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-CARTESIO-

Con la rivoluzione scientifica:


 necessità di affermare il valore della ragione in ogni aspetto conoscitivo → scienza e filosofia
sono un tutt’uno perché si muovono nell’interpretazione del mondo → es. Galileo è anche
filosofo, assi cartesiani (da un’interpretazione geometrica del mondo), Pascal

 necessità di sperimentazione (es. metodologie di Bacone, Galilei) in modo tale che l’aspetto
sperimentale ed osservativo dei processi scientifici diventi parte integrante della teoria, in
maniera tale da assolvere delle funzioni importanti per l’affermazione delle teorie.

 campo spirituale e campo razionale si separano → se nel Medioevo c’erano stati dei tentavi per
mettere insieme ragione e fede, ora il collegamento è totalmente impensabile.

 mentre nel razionalismo la ragione ha un ruolo assoluto, nell’empirismo la ragione deve


confrontarsi con l’esperienza
Qual è il problema? → Matematico + filosofo → devo perfezionare un metodo attraverso il quale
interpretare il mondo, che sia in grado di scernere ciò che è vero da ciò che è falso
IL MONDO
 Errore di Cartesio → ci ha dualizzati → da una parte c’è l’uomo (res cogitans), dall’altro c’è il
mondo (res extensa) → ma l’uomo è un insieme psicofisico (pensiero + corpo)

 Io cogito ergo sum → ho una certezza assoluta di essere sostanza pensante → da essa costruisco
io il mondo e lo risolvo a modo mio

 Mentre con il razionalismo mi creo io il mondo circostante, essendo res cogitans,


nell’empirismo io devo avere i dati ricavati dall’esperienza per poter poi lavorare con la ragione
LA VITA
Entra nel collegio dei gesuiti:
 può far parte della nuova classe dirigente → ma si rende conto che le spiegazioni della Chiesa
non sono fattibili perché soffocano la ragione, invece lui vuole trovare un metodo che dia valore
alla ragione → la ragione che crea il mondo

 due visioni del collegio:


1. missionari (situazione Congo → depredazione materie prime)
2. insegnamento dogmatico → per raggirarlo ci parla in prima persona (come
Sant’Agostino)
IL METODO
Cartesio elabora, teorizzandolo (a differenza di Galileo), il metodo.
Punto di partenza→ pur avendo studiato in una scuola particolarmente prestigiosa, si accorge che
ciò che sa è privo di criteri sicuri e oggettivi per discutere sul vero e sul falso, ed è assolutamente
inutile nella vita di tutti i giorni.
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I termini del problema
Il metodo che Cartesio ricerca è:
 Teoretico→ sempre valido, perché deve permettere all'uomo di distinguere il vero dal falso.
 Pratico→ perché deve avere lo scopo di portare vantaggi all'uomo.
Dunque anche la filosofia cartesiana è al tempo stesso teorica e pratica, in quanto incentrata in
buona parte su questa questione. Il metodo cartesiano deve essere quindi un criterio di orientamento
unico e semplice, utile all'uomo in ogni campo e con il fine di migliorare le sue condizioni.
L'unità del metodo per tutti i campi del sapere, viene riconosciuta da Cartesio già nel “Regole per
dirigere l'ingegno”, dove afferma che la saggezza umana è unica, qualunque sia il campo alla quale
viene applicata, in quanto anche l'uomo è uno.
Cartesio si rede conto che il metodo stringente, evidente e dimostrativo che cerca, è lo stesso che
adoperano le scienze matematiche → ma prendere coscienza delle regole di questo, formularle
generalmente e applicarle in generale non basta→ è necessario giustificarle→ perché la
giustificazione consente e autorizza l'applicazione del metodo in tutto il sapere.
Il compito di Cartesio è dunque:
1. Formulare le regole del metodo
2. Dimostrare il valore assoluto del metodo
3. Mostrare la fecondità del metodo dal punto di vista del sapere.
Regole:
1. dell’evidenza → accettare per vero solo ciò che si presenta alla mente in modo chiaro e definito
2. dell’analisi → dividere un problema complesso nelle sue parti più semplici
3. della sintesi → ricomporre il problema gradualmente
Funzioni di controllo:
 enumerazione → controllo della analisi
 revisione → controllo sintesi
Applicazione delle regole:
Le regole del metodo, non hanno in sé, la propria giustificazione. Cartesio decide di giustificare le
regole del metodo risalendo a quella che secondo lui è la loro radice → l'uomo come soggettività o
come ragione.
1. Fase distruttiva del metodo

