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Istituzioni di diritto privato

Dal libro di Francesco Galgano


Riassunto
IL DIRITTO PRIVATO
Capitolo primo
Il diritto è un sistema di regole per la soluzione di conflitti fra gli uomini.
La funzione del diritto è di proibire l’uso della violenza per la soluzione dei conflitti e
quindi di risolvere i conflitti con l’applicazione di regole predeterminate. Queste regole
compongono un sistema: ciascuna concorre ad assolvere una funzione complessiva,
che è di adeguare i rapporti fra gli uomini ad un dato modello di ordinata convivenza e
di realizzare un equilibrio generale.
Questi sistemi di regole mutano nel tempo o si variano nello spazio.
Per ordinare una società occorre che, ad una superiore autorità, sia riconosciuta la
preliminare funzione di creare regole e che, ad un’altra autorità, sia attribuita la
funzione di applicare quelle regole. Nella società in cui viviamo ci sono tre autorità che
creano diritto: lo Stato, la Comunità Europea e Regioni, Province. Il diritto è esercitato
dall’autorità giudiziaria e dalla Corte di Giustizia.
In altre società vige il sistema di common law: le pronunce dei giudici, oltre che
risolvere il caso, vincolano i giudici che saranno chiamati a risolvere casi simili. Così
l’autorità giudiziaria crea essa stessa il diritto.
Ciascuna regola di diritto è solo un frammento di un sistema unitario, e l’unità del
sistema comporta che essa deve essere applicata in modo coordinato con ogni altra
regola di codici e delle tante altre leggi vigenti.
Il diritto vige perché è accettato, se non da tutti, dalla maggior parte di coloro che vi
sono sottoposti: la sua legittimazione, da un punto di vista sostanziale, non è l’autorità,
ma è il consenso.
L’unità elementare del sistema del diritto è la norma giuridica; il sistema nel suo
complesso, ossia l’insieme delle norme che lo compongono, prende il nome di
ordinamento giuridico. Per indicare più norme si suole parlare di istituto.
Ciascuna norma consiste in un comando o precetto, formulato in termini generali ed
astratti; il testo delle leggi è diviso in articoli, numerati in ordine progressivo, suddivisi
in commi.
Il discorso delle norme giuridiche è un discorso in funzione precettiva in
quanto
prescrivono un dato comportamento.
Sono precetti generali perché non si rivolgono a singole persone, ma ad una serie di
persone. Sono precetti astratti perché non riguardano fatti concreti, ma una serie
ipotetica di fatti.
Sono regole precostituite, infatti, sono create prima dell’insorgere; la preCostituzione
ha la funzione di assicurare uniformità e corrisponde al principio della certezza (i
singoli devono sapere in anticipo quali sono comportamenti leciti e quali illeciti).
La sentenza è un comando individuale e concreto.
1
Il grado di generalità e di astrattezza delle norme può essere più o meno elevato. Il più
alto grado è raggiunto dalle norme che si rivolgono a chiunque o che si riferiscono a
qualunque fatto.
Sono le norme dette di diritto comune o generale che prendono in considerazione
specifiche condizioni. Sono invece di diritto speciale, quelle con limitato grado di
generalità ed astrattezza (delimitano la serie di soggetti cui si rivolgono o dei fatti cui si
riferiscono).
Il diritto privato o diritto comune è applicabile tanto nei rapporti fra soggetti
privati quanto
nei rapporti ai quali partecipa lo Stato o altro ente pubblico.
Il diritto privato caratterizza l’intero settore dell’attività economica, infatti, si
rivela come il
diritto meglio adeguato allo svolgimento di attività imprenditoriali.
Il diritto pubblico riguarda solo i rapporti ai quali partecipa lo Stato o altro ente pubblico.
Riguarda quei rapporti ai quali lo Stato o altri enti pubblici partecipano quali enti dotati
di sovranità.
Il diritto pubblico regola l’organizzazione dello Stato e i rapporti autoritativi,
cioè basati
sull’esercizio dei poteri sovrani.
Il diritto pubblico si articola in diritto costituzionale, diritto amministrativo,
diritto penale,
diritto processuale.
Il rapporto giuridico è ogni rapporto fra gli uomini regolato dal diritto oggettivo; entro
questo rapporto, possiamo distinguere un soggetto passivo (la norma gli impone un
dovere) e un soggetto attivo (l’interesse del quale quel dovere è imposto).
Nel rapporto giuridico al dovere del soggetto passivo si contrappone un
potere sovrano del
soggetto attivo detto potestà in imperio.
