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Il bilancio d’esercizio delle

Imprese
Le fonti giuridiche e professionali

La tendenza verso l’armonizzazione dei principi contabili

Le fonti giuridiche e professionali del bilancio d’esercizio delle imprese hanno subito negli ultimi
decenni una profonda evoluzione che si caratterizza per tendenza verso l’armonizzazione
internazionale, ossia verso un unico insieme di principi contabili da applicare in modo uniforme
in tutti i Paesi che aderiscono al processo di convergenza.

L’armonizzazione dei bilanci non è un fenomeno a se stante e autonomo, s’inserisce in un più


ampio processo d’integrazione dei sistemi economici, giuridici, sociali culturali e politici.

In questo contesto le informazioni di bilancio possono essere strumentali ad un funzionamento


efficiente dei sistemi economici e finanziari, poiché la loro qualità dei bilanci sempre più è
strumento che più concorrere a una allocazione razionale delle risorse e al soddisfacimento
delle attese di conoscenza degli utilizzatori.

L’adozione degli International Financial Reporting Standard (IFRS), secondo il regolamento


1606/2002, è obbligatoria solamente per la redazione del bilancio consolidato da parte delle
società quotate.

Le fonti giuridiche e professionali del bilancio d’esercizio

Le fonti giuridiche del bilancio d’impresa, sono cogenti e fondate sul codice civile o su leggi e
decreti legislativi che lo integrano. Le fonti professionali, invece, sono i principi contabili
statuiti dall’Organismo Italiano di Contabilità (OIC) o dall’International Accounting Standard
Board (IASB).

Nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, la principale disciplina di bilancio è relativa alle
società di capitali ed è differente, anzitutto, in funzione della quotazione dei propri titoli nei mercati
regolamentati.

Le società quotate e quelle che si finanziano con risorse raccolte direttamente dagli investitori
devono redigere bilanci secondo gli IFRS, omologati dall'Unione Europea.

Le società che, invece, si finanziano senza ricorrere alla quotazione delle proprie azioni e degli
altri strumenti finanziari in mercati regolamentati, devono redigere i bilanci secondo la disciplina
nazionale fondata sulle norme del codice civile, supportate a livello applicativo e interpretativo
dai principi contabili dell'organismo italiano di contabilità (OIC).

Disciplina nazionale

La disciplina nazionale per le società di capitali che esercitano attività industriale, commerciale e
di servizi è fondata sugli articoli 2423 e seguenti del codice civile.

Come evidente dalla tabella, un primo tipo di semplificazione riguarda la composizione del
bilancio:

• Per le società di maggiori dimensioni, oltre ai tradizionali schemi di stato patrimoniale e di


conto economico, è stato introdotto l'obbligo di redazione del rendiconto finanziario,
documento essenziale per apprezzare la dinamica dei flussi di liquidità e concorrere ad
apprezzare l’economicità, insieme alle informazioni comprese negli altri schemi.

• All'opposto, nelle micro-imprese, Il bilancio è costituito solamente dagli schemi di stato


patrimoniale e conto economico, proprio con l'intento di semplificare le loro procedure
amministrative e i connessi costi di gestione.

La disciplina giuridica nazionale va interpretata e integrata con i principi contabili nazionali.


Quelli più autorevoli sono stati statuiti da apposite Commissioni nominate dal Consiglio
Nazionale dei Dottori Commercialisti e dal Consiglio Nazionale dei Ragionieri.

In circa trent'anni di attività, tali commissioni hanno prodotto 30 principi contabili.

Tali principi contabili hanno la funzione di interpretare in modo professionale le norme


giuridiche di bilancio, allo scopo di agevolare una corretta attuazione nelle norme e il
perseguimento efficace delle finalità dei bilanci; inoltre, essi integrano le norme giuridiche nei
casi in cui vi siano aree non disciplinate dall'ordinamento giuridico.

Infine, i principi contabili svolgono una funzione propositiva a favore del legislatore per una
disciplina di bilancio in linea con le attese dei fruitori delle informazioni.

L’OIC è una fondazione di diritto privato ed è stato riconosciuto dalla legge come l’“istituto
nazionale per i principi contabili”.

Uno dei compiti fondamentali dell’OIC è la definizione e l'aggiornamento dei principi contabili.

Disciplina internazionale

I principi contabili internazionali dello IASB per essere applicabili nei paesi dell'Unione Europea
devono essere pubblicati sotto forma di regolamenti sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea
nella lingua di ciascun paese membro.

Le clausole generali alla base del


bilancio d’esercizio

Finalità e principi generali del bilancio nella disciplina nazionale

Funzioni del bilancio

• Rendere conto: strumento per analizzare e osservare l’operato dei manager e amministratori,
se stanno seguendo i voleri dei soci.
• Strumento conoscitivo: della situazione economica, finanziaria e patrimoniale per la
formulazione di giudizi sull’attività passata e per la programmazione di decisioni future.
• Informativa verso l’esterno: essere uno strumento di consultazione per gli stakeholders
(portatori di interesse). Stakeholders interessati al bilancio:

- Conferenti capitale di rischio;

- Dirigenti, amministratori e sindaci;

- Dipendenti;

- Clienti;

- Fornitori;

- Banche e istituti di credito;

- Obbligazionisti;

- Società controllate;

- Altri (sindacati, enti pubblici, ecc.)

Finalità del bilancio

• Valutazione della struttura patrimoniale e finanziaria (in termini di investimenti e fonti di


finanziamento al termine del periodo amministrativo);

• Giudizio riguardo alla capacità di reddito d’azienda (riguarda il conto economico);

• Apprezzamento della dinamica del sistema dei flussi finanziari (relativi al periodo
amministrativo in chiusura);

• Garantire un contenuto conoscitivo “minimo” comune a tutti i portatori d’interesse, riguardo ai


profili economici e finanziari dell’attività d’azienda;

• Offrire informazioni utili, comprensibili seguendo le linee guida del codice civile.

Le disposizioni civilistiche in materia di bilancio si trovano negli artt. Da 2423 a 2435-bis c.c. Gli
artt. da 2423 a 2427 riguardano la redazione del bilancio di esercizio in termini di principi,
contenuto e criteri di valutazione.

L’art. 2428 È relativo alla relazione sulla gestione. L’art. 2429, invece, è dedicato alla relazione dei
sindaci e al deposito del bilancio.

In particolare l’art. 2423 dopo aver elencato i documenti che costituiscono il bilancio, enuncia la
cosiddetta “clausola generale” di redazione del bilancio. La clausola generale condiziona il
contenuto dei principi di redazione e di conseguenza dei criteri di valutazione. Tale articolo si
sviluppa sei commi ed il suo obiettivo è garantire requisito fondamentale: l'intelligibilità delle
informazioni di bilancio.

Il 1° comma definisce il contenuto del bilancio, ovvero, i documenti che compongono il bilancio
redatto secondo i crismi del codice civile: “Gli amministratori devono redigere il bilancio di
esercizio, costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico, dal rendiconto finanziario
e dalla nota integrativa”.

Il bilancio, quindi, risulta essere un documento unitario composto di:

• Uno schema atto ad illustrare la situazione patrimoniale-finanziaria d’azienda: lo stato


patrimoniale;

• Uno schema finalizzato ad evidenziare il risultato economico dell'esercizio: il conto


economico;

• Uno schema finalizzato ad evidenziare i flussi di disponibilità liquide dell'esercizio: il


rendiconto finanziario.

• Una serie di informazioni esposte in forma libera (talvolta discorsiva, talvolta tramite schemi e
tabelle) finalizzate ad integrare il contenuto degli schemi, nonché a fornire al lettore
informazioni supplementari che contribuiscano a chiarire la situazione economico-finanziaria
aziendale: la nota integrativa.

Il 2° comma recita: “il bilancio deve essere redatto con chiarezza E deve rappresentare in modo
veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico
dell’esercizio”:

• Il postulato della chiarezza è riferito sia al contenuto degli schemi e della nota integrativa in
termini di rappresentazione, sia alla sostanza delle informazioni esposte, ovvero al processo
di formazione dei valori. (1° postulato)

• Il postulato di verità e correttezza della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato


economico si riferiscono al fatto che il bilancio deve rappresentare un “quadro fedele”
dell'attività aziendale. L’espressione “veritiero e corretto” deriva dalla traduzione dei termini
“true and fair view”. Più che di verità è opportuno parlare di veridicità ovvero di attendibilità e
credibilità delle informazioni e dei dati presenti nel bilancio. (2° postulato)

• Il postulato della correttezza, infine, è connesso al comportamento dei redattori del bilancio. Gli
amministratori, chiamati a redigere il bilancio d'esercizio, infatti, dovrebbero manifestare onestà
e neutralità per conseguire un duplice scopo: evitare favoritismi rispetto a determinati
portatori di interesse, ma anche evitare la distorsione del potenziale informativo del
bilancio con l'esito di falsare la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell’azienda.
(3° postulato)

• (4° comma e 4° postulato) Il postulato di rilevanza dice “Non occorre rispettare gli obblighi in
tema di rilevazione, valutazione, presentazione e informativa quando la loro osservanza abbia
effetti irrilevanti al fine di dare una rappresentazione veritiera corretta”. Rimangono fermi gli
obblighi il tema di regolare tenuta delle scritture contabili. Irrilevanza su due aspetti:

- Aspetto informativo: le informazioni irrilevanti non devono essere inserite;

- Aspetto valutativo: all’interno del codice civile ci saranno dei criteri di valutazione che
potranno non essere applicati, quando la loro applicazione è irrilevante ai fini della
valutazione del bilancio.

Il 5° comma recita: “Se, in casi eccezionali, l'applicazione di una disposizione degli articoli
seguenti è incompatibile con la rappresentazione veritiera e corretta, la disposizione non deve
essere applicata. La nota integrativa deve motivare la deroga e deve indicarne l'influenza sulla
rappresentazione della situazione patrimoniale, finanziaria e del risultato economico. Gli eventuali
utili derivanti dalla deroga devono essere iscritti in una riserva non distribuibile se non in
misura corrispondente al valore recuperato”. (Obbligo di deroga)

Il 3° comma dice: “Se le informazioni richieste dalle specifiche norme di legge (dagli articoli e
codici) non sono sufficienti a dare informazioni veritiere e corrette bisogna implementare queste
informazioni (Informazioni Complementari)

Infine il 6° ed ultimo comma si riferisce anche alla moneta di conto: tale principio è denominato
dall’OIC 11 “omogeneità” e sancisce che bilancio tanto per componenti patrimoniali attivi e
passivi, quanto per componenti positivi e negativi il reddito del debba essere redatto utilizzando
un'unica moneta di conto.

Principi di redazione

Nell’art. 2423-bis si trovano i sei principi di redazione:

• Principio di prudenza: tenere conto nel bilancio che si sta redigendo di perdite e di costi,
anche solo presunti, che sono inerenti a quel periodo amministrativo. Per prudenza si è
chiamati a stimare eventuali costi che si sosterranno in futuro di cui si è venuti a conoscenza
durante la redazione del bilancio d’esercizio e che riguardano la gestione dell’esercizio. Questi
vanno prudenzialmente accostati nel bilancio di chiusura.

• Principio della continuità della gestione: riguarda la condizione d'attività aziendale. Infatti esso
può essere definito principio dell'impresa in funzionamento. I principi enunciati dal codice, si
riferiscono alla situazione di impresa in funzionamento. Altre situazioni, quali ad esempio la
liquidazione aziendale, non sono oggetto dei principi generali, ma vengono trattati in relazione
alla specifica situazione.

• Principio della prevalenza della sostanza sulla forma: l'applicazione del principio prevalenza
della sostanza sulla forma dovrebbe indurre a porre maggiore attenzione alla sostanza delle
operazioni, evitando di far prevalere gli aspetti formali. (Operazioni che sembrano vendite ma
in realtà sono affitti attivi. Forma = vendita bene ; Sostanza = affitto).

• Principio di competenza: È un principio in base al quale si stabiliscono le modalità per


attribuire i costi e i ricavi al periodo amministrativo e concorrere alla determinazione del
reddito d’esercizio. I ricavi sono di competenza dell’esercizio quando lo scambio è avvenuto
(il bene è stato consegnato o l’operazione è stata terminata). I costi vengono individuati di
competenza se correlati ai relativi ricavi (Quali costi ho dovuto sostenere per ottenere dei
ricavi?).

• Principio della valutazione separata: rappresenta un ulteriore contributo all'intelligibilità del


bilancio. Il fatto che gli elementi eterogenesi ricompresi nelle singole voci devono essere
valutati separatamente richiama l’esigenza di evitare compensi di partite o raggruppamenti di
voci, condizione indispensabile per ottenere bilanci chiari e comprensibili.

• Principio della costanza dei criteri di valutazione: in ogni esercizio si deve essere costanti ad
applicare gli stessi criteri di valutazione. Non è consentito variare i criteri di valutazione ogni
anno. Variare i criteri di valutazione porta alla non comparabilità tra i bilanci, e si potrebbe
usare questa variazione a proprio vantaggio. Esiste una deroga che consente di variare i criteri
di valutazione, ma solo in casi eccezionali. (In questo caso si devono redigere 2 bilanci: uno che
utilizza i vecchi criteri e uno che contenga i nuovi criteri di valutazione).

Politiche di Bilancio: Sono delle strategie attuate dagli amministratori o dai loro consulenti, rivolti
a rappresentare nel bilancio una realtà differente da quella oggettiva (forzare i numeri di
bilancio a proprio favore).

Criteri di valutazione

Sono delle regole che sono da applicarsi alle singole voci del bilancio. All’interno dell’articolo 2426
sono presenti i singoli criteri di valutazione, e queste regole ci dicono come valutare:

• Immobilizzazioni;

• Costi di impianto e di ampliamento;

• Avviamento;

• Disaggio su prestiti;

• Crediti;

• Rimanenza, titoli e attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni e i beni fungibili;

• Lavori in corso su ordinazione.

Il principio che permea un po’ tutti i criteri di valutazione è il principio di base del costo di
acquisto o di produzione.
Altri postulati di redazione:

• Utilità del bilancio d'esercizio per i destinatari e completezza dell’informazione;

• Comparabilità;

• Conformità del complessivo procedimento di formazione del bilancio ai corretti principi


contabili;

• Funzione informativa e completezza della nota integrativa e delle altre informazioni


necessarie;

• Verificabilità dell’informazione.

Finalità e principi generali del bilancio nella disciplina internazionale

Nella normativa internazionale, le regole sono state studiate e pensate per uno stakeholder
particolare: Investors (soci e finanziatori). Questi principi sono costruiti in funzione di dare
informazioni che interessano molto agli investitori.

Per questo motivo sono molto ancorati al fair value (valore effettivo di un bene, di un servizio o di
uno strumento finanziario, costo effettivo, senza contare ammortamenti, «il corrispettivo al quale
un'attività può essere scambiata, o una passività estinta, tra parti consapevoli e disponibili, in una
transazione tra terzi indipendenti»), perché l’ottica dell’investitore di breve termine.

La struttura e il contenuto degli


schemi di bilancio
La composizione del bilancio esercizio

Il bilancio è composto da questi documenti:

• Stato patrimoniale;

• Conto economico;

• Rendiconto finanziario;

• Nota integrativa: documento descrittivo, in aggiunta, che accompagna gli schemi.

Tali documenti formano un tutto inscindibile e congiuntamente concorrono alla rappresentazione


della situazione patrimoniale, finanziaria e reddituale dell'impresa in funzionamento.

In aggiunta, solo per aziende medio-grandi:

• Relazione sulla gestione: relazione che accompagna gli schemi;

• Prospetto delle variazioni di patrimonio netto;

I valori accolti nello stato patrimoniale e nel conto economico devono essere esposti nelle tavole
di sintesi mediante l'impiego di diversi livelli di aggregazione e disarticolazione:

• Macroclassi: contraddistinte da lettere alfabetiche maiuscole (obbligatorie), che evidenziano, in


via sintetica, distinti raggruppamenti di valori;

• Classi di valori: contraddistinte da numeri romani (obbligatorie), che individuano in modo più
analitico le componenti delle singole macroclassi di cui al punto precedente;

• Voci: contraddistinte da numeri arabi e lettere alfabeti che minuscole, attraverso le quali
vengono ulteriormente disaggregate le classi di valori.

Lo stato patrimoniale

Il documento del bilancio di esercizio che sintetizza la struttura e la composizione quali-


quantitativa del capitale di funzionamento è lo stato patrimoniale; la sua portata informativa
riguarda la valutazione della struttura patrimoniale-finanziaria colta il mandato istante della vita
aziendale.

Lo stato patrimoniale, caratteristiche:

• Schema obbligatorio e vincolante: artt. 2424 e 2424-bis del codice civile;

• Esposizione di attività e passività a sezioni contrapposte;

• Presenza di informazioni utili anche dal punto di vista finanziario;

• Esposizione di valore dell'attivo al netto dei fondi rettificativi;

Il criterio generale di classificazione dei valori che confluiscono nella tavola del capitale di
funzionamento (nell’attivo) è quello della destinazione economica: tale principio privilegia la
destinazione che i fattori produttivi subiscono in seno alla specifica realtà aziendale nella quale
vengono economicamente impiegati.

Il criterio di classificazione nelle passività e patrimonio netto è diverso: le voci vengono


classificate in funzione della natura del creditore (mezzi propri o mezzi di terzi, ecc..).

Macroclassi:

• Attività:

- Crediti verso soci per versamenti


ancora dovuti;

- Immobilizzazioni;

- Attivo circolante;

- Ratei e Risconti.

• Passività e Patrimonio Netto:

- Patrimonio netto;

- Fondi per rischi ed oneri;

- Trattamento di fine rapporto di lavoro


subordinato;

- Debiti;

- Ratei e Risconti.

Struttura dello stato patrimoniale secondo i principi contabili


internazionali

I principi contabili dell’International Accounting Standards Board (IASB) non impongono uno
schema di stato patrimoniale rigido e vincolante. Tale scelta induce alla evidenziazione delle
classi di valori che devono essere rappresentate nel prospetto della situazione patrimoniale-
finanziaria.

I principi contabili internazionali stabiliscono


che gli elementi attivi e passivi del
patrimonio aziendale possono essere
classificati secondo due criteri alternativi:

• Corrente/non corrente (consigliato): tale


classificazione prevede la distinzione
delle attività e passività distinguendo
tra quota corrente e non corrente delle
medesime avuto riguardo al ciclo
operativo aziendale. Qualora il ciclo
operativo non sia chiaramente
identificabile, si suppone
convenzionalmente una sua durata pari a
12 mesi.

