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Giuseppe Bellantonio

UNO STUDIO SUL TRINOMIO parte I: l'importanza delle parole Nel corso della mia vita iniziatica, ho letto moltissimi, innumerevoli interventi anche illustri e non solo italiani - circa le origini, il significato ed i contenuti simbolici, filosofici e pratici del classico Trinomio massonico, identificato ormai da tempo anche a livello internazionale nell'unione delle tre parole Oggi, desidero offrire un contributo che origina da studi, approfondimenti ed applicazioni in buona parte elaborati gi da lungo tempo nella mia Gran Loggia di origine: la Gran Loggia Nazionale Italiana della Comunione di Piazza del Ges. Chiarisco subito che non si tratta della ripetizione di cose gi dette o scritte, ma del loro ampliamento concettuale corredato per la pi parte da nuove considerazioni. Credo, in primo luogo, che per affrontare questo tema affatto banale e troppo spesso dato per scontato nelle sue spiegazioni pi prossime, ma anche pi comode occorra intendersi sul significato di certe parole e soprattutto sul loro corretto utilizzo, specie in correlazione con altri termini.

LIBERTA' UGUAGLIANZA FRATELLANZA

Equit : da aequitate, che a sua volta deriva da eguale. Riconduce al concetto di giustizia esercitata con senso etico; in senso esteso, sta per imparzialit. Cos che equo sta per giusto, imparziale. Fratello : da frater pl. figli degli stessi genitori -; anche membro di una soc. umanitaria; nel linguaggio religioso, converso. Il termine ci conduce a fraternit (affetto tra fratelli, amicizia profonda, solidariet). Dobbiamo per scavare su frater nel suo significato di frate/fratello : questa parola ha l'etimo nella parola indoeuropea bhatar (dal sanscrito bhrta) con il senso di sostenitore (la radice bhar presente anche nel sanscrito bhartr - marito, cio colui che sostiene e protegge la bharya moglie; a sua volta, colei che sostenuta e protetta dal marito). In greco la voce phrter designava un membro della stessa famiglia (o phatra - trib in linea
paterna); per indicare la figura del fratello i greci utilizzavano invece il termine adelphs (co-uterino) con riferimento alla linea materna, probabile retaggio di un pregresso ordinamento matriarcale della famiglia. L'italiano fratello quindi una forma lessicale di minore intensit, certamente pi determinata e quindi circoscritta, di cui nel parlare corrente non abbiamo piena consapevolezza, visto che per lo pi si ha una conoscenza parziale delle origini. Fraternizzare : da fraterno - a sua volta dal latino fraternum-frater (sta per stringere rapporti fraterni, fare amicizia, condividere ideali); in ogni caso, la radice comune sempre frater - fratello. Fratellanza : da frater fratello, sta per rapporto affettivo tra fratelli; in senso esteso amicizia fraterna, societ (generalmente) con fini umanitari.

Libert : forse il termine pi importante di questa brevissima serie. Per ogni essere

umano assume significati e spessori diversi, soprattutto con riguardo al livello culturale personale, al gruppo etnico ed al livello sociale di appartenenza nello stesso, alla propria posizione nella societ, alla propria sensibilit sociale e religiosa, agli influssi che si possono percepire e recepire dal mondo esterno, al modo in cui il proprio processo mentale elabora, valuta e forma pensieri. In ogni caso un peso determinante lo riveste il luogo (ossia, la terra, il paese, la nazione), dove le persone vivono. Libert quindi una parola che ha fondamenta idealistiche, filosofiche e pratiche; queste ultime maggiormente racchiuse nelle forme di istruzione e nella progressiva erudizione: quindi non appartengono alla pi diffusa tradizione popolare. Cio, un termine il cui significato intrinseco che con il passare dei secoli si gradualmente colmato di molteplici chiavi di lettura, di significati e valori, specie sotto la spinta del pensiero di filosofi e letterati, nonch a seguito delle pulsioni sempre pi forti di consistenti strati di popolazione presuppone l'originaria presa di coscienza di una condizione: quelle di essere libero ovvero di anelare fortemente all'esserlo. Una condizione, quella di essere libero, che dapprima individuale e via via patrimonio di gruppi e strati sociali sempre pi numerosi e qualificati, e, nel mondo contemporaneo, vero patrimonio di ampie collettivit caratterizza la possibilit per un individuo come recitano le raccolte di lemmi: anche se io preferisco il termine persona a quello di individuo - di pensare e quindi parlare e agire senza costrizioni, utilizzando e manifestando la propria volont di esprimere e confrontare idee anche ponendole in atto attraverso delle azioni: a loro volta frutto di elaborazioni concettuali. Queste azioni, a loro volta, sono il frutto di una scelta senza costrizioni e quindi libera - tanto nelle finalit che nella scelta degli strumenti che altrettanto liberamente si ritiene per ci utilmente utilizzabili. Il primo scritto che in Italia testimoni la trattazione del concetto di libert del 1200, mentre per lo studioso Noah Kramer (I Sumeri, Newton Compton ed., 1997) gi i Sumeri esprimevano attraverso la scrittura cuneiforme un significato simile, attraverso il simbolo ama-gi (esprimeva il ritorno alla madre, concetto adattabile per estensione a quello di ritornare nello stato di libert; a mio avviso, tanto che lo si valuti come ritorno al grembo materno che come ritorno alla madre terra: il che coerente con la concezione dell'epoca ed il profondo rispetto per la terra generatrice e matrice di vita). Libert (nella forma pi moderna, riferita al latino libertas-libertatis) quindi la condizione di chi essendo, appunto, in uno stato di libert (indipendenza, assenza di vincoli, autonomia) corrispondente ad una situazione di non-costrizione e quindi di profonda emancipazione - pu pensare, decidere, agire, esprimersi e disporre di s senza costrizione, limitazione o controllo (salvo l'ovvio obbligo di rispettare le leggi vigenti nella Nazione di cui questi sia cittadino, ovvero per estensione le Leggi auree della Natura e della Vita). Tale condizione coincide quindi con la consapevolezzacoscienza dei singoli soggetti di potersi liberamente esprimere, di pensare e agire in piena autonomia e senza subire