Secondo Cartesio il fondamento del metodo si può trovare solo tramite una critica radicale di
tutto il sapere del tempo; si deve dubitare di tutto (DUBBIO METODICO), e cioè considerare,
almeno momentaneamente, come falso, tutto ciò su cui sia possibile avere dubbi. Se utilizzando
questo metodo si giungerà ad un concetto sul quale non sarà possibile dubitare, quello dovrà
essere il principio, il fondamento e la giustificazione del metodo e di tutte le conoscenze.
Secondo Cartesio, nessuna forma di conoscenza si può sottrarre al dubbio:

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 conoscenze sensibili → perché i sensi ci ingannano qualche volta quindi lo possono fare
sempre e perché si hanno nei sogni sensazioni simili a quelle che si hanno da svegli → non
si può essere certi che non stiamo sognando

 conoscenze matematiche → sono valide anche nei sogni (2+3 fa sempre 5) → ma non si
sottraggono al dubbio in quanto noi non abbiamo alcuna certezza riguardo alla nostra
origine, dunque potrebbe averci creato un “genio maligno” che ha fatto in modo che le cose
che a noi appaiono più ovvie siano in realtà assolutamente false

2. Fase costruttiva del metodo

Se anche le conoscenze matematiche, descritte come “verità eterne” sono messe in dubbio, il
dubbio diventa universale (DUBBIO IPERBOLICO) → prima certezza → cogito ergo sum →
se dubito penso, quindi esisto
LA NATURA DEL COGITO
Dal concetto del cogito→ limite→ bisogna precisare che il fatto di esistere non ci dà la certezza di
esistere come corpo→ posso dire di esistere solo come cosa che dubita, che pensa.
“io esisto” = “io sono un soggetto pensante” (fondamento di ogni altra conoscenza) → spirito,
intelletto o ragione→ l’esistenza di un oggetto pensante è certa come allo stesso tempo è incerta
l’esistenza di tutto ciò che penso (può non esistere ciò che penso e percepisco ma non io che lo
penso)
Il principio cartesiano riprende il movimento di pensiero di Campanella e Agostino ma in modo
diverso:
 Agostino→ tenta di stabilire la presenza trascendente della verità (Dio) nell’interiorità
dell’uomo

 Campanella→ tenta di stabilire la natura dell’anima senziente in quanto coscienza delle proprie
modificazioni

 Cartesio→ vuole trovare, nella stessa esistenza dell’uomo (soggetto pensante), un principio che
garantisca la validità della conoscenza umana, che a sua volta possa permettere all’uomo di
dominare il mondo per i suoi bisogni→ elabora la propria metafisica per giustificare la fisica
LE DISCUSSIONI INTRONO AL COGITO
1. Accusa di circolo vizioso (Antoine Arnauld) → il cogito viene accettato in quanto evidente, ma
la regola dell’evidenza è fondata sul cogito → questa non può esserne contemporaneamente la
dimostrazione e il risultato del cogito

 Risposta → Cartesio afferma che è l’evidenza a fondarsi su → certezza del cogito =


autoevidenza esistenziale che il soggetto ha di sé stesso → sicurezza di esistere e pensare

2. Accusa di sillogismo abbreviato (Pierre Gassendi) → il cogito sarebbe la conclusione di un


sillogismo abbreviato (ciò che pensa esiste, io penso, io esisto), ma questo sarebbe infondato in
base alla teoria del genio maligno per cui ogni ragionamento è dubbio.
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 Risposta → Cartesio, similmente alla prima accusa, dice che il cogito non è un
ragionamento, cioè l’esito di una deduzione, ma un'intuizione immediata della mente.

3. Critica di Hobbes → Cartesio ha:


 ragione nel dire che l'io deve esistere → in quanto pensante
 torto nell'affermare che esso esista come “spirito o anima” → in quanto
il pensiero potrebbe tranquillamente essere una caratteristica
determinata dal cervello.
Hobbes afferma che Cartesio esprime un ragionamento simile a “io
passeggio, quindi sono una passeggiata”.

