Sei sulla pagina 1di 9

Torna Voyager: “stronzate”in prima serata.

L’appuntamento era di quelli irrinunciabili. E l’evento non poteva che essere condiviso con
amici pronti a tutto. Affondati nelle poltrone di un salotto milanese, attendiamo con ansia il
ritorno in video di Roberto Giacobbo, meditando senza costrutto sulla una sinistra
coincidenza: il programma sarebbe, infatti, andato in onda il 21 settembre alle 21. Sarà solo
un caso? E’ già mistero, e ancora la sigla della nuova edizione non è partita! Ma Chiara,
rovistando negli anfratti della rete, ci passa un documento che getta un po’ di luce negli
impraticabili bassifondi della verità. Si tratta del comunicato stampa Rai
(http://www.ufficiostampa.rai.it/UFFICIO_STAMPA_MAIN_DETTAGLIO_NEWS.aspx?I
DSCHEDAARCHIVIONEWS=62992) che annuncia, appunto, la ripresa del format “ai
confini della conoscenza”. Leggiamo quanto segue:
“Voyager: ai confini della conoscenza torna, da lunedì 21 settembre alle 21.00
su Raidue con una nuova stagione per un viaggio nei grandi misteri della storia, dello
spazio, dell’archeologia, dell’uomo e delle profezie di antiche civiltà, dove passato e
presente si incontrano”.
E fin qui niente di che, direte voi. Ma è la memoria storica di Andrea a metterci in guardia:
“Il programma non andava in onda il martedì di solito?” Cosa mai avrà indotto tale
slittamento? Forse una pratica, ormai consolidata in Rai, di sconvolgere palinsesti propri e
altrui per ottimizzare gli ascolti? Le dietrologie “ideologiche” non ci convincevano. Gli
eventi storici, Giacobbo docet, sono solo il superficiale ordito di destini ed esistenze che
poggiano su disegni quasi sempre inafferrabili per noi comuni mortali.
Proseguiamo nella lettura del suddetto comunicato: “La prima puntata presenta la più
estesa indagine sul 2012 mai realizzata prima, sulla scia del successo del libro di Roberto
Giacobbo 2012 La fine del Mondo? edito da Rai ERI e Mondadori e dopo aver ricevuto
centinaia di mail e fax dai telespettatori. Cosa c’è di vero nelle profezie che prevedono la
fine del mondo il 21 dicembre di quell’anno?”.
Ecco di nuovo il 21! Alfa e Omega, orario e giorno di inizio della trasmissione di Giacobbo,
ma anche probabile giorno della fine del mondo. Siete ancora disposti a parlare di
coincidenze? Stefano, non senza qualche scongiuro, ricorda agli astanti di essere nato il 21
agosto! “Cosa mai avrà a che fare la mia nascita con la fine del mondo e soprattutto con la
trasmissione di Giacobbo?”. Il mistero si infittisce e le domande si moltiplicano in una
incontinente sequela di dubbi e perplessità storico-scientifiche a cui l’inossidabile Giacobbo
dovrebbe dar risposta nello stillicidio mediatico che tormenterà gli spettatori per tutte le
undici puntate previste. Tenetevi forte, ecco la lista: “Quali sono le sorprendenti coincidenze
che collegano tra loro popoli e leggende provenienti da luoghi e tempi così lontani? Perché
le loro profezie indicano tutte la stessa data? La squadra di Voyager ha raggiunto i recessi
più nascosti del pianeta alla ricerca di risposte: in Sudamerica, sulle tracce del calendario
Maya e tra e millenarie rovine della mitica Tiahuanaco; in Nord America, alla ricerca delle
credenze degli indiani Hopi, per passare in Africa, dove gli egiziani e l’antico popolo dei
Dogon studiavano le stelle e le costellazioni, per chiudere in Asia – in Cambogia – alla
scoperta del misterioso dragone dell’impero Khmer. Ma non solo, scienziati e astronomi
daranno il loro parere sui fenomeni fisici legati a queste profezie: l’inversione dei poli
magnetici, le tempeste solari, il rallentamento della rotazione terrestre, l’influenza di stelle e
costellazioni. Una serata speciale per scoprire quali sono le conoscenze degli antichi popoli
che guardavano al cielo e … al futuro”.
