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Cap. 1
LE PERSONE, LATTIVITA ECONOMICA, LECONOMIA
AZIENDALE
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO:
comprendere il significato di alcuni concetti fondamentali che si pongono
alla base degli studi economico aziendali.

1. La sequenza fini-bisogni-beni-attivit economica (1.1)


Se ci guardiamo intorno, possiamo notare come tutte le persone siano
costantemente impegnate a raggiungere dei fini (di varia specie e mutevoli
nel tempo: materiali, sociali, spirituali).
Il perseguimento di tali fini genera nelle persone (cio, fa loro percepire)
dei bisogni, ovvero delle sensazioni di carenza, di insoddisfazione cui le
persone cercano di porre rimedio.
a) Caratteristiche dei bisogni:
- possono essere: * NATURALI o fisiologici
bisogno di alimentazione
* SOCIALI (ETICI E RELIGIOSI)
bisogno di amicizia, libert
- ma anche

* ESSENZIALI
* VOLUTTUARI

b) Dinamiche dei bisogni:


- si dispongono in:

GERARCHIA in base a:
* Redditi (variare disponibilit)
* Gusti e Preferenze

- sono soggetti a:

PROCESSI DI APPRENDIMENTO

- sono influenzati da:

PUBBLICITA, PROMOZIONE, VARIABILI


DI CONTESTO

Generalmente anche se non sempre tali bisogni possono essere


soddisfatti attraverso dei beni (merci e servizi di vario genere), che le
persone cercheranno in vario modo di ottenere per utilizzarli al fine di
appagare i propri bisogni.
I beni possiedono, dunque, una importante caratteristica: quella di essere
utili/funzionali al soddisfacimento dei bisogni.
Classificazioni dei beni:
1. PRIMARI
2. VOLUTTUARI
3. COMPLEMENTARI
4. FUNGIBILI
5. DIFFERENZIABILI
6. COMMODITY

Beni essenziali, rilevante qualit/prezzo (latte)


Beni secondari, rilevante qualit (caviale)
Beni che si integrano assieme (carta, stampante)
Beni alternativi (olio oliva, olio mais)
Beni con caratteristiche diverse (auto accessori)
Beni con una sola caratteristica (materie prime)

A. BENI DI CONSUMO
(beni a utilizzo singolo)
B. BENI STRUMENTALI
(beni durevoli)

Usati direttamente dalle persone


(giornale)
Per produrre altri beni
(impianti industriali)

C. BENI A CONSUMO
INDIVIDUALE
D. BENI A CONSUMO
COLLETTIVO

Fruibili da un unico consumatore


(personal computer)
Fruibili da diversi consumatori
(giardino pubblico)

E. BENI PRIVATI
(elettrodomestici, arredamenti)
F. BENI PUBBLICI
(anagrafe, difesa nazionale,
giustizia, sanit)

Prodotti da soggetti privati


(imprese, famiglie, istituti non profit)
Prodotti da soggetti pubblici
(stato e sue articolazioni)

Correlazione bisogni-beni: criticit


I bisogni sono potenzialmente illimitati perch:
- o si ripropongono (sempre gli stessi) nel tempo (ES.: bisogno di
mangiare);
- o si presentano in forme sempre nuove (ES.: bisogno di comunicare
attraverso tecnologie sempre pi innovative come telefonini,
internet).
Al contrario, i beni sono spesso disponibili solo in quantit limitate.
Si parla, in questo caso, di beni economici, ovvero di beni che:
- si dimostrano utili, cio atti ad appagare i bisogni (requisito
indispensabile per parlare di beni!);
- sono scarsi (cio disponibili in misura inferiore) rispetto ai bisogni da
appagare.
ES. 1: laria non un bene economico (perch disponibile in eccesso
rispetto al fabbisogno delle persone). Lacqua s.
ES.2: il petrolio un bene economico (perch scarso rispetto ai
fabbisogni).

??? Come fare quando certi bisogni possono essere soddisfatti solo
attraverso beni che sono scarsi rispetto alle esigenze manifestate dalle
persone ???

2. Lattivit economica (1.1.3)


? Che cosa succede quando alcuni bisogni possono essere soddisfatti
solo attraverso beni economici (cio scarsi)?
Succede che le persone devono porre in essere unattivit di tipo
economico (attivit economica). Lattivit economica, infatti, pu essere
definita come lattivit di produzione e di consumo dei beni economici per
il soddisfacimento dei bisogni umani.
SCHEMA RIASSUNTIVO
PERSONE

FINI

BISOGNI

BENI/BENI ECONOMICI

ATTIVITA ECONOMICA

? Come si manifesta lattivit economica?


Lattivit economica si manifesta attraverso il lavoro delle persone.
In altri termini, lattivit economica resa possibile dal lavoro delle
persone. grazie al lavoro, infatti, che i beni economici possono essere
prodotti (e, quindi, consumati).
? Dove si svolge lattivit economica?
Lattivit economica svolta da persone, le quali possono agire:
- singolarmente
- in gruppi (se condividono le finalit da perseguire).
In questo secondo caso, le persone danno vita agli istituti (aggregati di
persone che condividono le finalit da perseguire e le norme di
comportamento dettate per raggiungere tali finalit).
In tal senso, si dice che le persone sono membri degli istituti.
Nellambito delleconomia aziendale si distinguono, in particolare, 4 classi
di istituti: le famiglie, le imprese e gli istituti pubblici territoriali (le
amministrazioni pubbliche), le aziende non profit.

? Come si svolge lattivit economica?


Lattivit economica si svolge attraverso una molteplicit di operazioni.
Tali operazioni possono essere distinte in 3 classi fondamentali:
1. operazioni di trasformazione (fisico-)tecnica
trasformazione degli input in output da destinare al consumo o da
collocare sul mercato;
2. operazioni di negoziazione ovvero operazioni di acquisto e di
cessione di beni attraverso scambi monetari: lo scambio regolato in
denaro (prezzo unitario x quantit):
- di beni privati (impianti, materie prime..merci e servizi prodotti)
- di beni pubblici (prodotti dalle amministrazioni pubbliche)
- di capitale di prestito: finanziamenti da istituti di credito
- copertura dei rischi (furto, incendio), attraverso assicurazione
- di lavoro
- di capitale di rischio: capitale conferito dai membri dellistituto
3. operazioni di configurazione e governo degli istituti
- di configurazione dellassetto istituzionale
- di organizzazione: divisione e coordinamento del lavoro svolto
dalle persone allinterno dellistituto
- di rilevazione e informazione: operazioni di raccolta e di
elaborazione delle informazioni necessarie per assumere le
decisioni in merito allattivit economica da svolgere
In linea generale, le tre classi di operazioni svolte nelle aziende sono
riconducibili alle seguenti fattispecie: GESTIONE, ORGANIZZAZIONE
E RILEVAZIONE.
In particolare, le operazioni di trasformazione fisico-tecnica e le operazioni
di negoziazione sono operazioni di GESTIONE, ossia le operazioni che
direttamente attuano le produzioni ed i consumi di beni economici.

Possiamo notare come tutte queste operazioni siano presenti in misura


diversa allinterno di tutte le diverse tipologie di istituto che sono
variamente specializzati nella realizzazione della stessa.
Specializzati nel doppio significato di dedicati ad una parte specifica
dellattivit economica e di possessori di distintive competenze ed abilit.
Lattivit di produzione e di consumo cio caratterizzata dalla
specializzazione economica.
In linea generale:
1. nelle imprese si svolgono prevalentemente i processi di produzione
di beni privati;
2. nelle famiglie si attuano in particolare i consumi;
3. gli istituti della pubblica amministrazione sono dedicati ad attivit di
produzione e di consumo di beni, detti beni pubblici (servizi).
Nello specifico:
1. la specializzazione si osserva anche nellambito di ciascuna classe di
istituti, e ci vale in particolare per le imprese e per gli enti pubblici
(le famiglie svolgono insiemi di attivit economiche relativamente
uniformi);
2. la specializzazione si osserva anche nellambito delle singole aziende
ove le varie unit organizzative e le singole persone svolgono
compiti particolari, utilizzando speciali competenze e risorse.

3. Precisazioni sul concetto di produzione (1.1.4)


Si detto che lattivit economica volta alla produzione e al consumo di
beni economici.
Con riguardo alla produzione vanno distinti tre concetti, quando essa
considerata con particolare riguardo alle imprese.
1. Produzione economica
Si guarda allinsieme delle operazioni che costituiscono lattivit
economica.
Tutte le imprese svolgono attivit di produzione economica. Tutte,
infatti, svolgono un variegato insieme di operazioni di gestione, di
organizzazione e di rilevazione, allo scopo di soddisfare i bisogni dei
membri dellistituto.
La produzione economica non il fine dellimpresa, bens la funzione
caratteristica che essa svolge.
2. Produzione di beni
Si guarda alloutput del processo di produzione.
Nelle imprese, il risultato finale dellattivit di produzione sono le merci
(imprese manifatturiere) e i servizi, in senso stretto (terziario: aziende di
trasporto, turistiche, di consulenza,) o in senso lato (terziario: banche,
assicurazioni)
La produzione di merci e servizi deve essere attuata in modo efficiente
(utilizzazione massimamente efficiente di risorse scarse, principio del
minimo mezzo o del massimo risultato). Si tratta di una condizione
fondamentale in 3 aspetti congiunti: a) responsabilit nei confronti della
collettivit; b) condizione di successo competitivo; c) condizione per
remunerare tutte le condizioni di produzione, in primis il lavoro ed il
capitale proprio.
3. Produzione di redditi
Essa il fine dellimpresa.
La produzione di beni svolta secondo efficienza attuata allo scopo di
conseguire dei redditi adeguati a remunerare coloro che hanno apportato
lavoro e capitale proprio (che sono membri dellistituto).

SINTETIZZANDO
Possiamo dire che:
a) nellimpresa si svolge unattivit di produzione economica;
b) al fine di produrre redditi adeguati a remunerare i conferenti
capitale proprio e i prestatori di lavoro;
c) per mezzo della produzione di beni secondo efficienza.

4. Le condizioni di produzione (1.1.5)


Lattivit economica di produzione si svolge con limpiego di condizioni
di produzione. Nella teoria dazienda accolta si distinguono due livelli di
analisi: a) il livello generale del complessivo insieme delle condizioni di
produzione; b) il livello particolare delle condizioni primarie di
produzione.
Il complessivo insieme delle condizioni di produzione inteso in senso
ampio. Le condizioni di produzione sono, quindi, tutti quegli elementi,
tutti quei fattori materiali e non, elementi dambiente ed elementi interni
allazienda che consentono di attuare la produzione di beni utili al
soddisfacimento dei bisogni. Esempi: materie prime, servizi; lavoro (del
personale); immobilizzazioni; beni pubblici e beni liberi; terra; capitale
Le condizioni primarie di produzione si riferiscono a due tipologie:

1. capitale umano (lavoro)


le persone che hanno un rapporto con limpresa (operativo, direttivo e di
governo economico)

2. capitale-risparmio o proprio
capitale conferito a titolo di rischio/proprio
Sono condizioni primarie di produzione perch:
a. sono fattori di produzione fondamentali in ogni istituto (senza i
quali listituto non potrebbe sussistere);
b. fanno sorgere in capo alle persone che le conferiscono degli
interessi economici primari (in altri termini, le economie dei
conferenti sono fortemente legate alle sorti dellistituto).
Le condizioni primarie di produzione fanno capo alle due categorie di
persone che in linea di principio compongono il soggetto economico
dimpresa, ossia linsieme delle persone che hanno il diritto-dovere di
governare limpresa.

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5. Persona umana e homo oeconomicus (1.2.1)


Abbiamo pi volte visto che la persona umana fondamentale per lo
svolgimento dellattivit economica.
Va ora precisato come ogni teoria che si propone di studiare lattivit
economica influenzata profondamente dalle ipotesi circa la natura delle
persone o dei gruppi di persone che svolgono tale attivit.
Si riportano come esempio 2 teorie dazienda che si fondano su due modi
diversi di concepire le persone che svolgono lattivit economica: Homo
ecomomicus; Persona Umana
Le persone sono
Le persone operano
secondo
Le persone sono
spinte da

Homo oecomomicus
Individui singoli e
isolati
Razionalit motivata
solo dallutilit (redditi e
incremento della
ricchezza)
Interessi egoistici

Persona Umana
Sono membri di gruppi
(societ umane)
Razionalit limitata e
svolgono attivit non
solo avendo come fine il
reddito
Principi di progresso,
solidariet, lealt

La nostra teoria dazienda pone al centro la PERSONA UMANA e


assume queste ipotesi di base:
a) lattivit economica svolta tipicamente come mezzo per realizzare i
fini della persona;
b) le persone sono membri di societ umane;
c) le persone compiono scelte secondo razionalit limitata;
d) le persone condividono valori di progresso, lealt, solidariet.
Conclusioni: Sono evidenti le implicazioni sul piano concettuale e sul
piano pratico dellimportanza riconosciuta ai valori della PERSONA
UMANA E DELLE SOCIETA UMANE.
Ne consegue che lEconomia aziendale non guarda solo al progresso
economico, ma anche a quello sociale delle persone e degli istituti che
studia.

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6. Il principio di massimizzazione del benessere individuale (1.2.2)


Mettere al centro della nostra teoria dazienda la persona umana non
significa rinunciare a sviluppare unanalisi economica.
In particolare, non significa negare la validit del principio di
massimizzazione del benessere individuale come principio-guida delle
scelte delle persone
Secondo tale principio:
a) Le persone agiscono in modo da massimizzare il proprio benessere
individuale
* esempio: benessere materiale, stima reciproca, senso di appartenenza,
autorealizzazione
b) Il comportamento delle persone : previdente, razionale, coerente
nel tempo.
* esempio: scelte operate secondo convenienza economica.
c) Le scelte delle persone sono influenzate da: i) proprie esperienze,
(storia) e abitudini; b) caratteristiche delle persone e del contesto
(cultura) con le quali interagiscono.
* esempio: compriamo un tipo di CD perch poi abbiamo degli amici che
ci prestano i loro CD e viceversa.

