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XXIV Convegno della Societ Italiana di Scienza Politica, Universit di Venezia IUAV, 16-18/09/2010

Movimenti e soggetto nella sociologia di Alain Touraine


Andrea Villa
Universit di Firenze

1. ENGLISH ABSTRACT

This paper is to reflect on some of the most important theoretical developments of Alain Touraines work. The transition from the theme of social movements, framed in a perspective of systems theory, to the centrality of the subject, not only indicates the prevalence of individualization in contemporary, but also (i think so) the crisis of most important social relations (in particular, social conflict) characterized by the ability to share a cultural background, a common language. In this sense, not only Alain Touraines sociology is characterized by a strong reference to Simmel's epistemology, but it is characterized by a great capacity to interpret the complex dynamics of social actions in a planetary society.
2. PER INTRODURRE

Si vogliono approfondire alcuni aspetti salienti di unopera autorevole e complessa. Per far ci, occorre, prima di tutto, cercare di individuare i presupposti e gli orientamenti che sono alla base, tanto del procedimento logico proposto, quanto della scelta degli oggetti di studio e, quindi, della prassi della ricerca. A tal proposito, ritengo che questo famoso passaggio di Georg Simmel, contenuto in ber soziale differenzierung. [] [1890], sia particolarmente adatto ad introdurre alcuni, importanti, caratteri epistemologici della sociologia dellazione proposta da Alain Touraine: Nessuno potr negare che si verifichi uninterazione delle parti entro ci che chiamiamo societ. La societ non un essere completamente conchiuso in s, ununit assoluta, non pi di quanto lo sia lindividuo umano. Rispetto alle interazioni reali delle parti essa solo secondaria, solo un risultato, tanto dal punto di vista materiale che da quello della nostra riflessione. Se facciamo astrazione dalla manifestazione morfologica, nella quale il singolo in tutto e per tutto il prodotto del suo gruppo sociale, e se riandiamo invece al fondamento gnoseologico ultimo, dobbiamo dire: non c ununit della societ dal cui carattere unitario deriverebbero qualit, relazioni, trasformazioni delle parti, ma dato trovare relazioni ed attivit di elementi, e solo su questo fondamento

Le citazioni bibliografiche dirette [], contengono il riferimento della pagina di testo dal quale stato tratto il passo; le citazioni indirette, invece, contengono sempre il riferimento allanno di pubblicazione dellopera originale.

possibile esprimere lunit. [] Anche nel caso della conoscenza, quindi, non si pu cominciare, poniamo, con il concetto di societ, dalla cui determinatezza deriverebbero le relazioni e le interazioni delle componenti: sono invece queste che devono essere accertate, e la societ solo il nome con cui si designa la somma di queste interazioni, un nome che utilizzabile solo nella misura in cui esse siano state accertate e stabilite [Simmel 1982, pp. 18-19, corsivi miei]. In realt, quello delle radici classiche sulle quali si fondano le proposte teoriche principali [1973; 1974; 1984; 1992], un tema cui il sociologo francese non sembra dedicare molto spazio. Non , comunque, una lacuna, un difetto incolmabile. Infatti, possiamo dire che il Suo sembra piuttosto essere uno stile molto originale, un modo di procedere digressivo che tende a delimitare (e non per questo ad escludere in toto) i confini e i limiti euristici dei paradigmi pregressi e contigui siano essi quelli altrui oppure, anche, quelli propri riuscendo cos ad intravedere il percorso che deve intraprendere, di volta in volta, lanalisi dei processi sociali ritenuti significativi1. Ci non di meno, quel che importa, per ora in quanto rafforzativo che, sia per Georg Simmel, sia per Alain Touraine (ovviamente, con le dovute e necessarie cautele), gli oggetti di studio della sociologia sono le relazioni e le azioni a partire dalle quali la societ assume la sua forma storica. questo il criterio attraverso cui il Nostro rivendica la necessit, la cogenza, di affiancare, allanalisi dei meccanismi di funzionamento, integrazione e adattamento di un sistema [cfr. Parsons 1951], le dinamiche di sotto-sistemi di relazioni differenziate2 che, interagendo gerarchicamente tra loro, contribuiscono a produrre tale funzionamento e allo stesso tempo se ne distanziano. questo, anche, il criterio attraverso cui riesce ad emendare una concezione ideologico-politica del conflitto (conflitto di classe conflitto sociale), fino ad allora, ipostatizzata e connaturata alle contraddizioni socio-economiche della struttura e/o della (filosofia della) storia. Che a dire porre in rilievo le modalit attraverso cui gli orientamenti che muovono le pratiche (o le azioni) possono relazionarsi, in contesti anche diversi da quello politico-istituzionale, cos come in ambiti diversi da quello legato alla cosiddetta divisione del lavoro, e, quindi, possono confliggere, negoziare, essere dominati e generare, in ultima analisi, luniformit delle decisioni, delle norme, cos come dei modelli organizzativi.

Integriamo con le parole efficaci di Ceri: Vi sono due modi tradizionali di sottoporre a critica schemi e approcci teorici consolidati. Il primo modo quello della critica interna, informata a criteri formali o metateorici oppure condotta tramite il confronto con schemi e teorie alternative. Il secondo modo quello della critica esterna, rivolta a determinare il condizionamento sociale del pensiero. Pur ricorrendovi di volta in volta, Touraine subordina entrambi i modi ad un terzo che adotta sistematicamente. Egli determina, storicizzandole, le condizioni strutturali che favoriscono la formazione di una rappresentazione della societ compiutamente sociologica, alla luce della quale i fenomeni sociali siano spiegati come prodotti delle azioni inscritte in rapporti sociali, [Ceri 1988, pp. 16-17]. 2 In Production del socit [1973] e in Pour la sociologie [1974] Alain Touraine distingue analiticamente e con grande efficacia tre sistemi di relazioni: il primo, il sistema dazione storica il contesto proprio in cui si formano i movimenti sociali e gli altri attori sociali, esso si contraddistingue per relazioni di solidariet tra membri di un medesimo aggregato e di conflitto tra attori e orientamenti divergenti; il secondo, il sistema politico-istituzionale, il contesto delle decisioni e delle transazioni, contraddistinte da relazioni di concorrenza e di influenza; il terzo, lorganizzazione sociale, dove, effettivamente, possibile riscontrare posizioni di status e ruoli, si contraddistingue per relazioni di reciprocit e differenza [1973, Capitoli II; IV; V].