 Risposta:

1. L'uomo non passeggia costantemente, ma pensa sempre→ il pensiero è essenziale

2. Pensiero = atto del pensare \ facoltà di pensare→ necessita di un sostegno (res che sta
sotto) → res cogitano (sostanza o anima pensante, immateriale)

DIO COME GIUSTIFICAZIONE METAFISICA DELLE CERTEZZE UMANE


Autoevidenza cogito→ mi rende sicuro della mia esistenza→ sono un essere pensante che ha idee→
idea = prodotto del pensiero
Ma rimane aperta la questione delle altre evidenze→ le cose che penso e percepisco esistono
chiaramente nel mio spirito come idee, quindi appaiono evidenti; ma chi assicura che esse
corrispondano a qualcosa che esiste davvero all'infuori di me e non siano solo il frutto dell’inganno
del genio maligno?
Per superare questo ostacolo→ dimostrazione esistenza di un Dio buono (non inganna l’uomo) →
valore gnoseologico (no teologico) → perché Dio diventa garanzia di veridicità di ciò che l’uomo
conosce, sia dell‘esistenza del mondo esterno
Per elaborare le prove dell’esistenza di Dio→ procedimento a priori→ partendo dal cogito →analisi
contenuto pensiero
Prima prova→ esamina le idee
Cartesio divide le idee in tre categorie:
1. Innate→ che mi sembrano sempre esistite in me da sempre→ non derivate dall’esterno
(concetto di “cosa” → esisto, sono una cosa pensante)

2. Avventizie→ che mi sembrano estranee da me paiono→ derivatemi dal di fuori (idee cose
naturali)

3. Fattizie→ formate o trovate da me stesso (idee cose inventate o chimeriche)

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Per scoprire quali di queste idee realmente corrispondono a una realtà esterna, Cartesio ricerca la
causa di esse:
 idee che io possiedo (fattizie→ ne sono la causa + avventizie) → non hanno niente di tanto
perfetto per cui non possa averle create ognuno di noi autonomamente.

 idea di Dio = idea di infinito (innata)→ riguarda una sostanza perfetta, dunque non posso averla
creata io stesso (creatura finita imperfetta), in quanto sono privo di tali perfezioni, ma deve
essere concepita da una da un ente infinito, che, quindi, deve esistere. Dunque esiste Dio.
Seconda prova
Parte dal cogito→ io sono finito e imperfetto (perché dubito→ azione meno perfetta rispetto al
conoscere in modo certo) → ma se mi riconosco finito e imperfetto è solo perché esiste un ente più
perfetto di me dal quale dipendo e dal quale ho acquisito le mie imperfezioni
Infatti se fossi causa di me stesso, mi sarei dato le perfezioni che sono in grado di concepire; così
non è, dunque mi ha creato Dio, finito ma con l'idea di infinito
Prova ontologica
Non è possibile concepire Dio come essere perfetto senza ammettere la sua esistenza, in quanto
questa è una delle sue perfezioni necessarie. Come non può esistere un triangolo senza tre lati, così
non può essere concepito un essere perfetto senza che esso esista.
LE CRITICHE ALLE PROVE DELL’ESISTENZA DI DIO
1. Accusa di circolo vizioso (Arnauld) → per dimostrare che Dio esiste si serve dell'evidenza, ma
per giustificare questa ricorre a un Dio che non inganna l’uomo

2. Accusa di Gassendi→ contesta:

 Argomento ontologico→ per Gassendi l’esistenza non è un concetto presente nella


definizione di qualcosa

 Che l’idea di Dio quale ente infinito fosse innata (presente da sempre nella mente)

 Che tale idea fosse positiva o originaria (non deriva da altri concetti \ esperienza)

Per Gassendi→ idea di Dio come ente infinito = frutto educazione (della trasmissione di una
certa cultura e della comunicazione tra gli uomini) oltre che costruita dalla mente umana per
mezzo della negazione di quella finitezza e di quell’imperfezione di cui facciamo esperienza
osservando noi stessi e le cose naturali
 Risposta: la certezza di sé (come essere imperfetto) esige la certezza di Dio (come essere
perfetto) → possiamo suppore Dio non esista ma non che non sia infinito (idea infinito =
innata e originaria)

 Spiegazione: Cartesio ribalta l’argomentazione di Gassendi, ricordando che pensare


significa dubitare e dunque essere coscienti della propria imperfezione. Ma il pensiero non

