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STREGONERIA, ORACOLI E MAGIA TRA GLI AZANDE

1. LA STREGONERIA E’ UN FENOMENO ORGANICO ED EREDITARIO

Gli Azande credono che alcuni individui siano stregoni e possano recare loro del male. Uno stregone non compie riti. Un atto di
stregoneria è un atto psichico. Gli Azande distinguono STREGONI e FATTUCCHIERI. Essi credono che i fattucchieri possano loro
nuocere compiendo riti magici per mezzo di medicine malefiche.

STREGONERIA: quando gli Azande consultano gli oracoli, lo fanno soprattutto in relazione agli stregoni.

MANGU (= stregoneria) Gli Azande ritengono che la stregoneria consista in una sostanza che risiede nel corpo degli stregoni. E’
visibile come una protuberanza o una sacca di forma ovale e di colore nerastro nella quale vengono a volte trovati piccoli oggetti.
Conoscono la collocazione della sostanza stregante perché veniva talvolta estratta con l’autopsia. Gli stregoni non mostrano segni
che li identificano anche se è credenza comune riconoscerli per gli occhi rossi.

Per descriverne la forma gli Azande piegano il braccio e indicano il gomito; dicono che sia attaccata all’estremità del fegato.
Aprendo il ventre, basta perforarla perché la sostanza stregante fuoriesca.
1.2  La stregoneria è una caratteristica fisica e anche EREDITARIA; è trasmessa per discendenza UNILATERALE. I figli di uno
stregone sono tutti stregoni, ma non lo sono le figlie; per contro le figlie di una strega sono da considerare tutte streghe, ma non i
figli maschi.

L’uomo possiede 2 anime: un’anima del CORPO e una dello SPIRITO. Alla morte dell’individuo, l’anima del corpo diventa un
animale TOTEM del clan. Molti asseriscono che l’anima del corpo di un uomo diventi l’animale totem del clan di suo padre, mentre
l’anima del corpo di una donna diviene l’animale totem del clan di sua madre.

Se un uomo viene riconosciuto come stregone, l’intero suo clan si compone a sua volta di stregoni; questo perché il clan zande è
costituito da un gruppo di persone imparentate.

Nella pratica, considerano stregoni solo i parenti stretti, in linea paterna, di uno stregone riconosciuto come tale. È soltanto in teoria
che essi estendono l’accusa a tutti gli uomini del suo clan.

Se viene accertato che un uomo è uno stregone, i suoi parenti negano che sia un membro del loro clan. Affermano che si stratta di
un BASTARDO; tra gli Azande un uomo è sempre del clan del suo genitor e non del suo pater; possono arrivare al punto di
costringere sua madre
a dire chi era il suo amante, picchiandola.

La dottrina zande comprende questo concetto: anche se un uomo è figlio di uno stregone e ha in corpo la sostanza stregante, può
non farne uso.

Gli Azande considerano la stregoneria come una caratteristica dell’individuo.

Un uomo non chiederà mai agli oracoli se un dato individuo è o non è uno stregone. Egli domanderà se in quel momento l’individuo
lo sta stregando. Quel che si cerca di capire è se un dato uomo strega qualcuno in circostanze particolari, e non se è nato
stregone. Se gli oracoli rispondono che il dato individuo in quel dato momento sta nuocendo, allora si sa che si tratta di uno
stregone; ma se essi affermano che in quel momento no sta recando danno, allora non si sa.

Tutte le altre pratiche collegate alla stregoneria si compendiano nell’atto della VENDETTA. Se altre persone fossero a conoscenza
dei nomi di coloro che sono caduti vittime della magia vendicatrice, l’intera operazione di vendetta verrebbe smascherata e si
rivelerebbe inutile.

Quando egli si amala si domanda chi dei vicini possa portargli rancore e cerca quindi di sapere dall’oracolo del veleno se uno di
essi stia facendo agire su di lui la stregoneria.
1.3  La morte è sempre dovuta alla stregoneria e deve essere vendicata. Tutte le altre pratiche collegate alla stregoneria si
compendiano nell’atto della VENDETTA.

Prima dell’avvento degli europei la vendetta era attuata sia direttamente sia col ricorso alla magia letale.

Raramente gli stregoni venivano messi a morte; un principe infatti permetteva l’esecuzione di un uomo soltanto quando questo
avesse commesso un secondo o un terzo omicidio, o avesse ucciso un personaggio importante.

Oggi se un uomo uccide una persona per mezzo della stregoneria la responsabilità del crimine ricade soltanto su di lui e la sua
colpa non viene estesa ai consanguinei. In passato questi lo aiutavano a pagare il compenso in virtù degli obblighi sociali verso il
parente.
1.4  Facendo parte del corpo, la SOSTANZA STREGANTE si sviluppa di pari passo col corpo. Più uno stregone è vecchio, più
potente è la sua stregoneria e meno scrupoli egli avrà nel farne uso.
La sostanza stregante di un bambino è così piccola da poter causare agli altri solo lievi danni.

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Soltanto gli adulti possono consultare l’oracolo del veleno e interrogandolo sulla stregoneria, non gli sottopongono nomi di ragazzi.
Questi ultimi non possono esprimere le loro inimicizie e disavventure in termini di rivelazioni oracolari sulla stregoneria perché a
loro non è consentito consultare l’oracolo del veleno.

I bambini non tardano a venire a contatto con la stregoneria, tuttavia non si comprende la natura della stregoneria fino a quando
non ci si è abituati a mettere in funzione gli oracoli. Il concetto si amplia di pari passo con l’esperienza sociale di ciascun individuo.

Le sole donne con cui un uomo ha contatti sono le sue mogli e parenti, quindi non ha molta possibilità di attirarsi l’odio di altre
donne. Susciterebbe sospetto se egli consultasse per conto suo gli oracoli a proposito della moglie altrui perché il marito di questa
potrebbe pensare che ci sia di mezzo l’adulterio.

Le donne non possono consultare l’oracolo del veleno, questo compito di solito lo affidano ai mariti. Una donna può anche chiedere
al fratello di consultare in suo nome l’oracolo, ma è inverosimile che questo sottoponga ad esso il nome del proprio cognato, poiché
un marito non desidera la morte della moglie.

Un malato si guarderebbe bene dall’interrogare l’oracolo del veleno sui suoi fratelli o cugini paterni; se l’oracolo dichiarasse che lo
hanno stregato, lo stesso responso implicherebbe anche lui come stregone, dato che la stregoneria si eredita in linea maschile.

I membri della classe principesca, gli Avongara, non sono accusati di stregoneria poiché se un uomo dovesse dire che gli oracoli
hanno dichiarato che il figlio di un principe lo ha stregato, affermerebbe implicitamente che il re e i principi sono anch’essi stregoni.

In generale la gente di condizione sociale inferiore non osa consultare gli oracoli sul conto di personaggi influenti, perché se
insultasse gli uomini più importanti del suo vicinato la sua vita diverrebbe un tormento.

I principi consultano costantemente l’oracolo del veleno per scoprire chi sti adoperando il maleficio contro di loro. Lo interrogano
soprattutto a proposito delle proprie mogli.

Quando un nobile di rango minore muore, la sua morte è attribuita a uno stregone ed è vendicata analogamente a quanto avviene
per un cittadino qualsiasi, ma la morte di un re o di un principe regnante non è vendicata in questo modo, perché è generalmente
attribuita alla fattucchieria o ad altri agenti maligni di natura mistica.
1.5  La stregoneria stessa è una componente dell’ORGANISMO UMANO, ma la sua azione è PSICHICA.

Il MBISIMO MANGU (= anima della stregoneria) è un concetto che fa da ponte sulla distanza che separa la persona dello stregone
da quella della sua vittima.

L’anima della stregoneria può lasciare la sua dimora corporea in qualsiasi momento, ma in generale gli Azande credono che uno
stregone mandi la sua anima in missione durante la notte, quando la sua vittima dorme.

Se uno vede la luce della stregoneria, raccoglie un pezzo di carbone e lo getta sotto il proprio letto, affinché non gliene derivi
disgrazia.

Lo stregone se ne sta a letto, ma ha inviato l’anima della sua stregoneria per portar via la parte psichica degli organi della vittima,
l’anima della sua carne, che lui e gli altri stregoni della sua stregoneria divoreranno.

La stregoneria arreca danno a chi si ritrova nelle sue vicinanze.


1.6  Quando un individuo afferma di non poter vivere in un determinato luogo a causa della stregoneria, intende che gli
ORACOLI l’hanno messo in guardia contro quel dato luogo.

Donde, parla sempre di mangu, stregoneria. Questa forza non esiste al di fuori degli individui; è una parte organica di essi.
1.7  Uno stregone non distrugge immediatamente la sua vittima. Al contrario, chi si ammala improvvisamente e gravemente può
star certo di essere vittima della fattucchieria,. Gli effetti della stregoneria conducono alla morte attraverso tappe lente.

Gli stregoni colpiscono anche con ahu mangu (oggetti di stregoneria), i corpi di coloro ai quali vogliono nuocere. Questo provoca
dolore nel posto dove il proietto è penetrato; si chiamerà allora un antistregone (guaritore) per estrarre gli oggetti offensivi, i quali
possono essere oggetti inanimati o vermi e larve.

Gli stregoni di solito accomunano le loro attività distruttrici, si assistono a vicenda nei loro crimini e concentrano i loro scellerati
progetti.

Possiedono una specie particolare di unguento che, sfregato sulla loro pelle, li rende invisibili durante le spedizioni notturne.
Possiedono anche dei piccoli tamburi che vengono percossi per convocarsi e discutere sotto la presidenza dei membri anziani ed
esperti.

Uno stregone non può interamente uccidere un uomo di propria iniziativa, ma deve presentare le sue proposte ad un consesso di
confratelli presieduto da un capostregone.
Prima o poi uno stregone soccombe alla vendetta o cade vittima di un altro stregone o viene ucciso da un fattucchiere. Possiamo
chiederci se la distinzione tra stregoni, ABORU MANGU e coloro che non lo sono AMOKUNDU, si mantiene oltre la tomba. Alla

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morte, gli stregoni diventano spiriti maligni (agirisa). Gli spiriti ordinari (atoro) sono essere benigni. Gli agirisa invece danno prova di
odio nei confronti dell’umanità.
1.8  Al riconoscimento dell’esistenza della sostanza stregante negli esseri viventi si giunge attraverso i responsi degli ORACOLI.
Nei morti, si arriva alla sua scoperta aprendo loro il ventre.

Nei casi in cui uno stregone veniva giustiziato senza l’autorizzazione del re, alle volte si procedeva all’autopsia. In tale circostanza i
parenti del morto si basavano sul responso del proprio oracolo del veleno e si vendicavano su uno stregone senza attende la
conferma dell’oracolo del veleno del re. In tal caso la loro azione era ultra vires, e se i parenti della vittima di questa vendetta erano
in grado di dimostrare che nel ventre del loro congiunto non c’era alcuna sostanza stregante avevano il diritto di reclamare alla
corte del re, esigendo un compenso da parte dei parenti che s’erano fatti legge da soli.

Un uomo accusato spesso di stregoneria, anche se non gli fosse mai stato addebitato un omicidio, avrebbe avvertito di essere
stato accusato immotivatamente. Poteva quindi darsi che egli desse disposizioni ai suoi figli di aprirgli l’addome prima della
sepoltura, al fine di accertare se l’infamia gettata sull’onore del suo lignaggio fosse giustificata; oppure avrebbe potuto compiere
l’operazione egli stesso su un figlio morto prematuramente. Se la stregoneria è ereditaria, può essere trovata nel ventre di uno
stretto parente maschio dello stregone altrettanto sicuramente che nello stregone.

Possono constatarne la presenza in base al modo in cui gli intestini escono dal ventre.

Si procede a due incisioni laterali sul ventre. Un’estremità degli intestini viene attaccata a un ramo reciso, e a mano a mano che
sono estratti essi vengono arrotolati attorno al ramo. Una volta che l’altra estremità viene staccata dal corpo, un uomo la prende e
srotola gli intestini. I vecchi avanzano lungo i visceri mentre questi vengono tesi in aria e li esaminano alla ricerca della sostanza
stregante. Finito l’esame gli intestini vengono riposti nel ventre e il cadavere è sotterrato.

La dissezione e l’interramento del cadavere devono essere eseguiti da un fratello di sangue.

Se la sostanza stregante si trova, chi compie l’autopsia dovrà essere pagato in maniera salata per i suoi servizi. Che ci sia o meno
la sostanza stregante, dopo l’operazione egli deve essere purificato ritualmente. Viene portato in giro a spalla da un parente del
morto e salutato con grida cerimoniali; su di lui lanciano terra e frutti della pianta nonga “per togliergli il freddo”. Viene portato a un
corso d’acqua e i parenti del morto gli lavano le mani e gli danno da bere un infuso, fatto con diverse piante. Prima della
purificazione, non può né mangiare né bere, poiché è contaminato, come la donna cui muore il marito. Se non c’era la sostanza
stregante, si prepara un festino nel corso del quale l’uomo che aveva eseguito la dissezione e un parente del morto si dividono in
parti uguali una zucca contenente birra; i parenti del morto e quelli del sezionatore procedono a uno scambio di doni, nel corso del
quale, a turno ogni uomo di ciascuna delle due parti avanza verso l’altra e getta il suo dono per terra davanti alle persone cui è
destinato.
2. IL CONCETTO DI STREGONERIA SPIEGA GLI AVVENIMENTI SFAVOREVOLI
2.1  Gli stregoni, come li concepiscono gli Azande, ovviamente non possono esistere.

