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Bilancio
Bilancio: definizione e funzioni
Il bilancio d'esercizio l'insieme dei documenti contabili di sintesi redatti dagli amministratori di una
impresa. Il Bilancio redatto periodicamente, e ha scopo di rappresentare in modo veritiero, chiaro e
corretto la situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dell'impresa stessa al termine del
periodo amministrativo. Del Bilancio fanno parte lo Stato Patrimoniale, il Conto Economico e la Nota
Integrativa, ai quali deve essere allegata la Relazione sulla Gestione. A questi quattro documenti si
possono aggiungere ulteriori documenti, fra i quali il Rendiconto Finanziario e il rendiconto delle
variazioni di patrimonio netto, qualora sia previsto per legge, e possono aggiungersi inoltre eventuali
informazioni volontarie, come il bilancio sociale e il bilancio ambientale.
Il bilancio rappresenta, grazie alla sua funzione di sintesi periodica della contabilit generale, la fonte
primaria di informazioni riguardanti lo stato di salute e la composizione di una impresa, rendendo il
bilancio lo strumento fondamentale di comunicazione dell'impresa con gli stakeholders.Il legislatore si
trovato a dover prestare una attenzione particolare nei confronti della redazione di bilancio proprio
per tutelare gli stakeholders dell'impresa, in quanto senza un quadro normativo che regoli gli aspetti
formali e sostanziali dei documenti di bilancio gli amministratori potrebbero effettuare delle
esposizioni arbitrarie che potrebbero trarre in inganno i vari stakeholders interni o esterni dell'impresa.
Il quadro normativo
Il quadro normativo di Bilancio si basa su quattro pilastri fondamentali, ovvero le norme del Codice
Civile negli articoli dal 2423 al 2435, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), la prassi
contabile nazionale e la prassi contabile internazionale.Le norme del Codice Civile hanno, all'interno
del quadro normativo, compito di dare natura giuridica al Bilancio di Esercizio, decretandone i
parametri e i criteri di redazione. Tali criteri per sono soggetti a possibili varianti interpretative, senza
contare diversi aspetti non direttamente regolamentati dal codice civile. In questo ambito lacunoso o
poco chiaro si inserisce la prassi contabile nazionale e internazionale, che ha funzione interpretativa in
chiave tecnica delle norme di legge e funzione integrativa delle stesse laddove siano presenti
carenze.La prassi contabile nazionale nasce storicamente dal consiglio nazionale dei dottori
commercialisti e dal consiglio nazionale dei ragionieri, i quali hanno emesso diversi documenti, alcuni
dei quali ancora oggi in vigore. Il compito dei due consigli nazionali stato dal 2001 preso in consegna
dall'organismo italiano di contabilit (OIC). Dei documenti emessi dai Consigli Nazionali sono rimasti
attualmente in uso i documenti dal numero 11 al numero 30, ai quali si aggiungono i documenti
emanati dall'OIC.
Sul piano internazionale la prassi regolata dagli international accaunting standards (IAS) e dagli
international financial reporting standard (IFRS). Gli IAS sono 41 documenti, emessi
dall'international accaunting standard committee (IASC), rinnovato a International accaunting
standard board nel 2001.Lo stretto legame fra prassi nazionale e internazionale dimostrato dal
compito dell'OIC, il quale cerca di armonizzare i principi contabili italiani con quelli internazionali in
modo da creare un univoco sistema normativo del bilancio.
Le Norme Civili, postulati e criteri specifici
Le norme del Codice Civile si sviluppano su due differenti livelli di azione.
I postulati sono le norme a carattere generale, con carattere di assoluta preminenza, che vanno a creare
la cornice all'interno del quale si sviluppano i criteri specifici. Compito dei postulati quello di
mantenere integra la finalit del bilancio in quanto strumento primo di informazione per gli
stakeholders riguardo lo stato di salute dell'impresa.I criteri specifici sono approfondimenti in senso
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operativo di singoli aspetti della redazione di bilancio, e non possono disattendere nella loro
interpretazione e applicazione i postulati.I postulati su cui si fonda la normativa sono dettati negli
articoli 2423 e 2423 bis del codice civile, nel documento numero undici dei principi contabili nazionali
e nel framework dello Iasb.All'interno dei postulati si possono distinguere due diversi livelli, ovvero le
clausole generali e i principi di redazione.Le clausole generali fissano gli obbiettivi strategici che
devono ispirare il procedimento di redazione del bilancio, affinch esso sia coerente con i fini ultimi di
questo documento. Si tratta dunque del cuore pi vivo della materia del bilancio, al punto da essere
definiti come super postulati.Le clausole generali sono presentate nell'articolo 2423 cc, e sono tre:
chiarezza, verit e correttezza.
Principio della Chiarezza
In quanto documento di informazione il bilancio deve trasmettere il suo messaggio chiaramente. Il
bilancio deve essere dunque redatto in modo che il lettore possa capire, senza ambiguit, la natura e il
contenuto delle varie poste nonch i criteri seguiti per determinarne il valore. Il bilancio deve dunque
essere intelligibile tanto nella sostanza che nella forma. In questo va sottolineato che bisogna tenere
dovuto conto della natura tecnica dell'informazione, e quindi della necessaria presenza di un minimo di
conoscenze tecnico-contabili da parte del lettore.
Il principio della chiarezza pu essere soddisfatto, dal punto di vista formale, attraverso una puntuale
applicazione degli schemi di bilancio e delle norme del codice civile e della prassi contabile per quanto
riguarda forma, contenuto e struttura, mentre dal punto di vista sostanziale va perseguito attraverso una
esposizione intelligibile dell'oggetto rappresentato dal bilancio, fornendo cos modo di effettuare una
verifica intersoggettiva dei valori di bilancio.Il principio della chiarezza sfocia cos nel principio della
verificabilit dell'informazione, contenuto nella prassi contabile, secondo cui l'informazione
patrimoniale, economica e finanziaria fornita dal bilancio deve infatti essere verificabile attraverso un
indipendente ricostruzione del procedimento contabile, tenendo conto degli elementi soggettivi.La
chiarezza sfocia e si approfondisce nel principio della significativit e rilevanza dei dati e nel principio
della topica legale dell'informazione.Secondo il principio della significativit dei dati in bilancio vanno
iscritti quei valori che possono influenzare le decisioni economiche degli utilizzatori, aiutandoli a
valutare gli eventi passati e a prevedere quelli futuri. Deve inoltre essere rappresentata anche la
rilevanza di tali dati, ovvero la consistenza quantitativa dei fenomeni oggetto di rappresentazione.
Questo principio, non direttamente citato nel codice civile, ha comunque origine nell'impianto
civilistico, nel quale richiamato in diversi articoli.Secondo il principio della topica legale le voci
devono essere inserite nel bilancio in maniera corretta. Questo principio sancisce la rigidit del
bilancio, in quanto la legge stabilisce in modo preciso dove vanno inserite determinate
notizie.L'integrazione di questi tre principi evidenzia come la chiarezza sia legata non solo alla quantit
delle notizie concernenti il patrimonio, ma anche alla qualit, al modo e al luogo in cui tali notizie
vengono fornite.Questo viene dimostrato da tre fatti:
Conto Economico e Stato Patrimoniale sono schemi rigidi e chiusi, con scarsissime zone di
elasticit. Tali modifiche per sono obbligatorie quando possono rendere il bilancio pi chiaro.
La nota integrativa e la relazione della gestione rappresentano chiavi di volta attraverso le quali
interpretare i contenuti dei due prospetti contabili.
eventuali informazioni aggiuntive devono essere fornite in maniera obbligatoria, anche se non
esplicitamente richieste dalla legge, se utili per una piena comprensione del contenuto del bilancio.
Il principio della verit
Un bilancio che rispetti il principio della chiarezza, ma non della verit, risulterebbe svuotato della sua
funzione informativa.Bisogna sottolineare che, non essendo tutti i valori iscritti in bilancio certi, il
principio della verit va inteso sia in senso oggettivo che in senso soggettivo.
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La verit oggettiva richiede che i valori iscritti in bilancio rispecchino fatti reali, mentre dal punto di
vista soggettivo si richiede che valori stimati e congetturali non siano frutto dell'arbitrio del redattore
del bilancio, ovvero che non siano frutto di una soggettivit assoluta, ma bens debbano essere
espressione di una soggettivit razionale, ovvero devono essere risultato di un processo logicoapplicativo che fornisca credibilit ai risultati ottenuti tramite i processi di stima e di congettura.Il
processo logico-applicativo di stima presuppone tre distinti passi da eseguire al fine di poter essere
attuato. Innanzitutto bisogna partire da premesse che siano congrue, ipotesi fattibili e obbiettivi
conoscitivi concernenti le grandezze in oggetto di valutazione. Va inoltre sottolineato che la grandezza
oggetto di valutazione deve essere valutabile all'interno di un intervallo di numeri, e che il valore sia
scelto attraverso l'applicazione di un determinato criterio o metodo di valutazione in grado di elaborare
le ipotesi e le condizioni definite in precedenza, fino a raggiungere il valore di bilancio. Infine serve
una costante verifica della coerenza e della compatibilit fra le ipotesi, i criteri e le conclusioni alle
quali si perviene al termine del ragionamento estimativo.
Il principio della correttezza
Ad un primo esame il principio della correttezza apparirebbe come una risultante dall'unione fra i
principi della chiarezza e il principio della verit. La correttezza per ha due diversi piani di azione, il
piano della correttezza tecnica e il piano della correttezza formale.Dal punto di vista del profilo tecnico
il bilancio deve essere redatto secondo quanto previsto dal quadro normativo, con puntualit e
completezza, senza errori numerici. Per fare ci si deve presupporre una conoscenza approfondita e una
piena padronanza della tecnica contabile, in quanto bisogna sempre ricordare la fondamentale natura
tecnica delle informazioni trasmesse dal bilancio, e bisogna inoltre ricordare che, senza la conoscenza
della tecnica contabile, sarebbe impossibile rispettare i principi di chiarezza e di verit.A questo aspetto
del principio della correttezza si collegano strettamente i principi della esattezza contabile e il principio
della conformit del complessivo procedimento di formazione del bilancio a corrette funzioni di
ragioneria. Il principio della esattezza contabile infatti pone che, nonostante la presenza di valori
stimati e congetturali all'interno del bilancio i conti devono sempre tornare.Riguardo il principio della
conformit, il bilancio per poter essere costruito in maniera corretta deve basarsi su personale
competente, rispetto delle procedure e disponibilit di dati. In questo principio si rivelano i tre aspetti
fondamentali per ottenere un bilancio corretto, ovvero la presenza di procedimenti di rilevazione che
siano derivati dall'applicazione di metodi di registrazione dei fatti aziendali in base a criteri contabili
rigorosi e predefiniti, la presenza di procedimenti di ricognizione dei componenti attivi e passivi del
capitale, ovvero nella redazione dell'inventario, il cui scopo quello di trasformare valori contabili in
valori di bilancio, e infine le procedure di riepilogo dei dati contabili, con conseguente esposizione
della situazione patrimoniali e del risultato reddituale.
Dal profilo comportamentale il criterio della correttezza pone problemi deontologici al redattore del
bilancio, ovvero richiede che il bilancio sia redatto seguendo i concetti di buona fede e di lealt. La sola
applicazione delle norme in senso tecnico infatti non basta, il redattore deve anche sforzarsi di
comprendere lo spirito e il significato di tali norme, alla luce delle finalit di informazione di bilancio,
evitando cos interpretazioni di comodo che andrebbero a svuotare di efficacia i principi di chiarezza e
di verit.Il redattore deve quindi svolgere tale compito con neutralit, in modo da poter passare agli
stakeholders un corretto messaggio informativo. L'imparzialit e la neutralit espressi dal principio di
correttezza vanno quindi ad integrare il principio della verit in senso soggettivo. Questo principio
diventa dunque il fermo divieto all'uso delle politiche di bilancio, ovvero in manovre delle stime e
delle congetture sempre rispettando le regole tecniche, ma che forniscano determinate immagini
dell'azienda a ben definiti soggetti, e stesso discorso vale per le interferenze fiscali.Tale blocco esiste in
quanto le pratiche di bilancio e le interferenze fiscali minano la determinazione del reddito di esercizio
realmente consumabile senza porre rischio per la sopravvivenza dell'azienda. Il reddito di esercizio
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deve infatti essere un reddito prodotto, cio conseguito dall'impresa nel periodo amministrativo.Verit
soggettiva e correttezza comportamentale sono garantite tramite la formulazione di criteri di
valutazione dettagliati e inderogabili stabiliti dal Codice Civile e dalla Prassi contabile, che permettono
di conseguire il percorso che il redattore di bilancio deve compiere, tracciando con precisione gli ambiti
di discrezionalit entro i quali il redattore deve muoversi e proponendo l'impiego di ben definiti metodi
di misurazione dei valori, in quanto ritenuti coerenti con le finalit del bilancio.
Il Quadro Fedele
Nonostante la componente di soggettivit presente nella determinazione dei valori di bilancio risulti
essere ineliminabile, l'ampio corredo di informazioni che permettono di individuare il percorso
valutativo del compilatore permette agli stakeholders di verificare credibilit e neutralit dei vari valori
iscritti nel bilancio.Chiarezza, verit e correttezza risultano in questa prospettiva indissolubilmente
legati e di pari importanza. Insieme infatti concorrono a definire la condizione essenziale del bilancio
ufficiale di esercizio, e tale espressione viene indicata come quadro fedele.Il bilancio deve essere
redatto quindi in modo da rappresentare un quadro fedele delle condizioni patrimoniali, finanziare e
reddituali dell'impresa, e la clausola generale rende il bilancio comprensibile, intelligibile e quindi
concretamente utile al fine delle valutazioni esterne.
3) I PRINCIPI DI REDAZIONE (E PRECONDIZIONI TECNICO CONTABILI) (art.2423bis)
Oltre alle clausole generali,i postulati di bilancio sono costituiti dai principi di redazione (art.2423
bis),allinterno si possono individuare due principi tali da rappresentare veri e proprie precondizioni
tecnico-contabili fondamentali per la costruzione del bilancio(logica di funzionamento e competenza
economica , si pongono a monte dei principi di redazione intesi in senso stretto). La valutazione delle
voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dellattivit, nonch
tenendo conto della funzione economica dellelemento dellattivo e del passivo
LOGICA DI FUNZIONAMENTO
Ogni impresa ha un ciclo di vita,scandito da 3 momenti fondamentali: nascita, funzionamento(parte che
ci riguarda) e fase finale(liquidazione),partendo da questo bisogna considerare che anche le
determinazioni di bilancio devono seguire questa logica.Eun ipotesi generale che devessere verificata
anno per anno,prima ancora di avviare la redazione del bilancio,incide profondamente sugli aspetti
sostanziali,in quanto ad esempio diversa sar la valutazione di un cespite se lazienda ha una
prospettiva di continuazione o di liquidazione,quindi implica la continuit o la permanenza di
unimpresa, cio che non abbia ne lintenzione ne il bisogno di liquidare,ne di ridurre il livello della
propria attivit operativa. Questo postulato tocca direttamente gli aspetti:Formali:(riflette
immediatamente sulla strutturazione delle poste del capitale) identifica il criterio di ripartizione degli
elementi patrimoniali nello stato patrimoniale. Richiama il criterio della destinazione che distingue
immobilizzazioni e disponibilit, secondo il quale le immobilizzazioni rappresentano investimenti che
indispensabile restino stabilmente presenti nel patrimonio aziendale se lazienda vuole continuare a
funzionare.(se ad esempio passiamo alla logica di liquidazione tutto perde significato in quanto tutti gli
investimenti sarebbero destinati allalienazione).Sostanziali: (la logica di funzionamento qui incide pi
profondamente,infatti implica la continuazione dellattivit aziendale), su questo piano si determina la
valutazione ispirato al concetto divalore in usodei beni al fine della produzione del reddito,infatti
lattribuzione di un valore agli elementi patrimoniali richiede di stimare il loro contributo utile nel
normale funzionamento aziendale,cio valutare che siano in grado di produrre beni la cui vendita
origini ricavi tali da coprire costi vivi di produzione(materie prime e lavoro)e lasciare un margine
adeguato a recuperare le quote di ammortamento,quindi il valore duso rappresentato dalla capacit
di ammortamento.Come detto prima bisogna dare molta attenzione al fatto che la prospettiva di
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funzionamento connaturata alla nozione di azienda come istituto duraturo,e non basta la generica
prospettiva di continuazione ma essa dev essere concretamente accertata tramite strumenti di verifica
identificati negli indicatori di continuit aziendale: finanziari, gestionali,e altri.Unaltra principio molto
importante quello della periodicit al quale il funzionamento intimamente legato,poich il bilancio
si riferisce ad un esercizio non ad unintera vita aziendale
COMPETENZA ECONOMICA
E il filtro attraverso il quale le operazioni rilevate in contabilit attraverso i loro movimenti finanziari,
devono passare per esprimere il reddito di periodo. Si determina riconoscendo i ricavi di quei prodotti
di cui completato il processo produttivo ed avvenuto lo scambio o di quei servizi, a questi si
correlano i costi sostenuti per conseguirli e per differenza si determina il reddito di periodo
indipendentemente dal fatto che ricavi e costi abbiano generato entrate o uscite monetarie
nellesercizio.Le rilevazioni contabili sono guidate dalla competenza finanziaria, il bilancio invece si
ispira alla competenza economica. Per misurare correttamente le variazioni di ricchezza derivanti dalla
produzione bisogna riconvertire i valori di costo e ricavo da competenza finanziaria a economica. Per
comprendere la logica appare utile il ricorso alla cosiddettateoria funzionale:Un costo o un ricavo
compete finanziariamente allesercizio nel quale si avuta la manifestazione finanziaria a cui esso si
associa (uscita per il costo, entrata per il ricavo) Un costo compete, invece, economicamente al periodo
nel quale le utilit incorporate nei fattori produttivi acquisiti sostenendo il costo sono state
effettivamente impiegate nella produzione; analogamente un ricavo di competenza economica del
periodo nel quale le utilit incorporate nei prodotti ai quali il ricavo si riferisce sono state
effettivamente create con la produzione e cedute a terzi. Il procedimento di individuazione dei costi
ricavi di competenza economica si sviluppa in due fasi:a) (realization principle) principio di
realizzazione,riconoscimento ricavi.Sono ricavi di competenza dellesercizio quelli che si riferiscono a
prodotti il cui processo produttivo completato e dei quali nellesercizio avvenuto lo scambio con il
conseguente passaggio, sostanziale e non solo formale, del titolo di propriet (cosiddetti ricavi
realizzati).Cio si individuano prima i ricavi realizzatie poi i costi correlativi.b)(matching principle)
principio di correlazione,correlazione dei costi, il quale enuncia che sono di competenza economica
dellesercizio tutti i costi sostenuti per la realizzazione dei ricavi, che sono cio in correlazione con i
ricavi realizzati, indipendentemente dalla loro manifestazione finanziaria:
1)Correlazione causa-effetto (es. provvigioni su vendite, materie prime ecc.)
2)Correlazione con i ricavi complessivi (es. costi amministrativi, costi della direzione generale ecc.)
3)Attribuzione mediante ripartizione (beni ad utilit pluriennale)
4)Attribuzione immediata al conto economico: in ogni caso un costo grava sul conto economico
dellesercizio quando relativo ad un fattore produttivo che non pu pi produrre benefici futuri (ad
esempio un impianto danneggiato irrimediabilmente).Quando non possibile la correlazione diretta(+
semplice e immediata) allora si deve ricorrere a ipotesi di attribuzione dei costi allesercizio.
3)PRINCIPIO DELLA PRUDENZA
Alla luce di queste precondizioni tecnico-contabili si procede allapplicazione dei principi di redazione
veri e propri, anzitutto quello della prudenza normativa in base al quale non si devono rilevare utili
finch questi non sono realizzati.quindi- imputare perdite effettive e potenziali allesercizio; - imputare
solo gli utili realizzati; questo principio si pone come presupposto per determinare un reddito
desercizio che possa essere distribuito senza svuotare lintegrit del capitale.deve rispettare le clausole
generali e risulta spesso in conflitto con quello della competenza economica svilendolo e facendogli
perdere parte della sua purezza teorica se applicato in maniera estrema poich competenza dice che si
possono indicare esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dellesercizio;nella prudenza
invece si deve tener conto dei rischi e delle perdite di competenza dellesercizio,anche se conosciuti
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dopo la chiusura di questo. Un esempio classico quello della valutazione delle rimanenze di
magazzino: se il costo di acquisto minore del valore di presunto realizzo,la valutazione al costo non
determina la formazione di utile potenziale,se invece il costo di acquisto maggiore del valore di
presunto realizzo, la valutazione al valore di presunto realizzo determina limputazione di una perdita
potenziale.
4)COSTO STORICO COME CRITERIO BASE DI VALUTAZIONE
Questo principio appare direttamente correlato alla logica della determinazione del reddito secondo la
competenza economica infatti lindividuazione dei costi correlati alla produzione dei ricavi
dellesercizio passa attraverso la valorizzazione degli elementi che formano il capitale,gli
investimenti,cio gli elementi attivi che occupano un ruolo centrale. Per molti di questi il costo
sostenuto dallimpresa per acquisirli rappresenta il criterio base di valutazione. Il costo di acquisto per i
fattori produttivi acquisiti allesterno
Il costo di produzione per i fattori prodotti internamente
Il valore di costo deve essere confrontato costantemente con opportuni parametri di controllo, volti a
verificare il mantenimento dellutilit funzionale dellelemento patrimoniale a cui il costo si riferisce:
IL VALORE DUSO: ossia il valore attuale dei flussi di benefici futuri generati dallattivit. Lambito
di applicazione specifico del valore recuperabile tramite luso quello delle immobilizzazioni,
materiali e immateriali, e delle partecipazioni. (impairment test)
IL VALORE NETTO DI REALIZZO: ossia il valore recuperabile mediante lalienazione sul mercato
dellattivit oggetto di valutazione. E un parametro di controllo utilizzato per diverse attivit
dellattivo circolante (es. scorte di merci)
IL COSTO DI SOSTITUZIONE: ossia il costo che limpresa dovrebbe sostenere, in normali condizioni
di gestione per riacquistare o riprodurre una determinata attivit (es. scorte di materie) - Tuttavia anche
se il criterio risulta semplice e sufficientemente oggettivo non va considerato immutabile, infatti in
applicazione delle clausole di verit e correttezza e col confronto dei parametri di controllo il costo
deve essere svalutato se ne ricorrono i motivi e, successivamente ripristinato se tali motivi vengano
meno.Il costo storico comunque sta perdendo terreno,incalzato da un nuovo criterio di valutazione: il
FAIR VALUE(valore equo) il quale esprime limporto al quale unattivit pu essere scambiata,o una
passivit estinta tra soggetti consapevoli e intenzionati,in una normale transazione di mercato. Questo
rende le valutazioni di bilancio pi attuali rispetto al costo storico e consente di giungere a valori di
reddito che esprimono una misura pi attendibile dei risultati conseguiti dalla direzione aziendale.
5)PREVALENZA DELLA SOSTANZA SULLA FORMA
Il principio espresso,sia pur non chiaramente nellart.2423,punto1,la valutazione delle voci deve
essere fattatenendo conto della funzione economica dellelemento attivo o del passivo considerato.
Occorre perci prestare attenzione alla sostanza economica dei fatti di gestione e non alla forma
giuridica.Il trattamento contabile dei fatti aziendali deve basarsi sulla reale sostanza economica
delloperazione pi che sugli aspetti formali. I singoli atti vanno trattati contabilmente in modo unitario
sotto il profilo economico. Questo offre un quadro fedele alla gestione aziendale e impone una chiara
definizione del concetto di attivit e passivit patrimoniale.
6)PRINCIPIO DELLA COMPARABILITA
Altro principio cardine quello della comparabilit dei dati di bilancio del tempo poich la
segmentazione in periodi amministrativi artificio contabile,la valutazione delle prestazioni necessita
confrontare pi periodi,allora essenziale ladozione di criteri valutativi costanti nel tempo. I bilanci
dunque devono essere letti nel tempo e nello spazio(con altre imprese).Per rendere comparabili i valori
di bilancio si distingue tra aspetti formali e sostanziali. La comparazione riguarda gli aspetti formali per
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la costanza nella modalit di presentazione:


-Per tutte le poste dello Stato Patrimoniale, obbligatorio riportare accanto ai valori dellesercizio in
chiusura anche quelli dellesercizio precedente (art. 2423 ter)
-Gli schemi di bilancio sono rigidi e uniformi per tutte le imprese
-Laddove le voci non fossero comparabili, quelle relative allesercizio precedente devono essere
riadattate. Ladattamento operato deve essere spiegato nella Nota Integrativa, cos come leventuale
impossibilit di effettuarlo.
Per quanto riguarda gli aspetti sostanziali si parla di uniformit degli schemi di bilancio e quindi: costanza di applicazione dei criteri di valutazione nella prassi internazionale si parla di consistency ma bisogna anche dire che il legislatore ammette,tuttavia,deroghe sottoposte ad alcune condizioni
rigide. Infatti abbiamo delle condizioni per la deroga alla costanza dei criteri di valutazione:
A) il cambiamento deve essere legato al manifestarsi di casi eccezionali
B) i motivi del cambiamento devono essere indicati in Nota Integrativa
C) gli effetti sulla situazione patrimoniale, economia e finanziaria derivanti dal cambiamento nei criteri
di valutazione devono essere chiaramente evidenziati.
7) IL DIVIETO DEI COMPENSI DI PARTITE E LA VALUTAZIONE SEPARATA DI
ELEMENTI PATRIMONIALI (art. 2423 bis, comma5)
Diretta applicazione della clausola generale della chiarezza e della prudenza infine sono i principi che
vietano i compensi di partite e impongono la valutazione separata degli elementi eterogenei compresi
in una stessa voce. Divieto di compensazioni giuridiche (col termine comp.giuridiche si intende la
somma algebrica di poste specificatamente e separatamente indicate con segno opposto negli schemi di
S.P. e C.E. codificati dal legislatore) sono vietate dal codice per il semplice fatto che compromettono la
chiarezza.Mentre,le compensazioni contabili al contrario avendo un significato pi generale implica
che un valore non significativo se non viene letto insieme allaltro e quindi non solo sono possibili,ma
addirittura doverose,proprio per garantire la chiarezza. Infatti alcune compensazioni contabili sono
imposte dal codice civile.Problemi di compensazione possono sorgere non solo al momento di esporre
le poste contabili ma anche nella fase valutativa ed qui che interviene il secondo principio:
valutazione separata degli elementi eterogenei invece vieta di compensare utili attesi con perdite
presunte al momento di valutare pi elementi raccolti in un'unica posta di bilancio.
8) LOMOGENEITA DEI VALORI DI BILANCIO
Lapplicazione rigorosa di tutti i principi richiamati non garantisce,tuttavia,la redazione di bilanci
significativi. Fondamentale per che i valori accolti in bilancio siano omogenei,ossia stessa moneta di
conto e soprattutto misurati in una stessa moneta avente uguale potere di acquisto nel tempo,poich la
disomogeneit potrebbe portare alla distribuzione di utili fittizi e conseguentemente pregiudicare il
mantenimento della consistenza finanziaria del capitale investito dai soci dellimpresa e offerto in
garanzia dai creditori.
9)I principi di redazione nella prassi contabile (DOC n. 11)
1)Utilit= del bilancio per i destinatari,rappresenta pi una conseguenza derivante dallapplicazione
dei postulati successivi che di se stesso. Lutilit decisionale per i lettori invece lo scopo ultimo del
bilancio stesso e non tanto un postulato di redazione.
2)Prevalenza della sostanza sulla forma=vista punto 5
3)Comprensibilit (chiarezza)=favorita da informazioni analitiche e inserendo nella nota integrativa
elementi che ne agevolino la lettura.
4)Neutralit (imparzialit)=i valori di bilancio dipendono dalla discrezionalit del valutatore,il suo
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ruolo quello di aver il maggior numero di destinatari.


