Sei sulla pagina 1di 3

Pierrot Lunaire

Considerato il manifesto dell’espressionismo musicale, il ciclo di Lieder di Arnold Schönberg irrompe nella
storia della musica scardinando la concezione di melodia e di vocalità, inaugurando in questo modo una via
inesplorata che verrà imboccata dai più importanti compositori successivi.

Mancavano pochi anni all’inizio della Grande Guerra e le tensioni politiche erano oramai prossime ad un
punto di rottura, eppure l’Europa intera era attraversata da un fermento culturale rivoluzionario, che cercava
di superare l’eredità culturale del passato percorrendo vie diverse da quelle dell’Accademia e della tradizione.
In quest’atmosfera di vivacità artistica spicca uno dei grandi capolavori di Arnold Schönberg, il Pierrot Lunaire.
Opera commissionata nel 1912 dalla celebre cantante e attrice Albertine Zehme, venne portata a termine nel
luglio dello stesso anno. Una stesura rapida, concisa in pochi mesi, che condensa le difficoltà del momento
dell’artista, ancora in cerca di un’autentica affermazione. Tuttavia, fu proprio questo pezzo che pose le
fondamenta del suo grande successo: la prima esecuzione, avvenuta il 16 ottobre 1912 nella Salle Choralion
di Berlino, raccolse il favore dalla maggioranza della critica e lo avviò verso un roseo futuro.

Arnold Schönberg

Quasi giocando con la numerologia, Schönberg scelse ventuno componimenti – divisi in tre parti da sette
poesie ciascuno – di una versione tedesca dell’opera del poeta francese Albert Giraud. Questa selezione
presenta come filo conduttore la vita del poeta dannato Pierrot, una figura romantica giunta al suo
logoramento, quasi decadente, e ogni poesia si concentra su un episodio della sua vita. Le tre parti dividono
tematiche e ambientazioni diverse: dopo un’apertura caratterizzata dai temi dell’amore e della religione,
nella seconda parte irrompono la violenza e la blasfemia, che abbandonano la scena nella parte finale
lasciando il protagonista a rimuginare sul suo passato mentre cammina di ritorno alla sua città natia,
Bergamo, invocando nell'ultimo brano l'antico profumo dei tempi delle fiabe. Le scene proposte
caratterizzano in pieno la complessa vita del poeta, che passa da momenti di alto lirismo – come Ebbro di
luna, Valzer di Chopin, Antica Flagranza – come ad altri pieni di angoscia – Rapina, Decapitazione, le Croci.
La voce recitante è accompagnata da cinque strumenti: un flauto, un clarinetto, un violino, un violoncello e
un pianoforte. Il diverso carattere delle poesie portò però Schönberg a concepire ogni movimento con un
preciso organico, con l’intento di descrivere al meglio una situazione attraverso il timbro di alcuni precisi
strumenti. Da ciò la scelta di adoperare solamente in pochi movimenti l’intero organico, privilegiando gruppi
sempre diversi e di diversa grandezza. Caso limite è il settimo movimento (La luna malata), nel quale utilizza
solamente la voce accompagnata dal flauto. Va ricordato che questa scrittura a gruppi verrà poi ripresa da
molti autori – ad esempio Messiaen nel Quartetto per la fine dei tempi. E non è l’unica particolarità stilistica
utilizzata da Schönberg nella strumentazione: egli cerca di superare il grande impasto sonoro amalgamato
della musica tardo-romantica e concepisce il suo brano come suoni isolati e contrastanti, con timbri che
spesso si urtano quasi tra di loro.