La stregoneria è nell’ordine delle cose per gli Azande, s’intreccia con gli avvenimenti quotidiani e risulta essere una componenente
del mondo ordinario di questo popolo.
2.2  Se un fallimento o una disgrazia qualunque si abbatta su chiunque può dipendere dalla stregoneria. La stregoneria per gli
Azande è considerata come la spiegazione della malattia. I fatti non si spiegano da sé, la loro piena spiegazione si ha solo se si
prende in considerazione la stregoneria.
2.3  La filosofia Zande è esplicita e non enunciata in forma sistematica in una dottrina.

2.4  Solo perché la credenza dice che l’uomo è ucciso da stregoneria questo non significa che vengano trascurate le “cause
secondarie”. Per questo popolo però la stregoneria è l’unica causa socialmente pertinente in quanto la sola che permette un
intervento e un comportamento sociale di reazione. La credenza della morte per cause naturali e la credenza della morte per
stregoneria non si escludono a vicenda. Si integrano l’una con l’altra spiegando l’una ciò che l’altra non spiega. Per gli Azande la
stregoneria è sempre l’UMBAGA, ossia la seconda lancia.

La stregoneria non viene chiamata in causa quando si tratta della VIOLAZIONE di un TABU’. Se un bambino si ammala e si sa che
suo padre e sua madre hanno avuto rapporti sessuali prima del suo svezzamento, la causa della morte è già indicata
dall’infiltrazione di una proibizione rituale e la questione della stregoneria non si pone. Le cause della morte di una persona sono 3:

1) c’è la malattia di cui muore, probabilmente un po’ di febbre nel casi del bambino;

2) la violazione di un tabù, quello dello svezzamento;

3) il bambino ha preso la febbre perché è stato trasgredito un tabù

La causa della loro malattia è la stata la violazione di un tabù, ma la malattia non li avrebbe uccisi se non fosse anche intervenuta
la stregoneria. Le cause della malattia sono quindi due: la violazione di un tabù e la stregoneria.

Quindi nel caso di violazione di tabù senza morte significa che non è intervenuta la stregoneria.

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Si possono scegliere altre cause: INCOMPETENZA, INDOLENZA e IGNORANZA. Solo nel caso in cui incorre l’insuccesso
nonostante siano state seguite le regole allora si imputerà alla stregoneria.

Ci si domanda spesso se i popoli primitivi distinguono tra il NATURALE e il SOPRANNATURALE. Per noi, SOPRANNATUALE ha
quasi lo stesso significato di ANORMALE. Ma la stregoneria è per gli Azande un avvenimento ORDINARIO, non
STRAORDINARIO, si tratta di un accadimento normale.

La nozione Zande di STREGONERIA è incompatibile con il nostro modo di pensare. Per gli Azande nell’azione della stregoneria
c’è qualcosa di strano. Gli Azande non pretendono di comprendere la stregoneria, sanno che essa esiste e sprigiona il male. Gli
Azande nei confronti della stregoneria provano sentimenti; sanno meglio cosa fare quando ne sono attaccati, che non spiegarsela.
La loro risposta alla stregoneria è l’AZIONE.
3. COLORO CHE SONO COLPITI DA DISGRAZIE CERCANO GLI STREGONI TRA I LORO NEMICI
3.1  • Cosa fa uno zande quando è stregato? • Come scopre chi ha intenzione di stregarlo? • Come manifesta il suo
risentimento? • Come si assicura una protezione?

Solo in caso di morte si può esigere vendetta o compenso del danno subito. In caso di danno minore si può solamente
smascherare lo stregone responsabile e persuaderlo al suo influsso, a ritirare il suo maleficio prima che le cose volgano al peggio.

Gli ORACOLI vengono fatti così funzionare: fanno riferimento ai loro RESPONSI come componenti di un meccanismo sociale per
far fronte alla stregoneria.

A uno stregone si ha il diritto di chiedere di essere lasciati in pace, e si può anche spingersi fino ad ammonirlo dicendogli che se un
congiunto muore, lui sarà accusato di assassinio. Se, però, uno stregone rifiutasse di accondiscendere a una richiesta perderebbe
il prestigio sociale, ammetterebbe apertamente la sua colpevolezza e correrebbe il grave rischio di attirare la morte sulle sue vittime
e un castigo inevitabile su se stesso.
3.2  Dato che da nessuno si può pretendere l’adempimento di un obbligo se ciò comporta un disastro, la via più semplice è di
dire che gli oracoli hanno sentenziato la morte di chi dovesse intraprenderla. Si tratta di un abuso di buona fede.

Gli oracoli hanno la funzione di importare un comportamento, e la loro autorità può anche essere usata per eludere i doveri. E’ in
relazione alla propria SALUTE e a rischi economici e sociali più seri che lo Zande consulta gli oracoli.
3.3  I parenti o la famiglia di un malato cercheranno di sapere chi stia stregando il loro congiunto e gli chiederanno di desistere
dalle sue azioni. Sono molti gli Azande che stando bene consultano uno degli oracoli all’inizio del mese per sapere della loro salute
nel corso del mese. Uno Zande ammalato o premonito dagli oracoli di trovarsi sul punto di ammalarsi ha sempre a disposizione i
mezzi per far fronte alla situazione.

Un uomo che si sia veramente ammalato, si ritira in una capanna fatta di erbe nella savana, dove può restare nascosto alla
stregoneria. Egli chiede a un parente stretto di consultare in suo nome l’ORACOLO DEL VELENO o che vittima e parente operino
insieme una seduta oracolare, chiedendo all’interno di un gruppo di nomi, quale di queste persone sta interferendo con la salute
dell’uomo. Tali sedute possono anche durare per giorni finché l’oracolo non stabilisce che non c’è più bisogno di indagare poiché
sono stati rintracciati tutti i responsabili.

È più probabile che comincino le ricerche per mezzo dell’ORACOLO DELLA TAVOLETTA DI LEGNO, il quale selezionerà da un
lungo elenco di nomi quelli di parecchi stregoni che potrebbero essere i responsabili della malattia.

Poniamo il caso che l’oracolo della tavoletta di legno abbia scelto il nome dello stregone responsabile e che l’oracolo del veleno ne
abbia confermato il responso, ci sono soltanto 2 possibili linee di azione possibili:

• DE KUBA: fare un discorso pubblico nel quale si dichiara di conoscere il nome dello stregone, ma di non volerlo rivelare per non
gettare su di lui l’infamia; dal momento che ne proteggono l’onore in cambio lo stregone dovrebbe ricambiare la loro cortesia e
lasciare in pace il congiunto. Se un discorso di questo genere non convince lo stregone a cessare le sue attività, i parenti del
malato ricorrono alla procedura che, in genere, si segue subito dopo che l’oracolo del veleno ha identificato il responsabile.

• La PROCEDURA NORMALE è quella di sottoporre alla TAVOLETTA i nomi di tutti i sospetti e di lasciare scegliere quelli colpevoli
di provocare la malattia. Si stacca un’ALA DEL POLLO che è morto sul nome di un dato stregone e la si conficca all’estremità di un
bastoncino appuntito, dispiegandone le piume a modi di ventaglio. Alla fine della seduta oracolare viene portato a casa. Poi un
parente del malato lo porta al DELEGATO del principe. È possibile che gli interessati entrino in contatto con lo stregone
direttamente, ma in questo caso chiedono all’oracolo della tavoletta di legno di scegliere il messaggero adatto a contattare lo
stregone. Il delegato manda un uomo dallo stregone per consegnargli l’ala del pollo. Il messaggero depone l’ala per terra davanti
allo stregone e si limita a dire di essere stato mandato dal delegato in relazione alla malattia del tal dei tali. Quasi sempre lo
stregone risponde di non essere cosciente di arrecare del male a nessuno. Domanda che gli sia recata una zucca piena d’acqua,
prende una sorsata, si sciacqua la bocca e la sputa con un sottile spruzzo sull’ala di pollo che si trova ai suoi piedi. Asserisce di
rivolgersi alla stregoneria che è nel suo ventre, implorandola di diventare “fredda” (inattiva). Il messaggero ritorna dal delegato e il
delegato informa il parente. Se la malattia perdura, cominciano un nuovo ciclo di consultazioni.

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3.4  I parenti di un malato quando procedono alla consultazione dell’ORACOLO DEL VELENO, invitano una persona che non sia
della famiglia, perchè vi assista e attesti che l’oracolo è stato consultato nella maniera corretta. Il vero SENSO della procedura è di
accattivarsi la buona disposizione dello stregone trattandolo con modi garbati. Di conseguenza il presunto stregone vive la seduta
oracolare come un aiuto anche per se stesso in quanto la conferma di stregoneria da parte dell’oracolo funge come un
avvertimento in tempo che lo scagiona anche dalla possibile e successiva vendetta da parte dei familiari della vittima.

Con questa massima (“Chi sputa acqua non muore”) si allude al gesto che uno stregone compie, sputando l’acqua sull’ala lo
stregone “RAFFREDDA” la sua stregoneria, garantendo quindi la guarigione del malato e scampando alla vendetta.
3.5  DISGRAZIA e STREGONERIA per una Zande sono quasi la stessa cosa. La stregoneria è la disgrazia, la procedura delle
consultazioni oracolari e della presentazione delle ali di pollo è il cammino prescritto per far fronte alla disgrazia, mentre i concetti di
ATTIVITA’ DELLA STREGONERIA forniscono lo SFONDO IDEOLOGICO necessario alla fine di rendere la reazione logica e
coerente.

Nel gruppo domestico, tra marito e moglie e tra moglie e comoglie, le occasioni di rancore derivante dalla divisione del lavoro e
dalle gelosie sessuali sono frequenti.

Non si accusano mai di stregoneria NOBILI, e solo raramente i NON NOBILI, che abbiamo una certa INFLUENZA SOCIALE,
perché il contatto sociale con queste persone si limita a situazioni in cui il comportamento è fissato da concetti di rango.
3.6  Quando un ADULTO strega un BAMBINO, in genere, lo fa per odio verso il padre. L’inimicizia non è però l’unica cosa da cui
dipende la stregoneria, risulta decisiva anche la sventura.
3.7  Il concetto di STREGONERIA non è soltanto una FUNZIONE DELLA DISGRAZIA e DEI RAPPORTI PERSONALI, ma
include anche un GIUDIZIO MORALE. In verità, la morale degli Azande è in così stretta relazione con le loro nozioni di stregoneria
che si può dire le comprenda. La stregoneria tende a diventare sinonimo dei SENTIMENTI che si suppone la provochino, così che
gli Azande concepiscano l’ODIO, l’INVIDIA e la CUPIDIGIA in termini di stregoneria.

Gli Azande non permettono che si dica che chiunque ODI un altro sia uno STREGONE, o che STREGONERIA e ODIO siano
sinonimi.

3.8 —> “La morte ha sempre una causa e nessun uomo muore senza ragione” -> la morte è sempre il risultato di qualche
inimicizia, è la stregoneria che uccide un uomo ma è la mancanza di carità che spinge uno stregone all’omicidio. Nella cultura
Zande colui il cui comportamento si conforma meno alle esigenze sociali è soggetto a passare per stregone.
4. GLI STREGONI SONO AGENTI COSCIENTI?
4.1  Una delle caratteristiche della stregoneria europea era la PRONTEZZA con cui gli stregoni confessano la loro colpa e
descrivevano per esteso i loro crimini e la loro organizzazione.

Agli Azande il problema della CONSAPEVOLEZZA non si presenta come si solito appare a noi. Il solo stregone al quale prestano
attenzione è quello che in quel momento sta effettivamente causando la loro disgrazia. Presso gli Zande, è diffusa la credenza che
gli stregoni siano consapevoli di essere stregoni e di fare consapevolmente uso dei propri poteri. Si tratta però di una
contraddizione per il semplice fatto che i membri di tale popolo accusino gli stregoni ma nel momento in cui sono accusati loro
stessi insistono nel proclamare la loro innocenza.

L’OPINIONE PUBBLICA conviene sul fatto che uno stregone è un agente consapevole, ma, in un caso particolare, quando
l’oracolo del veleno rileva che un dato individuo ha commesso un atto di stregoneria, questo è cosciente di non aver avuto
l’intenzione; crede che il suo sia un caso eccezionale mentre gli altri siano responsabili delle loro azioni. Un uomo deve avere la
sensazione che, se è vero che egli è uno stregone, non è certamente uno stregone come tutti gli altri: gli stregoni, infatti, si
riconoscono l’uno con l’altro e collaborano nelle loro imprese. Se un uomo è uno STREGONE, non può farci nulla; può ignorare di
esserlo e può essere completamente innocente degli atti di stregoneria. In questo stato di innocenza potrebbe fare del male a
qualcuno, ma dopo esser stato denunciato dall’oracolo del veleno, allora è consapevole dei suoi poteri e comincia a ricorrervi una
malignità. Si è talvolta riscontrato che taluni stregoni ignorassero la loro condizione, ignoranza ammessa quando si trattava di
stregoni bambini o di adulti accusati di stregoneria soltanto una volta o due. Casi in cui la responsabilità dello stregone è assunta
senza riserva: quando lo stregone è una persona che nutre odio e risentimento nei confronti della persona ammalata da molto
tempo e non ci sono prove a confutazione.

