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Corso di Economia 2014-15 (SECONDA PARTE: MACROECONOMIA)

dalle lezioni del prof. Antonio Lopes


Bibliografia
1) BOCCELLA, IMBRIANI, MORONE Analisi microeconomiche e scelte pubbliche
(2014)
2) IMBRIANI, LOPES Macroeconomia (2013)

1. Introduzione.
La macroeconomia studia il comportamento aggregato del sistema
economico e non, come la microeconomia, il comportamento dei singoli
individui e delle singole imprese.
Non esiste oggi una teoria macroeconomica unanimemente accettata, vi
sono molte controversie per tre motivi:
1. In economia non possibile replicare un fenomeno in laboratorio
attraverso il metodo sperimentale.
2. Loggetto di studio delleconomia possiede una dimensione storica.
La struttura economica di una societ cambia con il passare del
tempo, con il progresso tecnologico e il cambiamento della qualit
della vita.
3. Leconomista studia questioni della societ in cui vive e di cui egli
parte integrante, non come lo scienziato che studia dall'esterno un
fenomeno. Sar condizionato dai propri giudizi di valore.
Dalla microeconomia alla macroeconomia
Eormai invalsa la distinzione tra microeconomia e macroeconomia.
La prima propone una trattazione dettagliata delle decisioni individuali in
merito a beni particolari.
L'analisi macroeconomica si sofferma sulle interazioni deventi particolari
nel sistema economico nel suo complesso. Lanalisi degli aggregati
macroeconomici (Produzione, consumi , investimenti, Spesa pubblica,
Esportazioni, Importazioni, occupazione ecc.)
IL PRODOTTO INTERNO LORDO (PIL)
Vi sono tre metodi di calcolo del PIL: spesa finale complessiva, somma
dei valori aggiunti e somma dei redditi.
Il PIL come spesa finale aggregata.
Valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un sistema economico in un
dato periodo di tempo.

Corso di Economia 2014-15 prof. Lopes. Appunti.

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Esempio: in un sistema economico formato da 2 imprese

Impresa metalmeccanica A
Ricavi
Costi di cui:
Salari
Profitti

100
80
80

Il PIL pari a 200 euro ossia il


valore finale produzione di
auto.

20

Impresa automobilistica B
Ricavi
Costi di cui:
Salari
Acquisto di acciaio
Profitti

200
170
70
100
30

Impresa integrata metallurgica ed automobilistica


Ricavi
200
Costi di cui:
150
Salari (reparto metallurgico)
80
Salari (reparto auto)
70
Profitti
50

PIL come somma del valore aggiunto.


Il PIL pu anche essere definito come la somma del valore aggiunto
rilevato nei vari settori produttivi di un sistema economico in un dato
periodo di tempo.
Il valore aggiunto definito come il valore della produzione al netto
del valore dei beni intermedi utilizzati nel processo produttivo. La
differenza tra il valore dei ricavi e dei beni intermedi

Valore aggiunto dell'impresa Metalmeccanica A


Valore aggiunto dell'impresa Automobilistica B
PIL Somma dei valori aggiunti
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=
=

100
(200 - 100)
200
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l PIL anche uguale alla somma dei redditi distribuiti a tutti i


partecipanti al processo produttivo in un dato periodo.

Redditi da lavoro Impresa A 80


Redditi da lavoro Impresa B 70
Profitti Impresa A
20
Profitti Impresa B
30
PIL
200
IL CALCOLO DEL PIL COME SPESA AGGREGATA.
Abbiamo considerato il PIL come linsieme dei redditi spettanti a coloro
che hanno partecipato a vario titolo alla produzione; naturalmente
quest'ultima dovr essere acquistata sul mercato.
Il PIL pu essere visto come spesa e quindi domanda di beni che i
diversi operatori presenti nel sistema economico effettuano nel lasso di
tempo considerato.
Nel nostro esempio abbiamo visto che il PIL, inteso come somma dei
redditi spettanti ai partecipanti a vario titolo al processo
produttivo fosse pari a 200 e rappresentasse il valore della
produzione di automobili.
Il valore della produzione di automobili pu anche essere visto come
l'ammontare della spesa complessiva che gli operatori effettuano
per acquistarle nel corso del periodo considerato.
Il prodotto interno lordo pu essere visto anche come domanda
aggregata di beni e di servizi prodotti in un paese.
Dobbiamo ora e prendere in esame le sue componenti, vale a dire i
diversi motivi per cui il PIL viene impiegato e quindi domandato.
Le componenti della domanda aggregata di beni e servizi prodotti in un
paese sono quattro:
1. la spesa in consumi delle famiglie (C); l
2. a spesa in investimenti lordi delle imprese (I);
3. gli acquisti di beni e servizi da parte di tutti gli enti appartenenti
alla pubblica amministrazione (G);

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4. le esportazioni nette, ossia la differenza tra le esportazioni(X) e le


importazioni(M) di beni e servizi (NX).

C: La spesa per consumi delle famiglie comprende le spese per


l'acquisto, da parte delle famiglie, di qualunque bene e servizio incluse le
spese per lacquisto di beni durevoli.
In Italia i consumi rappresentano in media il 50% del PIL.

G: La seconda componente per importanza la spesa in beni e servizi


effettuata dalla Pubblica Amministrazione.
In questa voce rientrano, per esempio, le spese per la difesa nazionale,
quelle per la manutenzione delle strade sostenute sia dallo Stato sia
dalle amministrazioni locali e gli stipendi dei dipendenti pubblici; oscilla
attualmente al 35% del PIL.
I trasferimenti della pubblica amministrazione (es. pensioni) sono
esclusi dal calcolo del PIL, poich non rappresentano acquisti finali di
beni o servizi.
Definiamo la somma dei trasferimenti e degli acquisti pubblici di beni e
servizi come spesa pubblica.
Nel caso italiano se sommiamo queste due voci, arriviamo al 50% del PIL.