• Liquidità/esigibilità: in questo caso, le


attività e le passività patrimoniali sono
classificate seguendo un criterio di
specie finanziaria, che tende a separare
gli elementi patrimoniali liquidabili (attività)
o esigibili (passività) nel breve periodo da
quelli a medio/lungo termine.

Conto Economico

Il conto economico rappresenta la situazione reddituale dell'impresa in funzionamento con una


sintesi di valori economici positivi e negativi attribuiti all'esercizio in ragione di competenza
economica, che consentono la determinazione del reddito di esercizio e di altri eventuali risultati
reddituali intermedi.

È uno schema obbligatorio, contenuto nell'articolo 2425 del codice civile (schema rigido).
All'interno di questo schema i valori sono sono esposti, non a sezioni contrapposte, ma in forma
scalare (tutte le voci una sotto l’altra).

Macroclassi del conto economico:


Importante: la variazione delle
• A) Valore della produzione: nella quale troviamo tutte le rimanenze espressa sia in A) che in B).

componenti positive di reddito attinenti alla gestione


corrente (ricavi da prestazioni/vendite, variazione delle • In A) si hanno variazioni delle
rimanenze dei prodotti finiti, ecc.) solo componenti positive;
rimanenze di prodotti in corso di
• B) Costi della produzione: troviamo tante tipologie di lavorazione, semilavorati e finiti (sono
costo. Il criterio di classificazione è quello per natura: i costi in produzione).

sono suddivisi in base alla loro natura (costi per materie • In B) si hanno variazioni delle
rimanenze di materie prime,
prime, dipendenti, produzione, ecc.) solo componenti
sussidiarie, di consumo e di merci
negative.
(beni non ancora lavorati).
• Differenza tra valore e costi della produzione: ( A
- B )

• C) Proventi e oneri finanziari: tutto il mondo della


finanza aziendale (interessi attivi/passivi, cedole,
dividendi, ecc..);

• D) Rettifiche di valore di attività finanziarie:


include le rettifiche dei valori dell’attivo
(svalutazioni e partecipazioni, rivalutazioni, ecc.).

• Risultato prima delle imposte: ( A - B +/- C +/- D


).

Nello schema di conto economico IAS ci sono due


possibili classificazioni: in natura o destinazione.
Non c'è uno schema rigido, ma c’è un elenco di
voci minime necessarie.

Rendiconto finanziario

È uno schema di bilancio che è stato introdotto obbligatoriamente con la riforma del bilancio a
partire dal 1 gennaio 2016.

Consente l'apprezzamento delle condizioni di economicità procedendo all'analisi dei fenomeni


caratterizzanti la dinamica finanziaria dell'impresa in funzionamento, (capire quali sono le aree di
liberazione di cassa e di assorbimento di cassa).

L'articolo 2425-ter c.c. precisa che il contenuto informativo del rendiconto finanziario riguarda
l'ammontare e la composizione delle disponibilità liquide, all'inizio e alla fine dell'esercizio,
e di flussi finanziari dell'esercizio derivanti dall'attività operativa, da quella di investimento, da
quella di finanziamento, ivi compresa, con autonoma indicazione, le operazioni con i soci.

Nel codice civile non vi è uno schema rigido di rendiconto finanziario.

Applicazione dell’OIC 10: esso ribadisce l'importanza della redazione del rendiconto finanziario,
tenuto conto della sua rilevanza informativa: fornisce informazioni per valutare la situazione
finanziaria della società nell'esercizio di riferimento e la sua evoluzione negli esercizi
successivi. Le risorse finanziarie prese a riferimento sono:

• Disponibilità liquide;

• Disponibilità liquide equivalenti.

Per quanto attiene alle cause che possono avere generato variazioni nella risorsa finanziaria presa
a riferimento per la costruzione del rendiconto finanziario, l’OIC 10 distingue tre aree principali:

• Attività operativa: l'insieme dei flussi finanziari generati dall'attività principale di produzione e
vendita effettuata dall'impresa nel corso dell’esercizio. Al fine di evidenziare flussi finanziari
connessi all'attività operativa, l’OIC 10 prevede l'impiego di due metodologie di calcolo:

- Metodo indiretto: rettifica del reddito netto di esercizio per tenere conto di eventuali oneri
proventi che non hanno avuto impatto caseario nel corso dell'esercizio oppure esponendo
dapprima I valori attinenti ai ricavi ed ai costi come desumibili dal conto economico.

- Metodo diretto: I flussi di incasso e di pagamento attinenti all'area operativa sono identificati
in via diretta, attraverso l'evidenziazione delle principali cause che diano generati.

• Attività di investimento: ricomprendono flussi finanziari derivanti da operazioni di acquisizione o


dismissione di immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie, nonché delle attività finanziarie
non immobilizzate.

• Attività di finanziamento: sono definite come operazioni che provocano la modificazione


quantitativa e qualitativa del capitale proprio e dell'indebitamento dell’impresa.

Metodo diretto

Metodo Indiretto

Il modello di rendiconto finanziario suggerito dai principi contabili internazionali

Lo IAS 7 suggerisce la redazione del rendiconto finanziario privilegiando la rappresentazione dei


“flussi di cassa”, impiegato alternativamente quali risorse finanziarie di riferimento:

• Disponibilità liquide: comprendenti anche eventuali depositi a disposizione dell'azienda presso


banche o altri intermediari;

• Disponibilità liquide equivalenti: definibili come investimenti finanziari a breve termine,


rapidamente convertibili in moneta e non soggetti a rischio di variazione del valore originario.

Lo IAS 7 è molto simile all’OIC 10: anche qui vi è l'individuazione dei tre principali aree in grado
di spiegare le cause che possono avere generato variazioni nella risorsa finanziaria presa a
riferimento (operativa, investimento, finanziamento). Utilizzo degli stessi metodi: diretto e indiretto.

Nota integrativa

La nota integrativa è un documento illustrativo dei dati contenuti nello stato patrimoniale e nel
conto economico. Ha un contenuto obbligatorio ma non uno schema vincolante (nessuna
indicazione precisa su cosa scrivere).

È un documento descrittivo, all'interno del quale troviamo commento riguardante i numeri di


bilancio.

Relazione sulla gestione

Documento che accompagna il bilancio, ma non è un documento di bilancio. È una relazione


descrittiva prevista dal codice civile dall'articolo 2428 (descrizione della storia dell’esercizio). Ha
la funzione di dare delle informazioni in più sul bilancio dell’azienda.

Deve contenere:

• Un resoconto dell'andamento della gestione della società;

• Informazioni circa alcuni aspetti gestionali critici;

• Informazioni concernenti i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell'esercizio e


l'evoluzione prevedibile della gestione aziendale.

Prospetto delle variazioni di patrimonio netto

È obbligatorio per l’IAS 7 ma non per l’OIC 10 (da inserire dentro la nota integrativa).

È un documento all'interno del quale si va a vedere le variazioni del patrimonio netto.

Le voci di patrimonio netto devono essere analiticamente indicate, con specificazione in


appositi prospetti della loro origine, possibilità di utilizzazione e distribuibilità, nonché della loro
avvenuta utilizzazione nei precedenti esercizi.

Bilancio in forma abbreviata

La redazione del bilancio in forma abbreviata è consentita alle imprese che non superino nel
primo esercizio o, successivamente, per due esercizi consecutivi due dei seguenti parametri
quantitativi:

• Totale dell'attivo patrimoniale: € 4.400.000;

• Totale dei ricavi delle vendite e delle prestazioni: € 8.800.000;

• Dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 50 unità.

Si hanno semplificazioni sia in materia di redazione del conto economico, che in materia di
redazione dello stato patrimoniale, che in tema di informativa da fornire all'interno della nota
integrativa (con possibilità di omettere la relazione sulla gestione).

Nota integrativa, relazione sulla


gestione e altri documenti di
bilancio
La nota integrativa

La nota integrativa è un documento illustrativo dei dati contenuti nello stato patrimoniale e nel
conto economico, al fine di permettere, congiuntamente ad essi, di fornire una rappresentazione
chiara, veritiera e corretta della situazione patrimoniale, reddituale e finanziaria dell’impresa in
funzionamento.

La nota integrativa, pertanto, si pone l’obiettivo di illustrare i valori contabili che trovano
rappresentazione all’interno dei prospetti, integrandosi in modo stretto e complementare con i
medesimi.

La nota integrativa assume una vera e propria funzione informativa di elementi che
necessariamente non possono essere rappresentati negli schemi di bilancio.

Al suo interno viene fornita anche la rappresentazione dei criteri adottati dagli amministratori nel
compiere i propri processi valutativi sulla base di quanto stabilito dalla normativa e dalla prassi
contabile, svolgendo una funzione esplicativa delle scelte adottate.

Infine, un’ultima funzione è quella illustrativa degli aspetti presenti all’interno degli schemi di
bilancio e che all’interno degli stessi non possono essere descritti in modo maggiormente
specificato e dettagliato.

Contenti della nota integrativa

A livello di contenuti il Legislatore nazionale non ha definito uno schema obbligatorio di nota
integrativa, così come invece ha fatto per lo stato patrimoniale e il conto economico, ma ha
semplicemente prescritto un contenuto minimo di tipo cogente.

Gli innumerevoli punti disposti dall’art. 2427 c.c. possono essere raggruppati nel seguente modo:

• Criteri di valutazione applicati;

• Composizione e movimenti delle immobilizzazioni;

• Proposta di destinazione del risultato;

• Informazioni dettagliate su leasing, nel caso ci sia (durata, canoni, ecc.);

• Ulteriore serie di dettagli sull’attivo e passivo;

• Ripartizione dei ricavi delle vendite e delle prestazioni secondo categorie di attività e
secondo aree geografiche.

Appare opportuno osservare come il Legislatore nazionale attribuisca notevole importanza


all’informativa integrativa di bilancio; in linea con tale orientamento, anche la prassi contabile
internazionale conferisce ampio rilievo alle “note al bilancio” viste quale strumento indispensabile
per consentire ai lettori di comprendere il rispetto dei principi posti alla base della redazione del
medesimo.

All’interno del principio contabile internazionale IAS 1 è previsto che il bilancio sia completo da
apposite note esplicative

La relazione sulla gestione

La relazione sulla gestione pur non essendo un documento costitutivo del bilancio di esercizio, ha
la funzione di corredare il bilancio stesso con informazioni utili per una migliore
comprensione della situazione patrimoniale-finanziaria e della dinamica reddituale
dell’impresa in funzionamento.

È una relazione descrittiva prevista dal codice civile all'articolo 2428.

La relazione sulla gestione ha il compito di riferire sulle condizioni interne di azienda ed


esterne di ambiente, e a tal riguardo sia in termini macroeconomici che in un’ottica settoriale e di
mercati di acquisto/sbocco.

La funzione della relazione sulla gestione è pertanto quella di consentire al lettore di bilancio di
capire il contesto all’interno del quale si è sviluppata l’attività di impresa nel recente
passato, e che ha prodotto i valori rappresentati negli schemi di bilancio e nelle note di
commento, ma anche quello di fare comprendere la capacità dell’impresa di perseguire il
raggiungimento dell’economicità di gestione anche negli esercizi futuri.

Ai sensi dell’art. 2428 c.c., la relazione sulla gestione deve contenere:

• Un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento e del
risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche
attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi e agli investimenti,
nonché una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta.
• Tale analisi deve contenere gli indicatori economico-finanziari e quelli non finanziari
pertinenti all’attività specifica della società, comprese le informazioni attinenti all’ambiente e al
personale.

La Relazione sulla gestione deve in ogni caso contenere:

1. Le attività di ricerca e sviluppo;

2. I rapporti con imprese controllanti, controllate, collegate e con le consociate;

3. Il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni o quote di società
controllanti possedute dalla società, anche per tramite di società fiduciaria o per interposta
persona, con l'indicazione della parte di capitale corrispondente;

4. Il numero e il valore nominale sia delle azioni proprie sia delle azioni o quote di società
controllanti acquistate o alienate dalla società, nel corso dell'esercizio, anche per tramite di
società fiduciaria o per interposta persona, con l'indicazione della corrispondente parte di
capitale, dei corrispettivi e dei motivi degli acquisti e delle alienazioni.

5. L’evoluzione prevedibile dalla gestione;

6. -bis) in merito all’utilizzo di strumenti finanziari e se rilevanti per la valutazione della situazione
patrimoniale, finanziaria e del risultato economico, gli obiettivi e le politiche della società in
materia di gestione del rischio finanziario, nonché l’esposizione della società al rischio di
prezzo, di credito, di liquidità e di variazione dei flussi finanziari.

7. La Relazione sulla Gestione deve inoltre contenere l’elenco delle sedi secondarie della
società.
Le Immobilizzazioni Materiali
Definizione, caratteristiche comuni delle immobilizzazioni e loro
classificazione nel bilancio d’esercizio

Le immobilizzazioni sono elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati “durevolmente”


nello svolgimento della gestione e formano la struttura tecnica, organizzativa e strategica
permanente dell’impresa.

La destinazione economica a strumento di produzione della gestione caratteristica e non alla


vendita, consente di riconoscere nell'immobilizzazione un elemento che estende la propria
utilità nel tempo e la distingue dagli elementi dell'attivo circolante.

La classificazione dei valori delle immobilizzazioni proposta dall’art. 2424 c.c. risponde ad
esigenze di comprensibilità e chiarezza espositiva suddividendo le immobilizzazioni in
immateriali, materiali e finanziarie

Riferimenti legislativi:

• Artt. 2424, 2425, 2426, 2427 Codice Civile;

• OIC 9 (Impairment test), 16 e 24.

Le immobilizzazioni trovano allocazione nella macroclasse B, nell’attivo dello stato


patrimoniale:

• Immateriali (Voce B.I):

1. Costi di impianto e di ampliamento;

2. Costi di sviluppo;

3. Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno;

4. Concessioni, licenze, marchi e diritti simili;

5. Avviamento;

6. Immobilizzazioni immateriali in corso e acconti;

7. Altre immobilizzazioni immateriali.

• Materiali (Voce B.II):

1. Terreni e fabbricati;

2. Impianti e macchinario;

3. Attrezzature industriali e commerciali;

4. Altri beni;

5. Immobilizzazioni materiali in corso e acconti.

• Finanziarie

Criteri generali di valutazione e di rappresentazione secondo il


codice civile

Secondo le disposizioni civilistiche, le immobilizzazioni acquistate da terze economie sono


valutate al costo di acquisto, nel quale si compiuta anche gli oneri accessori (costi che ho
dovuto sostenere per l’acquisizione delle immobilizzazioni da terze economie). Costo + Oneri
accessori.

Le immobilizzazioni prodotte o costruite internamente (in economia) vengono valutate al


costo di produzione, che comprende tutti i costi direttamente imputabili al bene.

Il costo di produzione può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente
imputabile al prodotto, relativi al periodo di fabbricazione e fino al momento dal quale il bene può
essere utilizzato.

Il costo delle immobilizzazioni, materiali ed immateriali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo
deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio (non si può interrompere
l’ammortamento) in relazione alla residua possibilità di utilizzazione.

Le immobilizzazioni, materiali e immateriali, possono essere svalutate, se al termine


dell'esercizio risultano aver subito una perdita di valore durevole. Il minor valore non deve
essere tuttavia mantenuto se le cause che hanno originato la svalutazione sono venute meno.

Le immobilizzazioni sono iscritte in bilancio al valore netto contabile, definito come il valore di
costo originario al netto degli ammortamenti e delle svalutazioni dell'esercizio e di quelli
precedenti.

L’OIC 9 spiega come fare le svalutazioni, quali sono gli indicatori e come individuare le cause della
svalutazione. Alcune immobilizzazioni dal punto di vista fiscale, non sono riconosciute, perché
sono soggettive.

La valutazione dei beni in leasing

Documenti di riferimento:

• OIC 1;

• Art. 2427 n.22 c.c.;

• IAS 17 (leasing);

• IFRS 16 (che dal 2019 sostituirà lo IAS 17).

I beni concessi in locazione finanziaria (leasing) sono rappresentati nel bilancio d’esercizio
secondo il metodo consentito dalle norme e tradizionalmente accreditato nella prassi, detto
metodo patrimoniale.

Esistono due diverse metodologie di valutazione del Leasing:

• Metodo Patrimoniale;

• Metodo Finanziario.

Leasing Operativo: (da valutare con il Metodo Patrimoniale): è diffuso nel nostro Paese, assimila
il contratto di leasing al contratto di locazione o noleggio, in cui il conduttore paga un canone
periodico per l’utilizzo del bene per un tempo determinato, inferiore alla vita utile del bene stesso.
Non è prevista la possibilità di riscattare il bene al termine del contratto.

Leasing Finanziario: (da valutare con il Metodo Finanziario): al momento prevista solo dai principi
contabili internazionali, vede la sostanza del contratto di leasing come un vero contratto di
compravendita, assistito da un finanziamento ad un dato tasso di interesse, associato al
pagamento rateizzato. Prevede il pagamento di un Maxicanone e di un riscatto finale.

Metodo Patrimoniale

Nel bilancio della Società concedente:

• I beni iscritti tra le immobilizzazioni;

• Beni ammortizzati secondo la durata della vita utile;

• Gli introiti dei canoni di leasing sui contratti stipulati sono indicati nei ricavi.

Mentre nel bilancio della Società conduttrice:

• Canoni di leasing a conto economico (tra i costi);

• Al termine del contratto iscrizione del bene al valore di riscatto.

Metodo Finanziario

Nel bilancio della Società concedente:

• Genera l’iscrizione di crediti verso clienti per il valore complessivo dei beni concessi in
leasing;

• Valore complessivo ridotto via via dall’introito delle rate periodiche;

• Annotazione dei proventi finanziari tra i ricavi.

Mentre nel bilancio della Società conduttrice:

• Iscrizione nell’Attivo dello SP dei valori dei beni in acquistati in leasing, dato dall’attuazione
di tutti i canoni periodici al tasso di interesse previsto dalle condizioni contrattuali, più il valore di
riscatto;

• Iscrizione tre le passività il debito nei confronti della società di leasing, di pari importo
rispetto al valore del bene determinato con il processo di attuazione.

All’atto del pagamento dei singoli canoni, la componente che costituisce interesse passivo è
rilevata come costo, mentre la quota restante del canone costituisce riduzione del debito verso il
concedente.

La svalutazione delle immobilizzazioni per perdite durevoli di valore

Il punto 3 dell’art. 2425 prende in esame la svalutazione delle immobilizzazioni. La svalutazione è


riferita tanto alle immobilizzazioni soggette ad ammortamento quanto a quelle non
ammortizzabili, quando sussistono sintomi che facciano prevedere difficoltà per il recupero del
valore netto contabile.

Si definisce infatti perdita durevole la diminuzione di valore che rende il valore recuperabile
di un’immobilizzazione, nella prospettiva di lungo termine, inferiore al valore netto contabile.

