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DER

BLAUE REITER
IL CAVALIERE AZZURRO
Der Blaue Reiter, Il cavaliere azzurro
Nel 1909 si forma a Monaco di Baviera, la Neue
kϋnstlervereinigung Mϋnchen, Nuova associazione degli artisti
di Monaco.

Vi fanno parte i russi Vasilij Kandinskij, Alexej von Jawlensky,


Marianne von Werefkin, l’austriaco Alfred Kubin e la tedesca
Gabriele Mϋnter, cui si aggiunse il bavarese Franz Marc.
A questa associazione partecipano anche letterati, musicisti e
storici dell’arte.

Franz Marc nel 1912 lega la Neue kϋnstlervereinigung di


Monaco alla Die Brϋcke di Dresda e la Die Neue Secession di
Berlino, che faranno capo tutte, all’Espressionismo tedesco.
A Monaco i primi rappresentanti
delle nuove idee furono due russi,
residenti da anni in quella città,
Vasilij Kandinskij e Alexej von
Jawlensky.
L’influenza dei Fauves è evidente
nelle larghe campiture di colore
svincolato dall’oggetto, violente,
dense e corpose.

Kochel: il cimitero e il presbiterio, Vasillij


Kandinskij, 1909, olio su cartone,
44,4x32,7 cm, Städ>sche Galerie im
Lenbachhaus, Monaco
Tale influsso è ancora più
evidente nel “Ritratto del
ballerino Alexander
Sacharoff” di Alexej von
Javwlensky, dove l’abito
indossato dall’artista, dallo
sguardo intenso e ambiguo, è
una chiazza rossa che
contrasta con l’ombra verde
sulla destra e dove tutte le
ombre del volto appuntito e con
le labbra rosse sono blu, verdi e
arancio.
Ritra?o del ballerino Alexander Sacharoff,
Alexej von Javwlensky, 1909, olio su cartone,
69,5x66,8 cm, Städ>sche Galerie im
Lenbachhaus, Monaco
Nel 1911 la Neue kϋnstlervereinigung si divide per contrasti
interni.
Kandinskij, Marc e altri artisti danno vita a una nuova formazione
che allestisce una mostra e che si presenta come “Der Blaue
Reiter”, “Il cavaliere azzurro”.
Il nome è il titolo di un libro che Kandinskij e Marc stanno
preparando per diffondere le idee del gruppo di artisti che in esso
si riconosce.
Il nome del libro è del tutto casuale, è dato da Kandinskij e Marc
davanti ad una tazza di caffè; blu è il colore che piace ad
entrambi.
Nel 1912 alla seconda mostra organizzata dal “Der Blaue Reiter”
partecipa anche Paul Klee assieme ad altri esponenti della Die
Brϋcke.
L’ultima mostra della Der Blaue Reiter si ha nel 1914, dopo di che
la prima guerra mondiale disperde il gruppo di artisti che ha
contribuito alla nascita dell’arte moderna.
Come già il gruppo Die Brϋcke, anche gli artisti che si
raccolgono nel Der Blaue Reiter sono contro la società
contemporanea, ritenuta materialista e poco spirituale.
Marc sostiene che bisogna distruggere e non riprodurre la natura
per carpirne le leggi che essa nasconde e non accontentarsi delle
apparenze. Occorre dipingere la forma ideale ed essenziale
delle cose.
Der Blaue Reiter è indirizzato verso la ricerca della dimensione
spirituale della realtà, per questo motivo il gruppo è contrario
alla deformazione delle immagini e alla violenta esteriorizzazione
del disagio e delle passioni dell’anima, che invece costituisce il
linguaggio degli Espressionisti.
La ricerca di una dimensione spirituale e una maggiore
dolcezza compositiva e coloristica portano a definire l’arte di
Kandinskij, Marc e Klee, “Espessionismo lirico”.
Kandinskij ritiene che ogni artista debba obbedire ad una
necessità interiore, per cui la scelta dei mezzi espressivi si deve
indirizzare sia verso il realismo, dipingendo cose conosciute, che
verso l’astrattismo, dipingendo cose non riconoscibili dalla
forma.
Il “Der Blaue Reiter” si fonda sulla molteplicità delle esperienze
artistiche e comprende due anime, una astrattista e l’altra
realistica che convivono pacificamente nel gruppo sin dall’inizio
anche se diametralmente opposte.
FRANZ MARC
Franz Marc (1880-1916)
Nasce a Monaco di Baviera dove compie la sua formazione negli
studi di teologia, filosofia e all’Accademia di Belle Arti, qui
conosce Kandinskij, e con lui progetta il volume Der Blaue
Reiter.
Un viaggio a Parigi gli permette di conoscere la pittura
impressionista e di Van Gogh, di questi ne apprezza
l’approccio alla pittura e il colore.
Nel 1912 entra in contatto con la pittura futurista durante la
prima esposizione futurista a Berlino.
L’influenza di Kandiskij e della pittura astratta si fa sentire a
partire dal 1914, ma la prima guerra mondiale pone fine alla sua
vita a 36 anni.
•  per Kandinskij l’Astrattismo è la perdita della forma,
•  per Marc l’Astrattismo è il superamento della forma, intesa
come apparenza, per cercare l’intima essenza delle cose che si
cela nel profondo.