5)Prudenza=vista nel punto 3
6)Periodicit della misurazione del risultato economico e del patrimonio aziendale=ogni ex
7)Comparabilit=vista nel punto 6
8)Omogeneit=vista nel punto8
9)Competenza=vista nel punto 2
10)Significativit e rilevanza dei fatti economici=ai fini della loro rappresentaz. in bilancio
11)Il costo come criterio base delle valutazioni=vista nel punto 4
12)Conformit del complessivo procedimento di formazione ai corretti principi contabili
13)Funzione informativa della nota integrativa=al bilancio e delle altre informazioni necess.
14)Verificabilit dellinformazione=affinch linformazione possa essere affidabile,il bilancio e
scritture dalle quali deriva devono essere verificabili.
4) LE DEROGHE (2423 comma4)
Il lavoro del redattore del bilancio tuttaltro che libero,le regole da rispettare sono molto rigorose,e
ben si sa che le cose troppo rigide si spezzano,quindi si pu finire per imbrigliare loperato del
redattore impedendogli di rappresentare adeguatamente lattivit aziendale. Il legislatore civile non
essendo ignaro di questa circostanza ha dunque previsto la possibilit di derogare alcune delle norme
da lui stesso dettateun vero e proprio strappo alle regole con appunto margini di manovra
rappresentati dalla deroga per rappresentare il quadro fedele della gestione cercando di venir incontro
alla complessit della realt economica, applicando altri principi e non seguendo una specifica
disposizione dettata dal codice.
La deroga ha come scopo unico lottenimento del quadro fedele quindi quando si hanno i presupposti
non facoltativa ma addirittura obbligatoria. Lesercizio deve avvenire nel rispetto delle regole dettate
dallo stesso legislatore. Questi richiede che si deroghi solo in casi eccezionali destinati ad influenzare
significativamente le condizioni economiche,patrimoniali e finanziarie che non possano essere
adeguatamente rappresentate con le norme del codice. Pu riguardare aspetti formali anche se assai
difficile(per quanto riguarda la parte informativa nella nota integrativa il legislatore si limita a dettare
un contenuto minimo),ma riguarda soprattutto e pi direttamente gli aspetti sostanziali,ossia i criteri di
valutazione,questo non deve diventare un espediente per aggirare il sistema delle norme,per questo
anche i casi e le modalit di esercizio sono regolati dal codice. Sono legittime solo in casi
eccezionali,purch si forniscano ampie informazioni integrative e a patto che gli eventuali utili
derivanti dalla deroga(es.nel caso di rivalutazioni,le plusvalenze di rivalutazione)siano accantonati in
una apposita riserva(costituita direttamente senza che i maggiori utili siano rilevati in conto economico
e poi accantonati)che resta indistribuibile fino a che tali utili non siano effettivamente realizzati.
Insomma il legislatore definisce come e quando derogare!!! Per esercitarla devono verificarsi due
condizioni:1)si verificano casi eccezionali = la difficolt sta nel considerare quali siano,quindi devono
essere eventi che presentano carattere oggettivo, natura anomala, o scarsa probabilit di
ripetizione;2)lapplicazione delle norme incompatibile col quadro fedele della situazione aziendale.
lesercizio della deroga si traduce prevalentemente nelabbandono del principio del costo storico come
criterio base di valutazione in conseguenti rivalutazioni di attivit patrimoniali. Quando si verificano le
condizioni di caso eccezionale,natura anomala,non ripetibilit e incompatibilit con il quadro fedele
allora lesercizio della deroga un obbligo.