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potrebbe sapere di essere finito e imperfetto senza l’idea di un ente perfetto e infinito→
quindi l’uomo ricava l’idea dell’imperfezione e della finitezza dalla negazione dell’idea di
perfezione e di infinito (e non viceversa)
DIO COME GARANTE DELL’EVIDENZA
In base alla perfezione di Dio, Cartesio afferma che egli non può:
 Ingannarmi
 avermi dato una facoltà di giudizio tale da condurmi in errore (se viene adoperata rettamente)
Dunque tutto quello che appare evidente e chiaro deve essere realmente vero→ perché Dio lo
garantisce come tale→ Dio = “termine medio” → ci permette di passare dalla certezza del nostro io
alla certezza delle altre evidenze (secondo lo schema della sua metafisica)
LA POSSIBILITA DELL’ERRORE
Ma allora come può esistere l'errore? Cartesio lo giustifica dividendo la nostra “interiorità” in due
parti:
 Intelletto→ limitato, infatti possiamo concepirne di più estesi, addirittura infiniti, come quello di
Dio

 Volontà→ libera e molto più estesa dell'intelletto, essa può fare delle scelte in maniera
autonoma rispetto all'intelletto→ può affermare o negare qualcosa che l'intelletto non percepisce
chiaramente→ possibilità dell’errore
Cartesio afferma infatti che l'errore→ avviene quando viene espresso un giudizio su qualcosa che
non è abbastanza chiaro al nostro intelletto→ a causa della nostra volontà
Io potrò:
 “indovinare” la verità per puro caso
 affermare quello che non è vero→ cado nell’errore
Dunque→ ERRORE:
 dipende dal libero arbitrio donatoci da Dio

 può essere evitato solo seguendo le regole del metodo e in primo luogo quella
dell'evidenza→ l’evidenza è ormai certa, per via di Dio, dunque viene eliminato ogni
dubbio sulle cose corporee, in quanto l'idea di queste è evidente e non può essere
ingannevole
IL DUALISMO CARTESIANO
L’evidenza consente a Cartesio di affermare la realtà dei corpi. Tuttavia, essi non possiedono
realmente tutte le qualità che noi percepiamo. Viene quindi attuata innanzitutto una distinzione
(risale a Democrito e poi anche a Galilei) tra proprietà:
 oggettive→ qualità “reali” sostanza estesa (es→ grandezza, figura, movimento)

 soggettive→ dipendono dalla percezione che ne ha il soggetto e non esistono come tali nella
realtà corporea (es→ colore, sapore, odore, suono)
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Successivamente Cartesio separa la realtà in due parti ben distinte:
 sostanza pensante→ (res cogitans) che è incorporea, priva d'estensione, consapevole e libera
 sostanza estesa→ (res extensa) che comprende tutto lo spazio che ci circonda ed è quindi
determinata.
PROBLEMA→ Ma sorge subito il problema del COME si collegano queste due componenti della
realtà, in particolare nell’uomo il rapporto anima-corpo.
SOLUZIONE→ Il filosofo tenta di risolvere la questione con la teoria della ghiandola pineale
(l'epifisi); la considerava il "punto d'incontro" nel cervello fra anima e corpo, in quanto fosse l'unica
parte del cervello singola (non divisa in due emisferi) quindi capace di unificare le sensazioni.
IL MONDO FISICO E LA GEOMETRIA
La fisica cartesiana é:
 basata sulla netta divisione fra sostanza pensante ed estesa→ Cartesio era interessato a trovare
un metodo e dei principi generali riguardanti la fisica, tralasciando lo studio più accurato dei
singoli fenomeni

 meccanicista→ in quanto convinto che l'universo fosse come una macchina che, seguendo
precise e necessarie regole (le leggi naturali), agisce in maniera infinita
Meccanicismo = determinismo→ è inammissibile per Cartesio la casualità o spontaneità della
natura perché i fenomeni si svolgono secondo il principio di oggettiva necessita casuale
Differenza con Socrate:
 Cartesio→ determinismo
 Socrate→ libertà di sapere cosa fare

CAUSA→ Nel momento in cui la scienza fisica assume una struttura matematica→ necessità
oggettiva = necessità logico-matematica (fondamento→ leggi del pensiero).
CONSEGUENZE:
1. la sperimentazione era completamente ignorata perché egli credeva che quando un'ipotesi
veniva formulata, l'andamento del fenomeno considerato si potesse dedurre matematicamente
dall'ipotesi stessa.

