di una continua verifica e la pigrizia mentale attenua, se non annulla, il grado della loro attendibilit. 7. LANTROPOLOGIA DELLA CULTURA IN ITALIA Attraverso un lento processo evolutivo, gli studi di antropologia si sono divisi in due branche fondamentali: lantropologia fisica per lo studio delle caratteristiche fisiologiche degli esseri umani e lantropologia culturale per lo studio della cultura. In Italia, le denominazioni attribuite allo studio antropologico della cultura (etnologia, antropologia culturale, demologia) sono ora riunite in una sola parola, esclusiva del gergo universitario italiano: demo-etnoantropologia. Per capire il processo storico che ha portato a questa denominazione, occorre precisare 5 fasi: 1. PERIODO EVOLUZIONISTA (UNIT TRA ANTROPOLOGIA E ETNOLOGIA) I primi antropologi italiani (medici, naturalisti, ) aderirono totalmente alla teoria evoluzionistica di Darwin, e quindi:

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Gli aspetti culturali appartengono agli stadi superiori dellevoluzione in corrispondenza con levoluzione fisiologica degli esseri umani (levoluzione fisiologica e culturale sono fenomeni non separabili); - Lo Scopo degli studi antropologici era di scoprire le cause (leggi generali) di tale evoluzione fisiologico-culturale. Cio lantropologia fisica e letnologia erano la stessa cosa; lentamente poi si staccheranno, la prima per studiare levoluzione fisiologica degli esseri umani, la seconda per lo studio delle manifestazioni culturali. Studiosi del periodo: Paolo Mantegazza (1831-1910), medico, fu maestro e divulgatore delle teorie darwiniane. Viaggi molto in Europa e in America. In Argentina dove si trasfer (1854) per esercitare la sua professione di medico, conobbe le popolazioni amerinde e li matur il suo interesse antropologico. Nel 1858 torn in Italia e nel 1870 ottenne la prima cattedra di antropologia in Italia presso luniversit di Firenze e fond, sempre in quellanno, il Museo antropologico - etnografico di Firenze, la Societ italiana di antropologia fisica e lArchivio per lantropologia e letnologia, fondazioni che tuttoggi esistono e prosperano. Fu anche deputato al Parlamento dal 1865 al 1876, quando divenne senatore; Cesare Lombroso (1835-1909), medico pure lui, a cui si deve limpostazione dellantropologia criminale come disciplina specializzata. Sosteneva che la degenerazione morale del delinquente doveva spiegarsi in rapporto alle sue anomalie fisiche. Le sue teorie ebbero un grande seguito nel diritto penale e nella medicina mentale e legale, tanto che il criminale venne considerato non solo una persona da punire, ma un malato da guarire e da rigenerare. Giuseppe Sergi (1841-1936), di formazione filosofica e letteraria, fu attratto dallantropologia fisica intesa in senso unitario con letnologia. Perfezion il metodo di misurazione cranioscopia, cercando di precisare, attraverso la descrizione geometrica del cranio, un criterio di classificazione delle razze umane e le loro origini. Le sue indagini variano tra paleontologia dei mammiferi e delluomo , i problemi delleredit biologica, lo studio delle antiche civilt e la loro scrittura e linguaggio. Si distinse per seriet di metodo scientifico e fond a Roma, dove insegn, la Societ Romana di Antropologia e la Rivista di Antropologia (1911). Lamberto Loria (1835-1913), laureato in matematica alluniversit di Pisa, comp lunghi viaggi nel Turkestan, in Nuova Guinea e in Eritrea allo scopo di raccogliere dati e reperti per documentare il processo evolutivo della vita e dellumanit. Da queste esperienze esotiche, fu indotto a studiare poi le manifestazioni tradizionali delle genti dItalia, a cui dedic tutta la vita, fondando a Firenze il Museo di Etnografia Italiana (1906), la Societ di Etnografia Italiana (1910) e la rivista Lares (1912) per la promozione e divulgazione degli studi etnografici italiani. 2. SVILUPPO DELLA DEMOLOGIA (= folklore) Per indicare lo studio delle tradizioni popolari gli studiosi adottarono il termine inglese folklore (da folk popolo e lore sapere). Solo in Italia si affermato il termine demologia (da demos popolo e logos parola, discorso). In Italia lo studio delle tradizioni popolari risale ai primi decenni del 1800, in prospettiva letteraria-filosofica (con raccolte di poesia popolare pubblicate nelle varie regioni dItalia, soprattutto in Toscana ), ma anche storica e positivista (non solo losservazione delle manifestazioni popolari, ma anche la raccolta museografica dei manufatti artigianali popolari). La Demologia = Etnografia, cio la raccolta delle registrazioni degli usi e costumi. Tra i principali studiosi dellepoca ricordiamo: Niccol Tommaseo (Canti popolari toscani, corsi, illirici e greci, 1841-42); Costantino Nigra (Canti popolari del Piemonte, 1888). Questi autori hanno un punto di vista della demologia ad indirizzo positivista, in opposizione allidealismo storicista di Benedetto Croce. Inoltre: 31

Giuseppe Pitr (1841-1916), medico siciliano, dal contatto professionale con la gente fu indotto a documentare tutti gli usi e i costumi del popolo siciliano. Tra le sue pi grandi opere ricordiamo i 25 volumi della Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane del 1871 e la fondazione del Museo Etnografico Siciliano creato grazie ad una raccolta meticolosa di materiale durante le sue ricerche. Nel 1911 per iniziativa della Societ di Etnografia Italiana fondata da Lamberto Loria, si tennero un Congresso e una Mostra Etnografica Italiana, che misero in risalto i concetti di demologia e etnografia, mentre continuava a perdurare lunione tra antropologia fisica ed etnologia. Tra i demologi di quel periodo ricordiamo: Raffaele Corso (1883-1965) che nel Congresso del 1911 si fece relatore del metodo folklorico di Van Gennep per poi fondare nel 1925 la rivista Il Folklore Italiano e nel 1946 il Folklore; Giuseppe Cocchiara (1904-1965), nato a Messina perfezion i suoi studi italiani allUniversit di Oxford. Innovativo fu il suo tentativo, durante il governo militare alleato della Sicilia nel 1944, di istituire in Italia, nellUniversit di Palermo (dove insegnava nella cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari), una Facolt di Antropologia Sociale sul modello anglosassone. Anche se la sua richiesta non fu accolta dal Ministero di Roma, fu comunque un tentativo valido per provare a colmare il ritardo italiano nei confronti degli altri paesi europei. Nuove tematiche rinnovano gli studi demologici dopo il 1965. Le vicende sociali di quel periodo portano alla ribalta la condizione contadina e la contestazione e tra i demologi italiani si affermano i principi del marxismo come metodo di ricerca riferimenti agli scritti di: Antonio Gramsci degli anni 50, in cui si sottolinea lesistenza di stratigrafie e dislivelli sociali, di mondi dominanti e di mondi dominati; Alberto Cirese applica i concetti di egemonia (cultura ufficiale) e subalternit (cultura popolare) come criteri di analisi demologica, creando una consapevolezza dei dislivelli interni societ italiana, dislivelli culturali e non divisioni tra cultura e non cultura, conoscenza e ignoranza. In generale, dopo la riforma agraria del primo dopoguerra, la condizione contadina diventa un importante soggetto di ricerca con validi saggi sulle strutture dei sistemi di parentela, sulle strategie matrimoniali, sulle migrazioni, sulleconomia mezzadrile. 3. AUTONOMIA DELLETNOLOGIA Mentre in Gran Bretagna e Germania la distinzione tra studio delle manifestazioni culturali e lo studio delle caratteristiche fisiologiche degli esseri umani erano gi separate fin dallinizio del ventesimo secolo, in Italia si avvera un consolidamento dellantropologia fisica, mentre letnol ogia subisce ritardi gravissimi, per la mancanza di strutture accademiche a sostegno dello studio professionale (fascismo = avversione per le scienze sociali empiriche) e lavversione degli studiosi verso le materie scienze sociali. Solo nel 1940 nelle universit compare linsegnamento autonomo delletnologia. In questo periodo, letnologia intesa come studio storico delle culture dei popoli estranei alla tradizione classica, fu promossa dallopera di personaggi di grande rilievo accademico: Carlo Conti Rossini (1872-1949), etiopista e funzionario dellamministrazione italiana in Eritrea, fu studioso insigne della storia e del diritto dellEtiopia; Enrico Cerulli (1898-1988), etiopista e funzionario del Ministero degli esteri, fu Vicegovernatore Generale dellAfrica Orientale Italiana e autorevole maestro della letteratura etiopica. I suoi lavori raccolgono materiale etnografico tratto dai suoi viaggi esplorativi del 1930 presso etnie etiopi e somale poco note o sconosciute; Renato Biasutti (1878-1965), geografo, si propose di compiere una sintesi fra i risultati dellantropologia fisica, della paletnologia e delletnologia in senso storico -diffusionista. Nella sua opera pi significativa, Razze e Popoli della Terra, ci ha lasciato un manuale delle scienze antropologiche molto valido.

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Si avvale del concetto di ciclo e lo applica alle razze e alle culture: distingue i rami, cio le sottospecie dellHomo Sapiens; i ceppi, cio le razze principali e le razze, di livello secondario e propone 4 cicli:

1- Ciclo delle forme primarie equatoriali; 2- Ciclo delle forme primarie boreali; 3- Ciclo delle razze derivate sub-equatoriali; 4- Ciclo delle razze derivate del Pacifico e dellAmerica.; Raffaele Pettazzoni (1877-1959), storico delle religioni, fu professore di Storia delle Religioni alluniversit di Roma. Intendeva letnologia come studio dei primitivi, da cui sattendeva le prove delle origini della religione e dellidea di Dio, che proviene dalla contemplazione umana del cielo e delle manifestazioni uraniche, dalle quali sarebbero poi derivati gli stadi del politeismo e del monoteismo. Fond anche la Scuola di perfezionamento in Scienze etnologiche. Pu essere considerato come il fondatore delletnologia in Italia. Il lento progresso verso lautonomia disciplinare delletnologia pot considerarsi concluso nel 1967 con il concorso a cattedra vinto dalla terna Grottanelli, Lanternari, Cerulli. Grottanelli assunse la cattedra di Etnologia alluniversit di Roma, passando cos dallattivit presso il Museo Pigorini di Roma allinsegnamento, decisamente storico-culturale. Notevoli le sue ricerche tra le popolazioni della Somalia meridionale e i Bagiuni (popolazione di lingua Bantu), e la impegnativa ricerca tra gli Nzima del Ghana, iniziata nel 1954 e condotta periodicamente per circa ventanni e che rappresenta una novit in Italia, sia per la lunghezza che per la possibilit offerta da Grottanelli di esperienza sul campo a giovani studiosi; Lanternari assunse la cattedra alluniversit di Bari e con lui ci si allontana definitivamente dalla scuola storico-culturale, facendo prevalere studi sui mutamenti culturali, sullacculturazione. Formato alla scuola di Pettazzoni, affronta argomenti storico-religiosi, come il capodanno e indica nel contrasto tra oppressione e bisogno di libert la ragione del proliferare delle nuove religioni; Cerulli assunse la cattedra alluniversit di Genova e comp ricerche in Costa dAvorio sui Water Carriers, chiesa profetica africana trasformatasi in setta di curatori, sugli Anyi-Bona e gli Abron e sullacculturazione urbana. Le caratteristiche delletnologia italiana sono: Apertura comparativa; Prevalenza delle ricerche in campi esotici. 4. ANTROPOLOGIA CULTURALE Nello stesso periodo in cui vengono istituite le prime cattedre in etnologia, si sviluppa una nuova specializzazione, lantropologia culturale, presentata ufficialmente nel 1957 a Milano ( Congresso Nazionale di Scienze Sociali). Sempre nel 1957, si tent di definire i campi di ricerca differenti di antropologia culturale ed etnologia, ma le 2 discipline, artificiosamente separate, vengono riunite nel 1970. Gli esponenti a favore dellaffermarsi di questo nuovo indirizzo: De Martino (1908-1965), docente di Storia delle Religioni alluniversit di Cagliari. Il suo primo saggio, Naturalismo e Storicismo delletnologia (1941), una severa critica alle scuole antropologiche del momento in campo di storicismo crociano. Le sue ricerche sui riti e magia (al meridione) lo fanno diventare un maestro dellantropologia italiana. Le sue ricerche sul lamento funebre e il tarantismo sono lavori che rilevano una grande padronanza di metodo per la ricerca in una societ complessa come quelle del meridione, tanto pi se si considera che la ricerca sul campo in Italia era pressoch

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inesistente. Associa nel lavoro altri specialisti, psicologi, medici ed etnomusicologi e partecipa attivamente alla vita della gente. Bernardi: etnologo, gli venne affidata la prima cattedra di Antropologia Culturale allinterno dellIstituto di Sociologia della Facolt di Scienze Politiche delluniversit di Bologna nel 1970 . Con lui si attuava il riavvicinamento tra le due discipline, antropologia culturale ed etnologia.

Allistituzione dellantropologia culturale, seguirono alcuni studi di notevole interesse: studi e ricerche sui valori e i caratteri nazionali, letnomusicologia, lantropologia visiva (vi hanno contribuito molto i vari festival del cinema etnografico, inseriti nei programmi di grandi manifestazioni, come la Festa dei Popoli di Firenze). La fine degli anni 80 ha visto il declino dellantropologia marxista. 5. DEMO-ETNO-ANTROPOLOGIA Dal 1975 si fanno pi frequenti gli incontri di studio e i progetti di ricerca ispirati alla comunanza di fondo della problematica culturale e le sue varie specializzazioni a questo proposito liniziativa del Ministero delle universit e della ricerca, che indica con il nome di gruppo demo-etno-antropologico linsieme delle discipline antropologico - culturali al fine dei concorsi universitari. Ecco alcune caratteristiche attuali dellantropologia italiana: 1) Diffusa presenza delle discipline antropologiche nelle facolt universitarie e crescente interesse pubblico per le problematiche antropologiche, allinizio per curiosit e, grazie alla crescente possibilit di viaggi esotici, ora anche per un motivo molto pi importante: lItalia divenuta terra di immigrazione!, scoprendosi piena di pregiudizi e affetta da etnocentrismo patologico. La sola terapia unintensa opera di educazione antropologica che aiuti alla comprensione delle diversit culturali, facendo del nostro paese terra dincontro etnico; 2) Continuit nella diversit delle correnti che trovano un consenso unanime degli studiosi di demologia nellesigenza della ricerca in campo, come premessa essenziale dellelaborazione scientifica e non la qualifica esotica, Lewis la definisce la Musa dellantropologia (1973); il luogo della ricerca o le denominazioni particolari sono considerati ininfluenti rispetto a: - Lesigenza di una preparazione adeguata; - Lintensit emica (oggettivit) della partecipazione; - Lattendibilit della documentazione. 3) Associazionismo degli studiosi delle varie correnti antropologiche per la comunanza di ispirazione scientifica e anche nel vantaggio di una partecipazione corporativa alla vita accademica e culturale del paese, tanto che, nel 1991, viene costituita lAssociazione italiana di studi etno-antropologici. 6. LITALIA COME SOGGETTO ANTROPOLOGICO DI STUDIO ESOTICO interessante vedere anche come alcuni studiosi stranieri osservano le regioni italiane. Gli studi sono motivi di confronto ed interscambio ed i campi di indagine scelti sono in tutta lItalia, il che rivela come linteresse sia rivolto soprattutto alla problematica propria di ogni situazione locale. Chapman ha condotto degli studi in Sicilia, con oggetto la parentela; Blok affronta il problema della mafia tradizionale sempre in Sicilia; Davis, in Basilicata, scrive una monografia sulla terra e lorganizzazione familiare di Pisticci; Belmonte presenta la micro analisi di una famiglia di emarginati a Napoli; Dundes e Falassi analizzano il palio di Siena; Kertzer analizza la lotta tra comunisti e cattolici in un quartiere di Bologna negli anni 70; Saunders ha svolto ricerche sulla vita contadina in Piemonte.

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8. LA PARENTELA Lo studio della parentela fu uno degli argomenti fondamentali che impegnarono i primi antropologi, con Maine, MacLennan e Morgan che ricercarono nei sistemi primitivi di parentela le origini dellorganizzazione sociale, ipotizzando in maniera del tutto soggettiva, una serie di stadi evolutivi. Dallepoca di Morgan i progressi sono stati immensi, fino ad arrivare alla scuola funzionalista e strutturale, che con gli studi di Radcliffe-Brown e di Malinowski, seguite dalle indagini di Evans-Pritchard e di Fortes, ha contribuito a rendere pi sistematica e positiva lanalisi sui problemi della discendenza. Gli stessi fenomeni sono stati studiati da Lvi-Strauss secondo il suo punto di vista strutturalista, cio in rapporto alla formazione delle alleanze come meccanismi di scambio e collaborazione attorno a queste due prospettive, della discendenza e dellalleanza, si sono concentrati gli studi odierni della parentela. 1. LA PARENTELA E IL MATRIMONIO La parentela affonda le radici nellordinamento della natura umana per cui luomo si divide in maschio e femmina, luno e laltra attratti nel rapporto sessuale necessario per la generazione e continuit della specie. Si tratta di una realt naturale elementare, che non pu non esistere, ma che luomo pu regolare con norme e per scopi specifici. La necessit fisica di cooperazione, il bisogno psicologico di identit e appartenenza sono impulsi primordiali che inducono a valorizzare larticolazione etero-sessuale degli individui per ordinarli in forme associative che scaturiscono dalle relazioni per la generazione e la continuit della specie e che costituiscono la parentela. Che cos la parentela? La Parentela generalmente definita come un vincolo che lega gli individui tra loro, in rapporto alla generazione e alla discendenza. Tale vincolo pu essere di vario genere, per cui si distingue in 3 tipi : Parentela di consanguineit il tipo pi autentico e si basa sul presupposto biologico che si manifesta nella discendenza genealogica. Il processo biologico della procreazione, accomuna il sangue dei genitori e della prole (da qui il termine consanguineo). un vincolo fondato sulla realt naturale, ma comunque deve essere socialmente riconosciuta; infatti esiste anche una consanguineit sociale, che la relazione genealogica socialmente riconosciuta: non sempre il genitore padre e la genitrice madre (vedi genitori adottivi, non sono genitori di sangue, ma sono riconosciuti dalla societ). Parentela di affinit di ordine unicamente sociale e si avvera per legge (father-in-law, brother-inlaw, cio padre, fratello acquisito per legge) . I due tipi di parentela, consanguinea e affine, hanno il loro pi grande esempio nel matrimonio: i primi affini sono i due sposi (i secondi affini, invece, saranno, i parenti acquisiti dal matrimonio come suoceri, cognati, ecc ), mentre i loro figli sono consanguinei delluno e dellaltro genitore. quindi necessario distinguere nettamente il matrimonio dalla parentela. Il matrimonio una relazione bilaterale antropemica, nel senso che nasce dalazione creativa delluomo, mentre nella partecipazione duale degli sposi nasce tutto il sistema della parentela: quella consanguinea si allarga con la prole, quella affine si allarga per mezzo del matrimonio (parenti acquisiti).

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Parentela relazionale si basa su una relazione particolare e personale verso un determinato ego. Ognuno di noi ha una cerchia di parenti, con doveri e diritti specifici, che non si distinguono in consanguinei e affini. Non tutte le culture ce lhanno, dove esiste chiamato Parentado (Kindred).

Cosa sono i principi basilari? Fox (1973) e Bernardi hanno formulato 6 principi elementari che regolano i rapporti sessuali, li mutano in cause efficienti della struttura sociale e dalla cui spinta dinamica nasce tutto il complesso delle relazioni di parentela: 1) La divisione duale dei sessi fonda le relazioni umane 2) Le donne generano i figli 3) Gli uomini fecondano le donne 4) Normalmente gli uomini esercitano il controllo 5) I parenti primi non hanno relazioni sessuali tra di loro 6) Il riconoscimento sociale sanziona (cio definisce) le relazioni derivanti dai rapporti sessuali I primi tre sono chiaramente imposti dalla natura. Il secondo e il terzo enunciano un dato biologico e affermano la complementariet dei due sessi nella procreazione. Il quarto acquista significato nel periodo della gestazione, quando la donna viene a trovarsi in una fragilit particolare ed qui che ha bisogno della protezione delluomo, che le procura il nutrimento e la difende. Il quinto riguarda la problematica dellincesto, norma prettamente culturale e sociale voluta dalluomo, la cui nascita tuttora argomento di discussione, pi che una proibizione unevitazione. Il punto 6 accentua lintervento delluomo: i fatti della vita resterebbero meramente atti sessuali se la societ non intervenisse dando loro un preciso valore sociale e unefficacia strutturale, si crea la consanguineit sociale (viene riconosciuta socialmente!). Il codice e la simbologia Lanalisi di questi problemi ha portato alla formulazione di simboli e ad un codice di segni da conoscere per leggere i diagrammi illustrativi delle ricerche analitiche: MASCHIO (triangolo fallico) DONNA (cerchio) Sesso non conosciuto (rombo) Matrimonio B Z Discendenza e figli W H Fratello Sorella Moglie Marito

F M S D

Padre Madre Figlio Figlia

Che cos il matrimonio? difficile darne una definizione antropologica perch include molteplici forme e scopi (va oltre la sola procreazione, ma per esempio anche importante linculturazione dei figli) e pu essere definito con dei criteri che vanno dalla vaga approssimazione (ad esempio gli Aborigeni australiani, il riconoscimento pubblico dellunione ritenuta definitiva dallopinione locale) allestremo opposto di rigidit e precisione (es. antichi romani). 36

La definizione antropologica pi comprensiva = il matrimonio una relazione sessuale tra 2 individui di sesso diverso, socialmente definita, con lo scopo della procreazione ed alla inculturazione dei figli. Ci sono numerose altre definizioni che introducono altri concetti come quello della legittimazione e gli antropologi inglesi propongono questa definizione: il matrimonio lunione di 2 individui di sesso diverso, tale che i figli riconosciuti come prole legittima di entrambi i coniugi. Resta il fatto che il matrimonio unistituzione straordinariamente multiforme per cui nellanalizzarla bisogner tener presente i vari etnemi che lo compongono (scelta del coniuge, discendenza, propriet, eredit, ). La definizione neutra (cio non si attribuisce valore determinante al rapporto eterosessuale n al fine di procreare, ma si considera determinante la convivenza e sostegno reciproco dei partner) e recente (di varie legislazioni nazionali) che il Matrimonio la comunanza di vita di due persone a sostegno reciproco riconosciuta socialmente sia con atto formale sia come realt di fatto. 2. TIPI E SISTEMI MATRIMONIALI Cosa sono endogamia, esogamia e incesto? Esistono due termini che prescrivono o proibiscono la scelta del coniuge: Endogamia (matrimonio dentro) prescrive la scelta del coniuge allinterno di un determinato gruppo; Esogamia (matrimonio fuori) prescrive la scelta del coniuge al di fuori di un determinato gruppo. E proibisce il matrimonio dentro determinati gruppi. Il gruppo minimo al quale si applica la regola esogamica la famiglia coniugale, cio proibito il matrimonio tra parenti primi. LIncesto da non confondere con lesogamia! Lincesto riguarda le relazioni sessuali (come ladulterio), mentre lesogamia riguarda il matrimonio. La proibizione dellincesto, pur essendo diffusissima e pressoch universale, non una norma univoca . Ci si sempre chiesto quali siano le motivazioni che hanno indotto luomo a darsi una norma del genere. Tra le ipotesi pi suggestive sullorigine dellincesto c quella strutturalista di Lvi-Strauss e quella pi etnocentrica di Radcliffe-Brown: Lvi-Strauss (1949) vede nellincesto il passaggio tra la natura e la cultura: si tratta di un fenomeno che presenta simultaneamente il carattere distintivo della natura (luniversalit delle tendenze e degli istinti) e il carattere distintivo della cultura (contrario al precedente perch specifico e perch subisce la coercizione della legge); Radcliffe-Brown (1950) vede lincesto come il peccato o il delitto di intimit sessuale tra parenti imminenti della famiglia, padre e figlia, madre e figlio, fratello e sorella in questa definizione si prospettano vari tipi di incesto, a cui corrisponde una valutazione morale diversa: i casi pi frequenti sono quelli tra padre e figlia, quelli pi rari tra madre e figlio. In alcune societ consentito normalmente anche lincesto fratello-sorella. Goody distingue le tante spiegazioni dellincesto in 3 categorie: 1) Spiegazioni in termini di relazioni interne del gruppo e in particolare della famiglia nucleare (Freud, Radcliffe-Brown, Malinowski); 2) Spiegazioni in termini di relazioni esterne al gruppo (Tylor, Fortune, Lvi-Strauss); 3) Spiegazioni biologiche, genetico-psicologiche. Nonostante le molte spiegazioni, si pu osservare come la norma che proibisce lincesto costituisca un antropema fondamentale per lordinamento dellattivit sessuale e per la formazione dei gruppi di parentela e la limitazione delle scelte matrimoniali.

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Cosa sono monogamia e poligamia? Monogamia sistema di unione matrimoniale di un solo uomo con una sola donna. Pu avere valore assoluto, come nella concezione cattolica, il vincolo per tutta la vita; oppure relativo, cio il vincolo permane finch c il riconoscimento: se il matrimonio viene sciolto, allora si possono avere dei partner successivi; Poligamia sistema secondo il quale uno dei due coniugi pu avere pi partner: 1) Poliginia: lunione di un uomo con pi donne; la forma pi diffusa, riflette il sistema monogamico, perch si devono compiere tante cerimonie nuziali quante sono le donne che uno sposa. Ogni donna costituisce una unit familiare e matrimoniale distinta (separazione delle case, dei campi, delle propriet e dei nuclei familiari madre-figli); 2) Poliandria: lunione di una donna con pi uomini; molto rara e la forma pi comune quella adelfica, dove pi fratelli si servono di una sola donna per moglie. Tra le cause determinanti le pi diffuse sono di tipo economico (se non si hanno i soldi per pagare i matrimoni di tutti i fratelli), demografiche (se in una societ ci sono poche donne maritabili) e anche politiche o sociali (impossibilit di sposarsi al di fuori del proprio gruppo). Ci sono norme sullet legate al matrimonio? - La norma pi diffusa sullet matrimoniale richiede che si sia raggiunta la maturit fisiologica. Cio che si sia superata la pubert; - Nelle legislazioni scritte si precisa in genere una et minima, alla quale si aggiunge unattitudine sociale che richiede una certa autonomia economica; - Nelle legislazioni senza scrittura la precisazione approssimativa , ma in genere bisogna che uno abbia raggiunto la maturit sociale (ad esempio con liniziazione). In parecchie societ si pratica il cosiddetto matrimonio infantile . In realt il termine matrimonio improprio, perch si tratta di una promessa matrimoniale, la cui efficacia scatter al momento della maturit biologica e sociale degli interessati. Tale forma di matrimonio contrasta evidentemente con la libert di scelta individuale. In Africa, per esempio, i nuovi codici della famiglia la proibiscono. Che cos il contratto matrimoniale? (aspetto economico) La scelta matrimoniale induce sempre a una valutazione giuridica ed economica il matrimonio si configura pertanto come contratto. Vi sono varie forme di contratto matrimoniale: per scambio, quando due gruppi si scambiano le donne (figlie-sorelle) come se fossero dei beni; per servizio, quando un individuo per ottenere la moglie si mette al servizio e lavora per il padre di lei; per stipulazione, quando avviene un accordo preciso sul contributo o sul pagamento di beni economici in rapporto al matrimonio. Vi rientrano 2 forme molto diverse, che sono: dote e ricchezza della sposa

Dote, cio un insieme di beni che il padre della sposa o il gruppo di parentela le versa in occasione del matrimonio e che costituisce, insieme ai beni del marito, il fondo economico della nuova famiglia. Generalmente la stipulazione della dote avviene

Ricchezza della sposa linsieme dei beni (in natura o moneta) che la famiglia dello sposo versa alla famiglia della sposa per rendere possibile il matrimonio, essenziale perch si abbia il matrimonio, che risulter stabile solo quando il 38

prima della celebrazione del matrimonio.

versamento sar stato totale. Lammontare varia con la situazione economica.

Cosa si intende per Patrilocale e Matrilocale (la residenza matrimoniale)? Sono le norme matrimoniali che specificano spesso il luogo di residenza degli sposi. Pu essere matrilocale o patrilocale, a seconda se dovranno risiedere presso la madre o il padre. Ma poich questi termini non specificano se si tratta della madre o del padre dello sposo o sposa, lo studioso Firth ha proposto due termini, affermati ancora oggi: - Virilocale il matrimonio in cui gli sposi si stabiliscono presso il gruppo di parentela dello sposo (qualunque sia il gruppo, matrilineare o patrilineare); - Uxorilocale se la dimora avviene presso il gruppo della sposa. Ha delle conseguenze importanti per la formazione dei gruppi di discendenza, per la propriet e lattivit economica, per le alleanze politiche e la successione. Vi sono altre norme matrimoniali, come il levirato e il sororato: - nel levirato, il fratello del morto ha il diritto, che anche un dovere, di prendere la vedova di lui in moglie: i figli che avr da lei saranno a tutti gli effetti figli del defunto; - nel sororato, la sorella entra come moglie al posto delle sorella defunta (quasi si trattasse di persone identiche). Cosa sono i Sistemi matrimoniali? Poich il matrimonio il propellente della parentela, i sistemi matrimoniali che sorgono dallapplicazione di norme specifiche caratterizzano anche i gruppi di parentela. Mentre per la formazione dei gruppi di parentela il perno strutturale la discendenza, nella distinzione dei sistemi matrimoniali il punto centrale lattuazione dello scambio delle donne la proibizione esogamica di sposare una donna nel proprio gruppo importa necessariamente che si cerchi una moglie tra le donne di un altro gruppo. I sistemi matrimoniali si distinguono in: sistemi matrimoniali diretti, quando un gruppo A d una donna al gruppo B che a sua volta d una donna ad A vengono chiamati anche simmetrici, perch tra i due gruppi si stabilisce una condizione di parit per mezzo dello scambio; e semplici perch indicano con precisione da quale gruppo si pu prendere la sposa. sistemi matrimoniali indiretti, quando il gruppo A d una donna al gruppo B, ma non riceve a sua volta da B, ma da un altro gruppo C vengono anche chiamati asimmetrici, perch chi d una donna non riceve la restituzione dallo stesso gruppo che riceve, ma da un terzo gruppo; e complessi perch la scelta della sposa non viene fatta tramite criteri precisi, ma misurabili solo con il metodo delle probabilit. Per esempio nel nostro sistema matrimoniale, che complesso, non detto che un operaio sposi una operaia o che un cugino sposi una cugina, ma solo le statistiche ci indicano con che probabilit ci si avveri. Gli aspetti discriminanti per lanalisi dei sistemi matrimoniali sono gli effetti dei sistemi: - I sistemi semplici tendono a rendere perpetue le alleanze attraverso le generazioni, mantenendo il matrimonio in famiglia; - I sistemi complessi, invece, non favoriscono il rinnovamento dei legami, ma diffondono le persone nella societ. Il campo classico dindagine sui sistemi matrimoniali sono gli Aborigeni Australiani. Dal nome tribale di queste popolazioni derivano le denominazione dei sistemi matrimoniali.