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PARTE DUE
Lo Stato Patrimoniale
Lo stato patrimoniale il prospetto che illustra la composizione qualitativa e la consistenza quantitativa
del capitale di cui l'impresa si avvale per svolgere le operazioni di gestione. Il capitale si compone di
tre elementi: le attivit, le passivit e il patrimonio netto.Si dice attivit ogni risorsa controllata
dall'impresa in conseguenza di eventi passati, e dalla quale sono attesi in futuro afflussi di benefici
economici per l'impresa stessa.Si dice passivit l'obbligazione attuale dell'impresa derivante da eventi
passati, la cui estinzione dar luogo a deflussi dall'impresa di risorse che incorporano benefici
economici.Sia attivit che passivit devono rispettare le due condizioni necessarie per la registrazione,
ovvero il flusso di benefici economici futuri deve essere probabile, e il valore o il costo sia
determinabile in maniera attendibile.Il patrimonio netto quello che resta delle attivit dell'impresa
dopo aver dedotto tutte le passivit. Si tratta dunque di una categoria residuale, nonostante possa essere
articolato in diversi elementi ideali quali il capitale sociale, le riserve, gli utili portati a nuovo e i
finanziamenti apportati dagli azionisti a titolo di capitale di rischio.Lo stato patrimoniale consente
quindi di ottenere informazioni riguardo la struttura patrimoniale, la struttura finanziaria e la liquidit
di impresa, permettendo di conoscere la composizione quali-quantitativa delle risorse controllate
dall'azienda, il grado di indebitamento e i gravami da esso derivati e con essi le esigenze di ulteriori
capitali future dell'azienda, e infine riguardo la capacit dell'impresa di far fronte agli impegni
finanziari derivanti dalle proprie obbligazioni.
La forma dello Sp
La forma dello stato patrimoniale a sezioni divise e contrapposte, di taglio tipicamente contabile, con
una sezione destinata ad accogliere i valori delle attivit e una sezione destinata ad accogliere i valori di
patrimonio netto e passivit. Questa forma sintetizza la doppia chiave di lettura del capitale, ovvero le
forme di impiego del capitale e le fonti dello stesso.Le varie poste accolte nelle sezioni sono strutturate
secondo uno schema rigido, stabilito dall'articolo 2424 del codice civile. Lo stato patrimoniale redatto
dall'impresa deve dunque contenere le poste indicate dal legislatore, con la denominazione e nell'ordine
che il legislatore stesso ha stabilito, salvo determinate eccezioni stabilite da leggi speciali e le zone di
elasticit.All'interno del conto economico sono presenti quattro livelli: le macro-classi, denominate da
lettere maiuscole, le classi, denominate dai numeri romani, le voci, identificate dai numeri arabi e le
sotto-voci, identificate da lettere minuscole.Per ogni posta obbligatorio indicare, oltre l'importo
dell'esercizio i esame, anche l'importo dell'esercizio precedente, in modo da rendere operativo il
principio di comparabilit dei dati di bilancio. In caso gli importi di una voce non siano comparabili la
legge richiede di adattare l'importo dell'esercizio precedente a quello dell'esercizio in esame.
L'immediata non comparabilit e l'adattamento devono essere segnalati in nota integrativa, ed
eventualmente segnalare quelle voci di cui non stato possibile raggiungere un adattamento.Per
rispetto del principio della chiarezza le poste attive e passive non sono soggette a compensazione, fatti
salvi alcuni casi in cui lo stesso legislatore a imporlo, secondo il principio della compensazione
contabile, come avviene per i fondi correttivi, come ad esempio i fondi di ammortamento, il fondo
svalutazione crediti e il fondo svalutazione partecipazioni.
Le zone di Elasticit
Come detto, il legislatore prevede delle zone di elasticit nella struttura del prospetto. Tali piccole
modifiche nella struttura del prospetto risultano essere non solo lecite, ma addirittura obbligatorie.Tali
modifiche sono disciplinate dall'articolo 2424 ter, riguardano esclusivamente voci e sotto-voci, e
possono essere la suddivisione, il raggruppamento, l'adattamento o l'aggiunta.La suddivisione
l'operazione tramite la quale una voce pu essere suddivisa in sotto-voci, a patto che non si elimini la
voce stessa e il suo importo. Questa suddivisione utile al fine del principio della chiarezza,
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specialmente laddove una posta contenga al suo interno dei valori eterogenei. Ad esempio nella voce
terreni e fabbricati potrebbe essere utile al principio della chiarezza separare in sotto-voci eventuali
terreni da eventuali fabbricati, o ad esempio eventuali fabbricati civili dai fabbricati industriali.Il
raggruppamento l'operazione inversa alla suddivisione, e pu riguardare sia le sotto-voci che le
voci. Il raggruppamento pu essere operato solo fra valori omogenei per loro natura, e l'esercizio di
questa operazione non lasciato agli amministratori soli, ma regolato da due regole:gli importi delle
voci raggruppate devono essere irrilevanti, e il raggruppamento deve giovare alla chiarezza del
bilancio. Le voci raggruppate devono comunque essere distintamente indicate nella nota integrativa. Un
esempio pu essere dato dall'accorpamento degli assegni e della cassa, qualora gli importi siano di
scarso rilievo.Suddivisione e raggruppamenti non sono imposti, ma sono facoltativi, ed essi devono
essere comunque limitati in quanto l'abuso snaturerebbe lo schema patrimoniale prescritto dal
legislatore.L'adattamento l'operazione tramite cui la denominazioni di voci e sotto voci deve essere
opportunamente adattata in presenza di una necessit derivante dal tipo di attivit esercitata.
L'adattamento un obbligo, nato dalla necessit di rappresentare un quadro fedele anche in relazione
agli ambiti lavorativi dell'impresa. Un esempio classico quello di una azienda di trasporti, che invece
della voce impianti e macchinario dovrebbe riportare la voce linee e dipendenze, o la voce
attrezzature industriali e commerciali potrebbe diventare in attrezzature di linea.L'aggiunta
l'operazione tramite cui si aggiunge una voce allo schema di bilancio al fine di rappresentare un valore
che non sia rappresentata in modo esplicito o implicito nelle poste gi presenti nello stato patrimoniale
stesso. Un esempio di aggiunta il caso in cui si debba svalutare un bene conferito in natura da un
socio: la posta di rettifica deve essere aggiunta tramite apposita voce nel patrimonio netto, con segno
negativo minusvalenza da apporto beni in natura. Come nel caso dell'adattamento questo un
obbligo per colui che redige il bilancio.Le poste dell'attivo sono disposte in base a due distinti criteri: il
criterio della destinazione/origine e il criterio della liquidit/esigibilit.Il criterio della
destinazione/origine ispira la logica di suddivisione delle poste in attivo e passivo dello stato
patrimoniale. Il criterio della destinazione nell'attivo circolante non inteso in senso assoluto, in quanto
nell'attivo circolante sono presenti ad esempio i crediti di funzionamento scadenti oltre l'esercizio e
nelle immobilizzazioni possono essere accolte voci in dismissione entro l'esercizio. Si definiscono
comunque immobilizzazioni tutti quei beni destinati a essere utilizzati durevolmente. Nel passivo
invece si pu distinguere fra la macro-classe patrimonio netto e fra i valori del passivo in senso proprio,
ovvero generato dal ricorso a capitale di terzi.Per quanto riguarda la disposizione delle poste invece si
pu far riferimento al criterio della liquidit/esigibilit. Le poste dell'attivo sono disposte in modo da
andare dagli investimenti pi difficilmente monetizzabili verso le poste prontamente liquide, ovvero
dalle immobilizzazioni immateriali verso le disponibilit liquide. Le poste del passivo invece sono
disposte dal meno esigibile verso il pi esigibile, partendo del capitale sociale fino ad arrivare ai debiti
a breve termine.Anche in questo caso i criteri non vengono posti in termini assoluti, e per rafforzare il
principio della chiarezza richiesta che venga inserita separata indicazione della quota di crediti o
debiti scadenti entro o oltre l'esercizio per ogni posta.
L'attivo dello Stato Patrimoniale
L'attivo suddiviso in quattro distinte macro-classi:
crediti verso soci per versamenti ancora dovuti
immobilizzazioni
attivo circolante
ratei e risconti
crediti Vs soci per versamenti ancora dovuti:
I crediti verso soci per versamenti ancora dovuti sorgono in momenti particolari della vita societaria,
ovvero alla sua costituzione e a seguito di aumenti di capitale sociale. Tale macro-classe stata
evidenziata dal legislatore in quanto rappresenta una ideale rettifica alla voce del passivo capitale
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sociale. Chiunque legga il bilancio potr dunque quantificare in maniera prudente il capitale di rischio
effettivamente versato, sottraendo l'importo dei crediti verso soci per versamenti ancora dovuti al
valore nominale del capitale sociale.In questa voce si possono segnalare tutte le operazioni concernenti
il capitale netto, quali ad esempio i versamenti in copertura perdite e i versamenti in conto futuro
aumento di capitale. Non potranno invece essere qui indicati eventuali crediti finanziari in senso stretto
o versamenti derivanti da operazioni commerciali dai soci. Infine necessario indicare espressamente
la parte di credito gi richiamata.
Immobilizzazioni
La macro-classe B suddivisa in tre classi di valori:
Immobilizzazioni immateriali
Immobilizzazioni materiali
Immobilizzazioni finanziarie
Immobilizzazioni immateriali
Le immobilizzazioni immateriali sono investimenti caratterizzati dalla mancanza di tangibilit, e si
suddividono in costi di impianto e di ampliamento, costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicit, diritti di
brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere di ingegno, concessioni licenze marchi e diritti
simili. Si deve distinguere in queste voci fra gli oneri pluriennali e beni e diritti immateriali,
l'avviamento, le immobilizzazioni in corso e gli acconti e la classe residuale.
Gli oneri pluriennale non possono essere scissi dall'attivo, in quanto rappresentano costi che misurano
investimenti non separabili dal sistema aziendale nel quale sono integrati. Sono dunque privi di
autonomia e di trasferibilit non rappresentando una vera e propria consistenza patrimoniale.I beni e i
diritti immateriali invece hanno una autonomia tecnica, economica e giuridica che ne consente la
separabilit dalla massa dell'attivo e la negoziabilit. Si tratta infatti di investimenti immateriali che
per presentano una consistenza patrimoniale paragonabile a quella di beni materiali.I costi di impianto
e di ampliamento sono oneri pluriennali che sorgono nella fase costitutiva dell'azienda e in momenti
particolari successivi alla costituzione, ad esempio durante una trasformazione di veste giuridica o
durante una ristrutturazione aziendale.I costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicit sono oneri
pluriennali che sorgono per l'acquisizione di competenze scientifiche e tecniche che possono dare luogo
a rinnovamenti aziendali. I costi di pubblicit invece devono avere, per essere iscritti in questa voce,
carattere straordinario, ad esempio devono essere volti al lancio di un nuovo prodotto.I diritti di
brevetto industriale e di utilizzazione delle opere di ingegno rappresentano tutti quei beni immateriali
che rientrano nel novero delle creazioni intellettuali, alle quali fornita tutela dal codice civile.Le
concessioni, licenze e marchi rappresentano una serie di diritti e di doveri di utilizzazione. Le
concessioni sono provvedimenti dell'autorit pubblica tramite quale si trasferisce il potere e il diritto di
utilizzazione di determinati beni pubblici, con relativi diritti e obblighi nati da tale trasferimento. Le
licenze sono autorizzazioni tramite il quale si consente l'esercizio di determinate attivit regolamentate,
e possono essere amministrative o private, come le licenze d'uso dei brevetti. Il marchio infine risulta
essere uno dei segni distintivi dell'azienda, e se registrato gode di tutela giuridica e quindi di un valore.
Concessioni licenze e marchi rientrano fra i beni e i diritti immateriali.L'avviamento la differenza fra
il valore economico del capitale aziendale e il valore contabile rettificato dello stesso capitale, ed
esprime la capacit dell'impresa di remunerare in maniera congrua i capitali di rischio in essa investiti.
L'avviamento un bene immateriale, essendo un plusvalore legato al complesso di condizioni esistente
nell'impresa. L'avviamento per non pu essere iscritto in bilancio a meno che non sia stato acquisito a
titolo oneroso, si parla dunque di avviamento derivativo, mentre non ammessa l'iscrizione
dell'avviamento originario, ovvero dell'avviamento intrinsecamente presente nell'impresa.Fra le
immobilizzazioni in corso e gli acconti vanno iscritte le somme corrisposte come anticipo rispetto alla
piena acquisizione di un bene o di un diritto immateriale, e gli oneri pluriennali collegati progetti
ancora non completati.Fra le altre immobilizzazioni immateriali vanno inserite quelle
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immobilizzazioni immateriali che non siano riconducibili alle categorie di oneri pluriennali e di beni e
diritti immateriali, limitando cos l'utilizzo di questa voce altrimenti troppo ampia. In questa voce
vengono inseriti ad esempio le spese sostenute per migliore a beni di terzi o i costi di studio e
progettazione riguardanti lavori su commessa.
Immobilizzazioni materiali
Le immobilizzazioni materiali sono beni di uso durevole, costituenti di parte della struttura permanente
dell'impresa e solitamente destinati alla produzione di beni e servizi. Questa classe accoglie cinque
voci: terreni e fabbricati, impianti e macchinario, attrezzature industriali e commerciali, altri beni,
immobilizzazioni in corso e acconti.I terreni e i fabbricati sono beni adibiti ad uso industriale o civile, e
in questa voce sono accolti anche i valori relativi a impianti fissi necessari per l'utilizzo di tali beni o in
essi incorporati, come accade ad esempio nel caso di impianti idraulici.La voce impianti e macchinario
ospita sia gli impianti generici che gli impianti specifici, e vengono accolti anche i valori relativi a
pezzi di ricambio e parti di scorta degli impianti il cui valore risulti essere importante e il cui utilizzo
sia raramente frequente.Nella voce attrezzature industriali e commerciali vengono accolte
strumentazioni di valore modesto rispetto agli impianti veri e propri, sono accolti in questa voce
utensili di varia natura.Nella voce altri beni si accolgono i beni residuali, fra i quali figurano gli
automezzi, le macchine da ufficio, il mobilio e gli arredi.Fra le immobilizzazioni in corso e gli acconti
infine valgono le stesse considerazioni effettuate per le immobilizzazioni materiali. In questa voce va
inserito anche il leasing finanziario, ovvero quello atto all'acquisizione di un bene tramite leasing.
Le immobilizzazioni finanziarie
Le immobilizzazioni finanziarie si compongono di quattro voci, ovvero le partecipazioni, i crediti
immobilizzati, gli altri titoli e le proprie azioni.Il termine partecipazione inteso come ogni titolo o
diritto rappresentativo della propriet di una quota del capitale di rischio di una impresa, senza per
contare l'ammontare della quota di capitale posseduta n le finalit perseguite. Si potr distinguere nelle
quattro sotto-voci fra imprese controllate, collegate e controllanti o in altre imprese.Una impresa si dice
controllata quando si ha il potere di determinare le scelte amministrative e gestionali di un'altra
impresa, e di ottenerne i relativi benefici, quindi si potr avere tale stato sia i caso di controllo diretto,
ovvero tramite il possesso della met pi uno del capitale sociale dell'impresa controllata, sia tramite
vincoli contrattuali o tramite il possesso di una quota maggioritaria del capitale dell'impresa stessa,
esercitando cos una influenza dominante.Una impresa si dice collegata quando una societ pu
partecipare alla definizione delle politiche finanziarie e operative di un'altra impresa, senza per essere
in grado di esercitare un vero e proprio controllo su di esse, ovvero la quota posseduta del capitale sia
pari ad almeno il venti percento del capitale sociale di una impresa non quotata o il dieci percento di
una impresa quotata. La situazione di collegamento si ha dunque quando si esercita una influenza
notevole sull'altra impresa.I crediti iscritti fra le immobilizzazioni accolgono crediti finanziari a medio
e lungo termine e crediti commerciali, nel caso la durata degli stessi sia inusualmente lunga,
solitamente tale tipo di credito contratto all'interno dell'ambito di gruppo, ed opportuno evidenziare
anche i crediti sorti nei confronti di imprese consociate.Nella voce altri titoli vengono iscritti per
residualit tutti titoli che non rappresentano partecipazioni, siano essi pubblici o privati, aventi lunga
scadenza e che l'impresa non sia intenzionata a vendere per almeno i dodici mesi successivi alla data di
bilancio. Si possono trovare in questa voce anche i titoli atipici, ovvero quei titoli che rappresentano
fondi di investimento o certificati immobiliari.
Nella voce azioni proprie vanno inserite quote del capitale sociale che la societ ha riacquistato dai
propri azionisti. Il riacquisto di azioni proprie determina una riduzione effettiva della consistenza del
capitale di rischio, e quindi una riduzione della garanzia patrimoniale offerta ai terzi. Per questo il
legislatore pone che la quota di azioni acquistata non sia superiore al dieci percento del capitale sociale
e la creazione di una riserva indisponibile di importo pari al valore di acquisto delle azioni in attivo
costituita nel patrimonio netto della societ.
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L'attivo Circolante
L'articolo circolante si compone di quattro classi, rimanenze, crediti, attivit finanziarie che non
costituiscono immobilizzazioni e disponibilit liquide. Si possono dunque individuare due tipologie di
impieghi di capitale, ovvero gli investimenti direttamente collegati al ciclo operativo, partecipanti alla
acquisizione, trasformazione e vendita dei beni e servizi prodotti, e le attivit finanziarie che non sono
destinate all'impiego durevole ma alla vendita.Gli investimenti collegati al ciclo sono le scorte di
magazzino e i crediti commerciali, mentre gli investimenti di natura finanziaria sono crediti finanziari
di breve termine, titoli e partecipazioni e disponibilit monetarie.
Le rimanenze
La classe delle rimanenze suddivisa in cinque voci, ovvero materie prime, sussidiarie e di consumo,
prodotti in corso di lavorazione e semilavorati, lavori in corso su ordinazione, prodotti finiti e merci,
acconti, e i contenuti di queste voci sono regolati dal principio contabile tredici. Si accolgono in questa
voce sia le rimanenze di prodotti, materie e semilavorati, che gli importi delle produzioni su commessa
non ancora completate, che gli acconti a fornitori per acquisto di merci.
I crediti
I crediti rilevati in questa classe normalmente hanno scadenza a breve termine. Pu accadere che alcuni
crediti commerciali abbiano scadenza superiore ai dieci mesi, in tal caso andr presentata separata
indicazione di tale quota di crediti secondo il principio della prevalenza della sostanza sulla forma. La
classe dei crediti si distingue in crediti verso clienti, crediti verso controllate, collegate, controllanti,
crediti tributari e imposte anticipate e la classe residuale altri crediti.La prima classe accoglie i crediti
sorti in seguito all'attivit di vendita di beni e servizi, e quindi di crediti commerciali.La seconda
famiglia invece pu accogliere sia crediti commerciali che crediti finanziari, sia pure questi possano
essere inseriti sia in questa voce che in altri crediti. In questo caso comunque il legislatore d
indicazione di porre in nota integrativa la quota di crediti commerciali e la quota di crediti finanziari
verso controllate, collegate o controllanti.
I crediti tributari sorgono come conseguenza di posizioni creditorie verso l'erario riguardo le imposte
dirette e le imposte indirette.La voce altri crediti accoglie la classe residuale di crediti non commerciali,
fra i quali i crediti verso gli istituti previdenziali e assistenziali, i crediti per cauzione beni di terzi e
crediti verso il personale per anticipi sulle retribuzioni.
Le attivit finanziarie che non costituiscono immobilizzazione
Si tratta di un riflesso delle immobilizzazioni finanziarie, da cui si discostano per la destinazione delle
partecipazioni, delle azioni proprie e degli altri titoli ivi iscritti. I valori finanziari raccolti nell'attivo
circolante sono espressivi di attivit destinate all'alienazione, secondo il principio della destinazione.
Sono inoltre in questa voce assenti i crediti finanziari verso controllate, collegate e controllanti, presenti
invece nella classe crediti, sia pure la prassi contabile nazionale imponga, se tali crediti superano
determinate somme, di iscriverle in questa classe.
I ratei e i risconti attivi
Ratei e risconti sono valori che svolgono rispettivamente funzione integrativa dei valori di ricavo e
funzione rettificativa dei valori di costo, e sono collegati strettamente al principio della competenza
economica. In questa voce vanno inseriti valori la cui consistenza proporzionale al decorrere del
tempo, e a cavallo di due o pi periodi amministrativi e che vengono maturando in due o pi esercizi.
Il Passivo
Il passivo si compone delle macro-classi: patrimonio netto, fondi per rischi e oneri, trattamento di fine
rapporto, debiti e ratei e risconti.
Patrimonio netto
Il patrimonio netto composta da nove classi, che evidenzia le parti ideali del patrimonio netto, ovvero
il capitale sociale, le riserve e gli utili (o perdite).Il capitale sociale accoglie il capitale sottoscritto,
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indipendentemente dalla misura in cui stato versato. La misura reale del capitale sociale versato si
ottiene detraendo al valore sottoscritto la voce A dell'attivo e le eventuali azioni proprie detenute
dall'impresa.Le riserve si dividono in due categorie: le riserve di capitale e le riserve di utili. Si parla di
riserva da utile quando la riserva trae origine dall'accantonamento di utili prodotti dall'impresa. Questo
il caso delle riserve volontarie, dalla statutaria alle riserve straordinarie, e della riserva legale.La
riserva da sovrapprezzo azioni una riserva di capitale, indistribuibile fino al momento in cui la riserva
legale non ha raggiunto il limite stabilito per legge, e deve essere ricostituita in caso venga usata a
copertura di perdite.Le riserve da rivalutazione sono riserve di capitale derivanti da rivalutazioni
monetarie o economiche. Le rivalutazioni monetarie possono essere compiute solo se una specifica
legge le consente o le impone all'impresa, mentre le rivalutazioni economiche si ricollegano a fenomeni
che determinano rilevanti aumenti del valore intrinseco di alcuni elementi patrimoniali pu avere a
causa di una rivalutazione di un terreno originariamente agricolo in terreno industriale.La riserva legale
una riserva di utili obbligatoria per legge, si deve procedere all'accantonamento di un ventesimo degli
utili fino al raggiungimento del capitale sociale.Le riserve statutarie sono riserve la cui costituzione
prevista nello statuto che regola la vita della societ, e sono riserve da utili.
La riserva per azioni proprie in portafoglio collegata all'acquisto di azioni proprie, e rappresenta il
secondo vincolo all'acquisto di azioni della societ da parte della societ stessa. Si tratta anche questa di
una riserva indisponibile e di capitale.Nella voce altre riserve vengono accolte riserve facoltative,
ovvero disposte liberamente dall'assemblea in sede di accantonamento utili. Vengono accolte anche
riserve derivante da norme del codice civile, in base a situazioni particolari e specifiche, i versamenti
dei soci in conto capitale sia per copertura perdite che per futuri aumenti di capitale che a fondo
perduto.
Fondi rischi e oneri, Fondo TFR
Macro-classe B e C, fondi rischi e oneri e fondo tfr sono correlate all'accantonamento di utili lordi, ma
mentre nel primo caso si parla di riserve di provvisione, nel secondo caso si parla di una particolare
voce di debito dell'impresa verso i dipendenti.Le riserve di provvisione sono valori la cui
determinazione basata su stime, per quello sono regolati dall'articolo 2424bis, dal principio contabile
19 e dallo IAS 37. Gli accantonamenti alle riserve di provvisione devono avere natura determinata,
esistenza certa o probabile, ammontare e/o scadenza indeterminati. In base al tipo di esistenza si
distingue in fondi spese e fondi rischi. I fondi spesa hanno natura certa, mentre i fondi rischi hanno
manifestazione probabile.Il fondo di trattamento fine rapporto si distingue dai fondi rischi e oneri, in
quanto un onere avente natura determinata, esistenza certa e importo determinato, con unico elemento
di incertezza rappresentato dal momento del pagamento.
I debiti
In questa macro-classe devono essere rilevate tutte le obbligazioni che presentano natura determinata,
esistenza certa, ammontare determinato e scadenza determinata. Questi debiti possono derivare da
operazioni finanziarie, da operazioni commerciali, da operazioni con societ parenti o di altra natura.
Le classi dalla 1 alla 5 rappresentano i debiti finanziari, la classe dalla 6 alla 8 rappresenta i debiti
commerciali, la classe dalla 9 alla 11 rappresenta i debiti interni al gruppo e infine le ultime tre classi
rappresentano i debiti vari.
Il conto Economico
Il conto economico illustra la consistenza quantitativa e qualitativa del reddito che l'impresa ha
prodotto nel corso del periodo amministrativo in seguito allo svolgimento della gestione, rappresentato
attraverso l'esposizione dei ricavi e dei costi di esercizio.
I costi sono decrementi di benefici economici di competenza del periodo amministrativo che si
manifestano sotto forma di incrementi di passivit o diminuzione di attivit, mentre i ricavi sono
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incrementi lordi di benefici economici di competenza del periodo amministrativo che si manifestano
sotto forma di incrementi di attivit o diminuzioni di passivit.
Costi e ricavi vengono rilevati all'interno del Conto Economico in base al principio della competenza
economica.Per rispettare il principio della prudenza la prassi contabile limita la rilevazione a conto
economico dei ricavi realizzati, ovvero il cui processo produttivo completato, e dei quali durante
l'esercizio avvenuto lo scambio con il conseguente passaggio sostanziale e non formale del titolo di
propriet.Sempre nel rispetto del principio della competenza i costi di esercizio vanno iscritti nel conto
economico anche se solo probabili, purch sia attendibile la valutazione dell'ammontare di tali flussi.
Forma e struttura del prospetto
Il conto economico disciplinato dagli articolo 2425, 2425 bis e 2423 ter.
Il conto economico ha forma a sezioni riunite (o scalare), e si caratterizza per la presenza di una unica
sezione nella quale i vari valori vengono raccolti, perdendo l'aspetto contabile a sezioni
contrapposte.La forma scalare stata scelta per l'esigenza di permettere di separare il reddito in aree
gestionali, permettendo cos di distinguere e raggruppare i vari ricavi e costi in relazione alla natura
delle operazioni di gestione dalle quali derivano, ovvero individua la pertinenza dei diversi costi e
ricavi.I redditi parziali ottenuti tramite questo meccanismo valutano l'andamento economico di una
impresa, misurandone l'aspetto qualitativo, permettendo agli stakeholders di individuare la reale
composizione e formazione del reddito di esercizio. Le poste sono invece ordinate per natura.Le poste
del conto economico sono strutturate secondo uno schema rigido con medesime zone di elasticit dello
stato patrimoniale, pu contenere solo le poste indicate dal legislatore, con la determinazione da esso
decisa e nell'ordine dal legislatore prefissato, e si suddividono in macro-classi, voci e sotto-voci, non
presenta invece classi. Nel rispetto del principio della comparabilit ogni posta deve presentare anche
l'importo dell'esercizio precedente, se gli importi non sono fra loro direttamente comparabili occorre
adattare l'importo dell'esercizio precedente, sia pure vada inserita adeguata motivazione in nota
integrativa. Le poste con valore pari a zero possono non essere riportate purch non presentino valore
nell'esercizio precedente.Come nello stato patrimoniale, anche nel conto economico sono vietate
compensazioni di partite, ma sono invece richieste determinate compensazioni contabili, in quanto i
valori di costo e di ricavo devono essere espressi al netto di eventuali resi, sconti e abbuoni.Le voci e le
macro-classi del conto economico sono disposte in modo da evidenziare i risultati delle operazioni per
area gestionale, potremo quindi riconoscere due grandi aree gestionali, l'area della gestione operativa e
l'area della gestione straordinaria. All'interno della gestione ordinaria potremmo inoltre distinguere la
gestione operativa e la gestione finanziaria.
La gestione operativa raccoglie operazioni concernenti la produzione e la vendita di beni e servizi che
caratterizzano l'attivit di impresa, e viene quindi definita come gestione caratteristica o tipica, in
quanto nasce da operazioni che assumono connotazione in base alla particolare produzione che
l'impresa svolge.La gestione finanziaria rappresenta invece le operazioni attraverso le quali l'impresa si
approvvigiona dei capitali monetari necessari al suo funzionamento. Ne fanno dunque parte gli interessi
passivi derivati dai prestiti contratti per finanziare l'attivit operativa, oltre che gli investimenti
finanziari in titoli, partecipazioni e crediti di finanziamento.
La gestione operativa
La gestione operativa si costituisce di due elementi, i valori della produzione e i costi della produzione,
la cui differenza raffigura il reddito operativo dell'impresa.Il valore della produzione il risultato dello
sforzo produttivo complessivamente compiuto dall'impresa nel periodo amministrativo. Il valore della
produzione accoglie quindi, oltre alla produzione venduta, la produzione per vendere e la produzione
per produrre, e ulteriori ricavi accessori di diversa natura.La produzione venduta espressa dai ricavi
di vendita e delle prestazioni, che accolgono il fatturato caratteristico.La produzione da vendere
accoglie al suo interno le variazioni delle rimanenze di prodotti e semilavorati e le variazioni dei lavori
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in corso su ordinazione.
La produzione per produrre rappresentata dalla voce incrementi di immobilizzazioni per lavori
interni, e rappresenta lo sforzo produttivo che l'impresa sostiene per produrre internamente determinati
beni funzionali all'integrazione nel processo produttivo. Si tratta dunque di una capitalizzazione di costi
che son stati sostenuti per la realizzazione interna di immobilizzazioni.L'ultima voce del valore della
produzione accoglie in quanto posta residuale tutti i componenti positivi di reddito che non
appartengono all'area finanziaria e all'area straordinaria e che non possono, data la loro natura, trovare
collocazione nelle voci precedenti. Esempi sono i ricavi accessori come i fitti attivi o le royalties
derivanti da utilizzo di marchi brevetti e i contributi in conto esercizio. Accoglie inoltre plusvalenze,
minusvalenze o insussistenze attive ordinarie.I costi della produzione vengono ordinati seguendo una
classificazione per natura, ovvero osservando la natura del fattore produttivo la cui acquisizione e il cui
impiego ha causato il sostenimento del costo. I fattori impiegati potranno provenire generalmente da
materie e servizi, lavoro, per il personale, collegati alle immobilizzazioni e agli accantonamenti, e si
chiude con una classe generica quale oneri diversi di gestione.I costi collegati alle materie e ai servizi
contengono al loro interno, oltre ai costi di approvvigionamento di materie prime, i costi collegati a
tutti quei servizi esterni all'azienda per la funzione di approvvigionamento, per la produzione, legati
alla funzione commerciale o alla funzione amministrativa, i costi per l'utilizzo di beni di terzi e le
variazioni del magazzino merci.Fra i costi per le immobilizzazioni ritroviamo gli ammortamenti delle
immobilizzazioni materiali o immateriali, in questa categoria rientrano anche le svalutazioni dei crediti
verso clienti e le svalutazioni delle immobilizzazioni.I costi per il personale rappresentano invece quei
costi che l'impresa ha sostenuto per remunerare la forza lavoro.Fra i costi per accantonamenti
distinguiamo due voci, una dedicata ai fondi rischi e una dedicata agli accantonamenti ai fondi spese
future.La voce residuale accoglie i costi generici non strettamente collegati all'attivit produttiva,
accoglie inoltre minusvalenze derivanti dall'alienazione di immobilizzazioni e sopravvenienze o
insussistenze passive se ordinarie.La differenza fra il valore della produzione e i costi della produzione
esprime sostanzialmente il risultato della gestione operativa, sia pure includa al suo interno i risultati
della gestione accessoria. Il risultato della differenza A-B dunque in parte sfuocato in quanto mescola
gestioni diverse. Un risultato positivo, nonostante questa sfocatura, rappresenta comunque un
messaggio chiaro e forte, in quanto l'impresa stata in grado di ottenere dalle sue tipiche attivit
produttive integrate dalle attivit complementari o collaterali un determinato reddito, prescindendo
dagli effetti reddituali derivanti dalle scelte finanziarie operate nel periodo amministrativo.
La gestione finanziaria
L'area finanziaria composta dalle macro-classi C e D del Conto Economico.
Nella sezione C sono accolti i proventi e gli oneri finanziari, ed suddivisa in quattro voci. Nella voce
proventi da partecipazioni sono accolti i dividendi e i proventi derivanti dai diritti di opzione. Vanno
inoltre in questa sezione inseriti i dividendi, i proventi derivanti dalla vendita di diritti di opzione e le
plusvalenze da alienazione di partecipazioni nei casi in cui questi siano negoziati correntemente, a patto
quindi che fossero iscritte nell'attivo circolante. La seconda voce dei proventi finanziari accoglie tutti i
proventi residuali, fra i quali ritroviamo quindi gli interessi attivi generati dai crediti iscritti nelle
immobilizzazioni, i proventi originati dai titoli, interessi attivi bancari, interessi di mora su crediti e le
quote di ammortamento dell'aggio su prestiti obbligazionari.Anche in questo caso necessario
evidenziare i valori sorti nei confronti di societ controllate, controllanti o collegate.La terza voce della
sezione C accoglie invece gli interessi e gli oneri finanziari, quindi accoglier al suo interno interessi
passivi, spese bancarie, costi di emissione prestiti, quote di ammortamento del disaggio su prestiti
obbligazionario e minusvalenze realizzate durante l'alienazione di partecipazioni o di titoli
negoziabili.La quarta voce accoglie invece sia gli utili che le perdite su cambi, che nascono da
operazioni concluse nel corso dell'esercizio o di posizioni aperte che richiedano la valutazione dei
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cambi monetari nella data di conclusione. Le operazioni che originano questi utili o queste perdite
possono essere di natura commerciale o di natura finanziaria, a seconda che siano collegati a operazioni
o vendita di fattori produttivi, oppure che nascano in seguito a crediti in valuta estera o debiti di
finanziamenti in valuta estera.Le rettifiche di attivit finanziarie sono accolte nella macro-classe D del
conto economico, ed accoglie rivalutazioni e svalutazioni di attivit finanziarie. Riguarda quindi i
componenti negativi o positivi di reddito collegati al processo di valutazione delle attivit finanziarie
iscritte nello stato patrimoniale.Dalle due macro-classi possibile distinguere la gestione finanziaria
passiva, ovvero quella derivante dalle operazioni che attengono alla negoziazione di capitale di credito,
e alla gestione finanziaria attiva, ovvero quelle operazioni che concernono gli investimenti finanziari.
La gestione Straordinaria
La gestione straordinaria raccoglie al suo interno tutti quei valori (positivi o negativi) derivanti da
eventi o da operazioni estranee alla attivit ordinaria dell'impresa, purch questi siano infrequenti,
ovvero che l'evento o l'operazione non possano ripetersi in un futuro ragionevolmente
prevedibile.Vengono dunque accolti all'interno della gestione straordinaria i valori derivanti da fatti
naturali o accidentali, come pu essere per un incendio o un'alluvione, oppure un furto, accoglie inoltre
minusvalenze e plusvalenze, svalutazioni e ripristini derivanti da operazioni o eventi che modificano in
profondit la struttura aziendale o dall'alienazione di beni non strumentali all'attivit produttiva.
Rientrano inoltre i valori che competono gli esercizi precedenti, ovvero derivati da errori contabili,
come un errato calcolo delle imposte o una errata registrazione di una operazione di acquisto, e i valori
derivanti dai cambiamenti dei principi contabili o dei criteri di valutazione, ad esempio passando nella
valutazione del magazzino dal metodo Last In First Out al metodo First In First Out.L'area straordinaria
mostra rispetto all'area ordinaria, agli occhi del lettore, una minore importanza in quanto i fatti ivi
iscritti sono dotati di un carattere di sostanziale non ripetibilit.
Gli errori contabili, il cambio di principi e il principio della comparabilit
Il principio della comparabilit contabile viene meno ogni qualvolta il principio della continuit viene
meno. Questo principio richiede che gli eventi economici simili siano registrati, valutati e rappresentati
in bilancio in modo costante nei vari periodi. La costanza di applicazione viene quindi meno quando si
presentano errori relativi a esercizi precedenti o cambiamenti di politiche contabili.Gli errori, riducibili
a diverse cause fra le quali gli errori di calcolo e l'errata applicazione di principi contabili e di criteri di
valutazione, possono andare a interessare sia gli aspetti formali (ad esempio la collocazione errata di un
mutuo o di una voce), sia ad aspetti sostanziali (ad esempio una scorretta ammortizzazione dei beni).I
cambiamenti nelle politiche contabili invece riguardano la modifica di un principio contabile riguardo
l'individuazione di fatti da registrare, la rilevazione delle operazioni di gestione, la valutazione dei
componenti del capitale o la rappresentazione della situazione patrimoniale o della situazione
economica.
Per assicurare la comparabilit i cambiamenti di politica contabile dovrebbero essere rilevati in
bilancio, al fine di facilitare l'analisi e l'interpretazione dei dati. Per attuare tale scelta si pu ricorrere al
metodo retrospettivo o al metodo prospettico.Il metodo retrospettivo consente anche di segnalare gli
errori. Secondo questa logica bisogna individuare l'esercizio di formazione dell'elemento patrimoniale
del quale stato il criterio di valutazione, applicare il nuovo criterio di valutazione a partire da
quell'esercizio fino al momento in cui si effettuato il cambiamento, determinare l'effetto prodotto sul
reddito degli esercizi precedenti misurando la differenza fra il patrimonio netto iniziale dell'esercizio in
cui avviene il cambiamento e l'ammontare del patrimonio netto iniziale ottenuto applicando negli
esercizi precedenti il nuovo criterio, rilevare tale differenza come componente straordinario di reddito
nell'esercizio nel quale avvenuto il cambiamento.Questa applicazione molto laboriosa o non
praticabile, si ricorre dunque al metodo prospettico, il quale non comporta alcuna correzione
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retrospettiva. Il nuovo criterio di rappresentazione viene applicato solo ai fatti e alle operazione
dell'esercizio in cui avviene il cambiamento. I fatti e le operazioni precedenti vengono riflessi in
bilancio secondo il vecchio principio. Questo metodo si limita dunque a informare attraverso la nota
integrativa la modifica avvenuta, che trover applicazione da quell'esercizio in poi. Questo metodo ha
senso solo per i cambiamenti nelle politiche contabili dunque, e non pu essere usato per la correzione
di errori.
I valori che derivano dal cambiamento nel criterio di valutazione o da errori non vanno confusi con i
valori derivati da stime rivelatesi imprecise, stime che sono alla base delle valutazioni di bilancio.
L'ammontare di un fondo rischi su crediti ad esempio si potrebbe rivelare incapiente o esuberante.
Questo forma una sopravvenienza attiva o passiva di competenza economica dell'esercizio. Questi
errori sono dunque diversi da quelli considerati di natura straordinaria, e infatti vengono rilevati nelle
voci A5 e B14 del Conto Economico.
L'area tributaria
Il secondo margine del conto economico civilistico il risultato prima delle imposte, dato dalla somma
dell'area operativa, dell'area finanziaria e dell'area straordinaria. Questo margine mostra quindi la
ricchezza prodotta dal complesso delle operazioni di gestione, al netto dell'onere fiscale.Le imposte di
esercizio, poste alla voce numero ventidue del conto economico, sono tipicamente formati dalle
imposte dirette, ovvero Irap e Ires, ovvero l'imposta regionale sulle attivit produttive e l'imposta sui
redditi delle societ. Le imposte indirette sono invece rilevate fra gli oneri diversi di gestione. Le
imposte di competenza dell'esercizio sono articolate sul reddito fiscale come imposte correnti, alle
quali vanno sottratte o sommate le imposte differite e le imposte anticipate.Nella determinazione del
reddito imponibile si distinguono fra le variazioni fiscali in aumento o in diminuzione variazioni
permanenti e variazioni temporanee, in quanto in Italia vige la filosofia del binario unico per la
determinazione del reddito fiscale.Le differenze permanenti si formano quando la normativa fiscale non
accetta la deduzione di alcuni componenti negativi di reddito che fanno parte del risultato economico
determinato secondo le indicazioni del codice civile, o quando determinati componenti positivi di
reddito non risultino soggetti a tassazione.Le differenze temporanee tra risultato di bilancio e reddito
imponibile nascono invece quando la norma fiscale fa partecipare in tutto o in parte alcuni componenti
di reddito alla determinazione dell'imponibile di esercizi diversi da quelli di cui risultano competenti in
base al profilo contabile e civilistico. Un ricavo dunque considerato imponibile i tutto o in parte in
esercizi diversi da quelli in cui viene iscritto nel conto economico civilistico o un costo considerato
deducibile in tutto o in parte in un esercizio diverso da quello in cui viene iscritto nel conto economico
civilistico. Queste differenze si mostrano quindi per un certo lasso di tempo, dopo il quale vengono
riassorbite ferme restando le differenze permanenti.Le imposte correnti sono le imposte dovute allo
stato, calcolate sul reddito imponibile, e corrispondono alle imposte effettivamente da pagare, secondo
il meccanismo degli acconti e del saldo. Le imposte correnti rappresentano per una delle componenti
delle imposte dell'esercizio, in quanto interviene la fiscalit differita.Le differenze temporanee creano
infatti una differenza fra le imposte correnti di esercizio e le imposte di competenza dell'esercizio,
determinando l'insorgere di differimenti di tassazione o di anticipi di tassazione. I differimenti di
tassazione si verificano quando, in base ad una norma tributaria sovvenzionale, i redditi di competenza
economica dell'esercizio sono sottoposti a tassazione in periodi successivi. Gli anticipi di tassazione
invece si verificano quando redditi di competenza economica futura sono sottoposti a tassazione
nell'esercizio.Le imposte differite rappresentano imposte di competenza economica dell'esercizio che
verranno pagate negli esercizi successivi, rinviate al futuro tramite l'accantonamento al fondi imposte
differite, hanno natura determinata, esistenza certa, scadenza certa ma ammontare indeterminato in
quanto possono verificarsi cambiamenti di aliquota d'imposta prima del momento in cui sar annullata
la differenza temporanea di imposta. Hanno quindi sia natura economica (l'accantonamento al fondo
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imposte differite) che patrimoniale (come Fondo per l'appunto)


