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Metafisica,Aristotele.Libro IV°.

1.Definizione della Metafisica come Scienza dell‟Essere in quanto Essere.

C‟è una Scienza che studia l‟Essere in quanto Essere e le relative proprietà. Essa
non può paragonarsi a nessun altra Scienza particolare in quanto nessuna di
esse studia l‟Essere in universale,ma si concentrano tutte su un determinato
aspetto dell‟Essere (come fanno ad es:le Scienze Matematiche.) Dato che noi
ricerchiamo le cause e i principi primi è evidente che essi devono stare alla base
di una qualche realtà che è per sé. I Presocratici cercavano questi principi
supremi,lo stesso dobbiamo fare noi.

2.I significati dell‟Essere, i rapporti tra l„ Uno e l‟Essere e le varie nozioni che
rientrano nell‟ambito della Scienza dell‟Essere.

L‟Essere si dice in molti modi,ma tutti fanno riferimento a un‟ unità determinata.
Dire l‟Essere equivale dunque a dire “sano” riferendosi a tutto ciò che riguarda la
Salute. O in quanto la conserva,o in quanto la produce,o in quanto ne è
sintomo,o in quanto è in grado di riceverla. Alcune cose sono chiamate Esseri
perché sono Sostanza,altre perché sono caratteristiche della Sostanza,altre in
quanto vie che ci conducono alla Sostanza. Oppure ancora sono chiamate Esseri
in quanto privazioni,corruzioni o cause generatrici sia della Sostanza sia in
quanto attributi o anche in quanto negazioni della Sostanza medesima: per
questo motivo,del non-Essere diciamo che “è” non–Essere. Tutti gli Esseri sono
oggetto di studio da parte di qualche Scienza, tuttavia la Scienza solitamente
studia ciò che è Primo,ovvero ciò da cui dipende tutto il resto. Dunque se questo
principio è la Sostanza,il Filosofo dovrà conoscere le cause e i principi primi della
Sostanza. Essere e Uno sono la stessa cosa, in quanto si implicano
reciprocamente l„ un l‟ altro (allo stesso modo di principio e causa) anche sen on
sono entrambi esprimibili con una sola nozione: ma se anche fosse
possibile,sarebbe un vantaggio. Se ad esempio prendiamo la frase “Un uomo” e
“E‟ un uomo” il significato non muta. Esistono tante parti della Filosofia quante
Sostanze, di conseguenza è ovvio e necessario che tra le parti della Filosofia ne
esista una che sia Prima, una che le sia Seconda e cosi via. Infatti l‟Essere è
originariamente distinto in Generi, perciò anche le Scienze si distinguono secondo

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la distinzione di questi generi. Il Filosofo è simile al Matematico:infatti anche la
Matematica è divisa in parti e ne abbiamo una che è prima,una che le è seconda
ecc.. Ora poiché a una Scienza unica compete lo studio dei contrari e all‟unità si
oppone la molteplicità, ne deriva la conseguenza che anche i contrari (come il
dissimile,l‟ineguale) derivano da queste e rientrano nell‟ambito di indagine della
Scienza Prima. Dal momento che l‟Uno si dice in molti modi, anche questi termini
a loro volta si diranno in molti modi; tuttavia essi saranno oggetto di conoscenza
di un'unica Scienza. Infatti solo se le definizioni di questi termini non sono
univoche cadono nell‟ambito di Scienze differenti. E allo stesso modo in cui
diciamo che esiste un Primo cui tutto si riferisce, è necessario dire che ciò accade
anche per il contrario,il diverso,e il medesimo in genere. Ora dopo aver prima
compreso in quanti modi diversi ognuno di essi si può intendere, bisogna riferirsi
a ciò che è primo in ciascuno di questi ambiti e mostrare in qual modo il
significato del termine considerato si riferisca al Primo. Infatti alcuni significati si
riferiranno al Primo in quanto lo contengono, altri perché lo producono,ecc…
Poiché queste sono proprietà dell‟Uno,il Filosofo deve conoscerle.

3.Alla Scienza dell‟Essere compete anche lo studio degli assiomi e in primo luogo
del principio di non contraddizione.

