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APPUNTI DI DIRITTO INTERNAZIONALE


DELLECONOMIA
(E. SCISO)
CAPITOLO 1 - DIE
Il diritto internazionale delleconomia costituito dallinsieme di regole
che disciplinano i rapporti economici internazionali, ossia quelle
relazioni che si sviluppano in almeno 2 paesi diversi, non esaurendosi
dunque in unico ordinamento giuridico: adottiamo dunque una
prospettiva macroeconomica e analizziamo le relazioni tra grandi gruppi
economici: IDE, scambi commerciali internazionale e non le semplici vendite o i
rapporti economici tra privati di Stati diversi (diritto del commercio
internazionale e non commerciale internazionale)
Alcuni settori della materia si sono sviluppati al punto tale da formare regole
specifiche in alcuni ambiti: TRIPs (aspetti commerciali della propriet
intellettuale) e le regole per le Pmi in seno allOMC.
Lautonomia (sue peculiarit rispetto al diritto internazionale pubblico) del DIE
rispetto al DI data dal diverso ruolo che giocano, nelle 2 discipline, le regole e
i principi fondamentali:
1) Il principio dellindipendenza sovrana e delluguaglianza degli Stati:
Il diritto pubblico internazionale ancora incentrato sul dogma indiscusso
dellindipendenza (formale) di enti sovrani superiorem non
recognoscentes ed uguali. Invece il diritto internazionale delleconomia
incentrato sullidea dellinterdipendenza degli Stati intesa come
scambio tra macrosistemi economici. Inoltre la disuguaglianza
sostanziale degli Stati in quanto a forza economica spesso trova
riconoscimento formale nella disciplina di interi settori del die o nel
diverso peso attribuito nel processo decisionale a SM di alcune
organizzazioni internazionali quali ad esempio FMI e BM (es. trattamento
differenziato riservato a PVS allinterno di organizzazioni economicofinanziarie, sistema delle preferenze generalizzate nel commercio
internazionale, formalizzazione della categoria dei PMA (paesi meno
avanzati) in seno allOMC, etc).
2) Il principio della sovranit territoriale degli Stati che
sostanzialmente un dogma nel diritto internazionale classico nel DIE non
ha un rilievo particolare. La frontiera come ius excludendis alius, che ha
nel DI classico funzione specifica di delimitazione dello spazio nel quale la
sovranit dello Stato esercitata in modo esclusivo, tende nel DIE ad
essere superata (non un valore nel DIE) per realizzare in senso lato una
libera circolazione della ricchezza al di l delle frontiere nazionali.
3) Il concetto di nazionalit che vale a collegare il privato (persona fisica
o giuridica) allo Stato e che si ricollega alla norma consuetudinaria del DI
classico di protezione dello straniero (relativa allingresso
dello
straniero e al trattamento dello straniero una volta entrato nel territorio)

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ha invece anche nel DIE una grande importanza (soprattutto in settori


quali quello degli investimenti privati esteri).
4) Il concetto di sanzione nel DI classico sanzione accompagna la norma
per rendere effettivo il precetto (norma primaria quella precettiva) che
prescrive una data condotta. Nel DI classico le sanzioni sono disciplinata
dallinsieme di regole consuetudinarie sulla responsabilit internazionale
degli Stati o delle organizzazioni internazionali e scelta e modalit di
esercizio della sanzione nel diritto internazionale pubblico vengono
affidate allo Stato leso (se e quale vuole). Nel DIE la sanzione non ha
quasi mai scopo punitivo ma piuttosto ricostituivo dellequilibrio degli
interessi economici degli Stati compromessi dalla violazione della regola
e generalmente la contromisura specifica viene amministrata da
organizzazioni o enti internazionali.

LE FONTI:
Le fonti del DIE si caratterizzano per:
Eterogeneit
Informalismo: es comunicato politico del G8 contenente indicazioni per
strategie che i paesi intendono perseguire (lotta povert, debito dei Pvs,
tassi di cambio) che solo successivamente si trasformano in vere e
proprie decisioni, interne o internazionali su base negoziale e poi pattizia.
Accanto a quelle classiche del DI (diritto pattizio e consuetudine, le prime
parte preponderante della disciplina) e a quelle formali ma meno usuali (atti
unilaterali) include meccanismi di produzione normativa non rientranti strictu
sensu nel DI:
Atti di diritto interno degli Stati: atti che lo Stato adotta allinterno
del suo ordinamento, nellesercizio della sua sovranit, ma che si
ripercuotono inevitabilmente a livello internazionale (come ad esempio le
misure statali riguardanti la modifica del tasso di cambio o del tasso di
interesse)
Atti indiretti di regolamentazione : come ad esempio i codici di
condotta per gli IPE.
Atti di Soft Law: come le risoluzioni, le dichiarazioni, non in senso
proprio atti produttivi di diritti/obblighi ma che indirizzano i
comportamenti dei soggetti. Un esempio possono essere le guidelines in
materia di investimenti stranieri prodotte dalla BM nel 1985 o anche
codici di condotta (regole/usi) prodotti da privati o gruppi di privati (come
ad esempio le imprese multinazionali, le organizzazioni che
rappresentano i lavoratori, i datori di lavoro, Etc..)
Regole/Usi prodotti da Privati/gruppi di Privati ( fonte
assolutamente tipica del DIE) come ad esempio le regole di condotta che
si danno talvolta le imprese multinazionali/org.ni che rappresentano i
lavoratori o i datori di lavoro.

I SOGGETTI: GLI STATI E LE OI

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I soggetti sono quelli tradizionali del DI (Stati e OI) pi quelli materiali del DIE
ossia le ONG e i privati,quali le multinazionali o le associazioni di
privati. Spesso le forze dominanti e gli interessi prevalenti DIE non fanno capo
alla componente governativa della comunit internazionale.
Le OI:
sono attori relativamente nuovi delle RI e cominciano a svilupparsi alla
fine del XIX come forma peculiare della cooperazione fra gli Stati in
settori tecnici (Unione Postale Universale, Uff. Int.le Brevetti), sono in
numero e svolgono un ruolo maggiore rispetto agli stati. Nel DIE hanno
un ruolo maggiore e pi incisivo degli Stati
Sono tendenzialmente classificabili, in base alla membership, come
a) Universali: le istituzioni di BW post WWII (FMI pilastro monetario e
BM pilastro finanziario) , collegate allOnu con cui condividono in
larga parte membership e obiettivi e la vocazione universale
raggiunta dopo il crollo del muro; lOMC, nata nel 1995, a partire dal
GATT 47 che per circa 50 anni ha governato lo scambio di merci e
ha
realizzato
terzo
pilastro
economico
dellarchitettura
internazionale postguerra.
b)
Regionali

LE ORGANIZZAZIONI ECONOMICHE REGIONALI


Le OI economiche regionali realizzano particolari forme di coordinamento e di
cooperazione fra gli SM e sono caratterizzate da un vincolo associativo pi
forte(rispetto a quelle universali) che si esprime spesso in forme di integrazione
economica. A seconda della forza del vincolo si differenziano in:
1) Modello classico della cooperazione: mettono insieme le energie
degli stati partecipanti per il conseguimento degli obiettivi comuni, ma
non richiedono un trasferimento di competenze sovrane. C
coordinazione in vista obiettivo ma non una limitazione della sovranit
economica.
2) Modello dellintegrazione: richiede SM rinunce pi o meno accentuate
della loro sovranit economica a seconda del tipo di integrazione che si
intende effettuare. Esistono 3 modelli di organizzazioni regionali di
questo tipo:
Aree di libero scambio: abolizione tariffe doganali allinterno ma
differenziate verso esterno(NAFTA che un trattato di libero scambio
commerciale firmato nel dicembre del 1992, in vigore nel 1994 che
un ulteriore sviluppo del FTA tra Canada e Usa. Istituisce unarea di
libero scambio tra Nord Centro America (Usa/Messico/Canada. Al suo
interno non ci sono ostacoli al libero commercio tramite la rimozione
di tutti i dazi doganali ma verso lesterno ogni paese mantiene la
propria differente tariffa doganale. Inoltre esso integrato con il
NAAEC e con il NAALC).
Unioni doganali: abolizione dogane allinterno e tariffa esterna
comune (CE dal 1968).
Mercato comune: 1+2(v.supra)+ abolizione ostacoli alla libera
circolazione delle merci e di tutti gli altri fattori produttivi allinterno
del mercato unico.

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Lultima forma richiede un trasferimento di competenze sovrane in materia


economica, che fa si che alcune siano disciplinate esclusivamente dallOI
quanto allinterno, quanto allesterno.
Il sistema decisionale unaltra caratteristica delle OI economiche.
Generalmente vale la regola della maggioranza (semplice,assoluta e pi
spesso ponderata) ma per le assunzioni delle delibere si tende comunque a
realizzare ove possibile lunanimit dei consensi degli SM. Nel sistema OMC
vige la regola del consensus e in seconda istanza la regola della maggioranza.
Il sistema di erogazione delle sanzioni che hanno la
funzione
riequilibratrice (si remunerativa ma non punitiva) degli interessi contrapposti
sovente graduata in modo da rispondere agli obiettivi dellOI stessa (FMI
sospensione voto o casi gravi espulsione). In altri casi non si sanziona per
riequilibrare ma si utilizzano strumenti diversi dalla sanzione come quelle di
soluzione pacifica delle controversie: negoziato,arbitrato,conciliazione o quello
del Panel (tipico dellOMC e del GATT). Inoltre nel DIE pu succedere che i
soggetti in conflitto siano i pi diversi tra loro (ICSID per IPE e Stati). In ultimo
le OI spesso istituiscono delle procedure o degli organi di controllo sul rispetto
degli obblighi degli SM o meccanismi atti a fornire uninterpretazione autentica
del Trattato istituivo (questi meccanismi sono basati sul consenso SM). Es. OMC
panel risolve controversie e interpretazione autentica pu essere richiesta da
uno stato solo alla Conferenza Ministeriale che deve pronunciarsi al riguardo
per consensus.

LE ORGANIZZAZIONI NON
ASSOCIAZIONI PRIVATE

GOVERNATIVE

LE

ALTRE

Tra i vari soggetti in senso atecnico del DIE ci sono anche le ONG, le
multinazionali e le associazioni private (es: camera di commercio
internazionale nata dopo WWI).
Le ONG sono:

associazioni costituite da privati che si definiscono come internazionali


perch riuniscono persone fisiche o giuridiche che appartengono ad
almeno 2 stati diversi, ma sono costituite secondo il diritto interno e non
sono soggetti DI
non perseguono fini di lucro
spesso sono associazioni con competenze tecniche specifiche e non
politiche e possono porre in essere negozi giuridici (atti negoziali)
lattivit sul piano internazionale si esplica nellinterazione con i soggetti
dellordinamento internazionale, nella produzione di pareri, ausilio
tecnico (pi che sul piano decisorio).
talvolta concorrono a formare regole di condotta o a definire strategie
multilaterali (Forum di Davos)

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Lart. 71 Carta UN contiene esplicito riferimento alla funzione delle ONG e


autorizza il consiglio economico e sociale ad avere rapporti anche istituzionali
per ricevere indicazioni, consigli e pareri su questioni loro competenti e facenti
parte dellagenda CES, nonch ammette la possibilit di accordi.
In ambito OMC le ONG hanno un ruolo non formalmente riconosciuto (non
hanno lo status di osservatore) ma possono essere daiuto in sede risoluzione
controversie (nei panels) in qualit di amici curiae o esperti esterni per
questioni non strettamente commerciali (ambiente).
Inoltre nel DIE le ONG a volte concorrono a formare regole di condotta/indirizzo
soluzioni/definizione di strategie di carattere multilaterale, integrando lazione
delle organizzazioni internazionali o supplendo ad esse.
Ad esempio il forum di Davos unassociazione indipendente di imprese di vari
paesi operante senza vincoli politici o dinteresse nazionale, costituito come
fondazione nel 1971, a Ginevra.
un ente not-for-profit che riunisce circa 1.000 imprese
Lobiettivo dare una risposta concreta ai problemi di un mondo sempre
pi complesso, favorire il dialogo fra i governi ed esponenti del mondo
produttivo
Ci sono degli annual meetings in cui vengono messe a punto strategie
dazione relative alle pi significative questioni di interesse comune che
poi i governi formalizzano nelle sedi competenti:
1) Negoziato commerciale
2) Lotta alla povert
3) Campagne vs AIDS
4) Sicurezza in MO
Associazioni di Privati:
LA CAMERA DI COMMERCIO INTERNAZIONALE(ICC): origini e funzioni
La International Chamber of Commerce fu fondata a Parigi nel 1919 da un
gruppo di imprese operanti a livello internazionale, con lobiettivo di
promuovere il commercio internazionale. Da allora ha sempre svolto unattivit
intensa nel campo dellapprofondimento dei temi legati al commercio
internazionale attraverso seminari e convegni o ricerche sui temi legati ai
contratti internazionali. Dispone difatti di Commissioni di Studio e Comitati
Nazionali che contribuiscono alla formulazione di strumenti normativi uniformi
tra cui segnaliamo:
gli Incoterms (2003) che definiscono gli obblighi delle parti contrattuali
dei termini di consegna (ormai utilizzati diffusamente nella pratica del
commercio internazionale)

le Norme e gli Usi Uniformi relativi ai crediti documentari o USP(1999)


che costituiscono un importante corpus di norme di diritto uniforme che
utilizzano il credito documentario.
Promozione del commercio internazionale
LICC ha predisposto unattivit di assistenza alle imprese nella risoluzione
delle controversie che concerne in dei metodi alternativi rispetto ricorso alla
giustizia ordinaria tra cui:
Larbitrato internazionale che amministrato e controllato dalla ICC
Court of Arbitration.

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Questo si svolge sulla base di un regolamento di cui la Corte si dotata


le ICC Rules of Arbitration(ultima versione 1/01/1998). La corte non ha
un vero e proprio potere decisionale nei singoli casi ma si limita ad
unattivit amministrativa di supervisione delle decisioni assunte dai
tribunali in base al regolamento.
Caratteri generali arbitrato ICC
Nelle ICC Rules la definizione di controversia adottata stata molto
ampia e difatti la funzione della Corte quella di provvedere alla
riconciliazione delle dispute di carattere internazionale in accordo con le
regole di arbitrato della ICC.
Sovente per il carattere internazionale non stato rispettato, essendo
state ammesse questioni che si toccavano il commercio internazionale
ma sorti tra 2 soggetti stessa nazionalit. Le parti coinvolte spesso sono
operatori commerciali, imprese private o pubbliche e a volta stati le
controversi di solito riguardano costruzioni o joint ventures. La sede a
Parigi e spesso sono soggetti europei ma ultimamente larbitrato si
diffuso anche in MO e Asia.
La procedura arbitrale
Lattivazione avviene sulla base di una clausola contrattuale che alla
base della controversia. La procedura dovrebbe concludersi in 6 mesi, ma
sono ammesse proroghe.
Le Rules of Arbitration stabiliscono
1) Modalit di costituzione del tribunale e
procedura
2) Termini e modalit per assunzione prove e
testimoni
3) Criteri per determinazione leggi applicabili
se n gi nel contratto
Alla fine del procedimento il tribunale propone l award alla Corte
affinch venga approvato, essa pu proporre modifiche di forma.

LE IMPRESE MULTINAZIONALI
Non esiste una definizione univocamente condivisa e nel linguaggio comune si
definisce come tale quellimpresa che opera sul territorio di stati diversi. Studi
UN: le imprese che possiedono o controllano mezzi di produzione o servizi
fuori dei paesi dove sono stabilite.
Nel diritto privato interno ad essa non viene per attribuita una personalit
giuridica distinta e unitaria ma la veste che assume quella di un gruppo di
societ legate da rapporti di propriet azionaria o da altre forme di controllo
che consentono unit di gestione. Una regolamentazione unitaria del fenomeno
difatti complicata dalla dicotomia tra unicit dellimpresa in senso
economico-aziendale e la pluralit di soggetti giuridici che la compongono.
Da una parte le multinazionali contribuiscono allo sviluppo economico di un
paese ma spesso anche a perpetuare rapporti di dipendenza economica, o
ancora vengono accusate di non reinvestire in loco gli utili , bloccando dunque
lo sviluppo autonomo locale o di sfruttamento dei differenziali dei costi di
produzione. Dal punto di vista politico stato spesso sollevato il timore di
indebite ingerenze specie in virt della difficolt dei paesi ospiti di contrapporsi
ad esse.

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Durante i 70s lattivit delle multinazionali stata fortemente osteggiata dai


PVS. Con gli anni 90 invece si sono avvicendati dei mutamenti strutturali che
hanno progressivamente determinato un processo di liberalizzazione e
integrazione su scala globale (come ad esempio la diffusione tecnologie
informatiche) che ha portato i PVS ad aprirsi agli IPE e adottare politiche di
privatizzazione settori economici interni, anzich nazionalizzare.
Nel nuovo contesto dunque sorge esigenza di disciplinare lazione delle
multinazionali per evitare che queste violino il diritto di un paese al
perseguimento dei propri obiettivi di politica economica, i DH fondamentali, i
ppi base del DI e la salvaguardia dellambiente.
Il problema della mancanza della soggettivit internazionale non consente di
vincolarle direttamente (ex attraverso un trattato) rispetto ai principi di global
governance. Contemporaneamente nemmeno un trattato concluso fra stati pu
garantire in assoluto il raggiungimento dellobiettivo poich queste spesso
riescono a sfuggire al controllo statale a causa della non uniformit delle leggi
applicabili alle componenti del gruppo. Si spiega cos perch la via prescelta
per la disciplina del fenomeno sia stata quella delle guidelines o dei codici di
condotta. Questi codici oggi grazie alla forza dellopinione pubblica stanno
avendo un certo successo.
Progetto di codice di condotta per le imprese transnazionali (UN)
+ Sullivan Principles adottati da una serie di imprese operanti in Sud
Africa durante apartheid: rappresentano il primo tentativo di codificare
standards di condotta. Il progetto si divide in 4 parti:
1) Disciplina delle attivit delle imprese
2) Trattamento delle stesse
3) Cooperazione intergovernativa
4) Mezzi di attuazione
Il progetto recep istanze PVS e nella sua ultima versione (1990 ma non
ancora approvata dalla ASS. Gen.) afferma obbligo di tener conto degli
obiettivi e delle priorit di sviluppo dei paesi ospiti e di contribuire al loro
perseguimento, di astenersi dallinterferire negli affari politici e nelle RI
ospite.
Agli stati ospiti viene invece riconosciuto il diritto a
regolamentarne ingresso e permanenza nel territorio e lobbligo di
garantire un trattamento equo e il dovere di corrispondere un indennizzo
in caso di esproprio.
Esistono codici di condotta anche in ambito privato: Amnesty
Internationals human rights principles for companies o i Workers rights
consortiums model code of conduct.

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CAPITOLO 2 - I VERTICI ECONOMICI


I Vertici o Conferenze al vertice sono degli incontri informali tra i rappresentanti
di 2 o pi stati che si distinguono da altre forme di cooperazione internazionale
per le seguenti caratteristiche:
1) Massimo livello di rappresentanza dei partecipanti
2) La condivisione tra i partecipanti di ppi, interessi e finalit
3) Lutilizzo del metodo della concertazione (attivit collettiva
diretta ad armonizzare diverse posizioni)
Le riunioni sono informali e flessibili nel metodo operativo (non vi il vincolo di
procedure fisse) ed i Vertici possono essere istituiti nel quadro di una OI (es.
Consiglio Europeo) oppure da un club di stati (vertici militari, ideologici,
economici a seconda materie oggetto colloqui). Si definiscono invece
Conferenze istituzionalizzate (G-7/8) quei vertici che si contraddistinguono per
la regolarit degli incontri ed il rispetto di specifiche procedure, precisate per
prassi. Non sono dotati di una personalit giuridica distinta dagli stati che la
compongono e dunque gli atti emanati sono una manifestazione collettiva della
volont dei singoli stati partners e sono imputabili a ciascuno di essi.
LA PARTNERSHIP DEL GRUPPO G-7/G-8
Il vertice G-7 trae origine dal momento di crisi delleconomia internazionale
degli anni 70 quando nessuno stato ne OI sembrava in grado di offrire risposte
adeguate al crollo BW. Lorigine viene fatta risalire allaprile del 1973 quando i
ministri finanziari di US,UK, FRA,GERM si riunirono per affrontare la questione
della riforma del sistema monetario internazionale (library group perch fatto
nella biblioteca della Casa Bianca). Il primo summit ufficiale venne tenuto a
Rambouillet nel 1975, dove si aggiunsero JAP E ITA e dal quale part la cadenza
annuale delle riunioni. Con il vertice Portorico si arriva a 7 con il Canada e nel
vertice di Londra del 77 la CE viene rappresentata in seno al G7 dal pres.
Commissione; la CE inizialmente partecipava solo per le sue competenze
esclusive ma ora si allargata la sua presenza anche per le concorrenti con
rispetto dei principi di proporzionalit e sussidiariet. La partecipazione fu
importante per la visibilit internazionale e la legittimazione delle iniziative
promosse dal soggetto CE, che hanno eliminato eventuali fratture fra gli SM.
Tuttavia per rispondere allesigenza di coordinamento tra gli SM si inaugurata
la prassi che prevede di far precedere al summit una riunione del Consiglio
Europeo per elaborare posizione comune sui punti dellordine del giorno del
summit e il compito del Presidente della Commissione di riferire al Con dei Min
sullandamento dei lavori e risultati G7.
Nel 1991 lavvio del cfr con la federazione Russa ha portato alla nascita del G8.
La Russia ha acquisito la membership nel 2002 con il vertice di Kananaskis,
dopo vari incontri, durante i quali spesso partecipava a carattere politico (non
full member). Tuttavia il G7 permane per le questioni di materia finanziaria
poich considerata linstabilit economica e democratica la Russia viene
esclusa

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.
STRUTTURA ORGANIZZATIVA E PROCESSO DECISONALE G7/G8
La struttura:Il G8 un club di stati la cui struttura rispecchia la volont dei
partners di assumere un ruolo guida della c.d governance modiale. Nei
documenti ufficiali si riafferma la condivisione di indirizzi economici generali,
di alcuni valori politici (risp DH, democrazia e stato diritto). La struttura del
vertice mutata fortemente in virt dellallargamento delle tematiche ed in
particolare si creata una rete di sottogruppi collegati al summit e
dal 1982 si sono affiancati al vertice dei capi di stato e di governo i
vertici ministeriali per materia(finanza, ambiente,giustizia). Questi
vertici hanno assunto sia valore preparatorio sia conciliativo per questioni
contingenti di forte interesse e addirittura si sono talvolta organizzati gruppi
di lavoro per problemi complessi, es. task forces per il riciclaggio del denaro
da traffico stupefacenti.
Il processo decisionale: dalla prassi risulta che il vertice consta di alcune fasi:
Convocazione: al termine ogni riunione si dispone la convocazione di
quella successiva, con tanto di stato ospite che ha sensibile potere di
individuazione sui temi del futuro vertice.
Lavori preparatori: vengono condotti dai rappresentanti personali o
sherpa che agiscono con lausilio di 2 vice sherpa (rispettivamente per
affari finanziari e politica estera) e del rispettivo staff. Gli sherpa
individuano gli argomenti, svolgono il lavoro negoziale che sfocia nella
preparazione della bozza dellatto finale discusso nel vertice.
Esecuzione dei deliberati: i G7/8 si concludono con ladozione di atti
finali (Dichiarazioni finali o Communiqu) i quali possono essere
inquadrati nel novero delle dichiarazioni di principi simili a quelle
adottate al termine delle conferenze diplomatiche. Sono redatte in forma
di best endeavors o best efforts, non impongono obblighi in capo agli
stati se non quello di ispirarne la condotta al ppio generale della buona
fede:
1) i communiqu hanno funzione informativa, rendono note posizioni
che stati assumeranno nei contesti internazionali interessati.
2) Le dichiarazioni finali esprimendo lopinio iuris contribuiscono alla
definizione di un nuovo sistema di valori condiviso e allo sviluppo
del DI in generale.
Verifica dei risultati (follow up):monitoraggio sullo stato di attuazione
delle precedenti Dichiarazioni finali
RAPPORTI CON GLI ALTRI GRUPPI DI STATI E CON LE OI
Nel corso degli anni si sono costituite nuove forme di cooperazione:
G15: si costitu nel 1989 in antitesi rispetto al G8 ed formato in
maggioranza dai paesi appartenenti al movimenti dei non allineati e
persegue finalit di rappresentare istanze dei paesi meno sviluppati.
Il G8 ha costituito un forum allargato a 20 ministri della finanza e ai
governatori delle BC per la decisione di adottare una politica pi aperta
alle esigenze del sud del mondo (il c.d. G20). Lazione del G20 cmq ora
concertativa e tenta di superare la logica della contrapposizione per
promuovere uno sviluppo economico mondiale equilibrato. I suoi

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statements
hanno un valore raccomandatorio come quello dei
communiqu.
La funzione del G8 come centro di mediazione fra diverse istanze
complementare allazione delle OI: basti pensare alla collaborazione FMIG8 per la stabilizzazione dei cambi e ristrutturazione del debito dei PVS e
ai numerosi studi pubblicati in materia che spesso hanno anche
codificato principi elaborati dalle OI, promuovendo lo sviluppo di nuove
norme di DI.

