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MICROECONOMIA (settima edizione)

Robert S. Pindyck Daniel L. Rubinfeld, ed


italiana E. Bacchiega
Riassunto di Alberto De Pedis
Capitolo 1: concetti di base
Lo studio delleconomia si compone di due branchie principali: la microeconomia
e la macroeconomia. La microeconomia si occupa del comportamento di singoli
agenti economici: consumatori, lavoratori, investitori e spiega come e perch
questi agenti compiano scelte economiche. Un altro importante campo di studio
della microeconomia il modo in cui gli agenti economici interagiscono per
formare unit pi grandi: mercati e industrie. La macroeconomia si occupa
invece di grandezze economiche aggregate, quali il livello e il tasso di crescita
del prodotto interno lordo, dei tassi di interesse, della disoccupazione e
dellinflazione.
I temi della microeconomia
Buona parte della microeconomia ha a che fare con dei limiti: i redditi limitati
che i consumatori possono spendere in beni e servizi, il budget ed il know-how
limitati che le imprese possono utilizzare per produrre. La microeconomia per,
studia anche i modi per gestire al meglio questi limiti; pi precisamente, si
occupa dellallocazione di risorse scarsa (ad esempio come i consumatori
possono distribuire nel modo migliore i propri redditi limitati tra i diversi beni e
servizi acquistabili). Nelle economie pianificate come quelle di Cuba, le decisioni
relative allallocazione di risorse sono prese principalmente dai governi e, di
conseguenza, molti degli strumenti e dei concetti della microeconomia hanno
scarsa rilevanza in questi paesi.
La microeconomia descrive poi i trade off (scelte tra alternative) che i
consumatori, i lavoratori e le imprese devono affrontare e mostra come
individuare il trade off ottimale:
! Consumatori: percepiscono redditi limitati, che possono spendere in
unampia gamma di beni e di servizi. La teoria del consumatore descrive il
modo in cui i consumatori in base alle loro preferenze massimizzano il
proprio benessere mediante un trade off tra lacquisto di un maggiore

quantit di alcuni beni e lacquisto di una minore quantit di altri beni.


! Lavoratori: le persone devono decidere se e quando entrare a fare
parte della forza lavoro. Ognuno deve affrontare un trade off tra
lavorare subito e proseguire gli studi; in secondo luogo i lavoratori devono
affrontare un trade off nella scelta del posto di lavoro e infine quante
ore a settimana lavorare.
! Imprese: anche le imprese devono affrontare limitazioni relative ai
tipi di beni che possono produrre e alle risorse disponibili per produrli.
Prezzi e mercati ! un secondo importante tema della microeconomia il
ruolo dei prezzi. Tutti i trade off descritti in precedenza si basano sui
prezzi che consumatori, lavoratori o imprese devono fronteggiare. La
microeconomia descrive anche il modo in cui vengono determinati i prezzi.
In uneconomia pianificata, i prezzi sono stabiliti dal governo. In
uneconomia di mercato, i prezzi sono determinati dalle interazioni tra
consumatori, lavoratori e imprese e queste interazioni hanno luogo nei
mercati.

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Teorie e modelli ! come ogni scienza, leconomia interessata alle spiegazioni dei
fenomeni osservati. Le spiegazioni e le previsioni si basano su teorie. La teoria
dellimpresa, ad esempio, muove da un semplice postulato: le imprese puntano a
massimizzare i profitti. Questo postulato utilizzato per spiegare come le
imprese scelgono le quantit di lavoro, di capitale e di materie prime da
utilizzare per la produzione e la quantit di beni da produrre. La teoria, spiega
come queste scelte dipendono dai prezzi dei fattori produttivi, quali il capitale,
il lavoro e le materie prime e dai prezzi ai quali le imprese riescono a vendere i
loro prodotti. La teorie economiche costituiscono la base per la formulazione di
previsioni. Con lapplicazione di tecniche statistiche le teorie possono essere
utilizzate per costruire modelli tramite i quali effettuare previsioni
quantitative. Un modello una rappresentazione matematica. Nessuna teoria
perfetta. Lutilit e la validit di una teoria dipendono dalla sua capacit di
spiegare e prevedere i fenomeni che intende spiegare e prevedere; vengono
spesso modificate o perfezionate, in alcuni casi abbandonate.
Analisi positiva e analisi normativa ! la microeconomia affronta questioni di natura
positiva e di natura normativa. Lanalisi positiva descrive le relazioni di causa ed

effetto e riguarda spiegazioni e previsioni, mentre le questioni di natura


normativa riguardano ci che dovrebbe essere, unanalisi volta a individuare le
scelte migliori.
Che cos un mercato?
Possiamo suddividere i singoli agenti economici in due grandi gruppi, in base al
loro ruolo: acquirenti e venditori. Il gruppo degli acquirenti comprendere i
consumatori e le imprese. Il gruppo dei venditori comprende le imprese, i
lavoratori e i proprietari di risorse. Acquirenti e venditori interagiscono tra di
loro, dando luogo ai mercati. Un mercato linsieme degli acquirenti e dei
venditori che, attraverso le loro interazioni effettive o potenziali, determinano
il prezzo di un prodotto o di un gruppo di prodotti. Un mercato ha un confine
pi ampio di unindustria. Unindustria un insieme di imprese che vendono lo
stesso prodotto, o prodotti strettamente correlati. La definizione del mercato
si occupa di determinare quali acquirenti e venditori debbano essere inclusi in
un particolare mercato. Differenze significative nel prezzo di una merce creano
opportunit di arbitraggio: acquistare a prezzo basso su una piazza e vendere a
un prezzo pi alto altrove.
Mercati concorrenziali e non concorrenziali ! in un mercato perfettamente
concorrenziale gli acquirenti e i venditori sono talmente numerosi che nessuno
di essi ha, singolarmente, uninfluenza significativa sul prezzo (es. mercati
agricoli). Alcuni mercati invece comprendono molti produttori ma sono non
concorrenziali in quanto le singole imprese sono in grado, accordandosi tra loro,
di influenzare il prezzo.
Prezzo di mercato ! i mercati rendono possibili le transizioni tra acquirenti e
venditori. In un mercato perfettamente concorrenziale si impone normalmente
un unico prezzo: il prezzo di mercato. Nei mercati non perfettamente
concorrenziali le diverse imprese potrebbero praticare prezzi differenti per lo
stesso prodotto, quando parliamo di prezzo di mercato intendiamo la media dei
prezzi dei diversi marchi o dei prezzi proposti nei diversi negozi. I prezzi di
mercato della maggior parte dei beni fluttuano nel tempo
Definizione ed estensione del mercato ! Prima di poter stabilire quali acquirenti e
venditori includere nella definizione del mercato, occorre determinare
lestensione del mercato, i suoi confini, sia in termini geografici sia in termini
della gamma dei prodotti da considerare. La definizione del mercato
importante per due ragioni:

1.

Le imprese devono capire quali sono i loro concorrenti effettivi e


potenziali per i vari prodotti che sse vendono o potrebbero vendere in
futuro. Devono inoltre conoscere i confini di prodotto e geografici dei
loro mercati per fissare i prezzi.

2.

La definizione del mercato pu essere importante per le decisioni di


politica pubblica.



2
Prezzi reali e prezzi nominali
Spesso utile confrontare il prezzo odierno di un bene con quello passato, o
con il probabile prezzo futuro; per rendere significativo un simile confronto,
occorre esprimerlo in relazione a un livello generale dei prezzi. Quando si
confrontano prezzi riferiti a tempi diversi, quindi, occorre tenere conto
dellinflazione; in altre parole, occorre misurare i prezzi in termini reali
piuttosto che nominali.
Il prezzo nominale di un bene il suo prezzo assoluto (es. prezzo delle uova nel
supermercato in un determinato anno). Il prezzo reale di un bene il prezzo
rapportato a una misura aggregata dei prezzi. In altre parole, il prezzo
rivalutato tenendo conto dellinflazione. Per i beni di consumo la misura
aggregata dei prezzi pi utilizzata lindice dei prezzi al consumo (CPI), per le
materie prime lindice dei prezzi alla produzione (PPI).
Es. prezzo reale delle uova nel 1980 = ( CPI 1970 / CPI 1980 ) x prezzo
nominale nel 1980 In questo libro ci occuperemo solitamente di prezzi reali.

Capitolo 2: domanda e offerta, concetti di base


Lanalisi domanda-offerta uno strumento fondamentale e potente, applicabile
a unampia variet di problemi interessanti ed importanti tra cui per esempio:
! Comprendere e prevedere come le variazioni delle condizioni
economiche mondiali influiscono sul prezzo di mercato e sulla produzione
! Determinare gli effetti sui consumatori e sui produttori di tasse,
sussidi, dazi doganali
Le curve di domanda e di offerta sono utilizzate per descrivere il



meccanismo di mercato. In assenza di interventi pubblici(es. dazi) la


domanda e lofferta raggiungeranno un equilibrio che determina il prezzo
di mercato di un bene e la quantit totale prodotta. Le variazioni del
prezzo e della quantit nel tempo dipendono dal modo in cui la domanda e
lofferta reagiscono ad altre variabili economiche.


Domanda e offerta
Il modello di domanda e offerta lo strumento fondamentale della
microeconomia: questo modello unisce due importanti concetti: la curva di
domanda e la curva di offerta



La curva di offerta: mostra la quantit di un bene che i produttori sono disposti a


vendere a un dato prezzo, tenendo costante ogni altro fattore che possa
influire sulla quantit offerta. Sullasse verticale del grafico rappresentato il
prezzo di un bene P, sullasse orizzontale la quantit totale offerta Q. La curva
rappresenta una relazione tra la quantit offerta e il prezzo.

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QO = QO (P)
La curva di offerta della figura crescente, quindi pi in alto il prezzo e pi
le imprese sono in grado e desiderano produrre e vendere.
Altre variabili che influiscono sullofferta: oltre al prezzo, ci sono altre variabili
da cui pu dipendere, come i costi di produzione, i salari, gli interessi passivi e il
costo delle materie prime. Una variazione di uno o pi questi fattori si traduce
in uno spostamento della curva di offerta. Supponiamo che il costo delle
materie prime diminuisca. Il minor costo delle materie prime rende la
produzione pi redditizia. Quando i costi di produzione diminuiscono, la
produzione aumenta indipendentemente dal prezzo di mercato. Lintera curva di
offerta si sposta quindi verso destra, diventando O. Questi sono spostamenti
lungo la curva di offerta. La reazione dellofferta alle fluttuazioni di altre
variabili che influiscono su di essa, invece, rappresentabile graficamente con
uno spostamento della curva di offerta stessa.
La curva di domanda: mostra la quantit di un bene che i consumatori sono
disposti ad acquistare al variare del prezzo unitario.
QD = QD (P)
La curva di domanda in figura decrescente: di solito i consumatori sono inclini
ad acquistare di pi se il prezzo basso. La quantit di un bene che i
consumatori sono disposti ad acquistare pu dipendere anche da altri fattori
(es. reddito). Quando i livelli di reddito aumentano, se il prezzo di mercato si
mantiene costante a P1, ci aspettiamo che la quantit domandata aumenti da Q1
a Q2. Dato che questo incremento avviene indipendentemente dal prezzo di
mercato, il risultato
uno spostamento verso destra dellintera curva di domanda
Beni sostituti e beni complementi: la domanda influenzata anche dalle variazioni
dei prezzi di beni affini. Due beni si dicono sostituti quando laumento del
prezzo delluno conduce allaumento della quantit domandata dellaltro (es.
rame-alluminio). Due beni si dicono complementi quando laumento del prezzo
delluno determina la diminuzione della quantit domandata dellaltro (es. autobenzina).





Il meccanismo di mercato
Il passo successivo consiste nel combinare le due curve.
Equilibrio: le due curve si intersecano in corrispondenza del prezzo e della
quantit di equilibrio. A questo prezzo (P0 in figura) la quantit domandata e la
quantit offerta di equivalgono al livello Q0. Il meccanismo di mercato la
tendenza di un mercato libero a spingere il prezzo verso il livello di equilibrio,
ovvero verso il punto in cui la quantit offerta e la quantit domandata si
equivalgono. Domanda e offerta non sono sempre in equilibrio



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tuttavia vi una tendenza del mercato verso lequilibrio. Supponiamo che il
prezzo sia inizialmente pari a P1, superiore al prezzo di equilibrio. I produttori
tenteranno di produrre e vendere pi di quanto i consumatori siano disposti ad
acquistare, il risultato uneccedenza, situazione in cui la quantit offerta
supera la quantit domandata. Per vendere tale quantit in eccesso, i produttori
inizieranno a ridurre i prezzi, fino al raggiungimento di P0. La situazione opposta
si verifica quando il prezzo P2, inferiore a P0. Si determina una situazione di
scarsit, in cui la quantit domandata supera quella offerta.



In quali casi si pu usare il modello domanda-offerta? Questa ipotesi ha un


senso solo nei mercati concorrenziali. Con ci si intende che tanto i venditori
quanto gli acquirenti hanno scarso potere di mercato, ovvero hanno
individualmente scarse possibilit di influire sul prezzo di mercato. Se ci fosse
un produttore monopolista questa ipotesi non avrebbe senso perch il
comportamento del monopolista dipende dalla forma e dalla posizione della
curva di domanda.
Variazioni dellequilibrio di mercato

Nella prima figura la curva di offerta si spostata da O a O a seguito, per


esempio, di una diminuzione del prezzo delle materie prime. Di conseguenza, il
prezzo di mercato diminuisce da P1 a P3 e la quantit prodotta complessiva
aumenta da Q1 a Q3. Il nuovo equilibrio tra domanda e offerta determina un
nuovo prezzo e una nuova quantit. Nella maggior parte dei mercato, sia la curva
di domanda sia la curva di offerta si spostano.





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Elasticit della domanda e dellofferta



modo per scriverla


Spesso si desidera sapere di quanto la quantit offerta o domandata diminuir.
Se il prezzo aumenta del 10%, di quanto varier la quantit domandata?
Lelasticit misura la sensibilit di una variabile alle fluttuazioni di unaltra. Si
tratta di una variazione percentuale di una variabile prodotta dallincremento di
un punto percentuale
di unaltra variabile.
Elasticit della domanda rispetto al prezzo! Ep = (!%Q) / (!%P)
Dove !%Q la variazione percentuale di Q. Un altro Ep = (P/Q) (!Q/!P)
Lelasticit della domanda rispetto al prezzo , di solito un valore negativo.
Quando il prezzo di un bene aumenta, la quantit domandata di solito
diminuisce. Lelasticit della domanda rispetto al prezzo un numero, e sta ad
indicare che se il prezzo del bene aumenta dell1%, la quantit domandata si
riduce del 3% (se ad esempio il valore dellelasticit -3). Quando lelasticit
rispetto al prezzo > 1 in valore assoluto, si dice che la domanda elastica
rispetto al prezzo perch la diminuzione percentuale della quantit domandata
maggiore dellincremento percentuale del prezzo. Se < 1 in valore assoluto si
dice anelastica

Curva di domanda lineare ! es. Q = 8 2P


!Q / !P (uso derivata) costante e uguale a -2. Tuttavia, la curva non ha
elasticit costante. Quando ci si sposta lungo la curva il rapporto P/Q
diminuisce e lelasticit quindi diminuisce in valore assoluto. Per ogni
combinazione di quantit e di prezzo, pi inclinata la curva, meno elastica la
domanda. Esiste una curva di domanda infinitamente elestica in cui i
consumatori acquisteranno tutto ci che possono ad un determinato prezzo P* e
una domanda completamente anelastica in cui i consumatori acquisteranno una
quantit fissa Q* indipendentemente dal prezzo.



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Elasticit della domanda rispetto al reddito la variazione percentuale della quantit
domandata prodotta da un incremento di un punto percentuale del reddito RD.
ERD = (RD/Q) (!Q/!RD)
La domanda di alcuni beni influenzata anche dai prezzi di altri beni (vd. Burro
e margarina). Lelasticit incrociata della domanda la variazione percentuale della
quantit domandata di un bene dovuta allaumento di un punto percentuale del
prezzo di un altro bene
EQbPm=(Pm /Qb )(!Qb /!Pm)
Dove Qb la quantit di burro e Pm il prezzo della margarina. In questo
esempio le elasticit incrociate sono positive perch i beni sono sostituti. Alcuni
beni sono tra loro complementi: poich tendono ad essere utilizzati insieme, un
incremento del prezzo delluno tende a spingere verso il basso il consumo
dellaltro

Elasticit dellofferta rispetto al prezzo la variazione percentuale della quantit


offerta prodotta da un incremento di un punto percentuale del prezzo. Questa
elasticit di solito positiva, perch il maggior prezzo costituisce un incentivo
allaumento della produzione.
Elasticit di breve e lungo periodo
Se ci si chiede quanto cambino la domanda o lofferta in risposta a una
variazione del prezzo, occorre stabilire quanto tempo deve intercorrere tra la
variazione del prezzo e la misurazione della variazione della quantit domandata
offerta. I beni di consumo hanno una curva elastica nel lungo periodo e poco
elastica nel breve periodo; ad esempio nel breve periodo un aumento del prezzo
ha effetti modesti sulla quantit di benzina domandata. Gli automobilisti
guidano meno, ma non cambiano rapidamente tipo di auto. Nel lungo periodo
invece passeranno ad auto pi piccole ed efficienti e leffetto dellaumento del
prezzo sar maggiore. Per i beni durevoli il contrario.
Gli effetti dellintervento pubblico



La figura illustra gli effetti del controllo dei prezzi. In questo caso P0 e Q0 sono
il prezzo e la quantit di equilibrio che si imporrebbero in assenza di interventi
pubblici. Il governo,
tuttavia, ha stabilito che P0 troppo alto e che il prezzo non pu superare un
massimo indicato con Pmax. A questo prezzo pi basso, i produttori, producono
meno, e la quantit
offerta si riduce a Q1. I consumatori, dallaltro lato, a questo prezzo aumentano
la domanda e desiderano acquistarne la quantit Q2. La domanda di conseguenza
supera
lofferta e si sviluppa una situazione di scarsit, ovvero un eccesso di domanda
di entit pari a Q2 Q1.

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A

Capitolo 3: il comportamento del consumatore


In che modo un consumatore che dispone di un reddito limitato pu decidere
quali beni e servizi acquistare? Per meglio comprendere il comportamento del
consumatore si proceder in 3 passaggi:
! Preferenze del consumatore: definire un modo pratico con il quale
descrivere le ragioni per cui le persone preferiscono un beni a un altro
! Vincoli di bilancio: ovviamente i consumatori valutano anche i prezzi.
Prenderemo quindi in considerazione il fatto che i consumatori dispongono
di redditi limitati
! Scelte del consumatore: date le loro preferenze e i loro redditi
limitati, i consumatori scelgono di acquistare combinazioni di beni che
massimizzano la loro soddisfazione e queste combinazioni dipendono dai
prezzi dei diversi beni
Le preferenze del consumatore:
Panieri di mercato ! per riferirci a simili insiemi di beni utilizziamo il
termine paniere di mercato. Pi specificamente, un paniere di mercato
un elenco di determinate quantit di uno o pi beni. In che modo i
consumatori selezionano panieri di mercato? Di solito i consumatori
scelgono i panieri che li soddisfano maggiormente. La tabella mostra una
serie di panieri costituiti da diverse quantit mensili di cibo e vestiario.
Paniere Unit di cibo (C) Unit di vestiti (V)
B 10 50
.

D   40 20

E 30 40

G   10 20

H 10 40

La teoria del comportamento del consumatore si sviluppa da tre ipotesi


fondamentali:
1.

Completezza: si ipotizza che le preferenze siano complete, ovvero che i


consumatori siano in grado di confrontare e valutare tutti i possibili
panieri. Quindi, per qualsiasi coppia di panieri A e B, un consumatore
preferir A a B, preferir B ad A, oppure sar indifferente tra i due. Con
il termine indifferenza si intende indicare che una persona ugualmente
soddisfatta dai due panieri.

2.

Transitivit: le preferenze sono transitive. Ci significa che, se un


consumatore preferisce il paniere A al paniere B e il paniere B al paniere
C, allora preferir A a C.

3.

Di pi meglio che di meno: si assume che i beni siano desiderabili, ovvero


che siano, appunto, dei beni. Di conseguenza, i consumatori preferiranno
sempre avere una maggior quantit di un bene piuttosto che una minore.
Inoltre, i consumatori non sono mai soddisfatti o sazi; di pi sempre
meglio, anche se solo di poco.