Dobbiamo ora comprendere se sia compito di un'unica Scienza o di scienze


differenti studiare quelli che in Matematica vengono definiti assiomi. La risposta è
che è compito della Filosofia. Infatti questi assiomi valgono per tutti gli Esseri,
sono universalmente utili e contemplano ogni tipo di realtà. Ogni Essere però si
serve degli assiomi secondo il bisogno perciò dato che questi assiomi riguardano
tutte le cose, è indispensabile al Filosofo il conoscerli: ora così come ci si
interroga sulle cause e i principi primi delle cose, bisogna andare alla base degli
assiomi stessi. Il principio più sicuro su cui è impossibile sbagliare è questo:

è impossibile che la stessa cosa appartenga e non appartenga alla stessa


cosa e secondo lo stesso rispetto.

Infatti è impossibile prima affermare una cosa e poi dire l‟esatto contrario: così
facendo infatti,ci si contraddice. Chiunque voglia dimostrare qualcosa, si rifà al

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principio di non contraddizione,perché per sua natura sta alla base di tutti gli
altri assiomi.

4. Dimostrazione per via di confutazione del principio di non contraddizione.

Alcuni Filosofi ritengono necessaria la dimostrazione del principio di non


contraddizione, ma la loro è una pretesa assurda in quanto ci sono cose di cui è
lecito domandare dimostrazione e altre no, come in questo caso. Inoltre,se
procedessimo alla dimostrazione di tutto si procederebbe all‟infinito e questo non
produrrebbe alcuna dimostrazione, solo procedure infinite. Tuttavia una
dimostrazione è possibile, attraverso la confutazione delle affermazioni del nostro
avversario. Condizione indispensabile infatti, è che l‟avversario dica qualcosa di
sensato su cui sia possibile costruire un dibattito. Se non facesse ciò infatti egli
sarebbe simile a una pianta. La differenza tra la dimostrazione per via di
confutazione e la dimostrazione vera e propria sta in questo: chiunque volesse
dimostrare qualcosa autonomamente cadrebbe inesorabilmente in quella che
viene chiamata petizione di principio : invece quando si ha la dimostrazione per
confutazione, il responsabile della petizione di principio sarà il nostro avversario,
non noi in quanto per assurdo,egli vuole dimostrare la non-validità di qualcosa,
eppure è come se lo ammettesse altrimenti non vorrebbe verificarne l‟effettiva
esistenza. Inoltre, dal momento in cui si decide su cosa dibattere è necessario
elencarne tutti i significati, purché siano presenti in numero finito. Ad
esempio,nel caso della parola “Uomo” gli si assegnerà il significato di “animale
bipede” tuttavia il nostro avversario potrebbe obbiettare l‟esistenza di molti più
significati:sia pure, purché siano limitati di numero altrimenti si procederebbe
all‟infinito e il dibattito stesso perderebbe la sua ragion d‟essere. Infatti se si
pensa, è necessario pensare a “qualcosa” la qual cosa deve possedere una sua
propria definizione. E nel momento in cui definiamo qualcosa non possiamo
contemporaneamente affermare il suo contrario né tantomeno dire che “la cosa” e
i suoi “attributi”siano lo stesso perché se così fosse,parole come “musico” “uomo”
e “bianco” avrebbero lo stesso significato e ovviamente questo non è possibile. Ma
a noi non interessa definire “uomo” o “non uomo” rispetto alla definizione, ma
rispetto alla Essenza. Non è possibile dire che l‟essenza di “uomo” e l‟essenza di
“non uomo” siano la stessa cosa perché si è dimostrato che sono due cose