I: La voce investimenti lordi effettuati dalle imprese private, ossia


comprensivi degli ammortamenti, sta a indicare un'aggiunta allo stock
fisico di capitale.
Rientrano invece negli investimenti la costruzione di abitazioni, uffici e
stabilimenti, lacquisto di macchinari e gli incrementi delle scorte da
parte delle imprese.
In Italia gli investimenti lordi, comprensivi della variazione delle scorte,
hanno rappresentato circa il 15% del PIL.

NX: La voce esportazioni nette di beni e servizi indica la differenza tra


quanto gli stranieri spendono per acquistare prodotti del nostro paese e
quanto spendiamo noi per acquistare prodotti esteri.
Ci che gli stranieri spendono per acquistare prodotti del nostro paese

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(esportazioni X) va ad accrescere la domanda di beni e servizi interni;


viceversa, ci che noi spendiamo per acquistare prodotti esteri
(importazioni M) va sottratta dalla domanda di beni e servizi nazionali.
La differenza tra esportazioni e importazioni, vale a dire le esportazioni
nette NX, una delle componenti della domanda aggregata di prodotti
nazionali.
IL PRODOTTO INTERNO NETTO (PIN)
In Italia le esportazioni e le importazioni sono mediamente pari al 30%
del PIL e quindi il saldo tendezialmente nullo.
Il prodotto interno netto (PIN) pari al PIL, meno gli accantonamenti per
il deprezzamento del capitale, vale a dire gli ammortamenti.
Il PIN, pertanto, offre una misura pi precisa del valore netto dei beni
prodotti in un paese in un determinato periodo: esso dato dalla
differenza tra il valore complessivo dei beni e servizi finali prodotti e il
valore del capitale logorato per produrli.
Redditi netti all'estero.
Tra i pagamenti ai fattori produttivi rientrano i redditi percepiti allestero
da fattori produttivi del nostro paese.
Per esempio, il PIL dellItalia comprende anche i profitti degli stabilimenti
della Fiat che sorgono in territorio statunitense.
Al contrario dal PIL italiano vanno esclusi i redditi percepiti in Italia da
fattori produttivi esteri che operano nel nostro paese.
Si pensi ad esempio, i salari corrisposti ai lavoratori stranieri che
lavorano nel nostro paese.
Se al PIN si aggiungono questi redditi netti dallestero si ottiene il
reddito nazionale netto (RNN).
Il reddito nazionale netto viene ripartito tra i diversi fattori produttivi.
A tale riguardo le rilevazioni statistiche considerano, da un lato, i redditi
da lavoro dipendente e, dallaltro, un aggregato pi eterogeneo, il
risultato lordo di gestione.
In esso sono inclusi i profitti degli imprenditori e le rendite percepite dai
possessori di immobili, terreni ecc.

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Nel seguito, per semplicit, ignoreremo gli ammortamenti e quindi la


differenza tra prodotto interno lordo e prodotto interno netto.
Inoltre non terremo conto nemmeno dei redditi netti dallestero.
Date queste semplificazioni, ci riferiremo al reddito nazionale e al PIL
chiamandoli anche, indifferentemente, reddito o prodotto Y.

Y C I G NX
L'eguaglianza tra risparmio e Investimento.
Indichiamo con Y il livello di produzione in un sistema economico
semplificato, nel quale non esistono n una pubblica amministrazione n
scambi con lestero.
C la spesa per consumi effettuata dalle famiglie e I quella per
investimenti realizzata dalle imprese.
Le uscite complessive che registrano le famiglie e le imprese sono quindi
pari alla spesa globale Y in consumi e investimenti.
Y =C + I

I prodotti invenduti vanno ad accrescere le scorte, e quindi fanno parte


degli investimenti.
le famiglie ricevono un reddito Y il quale pari al valore della produzione
che esse a vario titolo hanno contribuito a produrre.
Le entrate complessive che registrano le famiglie sono quindi utilizzate
in parte per lacquisto di beni di consumo (C) e in parte risparmiato (S).
Y =S+C

Quindi possiamo eguagliare 2 identit:


C+ I =C + S
I =S

Reddito (Y) inteso come uscita (Domanda)

Consumo + Investimento

Reddito (Y) inteso come entrata (Offerta)

Consumo + Risparmio

Investimento

Risparmio

Introduciamo il settore pubblico e Indichiamo con G gli acquisti di beni e


servizi, con TA tutte le imposte e con TR indichiamo invece i trasferimenti
pubblici al settore privato.
Y =C + I+G

Le famiglie utilizzano il reddito Y guadagnato in tre modi: in acquisti di


beni di consumo C, in pagamenti di imposte TA, meno i trasferimenti TR

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che costituiscono una entrata, e in risparmio S.


