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ODE A NAPOLEONE BONA PARTE

La liberalizzazione della dodecafonia e l'attuazione dell'impegno morale sono i due fenomeni


che contraddistingono, nell'esperienza creativa schoenberghiana, la fase estrema coincidente con gli
anni dell'esilio americano. Nel primo si pu osservare un sensibile allentamento della disciplina
tecnica con cui Schoenberg si era servito fino a quel momento del linguaggio dodecafonico. La
dodecafonia sembra superare gli aspetti tecnicamente e teoricamente pi circostanziati di uno
specifico metodo compositivo, per divenire una sorta di premessa ideologica, resa necessaria
dalla storia ma quindi - anche - storicamente superabile, o quanto meno passibile di evoluzioni una
volta esaurita la propria funzione iniziale. L'intenzione non era di scrivere musica dissonante, ma
di usare la disonanza secondo un criterio logico, senza ricorrere ai procedimenti dell'armonia
classica, perch questi sono ormai inutilizzabili: cos lo stesso Schoenberg interpretava in quegli
anni la sua precedente fase creativa, mentre venivano alla luce opere in cui la tecnica dodecafonica
veniva utilizzata con sempre maggiore libert, fino a far registrare pi volte nuovi approdi (si badi:
non semplici ritorni) alla tonalit e alla consonanza.
Parallelamente, quell'impegno morale, quel rigore interiore che Schoenberg percepiva come
connaturati alla sua missione di artista, e che aveva sempre vissuto cos intensamente (ad esempio
attorno all'ideale dell'ebraismo), trovavano negli stessi anni, nella cronaca quotidiana delle vicende
europee, nelle immagini proposte dagli orrori della guerra e delle persecuzioni razziali, le
sollecitazioni per pi dolorose ed immediate risonanze. L'ideale divenne necessariamente tema di
intervento: si attualizz, appunto; e si concretizz direttamente in opere (si pensi alSopravvissuto
di Varsavia) che avevano il senso di una denuncia severa e puntuale, di una protesta tangibile ed
esplicita.
In questo quadro va collocata, nella pienezza del suo valore esemplare, l'Ode a Napoleone
Bonaparte, che Schoenberg condusse a termine nel giugno 1942, dopo nove anni di permanenza sul
suolo americano (vi era giunto nel '33, abbandonando sdegnato l'Europa in seguito alle prime
campagne antiebraiche e contro l'arte degenerata), e dopo aver assunto definitivamente, un anno
prima, la cittadinanza statunitense. Il testo risale al 1814, quando Byron, alla notizia dell'
abdicazione di Napoleone e del suo esilio all'Elba, sfog le proprie ansie di romantico libertario
in una violenta e impietosa invettiva contro il tiranno caduto. Byron rimase cos deluso dalla
rassegnazione di Napoleone che gli rivers addosso lo scherno pi feroce: e credo di aver colto
questo aspetto nella mia composizione, scrisse Schoenberg alcuni anni dopo. Ovviamente, nel
testo byroniano, Schoenberg colse l'occasione simbolica, allusiva, che gli consentiva di colpire,
nell'immagine della tirannide napoleonica, quella della tirannide hitleriana, auspicandone nel
contempo l'analoga fine. Vi trov anche l'occasione per tributare un atto di omaggio alla nuova
patria, quasi a sollecitarla fiduciosamente nella fedelt agli ideali di libert della sua fondazione.
Ci quando Byron, nei versi conclusivi, sembra voler contrapporre alla figura di Napoleone quella
di George Washington, il Cincinnato d' Occidente / colui che nessuna bassezza umana oserebbe
odiare.
Opera in cui la scrittura continua ad essere concepita secondo la tecnica dodecafonica, ma dove,
d'altra parte, la funzione della musica palesemente subordinata ai contenuti esperssi dal testo,
l'Ode a Napoleone Bonaparte rivela i gi ricordati caratteri del periodo americano in frequenti
situazioni armoniche prossime alla consonanza, fino all'accordo perfetto di mi bemolle maggiore
che chiude il lavoro. Un'analoga liberalizzazione si registra nell'uso dello Sprechgesang,
o Sprechstimme, richiesto alla voce recitante. Lo Sprechgesang, sorta di recitazione intonata, o di
melodia parlata, che Schoenberg aveva messo a punto trenta anni prima nel Pierrot
lunaire mediante una infallibile prescrizione dei ritmi e degli intervalli, si stempera qui in una
intonazione meno precisamente definita, pur conservando la solidit dell'intelaiatura ritmica.

