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L’OSPEDALE DIFFICILE

SITUARSI NELLO SPAZIO PROGETTATO. PER UNA DEFINIZIONE SOCIOLOGICA DELL’ABITARE


L’esperienza che si fa nello spazio ospedaliero è molto complessa. Si ha il punto di vista che assume come
principio l’esperienza dello spazio.

DUE INSIEMI DI INTENZIONI


Da un punto di vista sociologico, uno spazio progettato dovrebbe essere sempre inteso come il risultato
dell’intersezione tra 2 insiemi di intenzioni (le intenzioni inscritte nello spazio dal progettista).
Nell’organizzazione dello spazio troviamo inscritte aspettative definite, che sono STRUTTURALI (hanno cioè
a che fare con la coerenza e la capacità performativa della forma progettata) e COMPORTAMENTALI
(riguardano le modalità di vita e d’uso dello spazio progettato). All’insieme di queste intenzioni progettuali
corrisponde l’insieme delle intenzioni dei destinatari dello spazio progettato.
Quando i destinatari si appropriano di uno spazio diventandone gli abitanti, uno spazio prima solo
potenziale diventa effettivo, lo rendono messo in pratica come realtà.

L’ABITARE COME ASSE INTERPRETATIVO


“ABITARE”: “esperienza situata nello spazio”. l’esperienza di spazio è ovunque ci troviamo, di qualunque
spazio prendiamo possesso anche solo temporaneamente “abitandolo”. L’esperienza di spazio è dinamica,
prevede movimento e spostamento. Quindi “presa di possesso”, anche temporanea, di uno spazio.

COS’E’ “ARCHITETTURA” DAL PUNTO DI VISTA DELL’ESPERIENZA


Per ARCHITETURA qui si può intendere insieme di intenzioni inscritte nello spazio. sono prima intenzioni del
progettista che pensa lo spazio e lo realizza, e poi intenzioni dell’abitante che lo vive, ripensandolo a sua
volta. L’architettura è come un insieme di opportunità che circonda il corpo.
Due aspetti: il movimento e la penetrabilità: perché lo spazio possa dirsi architettonico deve offrire al corpo
che lo abita opportunità dinamiche, e opportunità di essere penetrato (si deve intendere penetrabilità dello
spazio interno).
“Tutto ciò che non ha spazio interno non è architettura”.
Se assumiamo il punto di vista fenomenologico, con penetrabilità si deve intendere penetrabilità attraverso
i sensi, ovvero la disponibilità di uno spazio ad essere agito attraverso i sensi di cui disponiamo: tanto più
uno spazio sarà raggiungibile dai sensi, tanto più sarà architettonico. Allora, a tutte le scale, noi facciamo
sempre un esperienza guidata dai principi del corpo, perciò facciamo sempre esperienza di spazio.

INTERSCALARITA’: UNA TEORIA UNIFICATA


ABITARE: include processi diversi a diverse scale. Lo definiamo come l’insieme delle pratiche sociali se
osservate attraverso la loro relazione con lo spazio fisico all’interno del quale esse avvengono. Lo spazio
fisico, costituisce una delle determinanti dell’azione sociale.

TRE CLASSI DI OPPORTUNITA’


Lo spazio che ci circonda, e che quindi abitiamo, si presta alla nostra esperienza come un catalizzatore di
opportunità. Lo spazio va pensato come un campo di forze che orienta il nostro essere nel mondo. Lo
spazio fisico si fa cornice sociale dell’azione offrendoci tre classi di opportunità che sono: di usare il corpo,
di manipolare un significato e di fare un esperienza estetica.
Le 3 classi dell’ abitare: affordance, significato e gusto.