Le imposte anticipate rappresentano le imposte pagate anticipatamente e che verranno recuperate negli
esercizi successivi, risultando come costo nell'esercizio in cui verranno pagate, e come credito nello
stato patrimoniale. Negli esercizi successivi una quota del credito sar portata a sottrazione, attraverso
il conto recupero imposte anticipate, delle imposte di esercizio.In sintesi alla voce 22 del conto
economico vanno iscritte con segno meno le imposte correnti, alle quali andranno aggiunte le imposte
anticipate e l'assorbimento delle imposte differite, e sottratte le imposte differite e il recupero delle
imposte anticipate.
L'utile di Esercizio
L'utile (o la perdita) di Esercizio l'ultimo margine del Conto Economico Civilistico, e rappresenta il
risultato globale dell'attivit svolta nelle diverse aree di gestione. Il valore corrispondente di questa
voce deve corrispondere al valore iscritto nello Stato Patrimoniale, e rappresenta una quota ideale del
patrimonio dell'azienda a fine esercizio, originata in seguito alle operazioni svolte nello stesso.
15) IL BILANCIO IN FORMA ABBREVIATA
Le imprese di minori dimensioni possono trovare difficile e oneroso rispettare le richieste della
normativa e allora per non essere soffocate possono redigere un bilancio semplificato chiamato
bilancio in forma abbreviata(2435 bis). Possono redigerlo le imprese che per due esercizi consecutivi
non abbiano superato 2 dei 3 parametri stabiliti:3'125'000 di attivit;6'250000 di ricavi di vendita e
di prestazioni;50 dipendenti.(possibilit comunque esclusa se lazienda ha emesso titoli negoziati in
mercati regolamentati).
Le semplificazioni riguardano solo gli aspetti formali e interessano tutti i documenti,nessuna
semplificazione riguarda gli aspetti sostanziali ossia i criteri di valutazione.
Le semplificazioni dello stato patrimoniale si traducono in un raggruppamento di voci,si limita a
riportare le macroclassi contrassegnate da lettere maiuscole e le classi indicate con i numeri romani, si
pu presentare allattivo con 2 sole macroclassi:B(immobilizzazioni),C(attivo circolante)allinterno di
queste le voci e sottovoci vengono accorpate nella classe di riferimento evidenziando distintamente
fondi e svalutazioni. Anche il passivo viene presentato nelle sue macroclassi e classi,raggruppando tutte
le voci e sottovoci:A(patrimonio netto);B(fondi per rischi e oneri);C(T.F.R.);D(debiti,ratei e
risconti),logicamente si pu intuire che la perdita di informazioni nello stato patrimoniale abbreviato
notevole.
Per quanto riguarda invece il conto economico questo subisce semplificazioni minori essendo
consentito solo il raggruppamento di alcune voci,riguardano voci del valore della produzione,dei costi
della produzione e valori dellarea finanziaria della gestione. Per quanto riguarda la nota integrativa si
traducono in tagli alle informazioni obbligatorie. La relazione sulla gestione pu essere omessa se
nella nota int. vengono fornite informazioni sulle azioni proprie.
PARTE TRE
La determinazione del reddito di esercizio e del correlato capitale di funzionamento il frutto di un
processo laborioso e complesso, in quanto il reddito espressione dell'aspetto economico della gestione
che risulta esprimere la capacit dell'impresa di svolgere la propria funzione.
Esistono due processi che portano alla determinazione del reddito di esercizio, ovvero il processo
indiretto o sintetico e il processo diretto o analitico.Il processo indiretto confronta il valore del capitale
iniziale con il valore del capitale finale di un dato arco di tempo, ovvero l'esercizio, determinando cos
la variazione che il capitale di un'impresa ha subito nell'arco dell'esercizio per via della gestione.
Questo processo non in grado di mostrare la formazione progressiva e continua del reddito come
valore prodotto da un complesso di operazioni coordinate.Il processo diretto calcola il reddito in via
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analitica, attraverso il confronto fra le masse di ricavi e le masse di costi, e la sua applicazione pone il
problema di identificare quali ricavi e costi debbano essere confrontati per individuare il reddito di
esercizio.Questo secondo procedimento pone il problema di valutare la competenza economica dei fatti
rilevati in contabilit, in quanto la stessa si ispira al criterio della competenza finanziaria.Si rende
dunque necessario eseguire le rilevazioni di assestamento, tramite le quali possibile passare dal
criterio della competenza finanziaria al criterio della competenza economica.Le scritture di
assestamento effettuano dunque rettifiche di quei costi e ricavi rilevati (o non ancora rilevati) in
contabilit in base alla competenza finanziaria, e si dividono quindi in rettifiche di storno, o sottrattive,
e modifiche di imputazione. Le rettifiche di storno consentono di rimandare a esercizi futuri, mentre le
rettifiche di imputazione consentono di imputare all'esercizio costi e ricavi di sua competenza, ma non
ancora manifestati finanziariamente.Per effettuare le rettifiche serve per prima individuare i costi e i
ricavi di competenza dell'esercizio, e questo si pu fare ricorrendo all'approccio funzionale, ovvero
procedendo a confrontare il valore dei servizi effettivamente consumati e il valore dei servizi
effettivamente ceduti nel periodo di riferimento. Applicando questa teoria i costi potranno dunque
essere divisi in costi che hanno ceduto la loro utilit nel processo produttivo, costi che non hanno
ceduto utilit nel processo produttivo e che non potranno essere utilizzati in futuro per tali finalit e i
costi che non hanno ceduto utilit nel processo produttivo, ma potranno ragionevolmente essere
impiegati negli esercizi successivi.
I ricavi invece potranno essere distinti in ricavi conseguiti in quanto effettivamente ceduti nell'esercizio
come risultato del processo produttivo e ricavi conseguiti che non si sono ceduti nell'esercizio, ma che
potranno cedersi in futuri esercizi.Questo viene rappresentato in concreto attraverso l'applicazione del
realization principle e del matching principle, grazie ai quali si considerano di competenza
dell'esercizio i ricavi realizzati, ossia che si riferiscono a prodotti il cui processo produttivo sia stato
completato e dei quali avvenuto lo scambio con sostanziale passaggio del titolo di propriet. Una
volta rilevati i costi di competenza si procede tramite il matching principle a ricollegare i costi anche
presunti che si contrappongono ai ricavi realizzati nell'esercizio.
L'inventario
L'inventario l'operazione tecnico-contabile tramite la quale si opera la ricognizione e la
determinazione quali-quantitativa del capitale dell'impresa. Si provvede dunque a ricercare, descrivere
e classificare gli elementi costitutivi del capitale, attribuendogli un valore.
L'inventario articolato in sei fasi:la ricerca degli elementi attivi e passivi che concorrono a formare il
capitale, la descrizione di tali elementi, la ripartizione e classificazione per classi qualitative omogenee,
la misurazione in termini quantitativi non monetari, la valutazione in termini monetari e la
rappresentazione secondo opportune forme espositive.La valutazione da termini quantitativi non
monetari a termini monetari la fase pi delicata, in quanto volta ad assicurare omogeneit ai diversi
elementi patrimoniali al fine di pervenire a una espressione di sintesi del capitale come fondo di
valori.Come enunciato dal processo logico applicativo atto a effettuare tale valutazioni bisogna definire
premesse congrue, ipotesi e attendibili e obbiettivi conoscitivi precisi concernenti le grandezze oggetto
di valutazione, porre un intervallo di numeri dai quali scegliere il valore, utilizzando un determinato
valore, e infine verificare coerenza e compatibilit fra le ipotesi, i criteri e le conclusioni alle quali si
giunti.I criteri convenzionali forniscono una verit convenzionale, a volte con discutibile significativit
economico-contabile. I risultati ottenuti per consentono una verifica ampia e una comprensione da
parte dei terzi, oltre che di mantenere il valore ancorato a elementi oggettivi.I criteri di valutazione
sono: costo storico, costo corrente, valore di realizzo e valore attuale. Il criterio di valutazione adottato
pi comunemente il criterio del costo solito.
La valutazione delle Immobilizzazioni Materiali
Le immobilizzazioni materiali sono beni d'uso durevole che costituendo parte della struttura
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permanente dell'impresa presentano tre caratteristiche: sono impiegati come strumenti per la
produzione o la fornitura di beni e servizi, per affittarli a terzi, per scopi amministrativi o per la
costruzione e manutenzione di altre immobilizzazioni, si attende che siano utilizzati per pi di un
esercizio e non sono destinati alla vendita, non sono oggetto di trasformazione per l'ottenimento di
prodotti destinati alla vendita nella normale attivit di impresa.I beni materiali sono valutati tramite sei
fasi: l'identificazione, la determinazione del valore originario iscritto in bilancio, la definizione del
piano di ammortamento, le eventuali revisioni dello stesso, le eventuali revisioni del valore originario
con conseguenti svalutazioni o ripristini di valore, e infine con l'individuazione delle informazioni
rilevanti da inserire nella nota integrativa o nella relazione di gestione.Le immobilizzazioni sono
iscritte nell'attivo patrimoniale, al netto dei fondi di rettifica. Il codice non definisce le singole voci,
cosa regolamentata dal principio contabile sedici.Le immobilizzazioni materiali sono iscritte per la
prima volta in contabilit al valore di costo, che rappresenta il valore originario dell'immobilizzazione
stessa. Il costo rappresenta quindi il criterio base di valutazione. La determinazione del valore di costo
dipende dalla via di acquisizione, infatti una immobilizzazione materiale pu derivare da acquisto da
terzi, costruzione interna o in economia o altre vie di acquisizione (come il conferimento).Nel caso
dell'acquisto da terzi il valore originario pari al costo di acquisto maggiorato di eventuali oneri
accessori (compresi interessi passivi relativi a mutui o finanziamenti, spese di trasporto relative al
macchinario etc), al netto di eventuali sconti commerciali e dell'iva detraibile.Nel caso della
costruzione interna o in economia per determinare il valore originario di costo del bene bisogna
definire quali dei fattori entrano a far parte del complesso di azioni che hanno portato alla costruzione
dell'immobilizzazione. Vanno quindi innanzitutto posti tutti i costi direttamente imputabili al prodotto,
ovvero il costo primo. Nel caso di produzione occasionale di immobilizzazioni in economia risulta
corretto fermarsi al costo primo, mentre nel caso di produzione ricorrente di beni ricorrente possibile
utilizzare il costo industriale che comprende anche una quota di spese generali industriali, in quanto
tale procedura porta ad una ripartizione di costi indiretti e alla loro attribuzione all'immobilizzazione.
Non essendo possibile una misurazione oggettiva di tale quota bisogna individuare una base di
ripartizione, ad esempio sfruttando le ore di manodopera diretta sull'impianto per ripartire in fattore
temporale il costo dell'energia elettrica, oppure utilizzando lo spazio utilizzato all'interno del capannone
per calcolare il costo di un affitto di competenza del bene.La determinazione del costo originario
dunque dipendente dagli elementi di costo presi in considerazione e dai criteri di ripartizione delle
spese generali industriali che si adottano.A limitare la discrezionalit di valutazione intervengono due
principi: i costi di natura straordinaria non sono possono essere capitalizzati, e il valore
dell'immobilizzazione costruita in economia non deve eccedere il suo prezzo di mercato o il valore
recuperabile con l'uso. Riguardo gli oneri accessori va sottolineato che la capitalizzazione dei costi
accessori riguarda solo quei costi intervenuti fra il momento in cui i fornitori son stati pagati, fino al
momento in cui il bene risulti essere pronto per l'uso.Ulteriori vie di acquisizione sono l'acquisizione a
titolo gratuito, per permuta, per conferimento o tramite leasing. Nel caso delle acquisizioni a titolo
gratuito il bene deve essere iscritto nel momento in cui l'azienda ottiene il titolo di propriet del bene, e
deve essere iscritto al presumibile valore di mercato al netto degli oneri sostenuti per inserirle nel
processo produttivo. In questo caso in contropartita per l'acquisizione del bene andr indicato un
provento straordinario da iscriversi nel conto economico.L'acquisizione per permuta ha due diverse
applicazioni. Nel caso la permuta ricorra fra mezzi simili, ovvero una permuta in senso proprio, il
valore originaria dell'immobilizzazione acquisita di fatto pari al valore contabile
dell'immobilizzazione ceduta, invece nel caso che la permuta sia in caso invece la permuta avvenga fra
beni diversi si considera sostanzialmente come una operazione di acquisto-vendita, e in tale caso per
determinare il costo originario occorre valutare il valore di mercato dei beni.
Nel caso del conferimento il valore al quale vanno iscritte in bilancio deriva dalla perizia contenuta
nella relazione giurata di un esperto che il conferente ha l'obbligo di presentare.Nel caso del leasing
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bisogna rilevare e rappresentare l'immobilizzazione in modo diverso a seconda della tipologia di