 

20



30
 



  


         


 

8
Curve di indifferenza ! le preferenze di un consumatore possono essere
rappresentate graficamente utilizzando le curve di indifferenza. Una curva di
indifferenza rappresenta tutte le combinazioni di panieri che garantiscono a un
consumatore un determinato livello di soddisfazione. Per tracciare una curva di
indifferenza per un consumatore, utile rappresentare dapprima le sue singole
preferenze. Il paniere A, con 20 unit di cibo e 30 di vestiario, preferito al
paniere G, perch A contiene pi cibo e pi unit di vestiario. Analogamente il
paniere E, che contiene una quantit ancora maggiore di cibo e di vestiario,

preferito ad A. Possiamo poi avere delle informazioni aggiuntive che ci da la


seconda figura la quale mostra una curva di indifferenza, indicata da U1,
passante per i punti A, B e D. Questa curva indica che il consumatore
indifferente rispetto a questi tre panieri: passando dal paniere A al paniere B,
ovvero scambiando 10 unit di cibo con 20 di vestiario, il consumatore non si
sente n pi n meno soddisfatto. La curva della figura ha pendenza negativa,
da sinistra verso destra. Ogni paniere che si trova al di sopra e a destra della
curva di indifferenza U1, preferito a ciascuno dei panieri che si trovano su U1.





Mappe di indifferenza ! per descrivere le preferenze di una persona rispetto a


tutte le combinazioni di cibo e di vestiario, possiamo tracciare un insieme di
curve di indifferenza, detto mappa di indifferenza. Ogni curva di indifferenza
allinterno della mappa rappresenta i panieri tra i quali la persona
indifferente. Le curve di indifferenza non possono intersecarsi: dato che A e B
sono entrambi sulla curva U1, il consumatore deve essere indifferente rispetto
a questi due panieri. Dato che A e D si trovano entrambi sulla curva di
indifferenza U2, il consumatore indifferente anche tra questi due panieri. Di
conseguenza, in base allipotesi della transitivit, il



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consumatore indifferente anche tra B e D. Questa conclusione, per, non pu
essere vera: il paniere B deve essere preferito a D perche contiene una
maggiore quantit sia di cibo sia di vestiario. Quindi lintersezione delle curve di
indifferenza contraddice lipotesi che una quantit maggiore sia preferita a una
minore.
Forme delle curve di indifferenza ! le curve di indifferenza sono tutte
decrescenti. Il fatto che le curve di indifferenza siano decrescenti consegue
direttamente dallipotesi per cui una maggiore quantit di un bene preferita a
una quantit minore. Le persone devono considerare dei trade-off. La forma di
una curva di indifferenza descrive il modo in cui il consumatore disposto a
scambiare un bene con laltro. Osserviamo, per esempio, la curva di indifferenza
seguente: spostandosi dal paniere A verso il paniere B il consumatore disposto
a rinunciare a 6 unit di vestiario in cambio di una unit in pi di cibo. Passando
da B a D, invece, il consumatore disposto a rinunciare solo a 4 unit di
vestiario per ottenere ununit in pi di cibo

Saggio marginale di sostituzione ! per indicare la quantit di un bene a cui un


consumatore disposto a rinunciare per ottenere una maggiore quantit di un
altro bene, si utilizza una misura detta saggio marginale di sostituzione (SMS).
LSMS del cibo C rispetto al vestiario V la quantit massima di unit di
vestiario a cui una persona disposta a rinunciare per ottenere in cambio
ununit in pi di cibo. Se lsms 3 ci significa che il consumatore ceder 3
unit di vestiario per ottenere in cambio ununit in pi di cibo. Quindi lsms
misura il valore che lindividuo attribuisce a 1 unit in pi di un bene, espresso
nei termini dellaltro bene. Quindi definiremo lsms come la quantit del bene
sullasse verticale a cui il consumatore disposto a
rinunciare per ottenere ununit in pi del bene sullasse orizzontale. Se si
indica la variazione della quantit di vestiario come !V e la variazione della
quantit di cibo con !C, allora
SMS = - !V / !C
Nella figura si nota che lsms diminuisce quando si scende lungo la curva di
indifferenza. Non una coincidenza. La diminuzione dellsms riflette un
importante caratteristica delle preferenze del consumatore:





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4. Saggio marginale di sostituzione decrescente: le curve di indifferenza sono
solitamente convesse. Ci significa che la pendenza della curva aumenta mentre
si scende lungo la curva stessa. In altre parole, la curva di indifferenza
convessa se SMS decrescente.
E ragionevole attendersi che le curve di indifferenza siano convesse? Si.
Quando aumenta la quantit consumata di uno dei beni, ci si pu aspettare che il
consumatore sia disposto a rinunciare a quantit sempre minori di un secondo
bene in cambio di unit aggiuntive del primo. Quando si scende lungo la curva di
indifferenza della figura e il consumo di cibo aumenta, lincremento di
soddisfazione che il consumatore ricava da ulteriori quantit di cibo diminuisce.
Il consumatore quindi sar disposto a rinunciare a una quantit sempre minore
di vestiario per ottenerne un altro di cibo.

Sostituti perfetti e complementi perfetti ! la forma di una curva di indifferenza


descrive la disponibilit di un consumatore a scambiare un bene con un altro.
Nel caso in figura lsms del succo di mela rispetto al succo di arancia 1: Bruno
sempre disposto a scambiare 1 bicchiere delluno con 1 bicchiere dellaltro. In
generale diciamo che due beni sono sostituti perfetti quando il saggio marginale
di sostituzione rispetto allaltro costante. Le curve di indifferenza che
descrivono il trade off tra i consumo dei due beni sono linee rette. Lsms delle
scarpe sinistre rispetto alle destre zero. Due beni si dicono complementi
perfetti quando le curve di indifferenza a esse relative sono ad angolo retto.
Note: gli esempi considerati fino ad ora riguardano dei beni. Tuttavia alcune
cose costituiscono dei mali una quantit minore di essa preferita a una
quantit maggiore (es inquinamento atmosferico)
Utilit ! non necessario associare un valore numeri al livello di soddisfazione
prodotto da ciascun paniere consumato. Le curve di indifferenza consentono
semplicemente di descrivere graficamente le preferenze del consumatore.
Utilizzando per un approccio numerico si possono descrivere le preferenze dei
consumatori assegnando punteggi ai livelli di soddisfazione associati a ciascuna
curva di indifferenza. Il concetto noto come utilit (beneficio, benessere).
Nel linguaggio economico il concetto di utilit si riferisce al valore numerico
che rappresenta la soddisfazione che un consumatore ricava da un determinato
paniere



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Funzione di utilit ! una formula che assegna un livello
di utilit a ciascun paniere (es. u(C,V) = C + 2V un paniere
costituito da 8 unit di cibo e da 3 di vestiario che genera

unutilit pari a 8 + (2)(3) =14 ). I livelli di utilit sono


assegnati ai panieri in modo tale che, se il paniere A
preferito al paniere B, il valore corrispondente ad A
maggiore di quello corrispondente a B. La funzione di utilit
u(C,V) = CV indica che il livello di soddisfazione derivante
dal consumo di C unit di cibo e di V unit di vestiario il
prodotto di C e V. La curva di indifferenza anche detta
curva di isoutilit. Le curve di indifferenza formano una
classificazione dei panieri ordinata, o ordinale. Per questo
motivo, una funzione di utilit che generi una classificazione dei panieri detta
funzione di utilit ordinale. La classificazione associata alla funzione di utilit
ordinale colloca i panieri nellordine dal pi al meno desiderato. Una funzione di
utilit che descriva di quanto un paniere di mercato preferito a un altro
detta funzione di utilit cardinale.
I vincoli di bilancio
I consumatori devono affrontare i vincoli di bilancio dati i loro redditi limitati.
Si ha un reddito fisso RD. Sia C la quantit di cibo acquistata e V la quantit di
vestiario, indicheremo i prezzi dei beni con Pc e Pv. La retta di bilancio indica
tutte le combinazioni di C e V per le quali la somma totale spesa uguale al
reddito:
Pc C+Pv V=RD
Supponiamo che il consumatore disponga di un reddito settimanale di 80, che il
prezzo unitario del cibo sia 1 e quello del vestiario sia 2. La tabella mostra
diverse combinazioni di cibo e vestiario che il consumatore potrebbe acquistare
ogni settimana con 80.
Paniere Unit di cibo (C) Unit di vestiti (V) Spesa complessiva
B 20 30 80 D 40 20 80 E 60 10 80
La figura mostra la retta di bilancio associata ai panieri della tabella. Poich
ununit di vestiario costa 2 mentre una di cibo solo 1, necessario rinunciare
a 12 unit di vestiario per ottenere una unit di cibo. Nella figura la pendenza
della retta, !V/!C = - 12, misura il costo relativo di cibo e vestiario.
Utilizzando lequazione Pc C + Pv V = RD possibile determinare la quantit di V a
cui occorre rinunciare per consumare una quantit maggiore di C.




 





 

A
               

G
0
80
40
0
80





80






 


  

  

 

 






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Si dividono entrambi i membri dellequazione per Pv e si risolve rispetto a V: V =
(RD/Pv) (Pc/Pv) C
Questa equazione una retta. Linclinazione della retta di bilancio, -(Pc/Pv)
linverso del rapporto tra i prezzi dei due beni.
Effetti delle variazioni del reddito e dei prezzi ! il vincolo di bilancio dipende sia dal
reddito sia dai prezzi dei beni, ma ovviamente i prezzi e il reddito possono
variare. Se il reddito raddoppia la retta di bilancio di sposta verso destra da L1
a L2. Il consumatore pu ora se desidera raddoppiare gli acquisti sia di cibo sia
di vestiario. Analogamente se il reddito si dimezza, la retta di bilancio si sposta
parallelamente verso sinistra da L1 a L3. Se il prezzo del cibo si riduce della
met si ricava la nuova retta di bilancio L2 ruotando la retta di bilancio originale
L1 in senso antiorario intorno allintercetta V. Il significato di questa rotazione
comprensibile, considerando che una persona che consuma solo vestiario e non

cibo non interessata a dalla variazione del prezzo. Chi invece consuma una
grande quantit di cibo osserva un incremento del proprio potere di acquisto.
Viceversa quando il prezzo del cibo raddoppia, la retta di bilancio ruota in senso
orario diventando L3, perch il potere di acquisto del consumatore diminuisce.
Quando
variano entrambi i prezzi la nuona retta di bilancio sar parallela a quella
originale.








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La scelta del consumatore

Si ipotizza che i consumatori effettuino questa scelta razionalmente, ovvero


che scelgano i beni in modo da massimizzare la soddisfazione, dato il reddito
limitato di cui dispongono. Il paniere selezionato deve soddisfare due
condizioni:
1.

Deve trovarsi sulla retta di bilancio. Per capire questa condizione si noti
che ognuno dei panieri a sinistra e al di sotto della retta di bilancio lascia
non allocata una parte del reddito mentre nessuno dei panieri a destra e
al di sopra della retta di bilancio pu essere acquistato con il reddito
disponibile.

2.

Deve fornire al consumatore la combinazione pi gradita di beni e servizi.


Questa analisi mostra che il paniere che massimizza la soddisfazione
deve trovarsi sulla curva di indifferenza pi alta che tocca la retta di
bilancio. A il punto di tangenza tra la curva di indifferenza U2 e la retta
di bilancio. La soddisfazione massimizzata data il vincolo di bilancio nel
punto in cui :
SMS = Pc / Pv
La soddisfazione massimizzata

quando il saggio marginale di sostituzione uguale al rapporto tra i prezzi. La


soddisfazione massimizzata quando il beneficio
marginale, ovvero il beneficio associato al consumo di ununit in pi di cibo,
uguale al costo marginale, ovvero al costo dellunit aggiuntiva di cibo. Quando
lSMS inferiore o superiore al rapporto tra i prezzi, la soddisfazione del
consumatore non massima.
Soluzione dangolo ! nella figura un consumatore il cui vincolo di bilancio per
quanto riguarda i dolci dato dalla retta AB decide di acquistare solamente
gelato (G) e di non acquistare yogurt (Y). Questa decisione riflette la
cosiddetta soluzione dangolo. Quando uno dei beni non viene consumato, il
paniere scelto si trova nellangolo del grafico. Questa disuguaglianza suggerisce
che, se il consumatore avesse altro yogurt a cui rinunciare, lo scambierebbe
volentieri per un altro gelato. Quando si presenta una soluzione dangolo, lSMS
del consumatore non necessariamente uguale al rapporto tra i prezzi. In una
soluzione dangolo la condizione necessaria per massimizzare la soddisfazione
nella scelta tra gelato e yogurt data dalla seguente

disuguaglianza:
SMS >= Pc / Pv





14
Questa disuguaglianza ovviamente sarebbe inversa se la soluzione dangolo si
verificasse nel punto A invece che nel punto B. In entrambi i casi si pu notare
che luguaglianza tra beneficio marginale e costo marginale descritta nel
paragrafo precedente vale solo quando vengono consumate quantit positive di
tutti i beni.
Utilit marginale e scelta del consumatore
Lutilit marginale (U) misura la soddisfazione aggiuntiva prodotta dal consumo
di ununit in pi di un bene. Per esempio, lutilit marginale associata a un
incremento da 0 a 1 del consumo di cibo potrebbe essere 9; per un incremento
da 1 a 2 potrebbe essere 7; da 2 a 3 potrebbe essere 5. Queste cifre implicano
che lutilit marginale del consumatore decrescente.
Uc /Pc =Uv /Pv
Questa equazione un risultato importante: indica che la massimizzazione
dellutilit realizzata quando il reddito allocato in modo che lutilit
marginale per euro di spesa sia la medesima per ciascun bene. Finch lutilit
marginale della spesa di un euro in pi in cibo supera lutilit marginale della
spesa di un euro in pi in vestiario, il consumatore pu accrescere la propria
utilit spostando il proprio budget verso il cibo a discapito del vestiario. Alla
fine, lutilit marginale del cibo diminuir (perch lutilit marginale
decrescente fino allaumentare del consumo) e lutilit marginale del vestiario
aumenter per la stessa ragione. Solo quando il consumatore ha soddisfatto il
principio di uguaglianza delle utilit marginali ponderate (ovvero avr eguagliato
lutilit marginale per euro di spesa su tutti i beni) avr massimizzato lutilit

15

Capitolo 4: domanda individuale e di mercato


Lanalisi della domanda si articola in diversi passaggi:
! Determinare la curva di domanda di un singolo consumatore.
Conoscendo il modo in cui le variazioni di prezzo e di reddito influiscono
sul vincolo di bilancio di una persona, possiamo determinare la loro
influenza sulla scelta di consumo

! Effetto della variazione del prezzo. Quando il prezzo di un bene


aumenta, la domanda individuale di quel bene pu variare per due aspetti.
O i consumatori ne acquisteranno di meno poich diventato pi costoso
oppure il prezzo pi alto riduce il potere dacquisto del consumatore. Ci
equivale a una riduzione del reddito e conduce a una riduzione della
domanda
! Come le curve individuali possono essere aggregate per determinare la
curva di domanda di mercato
! Come le curve di domanda di mercato possono essere utilizzate per
misurare il beneficio che le persone
traggono dal consumo dei prodotti, al netto della spesa che sostengono
La domanda individuale
Mostriamo come la curva di domanda di un singolo consumatore sia
determinata dalle scelte di consumo che una persona compie quando deve
rispettare un vincolo di bilancio
Variazioni del prezzo ! come varia il consumo di cibo e vestiario al variare
del prezzo del cibo? La figura mostra le scelte di consumo che una
persona compie nellallocare una quantit fissa di reddito tra i due beni.
Inizialmente il prezzo del cibo 1, quello del vestiario 2 e il reddito
20. Una riduzione del prezzo del cibo, quando il reddito e il prezzo del
vestiario rimangono invariati, fa s che il consumatore scelga un paniere
differente. In (a) i panieri che massimizzano lutilit in corrispondenza di
vari prezzi di cibo (A=2, B=1, D=0,50 ) definiscono la curva prezzo
consumo. In (b) data la curva di domanda, che pone in relazione il
prezzo del cibo e la quantit domandata (i punti E, G, H corrispondono ai
punti A, B, D). Infatti se il prezzo del cibo sale a 2 la retta di bilancio
della figura ruota in senso orario attorno allintercetta verticale e la sua
pendenza raddoppia, cos il consumatore ottiene la massima utilit in A,
che si trova su una curva di indifferenza pi bassa U1.



16
La curva di domanda individuale ! nella figura 4.1 (a) la curva prezzo consumo
formata dalle combinazioni di cibo e vestiario che massimizzano lutilit in
corrispondenza di ogni possibile prezzo del cibo. I consumi crescono al
diminuire del prezzo. La curva di domanda individuale esprime la relazione tra la
quantit di un bene acquistata da un singolo consumatore e il suo prezzo.
Questa curva di domanda ha due importanti propriet:
! Il livello di utilit raggiungibile varia mentre ci si sposta lungo la
curva. Minore il prezzo del prodotto, pi alto il livello di utilit.
Infatti in figura quando il prezzo diminuisce viene raggiunta una curva di
indifferenza pi alta
! In ogni punto della curva di domanda il consumatore massimizza
lutilit soddisfacendo la condizione che il saggio marginale di sostituzione
(SMS) tra il cibo e il vestiario sia uguale al rapporto tra i prezzi dei due
beni. Quando il prezzo del cibo diminuisce, diminuiscono anche il rapporto
tra i prezzi e lSMS. LSMS diminuisce mentre si
scende lungo la curva di domanda
Variazioni del reddito ! inizialmente il reddito del consumatore 10, la
scelta di consumo che massimizza lutilit quindi A, punto in cui vengono
acquistate 4 unit di cibo e 3 di vestiario. Questa scelta di 4 unit di cibo
rappresentata anche nella figura (b) dal punto E sulla curva di domanda
D1. La curva di domanda D1 la curva che si forma quando, tenendo fisso il
reddito a 10, variamo il prezzo del cibo. Se il reddito sale a 20 la retta
di bilancio si sposta verso destra rimanendo parallela alla retta originale.
Nella figura (a) la curva reddito consumo formata dalle combinazioni di
cibo e vestiario che massimizzano lutilit a ciascun livello di reddito. La
curva reddito consumo della figura ha inclinazione positiva perch sia il
consumo di cibo sia quello di vestiario aumentano allaumentare del
reddito. Ogni variazione del reddito deve determinare uno spostamento
della curva di domanda stessa
Beni normali e beni inferiori ! quando la curva reddito consumo ha
inclinazione positiva, la quantit domandata del bene aumenta
allaumentare del reddito. Di conseguenza, lelasticit della domanda
rispetto al reddito positiva. Pi ampi sono gli spostamenti verso destra
della curva di domanda, maggiore lelasticit rispetto al reddito. In
questo caso, i beni considerati sono detti normali: i consumatori
desiderano acquistarne quantit maggiori quando il loro reddito aumenta.

In alcuni casi la quantit domandata diminuisce quando il reddito aumenta;


lelasticit della domanda rispetto al reddito negativa. I beni in
questione sono quindi detti inferiori, a indicare che il loro consumo
decresce al crescere del reddito (es. hamburger sostituiti da bistecche).
Le curve di Engel ! le curve reddito consumo si possono utilizzare per
costruire le curve di Engel, che esprimono la relazione tra la quantit
consumata di un bene e il reddito di un individuo. Nelle figura si vede
infatti che in (a) il cibo un bene normale e la curva di Engel inclinata
positivamente. In (b) invece gli



17
hamburger sono un bene normale per i redditi mensili inferiori a 20 e un bene
inferiore per redditi mensili superiori a 20.
Sostituti e complementi ! due beni sono sostituti se laumento del prezzo delluno
conduce allaumento della quantit domandata dellaltro. Analogamente due beni
sono complementi se laumento del prezzo delluno conduce alla diminuzione
della quantit domandata dellaltro. Due beni sono indipendenti se la variazione
del prezzo delluno non ha effetti sulla quantit domandata dellaltro. Un
metodo per stabilire se due beni siano complementi o sostituti consiste
nellesaminare la curva prezzo-consumo. Nella prima figura del capitolo si nota
che nella porzione della curva prezzo consumo inclinata negativamente, cibo e
vestiario sono sostituti: un minore prezzo del cibo conduce a un minore consumo
di vestiario. Analogamente cibo e vestiario sono complementi nella porzione
crescente della curva. I beni possono quindi essere complementi o sostituti.
Effetto di reddito ed effetto di sostituzione
La diminuzione del prezzo di un bene ha due effetti:
! I consumatori tendono ad acquistare una maggiore quantit del bene
divenuto pi economico e una minore quantit dei beni divenuti
relativamente pi costosi. Questa reazione alla variazione dei prezzi
relativi dei beni detta effetto di sostituzione
! Poich uno dei beni ora meno costoso, i consumatori godono di un
aumento del potere di acquisto reale. I consumatori si trovano in una
situazione pi favorevole perch possono acquistare la stessa quantit del
bene spendendo meno e hanno perci pi denaro a disposizione per altri
acquisti. Questo effetto chiamato effetto di reddito.
Normalmente questi due effetti sono simultanei, ma utile distinguerli ai
fini dellanalisi.
Effetto di sostituzione ! leffetto di sostituzione la variazione del consumo di un
bene associata a una variazione del suo prezzo, a livello di utilit costante.
Leffetto di sostituzione coglie la variazione del consumo di cibo prodotta dalla
variazione di prezzo che rende il cibo relativamente pi economico rispetto al
vestiario. La sostituzione rappresentata da uno spostamento lungo una curva
di indifferenza.