7. I processi decisionali individuali (1.2.3)


Valendo il principio di massimizzazione del benessere individuale, come
decidono le persone?
Per capire meglio e descrivere i processi decisionali individuali sono stati
elaborati diversi modelli.

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1. Il MODELLO DELLA RAZIONALITA ASSOLUTA


Secondo questo modello (riconducibile alla teoria economica) il decisore
si trova in questa situazione:
a) problema e obiettivi chiari;
b) informazioni disponibili e gratuite;
c) futuri condizioni (stati) certe;
d) alternative note, comparabili e valutabili contemporaneamente;
e) decisore unico e isolato; il decisore sceglie lalternativa migliore.
Si tratta di ipotesi alternative che operano in condizioni di certezza, ma
difficilmente realizzabili.

2. Il MODELLO DELLA RAZIONALITA LIMITATA


Secondo questo modello, riconducibile a Herbert Simon, le decisioni
scaturiscono da processi interattivi e sequenziali e la scelta finale
definita soddisfacente. Schematicamente:
1. il decisore parte da attese iniziali; si ha una prima ricerca che porta a
prime alternative;
2. il decisore valuta una prima alternativa;
3. modifica le attese in base alla prima analisi;
4. valuta in sequenza altre alternative; modifica le attese;
5. si ferma quando i tempi sono troppo lunghi e la ricerca troppo
costosa;
6. sceglie lalternativa soddisfacente.
In sintesi, il processo e la scelta sono razionali, ma la razionalit limitata.
3. IL MODELLO DELLE SCELTE A PIU ATTORI IN CONTESTI
ORGANIZZATI ( rinviato al testo, p. 29)

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8. I gruppi sociali, le norme e i ruoli (1.2.4)


Abbiamo precisato che lattivit economica si svolge per mezzo di persone
che operano allinterno di istituti.
Di conseguenza, essa deve essere analizzata anche come attivit di persone
membri di societ umane (istituti) e non solo come attivit di singoli
individui.
Quando si considerano le societ umane, il comportamento delle persone
risulta condizionato da diversi fattori:
a) gruppi sociali
b) norme
c) ruoli.
Sinteticamente:
a) Il comportamento delle singole persone influenzato dalla loro
appartenenza a GRUPPI SOCIALI (caratteristiche: piccolo numero,
formato spontaneamente, condividono valori di fondo, perseguono
obiettivi comuni, strutturati internamente, sviluppano norme da rispettare,
coeso in presenza di sostanziale equilibrio tra dare e avere, decade al venir
meno dellequilibrio).
b) I membri dei gruppi sociali devono rispettare le NORME di
comportamento del gruppo.
c) Attorno ad ogni persona che occupa una certa posizione in un
gruppo sociale si forma un sistema di attese di comportamento date
dal RUOLO della persona.

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9. I processi decisionali collettivi (RINVIO 1.2.5)


Quando si considerano i gruppi sociali, anzich i singoli individui, si
modificano le caratteristiche del processo decisionale.
Oltre ai limiti di razionalit che caratterizzano i processi decisionali
individuali si devono considerare anche le causalit e le ambiguit proprie
dei processi decisionali collettivi.
Il tema dei PROCESSI DECISONALI COLLETTIVI viene rinviato al
testo (cap. 1.2.5) che illustra il modello GARBAGE CAN, proposto da
Cohen, March, Olsen (1972) per le decisioni organizzate.
Schematicamente:
PROBLEMI
Con la criticit attribuita dalle
persone
PERSONE
Con i loro poteri decisionali

SOLUZIONI
Con la validit percepita delle
soluzioni
ALTERNATIVE
DECISONI

10. Cooperazione, (RINVIO 1.2.6)


Negli istituti si sviluppano processi sociali collettivi molto articolati
caratterizzati il cui buon funzionamento dipende dallesistenza di un certo
grado di cooperazione fra le persone che sono membri di quegli istituti.
Il tema della COOPERAZIONE, OPPORTUNISMO, FIDUCIA E
ALTRUISMO viene rinviato al testo (cap. 1.2.6) che contrappone le
illuminanti ipotesi della teoria X e della Teoria Y proposte da
McGregor (1960).
Il rinvio al testo utile per interiorizzare e riflettere come la adozione della
teoria Y favorisce il conseguimento di risultati di efficienza e di
soddisfazione personale dati da comportamenti leali e cooperativi.

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11. ECONOMIA AZIENDALE: i principi generali (1.3)


LEconomia Aziendale rientra tra le scienze sociali in quanto ha per
oggetto la persona umana e le sue relazioni. Fa parte delle scienze
economiche in quanto le relazioni sociali vengono studiate avendo a
riguardo la produzione ed il consumo di beni economici.
I principi generali dellEconomia Aziendale.

1. L E.A. E COMPLEMENTARE ALLECONOMIA POLITICA (che


studia fenomeni economici di grandi aggregati regionali, nazionali,
internazionali ed elabora teorie economiche utili per le decisioni di politica
economica regionale, nazionale, internazionale)
2. L E.A. STUDIA LE AZIENDE (ordine economico degli istituti)
ELABORA LE CONOSCENZE E LE TEORIE ECONOMICHE UTILI
PER IL GOVERNO DELLE AZIENDE
3. L E.A. E ORIENTATA A COMBINARE LINNOVAZIONE
TECNOLOGICA CON LINNOVAZIONE ECONOMICA
Distinguiamo: a) linnovazione tecnologica come fonte di significativi
incrementi di produttivit; b) linnovazione economica come ricerca,
individuazione e sperimentazione di nuove e pi convenienti modalit di
svolgimento delle produzioni e dei consumi.
4. L E.A. VUOLE CONTRIBUIRE AL PROGRESSO ECONOMICO
COME STRUMENTO DI PROGRESSO CIVILE E ASSUME AL
CENTRO LA PERSONA UMANA.
Esigenza di etica nello svolgimento delle modalit di gestione,
organizzazione e informazione dei risultati aziendali.
5. ADOTTA IL PRINCIPIO DI UNITARIETA NELLO STUDIO DEI
FENOMENI AZIENDALI (tutti i tipi di istituti, gestione, organizzazione,
rilevazione)

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Cap. 2
GLI ISTITUTI, LE AZIENDE, LA SPECIALIZZAZIONE
ECONOMICA
OBBIETTIVI DI APPRENDIMENTO:
comprendere il concetto di azienda, fondamentale per gli studi di
Economia Aziendale.

1. Gli istituti (2.1)


Abbiamo detto che lattivit economica si svolge allinterno degli istituti.
? Che cosa sono gli istituti?
Sono societ umane, ovvero aggregati di persone (e di mezzi da queste
apportati) che si uniscono, si aggregano in modo stabile nel tempo:
- per conseguire nel modo pi conveniente possibile date finalit
condivise dai membri dellistituto (bisogni di socialit e la
realizzazione di fini non attuabili con le risorse individuali o
comunque pi convenientemente attuabili con i contributi di un
insieme di persone;
- nel rispetto di regole di comportamento consolidate e stabili nel
tempo pure condivise dai membri dellistituto (tali regole consolidate
costituiscono le istituzioni).
Le societ umane che assumono caratteri di istituzioni sono denominate
istituti.
Gli istituti, per definirsi tali, devono possedere alcune caratteristiche:
1. tensione ad un fine comune
ogni istituto volto al raggiungimento di un fine comune (quello che
accomuna i membri dellistituto stesso). Il raggiungimento di tale
fine comune la giustificazione stessa dellesistenza degli istituti. Se
non ci fosse un fine comune da raggiungere, non ci sarebbe
nemmeno motivo di creare gli istituti;

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2. ordine
ogni istituto ordinato per mezzo di un insieme di regole e di norme
condivise dai suoi membri;
3. durabilit nel tempo
gli istituti sono destinati a durare nel tempo, per conseguire
stabilmente (nel medio-lungo termine) i fini condivisi dai suoi
membri;
4. dinamicit
per perdurare nel tempo, gli istituti devono sapersi adattare alle
mutevoli condizioni dellambiente;
5. unitariet
gli istituti sono composti da elementi eterogenei (diverse persone e
diverse condizioni di produzione e di consumo), ma tali elementi
sono coordinati in modo unitario in vista del raggiungimento del fine
comune;
6. autonomia
listituto deve essere relativamente
condizionato) rispetto a vincoli esterni.

autonomo

(cio,

(DA SOLI 2.1.1)


Abbiamo anche visto che ci sono 4 fondamentali classi di istituti:
- famiglie
- imprese
- istituti pubblici territoriali
- aziende non profit

non

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2. Le aziende (2.2)
In ogni istituto si svolge in qualche misura unattivit di tipo economico.
Mentre nelle famiglie e negli istituti pubblici territoriali, oltre allattivit
economica, si svolgono anche altre attivit di diverso tipo (religiose,
sociali, etiche, politiche), nelle imprese si svolge quasi esclusivamente
attivit economica.
In ogni caso, in ogni istituto si svolge in qualche misura unattivit di
produzione e di consumo di beni economici.
Quando, per astrazione, dellistituto si considerano solo le operazioni
economiche volte a produrre o a consumare beni economici per il
soddisfacimento dei bisogni dei membri dellistituto stesso, si ottiene il
concetto di azienda.
Istituto sociale




 aspetti economici
 aspetti affettivi

Azienda




 aspetti sociali
 aspetti politici

Lazienda, dunque, pu essere definita come lordine strettamente


economico dellistituto, ossia linsieme degli accadimenti economici
disposti ad unit e secondo proprie leggi.
In altri termini, lazienda si configura come lo strumento di cui listituto si
avvale per perseguire in modo sistematico i suoi fini quando questo
comporti la necessit di ricorrere allo svolgimento di unattivit di tipo
economico.

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Alle quattro classi di istituto corrispondono quattro classi di aziende:


a. famiglie aziende familiari di consumo e di gestione patrimoniale
b. imprese aziende di produzione
c. istituti pubblici territoriali aziende composte pubbliche (per la
produzione di beni pubblici: difesa, sanit, educazione)
d. istituti non profit aziende non profit
Per ciascuna di queste aziende possibile considerare:
- le finalit generali di istituto
- le finalit economiche di azienda, suddivise in:
- fini economici immediati
- interessi economici istituzionali (economici, perch il loro
soddisfacimento comporta limpiego di beni economici;
istituzionali perch sono propri dei membri dellistituto)
- interessi economici non istituzionali (di altre persone che non
fanno parte dellistituto)
- processi tipici di azienda, ovvero le tipiche operazioni attraverso
le quali si esplica lattivit economica nella specifica tipologia di
azienda considerata
ISTITUTI
Finalit
generali
distituto
AZIENDE
Fini
economici
immediati

Portatori di
interessi
economici
istituzionali
Portatori di
interessi
economici
non ist.li
Processi
tipici di
azienda

FAMIGLIE

IMPRESE

Sociale,
etiche,
religiose

Economiche,
ma anche sociali.

Appagamento dei
bisogni delle persone
che compongono la
famiglia

Produzione di
remunerazioni monetarie e
di altra natura.

I componenti della
famiglia
Altre famiglie legate
da parentela,
Lavoratori domestici.
Consumi, gestione
patrimoniale, lavoro,
studio

La produzione di beni il
mezzo.
Conferenti capitalerisparmio (di rischio)
Portatori di lavoro.
Fornitori, clienti,
conferenti capitale di
prestito, Stato e sue
articolazioni.
Trasformazione tecnica,
negoziazione di beni, di
reddito, di rischi.

ISTITUTI PUBBLICI
TERRITORIALI
Sociali e morali.

ISTITUTI
NONPROFIT
Sociali,
morali,
culturali,

Appagamento dei bisogni


pubblici dei membri della
collettivit. Rimunerazioni
dei prestatori di lavoro.
La produzione/
consumo di beni il fine.
I membri della collettivit.
I prestatori lavoro..

Appagamento dei
bisogni di: associati;
collettivit generale.
Rimunerazioni dei
prestatori di lavoro.

Fornitori, conferenti capitale


di prestito, altri istituti
pubblici.
Produzione (o produzione e
consumo di beni).

Varie combinazioni di
associati, donatori,
Stato, prestatori di
lavoro.
Fornitori, conferenti
capitale di prestito,
altri istituti pubblici.
Produzione (o
produzione e consumo
di beni).

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3. La differenziazione degli istituti


Lattivit economica si attua in ISTITUTI di varia natura e molto
differenziati tra loro:
- famiglie,
- imprese (piccole, medie, grandi; private, pubbliche)
- Istituti Pubblici Territoriali (stato, regioni, comuni)
- istituti non profit (associazioni culturali, sportive, di beneficienza, ecc.)
Riflettiamo su queste domande:
- Come mai si ha una variet di istituti?
- Come mai ci sono diversi modelli di sistemi economici?