Y =C +(TATR)+ S
Eguagliamo le due identit e riordiniamo i termini:
C+ I +G=C +(TATR )+ S
S=I +(G+TRTA )

Il risparmio delle famiglie, oltre a finanziare gli investimenti delle imprese


finanzia anche il disavanzo del settore pubblico (G + TR TA).
Identit investimento-risparmio con settore pubblico
Reddito (Y) inteso come uscita (Domanda)

Consumo + Investimento +
Spesa pubblica

Reddito (Y) inteso come entrata (Offerta)

Consumo + Risparmio +
Imposte
al
netto
dei
trasferimenti pubblici

Investimento + disavanzo pubblico

Risparmio

Consideriamo anche il resto del mondo:


La spesa aggregata, oltre ad essere effettuata dai residenti, effettuata
anche da operatori non residenti che acquisteranno beni e servizi
nazionali, sotto forma di esportazioni (X).
Alle risorse disponibili all'interno del paese pari alla produzione nazionale
costituita dal PIL occorrer aggiungervi i beni e servizi provenienti
dall'estero, ossia le importazioni (M).
Y =C + I +G+ X

Le famiglie utilizzano il reddito Y percepito in quattro modi: in consumi C,


in pagamenti di imposte TA, meno i trasferimenti TR che costituiscono
una entrata, in risparmio S e nell'acquisto di beni prodotti all'estero, ossia
in importazioni M:
Y =C +(TATR)+ S+ M

Eguagliamo le due identit precedenti:


C+(TATR )+S + M =C + I +G+ X

E quindi:
S=I +(G+TRTA )+( XM )

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Il risparmio, oltre a finanziare gli investimenti delle imprese ed il


disavanzo del settore pubblico, finanzia anche l'eccesso delle
esportazioni sulle importazioni, ossia l'eccesso degli acquisti di beni che il
resto del mondo effettua nel nostro paese rispetto a quanto noi
acquistiamo dall'estero.
Reddito (Y)
(Domanda)

inteso

come

uscita

Consumo + Investimento + Spesa pubblica +


Esportazioni

Reddito (Y) inteso come entrata


(Offerta)

Consumo + Risparmio + Imposte al netto dei


trasferimenti pubblici + Importazioni

Investimento + disavanzo pubblico +


(Esportazioni - Importazioni)

Risparmio

Il PIL nominale e reale.


Il PIL nominale uguale alla somma delle quantit di beni e servizi finali
prodotti nel sistema economico valutate al loro prezzo corrente.

Il PIL in termini nominali o a prezzi correnti cresciuto nel 2003 rispetto


al 2002 del 10%.
Le variazioni del PIL nominale, detto anche a prezzi correnti, riflettono sia
cambiamenti nei prezzi sia cambiamenti nelle quantit.
Variazioni del PIL reale, detto anche a prezzi costanti, riflettono solo
cambiamenti nelle quantit prodotte.
Calcoliamo il PIL nel 2003 a prezzi costanti, ossia assumendo che i prezzi
siano rimasti quelli del 2002.
In questo caso il PIL reale scende del 7,6% rispetto al livello del 2002,
come risultato di una media ponderata della riduzione del 12% nella
produzione effettiva di burro, e di quella del 6,5% nella produzione di
matite.

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I PREZZI.
Uno degli obiettivi della teoria macroeconomica,come si accennato in
precedenza, di spiegare il livello generale dei prezzi e le sue variazioni
nel tempo.
Per utilizzare la teoria, abbiamo bisogno di una stima empirica del
livello generale dei prezzi. Una possibile misura di questa grandezza
data dal deflatore implicito del PIL (o, pi in sintesi, deflatore del
PIL) pu essere calcolato come segue:
deflatore implicito del PIL = (PIL nominale/PIL reale) x 100
Nel nostro esempio il deflatore del PIL : (PIL nominale/PIL reale) x 100 =
(550/462) x 100 = 119. In altri termini, il prezzo del bene medio
cresciuto de1 19% tra il 2002 ed il 2003.
Questo valore una media ponderata dell'incremento percentuale del
prezzo del burro, pari al 15%, e di quello delle matite, pari al 20%.
Si noti che i pesi usati per determinare la variazione percentuale media
sono le quote, in valore, dei due beni nel PIL del 2003, ossia 0,18 e 0,82,
rispettivamente.
Il deflatore usato per deflazionare (ossia depurare dall'inflazione,
che la variazione del livello generale dei prezzi)

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2. Il reddito di equilibrio e la teoria del moltiplicatore.


Andremo a vedere come la domanda aggregata raggiunge il punto di
equilibrio macroeconomico, ovvero in che modo raggiunge l'uguaglianza
con l'offerta aggregata.
In questo modello ci sono aspetti del pensiero keynesiano: a seconda
dell'elevazione del reddito si determina la domanda.
detto anche modello reddito-spesa, poich il reddito dipende dalla
spesa.
Faremo 2 analisi. In una ci sar solo il settore privato, successivamente
inseriremo il settore pubblico.
Ipotesi di partenza:
ci sono le famiglie, che acquistano beni di consumo
ci sono le imprese, che investono in beni capitali
i prezzi li consideriamo come esogeni, dati predeterminati e
costanti
in questo modello la capacit produttiva non utilizzata
completamente. N il lavoro n il capitale scarseggiano. Ci
comporta che un aumento di domanda pu tranquillamente essere
sostenuto e corrisposto dall'aumento di produzione senza causare
tensione.
EQUILIBRIO: Y=C+I
Non si tratta pi di un eguaglianza contabile ex-post. Adesso dobbiamo
capire il livello del reddito che ci permette di realizzare l'equazione.
Dobbiamo capire quali variabili sono indipendenti e quali no.
Innanzitutto scomponiamo il consumo: C=c0+c1Y
c0 rappresenta il consumo autonomo, quello che consumiamo a
prescindere da Y. Tutte le variabili con uno 0 pedice sono variabili autonome,
le consideriamo esogene, ovvero come date.

c1 la propensione marginale al consumo. un valore


compreso tra 0 e 1, questo perch per
ogni euro di reddito ci sar una parte di
quell'euro che verr risparmiata e l'altra
parte sar consumata.
Nel grafico vediamo la funzione keynesiana del
consumo. La pendenza della retta data da c1 .
Osserviamo che la retta non parte dall'origine,
ma da un livello predeterminato di c0.