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diverse. Dunque se definiamo “uomo” è necessario che esso abbia la definizione
“animale bipede” e non “non-animale bipede.” Se inoltre facciamo una domanda,
ci si aspetta che l‟avversario risponda in modo coerente e pertinente: se infatti noi
chiediamo “E‟ questo un uomo oppure no?” deve dare un'unica risposta, senza
aggiungere che “questa cosa è anche bianco, è anche musico” perché non è
possibile enumerare tutti gli accidenti, essendo essi infiniti. Dunque occorrerà
fare una scelta: o li si enumera tutti, o non li si enumera affatto. In generale poi
chi ragiona in questo modo tende ad eliminare l‟Essenza delle cose. Infatti devono
necessariamente dire che “ tutto è accidente ” e che non esiste l‟essenza di “uomo”
o quella di “animale.” Tuttavia questo loro modo di ragionare non è sostenibile a
lungo infatti si possono collegare tra loro al massimo due accidenti che devono
necessariamente riferirsi a qualcosa: infatti da ciò distinguiamo la sostanza
dall‟accidente: la sostanza è ad es: “uomo” l‟accidente è un suo attributo,ad es:
“musico.” Inoltre coloro i quali pensano che di ogni cosa si possa affermare anche
la sua negazione ragionano come Anassagora, in quanto confondono tutte le cose
esistenti come il Filosofo che concepiva la causa prima di tutto come una sorta di
contenitore in cui erano mescolati insieme i semi di tutte le cose. Di conseguenza
per loro,non esiste nessuna realtà determinata. Essi quindi credono di parlare
della realtà ma invece parlano dell‟indeterminato, cioè dell‟Essere in potenza ma
non in atto. Sono dunque costretti ad ammettere ogni realtà e la sua negazione.
Tuttavia, pur nella loro indeterminatezza questi pensatori sicuramente conoscono
cosa sia meglio o peggio altrimenti per loro restare al sicuro o sfracellarsi in un
burrone non farebbe differenza. Quindi dovranno per forza ammettere almeno
l‟esistenza del più e del meno. Infatti non possiamo certamente dire che siano
pari sia il 2 che il 3 né potremo dire che chi confonde il 4 col 1000 sbagli allo
stesso modo. In conclusione se anche chi la pensa così fosse convinto che tutte le
cose non sono determinabili in un unico modo, dovranno per forza ammettere
almeno l‟esistenza del meglio e del peggio; Perfino avere una semplice opinione
infatti, richiede la necessità di possedere la verità, come chi si preoccupa della
sua salute se non sta bene. Se infine si giudica qualcosa sbagliando sicuramente
ci sarà chi sbaglierà di meno e sarà quindi più vicino al vero assoluto. E se anche
il vero assoluto non esistesse ci sarebbe comunque qualcosa di più veritiero che

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ci liberebbe da questa dottrina che non permette alla mente di determinare
qualunque cosa.

5.Confutazione del relativismo Protagoreo in quanto negatore del Principio di non


contraddizione.

Anche Protagora condivideva questa linea di pensiero quindi o entrambe le


dottrine reggono o sono destinare a soccombere. Infatti se tutte le opinioni e le
conoscenze sensoriali sono vere, dovranno contemporaneamente essere sia vere
che false. Infatti tutti gli uomini pensano che chi non la pensi come loro sia in
errore: da qui la necessità che la stessa cosa si e non sia. Se è cosi saranno vere
anche tutte le opinioni. Infatti chi è nel vero ha una idea contrapposta rispetto a
chi è nel falso ma se le cose stanno in questo modo saranno entrambi nel vero.
Dunque come si è detto all‟inizio le due dottrine fanno capo a un unico
ragionamento. Tuttavia non bisogna parlare a tutti nello stesso modo: esistono
infatti individui che vanno persuasi e altri che invece vanno costretti. Infatti chi la
pensa così a seguito di difficoltà incontrate ha una ignoranza facilmente sanabile
in quanto nel dibattito con costoro non ci troviamo di fronte a vuote parole dette
solo per il piacere di discorrere, ma davanti a noi abbiamo dei ragionamenti veri e
propri. Invece quelli che discutono solo per amore delle parole (Sofisti) non si
possono risanare se non con la confutazione del loro discorso fatto di vuoti nomi
e vuote parole. Quelli che hanno abbracciato questa convinzione a seguito di
difficoltà incontrate l‟hanno fatto fidandosi della percezione sensibile e si sono
formati la convinzione che i contrari possano coesistere ( come detto sopra, le
opinioni. ) Infatti se non è possibile generare dal nulla ciò che non è, esso doveva
già esistere quando è stato creato ciò che è, come dice Anassagora secondo cui
“tutto è mescolato in tutto” e come diceva Democrito secondo cui “ il vuoto e il
pieno si trovano in qualsiasi parte ” solo che per Democrito il vuoto era il non-
Essere, il pieno l‟Essere. A chi ragiona così diremo che per un verso hanno
ragione ma che dall‟altro verso si sbagliano. Infatti l‟Essere si dice in due sensi. E‟
anche possibile da un lato, che qualcosa derivi dal non-Essere,mentre dall‟altro
lato ciò non è possibile. E‟ anche possibile che la stessa cosa sia e non sia, ma
non secondo lo stesso rispetto. Inoltre li convinceremo dell‟esistenza, nell‟ ambito
degli Esseri, di una Sostanza la quale non è soggetta a mutamento, movimento e