Le eterogenee pratiche, le azioni sociali, altres creatrici di orientamenti culturali, e le relazioni conseguenti, costituiscono gli oggetti della sociologia, cercando, cos, di spezzare o quantomeno di diluire le rigide categorie dicotomiche che vedono le teorie organiche (siano esse positiviste o conflittuali, integrazioniste o critiche) della societ che pre-esiste contrapporsi a quelle individualiste e fenomenologiche. Societ e individuo, situazione e azione individuale, in quanto categorie irriducibili, sembrano dicotomie che finiscono alla lunga col ridurre le potenzialit della ricerca: Il senso di unazione non si riduce n alladattamento dellattore a un sistema pi o meno istituzionalizzato di norme sociali, n alle operazioni dello spirito che ogni attivit manifesta [Touraine 1965, p. 9]. Inoltre e con grande efficacia Alain Touraine afferma che le condizioni storiche per lemergere di una rappresentazione scientifica della societ sono direttamente proporzionali allemancipazione dei soggetti dai principi metasociali, ovvero di societ e di attori, sempre pi, in grado di cogliersi di percepirsi come il prodotto delle loro azioni e relazioni e, quindi, anche e soprattutto, di sempre maggiori quantit di persone in grado di costituirsi nella loro intrinseca consapevolezza e progettualit. Un processo, nella realt, graduale e non lineare nello stesso momento: Le societ imparano a conoscersi sociologicamente quando si riconoscono come prodotto del loro lavoro e dei loro rapporti sociali, quando ci che sembra dapprima un insieme di dati sociali riconosciuto come risultato di una azione sociale, di decisioni o di transazioni, di una dominazione o di conflitti. per questo che il nostro tempo, orientato verso lo sviluppo, crea a poco a poco la sociologia. A lungo nascosta da forme di filosofia sociale che riportavano i fatti sociali ad un principio di spiegazione non sociale (la provvidenza, la legge, levoluzione, i bisogni naturali), essa si libera con difficolt dallappello a una forza creatrice (energia, idea, valori), che conquista e organizza una natura selvaggia. , infatti, questa la forma pi comune del pensiero pre-sociologico, associato ai trionfi dellindustrializzazione, del capitalismo industriale e degli imperi coloniali. [] Dopo essersi valutata in nome dei principi, dopo essersi situata allinterno di una evoluzione, la societ si riconosce come una rete di relazioni e azioni [Touraine 1975, p. 13]. Allimmanenza della tecnica, alla capacit di trasformare e controllare la natura, si affianca, nelle cosiddette societ post-industriali [1969; 1973; 1984], la sempre maggiore possibilit di costruire o controllare, entro sistemi di relazioni, pi o meno istituzionalizzati, gli orientamenti, generali e particolari, delle proprie azioni. Affermando, con forza, che il materiale della ricerca empirica non n oggettivo, n soggettivo bens relazionale e delimitando le condizioni storiche entro le quali la sociologie de l'action pu effettivamente dilatarsi, Alain Touraine sottolinea una, sempre pi, cogente necessit: quella di costruire analiticamente il proprio oggetto di studio estrapolandolo dalle categorie storicamente situate delle pratiche e dei rapporti [cfr. Melucci 1975]. Facendo tesoro di queste, invero sintetiche, considerazioni di carattere epistemologico, obiettivo di questo paper quello di proporre unanalisi sulle conseguenze teoriche connesse alla codificazione ovvero alla presenza/assenza di concreti e produttivi rapporti conflittuali nel tessuto socioculturale contemporaneo. Infatti, si ritiene che il beneficio di questa impostazione possa essere quello di consentire unanalisi approfondita circa la

tenuta di alcune categorie concettuali tipiche dellopera tourainiana, alla luce della centralit attribuita dallo stesso autore alla dimensione del soggetto personale inteso, dal mio particolare punto di vista interpretativo, come dimensione dellazione umana nella modernit e/o nella, contemporaneit [cfr. Touraine 1992; 2004] cercando di non trascurare la portata ed il significato di quella provocazione, rivolta (pi che altro) alle cristallizzazioni del pensiero accademico, che noi ritroviamo spesso sotto il nome di fine del sociale [Touraine 2004; 2007].
3. STORICIT E CONFLITTO

Lasciando intravedere tutto il peso incidente della propria formazione storiografica3 e, anche, quel disincanto dalle filosofie del progresso, tipico delle giovani generazioni di sociologi successive agli orrori delle due guerre mondiali, Alain Touraine da sempre interessato a comprendere il modo in cui gli uomini del mondo moderno (a prescindere dalla posizione che occupano nellorganizzazione della societ) diventano progressivamente coscienti e, quindi, potenzialmente artefici della propria storia; artefici delle organizzazioni stesse, degli investimenti, dellaccumulazione, cos come degli orientamenti particolari e generali, o meglio, di quegli orientamenti che sono il frutto dei rapporti sociali e che rappresentano lhumus intorno al quale possibile che si formi uno sfondo culturale comune. vero che, fin dal passaggio dalla gemeinschaft alla gesellschaft, per utilizzare lefficace tipizzazione di Ferdinand Tnnies [1887], pressoch tutta la sociologia classica si era costituita rispondendo allesigenza di produrre unanalisi sincronica sulle conseguenze quindi, anche, sui rischi4 della modernizzazione e dellindustrializzazione; che a dire: il rispondere al bisogno di unanalisi sulle conseguenze dellazione delle forze produttive emergenti sulla natura dei rapporti e dei comportamenti. Questa lessenza, il fine cognitivo pi alto e nobile della sociologia. Ma anche vero, per, che queste forze non corrispondevano in pieno allazione di un attore determinato sulle dimensioni trascendenti e/o comunitarie del corpo sociale, piuttosto esse erano inquadrate in quel disegno cosmogonico unilineare [Ferrarotti 2003] che percepiva il divenire storico della societ come il susseguirsi di tappe di una division du travail, di una differenziazione funzionale, per i pi, incanalata sullasse di una legge della storia del tipo: tradizione ragione. In sostanza, si cominciava a spiegare il sociale con il sociale, per dirla con la prima regola
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Come ricordano, nelle loro note biografiche ed introduttive, Melucci [1975], Ceri [ 1984] e Crozier [1996], al compimento degli studi superiori, la formazione storiografica di Alain Touraine incontra il riconoscimento di una commisione presieduta da Fernand Braudel, che gli conferisce lagrgation in storia ex-aequo con Jacques Le Goff. 4 Si pensi, solo per fare un altro esempio rilevante, a due concetti destinati ad essere tra i pi fecondi nella storia della sociologia: lanomia, la cui eventuale manifestazione direttamente connessa alla presenza/assenza di una compiuta e solida coscienza sociale, ovvero di una solidariet organica dellintero corpo sociale; lalienazione, il cui manifestarsi diret tamente connesso alla, sempre maggiore, estraniazione delluomo dal proprio lavoro, ovvero, anche, alle possibilit di osservare la presenza/assenza di una effettiva coscienza di classe, o meglio di una ideologia del conflitto rivoluzionario in grado di muovere la storia e di far emergere le contraddizioni interne al capitalismo. Ebbene, come non concordare di fronte alla valutazione secondo cui questi due concetti lanomia e lalienazione assumono la portata di due sguardi profondamente diversi ma spiritualmente omogenei sulla medesima epoca? [Bonolis 2007, p. 75].

