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LECONOMIA INDUSTRIALE Cap 1 )

LECONOMIA INDUSTRIALE : si occupa del funzionamento dei mercati e dei settori


industriali, cio del modo in cui le imprese competono fra loro. Si occupa prevalentemente
del caso di oligopolio, forma di mercato caratterizzata dalla competizione fra un numero
limitato di imprese, a differenza della microeconomia che invece si concentra pi sui casi
di monopolio e di concorrenza perfetta. Lo scopo delleconomia industriale quello di
rispondere a 4 domande differenti : 1) le imprese hanno potere di mercato? 2) come fanno
ad acquisirlo e a mantenerlo nel tempo? 3) quali sono le conseguenze del potere di
mercato? 4) c un ruolo preciso che le politiche pubbliche potrebbero svolgere per
risolvere i problemi generati dal fatto che le imprese detengono un certo potere di
mercato?

POTERE DI MERCATO : pu essere definito come la capacit di fissare prezzi


superiori al costo incrementale o marginale, cio il costo di produrre una unit addizionale.
Detenere potere di mercato equivale ad ottenere profitti maggiori. Un modo per ottenere
potere di mercato da parte delle imprese quello di creare un monopolio legale che
consente di fissare prezzi alti senza per permettere ad eventuali concorrenti di entrare
nel mercato. Il potere di mercato pu essere creato attraverso diversi comportamenti
strategici, come attraverso luso di politiche di marketing, massicce sponsorizzazioni e
scarsit del prodotto. La detenzione di potere di mercato implica maggiori costi e perci un
maggior valore dellimpresa stessa, allo stesso tempo le imprese che detengono un
elevato potere di mercato hanno meno incentivi ad essere efficienti. Il potere di mercato
genera 2 diverse inefficienze, una detta inefficienza allocativa provocata da un prezzo
elevato che genera mancate vendite e laltra detta inefficienza produttiva, considerata
come incremento dei costi. Il potere di mercato quindi non risulta positivo per la collettivit
poich arricchisce le imprese a spese dei consumatori, perch riduce lefficienza
economica (allocativa e produttiva) ed infine perch induce le imprese a sprecare risorse
per acquisire e mantenere il potere di mercato stesso.

LE POLITICHE PUBBLICHE : allinterno delleconomia industriale il ruolo svolto dalle


politiche pubbliche quello di evitare le conseguenze negative scaturite dalla detenzione

di potere di mercato. Queste possono essere classificate in 2 categorie : 1)


regolamentazione : caso in cui un impresa detiene un potere di monopolio o quasi e le
sue azioni sono controllate da un regolamentatore ; 2) politica antitrust : o politica della
concorrenza ha un campo di azione pi esteso della regolamentazione, lobiettivo
principale risulta quello di impedire alle imprese di intraprendere azioni che aumentino il
loro potere di mercato in modo pregiudizievole.

LA POLITICA INDUSTRIALE : oltre alle politiche di regolamentazione e antitrust


vengono adottate politiche indirizzate a specifiche imprese o gruppi di imprese
denominate politiche industriali e lo scopo risulta molto diverso da quello delle altre 2.
Lobiettivo di questultime cercare di promuovere la concorrenza mentre la politica
industriale mira a rafforzare la posizione di mercato di un impresa o di un settore nei
confronti di imprese estere.

PARADIGMA STRUTTURA-CONDOTTA-RISULTATO : i settori industriali


vengono analizzati dagli economisti attraverso uno schema basato sullanalisi degli elementi che
caratterizzano la struttura del mercato (acquirenti e venditori), il grado di differenziazione del
prodotto; si studia la condotta tipica delle imprese in quel determinato settore industriale (politica di
prezzo e di posizionamento prodotto, pubblicit) ed infine si valuta il livello di efficienza e di

competitivit del settore.


ECONOMIE DI VARIET : quando il costo di produzione congiunta di quantit del bene 1 e
del bene 2 risulta pi basso rispetto al costo di produrle separatamente.

SCALA MINIMA EFFICIENTE (SME) : rappresenta il livello di output pi basso in


corrispondenza del quale raggiunto il costo medio minimo. Il valore che troviamo espresso
come percentuale della dimensione del mercato.

LIMPRESA Cap. 3)
LIMPRESA : Viene considerata come lunit principale allinterno del mercato, basata
sul processo di trasformazione dei fattori produttivi in prodotti finali e avente come obiettivo
la massimizzazione dei profitti. Allinterno delle imprese possibile individuare imprese
una parte riferita alla propriet ( direzione ) e unaltra riferita alla gestione (management).

LE IMPRESE MASSIMIZZANO I PROFITTI ?


Solitamente nelle societ troviamo una separazione fra la propriet e la gestione : gli
azionisti, a cui solitamente spettano gli utili e i profitti e dallaltra i manager, a cui spetta il
compito di realizzare i profitti attraverso le strategie e le decisioni. possibile notare che
alle volte gli obiettivi dei manager possono discostarsi da quelli degli azionisti e per questo
motivo vengono delineate una serie di possibili condizioni che portano alla
massimizzazione dei profitti : 1) disciplina interna ; 2) disciplina del mercato del lavoro
; 3) disciplina del mercato del prodotto ; 4) disciplina del mercato dei capitali.
Disciplina interna (teoria dei contratti), s gli azionisti si accorgono che i manager possono
avere obiettivi diversi : 1) possono predisporre dei contratti tali da indurre i manager a
perseguire i loro stessi interessi. Da tenere in considerazione il problema del free riding
: molte s.p.a. sono possedute da un numero molto grande di piccoli azionisti, e questo va
a ridurre lincentivo di questi ultimi a fare ci che sarebbe necessario per raggiungere tale
risultato ; 2) anche s gli azionisti potessero controllare i manager, c' il problema che non
possono controllarne loperato poich non dispongono di tutte le informazioni necessarie
riguardanti limpresa (asimmetria informativa). Nasce quindi il modello principale agente, il modello considera un Principale il quale vorrebbe che un agente agisse nel suo
interesse, ma possiede meno informazioni rispetto allagente, per cui dovr stabilire un
contratto incentivante. S lagente (manager) neutrale rispetto al rischio, la soluzione
ottimale prevede che lagente paghi al principale una certa somma e tenga per s tutti i
profitti ( MBO, management buy out ). Nel caso in cui invece l'agente risulti maggiormente
avverso al rischio la soluzione ottimale risulterebbe la remunerazione fissa, lasciando cos
il resto dei profitti in mano al principale. Attraverso lMBO avremo massimi profitti ma allo
stesso tempo anche i rischi saranno molto alti mentre attraverso la remunerazione fissa
per il manager avremo una diminuzione del rischio ma anche una conseguente
diminuzione degli incentivi; Disciplina del mercato del lavoro : la reputazione viene
considerata molto importante per i manager, perci dato che un manager non lavorer
sempre per la stessa impresa, avr un ovvio interesse ad avere una buona reputazione.
Questo effetto reputazione pu contribuire a fornire al manager gli incentivi appropriati ;
Disciplina del mercato del prodotto : S la competizione sul mercato del prodotto
molto intensa, limpresa non riesce a sopravvivere a meno che non massimizzi i profitti ;
questo perch s i manager non cercano attivamente di massimizzare i profitti
dellimpresa, la probabilit che questa debba chiudere risulta molto elevata e

conseguentemente i manager perderebbero il lavoro. Laddove la competizione sul


mercato del prodotto risulti invece maggiore, i manager saranno pi incentivati a
massimizzare i profitti ; Disciplina del mercato dei capitali : in presenza di un
management che non massimizzi i profitti, il valore ricavato per l'impresa risulta inferiore al
proprio potenziale. Per cui pu accadere che un raider possa acquisire limpresa
(minaccia di scalata) e andare a sostituire il management. Solitamente le imprese pi
efficienti sono meno soggette a scalate rispetto alle imprese meno efficienti.
Strettamente collegato alla massimizzazione dei profitti dellimpresa sono anche gli stessi
confini, ovvero lestensione orizzontale e lintegrazione verticale. La prima indicante la
variet e la quantit di beni offerti dallimpresa mentre la seconda si riferisce ai vari stadi
del processo produttivo che vengono svolti allinterno dellimpresa. La dimensione
orizzontale data principalmente dai suoi costi, ovvero nel caso in cui la curva dei costi
sia ad U c libert dentrata e limpresa sar portata a produrre in corrispondenza del
punto minimo dei costi medi (situazione ottimale). La dimensione verticale invece rivolta
alla decisione dellimpresa nel produrre internamente gli input utilizzati poi per la
produzione (integrazione verticale) o acquistarli direttamente sul mercato (separazione
verticale). Nel caso di integrazione verticale pu sorgere la possibilit di individuare
comportamenti opportunistici verso coloro i quali hanno realizzato investimenti specifici
(problema dellhold up). Il problema di hold up crea costi di transazione, in questo caso
le negoziazioni sono piu difficili, abbiamo investimenti aggiuntivi per migliorare la propria
posizione contrattuale successiva alla firma del contratto, dove ci possono anche essere
investimenti inferiori al livello efficiente. La soluzione di una completa integrazione
verticale o la completa separazione verticale, implicano problemi dincentivazione per cui
la soluzione migliore risulta una via di mezzo : lintegrazione residuale, parte degli input
vengono acquistati da un fornitore indipendente mentre la parte residua da una societ
controllata ; il franchising, il quale unisce i vantaggi dellintegrazione verticale (gli
investimenti specifici sono pagati dalla casa madre) con quelli della separazione verticale
(i franchisee hanno forti incentivi ad essere efficienti perch a loro spettano i profitti dopo
aver pagato la tassa di franchising) ; e il keiretsu, solitamente utilizzato in giappone dove
limpresa e i suoi fornitori sono legati da una relazione pluriennale ma informale, formula
molto simile allintegrazione verticale.

CHE COSA DETERMINA I CONFINI DELLIMPRESA?


Ogni impresa che si trovi allinterno del mercato possibile analizzarla in base a 2 diversi
aspetti : lestensione orizzontale e lintegrazione verticale. Per estensione orizzontale
si intende linsieme dei diversi prodotti offerti e le quantit prodotte per ciascuno di essi
mentre per integrazione verticale si intende il numero dei vari processi realizzati
internamente allimpresa. La dimensione orizzontale risulta strettamente correlata ai suoi
costi ; nel caso in cui la curva dei costi dovesse assumere una forma ad U risulterebbe
una certa libert dentrata e il punto di minimo dei costi medi costituirebbe il punto ottimale
nel quale le imprese decidono di produrre. A causa del fatto che la curva ad U dei costi
medi risulti molto larga e piatta, di conseguenza risulta ampio lintervallo dove i livelli della
produzione sono in corrispondenza del punto di minimo dei costi medi. Ci non basta a
determinare in modo preciso le dimensioni dellimpresa per cui bisogna prendere in
considerazione anche il fatto che i costi di produzione sono in stretta relazione con le
dimensioni dellimpianto. Un altro importante quesito costituito dal fatto che allinterno del
mercato vi siano differenze fra le imprese dal punto di vista dellintegrazione verticale. La
scelta dettata dalle decisioni interne dellazienda riguardanti il modo di ottenere gli input
per la propria produzione, ovvero decidendo s conviene acquistarli (separazione
verticale) o produrli da sola (integrazione verticale). La soluzione ottimale non risulta ne
una completa separazione verticale ne una completa integrazione verticale ma viene
considerata una via di mezzo fra le due. Unaltra soluzione data dallintegrazione
residuale, dove linput viene acquistato parzialmente da un fornitore indipendente e la
parte restante da una societ controllata. Anche il franchising, viene considerato come un
sistema intermedio e viene solitamente adottato in molti mercati. Si caratterizza per il fatto
che tende ad unire i vantaggi derivanti dallintegrazione verticale ( gli investimenti mirati
sono a carico della casa madre) con quelli della separazione verticale (dopo aver pagato
la tassa al franchisor, i franchisee hanno motivo di essere efficienti poich a loro spettano i
profitti rimanenti). Infine troviamo un ultima soluzione intermedia, solitamente utilizzata in
Giappone che prende il nome di keiretsu. Si tratta di una relazione di tipo informale a
lungo termine fra limpresa e il fornitore che assomiglia molto ad una completa
integrazione verticale poich fornisce incentivi ad investire in determinati capitali.

PERCHE LE IMPRESE SONO DIVERSE?


Le imprese appartenenti al mercato risultano molto diverse fra loro ; possono differenziarsi
in base alla grandezza, alla specializzazione, alla gamma di prodotti offerta. Tuttavia un
elemento distintivo costituito dalla redditivit, data dal suo profitto e di solito diversa per
ogni impresa. Attraverso una serie di analisi stato stimato che solo il 20% della variabilit
del profitto di un impresa determinato da variabili quali ad esempio la dimensione
dellimpresa o del settore nel quale opera. Il restante 80% invece da imputare ad un
vantaggio competitivo persistente, ovvero : 1) Ostacoli allimitazione, consentono a
certe imprese di ottenere dei risultati migliori rispetto ad altre, ad esempio attraverso i
brevetti e le conoscenze tacite che si acquisiscono mediante lesperienza e sono difficili da
trasmettere a terzi; 2) Strategie, alcune scelte strategiche possono avere un effetto
duraturo sulla performance di un impresa, ovvero riferito a quando entrano in un mercato,
in che misura espandere la capacit produttiva, se fondersi o acquisire concorrenti,
strategie di prezzo e pubblicit ; 3) Cultura di un impresa, una fonte di vantaggio
competitivo altrettanto importante della strategia ( es : conoscenze tacite e altri fattori non
facilmente imitabili ) ; 4) Economie di apprendimento, learning by doing / learning by
watching possono avere un ruolo importante nel determinare le performance di un
impresa. Economie di apprendimento generano fenomeni di persistenza ( es : il costo di
produzione di un aereo tendeva a diminuire al crescere del numero di aerei prodotti in
passato ) ; 5) Esternalit di rete ; 6) Esistenza di switching cost, i costi che il cliente
deve sostenere s vuole cambiare fornitore. Possono rappresentare un fattore cruciale.
Le imprese sono diverse fra loro per dimensione/redditivit : le imprese sono diverse le
une dalle altre per via della presenza di ostacoli allimitazione, di conoscenze tacite, di
scelte strategiche, di eventi storici. Comunque non esiste una vera e propria teoria
generale

LIMPRESA: unorganizzazione che trasforma i fattori della produzione (input) in


prodotti da vendere sul mercato(output), il profitto dellimpresa dato dalla differenza dei
ricavi di vendita degli output e i costi delle risorse necessarie alla produzione e alla
vendita. L obiettivo primario dellimpresa la massimizzazione del profitto, i dirigenti
devono far si che essa venda la quantit ottima di prodotto e realizzi l'efficienza

produttiva (data la tecnologia esistente e gli input, non sarebbe possibile raggiungere un
pi elevato livello di produzione). alcune attivit possono essere svolte in maniera pi
efficiente allinterno dellazienda che ricorrendo al mercato. Si eliminano cos i costi di
traslazione che possono essere elevati in caso di prodotti specialistici o carenza di
informazioni ( unalternativa in questi casi quella di legare le aziende tramite contratti a
lungo termine per evitare comportamenti opportunistici); daltra parte avremo per un
aumento dei costi di controllo, es. i concessionari dautomobili). Le imprese
sono organizzate in base in modo da controllare tutti i dipendenti (gerarchie) e garantire il
massimo dellimpegno (incentivi monetari, stimoli di carriera, stock option, ecc.); in pi il
modello organizzativo dellazienda pu variare a seconda delle necessit e delle
caratteristiche del business (modello funzionale-divisionale-integrato). Solitamente le
imprese pi grandi sono delle s.p.a.(responsabilit limitata) e si finanziano emettendo
azioni e obbligazioni. In questo tipo di societ vi spesso una separazione tra
propriet(polverizzata, viene rappresentata dal c.d.a.) e dirigenza(affidata a manager),
importante quindi che la dirigenza persegua gli stessi obiettivi dei proprietari ed in
generale di tutti gli stakeholder (quando il rapporto obbligazioni azioni aumenta si ha
incertezza nel ricavo degli azionisti poich residuale e il valore delle azioni scende).
La creazione di nuove imprese avviene quando si intravede la possibilit di profitto. Se
un azienda gestita male, un imprenditore pu: 1.crearne una sua e competere;
2.cercare di assumerne il controllo(o.p.a.) e gestirla meglio; 3.convincere gli azionisti a
farsi cedere il controllo(sostituirsi al management). Le fusioni generalmente sono
effettuate per: aumentare il livello dellefficienza e generano: un aumento della dimensione
ottimale; delle sinergie dovute ad economie di scopo; un miglioramento del
management(rimpiazzamento, che per si pu opporre ad una acquisizione ostile e
cercare di acquisire il controllo dellimpresa management buyout spesso finanziandolo
con unoperazione di leverage buyout tramite junkbond). Altri motivi non migliorano il livello
dellefficienza : fusioni per ragioni fiscali (poche); per sfruttamento a breve tempo di una
situazione vantaggiosa; per acquisizione di potere di mercato(fusioni orizzontali che
porterebbero ad influenzare il prezzo, queste operazioni peraltro sono vietate in usa) o di
potere politico (influenzare il potere politico). Ostacoli alle fusioni : spesso il management
sar avverso a nuove acquisizioni(per paura di restare a piedi) e potr sviluppare
delle tattiche difensive atte a: ridurre lappetibilit dellazienda (tattica della terra bruciata;

paracadute doro; pillole avvelenate);ricerca di acquirenti alternativi (white knight); al


riacquisto delle proprie azioni (greenmail- riacquisto con sovrapprezzo); imposizione di
particolari regole di voto per lapprovazione delle acquisizioni; cause giudiziarie ostruttive;
persuasione degli attuali azionisti (es. bernab).Ci sono poi molti problemi legati alla
profittabilit delle fusioni ed ai vantaggi che esse portano, in generale si pu osservare
che le acquisizioni conducono ad un aumento di valore economico e che gli azionisti delle
imprese acquisite si appropriano della maggior parte di questo valore.