Entro la categoria dei diritto soggettivi, vi sono i diritti assoluti (sono riconosciuti ad un
soggetto nei confronti di tutti), come i diritti reali e della personalità, e diritti relativi
(spettano ad un soggetto nei confronti di una o più persone), come i diritti di credito e
di famiglia.
La soggezione ricorre quando una norma espone un soggetto a subire, passivamente,
le conseguenze di un atto altrui. Ai poteri riconosciuti dal diritto privato si dà il nome di
diritti potestativi.
Diverso tanto dal dovere quanto dalla soggezione è l’onere: comportamento che il
soggetto è libero di osservare o di non osservare, ma che deve osservare se vuole
realizzare un dato risultato.
Nel diritto soggettivo, il soggetto portatore dell’interesse protetto coincide con il
soggetto titolare del diritto. Può accadere, però, che il diritto oggettivo attribuisca ad un
soggetto una pretesa a protezione di un interesse altrui (potestà).
Le potestà sono poteri propri del soggetto, anche se spettatigli nell’interesse altrui; non
vanno confuse con i poteri derivati in forza dei quali un soggetto è abilitato ad agire
nell’interesse altrui per incarico conferitogli dallo stesso interessato; o vi è abilitato per
provvedimento della pubblica autorità e in tal caso il potere di provvedere all’interesse
altrui prende il nome di ufficio.
Il fatto giuridico è ogni accadimento, naturale o umano, al verificarsi del quale
l’ordinamento giuridico ricollega un qualsiasi effetto giuridico, costitutivo o modificativo
o estintivo di rapporti giuridici. Può essere un fatto umano: è il caso in cui la
Costituzione, la modificazione o l’estinzione di un rapporto giuridico si produce solo
come effetto di un consapevole e volontario comportamento dell’uomo. La categoria do
distingue fra fatti o atti leciti e fatti o atti illeciti; si distingue fra comportamenti
discrezionali e dovuti, a seconda che il soggetto sia libero di compierli
oppure vi sia obbligato.
Gli atti giuridici sono una sottocategoria dei fatti giuridici e si possono
definire come atti
destinati a produrre effetti giuridici. Sono di due specie:
 Dichiarazioni di volontà: si distinguono per lo specifico ruolo che in essi
si svolge la
volontà dell’uomo: l’effetto giuridico si ricollega alla volontà degli effetti; è il caso del
contratto che è l’atto risultante dall’accordo di due o più parti diretto a costituire,
regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.
 Dichiarazioni di scienza: il linguaggio legislativo indica con il nome di
atti anche le
dichiarazioni di scienza. Con esse il soggetto dichiara di avere conoscenza di un fatto
giuridico. L’effetto è di provare l’esistenza di fatti giuridici, di per sé costitutivi o
modificativi di rapporti.
I negozi giuridici sono atti di volontà, ossia quelli che per il codice civile
rientrano fra gli atti
giuridici.
LE FONTI DEL DIRITTO E L’INTERPRETAZIONE
DELLA
LEGGE
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Il grado di generalità e di astrattezza delle norme può essere più o meno elevato. Il più
alto grado è raggiunto dalle norme che si rivolgono a chiunque o che si riferiscono a
qualunque fatto.
Sono le norme dette di diritto comune o generale che prendono in considerazione
specifiche condizioni. Sono invece di diritto speciale, quelle con limitato grado di
generalità ed astrattezza (delimitano la serie di soggetti cui si rivolgono o dei fatti cui si
riferiscono).
Il diritto privato o diritto comune è applicabile tanto nei rapporti fra soggetti
privati quanto
nei rapporti ai quali partecipa lo Stato o altro ente pubblico.
Il diritto privato caratterizza l’intero settore dell’attività economica, infatti, si
rivela come il
diritto meglio adeguato allo svolgimento di attività imprenditoriali.
Il diritto pubblico riguarda solo i rapporti ai quali partecipa lo Stato o altro ente pubblico.
Riguarda quei rapporti ai quali lo Stato o altri enti pubblici partecipano quali enti dotati
di sovranità.
Il diritto pubblico regola l’organizzazione dello Stato e i rapporti autoritativi,
cioè basati
sull’esercizio dei poteri sovrani.
Il diritto pubblico si articola in diritto costituzionale, diritto amministrativo,
diritto penale,
diritto processuale.
Il rapporto giuridico è ogni rapporto fra gli uomini regolato dal diritto oggettivo; entro
questo rapporto, possiamo distinguere un soggetto passivo (la norma gli impone un
dovere) e un soggetto attivo (l’interesse del quale quel dovere è imposto).