L’eccezionalità che deve contraddistinguere le svalutazioni delle immobilizzazioni è determinata


dall’evidenza che le perdite di valore ordinarie sono rilevate costantemente attraverso le
quote di ammortamento.

Il valore recuperabile di una immobilizzazione è il maggiore tra il suo valore d’uso e il suo valore
equo (fair value) al netto dei costi di vendita.

Perdite durevoli

Ogni qualvolta il valore recuperabile di un’immobilizzazione è inferiore al suo valore netto


contabile, la differenza deve essere identificata come perdita e imputata a conto economico,
tra i costi della produzione (B10c).

In ogni caso, che deve avere carattere duraturo, deve necessariamente essere documentata e
fondersi su elementi oggettivamente valutabili, quali stime peritali che ne documentino il minor
valore.

La società deve verificare ad ogni chiusura il bilancio se esistano degli indicatori idonei a
evidenziare la perdita di valore subita dall’immobilizzazione. In caso esista un indicatore la società
deve procedere alla stima del valore recuperabile ed effettuare la svalutazione, nel caso in cui
questo risulti inferiore al valore netto contabile.
Il ripristino delle immobilizzazioni

Il ripristino di valore non può essere interpretato in senso estensivo, sino a consentire rivalutazioni
che superino il valore netto contabile esistente prima della svalutazione. Non è possibile, secondo
i principi contabili nazionali, ripristinare la svalutazione rilevata sull’avviamento e sugli oneri
pluriennali di cui al n.5 dell’art. 2425 c.c.

La determinazione delle perdite durevoli con procedura semplificata

Le società minori possono, secondo l’OIC 9, adottare una procedura semplificata per la
determinazione delle perdite durevoli, basata sulla capacità di assorbimento e copertura
dell’ammortamento.

Le informazioni in nota integrativa

L’art. 2427 al numero 3-bis chiede che in nota integrativa siano indicati “la misura e le
motivazioni delle riduzioni di valore applicate alle immobilizzazioni materiali e immateriali,
facendo a tal fine esplicito riferimento al loro concorso alla futura produzione di risultati economici,
alla loro prevedibile durata utile e, per quanto rilevante, al loro valore di mercato, segnalando
altresì le differenze rispetto a quelle operate negli esercizi precedenti ed evidenziando la loro
influenza sui risultati economici dell’esercizio”.

Ne segue che in nota integrativa le svalutazioni per perdite durevoli di valori debbono essere
accuratamente ed esaustivamente descritte.

La svalutazione delle immobilizzazioni rilevate al costo in valuta

Nel caso specifico delle immobilizzazioni acquistate in valuta occorre considerare quali fattori
incidano sulla perdita di valore. In particolare, possono configurare diverse cause, che però la
variazione di cambio negativa ne rappresenta la componente rilevante.

La perdita di valore, per il principio della prudenza, deve essere iscritta a conto economico,
mentre sulla base del nuovo valore dell’immobilizzazione dovrà essere rideterminato il piano di
ammortamento.

Le immobilizzazioni materiali

La materialità costituisce una caratteristica rilevante ai fini della valutazione delle immobilizzazioni
e del significato che, attraverso la lettura e l'analisi del bilancio, si può ragionevolmente attribuire
alla struttura produttiva dell'azienda come ai suoi equilibri patrimoniali e finanziari, e alle sue
prospettive di crescita e sviluppo.

Sono immobilizzazioni materiali i beni ad uso durevole impiegati come strumenti di


produzione del reddito nella gestione caratteristica che, oltre alla materialità, presentano le
seguenti caratteristiche: possono essere acquistati o prodotti, hanno utilità pluriennale,
concorrono alla formazione dei risultati economici di più esercizi.

Con riferimento alla classificazione prevista dal codice civile sono fornite di seguito alcune
esemplificazioni di specifici elementi ricompresi nelle singole classi:

• Terreni e fabbricati: fondi e terreni agricoli, terreni estrattivi, minerari e cave, moli e banchine (i
terreni non si ammortizzano mai), mentre i fabbricati comprendono quelli industriali: officine,
stabilimenti ad uso commerciale e amministrativo, negozi, magazzini, ecc.., e quelli civili riferiti
ad immobilizzazioni che non sono strumentali per l'attività dell'impresa ma costituiscono un
investimento di risorse finanziarie o sono previsti da norme o statuti.

• Impianti e macchinario: comprende gli impianti specifici legati alla tipicità del processo
produttivo attuato, e quelli generici, nonché i macchinari;

• Attrezzature industriali e commerciali: attrezzi, ricambi, equipaggiamenti ed utensili;

• Altri beni: mobili e arredi, macchine d'ufficio, computer, automezzi, imballaggi riutilizzabili e beni
gratuitamente devolvibili;

• Immobilizzazioni in corso e acconti: formati da beni in costruzione e da anticipi corrisposti a


fornitori per i loro acquisto.

Le immobilizzazioni che sono destinate alla vendita diretta per specifica decisione assunta
dall’impresa devono essere classificate nell’attivo circolante in una apposita voce.

La valutazione iniziale

Il valore originario delle immobilizzazioni materiali è dato dal costo, che rappresenta il valore
economicamente corretto, attribuibile al bene al momento della loro acquisizione.

La valutazione delle immobilizzazioni deve tener conto delle diverse modalità di acquisizione:

• L’acquisto: quando l’acquisizione avviene con uno scambio tradizionale in cui


l’immobilizzazione costituisce la prestazione e il prezzo, formato in moneta di conto, la
controprestazione, il costo è inizialmente misurato dal prezzo di acquisto effettivamente
pagato al fornitore. A questo valore comprende i costi accessori di acquisto e ogni altro
onere sostenuto;

• Costruzioni in economia: spiegata poi;

• Permuta: la permuta si realizza con uno scambio reciproco di beni tra due contraenti. La
valutazione dell’immobilizzazione acquisita deve avvenire al valore di mercato, e la differenza
positiva rispetto al valore di carico dell’immobilizzazione ceduta determinata una plusvalenza.

• Acquisizione dando a parziale pagamento un'altra immobilizzazione materiale: talvolta la


dismissione degli impianti vecchi la loro sostituzione avviene prima che la loro capacità
tecnica o economica sia completamente esaurita. In tali situazioni è frequente l’acquisto di
un cespite nuovo, dando a parziale pagamento il cespite usato. La nuova immobilizzazione è
assunta in carico a valore di mercato, mentre il confronto tra valore netto contabile
dell’immobilizzazione ceduta e valore riconosciuto dall’acquirente a parziale pagamento, fa
scaturire l’utile o la perdita di realizzo;

• Apporto: le immobilizzazioni sono acquisite tramite apporto quando vengono conferite


all’impresa da parte dei soci in cambio di azioni o quote emesse dalla società;

• Acquisto a titolo gratuito: l’immobilizzazione materiale acquisita, in tutto o in parte,


gratuitamente, deve essere iscritta in bilancio quando si realizza il trasferimento del titolo
di proprietà. Il valore iniziale determinato, poiché non ha richiesto esborsi monetari, misura un
componente positivo del reddito d’esercizio;

• Acquisto in blocco: un caso particolare è dato dall’acquisizione in blocco di più beni, come
accade quando si acquisisce uno stabilimento o un complesso di macchinari ed attrezzature
che formano un’unità economico-tecnica relativa.

La formazione del costo

Gli oneri finanziari

Gli oneri finanziari costituiscono costi dell’esercizio in cui maturano e sono imputabili direttamente
alla voce C17 “interessi e altri oneri finanziari” del contro economico.

Sia le norme del codice civile sia i principi contabili riconoscono la possibilità di capitalizzare i costi
di finanziamento quando ricorrono tutte le seguenti condizioni:
• gli oneri finanziari devono essere effettivamente sostenuti;
• se i finanziamenti sono espressamente finalizzati alla costruzione di immobilizzazioni gli
interessi capitalizzabili sono quelli complessivamente maturati nel periodo;
• gli oneri finanziari devono essere maturati nel periodo intercorrente tra l’esborso dei fondi
per il pagamento dei fornitori per l’acquisizione dei fattori richiesti per la costruzione e il
momento in cui il bene è pronto per entrare in funzione;
• il tasso di interesse utilizzabile per la capitalizzazione è quello realmente sostenuto per il
finanziamento;
• sono considerate nella capitalizzazione eventuali perdite di cambio legate ai finanziamenti
specificatamente richiesti per l’acquisizione dell’immobilizzazione.

I Contributi

I contributi in conto capitale sono delle somme che un ente pubblico eroga all'azienda in
questione per sostenere l'acquisto di beni materiali.

Normalmente esce un bando e le aziende compilano una domanda per l’acquisizione dei
contributi, prima la società paga l'acquisto del bene e solo allora può arrivare fisicamente il
contributo dall'ente pubblico.

I contributi in conto capitale sono iscrivibili in bilancio nell'esercizio in cui diviene certa da loro
erogazione (delibera formale ed esecutiva dell'ente pubblico) secondo due criteri:

• Accredito graduale a conto economico (metodo più utilizzato): ripartizione del contributo in
conto capitale per tutta la vita utile del macchinario. L'impianto viene contabilizzato al costo
d’acquisto, il contributo ricevuto viene considerato come componente positivo di reddito
comune a più esercizi, in quanto la sua utilità si dispiega per tutta la vita economica utile
dell’immobilizzazione.

• Imputazione a patrimonio netto: deduzione integrale del contributo in conto capitale dal costo
dell’immobilizzazione. Il contributo ricevuto viene portato a diretta riduzione del costo
dell'acquisto dell’impianto, e (l’impianto) viene ammortizzato per la differenza.

Il contributo è un componente positivo di reddito.

Le spese di manutenzione

Le immobilizzazioni materiali possono richiedere durante il funzionamento nella struttura


produttiva dell'impresa, interventi generatori di costi e di ricavi. Si tratta delle attività di
manutenzione, riparazione, ammodernamento, ampliamento e miglioramento delle condizioni
strutturali dei cespiti, nonché quelle di rinnovamento.

Le manutenzioni possono essere:

• Ordinarie: servono per mantenere l'efficienza normale del nostro bene o al ripristino
dell'originaria funzionalità qualora si fossero verificati guasti o impedimenti di natura tecnica;

• Straordinarie: se tendono al miglioramento delle condizioni generali di sfruttamento del


bene. Tutte le volte che queste spese contribuiscono a incrementare il valore di un bene, vanno
capitalizzate (togliere un costo dal conto economico e portarlo nello stato patrimoniale nelle
attività.

• Cicliche: quando determinate immobilizzazioni materiali necessitano interventi manutentivi


programmati da eseguirsi ad intervalli temporali predeterminati o al raggiungimento di
predefiniti livelli output. La corretta applicazione del postulato della competenza richiede che sia
cantonata una quota. La quota in oggetto incrementa un fondo manutenzioni cicliche iscritto nel
passivo dello stato patrimoniale.

Pezzi di ricambio e imballaggi


I pezzi di ricambio acquistati per consentire la periodica sostituzione di parti logorate o
danneggiate di impianti ed attrezzature, possono essere classificati in base a diversi elementi:
• la rilevanza dei valori;
• le quantità giacenti;
• la frequenza del loro impiego e la velocità di rotazione nel magazzino.

Gli imballaggi da riutilizzare sono capitalizzati se sono rilevanti per importo e successivamente
ammortizzati in base alla loro vita utile.

Costruzione in economia (fabbricazione interna)

Le immobilizzazioni prodotte o costruite internamente (in economia) vengono valutate al costo di


produzione. Per la formazione del costo iniziale di un cespite costruito un economia si
considerano:

• I costi diretti dei materiali e la manodopera impiegata, nonché altri oneri quali progettazione
o lavorazioni esterne direttamente sostenute per la realizzazione della costruzione.

• Questi corti si aggiungono i costi indiretti, se e per quanto imputabili, nonché gli oneri
finanziari con riguardo al periodo di riferimento e all’importo;

• I costi indiretti accolgono quote-parti di costi generali di produzione quali la retribuzione della
manodopera indiretta, gli ammortamenti industriali, I consumi e servizi di produzione comuni.

I costi di natura anomala, occasionale e straordinaria, non sono considerabili ai fini della
formazione del costo e devono essere inviati a conto economico come costi d’esercizio.

I costi indiretti di produzione sono capitalizzabili solo se riferiti al periodo di fabbricazione e


fino al momento in cui l'immobilizzazione è oggettivamente pronta per l’utilizzo.

Il criterio prudenziale e la ragionevolezza suggeriscono che i comportamenti siano diversi a


seconda che l'attività di costruzione interna si svolga con ripetitività, in reparti appositamente
attrezzati o che invece risulti episodica e rivesta carattere meramente occasionale.

L’ammortamento

L’ammortamento è la suddivisione del costo di una immobilizzazione materiale tra gli esercizi in cui
si svolge la sua vita utile.

L’art. 2426 c.c. prevedendo che il costo delle immobilizzazioni la cui utilizzazione è limitata
nel tempo deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio, in relazione alla
residua possibilità di sfruttamento, regola il processo di ammortamento, richiamando
puntualmente tutti gli elementi necessari alla costruzione di un piano e precisamente:

• Valore da ammortizzare;

• Residua possibilità di utilizzazione;

• Criteri sistematici di ripartizione del valore da ammortizzare.

Il valore da ammortizzare

Il valore da ammortizzare è infatti dato dalla differenza tra il costo di acquisto o di


fabbricazione e il valore residuo che si stima di poter ottenere alla fine del periodo di vita
utile, attraverso la vendita del bene, al netto di eventuali costi di rimozione.

Ci sono situazioni in cui il bene non presenta limiti di sfruttamento (come nel caso dei terreni) e il
valore terminale non solo è significativo ma, talora, superiore al costo originario di acquisizione.
Per questi beni i principi contabili suggeriscono un diverso trattamento.

La vita utile
La vita utile è il periodo di tempo durante il quale l’impresa stima di poter utilizzare
convenientemente l’immobilizzazione. Essa viene definita in fase iniziale, ma deve essere
annualmente verificata e rideterminata per garantire la partizione del costo pluriennale sugli
esercizi di effettivo utilizzo.

I criteri di ripartizione del valore da ammortizzare

L’ammortamento ha inizio quando il bene è disponibile e pronto per il funzionamento. Esso


va quindi calcolato anche su immobilizzazioni temporaneamente non utilizzate, mentre è corretto
sospenderlo quando si prevede che i beni non verranno utilizzati per lungo tempo, ovvero in
presenza di beni obsoleti o in attesa di alienazione, salvo in questi casi considerare l’opportunità
di una svalutazione parziale complessiva.

La corretta valutazione delle condizioni che possono o meno determinare la sospensione del
processo di ammortamento va sempre ricercata nella residua possibilità di uso
dell’immobilizzazione.

La svalutazione e la rivalutazione delle immobilizzazioni materiali

Le immobilizzazioni destinate ad essere mantenute nell’organizzazione permanente dell’impresa


sono valutate al costo rettificato sistematicamente dall’ammortamento, fintantoché vi sia
evidenza che il valore residuo possa essere recuperato con l’uso nei futuri esercizi.

La perdita di immobilizzazioni materiali dovuta a fatti accidentali e non dipendenti da decisioni


dell’impresa deve essere riconosciuta e rilevata come sopravvenienza passiva tra i
componenti negativi del conto economico.

L’eventuale rimborso di terzi genera una sopravvenienza attiva da iscriversi a conto economico
nella misura corrisposta.

La rivalutazione delle immobilizzazioni materiali

Le immobilizzazioni materiali possono essere rivalutate solo in presenza di leggi speciali o generali
che le richiedono e che le autorizzano.

Non possono consentire rivalutazioni volontarie o discrezionali. Le modalità di rivalutazione devono


essere stabilite nelle norme, tuttavia in assenza di specifiche prescrizioni il valore finale non può in
alcun caso superare il valore recuperabile tramite l’uso.

Il saldo netto della rivalutazione non può costituire un ricavo e deve essere accreditato in una
apposita classe delle riserve di patrimonio netto, alla voce “riserve di rivalutazione”.

Le informazioni contenute nella nota integrativa e nella relazione


sulla gestione

Il codice civile all’art. 2427, 1° comma, richiede che nella nota integrativa siano fornite per
ciascuna voce le seguenti informazioni:
• “I criteri applicati nella valutazione delle voci di bilancio, nelle rettifiche di valore e nella
conversione dei valori non espressi all’origine in monete avente corso legale nello Stato”
• I movimenti delle immobilizzazioni, specificando per ciascuna voce: il costo; le precedenti
rivalutazioni, ammortamenti e svalutazioni; le acquisizioni, gli spostamenti da una voce ad altra
voce, le alienazioni avvenute nell’esercizio; le rivalutazioni, gli ammortamenti e le svalutazioni
effettuati nell’esercizio; il totale delle rivalutazioni riguardanti le immobilizzazioni esistenti alla
chiusura dell’esercizio, le acquisizioni, gli spostamenti da una voce all’altra e le alienazioni
effettuate nell’esercizio”.

Per completezza informativa risulta utile indicare il valore dei beni completamente
ammortizzati ma ancora in uso, nonché di quella acquisiti a titolo gratuito o in perdita.
Anche i punti 8 e 9 dell’art. 2427 danno altre indicazioni e informazioni.
Le immobilizzazioni Immateriali
Classificazione delle immobilizzazioni immateriali

Le immobilizzazioni immateriali si trovano nella voce B.I dello stato patrimoniale.

Le immobilizzazioni immateriali si dividono in:

• Oneri pluriennali: sono dei costi che hanno un'utilità pluriennale, che concorreranno alla
futura produzione di redditi. Sono caratterizzati da:

- Volontarietà dell'iscrizione in bilancio: la capitalizzazione dei costi pluriennali è decisa da


chi predispone il bilancio in base a valutazioni sull'utilità economica futura e l'attendibilità del
valore recuperabile.

- Necessità del consenso del Collegio Sindacale: per la loro iscrizione nello stato
patrimoniale;

- Ammortamento in massimo cinque esercizi;

- Vincolo alla distribuibilità di dividendi: per poter distribuire dividendi, devono essere
mantenute riserve disponibili sufficienti a coprire l'ammontare di tali costi non ancora
ammortizzati.

- Informativa su composizione, ragione della capitalizzazione e criteri di ammortamento


in nota integrativa: la normativa per gli oneri pluriennali prevede informazioni aggiuntive e
specifiche.

- Impossibilità effettuare il ripristino della svalutazione per perdita durevole di valore.

• Beni immateriali: beni intangibili. Beni aventi una propria identificabilità (si possono vendere)
e suscettibili di valutazione autonoma (brevetti, concessioni, licenze, marchi, ecc.). Essi sono
caratterizzati da:

- Identificazione individuale: I beni immateriali o hanno una determinabile prospettiva di


recupero economico o derivano da diritti contrattuali/legali.