Il modo in cui lo stregone risponde a un’accusa se egli è un tipo irascibile, può lasciarsi andare a una scenata. Scenate sono molto
rare, chi si comporta in questo modo sarà deriso e può guadagnarsi la reputazione di STREGIONE INCALLITO che, ammette
implicitamente la propria stregoneria. Ciò che egli deve are è sputare acqua e dire: “se possiedo la stregoneria nel mio ventre, non
ne sono consapevole; possa raffreddarsi”.

L’autorità di un oracolo non sbaglia, è il credo di ogni Zande. La sua autorità è rafforzata dal potere politico dei principi e della forza
della tradizione.
4.2  Altra credenza presso gli Zande è che quasi certamente uno stregone non si recherebbe mai a far visita a un uomo da lui
stregato, ed è usanza zande che il vicinato si rechi a trovare il malato.

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4.3  Se la stregoneria è ereditaria, un uomo debba certamente sapere se lui stesso è da considerare o no stregone. Egli deve
sapere se i suoi parenti abbiamo mai pagato compensi per omicidio, ricevuto ali di pollo e se siano stati soggetti ad accertamenti
necroscopici positivi. Quindi, la dottrina dell’EREDITARIETA’ ha probabilmente scarso peso nel procedimento che porta ad
affermare che un uomo possiede la stregoneria.
5. GLI ANTISTREGONI
5.1  Tutti gli osservatori hanno descritto gli Azande come un popolo allegro. Non c’è motivo che gli Azande vivano nel continuo
terrore della stregoneria, dal momento che possano entrare in rapporto con essa e perciò controllarla per mezzo degli oracoli e
della magia.

L’ ANTISTREGONE Zande è al tempo stesso DIVINATORE e MAGO. In quanto DIVINATORE, egli smaschera gli stregoni; in
quanto MAGO, ostacola la loro opera. In entrambi i ruoli il suo compito è lo stesso; neutralizzare la stregoneria, in quanto
DIVINATORE; localizza la posizione della stregoneria, in quanto GUARITORE, rimedia agli effetti dannosi del maleficio. Ritengo
che le loro profezie e rilevazioni abbiano lo stesso valore dei responsi dell’ORACOLO DELLA TAVOLETTA, ma che siano meno
attendibile dell’ORACOLO DEL VELENO e di quello delle TERMITI.
5.2  La corporazione zande degli antistregoni rappresenta una professione specialistica interessata alla conoscenza delle
medicine. Nello studio degli ANTISTREGONI, si poneva la necessità di dividere il campo d’indagini in 2 settori:

1) comprende le loro attività in rapporto al resto della società. In questo settore, si poteva infatti ricorrere ai metodi di INDAGINE
SUL CAMPO: osservazione diretta e reiterata del comportamento e dei fenomeni.

2) La CORPORAZIONE conduce una vita esoterica dalla quale i non iniziati sono esclusi. Agli estranei non si nascondono la
conoscenza delle medicine e i trucchi del mestiere, ma essi ignorano anche in buona misura la vita sociale interna della
corporazione e delle sue credenze.

In questo casi si può ricorrere all’indagine sul campo e all’osservazione diretta solo se si diventa iniziati a tale corporazione. Evans
Pritchard decise di imboccare una strada non facile: quella di avvicinarsi a ex membri della corporazione per farsi rivelare in modo
confidenziale i loro segreti. Tali personalità si mostrarono diffidenti a lasciar trapelare i loro segreti così utilizzò un’ultima tecnica,
quella di servirsi di qualcuno di fidato per introdurlo nella corporazione per apprendere il più possibile. Per quanto si possa dubitare
della validità di tale metodo alla fine si mostrò fruttuoso.

La soluzione fu di cercare di accattivarmi la simpatia di uno o due membri della corporazione e di convincerli a rivelarmi in modo
strettamente confidenziale i loro segreti. Per parecchi mesi, rinunciai all’INCHIESTA RELATIVA a quest’aspetto della vita Zande.
Unica alternativa era quella di far ricorso a un sostituto: il mio servitor personale, KAMANGA, fu iniziato nella corporazione e
divenne un praticante. Egli mi fece un rendiconto dettagliato della procedura.

L’arrivo di un noto stregone, BOGWOZU; egli stava facendo un giro per ragioni professionali e si rivolgeva con arroganza ai suoi
colleghi locali, trattandoli alternativamente con disprezzo o con condiscendenza. Feci leva sull’amor proprio di BOGWOZU, gli
suggerii di prendere in mano lui l’addestramento di KAMANGA e mi offrii di remunerarlo generosamente per tutto il tempo
occorrente a insegnare all’allievo tutto quanto egli conosceva.

Quando gli informatori entrano in disaccordo tra loro, quella è la volta buona perché gli antropologi entrino in possesso di quel che
cercano.

BOGWOZU mi diede informazioni sulle medicine e sui suoi riti magici per dimostrarmi che il suo rivale (BADOBO) ignorava le
medicine e non sapeva celebrare i riti. Gareggiarono a vicenda per conquistarsi il favore dei praticanti locali. Però i 2 praticanti non
rivelarono a KAMANGA il metodo con cui estraevano gli oggetti dai corpi dei loro pazienti.
5.3  Gli antistregoni compiono la DANZA e la DIVINAZIONE, poiché le sedute si tengono in pubblico, vengono annunziate e
accompagnate dal suono dei tamburi. Si tratta di avvenimenti locali. La credenza zande postula che l’assistervi generi un certo
influsso formativo nello sviluppo delle credenze di stregoneria nelle menti dei bambini. È la prima occasione per loro per
manifestare la loro credenza. Sono differenti i motivi che portano a celebrare uno spettacolo, ma molto spesso viene richiesto
quando si crede incipiente l’abbattersi di una disgrazia. Ognuno degli antistregoni porta un cappello decorato da piume e una
grande borsa di cuoio contenente pelli, corni, cinture, braccialetti da polso e da caviglia. È raro che le DONNE diventino
antistregoni. Alcune di esse sono qualificate ad agire come GUARITRICI.
5.4  I PREPARATIVI di una DANZA consistono nel delimitare l’area delle operazioni in cui viene tracciato un grande cerchio sul
suolo. I profani sono tenuti a restare fuori dal cerchio. Successivamente la preparazione implica anche la vestizione. All’interno di
corni conficcati nel terreno viene inserita una pasta composta di ceneri e succhi ricavati da piante ed erbe misti a olio e ogni volta
che si secca viene rabboccato. Le MEDICINE hanno una grande importanza. L’antistregone sa di quali piante
e di quali alberi si compongono le medicine che gli daranno il potere di vedere la stregoneria, di conoscere dove essa risiede e di
scacciarla via dalle vittime.
I VESTIMENTI rituali per la danza consistono in cappelli di paglia, fasci di piume di oca e di altri uccelli; attorno al petto o legati
intorno alle braccia portano cordoni; alle cinture pendono pelli di gatto, di altri carnivori e piccoli roditori; sopra le pelli legano un

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rosario di frutti di palma, in ciascuno di questi frutti è stata inserita una linguetta di legno che ne fa dei campanelli dal suono sordo;
attorno alle gambe e alle caviglie, legano in fascio dei semi color arancio.
5.5  Oltre agli antistregoni, alla seduta assistono spettatori, suonatori di tamburi e ragazzi membri del coro. Le DONNE si
dispongono in un’altra parte della fattoria poiché uomini e donne, in pubblico, non siedono mai insieme. Coloro che desiderano
porre domande agli antistregoni portano con se piccoli doni. Ai GONG e ai TAMBURI deve provvedere l’ospite. Gli antistregoni, alle
volte, danno ai suonatori dei tamburi, una o due rivelazioni ispirate, senza richiederne il compenso. Prima di iniziare a danzare e a
cantare, gli antistregoni fanno uscire dalla folla tutti i RAGAZZI più PICCOLI e li allineano per terra accanto ai tamburi perché
facciano eco ai loro canti.
5.6  Quando tra l’auditorio c’è qualcuno, che desidera porre una domanda si rivolge a uno degli antistregoni, il quale risponde
danzando individualmente accanto ai tamburi ed eseguendo un assolo infuocato fino a che non si piega per riprendere fiato. Detto
quello che aveva da dire, riprende a danzare. Se ritiene di aver trattato in maniera soddisfacente la prima domanda può rimettersi a
danzare per rispondere a un’altra, se non ritiene di aver risposto in modo esauriente danza per raccogliere una conoscenza
maggiore sull’argomento.
5.7  Le SEDUTE sono promosse da una CAPO del GRUPPO DOMESTICO, ci si può domandare perché mai in tale situazione
egli non consulti uno degli oracoli in privato. Le SEDUTE PUBBLICHE accrescono il PRESTIGIO SOCIALE del capo del gruppo
domestico che la promuove e nel fatto che le rivelazioni degli antistregoni hanno un VALORE SOCIALE SPECIALE. Gli
antistregoni non si contraddicono mai tra di loro in una seduta pubblica. Gli antistregoni hanno anche l’abitudine di far rivelazioni a
persone dell’auditorio, pur non essendone richiesti.

Una SEDUTA che si svolge a CORTE è alquanto differente da quella che si esegue presso il casale di un cittadino non nobile. Le
DONNE sono assenti. Non c’è alcun CORO particolare di ragazzi, e l’antistregone canta generalmente da solo. La seduta viene
eseguita dietro invito del PRINCIPE e il contegno di tutti i presenti è caratterizzato dalla calma e dalle buone maniere dettate dalla
dignità che si impone a corte. L’antistregone quando ha scoperto uno STREGONE, o un TRADITORE, si dirige verso il principe e
gliene bisbiglia il nome all’orecchio.
5.8 I modi di espressione principale di antistregone sono 2 e differiscono dalle forme di discorso della vita quotidiana:

• quello della TRUCULENZA. Nei confronti dell’uditorio si comportano con arroganza.

• quando lasciano andare il modo arrogante, si lasciano andare a toni ancora più anormali. Dopo una danza frenetica rivelano
segreti o profezie con la voce di un MEDIUM che vede e sente qualcosa dall’esterno. Questi MESSAGGI PSICHICI li emettono con
FRASI SCONNESSE.

L’antistregone sottopone il cliente a un interrogatorio. Ottenuto dal suo cliente un certo numero di nomi, dice che danzerà su di
essi. Dopo le prime 2 o 3 danze, egli ripeterà la domanda postagli. Dopo un altro giro di danza da una risposta parziale
esprimendola velatamente sotto forma negativa.

Gli antistregoni spesso rivelano ai clienti ordinari i nomi degli stregoni in privato, dopo che la seduta ha avuto termine. Lo scrupolo
di non nominare pubblicamente le persone accusate diventa minore nel caso in cui a essere denunciati siano DONNE o GENTE
DEBOLE. Non è difficile rendersi conto che le rivelazioni degli antistregoni si fondano ampiamente sulle maldicenze locali.
5.9  PUNTO DI VISTA DELLO ZANDE SULL’ANTISTREGONE: se lo si domanda a uno Zande, risponderà che comincia a
danzare avendo in mente i nomi di 3 o 4 individui che si prestano all’accusa e che danza in relazione a questa gente, continuando
fino a che le medicine da lui precedentemente consumate non gli permettano di riconoscere la stregoneria in uno dei sospetti.
Improvvisamente una delle persone, si impone alla conoscenza dell’antistregone, principalmente con un accelerazione improvvisa
del battito del cuore. Nelle rare occasioni in cui a una seduta partecipa una PRATICANTE, essa si mantiene sullo sfondo ed
esegue una propria danza con compostezza.
6. L’APPRENDISTATO DI UN NOVIZIO NELL’ARTE DI ANTISTREGONERIA
6.1  È usanza che un GIOVANE esprima il suo desiderio di diventare antistregone a un membro anziano della corporazione del
suo distretto e gli chieda di fargli da PADRINO.

Talvolta venivano date dà ingerire medicine ai ragazzi al di sotto di 16 anni e persino a bambini. In questi casi, è generalmente il
padre o uno zio materno che desidera che suo figlio o nipote entri nella professione.

Un NOVIZIO comincia a mangiare le medicine assieme agli altri antistregoni, è iniziato alla corporazione con un SEPPELLIMENTO
PUBBLICO; è condotto alla sorgente di un corso d’acqua, dove gli vengono mostrate e varie erbe, gli arbusti e gli alberi da cui si
estraggono le medicine.
6.2  Ho osservato 3 antistregoni, riunirsi presso il casale di un collega più esperto, il quale conosce tutte le erbe mediche e gli
alberi da cui si può fare un BRODO MAGICO, e lì prendere parte a una PASTO COMUNE. Le diverse fasi della cottura delle erbe
magiche sono accompagnate da formule magiche, che continueranno fino alla conclusione della cerimonia.
Quando sono presenti 2 o 3 praticanti pienamente qualificati e non c’è alcun novizio, ciascuno di essi , invoca e mangia le medicine
senza necessariamente fare un pagamento preliminare al loro proprietario; ma quando partecipano parecchi colleghi e sono
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presenti anche dei novizi, l’usanza stabilisce che il proprietario non permetta loro di pronunciare liberamente formule magiche, ma
esiga un compenso da parte di ogni partecipante al pasto comune. Tali pagamenti devono essere posti alla vista delle medicine.
6.3  Il NOVIZIO comincia a prendere parte a questi pasti comuni, fin dall’inizio del suo apprendistato; questo perché l’obiettivo
primo è di impregnarsi della medicina che lo metterà in grado di identificare la stregoneria. Un giovane comincia a danzare subito
dopo aver mangiato le medicine; anche se non vi facevano alcun tentativo di divinazione. Si dice che gli antistregoni facciano molta
attenzione a non far scoprire a nessuno quali piante essi scavano per l’uso magico. Ne asportano i gambi e le foglie, le
nascondono nella savana, a una certa distanza dal luogo in cui le hanno raccolte, per timore che qualcuno possa seguire le loro
tracce e venire a conoscenza delle loro medicine.
6.4  La MAGIA deve essere acquistata al pari di qualsiasi altro bene, e l’aspetto veramente significativo dell’INIZIAZIONE è dato
dal lento trasferimento della conoscenza delle piante dal maestro all’allievo.