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Gli esempi pi tipici dei sistemi matrimoniali diretti sono state introdotte da Radcliffe-Brown: sistema Kariera e sistema Aranda. Vediamo il loro funzionamento considerando le regole essenziali: sistema Kariera 1. scambio di sorelle, sia germane sia classificatorie; 2. matrimonio preferenziale tra cugini incrociati primi; 3. ego sposa MBD oppure FZS; 4. i nonni sposati, essendo tra loro cugini incrociati, hanno in comune i nonni ma in maniera alternata: i nonni paterni di ego sono nello stesso tempo i nonni materni della sposa di ego; e cos i nonni paterni della sorella di ego sono nello stesso tempo i nonni materni del suo sposo; e viceversa! 5. In altre parole, a livelli alternati di generazione vi unuguaglianza di parentela; 6. Inoltre i membri di generazioni alterne appartengono alle stesse sezioni (Burung, Banaka, Karimera e Palyeri), cio i nipoti sono sempre della stessa sezione di nonni; 7. matrimonio proibito tra cugini paralleli; 8. il figlio sposa dove s sposato il padre. Il sistema Kariera si basa sulla regola del matrimonio tra cugini incrociati, con scambio di sorelle. La regola Kariera resa molto semplice e attuabile perch eleggibili per il matrimonio ci sono anche le sorelle classificatorie, cio tutte le donne che ego chiama sorelle. sistema Aranda (pi diffuso e pi complicato) 1. scambio di sorelle, sia germane sia classificatorie; 2. matrimonio preferenziale tra i cugini incrociati secondi; 3. ego sposa MMBDD = FMBSD; 4. in ogni livello di discendenza i membri di ogni generazione alternata si ritrovano nella stessa sottosezione (il sistema Aranda ha 8 sottosezioni), analogamente a quanto avviene nel sistema Kariera; 5. matrimonio proibito tra i cugini paralleli; 6. il figlio sposa dove s sposato il padre del padre;

Il gruppo che prende una donna in matrimonio considerato debitore e inferiore finch non avr estinto il debito, cio finch una donna di sua appartenenza non sia andata in sposa a un membro del gruppo creditore: tra i gruppi si crea una situazione dinamica alternante, di superiorit e inferiorit, e di equilibrio.

Un esempio, invece, di sistemi matrimoniali indiretti quello dei Kachin della Birmania (anelli al collo delle donne!): - Essi sono stratificati in 3 classi: capi, aristocratici e plebei; - I lignaggi che danno le donne sono detti mayu, mentre quelli che li ricevono dama; - Le donne possono passare da una classe allaltra le donne scendono di classe e la ricchezza sale; - I lignaggi di classe superiore sono quelli che danno le donne ai lignaggi di classe inferiore!; - Allinterno delle classi il sistema circolare e democratico; mentre nel rapporto tra le 3 classi il sistema gerarchico. 3. GRUPPI DI PARENTELA Il carattere dinamico del matrimonio come propellente della parentela si manifesta soprattutto nella formazione dei gruppi di parentela, che possono nascere dalla preoccupazione di assicurare consistenza e continuit al gruppo (il matrimonio visto come il mezzo per reclutare nuovi membri ai gruppi di parentela), 40

oppure per stabilire dei rapporti di alleanza tra gruppo e gruppo (il matrimonio il mezzo per scambiare i membri del gruppo generalmente le donne- e allacciare alleanze). I motivi per cui si formano i gruppi cambia molto lo studio antropologico. In generale si pu affermare che gli studiosi che hanno compiuto ricerche tra le tradizioni africane hanno dato maggior importanza alla discendenza, mentre gli studiosi delle societ asiatiche e oceaniche hanno posto in rilievo le alleanze. Le diadi e la famiglia Generalmente si ritiene che la famiglia sia il gruppo minimo della parentela e della societ, ma i tipi di associazione possibili sono molteplici e complessi: famiglia nucleare (semplice e elementare): questo tipo di famiglia rappresenta il nucleo basilare della societ e della parentela; semplice perch nella parentela non ci sarebbe un gruppo altrettanto essenziale; elementare perch si tratterebbe del gruppo sociale minimo e irriducibile. La formula recepita di famiglia nucleare triangolare: padre, madre, figli. Questa formula pu essere scomposta in vari elementi duali, che rappresentano le diadi familiari: Diade marito e moglie

famiglia nucleare

Diade madre e figli

Diade padre e figli

Diade fratello/i e sorella/e

La distinzione delle diadi non una semplice operazione analitica per scomporre gli elementi essenziali del gruppo familiare, ma le diadi sono parti integranti della famiglia nucleare e rappresentano raggruppamenti autonomi minimi con struttura associativa e funzioni proprie. Per esempio la diade marito-moglie rappresenta un gruppo che con il matrimonio ha acquistato una sua piena autonomia e pu essere anche permanente in caso di sterilit o nel momento in cui i figli se ne vanno per costruire i loro nuclei familiari. Lesistenza delle diadi non una scoperta nuova, ma venivano per considerate come forme anomale e incomplete di famiglia. Lanalisi attuale invece riconosce la loro autonomia strutturale come unit minima della parentela e della societ. La problematica pi interessante data dalla diade madre e figli: vi sono infatti societ dove questa unit sociale diventa permanente con la donna a capo del gruppo mentre il padre-genitore si assenta per abbandono, divorzio, migrazione temporanea o permanente, lasciando la madre sola con i figli. La consistenza delle diadi come gruppi minimi fragile e delicata. Il rafforzarle, facendole parti di gruppi pi ampi, rientra nellinteresse dei singoli individui e della societ da qui lesigenza di fare nascere la famiglia nucleare, che la prima forma di raggruppamento che va oltre al limite duale. famiglia estesa (composta/congiunta): una precisa unit sociale formata da pi famiglie nucleari, ci possono essere una o pi abitazioni, di al massimo 3 generazioni (no lignaggi!), con in comune lattivit economica, i diritti di propriet e di successione, lesercizio di attivit religiose e magiche.

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famiglia poliginica: si articola sulla pluralit delle mogli. Ogni moglie forma una diade distinta con il marito e una diade autonoma con i figli. Il rapporto tra le varie diadi marito-mogli normalmente gerarchico: la prima moglie ha una posizione di privilegio. La struttura della famiglia poliginica risponde ad esigenze sociali ma anche economiche: il prestigio che luomo ottiene con pi mogli fonte di autorit e di potere nella societ, ma costituisce anche esibizione e mezzo di ricchezza. Alla donna infatti spetta il lavoro dei campi, quindi pi mogli importano pi raccolti (un esempio anche il caso particolare dei Lele dello Zaire della moglie del villaggio o ngalababola, che costituisce una diade unitaria con i figli dati da vari mariti del villaggio!). famiglia poliandrica: si articola sulla pluralit dei mariti. Nel caso del Nayar dellIndia i mariti sono anche fratelli e hanno in comune la residenza e sono tra loro economicamente collegati ma tendono a separarsi per creare la loro famiglia nucleare non appena le condizioni economiche glielo permettano. Clan e lignaggio La parola Clan di origine scozzese e significa letteralmente parentela. Nel gergo antropologico per clan sintende un gruppo di persone discendenti da uno stesso capostipite mitico o fittizio. La discendenza comune caratteristica principale del clan, ma molto spesso una realt presupposta, non dimostrabile storicamente, si perde nella notte dei tempi, e nei racconti mitologici delle origini del clan la sua nascita avviene contemporaneamente alla nascita di un animale o in connessione con un albero, il sole o la luna. Ogni animale, albero o altro essere miticamente in rapporto con il clan, detto totem e viene considerato come il capostipite del clan, viene rispettato secondo norme precise tra le quali c la proibizione di ucciderlo per tutti i membri del clan. Totemismo la dottrina che studia tutte le concezioni connesse al totem. La profondit temporale del clan massima, va al di l della storia, ma sempre assai vaga. Cosi gli antropologi hanno sentito lesigenza di precisare il suo significato introducendo il concetto di lignaggio, come segmento storico e preciso del clan. Il Lignaggio un gruppo di persone discendenti da uno stesso antenato il cui vincolo di discendenza genealogicamente dimostrato e non presupposto miticamente. La profondit del lignaggio pu variare ma abbraccia un numero limitato di generazioni. Si distinguono in lignaggi massimi, minimi, minori e segmenti di lignaggio e svolgono funzioni strutturali ben precise a livello territoriale, religioso e politico specialmente nelle societ acefale, cio senza capi. In molte societ i clan e i lignaggi fanno parte di raggruppamenti maggiori della parentela, che si dicono fratrie. Quando le fratrie sono soltanto due e distinguono la societ in due parti, si dicono met. La problematica antropologica della parentela si incentra sulla formazione, la funzione e la finalit di questi gruppi di parentela. Secondo molti studiosi la formazione di questi gruppi si basa sulla discendenza: i gruppi sono cio costituiti da consanguinei e la loro funzione quella di reclutare altri membri attraverso il matrimonio, assicurandone cos la continuit. La discendenza allinterno del gruppo porta alla formazione di veri e propri sistemi, da cui dipendono le strutture dei gruppi stessi e il comportamento dei membri dei gruppi: - Sistemi di discendenza unilineari se determinano la discendenza secondo la linea del padre oppure secondo la linea materna. Di conseguenza anche la propriet, leredit, la successione sono regolate secondo la linea privilegiata, paterna o materna. a) Sistemi patrilineari lordinamento interno del gruppo ruota attorno alla figura del padre. Generalmente lanzianit e la primogenitura acquistano rilievo. La posizione della donna marginale e pu mantenere lappartenenza al suo gruppo originario oppure perderla per fare parte a tutti gli effetti del gruppo dentro cui si sposa; 42

b) Sistemi matrilineari la posizione del padre diventa marginale e acquista rilievo massimo il fratello della madre, cio lo zio materno. Sistemi di parentela bilineari tengono conto della discendenza tanto nella linea paterna quanto in quella materna. Lesistenza di questi sistemi dimostra che il sistema patrilineare e quello matrilineare non si escludono a vicenda ma possono essere valorizzati per scopi diversi: tra gli Yako della Nigeria si dice che un uomo mangia nel suo patri-clan e eredita nel suo matri-clan, cio la propriet dei beni mobili patrilineare, quella degli immobili matrilineare.

Gruppi cognatici, parentado I gruppi unilineari e bilineari hanno il vantaggio di definire con chiarezza lappartenenza di un individuo ad un gruppo di parentela. Nei sistemi di discendenza cognatica le linee di discendenza si sovrappongono luna allaltra perch uno pu appartenere a tanti lignaggi quanti sono i suoi antenati. Gli scopi di sistemi cognatici sono soprattutto cerimoniali e economici, mai residenziali. I gruppi cognatici si dividono in: 1- non ristretti quando prendono tutti i membri di uno stesso antenato; 2- ristretti quando comprendono solo i membri che adempiono a particolari condizioni; 3- praticamente ristretti quando teoricamente tutti i discendenti di uno stesso antenato possono essere membri di tutti i gruppi, ma in pratica devono limitarsi alla scelta di un solo gruppo, immutabile. Il parentado non un gruppo di discendenza. La sua costituzione infatti non ha rapporto con un antenato, ma un gruppo personale che si configura attorno ad una persona individuale, ad un ego preciso. Poich il centro del parentado ego, esso cessa con la morte dellindividuo ego. Gli scopi per cui il parentado si struttura sono socio-economici: per aiuto reciproco, per il pagamento del prezzo del sangue, per regolare i matrimoni. 4. SISTEMI DI TERMINOLOGIA Servono per comprendere il significato della parentela. Morgan fu il primo a distinguere i sistemi classificatori (ci si serve di un solo termine per indicare una classe di persone) e descrittivi. Radcliffle-Brown nei suoi studi con gli australiani ha formulato 3 principi che starebbero alla base dei sistemi classificatori: I) Equivalenza dei fratelli: un uomo sempre classificato con suo fratello, una donna con sua sorella, allora il fratello di mio padre (zio) per me padre, e la sorella di mia madre (zia) per me madre; II) Equivalenza degli affini: cio dei parenti acquisiti dal matrimonio con i consanguinei: la moglie di un uomo che chiamo padre per me madre e viceversa; III) Limite della classificazione: la classificazione di pi persone con un termine unico si estende a un solo gruppo determinato, come ad esempio un clan. Per gli australiani, invece, illimitato. La classificazione dei termini uno strumento per definire con esattezza il comportamento, anche se ha un valore relativo. In ogni caso luomo vale pi della norma, quindi la norma di riadatta, si modifica per rispondere a delle situazioni particolari. Lanalisi antropologica si rivolta soprattutto alla problematica della classificazione dei cugini paralleli e incrociati: - cugini paralleli i figli di fratelli e i figli di sorelle; - cugini incrociati i figli di fratello e sorella. Nelle societ dove la distinzione ha valore strutturale, i cugini paralleli si considerano e si chiamano come i fratelli germani e tra loro non permesso il matrimonio. Tra i cugini incrociati, in genere, il matrimonio consentito. 43

La classificazione dei sistemi Murdock, comparando i dati comparativi di ben 862 societ, ha elencato 8 tipi di sistemi di terminologia della parentela: 1) Misto: un sistema atipico, es. Ba-Mbuti in Zaire e eschimesi Caribou; 2) Descrittivo: caratterizzato dalluso di termini esplicativi e composti per descrivere i cugini primi; 3) Sudanese: (simile al descrittivo) tra alcune popolazioni del Kenya e Etiopia, caratterizzato dalluso di termini propri per ogni parente, senza alcun tentativo di raggruppamento in categorie; 4) Hawaiano: a livello di una stessa generazione tutti i parenti di un sesso sono classificati con lo stesso termine, cos facendo si favorisce la famiglia estesa piuttosto che quella nucleare; 5) Eschimese: la famiglia nucleare ha levidenza massima (sistema della famiglia nucleare). Al di fuori di questo gruppo elementare gli altri parenti vengono classificati in maniera generica e indistinta. Corrisponde al nostro sistema italiano e ai sistemi europei; 6) Irochese: distingue non solo le generazioni ed il sesso, ma anche le linee parallele e quelle incrociate (sistema di cugini paralleli). La chiave del sistema irochese si trova nel matrimonio per scambio diretto di sorelle; 7) Crow: non si preoccupa della distinzioni tra le generazioni, ma vuole mantenere intatto e dar rilievo al gruppo lineare di discendenza, rispettando anche la distinzione delle linee parallele. caratteristico delle societ matrilineari, lo zio materno MB il capo del matrilignaggio. 8) Omaha: la contropartita patrilineare del sistema Crow (sistema del patrilignaggio). Questi 2 ultimi sistemi si pu dire che stanno a cavallo tra i sistemi semplici e quelli composti, anche se comunque tutti i sistemi descritti non rientrano in maniera assoluta n tra i sistemi semplici n tra quelli complessi. 9. LORDINAMENTO POLITICO Due sono i temi fondamentali che lo studio antropologico dellorganizzazione politica deve affrontare: - Lordine: riguarda le forme, le istituzioni e le strutture in cui la vita politica si svolge; - Il diritto: analizza il valore delle norme che fondano e garantiscono lordine. Nel corso dei secoli vi stato un constante approfondimento soprattutto del concetto di Stato come espressione massima dellordinamento politico, e la problematica del diritto ha portato a disquisire sullo spirito delle leggi, la natura del delitto, il fine e luso delle pene. Lantropologia s inserita tardivamente in questo ambito di studio cos ricco, ma appunto perc h lo studio antropologico si accostava a culture altre diverse dalle antiche societ classiche, divenuto subito importante, mettendo in luce culture e societ profondamente diverse nelle istituzioni e negli ordinamenti politici e soprattutto in riferimento alle societ senza stato si imposto come nuovo orientamento di discussione sui temi principali della scienza politica. 1. I CLASSICI DELLANTROPOLOGIA Morgan stato il primo studioso a considerare i gruppi di parentela non tanto come unit domestiche, ma quanto come basi della struttura politica (presupposto evoluzionista deterministico); Durkheim nella sua opera fondamentale della divisione del lavoro, conduce una ricerca filosofica sulla natura e classificazione del diritto (simbolo visivo della solidariet sociale) e sul concetto di delitto. Distingue due tipi di sanzioni : sanzioni repressive, cio il diritto penale, e sanzioni restitutive, cio il diritto civile, commerciale, amministrativo e costituzionale. Mentre questultimo tende a stabilire lordine, quello 44

penale si limita a reprimere il delitto con la pena: nelle societ primitive il diritto esclusivamente penale. Il delitto visto come unoffesa alla coscienza collettiva e ne determina una reazione che crea una maggiore coesione nella societ; Radcliffe-Brown 5 sono gli elementi che rileva: 1territorio, 2ordine, 3organizzazione, 4coercizione, 5forza fisica. Rifiuta il concetto di Stato, in quanto entit al di sopra degli uomini e insiste soprattutto sul concetto di organizzazione come sistema complesso di relazioni individuali, dal quale risulta la comunit. la comunit che ha una coscienza collettiva e compie azioni collettive valendosi della forza fisica per il mantenimento dellordine. Radcliffe-Brown vede anche nella guerra un elemento importante dellordinamento politico, perch porta allesercizio organizzato della forza fisica; Malinowski alla base dellorganizzazione sociale si pone il principio della reciprocit, senza la quale nessuna comunit primitiva potrebbe esistere: gli ordinamenti politici dei selvaggi risultano dallequilibrio di diverse, e talvolta opposte, esigenze. quindi giusto osservare che, diversamente alle concezioni pi diffuse, il diritto civile (o il suo equivalente primitivo) esattamente sviluppato e regola tutti gli aspetti dellorganizzazione sociale; Fortes e Evans-Pritchard a loro si deve il primo tentativo sistematico di una classificazione degli ordinamenti politici come risultato e sintesi delle ricerche antropologiche sul campo. Distinguono due gruppi di societ: luno con autorit centralizzata, laltro senza centralizzazione, introducendo per la prima volta nella storia della scienza politica il concetto della societ senza stato. Dai loro studi la problematica dellordinamento politico viene posto in termini impegnativi, moltiplicando le ricerche su questo campo, fino allimporsi dellantropologia politica come ramo specializzato dellantropologia culturale e sociale. 2. TIPOLOGIA Poich la ricerca antropologica si svolta prevalentemente in Africa, dai sistemi politici delle societ africane derivano in gran parte i modelli di riferimento. Fortes e Evans-Pritchard propongono 3 tipi di sistemi politici: 1- Parentela: piccolissime societ in cui le relazioni politiche coincidono con le relazioni di parentela, cio la struttura politica equivale allorganizzazione di parentela (cacciatori-raccoglitori come i Pigmei, Boscimani,); 2- Lignaggio: societ nelle quali la struttura del lignaggio la base del sistema politico. Il sistema politico e il lignaggio, pur restando tra loro distinti e autonomi, sono strettamente coordinati (Tallensi, Nuer,); 3- Amministrazione: societ in cui la struttura politica si basa su unorgani zzazione amministrativa (Zulu, Bemba,). Lucy Mair in un libro di analisi sistematica sul governo primitivo (1962), descrive il concetto di stato come un governo nel quale vi sia un monarca ereditario a capo di un popolo che gli riconosce unautorit temporale e spirituale. Distingue sotto due titoli la sua sintesi generale: 1) Governo senza stato 2) Stati africani Ne distingue 3 tipi: governo minimo, in cui la comunit politica pu essere piccolissima (come nelle bande di cacciatori), oppure piccolo pu essere il numero delle posizioni di leadership (come tra i Nuer), oppure ristretta pu essere larea di potere di colui che ha lautorit (come il re dei Shilluk che ha potere religioso massimo, ma minimo politico); governo diffuso, rappresentato dalle classi det, per cui tutta la popolazione adulta maschile partecipa in maniera uguale al dovere del servizio pubblico; 45

governo in espansione, in cui vi sono gruppi dominanti, legati alle strutture di parentela, ai quali si uniscono degli stranieri, gruppi di rifugiati che non troverebbero pi stato nelle proprie societ e che dipendono totalmente dalla protezione offerta dal signore.

Southall propone una classificazione dei sistemi politici basandosi sulle particolarit distintive della loro natura segmentaria e, partendo dal presupposto che la stessa attivit politica sia segmentaria, distingue i tipi in 2 grandi gruppi: - segmentario-piramidale, dove lautorit centrale deriva da una delega consensuale (complementare) da parte delle unit componenti, senza che lautorit diventi mai stabile; - segmentario-gerarchico, dove lautorit data dal centro, con delega associazional e, de jure e de facto. la tipologia di Southall valorizza lapporto antropologico sulla natura segmentaria dellattivit politica e di dare alla classificazione una base unitaria. 3. IL CONCETTO DI TRIB Luso del termine Trib molteplice, in contrasto con i concetti di Stato e Nazione. Il senso e linterpretazione immediati sono vincolati dal contesto specifico, cio non c un senso costante e univoco: senso latino del termine trib la tribus era una delle stirpi originali dei liberi cittadini romani; poi il termine indic in generale la folla e le genti povere. Successivamente si impose il significato di stirpe, come un insieme di persone unite per parentela e discendenza e questo rimase il significato principale usato anche negli scritti umanistici fino alla fine del secolo scorso; Gli esploratori, i missionari, i militari e gli amministratori coloniali lo utilizzarono poi per indicare ogni gruppo che apparisse distinto per lingua, per cultura e autonomia politica. Luso si inser nella concezione evoluzionista e divenne un termine negativo: lorganizzazione tribale si contrapponeva allorganizzazione civile o di stato; Evans-Pritchard definisce la trib come il gruppo Massimo di popolazione che oltre a riconoscersi come comunit locale distinta, sostiene lobbligo di concorrere alla guerra contro estranei e riconosce il diritto dei propri membri alla ricompensa per le offese; Gulliver, in un recente studio sulla trasformazione dellAfrica Orientale, ha passato in rassegna le varie definizioni antropologiche date al termine nei vari anni, giungendo ad una definizione moderna di trib, come un gruppo di popolazione distinto, da parte dei suoi membri e degli altri, sulla base di criteri culturali-regionali (1969); La parola tribalismo deriva da trib e si usa per indicare un atteggiamento mentale e politico di conservazione e non di progresso, di arretratezza e di barbarie. 4. ORDINAMENTI POLITICI DI UGUAGLIANZA Cosa sono gli ordinamenti politici di uguaglianza? Sono le societ caratterizzate dalla condizione di fondamentale parit dei loro membri. Esiste una stratificazione sociale, ma non ne stabile ne perpetua e il sistema tende costantemente con la sua azione dinamica ad annullare e vincere i tentativi di fare prevalere il potere di uno al confronto degli altri. Lunica autorit in certi ambiti pu derivare da una delega da parte dei gruppi sociali. Tra i vari tipi di ordinamenti politici di uguaglianza, ci sono la banda dei cacciatori e raccoglitori, i sistemi a struttura di lignaggio e quelli a classi det. La banda Le comunit di cacciatori e raccoglitori meglio studiate sono attualmente i Pigmei Mbuti (Zaire) e i Boscimani !Kung della Namibia. Il tipo di vita e gli ordinamenti sociali dei due gruppi sono analoghi, ma si differenziano profondamente nellambiente in cui vivono: i Pigmei abitano nella foresta dove c 46

abbondanza di acqua, frutti, selvaggina e miele, mentre i !Kung vivono in una steppa semidesertica, dove piove solo per tre mesi allanno. - La banda ha un suo territorio, tale da poter sostenere i membri della comunit, che raramente per tutti e due i gruppi, supera le 30 persone; - Lorganizzazione sociale fondata essenzialmente sulla famiglia nucleare e sulla banda, che formata da un insieme di famiglie; - Tutti i membri della banda hanno diritti uguali. Anche la distinzione di sesso ha peso relativo, sia dal punto di vista politico che a livello economico (solo genericamente si pu dire che la caccia appartiene agli uomini e la raccolta alle donne). Nella danza e nei riti la distinzione dei sessi pi rilevabile (ci sono danze fatte solo dagli uomini e danze solo dalle donne); - Il bene supremo perseguito dallautorit e dal potere la distribuzione dei frutti della caccia (tra tutti i membri della banda) e della raccolta (allinterno di ogni singola famiglia); - Politicamente, tra gli Mbuti, il gruppo in quanto tale che ha autorit, soprattutto il gruppo det (ossia i coetanei) che, attraverso lostracismo (esilio), attenuano lingordigia o la prevalenza eccessiva di un individuo. Tra i Boscimani, chi dimostra intelligenza e capacit riconosciuto come leader, anche se non il capo e comunque la comunit fa si che il suo potere non ecceda; - Tra i Mbuti una figura interessante il clown, in quanto si propone tra i due litiganti, non come arbitro, ma come clown e cio svuotando con il ridicolo i motivi della disputa, facendo scaricare su di esso le tensioni del momento; - Le trasgressioni pi gravi, come lincesto, sono punite con lostracismo. Il colpevole viene rifiutato da tutti e abbandonato nella foresta che lunica autorit superiore riconosciuta da tutti. Pu anche ritornare nella banda, reinserendosi silenziosamente: significa che la foresta non laveva punito e la comunit non lo rifiutava pi; - La pena di morte pi una minaccia verbale che reale: i Mbuti evitano che il colpevole partecipi al rito per la protezione della foresta, in ogni caso si paga la riparazione o prezzo del sangue. Tra i !Kung si pratica linfanticidio per limitare il numero della banda. Al di l di questi esempi, lautorit politica del gruppo e lindividualizzazione unazione che non mai accettata. La struttura del lignaggio Alcune bande di cacciatori e raccoglitori (Aborigeni australiani, Tallensi, Nuer) si presentano anche con una struttura di parentela pi vasta di quella della famiglia nucleare, dove il lignaggio rappresenta la base delle alleanze politiche che sono prima di tutto alleanze di matrimonio. Il significato politico del lignaggio deriva dalla discendenza dal primo antenato che anche il primo occupante del territorio. Lappartenenza pertanto alla parentela costituisce il titolo giuridico per la partecipazione allattivit politica. La distribuzione territoriale dei membri di un lignaggio non rigidamente legata al territorio originario, ma ci sono meccanismi per ottenere il consenso per stabilirsi nel territorio del lignaggio, come la residenza matrimoniale, lospitalit, ladozione. Il lignaggio originario, quello cio il cui antenato fu il primo occupante del territorio, diventa il lignaggio autentico, puro e dominante. I sistemi di lignaggio come base della struttura politica abbastanza diffuso. Tra le popolazioni pi studiate ci sono i Tallensi e i Nuer. I Nuer sono popoli pastori, dediti in scala minore anche allagricoltura e alla pesca e dipendono dalla stagione delle piogge che restringe lattivit pastorizia. I Tallensi, invece, sono principalmente agricoltori ma allevano anche bestiame di piccola e grossa taglia Questo ci fa capire come la struttura del lignaggio non determini anche lattivit tecnica ed economica delle bande. Tra i Tallensi il legame di parentela lunica base strutturale dellattivit politica. Tra i Nuer, oltre alla parentela, ha valore lappartenenza alle classi det. Tallensi il lignaggio ha una precisa relazione con un antenato e porta necessariamente a fare del culto degli antenati una manifestazione tipica dellordinamento politico. Il santuario del primo antenato 47

rappresenta il centro dei Tali veri (cio il nucleo della popolazione attorno alle colline Tonga, dove si sono insediati i primi Tallensi) e sono obbligatori i pellegrinaggi di tutti i Tallensi, per assicurarsi la fertilit dei campi e delle donne. La societ tallense patrilineare: il padre, discendente diretto dellantenato, ha lautorit e il potere. I suoi figli sposati sono sempre soggetti al padre politicamente, religiosamente, economicamente e sono considerati minori fino alla sua morte. Insieme, i capi lignaggio formano il consiglio degli anziani, che ha anche il compito dellamministrazione della giustizia. Purtroppo lintervento coloniale ha segnato profondamente questi equilibri, dando troppe ricchezze ai capi lignaggio e creando grosse disuguaglianze. Nuer nel loro sistema la distinzione det e di generazione viene codificata nelle classi det. Con liniziazione tutti diventano membri di una classe det e partecipano allattivit che a questa compete. I membri di una classe det sono uguali, mentre diverse sono le funzioni delle singole classi. Le classi anziane, e quindi i loro membri, hanno pi peso delle classi giovani. Tra i Nuer ognuno si fa giustizia immediatamente da s, tanto che le faide tra individui di uno stesso lignaggio sono frequenti (Evans-Pritchard parla di anarchia ordinata). Tutti o parte dei lignaggi, si uniscono nella guerra contro i Dinka, popolazione confinante con cui i Nuer che dividono periodi di pace e scambio e periodi di dure lotte. Il colonialismo non ha alterato il sistema Nuer, ma ci sono comunque personalit singolari ai quali si riconosce unautorit rituale, come il capo della pelle di leopardo, che pu facilmente anche svolgere attivit politiche, come concordare tra i parenti il prezzo del sangue per purificare chi si reso colpevole di omicidio. Le classi det necessario prima distinguere il concetto di classe det e quello di gradi o gruppi det: Gradi o gruppi det sono linfanzia, ladolescenza, la giovinezza, fino alla vecchiaia. Si riscontrano pi o meno in tutte le societ, con termini equivalenti; Classi det presentano una connotazione precisa, istituzionalizzata. Il loro significato strutturale, non si trovano in tutte le societ, ma costituiscono un tipo singolare e distinto di struttura sociale e politica. Il sistema delle classi det pu variare per la diversa efficacia strutturale,ma anche per il meccanismo con cui si formano: per esempio i tra i Nuer sono complementari al sistema del lignaggio, mentre tra i Masai sono lunica base strutturale dellordinamento politico. Esistono 2 tipi di classi det: Classe det lineare: tutti i giovani di una stessa et vengono iniziati durante un periodo unico e formano una sola classe. Le classi costituiscono un indice esatto per stabilire let sociale o lanzianit di ogni membro della societ, con autorit e poteri corrispondenti. Le classi sono sempre nuove, con membri e denominazioni diverse e si succedono in maniera lineare, cio allineando i propri membri in un ordine successivo e preciso. La chiarezza e la semplicit del tipo lineare sono utili per facilitare il rapporto politico e unitario di tutti i membri di una societ, si presta meglio a rispettare luguaglianza sociale e politica. Classe det ciclica: la partecipazione ad una classe aperta soltanto ai figli dei membri della classe che, al momento delliniziazione, si trova in una determinata posizione dautorit e potere. I nomi delle classi sono pochi e ritornano ritmicamente. Il tempo delliniziazione dei candidati, pi che in rapporto allet, determinato dalla condizione temporanea della classe del padre: di conseguenza non tutti i coetanei sono iniziati insieme, ma pu avvenire che nello stesso periodo vengano iniziati giovanissimi e persone adulte e anche anziane! Qual il significato di fondo delle classi det? Le classi det, come istituzione politica, rappresentano un tentativo efficace di armonizzazione per superare i principi contraddittori dellessere umano, cio la disuguaglianza di natura (anche tra 2

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gemelli) luguaglianza della condizione umana! Per cui si riconosce sia la diversit relativa allet, ma anche il diritto di tutti a partecipare ugualmente al governo politico. I sistemi pi noti e meglio studiati sono quelli di alcune popolazioni dellAfrica orientale. I Masai presentano un modello lineare tipico, mentre tra le popolazioni dellEtiopia, i Konso e i Galla, si ritrova il modello pi complesso, del tipo ciclico. Sistema lineare dei Masai Tra i pi noti, grazie alle ricerche di Jacobs, tra i Masai pastori, e di Gulliver tra i Masai agricoltori. I Masai pastori si considerano puri e guardano con disdegno a quanti si sono dati allagricoltura, come i Masai Arusha. Ma nonostante questo etnocentrismo, lingranaggio tipico delle classi det tende a preservare la parit dei diritti dei membri di ogni classe. La classe det non un raggruppamento prestabilito dove si entra per nascita o per la quale uno viene inserito in una stratificazione sociale permanente, ma la classe det si forma per nascita sociale, cio attraverso le iniziazioni: ci entrano tutti i coetanei senza distinzione di parentela. Con questo sistema si consente a tutti i membri della societ, in successione di tempo e con la formazione di nuove classi, di raggiungere ogni grado di autorit e di potere. Nel caso dei Masai, bisogna distinguere 4 elementi: a) Il rapporto tra la distribuzione territoriale e la formazione delle classi det; b) Lorganizzazione dei villaggi dei guerrieri o giovani iniziati; c) La relazione ol piron; d) La figura e la funzione dei laibon e degli ufficiali. a) Distribuzione territoriale e la formazione delle classi det Il motore propellente delle classi det sono le iniziazioni. La celebrazione dellini ziazione non viene fatta in ununica cerimonia per tutti i Masai, ma ha luogo in ogni villaggio dove ci siano uno o pi candidati. Questa si protrae nel tempo e nei vari villaggi finch non sia dichiarato chiuso il periodo delliniziazione. I giovani iniziati nello stesso periodo costituiscono una unit che assume un nome proprio, in genere questi nomi si differenziano da distretto a distretto, e vivono in un villaggio unico, distinto dai villaggi comuni dove risiedono gli uomini sposati con le loro famiglie. Allunit distrettuale del territorio corrisponde cos lunit dei guerrieri (o iniziandi). Il gruppo dei guerrieri formato da due scaglioni, il destro che raggruppa il primo scaglione di iniziati, e il sinistro, formato dallultimo scaglione. Trascorsi 15 anni dal primo avvio del processo iniziatico, i due scaglioni dei guerrieri, sotto la pressione dei candidati alliniziazione successiva impazienti del loro turno, si fondono insieme e formano una classe unica det, con un nuovo nome scelto da tutti e divulgato in tutto il territorio. Con la costituzione finale della classe, i guerrieri cessano di essere tali e, in quanto classe, la loro attivit diventer prettamente sociale: possono cio sposarsi e occuparsi esclusivamente dellallevamento del bestiame. b) Il villaggio dei guerrieri La costruzione di un villaggio per i giovani iniziati materia di discussione e consenso degli anziani, che decidono se i giovani sono pronti per vivere insieme e iniziare il loro percorso iniziatico. Il villaggio riservato solo ai giovani guerrieri, per ognuno potr portare la madre per la costruzione materiale della propria casa, potr valersi dellaiuto della sorella, non ancora sposata, per mungere il latte e del fratello minore, incirconciso, per badare al bestiame avuto dal padre per vivere nel villaggio. Al padre o ai fratelli anziani strettamente proibito vivere nel villaggio: solo alcuni anziani piron possono risiedervi perch hanno il compito di controllare che tutto si svolga secondo la tradizione. Lorganizzazione interna del villaggio riflette lorganizzazione della parentela, cio vengono distribuite le abitazioni secondo lappartenenza del clan.