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corruzione (il Motore Immobile.) Similmente alcuni Filosofi affermano che tutto
ciò che appare è vero perché la stessa cosa gustata da alcuni sembra dolce,
gustata da altri, amara. Cosicché se tutti fossero malati e solo due fossero sani,
sarebbero proprio questi ultimi due ad essere considerati malati dalla Comunità.
La ragione per cui questi Filosofi si sono fatti questa opinione è che essi
cercavano la verità attorno agli Esseri e credevano che tali fossero solo le cose
sensibili. Ora poiché videro che tutta la realtà sensibile era soggetta a
mutamento, conclusero che non è possibile dire il vero su ciò che muta. Da questa
convinzione deriva la dottrina Eraclitea,che anche Cratilo condivideva. Contro
questo ragionamento noi diremo che ciò che muta fa credere loro che esso non
sia, ma non è così. Infatti per perdere qualcosa è necessario che esso conservi
sempre gli elementi di ciò che va perdendo e che abbia in sé gli elementi che lo
muteranno in qualcosa di nuovo. E‟ necessario inoltre che questo processo non
sia infinito. Si potrebbe rimproverare loro inoltre il fatto di estendere la
corruttibilità e il mutamento a tutte le cose dell‟ Universo ma in realtà ciò che è
soggetto a mutamento è presente in minor numero rispetto a tutte le cose
esistenti sulla Terra, che paragonata all‟Universo tutto, assume un valore quasi
insignificante. Sarebbe più corretto escludere il resto dell‟ Universo da tale teoria,
rispetto alle cose sensibili presenti nel Mondo che ci circonda. Inoltre per questi
Filosofi sarebbe interessante venire a conoscenza dell‟esistenza di una realtà
immobile e dovrebbero convincersene. Senza contare il fatto che c‟è una falla
nella loro stessa teoria ovvero il fatto che essi dicono che l‟Essere e il non-Essere
coesistono e contemporaneamente asseriscono che tutto è in movimento.
Dovrebbero semmai affermare che tutto è fermo in quanto secondo questa
dottrina non esiste nulla in grado di trasmutarsi in qualcos‟altro perché tutto
esiste già in tutto. Per quanto riguarda la percezione sensibile secondo loro si
ingannano se pensano di poter giudicare un vino buono e contemporaneamente
cattivo in quanto le cose sono due: o è il vino che si è guastato o noi siamo malati
e il nostro gusto non funziona come dovrebbe; Certamente infatti quando il vino è
buono, la bontà se presente, non muta. Infine se esistesse soltanto ciò che è
percepibile dai nostri sensi se gli Uomini non esistessero più, non potrebbe
esserci più nulla. Non esisterebbero infatti più sensazioni, ma ciò è impossibile
infatti la sensazione non è sensazione di se stessa, ma quando percepiamo,

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percepiamo qualcosa che sta al di là della percezione stessa. Infatti ciò che si
muove è per sua natura precedente rispetto a ciò che è mosso.

6.Prosecuzione della confutazione delle dottrine Protagoree

Tra chi sostiene queste dottrine poi, c‟è chi si interroga su queste cose: chi può
giudicare se un uomo è sano? E in generale: chi è in grado di giudicare
rettamente ogni cosa? Questi dubbi assomigliano al quesito “Siamo svegli o
stiamo dormendo? ” Tutti i dubbi di questo genere sono accomunati dalla stessa
pretesa: chi li pone crede che debba esserci una ragione per tutto. Difatti cercano
un principio, di cui a sua volta cercano una dimostrazione. Ma come abbiamo già
detto ciò non è possibile. Chi è in buona fede sarà facilmente persuaso di ciò; Chi
invece ha bisogno per forza di una dimostrazione, chiede una cosa impossibile.
Inoltre se si trovano a dire cose assurde,affermano perfino di aver ragione di dirle.
Esistono cose relative e altre che esistono in se e per se. Quindi non tutto ciò che
appare sarà vero. Altrimenti chi afferma questo ridurrebbe tutti gli Esseri a dei
relativi. Perciò chi vuole ragionare sopra queste cose dovrà fare attenzione: la
conoscenza sensibile, ciò che appare, non appare a tutti nello stesso modo. Se
accetteranno questo ragionamento vedranno infatti che perfino alla stessa
persona, una cosa sembrerà miele alla vista ma non al gusto oppure che i suoi
stessi occhi vedono diversamente,magari a causa di un difetto visivo. Tuttavia a
chi continuava ad affermare che tutto ciò che appare è vero e che le cose sono sia
vere che false noi diremo che se ci riferiamo allo stesso senso, allo stesso modo e
allo stesso tempo essi sbagliano ragionamento; pertanto questo mio ragionamento
dovrà essere vero. Pertanto a chi discute solo per amore di discutere diremo che
non tutto ciò che appare è vero in generale, ma solo relativamente a
quell‟individuo in particolare. Inoltre se qualcosa è uno dovrà esserlo
relativamente a qualcosa di unitario, o comunque di numericamente definibile.