PRIMA CLASSE: USARE IL CORPO


Nello spazio, soprattutto, agiamo, ci muoviamo col corpo e ci disponiamo. Lo spazio è un giacimento di
affordance, o opportunità per l’azione inscritte nello spazio. il concetto di affordance riesce a cogliere una
delle modalità di relazione dello spazio e ci aiuta nel riassetto del punto di vista che mette al centro il corpo
e l’esperienza. Pensando lo spazio come un insieme di opportunità si affranca la nozione di funzione. È il
soggetto ad avere la capacità di cogliere affordance, cioè percepire lo spazio e pensare in esso opportunità.
Dalle qualità dello spazio l’attenzione si sposta dunque sulle capacità del soggetto. Le affordance sono
riconducibili a 4 classi: affordance prossemiche, di movimento, di sosta, di relazione.
Lo spazio prossimo si offre ad una interpretazione che il nostro corpo esercita continuamente.
- AFFORDANCE PROSSEMICHE: sono quell’ insieme di opportunità che si realizzano grazie alla
plasticità del corpo, cioè quelle dove pieni e vuoti, volumi di superfici e curve di corpo e spazio si
toccano e compenetrano realizzando una nuova totalità di corpo-esteso
- Nello spazio, soprattutto agiamo il muoversi e lo stare. Lo spazio si offre come vuoto da
attraversare, da percorrere. L’assetto di piani e volumi, forme e articolazioni, ci permette di
fermarci, proteggerci, attardarci. Non si dedica la giusta attenzione a questo valore dello spazio. lo
spazio vuoto, attraversabile, ci permette invece di cogliere “la realtà integrale” di un architettura,
attraverso il contrappunto corporeo del movimento-sosta che produce un abitare cinematico.
Lo spazio è di solito pensato come un vuoto o come l’assenza di un solido, e il movimento è
pensato come separato dalla sua esistenza nello spazio.
- Infine, lo spazio è cornice per la relazione. Favorisce o inibisce il contatto tra corpi, il parlare, il
guardarsi, le forme molteplici del dialogo. Le opportunità spaziali alla società qualificano l’ambiente
modulando una centralità della nostra esperienza di spazio: sono affordance che si colgono in
coppia o in gruppo, e permettono lo svolgersi della naturale predisposizione al rapporto.

SECONDA CLASSE: ESTRARRE E IMMETTERE SIGNIFICATI


Lo spazio che ci circonda è il naturale supporto su cui si materializzano segni. L’ambiente offre opportunità
per inscrivere segni che rimandano a significati, cioè individuare nessi in questo caso tra il mondo sensibile
e quello dei significati che sta nelle nostre menti. 2 famiglie di segni che interessano l’architettura: i segni
della produzione (quelli inscritti nello spazio progettato durante le fasi della produzione dell’architettura,
cioè i segni che il progettista inscrive nel progetto) e i segni della fruizione (quelli che l’abitante inscrive
nello spazio che vive, sono addizioni alla forma che rimandano ad un contenuto, elementi che aggiungono
elementi comunicativi).
Nei molti casi in cui edificare e abitare sono processi quasi coincidenti, i segni della produzione e della
fruizione saranno prodotti dagli stessi soggetti e sarà inutile e impossibile distinguerli.
Si da una duplice opportunità in termini di semantica dell’architettura: estrarre i significati della
produzione; immettere segni propri.
I segni della produzione architettonica sono materia complessa, ma è essenziale, non assegnargli alcun
primato. Trattare i segni della produzione vuol dire considerare lo spazio progettato come dispositivo
semantico.
La “Ringstrasse” è un esempio di intenzioni semantiche dichiarate e di immediata leggibilità architettonica.
Oggi si ha l’indebolimento degli aspetti semantici, ma riguarda solo i segni della produzione

TERZA CLASSE: ASSAGGIARE LO SPAZIO


L’esperienza dello spazio è un fatto sensoriale. Nell’abitare l’architettura si attivano in noi una classe di
processi che hanno natura autonoma. Assaggiamo lo spazio attraverso i sensi, ed esso penetra in noi e
attiva processi interni diversificati, che vanno però subito sottratti alla forza gravitazionale esercitata dalla
“esperienza estetica”: il gustare lo spazio, non esaurisce questa classe di esperienze. Accanto a queste
esperienze estetiche, attive, cioè che implicano una partecipazione del soggetto che esperisce in modo
cosciente, vi è un intera famiglia di esperienze inconsapevoli, cioè passive, per cui lo spazio produce effetti
che alterano il nostro stato interno senza alcuna nostra partecipazione avvertita.

IL GUSTO ATTIVO
Lo spazio progettato e l’architettura sono anche fati artistici, e quindi motivo inesauribile di godimento.
Cluster definition: il cluster è composto da 12 elementi che definiscono l’arte come pratica sociale ovunque
rintracciabile nelle società umane. Questa famiglia di pratiche, ha confini non definibili. Dal cluster emerge
con chiarezza l’esperienza artistica per come si radica in esperienze sociali. Gli elementi del cluster:
godimento, l’ oggetto dell’esperienza è apprezzato come fonte di piacere; talento, la produzione
dell’oggetto richiede abilità speciali; stile, l’oggetto entrano in relazione con un canone di scelte espressive
codificate socialmente, fornisce cioè uno sfondo condiviso, dove esercitare la propria libertà artistica e
interpretativa; creatività, l’oggetto è apprezzato per novità, creatività, originalità e per la capacità di
sorprendere i destinatari; ricezione critica, l’oggetto, la performance, le pratiche produttive ad essi relative,
sono accompagnati da un discorso critico; rappresentazione, l’oggetto o la performance riproducono,
imitano o rappresentano un qualche referente immaginario o reale; sospensione, la fruizione dell’oggetto
implica una messa tra parentesi della quotidianità, la dimensione dell’ordinario è sospesa; autorialità,
l’oggetto o la performance sono portatori dell’individualità del creatore, il produttore esprime una
dimensione interna consegnandola al fruitore; saturazione emotiva, l’oggetto o la performance sono
prodotti e fruiti in una condizione di tono emotivo; saturazione cognitiva, l’oggetto o la performance sono
prodotti e fruiti in una condizione che impegna capacità di pensiero; contesto istituzionale, l’oggetto o la
performance acquisiscono senso; immaginatività, l’oggetto è un mondo creato, ed è capace di evocare un
orizzonte di possibilità che trascendono l’ immediatezza e la causalità e aprono nuove possibilità di fantasia
e immaginazione.