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Il sistema manyata, cio dei villaggi guerrieri, rimasto stabile nei territori Masai nonostante i 60 anni di dominio coloniale, perch la sua funzione principale quella di provvedere alleducazione tribale e sociale dei giovani, e superare le divisioni e distinzioni di parentela. c) La relazione ol piron Le classi det contemporaneamente presenti nella societ Masai possono salire al massimo a sei, ma i rappresentanti delle ultime tre classi sono pochi e la loro presenza ha valore simbolico e sacro. A tutti gli effetti possiamo calcolare a 4 le classi det pienamente rappresentate in uno stesso periodo, quindi A B C D. Tra le classi alternate, cio tra A e C e tra B e D, esiste una relazione detta ol piron: questa parola si riferisce letteralmente ad un bastone usato in varie circostanze cerimoniali, ma viene applicata agli anziani della classe alternata superiore. Sono questi i padrini, cio gli anziani che presentano ufficialmente i candidati alliniziazione e assumono la responsabilit della loro educazione tribale e sociale (si tratta di una relazione che i Masai rispettano profondamente e alla quale attribuiscono valore mitologico). La relazione ol piron non solo cerimoniale e sociale, ma anche politica: la classe C infatti quella che detiene il potere politico mentre la A matura la sua formazione di classe e tutti i suoi membri devono obbedire ai membri della classe C finch non finisce liniziazione. In definitiva il quadro della distribuzione delle autorit e dei poteri il seguente: alla classe A, cio quella degli ultimi iniziati (distinti tra scaglione di destra e di sinistra), appartiene il potere delle armi; alla classe B compete il diritto di attendere alla famiglia e allallevamento (potere sociale); alla classe C spetta lautorit e il potere politico che si esprime nel diritto di esigere lobbedienza da tutti e di controllare lattivit militare dei guerrieri (classe A); alla classe D, cio ai pochi sopravvissuti alle altre classi, appartengono la dignit e il potere religioso. d) Il laibon e altri dignitari Nella storia dei Masai ha avuto una certa importanza lazione di alcuni maghi professionisti e esperti rituali, detti appunto laibon. Un laibon che sappia valersi della sua fama di mago-medico, pu influire sullopinione degli anziani i quali difficilmente arrivano ad una decisione senza almeno consultarlo. In generale per questa figura non ha quasi mai importanza politica. Vi sono poi gli ol aunoni, sono delle guide spirituali presenti in ogni classe; hanno un compito sacro come consiglieri che indicano a tutti la strada e garantiscono che la classe risponda allautentica tradizione Masai. Sono scelti dagli anziani ol piron e la loro funzione cessa quando le varie unit distrettuali formano una singola classe. Mentre gli ol aigwenani sono i portavoce dei gruppi, non necessario che sia un aristocratico (cio pu essere anche un Masai non puro!), sufficiente che sia un buon parlatore e un abile leader. 5. I CONSIGLI Si intende un convegno di persone scelte in base a certi criteri determinati dalla societ, cui partecipa una categoria limitata di individui, che ha luogo in una sede comune e con uno scopo di discussione e decisionale secondo delle convenzioni prestabilite. In ogni societ vi sono vari tipi di consigli, a seconda della struttura sociale, sia in quelli di lignaggio che nelle classi det e nelle societ complesse. Il consiglio pu anche assumere una funzione e una capacit giudiziale trasformandosi cos in tribunale. Ad esempio tra i Masai c un consiglio per ogni classe det, anche se solo il consiglio della terza classe (C!) ha potere politico/decisionale.

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6. ORDINAMENTI POLITICI DELLE DISUGUAGLIANZE Tali ordinamenti accentuano e radicalizzano le differenze inerenti la natura umana. Si parla di ordinamenti politici delle disuguaglianze per le societ centralizzate, caratterizzate da: - Un emergere di individui o clan dominanti che accentrano su di s il potere politico e religioso; - Una stratificazione sociale; - Delle capacit individuali che, anche se messe al servizio della collettivit, valgono per affermare il prestigio del singolo e per conquistare delle posizioni di potere. lindividuo investito dal successo diventa un grande = BIG MAN! La dinastia un lignaggio (gruppo di parentela) che accentra in modo costante il potere, soprattutto politico e quindi traduce lautenticit della discendenza dal primo antenato in termini di potere politico in relazione ai discendenti dello stesso antenato. Il capo della dinastia il rappresentante vivente dellantenato, talvolta al punto di essere identificato con lui! Questa posizione singolare viene sfruttata politicamente per accentrare nelle sue mani tutto il potere. Capi e re. Il re divino - CAPO: nozione generica che si riferisce a chiunque eserciti unautorit, qualunque sia il titolo del suo diritto. Ad esempio il padre il capo di una famiglia in un sistema patrilineare. Dove il capo al vertice di un gruppo di parentela, la sua autorit ha un carattere mistico che gli deriva dal suo rapporto di discendenza con il primo antenato, questa una caratteristica anche del re (divino), ma diversa perch lautorit del capo ha un limite: cio che si esaurisce nella sua persona e nella capacit con la quale controlla il proprio territorio, mentre il - RE: ha unautorit che va oltre la sua persona fisica e il suo raggio di controllo personale. Non solo considerato il rappresentante vivente dellantenato (come capo della parentela o della dinastia), ma riassume in s la totalit del potere e si pone come fonte unica di autorit che si estende a tutti i distretti del territorio, che diventa il suo regno. Chiunque possiede unautorit nellinterno del regno, la deriva dal re. REGALIT CIRCOLANTE: quando la carica del re non appannaggio di un clan dominante o di un solo lignaggio, ma segue un sistema di rotazione da un lignaggio allaltro, da un territorio allaltro. Es.: Tra gli Anuak (Sud Sudan) avveniva un passaggio di insegne regali in maniera non pacifica, bisognava conquistarsele; oppure tra i Shilluk, quando il re mostrava segni di vecchiaia (debolezza, sterilit,) veniva sepolto vivo, anche se in pratica veniva prima ucciso, per essere sostituito con un re pi vigoroso, che garantisse, in tal modo, il benessere continuo del popolo. Lo Stato una forma organizzativa di una societ caratterizzata da: 1- Lesistenza di unorganizzazione politica articolata; 2- La pluralit di elementi componenti, sociali e territoriali; 3- Un potere politico centralizzato; 4- Lunificazione delle varie componenti in ununica entit politica. Si distinguono vari tipi di stato: I) Stato amministrativo/burocratico: es. antico regno dUganda, esso si basava su una struttura gerarchica di uffici e carichi sui quali sovrastava il re (= Kabaka), ce ne furono 34 prima dellarrivo degli inglesi. Il re era assistito da un consiglio allargato (= Lukikiro), composto da funzionari di corte pi i capi distrettuali e presieduto dal 51

pi alto funzionario di corte (= Katikiro, una specie di primo Ministro), nominato dal re. Inoltre era assistito da un consiglio ristretto, formato dal Katikiro e il Kimbugwe (un altro dignitario con funzioni sacre, sempre nominato dal re). Gli stati amministrativi necessitano un continuo controllo ed il sovrano deve far sentire la sua autorit; II) Stato stratificato: sono stati sorti per conquista e con limposizione del dominio politico alle etnie autoctone o gi insediate. La stratificazione etnica implica la diversificazione o ineguaglianza sociale e politica, cio vige un rapporto di superiore-inferiore. Es. quasi tutte le monarchie interlacustri dellAfrica (Lago Vittoria) come in Burundi dove letnia dominante ha portato, con la sua eccessiva detenzione del potere (politico ed economico) alla guerra civile del Paese. III) Stato matrilineare: si tratta di un ordinamento fondato su un sistema di discendenza matrilineare la posizione della donna (regina-madre) di sommo rispetto e di distinzione, anche se il potere resta in mano agli uomini. Es. Bemba in Zambia e Ashanti in Ghana: in entrambi i casi c discriminazione matrilineare, anche se comunque la donna viene rispettata. 7. LORDINAMENTO POLITICO E LINDIVIDUO Lantropologia afferma che lo scopo degli ordinamenti politici non solo la continuit del gruppo, bens anche il benessere del singolo, in chiave antropologica significa: 1) condizionare la situazione ambientale, 2) disporre le relazioni umane e 3) ordinare le istituzioni sociali in modo che ogni membro della societ trovi in maniera soddisfacente il modo di sopravvivere, operare e svilupparsi. Luomo resta al centro dellattenzione antropologica, perch la sua azione costituisce la radic e capillare di ogni attivit culturale, compresa quella politica. Qual la posizione del singolo individuo nellambito dei vari ordinamenti politici? Ogni ordinamento politico di per s restrittivo per la libert del singolo (paradosso!) perch limitano lesercizio della libert stessa, anche se in modi diversi, come ad esempio i gruppi acefali (senza capo) dei Pigmei, che sembrano lasciare il massimo adito alle possibilit individuali per lanalisi di ci e bisogna porsi in diversi contesti possibili: Contesto tecnologico: la posizione dellindividuo quasi sempre condizionata e limitata da una situazione di arretratezza, se non di stasi tecnica. Per vincere questa situazione paralizzante vi sono le figure degli EROI CULTURALI, cio degli individui che hanno superato questa situazione paralizzante grazie alla loro forza vitale intesa in tutto il suo senso di intelligenza e di azione; Contesto sociale: inteso come partecipazione alla vita attiva del gruppo attraverso il matrimonio e la parentela, consente uno sviluppo delle attivit individuali non differenzianti; Contesto politico-economico: lindividuo ha la possibilit massima di partecipazione attiva alla vita del gruppo. Vanno distinte le societ: - Acefale: il singolo individuo ha la piena occasione di mostrare le sue abilit e le possibilit che ci gli sia riconosciuto fino a dargli una posizione di prestigio e potere molto alte; - Centralizzate: i consigli sono i luoghi classici delle manifestazioni individuali, ma in essi, i singoli, pur potendo trarne prestigio, non potranno andare oltre un certo limite imposto dalla gelosia del capo. Da questi 2 elementi, cio se alla dimostrazione della capacit politica il singolo individuo unisce il successo economico, allora il suo prestigio e la sua influenza politica si accrescono al massimo e nasce il BIG MAN!

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Es. in Nuova Guinea il Big Man uno status, oggetto di mira da parte degli uomini ambiziosi sottolineato e riconosciuto in molti modi dal costume. Il termine locale (wue nyim) non pu essere tradotto n con uomo ricco perch non la ricchezza che importa, ma la sua esibizione; e n come capo perch non comanda su un gruppo. Quali sono gli aspetti negativi della posizione dellindividuo nellorganizzazione politica? Nelle societ centralizzate la posizione dellindividuo alienata: al singolo non consentito di esprimere le proprie capacit per il proprio benessere perch c una forma di struttura in cui i singoli sono subordinati ai capi intermedi e questi al capo supremo. Le attivit del singolo sono assorbite e sfruttate come un servizio dovuto per il prestigio e il potere del capo. La forma estrema di questa situazione la schiavit e nel sistema della monarchia assoluta.

8. IL RICORSO ALLA VIOLENZA: LOTTE E GUERRE Da che cosa dipende lequilibrio interno di un ordinamento politico? Dipende dal rapporto tra i vari etnemi che lo compongono (bande, lignaggio, stato,). I principi conflittuali che animano questo rapporto danno luogo spesso a manifestazioni di lotta e violenza. Le ragioni del conflitto possono essere: - Tensioni personali, cio ambizioni individuali, ricerca del prestigio; - Crescente densit demografica, e quindi uninsufficienza di energia a livello di gruppo. Mezzi e Istituzioni liberatori di queste tensioni: 1- Riti: come il rovesciamento dei ruoli, ad esempio il re che appare nudo davanti i sudditi che possono insultarlo liberamente nella festa annuale del raccolto tra gli Swazi con lo scopo di eludere le forze avverse che potrebbero diminuire la capacit fecondativa del re, Mezzi oppure tra gli Zulu quando le donne prendono dei comportamenti da maschi,; 2- Segmentazione dei gruppi di parentela: non solo una parte dinamica di formazione dei gruppi di parentela, ma serve anche ad allentare le pressioni politiche; 3- Lotte: sono dei duelli individuali, che prima di essere esplosioni di violenza, sono degli esercizi competitivi tra i singoli individui. Ad es. gli Yanomamo praticano i duelli a pugni, organizzano delle feste di lotte per evitare un livello pi serio di violenza e viene cos solidificata la solidariet tra i villaggi e linterdipendenza (oppure anche i Moche ); 4- Razzie: spedizioni di violenza collettiva organizzata, non unoccupazione di un territorio, Istituzioni ma un rubare bestiame, donne, bottino, , sono delle dimostrazioni giovanili, delle scorrerie per rappresaglia; 5- Faida: condizione istituzionalizzata di violenza, uninimicizia che oppone 2 gruppi, generalmente di parentela, segnata da una catena di delitti e riparazioni. Ad esempio un delitto che esige riparazione con lequivalente di bestiame o al prezzo del sangue. In ambito politico: - Ribellione: una forma di ricorso alla violenza in cui ci si propone il cambiamento delle persone che occupano una carica politica, ma senza intaccare il sistema. succeduta da una crisi; - Rivoluzione: una forma di ricorso alla violenza per mutare il sistema; - Guerra: la forma pi grave di violenza, con vari tipi di cause: mire espansionistiche, rottura dellequilibrio ecologico o economico, pressione demografica, Oggi, come ieri, vano parlare di pace se non si accettano con chiarezza le cause del malessere sociale tra i popoli e non si affrontano con intelligenza e determinazione tempestiva i molti problemi che minacciano la vita e la libert. Il superamento dei dislivelli di sviluppo tra i popoli, il contenimento razionale dellespansione demografica, il controllo degli armamenti, la ricchezza e la valorizzazione equilibrata delle fonti di 53

energia, la costanza nella collaborazione internazionale, sono condizioni fondamentali perch gli ordinamenti sociali e politici, nella variet delle forme e delle soluzioni, assicurino allu omo la possibilit serena di vita.

10. LETNEMA ECONOMICO 1. PREMESSA La ricerca antropologica si propone di esaminare in quali modi e con quali conseguenze lattivit economica si riflette sul comportamento dellindividuo come membro della societ e come co ndizionata dalla situazione ecologica e dalle condizioni del tempo. Dei 4 fattori della cultura, quello con cui lattivit economica in pi diretto rapporto lOIKOS (ambiente). Lattivit economica si svolge attorno a 2 oggetti fondamentali: i) Cose materiali, cio cosa serve alluomo per vivere; ii) Valore che luomo attribuisce a queste cose materiali, mentre se ne serve (anche per aspetti non materiali). Questi 2 oggetti si fondano in un unicum economico nella valutazione delluomo. Qui risulta importante il concetto di Cultura Materiale: nelle cose materiali non mai la materialit della cosa stessa cha ha importanza, ma la considerazione che luomo attribuisce loro in qualunque momento della sua storia. Un altro concetto importante nellattivit economica la rarit. Luomo ha molti bisogni. Pi o meno disponibili. Alcuni sono continui e si ripropongono incessantemente. Tale bisogno lalimentazione, che tocca sia il gruppo che il singolo. Il cibo, per, un bene economico fluttuante, cio dipende dai ritmi stagionali ed quindi condizionato dallambiente. Vi sono dei tempi di grassa e di magra! Lapproccio antropologico considera i fatti economici non solo come prettamente economici, ma anche come una realt umana e culturale, dellindividuo (antropos) e del gruppo (ethnos), e precisa i seguenti punti: 1) Leconomia consiste nelluso razionale dei mezzi di sussistenza, beni materiali o attivit umane; 2) I mezzi di sussistenza sono scarsi e il loro uso importa scelte di preferenza secondo obiettivi specifici; 3) Linsieme di tali scelte risulta articolato in modo sistematico e d luogo allorganizzazione economica, cio al sistema economico; 4) Lo scopo dellantropologia economica quello di individuare i rapporti dellorganizzazione economica in rapporto al complesso della struttura sociale. 2. DAGLI STORICI, EVOLUZIONISTI E CULTURALI, AI FUNZIONALISTI La PROSPETTIVA EVOLUZIONISTA considerava i primitivi a livelli culturali estremamente bassi, di poco superiore a quelli dei primati. La problematica principale era quella dellOrigine. La divisione del lavoro per sesso, la propriet, la tecnologia, ecc erano studiati come aspetti del problema pi generale delle origini della cultura e della societ. La PROSPETTIVA STORICO-CULTURALE tenta di dare una valutazione economica sociale dei cicli culturali. In tutto questo periodo, in queste 2 prospettive, il tema centrale lesistenza di unECONOMIA NATURALE, cio dipendente dalla natura pi che dalla tecnica umana, ma con delle ricerche sul campo (Malinowski) si dimostr che leconomia dei popoli primitivi era ben pi complessa della presupposta economia naturale e andava oltre alla semplice tecnologia. La PROSPETTIVA FUNZIONALISTA (Mauss) rileva con forza quanto i primitivi siano lontani in materia di diritto e di economia dallo stato di natura, per considera lattivit economica come un sistema di prestazione totale che involge tutta lattivit sociale. 54

La CORRENTE FORMALISTA (Firth) sostiene che lantropologo deve tradurre le posizioni generali della teoria economica in termini che si possano applicare ai tipi particolari di societ per giungere alla formulazione di una teoria generale del processo e struttura economica dei quali la teoria economica contemporanea soltanto un caso speciale. La CORRENTE SOSTANTIVISTA sostiene che la realt economica delle societ primitive radicalmente diversa e non si presta ad essere analizzata in modo oggettivo con in criteri della scienza economica. Le differenze tra queste 2 correnti sono che i formalisti ritengono che leconomia la scienza che studia il comportamento umano come una relazione tra i fini e i mezzi rari che hanno usi alternativi, mentre i sostantivisti considerano la scienza economica come lo studio dei sistemi di produzione, distribuzione e consumo nel quadro integrante di tutti i rapporti sociali. Nella corrente SOSTANTIVISTA si possono rilevare allinterno 2 indirizzi particolari: - Ecologico: esso accentua lincidenza del fattore ecologico sui sistemi sociale ed economico. A parit di tecnologia, la variet dellambiente modifica loutput del lavoro con delle conseguenze sugli etnemi organizzativi del gruppo; - Dialettico: esso analizza i rapporti di produzione, distribuzione e consumo e i loro effetti sulla formazione delle classi (connesso a Marx). 3. PRIMITIVI E CONTADINI PRIMITIVI: un termine che si afferma nel periodo evoluzionistico. Attributi: - Comunalismo economico, cio lassenza dello sfruttamento delluomo sulluomo; - Altissimo grado di integrazione tra la varie modalit della cultura; - Non vi sono classi sociali; - Il controllo dei mezzi di produzione e il lavoro umano diretto e personale; - Soddisfa i bisogni, non il profitto; - Lo scambio di equivalenza. CONTADINI: un termine introdotto dallantropologia economica riferita non solo ai contadini, ma anche ai pescatori. Attributi: - I contadini sono politicamente e socialmente subordinati e sfruttati; - Sono sfruttati dentro un sistema di classi dove rappresentano una classe dominata. Caratteristiche Comuni dellEconomia Primitiva e Contadina (Firth): Non basata sulla moneta; Leconomia naturale e leconomia dei prezzi sono luna vicino allaltra; Semplicit della tecnologia; Le unit di produzione sono piccole; Non vi espansione di mercato per capitale; La posizione economica connessa alla posizione sociale; Le scelte sono sociali, mentre nelle societ occidentali sono prettamente economiche. 4. ECOLOGIA-TECNOLOGIA-ECONOMIA Come si attua il rapporto tra economia e oikos? In una molteplicit di fenomeni che si possono riassumere tramite la distinzione in: ecologia, tecnologia e economia. ECOLOGIA Lantropologia, nel rapporto tra Natura ambientale ed esseri viventi analizza gli aspetti che si riflettono sulluomo. Il rapporto ecologico delluomo porta a considerare la terra come un: - Luogo di residenza; 55

- Suolo di sfruttamento. E la terra acquisisce cos valore economico. Luomo e lambiente naturale sono in un rapporto di simbiosi, cio la vita delluomo biologicamente autonoma e nello stesso tempo condizionata alla terra. La terra assume un significato sociale che luomo/gruppi umani le attribuiscono. La terra assume un valore economico, appunto! TECNOLOGIA certamente condizionata dallambiente, ma non determinata elusivamente da esso: frutto dellintuizione e dellesperienza delluomo, pur valendosi di oggetti materiali come strumenti. Ad esempio larco e la freccia non hanno nulla da invidiare al boomerang, sono 2 oggetti unici e di grande efficacia per cacciare; oppure anche i sistemi irrigui sono dovuti grazie allintuizione delluomo! ECONOMIA Trova la sua prima espressione nel rapporto tra Ecologia e Tecnologia: essa valuta le possibilit offerte dallambiente in base ai mezzi strumentali che luomo riesce a darsi per trarre nutrimento e protezione residenziale che gli serve. Ad esempio le tecniche per trovare le fonti dacqua nelle oasi del deserto, oppure trovare la legna nellArtico, ecc Da questi rapporti nascono i pi specifici rapporti economici: produzione, distribuzione e consumo. 5. LA PRODUZIONE Lanalisi sulla produzione implica il discorso sul lavoro, sia come attivit umana, sia come uso di strumenti per facilitare e moltiplicare il prodotto del lavoro. - La condizione umana del lavoro tale che porta ad una distinzione del lavoro per sessi, anche se la divisione non ha valore assoluto e deriva da scelte culturali, storiche e biologiche, come nelle societ di raccoglitori e cacciatori: la caccia riservata agli uomini, mentre la raccolta alle donne. Questo relativo appunto, perch dipende dal periodo. Tra i Nuer, pastori, le donne si occupano della stalla, mentre gli uomini del pascolo, sin dallinfanzia. La mandria delluomo, quando si sposa, la moglie si occuper del bestiame, mentre quando una donna si sposa, il matrimonio separa la ragazza dalla mandria. Per luomo il bestiame, dopo liniziazione, un mezzo importante per mettersi in mostra e potersi sposare. - Nella distinzione del lavoro emerge la distinzione sociale in termini economici e di prestigio. Lorganizzazione dei gruppi sociali e politici risponde a scopi economici: ogni transazione sociale ha unespressione economica, come la ricchezza della sposa che costituisce la forma economica che ratifica il rapporto sociale e che si stabilisce o si rinnova tra i gruppi di parentela in occasione del matrimonio. Oggi, linteresse antropologico riguarda soprattutto il POSSESSO DELLA TERRA: le forme che la propriet assume sono strettamente connesse con il tipo degli ordinamenti sociali e politici; infatti il problema della terra varia a seconda dellordinamento sociale e politico. Ad esempio nellorganizzazione di banda, la propriet del gruppo, ma il lavoro individuale ha un riconoscimento esplicito, come per la precedenza concessa per la raccolta dei frutti o del miele. Ma la preferenza o la propriet privata viene sempre mantenuta entro i limiti di parit dato che non consentito lemergere del singolo. La situazione ecologica pu imporre una certa scarsit di beni per cui si ricorre all Accumulazione che in ordine diretto con lalimentazione, ma anche allo status sociale, in quanto espressione di diritti e privilegi. Ad esempio tra i Masai, i bovini sono considerati un bene economico e la loro propriet un diritto che si consegue solo con lingresso nella seconda classe det. Lattivit di allevamento un potere sociale ed economico: laccumulo di bestiame consente di prendersi altre mogli e aumentare la loro famiglia. Quando si produce oltre i propri bisogni si ha un SURPLUS. Limpiego del surplus una scelta che determina i modi di distribuzione: -

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Se viene accumulato e sfruttato per una o pi ampia produzione, allora alla base della CAPITALIZZAIZONE; - Se viene usato a scopi di ordine sociale (matrimonio) o di prestigio, allora si parler di CONVERSIONE. La produzione non solo il risultato di un rapporto tecnologico tra lavoro e ambiente, ma il frutto di una precisa scelta nella fruizione dei beni prodotti! 6. LA CIRCOLAZIONE (o Distribuzione) un fenomeno che si osserva in particolare tra le bande dei cacciatori. Ad esempio tra i Boscimani !Kung: - La caccia avviene in gruppi da 2 a 5 uomini; - Dopo luccisione devono subito mangiare il fegato o anche pi se sono affamati; - Lanimale ucciso di propriet di colui che ha scagliato la prima freccia mortale: egli il responsabile della Distribuzione (non detto che sia il capo banda!); - La 1^ Distribuzione avviene tra il proprietario della freccia (colui che lha scagliata) e il fabbricatore della freccia; a loro volta distribuiscono e ci sar: - La 2^ Distribuzione che avviene tra i parenti prossimi della 1^, in primis i suoceri; - La 3^ Distribuzione, infine, a genitori, figli, fratelli, Le prime distribuzioni sono obbligatorie, mentre le ultime sono dei doni. Questo giro distributivo ha un pregnante valore sociale di socializzazione e solidariet, ma anche lo stesso scambio innesta il valore dello scambio (non tutto si pu scambiare come le sorgenti dacqua e la terra) e inoltre vi si riconosce il diritto individuale di propriet (di colui che ha scagliato la prima freccia mortale). Non un valore solo economico, ma soprattutto un valore morale e sociale. In questo caso Mauss parla di PRESTAZIONE TOTALE dello scambio, cio una prestazione che rileva 3 tipi di doveri: 1) Dovere di DARE (per ragioni economiche); 2) Dovere di RICEVERE (per ragioni sociali); 3) Dovere di RESTITUIRE (per ragioni morali). Ad esempio i sistemi Kula e Potlatch sono delle prestazioni totali di tipo agonistico (Mauss), ovvero sono delle gare tra clan diversi per superare la liberalit e la magnificenza del donatore, come nel caso nel commercio cerimoniale delle conchiglie e dellospitalit massima: Nel sistema Kula (Isole Trobriand, Malinowski) gli oggetti scambiati sono dei manufatti di conchiglie, in particolare collane e braccialetti. Questi vengono recati in dono, attraverso lunghi viaggi per mare, ad altri isolani seguendo una norma cerimoniale (commercio cerimoniale), per cui le collane viaggiano da est a ovest, mentre i braccialetti da ovest e est. Lo scambio, riservato ai capi che lo compivano a nome della comunit, prettamente cerimoniale e arreca un singolare prestigio a chi dona e a chi riceve. Questi manufatti non potevano essere trattenuti per un tempo eccessivo, ma bisognava donarli ad altri seguendo la stessa norma cerimoniale. Quando ritornavano al punto di partenza veniva chiuso il cerchio Kula e pi viaggiavano e pi acquisivano valore. Lo scopo era quello di stabilire e rinsaldare le relazioni e le alleanze. Era un commercio marginale, di puro profitto per altri manufatti ed altre cose pi ordinarie per trarre dallo scambio il massimo vantaggio. Nel sistema Potlatch (coste occidentali di Canada e Alaska, Mauss) la prestazione di ospitalit massima, cio il capo di un clan, durante il periodo invernale, mette a disposizione ad un altro clan, in visita di omaggio, tutta la ricchezza di beni accumulata durante la bella stagione. Tale ospitalit ricevuta va ricambiata e viene ad instaurarsi una gara di prodigalit. un costume totale che coinvolge aspetti religiosi, economici, sociali, estetici e giuridici. Una delle forme di dono e di scambio il matrimonio (Lvi-Strauss): ha le caratteristiche di una prestazione totale in quanto si scambiano le donne per stabilire alleanze e mantenere lequit, chi dona 1 57

donna in sposa, ne ricever unaltra, ma uno scambio che ha anche un valore religioso , sociale, politico ed economico, cio il matrimonio una successione di atti. Quindi, in queste prestazioni totali lindividuo singolo non ha nessuna importanza? Importa solo il gruppo? No, anche in queste transizioni collettive lindividuo ha una certa importanza, in particolare ha importanza lindividuo che sa condurre bene uno scambio, la qualit che fa emergere il BIG MAN = un uomo che si distingue per il fisico forte e grosso, la capacit di accumulare ricchezza ed ha una capacit oratoria persuasiva, questo lo si nota bene nello: Scambio Moka (Nuova Guinea), che consiste nel pagamento di un debito, con maiali e conchiglie, in misura superiore a ci che strettamente dovuto per il debito e questo arreca prestigio al datore. I debiti che vi rientrano sono compensazioni belliche o la ricchezza della sposa, questi pagamenti devono essere reciprocati, in questo modo si attua una gara di prestigio nelle quali emerge il Big Man! Vi sono altre forme di scambio, minute o parziali: BARATTO: di strumenti di lavoro o manufatti minori che si prendono e danno in prestigio con molta liberalit, pur restando di propriet, ad es. chi costruisce la freccia, rimane sempre lui il proprietario; uno dei modi per sostenersi a vicenda e mantenere la solidariet sociale. SCAMBIO TRAMITE MONETA: la moneta pu avere un valore diverso a seconda della rarit dei materiali usati, ma ci che importa il suo valore simbolico attribuito per lo scambio, lacquisto e il pagamento. Tra moneta e merce di scambio si stabilisce un saggio di equivalenza: i Tiv distinguono la moneta umida (come una capra) da quella arida (conio), dalla moneta di semi, ogni merce che serve per pagare! In Nuova Guinea le barre di sale, le zappe di ferro nelle culture africane, le conchiglie nellOceano Indiano, Uno dei temi principali dellantropologia economica il concetto di mercato: non sempre facile trovare una corrispondenza del termine tra le societ occidentali e le societ extra-europee! Firth riassume a 3 significati di mercato: 1- Luogo di mercato; 2- Campo totale di interesse di una merce o di un servizio; 3- Allocazione delle risorse secondo criteri impersonali senza riguardo a legami personali e scopi sociali a favore di un principio di immediata massimizzazione del profitto ( utilizzato come criterio di separazione tra i tipi di sistemi studiati dagli economisti e quelli studiati dagli antropologi). Per alcune popolazioni non esiste un luogo di mercato e viene adottato il termini di mercato periferale che il luogo riconoscibile come mercato, con tutte le caratteristiche di un mercato, ma non centrale per la prosperit e lintegrit sia economica che sociale. In altre popolazioni vendere la forma pi importante di scambio, eccetto le persone umane, tutto pu essere comprato per mezzo di conchiglie-moneta. Altre forme di controllo per razionalizzare la distribuzione dei beni lo troviamo tra gli Yuron della California settentrionale che importano la c.d. moneta-conchiglia e si valgono di periodi standard per la sistemazione dei diritti reciproci tramite questi coupon o tessere (consistente in una collana di conchiglie) con un valore fisso rispetto ad altri beni come pelli rare, piumaggio degli uccelli,. 7. IL CONSUMO Il consumo dei beni ha come motivo la sopravvivenza e la continuit degli individui e dei gruppi sociali, di fronte a questi presupposti le societ umane si danno diverse strutture: Sistema di sussistenza: produce ci che necessario per vivere: la produzione in rapporto diretto con il fabbisogno; la distribuzione, pur riconoscendo il diritto al frutto del proprio lavoro, va oltre tale riconoscimento; laccumulazione in rapporto diretto al fabbisogno di tutti i membri. Es. bande di cacciatori, societ pastorali e agricole. 58

Sistema capitalistico: controlla e ordina i consumi per consentire gli investimenti di capitale e trarne il massimo profitto. Si sviluppa la civilt dei consumi, incentivando il consumo non per sussistenza, ma per trarne profitto.