4. La variet degli istituti: alcune domande


D1. Perch lattivit economica non svolta solo dalle famiglie?
R1. Spesso la produzione su scala familiare non conveniente e
tecnicamente impossibile in presenza di tecnologie avanzate!
D2. Perch le singole persone tendono ad aggregarsi in Istituti, anzich
scambiarsi lavoro, beni e capitali.
R2. Non sempre con questi scambi i meccanismi di mercato sono
efficienti. Le spinte allaggregazione diventano evidenti in presenza di
vincoli di tipo fisico e tecnologico, tipiche delle economie progredite, che
richiedono grandi aggregazioni di capitale e di persone!
D3. Perch lintera attivit economica non si svolge nellambito di una
sola grande organizzazione che suddivide e coordina lattivit?
R3. Nei tentativi di attuazione di un tale modello economico: a) si
disperdono alti volumi di conoscenze e di capacit individuali; b) si
adottano soluzioni spesso uniformi; c) svanisce la motivazione al lavoro.
D4. Perch i vari istituti esterni alle famiglie si differenziano in
macroclassi (imprese, ipt, istituti non profit).

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R4. Necessit di: a) efficienza e innovazione tipiche delle imprese


stimolate dalla concorrenza; b) necessit di interventi dello Stato, e dei
relativi istituti, quando lazione privata non in grado/interessata a
soddisfare determinati bisogni; c) dare spazio ad attivit nelle quali si
combinano interessi specifici di persone e della collettivit (non profit).
D5. Perch le imprese sono diverse tra di loro.
R5. Nelle imprese la spinta alladozione di forme diverse sono:
a) le differenti caratteristiche dei prodotti e dei mercati che favoriscono la
dimensione, la localizzazione, lintegrazione verticale; b) la ricerca di
vantaggi competitivi; c) linnovazione tecnologica; d) le differenze di
competenze persone

5. Modelli di sistemi economici


Riflettiamo ora sui diversi modelli di sistemi economici.
1. Il modello dellautoconsumo
un modello che rappresenta in forma stilizzata le economie primitive.
Sia ha produzione per lautoconsumo in contesto familiare.
2. Il modello atomistico di mercato
un modello astratto utile per la riflessione. La produzione frutto di
singole persone che svolgono in autonomia lattivit di lavoro,
specializzata in base ai meccanismi di mercato (domanda e offerta), ma
senza la presenza di imprese.
3. Il modello della gerarchia totale
un modello delle economie socialiste reali. Lorganizzazione statale
centrale pianifica lintera attivit economica.
4. Il modello della pluralit di istituti specializzati
un modello che caratterizza il nostro sistema economico e sociale
moderno ed formato da numerosissimi istituti di varia specie (famiglie,
imprese, amministrazioni pubbliche, ecc).

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6. La specializzazione economica (2.3)


Lesistenza di tante diverse tipologie di istituti (e, quindi, di aziende) ci
lascia intuire come lattivit economica sia suddivisa fra i vari istituti e
svolta in modo specializzato.
Lattivit di produzione e consumo (attivit economica) caratterizzata
quindi dalla specializzazione economica. Ma che cos la specializzazione
economica?
Si ha specializzazione economica quando:
a. diversi operatori
b. svolgono parti diverse e specifiche dellattivit economica
c. utilizzando le proprie capacit e competenze distintive nello
svolgimento della parte di attivit ad essi assegnata.
ES: imprese che si dedicano alla produzione dei motori, produzione delle gomme,
assemblaggio dellauto.

La specializzazione economica pu essere articolata e osservata a 3 livelli:


1. livello generale specializzazione con riguardo alle 4 grandi
classi di istituti.
Imprese: produzione di beni privati
Famiglie: consumi di beni privati e pubblici
Istituti pubblici territoriali: produzione di beni pubblici
Iatitui non profit: intersezione fra i precedenti
2. livello intermedio specializzazione allinterno di ciascuna
classe di istituti.
E evidente soprattutto nellambito delle imprese e degli istituti
pubblici territoriali. Diverse imprese, infatti, sono chiamate a
produrre diversi beni (vedi esempio di prima).
3. livello particolare specializzazione nellambito delle singole
aziende.
Le singole persone svolgono compiti particolari allinterno
dellazienda, utilizzando le proprie conoscenze e capacit specifiche.
Cos, in unazienda manifatturiera avremo loperaio, il contabile, il
responsabile dellarea finanziarie, dellare marketing, degli
acquisti (specializzazione del lavoro).

24

La progressiva specializzazione economica, caratteristica dei sistemi


economici progrediti, presenta vantaggi e svantaggi.
a) I vantaggi della specializzazione economica, ovvero economie di
specializzazione, sono riconducibili a:
- riduzione dei tempi, dei costi, degli sforzi per lo svolgimento
dellattivit;
- miglioramento della qualit degli output.
b) Gli svantaggi della specializzazione economica, o anche diseconomie di
specializzazione, sono riconducibili a:
- maggiori costi di coordinamento;
- demotivazione da parcellizzazione dei compiti;
- (forse) rigidit degli investimenti
Il Tema della specializzazione economica richiama lapprofondimento dei
seguenti aspetti rivelanti:
- Specializzazione e dimensioni convenienti;
- Ampiezza dei mercati e delle conoscenze.
Si rinvia ai paragrafi 2.3.5 e 2.3.6. del testo (ABC) lo studio di questi
aspetti.

25

Cap. 3
LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DI ISTITUTO
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO:
Presentare il modello generale della struttura delle aziende.

1. La struttura delle aziende: gli elementi


Abbiamo detto che lazienda lordine strettamente economico di un
istituto ovvero quella parte dellistituto che deputata allo svolgimento
dellattivit economica.
Ogni azienda pu essere considerata come un sistema, ovvero come un
insieme di elementi interdipendenti tra di loro che, tutti insieme
considerati, consentono lo svolgimento dellattivit economica.
Quando andiamo a considerare quali sono questi elementi interdipendenti,
ci interroghiamo sulla struttura dellazienda.
La struttura dellazienda definita come la configurazione delle
variabili fondamentali che compongono lazienda e che sono le basi per la
performance futura della stessa (p.300).
In altri termini, essa linsieme ordinato degli elementi che compongono
unazienda e che ne rendono possibile lo svolgimento dellattivit
economica.
Per la generalit delle aziende, 5 sono gli elementi fondamentali della
struttura:

AI
AO

CE
PAT

OP

26

- lassetto istituzionale: insieme dei soggetti primari e delle regole del


gioco fondamentali dellazienda;
- le combinazioni economiche: insieme delle operazioni economiche
di consumo e di produzione svolte nelle aziende;
- il patrimonio: insieme delle condizioni di produzione e di consumo
di pertinenza dellazienda in un dato momento;
- lorganismo personale: insieme unitario delle persone che con il
proprio lavoro partecipano direttamente allo svolgimento dellattivit
economica dellistituto;
- lassetto organizzativo: definito dalla struttura organizzativa (organi
aziendali) e dai sistemi operativi (meccanismi che guidano il
funzionamento degli organi);
Questo modello di rappresentazione delle aziende un modello di prima
approssimazione.
Esso, tuttavia, presenta alcuni fondamentali pregi:
1. mette in luce quasi tutti gli elementi che compongono il sistema
azienda;
2. applicabile a tutti gli ordini di aziende.

La nostra attenzione si concentra prevalentemente su: CE, AI e valutazione


dei risultati economici per il loro impatto sul PAT.
Cominciamo dalle CE.
Abbiamo detto, infatti, che:
1) lazienda deputata allo svolgimento dellattivit economica, che un
insieme di operazioni volte alla produzione (e al consumo) di beni
economici;
2) le CE sono linsieme delle operazioni economiche che si svolgono
nellazienda. Le CE sono, dunque, lelemento centrale della struttura
aziendale.

27

2. La definizione di combinazioni economiche (3.1)


Le combinazioni economiche sono state definite come linsieme delle
operazioni (di produzione o di consumo) poste in essere dalle persone che
partecipano allazienda per il raggiungimento dei fini istituzionali che a
questa sono stati assegnati.
Si parla di combinazioni economiche e non semplicemente di operazioni
economiche perch il termine combinazione rende maggiormente lidea
del fatto che le operazioni poste in essere nellambito dellazienda sono
unite a sistema, sono cio tra di loro interdipendenti perch tutte insieme
consentono di raggiungere il fine prefissato.
Si detto che le combinazioni economiche rappresentano lelemento
centrale della struttura aziendale.
Tale centralit deriva dal fatto che lazienda esiste in quanto attua
combinazioni economiche. In esse si sostanzia, infatti, lattivit
economica.
Tutti gli altri elementi della struttura aziendale ad eccezione dellassetto
istituzionale che elemento sovraordinata ( il soggetto economico che
decide quali combinazioni economiche porre in essere!) sono
condizionati dalle combinazioni economiche, ovvero sono configurati in
modo da rendersi massimamente funzionali allo svolgimento delle
combinazioni economiche.

28

3. Larticolazione delle combrinazioni economiche (generali) nelle


imprese (3.2)
Uno dei modi impiegati per studiare le combinazioni economiche delle
aziende quello di procedere ad un raggruppamento delle operazioni che
le costituiscono sulla base di opportuni criteri/variabili-chiave.
Si parla, in questo caso, di articolazione delle CE.
Siccome i criteri attraverso i quali avviene larticolazione possono essere
diversi, diversi saranno anche gli aggregati/classi di operazioni che si
otterranno come risultato di tale procedimento.
La teoria che prendiamo a riferimento propone, come risultato
dellarticolazione delle CE, tre aggregazioni fondamentali:
a) le coordinazioni economiche parziali (funzioni aziendali)
b) le combinazioni economiche parziali (aree daffari)
c) le negoziazioni (gi viste quando si parlato di attivit economica)
Consideriamo ora ciascuna di tali aggregazioni con riferimento alle diverse
classi di istituti/aziende, a partire dalle imprese.

OPERAZIONI o NEGOZIAZIONI DELLE IMPRESE


Sono lunit elementare delle combinazioni economiche generali.
ES: singolo acquisto, singola vendita
Ogni operazione il risultato di unattivit che pu anche essere
complessa (ES. per lacquisto della materia prima: contrattazione col
fornitore, ricevimento della materia, contabilizzazione della fattura di
acquisto, pagamento della fattura).
Laggregazione di pi operazioni tutti della stessa specie (es. acquisti) e
riferite allo stesso oggetto (farina) danno luogo ai processi
ES: processi di acquisto della materia prima x: tutte le operazioni della
specie acquisto riferite alloggetto materia prima x.

29

COORDINAZIONI PARZIALI DELLE IMPRESE


Nelle imprese, le coordinazioni parziali sono insiemi di operazioni
riconducibili ad una medesima funzione e il cui svolgimento richiede
competenze specialistiche (p. 66).
Nella pratica sono dette funzioni. Es. vendite, produzione, acquisti.
Le coordinazioni parziali nelle imprese sono riconducibili alle seguenti
classi (e sottoclassi) di operazioni:
- Operazioni (o attivit) di configurazione
dellassetto istituzionale
- Operazioni di gestione

G. Caratteristica
G. Patrimoniale
G. Finanziaria
G. Tributaria
G. Assicurativa

- Operazioni di organizzazione
- Operazioni di rilevazione
Operazioni (o attivit) di configurazione dellassetto istituzionale
Sono tutte le operazioni che contribuiscono a delineare il disegno di base
dellistituto, quali:
- la costituzione dellistituto;
- la definizione della compagine iniziale dei soci e delle sue successive
trasformazioni;
- la forma giuridica;
- le acquisizioni, fusioni, scissioni;
- le alleanze (abiti Dior, capelli Chanel);
- la liquidazione dellistituto
Nb. Le operazioni di gestione, organizzazione e rilevazione sono
influenzate dalle scelte di assetto istituzionale

30

Operazioni di gestione
Insieme di operazioni, svolte dalle persone, attraverso le quali limpresa
attua direttamente la produzione.
A loro volta, le operazioni di gestione possono essere articolate in diverse
sotto-classi:
La gestione caratteristica
Comprende linsieme delle operazioni che identificano la funzione
economico-tecnica (ovvero lattivit) tipica dellimpresa.
La gestione caratteristica comprende, ad esempio, le operazioni di acquisto
dei fattori produttivi, di produzione (trasformazione fisico-tecnica dei
fattori produttivi in prodotti) e di vendita dei prodotti ottenuti.
A seconda che gli acquisti-produzione-vendite riguardino beni a veloce
ciclo di utilizzo o a lento ciclo di utilizzo, si distingue la gestione
caratteristica corrente dalla gestione caratteristica non corrente.
La gestione patrimoniale (o accessoria)
Comprende tutte le operazioni finalizzate a produrre redditi addizionali
rispetto a quelli prodotti dallattivit tipica (gestione caratteristica),
utilizzando risorse temporaneamente in eccesso rispetto ai fabbisogni della
gestione caratteristica.
Ad esempio: acquisti di titoli e di immobili civili.
La gestione finanziaria
Comprende linsieme delle operazioni relative alla raccolta, al rimborso e
alla remunerazione dei finanziamenti che lazienda ha attinto con vincolo
di capitale di prestito per far fronte ai suoi fabbisogni finanziari.
La gestione tributaria (o fiscale)
Comprende le operazioni relative allaccertamento e al pagamento dei
tributi.
In particolare, fanno riferimento allaccertamento e al pagamento di
imposte sul reddito.
La gestione assicurativa
Comprende le operazioni finalizzate alla copertura di rischi particolari
dimpresa attraverso la stipulazione di contratti di assicurazione.