INTEGRAZIONE VERTICALE: o integrazione verticale, ci si riferisce a quanti


stadi del processo produttivo si svolgono internamente allazienda. Un impresa che
realizza internamente pi stadi di produzione/distribuzione viene definita come
verticalmente integrata, e solitamente la decisione sullintegrazione dovuta a varie
motivazioni. Possiamo avere lintegrazione per : ridurre i costi di transazione, la
desiderabilit dellintegrazione verticale aumenta in relazione allaumento dei costi di
transazione da sostenere per lutilizzo del mercato. Le situazioni in cui i costi sono tali da
rendere desiderabile lintegrazione sono : la presenza di beni capitali specialistici (per dei
beni specializzati), la presenza dincertezza (producendo in proprio un macchinario se ne
pu conoscere la durata), la ricerca dinformazioni (pu essere difficile infatti controllare
lefficienza di unimpresa indipendente), lelevato coordinamento che si ottiene. Attraverso
lintegrazione verticale possibile per limpresa assicurarsi la fornitura, eliminare le
esternalit (es. la cattiva fama generata da un distributore inefficiente), ed evitare la
regolamentazione governativa (in mercati con prezzi controllati limpresa integrandosi e
producendo linput necessario, pu aggirare i prezzi controllati). La pressione fiscale,
cambiando da zona a zona, permette di essere sfruttata modificando il prezzo di
trasferimento e spostando maggiori profitti nelle zone con tasse inferiori. Facendo ricorso
allintegrazione possono essere ricavati maggiori profitti da monopolio : un fornitore di
un input essenziale pu integrarsi a valle e costruire un monopolio e discriminare il prezzo,
infatti nelle produzioni a valle si utilizzano proporzioni fisse mentre a monte converr
integrarsi solo s se le proporzioni sono variabili . Infine un altro motivo che porta limpresa
a far ricorso allintegrazione costituito dalla possibilit di discriminare il prezzo poich
pu essere utilizzata per evitare la rivendita ; al crescere dellindustria, le imprese tendano

a disintegrarsi , quindi unindustria di piccole dimensioni rende conveniente


lintegrazione.

RESTRIZIONI VERTICALI: spesso i produttori fanno affidamento su imprese


indipendenti invece di integrarsi creando un rapporto di tipo mantante-mandatario ; c
per la possibilit che il mandatario si comporti da free rider e non si impegni per quanto
gli compete confidando nellimpegno del mandante(es. le spese di pubblicit). Allinizio le
restrizioni verticali sono state sfavorite dalle autorit antitrust perch limitavano la
concorrenza, tuttavia dato che la distribuzione non senza costi il mandante vuole
controllare il mandatario. Le restrizioni verticali si possono usare per risolvere problemi
distributivi: pu servire per eliminare il doppio markup di monopolio. Quando vi un
monopolio nella distribuzione il distributore cerca di limitare loutput per aumentare il
prezzo di vendita, deve quindi acquistare meno input; il produttore pu cercare
di spingere il distributore verso il livello di concorrenza per cui lacquirente realizza il
massimo delle vendite(e degli acquisti di input). In un tipico accordo di distribuzione tra un
produttore e pi distributori, si verifica spesso una situazione di free-riding tra distributori :
ogni distributore supponendo che vendano lo stesso prodotto, usufruisce delle spese
effettuate da un altro per migliorare le vendite (la pubblicit, vetrine ecc., personale di
vendita ben addestrato, la certificazione di alcuni negozi, la qualit). Ci sono quindi
delle restrizioni necessarie per evitare questi comportamenti ed spingere i distributori ad
impegnarsi di pi(creazioni di monopoli locali; prezzi minimi al dettaglio imposti(spostare
lattenzione del distributore sullimpegno a vendere pi che sulle riduzioni di
prezzo). Effetti delle restrizioni verticali: desiderabili (un produttore desidera che il prezzo
finale del prodotto sia basso, i consumatori, con una restrizione spesso riceveranno prezzi
pi bassi e migliori servizi connessi alla vendita); ambigui (se un produttore vuole
discriminare i prodotti distribuiti in diverse zone, perch in quelle zone i clienti finali hanno
curve di domanda diverse, potrebbe verificarsi che un distributore venda in una zona non
sua); indesiderabili (favorisce la permanenza dei cartelli, perch consente di individuare
chi bara sul prezzo); comunque anche quando le restrizioni sono indesiderabili,
lincremento di benessere che si ottiene proibendole limitato ai soli casi in cui il costo
dellintegrazione molto maggiore della restrizione). Una particolare relazione verticale ha

assunto importanza, il franchising : un affiliante fornisce spesso tutto un sistema di


gestione dellattivit (business format, addestramento, procedure contabili, pubblicit,
prezzi; concede allaffiliato quasi tutti gli extra profitti costringendolo ad impegnarsi il pi
possibile.

Giochi e Strategie Cap.4


GIOCO : viene definito come un modello stilizzato che descrive situazioni di interazione
strategica, dove il risultato ottenuto da un agente dipende non solo dalle sue azioni ma
anche dalle azioni di altri agenti.

LA TEORIA DEI GIOCHI : elemento costitutivo risulta essere la stessa nozione di


gioco associata a quella di strategia, ovvero consiste in un insieme di giocatori, un insieme
di regole e un insieme di funzioni di payoff (utilit che ciascun giocatore ottiene in
corrispondenza di ogni possibile combinazione di strategie). Entrambi i giocatori scelgono
le proprie strategie simultaneamente anche s a livello pratico ci risulta molto difficile.
Due o pi imprese, hanno ognuna come obiettivo principale quello di massimizzare il
proprio profitto, consapevole che le azioni dei rivali possono influire sulle proprie. Lesito
migliore per limpresa non sempre coincide con linteresse collettivo. I profitti di equilibrio
differiscono tra i modelli a causa delle diverse regole del gioco.

STRATEGIA DOMINANTE : quando un giocatore ha una strategia che risulta


strettamente migliore di un'altra, indipendentemente dalle scelte strategiche dellaltro
giocatore, diciamo che il primo giocatore ha una strategia dominante. Altra Definizione :
una strategia detta dominante se, INDIPENDENTEMENTE dalle strategie degli altri
giocatori, sceglie di massimizzare sempre i payoff del giocatore. ( guardare Eserc.1) della
Teoria dei Giochi)

STRATEGIA DOMINATA : in molti casi non risulta possibile individuare una strategia
dominante, cio una strategia ottima indipendentemente dalla scelta degli altri giocatori,
perci pu succedere di osservare una strategia a cui vengono associati
sistematicamente payoff minori delle altre strategie e viene denominata strategia
dominata. (guardare Eserc.1) della Teoria dei Giochi).

EQUILIBRIO DI NASH : Dati n giocatori si definisce un equilibrio di Nash una


situazione in cui ciascun giocatore sta massimizzando il proprio payoff dato il

comportamento degli altri giocatori, cio dove nessun giocatore capace di migliorare il
suo payoff modificando unilateralmente la propria strategia, ovvero il proprio prezzo ed
dato dallintersezione delle due funzioni di reazione nel punto N dove entrambe le imprese
fissano il p = MC. In tale modello pertanto si raggiunge lo stesso equilibrio della
concorrenza perfetta ma in questo caso le imprese non sono price taker e hanno una
dimensione maggiore. Ad esempio : il giocatore 1 si aspetta che il giocatore 2 scelga ci
che in effetti il giocatore 2 considera la propria scelta strategia ottimale e viceversa. Si
ottiene quindi che nessun giocatore ottiene un beneficio a modificare la strategia
conoscendo le strategie degli altri giocatori. A differenza dellequilibrio in strategie
dominanti, lapplicazione di questo equilibrio produce sempre almeno un equilibrio, pu
esserci infatti pi di un equilibrio. Alla base dellequilibrio di Nash vi sono 3 diverse
condizioni essenziali : 1) ogni giocatore razionale ; 2) ogni giocatore a conoscenza
della sua funzione di payoff ; 3) ogni giocatore a conoscenza della strategia realmente
impiegata dagli altri giocatori. Lequilibrio di Nash esiste in quasi tutti i giochi ma non in
tutti, in alcuni infatti richiede che i giocatori scelgano a caso una delle possibili azioni
(strategia mista), mentre di solito si considera solo il caso dove una delle azioni scelta
con certezza (strategia pura).

EQUILIBRIO STRATEGIE DOMINANTI : un equilibrio di Nash risulta nettamente


dominante rispetto ai payoff se assicura a tutti i giocatori un payoff pi elevato di quello
che avrebbero con ogni altro equilibrio di Nash. Nel caso dellequilibrio in strategie
dominanti necessario assumere che ogni singolo giocatore sia razionale, e che sia
convinto che laltro o gli altri giocatori suppongano la stessa cosa nei suoi confronti.

EQUILIBRIO STRATEGIE DOMINATE : un equilibrio di Nash risulta nettamente


dominato rispetto ai payoff se vi un altro equilibrio che preferito debolmente da tutti i
giocatori e in particolar modo da almeno uno di essi. Le assunzioni necessarie per
leliminazione iterata delle strategie dominate sono molto pi stringenti che nel caso delle
strategie dominanti.

DILEMMA DEL PRIGIONIERO : illustra il conflitto fra incentivi individuali e collettivi.


La scelta ottima il coordinamento garantendo il raggiungimento di una maggiore

soddisfazione, ma gli incentivi individuali spingono verso una scelta egoistica riducendo
cos il benessere dei giocatori.

LALBERO DI GIOCO : come un albero delle decisioni, eccetto che per il fatto che ci
sono diversi agenti che devono prendere decisioni. I cerchi vengono denominati nodi e
solitamente il gioco inizia con il nodo decisionale 1, dove il giocatore 1 (potenziale
entrante) deve scegliere tra 2 strategie.

GIOCHI RIPETUTI : di solito nella realt osserviamo che molte situazioni di interazione
strategica si ripetono nel corso del tempo, e a differenza dei giochi statici dove ogni
giocatore muove solo una volta, in questo caso avremo un gioco ripetuto ( o gioco
costitutivo) poich viene ripetuto un certo numero di volte ; da qui si differenzia fra gioco
ripetuto finito da quello infinito. Poich i giocatori possono utilizzare i futuri giochi per
punire le azioni passate (ritorsione) degli altri giocatori, i giochi ripetuti possono avere in
equilibrio combinazioni di scelte che potrebbero essere sostenibili nel gioco statico. Nei
giochi ripetuti bisogna distinguere le azioni dalle strategie. Per strategia si intende un
piano dazione completo che prevede il comportamento da adottare in corrispondenza di
ogni possibile evento che possa verificarsi nel corso del gioco.

MONOPOLIO e MONOPSONIO Cap 5)


MONOPOLIO : un mercato definito con un solo produttore che detiene il 100% cio
controlla la domanda del mercato che in questo caso coincide con l'offerta dellimpresa. Il
monopolista fissa il prezzo p che massimizza i profitti e i consumatori domandano la
quantit D(p) inoltre sostiene un costo C(q). (a). possibile definire determinate condizioni
che contraddistinguono le imprese monopolistiche : cause non tecnologiche: Barriere
legali ; Barriere allentrata derivanti dal controllo su alcuni input indispensabili per attivare
un certo processo produttivo (materie prime; brevetti); Cartelli tra imprese. Inoltre abbiamo
anche le cause tecnologiche, essenzialmente: Rendimenti di scala crescenti (che,
nellipotesi di prezzi costanti dei fattori, si traducono in una riduzione del costo medio del
bene al crescere del livello di produzione); elevati Costi Fissi necessari per intraprendere
lattivit e irrecuperabilit dellinvestimento (sunk costs).

3 TIPOLOGIE DI MONOPOLIO
Il monopolio pu manifestarsi secondo 3 diverse tipologie : 1) delle risorse : una sola
impresa detiene una risorsa chiave ; 2) legale : una sola impresa detiene il diritto
esclusivo di produzione di un bene ; 3) naturale : una sola impresa in grado di fornire
allintero mercato un bene o un servizio a costi pi bassi di quelli che affronterebbero 2 o
pi imprese.
La curva di domanda del monopolista illustra la relazione tra Q e P del bene ( curva con
pendenza negativa ). RM -> esprime di quanto il ricavo dellimpresa varia a fronte di un
incremento unitario di Q venduta. Poich il prezzo P di tutte le unit vendute diminuisce
allaumentare della quantit Q venduta, il RM sar inferiore al prezzo P (RM< P). Invece in
concorrenza perfetta il MR uguale al prezzo P ( MR = P ). La quantit Q per la quale il
monopolista massimizza il suo profitto identificata in base a RM = CM (P >RM). Mentre
in concorrenza perfetta il prezzo P uguale al ricavo marginale, uguale a sua volta al
costo marginale ( P = RM = CM).

COMPORTAMENTO MONOPOLISTICO: massimizzazione dei profitti, l'azienda


non pu fissare contemporaneamente prezzo e quantit. I ricavi totali sono massimizzati
quando il ricavo marginale pari a 0 (max. profitti, max. ricavi). I profitti sono massimizzati
quando il ricavo marginale eguaglia il costo marginale, MR = MC
L'output inferiore a quello concorrenziale.
Condizione di max. detta

anche regola dellelasticit =


Margine prezzo-costo / Indice di Lerner

Un monopolista dovrebbe fissare un margine di profitto unitario tanto pi grade quanto pi


piccola lelasticit della domanda al prezzo.

POTERE MONOPOLISTICO : definito come la capacit di vendere ad un prezzo


superiore al costo unitario ; il grado di potere di monopolio inversamente correlato
allelasticit della domanda.

POTERE DI MERCATO : influenza di un'impresa sul prezzo di vendita che pu


superare il costo marginale anche se i profitti non eccedono i livelli concorrenziali.
L'incentivo all'efficienza minore in situazioni di monopolio, pi difficile controllare
l'efficienza interna. Il mercato concorrenziale pu quindi creare benefici in termini di costi
per tutte le imprese che operano. Il comportamento monopolistico nel corso del tempo: il
monopolista opera nella parte elastica della domanda cercando di non spingere alla
sostituzione dei propri prodotti. Se si trova ad operare nella parte anelastica della
domanda il monopolista pu aumentare i prezzi e spostarsi nella parte elastica
incrementando i profitti.
Creare e mantenere un monopolio: fattori determinanti
Conoscenze che permettono di realizzare prodotti migliori
Conoscenze che permettono di avere minori costi
Altri tipi di regolamentazioni statali
Azioni strategiche

REGOLAMENTAZIONE : Il prezzo di monopolio pi alto del costo marginale e, di


conseguenza, loutput di monopolio inferiore a quello ottimale. Un aumento delloutput
farebbe aumentare il benessere sociale, perch la disponibilit a pagare pi grande del
costo marginale. Il caso del monopolio naturale si ha quando la struttura dei costi
minimizzata con una sola impresa. In questo caso necessaria la regolamentazione
diretta del monopolista.
Il regolamentatore vuole ottenere il massimo benessere della collettivit quindi pu fissare:
Imporre p = MC (p = prezzo regolamentato) : si annullerebbe la perdita di
efficienza allocativa, ma il monopolista produrrebbe in perdita dati gli elevati costi
fissi che caratterizzano il monopolio. Imponendo p = MC il monopolista
incorrerebbe in una perdita pari all'ammontare dei costi fissi. Il p sarebbe < CMetot
perch CM< CMetot ed imponendo p=MC genererebbe perdita per l'impresa.
Imporre p = MC e fornire sussidi al monopolista per coprire la perdita, ma:
a) richiede il finanziamento del sussidio, ad esempio attraverso la tassazione, con
conseguenti effetti negativi in termini di efficienza (riduzione surplus consumatore);
b) rischio di regulatory capture, cio situazione in cui le imprese investono risorse
per influenzare le decisioni del regolamentatore, al punto che tale decisioni
finiscono per massimizzare il profitto delle imprese regolamentate a discapito del
benessere sociale ;
Average Cost Pricing p = AC

( P = Cme), dove il prezzo eguaglia il costo

medio. Limpresa fisser il prezzo pi basso in relazione al vincolo di non dover

registrare profitti negativi. Il surplus del produttore esattamente uguale ai costi


fissi. Un meccanismo incentivante a bassa potenza non ha incentivi a migliorare
lefficienza ;
Price Cap meccanismo ad alta potenza, che comporta la massima
incentivazione alla riduzione dei costi. Fornisce al monopolista forti incentivi ad
aumentare lefficienza produttiva durante il periodo in cui i prezzi sono fissati. Fra i
problemi riscontriamo : 1) stabilire quanto devessere lungo il periodo di fissazione
del prezzo regolamentato; 2) assicurare la qualit del prodotto/servizio visto che il
price cap crea scarsi incentivi ad aumentare la qualit ; 3) determinazione del
giusto prezzo, cercando di trovare un equilibrio fra un prezzo troppo elevato
(ineffic.allocativa) ed un prezzo troppo basso che potrebbe comportare delle
perdite per l'impresa.
La soluzione ottimale da punto di vista della regolamentazione perci risulta
l'applicazione del meccanismo del tasso di rendimento (rate of return regulation):
meccanismo per mezzo del quale i prezzi sono fissati in modo tale da consentire
all'impresa un equo tasso di rendimento del capitale investito.

RITARDO DI REGOLAMENTAZIONE : viene inteso come il momento in cui


l'impresa riduce i suoi costi e quello in cui entra in vigore il nuovo prezzo regolamentato
che va a produrre all'impresa un certo guadagno transitorio.