IL GUSTO PASSIVO
Si ha disattenzione che caratterizza l’esperienza dell’architettura. Si intravede un modello di influenze dello
spazio sul sistema psico-fisico umano. Sembra emergere la sorprendente sensibilità dell’organismo umano
allo spazio circostante.
Una differenza spaziale modesta produce effetti sistemici sui soggetti.

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PRIVACY CLOUD, DIGNITA’ E RISERVATEZZA NELL’OSPEDALE. UN’ANALISI DEL RAPPORTO TRA
SPAZIO E RELAZIONI SOCIALI
1.INTRODUZIONE
L’analisi degli aspetti legati alla dignità, alla privacy e alla riservatezza negli spazi ospedalieri è un
interessante banco di prova per le analisi su come gli spazi intervengono nelle modalità con cui i soggetti si
mettono in relazione tra loro.
Il tema assume particolare rilevanza negli spazi ospedalieri, dove spesso, privacy, dignità e riservatezza
sono tra i diritti del paziente più affievoliti (anche se si insiste alla riduzione della distanza tra l’esperienza
del paziente negli spazi ospedalieri e quella che egli compie fuori, nella vita quotidiana.

2.UNA LETTURA TEORICA: DIFFERENZE E CONNESSIONI SEMANTICHE TRA I CONCETTI


La PRIVACY, in questo contesto, può essere definita come “la possibilità di controllo selettivo sul contatto
sociale”. Non è solo da legare alla ricerca di riservatezza, isolamento, ritiro dagli altri, quanto alla possibilità
di poter modulare, il grado di interazione sociale con il resto del mondo. Ha una natura dialettica, in quanto
elemento che specifica il grado di interazione sociale, ed è al centro di un processo negoziale continuo.
In relazione agli altri soggetti, il concetto di privacy include 3 sottodimensioni: quella relativa al controllo
della sfera fisica, nella quale si può voler limitare l’accesso agli altri; quella relativa alla libertà di operare
scelte rilevanti autonome; e quella della privacy riguardo alle informazioni personali: ci si riferisce a
quest’ultimo aspetto quando si parla di RISERVATEZZA o PRIVACY INFORMATIVA. Le sottodimensioni
implicate nel concetto di DIGNITA’ sono quella del: RISPETTO, dell’AUTONOMIA, dell’EMPOWERMENT e
della COMUNICAZIONE. Dei 3 concetti, quello di dignità ha una copertura semantica particolarmente ampia.
Sono 3 concetti che, seppure distinti, presentano delle connessioni semantiche che hanno degli effetti su
come essi vengono impiegati nel campo ospedaliero.

3.DAL PUNTO DI VISTA DI PAZIENTI E OPERATORI: LA PRIVACY CLOUD


Nell’origine anglosassone, del concetto di privacy, esso tradizionalmente è uno dei dispositivi socio-culturali
che contribuisce alla regolazione di un rapporto, quello tra cittadini e potere pubblico.
In Italia, privacy e riservatezza sono entrati nel discorso pubblico negli ultimi 20 anni, posta al centro di una
crescente attenzione.
Questa complessità è stata rintracciata anche attraverso l’analisi empirica nel campo ospedaliero. Nel corso
della ricerca, è emerso come sia i pazienti che gli operatori, fanno spesso riferimento a molte delle
dimensioni che, la letteratura ha individuato come attinenti alla privacy, alla riservatezza e alla dignità.
Nella maggior parte dei casi gli attori interpellati fanno uso esclusivamente del termine “PRIVACY”, con
difficoltà di distinguere le differenze tra i 3 concetti, portando i soggetti a ricomporre tutte le loro
dimensioni in un'unica nuvola concettuale: “PRIVACY CLOUD”.
Questo meta-concetto è utile per mettere in evidenza lo scarto che c’è tra come la privacy viene definita in
letteratura e il senso che invece viene attribuito a questo termine da chi lo usa per raccontare la propria
esperienza nell’ospedale. La ricerca ha infatti cercato di problematizzare la relazione tra la dimensione
spaziale e le diverse dimensioni di questa nuvola concettuale. Le interviste che sono alla base di questa
analisi vertevano più direttamente sugli aspetti spaziali e organizzativi dei percorsi studiati e solo in modo
mediato su quello dei diritti.