31

Tutte le operazioni di gestione si caratterizzano per il fatto di essere


scambi monetari fra limpresa e terzi soggetti che operano con essa
(acquisti, vendite, NEGOZIAZIONI in genere).
? Ma come si configura (da che cosa composto) uno scambio?
Ogni scambio si compone di:
1. una prestazione: consiste nellacquisizione o nella cessione di un
bene, di un servizio, di un diritto o di una obbligazione;
2. una controprestazione: consiste nel pagamento o nellincasso del
corrispettivo in denaro, ovvero nel regolamento dello scambio.
Poich lo scambio regolato in denaro, si parla a questo proposito di
scambio monetario.
Sia la prestazione che la controprestazione possono essere misurate da dei
valori. In particolare:
1. quando si attribuisce un valore alla controprestazione, si considera
il valore attribuibile agli strumenti di regolamento degli scambi;
2. quando si attribuisce un valore alla prestazione, si considera il
valore attribuibile alla causa che ha giustificato la necessit di
regolare lo scambio.
Convenzionalmente:
- i valori che identificano la controprestazione sono detti valori
numerari.
Essi esprimono strumenti di regolamento degli scambi [denaro
contante, crediti e debiti di regolamento (nelle loro diverse forme)],
ovvero entrate o uscite di denaro.
Tali entrate o uscite possono essere contestuali, anticipate o
successive rispetto alla cessione o allacquisizione di beni.
I valori numerari si dicono attivi quando comportano unentrata di
denaro (entrata numeraria); si dicono passivi, quando comportano
una uscita di denaro (uscita numeraria).
La somma algebrica dei valori numerari attivi e passivi consente di
determinare il patrimonio numerario.

32

- i valori che identificano la prestazione sono detti valori economici.


Essi esprimono la causa economica che ha fatto variare la
consistenza del patrimonio numerario dimpresa.
I valori economici possono esprimere cause di variazione del
patrimonio numerario ricollegate a:
1. operazioni di acquisizione e cessione di beni in generale (materie,
servizi, diritti);
2. operazioni di aumento o riduzione di capitale proprio.
In particolare, i valori economici di reddito sono detti:
- costi quando sono la causa di unuscita numeraria conseguente
allacquisizione di un fattore produttivo;
- ricavi quando sono la causa economica di unentrata numeraria
conseguente alla cessione di prodotti.
ESEMPI
1. Vendita di prodotti finiti per 50 con regolamento immediato a mezzo
cassa.
Valore numerario per 50 aumento delle disponibilit liquide in cassa
Valore economico per 50 ricavo di vendita di prodotti finiti
2. Acquisto di materie prime per 100 con regolamento differito.
Valore numerario per 100 debito verso fornitori
Valore economico per 100 costo di acquisto delle materie
La determinazione dei valori prodotti dagli scambi sotto laspetto
economico e patrimoniale permette di quantificare due fondamentali
grandezze, estremamente utili per valutare la performance
dellimpresa:
- il reddito (o risultato economico)
- il patrimonio numerario (o risultato monetario)
Operazioni di organizzazione (3.2.9)
Insieme di operazioni che hanno per oggetto lindividuazione e
lattribuzione dei compiti alle persone che lavorano nellimpresa.
RINVIO AL TESTO

33

Operazioni di rilevazione
Insieme di operazioni attraverso le quali vengono determinati i risultati
aziendali.
RINVIO AL SECONDO MODULO

COMBINAZIONI PARZIALI DELLE IMPRESE


Un secondo criterio di articolazione delle combinazioni economiche
generali quello che porta allidentificazione delle combinazioni
economiche parziali (attenzione ai termini!).
Si tratta di insiemi ordinati di operazioni diverse ma riferite tutte ad un
medesimo oggetto.
Loggetto pu essere individuato in base a parametri diversi: merceologici
(prodotto A), geografici (area A) ...
ES: processi di acquisto, produzione e vendita del prodotto A.
Con riferimento ad ogni combinazione parziale pu essere quantificato il
relativo risultato (utile/perdita parziale o lorda) ottenuto come differenza
tra ricavi (vendite) e costi /acquisti). Questo utile per decidere sulla
convenienza o meno a mantenere in atto certe combinazioni parziali.

34

RIEPILOGO IN SINTESI
Le combinazioni economiche generali:
- sono linsieme di tutte le operazioni economiche poste in essere
nellazienda;
- per esse si procede alla determinazione del reddito come
contrapposizione di costi e ricavi.
Esempio (biscottificio):
frollini

wafer

Farina
Lievito
Impasto
Produzione
Cottura
Nord
Vendite
Sud

Processo
Processo
Processo
Processo
Processo
Processo

Acquisti

Coordinazione
parziale
Coordinazione
Parziale
Coordinazione
parziale

Combinazione Combinazione
parziale
parziale

VARIANTI PER LE DIFFERENTI CLASSI DI IMPRESE


Le operazioni che costituiscono le CE possono essere diverse a seconda
del differente tipo di attivit svolto dalle diverse classi di imprese.
Le varianti possono riguardare:
a) operazioni che servono per acquisire gli input necessari per la
produzione;
b) operazioni di trasformazione fisica;
c) operazione di cessione di beni;
d) operazioni di configurazione dellAI.
Esempio:
Imprese
manifatturiere

Acquisti

Imprese
commerciali

Acquisti

Produzione

Vendita
Vendita

35

Peraltro, anche allinterno della stessa classe, ad esempio nelle aziende di


produzione, si incontrano strutture delle combinazioni economiche molto
diverse.
Si pensi alle combinazioni economiche di:
1.
2.
3.
4.
5.

Unacciaieria
Unazienda automobilistica
Unazienda di grande distribuzione
Una compagnia aerea
Una societ di consulenza

36

4. Larticolazione delle combinazioni economiche dello stato (3.3)


Per analizzare le combinazioni economiche dello Stato e degli enti che di
esso fanno parte (Regioni, Province, Comuni) occorre capire quali sono le
ragioni dellintervento dello Stato nelleconomia.
Innanzitutto va precisato che, in generale, lo Stato interviene quando:
- un bene economico giudicato politicamente critico, tanto che
meglio se lo Stato stesso a produrlo;
- se la produzione di quel bene fosse lasciata alle regole del mercato
(imprese), si potrebbero ottenere effetti non positivi dal punto di vista
politico.
ESEMPIO: educazione scolastica
Nel dettaglio, le ragioni dellintervento statale sono:
1. ESISTENZA DI BENI PUBBLICI PURI
- Caratteristiche:
a) non rivalit nel consumo: il consumo da parte di una persona non ne impedisce il
consumo da parte di altre (il bene pu soddisfare un numero illimitato di utenti);
b) non escludibilit nelluso (non possibile escludere una persona dalluso del
bene).
- Ragioni intervento: le 2 caratteristiche non favoriscono a questi beni di essere
prodotti dalle imprese. Essendo beni non escludibili, le imprese non possono
richiedere il pagamento di un prezzo.
- ESEMPIO: la difesa nazionale

2. RISCHIO CHE SI FORMINO MERCATI NON CONCORRENZIALI


- Caratteristiche: la produzione di un dato bene economico potrebbe porre le
imprese in una condizione di monopolio naturale, non permettendo la coesistenza di
pi imprese (condizioni fisico-tecniche che richiedono elevati investimenti che
pochissimi sono in grado di sostenere).
- Ragioni intervento: evitare che si creino posizioni di monopolio, provvedendo
direttamente alla produzione del bene o affidandola a imprese sotto lo stretto
controllo dello Stato.
- ESEMPIO. rete ferroviaria, autostradale, porti

37

3. IL FENOMENO ESTERNALITA NEGATIVE


- Caratteristiche: un soggetto compie azioni che hanno effetti negativi sugli altri
soggetti senza pagare alcun costo (i soggetti danneggiati non ricevono indennizzi).
- Ragioni intervento: evitare le esternalit negative mediante: sanzioni, incentivi per
la riduzione di tali esternalit, regole mirate.
- ESEMPIO: Inquinamento ambientale

4. ESISTENZA DI MERCATI INCOMPLETI


- Caratteristiche:
a) i mercati privati non offrono un dato bene;
b) i mercati privati non offrono un dato bene ad un prezzo che i consumatori sono in
grado di pagare.
- Ragioni intervento: Lo Stato pu decidere se e come intervenire per evitare di
privare i cittadini di un bene.
- ESEMPIO: Un medicina speciale

5. ASSIMETRIE INFORMATIVE (carenza di informazioni)


- Caratteristiche: informazioni cruciali su un dato prodotto che, tuttavia, non sono
fornite in modo soddisfacente dalle imprese.
- Ragioni intervento: Evitare che limpresa faccia leva sulla carenza di informazioni
per ottenere vantaggi economici indebiti.
- ESEMPIO: Prodotti finanziari, farmaceutici, alimentari (tracciabilit, contenuto,
scadenza)

6. REDRISTRIBUIRE IL REDDITO
- Caratteristiche: le condizioni specifiche di reddito delle persone possono rendere
inaccessibili per alcuni cittadini certi tipi di beni privati (sanit negli USA)
- Ragioni intervento: a) rendere accessibili beni privati a tutti i cittadini al di l del
reddito; b) favorire la distribuzione di incentivi e di sussidi con luso del sistema
fiscale.
- ESEMPIO: a) servizio sanitario e di istruzione gratuito; b) sussidi fiscali per le
famiglie.

38

7. IMPORRE CONSUMO DI BENI DI MERITO


- Caratteristiche: beni giudicati politicamente molto importanti ma che i cittadini
potrebbero decidere di non consumare (perch hanno preferenze diverse).
- Ragioni intervento: evitare che il cittadino, sulla base di proprie preferenze
individuali, non richieda beni fondamentali.
- ESEMPIO: istruzione elementare e non elementare, vaccinazioni, cinture di
sicurezza.

8. FAVORIRE IL FUNZIONAMENTO DEL MERCATO


- Caratteristiche: Creare le condizioni di libero mercato
- Ragioni intervento: garantire lo Stato di Diritto per: a) tutelare i cittadini e la
propriet; b) garantire i diritti di propriet; c) altre attivit per il funzionamento
delleconomia di mercato.
- ESEMPIO: Aste trasparenti.

COMBINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI DELLO STATO


Ricordare: sono insiemi di operazioni affini per oggetto
Le aree di intervento dello Stato sono tipicamente:
a) difesa
b) giustizia
c) sicurezza pubblica
d) relazioni internazionali
e) istruzione e cultura
f) assistenza e previdenza
g) sanit e igiene
h) trasporti e comunicazioni
i) sviluppo economico
In ogni area lo Stato (o gli enti locali) interviene offrendo:
a) una pluralit di prodotti (es. istruzione nei vari ordini di scuole);
b) destinati a varie categorie di cittadini (es. sanit per et, ecc);
c) specializzati per aree geografiche secondo logiche amministrative
(es. Regioni, Province, Comuni, aree depresse, ecc.)

39

LE MODALITA DI INTERVENTO DELLO STATO (ovvero LE


COORDINAZIONI ECONOMICHE PARZIALI)
Ricordare: insiemi di operazioni riferite ad una medesima funzione che
richiede competenze specifiche
a) GESTIONE
La gestione caratteristica
Si sostanzia nello svolgimento di tre classi di operazioni:
1. Produzione di beni pubblici (direttamente o indirettamente
attraverso imprese a partecipazione statale);
2. Emanazione di leggi e regolamenti (pi in generale, di norme);
3. Trasferimenti di mezzi monetari (trasferimento di fondi a
famiglie e imprese allo scopo di re distribuire il reddito o di
favorire ladozione di comportamenti virtuosicontributi per
riqualificazione energetica)

La gestione tributaria
Unico fra tutte le categorie di istituti, lo Stato ha due gestioni tributarie:
a) gest. trib. passiva: come tutti, anche lo Stato paga imposte e tasse;
b) gest. trib. attiva: a differenza di tutti gli altri, lo Stato raccoglie i tributi.
Questultima, in particolare, riguarda:
- la definizione dei livelli dei tributi;
- laccertamento dei tributi;
- la riscossione dei tributi.
I tributi possono assumere forme quali:
- prezzi: il bene pubblico ceduto contro mezzi monetari assimilabili in
tutto, per il loro meccanismo di determinazione e riscossione, ai prezzi
dello scambio privato:
- imposte: non c una correlazione diretta tra il consumo del bene
pubblico e i mezzi monetari ceduti in cambio. Ogni cittadino/consumatore
dei beni pubblici paga in base alla sua capacit contributiva.

40

N.B.
Poich la gestione tributaria attiva ha in qualche modo a che fare con il
corrispettivo che i cittadini devono pagare in cambio del consumo di beni
pubblici, si soliti ritenere che essa faccia parte della gestione
caratteristica delle aziende pubbliche (e sia, nello specifico, la
contropartita della produzione ed erogazione di bei e servizi pubblici).

3. La gestione patrimoniale
Si compone di operazioni di investimento e disinvestimento in beni da
reddito e da rivalutazione ossia in beni che non sono destinati allo
svolgimento della gestione caratteristica (immobili civili, titoli).
Le somme che vengono investite sono quelle di cui lo Stato dispone a
titolo di risparmio (ovvero eccedenti rispetto ai fabbisogni della gestione
caratteristica) evenienza che si manifesta molto raramente.
In genere si ha gestione patrimoniale con la partecipazione in imprese che
non producono beni pubblici.

4. La gestione finanziaria
costituita dalle operazioni di finanza pubblica volte a raccogliere i
finanziamenti necessari per la copertura del fabbisogno finanziario
derivante dal deficit di gestione che caratterizza costantemente quasi tutte
le aziende pubbliche.
In Italia nella copertura del deficit prevalente il ricorso allemissione di
titoli del debito pubblico (BOT, CCT, BPT, ecc).
Non , invece, frequente il ricorso a finanziamenti (debiti) presso le
banche.

5. La gestione assicurativa
Si svolge con modalit analoghe a quelle delle imprese per la copertura di
numerose classi di rischi particolari collegati alle coordinazioni e
combinazioni parziali.