Marc è convinto di possedere il dono della “seconda vista”


che gli permette di andare oltre l’apparenza, fino alla più intima
interiorità.

Secondo Marc gli Impressionisti francesi che hanno cercato di


incarnare nelle loro opere la vitalità del mondo naturale, non
sono stati in grado di capire che solo gli animali sono in grado di
trasmettere, attraverso la loro immagine, il ritmo organico della
natura, attraverso i loro colori e il dinamismo.

È quindi necessario, come lo stesso Marc afferma,


“l’animalizzazione dell’arte”.
Marc guarda il mondo esterno, scruta la realtà secondo il punto
di vista proprio degli animali.

Egli sostiene infatti che la foresta appare diversa se vista da un


uccello che vola alto nel cielo o da un rettile che striscia sul
terreno o da una tigre che avanza guardinga e silenziosa.
I cavalli azzurri, Franz Marc,
1911, olio su tela, 103x171
cm, Walker Art Center,
Minneapolis

I cavalli azzurri
Tre cavalli sono colti in un momento di vita quotidiana, come se non
esistesse alcun osservatore.
Sono individuati da una linea scura e da curve morbide ed
ampie.
Per i cavalli sono stati utilizzati toni di azzurro, per la natura
circostante, il giallo, il verde, il rosso; un arbitrario uso dei colori
che esprime solo la carica emotiva dell’artista, così come per i
Fauves.
Si ricorre alla linea curva, nei cavalli,
che volgono la testa indietro.
Le colline rosse, arancioni si adeguano
alle forme degli animali, …
E curvi sono i tronchi bianco-grigi
che attraversano verticalmente la tela…
le foglie incurvate, che sottolineano
il margine inferiore del dipinto.
I cavalli azzurri, Franz
Marc, 1911, olio su tela,
103x171 cm, Walker Art
Center, Minneapolis

Per Marc:
il blu è il principio maschile,
il giallo è il principio femminile,
il rosso è la materia
L’artista giustifica, in base ad una simbologia cromatica, la
violenza dei colori e la loro non corrispondenza all’oggetto
raffigurato, ma queste specificazioni sarebbero state ben presto
abbandonate.
Il toro rosso
Un toro, simbolo di forza e di
potenza sessuale, è rosso
con variazioni cromatiche
che vanno dall’azzurro, al
giallo, al bianco-celeste.

L’animale è accovacciato e si
volge indietro.
Il nero disegna i contorni e
Il toro rosso, Franz Marc, 1912, tempera, suggerisce le ombre aventi la
33,7x42,7 cm, Museo Puṥkin, Mosca
funzione di modellare la
forma nello spazio.
Le linee curve regolano la
composizione.

Dietro il toro le colline si


susseguono a semicerchio.

Le corna appuntite
dell’animale suggeriscono le
linee spezzate e appuntite
di sinistra, e la linea
Il toro rosso, Franz Marc, 1912, tempera, obliqua che taglia il piano
33,7x42,7 cm, Museo Puṥkin, Mosca orizzontale, trattato a
losanghe e con i margini
sfumati in vari colori.
Capriolo nel giardino
di un monastero
L’animale, al centro
della composizione, si
muove silenzioso,
annusando l’aria e
fissando la luna, in alto
a sinistra, in un
paesaggio notturno.

Il capriolo è compreso
Capriolo nel giardino di un monastero, Franz Marc, 1912,
olio su tela, 75,7x101 cm, Städ>sche Galerie im tra due elementi
Lenbachhaus, Monaco verticali dai quali si
dipartono delle linee
oblique che
convergono verso
l’animale.
Il capriolo determina le
forme della natura
circostante con il suo corpo
tondeggiante e il lungo muso
appuntito.
Il capriolo sente il mondo
come “capriolo”, e quindi il
paesaggio deve essere
“capriolo”.