4.QUANDO è IN GIOCO LA DIMENSIONE SPAZIALE. UNA NOTA METODOLOGICA


Le interviste sono iniziate solo dopo una prima fase esplorativa in cui l’osservazione delle ROUTINES e degli
indizi socio-ambientali hanno portato ad identificare aspetti e pratiche che potevano essere sintomi di
problemi legati alla sfera definita PRIVACY CLOUD.
Le interviste sono state più difficilmente in grado di far emergere alcune criticità della Privacy Cloud.
L’osservazione ha invece garantito una potenzialità euristica maggiore. Le interviste contribuiscono a
comprendere meglio. L’interazione tra osservazione e intervista è proficua e necessaria.
Oltre che consentire il controllo delle ipotesi emerse tramite l’osservazione, le interviste hanno permesso di
tematizzare le differenze tra diverse categorie di attori nel rapporto tra dimensione spaziale e dimensioni
della Privacy Cloud. Quanto emerso dalle interviste in profondità è in linea con quanto riportato dalla
letteratura scientifica.
Rispetto ai pazienti, sono i loro accompagnatori a fare più spesso riferimento ai problemi della PRIVACY
CLOUD. Al crescere della gravità della condizione di salute dei pazienti, aumenta anche il grado della loro
concentrazione sugli aspetti clinici della loro esperienza nell’ospedale.
“quando una persona anziana si sente male, gli aspetti legati alla privacy passano in secondo piano”.
Sono proprio gli accompagnatori dei pazienti ad avere generalmente a disposizione risorse cognitive
sufficienti da prestare attenzione anche ad altri aspetti dell’esperienza dei loro cari, e tra questi aspetti ci
sono anche i loro problemi di dignità, riservatezza e privacy.

5.SPAZI E SENSI: 2 ELEMENTI DI UNA RELAZIONE


5.1 il grado di libertà concesso dallo spazio: hardware, midware e software
È utile distinguere gli elementi che strutturano lo spazio sulla base del grado di libertà con cui gli abitanti
possono direttamente modificarli, agire sulla loro configurazione o sul loro posizionamento. Gli elementi
dello spazio possono essere collocati su un continuum che va dal grado di libertà minimo a quello massimo.
Lungo di esso possiamo individuare 3 classi ordinate:
1- Quella dell’HARDWARE, che contiene gli elementi spaziali su cui l’abitante non può intervenire
direttamente e dunque rispetto ai quali ha un grado di libertà minimo: elementi che definiscono
strutturalmente lo spazio, e che quindi non possono essere spostati o modificati dagli abitanti, se
non a fronte di interventi straordinari sulla sua struttura, come i muri di una stanza;
2- Quella del MIDWARE, di cui fanno parte gli elementi che possono essere modificati o riposizionati
dagli abitanti, ma a fronte di un intervento che, seppur non strutturale, richiede comunque un
azione che va oltre le possibilità ordinarie e quotidiane dell’abitante, come le scrivanie in un luogo
di lavoro o le sedute in una sala d’aspetto; tuttavia, per dimensioni, peso, ancoraggio, sono oggetto
di interventi solo saltuariamente e non nel loro uso quotidiano, e spesso solo mediante l’intervento
di figure progettuali intermedie (tecnico). Siamo a un grado di libertà maggiore, ma le possibilità
che l’elemento spaziale lascia all’abitante sono ancora limitate.
3- Quella del SOFTWARE, in cui ricadono gli elementi spaziali che, per le loro caratteristiche fisiche o
morfologiche, sono facilmente modificabili, riconfigurabili o riposizionabili da parte degli abitanti di
uno spazio, come la gran parte degli arredi più leggeri: sedute, lampade. Hanno quindi una libertà
molto grande nella strutturazione del loro rapporto con lo spazio e i suoi elementi.