IMPRESA DOMINANTE
Poich i casi di monopoli puro sono rari, nella realt ritroviamo situazioni in cui abbiamo un
impresa dominante, (possiede una leadership di prezzo) ovvero un'unica impresa che
fissa il prezzo e detiene una grossa quota di mercato di almeno il 50% e un insieme di
piccole imprese dette imprese marginali, che sono price taker ed hanno tra loro un
comportamento concorrenziale, si dividono il resto del mercato. Limpresa dominante ha
un vantaggio competitivo rispetto ai rivali perch ha costi pi bassi, migliore qualit o
reputazione permettendogli di avere una leadership di prezzo. Cause : 1) costi
inferiori (efficienza, esperienza, vantaggio di prima entrata); 2) prodotto migliore (in un
mercato di prodotti differenziati, quindi fedelt e reputazione); 3) esistenza di un cartello
(che produce monopolio). Solitamente limpresa dominante fornisce un ombrello dei

prezzi alle imprese marginali e inoltre questi prezzi sono pi rigidi. Industria con assenza
di entrata in un mercato in cui : limpresa domina per efficienza, le imprese marginali sono
in numero fisso e price taker, la dominante conosce la domanda del mercato e lofferta
delle marginali, il bene omogeneo e quindi esiste un solo prezzo; limpresa dominante
seguir questo ragionamento: a differenza del monopolista, non baster alzare il prezzo e
ridurre loutput, cos facendo verranno regalate quote di mercato alle concorrenti. Per
massimizzare i profitti si dovranno tener conto delle imprese marginali; le imprese
marginali vendono quanto vogliono al prezzo di mercato fissato e limpresa dominate
godr di una posizione di monopolio per la domanda residuale (dato che le marginali non
possono soddisfare tutta la domanda) e in questo modo si pu determinare loutput
ottimale. Gli equilibri risultanti sono 2 e il verificarsi dipende dalla curva di costo della
dominante: 1) a costi alti, la dominante pratica un prezzo elevato fa profitti e le dominanti
pure o vanno in pareggio; 2) a costi bassi, fissa un prezzo basso, le imprese marginali
chiudono per evitare perdite e la dominante monopolista. Industria con entrata libera: in
questo caso la dominante non pu fissare prezzi alti, indurrebbe lingresso di altre imprese
in cerca di profitti. Le imprese marginali in questo caso non ricavano profitti, o vanno in
pareggio o escono dal mercato, se ricavassero profitti positivi, altre imprese entrerebbero
e li riannullerebbero; la dominante consegue profitti positivi ma inferiori a quanti ne
otterrebbe se non ci fosse entrata libera; anche qui avremo i due equilibri.

I COSTI E I BENEFICI DEL MONOPOLIO


L'effetto in termini di efficienza del monopolio una perdita secca di benessere, come
l'introduzione di una tassa. I profitti di monopolio sono come un trasferimento dal
consumatore al monopolista. La competizione per il monopolio una ricerca di posizioni di
rendita. I profitti di monopolio e la perdita secca variano al variare dell'elasticit della
domanda, aumentano al diminuire dell'elasticit.

I BENEFICI DEL MONOPOLIO: la prospettiva di ottenere la rendita di monopolio pu


spingere allo sviluppo di nuovi prodotti e a ridurre i costi. Senza l'incentivo alla ricerca del
monopolio, le imprese possono innovare meno. Il sistema dei brevetti utile per difendere
legalmente il monopolio dovuto all'innovazione.

MONOPOLIO ED ESTERNALITA: quando si verifica un fallimento di mercato, il


monopolio pu essere socialmente preferibile alla concorrenza [es.nel caso

IL RAPPORTO FRA PROFITTI E MONOPOLIO : monopolio ed extraprofitti sono


collegati se c' scarsit delle risorse l'output quindi limitato e il prezzo superiore al costo
marginale. Non sempre il monopolio consente di realizzare extraprofitti, nel breve periodo
pu anche generare delle perdite, nel lungo nessuna impresa opera se nell'industria si
generano solo perdite, i profitti sono positivi (in concorrenza sono normali, ossia pari a
zero)

Il MONOPOLIO NATURALE
La soluzione efficiente prevede che una sola impresa realizzi l'intero output, il costo medio
diminuisce al crescere dell'output. Le economie di scala sono condizione sufficiente ma
non necessaria. La concorrenza di potenziali entranti pu limitare il potere del
monopolista. E' impossibile ottenere profitti normali applicando prezzi pari al costo
marginale in quanto sempre decrescente. Il costo medio superiore ai costi marginali.
Nessun monopolista inoltre si accontenta di profitti normali, una regolamentazione dei
prezzi in monopolio naturale pu quindi essere necessaria.

COSTO SOCIALE DEL MONOPOLIO


Per costo sociale del monopolio intendiamo la variazione totale di benessere rispetto alla
situazione ottimale in relazione allefficienza, rappresentato di solito dalla concorrenza
perfetta. In concorrenza perfetta il prezzo e la quantit di equilibrio si trovano
allintersezione fra curva di domanda e di offerta, dove il prezzo di equilibrio uguale al
costo marginale (P= MC). Nel monopolio invece la quantit ottima viene individuata
allincrocio fra ricavo marginale e costo marginale (MR=MC) e il prezzo che si trova
direttamente sulla curva di domanda. Il passaggio dalla concorrenza perfetta al monopolio
comporta una riduzione della quantit ed un aumento del prezzo ; sommando poi le due
variazioni otteniamo una variazione complessiva detta perdita di benessere. Il valore di
questarea rappresenta il costo sociale del monopolio, denominata anche perdita secca o
zavorra (deadweight loss) derivante dal potere monopolistico.

RENT SEEKING
Per reent-seeking (attivit di ricerca di una posizione di rendita) si intende linsieme dei
comportamenti che tendono ad influenzare le decisioni importanti per ottenere o
mantenere una posizione protetta e la corrispondente rendita, quindi per spingere le
autorit pubbliche verso la creazione di monopoli legali. Queste attivit accrescono il costo
sociale del monopolio : le risorse spese dai rent-seekers per ottenere una decisione
favorevole rappresentano uno spreco complessivo per la societ (hanno un costo
opportunit rappresentato dal miglior uso alternativo al quale potrebbero essere
destinate). In generale individuiamo che il costo sociale del monopolio con rent-seeking
risulta superiore al costo sociale individuato senza di esso. Molto spesso la forte
concorrenza pu spingere le imprese a spendere in attivit rent seeking per un
ammontare pari al totale dei profitti attesi da monopolio.

Il MONOPSONIO
Situazione inversa rispetto al monopolio, il monopsonista stabilisce quanto acquistare
scegliendo una combinazione prezzo-quantit sulla curva di offerta dell'industria. Si
caratterizza per il fatto che lunico acquirente che opera in un mercato, le sue decisioni
influenzano il prezzo che deve pagare. Una volta fissata la quantit, fissa il prezzo in
modo da massimizzare la propria funzione di profitto, originando una materializzazione di
prezzi diversa da quella che si verificherebbe in condizioni di concorrenza perfetta. Poich
la curva di spesa marginale si trova al sopra della curva di offerta, il monopsonista assume
meno del concorrentista e il tasso di salario pi basso. Avremo quindi una perdita secca:
il triangolo della perdita secca pari a quella del monopolio, i mercati in cui pi probabile
sono quelli in cui le risorse sono riservate a pochi impieghi.
Nel lungo periodo difficile che si presenti il monopsonio poich poche risorse sono
specializzate nel lungo periodo( improbabile che un fornitore del monopsonista continui a
produrre macchinari specializzati per lui se non conveniente. Se al monopsonista
interessa la fornitura anche nel lungo periodo, pu non convenire esercitare il suo potere
nel breve per non trovarsi senza fornitori.
Spesa marginale: costo marginale che il monopsonista deve sostenere per acquistare

MONOPOLIO : da la possibilit allimpresa, unica fornitrice di un prodotto per il quale


non esistono stretti sostituti, di fissare il prezzo al di sopra del costo marginale (P > CM). Il
monopolista affronta una curva di domanda con pendenza negativa, pertanto sa che ad un
aumentare delloutput diminuir il prezzo di vendita. Il monopolista massimizza i profitti
piuttosto che i ricavi, quindi quando i profitti marginali sono uguali a zero, cio quando MR
= MC. Il sovrapprezzo di monopolio cio la differenza tra il prezzo di monopolio e quello

concorrenziale aumenta quando lelasticit della domanda bassa poich il prezzo supera
di molto il costo marginale; la misura del margine del prezzo sul costo marginale
detta lindice di Lerner (indice del potere di mercato). Unimpresa monopolista pu non
essere efficiente e conseguire ugualmente profitti (a differenza di una concorrenziale che
dovrebbe uscire dal mercato) e ci pu far pensare che essa non consegua lefficienza
come le imprese concorrenziali. Il comportamento monopolistico pu variare nel corso
del tempo e ci dipender dallelasticit della curva di domanda, che il monopolista andr
a sfruttare. Cause del monopolio: 1. conoscenze particolari di prodotti(segrete); 2.
conoscenze di particolari tecniche di produzione (che diminuiscono i costi); 3. protezione
giuridica(di brevetto); 4. altre limitazioni statali(licenze concessioni, es. monopolio degli
ospedali psichiatrici e limitazione del n di medici in usa); 5. strategie (es. controllo dei
fattori di produzione). I costi e benefici: il monopolista produce la quantit di output
individuata dal punto di intersezione tra costo e ricavo marginali, quando il divario tra
prezzo di monopolio e costo marginale rappresenta la differenza tra il valore che gli
acquirenti attribuiscono al prodotto(prezzo) e il costo per realizzarlo, come per
lintroduzione di una tassa, vi una perdita secca rappresentata dallarea sotto la curva di
domanda, sopra la curva di MC e a destra della quantit di equilibrio di monopolio; la
differenza qui, che i trasferimenti effettuati dai consumatori sono destinati non allo stato,
ma allimpresa monopolista. Alcuni sostengono che la perdita secca per la societ
maggiore, si suppone che per diventare monopolista bisogni affrontare delle
spese, RENT SEEKING (es. per convincere il governo) e finch sono inferiori al profitto
di monopolio le imprese le sosterranno. I benefici del monopolio possono essere
numerosi, la prospettiva di ricavare profitti da monopolio pu indurre imprese a investire
nella ricerca di nuovi prodotti e di nuove tecniche o pu indurre imprese a fondersi e
migliorare la loro efficienza. Monopolio e esternalit: quando si verifica un fallimento
di mercato il monopolio pu essere socialmente preferibile alla concorrenza (es. un
impresa monopolista produce meno e quindi inquina meno. es. situazione prima della
creazione dellenel). Profitti e monopolio: profitti elevati non implica necessariamente
la presenza di monopolio(es. agricoltori possidenti di terreni molto produttivi risorse
scarse- conseguono elevati profitti pur operando nel mercato concorrenziale); il monopolio
non sempre consente di conseguire profitti, nel breve periodo pu anche subire delle

perdite (es. le ferrovie continuano ad operare perch i binari-costo irrecuperabile- durano


a lungo, anche se limpresa da profitti).

CONCORRENZA PERFETTA Cap. 6)


CONCORRENZA PERFETTA : implica il raggiungimento dellefficienza allocativa in
senso statico, cio dato linsieme delle tecnologie disponibili. Si basa su 5 punti
fondamentali : 1) Atomicit, nel mercato ci sono molte imprese ma ciascuna cos piccola
che il suo comportamento non ha un impatto significativo su quello delle altre ; 2)
Omogeneit del prodotto, il prodotto offerto da diverse imprese lo stesso ;
3)Informazione perfetta, tutti gli agenti (imprese e consumatori) conoscono i prezzi fissati
da tutte le imprese quindi possibile prendere decisioni razionali senza rischi ; 4)
Simmetria tecnologica, tutte le imprese hanno accesso alle stesse tecnologie produttive ;
5) Libert dentrata, qualunque impresa pu entrare o uscire dal mercato liberamente
quindi non ci sono i sunk cost.
Lobiettivo di ciascuna impresa la massimizzazione del profitto quindi si ha p = MC.
Ciascuna impresa inoltre price taker ( subisce il prezzo di mercato e non pu
modificarlo ). Il modello di concorrenza perfetta indica che la concorrenza ha effetti positivi,
per primo poich ogni singola impresa produce un livello di output efficiente, cio dove il
prezzo risulta uguale al costo marginale e per secondo, dove il numero delle imprese che
producono nel lungo periodo quello efficiente (efficienza paretiana), ovvero in cui il
prezzo arriva ad eguagliare il costo medio minimo.

Massimizzazione dei profitti : il ricavo marginale uguale al prezzo cosicch


avremo MR= p = MC. All'impresa conviene aumentare l'output fino a quando il ricavo
marginale superiore al costo marginale. Nel lungo periodo avremo invece che il prezzo
eguaglia il costo medio minimo (P= Cmem)
FATTI STILIZZATI : 1) I tassi di profitto sono persistenti nel lungo periodo contrariamente
alle implicazioni del modello di concorrenza perfetta ; 2) il modello di concorrenza perfetta
prevede che in un dato periodo vi sia l'entrata di imprese nel mercato e in un'altro soltanto
d'uscita dal mercato. Invece si pu osservare che un processo che avviene
simultaneamente ; 3) La dimensione media delle imprese che entrano/escono dal mercato
molto inferiore rispetto alle imprese che continuano ad operare, inoltre le imprese che
crescono di pi sono quelle piccole e giovani e proprio quest'ultime sono quelle che

escono dal mercato ; 4) Il modello di concorrenza perfetta implica che tutte le imprese
siano della stessa dimensione.

Decisione di chiusura: un'impresa produce solo se i ricavi derivanti dalla produzione


superano i costi evitabili. Produce e vende solo se i ricavi sono pari almeno al costo
variabile totale. Considerati i costi, l'impresa pu decidere di produrre anche in perdita.
Prezzo al quale un'impresa cessa di produrre: prezzo di chiusura. Se i costi fissi non sono
irrecuperabili la decisione di chiusura dipende dal fatto che i ricavi superino o meno i costi
evitabili.

L'industria concorrenziale : equilibrio concorrenziale dall'intersezione tra le curve di


domanda e di offerta. Nel lungo periodo, se le imprese potenziali del settore sono
identiche e possono entrare o uscire senza costi irrecuperabili, la curva di offerta sar
perfettamente orizzontale in corrispondenza del costo medio minimo di produzione. Le
imprese ottengono profitti pari a 0, sufficienti a farle rimanere nell'industria. Produzione di
equilibrio: Q* = n*q*

SELEZIONE COMPETITIVA : modello che mantiene le tre ipotesi del modello della
concorrenza perfetta (imprese price taker, prodotto omogeneo, informazione perfetta) ma che si
differenzia poich le imprese devono sostenere un costo irrecuperabile per entrare nel mercato
(sunk cost) e non tutte hanno accesso alla stessa tecnologia. Le imprese quindi si caratterizzano
per un diverso grado di efficienza ricercando un livello di output ottimale dove il prezzo eguaglia il
costo marginale ; quelle pi efficienti, che ricevono segnali positivi dal mercato (ovvero che
producono a costi bassi) rimangono attive ed aumentano la produzione; quelle meno efficienti, che
quindi ricevono segnali negativi (producendo a costi alti) decideranno di diminuire la produzione e
possono infine uscire dal mercato. Il modello implica che diverse imprese ottengono saggi di
profitto diversi anche nel lungo periodo ; si verifichi simultaneamente entrata ed uscita di imprese
dallo stesso mercato. Le imprese efficienti hanno una funzione di costo marginale spostata verso il
basso, e a sua volta le imprese pi efficienti sono quelle che producono un livello di output
maggiore. Il meccanismo della selezione competitiva fa si che le imprese che rimangono attive
sono quelle la cui efficienza risulta pi alta della media. Perci il livello di produzione degli entranti
sar pi basso del livello di produzione medio delle imprese che sono rimaste sul mercato. Le
imprese che entrano nel mercato e quelle che escono sono pi piccole dellimpresa media che si
trova ad operare sul mercato. Il livello di produzione di ciascun periodo risulta efficiente, ovvero
mira alla massimizzazione del surplus totale (P=CM) e le decisioni di entrata/uscita dal mercato
mirano allefficienza dal punto di vista sociale.

CONCORRENZA MONOPOLISTICA : Il modello che conserva tutte le ipotesi del


modello di concorrenza perfetta : caratterizzato dalla presenza di una molteplicit di imprese
(atomicit), libert d'entrata/uscita dal mercato ed accesso a tutte le tecnologie esistenti tranne
quella di omogeneit del prodotto. A causa della differenziazione dei prodotti, la curva di domanda

di ciascuna impresa non orizzontale in quanto ogni impresa price maker diversamente dal
modello di concorrenza perfetta dove invece tutte le imprese sono price taker. Ogni impresa, ha
una propria domanda quindi pu costruirsi un mercato rilevante nel quale si comporta come
monopolista. Un impresa che massimizza il profitto punter ad un livello di produzione tale che il
ricavo marginale eguagli il costo marginale MR = MC. Nel breve periodo il prezzo risulter
maggiore del costo medio, mentre lequilibrio di lungo periodo riflette la situazione dove : 1) ogni
singola impresa massimizza i suoi profitti arrivando al punto in cui il ricavo marginale sia uguale al
costo marginale ; 2) le imprese ottengono profitti nulli ( P = CM ) ovvero dove il prezzo uguale al
costo medio e perci nessuna impresa desidera diventare inattiva o al contrario. Rispetto al
modello di concorrenza perfetta notiamo che entrambi condividono il fatto che a causa della libert
dentrata, nel lungo periodo, i profitti siano nulli mentre si discosta poich in questo caso il prezzo
risulta superiore al costo medio minimo (mentre nel modello di concorrenza perfetta il prezzo
eguaglia il costo medio minimo). Entrambi i modelli assumono la libert d'entrata e nel lungo
periodo i profitti sono nulli (P=CMe) mentre in concorrenza perfetta abbiamo efficienza produttiva
(quando i costi di produzione sono minimizzati) cosa che invece non presente in concorrenza
monopolistica.

OLIGOPOLIO Cap. 7)
Mercati in cui un numero ridotto di imprese opera in modo indipendente, consapevole
ognuna dellesistenza dellaltra e non potendo ignorare le iniziative delle altre.
Ogni impresa in oligopolio pu influire sul prezzo e quindi sui pro
interdipendenti. Il prezzo di equilibrio sar compreso tra quello di monopolio e quello
concorrenziale, ogni impresa massimizzer i profitti in base a quella che ritiene essere la
strategia delle concorrenti.

OLIGOPOLIO : settori in cui il prodotto omogeneo, le barriere allentrata sono medie e


ci sono n imprese concorrenti di media dimensione. Loligopolio caratterizzato
dallinterdipendenza strategica tra i concorrenti cio una certa azione di un impresa che
probabilmente influenzer i profitti di unaltra impresa e viceversa quindi quando

unimpresa prende le sue decisioni deve considerare la possibile reazione dellaltra


impresa. Nel caso invece che il numero dei concorrenti due si ha il Duopolio.

DUOPOLIO : forma di mercato intermedia fra il monopolio e la concorrenza perfetta,


dove il suo output risulter superiore a quello di monopolio ma minore di quello di
concorrenza perfetta mentre il prezzo di duopolio sar minore di quello di monopolio ma
superiore a quello di concorrenza perfetta.