Ci siamo! Parte la sigla… Manco a dirlo, è già il turno di Nostradamus! Qualche cenno
biografico sul medico compassionevole, raffinato astrologo, erudito scrittore
cinquecentesco, ma poi l’attenzione torna sui celeberrimi 1000 versi in quartine, quella sorta
di criptica testimonianza a futura memoria che farebbe di ogni scettico un imperdonabile
miscredente.
Il contributo filmato ricorda che, dal 1555, l’opera di Nostradamus non ha mai smesso di
affascinare il mondo e che con la Bibbia e le opere di Shakespeare condivide il primato di
non essere mai andato fuori stampa. Perché? Beh, la voce fuori campo ricorda allo
spettatore della tv di Stato che il successo del lungimirante veggente sta nel numero e nella
precisione dei riferimenti. Impossibile che siano coincidenze. Un po’ come il 21 di cui
sopra… Logici e teorici dell’argomentazione si concedano pure una tisana. Siamo solo
all’inizio…
Il cammeo dedicato all’abusato Michel è funzionale a precipitare il telespettatore in medias
res… La persecuzione del numero 21 torna sinistra e ossessiva, e una voce virile e tenebrosa
(non quella di Giacobbo!) ci ripropone i quesiti che evidentemente agitano i giorni e le notti
del conduttore:
“Una mappa spaventosa del futuro. Un’antica profezia che starebbe per compiersi. La fine
del mondo per come lo conosciamo. Cosa c’è di vero nella leggenda del 2012? Perché si
moltiplicano i libri, i film e le teorie a riguardo? Cosa succederà esattamente il 21 dicembre
del 2012? Come mai profezie di popoli lontani sembrano tutti indicare questa data come la
possibile fine del tempo? Cosa afferma il calendario vecchio di 5000 anni del popolo Maya?
Cosa dicono a riguardo i racconti degli indiani d’America? Quale segreto è inciso sulle
mura dell’antico tempio di Angkor Wat in Cambogia? Chi sono i misteriosi bambini
indaco? Qual è la verità sulla leggenda dei teschi di cristallo? Cosa indica l’allineamento del
mitico complesso di Tiahuanaco in Bolivia? Cosa è scritto sul libro dei morti egiziani?
Quale antica conoscenza stellare possedeva il popolo africano dei Dogon? Qual è la
possibile interpretazione delle centurie di Nostradamus? E come mai l’incredibile profezia
di san Malachia sembra affermare che quello attuale sarà l’ultimo Papa? Ci sono testimoni
da ascoltare, prove da esaminare, ipotesi da valutare e tutto ciò che deve essere visto sarà
mostrato. A Voyager. Adesso”.
Pare un quiz! Di quelli con domande impossibili per super-esperti, ve li ricordate? Sarà
forse un tributo al povero Mike? O la caricatura in chiave misteriosofica del memorabile
“Superflash”? Ma poi, Mike è morto davvero? Questa volta è Fulvio a venire in soccorso
del nostro salottiero smarrimento, rendendoci edotti del fatto che Giacobbo nel suo
curriculum vitae vanta addirittura (tenetevi forte!) la partecipazione in qualità di
concorrente al quiz televisivo “BIS”, avendo persino vinto pure diverse puntate. Ma
attenzione! Chi conduceva il gioco a premi, basato, per altro, sulla soluzione di intricati
rebus? Proprio Mike Bongiorno! Un’altra coincidenza?
Nota di colore: pare che – almeno così si legge nelle fonti
(http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Giacobbo) – con il gruzzoletto accumulato al
sopracitato gioco a premi Giacobbo si sia acquistato una motocicletta. Per andar dove?