contratto, se finanziario o operativo, ed a seconda della modalit di rilevazione utilizzata per il leasing
finanziario.
L'ammortamento
L'ammortamento il processo tecnico-contabile di ripartizione del costo di un fattore produttivo
pluriennale tra gli esercizi nei quali il fattore fornisce il suo contributo utile al processo produttivo.
L'ammortamento applicabile alle sole immobilizzazioni materiali e alle sole immobilizzazioni
immateriali, la cui utilizzazione sia limitata nel tempo. Sono dunque esclusi dall'ammortamento dei
terreni, e sono escluse dall'ammortamento le immobilizzazioni finanziarie.
L'ammortamento deve essere seguito tramite un piano che abbia i requisiti di razionalit e di
sistematicit, razionale in quanto la ripartizione deve essere coerente con le caratteristiche economiche
e tecniche del bene, e sistematico in quanto deve essere operato in ogni esercizio a prescindere dal
risultato economico in esso conseguito.Il piano di ammortamento necessita della stima del valore da
ammortizzare, del periodo di ammortamento e del metodo di ripartizione. Il valore da ammortizzare
coincide con il valore originario, ovvero il costo determinato al momento di acquisizione
dell'immobilizzazione, il periodo di ammortamento invece dipende dalla durata fisica del bene e dalla
durata economica del bene. La durata fisica corrisponde al periodo entro il quale il bene mantiene la
sua integrit fisica e la sua efficienza tecnica, ed ha nella generalit dei casi scarsa importanza. Il
riferimento della durata economica rappresenta invece la vita utile del bene.Il metodo di ripartizione
infine il criterio tramite il quale il valore da ammortizzare viene distribuito sul periodo do
ammortamento prefissata, ovvero la quota del costo pluriennale da imputare a ogni anno del periodo di
riferimento. Tale metodo deve essere garantire i due requisiti di razionalit e di sistematicit nell'intera
durata di vita utile del bene stimata.Il metodo di ammortamento pu essere a quote costanti, a quote
decrescenti o a quote variabili con i volumi di produzione.Nel primo caso si effettua una
semplificazione, ovvero si considera che il bene offra utilit in uguale misura durante gli esercizi di vita
utile del bene stesso. Questa semplificazione una mera ripartizione di un costo pluriennale, ma non
risulta essere frutto da un processo di valutazione.Nel caso dell'ammortamento per quote decrescenti
invece si basa sull'ipotesi che l'impresa tragga una maggiore utilit dalle immobilizzazioni nei primi
anni di vita, utilit che cala nel corso del tempo dunque.La tipologia di ammortamento a quote variabili
con la produzione applicabile solo in particolari industrie e per alcune tipologie di immobilizzazioni,
e consiste nel calcolare la quota di ammortamento come rapporto fra la quantit prodotta nell'esercizio
e la quantit di produzione prevista durante l'intera vita utile del bene.L'ammortamento ha inizio nel
momento in cui il bene disponibile e pronto per l'uso, e deve essere stanziato anche se il bene non
temporaneamente utilizzato o viene utilizzato a misura ridotta, in quanto il mancato o minor impiego
fisico non ferma il processo di affievolimento della vita utile. Per medesime ragioni l'ammortamento va
calcolato anche se l'impresa ha subito perdite.Il component approach la regola contabile che prevede
un diverso ammortamento per le diverse parti di un macchinario o di un impianto che abbiano
componenti con costo significativo elevato rispetto al costo totale del bene da ammortizzare. La
carlinga di un aeroplano potrebbe dunque avere un ammortamento diverso dai motori, o le condutture e
il forno di un altoforno avranno un ammortamento diverso dal resto dei componenti dello stesso.
Alcuni beni come i fabbricati civili, i terreni e i cespiti temporaneamente non utilizzati hanno
particolarit nel piano di ammortamento. I fabbricati civili aventi carattere accessorio rispetto a quelli
strumentali devono essere ammortizzati, invece i fabbricati civili che rappresentano solo un
investimento alternativo possono non essere ammortizzati. I terreni non devono essere ammortizzati in
quanto posseggono utilit teoricamente illimitata. Nel caso i valori dei fabbricati incorpori il valore del
terreno sui quali son stati costruiti, il valore del terreno va scorporato ai fini dell'ammortamento. Nel
caso dei cespiti non utilizzati l'ammortamento va calcolato sui beni temporaneamente non utilizzati, va
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invece sospeso per i cespiti che non vengono utilizzati per lungo tempo, obsoleti o in alienazione. La
valutazione va inoltre effettuata al minore fra il valore contabile e il presumibile valore di realizzo sul
mercato. I cespiti destinati alla vendita devono essere inoltre opportunamente evidenziati nell'attivo
dello sp. Le immobilizzazioni minori possono essere iscritte nell'attivo dello stato patrimoniale ad un
valore costante, purch tale valore sia di scarsa importanza rispetto all'attivo di bilancio, e a patto che
non si abbiano variazioni sensibili nella loro entit, valore e composizione.
La revisione del piano di ammortamento
La revisione del piano di ammortamento pu riguardare la vita utile o il criterio di ripartizione
dell'ammortamento.In caso di cambiamenti nella stima della vita utile del bene il valore contabile
dell'immobilizzazione al tempo del cambiamento va ripartito sulla nuova vita utile residua del cespite.
Tale modifica va indicata adeguatamente in nota integrativa. Anche i criteri di ripartizione devono
essere riesaminati costantemente, in quanto devono essere modificati qualora non vengano ritenuti
corrispondenti alle condizioni originarie previste dal piano di ammortamento. Per questo processo si
richiede il ricorso alla deroga, con annesse le conseguenze di tale azione.
Le svalutazioni e i ripristini di valore
I processi che comportano modificazioni del valore originario di una immobilizzazione sono
svalutazioni o ripristini di valore.Le svalutazioni possono essere effettuate qualora sia presente una
perdita durevole di valore valutate attraverso l'impairment test. Il test richiede di valutare se l'attivit
abbia perso valore, se esiste tale possibilit richiede di stimare il valore recuperabile dall'attivit e
infine quando tale valore risulti inferiore al valore contabile si necessita di operare la svalutazione,
riducendo il valore contabile al valore recuperabile.La durabilit della perdita implica il fatto che il
valore recuperato sia stimato considerando la pribabilit di flussi di benefici economici futuri sul
medio/lungo termine, e i rischi specifici connessi all'impiego dell'immobilizzazione. Qualora il valore
recuperabile cos stimato risulti
inferiore al valore contabile la riduzione si pu considerare gi manifestata, e si deve provvedere
immediatamente a ridurre il valore deve essere immediatamente ridotto. In presenza di perdite durevoli
la svalutazione rappresenta un obbligo e non una facolt.Una volta rilevata la svalutazione del bene
l'ammortamento dovr proseguire al fine di ripartire il nuovo valore contabile negli esercizi di vita utile
che ancora residuano. Ci implica che il piano di ammortamento non subir modificazioni n sul piano
della vita utile del bene n sul piano dei criteri di rivalutazione, ma solo sul piano della somma da
ammortizzare. La rilevazione contabile della svalutazione avviene ponendo il conto svalutazioni in
contropartita alla riduzione diretta del valore dell'immobilizzazione in conto. Il conto svalutazione x
un conto economico e andr nella apposita voce B10e del conto economico.Il ripristino di valore
l'atto di reversione di una svalutazione, in quanto nei casi in cui la riduzione di valore si renda
necessaria questa non pu essere mantenuta in tempi successivi se sono venuti meno i motivi per cui
tale svalutazione era stata effettuata. Se vengono meno i motivi che avevano portato alla svalutazione
quindi necessario correggere la precedente svalutazione ripristinando, in tutto o in parte, il valore di
costo. L'operazione di ripristino non rivaluta il bene, infatti presenta come limite superiore invalicabile
rappresentato dal valore che avrebbe avuto l'immobilizzazione se non fosse stata compiuta la
precedente svalutazione. Il valore dell'immobilizzazione materiali, dopo il ripristino pari al valore
recuperabile tramite l'uso dell'immobilizzazione stessa. Come nel caso della svalutazione anche il
ripristino non va a intaccare durata di vita utile e criteri di valutazione del piano di ammortamento. La
rilevazione contabile avviene tramite il conto ripristino di valore impianti e macchinari, che andr nel
conto economico alla voce altri ricavi e proventi, mentre il valore ripristinato andr direttamente nel
conto riguardante l'immobilizzazione in oggetto di rivalutazione.
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Il Fair Value
Il fair value un processo di valutazione alternativo al costo storico, e consiste di valutare al valore
corrente le immobilizzazioni materiali, ovvero il valore iniziale di costo viene periodicamente rivisto al
momento redigere il bilancio. Mentre i beni di nuova acquisizione vengono iscritti in bilancio al costo
di acquisto o di produzione, i beni negli anni successivi i beni per i quali il fair value pu essere
determinato in modo attendibile sono iscritti con tale valore.
Il fair value di terreni, immobili e fabbricati normalmente dato dal loro valore di mercato,
analogamente si dovrebbe procedere per determinare il valore corrente di impianti, macchinari e
attrezzature. In caso di beni di cui non sia possibile stimare il valore il fair value pu essere stimato al
costo di sostituzione, ovvero calcolando il costo che si dovrebbe sostenere per riacquistare o ricostruire
quell'impianto giunto in quel determinato stadio di obsolescenza.
La frequenza degli aggiornamenti nel fair value dipende dalla natura del bene oggetto di valutazione,
nonostante questa dovrebbe comunque assicurare che il valore iscritto in bilancio non differisca in
modo significativo dal suo valore corrente. La valutazione al fair value pu comportare la necessit di
vere e proprie rivalutazioni, il valore originario non rappresenta un limite massimo di di valutazione, e
le nuove valutazioni possono anche attribuire al bene un valore superiore all'originale costo storico.Le
rivalutazioni per fair value possono avvenire in due modi: aumentando il valore lordo della
immobilizzazione e il relativo fondo ammortamento in misura proporzionale, cosicch il valore netto
contabile del bene, dopo tale rettifica, corrisponda al suo valore netto contabile corrente, effettuando
successivamente la rivalutazione. In ambo i casi il maggior valore ottenuto della valutazione andr
iscritto in una apposita riserva di rivalutazione nel patrimonio netto.NB: la rivalutazioni da fair value
sono una procedura derivante dalla normale applicazione del criterio stesso. Le rivalutazioni operate
con la deroga invece sono eccezioni straordinarie alla regola, che devono avvenire nei modi e nei casi
previsti dalla legge.
Leasing Operativo e Leasing Finanziario
Il leasing operativo si articola fra l'azienda costruttrice del cespite, la quale locatrice del bene, e
l'impresa locataria del bene che utilizza il bene in leasing. La causa economica del contratto
riconducibile all'esigenza dell'utilizzatore dell'usufruire del bene, e i canoni periodici che l'impresa
pagano non contengono nessuna porzione del prezzo del bene, ma sono ragguagliati al valore della sua
utilizzazione. A fine rapporto l'acquisto del bene quindi solo eventuale.Il leasing finanziario prevede
tre soggetti: l'impresa locataria, l'impresa costruttrice e la societ di leasing, e il rapporto si sviluppa in
tre fasi: la societ di leasing acquista il bene dalla societ costruttrice, che viene fornito in uso
all'impresa locatrice, la quale paga i canoni di leasing proprietaria del bene strumentale. Nel leasing
finanziario la causa economica assicurare copertura al fabbisogno finanziario dell'investimento in
beni strumentali, ottenendo temporaneamente in locazione il bene, mentre la volont originaria
sostanzialmente diretta al trasferimento della propriet del bene oggetto della transazione. I canoni non
costituiscono soltanto il corrispettivo per l'utilizzazione del bene, ma anche una quota del prezzo del
bene stesso, la cui opzione di acquisto elemento essenziale nel contratto. Il contratto assume quindi
sostanza economica di un acquisto con pagamento rateizzato, in cui ciascuna rata maggiorata degli
interessi per la dilazione di pagamento ottenuta.Il leasing finanziario pu essere contabilizzata tramite il
metodo patrimoniale o tramite il metodo finanziario. Il metodo patrimoniale consiste nel contabilizzare
le operazioni di leasing finanziario come se si trattasse di contratti di affitto. Questo metodo privilegia
gli aspetti contrattuali e giuridici dell'operazione sacrificando gli aspetti economici, e pu produrre
distorsioni qualora la durata del contratto di leasing finanziario sia inferiore alla vita utile prevista per il
bene e nel caso in cui il valore di riscatto del bene sia inferiore al valore economicamente congruo del
bene correlato della sua residua possibilit di utilizzazione economica. Il metodo finanziario invece
guarda alla sostanza dell'operazione, e il valore del bene deve essere rilevato come immobilizzazione
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materiale, in contropartita nel passivo sar rilevato per uguale importo un debito verso la societ di
leasing corrispondente al valore attualizzato del canone di leasing. La quota di leasing sar quindi
divisa in due quote, una la quota interessi di carico al conto economico come onere finanziario, e
dall'altra l'importo dell'investimento che viene gradualmente ridotto trovando impiego nella produzione
mediante il processo di ammortamento. Il metodo finanziario risulta essere imposto dalla prassi
contabile internazionale e obbligatorio in diversi paesi europei, sia pure il metodo patrimoniale risulti
essere il pi diffuso fra le aziende italiane.Per favorire l'applicazione dei principi contabili
internazionali e la conseguente modifica della legislazione fiscale consente oggi la deducibilit fiscale
dei canoni di leasing se indicati in apposito prospetto della dichiarazione dei redditi.
I contributi e le immobilizzazioni materiali
Lo stato, la regione e gli enti pubblici in generale possono concedere contributi concernenti la
costruzione, la riattivazione o l'ampliamento di immobilizzazioni materiali. Tali contributi si rilevano in
contabilit nel momento in cui sorge il diritto per riscuoterli, e possono essere rilevati secondo
l'impostazione reddituale o secondo l'impostazione patrimoniale.Secondo l'impostazione reddituale il
contributo viene gradualmente distribuito, in modo diretto o indiretto, sul conto economico dei diversi
esercizi in cui i beni ad essi connesso trovano utilizzazione economica. Per poter attuare l'impostazione
reddituale si necessita di un criterio di ripartizione e di un criterio di contabilizzazione. Il criterio di
ripartizione deve essere ispirato al principio della competenza economica, mentre il criterio di
contabilizzazione deve essere scelto fra la rettifica di costo pluriennale o come iscrizione di risconto
passivo. Nel primo caso i contributi vengono iscritti nell'attivo, a diretta riduzione del costo dei beni a
cui si riferiscono, mentre nel secondo metodo i contributi sono iscritti nel passivo come risconti passivi,
e annualmente trasferiti in quote nel conto economico.Con l'impostazione patrimoniale il contributo
considerato come capitale ricevuto da terzi anzich da azionisti, e viene iscritto direttamente in una
posta del patrimonio netto.Le due impostazioni hanno entrambe vantaggi e svantaggi. Secondo
l'impostazione reddituale i contributi si riferiscono e sono commisurati al costo dei cespiti, e
rappresentano una riduzione del costo degli investimenti, partecipando direttamente o indirettamente
alla formazione del reddito degli esercizi in rispetto del principio della competenza economica, sono
concessi per attuare investimenti in zone di difficolt operative che si concretizzano per un lungo
periodo di tempo con l'aggravio di costi che vengono per l'appunto contrastati dal contributo, e infine i
contributi in costo impianti non risultano essere un contributo degli azionisti.Secondo invece
l'impostazione patrimoniale poich non previsto rimborso i contributi rappresentano integrazioni del
capitale di rischio, e servono a compensare i soci del danno che gli aggravi di costo potrebbero
comportare sul capitale di rischio, inoltre secondo questa teoria non risulta corretto rilevare i contributi
pubblici nel conto economico, dato che essi non sono guadagnati ma rappresentano un incentivo fornito
da un ente pubblico senza che siano sostenuti i relativi costi.
Le spese di manutenzione, riparazione, ampliamento e miglioramento
Le immobilizzazioni immateriali sono fonte spesso di spese di natura incrementativa o di natura
conservativa. Le spese di natura incrementativa quali costi di ampliamento e di miglioramento possono
essere capitalizzati in aggiunta al valore originario di una immobilizzazione qualora si traducano in un
aumento misurabile di capacit, produttivit, sicurezza o vita utile, concorrendo quindi alle quote di
ammortamento alla formazione del reddito di esercizi futuri. Se l'intervento invece di tipo
conservativo il relativo costo deve essere inserito in conto economico e deve concorrere in modo
integrale alla formazione del reddito di esercizio.
Le immobilizzazioni immateriali
Le immobilizzazioni materiali sono costituite da tre tipologie di costi generali, ovvero gli oneri
pluriennali, i beni e i diritti immateriali e l'avviamento.La valutazione delle immobilizzazioni
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immateriali segue il medesimo percorso effettuato per la valutazione delle immobilizzazioni materiali,
ovvero l'identificazione del bene, la determinazione del valore originario iscritto in bilancio, la
definizione del piano di ammortamento, le eventuali revisioni del valore originario con conseguenti
svalutazioni o ripristini di valore e l'individuazione delle informazioni rilevanti da inserire nella nota
integrativa o nella relazione sulla gestione.
Gli oneri pluriennali
Gli oneri pluriennali sono costi sorti in determinati momenti della vita aziendale o per operazioni
speciali effettuate dall'impresa, che al loro interno nascondono una utilit che sar ceduta negli esercizi
futuri. Sono strettamente legati all'impresa e non possono essere ceduti a terzi, ovvero non sono
alienabili. La loro iscrizione nell'attivo dello stato patrimoniale una facolt, non un obbligo, e non
sono riconosciuti a livello internazionale in quanto mentre per il codice e la prassi nazionale sono
identificabili, misurabili e manifestano una capacit di produrre benefici, per la prassi internazionale
non sono identificabili in quanto non rappresentano una attivit con autonoma consistenza
patrimoniale.Gli oneri pluriennali rappresentano, se iscritti nell'attivo dello stato patrimoniale,
condizioni operative che concorrono alla produzione in pi esercizi, pertanto vanno ripartiti in pi
esercizi. Per i costi di impianto e di ampliamento l'ammortamento ha inizio nell'esercizio in cui si
comincia l'attivit di produzione, per i costi di ricerca e di sviluppo si ha inizio nell'esercizio in cui i
nuovi processi o i nuovi prodotti sono disponibili per l'uso o per la vendita, mentre per i costi di
pubblicit ha inizio nell'esercizio in cui pu avvenire la vendita di tale prodotto. Il tempo
dell'ammortamento degli oneri pluriennali un ammortamento atecnico, in quanto impossibile
stabilire con esattezza la vita utile dell'onere, e quindi tale dato viene predisposto come periodo di
tempo convenzionale, ovvero in un lasso di tempo non superiore a cinque anni.Gli oneri pluriennali
non sono inoltre soggetti a svalutazioni per perdite durevoli di valore, in quanto impossibile, secondo
la prassi contabile, che svaniscano le prospettive di benefici futuri intrinseche in questi beni.
Considerando che gli oneri pluriennali hanno doppio effetto di influenza, a livello patrimoniale
aumentando l'attivo, e a livello economico diminuendo i costi, il legislatore prevede che qualora le
riserve esistenti non siano sufficienti a coprire i costi pluriennali non ammortizzati iscritti nell'attivo
occorre integrarle mediante accantonamento di utili netti. La quota di utile dell'esercizio che potr
essere distribuita dunque quella che rimane dopo aver effettuato i necessari accantonamenti alle
riserve.
I beni e i diritti immateriali
I beni e i diritti immateriali sono brevetti, diritti di utilizzazione delle opere di ingegno, concessioni,
licenze e marchi, e, nonostante il carattere dell'intangibilit, presentano una consistenza patrimoniale
paragonabile a quella di beni materiali, e le stesse caratteristiche di alienabilit.I beni e i diritti
immateriali devono essere iscritti in bilancio solo se acquisiti a titolo oneroso, dunque per acquisto da
terzi, realizzazione interna o altre vie di acquisizione. Eventuali marchi o brevetti acquisiti a titolo
gratuito non possono essere iscritti in bilancio, in quanto mancherebbero i presupposti per
l'individuazione del costo originario.Come per i beni materiali, i beni e i diritti immateriali devono
seguire le fasi di determinazione del valore originario, il processo di ammortamento e le svalutazioni
per perdite durevoli con eventuali ripristini di valore.Riguardo l'acquisizione il valore originario sar
dipendente dal metodo in cui tale acquisizione avvenuta, se avvenuta tramite acquisto da terzi sar
pari al costo di acquisto, qualora sia acquisita per produzione interna potr essere iscritta al costo
industriale per la produzione, nel caso in cui sia avvenuta per via diverse tramite relazione giurata del
perito nel caso in cui si tratti di conferimento.Riguardo la vita utile dei beni e dei diritti immateriali, a
differenza di quanto accade per gli oneri pluriennali, non presente alcuna limitazione nel codice
civile. La durata in cui il bene verr ammortizzato non dovr comunque superare la durata legale del
diritto a cui connessa, e dovr essere la minore fra la durata dei diritti legali e la durata dei diritti
economici.
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L'avviamento
L'avviamento pu essere iscritto in bilancio solo se derivato a titolo oneroso, ad esempio
dall'acquisizione o dal conferimento di una impresa. Questo valore rappresenta un costo sostenuto per
acquisire condizioni operative che concorrono alla produzione di pi esercizi, andando quindi
ammortizzato. L'ammortamento, secondo il codice civile, deve essere ammortizzato entro cinque anni,
tuttavia consentito un processo di ammortamento per una durata maggiore, qualora sia ragionevole
supporre che la vita utile dell'avviamento sia senz'altro superiore ai cinque anni. Il massimo e
invalicabile diviene dunque di vent'anni, sia pure sia obbligatorio specificare le ragioni specifiche di
tale scelta.Il valore di avviamento pu essere svalutato attraverso un impairment test che dimostri una
perdita durevole di valore.
19) LE RIMANENZE DI MAGAZZINO
Alla fine dellanno nelle imprese industriali e commerciali si determina la presenza di alcune attivit
caratteristiche:le materie prime e i materiali di consumo acquistati e non ancora utilizzati nella
produzione;i semilavorati e i prodotti in corso di lavorazione per i quali non completato il processo
produttivo;i prodotti realizzati che attendono di essere venduti;le merci acquistati per la successiva
rivendita. La valutazione di tali attivit rappresenta un processo delicato che pu condizionare il
risultato economico e la consistenza del patrimonio.Il percorso di valutazione si identifica in tappe
salienti:identificazione,determinazione del valore di costo,ipotesi di movimentazione magazzino,stima
valore di mercato,rilevanti informazioni da inserire in nota integrativa e relazione sulla gestione. Le
regole di riferimento son disposte dalle norme del C.C. e dalla prassi contabile:art.2426 punti 9 e
10,principio contabile 13,IAS 2 e 23.
Alle rimanenze sono dedicate 5 voci nellattivo patrimoniale(dooc.n13 OIC),(tra queste troviamo i
lavori in corso su ordinazione che presentano caratteristiche particolari).
Nel conto economico A2,A3,B6,B11. Per effettuare una corretta valutazione,occorre guardare anche
alla natura e alla funzione della giacenza quindi al loro utilizzo nellimpresa,per tutte le rimanenze con
caratteristiche analoghe si dovr applicare il medesimo criterio di valutazione.
IL CRITERIO GENERALE DI VALUTAZIONE
La valutazione delle rimanenze,quali esse siano, fondata sul criterio generale,ossia sono valutate al pi
basso tra costo storico e valore di mercato,tale valutazione rispetta i pi importanti principi generali di
redazione del bilancio,ed nel ripetto dei principi della prudenza e della logica di funzionamento.Il
costo storico :il costo di acquisto per le materie prime e le merci,che non hanno subito alcun processo
di lavorazione
Prezzo da fattura
+ Oneri accessori (spese di trasporto, IVA indetraibile, assicurazione, sdoganamento)
- Resi, abbuoni, sconti, premi;
il costo di produzione per i prodotti finiti e semilavorati,che invece hanno subito una o pi fasi di
trasformazione.
Costi diretti di fabbricazione(materiale utilizzato,imballaggi,semilavorati,manodopera diretta ecc.)
+ una quota di costi indiretti industriali(ad es. manodopera indiretta, ammortamenti,manutenzioni,
materiali di consumo ecc.) vedi anche art.2426,punto1
Il p.c.13 Esclude limputazione di alcuni costi indiretti: costi di distribuzione, di amministrazione,
spese di ricerca e sviluppo, oneri straordinari, oneri finanziari
Esistono, tuttavia, alcune eccezioni riguardanti gli oneri finanziari (es. giacenze di beni che, prima di
essere impiegati nel processo produttivo o prima di essere venduti, richiedono un periodo di
stagionatura o maturazione prolungato)Ladeguamento al valore pi basso il risultato di un
automatismo poich visto che le rimanenze sono legate durevolmente ai processi produttivi,ma
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destinate allalienazione in tempi brevi la svalutazione del valore di costo deve essere operata se al
momento della redazione del bilancio si manifesta un minor valore di mercato che costituisce dunque il
parametro di controllo della significativit del valore di costo. questo valore di mercato in seguito alla
svalutazione diventa il nuovo valore di riferimento per quella voce,quindi la base per le successive
valutazioni. Esso esprime il valore di realizzo delle rimanenze che si ottiene appunto attraverso la
vendita. A differenza delle immobilizzazioni, non necessario che la perdita di valore sia
durevole,basta che emerga alla chiusura dellesercizio.Si capisce quindi che con la volatilit dei mercati
svalutazioni e ripristini possono avvenire anche di frequente. Eccezione: C anche da dire che in
determinati casi le rimanenze possono essere iscritte in bilancio a un valore costante solo se rispettate
queste condizioni,cio che queste sono continuamente rinnovate,il loro valore sia modesto in rapporto
allattivo di bilancio,non ci siano variazioni sensibili alla loro entit,valore e composizione.
GLI ONERI FINANZIARI
Gli interessi passivi sui finanziamenti contratti per acquisire o produrre rimanenze normalmente
devono essere esclusi dal valore di costo,cio dalla determinazione del costo delle
rimanenze,ma,possono essere inclusi nel caso di beni che richiedono un processo di lavorazione mediolungo(es:stagionatura legname,formaggi,invecchiamento brandy).dunque la capitalizzazione degli
interessi ammessa se risultano verificate alcune condizioni:
-Sono attribuibili allacquisto o alla produzione dei beni in giacenza
-Lonere per gli interessi stato realmente sostenuto
-Gli interessi sono soltanto quelli maturati durante il periodo di produzione
-Gli oneri finanziari sono calcolati al tasso di interesse realmente sostenuto per il --finanziamento a
medio lungo termine
-Il valore della giacenza, compresi interessi capitalizzati,non deve superare valore di mercato.
MOVIMENTAZIONE DEL MAGAZZINO, METODI DINDIVIDUAZIONE DEL COSTO
GIACENZE
Quando lindividuazione e lattribuzione di un costo specifico(che la soluzione migliore) agli
elementi delle rimanenze non praticamente attuabile,perch molti beni di magazzino sono
normalmente fungibili(non sostituibili)oppure le rimanenze sono numerose e caratterizzate da alta
velocit di rotazione,il costo delle rimanenze determinato ricorrendo a ipotesi di movimentazione
della giacenza e di formazione del relativo flusso di costi. I metodi pi diffusi di determinazione del
flusso di costi per i beni fungibili sono tre: C. M. P.;LIFO;FIFO. Questi hanno un elemento in
comune:funzionano in base a ipotesi di movimentazione del magazzino che individuano u ipotetico
valore di costo delle partite scaricate.
COSTO MEDIO PONDERATO:questo metodo determina il valore de costo di giacenza valorizzando
gli scarichi del magazzino al costo medio della quantit acquistate o prodotte presenti in magazzino. il
documento 13 da 2 alternative per ponderare il costo medio:
1)per periodo = media dei prezzi di
acquisto ponderata per le quantit;
2)per movimento = determinazione di un
nuovo costo medio ponderato ogni qualvolta si verifica un nuovo acquisto(tale metodo comporta un
valore pi alto delle rimanenze poich pi alto il prezzo di acquisto pi si incrementa).
FIFO:(first- in,first-out) primo entrato primo uscito,tale metodo ipotizza una movimentazione delle
rimanenze razionale,dove le prime entrate sono anche le prime ad uscire(scarico)facendo restare in
magazzino le produzioni pi recenti. ipotizza che le quantit pi remote siano le prime ad uscire in
modo che restino in magazzino quelle pi recenti,ossia i pi prossimi alla data di chiusura
dellesercizio. Questo metodo riflette landamento dei prezzi di mercato.
Pu essere applicato:1)per movimento o continuo;2)per periodo o scatti
LIFO:( (last in,first out) ultimo entrato primo uscito, lesatto opposto del fifo,con tale metodo si
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ipotizza che le quantit entrate per ultimo siano le prime ad uscire,lasciando in giacenza i beni entrati
nei primi periodi quindi i pi vecchi ossia lontani rispetto alla data di chiusura dellesercizio. Pu
essere applicato:1)per movimento o continuo = applicato ad ogni singolo movimento,rigoroso sul piano
teorico ma oneroso se i movimenti risultano numerosi;
2)per periodo o a scatti = applicato alla fine di un certo periodo,la valutazione viene compiuta a fine
esercizio confrontando la giacenza di fine esercizio con quella di inizio esercizio,se la quantit
aumentata quella pari allinizio si valorizza al costo di quella data, lincremento al costo di medio
periodo formando lo strato di lifo,gli altri strati sono quelli che rappresentano la rimanenza iniziale; se
invece la quantit diminuita la riduzione viene imputata allultimo degli strati lifo che compongono la
rimanenza iniziale. In regime di prezzi crescenti il metodo lifo sottovaluta il magazzino,e c da dire
che i principi contabili internazionali escludono lutilizzo,ma i principi contabili nazionali ammettono
lutilizzo di tutti e tre infatti molto utilizzato in Italia,(valutazione fatta a fine del periodo,non
gradualmente)La svalutazione pu avvenire in modo diretto oppure in modo indiretto attraverso fondi
di svalutazione che in bilancio andranno a diretta rettifica delle voci corrispondentiIn caso di
rivalutazione, il fondo di svalutazione andr stornato, rilevando in contropartita un componente
positivo di reddito nel conto economico
DETERMINAZIONE DEL VALORE DI MERCATO
(slides:presunto valore di realizzo)
Il costo rappresenta la base di partenza della valutazione di magazzino,se il valore di mercato pi
basso del valore di costo,la valutazione delle rimanenze deve avvenire al valore di mercato. Il valore di
mercato il valore di netto realizzo,per le merci,i prodotti finiti,i semilavorati di produzione e prodotti
in corso di lavorazione, determinato sottraendo al prezzo di vendita i costi di completamento e le spese
dirette di vendita.Per le materie prime,sussidiarie e di consumo e i semilavorati dacquisto che
partecipano alla fabbricazione dei prodotti finiti,il costo di sostituzione pu rappresentare la miglior
stima del valore di netto realizzo,diciamo che il costo con il quale,in normali condizioni di
gestione,una determinata voce di magazzino pu essere riacquistata o riprodotta.
20) I LAVORI IN CORSO SU ORDINAZIONE
Doc. 23 richiede alcune caratteristiche fondamentali:1)carattere formale,apposito contratto con il
committente;2)durata,normalmente ultrannuale;3)oggetto,realizzazione opere.
Il criterio di valutazione civilistico dice che La variazione di tali rimanenze pu avvenire sulla base
dei corrispettivi contrattuali maturati con ragionevole certezza. Lutilizzo di un criterio piuttosto che
un altro viene lasciato alla libera scelta dei redattori del bilancio.
I criteri da seguire perla valutazione ammessi dal C.C. sono due:
Criterio della commessa completata o Criterio del costo sostenuto= le commesse sono valutate al
costo,i ricavi e lutile di commessa vengono riconosciuti interamente nellultimo esercizio di
lavorazione quando il contratto completato e lopera consegnata al mittente,quindi soltanto quando
la commessa completata viene rilevato il ricavo di vendita.
Questo allineato al principio di prudenza(asimmetria negativa delle stime)ma in contrasto con quello
della competenza economica. Il rischio eccesso di prudenza se le condizioni di maturazione del
corrispettivo sono dimostrate verificabili.
Criterio della percentuale di completamento o Criterio del corrispettivo maturato= le commesse sono
valutate in base al ricavo maturato. Il ricavo e lutile di commessa vengono riconosciuti ogni anno in
funzione dellavanzamento dellattivit produttiva. La percentuale di avanzamento della lavorazione
viene misurata con vari metodi:
1) basata su misurazioni contabili -Metodo del costo sostenuto o cost to cost : quello suggerito dai
principi contabili,e prevede di determinarla confrontando i costi effettivi sostenuti a una certa data con i
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costi totali stimati da sostenere per completare la commessa. Affinch questo metodo conduca a
misurazioni attendibili necessario che le stime siano basate su un preventivo aggiornato.
2) basati su misurazioni fisico-tecniche ore lavorate unit consegnate metodo delle misurazioni
fisiche,altre misurazioni tecniche : quello che conta la costanza di applicazione del metodo,si possono
avere deroghe in caso eccezionali art.2423bis 2comma.
In ogni modo a prescindere dal criterio di valutazione adottato, importante individuare con precisione
tutti i ricavi e costi operativi di commessa,soprattutto i costi pre-operativi(quelli dopo lacquisizione del
contratto e prima di iniziare la lavorazione)e i costi post-operativi(dopo chiusura attivit di
costruzione). Gli oneri finanziari maturati sui finanziamenti per la commessa devono essere iscritti nel
conto economico dellesercizio in cui sono stati sostenuti tranne che in casi particolari e seguendo
modalit diverse a seconda del criterio di valutazione utilizzato.
La vita di una commessa prevede lincasso di somme versate prima della conclusione della commessa
cio anticipi prima dellinizio dei lavori;e acconti durante lo svolgimento e commisurati
allavanzamento della lavorazione. Normalmente sono contabilizzati come crediti verso clienti,soltanto
gli acconti percepiti a titolo definitivo come corrispettivo delle opere fino a quel momento eseguite
possono essere contabilizzati come ricavi di vendita e portati a riduzione del valore della rimanenza di
valori in corso su ordinazione.Infine in applicazione del criterio della prudenza,quando si prevede una
perdita per il completamento di una commessa,questa deve essere interamente rilevata nellesercizio
nel quale la perdita conosciuta con un accantonamento a un fondo del passivo o riducendo il valore
della rimanenza finale di lavori in corso su ordinazione.
L'analisi di bilancio e la riclassificazione
Il bilancio civilistico non adatto alla lettura sistemica o all'analisi gestionale dei valori in esso iscritti.
Si rende dunque necessario trovare una chiave di lettura capace di fornire maggiori informazioni sui
valori iscritti nel bilancio. La riclassificazione fornisce tale chiave di lettura, predisponendo i dati
all'analisi finanziaria ed economica attuata attraverso un set di indici,
La riclassificazione dello Stato Patrimoniale
L'attivo
Gli impieghi del capitale aziendale possono essere valutati in base a diversi parametri. In base alla
natura degli elementi possiamo distinguere fra valori numerari e valori non numerari. La classe dei
valori numerari accoglie crediti e liquidit, mentre la classe dei valori non numerari accoglie i fattori
produttivi e i prodotti. Nasce da qui un ciclo, attraverso il quale i valori in cassa vengono investiti in
fattori produttivi, i quali trasformano i prodotti, che attraverso la vendita si realizzano in crediti, che a
loro volta dopo il pagamento si realizzano in valori in cassa, creando una rotazione fra gli impieghi.
Distingueremo quindi fra impieghi numerari liquidi e non liquidi, e impieghi non numerari per l'utilizzo
o per la vendita.Questo ciclo rappresenta un segmento temporale, dato dalla velocit di rotazione degli
impieghi che compongono il ciclo. Dato che il ciclo operativo per varia grandemente fra le varie
possibili attivit, sia in base ai tempi di lavorazione che al tipo di impianti, per poter ottenere una
informazione comparabile si considera come tempo di riferimento l'esercizio. La linea temporale
dell'esercizio permette di suddividere i valori che saranno impiegati nel breve termine, ovvero le
disponibilit, e i valori che saranno impiegati oltre il breve termine, ovvero le
immobilizzazioni.L'attivo immobilizzato accoglie al suo interno tutti quei valori che scadranno oltre
l'esercizio, e in base alla natura degli stessi potremmo distinguere le immobilizzazioni tecniche
materiali e immateriali, le immobilizzazioni finanziarie, le immobilizzazioni patrimoniali e le
immobilizzazioni commerciali.
Le immobilizzazioni tecniche materiali comprendono gli impieghi relativi a fattori pluriennali aventi
consistenza fisica, siano essi funzionanti, verso cui si sono pagati anticipi o in corso di costruzione.Le
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immobilizzazioni tecniche immateriali, accolgono beni e diritti immateriali, oneri pluriennali


immateriali e l'avviamento a titolo oneroso.Le immobilizzazioni finanziarie accolgono al loro interno,
oltre alle partecipazioni e ai crediti finanziari anche le quote di crediti commerciali scadenti oltre
l'esercizio.Le immobilizzazioni commerciali accolgono al loro interno tutte quelle scorte di prodotti o
semilavorati che non si prevede di usare entro l'esercizio seguente.
Nelle immobilizzazioni patrimoniali invece rientrano tutti quegli investimenti non collegati al ciclo
produttivo in se, ovvero facenti parte dell'area accessoria, e ne fanno parte teoricamente le
partecipazioni in imprese acquisite per reddito, titoli di stato o civili, immobili civili da reddito.
NB: Le partecipazioni, se si posseggono le corrette informazioni, andrebbero distinte fra partecipazioni
da reddito (figuranti nelle IP) e partecipazioni da controllo (IF), cos come prodotti e fattori
commerciali scadenti oltre l'anno potrebbero essere considerati come ITM, in quanto rappresentano
fattori produttivi pluriennali, sia pure di natura commerciale.L'attivo circolante accoglie al suo interno
cinque classi di valori, ovvero le disponibilit tecniche, le disponibilit commerciali, le disponibilit
finanziarie, le disponibilit numerarie e le liquidit. In sostanza queste cinque categorie sono
riassumibili in disponibilit realizzabili e disponibilit liquide.Fra le disponibilit realizzabili troveremo
le disponibilit non numerarie nel magazzino, mentre le disponibilit realizzabili numerarie andranno a
formare le liquidit differite. Infine, le liquidit, andranno a formare le cos dette liquidit immediate.Il
magazzino accoglie una parte di valori materiali e una parte di valori immateriali, fra i valori materiali
ritroviamo le scorte di materie, semilavorati e prodotti finiti, le immobilizzazioni tecniche materiali in
dismissione e le relative quote di ammortamento. Dal punto di vista immateriale invece accoglie valori
che rappresentano servizi gi acquisiti e disponibili per la futura utilizzazione, ovvero i risconti, gli
acconti per merci acquistate, gli acconti per merci vendute in negativo e i costi anticipati per servizi
diversi. Gli acconti rappresentano elementi non ancora presenti fisicamente nel magazzino.Fra le
liquidit differite troveremo tutti i crediti operativi e finanziari aventi scadenza non superiore all'anno,
assieme ai ratei.La categoria delle liquidit immediate infine accoglie tutti quei valori liquidi o
prontamente liquidati, come titoli di stato facilmente spendibili.
Il passivo
Gli impieghi sono resi possibili attraverso la presenza di fonti di finanziamento. Il capitale investito
esiste in quanto, a fronte, esiste il capitale di funzionamento ad esso correlato.
Come nel caso degli impieghi la prima distinzione delle fonti avviene in base alla loro natura della
provenienza delle fonti, distingueremo quindi fra capitale di rischio, ovvero i mezzi propri, e il capitale
di credito, ovvero le passivit.Le fonti possono essere distinte in valori finanziari e valori numerari,
quindi si potr distinguere fra fonti finanziarie e fonti numerarie. Le fonti finanziarie esprimono tutte
quelle posizioni debitorie relative ai finanziamenti ottenuti, mentre le secondo esprimono tutte le
posizioni debitorie relative alle dilazioni ottenute.Le fonti finanziarie possono essere inoltre suddivise
in base alla loro provenienza, avremo quindi fonti finanziarie di rischio e fonti finanziarie di credito. Le
fonti numerarie possono a loro volta essere divise a seconda della realit del rapporto e verranno
distinte in fonti ad importo determinato e fonti a importo presunto.Anche le fonti sono soggette ad una
divisione nel tempo, che dovrebbe esser basata sul ciclo operativo, ma vien basata come nel caso degli
impieghi sul periodo amministrativo. Il criterio di esigibilit fa riferimento al tempo di estinzione delle
fonti, al fine di individuare le fonti a scadenza lontana, le fonti a scadenza vicina e le fonti a scadenza
graduata. Alcune fonti addirittura non posseggono scadenza, ovvero il capitale di rischio per il quale
non possibile stabilirne una scadenza. Saranno dunque fonti a breve termine quelle che si estinguono
nell'ambito dell'anno, chiamate passivit correnti e di contro fonti non a breve (o a medio lungo) le
rimanenti chiamate passivit consolidate.Tornando alla originaria distinzione fra mezzi propri e
passivit individueremo come queste si dividono dunque in correnti e consolidate.Passivo consolidato e
mezzi propri possono essere cumulati nella categoria del passivo permanente, ovvero il passivo
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destinato a restare nel medio lungo termine all'interno dell'impresa.All'interno dei mezzi propri si pu
distinguere la parte conferita dai soci e la parte autoprodotta. All'interno dei mezzi propri conferiti
rientrano il capitale sociale e dalle riserve di capitale, entrambe vincolate a pieno rischio. Nel caso
invece dei mezzi propri autoprodotti si troveranno le riserve di utili o gli utili a nuovo stessi.I fondi
rischio generici dovrebbero essere assimilati a riserve di utili.Nelle passivit distinguiamo come detto
le passivit consolidate e le passivit correnti.
Fra le passivit consolidate ritroveremo tutti quei debiti di finanziamento o numerari, ad importo
determinato o a importo presunto, che abbiano un tempo di estinzione oltre l'esercizio operativo,
ovvero che siano a medio-lungo termine.Fra le passivit correnti rientreranno invece tutti quei debiti di
finanziamento o numerari, ad importo determinato o presunto, che abbiano un tempo di estinzione
entro l'esercizio operativo, ovvero che siano a breve termine.
LANALISI DELLA COMPOSIZIONE, DEL CAPITALE E DEL REDDITO
PERCENTUALIZZAZIONE DELBILANCIO:PREMESSE
La percentualizzazione del bilancio loperazione con la quale si determina il peso percentuale dei vari
componenti sul loro totale di appartenenza.
Questa ritrova il suo pieno significato nella comparazione fra i dati di bilancio diversi:
nel tempo: comprendere grado di evoluzione della gestione comparando con bilanci successivi;
nello spazio: comprendere differenze e analogie rispetto alla concorrenza comparandoli con bilanci
chiusi in utile,in perdita o bilancio consolidato del settore.La percentualizzazione pu riguardare lo S.P.
e il C.E. in caso dello S.P. percentualizzato si parla dicommon sizeed indica appunto il rapporto dei
valori ad una grandezza comune.Questo mette i evidenza da una parte il peso percentuale degli
impieghi sul capitale investito e dallaltra il peso percentuale delle fonti.
INDICE DI COMPOSIZIONE,DEGLI IMPIEGHI E DELLE FONTI
Gli indici di composizione degli impieghi mettono in evidenza la composizione del capitale investito
attraverso il peso percentuale di ogni singola voce degli impieghi,quindi esprimono il grado
elasticit/rigidit gestione.(1)
Gli indici di composizione delle fonti mettono in evidenza la composizione del capitale di
funzionamento attraverso il peso percentuale di ogni voce delle fonti quindi esprimono il grado di
autonomia/dipendenza finanziaria.(2)
Vengono anche chiamati indici incidenziali , gli indici di composizione si basano su un analisi
verticale poich sono basati sul confronto fra valori appartenenti alle stesse sezioni.
Lo scopo degli indici relativi agli impieghi di analizzare il grado di elasticit.
Lo scopo degli indici relativi alle fonti di analizzare il grado di indebitamento del capitale finanziario.
RIASSUMENDO: INDICI PATRIMONIALI:
Indici di composizione
Indici/quozienti di rigidit e di elasticit =
AFCI
+
ACCI = 1; AFACquoz.rigidit;
ACAFquoz.elasticit
Indici/quozienti di indebitamento =
MPCIauton.finanziaria;
Pb+PmlCIind.totale;
PmlCIind.consolidato;
PbCIind.a breve;
MP+PmlCIind.permanente
Indici di correlazione strutturale
Margini e quozienti di solidit
Margini e quozienti di liquidit
Una delle condizioni che favoriscono lequilibrio economico lelasticit di gestione ,questa la
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capacit di riadattarsi convenientemente,con facilit e in tempi brevi alle mutevoli condizioni