8. I FATTORI ECONOMICI E I CAMBIAMENTI CULTURALI Linsieme dei fenomeni economici si inserisce nella problematica della dinamica culturale, come via di acculturazione: ormai non c pi nessuna cultura/societ che si presenti del tutto intatta nella propria economia, soprattutto per il periodo coloniale, dove viene introdotto il sistema monetario occidentale in tutto il mondo, e negli ultimi decenni con la penetrazione tecnologica. E viene cos e crearsi il modello consumistico. Ormai tutti i sistemi economici primitivi e contadini sono stati intaccati da questo sistema di mercato e pressione consumistica, appare come un modello di vita pi sereno, ma la pressio ne consumistica penetrata in maniera dirompente ed unilaterale, ha mosso ed imposto uno sviluppo tecnologico in senso recettivo e quasi passivo. Tutto ci ha portato alle rivolte contro il neo-colonialismo per la difficolt di sviluppo dei paesi ex-coloni o sottosviluppati. Proprio il rapporto tra PSA e PVS al centro dei problemi della nostra epoca ed ha una notazione non solo economica, ma anche politica e sociale. Esso ci riporta, in qualche misura, al carattere di prestazione totale di Mauss che conferma il significato umano o antropologico che leconomia deve preservare per essere veramente ci che vuole essere, cio lordinamento (nomia) dellambiente (oikos) a servizio delluomo.

11. LETNEMA RELIGIOSO-MAGICO Lo studio antropologico si accosta alla religione e alla magia senza pregiudizio, considerando tutte le religioni e le forme di magia come degne di attenzione, in quanto espressione di un bisogno umano e parte essenziale della cultura. 1. IL MISTERO DEL COSMO Letnema religioso-magico esprime linterpretazione (o linsieme delle interpretazioni) umana del cosmo, nella sua totalit misteriosa e dei suoi rapporti delluomo con il cosmo. Il cosmo qui ha un senso integralista: implica la totalit degli esseri e delle cose e linsieme delle loro relazioni con luomo. Nella realt cosmica vi sono molti aspetti e forze (compresa anche la propria natura intima del proprio essere) che sfuggono alla conoscenza delluomo, ma con le quali esso si sente in rapporto: una problematica che avvince e angoscia luomo continuamente, e lo spinge alla ricerca di una spiegazione della sua presenza sulla Terra (il significato della vita, della morte, del dopo-morte, del bene, del male, ). Questa ricerca definisce i valori concettuali di base e le norme razionali di comportamento. Letnema religioso-magico si struttura in un insieme di atti e manifestazioni culturali, religiose e magiche che hanno per scopo quello di collocare luomo in un rapporto preciso con luniverso! In qualche modo ogni etnema, ogni aspetto della cultura anche religioso. sommamente arbitrario distinguere e separare il sacro dal profano, la religione dalla magia, la religione e la laicit. Inoltre nelle culture semplici, prive di cristallizzazione scritta, la spontaneit essenziale non distingue, n distacca: vive. Tuttavia gli aspetti misteriosi del cosmo, proprio perch misteriosi e non conoscibili, suscitano reazioni contrastanti nei singoli uomini e questo spiega la diversit di atteggiamento che si riscontra in tutte le culture: chi stimolato, chi indifferente, chi scettico, chi saltuario, ecc .

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2. IL LINGUAGGIO RELIGIOSO Il SIMBOLO esprime un rapporto che non direttamente precisabile, ma che pur sentito tale cosicch un termine acquista un significato diverso (es. il cielo) da quello originario, che per non arbitrario, ma corrisponde coerentemente alla struttura dinamica di una cultura e del loro pensiero; - I MITI sono delle espressioni tipiche del linguaggio simbolico, sono un elemento costante del linguaggio religioso-magico che permettono di tradurre la realt cosmica, le forze misteriose, in una dimensione umana. Sono perci una parte integrante di una cultura e hanno una funzione simbolica e strutturale; per Malinowski i miti sono la carta costituzionale della societ. In genere i miti appartengono alla tradizione: esprimono una realt storica del passato o addirittura delle origini. - LA FORZA VITALE un concetto fondamentale che si riscontra in quasi tutte le culture. Non si presta ad una definizione netta, ma in genere si intende limpulso determinante dellesistenza e della vita: tutti gli esseri partecipano a questa forza, in maniera diversa e proporzionale, e questo d un senso unitario a tutto il cosmo. Ad esempio i Melanesiani chiamano questa forza mana, che porta successo e fortuna (il capo ha un mana potente, una pianta che prospera ha un mana fecondo, un sasso ancora caldo la sera ha un mana forte,), lopposto il mara che riguarda la sterilit (un capo mara quando il suo rituale improduttivo). - IL TOTEMISMO una forma peculiare di linguaggio religioso-magico, in parte connesso alla forza vitale; unespressione del fenomeno di simbolizzazione per il quale si attribuisce a un essere qualunque (pianta, animale,). un valore simbolico di relazione con luomo e serve a precisare determinate norme di comportamento. Il Totem la fonte prima della forza vitale, cio quando una persona muore la forza vitale ritorna al suo animale totemico: su di questo termine sono state date molte interpretazioni: Durkheim vede nel totem il simbolo della societ, cio della divinit, e nello stesso tempo motivo e oggetto di restrizioni che lo rendono sacro; Freud nel sacrificio dellanimale totem e nella consumazione della sua carne vede lespressione del complesso edipico, poich il totem rappresentava il padre, sacrificato per trarne la forza virile; Frazer aveva cercato una spiegazione nel rapporto tra totem e esogamia, ossia nelle norme secondo cui gli appartenenti a un gruppo totemico dovevano sposarsi al di fuori del gruppo; Lvi-Strauss tenta una spiegazione del totemismo come tipica espressione del linguaggio umano, che si vale di simboli tratti dal regno naturale per esprimere le alleanze e i comportamenti sociali; ma non una realt culturale. Ci che risulta chiaro che il totemismo non un fenomeno religioso, non nel senso che da esso abbia avuto origine la religione, e non nemmeno una forma universale della cultura (Lvi-Strauss). Il Totemismo possiamo dire che un etnema che distingue alcune culture che si valgono della simbologia tratta dal mondo animale e naturale per definire con un linguaggio caratteristico le relazioni sociali ed il comportamento dei loro membri. 3. RELIGIONE E MAGIA Il COSMO loggetto attorno a cui si sviluppa lattivit religiosa e magica delluomo. Lunicit delloggetto spiega come sia difficile tracciare una netta linea di differenza tra luna e laltra attivit. Anche in questo ambito si sono date molteplici interpretazioni, ma tutte arbitrarie e nessuna universalmente valida: Frazer sostiene che magia e religione sarebbero stadi ulteriori della scienza, e segnano i passaggi evolutivi della conoscenza umana dallirrazionalit alla razionalit; Durkheim distingue religione e magia in termini di sacro e profano, sociale e personale;

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De Martino contrappone magia a civilt, attraverso una cultura umanistica e cristiana che ha contribuito a radicare e diffondere lo stereotipo della distinzione tra religione e magia. Ma cos non : non esiste alcuna differenza tra religione e magia, costituiscono un etnema unico in quanto entrambe hanno un intento identico: attutire langoscia delluomo verso locculto, che il mistero della vita e della morte. 4. LETNEMA RELIGIOSO-MAGICO E LAMBIENTE Linfluenza delloikos nella formazione della cultura evidente anche in rapporto allattivit religiosa e magica, infatti lo scopo della magia e della religione quello di alleviare, appunto, il peso esistenziale della condizione umana, il che sarebbe del tutto illusorio e inefficace se lattivit religiosa e magica non si muovesse in relazione alla situazione ambientale dentro la quale prende consistenza la condizione umana. Le manifestazioni rituali del culto, la preghiera, la magia, il sacrificio, la divinazione sono strettamente legate e condizionate dalloikos, proprio perch c uno strettissimo legame tra religione/magia e ambiente. Ad esempio il rispetto degli ind per la vacca: la vacca si nutre del cibo che luomo non tocca, serve per fornire letame e concime, serve nei lavori agricoli, e quindi ha un carattere sacro e rimarr tale finch lagricoltura in India sar la principale attivit economica! Questo rapporto cos intimo permette una distinzione di 3 tipologie di etnema magico-religioso in relazione allecosistema: - Teismo silvestre; - Teismo agreste; - Teismo pastorale. In questa denominazione si mette in risalto il tema centrale della ricerca di dio, ma non in quanto tale, ma vedendo la differenza che tale ricerca assume in base agli ecosistemi. Inoltre vanno fatte alcune osservazioni sul concetto antropologico di dio: innanzitutto il vocabolo deriva da una radice indoeuropea div che significa lucente. La lucentezza descrive la quantit del sole e serve come simbolo per indicare lessere supremo che possiede la pienezza della forza vitale. quindi un dio che viene dal cielo, simboleggiato dal sole lucente, dalla caratteristica eminente di padre (dio-padre), dalla struttura della famiglia patrilineare. Questa versione di dio la si ritrova in quasi tutte le religioni del mondo in maniera pi o meno accentuata. Il teismo quindi ha un significato lato, cio di ricerca religioso-magica, specificandone il carattere dallaspetto ecologico. 5. IL TEISMO SILVESTRE In riferimento alle credenze religiose dei popoli raccoglitori e cacciatori, perch dalla selva e dalla foresta derivano il simbolo di Dio e lispirazione per i riti religiosi e magici. Il lavoro di questi popoli tende a non modificare lambiente, ma a sfruttarlo per trarne sostentamento. Ad esempio i Pigmei africani e asiatici. I Pigmei dello Zaire (Mbuti): la foresta sta al centro delle concezioni e delle pratiche religiose e magiche: la foresta madre e padre e viene ringraziata in quanto fornisce alluomo tutto ci di cui ha bisogno. Se qualcosa va male allora significa che la foresta si addormentata e bisogna svegliarla cantando per lei, perch si svegli serena. E quando tutto torna ad andare bene, ancora si canta per lei, per farla partecipare alla loro felicit. Ogni Pigmeo usa un nome diverso per il suo dio, anche se sanno che alla fine un dio unico di cui per non conoscono il nome, non avendolo mai visto; ma ritengono che esso sia della foresta e per questo quando cantano, cantano alla foresta. Ritengono che luomo sia un essere spirituale, nel senso che ha in lui un potere di cui non conoscono la natura, ma che deriva dalla foresta. Un altro esempio sono i Boscimani !Kung del Sud Africa. Essi non credono che gli animali abbiano spiriti o anime e che gli oggetti terrestri siano penetrati dagli spiriti. Non considerano esseri divini il sole, la luna e le stelle, non personificano la pioggia n le prestano un culto. Il concetto di dio assai complesso: ritengono che vi siano 2 dei nel cielo, uno maggiore e uno minore con mogli e figli e che gli spiriti dei morti sono al loro servizio. Il dio grande vive a oriente, dove sorge il sole, il dio minore a occidente, dove 61

tramonta. Il dio maggiore il creatore: ha creato il dio minore, le 2 mogli che generarono 3 maschi e 3 femmine ciascuna; infine cre la terra e gli uomini, le donne e tutte le cose. Il rapporto tra dio grande e dio minore non di padre-figlio, ma di padrino-figlioccio, che nel sistema di parentela boscimana esprime una relazione giocosa, rispettosa della diversit delle et, ma non consentita tra padre e figlio. Il dio minore ha il compito di andare per la terra, vedere ci che avviene agli uomini e riferire al dio grande. considerato un uomo-piccolo o un poveruomo e commette molti sbagli: lui che porta le malattie. Un mago-medico lo pu vedere e allora lo scaccia. Un ulteriore esempio quello degli Aborigeni australiani che sono raccoglitori e vivono in una selva che la steppa. Vi sono 3 caratteristiche della loro filosofia religiosa: spirituale, totemica e storica. La concezione spirituale si esprime con la credenza in esseri spirituali che pervadono il modello e che si incarnano di tanto in tanto prendendo forme di vita umana. Alla base di tutto, per, sta la figura dellessere supremo e della sua attivit. Questi esseri spirituali sono eroi culturali che dopo aver compiuto la loro missione ritornano al cielo, da dove erano venuti, e vengono detti anche eroi celesti. La tendenza quella di identificare il creatore con qualche eroe culturale. 6. IL TEISMO AGRESTE Basa le sue credenze e i suoi riti non sul concetto di terra, ma sul ciclo stagionale delle coltivazioni. La caratteristica distintiva la vita come fecondit dei campi e delle famiglie, della vita e della societ. In Melanesia c lidea di un essere supremo al centro del cosmo, fabbricatore del territorio e ci sono anche gli antenati o altri esseri primordiali. Tra antenati e essere supremo pu verificarsi un fenomeno di sovrapposizione: lessere supremo considerato lantenato per eccellenza, il vecchio, il padre dei padri. Anche le manifestazioni del culto sono perci rivolte agli antenati e da qui deriva lespressione: deus otiosus: un essere supremo isolato, non invocato, lontano dalla vita umana. Unaltra caratteristica la valorizzazione simbolica della Terra che: - legata intimamente al concetto di fecondit; - Provvede il suolo da coltivare; - la sede degli antenati. 7. IL TEISMO PASTORALE Accentra la sua attenzione sul cielo come simbolo di Dio e di ogni altra forza cosmica dal quale dipende ogni prosperit degli armamenti e delle famiglie. Caratteristiche fondamentali: - Visione costante del cielo; - Attaccamento solido delluomo agli armamenti che alleva. Al pastore il cielo si presenta come il simbolo pi evidente della totalit del cosmo e gli animali dei suoi armamenti gli offrono il mezzo per rinsaldare costantemente il rapporto con il cielo, tramite i sacrifici. Lessere supremo ha carattere uranico, cio messo in relazione agli esseri del cielo e alle manifestazioni atmosferiche. Ad esempio nella popolazione Kipsigis in Kenya, Asis il loro dio, ma per alcuni dio il sole, per altri dio vive nel sole. un dio che gli uomini percepiscono sottoforma di sole. Tra i Masai del Kenya la pioggia che presta il nome per dio, al femminile e lo distinguono in dio nero che buono (nuvole cariche di pioggia per irrorare i campi), dio bianco che cattivo (nuvole aride), dio rosso che iroso (perch emette scariche temporalesche). I Nuer (studiati da Evans-Pritchard) parlano di spirito del cielo o spirito che nel cielo, uno spirito creativo. Dio non il cielo o alcun fenomeno atmosferico, non ha alcuna forma umana. I Nuer hanno una concezione teistica spiritualista: 8. LA STRATIFICAZIONE GERARCHICA DEGLI SPIRITI La concezione spiritualistica diversa dallanimismo! LAnimismo un termine sopravvissuto dalle teorie evoluzionistiche e oggi ancora in uso per indicare le religioni pagane: un termine legato alla storia cristiana ed ha un significato negativo, infatti animismo significa senza religione, che lo rende inutilizzabile; tuttavia: 62

il termine animismo pu essere usato in senso nuovo per indicare un modo singolare di vedere gli esseri e le cose che si riscontra soprattutto in rapporto ai fenomeni della natura fisica (spiriti della natura) e della natura umana (spiriti dei morti/antenati). Gli spiriti della natura: - In genere non sono considerati divini e non hanno un riconoscimento di culto, ma - Talvolta si attribuisce loro una serie di capacit superiori e attorno ai luoghi delle loro manifestazioni si creano centri e forme di culto - In alcuni casi vengono considerati divinit e posti in relazione diretta e subordinata con lessere supremo; si arriva cos a un vero e proprio pantheon con una stratificazione gerarchica di tutti gli spiriti del cosmo, cio a un politeismo. Ad esempio i Polinesiani hanno migliaia di divinit distribuite per grado ognuna con il controllo su qualcosa (acqua, agricoltura, guerra,). Oppure gli Yoruba, in Nigeria hanno al vertice un dio supremo e poi a destra hanno 400 divinit e a sinistra altre 400! Inoltre i nomi delle divinit variano da villaggio a villaggio! 9. IL CULTO IN GENERE Cosa si intende per culto? Il culto la manifestazione esteriore della Religione e della Magia, e anche nellesteriorit dei mezzi rituali non facile tracciare una distinzione tra ci che religioso e ci che magico. In ogni atto di culto possibile riconoscere diversi livelli: 1) Empirico: si agisce in base alle conoscenze tradizionali (erbe medicinali); 2) Magico: lazione si svolge tramite un certo automatismo, con parole e gesti; 3) Religioso: ci si abbandona alla potenza e alla volont della divinit. Il culto pu essere: - Individuale: intimo e spontaneo e si esaurisce nella mente e nel pensiero; - Collettivo: sociale e si accompagna a solennit esteriori. Le forme pi comuni di culto sono: PREGHIERA: esprime lintenzione del culto in forma verbale, o con i gesti (danza, musica), o anche con il silenzio/meditazione; SACRIFICIO: ha valore simbolico ed esprime la dipendenza dalla divinit. La natura del sacrificio varia a seconda dellambiente della cultura (silvestri selvaggina; pastori animali; agricoltori raccolto), o in alcuni casi sacrifici umani (raro) nel caso degli Aztechi e le civilt precolombiane (vedi MOCHE!). Lo scopo quello di stabilire un rapporto con la divinit o altri spiriti per giungere ad un contatto diretto, ottenere protezione e aiuto o per riparare una colpa; CULTO DEGLI ANTENATI: diverso dal culto dei defunti (che linsieme di cerimonie per la sepoltura), perch non tutti i defunti sono antenati, ma lo diventano quelle persone che in vita hanno avuto unimportanza sociale e/o nellambito della parentela, non unadorazione. Ha uno sviluppo particolare nel teismo agreste: comunione con gli spiriti antenati. I Luoghi di culto possono ritrovarsi dovunque e ogni luogo, nel momento in cui si compie latto rituale, pu essere sacro. Vi si pu offrire un sacrificio o una libagione. Spesso i luoghi di culto s fuggono allosservatore superficiale (vedi Macchu Picchu)! 10. MEDIAZIONE E CULTO: I SACERDOTI Non in tutte le culture lesercizio del culto esige un mediatore: vi sono culture e societ in cui non si accetta nemmeno lidea di mediazione. Tuttavia tale bisogno di un intermediario diffusissimo. Il SACERDOTE luomo della mediazione culturale e lelemento fondamentale del sacerdozio il diritto alla rappresentanza sacrale. Ci sono 2 forme sacerdotali: 1- Sacerdozio occasionale: lattivit viene svolta solo secondo le necessit del momento. Ad esempio lattivit sacrale del padre di famiglia dove il padre possiede un diritto di rappresentanza che tocca anche i rapporti con la divinit e gli spiriti. Tale figura pi probabile che sia diffusa dove vi il culto degli antenati (Tallensi in Ghana: lautorit giuridica e rituale risiede negli uomini che si trovano nella condizione di padre); 63

2- Sacerdozio professionale: rappresentato dal riconoscimento del diritto di rappresentanza sacrale come qualifica sociale permanente; attivit per la quale necessario un insegnamento. Ad esempio a Tahiti i sacerdoti per diventare tali dovevano seguire una scuola per acquistare la capacit di mettersi in contatto con gli spiriti-divinit. Lesame poteva essere positivo o negativo! Poi vi sono i Parasacerdoti, che sono figure che svolgono unattivit non di mediazione, ma tecnica, al servizio dei clienti e la loro funzione religioso-magica non quella sacerdotale. Essi sono: - Divinatore - Mago - medico - Sciamano - Stregone - Profeta. 11. LA DIVINAZIONE: IL DIVINATORE Larte della divinazione una tecnica di lettura di certi segni naturali (movimenti degli uccelli, le rughe della mano, i sogni,) o artificiali per ottenere informazioni e conoscenze utili e risponde al bisogno umano di scoprire ci che nascosto nel mistero del cosmo. Esempi: - Lastrologia la tecnica pi diffusa dellantichit classica, in occidente si usa ancora sottoforma di oroscopo; - La spiegazione dei sogni, non c un rapporto diretto con lambiente; - La divinazione (o Mantica) dei segni, in Nigeria; - Gli oracoli, tra i Lugbara in Uganda servono per scoprire le cause delle malattie e ve ne sono 5 (oracolo del legno, del topo, della medicina, del pollo e del baccello velenoso); - Le ordalie sono delle prove dolorose in cui il giudizio finale dipende dalla persona che le subisce, ma per la loro crudelt sono state quasi del tutto abbandonate. Serve un apprendistato serio per imparare larte della divinazione, il divinatore non un ciarlatano , un maestro del ragionamento deduttivo e induttivo, il tecnico della diagnosi. Inoltre conosce delle virt medicali delle erbe e di altre sostanze. 12. LESTASI E LA POSSESSIONE DEGLI SPIRITI: LO SCIAMANO Lo SCIAMANESIMO un fenomeno complesso di diffusione universale con il quale si cerca il contatto con la divinit e gli spiriti. Tale contatto tocca la sua massima espressione con la visione, lunione mistica, la possessione, lestasi (termine che suggerisce lessere fuori di s, dissociazione di personalit). Motivazioni: preoccupazioni sociali, soprattutto malattie. Come si raggiunge? Con mezzi artificiosi come droghe e narcotici. Lo SCIAMANO il tecnico dellestasi che ne fa una professione; la sua tecnica normale la danza (a ritmo di tamburello); ha una funzione sociale fondamentale, in quanto considerata di prima necessit per la cura delle malattie. un mago-medico. 13. LA STREGONERIA: LO STREGONE Il mago e la strega sono delle figure ANTISOCIALI, cio non sono accettate dalla societ e, anzi, sono condannate, anche con la pena di morte. Si usa distinguere: - Magia bianca: opera allaperto e ha scopi benefici; - Magia nera: sfrutta le tenebre per scopi malefici; - Magia Mangu: tra gli Zande, unaltra forza cattiva che emana direttamente lattore, naturalmente. Chi ce lha non compie riti, n esprime alcuna formula = un atto/potere occulto psichico e coincide con il concetto di jettatura di De Martino, Napoli. Ma la concezione di stregoneria molto varia e complessa: in alcune culture non ha molto sviluppo e si pensa che la massima malignit sia lavvelenare volontariamente un uomo, oppure odiarlo e maledirlo. Siccome una figura antisociale tutti e nessuno sono stregoni, nel senso che il sospetto pu investire chiunque.

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14. CONSERVAZIONE E RIFORMA: IL PROFETA Profeta significa dire prima, in anticipo. In senso antropologico luomo della riforma, colui il quale si assume il compito di denunziare la sfasatura tra: - Il rispetto della tradizione e della lettera, che esige una certa tendenza conservatrice e - La realt esistenziale con unesigenza rinnovatrice. Egli si fa promotore di nuove norme e di nuove strutture. Vi sono 3 categorie di profeti: 1- Profeti fanatici, strani e violenti; 2- Profeti veggenti, abili a risolvere situazioni difficili; 3- Grandi profeti, che hanno una missione divina, un messaggio al popolo per attuare le riforme. Nella missione del profeta si possono distinguere 3 momenti/fasi: I) INIZIALE: riguarda la vocazione del profeta, assume comportamenti simili allo sciamano, diventa strano, si isola, digiuna, si alimenta male. In questo periodo di demenza la gente lo considera un pazzo. Tra i Nuer questo avviene ma non possono distinguere un profeta da un pazzo o da un epilettico. II) RIFORMISTICO: va inteso in senso generico, cio pu limitarsi a un semplice consiglio indicativo e pu arrivare ad unazione perentoria di mutamento. Non svolge unattivit tecnica di guarigione come lo sciamano, ma unattivit morale di consiglio. III) CONCLUSIVO: il successo o linsuccesso segna il momento conclusivo del profeta, cio laccoglimento della sua azione riformatrice, oppure la sua fine, anche violenta. 15. MOVIMENTI DI RIFORMA RELIGIOSA - Le condizioni di angoscia, sofferenza, oppressione, sono specifiche della condizione coloniale e si avverano con tragica fatalit nella vicenda umana per molte cause e in altre situazioni. - I movimenti di riforma religiosi sono noti sotto tante denominazioni, ognuna relativa alle circostanze storiche in cui sono sorti, al loro contenuto oppure al nome del profeta che se n fatto promotore. - Per Le Barre, sono culti derivanti da crisi. La crisi una frustrazione profondamente sentita o un problema basilare che non pu essere fronteggiato con i metodi ordinari, secolari o sacri. - Alcuni esempi sono la ribellione, la guerra santa, le rivolte, - Il loro valore universale lo si ritrova nella mitologia: le narrazioni mitologiche e le gesta degli eroi culturali si svolgono attorno ai temi del superamento del caos, dellintroduzione di nuovi sistemi di agricoltura o allevamento, di ribellione contro i tiranni, di liberazioni o di raggiungimento di una terra promessa. - Un esempio pu essere il primo Mugwe dei Meru che racchiude in s il potere religioso-magico con cui liber il suo popolo dalloppressione guidandolo alla terra attuale. - Nella storia moderna i movimenti di riforma si sono moltiplicati dovunque: in Oceania il tipo pi diffuso sono i cargo cults = culti delle merci (culti del cargo di Kilani!), si tratta di un modulo al quale si conformano diversi movimenti delle isole oceaniche con allusione ai piroscafi mercantili europei che arrivavano da regioni lontane e sconosciute con un carico di merci ricchissime: in modo analogo, da regioni mistiche, arriveranno gli antenati su un vascello bianco (per cui i culti si dicono anche del vascello), non solo portando la prosperit, ma soprattutto lindipendenza politica. - In India e in Giappone i movimenti di liberazione sono collegati alla religione buddhista. - Kimbangu dellantico Congo belga, ora Zaire (oggi RDC) riconosciuto come il Messia degli africani dopo il periodo coloniale, come Cristo lo fu per i bianchi. - Nello sviluppo dei singoli movimenti si possono riconoscere fasi tipiche del processo culturale: 1) Fase profetica, che si accentra attorno alla persona del profeta contro la situazione religiosa o politica o tradizionale per avviare la riforma 2) Consolidamento del successo o di paziente incubazione dopo linsuccesso per passare poi alla 3) Fase istituzionalizzante nella quale il movimento diventa istituzione, struttura o chiesa, con dottrina e culto ufficiale. Non vi sono culture n religioni che non subiscano il fenomeno di cristallizzazione delle strutture e che pertanto non necessitano di riforma e rinnovamento. Questo un elemento essenziale della cultura, in particolare delletnema religioso-magico.