Ma che ci importa, direte voi! Il dramma è che Giacobbo è di nuovo qui, sullo schermo, al
centro di uno studio che fa intimidire quello del dottor Faust di goethiana memoria. Roberto
non tradisce esitazione: chi avrà forza e coraggio sufficienti per seguirlo fedelmente potrà
“scoprire qualcosa di realmente fantastico”. E per i più duri di orecchie o di comprendonio
Giacobbo ribadisce: “Si parlerà del 2012”, aggiungendo però che – per quanto lo scottante
tema fosse già stato lambito e compulsato nell’edizione precedente del programma – nuove
evidenze imponevano un aggiornamento sui fatti. Questa, però, è solo un’edulcorata
parafrasi di quello che Giacobbo ha effettivamente detto in video. Più precisamente, il
conduttore di Voyager ha tenuto a ricordare al suo folto pubblico che sul fatidico tema del
21 dicembre 2012 “ci abbiamo scritto qualcosa”.
Cosa avrà mai voluto dire? Quale messaggio subliminale avrà voluto lanciare alla platea
mediatica? Quale saggezza avrà voluto infondere a mo’ di imbonitore di quart’ordine nelle
menti rilassate dei suoi fedeli seguaci? Non traiamo conclusioni affrettate e tendenziose…
La pubblicità giunge provvidenziale ad allentare tensioni e patemi scatenati dal primo
blocco. Ma questa volta è Edoardo a richiamare nuovamente la nostra attenzione sul video.
Incredibile visu, Giacobbo filtra anche nei messaggio promozionale, in uno spot dedicato al
suo libro dall’inatteso titolo 2012 La fine del mondo? (Rai-Eri, Mondadori). Ubiquità
mediatica appresa da qualche “Maya galattico”? “Ma no – sbotta Chiara – è una clamorosa
marchetta!”, trascurando evidentemente gli imperscrutabili disegni divini di cui le
misteriose coincidenze sono solo un segno tutto da decifrare. Mentre, per punizione, Stefano
invitava la scettica amica a reperire, tra le mille, l’esatta quartina di Nostradamus dedicata
allo spot di Giacobbo inserito (apparentemente!) ad hoc nel primo spazio pubblicitario della
prima puntata della quindicesima edizione di Voyager, il programma riprendeva…
Le promesse lanciate nel sommario sono mantenute tutte, una ad una. Non c’è argomento
tra quelli annunciati che non venga affrontato. Scientificamente? No certo, ma che volete?
Notoriamente, la scienza ha i suoi limiti, e a Giacobbo stanno stretti. Anzi, non annunciati,
in corso d’opera vengono mediaticamente riesumati pure gli Antichi Egizi e le loro
Piramidi. Potevano forse mancare?
Con l’andare della trasmissione lo spettatore viene sempre più inghiottito in un vortice di
immagini e filmati capaci di rendere suggestiva anche la tangeziale est di Milano all’ora di
punta. Gli interrogativi si moltiplicano, le allusioni montano, le risposte latitano… Tutto
come da copione. Ma ecco comparire un sacerdote Maya a rassicurarci dai vertici inviolati
della sua spiritualità. Il saggio ci garantisce “che le profezie sono estremamente precise e
non sbagliano mai”. Ricorso alla tipica fallacia retorica del “ricorso all’autorità”? E poi
“autorità” de che? Abbiamo già detto a logici e teorici dell’argomentazione di dedicarsi alla
loro tisana e lasciare che la saggezza pervada l’etere.
A corroborare – si fa per dire – le verità snocciolate dal sacerdote Maya segue lo scrittore
Geoff Stray, il quale ci ricorda che sul calendario Maya è da tempo segnato l’ultimo dei
giorni della Terra. Accidenti! E voi che aspettate ad aggiornare la vostra agenda?