5.2 i sensi coinvolti e gli aspetti prossemici


I problemi di dignità, privacy e riservatezza emersi dall’analisi sul campo sono prevalentemente in relazione
con alcuni dei sensi alla base delle nostre percezioni: vista, udito, olfatto, tatto. Lo spazio e le pratiche da
esso mediate hanno effetti su come tali sensi sono messi in gioco e sulle esperienze sensoriali che ne
derivano. Ciò avviene in senso sia passivo che attivo.
- In senso ATTIVO: ascoltare, vedere, toccare, odorare;
- SENSO: udito, vista, tatto, olfatto;
- In senso PASSIVO: essere ascoltato, essere visto, essere toccato, essere odorato.
Esperienze sensoriali che i pazienti riferiscono più spesso ai problemi della Privacy Cloud, sia in senso attivo
che passivo.
Un indicatore della presenza di criticità in questo ambito spesso è il senso di imbarazzo e disagio raccontato
dai soggetti. Nella maggior parte dei casi i soggetti tendono a ricondurre queste esperienze non desiderate
a generici problemi di privacy. E la risposta dei soggetti è quella tipica della ricerca di una rimodulazione del
livello di relazione sociale, con modalità diverse.
Molti dei problemi della privacy cloud sono testimoniati proprio dal modo in cui i soggetti si mettono in
relazione con quanto avviene intorno a loro.

6.PROBLEMI DELLA PRIVACY CLOUD LEGATI ALLO SPAZIO. 3 TIPI


Sono emersi 3 tipi prevalenti di condizioni legate allo spazio, che possono essere in relazione con problemi
della privacy cloud. Ognuno di questi tipi può essere legato a configurazioni spaziali che includono elementi
di hardware, midware e software. Ognuna delle 3 condizioni si presenta spesso congiuntamente alle altre,
rendendo i problemi della privacy cloud ancora più rilevanti e di maggiore complessità.

6.1 la carenza di spazio


Negli ospedali gli spazi affollati sono quelli in cui si verificano con maggiore facilità le esperienze sensoriali
legate alle criticità della privacy cloud. Un caso tipico di problemi dovuti alla generale carenza di spazio si
riscontra nei pronto soccorso. A questa crescita non ha generalmente corrisposto un conseguente
ridimensionamento degli spazi, per i costi, i tempi e le difficoltà che le necessarie modifiche all’hardware
avrebbero richiesto. Ciò si traduce in un sovraffollamento degli spazi. Le differenti esperienze sensoriali,
attive e passive, dei pazienti e dei loro accompagnatori possono essere ricondotte a problemi legati a varie
dimensioni della privacy cloud. Anche la dimensione della dignità è toccata, in quanto i pazienti sono
oggetti o soggetti di una visione forzata di scene e situazioni di differenza e debolezza, anche per l’ascolto
forzato di conversazione e di fatti che rappresentano un ulteriore disagio.
Sono spesso gli accompagnatori quelli che rimangono più colpiti dalle condizioni critiche in cui i loro cari si
trovano a causa della carenza di spazi. Uno dei temi che ricorre più spesso nelle interviste con gli attori
maggiormente deputati alla gestione degli spazi dei percorsi studiati, è la domanda diffusa di spazi con un
grado di flessibilità tale da consentirne la modifica in relazione al cambiamento dei bisogni.
Negli operatori, c’è grande consapevolezza del continuo processo di trasformazione dell’utenza, e dei suoi
effetti sulle esperienze dei pazienti. È chiaro allora come una delle chiavi attraverso cui sia possibile
affrontare le criticità della privacy cloud sia di natura progettuale.

6.2 l’inadeguatezza dello spazio


Talvolta i problemi della privacy cloud sono legati a specifiche caratteristiche degli elementi spaziali che li
rendono inadeguati a garantire i diritti di riservatezza, dignità o privacy dei pazienti o utenti. Ma ciò
dipende dal grado di libertà con cui gli operatori possono intervenire sugli elementi spaziali.
La criticità è aggravata tra la connessione visiva reciproca tra gli attende e il paziente al triage, che lo rende
consapevole che la sua conversazione con l’infermiere triagista può essere ascoltata. Quando i temi da
affrontare durante il triage sono particolarmente delicati, per l’imbarazzo che ne consegue, le persone non
si sentono completamente libere di parlare con l’infermiere che sta al bancone.
Quindi gli sforzi degli operatori per adottare una particolare sensibilità nella costruzione di un rapporto con
il paziente vengono vanificati dall’inadeguatezza dello spazio
6.3 l’inadeguatezza delle pratiche mediate dallo spazio
Queste pratiche (che si discostano da prescrizioni sull’uso dello spazio) assumono particolare importanza
poiché rappresentano un indizio interessante di un conflitto tra la dimensione spaziale e le esigenze di chi
vive gli spazi ospedalieri. Le criticità della privacy cloud in questo caso sono quindi effetti indiretti di
pratiche inadeguate mediate dallo spazio e dell’incapacità di quest’ultimo di rispondere ad alcuni bisogni
degli attori. Un primo esempio è legato alla violazione delle norme d’accesso dei parenti agli spazi di visita
di un PS. Qui ai parenti viene richiesto di attendere in una sala a loro dedicata collocata poco dopo
l’ingresso del PS, tentando però ripetutamente di avvicinarsi ai pazienti, anche se ciò non è permesso. La
posizione in cui è collocato il bancone del triage rende difficile per gli infermieri controllare lo spazio e
impedire questi accessi indesiderati. Ma nell’entrare nell’area di media intensità i parenti passano davanti
ad altri pazienti in cura, che si trovano ad essere visti in condizioni spesso non desiderabili.
Quindi qui si ha una pratica che viola le norme d’uso dello spazio. ma questa violazione è mediata da una
particolare scelta progettuale che interviene sulla dimensione spaziale.
Si hanno quindi criticità dovute ad una pratica inadeguata, sulla quale pesano le caratteristiche dello spazio.