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----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Linvenzione dellaltro (Mondher Kilani) PARTE PRIMA: SULLA NATURA DEL DISCORSO ANTROPOLOGICO 1. DISTANZA E CONOSCENZA. LINVENZIONE DELLA CULTURA NEL DISCORSO ANTROPOLOGICO Come agisce lELEMENTO DELLA DISTANZA nel lavoro delletnologo? un elemento fondamentale da considerare: Leiris gi nel 1934, prese coscienza che letnografia, ben lungi dal realizzare un avviamento allaltro, non fa che porlo a distanza. Lo stesso afferm Segalen per il quale il procedimento etnologico allarga la distanza tra losservatore che si mette da parte e laltro, al centro dellosservazione. La sensazione del diverso, per Segalen, la differenza tra s e laltro, una differenza che rende possibile lEsotismo: lEsotismo lesperienza dellalterit, il riconoscimento affascinato della distanza dellaltro da s. la presa di coscienza che c qualcosa che non il medesimo, e dunque una riconfigurazione dellaltro a partire da s. Io riconosco che c qualcosa di diverso da me medesimo, ecco che nasce laltro. Letnologo sa che lindigeno deve turbarlo ed affascinarlo e anzi, proprio questa consapevolezza della differenza che lo spinge ad osservare ed analizzare: io osservo gli altri solo perch non mi somigliano. Il lavoro dellantropologo un lavorio di mediazione tra identit e differenza. Il Discorso antropologico sempre una TRADUZIONE , in quanto garantisce il passaggio dalla cultura indigena a quella dellosservatore e del lettore. La Traduzione non assimilazione dellaltro a s, ma un apprezzamento della distanza tra s e laltro. Non c mai unequivalenza strutturale, ma piuttosto dinamica, con loriginale perch trasponendo una cultura straniera con gli espedienti della propria scrittura la si trasforma, la si presenta nei nostri termini e secondo i nostri modi di esprimerci. La traduzione non mai una copia fedele, ma una modificazione delloriginale. Il compito dellantropologia pensare il rapporto tra lunit e la diversit del genere umano, che gioca sullinvenzione del possibile (antropologia della possibilit, unantropologia che non afferma che laltro uguale a me). Cosa succede con la scrittura? Nello scrivere o nel riportare unesperienza etnologica si moltiplicano le voci: il lettore diventa totalmente dipendente dallinterpretazione che lautore vuole offrirgli. E durante la ricerca? Nella ricerca c una sorta di negoziazione tra punti di vista dellantropologo, culturalmente definito dalle domande che pone sul campo e dal modo con cui cerca di capire, e quelli dellinformatore, le cui risposte sono mediate dalla loro storia e cultura. Una situazione di ricerca un luogo di tensione e di compromesso tra 2 soggetti inscritti in 2 diversi tipi di storicit. Come si pu raggiungere, nel discorso antropologico, la SIMMETRIA tra i 2 TERMINI della Relazione Noi e Loro? Cio come rendere paralleli i 2 termini della relazione osservata? Quindi , come rendere oggettiva una riflessione etnologica di Noi nei confronti di Loro? in gioco la valutazione dello sguardo che il ricercatore rivolge alle realt descritte, Loro; la valutazione del quadro di riferimento che sta dietro tale sguardo un problema di eterogeneit dei saperi. Non serve sostituire la voce dellantropologo con quella dellindigeno, necessaria una pratica della riflessivit che, da parte dellantropologo non sia ego-centrica, ma sia una percezione della propria soggettivit, come parte in causa con laltro. Noi (lantropologo) dobbiamo sentirci non il soggetto di una ricerca su Loro, ma dobbiamo essere coscienti di essere una parte in causa quanto loro; di questa relazione c 66

simmetria se Noi siamo coscienti che tale relazione Noi-Loro fondata tanto dal nostro che quanto dal loro punto di vista! sempre la nostra societ a definire il quadro generale in rapporto al quale sono collocati gli atti. Questa concezione delluniversale ereditata dal pensiero filosofico del 1700 per il quale: LUGUAGLIANZA luguagliamento delle identit a profitto dellidentit dominante! LEuropa ha sempre imposto il suo principio come uguaglianza che uniforma, delluguaglianza senza diversit (come la proclamazione della Carta Universale dei Diritti Umani), ma questo sbagliato, perch: Lantropologo pu pensare efficacemente la relazione Noi-Loro solo rendendo conto che: - Tale relazione sempre definita in termini di differenza; - Che c una gerarchia costitutiva che deriva da questa relazione. quindi importante il concetto di UNIVERSALISMO PARTICOLARE: siamo tutti uomini, ma tutti uomini diversi, ognuno con le proprie particolarit personali e culturali . (e anche ambientali: secondo me la patata americana si adattata al terreno europeo, come anche un Boscimano che crescendo in una cultura europea si adatta a tale cultura, infatti la variabile il contesto di crescita e di sviluppo!). Un caso importante quello dei rapporti sociali tra sessi: Luomo un essere particolare che vive come un essere universale, che ha il monopolio dellumano ed socialmente autorizzato a sentirsi portatore dellintera condizione umana. Qui il genere maschile si propone come genere universale, come riferimento della totalit sociale, pur passando per genere neutro e assolutamente oggettivo. La conseguenza che le donne sono invisibilizzate, spariscono dietro la neutralit del genere, che nasconde il dominio maschile e, infatti, le donne sono concepite pi come un oggetto che come un soggetto, pi come agite che come agenti. Il genere un elemento costitutivo dei rapporti sociali, un modello primario per significare i rapporti di potere. Porre laccento sulla dimensione relazionale del genere uomo -donna implica una riformulazione del concetto di OLISMO: gli individui non devono essere considerati come parti del tutto, come singole unit sommate e sovrastate dalla cultura come forza causale esterna ai processi. CULTURA: un sistema di significati che si struttura allinterno di processi. Non una forza o unentit autonoma e indipendente da coloro che se la rappresentano: non una forza agente, ma una FORZA AGITA, una pratica sociale pi che uno stato mentale. Non un insieme di interpretazioni condivise dalla collettivit, ma listanza che fornisce i mezzi per quelle interpretazioni. Lantropologo non pu pi considerare il suo oggetto come qualcosa di gi dato, ma deve costruirlo nel quadro delle relazioni che legano le relazioni sociali. Non la cosa di cui parliamo, ma quel LUOGO a partire dal quale parliamo, dei luoghi di negoziazione in continuo fermento inscritti nella storia degli attori sociali. Come considerare una societ nellanalizzarla? Il sistema della struttura sociale non deve essere inteso come una struttura preesistente, ma al contrario concepirlo come il risultato di un processo di interazione e reinterpretazioni che, in un momento determinato, produce un certo grado di convergenze. Da tale concezione derivano 3 conseguenze: 1- Si impone la necessit di distinguere tra evento e atto, mette in evidenza la sfasatura tra oggettivo e la sua interpretazione; 2- Si impone lidea della malleabilit della cultura e della memoria storica, costantemente soggette a reinterpretazioni (perch contestate); 3- La struttura dellazione sociale non pu essere dedotta da una teoria che indichi preliminarmente la natura del sistema in cui si inserisce, bisogna scoprirla e descriverla. Per studiare lazione degli individui di una societ no si deve o non si pu quindi partire da una teoria che indichi la natura del sistema della struttura sociale nel quale lazione si inserisce, non possiamo definire una struttura sociale e la sua natura prima dellinchiesta, ma bisogna partire dallazione stessa e dalla stru ttura per arrivare a scoprire e descrivere la natura del sistema, in pratica bisogna invertire il procedimento! 67

Ad es., il lignaggio, nel suo particolare ruolo di creatore di simboli e di storia, non un oggetto di sapere costituito e pronto per essere osservato, ma piuttosto ci che viene definito da un gruppo attraverso i suoi atti. Inoltre la nozione di etnia non il fondamento, ma il prodotto di una classificazione! Kilani vuol far emergere che la dimensione della credenza una costruzione! 2. DESCRIVERE O EVOCARE? LA RAPPRESENTAZIONE IN ANTROPOLOGIA CRISI DEL SAPERE ANTROPOLOGCIO Oggi il sapere antropologico, i suoi oggetti e i suoi discorsi sono sicuramente in crisi. Il dibattito che li vede messi in discussione sicuramente dovuto a: 1. Processo di decolonizzazione; 2. Scomparsa dei tradizionali campi di ricerca; 3. Problema relativo a cosa significhi Oggettivare = lantropologia pu ancora pretendere di rappresentare la realt dellaltro o deve limitarsi ad evocarla ricostruendo unesperienza di se stessi? cio se luomo oggetto e soggetto della cultura, pu rappresentare la realt dellaltro , ma rappresentandola traduce ci che vede dal proprio punto di vista? Ecco quindi che nasce la CRISI della rappresentazione in antropologia: - Perdita di fiducia nel discorso scientifico e nella rimessa in questione dellinsieme di sistemi di verit sui quali si basata sinora; - Se lantropologia non altro che la traduzione di una cultura in un linguaggio transculturale, non che la sua vera finalit sia la produzione di una finzione narrativa, con il rischio che il lavoro antropologico diventi un semplice lavoro di scrittura. Lantropologia post-modernista (di natura nord-americana) ha posto laccento soprattutto sulla natura artificiale di ogni resoconto culturale (monografia di campo): il ricorso alle tecniche del dialogo e dellautoreferenzialit riflettono lesperienza soggettiva sul campo, lantropologia fa della propria esperienza il centro del confronto etnografico cosicch il testo che produce abbandona ogni pretesa di descrivere laltro, diventa un eroe solitario (vedi anche Bernardi!). KILANI: - Non nega questo problema, ma crede che il discorso antropologico sia comunque capace di produrre qualche sapere su culture e pratiche sociali diverse da quelle dellantropologo. Sostiene che sicuramente c qualcosa da rappresentare della realt dellaltro, ma si interroga sul modo in cui questa operazione viene compiuta. La distanza nella scrittura: - La scrittura (che nasce dalla distanza) trasforma le cose viste, i propri oggetti in entit descrittiva trasportandoli nel mondo dellantropologo, per renderli intellegibili e visibili ad un pubblico lontano, quasi come se quel pubblico fosse sul campo. la monografia crea lillusione dellimmediatezza del rapporto con loggetto, facendo dimenticare la distanza storica e la distanza della scrittura. La monografia tradizionale cerca di occultare le tracce del lavoro contro il tempo che in esso si compie: vuol far credere che in esso non esiste retorica, che lantropologo ha una mera funzione referenziale e che ci che descrive reale, preservato da ogni influenza esterna e che lui linterprete autorizzato: ed cos perch in un certo momento della storia della disciplina questo tipo di monografia standard ha avuto il consenso degli antropologi. Da quando sono intervenuti questi cambiamenti, questi modelli di rappresentazione, tipicamente coloniali, sono entrati in crisi. Oggi coloro che sono loggetto del discorso antropologico hanno la possibilit di compiere una LETTURA PARTECIPANTE, cio possono parlare e scrivere di se stessi. Ora gli antropologi devono sottolineare nel testo la traccia degli eventi che sono allorigine della loro rappresentazione, devono restituire la successione che li ha condotti alla scoperta delloggetto e le procedure che li hanno condotti alla sua costruzione. - Lantropologo deve offrire al lettore linsieme delle circostanze dellindagine, esplicitando la dimensione di costruzione della verit. 68

Tradizionalmente, il metodo antropologico presuppone il distanziamento e privilegia lesteriorit per il suo oggetto di studio. Il distanziamento oggi insostenibile perch rinuncia alla conoscenza dei discorsi. Il testo Etnografico Moderno si contraddistingue perch la scrittura reca la traccia dellesperienza dellantropologo e questa esperienza che viene descritta riguarda la costruzione delloggetto. Il contesto tra informatore e antropologo presuppone lo stabilimento di una base comune di comprensione. Da questo incontro nasce un luogo intermediario tra le 2 culture che rappresenta un momento di pensiero interculturale. Da qui si articola il Problema della Natura del sapere scientifico (antropologico) e indigeno che hanno dei saperi diversi, un mentalit diversa e unumanit diversa: - SAPERE ANTROPOLOGICO: ad oggi vuole estrarre i dati dalla temporaneit per rapportarli al presente della scienza e del lettore occidentale a cui si rivolge. Ha la peculiarit di decontestualizzare il soggetto osservato per assorbirlo nella storia del soggetto che lo percepisce; - SAPERE INDIGENO: si fonda sullunit temporale di conoscenza e azione. Sono due saperi diversi di grado, non di natura. Non sono uguali dal sapere globale e locale, che riguardano pi lincontro storico, inegualitario, tra un centro e una periferia. Lantropologia si fonda su una possibilit propria solo della storia e della cultura occidentale, infatti essa non pu che esistere allinterno del pensiero europeo e del rapporto che lo relaziona a tutte le altre culture. = Lantropologia nata dal particolare rapporto che la razionalit e la storicit occidentale hanno stabilito con le altre societ ed sorretta da una ragione classificatoria che ripartisce le diverse umanit e temporalit. Ci che legittima la pratica antropologica la differenza postulata tra losservatore e ci che egli si propone di osservare per rendere possibile e legittima la pratica dellantropologo sul campo. qui che si pongono degli interrogativi sul discorso antropologico: chi sono e cosa vedo?, da quale luogo e da quale configurazione lantropologo che io sono descrive unaltra cultura?, . La soluzione che lantropologo deve assumere la differenza per interrogarsi sulla propria identit! La comparazione non deve e non pu essere tra i 2 termini neutri Noi e Loro, ma tra Loro e Noi che guardiamo loro! Le condizioni coloniali e di dominio hanno permesso di fondare un pensiero positivo sullaltro. Per quanto il sapere antropologico possa essere oggettivo bisogna sempre tener conto della condizione concreta cui si ispira il suo sapere, cio della sua appartenenza alla cultura dominante dellantropologo: solo con questo riconoscimento si pu criticare il discorso antropologico come espressione di un rapporto etnocentrico.

I Limiti dellantropologia postmodernista: Io sono etnografo per cui ci che osservo etnografico. Postulare uneguaglianza senza differenza, senza gerarchia sostenendo lequivalenza tra le voci e le culture, ignorando i rapporti di forza che agiscono tra le stesse culture gi sbagliato di principio. Ad esempio un immigrato magrebino in Francia avr un bel dire che la sua cultura ha avuto una sua dignit e che in determinate circostanze ancora pu averla: ci non servir a cambiare la percezione che ne ha la societ maggioritaria, n la sua gerarchia di valori, partendo da quelli francesi/europei fino ad arrivare al fondo con i valori magrebini e pi in generale arabi, musulmani e del Terzo Mondo. Per avere un riconoscimento un giorno, tale magrebino dovr dar prova della sua capacit di padroneggiare il codice culturale maggioritario o dovrebbe assimilarsi totalmente al modello dominante, come prima di lui hanno fatto gli appartenenti ad altre minoranze in Francia. Ma si pu davvero pensare la differenza senza rapportarla alla cultura di riferimento? Senza fare riferimento alla gerarchia che caratterizza i rapporti storici e ideologici fra le societ e i vari gruppi di quella societ?

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3. CAMPO, CULTURA, TESTO. SULLA COSTRUZIONE DELLOGGETTO ANTROPOLOGICO IL LAVORO ANTROPOLOGICO Lantropologo ha innanzitutto un campo di ricerca che sceglie per ragioni sia personali sia scientifiche e presso il quale risiede per un certo numero di mesi o anni. In questi luoghi egli fa lapprendistato di una cultura e di un modo di pensare, interagisce, fa scoperte, sperimenta errori, raccoglie dati ed elabora le prime sintesi. Torna a casa con diversi materiali da trattare con i termini tecnici e modelli teorici, nel quadro di un testo monografico. Vi sono 2 tempi: prima il TEMPO DEL CAMPO e poi il TEMPO DELLA SCRITTURA. La Finalit, infatti, di offrire un testo elaborato attraverso il quale comunicare ad un potenziale lettore (normalmente un collega) la propria visione dellesperienza dei membri della societ presso cui ha soggiornato. Ma in realt il lavoro pi complesso: 1) Va respinta lidea che vi sia una realt (il campo) data, che esiste indipendentemente dal lavoro antropologico e pronta per essere esplorata e descritta dallantropologo. Questa una visione ingenua del lavoro sul campo, fondata su 2 illusioni: a) Credere che osservare dallesterno loggetto renda possibile loggettivit, infatti la differenza tra il soggetto della ricerca e loggetto non una qualit intrinseca delloggetto, ma il prodotto di una diversa storia che li costituisce entrambi; b) Credere nella simultaneit tra loggetto da vedere e latto di vedere : cos facendo si annulla la distanza storica e si cade a credere che loggetto sia un dato pronto per essere osservato. Quindi la conoscenza antropologica il lavoro di mediazione con la distanza e la differenza. 2) CAMPO: ha una duplice valenza: - Spazio geografico, il luogo in cui si compie la ricerca; - Loggetto della ricerca si trova nel campo. lespressione dellautorit etnografica (produce verit); a partire dalla rivoluzione Malinowskiana, lesperienza sul campo la garanzia della verit contenuta nel testo etnografico. Il campo ha una Funzione Performativa: nel senso che ha una funzione di definire le frontiere di una comunit omogenea. Nel campo, inoltre, dove avvengono le prime sperimentazioni di situazioni, i cosiddetti aneddoti o gaffe nellinterazione con gli informatori che permettono allantropologo di dimostrare la competenza interpretativa acquisita e fungono da mezzo di cui avvalersi per la ricerca per arrivare a nuove conoscenze. La conoscenza antropologica sorge sul campo da un processo dialogico tra antropologo e informatore assieme ad un lavoro simbolico tra due o pi individui. Esempi: 1: Geetz e il combattimento dei galli a Bali, Indonesia: egli partecipava ai combattimenti, ma non riceveva alcuna attenzione da parte della popolazione locale, finch non sopraggiunse la polizia per fermare un combattimento, poich illegali, ed egli scapp assieme ai locali e fu da quel momento che fu ammesso nella loro cerchia! La complicit diventa la possibilit del contatto! Per i balinesi il combattimento dei galli era la forma di educazione sentimentale peculiare della loro cultura. 2: Favret-Saada e la stregoneria nel Bocage normanno: la comprensione non un neutro sapere, ma ha a che fare con la partecipazione dellantropologo a un insieme di atti comunicativi, a una rete di enunciazioni in cui gli sono assegnati uno o pi ruoli. 3: Kilani e i documenti nelloasi di El Ksar, Sud Tunisia: per ricostruire la loro storia egli volle rapportare un sapere locale e particolare ad un sapere scientifico globale, attraverso losservazione, la registrazione e la deduzione, adottando un atteggiamento oggettivista, ricorrendo ai documenti sempre citati dagli oasiani per sostenere le loro ricostruzioni genealogiche. Ma tali documenti non erano mai concretamente disponibili e linsistenza per farseli mostrare rasentava la scortesia e rischiava di perdere la simpatia dei suoi informatori. Ma il suo interesse per ricostruire il loro passato ha fatto in modo che lo stesso Kilani iniziava ad essere citato nei discorsi genealogici, era il 70

messaggero che faceva circolare informazioni da un punto allaltro del villaggio, alimentando e rilanciando le discussioni che avevano a cuore. 4: Bernardi e il Mugwe (VEDI P.). - Lesperienza sul campo ha un effetto determinante nella costruzione delloggetto antropologico. Tale esperienza di conoscenza ha una natura dialogica: la comprensione non una questione di neutro sapere, appunto, ma un insieme di atti comunicativi. 3) TESTO SCRITTO: dove ha inizio la costruzione del testo antropologico che era cominciato sul campo; il formato in cui si organizza la scrittura; il campo una versione della realt sociale, inseparabile dalla rappresentazione testuale, come indica il termine etno. - Monografia antropologica di campo: il testo antropologico appare come il prodotto convenzionale che nasce da una pratica anchessa convenzionale; - Monografia classica: analisi sintetica intensiva della vita comune registrata dallantropologo nella lingua indigena; una pura descrizione di situazioni ben delimitate nel tempo e nello spazio per rappresentare una certa societ come unentit in s, con una struttura fissa; la gente, le forme sociali e culturali sono costrette entro i limiti della rappresentazione standard, come una sorta di icona; - Corpo del testo: strutturato secondo la successione: ambiente fisico, sistema di sussistenza, sistema di parentela, sistema politico, religione e forme simboliche. Come si vede, nella monografia, si passa progressivamente dalla periferia al centro di una cultura, dal visibile al meno visibile, dalloggettivo al soggettivo! MALINOWSKI: risente dei vincoli strutturali nella monografia classica, ma risponde anche ad una esigenza di comunicazione: egli scelse di scrivere i suoi testi in modo che potessero essere letti come un romanzo, per offrire un quadro vivente della cultura indigena. Oggi che lantropologo sempre pi attento ai contesti di negoziazione del proprio sapere, oggi che il soggetto sottoposto allosservazione capace esso stesso di scrivere o contestare un testo antropologico, emergono altre modalit di rappresentazione testuale. Letnografia standard, di stampo realistico, consiste nel dare ad intendere che sono i fatti stessi a parlare, ma sta lasciando il posto ad una: Nuova etnografia discorsiva, pi dialogica, consapevole del soggetto dellenunciazione (antro), quanto del soggetto enunciato e disposta a riportare nel testo la negoziazione dei punti di vista di queste 2 entit (= contesto di interazione dinamica/multipla nella costruzione di conoscenza). Lantropologo riporta e mostra il modo in cui stato coinvolto nel campo e inserito nei discorsi, ed il modo in cui se ne distanziato per ricostruire una rappresentazione per il lettore, ma sempre attraverso una forma di scrittura che si denota per il modo di parlare delloggetto. Pi in generale si pu dire che oggi gli antropologi tendono a produrre testi sempre pi personali, testi in cui il ricercatore considera se stesso come oggetto di ricerca o addirittura allinterno del progetto e dellorizzonte della scrittura etnologica. I nuovi autori vogliono raccontare ci che hanno personalmente vissuto e che nel testo monografico tradizionale non si avvera il diritto di citare, questo contro il principio della cancellazione del s, che finora ha sotteso la conoscenza dellaltro e la scrittura antropologica. Monografia (Etnografia) classica come finzione della totalit La monografia deve creare nel lettore un effetto che dia il senso della totalit dellordine. La monografia si presenta nella sua forma finale come espressione del sapere globale di una certa cultura, come il riflesso di tale cultura. Nella realt una societ non viene mai osservata interamente: se ne sperimentano solo delle parti, che vengono poi rapportate allentit pi vasta, alla quale non si pu pi accedere direttamente. Tuttavia, per creare nel lettore un effetto che dia il senso della totalit e dellordine e per produrre un effetto dinsieme, deve ricorrere a: immagini olistiche, che lantropologo attinge da letture precedenti, da teorie e modelli preesistenti; immaginazione, parte importante del processo retorico che mira alla totalit, per conferire un senso allagire delle persone della cultura che studia;

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struttura organizzata, per presentare i significati di un ordine coerente (lordine dei capitoli traduce lordine delle unit in cui la societ stata scomposta, per simulare, per il lettore, un mondo logico, possibile di significati

Duplice chiusura: I) di ordine spaziale: si vede il tutto come un tutto omogeneo (lisola, il villaggio, la comunit); II) di ordine temporale: la presenza dellantropologo si confonde con il presente della cultura; come se lesperienza dellantropologo fosse esaustiva. Ad esempio il cannibalismo era una pratica tenuta nascosta.; Fatto sociale totale, processo che consiste nellassumere la parte per il tutto: magari nemmeno lantropologo capisce a fondo il significato di un certo aspetto della cultura locale ( ad esempio il combattimento dei galli), ma lo assume come emblematico della cultura stessa e arriva a aggiungerlo dei significati nuovi che egli stesso crea nel testo che scrive. Ad esempio, Leiris comprende e riferisce che la possessione tra i Gondar dellEtiopia una metafora del teatro, del dramma; la somiglianza della cerimonia di possessione con il teatro serve per avvicinarsi al pubblico occidentale! Lantropologo giunge a comprendere il fenomeno attraverso la stessa metafora da lui trovata. CULTURA COME TESTO, una metafora utile per capire: - Come le societ si costruiscono attraverso la loro rappresentazioni tipiche che sono testi/descrizioni interpretative che non corrispondono alla pura osservazione, ma il risultato di riformulazioni che offre delle verit parziali; - Il ruolo essenziale della scrittura nellinterpretazione e nella costruzione degli oggetti del sapere. Il sapere dellantropologo non la semplice copia di delle realt oggettivamente esistenti, ma lantropologia modella ci che fa conoscere e in tal modo produce delle fiction! E ci pone il problema della referenzialit! Dalla fiction alla conoscenza Se pure c finzione, vale a dire costruzione, comunque non pu essere finalizzata al solo piacere del testo, infatti una certa corrente ipertestualista e postmodernista (ispirazione nord-americana) sottolinea che lantropologia deve non rappresentare, ma comunicare ed evocare sottolineando leffetto retorico del testo; pone laccento pi sullautore che sul testo, cio diviene autoreferenziale! Il testo non rinvia pi ad una realt fuori del soggetto, non parla pi del mondo esterno, ma di un mondo confinato nello stesso testo. Se lantropologia certamente una forma di dialogo, di mediazione fra s e laltro, altrettanto innegabilmente volont di conoscenza e intenzione metodologica. Insomma, se crediamo che oggi occorra prestare attenzione alla crisi della rappresentazione dellaltro e alle esigenze della trasposizione testuale, perch continuiamo a pensare che qualcosa esista ancora prima che se ne parli, qualcosa della realt dellaltro che deve essere riportata al pubblico di qui. 4. LA SCOPERTA E LINVENZIONE DELLALTRO NEL DISCORSO ANTROPOLOGICO. DA CRISTOFORO COLOMBO A CLAUDE LVI-STRAUSS Come descrivere linedito? Come raccontare le cose viste e le genti? Come poteva descrivere linedito, ad esempio, Cristoforo Colombo, il primo uomo che approd nelle Americhe? Per descrivere linedito, le cose viste vengono rapportate alle cose conosciute ed con queste comparazioni che si realizza lINVENZIONE! Tuttavia la comparazione non sufficiente a dare un significato pieno di ci che si vede per la prima volta, infatti difficilmente si riesce a comunicare la novit. A sostegno della parola viene invocato il vedere e il credere/fidarsi; ma anche il credere non basta perch lo sguardo non riesce a tradurre quellirriducibile differenza per pervenire ad un senso, lo sguardo deve farsi guidare da qualcosa di precostituito che lo accompagni, deve lasciarsi guidare dalle categorie gi acquisite grazie alle quali locchio inizia a compiere il lavoro di organizzazione del visibile. 72

Ad esempio i primi conquistadores paragonavano il lama al cammello o al cavallo, oppure Colombo quando vede una donna nuda, probabilmente una ragazzina, pensa e descrive che tutti gli indios vadano in giro cos, come segno di purezza dellEden, per egli stesso non sa se effettivamente cos. Infatti con questi riferimenti gi acquisiti, lo sguardo anticipa o addirittura crea levento in quanto condizionato da qualcosa che si sa gi: sempre Colombo, egli era partito per uno scopo ben preciso che lo ha condizionato per tutto il viaggio: la ricerca dellEden! Questa procedura descrittiva allorigine dellINVENZIONE DELLALTRO! Lo stesso vale per la cultura osservata: - Sempre quando 2 culture entrano in contatto, entrambe elaborano una descrizione dellaltro che permetta di incorporarlo nel proprio mondo, di contestualizzarlo in un corpus familiare di rappresentazioni mitiche; in questo modo la differenza padroneggiata, e anzi rafforza, la propria identit! Ad esempio, per gli Aztechi, lirruzione degli spagnoli fu vista assimilata a quella degli dei descritti nei loro miti, che rappresentava la fine di un ciclo vitale; mentre per gli spagnoli non potevano essere delle divinit perch non avrebbero mai alterato il loro sistema cosmologico o la loro tradizione! Oppure nella Hawaii, luccisione del capitan Cook, era necessaria perch gli hawaiani vedevano gli dei come stranieri, ma una divinit diviene tale solo attraverso il sacrificio! Non fu un errore degli hawaiani, ma la condizione stessa della percezione dellesperienza dellincontro. La scrittura dellalterit La scoperta del nuovo sempre stata accompagnata dallesigenza di una trascrizione. - La scrittura una modalit privilegiata di apprensione dellalterit! Nel testo, lantropologo si attribuisce un ruolo essenziale, un ruolo demiurgico di chi ha visto cose che nessuno ha visto prima e si pone come lumanit di riferimento, come romanziere, dio che sceglie i propri personaggi e li trasfigura dallatto. Ad esempio degli Yanomami (America del Sud), vengono date 3 interpretazioni completamente diverse da 3 diversi antropologi (feroci, sensuali e intellettuali) perch: ogni approccio o tentativo di comprensione una combinazione unica, il frutto di un particolare incontro e dei particolari Yanomami. Ognuna di queste 3 costruzioni certo non indipendente dal contesto generale in cui si iscrive: infatti le 3 diverse immagini prodotte dalla retorica derivano da una struttura culturale gi data, per cui la metafora dellaltro non totalmente arbitraria (lo al 50%!), ma frutto di un lavoro di associazione che obbedisce a regole culturali codificate. La percezione della realt non mai diretta, sempre mediata e guidata da un modello preesistente o dalle immagini veicolate dalla cultura = Lo sguardo delletnologo non mai completamente nuovo: il suo sguardo attualizza nel presente un modello tratto dal passato/tradizione, dal quale trae un significato e gli fornisce uno schema dazione e dipende anche dal contesto storico. Lintelligibilit (la conoscenza) del presente garantita solo dalla mediazione del lavoro sul passato. Solo prendendo i modelli di riferimento del passato capisco il presente che non conosco! impossibile unantropologia trasparente e oggettiva! Linterpretazione dellantropologo uno sforzo costante di adeguamento reciproco tra la realt e il suo modello! Lesperienza di ci che , sempre modellata da ci che stato detto! Lappercezione della realt non mai diretta, sempre mediata dalle immagini veicolate dalla cultura e, nel caso particolare di Lvi-Strauss, dai ricordi lasciati da precedenti letture di relazioni di viaggio. In antropologia occorre concepire linterpretazione come uno sforzo costante di adeguamento reciproco tra la realt e il suo modello. Quindi necessario riconsiderare la posizione delletnologo come parte integrante dellosservazione. 5. IL DISCORSO ANTROPOLOGICO E I SECOLO DEI LUMI Il tema trattato qui lazione della storia nel discorso antropologico, come lantropologia non possa dispiegarsi al di fuori della sua storicit.