Capriolo nel giardino di un monastero, Franz La scelta compositiva basata


Marc, 1912, olio su tela, 75,7x101 cm, sulle diagonali, sulle linee
Städ>sche Galerie im Lenbachhaus, Monaco
spezzate e sulle forme
aguzze rivela che Marc è a
conoscenza, oltre che delle
esperienze pittoriche della
Die Brϋcke anche del
Futurismo italiano.
Gli uccelli
Nel dipinto il richiamo al
Futurismo è evidente.
La ripetizione ritmica di
forme appuntite, che si
espandono a partire dalle
sagome degli uccelli, dà
forma alla realtà che sta
attorno agli animali.

Sono dinamismi che


simulano il battito delle ali.
Una sventagliata di lunghi
triangoli colorati unisce i tre
Gli uccelli, Franz Marc, 1914, olio su tela, uccelli, due sono fermi ed uno
108x100 cm, Städ>sche Galerie im è in volo al centro in basso.
Lenbachhaus, Monaco
La realtà è vista attraverso il
volo degli uccelli, in cui l’aria
prende corpo attraverso lo
sventagliare dei triangoli.
Una natura frazionata e in
continua variazione, in un
perenne divenire, così come
è percepita dagli uccelli
durante il volo.
Il battito ritmico delle ali
trasforma la realtà in
fotogrammi. La natura è
quindi “animalizzata” e non
ha più le caratteristiche che
le attribuiscono gli uomini.
Gli uccelli, Franz Marc, 1914, olio su tela,
108x100 cm, Städ>sche Galerie im
Lenbachhaus, Monaco
VASILIJ KANDINSKIJ
Vasilij Kandinskij (1866-1944)
Pubblica “Lo spirituale nell’arte” in cui scrive che in tutte le arti
c’è la tendenza all’antinaturalismo, all’astrazione e all’interiorità.
La musica non usa i suoi mezzi per imitare la natura, ma per
esprimere attraverso i suoni la vita psichica dell’artista.
L’artista non ha come fine ultimo l’imitazione della natura, ma
deve esprimere il suo mondo interiore attraverso la propria arte
attraverso il ritmo pittorico, la costruzione astratta, la tonalità
cromatica, il dinamismo dei colori.
Nasce a Mosca, si laurea in Giurisprudenza e rifiuta la cattedra
universitaria per dedicarsi alla pittura.
Conosce le opere impressioniste, visitando l’esposizione
moscovita del 1895 e restandone profondamente colpito.
Si stabilisce a Monaco, ma allo scoppio della Prima guerra
mondiale, rientra in patria.
Nella città bavarese entra in contatto con numerosi pittori, poeti,
critici d’arte e musicisti, con alcuni dei quali dà vita alla Neue
Kϋnstlervereinigung Mϋnchen e a Der Blaue Reiter.
Tornato in Russia, ormai famoso, prende parte alla vita culturale
del suo Paese dopo la Rivoluzione d’Ottobre.

Nel 1921 ottiene il permesso di recarsi in Germania, ma non farà


più ritorno in patria. Diviene professore al Bauhaus di Weimer
dove dirige il laboratorio di pittura parietale.
Nel 1933 il Bauhaus viene chiuso dal regime nazista, così
Kandinskij è costretto ad abbandonare la Germania per la
Francia e a Parigi vive gli ultimi 10 anni della sua vita.
Il cavaliere azzurro
Le prime influenze che
Kandinskij subisce sono
quelle dello Jugendstil, Art
Nouveau.
Infatti, il cavaliere azzurro,
è un dipinto del 1903
ancora ricco di
decorativismo.
Il termine azzurro viene
aggiunto nel 1912, dopo la
pubblicazione di “Der
Blaue Reiter”.
Il cavaliere azzurro, Vasilij Kandinskij, 1903, olio su
tela, 52x54,5 cm, Collezione privata, Zurigo
Su una collina verde-dorata
che occupa quasi l’intera
superficie della tela e che è
disegnata da una linea curva,
un cavaliere dal mantello
azzurro è lanciato al galoppo
sul suo destriero bianco.
Gli alberi in veste autunnale,
si trasformano all’orizzonte in
un grumo bluastro che simula
la foresta, il cielo celeste
solcato da nuvolette bianche.
Il cavaliere azzurro, Vasilij Kandinskij, 1903, olio L’ambientazione è idilliaca e il
su tela, 52x54,5 cm, Collezione privata, Zurigo cavaliere è un soggetto caro
a Kandinskij legato alle
tradizioni popolari del
Medioevo russo.
Coppia a cavallo
Il dipinto è stato trattato
come una decorazione,
secondo i principi dell’Art
Nouveau, ma realizzato con
la tecnica simile a quella
divisionista.
I colori sono dati per
accostamento di punti e
linguette di tinte vivaci contro
uno sfondo scuro, tanto che
sembrano brillare.
La composizione è semplice
e fiabesca, imita le stampe
popolari.
Coppia a cavallo, Vasilij Kandinskij, 1906-1907, olio
su tela, 55x50,5 cm, Städ>sche Galerie im
Lenbachhaus, Monaco
In primo piano una coppia
in abiti tradizionali russi,
abbracciata, monta un
cavallo con una
gualdrappa e il cui
incedere ricorda la posa
dei monumenti equestri.
Degli alberi dalle foglie
giallo-oro e dall’esile, fusto
eretto o flesso, formano una
quinta…
che separa i giovani
innamorati dal fiume.
Al di là del corso d’acqua,
formato da numerose
pennellate orizzontali di
azzurro, si erge una città
circondata dalle mura, con le
cupole e i campanili multicolori,
sembra quasi un luogo magico.