Qualora le medicine non venissero acquistate pagandone il compenso adeguato, il ricevente correrebbe il pericolo che esse
perdano di efficacia nel corso del trasferimento. Il maestro non pagato adeguatamente può sempre ricorrere alla magia per
annullarne l’effetto di modo che esse non operino più nel corpo del compratore.

Differenti persone conoscono medicine diverse, e quando un uomo incontra qualcuno che sappia di una pianta che egli ignora può
cercare di comprarne la conoscenza. Questo fatto ci permette di comprendere come BADOBO e BOGWOZU fossero avidi di
scoprire l’uno le medicine dell’altro e perché entrambi chiedessero a KAMANGA di mostrar loro le piante che l’altro gli aveva
indicato.
6.5  \\.

6.6  La DANZA e i CANTI degli antistregoni possono essere eseguiti da chiunque; l’elemento vitale dell’INIZIAZIONE è la
CONOSCENZA delle MEDICINE. Oltre a insegnare al suo allievo le medicine, un antistregone è tenuto a fornirgli alcune pelli e
sonaglio perché cominci a formarsi il corredo professionale.

Né BADOBO né BOGWOZU volevano insegnargli come asportare gli oggetti di stregoneria dai pazienti. Mi addusse che la
guarigione dei pazienti era dovuta alla medicina che essi contemporaneamente somministravano internamente ed esternamente.

6.7  La gente non solo è consapevole del fatto che gli antistregoni possano simulare l’estrazione di oggetti dal corpo dei loro
pazienti, ma è anche a conoscenza del genere di espedienti cui fanno ricorso.
6.8  Un antistregone è un IMPOSTORE solo perché non dispone di medicine valide, perché il buon senso non prevalga sulla
superstizione.

Un certo addestramento a compiere gli artifizi si rende indispensabile, per 2 ragioni:

1) Lo Zande da una buona dose di scetticismo: questi devono, pertanto, fare bene attenzione a non lasciar vedere i loro giochi di
prestigio.

2) Se si vuole che il trattamento sia efficace, deve essere eseguito nella maniera tradizionale.

Se accompagni un antistregone in una delle sue visite, ti convincerai sua ABILITA’.

Le loro sedute determinano uno dei pochi tipi di RADUNO SOCIALE.Una seduta di antistregoni è un’affermazione pubblica
dell’esistenza della stregoneria, è il modo in cui viene inculcata ed espressa. Inoltre essi fanno parte del sistema degli oracoli.

Assieme all’ORACOLO DELLA TAVOLETTA essi forniscono domande per l’ORACOLO DEL VELENO che è quello che convalida
le loro rivelazioni.
6.9  SEPOLTURA RITUALE: gli antistregoni dopo aver danzato per alcune ore, scavano un fosso al centro del casale presso cui
la cerimonia si teneva. Poi gli antistregoni danzano, facendo scolare una medicina sulle dita e sulle punte dei piedi del NOVIZIO,
nelle sue narici gli introdussero la medicina, come anche negli occhi. Egli appoggiò sul ventre con la parte del corpo ricurva dentro
il fosso e ricoperta da una stuoia su cui venne ammassata della terra, lasciando sporgere, la parte inferiore del corpo, mentre gli
antri stregoni saltavano e danzavano sul suo corpo.

Il NEOFITA è in stato di tabù per 2 o 3 giorni prima dell’inizio dei riti. Una volta iniziato, l’antistregone assume un nome nuovo, di
cui si serve soltanto nella professione.
7. LA POSIZIONE DEGLI ANTISTREGONI NELLA SOCIETA’ ZANDE
7.1  Un bravo antistregone, nella società Zande, è una persona importante, è il mago per eccellenza della società zande, il
depositario di tutti i tipi di medicine ed egli talvolta può anche possedere diverse forme di magia come ad esempio la magia
vendicatrice e l’oracolo della tavoletta.
Un antistregone può anche essere lui stesso uno stregone. In tal caso, e possiede STREGONERIA e MAGIA. Può nuocere o
proteggere, uccidere o guarire.

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7.2  Molti dicono che la maggior parte degli antistregoni sono imbroglioni la cui unica preoccupazione è di arricchirsi. Non per tutti
vale questa considerazione che si affermò maggiormente quando con la conquista europea del loro territorio aumentò
notevolmente il numero dei membri della corporazione. Gli stessi membri della corporazione dichiarano però che non tutti gli
appartenenti alla corporazione sono degni di fiducia e onesti.

PARAGONE tra gli ANTISTREGONI e gli altri OGGETTI ORACOLARI: gli Azande li paragonano con l’oracolo della tavoletta, il
quale può commettere alcuni errori. Lo Zande mostra la sua diffidenza verso l’elemento umano che interviene negli oracoli,
facendo maggiore affidamento sugli altri oracoli.
7.3  Gli antistregoni non hanno potere politico e la loro non è mai una POSIZIONE SOCIALE ELEVATA però i principi li
rispettano e accordano loro protezione.

I nobili proteggono gli antistregoni perché la loro è una MAGIA BUONA.

Agli antistregoni piace avere la sensazione di possedere medicine negate al resto della comunità; coloro che non sono attratti dalla
vita di corte e dalla vita politica non hanno quasi altro mezzo per mettersi pubblicamente in mostra.
8. L’ORACOLO DEL VELENO NELLA VITA QUOTIDIANA
8.1  Per prevedere il futuro e per scoprire le cose nascoste del presente, gli ORACOLI costituiscono lo strumento più esauriente.
Quandp uno zande si rivolge all’antistregone chiede sempre conferma a uno degli oracoli maggiori.
8.2  Il metodo della RIVELAZIONE di ciò che è nascosto mediante somministrazione di veleno al pollame è ampiamente diffuso
in tutta l’Africa.

Il VELENO usato è una polvere rossa ricavata da una pianta rampicante della foresta, che con l’aggiunta di acqua viene
trasformata in pasta. Viene spremuta in modo da farne sgocciolare il liquido dentro il becco di piccoli polli domestici che sono
costretti a ingoiarlo. A volte le dosi si rivelano fatali, ma con la stessa frequenza i polli si riprendono. Dal comportamento degli
animali, gli Azande ottengono risposte alle domande rivolte all’oracolo.
8.3  Non ci si avventura in nessuna iniziativa importante senza l’autorizzazione dell’oracolo del veleno. In tutte le circostanze
l’attività è preceduta dalla consultazione dell’oracolo del veleno. Qualora uno Zande non lo consultasse, agirebbe contrariamente al
costume.

Situazioni in cui avviene tipicamente una consultazione: • Mancanza di concepimento da parte della moglie; • Durante la
gravidanza; • Prima dei matrimoni; • Prima di inviare i figli alla corte nel ruolo di paggi; • Malattia; • Agente responsabile di una
sciagura; • Adulterio; • Prima di intraprendere lunghi viaggi; • Prima della caccia; • Prima di diventare antistregoni; • Prima di partire
per la guerra; • Vita del principe.
8.4  Gli Azande consultano gli oracoli, anche sulle faccende insignificanti della vita quotidiana, attraverso l’ORACOLO DELLA
TAVOLETTA. Non tutti gli Azande hanno la stessa propensione a consultare gli oracoli.

In passato, i principali casi che si ponevano erano di 2 tipi:

• STREGONERIA, casi interamente giudicati per mezzo degli oracoli

• ADULTERIO, le possibilità di sorprende sul fatto gli amanti, sono ben poche. L’unica prova certa era quella fornita dall’ORACOLO
DEL VELENO

Una cura particolare si pone per proteggere dalla STREGONERIA e dalla CONTAMINAZIONE il veleno per l’oracolo di un
PRINCIPE, per il fatto che i suoi oracoli rivelano faccende di importanza tribale e svolge funzioni di giudizio supremo. Ogni principe
dispone di due o tre operatori ufficiali che sovrintendono al suo oracolo del veleno. Chi consulta l’oracolo di un principe deve anche
essere un uomo di onestà indiscutibile poiché nelle sue sole mani sono affidati un gran numero di casi giudiziari e di attestazioni di
vendetta. Deve anche essere una persona discreta che sappia mantenere il segreto.
8.5  Un’indagine sull’uso dell’ORACOLO DEL VELENO mi portò a basarmi sull’OSSERVAZIONE DIRETTA: nel corso di vari
mesi Evans Pritchard ebbe modo di assistere ripetutamente a consultazioni dell’oracolo e familiarizzare con i particolari della
tecnica e dell’interpretazione. Così anche per l’oracolo della tavoletta e delle termiti. Ai giorni nostri, l’ORACOLO DEL VELENO non
svolge più un ruolo primario nella procedura della corte.
8.6  Per la CONSULTAZIONE di solito, si sceglie un luogo che sia a margine distante dai casali. Un posto nella savana che sia
riparato da erbe alte o da cespugli. Ci si allontana così tanto dall’abitato per garantire la segretezza.

Alla consultazione dell’oracolo non si procede nelle ore calde della giornata, perché il sole cocente è nocivo per il veleno. Il
VELENO per l’oracolo non serve a nulla se non si possiedono i POLLI da sottoporre alla sua prova. Ogni gruppo domestico Zande
possiede un pollaio e gli animali vengono allevati soprattutto allo scopo di sottoporli alle prove dell’oracolo. Le uova non vengono
mangiate. Le GALLINE vengono risparmiate ai fini della riproduzione, quindi a essere utilizzati nelle consultazioni sono gli
esemplari maschi.

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8.7  Alle operazioni può prendere parte qualunque MASCHIO. È raro che un UOMO CELIBE partecipi a una seduta. La
consultazione dell’oracolo del veleno è prerogativa specifica degli UOMINI SPOSATI con un proprio gruppo domestico e nessun
altra occupazione dona loro maggior piacere. Il controllo che i più ANZIANI esercitano sull’oracolo del veleno dà loro un grande
potere sui più GIOVANI. Essi hanno la possibilità di accusarli di adulterio.

Alle DONNE è vietato averci in alcun modo a che fare: sono tenute a non parlarne neanche e un uomo che accenni all’oracolo in
presenza di donne si serve di circonlocuzioni, di solito l’uomo inventa qualche scusa. Eccezione sono alcune donne molto anziane
di buona posizione che possono avere la possibilità di accostarsi alla pratica dell’oracolo.È usanza che se la donna trova del
veleno nella savana vi urini sopra per eliminarne il potere.

Per condurre una SEDUTA nella maniera corretta e sapere interpretare le SENTENZE dell’oracolo occorre esperienza: si deve
conoscere la quantità di dosi di veleno da somministrare e si deve anche conoscere la fraseologia con cui rivolgersi all’oracolo.
8.8  I TABU’ che devono essere osservati dalle persone che vengono a contatto con l’oracolo riguardano: • I rapporti sessuali
con le donne • Il consumo di carne di elefante • Il consumo di pesce • Il consumo di verdura • Il fumo della canapa

Chi siede e sottopone all’oracolo le domande prende il nome di interrogante. Anche l’interrogante deve aver osservato i tabù in
quanto siede molto vicino al veleno. Talvolta ci può essere coincidenza, ossia l’operatore funge anche da interrogante e che quindi
svolge da solo la funzione. Non vi è un compenso per l’operatore e l’interrogante, ma è usanza che venga offerto all’operatore
come compenso un pollo durante la seduta al fine che anch’egli possa sottoporre uno dei suoi problemi all’oracolo.
8.9  Il MODO in cui il veleno è somministrato ai polli: l’operatore prende con se una piccola zucca piena d’acqua, scava un buco
per terra, dentro il quale sistema una grane foglia che servirà a contenere il veleno. Prepara un filtro di foglie per versare il veleno
liquido nel becco dei polli; servendosi di altre foglie, confeziona una piccola coppa che servirà a trasferire l’acqua della zucca sul
veleno. L’operatore non impasta il veleno fino all’arrivo di persone che hanno domande da porre all’oracolo, ciascuna porta con se i
propri polli. L’operatore prende un pollo, gli stira le ali sulle zampe e le immobilizza, tiene aperto il becco inclinando dentro di esso
l’estremità del filtro e spremendo quest’ultimo, agita dall’alto in basso la testa dell’animale per costringerlo a ingoiare il veleno. A
questo punto l’interrogante comincia a invocare il veleno che è all’interno dell’animale per un paio di minuti, dopo di che, di solito
viene somministrata una seconda dose di veleno, ma mai più di 4. Il veleno agisce sui polli in diversi MODI. Spesso quando il pollo
è morto, dal corpo viene staccata un’ALA da usare come PROVA, mentre il resto è ricoperto di erba. I polli che sopravvivono sono
riportati a casa e lasciati in libertà. Uno stesso animale non viene mai adoperato 2 volte nel corso della stessa giornata.