2. Cartesio tende ad operare anche nella fisica un salto dall’ordine logico a quello ontologico
(aspirazione ultima razionalismo):

 pensa di potere cavare dalla propria testa le leggi che governano il mondo

 spazio e res extensa sono strettamente legati:

 dalla nostra esperienza→ possiamo assumere come oggettive solo quelle


proprietà che siano suscettibili di una trattazione geometrica

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 dal mondo→ reputiamo le restanti proprietà di natura puramente soggettiva

3. la geometria è l’unica scienza fisica che Cartesio ammette


LA GEOMETRIA ANALITICA
La Geometria è la più importante delle tre opere introdotte dal Discorso sul metodo→ atto di
nascita geometria analitica (punto di incontro progressi algebra e lento recupero geometria classica)
Secondo Cartesio le scienze matematiche sono unite fra loro, in quanto, pur studiando oggetti
differenti, ne considerano i rapporti e le proporzioni. Ritiene allora possibile unificare la geometria
degli antichi e l'algebra moderna.
PROBLEMA→ revisionare ambe le discipline, infatti:
 La geometria degli antichi→ (sebbene avesse riportato grandi successi) tendeva a cercare una
dimostrazione ad hoc per ogni singolo caso, senza però formulare delle leggi generali→ è legata
all’intuizione che non le fa cogliere i rapporti nella loro universalità e non le permette di elevarsi
al livello di generalità→ necessario per un’impostazione sistematica della scienza

 La nuova scienza algebrica→ risultava confusa→ a causa:

 della presenza di tanti diversi simboli (di alcuni non si sapeva bene neanche il
significato)

 del rapporto di subordinazione alla geometria


SOLUZIONE:
 riordina la simbologia algebrica in maniera più chiara e sistematica

 svincola i processi algebrici dall’interpretazione geometrica

CONSEGUENZA:
 l’algebra può riprodurre in termini formali la geometria, che a sua volta diventa strumento di
chiarificazione intuitiva dei procedimenti dell’algebra (come “algebra applicata”)

 numero e forma diventano traducibili l’uno nell’altro

 introduce quindi un sistema di riferimento dato da due rette perpendicolari (gli assi cartesiani) e
un'unità di misura che permetta di "trasformare" un numero in una distanza. Ecco così che
procedimenti algebrici possono ora essere riprodotti nello spazio

LA FISICA
Considerando che il mondo si identifica con l'estensione, la fisica si ritrova allora nella geometria.
Cartesio riconduce tutti i fenomeni fisici a DUE fattori principali:
 Estensione
 Moto.
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Questi due attributi della materia, creati da Dio, danno ad essa una quantità di moto, la
conservazione e l'immutabilità. L'uguaglianza spazio = materia, inoltre, porta a delle necessarie
conseguenze:
1. Dato che lo spazio euclideo è infinito, sarà infinita anche la sostanza estesa

2. Lo spazio geometrico si può dividere all'infinito→ Cartesio esclude la presenza di atomi che
formano la materia

3. Essendo lo spazio continuo e senza frammenti, non è concepibile il vuoto

4. Lo spazio non ha differenze di qualità nella sua estensione→ ogni attributo che gli conferiamo è
soggettivo
Per Cartesio, quando Dio creò il mondo diede a questo una certa quantità di moto che continua a
propagarsi di corpo in corpo. Il filosofo infatti non concepiva nessuna forza a distanza (come la
gravità), considerava validi solo il principio d'inerzia e quello appunto della conservazione della
quantità di moto.
PROBLEMA→ Il modello di Cartesio però era traballante→ non si capisce infatti come uno spazio
uniforme come quello euclideo potesse comprendere al suo interno l'idea di moto
SOLUZIONE→ Cartesio giustifica ciò affermando che frammenti di spazio si muovono
“armoniosamente” rispetto ad altri; inoltre l'apparenza delle cose che noi percepiamo (solide,
liquide, gassose) è determinata da come sono posti questi frammenti e da come essi si muovono→
dunque proprio dal moto
Per esempio, un corpo che noi percepiamo intero, potrà essere costituito da più frammenti di spazio
che però si muovono simultaneamente, un corpo solido presenterà frammenti di spazio fra loro più
strettamente legati e così via. Secondo il filosofo ciò che chiamiamo vuoto è in realtà spazio
riempito da corpuscoli (chiamati Etere) cioè frammenti sottilissimi di Res Extensa, e quando un
corpo si muove forma un solco tra questi corpuscoli che poi si richiude dietro di lui; in questo modo
questi formano dei vortici. Secondo lui ogni pianeta è avvolto da un vortice, e così anche il sole,
questi li portano a girare su sé stessi e intorno al sole.
La tendenza a generalizzare da parte di Cartesio, chiara anche in questi studi, si riflette anche nella
concezione dell'uomo. Infatti era visto anch'esso come una macchina, di cui la res cogitans si serve
come di un proprio strumento, che segue determinate leggi e che possiede una sua quantità di moto.
LA MORALE “PROVVISORIA”
Cartesio aveva stabilito alcune regole di "morale provvisoria" nel suo Discorso sul metodo:
1. Obbedire e adeguarsi alle leggi e ai costumi del proprio paese (valore permanente e definitivo)
→ rinuncia ad estendere la propria critica al dominio della morale, della religione e della
politica

