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STORIA (1)

Nell’800 la musica si divide in due strade, quella della musica dei neotedeschi è quella dei
formalisti. Hanschlick è uno dei primi musicologi che è a favore della musica pura prendendo per
riferimento Brahms, non scinde il contenuto dalla forma, la bottiglia è la forma, mentre l’acqua è il
contenuto: Hanschlick dice che acqua e bottiglia sono la solita cosa e definisce questo suo pensiero
come “arabesco”. Questa sua filosofia è inserita in “del bello musicale”. La musica non significa
nulla oltre se stessa. La musica è una convenzione culturale, possono cambiare nel tempo, non è
dunque un linguaggio universale. Hanschlick dunque va contro ai romantici che vedevano la musica
come un linguaggio universale. Ad inizio ‘900 abbiamo tre strade, quella del folclore delle scuole
nazionali, quella dell’esotismo musicale, ed infine quella di un proprio metodo di scrittura e
composizione come nel caso di Shönberg. Secondo i formalisti la tonalità non è secondo natura.

STORIA (2)

La seconda scuola di Vienna, il movimento espressionista. I punti che caratterizzano questo


movimento sono:
- Un’esasperato soggettivismo, all’interno dell’urlo di Munch sta nel fatto che la disperazione
dell’individuo influenza anche il paesaggio dietro di lui. L’unico elemento positivo del quadro sono
le due persone dietro al protagonista, l’unico barlume di speranza, il contatto con l’altro.
- Ridurre al minimo gli aspetti formali presenti all’interno di un’opera.
- Esaltazione dell’irrazionale e dell’inconscio.
- L’Urschrei, l’urlo primitivo.
Schonberg è uno che sa ereditare da ciò che è venuto prima di lui, un po’ come Telemaco, che
attende il padre prima di ereditare e diventare padre a sua volta, ed infatti non è un caso che si parli
di “seconda” scuola di Vienna. Capisce perfettamente le due strade di Wagner e di Brahms e le
fonde insieme. L’uomo del ‘900 se la vede brutta, l’uomo dell’espressionismo è un uomo alienato e
subisce tre grandi mazzate:
- Le teorie eliocentriche che dicono che la terra e l’uomo non sono al centro dell’universo.
- La teoria dell’evoluzionismo di Darwin, l’uomo viene dalla scimmia.
- La psicanalisi di Freud, tutto quello che fai non sai nemmeno perché lo stai facendo, l’inconscio.
Nella prima produzione di Shönberg ritroviamo l’ereditarietà di cui abbiamo parlato, riprendendo le
ideologie legate a Brahms e a Wagner, scrivendo un manuale di armonia che include al suo interno
sia le pratiche classiche che le tendenze più moderne, dedicando il libro ai suoi studenti. Abbiamo
ascoltato “Notte trasfigurata”, un sestetto d’archi improntato sullo stile di Brahms, che nella sua
carriera ne ha scritto due di sestetti. Parliamo di musica in cui la tonalità è in crisi, non ci sono le
funzioni tonali, e non ci sono le cadenze, parliamo quindi della fase 0 di Schonberg. Schonberg è un
caposcuola, un importante didatta, è un padre che crea una schiera di figli che vanno oltre a lui. La
tematica è angosciosa, natura e soggetto sono quasi la stessa cosa. Qui si fondono la musica da
camera di Brahms e il cromatismo di Wagner. Schonberg ed i suoi allievi non insegnarono mai a
Vienna, insegnó poi a Berlino, da dove poi si trasferì in seguito in America a causa delle
persecuzioni razziali.
Passando all’atonalità troviamo l’inizio del secondo periodo del compositore con l’emancipazione
della dissonanza. Abbiamo ascoltato i 6 pezzi per pianoforte. Qui la dissonanza è presa come fine a
se stessa, non è preparata e non è utilizzata come mezzo per una successiva consonanza. Sullo
spartito l’espressione è curata nel dettaglio tramite molte indicazioni di agogica.

STORIA (3)
Ricerca sprachgesange di Shönberg.
Che cos’è la libertà per un compositore?
Nel ‘900 esistono molti tipi di linguaggio musicale a differenza dei periodo storici precedenti.
Perché si andrà sempre più incontro ad una babele linguistica? La musica è specchio di quello che
succede e quindi in questo periodo si va contro al pensiero unico, e quindi contro alla dittatura.
Questo pensiero ha dei pro e dei contro, perché si finisce per rischiare di eliminare la
comunicazione. Inizialmente Shönberg, nel suo periodo espressionista dà alla musica il significato
di ricerca alla verità, una ricerca psicanalitica alla verità. Dal ‘23, con l’opera 25 questa ricerca si
sposta verso la ricerca di un ordine, ovvero quello assicurato dalla serie dodecafonica, che secondo
Shönberg è il punto di partenza ed il punto di arrivo di tutta la sua musica che è venuta prima. C’è
una profonda ricerca della non ripetizione. La serie dodecafonica di basa sull’assunto di serie,
ovvero una successione di dodici suoni preordinata dal compositore; questa successione non è da
intendersi né armonicamente né melodicamente, è semplicemente il materiale che il compositore
potrà utilizzare, tramite alcune modifiche vincolate comunque ad alcune regole. Dalla serie
originale possiamo arrivare anche alla:
- Serie retrograda, ovvero la serie originale letta al contrario.
- Serie inverso, ovvero ribaltare specularmente gli intervalli.
- Serie retrogrado inverso, ovvero prendere la serie inversa e leggerla al contrario.
Oltretutto, conservando la solita struttura intervallare, la serie originale potrà principiare da
qualsiasi altra nota: per esempio, una serie originale che parte dal do potrà partire anche dal do#, dal
re, dal re# ecc., consentendo quindi ad ogni serie originale di avere ben 48 varianti. Tramite la serie
possiamo costruire armonie e melodie, avendo comunque il divieto della ripetizione di qualsiasi
nota prima che tutte le note della serie non siano già state citate. Si recuperano comunque molte
forme musicali antiche come quelle seicentesche e settecentesche.