Nel rapporto giuridico al dovere del soggetto passivo si contrappone un
potere sovrano del
soggetto attivo detto potestà in imperio.
Entro la categoria dei diritto soggettivi, vi sono i diritti assoluti (sono riconosciuti ad un
soggetto nei confronti di tutti), come i diritti reali e della personalità, e diritti relativi
(spettano ad un soggetto nei confronti di una o più persone), come i diritti di credito e
di famiglia.
La soggezione ricorre quando una norma espone un soggetto a subire, passivamente,
le conseguenze di un atto altrui. Ai poteri riconosciuti dal diritto privato si dà il nome di
diritti potestativi.
Diverso tanto dal dovere quanto dalla soggezione è l’onere: comportamento che il
soggetto è libero di osservare o di non osservare, ma che deve osservare se vuole
realizzare un dato risultato.
Nel diritto soggettivo, il soggetto portatore dell’interesse protetto coincide con il
soggetto titolare del diritto. Può accadere, però, che il diritto oggettivo attribuisca ad un
soggetto una pretesa a protezione di un interesse altrui (potestà).
Le potestà sono poteri propri del soggetto, anche se spettatigli nell’interesse altrui; non
vanno confuse con i poteri derivati in forza dei quali un soggetto è abilitato ad agire
nell’interesse altrui per incarico conferitogli dallo stesso interessato; o vi è abilitato per
provvedimento della pubblica autorità e in tal caso il potere di provvedere all’interesse
altrui prende il nome di ufficio.
Il fatto giuridico è ogni accadimento, naturale o umano, al verificarsi del quale
l’ordinamento giuridico ricollega un qualsiasi effetto giuridico, costitutivo o modificativo
o estintivo di rapporti giuridici. Può essere un fatto umano: è il caso in cui la
Costituzione, la modificazione o l’estinzione di un rapporto giuridico si produce solo
come effetto di un consapevole e volontario comportamento dell’uomo. La categoria do
distingue fra fatti o2
atti leciti e fatti o atti illeciti; si distingue fra comportamenti discrezionali
e dovuti, a seconda
che il soggetto sia libero di compierli oppure vi sia obbligato.
Gli atti giuridici sono una sottocategoria dei fatti giuridici e si possono
definire come atti
destinati a produrre effetti giuridici. Sono di due specie:
 Dichiarazioni di volontà: si distinguono per lo specifico ruolo che in essi
si svolge la
volontà dell’uomo: l’effetto giuridico si ricollega alla volontà degli effetti; è il caso del
contratto che è l’atto risultante dall’accordo di due o più parti diretto a costituire,
regolare o estinguere un rapporto giuridico patrimoniale.
 Dichiarazioni di scienza: il linguaggio legislativo indica con il nome di
atti anche le
dichiarazioni di scienza. Con esse il soggetto dichiara di avere conoscenza di un fatto
giuridico. L’effetto è di provare l’esistenza di fatti giuridici, di per sé costitutivi o
modificativi di rapporti.
I negozi giuridici sono atti di volontà, ossia quelli che per il codice civile
rientrano fra gli atti
giuridici.
LE FONTI DEL DIRITTO E L’INTERPRETAZIONE
DELLA
LEGGE
3
Capitolo secondo
Le fonti del diritto sono di due tipi: fonti di produzione (i modi di formazione
delle norme
giuridiche) e fonti di cognizione (i testi che contengono le norme giuridiche
già formate).
Le fonti del diritto che interessano il nostro paese sono di due ordini: fonti del diritto
nazionale (basate sulla sovranità dello Stato italiano) e fonti del diritto sovranazionale
(basate sui poteri della Comunità Europea).
Le preleggi, che precedono il codice civile, risalgono al 1942, senza tener conto della
Costituzione della Repubblica (1948), della Comunità europea (1957), dell’autonomia
legislativa delle Regioni (1970). Le preleggi indicano come fonti di diritto le leggi, i
regolamenti e gli usi. Oggi il sistema delle fonti deve essere costituiti da: il Trattato
della C.E. e regolamenti comunitari, la Costituzione e le leggi costituzionali, le leggi
ordinarie dello Stato, le leggi regionali, i regolamenti e gli usi.
A questo ordine di successione corrisponde una gerarchia: le norme contenute di
grado superiore vincolano l’attività produttiva di norme mediante norme di grado
inferiore. Le leggi ordinarie non possono contrastare la Costituzione e i regolamenti
non possono contrastare le leggi ordinarie.