metodologica di Emile Durkheim [1895], inquadrando, per, gli effetti di tali forze in una legge deterministica e per questo, anche, etnocentrica dellevoluzione della societ. Una volta premesso ci, lopera di Alain Touraine si caratterizza proprio per lo sforzo indirizzato ad una teoria generale in grado di rappresentare il tutto attraverso le sue dinamiche, come dire, autonomamente endogene, ovvero attraverso il lavoro delle parti sulla societ. Quindi, possiamo affermare: una chance per restituire a tutti gli attori (le persone in carne ed ossa, le comunit, le minoranze, i movimenti sociali, le associazioni, i partiti, le classi dirigenti, etc.) il ruolo di protagonisti, ovvero il ruolo determinante di produrre campi di azione che danno luogo a differenziati sistemi di relazione (sistema dazione storica; sistema politico istituzionale; organizzazione sociale)5. Questo sforzo prende le distanze, principalmente, dai determinismi della struttura a una dimensione, tipici delle sociologie della coscienza collettiva, ovvero del funzionalismo e del materialismo storico; determinismi contrapposti e, allo stesso tempo, culturalmente egemoni, durante tutto larco del XX secolo. Infatti, concependo la scienza sociale come studio olistico, questi paradigmi trascuravano conviene ripetersi questa capacit degli attori collettivi, allo stesso modo della soggettivit personale, nel coltivare lautonoma attribuzione di senso e, quindi, trascuravano la capacit di questi nel costituire, in modo progressivamente consapevole, i propri campi di azione e di relazione. Essi venivano concepiti come semplici portatori delle attribuzioni connesse al posto occupato nel sistema organizzazionale, nella struttura e/o nelle sue contraddizioni economiche. Da un lato, quindi, la cultura francese del primo dopoguerra insieme allenorme influenza della cosiddetta scuola di Francoforte, dove prevalente, seppur con importanti innovazioni, lapproccio ad un marxismo dogmatico che osserva soltanto le trasformazioni delle forme del potere e, conseguentemente, vede svanire le possibilit (o meglio la necessit storica) di una genuina coscienza di classe del proletariato. Queste lenti interpretative agli occhi di Touraine lasciano in vita, soltanto, una razionalit critica in cui prendono forma le derive filosofico-pessimiste ben esemplificate dalla figura delluomo a una dimensione [Marcuse 1964] e dalle analisi, invero suggestive, circa le conformazioni di una microfisica del potere [Foucault 1977; 19976]; dallaltro lato, la cultura integrazionista nord-americana presso la quale il sistema universale ed a-storico edificato da Talcott Parsons [1951] rappresentava, non solo la pi autorevole e radicata delle dottrine accademiche, ma anche una vera e propria weltanschauung fatta propria dai settori strategici di quasi tutte le societ occidentali [cfr. Battistelli 1990; Izzo 1991]. Scrive Touraine: Io rifiuto di scegliere tra la riduzione delle condotte sociali a ruoli o alladattamento al cambiamento da un lato, e dallaltro limmagine della societ come un sistema mosso dalla sola logica della dominazione. Esistono altre condotte sociali e altri rapporti sociali. Esistono, almeno l dove non regna il totalitarismo, dei rapporti politici, una pluralit di influenze, una certa autonomia di decisione allinterno di una societ. Soprattutto esistono dei
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Vedi nota n. 2. M. Foucault, Il faut defendre la socit, Paris, Seuil-Gallimard, 1997; tr. it., Bisogna difendere la societ, Milano, Feltrinelli, 2009. Questo volume raccoglie unulte riore serie di lezioni sul potere tenute dallo stesso al Collge de France nel 1976.

conflitti e dei movimenti sociali e dunque, al di l delle istituzioni politiche, una apertura della societ, un dibattito sulla direzione del cambiamento [Touraine 1975, p. 50]. Questa apertura della societ, questo dibattito al di l delle istituzioni politiche, ci che consente ad una societ di andare oltre il suo funzionamento, oltre la concezione aprioristica delle norme, dei valori e dei tratti culturali, invero, naturalisticamente intesi. In altre parole, questa la capacit della societ (o meglio, dei rapporti tra le sue componenti) di agire su di s. Coscienza sociale non ipostatizzata, da un lato, elemento volontaristico dellazione che, dal lato dellattore, non sempre e soltanto funzione, ovvero sforzo per conformarsi a delle norme, a delle aspettative accettate di buon grado [cfr. Parsons 1937]. In questo senso, il lavoro, la pratica di produzione della societ da parte degli attori che la compongono lazione delluomo sulluomo diventa, a tutti i livelli, una pratica culturalmente orientata e, allo stesso tempo, come abbiamo visto, creatrice di orientamenti, senza per questo pensare che siano improvvisamente scomparsi i presupposti morali, ideologici e/o naturalisticamente identitari che tendono a confondere agli occhi dellattore stesso (il soggetto, il movimento sociale, etc.), ma anche agli occhi dello scienziato sociale, il reale significato della relazione entro la quale lazione stessa si inscrive. Questa individuata da Alain Touraine, fin dalle prime ricerche sul movimento operaio, descrivibile (a livello individuale e collettivo) come una capacit di creazione simbolica grazie alla quale tra una situazione e delle condotte si interpone sempre la formazione del senso e, pi in generale, un sistema di orientamento delle condotte che, in ultima analisi, rimane sempre e comunque una creazione umana rivendicata come propria. Questa capacit di produzione, per cui lidentit e lappartenenza non sono soltanto un dato aprioristico, da un lato, ci aiuta non poco a comprendere la centralit del soggetto personale, dallaltro, nel ragionamento macro costituisce lhumus di quella capacit della societ di prendere le distanze rispetto al suo funzionamento che Alain Touraine definisce storicit. Egli cerca, cos, di superare le farraginosit e i limiti del divenire storico e/o delle logiche universalistiche del sistema, costruendo uno strumento euristico che possa restituire alla sociologia la possibilit di configurare tipi storicamente determinati da tre dimensioni caratterizzanti laumentata, o diminuita, capacit di intervento delle parti sulla totalit di un agglomerato sociale complesso: il livello di conoscenza tecnica e scientifica raggiunta, il livello di accumulazione e le modalit di utilizzo del surplus materiale prodotto ed infine il valore incidente di quello che il sociologo francese chiama modello culturale-creativo [Touraine 1973]. La storicit, ovvero leffettiva capacit di una societ di agire su se stessa, costruita, prodotta e legittimata nei rapporti e, allo stesso tempo, permea di s lesistenza collettiva, ovvero impatta i diversi sistemi di relazioni sociali e gli attori che li compongono, che li vivono: La societ umana [] capace di porre, accanto allordine delle sue attivit, lordine delle sue rappresentazioni. Essa possiede un capacit simbolica che le permette di costruire un sistema di conoscenza e degli strumenti tecnici attraverso i quali essa interviene sul suo funzionamento. Ma occorre andare pi oltre. Questa capacit di agire su di s [] deve essere molto pi della creazione dellordine delle parole accanto allordine delle cose. Bisogna che lo