dellambiente al contrario ovviamente si parla di rigidit della gestione ,quindi unazienda tanto pi
elastica tanto pi riesce ad adattarsi allambiente, e viceversa tanto pi rigida. Si pu aggiungere
che lelasticit maggiore se facile la possibilit di sostituire i fattori produttivi superati con
quelliadattialle nuove necessit.(si parla di possibilit economica). Quelli che influiscono sono i
fattori pluriennali costituenti lattivo fisso(specialmente imm.tec.mat. ma non i soli,anche dalla
conformazione quantitativa e qualitativa del lavoro dei dipendenti) che siccome spesso assorbono la
maggior parte del capitale investito trasferiscono alla gestione la loro rigidit alla quale si collegano
una serie di rischi per lequilibrio economico. Spesso tale rischio viene fronteggiato operando con una
sostituzione dei fattori rigidi con elastici,ricorrendo alla locazione degli impianti(leasing)e
allaffidamento di produzioni a terzi. Ovviamente lanalisi non si limita a considerare solo lattivo fisso
e lattivo circolante,in genere va pi oltre fino a considerare i loro componenti(quoziente di
rigidit/elasticit impieghi).
LANALISI DI INDEBITAMENTO DEL CAPITALE FINANZIARIO
Le fonti di finanziamento possono essere interne(capitale di rischio)o mezzi propri(Mp) ed
esterne(capitale di credito)o passivit (P).Quando lanalisi non si limita a considerare solo il capitale di
credito ma anche i suoi componenti allora si calcolano gli indici di composizione con ciascuno dei
componeti(passivit consolidate e correnti) (2) Linterpretazione che deve seguire a questi indici di
comprendere se il grado di indebitamento emerso funzionale o al contrario antifunzionale. Cda d ire
anche che laltezza del capitale di rischio dipende da vari fattori,dimensione azienda dove se piccola
dipende tutto dal titolare se individuale o dei soci se societaria,se grande dipende dal mercato
finanziario e capacit di attrazione capitali. Nelle societ di capitali esiste un minimo legale 100'000
per le s.p.a. e uno funzionale. Quindi logico pensare che se si ha un capitale di rischio molto basso ci
si viene a trovare in una situazione di dipendenza finanziaria. Quello di rischio impone la formazione di
utili per la sua rimunerazione,mentre quello di credito la formazione di oneri finanziari,questi nel
tempo attuale muovendosi ad alti livelli avranno un effetto sul conto economico di un alto
indebitamento che oggi pu risultare insostenibile.
4) LANALISI DELLA SOLIDITA
IL CONCETTO:
La solidit patrimoniale la capacit dellazienda di mantenersi in equilibrio finanziario(entrate ed
uscite finanziarie) nel medio lungo termine. Unazienda ha la possibilit di superare disequilibri
economici o finanziari di breve periodo in quanto il suo assetto patrimoniale le consente di assorbire gli
effetti negativi di tali disequilibri senza compromettere la gestione. Questo implica il grado di
resistenza alla pressione finanziaria del breve periodo. Quindi orientata a comprendere se la
configurazione del patrimonio aziendale conferisce allazienda la capacit de tenere in equilibrio
entrate ed uscite future. Si studiano le possibilit di mantenimento tendenziale dellequilibrio
finanziario nel lungo periodo.Tale capacit dipende da:
La correlazione tra gli impieghi a medi-lungo termine e le fonti a medio-lungo termine,ossia le
modalit con le quali vengono finanziate le immobilizzazioni;
La struttura dei finanziamenti,ossia la tipologia delle fonti di finanziamento analizzati sotto il profilo
del rischio aziendale.Si hanno 2 rischi: insolvenza (natura finanziaria,liquidit) non detto che
lazienda non riesca a vendere i propri prodotti,per con tecniche di pagamento per i clienti,dilazioni
ecc. che superano i tempi necessari per pagare i fornitori si va in crisi finanziaria scopertura
c/c;fornitori scarsi ecc. ecc. delle altre volte pu essere una naturale crisi economica.Si, vero che la
stessa moneta per indebitandosi con i mezzi propri il rischio differente.
CORRELAZIONE TRA GLI IMPIEGHI E LE FONTI
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Lanalisi di bilancio non pu tralasciare lo studio delle correlazioni,poich fra gli impieghi e le fonti
devono esistere correlazioni logiche,alla base di ci sta il postulato generale:
il tempo di scadenza delle fonti deve essere sincronizzato al tempo di scadenza degli impieghi.
Il totale del capitale di finanziamento finanzia il capitale investito.
Da esso derivano i principi elementari:
1)principio del finanziamento dellattivo fisso: impieghi pluriennali dovrebbero per logica essere
alimentati da fonti di finanziamento parimenti pluriennali,cio lattivo fisso dovrebbe essere finanziato
prevalentemente con il passivo permanente. Se n possibile incaglio.
2)principio del finanziamento dellattivo circolante: gli impieghi di esercizio dovrebbero essere
alimentati da fonti di finanziamento a breve scadenza,cio lattivo circolante dovrebbe essere
finanziato prevalentemente con il passivo corrente. In caso contrario si andrebbe in liquidit fittizia per
il differimento della scadenza del passivo rispetto al rientro attivo.
Son considerate solo le linee fondamentali,nella realt si scende maggiormente nei dettagli.
CORRELAZIONE TRA IMPIEGHI m/l t.E FONTI m/l t.:analisi del finanziamento delle
immobilizz.
Si tratta di vedere come viene finanziato lattivo fisso,in quali proporzioni fra mezzi propri,passivit
consolidate e passivit correnti. Possono aversi pertanto tre situazioni:
1) il passivo permanente finanzia completamente lattivo fisso e in parte,quello circolante: questo
determina una liquidit da ammortamento, non genera problemi di insolvenza ed assicura il rinnovo
dellattivo fisso stesso.
2) lattivo fisso finanziato esclusivamente dal passivo permanente quindi passivit consolidate: non
genera rischi di insolvenza(se il prestito scade in contemporanea con la vita utile del bene e i ricavi
sono sufficienti a coprire i costi di esercizio)ma non determina liquidit da ammortamento e per il
rinnovo rende necessario un rifinanziamento
3)lattivo fisso finanziato in parte dal passivo permanente,e la restante parte dal corrente:
determina una illiquidit da finanziamento che espone ad un costante rischio di insolvenza,per il
rinnovo nel caso lazienda sopravviva fino alla fina della vita utile delle immobilizzazioni si rende
necessario un rifinanziamento. Quindi ipotesi preferibile per la solidit la prima.
Gli indici di correlazione strutturale
I margini: risultano dalla differenza tra singole classi di impieghi e singole classi di fonti
I quozienti: risultano dal rapporto tra singole classi di impieghi e singole classi di fonti
In particolare la Solidit patrimoniale si misura con il quoziente di struttura primario: rapporto fra
mezzi propri e lattivo fisso MpAF questo esprime quanta parte di immobilizzazioni sono finanziate
con mezzi propri;pu essere maggiore,minore o uguale a 1. Talvolta in aggiunta si preferisce calcolare
anche lindice-differenza derivante dal confronto tra Mp e AF chiamato margine primario di struttura :
Mp AF.
Quoziente di struttura primario > di 1 (margine di struttura primario > di 0), si tratta di una situazione
dove le immobilizzazioni sono interamente finanziate con i mezzi propri che finanziano anche una
parte dellattivo circolante: ci troviamo in una situazione ottimale sotto il profilo dellattivit
patrimoniale.
Quoziente di struttura primario < di 1 (margine di struttura primario < di 0), in questo caso le
immobilizzazioni non sono finanziate del tutto dai Mp ma anche dalle passivit consolidate e/o
correnti: quando si del poco inferiori a 1 (0,7 0,8) siamo in una situazione accettabile purch la
restante parte sia finanziata con passivit consolidate.
Prima del caso(3)bisogna parlare del quoziente di struttura secondario: indica come vengono finanziate
le immobilizzazioni non coperte dai mezzi propri,ed dato dal rapporto tra passivo permanente
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(Mp+Pml) e lattivo fisso: MP+PmlAF ,anche in questo caso pu essere > , = , < di 1 e anche qua in
aggiunta allindice-quoziente si pu calcolare lindece-differenza derivante dal confronto tra passivo
permanente e attivo fisso: margine secondario di stuttura: (Mp+Pml) AF questo indica la parte di
attivo circolante finanziata con il passivo permanente(> di 0) o la parte di immobilizzazioni finanziata
con il passivo corrente(< di 0).
Quoziente di struttura secondario > di 1 (margine di struttura secondario > di 0), le immobilizzazioni
sono finanziate interamente dal passivo permanente che finanzia anche una parte di attivo circolante.
Buona situazione ai fini della Solidit.
Quoziente di struttura secondario < di 1 (margine di struttura secondario < di 0), le immobilizzazioni
non sono finanziate interamente col passivo permanente ma anche tramite il passivo corrente. Questa
una situazione da considerarsi insoddisfacente ai fini della Solidit collegata ad un rischio di
insolvenza.
Quoziente di struttura secondario = a 1 (margine di struttura secondario = a 0), caso che si ricorda per
completezza,in questo caso lattivo fisso sar finanziato esclusivamente dal passivo permanente,e
lattivo circolante dal passivo corrente.
APPROFONDIMENTI PER LINTERPRETAZIONE DEI QUOZIENTI DI STRUTTURA
Quando si hanno quozienti di struttura insoddisfacenti il ricorso allutilizzo del finanziamento bancario
in c/c per le coperture del fabbisogno generato dalle immobilizzazioni una politica errata che
compromette la Solidit aziendale esponendo lazienda al rischio di insolvenza.
Le cause allorigine di quozienti di struttura insoddisfacenti possono essere le seguenti:
- insufficienza di mezzi propri; - insufficienza di passivit consolidate;- eccesso immobilizzaz.
Unaltra interpretazione dovrebbe tener conto dellanzianit delle immobilizzazioni,la loro vecchiaia
appunto,che potrebbe essere espressa tramite il grado di ammortamento ottenuto col rapporto tra il tot.
dei fondi amm.to ed il tot. dei costi storici delle imm.ni ammortizzate.
Bisogna stare attenti anche quando i valori di margini e quozienti sono molto elevati,poich ci non
vuol dire che la Solidit sia maggiore,infatti possono nascondersi situazioni anti-funzionali
LAUTONOMIA FINANZIARIA
Il secondo profilo di analisi della Solidit Patrimoniale riguarda la struttura dei finanziamenti,infatti
questa pi elevata quando la struttura dei finanziamenti composta da fonti che non accrescono il
rischio finanziario dellimpresa e non generano una dipendenza da terzi nelle scelte di gestione. Ai fini
dellanalisi dellautonomia finanziaria si distinguono2 categorie:fonti interne (Mp)e fonti esterne
(debiti),pi precisamente possono essere analizzate sotto 2 aspetti: -velocit di estinzione; - natura del
debito. Dunque lanalisi dellautonomia finanziaria pu essere condotta attraverso il calcolo di 2
tipologie di quozienti:
1- indici di composizione del passivo,rapportando ciascuna voce delle fonti al totale delle fonti.
2- rapporti mezzi di terzi/mezzi propri ottenuti rapportando i debiti ai mezzi propri.
Questo rapporto si pu fare in due modi: dipende da cosa si inserisce al numeratore:
quoziente di indebitamento complessivo: Pml+PbMp (tutti i debiti,sia commerciali che finanziari)
quoziente di indebitamento finanziario: DfMp (solo i debiti finanziari)
Questultimo molto utile ai fini della Solidit e indica quanta unit monetaria di capitale di credito
sono affluite allazienda per ogni unit monetaria di capitale di rischio.
5) LANALISI DELLA LIQUIDITA
Mira a verificare che lazienda sia in grado,tramite la liquidit esistente e le entrate attese nel breve
periodo, di fronteggiare le uscite attese per il breve periodo.
Li + E bp U bp > 0 (entrate a breve) (uscite a breve) per convenzione il periodo 12 mesi.
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Per una buona liquidit si parla del principio di finanziamento dellattivo circolante :
latt. circolante dovrebbe essere finanziato prevalentemente con il passivo a breve (corrente);
inoltre lattivo circolante una volta convertito in liquidit immediata deve essere in grado di estinguere
il passivo corrente. M(rimanenze) M+Ld+Li-Pb > 0 (che poi non altro che AC- Pb)
dunque richiede che tra gli impieghi e le fonti a breve sussista il seguente equilibrio:
- Margine di disponibilit : AC Pb > 0 differenza tra le componenti dellattivo circolante e passivit
correnti. Questa la fotografia del 31/12,ma in realt la foto di un istante che non sar esattamente
quello che sar in un futuro,per dire veramente che unazienda liquida che i tempi di scadenza degli
impieghi siano sincronizzati ai tempi di scadenza delle fonti
Dal rapporto tra
questi valori deriva
- Quoziente di disponibilit : ACPb e cio scrivendo le componenti M+Ld+LiPb
Allutilizzo di questo si pu fare una critica nel senso che la presenza del magazzino al numeratore non
strettamente attinente con i problemi della liquidit, infatti questo rappresenta un impiego non
numerario non sempre destinato a convertirsi in breve tempo in impiego numerario,innanzitutto perch
esso comprende quasi sempre una scorta vincolata la cui posizione risulta pi vicina allattivo fisso che
allattivo circolante e in pi la parte non vincolata non sempre destinata a diventare liquida in breve
tempo. Quindi poich questa scomposizione inattuabile si procede allanalisi mediante una seconda
categoria di indici:
Margine e Quoziente di Tesoreria : si tratta di esaminare la liquidit della gestione corrente mettendo a
fuoco lequilibrio e il non equilibrio fra gli impieghi liquidi e le passivit correnti.
Margine di tesoreria : (Ld+Li) Pb
Ma lanalisi maggiormente espressiva se si utilizza lindice-quoziente, che prende anche il nome di
quoziente di liquidit totale. Questo denominato Quoziente di tesoreria : Ld+LiPb
Che rappresenta la capacit dellazienda di far fronte con la liquidit totalmente disponibile,differita e
immediata,allestinzione delle passivit correnti. Possono aversi 3 casi:
1) margine di tesoreria positivo, (quoziente > di 1 e margine positivo) Mt = (Ld+Li) - Pb
Limporto delle 2 classi di liquidit superiore allimporto delle passivit correnti,in questa situazione
le liquidit(diff. e immed.)finanziano completamente le passivit correnti e il magazzino finanziato
per intero dal capitale di rischio. Quindi lequilibrio finanziario non dipende dalla capacit del
magazzino di tornare in forma liquida.
2) margine di tesoreria negativo, (quoziente < di 1 e margine negativo) Mt = (Ld+Li) - Pb
Limporto delle liquidit(diff. e immed.) inferiore alle passivit correnti. In questo caso le passivit
correnti finanziano una parte del magazzino e possono essere estinte solo con un ritorno in forma
liquida di una determinata parte delle rimanenze stesse. Quindi lequilibrio finanziario dipende in
misura + o ampia dalla capacit del magazzino di tornare liquido.
3) margine di tesoreria nullo, (quoziente = a 1 e margine nullo) (Ld+Li) = Pb
Significa che limporto delle liquidit(diff. e immed.)coincide con le passivit correnti.
E il quoziente di tesoreria che esprime il grado sopracitato di dipendenza dal magazzino dellequilibrio
finanziario di breve periodo,cio la situazione finanziaria che si avrebbe in caso di incaglio nel
processo di trasformazione in forma liquida delle rimanenze.C da dire che gli indici di disponibilit e
di tesoreria hanno dei limiti informativi : un margina di tesoreria positivo indica che ci sar eccedenza
di liquidit al termine del periodo considerato, ma non garantisce liquidit durante il periodo stesso: entrate non in fase con le uscite; - squilibri derivanti dalle operazioni di gestione in divenire. in
conclusione non assicurata la liquidit a breve termine,a motivo della disarmonia fra le scadenze dei
crediti e quelle dei debiti,e perci un quoziente di disponibilit o di tesoreria positivo non rappresenta
una condizione sufficiente per lesistenza di una liquidit a breve.Sarebbero necessarie due condizioni
completive e cio che le entrate siano in fase con le uscite e che il movimento delle entrate e uscite
della gestione ulteriore non turbino la liquidit precedente.Un passaggio migliorativo si ha attraverso
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gli indici di rotazione del capitale circolante netto : questi determinano la velocit di trasformazione in
forma liquida delle singole classi di valori dellattivo circolante e la velocit di estinzione delle
passivit correnti.
Sono di 2 tipi:
-Intensit di rinnovo(frequenza di rotazione) ;- velocit di rotazione(tempo medio di giacenza)
Si studiano i tempi medi con i quali si succedono i flussi finanziari legati ai cicli gestionali correnti di
acquisto trasformazione-vendita: - pagamento dei costi relativi allacquisizione dei fattori correnti: incassi dei ricavi relativi alle vendite.
Capire il fabbisogno finanziario in primo luogo quando i debiti scadono prima dei crediti.
E necessario pertanto calcolare: 1) i tempi di giacenza delle rimanenze;2) i tempi di incasso dei crediti
commerciali;3)i tempi di pagamento dei debiti commerciali.
Possiamo pensare a delle ipotesi del tipo: -1)vendere prima; 2)accorciare i tempi di incasso;
3)sperare in ulteriori dilazioni di pagamento.
S i pu
citare anche lesempio per un supermercato,dove acquistare pi tardi significa ridurre il tempio medio
di giacenza in magazzino poich il magazzino ha un impatto finanziario,infatti le aziende giapponesi
sono tra le 1prech hanno avuto lilluminazione con il just in time.
Gli indici di rotazione : esprimono quante volte nel corso di un esercizio lo stock di valori si rinnova
per effetto dei cicli gestionali.
Il tempo medio di giacenza : esprime quanto tempo in media impiega lo stock di valori a rinnovarsi per
effetto dei cicli gestionali. E un modo diverso di presentare una stessa realt.
Indice di rotazione delle rimanenze o delle scorte:
rotscorte VM
(vendite/giacenze
magazzino). Stesso tipo di informazione(del tempo medio)si pu avere tramite il calcolo del
Tempo medio di giacenza delle scorte : ggscorte MV365
Si sta trattando un indice semplice ma impuro poich sono due grandezze confrontate ma non
omogenee e i criteri di valutazione sono differenti V= somma dei prezzi relativi allintero esercizio.
M= valorizzato al costo e riferito alla fine dellesercizio. V > M inverosimilmente questa limite pu
essere rimosso sostituendo ai ricavi delle vendite il costo del venduto. Quindi lindice si modifica in:
rotscorte CvM
e allo stesso modo:
ggscorte MCv365
Stesso discorso per i crediti v/la clientela:per lindice di rotaz. che per i tempi medi di incasso
Indice di rotazione dei crediti commerciali:
rotcrediti VCcl
(vendite/crediti verso clienti
iscritti in bilancio) questo esprime la velocit del rinnovo dei crediti grazie alle vendite.
Tempo medio di incasso dei crediti commerciali :
ggcrediti CclV365 ugualmente anche qua si
ha una critica importante da fare,sempre per quanto riguarda i criteri di valutazione differenti poich
V= somma dei prezzi di vendita relativi allintero esercizio. Ccl= valore esistente alla fine
dellesercizio comprensivo di IVA.
Ccl>V
si modifica in questo modo
Indice:
rotcrediti VCcl/(1+iva) ;
tempo medio di incasso:
ggcrediti Ccl/(1+iva)V365
Ancora una volta si pu fare lo stesso discorso questa volta per lindice dei debiti commerciali:
Indice di rotazione dei debiti commerciali:
rotdebiti ADfor
(acquisti beni servizi/debiti verso
fornitori iscritti in bilancio) esprime numero di volte che i debiti v/fornit. si rinnovano.
Tempo medio di pagamento dei debiti commerciali : ggdebiti DforA365 ugualmente anche qua
si ha una critica importante da fare,sempre per quanto riguarda i criteri di valutazione differenti poich
A= somma dei costi di acquisto relativi allintero esercizio. Dfor= valore esistente alla fine
dellesercizio comprensivo di IVA.
Dfor>A si modifica in questo modo
Indice:
rotdebiti ADfor/(1+iva) ; tempo medio di pagamento:
ggdebiti Dfor/(1+iva)A365
La durata media del ciclo del circolante:
E linformazione di sintesi maggiormente rilevante che pu essere ottenuta dagli indicatori di velocit
del capitale circolante netto.
Non altro che il tempo espresso in giorni, che mediamente
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trascorre tra il momento del pagamento ai fornitori dei fattori produttivi correnti ed il momento
dellincasso dai clienti dei ricavi per le vendite e le prestazioni;
gg ciclo del circolante = gg scorte + gg clienti gg fornitori;
Esprime, pertanto, la lunghezza del periodo di fabbisogno finanziario relativo ai cicli gestionali
correnti. Tanto pi questo periodo sar lungo tanto pi elevato sar il fabbisogno di capitale legato allo
svolgersi dei cicli operativi correnti e quindi tanto pi elevate dovranno essere le fonti di copertura di
tale fabbisogno,costituite generalmente da debiti finanziari a breve.
Le leve per migliorare la durata media:
-politica del just in time;
-pianificazione della produzione;
-tempi di
riscossione dei crediti brevi;
-tempi di pagamento dei debiti molto lunghi.
Il Conto Economico Riclassificato
Prima del decreto legislativo 127 il conto profitti e perdite aveva struttura a costi, ricavi e rimanenze e a
sezioni divise. Dopo il decreto legislativo 127 ha assunto la struttura a costi e ricavi e la forma
scalare.Il bilancio riclassificato ha una struttura analoga al conto economico civilistico dal punto di
vista formale infatti un conto a costi e ricavi con forma scalare.
La differenza fra il conto economico riclassificato e il conto economico civilistico grazie alla riforma si
ridotta, per ancora emerge la necessit di riclassificarlo in quanto la struttura offerta dal codice civile
non adatta a interpretare il reddito di esercizio nell'ambito dell'analisi economica finanziaria della
gestione.
Il conto profitti e perdite
Il contenuto del conto profitti e perdite era regolato dall'articolo 2425 bis del codice civile, che
mostrava un elenco delle voci da inserire fra i profitti e delle voci da inserire fra le perdite. Con
l'articolo indicato il legislatore dava dunque le voci indispensabili e che devono necessariamente
apparire nel conto. Tali voci erano quindi un contenuto minimo obbligatorio, privo di un soddisfacente
ordine logico, senza alcuna classificazione di costi o ricavi in categorie omogenee.
Questa configurazione ha tre limiti, ovvero non focalizzava il sistema dei valori relativi alla produzione
d'esercizio, non mettendo in evidenza il costo della produzione venduta n il prezzo della produzione
ottenuta.Il secondo limite di questa configurazione rappresentato dalla rappresentazione dei valori in
base ai fattori produttivi invece che in base alle operazioni. I costi sono distinti per natura, ovvero in
base al titolo originario del loro sostenimento. Questa distribuzione non adatta a una analisi
economica o finanziaria in quanto non effettua una distinzione basata sulla funzione che i costi
assumono nel sistema produttivo.Il terzo limite dato dal fatto che si limita a esprimere
quantitativamente il risultato di esercizio ma non la qualit dell'utile tramite risultati parziali che
sintetizzino classi di valore omogenee prodotte dal risultato di un determinato tipo di funzione o di
gestione.
Il superamento dei limiti
I limiti vengono superati innanzitutto passando dalla forma a costi e ricavi della produzione alla strttura
a costi e ricavi, nella quale i valori di esistenze finali e rimanenze finali vengono assorbiti dai costi e
ricavi attinenti all'esercizio, nelle strutture a costi e ricavi della produzione venduta o nella struttura a
costi e ricavi della produzione ottenuta.Il secondo limite viene superato tramite la divisione del sistema
di gestione secondo le varie funzioni, avremmo quindi le funzioni industriali, le funzioni commerciali,
le funzioni amministrative, l'area caratteristica e l'area finanziaria.Il terzo limite viene superato
attraverso il passaggio da una forma a sezioni divise con la forma scalare, evidenziando cos i redditi di
area e ottenendo un grado di informazione notevolmente maggiore di quello che si ottiene tramite il
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conto profitti e perdite.