CAPITOLO 3 - LORDINE ECONOMICO INTERNAZIONALE


LISTITUZIONALIZZAZIONE DELLORDINE ECONOMICO INTERNAZIONALE
NEL II DOPOGUERRA
Le relazioni economiche tra gli stati hanno sempre oscillato tra il liberalismo e il
protezionismo a seconda dei principi vigenti nelle diverse epoche storiche. Nel
periodo tra il 1850 e il 1914 si registra una sostanziale astensione
dallintervento per regolamentare il commercio internazionale (WT) (libero
spazio alle regole endogene del mercato) , lasciando spazio al liberismo. Gli
anni successivi specie tra le due guerre registrarono un forte intervento dei
governi nelleconomia sia allinterno che allesterno (ricorda i clearings per
scambi) e un sostanziale protezionismo.
Dal post WWII fino ad oggi le relazioni economiche si ispirano ai principi
neoliberisti, ma un liberismo garantito nel senso in cui il suo
funzionamento garantito da una serie di OI ed enti che disciplinano lattivit
degli stati e degli operatori economici attraverso meccanismi istituzionalizzati
di produzione di regole di condotta. Viene cosi creato il un ORDINE
ECONOMICO INTERNAZIONALE ossia una FASE STRUTTURALE DEI RAPPORTI
DI SCAMBIO.
Con la Conferenza di San Francisco del 1945 nasce lOnu ossia
unorganizzazione politica a vocazione universale la cui struttura venne
tracciata durante gli anni della guerra dagli incontri bilaterali tra Churchill
(primo ministro inglese) e Roosevelt (presidente U.S.A).
Dopo la WWI le potenze economicamente pi forti si adoperarono per la
costituzione
di
un
nuovo
sistema
di
rapporti
(sfera
politica
+economica+finanziaria+commerciale) che potesse assicurare un equilibrio
internazionale e ridurre il rischio di nuovi conflitti. La spina dorsale di questa
architettura erano le UN, org politica a vocazione universale, ma si decise
invece che la sfera economica e finanziaria fosse regolata da istituzioni che
nacquero con la Conferenza di Bretton Woods del 1944. In questa conferenza

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in cui parteciparono 43 Stati furono firmati due accordi distinti da cui nacquero
due OI a vocazione tendenzialmente universale:
FMI: compito di indirizzare e controllare la condotta degli Stati Membri
relativamente all regime dei cambi (per limitare leccessiva volatilit dei
tassi di cambio pericolosa per il WT) e di favorire in commercio
internazionale.
WB: con lobbiettivo primario di mettere dei fondi a disposizione dei
paesi pi colpiti da WWII, per aiutarne ricostruzione. In realt questa
funzione fu svolta in Eu dagli US sul piano bilaterale (con il piano
Marshall) e quella che doveva essere unattivit secondaria, ossia aiutare
lo sviluppo economico degli SM per partecipare al WT, divenne lattivit
principale.
Nel 44 era stata gi prevista una OI per il WT che ponesse le regole per uno
sviluppo in senso liberista del commercio, abolendo progressivamente le
barriere doganali,i dazi e gli ostacoli tariffari alla libera circolazione delle merci.
Il progetto fu fortemente voluto dagli US che avevano presentato una proposta
alle UN e ci fu discusso nella Conferenza dellHavana (1947) dove presero
parte 53 stati e membri UN e si sottoscrisse la Carta Istitutiva dellITO antenata
dellOMC, la quale per non vide mai la luce per la decisione dellesecutivo Usa
di no sottoporre al Congresso la ratifica dello statuto. Gli Usa per premono
affinch una parte dello Statuto ITO che prevedeva una PROGRESSIVA
LIBERALIZZAZIONE DEGLI SCAMBI DI MERCI fosse estrapolata dal contesto
generale e sottoposta ad approvazione degli Stati firmatari. Questo gruppo di
norme costituisce il GATT (General Agreement on Tariffs and Trade 1947 a
questa data aderito da 22 stati) che costitui la regolazione internazionale del
commercio fino al 1994 quando il GATT fu sostituito dallOMC (WTO)
LE RIVENDICAZIONI DEI PVS
Lordine cos tracciato (ispirato come detto al neoliberismo) rimase per
universale solo sulla carta fino alla dissoluzione dellURSS. Prima di tale evento
difatti una parte del mondo seguiva lo schema liberista delleconomia di
mercato (riconoscendosi nella leadership USA) e unaltra quello delleconomia
socialista (tradizionalmente alleati ai PVS- categoria questa affermatasi negli
anni 60 in seguito al processo di decolonizzazione avviato dalla Dichiarazione
sulla concessione dellindipendenza ai Paesi e popoli coloniali-Ass. Gen Onu
risoluzione n. 1514 del 1960) e solo successivamente si realizz una comunit
internazionale sostanzialmente omogenea. Nei primi anni di indipendenza i PVS
in molti casi erano afflitti da guerre intestine spesso finanziate dagli Stati
stranieri (intervento anche armato a favore dei movimenti di liberazione
nazionale era uno dei principi della concezione sovietica ma non solo del diritto
internazionale). Lintervento nelle lotte intestine rappresentava un meccanismo
per gli Stati stranieri per attrarre nella propria sfera di influenza gli Stati di
nuova indipendenza dato che appoggiare un movimento interno significava
anche creare, a conflitto risolto, un rapporto privilegiato nel settore economico
con il futuro governo del paese. Tutto ci implicava il fatto che, conseguita
lindipendenza, questi Paesi continuassero cmq a contare sullappoggio esterno
di altri stati, soprattutto e generalmente dalla madrepatria, per la ricostruzione
del proprio tessuto economico, politico ed istituzionale (non avendo mezzi

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economico-tecnici per sfruttare eventuali risorse di cui erano ricchi e avviare un


ciclo virtuoso di sviluppo) creando spesso una situazione di subordinazione nei
confronti dellex madrepatria passando cosi da un colonialismo politico ad uno
economico.
Comunque i paesi di nuova indipendenza prendono rapidamente coscienza
della diversit delle loro esigenze rispetto a quelle dei paesi industrializzati e la
necessit di rivedere i principi e le regole del diritto consuetudinario esistente
(che caratterizzava lordine economico internazionale) per tutelare loro
peculiari interessi ed esigenze.
Da ci scaturisce una contrapposizione/frattura tra i Paesi industrializzati e i
PVS che domina la scena economica fino a met degli anni 80.
LAZIONE DEI PVS NELLASS. GEN. DELLE UN: le risoluzioni concernenti
listituzione di un Nuovo Ordine Ecnomico Internazionale
Ovviamente lo sforzo dei PVS si canalizz nel foro dellAss. Gen. Per 2 motivi:
Qui costituivano la maggioranza (PVS e paesi socialisti) e la loro posizione
valeva come le altre (1 stato 1 voto) avendo cosi la possibilit di far
passare le loro proposte pi facilmente.
Nel complesso disegno istituzionale tracciato alla fine della WWII le varie
istituzioni multilaterali economiche e finanziarie operavano in sincronia
con UN (lidea era quella di elaborare principi e linee guida in seno allUN
e lasciare la realizzazione della fase operativa alle istituzioni tecniche fmi
e wb etc)
Lidea di fondo era che lo sviluppo economico fosse un presupposto necessario
per il raggiungimento dellobiettivo primario UN, il mantenimento della pace e
della sicurezza, come poi affermato nel preambolo e nellart 1 della Carta,
e pi compiutamente negli art 55-56 concernenti il capitolo IX della Carta
Onu sulla cooperazione economica e sociale.
Tuttavia gli obblighi degli SM espressi nel capitolo IX sono fluidi, di risultato
generico e non specifico:

Art.55: al fine di creare condizioni di stabilit e benessere che sono


necessarie per avere rapporti pacifici ed amichevoli fra le nazioni, basati
sul rispetto del principio di uguaglianza dei diritti o dellautodecisione dei
popoli, le Nazioni Unite promuoveranno:
a) Un pi elevato tenore di vita, il pieno impiego della manodopera, e
condizioni di progresso e di sviluppo economico e sociale
b) La soluzione dei problemi internazionali economici, sociali, sanitari e
simili e la collaborazione internazionale culturale ed educativa
c) Il rispetto e losservanza universale dei diritti delluomo e delle libert
fondamentali per tutti, senza distinzioni di razza, sesso, lingua e
religione.

Art 56: i Membri si impegneranno ad agire, collettivamente o


singolarmente, in operazione con lOrganizzazione per il raggiungimento
dei fini indicati dallart.55.

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Gli obblighi di risultato peraltro assai generici si sarebbero dovuti esplicitare in


seno OI a carattere tecnico (FMI; BM; ITO) e altri istituti specializzati (FAO, OMS)
I PVS hanno quindi promosso ladozione da parte Ass. Gen. di alcune solenni
dichiarazioni di principi in materia:
Ris. 3201, del 1974 (adottata per consensus) relativa allistituzione di
un nuovo ordine economico mondiale (NOEI), proposta formale di
revisione delle regole di condotta degli Stati nei loro rapporti economici,
per realizzare ordine economico fondato su equit, uguaglianza,
interdipendenza e cooperazione fra gli stati.
+
Ris 3202 del 1974 Programma dazione concernente linstaurazione di
un nuovo ordine economico internazionale.
Ris. 3281 Carta dei diritti e doveri economici degli stati del 1974
( 120 si, 6 noindustrializzati e 10 astenuti tra cui Ita) che faceva
riferimento allo sfruttamento delle risorse economiche del pianeta.
Il sostanziale superamento della contrapposizione si verifica dalla seconda
met degli anni 80, fondamentalmente per tre ragioni:
1) Dissoluzione
URSS;
i
paesi
ex
socialisti
si
inseriscono
progressivamente nel contesto capitalistico di produzione (si realizza
dunque una comunit internazionale sostanzialmente omogenea che
si riconosce nei principi neoliberisti)
2) Il gruppo dei PVS comincia a diversificarsi al suo interno; alcune
economie decollano e viene cosi a costituirsi un nuovo
raggruppamento
di
Paesi
tendenzialmente
omogeneo
con
interessi/strategie diverse da quelle dei PVS questi sono i Paesi di
nuova industrializzazione (PNI) Singapore, Taiwan, Le due Coree, Hong Kong,
Cina, Messico, Cile, Brasile
3) Un adeguamento progressivo dei Pvs alle posizioni tradizionali dei paesi
industrializzati (i PVS prendono atto che le loro richieste non avevano avuto
seguito auspicato e che proposte di modifica di norme/istituti relativi ai
rapporti economici internazionali non erano state in grado di aggregare
consenso nella comunit internazionale, anzi, le posizioni a volte drastiche
dei PVS avevano finito per nuocere agli interessi dei PVS stessiriprendono
vigore le regole classiche del diritto internazionale.

LO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE NATURALI NEL NOEI: il principio


della sovranit permanente degli Stati
Il NOEI si preoccupa di definire le modalit di accesso e di utilizzo delle risorse
economiche del pianeta in applicazione dei principi di equit, uguaglianza,
interdipendenza e cooperazione tra gli Stati distinguendo tra giurisdizione
esclusiva degli Stati (che ricadono sotto la sovranit degli Stati) e spazi
comuni (fondali marini internazionali. Ossia al di l limite esterno delle
piattaforme continentali o per le risorse non riproducibili come quelle
minerarie).
Per la giurisdizione esclusiva si affermava, con una serie di risoluzioni
dellAssemblea generale UN e ECOSOC gi a partire dal 1962 (risoluzione
ass.gen n. 1803 del 1962 e risolu. Ass.gen, n.3171 del 1973), il diritto

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individuale dello stato alla sovranit permanente sulle proprie


ricchezze, comportando che lo stato persegua in piena libert la
ricerca, la valorizzazione e lutilizzazione di tali risorse situate entro i
suoi confini nazionali/ nel fondo o nel sottosuolo marino entro i limiti
della giurisdizione nazionale, e limportanza di capitali stranieri
necessari a tali fini sia soggetta alle leggi nazionali oltre che al diritto
internazionale.
Questo principio della sovranit permanente gioca un ruolo decisivo
soprattutto nella disciplina degli investimenti esteri e relativamente alla
questione del risarcimento dovuto allo straniero a fronte di misure di
nazionalizzazione, espropriazione e confisca. In conformit con la regola
consuetudinaria vigente, in conseguenza di misure di confisca, requisizione e
nazionalizzazione, lo Stato territoriale avrebbe dovuto corrispondere
allinvestitore privato straniero un risarcimento che, secondo la formula coniata
dal Segretario di Stato Cordell Hull, avrebbe dovuto essere pronto, adeguato
ed effettivo
I PVS non mettevano in dubbio che la misura restrittiva della propriet privata
dello straniero dovesse fondarsi su motivi di pubblica utilit o interesse
nazionale ne che in questi casi allo straniero spettasse un indennizzo adeguato
ma ritenevano che ladeguatezza dellindennizzo venisse valutata alla luce di e
commisurata non solo al valore di mercato del bene confiscato ma anche al
fatto che la compagnia straniera si fosse, negli anni dellinvestimento arricchita
alle spese dello Stato territoriale e alle esigenze specifiche dello stato
territoriale soprattutto quando la misura restrittiva la nazionalizzazione.
La nazionalizzazione difatti si caratterizza ( differenziandosi dalla confisca e
dallespropiazione) per il suo carattere generale trattandosi non di singole
propriet ma di interi settori delleconomia (ampiezza e generalit) si tratta
quindi di una misura che indubbiamente determinata da impellenti ragioni di
natura sociale ed economica del paese che la attua. Se in applicazione della
regola consuetudinaria, tale misura dovesse essere accompagnata da un
rimborso immediato e proporzionato al valore di mercato dei beni espropriati,
la nazionalizzazione perderebbe qualsiasi utilit per il paese.
I PVS rifiutavano anche il principio secondo il quale le controversie dovevano
risolversi con meccanismo arbitrale (la prassi generale internazionale
prevedeva cosi) e sostenevano la necessit di regolare la questione tra
investitore straniero e stato ospitante solo con ricorso ai giudici nazionali,
generando a volte disaffezione del capitale straniero.
Un superamento della situazione descritta si verific dalla seconda met degli
anni 80 e ci comport la ripresa delle regole classiche del diritto
consuetudinario ed in materia di risarcimento il ritorno alla formula classica di
Cordell Hull del risarcimento pronto, adeguato ed effettivo. Rest fuori per la
questione del computo dellindennizzo dovuto in caso di nazionalizzazione.

Per quanto riguarda le risorse e gli spazi comuni collocati al di fuori delle
giurisdizioni esclusive nazionali sino ad allora il principio vigente era quello
della libert di accesso e di sfruttamento delle risorse comuni secondo il
criterio del first came, first served che escludeva di fatto i PVS, soprattutto
per quanto riguarda le risorse comuni esauribili, poich non avevano i mezzi
finanziari e tecnici necessari per accedervi.

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Fu cos che il NOEI propugn il nuovo principio (sempre ris Ass. Gen.) del
Patrimonio Comune dellUmanit per le risorse non riproducibili
(diventato poi principio consuetudinario DI).
La definizione di risorsa comune cosi definita cambia la prospettiva dato che
non pi una res nullius che ogni Stato pu liberamente usare con unico limite
quello del rispetto delle libert altrui ma diventa una propriet dellintera
umanit, che appartiene anche alle generazioni future e che richiede per lo
sfruttamento un meccanismo internazionale elaborato allinterno di una OI a
vocazione universale che assicuri uno sfruttamento pacifico nellinteresse di
tutti( e non pi uno sfruttamento individuale da parte di singoli Stati).
La prima compiuta espressione normativa di tale principio fu fatta nella
Conferenza di Montego Bay del 1982 sul diritto del mare. La parte XI
(cui secondo trattato stesso non possibile opporre riserve), che definisce lo
status dei fondi marini internazionali e il meccanismo di sfruttamento sulla
base di tale principio prevede la costituzione di unautorit internazionale
dei fondi marini di cui organo principale doveva essere l Impresa, che ha ai
sensi della Convenzione il diritto di sfruttamento esclusivo dellaarea,
devolvendo parte dei proventi allo Stato che li ha individuati e altra parte ad un
fondo costituito per i PVS.
Tale impostazione non fu condivisa dai paesi industrializzati (troppo
macchinosa e costosa) che avviarono (sotto limpulso USA che affermano che
anche singoli stati possano sfruttare fondali sotto controllo dellAutorit
internazionale dei fondi marini) prima dellentrata in vigore (1984), lo
sfruttamento unilaterale sulla base di provvedimenti normativi nazionali che
non disconoscevano appartenenza dei fondi internazionali e delle loro risorse a
patrimonio comune dellumanit e prevedevano che una quota dei proventi
fosse comunque destinata al fondo per i PVS.
Si cre cos una spaccatura che rischiava di compromettere laccordo e per
questo venne sondata la possibilit di modificare la parte XI (non potendo
apporvi riserve) con la conclusione di un c.d. Accordo applicativo, o Intesa,
che fu adottato nel 1994 dallAss. Gen. Di fatto modificativo della Parte IX che
prevede che in caso di incompatibilit (stati parti a questultimo applicano
questo invece dellIX Parte della Convenzione) lo stato pioniere che ha
individuato il sito, venga autorizzato, previa registrazione del sito presso
lImpresa, a procedere allo sfruttamento del 50% e a lasciare il restante
allImpresa i cui relativi proventi vanno al fondo. Quindi non c pi uno
sfruttamento esclusivo da parte dellimpresa.
La convenzione entr dunque in vigore grazie allIntesa e dichiarava la
prevalenza di questa in caos incompatibilit. Nel 1994 stata anche costituita
lAutorit internazionale dei fondi marini e le leggi nazionali adottate nelle more
dellentrata in vigore della Convenzione sono state abrogate (in Italia dalla
legge n. 689 del 1994)
Una ulteriore applicazione del principio del patrimonio comune dellumanit si
trova nel Trattato sulle attivit degli Stati sulla luna e sui corpi celesti
(UN 1979). Esso stabilisce due diversi regimi:
1) Un regime di libert per l accesso alla luna e corpi celesti
2) Un regime ispirato al principio del patrimonio comune dellumanit per lo
sfruttamento delle risorse che potr essere effettuato solo in ambito di OI
a vocazione universale.

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Il principio del patrimonio comune dellumanit fa ormai parte del diritto


internazionale consuetudinario ma tendenzialmente applicabile solo alle
risorse comuni non riproducibili.
Per le risorse riproducibili permane il regime first came, first served. Ad
esempio per luso del mare e delle sue risorse, come quelle biologiche, la
convezione ha previsto un regime di libert controllata: tutti gli Stati hanno
lo stesso diritto di sfruttare la risorsa comune del rispetto della libert altrui e
del mantenimento della riproducibilit della risorsa. Spesso cmq si giunti alla
conclusione di accordi riguardo porzioni specifiche dellalto mare, con la
previsione di commissioni che stabiliscono la quota ittica annuale, poich la
stessa convenzione a prevedere accordi regionali.
Per quanto riguarda la partecipazione dei PVS al commercio
internazionale e al sistema finanziario internazionale la NOEI
propugnava la realizzazione di una cooperazione internazionale da
perseguire preferibilmente nel quadro delle UN, basata sul principio
della non reciprocit e sistema di preferenze generalizzate (SPF).
La parte quarta dellITO (sulle merci)- trasfusa in accordo tra 24 StatiGATT
mai entrato in vigore (1947-1994 102 Stati) ma sempre accordo di applicazione
provvisoria proprio perch mai entrato in vigore.
Laccordo GATT ispirato a principi del liberismo economico tradotti in principio
di reciprocit e non discriminazione presenta due aspetti:
VERSIONE ESTERNA; ogni Stato parte del Gatt 47 si impegna a trattare
nello stesso modo prodotti provenienti da tutti i paesi parte dellaccordo.
Clausola della nazione pi favorita: parti dellaccordo si impegnano a
riconoscersi reciprocamente trattamento pi vantaggioso che in qualsiasi
materia possano riservare a stato terzo. Se ad esempio due stati a e b
fissano un regime tariffario tra di loro e successivamente uno dei due a
fissa con un terzo c un regime pi favorevole, in virt del primo accordo
deve estendere questo regime pi favorevole anche allaltro stato del
primo accordo b.
VERSIONE INTERNA; Principio del trattamento nazionale
ciascuna parte riserva nel mercato interno al prodotto estero lo stesso
trattamento che viene riservato al prodotto nazionale (una volta entrato
nel mercato interno, non implica eliminazione di tariffe)
I PVS hanno tutto linteresse ad entrare nel GATT ma nessun interesse ad
applicare il principio reciprocit. Portano le loro rivendicazioni in seno allUN.
Era necessario secondo i PVS far valere nelle relazioni commerciali il
Principio di non reciprocit che permetteva ai PVS di non accordare a
paesi industrializzati le riduzioni tariffarie di cui invece i PVS beneficiavano
per le loro esportazioni e una certa discriminazione attraverso il
sistema delle preferenze generalizzate ovvero cessare di trattare
ciascuna parte contraente alla pari delle altre, discriminando invece le parti
contraenti tra paesi ricchi/poveri nei confronti di questi ultimi (anche in
deroga del principio del trattamento nazionale).
La prima adozione di SPG in favore dei PVS attraverso la clausola della nazione
pi favorita
condizionata (o di non reciprocit) si deve alla risoluzione numero 2
dellUNCTAD nel 1968. Nel 1968 il GATT fu modificato con laggiunta di 3
articoli (commercio e sviluppo) che sanciscono il principio di non

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reciprocit tra paesi con un diverso livello di sviluppo ma che costituiscono


norme non self executing per paesi industrializzati (solo carattere
programmatico).
LSPG stato anche in seguito adottato dagli Stati parte del GATT nel 1971
consentendo lapplicazione di trattamenti differenziati pi favorevoli ai PVS
in materia di misure non tariffarie e relativamente ad accordi preferenziali
tra PVS.

CAPITOLO 4 - LA QUESTIONE DEL DEBITO NEI PAESI IN VIA DI


SVILUPPO
Il problema del debito estero dei PVS nei confronti di creditori statali e
istituzioni finanziarie private si accentuato nei 70s, ed esploso nei 80s con
la crisi messicana del 1982A causa di una saturazione del mercato petrolio a
livello mondiale, il Messico fu costretto ad abbassare il prezzo del petrolio e a
causa della decurtazione delle entrate del paese che fu molto maggiore di
quella prevista fu costretto a dichiarare l impossibilit di rimborso delle quote
di capitale debito estero. Tutto ci comport il rischio concreto di una crisi
liquidit internazionale. Nel novembre del 1982 il FMI dichiara che non avrebbe
sottoposto al Consiglio di amministrazione nessun tipo di programma si aiuto
se prima le banche non si fossero dichiarate disponibili ad aprire nuove linee di
credito. A questa crisi susseguirono quella Brasiliana ed Argentina.
Il debito (complessivo) ammonta allincirca a 3000 miliardi di $ e coinvolge
allincirca 100 stati. Inizialmente si cercarono soluzioni temporanee e bilaterali
senza per intervenire sulle cause del problema. Dal vertice di Rambouillet si
adott una prospettiva diversa con lobbiettivo di coinvolgere le istituzioni
finanziarie internazionali e le sedi pi importanti della cooperazione int,le
(es.vertici economici come il World social forum Nairobi 2007).
Negli anni 80 gli USA promossero due piani guida cercando di coagulare
attorno ad essi le iniziative concertate di istituzioni finanziarie/creditori privati:
1) piano Baker (1985), rivolto ai 15 paesi pi indebitati e non ai pi poveri,
prevedeva 3 possibilit:
cancellazione 35% crediti
riduzione degli interessi dal 10% al 6,26%
erogazione nuovi prestiti
2) Piano Brady (1989)
I due piani ebbero un successo parziale e il maggior effetto fu una riduzione
sufficiente per risollevare la situazione economica di quei paesi e di consetirgli
una partecipazione attiva ai negoziati sul tema.
IL PROBLEMA DEL DEBITO ESTERO NEI VERTICI ECONOMICI
Dal 1987 il problema ha costituito problema ricorrente delle Dichiarazioni finali
del G7 (prima tematiche macroeconomiche, stabilit tassi e AIDS) e con Lione

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(1996) e Denver(1997) cominci la discussione approfondita e linserimento


nellagenda dei lavori in maniera regolare. Con il vertice di Colonia fu varato il
c.d Programma Enhanced HIPC Iniziative:
Diretto a ridurre lesposizione debitoria dei paesi pi poveri e PMA e che
ha trovato attuazione con azioni IMF, WB e Club di Parigi.
Nasce lespressione cancellazione del debito che in realt significa
graziare i paesi della somma dovuta condizionando la grazia alla
destinazione della somma stessa alla realizzazione di opere come
costruzione di scuole o impianti idrici (indicazione creditore)
Attualmente ci sono 37 paesi eleggibili HIPC, 32 Africa sub-sahariana, 4
America Latina, 1 Asia
Alliniziativa possono partecipare quei paesi i cui debiti siano stati
dichiarati insostenibili dalle analisi delle istituzioni finanziari int. [paesi
IDA-only HIPC] (WB, BIRS,BAfricana e Interamericana per lo sviluppo) e
coloro che sono eleggibili per i prestiti concessionali dell International
Development Association(IDA)[paesi IDA-only].
Nel 2001 al vertice di Genova, la Presidenza italiana promose il Beyond debt
relief: una piattaforma programmatica diretta alla riduzione del dei debito
paesi poveri attraverso la riduzione delle barriere al commercio e la
promozione degli IPE. Nel 2002 a Kananaskis (vertice G8) fu ribadito limpegno
e fu subordinata eleggibilit per HIPC al requisito good governance. Nel 2002
conferenza
internazionale
di
Monterrey
che
vedeva
riunirsi
UN,WB,IMF,UE,OMC esponenti del settore privato e civile. Ci furono 12 tavole
rotonde e 50 eventi paralleli il cui risultato finale fu il Monterray Consensus:
un elenco di misure da adottare a livello nazionale e int. per garantire
condizioni di vita pi accettabili ai paesi pi poveri (+ impegno vs corruzione) e
affermava un maggior impegno dei paesi industrializzati ad incrementare gli
aiuti e avviare riforme strutturali per un risparmio interno e lattrazione degli
investimenti.
Nel 2004, Sea Island, fu richiesta e approvata una proroga di due anni al
programma HIPC fino al 2006.
Nel 2005 a Gleneagles si recep la dichiarazione del vertice precedente e si
assunse limpegno a cancellare il 100% del debito dei Paesi eleggibili all
iniziativa HIPC(n rafforzata) che attualmente sono 21 nei cfr della WB e IMF
mantenendo per esistenti i debiti nei confronti dei creditori privati. Le stime
parlano di 64 miliardi di $ per questi 21 paesi mentre per lAfrica si calcola un
debito estero di 200 miliardi e dei PVS in generale supera i 2.700 miliardi.
Liniziativa HIPC coinvolge anche unatipica forma di cooperazioni eco/fin il Club
di Parigi.
IL CLUB DI PARIGI
Nato nel 1956, per crisi argentina del 56, rappresenta una delle sedi
multilaterali pi importanti per la discussione del problema del debito e sua
ristrutturazione. Riunisce 19 stati creditori dei pi indebitati e si riunisce
periodicamente per effettuare lanalisi della posizione debitoria di un
determinato paese, facendo incontrare solo paesi interessati tra loro (dal 56
circa 370 accordi di ristrutturazione). Possono parteciparvi tuttavia anche OI
econ/fin. Il club agisce in stretto legame con IMF, secondo il principio del
burden sharing( condivisione dei costi e dei rischi derivanti dallintervento a

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favore dei paesi debitori), e difatti il paese che voglia richiedere ristrutturazione
deve:
poter dimostrare di essere destinatario di un programma di aiuto avviato
dal fondo e diretto al risanamento economia
dimostrare di trovarsi in serio pericolo di insolvenza (imminent default)
Il club non concede denaro ma serve a ricadensare la restituzione del debito.
IL NEGOZIATO DI RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO DEL CLUB DI PARIGI
Quando la richiesta perviene per la prima volta al Club si stabilisce una data
convenzionale che suddivide temporalmente il debito oggetto di
ristrutturazione (cut-off date). Questa data serve
a tutelare le agenzie di credito allesportazione nelle operazioni in questo
paese (da timore nuovi debiti)
Aiutare il paese debitore per un nuovo acceso al credito
stimolo per nuovi IPE
Esistono una serie di ppi che devono guidare lazione del paese debitore che
costituiscono il c.d. sistema delle condizionalit e che i paesi creditori
sono tenuti a controllare. Questo sistema che racchiude ppi quali la good
governace, la democrazia, la tutela DH viene applicato in genere nellambito
delle iniziative per laiuto allo sviluppo intraprese a livello universale e
regionale dalle OI competenti (vedi IMF; EU).
La richiesta del paese giunge al Club e nella riunione partecipano anche
diverse OI, come IMF per situazione economica, UNCTAD e WB per questioni
finanziarie. Si svolge una sorta di negoziato intergovernativo in cui un
rappresentante dello stato illustra gli impegni che intende assumere e definisce
lentit delle richieste. Ci cui si arriva non un accordo internazionale
(e non esiste un accordo di ristrutturazione del debito ma unintesa) ma un
impegno assunto dai paesi creditori e del debitore di sottoporre ai
governi nazionali le intese raggiunte in seno al Club per consensus. Il
debitore non dovr impegnarsi a non riconoscere condizioni pi
vantaggiose a creditori diversi (c.d. clausola di comparabilit). Sono
ammessi accordi bilaterali tra creditori-debitori secondo ppio solidariet purch
nel rispetto del contenuto dellintesa raggiunta per contenuto e criteri.
Per cooperazione tra creditori privati e paesi debitori esiste una forma analoga,
il Club di Londra.
LA NORMATIVA ITALIANA IN MATERIA DI DEBITO ESTERO: la legge
n.209 del 2000
Con questa legge lItalia diede attuazione al programma delliniziativa HIPC.
Contiene misure per la riduzione del debito dei paesi a pi basso reddito e
maggiormente indebitati ed il suo regolamento attuativo entr in vigore nel
giungo 2001. Rappresenta la prima iniziativa legislativa del nostro paese
relativa a questa questione e contiene una disposizione significativa che per
rimasta inattuata: i crediti che possono essere soggetti di annullamento
riconversione o rinegoziazione sono sia quelli dello Stato che quelli dei privati
assicurati attraverso la SACE, rispetto ai quali garantisce.

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LART. 7 DELLA LEGGE E IL RUOLO DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI


GIUSTIZIA
Lart. impegna il governo ad avviare nelle sedi competenti(UN) le procedure
necessarie per una richiesta di parere alla CIG sulla coerenza tra le regole
internazionali che disciplinano il debito dei PVS e il quadro dei ppi generali del
DI, dei DH e del diritto dei popoli. Questo permetterebbe di inquadrare a livello
giuridico la questione del debito che fino ad oggi ha avuto carattere politico,
sarebbe auspicabile e corente con poteri e funzioni della Corte. I governi hanno
sempre motivato il rifiuto sulla base dellidea che non sussistano sufficienti
elementi giuridici per giustificare la sollecitazione della CIG. Ma i motivi ci
sarebbero:
art. 96 Carta e 65 regolamento interno la Corte pu dare parere su
qualsiasi questione giuridica" e laccesso al credito per i paesi spesso
regolato sulla base di intese che spesso sono veri accordi internazionali,
quindi atti giuridici governati dal DI.
trattandosi di accordi int. in caso inadempimento potrebbero essere fatte
valere tradizionali cause di estinzione e/o sospensione dei trattati(ex. Conv.
Vienna 1969).
1) Caso crisi economica debitore che impedisce pagamento potrebbe
invocare impossibilit sopravvenuta quale causa sospensiva
pagamento.
2) Per modalit di pagamento e oscillazioni tasso di cambio si
potrebbero creare mutamento radicale condizione dellaccordo e
invocazione clausola rec sic stanti bus che opera come sospensione
o estinzione dei trattati (art 62 Con. Vienna).
3) Vigenza accordo e ricadute delleccessiva esposizione del paese
debitore sulle condizioni di vita delle popolazioni locali che
potrebbero compromettere fruibilit taluni DI, tutelati a livello int. sia a
livello pattizio (es. Patto UN 66) che generale (jus cogens). I paesi
sono tenuti al rispettosi tali obblighi e lindebitamento non sostenibile
potrebbe portare negazione diritto allo sviluppo di un popolo, per
obblighi di pagamento. E anche le OI eco/finanziarie( ex art.18 patto
UN 66) sono tenute al rispetto di tali diritti nellesercizio propria
attivit.