Effetto di reddito ! variazione del consumo di cibo determinata dallaumento del


potere dacquisto, a prezzi relativi costanti. Dal momento che riflette il
passaggio da una curva di indifferenza ad unaltra, leffetto di reddito



misura la variazione del potere di acquisto del consumatore.


Effetto complessivo (F1F2) = Effetto di sostituzione (F1E) + Effetto di reddito
(EF2)
La direzione delleffetto di sostituzione sempre la stessa: una diminuzione del
prezzo determina un aumento del consumo del bene. Leffetto di reddito,
invece, pu spostare la domanda in entrambe le direzioni, a seconda

18
del fatto che si tratti di un bene normale o uno inferiore. Un bene inferiore
quando leffetto di reddito negativo: allaumentare del reddito il consumo
diminuisce.

In figura: la diminuzione del prezzo del cibo ha sia un effetto di reddito, sia un
effetto di sostituzione. Il consumatore si trova inizialmente in A, sulla retta di
bilancio RS. Quando il prezzo del cibo diminuisce, il consumo aumenta di F1F2
con il passaggio del consumatore a B. Leffetto di sostituzione F1E (associato ad
uno spostamento A-D) modifica i prezzi relativi del cibo e del vestiario ma
mantiene costante il reddito reale (soddisfazione). Leffetto di reddito EF2
(associato ad uno spostamento D-B) mantiene costanti i prezzi relativi ma
incrementa il potere dacquisto. Il cibo un bene normale perch leffetto di
reddito EF2 positivo.
I beni di Giffen ! teoricamente leffetto di reddito potrebbe essere
sufficientemente grande da far si che la curva di domanda di un bene abbia
pendenza positiva. In questo caso si parla di bene di Giffen. Si parla quindi di un
bene la cui curva di domanda inclinata positivamente perch leffetto di
reddito (negativo) maggiore delleffetto di sostituzione.
La domanda di mercato
Finora abbiamo discusso la curva di domanda relativa a un singolo consumatore.
Passiamo ora alla curva di domanda di mercato. In questo paragrafo vedremo
come la curva di domanda di mercato pu essere ricavata come la somma delle
curve di domanda individuale dei consumatori in un determinato mercato.
Per semplicit assumiamo che nel mercato di caff ci siano presenti sono tre
consumatori (A,B,C). La domanda di mercato (colonna 5) si ricava sommando le
colonne 2,3,4 che rappresentano i tre consumatori, per determinare la quantit
totale domandata per ogni prezzo.
Prezzo Tipo A Tipo B Tipo C Mercato
2 4 8 13 25
3 2 6 10

18

4 0 4 7 11
Nel grafico la curva di domanda di mercato la somma orizzontale delle
domande dei singoli consumatori. Quando il prezzo 4 la quantit domandata
dal mercato (11) la somma delle quantit domandate da A (0), da B (4) e da C
(7). Poich tutte le curve di domanda individuali hanno pendenza negativa, anche
la curva di domanda di mercato ha pendenza negativa. Tuttavia, anche se le
singole curve di domande individuali sono linee rette, la curva di domanda di
mercato non deve necessariamente esserlo. Due aspetti:

! La curva di domanda di mercato si sposta verso destra allingresso di


nuovi consumatori nel mercato
! I fattori che influiscono sulla domanda di molti consumatori
influiscono anche sulla domanda di mercato








 

 







 

6
10
16
32
 



  


         


  






19
Elasticit della domanda ! Ep =( P/Q ) ( !Q/!P )

  

 

Quando la domanda anelastica (Ep minore di 1 in valore assoluto) la quantit


domandata relativamente poco reattiva alle variazioni del prezzo. Quando la
domanda elastica (Ep maggiore di 1 in valore assoluto), la spesa complessiva
sul prodotto diminuisce allaumentare del prezzo. Quando lelasticit della
domanda rispetto al prezzo costante lungo tutta la curva di domanda, si dice
che la curva isoelastica.








domanda
elasticit unitaria
Il surplus del consumatore
Se il prezzo aumenta la spesa
rimane uguale
Se il prezzo diminuisce la spesa
rimane uguale
I consumatori acquistano beni perch lacquisto aumenta il loro benessere. Il
surplus del consumatore la misura di quanto gli individui, nellinsieme,
aumentino il loro benessere grazie al consumo di beni acquistati sul mercato. Il
surplus del singolo consumatore la differenza tra la somma massima che il
consumatore sarebbe disposto a pagare per un determinato bene e la somma
che effettivamente paga. Supponiamo per esempio che uno studente sia
disposto a spendere 13 per il biglietto di un concerto, ma che il biglietto costi
solamente 12, la differenza di 1 il surplus. Il surplus del consumatore pu





inelastica
     

elastica
aumenta
diminuisce
diminuisce








aumenta







 

  


 


 

essere calcolato facilmente conoscendo la curva di domanda. Nel grafico e nella


figura e nel decidere quanti biglietti acquistare, il consumatore potrebbe
ragionare in questo modo: il primo biglietto costa 14 ma vale 20. Questa
valutazione si ottiene utilizzando la curva di domanda per individuare la somma
massima che il consumatore sarebbe disposto a pagare per ciascun biglietto
aggiuntivo (20 il massimo che pagherebbe per il primo biglietto). Il primo
biglietto viene acquistato perch genera 6 euro di surplus, al di l del suo costo.
Anche il secondo biglietto vale lacquisto, perch genera un surplus di 5, e cosi
via fino al settimo biglietto di cui il consumatore indifferente allacquisto
perch non genera surplus. Nella figura il surplus del consumatore



20
si determina sommando i valori in eccesso, o surplus, per tutte le unit
acquistate. In questo caso quindi 6+5+4+3+2+1 = 21.
Per calcolare il surplus aggregato dei consumatori di un mercato sufficiente
individuare larea al di sotto della curva di domanda di mercato e al di sopra
della retta del prezzo. Qui dato dal triangolo ombreggiato ed uguale a 12
x (20- 14) x 6500 = 19500.

Capitolo 6: produzione
Passiamo ora al lato dellofferta, per esaminare il comportamento dei
produttori. Vedremo come le imprese possano produrre in modo efficiente e
come i costi di produzione dipendano sia dai prezzi dei fattori produttivi sia dal
livello di produzione. In questo capitolo viene esposta la teoria dellimpresa che

rende conto di come le decisioni di produzione delle imprese tendono a


minimizzare i costi e descrive il modo in cui i costi sostenuti da unimpresa
dipendono dal livello di produzione.
Le decisioni di produzione delle imprese:
1.

Tecnologia di produzione: occorre un metodo pratico per descrivere il


modo in cui i fattori di produzione (come lavoro, capitale e materie prime)
vengono trasformati in prodotti (come automobili o televisori). Limpresa
pu raggiungere un determinato livello di produzione utilizzando diverse
combinazioni dei fattori produttivi.

2.

Vincoli di costo: le imprese devono tenere conto dei prezzi del lavoro, del
capitale e degli altri fattori produttivi. Si preferisce minimizzare il costo
complessivo della produzione, il quale determinato in parte dai prezzi
dei fattori produttivi utilizzati.

3.

Scelta dei fattori produttivi (o input): data una tecnologia di produzione


e dati i prezzi di lavoro, capitale e altri fattori, limpresa deve scegliere
le quantit di ciascun fattore (o input) da utilizzare per la produzione.

Questi tre elementi costituiscono le basi della teoria dellimpresa. Inizieremo


mostrando come la tecnologia di produzione di unimpresa possa essere
rappresentata attraverso una funzione di produzione, una descrizione sintetica
del modo in cui i fattori produttivi (input) vengono trasformati in prodotti
(output). Utilizzeremo poi la funzione di produzione per mostrare il modo in cui
la produzione dellimpresa varia quando uno dei fattori produttivi (il lavoro)
variabile e gli altri fattori sono costanti.
Tecnologia di produzione
Nel processo di produzione, limpresa trasforma i fattori produttivi in prodotti.
Un fattore produttivo qualsiasi cosa limpresa debba utilizzare nel processo di
produzione. I fattori produttivi possono essere suddivisi nelle ampie categorie
di lavoro, materie prime e capitale, che a loro volta possono suddividersi in
sottocategorie pi specifiche.
Funzione di produzione ! indica la quantit massima di prodotto q che limpresa
pu ottenere data una particolare combinazione di fattori produttivi. Sebbene

le imprese utilizzino una grande variet di fattori produttivi, semplificheremo


lanalisi prendendone in considerazione solo due. Il lavoro (L) e il capitale (K). La
funzione di produzione una funzione che associa a ogni combinazione dei
fattori produttivi (input) il massimo livello di produzione (output) che limpresa
pu ottenere e pu essere scritta:






21
q = F(K,L)
Sia i fattori di produzione sia i prodotti sono flussi. Le funzioni di produzione
descrivono ci che tecnicamente possibile quando limpresa lavora in modo
efficiente, ovvero quando utilizza ogni combinazione di fattori nel modo pi
proficuo possibile.
Breve e lungo periodo ! il breve periodo un arco di tempo nel corso del quale le
quantit di uno o di pi fattori di produzione non possono essere modificate.
Quindi nel breve periodo almeno uno dei fattori produttivi invariante; tale
fattore detto fattore di produzione fisso. Il lungo periodo un arco di tempo
di durata sufficiente a far si che tutti i fattori produttivi siano variabili.
Produzione con un unico fattore variabile: il lavoro
Per decidere quale quantit acquistare di un particolare fattore produttivo,
unimpresa deve confrontare il beneficio e il costo dellacquisto. A volte utile
valutare costi e benefici in termini incrementali, ovvero considerando la
quantit aggiuntiva di prodotto ottenibile impiegando ununit in pi di un
determinato fattore. In altre situazioni utile affrontare il confronto in
termini di media, valutando il risultato di un cospicuo incremento di un fattore.
Quando il capitale fisso mentre il lavoro variabile, lunico modo per
incrementare la produzione consiste nellincrementare la quantit di lavoro.
Quantit di lavoro Quantit di Produzione totale Prodotto medio Prodotto marginale (L)
capitale (K) (q) (q/L) (!q/!L)
1 10 10 10 10
2 10 30 15 20
3 10 60 20 30
4 10 80 20 20

5 10 95 19 15
6 10 108 18 13
7 10 112 16 4
8 10 112 14 0
9 10 108 12 -4




 






 







 

                                                 

10
10
10
0


100







10


-8
 


  


 



  

  

 




22
Quando la quantit di lavoro zero, nulla anche la produzione. La produzione
aumenta allaumentare del lavoro fino a 8 unit; oltre a questo livello diminuisce.
Prodotto medio e prodotto marginale ! il contributo del lavoro alla produzione pu
essere descritto sia in termini di media sia in termini marginali (ovvero
incrementali). La quarta colonna della tabella indica il prodotto medio del lavoro

(PML), ovvero la quantit prodotta per unit di lavoro impiegata. Misura la


produttivit della forza lavoro dellimpresa in termini di quantit prodotta in
media da ciascun lavoratore. La quinta colonna indica il prodotto marginale del
lavoro (PL) ovvero la quantit aggiuntiva prodotta grazie allincremento di 1
unit del fattore lavoro. Pu essere espresso come !q/!L: la variazione della
produzione !q determinata da un incremento unitario del fattore lavoro !L.
Inclinazione della curva prodotto ! nella
figura sono rappresentate le informazioni
contenute nella tabella. Mostra che
allaumentare del lavoro la produzione aumenta
fino a raggiungere il livello massimo di 112 unit;
oltre a questo punto, diminuisce. La porzione
decrescente della curva del prodotto totale
tratteggiata per indicare che limpiego di pi di
8 lavoratori non economicamente razionale. In 6.1b sono tracciate le curve del
prodotto medio e del prodotto marginale. Si noti che il prodotto marginale
positivo fino a quando la produzione crescente, diventa negativo quando la
produzione decrescente. La curva del prodotto medio e quella del prodotto
marginale sono strettamente collegate. Quando il prodotto marginale
superiore al prodotto medio, il prodotto medio crescente. Quando il prodotto
marginale inferiore al prodotto medio, il prodotto medio decrescente. Il
prodotto marginale uguale al prodotto medio quando questultimo massimo.
La curva del prodotto medio del lavoro!il prodotto medio del lavoro dato
dallinclinazione della retta passante per lorigine e per il punto considerato
sulla curva del prodotto totale.
La curva del prodotto marginale del lavoro! il prodotto marginale del lavoro in un
punto dato dallinclinazione della curva del prodotto totale nel medesimo
punto.
La legge dei rendimenti marginali decrescenti
! il fatto che il prodotto marginale del lavoro





23
sia decrescente comune alla maggior parte dei processi di produzione.
Secondo la legge dei rendimenti marginali decrescenti, incrementando la
quantit di un fattore (a parit di altri fattori) si raggiunge un punto in cui gli
incrementi della produzione diminuiscono. La legge dei rendimenti marginali
decrescenti vale di solito nel breve periodo, quando almeno uno dei fattori
fisso, ma pu valere anche nel lungo periodo. Nella nostra analisi della
produzione abbiamo ipotizzato che tutti i fattori produttivi legati al lavoro
siano di uguale qualit; la diminuzione dei rendimenti marginali dipende dalle
limitazioni nellutilizzo di altri fattori fissi (per esempio i macchinari) non dalla
diminuzione della qualit dei lavoratori. La legge dei rendimenti marginali
decrescenti vale per una data tecnologia di produzione. La figura illustra questo
concetto: inizialmente la curva del prodotto P1, poi per il miglioramento della
tecnologia pu consentire alla curva di spostarsi verso lalto, prima in P2, e
successivamente in P3. Supponiamo per esempio che nel tempo, mentre la
quantit del lavoro impiegato nella produzione agricola aumenta, vengano
introdotte innovazioni tecnologiche quali sementi geneticamente modificate e
resistenti ai parassiti. Risultato di ci che la produzione passa da A (6 unit di
lavoro) a B (7 unit di lavoro) a C (8 unit di lavoro). Nel passaggio da A a B a C,

laumento del fattore lavoro accompagnato da un aumento della produzione;


ci sembra indicare che i rendimenti marginali non siano decrescenti, quando
invece lo sono.
Produttivit e tenore di vita ! esiste un semplice nesso tra la produttivit del
lavoro e il tenore di vita. Sappiamo che una delle pi importanti fonti di crescita
della produttivit del lavoro la crescita dello stock di capitale, ovvero del
capitale disponibile e utilizzabile per la produzione. Dato che un aumento del
capitale significa pi macchine e di migliore qualit, ogni lavoratore pu
produrre di pi e per ogni ora lavorata. Unaltra importante fonte di crescita
della produttivit del lavoro linnovazione tecnologica, ovvero lo sviluppo di
nuove tecnologie che consentano di utilizzare in modo pi efficiente il lavoro.
Produzione con due fattori variabili
Passiamo ora al lungo periodo, nel quale entrambi i fattori sono variabili.
Limpresa pu ora realizzare il proprio prodotto in una variet di modi,
combinando quantit diverse di lavoro e di capitale.
Isoquanti ! fattore lavoro (1,2,3,4,5)
Fattore capitale 1 2 3 4 5
2 40 60 75 85 90
3 55 75 90 100 105
4 65 85 100 110 115
I livelli del fattore lavoro sono indicati nella prima riga, quelli del fattore
capitale nella prima colonna a sinistra. In ogni casella della tabella indicato il
livello di produzione massimo ottenibile attualmente (in condizioni di efficienza
tecnica) con le quantit di lavoro e di capitale corrispondenti. Leggendo riga per
riga si nota che il livello di produzione cresce al crescere del fattore lavoro, a
parit di capitale. Leggendo colonna per colonna si vede che il livello di
produzione cresce anche al








 

1
20
40












55
65
75
 


  


  

  


  
             

 

  


  


  


  


 


75
90
105
115
120







 

  




24
crescere del fattore capitale, a parit di lavoro. Le informazioni della tabella
possono essere rappresentate graficamente ricorrendo agli isoquanti. Un
isoquanto una curva formata da tutte le possibili combinazioni di fattori che
consentono un determinato livello di produzione. Gli isoquanti di produzione
sono formati dalle combinazioni di fattori necessarie allimpresa per conseguire
un determinato livello di produzione. Un insieme di isoquanti, o mappa si
isoquanti, descrive la funzione di produzione dellimpresa. La produzione
aumenta quando si passa dallisoquanto q1, allisoquanto q2 e allisoquanto q3.
Flessibilit dei fattori ! gli isoquanti descrivono la flessibilit di cui le imprese
godono nel prendere le decisioni di produzione.
Rendimenti marginali decrescenti ! la figura sopra ha mostrato sia i rendimenti
marginali decrescenti del lavoro e sia del capitale. Possiamo renderci conto dei
rendimenti marginali del lavoro tracciando una retta orizzontale in
corrispondenza di un particolare livello di capitale, per esempio 3. Leggendo i
livelli di produzione su ciascun isoquanto allaumentare della quantit di lavoro,
si nota che le unit aggiuntive di lavoro generano incrementi di produzione
sempre minori. Quando la quantit di lavoro passa da 1 a 2 unit (tra A e B), la
produzione sale di 20 (da 55 a 75), poi solo di 15 e cos via. I rendimenti
marginali del lavoro sono quindi decrescenti sia nel breve, sia nel lungo periodo.
Anche il capitale ha rendimenti marginali decrescenti.
Sostituzione tra fattori ! quando possibile variare due fattori, limpresa deve
considerare la possibilit di sostituire luno con laltro. La pendenza di ciascun
isoquanto indica il trade-off tra le quantit dei due fattori, a parit di
produzione. Considerando il valore assoluto, chiamiamo la pendenza
dellisoquanto saggio marginale di sostituzione tecnica (SMST). Il saggio
marginale di sostituzione tecnica di lavoro e capitale la quantit di cui il
fattore capitale deve essere ridotto quando si aggiunge ununit di lavoro
affinch il livello di produzione rimanga costante. E sempre misurato come una
quantit positiva e si calcola cosi:
- !K/!L
Meno variazione del fattore capitale fratto variazione del fattore lavoro
Nella figura lSMST uguale a 2 quando il lavoro aumenta da 1 a 2 unit e la
produzione stabile a 75. Diventa 1 quando il lavoro aumenta da 2 a 3 unit
quindi scende a 2/3 e infine a 1/3.

SMST decrescente!ipotizziamo che lsmts sia decrescente, ovvero che diminuisca


quando ci si sposta verso il basso lungo un isoquanto. Il fatto che lsmst sia
decrescente indica che la produttivit di qualsiasi fattore limitata. La
produzione richiede che i due fattori siano bilanciati. Lsmst strettamente
legato al prodotto marginale del lavoro PL e a quello del capitale PK. Supponiamo
di aggiungere lavoro e di ridurre la quantit di capitale in modo da
mantenere costante la produzione. Laumento di produzione dovuto alla maggior
quantit di lavoro uguale alla quantit aggiuntiva di prodotto per unit
aggiuntiva di lavoro (il prodotto marginale del lavoro) moltiplicata per il numero
di unit di lavoro aggiunte:
Aumento della produzione dovuto alla maggiore quantit di lavoro = (PL)(!L)






25

Riduzione della produzione dovuta alla minor quantit di capitale = (PK)(!K)


Dato che ci si muove lungo un isoquanto e quindi il livello di produzione rimane
costante, la variazione complessiva
della produzione deve essere zero:
Riformulando si ottiene:
Il saggio marginale di sostituzione tecnica tra due fattori uguale al rapporto
tra i prodotti marginali dei
fattori.
Funzioni di produzione: due casi speciali!nella prima figura i fattori di produzione
sono perfettamente sostituibili luno con laltro. LSMST costante in tutti i
punti di un isoquanto, quindi un determinato livello di produzione (per esempio
q3) pu essere ottenuto utilizzando principalmente capitale (in A),
principalmente lavoro (in C) oppure una combinazione bilanciata dei due fattori
(in B). La seconda figura il caso opposto, quello della funzione
di produzione a proporzioni fisse, chiamata anche funzione di produzione di
leontief. In questo caso impossibile qualsiasi sostituzione tra fattori. Ogni
livello di produzione richiede una specifica combinazione di lavoro e capitale:
per ottenere un aumento della produzione necessario aggiungere lavoro e
capitale in specifiche proporzioni. Gli isoquanti hanno una forma ad angolo
retto. I punti A,B,C rappresentano combinazioni
tecnicamente efficienti di fattori.
Rendimenti di scala
Quando tutti i fattori sono variabili, ovvero nel lungo periodo, limpresa deve
cambiare la scala della produzione incrementando tutti i fattori di produzione
in modo proporzionale. Se per produrre 100 quintali di grano occorrono il lavoro
di una persona, una trebbiatrice e un ettaro di terreno, cosa accade alla
produzione quando due persone lavorano su due macchine e su due ettari di
terreno? La produzione quasi certamente aumenter, ma possibile stabilire se
sar doppia, pi che doppia o meno che doppia? I rendimenti di scala sono il
tasso al quale la produzione aumenta quando aumentano proporzionalmente tutti
i fattori produttivi.
Redimenti di scala crescenti: se la produzione pi che raddoppia quando i
fattori raddoppiano, allora si hanno rendimenti di scala crescenti. In presenza
di rendimenti crescenti economicamente vantaggioso avere ununica grande
impresa.