La non omogeneit della struttura a costi e ricavi delle rimanenze data principalmente da rimanenze
di prodotti e materie. Le materie fanno parte del costo sostenuto per l'utilizzazione delle materie, che
per l'appunto dato dalle materie acquistate alle quali si sommano le esistenze iniziali e si detraggono le
rimanenze finali di materie, al netto ovviamente di resi, abbuoni e sconti sull'acquisto di
materie.Riguardo i prodotti invece si distinguer fra metodo del costo del venduto e metodo della
produzione ottenuta.Nel metodo della produzione ottenuta il magazzino e le immobilizzazioni in corso
vanno a sommarsi ai ricavi della produzione ottenuta, con segno dato dalla differenza fra rimanenze
finali e rimanenze iniziali, mentre nel metodo della produzione venduta il magazzino prodotti e le
immobilizzazioni in corso vanno a sommato al costo della produzione ottenuta con segno dato da
rimanenze iniziali meno rimanenze finali.
La riclassificazione per aree gestionali:
Il superamento del secondo limite e del terzo limite porta al completamento della riclassificazione, in
quanto dato dalla scissione della gestione di esercizio in aree, con strutturazione in forma scalare. La
distinzione permette di scindere quattro aree gestionali: l'area caratteristica, l'area extracaratteristica,
l'area finanziaria e l'area straordinaria.L'area operativa comprende i valori relativi all'attuazione ed alla
vendita di produzione, e il suo saldo prende il nome di reddito operativo. L'area extracaratteristica
accoglie al suo interno tutti i costi e i ricavi relativi alle attivit collaterali e atipici. Tutti i costi e i
ricavi che derivano da impieghi dell'area caratteristica saranno valori operativi, mentre tutti i costi e i
ricavi che derivano da impieghi extracaratteristici sono valori che apparteranno all'area
extracaratteristica.L'area straordinaria accoglie tutti quei costi e ricavi non direttamente collegati alla
gestione ordinaria dell'esercizio, ovvero accoglie quei valori estranei alla gestione e con caratteristica di
scarsa ripetibilit.
L'area finanziaria invece comprende i valori relativi al finanziamento della produzione, accoglie quindi
al suo interno gli oneri finanziari relativi ai finanziamenti ottenuti.All'interno dell'area caratteristica
inoltre possibile effettuare una serie di operazioni che permette di ottenere risultati intermedi, che
rendono maggiormente efficace la lettura del bilancio di esercizio.
Costi e ricavi della produzione venduta:
Nel caso dello schema a costi e ricavi della produzione venduta avremmo quindi la possibilit di
stabilire il reddito lordo industriale come margine ottenuto dalla sottrazione fra i ricavi il solo costo
della produzione venduta. Solitamente questa riclassificazione effettuata attraverso l'applicazione del
criterio funzionale, ovvero raggruppando i costi e i ricavi in base alla loro funzione di destinazione (sia
essa industriale, amministrativa, commerciale etc). Avremmo quindi che dai ricavi di vendita andranno
sottratti i vari risultati di area. La sottrazione fra i ricavi di vendita e il costo industriale del venduto
porta all'ottenimento del risultato lordo industriale, che esprime la capacit dei ricavi netti di
remunerare limpiego dei fattori produttivi consumati per la realizzazione dei prodotti venduti.Il costo
industriale del venduto si ottiene dalla somma tra i costi dei fattori consumati in area industriale,
rettificata con la variazione magazzino prodotti finiti e le eventuali costruzioni in economia. La
realizzazione di questa classificazione per gravata dai costi necessari al reperimento delle
informazioni necessarie per la sua applicazione, rendendola uno strumento utile solo al fine di analisi
interne sulla efficacia e sulla efficienza delle varie aree funzionali.

Costi e ricavi della produzione ottenuta


Lo schema a costi e ricavi della produzione ottenuta offre invece un numero maggiore di margini
interni, grazie alla possibilit di suddividere i costi fra costi interni e costi esterni, oppure fra costi
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variabili e costi costanti.


Costi e ricavi della produzione ottenuta a valore aggiunto
Il criterio della posizione funzionale distingue fra costi esterni e interni, e considera come fattori interni
tutti i fattori strutturali nonch i fattori correnti relativi al lavoro del personale dipendente, mentre
considera fattori esterni tutti i fattori correnti di esercizio con eccezione per quelli relativi ai dipendenti.
I fattori interni saranno dunque quei fattori che l'impresa appronta per poter affrontare il ciclo
operativo, ovvero i costi sostenuti per la struttura tecnica (gli ammortamenti) e i costi per le strutture
organizzative, ovvero per il personale dipendente.Per iniziare invece il ciclo operativo vi necessit dei
costi esterni, ovvero di quei fattori contestuali rispetto alla produzione, acquisiti all'esterno della
combinazione aziendale. Ne faranno dunque parte il consumo di materie e le spese esterne.Il primo
margine del conto economico riclassificati a costi e ricavi della produzione ottenuta a valore aggiunto
formato dalle vendite nette, ottenibili attraverso la somma fra i ricavi di vendita al netto di resi, abbuoni
e sconti. Alle vendite nette si aggiungeranno dunque gli altri ricavi interni di produzione, ovvero la
variazione di magazzino semilavorati, prodotti e le eventuali costruzioni in economia, ottenendo cos il
valore della produzione.Al valore della produzione andranno sottratti la prima quota dei costi interni,
rappresentati dal consumo di materie, ottenendo cos il margine industriale lordo, rappresentante il
risultato industriale in senso stretto, in quanto confronta costi e ricavi operativi. Si tratta di un margine
fondamentale in quanto esprime il cuore dell'impresa, ovvero la sua capacit di produrre ricchezza
attraverso l'attivit industriale pi pura.Al margine industriale lordo si procede a sottrarre il resto dei
costi esterni, ovvero tutti i costi derivanti da servizi o utilizzo di beni di terzi, ottenendo cos il valore
aggiunto. Il valore aggiunto pu essere definito come la parte del prodotto di esercizio che, coperti i
costi relativi ai fattori produttivi esterni, serve per la copertura dei costi relativi ai fattori produttivi
interni e dei successivi oneri delle altre aree gestionali. Guardando invece il conto economico dal basso
verso l'alto il valore aggiunto rappresenta la somma dei compensi che vengono assegnati ai titolari dei
fattori produttivi interni, ovvero lavoro, impianti, capitale di credito e di rischio.Sottraendo al valore
aggiunto la prima quota dei costi interni, ovvero i costi per il personale, otterremo il margine operativo
lordo. Il MOL rappresenta il prodotto operativo al netto dei costi non monetari. Si tratta di un
parametro oggettivo in quanto i costi non monetari sono affetti a valutazioni, mentre i fattori produttivi
finora analizzati sono stati oggettivi. Pu essere definito come la parte del valore aggiunto che residua
dopo aver remunerato il capitale umano e a disposizione per remunerare il capitale tecnico e
finanziario, come il margine ante oneri non monetari, atto ad esprimere l'autofinanziamento generato
dalla gestione operativa, e come il margine ante costi discrezionali atto ad esprimere un risultato
economico maggiormente oggettivo dell'utile operativo.
Al margine operativo lordo vanno infine sottratti i costi non monetari, ovvero la seconda parte dei costi
interni atti a remunerare la struttura tecnica, ammortamenti e accantonamenti a fondi. Questi costi sono
valori discrezionali, in quanto derivanti da stime. Una volta sottratti tali oneri dal margine operativo
lordo si otterr dunque il reddito operativo.
Il conto economico a costi e ricavi della produzione ottenuta Marginalistico
La classificazione del conto economico per il rapporto dinamico esistente fra i fattori produttivi e la
produzione distingue due categorie: i costi variabili e i costi costanti. Il principio cardine di questa
distinzione dato dal fatto che le variazioni qualitative e quantitative non determinano effetti uguali sui
vari fattori di produzione. Un fattore dunque reagisce in base alla sua capacit produttiva. Un fattore
produttivo che all'aumentare o alla modificazione il fattore avr una capacit produttiva sufficiente ai
nuovi impegni, non sar necessario l'aumento dello stesso. Questo fattore sar dunque un fattore
costante, mentre in caso debba essere modificato l'impiego di tale fattore ci si trover davanti a un
fattore produttivo variabile.Sono costi costanti quelli che non variano al variare della produzione, e ne
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sono dunque indipendenti, sono invece costi variabili quelli che variano, in base a determinate
modalit, con il variare della produzione, e ne sono dunque dipendenti.Nella prima categoria
rientreranno i costi di manodopera indiretta, gli ammortamenti degli impianti e quelli relativi a
determinati servizi operativi. Nella seconda categoria si comprendono invece i costi delle materie,
quelli della mano d'opera diretta, e quelli relativi ai rimanenti servizi operativi.Il margine che si otterr
sottraendo al prodotto di esercizio i costi variabili sar chiamato margine di contribuzione, ovvero
quella parte del prodotto di esercizio che, coperti i relativi costi variabili, serve per la copertura dei
costi relativi ai fattori produttivi costanti e dei successivi oneri delle altre aree di gestione. Se al
margine di contribuzione si detraggono i costi fissi si otterr il reddito operativo.Il margine di
contribuzione un indicatore di performance economica, in quanto esprime un risultato parziale non
contaminato da componenti di costo stimati, e al contempo un indicatore di performance
finanziaria, in quanto derivando dalla differenza tra ricavi e costi monetari riesce a rappresentare il
flusso di cassa potenziale o il flusso di capitale circolante prodotto dalla gestione corrente.
Si pu inoltre attuare una diversificazione funzionale interna al conto economico, separando i costi
industriali dai costi commerciali e ottenendo cos due margini: il margine di contribuzione industriale e
il margine di contribuzione complessivo.In entrambi i casi la costruzione di un conto economico
marginalistico porta a ingenti costi per il reperimento delle informazioni, e il suo utilizzo consigliato
solo al fine di analisi interne legate al grado di copertura dei costi di struttura, al rapporto fra elasticit
dei costi operativi rispetto ai volumi di vendita, ai modelli di proiezione e ai modelli di simulazione
costi-volumi-risultato.
Le altre aree:
Il reddito operativo pu quindi essere raggiunto attraverso questi tre meccanismi. Al reddito operativo
per andranno sommati o detratti i risultati delle restanti aree, dando origine a altri margini.Il primo
margine sar quello dato dal reddito operativo al quale verr sommato il reddito dell'area
extracaratteristica, ottenendo cos il cos detto ebit normalizzato. L'ebit, ovvero l'earning before
interest and taxes il margine che esprime quanto utile l'azienda abbia prodotto escludendo il costo di
finanziamento del capitale e l'area tributaria. Si dice in questo caso normalizzato in quanto la gestione
extracaratteristica raccoglie al suo interno voci di ricavo accessorie, nate da investimenti a reddito
come quelli che si ottengono attraverso titoli e immobili civili, frutto di una attenta e ponderata attivit
di programmazione da parte del soggetto economico.Sottraendo all'ebit normalizzato il saldo dell'area
straordinaria avremmo l'ebit integrale, viene chiamato integrale in quanto integra anche gli aspetti
straordinari di reddito, ovvero accoglie al suo interno tutte le componenti economiche di periodo
caratteristiche, accessorie o straordinarie che siano.All'ebit normalizzato andranno dunque sottratti gli
oneri finanziari, i quali invece rappresentando il costo del capitale di finanziamento, permettono di
individuare il reddito prodotto dall'impresa al netto delle imposte e dell'area tributaria dunque. Questo
risultato particolarmente importante, in quanto l'area tributaria varia anche grandemente da paese a
paese.
L'analisi di sensitivit (costi volumi risultati)
L'analisi di sensitivit dell'azienda si basa sulla riclassificazione del conto economico in base a costi
fissi e costi variabili. Tale analisi ruota attorno il calcolo del break even point, del punto di equilibrio
economico, del grado di leva operativa e strutturale, l'effetto di leva operativa integrata, il grado di leva
creditizia e il grado di leva combinata.Tutti questi aspetti consentono di valutare il grado di sensibilit
dell'azienda a variazioni di determinate grandezze economiche conseguenti l'effetto di agenti esterni o
interni, valutando le condizioni di rischio che caratterizzano l'impresa considerata in relazione al modo
di svolgimento della propria attivit. Consente inoltre di valutare i volumi di vendita necessari a
conseguire l'uguaglianza fra costi e ricavi.
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Il break even point


Il break even point rappresenta il punto in cui il valore della produzione ottenibile uguaglia l'importo di
tutti i costi necessari per ottenerla. La formula di base per il break even point dato dalla sommatoria
dei costi che deve essere uguale al prodotto di esercizio. Considerando che la sommatoria dei costi
uguale ai costi fissi a cui si aggiungono i costi variabili avremmo che i costi fissi pi i costi variabili
dovranno essere uguali al prodotto di esercizio.Considerando che i costi variabili sono a loro volta
uguali alla produzione di esercizio per un coefficiente di variabilit beta, avremmo che il prodotto di
esercizio sar uguale alla somma di costi fissi e del prodotto di esercizio stesso per beta. Isolando
dunque il prodotto di esercizio si avr che lo stesso dovr essere uguale ai costi fissi di esercizio fratto
uno meno beta.
C = R; C = Cf + Cv ; R = Pe; Cv = Pe *
Pe = Cf + Cv
Pe = Cf + (Pe * )
Pe = Cf
1-
Risolvendola per i costi fissi avremmo che: Cf = Pe Cv
Sapendo che la differenza fra il prodotto di esercizio e i costi variabili pari al margine di
contribuzione, avremmo che il margine di contribuzione dovr essere uguale ai costi fissi.
Il break even point dunque raggiunto quando i costi fissi hanno importo uguale al margine di
contribuzione. Il punto di utile zero rappresenta quindi il punto in cui il valore della produzione
ottenibile uguaglia l'importo dei costi caratteristici necessari per ottenerla.
Questa uguaglianza determina l'assenza di utile operativo, in quanto la copertura di tutti i costi dell'area
caratteristica raggiunta quando il margine di contribuzione ha un importo uguale a quello dei costi
fissi della stessa area.
Il punto di equilibrio economico
Il punto di equilibrio economico il punto in corrispondenza del quale il valore della produzione
ottenibile copre tutti i costi necessari per ottenerla, lasciando il margine necessario a ottenere il
compenso del capitale di rischio. Il valore della produzione ottenibile copre dunque l'importo dei costi
sostenibili per ottenerla, lasciando un margine per il compenso del capitale.
Il punto di equilibrio economico raggiunto quando il margine di contribuzione ha un importo uguale a
quello dei costi fissi, maggiorato dell'utile. Ovviamente si parla di utile lordo, mentre a volte si riferisce
all'utile netto.
La formula di questo determinato valore sar dunque data dalla equazione: Pe = Cf+U
1
o dalla formula: U = Mc Cf, dove U l'utile.
Mettendo in relazione il break even point e il punto di equilibrio economico nel tempo nel tempo si
comprender l'evoluzione che ha caratterizzato la rigidit della gestione e la propensione
all'economicit, mentre nello spazio permetter di comprendere le differenze rispetto alla concorrenza o
alle medie di settore della gestione in considerazione, e tramite le proiezioni in breve e lungo termine
permette di comprendere le possibilit e i limiti futuri della gestione.

La scala dell'utile
Per fornire un esaustivo quadro delle possibilit e dei limiti della gestione l'analisi di bilancio deve
affiancarsi con la determinazione della scala dell'utile e della leva operativa.La scala dell'utile agisce
sui valori assoluti che si ottengono stabilendo i livelli successivi del prodotto di esercizio e di
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identificare l'utile ottenibili aumentando tali valori, valutando cos la convenienza di una politica di
sviluppo aziendale e la reazione del reddito rispetto a eventuali variazioni del giro di affari. La reazione
basata sul rapporto fra i costi e i ricavi, e dal peso del margine di contribuzione.Questa analisi si
effettua dunque calcolando diversi volumi di produzione, e gli utili da essi rispettivamente generati. Va
per sottolineato che i costi fissi non sono invariabili, quindi qualora essi subiscano uno scatto si
render necessario la necessaria modificazione del quadro dei costi, e quindi di determinazione
dell'utile.
La leva operativa
La leva operativa studia la relazione del reddito al variare del prodotto in termini percentuali, quindi
relativi. L'invarianza dei costi fissi su cui il peso relativo cala porta, per modificazioni anche lievi del
prodotto di esercizio, mostra una tendenza al rialzo dell'utile operativo in rapporto al rialzo del
margine, ovvero la cos detta leva operativa. L'aumento dell'utile operativo in conseguenza all'aumento
del prodotto di esercizio pu dunque essere diverse volte pi grande o pi piccolo rispetto a
quest'ultimo aumento.Il grado di leva operativa si pu ottenere sia come rapporto fra incremento
dell'utile e incremento del prodotto, sia come rapporto fra l'ammontare del margine di contribuzione e
l'ammontare dell'utile operativo.Nel primo caso avremmo che il grado di leva operativa sar dato dal
rapporto fra il delta di utile diviso l'utile di partenza e il delta fra il prodotto di esercizio diviso il
prodotto di esercizio precedentemente ottenuto. Il risultato sar pari al grado di leva operativa
dell'impresa.Nel secondo caso invece avremmo che il grado della leva operativa sar uguale al rapporto
fra il margine di contribuzione e l'utile operativo.Il grado cos ottenuto agisce da moltiplicatore
sull'aumento del prodotto d'esercizio, a favore dell'aumento dell'utile operativo. L'effetto dipende per
dalla struttura dei costi dell'area caratteristica, in quanto la prevalenza dei costi fissi rispetto ai costi
variabili gioca a favore della leva operativa, determinandone un aumento maggiore rispetto alla
situazione opposta.
La sensitivit reddituale maggiore quindi nelle gestioni con prevalenza di costi fissi, in quanto la
capacit di incremento reddituale a parit di condizioni, funzione del peso dei costi fissi nella
struttura dei costi di esercizio.Questo processo pu essere traslato sui costi unitari, infatti rispetto ai
diversi volumi di produzione i costi fissi avranno una incidenza unitaria decrescente all'aumentare delle
unit prodotte e viceversa in caso contrario, mentre i costi variabili avranno invece una incidenza
unitaria costante rispetto ai volumi di produzione.Analizzando assieme la scala dell'utile e la leva
operativa si ottiene il conto economico di simulazione, procedendo dunque al fatturato di pareggi,
calcolando i costi variabili utilizzando le incidenze percentuali calcolate sui valori storici, mentre i costi
fissi rimangono invariati.
Il grado di leva strutturale
Il grado di leva strutturale misura la reattivit del reddito operativo a variazioni dei costi fissi, a parit
di altre condizioni. Il rapporto fra il tasso di aumento del reddito operativo ed il tasso di riduzione dei
costi fissi prende il nome di grado di leva strutturale, ed misurato dal rapporto negativo fra costi fissi
e reddito operativo. La variazione di utile operativo sar dunque uguale al grado di leva strutturale
moltiplicato per la variazione percentuale dei costi fissi.