invadenti influenze o costrizioni. L'attivazione del circuito pensiero-parola-dialogoconfronto, si traduce nella possibilit di poter mettere in atto delle attivit, delle azioni, esercitando la libera scelta nel prefiggersi delle finalit come pure nella scelta negli strumenti che si possano ritenere idonei per perseguirle. Essere liberi non pu essere per interpretato come un diritto assoluto, di fronte al quale tutto passa in secondo piano; ci specie se in nome della nostra libert pretendiamo di imporre agli altri le nostre idee, le nostre convinzioni,: anche con forme energiche quando non autoritarie e persino violente. Attenzione, lettori: sto trattando questo concetto dal punto di vista della quotidianit, piuttosto che non da quello di una libert da conquistare vista in assoluto, quale obiettivo-azione-valore da perseguire per scrollarsi di dosso tirannie, soprusi, arbitrii e violenze. Recentemente, un giovane scrittore italiano Fabio Volo - ha dato una propria interpretazione della libert indicando che Forse la libert non nemmeno poter

fare senza limiti ci che si vuole, ma piuttosto saperseli dare. Non essere schiavi delle passioni, dei desideri. Essere padroni di se stessi .

Prescindendo in questa sede da altre valutazioni solo accarezzarle tutte, porterebbe ad uno scritto smisurato, e quindi qui francamente eccessivo -, e per restringere il campo delle possibili definizioni di libero, posso avviarmi alla conclusione di questa voce dicendo che libero chi possa agire senza costrizioni e possa quindi decidere e scegliere in modo intelligente, razionalmente ma anche premiando le proprie passioni (in modo non lesivo per gli altri, quindi, e in modo che scelta e decisione dell'azione abbiano un obiettivo conosciuto di cui si abbia la piena e anche intima consapevolezza: un fine quindi definito, peraltro originato in piena autonomia. Ricordiamo che ogni stimolo che ci perviene dall'esterno e che pu indurci a valutazioni e scelte, in verit limita ed a volte addirittura condiziona - la nostra libert piuttosto che non agevolarla. Libert, quindi: condizione e consapevole tipicit specifica dell'essere umano, tale da contribuire alla sua realizzazione complessiva facendolo assurgere a persona, cio a soggetto nella piena e consapevole titolarit di doveri e diritti. Una persona in grado, quindi, di auto-progettare e cos esercitare le scelte che lo condurranno alla realizzazione di s, fuori dai recinti angusti dell'assoggettamento ad assetti chiusi e pre-costituiti, praticanti forme di illiberalit quando addirittura non esercitanti la coercizione del libero pensiero. Non possiamo ignorare l'esistenza di tutta una filosofia e di una dialettica nate su alcuni non trascurabili temi. Ad esempio: l'essere umano nasce realmente libero? E rimane tale? Oppure questa condizione (inconscia, alla nascita; ma di cui si pu acquisire coscienza e consapevolezza solo dopo, con la crescita) strettamente correlata e quindi vincolata e dipendente anche dall'ambito geografico, dall'ambiente sociale, dalla condizione culturale del luogo in cui si nasce? La libert o no come un ottimo vino in una bottiglia, sigillata, e che quindi va stappata, tirata fuori con la giusta energia e con la corretta consapevolezza di cosa farne e del giusto modo con