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LE
ISTITUZIONI
ECONOMICHE

MULTILATERALI

CAPITOLO 5 - IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE


ORIGINE DELL IMF
Il fondo nacque, unitamente alla WB, a conclusione della conferenza di BW, il
22 luglio 1944. Alla conferenza parteciparono 44 Stati pi in qualit personale
un rappresentante della Danimarca. Attualmente fanno parte dellIMF 185 Stati
e la Federazione Russa con le ex repubbliche sovietiche ne fanno parte dal
1992.

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Laccordo istitutivo, Articles of Agreement, entr in vigore nel dicembre


del 1947. Lobbiettivo della Conferenza era quello di trovare una soluzione che
scongiurasse crisi finanziarie quali quelle degli anni 30, e quindi, le priorit
erano:
Evitare leccessiva fluttuazione dei valori delle monete (tassi di cambio)
Garantire la convertibilit delle stesse
Creare dunque un sistema monetario stabile che avrebbe costituito la
premessa dello sviluppo economico.
La struttura del fondo e il nuovo sistema monetario internazionale furono
elaborati a partire dal 1942 allinterno di gruppi di esperti GB e USA (Piano
White vs Piano Keynes) e non erano tanto diversi in merito agli obiettivi quanto
sulla realizzazione degli stessi.
Il piano Keynes, difatti, si concentrava sugli obiettivi di politica interna
(crescita, piena occupazione) e prevedeva listituzione di una banca mondiale
(ICU) presso cui tutte le BC avrebbero dovuto mantenere i propri depositi,
ridenominati in bancor, la moneta internazionale con valore fissato in oro.
Tramite questo sistema si sarebbe creato un meccanismo di aggiustamento
automatico delle Bilance dei pagamenti, anche in caso di scoperto (overcraft
facilities), ma richiedeva la dotazione di un fondo di 25-30 miliardi di $
americani e permetteva creazione di liquidit dato che la Clearing House
internazionale poteva emettere moneta senza limitazioni (da qui critiche
inflazionistiche).
Il piano White poneva laccento sulla necessit di garantire stabilit dei tassi
di cambio, sacrificando la stabilit delle variabili macroeconomiche interne
(crescita, occupazione). In caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti del
paese interessato, era previsto un meccanismo di aggiustamento costituito da
un fondo di stabilizzazione finanziato dai contributi degli SM. Era prevista una
moneta internazionale (unitas) da usare come unit di conto.
Il piano White prevalse per il maggior peso politico degli USA e perch il piano
Keynes era ritenuto potenzialmente inflazionistico (secondo questultimo infatti
la banca centrale prevista cd clearing house avrebbe potuto stampare moneta
senza limite).
OBIETTIVI E STRUTTURA
Lordine finanziario internazionale nato con gli Accordi di BW e lAccordo
Istittutivo del Fmi<si fondavano sul principio della stabilit dei cambi, previsto
dallArt. 1(iii) dellAccordo Istitutivo del Fmi e crea un sistema monetario
internazionale cd di Gold Exchange Standard.
Lart.1 dellAccordo Istitutivo prevedeva tra gli obiettivi:

promuovere la cooperazione monetaria internazionale(I)


facilitare l'espansione del commercio internazionale(II)
promuovere la stabilit e l'ordine dei rapporti di cambio
evitando svalutazioni competitive(III)
dare fiducia agli Stati membri rendendo disponibili con adeguate garanzie
le risorse del Fondo per affrontare difficolt della bilancia dei pagamenti (IV)
in relazione con i fini di cui sopra abbreviare la durata e ridurre la misura
degli squilibri delle bilance dei pagamenti degli Stati membri (V)

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L Accordo istitutivo prevedeva inoltre specifici obblighi per gli SM:


1) USA si impegnavano a mantenere fisso il prezzo delloro (a 35$ loncia) e
a cambiare su richiesta $ in oro a quel prezzo senza alcuna restrizione o
limitazione.
2) Gli SM fissarono il prezzo della propria valuta in $ (e quindi in oro) e
obbligati ad intervenire per non far oscillare il cambio per pi dell1%
dando vita al Gold Exchange Standard (c.d. dirty fixing, o cambi
controllati, che differisce dal Gold Standard in cui il cambio era fisso
perch legato al contenuto aureo delle valute).
3) Obbligo per tutti gli SM versare una quota di partecipazione al fondo, per
parte in oro e per parte in valuta nazionale.
Il FMI inoltre prevedeva in contropartita a questi obblighi:
Nei casi di squilibrio temporaneo della BP, possibilit per gli SM di
ottenere dal FMI sostegno finanziario necessario (per evitare il ricorso a
modifiche del tasso di cambio o misure restrittive unilaterali
Nei casi di squilibrio fondamentale della BP ( indicato genericamente
come una sistematica disparit tra Domanda e Offerta di valuta estera
tale da individuare un persistente deficit/surplus della BP) possibilit per
uno SM, previa autorizzazione del Fondo (a fronte di obbligo di
consultazione con questo) di modificare la parit della propria valuta
(escape clause)
Il fondo aveva sostanzialmente due ruoli:
a) Autorit monetaria guida dei flussi monetari internazionali e garante dei
mercati
b) Ente finanziatore degli SM per squilibri temporanei BP
Organi:

Board of Governors: organo assembleare dove vengono rappresentati


tutti gli SM attraverso i loro Ministri del Tesoro, Pres. BC (o simili), si riunisce
1 volta lanno, esercita tutte le competenze attribuite al fondo;
tuttavia, fatta eccezione per le competenze espressamente attribuitegli
dallo statuto (ammissioni, revisione quote, DSP) pu delegare i suoi poteri
allExecutive Board.

Executive Board: Organo a composizione ristretta lorgano responsabile


della gestione del fondo (Consiglio damministrazione) che esercita i poteri
ad esso delegato dal Consiglio dei Governatori:
1) Controllo politiche dei cambi
2) Concessione linee finanziarie
3) Consultazione per questioni amm. e di bilancio
Lorgano composto dal 1992 di 24 Direttori, originariamente 12, nel
secondo emendamento 20 e numero pu variabile su decisione del
Consiglio dei Gov. Di questi 24:
5 sono quelli con le 5 quote pi alte( gli stessi permanenti Cds meno
Russia pi Germ.)
una parte sono nominati dagli SM la cui valuta stata maggiormente
utilizzata nelle transazioni del fondo nei 2 anni precedenti lelezione
(attualmente Russia, Cina, AS)

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i rimanenti sono eletti dagli SM raggruppati in costituency con una


nazione rappresentativa (es. Ita a capo della costituency composta
da Grecia, Port, Malta, Albania, San Marino, Timor Est).
un organo permanente con sede a Washington

Managing Director:
viene scelto dal Consiglio di Amministrazione,
persona che non appartiene ad altri organi fmi, con mandato quinquennale
e secondo tacito accordo europeo (vs corrispettivo per BIRS Usa). Egli a
capo dei servizi amministrativi, presiede le riunioni dellesecutivo senza
diritto di voto e gestisce affari correnti sotto direzione Cons. Amm.

Meccanismo di votazione:
Allinterno del Fmi (diversamente da quanto avviene ad esempio nelle UN dove
si utilizza il principio una testa un voto) i diritti di voto dei membri sono
differenziati secondo il meccanismo del cd Voto Ponderato ( ponderato in
ragione della quota versata da ogni singolo Stato al fondo).
Il meccanismo del voto ponderato parte da una base di 250 voti a ciascun SM
pi un numero supplementare di voti pari a ciascuna tranche di DSP versati
(Usa:17,1%-Jap:6,15%,-GB 6,01%-Fra e Germ:4,96%-Ita:3,26%). Uno schema
simile vale per lorgano esecutivo che vede il potere di voto delle constituency
pari alla somma del valore delle loro quote (DSP versati) mentre per i Direttori
Esecutivi direttamente nominati hanno diritti di voto pari alle quote dei
rispettivi Stati.
Le soglie di maggioranza variano a seconda delle decisioni da prendere: ad es.
per commissioni su prestiti del fondo richiesto il 70%, mentre per decisioni
che riguardano futuro del fondo (var quote o allocazione DSP) l85%. Questo
meccanismo fornisce sostanzialmente un potere di veto a USA e EU. Ad ogni
modo raramente si giunge al voto formale, preferendo il consensus, come
prassi diffusa nelle OI.
LE RISORSE FINANZIARIE DEL FONDO
Le risorse sono costituite:
1) Dallinsieme delle sottoscrizioni degli SM: il capitale versato
Originariamente si prevedeva che le quote dovessero essere versate per
il 25% in oro (gold tranche) e il restante in valuta nazionale. Con il II
emendamento del 1976 la quota viene espressa in DSP (o per stati che
non fanno parte dipartimento DSP in una valuta indicata dal fondo) e
manca riferimento a ripartizione. Lammontare delle quote pu essere
oggetto di revisioni e il Cons. dei Gov. ogni 5 anni procede ad una analisi
globale e pu decidere di modificarlo, in maniera uniforme o meno per gli
SM. La quota elemento essenziale (sulla base di essa viene
determinata) per sistema di voto, per il parametro di riferimento per
laccesso al credito dal fondo e per lammontare massimo del credito di
propria valuta che ciascuno stato mette a disposizione.
2) Risorse prese in prestito dagli SM quando si rende necessaria unazione
per ricostruire scorte del fondo: i prestiti

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A questa fonte il fondo accede mediante accordi, ex art VII statuto. Tale
necessit si manifest fin dai 60 poich nel sistema di BW non fu
previsto meccanismo flessibile di creazione di moneta internazionale che
permettesse di adeguare la liquidit allespansione del commercio e
svolgere le attivit istituzionali. Ci sono due tipologie di accordi:
GAB-Accordi generali di Prestito (General Arrangements to Borrow):
stipulati per le 1 volta nel 1962 tra i 10 SM pi industrializzati che
si impegnano a mettere a disposizione la propria valuta in certe
circostanze e ad un tasso dint. di mercato e fino ad un certo
ammontare. Prima uso di queste risorse era limitato ad assistenza
paesi parti, ora estesa ai paesi esterni al gruppo. Sono rinnovati su
cadenza quinquennale e mettono a disposizione del fondo 17
Miliardi di DSP.
NAB-Nuovi Accordi Generali di Prestito (New Arrangements to
Borrow): firmati nel 1998 allindomani della crisi messicana per
permettere lazione straordinaria del fondo vs le minacce
eccezionali alla stabilit del sistema finanziario int. Vi partecipano
26 paesi tra cui anche tutti quelli dei GAB
GAB e NAB mettono a disposizione del fondo 34 miliardi di DSP e
tale sistema di accordi ha portato alla costituzione di un direttorio
ufficioso dellIMF che ne influenza le decisioni, prese sulla base dei
contributi(qui Jap e CE pi forti degli Usa)
3) Altre forme di finanziamento come il ricavato degli investimenti dellEnte
operati sui mercati internazionali o le missioni percepite a fronte di
operazioni finanziarie con gli SM (che pu fare in base norme statutarie).
Inoltre vi sono due Fondi:
Fondo fiduciario (Trust Fund): la sua attivit si concluse nel 1981 ed
era alimentato dalla vendita di oro stabilita dal II emendamento per
sostegno supplementare ai c.d. paesi qualificabili(indicati allegati
A e B Accordo istitutivo)
Fondo di sovvenzione: contributi volontari paesi esportatori di
petrolio ed industrializzati
Sono entrambi patrimoni separati da quello del fondo che ne cura
cmq la gestione.
LA FUNZIONE DI ASSISTENZA FINANZIARIA
Come abbiamo detto liscrizione al fondo fatta di obblighi e diritti e tra questi
ultimi c la possibilit di chiedere assistenza finanziaria per squilibri
temporanei della BP, la quale suddivisa in 2 grandi settori ed concessa dal
Comitato esecutivo. Beneficiari di ci sono tutti gli SM del FMI e i prestiti
devono essere restituiti in 3-5 anni (lassistenza finanziaria del FMI
temporanea dato che lo Stato che ha effettuato prelievi deve riacquistare la
propria valuta) con interessi al di sotto dei tassi di mercato.
In generale ogni SM pu accedere alle risorse del Fondo acquistando valute di
altri membri detenute dallente in cambio della propria e questi acquisti sono
denominati prelievi.
Lassistenza finanziaria si articola in 2 sistemi:
a) Il sistema delle Disponibilit Ordinarie: sono quei prelievi che gli
SM possono effettuare attingendo alle risorse del fondo. Non sono dei

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prestiti ma piuttosto delle vendite a termine poich lo stato cmq


costretto a restituirle, secondo quanto deciso dal fondo nei modi (DSP o
altra valuta) e nei tempi, tuttavia questo meccanismo permette di far
fronte ad esigenze di pagamento senza intaccare le riserve o indurre a
restrizioni valutarie o modifica della parit.
La disciplina attuale,
lemendamento del 1969, prevede che ogni SM possa accedervi in modo
automatico (senza specifico assenso fondo) in un ammontare pari alla
sua tranche di riserva. Sono ammessi acquisti ulteriori (credit tranches)
purch le disponibilit del fondo in valuta del paese interessato non
superino il 200% della sua quota ed in questi casi gli acquisiti non sono
automatici ma sottoposti a condizioni di accesso: per la prima tranche
richiesto che lo stato faccia sforzi ragionevoli per riequilibrare BP e per
quelle successive impegni di politica economica (monetaria,
creditizia,fiscale, commerciale) per BP; e sottoposti a meccanismi di
controllo e di verifica. Per sistema si immagini una torre, che rende
possibile acceso ad unaltra tranche a condizione di aver gi utilizzato le
risorse e a condizioni progressivamente pi onerose
b) Il sistema delle Disponibilit Speciali: non erano previste nel sistema
originario, ma nel corso storia si manifestata lesigenza di rispondere a
squilibri generati da specifici problemi, perci il fondo ha costituito delle
facilities o policies (sportelli) per il sostegno ad esigenze finanziarie
derivanti da queste tipologie di problemi. In genere si ricorre a queste
forme di assistenza per squilibri dovuti a fattori esogeni e queste sono
caratterizzate per la differenza delle fonti di finanziamento e delle
condizionalit.
Le condizionalit: secondo la definizione di Gold (pres. comitato
giuridico) ci si riferisce alluso delle risorse in modo conforme agli
obiettivi e disposizioni del fondo. Si prevede dunque la concessione
subordinata alla realizzazione di un pacchetto di misure, la cui effettiva
erogazione, che avviene in 3-5 anni sotto forma di tranches cadenzate,
sottoposta a sistema di verifiche sulla progressiva adozione. Inizialmente
era una prassi nata nel 1958 con il Per e solo con il I emendamento si
aggiungessero articoli allAccordo istitutivo. Fondamenti giuridici
condizionalit:
Art.V, sez. 3, lett. a), che menziona risoluzione
squilibri BP e carattere temporaneo utilizzo risorse
generali e necessit conformit ai ppi statutari delle
richieste.
Guidelines on Conditionality: adottate dal Comitato
esecutivo per dare uniformit alla prassi nel 1979,
ma riformulata nel 2002.
Il pacchetto di condizionalit descritto da una lettera del Ministro del Tesoro o
Gov. BC SM richiedente e talvolta ad un documento pi articolato unito alla
lettera di intenti il Memorandum of Economic Policies(MEP), a volte corredato
da un documento pi tecnico il TMU per il raggiungimento dei quantitative
performance criteria condizionali ai prelievi. La decisione del comitato viene
denominata a secondo dei casi stand-by-arrangement o estende arragment,
che spesso ha portato la ricostruzione giuridica di alcuni autori a considerarli
come accordi internazionali, nonostante le misure vengano poi effettuate in
collaborazione con il fondo.

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I PRINCIPALI EMENDAMENTI ALLO STATUTO DEL FONDO


Lintervento finanziario del fondo stato diretto in direzione opposto rispetto
alla BIRS che si concentrava sui finanziamenti allo sviluppo, tuttavia dai 60,
anche in seguito allimpegno di molti paesi europei e del Jap di difendere
stabilmente il cambio anche in caso di forti squilibri le richieste di intervento
aumentarono, dando il via poi nei 70 ad un diverso utilizzo delle risorse
aprendolo verso unattivit fino ad allora marginale, lassistenza finanziaria ai
PVS. Inoltre tali cambiamenti furono motivati dallabbandono del dirt-fixing nel
73, dopo dichiarazione di Nixon, e dagli effetti degli shock petroliferi e delle
diminuzioni delle esportazioni dei PVS. Da queste premesse partirono i 3
emendamenti, 2 di modifica sostanziali, che modificarono lo statuto del fondo
introducendo nuovi meccanismi per laccrescimento delle riserve, ed uno che
stabil nuove regole per sospensione/espulsione SM in caso inadempienza, etc.
1) Iemendamento: luglio 1969 Creazione DSP
Creazione DSP, un nuovo strumento di riserva internazionale finalizzato
ad integrare il volume di liquidit int. vs stagnazione e deflazione ed
adattarla alla crescita del commercio internazionale. Inizialmente
valore legato allora, ora ad un paniere di monete(Yen,,$,)
2) II emendamento: 1976 (in vigore 78) frutto ripensamento
assetti monetari int. e capovolgimento alcuni ppi base BW:
Da idea che problemi interni potessero essere risolti con meccanismi
internazionali e che cambio presupposto per stabilit interna, il II
emendamento passa allassunto che sono le economie interne a
mantenere stabilit BP
Liberalizzazione tassi di cambio: ognuno sceglie
Oro esce di scena come mezzo di pagamento delle transazioni int.
(demonetizzazione) e quindi non pi ex art.4 comune denominatore
monete e parit, ma DSP (anche le quote vengono versate in DSP, e
fondo vendette gran parte oro al p mercato).
3) III emendamento: 1992 Introduzione nuove sanzioni per chi
non ottempera obblighi statutari (modifica art. XII e XXVI e allegati
De e L)
Il testo prevede che qualora ci sia inadempienza il fondo possa
dichiarare lo stato decaduto dal diritto di utilizzare le risorse generali.
Se perdura inottemperanza il fondo pu a magg. 70% voti complessivi
sospendere il diritto di voto e a magg. 85% pu ingiungerlo a recedere.
IL RUOLO ATTUALE DEL FONDO: le funzioni
Il fondo oggi svolge principalmente 3 funzioni e le sue risorse vengono ripartite
sostanzialmente in modo equo tra queste:
a) La funzione di assistenza tecnica: si concretizza in aiuti ai paesi per
creare unarchitettura istituzionale, spesso assente o carente, per aprire i
mercati finanziari o porre le basi per una politica fiscale adeguata.
Avviene spesso assieme alla BIRS, tuttavia non unattivit
specificatamente statutaria ma risponde anzi alle esigenze dei 70 e
richiede oltretutto un forte esborso di finanziamenti aggiuntivi, cui GB e
USA si sono mostrati contrari.

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b) La funzione di sorveglianza: si ritiene sia la ppale e consiste nel


garantire un ordinato funzionamento del sistema finanziario int. svolta
contemporaneamente anche da altre istituzioni come lUE (procedure di
deficit eccessivi) o lOCSE e si sviluppa su pi livelli:
Obbligatoria/bilaterale: missioni articolo 4, svolte annualmente, su
base bilaterale, ossia di controllo del fondo sui singoli stati considerati.
Richiesta a gran voce dai paesi in difficolt come base per richiedere
aiuto e mal vista dai paesi industrializzati.
Multilaterale: si occupa dello stato complessivo dei pagamenti
internazionali in vista della stabilit del sistema. Negli ultimi anni si p
concentrato sugli squilibri globali, cui recentemente lo staff del fondo
considera necessario far fronte con azioni globali e supporto paesi pi
ricchi.(es. pressioni vs Cina perch abbandonasse cambio fisso $
sottovalutato riuscite nel 2005 cn +2,1%), considerando effetti
decisioni di politca interna sulle economie di altri paesi. Cmq la
sorveglianza non comporta obblighi.
c) la prevenzione delle crisi: una funzione a met tra la sorveglianza e
lintervento vero e proprio. Tuttavia le crisi sono profondamente diminuite
negli ultimi anni(ultima argnetina 2001) e lattivit del fondo in queste
situazioni di crisi stata fortemente criticata e addirittura nel rapporto
dellIndipendent Evaluation Office, organo introdotto nel 2000 per tentare
di controllare in maniera obbiettiva l attivit del fondo, si afferma che le
responsabilit per il default argentino sono condivise tra paese (n
attuazione politiche consigliate) e fondo stesso (n ponderata
considerazione effetti legame al dollaro del pesos ed effetti sul debito
pubblico). La maggior parte dei paesi , eccetto Turchia hanno estinto
debito con il fondo dopo essere usciti dalla crisi, anche con lintenzione di
liberarsi della tutela del fondo. Tuttavia questo potrebbe creare problemi
di finanziamento poich gran parte dei proventi del fondo viene dagli alti
interessi dei paesi debitori.
LA GOVERNANCE DEL SISTEMA
PROSPETTIVE DI RIFORMA

FINANZIARIO

GLOBALE

LE

Di fronte a tali problemi ci si chiesti se il fondo abbia ancora motivo di


esistere come istituzione regolatrice dei mercati o se sia preferibile lasciare al
mercato la soluzione dei giochi, affidando a privati le sue funzioni. Negli anni
90 Jap promosse creazione MF asiatico ma gli USA si opposero fortemente. Nel
maggio 2000 prese corpo liniziativa Chang May, la creazione di un miniaccordo monetario asiatico, presa in occasione incontro annuale Asean
Develpoment Bank, che prevede fondo dove confluiscono riserve valutarie
paesi membri che vi possono accedere medianti accordi swap. Questo segno
di sfiducia nel fondo e bisogna tenere in conto riserve cinesi che coprirebbero
crisi senza aiuto IMF. Punti deboli:
istituzione multilaterale che prende soluzioni bilaterali non adeguate per
risoluzione problemi
mancanza rappresentanza europea come voce unica, richiesta da USA,
che ridurrebbe potere di voto ma aumenterebbe potere politico

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problema
Brasile.

sottorappresentazione

di

molte

realt:

Cina,India,Russia,

CAPITOLO 6 - IL C.D. GRUPPO DELLA BANCA MONDIALE: la

BIRS e lIDA
Il cd GRUPPO DELLA BANCA MONDIALE composta da:
BIRS Banca Mondiale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Banca Mondiale)
185 Membri
IDA International Development Association 166 Membri
Ad esse sono associate ma giuridicamente e finanziariamente separate:
IFC International Finance Corporation (Societ Finanziaria Internazionale)
179 Membri
ICSID International Center for Settlement of Investment Disputes 143
Membri

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MIGA Multilateral Investment Guarantee Agency 170 Membri

BIRS
ORIGINI E OBIETTIVI
La Banca per la ricostruzione e lo sviluppo nasce a BW, con scopo diventare
uno dei 3 pilastri (BM pilastro economico; FMI pilastro finanziario monetario;
ITO pilastro commerciale) della struttura preposta a regolare le relazioni
economiche
a livello globale(completata solo con WTO nel 1995 dopo
fallimenti ITO). Obiettivi originari della BIRS erano:
a) ricostruzione paesi devastati WWII
b) sviluppo economico dei paesi meno avanzati attraverso lintermediazione
di flussi di K privato per agevolare il finanziamento di specifici progetti
dinvestimento
In realt lottica di medio-lungo periodo progressivamente stata abbandonata
per concentrarsi quasi solo esclusivamente sul secondo obiettivo, mentre il
primo stato perseguito mediante interventi bilaterali (es. USA Piano MarshallERP).
LA STRUTTURA DELLA BANCA (tipica tripartita OI)

Board of Governors (organo assembleare): ad esso sono devoluti i


poteri della Banca. composto da un Governatore e un supplente per ogni
stato, nominati secondo modalit scelte dagli stati stessi: di solito la carica
di 5 anni, ed ricoperta dal Min. Tesoro, Gov BC o figura di pari rango,
affiancato da un sostituto. Il Consiglio elegge un presidente (Chairman) tra i
Governatori e si riunisce almeno 1 volta lanno. Poteri: ammissione nuovi
membri e fissazione condizioni; aumentare/ridurre K sociale; sospendere SM;
decidere sui ricorsi proposti da SM vs interpretazioni Accordo istitutivo dei
Direttori esecutivi; concludere accordi di cooperazione con altre OI;
ripartizione reddito Banca. Quorum: per riunioni magg. 2/3 voti
complessivi

Executive Directors (organo permanente): il Consiglio di


Amministrazione i cui direttori sono incaricati di condurre operazioni
generali, esercitare poteri loro delegati dal Consiglio dei Gov. I direttori sono
24: 5 nominati dagli stati con le maggiori quote, 19 eletti dagli altri
Governatori di tutti gli SM eccetto i 5 grandi (se entrano nuovi membri il
Cons. Gov. pu decidere aumentare numero direttori con voto a magg. 4/5
voti complessivi). I direttori sono organi permanentemente in funzione
presso la Banca e si riuniscono in base frequenza richiesta dalla gestione
della Banca stessa. Quorum: 1/2 pi uno dei voti complessivi.

Presidente:
eletto dai direttori esecutivi (n Gov. o supplente, n
direttore), e la prassi vuole che sia USA poich la maggioranza dei

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finanziamenti cui attinge la Banca sono i mercati finanziari statunitensi.


Poteri: dirige riunioni Direttori, ma non partecipa alle votazioni se non nel
caso di parit. Pu prender parte senza diritto di voto alle riunioni del Board.
capo dei servizi della Banca, gestisce affari correnti secondo le istruzioni
dei direttori e detiene controllo di tutti i finanziamenti concessi dalla
banca(ruolo molto importante).
Anche nella BIRS vige il Sistema di voto ponderato: ogni SM base di 250 pi
un voto supplementare per ogni quota di K della Banca detenuta. Tuttavia
anche in ambito BM vige la prassi del consensus: adozione delle delibere
senza vera votazione qualora non vi sia obiezione espressa.
COMPOSIZIONE DEL GRUPPO DELLA WB
Principali

BIRS:
membri

185 International
Development
Association(IDA
): 166 membri

Associate,ma
giudiziariament
ee
finanziariament
e separate

International
finance
corporation(IFC
): finanzia
investimenti per
sviluppo settore
privato nei
PVS.179 membri

ICSID:
meccanismo
risoluzione delle
controversie fra
investitori e Paesi
beneficari-143
membri

MIGA:incoraggiare
investimenti esteri
in PVS fornendo
copertura
assicurativa vs
rischi non
commerciali.170me
mbri

LATTIVIT DI PRESTITO
Secondo lArt. 1, par.2 dellAccordo Istitutivo della BIRS, rientrano tra gli scopi
della banca:
La Concessione diretta di finanziamenti a scopi produttivi(attivit di
prestito)
La Promozione di investimenti privati attraverso la fornitura di garanzie o
partecipazione a prestiti o IPE.
In teoria il secondo scopo dovrebbe essere preminente, poich la prima attivit
dovrebbe intervenire qualora il K privato non sia disponibile a condizioni
ragionevoli, ma la prassi ha ribaltato questa impostazione promuovendo
listituzione, nei 80 della MIGA come soggetto deputato allattivit di garanzia
dei prestiti e investimenti privati, e nel 1965 dellICSID con finalit di
incentivare IPE.
Lattivit di prestito agli SM o a soggetti privati dunque costituisce
oggi la principale attivit della Banca, tuttavia questi sono diretti
esclusivamente alla realizzazione di progetti
art.I,letti. Attivit di concessione di prestiti deve perseguire scopi
produttivi

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art III,sez. 4 (vii)stabilisce che i prestiti concessi o garantiti dalla Banca,


eccetto circostanze speciali, siano destinati alla realizzazione di progetti
di ricostruzione e sviluppo.