Rendimenti di scala costanti: la quantit prodotta raddoppia quando


raddoppiano i livelli dei fattori
Rendimenti di scala decrescenti: quando i fattori produttivi raddoppiano la
produzione aumenta diventando per meno che doppia. Si hanno in alcune
imprese che operano su grande scala
(PL)(!L) + (PK)(!K) = 0 (PL) / (PK) = - (!k/!L) = SMST





26
Descrivere i rendimenti di scala ! i rendimenti di scala possono essere individuati
graficamente nelle due parti della figura. La semiretta 0A descrive un processo
di produzione nel quale i fattori lavoro e capitale vengono utilizzati nella
proporzioni di 5 ore di lavoro per 2 ore macchina. Nella figura a la funzione di
produzione caratterizzata da rendimenti di scala costante: con 5 ore uomo e
2 ore macchina vengono prodotte 10 unit. Quando le quantit dei fattori
raddoppiano, la produzione raddoppia a sua volta. Nella figura b gli isoquanti
sono sempre pi vicini tra loro quando ci si allontana dallorigine lungo la
semiretta 0A. Di conseguenza, occorre una quantit meno che doppia dei
fattori produttivi per incrementare la produzione da 10 a 20 unit. Se la
funzione di produzione presentasse rendimenti di scala decrescenti varrebbe
lopposto: in presenza di rendimenti di decrescenti, gli isoquanti sono sempre
pi distanti luno dallaltro.



27

Capitolo 7: i costi di produzione


Ora vedremo come la tecnologia di produzione e i prezzi dei fattori produttivi
determinano il costo di produzione dellimpresa. Data la tecnologia di
produzione di unimpresa, i manager devono decidere come produrre. Si possono
combinare i fattori produttivi in modi diversi per ottenere la stessa quantit di
prodotto, ora vediamo come si sceglie la combinazione di fattori produttivi
ottimale, quella che riduce al minimo i costi.
Misurazione dei costi
Il costo contabile pu includere voci che un economista non considererebbe; per
esempio comprende le spese effettive pi quelle relative al deprezzamento dei
beni capitali, che sono determinate in base alle normative fiscali. Gli economisti
hanno una visione orientata al futuro perci cercano di stimare i costi futuri.
Gli economisti si preoccupano del costo economico, quello dovuto allutilizzo di
risorse nella produzione. Il costo opportunit il costo associato alle opportunit
che si perdono se non si utilizzano le risorse dellimpresa nel migliore impiego
alternativo. Un costo sommerso (o irrecuperabile) una spesa che stata
effettuata e non pu essere recuperata. Poich non recuperabile, non
dovrebbe influenzare le decisioni dellimpresa. Un costo sommerso potenziale
un investimento. In questo caso limpresa deve decidere se linvestimento
nellapparecchiatura specializzata conveniente, ovvero se porter a un flusso
di ricavi sufficiente per giustificarne il costo

Costi fissi e costi variabili ! alcuni costi variano al variare della produzione,
mentre altri rimangono invariati finch limpresa produce qualcosa. Il costo
total (CT o C) suddiviso in due componenti:
! Costo fisso (CF) ! un costo che non varia con il livello di produzione e
pu essere eliminato solo cessando lattivit (es. riscaldamento, energia
elettrica). Un costo fisso non varia con il livello di produzione ma deve
essere pagato anche se non viene prodotto nulla.
! Costo variabile (CV) ! un costo che varia al variare del livello di
produzione (es. salari, materie prime)
Come si distingue tra costi fissi e variabili? La risposta dipende
dallorizzonte temporale considerato. Su un orizzonte temporale molto
breve, per esempio di pochi mesi, la maggior parte dei costi fissa. Su un
periodo di tempo pi lungo, per esempio di due o tre anni, molti costi
diventano variabili. Per il management di unimpresa importante sapere
quali sono i costi fissi e quali quelli variabili.
Costi fissi e costi sommersi a confronto: i costi fissi sono quelli pagati da
unimpresa attiva indipendentemente dal livello di produzione. I costi
sommersi sono quelli invece quelli che sono stati sostenuti e non possono
essere recuperati (es. costo di ricerca e sviluppo). A che scopo si
distinguono questi due tipi di costi? Perch i costi fissi influenzano le
decisioni che riguardano il futuro dellimpresa, mentre i costi sommersi
no. Nella pratica, molte imprese non distinguono sempre tra i due. Per
esempio, unimpresa che ha speso 600 milioni di euro per un impianto di
fabbricazione (un evidente costo sommerso) potrebbe ammortizzare la
spesa su sue anni e considerarla come costo fisso di 100 milioni di euro
anno. Lammortamento una procedura con cui una spesa una tantum si
considera come costo annuo distribuito su un certo numero di anni.
Costo marginale e costo medio ! il costo marginale (C), chiamato anche
costo incrementale, lincremento di costo che risulta dalla produzione di
una unit di prodotto in pi. Il costo marginale uguale allincremento di
costo variabile o di costo totale causato da una unit di prodotto in pi
C = !CV / !q = !CT / !q


28
Il costo marginale ci indica quanto costa aumentare la produzione di una unit

Il costo medio totale (CMT) il costo totale dellimpresa diviso per livello di
output, CT/q. Il costo medio totale ci indica il costo di produzione unitario. Il
CMT ha due componenti: il costo medio fisso (CMF) il costo fisso diviso per il
livello di produzione, CF/q. Poich il costo fisso costante, il costo medio fisso
diminuisce allaumentare del livello di produzione. Il costo medio variabile (CMV)
il costo variabile diviso per il livello di produzione, CV/q.














Livello di produzione
0
Costo fisso
50
Costo Costo variabile totale
0 50
Costo Costo marginale medio fisso
-Costo Costo medio var. medio tot.
-




Unitxanno
CF
CV
CT
C
CMF
CMV
CMT







 


1   50

  


  

50 100

  




50 50

  

50 100

       

2
50
78 128
28 25
39 64
3   50

98 148

20 16,7

32,7 49,3

       

4
50
112 162
14 12,5
28 40,5
5   50

130 180

18 10

26 36

       

6
50
150 200
20 8,3
25 33,3
7   50

175 225

25 7,1

8
9   50

242 292

38 5,6

10

25 32,1
26,9 32,4

  

  

 

I costi nel breve periodo


I dati della tabella mostrano laumento dei costi variabili e totali con laumento
della produzione nel breve periodo. Se il prodotto marginale del lavoro
diminuisce allaumentare della forza lavoro, occorre spendere sempre di pi per
aumentare il ritmo di produzione. Il risultato che i costo variabili e totali
aumentano allaumentare della produzione. Ricordiamo che il costo marginale C
!CV/!q. Ma la variazione di costo variabile pari al costo unitario del
lavoro aggiuntivo w moltiplicato per il lavoro aggiuntivo necessario per ottenere
laumento di produzione !L. Poich !CV = w!L, segue che:
C = !CV / !q = w !L/!q
Il prodotto marginale del lavoro PL la variazione di produzione risultante da
una variazione unitaria del fattore lavoro, !q / !L. Perci, il lavoro aggiuntivo
necessario per ottenere ununit aggiuntiva di produzione !L / !q!1 / PL.
Quindi:
C = w / PL
Questa equazione stabilisce che, quando vi un solo fattore produttivo
variabile, il costo marginale uguale al prezzo del fattore produttivo diviso per
il suo prodotto marginale. Supponiamo che il prodotto marginale del lavoro sia 3
e che il salario sia di 30 allora. 1 ora di lavoro aumenter la produzione di 3
unit, perci 1 unit di prodotto richieder 1/3 ore di lavoro aggiuntive e
coster 10 euro. Il costo marginale di produrre ununit di prodotti 10 euro,
pari al salario (30) diviso per il prodotto marginale di lavoro (3).
       

50 50

204 254 300 350


29 6,3 58 5
25,5 31,8 30 35
        







29
I rendimenti marginali decrescenti indicano che il prodotto marginale del lavoro
diminuisce al crescere della quantit di lavoro impiegata. Di conseguenza il
costo marginale aumenta al crescere della produzione. Nella tabella infatti per i

livelli di
produzione da 0 a 4 il costo
marginale decrescente, da 4 a 11 il costo marginale crescente.
Le forme delle curve di costo !
ogniqualvolta il costo marginale si
trova sotto il costo medio, la curva
del costo medio decrescente.
Ogniqualvolta il costo marginale si
trova sopra il costo medio, la curva
del costo medio crescente. Nei
punti di minimo del costo medio, il
costo marginale uguale a quello
medio. La curva CMT mostra il costo
medio totale della produzione.
Poich il costo medio totale la
somma del costo medio variabile e
del costo medio fisso, e la curva
CMF sempre decrescente, la
distanza verticale tra le curve CMT
e CMV diminuisce al crescere della produzione. In (a) il costo totale CT la
somma verticale del costo fisso CF e del costo variabile CV. In (b) il costo
medio totale CMT la somma del costo medio variabile CMV e del costo medio
fisso CMF. Il costo marginale C interseca le curve del costo medio variabile e
del costo medio totale nei loro punti di minimo. Poich CMT sempre maggiore
di CMV e la curva del costo marginale C decrescente, il punto di minimo della
curva CMT deve trovarsi sopra e a destra rispetto al punto di minimo della
curva CMV. La produzione dellimpresa misurata come flusso, limpresa
produce un certo numero di unit per anno. Spesso parleremo di costo per
indicare il costo totale e di costo medio per indicare il costo medio totale.
I costi nel lungo periodo
Per la nostra analisi utile considerare i beni capitali come se fossero affittati,
anche quando sono acquistati. Supponiamo che una compagnia aerea voglia
acquistare un Boeing per 150 milioni di dollari ma a fini economici il prezzo di
acquisto pu essere distribuito o ammortizzato; il costo di ammortizzamento
5 milioni di dollari lanno, supponendo che la vita dellaereo dia 30 anni. Questi 5
milioni possono essere considerati come deprezzamento economico annuo
dellaereo. Se limpresa non avesse acquistato laereo, avrebbe potuto

guadagnare un interesse sulla somma di 150 milioni di dollari. Linteresse


perduto un costo opportunit. Il costo duso del capitale, ovvero il costo annuo
sostenuto per possedere e utilizzare laereo invece di venderlo o evitarne
lacquisto, dato dalla somma del deprezzamento economico e dellinteresse
(ovvero del rendimento finanziario) che si sarebbe potuto ottenere investendo
il denaro in altro modo.
Costo duso del capitale!deprezzamento economico + (tasso di interesse)
(valore del capitale)



30

Possiamo anche esprimere il costo duso del capitale come tasso per euro di
capitale
r = tasso di deprezzamento + tasso di interesse
Per il nostro esempio dellaereo il tasso di deprezzamento 1/30 = 3,33 %
annuo. Se la compagnia avesse potuto ottenere un rendimento di 10 % annuo, il
costo duso del capitale ! r = 3,33 + 10 = 13,33 % annuo.
La scelta dei fattori di produzione che minimizza i costi ! tutte le imprese devono
affrontare il problema di come selezionare i fattori produttivi per ottenere un
livello di produzione dato al costo minimo. Lavoreremo con due fattori
produttivi: il lavoro (ore per anno) e il capitale (ore di utilizzo dei macchinari
per anno). Il prezzo del lavoro semplicemente il tasso di salario, w. Nel lungo
periodo limpresa pu variare la quantit di capitale che utilizza. Il prezzo del
capitale il suo costo duso, dato da r = tasso di deprezzamento + tasso di
interesse. Come abbiamo visto, spesso le imprese noleggiano il capitale invece di
acquistarlo. Un esempio pu essere lo spazio per gli uffici, in questo caso il
prezzo del capitale il suo tasso di noleggio, ovvero il costo annuo del noleggio
di ununit di capitale. Se il mercato del capitale concorrenziale come abbiamo
ipotizzato, il tasso di noleggio deve essere uguale al costo duso r. Il capitale
acquistato pu essere considerato come se fosse noleggiato a un tasso di
locazione uguale al costo duso del capitale. Per la parte restante del capitolo
ipotizzeremo che unimpresa noleggi tutto il proprio capitale a un tasso di
noleggio o prezzo r, esattamente come avviene per il lavoro che si procura a un
tasso di salario o prezzo w.
La retta di isocosto ! una retta di isocosto mostra tutte le possibili combinazioni
di lavoro e capitale che si possono acquistare per un costo totale dato. Il costo
totale C di un determinato livello di produzione dato dalla somma del costo del
lavoro dellimpresa wL e del costo capitale rK
C = wL + rK
Per ogni diverso livello di costo totale, questa equazione descrivere una diversa
retta di isocosto. Se riscriviamo lequazione del costato totale come lequazione
di una retta otteniamo che:
K = C/r (w/r)L
Ne segue che la retta di isocosto ha inclinazione !K / !L = - (w/r) che
corrisponde al rapporto tra il tasso di salario e il tasso di noleggio del capitale.

Scelta dei fattori produttivi!supponiamo di voler ottenere un livello di produzione


q1, come farlo al costo minimo? Il problema consiste nel scegliere il punto su
tale isoquanto che minimizza il costo totale. La retta di isocosto C1 tangente
allisoquanto q1 in A e mostra che il livello di produzione q1 si pu ottenere al
costo minimo con il lavoro L1 e il capitale K1. Altre combinazioni di fattori
produttivi, L2, K2, L3, K3, portano allo stesso livello di produzione ma con un
costo pi alto.
Quando la spesa sostenuta su tutti i fattori produttivi aumenta, la pendenza
della retta di isocosto non cambia, perch i prezzi dei fattori



31
produttivi non sono cambiati. Lintercetta, invece, aumenta. Supponiamo che il
prezzo di uno dei fattori produttivi, aumenti. In tal caso linclinazione della
retta di isocosto (w/r) aumenterebbe in valore assoluto e la linea
diventerebbe pi inclinata. Data una retta di isocosto C1, limpresa produce q1

nel punto A utilizzando L1 unit di lavoro e K1 unit di capitale. Quando il prezzo


del lavoro aumenta, le rette di isocosto diventano pi



PL/PK =w/r
ripide. La produzione q1 ora si ottiene nel punto B sulla retta di isocosto C2
utilizzando L2 unit di lavoro e K2 unit di capitale.
Abbiamo mostrato che il saggio marginale di sostituzione tecnica (SMST) tra
lavoro e capitale lopposto dellinclinazione dellisoquanto ed uguale al
rapporto dei prodotti marginali di lavoro e capitale:
SMST=-!K/!L=PL /PK
In precedenza abbiamo osservato che la retta di isocosto ha inclinazione pari a
!K / !L = - w/r. Segue che, quando unimpresa minimizza il costo sostenuto
per ottenere un particolare livello di produzione, vale la seguente condizione:

! PL /w=PK /r
PL / w la produzione aggiuntiva che si ottiene spendendo un euro in pi per il
lavoro. Supponiamo che il tasso di salario sia 10 euro e che laggiunta di un
lavoratore al processo di produzione aumenti la produzione di 20 unit. La
produzione aggiuntiva per euro speso per un lavorare in pi sar 20/10 = 2 unit
di produzione per euro. PK / r
la produzione aggiuntiva che si ottiene spendendo un euro in pi in capitale.
Perci lultima equazione vista ci dice che unimpresa che punti a minimizzare i
costo deve scegliere la combinazione di fattori produttivi in modo che ogni
singolo euro speso in pi per qualsiasi fattore produttivo porti alla stessa
quantit di prodotto aggiunto.
Il sentiero di espansione di unimpresa ! la curva che passa per i punti di tangenza
tra le rette di isocosto dellimpresa e i suoi isoquanti si chiama sentiero di
espansione e descrivere le combinazioni di lavoro e capitale che limpresa
sceglier per minimizzare i costi a ciascun livello di produzione. Finch lutilizzo
di lavoro e capitale aumenta al crescere della produzione, la curva ha
inclinazione positiva. In (a) il sentiero di espansione (dallorigine attraversa i
punti A,B,C) mostra le combinazioni di lavoro e capitale che generano il costo
minimo utilizzabili per raggiungere ciascun livello di produzione nel lungo
periodo, ovvero quando entrambi



32
i fattori produttivi possono essere variati. In (b) la corrispondente curva di
costo totale nel lungo periodo (dallorigine ai punti D E F) misura il costo minimo

da sostenere per ottenere ciascun livello di produzione. Il sentiero di


espansione dellimpresa contiene le stesse informazioni della curva del costo
totale di lungo periodo C(q). Per passare dal sentiero di espansione alla curva di
costo si procede in 3 passaggi:
1.

Si sceglie un livello di produzione rappresentato da un isoquanto e poi si


trova il punto di tangenza di tale isoquanto con una retta di isocosto

2.

Dalla retta di isocosto scelta si determina il costo minimo per


raggiungere il livello di produzione selezionato.

3.

Si rappresenta graficamente la combinazione produzione-costo.

Supponiamo di iniziare con una produzione di 100 unit. Il punto di tangenza


dellisoquanto di 100 unit con una retta di isocosto A. A si trova sulla linea di
isocosto di 1000 euro e quindi sappiamo che il costo minimo per una produzione
di 100 unit nel lungo periodo 1000 euro. Il punto D rappresenta quindi il
costo di 1000 euro da sostenere per produrre 100 unit. Analogamente si
procede con tutti gli altri punti. In questo esempio, la curva di costo totale di
lungo periodo una retta perch nella produzione vi sono rendimenti di scala
costanti: al crescere proporzionale dei fattori produttivi, anche la produzione
cresce in modo proporzionale.
Curve di costo nel lungo e nel breve periodo a confronto
Abbiamo visto che le curve di costo medio nel breve periodo hanno una forma a
U, ora vedremo che anche le curve di costo medio nel lungo periodo possono
avere una forma a U. Il sentiero di espansione di lungo periodo dellimpresa la
retta uscente dallorigine che corrisponde al sentiero di espansione nella figura
precedente. Osservando questa figura notiamo che quando unimpresa opera nel
breve periodo, il suo costo di produzione potrebbe non essere minimizzato a
causa dellassenza di flessibilit nelluso dei fattori di capitale. La produzione
inizialmente al livello q1. Nel breve periodo si pu ottenere la produzione q2
soltanto incrementando il lavoro da L1 a L3, perch il capitale fisso in K1. Nel
lungo periodo, lo stesso livello di produzione si pu
ottenere in modo meno costoso incrementando il lavoro da L1 a L2 e il capitale da
K1 a K2. Nel lungo periodo la possibilit di variare il capitale consente allimpresa
di ridurre i costi. Poich i prezzi dei fattori produttivi rimangono invariati al

crescere della produzione, il costo medio di produzione deve essere identico


per tutti i livelli di produzione. Supponiamo invece che il processo di produzione
dellimpresa sia soggetto a rendimenti di scala crescenti. In tal caso il costo
medio di produzione diminuisce al crescere della produzione, perch un
raddoppiamento dei costi associato a un aumento pi che doppio della
produzione. Quando ci sono rendimenti di scala decrescenti il costo medio di
produzione deve essere crescente al crescere della produzione. La figura
mostra una tipica curva del costo medio di lungo periodo (CMLP) che esprime la
relazione tra il costo medio di produzione e il livello di produzione quando tutti i
fattori produttivi, incluso il capitale, sono variabili. Quando unimpresa opera a
un livello di produzione in cui il costo medio di lungo periodo decrescente, il
costo marginale di lungo periodo inferiore al costo marginale di lungo periodo.
Viceversa, quando il CMLP crescente, CLP maggiore del CMLP. Le due curve si
intersecano in A, dove CMLP raggiunge il minimo



33

La curva del costo medio di breve periodo (CMBP) esprime la relazione tra il costo
medio di produzione e il livello di produzione quando il capitale fisso
La curva del costo marginale di lungo periodo (CLP) mostra la variazione del costo
totale di lungo periodo quando si aumenta la produzione di ununit



Economie e diseconomie di scala ! allaumentare della produzione, il costo medio di


produzione dellimpresa probabilmente diminuir, almeno fino a un certo punto,
questo pu accadere per i motivi seguenti:
! Se limpresa opera su larga scala, i lavoratori possono specializzarsi
nelle attivit in cui risultano pi produttivi.
! La scala pu fornire flessibilit. Variando la combinazione dei fattori
produttivi utilizzati per ottenere il livello di produzione dellimpresa, i
manager possono gestire in modo pi efficace il processo di produzione.
! Limpresa potrebbe essere in grado di acquisire alcuni fattori di
produzione a costo inferiore perch li ordina in grandi quantit e quindi
pu spuntare prezzi migliori.
A un certo punto tuttavia probabile che il costo medio di produzione
inizier ad aumentare, per motivi quali:

! Almeno nel breve periodo, le dimensioni degli impianti e i macchinari


possono in qualche modo ostacolare il lavoro dei dipendenti
! La gestione dellimpresa pi grande pu diventare pi complessa e
inefficiente al crescere del numero dei compiti da svolgere
! I vantaggi offerti dagli acquisti in grandi quantit potrebbero
scomparire una volta raggiunti determinati limiti. A un certo punto la
disponibilit dei fattori produttivi potrebbe risultare limitata, causano un
aumento dei costi.
Dobbiamo riconoscere che, quando le proporzioni tra i fattori produttivi
cambiano, il sentiero di espansione dellimpresa non pi una retta e il
concetto di rendimenti in scala non si applica pi. Diciamo che unimpresa
gode di economia di scala quando in grado di raddoppiare la produzione
senza raddoppiare i costi. Parliamo invece di diseconomie di scala quando
per raddoppiare la produzione necessario aumentare i costi di pi del
doppio. Il termine economie di scala comprende come caso particolare i
rendimenti di scala crescenti. Una curva di costo medio di lungo termine
con forma a U caratterizza limpresa che incontra economie di scala per
livelli di produzione relativamente bassi e diseconomie di scala per livelli
pi elevati. Rendimenti di scala ! i fattori produttivi sono utilizzati in
proporzioni costanti allaumentare della produzione. Economie di scala !
le proporzioni dei fattori produttivi variano.
Le imprese possono avere rendimenti di scala crescenti ed economie di
scala. E utile un confronto:

34
Rendimenti di scala crescenti ! la produzione aumenta di pi del doppio quando
si raddoppiano tutti i fattori produttivi.
Economie di scala ! si pu ottenere il raddoppiamento della produzione senza
raddoppiare il costo.
Le economie di scala sono spesso misurate in termini di elasticit costoproduzione EC ! (!C/C) / (!q /q); per
vedere come Ec sia in relazione con le nostre misure di costo tradizionali
riscriviamo cos: EC =(!C/!q)/(C/q) ! C/CM

- Ec = 1 ! costo marginale e medio sono uguali, non ci sono n economie di


scala n diseconomie di scala
- EC < 1 ! costo marginale inferiore al costo medio, ci sono economie di
scala
- EC < 1 ! costo marginale maggiore del costo medio, ci sono diseconomie
di scala
Costo di lungo periodo con economie e diseconomie di scala ! la curva di costo
medio di lungo periodo linviluppo delle curve di costo medio di breve
periodo CMBP1, CMBP2, CMBP3. Con economie e diseconomie di scala, i punti
di minimo delle curve di costo medio di breve periodo non giacciono sulla
curva di costo medio di lungo periodo.
Stima e previsioni dei costi ! unimpresa in procinto di espandere o ridurre
la propria attivit deve cercare di prevedere come varieranno i costi al
variare della produzione. Le stime dei costi futuri si possono ottenere da
una funzione di costo, che mette in relazione il costo di produzione con il
livello di produzione e altre variabili che limpresa in grado di
controllare.