E noi, nichilisti disincantati, per non dire “biechi illuministi” (come si dice di questi tempi
oltre Tevere), che ci illudevamo di esserci liberati una volta per tutte di profezie
matematiche come quella del vescovo anglicano James Ussher, che nel Seicento sosteneva
di aver scientificamente calcolato – Bibbia alla mano – ora, giorno, mese e anno dell’inizio
dell’Universo (per la cronaca, mezzogiorno del 23 ottobre 4004 a.C.)... E invece no! Ecco
rispuntare la veggenza dei Maya sulla fine del mondo. Della serie, a volte ritornano…
Anche se, occorre dirlo, tra il calcolo di Ussher e le trasmissioni di Giacobbo sono passati
più di trecentocinquant’anni di ricerca in geologia, biologia, astronomia, fisica… E non
sembra!
Ma non c’è tempo per considerazioni a margine! La scalette incalza e Giacobbo spicca uno
dei suoi consueti e acrobatici voli pindarici: pare, infatti, che alcuni Maya non siano stati
solo viaggiatori dello spazio, ma anche del tempo! Sono i “Maya galattici” di cui si
accennava prima. “Galattici”? si chiede Andrea, temendo di aver capito male… Ma è lo
stesso Giacobbo a rispondergli: “Maya galattici, un nome che sa di fantascienza! Secondo i
ricercatori che abbiamo ascoltato sarebbero una razza che abiterà il nostro pianeta”.
Qualche ragguaglio in più su fonti, testimonianze, articoli scientifici, evidenze empiriche?
Nulla… Solo qualche accenno dei suddetti “ricercatori” che vi alludono fugacemente con i
toni che di solito si riservano alle narrazioni leggendarie.
Sguardi basiti si incrociano nel nostro salotto, e le domande sorgono spontanee: “Ci saranno
politiche di respingimento pure per loro?”; “E se fossero già qui? Per quale strano motivo,
infatti, i giocatori del Real Madrid si fanno soprannominare “galattici”? Non sarebbe il caso
forse di indagare un po’ di più sul perché Kaka sia passato al Real? I Maya galattivi
vogliono forse conquistare il mondo a partire dalla Champions League?”. Inoltreremo alla
redazione di Voyager queste e altre perplessità: gli abbonati Rai hanno il diritto di sapere.
Ma Giacobbo, non pago, insiste, mentre alle sue spalle compare una enorme scritta che
recita: “Una nuova razza”. Razza? Si proprio così, c’è scritto “razza”! E lui aggiunge: “Una
storia realmente fantastica, ma non è tutto”. Ma che vuol dire “realmente fantastica”?
Vabbé, überfliegen! Un’altra tisana per i logici e i teorici dell’argomentazione!
Giacobbo è inarrestabile, salta di palo in frasca con la leggiadria di un camoscio: “Esiste una
coincidenza sorprendente, c’è infatti chi pensa che una nuova razza sulla Terra già esista.
Una razza umana. Secondo alcuni studiosi da circa vent’anni si registrerebbero delle nascite
di bambini particolari. Esseri umani che una volta adulti sarebbero chiamati a cambiare il
destino dell’umanità. Li chiamano i bambini indaco. Sembra una trama hollywoodiana,
eppure c’è chi lo considera attendibile. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta”.
Appunto, magari sarebbe pure il caso, una volta ogni tanto…
E invece veniamo a sapere dalla suadente voce che accompagna il contributo filmato che si
tratterebbe di “una nuova razza di bambini che sarebbe apparsa sulla Terra dagli anni
Sessanta”. Sul teleschermo iniziano a scorrere immagini di ecografie di bambini che non
palesano alcuna anomalia di sorta, come potevamo essere noi qualche anno fa. A proposito,
Edoardo fa notare al sempre più sbalordito consesso milanese che, essendo nati tutti dopo
gli anni Sessanta, anche noi potremmo essere ex-bambini indaco senza saperlo. Dovremmo
iniziare a preoccuparci?
