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Confutazioni al cogito e risposte di Cartesio

1) accusa di circolo vizioso (Gassendi e Hobbes): Dio esiste perché l’idea di Dio è vera, e
l’idea di Dio è vera perché è chiara e distinta. Ma le idee chiare e distinte sono vere
perché Dio esiste. Infatti se Dio non esistesse potrebbe darsi che le idee chiare e distinte
non fossero vere, perché al posto di Dio (che è buono e non vuole ingannarci) ci potrebbe
essere un genio maligno che ci potrebbe fare apparire chiare e distinte delle cose che non
sono vere.

Difesa: le idee chiare e distinte non sono vere soltanto perché Dio esiste, ma perché hanno la
caratteristica dell’evidenza, che è la stessa caratteristica del cogito. Siccome il cogito è
indubitabilmente vero, tutto ciò che ha la sua stessa caratteristica (l’evidenza) è vero. Dunque la
verità delle idee chiare e distinte è fondata nel cogito, e la stessa verità dell’idea di Dio, che è
chiara e distinta, è fondata nel cogito. L’esistenza di Dio è assolutamente necessaria per fondare
la verità delle idee avventizie e fattizie, non per fondare la verità delle idee innate (le uniche
chiare e distinte), che è fondata dal cogito.

2) accusa del sillogismo abbreviato (Gassendi): la proposizione cogito, ergo sum è


l’abbreviazione del seguente sillogismo:
premessa maggiore: tutto ciò che pensa esiste
premessa minore: io penso
conclusione: dunque esisto.
Questo sillogismo, però, non è indubitabile, perché la premessa maggiore non può escludere
l’ipotesi del genio maligno: potrebbe esistere un genio maligno che mi illude e mi fa credere che
tutto ciò che pensa esiste.

Difesa: la proposizione cogito, ergo sum, non è l’abbreviazione di un sillogismo, perché non è il
risultato di un ragionamento, ma è l’espressione di un’intuizione immediata, e secondo Cartesio
l’intuizione dà una conoscenza superiore al sillogismo.

3) accusa di aver identificato l’atto del pensiero con il suo sostrato (Hobbes): Cartesio non ha
distinto il pensiero da ciò che pensa: Cartesio ha ragione a dire che l’io, in quanto pensa,
esiste, ma sbaglia nel pretendere di dire che la sostanza che pensa è a sua volta qualcosa di
spirituale, cioè l’anima. Infatti la sostanza che pensa potrebbe essere anche qualcosa di
materiale, per esempio il corpo o il cervello.

Difesa: la sostanza che pensa è a sua volta qualcosa di spirituale perché con la parola “pensiero”
si può intendere sia l’atto del pensiero (cioè il pensare), sia il sostrato di quest’atto (cioè ciò che
pensa): ciò che pensa è una sostanza pensante, non una sostanza materiale.