FUNZIONE DI REAZIONE : funzione espressa da ciascuna impresa che indica il


livello ottimo di output, cio che massimizza il profitto, dato loutput delle altre imprese.

EFFICIENZA ALLOCATIVA : loutput deve essere ad un livello appropriato, richiede


che le risorse siano allocate nel modo pi efficiente e corrisponde alla massimizzazione
del benessere della collettivit (surplus totale). Lefficienza allocativa massima dove P =
MC, in tale punto vi lassenza di potere di mercato pertanto il benessere del
consumatore e della collettivit massimizzato.

EFFICIENZA PRODUTTIVA : richiede che loutput sia prodotto nel modo meno
costoso date le conoscenze tecnologiche disponibili. Linefficienza pu dipendere da un
uso eccessivo di input e da una combinazione di fattori produttivi inappropriata.

CONCORRENZA DINAMICA : le innovazioni si susseguono generando potere di


mercato, che distrugge il potere di mercato esistente (distruzione creatrice),
rimpiazzandolo. La concorrenza dinamica implica lesistenza di potere di mercato, ma solo
temporaneamente.

Modelli di oligopolio

esempi : La teoria dei giochi : analizza le interazioni tra


individui razionali che prendono decisioni senza conoscere con certezza gli esiti delle stesse. Due o
pi imprese, ognuna cerca di massimizzare il proprio profitto consapevole che le azioni dei rivali
possono influire sulle proprie. Lesito migliore per limpresa non sempre coincide con linteresse
collettivo. I profitti di equilibrio differiscono tra i modelli a causa delle diverse regole del gioco.

MODELLO DI COURNOT : assume che ci sono 2 imprese (ma estendibile a n


imprese),con la stessa dimensione e costi uguali, il prodotto omogeneo, le imprese
fissano simultaneamente le quantit da produrre e il prezzo di mercato fissato al livello
tale che la domanda uguagli la quantit prodotta totale. In questo modello le imprese

producono una quantit di output tale che il ricavo marginale eguagli il costo marginale (
MR = MC). Le imprese scelgono prima la capacit e poi il prezzo poich le scelte relative
alla capacit produttiva (variabile di lungo periodo) sono pi difficili da modificare, a causa
delle elevate barriere allentrata, di quelle relative ai prezzi (variabile di breve periodo). La
massimizzazione dei profitti di ogni singola impresa risultano connessi non solo al proprio
livello di produzione ma anche alle quantit di output generato dalle altre imprese
concorrenti, perci ciascuna impresa dovr adottare la miglior strategia e il proprio livello
ottimo di output in relazione alle scelte altrui ( funzione di reazione). Lequilibrio del
modello di Cournot dato quindi dallintersezione delle sue curve di reazione nel punto N,
dove la quantit prodotta dallimpresa 1 uguale alla quantit prodotta dallimpresa 2
(equilibrio di Nash-Cournot). In base allaumentare del numero delle imprese il profitto di
conseguenza tende a zero, ovvero la competizione tende a far diminuire il livello dei prezzi
di equilibrio che arrivano ai livelli del costo marginale.

LE IMPRESE POSSONO DIVENTARE PRICE-TAKERS? In Cournot, in base


ad una maggior numerosit d'imprese, la domanda per ogni singola impresa diviene pi
elastica, fino a raggiungere unelasticit infinita al crescere all'infinito del numero delle
imprese, per questo motivo le singole imprese si comportano come price takers. Secondo
le ipotesi dell'equilibrio di Nash le imprese considerano l'output delle altre imprese come
dato, le variazioni dell'output dell'industria sono allo stesso livello delle variazioni
dell'output dell'impresa i-esima. In ragione del fatto che in equilibrio, l'elasticit di ciascuna
impresa pari a n volte l'elasticit della domanda dell'industria e allaumentare di n, cresce
anche i, cos da approssimare un comportamento price-taking.

EFFICIENZA ALLOCATIVA E PRODUTTIVA : Partendo da una situazione in cui


la minimizzazione dei costi assicurata con n imprese, lentrata riduce le quote di mercato
di ciascuna impresa. Nel nuovo equilibrio si produce con un eccesso di capacit produttiva
pari a

xc0 x cn+k. In presenza di economie di scala lequilibrio di Cournot

allaumentare di n aumenta lefficienza allocativa, ma genera inefficienza produttiva


(TEOREMA DELLECCESSO DI CAPACITA PRODUTTIVA). Il modello di Cournot
dinamico con entrata libera e costi ad U (rendimenti di scala non costanti) porta ad un
equilibrio in cui lefficienza allocativa non coincide con la minimizzazione dei costi di
produzione, ma al contrario in equilibrio di lungo periodo le imprese producono con un

eccesso di capacit produttiva (inefficienza produttiva). Solo in presenza di rendimenti


costanti (CRS) efficienza allocativa e produttiva vanno insieme.

MODELLO DI BERTRAND : considera due imprese operanti allinterno di un mercato


in cui viene prodotto un bene omogeneo (prodotti sostituti) e per ipotesi le imprese
stabiliscono i prezzi in maniera simultanea e inoltre hanno lo stesso MC costante e la
domanda lineare. In ragione del fatto che i prodotti dei duopolisti sono perfetti sostituti
(beni omogenei) lintera domanda sar diretta allimpresa che fisser il prezzo pi basso.
Nel caso in cui le imprese fissassero prezzi identici, andrebbero di conseguenza a spartirsi
il mercato in parti eguali. Le imprese scelgono prima il prezzo e poi il livello di produzione
poich le scelte relative alla capacit produttiva (variabile di breve periodo) sono pi facili
da modificare di quelle relative ai prezzi (variabile di lungo periodo). Le imprese decidono
simultaneamente il proprio prezzo (attraverso la funzione di reazione) e servono la
domanda assumendo implicitamente che le imprese producono esattamente ci che viene
domandato (loutput si adegua alla quantit domandata in corrispondenza dei prezzi
fissati). In sintesi nel caso in cui osserviamo concorrenza di prezzo, prodotto omogeneo e
costi marginali costanti e uguali per tutte le imprese, questultime fisseranno il prezzo in
corrispondenza del livello del costo marginale. Vi sono possibili strategie che possono
essere attuate : 1) nel caso in cui limpresa 2 fissasse un prezzo pi basso del costo
marginale, la miglior risposta dellimpresa 1 puntare su un prezzo uguale al MC
lasciando lintero mercato allavversario (contrariamente otterrebbe profitti negativi) ; 2) nel
caso in cui limpresa 2 fissasse un prezzo maggiore del prezzo di monopolio, la miglior
risposta dellimpresa 1 adottare un prezzo al pari del prezzo di monopolio ottenendo
lintero mercato (massimizzando cos il proprio profitto) ; 3) nel caso in cui limpresa 2
fissasse un prezzo pi basso del prezzo di monopolio ma superiore al costo marginale, la
miglior risposta dellimpresa 1 ladozione di un prezzo di poco inferiore (> 0) riuscendo
ad ottenere lintero mercato.

EFFICIENZA ALLOCATIVA E STRUTTURA : Nel modello di Bertrand con due o


pi imprese si arriva ad un risultato perfettamente competitivo. Il risultato ottenuto
sottolinea un legame fra la struttura e la condotta che si differenzia da quella del modello
di Cournot, dove non occorre un grande numero di imprese per avere un risultato di
concorrenza perfetta. Nella realt dei mercati un aumento del numero delle imprese

solitamente comporta una riduzione del prezzo, mentre in Bertrand ci non si verifica mai
(Paradosso di Bertrand).

PARADOSSO DI BERTRAND : si basa essenzialmente su 3 punti : 1)


differenziazione del prodotto, il modello di Bertrand presuppone che entrambe le
imprese vendano il medesimo prodotto (omogeneo), ma s queste vendono prodotti
differenziati allora la concorrenza nei prezzi non porta per forza i prezzi a livello del costo
marginale come invece viene inteso nel modello ; 2) concorrenza dinamica, il modello di
Bertrand ipotizza che le imprese competano solamente in un periodo e perci il prezzo
viene scelto una volta sola. Non prende in considerazione il fatto che le imprese possano
rispettivamente abbassare il loro prezzo andando in contro ad una guerra di prezzo che si
tradurrebbe in un copertura della domanda di mercato solo nel breve periodo ; 3) vincoli
di capacit, riducendo il prezzo al di sotto dellimpresa rivale nel modello di Bertrand un
duopolista riesce ad ottenere lintera domanda di mercato ma non sempre detto che
attraverso la propria capacit produttiva riesca effettivamente a soddisfare tale domanda.

Confronto fra Cournot e Betrand : facendo un confronto i due modelli di duopolio


risultano molto diversi : lutilizzo del modello di Cournot implica che il prezzo di duopolio
sia minore del prezzo di monopolio ma maggiore del prezzo di concorrenza perfetta,
mentre col modello di Bertrand implica che con due sole imprese il prezzo venga portato al
livello di concorrenza perfetta. S le scelte riferite alla capacit produttiva (output) sono pi
difficili da modificare di quelle relative ai prezzi il modello maggiormente appropriato risulta
quello in cui le imprese scelgono prima la capacit e poi il prezzo, quindi ci riferiamo al
modello di Cournot. Nel caso invece s risulta pi facile modificare loutput piuttosto che il
prezzo allora il modello pi appropriato quello di Bertrand.

EQUILIBRIO DI NASH : si ottiene se nessun giocatore ottiene un beneficio a


modificare la strategia conoscendo le strategie degli altri giocatori. una coppia di
strategie tale che nessuna impresa pu aumentare i suoi payoff cambiando
unilateralmente il proprio prezzo ed dato dallintersezione delle due funzioni di reazione
nel punto N dove entrambe le imprese fissano il p = MC. In tale modello pertanto si
raggiunge lo stesso equilibrio della concorrenza perfetta ma in questo caso le imprese non
sono price taker e hanno una dimensione maggiore.

COLLUSIONE : L'inefficienza dell'equilibrio di Nash comporta per le imprese


unincentivo a colludere, ovvero a scegliere unitariamente le loro strategie (a1,a2). Nel
momento in cui i punti stabiliti non sono equilibri di Nash, e che quindi ogni singola

impresa pu ottenere maggiori profitti in relazione alle scelte dell'altra, esse hanno
l'incentivo a deviare dall'accordo. In questo caso particolare le imprese da una parte
hanno un incentivo a cooperare, ma dallaltra hanno anche un incentivo a deviare
dall'accordo.

COME POSSO IMPORRE UNA STRATEGIA DI COOPERAZIONE?


In ragione del fatto che la concorrenza avviene in un arco temporale (gioco ripetuto nel
tempo) ogni possibile deviazione, comportamento collusivo,e potr essere punito dalle
altre imprese nel periodo susseguente. L'unico equilibrio di perfezione dei sottogiochi un
risultato alla Nash in ciascun periodo (nessuna possibilit di ripetere il gioco un'altra volta).
Le imprese opteranno per la loro miglior strategia essendo a conoscenza delle strategie
ottime delle altre imprese. Se consideriamo il sottogioco costituito dagli ultimi due periodi
le imprese sanno che qualunque cosa faranno nel penultimo periodo, nell'ultimo periodo
l'unico equilibrio credibile sar quello di Nash. Le imprese punteranno a massimizzare i
profitti nel penultimo periodo e facendo cos si verr nuovamente a creare un equilibrio di
Nash. Tornando indietro nel tempo otteniamo che l'equilibrio di Nash viene ripetuto ad
ogni stadio del gioco. Versione ripetuta del dilemma del prigioniero : in base al fatto che
il gioco finisce non ci saranno minacce e/o punizioni che potranno smuovere le imprese
dall'equilibrio di Nash.

STATICA COMPARATA : viene utilizzata per studiare come si modifica lequilibrio del
mercato al variare di una serie di variabili come il prezzo di un fattore di produzione o di un
prodotto sostituto. Confronta due equilibri corrispondenti a diversi valori delle variabili
esogene, per capire in che modo la variazione di una variabile modifica lequilibrio. Il
vantaggio nell'utilizzo dell'analisi di statica comparata ci consente di tener conto
simultaneamente di tutti gli effetti di una variazione di una variabile esogena.

COLLUSIONE Cap.8)
COLLUSIONE : La competizione tra imprese riduce il prezzo di equilibrio e fa
aumentare la quantit scambiata, andando cos ad avvantaggiare i consumatori. Alti livelli
di competizione fanno in modo di spostare il benessere (surplus) dai produttori ai
consumatori. Per diminuire questi effetti, le imprese cercano di creare accordi per poter
accrescere il proprio potere di mercato e dividersi il profitto (risultante) di monopolio.
Comportamenti di questo genere vengono definiti di collusione. Riuscire ad ottenere un
equilibrio di collusione risulta difficile da sostenere, tuttavia, in caso affermativo
restituirebbe payoff (= profitti) pi elevati alle imprese. Allinterno della formula per il

calcolo del valore atteso dei profitti attualizzati compare che il fattore di sconto (= il
valore di un euro tra un periodo in termini di euro correnti). Osserviamo che nel caso in cui
una delle due imprese deviasse dalla strategia collusione (conquistando cos lintero
profitto di monopolio) darebbe vita alla guerra di prezzo alla Bertrand portando cos laltra
impresa a fissare il prezzo pari al costo marginale (P=MC). In questo modo i profitti futuri
delle imprese sarebbero nulli.
E abbastanza naturale che le imprese stabiliscano accordi collusivi per evitare la
concorrenza, restringere la produzione nellindustria ed aumentare il prezzo di mercato e il
potere di mercato. Gli accordi di cartello sono una forma istituzionalizzata di collusione,
tuttavia spesso le imprese ricorrono ad accordi ne pubblici e ne formali, di base illegali,
denominati accordi segreti. Inoltre possiamo avere la presenza di accordi taciti, stipulati
per ragioni storiche o perch necessari.
Antitrust vieta accordi espliciti (cartelli) e accordi segreti restrittivi della produzione e che
inducono un aumento uniforme dei prezzi. Autorit pu multare le imprese se vengono
scoperti (dimostrati) accordi collusivi.

La collusione pu per essere tacita : linterazione tra imprese ripetuta nel tempo,
la collusione emerge come equilibrio spontaneo, senza accordi espliciti e segreti che la
rendano effettiva.
Questa strategia pu sostenere un risultato collusivo (monopolio) in equilibrio quando
giochi sui prezzi e quantit sono ripetuti nel tempo. In questo caso abbiamo una collusione
tacita stabile.
iai

STRATEGIA DEL GRILLETTO (TRIGGER STRATEGY) : nel primo periodo


entrambe le imprese fissano il prezzo a livello di monopolio, e si dividono a met i profitti.
Nei periodi successivi s entrambe le imprese hanno rispettato laccordo collusivo allora
ciascuna impresa continua a fissare il prezzo di monopolio nel periodo corrente, altrimenti
entrambe fissano il prezzo al livello del costo marginale. Ovvero nel momento in cui
limpresa 1 osserva che il suo rivale (impresa 2) adotta un prezzo differente, punisce
questa deviazione ritornando ad adottare un prezzo uguale al costo marginale. Per
determinare s non ci siano state deviazioni profittevoli si controlla che i vincoli di non
deviazione siano soddisfatti. S entrambe le imprese si attengono alle strategie di

equilibrio i profitti scontati attesi saranno dati dalla formula 1/2^m+ 1/2^m+ ^2
1/2^m , dove il fattore di sconto.
Le guerre di prezzo sono un male necessario per sostenere lequilibrio di collusione : se
le imprese non iniziassero mai guerre di prezzo, lincentivo a deviare sarebbe troppo forte
perch lequilibrio collusivo possa essere sostenibile. Se le riduzioni di prezzo sono difficili
da osservare, allora possono essere necessarie guerre di prezzo temporanee per
disciplinare un accordo collusivo.

FLUTTUAZIONI DELLA DOMANDA : Un equilibrio collusivo deve essere tale che


nessun impresa abbia un incentivo a ridurre il prezzo al di sotto di quello del rivale. La
differenza fra i profitti di collusione futuri e i profitti futuri in caso di guerra di prezzo deve
essere sufficientemente grande da far si che un impresa non abbia incentivo a ricercare i
vantaggi di breve periodo derivanti da una deviazione rispetto allaccordo collusivo. Il
vincolo che nessun impresa desideri deviare risulta maggiore quando la domanda alta,
per cui per raggiungere un equilibrio pu essere necessaria la riduzione del prezzo
durante un periodo di domanda elevata. S il prezzo pi basso i vantaggi ottenibili
mediante la deviazione saranno bassi.