35

Capitolo 8: massimizzazione del profitto e offerta concorrenziale

La curva di costo descrive il costo minimo al quale unimpresa pu produrre


determinate quantit di prodotto. Quale quantit produrre? In questo capitolo
vedremo in che modo unimpresa pu scegliere il livello di produzione che
massimizza il profitto e analizzeremo i mercati perfettamente concorrenziali
nei quali tutte le imprese producono lo stesso bene e in cui le singole imprese
hanno piccole dimensioni rispetto allindustria e non hanno quindi la possibilit di
influire sui prezzi di mercato con le loro scelte di produzione. Nuove imprese
possono facilmente entrare nel mercato, e quelle gi presenti possono uscirne
quando iniziano a perdere denaro.
Mercati perfettamente concorrenziali
Il modello di concorrenza perfetta poggia su tre ipotesi fondamentali: price
taking, omogeneit del prodotto e libert di entrata e di uscita.
Price taking ! (i prezzi sono dati). Ogni impresa vende una porzione
relativamente piccola della produzione complessiva del mercato, le sue scelte
non hanno effetto sul prezzo di mercato. Di conseguenza, ciascuna impresa
assume che il prezzo di mercato sia dato. Le imprese che operano in mercati
perfettamente concorrenziali sono dette price taker. Lipotesi che i prezzi
siano dati vale anche per i consumatori. In un mercato perfettamente
concorrenziale ciascun consumatore acquista una porzione molto piccola della
produzione complessiva e non ha di conseguenza potere sul prezzo di mercato,
quindi considera un prezzo come dato.
Omogeneit del prodotto ! la situazione in cui i soggetto assumono il prezzo come
dato si verifica tipicamente in mercati in cui le imprese producono beni identici,
o quasi identici. Quando i prodotti di tutte le imprese di un mercato sono
perfettamente sostituibili gli uni con gli altri, quando cio sono omogenei,
nessuna delle imprese pu aumentare il prezzo del proprio prodotto al di sopra
di quello praticato dalle altre senza perdere buona parte o la totalit dei propri
clienti. (es. prodotti agricoli). Gli economisti indicano i prodotti omogenei di
questo tipo con il termine inglese commodity. Quando i prodotti sono
eterogenei, ciascuna impresa ha lopportunit di praticare prezzi superiori a
quelli dei concorrenti senza perdere tutto il proprio fatturato. Lipotesti
dellomogeneit del prodotto importante perch garantisce che vi sia un
mercato unico.
Entrata e uscita libere ! la terza ipotesi che non vi siano costi particolari che
rendano difficile per unimpresa entrare in unindustria oppure uscirne quando
non riesca a realizzare profitti. Questa ipotesti implica di conseguenza che gli

acquirenti possano facilmente passare da un produttore allaltro e che i


produttori possano facilmente entrare in un mercato o uscirne.
Quando queste tre condizioni sono soddisfatte, possibile utilizzare la curva di
domanda e la curva di offerta per analizzare il comportamento dei prezzi di
mercato
Mercati altamente concorrenziali: con leccezione di quello agricolo, pochi
mercati sono perfettamente concorrenziali. Molti mercati sono tuttavia
altamente concorrenziali, nel senso che le imprese affrontano curve di domanda
ad alta elasticit e hanno la possibilit di entrare e uscire dal mercato con
relativa facilit. Una semplice regola empirica per stabilire se un mercato sia
vicino alla condizione di perfetta concorrenza sarebbe molto utile, ma
purtroppo non esiste.
Massimizzazione del profitto
Nel caso delle piccole imprese gestite direttamente dai proprietari, probabile
che il profitto guidi quasi tutte le scelte. Nelle imprese pi grandi i proprietari
non possono controllare con sistematicit loperato dei manager, i quali godono
quindi di una certa libert di azione nella conduzione dellimpresa. I manager
potrebbero essere


36
interessati a obiettivi come la massimizzazione dei ricavi, badare
eccessivamente al profitto di breve periodo a scapito di quello di lungo periodo.
Alcune organizzazioni hanno obiettivi nettamente diversi dalla massimizzazione
del profitto. Un importante categoria di organizzazioni di questo tipo quella
delle cooperative, associazioni di imprese o di persone in cui la propriet e la
gestione sono comuni e lattivit viene svolta a mutuo beneficio
Ricavo marginale, costo marginale e massimizzazione del profitto
Il profitto la differenza tra ricavo (totale) e costo (totale). Individuare il
livello di produzione che massimizza il profitto significa analizzare i ricavi
dellimpresa. Supponiamo che la produzione sia q e che limpresa ottenga il
ricavo R, uguale al prezzo del prodotto P moltiplicato per il numero di unit
vendute (R = Pq). Il profitto dellimpresa, ! :
!(q) = R (q) C (q)

!, R, C dipendono dai livelli di produzione. Per massimizzare il profitto,


limpresa sceglie il livello di produzione che fa si che la differenza tra ricavo e
costo sia massima, come in figura. La pendenza della curva del ricavo il ricavo
marginale, cio la variazione del ricavo determinata da un incremento unitario
della produzione. La pendenza della curva del costo totale C(q) il costo
marginale che misura il costo della produzione di ununit in pi. Il costo totale
C(q) positivo quando la produzione zero, perch nel breve periodo esistono
dei costi fissi. A bassi livelli di produzione il profitto negativo perch il
ricavo insufficiente a coprire i costi fissi e variabili. Allaumentare della
produzione il ricavo cresce pi rapidamente del costo, quindi il profitto diventa
positivo. Il profitto continua a crescere fino a quando la produzione raggiunge il
livello q*. Qui il ricavo marginale e il costo marginale sono uguali e la distanza
verticale tra ricavo e costo, AB, massima. q* il livello di produzione che
massimizza il profitto. Se la produzione superasse il livello q*, il costo salirebbe
pi rapidamente del ricavo. Il profitto massimo quando il ricavo marginale
uguale al costo marginale. Il profitto ! = R- C massimo nel punto in cui un
incremento della produzione lascia il profitto invariato (ovvero !!/!q = 0 ):
!!/!q = !R/!q - !C/!q = 0
!R / !q ! ricavo marginale R; !C / !q ! costo marginale C. Il profitto
massimo quando R C = 0, quindi. Quando R (q) = C (q)
Domanda e ricavo marginale per unimpresa concorrenziale ! poich ogni impresa che
opera in unindustria concorrenziale partecipa solo per una piccola frazione alla
produzione complessiva dellindustria, il livello di produzione scelto dallimpresa
non ha effetto sul prezzo di mercato del prodotto. Il prezzo di mercato
determinato dalle curve di domanda e di offerta dellindustria, quindi limpresa
concorrenziale un price taker. Produzione e domanda di mercato ! Q e D ;
produzione e domanda dellimpresa ! q e d.






37
Poich acquisisce il prezzo come dato, la singola impresa concorrenziale deve
considerare una curva di domanda d costituita da una retta orizzontale, come
vediamo in figura. La curva di domanda di mercato indica la quantit di grano
che linsieme dei consumatori acquister a ciascun possibile prezzo. La curva ha
pendenza negativa perch i consumatori acquistano pi grano quando il prezzo
minore. La curva di domanda dellimpresa, invece, orizzontale perch la
quantit venduta dallimpresa non influisce sul prezzo. Il prezzo determinato
dallinterazione di tutte le imprese e di tutti i consumatori del marcato, non
dalla decisione di produzione di una singola impresa.
La curva di domanda d con cui una singola impresa deve confrontarsi in un
mercato concorrenziale rappresenta per limpresa anche la curva del ricavo
medio e quella del ricavo marginale: il ricavo marginale, il ricavo medio e il
prezzo sono uguale.
Massimizzazione del profitto per unimpresa concorrenziale ! per limpresa
concorrenziale la curva di domanda orizzontale, quindi R = P. Unimpresa
perfettamente concorrenziale deve scegliere il livello di produzione in
corrispondenza del quale il costo marginale uguale al prezzo:

C (q) = R = P
La scelta di produzione di breve periodo
Massimizzazione del profitto di breve periodo per unimpresa concorrenziale ! Nel breve
periodo limpresa opera con una quantit fissa di capitale e deve scegliere i
livelli dei fattori variabili (lavoro e materie prime) in modo da massimizzare il
profitto. Questa scelta illustrata in figura. Le curve del ricavo medio e del
ricavo marginale sono date da una retta orizzontale. Il profitto massimo nel
punto A dove la produzione q* = 8 e il prezzo 40 perch in questo punto il
ricavo marginale uguale al costo marginale. A livello di produzione pi bassi, ad
esempio q1=7, il ricavo marginale maggiore del costo marginale. Larea
colorata tra q1 = 7 e q* rappresenta il profitto perso nel caso in cui la
produzione sia q1. Le curve R e C si intersecano in corrispondenza sia del livello
di produzione q0 sia del livello q*. In q0 tuttavia il profitto non massimo.
Possiamo quindi formulare la condizione di massimizzazione del profitto come
segue: il ricavo marginale uguale al costo marginale in un punto in cui la curva
del costo marginale crescente.



38



Regola della produzione: se unimpresa produce deve farlo a un livello per cui R
sia uguale a C
Il profitto di breve periodo per unimpresa concorrenziale ! la distanza AB la
differenza tra il prezzo e il costo medio al livello di produzione q*, ovvero il
profitto medio per unit prodotta. Il segmento BC misura il numero totale di
unit prodotte, quindi il rettangolo ABCD rappresenta il profitto dellimpresa.
Nel breve periodo limpresa non deve necessariamente realizzare un profitto,
come mostrato dalla prossima figura. La principale differenza rispetto alla
figura sopra sta nel costo fisso di produzione maggiore, che incrementa il costo
medio totale. Al livello di produzione ottimale q*, il prezzo P minore del costo
medio. Il segmento AB misura la perdita media e il rettangolo ABCD misura la
perdita complessiva. Nel breve periodo unimpresa pu scegliere tra due
alternative: produrre oppure cessare temporaneamente lattivit. Quando il
prezzo del prodotto superiore al costo medio totale la
decisione semplice: continuando a produrre limpresa realizzer un prodotto,
mentre cessando la produzione non otterr alcun profitto. Se il prezzo del
prodotto inferiore al costo medio totale, ma superiore al costo medio
variabile, come nella figura, continuando la produrre limpresa minimizza le

perdite scegliendo il livello di produzione q*. E improbabile che unimpresa


decida di cessare lattivit quando in grado almeno di coprire i costi medi
variabili. Se il prezzo del prodotto inferiore al costo medio variabile,
limpresa deve certamente cessare la



39
produzione altrimenti perde del denaro per ogni unit prodotta.
La curva di offerta di breve periodo per unimpresa concorrenziale
La curva di offerta di unimpresa indica la quantit che limpresa produce a ogni
prezzo possibile. Le imprese concorrenziali scelgono il livello di produzione in
corrispondenza del quale il prezzo uguale al costo marginale e interrompono la
produzione quando il prezzo inferiore al costo medio variabile. La curva di
offerta dellimpresa quindi la porzione della curva del costo marginale nel
tratto in cui il costo marginale superiore al costo medio variabile. Nella figura
si nota che per ogni P maggiore del valore minimo di CMV, il livello di produzione
che massimizza il



profitto pu essere letto direttamente dal grafico. Al prezzo p1, per esempio,
la quantit offerta q1. Quando P inferiore o uguale al livello minimo di CMV il
livello di produzione che massimizza il profitto zero. La curva di offerta di
breve periodo data dalla porzione della curva del costo marginale evidenziata
con i trattini trasversali. La curva di offerta di breve periodo ha inclinazione
positiva per la stessa ragione per cui il costo marginale crescente: la presenza
di rendimenti marginali decrescenti per uno o pi fattori produttivi.
Reazione dellimpresa alla variazione del prezzo di un fattore produttivo ! quando il
prezzo del prodotto varia, limpresa cambia il proprio livello di produzione fino
al punto in cui il costo marginale uguale al prezzo. Spesso, tuttavia, il prezzo
del prodotto cambia nello stesso momento in cui cambiano i prezzi dei fattori.
La figura mostra la curva del costo marginale di unimpresa, C1, nella situazione
iniziale in cui il prezzo del prodotto 5. Limpresa massimizza il profitto
producendo la quantit q1. Se il prezzo di uno dei fattori aumenta ora la
produzione di ciascuna unit pi costosa;
questo aumento fa si che la curva del costo marginale si sposti verso lalto, da
C1 a C2. Il nuovo livello di produzione ottimale q2, punto in cui P = C2. Il
maggiore prezzo del fattore, quindi, spinge limpresa a ridurre la produzione. Se
limpresa continuasse a produrre q1, subirebbe una perdita sullultima unit
prodotta. Tutta la produzione oltre q2 riduce il profitto. Larea colorata
raffigura il risparmio totale (o la riduzione del mancato profitto).



40
La curva di offerta di mercato di breve periodo
La curva di offerta di mercato di breve periodo indica la quantit che
lindustria produce nel breve periodo per ogni prezzo possibile. La produzione
dellindustria la somma delle quantit prodotte dalle singole imprese, quindi la
curva di offerta di mercato pu essere ricavata sommando le curve di offerta
delle imprese. La figura illustra questa operazione per un caso in cui vi sono solo
tre imprese. Per ogni prezzo inferiore a P1, lindustria non produrr alcunch,
perch P1 il livello minimo del costo medio variabile dellimpresa avente i costi
pi bassi. Al prezzo P2 lofferta dellindustria data dalla somma delle quantit
offerte dalle tre imprese (2+5+8=15). Si noti che la curva di offerta
dellindustria ha pendenza positiva, ma caratterizzata da una discontinuit in
corrispondenza del prezzo P2, il pi basso dei prezzi ai quali tutte e tre le
imprese sono attive.
Elasticit dellofferta di mercato ! per individuare la curva di offerta dellindustria
non sempre sufficiente sommare una serie di curve di offerte individuali.
Allaumentare dei prezzi, tutte le imprese dellindustria incrementano la
produzione; ci provoca lincremento della domanda dei fattori produttivi, con la
possibile conseguenza di un aumento dei prezzi dei fattori stessi. Lelasticit

dellofferta di mercato rispetto al prezzo misura la sensibilit della produzione


dellindustria alle variazioni del prezzo di mercato. Lelasticit dellofferta Eo
la variazione percentuale della quantit offerta Q determinata dalla variazione
di un punto percentuale del prezzo P:
EO = (!Q/Q) / (!P/P)
Lelasticit di breve periodo dellofferta sempre positiva. Quando il costo
marginale aumenta rapidamente allaumentare della produzione, lelasticit
dellofferta bassa. A un estremo abbiamo il caso dellofferta perfettamente
anelastica, che si presenta quando gli impianti produttivi dellindustria sono
utilizzati a pieno regime e la produzione pu essere incrementata solamente
costruendo nuovi impianti (cosa possibile nel lugno periodo). Allaltro estremo si
ha il caso dellofferta perfettamente elastica che si presenta quando il costo
marginale costante.



41
Surplus del produttore nel breve periodo!se il costo marginale crescente, il prezzo
del prodotto maggiore del costo marginale per ogni unit prodotta eccetto
lultima. Di conseguenza, le imprese ricavano un surplus da tutte le unit
prodotte, eccetto lultima. Il surplus del produttore la somma delle
differenze tra il prezzo di mercato e il costo marginale di produzione di
ciascuna unit. Il surplus del produttore dato dallarea al di sopra della curva
di offerta dellimpresa e al di sotto del prezzo di mercato. Il surplus del
produttore quindi la somma dei surplus unitari corrispondenti a ciascuna unit

prodotta. Pu quindi essere definito anche come la differenza tra il ricavo


dellimpresa e il costo variabile totale. Nella figura il surplus del produttore per
unimpresa misurato dallaerea in grigio al di sotto della retta del prezzo di
mercato e al di sopra della curva del costo marginale, tra il livello di produzione
zero e quello che massimizza il profitto, q*. E uguale anche allaerea del
rettangolo ABCD perch la somma di tutti i costi marginali, fino al livello q*,
uguale al costo variabile della produzione di q*.
Surplus del produttore e profitto ! il surplus del produttore strettamente legato
al profitto ma non coincide con esso. Nel breve periodo il surplus del
produttore uguale alla differenza tra il ricavo e il costo variabile, ovvero al
profitto variabile. Il profitto totale uguale alla differenza tra il ricavo e tutti
i costi, variabili e fissi:
surplus del produttore = SP = R CV
profitto = ! = R CV CF
Quindi, nel breve periodo, quando il costo
fisso positivo, il surplus del produttore maggiore del profitto. Le imprese
che hanno costi pi alti ottengono un surplus del produttore minore. Sommando
tutti i surplus di tutte le imprese si ricava il surplus del produttore del
mercato. Figura: il surplus del produttore per un mercato dato dallaerea al di
sotto della retta del prezzo di mercato e al di sopra della
curva di offerta del mercato, tra 0 e il livello di produzione Q*





42

La scelta di produzione di lungo periodo


Nel lungo periodo limpresa pu variare tutti i fattori. Data lattenzione di
questo capitolo per i mercati concorrenziali, ipotizziamo che vi sia libert di
entrata e di uscita.
Massimizzazione del profitto nel lungo periodo!come nel breve periodo, la curva di
domanda una retta orizzontale. La curva del costo medio (totale) di breve
periodo CMBP e la curva del costo marginale di breve periodo CBP sono
sufficientemente basse da permettere allimpresa di realizzare un profitto
positivo, dato dallarea del rettangolo ABCD, producendo la quantit q1, in
corrispondenza della quale CBP = P = R. la curva del costo medio di lungo periodo
CMLP riflette la presenza di economie di scala fino al livello q2 e di diseconomie
di scala a
livelli di produzione superiore. La curva del costo marginale di lungo periodo CLP
interseca la curva del costo medio di lungo periodo in q2, ovvero nel punto in cui
il costo medio di lungo periodo minimo. Se limpresa ritiene che il prezzo di
mercato rimarr stabile a 40, vorr incrementare la dimensione del proprio
impianto allo scopo di produrre q3, livello al quale il costo marginale di lungo
periodo uguaglia il prezzo di 40. Una volta realizzato lampliamento, il margine
di profitto sale da AB a EF e il profitto complessivo aumenta da ABCD a EFGD.
Il livello di produzione q3 massimizza il profitto, perch a ogni livello inferiore il
ricavo marginale maggiore del costo marginale, quindi un aumento della
produzione vantaggioso. A ogni livello di produzione superiore a q3 il costo
marginale maggiore del ricavo marginale, quindi un aumento di produzione
ridurrebbe il profitto. Per riassumere: il livello di produzione di lungo periodo di
unimpresa concorrenziale che massimizza il profitto individuato dal punto in
cui il costo marginale di lungo periodo uguale al prezzo.