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nel 1700 che nata laccezione moderna di antropologia, come scienza che aveva per oggetto le produzioni culturali e sociali delluomo, ma un processo che rimasto incompiuto; - Secondo Lvi-Strauss, Rosseau ha fondato lantropologia e serve uno sguardo da lontano, che la condizione per una riflessione generale sulluomo e disegna il quadro teorico che permette di mostrare contemporaneamente la diversit delle societ e ci che esse hanno in comune. Lvi-Strauss cos definisce lantropologia strutturale (VEDI BERNARDI): di tutte le scienze essa probabilmente la sola a valersi della soggettivit pi intima come di un modo di dimostrazione oggettiva! Lvi-Strauss occulta la storicit della relazione col campo e fa della societ selvaggia il modello teorico dellumanit, forse occorrerebbe allora considerarlo il vero creatore della figura del buon selvaggio. - Le varie riletture degli studi del 1700 che oggi molti antropologi fanno, o la ricerca dei padri fondatori della propria traiettoria personale, non fa che riproporre quelle divisioni che caratterizzano lepoca del 1700. Le divisioni sono 2 tipi di tendenze: Tendenze teoriciste (Durkheim, Mauss, Lvi-Strauss, dellantropologia classica francese); Tendenze dellantropologo di campo. E le caratteristiche dellepoca del 1700 sono due tipi di progetti, che corrispondono rispettivamente alle 2 divisioni, e sono: Progetto teorico dei filosofi; Progetto pratico dei membri della societ degli osservatori delluomo: questa societ inaugur un procedimento con diverse caratteristiche. - LA SOCIET DEGLI OSSERVATORI DELLUOMO: Tali caratteristiche erano che: - Fu un procedimento collettivo scientifico e pluridisciplinare; - Era fondata su una teoria da loro elaborata, cio lIDEOLOGIA = forma razionale e scientifica della filosofia, che pu essere allo stesso tempo anche lunico fondamento filosofico, che pu essere proposto alle scienze in generale e ad ogni particolare campo della conoscenza; - La metodologia orientata verso losservazione. Era costituita da: medici, viaggiatori, storici, naturalisti e filantropi. La finalit era dedicarsi alla scienza delluomo sotto un triplice aspetto: fisico, morale e intellettuale. Sul piano metodologico ha apportato delle innovazioni: non bisognava interessarsi solo alloggetto/i dellosservazione, ma anche dal MODO in cui si osserva (affinit con il nodo centrale dellantropologia moderna!) Ma fu sufficiente questa innovazione di metodo per realizzare la rottura? Non proprio, perch se essi misero in evidenza che era necessario osservare sul campo (osservazione partecipante!!!), trascurarono, per, la considerazione delle condizioni di accesso al campo, vale a dire la presenza di un controllo politico e amministrativo, in grado di garantire al viaggiatore la sicurezza necessaria al suo lavoro, e soprattutto non tennero conto del quadro che definisce le condizioni sociali e ideologiche di tale lavoro. - LANTROPOLOGIA MODERNA, dalla fine del 1800, ha cominciato ad esistere il giorno in cui ha avuto una pratica di campo specifica, centrata sulle relazioni sociali definite dalla situazione coloniale. - LETNOLOGIA DELLINTERNO: vi sono diversi esempi di inchiesta e di compilazione statistica in Francia, la vera etnologia nasce nel 1800 con Napoleone e la sua volont di raccogliere i dati e le informazioni per evidenziare la variet di situazioni locali per individuare gli ostacoli che separavano limperatore dal suo progetto di unificazione (usi e costumi delle varie regioni dell a Francia); - La Letteratura di viaggio (o pre-etnologia, o etnologia dei viaggiatori) un segmento importante della descrizione dellalterit. Nel 1700 si passa da unindagine cosmografica, cio le descrizioni della flora, fauna, terra e cielo si mescolavano insieme alluomo, alla sua cultura e alla societ, allinchiesta di tipo etnografico. - Linnovazione del 1700: passaggio dalloggetto di studio allattivit epistemologica che lo organizza e gli d senso: non pi sufficiente osservare le cose, ma bisogna sapere come farlo e come metterle insieme. 74

Nel corso del secolo dellIlluminismo si assiste al passaggio da storia come relazione diacronica a storia come riflessione sulla storia e possiamo dire che tale storia : - NATURALE: si rivolge ad un uomo visto come universale nel tempo e spazio; - ORIENTATA verso un FINE; - ARTICOLANTE Gerarchicamente i diversi tipi di uomini. Questa una visione condivisa da tutti i pensatori del 1700. Duchet, che sostiene che solo nel caso dei popoli civilizzati di Europa e Oriente la parola storia assume tutta lestensione del suo senso, mentre nel caso del Nuovo Mondo ha solo il senso comune di descrizione, e Lafitau, precursore dellantropologia sociale per Radcliffle-Brown, sostengono il metodo comparativo e utilizzano la comparazione nel discorso antropologico. Il paradigma della storia naturale assume il senso di uno schema di evoluzione lineare, secondo il quale lo sviluppo dellumanit guidato da leggi: le societ contemporanee civilizzate e selvagge sono tappe di questa evoluzione. In sintesi e come gi precedentemente detto, una volta condotto il selvaggio sul nostro terreno, la differenza fra lui e noi non pi di natura, ma di grado. - Quindi gli osservatori delluomo sono i precursori dello schema evoluzionista, il quale si svilupper appieno nella seconda met del 1800, caratterizzata dallantropologia vittoriana sociale e culturale moderna. Peron rovescia definitivamente la rappresentazione del selvaggio del 1700 modificando limmagine ideale e romantica della natura e delluomo naturale che nel 1700 era corrente. Egli sostituisce quella del selvaggio come esemplare e testimone di un altro stadio della natura umana con quella del selvaggio come soggetto da esperimento da osservare come strumento scientifico. Le idee di Peron, inaugurano 2 prospettive nuove, di tipo: 1) Naturalista: fa scendere il selvaggio dal piedistallo e ne proclama la caduta dal paradiso, si passa dal buon selvaggio al cattivo selvaggio. Peron afferma la superiorit delluomo civilizzato, comprovata dai suoi esperimenti sulla debolezza fisica e morale dei selvaggi (ad esempio utilizz un particolare dinamometro per misurarne la forza fisica). Per questo legittimava la missione civilizzatrice e colonizzatrice dei bianchi, cio limpresa coloniale, e ne confermava la forza (morale e fisica) il progresso era una questione di forza e di energia, quindi cera un legame tra la forza e il progresso. Peron quindi inaugura un approccio: 2) Deterministico: per cultura e societ, pretendendo di spiegare le differenze sociali e culturali con mezzi/conoscenze mediche e biologiche/geografiche, comparando i vari caratteri anatomici dei climi e dei regimi alimentari. In questo modo viene impegnata lantropologia in una problematica medica e biologica (craniologia). Inoltre il selvaggio diverso dallindigente (che un contadino, un montanaro).

PARTE SECONDA: ALCUNE COSTRUZIONI CULTURALI 6. PORA-PORA: LE VICISSITUDINI DEL PRIMO CONTATTO In Papua Nuova Guinea, gli abitanti questo popolo si consideravano degli ajorab, dal nome della lingua parlate nelle decine di villaggi della regione, ma una definizione che Kilani gli dovette strappare, per delimitare il territorio esplorato, in realt essi non si davano un nome! Questo strano e poco rassicurante per chi proviene da una civilt come la nostra che basata sulla classificazione e sulla suddivisione! Forse furono proprio degli esploratori a battezzare questa regione con il nome di Pora-pora, dato che per noi, per la nostra societ dare un nome significa: - Superare almeno in parte i propri timori di fronte allignoto e allo strano; - Equivale anche ad esercitare da subito la propria sovranit su un territorio e anticipare la sottomissione dei suoi abitanti. Dopo quello del nome, veniva ad aggiungersi il: Problema della semantica delle relazioni: non capivano il desiderio dei bianchi di lasciare le capanne dove loro solitamente vivono e di trasferirsi nelle grandi case di cui loro si servono per le cerimonie rituali e dove 75

risiede lo spirito degli antenati. Kilani capisce che questo loro desiderio faceva emergere con forza le loro identit. Inoltre si trovarono spesso imbrigliati nel ruolo del bianco: gi il fatto di essere li tra loro era considerato come un segno tangibile della potenza delluomo bianco. Dovettero pi volte ribadire agli indigeni che nel luogo da cui provenivano cerano solo bianchi, e non solo a impartire ordini ma anche a lavorare (frutto dellepoca coloniale questo rapporto inegualitario). Un giorno, un abitante particolarmente sveglio si avvalse della loro presenza per trarne un vantaggio personale, aveva in progetto di far aderire il maggior numero di persone ad una organizzazione del governo centrale (per la costruzione di una citt) con cui aveva dei rapporti, la loro presenza doveva servire a dare concretezza a questo tipo di progetti astratti e lontani. - Questa arte dello sviamento e dellambiguit, utilizzando e manipolando i simboli, era molto diffusa tra i Melanesiani e gli europei lanno sperimentato a proprie spese per volte durante la lotta contro i: CULTI DEL CARGO = sono dei Movimenti Socio-religiosi che traducono la rivendicazione di indipendenza e di modernit in un linguaggio fortemente simbolico, ad esempio limmagine del cargo il simbolo del potere e della ricchezza degli europei. I culti del cargo erano mal visti dallamministrazione coloniale che li equiparava alla magia dei primitivi e vedeva in essi un qualcosa di pericoloso per i bianchi. I dirigenti dei culti del cargo capirono presto limportanza/convenienza di conc iliarsi con gli stranieri e di usare il prestigio derivante dalla loro potenza per rafforzare la credenza a ladesione dei propri seguaci. Es.: durante le prime elezioni nazionali dove parteciparono i Melanesiani, molti leader non dichiarati di questi culti invitarono degli australiani ad accompagnarli nelle tournee elettorali, ma ovviamente nascosero che la loro presenza al loro fianco era solo una strategia per servirsi del loro prestigio e per mostrare ai potenziali sostenitori la capacit di captare la magia del bianco. Effetti Cargo: viene captato il prestigio del bianco per deviarlo verso unaltra direzione. Nel villaggio Bosnum gli ajorap rimasero sbigottiti nellapprendere che loro (Kilani &Co.) non credevano nella chiesa. Comera possibile? Per i Pora-pora la chiesa appannaggio, fa parte, del bianco, una manifestazione della sua potente cultura e ladesione ad essa per i Pora-pora un mezzo per incorporare parte della virt dei Bianchi, addirittura essi si convertivano alla chiesa per assomigliare di pi ai bianchi e alla loro perfezione. Quindi Kilani si dovette convertire e confermarsi per rispondere alle loro aspettative ed assumere la loro identit di bianchi con tutto il corredo di credenze e comportamenti codificati, solo cos avrebbero potuto tornare a prendersi gioco di loro. Per i Melanesiani UOMO BIANCO VOLEVA DIRE: - Potere - Chiesa - Razionalit cieca - Convinzione di controllare le situazioni. Tanto impegnati di queste convinzioni da rimanere ciechi di fronte al linguaggio simbolico dei selvaggi. - Incontro con il BIG MAN: nella cultura melanesiana un uomo considerato per il suo senso delle relazioni sociali, per la sua generosit e le virt oratorie. Tra i Pora-pora egli, appena seppe del passaggio di Kilani, si precipit ad incontrarli per allargare la cerchia delle sue relazioni e dei possibili clienti cui distribuire favori e trarne in cambio il riconoscimento verso i suoi concittadini per aumentare il suo prestigio e la sua importanza. Non avendo merci da scambiare, decise di scambiare prestigio: raccont miti e racconti genealogici con i quali tendeva a valorizzare la sua importanza e questo avvenne in delle ore in cui la gente era a lavorare nei campi, senza che quindi li potessero rimproverare lintrusione nel loro spazio; fu un vero e proprio comportamento da signore, lontano dai comportamenti quotidiani degli altri abitanti. Nellambito della ricerca condotta da Kilani a Pora-pora egli vuole analizzare e tener conto del POTERE DELLA CULTURA OCCIDENTALE nel rapporto con lAltro: 76

secondo Kilani, infatti, non bisogna cercare di occultare la propria appartenenza nel fare ricerca, ma bisogna metterla in gioco, problematizzando gli effetti che tale incontro hanno sullAltro. Quindi guarda innanzitutto alle stranezze che noi occidentali vediamo come tali tra di loro.

7. I CULTI DEL CARGO MELANESIANI. OVVERO COME LO SPIRITO DEI BIANCHI GIUNGE AI PAPUA MEDIANTE I LORO ANTENATI La Melanesia non mai stata terra associata ad un passato felice, ad unet delloro, ad un Eden perduto e nemmeno le sue bellezze naturali vennero trasformate in miti dellesotismo e del Romanticismo, a differenza dellOceania Polinesiana. Perch? Con lo sbarco degli europei alla fine del 1800, i Papua, gi dal primo sguardo, vennero classificati come gli esseri pi primitivi tra i pi primitivi: niente di loro accumunava ai popoli conosciuti dagli europei dei mari del sud: n il nero della pelle (Melas= nero dal greco), n la fisionomia associata da un aspetto scimmiesco (Papuwa = crespo; in portoghese per estensione scimmia); vennero subito accostati alla stirpe maledetta della discendenza di Cam, figlio di No, nella Bibbia. Le visioni stereotipate dai bianchi volevano che i Papua avessero queste caratteristiche: - Religione rudimentale; - Mancanza di spiritualit; - Cosmologia disordinata. Questultima si gioca su un instabile rapporto tra vivi e morti: IL CULTO DEGLI ANTENATI fondato su una relazione contrattuale tra le 2 parti, volto alla preservazione del benessere degli individui che fanno offerte agli antenati per ottenere agio e ricchezze materiali: tale cupidigia appariva scandalosa agli europei, perch allontanava i papua da ogni sforzo produttivo, degna comunque di unanima nera e di uno spirito primitivo. Inoltre la credenza assoluta dei melanesiani in questo culto degli antenati ne rendeva difficile ogni utilizzazione da parte degli europei. Ad esempio per i culti del cargo i melanesiani spendevano tutte le forze per fare in modo che funzionassero, ma a volte poteva essere uno sforzo mal speso, ed erano frustrati dal fatto che non potevano ricevere il cargo, furiosi con i loro antenati, e contro se stessi, gli indigeni finiscono addirittura a bruciare il loro raccolto, le risorse esistenti o scannarsi! I Papua visti dai bianchi dal punto di vista del sistema genealogico biblico Limmagine che i bianchi hanno formulato dei Papua il frutto, innanzitutto di un incontro di sguardi, che si incrociano, che si giudicano e che poi si trasformano in uno scontro oggettivo di forze. Ognuno dei 2 protagonisti non fece che rifarsi alle proprie idee culturali. Nel lavoro di codificazione dellantropologo, i bianchi furono in particolare influenzati da: - Periodo storico: la fine del 1800 fu unepoca di conquiste e di imperialismo, per avere potenze coloniali; - Interpretazione europea circa lorigine e la filiazione ancestrale dei diversi popoli della terra, ispirata alla Bibbia, secondo il Mito CAMITICO: No ebbe 3 figli: Jafet, Sem e Cam. I discendenti di Jafet sono gli europei, i discendenti di Sem sono gli asiatici pi, con la scoperta dellAmerica, gli indiani che corrispondevano alle 10 trib perse di Israele, secondo la Bibbia. C una perfetta corrispondenza anche perch veniva confermata la profezia secondo cui Jafet un giorno sarebbe stato chiamato ad abitare le dimore di Sem! Infine, i discendenti di Cam sono i neri africani. Questo un COMPARATIVISMO GERARCHICO FONDATO SULLA DISCENDENZA DI NO. Nel 1900 la cultura scientifica era esasperata, il rifiuto del nero si faceva sempre pi accentuato, il razzismo dilagava: il nero e la scimmia sono degli esseri che nessuna educazione avrebbe civilizzato. 77

Lincontro tra il bianco ed i melanesiani avvenne sotto questi condizionamenti. Sin dallinizio, convinto della superiorit della propria civilt e dellinferiorit degli esseri con la pelle scura, leuropeo non sbaglia circa la vera natura del papua, ma lo vede dal punto della sua verit, interpretandolo secondo il proprio quadro di valori di riferimento. = un MALINTESO, caratteristico di tutte le situazioni di contatto. Bar: il malinteso una dimensione necessaria e tutto sommato banale della comunicazione tra culture. Il malinteso produttivo, nel senso che conferisce significato alle cose, cio crea levento (vedi J. Diamond: il processo e la morte di Atahualpa!) I Bianchi visti dai Papua: la divinizzazione dei Bianchi Lavvento del bianco venne immediatamente letto e organizzato secondo lordine culturale melanesiano, ecco perch linsediarsi dellamministrazione coloniale tedesca non fu difficile, ma questo non era dovuto alle grandi capacit dei bianchi, al numero dei coloni o la loro tecnologia militare, ma fu bens la benevolenza manifestata dalla popolazione locale verso quei bianchi venuti come amici e possessori di una cultura materiale superiore. Quindi larrivo dei bianchi fu inserito nella tradizionale concezione melanesiana, per cui: - Tutto ci che estraneo alluniverso conosciuto partecipa ai poteri sovraumani; - Il fuori era il paese dei loro antenati, gli eroi culturali (ex Big Men), dispensatori di cultura materiale e benefattori. Il modo in cui gli europei si presentarono ai Papua condusse loro a pensare che essi venivano da molto lontano per aiutarli a superare le loro difficolt, li convinse dellidentit delle 2 categorie. Gli europei rientravano cos bene nel ruolo loro attribuito, cio di divinit, tanto che ogni incontro rappresentava per i Papua una conferma della loro credenza. La convinzione manifestata dai Papua, che un giorno i bianchi li avrebbero resi partecipi dei loro beni, non nasceva dalla semplice cupidigia, ma era parte della loro struttura culturale: SCAMBIO: simbolo dellumanit e divinit; NON-RECIPROCIT: allesterno e si fonde con lordine naturale. Quindi se: 1- I bianchi erano delle divinit e 2- Con le divinit vi un rapporto di scambio, dispensatori di beni materiali, ecco che perci i Culti del Cargo sono strutture intermediarie tra passato e presente: la storia viene organizzata come metafora di realt mitiche (capacit di coniugare storia e mito). - Infatti, in un primo momento, per tutto il tempo in cui lo scambio di doni e servizi produsse i suoi effetti, essi non ricorsero ad alcun rito/manipolazione, sarebbe stato superfluo: lordine culturale non era turbato. - In un secondo momento, quando gli europei tardarono o erano riluttanti a stabilire relazioni di reciprocit (con il tempo erano diventati pi indipendenti nei confronti degli autoctoni), SORGONO DEI CULTI volti a ristabilire lORDINE SOCIALE E COSMICO, nei quali NON si rivoltano contro le loro divinit (gli europei), ma se la prendono con gli uomini (loro stessi): era sicuramente per colpa loro o degli antenati pi vicini, per un loro atto che le divinit tardavano ad offrire loro il cargo. - Alla fine i Papua impararono a smitizzare: di fronte alla riluttanza dei bianchi a stabilire relazioni di reciprocit; le missioni costituirono lultima risorsa per stabilire lordine. Il Cristianesimo offriva ai Papua diversi vantaggi: Ritenevano di poter accedere alla spiegazione e al padroneggiamento del cargo; I missionari sembravano disposti a condividere con i loro segreti della loro religione. La scelta del dio dei bianchi, associato alleroe culturale tradizionale, non fu merito dei missionari, ma fu una scelta ragionata dei Papua, in vista di un loro progetto. I Papua cos accettano la storia genealogica dei bianchi (discendenza di Cam), ma per rovesciarne la prospettiva, avendo in comune gli stessi antenati, chiedono ai missionari di passare allatto e di onorare i legami di parentela con gli indigeni. - Ultima fase: quando i melanesiani si accorgono che neanche le missioni cristiane intercedono in loro favore e hanno anzi la tendenza a condannare le loro rivendicazioni del cargo e delluguaglianza con i bianchi, allora conservano il riferimento al dio cristiano, ma cambiano interpretazione: 78

Dio + Ges: associati agli eroi culturali tradizionali dei neri; Adamo + Eva: associati agli eroi culturali dei bianchi. Ci che rimane invariato lo stupido errore commesso allinizio dai melanesiani, errore che fece perdere il cargo a vantaggio dei bianchi, le divinit impressionate dalla miseria degli indigeni, andarono a liberarli dalla miseria e a punire la doppiezza dei bianchi che non solo si erano impossessati del cargo, ma avevano nascosto anche la verit agli indigeni. Questo processo di esclusione dei bianchi dalluniverso cosmologico dei Papua andr crescendo fino al punto che i bianchi saranno percepiti solo sotto forma di catastrofe-disastro totale, fenomeno singolare. Che ruolo gioc il culto degli Antenati? Un ruolo fondamentale nelladattamento dei melanesiani alla storia dei bianchi: grazie ad esso poterono far conoscenza della societ europea, scoprire leterogeneit, le contraddizioni interne e la loro relativit: dun tratto i Papua poterono volgere uno sguardo etnologico, non compiacente al mondo dei bianchi, scoprirne la molteplicit di identificazioni nazionali,, genealogiche, delle etiche, delle ideologie, delle lotte di clan, e fecero conoscenza diretta di 3 gruppi sociali rappresentativi del loro universo: 1) Missionari: condannarono la visione tradizionale dei Papua, il culto degli antenati, la trascendenza del reale, il senso di appartenenza al gruppo, a favore di una visione secolare della religione e del mondo, della salvezza individuale e del duro lavoro per garantire la prosperit della terra; 2) Coloni e Funzionari: i Papua sperimentarono il razzismo moderato dei tedeschi e quello irresponsabile e semplicistico degli australiani; 3) Antropologi e Studiosi: vedono la separazione del regno ciclico del mito e lapoteosi del pensiero magico che legittima il culto degli antenati. Faranno dellalterit irriducibile del selvaggio la ragione dessere della loro disciplina. La loro antropologia non sar mai riflessiva e rifiuter a priori ogni interesse per lendotico e per la messa in prospettiva di s e dellaltro. Lantropologia esotica funzioner come se un melanesiano fosse tutti i melanesiani e come se tutti i melanesiani fossero tutto il selvaggio, lasciando nellombra il bianco o civilizzato. Unantropologia dellendotico ci permetterebbe di porci la seguente questione: un bianco tutti i bianchi?. Il sapere etnologico deve svincolarsi dalle credenze particolari dai culti privati, quali che siano e da qualunque parte provengano, per affermarsi come sapere trasversale. 8. TIGRE, PANTERA, LEONESSA E LE ALTRE. OVVERO LA PASSIONE PER LA VACCA NEL VALLESE Kilani si distanzia nettamente e criticamente rispetto alle immagini della montagna, come universo selvaggio e il desiderio di conquistare ed addomesticare lo spazio naturale, che si impongono spontaneamente allosservatore; si interessa, invece, allattivit agricola, al modo in cui la montagna del Vallese si inserisce nel contesto di modernizzazione che ha investito queste regioni dagli anni 60. Questo approccio si distingue da quelli che analizzano lAGRICOLTURA A TEMPO PARZIALE pi sotto laspetto dei condizionamenti esterni, quali: 1) la pianificazione del territorio e lo sviluppo turistico; 2) come mezzo per mantenere sul posto la popolazione locale al fine di garantirsi una manodopera stabile nei settori economici non agricoli; 3) strumento per assicurarsi un reddito supplementare in regioni in via di sviluppo. Motivazioni socio-culturali e centralit dellallevamento nellagricoltura di montagna Queste funzioni, sopra citate, fanno si che si perda di vista la reale natura dellagricoltura a tempo parziale, oggi praticata nelle valli, poich in realt esse dipendono da altri fattori inerenti la pratica dellagricoltura, come lattaccamento alla terra e, soprattutto, lallevamento di una particolare razza di bovini HERENS, oppure un certo modo di vita incentrato sulla comunit di villaggio, oppure ancora un certo tipo di scambi sociali imperniati intorno alla vacca. Senza questi fattori, probabilmente, non ci sarebbe pi lagricoltura a tempo parziale.

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Lagricoltura secondaria oggi possibile proprio perch non si tratta pi di unagricoltura di 30 anni fa: le sovvenzioni e la meccanizzazione spinta, resa possibile dai salari guadagnati in altri settori, hanno reso pi facili il lavoro e la vita. Paradossalmente questa agricoltura si mantenuta e si rafforzata non perch diventata redditizia, ma perch unattivit in cui sono predominanti le motivazioni sociali e culturali . Gli agricoltori sono consapevoli della loro rinnovata utilit pubblica che non ha niente a che vedere con la loro primitiva funzione di produttori. Lattivit agricola non utile, o poco, viene fatta pi per la passione, la passione per le regine, le vacche Hrens. Una delle motivazioni primarie della pratica dellagricoltura secondaria consiste nella duplice dimensione della libert e della creativit: essa fa riferimento al lavoro liberamente scelto al diritto di unattivit autodeterminata, in parte gratuita e intrapresa per piacere. Nellagricoltura accessoria, lequilibrio nello sfruttamento della terra garantito essenzialmente da fattori di ordine qualitativo, come la ripartizione delle mansioni in seno alla famiglia, lorganizzazione del tempo libero, la qualit dei rapporti fra le generazioni. Vi sono delle attivit comuni come certe forme di aiuto reciproco, la frequentazione dello stesso alpeggio, la partecipazione alle assemblee informative, e tutte contribuiscono a mantenere e rafforzare i legami di socialit e di solidariet tra i membri della collettivit. Il rapporto con la terra anche un rapporto di valorizzazione: potersi approvvigionare latte, carne, formaggio, verdure, vino, ecc il risultato tangibile dello sforzo compiuto dallagricoltore a tempo parziale, lespressione materializzata del suo saper-fare, un modo concreto per affermare la sua identit e autonomia. Nellagricoltura secondaria i rapporti con la natura e la produzione non sono tesi al massimo profitto, una pratica per eccellenza sociale e culturale. Un elemento centrale della pratica dellagricoltura a tempo parziale lallevamento dei bovini di razza Hrens, rinomati per la robustezza, la prestanza, leleganza, nonch lattitudine al combattimento. una motivazione principale per proseguire unattivit in cui comunque si investe molto tempo, lavoro ed energie. Le vacche hanno 2 funzioni principali: 1) latte: aspetto utilitario; 2) combattimento: aspetto simbolico. Vengono tenute in stalle diverse. C chi pensa che bisogna valorizzare solo laspetto produttivo o del combattimento, ma indipendentemente dalla loro utilit, le vacche sono un fine in s, una fonte di piacere e di soddisfazione: il loro possesso, il semplice contatto con esse, fonte di soddisfazioni di ordine materiale, psicologico e sociale. Sulle vacche Hrens si concentrano le ambizioni pi folli e astratte, ma anche i gesti pi quotidiani; esse sono oggetto di costanti cure e richiedono lattenzione continua del proprietario. Gesti e parole: la prossimit con la vacca Il proprietario ha con la mucca un rapporto affettuoso. La accarezza, vanta con fierezza le sue qualit, la chiama per nome, le parla, Assegnare alla vacca un simile ruolo nello scambio verbale fa s che il colloquio nella stalla assuma una dimensione supplementare. Il rapporto tra il visitatore e il proprietario si arricchisce con un terzo personaggio, la MUCCA, sulla quale si concentrano le maggiori attenzioni (il 98% delle vacche Hrens sono localizzate nel Basso Vallese). Il proprietario ammirato dai segni di riconoscenza e di obbedienza che gli d la vacca. Inoltre molto attento al suo stato di salute e, in caso di malattia, si rifiuta separarsene, perch mandare al macello una vacca un avvenimento grave. Famiglia: per molti aspetti le vacche fanno parte dello spazio familiare e hanno un posto nellalbum di famiglia. Il loro sviluppo e la loro carriera di lottatrici seguito come si farebbe con i bambini in casa! Prima dellinvenzione della macchina fotografica , la fama di una vacca era raccontata da molte storie, poesie, proverbi, leggende e racconti che si tramandavano. La vacca dunque molto pi di una vacca: una rappresentazione di tutta una serie di attivit, di comportamenti, di valori propri alla collettivit contadina. Differenziazione tra i sessi: laccudimento della vacca costituisce una prima differenziazione fra i sessi. - DONNA: nella stalla si occupa soprattutto della pulizia dellanimale e della manutenzione dei locali. La donna spazzola ; - UOMO: munge la vacca, la porta allalpeggio. e luomo la accudisce. 80

I discorsi degli uomini sono del tipo che ama talmente combattere che dimentica la sua femminilit. Le qualit combattive sono un riferimento obbligato. Una percezione cos mascolina della vacca sembra essere ammessa dalle donne, che espressamente dicono che le vacche sono affare degli uomini. Gli uomini vedono la femminilit della vacche quando si tratta di produzione del latte e dalle sue capacit riproduttive. Spesso gli uomini mascherano questo discorso preferendo sempre laspetto combattivo, ma tengono molto anche allaspetto produttivo della sua vacca! (anche nel combattimento dei galli troviamo una distinzione!). Il bestiame come perno della socialit Fra gli uomini esiste un codice di comportamento che detta le parole e i gesti riguardanti il bestiame. Gli animali sono al centro delle loro conversazioni e delle loro preoccupazioni. Nelle grandi occasioni, come luscita dalla stalla in primavera, linalpe e i combattimenti organizzati, linterazione fra gli allevatori si fa ancora pi intensa. Si ipotizza chi vantaggiato, chi invece ha perso qualit, chi si vanta di essere sicuro di vincere, I bovini di razza Hrens sono un pretesto per relazioni interpersonali intense e ricche , che riguardano spazi frequentati essenzialmente dagli uomini, come la piazza del villaggio, i dintorni delle stalle, le arene di combattimento e soprattutto i bar, per eccellenza centro della socialit maschile. Lanimale gioca un ruolo unificatore e allo stesso tempo suscitatore di conflitti. Inoltre le varie generazioni familiari, nonni, padre, figli si scambiano consigli, si raccontano le esperienze, pianificano il lavoro da fare, cio sono tutti coinvolti direttamente nella cura dei bovini. Ulteriormente ancora il valore pedagogico della vacca tale che i bambini fin da piccoli sono abituati a stare nella stalla per essere educati al gusto del lavoro. La cura in comune dei bovini pi di una semplice ripartizione dei ruoli tra i membri della famiglia, poich si traduce in uno spirito di mutualit che sostiene, o addirittura rafforza la coesione e la solidariet familiari. In Famiglia la vacca pu anche divenire oggetto di conflitto. Un marito pu venire criticato dalla moglie se tratta troppo bene le sue vacche, offrendo loro cibi raffinati come il pane o esagerando con le cure, preferendo la vacca alla moglie! Oppure un padre criticher il figlio che pensa solo al combattimento e non alla produzione del latte. Questi conflitti non fanno che sottolineare la centralit del ruolo che ha la vacca in queste collettivit e limportanza dei valori e dei comportamenti che si cristallizzano intorno ad essa. Indipendentemente dal valore, economico o affettivo, tutti sono daccordo nel riconoscere le relazioni affettive che li legano al bestiame. Prima o poi le vacche o il proprietario diventano vecchi. Nel primo caso la vacca non produce pi latte e non ha pi le forze combattive, un animale da compagnia, difficile da separarsene dopo tutto laffetto che c stato; ne secondo caso, quando il proprietario va in pensione e percepisce lassegno da pensionato, un motivo per intensificare la relazione con le vacche! Bruna o bianca, corna o latte, combattimento o produzione: unopposizione strutturante Tra gli agricoltori del Vallese vi tutta una serie di simboli per riconoscere le razze, in base al colore del mantello. Il termine bruna o nera rimanda alla qualit intrinseca della vacca propensa al combattimento, differenziata dalla razza bianca, propensa per la produzione del latte. Possiamo cos opporre simbolicamente le 2 funzioni della vacca: Bruna Corna Combattimento Socialit Bianca Latte Produzione Utilit

Luniverso simbolico dei nomi Tra le vacche Hrens vi una ampia tipologia di nomi, che vanno dagli aggettivi qualificativi, ai nomi di gioielli, nomi di persona, ecc I nomi possono avere una duplice valenza: 1) In campo combattivo: nomi di animali feroci: Tigre, Leonessa, Pantera, in base anche alleleganza dellandatura e della posizione del corpo nello scontro, la finezza e le strategie di attacco, la determinazione nella lotta, oppure nomi tipo Tuono, Corona, Bandiera, Battaglia, Nastro, Campione, (metafore di carattere metonimico); 81