FATTORI CHE FACILITANO LA COLLUSIONE


Innanzitutto il termine collusione viene indicato per definire la pratica che consiste nel
coordinamento volontario fra due o pi imprese tesa alla fissazione dei prezzi o delle
condizioni di mercato. Le imprese stabiliscono accordi collusivi per evitare la
concorrenza, limitare la produzione nellindustria ed aumentare il prezzo di mercato in
funzione di un accrescimento del loro potere di mercato. La collusione pu essere
esplicita, nel caso in cui le imprese si coordino esplicitamente tramite accordo (cartelli), o
tacita, intesa invece come risultato di contrattazioni illegali in base allart. 81 del Trattato di
Roma. Tali accordi hanno lobiettivo di restringere lofferta o aumentare il profitto. E
possibile elencare una serie di fattori che facilitano tale collusione : 1) Numero di imprese
e la concentrazione, minore il numero delle imprese in un industria, pi facile
colludere quando le imprese sono di dimensioni simili. Nel caso di imprese simmetriche
minore il numero delle imprese e superiore la possibilit di collusione, al contrario in

presenza di imprese asimmetriche, maggiore risulta lasimmetria e minore la possibilit


di colludere ; 2) lEntrata, la collusione pi difficile da sostenere in un mercato in cui
lentrata di nuove imprese risulta agevole con basse barriere allingresso, poich i profitti di
collusione attirano nuovi entranti facendo aumentare la numerosit delle imprese nel
mercato ; 3) severit e credibilit della punizione per chi non rispetta gli accordi
(punizioni/guerre di prezzo devono essere credibili); 4) Frequenza degli ordinativi,
unimpresa che riceve ordinativi regolari e frequenti solitamente collude con una maggior
facilit, poich nel caso in cui dovesse ricevere un ordine improvviso di grosse dimensioni
pu essere tentata fortemente a deviare ; 5) Grado di concentrazione degli acquirenti,
la collusione pi difficile se gli acquirenti hanno un forte potere contrattuale, per cui
maggiore il grado di concentrazione di questi maggiore sar il loro potere contrattuale
nello stabilire le condizioni di vendita ; 6) Elasticit della domanda, se lelasticit della
domanda elevata, ci sar un consistente spostamento della domanda quando c una
deviazione (deviazione pi conveniente),ma anche quando i prezzi calano durante la fase
di punizione (punizione pi efficace) ; 7) Evoluzione della domanda, la collusione pi
difficile se la domanda irregolare. In caso di cambiamenti della domanda non prevedibili
cresce lincentivo a deviare, invece in caso di mutamenti sulla domanda correlati nel
tempo, cala lincentivo a deviare ; 8) Simmetria, la simmetria tra le imprese facilita la
collusione. Al contrario in un modello con imprese a prodotti omogenei ma con diverse
capacit produttive, limpresa pi grande ha un maggior incentivo a deviare rispetto alle
imprese pi piccole ; 9) Contatti multi-mercato, fa riferimento ad un gruppo di imprese
presente su pi mercati, la collusione pu essere favorita s aumenta la frequenza dei
contatti tra le imprese o s viene a ridursi lasimmetria fra di esse ; 10) Trasparenza nei
prezzi e nello scambio delle informazioni, la mancanza di trasparenza sui prezzi e sulle
vendite ostacola il sostenimento degli accordi collusivi, poich limpresa non in grado di
individuare le possibili deviazioni. Lo scambio di informazioni fra le imprese invece
potenzialmente collusivo poich aiuta le imprese a monitorarsi fra loro. 11) Fattori
istituzionali : s i prezzi sono resi pubblici, verificare il rispetto di un accordo collusivo

molto pi facile rispetto al caso in cui i prezzi sono in forma privata. Con fattori istituzionali
intendiamo clausole e regolamentazioni imposte come ad esempio con la clausola del
consumatore pi favorito.
Conclusione : possibile definire che la collusione di prezzo si ha pi facilmente quando
: a) le imprese interagiscono frequentemente ; b) il mercato in crescita ; c) ci sono pochi
concorrenti e sono simmetrici ; d) le imprese competono in pi di un mercato.

PERCHE LE IMPRESE NON COLLUDONO PIU SPESSO?


Sono diversi i motivi per i quali non si verificano pi spesso collusioni fra le imprese :
La politica antitrust un vincolo effettivo ai comportamenti delle imprese, gli accordi di
cartello sono illegali come anche gli accordi collusivi taciti spesso sono controllati da parte
dellautorit antitrust ; Elevato turn over delle imprese, s un impresa si aspetta di uscire
dal mercato con un elevata probabilit, gli incentivi a deviare da un accordo collusivo
saranno alti perch ha poco da perdere deviando dallaccordo collusivo nel periodo
corrente ; Elevata numerosit delle imprese nel settore;
La guerra di prezzo o la punizione per chi non rispetta gli accordi collusivi non sono
credibili ;
Non sempre i prezzi sono osservati con precisione : vi possono essere casi di riduzioni
segrete di prezzo che naturalmente fanno in modo che gli accordi collusivi siano
maggiormente difficili da sostenere.
Struttura del mercato (asimmetria tra le imprese) : alcune imprese possono essere gi
leader nel mercato, perci non hanno alcun interesse a colludere.
S ( m) > ( * m* (1/1- )) dove indicante il fattore di sconto (misura quanto
vale oggi un euro disponibile tra un periodo). In questo caso le imprese non hanno alcun
incentivo a colludere. Un impresa che si trova in una situazione difficile avr un fattore di
sconto pi basso di un impresa pi solida, per cui la prima penser che la probabilit di
uscire dal mercato sia pi alta.

E tanto pi probabile che in equilibrio si osservi collusione di prezzo quanto maggiore la


frequenza con cui le imprese interagiscono e quanto maggiori sono la probabilit di
continuazione e il tasso di crescita del mercato.

LA COLLUSIONE FRA IMPRESE RIVALI


Accordi per fissare il prezzo e l'output con l'obiettivo di eliminare la concorrenza e far salire
i prezzi sopra i livelli concorrenziali sono illegali. Non tutti gli accordi che hanno come
risultato la fissazione dei prezzi sono illegali, se l'accordo subordinato al raggiungimento
di un altro obiettivo che favorisce la concorrenza approccio discrezionale nella
valutazione. Gli scambi di informazioni tra i concorrenti, spesso tramite organizzazioni di
categoria, sono legittimi a condizione che non vi sia collusione. L'azione giudiziaria deve
dimostrare l'esistenza di un cartello. Le leggi antitrust tentano di impedire la creazione di
ulteriore potere di mercato raggiunta tramite la fusione di imprese rivali. E' importante
valutare gli effetti in seguito alla fusione.
Fusioni tra imprese rivali: vietate le fusioni anticoncorrenziali, sia vantaggiose che
svantaggiose per il mercato. Nel 1968, 84 e 92 furono emanate negli USA direttive
precise riguardo l'ammissibilit delle fusioni. L'incremento di efficienza pu
giustificare una fusione che determina maggiore concentrazione solo se porta a
una diminuzione dei prezzi. Occorre considerare la rilevanza concorrenziale futura
delle imprese che si fondono
Fusioni tra concorrenti potenziali: difficile stabilire quali imprese sono concorrenti
potenziali. La dottrina della concorrenza potenziale si fonda su valutazioni
soggettive dei concorrenti e non su fattori facilmente verificabili.

LE GUERRE DI PREZZO : sono determinate da : 1) riduzioni segrete dei prezzi ; 2)


fluttuazioni della domanda ; 3) shock asimmetrici.

Riduzioni segrete dei prezzi : fluttuazioni non osservabili della domanda. Per tale
ragione, anche s le imprese possono accordarsi su un certo livello di prezzo, difficile
controllare il rispetto degli accordi collusivi, perci la tentazione di ridurre segretamente il
prezzo particolarmente forte. Ci che trattiene le imprese dal deviare da un accordo
collusivo la minaccia di un ritorno allequilibrio collusivo. Ma s le deviazioni
dellequilibrio non possono essere osservate direttamente, allora leffetto di deterrenza
fortemente ridotto. Solitamente le fasi di collusione si alternano a fasi di guerra di prezzo.

Anche s si verificano guerre di prezzo, in equilibrio per le imprese non deviano


dallaccordo collusivo.
Quindi : le guerre di prezzo sono un male necessario per sostenere leuilibrio di
collusione. S le imprese non iniziassero mai guerre di prezzo, lincentivo a deviare
sarebbe troppo forte perch lequilibrio collusivo possa essere sostenibile. In tale modello :
le imprese iniziano una guerra di prezzo dopo periodi di domanda inaspettatamente
bassa. S la riduzioni di prezzo sono difficili da osservare, allora possono essere
necessarie guerre di prezzo temporanee per disciplinare un accordo collusivo.
- FLUTTUAZIONI

DELLA DOMANDA : la domanda fluttua nel tempo, in ciascun

periodo la domanda complessiva di mercato osservabile da tutte le imprese. S le


imprese colludono, come varr il prezzo al variare della domanda?
N.B = lequilibrio collusivo dato nel caso in cui nessuna impresa ha incentivo a ridurre
il prezzo al di sotto di quello del rivale. La differenza tra profitti di collusione futuri e profitti
futuri in caso di guerra di prezzo devessere sufficientemente grande da far si che un
impresa non abbia incentivi a deviare. S partiamo dal presupposto che i vantaggi che si
possono ottenere deviando dallaccordo collusivo sono maggiori quando la domanda pi
grande, di fatto ciascuna impresa avr maggior desiderio a deviare quando la domanda
pi alta. Pertanto per raggiungere un equilibrio pu essere necessario ridurre il prezzo
durante periodi di domanda elevata ( infatti s il prezzo basso, i vantaggi ottenibili
attraverso la deviazione sono corrispondentemente bassi ). In tale modello : lequilibrio
dato con il prezzo basso nei periodi in cui la domanda alta e guerre di prezzo durante le
fasi espansive del ciclo economico.
1 modello -> Shock di domanda non osservabili ;
2 modello -> shock di domanda osservabili.

SHOCK ASIMMETRICI :

i 2 modelli precedenti mostrano che le guerre di prezzo


sono un fenomeno d'equilibrio, necessarie per sostenere la collusione nel lungo periodo.
Bisogna tener conto tuttavia dell'asimmetria fra le imprese : supponendo che il fattore di
sconto per ciascuna impresa sia inizialmente pari a ( misura quanto vale oggi 1 euro

disponibile fra un certo periodo). S le riduzioni di prezzo sono difficili da osservare, allora
possono essere necessarie guerre di prezzo temporanee per disciplinare un accordo
collusivo. Tuttavia, con una certa probabilit, s il di un impresa pu assumere un valore
pi basso , inteso come un futuro meno redditizio per limpresa, contando sul fatto che
probabilmente uscir dal mercato decider di deviare e si inizier una guerra di prezzo. E
possibile quindi stabilire che le guerre di prezzo sono necessariamente scatenate dalle
imprese pi deboli.

LA POLITICA ANTITRUST : fra gli obiettivi principali della politica antitrust in molti
paesi quello di opporsi alla tendenza da parte delle imprese ad operare ai danni dei
consumatori. La soluzione ottima che si va ricercando che le imprese fissino il prezzo al
livello del costo marginale. Per cui ogni scostamento da tale equilibrio costituisce una
perdita di benessere sociale che a sua volta cresce in base alla crescita della differenza
fra prezzo e costo. La preoccupazione fondamentale sta proprio nel fatto che un maggior
prezzo rispetto al costo marginale porta ad un trasferimento di ricchezza dallacquirente al
venditore. Le autorit antitrust perci sono indirizzate alla tutela del benessere dei
consumatori a discapito delle imprese che non rispettino le regole del mercato. Le intese
sui prezzi sono vietate in molti paesi europei, dove la materia disciplinata dal Trattato di
Roma che riporta : sono vietata le intese fra imprese che abbiano per oggetto di impedire,
restringere o falsare in modo eccessivo il gioco della concorrenza allinterno del mercato
nazionale ; a) fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto o di vendita ; b)
limitare o impedire la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, gli investimenti, lo
sviluppo tecnico ; c) la ripartizione dei mercati o delle fonti di approvvigionamento. Il primo
paese a dotarsi di una legislazione antitrust furono gli Stati Uniti attraverso lo Sherman
Act.

INTERAZIONE E STABILITA DEGLI ACCORDI COLLUSIVI : Consideriamo


un duopolio omogeneo, dove CM costante (senza vincoli di capacit). Le imprese
fissano il prezzo P una volta per tutte, allora ci troveremmo in ipotesi del modello di
Bertrand. Ma s le imprese modificassero i prezzi nel tempo, dove i tempo diviso in una
serie di periodi T =1,2.n ? I possibili equilibri che si hanno sono : a) Nash- Bertrand -> il
prezzo P di entrambe le imprese uguale a CM in ciascun periodo ; b) strategia del
grilletto -> nel primo periodo entrambe le imprese fissano P = Pm e si dividono a met i

profitti di monopolio 1/2 m . In ciascuno dei periodi successivi, le imprese osservano la


storia dei prezzi pasati prima di fissare il P corrente : limpresa 1 fissa P=Pm fini a che
anche limpresa 2 fissa P=Pm ; nel momento in cui limpresa 1 osserva che il suo rivale
sceglie un prezzo P diverso, punisce questa deviazione ritornando a fissare P=CM.
Per determinare s queste strategie costituiscono un un equilibrio, dobbiamo accertarci
che non ci siano incentivi a deviare, ovvero che il valore dei profitti di collusione scostanti
in un certo orizzonte temporale sia maggiore di quello di deviazione. S entrambe le
imprese si attengon alla strategia di equilibrio, i profitti attesi scostanti dellimpresa 1 sono
dati da : = 1/2 m + 1/2 m + ^2 m +. sempilificando otteniamo V =(
m)*(1/1- ) che va ad indicare il profitto scontato della collusione.
S (1/2 m)*(1/1- ) > m

(dove = misura quanto vale oggi 1 euro disponibile fra un

certo periodo). S questa condizione verificata , le imprese non hanno incentivo a


deviare, cio s

> le imprese continuano a colludere.

COME SI MISURANO POTERE DI MERCATO E CONCENTRAZIONE


Il potere di mercato si misura attraverso (P-MC/P) che sta ad indicare il margine di
profitto unitario. Il potere di mercato, attraverso lindice di Lerner : L = P Mc/P , nel
caso di Conc.perf. -> L = 0 mentre nel caso di monop. -> L = 1
Il grado di concentrazione invece ricavato attraverso il reciproco del numero delle
imprese (i/n). Tuttavia s le imprese non sono simmetriche : ( f costo diverso). Il grado di
concentrazione, Cm = 0 -> concentrazione minima ; Cm = 1 -> concentrazione massima.
Altro indice che indica il grado di concentrazione Herindalf, H = Si^2 , dove 0<H<1 .
Per evitare che H assuma valori troppo vicini tra loro viene moltiplicato per 10.000
Considerando un modello di Cournot con n imprese, il grado di concentrazione
misurato attraverso : Lerner (L) = H / dove H = herindalf mentre = elasticit della
domanda rispetto al prezzo.
Allaumentare dellelasticit della domanda, diminuisce il potere di mercato e viceversa.
Questo indice indica che quanto pi alto il potere di mercato, tanto pi alta la

concentrazione. Un importante generalizzazione della relazione precedente questa


formula : L = Q * H / ,dove Q un parametro indicante il grado di collusione nel
mercato ; questa formula compresa fra 0 ( conc.perf )e i / H monopolio/perfetta
collusione.
Infine possibile indicare che la concentrazione aumenta il potere di mercato, facendo
alzare il rischio di collusione

Struttura e potere di mercato Cap.9)


Come si misura il potere di mercato e il grado di concentrazione ?
Nel caso di oligopolio simmetrico il potere di mercato viene misurato attraverso il margine
di profitto unitario (p - MC) o (p MC/p) e il grado di concentrazione attraverso il reciproco
del numero delle imprese (i/N). Nel caso invece le imprese abbiano funzioni di costo
diverse a loro volta sia le loro produzioni che i costi marginali di equilibrio saranno diversi.
La misura utilizzata per la misurazione del potere di mercato lindice di Lerner, inteso
come media fra ponderata dei margini di profitto di ogni impresa ( L = (p MC) / p ).
Naturalmente se tutte le imprese hanno gli stessi costi marginali di conseguenza lindice di
Lerner si ridurr al margine di profitto delle imprese (uguali per tutte). Riferendoci invece
alla misurazione della concentrazione vi sono diversi indici utilizzabili fra cui : i
Coefficienti Cm, che rappresentano la somma delle quote di mercato delle imprese
maggiori, dove le imprese vengono ordinate secondo il valore delle quote di mercato ;
lindice di Herindahl, (H = Es^2), che fornisce una misura del grado di concentrazione
migliore rispetto agli indici Cm ma allo stesso tempo risulta pi difficile da calcolare.

PARADIGMA STRUTTURA-CONDOTTA-RISULTATO (SCR) : metodo di


analisi di ogni singolo mercato, basato sugli elementi che ne caratterizzano la struttura
(acquirenti e venditori) quindi la concentrazione e il grado di differenziazione del prodotto ;
la condotta (comportamento delle imprese) ; e il risultato (efficienza allocativa). Studia la
condotta tipica delle imprese in quel determinato settore industriale (politica di prezzo e di
posizionamento prodotto, pubblicit) ed infine si valuta il livello di efficienza e di
competitivit del settore. Presuppone che vi sia un connessione fra la struttura, la condotta
e il risultato, ovvero che ognuna di questi elementi vada ad influenzare laltro : 1) la

struttura pu influenzare la condotta, la collusione pi facile da sostenere s il numero di


imprese basso e sono simmetriche ; 2) la relazione fra la condotta e il risultato, ovvero
quanto pi intensa risulti la competizione fra le imprese tanto pi basso sar il grado di
potere di mercato e maggiore lefficienza allocativa ; 3) la struttura influenza il risultato,
quanto maggiore il grado di concentrazione di mercato, tanto maggiore sar il grado di
potere di mercato.

POLICY IMPLICATIONS : In relazione al paradigma SCR abbiamo lindividuazione e


la realizzazione di corrette strategie da parte dei policy makers. Nel caso di ipotesi di
collusione, la concentrazione porta ad un accrescimento del potere di mercato andando
cos ad aumentare il rischio di collusione. I policy maker perci dovrebbero cercare di fare
in modo che non si verifichi questo aumento della concentrazione del mercato, ovvero
impedendo fusioni oppure mediante sanzioni verso le imprese dominanti. Nel caso di
ipotesi di efficienza, secondo la scuola di Chicago, un maggiore potere di mercato e una
superiore concentrazione riferita ad un gruppo dimprese non sempre considerata come
un aspetto negativo ; questo poich possono derivare semplicemente dal conseguimento
di maggiori quote di mercato e di maggiori profitti. Perci unazione pubblica a riguardo
potrebbe portare solamente ad una riduzione dellefficienza del mercato.

DISCRIMINAZIONE DI PREZZO Cap. 10)


DISCRIMINAZIONE DI PREZZO : la pratica di fissare prezzi diversi per lo stesso
bene. In un mercato competitivo deve valere la legge del prezzo unico (non possono
esserci 2 prezzi diversi per lo stesso bene) altrimenti risulta possibile larbitraggio. La
discriminazione di prezzo possibile solo in assenza di mercati secondari. Nel caso
differenze di prezzo possono essere giustificate da differenze nei costi di produzione (es.
costi di trasporto).

INCENTIVI E CONDIZIONI PER LA DISCRIMINAZIONE DI PREZZO : la


discriminazione di prezzo conviene perch consente di far pagare di pi alcuni clienti che
assegnano un valore elevato al prodotto; il tentativo far pagare a ognuno il massimo di

quanto disposto a spendere senza scendere sotto il costo marginale per aumentare le
quantit.