L’interrogazione può essere interrotta da uno dei presenti che ritiene che sia stato tralasciato un aspetto attinente alla questione
che chiede quindi all’interrogante di porre rimedio.
8.10  Il SISTEMA di CONSULTAZIONE dell’oracolo basato su DOMANDA-RISPOSTA è fondamentalmente semplice. Ci sono 2
prove: la prima e la seconda; se un pollo muore alla prima prova, allora un altro pollo deve sopravvivere alla seconda prova; se un
pollo sopravvive alla prima prova allora un altro deve morire alla seconda perché il giudizio possa essere considerato valido.
Affinché un verdetto sia valido nelle due prove un pollo deve morire e l’altro sopravvivere perché se entrambi sopravvivono o
entrambi muoiono il verdetto non risulta valido. Se la scorta di veleno è sufficiente le due prove possono essere fatte nella stessa
giornata. A volte le due prove sono separate da un lungo tempo nel quale comincia ad essere iniziata l’azione di iniziativa, che però
prima di entrare nella fase terminale deve essere confermata dalla seconda prova.
8.11  In passato talvolta gli uomini bevevano il veleno dell’oracolo e questo poteva accadere in due modi:

• Un uomo accusato di un grande delitto, dopo che la prova dell’oracolo si fosse pronunciata contro di lui, poteva offrirsi di bere il
veleno;

• Un uomo accusato da una donna di aver commesso adulterio con lei poteva chiedere che entrambi, lui e lei, bevessero il veleno.

A volte poteva essere somministrato a prigionieri in casi importanti in cui erano coinvolti i principi. Mentre bevevano l’interrogante
azionava con le parole e invocazioni in veleno nel corpo e infine strofinava la zucca sulla testa. Se era destino che il bevitore
morisse questo avveniva nel momento in cui si alzava in piedi per andare a recuperare un’ala di pollo e si tentava di rianimarlo con
la somministrazione di un intruglio pastoso che sortiva l’effetto di fargli vomitare il veleno.
9. PROBLEMI DERIVANTI DALLA CONSULTAZIONE DELL’ORACOLO DEL VELENO
9.1  Ho tradotto la parola BENGE con “rampicante del veleno”, “veleno dell’oracolo” e “oracolo del veleno. Il BENGE deriva da
una pianta rampicante dalle proprietà naturali che cresce allo stato selvatico nella foresta; agli occhi degli Azande esso diventa il
BENGE delle consultazioni dell’oracolo esclusivamente quando questo BENGE è lavorato. Il benge è dotato di efficacia solo
tramite l’astinenza dell’uomo e dalla conoscenza della tradizione. È indubbio che gli Azande non considerano le reazioni dei polli al
BENGE, né l’azione del BENGE sui polli, come un possesso naturale. Se c’è una sostanza sicuramente velenosa che gli Azande
possiedono, questa è il BENGE, nessuno di loro immaginerebbe mai che si possa usare il BENGE come un mezzo per uccidere.
Taluni Azande sono convinti che il BENGE diventa più efficace se esposto al sole e meno potente se diluito con acqua.
9.2  L’attenzione degli Zande è attratta dalle proprietà mistiche dell’oracolo del veleno e che le sue proprietà naturali sono per
loro di interesse scarso da non prenderle in considerazione.

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La lingua Zande presenta 4 generi:
• Maschile • Femminile • Animale: tutte le cose viventi, oggetti, ornamenti, spiriti e l’Essere Supremo. • Neutro: categoria delle cose,
tutti gli oracoli tranne quello delle termiti che è di origine animale.

Dal momento che gli oracoli dei loro poteri sono dotati da parte degli uomini, gli stessi poteri possono perderli a causa dell’uomo.
Se si viola un tabù diventano ancora una volta meri oggetti semplici, insetti o semplici pezzi di legno.
9.3 

Ho constatato che gli Azande, a volte, nel corso della seconda prova, somministrano dosi minori di veleno rispetto alla prima.
Evitano di sprecare veleno prezioso.

Si potrebbe constatare che chi consulta l’oracolo, interrogante, e chi lo esegue, l’operatore, sono due persone distinte e soprattutto
il secondo può agire da scaltro: tale affermazione può essere valida a proposito del funzionamento dell’oracolo della tavolette, ma
è poco adatto all’oracolo del veleno:
• L’operatore esegue il suo compito pubblicamente e il pubblico può quindi vedere le operazioni che egli esegue;

• Lo stesso operatore difficilmente sa quale sarà l’esito di una prova; si considera come colui che serve meccanicamente l’oracolo
ma non colui che lo dirige;
• Talvolta chi consulta l’oracolo è anche l’operatore, sarebbe quindi pazzo a darsi all’imbroglio;
• Non esiste una categoria o una corporazione degli operatori, la maggior parte degli uomini adulti sa

e può consultare un oracolo.

• La maggior parte degli operatori sono ragazzi tra i 12 e i 16 anni, persone ancora innocenti che osservano i tabù e hanno meno
possibilità di saper imbrogliare e sono di solito estranei ai problemi degli adulti sottoposti all’oracolo;

• Non sanno che il benge è un veleno naturale e quindi non potrebbero neanche concepire un inganno del genere.
9.4  Spiegazioni zande quando l’oracolo si contraddice: non comprendendo le proprietà naturali del veleno non sono in grado di
spiegare scientificamente la contraddizione e non attribuendo personalità all’oracolo non può essere addotta come motivazione la
volizione. Le contraddizioni comunque non sono considerate strane dal popolo zande che in realtà se le aspetta: l’oracolo si
sbaglia quando una qualche forza mistica si intromette, ostacolando, e ciò mostra l’esattezza dei suoi giudizi quando a queste
forze, come ad esempio la stregoneria o la fattucchieria, si impedisca di interferire.

Un’altra spiegazione zande del fallimento può essere relativa alla cattiva varietà di veleno raccolta o all’ira dei proprietari della
foresta in cui cresce il veleno. Ci sono 2 varietà di rampicanti che danno il veleno: NAWADA e ANDEGI. L’ANDEGI uccide i polli
senza prendere il considerazione le domande postegli. Se nel corso della sua verifica preliminare o in qualunque altra prova
successiva il veleno è inefficace e non uccide nemmeno un pollo, gli Azande attribuiscono generalmente il suo comportamento alla
violazione di un tabù. Talvolta, il veleno si rifiuta di operare correttamente in un determinato giorno, perché “la sua (dell’operatore)
condizione è cattiva”, attorno a lui aleggia la minaccia della stregoneria.

Il VELENO può essere usato almeno 2 volte e, se è di buona qualità, in qualche caso anche fino a 3 o 4 volte.

Il veleno può perdere il suo potere se è stato conservato troppo a lungo e con l’uso il veleno perde il suo potere, quindi viene
sempre raccolta una buona quantità di veleno che se eccede viene conservata per una prossima occasione ma in separata sede
rispetto al veleno non ancora utilizzato.
9.5  Fase fondamentale prima di procedere alla seduta è saggiare se il veleno raccolto è funzionante e pieno di potere. Sarebbe
infatti assurdo anche per gli zande utilizzare un veleno senza essersi assicurati della sua forza. Il comportamento degli Azande, per
quanto rituale, è coerente e la ragione con cui lo giustificano, per quanto mistiche, possiedono una loro logica sul piano
intellettuale. Eppure gli Azande non si accorgono che i loro oracoli non predicano proprio un bel nulla! Loro non possono ragionare
al di fuori o contro queste credenze.

Cosa gli Azande dicono quando gli avvenimenti successivi dimostrano che le profezie dell’oracolo del veleno erano sbagliate? Un
risultato del genere dimostra loro che l’oracolo è qualcosa di FUTILE. Al contrario esso è prova della fondatezza delle loro
credenze nella stregoneria, nella magia e nei tabù. Non mettono mai in discussione l’autorità dell’oracolo ma cercano
semplicemente di spiegare lo sbaglio commesso da quel particolare veleno perché ogni confezione di benge è un oracolo
indipendente e se esso è corrotto la sua corruzione non si estende agli altri involucri di veleno. Inoltre può sempre capitare che
l’argomento su cui si è interrogato l’oracolo non fosse inizialmente soggetto a stregoneria, la quale sia intervenuta in un momento
successivo alla consultazione dell’oracolo.

Gli Azande non pongono domande le cui risposte di possono facilmente verificare nella pratica, ma si limitano a domande che
abbracciano le situazioni impreviste. Non si interroga inoltre l’oracolo del veleno su faccende di poco conto o con domande che
comportano risposte con precisa indicazione di tempo. Per mezzo dei suoi oracoli, uno Zande può scoprire le forze mistiche che lo
minacciano, egli può opporvisi o modificare i propri piani per sfuggire alla malasorte che lo attende, ma non si tratta di condizioni
oggettive in un dato momento del futuro, né risultati oggettivi, vogliono semplicemente conoscere la tendenza, l’andamento delle

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forze mistiche, perché da esse dipendono quelle condizioni e quei risultati. Gli Azande considerano che l’avvenire dipenda dalle
forze mistiche. Ne consegue che il PRESENTE e il FUTURO per gli Azande non hanno completamente lo stesso significato che
hanno per noi. Il TEMPO acquista un valore diverso, il presente e il futuro si sovrappongono, di modo che il

presente partecipa, per così dire, del futuro. Le condizioni future di un individuo dipendono dalle condizioni future che già esistono
presso le credenze degli oracoli che sono in grado di rivelarle e che possono essere modificate.
9.6  Uno Zande non accetta facilmente una sentenza dell’oracolo che sia in serio contrasto con i propri interessi. In quel caso
l’individuo si rifugia nella convinzione che il veleno utilizzato abbia sbagliato responso. È risaputo inoltre che l’individuo tende a
utilizzare l’oracolo approfittandosene per ottenere ciò che desidera. Molto spesso viene utilizzata indebitamente l’autorità
dell’oracolo. Gli Azande sono SCETTICI solamente verso oracoli particolari, ma non nei confronti degli oracoli in generale. Nella
terra zande, infatti, i verdetti dell’oracolo trovano una sanzione storica nel fatto che erano tradizionalmente sostenuti da tutta
l’autorità del re. Le decisioni dell’oracolo del re erano definitive. C’è tutta un’arte per interrogare gli oracoli i quali possono
semplicemente rispondere con un sì o con un no, attorno ai quali è possibile restringere o ampliare il senso delle dichiarazioni che
gli oracoli fanno uccidendoli o risparmiandoli.
10. ALTRI ORACOLI ZANDE
10.1  Gli Azande considerarono il DAKPA (=l’oracolo delle termiti), l’oracolo più vicino a quello del veleno. Si tratta comunemente
dell’oracolo del veleno dei poveri in quanto non comporta alcuna spesa perché è sufficiente semplicemente trovare un termitaio. Se
si consultano oracoli di specie diversa, il minore viene sempre prima del maggiore; nell’ordine seguente:

1. tavoletta 2. termiti 3. veleno

C’è solo da trovare un termitaio, inserire in una delle sue gallerie 2 rami di alberi diversi e tornare io giorno seguente per vedere
quale dei 2 le termiti hanno mangiato. Il principale inconveniente è che richiede troppo tempo ed è limitato.

Su tutti gli affari importanti le decisioni dell’ORACOLO DELLE TERMITI devono essere confermate dall’ORACOLO DEL VELENO
perché senza la decisione di quest’ultimo non si possono iniziare azioni legali, anche le DONNE possono consultare le termiti.

Gli Azande dicono che le TERMITI non ascoltano tutto ciò che si dice all’esterno, nei casali, e che prestano orecchio soltanto alle
domande che vengono loro poste. Ora, il fatto che si rivolgono sia agli insetti che hai rami, mostra che non assegnano
un’intelligenza generale e indipendente né alle termiti, né alle piante, ma un’intelligenza soltanto specifica all’azione dell’oracolo. Si
è tenuti a osservare gli stessi TABU’ richiesti per quello del veleno, ma il loro contenuto è meno rigido.