sdoppiamento della societ abbia dei mezzi dinvestimento. Infine questa distanza della societ rispetto a se stessa anche colta dalla coscienza sociale. Consapevolezza tragica e orgogliosa, poich essa ad un tempo coscienza di una lacerazione e di una capacit di controllo. Inventrice di conoscenza, agente dinvestimento, creatrice di una immagine della creativit, che io chiamo modello culturale, la societ produce se stessa, impone un senso a delle pratiche, ritorna su di s; essa non soltanto nella natura; essa non ha solo una storia; essa possiede la storicit, la capacit di produrre il suo campo sociale e culturale, il suo ambiente storico [Touraine 1975, p. 32, corsivi miei]. Cos, il lavoro, lazione delle parti sulla totalit diventa uno stato delle forze di produzione sociale determinato dalla storicit, cio da un modo di conoscenza, un tipo di accumulazione, e una immagine della creativit, un modello culturale; ma queste componenti della storicit appaiono sempre come presa di distanza della societ rispetto a se stessa e alla riproduzione del suo funzionamento [ibidem]. Questa endogena capacit di creazione, di presa di distanza rispetto alla statica riproduzione della realt, non pu essere ricondotta ad un insieme di valori universali o allesercizio esclusivo e dominatore di una minoranza elitaria, di una classe dirigente, poich essa definisce degli orientamenti che sono realizzati concretamente e diventano funzionamento sociale solo passando attraverso i rapporti di classe che si disputano il loro controllo [ivi, p. 70, corsivi miei]. Appare, altres, evidente che Alain Touraine, dopo aver dedicato una parte consistente della sua opera ad emendare sociologicamente concetti economici come lavoro e produzione [cfr. Crespi 1999], attribuisce, fin da subito, alla nozione di rapporti di classe7 (che ben presto abbandoner) un significato molto diverso e pi ampio di quello legato alla pi ortodossa contrapposizione tra capitale e prestatori dopera8 [cfr. Lukcs 1923]. I conflitti e le azioni connesse assumono, proprio a partire dal contesto del lavoro di fabbrica, un carattere culturale finalizzato alla possibile definizione delle modalit di utilizzo di una o pi dimensioni della storicit: ovvero, come abbiamo detto, dellaccumulazione e degli investimenti, dellutilizzo delle conoscenze tecniche e scientifiche, dellaffermazione di una forma di creativit o di un innovativo orientamento culturale. il modo in cui viene utilizzata la tecnologia, ad esempio, ed il modo in cui questa influisce sullautonomia e le condizioni del lavoratore e non le contraddizioni strutturali di natura strettamente economica (il possesso dei mezzi di produzione) a definire le caratteristiche degli orientamenti prodotti dal movimento operaio e, conseguentemente, la genesi del conflitto nella societ industriale [Touraine 1955; 1961; 1984]. In tal senso, la categoria sociologica del conflitto in quanto relazione sociale prende forma tra orientamenti diversi, ma sempre in uno sfondo culturale comune, in un linguaggio comune (quello industriale, ad esempio);
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Vedi: A. Touraine, La production de la socit, Paris, Edition de Seuil, 1973; tr. it., La produzione della societ, Il Mulino, 1975, pp. 220-228. 8 Piuttosto a mio modesto parere possibile individuare unassonanza (e non coincidenza) tra le categorie gramsciane di cultura egemonica e culture subalterne [cfr. Gramsci 1975]. Assonanza che, con le dovute sfumature, sembra essere confermata anche nelle sue recenti analisi sul Discorso Interpretativo Dominante (acronimo: DID) contenute in Penser Autrement [2007].

quindi, un movimento sociale, oltre a non essere rivoluzionario, ovvero antagonista al sistema, sembrerebbe (storicamente parlando) tendere sempre alla negoziazione e alla istituzionalizzazione, quando riconosciuto, oppure allautoreferenzialit9, o peggio ancora alla violenza quando viene negato, quando non prende forma, ovvero quando non pu essere un movimento, quando non un conflitto sociale. , quindi, compito del sociologo quello di individuare il tipo di conflitto centrale se esiste, per lappunto che caratterizza, in primis, il livello di storicit raggiunto da una societ ed, infine, la conseguente formazione dei movimenti sociali. Rimarchiamo: secondo Alain Touraine, possibile parlare di storicit (e di movimenti sociali) solo se esiste un conflitto sociale centrale. Ma, quali possono essere le peculiarit che delineano il tipo di societ ( e di storicit) in cui prende forma, con maggiore evidenza, non solo la questione del soggetto personale come dimensione dellagire, bens, anche, questa che abbiamo capito essere una assai proficua tensione tra produzione e riproduzione della realt, ovvero tra conflitto (non pi inteso come rivoluzionario, oppure, deviante) ed ordine? Credo possa essere utile circoscriverne, almeno, due: (i) In primo luogo, come abbiamo in parte accennato, laffermarsi di una conformazione nazionale post-industriale10 (detta anche societ programmata) in cui i poteri (e i relativi conflitti) non sono pi esclusivamente determinati dal possesso dei mezzi di produzione, dalla loro trasformazione e dallorganizzazione dei contesti lavorativi (che pur conservano il loro valore), bens, anche e soprattutto, dalla capacit di controllare e gestire le dimensioni eminentemente culturali della storicit (conoscenza scientifica e creativit), ovvero dalla capacit di programmare e influenzare gli orientamenti generali dellazione, dei valori, dei bisogni, del consumo delle relazioni e dellesistenza stessa; ci avviene al di fuori dei contesti del lavoro e, pi in generale, in un tipo di societ che si caratterizza per laumentata capacit di intervenire su se stessa e sui propri orientamenti, quindi, in un contesto liberato ulteriormente dalla persistenza e dallutilizzo degli eterogenei principi metasociali esistenti (il controllo e la produzione delle rappresentazioni mediatiche, oppure, viceversa, lutilizzo delle nuove tecnologie e dei new media, ovvero lautoproduzione e lautorappresentazione di s da parte degli attori sociali, solo per fare due esempi);
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Sullautoreferenzialit (identizzazione), ovvero sulla costituzione dellidentit (individuale e collettiva) come un fine da raggiungere, da costruire, quindi, non gi come un dato sociale, molto importante richiamare il contributo (per molti aspetti pionieristico) di Alberto Melucci [1982; 1987; 1991; 1994]. 10 A. Touraine, La socit post-industrielle, Parigi, Denoel-Gonthier, 1969; tr. it., La societ post-industriale, Bologna, Il Mulino, 1970, pp. 5-31; mi sia consentito di riassumere, con Luciano Gallino: Alain Touraine ha definito post-industriale una societ dove lindustria continua a svolgere [] un ruolo centrale, mantenendo il primato della produ zione e del numero degli addetti, ma nella quale n le direzioni delle aziende industriali, n i sindacati dei lavoratori, rappresentano pi soggetti di primo piano nella lotta per il potere economico e politico. La linea del conflitto si spostata; esso non verte pi sulla distribuzione tra imprenditori e lavoratori del reddito prodotto dallindustria, ma piuttosto sull orientamento e sulla formazione delle decisioni che attengono alla programmazione, non solo della produzione industriale, ma anche della scuola, dei trasporti, dei mezzi di comunicazione, dellamministrazione pubblica. Va notato che Touraine parla di programmazione in senso lato, per designare ogni azione che la societ esercita consapevolmente su s stessa; anche le leggi di riforma sono, dunque, programmazione [Gallino 1993, p. 612, corsivi miei].