1) I beneficiari dei prestiti


SM (non necessarie garanzie) o qualsiasi sua suddivisione politica
Imprese commerciali,industriali, agricole operanti in uno SM in questo
caso il prestito condizionato al fatto che lo SM, la sua BC o un ente
pubblico del genere di gradimento della Banca, garantisca il pieno
rimborso del prestito e pagamento interessi(art.III,sez4, i))
I prestiti erogati agli SM non richiedono garanzia mentre in caso di privati
ovviamente la decisione della Banca dovr tener conto del beneficiario e di chi
garantisce per lui.
2) 2 Tipologia e modalit dei prestiti:

Investment loans: sono utilizzati per unampia gamma di progetti


finalizzati alla creazione di infrastrutture materiali e sociali necessarie ad
alleviare la povert e ad incentivare lo sviluppo sostenibile (case, progetti
idrici,istruzione, sanit). Lesborso avviene fronte a spese effettive
specifiche e la definizione di questi aspetti molto delicata.

Adjustment Loans: per sostenere riforme strutturali in specifici settori


delleconomia o della sua Politica Economica. Proprio per questo la BIRS
si coordina con lIMF per la concessione del prestito e la messa a punto
del progetto. Lesborso avviene con versamenti in conto corrente
dedicato a quote successive condizionate al raggiungimento degli
impegni presi.Oppure in alternativa o aggiunta ci sono le c.d. liste
positive (indica spese nel dettaglio per attuazione progetto) o
negative(che sono vietate e il cui mancato rispetto fa venir meno
lesborso, ex art.III,sez.5, lett.c)).

Modalit: il prestito viene erogato sulla base di un accordo tra la Banca


e il beneficiario (Loan Agreement). Qualora sia un privato esso sar
accompagnato da un Guarantee Agreement ed il beneficiario
qualora sia presente dovr accertare le General Conitions on Loan
adn Gurantee Agreements: ossia delle clausole poste dalla Banca e
periodicamente aggiornate, che si applicano a tutti i prestiti e garanzie
della BIRS. Per essere applicabili queste clausole devono essere tuttavia
accettate dal garante. Per completare il quadro c il Project
Agreement cui spetta la realizzazione del progetto ed una serie di
ancillary agreements per gli aspetti tecnici del prestito e che viene
stipulato tra Banca e il soggetto realizzatore.

3) Le condizioni di prestito(art.III,sez.4)
La Banca valuta il Tasso dint. e altre commissioni in modo che siano
ragionevoli e che questi ed il piano di rimborso siano adeguati al
progetto. I tassi applicati sono variabili, il periodi di grazie di circa 5 anni
e il prestito ha di norma durata 20ennale. La Banca ha una visione

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politica e per questo le condizioni dei prestiti poi non differiscono molto
tra loro.
4) Modalit di concessione dei prestiti
Ogni progetto viene valutato da uno staff di tecnici che esegue uno
studio di fattibilit sugli elementi tecnici e sui possibili effetti sul contesto
economico del paese. Per ogni paese cliente viene preparata una
Country Assitance Strategy, CAS: un documento che costituisce il
ppale strumento per le attivit di finanziamento della BIRS e dellIDA,
dove vengono descritte strategie, priorit e pianificazione
dei
finanziamenti nel tempo. Viene elaborato tra Banca e Paese interessato,
ha validit di 5 anni e sono disponibili solo dopo loro approvazione previo
consenso dello stato.
LE RISORSE FINANZIARIE DELLA BANCA
Lattivit di prestito non alimentata dalle quote degli SM come IMF per
assistenza finanziaria. Il capitale sottoscritto dai membri tramite lacquisto
delle azioni della Banca in misura proporzionale al valore della loro quota
fissata in base alla quota di partecipazione al IMF versato solo per il 2%(ex.
Art II), il cui versamento del prezzo di emissione delle azioni di ciascuno SM va
effettuato in oro o $. Il rimanente 18% dovr essere versato su semplice
richiesta della Banca, in valuta SM. Il rimanente 80% pu essere richiesto
tramite la capital call quando fosse necessario far fronte a pretese avanzate dei
debitori della Banca o per rispettare certe obbligazioni di garanzia(ma non per
finanziare nuovi prestiti). Le eventuali chiamate devono essere generali ed
uniformi dato che la BIRS non pu scegliere gli Stati ma deve sollecitare tutti, e
a loro viene lasciata la scelta dei modi di pagamento. Comunque fino ad ora la
Birs non mai ricorsa ai capital call.
Le principali Fonti di approvvigionamento di risorse finanziarie necessarie per
far fronte ai prestiti:
Obbligazioni(bonds)
Serie di altri strumenti debitori innovativi (debt intruments) emessi dalla
Banca a partire 1947 sulla base di un programma di prestiti annuale
contratti dalla Banca strettamente legato al Programma di prestiti erogati
dalla BIRS (Lending Programme).Vengono emessi nelle valute
maggiormente usate nei mercati int.
Interessi sui prestiti effettuati a chi usufruisce dei servizi.
IDA
I PRESTITI DELLIDA
Nata nel 1960, opera come sportello della BIRS, condividendone sede, uffici,
personale e Presidente. Anche lattivit simile tuttavia il prestito circoscritto
agli Stati, membri della BIRS, pi poveri del pianeta. La sua ragione dessere
nasce dalle considerazioni fatte nei 50s riguardo allincapacit di alcuni paesi

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di far fronte agli oneri nei termini e nelle modalit previste dalla Banca. Per
accedere vengono fissati parametri:
Reddito pro-capite di non pi 1,025 $ IDA elegible-countries
I paesi che nel 2007 rientravano erano 82, raggruppando allincirca la met
della popolazione dei PVS. La condizione di eleggibilit cmq transitoria e
storicamente sono circa 20 i paesi che ne sono usciti tra cui
Marocco,Cina,Egitto,Tunisia e Turchia.
I prestiti dellIDA sono soggetti a condizioni molto pi favorevoli rispetto ai
prestiti della BIRS:
Interessi zero
Periodo di grazia di 10 anni
Maturano in 35-40 anni

IFC
LA SOCIET FINANZIARIA INTERNAZIONALE
La societ nacque a Washington nel luglio del 1955, un entit distinta dalla
BIRS ed opera con risorse proprie (separate).
Scopo: promuovere lo sviluppo del settore privato dei PVS e investe le sue
risorse in imprese prIvate a carattere produttivo nel territorio dei PVS.
Modalit: concede prestiti ad imprese private oppure partecipa come
investitore diretto nel K di rischio e opera come catalizzatore di risorse
finanziarie.
Criteri:
Effettuato in un PVS
Congrua % di K privato (tuttavia pu investire in imprese controllate dallo
stato purch la loro gestione sia improntata a criteri privatistici).
Risorse:
Fondi di dotazione forniti dagli SM alla Banca
Fondi presi a prestito dalla Banca
Vendita di titoli
Le partecipazioni sono in valuta locale mentre i prestiti sono effettuati in $ e
hanno una durata dai 7 ai 12 anni.

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CAPITOLO 7- ICSID
LISTITUZIONE DELLICSID E I RAPPORTI CON LA BIRS
LICSID fu istituito nel 1965, su impulso e auspici della BIRS (vedi Preambolo) al
cui interno fu stipulata la Convenzione. La sede presso gli uffici della Banca,
eccetto diversa decisione del suo Consiglio dAmm. a magg. 2/3 . La BIRS
depositaria della Convenzione se stato volesse recedere ICSID dovrebbe
notificare per iscritto la denuncia alla BIRS.(art.71). Partecipazione: art. 76
aperta ai soli membri della BIRS (presupposto ma non obbligo al contrario).
Tuttavia il Cons. dAmm. pu decidere a magg. 2/3, di far partecipare uno stato
non membro BIRS se facente parte della Corte Internazionale di Giustizia.
La sua base sociale di 143 membri (la meno ampia). Mancano Russia e
Canada(G8),Polonia(unico EU), Bras, India, Cina Iran/q, Libia.
IL RUOLO DELLICSID
PRIVATI STRANIERI

NELLINCENTIVAZIONE

DEGLI

INVESTIMENTI

LICSID si sostituisce alla BIRS nella funzione prevista dallArt.1 par.2


dellAccordi Istitutivo della BIRS di promozione degli investimenti privati
attraverso la fornitura di garanzie.
LICSID incentiva gli investimenti privati stranieri perch fornisce agli investitori
privati la possibilit di devolvere a istanze internazionali le eventuali
controversie sorte con gli Stati stranieri ospiti dellinvestimento.
Infatti essendo scopo dellICSID quello di fornire meccanismi (facilities) di
Conciliazione ed Arbitrato per la soluzione di controversie in materia di
investimenti sorte tra gli Stati Parti (dellIcsid e ospiti dellinvestimento
straniero) e i cittadini di altri Stati Parti (investitori).
Controversie che altrimenti sarebbero soggette ai meccanismi legali dello Stato
ospite degli investimenti. Quindi crea una alternativa internazionale laddove la
prospettiva di vedere risolte eventuali controversie da magistrati locali pu in
molti casi disincentivare gli investimenti privati soprattutto nei PVS soprattutto
per ragioni di fiducia degli investitori privati nellapparato giudiziario ed
amministrativo dei PVS.
ASPETTI ISTITUZIONALI

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L ICSID prevede la soluzione delle controversie relative ad investimenti


mediante due possibili procedure: la conciliazione o larbitrato. Queste sono
gestite rispettivamente da commissioni e tribunali costituiti secondo le
necessit e non sono dunque organi permanenti. La struttura permanente del
Centro invece costituita da:
Consiglio di Amministrazione: organo assembleare composto da un
rappresentante per ogni Stato parte ( gli Stati sono liberi di designare il loro
rappresentante ma in assenza di tale designazione da parte di uno Stato
rappresentano ex officio quello Stato nellICSID il Governatore e il supplente
che lo rappresentano in seno alla BIRS).
Ogni SM ha un voto (diverso BIRS) e le decisioni sono adottate a magg.
Semplice, salvo quando espressamente richiesto (approvazione regolamenti
arbitrato e conciliazione, bilancio). Il Quorum delle riunioni per la validit
delle delibere la maggioranza dei membri. il Presidente ex officio il
presidente BIRS, che non partecipa alle votazioni. Competenze: tutte
questioni di rilievo per il funzionamento del centro, tra cui ricordiamo anche
la modifica della Convenzione art.66 (da sottoporre a ratifica SM), elezione
Segretario Generale (sempre su indicazione presidente Consiglio, quindi
BIRS).
Segretariato: Segretario generale pi eventuali vice Segretari. Il segretario
eletto dal CdA (con maggioranza dei 2/3) per necessariamente sulla base
di una preventiva indicazione di 1/pi candidati da parte del Presidente del
Consiglio . Il Segretario Generale il rappresentante legale del Centro ed a
capo dellapparato amministrativo. Inoltre assolve, nella risoluzione
controversie, funzione di cancelliere con competenze ad autenticare i lodi
resi dai tribunali e a fornire copie autentiche di questi.
LA FORMAZIONE DEI Panels DI CONCILIATORI E ARBITRI
Come abbiamo detto non sono organi permanenti, difatti anche possibile
ricorrere a tribunali arbitrali parimenti ad hoc al di fuori del meccanismo ICSID.
La particolarit del sistema che presso lICSID vengono costituite delle liste di
conciliatori e arbitri (Panels) da cui gli interessati (stati e investitori) possono
attingere in vista della costituzione delle commissioni/tribunali chiamati a
risolvere le loro controversie. I Panels members sono in lista per 6 anni e sono
rinnovabili sine die. Secondo lart. 14 della Convenzione ICSID devono essere
delle persone di alta tiratura morale, riconosciuta competenza nei settori del
diritto (soprattutto per arbitri), commercio, industria, finanza e ritenuti capaci
di agire con indipendenza di giudizio.
Le liste sono costituite da Stati membri ICSID (ognuno pu indicare 4
nominativi per ogni lista che non necessariamente devono essere suoi cittadini)
e dal Presidente della BIRS che inserisce 10 persone per ogni lista di diversa
nazionalit
Al momento della costituzione della commissione/tribunale:
1. I conciliatori/arbitri nominati dalle parti della controversia (secondo
modalit e in numero prescelto) ma comunque in numero dispari
2. Se le parti non concordano, la Convenzione ICSID dispone che la
commissione/tribunale siano composti di 3 membri di cui nominati da
ciascuna parte e il terzo in comune accordo.

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3. Se le parti non riescono comunque a costituire secondo tali regole la


commissione/tribunale, le designazioni sono fatte dal Presidente del
Consiglio dAmministrazione (dietro la consultazione delle Parti)
Le parti della controversia possono comunque prescindere totalmente dal
rifarsi
alle
liste,
nominando
unilateralmente/consensualmente
concilatori/arbitri altrimenti scelti. Ove invece la designazione venga fatta
mediante il punto 3 il Presidente deve attenersi alle liste.
LATTIVAZIONE
DELLE
PROCEDURE
DI
SOLUZIONE
DELLE
CONTROVERSIE E IL PRESUPPOSTO DEL SONCENSO DELLE PARTI DELLA
CONTROVERSIA
In ogni caso le commissioni di conciliazione/tribunali arbitrali operano
esclusivamente sulla base del consenso delle parti della controversia. Inoltre il
consenso indispensabile sia a sottoporre determinate controversie a
procedimento di soluzione,sia a scelta sul tipo di procedimento di soluzione
della controversia da attivare conciliazione o arbitrato. Tale consenso pu
essere stato espresso:
In un accordo ad hoc (anteriore o successivo alla nascita della
controversia)
Nello stesso contratto dinvestimento (con una clausola compromissoria)
Sulla base di un atto unilaterale (dichiarazione di uno Stato a sottoporsi a
procedura specifica in caso di) che nel caso di uno Stato ospite pu
essere un atto legislativo.
Il consenso non pu essere ritirato unilateralmente.
Una volta che tale consenso stato espresso in ambito ICSID possibilit di
attivare una procedura di soluzione tramite istanza unilaterale= Stato
ospite dellinvestimento o investitore straniero privato (purch cmq membri
dellICSID) possono indirizzare al Segretario Generale una richiesta scritta di
conciliazione o arbitrato (che contenga anche informazioni circa il consenso
dato dalle parti). Tale richiesta pu essere anche presentata congiuntamente
dalle parti.
Comunque la questione del consenso oggetto di accertamento specifico da
parte della commissione/tribunale, viene esaminata in via pregiudiziale
rispetto al merito e se oggetto di contestazione ad opera della parte
convenuta (in caso di ricorso unilaterale ovviamente) decisa in sentenza
separata relativa alla competenza (commissioni/tribunali godono quindi
della cd competenza della competenza).
LA NAZIONALIT DELLINVESTITORE
Procedimenti disponibili in quadro Icsid concernono controversie tra:
Stato Membro Icsid
Investitore Privato Straniero (rispetto a stato in cui linvestimento
effettuato) + cittadino di altro Stato Membro Icsid
Duplice qualit del soggetto privato (che pu essere persona fisica o giuridica)
deve sussistere:

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Per persone fisiche e giuridichealla data in cui le parti abbiano espresso


consenso a devolvere la controversia a conciliazione/arbitrato ICSID
(pena incompetenza dei meccanismi ICSID)
Solo per persone fisichealla data in cui la richiesta di
conciliazione/arbitrato depositata presso il Segretario Generale
Per le persone fisiche la doppia cittadinanza fra cui quella dello stato ospite
dellinvestimento lo esclude dalla possibilit dei meccanismi ICSID.
Per
le
persone
giuridiche
la
Convenzione
stabilisce
che
la
conciliazione/arbitrato possa attivarsi qualora la Societ attraverso cui si
incanala linvestimento abbia nazionalit dello Stato Ospite ma sia controllata
da soggetti stranieri.
Ai fini della determinazione del controllo straniero si utilizza la nazionalit
straniera dei soci e trattandosi di societ di capitali la nazionalit straniera dei
capitali. Si ha controllo straniero della societ se la totalit o la maggioranza
assoluta dei capitali straniera, se soci stranieri detengono solo percentuale
non maggioritaria del capitale si deve invece valutare il ruolo che in concreto i
soci stranieri svolgono nella vita della societ.
Il controllo straniero pu essere inoltre diretto, se esercitato da una seconda
societ straniera, indiretto, se esercitato da una terza societ madre (avente
nazionalit di Stato terzo) attraverso una societ figlia (nazionalit di un
secondo stato, in pratica questa societ figlia ad esercitare il controllo
straniero. In questo caso si applica la Convenzione solo se lo Stato della Societ
Madre parte della Convenzione ICSID.
IL DIRITTO APPLICABILE ALLA SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE
La convenzione lascia alle parti libera scelta delle rules of law. Nel decidere
dunque gli arbitri ICSID devono applicare:

Se previsto devono applicare il diritto che le parti hanno scelto(art.42):


clausola nel contratto
successivo accordo
scelta implicita desumibile inequivocabilmente da circostanze processuali
clausola di stabilizzazione che fissa diritto stato designato al momento
scelta(vs modifiche)
Quando c scelta di legge i tribunali sono tenuti ad applicarla ma ricorrendo
ai pp DI in maniera sussidiaria e correttiva o in caso contrasto con jus
cogens.
in mancanza di scelta sulla base del diritto dello stato ospite e delle regole
di DI applicabili: la prassi attuale prevede prevalenza diritto dello stato
ospite per obbligazioni contrattuali (natura privatistica) e DI per obbligazioni
internazionali.
IL VALORE DELLE SENTENZE RESE DAI TRIBUNALI ARBITRALI ICSID
Le sentenze assumono valore di una cosa giudicata nellordinamento interno
SM, senza necessit controllo (art.54). Ogni SM deve a tal fine designare
lautorit competente ad assicurare il riconoscimento e lesecuzione delle
stesse(art.54(2)). La normativa interna in tema di immunit degli Stati resta
impregiudicata dallapplicazione di queste.

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La sentenza soggetta esclusivamente ad annullamento,poich definitiva e


inappellabile, inteso come rimedio a carattere eccezionale il cui riesame viene
effettuato da un comitato ad hoc di 3 arbitri che possono decidere di annullare
in tutto in parte per i seguenti motivi:
difetto nella costituzione del tribunale
manifesto eccesso di potere
corruzione di un membro
inosservanza grave di una fondamentale norma procedurale
difetto di motivazione della sentenza
Le sentenze hanno forza esecutiva negli ordinamenti interni ossia
sono equiparate alle pronunce dei giudici nazionali e non soggetta a
controllo.

CAPITOLO 8 - MULTILATERAL INVESTMENT GUARANTEE AGENCY (MIGA)


Fu istituita su impulso della BIRS con la Convenzione di Seul dell11 Ottobre
1985.
I primi ad aderire furono i paesi latino americani e africani; oggi conta di 167
membri (144PVS).
Obiettivi principali della MIGA:
1. Offre agli investitori Garanzie (ossia copertura assicurativa) contro i
Rischi non commerciali, per incrementare/incoraggiare tra gli SM i flussi
di investimento per fini produttivi, in capitali e tecnologie.

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2. Coordina ed integra i programmi di garanzia agli investimenti gi


operanti a livello nazionale, regionale e privato.
Struttura e composizione
MIGA composta da tre organi:

Council of Governors: rappresentati tutti gli SM, ed ha competenze generali.


Board of Directors: composizione ristretta su nomina del Council cui spetta
la direzione delle operazioni
Presidente: eletto dal Board

Gli Stati Membri MIGA sono divisi in due categorie:


1. Categoria degli STATI INDUSTRIALIZZATI
2. Categoria degli STATI IN VIA DI SVILUPPO
Da tale distinzione discende:
Il diverso apporto finanziario richiesto a ciascuno SM aderente
Attribuzione del voto sulla base della quota di capitale disponibile
Il sistema di voto utilizzato in seno al MIGA prevede per ladozione delle
delibere dellAgenzia che i vari SM abbiano diritti di voto diversi (basati sulle
diverse quote di capitale sottoscritto) ma che alle 2 categorie spetti cmq lo
stesso numero totale di voti. Un sistema di voto ponderato differente da
quello utilizzato ad esempio presso il FMI.
I
REQUISITI
RICHIESTI
ASSICURATIVA:linvestimento

PER

OTTENERE

LA

COPERTURA

Modalit accesso: linvestitore deve presentare richiesta alla MIGA nella quale
illustra
i
caratteri
generali
dellinvestimento
(Stato
destinatario
investimento/progetto/costo operazioni/durata), Qualora risponda ai requisiti
stabiliti nella Convenzione di Seul e a richiesta venga accettata, Agenzia ed
Investitore stipulano un CONTRATTO DI GARANZIA nel quale prevedono varie
condizioni di copertura dellinvestimento (estensione copertura/tipo di rischio
per cui opera/termine/ammontare/indennizzo/modalit di pagamento/procedure
per le soluzioni di eventuali controversie e le leggi ad esse applicabili). La
copertura MIGA pu arrivare sino al 90% dellinvestimento (normalmente) ma
vi la possibilit di una copertura addizionale attraverso i Programmi di
riassicurazione previsti dal MIGA stessa.
Per ottenere la copertura assicurativa della MIGA:
Requisiti dellInvestimento:
Deve essere necessariamente un investimento in PVS
Investimenti di Capitale a medio lungo termine
Investimenti diretti ritenuti ammissibili dal Board of Directors
Non rileva che linvestimento abbia forma monetaria o forma di
contributo in macchinari/ servizi/processi tecnici e tecnologia
Investimento deve dimostrare una solidit e fondatezza economica e
deve essere previsto per un periodo di tempo adeguato alla sua
realizzazione

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Deve garantire un profitto allinvestitore ma anche contribuire ad uno


sviluppo economico dello Stato Ospite (deve adeguarsi alle esigenze
economiche/finanziarie di questo-sono vietati gli investimenti ai fini
speculativi o destinati ad attivit anche solo potenzialmente illecite)
Linvestimento deve essere nuovo, ma pu anche trattarsi di un
ampliamento/modernizzazione di investimento gi realizzato o la
partecipazione ad un programma di privatizzazione di imprese di Stato
Investimento non deve gi essere coperto da assicurazione nazionale o
privata
Linvestitore deve dimostrare che nello Stato ospite esistono condizione
appropriate alla realizzazione del progetto (ad esempio la possibilit per
linvestitore di accedere alla giurisdizione locale).

Requisiti dellInvestitore, eligible investor, possono usufruire del sistema MIGA:


Persone fisiche/giuridiche che abbiano nazionalit di uno degli SM, non
quella dello Stato che ospita linvestimento.
Se linvestitore una societ la sua nazionalit viene individuata sulla
base del criterio del:
luogo di incorporazione/luogo in cui situato il principale centro degli
affari/ controllo degli azionisti di maggioranza.
Anche linvestitore che ha la nazionalit del PVS in cui si intende
realizzare linvestimento pu, previo parere favorevole del Board of
Directors, ottenere una copertura MIGA se dimostra che il Capitale
utilizzato per linvestimento proveniente da altro Stato e chestato ospite
ha approvato linvestimento.
CATEGORIE DI RISCHI ASSICURATI DALLA MIGA: copertura prevista nel contratto
per una solo o per una combinazione di questi rischi.
I rischi assicurati sono i cd RISCHI POLITICI o NON COMMERCIALI, tra i quali
specificatamente secondo la Convenzione:
RISCHI DI VALUTA (currency transfer): linvestimento assicurato contro i
danni provocati da misure restrittive adottate dai governi degli Stati
ospiti dellinvestimento per impedire il trasferimento allestero di capitali
ricavati dallinvestimento o anche la conversione della valuta locale in
estera. Questa garanzia per non prevede la svalutazione della valuta
locale.
RISCHIO DI ESPROPRIAZIONE E DI MISURE ANALOGHE (expropriation and
similar
measures):
ricomprende
tutte
le
misure
di
natura
legislativa/amministrativa che abbiano effetto di privare linvestitore della
propriet/controllo del suo investimento come le nazionalizzazioni, le
confische, i sequestri, i congelamenti dei beni, il cd creeping
expropriations ossia quelle misure che nel tempo sono equivalenti a
misure di espropriazione. Da questa categoria di rischio assicurato
vengono escluse le misure non discriminatorie ossia misure che il
governo locale adotta con scopo di regolare attivit economica del
proprio paese.
RISCHIO DI RISOLUZIONE DEL CONTRATTO (breach of contract) nel caso
in cui: linvestitore non abbia accesso alle vie di ricorso interne, lazione

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giudiziale promossa davanti ai tribunali locali venga ritardata o se


linvestitore non riesce ad ottenere una esecuzione di una sentenza.
RISCHIO DI GUERRA O DI DISORDINI CIVILI (war and civil disturbance) in
caso di: conflitto armato / terrorismo/ colpi di stato/ sabotaggio. La
copertura assicurativa interviene solo nei casi in cui si verifichi comunque
una reale interruzione delloperativit dellinvestimento (quando si
registrano perdite rilevanti e danni effettivamente subiti sulle strutture
dellinvestimento). Da ci vengono esclusi i danni provocati dal semplice
rallentamento della attivit produttive.
Al verificarsi di uno degli eventi previsti dalla Convenzione linvestitore deve:
Adire preliminarmente alle vie giudiziarie interne dello Stato Ospite
dellinvestimento
Qualora questo abbiano esito negativo rivolgersi al MIGA
Miga corrisponde allinvestitore danneggiato lindennizzo pattuito nel contratto
per quella fattispecie di rischio dopodich il MIGA si surroga nei diritti e nei
crediti dellinvestitore. La surroga MIGA totale ossia comprende tutti i
diritti/pretese/ogni altro interesse relativo a porzione di investimento
coperta da assicurazione MIGA e avviene (salvo diverso accordo tra le parti
ovvero tra Agenzia ed Investitore) al pagamento dellindennizzo o non
appena tale indennizzo viene approvato dallAgenzia
La Surroga elimina qualsiasi possibilit di controversia diretta tra Stato ospite
dellinvestimento e investitore.
Leventuale controversia che potrebbe derivare dal verificarsi dellevento
coperto da assicurazione MIGA non pi tra Stato ospite e Stato Investitore
ma tra Stato ospite dellinvestimento e MIGA stessa deve essere risolta
tramite negoziati e arbitrato secondo la Procedura ICSID (le parti sono
comunque libere di negoziare facendo ricorso ad una procedura alternativa
di soluzione delle controversie.