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Il risparmio (S).

S = Y-C = Y-[c0+c1Y] = -c0+(1-c1)Y


(1-c1) la propensione marginale al risparmio. La parte di
quell'euro di cui parlavamo prima che non stata consumata.

Propensione media al consumo


Propensione marg. al consumo

C
Propensione media al risparmio
Y
C
Propensione marg. al risparmio
Y

S
Y
S
Y

Il ruolo degli investimenti delle imprese.


la decisione di aumentare o ridurre lo stock di capitale, come
l'acquisto di nuovi macchinari.
Da cosa sono influenzati?
L'imprenditore deve confrontare i rendimenti attesi con i costi che
deve affrontare. I costi dipendono dalle risorse finanziarie
disponibili, quindi, nel caso esse manchino, dal tasso di interesse di
una banca pronte a prestare.
Nel caso in cui l'imprenditore sia gi in possesso delle risorse da
investire, l'investimento dipender dal costo-opportunit, che
l'insieme dei costi impliciti ed espliciti, ad esempio: se acquisto beni
capitali non potr investire sul mercato finanziario. Anche in questo
caso la mia decisione sar influenzata dal tasso di interesse.
Un altro fattore che influenza gli investimenti sono le aspettative
dell'imprenditore rispetto all'andamento del mercato. Una misura
dei costi che l'imprenditore pu affrontare pu essere data dal tasso
medio di interesse.
Possiamo immaginare che la spesa in investimenti sia gi stata decisa, la
consideriamo quindi come variabile autonoma. Sar quindi I 0.
Conosciamo le variabili I0 e c0 , mentre c1 non una variabile, ma un
parametro. Dobbiamo determinare Y e C.
Y-c1Y = c0+I0
Y(1-c1) = c0+I0
Y* non pi un'incognita. Y* = (1/1-c1) (c0+I0)
Il reddito di equilibrio Y* uguale al moltiplicatore della spesa autonoma
(1/1-c1) x la spesa autonoma rappresentata da (c0+I0)
Ne consegue che all'aumentare della spesa autonoma, aumenta il
reddito di equilibrio.
Il moltiplicatore della spesa autonoma sempre maggiore di 1. Amplifica

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gli effetti delle componenti autonome e determina l'entit della


variazione di Y nelle due direzioni.
Determinati consumi e reddito di equilibrio, ho determinato anche il
Risparmio.
Y*-C*=R
In questo modello i risparmi sono la conseguenza degli investimenti: gli
investimenti determinano il risparmio.
Costruiamo la rappresentazione grafica del modello reddito-spesa.
La retta a 45 rappresenta tutti i punti
equidistanti dai due assi. Il punto di
equilibrio dove la funzione di spesa
aggregata incontra la retta a 45 e
contemporaneamente il risparmio
uguale agli investimenti.
Se l'offerta eccede la domanda,
ovvero se c' un eccesso di risparmio
rispetto agli investimenti, le imprese
ridurranno la produzione. L'offerta si
adeguer alla domanda, scenderanno i
redditi e i risparmi.
Questa analisi importante perch ci fa capire l'importanza del settore
pubblico.
Inseriamo il settore pubblico nella nostra analisi G, che rappresenta la
spesa pubblica e T, che sono le imposte al nesso dei trasferimenti,
ovvero TA-TR. G e T sono variabili predeterminate, che saranno decise
arbitrariamente dai governi: quante tasse imporre e quante spese
effettuare.
Y=C+I+G
C= (Y T)
Y= c0+c1(Y T) + I + G
Y*= (1/1 c1) (c0 c1 T +I + G)
Se i governi vogliono spostare il punto di equilibrio E pi a destra,
aumenteranno G, aumentando la spesa aggregata.
Y= (1/1 c1) G
Se il moltiplicatore 4 ed aumento la spesa pubblica di 100, il reddito
aumenter di 400. 400= (4) 100

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Vediamo l'esempio a pag. 55 del manuale:


se c1 = 4/5 = 0,8
1/1-0,8 = 5
1000 = G => 5000
Reiter- Incremento calcolo
azione di spesa

Incremento
di reddito

1000

1 x 1000

1000

800

0,8 x 1000

800

640

0,8 x 0,8 x 1000

640

512

0,8 x 0,8 x 0,8 x 1000

512

L'effetto moltiplicativo sar tanto pi alto quanto pi alta sar la


propensione marginale al consumo. Se la propensione al consumo
bassa il reddito scender sempre pi.
Questo da luogo al cosiddetto paradosso della parsimonia: pi si
risparmia, meno il reddito si incrementa. Pi si parsimoniosi, pi
difficile far riprendere l'economia.
Ad ogni modo, l'effetto moltiplicativo man mano si ridurr fino ad
annullarsi.
Che succede se invece di aumentare la spesa pubblica si aumentano le
tasse?
Y* = (1/1-c1) (+c1+I-c1-T+G)
+c1 diventa negativo: -c1
Y= ( c1/1 c1)
se lo stato aumenta le tasse di 100 il reddito diminuisce di 400. Con
l'aumento delle tasse diminuisce la domanda aggregata.
Se lo stato decide di spendere senza incassare incorre in disavanzo.
Avanzo quando le entrate superano le uscite, disavanzo quando le
uscite superano le entrate. Da quando abbiamo inserito il vincolo del
pareggio di bilancio in costituzione, ogni volta che lo stato taglia le
tasse deve diminuire anche la spesa pubblica.
Secondo il teorema del pareggio di bilancio, se lo stato spende
esattamente quanto guadagna questo non danneggia il reddito. Questo
teorema stato molto criticato poich se fai un taglio alle tasse uguale al
taglio della spesa l'effetto netto negativo, a causa della proprensione al

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risparmio. Per fare una manovra politica espansiva, l'unico modo avere
un disavanzo di bilancio.