- Obbligatorietà dell'iscrizione in bilancio: sono da scrivere obbligatoriamente nelle


rispettive voci dello stato patrimoniale;

- Durata dell'ammortamento rapportata alla vita utile del bene: tenendo in considerazione
che non può eccedere la durata del diritto legale contrattuale.

• Avviamento;

• Immobilizzazioni immateriali in corso;

• Acconti.

Prima iscrizione

Condizioni per la capitalizzazione dei costi:

• Costi effettivamente sostenuti: si deve avere un documento che prova l'effettivo sostenimento
del costo.

• Devono essere dei costi che non esauriscono la loro utilità nell'esercizio di sostenimento;

• Devono manifestare una capacità di produzione di benefici economici futuri.

Il criterio generale di valutazione delle immobilizzazioni immateriali è quello del costo (storico), se
non supera il valore superabile. Il costo storico rappresenta il sacrificio in termini di ricchezza
che l’impresa sostiene inizialmente per procurarsi il bene.

Oneri pluriennali

Gli oneri pluriennali possono essere:

• Costi di impianto e ampliamento: sono costi riferiti in maniera indistinta alla complessiva
attività dell'impresa e non sono strettamente legati ad un bene o diritto specifico. Vengono
sostenuti in momenti precisi e caratteristici, in particolare in due fasi della vita dell’azienda:

- Fase pre-operativa (costi di star-up);

- Fase di accrescimento della capacità operativa.

• Costi di sviluppo: costi per la ricerca applicata. I costi di sviluppo sono ammortizzati secondo la
loro vita utile. Possono essere:

- Costi per la ricerca di base: relativi a indagini di utilità generica rivolti ad aumentare la
conoscenza scientifica e tecnologica dell’impresa:

- Costi di sviluppo: relativi all'applicazione dei risultati della ricerca di base o di altre
conoscenze ai fini della realizzazione di un progetto nuovo ho sostanzialmente migliorato,
prima dell'inizio della produzione commerciale o utilizzazione.

Beni immateriali

I beni immateriali possono essere:

• Diritti di brevetto industriale: il codice civile prevede il diritto di utilizzazione esclusiva di


quelle invenzioni, dotate del carattere della novità, liceità ed originalità applicabili in
campo industriale, per le quali sia stata presentata apposita domanda all'Ufficio Italiano
Brevetti e Marchi. Per quanto concerne l’ammortamento, la vita utile dei brevetti industriali
corrisponde alla loro residua possibilità di utilizzazione, con un limite massimo corrispondente
alla durata legale del brevetto.

• Diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno (diritto d’autore): il codice civile prevede la
facoltà di utilizzazione esclusiva delle manifestazioni dell'ingegno di carattere creativo nel
campo della scienza, della letteratura, delle arti figurative, della musica, dell'architettura, del
teatro, della cinematografia o di altri mezzi multimediali in qualsiasi forma di espressione. Non è
condizionata alla presentazione di particolari domande o alla sua registrazione.

• Concessioni, licenze, marchi e diritti simili:

- Concessioni: sono provvedimenti con cui la pubblica amministrazione concede un potere/


diritto a fronte dell'utilizzo di beni o servizi pubblici;

- Licenze: sono autorizzazioni con cui la pubblica amministrazione concede l'esercizio di


particolari attività regolamentate.

- Marchio: costituisce un elemento distintivo dell'azienda o di un prodotto fabbricato o


commercializzato dalla stessa ed è disciplinato dal codice civile e da apposite leggi.

Avviamento

L’avviamento è l'attitudine di un'azienda a produrre utili che derivano:

• Da fattori specifici che concorrono positivamente alla produzione di redditi, ma non hanno un
valore autonomo;

• Da incrementi di valore che il complesso dei beni aziendali acquisisce rispetto alla somma dei
valori dei singoli beni, in virtù dell'organizzazione dei beni in un sistema efficiente.

L'avviamento è caratterizzato da:

• Non identificabilità: non ha vita propria indipendente e non è separato dal complesso
aziendale. L'avviamento non può essere considerato come un bene immateriale a sé stante;

• Volontarietà dell'iscrizione in bilancio;

• Necessità del consenso del collegio sindacale: per l'iscrizione in stato patrimoniale;

• Informativa dettagliata in nota integrativa;

• Impossibilità di effettuare il ripristino della svalutazione per perdita durevole di valore.

Il valore di prima iscrizione

Rilevazione:

• Iscritto nell’attivo (solo se acquisito a titolo oneroso). Non si può iscrivere l’avviamento
autoprodotto;

• Ammortizzato secondo la vita utile (massimo 20 anni).

Condizioni di sezione:

• Valore costituito da oneri e costi ad utilità differita nel tempo;

• Valore quantificabile in quanto incluso nel corrispettivo pagato;

• Non suscettibile di vita propria indipendente dal complesso aziendale.

Esso può essere quantificato tramite la differenza tra il valore dell'impresa globalmente
considerata (prezzo di acquisizione) ed il valore corrente delle singole attività identificabile al netto
delle passività (patrimonio netto corrente).

Il valore successivo

L’OIC 24 stabilisce che l’ammortamento dell’avviamento deve essere rilevato in base alla vita utile
dello stesso.
La vita utile massima possibile è 20 anni.
Nei casi eccezionali in cui non sia possibile stabilirne attendibilmente la vita utile, l’avviamento è
ammortizzato in un periodo di 10 anni.
Infine, l’avviamento deve essere svalutato per perdite durevoli di valori. Non è possibile il
ripristino di detta svalutazione
Le partecipazioni
La valutazione delle partecipazioni

Le partecipazioni sono quote o azioni rappresentative del capitale sociale o del patrimonio netto
delle imprese; si tratta di valori che esprimono la cointeressenza nel capitale di rischio delle
imprese.

Come per le altre tipologie di attività, la destinazione economica rappresenta il criterio per
classificare correttamente tali beni. In particolare, rientrando tra le immobilizzazioni e, quindi,
nell’ambito della voce B.III. Immobilizzazioni finanziarie, le partecipazioni destinate a rimanere
durevolmente investite nel patrimonio delle imprese.

In base al criterio della destinazione economica:

• Partecipazioni immobilizzate: i beni che sono destinati a permanere nel portafoglio


dell’impresa per un periodo di tempo non breve, in quanto detenute come stabile investimento;

• Componenti dell’attivo circolante: tutte le partecipazioni destinate alla negoziazione, ossia


potenzialmente idonee ad essere smobilizzate entro dodici mesi.

La composizione analisi delle Immobilizzazioni finanziarie:

• Partecipazioni in:

a. Imprese controllate;

b. Imprese collegate;

c. Imprese controllanti;

d. Imprese sottoposte al controllo delle controllanti; d.bis Altre imprese;

La voce C.III. Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni trova invece la seguente
composizione:

1. Partecipazioni in imprese controllate;

2. Partecipazioni in imprese collegate;

3. Partecipazioni in imprese controllanti; 3.bis Partecipazioni in imprese sottoposte al controllo


delle controllanti;

4. Altre partecipazioni;

Le partecipazioni iscritte nell’attivo circolante

Le partecipazioni non immobilizzate sono valutate al minore tra il costo di prima iscrizione e il
valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato.

Il metodo generale per valutare tali partecipazioni è il costo specifico, che presuppone
l’individuazione e l’attribuzione dei costi specificatamente sostenuti per l’acquisto dei
medesimi.

In alternativa al costo specifico, è pertanto possibile utilizzare uno dei seguenti metodi di calcolo
del costo: media ponderata, FIFO e LIFO.

Il codice civile non fornisce indicazioni specifiche su come determinarlo.

Per le partecipazioni negoziate in mercati regolamentati, il valore di mercato è costituito dal


valore di quotazione che può essere sufficientemente attendibile.
Il mercato esprime valori diversi nel corso del tempo. Occorre perciò stabilire il riferimento
temporale espressivo di un “andamento del mercato” alla data di bilancio.

L’OIC 21, a tal proposito, suggerisce di utilizzare alternativamente due riferimenti temporali: uno
fisso, cioè la data di fine esercizio; l’altro rappresentato dalla media delle quotazioni del titolo
relative a un determinato periodo, più o meno ampio.

Le partecipazioni possono essere riclassificate, durante il periodo di possesso, poiché viene


cambiata la destinazione economica. Pertanto, una partecipazione iscritta tra le attività
finanziarie non immobilizzate può essere successivamente destinata ad un investimento durevole
e quindi riclassificata tra le immobilizzazioni finanziarie.

Al contrario, una partecipazione iscritta tra le immobilizzazioni finanziarie può essere riclassificata
tra le attività finanziarie non immobilizzate.

Il paragrafo 56 dell’OIC 21 prevede che la riclassificazione sia rilevata in base al valore risultante
dall’applicazione del criterio di valutazione della tipologia di voce di provenienza. Pertanto la
riclassificazione:

• Delle partecipazioni immobilizzate dall’attivo circolante va rilevata in base al costo,


eventualmente rettificato per le perdite durature di valore;

• Di partecipazioni non immobilizzate alle immobilizzazioni finanziarie va rilevata in base al minor


valore fra il costo e il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato.

Le partecipazioni immobilizzate

Le partecipazioni immobilizzate costituiscono quote rappresentative del capitale di rischio che, per
scelta dell’organo amministrativo, sono destinate nell’investimento duraturo in quanto acquisite
per finalità strategiche di controllo o di influenza sulla gestione delle partecipate.

Il Legislatore classifica le partecipazioni immobilizzate in:

• Imprese controllate;

• Imprese collegate;

• Imprese controllanti;

• Altre imprese (partecipazioni non qualificate);

Tipologia di partecipazione Criterio di valutazione

Partecipazioni in altre imprese (partecipazioni non


Principio del costo storico
qualificate)

Partecipazioni di controllo e Partecipazioni di Principio del costo storico o in alternativa metodo


collegamento del patrimonio netto.

Le partecipazioni di controllo e di collegamento permettono di influire, con differente intensità,


sulla gestione della partecipata.

Le partecipazioni di controllo costituiscono quote rappresentative di capitale sociale che


assicurano, al possessore, il dominio nelle assemblee ordinarie dei soci. In particolare, il
Legislatore parla di influenza dominante la quale si manifesta con il potere di assumere le
decisioni più rilevanti che competono all’assemblea dei soci.

Inoltre, in base all’entità dei diritti di voto esercitabili in assemblea, le partecipazioni di controllo
possono essere suddivise in:

• Partecipazioni totali: quando il titolare possiede tutte le azioni o quote con pieno diritto di voto
nelle assemblee ordinarie.

• Partecipazioni di maggioranza assoluta: quando il titolare possiede il 50% più un diritto di


voto.
• Partecipazioni di maggioranza relativa: quando il titolare esercita influenza dominante
attraverso il controllo di una quota di diritti di voto nelle assemblee ordinarie inferiore o pari al
50%.

Il controllo, inoltre, può essere esercitato direttamente o indirettamente (vedi Figura)

Controllo diretto Controllo indiretto

Le partecipazioni di collegamento consentono di esercitare un’influenza notevole sulla gestione


di un’altra società. Si ha influenza notevole quando si è in grado di esercitare un’influenza
apprezzabile sull’assemblea ordinaria, ma non sufficiente a condizionare le delibere.

Le partecipazioni in altre imprese sono investimenti durevoli nel capitale d’impresa e sono
rappresentate da azioni e quote sociali che non rispettano i criteri per assicurare il controllo o il
collegamento al totale della partecipazione.

In questo casi gli obbiettivi dell’investimento possono essere ricondotti alla volontà di
favorire collaborazioni aziendali nelle molteplici aree della gestione.

Metodo del costo storico

La valutazione del costo storico rappresenta il criterio di iscrizione obbligatorio per le


partecipazioni non qualificate mentre, in alternativa al metodo del patrimonio netto, può essere
utilizzato per la rilevazioni delle partecipazioni di controllo e di collegamento.

Il costo storico è l’onere sostenuto per l’acquisto della partecipazione comprensivo di eventuali
oneri accessori, come ad esempio i costi di intermediazione bancaria e finanziaria, ecc..

Tuttavia, gli interessi passivi per la dilazione di pagamento non possono costituire oneri accessori
da sommare al costo d’acquisto.

Se si verifica una perdita durevole di valore questa deve essere rilevata e portata a
svalutazione nel costo storico di acquisto. Nel caso delle partecipazioni immobilizzate la perdita
di valore è durevole quando fondatamente non si prevede che le ragioni che l’hanno causata
possano essere rimosse in breve arco temporale.

La quantificazione della perdita va effettuata, per le partecipazioni quotate, in relazione al


deprezzamenti significativo delle quotazioni, unitamente all’emissione di condizioni
economiche e finanziarie negative della società partecipata che non permettono di ritenere
possibile un’inversione di tendenza dei costi azionari.

Per le partecipazioni non quotate o per le quali non esistono prezzi di mercato affidabili, la
perdita va invece misurata utilizzando le evidenze emergenti dai bilanci della società
partecipata e, specificatamente, valutando l’entità e le cause delle perdite d’esercizio.

Metodo del patrimonio netto

In alternativa al metodo del costo storico, le partecipazioni di controllo e di collegamento possono


essere valutate applicando il metodo del patrimonio netto.

Con questo metodo, il costo di acquisto di una partecipazione di controllo o di collegamento,


che rappresenta il valore di prima iscrizione della partecipazione in oggetto, deve essere ogni
anno rettificato per tenere conto delle variazioni intervenute nel loro patrimonio netto.

Per effettuare la valutazione secondo il metodo del patrimonio netto è necessario disporre
dell’ultimo bilancio della società controllata o collegata.

Alla data di acquisto della partecipazione occorre iscriverne il costo ed occorre effettuare
un’analisi della sua composizione. A tale data infatti si deve confrontare il costo di acquisto
con la corrispondente quota di capitale netto della società controllata o collegata.

Se dal confronto risulta una differenza positiva, le principali cause che la possono giustificare
sono le seguenti:

• Alcuni valori compresi nel bilancio della società controllata o collegata sono sottovalutati
(attività) o sopravalutati (passività);

• L’acquirente ha riconosciuto un maggior valore alla società controllata perché già avviata e
con una propria clientela, quota di mercato e redditività.

Il principio contabile nazionale precisa inoltre che, qualora la differenza positiva non trovi
giustificazione nelle cause suddette ma derivi da un “cattivo affare”, tale maggior valore
rappresenta una perdita che la partecipazione deve rilevare a conto economico a titolo di
svalutazione e rettificando il valore di carico della partecipazione.

Se, invece, dal confronto tra il prezzo sostenuto per l’acquisto della partecipazione e la
corrispondente quota di patrimonio netto emerge una differenza negativa:

• Alcuni valori compresi nel bilancio della società controllata o collegata sono sottovalutati
(passività) o sopravalutati (attività);

• Si prevedono perdite nei prossimi esercizi per la società controllata o collegata;

• Si è realizzato un buon affare, ossia è pagato meno del valore effettivo della società
controllata o collegata.

Al termine del periodo amministrativo occorre determinare il reddito d’esercizio di pertinenza


della società partecipante, rettificato in applicazione della procedura di consolidamento.

Il reddito d’esercizio deve subire le seguenti rettifiche:

• Rettifiche derivanti dalla mancata applicazione di principi contabili uniformi a quelli


applicati dalla partecipante;

• Rettifiche derivanti dalla traduzione in moneta di conto dei bilanci espressi in moneta non
di conto;

• Rettifiche derivanti da operazioni interne al gruppo;

• Rettifiche derivanti dalle differenze tra il costo di acquisto della partecipazione ed il


corrispondente valore di capitale nello della società controllata o controllante.

Trattamento dei dividendi

I dividendi rappresentano i proventi dell’investimento in partecipazioni e devono essere rilevati per


competenza.

Il trattamento contabile di tali componenti positivi di reddito differisce però in ragione del
criterio di valutazione adottato per iscrivere le partecipazioni immobilizzate:

• Utilizzando il criterio del costo storico, a seguito della delibera con cui l’assemblea dei soci
della società partecipata dispone la riduzione dei dividendi, la partecipante deve rilevare
l’importo a conto economico nella voce C.15.;

• Applicando il metodo del patrimonio netto, invece, la rilevazione dei dividendi non deve
avvenire a conto economico, in quanto i redditi rettificati già comprendono anche la quota
che sarà distribuita sotto forma di dividendi. I dividendi sono rilevati tra i crediti verso imprese
controllate e collegate al momento della delibera di distribuzione.
Le rimanenze di magazzino
Le rimanenze di magazzino: definizione e classificazione

Il prospetto dello stato patrimoniale, prevede che la voce rimanenze sia inserita tra le attività come
prima classe dell'attivo circolante. Lo schema prevede infatti:

I. Rimanenze
1. Materie prime, sussidiarie e di consumo;
2. Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
3. Lavori in corso su ordinazione;
4. Prodotti finiti e merci;
5. Acconti.

In generale, si tratta di beni di proprietà dell’azienda o destinati alla vendita o impiegati come
fattori produttivi nel processo di produzione. Si tratta di categorie molto differenti tra loro da un
punto di vista fisico, ma tutte aventi la medesima natura economica.

Beni di proprietà: quei beni per i quali sia sostanzialmente avvenuto il passaggio di proprietà a
favore dell'azienda indipendentemente dal fatto che siano o meno presenti nei locali della stessa.

Considerando un'azienda industriale, il processo economico di produzione e vendita può


concretizzarsi nelle seguenti operazioni:

Alla fine dell’esercizio, il magazzino si avranno giacenze di:


• Materie prime, nel caso in cui non tutte le quantità di materie acquistate siano state impiegate
nel processo di produzione;
• Semilavorati o prodotti in corso di lavorazione, nel caso in cui il processo di produzione non
sia stato completato;
• Prodotti finiti, nel caso in cui parte dei prodotti ottenuti non siano stati ancora venduti.

Le rimanenze rappresentano componenti positivi di reddito in quanto costi sostenuti


anticipatamente e da rinviare al futuro esercizio (costi sospesi). Si tratta infatti di costi che
l'azienda ha sostenuto nel periodo di chiusura, ma la cui competenza ricade sul periodo
successivo.
Ovviamente, tali valori diventeranno componenti negativi di reddito nel bilancio di apertura
dell'esercizio successivo (rimanenze iniziali) in quanto costi ripresi.