La Costituzione è la legge fondamentale della Repubblica, deve la sua posizione
sovraordinata alla sua natura di Costituzione rigida. Per modificarla si adotta uno
speciale procedimento di revisione costituzionale, diverso dall’ordinario procedimento
di formazione delle leggi. Lo stesso procedimento vale per le altre leggi costituzionali.
Una norma in contrasto con la Costituzione si dice costituzionalmente illegittima (art.
134 Cost.) e a dichiarare ciò è la Corte Costituzionale e in tal caso la norma di legge
cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza (ha
effetto generale).
Le leggi ordinarie sono quel procedimento di formazione di norme giuridiche che è
regolato dagli art. 70 ss. Cost.. Sono equiparati ad atti del governo aventi forza di
legge ordinata: decreti legge, che il governo emana solo in casi straordinari di
necessità ed urgenza e che perdono efficacia entro 60 gg se il parlamento non li
converte in legge, e decreti legislativi che il governo emana su delega del parlamento,
sulla base di una legge di delegazione che dichiara anche il tempo, entro il quale, la
delega deve essere esercitata.
Le leggi regionali sono il portato dell’autonomia delle Regioni (art. 117 Cost.).
l’autonomia legislativa comporta una limitazione interna alla sovranità dello Stato che
con una propria legge può dettare solo i “principi fondamentali”, mentre è riservata alle
Regioni la legislazione analitica. Le leggi regionali non possono essere in contrasto
con i principi fondamentali posti con legge statale.
I regolamenti sono una fonte normativa sott’ordinata alla legge: non possono
contenere norme contrarie alle disposizioni di legge; sulla loro legittimità giudica il
giudice ordinario. Vengono emanati dal Governo o da altre autorità. Si distinguono
regolamenti governativi di esecuzione (regolano, nei particolari, materie già regolate
dalla legge) e regolamenti governativi indipendenti (regolano materie non regolate da
alcuna legge).
I regolamenti governativi hanno avuto tuttavia una forte rivalutazione con la
“delegificazione”. La legge 400 del 1988 ha riconosciuto al Governo il potere di
emanare regolamenti indipendenti, purché, non si tratti di materia coperta da riserva di
legge. La delegificazione consente di emanare regolamenti con efficacia equivalente
alla legge a condizione che la materia da regolare non sia coperta da riserva assoluta
di legge e che una legge autorizzi il Governo a disciplinare una data materia
fissando le regole generali a cui dovrà attenersi.
Gli usi o consuetudini, sono una fonte non scritta e non statuale di produzione di
norme giuridiche:consistono nella pratica uniforme e costante di dati comportamenti,
seguita con la convinzione che quei comportamenti siano giuridicamente obbligatori.
La prassi, invece, è il consueto modo di comportarsi degli operatori di un
dato settore, ad
esempio, dalle banche o dalle pubbliche amministrazioni.
Ad un livello sovraordinato rispetto alle fonti di diritto interno, inclusa fra esse la stessa
Costituzione, si collocano, nella gerarchia delle fonti, il Trattato istitutivo della Comunità
europea e i regolamenti emanati dal Consiglio della Comunità nelle materie fissate dal
Trattato.
La Comunità rivolge direttive vincolanti, ai singoli Stati membri per la
formazione di un
diritto europeo uniforme ed esercita un’indiretta funzione creatrice del
diritto.
Le leggi e i regolamenti entrano in vigore solo a seguito della loro pubblicazione e il
quindicesimo giorno successivo ad essa. Vale il principio secondo il quale l’ignoranza
della legge non scusa.
Le leggi cessano di avere efficacia o per espressa disposizione di una legge
successiva o per sentenza di illegittimità costituzionale e in questi casi, si parla di
abrogazione espressa.
Una norma può perdere efficacia anche per incompatibilità con una nuova
disposizione di
legge (tacitamente abrogata).
La legge non ha effetto retroattivo, ma la sua irretroattività risulta sancita
solo da una
norma generale di legge ordinaria.
Gli applicatori della legge devono stabilire qual è la norma entro cui può essere fatto
rientrare il caso da risolvere e perciò, qual è la norma da tradurre in comando
particolare e concreto e, inoltre, deve stabilire qual è il significato da attribuire alle
norme.
Quest’operazione, chiamata interpretazione, deve essere condotta secondo criteri
fissati dalla legge. L’art. 12 stabilisce che, nell’applicare la legge non si può attribuire
altro senso se non quello fatto palese: dal significato proprio delle parole secondo la
connessione di esse (interpretazione letterale); dall’intenzione del legislatore
(interpretazione teologica). Le parole sono solo il mezzo mediante il quale si esprime
l’intenzione del legislatore. L’interpretazione deve essere quella che risulti più aderente
al senso letterale delle parole e, al tempo stesso, il più possibile corrispondente
all’intenzione del legislatore.