7.CONCLUSIONI
Negli ospedali si sente spesso dire che le problematiche relative alla privacy cloud sono in qualche modo un
“male minore”. Un affievolimento dei diritti ad esse corrispondenti viene talvolta considerato dai pazienti
una condizione necessaria seppur fastidiosa per ricevere prestazioni sanitarie in un regime che è percepito
come di scarsità di risorse umane e materiali. La ricerca scientifica è molto chiara nel mostrare quanto gli
effetti positivi di una loro riduzione si estendano ben oltre le dimensioni direttamente interessate e abbiano
ricadute anche su altri aspetti. A volte accorgimenti di piccola portata sono in grado di attenuare alcune
criticità. È bene chiarire la difficoltà con cui un intervento sullo spazio possa produrre effetti sensibili senza
un corrispondente intervento a livello culturale e sulle pratiche di chi opera negli ospedali. Molto in questo
ambito è legato alla qualità dei rapporti che si instaurano, ad esempio, tra pazienti ed operatori. Tuttavia è
chiaro il ruolo di molte scelte progettuali nel favorire certi cambiamenti culturali e organizzativi. Gli
interventi nei 2 ambiti dovrebbero andare il più possibile di pari passo.
Tendenzialmente, un maggiore grado di libertà concesso dallo spazio offre maggiori opportunità per il
controllo della relazione sociale ai pazienti, e dunque un maggiore livello di privacy. Da qui discende la
necessità di favorire nella progettazione ospedaliera scelte che mirino alla flessibilità e alla modificabilità
degli spazi, per essere adattati con minore difficoltà alle trasformazioni di medio e lungo periodo dei
bisogni, e per essere più facilmente controllabili dagli stessi abitanti degli spazi.
L’adozione di scelte e soluzioni che mirino a massimizzare il grado di controllo sullo spazio a parità di costi
rappresenta una sfida progettuale da perseguire. L’adozione di strategie che consentono una maggiore
semplicità di adattamento degli spazi e la continua valutazione degli effetti delle scelte adottate sulla
relazione tra soggetti e spazio sono 2 elementi che vanno di pari passo.

LA GIUSTA DISTANZA. PRATICHE D’USO DEGLI SPAZI E CULTURE ORGANIZZATIVE IN OSPEDALE


1.INTRODUZIONE
Il saggio vuole indagare le pratiche d’uso dello spazio ospedaliero da parte degli attori sociali che lo abitano
usando come cornice teorica il concetto di cultura organizzativa. Le pratiche di infrazione delle norme
saranno messe in relazione con quelli che Schein chiama “gli assunti di base” della cultura organizzativa in
ospedale. Le infrazioni delle regole rappresentano una particolare occasione di decodifica degli assunti di
base di una cultura organizzativa, in quanto possono far emergere la presenza di dualismi, tensioni e
divergenze fra attori organizzativi diversi.