Nello schema di conto economico si evidenzia la variazione che esse hanno subito nel corso
dell’esercizio.
Le tipologie di rimanenze individuali sono:
• Materie prime, sussidiarie e di consumo:
- Le materie prime sono beni destinati a essere fisicamente incorporati nel processo di
produzione;
- Le materie sussidiarie sono anch’esse è destinata essere utilizzate nel processo, ma
costituiscono beni “secondari” rispetto alle precedenti;
- Le materie di consumo sono beni collegati alla produzione, ma non necessariamente
incorporati nei prodotti finiti (beni non collegati al processo di produzione).
• Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati:
- Prodotti in corso di lavorazione sono costituiti da beni il cui processo di trasformazione non
è ancora terminato.
- I semilavorati sono invece beni “parzialmente lavorati”, acquistati dall’esterno o prodotti
all'interno dell’azienda e destinati ad essere inseriti nel processo di produzione oppure
destinati alla vendita (hanno una specifica autonomia).
• Lavori in corso su ordinazione: riguardano processi di lavorazione la cui conclusione porta
all'ottenimento di un'opera o alla fornitura di beni o servizi ordinati da un committente.
• Prodotti finiti e merci:
- I prodotti finiti rappresentano il risultato di processi produttivi completati e sono destinati alla
vendita;
- Le merci sono beni acquisiti all'esterno e destinati a essere rivenduti senza subire alcuna
trasformazione
• Acconti: non si tratta di beni ma di anticipi di pagamenti verso fornitori i quali non hanno ancora
effettuato la vendita di beni o la prestazione di servizi nei confronti dell’azienda.

La classificazione prevista dal principio contabile OIC 13 è la seguente:


a) Materie prime, compresi di semilavorati di acquisto;
b) Materie sussidiarie e di consumo;
c) Prodotti in corso di lavorazione;
d) Semilavorati (prodotti internamente);
e) Merci;
f) Prodotti finiti.

La valutazione del magazzino

Una volta identificata la tipologia di beni che possono considerarsi “giacenze di magazzino” è
necessario procedere a una loro quantificazione, ovvero a una enumerazione delle unità fisiche
che li rappresentano scegliendo un opportuna unità di misura.

I problemi da affrontare, pertanto, sono i seguenti:

1. Individuazione della quantità fisica dei beni che costituiscono giacenze di magazzino;

2. Determinazione del valore da attribuire agli stessi;

L’accertamento della quantità di beni insorgenza può essere effettuato determinando fisicamente
l'effettiva quantità oppure seguendo una procedura contabile:

• Nel primo caso, l'accertamento prevede la conta fisica degli stessi (compilazione
dell’inventario);

• Nel secondo caso, la procedura di determinazione teorica prevede l'utilizzo della contabilità
di magazzino nella quale dovrebbero essere evidenziate le quantità entrate in conseguenza
all’acquisto o a processi di produzione interna e le quantità uscite (a causa della loro vendita o
del loro inserimento nel processo produttivo).

Occorre includere anche i beni non presenti nei locali dell’azienda per i quali sia avvenuto il
passaggio di proprietà ed escludere quelli fisicamente presenti dei quali l’azienda non è
proprietaria.

In sintesi:

A partire dalla quantità di beni individuati come giacenze di magazzino è necessario definire una
tecnica di determinazione del valore complessivo, applicando il costo unitario alle quantità
esistenti. Esistono due tipologie di beni in giacenza:

• Beni infungibili: ovvero aventi caratteristiche specifiche, quindi, beni facilmente individuabili e
non interscambiabili. La valutazione non può essere effettuata se non calcolando il costo
specifico da attribuire a ciascuno di essi.

• Beni fungibili: aventi caratteristiche omogenee, quindi beni interscambiabili tra loro, che
possano essere sostituiti da beni dello stesso genere. Per questo tipo di beni esistono alcune
metodologie convenzionali che producono un risultato che rappresenta comunque una buona
approssimazione della valutazione effettiva:

- Metodo del costo medio ponderato;

- Metodo FIFO;

- Metodo LIFO.

Il criterio generale

Una volta accertata la tipologia e la quantità dei beni in giacenza è necessario procedere con la
determinazione del valore da attribuire agli stessi in funzione delle loro caratteristiche.

In particolare, i criteri che nel tempo sono stati proposti sono i seguenti:

• Valutazione al prezzo corrente: in questo caso, i beni sono valutati al prezzo corrente di
mercato riferito alla data di chiusura dell’esercizio. Tale criterio, tuttavia, sostenuto dalla dottrina
giuridica, non rispetta la prudenziale determinazione del reddito di esercizio in quanto,
risultando normalmente il prezzo corrente superiore al costo passato, causerebbe una
rilevazione di utili sperati (incerti).

• Valutazione al prezzo di effettivo realizzo futuro: il valore da attribuire ai beni in giacenza


corrisponde, al massimo, al prezzo che si presume di poter conseguire dalla loro vendita
futura, al netto dei costi da sostenere al momento del realizzo. La complessità e la forte
incertezza delle previsioni, la difficoltà di calcolo degli oneri da dedurre e la possibile
anticipazione di utili incerti e quindi fittizi, contrastando con il principio, porta all'impossibilità di
utilizzare un tale criterio.

• Valutazione al costo storico o al valore di mercato, se inferiore: questo metodo prevede la


valutazione dei beni in rimaneva utilizzando il costo storico (sostenuto per ottenere la proprietà
dei beni) o il prezzo di presumibile realizzo (prezzo di mercato), se inferiore. il costo storico si
identifica col costo di acquisto per le materie prime, sussidiarie, di consumo e per le merci; se
il valore di mercato si presenta minore del costo storico, il bene deve essere svalutato.
Contabilmente la comunicazione può essere effettuata:

- In modo diretto: come minor valore delle rimanenze;

- In modo indiretto: attraverso la costituzione di un fondo svalutazione che il bilancio


rappresenterà una rettifica delle corrispondente voci del magazzino.

• Nel caso in cui, alla chiusura dell'esercizio successivo, il prezzo degli stessi beni risultati
nuovamente superiore al costo, la svalutazione deve essere eliminata. Tale criterio risulta oggi
quello generalmente accettato, perché coerente con un approccio prudenziale.

Il costo storico: costo di acquisto o di produzione

Ai fini della valutazione delle materie prime, sussidiarie, di consumo e delle merci, è necessario
determinare il costo di acquisto.

Il valore da attribuire i beni acquistati dall’esterno e costituente rimanenze, si calcola sommando


al prezzo effettivo di acquisto indicato nella fattura del fornitore i costi sostenuti per
l'utilizzo di servizi accessori all’acquisto.

Gli oneri finanziari non concorrono a formare il costo di acquisto a causa della difficile
attribuzione degli stessi agli investimenti effettuati nei beni in rimanenza.

Una volta calcolato tale valore, è necessario depurarlo degli eventuali resi, abbuoni, premi e
sconti commerciali. Non vengono, invece, considerati gli sconti per cassa.

Infine i principi contabili prendono in considerazione ai fini della determinazione del costo di
acquisto, il problema delle differenze di cambio della moneta. Tali valori sarebbe pertanto
considerati tra gli oneri o i proventi finanziari del conto economico.

Quando la valutazione riguarda prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti, il


costo da considerare ai fini della valutazione delle rimanenze è il costo di produzione: il costo di
produzione comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto.

L’OIC 13 specifica le tipologie di costi diretti identificabili come componenti del costo di
produzione:

• Costo materiali utilizzati, inclusi i trasporti su acquisti;

• Costo della manodopera diretta, compresi gli oneri accessori;

• Imballaggi;

• Costi per servizi direttamente riferibili al processo di fabbricazione;

• Costi relativi a licenza di produzione.

Il Documento, inoltre, dice che sono da computare nel calcolo del costo riproduzione i costi che
hanno contribuito a portare i beni nel luogo e nelle condizioni in cui sono al momento
considerati. Sono quindi costi indiretti:

• Stipendi, salari e relativi oneri afferenti la manodopera in diretta e costi della direzione
tecnica dello stabilimento;

• Ammortamenti economico-tecnici dei cespiti destinati alla produzione;

• Manutenzioni e riparazioni;

• Materiali di consumo;

• Altri costi effettivamente sostenuti per la lavorazione di prodotti.

Non contribuiscono, invece, alla formazione del costo industriale:

• Costi generali di produzione, che hanno carattere di eccezionalità o che sono considerate
anomale;

• Costi amministrativi, in quanto essendo relativi all’azienda, sono spese ricorrenti e che devono
essere comunque sostenute;

• Costi di distribuzione commerciale, in quanto si tratta di costi sostenuti al momento della


vendita e quindi successivi all’immagazzinaggio.

• Costi di ricerca sviluppo, in quanto solitamente tali costi sono sostenuti per produzioni future.

Per quanto riguarda gli oneri finanziari si prevede la generale esclusione dal computo del conto di
produzione.

Tuttavia, è prevista la possibilità di imputare al costo delle rimanenze una quota di interessi passivi
quando siano relativi alle spese sostenute fino al momento in cui non si ottenga il prodotto o il
semilavorato e quando il processo di produzione è prolungato nel tempo.

Il valore di realizzazione desumibile dal mercato

Il valore di realizzazione desumibile dal mercato rappresenta il termine di comparazione del


costo di acquisto o di produzione ai fini della determinazione del valore da attribuire alle
rimanenze.

Il concetto di valore di mercato varia a seconda che si tratti di:

• Materie prime, sussidiarie e di consumo;

• Semilavorati di produzione, prodotti in corso di lavoro, prodotti finiti e merci.

Nel primo caso, il valore di realizzo si identifica con il costo di sostituzione, il costo che l'azienda
dovrebbe sostenere nel caso in cui decidesse di riacquistare il bene alla fine dell’esercizio.

Nel secondo caso, il valore di realizzo si identifica con il valore netto di realizzazione, il prezzo di
vendita depurato dei costi di completamento e di distribuzione ancora da sostenere e nella misura
in cui essi siano prevedibili. Non vengono presi in considerazione i costi di pubblicità, le spese di
vendita indirette, le spese generali e amministrative in quanto riferite all'impresa nel suo
complesso.

Il metodo del costo medio ponderato

L'ipotesi alla base di questo metodo è che i beni fungibili, acquistati o fabbricati in tempi diversi,
possono essere valutati a un unico valore ottenuto dal rapporto tra la somma delle quantità dei
beni valorizzate ai rispettivi costi.

= costo medio ponderato del bene A

Poiché il calcolo viene effettuato per periodo, allora tale metodo viene chiamato costo medio
ponderato per periodo.

È prevista un'alternativa di calcolo quando si determina un nuovo costo medio ogni qualvolta si
verifica un nuovo acquisto (costo medio ponderato per movimento).

L'applicazione di questa variante prevede innanzitutto il calcolo del costo medio ponderato dopo
il primo movimento:

Nel momento in cui si presenta un nuovo carico, il costo medio ponderato al secondo movimento
viene calcolato considerando le quantità in rimanenza R1 valorizzate al CMP1 e le quantità pari ad
A2 a un costo unitario pari a C2:

Il metodo FIFO

Questo metodo di valutazione si basa sull'ipotesi per la quale il flusso dei movimenti di magazzino
segue una logica per cui beni entrati per primi sono quelli a essere per primi prelevati; i
prelievi per i beni si verificano rispettando l'ordine cronologico di ricevimento.

L'applicazione di questo metodo comporta una valorizzazione del magazzino a costi più
recenti e, quindi, in linea con i prezzi di mercato. Quando questi ultimi sono stabili o hanno una
tendenza crescente questo metodo garantisce una valutazione delle rimanenze a valori
aggiornati.

Non bisogna tuttavia dimenticare che in periodi di forte inflazione, una valutazione al FIFO ha
come effetto quello di aumentare il valore attribuibile al magazzino a parità di beni in giacenza,
producendo una sorta di profitto di magazzino.

Il metodo LIFO

La logica seguita con questa metodologia si basa sull'ipotesi per cui i beni che entrano in
periodi più recenti sono i primi a essere utilizzati per la vendita o per la produzione. Ne
consegue che il magazzino sarà costituito da beni caricati in periodi più lontani valorizzati ai
rispettivi costi di acquisto o di produzione.

L'applicazione di questo metodo comporta, in periodi di forte inflazione, da un lato una


attenuazione degli effetti inflazionistici, dall'altro si determina una sottovalutazione del
magazzino, creando riserva di valore non percepibili dal lettore del bilancio.

Per evitare questa possibilità, il legislatore ha previsto l'inserimento in nota integrativa


dell'ammontare, quando apprezzabile, del valore della “riserva LIFO” ottenuta dalla differenza tra
il valore delle rimanenze e il valore ottenuto utilizzando i costi correnti o il valore di mercato.

La metodologia del LIFO come appena esposta viene solitamente identificata come LIFO
“continuo” in quanto la valutazione delle rimanenze viene effettuata in riferimento a ogni
movimento di entrata e di uscita.

L'onerosità di tale metodo porta spesso all'impiego di una variante denominata LIFO “a scatti”,
secondo la quale la valutazione viene effettuata solo alla fine del periodo. In particolare:

• Si confronta la quantità del bene in rimanenza alla fine dell'esercizio con quella presente
in magazzino all’inizio;

• Nel caso in cui la rimanenza finale sia superiore a quella iniziale, la valorizzazione avviene nel
seguente modo:

- La quantità pari a quella dell'inizio dell'esercizio: al costo a quella data;

- La quantità superiore (“scatto”) rispetto a quella di inizio periodo: ai costi relativi ai primi
acquisti avvenuti nell’esercizio, oppure al costo medio degli acquisti dell’esercizio;

• Nel caso la quantità alla fine dell'esercizio sia inferiore a quella all'inizio si valorizza la quantità
di fine esercizio utilizzando i costi e le quantità delle singole classi LIFO più remote
componenti le rimanenze all'inizio dell’esercizio.

Invece di far riferimento a un unico periodo, il metodo può essere applicato considerando più
esercizi, si parla in tal caso di LIFO “a scatti annuali”. In particolare:

• Nel primo esercizio le rimanenze sono valutate al costo medio ponderato di acquisto o di
produzione riferito al periodo;

• Negli esercizi successivi si possono presentare i casi seguenti:

- La quantità in rimanenza non varia: la valutazione viene effettuata applicando lo stesso


valore del primo esercizio;

- La quantità in rimanenza è aumentata (“scatto positivo”): la valutazione della maggiore


quantità viene effettuata al costo medio ponderato dell'esercizio in chiusura o al valore degli
acquisti più remoti effettuati nello stesso, mentre la quantità preesistente viene valutata come
nell'esercizio precedente;

- La quantità in rimanenza è diminuita (“scatto negativo”): È necessario distinguere tra


rimanenze relative al secondo esercizio e rimanenze relative agli esercizi successivi al
secondo:

• Nel secondo esercizio gli scarichi effettuati riguarderanno tutte le quantità acquistate
nell’anno, quindi, una parte di quelle esistenti all'inizio dell’esercizio. Il calcolo del valore
delle rimanenze finali e quindi effettuato moltiplicando la quantità esistente alla fine
dell'esercizio con il costo unitario al quale sono state valutate le giacenze iniziali del periodo
medesimo.

• Negli esercizi successivi al secondo, gli scarichi effettuati riguarderanno tutte le


quantità acquistate nell’anno, quindi, parte di quelle entrate nei periodi precedenti a
cominciare dal più recente. Il calcolo del valore delle rimanenze finali è quindi effettuato
moltiplicando la quantità esistente alla fine dell'esercizio con il costo unitario applicato alle
giacenze iniziali relative ai periodi più remoti.

I lavori in corso su ordinazione: definizione e classificazione

Si fa riferimento a lavori che si svolgono per conto di terzi e che richiedono tempi lunghi di
esecuzione (si tratta di solito di commesse a lungo termine).

Da un lato, quindi, esiste un committente che ordina la realizzazione di un'unica opera o la


fornitura unitaria di servizi, dall'altro, un'azienda che tipicamente svolge processi produttivi
complessi e di lunga durata.

Le caratteristiche principali di attività produttive individuabili come lavori in corso su ordinazione


sono pertanto le seguenti:

• Alla base della prestazione esiste un contratto formalizzato;

• L'oggetto della prestazione è unico e definito nelle caratteristiche in maniera specifica dal
committente;

• La durata della prestazione è solitamente ultra annuale.

È ovvio che quest'ultima caratteristica influenza le modalità di rilevazione contabile degli


stessi. Infatti, l'inserimento di valori relativi a queste prestazioni tra le rimanenze è condizionata
dal fatto che alla fine dell'esercizio esistono lavorazioni non completate o non totalmente
liquidate.

Pertanto, in base alla durata si possono distinguere contratti annuali e contratti ultra annuali.
Nei primi la prestazione si completa entro l'anno e non esiste il problema della valutazione dei
lavori in corso; nei secondi è necessario un periodo superiore per concludere l'opera o la
prestazione e, pertanto, si presenta la necessità di valutare i lavori in corso.

In base alla tipologia di prestazione prevista si individuano contratti relativi a prestazioni


divisibili e contratti relativi a prestazioni indivisibili. Nel primo caso, le singole prestazioni
rappresentano, a ogni scadenza, fatti determinanti in maniera autonoma e suscettibili di
liquidazione definitiva indipendentemente dalle prestazioni che seguono.

Nel secondo caso, fino a che l'opera non risulta completa, sarà necessario valorizzare le
rimanenze a essa relative.

In base alla determinazione del prezzo complessivo dell’opera, l’OIC 23 classifica i contratti in:

• Contratti a corrispettivo predeterminato: prevede che l'impresa si impegni a portare a


termine l'intero lavoro previsto dal contratto, sulla base del prezzo contrattuale fisso o dei prezzi
determinanti per le singole voci di lavoro.

• Contratti con corrispettivo basato sul costo consuntivo più il margine: il prezzo è
determinato in base ai costi sostenuti e specificamente previsti dal contratto aumentati di
una percentuale a titolo di recupero di spese generali e di altre spese non specificamente
rimborsabili, oltre che di una percentuale rappresentante un margine di profitto, la cui
determinazione è in entrambi i casi stabilita contrattualmente.

Un'altra classificazione dei contratti con prestazioni ultrannuali si basa sulla tipologia di
corrispettivo previsto, ovvero sulla modalità di liquidazione. Si distinguono:

• Corrispettivi liquidati a titolo definitivo: il pagamento del corrispettivo da parte dell'impresa


committente avviene per le parti o le opere realizzate e consegnate o per le forniture
eseguite o i servizi resi che rappresentino prestazioni ultimate;

• Corrispettivi liquidati a titolo provvisorio: il pagamento riguarda versamenti di anticipi sul


prezzo totale della prestazione e sono calcolati in base allo stato di avanzamento dei lavori; la
liquidazione finale avviene poi nel momento del completamento dell'opera o della prestazione.