43
Equilibrio concorrenziale di lungo periodo ! affinch nel lungo periodo si raggiunga
un equilibrio, necessario che si concretizzino determinate condizioni
economiche. Le imprese presenti nel mercato non devono essere incentivate a
uscirne, e quelle non presenti non devono essere incoraggiate a entrare.

Profitto contabile e profitto economico ! il profitto contabile dato dalla


differenza tra il ricavo R e il costo del lavoro wL, che positivo. Il profitto
economico ! dato dalla differenza tra il ricavo R e la somma del costo del
lavoro WL e del costo capitale rK:
! = R wL rK
Profitto economico nullo!il fatto che il profitto economico sia nullo significa
che limpresa ricava dallinvestimento un rendimento normale, ovvero
concorrenziale. Il rendimento normale, che fa parte del costo dutilizzo del
capitale il costo opportunit associato allimpiego del denaro per acquistare
capitale anzich per altri investimenti. Quindi, unimpresa che ottiene un
profitto economico nullo ottiene dallinvestimento in capitale del proprio denaro
lo stesso rendimento che otterrebbe investendo altrove. Quando il profitto
economico nullo, limpresa sta ottenendo risultati adeguati ed perci
opportuno che prosegua lattivit. Unimpresa che ha profitto economico
negativo dovrebbe considerare la cessazione dellattivit. Il fatto che il
profitto economico sia nullo non significa che limpresa ottenga risultati
insoddisfacenti, significa piuttosto che lindustria concorrenziale.
Entrata e uscita ! osservando la figura notiamo che inizialmente il prezzo di
equilibrio di lungo periodo di un prodotto 40, corrispondente in (b)
allintersezione tra la curva di domanda D e la curva di offerta O1. In (a) le
imprese ottengono profitti positivi perch il livello minimo del costo medio di
lungo periodo 30 (in q2). Il profitto positivo favorisce lingresso di nuove
imprese e fa si che la curva di offerta trasli verso destra, in O2, come
mostrato in (b). Lequilibrio di lungo periodo si realizza al prezzo di 30, come
mostrato in (a), dove ciascuna impresa ottiene un profitto nullo e non esistono
incentivi allentrata n alluscita. In un mercato caratterizzato da libert di
entrata e di uscita, le imprese entrano quando esiste la possibilit di realizzare
un profitto di lungo periodo positivo ed escono quando si prospettano perdite di
lungo periodo. Quando le imprese di unindustria hanno profitti economici nulli,
non sono incentivate a uscire dal mercato. Le altre imprese allo stesso modo
non sono incentivate a entrare. Lequilibrio concorrenziale di lungo periodo si
realizza quando sono soddisfatte tre condizioni:
1.

Tutte le imprese dellindustria massimizzano il profitto

2.

Nessuna impresa incentivata a entrare nellindustria o a uscirne, perch


ognuna realizza un profitto

economico nullo
3.

Il prezzo del prodotto tale da rendere uguali la quantit offerta


dallindustria e la quantit domandata
dai consumatori

Imprese aventi costi differenti ! supponiamo che una impresa presente


nellindustria non abbiano curve di costo identiche e che una di esse disponga di
un brevetto che le consente di produrre a costi medi inferiori rispetto alle
altre. Questa impresa ottiene un profitto contabile superiore e gode di un
surplus maggiore. Fino a quando le altre non hanno la possibilit di acquistare il
brevetto, gli altri investitori non sono incentivati a entrare nellindustria. Se il
brevetto redditizio, le altre imprese dellindustria saranno disposte a pagare
per utilizzarlo. Il valore del brevetto rappresenta, un costo-opportunit ( i
proprietari potrebbero vendere il brevetto al posto di utilizzarlo ). Se tutte le
imprese sono ugualmente efficienti sotto ogni altro aspetto, il profitto
economico dellimpresa si riduce a zero. Se limpresa titolare del brevetto pi
efficiente delle altre allora realizza un profitto positivo; altrimenti dovrebbe
vendere il brevetto e uscire dallindustria








44
Il costo opportunit degli immobili ! esistono altre situazioni in cui imprese
che realizzano un profitto contabile positivo possono avere un profitto
economico nullo. Per definizione il profitto economico positivo rappresenta
unopportunit per gli investitori e un incentivo a entrare nellindustria. Un
profitto contabile positivo, pu indicare che le imprese gi presenti
nellindustria possiedono unattivit, competenze o idee di valore, fatto che non
necessariamente incoraggia lentrata..
Rendita economica ! ci che rende nullo il profitto economico nel lungo periodo
la volont di altre imprese di procurarsi i fattori di produzione scarsi. I profitti
contabili positivi si traducono quindi in rendita economica generata dai fattori
di cui la disponibilit limitata. Rendita economica la differenza tra ci che le
imprese sono disposte a pagare per procurarsi un determinato fattore di
produzione e la somma minima a cui esso pu essere acquistato. Spesso la
rendita economica positiva anche quando il profitto nullo.

Surplus del produttore nel lungo periodo ! mentre la rendita economica vale
per i fattori di produzione, il surplus del consumatore si riferisce alla
produzione. Il surplus del produttore misura la differenza tra il prezzo di
mercato che un produttore riceve e il costo marginale della produzione. Nel
lungo periodo, quindi, in un mercato concorrenziale il surplus del produttore
ricavato da unimpresa consiste della rendita economica generata da ognuno dei
fattori di produzione scarsi.
La curva di offerta di lungo periodo dellindustria
Nel lungo periodo le imprese entrano ed escono dai mercati al variare delle
condizioni, quindi impossibile sommare le curve di offerta. Nei casi in cui la
produzione caratterizzata da economie di scala, i prezzi dei fattori
diminuiscono allaumentare della produzione. Quando si hanno diseconomie di
scala i prezzi dei fattori possono aumentare con la produzione. possibile
anche che il costo dei fattori non cambi al variare del livello di produzione. Per
determinare lofferta di lungo periodo ipotizziamo che tutte le imprese abbiano
accesso alla tecnologia di produzione disponibile e che le condizioni del mercato
dei fattori non cambino quando il mercato si espande o si contrae. Osserviamo
la figura: nella situazione di equilibrio di lungo periodo, tutte le imprese
realizzano profitti nulli. In (a) una squadra di calcio di una citt di media
grandezza vende un numero di biglietti tale per cui il prezzo (7) uguale al
costo marginale e al costo medio. In (b) la domanda maggiore, quindi
possibile vendere i biglietti a 10. La squadra incrementa le vendite fino al
punto in cui la somma del costo medio di produzione e della rendita economica
media uguale al prezzo del biglietto. Quando si prende in considerazione il
costo opportunit associato al contratto esclusivo, il profitto economico della
squadra nullo.
utile distinguere tre tipi di industrie: a costi costanti, crescenti e
decrescenti







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Industrie a costi costanti ! industria in cui la curva di offerta di lungo periodo
orizzontale. Lla figura mostra come ricavare la curva di offerta di lungo
periodo per unindustria a costi costanti. La scelta di produzione di unimpresa
rappresentata in (a), mentre la produzione dellindustria mostrata in (b). in (b)
la curva di offerta di lungo periodo di unindustria a costi costanti una retta
orizzontale, OLP. Quando la domanda aumenta, provocando inizialmente un
aumento del prezzo (rappresentato dallo spostamento dal punto A al punto C),
limpresa incrementa la propria produzione portandola da q1 a q2, come mostrato
in (a). Lingresso di nuove imprese provoca per uno spostamento verso destra
dellofferta di mercato. Dal momento che i prezzi dei fattori non sono
influenzati dallaumento della produzione complessiva, lingresso di nuove
imprese nellindustria prosegue fino a quando il prezzo non torna al livello
originale (nel punto B della parte (b)). Quando il prezzo sale a P2 limpresa segue
la propria curva di costo marginale di breve periodo e incrementa la produzione
a q2. Questa scelta di produzione massimizza il profitto perch soddisfa la
condizione che il prezzo sia uguale al costo marginale di breve periodo.
Industrie a costi crescenti ! la curva di offerta di lungo periodo ha inclinazione
positiva. Nelle industrie a costi crescenti i prezzi di alcuni fattori di produzione
aumentano quando lindustria si espande e la domanda dei fattori cresce. Ci
pu essere dovuto alla presenza di diseconomie di scala nella produzione di uno
o pi fattori. La figura mostra come ricavare la curva di offerta di lungo
periodo. In (b) la curva di offerta di lungo periodo di unindustria a costo
crescenti, OLP, ha inclinazione positiva. Quando la domanda aumenta, provocando
inizialmente un aumento del prezzo, le singole imprese incrementano i rispettivi

livelli di produzione da q1 a q2, come mostrato in (a). lentrata di nuove imprese


provoca uno spostamento verso destra dellofferta, da O1 a O2. Dato che i
prezzi dei fattori aumentano di conseguenza, il nuovo equilibrio di lungo periodo
si realizza a un prezzo maggiore di quello dellequilibrio iniziale. Il nuovo punto
di equilibrio B della figura si trova quindi sulla curva di offerta di lungo periodo
dellindustria. In unindustria a costi crescenti, la curva di offerta di mercato di
lungo periodo ha inclinazione positiva. Lindustria produce una quantit
maggiore, ma solo al maggior prezzo necessario per compensare lincremento
del costo dei fattori. Lespressione costi crescenti si riferisce alla traslazione
verso lalto delle curve del costo medio di lungo periodo dellimprese.





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Industrie a costi decrescenti ! la curva di offerta dellindustria pu anche avere


inclinazione negativa. Anche in questo caso, laumento inatteso della domanda
determina lespansione della produzione, ma quando questo avviene le imprese
possono sfruttare la situazione per procurarsi alcuni dei fattori produttivi a
costi minori. La curva del costo medio delle imprese si sposta verso il basso e il
prezzo di mercato del prodotto diminuisce. Il minor prezzo di mercato e il
minor costo medio di produzione conducono a un nuovo equilibrio di lungo
periodo con pi imprese, maggiore produzione e prezzo pi basso. In un
industria a costi decrescenti, quindi, la curva di offerta di lungo periodo ha
inclinazione negativa.
Effetti di unimposta!limposta spinge a ridurre la produzione. Limposta fa
traslare la curva del costo marginale da C1 a C2 = C1 + t, dove t limposta per
unit di prodotto. Limposta trasla verso lalto della stessa misura anche la
curva del costo medio variabile. Limposta sulla produzione ha due possibili
effetti. Se dopo la sua introduzione limpresa pu comunque realizzare un
profitto economico positivo o nullo, massimizzer il profitto scegliendo il livello
di produzione al quale la somma del costo marginale dellimposta uguale al
prezzo del prodotto. La produzione
diminuisce da q1 a q2 e leffetto implicito dellimposta consiste nella traslazione
verso lalto della curva di offerta. Se limpresa non pi in grado di realizzare
un profitto economico non negativo dopo lintroduzione dellimposta, sceglier di
uscire dal mercato. Se limposta viene applicata a tutte le imprese lofferta
complessiva dellindustria si contrae facendo aumentare il prezzo del prodotto.
Questo incremento del prezzo attenua alcuni degli effetti descritti in
precedenza. Le imprese riducono la produzione meno di quanto avrebbero fatto
in mancanza dellaumento del prezzo. Limposta sulla produzione, infine, pu
spingere alcune imprese ad abbandonare il mercato. Unimposta sulla produzione
applicata a tutte le imprese di un mercato concorrenziale



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fa traslare verso lalto la curva di offerta di mercato in misura pari
allammontare dellimposta stessa. Questa traslazione determina laumento del
prezzo di mercato e la diminuzione dellofferta complessiva.
Elasticit di lungo periodo dellofferta ! definita come la variazione percentuale
della produzione (!Q/Q) determinata da una variazione percentuale del
prezzo (!P/P). Nelle industrie a costi costanti la curva di offerta di lungo
periodo orizzontale e lelasticit dellofferta di lungo periodo infinita. Nelle
industrie a costi crescenti, lelasticit di lungo periodo dellofferta positiva
ma finita. Lelasticit di lungo periodo maggiore generalmente di quella del
breve periodo perch le industrie possono contrarsi ed espandersi. Il grado di
elasticit dipende dalla misura in cui i costi dei fattori aumentano quando il
mercato si espande.

Capitolo 9: analisi dei mercati concorrenziali


Un ripasso su surplus del consumatore e surplus del consumatore. Osserviamo la
figura: il consumatore A sarebbe disposto a pagare 10 per un bene il cui
prezzo di mercato 5 e perci ottiene un beneficio di 5. Il consumatore B
ottiene un beneficio pari a 2 e il consumatore C, che valuta il bene
esattamente al prezzo di mercato, non ottiene alcun beneficio. Il surplus del
consumatore, che misura il beneficio totale per tutti i consumatori, larea
colorata posta tra la curva della domanda e il prezzo di mercato. Il surplus del
produttore misura il profitto totale dei produttori, pi le rendite dei fattori
produttivi. Nella figura corrisponde allarea in grigio tra la curva dellofferta e
il prezzo di mercato. Insieme, i surplus del produttore e del consumatore
misurano il beneficio in termini di benessere di un

mercato concorrenziale. Per il mercato nel suo complesso il surplus del


produttore rappresentato dallarea al di sopra della curva di offerta e al di
sotto del prezzo di mercato; si tratta del beneficio che chi produce a costi
inferiori ottiene vendendo al prezzo di
mercato.
Unapplicazione dei concetti si surplus del consumatore e del produttore ! con il surplus
del consumatore e del produttore, possiamo valutare gli effetti di benessere di
un intervento pubblico nel mercato. Siamo in grado di determinare chi guadagna
e chi perde a causa di tale intervento, e in quale misura. Osserviamo la figura e
facciamo delle osservazioni:





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1.

Variazione del surplus del consumatore ! subisce un danno chi subisce un


razionamento (non in grado di acquistare il bene) a causa della
contrazione della produzione e delle vendite da Q0 a Q1. Altri consumatori
ottengono un vantaggio perch sono in grado di acquistare il bene a un
prezzo inferiore ( Pmax invece di P0). Quanto varia il benessere di ciascun
gruppo? I consumatori che sono ancora in grado di acquistare il bene
godono di un incremento del surplus del consumatore, rappresentato dal
rettangolo A. I consumatori che non sono pi in grado di acquistare il
bene perdono surplus; la loro perdita rappresentata dal triangolo grigio
B. la variazione netta del surplus del consumatore quindi data da A- B.
poich la superficie del rettangolo A superiore a quella del triangolo B
sappiamo che la variazione netta del surplus del consumatore di segno

positivo.
2.

Variazione del surplus del produttore ! con la regolamentazione dei


prezzi, alcuni produttori (quelli con costi relativamente inferiori)
rimarranno nel mercato, ma riceveranno un prezzo inferiore per la loro
offerta, mentre altri produttori saranno costretti ad abbandonare il
mercato. Entrambi i gruppi perderanno surplus del produttore. Coloro che
rimangono nel mercato e producono la quantit Q1 percepiscono un prezzo
inferiore, perci

perdono surplus del produttore per


lequivalente del rettangolo A. Tuttavia,
anche la produzione totale diminuita. Il
triangolo C misura la perdita aggiuntiva di
surplus del produttore per i produttori che
hanno abbandonato il mercato e per quelli
che sono rimasti nel mercato ma producono di meno. Quindi la variazione totale
del surplus del produttore A-C (somma di A e C).
3. Perdita secca ! la perdita per i produttori derivante dalla regolamentazione
dei prezzi controbilanciata dal guadagno dei consumatori? No. La
regolamentazione dei prezzi produce una perdita netta di surplus totale che
definiamo perdita secca. La variazione totale del surplus quindi (A-B) + (-A
C) = -B C, rappresentata dalla somma dei due triangolo B e C. si tratta di
uninefficienza causata dal controllo dei prezzi; la perdita di surplus del
produttore supera il guadagno di surplus del consumatore.
Se la curva di domanda molto anelastica, il controllo dei prezzi pu avere
come risultato una perdita netta di surplus del consumatore, come mostrato
nella prossima figura. In questa figura il triangolo B che misura la perdita per i
consumatori che sono rimasti fuori dal mercato, pi grande del rettangolo A,
che misura il guadagno dei consumatori che sono in gradi di acquistare il
prodotto. Es ! la domanda di benzina molto anelastica nel breve periodo








49
Efficienza di un mercato concorrenziale
Per valutare i risultati di un mercato, spesso ci si domanda se esso raggiunge
lefficienza economica, ovvero la massimizzazione del surplus aggregato del
consumatore e del produttore.
Fallimento del mercato ! si potrebbe pensare che, se lunico obiettivo quello di
ottenere efficienza economica, un mercato concorrenziale funzioni meglio se
lasciato a s stesso. Talvolta cos, ma non sempre. In alcune situazioni si
verifica un fallimento del mercato: quando i prezzi non forniscono segnali
adeguati a consumatori e produttori, il mercato concorrenziale non

regolamentato inefficiente, ovvero non riesce a massimizzare laggregato di


surplus del consumatore e del produttore. Vi sono due importanti casi in cui pu
verificarsi il fallimento del mercato:
! Esternalit ! talvolta le azioni di consumatori o produttori hanno
come risultato costi o benefici che non sono rilevabili nel prezzo di
mercato. Tali costi o benefici vengono definiti esternalit perch sono
esterni rispetto al mercato.
! Mancanza di informazioni ! quando mancano le informazioni relative
alla qualit o alla natura di un prodotto, e quindi i consumatori non sono in
grado di prendere decisioni di acquisto che ne massimizzino lutilit.
Lintervento pubblico pu essere auspicabile
In assenza di esternalit o di mancanza di informazioni, un mercato
concorrenziale non regolamentato conduce a un livello di produzione
economicamente efficiente. Ora supponiamo invece che il governo
imponga un prezzo al di sopra del prezzo di equilibrio (vedi figura), per
esempio P2 invece di P0. Bench i produttori vogliano produrre di pi a
questo prezzo pi elevato (Q2 invece che Q0), i consumatori acquisteranno
meno (Q3 invece che Q0). Se ipotizziamo che i produttori producano solo
la quantit che pu essere venduta, il livello di produzione del mercato
Q3 e di nuovo si evidenzia una perdita netta di surplus totale. Il
rettangolo A rappresenta un trasferimento dai consumatori ai produttori
(che percepiscono un prezzo pi elevato) ma i triangoli B e C
rappresentano nuovamente una perdita secca. A causa del prezzo pi
elevato, alcuni consumatori non acquistano pi il prodotto (perdita di
surplus del consumatore rappresentata dal triangolo B) e alcuni
produttori non producono pi il prodotto (perdita di surplus del
produttore rappresentata dal triangolo C).