2) In campo amoroso: sono nomi con una forte associazione con la donna: Colomba (nomi di uccelli), Tulipano (nomi di fiori), Bijou (nomi di gioielli), Dora, Flora, Magali, Fanny, Margot, (nomi propri di donna) e infine aggettivi qualificativi come Mignon (carina), Charmante (affascinante), . Lo stesso vale anche per i galli. Inoltre luniverso simbolico associato alle vacche arricchito da 2 altre categorie: - Nomi di personalit (Tito, Bardot, Dalida,) - Nomi di titoli nobiliari (Principessa, Regina, Contessa, ). E i tori Hrens? Anchessi hanno dei nomi del tipo di personaggi del cinema o del circo come Tarzan, Zorro, Tintin, oppure nomi non descrittivi come Goldorak, Dixan, Ponpon, oppure ancora nomignoli come Polo, Lul, Julo, Jimmy, Ci traduce in modo eloquente la posizione, se non marginale, almeno secondaria che occupa il toro: esso ha una funzione strettamente utilitaria, cio riproduttiva, per gli allevatori della razza Hrens. Latto di dare un nome obbedir ad un registro che serve al proprietario ad identificare la vacche per poterle iscrivere nel Herd-Book: le denominazioni delle nuove vacche sono concepite come un sistema di associazioni alfabetico-fonetiche suddivise per lettere. Lallevatore sceglie generalmente per gli animali nati nello stesso anno una serie di nomi che cominciano tutti con la stessa lettera alfabetica (Baar, Babine, Bachli, Badine, Bagnes, Bague, Bahia, ), in modo che le generazioni siano nettamente distinte. I bovini di razza Hrens fanno parte sia del sistema tecnico-economico, sia del sistema socio-culturale delluomo: sono quasi dei soggetti pi che degli oggetti. Questo spiega anche il ripudio a mangiarne la carne: questo Tab alimentare paragonabile al tab sessuale tra i membri della famiglia! Luomo e il bestiame in altre societ Tra le civilt pastorali pi rinomate per lamore verso gli animali si possono citare i Nuer e i Dinka del Sudan, i Masai del Ciad, i Peul dellAfrica occidentale. Tra questi popoli, commenta Evans-Pritchard, il bestiame costituisce un vero e proprio idioma, questi popoli socialmente parlano il bovino. NUER: - Al di l dellutilit materiale, il bestiame possiede un valore sociale, elemento dal quale si organizzano le relazioni sociali, prendono forma i riti e le credenze, si concretizzano le ambizioni e le soddisfazioni degli uomini; - Vi una certa simbiosi tra uomo e animale: un uomo conosce tutti i suoi animali, quelli dei parenti, degli alleati e dei vicini; - Si prende cura di essi: toglie loro le zecche, li accarezza, canta loro delle lodi. Adornano le corna di ghiande e di campane ed amano parlare delle loro bestie; - Al di fuori di certe cerimonie sacrificali, non permesso uccidere una bestia per nutrirsene; - Gli uomini assumono come nome aggiuntivo quello che descrive una delle sue bestie favorite; le donne prendono il nome di certe vacche che mungono; - Il sistema tassonomico dei nomi complesso, e riguarda i colori, la loro distribuzione e associazione, la forma delle corna, il sesso, let dellanimale; - Consacrando le proprie vacche agli spiriti di un lignaggio, il nuer stabilisce un contatto con gli antenati e riafferma i legami di parentela e le alleanze tra i gruppi; - Per il loro bestiame sono pronti a morire, i bovini sono il principale motivo di controversie allinterno del gruppo e fra i gruppi. MASAI: - Il bestiame costituisce la ricchezza per eccellenza, ogni proprietario ha un rapporto di affetto e di tenerezza con le sue vacche; - Tra lui e la bestia si instaura una vera comunicazione: ad ogni muggito, lallevatore risponde con un complimento; 82

Quando una vacca muore per un incidente o per una malattia, lallevatore piange e non ne manger mai la carne, perch come se era un suo parente; - Le vacche pi favorite hanno un nome di tipo scherzoso, volto a sottolineare le relazioni giocose e quasi amorose. Infatti lallevatore Masai pieno di attenzioni per i suoi bovini, d loro dei soprannomi e talvolta gli fa la corte come se fosse una fidanzata. Il bestiame rappresenta quindi il centro delle attivit e della relazioni sociali di questi popoli. Linteresse verso i bovini va ben al di l del loro valore economico. LAlpeggio e i combattimenti di regine, ovvero il luogo geometrico della comunit Nel Vallese il bestiame trae importanza dalle relazioni sociali che contribuisce a creare o a rafforzare. Gli spazi sociali sono i luoghi in cui si afferma collettivamente il gruppo e in cui si svolgono intensi scambi; essi si attualizzano in modo privilegiato con lALPEGGIO e i COMBATTIMENTI durante la stagione estiva. La salita allalpeggio cosa che coinvolge tutta la comunit: tutta la famiglia, parenti pi o meno vicini, gente del villaggio e da fuori si preparano fin dallalba per questo evento. Allarrivo sullalpe ognuno sceglie una frazione di pascolo per lasciare pascolare la propria mandria prima della grande confusione. Chi assiste si prepara tirando fuori dalle borse fiaschi di acquavite e vino, serviranno per calmare la sete e placare le angosce segrete dei proprietari. Lalpeggio comunitario unoccasione per distinguersi dagli altri, chi aspira a questo cercher di acquisire prestigio e onore a detrimento dei suoi pari per mezzo delle qualit combattive della propria vacca. Il fatidico giorno del combattimento i proprietari delle regine appaiono ansiosi: le incoraggiano, le accarezzano, mentre intorno gli intenditori esaminano le mandrie, valutano le changes, ricapitolano le imprese precedenti, fanno scommesse. Quando il capo mandriano decide di riunire le mandrie e di mescolarle, i proprietari abbandonano limprovvisata arena e iniziano i combattimenti. Alcune vacche iniziano a grattare furiosamente la terra, altre continuano a brucare. Gli spettatori incoraggiano lumore trasgressivo. I proprietari incoraggiano lanimale al combattimento e chi osserva nota che sembra che sia luomo a combattere al posto dellanimale! Vi presente tutto un insieme di valori e di rappresentazioni che rinviano a pi ambiti di significazione: 1- Il combattimento di regine un combattimento autentico; 2- Tale combattimento immaginato come una lotta aspra e incessante, a immagine della lotta del montanaro contro lo scatenamento delle forze della natura. Rappresentano lidea dello sforzo e della conquista, delle necessit di libert, Le qualit della vacca servono tanto a designare quelle del montanaro quanto a tradurre il senso dellambiente in cui vive e delle attivit che svolge. La vittoria appare anzitutto come la spettacolare ricompensa del saper-fare dellallevatore, il premio per aver scelto un gran animale e per avergli dato tutte le cure necessarie per aver ottenuto questi grandi risultati! Inoltre il combattimento di regine ha effetti diretti anche sui rapporti sociali, perch attiva gli scambi e rafforza la socialit. Chi beneficia del prestigio derivante dal fatto di avere una regina, ha un certo obbligo morale nei confronti della comunit che glielo riconosce: deve offrire da bere al bar!, non deve far uscire la regina dal villaggio o dalla vallata e non deve cederla a stranieri (comportamento donore). Questo nel passato, mentre oggi la circolazione dei bovini di Hrens tra le vallate la regola, e la gloria del villaggio sta nel fatto di poter citare il numero di regine, originarie della zona, sparpagliate in tutta la regione. La circolazione di regine instaura un sistema di conoscenza reciproca tra i villaggi dal Basso Vallese, dellAlto Vallese e della val dAosta. Bruna e bianca: i conflitti di villaggio e la loro risoluzione Leterogeneit sta aumentando, il vettore costituito dallintroduzione di nuove razze di bovini, soprattutto di razze bianche. Numerosi allevatori si sono sentiti obbligati per ragioni economiche, a prendere delle migliori produttrici di latte, la maggior parte lo ha fatto per ammortizzare linvestimento per un nuovo stabilimento agricolo o un nuovo macchinario, altri per il desiderio di innovazione e modernit. Ormai tra gli allevatori prevalgono le valutazioni quantitative, in termini di produzione di latte, inoltre le vacche bianche sarebbero pi facili da allevare e pi pacifiche. Avviene un rovesciamento dei valori in quanto il carattere bellicoso della razza Hrens diventa segno di degenerazione e il risultato di un fanatismo dei suoi estimatori. Ci che fino a qualche anno fa sembrava assurdo e inaccettabile, oggi viene preso in considerazione a certe condizioni. Infatti gli allevatori accettano lintroduzione di vacche bianche solo per ragioni di tipo 83

economico, e quindi non cancella totalmente la passione per le regine e tutte le attivit sociali che le accompagnano! Lo si fa per provare, per vedere. Alcuni innovatori sostengono che lintroduzione delle bianche per avere un maggiore rendimento del latte e mantenere per puro piacere un certo numero di Hrens. E sarebbe questa la condizione stessa per la salvaguardia della razza di Hrens. La tendenza odierna a destinare una parte del bestiame alla produzione lattiera e unaltra parte allo svago non sarebbe altro che la versione moderna della tradizionale ambivalenza dellalleva mento nelle regioni di montagna. La separazione tra produzione e combattimento: una minaccia allallevamento vissuto come totalit Le tendenze attuali privilegiano sempre pi il combattimento a discapito della produzione. I combattimenti organizzati ed il loro crescente successo presso un pubblico largo, in cui la gente di citt si mescola ai contadini, hanno infatti creato una situazione in cui diventato possibile separare le corna dal latte. Trasformati in spettacoli di massa e sottoposti allinfluenza finanziaria esercitata da ricchi sostenitori, abitanti in pianura, i combattimenti organizzati hanno introdotto una nuova forma di eterogeneit allinterno delle collettivit di montagna. Certe persone sono attirate sia dal prezzo che possono avere le regine, che dalla gloria che pu derivare dal successo derivante da una vittoria, e per questo investono solo nelle regine. Di conseguenza numerose stalle si specializzano solo nellallevamento delle lottatrici, tipo le scuderie che allenano cavalli da corsa. Ci non pu che creare delle condizioni conflittuali fra gli allevatori. Inoltre i ricchi proprietari non si occupano direttamente dei loro bovini, ma ingaggiano dei salariati. Si ironizza negli alpeggi che quegli allevatori non sanno nemmeno riconoscere le loro vacche. La cosa che colpisce maggiormente lASSENZA DI RAPPORTI di prossimit con la vacca, la cancellazione del lavoro e dello sforzo a vantaggio della sola finalit del combattimento (questo succedeva anche tra i combattimenti di galli). I piccoli proprietari che hanno ambizioni nei confronti dei combattimenti e che sperano di imporsi anche in pianura sentono dessere espropriati dai nuovi ricchi (di pianura o di montagna) di unattivit che finora dipendeva poco dal denaro. Un altro elemento di eterogeneit interviene tramite la distinzione, se non lopposizione, che vi sono ora combattimenti dalpeggio e combattimenti di pianura. Quelli dalpeggio sono i pi autentici, pi vicini al temperamento delle vacche, pi interessanti perch riuniscono allevatori conosciuti, Quelli di pianura sono percepiti come artificiali, da vanagloriosi, come uno sport che costa caro, un lusso da ricchi. I combattimenti organizzati: I) Danno il senso innanzitutto di una comunit disgregata. Mettono insieme individui diversi, la relazione con lanimale non la stessa per tutti i partecipanti; II) Mettono in gioco non una mandria come nellalpeggio, ma delle vacche isolate, raggruppate in diverse categorie di combattimento, stabilite in anticipo secondo criteri di peso e di misura. Non vi pi lindeterminazione, londeggiamento, la mobilit nellacquisizione del titolo di regine che caratterizzano i combattimenti dalpeggio; III) La regina vince quello stesso giorno, sono combattimenti calcolati al minuto e controllati da una giuria; la vittoria va alla vacca che ha imparato a difendersi. La Folklorizzazione dei combattimenti di regine, ovvero il trionfo dellutilitarismo I combattimenti organizzati, grazie alle autorit cantonali, esperti di zootecnia, le organizzazioni promotrici, hanno oggi un carattere folkloristico e campagnolo di buon livello e paradossalmente sono la causa del deterioramento dellimmagine delleconomia alpestre del Vallese e di una lettura falsata della realt di montagna. I combattimenti organizzati impediscono un approccio obiettivo allagricoltura di montagna. Lattivit di un agricoltore a tempo parziale che si dedichi, insieme alla famiglia, alla concreta pratica dellallevamento non identificabile con quella di un proprietario il cui solo legame con la vacca si esprime attraverso lo spettacolo dei combattimenti. Si viene quindi a creare una certa REALT FRAZIONATA che sembra che debba esprimersi necessariamente in una dimensione o nellaltra, e mai simultaneamente in entrambe. Questa separazione fra i 2 ordini di pratiche, che si compie in virt di una logica uti litaristica, determina sia listituzionalizzazione folk lorica dei combattimenti di regine, sia la riduzione dellattivit agricola a pura funzionalit economica. 84

Da un lato si valorizza la produzione lattiera e si incoraggia il produttivismo, dallaltro, si fa dei combattimenti di vacche unattivit di spettacolo epurata e controllata. Le due tendenze sono profondamente interconnesse. Tutto accade come se la percezione della modernit non possa pi oggi prendere corpo al di fuori dei segni imponenti della logica produttivista e del suo corollario, cio la logica dello spettacolo mercificato; le attivit dei pochi agricoltori rimasti vengono catalogate come sterile folklore.

Laccaparramento della razza di Hrens da parte dei notabili: verso una nuova identit locale In tutto ci ci si pone la domanda: se le valli laterali e le regioni di montagna possano ancora disporre di riferimenti particolari per affermare la loro originalit, o se, al contrario, non siamo in presenza di una cancellazione delle frontiere tra pianura e montagna a causa della logica produttivista? I nuovi ricchi (imprenditori, liberi professionisti,) stanno diventando paradossalmente i depositari della tradizione e gli agenti della conservazione della razza Hrens; hanno i mezzi per investire in questa razza senza essere obbligati a dedicarsi allallevamento. Il proprietario paga un vaccaro che segue la vacca e inoltre gli fornisce tutto ci di cui ha bisogno, la vede ogni tanto scambiando 4 chiacchiere e 2 carezze. Lallevamento della razza di Hrens rischia sempre pi di diventare affare di una minoranza che dispone di mezzi, ma poco o per niente coinvolta nella pratica agricola propriamente detta (qui avrei da ridire ). Oggi non c pi bisogno di essere agricoltori per avere una vacca, bisogna essere ricchi. I notabili possono legittimamente sentirsi i difensori dellidentit locale e rivendicare il prestigio e la distinzione che discendono da una tale conservazione del patrimonio. Il possesso del bestiame, a qualsiasi titolo, diventa il criterio fondamentale della contadinit, anche agli occhi delle autorit cantonali. La vacche allevate soltanto per il combattimento, a svantaggio della produzione lattiera, possono beneficiare delle sovvenzioni cantonali o federali, poich bench lottatrici, le regine sono comunque produttive. Contribuiscono alla conservazione del paesaggio, il che si inserisce perfettamente nella nuova politica agricola. Lallevamento dei bovini di razza Hrens si trova oggi in una situazione dinamica instabile, collocato allincrocio di numerose influenze e finalit: da un lato una forte integrazione nella modernit e dallaltro il radicamento in un patrimonio culturale locale. Il suo futuro dipende tanto dallo Stato, erogatore di sovvenzioni, e dal mercato, fornitore di posti di lavoro e di salari, quanto dalla vitalit di certi valori sociali e culturali, contesi da diverse categorie di attori sociali ed economici che hanno interessi spesso divergenti. 9. LACQUA E IL LIGNAGGIO NELLOASI DI EL KSAR: A PROPOSITO DELLA NOZIONE DI ETNICIT La caratteristica delloasi sud-tunisina la notevole diversit ed eterogeneit, che si traduce in non solo al ricorso di tecniche di irrigazione differenti, ma anche a forme sociali, culturali e simboliche diverse. In ogni oasi la gestione dellacqua strettamente legata allorganizzazione sociale. Kilani studia il caso nelloasi di Gafsa: un esempio che ci mostra come un gruppo sociale definisce la propria IDENTIT e sul processo per il quale stabilisce relazioni con altri gruppi. A Gafsa, la ripartizione dellacqua non regolata dal diritto tribale, ma dal sistema di lignaggio, che rappresenta il quadro entro il quale venivano ripartite e raccolte le porzioni di acqua individuali. La questione delletnicit e delle relazioni etniche viene vista in una nuova prospettiva: - Che tenga conto della sovrapposizione e interpretazione dei raggruppamenti umani; - Che tenga conto delle diverse strategie di identificazione messe in atto; - Che tenga conto della funzione performativa del discorso e della terminologia indigena nella categorizzazione e classificazione dei gruppi (sociali, culturali, economici e storici). Questo un approccio totalizzante. Nel caso specifico delloasi di Gafsa, per capire la questione dellorganizzazione del lignaggio bisogna rifarsi al sistema idraulico tradizionale: 85

Raggio = 30 km

Loasi di Gafsa era divisa in 7 spazi diversi ed anche i sistemi di distribuzione dellacqua erano divisi tra loro: la propriet era connessa alla terra, al lignaggio o agli individui. Le unit di misura variavano secondo i luoghi e la natura delle fonti dacqua. Ognuno di questi villaggi era organizzato, almeno a livello delle categorie utilizzate nel discorso, sul modello di lignaggio in uso nelle trib nomadi insediate tuttattorno. Se la ripartizione dellacqua avveniva secondo la struttura del lignaggio, ci non significava che lapplicazione di un sistema sociale era di tipo tribale, infatti il modello di organizzazione era s basato sul lignaggio, ma in modo molto diverso tra gli abitanti del villaggio e quelli nomadi. Quindi bisogna distinguere: - gli abitanti del villaggio, quelli che si definiscono gli abitanti originari con: una memoria genealogica molto debole e assente; unendogamia praticata in modo molto indefinito/flessibile, cio si sposano anche al di fuori del lignaggio e pretendono comunque di essere gli abitanti originari - gli abitanti di origine nomade, a Gafsa sono marginali con: una profonda memoria genealogica; effettiva pratica dellendogamia; non hanno diritti sullacqua e sulle propriet fondiarie. Perch gli abitanti originari adottano un modello di lignaggio poco compatibile con la norma, cio che solo un riflesso del modello tribale? Come possono affermare la loro identit assumendo il linguaggio proprio delle trib nomadi circostanti, dalle quali vorrebbero differenziarsi? 1^ Spiegazione: gli abitanti del villaggio, provenendo effettivamente dai luoghi pi diversi, rivendicano un antenato comune, questo il sistema del lignaggio, proprio per il desiderio di identit che cercano di affermare adottando lo stesso modello delle trib circostanti; 2^ Spiegazione (poco pertinente): lo spazio sociale delloasi non sarebbe altro che un prolungamento dello spazio nomade, ma impossibile stabilire una linea di continuit. In realt, nel villaggio, la portata del sistema di lignaggio si svela nella sua originalit (rispetto alle trib nomadi), solo in riferimento allo spazio tecnico-economico delloasi: diventa allora lelemento centrale, il principio che organizza e ordina le modalit di accesso allacqua e la sua distribuzione. Prima della riforma del sistema idraulico degli anni 60 (che dopo lindipendenza della Tunisia, ha portato a una uniformazione dei sistemi idraulici, alla soppressione della propriet indipendente dellacqua, la rotazione topografica dellacqua con una distribuzione proporzionale alla dimensione delle superfici ed infine lintroduzione dellora come unit di misura) il lignaggio era il perno intorno al quale si effettuava la ripartizione dellacqua tra i proprietari (si seguiva lordine dei lignaggi) introducendo una certa razionalit, un ordine in grado di tenere insieme tutte le varie modalit, ad esempio il rispetto del diritto di propriet ed eredit, tener conto della distinzione tra la propriet della terra e la propriet dellacqua, Infine, permetteva linserimento dei nuovi venuti attribuendo loro un posto in un ordine prestabilito. Il criterio per lintegrazione nelloasi era il LIGNAGGIO / PROPRIET DELLACQUA, no lappartenenza a un lignaggio e no per la propriet della terra. Come si pu leggere allora la struttura di lignaggio delloasi? 86

La struttura del lignaggio era un principio che regolava il livello tecnico-economico ed era un principio di organizzazione dello spazio sociale pubblico perch: il modo di ripartizione dellacqua creava legami e solidariet, permetteva di condividere il medesimo tempo sociale: rafforzava lidentit del lignaggio, lacqua era intesa nel senso della riunificazione, costituendo il quadro attorno al quale la comunit si riconosceva e si identificava. Lacqua fonda la comunit. Il lignaggio la struttura che presiedeva ai vari contesti della sfera pubblica, un luogo di manifestazione dellidentit locale. Ma leccessivo afflusso di proporzioni di acqua ha obbligato la creazione di un nuovo lignaggio per i nuovi venuti! Conclusione: gli abitanti del villaggio avevano adottato un modello simile a quello vicino dei nomadi per conferirgli un altro significato che preservasse il proprio modo di vita: gli abitanti del villaggio avevano quindi creato una struttura permanente che reinventava continuamente letnicit, lidentificazione locale con il gruppo, pur in assenza di una identit primigenia fondata sul sangue e che permetteva di mantenere la separazione tra gli oasiani, cio i nomadi stanziati da 2, 3 o 4 secoli che si dedicavano allagricoltura e allartigianato, e i non-oasiani, cio i nomadi allevatori, per mantenere una differenza in rapporto di scambio. Erano gruppi complementari e indispensabili luno con laltro. Il lignaggio nomade, invece, utilizza sempre un modello di lignaggio che per si compie su piani differenti: - Versante del villaggio: lidentit di lignaggio si rivela nel possesso di parti dacqua e nello spazio arbitrario e coltivato; - Versante nomade: si sottolinea la veridicit e la verificabilit della propria memoria genealogica e della propria origine del lignaggio, erigendosi a guardiani della norma e della purezza dellorigine e dellorganizzazione del lignaggio. il medesimo linguaggio, ma sono rappresentazioni e pratiche di lignaggio differenti! Col trattarli alla stregua di altri individui isolati e totalmente esterni al villaggio, i membri dei lignaggi nativi rifiutano di riconoscere ai lignaggi periferici lo stesso statuto dei lignaggi di villaggio pres enti nel territorio delloasi. Entrambi comunque sono sistemi di classificazione, tra i quali ci che varia lampiezza della rete cui si riferiscono. Sul piano dellinsediamento abitativo e su quello delle attivit sociali, i lignaggi nomadi sono sempre stati ai margini del villaggio di El Ksar, stabilendosi e sviluppandosi nelle sue immediate vicinanze, ma volgendogli risolutamente le spalle. Ogni lignaggio nomade ha il propria moschea, il proprio santuario, il proprio cimitero, frequentati esclusivamente dai membri del lignaggio stesso e dai parenti che vengono dallesterno per visitarli. Al contrario, gli abitanti del villaggio frequentano indifferentemente i luoghi di devozione e di incontro disseminati nei diversi quartieri di lignaggio e condividono gli stessi cimiteri. Quindi il sistema di classificazione: - Nel villaggio ad uso locale, per classificare gli individui allinterno delloasi; - Tra i nomadi si riferisce ad uno spazio pi vasto, con numerosi gruppi dispersi territorialmente e socialmente, che serve a riconoscere un individuo in contesti diversi di scambio economico, sociale e religioso. Ci che distingue i 2 sistemi dunque lampiezza della rete: pi la rete (pi i gruppi, pi le persone) ampia e pi lidentificazione con il lignaggio forte; il lignaggio di origine nomade per poter circolare in un ampio raggio devono essere attenti a coltivare una memoria genealogica profonda, per tracciare precisamente lascendenza. Insomma il modello di lignaggio si realizza meglio fra gli abitanti di origine nomade, piuttosto che fra gli abitanti nativi, perch i primi ricercano una pi forte identit nel quadro di un pi ampio spazio di interazioni. Il lignaggio oasiano attuale Con lindipendenza, negli anni 60 avviene una profonda trasformazione del sistema idraulico con un intervento dello Stato: viene soppressa la propriet individuale dellacqua che diventa di propriet statale: La distribuzione/rotazione dellacqua non si basa pi sul lignaggio, ma su un ordine rigido, determinato dal senso di scorrimento della fonte verso la periferia delloasi, ed legato alla terra: ogni particella di terreno riceve la sua parte nel giorno e nellora fissati secondo la sua posizione nel catasto dei canali (come 87

in Per!) e ci ha avuto come contropartita la frantumazione della comunit, un tempo costituita intorno alla gestione dellacqua. Viene considerevolmente ridotto lo scambio sociale intorno al tema dellacqua. Questa nuova situazione viene avvertita come una rimessa in discussione delle loro identit, unusurpazione dei loro diritti, e ci porta ad unemigrazione degli abitanti pi istruiti e lindeb olimento delle attivit tradizionali. Oggi a Gafsa ci sono 80.000 abitanti, degli oasiani nativi! Cosa accaduto nellorganizzazione del lignaggio? Contro ogni aspettativa, la coscienza di lignaggio non si indebolita (nelle circostanze pubbliche gli abitanti continuano ad identificarsi e a presentarsi con il nome del lignaggio per cercare di salvaguardare la permanenza di relazioni e un modo di essere), anzi si quasi rafforzata. Perch? Perch gli abitanti sono stati letteralmente invasi da nuovi immigrati e cos gli oasiani hanno fatto ricorso ad una forma disponibile, quella dellorganizzazione in lignaggi per marcare immediatamente la differenza con questo elemento eterogeneo. Inoltre, lorganizzazione in lignaggi opera non solo a livello di identificazione, ma anche a livello di spazio pubblico. I nuovi venuti hanno costruito le loro abitazioni allesterno del nucleo oasiano originario (che segna una netta frontiera sociale tra le 2 collettivit) che resta di dominio degli oasiani nativi, insieme agli appezzamenti coltivati. Oggi, gli oasiani appartengono alla tradizione e valorizzano il passato, mentre gli ex -nomadi, che ora si sono stabiliti, appartengono alla modernit e viene a perdersi lo scambio che prima avveniva con questi allevatori! Il lignaggio: una logica classificatoria La classificazione in lignaggi aveva un significato puramente posizionale e non identificava alcun contenuto sostanziale. Designare qualcuno con il nome del suo lignaggio serviva a classificarlo, non ad identificarlo, e continua a farlo, perch identifica gli autoctoni. Il LIGNAGGIO una forma che permette ad ogni realt, nomade o sedentaria, di produrre le proprie categorie atte a classificare gli attori sociali nei diversi contesti in cui interagiscono. inutile quindi partire dal modello di lignaggio o dal modello di trib (feticcio) e cercare quindi di definire il termine a priori, cio dal modello. Bisogna invertire il procedimento: cio analizzare il termine lignaggio e che tale termine acquisisca senso ed assolva a certe funzioni in modo diverso a seconda del contesto (spazio sociale e tempo storico). La stessa cosa avviene in altre parti del Magreb, dove ci si serve della genealogia e delle divisioni in gruppi tribali, non su una base etnica-razziale, ma semplicemente come un principio di classificazione. La trib/lignaggio possono ricondursi ad una reminescenza di un presunto stato storico anteriore? No, sarebbe un errore equivalente di prendere il mito per storia, cio ricondurlo ad una tradizione storica, un ricordo che i contemporanei degli eventi avrebbero trasmesso ai loro discendenti. Solo Evans-Pritchard mostrer che nella costruzione di queste genealogie non si segue una direzione passatopresente, ma al contrario dal presente che parte il processo di costruzione del passato fittizio, il che equivale a: storia come causa storia come immagine/metafora! Nellopera sui Nuer, Evans-Pritchard mostrer che i nomi degli antenati presunti siano combinati in modo tale da adattarsi alle identit contemporanee, non recando alcuna traccia di un tempo reale.

La Logica Segmentaria, per la quale i gruppi si identificano solo distinguendosi dagli altri, secondo diversi livelli di opposizione, ha rinnovato la questione delletnicit e del trattamento dellaltro, trattamento che spesso non che un modo indiretto di pensare il medesimo; lautentico, il compiuto, il puro, la trib il lignaggio e la stirpe santa. Tuttavia, nellambito dellanalisi bisogna reintegrare la storia (liberata dalla causalit necessaria e dal determinismo) e concepirla come un quadro nel quale si esprime il modello del lignaggio. Nelloasi di Gafsa, il lignaggio : Un gioco di corrispondenze che perpetua la struttura e al tempo stesso integra il cambiamento; Una forma che permette lo scambio tra linterno e lesterno; 88

Un gioco di linguaggio che permette di riordinare le posizioni allinterno della gerarchia sociale.

10. GLI ABITANTI DELLOASI CREDONO ALLE LORO GENEALOGIE? SULLE NOZIONI DI CREDENZA E DI SAPERE IN ANTROPOLOGIA In che modo Kilani ha costruito il suo oggetto nel campo? Bisogna innanzitutto problematizzare la nozione di CREDENZA, nel modo in cui stata finora intesa nella teoria antropologica: 1) Credenza come MODO DI PENSIERO relativo a un certo stato mentale e caratterizzante il modo di funzionamento di una societ tradizionale; 2) Sapere scientifico si oppone alla credenza, qualificandola come un sapere negativo (e ci insegna che da una parte c il sapere puro dellantropologia, dallaltro le credenze). Il ricercatore colui che vuole sapere, MAI colui che crede! Inoltre, secondo intere generazioni di antropologia, le credenze (dogmi, preconcetti) avrebbero un carattere universale, esprimerebbero cio lortodossia, la forma canonica di una cultura. Ma questa credenza degli antropologi fondata sulle credenze delle societ tradizionali? Non piuttosto una prospettiva assunta dallosservatore? questo che giustifica la riflessione sul modo di costruire il discorso antropologico. KILANI VUOLE PROBLEMATIZZARE LA NOZIONE DI CREDENZA ADOTTANDO UNA PROSPETTIVA RIFLESSIVA CHE INDAGHI QUESTA NOZIONE NON PI SOLO RELATIVAMENTE ALLOSSERVATO (la credenza altrui), MA ANCHE RELATIVAMENTE ALLOSSERVATORE (anche lantropologia crede, e crede alla credenza degli altri). Kilani vuole dimostrare che la Credenza non ci in cui si crede, una costruzione sociale consapevole, ha carattere di attivit sociale, un mezzo per stabilire un accordo tra partner. - CREDENZA: non funziona a partire dal credente, ma a partire da un plurale indefinito (gli altri) che si suppone che sia il garante della relazione di credenza. Ad esempio la Stregoneria: un individuo sostiene la credenza nella stregoneria perch tutti gli altri ci credono. La costruzione della credenza una costruzione sociale. NELLINTRODURRE LA SIMMETRIA TRA SAPERE INDIGENO E SAPERE SCIENTIFICO KILANI VUOLE CONFRONTARE LE VARIE PROCEDURE DELLUNO E DELLALTRO NEL COSTRUIRE IL PROPRIO OGGETTO. Questo per mostrare in quale misura i 2 saperi possano somigliarsi, comunicare e interagire; e in quale misura si differenziano e si allontanano. Costruzione della memoria e dellidentit di lignaggio nella societ oasiana da 2 punti di vista: dei suoi membri e dellantropologo: Membri Oggetto da costruire Come? Propria identit etnica Prima avviene la presa di coscienza delle funzioni di tale identit. Poi attraverso la messa in atto di strategie retoriche, la si definisce e la si negozia per farla accettare. Antropologo Identit etnica degli oasiani Sia costruendo un modo per accedere alla conoscenza dellidentit di lignaggio; sia costruendo una rappresentazione coerente di tale identit per far si che essa venga condivisa da un pubblico di lettori. 89

Pi precisamente si tratta di affrontare la classica questione del come le persone appartenenti ad orizzonti differenti, arrivino a comunicare oltre le frontiere culturali.