3. La moneta e il ruolo delle banche.


Essa rappresenta un mezzo attraverso il quale vengono realizzati gli
scambi. L'alternativa il baratto, ma rende gli scambi pi complicati
perch la persona che possiede il bene che cerchi pretender che tu
abbia un altro bene con cui scambiarla. La moneta un bene
intermediario che elimina questo problema.
Ci si posti il problema della responsabilit del conio della moneta, che
stato affidato allo stato. La moneta era riconoscibile dall'effige
dell'imperatore, simbolo del potere statuale.
A fine '800, con l'affermarsi del capitalismo, nascono le banche centrali.
Ci si pone l'obbiettivo di vincolare l'emissione di banconote ad un
corrispettivo di risorse auree, per evitare che l'emissione sia
incontrollata. Se si emettono troppe banconote rispetto al loro
corrispettivo in oro, queste perdono di valore ed aumentano i prezzi
(inflazione). Si assicura quindi la convertibilit in oro, dando vita ad un
sistema basato sul vincolo di convertibilit.
Nella storia, per una serie di motivi, accaduto che la conversione della
moneta in oro stata sospesa. Oggi questo vincolo non esiste pi.
La moneta circolante (le banconote e i soldi) sono solo un elemento
della Moneta. L'altro elemento sono i depositi bancari.
Le banche creano altri strumenti di pagamento, come l'accredito e
l'addebito delle transazioni sui rispettivi depositi degli operatori.
Attraverso i depositi le banche ampliano i mezzi di pagamento.
Un'altra funzione delle banche il credito. Se l'imprenditore vuole
realizzare un progetto, lo sottopone alla banca, che lo valuta e pu
decidere di finanziarlo. Questo avviene con l'apertura di un deposito a
nome dell'imprenditore. Ci determina il potere d'acquisto
dell'imprenditore che investir il credito ricevuto.
La banca pu creare quantit illimitata di moneta? No.
Vi il vincolo di riserva obbligatoria.
I depositi devono poter assicurare di assolvere ai loro debiti e devono
poter restituire quanto custodito. Un banca non pu prestare somme che
superano i propri depositi. Per questo nato il coefficiente di riserva
obbligatoria, dato dal rapporto tra riserve e depositi.

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Questa una regola che vale per le banche, non vale per i fondi di
investimento o per le compagnie assicurative.
Il coefficiente fa s che le banche tengano sempre presente questo
vincolo, che fa da freno all'emissione.
LA BANCA CENTRALE custodisce le riserve delle banche, per questo
chiamata anche banca dei banchieri o banca delle banche.
Prospetto dello stato patrimoniale, della passivit e delle attivit
delle banche. Rapporti attivi sono i crediti, i rapporti passivi sono debiti.
BANCHE
BANCHE CENTRALI
ATTIVO
CREDITI

Imprese

Famiglie

Banche
TITOLI

Riserve
obbligatorie
e libere

PASSIVO

Depositi
Imprese
Famiglie
Banche
Azioni dei
soci

ATTIVO
Riserve in
valuta estera
(c.d. Riserve
ufficiali)
Finanziamenti
al tesoro
Finanziamenti
a banche
Canali di creazione
o distruzione di BM

PASSIVO

Riserve
obbligatorie
Circolante

ovvero la BASE
MONETARIA

Credito: le banche possono conservare la liquidit in eccesso e prestarla


ad altre banche qualora ve ne sia necessit, per prevenire collassi del
sistema economico. Il credito concesso ad altre banche avviene nel c.d.
mercato interbancario
Finanziamenti a banche: Quando in America croll la banca della L.
Brothers si determin il blocco del mercato interbancario i cui tassi
schizzarono alle stelle. Intervenne immediatamente la Federal Reserve,
che assicur il credito.
Riserve in valuta estera: quando dall'estero vengono ad acquistare
nel nostro paese, la valuta viene cambiata dalla banca centrale.
Aumentano e diminuiscono con le esportazione e le importazioni.
Finanziamenti al tesoro: lo stato pu vendere titoli alla banca, che
intesta un conto corrente al tesoro. Si tratta di una procedura diversa da
quella che sta attuando la BCE, che acquista titoli di stato gi esistenti
sul mercato.

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Operazioni di mercato aperto: acquisto di titoli gi presenti sul


mercato per immettere base monetaria, operazione effettuata dalla BCE
con aste a cadenza settimanale: la BCE stabilisce un tasso d'interesse
minimo, che una volta era chiamato tasso ufficiale di sconto.
Operazioni su iniziativa delle controparti:
se una banca ha bisogno di liquidit e non pu rivolgersi al sistema
interbancario, ricorre alla Banca Centrale (Finanziamenti a banche)
Se una banca ha liquidit in eccesso e non la pu depositare in
un'altra banca, la pu depositare alla Banca Centrale
I tassi d'interesse della Banca Centrale sono inferiori, per cui tutte
questo tipo di operazioni avviene a condizioni meno vantaggiose.
Il tasso di rifinanziamento marginale molto elevato, perch il tasso
al quale le banche possono ricorrere nel caso in cui non trovino credito
presso altre banche.
Il tasso sui depositi overnight il tasso meno vantaggioso che si
pratica quando una banca vuole depositare capitale in eccesso che non
trova spazio sul mercato interbancario.
Questi tassi rappresentano
una sorta di corridoio
all'interno del quale si
sviluppano tutti gli altri tassi
di interesse.
Operazioni su iniziativa
della BCE:
La BCE finanzia
periodicamente il sistema
bancario attraverso il
meccanismo delle aste.
Pi elevata e la quantit di
moneta, pi bassi saranno i
tassi di interesse.
Il tasso per le operazioni di
rifinanziamento principali un tasso deciso dalla stessa BCE, sulla
base dell'andamento dell'economia
Il Consiglio Direttivo della BCE si riunisce ogni gioved e decide
periodicamente se aumentare o diminuire il tasso d'interesse.