2.CULTURA ORGANIZZATIVA E SPAZIO OSPEDALIERO


Gli studi organizzativi hanno visto negli ultimi 30 anni crescere l’interesse per gli approcci centrati, sulle
risorse espressive e simboliche dell’organizzazione, attraverso il concetto chiave di CULTURA
ORGANIZZATIVA, che rappresenta una sorta di collante sociale che tiene insieme le organizzazioni fornendo
un’identità comune ai suoi membri. Secondo Schein l’analisi della cultura di un’organizzazione comporta 3
diversi livelli, che vanno dal più visibile al più nascosto: gli “ARTEFATTI” (i processi organizzativi visibili, la
tecnologia in uso, il linguaggio scritto e parlato, le procedure e i comportamenti manifesti, il codice di
abbigliamento); I VALORI CONDIVISI DICHIARATI (l’orientamento al cliente, il lavoro di squadra); e gli
“ASSUNTI DI BASE”, spesso non consapevoli, che riguardano le questioni fondamentali delle relazioni, degli
stili di convivenza, della natura dell’uomo. Assumono centralità gli “assunti impliciti”, dati per scontati, così
potenti perché meno discutibili e confrontabili dei valori dichiaratamente accettabili. Capiamo di aver a che
fare con un assunto “quando riscontriamo nei nostri interlocutori un rifiuto a mettere qualcosa in
discussione o quando sollevando un certo problema siamo considerati matti o ignoranti”. Esempi di assunti
di base: la relazione dell’organizzazione con l’ambiente esterno e la natura delle relazioni umane.
Nella cultura dell’organizzazione ospedaliera gli assunti di base vertono su alcune questioni generali alla
base della sua mission: la concezione di cura e di malattia. La cultura organizzativa in ospedale è basata su
una serie di regole implicite che costituiscono il tacito patto tra ospedale e paziente ricoverato, che riguarda
anche la regolazione della presenza di accompagnatori negli spazi dell’ospedale.
L’ospedale si configura come organizzazione abitata da più attori: staff, pazienti e accompagnatori. Gli spazi
tra utenti e operatori, non sono sempre rigidamente separati.
La gestione dello spazio può essere in relazione con gli assunti di base. Nel caso limite dell’ospedale
psichiatrico Goffman analizza la territorialità dell’ospedale: gli spazi proibiti ai pazienti, gli spazi sorvegliati e
i “luoghi liberi”. Goffman considera anche quello che chiama “territorio personale”, dove l’individuo si
sente a suo agio e protetto finché il sistema glielo consente. Nell’ospedale psichiatrico “la libertà aveva una
sua geografia”. Alcuni assunti che riguardano il patto tra pazienti e struttura ospedaliera toccano il tema
della presenza dei familiari. Tutto ciò che accade al paziente e gli eventi connessi alla terapia sono spesso
analizzati sono all’ interno della relazione medico-paziente, considerata il contesto di riferimento, secondo
il modello della “famiglia assente”.
Le infrazioni delle regole sono un oggetto comune delle “storie” che circolano nell’organizzazione e
possono essere interpretate come espressione di dualismi interni all’organizzazione stessa. Le storie che
narrano di infrazioni di regole sembrano esprimere le tensioni derivanti dal conflitto tra esigenze
organizzative espresse da attori diversi.
Nel caso dell’organizzazione ospedaliera possono emergere esigenze di attori sociali diversi.

3.IL CONFINE SPAZIALE DELLA CURA: LA SALA D’ATTESA


La sala d’attesa costituisce il luogo d’entrata nella cultura organizzativa dell’ospedale, il primo impatto del
paziente con le norme ospedaliere e contribuisce alla percezione globale della qualità della cura.
L’organizzazione ospedaliera esprime i confini spaziali del ruolo di “paziente” attraverso le proprie
procedure e norme. Gli infermieri esprimono la paura di esser giudicati dalla presenza degli
accompagnatori nello spazio di lavoro; e loro esprimono il timore di non essere presenti in momenti cruciali
per le scelte di cura del parente. Alcuni pazienti esprimono la necessità di un maggiore controllo nelle
decisioni rispetto al proprio percorso sanitario, e l’attesa è segnalata come l’area principale in cui si
sperimenta la percezione della mancanza di controllo. La sala d’attesa è inoltre indicata come il luogo in cui
i pazienti comunicano tra di loro, scambiandosi informazioni sulla cura.
Si ha la possibilità che un paziente devi il percorso delimitato dalle procedure, e che segua percorsi spaziali
diversi o che si inoltri in “territori” considerati non leciti dalle procedure ospedaliere.
Il tema della distanza dal luogo della prestazione è uno dei temi emergenti.

4.REGOLE, INFRAZIONI E PRATICHE D’USO DEGLI SPAZI IN OSPEDALE. ANALISI DI 2 CASI EMPIRICI

4.1 la sala d’attesa del pronto soccorso


Il primo caso empirico riguarda la sala d’attesa di un pronto soccorso ed è connesso alla relazione fra
pazienti e accompagnatori durante l’esperienza di cura.
La ristrutturazione ha previsto un organizzazione dello spazio con una sala d’attesa esterna per gli
accompagnatori e una sala d’attesa riservata ai pazienti interna. Fra le 2 sale d’attesa è presente una porta-
finestra di vetro che non è possibile aprire. È emersa quindi come pratica ripetuta la violazione della
procedura che assegna agli accompagnatori l’uso della sala d’attesa esterna. Lo staff ospedaliero cerca
quindi di far rispettare i limiti spaziali dell’attesa. Nello spazio interno, non c’è separazione tra la sala
d’attesa interna e l’area per i pazienti con i codici più gravi spesso in barella. I parenti, entrando, fanno un
ulteriore violazione della delimitazione degli spazi. Gli accompagnatori una volta entrati nello spazio interno
accettano con difficoltà le richieste di allontanamento da parte dello staff e la separazione dai loro parenti
nel tempo d’attesa. Le violazioni delle regole sono collegate all’ansia creata dalla divisione spaziale dai
propri parenti, dal distacco in un momento rilevante.
La ricerca della continuità spaziale tra pazienti e i loro accompagnatori incontra i divieti d’uso dello spazio