La valutazione dei lavori in corso su ordinazione

La valutazione dei lavori in corso su ordinazione comporta, innanzitutto, il problema del calcolo
dei costi e dei ricavi a essi connessi:

• I costi di commessa: inizialmente stimati, vengono definiti in maniera analitica al momento


della stipulazione del contratto e periodicamente aggiornati con l'avanzamento dei lavori;

• I costi per l'acquisizione della commessa: sono quelli sostenuti dall'azienda per partecipare
alla gara o per verificare la fattibilità del progetto;

• I costi pre-operativi: sono quelli sostenuti dopo l'acquisizione della commessa ma prima
dell'avvio delle lavorazioni. Si fa riferimento, ad esempio, a costi di progettazione e studi
specifici per la commessa.

• I costi di esecuzione della commessa: sono quelli relativi all'effettivo svolgimento delle
lavorazioni. Si distinguono in costi diretti, costi indiretti e ogni altro costo addebitabile al
committente sulla base delle clausole contrattuali.

• I costi da sostenersi dopo la chiusura della commessa: sono relativi alle operazioni
successive al completamento della commessa e riguardano la chiusura del cantiere, il collaudo
delle opere eseguite, le eventuali penalità contrattuali, ove contrattualmente previsto, gli oneri
per la mancata manutenzione delle opere nel periodo successivo alla consegna, e così via;

• I ricavi di commessa: sono costituiti dei corrispettivi complessi pattuiti nel contratto. Essi
comprendono:

- Il prezzo base stabilito contrattualmente;

- Le maggiorazioni per revisione prezzi;

- I corrispettivi per beni o prestazioni aggiuntive;

- I corrispettivi aggiuntivi conseguenti a eventi i cui effetti siano contrattualmente o per legge
a carico del committente;

- Gli incentivi dovuti all'appaltatore per il raggiungimento di determinati obiettivi;

- Le rettifiche di prezzo stabilite con patti aggiuntivi;

- Gli altri proventi accessori.

Una volta determinati costi e ricavi relativi alla commessa, è necessario individuare un metodo
di allocazione degli stessi e degli utili o perdite conseguenti negli esercizi in cui si manifestano.

Il criterio generale del costo storico prevede che la valutazione delle rimanenze finali sui lavori in
corso sia calcolata a partire dai costi sostenuti durante l’esercizio; i ricavi sono contabilizzati
nell'esercizio in cui gli stessi sono conseguiti.

Tale criterio, però, si rileva in contrasto con il principio della competenza economica in caso
di commesse pluriennali.

Se nel momento in cui si conclude il contratto, il ricavo complessivo è determinato in maniera


attendibile e senza significativa incertezza, allora è possibile distribuire il corrispettivo su tutti
gli esercizi in cui l'opera si è realizzata in funzione dello stato di avanzamento dei lavori
(metodo della percentuale di completamento).

Pertanto è necessaria un'attenta valutazione della percentuale di avanzamento lavori per


evitare di anticipare risultati positivi non ancora realizzati.

Anche i principi contabili esprimono una preferenza, nel caso di commesse pluriennali, verso
il metodo della percentuale di completamento in quanto l'utilizzo dello stesso consentirebbe la
corretta rappresentazione in bilancio dei risultati dell'attività dell’impresa in ciascun esercizio
(il rispetto della competenza).

L'applicazione è subordinata alle seguenti condizioni:

• Esiste un contratto vincolante per le parti che ne definisca chiaramente le obbligazioni e il


diritto al corrispettivo per l’appaltatore;

• Il diritto al corrispettivo per la società che effettua i lavori matura con ragionevole certezza
via via che i lavori sono eseguiti;

• Non sono presenti situazioni di incertezza relative a condizioni contrattuali o fattori esterni
di tale entità da rendere dubbia la capacità dei contraenti a far fronte delle proprie
obbligazioni;

• Il risultato della commessa può essere attendibilmente misurato.

D'altro canto l'Organismo Italiano di Contabilità ammette l’applicabilità del metodo della
commessa completata nel caso in cui non siano soddisfatte le condizioni sopraelencate e
quando:

• Si tratti di commesse a breve termine;

• L'applicazione del criterio della percentuale di completamento comporti un livello elevato


di incertezza tale da rendere inattendibili le stime;

• L'azienda, nonostante l'applicabilità della percentuale di completamento, scelga tale metodo


per conseguire un vantaggio fiscale.

Il metodo di valutazione scelto deve essere adottato per tutte le commesse e in maniera
costante nel tempo; esso può essere variato nel caso in cui il cambiamento consenta una
maggior verità e chiarezza della rappresentazione in bilancio.

I due metodi possono, infine, coesistere nel caso in cui si abbiano sia commesse pluriennali che
commesse a breve termine e nel caso in cui si abbiano commesse i cui costi e ricavi siano
stimabili con attendibilità e commesse aventi un grado di incertezza di valutazione molto elevato.

Il criterio della "percentuale di completamento” (Viene inserito nel C.E. gradualmente)

L'applicazione di questo metodo comporta che alla fine di ogni esercizio concorrano a formare il
risultato di periodo i costi e i ricavi sostenuti e conseguiti in proporzione all'avanzamento dei lavori.

Innanzitutto è necessario stimare il ricavo complessivo della commessa. Successivamente


occorre predisporre un preventivo dei costi riferiti, quando possibile, alle diverse fasi di
lavorazione. Tale preventivo sarà definito in maniera più analitica al momento della stipula del
contratto e rivisto in funzione dell'avanzamento dei lavori.

Una volta definiti costi e ricavi, è opportuno individuare un criterio che permetta di stimare il
grado di completamento dei lavori. A tal fine, i principi contabili individuano i metodi seguenti:

• Costo sostenuto (cost-to-cost): prevede che la percentuale di avanzamento dei lavori in un


determinato esercizio sia calcolata rapportando i costi effettivamente sostenuti al totale dei costi
stimati.

• Ore lavorate: l'avanzamento delle opere viene determinato in funzione delle ore lavorate
rispetto alle ore totali previste. Anzitutto è necessaria la suddivisione dei ricavi totali previsti di
commessa in:

- Costi previsti dei materiali e altri costi diretti esterni con esclusione del costo di manodopera;

- Valore aggiunto complessivo, per la parte residua.

• Unità consegnate: prevede che la valutazione riguarda solo le unità di prodotto consegnate e
che sia effettuata applicando i prezzi stabiliti nel contratto. I prodotti in corso di lavorazione o
finiti ma non consegnati sono valutati al costo di produzione e sono classificati come rimanenze
di magazzino.

• Misurazioni fisiche: prevede che la valutazione riguardi solo le quantità prodotte applicando
alle stesse i prezzi contrattuali.

Una volta scelto il metodo più idoneo per la stima della percentuale di completamento delle
lavorazioni, esso deve essere utilizzato in maniera costante nel tempo e in presenza di
commesse con caratteristiche simili.

Per quanto riguarda la rilevazione delle voci in bilancio, l'applicazione del metodo della
percentuale di completamento indica che:

• Il valore delle opere dei servizi eseguiti nell'esercizio sia rilevato nel Valore della produzione del
conto economico e calcolato come somma algebrica, da un lato, dei ricavi dalle vendite e delle
prestazioni e, dall’altro, della variazione dei lavori in corso su ordinazione;

• I costi sostenuti nell'esercizio riferibili a tali opere servizi, siano riepilogati per natura tra i Costi
della produzione.
• Gli anticipi e gli acconti corrisposti dai committenti prima dell’inizio o all'inizio dei lavori siano
rilevati tra gli Acconti delle passività;

• Le fatturazioni definite nel contratto rappresentano in generale delle anticipazioni finanziarie e


devono essere contabilizzate tra le passività tra gli Anticipi a clienti oppure devono essere
imputati tra i ricavi.

Il criterio della "commessa completata” (In C.E. tutto nello stesso periodo)

Applicando il criterio in oggetto, i ricavi e gli utili relativi alla specifica commessa sono rilevati
soltanto nel momento in cui contratto è completato.

Non è infatti possibile determinare con ragionevole certezza i corrispettivi contrattuali maturati
e i lavori in corso su ordinazione sono valutati al minore tra il costo sostenuto per la commessa
e il presumibile valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato.

Il valore di presumibile realizzo viene stimato in base al prezzo stabilito contrattualmente per
la commessa.

L'applicazione criterio della commessa completata è condizionata dal verificarsi delle seguenti
condizioni:

• La costruzione del bene e sia stata completata e il bene accettato dal committente;

• I collaudi siano stati effettuati con esito positivo;

• Eventuali costi da sostenere dopo il completamento siano d'identità non significativa e siano
comunque stanziati;

• Gli eventuali effetti relativi a situazioni di incertezza presenti nonostante la commessa sia stata
completata, possano essere stimati con ragionevolezza e sia possibile effettuare opportuni
stanziamenti.

Nel conto economico dell'esercizio in cui avviene il completamento dell'opera sono inseriti i ricavi
complessivi della commessa.

Conclusioni

Applicando il primo criterio, i costi e i ricavi vengono attribuiti ai tre periodi in base al
completamento dei lavori; le rimanenze finali sono calcolate applicando le percentuali di
completamento progressivo.

Applicando il metodo della commessa completata le rimanenze finali vengono valutate al


minore tra il costo e il prezzo; l'utile viene calcolato soltanto al completamento dell’opera e il
margine di commessa incide nel conto economico solo nell'esercizio in cui avviene la vendita.

I titoli di debito
Premessa

Il Principio Contabile OIC 20 definisce i titoli di debito come quegli strumenti finanziari che
attribuiscono al possessore il diritto a ricevere un flusso determinato o determinabile di liquidità
senza attribuire il diritto di partecipazione diretta o indiretta alla gestione della società che gli ha
emessi.

Tale aspetto è ciò che differenzia il titolo di debito dalle partecipazioni. In tale ambito, possono
essere identificati titoli pubblici emessi dallo Stato o da altri istituti pubblici, oppure I titoli emessi
da imprese private, ossia le cosiddette obbligazioni corporate.

Criterio di classificazione: destinazione economica.

Rappresentazione in bilancio:

• Voce B.III immobilizzazioni finanziarie (3. Altri titoli)

• Voce C.III attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (6. Altri titoli)

La valutazione dei titoli compresi nelle immobilizzazioni finanziarie


(titoli immobilizzati) (Costo ammortizzato)

I titoli detenuti da una impresa possono essere iscritti all'interno della classe B.III dello stato
patrimoniale tra le immobilizzazioni finanziarie, così come all'interno nella macroclasse C.III attivo
circolante, attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni.

La differente possibile collocazione di cui possono essere oggetto le attività finanziarie in


questione, fonda i propri presupposti sul criterio della destinazione economica, ossia sulla
considerazione che il bene in questione possa essere o meno utilizzato durevolmente dall'impresa
nello svolgimento della gestione, contribuendo o meno, in questo modo, a formare la struttura
tecnica, organizzativa e strategica dell’impresa.

In base al criterio della destinazione economica, costituiscono titoli immobilizzati i beni che,
per scelta degli amministratori, sono destinati a permanere nel portafoglio dell'impresa per un
periodo di tempo non breve.

Specificatamente, la composizione analitica della voce B.III. Immobilizzazioni finanziarie è la


seguente:

1. Partecipazioni in:

- Imprese controllate;

- Imprese collegate;

- Imprese controllati;

- Altre imprese.

2. Crediti:

- Verso imprese controllate;

- Verso imprese collegate;

- Verso controllanti;

- Verso altri.

3. Altri titoli;

4. Strumenti finanziari derivati attivi.

Definita la loro classificazione, i titoli immobilizzati devono essere rilevati in bilancio al


momento in cui avviene la consegna del titolo, ossia la cosiddetta data di regolamento, o sono
iscritti al costo di acquisto o di sottoscrizione applicando il criterio del costo ammortizzato.

(il criterio del costo ammortizzato può non essere applicato se gli effetti sono irrilevanti rispetto
alla determinazione del valore ottenuto mediante la semplice quantificazione al costo di acquisto.
In linea generale, gli effetti vengono considerati irrilevanti qualora:
• I costi di transazione, o i premi/scarti di sottoscrizione o negoziazione o ogni altra differenza tra
valore iniziale e valore a scadenza sono di scarso rilievo;
• I titoli di debito sono detenuti presumibilmente in portafoglio per un periodo non inferiore ai 12
mesi)

Il costo ammortizzato: è valore a cui l'attività o la passività finanziaria è stata valutata al momento
della rilevazione iniziale al netto dei rimborsi di capitale, aumentato o diminuito dall’ammortamento
cumulato utilizzando il criterio dell'interesse effettivo su qualsiasi differenza tra il valore iniziale e
quello a scadenza e the tutta qualsiasi riduzione a seguito di una riduzione di valore o di
irrecuperabilità.

Il valore nominale: ammontare definito contrattualmente che si ha diritto di esigere alla scadenza.

Il Tasso di interesse nominale: è il tasso di interesse contrattuale che è applicato al valore


nominale consente di determinare i flussi finanziari costituiti da interessi nominali lungo la durata
del titolo.

Il Tasso di interesse effettivo: è il tasso di interesse che tiene in considerazione anche i costi
sostenuti per la sottoscrizione iniziale del finanziamento.

In sostanza il costo ammortizzato rappresenta un criterio di valutazione che ripartisce delle


componenti di reddito associate allo strumento finanziario lungo la durata dell’attività. Il criterio
prevede il progressivo allineamento del valore iniziale dell’attività, dato al prezzo pattuito
rettificato dei costi o ricavi di transazione, al valore di rimborso a scadenza mediante
ammortamento della differenza tra i due valori.

Da un punto di vista procedurale, I passaggi da compiere per applicare il predetto criterio sono i
seguenti:

• Identificare il costo di acquisto di sottoscrizione del titolo di debito, corrispondente al


prezzo pagato;

• Individuare gli oneri accessori allo stesso, ossia i costi di transazione e tutte le altre eventuali
componenti economiche relative alla vicenda del titolo di debito.

• Definire il potenziale valore del titolo di debito da iscrivere in bilancio;

• Calcolare il tasso di interesse effettivo;

• Compiere l'attualizzazione dei flussi finanziari connessi alla detenzione del titolo al tasso
di interesse effettivo;

• Rilevare gli interessi con il criterio dell'interesse effettivo.

Una volta individuati i valori di cui sopra, il titolo di debito immobilizzato viene espresso come
segue:

Valore potenziale del titolo di debito da iscrivere a bilancio

MENO

quota parte degli interessi attivi non ancora maturate

Successivamente alla rilevazione iniziale, il valore dei titoli valutati al costo ammortizzato da
iscrivere in bilancio negli esercizi successivi si determina nel modo seguente, al termine di ciascun
esercizio:

• Determinazione dell'ammontare degli interessi calcolati con il criterio del tasso di interesse
effettivo sul valore contabile del titolo all'inizio dell’esercizio;

• Somma degli interessi così ottenuti al precedente valore contabile del titolo;

• Sottrazione degli incassi per interessi di capitale intervenuti nel periodo;

• Sottrazione delle eventuali perdite durevoli di valore sui titoli.

Tale valore, in sintesi, deve coincidere con il valore attuale dei flussi finanziari futuri attesi scontati
al tasso di interesse effettivo.

La valutazione dei titoli compresi nell'attivo circolante (titoli non


immobilizzati) (minore tra costo ammortizzato e valore di mercato)

Saranno destinati ad essere classificati nell'Attivo Circolante quei titoli che, per scelta degli
amministratori sono destinati ad essere negoziati.

Più nel dettaglio, l’art. 2424 c.c. propone la seguente classificazione delle voci componenti la
classe C.III. delle attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni:
• Partecipazioni in imprese controllate;

• Partecipazioni in imprese collegate;

• Partecipazioni in imprese controllati;

• Altre partecipazioni;

• Altri titoli;

Anche il principio contabile nazionale OIC 20 non fornisce una specifica definizione dei titoli che
non costituiscono immobilizzazioni finanziarie, ma stabilisce che: “I titoli destinati a permanere
durevolmente nel patrimonio aziendale si iscrivono tra le immobilizzazioni, gli altri vengono iscritti
nell'attivo circolante”

Criterio di valutazione: minore tra il costo di acquisto calcolato mediante l'utilizzo del criterio del
costo ammortizzato ed il valore di realizzazione desumibile dall'andamento del mercato + costi
accessori di acquisto.

Pertanto, per l'applicazione del metodo del costo ammortizzato varranno le stesse definizioni di
tasso di interesse effettivo, le stesse procedure e, più in generale, le stesse considerazioni
descritte in precedenza in merito ai titoli immobilizzati.

Da un punto di vista procedurale, anche per i titoli non immobilizzati si dovranno quindi compiere i
seguenti passaggi al fine di applicare il predetto criterio:

• Identificare il costo di acquisto o di sottoscrizione del titolo di debito, corrispondente al


prezzo pagato;

• Individuare gli oneri accessori allo stesso, ossia i costi di transazione e tutte le altre eventuali
componenti economiche relative alla vicenda del titolo di debito;

• Dalla somma algebrica di quanto ai primi due punti, definire il potenziale valore del titolo di
debito da iscrivere in bilancio;

• Calcolare il tasso di interesse effettivo;

• Compiere l'attualizzazione dei flussi finanziari connessi alla detenzione del titolo al tasso
di interesse effettivo;

• Rilevare gli interessi con i criteri dell’interesse effettivo.

A differenza di quanto visto per i titoli immobilizzati, tuttavia, l’art. 2426 c.c. Prevede a specificare
come debba essere definito il costo di acquisto dei titoli non immobilizzati.

Si stabilisce infatti che il metodo generale per la valutazione dei titoli è quello del costo specifico,
che presuppone l'individuazione e l'attribuzione ai singoli titoli dei costi specificamente sostenuti
per l'acquisto dei medesimi.

Tuttavia è consentito il costo dei beni fungibili possa essere calcolato con:

• Costo medio ponderato;

• FIFO;

• LIFO;

La principale distinzione deve essere fatta in merito alla individuazione del prezzo di mercato
riferibile ai titoli non quotati e a titoli quotati.

Con particolare riferimento a questi ultimi, viene affermato come il valore di mercato debba
essere interpretato come valore attribuibile ai titoli quotati in mercati organizzati, in grado di
esprimere quotazioni sufficientemente attendibili per volumi negoziati e per le caratteristiche di
affidabilità.

Con riferimento a titoli non quotati, il valore di mercato dovrebbe trovare la presentazione nel
valore di votazione di titoli similari in relazione ad emittente, durata e caratteristiche della cedola.
Qualora non fosse possibile individuare titoli similari, il valore di mercato dovrebbe essere
rappresentato dal valore nominale del medesimo, rettificato per tenere in considerazione il
rendimento espresso dal mercato per titoli di durata analoga e pari affidabilità di emittente.