41

b) CONFIGURAZIONE DELLASSETTO ISTITUZIONALE


Lassetto istituzionale dello Stato si modifica progressivamente, per
aggiustamenti successivi, per rispondere al meglio alle seguenti domande:
- in quale aree intervenire (sanit, istruzione, ecc)?
- con quali forme (dirette e/o) indirette realizzare la produzione/erogazione
dei beni pubblici?
- quanto e come interagire con altre amministrazioni pubbliche?
- come impostare il sistema fiscale?
- quali rapporti configurare con i prestatori di lavoro?
- come strutturare le relazioni con i cittadini?
c) OPERAZIONI DI ORGANIZZAZIONE
Sono simili a quelle delle imprese, ma con 2 differenze:
- il rapporto molto speciale e delicato che si viene a creare tra organi
politici, eletti dai cittadini, e organi amministrativi (formati dai tecnici);
- il prevalere del principio della legalit (applicare la legge prima di ogni
altra cosa preservare lo status quo anche quando questo presenta
evidenti limiti in termini di efficienza), rispetto a quello della
imprenditorialit (ricercare soluzioni sempre nuove).

d) OPERAZIONI DI RILEVAZIONE
Sono spesso pi complesse rispetto a quelle delle imprese, soprattutto per
rappresentare le dimensioni politiche e sociali degli obiettivi e dei risultati
dello Stato e delle sue articolazioni.

42

5. Le combinazioni economiche delle famiglie e degli istituti non profit


Il tema delle combinazioni economiche delle famiglie e degli istituti non
profit rinviato allo studio del testo; par. 3.4 e 3.5

43

6. Le relazioni economiche tra gli istituti (3.6)


Le diverse classi di istituto (e le relative aziende) sono legati tra di loro da
forti relazioni di carattere economico.
Tale sistema di relazioni che si sviluppano tra gli istituti (e tra le aziende)
costituiscono lambiente economico.
Lambiente economico , dunque, definito da due elementi
a. linsieme degli istituti e delle aziende che interagiscono fra di loro;
b. linsieme delle relazioni fra i vari istituti e le varie aziende.
ESEMPI DI RELAZIONI:
1. La famiglia interagisce con le imprese e gli IPT prestando lavoro o
conferendo (apportando) capitale e ricevendo in cambio rimunerazioni.
2. Limpresa interagisce con le famiglie e gli IPT cedendo bene privati e
ricevendo in cambio moneta
3. LIPT interagisce con le famiglie e le imprese erogando beni pubblici e
riscuotendo in cambio tributi.

? Di che tipo sono le relazioni che si instaurano tra i diversi e le


diverse aziende?
Possono essere individuati almeno 3 tipi di relazioni tra aziende.
1. Relazioni di complementariet
Tutte le aziende contribuiscono a svolgere una parte della complessiva
attivit economica (specializzazione economica)
2. Relazioni di partecipazione
Le persone possono fare parte di ovvero, partecipare a pi istituti
contemporaneamente.
Ad esempio: alcuni membri delle famiglie sono anche membri di imprese
(alle quali apportano lavoro o capitale) e di istituti pubblici territoriali (ai
quali apportano lavoro; in ogni caso fanno parte della collettivit di
riferimento: es. comune, provincia).

44

3. Relazioni di scambio (3.6.2)


Lo scambio caratterizza le economie di mercato fondate sulla
specializzazione economica e sulla propriet privata.
Con lo scambio, un bene viene ceduto a terzi in cambio di qualcosaltro.
Ogni scambio, dunque, si compone di una prestazione e di una
controprestazione.
Nelle moderne economie di mercato, lo scambio si presenta tipicamente
nella forma di scambio monetario.
Con lo scambio monetario, alla cessione/acquisizione di un bene
(prestazione) corrisponde la cessione di moneta (controprestazione).
In altri termini, lacquisizione/cessione dei beni viene regolata attraverso
la moneta.
Quando lo scambio viene regolato in natura cio, col conferimento di
altri beni si ha il baratto.
[Linsieme degli scambi monetari e non riferiti ad un dato bene d
luogo al mercato di tale bene. Allinterno di ogni mercato si pu
distinguere una domanda ed unofferta di beni.]

? Quali sono i beni che possono essere scambiati?


Possono essere scambiate merci, servizi e anche potere dacquisto
(finanziamenti).
N.B.
Non costituiscono relazioni di scambio:
- i trasferimenti di capitale proprio e di lavoro (sono relazioni di
partecipazione);
- i trasferimenti di beni pubblici (non c la corresponsione di un
prezzo, bens di tariffe o di tributi).

45

Lo scambio monetario
Abbiamo detto che nello scambio monetario:
a. lazienda venditrice cede allazienda compratrice merci, servizi e
finanziamenti;
b. in cambio, lazienda compratrice cede allazienda venditrice moneta.
La quantit di moneta ceduta definita dal prodotto dal prodotto tra:
a. il prezzo unitario (per unit di bene scambiato) pattuito tra le parti.
Tale prezzo si qualifica come prezzo-costo per lazienda che acquista
e come prezzo-ricavo per lazienda che vende;
b. le quantit scambiate tra le parti.
Il prezzo unitario e le quantit scambiate costituiscono solo due delle
condizioni di scambio.
Le altre condizioni di scambio (cio le caratteristiche che contribuiscono a
definire e a rendere speciale ogni scambio) sono:
- le qualit (ovvero, il tipo, le caratteristiche) dei beni scambiati;
- i tempi dello scambio;
- i luoghi dello scambio;
- le modalit di trasporto e di consegna;
- altro
Attenzione
Lo scambio monetario pu prevedere un regolamento in contanti o
immediato oppure un regolamento differito.
Il regolamento immediato quando la cessione della moneta avviene
contestualmente al trasferimento dei beni oggetto dello scambio.
Il regolamento differito quando la cessione della moneta avviene in un
momento successivo rispetto a quello in cui ha luogo il trasferimento dei
beni.

46

In questo caso si dice che lazienda venditrice ha un credito monetario ( o


da regolamento) nei confronti dellazienda compratrice.
Per converso, lazienda compratrice ha un debito monetario (o da
regolamento) nei confronti dellazienda venditrice.

N.B.
E importante distinguere i crediti (debiti) di regolamento dai crediti
(debiti) di prestito.
I crediti (debiti) di regolamento sono uno strumento di regolamento degli
scambi. Sono, cio, il corrispettivo (anche se differito) di uno scambio che
ha comportato il trasferimento di beni controprestazione.
I crediti (debiti) di finanziamento (si hanno nel caso di prestiti concessi o
ottenuti a/da terzi) rappresentano, invece, somme di denaro che vengono
trasferite per mezzo dello scambio da unazienda allaltra. Essi sono, cio,
loggetto stesso dello scambio (oggetto dello scambio il trasferimento di
determinate somme di denaro) prestazione.
I crediti (debiti) di finanziamento hanno di solito un costo esplicito
rappresentato dagli interessi.

La moneta e le sue funzioni


Alla moneta sono tipicamente attribuite almeno 3 funzioni:
1. strumento di regolamento degli scambi, ovvero mezzo di pagamento
comunemente accettato negli scambi;
2. unit di conto, ovvero unit di misura dei valori dei beni oggetto dello
scambio. In questo caso, si dice che la moneta ha una funzione numeraria
(numerare, cio contare /misurare i valori);
3. accumulazione del potere dacquisto di cui lazienda dispone ( una
specie di serbatoio)

47

Cap. 4
GLI ASSETTI ISTITUZIONALI
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO:
approfondire lanalisi dellassetto istituzionali e degli elementi di cui si
compone.

RICHIAMO
Nelle lezioni precedenti abbiamo definito il concetto di struttura aziendale
(linsieme ordinato degli elementi che compongono unazienda e che ne
rendono possibile lo svolgimento dellattivit economica) e abbiamo
analizzato uno dei suoi elementi (le C.E.).

AI
AO

CE

OP

PAT
Ora ci concentriamo su un altro elemento della struttura aziendale:
lassetto istituzionale.

48

1. Definizione ed elementi (4.1)


Lassetto istituzionale pu essere definito come la configurazione:
- dei SOGGETTI nellinteresse dei quali listituto
(PORTATORI DI INTERESSE o soggetti primari);

si

svolge

- dei CONTRIBUTI che tali soggetti apportano allazienda per lo


svolgimento dellattivit economica di produzione e consumo;
- delle RICOMPENSE e dei benefici che tali soggetti ricevono in
cambio dei contributi apportati;
- del SOGGETTO DISTITUTO, dei FINI ISTITUZIONALI (obiettivi) e
delle STRUTTURE DI GOVERNO (organi di rappresentanza dei
soggetti primari) che regolano la correlazione tra portatori di
interessi, i contributi e le ricompense (es. sistemi retributivi, politiche
di dividendo).

49

A. I SOGGETTI NELLINTERESSE DEI QUALI LISTITUTO DI SVOLGE


(4.2, 4.3)
Si detto che ogni istituto al centro di una fitta trama di relazioni e di
interessi:
- listituto, infatti, un aggregato di persone che cooperano fra di loro allo
scopo (interesse) di raggiungere un obiettivo condiviso;
- allo stesso tempo, sullistituto ricadono gli interessi degli altri
istituti/aziende che con esso interagiscono allinterno dellambiente.
Lanalisi gli interessi al centro dei quali un istituto si viene a trovare non
sempre agevole poich:
1. in ogni istituto c sempre una vasta gamma di interessi: economici,
sociali, morali...;
2. gli interessi spesso sono in parziale competizione tra loro (es. azionisti
di maggioranza e di minoranza);
3. i contributi provenienti dai vari soggetti (capitale e lavoro) sono
complementari e in taluni casi c parziale fungibilit tra loro (es. Banca
X rispetto Banca Y), con conseguente fungibilit dei soggetti che li
apportano;
4. la relazione tra contributi e ricompense non sempre simmetrica (es.:
nel caso della beneficienza, ci che il soggetto d non corrisponde a ci
che il soggetto riceve);
5. le relazioni che si instaurano allinterno e fra gli istituti dipendono
spesso dai rapporti di forza tra i diversi soggetti, che possono variare in
funzione delle circostanze (es. forza contrattuale);
6. molte attese (interessi) dei soggetti sono implicite e non dichiarate (es.
attese di occupazione, sviluppo quando limpresa influenza leconomia
locale).

50

Consideriamo ora nel dettaglio gli interessi convergenti verso le


diverse classi di istituto
IL SISTEMA DI INTERESSI CONVERGENTI NELLIMPRESA
Se prendiamo in esame i soggetti che a vario titolo partecipano alla vita
dellimpresa instaurando rapporti di diversa natura con essa, possiamo
notare come essi:
- siano molteplici
- apportino contributi di varia natura
- presentino attese di ricompensa eterogenee fra loro
Conferenti
lavoro

Conferenti
capitale di
rischio

Fornitori

Banche
IMPRESA

Clienti

Assicurazioni

Concorrenti

Alleati
istituzionali
(gruppi, joint
ventures )

Portatori di interessi
Fornitori

Contributi
Condizioni
produzione

Ricompense
di Std chiari;
Stabilit rapp.
Prezzi equi;

Clienti

Consumo
impresa

Banche

Mezzi monetari

Assicurazioni

Protezione
specifici

Concorrenti

Stimolo competizione

prodotti Qualit
Prezzo
Garanzie
Rimborso capitale
Rimunerazione
capitale
Trasparenza
rischi Premi
Ecc.
Potenziali alleanze,
ecc

Istituti
pubblici
(collettivit
locali)
Attese dellimpresa
Qualit costante
Prezzo contenuto
Tempi consegna
Tempi paga.to
Stabilit relazione,
Cooperazione
Condizioni di equit,
Variet finanziamenti,
Relazione duratura,
Condizioni
economiche
Affidabilit
Lealt
Ecc.

51
Stato

Collettivit locali

Produzione,
erogazione
pubblici

Bassa evasione fiscale


beni

Lavoro
Tessuto sociale

Benessere
Opere collettive

Qualit beni pubblici


Efficienza
apparati
statali
Imposizione equa
Fedelt
Contesto
sociopolitico favorevole

Vediamo in particolare tali attese con riferimento a:


1) prestatori di lavoro;
2) conferenti capitale di rischio.
PRESTATORI DI
LAVORO

CONFERENTI CAPITALE DI
RISCHIO

Contributi
Tempo

Mezzi Monetari

Competenze
Impegno
Energia
Imprenditorialit
Attese di ricompensa
Remunerazione

Remunerazione del capitale


(dividendi e capital gain)

Tutela/stabilit

Adeguata liquidabilit

Condizioni di lavoro

Conservazione del valore

Mansioni ricche

Influenza sulle scelte

Stimoli e carriera
Influenza sulle scelte
Attese dellimpresa
Lealt

Numero adeguato di soggetti


disposti ad investire capitale

Impegno

Limitata influenza da parte


degli azionisti di controllo

Flessibilit
Socialit

Per quanto riguarda gli interessi che convergono sulle altre classi di istituti,
si rinvia al testo (4.2.3, 4.2.4, 4.2.5)

52

Per far s che listituto (es. limpresa) sia in grado di perdurare nel tempo,
necessario che tutti i diversi interessi che convergono su di esso siano
integrati fra di loro integrazione dinamica dei contributi (4.3.1).
Ci significa che fra i diversi portatori di interesse (ricordiamo, sono
portatori di interesse in quanto apportano contributi utili al perdurare
dellistituto, attendendosi in cambio congrue ricompense) devono
instaurarsi relazioni di cooperazione affinch i contributi che essi
apportano possano essere utilizzati al meglio a favore dellistituto.
Ad esempio:
- collaborazione fra i dipendenti
- assenza di comportamenti opportunistici da parte dei portatori di
capitale
-
Attenzione: non semplice realizzare una piena integrazione dei
contributi/interessi. Esistono, infatti, alcuni ostacoli allintegrazione come
ad esempio:
i)
obiettivi differenti in merito alla combinazione economica
ottimale;
ii)
soggetti in competizione per le rimunerazioni;
iii) soggetti con diversa propensione al rischio
Per agevolare lintegrazione, tuttavia, possibile agire su alcune leve
quali:
a) definizione degli organi di governo in modo che lassunzione delle
decisioni sia condivisa fra i diversi membri che fanno parte
dellistituto;
b) adeguata ripartizione dei risultati residuali (utile/perdita) fra coloro
che si sono assunti il rischio delle decisioni;
c) attenta progettazione dellassetto organizzativo.