1^ TAPPA: Comprendere limportanza strategica del sistema di Lignaggio (Linguaggio dei Lignaggi) come principiocardine che regola: - Loccupazione dello spazio coltivato; - La ripartizione dellacqua; - La morfologia spazio abitato; - Lintegrazione dello straniero. 2^ TAPPA: Comprendere limportanza della traccia scritta per gli oasiani: - Per gli OASIANI: i documenti scritti sono un elemento centrale e solo la loro evocazione pu avere un effetto persuasivo profondo sugli ascoltatori; - Per gli ANTROPOLOGI: viene sedotto dalla loro (apparente) cultura storica e dalla prospettiva di poter ricorrere a documenti storici per verificare le affermazioni degli informatori. La condivisione dellesperienza del documento storico serv a conferire a Kilani una certa competenza, un ruolo nei discorsi ed una certa complicit. 3^ TAPPA: Comprendere la funzione del documento: essi non entravano mai nel dettaglio del contenuto dei documenti (che spesso ignoravano): se si volevano delle precisazioni bastava andare a consultarli (cos dicevano); limportante non era conoscerne il contenuto o verificarlo, ma solo menzionarne lesistenza certa e controllabile, in una strategia della credenza e della convinzione! (vengono ritenuti segni che rafforzano la credenza e ladesione al proprio discorso, come garanzie di veridicit). Ma: Cera sempre qualcosa che impediva di avere accesso ai documenti, nonostante la buona volont degli oasiani: o i documenti erano di difficile accesso, o erano momentaneamente persi, ma nel contempo erano sempre l e si era sempre pronti a ritrovarli. Quindi il documento in questione sempre sottratto allo sguardo dellantropologo, ma anche dei compaesani. Questo rientra nella strategia di persuasione, alimentare lincertezza significa rafforzarne la credenza e leventuale adesione delle 2 parti (colui che lo invoca e linterlocutore)! il mistero e il segreto che circondano il documento, che ne determinano la funzione nella strategia argomentativa degli oasiani e agiscono nel senso di persuadere tanto lattore sociale, quanto il suo interlocutore. Kilani stesso giocava un ruolo attivo, infatti il suo ruolo oggettivista, rispetto a ci che li raccontavano i suoi informatori e rispetto alla natura del rapporto che occorreva avere col documento, in realt gli impedivano di scoprire ci che poi gli fu pi chiaro. Il documento aveva una funzione nella strategia argomentativa degli abitanti delloasi e agiscono nel senso di persuadere tanto lattore sociale, quanto il suo interlocutore. Inoltre, il fatto che Kilani desse valore alla traccia scritta ebbe leffetto di rafforzare lattenzione dei suoi informatori verso i documenti notarili: in qualche modo legittimava il fondamento del loro procedimento, consistente nel legare la memoria orale alla memoria scritta. Ancora Kilani, offrendo dei suggerimenti, domande o precisazioni, diventava a far parte integrante dei loro dibattiti e delle dinamiche che ne scaturivano. Kilani diventava il testimone attivo, quindi, della memoria genealogica dei suoi informatori, appunto perch il suo credere nel documento e mostrarsi interessato serviva ad: - avvicinarlo ai suoi interlocutori; 90

accrescere la credenza dei suoi interlocutori stessi in tali documenti e nelle loro versioni che aspettavano solo un pretesto per circolare di nuovo. Il suo cercare di verificare tutto ci che dicevano in tali documenti e il suo sapere positivo (neutro, reale) cos accumulato era inefficace e controproducente con i suoi interlocutori che erano mal disposti verso questo tipo di sapere in s (senza finalit), poich per loro il sapere da accettare non pu che avere una finalit, in particolare quella di identificare e classificare gli individui e sistemare i rapporti sociali, perci questo sapere di s lo scartavano e lo passavano sotto silenzio, considerando lantropologo un ignorante in storia locale. Kilani doveva aprirsi non alla storia, ma alla PRATICA DELLA STORIA SUL PIANO LOCALE! Gli oasiani mettono in comunicazione passato e presente, mito e storia, il locale e il globale: la storia universale si ritrova nellevento locale e la storia locale diventa storia universale, doveva cogliere la corrispondenza fra il gioco dei segni della storia e il gioco delle variazioni verbali che concorrono allidentificazione di s. Lantropologo deve trattare la storia alla stessa stregua del mito (che non corrisponde ad alcunch della storia, ma si richiama ad essa e ne assume i suoi segni). Kilani nella sua ricerca sullorigine delle genealogie, procedeva allo stesso modo degli oasiani, cio attraverso il reperimento e linterpretazione dei segni (letture e documenti pi o meno formali) che di volta in volta rilevava o rinveniva. Es. per cercare di chiarire certe origini locali, selezionava nelle letture tutti quei segni o indizi atti a chiarirne linterpretazione, ad esempio accostando trib e spazi geografici con nomi simili, o a costruire lidentit. Attraverso lassociazione e la deduzione cercava di conferire un senso alle forme vissute o osservate ed era lo stesso procedimento che utilizzavano gli oasiani! Per cosa si differenziano il sapere indigeno e il sapere scientifico? Si differenziano non per natura, ma per la LUNGHEZZA DELLA RETE in cui si inseriscono le conoscenze ottenute: - SAPERE INDIGENO: direttamente collegato allazione, conoscenza-azione (=allinterno di definirsi e definire il suo lignaggio nello spazio sociale) la conoscenza ottenuta serve per la sua strategia retorica della persuasione; - SAPERE SCIENTIFICO: Una prima forma di conoscenza, a lunga distanza, pu essere assimilata a quella dellindigeno (anche lantropologo vuole potersi inserire nello spazio sociale, quindi deve agire sulle forme locali); Deve poi riportare e spiegare queste forme locali ad un pubblico lontano.

Il sapere locale (indigeno) si inserisce interamente nel presente dellazione, cio una conoscenza legata allazione e quindi una credenza: Il grado di purezza/appartenenza al lignaggio viene definito a posteriori a seconda della posizione sociale nel presente. La memoria orale rielabora la storia e lo svolgimento degli eventi in modo da conservarne o ritradurne solo i segni significativi in rapporto al presente del soggetto e alle dinamiche attuali. Sono le dinamiche del presente che condizionano la memoria del passato. Che funzione ha la credenza nelle loro genealogie? Ha una funzione Pragmatica: non vale per il suo contenuto, ma per leffetto di persuasione che potrebbe avere. Vale perch istituisce una relazione fra gli attori sociali, non per il fatto che enuncia un contenuto. Pu apparirci come un contenuto solo se la isoliamo dalla pratica sociale. Il sapere scientifico dellantropologia si realizza solo con la distanza, che lunica condizione che trasforma la sua esperienza vissuta (la sua conoscenza-azione) in una esperienza intellettuale. Lantropologo in genere portato a mettere avanti lelemento visivo che si traduce in una concezione oggettivista delle societ-culture. Lindigeno appare come un soggetto che crede ciecamente in ci che la cultura gli dice di credere ed il suo sapere appare come una credenza (viene relegato in un secondo piano), ma lantropologo p u anche percorrere unaltra strada, cio quella di un processo di interlocuzione. 91

Kilani sperimenta che in varie situazioni di interlocuzione con i suoi informatori si sono definite numerose questioni di interpretazioni. Nel corso dei suoi tentativi per risolverle, si poco a poco delineata una strada sia per accedere al sapere locale e sia per trovare una forma adeguata a riportare quel sapere a un pubblico lontano nei termini in cui viene enunciato: cio allinterno di una temporalit che rispetta tanto lunit di conoscenza-azione dei suoi informatori, quanto il suo personale percorso intellettuale fra la genesi e la risoluzione dei problemi.

La credenza come costruzione sociale La CREDENZA la produzione di un legame sociale; una modalit di azione, prima di essere un contenuto, costruendo la propria conoscenza finalizzata allazione loasiano, o pi in generale lindigeno o lattore sociale, utilizza le stesse procedure intellettuali dellantropologo. Il fine quello di fare interagire gli attori sociali e ricercare leffetto di persuasione. Credere attiene allattivit sociale perch presuppone un accordo tra certe persone. Infine lantropologo non pu muovere allimpresa conoscitiva indigena, ha bisogno dellassenso di una comunit, quella scientifica, perch un fatto sia accettato come fatto. Una proposizione viene ammessa solo nella misura in cui presenta un aria di famiglia con linsieme delle proposizioni gi accettate come vere dalla comunit scientifica. 11. LA FRANCIA E IL VELO ISLAMICO. UNIVERSALISMO, COMPARAZIONE, GERARCHIA La COMPARAZIONE il fondamento di ogni lavoro antropologico. necessaria in quanto limpresa antropologica quella di una traduzione di culture. In tale impresa entra in gioco: LUNIVERSALISMO: una costruzione che deriva dal lavoro di comparazione, o un pre-requisito della comparazione e della riflessione antropologica? necessario considerare lantropologia nella duplice dimensione di storia e di prassi: STORIA: lantropologia storia nella misura in cui si costituita in Occidente, alla fine del 1400, come un discorso che parla degli altri; PRASSI: lantropologia prassi perch attiene alla temporalit propria di una civilt, quella Occidentale; una risultante di una divisione geopolitica del mondo. LAntropologia MODERNA dalla fine del 1800, ha cominciato a delinearsi come una messa a fuoco della diversit. Gi dalla fine del 1700 lalterit stata spogliata della sua stranezza della sua dimensione fantastica e irriducibile per essere integrata nella temporalit propria della civilt occidentale, sottoforma di una diversit relativa e misurabile. Da valore, da qualit divenuta: - Differenza quantificabile; - Funzione della ragione classificatrice che ripartisce le diverse umanit e temporalit secondo la medesima scala di somiglianze e di differenze. su questo che si poggia luniversalit del pensiero antropologico: proprio a partire dal momento in cui la ragione e la natura furono definitivamente associate nella rappresentazione dominante del mondo e nel progetto strumentale del suo sfruttamento sistematico, che divenne possibile lo studio dellAltro, inteso come sapere che mira alloggettivit; e fu allora che il selvaggio venne integrato nella storia naturale e culturale europea. in nome di questa ragione che una civilt particolare, quella europea, diventata il riferimento primario per pensare a tutte le altre. Quali sono i PARADOSSI dellAntropologia? -

1) LAssimetria: tra il polo moderno e il polo non-moderno. Fra le differenze cui lantropologia rivolge la sua attenzione ce n una che domina su tutte le altre: quella che separa losservatore dallosservato. 92

In questo senso il lavoro antropologico ben pi che un lavoro di traduzione di culture particolari nel linguaggio della scienza, perch entrano in gioco le concezioni dellosservatore assieme al sistema di valori al quale egli appartiene. 2) Percezione tradizionale del Noi: il fatto che cerchiamo di apprendere lAltro attraverso il Noi, dove il Noi inteso come il rappresentante della cultura maggioritaria e che quindi si considera naturalmente come generale, ponendo laltro come particolare rispetto a se stesso. Questa rappresentazione gerarchica condannata dalla stessa ideologia moderna, per la quale gli individui sono universalmente uguali, la quale diffida dei valori gerarchici a tal punto da non vederli nella propria pratica. 3) PARADOSSO dellANTROPOLOGIA: da un lato si fonda sul rifiuto degli olismi particolari e dei socio-centrismi, ma poi trae la condizione della propria esistenza dalla moderna ideologia individual-universalistica che, pur essendo una forma socio-culturale particolare, si nega come tale nelluniversalismo che essa professa. Il riconoscimento dellaltro non pu che essere gerarchico poich luguaglianza di per s non pu costituire un ordine. Come rimuovere questo paradosso? Non bisogna rigettare il riferimento universalistico, ma modificarlo nel senso del: - Riconoscimento dellindividuo come valore globale; - Rifiuto di esso come modalit privilegiata di descrizione del sociale. Combinazione gerarchica dei principi dellindividualismo e dellolismo, come ad esempio, negli scambi MOKA, in Papua Nuova Guinea: luguaglianza si raggiunge attraverso una successione di scambi ineguali, in tal modo la gerarchia si distingue dallineguaglianza. Ma non c gerarchia perch non c un elemento di superiorit o di inferiorit: semplicemente il tutto ingloba della parti tra le quali una predomina sulle altre nella costituzione del tutto. Nelle societ moderne, invece, lintegrazione delle differenze si fa implicitamente gerarchica, come ad esempio in Francia, i 2 gruppi sociali soggetti al razzismo sia buono (ebrei francesi) che cattivo (magrebini) si trovano in una posizione gerarchica diversa. Per delle precise ragioni storiche e sociologiche, il razzista francese medio spesso stabilisce una gerarchia nel grado di rifiuto degli altri. Per esempio per alcuni sono pi esterni alla societ francese i musulmani che gli ebrei, in quanto gli ebrei francesi sono visti come una figura oramai addomesticata. Il discorso antirazzista, che generalizza qualsiasi rifiuto, appare un po irrealistico. Ebrei e arabi rifiutano di essere assimilati gli uni agli altri, di essere accumunati sia allinterno della societ francese, sia nel pi ampio contesto del conflitto arabo-israeliano e dei rapporti storici tra ebrei e musulmani nel paesi del Magreb. In Francia quando si parla di immigrazione, generalmente ci si riferisce alle persone di origine magrebina (immigrazione = magrebini) che rappresentano quasi 2 milioni di individui, in pi vi sono mezzo milione di ausiliari algerini dellesercito francese, oltre che minoranze europee e non solo in un Paese di 55 milioni di abitanti. Questa immigrazione, partita dagli anni 60, motivata essenzialmente per ragioni economiche congiunturali. Il modello di integrazione degli stranieri un modello culturale nella misura in cui definisce in primo luogo unimmagine di s, fondato sullidea dellunicit della nazione francese che, dalla rivoluzione francese del 1789 che proclam la Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino, una societ composta da cittadini liberi e uguali per nascita, e sul valore della laicit, cio sulla separazione tra Chiesa e Stato e sulla libert di credo e di culto. Questa solidit identitaria, spesso imposta con la forza, col tempo ha potuto creare una societ francese che si pretende trasparente a se stessa, cos facendo, lo straniero si sente escluso ed ignorato, non esiste a meno che non decida di diventare francese: cio deve abbandonare la sua cultura, religione e lingua, vale a dire i segni della sua differenza. Giuridicamente uno straniero per avere la cittadinanza francese deve risiedere per un tot di anni in Francia, deve avere il marito/moglie francese o nascere in Francia. In pi lo Stato vuole la conoscenza della lingua e, fiducioso delleffetto dissolvente dei suoi valori unitari, lascia alla societ civile il compito di digerire i nuovi cittadini francesi. In Svizzera, paese fondato su un fragile equilibrio pluriculturale, plurilinguistico e plurireligioso, lidentit che predomina provinciale o regionale. Lo straniero visto come una minaccia per questa identit radicata 93

nel locale. Infatti le procedure di nazionalizzazione sono lunghe, disseminate di insidie e molto costose. Lo straniero deve apprendere e riconoscere i segni dellidentit elvetica. Tornando agli immigrati musulmani di origine magrebina, sono percepiti dalla maggior parte dellopinione pubblica francese, come culturalmente molto differenti, troppo legati ai loro costumi per potersi assimilare, ribelli ai valori e allo norme francesi. Inoltre, i movimenti xenofobi e razzisti vedono una minaccia per lidentit nazionale. Il velo, le moschee nelle citt, i luoghi di preghiera sui posti di lavoro, la concentrazione in alcuni quartieri e sobborghi, la crescita della delinquenza tra i giovani magrebini, labbattimento rituale in occasione della festa del sacrificio di Abramo, sono tutti segni eterogenei considerati dai francesi come caratteristiche dei magrebini, sono percepiti come lespressione di una identit islamica sovranazionale e come il segno premonitore di una crescente islamizzazione della Francia. Il sentimento generale : ESSI NON SONO COME NOI, perci si tratta di sapere come sbarazzarsene, per alcuni, o come renderli simili a noi, per altri. A Kilani qui interessa mettere in luce le categorie e i valori che sottendono i diversi discorsi che la societ maggioritaria francese fa sullaltro, limmigrato magrebino. una problematica eminentemente antropologica! Verte sulle 2 identit e come si compara? Cio si compara in nome di una certa idea universale dei valori o si parte dalla relativit culturale dei valori stessi? Agli occhi dei francesi il tratto rilevante che distingue gli immigrati magrebini la loro religione, l Islam (per molti immigrazione diventato sinonimo di islamizzazione!). lIslam la seconda religione del Paese. Il ruolo della donna nelle famiglie magrebine vista secondo la visione Occidentale come un non rispetto dei valori delluomo, ma dal punto di vista Orientale, invece, gli arabi cercano di dimostrare la propria identit ritrovata, mantenendo vivo questo segno (Laura Nader, 91). Il velo (dagli anni 80), ha un significato negativo, e ha posto lattenzione su: 1) Ambienti xenofobi che fondano i loro discorsi sulla difesa dei valori occidentali e cristiani; 2) Militanti della laicit che temono che una religione di importazione, possa rimettere in discussione i principi repubblicani della separazione tra stato e chiesa. Vi sono stati diversi casi di donne/ragazze con il velo e il fatto di indossarlo a scuola, da un lato se viene accettato si rinuncerebbe ai principi della Repubblica e alla non separazione tra stato e chiesa, dallaltro se non viene accettato si andrebbe contro alla libert fondamentale dellindividuo. Lulteriore quesito da porsi : perch il velo considerato un segno cos eclatante e negativo rispetto alla croce dei ragazzi cristiani o al kipa dei giovani ebrei? La risposta certamente ha a che fare con il posto che le religioni occupano nellimmaginario dei francesi e nel sistema di valori della societ francese. Cristianesimo e ebraismo sono religioni nazionali riconosciute e per questo non sono sospettate di proselitismo e n di fanatismo! Lo Stato francese non tratta tutti i culti in maniera egualitaria. LIslam ufficialmente non esiste, dunque non beneficia dei vantaggi legali accordati dalla laicit repubblicana. Non unassociazione culturale e quindi non beneficia di alcune agevolazioni fiscali, tanto meno pu istituire delle scuole islamiche. Per quanto riguarda le feste religiose, la situazione bloccata: per la celebrazione del sacrificio di Abramo, necessario il sacrificio di un animale, ma la legislazione francese vieta la macellazione rituale degli animali al di fuori di mattatoi ufficiali, controllati dai servizi veterinari. Da qui parte la diffusione dellabbattimento rituale clandestino e, parallelamente, la reputazione che esso trasmette allopinione pubblica francese che grida allo scandalo del montone ucciso in vasca da bagno. Da qui poi la legislazione ha represso la vicenda considerandole pratiche/infrazioni da codice penale. In Francia mancano statistiche precise sugli stranieri: difficile, per esempio, valutare la delinquenza tra i giovani magrebini se non si dispone di dati e studi su questa categoria di delinquenti. Oppure opporsi alla costruzione di luoghi di culto musulmani supponendo che ce ne siano gi troppi, quando in realt non se ne conosce n il numero n la ripartizione. Al di l delle statistiche, mancano anche studi di tipo qualitativo sullIslam e sul suo ruolo nella societ francese. Intellettuali francesi e magrebini hanno daltronde attirato lattenzione dei poteri pubblici sul regresso in Francia degli studi sul Magreb e sulla cultura araba in generale. 94

La mancanza in Francia di un interesse scientifico e intellettuale per lIslam probabilmente almeno in parte responsabile dellimmagine negativa di questa religione, o per lo meno non contribuisce a migliorarla . Un nuovo problema nasce dalle seconde e terze generazioni di immigrati: mentre la prima generazione porta con s il progetto di tornare in patria, mantenendo la loro cultura e la loro tradizione (progetto sempre pi lontano dal loro orizzonte), la seconda e la terza generazione si riconoscono in primo luogo alle varie culture parcellari che abitano gli spazi urbani della moderna societ dei consumi, dunque ci si domanda: I Beurs (magrebini delle nuove generazioni) sono musulmani? Il velo, simbolo di religione dellIslam, di Allah, non il vero idolo delle ragazze immigrate, sono Micheal Jackson e altri i veri idoli di queste ragazze! Tutto dipende dal senso che si conferisce alle cose! Inoltre parlare di velo generico, poich vi sono vari tipi di velo che ricoprono pi o meno il viso. Negli stessi paesi musulmani non vi affatto unanimit a proposito delluso del velo: in Egitto ci sono diverse dispute sul tema, in Tunisia la maggior parte delle ragazze porta i jeans, la maggioranza delle ragazze di famiglia magrebina non ha mai dovuto scontrarsi con un Islam rigido, fatto di tab e di restrizioni. (chi emigra di solito ha una mentalit protesa allaprirsi!). La storia e le dinamiche sociali come parti integranti della comparazione LIslam diviene la differenza culturale che serve a enunciare, o a denunciare, la posizione degli immigrati in seno alla societ francese. Viene a crearsi una comparazione gerarchica: limmigrato sar subordinato al tutto, mentre il francese sar identificato con il tutto. Questa scala di valori discende da una storicit particolare: lepisodio della battaglia di Carlo Martello nel 700 che ferm lavanzata degli arabi nella Francia del sud, anche se essi continuarono ad occuparla almeno fino al 14 secolo, oppure altre sindromi che vogliono affermare la supremazia delloccidente (in questo caso la Francia) verso lOriente (limpero ottomano o gli arabi). Nessuna societ, tanto meno quella moderna, sfugge alla sua storia, nemmeno ai suoi riferimenti gerarchici che fondano la sua identit e la sua percezione dellaltro; ma ci che caratterizza la modernit non luguaglianza che essa assume, ma piuttosto quella che professa! Lantropologo o il sociologo comparativista che conduce una critica dellideologia moderna, deve considerare luguaglianza e la democrazia, ovvero lindividual-universalismo, come dei valori prescrittivi e non descrittivi, reintroducendo una prospettiva olistica, che assume lideologia moderna come equivalente delle ideologie non moderne, ovvero degli oggetti tradizionali della disciplina, e stabilisce cos una simmetria fra noi e loro, tra il moderno e il tradizionale. Nella societ moderna lindividuo sempre compreso nel gruppo al quale appartiene e il suo valore identificato nellinsieme sociale. Lo sperimentano a proprie spese i giovani beurs che scoprono che non sufficiente acquisire, a titolo individuale, la nazionalit francese per guadagnare lintegrazione sociale: in Francia ci che conta non la nazionalit, ma lo status. Esiste una differenza tra: - Straniero: termine che designa uno status giuridico; - Immigrato: il termine rinvia ad una condizione sociale. Poi sono possibili pi combinazioni: ci sono immigrati che allo stesso tempo sono stranieri come i figli di immigrati in Francia; ci sono anche immigrati che non sono stranieri come gli americani e i cittadini dellUE. In termini generali limmigrato colui che proviene da un paese del Terzo Mondo o da qualche Paese povero dellEuropa. Nel caso specifico della Francia, dal Magreb che proviene il principale flusso dimmigrazione, che si inscrive nel rapporto COLONIALE e di dipendenza che unisce i 2 Paesi da pi di 160 anni. I militanti del movimento France Plus, formato da magrebini beurs, sostengono che non adeguato il termine integrazione: essi non sono stranieri. Il loro problema non quello dellintegrazione, ma quello del loro posto nella societ. Assimilati ma per niente uguali, oppure uguali ma separati? Anche se si assume lipotesi dellassimilazione progressiva dei magrebini, c il rischio che i beurs, divenuti francesi a pieno titolo, possano un giorno essere ricondotti alla loro origine o al loro passato da qualche dirigente nostalgico. La societ marocchina degli anni 40, a differenza di quella francese che applic leggi razziali contro gli ebrei nel governo di Vichy, tenne rispetto ai suoi cittadini ebrei. La societ tradizionale marocchina fondata 95

sul principio del lealismo dei diversi gruppi che la sostituiscono verso lautorit superiore del sultano, il quale in cambio concede e garantisce la sua protezione a tutti coloro che gli sono soggetti. Questo duplice riconoscimento delleterogeneit dei livelli e della relazione gerarchica che li ordina nel tutto, simbolizzata dalla figura del sovrano, permise la protezione degli ebrei marocchini dalle leggi emanate in Francia, potenza protettrice del Marocco. La Francia un Paese che oggi rispetta le differenze. Fino al punto di imporre giustizie differenti, condizioni di vita differenti, e di perpetuare cos lordine stabilito. Vivere la propria differenza in simili condizioni il mezzo pi adeguato a rafforzare la propria marginalit e a contribuire in tal modo a riprodurre la propria posizione nella gerarchia sociale. Critica delluniversalismo individualista e del relativismo differenzialista Questi 2 termini sembrano essere lalternativa di fronte al problema dellintegrazione degli immigrati magrebini in Francia. Si reggono su numerosi paradossi, i quali attengono in parte al carattere prescrittivo di ci che enunciano e in parte alleterogeneit argomentativa dei rispettivi discorsi. 1) UNIVERSALISMO INDIVIDUALISTA: - fondato sui diritti universali delluomo, sul principio della libera circolazione degli uomini e delle merci al di l delle frontiere, sulla squalificazione delle comunit chiuse in quanto ostacoli al benessere sociale. - Se ci si pone in una prospettiva socio-storica si constata che laffermazione di questi valori non impedisce che persistano le differenze tra i gruppi, n che si esprima un razzismo sempre pi crescente, n che lintegrazione dei nuovi arrivati sia una problematica. Ma c di pi: legualitarismo ostentato si adatta allineguaglianza di fatto che caratterizza i rapporti storici e sociali tra i gruppi ai quali gli individui appartengono o con i quali sono identificati. - Alcuni parlano di integralismo laico per definire il rifiuto di prendere in considerazione lespressione della sensibilit religiosa nella scuola, in nome del valore della neutralit delle istituzioni scolastiche rispetto ad ogni credenza religiosa e politica. Il PARADOSSO della LAICIT vede da un lato garantire la libert e luguaglianza per tutti e dallaltra, regolamentare questa libert in modo autoritario ed egemonico. 2) RELATIVISMO DIFFERENZIALISTA: - Sostiene la rivendicazione del diritto dei popoli alle differenze culturali ed etniche, si oppone alluniversalismo livellatore delle differenze e responsabile degli etnocidi. - Il relativismo oppone la prescrizione delluguaglianza nella differenza. - Oggi il discorso razzista va slittando dal piano della razza a quello della cultura. Gli ambienti intellettuali di destra sono contro la societ multirazziale, che sarebbe una trasmutazione delluniversalismo mercantile trionfante e, la soluzione sarebbe che ciascuno rimanesse a casa propria nel reciproco rispetto, promuovendo nuove forme di cooperazione tra Europa e Africa. - In breve ad uno sviluppo separato e a distanza che gli intellettuali della Nuova Destra danno la preferenza. Il modello francese in discussione: verso un universalismo allargato? La problematica eminente antropologica quella dellclairage en retour (la ricomparsa dellilluminismo), che consiste nel sottoporre il centro, cio la societ francese con le sue espressioni a vocazione universalistica la Laicit, la Ragione, lo Stato-nazione, lEgualitarismo -, ad unilluminazione (clairage), una messa a fuoco che muove dalla sua periferia, dai suoi immediati margini geografici (Magreb e pi in generale lOriente arabo), margini che pure sono al cuore delle sua attuali preoccupazioni, se non della sua storia, da diversi secoli. compito dellantropologo trasmutare lio che finora ha occupato il centro del discorso, in un altro , suscettibile dessere indagato al pari delloggetto tradizionale della disciplina. Lantropologo deve approfondire la propria esperienza delluniversalit per assumerla in un quadro metodologico pi adeguato, cio in una prospettiva in cui la ragione comparativa non sia sottomessa ad una sola ragione, quella moderna, ma integri anche le altre ragioni. Non si tratta di pretendere di uscire dalla prospettiva universalista cos com apparsa ed stata definita nel quadro della tradizione storica occidentale, ma di integrarvi concettualmente le altre tradizioni. 96

Proprio perch il discorso scientifico si pone come obiettivo questa efficacia universale, esso deve ritornare costantemente sui propri contenuti per migliorarli o ripensarli, sottoponendoli alle regole della comparazione e della messa in discussione critica dei fondamenti dei vari discorsi e contenuti culturali che assume come oggetto. Il sapere antropologico deve mostrare che non deve smettere di svincolarsi dai sistemi di credenze particolari. Mohammed Arkoun, storico francese di origine algerina, sostiene che la dualit Islam-Occidente inaccettabile se la si studia dal punto di vista dei segni e dei simboli; sufficiente mutare lo sguardo per realizzare che esse si inscrivono in una tradizione di pensiero comune allarea culturale greco semitica, ricomponendo lo spazio mediterraneo in cui sono confluiti apporti e correnti che lOccidente ha separato. - LIslam deve imparare il lato positivo di ci che viene detta laicit, intesa come attitudine dinamica dello spirito davanti alla conoscenza e, - LOccidente deve aprire nuovi spazi alla riflessione, segnatamente per ci che riguarda la rottura fra ragione laicista, scientista, storicista e ragione aperta allapproccio semiologico alle culture. Per Kilani rimane comunque illusorio credere che, nella comparazione, sia possibile unosservazione equanime e imparziale. Il fondamento dellantropologia moderna, la retorica dello sguardo e la referenzialit del campo, non sufficiente a garantire lobiettivit dello sguardo che lantropologo rivolge allaltro. Anche lo sguardo pi profondo resta in superficie, giacch vedere ed essere visto non costituiscono realt simmetriche o equivalenti. Cio non sufficiente voler conoscere laltro, occorre altres concettualizzare le condizioni dello sguardo che gli si rivolge (losservatore fa parte del campo di ricerca!). A partire da cosa e da dove comparare? CHI OSSERVA CHI? ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

DOMANDE ANTROPOLOGIA CULTURALE: momento in cui antropologia diventa una scienza scientifica cosa serve per una ricerca sul campo differenza tra etnografia e antropologia Pora-pora big man (sia in Kilani che in bernardi) definizione della cultura nei due libri etnema politico unito al big man cos'ha capito del Kilani? antropologia evoluzionista (Spencer e Darwin) dinamica culturale e le iniziazioni classi d'et per i Masai tempo strutturale primo capitolo del Kilani cultura in senso antropologico differenza tra cultura in senso antropologico e umanistico universalismo gerarchico esotismo di cos' figlia la nostra cultura? rapporto dei bianchi in relazione ai melanesiani e ai culti del cargo valori (concetto di ethos) etnocentrismo scuola americana 97

- critiche ed apprezzamenti ai modelli culturali della Benedict - questione del velo - oikos - etnema magico-religioso - evoluzione dell'idea di religione - culti del cargo - acculturazione (tutti i vari tipi) - parentela (con tutte le definizioni) - le fasi dell'antropologia in Italia - la crisi dell'antropologia ----------------------------in generale vuole esempi e nomi tecnici - ajorap considerati in termine di viaggio - riflessioni che Kilani fa riguardo il periodo dei lumi - Rosseau: come gli illuministi guardano l'altro - deculturazione - etnostili - fase della curiosit antropologica - il brano che l'ha pi interessata del Kilani - concetto di valore - funzione ed energia + Radcliffe Brown - scuola funzionalistica e Malinowski - concetto di bisogni e risposte culturali - quando risale il concetto di cultura? - cosa comport il periodo evoluzionista? - quali erano i metodi di comparazione evoluzionista? - dinamica tra anthropos e ethnos - attraverso quale processo avviene la formazione dell'identit? - ambiente ecologico e Nuer - l'oasi di el Ksar: l'acqua a chi appartiene? - semantica del riconoscimento in Pora-pora: quando? - apporti della scuola francese - perch il relativismo culturale un metodo scientifico? - motivo per cui sorta l'antropologia - superorganico e culturologia - fasi della ricerca sul campo - rapporto tra animale e montanaro nel tempo - distinzione tra clan e lignaggio Lvi-Strauss e la struttura - cos' l'universalismo allargato in Francia? - culture altre per bernardi - il valore legato alla cultura: come si costituiscono? - quando una manifestazione naturale diventa valore? - le societ che non hanno il modello occidentale hanno un'inculturazione formale? - Esotismo: Leiris e Segalen - Pora-pora e i culti del cargo e la percezione del bianco da parte dei Papua - La culturologia (da Boas) - Il sincretismo (+ acculturazione e gli esempi del Bernardi, sincretismo vodoo).

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