Il giorno seguente, di buon mattino, l’interrogante si reca al termitaio per ricevere la risposta. Possono averli divorati entrambi,
come possono averli lasciati tutti e 2 intatti. La risposta dipende, perciò dal modo in cui la domanda viene formulata. Se le termiti
mangiano il ramo di DAKPA, si tratta di una profezia di MALAUGURIO, mentre, se mangiano quello di KEPOYO, si tratta di una
predizione

AUGURALE. Accade alla volte che nessuno dei 2 rami venga mangiato. Allora, gli Azande dicono semplicemente che le termiti
rifiutano di rispondere, spesso, invece mangiano entrambi i rami, questo è un verdetto NULLO. Subito dopo è possibile sottoporre
la questione all’oracolo del veleno per conferma, oppure è possibile richiedere alle termiti un gingo, ossia un prova di convalida,
analoga a quella che si chiede al veleno.
10.2  Un altro oracolo Zande è quello MAPINGO : è considerato soprattutto l’oracolo delle DONNE e dei RAGAZZI, il suo
funzionamento è estremamente semplice. Occorrono 3 pezzettini di legno rotondi che si staccano dai rami di un albero, 2 dei
bastoncini vengono accostati appoggiandoli a terra e il terzo viene disposto sopra di essi parallelamente. L’oracolo risponde in 2
modi: a seconda che i bastoncini restino nella loro posizione per tutta la notte o che il mucchietto si scomponga (secondo la
credenza anche per questo oracolo è necessario osservare i tabù ma difficilmente tale condizione avviene). In generale: se i
bastoncini si spostano il pronostico è infausto, se rimangono nella stessa posizione allora è di buon augurio. I suoi responsi non
sono attendibili come assoluti, ma viene generalmente utilizzato per l’ubicazione delle case anche dagli uomini.
10.3  Il più usato di tutti gli oracoli Zande è l’IWA (=la tavoletta di legno). Per l’oracolo del veleno sono infatti necessari dei
preparativi e spesso è difficile procurarsi il veleno. Un uomo, però, non può aspettare quando teme di essere vittima della
stregoneria o dell’inganno. La tavoletta, invece, è sempre consultabile, basta averne a disposizione una ed è quindi l’ideale per
situazioni che richiedono una azione immediata, oppure quando l’importanza della questione è troppo bassa per poter scomodare
l’oracolo del veleno. Gli Azande non ripongono completamente fiducia nelle sue dichiarazioni. Pongono le sue rivelazioni sullo
stesso piano di quello degli ANTISTREGONI. L’autorità suprema è sempre rappresentata dall’ORACOLO DEL VELENO. Ad essa
si sottopongono quindi solamente questioni minori e preliminari.

Gli oracoli della tavoletta sono piccole costruzioni in legno che hanno l’aspetto di tavoli in miniatura. Si compongono di 2 parti: la
“femmina”, ossia la superficie piatta della tavoletta sostenuta da 2 gambe e da una coda; e la parte “maschia”, ossia l’elemento che
combacia con la superficie della tavoletta a modi di coperchio. Il legno deve essere trasformato in oracolo. e quindi chi costruisce la
tavoletta è soggetto ai tabù: prima di mettersi all’opera deve astenersi per due giorni. Questo avviene in 2 atti: anzitutto, la tavoletta
è unta con una medicina estratta da radici che sono state fatte bollire.

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In secondo luogo, è necessario seppellire l’oracolo; esso viene avvolto in un tessuto di corteccia e riposto in un foro scavato al
centro di un sentiero. Trascorsi 2 giorni, il proprietario la dissotterra. Un uomo siede per terra e fissa la tavoletta poggiando il piede
destro sulla sua coda mentre con la mano destra spinge il coperchio avanti e indietro, spreme succhi di piante o grattugia legno di
diversi alberi sul ripiano della “femmina”. L’operatore immerge il coperchio in una zucca piena di acqua; appena le due parti sono a
contatto, i succhi e la grattugia si inumidiscono e cominciano a spumeggiare e a gorgogliare, l’operatore comincia a interrogare
l’oracolo.

Il coperchio, o scivola facilmente avanti e indietro ovvero si incolla al supporto, quando il coperchio si incolla si ha una risposta
AFFERMATIVA, mentre quando scivola facilmente si ha una risposta NEGATIVA. Altre volte aderisce e scorre alternativamente:
l’oracolo, in questo caso, si rifiuta di emettere in responso.

A rigore dovrebbe essere fatta una prova di convalida come avviene con gli altri oracoli, quindi affinché il verdetto sia valido se nel
corso della prima prova il coperchio si è incollato, nella seconda deve scivolare e viceversa, ma quando si tratta di questioni
importanti la seconda prova deve essere fatta con l’oracolo del veleno.
10.4  Dato che l’utilizzo della tavoletta è da collegarsi a un’azione e a una consultazione immediata il problema dell’osservanza
del tabù può risultare un problema nella maggioranza dei casi: pertanto si è inventata una scappatoia, la desensibilizzazione della
tavoletta, che consiste nel bruciare un pezzo di pelle di elefante o una lisca di pesce e magari anche un pezzo di legno su cui si sia
seduta una donna e nello sfregare delle ceneri sul ripiano della tavoletta, o infine si possono spruzzare delle gocce di acqua nella
quale sia stato cotto un pesce. È infatti risaputo che l’osservanza dei tabù presso gli uomini zande è veramente poco frequente e
risulta essere la causa(il venir meno a tale obbligo) della maggior parte degli errori di giudizio dell’oracolo. Differentemente in
passato le tavolette erano possedute solo da vecchietti, motivo per cui era più semplice l’osservanza dei tabù.

Gli Azande dicono che l’esattezza delle previsioni della tavoletta si mantiene a condizione che l’oracolo non si “raffreddi”, se un
oracolo omette molti sbagli il suo proprietario capirà che ha perduto la sua efficacia. Questa può essere ripristinata: applicando la
medicina sul suo ripiano e interra dolo nuovamente in mezzo a un sentiero.

La CONSULTAZIONE della tavoletta differisce da quello degli altri oracoli nel fatto che vi possono procedere persone di un certo
tipo soltanto, queste persone sono di mezza età o anziani. Le DONNE possono occasionalmente assistere alla consultazione, però
non sono incoraggiate ad accostarsi né tanto meno ad azionare lo strumento. I RAGAZZI non lo adoperano. Prima di poter sperare
di usarlo uno deve necessariamente aver ingerito talune MEDICINE; egli si recherà, quindi, da un mago.

Una tavoletta può essere adoperata soltanto dal suo proprietario. A volte può consultarla per amici o vicini o parenti, ma solo dai
vicini esigerà un compenso: un coltello, un anello o qualche altro piccolo regalo del genere. Gli Azande sono perfettamente
consapevoli che chi aziona la tavoletta può imbrogliare e per questa ragione lo considerano inferiore agli altri oracoli. Pensano
comunque che non si faccia spesso ricorso all’imbroglio: nessun proprietario di buon oracolo imbroglia o viene meno all’osservanza
dei tabù per paura che il suo oracolo cessi di funzionare. In secondo luogo sono soprattutto i proprietari a consultare l’oracolo delle
tavolette per questioni che riguardano loro stessi, quindi il pericolo di imbroglio è molto basso.

Gli Azande parlano dei SOGNI come degli ORACOLI, perché essi rivelano cose nascoste. Quanto è accaduto in sogno si verifica
in futuro nella vita allo stato di veglia; ma, alle volte, le immagini oniriche vengono considerate alla stregua di simboli che richiedono
un’interpretazione, quelli che noi definiremo come CATTIVI sogni rappresentano chiari segni di STREGONERIA, mentre quelli che
noi chiameremo sogni PIACEVOLI sono PROFETICI.
11. MAGIA E MEDICINE
11.1  Stregoneria, oracoli e magia stanno tra loro come i 3 lati di un triangolo. Gli oracoli e la magia sono 2 modi diversi di lottare
contro la stregoneria. gli oracoli stabiliscono chi ha fatto ricorso alla stregoneria per nuocere agli altri.

La MAGIA è il nemico numero 1 della STREGONERIA. Per loro la differenza tra un FATTUCCHIERE e uno STREGONE consiste
nel fatto che il primo adopera la tecnica della magia e ricava il suo potere dalle medicine, mentre il secondo agisce senza riti e
incantesimi e si serve di poteri psicofisici ereditari. Entrambi sono egualmente nemici degli UOMINI.

La STREGONERIA e la FATTICCHIERIA si oppongono alla MAGIA BUONA.

Sia la MAGIA BUONA che la STREGONERIA implicano riti che utilizzano “medicine”: sono i riti magici. Non si tratta di
procedimenti formalizzati: alcune azioni devono essere fatte, mentre altre dipendono dalla logica del rito e possono essere usate
oppure no, in una sequenza piuttosto che un’altra.

In molti RITI magici e in gran parte della materia medica interviene un elemento omeopatico: “usiamo la data pianta perché
assomiglia alla data cosa”, la somiglianza tra le medicine e gli scopi ad essa assegnati, non sono, comunque indispensabile.

In riti magici importanti sono normalmente accompagnati da INCANTESIMI, la formulazione di questi incantesimi non è mai
stereotipa. Il mago invoca le medicine e dice loro cosa desidera da esse scegliendo le parole direttamente nel momento stesso in
cui pronuncia l’incantesimo.
Il valore di un rito magico risiede essenzialmente nelle MEDICINE stesse. Se sono adoperate nella maniera corretta, e se si
osservano i tabù necessari, esse devono obbedire al mago; e se sono efficaci faranno quel che viene loro ordinato. Alcuni tipi di

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medicine sono però utilizzati con più riserbo: si tratta ad esempio delle magie della vendetta in quanto pericolose e di grande
importanza sociale. Inoltre, non sempre vengono invocate le medicina, talvolta vengono semplicemente somministrate senza che vi
sia alcun tipo di discorso.

Anche in questo caso prima di adoperare medicine potenti e di consultare gli oracoli maggiori un uomo deve rispettare i tabù,
mentre non ci si dà pena di rispettarli nel caso di riti poco importanti.
11.2  Situazione in cui gli Azande adoperano le medicine: • medicine connesse con le forze della natura • medicine connesse
con i lavori della coltivazione • medicine legate alla caccia, alla pesca e alla raccolta • medicine relative alle arti e ai mestieri
• medicine connesse con le forze mistiche • medicine connesse all’attività sociali • medicine connesse con le situazioni di malattia

Lo zande tende a classificare le medicine in base alla materia e al loro uso. La trasmissione della CONOSCENZA non consiste nel
mostrare la pianta ad un altro, consiste nell’insegnargli gli usi.
• Ranga: bulbo
• Ngbimi: parassiti degli alberi che fungono da materia per la costruzione di oggetti e amuleti, ma sono usati anche come medicine.

Spesso sono utilizzati per recintare gli orti o cingere i polsi di un uomo come un amuleto
Spesso la specie di pianta adoperata in un rito indica il suo modo d’uso.

Le principali modalità d’uso sono:


• FISTULE: si intaglia il legno a forma di uno zufolo soffiandovi emette un suono stridulo;
• MEDICINE DEL CORPO: nel somministrare le medicine ai bambini un mago le mastica e poi le sputa sui loro corpi. Per
somministrarle alle persone adulte, sfrega la pasta sulle incisioni prodotte sul petto, la schiena e il viso;
• MEDICINE CHE VENGONO SFREGATI NELLE INCISIONI PRODOTTE SULLA MANO E SUL POLSO GOCCE DI INFUSO
(togo)
• CENERI MISTE A OLIO (mbiro)
• CORDA ATTORCIGLIATA: spesso una pianta rampicante alla quale un mago rivolge un’invocazione magica.

11.3  Gli ANTISTREGONI assumono medicine nel corso di un pasto comune.

Tutti gli atti rituali Zande, sono eseguiti con un minimo di PUBBLICITA’. La MAGIA BUONA e quella MALEFICA vengono compiute
con altrettanta SEGRETEZZA. Questo spiega perchè ogni casale è lontano dagli altri e quindi ciascun proprietario compie
necessariamente la maggior parte delle sue azioni da solo, tranne quando stabiliscono loro stessi che si tratta di un’attività
pubblica. Gli Azande, inoltre, quando fanno una magia, ci tengono a non essere visti, temendo che tra coloro che osservano il rito
possa esserci uno stregone.

Inoltre chi possiede medicine tende a non far scoprire ad altri quali possiede per evitare di essere continuamente importunato da
richieste di magia per i loro scopi. Le medicine sono proprietà privata e sono usate quindi a discrezione dei proprietari per fini
privati.

I PRINCIPI e i CORTIGIANI, fanno un uso molto minore di medicine e nutrono perfino un certo disprezzo nei confronti di gran parte
della magia della cultura Zande. Inoltre essi possiedono solo medicine conosciute da lunga data perché ogni medicina insolita
farebbe nascere negli altri il dubbio di fattucchieria. Si tratta di medicine di antica istituzione che vengono usate dalla maggior parte
dei nobili e le principali sono medicine per attirare gente alle proprie dipendenze o medicine di vendetta per omicidio, medicine
dell’invisibilità, medicine che proteggono la casa o contro stregoni e fattucchieri.

Nella società Zande i MAGHI non godono di un grande prestigio. Si ricorre a un mago per scopi quali quello di perseguire la
vendetta, riottenere un bene rubato, per questi servizi si pagano compensi più o meno elevati.

La MAGIA è in massima parte prerogativa del MASCHIO. Le DONNE sono tenute a usare soltanto quelle medicine che sono in
relazione alle attività puramente femminili sia all’interno delle faccende domestiche sia quelle della salute quindi parto, aborto,
mestruazioni, allattamento.. sono all’oscuro della maggior parte della magia e non le si vede mai addobbate di amuleti e oggetti
magici come invece accade agli uomini. Moltissime medicine sono infatti legate esclusivamente ad attività maschili.

A possedere le medicine sono di solito i VECCHI e gli UOMINI di MEZZA ETA’. I GIOVANI, possiedono quelle medicine che più si
addicono alle loro attività caratteristiche (danza, cantare, amoreggiare con le ragazze, ecc). ma praticare magia è prerogativa e
prestigio solo di uomini di una certa età. I giovani non dispongono neanche di una ricchezza necessaria all’acquisto delle medicine.