La leva operativa integrata


La leva operativa integrata data dalla combinazione della leva operativa e della leva strutturale, e ha
compito di analizzare l'influenza sull'utile operativo data da variazione contestuale del prodotto di
esercizio e dei costi fissi a parit di altre condizioni. La reattivit complessiva dell'utile operativo o del
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margine di contribuzione, accompagnate da contestuali variazioni dei costi fissi, misurata sommando
gli effetti conseguenti alla leva operativa e alla leva strutturale, quindi avremo che il tasso complessivo
di variazione dell'utile operativo sar dato dalla somma fra il grado di leva operativa moltiplicato per il
tasso di variazione del prodotto di esercizio e il grado di leva strutturale per il tasso di variazione dei
costi fissi.
Il decremento dei costi fissi moltiplica per il grado di leva operativa integrata l'effetto sull'utile
operativo dovuto alla variazione del prodotto di esercizio, misurato dal grado di leva operativa.
La leva creditizia
Il grado di sensibilit dell'utile lordo a variazioni dell'utile operativo misurato dal grado di leva
creditizia, che esprime quindi la capacit dell'impresa di contenere l'altezza degli oneri finanziari. Un
elevato grado di leva creditizia evidenzia un peso eccessivo degli oneri finanziari sul reddito operativo.
L'impresa riesce a sfruttare un elevato grado di leva creditizia quando l'impresa riesce a finanziare il
suo sviluppo senza incrementare il peso degli oneri finanziari, ottenendo ad esempio una riduzione del
costo dell'indebitamento consequenziale a una riduzione del tasso di interesse.Il grado di leva creditizia
si ottiene attraverso la divisione fra l'utile operativo e l'utile lordo.
La leva combinata
La leva combinata data dall'abbinamento fra la leva operativa e il grado di leva creditizia, misurando
direttamente la reattivit dell'utile lordo a variazioni del prodotto di esercizio. Il grado di leva
combinata dato dal rapporto fra margine di contribuzione e utile lordo, in quanto deriverebbe dalla
moltiplicazione fra il rapporto fra margine di contribuzione fratto utile operativo e l'utile operativo
fratto l'utile lordo.
La riclassificazione economica dello stato patrimoniale
Il criterio di riclassificazione finanziario non il solo criterio tramite il quale possibile riclassificare
lo stato patrimoniale. Esso pu essere infatti riclassificato attraverso il criterio economico, estendendo
agli impieghi e alle fonti aziendali il criterio di riclassificazione in aree del conto economico.Questo
criterio, strumentale all'analisi della redditivit, confronta gli opportuni flussi di reddito ad omogenei e
coerenti stock di capitale, ottenendo una valutazione relativa e non assoluta del risultato economico,
valutandolo in relazione al capitale impiegato. Dato che per effettuare una analisi di redditivit bisogna
rendere i valori facenti parte del capitale investito o del capitale di funzionamento coerenti fra di
loro.Considerando che la produzione del reddito netto possa essere suddivisa nella fase di produzione
del reddito e la fase di distribuzione dello stesso alle fonti di finanziamento, si potr estendere tale
principio allo stato patrimoniale riguardando per la prima parte le attivit e per la seconda fase le
passivit.Fra le attivit possiamo distinguere tre aree gestionali: le attivit operative, strumentali allo
svolgimento della gestione operativa, le attivit extraoperative strumentali allo svolgimento delle
gestioni extracaratteristica e straordinaria, e le attivit miste, potenzialmente strumentali allo
svolgimento sia della gestione operativa che di quella extraoperativa, rappresentate dalle scorte di
liquidit.
Il flusso di reddito operativo dovr dunque corrispondere al capitale impiegato di tipo operativo, il
reddito della gestione extracaratteristica dovr corrispondere al capitale impiegato di tipo
extraoperativo, mentre all'EBIT integrale deve corrispondere il capitale complessivamente applicato
dalla gestione.Estendendo alle fonti possiamo riclassificare le passivit in funzione al relativo costo, in
base alle relative modalit di remunerazione. Distingueremo quindi le fonti remunerate con utili lordi o
netti di esercizio, ovvero i mezzi propri, le fonti remunerate con gli oneri finanziari e le fonti prive di
remunerazione esplicita, ovvero i debiti di funzionamento.Le attivit operative strumentali all'esercizio
vanno individuate facendo riferimento alla specifica attivit dell'impresa e in base ai criteri seguiti per
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l'imputazione dei relativi proventi e oneri alle varie gestioni. Per una impresa di tipo industriale
potremmo ritrovare in questa categoria le ITM e le ITI, le rimanenze, i crediti di funzionamento e i ratei
e i risconti operativi. Fra le attivit extraoperative potremmo ritrovare invece le attivit strumentali
all'ottenimento dei proventi e degli oneri riclassificati tra reddito operativo e ebit integrale. Troveremo
quindi gli immobili civili, le immobilizzazioni finanziarie, le attivit finanziarie non immobilizzate, i
ratei e i risconti attivi non operativi.All'interno delle attivit miste rientrano le disponibilit presso le
banche e le liquidit esistenti in cassa. I proventi finanziari derivanti dalle disponibilit bancarie
andranno iscritti laddove essi siano stati imputati. Nel caso siano stati imputati alla gestione
extraordinaria in tale area andranno iscritti, altrimenti il relativo stock di capitale deve essere
posizionato a sottrazione dei debiti finanziari. Nel caso delle disponibilit in cassa invece si pone il
problema che tali valori non generano flussi attribuibili a una singola gestione, possono quindi o essere
suddivisi in quote fra le varie gestioni oppure il valore corrispondente, se non di importo rilevante, pu
essere portato a sottrazione delle passivit di funzionamento.La riclassificazione delle fonti invece
annoverer fra i mezzi propri tutte le forme di finanziamento cui corrispondono i mezzi propri
riclassificati secondo il criterio finanziario. Fra i debiti finanziari invece andranno a rientrare tutte le
forme di finanziamento cui corrisponde un onere finanziario esplicito riclassificato a valle dell'ebit
integrale, rientreranno quindi in questa categoria i prestiti obbligazionari, i debiti verso banche, i debiti
rappresentati da titoli di credito e i debiti verso controllate, collegate o controllanti se di natura
finanziaria.Le passivit di funzionamento sono una fonte di finanziamento a cui non corrisponde un
onere esplicito di remunerazione. Capita spesso per che tale onere sia presente, ma implicito nel
prezzo pagato, dato dalla differenza che si avrebbe fra la pronta consegna di merci e la dilazione di
pagamento, per esempio.Si potranno dunque o esplicitare tali valori ponendoli fra gli oneri finanziari a
valle dell'ebit, oppure si potr mantenere gli oneri finanziari impliciti nelle gestioni a monte dell'ebit
integrale, portando le passivit ad esse collegate a sottrazione delle attivit complessive. Fra le passivit
di funzionamento troveremo i fondi rischi e oneri, il fondo tfr, i debiti verso fornitori, verso istituti
previdenziali, i debiti diversi, gli acconti, i debiti tributari e la quota di utile destinato a
dividendo.Considerando questo modello, supponendo che le passivit di funzionamento siano riferite
alla gestione operative, avremmo che fra l'attivo dello stato patrimoniale dovremmo iscrivere gli
impieghi operativi netti, dati dalla sottrazione fra gli impieghi operativi e le passivit di funzionamento
al netto della cassa, e gli impieghi extraoperativi maggiorati della scorta liquida dei depositi bancari,
mentre fra le fonti rimarranno i mezzi propri e le fonti di finanziamento.
L'analisi della redditivit
La corretta analisi della gestione si sviluppa su diversi livelli, procedendo dal generale verso il
particolare, identificando quindi prima le linee generali e scendendo poi nel dettaglio.
L'analisi della gestione si svolge attraverso la costruzione di indici, che mettano a confronto una
determinata configurazione di reddito con il capitale che ha prodotto tale reddito stesso.
Il ROE
Il ROE un indice che misura la convenienza, da parte degli operatori economici, ad investire mezzo
monetari a titolo di capitale di rischio nella gestione aziendale.
Il ROE, ovvero il return on equity, l'indice che esprime la redditivit del capitale di rischio. Si
considerer dunque il reddito netto di esercizio rispetto al capitale di rischio investito nell'esercizio.Il
tasso di redditivit del capitale di rischio esprime il tasso di ritorno sul capitale di rischio investito nella
gestione, e viene calcolato con il rapporto fra l'utile netto fratto i mezzi propri. Il calcolo del roe
permette di verificare il grado di soddisfacimento del capitale di rischio, ovvero il potere di attrazione
da parte della gestione nei riguardi di tale capitale. Il Roe per attrarre il capitale di rischio deve essere
superiore agli investimenti alternativi e non inferiore ai rendimenti attesi degli investitori.L'importo del
capitale di rischio pu essere sottoposto a rettifica, qualora questo subisca variazioni in aumento o
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diminuzione nel corso dell'esercizio, preferendo determinare un valore medio basato o su una media
aritmetica semplice o su una media aritmetica ponderata. Questa base maggiormente razionale si
dimostra pi efficace nel commisurare il reddito di esercizio al fine di determinazione del relativo tasso
di redditivit.
Il Roe si definisce lordo qualora esso sia calcolato attraverso l'utile lordo, al netto cio degli oneri
tributari. Questo indice risulta particolarmente utile in quanto prescinde dall'influenza degli oneri
gravanti sull'esercizio, specialmente nel caso di analisi relativi a diversi bilanci successivi di una
medesima azienda isolando gli effetti perturbatori dovuti al variare di aliquote fiscali nel decorso del
tempo considerato, oppure qualora si voglia analizzare due aziende operanti su diversi regimi fiscali
(ad esempio a base internazionale).Il Roe integrale invece prende come base di calcolo l'Ebit integrale,
ovvero comprende tutti i componenti di reddito ordinari (caratteristici + extracaratteristici) e
straordinari. Un Roe integrale spesso accusato di falsare il giudizio di merito sulla gestione, in quanto
considera gli elementi eccezionali di reddito. Risulta essere un rendimento reale, che rappresenta il
rendimento totale del capitale di rischio al netto degli oneri finanziari.Il Roe Normalizzato corregge
tale critica, escludendo l'area straordinaria dal computo e prendendo come base l'ebit normalizzato.
Questo indice a differenza del Roe integrale un indice ideale, che rappresenta solo il rendimento
ordinario. Il Roe normalizzato si presta per questo meglio alle comparazioni nel tempo e nello
spazio.Nelle analisi comparative risulta utile scindere il roe nei suoi componenti. L'utile netto sar
infatti dato dal prodotto di esercizio, pari alla somma fra ricavi di vendita, lavori interni, variazione
magazzino prodotti e semilavorati, al netto di spese per materie, spese operative, spese di personale,
quote di ammortamento, oneri finanziari, tributari, diviso per il capitale di rischio. Questo diagramma
permette una visione panoramica dei vari elementi che concorrono alla sua formazione, sul tempo o
nello spazio. Se le variazioni risultano ancora pi chiare se espresse oltre che in valori assoluti in valori
relativi, permettendo lo studio delle variazioni dei rapporti dei diversi componenti.
Gli indici derivati dal Roe
L'utile di esercizio pu generalmente essere suddiviso in due parti fondamentali, ovvero la parte
destinata alle riserve e la parte destinata ai dividendi. Dal roe possono dunque derivare l'indice di
autofinanziamento e l'indice di dividendo.Il tasso di autofinanziamento esprime il rapporto fra utile
riservizzabile e capitale di rischio, mentre il secondo indice esprime il rapporto fra l'utile distribuibile e
i mezzi propri. Questi tassi sono complementari fra loro, e la loro somma sar pari al roe.Altri indici
concettualmente collegati al roe sono di tipo contabile, presentati nelle imprese quotate in borsa
principalmente.Il total shareholder return un indicatore di performance molto simile al roe, misura
per il rendimento globale dell'azionista, comprensivo dei dividendi e degli incrementi di
capitalizzazione del titolo in borsa. Considera quindi anche sui valori di mercato. Il trs sar dunque
uguale ai dividendi sommati per l'incremento di valore fratto il prezzo di acquisto.Il rapporto dividendo
prezzo costituisce un indice simile al tasso di dividendo, differisce dallo stesso in quanto nonostante il
numeratore sia il medesimo il denominatore formato dal prezzo di borsa del titolo. Tale rapporto
valuta quindi la performance finanziaria del titolo in relazione alla sua capacit di garantire un
rendimento a prescindere dall'andamento delle quotazioni. Questo indicatore di norma privilegiato da
quella categoria di operatori finanziari che operano con orizzonti temporali di investimento di mediolungo termine.L'indice dell'utile per azione o Earning per Share (EPS) misura l'utile netto spettante a
ciascuna azione in circolazione. Il denominatore in questo caso dato dal numero di azioni, e il
risultato che ne deriva non espressione di un tasso di rendimento, ma di un valore assoluto spettante a
ciascuna azione in circolazione.Il rapporto utile prezzo una ulteriore variante del roe, che trova a
denominatore i mezzi propri indicati in valore di mercato. Il price earning ratio dunque esprime il
valore di mercato di un'azienda come multiplo degli utili da essa conseguiti.
Ulteriore indice derivato il price, earning, grouth (indice prezzo, utili, tasso di crescita degli utili),
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variante del tasso di crescita introdotta per discriminare fra aziende con medesimo rapporto prezzo utile
ma caratterizzate da diverso tasso di crescita degli utili netti diversi. La sopravvalutazione deve essere
attribuita al titolo con il rapporto PEG pi elevato.
Il ROI
Il ROE indica una capacit di attrazione del capitale di rischio. Se invece si desidera analizzare la
capacit generale di attrazione dei capitali, siano essi di rischio o di credito, necessario ricorrere al
Return on Investiment, ovvero al Roi. Il roi si calcola come rapporto fra il il reddito operativo e il
capitale investito, il primo in quanto risultato economico dell'area che esprime l'investimento, e il
secondo come somma di capitale di rischio e di capitale di credito.
Il tasso di ritorno sul capitale investito caratteristico fornisce l'esatto rendimento dell'area caratteristica.
Si vanno quindi a escludere tutti quei redditi e quegli impieghi che non siano caratteristici dal computo,
nel caso dei redditi infatti non vengono considerati i risultati a valle del reddito operativo, mentre nel
caso degli impieghi si proceder a togliere l'importo delle immobilizzazioni civili, dei titoli privati o
pubblici e di tutti gli elementi patrimoniali extracaratteristici.Come per il ROE, il ROI pu essere
scomposto in un diagramma di tutti i suoi componenti. Il reddito operativo dipender dalla produzione
dell'esercizio, composta da vendite, lavori interni, variazione magazzino prodotti e semilavorati, dalle
spese di materie, le spese operative, le spese di personale, le quote di ammortamento, mentre il capitale
investito sar composto dall'attivo fisso, dall'attivo circolante al netto delle passivit di funzionamento.
Tutti questi valori possono essere sottoposti al processo di valutazione in forma esplosa, per trovare
tutte le varie componenti del ROI che hanno partecipato alla formazione dello stesso.
Il ROI, oltre che come reddito operativo fratto capitale investito, pu essere espresso anche come ROS
per Pci. Il Ros, o Return on Sales, esprime il tasso di ritorno dei realizzi corrispondenti alle vendite, ed
dato dalla divisione fra utile operativo e vendite nette, mentre il Pci, ovvero la produttivit del
capitale investito, esprime la capacit del capitale di investimento, ed dato dalla divisione vendite
nette fratto capitale investito. Moltiplicando Ros per Pci avremmo dunque il Roi, in base alla semplice
elisione delle vendite nette da ambo le espressioni.
L'osservazione dei due indici che compongono il ROI permette di analizzare con maggiore profondit
il ROI. Qualora l'impresa abbia un basso margine sulle vendite dovr cercare di aumentare il capitale
investito, mentre una impresa con bassa produttivit del capitale investito dovr rendere pi alto il
margine delle vendite, in modo di compensare e ottenere in entrambi i casi un ROI maggiore.
Differenze fra ROI e ROE
Il Roi risente della politica industriale attuata dall'azienda, mentre il roe dipende principalmente
dall'utile operativo, ma anche da valori e ricavi dei costi relativi alle aree complementari a quella
caratteristica, oltre che dei mezzi propri immessi nella gestione. La struttura finanziaria ad esempio
influir solo sul ROE, ma non sul ROI. A parit di utile operativo di ROI, il ROE pu infatti risultare
diverso in diverse aziende, in base al diverso modo di combinarsi di mezzi propri e passivit.Gestione
industriale e finanziaria sono fra loro strettamente collegate, complementari. La politica industriale
condiziona ed condizionata dalla politica finanziaria. Una determinata politica di vendita pu essere
fondata su prezzi di vendita pi bassi e su brevi dilazioni, ottenendo da un certo lato effetti negativi sui
ricavi e sull'utile operativo, ma fornendo all'impresa effetti positivi sulla liquidit e sull'area finanziaria.
Viceversa, nel caso si preferiscano dilazioni pi brevi e prezzi pi alti si potranno avere maggiori ricavi
nell'area operativa, ma effetti negativi sulla gestione finanziaria e sulla liquidit.Va inoltre considerato
che i prezzi, specialmente nei casi di dilazione, contengono un onere finanziario implicito, che
rappresenta un punto di unione dell'area finanziaria nei confronti dell'area operative.
La Leva finanziaria
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Il Roe non dipende solo dal roi, ma dipende anche dal tasso medio dei finanziamenti e dal quoziente di
indebitamento, attraverso il principio della leva finanziaria. Il Roe infatti aumenta con l'aumentare del
Roi, diminuisce con l'aumentare del tasso medio dei finanziamenti, e varia a seconda del diverso
rapporto fra il capitale di rischio e il capitale di credito. Il ROI dipende dalla capacit di governo del
management, il tasso medio una variabile indipendente esterna, come il fattore fiscale, mentre il
quoziente di indebitamento la variabile dipendente dalle scelte di politica finanziaria.Ponendo il caso
ipotetico che l'intero capitale di rischio sia l'unico finanziamento a cui attinge l'impresa, il Roe sar
uguale al Roi moltiplicato per il coefficiente di defiscalizzazione. Avremmo dunque che il Roe, nel caso
l'impresa sia finanziata con il solo capitale investito, sar pari a:
ROE = ROI * (1 ), dove sar l'aliquota degli oneri tributari.
Ponendo un secondo caso in cui il quoziente di indebitamento sia pari a uno, ovvero l'impresa sia
finanziata in parti uguali da capitale di rischio e capitale di credito. Per ottenere l'equazione del ROI
andr inserita la cos detta leva operativa, ovvero la formula si modificher in:
ROE = [ROI * (ROI Tf) * q] (1- )
ROI TF la leva finanziaria (effetto leverage), ovvero rappresenta l'aumento del ROE a parit di
tasso di finanziamento, e indica il guadagno (o la perdita) teorico che l'impresa otterrebbe
dall'indebitamento.Il Roe dunque cresce con il crescere dell'indebitamento se il ROI superiore al tasso
dei finanziamenti, mentre in caso contrario il ROE decresce con il crescere dell'indebitamento, se il
ROI inferiore al tasso dei finanziamenti, tramite l'effetto moltiplicativo del quoziente di
indebitamento. Questo effetto, detto effetto Leverage, pu essere riassunto come l'effetto trasferito dal
roi al roe in relazione all'altezza dell'indebitamento.Ragionando sull'effetto Leverage si pu decidere
riguardo la configurazione che si pu far assumere all'azienda dal punto di vista dell'assetto delle fonti.
Se il ROI sar minore del tasso dei finanziamenti converr dunque operare nel finanziare lo sviluppo
con il ricorso al capitale di rischio, mentre in caso il roi sia maggiore del tasso dei finanziamenti
conviene finanziare lo sviluppo aziendale con il concorso al capitale di credito. Bisogna per porre
attenzione in tali scelte, in quanto qualora si elevi il tasso di finanziamento e diminuisca il roi, il
Leverage potrebbe avere effetti devastanti sul patrimonio aziendale.Altro importante componente della
formula finanziaria il moltiplicatore dato dal quoziente di indebitamento. Variando il quoziente di
indebitamento il ROE varia in funzione del prodotto fra leva finanziaria defiscalizzata e variazione del
quoziente stesso.
Il Rendiconto Finanziario
Introduzione
Il rendiconto finanziario lo strumento che permette di effettuare il controllo dell'equilibrio finanziario
attraverso l'analisi dei flussi finanziari. Questo strumento destinato a un utilizzo di breve periodo, in
quanto proprio nel breve periodo si mostra il divario fra gli andamenti finanziari e gli andamenti
economici, e consente di avere una visione dinamica della gestione finanziaria, fornendo in maniera
diretta informazioni che coadiuvano una efficace interpretazione razionale e completa della gestione
aziendale.Gli andamenti economici esprimono lo svilupparsi della produzione, dell'acquisizione e
dell'utilizzazione dei fattori produttivi da un lato e l'ottenimento e la vendita del prodotto dall'alta. Gli
andamenti finanziari esprimono invece il manifestarsi dei pagamenti relativi ai fattori produttivi e gli
incassi relativi al prodotto, l'ottenimento e l'eventuale concessione dei finanziamenti.L'equilibrio
generale di gestione ottenuto quindi se all'equilibrio economico dato da costi e ricavi si affianca
l'equilibrio finanziario, riferito a uscite ed entrate.La valutazione pu essere effettuata sia a consuntivo
che a preventivo, ovvero fornendo dati riguardanti gli andamenti storici o per effettuare scelte
riguardanti la gestione futura, e si rivolge sia a soggetti interni all'impresa che a soggetti esterni
all'impresa.Lo Stato Patrimoniale fornisce una fotografia statica degli elementi patrimoniali ad una
determinata data, rappresenta dunque una misura di stock, e risulta quindi inadeguato a analizzare gli
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ingressi o gli esborsi di liquidit in quanto nulla dice sulle cause delle variazioni dei valori in esso
iscritti.Ogni operazione di gestione infatti determina movimenti, positivi o negativi, nella liquidit.Il
fondo un valore istantaneo che esprime una determinata consistenza, il flusso invece un valore
cinetico che esprime un determinato movimento, il delta fra due unit di fondo.Lo stato patrimoniale
consente quindi solo un saldo sintetico del complesso di entrate monetarie e uscite monetarie, ottenuto
confrontando i valori presenti in due esercizi. Questo valore non permette comunque di individuare le
cause degli esborsi o degli ingressi di liquidit n l'ammontare di tali movimenti. Non appaiono dunque
le fonti n gli impieghi della liquidit.
Il Rendiconto dei flussi di cassa mette in evidenza i flussi relativi ad un determinato fondo di cassa, con
riferimento ad un determinato periodo di tempo, rappresentando cos la dinamica dei flussi. Il
rendiconto di cassa viene composto a due sezioni, dove iscrivere rispettivamente le fonti di cassa e gli
impieghi di cassa, ovvero le cause di entrate e uscite avvenute nell'arco temporale in
esame.Ovviamente tali categorie devono risultare omogenee, ovvero suddivise ad esempio in base alla
gestione da cui esse sono derivate.Il rendiconto dei flussi pu essere costituito non solo per i flussi di
cassa, ma anche per aggregati di elementi patrimoniali. Si parler di aggregati semplici quando siano
formati da un solo elemento patrimoniale, composto quando questo sia formato da diversi elementi
appartenenti alla medesima sezione dello stato patrimoniale o complesso qualora riguardi pi elementi
appartenenti alle due sezioni dello stato patrimoniale.
Il rendiconto dei flussi di cassa risulta essere un rendiconto semplice, in quanto originato da un
aggregato semplice.Il rendiconto dei flussi composto quando si prende in considerazione ad esempio
il rendiconto dei flussi della liquidit totale, che rappresenta le variazioni subite dalla cassa e dai crediti
a breve termine durante il periodo amministrativo.Il rendiconto dei flussi complesso nel caso del
rendiconto dei flussi di capitale circolante netto, che esprime le variazioni subite dall'attivo circolante al
netto del passivo corrente durante il periodo amministrativo.Il rendiconto dei flussi di capitale
circolante netto il documento che permette di evidenziare le fonti delle variazioni del capitale
circolante netto e gli impieghi dello stesso. Le operazioni di gestione determinano movimenti, positivi e
negativi, di capitale circolante. Le operazioni di gestione possono determinare movimenti positivi o
negativi in ciascuna delle categorie dello stato patrimoniale (mezzi propri, attivo fisso, passivo a
medio-lungo e utile di esercizio). Ci possono dunque essere spostamenti di valore fra le categorie
stesse, alcuni di questi movimenti riguardano il CCN, mentre altri di questi movimenti rimangono ad
essi estranei.
Variazioni finanziarie e non finanziarie
Nella distribuzione finanziaria del capitale aziendale gli impieghi vengono distinti in attivo fisso e
attivo circolante, mentre le fonti vengono distinte in mezzi propri, passivit consolidate e passivit
correnti. Tale distinzione non basta ai fini dell'analisi di rendiconto nel capitale circolante netto. Si
dovr dunque a estrarre dai mezzi propri una nuova categoria, ovvero l'utile prodotto dall'esercizio, e
provvedere a sottrarre le passivit correnti all'attivo circolante, ottenendo l'attivo circolante
netto.Avremmo dunque fra gli impieghi l'attivo fisso e l'attivo circolante netto, e fra le fonti i mezzi
propri, l'utile e le passivit a medio lungo termine.
Le operazioni di gestione permettono di combinare ogni categoria patrimoniale con ciascuna delle altre
categorie patrimoniali. Tali variazioni potranno essere distinte in variazioni finanziarie e variazioni
finanziarie.Si dicono variazioni finanziarie quelle che riguardano l'attivo circolante netto con una delle
altre categorie, invece si diranno variazioni on finanziarie quelle che non riguardano l'attivo circolante
netto, ma due o pi categorie patrimoniali rimanenti.
Per poter eseguire il raffronto si rende necessario dunque effettuare l'accertamento delle variazioni che
hanno caratterizzato le diverse categorie patrimoniali, escludere le variazioni non finanziarie e
accertare le variazioni finanziarie per differenza.Esistono quattro principali tipi di variazione
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finanziaria:
- i movimenti finanziari dell'attivo fisso, che coinvolgono attivo circolante netto e attivo fisso, che
riguardano le vendite o gli acquisti di immobilizzazioni
- i movimenti finanziari del capitale di rischio (attivo circolante e mezzi propri), come ad esempio gli
aumenti di capitale,
- le variazioni che riguardano i movimenti finanziari nell'utile di esercizio ovvero l'andamento dei costi
e dei ricavi monetari (attivo circolante netto e utili),
- le variazioni che riguardano i movimenti finanziari del passivo consolidato (attivo circolante e
passivit a medio lungo), come ad esempio accensioni di prestiti, rimborsi di debiti finanziari o utilizzi
di fondi spese, rischi o tfr.
Esistono sei principali tipi di variazione non finanziaria:
- i movimenti che intercorrono fra attivo fisso e mezzi propri, come per le rivalutazioni o le
svalutazioni di immobilizzazioni o per gli apporti di immobilizzazioni.
- I movimenti fra attivo fisso e utile di esercizio, ovvero l'andamento di costi e ricavi non monetari
attivi all'attivo fisso come le quote di ammortamento o le minus/plusvalenze sulle immobilizzazioni
- le variazioni fra attivo fisso e passivit consolidate come nel caso di accensione di finanziamenti con
liberazione in natura
- le variazioni fra mezzi propri e passivit consolidate che riguardino aumenti o diminuzione di capitale
per conversione di debiti, o portare la riserva a aumentare fondi spese e rischi.
- i movimenti fra mezzi propri e utile di esercizio, come accade nella riservizzazione di utili o la
redditualizzazione di fondi di riserva
- i movimenti fra utile di esercizio e passivit consolidate, ovvero l'andamento di costi e ricavi non
monetari attinenti al passivo consolidato, accantonamenti a tfr, quote di accantonamento ad altri fondi
spese, accreditamenti di oneri finanziari.
Le variazioni reddituali
Costi e ricavi di esercizio possono avere in contropartita dei componenti dell'attivo circolante netto,
mentre altri invece hanno come contropartita una delle altre categorie patrimoniali. Il costo di acquisto
delle materie avr ad esempio come contropartita il debito verso i fornitori o cassa o banca, mentre il
costo sostenuto per la quota di ammortamento impianti avr l'impianto dell'attivo fisso.Si parla di costi
e ricavi monetari quando questi hanno come contropartita un componente dell'attivo circolante netto,
mentre si parla di costi non monetari quando si ha come contropartita una diversa classe patrimoniale.
Il foglio di lavoro
Il work sheets o foglio di lavoro uno schema che consente di eseguire una prima analisi dei flussi
finanziari. Si compone di quattro colonne a doppia sezione.
La prima colonna accoglie il confronto fra lo stato patrimoniale dell'esercizio corrente e lo stato
patrimoniale dell'esercizio precedente, e le due sezioni saranno dedicate una all'inizio dell'esercizio e
uno alla fine dell'esercizio. Fra le attivit troveremo dunque l'attivo circolante netto, l'attivo fisso, i
mezzi propri, le passivit a medio lungo termine e l'utile.
La seconda coppia di colonne accoglie le variazioni positive e negative, e le colonne saranno
considerate come dare e avere. Nel dare si accoglieranno gli aumenti di attivit, le diminuzioni di
passivit e i costi di esercizio, mentre in avere avremmo diminuzioni di attivit, aumenti di passivit e
ricavi di esercizio. In questa sezione infatti l'utile andr esploso in modo analitico, ovvero con
l'iscrizione dei suoi componenti.La terza coppia di colonne serve per escludere le variazioni finanziarie
manifestatesi nell'esercizio tramite l'esclusione delle variazioni non finanziarie.La quarta coppia infine
accoglie l'enunciazione delle variazioni finanziarie, e fornisce la base strutturale per il rendiconto
finanziario vero e proprio. Nell'ultima coppia di colonne infatti apparir evidente l'aumento dell'attivo
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circolante e da cosa esso sia dovuto.Il rendiconto potr essere creato in versione sintetica o in versione
analitica. Nel primo caso presenter la sola variazione reddituale e l'aumento dell'attivo circolante, nel
secondo caso invece si proceder a indicare anche le voci che hanno influito sulla variazione reddituale
e sulla variazione del capitale circolante netto.Il reddito di esercizio caratterizzato sia da costi e ricavi
monetari che da costi e ricavi non monetari. Le variazioni finanziarie create costi non monetari vanno
escluse attraverso l'utilizzo della terza colona. Tale operazione avviene come se si stesse effettuando
una scrittura opposta a quella che in origine aveva creato la variazione. Per facilitare il riconoscimento
di queste operazioni buona norma porre una lettera accanto ai valori della terza colonna, in modo da
identificare le varie operazioni che si frappongono fra loro. Il reddito di esercizio differisce dalla
variazione del capitale circolante netto in caso di presenza di costi e ricavi non monetari, questo perch
i costi e i ricavi non monetari non trovano contropartita nel ACN ma bens la trovano in una delle altre
categorie patrimoniali. Questo esprimibile con due formule: nel caso il reddito sia composto solo da
valori monetari avremmo che Acn = Rn dove con indichiamo la variazione, con Acn l'attivo
circolante netto e con Rn il reddito netto. Nel caso invece siano presenti costi non monetari avremmo la
relazione: Acn = Rn + Cnb Rnb dove con Cnb indichiamo i costi non a breve, ovvero i costi non
monetari, e con Rnb indichiamo i ricavi non a breve, ovvero i ricavi non monetari.Diciamo a breve e
non a breve in quanto l'unica classe che accoglie i valori a breve termine per l'appunto l'attivo
circolante netto.Le variazioni finanziarie non reddituali (o patrimoniali) sono variazioni relative ai
movimenti che caratterizzano l'attivo circolante netto e una delle altre fra attivo fisso, mezzi propri e
passivit a medio lungo termine.In generale tali movimenti possono creare due questioni fra loro
complementari, ovvero l'eventuale presenza di variazioni non finanziarie e l'eventuale compensazione
fra variazioni opposte. Nel primo caso si deve procedere all'esclusione della variazione non finanziaria,
attraverso una scrittura in segno opposto. Ad esempio ponendo una emissione di prestito
obbligazionario il disaggio andr rettificato nella colonna delle variazioni non finanziarie con una
iscrizione in avere pari alla somma del disaggio, e il prestito obbligazionario verr rettificato con una
scrittura in dare di pari importo. Questo porter il totale del prestito a diminuire del valore del disaggio,
escludendo quindi la variazione non finanziaria.
Variazioni di segno opposto e rendiconto a saldi
Esiste inoltre il caso della compensazione fra variazioni opposte. Questo caso avviene fra operazioni
fra loro discordanti, ovvero effettuate con segno opposto fra di loro, come accade nel caso di
accensione e rimborso di un prestito. In questi casi si rende necessaria la disaggregazione dei valori
compensati. Per eliminare la compensazione fra variazioni di segno opposto necessario iscrivere, in
entrambe le sezioni di una apposita colonna riporto variazioni compensative) la differenza fra il valore
risultante dal foglio di lavoro e il maggiore fra i due valori contrapposti.Ad esempio: un finanziamento
da euro 100 viene rimborsato, e ne viene acceso uno da euro 200, nonostante la differenza
compensativa fra inizio e fine esercizio sia pari a cento, non si comprende il movimento che ha
originato tale differenza. Nel foglio di lavoro si dovr dunque procedere a passare da una struttura a
totali a una struttura a saldi inserendo l'apposita colonna di riporto delle variazioni compensative. In
tale colonna andranno iscritti entrambi i movimenti, in modo da meglio comprendere il netto che si
ottenuto precedentemente.

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