Paola Giovetti, giornalista e scrittrice, dice la sua. Ne sentivamo proprio il bisogno! E lei
pare non avere molti dubbi, sostenendo che sia piuttosto evidente che abbiamo a che fare
con “una generazione di bambini davvero speciali con delle caratteristiche e potenzialità
uniche come forse mai si sono manifestate”. Ma che parametri di giudizio adotta la signora
Giovetti? Anche questo, ovviamente, non ci è dato sapere… Nel frattempo continuiamo a
vedere sullo schermo immagini di bambini che nulla lasciano trapelare dell’eccezionalità
fisica o cognitiva di tali “bambini-indaco”. Di inquietante c’è solo la musica di sottofondo,
così tanto per creare un po’ di atmosfera…
Ma non basta! I bambini-indaco, infatti, incarnerebbero “una nuova razza, nata in previsione
dei cambiamenti epocali che avverrebbero nel 2012”. Ecco che il cerchio si chiude! “Con
capacità psichiche molto al disopra di quelle considerate normali e un aspetto quasi regale.
Ma non è tutto, questi bambini avrebbero addirittura un compito comune da portare avanti.
Ma quale? E perché sono stati chiamati proprio bambini indaco?” Avete letto bene?
Rileggete! “Una nuova razza di bambini”, “con capacità psichiche al di sopra di quelle
considerate normali”, per non dire poi dell’“aspetto quasi regale” e del “compito comune da
portare avanti”! La scienza direbbe questo? Proseguiamo…
Per fortuna ci viene in soccorso la pubblicità non prima del coming-up del prossimo blocco
a preannunciare quel che ci aspetta: oltre a scoprire il mistero dei bambini-indaco,
conosceremo anche l’enigma dei teschi di cristallo, torneremo in Egitto e voleremo in
Cambogia. Nientemeno… Ma Giacobbo ci tranquillizza, di tutto ciò si parlerà solo “dopo la
pubblicità, ma prima del 2012”. Che uomo, che umorista. Verrebbe proprio da dire…la fine
del mondo!
Ma rieccoci in trasmissione: “I bambini indaco sembrano ricordare le loro vite precedenti e
anche il passato dell'umanità. Basandoci sulle informazioni che la genetica è in grado di
fornirci, significativi cambiamenti nel DNA in un lasso di tempo relativamente breve (si
parlerebbe comunque di generazioni) potrebbero avvenire soltanto in presenza di una forte
spinta selettiva. Oppure ciò potrebbe verificarsi solo a seguito di grandi eventi eccezionali
quali una pandemia o un cataclisma. Ma in realtà si stratta soltanto di supposizioni”.
Quanta cautela… E sarebbe anche possibile avere un esempio di almeno uno di questi
eventuali eventi cataclismatici? Ma certo, ancorché in forma interrogativa, è presto detto:
“Le antiche profezie Maya sul 2012 potrebbero essere le premesse per questo scenario
apocalittico? Alcuni ne sono convinti, tanto da vedere negli indaco la futura specie che
abiterà il nostro pianeta”. Complimenti! Nel salotto milanese scoppia fragoroso l’applauso.
Non si lesinano poi neppure consigli e suggerimenti per genitori che avessero sottovalutato
il problema: “Il fatto che sia più facile considerare il proprio figlio come un indaco piuttosto
che come un bambino problematico e giustificarne così patologie o comportamenti estremi,
sarebbe per molti un motivo sufficiente a spiegare la dilagante popolarità del fenomeno. In
ogni modo, la carenza di prove scientifiche avrebbe indotto diverse persone a considerare le
caratteristiche degli indaco inesistenti o semplicemente non straordinarie”.
E che si dovrebbe dire in assenza di prove scientifiche? Sostenere forse che proprio figlio è
indaco perché è vivace, intelligente, socievole, e magari non guarda Voyager?