CONDIZIONI PER POTER DISCRIMINARE :


Avere potere di mercato per fissare i prezzi sopra il costo marginale;
Conoscere la disponibilit a pagare dei consumatori per ciascuna unit del bene;
Impedire o limitare la rivendita del bene tra chi lo ha pagato prezzi diversi
(arbitraggio)
Esistono vari motivi per cui pu essere impedita la rivendita: servizi non rivendibili;
decadimento della garanzia; adulterazione del bene, rendendolo inadatto ad altri usi;
elevati costi di transazione; clausole contrattuali; intervento del governo.

TIPI DI DISCRIMINAZIONE : a) di primo grado : conosciuta anche col nome di


discriminazione perfetta, si basa sulla possibilit di fissare un prezzo diverso per ogni
acquirente e per ogni quantit, il venditore sarebbe in grado di estrarre tutto il surplus dal
consumatore ; b) di secondo grado : i venditori possono effettuare la discriminazione di
prezzo sia basandosi sulle caratteristiche osservabili dei consumatori che inducendo i
consumatori stessi ad auto selezionarsi scegliendo fra una serie di offerte. Una forma
alternativa di secondo grado si basa invece sul fatto che il prezzo unitario dipenda dalla
quantit acquistata e non dall'identit del consumatore e prende il nome di sistema di
prezzi non lineari. Fra questi abbiamo ad esempio la tariffa a 2 stadi, abbiamo una parte
fissa che ogni consumatore deve pagare indipendentemente dalla quantit acquistata ed
una parte variabile in proporzione alla quantit acquistata ; c) di terzo grado : la pi
frequente e si basa sulla segmentazione del mercato da parte del venditore, ovvero sulla
selezione e divisione gli acquirenti in gruppi in base a determinate caratteristiche fissando
un prezzo diverso per ciascun gruppo.

EFFETTI DI BENESSERE DELLA DISCRIMINAZIONE DI PREZZO : la


discriminazione perfetta non distorce l'efficienza ma influisce sulla distribuzione del
reddito. Pi difficile analizzare gli effetti della discriminazione di terzo grado, 3 fonti di
inefficienza:
p > CM, Riduzione dell'output e inefficienza della produzione ;
Inefficienza nel consumo ;
I consumatori in alcuni casi devono impiegare risorse che non vanno all'impresa per
ottenere un prezzo pi basso.

Stabilire quale monopolio porta maggiore benessere un problema empirico. Non


violazione della legge discriminare tra i consumatori ma lo farlo tra le imprese in modo
da influire sulle dinamiche concorrenziali.

PREZZI NON LINEARI : nel caso in cui il venditore decidesse di praticare prezzi
diversi in base alla quantit consumata siamo di fronte ad una discriminazione di secondo
grado. Un esempio lutilizzo della TARIFFA A 2 STADI : consiste di una parte fissa che
ciascun consumatore deve pagare in maniera indipendente dalla quantit consumata ed
una parte variabile che risulta proporzionale alla quantit acquistata. S il venditore ha la
possibilit di utilizzare una tariffa a 2 stadi e tutti i consumatori hanno la medesima
domanda, il prezzo che massimizza i profitti lordi (la parte variabile della tariffa) risulter lo
stesso che massimizza il surplus totale (prezzo efficiente). Per cui possiamo definire che
una tariffa a 2 stadi ottimale sar basata su una parte fissa positiva e su una variabile che
risulti inferiore al prezzo di monopolio. In questo modo il surplus totale sar maggiore che
nel caso di prezzi uniformi.

CONSUMATORI ETEROGENEI E TARIFFE MULTIPLE : nel caso siamo in


presenza di consumatori diversi che abbiano quindi una diversa intensit nel consumo di
tali beni, limpresa andr a proporre una ventaglio di tariffe a 2 stadi. Queste tariffe
vengono identificate dallimpresa ed indirizzate verso una precisa tipologia di impresa.
Tuttavia si pu verificare che i diversi consumatori scelgano la stessa tariffa e per ovviare
a tale situazione si fa ricorso al : vincolo di incentivazione : comporta che una determinata
tipologia di consumatori preferisca una tariffa piuttosto che unaltra ; vincolo di
partecipazione : comporta che ciascun consumatore preferisca acquistare una quantit
positiva che non acquistarne nulla.

VENDITE COLLEGATE (Bundling): tipo di strategia indirizzata alla selezione dei


consumatori e alla realizzazione di prezzi discriminatori. E possibile distinguere : 1) Bundling
puro, dove gli acquirenti hanno la possibilit di scelta fra lacquisto dellintero pacchetto oppure
non acquistarlo affatto ; 2) Bundling misto, dove invece i consumatori possono acquistare o
lintero pacchetto o ciascuna delle componenti. Un impresa offrendo diverse versioni dello stesso
prodotto o diverse combinazioni di prodotti correlati pu operare per una discriminazione fra i
diversi consumatori.

BENI DUREVOLI :

solitamente le strategie di prezzo relative ai beni durevoli si basano sulla


discriminazione di prezzo a livello temporale. Nel caso in cui un monopolista praticasse oggi dei
prezzi questi risulterebbero diversi in futuro ; la migliore strategia risulterebbe quella di applicare

dei prezzi alti per una fascia di consumatori con un alta disponibilit a pagare mentre in futuro
adottare prezzi pi bassi per le restanti categorie di consumatori. Tuttavia contando sul fatto che
gran parte dei consumatori preferisca aspettare sconti futuri la strategia di discriminazione del
prezzo risulterebbe controproducente : a) le vendite sono maggiormente dilazionate nel tempo ; b)
il prezzo medio decisamente pi basso rispetto alla situazione in cui il venditore avesse fissato il
prezzo a livello di monopolio per entrambi i periodi. In sintesi le imprese che offrono beni durevoli
possono decidere di non realizzare una discriminazione di prezzo intertemporale.

RELAZIONI VERTICALI Cap 11)


RELAZIONI VERTICALI : con questo termine intendiamo le relazioni fra le imprese
che operano in stadi successivi al processo produttivo, ovvero fra una impresa a monte
che vende ad unimpresa a valle. La relazione fra impresa a monte - impresa a valle risulta
differente dalla relazione fra impresa - consumatore finale per 2 motivi : 1) solitamente
limpresa che vende direttamente al consumatore controlla gran parte delle variabili
annesse alla domanda (prezzo, qualit) mentre rispetto alla vendita mediante un
dettagliante tendono a sfuggire una serie di fattori (qualit dei servizi di vendita, pubblicit
di 1 punto vendita) fra cui il prezzo al dettaglio (scelta da parte del rivenditore). Perci le
vendite del produttore sono legate non solo al prezzo che egli fissa ma anche da altri
fattori che non possono essere controllati direttamente da lui ; 2) i rivenditori risultano in
competizione fra loro : ciascun rivenditore interessato al prezzo pagato dagli altri poich
il prezzo allingrosso determina il costo marginale dei rivenditori ed il profitto dipende
anche da esso.

RESTRIZIONI VERTICALI : vengono definite come linsieme di schemi contrattuali


attuati da parte delle imprese a monte che risultano vincolanti per le decisioni delle
imprese a valle. Ci si riferisce a tutti i casi in cui un impresa a monte trovi pi conveniente
stabilire con le imprese a valle delle relazioni contrattuali differenti rispetto alla fissazione
di un prezzo unico allingrosso per ciascuna unit di prodotto, come ad esempio attraverso
la fissazione di un limite inferiore o superiore al prezzo al dettaglio. Ad esempio abbiamo
la tariffa a 2 stadi e il prezzo al dettaglio massimo. Vi sono inoltre altre 2 tipologie di
restrizioni verticali rivolte esclusivamente a quei rivenditori che solitamente investono nei
servizi di vendita e devono essere tutelati da possibili esternalit come il free-riding,

ovvero attraverso il prezzo imposto e i territori esclusivi. Ed infine presente


unulteriore restrizione verticale ma questa volta diretta solamente ai produttori ed
utilizzata anche in questo caso contro le esternalit, si tratta della clausola di esclusivit.

DOPPIA MARGINALIZZAZIONE : sia ha nel caso in cui abbiamo una relazione tra
impresa a monte (P) e valle (R) dove la domanda per il bene finale venduto da R dato
da D(p). Nel caso che le 2 imprese decidessero di integrarsi verticalmente avremo avremo
una massimizzazione dei profitti data da = (p-c)D(p) con p^M indicante il prezzo che
massimizza il profitto totale. Invece nel caso in cui entrambi vendessero per conto proprio
avremo una situazione in cui la somma dei profitti delle 2 imprese sarebbe uguale a = P+

R. Notiamo quindi che la somma dei profitti separati risulta inferiore ai profitti dellimpresa
integrata. Quando le imprese sono separate i 2 monopolisti fissano il prezzo luno dopo
laltro. Il problema della doppia marginalizzazione di solito risolto preferendo
lintegrazione verticale.

TARIFFA A 2 STADI : situazione in cui limpresa a monte stabilisce che limpresa a


valle debba pagare una determinata somma s vuole far affari con essa. Il contratto che
ne nascer viene denominato tariffa a 2 stadi e la parte fissa viene chiamata tassa di
franchising. Contratti di questo tipo vengono anche chiamati contratti non lineari. Perci
nel caso in cui siano possibili contratti di questo genere e le imprese risultino separate la
soluzione ottimale sar la medesima come nel caso di integrazione verticale : in presenza
di una tassa di franchising il problema della massimizzazione dei profitti dellimpresa a
monte equivalente alla massimizzazione dei profitti congiunti.

PREZZO AL DETTAGLIO MASSIMO : situazione in cui il produttore pu imporre


P^M come massimo prezzo al dettaglio e fissare un prezzo allingrosso costante (w=
P^M). Differentemente rispetto alla tariffa a 2 stadi non necessario far pagare allimpresa
a valle una certa somma fissa in cambio per fare affari con limpresa a monte.

PREZZO IMPOSTO : poich la domanda finale strettamente legata ai servizi di


vendita dei rivenditori, il produttore risulta quello danneggiato da tale situazione. Per cui
attraverso limposizione del prezzo imposto, il produttore andr ad imporre un prezzo
minimo ai rivenditori. Nel caso in cui questo prezzo risulti sufficientemente alto tutti i
rivenditori si adegueranno ad esso e praticheranno un prezzo pari a quello minimo

impostogli. Il prezzo di vendita essendo uguale per tutti comporter che il rivenditore che
abbia investito maggiormente in servizi di vendita si accaparri il maggior volume di vendite.

TERRITORI ESCLUSIVI : tipo di restrizione verticale caratterizzata dal fatto che a


ciascun rivenditore viene assegnato uno specifico territorio al quale gli altri rivenditori non
hanno possibilit d'accesso.

COMPETIZIONE FRA PRODUTTORI (alla Bertand) : alle volte possibile


osservare sul mercato la presenza di produttori in un numero decisamente superiore
rispetto a quello dei rivenditori, per cui capita molto spesso che i primi siano obbligati a
pagare i secondi per poter disporre di spazio sugli scaffali e vendere cos i loro prodotti.
Vengono chiamati SLOTTING ALLOWANCES, cio somme pagate dai produttori per
poter avere l'esclusiva di determinati rivenditori.

CLAUSOLA DI ESCLUSIVITA: tipo di clausola, facente parte delle restrizioni


verticali, impiegata nel caso di esternalit rivolte esclusivamente alla sfera dei produttori, in
base alla quale il rivenditore pu trattare solamente con un solo produttore. Nel caso infatti
di una maggioranza di produttori rispetto ai rivenditori, i primi per potersi accaparrare un
determinato rivenditore stabiliscono una clausola di esclusivit in modo che il dettagliante
acquisti solamente da uno di essi.

POLITICA ANTITRUST : le possibili conseguenze in seguito allutilizzo delle


restrizioni verticali riferite ai produttori porta da una parte ad un aumento del profitto
dellimpresa a monte ma allo stesso tempo comporta un effetto di chiusura del mercato a
possibili imprese concorrenti andando cos a ridurre il benessere sociale. A compiere
questo tipo di analisi sui possibili effetti negativi delle restrizioni verticali viene effettuata da
parte dellantitrust che deve valutare al meglio lapporto effettivo di efficienza di tali
manovre.

LA DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO - Cap.12)


DIFFERENZIAZIONE ORIZZONTALE : si ha nel caso in cui, a parit di prezzo,
certi consumatori preferiscano il prodotto di un impresa rispetto che a quello di un 'altra. La
scelta avviene per una differenziazione in base alle caratteristiche dei prodotti e in base
alle preferenze dei consumatori (preferenze eterogenee).

DIFFERENZIAZIONE VERTICALE : si ha nel momento in cui tutti i consumatori


preferiscano un determinato prodotto di un impresa rispetto a quello di un'altra. La scelta
avviene all'unanimit dei consumatori che considerano un determinato prodotto migliore
rispetto ad altri (preferenze omogenee ).

APPROCCIO DELLE CARATTERISTICHE : viene definito come lapproccio


attuato da parte dei consumatori e rivolto verso le caratteristiche specifiche dei prodotti. La
valutazione che un consumatore da ad un prodotto la risultante delle valutazioni di ogni
singola caratteristica, ovvero la focalizzazione non verte pi sul prodotto in generale ma
diretto nello specifico alle sue caratteristiche.

MODELLO DI HOTELLING : un modello di duopolio con due imprese che vendono


il medesimo bene ma con dei consumatori che hanno differenti spese di trasporto per
acquistare il bene. Naturalmente i compratori si rivolgeranno allimpresa pi vicina in modo
da pagare un costo di trasporto inferiore rispetto allaltra impresa che risulter pi lontana.
Lequilibrio nel modello di Hotelling ci porta ad una considerazione, ovvero che il prezzo di
equilibrio risulta maggiore del costo marginale (P > CM). Tuttavia bisogna evidenziare che
un valore di trasporto pi alto corrisponde ad un grado superiore di differenziazione del
prodotto. Maggiore risulter il grado di differenziazione del prodotto e maggiore sar il
potere di mercato delle imprese.

POSIZIONAMENTO DEL PRODOTTO : viene definita come un importante scelta


strategica per limpresa. Ci sono essenzialmente due effetti che vanno considerati: il
cosiddetto effetto diretto consiste nel fatto che, a parit dei prezzi, avvicinandosi alle
scelte di posizionamento delle concorrenti si copre meglio il mercato e la propria quantit
domandata aumenta ; leffetto strategico emerge invece tenuto conto del fatto che pi
vicine sono le scelte di posizionamento pi tendenzialmente intensa sar la concorrenza
(e pi bassi i prezzi di equilibrio). In sintesi avremo, leffetto diretto dove la competizione di
prezzo risulta poco intensa e le imprese tenderanno a posizionarsi l'una vicina all'altra
(quando la differenziazione del prodotto risulta limitata) mentre leffetto strategico quando
la concorrenza di prezzo intensa, le imprese tenderanno a posizionarsi lontane le une
dalle altre (caso in cui la differenziazione del prodotto elevata).

COSTO DI RICERCA : nel caso in cui i prezzi delle imprese non siano inizialmente
noti ai consumatori, questi ultimi per scoprirli devono sostenere un costo di ricerca per
ogni singola impresa.

SWITCHING COST : si verificano nel caso in cui il cambiamento di fornitore causa ai


consumatori un costo. Hanno effetti simili a quelli dei costi di ricerca, e pi questi sono alti
maggiore risulter il potere di mercato delle imprese.

MODELLI CON TURISTI E RESIDENTI : tipo di modello che si basa sul fatto che
le imprese che praticano prezzi alti sono rivolte pi ai turisti con un alto costo di ricerca
mentre quelle che applicano prezzi bassi compensano con vendite maggiori i minori
margini unitari (solitamente rivolte ai consumatori pi informati con minori costi di ricerca).

LA PUBBLICITA- Cap.13)
BENE DI ESPERIENZA : un bene le cui caratteristiche possono essere accertate solo
nellatto del consumo (es.il vino)

BENE DI RICERCA : un bene le cui caratteristiche possono essere accertate dal


consumatore prima dellacquisto (es. un p.c)

PUBBLICITA : spese per la promozione delle vendite sono ingenti in molti settori, si
configurano per questa ragione come una scelta strategica (di investimento) da parte delle
imprese. La pubblicit informa sulle caratteristiche dei prodotti e aumenta la
differenziazione del prodotto rendendo di conseguenza la concorrenza meno intensa.
Possiamo avere : a) Pubblicit Informativa : informa i consumatori sullesistenza di un
prodotto e descrive le caratteristiche ; b) Pubblicit Persuasiva : si propone lobiettivo di
influenzare le preferenze dei consumatori.

LA PUBBLICITA COME SEGNALE DI QUALITA : solitamente lutilizzo dello


strumento della pubblicit viene interpretato come un segnale che il prodotto in questione
sia un bene di qualit. I beni possono essere di alta qualit o di limitata qualit ma per i
consumatori non dato conoscerne lesatto valore s non dopo il loro acquisto. In genere
risulta che s limpresa decide di produrre beni di elevata qualit andr a spendere
maggiormente rispetto a beni appartenenti a segmenti bassi del mercato ; come
conseguenza riuscir ad aumentare le stesse vendite, collegate ad una superiore qualit
del prodotto percepita da parte dei consumatori. In sintesi possiamo affermare che

linvestimento pubblicitario, che va oltre una determinata soglia, costituisce un segnale


credibile per i consumatori, ovvero viene inteso come indice di elevata qualit del prodotto
e conseguentemente li predispone a pagare un prezzo superiore. Dal punto di vista
sociale le spese pubblicitarie non devono essere interpretate come uno spreco ma
considerate come uno strumento di incentivazione della vendita di beni di alta qualit. Al
contrario possibile tuttavia che i costi di pubblicit risultino maggiori rispetto ai profitti
ottenuti dalle imprese.