L’interpretazione estensiva attribuisce alle parole della legge un significato più ampio di
quello letterale, mentre l’interpretazione restrittiva, dà alle parole un significato più
ristretto di quello comune.
L’ordinamento giuridico deve essere in grado di dare una soluzione di ogni possibile
conflitto che si generi fra coloro che vi sono sottoposti. A colmare eventuali lacune si
provvede all’applicazione analogica (casi simili o materie analoghe). Non possono
essere applicate a casi simili le norme penali e le norme eccezionali (fanno eccezione
alle norme generali).
Se il giudice non trova nessuna norma analoga, dovrà decidere secondo i principi
generali dell’ordinamento giuridico dello Stato che sono principi non scritti, ricavati per
induzione da una pluralità di norme.
5
L’interpretazione secondo il diritto comunitario è effettuata in base ai
principi
dell’ordinamento delle Comunità europee in materia di disciplina della
concorrenza.
LE PERSONE
Capitolo terzo
Per il diritto l’uomo è una persona o un soggetto di diritto. La prima espressione è
usata dal codice civile, la seconda è di uso dottrinale; nella nostra civiltà ogni uomo è,
in quanto tale, una persona.
6

Le associazioni e le fondazioni conseguono il riconoscimento della


personalità giuridica
per decreto del P.d.R. (art. 12).
Le associazioni non riconosciute sono quelle che non hanno chiesto o non
hanno ottenuto
il riconoscimento di associazioni (partiti e sindacati).
Le associazioni riconosciute possono acquistare beni, mobili e immobili sia a titolo
oneroso sia a titolo gratuito. Le associazioni non riconosciute possono acquistare beni
solo a titolo oneroso.
Delle obbligazioni assunte da un’associazione riconosciuta risponde soltanto
l’associazione con il suo patrimonio. Per le associazioni non riconosciute è stato
stabilito che: “per le obbligazioni assunte dalle persone che rappresentano
l’associazione i terzi possono far valere i loro diritti sul fondo comune”, mentre “delle
obbligazioni stesse rispondono anche personalmente e solidamente le persone che
hanno agito in nome e per conto dell’associazione”.
Delle obbligazioni assunte in nome di un’associazione l’associato non è mai
responsabile personalmente mentre, gli amministratori delle associazioni non
riconosciute, sono personalmente responsabili.
Si parla di comitati quando fondi destinati ad uno specifico scopo di pubblica
utilità sono
raccolti per pubblica sottoscrizione da una pluralità di promotori.
Ci sono diritti soggettivi che sono creati dal diritto oggettivo, ma ci sono diritti soggettivi
che si dicono solo trovati dal diritto oggettivo: sono i diritti dell’uomo. Si considerano
come diritti spettanti all’uomo in quanto tale e come diritti che ogni Stato ha il dovere di
riconoscere e garantire.
Nell’art.2 la Repubblica garantisce i diritti inviolabili dell’uomo; inviolabili sia
da parte della
pubblica autorità sia dagli altri uomini.
I diritti della personalità si classificano fra i diritti assoluti cioè sono protetti nei confronti
di tutti; sono diritti indisponibili in quanto il loro titolare non li può alienare e non può
neanche rinunciarvi. Sono imprescrittibili perché non si prescrivono, in pratica non si
estinguono per il prolungato non uso nel tempo.
Nessuno può essere obbligato per legge ad un determinato trattamento sanitario se
non per legge; se il paziente è incapace il consenso è dato dal suo rappresentante. Nel
caso dell’aborto della minorenne o dell’interdetta è necessario anche il consenso della
donna.
Un diritto della personalità spetta a ciascuno sul proprio nome. L’art. 7 protegge il
diritto al nome: l’uso del proprio nome è il diritto di identificare se stessi con il proprio
nome e come diritto di essere identificati con esso dagli altri. È protetto contro chi
contesti alla persona o le impedisca l’uso del proprio nome. È protetto contro chi usurpi
il nome altrui per identificare sé o per indicare una cosa con l’uso del nome altrui. Oltre
al nome, è protetto anche lo pseudonimo quando abbia acquistato la stessa
importanza del nome. Questo diritto al nome vige anche per le persone giuridiche.