 Distingue due ambiti diversi:


 La pratica della vita→ la volontà ha l’obbligo di decidersi senza attendere l’evidenza

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 La contemplazione della verità→ la volontà ha l’obbligo di non decidere finché
l’evidenza non sia stata raggiunta

 In sintesi:
 Nel dominio dell’azione→ l’uomo può accontentarsi anche di una verità probabile

 Nel dominio della contemplazione→ l’uomo può accontentarsi solo della verità
evidente

2. Essere decisi nelle proprie azioni e seguire con costanza anche l’opinione più dubbiosa, una
volta accettata→ si può anche dubitare di scegliere questo o quello, ma una volta scelto si deve
perseguire con tutte le proprie capacità quella scelta

3. Cercare di vincere sé stessi anziché la fortuna e di cambiare i propri desideri anziché tentare di
cambiare l’ordine del mondo

CONSEGUENZE:

 nulla è del tutto in nostro potere tranne i nostri pensieri (dipendono dal nostro libero arbitrio)

 il merito e la dignità dell’uomo risiedono nell’uso che l’uomo sa fare delle proprie capacita
(lo rendono simile a Dio)

 esprime lo spirito del cartesianesimo→ l’uomo si deve lasciare condurre solo dalla propria
ragione→ idea morale cartesiana→ la saggezza

Differenza di interpretazione della morale:


 Cartesio→ limitazione al libero arbitrio
 Socrate→ sapere sempre cosa e bene e cosa no→ massima libertà

LO STUDIO DELLE PASSIONI


Nello scritto Le passioni dell’anima→ distingue:
 Azioni→ dipendono dalla volontà

 Affezioni→ involontarie, costituite da percezioni, sentimenti e emozioni→ suscitate dagli spiriti


vitali (forze meccaniche che agiscono nel nostro corpo)
QUINDI:
 La forza dell'anima→ consiste nel dominare le emozioni
 La debolezza dell’anima→ consiste nel lasciarsi dominare dalle emozioni→ sono contrarie tra
di loro e creano un conflitto, che la riduce ad uno stato deplorevole

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Questo non vuol dire che le emozioni siano nocive→ si rapportano al corpo e sono date all’anima
(corpo-anima = legame) → hanno così la funzione di incitare l’anima a contribuire alle azioni che
servono a conservare il corpo e a renderlo più perfetto.
Cartesio distingue due emozioni fondamentali:
 Tristezza→ data dalle cose che provocano dolore→ da qui il desiderio di liberarsene

 Gioia→ data invece dalle cose che regalano piacere→ deriva quindi il desiderio di cercarla
Alle emozioni è connesso tuttavia uno stato di servitù, dal quale l’uomo deve liberarsi→ esse
rivelano il bene e il male, ma li amplificano→ inducono a cercarne uno e fuggire l’altro
ardentemente.

L'uomo deve quindi farsi guidare dalla ragione e trovare un giusto equilibrio, dato invece dalla
saggezza. Questa è data dalla separazione del pensiero dalle emozioni. Proprio in questo
progressivo dominio della ragione, che restituisce all’uomo l’uso intero del libero arbitrio e lo rende
padrone della sua volontà, risiede il tratto saliente della morale cartesiana.

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