7. Dimostrazione per via di confutazione del Principio del terzo escluso

Inoltre, anche nel caso in cui ci si trovi a discutere su due contraddittori , in un


qualsiasi ambito, è necessario che tra i due termini non ci sia un termine medio
ma si abbia ragione di almeno un contraddittorio, qualunque esso sia. Infatti se ci
fosse questo termine medio, in casi come la disputa sul vero e sul falso deve

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esistere necessariamente un accordo: se così non fosse infatti, non potremmo ad
esempio dire che l‟essere è e il non-essere non è,ma diremmo l‟esatto contrario
anzi addirittura non potremmo dire nulla ( in quanto non avrebbe senso. ) Inoltre
o questo termine medio sarà come il grigio tra il bianco e il nero, oppure come
qualcosa che non è né cavallo ne uomo come termine medio tra un cavallo e un
uomo. Se si verificasse il secondo caso infatti non potrebbe esserci mutamento. Il
mutamento infatti avviene quando si ha il passaggio ad esempio tra ciò che è
buono a ciò che non è buono. Invece il mutamento accade continuamente e non
c‟è mutamento se non tra i contrari o i loro gradi intermedi. Se invece come nel
primo caso esistesse il grigio come termine intermedio tra bianco e nero, dovrebbe
esistere un processo generativo del non-bianco dal bianco stesso,ma ciò non s‟è
mai visto. Inoltre tutto quello che è possibile oggetto di ragionamento quando
diciamo il vero o il falso viene affermato o negato dal pensiero stesso dal momento
in cui diamo la definizione stessa di vero e falso. Inoltre il termine medio dovrebbe
esistere per tutti i contraddittori; Di conseguenza non si potrà più dibattere sul
vero, sul falso, né sull‟ Essere o il non-Essere,generando così un mutamento
intermedio tra la generazione e la corruzione. Inoltre procedendo alla ricerca di
tutti i termini medi si procederebbe all‟infinito generando situazioni assurde come
quella in cui fosse presente un termine medio tra pari e dispari, il che
significherebbe che esista un numero ne pari ne dispari e ovviamente questo non
è possibile. Esistono filosofi che dinanzi ai loro dubbi si arrendono
all‟impossibilità di venirne a capo,accettando questo fatto come soluzione
possibile. Ce ne sono altri invece che cercano di arrivare a tutti i costi a una
soluzione. A questi ultimi risponderemo che partendo da una definizione,
indispensabile per ogni concetto che si voglia esprimere, si arriverà a precisare la
nozione di cui il nome è segno. In altre parole: se non sanno trovare una
definizione a tutto ciò che dicono viene a mancare il presupposto iniziale,che
permette di dialogare solo se si afferma qualcosa di sensato. Cade quindi la loro
pretesa di aver ragione.

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8. Confutazione dell‟opinione di coloro che sostengono che tutto è vero e tutto è
falso.

Ci sono filosofi che sostengono che tutto è vero e tutto è falso ma ciò non è
possibile. Esistono infatti proposizioni contraddittorie che non possono essere
tutte vere e altre che non possono essere tutte false. Per confutare queste
dottrine, non si deve chiedere all‟avversario se qualcosa è o non è ma più
semplicemente basterà chiedergli di dare un senso a ciò che dice in modo da far
partire la discussione definendo per prima cosa il vero e il falso. Ora se il vero non
è altro che affermare ciò che è falso negare è impossibile che sia tutto falso.
Infatti è necessario che in un contraddittorio ci sia almeno un termine vero. Tutte
queste dottrine poi finiscono inevitabilmente per crollare in quanto affermando
che tutto è falso includono anche la loro dottrina e anche se affermassero che
tutto è falso meno la loro dottrina saranno obbligati ad ammettere infinite
preposizioni vere e infinite preposizioni false. E‟ evidente poi che non affermano il
vero né chi afferma che tutto è fermo ne chi afferma che tutto è in movimento.
Infatti noi vediamo che un uomo prima di esistere non esisteva, e che dopo un
certo periodo di tempo non esiste più. Ciò che muta infatti è un Essere che muove
da qualcosa a qualcos‟altro. E non è neppure vero che a volte tutto è fermo e altre
volte in movimento, ne è vero che non esista nulla di eterno. Infatti esiste
qualcosa che da sempre muove ciò che è in movimento. Il motore Primo,di per se
immobile.

FINE RIASSUNTO