Una protezione analoga è attribuita all’immagine della persona. L’art. 10 cita la
protezione del diritto del singolo alla riservatezza, a sottrarre la propria immagine e gli
atteggiamenti della propria vita privata agli occhi di estranei; inoltre riporta la
protezione del diritto di informazione del pubblico, del diritto di cronaca della stampa.
Quindi è vietato esporre o pubblicare l’immagine altrui senza il consenso della persona
ritratta.
Il diritto all’identità personale è definito come il diritto a che non sia travisata la propria
immagine politica, etica o sociale con l’attribuzione di azioni non compiute dal soggetto
o do convinzioni da lui non professate. Questo diritto è leso anche se le azioni o le9

convinzioni attribuite al soggetto non sono di per sé disonorevoli e dannose


della sua
reputazione.
La giustizia protegge il diritto alla riservatezza: diritto a che non siano divulgati, con la
stampa, la televisione e altri strumenti di comunicazione di massa, fatti attinenti alla
vita privata della persona, anche se di per sé veri e di per sé non lesivi alla sua dignità.
La legge punisce chi installa apparati o strumenti al fine di intercettare comunicazioni o
convenzioni telefoniche o telegrafiche.
I computers possono essere utilizzati per la tenuta delle cosiddette banche dei dati,
possono essere notizie di carattere oggettivo ma possono essere anche notizie di
carattere soggettivo, ossia notizie sul conto di persone, di imprese e di enti.
Per dato personale si intende qualsiasi informazione relativa a persone
fisiche o giuridiche
che siano identificate o identificabili.
Per il trattamento dei dati sensibili, ossia tali da rivelare l’origine razziale, le
convinzioni
religiose, le opinioni politiche ecc…è necessaria l’autorizzazione del
Garante.
I diritti riconosciuti all’interessato sono:
Conoscere, mediante l’accesso al registro del Garante,l’esistenza di
trattamenti di dati
che lo riguardano;
Ha diritto di ottenere la cancellazione dei dati trattati che hanno perduto
ogni utilità
(diritto all’oblio);
Ha diritto all’aggiornamento e all’integrazione dei dati;
Ha diritto ad opporsi al trattamento dei dati personali raccolti a fini di
informazione
commerciale o di invio di materiale pubblicitario ecc….
I BENI E LA PROPRIETÀ
Capitolo quarto
BENIper essere qualificabili giuridicamente come beni, le cose devono
essere:
Utili: in quanto suscettibili di soddisfare un bisogno
Appropriabili o accessibili: es. non è un bene un pianeta lontano
Limitate: o comunque presenti in natura in quantità scarsa e inferiore
rispetto al
bisogno
PROPRIETÀ il codice non definisce la proprietà ma l’uso che può farne il
proprietario.
Art.832 C.C.
Il proprietario ha diritto digoder e edispor r e delle cose in modopieno
edesclusivo,
entro ilim iti e con l’osservanza degliobblig hi stabiliti dall’ordinamento
giuridico.
1. facoltà di godere delle cose: indica la facoltà del proprietario di utilizzare
la cosa. Di
usarla o non usarla, di come usarla, di trasformarla o distruggerla.
Per le cose fruttifere ha il diritto di fare propri i frutti della cosa. Solo con la separazione
i frutti diventano cose a sé stanti, essi appartengono al proprietario della cosa madre,
salvo che la legge non disponga diversamente.
2. facoltà di disporre delle cose: è la disposizione giuridica ossia la disposizione
materiale. È la facoltà di vendere o di non vendere la cosa, di donarla o di non donarla,
di lasciarla in testamento o di costituire sulla cosa diritti reali minori a favore di terzi o di
porre sulla cosa una garanzia reale (ipoteca)….ecc.
10

3. la pienezza del diritto di proprietà: il proprietario può farne tutto ciò che
non sia
espressamente vietato. Il proprietario gode di facoltà illimitate.
La pienezza del diritto di proprietà viene meno quando sulla cosa siano costituiti diritti
reali
minori (nuda proprietà).
4. l’esclusività del diritto di proprietà: il proprietario può godere e disporre delle
cose “in modo esclusivo”, egli può servirsi ed escludere chiunque altro dal godimento e
dalla loro disposizione.
L’ordinamento giuridico cerca un punto di equilibrio fra gli opposti interessi del proprietario
e dell’intera
collettività. Questo risultato viene perseguito con una duplice tecnica legislativa:
5. i limiti alla facoltà di godere e di disporre: ad esempio il divieto di atti di
emulazione ossia il proprietario non può compiere atti che abbiano solo scopo di
nuocere o recare molestie ad altri. La facoltà di godimento può essere per vari aspetti
limitata (ad es. per i piani regolatori).