Il cielo, costituito da lingue di colore che


vanno dal celeste al blu, è attraversato
da nuvole rosa.
Murnau, cortile del castello
Il dipinto richiama le esperienze
pittoriche francesi dei Fauves.
Egli si innamora della cittadina
di Murnau am Staffelsee sulle
Alpi bavaresi, dove un’amica
pittrice, Gabriele Mϋnter, ha una
casa in cui il pittore soggiorna
Murnau, corNle del castello, Vasilij Kandinskij, per diverse estati.
1908, olio su cartone, 33x44,3 cm, Galleria
Tre’jakov, Mosca Nella parte alta violente chiazze
di colori primari; il rosso, il
giallo, l’azzurro e un
secondario il verde.
Nella parte bassa ai tre primari
se ne uniscono altri che si
fondono o sovrappogono.
La gran massa gialla della
facciata del castello si staglia
con i suoi merli nel mezzo del
dipinto.
Le ombre blu disegnano fasce
inclinate e sono un pretesto per
il colore più che un modo per
dare il senso di profondità.
Murnau, corNle del castello, Vasilij Kandinskij,
1908, olio su cartone, 33x44,3 cm, Galleria
Tre’jakov, Mosca
L’Astrattismo
Kandinskij è convinto che la pittura deve essere simile alla e che
i colori devono essere assimilati ai suoni.
Se la musica che è pura espressione di esigenze interiori non
imita la natura e quindi è astratta, anche la pittura deve essere
astratta, abbandonando la mimesis, cioè l’imitazione di un
modello classico greco-romano.
Soltanto nella pittura astratta, non figurativa, in cui le forme non
hanno attinenza con qualcosa di riconoscibile, si può dare vita
alla spiritualità.
Il termine “astratto” viene dal latino abstràhere, composto da
ab, via da e tràhere, trarre, cioè trarre via da qualcosa,
prescindere dal mondo sensibile, dalla realtà conosciuta.
Kandinskij racconta che lentamente si sviluppa in lui l’abilità di
non notare l’oggetto nel quadro.

La bellezza e l'espressione del mondo interiore dell’artista e si


raggiunge solo attraverso il colore e le forme colorate che non
hanno alcuna connessione con gli oggetti reali.

Ne “Lo spirituale nell’arte” Kandinskij distingue tre stadi nel


percorso di astrazione della pittura:
1.  Impressioni della natura esteriore, chiama questi quadri
“Impressioni”
2.  Impressioni della natura interiore, chiama questi quadri
“Improvvisazioni”
3.  Espressioni che dopo i primi abbozzi, esamina e rielabora a
lungo per arrivare all'essenza, chiama questi quadri
“Composizioni”
Le “Impressioni”, le “Improvvisazioni” e le “Composizioni”
differiscono tra loro.
Nelle “Impressioni”, vi è ancora una certa riconoscibilità delle
forme.
Nelle “Improvvisazioni” le forme non sempre sono individuabili
e a volte pervase da tematiche simboliche.
Nelle “Composizioni”, le forme sono del tutto irriconoscibili, si
trasformano in linee e macchie di colore, sono totalmente
astratte e assolutamente cromatiche. Sono quelle a cui l’artista
riconosce creatività e spiritualità.
Nel corso della sua vita Kandinskij realizza:
6 Impressioni
36 Improvvisazioni
10 Composizioni
Questi termini sono ripresi dal repertorio musicale.
“Impressioni”
Impressione VI, Domenica
Si riconoscono disegnati da
una linea nera un uomo e una
donna a braccetto, mentre
passeggiano.
A destra, in basso, la sagoma
bianca di un cane che corre,
in alto a sinistra un lago con
due persone in barca, in alo a
destra una figura.
In alcuni casi le figure sono
tracciate su un fondo già
colorato che, pertanto, non è
Impressione VI, Domenica, Vasilij Kandinskij, racchiuso solo dalla linea di
1911, olio su tela, 107,5x95 cm, Städ>sche contorno.
Galerie im Lenbachhaus, Monaco
“Impressioni”
Impressione III, Concerto
Il dipinto rappresenta
un'esecuzione musicale fatta in
un parco francese alla quale
Vasilij Kandinskij ha assistito e
che dipinge.
L’opera contiene la forma nera
del pianoforte che si trova su un
Impressione III, Concerto, Vasilij Kandinskij,
1911, olio su tela, 77,5x100 cm, Städ>sche palco, ai piedi gli spettatori di
Galerie im Lenbachhaus, Monaco diversi colori, in lontananza un
albero arancio e alla destra
dell'albero uno stagno blu.
Improvvisazioni
Improvvisazione 7
Si individua una regola geometrica,
una prospettiva che fa convergere
oblunghe masse colorate verso un
orizzonte.
È difficile associare a delle forme
riconoscibili, ci sono ma sono
irriconoscibili.
Lo stesso artista parla di
“linguaggio segreto” per queste
sue opere