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Il tasso praticato al cliente, nelle varie banche, di conseguenza sar pi


elevato del tasso della BCE.
Eonia il tasso per le transizioni di liquidit tra banche europee.
L'Euribor (acronimo di EURo Inter Bank Offered Rate, tasso interbancario
di offerta in euro) un tasso di riferimento, calcolato giornalmente, che
indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in Euro tra
le banche europee. L'equivalente inglese il Libor. un insieme di
informazioni che serve ad orientare gli operatori.

4. La creazione della moneta e la teoria del


moltiplicatore monetario.
M= Moneta
CIRC=Circolante
DB=Depositi Bancari
R= Riserve
M=CIRC+DB.....La moneta costituita dal circolante e dai depositi
R=rDB..............Le riserve sono una frazione r dei depositi bancari, r il
coefficiente di riserva obbligatoria
CIRC=cDB........Le famiglie e le imprese detengono una frazione di
circolante fissa, pari a c, rispetto ai depositi bancari.
BM = CIRC+R = cDB+rDB = (c+r) DB
M = CIRC+DB = cDB+DB = (c+1)
Dividendo membro a membro le ultime due equazioni e risolvendo
rispetto a BM otteniamo:
BM=(c+r) [M/(c+1)]
A questo punto possiamo descrivere la quantit di moneta M in funzione
della base monetaria controllata dalla Banca Centrale:
M= [(c+1)/(c+r)] BM
L'espressione in parentesi quadre il moltiplicatore della base
monetaria, detto anche moltiplicatore della moneta. un numero
sempre maggiore di 1.
Maggiore la quantit di circolante in mano al pubblico, minori saranno

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le riserve del sistema bancario, pi piccolo sar il moltiplicatore.


Grazie al moltiplicatore, un aumento della base monetaria di 100 milioni,
pu tradursi in un aumento della quantit di moneta di 1000 milioni.
Esempio pratico: La BCE aumenta la BM di 100 milioni comprando titoli
obbligazionari da Tizio. Tizio deposita i 100 milioni alla Intesa San Paolo,
che ne trattiene 10 e ne investe 90 nell'impresa di Caio. Caio deposita i
90 al Monte dei Paschi di Siena, che ne investe 81 per finanziare
l'impresa di Sempronio e cos via. La
moneta M aumenter sommando tutti
questi aumenti di moneta.
Rappresentazione grafica: la M non
dipende dai tassi di interesse, ma
dalla BM. Se aumentano le riserve r, la
liquidit in circolazione diminuisce
perch le banche congelano la loro
quota di depositi e la linea si sposta a
sinistra. Se il coefficiente di riserva
diminuisce, la linea M si sposta a
destra.

5. La teoria quantitativa della moneta di Fisher


Per Fisher la moneta serve solo a finanziare gli scambi di beni, ovvero le
transazioni. Fisher introduce il concetto dell'identit quantitativa:
MV=PY

M la moneta in circolazione controllata dalla Banca Centrale.


V la velocit di circolazione della moneta, ovvero il numero medio di
volte in cui, in un dato periodo di tempo, la stessa moneta passa da una
mano all'altra, tra venditori e compratori diversi.

P: l'indice dei prezzi, il livello generale.


Y: PIL a prezzi costanti.
PY il valore complessivo degli scambi, che sar sempre uguale a MV,
ovvero al prodotto dello stock di moneta in circolazione e della velocit
media di circolazione.

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Per trasformare l'identit quantitativa in teoria dobbiamo fare altre


ipotesi:
V un valore dato, non soggetto a significative variazioni e
conosciuto. Questo perch se tutti i mercati funzionano in modo
competitivo ci comporta che i meccanismi di mercato portino ad
usare tutta la quantit dei fattori produttivi.
Y corrisponde al pieno impiego dei fattori produttivi ed anch'esso
un valore dato. Il livello dei prezzi si stabilizza al pieno impiego dei
fattori produttivi.
Ci comporta che al crescere del livello dei prezzi, cresce la quantit di
moneta in circolazione.
Conseguenze:
La Banca Centrale responsabile del tasso di inflazione
La Banca Centrale non pu stimolare il livello di produzione
La funzione di domanda della moneta
un'iperbole equilatera:
Questo perch possiamo scrivere l'equazione
quantitativa come
M/P = m =

1
Y=kY
V

k= 1/V ovvero il reciproco di V.


M (1/P) = Y/V
Al variare dell'offerta di moneta M varia
il potere d'acquisto, e quindi il livello dei prezzi.
Ma se la moneta non venisse usata solo per gli scambi e se il livello dei
prezzi non si stabilizzasse al pieno impiego dei fattori produttivi? La
teoria quantitativa fondata su assunti molto forti, che vengono
abbattuti dalla teoria di Keynes.

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6. La preferenza per la liquidit.


La domanda per Keynes intesa come preferenza per le liquidit. Per lui il
possesso della moneta non motivato solo dall'utilizzo per gli scambi. Ci sono
tre moventi: transazionale, precauzionale e speculativo.

Transazionale il movente dello scambio di beni, precauzionale


quello della riserva per le spese impreviste. La quantit di moneta
detenuta per questi due moventi dipende dal reddito.