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CAPITOLO 9 - IL PANEL DISPEZIONE DELLA WB


Il Panel un organo indipendente allinterno della Struttura della WB, istituito
nel 1993 dai Direttori Esecutivi della BM con 2 risoluzioni (di contenuto analogo
a quelli della BIRS e dellIDA). I primi 3 membri furono nominati nel 1994 e il
Panel ha iniziato i suoi lavori nellottobre del 1994.
Il Panel nasce dallesigenza di una maggiore trasparenza delloperato della
Banca che consenta di chiamarla a rispondere di danni eventualmente causati
alle persone o allambiente con i suoi progetti. Lesigenza cominci a
manifestarsi tanto allinterno (Rapporto Wapenhans 91), tanto allesterno (ONG
e Narmada Project 92 per lIndia e governi occidentali). Molti PVS si
opposero percependolo come un intrusione nei loro affari interni dando vita a
vivaci discussioni con i paesi industrializzati.
LA COMPOSIZIONE
Il Panel composto da 3 Membri detti Ispettori che sono nominati dai Direttori
Esecutivi della BM su proposta del Presidente della BIRS. I criteri previsti dalla
Risoluzione per la nomina ad ispettore sono i seguenti:
Capacit
Integrit
Indipendenza dalla BM
Conoscenza relativa alle questioni legate allo sviluppo e alle condizioni di
vita nei PVS
Preferibile ma non obbligatoria conoscenza/esperienza del funzionamento
della BIRS.
Ciascuno deve provenire da uno Stato Membro della BM, non possono aver
lavorato per la BM nei due anni precedenti alla nomina e non possono
lavorarvi nei due anni successivi alla cessazione della nomina (garanzia di
indipendenza/credibilit del Panel). Rimangono in carica per 5 anni.
OBIETTIVI E COMPETENZE DEL PANEL
Il panel introduce un meccanismo dispezione nei confronti delloperato dello
staff della BM attraverso il quale possibile accertare se lattivit della Banca,
durante la realizzazione di un progetto sia stata conforme alle sue politiche e
alle sue procedure (negli accordi di prestito), per accrescere la trasparenza e la
responsabilit, migliorare il controllo della qualit dei progetti.
Il mandato del Panel limitato solo a valutare la conformit dellazione della
BM e dellIDA quindi :
Relativa solo ai progetti finanziati dalla BM e dallIDA
Non riguarda le attivit finanziate dallIFC o della MIGA che non sono
soggette alle indagini del Panel (a meno che non vi sia una esplicita
previsione)
Policies, procedures e operational directives, vere e proprie istruzioni interne
(impartite dal management della BM al proprio staff) e che sono vincolanti

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per lo staff e sono contenute generalmente allinterno dellaccordo di


prestito (loan agreement) o di accordo operativo annesso (Project
Agreement).
Tali istruzioni stabiliscono il modo in cui i finanziamenti devono essere realizzati
e riguardano numerosi aspetti legati alla protezione dellambiente/tutela
delle popolazioni locali passibili di ricevere pregiudizio dalla realizzazione del
progetto finanziato dalla BM.
Non vi deve essere conformit rispetto alle Guidelines o Best Practices che
sono degli standard di condotta che dovrebbero guidare il lavoro della BM
nella realizzazione dei vari progetti ma che possono essere adattate a
seconda delle circostanze e del singolo progetto in esame.
Fondamentalmente la PROCEDURA dispezione del Panel si articola in varie fasi:
1. Richiesta di Ispezione inoltrata al Presidente del Panel con lesame
preliminare del caso da parte del Panel. Questa fase si conclude con una
Raccomandazione ai Direttori Esecutivi di avviare o meno linchiesta.
2. Se c lautorizzazione dei Consiglio dei Direttori Esecutivi inizia
linchiesta
3. Rapporto
La risoluzione prevede dei casi specifici in cui il Panel non autorizzato ad
agire:
Se il responsabile della presunta lesione non da imputare alla BM ma
ad altra parte (ad esempio al beneficiario del prestito)
Se lindagine riguarda un aspetto sul quale il Panel aveva gi adottato
una raccomandazione sulla base di una precedente richiesta di indagine,
a meno che viene scoperta una circostanza non conosciuta dalle parti al
momento della precedente richiesta
Se la richiesta proveniente dal fornitore di beni e servizi che abbia
ricevuto il finanziamento della BM
Se la richiesta avanzata dopo la data di scadenza del prestito o dopo
che il prestito stato substantially disbursed ossia elargito per una
somma superiore al 95% dellammontare complessivo.
Fase 1Richiesta di Ispezione inoltrata al Presidente del Panel, in forma scritta
e in lingua inglese.
Sono legittimati a presentarla:
la parte lesa (affected party) che si trovi nellarea interessata dalla
realizzazione del progetto finanziato dalla BM. Secondo le prime
clarifications del 1996 sulloperato del Panel deve essere costituita da un
gruppo di individui (almeno 2 persone) che abbiano interesse comune che
stato/potrebbe essere leso da unazione/omissione da parte della BM nel
corso
dellideazione/approvazione/realizzazione
di
un
progetto
(interpretazione precedente delle Operating Procedures del 1994 parlava
semplicemente di due o pi persone).
Possono presentarla dunque organizzazioni, societ, associazioni, ma non il
singolo individuo.
Non ammessa la possibilit di Actio popularis dato che la necessaria
dimostrazione di interesse comune esclude questa possibilit e lascia ampia

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categoria di individui che non hanno mezzi economici/culturali per attivarsi


priva di effettiva tutela.
Se il Presidente del Panel ritiene che la richiesta esuli senza alcun dubbio dal
mandato del Panel lo notifica al richiedente.
Altrimenti il Presidente del Panel notifica una richiesta di indagine ai direttori
esecutivi e al Presidente della BM. Entro 21 gg il management della BM deve
fornire al Panel prove che esso si in realt conformato alle
politiche/procedure o che intende conformarvisi a partirire da quel
momento.
Entro 21 gg dalla risposta del management della BM il Panel deve effettuare un
esame preliminare volto ad accertare che sussistano nel caso specifico
condizioni richieste dalla risoluzione per avviare la procedura dinchiesta e in
particolare deve accertare lesistenza dei seguenti elementi:
Competenza ratione personae- legittimazione del richiedente
Competenza ratione materiae- pertinenza delloggetto del ricorso
Criterio temporale- ricorso non presentato dopo la scedenza del prestito o
dopo che esso sia stato substantially disbursed
Altri requisiti stabiliti dalla Risoluzione.
Dopo tale accertamento + risposta del management il Panel inoltra una
raccomandazione ai direttori esecutivi di avviare/non avviare linchiesta e
sono quindi i direttori esecutivi riuniti in consiglio a decidere di autorizzare il
Panel ad avviare la procedura dinchiesta.
Fase 2INCHIESTA, durante questa fase il Panel per condurre le indagini ha il
potere di:
Consultare i membri dello Staff BM e se necessario il Presidente BM e
Operations Evaluations Department
Accedere a tutti i documenti della BM e a tutti gli uffici che possano
fornire informazioni utili allinchiesta
Consultare anche il Direttore Esecutivo che rappresenta il beneficiario del
prestito (o il Paese garante di tale prestito)
Effettuare una eventuale indagine sul territorio del paese in cui si sta
realizzando il progetto in questione solo previo consenso di tale paese.
Tutte le decisioni del Panel relative a questioni procedurali/eventuali
raccomandazioni ai Direttori Esecutivi su avvio o meno dellinchiesta e
rapporto finale sono adattota per Consesus.
Fase 3Rapporto
Alla fine dellinchiesta il Panel elabora un rapporto scritto che determina se la
BM si conformata o meno alle proprie politiche/procedure e questo viene
presentato ai Direttori Esecutivi e al Presidente della BM.
I Direttori Esecutivi entro due settimane dal rapporto finale del Panel devono
informare il richiedente dei risultati dellinchiesta e di eventuali azioni che
intendono assumere relativamente al progetto in merito. Quindi qualunque
decisione in merito al risultato dellinchiesta spetta ai Direttori Esecutivi.
Gli elementi di novit introdotti dallistituzione di questo Panel:

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Il ruolo accordato allindividuo (anche se in realt si parla di alemeno 2


persone) che costituisce una sorta di personalit giuridica di fronte
allistituzione della BM
Riconoscimento della responsabilit di org.ne internazionale quale la BM;
il Panel dovendo accertare se la BM si conformata o meno al suo diritto
(politiche/procedure)
accerta
una
eventuale
responsabilit
dellorganizzazione per atti compiuti nellesercizio delle sue funzioni
La BM responsabile del rispetto delle sue politiche/procedure:
Sia da parte dello staff della BM
Sia da parte del beneficiario (in questo caso la responsabilit della BM
solo relativamente al rispetto delle procedure NON anche a compimento
del progetto obbligo di mezzo e non di risultato della BM)
Seconda la teoria di Schulte il Panel si inserirebbe in un pi ampio contesto di
tutela dei Diritti Umani.
Unaltra teoria parla del Panel come di una struttura quasi giudiziaria perch
dotata di tre poteri:
Potere di ricevere reclami
Potere dindagine
Potere di esprimere il diritto nel suo rapporto stabilisce se il diritto
(come politiche/procedure della BM) stato rispettato o meno.
Ma questa ultima teoria soprattutto criticabile perch ci sono alcuni evidenti
limiti:
Panel cmq organo sottoposto formalmente ad organi amministrativi
della BM perch istituito con atto interno della BM (non emendamento ad
accordo istitutivo BM o Protocollo addizionale)
Panel non ha potere decisionale direttore esecutivi BM restano gli unici
ad averlo dato che hanno il potere di decidere se autorizzare o meno
linchiesta e quello di decidere se dare o meno seguito al rapporto del
Panel.
Il diritto applicabile dal Panel nelle sue inchieste Diritto Interno della BM
e non altre norme esterne allorganizzazione come ad esempio quelle
poste a tutela dei Diritti Umani.
Lo status degli stessi membri del Panel non del tutto adeguato:
ai sensi della risoluzione istitutiva i membri del Panel sono considerati
come funzionari della BM, cio della stessa organizzazione nei confronti
della
quale
effettuano
una
inchiesta
(a
discapito
dellindipendenza/imparzialit delle richieste) e non tutti hanno
competenze giuridiche dato che non devono essere necessariamente dei
giuristi (altri criteri sopra citati)

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CAPITOLO 10 - LOCSE
LESPERIENZA DELLOECE
LOCSE
pu
essere
considerata
levoluzione
su
scale
mondiale
dellorganizzazione europea per la cooperazione economica (OECE), istituita
con il Trattato d Parigi del 16 Aprile 1948. LOECE (che contava 16 membri) fu
istituita con una duplice finalit:
Creare un MECCANISMO INTERGOVERNATIVO DI GESTIONE DEL PIANO
MARSHALL o ERP (EUROPIAN RECOVERY PROGRAM): assistenza
finanziaria prestata da USA e Canada volta alla ricostruzione
delleconomia europea gravemente compromessa dalla IIWW. In realt
era volta a perseguire importanti obiettivi strategici e di politica
economica degli USA come sostenere il consolidamento di quei Paesi
occidentali presumibilmente esposti a movimenti insurrezionali di
ispirazione comunista o promuovere la liberalizzazione degli scambi
commerciali in Europa per favorire le importazioni USA .
Promuovere interventi strutturali per sollecitare lo sviluppo del
commercio intereuropeo.
Aveva una struttura tripartita composta da un Consiglio dei Ministri (potere
decisionale) un Comitato Esecutivo coadiuvato da dei Comitati Tecnici
(poteri esecutivi) e un Segretario Generale ( con funzioni amministrative)
La convergenza degli interessi degli Stati Membri soprattutto nel periodo 19481952 ha fatto funzionare lOECE: ha promosso adeguatamente il
coordinamento/verifica dei piani dimportazione/produzione degli SM ed ha
elaborato delle proposte per la ripartizione degli aiuti USA. Alla fine degli

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anni 50 il mutato quadro politico ha determinato la perdita di ragion


dessere dellOECE. Gli Usa infatti di qui in avanti preferiscono dei negoziati
bilaterali con gli Stati europei e non sono pi interessati a una gestione
collettiva degli aiuti.
DALLOECE ALLOCSE: Caratteri generali della nuova OI
Il 23 Febbraio del 1960 la Conferenza dei rappresentanti degli SM dellOECE
sottoscrive la CONVENZIONE ISTITUTIVA DELLOCSE (ORGANIZZAZIONE PER LA
COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO). Il Protocollo relativo a revisione
della Convenzione dellOECE chiarisce che la sostituzione tra le due
organizzazioni avrebbe avuto effetto a partire dallentrata in vigore della
Convenzione Istitutiva dellOCSE il 30 Settembre del 1961 che la data di
formale estinzione del Trattato istitutivo dellOECE. LItalia ha ratificato
lAccordo Istitutivo dellOcse con la l.n. 232 del 1962.
Parte della dottrina esclude che possa parlarsi di una vera successione int.le tra
le due organizzazione dato che lOSCE sarebbe unorganizzazione del tutto
differente e la successione tra due soggetti solo relativamente ad alcuni
rapporti giuridici specificati negli atti di trasformazione (conservazione dei
singoli atti normativi dellOECE subordinata a specifiche accettazione da parte
del Consiglio dellOCSE).
LOCSE diversamente dallOECE non ha una specifica connotazione europea ma
una organizzazione tendenzialmente universale di cooperazione economica
ispirata a principi del liberismo economico. Sin dai primi anni di attivit lOCSE
ha privilegiato la promozione dei principi del libero mercato e la rimozione degli
ostacoli agli investimenti. Dagli anni 90 invece data la generalizzata
accettazione del mercato quale principio guida delle relazioni economiche
internazionali ha aumentato la sua sensibilit alla dimensione sociale della
crescita economica con la promozione dello sviluppo sostenibile (modello di
sviluppo equilibrato in cui la crescita economica perseguita unitamente alla
conservazione dellecosistema e alla tutela dei diritti fondamentali delluomo).

LA MEMBRESHIP DELLOCSE
Attualmente ha 30 Membri (tra cui ovviamente tutti gli ex membri OECE) e
collabora con altri 70 Stati non membri pi numerose ONG.
Lart. 1 della Convenzione dice che lazione dellorganizzazione finalizzata a:
Raggiungere la massima espansione delleconomia e delloccupazione e
linnalzamento degli standard di vita negli Sm e non.
Contribuire allespansione del commercio mondiale su base multilaterale
e non discriminatoria, in conformit con gli obblighi internazionali.
Per conseguire questi obiettivi gli SM si impegnano fra laltro a:
Assicurare una utilizzazione efficace delle loro risorse economiche e
sviluppo delle risorse in campo scientifico e tecnologico.
Sviluppare politiche che assicurino la crescita economica e la stabilit
finanziaria interna ed esterna.
Mantenere/estendere la liberalizzazione dei movimenti di capitali.

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Contribuire allo sviluppo economico dei Paesi Membri e non in via di


sviluppo mediante lapporto di capitali/la fornitura di assistenza tecnica/
lallargamento degli sbocchi per le loro esportazioni.

Dagli anni 90 le funzioni dellOcse sono prevalentemente 2:


1. PREDISPOSIZIONE DI STUDI: attivit di studio (presso centri studi
dellOCSE,
generalmente
propedeutiche
ad
adozione
atti
dellorganizzazione) che si concludono con la stesura di Rapporti la cui
pubblicazione possibile solo previa autorizzazione del Consiglio o del
Segretario Generale
2. Attivit di orientamento / indirizzo della condotta economica interna ed
internazionale degli SM.
Nessun documento dellOCSE pu essere pubblicato senza lapprovazione di
tutti gli SM (la cd DERESTRICTION - pubblicazioni politicamente pi
controverse vengono precedute da dei negoziati tra i rappresentanti a livello
governativo).
LOcse un foro ristretto dotato per di competenza ad occuparsi di qualsiasi
questione che abbia rilevanza economica.
Lacquisto dello Status di Membro avviene attraverso uno specifico iter di
ammissione:
INVITO A NEGOZIARE: il Consiglio OCSE pu invitare uno Stato (ritenuto
in grado di adempiere agli obblighi della membership) ad avviare dei
negoziati finalizzati allammissione.
CONDIZIONI DI AMMISSIONE: per poter essere ammesso uno stato deve
dimostrare di: 1) avere una economia di mercato 2) condividere i principi
della democrazia pluralista 3) rispettare i diritti fondamentali delluomo
4) avere la volont e la capacit di recepire atti normativi dellacquis
OCSE (decisioni/raccomandazioni/ dichiarazioni) ma pu comunque
apporre riserve ad atti in toto o in parte che non voglia o non sia in grado
di adottare.
VERIFICA e RACCOMADANZIONE: il Segretario Generale e alcuni Comitati
verificano le condizioni di ammissibilit. In particolare lINVESTMENT
COMMITTEE verifica la compatibilit dellassetto normativo dello Stato
candidato con il recepimento dei codici di cui il rispetto obbligatorio per
gli SM Ocse: ossia il Codice di liberalizzazione dei movimenti di capitali
del 1961 e il Codice di liberalizzazione delle operazioni correnti invisibili
del 1961. Una volta verificato il rispetto delle condizioni dammissioni il
Segretario e i comitati coinvolti formulano una RACCOMANDAZIONE al
Consiglio OCSE.
INVITO AD ADERIRE alla Convenzione: il Consiglio Ocse invita dunque lo
Stato ad diventare parte della Convenzione Istitutiva
ACCORDO: accettato linvito ad aderire, i plenipotenziari dello Stato
candidato e il segretario dellOCSE sottoscrivono un accordo avente ad
oggetto laccettazione degli obblighi derivanti dallo Status di membro.
APPROVAZIONE DELLACCORDO: sul piano interno in conformit alla
procedura costituzionale prevista dallordinamento dello Stato in
questione
DEPOSITO
DELLA
RATIFICA:
formale
ingresso
dello
Stato
nellorganizzazione.
Ciascuno Stato ha diritto di recedere dallOcse con un preavviso di 12 mesi.

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Gli obblighi derivanti dallo Status di Membro sono:


OBBLIGO DI INFORMAZIONE: reciproco tra gli SM e tra Stati Membri e
OCSE.
OBBLIGO DI CONSULTAZIONE: anche tramite effettuazioni di studi /
partecipazione a progetti comuni
OBBLIGO DI COOPERAZIONE: specificato da atti dellorganizzazione in
relazione a singole attivit comuni.
Negli ultimi anni presa di coscienza che il ruolo centrale dellOCSE dipende dal
coinvolgimento delle nuove potenze in ascesa ed dunque stato avviato il
dibattito sulla possibile estensione della membership. Nel Novembre del
2002 il WORKING GROUP ON ENLARGEMENT STRATEGY AND OUTREACH
stato istituito dai capi delegazione degli SM per dibattere sul punto.
Lorientamento sembra essere quello di estendere una membership a Stati
like minded che abbiano un ruolo centrale nelleconomia globale / in grado
di rafforzare le posizioni dellOCSE anche in seno ad altre org.ni
internazionali come ad esempio il WTO.
Per essere ammessi i nuovi membri dovranno dimostrare una capacit/ volont
di contribuire al cd PROCESSO DI PEER LEARNING; ossia una raccolta di
informazioni e lincremento di competenze dellorganizzazione.
GLI ORGANI (il c.d. quadro OCSE perch composto da organismi
differenti per natura e funzioni)
La struttura organizzativa OCSE molto complessa poich risponde
allesigenza di flessibilit nella gestione/precisazione di funzioni/compiti
dellorg.ne. Gli Organi principali sono:

Consiglio: composto dai rappresentanti di tutti gli SM ed lorgano che


sovraintende lattivit dellorganizzazione. Nomina ogni anno un
Presidente e due vice presidenti. Le riunioni possono essere di
rappresentanti permanenti presso lorganizzazione o riunioni a livello
ministeriale quando gli SM sono rappresentati da Ministri (questa
tipologia di riunioni preferita quando si devono fissare orientamenti di
fondo dellorganizzazione o per discutere questioni di massima
importanza).
Tra le varie funzioni del Consiglio: approvazione bilancio predisposto dal
Segretario Generale; valutazione sullopportunit di istituire organi
sussidiari; nomina del Segretario Gen.; invito Stati terzi affinch aderisca
o si associ allOCSE.

Comitato esecutivo: organo a composizione ristretta (solo 14 membri)


di cui 7 permanenti (Canada, Francia, Italia, Germania, Giappone, USA,
UK) mentre gli altri si alternano a rotazione. Questo organo ha potere
decisionale solo se su delega del Consiglio, per ha limportante funzione
di favorire lefficienza complessiva dellorganizzazione dato che per
ladozione degli atti OCSE necessaria lunanimit. Il comitato ha il
compito di affrontare e risolvere eventuali divergenze tra gli SM e di
preparare futuro consenso in seno al Consiglio.

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Segretariato: organo amministrativo che ha il compito di vegliare sul


suo funzionamento. Funzioni: preparazione lavori del Consiglio; vigilanza
sull applicazione delle decisioni prese; gestione le relazioni esterne con
altri soggetti della comunit internazionale.

Struttura gerarchica amministrativa:


Segretario Generale: al vertice della gerarchia amm., ha mandato
di 5 anni e si avvale di 2 vice-segretari. nominato dal Consiglio.
Struttura amministrativa:
Directorates: base della struttura amm. che si divide per settori di
interesse specifici.
Organi sussidiari istituiti dal Consiglio sono attualmente circa 200.
In particolare i:
Comitati tecnici (ex compito/potere consiglio creazione organi
sussidiari per scopi)
Si qualificano in base ragioni ed obiettivi allorigine loro costituzione: es.
CERI (educazione,ricerca,innovazione), DAC (politiche assistenza
sviluppo), Environment policy Committee, Trade Committee.
Tribunale amministrativo: nato nel 1991 per dirimere controversie tra
OI e personale.
LORGANIZZAZIONE E LA FORMAZIONE DEL PROCESSO DECISIONALE
Il processo decisionale OCSE fondato sul principio di uguaglianza degli SM. Di
regola per ladozione degli atti richiesta lUNANIMITA e solo in casi
speciali, gli SM possono, con decisione adottata allunanimit decidere di
adottare il Criterio della Maggioranza per votare una determinata questione.
Se uno stato si astiene nella votazione di un atto (decisione/raccomandazione
finale produce effetti solo rispetto agli Stati che lhanno votata) e in questo
modo uno Stato astenuto pu scegliere di non impegnarsi rispetto ad una
determinata attivit dellorganizzazione senza inficiare il fatto che questa
venga perseguita da altri SM.
LOCSE ha vari strumenti a diversa incisivit:
1. DECISIONI: che sono VINCOLANTI per gli SM; NON SONO DIRETTAMENTE
APPLICABILI negli ordinamenti interni degli Stati ma gli SM sono vincolati
solo dopo procedure di adattamento previste nel proprio ordinamento
interno. Queste riguardano generalmente provvedimenti di NATURA
INTERNA (come ad esempio la nomina di un Segretario Generale,
lapprovazione di un Bilancio, la costituzione di un organo sussidiario) piu
ladozione dei 2 codici di liberalizzazione di cui sopra avvenuta tramite
decisione.
2. RACCOMANDAZIONI: NON VINCOLANTI per gli SM ma vige il solo obbligo
di presa in considerazione (fondato sullobbligo di cooperazione)
3. ACCORDI stipulati con SM/ Stati Terzi/ altre organizzazioni internazionali.

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Tra le varie attivit dellOCSE ha particolare importanza il contributo


allelaborazione di standard di condotta per le imprese multinazionali
Guidelines per le imprese multinazionali (1976) allegate alla Dichiarazione su
investimenti e imprese multinazionali adottata nel 1976; delle
raccomandazioni elaborate nel quadro di NEGOZIATO svolto tra i governi dei
Paesi Membri dellOCSE (quindi atti non imputabili allorganizzazione
internazionale stessa). Questi elencano alcuni standard di condotta, generali
o riferiti a specifici settori (soprattutto riguardanti trasparenza, concorrenza,
finanziamento, fiscalit, occupazione, lavoro) raccomandati a imprese
multinazionali.
Lo stesso giorno, il Consiglio OCSE ha adottato 3 decisioni obbligatorie:
1. Introduce un MECCANISMO DI CONTROLLO sulla corretta APPLICAZIONE
DELLE GUIDELINES
2. Impone agli SM OBBLIGO DI NOTIFICARE allorganizzazione le misure
ritenute incompatibili con il principio del trattamento nazionale
3. Istituisce un MECCANISMO DI CONTROLLO sulle MISURE adottate dagli SM
per incentivare/disincentivare gli investimenti int.li.
Le

Guidelines prevedono un meccanismo di aggiornamento ossia lo


svolgimento di periodiche REVIEWS organizzate a tal fine dal CIME
(COMMITTEE ON INTERNATIONAL INVESTMENT AND MULTINATIONAL
ENTERPRISES) in cooperazione con BIAC (BUSINESS AND INDUSTRY
ADVISORY COMMITTEE ossia un comitato OCSE composto dai rappresentanti
delle imprese e il TUAC (TRADE UNION ADVISORY COMMITTEE) comitato
OCSE composto dai rappresentanti dei lavoratori.
Il testo delle Guidelines stato rivisto nel 1979, 1984 nel 1991 e soprattutto
nel 2000.
La versione originaria del 1976 risponde alle esigenze dei paesi OCSE di
mostrare disponibilit a disciplinare la condotta delle imprese multinazionali
per ottenere dai PVS la rimozione degli ostacoli agli investimenti.
La versione del 2000 una vera e propria riformulazione degli standards
derivante dalla necessit di adattare il testo delle Guidelines al nuovo
assetto delle relazioni economiche internazionali e a contribuire alla
realizzazione di uno sviluppo sostenibile e la promozione dei diritti
delluomo.
GUIDELINES VERSIONE DEL 1976
Limpresa multinazionale qualificata come un insieme di societ, dotate di
distinta personalit giuridica e riconducibili a Stati differenti, sottoposte alla
direzione unitaria di una societ capogruppo non quindi un ente unico ma
piu una societ con dei legami di natura finanziaria/personale/vincoli
contrattuali.
Guidelines sulla diffusione delle informazioni: imprese invitate a fornire dati
sulla struttura/attivit/politiche dellimpresa.
Guidelines sulla concorrenza: alle imprese multinazionali viene raccomandato
di astenersi da:

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Ricorrere a pratiche di abuso della posizione dominante sul mercato


Commettere abusi anticorrenziali nel campo dei diritti di propriet
intellettuale
Partecipare
a
qualsiasi
intesa
anticorrenziale
a
livello
nazionale/internazionale

Altre misure specifiche volte a:


Ridurre la propensione delle imprese multinazionali a pratiche di elusione
fiscale o della limitazione dei diritti dei lavoratori dipendenti
Sollecita le imprese a contribuire allo sviluppo/diffusione delle
conoscenze tecniche
Raccomandare multinazionali a non porre in essere atti di corruzione dei
pubblici uffici o qualsiasi interferenza indebita negli affari interni dello
Stato Ospite
In materia di corruzione internazionale di Pubblici Ufficiali (prendendo spunto
dalla legge USA Foreign Corrupt Practices Act del 1977) gli stati membri
hanno firmato la Convention on Combating Bribery of Foreign Officials in
International Business Transactions 1997 in vigore nel 1999: obbliga gli SM
ad adottare misure legislative necessarie affinch in ciascun ordinamento
venga considerato illecito penale il fatto che intenzionalmente offra,
prometta o dia qualsiasi indebito beneficio pecuniario o di altra natura,
direttamente o per mezzo di intermediari, ad un pubblico ufficiale straniero,
per lui o per un terzo, affinch lufficiale compia o si astenga dal compiere
atti in relazione a doveri dufficio, per conseguire/conservare un affare/altro
vantaggio indebito nellambito del commercio internazionale.
In questo ambito anche altri importanti iniziative multilaterali:
Interamerican Convention against Corruption OAS 1996
Criminal Law Convention on Corruption Consiglio dEuropa 1999
UN Convention against Corruption Assemblea Generale UN 2003

GUIDELINES VERSIONE DEL 2000


Vera e propria riformulazione degli standards derivante dalla necessit di
adattare il testo delle Guidelines al nuovo assetto delle relazioni economiche
internazionali e contribuire alla realizzazione di sviluppo sostenibile e la
promozione dei diritti delluomo.
Queste guidelines richiamano i piu importanti atti in materia:
Dichiarazione Universale dei diritti delluomo 1947
Dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo del 1992
Dichiarazione dellILO su principi e diritti fondamentali in materia di
lavoro 1998
Le modifiche piu rilevanti riguardano le politiche generali, trasparenza,
condizioni di lavoro, ambiente
Guidelines on General Policies sollecita le multinazionali a:

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non trarre vantaggio da differenti standard di tutela previsti nelle


legislazioni statali
non richiedere o non avvalersi di alcune esenzioni in materie quali
ambiente, salute, sicurezza, lavoro, tassazione, incentivi finanziari
promuovere
il
rispetto
dei
principi
di
CORPORATE
SOCIAL
RESPONSABILITY da parte dei propri partner commerciali, inclusi fornitori
e sub appaltati
Guidelines on employment and industrial relations:
Prevede che le imprese contribuiscano alla abolizione del lavoro minorile e
tutte le forme di lavoro forzato.
Guidelines on Environment:
raccomanda alle imprese di valutare limpatto su ambiente e salute e di
sviluppare tecniche produttive sempre meno inquinanti.
Nel 200 inoltre sono state aggiunte altre 2 nuove guidelines:
sulla tutela degli interessi dei consumatori
sulla prevenzione/controllo sulle politiche di corruzione.
Dal 1976 il Consiglio aveva introdotto con decisione vincolante un
MECCANISMO DI FOLLOW UP (controllo) ad esito NON VINCOLANTE.
Attualmente il meccanismo di follow up delle guidelines realizzato
attraverso lattivit di specifici organismi:
PUNTI DI CONTATTO NAZIONALI istituiti dal Consiglio con decisione del
1984 per promuovere il rispetto delle Guidelines favorendo la
cooperazione tra gli SM
Con decisione del 2000 il Consiglio ha ampliato i compito del PCN (precisando
che questi sono tenuti ad ispirare la propria condotta ai principi di buona
amministrazione. Allegata a questa decisione c la Guida alla procedura
che prevede che i PCN hanno obbligo di_
Consultarsi annualmente
Inviare al CIME un rapporto annuale sulla natura e i risultati dellattivit
svolta.
CIME (committee on International investment and multinational enterprises) ha
il compito di sovraintendere alle attivit dei PCN; ha competenza di
accertare se un PCN si stia comportando conformemente alle sue
responsabilit; su domanda dei PCN esprime pareri (cd clarifications) su
interpretazione/applicazione delle guidelines.