Un uomo che conosca le medicine costose le insegna al proprio figlio prediletto. Alle volte i vecchi trasmettono a uno dei figli un
amuleto particolare che permette l’invisibilità. Così avviene anche per le medicine speciali, come ad esempio quelle degli
antistregoni o dei fabbri, che vengono trasmesse al figlio che ne apprende l’arte. Acquistare l’uso di tali medicine implica però
l’adesione a logge o associazioni chiuse come quella degli antistregoni, o dei cantori.

Per poter giungere a una conoscenza completa di alcune medicine occorre pagare venti “lance” prima di procedere all’acquisto di
tali medicine si chiede all’oracolo del veleno se è opportuno farlo. L’acquisto delle suddette e altre medicine importanti, equivale a
stabilire un legame sociale tra il compratore e il venditore. Talune medicine vengono usate solamente dai PRINCIPI e dai NON

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NOBILI altolocati. Tuttavia ogni Zande, è in qualche modo un mago ed è certo che prima o poi nel corso della vita userà una
medicina piuttosto che un’altra.
11.4  La MAGIA quella BENEFICA può essere istruttiva, persino mortale, ma colpisce soltanto persone che abbiano commesso
un crimine, mentre quella MALEFICA è usata per rancore contro gente che non ha violato alcuna legge né alcuna convenzione
morale. La magia malefica non distrugge la salute e i beni altrui, ma rappresenta una sfida e uno scherno nei confronti delle norme
morali e giuridiche.

La FATTUCCHERIA è un rito caratterizzato da una segretezza maggiore rispetto alle altre arti magiche: viene compiuta nel cuore
della notte, perché se venisse scoperta, il suo autore verrebbe messo a morte. Nessuno sa che egli possiede le medicine.

La MAGIA della VENDETTA, è la più distruttiva, ma al tempo stesso la più onorevole delle medicine Zande, e il suo è uno scopo
tra i più tipici della magia benefica in generale. Essa risolve le questioni, decide i casi con la stessa saggezza di un principe. Agisce
imparzialmente e in conformità al merito della causa. È una medicina che giudica equamente.

Se un uomo dovesse utilizzare una medicina come quella della vendetta per assassinare, mosso da rancore, un innocente, essa
non solo si rivelerebbe inefficace, ma si rivolterebbe contro il mago che vi ha fatto ricorso uccidendolo. Le medicine cercano il
criminale, ma, se non sono in grado di trovarlo, tornano indietro per abbattere chi le ha inviate.

Prima di procedere a una MAGIA VENDICATRICE, gli Azande sono tenuti ad accertarsi con l’oracolo del veleno che il loro parente
sia veramente morto per mano di uno stregone o di un fattucchiere, e non invece per l’effetto di una magia benefica diretta a punire
i suoi propri misfatti. Tale magia benefica, infatti, va a segno soltanto contro i criminali. Alcune medicine sono classificate come
buone, altre come cattive e infine su alcune non si ha ancora un giudizio morale consolidato.

La FATTUCCHERIA non emette giudizi. Essa è una medicina stupida, perché non giudica affatto una disputa tra persone, bensì
uccide una delle parti in causa. La MAGIA BUONA gode dell’approvazione morale, perché è usata contro persone ignote.

La MAGIA MALEFICA, al contrario, è diretta contro persone ben definite, e in questo consiste il suo carattere manifestante
malefico.
11.5  Non si incontreranno mai Azande che dichiarino di essere FATTUCCHIERI: gli Azande infatti ritengono che il possesso di
medicine malefiche e cattive costituisca un crimine. Evitando persino di parlare di tale pratica per paura che si instilli in altre
persone in dubbio che egli conosca tale pratica.

La più temuta di tutte le medicine malefiche è il MENZERE. Contro questo esistono parecchi antidoti. Solitamente il fattucchiere si
reca quando c’è la luna piena a casa della vittima per collocare la medicina sulla soglia della sua capanna, al centro della casa o
sul sentiero che vi conduce, pronunciando una formula magica. Se riuscirà a uccidere il suo nemico allora porterà una cintura di
lutto fatta di erba per lui e se il fattucchiere trascurasse questo rito potrebbe cadere ammalato. Si tratta di una medicina talmente
potente che chiunque vi camminasse sopra cadrebbe ammalato per un certo periodo pur non rischiando di morire. È quindi una
medicina vista da tutti con orrore. Tra i metodi contro il menzere oltre alle medicine si racconta che bisogna andare al centro di un
crocevia, inginocchiarsi e raschiare la terra con le mani dicendo una formula magica.

Oltre al menzere ci sono altre medicine malefiche. Tra le credenze vi è quella che anche i peli del fattucchiere possano uccidere,
dopo aver pronunciato su di essi una formula magica e messi nella birra della persona da uccidere.

Sono illegali non solo le medicine che servono a uccidere, ma anche quelle che inquinano i procedimenti legali, che turbano la
felicità di un uomo e si intromettono nei suoi rapporti famigliare. È malefica la magia che influenza i responsi dell’oracolo del
veleno. Persino i potenti re hanno paura della FATTUCCHIERIA, in verità la temono più di chiunque altro. In particolare si affidano
all’oracolo per confermare la purezza dei regali che ricevono da altri in quanto temono che si tratti di oggetti strumento e mezzo di
fattucchieria.
11.6  Gli Azande conoscono ben poche medicine nella fattucchieria, mentre possiedono tutta una serie di medicine buone.
Questo accade probabilmente perché quando un individuo si trova in disgrazia la prima accusa è sempre rivolta alla stregoneria
piuttosto che alla fattucchieria. Tale concetto viene infatti evocato solo in situazioni particolari e soprattutto a opera solamente di
certe persone.

Ho il motivo di pensare che le medicine del tipo del MENZERE sono immaginarie, nessuno ha ammesso di possederle. Gli Azande
non sono in grado di citare molti esempi di persone puniti per fattucchieria. Una malattia improvvisa e violenta è diagnostica come
fattucchieria e trattata di conseguenza.

Dal PUNTO DI VISTA SOGGETTIVO c’è una netta distinzione tra MAGIA BUONA e CATTIVA, oggettivamente ci sono medicine
che vengono impiegate soltanto quando si ritiene di avere buoni motivi per farlo. Se questo modo di vedere le cose fosse corretto,
la differenza tra STREGONERIA e FATTUCCHIERIA si ridurrebbe alla differenza tra una presunta azione che è impossibile e
un’azione altrettanto presunta ma possibile.

Oltre a queste medicine ce ne sono molte altre, svincolate da ogni considerazione morale; attraverso cui un individuo di assicura la
riuscita di tutta una serie di iniziative economiche e sociali.

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Ultimo dato particolare da non trascurare è che sono state introdotte nella società zande nuove medicine delle quali il popolo non
sa nulla, non ne conosce le caratteristiche e a differenza del passato dove obbligatoriamente le medicine erano divise in buone e
cattive oggi non si sa dove collocarle.

Gli Azande temono la FATTUCCHIERIA assai più della STREGONERIA, l’assenza di un meccanismo atto a neutralizzarla al di là
della somministrazione di un antidoto o del ricorso a una CONTROFATTURA. Gli Azande attribuiscono la malattia alla stregoneria
o alla fattucchieria. Mentre è possibile individuare lo stregone e fargli sputare dell’acqua per annullare il maleficio, è difficile poter
fare la stessa cosa invece con un fattucchiere perché solo ammettere l’esistenza di tale pratica costituisce un crimine.
11.7  Il fatto da imputare la malattia a cause soprannaturali, non li porta a trascurare il trattamento dei sintomi così come il fatto di
addebitare alla stregoneria la disgrazia non li induce certo ad attender l’assalto del bufalo che li uccida.

Al contrario possiedono una farmacopea sterminata, fanno assegnamento sui farmaci per curare le loro indisposizioni. Gli Azande
distinguono le malattie in base ai sintomi principali. Quindi, a partire dallo sviluppo di questi sintomi sono in gradi di diagnosticare la
malattia e di dirne il nome, sono anche in grado di descriverne l’etiologia di una malattia. Non soltanto diagnosticano, predicono il
decorso probabile e definiscono il rapporto con una causa per quasi tutte le malattie, ma ciascuna di esse ha anche un suo
trattamento specifico. I rimedi zande sono quasi completamente d’ordine magico.

Quando uno Zande soffre d’una lieve indisposizione si cura da solo. Se il malessere non scompare fa visita a uno antistregone.
Quando la malattia è più grave i suoi parenti consultano prima l’oracolo della tavoletta, poi quello del veleno o l’oracolo delle termiti.
Se sanno che la malattia è causata dalla magia, mandano a chiamare uno specialista che conosca l’antidoto; se la malattia è
dovuta alla stregoneria, agli sforzi di convincere lo stregone a lasciare in pace il paziente, uniscono la somministrazione di droghe
per trattare i sintomi reali del male. Nessun trattamento si rivelerà efficace se lo stregone continua ad attaccare il malato. Gli
Azande convocano frequentemente un antistregone per farsi curare mediante estrazione degli “oggetti di stregoneria”: è infatti
sempre la presenza o l’assenza della stregoneria che determina la morte o la guarigione del paziente. Più si aggrava la condizione
patologica meno ci si occupa di somministrare droghe e più si consultano gli oracoli.
11.8  Le medicine Zande possono essere classificate nelle categorie: PRODUTTIVA, PROTETTIVA, PUNITIVA. Anche se in
caso di disgrazia la colpa cadrà sempre sulla stregoneria.

L’OBIETTIVO essenziale della magia stessa, più che di produrre mutamenti favorevoli all’uomo nel mondo concreto, è di
combattere le altre forze mistiche. Nessuno può dirsi sicuro di che le sue medicine daranno i risultati sperati perché verso di esse
non si nutre mai lo stesso grado di fiducia accordato alle attività empiriche di tutti i giorni. La magia trova conferma nell’esperienza
pratica: pertanto la prova della sua efficacia va ricercata sempre nel concreto realizzarsi di quegli eventi che essa aveva lo scopo di
favorire o di provocare.

La magia può costituire un’alternativa ai mezzi empirici per il conseguimento di un fine, ma non è un metodo altrettanto
soddisfacente. La magia però spesso può dare a un’iniziativa un grado di successo maggiore di quello che si sarebbe ottenuto
senza il suo uso. L’uso di una tecnica magica è sussidiario a quello di una tecnica empirica.

Ci si può chiedere perché gli Azande non si rendano conto della futilità della loro magia:

1. la sua azione trascende l’esperienza per cui non può essere facilmente contraddetta da quest’ultima, la magia trova un
vastissimo impiego contro le forze mistiche, la stregoneria e la fattucchieria;

2. la stregoneria, gli oracoli e la magia formano un sistema intellettualmente logico e coerente: la morte comprova la stregoneria,
questa è vendicata mediante la magia e il compimento della vendetta è attestato dall’oracolo del veleno la cui esattezza è stabilita
dall’oracolo del re;

3. gli Azande constatano spesso che una data medicina si dimostri fallimentare, ma non generalizzano le loro osservazioni;

4. lo scetticismo concerne soltanto certe medicine;

5. i risultati che la magia è designata a produrre si verificano a seguito della celebrazione dei riti;

6. ciascun individuo e ciascun gruppo di parentela agiscono all’oscuro delle azioni altrui: non colgono quindi le contraddizioni tra le
loro varie credenze perché non si manifestano tutte contemporaneamente ma operano in situazioni diverse;

7. è difficile per uno Zande comprendere che altri non lo condividono;

8. la magia è fatta soltanto per provocare eventi che in ogni caso hanno possibilità di accadere;

9. è assai raro che si chieda alla magia di produrre un risultato da sola, essa è associata con l’azione empirica;

10. l’insuccesso di un rito si spiega già in partenza con tutta una serie di concetti mistici, si è a volte costretti a compiere una magia
in quanto ciò costituisce un aspetto dei propri obblighi sociali;

11. l’autorità politica incoraggia la magia vendicativa;

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12. gli Azande non dispongono di conoscenze che consentano loro di comprendere le cause reali di taluni cose;

13. privi di inclinazioni sperimentali;

14. circolano incessantemente storie che raccontano di magie andate in porto;

15. gli Azande credono che gli stranieri, in fatto di magia ne sappiano molto più di loro;

16. le credenze Zande sono formulate in maniera vaga.

12. UN’ASSOCIAZIONE PER LA PRATICA DELLA MAGIA


12.1  La maggior parte delle pratiche magiche, è costituita da riti individuali, compiuti da singoli. Si tratta di una importante
caratteristica del mondo zande. Ma nel corso dei primi 2 decenni del 900, sono sorte alcune associazioni per la pratica
assembleare della magia. Esse presentano tutte le caratteristiche delle associazioni: organizzazioni, gradi di quote sociali, riti
d’iniziazione e così via.

Cercare di spiegare l’introduzione nella terra Azande delle ASSOCIAZIONI CHIUSE, possiamo tuttavia affermare che non solo
sono state introdotte a seguito della conquista europea del paese, ma sono anche funzioni della denominazione europea e indice
del crollo della tradizione.

Le associazioni sono tutte di origine straniera; ancor oggi non sono incorporate nell’organizzazione sociale Zande e possono
essere considerate segrete e sovversive. L’associazione è più importante è MANI, rappresentativa di tutte queste associazioni che
differiscono da essa solamente per le medicine che utilizzano, per i riti di iniziazione e infine per l’accento piuttosto su un obiettivo
piuttosto che un altro.