cui gustarla? Nascere e vivere da persone libere, ci sottrae a priori dai condizionamenti anche sottili che la societ ossia: tutto ci che ci circonda ci propone costantemente (e provocatoriamente) o ci avviene solo in misura trascurabile? E tanto altro, ancora. Quesiti profondi ed anche antichi che affacciano su panorami vastissimi: risposte semplici ce ne possono essere, ma non esauriscono certo la concatenazione degli interrogativi. Quesiti, pur se su piani diversi, sono e saranno sempre influenzati ad esempio - dalle visioni sociali, religiose, filosofiche, storiche tanto di chi possa tentare di esplorarli per offrirne delle interpretazioni che del contesto in cui essi abbiano a manifestarsi. Penso che la libert di poter pensare dalla quale origina la libert nel formulare il proprio pensiero, sia il necessario preludio alla elaborazione e manifestazione del proprio (libero) pensiero attraverso azioni improntate al fare ed all'importanza della consapevolezza di esistere e quindi della crescente coscienza di s. E' quindi attraverso costrutti culturali, sociali ed operativi che si giunti all'affermazione di concetti ed espressioni liberi da vincoli e costrizioni ma nel contempo rispettosi anche degli altrui ambiti di manifesta libert: questo processo si sviluppato nel tempo e non pu dirsi concluso, dal momento che vincoli e freni vengono frapposti di continuo sul cammino di esseri umani da altri uomini, sovente con motivazioni accattivanti e caramellose, psicologicamente e formalmente utili a dissimulare ambizioni, sete di potere, sfrenati interessi e in estrema sintesi vera e propria inimicizia verso il prossimo. Similare : (sign.: che appartiene alla medesima specie, affine), un aggettivo che origina da simile. Smile : (sign.: analogo o affine nell'aspetto o nei caratteri), pu essere sia sostantivo che aggettivo, tanto maschile che femminile. L'analogia pu originare dalla comparazione finalizzata a definire, con riferimenti appropriati, il livello o il grado di una determinata qualit: ci giova a meglio chiarire in forma logica comunque, anche fantastica un determinato concetto. Qualora l'analogia tenda a ripetersi nel tempo, questa assume valenza di ripetizione. Nell'uso del termine, l'idea di analogia si accentua fino ad indicare la comune appartenenza ad un ambito e, pi specificamente, alla stessa specie umana. Frequentemente, il termine indica un vincolo di fratellanza, specie nelle espressioni mistico-religiose ovverosia ad elevato contenuto spirituale (ad es.: l'amore per i propri simili). Come e simili o et similia, nella fase conclusiva di un elenco di una enumerazione, sta quale indicazione di un pur generico rapporto di affinit. Somigliante : (participio pr. del verbo somigliare) che presenta analogia d'aspetto, analogo; come sostantivo masch. ha anche il significato di (la) stessa cosa. Somiglianza : analogia di aspetto per lo pi esteriore, ma anche di qualit o di carattere. Oltre che come sostantivo diffuso l'uso anche loc. avv.le: in questo caso sta ad indicare la conformit ad un modello ovverosia ad un preciso termine di paragone (ad es.: Dio cre l'uomo a sua immagine e somiglianza).

Somigliare : (verbo sia transitivo che intransitivo) richiama una affinit o una analogia con un aspetto o con una determinata caratteristica - di una persona o di una cosa. Anche utilizzato per indicare un valore, una qualit reciproca. Dal latino similiara, dal classico similis. Uguaglianza : (sign. generico: identit, parit) deriva dal verbo uguagliare (come verbo transitivo: rendere uguale, divenire pari. Come verbo intransitivo: essere uguali). Uguale ci porta ad eguale - che deriva da aequalis ossia pari (di statura, di et) successivamente adoperato con la forma di eguale. Aequalis a sua volta deriva da aequus (sign.: equo, da cui aequitas equit, adaequare - adeguare, aequator equatore | perch rende uguali i giorni e le notti |, aequatio - equazione). Aequus
(equo) peraltro un termine che gli studiosi hanno riscontrato solo nell'area italica. Possiamo quindi dire che il suo significato ultimo : (essere) della stessa natura, identico, uniforme. Termina qui la Prima Parte dello Studio sul ritualistico Trinomio massonico. Roma, 7-1-13 Giuseppe Bellantonio

e-mail: bellantoniogius@gmail.com