Improvvisazione7, Vasilij Kandinskij, 1910,


olio su tela, 131x97 cm, Galleria Tre’jakov,
Mosca
Composizione VI, Vasilij Kandinskij,
1913, olio su tela, 195x300 cm
Ermitage, San Pietroburgo

Composizioni
Composizione VI
Una grande tela che si basa su di un precedente dipinto su vetro
dal titolo “Diluvio Universale”.
Non c’è più nulla di riconoscibile nel dipinto di Kandinskij che si è
liberato totalmente dalla natura e dalle sue forme rivelando la
potenza di un colore la cui visione è del tutto emotiva e spirituale.
Composizione VI,
Vasilij Kandinskij,
1913, olio su tela,
195x300 cm Ermitage,
San Pietroburgo

Gruppi di tratti divergenti e fasci di linee curve parallele si


allontanano dalla concentrazione blu-notte, in alto a sinistra,
come fosse l’origine di un’esplosione, procurando delle direzioni
alle chiazze cromatiche.
Composizione VI, Vasilij
Kandinskij, 1913, olio
su tela, 195x300 cm
Ermitage, San
Pietroburgo

I colori accesi si combinano per mostrare la fine del mondo, il


diluvio, col le forze naturali trasformate in puri colori che, in un
vortice di bagliori e di esplosioni, mentre distruggono creano
qualcosa di nuovo.
Quel che appare come immane disastro è in realtà un inno alla
nuova creazione dopo la distruzione del mondo.
Composizione VII,
Vasilij Kandinskij, 1913,
olio su tela, 200x300
cm, Galleria Tre’jakov,
Mosca

Composizioni
Composizione VII
Un chiarore centrale verso cui sembrano precipitare le chiazze di
colore e le forme non riconducibili alla realtà, fatte di linee
chiuse o intrecciate.
Composizione VII,
Vasilij Kandinskij, 1913,
olio su tela, 200x300
cm, Galleria Tre’jakov,
Mosca

È la somma di tutti i colori, quelli che qualificano le forme


create e che vanno ad annullarsi nel bianco che tutte le
riflette.
Alcuni cerchi
Nel 1926 Kandinskij pubblica
“Punto, linea nel piano”, un
testo in cui si analizzano le
proprietà del punto, inteso
come entità da cui hanno
origine tutte le forme
geometriche e della linea,
intesa come traslazione del
punto nel piano.
Queste considerazioni si
Alcuni cerchi, Vasilij Kandinskij, 1926, olio
inquadrano nella didattica del
su tela, 140x140 cm, The Solomon R. Bauhaus, in cui Kandinskij
Guggenheim Museum, New York insegna, e indirizzano la sua
pittura in precisi binari in cui
l’astrazione diventa forma
geometrica.
Alcuni cerchi in un campo
scuro, profondo come
l’universo.
Cerchi colorati, alcuni isolati,
altri in agglomerazione, attratti
dal cerchio grande circondato
da un’aura biancastra.
Il loro movimento o gravitazione
segue delle linee attrattive,
due forti, le diagonali e due
deboli, le mediane.
Alcuni cerchi, Vasilij Kandinskij, 1926, olio Il formato quadrato della tela
su tela, 140x140 cm, The Solomon R. concorre a rendere il dipinto
Guggenheim Museum, New York
ancor più geometrico.
I colori trasparenti sono
disposti facendo
attenzione al mutamento
di tonalità dovuto alla
sovrapposizione delle
forme circolari.