(ii) per le persone e gli attori collettivi, questo un campo dazione che potremmo definire a libert dilatata; in questa cornice, al fianco di un certo livello di effettivit della dignit umana e delluguaglianza giuridica (e, quindi, possiamo dirlo, prevalentemente in democrazia), si producono quelle molteplici e culturalmente differenziate forme di resistenza agli orientamenti imposti, o meglio, vissuti dal soggetto personale come un fatto sociale esterno e coercitivo [Durkheim op. cit.]; resistenze che favoriscono il riconoscimento del peso incidente delle differenze sociali ed economiche11 nellesercizio delle libert e nelle effettive possibilit di emancipazione; passando per questo tipo di riflessione, oggi, possibile interpretare, con chiarezza sociologica, lavanzamento osservato nel corso dei decenni verso i diritti sociali e, in ultima analisi, verso quelli culturali, restituendo il giusto peso incidente allazione degli attori sociali di volta in volta presenti in una determinata situazione storica. Adesso possiamo far emergere unaffermazione che ritengo essere di un certo rilievo ai fini di questa analisi. Se mi consentito, infatti, proprio questo il momento teorico dellopera tourainiana in cui si comincia ad intravedere, con maggiore evidenza, la centralit della questione del soggetto personale come azione e relazione (con se stessi e con gli altri), quindi, come principio attivo nella nascita dei nuovi movimenti sociali e di quelle forme di conflittualit/rivendicazione assai differenti rispetto a quelle che hanno contraddistinto il contesto industriale: infatti, nella societ post-industriale la rivendicazione che un tempo fu quella del lavoratore produttivo creatore contro il peso e limmobilit dellordine, del potere e delleredit [Touraine 1973, p. 221] (la prima societ industriale), e, successivamente, quella della possibilit di conservare un certo grado di autonomia professionale e di dignit rispetto allintroduzione delle tecnologie e allorganizzazione scientifica del lavoro [cfr. Touraine et al. 1961; Touraine 1965; Touraine, A., Wieviorka, M., Dubet, F., 1984] (la societ industriale avanzata), si trasforma, gradualmente, in quella dellessere, dellautonomia della sua esperienza e della sua espressione, della sua capacit di gestire e controllare i cambiamenti che lo riguardano [Touraine 1973, p. 221, corsivo mio] (la societ post-industriale). Dallassoluta centralit trasformatrice del conflitto generato dagli orientamenti prodotti dalla classe operaia, si passa cos alla previsione di una pluralit di attori tra loro in tensione, non gi per il controllo dei mezzi o dei modi di produzione (che, qualcuno, nel bene o nel male, ha sempre in mente), bens per laccesso alla definizione e allutilizzo delle eterogenee dimensioni della storicit (movimenti sociali12), oppure, pi semplicemente, alla legittimazione dei propri interessi, o al mantenimento delle proprie prerogative, entro un determinato contesto organizzazionale (tra gli altri, i gruppi di pressione, le corporazioni, lassociazionismo)13.
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Nonostante la centralit assunta dalle dimensioni culturali della storicit, lo stesso sociologo francese attento nel precisare che, nella storia, mai societ ha consumato una parte cos minima del suo prodotto come quella post-industriale [cfr. Touraine 1969; 1975]. 12 Ricordiamo che Alain Touraine, in pi occasioni, distingue diverse tipologie di azione collettiva, nel tentativo di delimitare con maggiore precisione lambito di analisi sp ecifico dei movimenti sociali. Vedi: A. Touraine, Le retour de lacteur, Paris, Librairie Arthme Fayard, 1984; tr. it., Il ritorno dellattore sociale, Roma, Editori Riuniti, 1988, pp. 121-144. 13 Nel secondo caso, si fa esplicitamente riferimento al Resource Mobilization Approach: cfr. N. J., Smelser, Il comportamento collettivo, (op. or. 1963), Firenze, Vallecchi, 1968; D., Della

Orientamenti e pratiche che, solo nel momento in cui entrano in relazione tra loro (dominio, persuasione, consenso, resistenza, conflitto, etc.), sono in grado di definire le poste in gioco e la direzione cui tendere, informando di s lintera societ. Quindi, non mai il corpo sociale nel suo complesso che ritorna su se stesso per orientarsi. Infatti, per il ricercatore, sempre utopico pensare che un agglomerato sia capace di trasformarsi, ovvero, di agire implicitamente secondo certe forme e di superarle in modo organico e meccanicistico, semplicemente adattandosi, come del resto fa il corpo biologico. Le persone e gli attori sociali posseggono la capacit di elaborare orientamenti a partire dalle proprie pratiche, dalle proprie esperienze e dalla riflessivit del s14, informando ed influenzando lazione individuale e collettiva. Orientamenti che, solo attraverso i conflitti reciprocamente riconosciuti dagli attori, le successive, eventuali, negoziazioni e i meccanismi politici di influenza e di decisione, possono regolare le categorie della pratica, cos come quelle dellorganizzazione formale. In questo quadro di tipo macro, solo la classe dirigente lattore che detiene la possibilit, in vero pi teorica che pratica (un totalitarismo pieno, per lappunto), non solo di gestire, ma anche di identificarsi pienamente con una certa configurazione ed ipostatizzazione della storicit.
4. CATEGORIE ALLA PROVA DEL TEMPO

Noi, oggi, siamo tutti coscienti del fatto che uno degli obiettivi analitici raggiunti da Karl Marx [1859] fu quello di rappresentare la logica del divenire storico subordinando la realt culturale delluomo allenergia, alla natura e alla forza dei rapporti di dominio e conflitto permeati dalle differenti posizioni economiche occupate dalle due classi protagoniste della prima industrializzazione (struttura sovrastruttura ideologica). Allopposto, siamo altrettanto consapevoli del lungimirante sforzo operato da Max Weber nel cercare di legittimare un ragionamento ed un punto di vista diverso, puntando lo sguardo sulle origini dello spirito del capitalismo [1904; 1905], non gi cercando un nesso causale diretto tra etica del particolare fenomeno religioso e fenomeno economico, bens, identificando in quella emergente concezione del lavoro, inteso come valore culturale in s, una fondamentale precondizione, ovvero lessenza stessa di quel sistema produttivo; ragionamento, questultimo, che, non volendo escludere quello operato da Marx, si inscriveva nella cornice epistemologica di un dibattito sulla scienza storico-sociale in grado di intaccare il presupposto delloggettivit e della monocausalit (introducendo una ponderata riflessione sul metodo), non rinunciando ad una certa dote di capacit previsionale (i rischi di un agire razionale sempre pi immanente) [cfr. Ferrarotti 1965; 1991]. Una volta premesso ci, io credo sia possibile considerare il concetto di storicit proposto da Alain Touraine, come il tentativo di conciliare le caratteristiche dellaccumulazione, ovvero di societ post-industriali e contemporanee che mai hanno consumato una parte cos inferiore di quanto

Porta, M., Diani, I movimenti sociali, Roma, Carocci, 1997; D., Steven, M., Buechler, Social movements in advanced capitalism, Oxford, Oxford University Press, 1999. 14 interessante richiamare la distanza che il sociologo francese prende (in pi occasioni dalle, per certi versi simili, proposte di Giddens. Vedi: A. Touraine, Un nouveau paradigme. Pour comprendre le monde aujourdhui, Paris, Librairie Arthme Fayard, 2004; tr. It., La globalizzazione e la fine del sociale, Milano, Il Saggiatore, 2008, pp. 135-138.