Sebbene Schönberg sia ricordato universalmente per il suo contributo alla nascita della dodecafonia, questo
linguaggio compare solo nel periodo della sua piena maturità. Nei primi due decenni del secolo, dove anche
il Pierrot Lunaire si colloca, egli è ancora attratto dall’esplorazione dell’atonalità, dalla quale crede di poter
trovare nuove vie compositive. Tuttavia, nonostante la tessitura armonica pregiata di questo pezzo, non è
questo l’elemento di assoluta novità che introduce questo brano. Il compositore austriaco allarga infatti il
campo della sua ricerca musicale alla vocalità, inaugurando uno stile che segnò profondamente la musica
successiva: lo Sprechgesang. Questa nuova tecnica di canto ha la pretesa di fondere suono parlato e suono
cantato, creando un ambiente sonoro cupo e misterioso. Lo scorrimento della frase musicale, perduto il
valore unificante della melodia, avviene mediante particolari espedienti musicali con lo scopo di evidenziare
parole o eventi importanti nel testo, ad esempio attimi di pausa, improvvisi cambi di registro e di dinamica o
dissonanze con altri strumenti. Ciò dà un particolare sapore espressionista alla composizione restituendo
un’atmosfera lugubre e inquieta, che ben si sposa con la figura di Pierrot. Va ben ricordato che Schönberg
aveva un buon motivo per introdurlo proprio in quest’occasione. Otto Erich Hartleben, infatti, traducendo le
liriche di Albert Giraud, trascurò la resa delle rime e della metrica, perduti nella versione tedesca, scegliendo
però di caricare le immagini e il tono di maggior drammaticità, caratteristica che ben si univa alle
caratteristiche dello Sprachgesang.

Per la scelta del materiale letterario e degli effetti musicali utilizzati, questo pezzo è universalmente
considerato uno degli esempi più compiuti e articolati di espressionismo musicale. Questa corrente artistica,
sviluppatasi in Germania agli inizi del Ventesimo secolo, pone in primo piano l’aspetto emotivo che coinvolge
l’artista di fronte a un personaggio o a una situazione, anteponendolo alla descrizione oggettiva.
Caratteristica che lo mise in seria opposizione con l’Accademismo, fu invece il grande motore del suo sviluppo
e della sua successiva articolazione e, sebbene la sua parabola fosse terminata nel 1925, lasciò comunque
un’impronta anche per le esperienze artistiche successive, con le sue invenzioni di forte impatto e talvolta
tendenti alla provocazione. Peculiarità di movimenti come l’espressionismo è l’elevata permeabilità che
consentono alle separate forme d’arte di toccarsi tra di loro – non di rado lo stesso Schönberg si dilettava a
dipingere e a trarre così ispirazione per le sue opere.
Figura 1Un autoritratto di Arnold Schönberg

Pur concepita e realizzata trent’anni prima, è spesso avvicinata al Wozzeck di Alban Berg sia per il suo
carattere introspettivo ed espressionista ma anche per l’utilizzo di forme antiche. Infatti, l’uso sistematico e
strutturale di arcaismi trova un suo precedente nell’opera di Schönberg, nella quale il compositore non solo
utilizza in maniera massiccia il contrappunto, ma fa inoltre uso di forme classiche e barocche tra cui il canone,
la fuga, il rondò e la passacaglia. Questa convivenza tra antico e moderno è stato spesso visto come una
contraddizione, ma in realtà rivela una realtà profonda. I compositori più intraprendenti infatti si stavano
lanciando in un campo vuoto, abbandonando le certezze della tonalità e – progressivamente – anche della
modalità e per dare una forma alle loro opere hanno cercato un appiglio, trovandolo in queste forme antiche.
Ciò è indice di come in un’epoca che si tuffava nella modernità, alla spinta di apertura verso un mondo nuovo
e aperto, il fascino della rigidità e della sicurezza del passato cominciò a costituire una parte del sentimento
comune, senza che questo processo trovasse mai completa fine.

In ogni caso le quaranta prove che precedettero la prima del 9 ottobre 1912 sono entrate nella leggenda.
Nessun grande compositore del secolo scorso ha potuto sottrarsi al fascino unico dell'opera, quel suo
equilibrio sul ciglio del capolavoro e del cattivo gusto, tipico dell'arte mitteleuropea del tempo, che affascinò
i professionisti più rigorosi, primi fra gli altri Ravel e Strawinsky. Val la pena di ricordare che il Pierrot era stato
concepito ed eseguito come un'opera da camera: Albertine Zehme declamò il suo testo avvolta in un costume
da Pierrot, davanti a un paravento spagnolo rosso e nero, che nascondeva agli occhi del pubblico Schönberg
ed i suoi musicisti.

Di quest’opera, dal contenuto e dalla simbologia così pregnante e dalla importanza tale che essa ricopre nella
storia della musica, si consiglia un vivo e concentrato ascolto.

https://www.youtube.com/watch?v=bd2cBUJmDr8