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Béla Bartòk Nacque nel 1881 nella Transilvania sud-occidentale regione che allora era sotto la sovranità

ungherese e oggi è in Romania. Iniziò lo studio del pianoforte sotto la guida della madre, che dopo
la morte del marito aveva ripreso la professione di istitutrice e questo comportò molti
spostamenti di residenza in piccoli centri.
Gli studi musicali e gli Nel proseguire gli studi musicali ebbe un importante aiuto da Erkel e completò gli studi in
incontri con altri artisti. pianoforte e composizione all’accademia di musica di Budapest che era stata fondata da List. Nel
1905 con la collaborazione di Kodàly, iniziò le ricerche e gli studi sul canto popolare magiaro e nei
successivi dieci anni la ricerca etnomusicologica si estese al canto popolare che in quel tempo
vivevano entro i confini del regno di Ungheria: bulgari, rumeni, slovacchi, serbi. Morì a New York
nel 1945.

La personalità A cinquant’anni di distanza dalle prime affermazioni del nazionalismo musicale in Russia, in
Boemia e in Norvegia, all’inizio del novecento la ricerca di caratteri musicali autoctoni rmaneva il
problema dominante. Mentre i “Cinque” russi si erano avvicinati ai canti e ai ritmi popolari della
loro terra con lo spirito della rievocazione romantica, Bartòk comprese che il fine da perseguire
era quello di ricercare i caratteri etnici della musica popolare nelle condizioni di massima purezza,
al fine di ripiegarli nella creazione contemporanea.
Le ricerche sui canti Le ricerche sui canti popolari avevano rivelato al compositore che le ricchezze che questi
popolari contenevano, avrebbero consentito un completo allontanamento dal sistema tonale sul
bipolarismo maggiore-minore. Effettivamente i canti popolari offrono una grande varietà di scale,
che favorivano inedite soluzioni armoniche e una ricchezza di ritmi totalmente sconosciuta alla
musica d’arte occidentale.
I tre stadi dal popolare Prima di arrivare ad essere un vivace compositore Bartòk si manifestò come semplice
alla musica di Bartòk armonizzatore di melodie popolari; poi si assistette a libere trasposizioni, modifiche ed
elaborazioni di materiali popolari. Infine arrivò alla creazione originale di musiche che rivelano i
caratteri morfologici e stilistici del canto popolare. L’itinerario artistico di Bartòk fu di conseguenza
lento e graduale.
Lo stile Le opere degli anni giovanili si richiamano ancora agli stili classico e romantico. L’influsso dei
poemi sinfonici di Strauss durò veramente poco, più a lungo egli sentì l’attrazione
dell’impressionismo debussyano. L’appropriamento e la reinvenzione dei materiali etnofonici,
possono dirsi compiuti nelle opere posteriori al 1918; dopo il 1926 crebbe in lui l’interesse per le
orditure contrappuntistiche e le opere di questo periodo rivelano la tendenza alla massima
astrattezza, e sono spesso imbevute di spiriti espressionistici. Una chiarificazione avvenne dopo il
1930 dove le composizioni presentano disegni formali più lineari, ricercano una più agevole
comunicabilità e un tessuto strumentale più trasparente.

Il modo di procedere Non dissolve la tonalità, né la pietrifica: la rinsalda, ampliandone la forza in un sistema che
comprende tutti i dodici suoni della scala cromatica temperata, distribuiti antipodicamente a
gruppi di quattro nelle tre funzioni di Tonica, Dominante e Sottodominante.
Il castello di Barbablù Op. 11 su libretto di Béla Balàzs, è la prima delle tre opere teatrali di Bartòk, nonché il suo primo
capolavoro. Fu composto nel 1911, ma subì da parte del suo stesso autore tre revisioni che ne
modificarono specialmente la musica della parte finale. Il dramma consiste in una nuova epifania
del mito Eros e Psyche, cioè della disobbedienza d’amore; quanto più si ama tanto si vuol
conoscere, cioè la vita e l’amore sono scambio di vita e scambio d’amore. Il castello di Barbablù è
il vuoto precosmico e Giuditta è la vita che vi irrompe e lei insieme ad altre quattro mogli sono le
quattro età del mondo.