6. gli obblighi del proprietario: es. obbligo di coltivare i terreni destinati
all’agricoltura
(affitto forzato).
CLASSIFICAZIONE DEI BENI (sono beni le cose che possono formare oggetto
di diritto)
Beni in patrimonio: sono di proprietà di qualcuno;
Beni di nessuno: non hanno un proprietario pur potendo averlo.
Beni immobili: suolo, sorgenti, corsi d’acqua, tutto ciò che è incorporato al
suolo
(alberi,case..) e galleggianti saldamente e permanentemente assicurati alla
riva.
Il suolo oggetto di proprietà prende il nome di fondo: fondo rustico se destinato
all’agricoltura o fondo urbano se destinato all’industria, al commercio o ad insediamenti
abitativi.
Circolazione caratterizzata da forme complesse.
Beni mobili, per esclusione sono tutti gli altri beni, comprese le energie
naturali.
Il denaro è il bene mobile per eccellenza.
Più cose mobili formano una universalità di cose se appartengono al medesimo
proprietario ed hanno una destinazione unitaria.
Circolazione assai rapida.
Beni pubblici registrati: hanno le caratteristiche di beni mobili ma la loro
circolazione
segue iter simili a quelli dei beni immobili.
Pertinenze: sono le cose, mobili o immobili, destinate durevolmente al
servizio o ad
ornamento di un’altra cosa, mobili o immobile. Sono una pluralità di cose
collegate.
Circolazione: gli atti che hanno per oggetto la cosa principale includono anche le
pertinenze, se non sono specificatamente escluse. Il proprietario della cosa principale
non deve per forza essere anche il proprietario delle pertinenza. L’acquirente che
acquista la cosa principale, compra anche le pertinenze, a meno che non sia in male
fede. Se però la pertinenza è un immobile o mobile registrato, il suo proprietario può
rivendicarla anche nei confronti del proprietario in buona fede.
Cosa composta: sono più cose che vengono unite in modo da formare
un’unica cosa.
La cosa composta non può essere separata dalle altre senza che la cosa
risultante dalla
loro unione perda la propria identità.
11
Cose fungibili (beni di genere): ogni bene indifferentemente sostituibile con
altri (denaro,
prodotti in serie…).
Cose infungibili (beni di specie): esiste in unico esemplare (opera d’arte,
manufatto
artigiano…) o che presentano propri caratteri distintivi (immobile).
Cose consumabili: si estinguono per l’uso (alimenti, carburante…).
Cose in consumabili: uso ripetuto nel tempo anche se si deteriorano
(automobili,
indumenti…).
LA PROPRIETÀ FONDIARIA
I confini del fondo segnano, in senso orizzontale, i limiti entro i quali il
proprietario esercita
la sua facoltà di godimento. In senso verticale, la proprietà si estende al
sotto suolo e allo
spazio sovrastante fin dove il proprietario del suolo può dimostrare di avere
un interesse
ad esercitare il suo diritto esclusivo.
Il sottosuolo e lo spazio aereo sono considerati cose comuni di tutti e il proprietario
non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità o a tale altezza che
egli non abbia interesse ad escludere.
LE DISTANZE LEGALI
Un limite alla facoltà di godimento sono le distanze minime legali.
Costruzioni: se non hanno muri in comune devono avere almeno 3 metri di
distanza
(salvo distanze maggiori per regolamenti locali). È favorito chi costruisce per primo
(prevenzione temporale), perché il secondo è costretto a rispettare le distanze senza
poter chiedere un indennizzo.
Pozzi, cisterne o tubi: ad almeno 2 metri.
Fossi: distanza dal confine uguale alla loro profondità.
Alberi: ad alto fusto a 3 metri, alberi bassi, viti e siepi a mezzo metro.
Luci: piccole aperture nel muro che permettono a luce ed aria di entrare e
non
permettono di affacciarvisi; sul confine ma ad almeno 2,5 metri di altezza
dal suolo
del vicino.
Vedute: finestre dalle quali ci si può affacciare; ad almeno 1,5 metri dal
confine.
NEL CONFINE……
Muro: si presume comune. Se è di proprietà di uno solo, l’altro confinante
può chiederne
la metà pagando (comunione forzosa). Le spese di riparazione, se i danni
non sono stati
causati da uno dei proprietari, gravano su entrambi.
Fossi e siepi: si presumono comuni, salvo prova contraria.
LE IMMISSIONI
Il godimento di un proprietario entra in conflitto con il godimento del vicino
che riceve sul
proprio fondo le moleste immissioni di rumori o di fumo ecc. da altri
provocate.