53

Definiti quali sono i principali portatori di interesse di un istituto,


quali sono i contributi che essi apportano e le ricompense che si
attendono in cambio, passiamo ora a considerare gli altri elementi che
identificano lassetto istituzionale.

B. SOGGETTO DISTITUTO E FINI ISTITUZIONALI (4.3.2)


Fra tutti i portatori di interesse (ovvero, fra tutte le persone che
intrattengono rapporti di varia natura con un dato istituto e che, dunque,
nutrono nei suoi un qualche tipo di interesse) consideriamo adesso solo i
membri dellistituto, ovvero le persone che fanno parte di esso.
Queste persone (membri dellistituto) hanno un interesse comune: che
listituto sia in grado di raggiungere durevolmente il fine ad esso attribuito.
Gli interessi di queste persone (membri dellistituto), siano essi di tipo
economico o non economico, sono definiti come INTERESSI istituzionali o
FINI istituzionali (ovvero interessi/fini propri dei membri dellistituto).
Linsieme delle persone che sono portatrici di interessi/fini di tipo
istituzionale (economico e non) sono definite SOGGETTO DISTITUTO.
Ad esso fanno capo le responsabilit massime di governo dellistituto
(dovere).
Ad esso spettano i risultati residuali positivi (utili) e la copertura di
eventuali perdite (diritto/dovere).

? Da chi composto il soggetto distituto nei vari istituti?


Famiglie: il SI linsieme di tutti i membri della famiglia;
Stato (e le sue articolazioni): il SI
a) linsieme di tutti i cittadini dello Stato (che partecipano al governo
dellistituto nominando propri rappresentanti);
b) i prestatori di lavoro nella pubblica amministrazione
Imprese: il SI, in genere, dato da due classi:
a) i conferenti capitale di rischio;
b) i prestatori di lavoro.

54

In sintesi, dunque, gli interessi che convergono su un istituto possono


essere cos schematicamente riassunti:
-

interessi istituzionali economici


interessi istituzionali non economici
interessi non istituzionali economici
interessi non istituzionali non economici

Istituzionali propri delle persone che fanno parte dellistituto (es.


impresa: portatori ci capitale di rischio/proprio; prestatori di lavoro)
Non istituzionali propri di altre persone che sono considerate esterne
allistituto (es. impresa: fornitori, clienti)
Economici riguardanti attese di redditi, remunerazioni, beni destinati
alla produzione o al consumo
Non economici riguardanti attese di altra specie: sociali, etiche,
politiche
Quindi, il soggetto distituto composto da tutte le persone (membri
dellistituto) che sono portatrici di interessi istituzionali economici e non.

55

Allinterno del soggetto distituto (quindi, fra i membri che fanno parte
dellistituto) possibile isolare le sole persone che si fanno portatrici di
interessi istituzionali (perch, appunto, sono membri dellistituto) di tipo
economico. Questo sotto-insieme di persone formano il SOGGETTO
ECONOMICO.
Si ha, quindi, che:
- i portatori di interessi istituzionali, non importa se di tipo economico
o non economico, identificano il soggetto distituto;
- nellambito del soggetto distituto, i soli portatori di interessi
istituzionali di tipo economico identificano il soggetto economico.
N.B.
Come nellistituto distinguibile lazienda, nellambito del soggetto
distituto distinguibile il soggetto economico.
Pertanto, mentre il soggetto distituto fa riferimento allistituto, il soggetto
economico fa riferimento allazienda.
Tuttavia, generalmente SI e SE coincidono.
Il soggetto economico rappresenta linsieme delle persone che sono
massimamente interessate al fatto che lazienda esista e prosperi nel
tempo, perch da tale esistenza e da tale prosperare dipende la possibilit
di soddisfare le proprie attese di tipo economico (percezione di redditi e
remunerazioni, disponibilit di beni).
In linea di principio, sono membri del soggetto economico;
- nelle famiglie, tutti i membri che le compongono;
- nelle imprese, i conferenti capitale proprio e i prestatori di lavoro;
- negli istituti pubblici territoriali, tutti i membri della corrispondente
comunit amministrativa e i prestatori di lavoro.
N.B.:
questa non lunica definizione di soggetto economico. E quella, per,
che fatta propria dal modello di rappresentazione delle aziende da noi
prescelto.

56

LE PREROGATIVE DI GOVERNO ECONOMICO (4.3.3)


Al soggetto economico in quanto composto da persone le cui economie
dipendono in misura rilevante dallo svolgimento dellattivit economica
dazienda compete lesercizio delle prerogative di governo economico.
Ci significa che i membri del soggetto economico hanno il diritto/dovere
di governare lazienda.
Esse riguardano le scelte fondamentali assunte nello svolgimento
dellazienda, quali:
- la sua costituzione, il suo funzionamento, la sua estinzione;
- fissare gli obiettivi (di breve e mlt) e le strategie per realizzare i fini
economici dellistituto;
- scegliere i soggetti (persone) che contribuiscono alla vita economica
dellistituto (es. quali lavoratori assumere);
- disegnare e mettere in atto le strutture di governo e di controllo
dellistituto;
- sorvegliare il funzionamento dellistituto.

ATTENZIONE!
Non sempre le prerogative di governo economico sono esercitate da tutti e
soli gli individui che compongono il soggetto economico (portatori di
interessi istituzionali di tipo economico).
Possono presentarsi dei casi in cui:
1. lazienda governata solo da una parte dei membri del soggetto
economico;
2. lazienda governata da persone che sono estranee al soggetto
economico in quanto non sono membri dellistituto (soggetti
portatori di interessi economici non istituzionali).
In tali casi si configura un soggetto economico improprio.
Esempio: Societ per azioni (azienda di produzione) governata solo da
pochi azionisti di maggioranza altri conferenti di capitale proprio e
prestatori di lavoro esclusi.

57

A proposito delle STRUTTURE DI GOVERNO si pu osservare che:


1. Spesso il soggetto economico (N.B. tutti i portatori di interessi
istituzionali economici) composto da molte persone con competenze,
capacit e interessi differenti (uno pu non avere la capacit di governare
lazienda; un altro pu avere le capacit ma non linteresse).
In presenza di un soggetto economico formato da molte persone
necessario definire strutture di rappresentanza e meccanismi operativi che:
a) rappresentino adeguatamente tutti gli interessi delle persone che di
diritto dovrebbero far parte del soggetto economico (soprattutto di quelle
che non partecipano direttamente al governo dellazienda)
b) favoriscono processi decisionali efficienti.
2. Una delle pi note strutture di governo quella che caratterizza le
societ per azioni.
La tipica struttura delle societ per azioni composta da 3 organi:
1. Assemblea dei conferenti capitale proprio, che nomina il c.d.a.,
approva il bilancio che il rendiconto dellattivit degli
amministratori, delibera sulle materie ad essa riservate dalla legge o
dallo statuto;
2. Consiglio di amministrazione, che amministra di fatto lazienda di
produzione secondo le linee guida fornite dallassemblea;
3. Amministratore delegato, che opera per conto del c.d.a.;
4. Organo di controllo (collegio sindacale e/o revisori contabili), che
vigilano sulloperato degli amministratori e, in particolare, sulla loro
attivit di rendicontazione.

58

Abbiamo detto che al soggetto economico compete il diritto/dovere di


esercitare le prerogative di governo economico dazienda.
Chiediamoci ora:
?A quali PRINCIPI deve ispirarsi lesercizio del governo economico
secondo la nostra teoria dazienda?
I principi ai quali il soggetto economico deve ispirarsi sono due:
- il principio di economicit (vita duratura economica), o capacit
dellistituto/azienda di svolgere la propria attivit in modo duraturo e
in autonomia economica, cio senza il ricorso patologico a coperture
di perdite da parte di altre economie.
Impone il rispetto di tutta una serie di condizioni, diverse a seconda
del tipo di azienda considerata.
- Il principio di contemperamento degli interessi, ovvero ladozione
di strutture, processi e comportamenti ispirati alla logica della
partecipazione e del confronto.
Ha lo scopo do evitare che si producano gravi frizioni e contrasti tra i
molteplici portatori di interessi, tali da compromettere la
sopravvivenza dellazienda e dellistituto.

Sempre con riferimento allassetto istituzionale soffermiamoci ora ad


analizzare quali sono gli assetti di governo degli istituti con particolare
attenzione alle famiglie (4.4.1) e alle imprese (4.4.2).
Su questo tema commenteremo assieme specialmente:
1)
2)
3)
4)

Soggetto distituto, soggetto economico, fini economici istituzionali


Decisioni di governo economico
Contemperamento interessi
Prerogative di governo

59

2. Lassetto di governo nelle famiglie


1) Il SOGGETTO DISTITUTO e il SOGGETTO ECONOMICO sono formati da
tutti i membri della famiglia.
In genere, dato il piccolo numero di persone che compongono una
famiglia, gli interessi dei diversi membri sono abbastanza omogenei e,
quindi, facilmente integrabili fra loro.
I FINI ECONOMICI ISTITUZIONALI possono essere ravvisati nel
soddisfacimento delle condizioni materiali necessarie alla crescita della
persona umana. Ci significa che il soggetto economico si preoccupa di
procacciare alla famiglia tutti i beni e le condizioni che le assicurino
adeguate condizioni di consumo.
2) Le diverse DECISIONI DI GOVERNO ECONOMICO sono condizionate
dalla scarsit di risorse disponibili. Esse, quindi, appaiono tutte connesse
fra di loro perch implicano una ripartizione delle risorse tra diverse
esigenze.
ESEMPIO: Prendiamo lo spunto dalla scelta degli studenti di fuori regione
di venire a studiare allUdine e le implicazioni delle spese di investimento
in vitto, alloggio, tasse, spese di trasporto e spese varie.
La scelta della famiglia di investire in conoscenza possono richiedere il
rinvio (sacrificio) di altre esigenze (es. lacquisto di una nuova casa o di
una casa al mare o montagna).
3) Lesigenza di ripartire delle risorse che sono scarse solleva il problema
del CONTEMPERAMENTO DEGLI INTERESSI. Essa, infatti, genera talvolta
dei motivi di conflittualit fra i membri della famiglia che vanno
opportunamente governati.
ESEMPIO: la mamma che ama vestiti di alta moda dovr rinunciare a
certe spese e magari accontentarsi di negozi meno costosi perch si
riducono le disponibilit).
4) Le PREROGATIVE DI GOVERNO ECONOMICO spettano a tutti coloro che
(per et, esperienza o altro) sono in grado di valutare correttamente le
scelte che si pongono (SE improprio).

60

3. Lassetto di governo nelle imprese


Limpresa un istituto di tipo primariamente economico. Spesso, infatti,
difficile riuscire a distinguere limpresa dallazienda di produzione che ad
essa corrisponde e cos pure il soggetto distituto dal soggetto economico.
1) Nellimpresa vi coincidenza fra SI E SE (sono composti dalle stesse
persone): i prestatori di lavoro e i conferenti capitale di rischio.
?Perch proprio loro?
Perch sono portatori di interessi:
- istituzionali primari (sono persone che si sono aggregate per un bene
comune e forniscono contributi critici per lo sviluppo duraturo
dellimpresa)
- di tipo economico (hanno per oggetto la rimunerazione attese di
ricompensa in cambio dei contributi apportati; sono persone le cui
economie risultano fortemente dipendenti dalle sorti dellimpresa)
I FINI ECONOMICI ISTITUZIONALI, di conseguenza, consistono nella
produzione di redditi e rimunerazioni per i membri del soggetto economico
che hanno apportato contributi utili allo svolgimento della produzione.
2) Le DECISIONI DI GOVERNO ECONOMICO riguardano le scelte
fondamentali in merito:
- alla costituzione
- al funzionamento
- allestinzione dellazienda di produzione
- nonch alla definizione della sua struttura.
3) Poich le persone che compongono il soggetto economico/distituto
sono diverse e si fanno portatrici di interessi spesso conflittuali fra di loro
(es: chiudere un impianto di produzione in Italia per trasferirlo allestero
pu ridurre i costi aziendali, ma crea conflitti con i lavoratori locali),
quando si assumono le decisioni si pone il delicato problema del
CONTEMPERAMENTO DEGLI INTERESSI.
In generale si pu osservare come tendenza di fondo che:
a) la crescita aziendale favorisce il contemperamento degli interessi
b) la crisi aziendale, invece, spesso alla radice dei conflitti e delle
difficolt di contemperare gli interessi (il risultato diminuisce, ma
nessuno disposto a rinunciare alla sua parte).

61

4) Come gi pi volte osservato, le prerogative di governo economico


competono al SE. Nellimpresa/azienda di produzione le PREROGATIVE DI
GOVERNO ECONOMICO competono, in particolare, congiuntamente ai
lavoratori e ai conferenti capitale proprio.
Ricordiamo, peraltro, che pu darsi che nellazienda di produzione il
soggetto economico sia un soggetto economico improprio.
Questo succede quando il governo economico esercitato solo da alcuni
dei portatori di interessi istituzionali economici (di solito dai conferenti
capitale proprio di maggioranza), oppure da soggetti esterni allazienda
stessa (ES. gruppi finanziari presso i quali lazienda si sia fortemente
indebitata).