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prodotto, con quelle della cultura, della conoscenza e della creativit umana15. Per questa via, si perviene, anche, ad innovare profondamente il concetto di conflitto sociale, liberandolo dalle pastoie economicistiche del marxismo (e dalla connessa ideologia) ed ancorandolo, non gi ad un presunto valore in s, quanto, piuttosto, alla capacit di creare orientamenti culturali a partire dalle proprie attivit e dalla coscienza antropologica del s. Capacit che oggi sappiamo costituisce un tratto tipico dellessere umano nella modernit. Queste impostazioni, nella prima parte dellopera tourainiana, vengono collocate in un pi complesso disegno di teoria generale, gi, molto prima di me, definito, integrato e potente [Ceri 1988], poich effettivamente in grado di costruire sincronicamente16 i propri oggetti di studio a partire dalle categorie della pratica. Oggetti di studio, sempre e comunque, storicamente situati in un tipo ideale di societ (societ pre-industriale societ industriale societ post-industriale concludendo con la cosiddetta fine del sociale; oppure, modernit bassa media alta demodernizzazione). Come abbiamo visto, lintensit, il livello raggiunto e il modo in cui vengono utilizzate le dimensioni della storicit (scienza/tecnica, accumulazione/investimenti e creativit culturale), non solo hanno consentito di concettualizzare laumentata (o diminuita) capacit degli attori di agire autonomamente entro dei rapporti, ma anche di individuare, sulla base di uno sfondo culturale comune e di orientamenti contrapposti, il tipo di conflitto sociale che caratterizza un particolare sistema dazione storica. Al contempo, per, utile considerare che i presupposti epistemologici di un siffatto modo di indagine, in quanto fortemente permeato da e correlato a quella soggettivit che, gi, lo stesso Georg Simmel richiamava con la metafora dellurto tra la vita e la forma17, non possono in alcun modo caratterizzarsi per la forsennata ricerca dellintima coerenza del singolo sistema di pensiero, oppure, peggio ancora, per il tentativo di edificare una presunta oggettivit del modo di conoscenza. Lo stesso Alain Touraine, infatti, pienamente consapevole della natura flessibile dei concetti edificati, non perde mai loccasione per distanziarsi, correggere e smontare, con il trascorrere del tempo, la natura delle sue riflessioni e delle sue proposte interpretative. Queste considerazioni, per, non possono in alcun modo avallare e giustificare la, fin troppo semplice, analisi dei soli punti di arrivo di una cos complessa opera. Per comprendere, con maggiore profondit, la ricchezza di spunti e gli infiniti strumenti interpretativi, che tutti siamo pronti ad evidenziare quando sfogliamo le pubblicazioni di Alain Touraine, non possiamo prescindere dalla considerazione, in primo luogo, della straordinaria coerenza dei presupposti epistemologici [par. 2], e, successivamente, con ragionevole
15

Scrive Touraine: Non bisogna cercare qui alcuna causa prima. [] Si deve rifiutare sia lidea che le forme della vita sociale siano determinate da una situazione materiale, come la tecnologia, sia lidea inversa secondo cui la societ imporrebbe la cultura a una natura, scriverebbe la civilt sulla pagina vergine di una natura selvaggia. La storicit non n unidea, n una situazione materiale; essa il proprio dellazione sociale, che costituisce la sua esperienza attraverso il senso che le attribuisce. [Touraine 1975, p. 32-33]. 16 Ancora, il Nostro afferma: La storicit di una societ non il processo che la fa passare dallo stato T allo stato T + 1. Questo concetto strettamente definito allinterno di una analisi sincronica [Touraine 1975, p. 42]. 17 Ovvero, a quellintrinseca mutevolezza ed ambivalenza del nesso coscienza azione [Simmel 1918; 1922].

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consapevolezza, dellevoluzione teorico-concettuale che quei punti di arrivo ha consentito, anche e soprattutto, attraverso un modus operandi capace di esprimere un buon livello di autocritica. Occorre, quindi, tenere in massima considerazione la crisi ed il logorio del tempo tipici di tutte quelle teorie che hanno pensato alla societ come ad unequivalenza tra questultima e la realt storica dello Stato, dei popoli e dello sfondo culturale di tipo nazionale. Queste teorie sono sempre state incardinate, a partire proprio dalla considerazione dei rapporti significativi, in una dimensione strategica della pianificazione economica e sociale18. Occorre, altres, risaltare le dinamiche che sembrano essere tipiche di societ che diventano sempre pi planetarie. Queste possono essere, principalmente e molto brevemente, limmigrazione, la mobilit territoriale sui generis, la mobilit sociale (ascendente e discendente), lemergere delle nuove tecnologie, lincredibile immediatezza dei processi di informazione, cos come, non da ultime, lorganizzazione delle imprese multinazionali e la finanziarizzazione dellecomomia globale, entrambe, sempre pi distaccate dai singoli contesti nazionali, per lo pi, lontane anni luce dalla razionalit dei rapporti inscritti nella cosiddetta economia reale: La peculiarit degli elementi globalizzati siano essi beni di consumo o mezzi di comunicazione, tecnologie o flussi finanziari consiste nel fatto che sono svincolati da una particolare organizzazione sociale [Touraine 1998, p. 11]. Ma, a mio modo di vedere, pur nella giusta considerazione dei rischi e delle innovazioni presenti in queste processualit (e in una vastissima letteratura che le accompagna), non bisogna mai commettere lerrore di pensare che le forme di integrazione e di socializzazione, cos come le tensioni sociali che sono figlie della modernit, delle societ industriali e, successivamente, del contesto postindustriale in cui abbiamo visto emergere quella conflittualit esistenziale (tipica del soggetto personale, dei nuovi movimenti sociali e dellazione delle forme tecnocratiche del potere), possano essere trattate alla stregua di una luce che si spegne improvvisamente, semplicemente, spingendo sulla posizione off il tasto di un interruttore. La crisi c, e questa trascina con s una possibile dissoluzione, ma, , anche, vero che una siffatta radicale considerazione implicherebbe unirrimediabile resa del soggetto alla propria individualit, al ripiegamento in se stessi e in una libert subordinata alla carenza di risorse, oppure, per chi pu permetterselo, alla partecipazione incondizionata alle prerogative della ragione strumentale, al carrierismo/arrivismo, ai costumi e alle tendenze del consumismo globale, alle previsioni di un melting pot sponsorizzato dai marchi delle multinazionali, oppure, ancora, ad un ritorno improvviso delle identit comunitaristiche, territoriali e/o integraliste, comunque, naturalisticamente ed aprioristicamente intese e vissute dal singolo, anche quando costruite ad hoc e contese in un vero e proprio mercato delle appartenenze. Queste tendenze, indubbiamente, rappresentano segmenti di realt empiricamente osservabili nella nostra contemporaneit. Tuttavia, se fossero realmente totalizzanti, queste contribuirebbero a configurare un futuro in cui diventerebbe reale la pi totale recisione del nesso sfera pubblica sfera
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Vedi: A. Touraine, Una sociologie sans socit, in Revue Franaise de Sociologie, Vol. 22, N. 1, pp. 3-13, 1981; A. Touraine, Le retour de lacteur, Paris, Librairie Arthme Fayard, 1984; tr. it., Il ritorno dellattore sociale, Roma, Ediotri Riuniti, 1988, pp. 37-52.