Importante sarà identificare un coerente riferimento in termini temporale per consentire di


quantificare il valore di mercato dei titoli in oggetto. Potrà essere utilizzato alternativamente:

• Il valore di mercato al termine dell’esercizio;

• Il valore derivante dalla media delle quotazioni del titolo relative ad un determinato
periodo, più o meno ampio.

Qualora il valore di mercato del titolo risultasse essere, al termine dell'esercizio, inferiore rispetto
al costo di acquisto, la rettifica di valore conseguente alla svalutazione del medesimo darebbe
origine a una componente negativa di reddito che dovrebbe confluire all'interno della voce D.
19c) del conto economico (svalutazione di titoli iscritti nell'attivo circolante che non costituiscono
partecipazioni)

È possibile che i titoli detenuti possono essere oggetto di una destinazione economica
diversa rispetto a quella originaria. Un titolo originariamente classificato come attività
finanziaria che non costituisce immobilizzazione potrebbe essere destinato ad investimento
durevole. In questo caso il trasferimento dei titoli deve essere rilevato sulla base del valore
risultante dall'applicazione dei criteri di valutazione della classe di valori di provenienza.

Al termine dell'esercizio in cui avviene il cambiamento di destinazione, si deve procedere alla


valutazione del titolo con il criterio previsto in base alla sua nuova classificazione.

Bilancio in forma abbreviata

Le società che redigono il bilancio ai sensi dell’art. 2435-bis (bilancio in forma abbreviata) e 2435-
ter (bilancio delle micro-imprese) del c.c. possono decidere di non applicare il criterio del
costo ammortizzato ai titoli di debito, immobilizzati e non.

Tali società hanno la facoltà di iscrivere i titoli al costo di acquisto (o di sottoscrizione), il quale è
costituito dal prezzo pagato al momento dell’acquisto + i costi accessori direttamente imputabili
all’acquisto (costi di intermediazione bancaria e finanziaria, bolli, spese bancarie, spese dirette di
consulenza).

Se l’attribuzione del costo specifico ai singoli titoli non è attuabile è possibile adottare le
metodologie di valutazione del costo medio ponderato, del FIFO e del LIFO.
I crediti, i debiti e i fondi per
rischi e oneri
Introduzione
I crediti e i debiti sono rilevati in bilancio secondo il criterio del costo ammortizzato, tenendo conto
del fattore temporale e, per quanto riguarda i crediti, del presumibile valore di realizzo.

Però:
• Esenzione per società che non superano i limiti del bilancio abbreviato
• Principio di rilevanza, che si presume per:
- Crediti e debiti a breve termine (entro 12 mesi)
- Costi di transazione, commissioni e altre differenze tra valore iniziale e valore a scadenza
sono di scarso rilievo rispetto al valore nominale

I crediti: definizione e classificazione


I crediti costituiscono il diritto a esigere determinati ammontare di disponibilità liquide da clienti o
altri soggetti ad una data scadenza. (art 2424 e 2426 n. 8 e OIC 15).

I crediti sono inclusi sia nelle immobilizzazioni che nell'attivo circolante, in base al criterio
distintivo secondo cui “gli elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente devono
essere iscritti tra le immobilizzazioni”.

Un credito viene dunque iscritto nelle immobilizzazioni o nell'attivo circolante in funzione della
destinazione economica data allo stesso dagli amministratori.

Sia per i crediti iscritti tra le immobilizzazioni che per quelli dell’attivo circolante è necessario
evidenziare distintamente la parte esigibile entro ed oltre l’esercizio successivo.

La classificazione dei crediti tra attivo circolante e immobilizzazioni finanziarie è effettuata sul
“ruolo” svolto dall'attività nell’ambito dell’ordinaria gestione aziendale.

I principi contabili distinguono i crediti in base all’origine, alla natura del debitore e alla scadenza.
Con riferimento all’origine, i crediti si suddividono in:
• Crediti generati in ragione di ricavi derivanti da operazioni di gestione caratteristica;
• Crediti sorti per prestiti e finanziamenti concessi;
• Crediti sorti per altre ragioni.

Relativamente alla natura del debitore i crediti si suddividono in crediti verso clienti, verso
consociate, verso l'erario, per imposte anticipate e verso altri.

Facendo infine riferimento alla scadenza, i crediti possono essere a breve scadenza o a media o
lunga scadenza.
Valutazione dei crediti

L’art 2426 n. 8 prescrive che i crediti siano rilevati in bilancio secondo il criterio del costo
ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale e del valore di presumibile realizzo.

Nella pratica occorre tenere a riferimento due importanti aspetti in fase di rilevazione iniziale:
• Il fattore temporale;
• L'esplicitazione o meno di interessi.
Con riferimento al fattore temporale, è evidente la differenza tra un incasso immediato del credito
ed uno dilazionato nel tempo; nel secondo caso, accordare una dilazione al cliente corrisponde
nella sostanza a concedere un finanziamento, circostanza da cui dovrebbe derivare la
corresponsione di un interesse. Tale interesse può essere esplicito o implicito.

Nel caso in cui l'operazione di vendita abbia dato luogo ad un credito con scadenza di pagamento
a medio-lungo termine e interesse non esplicito, il credito stesso deve essere valutato
utilizzando il criterio del costo ammortizzato:

Il costo ammortizzato di un’attività o passività finanziaria è il valore a cui è stata misurata al


momento della rilevazione iniziale l’attività o la passività finanziaria al netto dei rimborsi di capitale,
aumentato o diminuito dall’ammortamento complessivo utilizzando il criterio dell’interesse effettivo
su qualsiasi differenza tra il valore iniziale e quello a scadenza, e dedotta qualsiasi riduzione a
seguito di una riduzione di valore o di irrecuperabilità.

• Il criterio del costo ammortizzato si basa sulla determinazione del tasso di interesse effettivo di un
prestito, includendovi tutti i costi di transazione.
• I costi di transazione, le eventuali commissioni attive e passive e ogni differenza tra valore iniziale
e valore nominale a scadenza, sono inclusi nel calcolo del costo ammortizzato utilizzando il criterio
dell’interesse effettivo, che implica che essi siano ammortizzati lungo la durata attesa del prestito.
• Negli attuali principi contabili i costi di transazione sono iscritti fra le immobilizzazioni immateriali
e ammortizzate a quote costanti.
• Con il metodo del costo ammortizzato le quote di costi di transazione sono incluse negli oneri
finanziari.

1. Identificare il valore nominale del credito;


2. Individuare i costi di transazione e tutte le altre componenti economiche relative alla
vicenda del credito;
3. Definire il potenziale valore del credito da iscrivere in bilancio;
4. Calcolare il tasso di interesse effettivo;
5. Confrontare il tasso di interesse effettivo con il tasso di mercato;
6. Eventuale attualizzazione;
7. Rilevare gli interessi con il criterio dell'interesse effettivo.

Una volta individuati i valori di cui sopra, il credito viene espresso come segue:

Valore del credito = valore nominale del credito


Meno
Quota parte degli interessi attivi non ancora maturati

Il principio contabile OIC 15 precisa che il credito del costo ammortizzato può non essere applicato
se gli effetti sono irrilevanti (scadenza inferiore ai 12 mesi).

L’accantonamento per rischi su crediti

I crediti vanno esposti in bilancio al netto del relativo fondo di svalutazione, da iscriversi quando si
ritiene che il credito abbia perso valore.
Operativamente occorre dunque stanziare un fondo svalutazione crediti, da portare a diretta
riduzione dell'ammontare dei crediti cui si riferisce.

L'accantonamento al fondo svalutazione crediti, in ossequio ai principi di prudenza e competenza,


deve gravare sugli esercizi in cui le perdite per inesigibilità si possono ragionevolmente
prevedere o si sono già manifestate; tale fondo verrà poi utilizzato quando la perdita si potrà
ritenere definitiva.

Poiché l'accantonamento al fondo svalutazione crediti ha lo scopo di tenere conto delle perdite
presunte su crediti di competenza dell'esercizio, al termine di ogni esercizio occorre determinarne
l’entità tramite l'analisi puntuale dei singoli crediti e di ogni altro elemento esistente o previsto al
riguardo.

Al fine di stimare l'entità dell'accantonamento al fondo, la società deve valutare se sussistono degli
indicatori che facciano ritenere probabile che il credito abbia perso valore. L’OIC 15 riporta un
elenco di indicatori di cui occorrerebbe tenere conto in tale valutazione, che vengono di seguito
sintetizzate:
• Significative difficoltà del debitore;
• Una violazione del contratto o il rilascio di una concessione al debitore che il creditore
non avrebbe altrimenti preso in considerazione;
• Probabile avvio di procedure concorsuali in capo al debitore;
• Stima di una riduzione sensibile nei flussi finanziari futuri stimati per il credito.

L’OIC 15 prevede due procedimenti sulla base dei quali procedere alla stima dell'accantonamento
in esame: il procedimento c.d. analitico ed il procedimento c.d. forfettario: Il primo è agevolmente
applicabile in presenza di un numero limitato di crediti quando invece i crediti sono numerosi e
individualmente non significativi, è possibile applicare il procedimento forfettario.

Con il procedimento analitico si opera nel seguente modo:


1. Si analizzano i singoli crediti, con determinazione delle perdite presunte per ciascuna
situazione di inesigibilità già manifestatasi;
2. Si stimano le ulteriori perdite che si presume si dovranno subire sui crediti in essere alla data di
bilancio;
3. Si valuta l'andamento degli indici di anzianità dei crediti scaduti in relazione a quelle degli
esercizi precedenti;
4. Vengono prese in considerazione le condizioni economiche generali di settore e di Paese.

Nel caso in cui sia possibile raggruppare i crediti “anomali” di importo non significativo in classi
omogenee aventi profili di rischio simili, è ammesso un processo di svalutazione forfettario, in
base al quale applicare formule per la determinazione della ragionevole attesa di perdite su crediti.

È opportuno, indipendentemente dal metodo utilizzato, tenere un’aggiornata lista di anzianità dei
crediti scaduti, in base alla quale graduare il connesso rischio di inesigibilità.

Cancellazione dei crediti

L’OIC 15 prevede la cancellazione dei crediti dal bilancio quando:


• I diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito si estinguono parzialmente o
totalmente;
• La titolarità dei diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito è trasferita e con
essa sono trasferiti sostanzialmente tutti i rischi inerenti il criterio.

I crediti possono essere ceduti nella forma pro-solvendo, nel caso in cui l'intermediario finanziario
mantenga la possibilità di rivalersi sull'azienda in ipotesi di insolvenza del debitore principale,
oppure nella forma pro-soluto, nel caso in cui il rischio di insolvenza venga trasferito al
cessionario senza attribuirgli la possibilità di rivalersi sull'azienda cedente.
A seconda della modalità con cui viene attuata la cessione varia la contabilizzazione in bilancio del
credito:
• Se il credito è ceduto pro-solvendo si ipotizza di considerare i crediti come se fossero dati in
garanzia a fronte del prestito di denaro ricevuto, iscrivendo al contempo all'attivo di stato
patrimoniale l'anticipazione ricevuta al netto delle commissioni e nel passivo il debito verso il
cessionario per eguale importo.
• Se il credito è deceduto nella modalità pro soluto, esso deve essere rimosso dal bilancio del
cedente e a conto economico si devono iscrivere gli interessi passivi e le commissioni addebitate
alla banca o dalla società di Factor;

I debiti
I debiti sono passività di natura determinata ed esistenza certa, che rappresentano quote da
pagare ad una data stabilita.

I debiti sono inclusi nella voce D dello stato patrimoniale e sono così suddivisi:
1. Obbligazioni;
2. Obbligazioni convertibili;
3. Debiti verso soci per finanziamenti;
4. Debiti verso banche;
5. Debiti verso altri finanziatori;
6. Acconti;
7. Debiti verso fornitori;
8. Debiti rappresentati da titoli di credito;
9. Debiti verso imprese controllate;
10. Debiti verso imprese collegate;
11. Debiti verso controllanti;
11. bis) Debiti verso imprese sottoposte al controllo di controllanti;
12. Debiti tributari;
13. Debiti verso istituti di provvidenza e sicurezza sociale;
14. Altri debiti;

L'origine del debito incide sulla propria rilevazione in bilancio: la regola generale stabilisce che il
debito sia iscritto nel momento in cui vengono trasferiti i rischi e benefici connessi alla
proprietà.

Per quanto riguarda i debiti di origine diversa da quella commerciale, essi vanno rilevati in base
alla regola generale, ovvero quando viene ad esistenza l'obbligazione dell'azienda verso la
controparte.

In ossequio alla norma civilistica che vieta i compensi di partire, I principi contabili impongono di
non compensare crediti e debiti vantati nei confronti del medesimo soggetto, a meno che
questo non sia possibile da un punto di vista legale.

10.2.1. Valutazione dei debiti

L’art. 2426 n. 8 prescrive che i debiti siano rilevati in bilancio secondo il criterio del costo
ammortizzato, tenendo conto del fattore temporale. Il principio contabile di riferimento è OIC 19.

La prima iscrizione di un debito deve essere effettuata al suo valore nominale, eventualmente
attualizzato, al netto dei costi di transazione e di tutti i premi, gli sconti, gli abbuoni direttamente
derivanti dalla transazione che ha originato il debito.
Valgono tutte le considerazioni effettuate per i crediti, e quindi, in particolare si rammenta che:
• l criterio del costo ammortizzato può non essere utilizzato se gli effetti della sua applicazione
sono irrilevanti;
• Le società che redigono il bilancio in forma abbreviata possono non applicare il criterio del
costo ammortizzato nella valutazione dei debiti;
• Si può presumere che gli effetti siano irrilevanti se i debiti hanno scadenza inferiore ai 12 mesi o
se i costi di transazione e ogni altra differenza tra il valore iniziale e quello a scadenza risultano
di scarso rilievo rispetto al valore nominale.

Nei casi in cui il criterio del costo ammortizzato non venga applicato, restano però ferme ed
applicabili le prescrizioni in materia di attualizzazione del debito.

Successivamente alla rilevazione iniziale, per determinare il valore dei debiti valutati al costo
ammortizzato occorre seguire il seguente procedimento:
1. Individuare l'ammontare degli interessi calcolati con il tasso di interesse effettivo,
determinati sulla base dell'importo del debito iscritto a inizio esercizio;
2. Aggiungere l'ammontare di interessi all'importo del debito precedentemente iscritto;
3. Sottrarre al debito i pagamenti per gli interessi e capitale intervenuti nel periodo.

Le operazioni in valuta estera

Un’operazioni in valuta estera è un'operazione effettuata in una valuta diversa dall’euro; tra queste
possono essere dell'acquisto la vendita di beni o servizi i cui prezzi sono espressi in valuta estera
e prestiti erogati o ricevuti il cui ammontare è espresso in valuta.

Il codice civile prevede l'indicazione degli utili e perdite su cambi nella voce C.17-bis del conto
economico, mentre non è prevista alcuna voce specifica dello stato patrimoniale ove iscrivere i
valori patrimoniali connessi a tali operazioni.

In merito alla rilevazione iniziale, l’art. 2325-bis, 2°comma prevede che:


I ricavi e i proventi, i costi e gli oneri relativi ad operazioni in valuta devono essere determinati al
cambio corrente alla data nella quale la relativa operazione è compiuta.
I corrispondenti debiti e crediti sono rilevati inizialmente al tasso di cambio vigente nel
momento in cui l’operazione è effettuata.

La rilevazione successiva delle poste in valuta estera differisce a seconda che si tratti di attività
e passività diverse dalle immobilizzazioni ovvero di immobilizzazioni materiali, immateriali e
finanziarie costituite da partecipazioni in valuta.

Il principio contabile di riferimento la trattazione viene suddivisa, coerentemente con quanto


prescritto dal codice civile, in due categorie, ovvero poste monetarie e non monetarie.

Per le operazioni in valuta non regolate al termine dell'esercizio l’art 2426, n. 8-bis prevede che:
le attività e le passività in valuta, ad eccezione delle immobilizzazioni, devono essere iscritte al
tasso di cambio a pronti alla data di chiusura dell’esercizio e i relativi utili e perdite su cambi
devono essere imputati al conto economico e l’eventuale utile netto deve essere accantonato in
apposita riserva non distribuibile fino al realizzo. Le attività e le passività in valuta non monetarie
devono essere iscritte al cambio vigente al momento del loro acquisto.
I fondi per rischi e oneri e il trattamento di fine rapporto: contenuto e
classificazione

I fondi per rischi e oneri includono gli accantonamenti destinati a coprire perdite o debiti con natura
determinata, esistenza certa o probabile e di ammontare o data di sopravvenienza e indeterminati
alla chiusura dell’esercizio.

La dottrina aziendalistica ha classificato queste fattispecie di due macro classi:


• I fondi spese: corrispondono a componenti negative di reddito certe nel verificarsi e incerte
nell’importo;
• Fondi rischi: relativi a componenti di reddito incerti sia nel verificarsi che nell’importo.

Caratteristica comune ai due tipi di fonti è l'incertezza di dover pagare una somma e il fatto che
alla data di chiusura del bilancio l'importo definito non è noto e deve essere quindi
opportunamente stimato, al fine di poter rilevare in ossequio al principio di competenza economica
componenti negativi di reddito che non hanno ancora avuto la propria manifestazione numeraria
ma che si riferiscono all'esercizio in esame.

Tra gli oneri di competenza stimati sono da ricomprendersi anche i fondi di quiescenza e per
obblighi simili e i fondi per imposte.
Il codice civile prevede la seguente classificazione per le voci in esame, che trovano accoglimento
nel passivo dello stato patrimoniale:
B) fondi per rischi e oneri:
1. Per trattamento di quiescenza ed obblighi simili;
2. Per imposte, anche differite;
3. Strumenti finanziari derivati passivi;
4. Altri.
C) trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato.

Le condizioni per l'accantonamento di un fondo sono riconducibili ai seguenti elementi:


1. La funzione: il fondo dovrà coprire una perdita o un debito futuri;
2. Le caratteristiche qualitative della perdita e del debito da coprire: esse sono la natura
determinata e l’esistenza certa o probabile.
3. Il momento di costituzione: coincide con la data di chiusura dell'esercizio nel corso del quale
l'evento che genere la perdita o il debito futuro si è manifestato.
4. Elemento ignoto: il valore della perdita e/o del debito o la data di sopravvenienza.

Il trattamento di fine rapporto

La disciplina civilistica del trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato è compresa


nell'articolo 2120 c.c., prevede che a fronte delle indennità spettanti al personale dipendente in
forza di legge o di contratto al momento di cessazione del rapporto di lavoro subordinato venga
esposto nello stato patrimoniale correlato debito denominato trattamento di fine rapporto di lavoro
subordinato.