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CAPITOLO
11
INTERNAZIONALI

LA

BANCA

DEI

REGOLAMENTI

un istituzione che promuove la cooperazione monetaria e finanziaria su scala


mondiale e funge da banca delle BC.
LAccordo istitutivo di Roma del 20 Gennaio del 1930 fu sottoscritto dai
Governatori delle BC dei c.d. paesi fondatori (Bel, Fra, Germ, Usa, Ita, UK) e da
un gruppo di banche americane private (Morgan,FNB of ny/Chicago) a seguito
della II conferenza dellAja.
Durante questa fu adottato il Piano Young che conteneva nel testo la
descrizione delle funzioni della Banca (successore del Piano Dawes diventato
vero e proprio accordo internazionale con la Conferenza di Londra del 1924).
Esso contemplava la riduzione delle annualit nei confronti della Germania e la
mobilitazione di parte di esse con emissione di prestiti: apparve subito chiaro
che per questi scopi serviva una OI in grado di operare nei mercati finanziari.
LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE
La pi antica OI finanziaria ha la sede legale a Basilea e due uffici di
rappresentanza a Citt del Messico ed Hong Kong. La BRI ha la forma di una
Spa a partecipazione internazionale, regolata dal diritto interno svizzero (con
alcune esenzioni, privilegi ed immunit accordati dalle disposizioni del diritto
svizzero e dellAccordo istitutivo comparabili a quelle delle organizzazioni
internazionali dotate di personalit giuridica internazionale.
Il Capitale della Banca diviso in oltre 600.000 azioni, di cui 85% appartengono
alle attuali 55 BC, sulla base delle quali si attribuisce il diritto di voto in seno
Ass. Gen.(unazione un voto) e il restante circola tra il pubblico. Il suo bilancio
redatto in DSP.
GLI ORGANI (struttura ternaria)
Assemblea Generale delle BC: Riunisce tutte le BC dei Paesi membri
della BRI (attualmente hanno diritto di voto conferito dal possesso di

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azioni BRI allinterno di questa Assemblea Generale 55 BC o autorit


monetarie nazioniali tra cui anche la BCE). Si riunisce ogni anno entro 4
mesi dal 31 Marzo che la data di chiusura dellesercizio finanziario per
approvare il bilancio e decidere in merito a questioni conne sse quali
approvazione/distribuzione utili; modifiche atto costitutivo e statuto (55
membri).
Consiglio damministrazione: 17 membri, di cui 6 di diritto
(Governatori delle BC fondatrici, pi il presidente del board of Governors
del federal reserve system USA, ciascuno dei quali nomina un altro
Consigliere di propria nazionalit tra gli esponenti della Finanza, industria,
commercio). Pi altri 9 consiglieri delle altre BC. un organo collegiale di
individui che rispecchia la natura giuridica della BRI e lindipendenza di
questa dai governi dei Paesi nqi quali hanno sede le BC azioniste. Ha
potere di nomina dei funzionari e rappresenta la Banca verso lesterno.
Determina la politica della BRI.
Comitato esecutivo: Direttore Generale, che ha il compito di attuare le
politiche della BRI e dirige lamministrazione. Ad esso si aggiunge un codirettore generale.

LE ATTIVIT:
la BRI avrebbe dovuto operare come MANDATARIO PER LESECUZIONE DEL
PIANO YOUNG ma ben presto la sua attivit si diresse verso lavvio di un
progetto di cooperazione internazionale per il perseguimento della Stabilit
monetaria e finanziaria ( dunque la piu antica organizzazione finanziaria
internazionale).
Oggi la BRI svolge questo compito attraverso 4 attivit principali:
1) la banca come mandataria nei regolamenti internazionali: dal
secondo dopoguerra relativamente allesecuzione di regolamenti
finanziari allinterno dellUE BRI ha avuto ruolo di terzo designato da
CECA relativamente a prestiti contratti da questa (CECA)
2) La banca delle banche centrali (140 BC, 150 miliardi DSP=6%riserve
mondo)
La banca offre diversi tipi di servizi finanziari per assistere le BC e le
istituzioni monetarie nella gestione e nellaccrescimento delle loro riserve
valutarie, mediante la raccolta e la riallocazione su mercati. La BRI non
accetta depositi privati e non pu aprire conti a nome di governi n
concedergli anticipi. Pu fungere da fiduciario per prestiti governativi int.
e gestisce lAsian Bond Fund (fondo comune obbligazionario 11 banche
asiatiche). Ha acquisito status other holder poich nella compravendita di
valuta pu acquistare DSP dellIMF.
3) La banca come foro di consultazione e cooperazione monetaria
I Governatori si incontrano per la sessione ordinaria e per riunioni
bimestrali durante le quali si affrontano i principali problemi eco/fin
mondiali, la politica monetaria e la governance delle BC. Organizza inoltre
riunioni di esperti sugli stessi temi, cui partecipano diversi funzionari ed
esperti di altre autorit finanziarie, gli accademici e operatori mercato. Ci

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sono dei gruppi con segretariato in BRI (Gruppo dei 10 gov BC,Comitato
Baislea per vigilanza bancaria,Comitato sui mercati).
4) Attivit di studio e di ricerca
La banca svolge attivit di ricerca di supporto tecnico a lavori dei comitati
e costituisce un centro nevralgico per la condivisione di info e dati
statistici tra le BC. Numerose sono le pubblicazioni tra cui ricordiamo la
rassegna trimestrale sull evoluzione dei mercati finanziari, working
papers e BIS papers.
5) Il comitato di Basilea sulla vigilanza bancaria
un organismo che agisce allinterno, fu istituito nel 1974 dai
Governatori dei 10 paesi pi industrializzati (cd Gruppo dei Dieci)
successivamente al fallimento di una banca tedesca (Bankhaus Herstatt
che a causa del fuso caus insolvenze), inizialmente fu chiamato
comitato Cooke (dal nome del governatore della BC Uk) ed attualmente
composto da 11 funzionari delle autorit finanziarie. Si riunisce 4 volte
lanno ed ha come obiettivo il miglioramento della collaborazione
internazionale per la stabilit monetaria e laffidabilit del sistema
finanziario, mediante la costituzione di standards minimi in materia di
vigilanza prudenziale e pratiche bancarie ed inoltre promuove i requisiti
patrimoniali comuni per uniformare le condizioni competitive degli istituti
creditizi. Il comitato elabora, raccomandazioni, linee guida, standars e
Accordi (vedi accordo di Basilea 1 e Basilea 2) che non sono
giuridicamente vincolanti per gli SM dato che il Comitato non ha una
capacit regolamentare autonoma da quella degli SM ma gli elabora
nellaspettativa che questi convergano verso standard e approcci comuni.
6) Gli accordi di Basilea
Nascono dai lavori del comitato e sono delle linee guida in materia di
requisiti patrimoniali delle BC per la stabilit monetaria e finanziaria.
Aspettativa che autorit nazionali redigano disposizioni operative che se
aderiscono sono implicitamente vincolati (attivit di promozione di
convergenza del comitato).
Nel 1998 I Accordo che ha per oggetto il sistema di misurazione del
capitale (hanno aderito 100 BC), stabiliva obbligo di accantonare l8% del
K erogato per garantire solidit alla propria attivit. Tuttavia la %
risibile. Nel 2001 Basilea II volto a sopperire limiti e stabilire ppi int.
comuni nel sistema creditizio. Esso si articola su 3 pilastri:
Requisiti patrimoniali minimi: le BC dovranno accantonare una
quota di K proporzionale al rischio derivante dai vari rapporti di
credito assunti, calcolando attraverso il rating e mantenere la
precedente quota 8%.
Controllo delle BC: organi vigilanza verificano modalit di
determinazione fabbisogno di K in relazione ai rischi
Disciplina di mercato e trasparenza
7) Le critiche a Basilea II
Laccordo originario del Basilea II fu modificato in seguito alle critiche che
sostenevano come le BC pi piccole fossero penalizzate da un sistema

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che prevedeva per loro maggiori oneri. Oltretutto fu rilevato come in caso
di rallentamento economico laccordo avrebbe avuto effetto di ridurre gli
impieghi per crescita rischio e inasprimento crisi economica. Ancora
penalizzazione finanziamenti Pmi a causa applicazione nuove regole di
valutazione della capacit di credito dellimpresa (rating). Per questo su
impulso Ita e Germ sono state apportate migliorie.

CAPITOLO 12 - LA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI


COSTITUZIONE E STRUTTURA
La BEI listituzione finanziaria dellUE, istituita nel 57 con un protocollo
allegato, in base art.129 TCE per promuovere lintegrazione e lo sviluppo delle
regioni meno sviluppate e la creazione di un mercato comune. Gli azionisti
della BEI sono gli SM quindi lammissione nellUE fornisce automaticamente la
membership BEI. La ripartizione del K avviene in proporzione alla capacit
economica. La Banca dotata di personalit giuridica autonoma distinta da CE
ed amministrata secondo le regole del suo statuto, agisce dunque in maniera
indipendente sui mercati, tuttavia soggetta alle norme del Diritto
Comunitario. Secondo l art. 8 gestita da:
Consiglio dei governatori: composto dai ministri dellEconomia degli
SM, lorgano decisionale che definisce direttive generali della politica

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creditizia. Ha poteri per aumento K, approvazione bilancio e sospensione


finanziamenti in caso inottemperanza obblighi.
Consiglio di amministrazione: decisioni riguardanti concessione di
prestiti e garanzie ed emissione titoli. Sono 25 membri nominati dal
Consiglio con un mandato di 5 anni rinnovabili.
Comitato direttivo: Presidente pi 6 vice incaricati della gestione
dellattivit ordinaria e dellassicurazione delle decisioni del Cons. Amm.
Comitato di verifica: controlla operazioni e libri contabili.

LE ATTIVIT
EX. ART. 267 TCE ha il compito primario di contribuire allo sviluppo equilibrato
del mercato comune nellinteresse della comunit facilitando con prestiti e
garanzie il finanziamento di I in vari settori delleconomia. Scopo di finanziare
senza fini di lucro.
Valorizzazione regioni meno sviluppate per eliminare squilibri nel mercato
unico
I prestito possono essere concessi sia agli stati quanto alle imprese
pubbliche e private
Le richieste sono sottoposte a parere Sm e Commissione
Il totale impegni BEI non pu essere superiore al 250% K sottoscritto
Possibilit finanziamenti paesi III con cui comunit intrattiene relazioni
commerciali(ACP)
RISORSE DELLA BANCA
Ricorre a risorse proprie, ex art.4 costituite della quote Sm e al mercato dei
capitali, attraverso emissione di titoli obbligazionari.
IL GRUPPO BEI
Nel 1994 fu istituito il FEI per sviluppo Pmi. A forte crescita nel settore delle
nuove tecnologie.
Nel 2000, a seguito Cons. Eu Libsona stato creato il gruppo BEI che riunisce
questa e il FEI con lo scopo di riunire gli strumenti di investimento nellUE. Cos
la BEI si concentra sui prestiti bancari a medio-lungo termine, il FEI invece
specializzato nelle operazioni in K a rischio e nella concessione di garanzie per
Pmi. In questa operazione la BEI divenuta ppale azionista FEI che ha cmq
mantenuto sua struttura tripartita.

CAPITOLO 13 - LE BANCHE REGIONALI DI SVILUPPO


A partire dagli anni sessanta per supplire alle carenze dei meccanismi
multilaterali concernenti laiuto allo sviluppo gli stati hanno maturato la
decisione di istituire banche di sviluppo regionali e sub-regionali, che si ispirano
al modello WB per struttura e attivit. Mirano alla promozione dello sviluppo
eco/sociale attraverso la concessione di prestiti o la partecipazione diretta a

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forme di investimento su progetti specifici. Le pi importanti sono la banca


interamericana di sviluppo (IDB) , la Banca asiatica di sviluppo (ADB), la banca
africana di sviluppo (AFDB) e al banca europea per la ricostruzione e lo
sviluppo (BERS).
LA IDB: Istituita con lAccordo di Washington dell 8 aprile 1959 con lo scopo di
favorire lo sviluppo eco/sociale di alcuni stati ed aree latinoamericane e
caraibiche attraverso programmi di prestiti e fornitura di cooperazione tecnica
per la realizzazione di progetti eco/sociali(partecipa anche a progetto HIPC).
Listituzione molto antica ed innovativa, ha la pi ampia partecipazione, e
quindi fa da modello. Del gruppo fa parte anche la Societ interamericana
degli Investimenti e dal Fondo multilaterale di sviluppo per settore privato.
Questo fondo gestito dalla Banca utilizzato dalle microimprese e Pmi.
ADB: nacque con lAccordo di Manila nel 1965 per sostenere la crescita, lo
sviluppo e la cooperazione economica tra i paesi asiatici e del Pacifico; larea
dintervento comprende i territori inclusi nella lista elaborata dalla
Commissione Economica UN per africa e Oriente (da dove nel 63 nacque il
progetto della Banca). Lattivit la stessa delle altre banche ma aggiunge una
forte assistenza tecnica e coordina le politiche di sviluppo degli Sm, i cui
maggiori beneficiari sono Cina, India, Pakistan. Gli SM sono 61, 44 Asia, 17
extra-area tra cui ITA e USA. Il K della banca costituito dalle quote azionarie
(Jap/Usa sono i maggiori azionisti).
AFDB: con lAccordo siglato alla conferenza di Khartoum nel 1964, nata
questAgenzia multilaterale di sviluppo anche sotto la spinta della Commissione
economica UN per lAfrica che adott la risoluzione nel 61 che raccomandava il
segretario do intraprendere uno studio sulla possibilit di istituire una banca
regionale di sviluppo. Le competenze geografiche sono estese a tutta lAfrica
per la promozione dello sviluppo eco/sociale, lassistenza tecnica per i progetti ,
la promozione degli investimenti pubblici o privati. Particolare attenzione viene
data ai progetti che promuovono integrazione fra paesi membri. Le risorse sono
costituite da K ordinario, dai fondi raccolti sul mercato finanziario e utili
derivanti dallattivit creditizia. Del gruppo fanno parte anche il Fondo africano
di sviluppo(concessione prestiti a i pi vantaggioso per paesi pi poveri), e il
Fondo fiduciario della Nigeria che sostiene lattivit della Banca.
BERS: nasce con accordi Parigi del 1990, riunisce 60 SM (non solo europei) la
CE (con commissione) e la Bei, come istituzione finanziaria int., europea nel
suo carattere fondamentale, ma internazionale nella membership, con lo scopo
di sostenere le riforme strutturali degli Sm e favorire il rispetto dei DH e del
principio democratico.

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GLI INVESTIMENTI PRIVATI


STRANIERI

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CAPITOLO 14 - LA NOZIONE DI INVESTIMENTO ACCOLTA


DAGLI STRUMENTI INTERNAZIONALI
Nel DI generale, le questioni relative agli IPE, sono state esaminate nellambito
della tematica pi generale del trattamento dello straniero e dei suoi beni.
Dallesame della prassi, si pu constatare, che non si sono formate norme
consuetudinarie ad hoc per la disciplina degli IPE e non possibile individuare
una definizione unitaria e dettagliata di tale termine. Di conseguenza si ricorre
ad nozione ampia di investimento, intesa a comprendere linsieme di capitali,
beni strumentali, incorporali e servizi effettuati dai privati, persone fisiche o
giuridiche, sul territorio di uno Stato diverso da quello di cui essi hanno la
nazionalit. Si tratta dunque di una nozione che comprende anche forme volte
a contribuire allo sviluppo economico del Paese nel quale si realizza
linvestimento.
Una analoga flessibilit ed elasticit della nozione di investimento di riscontra
nel diritto internazionale pattizio e, in particolare, nelle Convenzioni di
Washington e di Seul istitutive, rispettivamente, dellICSID e della MIGA:

La Convenzione di Washington (ICSID) non precisa cosa debba


intendersi per investimento, lasciando ampia libert alle parti di indicare
le fattispecie rientranti nella categoria e che possano essere sottoposte a
conciliazione/arbitrato in caso di controversia.

La Convenzione di Seul (MIGA) non contiene definizione ma indica gli


investimenti che possono essere garantiti dalla MIGA: lart.12 stabilisce
che ogni investimento a MP/LP avente fini produttivi e destinato ai PVS,
pu usufruire della garanzia offerta dallAgenzia.

Unassenza totale della definizione di investimento si rileva invece in un altro


strumento in materia, vale a dire le Guidelines della BM sul trattamento degli
investimenti stranieri; in particolare la prima Guideline si limita a dichiararsi
applicabile al private foreign investment senza, tuttavia, definire in alcun modo
il termine investimento.
Nellambito degli accordi bilaterali sugli investimenti (i cd Bilateral Investment
Treaties) accolta, generalmente, un definizione ampia di investimento,
includendovi i beni, i diritti e gli interessi di ogni natura dellinvestitore
straniero. Negli accordi suddetti, viene piuttosto generalmente fornito un
elenco esemplificativo delle forme pi consuete di impiego patrimoniale in
modo da comprendere nel termine investimento unampia variet di operazioni
suscettibili di tutela.

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CAPITOLO 15 - GLI ACCORDI BILATERALI SULLA PROMOZIONE


E LA PROTEZIONE DEGLI IPE
Abbiamo detto che le questioni IPE sono state inizialmente esaminate nella
tematica pi generale del trattamento degli stranieri e dei loro beni. Ai
sensi del DI generale, lo stato tenuto ad accordare allo straniero ed ai suoi
beni un certo trattamento, in particolare:
Stato territoriale ha un obbligo di protezione nei cfr dello straniero,
dovendo predisporre misure idonee atte a prevenire e reprimere le offese
vs la persona o i beni dello straniero.

Se lo stato non rispetta le norme sul trattamento dello straniero compie


un illecito internazionale nei cfr dello stato nazionale dellindividuo. In tal
caso, una volta esaurite le procedure interne (cd regola del previo
esaurimento dei ricorsi interni), lo Stato potr agire in protezione
diplomatica a difesa del proprio cittadino sul piano internazionale.

Il ricorso alla protezione diplomatica stato oggetto di contestazione da parte


dei PVS dato che conclusosi il processo di decolonizzazione, tali paesi iniziarono
a rivendicare la loro sovranit sulle risorse naturali e sulle attivit economiche
nel proprio territorio.
Tale contestazione trov forte espressione in 3 risoluzioni dell Ass. Gen. Delle
UN del 74, relative alla realizzazione di un NOEI, le quali per non hanno
carattere vincolante (l art.10 Ass. Gen. non ha potere decisionale vincolante
ma pu solo raccomandare ossia sono atti privi di forza obbligatoria). Inoltre
tali Dichiarazioni di principi seppur rafforzando principi come quello della
libert sovrana dello stato di regolamentare gli IPE non hanno concorso alla
formazione di nuove regole in materia in quanto non seguita alle suddette
dichiarazioni una prassi conforme degli Stati.
In particolare, La carta dei diritti e doveri economici degli Stati riconosceva allo
stato territoriale la completa e permanente sovranit sulle risorse naturali e
riconosceva allo Stato la facolt di procedere a nazionalizzazioni, espropriazioni
e trasferimenti di beni stranieri a fronte di un indennizzo, per il danno
eventualmente arrecato allo straniero, il cui quantum sarebbe stato deciso dai
tribunali interni dello Stato.
Le crisi finanziare ed economiche degli 80 fecero rivalutare il ruolo degli IPE
come fattore di crescita per i PVS e portarono i PVS al ricorso sempre pi
frequente di accordi bilaterali per la promozione/protezione degli IPE: i BIT,
Bilateral Investment Treaties.
LAMMISSIONE DEGLI INVESTIMENTI STRANIERI
I BIT si aprono sempre con un Preambolo nel quale vengono richiamati i motivi
e le finalit che hanno indotto le parti allaccordo; al Preambolo segue

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generalmente larticolo nel quale sono contenute le definizioni dei termini


utilizzati dal trattato e dalle quali si evince lambito di applicazione ratione
materiae e ratione personarum dellaccordo.
Oggetti degli accordi bilaterali in materia sono gli investimenti realizzati dai
nazionali di entrambe le Parti Contraenti, anche se tale reciprocit ha solo una
natura formale in quanto il flusso dei capitali in realt unilaterale. Lassenza
di un concetto unico di investimento nel DI e nel diritto interno, e quindi la
mancanza di definizioni dettagliate comporta che la nozione di investimento
contenuta nei BIT assuma una notevole importanza per individuare la portata
degli obblighi di protezione e promozione degli Investimenti stranieri che le
Parti si impegnano a rispettare.
La Delimitazione dellambito di applicazione dellaccordo ratione materiae
legata a due aspetti:
1. Lindividuazione dei beni suscettibili di costituire un investimento (per
prassi
def.
Elastica
con
beni
materiali
e
diritti
propriet
intellettuale,azioni,quote societarie).
2. Determinazione degli investimenti che beneficiano della protezione
accordata in via pattizia.
Tuttavia anche se la definizione di investimento abbastanza ampia, va
precisato che i BITs limitano la concessione dei benefici solo a determinati
investimenti realizzati in accordo con le leggi interne dello stato ospite. Ne
consegue che solamente i beni, ai quali conferita la qualifica di
investimento attraverso un atto giuridico ad hoc emesso dalle autorit
competenti dei Paese ospite, godono effettivamente del regime previsto
dallaccordo bilaterale e quindi beneficiano del regime previsto dallaccordo
bilaterale.
Quanto allapplicazione dellaccordo ratione personarum tutti i BITs presentano
tra i primi articoli una clausola contenente la definizione del termine investitore
nella quale vengono specificati i soggetti che godono della protezione del
trattato. Ai sensi di tali disposizioni, stabilito che il regime convenzionale si
applica agli investitori nazionali di una Parte contraente che investono nellaltro
Stato contraente. Anche per la nozione di investitore si pongono due ordini di
problemi:
1. Individuazione soggetti che possono essere qualificati come investitori.
2. Determinazione del legame che i soggetti cosi individuati devono avere
con una delle Parti per beneficiare della protezione prevista dallaccordo.
Dallanalisi dei vari accordi bilaterali in materia, emerge che, per quanto
riguarda le Persone fisiche, lappartenenza di un investitore ad uno Stato
generalmente determinata dal requisito della cittadinanza; di conseguenza,
il regime previsto dai trattati bilaterali si applica agli investimenti realizzati
dai privati in uno Stato parte del trattato nel territorio dellaltra parte
contraente. Tuttavia, in numerosi accordi, le Parti danno rilevanza, in
alternativa al vincolo della nazionalit, ad altri requisiti quali il domicilio o la
residenza nel territorio dello Stato ospite dellinvestimento; in tali casi
qualora uno dei requisiti suddetti colleghi linvestitore con il Paese ospite,
laccordo non verr applicato, sebbene linvestitore sia nazionale dellaltra
Parte contraente. Infine nel caso di doppia cittadinanza, cio di entrambi gli
Stati contraenti, dellinvestitore, il problema della nazionalit verr risolto
secondo il principio delleffettivit, in base al quale linvestitore risulti essere
collegato grazie ad un genuine link. Di conseguenza, il regime previsto

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dellaccordo sar applicato se la cittadinanza effettiva dellinvestitore


quella dello Stato di origine e non quella del Paese ospite.
Maggiori problemi si riscontrano per individuare la nazionalit delle Persone
giuridiche: il criterio luogo di costituzione della sede che quello pi
frequente ricorre nella pressi degli Stati; tuttavia gli accordi bilaterali
tendono ad allargare la categoria delle persone giuridiche alle quali si
applica il regime convenzionale. Sono molti infatti i BITs che adottano il cd
criterio del controllo per verificare lappartenenza di una societ ad uno
Stato: in base a tale criterio godono della protezione prevista dallaccordo le
societ controllate da azionisti di uno Stato contraente anche se costituite
secondo leggi del Paese ospite o aventi qui la sede sociale e che pertanto in
base al generale criterio della sede potrebbero considerarsi societ nazionali
dello Stato ospite dellinvestimento.
Definito lambito di applicazione ratione materiae e ratione personarum
dellaccordo necessario rilevare come la questione dellammissione degli
investimenti esteri, e quindi la disciplina giuridica dellaccesso degli
investimenti stranieri, rientri nellambito della tematica pi generale
dellammissione degli stranieri e dei loro beni nel territorio di uno Stato. Il
DI generale riconosce la libert assoluta degli Stati di decidere riguardo
allaccesso degli stranieri sul proprio territorio ed in questa libert rientra
anche lingresso degli investitori stranieri per cui demandato allo Stato
ospite il potere di disciplinare la circolazione dei capitali, le condizioni per
laccesso al mercato e per lesercizio delle attivit economiche da parte di
persone fisiche e giuridiche straniere.
Una siffatta libert potrebbe essere limitata da eventuali obblighi di cui lo Stato
fosse destinatario in base al diritto internazionale convenzionale.
Disposizione in materia di accesso, le cosiddette norme di stabilimento,
vengono di fatto inserite nei trattati commerciali che, prevedendo
lapplicazione agli stranieri del trattamento nazionale o di quello della
nazione pi favorita, garantiscono loro il diritto di stabilirsi e di svolgere
attivit commerciali allinterno del territorio dellaltra parte contraente.
Da ci evince che il diritto internazionale non impone allo Stato ospite lobbligo
di garantire una open door policy in materia di ammissione degli
investimenti stranieri, ma, piuttosto, un generico impegno a promuovere
flussi di investimento e creare condizioni favorevoli per la realizzazione degli
investimenti dellaltra parte contraente.
Su questo punto, la prassi bilaterale in tema di investimenti conferma i principi
generali suggeriti dalla Guidelines della BM sugli investimenti stranieri
adottate nel 1992 dal Comitato per lo Sviluppo, organo congiunto della BM e
del FMI; in tema di ammissione infatti, la seconda Guideline accoglie il
principio della libert di ingresso degli investimenti esteri con eccezioni
fondate esclusivamente su motivi di sicurezza o di interesse nazionale.
Tornando al regime convenzionale in materia, la maggior parte dei BITs, per
tutelare linvestimento straniero, prevede linserimento di una clausola cd di
stabilizzazione, in base alla quale le Parti si impegnano a continuare ad
applicare agli investimenti dellaltra Parte la normativa nazionale in materia
nel momento dellentrata in vigore dellaccordo, senza tener conto delle
eventuali modifiche dellordinamento giuridico dello Stato Ospite.
IL TRATTAMENTO DEGLI IPE

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Anche il problema del trattamento degli investimenti si inserisce nella tematica


piu generale del trattamento degli stranieri e loro beni ed il suo regime
giuridico ha subito molte trasformazioni; inizialmente agli stranieri non era
riconosciuta nemmeno la capacit giuridica, ma con il tempo si
progressivamente affermato lobbligo per lo Stato territoriale di riconoscere la
personalit giuridica dello straniero e di garantirgli un determinato trattamento.
Tuttavia c stato un generale fallimento nei tentativi di codificazione di quelle
norme internazionali che impongono allo stato territoriale di tenere determinati
comportamenti nei confronti degli stranieri che stato primo motivo di
incertezza e spiega grande successo accordi bilaterali. E stato cosi accolto
come criterio per stabilire il contenuto dellobbligo concernente il trattamento
degli stranieri e dei loro beni, il principio dello standard minimo di trattamento.
La maggior parte dei BITs prevede, infatti, lapplicazione, spesso cumulativa, di
una serie di standards di trattamento diversi; accanto allimpegno generale di
garantire determinati trattamenti, nei BITs sono altres presenti obblighi
specifici a tutela dellinvestimento.
Gli standards generali di trattamento previsti negli accordi bilaterali sono i
seguenti:
1) Il Trattamento nazionale: in base a tale criterio, lo Stato ospite si
impegna a garantire agli investimenti lo stesso trattamento accordato ai
nazionali, eliminando, in tal modo, ogni ineguaglianza giuridica presente
o futura tra investimenti stranieri e locali; tuttavia affinch lo straniero
possa beneficiare di tale trattamento, che necessario che si trovi in
condizioni identiche o simili a quelli in cui sono gli investitori nazionali.
2) Clausola della nazione pi favorita: agli investitori di uno dei 2 stati
contraenti deve essere garantito un trattamento non meno favorevole di
quello che laltro stato contraente ha concesso o conceder agli
investitori di un paese terzo. A tal fine, in numerosi accordi bilaterali
viene inserita la cd clausola di riadattamento automatico, in base alla
quale qualora dalla legislazione di una delle due parti contraenti, dagli
obblighi internazionali esistenti o che verranno assunti in seguito dalle
Parti contraenti, risulter un regime giuridico pi favorevole per gli
investitori dellaltra parte contraente, tale regime dovr essere applicato;
di conseguenza, i nazionali dello Stato contraente potranno beneficiare
delle stesse condizioni pi vantaggiose accordate dal Paese ospite agli
investitori di un terzo Stato. Costituisce una eccezione allapplicazione ti
tale clausola, lappartenenza di uno degli Stati contraenti ad una zona di
libero scambio o ad una unione doganale.
3) Trattamento giusto ed equo:si tratta di un criterio generale che
impone alle parti di tenere un comportamento conforme agli obiettivi
dellaccordo.
4) Trattamento non discriminatorio: si tratta diversamente da quelli
precedenti che erano criteri positivi di un criterio negativo, che prescrive
allo Stato ospite lobbligo di astenersi dalladozione di misure
discriminatorie nei confronti degli investimenti stranieri.