Facendo un passo di lato troviamo Alban Berg, uno dei suoi allievi assieme a Webern; Berg
comincerà scrivendo musica cromatica, e dunque non dodecafonica, tanto da mettere ancora
l’armatura di chiave all’inizio del pentagramma. Berg utilizza l’atonalità e successivamente dalla
dodecafonica con rimandi al passato e alla musica tonale, a differenza di Webern che farà l’opposto.
Alban Berg è ricordato anche per il suo teatro musicale. Scrisse due opere, ovvero Wozzeck e Lulu.
Quest’ultima è rimasta incompleta, mentre Wozzeck è il melodramma espressionista per eccellenza
e fu accolto molto bene dal pubblico. Utilizza molte forme musicali come la sonata e la passacaglia
che non vengono percepite, ma che impongono al pezzo un’importante struttura. Wozzeck
rappresenta l’uomo alienato, una specie di Fantozzi, tradito dalla moglie che successivamente
ucciderà, prima di suicidarsi.

STORIA (4)

Il concetto di tempo nella musica di Debussy è fondamentale. È stato definito impressionista, anche
se in realtà non lo era, tutto al più era da definire simbolista. Veniva ritenuto come un compositore
legato al passato, quindi visto non bene, finché non è stato rivalutato da quello che sarà l’insegnante
di Boulez, vale a dire Messiaen, proprio per il suo fluire temporale continuo e circolare. I punti di
studio della Francia si ritrovavano nella musica e soprattutto nei testi di Wagner, tanto che Debussy
suonava le opere di Wagner al pianoforte. Debussy e Ravel studiano al conservatorio di Parigi,
un’istituto basato su un insegnamento piuttosto arcaico e bacchettone. Sul finire dell’800 e sul
principio del 900 i compositori francesi più importanti sono Cesar Franck e Camille Saint Saens.
Franck era un organista, quindi uno studioso di Bach ed anche di Brahms; fondó assieme a Saint
Saens la società nazionale di musica francese.
Debussy studia al conservatorio di Parigi, è un tipo un po’ ribelle e frequenta l’ambiente letterario
parigino. Vinse il prix de Rome. Nel 1889 ascolta presso l’Expo di Parigi un’orchestra di gamelan
dell’isola indonesiana di Giava. Nella musica di Debussy, i pilastri fondamentai sono quelli legati
all’utilizzo di scale pentatoniche ed esatonali, l’utilizzo della poliritmia e la concezione statica del
ritmo, così come una concezione statica della forma e la ricerca dell’essenzialità. Altra sua
caratteristica è il frequente richiamo al canto gregoriano, musica studiata da tutti i musicisti di quel
periodo. Debussy diceva sul suo librettista ideale: “il librettista ideale sarebbe quello che, dicendo le
cose a metà, mi permetterà di innestare il mio sogno nel suo”.

STORIA (5)

Paragone tra Don Giovanni e Stravinsky, per il fatto che sono camaleontici. La prima cosa da
domandarsi quando si ascolta Stravinsky non è: “a quale periodo appartiene questa composizione”,
bensì: “Ma Stravinsky chi è?”. Il periodo fauve (nome derivato dalla pittura, significa selvaggia) è il
periodo dei balletti russi. Il rito accompagna e normalizza una crisi, una trasformazione.

STORIA (6)

Allo scoppio della guerra si rifugia in Svizzera fino agli anni ‘20, e qui cambia il suo linguaggio. Lo
abbiamo definito Re Mida, ovvero tutto ciò che tocca diventa oro. Quando è in Svizzera possiamo
parlare di periodo cubista di Stravinsky, dove raggiunge uno estraniamento totale, dove fa sentire
contemporaneamente più melodie in tonalità diverse, più ritmi differenti tra di loro. Per capirci, in
Renard i cantanti sono in buca con l’orchestra mentre sul palco ci sono i mimi. Come abbiamo visto
in Sagra e come vediamo in questo periodo, Stravinsky è antibeethoveniano, non sviluppa mai una
cellula ritmica, una cellula melodica ecc. al massimo le ribalta, le distorce. Probabilmente
Stravinsky è il compositore più anti romantico poiché è un formalista, è un artigiano, si preoccupa
esclusivamente della musica e del guadagno, poiché la musica è fine a sé stessa. A differenza di
prima, qui Stravinsky si distacca dalla tradizione russa e dalla sua musica popolare, cosa che invece
non faceva prima, visti i quaderni pieni di appunti sui canti popolari russi. Abbiamo ascoltato
histoire di soldat, brano che guarda alle piccole forme, con una voce recitante ed un piccolo
organico. Successivamente si appassiona alla musica strumentale italiana e compone Pulcinella per
Diaghilev su musiche che inizialmente si credeva fossero di Pergolesi, in realtà sono anche di tanti
altri autori napoletani del ‘700. Abbiamo ascoltato il Dumbarton Oaks (1938) altro brano in stile
neoclassico. Abbiamo ascoltato il concetto grosso di Alfred Schnittke e The perfect stranger di
Frank Zappa diretto da Boulez.