La valutazione del TFR iscritto in bilancio è stabilito una regola nell’art 2120 c.c.
In sostanza al termine di ogni esercizio è necessario accantonare una quota pari alla somma di
tutti gli stipendi maturati nel medesimo periodo divisa per 13.5 e aggiungere a questa quota la
rivalutazione del fondo già esistente ad inizio esercizio. Il fondo viene utilizzato al momento
dell’uscita del dipendente dell’azienda liquidando la quota già accantonata negli esercizi
precedenti e la quota relativa agli esercizi in corso.
Le imposte sul reddito
d’esercizio
Relazione tra reddito imponibile e reddito di bilancio

Le imposte d'esercizio sono valori di bilancio molto significativi perché incidono solitamente in
modo rilevante sul reddito, sul patrimonio e sui flussi finanziari delle aziende.

Nel tempo si è affermato il cosiddetto “principio di derivazione” secondo il quale la


determinazione del reddito imponibile discende primariamente dal reddito d'esercizio predisposto
sulla base della normativa civilistica.

Il legislatore è intervenuto frequentemente per modificare la relazione tra il reddito civilistico


imponibile fiscale. Il rapporto tra reddito civilistico e reddito imponibile può configurarsi sulla base
di un sistema:

• Binario unico;

• Doppio binario.

Nella prima ipotesi si riscontra una derivazione dell'imponibile fiscale dal risultato civilistico.
Tale dipendenza può essere totale, parziale, o rovesciata:

• Nel sistema a binario unico con dipendenza totale il risultato civilistico assume rilevanza anche
a fini fiscali, non si procede quindi ad alcuna rettifica volta alla corretta determinazione
dell’imponibile.

• Nel medesimo sistema quando il legislatore propende per una dipendenza parziale il risultato
civilistico rappresenta la base di partenza sulla quale effettuare le variazioni volte alla
determinazione dell'utile imponibile.

• Nel sistema a dipendenza rovesciata si verifica quando già statuito per il reddito imponibile
determinato Sulla base della dipendenza parziale ma, oltre a ciò, il sistema normativo consente
di iscrivere nel bilancio valori desunti da operazioni riconducibili solo alla logica fiscale.

Con il doppio binario invece, tipico del contesto anglosassone, non esiste alcun rapporto di
dipendenza tra il reddito fiscale e il risultato di esercizio desumibile dalle norme civilistiche
dall'applicazione dei corretti principi contabili. Sostanzialmente si definisce una contabilità fiscale
ed una contabilità civilistica, quindi la norma fiscale non interferisce con la norma civile nella
predisposizione del bilancio d’esercizio.

La differenza tra imponibile fiscale e reddito di esercizio civilistico trova la sua ragione
d'essere nella diversa finalità che si pone la normativa civilistica rispetto a quella fiscale.

Rappresentazione negli schemi di stato patrimoniale, di conto


economico e informazioni da fornire nella nota integrativa

Le imposte sono rappresentate nel conto economico come costi di competenza dell'esercizio e
nello stato patrimoniale possono far sorgere crediti e debiti dell’impresa nei confronti dell’erario.

La voce 20 del conto economico “imposte sul reddito d’esercizio” comprende due tributi diretti:

• Imposta sul reddito delle società (IRES)

• Imposta regionale sulle attività produttive (IRAP)

Il valore di tale voce nel conto economico include l'intero ammontare dei titoli di competenza
dell’esercizio, ovvero gli acconti, gli importi versati per ritenuta e il saldo.

Nella voce 20, le imposte sul reddito dell'esercizio sono suddivise in quattro voci distinte:

a) Imposte correnti che accoglie le imposte dovute sul reddito imponibile dell’esercizio;

b) Imposte relative a esercizi precedenti;

c) Imposte differite e anticipate, che accoglie:

- Con segno positivo l'accantonamento al fondo per imposte differite e l'utilizzo delle attività
per imposte anticipate;

- Con segno negativo, le imposte anticipate nell'utilizzo del fondo imposte differite;

d) Proventi da consolidato fiscale;

Determinazione delle imposte di competenza dell’esercizio

Le imposte di competenza dell’esercizio sono il risultato della somma algebrica tra le imposte
correnti, differite e anticipate.

Imposte correnti

IRES corrente

La determinazione dell’IRES corrente presuppone anzitutto il passaggio dal reddito di bilancio


al reddito imponibile, che avviene con variazioni in aumento o in diminuzione rispetto al reddito
ante-imposte. Su tale valore si applica l'aliquota fiscale e si ottiene così l’IRES corrente (l'aliquota
attuale è del 24,00%)

Il principio generale per attribuire e definire i costi e ricavi che concorrono alla determinazione del
reddito imponibile è quello della competenza fiscale secondo il quale i ricavi, le spese e degli
altri componenti positivi e negativi… concorrono a formare il reddito dell'esercizio di competenza.

La differenza tra competenza fiscale ed economica è giustificata dalle variazioni in aumento e


diminuzione che si rendono necessarie per trasformare il reddito di bilancio in reddito imponibile.

Altro principio generale da cui deriva il riconoscimento della deducibilità fiscale dei componenti
negativi di reddito è quello dell'inerenza di tali valori all'attività di impresa.

Il criterio generale da assumere per la determinazione del reddito imponibile è quello del costo,
comprensivo degli oneri di diretta imputazione ma non degli interessi passivi e delle spese
generali.

IRAP

L'imposta regionale sulle attività produttive è stata istituita istituzione di precedenti imposte quali
l'Imposta Locale sui Redditi e l'Imposta Comunale per l'Esercizio di Imprese e di Arti e
Professioni.

Si tratta di una imposta che colpisce il valore della produzione netta delle imprese, ovvero una
configurazione di reddito al lordo dei costi per il personale e degli oneri e proventi di natura
finanziaria.

La somma dell'IRES e dell'IRAP determina le imposte correnti. Per arrivare al valore delle
imposte dell'esercizio da iscrivere nel conto economico, è necessario determinare le imposte
differite e quelle anticipate.

Le passività per imposte differite e le attività per imposte anticipate

Le passività per imposte differite sono le imposte sul reddito dovute negli esercizi futuri riferibili
alle differenze temporanee imponibili, mentre le attività per imposte anticipate sono le imposte sul
reddito recuperabile negli esercizi futuri riferibili alle differenze temporanee deducibili o al riporto a
nuovo di perdite fiscali.

Va quindi introdotto il concetto di differenza permanente o temporanea tra reddito imponibile e


di bilancio.

Una differenza permanente non è destinata ad annullarsi negli esercizi successivi. Si tratta, ad
esempio, i componenti negative o positivi di reddito parzialmente o totalmente indeducibili o
esenti ai fini fiscali:

• Le importanti differenze permanenti positive sono relative ad alcuni tipi di sopravvenienze.

• Differenze permanenti negative, sorgono per effetto di indeducibilità totale o parziale di corsi
inseriti in conto economico.

Sono considerate differenze temporanee quelle che determinano lo spostamento nella


tassazione da un esercizio ad un altro perché esistono differenti modalità di imputazione dei costi e
dei ricavi in sede civilistica e tributaria. Lo sfasamento temporale comporta un anticipo o un
differimento del momento impositivo rispetto alla competenza civilistica.

Le differenze temporanee possono sorgere a seguito di:

• Operazioni che hanno effetto sul conto economico: si tratta di componenti negativi di reddito
parzialmente o totalmente indeducibili ai fini fiscali;

• Operazioni che non hanno effetto sul conto economico: Si tratta di operazioni straordinarie,
correzioni di errori commessi in esercizi precedenti, cambiamenti di principi contabili,
rivalutazione di attività iscritte nello stato patrimoniale a seguito di specifiche leggi o riserve in
sospensione di imposta.

Le differenze temporanee inoltre si distinguono in:

• Differenze temporanee imponibili negli esercizi successivi, ossia differenze temporanee che,
nella determinazione del reddito imponibile di esercizi successivi, si tradurranno in importi
imponibili quando il valore contabile dell'attività o della passività sarà estinto o realizzato, in
tutto o in parte.

• Differenze temporanee deducibili negli esercizi successivi, ossia differenze temporanee che
si tradurranno in importi deducibili quando il valore contabile dell'attività o della passività sarà
estinto o realizzato, in tutto o in parte.
Gli strumenti finanziari derivati
Premessa

Nell'ambito del processo di riformulazione dei principi contabili nazionali avvenuto nel corso del
2016, l'organismo italiano di contabilità ha pubblicato un nuovo principio contabile, il numero 32,
denominato strumenti finanziari derivati.

Il decreto legislativo citato ha infatti apportato importanti modifiche all'articolo 2426 in materia di
rilevazione e valutazione dei contratti derivati in bilancio.

L'impatto non è di poco conto in quanto l'applicazione della normativa e dei criteri contabili in
oggetto riguarda tutte le imprese, anche quelle che redigono il bilancio in forma abbreviata,
rimanendo escluse unicamente le cosiddette micro-imprese.

Aspetti definitori

È importante rilavare come buona parte delle definizioni di maggior rilievo quali quella di
“strumento finanziario”, “strumento finanziario derivato” e fair value presenti all'interno del
principio contabile in oggetto siano state montate dai principi contabili internazionali cui si è fatto
riferimento nel precedente paragrafo.

In particolare, viene definito strumento finanziario qualsiasi contratto in grado di dare origine ad
un'attività finanziaria per una società e ad una passività finanziaria o ad uno strumento di capitale
per un'altra società.

Al contempo, si parla di strumento finanziario derivato quando si è in presenza di strumenti


finanziari aventi le seguenti caratteristiche:

• Il suo valore varia come conseguenza della variazione di un determinato tasso di interesse,
prezzo di strumenti finanziari, prezzo di merci, tasso di cambio, indice di prezzo o di tasso,
rating di credito o indice di credito o altra variabile, a condizione che, nel caso di una variabile
non finanziaria, tale variabile non sia specifica di una delle controparti contrattuali.

• Non richiede un investimento netto iniziale o richiede un investimento netto iniziale che sia
minore di quanto sarebbe richiesto per altri tipi di contratti da cui ci si aspetterebbe una risposta
simile a cambiamenti di fattori di mercato;

• È regolato a data futura


Significativa risulta, inoltre, la suddivisione tra strumenti derivati finanziari e creditizi. I primi
sono individuati dal paragrafo A4 dell’OIC 32 nelle seguenti categorie:

• Contratti a termine, rappresentate da strumenti le cui principali categorie sono costituite dai
contratti forward e dai futures;

• Opzioni, rappresentate da strumenti che attribuiscono all'acquirente il diritto ma non l'obbligo di


acquistare o di vendere attività finanziarie o reali ad un prezzo prefissato ad una certa data o
entro la stessa data;

• swap, rappresentati da strumenti mediante il quale due parti si impegnano a scambiarsi tra di
loro, a date prestabilite, flussi di cassa secondo uno schema convenuto.

Gli strumenti derivati creditizi invece, trasferiscono il rischio creditizio nel sottostante ad un terzo
che vende protezione. Tali contratti si possono distinguere in:

• Credit default swap: contratti nei quali il venditore di protezione deve adempiere
all'obbligazione prevista dal contratto al verificarsi di un determinato evento;

• Credit spread swap/option: nei quali l'obbligo di adempiere del venditore di protezione
dipende dall'andamento di mercato di una entità di riferimento;

• Total rate of return swap: nei quali l'acquirente ed il venditore di protezione si scambiano
l'ammontare dei flussi di cassa generate da un'entità di riferimento e quelli legati ad un tasso
d'interesse di mercato maggiorato o diminuito di un determinato spread.

Particolarmente importante è inoltre la definizione che viene a qualificare il concetto di fair value,
inteso quale prezzo che si percepirebbe per la vendita di un'attività ovvero che si pagherebbe per
il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di
valutazione.

Viene definito, inoltre, dal’OIC 32 anche il concetto di strumento finanziario di copertura. Uno
strumento finanziario di copertura è un derivato designato alla copertura di rischi di tasso di
interesse, di rischi di cambio, di rischi di prezzo o di rischio di credito. A propria volta, un
elemento coperto è un'attività, una passività, un impegno irrevocabile, un'operazione
programmata altamente probabile che espone la società al rischio di variazioni nel fair value o nei
flussi finanziari futuri ed è designato come coperto.

In particolare, è di copertura di derivato sottoscritto per coprire i rischi di tasso di interesse, di


cambio, di prezzo e di credito.

Conseguentemente, è considerato speculativo ogni strumento finanziario derivato che non


rientrano nella definizione di copertura.

La classificazione in bilancio degli strumenti finanziari derivati

Il principio contabile OIC 32 tratta in una specifica sezione le novità in merito alla classificazione
ed al contenuto delle voci riguardanti gli strumenti finanziari derivati, così come attualmente
previsti dai novati schemi di stato patrimoniale e conto economico.

Con riferimento allo stato patrimoniale, il novato prevede infatti specifiche voci in cui debbano
essere esposti gli strumenti finanziari derivati. Si tratta in particolare delle seguenti voci dell'attivo
patrimoniale:

• Immobilizzazioni finanziarie (nella voce strumenti finanziari derivati attivi);

• Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni (nella voce strumenti finanziari
derivati attivi);

Il principio contabile precisa che la classificazione tra attivo immobilizzato ed attivo circolante
degli strumenti finanziari derivati con fair value positivo alla data di valutazione dipende dalle
seguenti considerazioni:

• Uno strumento finanziario derivato di copertura dei flussi finanziari o del fair value di
un'attività segue la classificazione, nell'attivo circolante o immobilizzato, dell'attività coperta;

• Uno strumento finanziario derivato di copertura dei flussi finanziari ed del fair value di una
passività, un impegno irrevocabile o un'operazione programmata altamente probabile è
classificato nell'attivo circolante;

• Uno strumento finanziario derivato non di copertura è classificato nel attivo circolante entro
l'esercizio successivo.

Sono inoltre previste le seguenti voci del passivo/patrimonio netto dello stato patrimoniale:

• Patrimonio netto (riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi);

• Fondi per rischi e oneri (strumenti finanziari derivati passivi).

Passando allo schema del conto economico non armato dall'articolo 2425, all'interno di tale
prospetto trova collocazione la variazione di fair value degli strumenti finanziari derivati nella
sezione “rettifiche di valore di attività e passività finanziarie” alternativamente in una delle seguenti
voci:

• Rivalutazione di strumenti finanziari derivati;

• Svalutazione di strumenti finanziari derivati.

Il principio contabile precisa che nella voce D) 18.d) sono incluse le variazioni positive di fair
value degli strumenti finanziari derivati non di copertura, gli utili derivanti dalla componente
inefficace della copertura nell'ambito di una copertura dei flussi di cassa, gli utili derivanti dalla
valutazione dell'elemento coperto e dello strumento di copertura nell'ambito di una copertura di
fair value e la variazione del valore temporale.

Al contempo sono incluse le variazioni negative di fair value degli strumenti finanziari derivati
non di copertura, le perdite derivanti dalla componente inefficace della copertura dell'ambito di
una copertura dei flussi di cassa, le perdite derivanti dalla valutazione dell'elemento coperto e
dello strumento di copertura nell'ambito di una copertura di fair value, la variazione del valore
temporale e l'ammontare della riserva per operazione di copertura di flussi finanziari attesi quando
la società non ne prevede il recupero.

La valutazione degli strumenti finanziari derivati

La nuova disciplina su tali strumenti, ferma restando la valutazione al fair value stabilisce le
seguenti imputazioni:

1. Le variazioni del fair value degli strumenti derivate devono essere iscritte al conto
economico alla voce “rettifica di valore di attività finanziarie”;

2. Qualora si tratti di uno strumento finanziario derivato di copertura del fair value gli
elementi presenti in bilancio, le variazioni devono essere iscritte a conto economico nella
voce “rettifica di valore di attività finanziarie”;

3. Tale modello di copertura si attiva solitamente nei casi in cui il derivato è detenuto
dall'impresa al fine di proteggere la stessa dalla variazione di valore di un’attività, di una
passività o di un impegno irrevocabile, quale ad esempio un credito espresso in valuta
estera;

4. Qualora si tratti di uno strumento finanziario di copertura su rischi di variazione dei flussi
finanziari attesi di un altro strumento finanziario o di un'operazione programmata, le
variazioni devono essere scritte in una riserva positiva o negativa ti patrimonio netto
denominata ” riserva per operazione di copertura dei flussi finanziari attesi”, imputandola poi a
conto economico, nella misura e nei tempi corrispondenti al verificarsi o al modificarsi dei
flussi di cassa dello strumento coperto o al verificarsi del operazione oggetto di copertura.

In termini operativi, se si è in presenza di copertura del fair value di un sottostante, lo strumento


finanziario derivato deve essere valutato al fair value alla data di sottoscrizione del contratto e al
termine di ogni esercizio di possesso.

In caso di perfetta copertura il fair value del contratto derivato del sottostante manifesteranno
variazioni di ugual valore ma di segno opposto, con effetto reddituale pari a zero.

Se invece si è in presenza di copertura dei flussi finanziari la società che ha sottoscritto tale
tipologia di derivato rileva nello stato patrimoniale lo strumento di copertura al fair value,
alimentando la riserva per operazioni di copertura di flussi finanziari attesi con la variazione del
relativo fair value.

La riserva periodicamente accantonata deve poi essere rilasciata a conto economico nello
stesso esercizio o negli stessi esercizi in cui i flussi finanziari futuri coperti hanno effetto sul
risultato dell’esercizio.

La verifica dell'efficacia della copertura deve essere svolta ad ogni data di chiusura del bilancio e
avviene:

• In via qualitativa: quando gli elementi dello strumento di copertura e dell'elemento coperto
corrispondono o sono strettamente allineati;

• In via quantitativa: richiede l'utilizzo di varie metodologie, anche statistiche;

La verifica della sussistenza dei criteri di ammissibilità deve essere fatta in via continuativa. Il
paragrafo 93 del nuovo OIC infatti prevede che ad ogni data di chiusura del bilancio la società
debba valutare se la relazione di copertura soddisfi ancora i requisiti di efficacia con la
conseguente necessità di cambiare la modalità di iscrizione in caso di risposta negativa.

La sussistenza della copertura è garantita, a norma di legge, dalla presenza di stretta e


documentata correlazione tra le caratteristiche dello strumento dell’operazione coperti e
quelle dello strumento di copertura. Secondo il principio contabile, all'inizio della relazione di
copertura, deve esistere una designazione e documentazione formale della relazione di copertura,
degli obiettivi della società nella gestione del rischio e della strategia nell'effettuare la copertura.

La documentazione devi includere l'individuazione dello strumento:

• Di copertura;

• Dell'elemento coperto;

• Della natura del rischio coperto;

• Di come la società valuterà se la relazione di copertura soddisfa i requisiti di efficacia


della stessa.

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