Tematica protezione IPE contro i rischi non commerciali

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riconosciuta dalla dottrina lesistenza di una norma consuetudinaria in


virtu della quale, nel rispetto di determinate condizioni, ogni Stato ha il
diritto di nazionalizzare i beni che si trovino sul proprio territorio, anche se
appartenenti a nazionali esteri.
Nei BITs sono presenti clausole contro i rischi non-commerciali che per il
modo dettagliato in cui sono redatte, forniscono un importante contributo
alla definizione tendenziale del regime giuridico generale in materia.
Le disposizioni suddette sono in genere formulate in termini negativi, di
conseguenza ladozione di misure di nazionalizzazione, espropriazione o
provvedimenti equivalenti in via di principio vietata, salvo che vengano
rispettate determinate condizioni. In particolare vengono indicate quali
condizioni di liceit degli eventuali provvedimenti nazionali di
espropriazione, linteresse pubblico, la non discriminazione, il due processo
of law, il rispetto di impegni specifici assunti e il pagamento di un
indennizzo.
Per quanto riguarda il pagamento dellindennizzo si pu affermare
lesistenza di una norma consuetudinaria ma numerose incertezze
rimangono per la determinazione dellammontare e per le modalit di
corresponsione Nei BITs vengono usati parametri teorici che quantificano
indennizo dovuto e sovente viene applicata la formula Cordell Hull,
richiamata anche dalla 4 guideline WB: essa impone allo stato ospite di
corrispondere allinvestitore straniero un indennizzo pronto, adeguato ed
effettivo. Per i casi di nazionalizzazioni generali prevista la determinazione
dellindennizzo mediante negoziati.
LA SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE SUGLI INVESTIMENTI
Le norme per la risoluzione delle controversie nei BITs costituiscono il mezzo
per garantire allinvestitore leffettiva applicazione degli standards di
trattamento e di protezione che gli vengono accordati sulla base dellaccordo.
Solitamente le leggi sugli investimenti rimettono in primo luogo al negoziato tra
le parti la soluzione della controversia; qualora questa non possa essere
risolta in maniera amichevole, la soluzione viene affidata alla competenza
dei tribunali nazionali, oppure, piu frequentemente, allarbitrato. Disposizioni
analoghe sono contenute negli strumenti multilaterali conclusi in materia, i
quali provvedono, in primo luogo, una soluzione concordata della
controversia ad opera della Parti e, in caso di fallimento, la sottoposizione
della controversia, alternativamente, ai tribunali dello Stato ospite o
allarbitrato, ad hoc o istituzionale.
Negli accordi bilaterali sugli investimenti, sono in genere presenti disposizioni
relative tanto alla soluzione delle controversie tra gli Stati contraenti, per le
quali solitamente si prevede il ricorso allarbitrato ad hoc, quanto alla
risoluzione delle controversie tra investitore e Paese ospite, per le quali
invece si previsto un ricorso ai tribunali nazionali o allarbitrato,
istituzionale o ad hoc.
Nel primo caso, le relative disposizioni dei BITs stabiliscono in genere che gli
Stati si impegnino a risolvere le eventuali controversie tramite consultazioni
amichevoli per via diplomatica, solo dopo che trascorso un determinato
periodo, normalmente di sei mesi, senza che si sia pervenuti ad una
soluzione, le Parti potranno ricorrere ad un tribunale arbitrale costituito ad

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hoc, composto generalmente da tre arbitri scelti dalle Parti o nominati da


una appointing authority neutrale.
Quanto alle norme applicabili alla soluzione delle controversie, le indicazioni
ricavabili dai BITs non sono univoche; con una certa approssimazione, si pu
ritenere, che il tribunale debba applicare il diritto internazionale, anche
qualora non espressamente previsto, se nel BIT si impone allo Stato ospite
di garantire allinvestimento straniero un trattamento conforme agli
standards del diritto internazionale. Piu raramente prevista lapplicazione
del diritto interno dello Stato ospite, ipotesi invece contemplata per la
soluzione delle controversie tra investitore straniero e Stato ospite, e solo in
alcuni accordi si fa riferimento alla possibilit per gli arbitri di decidere ex
aequo et bono.
Diverso il caso in cui sorga una controversia tra Stato ospite e investitore
privato straniero. Linvestitore privato straniero che subisce un grave
pregiudizio in virt dei provvedimenti adottati unilateralmente dallo Stato
ospite pu ricorrere dinanzi ai tribunali nazionali di tale Stato; in un secondo
momento, esperiti senza successo tutti i mezzi interni di ricorso previsti
dallordinamento, lo Stato nazionale dellinvestitore potr agire in protezione
diplomatica. In tal caso, tuttavia, sar lo Stato nazionale, e non linvestitore,
a definire con lo Stato ospite i termini accettabili di soluzione della
controversia e lammontare dellindennizzo; di conseguenza, per consentire
allinvestitore un maggiore controllo sulla gestione della controversia, sono
state inserite nei BITs della clausola specifiche relativamente alla soluzione
delle controversie tra lo Stato ospite e linvestitore straniero che utilizzano
mezzi diversi da quelli tipici interstatali. Ruolo dellICSID. Linserimento della
clausola ICSID nei BITs subordinato al consenso delle parti, il paese ospite
dellinvestimento e il privato cittadino di un altro Stato aderente alla
Convenzione di Washington, a ricorrere allarbitrato ICSID; infatti, affinch la
competenza del Centro possa essere attivata, necessario il preventivo
consenso delle parti suddetto, espresso in forma scritta.
PROCEDURA SOLUZIONE CONTROVERSIE ICSID vedi Capitolo sul Centro ICSID.

CONCLUSIONE
Nonostante le analogie tra vari BITs non possibile affermare la creazione di
un modello di accordo universalmente accolto. Questi difatti rappresentano
solo una manifestazione della prassi degli Stati che non necessariamente
esprime lopinio juris degli stati in materia. Tuttavia possiamo rinvenire alcune
linee di tendenza comuni:
Per ammissione IPE i BITs confermano il diritto dello stato ospite di
regolare laccesso IPE sul proprio territorio secondo quanto riconosce il
diritto internazionale consuetudinario.
Uniformit in tema di trattamento nazionale e clausola nazione pi
favorita
Diritto stato ospite di adottare misure unilaterali subordinato per a
condizioni (indennizzo formula Hull / non discriminazione) che tutelano gli
investitore contro i cd rischi non commerciali.

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Riconoscimento il diritto dell investitore di ricorrere allICSID per un


maggior controllo della soluzione della controversia
possibile riconoscere ruolo BITs per elaborazione codici di condotta
in materia IPE.

CAPITOLO 16 - LE CINQUE GUIDELINES SUL TRATTAMENTO


DEGLI IPE
Il 21 settembre 1992 il Comitato per lo Sviluppo (organo composto dal
Consiglio dei Governatori della WB e dal Consiglio del IMF) ha approvato le 5
Guidelines on the Treatment of Foreign Direct Investment. Esse sono il risultato
dellattivit congiunta della WB e delle OI ad essa collegate (IFC e MIGA) che

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sul finire degli 80 si sono prodigate per promuover il flusso degli investimenti
stranieri, fortemente in flessione durante gli anni precedenti a causa di
problemi tra investitori e PVS.
Lattivit della BM in questa direzione si quindi concretizzata anche con
lemanazione di direttive che, pur prive del carattere vincolante, come nel caso
della Guidelines, hanno avuto la funzione di esortare gli Stati a tenere un
comportamento piu favorevole nei confronti degli investimenti stranieri, con
una particolare attenzione alle tematiche dellammissione e del trattamento.
Le Guidelines, come chiaramente espresso nel Preambolo, rappresentano a
desirable overall framework entro la quale trovano concreta espressione i
principi generali di promozione e protezione degli investimenti stranieri
nellinteresse comune di tutti gli Stati. Nello stesso Preambolo si afferma che le
Guidelines costituiscono un importante progresso verso laffermazione di
standard internazionali di comportamento generalmente accettati dagli Stati in
materia di investimenti internazionali, e, a tal fine, devono avere una funzione
di complemento rispetto agli accordi bilaterali cui spetta concretamente la
regolamentazione degli investimenti. In particolare deve rilevarsi che le
Guidelines sono esclusivamente indirizzate agli Stati che ospitano gli
investimenti, mentre nulla prevedono circa il comportamento che gli investitori
stranieri devono tenere nel territorio degli Stati ospitanti.
La natura di soft law delle Guidelines risulta in maniera evidente per
lassenza di qualsiasi espressione a carattere imperativo nei confronti degli
Stati, i quali non vengono vincolati ma vengono piuttosto invitati ad utilizzare
queste direttive quali useful parameters nellammissione e nel trattamento
degli investimenti stranieri without prejudice to the binding rules of
International law. Dunque se pur sprovviste di efficacia vincolante, alle
guidelines possiamo attribuire un ruolo significativo nella formazione e nel
consolidamento di norme generali in materia di disciplina degli investimenti
stranieri.
LAMBITO DI APPLICAZIONE.
Le cinque Guidelines si distinguono a seconda del loro soggetto: la prima
definisce il loro ambito di applicazione; la seconda riguarda lammissione
degli investimenti stranieri; la terza il trattamento degli investimenti; la
quarta concerne le espropriazioni e le modificazioni o estinzioni dei contratti
di investimento e la quinta si occupa delle risoluzioni delle eventuali
controversie. La prima Guideline prevede che esse si applichino nei
confronti di investimenti nuovi o gi esistenti, condotti allinterno del
territorio degli Stati Membri della WB e delle istituzione ad essa collegate,
da investitori persone fisiche o giuridiche di nazionalit straniera. Ribadisce
inoltre principio di parit di trattamento tra investitori stranieri e nazionali.
LAMMISIONE DEGLI INVESTIMENTI.
La seconda Guideline si occupa dellammissione degli investimenti stranieri.
Riaffermando lopportunit che gli Stati incoraggino gli investimenti di capitale,
tecnologia e risorse umane,viene espressa la necessit di facilitare lingresso
degli IPE e il loro stabilimento allinterno del territorio, eliminando tutte le
procedure di ammissione troppo rigide e restrittive che hanno leffetto di
ostacolarne il flusso; allo stesso modo gli Stati sono invitati a rendere il pi
possibile accessibile agli stranieri la conoscenza della normativa interna in

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materia di investimenti, predisponendo ogni mezzo di informazione in modo


chiaro ed aggiornato. La guideline fa comunque salvo il diritto degli Stati di
regolare fenomeno in conformit allordinamento interno limitando ipotesi di
sicurezza nazionale.
IL TRATTAMENTO DEGLI INVESTIMENTI.
Quanto al trattamento degli investimenti stranieri, la terza Guideline,
suggerisce agli Stati di estendere agli investitori di altra nazionalit il
trattamento fair and equitable accordato ai nazionali per le materie
concernenti i visti dingresso,permessi di soggiorno per investitori e loro
dipendenti,rilascio di permessi X/M, tutela della propriet e sicurezza. La
terza Guideline prevede inoltre che lo Stato ospite non ostacoli i
trasferimento allestero degli utili netti prodotti dallinvestimento. Nel caso
di eccezionali difficolt finanziarie in cui versasse lo Stato ospite, il
trasferimento di valuta connesso allalienazione o alla liquidazione
dellinvestimento sar effettuato in tranches successive per un periodo che
sar il pi breve possibile e comunque non superiore ai cinque anni dalla
data di liquidazione o vendita. Queste medesime condizioni sono previste
anche per il trasferimento allestero di somme provenienti dal risarcimento
di danni causati da guerre, conflitti armati, rivoluzioni o insurrezioni.
Nel rispetto del principio di parit tra investimenti stranieri e nazionali, il
trattamento favorevole nei confronti degli investimenti stranieri non pu,
tuttavia, implicare che lo Stato ospite accordi allinvestimento esenzioni o
privilegi fiscali o altri incentivi della medesima natura che non siano
attribuiti anche agli investitori nazionali.
LE ESPROPRIAZIONI.
Un particolare rilievo deve essere riconosciuto alla quarta Guideline, con la
quale si voluto affrontare il difficile tema delle espropriazioni operate da
parte degli Stati ospitanti nei confronti degli investimenti stranieri. In
proposito deve notarsi come
la direttiva contempli le espropriazioni
propriamente dette e measures which have similar effects ma non
menziona in modo esplicito le misure di nazionalizzazione, pi
frequentemente adottate dai PVS nei confronti degli investitori stranieri. Per
indennizzo riprende la formula classica Hull e quanto indicato nella Carta dei
diritti e doveri economici degli stati del 74. Specifica che cosa si debba
intendere per adeguato (se corrisponde al giusto prezzo di mercato del bene
valutato su parametri indicati nella guideline), effettivo (corrisposto
allinvestitore in valuta convertibile), pronto (pagato subito o max in 5 anni
dallevento.)
LA RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE.
La quinta Guideline fornisce una importante indicazione circa i metodi di
risoluzione delle eventuali controversie che dovessero sorgere tra lo Stato
ospite e linvestitore straniero. I meccanismi indicati sono in primo luogo il
negoziato diretto tra le parti; in caso di insuccesso, le parti potranno
rivolgersi ai tribunali interni allo Stato ospite dellinvestimento o ad altri
mezzi concordati di risoluzione delle controversie, tra cui la conciliazione e
larbitrato indipendente con efficacia obbligatoria. La Guideline specifica che

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per arbitrato indipendente deve intendersi ogni tipo di arbitrato ad hoc o


amministrativo, convenuto dalle parti per iscritto e in cui la maggioranza
degli arbitri non sia stata scelta da una sola delle due parti. In caso di ricorso
allarbitrato indipendente, gli Stati sono invitati a sottoporre la controversia
ad arbitrato ICSID, secondo quanto previsto dalla Convenzione di
Washington del 1965. Tale richiamo alla Convenzione ICSID rappresenta,
forse, uno degli aspetti pi convincenti ed efficaci del valore delle
Guidelines.

CAPITOLO 17 - LA TUTELA DEI DIRITTI FONDAMENTALI E LA


RESPONSABILITA INTERNAZIONALE DELLE IMPRESE
IL CONTRIBUTO DELLE UN ALLELABORAZIONE DI STANDARDS DI
CONDOTTA PER LE IMPRESE MULTINAZIONALI
I tentativi di introdurre una disciplina internazionale per la condotta delle
multinazionali (che pur non avendo personalit giuridica int. sono ormai attori
importanti della scena economica internazionale) cominciarono nei 70 da parte
delle OI che si occupano di cooperazione economica interstatale. I tentativi si
inquadrano allinterno dellesigenza di evitare che le multinazionali ledessero
interessi dello stato e della comunit statale quali i DH e la salvaguardia
dellambiente.
nel quadro delle UN il tentativo piu significativo di regolare la condotta di
queste societ si realizzato negli anni 70s-80s, quando i PVS
propugnavano la necessit di elaborare standards per le imprese
multinazionali, al fine di regolarne la condotta e indirizzarne le attivit al
rispetto degli obiettivi di politica socioeconomica dei Paesi Ospiti. Nel 72 fu
elaborato il Codice di condotta per le imprese transnazionali, elaborato
dallECOSOC fortemente ispirato alle dalle istanze dei PVS per NOEI ma i
negoziati terminarono nel 1992 senza buon fine.
Negli anni 90 le UN hanno promosso il rispetto di una serie di regole di
condotta seguendo due approcci complementari:
a) Da una parte il cosidetto Voluntary approach: una politica volta ad
indurre tali societ a conformarsi volontariamente agli standards
elaborati a livello nazionale ed internazionale ed a cooperare nella
diffusione dei valori dello sviluppo sostenibile. Un esempio il Global
compact introdotto su iniziativa Kofi Annan nel 1999, che introduce
una forma di partenariato tra UN-SM-Agenzie UN-ONG e imprese,
dirette a promuovere il rispetto spontaneo da parte di queste ultime
dei principi di good governance. Laffermazione di questo learning
forum si basa sulla considerazione che unadeguata tutela dei diritti
dellindividuo sia possibile solo attraverso un coinvolgimento del
settore privato. Il GC contiene laffermazione di 10 principi guida
riferiti a 4 aree: DH, Diritto dei lavoratori,tutela dell Ambiente,lotta
alla corruzione.
b) Dallaltro il Mandatory approach: si cercato di individuare gli
standards di condotta suscettibili, a medio e lungo termine, di essere
trasposti in strumenti giuridici vincolanti. Un esempio sono le Norms
on the responsibilities of transnational corporations and other
business enterprises with regards to human rights ed il relativo

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Commentario approvate allunanimit dalla sottocommissione UN per


la promozione e protezione dei DH, il 26 Agosto del 2003. Non sono
vincolanti ma suscettibili di essere imposti alle imprese mediante
specifici meccanismi di controllo e attuazione (implementation
provisions). Le Norms prevedono un catalogo dei principi applicabili
alle imprese in materia di tutela dei DH e si compongono di 4 parti:
preambolo, elenco degli obblighi generali/specifici, definizioni,
commento finale (intepretaz).
Nonostante il carattere innovativo delle Norms possiamo dire che sul piano
internazionale sia prevalso lapproccio volontaristico, come dimostrano da un
lato, lampia elaborazione di principi e linee guida non vincolanti da parte di
organizzazione settoriali quali lOIL e lOCSE, dallaltro, il fallimento della
proposta di inserimento di una clausola sociale allinterno del sistema del WTO
al fine di garantire esigenze non propriamente commerciali.
Nella prospettiva delladozione di strumenti a carattere volontario da parte
delle imprese multinazionali, sono significativi i modelli di etichettatura
sociale dei prodotti, elaborati da alcune organizzazioni non governative
nonch gli sforzi dellInternational Standardization Organization (ISO) diretti a
mettere a punto entro il 2008 una norma ISO 26000 sulla responsabilit sociale
delle imprese.
In linea con tale orientamento si collocano a livello regionale europeo, le
iniziative della Commissione europea che dal 2001, con il Libro Verde, ha inteso
promuovere un approccio europeo alla responsabilit sociale delle imprese,
attivando, sulla base di una Comunicazione del 2002, lEuropean MultiStakeholder Forum, uno spazio di confronto permanente tra i diversi
stakeholders.
Il metodo volontaristico, daltro canto, sembra essere preferito dalle stesse
imprese multinazionali, che sempre piu spesso percepiscono la possibilit di
trarre dei vantaggi in termini di competitivit dalladozione volontaria di
comportamenti responsabili sul piano ambientale e sociale; tali comportamenti
costituiscono un quid pluris rispetto agli obblighi e ai diritti che le imprese sono
tenute a rispettare con riferimento, in particolare, alla tutela dei diritti umani
fondamentali.
LE NORMS delle UN e la NOZIONE DI IMPRESA MULTINAZIONALE.
Il 20 agosto, la Sottocommissione per la promozione e la tutela dei diritti
delluomo delle Nazioni Unite, ha istituito un gruppo di lavoro composto da 5
membri con lobiettivo di redigere delle norme concernenti la responsabilit
delle imprese multinazionali in materia dei diritti delluomo.
Il gruppo di lavoro ha rielaborato ed interpretato avvalendosi della
cooperazione di governi, organizzazioni internazionali e ONG- non soltanto i
trattati internazionali rilevanti ma anche gli strumenti non vincolanti adottati
dalle organizzazioni internazionali (come ad Esempio le Dichiarazioni dellILO
sui principi applicabili alle imprese multinazionali o le Guidelines dellOCSE per
le imprese multinazionali) e gli standards di condotta elaborati nellambito del
settore privato.
Nel marzo del 2004 dopo che la Sottocomissione aveva approvato la stesura
definitiva delle norms insieme al relativo Commentario, la Commissione UN dei
diritti delluomo ribad, con decisione per consensus, il carattere non vicolante

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e ha emblematicamente precisato di non sentirsi obbligata a svolgere funzioni


di monitoraggio circa il loro rispetto. Nello stesso atto, la Commisione ha
affidato allAlto Commissario per i diritti delluomo il compito di redigere un
Report che raccogliesse la prassi relativa alle attuali iniziative in materia di
responsabilit delle imprese transnazionali; il documento stato pubblicato nel
Febbraio del 2005.
Nel perseguire lintento di redigere una serie di regole idonee a vincolare le
imprese al rispetto dei diritti fondamentali delluomo, i redattori ampliarono
notevolmente lambito di applicazione delle Norms.
Poich la principale preoccupazione era che le imprese potessero sottrarsi al
rispetto degli standards elaborati, dissimulando il proprio carattere
transnazionale attraverso operazioni finanziarie o mediante lutilizzo
fraudolento di negozi giuridici, stata adottata una nozione ampia di impresa
transnazionale. La transnational corporation viene definita coma an
economic entit or a cluster of economic entities che svolge attivit in piu di
un paese, indipendentemente dalla forma giuridica assunta e dal luogo in cui si
trovi ad operare.
Cogliendo la dicotomia tra lunicit dellimpresa in senso economico-aziendale
e la plurit dei soggetti giuridici che la compongono, stata adottata una
nozione ambivalente di transnational corporation; questultima viene
qualificata sia come un unicum economico (an economic entity), in analogia
con quanto previsto dal Codice di condotta per le imprese transnazionali
dellECOSEC, sia come aggregato di diversi soggetti giuridici di diritto interno,
attribuendo rilevanza ai legami di natura finanziaria, personale e contrattuale
esistenti tra societ dotate di distinta personalit giuridica.
Lambito di applicazione soggettiva delle Norms si estende anche alle other
business enterprises (par.21) e cio a qualsiasi societ, indipendentemente dal
carattere nazionale o internazionale e dalla titolarit della propriet, ovvero a
qualsiasi impresa (anche distinta da quella madre) che sia parte della catena
distributiva di un determinato bene (contractor, sub contractor, supplier,
licensee or distributor). Le Norms si presumono applicabili anche a qualsiasi
societ che abbia rapporti con una transnational corporation e le cui attivit
non abbiano una mera rilevanza locale (par.21)
GLI OBBLIGHI DELLE IMPRESE MULTINAZIONALI
Nel Preambolo del testo, la Dichiarazione universale dei Diritti dellUomo viene
considerata come uno standard di riferimento valido non soltanto per gli
Stati ma anche per i componenti della societ civile. In quanto appartenenti
a questultima, anche le imprese transnazionali, insieme ai loro
amministratori e dipendenti, sono tenute a rispettare gli obblighi previsti nei
trattati delle UN e negli altri strumenti internazionali che le Norms elencano
in via esemplificativa e ad assumersi le responsabilit conseguenti alla loro
violazione. bene precisare che tale affermazione assume un valore
puramente programmatico poich le imprese, in quanto persone di diritto
interno prive di soggettivit internazionale, sono sottoposte, anche in
materia di diritti delluomo, agli obblighi imposti dal diritto internazionale
solo mediatamente, in virtu del recepimento e dallattuazione delle norme di
diritto internazionale negli ordinamenti statali.

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A dispetto dei termini utilizzati per tanto le Norms non individuano un elenco di
veri e propri obblighi giuridici vincolanti per le imprese, ma prevedono dei
parametri etici di condotta suscettibili di diventare obbligatori nei confronti
di questultime una volta introdotti negli ordinamenti nazionali o riprodotti
negli strumenti contrattuali utilizzati dalle multinazionali. Leffetto auspicato
che una impresa si conformi in maniera volontaria ai principi delle Norms,
anche quando lo Stato di appartenenza non sia giuridicamente vincolato al
loro rispetto.
Nel fare rinvio ai principali strumenti internazionali che formano il corpus del
diritto internazionale dei diritti delluomo, del diritto internazionale
dellambiente e del diritto internazionale del lavoro, il Preambolo non
distingue i trattati internazionali, vincolanti per gli Stati che ne fanno parte,
dagli strumenti cosiddetti di soft law, aventi un mero valore
raccomandatorio.
La sezione relativa alle General Obbligations sintetizza lapproccio generale
delle Norms in materia di responsabilit delle imprese transnazionali: gli
Stati restano titolari delle responsabilit primaria relativa alla promozione e
alla tutela dei diritti delluomo, ma anche le imprese, nellambito della loro
sfera di azione, have the obligation to promote, secure the fulfilment of,
respect, ensure respect of and protect human rights recognized in
International as well as National law, including the rights and interests of
indigenous peoples and other vulenrable groups, non rilevando in alcun
modo la circostanza che una impresa abbia svolto la propria attivit sul
territorio dello Stato di appartenenza o allestero.
Le transnational corporations sono tenute a rispettare il principio di due
deligence in modo da evitare che le loro attivit possano contribuire
direttamente o indirettamente di quelle violazioni dei diritti delluomo, non
devono beneficiare direttamente o indirettamente di quelel violazioni di cui
siano a conoscenza o delle quali avrebbero dovuto essere a conoscenza; non
devono con la loro azione, ostacolare le politiche dei goveni dirette a
promuovere il rispetto dei diritti delluomo. Prima di intraprendere qualsiasi
attivit, le imprese dovranno valutarne limpatto con riguardo alleventuale
violazione dei diritti delluomo al fine di evitare possibili abusi. Secondo le
intenzioni dei redattori, la previsione di una responsabilit delle imprese per
la violazione dei diritti delluomo non intende in alcun modo ridurre gli
obblighi imposti dal diritto interno ed internazionale allo Stato; come viene
precisato nel commento, la disciplina contenuta nelle Norms non pu essere
utilizzata dagli Stati per giustificare la loro condotta eventualmente illecita.
Tale principio, valevole anche per le imprese transnazionali qualora fossero
queste ultime a eccepire quale esimente la responsabilit dello Stato,
stato ribadito nella cd saving clause contenuta nel par. 19.
Nelle sezioni successive le Norms contengono un elenco di specifici obblighi
delle imprese:
a) Diritto ad un trattamento equo e non discriminatorio;
b) Diritto alla sicurezza personale
c) Diritto dei lavoratori
d) Rispetto della Sovranit dello Stato Ospite
e) Protezione dei consumatori e dellambiente
GLI STRUMENTI DI ATTUAZIONE DELLE NORMS

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Le Norms prevedono una serie di meccanismi diretti a garantire leffettivo


rispetto del catalogo di obblighi in esse contenuto.
In Primo luogo, le imprese vengono invitate a trasporre le Norms nei propri
statuti e ad applicarne gli standards in tutti i loro rapporti commerciali. Le
imprese dunque vengono sollecitate non soltanto ad esercitare pressioni sui
terzi contraenti e inducendoli a conformarsi ai doveri del due diligence, ma ad
interrompere i rapporti commerciali con quegli enti che agiscono sul mercato
violando sistematicamente i diritti dellindividuo.
stato introdotto un meccanismo di monitoring and disclousure consistende
nella sottoposizione delle imprese transnazionali a periodici controlli, da parte
di appositi organismi istituiti nellambito delle Nazioni Unite o a livello
nazionale, sulla base delle informazioni messe a disposizione dalle stesse
societ: tale sistema non stato mai realizzato e la Commissione dei diritti
delluomo si espressamente dichiarata incompetente a svolgere qualsiasi
funzione al riguardo.
Le Norms prevedono, altresi, il dovere delle multinazionali di corrispondere un
risarcimento pronto, adeguato ed effettivo, alle persone fisiche e giuridiche che
subiscano un pregiudizio in conseguenza di una loro condotta illecita. Gli Stati a
loro volta vengono invitati a favorire lattuazione delle Norms introducendo,
nella normativa interna, le modifiche necessarie per indurre le imprese
transnazionali a conformarsi ai principi di good governante.
Le Norms colgono lesigenza, di coinvolgere le societ transnazionali nella
promozione dei diritti delluomo.