ELASTICITA E RENDIMENTO DELLA SPESA : nel caso in cui le spese di


pubblicit vadano ad influenzare la quantit domandata di prodotto a parit di spesa e con
elasticit differente, linvestimento per la reclamizzazione risulter (indipendentemente
dalla tipologia, persuasiva o informativa) superiore nei casi in cui maggiore lelasticit
della domanda alle spese pubblicitarie e dove risulti superiore il profitto unitario in
relazione ai costi marginali ( indice di Lerner). Possiamo delineare 4 situazioni differenti :
1) domanda inelastica rispetto alla pubblicit : le spese pubblicitarie hanno un piccolo
impatto sulla domanda ; 2) domanda elastica rispetto alla pubblicit : le spese
pubblicitarie hanno un grande impatto sulla domanda ; 3) prezzo ottimale e domanda
inelastica : il prezzo ha un piccolo impatto sulla domanda (inelastica) ;4) prezzo ottimale
e domanda elastica : il prezzo ha un impatto grande sulla domanda (domanda elastica)

INTENSITA DELLA PUBBLICITA: Il rapporto fra le spese pubblicitarie e i ricavi


totali dellimpresa (a/R) varia da un settore ad un altro. Lintensit di pubblicit (a/R)
tanto maggiore quanto pi grande lelasticit della domanda rispetto alla pubblicit e
quanto pi piccola lelasticit della domanda al prezzo. A sua volta il guadagno
marginale derivante dalla spesa pubblicitaria tanto pi grande quanto pi la curva di
domanda sensibile alle spese pubblicitarie e per cui le imprese tenderanno a spendere
maggiormente nei mercati dove la curva di domanda maggiormente sensibile alle spese
pubblicitarie.

DORFMAN-STEINER : lintensit (a/R) ottima di pubblicit quella che eguaglia il


rapporto tra elasticit della domanda alle spese pubblicitarie (n) e elasticit della domanda
al prezzo (e): a/R= ((p-mc)/p) *n = n/e . Lintensit di pubblicit (a/R) tanto maggiore
quanto pi grande lelasticit della domanda alla pubblicit e quanto pi piccola

lelasticit della domanda al prezzo. La pubblicit e le riduzioni di prezzo sono sostituti.


Entrambe possono stimolare la domanda. Una maggiore elasticit della domanda alla
pubblicit implica che la pubblicit influenza la domanda con maggiore efficacia. La
formula di Dorfman-Steiner suggerisce una relazione possibile tra forma del mercato e il
rapporto d'investimento pubblicitario. Se il mercato poco concentrato, lelasticit della
domanda pi elevata, a causa della ridotta quota di mercato delle imprese (una
diminuzione di prezzo non solo aumenta la domanda complessiva ma sottrae clienti ai
competitori), e il margine di profitto (lindice di Lerner) pi compresso.

IN CHE MANIERA LE ELASTICITADI PREZZO E DI PUBBLICITA


DIPENDONO DALLA STRUTTURA DEL MERCATO?
1) ELASTICITA DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO : in base alla
numerosit delle imprese presenti, pi un settore frammentato tanto pi alta risulter
lelasticit della domanda di ciascuna impresa rispetto al prezzo. Conseguentemente, se il
mercato meno concentrato le imprese spenderanno meno in pubblicit : margini di
profitto unitario pi bassi sono associati a una pi bassa intensit della spesa pubblicitaria.
In questo caso avremo un aumento del rapporto ottimale dinvestimento pubblicitario sul
fatturato in relazione allaumento della concentrazione.

2) ELASTICITA DELLA DOMANDA RISPETTO ALLA PUBBLICITA: meno


imprese sono presenti in un determinato settore (grado di concentrazione elevato), tanto
pi alta risulter lelasticit della domanda di ciascuna impresa rispetto alla pubblicit. Di
conseguenza lelasticit della domanda di ciascuna impresa rispetto alla pubblicit
diminuirebbe al diminuire della concentrazione. In relazione alla formula di DorfmanSteiner, se il mercato fosse meno concentrato le imprese spenderebbero meno in
pubblicit.

3) ELASTICITA DELLA DOMANDA RISPETTO ALLA PUBBLICITA :


quante pi imprese entrano in un settore gi concentrato (grado di concentrazione
decrescente), tanto pi alta risulter lelasticit della domanda di ciascuna impresa rispetto
alla pubblicit. Domanda totale fissa e indipendente dalla pubblicit, con la pubblicit

(persuasiva) di ciascuna impresa finalizzata a sottrarre domanda ai suoi rivali. Lelasticit


della domanda rispetto alla pubblicit aumenta passando da una a due (o pi) imprese:
nel monopolio, cio in assenza di concorrenti, lelasticit della domanda rispetto alla
pubblicit infatti 0; mentre nel duopolio sicuramente >0, dato che la pubblicit serve
per sottrarre domanda allimpresa rivali. Di conseguenza partendo da una situazione
monopolistica, lelasticit della domanda rispetto alla pubblicit aumenta quando
diminuisce la concentrazione del mercato.
In sintesi possibile affermare che la percentuale riferita alla spesa pubblicitaria ha una
forma ad U rovesciata in relazione alla concentrazione del mercato, identificando la
funzione di pubblicit come strumento di competizione.

CONCORRENZA DI PREZZO E PUBBLICITA : la pubblicit attenua la


concorrenza di prezzo.
Nel caso in cui abbiamo 2 imprese entrambe produttrici di una stessa tipologia di prodotto
ma con caratteristiche differenti senza la pubblicit, quindi senza un esatta conoscenza da
parte dei consumatori, entrambi i prodotti verranno riconosciuti come equivalenti e perci
si baseranno esclusivamente sul costo. S invece entrambe le imprese facessero
pubblicit e quindi informassero i consumatori a questo punto avremo una maggiore
differenziazione del prodotto ed una conseguente diminuzione della concorrenza.

CONCORRENZA DI PREZZO E PUBBLICITA : la pubblicit sui prezzi


intensifica la concorrenza di prezzo.
Prendiamo in esame linterazione fra 2 imprese sotto il profilo della concorrenza
oligopolistica e dal punto di vista della strategia pubblicitaria ; un caso limite dato dal
caso in cui la domanda totale costante e la pubblicit pu solamente andare a
modificare le quote di mercato detenute dai concorrenti. Nel caso che limpresa che
spenda maggiormente in pubblicit riesca ad ottenere il 100% del mercato, la migliore
soluzione per i due oligopolisti quella di non investire in pubblicit. S invece un
concorrente decide di investire per un certo livello di spesa pubblicitaria, la miglior risposta

di ogni singola impresa sar quella di investire un po pi dellimpresa rivale nella


pubblicit sui prezzi. Ipotizzando che il livello dei prezzi applicati dalle 2 imprese siano
fissi, e allo stesso tempo maggiori dei rispettivi costi marginali, allora queste investiranno
in pubblicit fino a che i profitti di ognuna saranno pari a zero. Di solito quindi la pubblicit
informativa, che rende note le caratteristiche dei prodotti, genera un aumento della
differenziazione del prodotto e rende meno intensa la concorrenza di prezzo. Attraverso la
pubblicit si pu: da una parte, aumentare la differenziazione del prodotto informando i
consumatori sulle caratteristiche del prodotto in esame e dallaltra, creare una sensazione
soggettiva di differenziazione (differenziazione del prodotto spuria)

CONCORRENZA NEI PREZZI E NELLA PUBBLICITA


In oligopolio, le imprese competono utilizzando la pubblicit in modo strategico allo stesso
modo come utilizzano le leve del prezzo e la capacit produttiva. Le spese pubblicitarie
vengono identificate come un investimento di medio/lungo periodo, necessitano di
maggior tempo rispetto ai prezzi per il loro cambiamento e comportano uninterazione
meno frequente.

COSTI DI ENTRATA, STRUTTURA DEL MERCATO


- Cap.14)
DIMENSIONE DEL MERCATO E CONCENTRAZIONE : la numerosit delle
imprese una funzione crescente della dimensione del mercato ed una funzione
decrescente sia del costo fisso che del costo variabile. Nel caso in cui la competizione di
prezzo risulti pi intensa, il numero delle imprese attive cresce meno che
proporzionalmente al crescere della dimensione del mercato.

RENDIMENTI DI SCALA CRESCENTI : impresa che si trova in una situazione in


cui operi nel tratto decrescente della curva dei costi medi ad U, ovvero dove il costo medio
diminuisce al crescere della produzione.

SCALA MINIMA EFFICIENTE : metodo di misurazione per verificare s i rendimenti


di scala sono crescenti. Intesa come scala minima in cui il costo medio dellimpresa

vicino al suo livello minimo (non superiore del 10% rispetto al costo minimo). data dalla
formula : q = F / c' - c

ECONOMIE DI SCALA : un metodo alternativo rispetto alla scala minima efficiente


per misurare s i rendimenti di scala sono crescenti l'utilizzo del coefficiente di economie
di scala (p = AC/MC). Questo rapporto fra costo medio e costo marginale s risulta
maggiore di 1, ci indica la presenza di economie di scala.

DISECONOMIE DI SCALA : caso in cui in base al rapporto fra costo medio e costo
marginale (p=AC/MC) possibile osservare che risulta minore di 1, ovvero dove il costo
medio inferiore rispetto al costo marginale.

STRUTTURA DI MERCATO : dipende dalla presenza di economie di scala, ovvero


un mercato risulta maggiormente concentrato nel caso in cui le economie di scala sono
maggiori (o se la scala minima efficiente pi grande). Sia la scala minima efficiente che
le economie di scala vengono definite come barriere allentrata, per cui la concentrazione
tanto maggiore quanto pi alte sono le barriere allentrata.

COSTI ESOGENI : i costi fissi che limpresa deve necessariamente sostenere al


momento dellentrata, variazioni della dimensione del mercato avranno un impatto molto
marcato sul numero delle imprese in equilibrio.

COSTI ENDOGENI : quando i costi fissi di entrata risultano come fattore importante
nella strategia dellimpresa e sono una funzione crescente della dimensione del mercato
vengono denominati endogeni. In questo caso variazioni della dimensione del mercato
avranno un impatto meno marcato sul numero delle imprese in equilibrio. Nel caso in cui i
costi dentrata siano una funzione crescente della dimensione del mercato, troveremo un
fattore addizionale che indica perch il numero delle imprese non varia proporzionalmente
alla dimensione del mercato.

LIBERTA DI ENTRATA E BENESSERE SOCIALE : per sottrazione degli


affari intendiamo una parte dei profitti ottenuti da parte dellentrante che vengono sottratti
alle imprese gi operanti allinterno del mercato. Viene quindi inteso come un
trasferimento di rendite da unimpresa allaltra che per non corrisponde a nessun tipo di
beneficio per la societ.

DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO : nel caso in cui il prodotto risulti


differenziato, lentrata di nuove imprese comporta, oltre che ad una diminuzione del
prezzo, un aumento della variet dei prodotti. Perci lentrata di una nuova impresa
comporta unesternalit positiva per i consumatori. Quando la differenziazione del prodotto
molto marcata o nel caso in cui la concorrenza sia molto intensa, la libert dentrata
implica che la numerosit delle imprese in equilibrio risulti eccessivamente bassa a livello
sociale. Invece, s la differenziazione del prodotto non molto importante e la
competizione poco intensa, allora domina leffetto di sottrazione degli affari e quindi la
libert dentrata implica un numero eccessivo di imprese.

ENTRATA, USCITA E COMPORTAMENTO


STRATEGICO Cap. 15)
DETERRENZA ALLENTRATA : insieme delle strategie preventive che un
monopolista o un impresa dominante pu mettere in atto per scoraggiare lentrata di
potenziali concorrenti. Tra queste ad esempio abbiamo : i costi dentrata (comportano
difficolt dingresso alle nuove imprese), lespansione della capacit produttiva (in
relazione ai costi fissi elevati e non recuperabili), la proliferazione dei prodotti (in modo da
rendere saturo un determinato settore di mercato) e i contratti di lungo periodo. A volte
tuttavia la migliore strategia non quella di scoraggiare lentrata di un impresa concorrente
ma lasciare spazio allentrante : nel caso in cui i costi dentrata sono molto bassi
limpresa concorrente non entrer comunque nel mercato solo s la produzione delle
imprese gi presenti nel settore non risulti molto alta, poich gli stessi profitti ipotizzabili
sarebbero cos bassi da essere inferiori ad un costo d'entrata. Nel caso opposto invece,
dove abbiamo lentrata bloccata accade che s il costo dentrata risulti molto alto
limpresa gi presente nel settore pu tralasciare la minaccia d'entrata di imprese esterne
e optare su un livello di produzione di monopolio. Di conseguenza per le imprese
concorrenti non risulter conveniente entrare neanche nel caso in cui limpresa gi
presente scelga un impostazione da monopolista. In sintesi, s il costo d'entrata risulta

molto elevato il monopolista potr produrre il suo output di monopolio senza dover tenere
conto delle possibili minacce dentrata ; invece nel caso i costi dentrata risultino molto
bassi, il monopolista sarebbe indirizzato a scegliere un livello produttivo ottimale.

PROLIFERAZIONE DEI PRODOTTI : troviamo molto spesso dei mercati in cui non
abbiano lentrata di nessuna nuova impresa ma caratterizzato dalla grande crescita del
numero di prodotti offerti dalle imprese gi presenti. Il numero dei prodotti offerti risulta
superiore a quello che il monopolista troverebbe conveniente offrire s non vi fosse
minaccia di entrata. Per cui il lancio di nuove variet ottimale solo nel momento in cui
scoraggia lentrata. Il modello di Hotelling pu essere interpretato in 2 modi : a) come
modello di differenziazione del prodotto ; b) come modello di scelta di collocazione nello
spazio.

LA PREDAZIONE : linsieme dei vari comportamenti, messi in atto da parte delle


imprese gi presenti allinterno di un settore col fine di spingere fuori dal mercato i possibili
concorrenti, vengono chiamati predatori. Si fa riferimento, ad esempio, ai casi in cui un
monopolista non riesce ad impedire lentrata da parte di imprese concorrenti e di
conseguenza applica prezzi inferiori rispetto ai costi in modo da danneggiare i concorrenti
portandoli ad abbandonare il mercato ( prezzi predatori ). Secondo la scuola di Chicago, i
prezzi predatori non hanno alcun effetto in quanto le imprese concorrenti sanno che una
strategia non sostenibile a lungo. La teoria finanziaria dei prezzi predatori si basa
principalmente sul fatto che un impresa disponga di risorse finanziarie limitate per cui
obbligata a richiedere un finanziamento in modo da poter coprire da una parte una perdita
effettiva e dallaltra una perdita temporanea.

LE POLITICHE PREDATORIE DEI PREZZI : si hanno quando unimpresa prima


riduce il prezzo per spingere fuori le concorrenti e poi lo aumenta nuovamente, incorre in
perdite nel breve periodo per avere pi profitti nel lungo. Per avere successo e consentire
di mantenere profitti di monopolio nel mercato, le potenziali entranti devono essere
convinte che non sia conveniente entrare nel mercato. Politiche predatorie con imprese
tutte uguali: nel periodo in cui attuer la politica predatoria limpresa subir perdite molto
maggiori dei concorrenti, perch dovr produrre molto per sostenere da sola la domanda,
la minaccia non credibile poich subiranno molte pi perdite delle rivali. Dei metodi per
evitare le politiche predatorie sono: fondersi con limpresa ; stipulare contratti con i

clienti prima dellentrata; diminuire loutput o reimpiegare il capitale in un altro affare con
limitati costi irrecuperabili. Politiche predatorie dei prezzi quando unimpresa ha un
vantaggio: se le imprese possono produrre a costi bassi possono adottare politiche
predatorie: lefficacia di queste politiche dipende dal fatto che le rivali si convincano che
limpresa possa produrre a prezzi bassi, avr la fama d'impresa pi efficiente (in questo
modo se limpresa ha costi bassi concorrer con un prezzo basso se invece ha costi alti
attua una politica predatoria ; limpresa rivale non sapendo il motivo della riduzione di
prezzo, ipotizzando che potrebbe essere dovuta ai prezzi bassi per cui limpresa
massimizzerebbe i profitti nel lungo periodo, portata a lasciare lindustria) quindi una
politica predatoria in questo caso si rivela fruttuosa; le politiche predatorie possono essere
utilizzate anche nei modelli di concorrenza spaziale. Le politiche predatorie sono illegali ed
difficile riconoscerle. I prezzi promozionali o la distribuzione di campioni omaggio, sono
spesso utilizzati nel mercato e non si considerano politiche predatorie ma bens un
investimento effettuato per acquisire fette di mercato, che poi sar ammortizzato nel
tempo (come un qualsiasi altro investimento). Unimpresa pu produrre in perdita un
nuovo prodotto (per attirare clienti) se pensa che in futuro potr produrlo con profitto. Un
altro effetto che pu sembrare una politica predatoria quello creato dal learning by
doing in base al quale unimpresa pu decidere di produrre una grossa quantit di output
(a prezzo basso) per imparare, acquisire esperienza e diminuire cos i costi; guarder
quindi ai profitti di lungo periodo. I procedimenti giudiziari potrebbero scambiare una
politica concorrenziale con una politica predatoria, quindi bisognerebbe aspettare di
vedere se limpresa che rimane rialza i prezzi, prima di giudicarla.

PERCHE PER UN MONOPOLISTA PUO ESSERE RAZIONALE E


REAGIRE ALLENTRATA RIDUCENDO I PREZZI? Spiegazioni
alternative dei prezzi predatori.
A riguardo vi sono almeno 3 motivazioni : 1) la segnalazione ; 2) la reputazione ; 3)
Mercati in crescita. Per quanto riguarda la segnalazione, praticare un prezzo basso
potrebbe far capire al possibile entrante che i costi del monopolista sono bassi e per cui
non c posto allinterno del settore per altre imprese. Il secondo punto invece si riferisce al

fatto che il monopolista attraverso una politica aggressiva di prezzo ha la possibilit di


crearsi una forte reputazione che gli dar modo di contrastare pi facilmente le possibili
entrate future o nei diversi mercati collegati. Il terzo motivo fa riferimento ai mercati in
crescita, ovvero quando laffermazione di una posizione dominante nel lungo periodo
necessita del possedimento di una quota di mercato significativa gi dallinizio.

COME DISTINGUERE UN ATTEGGIAMENTO PREDATORIO DA UNO


COMPETITIVO?
Per poter effettuare la distinzione fra un atteggiamento concorrenziale da uno predatorio si
fa uso del criterio di Areeda e Turner : i prezzi vengono considerati predatori s sono
minori del costo marginale ( p < MC ). Un criterio alternativo invece prende in
considerazione s vi sono stati aumenti di prezzo successivamente alluscita, poich s
c stata una intenzione predatoria, il predatore ha unelevata probabilit dopo la sua
uscita dal mercato a voler recuperare nel lungo periodo linsieme delle perdite registrate
nel breve periodo.