50
Prezzi minimi
Che cosa accade se i produttori pensano di poter vendere tutto ci che vogliono
al prezzo pi elevato e producono la quantit conseguente? Questa situazione
illustrata nella figura. Il prezzo regolamentato in modo che non sia inferiore a
Pmin. I produttori vorrebbero produrre la quantit Q2, ma i consumatori sono
disposti a comprare soltanto la quantit Q3. Se i produttori producono
comunque Q2, la quantit Q2 Q3 rimarr invenduta e la variazione del surplus
del produttore sar pari a A C D. In questo caso, i produttori potrebbero
subire un peggioramento del benessere.
Variazione totale del surplus del consumatore ! !SC = -A B Variazione
totale del surplus del produttore ! !SP = A C
D

Un altro esempio di prezzo minimo imposto dal governo rappresentato dalle


normative sul salario minimo. Il salario fissato al valore wmin, un livello pi
elevato rispetto al salario convenzionale w0. Il risultato che i lavoratori che
sono in grado di trovare lavoro ottengono un salario pi elevato; tuttavia, alcune
persone che vogliono lavorare non saranno in grado di farlo. La politica crea
disoccupazione, che nella figura rappresentata da L2 L1.
Sostegno dei prezzi e quote di produzione
Oltre a imporre un prezzo minimo, il governo ha altri modi per incrementare il
prezzo di un bene, ad esempio il sostegno dei prezzi, in cui il governo fissa il
prezzo di mercato di un bene al di sopra del livello di equilibrio e acquista la
produzione in eccedenza per mantenere inalterato quel prezzo. Il governo pu
anche intervenire sui prezzi limitando la produzione.
Sostegno dei prezzi ! in un programma di sostegno dei prezzi il governo
determina un prezzo di sostegno Ps, quindi acquista la quantit necessaria per
mantenere il prezzo di mercato a quel livello. Per quanto riguarda i consumatori
al prezzo Ps la quantit domandata dal consumatore scende a Q1, ma la quantit
offerta aumenta a Q2. Il governo deve acquistare la quantit Qg = Q2 Q1.
Poich i consumatori che acquistano il bene devono pagare il prezzo pi elevato
Ps invece di P0, subiscono una perdita di surplus del consumatore data dal
rettangolo A. A causa del prezzo pi elevato, altri consumatori non comprano
pi il bene, o ne comprano di
meno, e la loro perdita di surplus rappresentata dal triangolo B. Quindi il
surplus del consumatore diminuisce di:








51
!SC = -A B
Per quanto riguarda i produttori essi ottengono un guadagno, infatti ora
vendono una quantit maggiore Q2
invece di Q0, a un prezzo superiore Ps. Quindi il surplus del produttore aumenta
di: !SP = A + B + D
C anche un costo per il governo. Questo costo si pu ridurre se il governo in
grado di rivendere sottocosto una parte della quantit acquistata. Qual il
costo di benessere totale di intervento di politica economica? Per scoprirlo,
aggiungiamo la variazione del surplus del consumatore alla variazione del surplus
del produttore e quindi sottraiamo il costo per il governo.
!SC+!SPcostodelgoverno=D(Q2 Q1)Ps
Quote di produzione ! il governo pu anche provocare laumento del prezzo di un
bene riducendo lofferta. Questo si pu ottenere per legge, semplicemente
fissando delle quote limite per la produzione di ogni
impresa. Introducendo quote adeguate, possibile fare

aumentare il prezzo a qualsiasi livello. Il governo limita


la quantit offerta al livello Q1, anzich al livello di
equilibrio Q0. Cos la curva dellofferta diventa la linea
verticale O che passa per Q1. Il surplus del
consumatore si riduce di un importo pari alla somma del
rettangolo A (i consumatori che acquistano il bene
pagano un prezzo pi elevato) e del triangolo B (a questo
prezzo pi elevato, alcuni consumatori non comprano pi
il bene). I produttori guadagnano la quantit
rappresentata dal rettangolo A (vendendo a un prezzo superiore) ma perdono la
quantit rappresentata dal triangolo C (perch ora producono e vendono la
quantit Q1 invece che Q0.
Programmi di incentivazione ! nella politica agricola degli stati uniti si
preferisce ridurre la produzione attraverso incentivi piuttosto che imponendo
delle quote. I produttori agricoli ricevono un prezzo pi elevato per la
produzione Q1, che corrisponde a un guadagno di surplus pari al rettangolo A.
Tuttavia, poich la produzione viene ridotta da Q0 a Q1, si verifica una perdita
di surplus del produttore corrispondente al triangolo C. la variazione totale del
surplus del consumatore !SC = A C + somme erogate per la mancata
produzione. Il costo per il governo almeno B + C + D e la variazione totale del
surplus del produttore = !SP = A C + B + C + D = A + B + D.








52
Quote e dazi doganali
In molti paesi si applicano quote di importazioni (o contingentamenti) e dazi
doganali (imposta su un prodotto di importazione) per mantenere i prezzi
interni di un prodotto al di sopra dei livelli mondiali e quindi consentire
allindustria locale di ottenere un margine di profitto superiore rispetto a quello
che otterrebbero in un mercato libero. In un mercato libero, il prezzo interno
equivale al prezzo mondiale Pm. Si consuma la quantit totale Qd, di cui Qo
fornita dal mercato interno e il resto importato dallestero. Eliminando le
importazioni, il prezzo aumenta a P0. Il guadagno per il produttore
rappresentato dal trapezoide A. La perdita per i consumatori A + B + C, quindi
la perdita secca pari a B + C. Eliminando le importazioni,
il prezzo interno sale a P0. I consumatori che continuano ad acquistare il bene
pagheranno di pi e perderanno la quota di surplus data dal trapezio A e dal
triangolo B. Inoltre, dato il prezzo elevato, alcuni consumatori non
acquisteranno pi il bene, quindi si verifica una perdita rappresentata dal
triangolo C. Il surplus del consumatore quindi:

!SC = -A B C
Il surplus del produttore perci aumenta dellimporto
rappresentato dal trapezio A. !SP = A
Si potrebbero ridurre a zero le importazioni anche
imponendo dazi doganali sufficientemente elevati. Il dazio
dovrebbe essere uguale o maggiore alla differenza tra P0 e
Pm. Supponiamo che venga imposto un dazio sulle
importazioni parti a T euro per unit. Il prezzo interno
salirebbe a P* (il prezzo mondiale del dazio); la produzione
interna aumenterebbe e il consumo interno diminuirebbe.
Nella figura lintroduzione del dazio induce una variazione del surplus del
consumatore data da !SC = - A B C D. La variazione del surplus del
produttore nuovamente A





53
Limpatto di unimposta o di un sussidio
Che cosa accadrebbe al prezzo di un articolo se il governo ficcasse unimposta
di 1 su ogni unit venduta? Lonere di unimposta (o il beneficio di un sussidio)
ricade in parte sul consumatore e in parte sul produttore. La parte di
unimposta che grava sui consumatori dipende dalla forma delle curve di
domanda e di offerta e, in particolare, dalle relative elasticit. Per semplicit,
prendiamo in considerazione unimposta specifica, ovvero unimposta di un dato
ammontare per unit venduta. Supponiamo che il governo applichi un imposta di
t centesimi per unit su un dato prodotto. Il governo dovrebbe ricevere t
centesimi per ogni unit venduta. Ci significa che il prezzo che il compratore
paga deve essere
superiore al prezzo netto che il venditore riceve, della quantit di t centesimi.
Pd il prezzo (compresa limposta) pagato dai compratori. Po il prezzo che i
venditori ricevono, meno limposta. In questo caso il peso dellimposta
suddiviso uniformemente tra compratori e venditori. I consumatori perdono la
quantit A + B, i venditori perdono D + C e il governo guadagna A + D come
gettito. La perdita secca pari a B + C.

Lesistenza dellequilibrio di mercato in seguito allintroduzione dellimposta


dipende dal soddisfacimento di quattro condizioni:
1.

La quantit venduta e il prezzo di acquisto Pd devono giacere sulla curva di


domanda

2.

La quantit venduta e il prezzo di vendita Po devono giacere sulla curva di


offerta

3.

La quantit domandata deve essere uguale alla quantit offerta (Q1 in


figura)

4.

La differenza tra il prezzo che il compratore paga e il prezzo di vendita


deve essere uguale allimposta t

Queste condizioni possono essere riassunte dalle quattro equazioni seguenti:


QD = QD (Pd)
QO = QO (Po) QD = QO Pd Po=t
Se conosciamo la curva di domanda QD (Pd) e la curva di offerta QO (Po) e
lammontare dellimposta t, possiamo risolvere queste equazioni per conoscere il
prezzo di acquisto Pd, il prezzo di vendita Po e la quantit totale domandata e
offerta.
Se la domanda relativamente anelastica e lofferta relativamente elastica,
limposta graver soprattutto sui compratori. La figura seguente illustra il
motivo: occorre che si produca un incremento del prezzo relativamente elevato
per ridurre la quantit domandata anche di poco, mentre sufficiente un
piccolo decremento del prezzo per ridurre la quantit offerta. Per esempio,
poich le sigarette provocano dipendenza, lelasticit della domanda scarsa
(circa -0,4), quindi le imposte sulle sigarette ricadono in gran parte sui
compratori. La figura illustra il



54
caso opposto: se la domanda relativamente elastica e lofferta
relativamente anelastica, limposta graver soprattutto sui venditori.
Unimposta grava maggiormente sul compratore se il rapporto Ed/Eo piccolo,
sul venditore se Ed/Eo grande
In effetti, utilizzando la seguente formula di traslazione, possiamo calcolare la
percentuale dellimposta che ricade sui compratori:
Frazione di traslazione = Eo / (Eo Ed)
Gli effetti di un sussidio ! un sussidio pu essere esaminato per molti aspetti
come unimposta; in effetti, lo si pu considerare come unimposta negativa. Con
un sussidio, il prezzo di vendita supera il prezzo di acquisto e la differenza tra i
due lammontare del sussidio stesso. Il beneficio di un sussidio si concentra
maggiormente sui compratori se il rapporto Ed/Eo grande e maggiormente sui
venditori se Ed/Eo piccolo. Come per limposta, data la curva di offerta, la

curva di domanda e lammontare del sussidio s possiamo calcolare prezzi e


quantit risultanti. Le stesse quattro condizioni necessarie per ottenere
lequilibrio di mercato si applicano anche al sussidio.
QD = QD (Pd) QO = QO (Po) QD = QO Pd Po=s





55
6

Capitolo 10: potere di mercato, monopolio


Il monopolio un mercato in cui opera un solo venditore in presenza di molti
acquirenti. Poich il monopolista lunico produttore di un bene, la curva della
domanda con cui si confronta quella dellintero mercato, che esprime la
relazione tra il prezzo che il monopolista percepisce e la quantit che offre in
vendita. Il monopsonio un mercato con un solo acquirente.
Il monopolio
Il monopolista ha il controllo totale sulla quantit di prodotto offerto alla
vendita. Tuttavia, ci non significa che il monopolista possa praticare qualsiasi
prezzo desideri, quantomeno se desidera massimizzare il profitto. Per
massimizzare il profitto, il monopolista deve innanzitutto determinare i suoi
costi e le caratteristiche della domanda di mercato. Una volta in possesso di
tale conoscenza, il monopolista deve decidere la quantit da produrre e
vendere, dopodich il prezzo percepito per unit di prodotto segue
direttamente dalla curva della domanda di mercato.
Ricavo medio e marginale ! il ricavo medio del monopolista, ossia il prezzo che
egli percepisce per unit venduta, precisamente la curva di domanda del
mercato. Per scegliere il livello di produzione che massimizza il profitto, il
monopolista deve conoscere anche il proprio ricavo marginale, ovvero la
variazione del ricavo risultante da una variazione unitaria della produzione.
Consideriamo unimpresa che affronta la curva di domanda seguente: P = 6 Q
Prezzo (P) Quantit (Q) Ricavo tot (R) Ricavo marginale (R) Ricavo medio (RM)
51555
42834
33913
2 4 8 -1 2








 

0
-



 


 



 


155

  


  
                    

  

 

Il ricavo totale dato da P x Q. Il ricavo marginale dato da es. (8-5)/(2-1) =


3. 8-5 si trova nei ricavi totali, 2-1 nelle quantit. Quando la curva di domanda
ha inclinazione negativa, il prezzo (ricavo medio) maggiore del ricavo
marginale poich tutte le unit sono vendute allo stesso prezzo. Se le
aumentano di 1 unit, il prezzo deve diminuire. In tal caso, per tutte le unit
vendute, e non solo per quella aggiuntiva, si avr un minore ricavo. La figura
traccia le curve del ricavo medio e del ricavo marginale per i dati riportati in
tabella e con la curva di domanda data.
-3 1







56



La scelta di produzione del monopolista ! qual la quantit che il monopolista


dovrebbe produrre? Per massimizzare il profitto, limpresa deve stabilire il
livello di produzione in modo che il ricavo marginale sia uguale al costo
marginale. Nella figura la curva di domanda di mercato D la curva di ricavo
medio del monopolista. Il ricavo marginale e il costo marginale sono uguali in
corrispondenza della quantit prodotta Q*. Poi, dalla curva di domanda
ricaviamo il prezzo P* corrispondente a tale quantit Q*. Se limpresa produce
una quantit inferiore, per esempio Q1, sacrifica parte del profitto, poich il
ricavo che potrebbe percepire dalla produzione e dalla vendita delle unit
comprese tra Q1 e Q* supera il costo sostenuto per produrle. In modo simile,
aumentando la produzione da Q* a Q2, il profitto si riduce perch il costo
aggiuntivo supera il ricavo aggiuntivo.



57
Se ad esempio il costo di produzione C(Q) = 50 + Q2, c un costo fisso di 50 e
un costo variabile Q2. Supponiamo che la domanda sia data da P(Q) = 40 Q.
Ponendo il ricavo marginale uguale al costo marginale, si pu verificare che il

profitto massimizzato quando Q = 10, un livello di produzione che corrisponde


al prezzo di 30 euro. Nella figura la parte (a) mostra il ricavo totale R, il costo
totale C e il profitto, vale a dire la differenza tra i primi due. La parte (b)
mostra il ricavo medio e marginale e il costo medio e marginale. Il ricavo
marginale la pendenza della curva del ricavo totale, mentre il costo marginale
la pendenza della curva del costo totale. Il livello di produzione che
massimizza il profitto Q* = 10, ossia il punto in cui il ricavo marginale
equivalente al costo marginale. A questo livello di produzione, linclinazione della
curva del profitto zero e le curve del ricavo totale e del costo totale hanno la
stessa pendenza. Il profitto per unit 15 euro, la differenza tra il ricavo
medio e il costo medio. Poich si producono 10 unit, il profitto totale pari a
150 euro.
Una regola empirica per la determinazione del prezzo ! vogliamo dunque tradurre la
condizione che il ricavo marginale deve essere uguale al costo marginale in una
regola empirica pi facile da applicare nella pratica:
(PC)/P=-(1/Ed )
Il membro sinistro il ricarico sul costo marginale (markup), espresso come
percentuale del prezzo. La relazione stabilisce che questo rapporto deve essere
uguale allopposto dellelasticit della domanda. (lespressione ha valore positivo
dato che lelasticit della domanda negativa). In modo equivalente, possiamo
riordinare lequazione in modo da esprimere il prezzo direttamente come
ricarico sul costo marginale.
P = C / 1 + ( 1/Ed )
Per esempio, se lelasticit della domanda -4 e il costo marginale 9 a unit,
il prezzo unitario dovrebbe
essere9/114 ! 9/0,75 ! 12.
Che rapporto c tra il prezzo applicato da un monopolista e quello che
prevarrebbe in un mercato
concorrenziale? In un mercato perfettamente concorrenziale il prezzo uguale
al costo marginale. Il



58
monopolista pratica un prezzo superiore al costo marginale, ma di un importo
inversamente proporzionale allelasticit della domanda.
Spostamenti nella domanda!in un mercato concorrenziale vi una chiara relazione
tra il prezzo e la quantit offerta. Tale relazione rappresentata dalla curva di
offerta che rappresenta il costo marginale di produzione per lindustria nel suo
insieme. La curva di offerta indica quale sar la quantit prodotta per ogni
livello di prezzo. Nel mercato monopolistico non esiste alcuna curva di offerta.
Non esiste una relazione uno a uno tra il prezzo e la quantit prodotta. Gli
spostamenti della domanda possono portare a variazioni di prezzo senza
variazioni della produzione, variazione della produzione senza variazioni di
prezzo o variazioni di entrambi. Lo spostamento della curva di domanda mostra
che non esiste alcuna curva di offerta in un mercato monopolistico. In (a) la
curva di domanda D1 si sposta sulla nuova curva di domanda D2, ma la nuova
curva di ricavo marginale R2 interseca il costo marginale sullo stesso punto della
precedente curva di ricavo marginale R1. Pertanto, la produzione che
massimizza il profitto rimane la stessa, sebbene il prezzo scenda da P1 a P2. In
(b) la nuova curva di ricavo marginale R2 interseca il costo marginale a un livello
di produzione pi elevato Q2. Tuttavia, poich la domanda ora pi elastica, il
prezzo rimane lo stesso.



59



Leffetto di unimposta ! anche unimposta sulla produzione pu avere un effetto


diverso sul monopolista rispetto a quello che avrebbe in unindustria
concorrenziale. In regime di monopolio pu accadere che il prezzo aumenti pi
dellammontare dellimposta. Supponiamo che venga introdotta unimposta
specifica pari a t, per la quale il monopolista debba versare t euro allo Stato
per ogni unit venduta. Pertanto, il costo marginale e il costo medio dellimpresa
aumentano di un importo pari allammontare dellimposta t. Se il costo marginale
originario dellimpresa era C, la scelta di produzione ottimale ora data da:
R = C + t
Graficamente spostiamo la curva di costo marginale verso lalto dellammontare
t e troviamo la nuova intersezione con il ricavo marginale, come illustrato in
figura. Qui Q0 e P0 rappresentano la quantit e il prezzo prima della tassa, Q1 e
P1 rappresentano la quantit e il prezzo dopo la tassa. Lo spostamento verso
lalto della curva di costo marginale determina una diminuzione della quantit e
un prezzo pi elevato. A volte il prezzo aumenta in misura minore dellimposta,
ma non sempre cos; nella figura per esempio il prezzo aumenta pi
dellimposta. Questo sarebbe impossibile in un mercato concorrenziale, ma pu

accadere in un mercato monopolistico, perch la relazione tra il prezzo


marginale e il costo marginale dipende dallelasticit della domanda.
Il potere monopolistico
Ora occorre spiegare perch ogni impresa, in un mercato di pi imprese,
affronti probabilmente una curva di domanda con pendenza negativa e, di
conseguenza, produca a un livello di produzione tale che il prezzo sia superiore
al costo marginale. La parte (a) mostra la domanda di mercato di spazzolini da
denti. La parte (b) mostra la domanda di spazzolini da denti dellimpresa A. con
il prezzo di mercato di 1,50 al pezzo, lelasticit del mercato pari a 1,5.
Limpresa A, in ogni caso, interagisce con una curva di domanda elastica DA a
causa della concorrenza di altre imprese. Al prezzo di 1,50, lelasticit della
domanda dellimpresa A pari a -6. Limpresa A ha un certo potere
monopolistico: il prezzo che massimizza il profitto pari a 1,50, maggiore del
costo marginale. La curva di domanda dellimpresa A dipende, quindi, sia dalla
differenziazione del suo prodotto rispetto a quello dei concorrenti, sia dalla
modalit con cui le quattro imprese competono tra di loro.



60
Misurazione del potere monopolistico ! per limpresa concorrenziale, il prezzo
uguale al costo marginale; per limpresa con potere monopolistico, il prezzo
superiore al costo marginale. Pertanto, un modo naturale per misurare il potere
monopolistico quello di esaminare lentit del divario tra prezzo che
massimizza il profitto e costo marginale. L indice Lerner del potere
monopolistico la differenza tra il prezzo e il costo marginale, divisa per il
prezzo:

L = ( P C ) / P
Lindice Lerner ha sempre un valore compreso tra zero e uno. Per unimpresa
perfettamente concorrenziale, P = C, perci L=0. Maggiore L, maggiore il
grado di potere monopolistico. Applicando lequazione analizzata qualche pagina
prima, sappiamo anche che:
L = ( P C ) / P = - 1 / Ed
Ricordiamo per che Ed rappresenta ora la curva di domanda dellimpresa e non
la curva di domanda di mercato. Se la domanda dellimpresa elastica, come in
(a), il ricarico contenuto e limpresa ha uno scarso potere monopolistico. E
vero il contrario se la domanda relativamente anelastica, come in (b).
Origini di potere monopolistico
Perch alcune imprese hanno un potere monopolistico notevole, mentre altre ne
hanno poco o nullo? Il potere monopolistico la capacit di stabilire un prezzo
superiore al costo marginale. Inoltre la differenza tra il prezzo e il costo
marginale inversamente proporzionale allelasticit della domanda che
limpresa affronta. Quindi, minore lelasticit della curva di domanda,
maggiore il potere monopolistico dellimpresa. Il determinante ultimo del
potere monopolistico quindi lelasticit della domanda dellimpresa. La vera
domanda dovrebbe pertanto essere, perch alcune impresa affrontano curve di
domanda pi elastiche rispetto a quelle di altre? Lelasticit della domanda di
unimpresa determinata da 3 fattori:
1.

Lelasticit della domanda di mercato: se presente ununica impresa, un


monopolista puro, la sua curva di domanda sar quella di mercato. In
questo caso, il grado di potere monopolistico dellimpresa dipende
interamente dallelasticit della domanda di mercato. Pi spesso, diverse
imprese sono in concorrenza tra loro, quindi lelasticit della domanda di
mercato stabilisce un limite inferiore allelasticit della domanda di
ciascuna impresa, in valore assoluto.

2.

Il numero delle imprese: a parit di altre condizioni, il potere


monopolistico di ciascuna impresa decresce con laumentare del numero di
imprese operanti nel mercato. Naturalmente ci che conto non solo il
numero totale delle imprese bens il numero degli attori principali, ossia le
imprese con una quota di






61
B+C
mercato significativa. Laumento del numero delle imprese pu soltanto ridurre
il potere monopolistico di ogni impresa gi presente. Un aspetto importante
della strategia concorrenziale quello di trovare metodi per creare barriere
allentrata.
3. Linterazione tra le imprese: ogni impresa teme che aumentando il prezzo
perder quota di mercato a vantaggio dei concorrenti con prezzo inferiore. Di
conseguenza avr poco potere monopolistico. Daltro canto le imprese
potrebbero scegliere di non concorrere tra loro ma colludere (violando le norme
antitrust) accettando di limitare la produzione e aumentare il prezzo. Il potere
monopolistico inferiore quando la concorrenza tra le imprese aggressiva ed
maggiore quando esse cooperano.