Movente speculativo: la moneta considerata un'alternativa agli


investimenti finanziari in titoli obbligazionari. Gli operatori che
vogliono trarre vantaggio speculativo vendono un titolo sul mercato in
cambio di moneta liquida.
I tassi di interesse dei titoli possono cambiare. Se i titoli di nuova
emissione valgono di pi, gli imprenditori non compreranno pi i vecchi.
La vendita dei titoli si basa sulle aspettative di ogni speculature sul
cambiamento del tasso di interesse dei titoli.

Chi pensa che il tasso di interesse (basso) aumenter passa dai


titoli alla moneta, chi pensa che il tasso sia gi alto terr i titoli e
non acquister moneta.
Keynes deduce da qui la teoria
della domanda di moneta
speculativa, detta anche della
preferenza per la liquidit.
Trappola della liquidit.
In presenza di tassi di i troppo
bassi, tutti si aspetteranno una
caduta dei titoli. Nessuno vorr
pi i titoli, preferiranno avere
moneta liquida. Tutta la liquidit
viene intrappolata nel movente
speculativo. Un fenomeno simile
a quanto avvenuto negli ultimi
anni: vi un eccesso di liquidit
non utilizzata.
Keynes indica con M1 la q. di M
tenuta a scopi transattivi e
precauzionali e con M2 quella
speculativa. La funzione di domanda pu essere espressa nel modo
seguente: M= M1+M2 = k Y mi
Mostra che la domanda di M elastica a tasso di interesse. Il k di
Cambridge il periodo medio intercorrente tra due transazioni.

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7. Il modello IS-LM
stato creato dagli economisti Hicks e Hansen, cerca di spiegare quanto
avviene in un sistema economico nel breve periodo e di valutare gli
effetti della politica fiscale e monetaria sulla determinazione del reddito
di equilibrio.

7.1 La curva IS.


Prima di rappresentare la curva
IS dobbiamo riprendere il
Modello Reddito-Spesa. Esso
serve ad individuare il punto in
cui si realizza l'equilibrio tra
domanda/spesa aggregata e
produzione, il punto in cui il
risparmio uguale
all'investimento.
L'investimento I composto da
una parte autonoma I0 e da una
parte che funzione inversa del
tasso di interesse bi.
L'equazione del modello RedditoSpesa :
Y= c0+c1(Y T) + I0 - bi + G
Risolvendo rispetto al livello del
reddito otteniamo l'equazione
IS, con due incognite Y e i
Y =[

c 0 +c 1 T + I 0bi+G
]
1c1

L'equazione IS individua tutte le combinazioni del tasso di interesse i e


del reddito Y compatibili con l'equilibrio sul mercato dei beni, ossia
l'eguaglianza tra produzione e reddito inteso come spesa/domanda
aggregata.
La curva IS inclinata negativamente perch l'aumento del tasso i fa
diminuire gli investimenti I(I0 - bi ), riducendo il reddito Y.
Gli spostamenti della curva IS.
Dato il tasso i, ogni riduzione della domanda e quindi della produzione
di equilibrio (aumento delle imposte, riduzione della spesa pubblica,
riduzione degli investimenti) fa spostare la IS a sinistra.
Viceversa, dato il tasso i, ogni aumento della domanda (aumento di
investimenti, di spesa pubblica, riduzione delle imposte) fa spostare la IS
a destra.

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7.2 La curva LM.


Riprendiamo l'equazione della domanda di moneta: M = k Y mi
un aumento del reddito Y aumenta la domanda di M, mentre un aumento
del tasso i riduce la domanda di M.
Consideriamo l'offerta di moneta come dato che non dipende da i.
L'equazione LM, come la IS, presenta le due incognite: Y e i:
Y=

( M 0 +mi)
k

La curva LM inclinata positivamente perch tanto maggiore sar


la domanda di M, tanto pi sar alto il tasso i.
Gli spostamenti.
Con l'aumento dell'offerta di M, la LM si sposta in basso. Con la riduzione
di offerta di M si sposta in alto.

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7.3 L'equilibrio macroeconomico e l'effetto di


spiazzamento
L'equilibrio macroeconomico quella combinazione di reddito e tasso
d'interesse in cui si raggiunge contemporaneamente l'equilibrio redditospesa sul mercato dei beni e l'equilibrio domanda-offerta sul mercato
della moneta.

L'effetto di spiazzamento.
Si pensi ad un governo che mette in atto una politica fiscale espansiva,
aumentando la spesa pubblica o riducendo le tasse. Il reddito passer da
Y0 a Y2. Se il tasso di interesse rimanesse uguale, il punto di equilibrio
sarebbe il punto B. Tuttavia, il tasso i si sposter da i0 a i1, causando una
riduzione degli investimenti, quindi una riduzione del reddito Y. Il punto di
equilibrio sar quindi il punto C.
L'effetto di spiazzamento un meccanismo di retroazione monetaria che
segue ad una politica fiscale espansiva. L'aumento del reddito far
contrarre gli investimenti e quindi ridurre nuovamente il reddito.

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7.4 Politiche monetariste e keynesiane.


L'effetto di spiazzamento stato al centro del dibattito tra monetaristi
keynesiani sull'effetto delle politiche economiche nell'economia reale.
Politiche fiscali.
Consideriamo le formule Domanda di moneta=k Y mi e
Investimenti=I0 b i .
Per i keynesiani la domanda di M che dipende dal tasso i, m minuscolo,
un valore grande. Invece, gli investimenti che dipendono dal tasso di
interesse i, b minuscolo, sono un valore piccolo.
Ci significa che avremo una curva IS molto ripida e una curva LM (grazie
anche alla trappola della liquidit) piatta. Le politiche fiscali saranno
molto efficaci perch l'effetto di spiazzamento sar nullo.
Per i monetaristi, l'esatto opposto: m un valore piccolo, b un valore
grande. Le politiche fiscali serviranno a ben poco.