Avevo 3 fonti di informazioni: 1. alcuni estranei all’associazione mi espressero pareri sulla moralità, sulla storia e
sull’organizzazione, 2. dei membri me ne descrissero i riti; 3. infine aderii io stesso, intervenni ad alcune assemblee. Purtroppo
però il governo mise fuori legge l’associazione, motivo per cui non si possono fare nomi e non si possono utilizzare pienamente le
fonti. I membri vengono puniti. Probabilmente se non fossero state proibite le associazioni avrebbero potuto trasformarsi in
istituzioni stabili.

Il rituale dell’associazione non svolge affatto un ruolo importante quanto quello delle usanze che ho fin qui descritte.

La stregoneria, la magia, gli antistregoni e gli oracoli formano un sistema di idee e di pratiche indipendenti.
12.2  Quando MANI fece il suo primo ingresso nel Sudan, i suoi membri erano soliti incontrarsi in LOGGE (=capanne in miniatura
e in una radura circolare antistante a essa) nella savana. Si incontrano nella savana solo perché in casa c’era il rischio che le
medicine fossero contaminate e non perché volevano tenere segreta al principe la loggia. Alle volte costruivano un piccolo altare
simile a quello eretto in onore degli spiriti e ponevano su di esso il PAIOLO DELLE MEDICINE. Oggi le riunioni si svolgono in casa,
gli incontri avvengono a tarda notte in una CAPANNA; danzando quasi silenziosamente al centro del casale. Alla testa di ogni
loggia c’è un CAPOLOGGIA (uomo della loggia o maestro delle medicine), egli ottiene il suo titolo mediante l’acquisto di medicine
da un altro capo loggia. Un capo loggia riceve ricchezza vendendo ad altri la conoscenza delle sue medicine, riceve anche
pagamenti dai profani che desiderano diventare membri, però è tenuto a dividerli con i loro sostenitori. Un capo dispone di
scarsissima autorità. Oltre al capo, in ciascuna loggia ci sono alcuni UFFICIALI meno importanti: il KENGE (=cuciniere) è suo
compito erigere i paletti, porre le medicine il un paiolo sul fuoco e cuocerle. È colui che conosce le medicine e di conseguenza è lui
che va a raccoglierle. Viene subito dopo il capo per anzianità; UZE (=mestatore) è il solo che bada a rimestare le medicine,
passarle in giro agli altri membri della loggia e verificare che ciascuno osservi le regole; FURUSHI (=sentinella) è incaricato di
vigilare la loggia perché non si verifichi interruzioni e spiate.

Nessuno di questi ufficiali è importante: in caso di loro assenza altri possono tranquillamente svolgere tali funzioni. Questi uffici non
sono che posizione di lieve privilegio, occupate dai membri più ANZIANI della loggia. Gli AFFILIATI sono “uomini di mani” per
distinguerli dai profani. L’associazione contempla diversi GRADI. Un uomo accede a nuovi gradi grazie all’acquisto di una nuova
magia, la loro successione non è gerarchica. Un acquisto di una nuova medicina è spesso accompagnata da un semplice rito
d’iniziazione. Si può sapere l’appartenenza alla loggia tramite la recita di una formula segreta e i membri possiedono dei loro saluti
speciali non utilizzati però al di fuori della loggia.

12.3  PRESENTAZIONE DI UN NOVIZIO: è necessario provvedere ai preparativi prima della riunione. Il capo loggia, provvede a
raccogliere le medicine, il PADRINO prende il NOVIZIO per mano e lo porta alla loggia, il novizio ha sugli occhi una foglia ovale.
Sul percorso che conduce alla loggia, i suoi futuri compagni si nascondo dietro gli alberi e imitano i versi dei leoni e dei leopardi.
Quando giungono al luogo della cerimonia, gli si toglie la foglia dagli occhi e viene salutato nel linguaggio particolare
dell’associazione. Egli va poi a sedersi davanti al fuoco, e riceve l’avvertimento di non divulgare i segreti dell’associazione. Gli si
raccomanda di obbedire al capo della loggia, gli si insegna quali tabù deve osservare. Sul fuoco c’è un paiolo che contiene le
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medicine mani e dell’acqua; durante la cottura prima il capo loggia, poi gli ufficiali e infine coloro che depongono un dono davanti
alla magia prendono in mano un mestolo di legno mescolano le medicine nel paiolo e sopra di esse pronunciano lunghi
incantesimi: ciascuna domanda per se, una protezione e una buona riuscita particolare. Dopo che le varie radici sono state a bollire
per qualche tempo, vengono spostate dal fuoco e si aggiungono olio e sale all’acqua e ai succhi. Questa mistura viene posta di
nuovo sul fuoco e su di essa vengono pronunciati altri incantesimi. Un po’ di questo olio viene versato nella BOCCA e negli OCCHI
del novizio. Dopo che la pasta si è raffreddata si distribuisce ai membri. Il novizio è

imboccato dal suo padrino. Finito il pasto, il novizio riceve il suo primo nome MANI il capo loggia gli da 1 o 2 fistule magiche. Per
parecchi giorni ancora il novizio deve indossare la cintura fatta di rampicanti e osservare certi tabù. Il padrino gli darà il nome MANI
definitivo.

Le medicine ordinarie mani vanno sotto il nome di mani-acqua dal fatto che il novizio per ottenere il privilegio di usarle deve
attraversare l’acqua. Se invece si vogliono usare medicine perla-blu bisogna pagare una parcella e sottoporsi a un’iniziazione
suppletiva: passare sotto degli archi di banano e raccogliere delle perle blu con le labbra. Benché tutti i membri dei diversi gradi
consumino le medicine corrispondenti soltanto i capi conoscono le piante e le erbe da cui queste medicine sono estratte. Chiunque
compra questa CONOSCENZA da un capo diventa egli stesso CAPO.
12.4  MANI è diffuso su tutto il territorio Zande: ciascuna località ha la sua loggia e al di fuori di questa uno non conosce molti
altri membri dell’organizzazione. I membri di una loggia possono anche arrivare a 40-50.

In passato gli AFFILIATI, portavano una PERLA BLU come distintivo, ma oggi giorno hanno troppa paura per metterla in mostra.
Non ci sono restrizioni di SESSO e di ETA’ nel reclutamento, ma solitamente vecchi e bambini non partecipano all’associazione. Le
DONNE, bramano di entrare nell’associazione allo scopo di procurarsi la magia, per sfuggire alla noia della vita famigliare esottrarsi
agli ingrati e faticosi lavori domestici. Inoltre, esse siedono appartate durante le assemblee e vi sono due sentieri diversi per uomini
e donne. Le persone anziane invece, di entrambi i sessi, solitamente non aderiscono. I bambini, invece, accompagnati dalle madri
vi partecipano per essere iniziati. L’associazione va contro le istituzioni zande e mette in discussione i modelli tradizionali di
comportamento.

Nel MANI , in genere, i NOBILI non partecipano attivamente e regolarmente per il semplice fatto che essi hanno un ruolo dirigente
nella maggior parte delle attività della vita zande. Un NOBILE vi si affilia e visita una loggia, ma non può agire da CAPO. Mani
infine fu introdotto senza l’appoggio dei nobili e rimane un raggruppamento non nobile che trae il suo potere e la sua forza delle
medicine, pertanto si colloca al di fuori della vita sociale ordinaria, dove l’autorità dei nobili è suprema, personale e diretta.
12.5  Le ragioni per cui i PRINCIPI si opponevano a MANI è che essi sono sempre conservatori e contro l’introduzione di un
costume nuovo perché non rientra nelle linee della tradizione. I principi inoltre si opponevano particolarmente alle associazioni
chiuse per il fatto che i loro membri costruivano logge lontane nella savane e celebravano riti che i nobili ignoravano. Tali
associazioni chiuse, per i principi, portano alla slealtà e all’immoralità. Ma si spiegano anche con la gelosia. Forse però il motivo più
importante è sempre stato quello della paura che si tratti di fattucchieria perché nonostante i membri dichiarano che si tratta di
magia buona, per gli estranei il rischio c’è sempre.

In base alle mie osservazioni personali, le medicine MANI hanno gli attributi di ogni MAGIA BUONA, poiché si possono domandare
loro soltanto favori che non provochino perdite e non arrechino danni a persone innocenti. Si possono usare solo contro chi ha
commesso o abbia l’intento di commettere una trasgressione riconosciuta come tale dalla legge zande e non contro un individuo
che si presume colpevole o verso il quale si nutre avversione.

I PROFANI sono spesso ostili nei confronti del MANI e delle altre associazioni chiuse. Così, esso non solo va contro il costume in
relazione al sesso, all’età e alle classi sociali, ma confonde anche la distinzione tra MAGIA BUONA e CATTIVA; quindi, infatti, c’è
chi approva e c’è chi condanna.

Come nel caso delle altre magie zande anche nell’associazione mani se si usa la magia contro chi è innocente essa girerebbe a
vuoto e si contorcerebbe contro chi l’ha mandata.

Le logge mani sono raggruppamenti locali; i MEMBRI di una loggia hanno già numerosi relazioni sociali tra loro. Una LOGGIA ha
poco stabilità e permanenza, il capo può andarsene dal distretto e nella loggia da lui presieduta potrebbe non esserci alcuna
persona in grado di preparare le medicine e iniziare i membri ai gradi più alti, così queste persone si uniscono a un’altra loggia
vicina. Ciascuna loggia è un’unità indipendente costituita dal capo che conosce le medicine e da coloro che si radunano per
consumarle in una piccola località.

La diffusione del MANI può essere stata favorita dalle seguenti condizioni:

• il crollo dell’autorità politica verificatosi a seguito della conquista europea;

• il fatto che alcuni dei nobili più giovani abbiano aderito all’associazione e abbiano influenzato i loro parenti più potenti;

• alcuni principi vi si sono direttamente convertiti.


• Le associazioni continuano a fiorire, ma non è facile osservarle. Le ASSOCIAZIONE da CHIUSE

sono diventate

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• SEGRETE.
13. STREGONERIA, ORACOLI E MAGIA NELLA SITUAZIONE DELLA MORTE

Tra un rito e l’altro non c’è alcun nesso. Ognuno di essi è un ATTO ISOLATO, questa mancanza di coordinazione tra i riti magici è
in contrasto con la generale COERENZA che possiedono le credenze Zande relativi ad altri campi.

Ho dappertutto messo in risalto la COERENZA delle CREDENZE Zande, se considerate nel loro insieme e interpretate in rapporto
alle situazioni e alle relazioni sociali.

Di una cosa spero aver convinto il lettore, della COERENZA INTELLETTUALE dei CONCETTI ZANDE.

Possiamo affermare che sono MISTICI, ma non possiamo certo dire che questo uso sia ILLOGICO e ACRITICO. 19

È alla morte e alle premonizioni che gli Azande associano il più delle volte la stregoneria. La massima attenzione viene rivolta agli
ORACOLI e ai RITI MAGICI. Raggiungono il massimo del loro peso in quanto pratiche e ideologie al momento della morte.

Quando un uomo si ammala, i suoi parenti attaccano la stregoneria mediante gli oracoli, con contatti con lo stregone e l’uso della
magia. Attaccano la malattia mediante somministrazioni di droghe, convocando un guaritore che è al tempo stesso antistregone.
Non appena muore, prima del seppellimento, i parenti del morto tagliano un pezzo di tessuto di corteccia e con esso asciugano le
sue labbra; gli tagliano anche un pezzo di unghia. Queste sostanze sono necessarie per compiere la MAGIA della VENDETTA. Il
giorno dopo, i più anziani tra i parenti consultano l’oracolo del veleno, gli chiedono di scegliere l’uomo che si assumerà l’incarico di
agire da vendicatore, una volta scelto un nome gli domandano, se il ragazzo morirà, se l’oracolo sentenzia che il ragazzo
sopravvivrà, la vendetta è assicurata. Chiedono poi di scegliere un mago; dopo che hanno scelto un ragazzo che osservi i tabù e
un mago che fornisca le medicine, passano all’esecuzione della vendetta. I parenti regalano birra la mago perché riattivi le
medicine. Si continuano a collocare certe medicine sulla tomba, però contemporaneamente se ne nascondono altre nella savana.
Parecchi mesi dopo l’esecuzione della magia, nel vicinato qualcuno muore ed essi chiedono all’oracolo del veleno se il morto è la
loro vittima. Col passare del tempo, l’oracolo finisce col dichiarare che il trapasso di qualcuno del vicinato è dovuto alla loro magia,
che l’uomo è stato ucciso da loro per vendicare il proprio congiunto. Se l’oracolo afferma che la persona recentemente morta era la
sola responsabile, vanno dal principe e gli mostrano le ali del pollo morto per dichiarare la colpevolezza dello stregone. Quando
l’oracolo del principe concorda con l’oracolo dei parenti, la vendetta è compiuta. Allora il proprietario della medicina cuoce un
antidoto per il ragazzo, per i parenti del morto e per la vedova e distrugge la medicina . La distrugge perché non possa più fare del
male.

La MORTE evoca il concetto di STREGONERIA; gli ORACOLI sono consultati per determinare il corso della VENDETTA; la
MAGIA è fatta per CONSEGUIRLA; gli ORACOLI decidono quando la MAGIA ha portato a termine la VENDETTA e la MEDICINA
viene distrutta.

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