La chiosa sul capitolo “bambini-indaco” è poi da manuale. Leggete con attenzione, cari
amici indaco e non: “Falso, vero o limitato che sia, il fenomeno dei bambini indaco ci
spinge comunque a riflettere su due cose molto importanti: il percorso evolutivo che sta
compiendo l'umanità e il grado di attenzione che dovremmo rivolgere ai nostri figli”.
Prego? “Falso, vero o limitato che sia”… Ecco fatto! Duemila anni di logica gettati alle
ortiche! Un’altra tisana, grazie!
Nuova acrobazia di Giacobbo: da astrusi e patafisici “percorsi evolutivi”, si passa allo
spirito. “Secondo la tradizione spirituale ogni essere è circondato da un campo energetico
chiamato aura, percepibile soltanto da persone con spiccate capacità sensoriali”. Nessuno
nel nostro salotto pare così “spiritualmente dotato” da percepire la propria aura, ma niente
paura! Ci spiega tutto Anja de Jongh, “ricercatrice spirituale” (così si legge nel
sottopancia!).
Edoardo pare mostrare interesse: “Ma c’è davvero qualcuno al mondo pagato per fare il
‘ricercatore spirituale’”? Ebbene, pare di sì. La signora de Jongh ci dice che il colore
dell’aura con cui uno nasce stabilisce il compito che tale persona ha nella vita. Ma che è
“razzismo spirituale”? Dimmi di che colore hai l’aura e ti dirò che farai? E poi, sulla base di
quali protocolli scientifici si basa tutta questa indagine spiritual-cromatica?
Ecco il caso (umano?)! Una psicoterapeuta americana, Ann Tappe, pare abbia percepito, per
la prima volta nel 1986, in alcuni bambini un aura di un colore anomalo. Sapete che colore
si trattava? Indaco!
La solita suadente voce che accompagna i contributi video ricorda che gli scettici
sostengono che si tratti in vero di “mistificazione di illusioni collettive legate alle profezie
sul 2012”; mentre altri addirittura si permetterebbero di affermare “che non ci siano gli
elementi per dichiarare questo fenomeno straordinario”.
Come per tutti i fenomeni – commenta il professor Giuseppe Novelli – “la scienza deve
valutare ogni osservazione”. E aggiunge con una risatina sardonica: “per quello che riguarda
i bambini indaco, per come sono oggi percepiti dal punto di vista della New Age, o dal
punto di vista dell’area così detta psicologica, non esistono come tali”. Molto bene, quindi
argomento chiuso? Neanche per idea…
La sinuosa voce riprende come niente fosse: “è comunque indubbio che i bambini indaco
hanno capacità fuori dal comune”. Ma come? Non esistono e hanno capacità fuori dal
comune? Terza tisana per logici e colleghi… La voce scandisce le parole, perché a nessuno
sfugga che quei bambini inesistenti e al contempo fuori dal comune “sarebbero i precursori
di una nuova e migliore umanità”.
Ma riecco la signora Giovetti, giornalista e scrittrice, pronta addirittura ad auspicare che tali
bambini-indaco possano rappresentare la chiave per “un passaggio evolutivo. Loro
dimostrano di aver compiuto un salto evolutivo rispetto alla generazione precedente”. Un
“salto evolutivo in una sola generazione”? Charles Robert Darwin, perdonala! Non sa quello
che dice…
Intanto le immagini di bambini più o meno piccoli scorrono veloci, ma uno nuovo scenario
manda in frantumi le ultime sicurezze dell’abbonato Rai – che forse era appena riuscito a
farsi una ragione di convivere con un figlio, un nipote, o un vicino di casa indaco. Non si
può mai star tranquilli: “Secondo alcuni – infatti – la presenza degli indaco sarebbe solo
l’inizio di un fenomeno che vedrebbe la comparsa di bambini sempre più evoluti: i bambini
cristallo” (specialisti in guarigione) e al loro fianco si verrebbe poi a schierare persino
un’altra “nuova razza”, quella dei “bambini delle stelle”.