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privata [cfr. Bauman 2000]. Io, invece, ritengo che, oggi, linevitabilit di queste tendenze non contribuisce a restituire il giusto peso incidente alle dimensioni, invero complesse e (per nostra fortuna) sempre presenti, della libert costruita, difesa e rivendicata, della consapevolezza e della responsabilit. Affermiamo allora (con forza) che ancora non possiamo essere disponibili ad accettare il dominio delle succitate tendenze/derive del contemporaneo, consapevoli, per, di dover indagare e ricercare le mutate condizioni, gli eterogenei contesti, in cui si rinnova un agire in grado di realizzare la produzione del sociale. Per questo ritengo opportuno tenere in massima considerazione gli strumenti forniti, nel lungo periodo, dallopera di Alain Touraine.
5. PER RISPONDERE A DUE QUESITI

Dunque, sulla base delle considerazioni fin qui avanzate, sembra proprio giunto il momento di cercare di rispondere a due quesiti propedeutici al raggiungimento (almeno parziale) dei principali obiettivi prefissati nellintroduzione di questo paper19: (i) in primo luogo, lo abbiamo intuito, come evolve il concetto di storicit nelle pi recenti riflessioni del sociologo francese intorno alla, cos espressa, fine del sociale? (ii) In secondo luogo, in forza di questevoluzione concettuale, possibile configurare, ovvero osservare, nella realt, conflitti sociologicamente significativi, oppure piuttosto vero che, con lemergere della questione del soggetto, siamo, sovente, in presenza di unautoreferenzialit e di una frammentazione/molecolarizzazione culturale dellazione (individuale e collettiva), oppure, peggio ancora, innanzi ad un rischio immanente che ogni tensione, a qualsiasi livello del sociale, possa trasformarsi in repressione e/o in forme incomprensibili di violenza? Per rispondere a questi quesiti, io credo sia importante, a questo punto, considerare le concettualizzazioni tourainiane che ruotano intorno alla societ post-industriale [Touraine 1969; 1973; 1974; 1984], non gi come una tappa di una lineare ed inarrestabile ascesa del progresso umano nella direzione di una sempre maggiore utilizzazione consapevole e responsabile delle dimensioni della storicit, bens, come il picco pi alto di una linea che, proprio a partire dallosservazione della frammentazione culturale della conflittualit contemporanea e dalle imponenti processualit esogene derivanti dalla globalizzazione, comincia a flettersi, suggerendo (oggi pi di ieri) a tutti i rami disciplinari (compreso quello economico della crescita a tutti i costi) una profonda revisione degli strumenti e delle categorie consolidate20. Strumenti che
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Come ho scritto in precedenza, infatti, obiettivo di questo paper quello di proporre una analisi sulle conseguenze teoriche connesse alla codificazione ovvero alla presenza/assenza di concreti e produttivi rapporti conflittuali nel tessuto socio-culturale contemporaneo. [] Il beneficio di questa impostazione pu essere quello di consentire unanalisi approfondita circa la tenuta di alcune categorie concettuali tipiche dellopera tourainiana, alla luce della centralit attribuita dallo stesso autore alla dimensione del soggetto personale [rif. Par. 2]. 20 Scrive Touraine: difficile parlare di tali societ altrimenti che in termini di patologia sociale, visto che ci che le caratterizza la loro debole e declinante capacit di agire su se stesse, sicch non si tratta pi effettivamente di sistemi sociali, ma di societ divise da se stesse, ove i poveri vivono in un mondo sempre pi diverso di quello dei ricchi, ove la coesistenza di comunit chiuse e di zone di apertura alleconomia mondiale distrugge ogni possibilit sia di intervento politico sia di contestazione sociale [Touraine 1993, p. 217].

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devono, altres, poter essere utili non soltanto al discorso accademico fine a se stesso, bens, anche, a tutti i soggetti (individuali e collettivi). Ci pu voler dire, ancora una volta, che se si vuole considerare la societ solo il nome con cui si designa la somma delle interazioni, ovvero, un nome che utilizzabile solo nella misura in cui esse siano state accertate e stabilite [Simmel op. cit.], il grado di adesione della teoria (e dei concetti) alla realt dipende sempre dalla storia concreta che cambia sotto i nostri occhi. Cos, dobbiamo essere sempre disponibili nel valutare le potenzialit ancora vigenti di una societ programmata quando osserviamo la stesura e la promulgazione di determinate leggi (sovente) liberticide, cos come lutilizzo dei media nella produzione di determinate rappresentazioni sociali, oppure, ancora, ledificazione dei centri commerciali (a discapito di altri modi di concepire lo spazio sociale), in quanto leitmotiv delle prassi di urbanizzazione e conurbazione: tutto ci, solo per fare alcuni esempi tratti da una lista particolarmente affollata; daltro canto, dobbiamo essere, altres, attenti nel rintracciare diverse modalit di azione e di autorappresentazione dei propri orientamenti e delle proprie prerogative in tutti i contesti della programmazione sociale in cui possibile opporsi, essere consapevoli, ovvero cercare di costituire rapporti sociali (pi o meno istituzionalizzati) propedeutici alla partecipazione, allazione rivendicativa, invero raramente innovativa, idoneamente studiata con gli strumenti caratteristici della resource mobilization. Tutto ci, se da un lato ci consente di osservare la presenza di classi dirigenti operative e di un tessuto civile reattivo (a diversi livelli di intensit e di organizzazione dellazione), dallaltro lato non pu pi essere condizione sufficiente allutilizzo del concetto di storicit e, quindi, alla possibilit di rintracciare orientamenti effettivamente divergenti in un conflitto sociale centrale pour la production de la socit. Il concetto stesso di movimento sociale, inteso come soggetto storico protagonista, altres influenzato ( inutile negarlo in toto) da determinate condizioni sociali (non solo economiche: per esempio, le classi di et), entra inesorabilmente in crisi (almeno per quanto concerne il contesto delle nazioni occidentali). Allo stesso modo, per, dobbiamo essere disponibili nel riconoscere (ed questa la direzione cui tende Alain Touraine negli ultimi anni) che due dimensioni fondamentali della storicit il mercato, ovvero laccumulazione, ed il modello culturale registrano una progressiva estraniazione dalla consueta razionalit strategica del corpo sociale di tipo nazionale, correndo, sempre pi, il rischio di dissociarsi luna dallaltra21 e dando luogo (come abbiamo accennato), sia, alle derive tipiche del mercato globale e della concorrenza internazionale che, perlopi, tendono a sfuggire dai vincoli sociali delle norme e dellorganizzazione, rendendo tutto pi imprevedibile, sia, al ritorno dei comunitarismi identitari aprioristici (religiosi, politici, territoriali, etc.) che tendono a collocarsi tra il rischio della perdita di senso e/o della marginalit

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Si noter una scissione delle dimensioni della storicit che scaturisce dallosservazione dellazione dissociativa degli attori sociali produttivi e/o culturali, quindi dei processi storici e sociali empiricamente osservabili, che qualcosa di ben diverso dalla diversit dei punti di vista interpretativi sul capitalismo tipica della sociologia classica, ovvero di Karl Marx e di Max Weber.