I costi sociali del potere monopolistico


Ricerca della rendita ! nella pratica, probabile che il costo sociale del potere
monopolistico superi la perdita secca data dalla somma di B e C. Il motivo che
limpresa pu adottare un comportamento di ricerca della rendita (rent
seeking): investire grandi quantit di denaro in attivit socialmente
improduttive per acquisire, mantenere o esercitare il proprio potere
monopolistico. La ricerca della rendita pu comportare attivit lobbistiche al

fine di ottenere normative pubbliche che tendano a rendere pi arduo lingresso


di potenziali concorrenti nel mercato.
Regolamentazioni dei prezzi ! le normative antitrust impediscono alle imprese di
accumulare un eccessivo potere monopolistico, a causa del costo sociale di
questultimo. Esaminiamo un altro mezzo con il quale il governo pu limitare il
potere monopolistico: la regolamentazione dei prezzi. In un mercato
concorrenziale la regolamentazione dei prezzi determina una perdita secca.
Tuttavia, non necessariamente cos se unimpresa detiene un potere
monopolistico. Al contrario, la regolamentazione dei prezzi pu eliminare la
perdita secca derivante dal potere monopolistico. Senza regolamentazione, il
monopolista produce Qm, e applica il prezzo Pm. Se il governo impone un tetto al
prezzo di P1, il ricavo medio e il ricavo marginale dellimpresa sono costanti e
uguali a P1 per livelli di produzione fino a Q1. Per livelli di produzione maggiori si
applicano le curve di ricavo medio e marginale. Pertanto, la nuova curva di ricavo
marginale la linea colorata scusa, che interseca la curva di costo marginale in
Q1. Quando il prezzo scende a Pc, nel punto in cui il costo marginale interseca il
ricavo medio, la produzione aumenta al valore massimo Qc. Questa la quantit
che sarebbe prodotta da un settore concorrenziale. Abbassando ulteriormente
il prezzo a P3 si riduce la produzione a Q3 e si determina una scarsit Q3 Q3.
Nel complesso, il potere monopolistico deleterio o vantaggioso per i
consumatori e i produttori? Possiamo rispondere a questa domanda
confrontando il surplus del consumatore e del produttore che si ottengono
quando un settore concorrenziale produce un bene con quelli che si ottengono
quando un monopolista serve lintero mercato. Il rettangolo e i triangoli colorati
mostrano le variazioni di surplus del consumatore e del produttore quando si
passa da prezzo e quantit concorrenziali, Pc e Qc, a prezzo e quantit di
monopolio, Pm e Qm. a causa del prezzo pi elevato, i consumatori perdono A + B
e il produttore guadagna A C.
La perdita secca derivante dal potere monopolistico



62



La regolamentazione del prezzo viene spesso adottata per i monopoli naturali,


come quelli relativi alle imprese dei servizi pubblici locali. Un monopolio naturale
unimpresa in grado di generare lintera produzione del mercato a un costo
inferiore a quello che sarebbe praticato in presenza di diverse imprese
La regolamentazione nella pratica ! il prezzo concorrenziale (Pc) si trova nel punto
in corrispondenza del quale le curve di costo marginale e di ricavo medio
(domanda) si intersecano. Lo stesso vale per un monopolio naturale: il prezzo
minimo applicabile si trova nel punto in corrispondenza del quale il costo medio e
la domanda di intersecano. Purtroppo, spesso difficile determinare con
precisione questi prezzi nella pratica, perch le curve di domanda e di costo
dellimpresa possono spostarsi con levolvere delle condizioni di mercato. Di
conseguenza, la regolamentazione di un monopolio si basa a volte sul tasso di
rendimento che il monopolista ottiene sul proprio capitale. Lente di
regolamentazione stabilisce il prezzo consentito in modo tale che tale tasso di
rendimento sia in qualche modo concorrenziale o equo. Questa pratica
denominata regolamentazione del tasso di rendimento: il massimo prezzo
consentito si basa sul tasso di rendimento (atteso) dellimpresa.
Limitazione del potere di mercato: le leggi antitrust

Il potere di mercato, sia esso controllato dai venditori o dagli acquirenti,


danneggia gli acquirenti o venditori potenziali che avrebbero potuto acquistare
o vendere a prezzi concorrenziali. In aggiunta il potere di mercato riduce la
produzione, e questo porta a una perdita secca. In che modo, quindi, la societ
pu limitare il potere di mercato e impedire che esso sia utilizzato in modo
anticoncorrenziale? Nel caso di un monopolio naturale, come quello di unazienda
di produzione di energia elettrica, la risposta la regolamentazione dei prezzi.
In linea pi generale, la risposta quella di impedire, in primo luogo, alle
imprese di acquisire troppo potere di mercato, e di limitare luso di tale potere
qualora venga acquisito. Negli stati uniti e in europa si affronta questa
problema ricorrendo alle leggi antitrust: una serie di regole e normative
studiate per promuovere uneconomia concorrenziale, vietando azioni che
limitino o che possano limitare, la concorrenza e limitando le forme di struttura
di mercato ammesse. La collusione implicita sotto forma di condotta parallela
pu anchessa essere interpretata come violazione della legge. La condotta
parallela una forma di collusione implicita nella quale unimpresa segue
coerentemente le azioni di unaltra. La legge considera illegale i prezzi
predatori, studiati per portare fuori dal mercato i concorrenti e scoraggiare
lingresso di nuovi soggetti.

63

Capitolo 12: concorrenza monopolistica e oligopolio


In questo capitolo prendiamo in esame strutture di mercato diverse dal
monopolio puro, nelle quali pu svilupparsi un potere monopolistico. Iniziamo con
ci che potrebbe apparire un ossimoro: la concorrenza monopolistica. I mercati
caratterizzati da concorrenza monopolistica sono simili a quelli perfettamente
concorrenziali sotto due aspetti: la presenza di molte imprese e la libert di
entrata e di uscita; ne differiscono, invece, per il fatto che il prodotto
differenziato: ogni impresa vende una diversa versione o marca dello stesso
prodotto, che si distingue dalle altre per qualit, aspetto o reputazione e che
prodotta esclusivamente dallimpresa proprietaria del marchio. La seconda
struttura di mercato che esamineremo loligopolio: un mercato in cui
concorrono solo poche imprese e caratterizzato da barriere che ostacolano
lentrata di nuove. I prodotti delle imprese possono essere differenziati
(mercato automobilistico) o indifferenziati (industria dellacciaio).
Concorrenza monopolistica
I mercati di concorrenza monopolistica hanno due caratteristiche
fondamentali:

1.

Le imprese concorrono vendendo prodotti differenziati che sono


altamente sostituibili, ma non perfetti sostituti. In altre parole,
lelasticit incrociata della domanda rispetto al prezzo grande ma non
infinita

2.

Esiste libert di entrata e di uscita: relativamente semplice per una


nuova impresa entrare nel mercato
con il proprio marchio, e per le imprese gi presenti abbandonare il
mercato quando il prodotto non pi redditizio.

Il mercato del dentifricio caratterizzato da concorrenza monopolistica,


mentre quello automobilistico si avvicina maggiormente a un oligopolio.
Equilibri di breve e lungo periodo ! come per il monopolio, nella concorrenza
monopolista le imprese affrontano curve di domanda con inclinazione negativa,
quindi dispongono di un certo grado di potere monopolistico. Ci non significa,
tuttavia, che le imprese di queste industrie realizzino alti profitti. Per chiarire
il concetto, esaminiamo il prezzo e il livello di produzione di equilibrio per
unimpresa attiva in unindustria di concorrenza monopolistica nel breve e nel
lungo periodo. Poich limpresa lunica produttrice del proprio marchio, la
curva di domanda con cui si confronta ha inclinazione negativa. Il prezzo
maggiore del costo marginale e limpresa gode di un potere di monopolio. Nel
breve periodo, a cui si riferisce la parte (a), il prezzo superiore anche al
costo medio e limpresa realizza il profitto rappresentato dal rettangolo
colorato. Nel lungo
periodo, questo profitto attrae nuove imprese e marchi concorrenti; la quota di
mercato dellimpresa si riduce e la sua curva di domanda si sposta verso il
basso. Nellequilibrio di lungo periodo, descritto nella parte (b) il prezzo
uguale al costo medio, quindi limpresa ottiene un



64
profitto nullo nonostante il potere monopolistico.
Concorrenza monopolistica ed efficienza economica ! lattrattiva dei mercati
perfettamente concorrenziali lefficienza economica: a condizione che non vi
siano esternalit e che nulla ostacoli il funzionamento del mercato, il surplus
complessivo di consumatori e produttori massimo. La concorrenza
monopolistica simile alla concorrenza per alcuni aspetti, ma anche una
struttura di mercato efficiente? Per rispondere a questa domanda
confrontiamo lequilibrio di mercato di lungo periodo di unindustria
caratterizzata da concorrenza monopolistica e lequilibrio di lungo periodo di
unindustria perfettamente concorrenziale. Quando la concorrenza perfetta,
come in (a), il prezzo uguale al costo marginale, mentre nel caso della
concorrenza monopolistica il prezzo maggiore del costo marginale e si ha
quindi una perdita secca, rappresentata dallarea colorata nella parte (b). In
entrambi i tipi di mercato nuove imprese entrano nellindustria fino a quando i
profitti non diventano nulli. Nella concorrenza perfetta, la curva di domanda
per le imprese orizzontale, quindi il punto in cui il profitto nullo corrisponde
al punto in cui il costo medio minimo. Nel caso della concorrenza monopolistica
la curva di domanda ha inclinazione negativa, quindi il punto in cui il profitto
nullo si trova a sinistra del punto di minimo del costo medio. Nel valutare la
concorrenza monopolistica, occorre bilanciare queste inefficienze con il
vantaggio che la diversit dei prodotti rappresenta per i consumatori.

La concorrenza monopolistica va dunque considerata una struttura di mercato


indesiderabile dal punto di vista sociale, che dovrebbe essere regolamentata?
La risposta probabilmente negativa, per due ragioni:
1.

Nella maggior parte dei mercati a concorrenza monopolistica, il potere di


monopolio limitato.

2.

Ogni inefficienza deve essere ponderata con un importante beneficio


della concorrenza monopolistica: la diversificazione dei prodotti. La
maggior parte dei consumatori attribuisce un valore positivo alla
disponibilit di unampia scelta di marchi concorrenti.

Oligopolio
Nei mercati oligopolistici i prodotti possono essere differenziati o meno; ci
che conta che poche imprese sono titolari della maggior parte o della totalit
della produzione. In alcuni mercati oligopolistici, una parte o tutte le imprese
realizzano consistenti profitti di lungo periodo perch esistono barriere
allentrata che rendono difficile o impossibile lingresso nel mercato di nuove
imprese. In un mercato perfettamente concorrenziale il prezzo di equilibrio
quello che fa si che la quantit domandata sia uguale alla quantit offerta. Nel
caso del monopolio, lequilibrio si ha invece quando il ricavo marginale uguale al
costo marginale. Infine, studiando la concorrenza monopolistica abbiamo visto
che lequilibrio di lungo periodo si verifica quando lingresso di nuove imprese
porta a zero i profitti. Nel caso delloligopolio, ogni impresa motivata a
operare al meglio delle proprie



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possibilit dato il comportamento delle imprese concorrenti. Poich limpresa si


comporta nel modo migliore possibile dato il comportamento dei concorrenti,
naturale presumere che i concorrenti si comportino nel modo migliore possibile
dato il comportamento dellimpresa in questione. Ciascuna impresa, quindi,
prende in considerazione i suoi concorrenti e ipotizza che essi facciano
altrettanto.
L equilibrio di Nash afferma infatti che ciascuna impresa si comporta nel modo
migliore possibile date le azioni dei concorrenti. Per mantenere lanalisi al livello
pi semplice possibile, in questo capitolo ci concentriamo principalmente sui
mercati nei quali concorrono due imprese, ovvero sui duopoli, nei quali ciascuna
impresa ha un solo concorrente di cui tenere conto nel prendere le proprie
decisioni.
Il modello di Cournot ! supponiamo che le imprese producano un bene omogeneo e
conoscano la curva di domanda di mercato. Ciascuna impresa deve decidere
quanto produrre e i due concorrenti prendono le rispettive decisioni
contemporaneamente. Nel modello di Cournot essenziale il fatto che ciascuna
impresa considera fisso il livello di produzione del concorrente nel compiere la
propria scelta di produzione. Il livello di produzione che massimizza il profitto
per limpresa 1 dipende dalla quantit che verr prodotta dallimpresa 2. Se la
prima impresa ritiene che la seconda non produrr nulla, la sua curva di
domanda D1(0) coincide con la curva di domanda di mercato. La corrispondente
curva del ricavo marginale, indicata con R1(0), interseca la curva del costo
marginale dellimpresa 1 (C1) in corrispondenza del livello di produzione 50. Se
limpresa 1 ritiene che limpresa 2 produrr 50 unit, la sua curva di domanda
D1(50) risulta traslata verso sinistra della medesima quantit e la
massimizzazione del profitto corrisponde ora a una produzione di 25 unit.
Infine, se ritiene che limpresa 2 produrr 75 unit, limpresa 1 produce solo
12,5 unit. Fuori dal disegno possiamo supporre che limpresa 1 ritenga che
limpresa 2 produrr 100 unit. La curva di domanda e la curva del ricavo
marginale dellimpresa 1 in questo caso intersecano la curva del costo marginale
sullasse verticale e quindi limpresa 1 non dovrebbe produrre nulla.



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Il livello di produzione che massimizza il profitto per limpresa 1 , quindi, una
relazione decrescente del livello di produzione presunto dellimpresa 2.
Definiamo questa relazione curva di reazione (o funzione di reazione) e la
indichiamo con Q*1(Q2). Questa curva rappresentata dalla prossima figura,
dove le x indicano le quattro combinazioni di livelli di produzione considerate in
precedenza. La curva di reazione dellimpresa 1 esprime la quantit prodotta
dallimpresa in funzione della quantit che essa ritiene sar prodotta
dallimpresa concorrente. La curva di reazione dellimpresa 2 esprime il livello di
produzione dellimpresa come funzione della quantit che essa ritiene verr
prodotta dal concorrente. Nellequilibrio di Cournot, ciascuna impresa ipotizza
correttamente la quantit prodotta dal concorrente e massimizza il proprio
profitto. I livelli di produzione in equilibrio, quindi, sono quelli corrispondenti
allintersezione tra le due curve di reazione e nellinsieme costituiscono
lequilibrio di Cournot. In questa situazione di equilibrio, ciascuna impresa ipotizza

correttamente la quantit che verr prodotta dal concorrente e in base a


questa massimizza il proprio profitto.
Il modello di Stackelberg ! abbiamo ipotizzato che i duo polisti compiano le
rispettive scelte di produzione contemporaneamente. Vediamo ora che cosa
accade quando una delle due imprese pu fissare per prima il proprio livello di
produzione. Supponiamo che limpresa 1 scelga per prima il proprio livello di
produzione e che limpresa 2 scelga dopo avere osservato la decisione di 1. Nella
sua decisione, limpresa 1 deve perci tenere conto del modo in cui limpresa 2
reagir. Questo modello di Stackelberg del duopolio differisce da quello di
Cournot, nel quale nessuna delle due imprese ha lopportunit di reagire. Il
modello di Stackelberg un modello di oligopolio nel quale una delle imprese
decide il proprio livello di produzione prima delle altre.7
Concorrenza nel prezzo
Il modello di Bertrand un modello di oligopolio nel quale le imprese producono un
bene omogeneo, ogni impresa considera fisso il prezzo scelto dai concorrenti e
tutte le imprese decidono simultaneamente quale prezzo applicare.
Concorrenza e collusione
Lequilibrio di Nash di tipo non cooperativo: ogni impresa sceglie lopzione che
gli garantisce il maggiore profitto possibile, date le azioni dei concorrenti. Il
profitto realizzato da ciascuna impresa maggiore di quello che otterrebbe in
condizioni di perfetta concorrenza, ma minore di quello garantito da un accordo
collusivo. La collusione illegale. Ma se la cooperazione pu condurre a profitto
maggiori, perch le imprese non cooperano senza colludere esplicitamente? Se
unimpresa e il suo concorrente potessero individuare il prezzo su cui
concorderebbero se potessero colludere, perch non scegliere semplicemente
tale prezzo e sperare che il concorrente faccia lo stesso? Se il concorrente
facesse lo stesso, entrambi guadagnerebbero di pi. Il problema che il
concorrente probabilmente non sceglier il prezzo che corrisponde allaccordo
di collusione, perch sapendo che laltra impresa sceglier il prezzo collusivo,
pu ottenere risultati migliori fissando un prezzo pi basso.



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La matrice dei playoff ! nel decidere quale prezzo scegliere, le due imprese
partecipano a un gioco non cooperativo: ciascuna delle due sceglie in modo
indipendente il comportamento migliore tenendo conto del concorrente. La
tabella detta matrice del playoff del gioco perch indica il profitto o playoff
ottenuto da ciascuna impresa date la sua decisione e quella del concorrente.
Impresa 2
Il dilemma del prigioniero ! un esempio classico della teoria dei giochi, chiamato
dilemma del prigioniero, illustra il problema affrontato dalle imprese di un
oligopolio: due prigionieri sono accusati di avere commesso un crimine in
complicit; sono rinchiusi in celle separate e non possono comunicare tra di loro.
A ciascuno dei due viene chiesto di confessare. Se entrambi confessano,
entrambi verranno condannati a 5 anni di carcere. Se nessuno dei due confessa,
il processo diventa difficoltoso ed entrambi possono aspettarsi di riuscire a
patteggiare la pena e di essere condannati a due anni di reclusione. Se per uno

dei prigionieri confessa, mentre laltro non lo fa, il primo verr condannato
solamente a un anno, laltro rimarr in prigione per 10 anni. Cosa fare?
Prigioniero B
Prigioniero A Confessare -5,-5 -1,-10
Come si vede, i due prigionieri si trovano di fronte a un dilemma: se potessero
accordarsi per non confessare, ognuno dei due sconterebbe solo due anni di
prigione, ma non hanno la possibilit di parlarsi e anche se lavessero,
potrebbero fidarsi luno dellaltro? Se il prigioniero A non confessa, corre il
rischio che il suo complice tenti di trarne vantaggio. Dopotutto,
indipendentemente dalla scelta del prigioniero A, per il prigioniero B sempre
conveniente confessare. E vale anche il contrario. Le imprese di oligopolio
spesso si trovano in una situazione analoga.
Rigidit dei prezzi
Dato che la collusione implicita tende alla fragilit, le imprese oligopolistiche
apprezzano e ricercano la stabilit dei prezzi. Questa la ragione per cui i
mercati oligopolistici sono spesso caratterizzati da rigidit dei prezzi. La
rigidit dei prezzi alla base del modello a curva di domanda ad angolo
delloligopolio. Secondo questo modello, ciascuna impresa si confronta con una
curva di domanda che presenta un angolo in corrispondenza del prezzo corrente
P*. Per i prezzi superiori a P*, la curva di domanda molto elastica. La ragione
di ci che limpresa ritiene che se innalzasse il prezzo al di sopra del livello P*
non sarebbe imitata dai concorrenti e di conseguenza perderebbe buona parte
della propria quota di mercato. Viceversa, limpresa ritiene che se abbassasse il
prezzo al di sotto di P* i concorrenti farebbero lo stesso per non




     

Impresa 1 Prezzo 4 12,12 20,4


Prezzo 6
Prezzo 4
      






Confessare





4,20
Prezzo 6





16,16





  

Non confessare



  

Non confessare




-10,-1
-2,-2


 

  




  










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perdere le loro quote di mercato e che le vendite aumenterebbero solo nella
misura in cui il prezzo di mercato pi basso incrementerebbe la domanda di
mercato complessiva. Dato che la curva di domanda dellimpresa ad angolo, la
curva del ricavo marginale discontinua.
Segnalazione del prezzo e leadership di prezzo ! un significativo ostacolo alla
collusione implicita dato dal fatto che per le imprese difficile accordarsi sul
prezzo. Coordinarsi particolarmente difficoltoso quando le condizioni dei
costi e della domanda variano. La segnalazione del prezzo una forma di
collusione implicita che a volte consente di aggirare questo problema.
Unimpresa pu annunciare (per esempio a mezzo stampa) di avere aumentato il
prezzo, nella speranza che i concorrenti percepiscano lannuncio come un invito

ad aumentare a loro volta i prezzi. Se i concorrenti seguono linvito, tutte le


imprese realizzano profitti pi alti. A volte si stabilisce uno schema di
collaborazione in base al quale una delle imprese annuncia regolarmente le
variazioni di prezzo e le altre imprese dellindustria la seguono. Questo lo
schema detto leadership di prezzo: una delle imprese considerata leader e le
altre rispondono alle sue iniziative.

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