FUSIONI : Alternativa alleliminazione dei concorrenti decidere di acquisirli o di optare


ad una fusione con questi. Uno degli effetti principali della fusione per le 2 imprese
laumento del potere contrattuale nei confronti dei rivenditori e allo stesso tempo la
possibilit di poter sostenere costi maggiori che da sole non sarebbero state in grado di
sostenere. Solitamente alla base di gran parte delle fusioni/acquisizioni vi sono motivi
fiscali o finanziari ; acquisendo un impresa operante in un diverso settore viene data
opportunit di poter diversificare il portafoglio e contemporaneamente diminuire il rischio
per limpresa madre. Nel caso invece le fusioni riguardino imprese appartenenti ad uno
stesso settore di mercato parliamo di fusioni orizzontali. In questo caso le imprese
mirano a massimizzare il valore dellimpresa attraverso un aumento del valore totale
dellimpresa successivamente alla fusione. Fra gli aspetti che possiamo notare dopo una
fusione sono : un aumento dei prezzi e una riduzione dei costi connessa alla diminuzione
della produzione totale ovvero dell'output prodotto dalle imprese. Inoltre una fusione pu
aumentare o diminuire i profitti delle imprese non coinvolte in maniera diretta, in relazione
allampiezza della diminuzione dei costi generati da essa. Solitamente il beneficio che
possono trarre 2 imprese dalla loro fusione tende a salire nel caso in cui altre 2 imprese si

fondono ; le imprese estranee alla fusione sfruttano a loro favore la diminuzione della
produzione delle imprese che si sono fuse aumentando si seguito la loro produzione,
mentre s basso il numero delle imprese le imprese che si fondono riescono a ricavare
maggiori vantaggi. Analizzando quindi le fusioni e le acquisizioni ci si reso conto che
tendono a presentarsi a ondate in particolari periodi : possono essere causati o a seguito
di eventi esogeni ( come la deregolamentazione di un industria ) o a seguito di eventi
endogeni (fusione iniziale fra 2 imprese). E possibile riconoscere 3 tipologie di soggetti
che prendono parte in maniera diretta o indiretta alla fusione : le imprese che si fondono,
le altre imprese e i consumatori. Il ruolo della politica antitrust riguardo alle fusioni
quello di valutare linsieme delle perdite e dei guadagni derivanti in modo da ottenere un
quadro complessivo dei suoi effetti. Di solito danno maggior peso al benessere dei
consumatori che hai profitti delle imprese, per cui fra i principi utilizzati abbiamo : tanto
maggiore laumento del prezzo tanto pi probabile sar negativo leffetto della fusione.
Ci si riferisce proprio al fatto che un prezzo pi alto comporta una perdita pi grande per i
consumatori rispetto al guadagno che ottengono le imprese. Non meno importante la
distinzione fra leffetto diretto della fusione, in stretta correlazione con il livello di
concentrazione, e quello collusivo che si basa sul fatto che in un mercato maggiormente
concentrato la collusione fra imprese risulti pi facile. Inoltre nel caso in cui pi sono
piccole le dimensioni delle imprese che si fondono e maggiore risulta la possibilit che la
fusione comporti un effetto positivo, ovvero che si abbiano guadagni in efficienza ( risparmi
di costo ).

RICERCA E SVILUPPO Cap 16)


Analizzando il mercato vi sono diverse possibili relazioni e rapporti fra le imprese e i
progetti di ricerca e sviluppo. Nei mercati concorrenziali le imprese hanno un maggior
incentivo ad intraprendere attivit di R&S, questo perch il costo di uninnovazione di
processo consentir allimpresa una riduzione del costo marginale. Una differenza netta a
riguardo fra monopolio e concorrenza consiste nel fatto che nel primo caso si deve tenere
in considerazione la non propensione del monopolista che gi produce profitti prima
dellinnovazione, diversamente dal secondo dove invece i profitti precedenti linnovazione
sono nulli. Questa situazione viene denominata effetto di rimpiazzo, le imprese che
detengono un maggior potere di mercato risulteranno meno propense allinnovazione
poich hanno maggiori perdite rispetto alle imprese minori che detengono meno potere di

mercato e i cui profitti precedenti allinnovazione erano nulli. Solitamente sono le grosse
imprese ad avere le migliori condizioni per poter realizzare investimenti di R&S soprattutto
grazie alla loro maggior autonomia finanziaria, alla possibilit di creare economie di scala
e alla possibilit di poter affrontare al meglio i vari rischi connessi. Unimpresa che detiene
gi potere di mercato tender ad aumentare i profitti a differenza invece di un impresa che
ne priva che passer da una situazione di profitti nulli a generare profitti positivi. Per

processo di distruzione creatrice, intendiamo una struttura di mercato ottimale in


cui presente una forma di monopolio caratterizzata da un certo grado di competizione
riferita ai diversi prodotti che possono rimpiazzare il prodotto del monopolista. Secondo
Schumpeter infatti un sistema ottimale caratterizzato da una concorrenza dinamica che
determina un potere di mercato temporaneo riferita al breve periodo.

QUALI SONO LE IMPRESE CHE TENDERANNO AD INVESTIRE IN R&S?


Nel caso di un monopolista e di un potenziale entrante, il primo risulta maggiormente
disposto a pagare un prezzo maggiore del secondo solo nel caso in cui i profitti di
monopolio risultino maggiori del doppio dei profitti di duopolio. Perci lincentivo ad
investire in R&S del monopolista superiore di quello del potenziale entrante : il
monopolista perderebbe di pi s non ottenesse il brevetto rispetto invece a quanto il
concorrente non guadagnerebbe dallacquisizione del brevetto. Il mercato si muover
verso la direzione che massimizza i profitti dellindustria, cio verso il monopolio, definito
come effetto di efficienza.

INNOVAZIONE : possibile distinguere 2 tipi di innovazione, da una parte quella


graduale e dallaltra quella drastica. La prima si riferisce ad un innovazione che non
va a sostituire completamente il prodotto gi esistente ma lo migliora, e anche nel caso
che un rivale entri nel mercato con un nuovo prodotto il monopolista ancora capace di
ottenere profitti positivi. La seconda invece ha a che vedere con un tipo di innovazione che
rende obsoleto il prodotto gi esistente e perci s il rivale ottenesse il brevetto ed
entrasse nel mercato i profitti del monopolista sarebbero inesistenti contrariamente al
rivale che ottiene tutti i profitti di monopolio.

RISCHIO D INNOVAZIONE : riguardo alle scelte dinnovazione effettuate in


condizioni di incertezza ha come conseguenza limplicazione di un certo trade-off, ovvero

nel caso di una strategia poco rischiosa si otterranno piccole innovazioni con un elevata
possibilit di successo, nel caso invece di una strategia rischiosa si otterranno grandi
innovazioni nonostante la probabilit di successo sia piccola. Questa curva va inoltre a
sostegno della posizione di dominanza del leader del mercato : potendo contare su una
quantit maggiore di beni venduti essa ha la possibilit di ridurre velocemente i propri costi
rendendola maggiormente competitiva e aumentandone le vendite.

LEARNING BY DOING E DOMINANZA : gran parte dei mercati


caratterizzato da unaccentuata curva di apprendimento, ovvero una forte relazione
negativa fra i costi produttivi e loutput generato. Questa curva pu essere intesa come
una forma dinvestimento in R&S basata sullattivit produttiva stessa. La curva
d'apprendimento porta al rafforzamento della posizione del leader del mercato, attraverso
una maggiore vendita di prodotti vengono ridotti i costi di produzione e di conseguenza
l'impresa risulter maggiormente competitiva.

CONSIDERAZIONI ORGANIZZATIVE : possibile osservare che le imprese


dominanti di solito tendono ad investire maggiormente in innovazioni graduali a differenza
invece dei nuovi entranti del mercato che apportano innovazioni drastiche. Ci pu essere
quindi una differenza fra il totale di capitali investiti in R&S e leffettivo tasso dinnovazione,
sottolineando una diversit a livello produttivo. Infine da tenere in grande considerazione
anche linerzia organizzativa che pu avere un valore maggiore rispetto alle
considerazioni strategiche per determinare il tipo di dinvestimento in R&S.

POLITICA TECNOLOGICA : allinterno della politica di R&S possiamo individuare sia


la politica dei brevetti che la politica relativa alle innovazioni. Il fine principale
della politica dei brevetti quello di remunerare gli innovatori e allo stesso tempo
affidandone ad essi il monopolio per il suo utilizzo. Naturalmente loperazione in s ha un
costo ; le imprese sono costrette infatti a dover investire in R&S ma allo stesso tempo
saranno poi ricompensate attraverso un aumento del tasso di progresso che poi si tradurr
in un accrescimento del potere di mercato. Il brevetto viene garantito a livello temporale
mediante determinate soglie in base al settore, inoltre da paese a paese deve soddisfare
specifici requisiti didoneit. Infine uno dei problemi maggiori collegati viene definito
come lampiezza del brevetto intendendo con esso la difficolt nello specificare la

validit di tali diritti s circoscritti a determinati fatti o circostanze o estendibili


maggiormente. I diritti dautore, invece differiscono dai brevetti poich s questi ultimi
vengono applicati a prodotti, processi o progetti i primi vengono adoperati in riferimento ad
opere artistiche come un libro o un cd. Lanalogia sta invece nel fatto che per entrambi
valgono gli stessi principi ( determinati requisiti, e ampiezza della protezione )

POLITICA OTTIMALE DI PROTEZIONE : per stabilire quale sia la possibile politica


ottimale occorre stabilire : per primo la durata ottimale di un brevetto : naturalmente un
brevetto pi a lungo fornisce superiore protezione e perci un maggior incentivo ad
innovare, allo stesso tempo per comporta anche un potere di monopolio pi lungo che si
traduce in un efficienza locativa inferiore ; secondo lintensit della produzione

brevettuale : pi ampio risulta il brevetto e maggiore sar lincentivo ad innovare,


tuttavia un brevetto di ampiezza superiore implica una minore competizione allinterno del
mercato in seguito allinnovazione e allo stesso tempo una minor probabilit che possano
entrare altre imprese concorrenti. Perci il sistema ottimale di protezione brevettuale
dovrebbe risultare come una sorta di compromesso fra assicurare una certa protezione
brevettuale e dallaltra minimizzare le perdite di efficienza allocativa, quindi dovrebbe
basarsi su brevetti con una durata molto lunga ma di ampiezza limitata.

SPILLOVER : effetti e le implicazioni degli spillover (diffusione delle conoscenze)


attraverso un modello in cui le attivit di ricerca di unimpresa costituiscono un beneficio
anche per gli altri soggetti sul mercato.

RETI E STANDARD Cap.17)


ESTERNALITA DI RETE : ci riferiamo a situazioni dove il beneficio ottenuto da parte
di un consumatore che utilizza un determinato prodotto, aumenta con laumentare nel
numero degli altri consumatori che lo utilizzano. Per esternalit di rete dirette intendiamo
invece quelle esternalit che nascono nel momento in cui un insieme di consumatori sono
collegati fra loro attraverso una rete. Le esternalit di rete implicano che per uno stesso

prezzo vi possono essere diversi livelli di domanda. Da ci il valore della domanda risulta
strettamente collegata alle aspettative dei consumatori riferite alla dimensione della rete.

ASPETTATIVE DEI CONSUMATORI : Lutilit di ogni consumatore riferita


allutilizzo di un determinato prodotto in stretta correlazione con il numero di consumatori
che acquista lo stesso prodotto. Perci la domanda risulter legata alle aspettative di
ciascun consumatore nei confronti della dimensione della rete. Le esternalit di rete
implicano che per uno stesso prezzo vi possano essere diversi livelli di domanda in stretta
correlazione con le aspettative dei consumatori e con le dimensioni della rete. E possibile
inoltre che ciascun consumatore si aspetti che nessunaltro consumatore partecipi alla rete
( n^e = 0 ) per cui nessuno di essi sar disposto a pagare un prezzo positivo per
parteciparvi. Perci notiamo che per ogni livello di prezzo positivo nessun compratore
utilizzer la nuova tecnologia, equilibrio con aspettative realizzate, dove il valore
effettivo eguaglia il valore atteso ( n = n^e ).

DIPENDENZA DA SENTIERO : Le esternalit di rete presenti allinterno del mercato


possono portare ad una serie di equilibri che dipendono da un processo ben preciso,
ovvero allaffermazione di uno standard tecnologico piuttosto che di un altro. Partendo dal
fatto che i consumatori arrivano nel mercato in maniera sequenziale, ovvero che in ogni
periodo ciascuno di essi deve assumere una decisione in base al tipo di versione della
tecnologia da utilizzare, prendiamo come esempio ladozione di uno standard tecnologico
fra alternative incompatibili fra loro ; abbiamo 2 tipi di consumatori A e B, dove A
preferisce la tecnologia di tipo A e B preferisce la tecnologia di tipo B. Vi sono delle
esternalit di rete, perci lutilit per ciascun tipo di consumatore data da una serie di
elementi : nA sono il numero di consumatori che hanno scelto la tecnologia A e nB quelli
che hanno scelto la tecnologia B, u invece risulter lutilit che ogni consumatore ottiene
consumando il rispettivo prodotto, chiamata anche utilit di base. Se nA = nB, allora i
consumatori A acquisteranno A (in quanto u + nA > nB), e i consumatori B acquisteranno
B (in quanto u + nB > nA), invece s una di queste 2 tecnologie ha una diffusione
maggiore dellaltra, allora entrambi i tipi di consumatori acquisteranno la stessa tecnologia
. Se u+nA < nB anche i consumatori di tipo A acquisteranno B. Cio se nB- nA > u tutti
acquisteranno B ; se nA - nB > u tutti acquisteranno A. Solitamente allinterno dei grafici
troviamo sullasse verticale la differenza fra il numero dei consumatori che impiega la
tecnologia A e quello che adotta la tecnologia B. Sino a che la differenza risulta allinterno

dellintervallo [-u,u], allora ogni consumatore sceglier la sua tecnologia preferita. Invece
nel caso in cui si esca da questintervallo, ciascun consumatore adotter la tecnologia pi
diffusa, influenzando i consumatori successivi e creando cos un processo che si
autoalimenta. Le barriere (u e -u) che delimitano lintervallo vengono denominate
barriere di assorbimento ; superati tali limiti il mercato si trover cristallizzato su una
delle 2 tecnologie. Da qui possibile delineare una serie di conclusioni : 1) prima o poi il
mercato tende automaticamente a concentrarsi su un determinato standard rispetto che a
un altro ; 2) di solito lo standard adoperato non coincide sempre con la tecnologia migliore
esistente e ne quella che soddisfi al meglio le preferenze dei consumatori ; 3) la tecnologia
che ha cristallizzato il mercato risulta strettamente collegata alle decisioni iniziali di un
certo numero di consumatori andando cos ad influenzare lequilibrio finale del mercato.
Pu succedere infatti, come in questo caso, che il numero di consumatori B sia minore del
numero di consumatori A, ma ci nonostante il mercato si cristallizza sulla tecnologia B se
i consumatori B sono relativamente sovra-rappresentati tra coloro che inizialmente si
presentano sul mercato. Perci possiamo affermare che quando lo stato terminale del
processo dipende in questo modo dalle condizioni iniziali, si dice che il processo
dipendente dal sentiero (path dependency). Nel caso in cui ladozione di tecnologia
riguardasse invece 2 standard diversi, ovvero fra vecchia e nuova tecnologia di un
determinato prodotto, ritroveremo da una parte la presenza di un innovatore e dallaltra di
un conservatore. Per il primo la soluzione migliore risulterebbe il cambiamento per
entrambi alla nuova tecnologia mentre per il secondo questa mossa costituirebbe una
strategia dominata, perci preferir rimanere alla vecchia tecnologia. A causa
dellincertezza sulle intenzioni dellaltro utente avremo quindi una situazione di equilibrio
dettata da un eccessiva inerzia. Tuttavia pu anche accadere che si presenti la
situazione contraria, ovvero eccessiva mobilit : caso in cui ladozione di una nuova
tecnologia da parte di un numero limitato di agenti comporti un effetto a valanga sugli altri
che a loro volta adotteranno il nuovo standard proposto. S invece esistesse una
compatibilit fra le diverse tecnologie registreremo da parte dei produttori una riduzione
del grado di differenziazione del prodotto e una superiore competizione di prezzo mentre
da parte dei consumatori si avrebbe una maggior propensione allacquisto. Possiamo
perci ritrovare 2 casi differenti : 1) s la competizione nella guerra degli standard molto
accesa la cosa migliore sar la compatibilit ; 2) s invece la competizione nel mercato del
prodotto risulta molto intensa allora si opter per lincompatibilit. In ultima analisi, un ruolo

fondamentale ricoperto da parte delle autorit pubbliche esterne al mercato che possono
velocizzare il processo di standardizzazione di un determinato standard tecnologico.
Lintervento pubblico comporter degli effetti positivi i quali per dovranno essere
confrontati con i costi in riferimento ad una minor concorrenza fra i produttori a discapito
dei consumatori e ad una minore variet di offerta di prodotti.

COMPATIBILITA : viene intesa come rapporto e relazione fra le diverse tecnologie.


Per i consumatori, la compatibilit risulta una cosa positiva, diversamente invece per i
produttori da una parte viene valutata negativamente riducendo il grado di differenziazione
del prodotto mentre dallaltra viene vista positivamente poich aumenta la disponibilit a
pagare dei consumatori. Inoltre nel caso in cui la competizione fra gli standard risulti molto
intensa, le imprese preferiranno la compatibilit, al contrario s molto intensa la
competizione nel mercato del prodotto, le imprese preferiranno lincompatibilit.

LINTERVENTO PUBBLICO : La standardizzazione comporta dei benefici che


devono essere confrontati in base ai costi in relazione alla minor concorrenza e variet di
prodotti. Nel caso in cui il governo decida di muoversi troppo presto avr solamente
informazioni limitate riguardo ai vantaggi e svantaggi delle possibili alternative ; invece nel
caso in cui decida di aspettare troppo vi la possibilit che il mercato abbia gi adottato
un preciso standard.