Per quanto riguarda gli assetti di governo dello Stato e degli


Istituti non-profit, si veda lo studio dei paragrafi 4.4.3 4.4.4.

62

Cap. 5
LECONOMICITA
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO:
si intende affrontare e approfondire il principio di economicit con
particolare riguardo allazienda di produzione.
RIPASSO
Fino ad ora abbiamo parlato di istituti, intesi come insiemi di persone che
si aggregano in modo stabile nel tempo per perseguire un fine condiviso,
nel rispetto di regole pure condivise.
Abbiamo detto che dallistituto pu essere distinta, per astrazione,
lazienda la quale sta ad identificare quella parte dellistituto che
deputata allo svolgimento dellattivit economica.
Abbiamo definito il concetto di attivit economica, abbiamo precisato
quali sono le principali classi di operazioni di cui si compone e ci siamo
soffermati sul tema della specializzazione economica.
Abbiamo poi precisato che lo svolgimento dellattivit economica ci porta
ad isolare allinterno dellazienda le combinazioni economiche, di cui
abbiamo visto le diverse possibilit di articolazione (coordinazioni
economiche parziali e combinazioni economiche parziali).
Ci siamo quindi soffermati a considerare come lo svolgimento di attivit
economica organizzata in forma di azienda richieda unattenta
progettazione dellazienda stessa: della sua struttura, del suo
funzionamento, degli organi che la costituiscono A tale riguardo
abbiamo affrontato il tema dellassetto istituzionale.
Parlando di assetto istituzionale, abbiamo toccato il tema del governo
economico e abbiamo precisato che tutte le decisioni devono essere
ispirate a due principi fondamentali: contemperamento degli interessi ed
economicit.
Ora ci soffermiamo su questultimo per comprenderne appieno
limportanza.

63

1. Equilibrio istituzionale, durabilit e autonomia ed economicit (5.1)


Abbiamo detto che gli istituti sono societ umane ordinate, costituite per
conseguire in modo autonomo e durevole nel tempo un dato fine
condiviso.
Abbiamo anche detto che sullistituto convergono una pluralit di interessi
che devono essere adeguatamente composti affinch non sorgano
situazioni di conflittualit tali da pregiudicare lesistenza dellistituto
stesso.
Potremmo allora concludere che ogni istituto una realt alla costante
ricerca di un continuo equilibrio dinamico equilibrio istituzionale.
Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri dellistituto:
a) condividono valori, obiettivi, strutture, modalit di governo e logiche
organizzative distintive dellistituto;
b) ricevono ricompense e benefici giudicati soddisfacenti rispetto ai
contributi forniti.
In altri termini, si ha equilibrio istituzionale quando i soggetti che gi
fanno parte dellistituto o quelli che entrano a farvi parte sono motivati a
permanervi, garantendo allistituto la possibilit di contare in modo stabile
sui contributi e le risorse che questi apportano (necessarie per lo
svolgimento dellattivit economica).
Possiamo, quindi, dire che quando sussistono le condizioni di equilibrio
istituzionale, listituto presenta i caratteri della durabilit nel tempo e
dellautonomia (GIA VISTI).
- Durabilit  lattitudine dellistituto (azienda) a durare nel tempo in un
ambiente mutevole.
- Autonomia  capacit dellistituto di non ricorrere in modo patologico
a interventi di sostegno o di copertura delle perdite da parte di altri istituti.

64

Poich lazienda lordine economico di un istituto, i caratteri di durabilit


e di autonomia di questultimo si riflettono sulla prima.
In altri termini, affinch un istituto possa perdurare in modo autonomo nel
tempo necessario che lattivit economica che in esso ha luogo (e quindi
lazienda) si svolga a sua volta in modo duraturo ed autonomo.
Lazienda eredita il carattere della durabilit dal suo essere ordine
economico di un istituto.
Infatti:
- listituto un insieme di persone che si uniscono per raggiungere un
fine comune;
- il raggiungimento di tale fine non immediato ma richiede tempo;
- lazienda uno strumento economico attraverso il quale listituto
tende al raggiungimento delle sue finalit (lazienda ordine
economico dellistituto);
- di conseguenza, lazienda deve necessariamente operare secondo
unottica duratura di lungo periodo.
Daltra parte, lazienda autonoma quando non fa sistematico ricorso a
interventi di sostegno e di copertura di perdite da parte di altre economie
(aziende).
N.B.
La durabilit dellazienda nel tempo subordinata allautonomia della
stessa: solo se lazienda non deve ricorrere sistematicamente allaiuto di
terzi pu perdurare nel tempo.
Durabilit e autonomia sono, dunque, strettamente correlate: non pu
esservi durabilit senza autonomia.
Nella realt, capita di assistere a molti casi in cui lazienda perdura anche
senza essere autonoma. Si tratta di situazioni patologiche destinate a non
avere futuro (situazioni precarie/provvisorie).

65

? Come fa il soggetto economico a far s che lazienda sia in grado di


operare in modo autonomo e duraturo?
Per garantire la durabilit e lautonomia dellazienda (e, quindi,
dellistituto cui essa pertiene), il soggetto economico deve preoccuparsi di
esercitare le prerogative di governo economico nel pieno rispetto delle
condizioni poste dal principio di economicit.
In lezioni precedenti, abbiamo affermato che il principio di economicit
insieme a quello di contemperanza degli interessi una delle idee-guida
cui deve ispirarsi il governo economico dellazienda (sia essa di
produzione, di consumo o composta).
Sempre allora, avevamo anche affermato che il principio di economicit
la regola di condotta da rispettare affinch lazienda possa funzionare in
modo fisiologico, ovvero affinch questa sia in grado di operare
autonomamente e di perdurare nel tempo.
Ricollegandoci a quanto detto in precedenza sullequilibrio istituzionale,
possiamo ora affermare che affinch un istituto operi in condizioni di
equilibrio istituzionale, ovvero possa essere autonomo e duraturo nel
tempo, necessario che lazienda (di cui esso si avvale per conseguire i
propri obiettivi in ambito economico) sia governata secondo economicit.
Si detto che il rispetto del principio di economicit impone il rispetto di
una serie di condizioni.
? Quali sono le condizioni poste dal principio di economicit?

66

2. Leconomicit delle imprese (5.2)


Il principio di economicit inteso come regola di funzionamento
dellazienda, e in particolare dellimpresa impone il rispetto di una
pluralit di condizioni:
a. equilibrio reddituale;
b. efficienza e flessibilit nello svolgimento delle combinazioni
economiche;
c. congruit;
d. equilibrio monetario
Vediamo ora nel dettaglio queste condizioni.
a. Equilibrio reddituale
Abbiamo visto come le operazioni di gestione in particolare, di esterna
gestione (scambi tra lazienda di produzione e terze economie)
producono componenti positivi e negativi di reddito (valori economici
espressione di costi e ricavi).
In particolare, i componenti positivi di reddito si qualificano come ricavi
derivanti dalla cessione dei beni ottenuti dal processo produttivo.
I componenti negativi di reddito si qualificano come costi derivanti
dallacquisizione di tutti i fattori necessari alla produzione.
Lequilibrio reddituale (o economico) si ha quando i componenti positivi
di reddito (ricavi derivanti dalle vendite) sono superiori ai quelli negativi
(costi conseguenti agli acquisti).
Solo in questo modo possibile assicurare la copertura dei costi e la
creazione di un surplus addizionale (eccedenza dei ricavi sui costi) in
grado di remunerare i conferenti capitale proprio (n.b. i lavoratori sono gi
stati remunerati coi costi) e di alimentare lo svolgimento dei futuri processi
produttivi.
Lequilibrio reddituale possiede alcune qualificazioni.
In particolare, esso pu essere qualificato:
1. rispetto al tempo;
2. rispetto alloggetto.
Equilibrio reddituale rispetto al tempo

67

La prima qualificazione dellequilibrio reddituale riguarda il tempo al


quale esso riferito.
In tal senso, si tratta di vedere se lequilibrio reddituale deve essere di
breve o di lungo periodo.
Poich lazienda deve operare secondo economicit e poich leconomicit
implica la durabilit dellazienda, evidente che lequilibrio reddituale
deve essere di lungo periodo.
Lazienda di produzione, infatti, deve essere in grado di garantire che
leccedenza dei ricavi sui costi si produca per un periodo di tempo non
breve.
Il conseguimento dellequilibrio reddituale di lungo periodo pu avvenire
in modi viversi a seconda di come si configurano le combinazione
economiche dellazienda di produzione.
Vi sono, infatti, aziende che operano con cicli brevi (Es. aziende che
producono beni di largo consumo). In esse, lequilibrio reddituale di lungo
periodo si consegue come successione di equilibri reddituali di breve
periodo.
Vi sono, poi, aziende che operano con cicli lunghi (ES. produzioni su
commessa pluriennali). In esse, lequilibrio reddituale di lungo periodo va
conseguito con riferimento alle singole commesse.
Attenzione:
non detto che una situazione di disequilibrio reddituale di breve periodo
sia incompatibile con lequilibrio reddituale di lungo periodo. In altri
termini, lequilibrio reddituale pu essere raggiunto nel lungo periodo
anche se nel breve periodo si producono situazioni di disequilibrio.
E questo il caso di aziende di nuova costituzione o di aziende che
implementano nuove combinazioni economiche.

68

Equilibrio reddituale rispetto alloggetto


La seconda qualificazione dellequilibrio reddituale riguarda loggetto al
quale esso si riferisce.
A tale proposito, possiamo osservare che lequilibrio reddituale pu fare
riferimento:
- ad una singola azienda di produzione. In questo caso si parla di
equilibrio reddituale aziendale;
- ad un gruppo di aziende di produzione (a pi aziende di produzione
distinte luna dallaltra ma che hanno in comune il soggetto
economico). In questo caso si parla di equilibrio reddituale
superaziendale o di gruppo.
Quando si considera lazienda come parte di un gruppo, lequilibrio
reddituale di gruppo pu essere inteso in due significati:
1. nel primo significato, lazienda si dice economica in funzione del
gruppo quando essa in grado di operare in condizioni di equilibrio
economico solo se rimane allinterno del gruppo. Se essa operasse
indipendentemente, non sarebbe in grado di perdurare
autonomamente nel tempo (ES. azienda che produce un particolare
componente che pu essere ceduto solo ad altre aziende del gruppo);
2. nel secondo significato, lazienda si dice economica in funzione di
gruppo quando pur non conseguendo lequilibrio reddituale viene
mantenuta allinterno del gruppo perch offre opportunit e vantaggi
alle altre aziende che lo compongono (ES. aziende che hanno lunico
obiettivo di promuovere limmagine del gruppo o di fare
formazione).

69

b1. Efficienza
Una prima condizione da rispettare simultaneamente allequilibrio
reddituale per affermare che lazienda di produzione opera in condizioni di
economicit il mantenimento di un livello accettabile di efficienza.
Lefficienza viene misurata mettendo in relazione i risultati conseguiti con
i mezzi impiegati.
Solitamente, essa viene espressa in termini di rendimento fisico-tecnico
dei processi produttivi. Tale rendimento viene quantificato rapportando i
volumi della produzione ottenuta con i volumi di fattori produttivi
impiegati per ottenerla, riferiti ad un arco temporale della durata
predefinita.
Se lazienda non efficiente nello svolgere i propri processi produttivi non
in grado di perdurare nel tempo. Gli sprechi e gli errori che si
verificherebbero, infatti, accrescerebbero i costi fino a pregiudicare
lequilibrio coi ricavi.
Anche se nel breve periodo lequilibrio reddituale non fosse compromesso
dai maggiori costi (perch, per esempio, lazienda riesce a spuntare
maggiori ricavi sul mercato tali da coprire i costi dellinefficienza), tale
situazione sarebbe destinata a non protrarsi nel tempo.
Le aziende di produzione operano in un ambiente caratterizzato da una
continua evoluzione tecnologica e gestionale.
Affinch i processi produttivi possano svolgersi secondo efficienza, non
basta evitare sprechi ma necessario anche che lazienda di produzione
cerchi continuamente linnovazione dei processi e dei prodotti.

b2. Flessibilit
Affinch lazienda di produzione sia capace di perdurare nel tempo,
necessario che essa sia capace di adattarsi prontamente alle mutevoli
esigenze dellambiente economico.

70

c. Congruit
Il concetto di congruit richiama un concetto di adeguatezza.
La congruit deve essere valutata con riferimento ai:
- prezzi costi e prezzi ricavi
- remunerazioni del lavoro e del capitale proprio
Congruit dei prezzi-costi e prezzi-ricavi
?Cosa significa?
Essa significa che tanto i costi sostenuti per lapprovvigionamento dei
fattori produttivi, quanto i ricavi derivanti dalla cessione di prodotti
ottenuti devono essere adeguati, ovvero in linea con le condizioni di
mercato.
Non si potrebbe parlare di economicit se lazienda raggiungesse
condizioni di equilibrio reddituale solo grazie alla possibilit di acquisire i
fattori della produzione a condizioni particolarmente vantaggiose o di
collocare i prodotti sul mercato a prezzi particolarmente elevati (come in
monopolio).
Lequilibrio reddituale, infatti, sarebbe solo contingente (dura solo fino a
che durano le condizioni favorevoli).