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sociale22 e la capacit creativa, eminentemente culturale, che contraddistingue la soggettivit umana e la sua esperienza sociale nella modernit23. Questa la cornice in cui il sociologo francese individua lesigenza analitica di gettare un ponte tra due continenti, quello della cultura e delleconomia, che stanno allontanandosi [Touraine 1998, p. 64]: Limmagine del militante suscita in noi, quanto quella del crociato, pi sospetto che ammirazione. Anche lidea dellIo va abbandonata, perch scopriamo che la sua unit non era altro che la proiezione sullindividuo dellunit e dellautorit del sistema sociale, del principe trasformato in padre e interiorizzato sotto forma di norme morali. La socializzazione faceva trionfare il principio di realt, il quale imponeva al disordine dei desideri lordine della legge e sostituiva la pace fatta regnare dal Leviatano o dalla volont generale alla guerra di tutti contro tutti. Ed precisamente questa religione del sociale che si disgrega insieme ai suoi sostituti nelleducazione scolastica e familiare: il maestro e il suo programma, il padre e la sua autorit strutturante, [Ibidem, corsivo mio]. Ma non basta. Insieme alla disgregazione di quel principio unitario di integrazione razionale degli individui che Emile Durkheim richiamava con il concetto di solidariet organica, osserviamo, in combinato disposto, il dissolversi delle residue possibilit di concepire, mantenere e promuovere le condizioni di un linguaggio comune della cittadinanza incardinata in una cultura di tipo nazionalistico. Condizione comunicativa che, come abbiamo gi sottolineato, risulta essere una conditio sine qua non di quella proficua conflittualit sociale cui Touraine ha attribuito una funzione rilevante per gran parte della sua autorevole produzione culturale. Il conflitto sociale, in tutte le sue declinazioni, addirittura a partire da quello (micro) tra marito e moglie fino ad arrivare a quello di portata generale, quando sussiste, avviene tra orientamenti contrapposti, ma pur sempre in un linguaggio comune, compreso dalle parti. Del resto, anche Jrgen Habermas, avvicinandosi non poco a Max Weber e riferendosi specificamente al contesto strategico della nazione e della democrazia, ha sottolineato, con forza: Propagandosi a sfere di esistenza che obbedivano a leggi proprie di una razionalit pratica di ordine morale ed estetico, le forme della razionalit economica e della razionalit amministrativa conducono a una sorta di colonizzazione del vissuto. Intendo con ci limpoverimento delle possibilit di espressione e comunicazione, le quali per quanto si possa giudicare, restano ancora necessarie in societ complesse affinch gli individui possano imparare a ritrovare se stessi, ad affrontare i propri conflitti e a regolare in comune i conflitti collettivi, [Habermas 1980, p. 48].

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In un contesto globale in cui le disuguaglianze nella distribuzione delle risorse e dei diritti tendono ad acuirsi sempre di pi. 23 Vedi: A. Touraine, Critique de la modernit, Paris, Librairie Arthme Fayard, 1992; tr. it., Critica della modernit, Milano, Il Saggiatore, 1993, pp. 211-235; A. Touraine, Pourrons-nous vivre ensemble? gaux et diffrents, Paris, Librairie Arthme Fayard, 1997b; tr. it., Libert, uguaglianza, diversit. Si pu vivere insieme?, Milano, Il Saggiatore, 1998, pp. 29-63; A. Touraine, Un nouveau paradigme. Pour comprendre le monde aujourdhui, Paris, Librairie Arthme Fayard, 2004; tr. it., La globalizzazione e la fine del sociale, Milano, Il Saggiatore, 2008, pp. 63-96.

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Questo impoverimento, oggi, sembra essere un terreno di analisi condiviso da questi due eminenti studiosi. In particolare, dal sociologo francese sembra essere percepito (non a torto) come una minaccia epocale che colpisce, da un lato, il soggetto personale e la sua possibilit di edificare identit e progettualit proprie, dallaltro lato, le chances di osservare una conflittualit macro che possa essere positiva per linnovazione e la creazione di nuove forme di socialit condivisa. Dobbiamo, infatti, tenere sempre presenti le condizioni essenziali (e relazionali) che consentono lutilizzo del concetto di societ: che, per lappunto, solo un concetto utilizzabile nella misura in cui le determinanti siano accertate, stabilite, analizzate. In questa cornice, i movimenti, al pi culturali, possono essere concepiti, principalmente, come autoreferenzialmente costitutivi dei propri orientamenti. Orientamenti entro i quali cercare di ritrovare una modalit di azione a tutela della dignit e dei diritti, non pi sociali, bens personali, in quanto la soggettivazione diviene un condivisibile bisogno di individuazione, in tutti i campi, anche nellodierno mercato del lavoro24. Questa, cos espressa, minaccia, questa dissociazione di due componenti fondamentali della storicit, , quindi, simultaneamente, fonte di sofferenza ed esigenza di liberazione, ma non in alcun modo condizione sufficiente allestinzione di unazione innovatrice; effettivamente, riscontra la difficolt di costituirsi entro rapporti sociali tra attori visibilmente contrapposti, ma, potenzialmente, pu produrre, prima ancora di una proficua progettualit, il duplice e quotidiano disimpegno dalle tendenze osservabili in quella che abbiamo detto essere, sempre pi, una societ planetaria: il disimpegno dallidentit naturalisticamente intesa, ovvero dalla cultura comunitaria generatrice di tensioni e di pulsioni violente, in quanto portatrice, in un contesto storico come quello odierno, della sostanziale incomunicabilit delle differenze ed il disimpegno dalla ragione strumentale, strategica, ovvero dallimmanenza di una rational choice che esprime il proprio significato pi alto nel perseguimento di un fine egoistico e/o nellappagamento del capriccio e dellimpulso consumistico da raggiungere a tutti i costi. Dal mio punto di vista, date queste riflessioni contenute nelle ultime opere di Touraine, il soggetto emerge come una dimensione dellazione contemporanea che, in tensione con le altre modalit (pi che con altri attori), pu effettivamente contribuire alla costruzione di nuove forme di socialit (ed anche, perch no, di solidariet), innanzi al rischio (sempre avvertito fin dalla sociologia classica) di una deriva anomica, di unalienazione sociale25, di una soggezione (pi che di una soggettivit), che molti problemi genera, che molte repressioni ispira e che, in ultima analisi, molti finiscono col percepire, pi o meno consapevolmente, nella propria personale quotidianit.

24

Pensiamo, non soltanto alla crisi del sindacalismo, ma anche alla condizione soggettiva della flessibilit [cfr. Villa 2008, pp. 11-26] e al sempre pi labile confine tra tempo di lavoro e tempo di vita, per fare degli esempi. 25 Vedi nota n. 4.

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