IL CONCETTO DI FAIR TRADE E LE PROPOSTE DI INSERIMENTO DELLA


C.D. CLAUSOLA SOCIALE NEL SISTEMA COMMERCIALE MULTILATERALE
Le
competenza del WTO sono orientate a favorire lo sviluppo e la
liberalizzazione del commercio e non sembra dunque esservi spazio per il
perseguimento di obiettivi di protezione di valori diversi, quali il rispetto per
lambiente o la tutela dei lavoratori, spesso in contrasto con le esigenze della
liberalizzazione.
Tuttavia negli ultimi anni la dottrina sembra orientata a interpretare
estensivamente le eccezioni o le clausole di salvaguardia inserite negli Accordi
(in particolare le Eccezioni generali di cui all art.XX del GATT) utilizzando il
Preambolo Istitutivo dellOMC, per rendere meno impermeabile il sistema delle
esigenze in questione. Il Preambolo, nel primo Considerando, riconosce infatti
che i rapporti commerciali devono essere condotti col fine di innalzare i livelli di
vita, assicurare il pieno impiego e consentire un uso ottimale delle risorse
mondiali, preservando lambiente in conformit con lobiettivo di uno sviluppo
sostenibile.
Del resto laccordo istitutivo del WTO stipulato nel 1994 risent nella sua lunga
fase di negoziazione degli influssi delle convenzioni internazionali stipulate in
materia ambientale (Stoccolma 1972, Rio 1992, Johannesburg2002). In
particolare in questultimo vertice lattenzione si dedic principalmente al
settore privato delle imprese, ponendo espressamente la questione della

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responsabilit sociale delle imprese al centro della strategia per uno sviluppo
sostenibile. e alla CSR messa al centro della strategia dello sviluppo sostenibile.
In tal modo la creazione di un legame tra commercio, ambiente e diritti sociali
segna una evoluzione nella maniera di intendere le finalit del commercio
internazionale a livello globale, come passaggio dal principio del free trade a
quello del fair trade.
La progressiva apertura del sistema commerciale multilaterale ai cd tradeands, ovvero il rilievo riconosciuto dallOMC ad esigenze ulteriori e collaterali
rispetto allobiettivo primario della liberalizzazione degli scambi ha ricevuto un
impulso anche significativo, talora, dalle decisioni dei Panels, gli organi previsti
dal sistema per la risoluzione delle controversie in seno al WTO: ad esempio
lOrgano di Appello si pronunciato nel senso di giustificare la misura statale
ribadendo la natura tridimensionale dello sviluppo sostenibile di
Johannesburg (sviluppo ambiente, societ, economia) nel caso Gamberetti del
1998.
Ancora nellart. XX GATT sono previste norme relative alla morale pubblica
che evidenziano una certa attenzione verso i diritti dei lavoratori, tuttavia non
ci sono state aperture della giurisprudenza. Non rientra qui il il dumping
sociale, circoscritto solo alle questioni commerciali ne il divieto di
discriminazione fra prodotti c.d. similari.
Nellampliamento delle competenze OMC stata discussa lintroduzione della
cd clausola sociale che consentirebbe ad uno stato di venir meno agli
obblighi previsti in materia di liberalizzazione e
discriminazione qualora
limpresa esportatrice non rispetti adeguatamente i diritti dei lavoratori. La
proposta fu avanzata da alcuni paesi occidentali, timorosi del vantaggio
comparato dei prodotti provenienti da PVS e osteggiata da PVS, Ue e WB
perch sostenitori mancanza di competenza del WTO. Il compromesso fu
raggiunto nella conferenza di Singapore del 1996 che ribadisce limpegno dei
paesi a rispettare i diritti dei lavoratori internazionalmente riconosciuti e la
competenza dellOIL nel definirne contenuto. In seguito a questo vertice si sono
susseguite proposte di forum di dialogo tra OIL e WTO, strumenti a carattere
volontario come predisposizione etichettatura informativa e misure positive
come il sistema delle preferenze generalizzate. LSPG, introdotto dalla Ce,
consente un accesso preferenziale al mercato comunitario dei PVS che
rispettino i diritti fondamentali, in base alla quale i benefici vengono congelati
in caso di violazione (simile al principio della condizionalit).
LO HUMAN RIGHTS BASED APPROACH DELLOIL
pacific che lOIL, in quanto OI con il compito di definire i diritti dei lavoratori
internazionalmente riconosciuti, pu meglio di altre organizzazioni contribuire a
definire il contenuto della responsabilit sociale dimpresa.
Istituita nel 1919, e ridisegnata dopo il secondo conflitto mondiale, lOIL
unAgenzia specializzata delle UN che ha la finalit di promuovere la giustizia
sociale e i diritti del lavoro a livello globale. composta da 178 Sm, ciascuno
dei quali invia 4 delegati (2 in rappresentanza del governo, uno in
rappresentanza delle organizzazioni sindacali ed uno in rappresentanza dei
datori di lavoro) ed basta su struttura tripartita: Conferenza generale,
Consiglio damministrazione e Ufficio internazionale del lavoro. Adotta

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convenzioni e raccomandazioni che hanno lobiettivo di fissare standards di


applicazione generale in campo lavorativo.
Le convenzioni, soggette a ratifica da parte degli SM, contengono spesso
clausole cd di souplesse, ossia clausole derogatorie che riconoscono agli SM
che sono PVS una certa discrezionalit nellattuazione degli standards previsti.
LOIL stabilisce lobbligo, tra gli SM, di sottoporre per la ratifica agli organi
legislativi interni le convenzioni adottate entro un termine massimo di 18 mesi
dalla loro adozione. Qualora uno Stato non proceda alla ratifica entro tale
termine, esso sar tenuto a relazione al Direttore Generale, ad intervalli stabiliti
dal Consiglio di Amministrazione. Inoltre ciascuno Stato Membro tenuto a
redigere un rapporto annuale sullo status delle misure adottate.
Tuttavia, generalmente, il meccanismo di controllo, che consta principalmente
di strumenti di revisione e dinchiesta degli impegni presi e solo in casi estremi
di sanzioni, dellOIL, risulta poco incisivo, ma gli va riconosciuto il ruolo decisivo
nella precisazione di alcuni diritti fondamentali: tali diritti i cd core labour
standards, vanno distinti dagli standards lavorativi elaborati dalla stessa OIL e
vanno piuttosto annoverati tra i diritti umani fondamentali.
Essi sono il frutto di una riflessione maturata in seno allorganizzazione sin dal
1994, culminata nella Dichiarazione adottata nel 1998 sui principi fondamentali
nel lavoro e suoi seguiti.
Tale dichiarazione formalmente elaborata in ambito OIL, si colloca in un piu
ampio contesto di riflessione che ha preso avvio con la Conferenza di
Copenaghen del 1995 ed proseguito con la Dichiarazione ministeriale di
Singapore del 1996.
I diritti richiamati nella Dichiarazione sono gi ampiamente riconosciuti dalla
comunit internazionale e riaffermati nellambito delle principali convenzioni
sui diritti umani, di carattere universale e regionale. Inoltre, i diritti riconosciuti
dalla Dichiarazione come fondamentali son gi oggetto di specifiche
Convenzioni
elaborate
dallOIL
e
considerate
come
fondamentali
dallOrganizzazione che, dal 1995 ha promosso al riguardo una campagna per
la ratifica di tali Convenzioni da parte di tutti gli SM.
Tali principi e diritti fondamentali (core labour standards) sono:
La Libert di associazione/ il riconoscimento effettivo del diritto di
contrattazione collettiva
LEliminazione delle forme di lavoro forzato/minorile e leliminazione delle
discriminazioni in materia di lavoro e di professioni
Appare rilevante sottolineare che, con la Dichiarazione in parola, il principio del
rispetto dei diritti ivi enunciati sia stato riconosciuto dagli SM dellOIL come
vincolante la loro condotta indipendentemente dalla ratifica delle
Convenzioni ad essi relative: ai sensi della Dichiarazione, infatti, lobbligo
per gli SM di rispettare e promuovere i diritti in essa iscritti deriva dalla
stessa loro partecipazione allOrganizzazione. Ci considerato, la
Dichiarazione stata da alcuni valutata come una interpretazione
autorevole della Costituzione dellOIL, sottolineando come essa mette in
luce lesistenza di una opinio iuris internazionale relativamente al rispetto
dei diritti fondamentali dei lavoratori.
La dichiarazione inoltre rappresenta un importante punto di riferimento per
lelaborazione di codici di condotta, e ci dimostrato dal fatto che alla sua
luce sia stata modificata la Dichiarazione Tripartita di principi dellOIL sulle

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multinazionali e la politica sociale


e ad essa spesso fanno riferimento
Guidelines OCSE, Global Compact UN e libro Verde Ue.
LA C.D. ETICHETTATURA SOCIALE QUALE STRUMENTO DI NATURA
VOLONTARIA DELLE IMPRESE
Linefficacia strumenti giuridici esistenti a tutela dei diritti dei lavoratori e a
protezione delle esigenze sociali ed ambientali, la scarsa incisivit dei
meccanismi di controllo dei meccanismi OIL e linefficacia di un approccio
sanzionatorio degli Stati ha evidenziato la debolezza del c.d. mandatory
approach, sottolineando la necessit di un approccio volontaristico da parte
delle imprese.
Uno di tali strumenti di accettazione volontaria idoneo a tutelare alcune delle
esigenze sopra elencate, la cd clausola sociale il cui contenuto pu variare in
funzione dellaccordo allinterno della quale inserita; in base ad essa
potranno, infatti, essere accordate preferenze tariffarie a condizioni che
vengano garantiti determinati diritti sociali o, al contrario, essere negate
agevolazioni o venire limitata limportazione di prodotti provenienti da paesi
poco rispettosi dei di diritti sociali.
Ulteriori strumenti autonomamente elaborati, o volontariamente sottoscritti,
dalle imprese, sono le certificazioni, le etichette sociali e codici di condotta.
Alla base del successo di tali strumenti di natura volontaria vi , da parte delle
imprese multinazionali, una diffusa sensazione di fiducia nelle dinamiche del
mercato rafforzata dallemergere della figura del cd consumatore critico e dai
benefici, in termini di immagini, che limpresa pu ricevere da comportamenti
responsabili.
Con riguardo alla cd etichettatura sociale, occorre distinguere gli standard e
le regole tecniche prescritti in materia dalle legislazioni nazionali, e che sono di
natura obbligatoria, dai nuovi tipi di standard, piu elevati ma non vincolanti che
gli Stati, gli organismi internazionali, le imprese, le ONG hanno individuato nella
prospettiva dellobiettivo dello sviluppo sostenibile. In generale, quindi,
letichettatura sociale fornisce al consumatore informazioni su determinate
performances ambientali dellimpresa o contiene notizie sulla manodopera
impiegata nella produzione.

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CAPITOLO 18 - STRUMENTI ED ISTITUTI DI SOSTEGNO


ALLINTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE
Il 1 gennaio 1995, sulla base degli svoluppi negoziali dell Uruguay Round,
nasce lOMC con la finalit di creare un quadro istituzionale per la negoziazione
di accordi multilaterali relativi al commercio internazionale e strumenti efficaci
di risoluzione delle controversie a disposizione degli SM.
Tra gli scopi dellOMC figura lo sviluppo del commercio internazionale
attraverso la progressiva riduzione delle tariffe doganali, labolizione delle
barriere non tariffarie e la regolamentazione in senso liberista degli scambi, in
modo da creare un mercato tendenzialmente aperto che, sfruttando i vantaggi
comparati degli Stati, possa effettivamente dar vita ad un sistema in grado di
offrire benefici a tutti i Paesi Membri.
In effetti si pu osservare come dal 1995 ad oggi il commercio internazionale
cresciuto del 25%, specie favorito in particolare dai paesi ex socialisti che
hanno progressivamente liberalizzato le loro economie ed aperto i propri
mercati. Ripreso il trend positivo dopo lo stallo del 2001, il 2004 ha registrato
una strabiliante crescita del 10% trainata soprattutto dallo sviluppo delle
economie emergenti (cinese e indiana).
Per quel che riguarda lItalia le statistiche dicono che se nel 1991 ricopriva il
4.9% della quota del commercio mondiale, nel 2000 tale percentuale era scesa
al 3.7%, risalendo nel 2001 al 4% ed assestandosi nel 2002 al 3.9%. Il dato
consuntivo sul 2004 ha, tuttavia, confermato un quadro non positivo; la quota
italiana scesa infatti al 3.1%.
Quindi paradossalmente mentre i flussi del commercio mondiale crescevano, la
performance italiana era sempre meno competitiva, quali le cause?
Indubbiamente con lentrata dellItalia nellUnione monetaria non era piu
possibile utilizzare lo strumento della svalutazione monetaria, che negli anni
1993-1994 , con luscita dallo SME, aveva portato il nostro paese ad ottimi
risultati.
inoltre possibile rintracciare alcune cause che riguardano il nostro paese e
che ne compromettono il successo nel campo del commercio internazionale:
innanzitutto, la struttura del sistema imprenditoriale italiano, con una scarsa
cultura allexport delle imprese; lassetto istituzionale italiano, un quadro
generalmente non chiarissimo per quanto riguarda il rapporto tra legislazione
interna e le norme internazionali.

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CAPITOLO 19 - DALLITO AL GATT47


LA REGOLAMENTAZIONE DEGLI SCAMBI COMMERCIALI DOPO LA WWII:
la Carta dellHavana
In occasione della Conferenza di Bretton Woods, i Ministri partecipanti
adottarono una raccomandazione che esortava i governi nazionali a concludere
rapidamente un accordo volto alla riduzione progressiva e alleliminazione degli
ostacoli al commercio internazionale (completamento del 3 pilastro economico
assieme a quello politico UN per architettura nuovo ordine mondiale).
Sulla base di una raccomandazione del Consiglio Economico e Sociale dellOnu
venne istituito un Comitato preparatorio per la conclusione dellaccordo
istitutivo dellITO, il quale venne elaborato alla conferenza (United Nation
Conference on Trade and Employment) convocata a lHavana nel 1947.
Laccordo venne firmato nel marzo del 1948 da 53 paesi (su 56 partecipanti).
Era un accordo molto ampio composto di 106 articoli di cui solo il V capitolo era
dedicato agli scambi internazionali, molto ampio, vago e generale in tutte le
sue parti eccetto lo stesso V capitolo dove si prevedeva il divieto di restrizioni
quantitative, lobbligo del trattamento nazionali per le merci straniere e la
clausola della nazione pi favorita. Presentava una struttura ternaria composta
da una Conferenza, di rappresentanza degli Sm dove si seguiva principio
democratico del one State one vote, un Consiglio esecutivo, organo a
composizione ristretta dove gli stati economicamente pi forti avevano seggio
permanente, e un Segretariato. Avrebbe dovuto essere al pari del WB e IMF
ossia unagenzia specializzata dellOnu che avrebbe dovuto mettere la sua
competenza tecnica al servizio de gliobiettivi generali dellOnu nel settore della
cooperazione economica e sociale indicati nel Capitolo IX della Carta ONU.
LA MANCATA NASCITA DELLITO
La carta non entr in vigore a causa della decisione dellesecutivo Usa di non
sollecitare al Congresso la ratifica dellaccordo istitutivo. Questa decidione fu
causata da un mutamento della politica economica Usa che pass dal
multilateralismo al bilateralismo (vedi ad esempio la canalizzazione degli aiuti
verso lEuropa con il Piano Marshall anzich Birs) nel tentativo di intessere
rapporti diretti con i paesi interessati anche nella logica della GF.
Un ulteriore elemento di screzio che port alla mancata ratifica fu lo screzio tra
gli Usa ed UK al riguardo dellla clausola della nazione pi favorita che metteva
in serio pericolo i vantaggi delle merci provenienti dal Commonwealth in UK.

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Inoltre il progetto venne abbandonato perch molto ambizioso (toccava


questioni molto sensibili) e articolato.
LA CONCLUSIONE DEL GATT
Verso la fine del 1947, tuttavia, mentre erano ancora in corso i negoziati relativi
alla Carta dellHavana, gli Usa erano riusciti ad ottenere il consenso di alcuni
degli Stati partecipanti alla Conferenza sulla proposta di applicazione
interinale della sezione IV dellAccordo Istitutivo dellITO, relativa alla
liberalizzazione degli scambi di beni, in attesa che lAccordo entrasse in vigore
(avviare rapidamente un graduale abbassamento delle barriere doganali e degli
ostacoli tariffari innalzati dagli Stai nel periodo prebellico/bellico al fine di
stimolare/sostenere la ripresa economica). Il GATT 47, fu firmato a Ginevra il
30 ottobre 1947. Il trattato non mai entrato in vigore poich non raggiunse
mai il numero di firme necessario (elemento necessario per esprimere sul piano
internazionale la volont dello stato di vincolarsi, eccetto stipula in forma
semplificata), che era rappresentato dal momento in cui le parti contraente
avessero rappresentato l85% del complesso del commercio dei paesi firmatari,
ex art. XXVI. Tuttavia il GATT rappresenta il classico esempio di quanto la
flessibilit paghi nel DIE e di come possa risultare vincente nel regolare i
rapporti nel settore economico. Infatti gli stati che lo avevano firmato
procedettero ad unapplicazione provvisoria, in attesa della ratifica della carta
dellAvana, sulla base di un idoneo protocollo. Da una parte della dottrina gli
accordi provvisori sono considerati come accordi giuridici a tutti gli effetti,
produttivi di diritti ed obblighi. La differenza fondamentale sta nella loro
debolezza che causerebbe delle sanzioni diverse rispetto alle regole tradizionali
del DI riguardo la responsabilit in caso di illecito internazionale.
Questa circostanza della provvisoriet si tradotta difatti subito in una
debolezza intrinseca poich la giurisprudenza nazionale e quella della CGCE
lha utilizzata come motivazione per negare lefficacia diretta o self-executing.
Inoltre unulteriore debolezza era conferita dalla previsione di numerose
deroghe eccezioni per lapplicazione tra cui la clausola Grandfather che
consentiva agli Stati di applicare la parte solo nella misura non incompatibile
con la legislazione interna vigente al momento della loro adesione.

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CAPITOLO 20 - IL GATT 47
I PRINCIPI FONDAMENTALI E LE ECCEZIONI GENERALI
Invece della provvisoriet il GATT rimase in vigore per 50 anni come unico
strumento di regolamentazione multilaterale degli scambi commerciali su scala
globale. Nasce tra 22 Stati, ma a conclusione dellUruguay Round nel 1944 ne
contava 125.
Inizialmente era composto di 35 articoli (nel 65 ne furno aggiunti 3)il cui
obiettivo principale era favorire lo sviluppo del commercio mondiale,
sostenendo nel medio e lungo periodo la crescita delleconomia globale
attraverso la progressiva liberalizzazione degli scambi da ottenere mediante la
riduzione dei dazi doganali(intesi come tasse allimport).
Il GATT aveva un approccio limitato e settoriali alla questione della
liberalizzazione degli scambi poich si occupava solo di merci (fuori settori
cruciali come agricoltura, tessile, servizi), ed era concentrato solo sui dazi
trascurando gli ostacoli non tariffari ed altri elementi come la concorrenza o gli
investimenti.
La regola generale alla base del funzionamento di questo sistema consisteva
nella abolizione progressiva dei dazi esistenti sulla base di successive riduzioni.
Gli stati parti si impegnavano a non alterare unilateralmente, durante il periodo
di vigenza del GATT, il livello delle barriere tariffarie o dei dazi doganali
esistenti, e dichiarati, nel momento in cui, avevano firmato lAccordo: tali dazi
avrebbero potuto essere successivamente solo diminuiti, ma non elevati
unilateralmente, in base al principio del consolidamento.
I principi regolatori fondamentali erano:

Principio di reciprocit: gli impegni assunti dalle parti dovevano risultare


reciprocamente vantaggiosi.
Principio di non discriminazione:
Faccia esterna: clausola della nazione pi favorita (i benefici e privilegi
che ciascuno accordava alle merci straniere dovevano essere accordate
automaticamente a tutti Sm GATT) fine accordi preferenziali

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Faccia interna: obbligo del trattamento nazionale: le merci provenienti


dallestero dovevano ricevere allinterno di ciascuno Stato parte lo stesso
trattamento accordato dallo Stato al prodotto nazionale equivalente.

Le eccezioni di carattere generale ai principi fondamentali:

Eventuali difficolt nelle BP: giustificavano il ricorso ad una deroga al


principio del divieto di limitazioni alle importazioni di beni

Esistenza di zone di integrazione regionale che costituivano esse stesse un


limite alla clausola della nazione pi favorita: a) lart. 24 del GATT 47
esprimeva una sorta di clausola di compatibilit con la normativa
multilaterale, degli impegni e degli specifici obblighi che le Parti avrebbero
potuto assumere con la partecipazione a forme di cooperazione regionale
quali zone di libero scambio o unioni doganali. b) Il GATT consentiva (come
previsto dal WTO) linstaurazione tra le Parti di questi vincoli di integrazione
economica, in deroga al principio generale del trattamento della nazione piu
favorita, purch contribuissero effettivamente a favorire la liberalizzazione
degli scambi tra i paesi membri dellaccordo regionale, senza comportare
linnalzamento di barriere protezionistiche nei confronti dei paesi terzi. c)
Norma Obsoleta ampiamente superata dalla diversificata realt del
fenomeno del regionalismo economico. Le Norme che regolano nel sistema
WTO il fenomeno del regionalismo economico sono: a) Art 24 del GATT; b)
Art 5 GATS ;c) Enabling clause relativa agli accordi preferenziali tra i PVD. d)
Queste disposizioni sono sorrette da meccanismi di controllo preventivo e
successivo, introdotti per assicurare la compatibilit degli accordi
preferenziali con il sistema generale di cooperazione.

Eccezioni relative alle misure che uno Stato Parte avrebbe potuto adottare
per difendere valori come la morale pubblica o la salute umana, la vita
vegetale/animale o anche il patrimonio culturale, purch tali misure non
comportassero discriminazioni ingiustificate o restrizioni al commercio
internazionale.

Eccezioni in favore di misure necessarie a tutelare la sicurezza nazionale o


adottate in attuazione ad obblighi stabiliti dalla Carta ONU nel settore del
mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (essenzialmente
obblighi derivanti da decisioni del CdS in base al Capitolo VII)

IL COMMERCIO DEI PRODOTI AGRICOLI E TESSILI


A) Allepoca della conclusione del GATT 47, si riteneva che una generale
liberalizzazione del settore agricolo avrebbe inciso negativamente
sullequilibrio sociale degli Stai e sulla distribuzione delloccupazione
interna, a causa del gran numero di impiegati nel settore
B) Laccordo raggiunto al termine dellUruguay Round ha contribuito ad
inserire il settore agricolo nella generale regolamentazione del
commercio delle merci

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C) Rimane ancora oggi un nodo cruciale del negoziato WTO ed un punto di


frizione tra USA e Paesi Comunitari da un lato e PVS dallaltro.
I LIMITI DEL GATT 47: lapplicazione provvisoria e la Grandfather
clause
Nonostante la sua provvisoriet ha avuto ruolo importante per la
liberalizzazione. Fu sottoscritto inizialmente da 22 stati e al 1994 ne contava
125. La flessibilit ha permesso un successo sul piano internazionale ma ne ha
minato lefficacia sul piano dellintroduzione e dellapplicazione interna. In Italia
lesecuzione dei trattati avviene con ordine di esecuzione di solito dato cn
legge e da questo momento prevale su norme interne con effetti orizzontali e
verticali. Nel protocollo era stata inserita la Grandfather clause la quale
prevedeva che il trattato sarebbe stato applicati dalle Parti nella misura pi
ampia possibile compatibilmente con la legislazione interna esistente nel
momento in cui veniva sottoscritto il Protocollo ci significa che gli stati
avrebbero sempre potuto invocare disposizioni del diritto interno per
giustificare mancato rispetto del GATT. La CGCE ha sempre invocato tale
elemento per negare efficacia diretta della normativa multilaterale del GATT,
oltre a quello della flessibilit degli obblighi che la cui violazione non risultava
accompagnata da una sanzione effettiva nel sistema generale complessivo
caratterizzato da eccezioni e deroghe e dove il meccanismo di risoluzione delle
controversie per interpretazione accordo era ppalmente conciliativo. La Corte si
dunque sempre espressa per la prevalenza degli obblighi comunitari rispetto
quelli internazionali(non ostante art.234TCE,oggi 307, che salvaguardia diritti
ed obblighi derivati per Sm da convenzioni concluse cn stati terzi
anteriormente Ce). Questa debolezza venuta meno nel sistema OMC con:
Obbligo per Sm assicurare conformit legislazione interna a obblighi
derivanti membership
Cancellazione grandfahter clause
Superamento natura non self-executing normativa commerciale
multilaterale
Tuttavia i pi impo partners commerciali hanno dichiarato allatto della ratifica
di non considerare le relative disposizioni direttamente invocabili negli
ordinamenti interni e la stessa Corte reticente a concedere efficacia diretta
seppur orma la regola commerciale multilaterale viene assunta come
parametro di validit sul piano interpretativo di un regolamento con essa
ritenuta in contrasto quando questo sia stato emanato per dare attuazione alla
normativa multilaterale stessa. Anche gli Usa n hanno dichiarato invocabilit
interna.
LA SOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE
La soluzione delle eventuali controversie riguardo linterpretazione e
lapplicazione dellAccordo fu un altro elemento di debolezza. Sovente i
meccanismi di controllo del rispetto degli obblighi sono ancorati al momento
dellinterpretazione, in modo da fornire unapplicazione uniforme allinterno
degli Sm(es IMF cn Cons. Gov./Ue cn CGCE) o al momento della(presunta)

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violazione che in genere fanno perno su organismo giurisdizionale o


arbitrale(CGCE).
Il GATT prevedeva:
Presunzione di violazione da parte di un SM verso un altro
Sm ricorrente lamentava di aver ricevuto un pregiudizio dalla condotta
altro Sm(indipendentemente dal carattere illecito della condotta)
La base dellattivazione della procedura di risoluzione delle controversie era
dunque non necessariamente la violazione di un obbligo ma anche solo
lesistenza di un pregiudizio che alterava la reciprocit devi vantaggi di
partecipazione allAccordo. Procedura:
Veniva costituito un Panel con compito esaminare questioni di fatto e
diritto
Panel stila rapporto e lo presenta a parti controversia e alla
Conferenza(Parti contraenti
Per diventare obbligatorio il Panel doveva essere accettato allunanimit
dalla Conferenza e quindi anche dalle parti n controversia.
LA MEMBERSHIP: lallargamento ai paesi socialisti e lingresso dei PVS
Dopo costituzione Accordo nel 47 dai 22 originari ci fu un allargamento della
membership in 2 direzioni:
Apertura verso paesi socialisti: eccetto Cuba e Cecoslovacchia che
figuravano come membri originari, solo nei 60 alcuni paesi chiesero di
aderire al sistema, Jugoslavia,Romania, Polonia e Ungheria, per il cui
ingresso, a causa incompatibilit sistema-eco pianificate, si rese necessaria
unapplicazione assai flessibile delle regole generali individuando impegni
specifici per quote di prodotti.
Apertura verso stati di nuova indipendenza(processo decolonizzazione) per
cui era prevista una specifica disciplina allart XXI: membership particolare
per territori doganali autonomi o di nuova indip. Era una partecipazione
semplificata che aggirava procedura di adesione e che permetteva di
definire questultima successivamente, prendendo aprte come osservatore
ai lavori e a che prevedeva rispetto solo alcune disposizioni dellAccordo.
Nel 64 con il fenomeno ormai macroscopico venne decisa revisione del
GATT per integrazione PVS ne commercio int. cn aggiunta 3 articoli:
sostanzialmente si richiedeva a livello programmatico agli Sm di non
richiedere la reciprocit verso PVS e prevedeva applicazione clausola
n.p.f. in relazione al grado di sviluppo.
La considerazione delle peculiari esigenze PVS avvenne in seno UNCTAD
che divenne nel 64 mediante ris. Ass.Gen. un organo sussidiario UN dopo
nascita come conferenza intergovernativa. Esso venne spesso
considerato come alternativo al foro del GATT dove ppi PVS stentavano
ad affermarsi, tuttavia la sua funzione cambi radicalmente quando si
costitu lOMC passando da unattivit prettamente normativa a d una di
studio e assistenza tecnica in favore Sm meno avanzati di concerto con
GATT e OMC( vedi organo di raccordo). AllUNCTAD di deve sistema di
preferenza generalizzate che consiste nella concessione da parte
industrializzati senza reciprocit o discriminazione di esenzioni o riduzioni
tariffarie per singoli prodotti(introdotto nel GATT nel 68), che nel 79
divenne deroga permanente ad art.1.(la c.d. enabling clause).
GLI SVILUPPI NORMATIVI ED ISTITUZIONALI
Nel corsi degli anni si assistito:

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ad una progressiva istituzionalizzazione della cooperazione: la


provvisoriet giustificava lassenza di un apparato istituzionale vero e
proprio previsto dalla Cara Avana. In funzione erano solo le Parti
Contraenti che nel 1960 decisero istituire un organo permanente Il
Consiglio dei rappresentanti chiamato ad operare in via subordinata per i
periodi intersessinali.
allo sviluppo di regole materiali come la prassi di negoziati commerciali
periodici chiamati rounds a conclusione dei quali si perveniva ad un
accordo IN, oppure attraverso lelaborazione di codici. Questi meccanismi
venivano difatti preferiti rispetto alle vie formali previste dallAccordo di
modifica e ampliamento che richiedevano maggioranze elevate. I codici
ebbero come effetto quello di frammentare il quadro normativo (poich
non erano vincolanti se non sottoscritti, ma cmq esigibile per clausola
n.p.f.) e di dare vita a fenomeni di free-riding.
In generale il GATT ha sempre lavorato in stretto raccordo con lOnu
ma non ha mai sviluppato la struttura di una vera e propria OI.

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