In pochi istanti, si volta di nuovo pagina. Momentaneamente archiviata questa surreale
genetica delle popolazioni, un “futurologo” ci mostra una non meglio precisata mappa della
Terra che ci aspetterà nei secoli a venire. Giacobbo agogna il dettaglio, i discorsi fumosi,
generici e contraddittori – come si è visto – non fanno per lui: “ma andiamo in particolare su
quello che ci interessa, sulla nostra Italia. Intanto, l’Italia è fortunata in questa catastrofe
che, vi voglio anticipare, secondo noi non accadrà”. Prego? Ci anticipa una catastrofe che
non accadrà? A che scopo? Per chi fosse interessato, dalla catastrofe (che non avverrà!) si
salveranno: parte degli Appennini, la Valle d’Aosta e l’intera Sardegna. Molto bene,
inverno a Courmayeur, estate in Costa Smeralda…
Prima di concludere, non poteva mancare almeno un riferimento alla precezione degli
equinozi, debitamente spiegata da un apprezzato astrofisico, Francesco Vitali. Conclusa la
ineccepibile microlezione di Vitali, la scienza esce di scena dopo la breve comparsa. E’ di
nuovo campo libero per l’ennesima “affascinate teoria” secondo cui “la Terra si fermerà per
72 ore”, sulla quale Vitali non ha speso nemmeno mezza parola.
Sul finire della puntata, a Stefano sovviene – per una sinistra associazione di idee – un breve
saggio del 1995 scritto dal filosofo Harry Frankfurt dell’Università di Princeton. Il titolo in
lingua originale è On Bullshit, che nella fedele traduzione italiana è stato reso con Stronzate.
Un saggio filosofico (Rizzoli, 2005). In breve, il professore ritiene il caso di introdurre una
opportuna distinzione tra menzogna e stronzata. Colui che mente, infatti, conosce la verità,
le attribuisce un valore (che, se non altro, risiede nella stessa consapevolezza da parte del
mentitore delle falsità delle sue affermazioni!), e inoltre ha un qualche interesse a
nasconderla. Il “divulgatore di stronzate, invece,” – come ha avuto modo di commentare
anche Ben Goldacre nel suo recente La cattiva scienza (Bruno Mondadori, 2009) – “non dà
peso alla verità e tenta semplicemente di fare colpo sui suoi ascoltatori”.
Effettivamente, l’idea condivisa nel nostro salotto era che meglio non si potrebbe descrivere
la strategia argomentativa di Giacobbo. Basterebbe ricordare, tra i tanti, uno dei picchi
argomentativi del programma: “Vero, falso, o limitato che sia, il fenomeno dei bambini
indaco…ecc ecc.” Ma facciamo un esperimento. Lasciamo a voi lettori un compito:
confrontate non solo il sopracitato passaggio, ma la trasmissione tutta con le parole dello
stesso Frankfurt:
“Il divulgatore di stronzate […] non è dalla parte del vero né da quella del falso. A
differenza dell’uomo onesto e del bugiardo, non prende in considerazione i fatti, se non
nella misura in cui possono aiutarlo a confermare le sue affermazioni. Non gli importa che
le sue parole forniscano una definizione corretta della realtà. Le sceglie, o le inventa, solo
per raggiungere il suo scopo”.
Fatto? Bene. A questo punto, se riterrete che la teoria del filosofo nulla abbia a che spartire
con la retorica di Voyager, Chiara e Stefano vi augurano di cuore buona visione. Se invece
troverete una qualche corrispondenza tra le parole di Frankfurt e la trasmissione di
Giacobbo, significa che sarete convinti – come, del resto lo siamo noi – di aver assistito a
due ore di “stronzate” trasmesse in prima serata dalla televisione pubblica. Alla prossima
puntata.

Chiara Ceci, comunicatrice della scienza.


Stefano Moriggi, docente di filosofia della scienza.
(Entrambi probabili bambini indaco).