Congruit delle remunerazioni di lavoro e capitale proprio


Anche le remunerazioni corrisposte ai prestatori di lavoro e ai conferenti
capitale proprio devono essere adeguate alle condizioni di mercato.
Se cos non fosse, sia i prestatori di lavoro che i conferenti capitale proprio
andrebbero alla ricerca di impieghi pi remunerativi.
Lavoratori
La congruit delle remunerazioni corrisposte ai lavoratori va commisurata
alle remunerazioni che mediamente corrisponde il mercato per ogni
categoria di operatori impiegati nellazienda di produzione.
Le remunerazioni sono, quindi, congrue, quando sono in grado di
soddisfare le attese dei lavoratori.

71

Conferenti capitale proprio


Anche la congruit delle remunerazioni corrisposte ai conferenti capitale
proprio va anchessa rapportata alle condizioni medie esistenti sul mercato
dei capitali.
In particolare, in questo caso si parla di costo opportunit.
La remunerazione adeguata quando i conferenti capitale proprio
ottengono un rendimento che almeno pari a quello che avrebbero
ottenuto investendo i loro mezzi monetari in investimenti alternativi di pari
caratteristiche quanto a rischio e a durate.

d. Equilibrio monetario
Lequilibrio monetario esprime la capacit dellazienda di produzione di
far fronte momento per momento ai propri impegni di pagamento. Questo
implica che le entrate monetarie siano almeno pari alle uscite monetarie.
Quando tale equilibrio non sussiste ovvero le entrate monetarie sono
inferiori rispetto alle uscite monetarie la gestione finanziaria svolge un
ruolo estremamente importante per reperire i mezzi monetari che mancano.
Attraverso le operazioni di finanziamento, infatti, lazienda acquisisce i
mezzi monetari necessari (che le mancano) impegnandosi a rimborsarli e a
pagarne il costo sotto forma di interessi passivi.

N.B.
Lequilibrio
reddituale.

monetario

strettamente

correlato

allequilibrio

Le entrate monetarie, infatti, derivano principalmente dai ricavi di vendita


mentre le uscite monetarie sono correlate al pagamento dei costi di
acquisto dei fattori produttivi.
Questa correlazione non sufficiente, per, per dire che lequilibrio
reddituale implica quello monetario (non vi perfetta coincidenza).
Ci per almeno 2 motivi:

72

1. Nella realt, si hanno delle situazioni per cui in un dato periodo


molto raramente i ricavi di vendita sono esattamente uguali alle
entrate monetarie e i costi sono esattamente uguali alle uscite
monetarie.
Ci avverrebbe solo alla restrittiva condizione che i ricavi fossero
incassati immediatamente e i costi fossero pagati pure
immediatamente.
Invece, si assiste spesso alla dilazione del regolamento degli scambi
e al sorgere di crediti e debiti da regolamento (entrate e uscite
numerarie, che daranno luogo a movimenti di mezzi monetari solo a
scadenza).
Viene meno, cos, lesattezza della relazione tra ricavi/entrate e
costi/uscite.
ESEMPIO:
Costo di acquisto di merci per 800 con pagamento immediato di 600
e differito di 200.
Costo di esercizio (valore economico): 800
Uscita monetarie (valore numerario): 600
Debito da regolamento (valore numerario): 200
Vendita di merci per 1000 con incasso immediato per 300 e differito
per 700.
Ricavo di vendita (valore economico): 1000
Entrata monetaria (Valore numerario): 300
Credito da regolamento (valore numerario): 700
Se queste fossero le uniche operazioni svolte nellesercizio, si
avrebbe equilibrio reddituale (ricavi 1000 > costi 800) e disequilibrio
monetario (entrate monetarie 300 < uscite monetarie 600).
2. Vi sono alcuni costi (molto pi raramente, alcuni ricavi) che non
daranno mai luogo a movimenti monetari, per cui viene meno ogni
possibile correlazione tra costi/uscita monetaria.
E questo il caso degli ammortamenti e degli accantonamenti.

73

3. Leconomicit delle famiglie (5.3)


Nellazienda familiare, si ha economicit quando:
- la produzione di redditi da lavoro e da gestione patrimoniale tale da
consentire: a) consumi adeguati al livello sociale e al tenore di vita
della famiglia; b) laccumulazione di un adeguato risparmio;
- i mezzi liquidi accantonati sono sufficienti a fronteggiare le uscite
monetarie che si producono durante lanno.

4. Leconomicit delle istituti pubblici territoriali (5.4)


Nelle aziende composte pubbliche, si ha economicit quando:
- i tributi (ricavi per lazienda composta pubblica) sono tali da coprire i
costi riconducibili alla produzione di beni pubblici;
- la produzione di beni pubblici si svolge in modo efficiente;
- il lavoro congruamente remunerato;
- non vi ricorso patologico allindebitamento (vedi emissione
continua di titoli di stato per coprire il deficit pubblico).

5. Leconomicit degli istituti non-profit (5.5)


Per gli istituti non-profit valgono le stesse considerazioni fatte a proposito
delle imprese.
Esiste, per, una criticit data dal fatto che per loro natura gli istituti
non-profit non richiedono un corrispettivo a fronte dei beni e servizi che
producono. Diventa, quindi, pi difficile realizzare il rispetto
dellequilibrio reddituale, perch i ricavi derivano solo da proventi
finanziari (investimento in titoli), contributi, donazioni e liberalit.
Daltra parte per loro natura gli istituti non-profit non possono
distribuire i risultati reddituali residui (utili). Non sussiste quindi il
problema di realizzare uneccedenza dei ricavi sui costi tale da remunerare
congruamente i capitali investiti.
Il difficile equilibrio reddituale rende difficile, poi, anche quello
monetario.

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MODELLI DI MISURAZIONE E RAPPRESENTAZIONE


DELLECONOMICITA NELLE IMPRESE
Tutti i soggetti che intrattengono rapporti con limpresa sono interessati a
conoscere i risultati conseguiti attraverso lo svolgimento dellattivit
economica.
ESEMPI:
- Gli organi di governo (soggetto economico) sono interessati a conoscere i
risultati conseguiti per decidere come svolgere le future combinazioni
economiche.
- I conferenti del capitale di rischio sono interessati a conosce lutile che
potr essere distribuito sotto forma di dividendi.
- LErario interessato a conoscere la ricchezza prodotta dallimpresa per
sottoporla a prelievo fiscale.
-
Questa particolare esigenza di conoscenza pone il problema della
misurazione e rappresentazione dei risultati aziendali che esprimono il
grado di economicit della gestione.
La misurazione dei risultati aziendali pu avvenire sulla base di diversi
modelli, che si differenziano per obiettivi conoscitivi, per logiche di fondo
e ipotesi assunte a riferimento.
I due modelli pi importanti fra quelli che sono stati elaborati nel tempo
sono quello:
a) contabile o di bilancio (di esercizio);
b) finanziario o del valore (economico).
Modelli

Ipotesi di

Modello contabile o
Bilancio di esercizio

Logica conoscitiva di
redazione
Determinazione:
- reddito di esercizio
- capitale di funzionamento

Modello finanziario
o del valore economico
patrimonio

Determinazione
- reddito economico
- capitale economico

- cessione in blocco

- funzionamento
dellimpresa

75

76

Par. 7.2
IL CAPITALE ECONOMICO: IL VALORE ECONOMICO DEL
PATRIMONIO
OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO:
illustrare la natura, gli utilizzi e i problemi di determinazione del capitale
economico.

1. La nozione di capitale economico


Concetto
Il capitale economico quella particolare configurazione di capitale che
viene determinata quando lazienda viene ceduta da un soggetto
economico ad un altro (ipotesi di cessione).
Pi corretto sarebbe parlare di cessione/trasferimento non
dellazienda ma del suo patrimonio, poich solo con riferimento ai
beni si pu parlare di trasferimento della propriet (lazienda, invece,
un complesso di elementi)!
Il capitale economico esprime lattitudine del patrimonio aziendale a
produrre redditi in futuro.
Infatti:
- come il valore di un qualsiasi bene che viene fatto oggetto di
scambio dipende ( funzione) della sua capacit di produrre
benefici/redditi futuri
- allo stesso modo il valore del patrimonio aziendale dipende dalla sua
capacit di produrre redditi in futuro.
N.B.:
la valutazione dei redditi che si produrranno in futuro molto complessa e
presenta notevoli elementi di soggettivit e di incertezza. Non si tratta,
infatti, solo di prevedere quali saranno le combinazioni economiche che
lazienda porr in essere in futuro, ma anche di ipotizzare quale sar la
prevedibile evoluzione del contesto ambientale in cui opera lazienda.

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ATTENZIONE
Il concetto di capitale economico non va confuso con quello di prezzo di
cessione.
Il capitale economico esprime, infatti, un valore generale che astrae da tutti
quegli elementi contingenti che concorrono a determinare, invece, il
prezzo di cessione (forza contrattuale, situazioni personali e interessi
particolari dei contraenti)
In tal senso, si pu dire che il capitale economico strumentale alla
determinazione del prezzo di cessione, ma non coincide (necessariamente)
con esso.

Applicazioni
Molte sono le circostanze in cui si fa ricorso al valore economico del
capitale come termine di riferimento per successive valutazioni.
In generale, si tratta sempre di operazioni straordinarie, ovvero di
operazioni che non rientrano nella usuale e normale attivit di unazienda:
- determinazione del prezzo di cessione;
- fusione di pi aziende;
- apporto di unazienda;
- ingresso di un nuovo socio in una societ preesistente

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Indice degli argomenti trattati a lezione e relativi alla parte I del


programma:
Persone, bisogni, beni
Attivit economiche, produzione economica, condizioni di
produzione
istituti ed aziende
Struttura delle aziende, sistema degli accadimenti
Articolazione delle combinazioni economiche, coordinazioni e
combinazioni economiche parziali
Le relazioni economiche tra gli istituti, lo scambio e la rilevazione
delle operazioni di scambio
Articolazione combinazioni economiche nello stato
Assetto istituzionale, configurazione e convergenza di interessi
nellistituto
Soggetto istituzionale e soggetto economico, definizioni
Equilibrio istituzionale dinamico
Principio di economicit: definizione
Principio di economicit: le condizioni
Principio di economicit nelle imprese
Principio di economicit nelle altre classi di istituti
Configurazioni del modello economico-finanziario

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2. I procedimenti di determinazione del capitale economico


La dottrina economico aziendale e la pratica direzionale hanno elaborato
diversi procedimenti per la determinazione del valore economico del
capitale.
Fra essi, 4 sono particolarmente significativi:
a. metodo reddituale
b. metodo finanziario
c. metodo patrimoniale
d. metodo misto
a. Il metodo reddituale (o sintetico)
Criteri informatori (logiche di fondo)
Il metodo reddituale si basa sullidea di fondo che il valore economico del
capitale dato dalla capacit dellazienda di produrre redditi futuri.
Il valore del capitale economico dipende, quindi, dalle prospettive di
reddito dellazienda.
Determinanti (o parametri di determinazione)
Il metodo reddituale si avvale di due determinanti per la quantificazione
del valore economico del capitale:
1. i flussi di reddito futuri
si tratta di redditi:
- attesi, in quanto riferiti al futuro;
- medi, per attenuare le oscillazioni che si possono verificare da un
anno allaltro;
- normalizzati, ovvero depurati di tutti gli effetti (componenti positivi
e negativi) di carattere straordinario
Tale reddito pu essere determinato:
- con un approccio estrapolativo, i redditi futuri vengono previsti
assumendo come riferimento i redditi conseguiti in passato;
- con un approccio di pianificazione, in base ai piani e programmi per
il futuro).

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2. il tasso di attualizzazione
serve per eliminare gli effetti del tempo.
Esso corrisponde al tasso di remunerazione atteso dai conferenti
capitale proprio, ovvero al rendimento offerto dal mercato dei
capitali per investimenti di pari durata e rischio (concetto di costoopportunit gi richiamato).
Pu essere determinato sommando due fattori principali:
- il rendimento (o tasso di remunerazione) per investimenti a rischio
nullo (Rf);
- un premio per il rischio (P)
Ke = Rf + P
Formula
Se si ipotizza che la durata futura dellazienda sia limitata nel tempo, il
valore economico del capitale determinabile attraverso la seguente
formula:
CE = E(R) a n Ke = E(R) [1/ Ke 1/i(1+ Ke)n]
Dove a n Ke si legge a figurato n al tasso Ke (indica una rendita); R il
reddito atteso medio normalizzato; Ke il tasso di attualizzazione e n il
numero di anni di durata dellazienda.
Se si ipotizza che la vita dellazienda sia illimitata nel tempo, la formula
diventa:
CE = E(R)/Ke
Limiti
- Difficolt di applicazione (dovuta alla numerosit delle stime per la
determinazione del reddito atteso e del tasso)
- Arbitrariet (dovuta alle stime)
Pregi
Rigore teorico:
- il valore economico del capitale nella teoria concepito come
capacit di produrre redditi in futuro
- col metodo reddituale calcolato a partire proprio da tali redditi.

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b. Il metodo misto (o analitico)


Criteri informatori (logiche di fondo)
Il metodo misto combina stime patrimoniali con stime reddituali. Per
determinare il valore economico del capitale si considera, pertanto, sia il
valore del patrimonio aziendale (CNr) sia i redditi futuri.

Determinati
Le determinanti del metodo misto sono essenzialmente due:
- il valore del capitale di funzionamento opportunamente rettificato,
ovvero riespresso a valori correnti;
- lavviamento, ovvero i sopraredditi futuri attualizzati.
Esso esprime i maggiori redditi attesi medi normalizzati rispetto a
quelli ritenuti soddisfacenti per remunerare il capitale proprio.
A = [E(R) - KeCN] a n Ke
Formula
Col metodo misto, il valore economico del capitale determinato nel
modo seguente:
CE = CNr + A

Limiti
Impossibilit di determinare lavviamento in via autonoma

Pregi
- Semplicit
- Minore incertezza rispetto al metodo reddituale