4.2 la sala d’attesa del poliambulatorio


Il secondo caso empirico riguarda lo spazio d’attesa di un poliambulatorio, che si trova in un area
dell’ospedale costituita da più corridoi adiacenti, in molti dei quali non c’è possibilità di seduta per i pazienti
in attesa. È dotato di una sala d’attesa centralizzata, in una posizione tale per cui i pazienti in attesa non
hanno accesso visivo alle stanze del poliambulatorio. Non è permesso sostare lungo il corridoio, bensì in
sala d’attesa. Vi sono state ripetute infrazioni, preferendo stare vicini alle porte degli ambulatori. Le
pratiche d’uso sono costruite socialmente in base ai comportamenti degli altri attori: chi arriva e vede le
persone in piedi aspettare davanti gli ambulatori seguono il loro comportamento. Le persone preferiscono
aspettare in piedi, perché altrimenti la sensazione è di essere dimenticati dal personale. I pazienti cercano
la massima continuità spaziale tra spazi d’attesa e spazi in cui si svolgono le prestazioni medico sanitarie,
nei casi in cui viene a mancare la percezione della continuità. Per gli operatori, si ha il “sovraffollamento” di
pazienti considerati invadenti, con conseguenze anche sulla privacy di altri pazienti. La privacy è proposta
come norme esplicita da rispettare. Da una parte gli operatori cercano di comprendere il comportamento
dei pazienti, dall’altra si mette in evidenza la loro difficoltà di lavorare in una condizione in cui i pazienti in
attesa fanno sentire la loro presenza. Si ha un dualismo tra i pazienti e lo staff ospedaliero.
Per i pazienti lo spazio del corridoio, anche in mancanza di sedie, è percepito come spazio d’attesa; per lo
staff è invece considerato come uno spazio libero non adibito all’attesa

5.CONCLUSIONI. VIOLAZIONE DELLE NORME E ASSUNTI DI BASE: LA CURA SCHERMATA E LA CURA


COMPARTECIPATA
Le pratiche d’infrazione delle norme e le strategie dell’organizzazione ospedaliera per farle rispettare
possono essere ricondotte alla discrepanza tra assunti organizzativi diversi relativi a uno dei nodi di
significato su cui si fonda l’ospedale stesso: la concezione di cura. Le sale d’attesa risultano nella pratica di
pazienti e accompagnatori luoghi “vuoti”, non abitati e non considerati idonei, che costituisce un ulteriore
elemento di espressione di un dualismo.
Assunti di base diversi, possono strutturare configurazioni spaziali dell’attesa e pratiche d’uso diverse, che si
possono definire come la cura schermata(ha in sé un accezione di cura “a porte chiuse”), familiari e
accompagnatori non hanno accesso alla prestazione medico sanitaria. La cultura organizzativa prevede una
strutturazione degli spazi di cura e attesa separati da uno spazio “cuscinetto”: una “giusta distanza”, che
prevede una separazione tra spazio di lavoro e spazio d’attesa di pazienti e accompagnatori. Il collegamento
tra accesso alla cura e l’attesa può essere regolato da sistemi elettronici. La privacy è proposta come norma
esplicita da rispettare. Pazienti e accompagnatori possono non aderirvi, infrangendo le regole per accedere
agli spazi. Lo staff cerca quindi di far rispettare le regole; e la cura compartecipata, dove si prevedono spazi
della cura aperti, in cui anche gli accompagnatori possono accedere al luogo della prestazione medico-
sanitaria. Nella relazione tra paziente e staff medico, si includono i parenti e accompagnatori, allentando
così le barriere fisiche e architettoniche. Gli spazi di cura e gli spazi d’attesa sono concepiti come prossimi e
comunicanti.
Il dualismo della cura schermata, pone il tema della progettazione di spazi ospedalieri con caratteristiche
che siano in grado di conciliare bisogni dei diversi attori che abitano gli spazi ospedalieri: staff, pazienti e
accompagnatori.
Le modalità con cui si sceglie di configurare lo spazio in ospedale, è connesso alla concezione organizzativa
della cura, la mission dell’organizzazione complessa-ospedale. La strutturazione dello spazio nella sala
d’attesa, è un aspetto centrale per la relazione tra pazienti e reti di supporto familiari, e per la percezione
stessa della presa in carico.

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