ODE A NAPOLEONE BONA PARTE


Con l'avvento di Hitler al potere (1933) Arnold Schnberg, come tanti altri artisti europei di
razza ebraica, fu costretto a emigrare negli Stati Uniti, dove insegn prima a New York, poi a
Boston e infine, per quasi dieci anni, all'Universit di California di Los Angeles. Appartiene a
questo periodo l'Ode to Napoleon Buonaparte op. 41 per voce recitante, quartetto d'archi e
pianoforte, portata a termine nel giugno del 1942. Schnberg utilizz il testo scritto da Lord Byron a
Londra nel 1814 sull'onda della reazione alla notizia dell'abdicazione di Napoleone in favore dei
Borboni. "Byron", osserv Schnberg in una lettera del 1948, "rimase cos deluso dalla
rassegnazione di Napoleone che gli rivers addosso lo scherno pi feroce; e credo di aver colto
questo aspetto nella mia composizione". Nell'interpretazione schnberghiana per possibile anche
vedere, nel simbolo di Napoleone abbattuto e umiliato, una chiara denuncia della tirannide
hitleriana, evidenziata dai versi della seconda strofe dell'ode: "Uomo nefasto, perch infierire sui
tuoi simili che cos umilmente piegarono il ginocchio? Divenuto cieco a forza di convergere i tuoi
sguardi sopra te solo, hai insegnato agli altri a vedere. Con un potere incontestato, con la potenza di
salvare, la tomba stato il tuo unico dono per coloro che ti adoravano; n mai, prima che tu cadessi,
i mortali poterono immaginare quanta piccolezza si nasconde nell'ambizione". Nel finale della
poesia, invece, Schnberg sembra alludere e interrogarsi sulla propria condizione di uomo e
musicista in esilio: "Dove pu l'occhio stanco riposare quando si sofferma ad osservare i Grandi?
Dov' che riluce una gloria che non sia colpevole, un atto che non sia spregevole?".
Prendendo posizione da uomo libero contro la dittatura nazista, Schnberg cre dunque un'opera
di impegno dichiaratamente civile, "politica" nella misura in cui esprimeva per mezzo della musica
l'indignazione e il monito di una scelta morale, ideale, spirituale. Da questo punto di vista l'Ode to
Napoleon Buonaparte uno dei pi alti esempi di protest-music del Novecento, degno di stare
accanto a La mort d'un tyran di Darius Milhaud (1936), Thyl Claes di Wladimir Vogel (1937-38), ai
Canti di prigionia (1938-41) e al Prigioniero (1943-48) di Luigi Dallapiccola o a A Survivor from
Warsaw (1947) dello stesso Schnberg. Proprio per rendere intelligibile il testo in tutta la sua
drammatica violenza, descrivendo e illustrando il senso delle parole in modo da farle arrivare con
chiarezza, Schnberg si serv in una forma quasi didatticamente semplificata di una voce recitante,
affidandole il compito non soltanto di declamare ma anche di sottolineare ogni momento della
declamazione stessa. La voce non intona, secondo la tecnica dello Sprechgesang (ossia del canto
parlato), intervalli esattamente specificati, ma venne disposta secondo una linea che varia
continuamente di altezza senza per richiedere un'intonazione precisa. Schnberg pose la massima
attenzione alla notazione ritmica, in modo da aiutare l'esecutore a rispettarla scrupolosamente e a
conformarsi all'andamento incisivamente scandito degli strumenti timbricamente differenziati.
Nell'Ode to Napoleon Schnberg si serv del sistema dodecafonico, ma lo fece in un modo per
cos dire temperato. Scrive Giacomo Manzoni: "L'Ode to Napoleon la prima composizione
dodecafonica di Schnberg in cui egli modifica certe leggi che si era imposte nei primi anni di
utilizzazione di questa tecnica. Innanzi tutto piega la serie a un trattamento in cui si presentano
sovente raggruppamenti consonanti, a differenza di quanto aveva fatto nelle opere dodecafoniche
precedenti. La fine del pezzo suggellata da un accordo perfetto di mi bemolle maggiore, che
potrebbe far pensare a un'allusione alla tonalit dell'Eroica di Beethoven" (l'Eroica, come noto, ha
un nesso storico robusto e problematico con la figura di Napoleone). Fu Schnberg stesso a spiegare
questo procedimento in una lettera a Ren Leibowitz: "Non bisogna dimenticare che lo scopo
principale della composizione dodecafonica di raggiungere la connessione mediante l'impiego di
una successione unitaria di note. L'intenzione non era di scrivere musica dissonante, ma di usare la
dissonanza secondo un criterio logico, senza ricorrere ai procedimenti dell'armonia classica".
Ancora una volta si confermava la coerenza del compositore nel non fare della tecnica un fine bens
un mezzo: sotto questo profilo l'Ode to Napoleon rimane una delle sue opere pi forti, pi
intensamente espressive e comunicative.