12

PRINCIPIO
Il criterio legale per la soluzione del conflitto è quello della normale
tollerabilità. Le immissioni non devono superare la capacità di sopportazione dell’uomo
medio.
Il criterio è a favore delle attività produttive, inoltre bisogna tener conto
della condizione
dei luoghi: chi abita in una zona industriale deve sopportare maggiori
immissioni rispetto
a che abiti in una zona residenziale. Bisogna però anche tener conto della
priorità di un
dato uso ed è più protetto chi ha per primo dato la diversa destinazione al
proprio fondo.
LE ACQUE PRIVATE
Le acque sono un bene pubblico, tuttavia c’è libertà di utilizzare le acque
sotterranee per
usi domestici e si possono raccogliere le acque piovane.
È riconosciuto il DIRITTO DI STILLICIDIO: il proprietario a valle non può rifiutarsi di
ricevere le
acque che naturalmente defluiscono dai fondi a monte.
LE AZIONI A DIFESA DEL DIRITTO DI PROPRIETÀ
Il proprietario può agire in giudizio contro chiunque violi il suo diritto.
chi agisce in giudizio
propone un’
che è proposta contro il
ATTORE AZIONE
CONVENUTO
Le azioni a difesa della proprietà sono le azioni petitorie. Esso sono:
L’azione di rivendicazione, spetta a chi si dichiara proprietario della cosa
della quali
altri abbiano il possesso o la detenzione. Mira ad ottenere dal giudice
l’accertamento del diritto di proprietà e la restituzione della cosa.
L’attore deve dare prova di proprietà.
N.B. Tale azione presuppone che il proprietario non abbia altro titolo per
ottenere la
restituzione della cosa se non il proprio diritto di proprietà.
L’azione negatoria, spetta al proprietario contro chi pretende di avere diritti
reali
minori sulla cosa. Mira ad ottenere dal giudice l’accertamento della
inesistenza del
diritto altrui.
L’attore si limiterà a dare prova del proprio diritto di proprietà, il convenuto
ha
l’onere di provare l’esistenza del suo preteso diritto sulla cosa.
L’azione di regolamento dei confini, spetta a ciascuno dei proprietari
immobiliari
confinanti quando il confine è incerto.
IL POSSESSO
Capitolo quinto
Art. 1140
Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività
corrispondente
all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale.
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ELEMENTI:
Corpus possessionis: comportamento materiale che il soggetto assume nei
confronti
del bene, come se fosse il proprietario (elemento oggettivo-materiale)
Animus possidenti: volontà del possessore di esercitare i poteri del
proprietario o del
titolare di altro diritto reale (elemento soggettivo-psicologico)
Invenzione del possesso (da detenzione a possesso)
 In forza di un nuovo titolo (la vendita, la successione ereditaria da parte
di un terzo),
cesso di detenere e comincio a possedere.
 Il detentore si vanti apertamente proprietario della cosa e comunichi al
possessore
che intende tenere la cosa come propria.
È in BUONA FEDE chi possiede ignorando di ledere un diritto altrui. Il possesso si presume
in buona fede salvo prova contraria. Per essere in buona fede basta che ci sia un
minimo di diligenza (ci si poteva accorgere di ledere un altrui diritto) e che il
possessore fosse
originariamente in buona fede.
Tempi del possesso:
successione nel possesso: i tempi tra eredi e defunto vengono sommati
accensione del possesso: l’acquirente può far sommare il proprio tempo a
quello del
venditore ma così diventa in mala fede se il venditore era in mala fede.
I frutti
B.F.li fa propri
M.F.deve restituirli (o denaro) ma
rimborso spese di produzione
Rimborso spese per riparazioni straordinarie
Diritto di indennità per miglioramenti apportati
Diritto di ritenzione: il possessore non restituisce fino a che il proprietario non paga le
indennità.
AZIONI A DIFESA DEL POSSESSO
Le azioni possessorie fanno parte delle azioni petitorie.
L’azione di reintegrazione o di spoglio, spetta al possessore entro 1 anno dal
fatto che
sia stato violentemente o clandestinamente spogliato del possesso.
L’azione di manutenzione riguarda i beni immobili o le universalità di mobili,
spetta al
possessore che:
Sia molestato nel possesso o abbia turbative (immissioni moleste)
Abbia subito uno spoglio non violento o non clandestino.
Requisiti: avere un possesso non violento e non clandestino per un tempo
continuo e
ininterrotto di 1 anno.
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