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Politiche monetarie.
Nel caso della politica monetaria avviene l'esatto opposto. I keynesiani
ritengono sia inefficace, mentre i monetaristi ritengono che abbia
efficacia massima per il controllo della domanda aggregata. A tal
proposito, va ricordato che la domanda di moneta per i monetaristi a
solo scopo transattivo, non esiste la domanda di moneta speculativa di
Keynes.

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8. Il mercato del lavoro


8.1 La domanda di lavoro
La domanda di lavoro proviene
dalle imprese. Essa
corrisponde alla funzione
del PMGL (prodotto marginale
da lavoro) studiata nella parte
di microeconomia, poich
l'impresa disposta a
domandare lavoro fino al punto
in cui il salario reale di ogni
lavoratore uguale al prodotto
marginale.
Il salario reale dato dal
rapporto tra salario w e prezzo
P dei beni di consumo, ovvero
dal potere d'acquisto di quel
salario. (w/P)
Con salari pi alti avremo una
domanda di lavoro minore, con
salari pi bassi, una domanda
di lavoro maggiore.

8.2 L'offerta di lavoro


determinata dalle scelte dei lavoratori, che sono
contemporaneamente anche consumatori. Essi possono scegliere tra
lavoro e consumo e tempo libero. L'utilit di un individuo data da una
funzione del tempo libero L e dalla quantit di beni di consumo C
acquistabili lavorando. U=f(L;C).
Se un lavoratore decide di lavorare di pi, avr meno tempo libero ma
potr consumare di pi. Se sceglie di avere pi tempo libero, il salario
non percepito sar il costo-opportunit del tempo libero.
P x C il valore complessivo della spesa di un individuo. Non pu
superare il reddito, che deriva dal tempo complessivo a disposizione del
lavoratore N*.

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P C = w(N*-L) ovvero w/P = (N*-L).


Possiamo quindi rappresentare il
vincolo di bilancio del lavoratore
come una retta inclinata
negativamente e trovare il punto di
equilibrio E in cui le quantit di
tempo libero e di lavoro danno luogo
alla maggiore utilit (in
corrispondenza della curva di
indifferenza).
Le rotazioni del vincolo di
bilancio.
Se il salario monetario aumenta, la
retta ruota in senso orario, dato che
la sua pendenza data dal salario
reale (-w/p). Aumenta il lavoro e
diminuisce il tempo libero.
Se invece il salario diminuisce, la
retta ruota in senso antiorario.
Questo effetto chiamato di
sostituzione: con l'aumento del
salario, il lavoratore decider di
lavorare di pi, perch non
lavorando rischia di perdere pi
salario.
Esiste poi l'effetto reddito: il
lavoratore, sapendo di avere un salario pi alto, decide di lavorare di
meno.
Di solito, per bassi livelli salariali, prevale l'effetto sostituzione e quindi
avremo una curva di offerta inclinata positivamente. Con
salari molto alti prevale l'effetto reddito e la curva
inclinata negativamente.
La rappresentazione della curva di offerta di
lavoro prima crescente poi decrescente.
Noi, per semplicit, considereremo solo la parte
crescente.

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8.3 Il modello
neoclassico
Nel modello neoclassico
esiste quindi un salario di
equilibrio. Tutti coloro che
sono disposti ad offrire la
propria forza lavoro al
prezzo (w/p)* troveranno
un lavoro. In questo
modello gli unici
disoccupati sono coloro
che non si accontentano
del proprio salario e l'unica forma di disoccupazione e volontaria, poich
basta che i lavoratori adeguino la propria offerta di lavoro alla domanda.
Essendo la domanda data, le politiche si devono concentrare sull'offerta,
che va resa flessibile per potersi adeguare alla domanda.

8.4 Il modello keynesiano


Il modello keynesiano diverso. La
domanda inadeguata rispetto
all'offerta e la disoccupazione pu
essere involontaria. I sindacati non
permettono alle imprese di scendere
oltre un livello minimo di salario.
Inoltre esistono problemi di
asimmetria informativa: un datore di
lavoro non sa quanto sia produttivo il
singolo lavoratore. Per incentivarlo a
lavorare tender sempre ad offrire un
salario d'efficienza pi alto rispetto
alla sua capacit produttiva, rendendo
difficile assumere altri lavoratori.
C' poi la teoria insiders-outsiders. Gli insider, che sono i lavoratori gi
occupati nell'impresa, si coalizzeranno per mantenere il potere ed
impedire agli outsiders, i nuovi lavoratori, di iniziare a lavorare presso
l'impresa, causando il blocco del turnover.
Vi sono poi tutti i costi dovuti al turnover: costi legali, di licenziamento,
liquidazione, formazione di nuovi lavoratori, ecc.

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8.5 la curva di Phillips.


Si cercato di capire, alla
fine degli anni '50, il
collegamento tra
disoccupazione e salari.
L'economista e statistico
Phillips ha disposto in un
grafico a dispersione
diversi puntini, che
rappresentano le
combinazioni di variazione
del salario e del tasso di
disoccupazione in diversi
anni ed ha individuato una
relazione: la
disoccupazione inferiore
quando la variazione del
salario pi alta.
Nel punto in cui l'occupazione UN i
salari non aumentano e non
diminuiscono. Esso definito il
tasso naturale di
disoccupazione.
Successivamente, si trovata la
relazione tra inflazione e salari:
basta sottrarre alla variazione di
salario la variazione di produttivit
da lavoro .
tasso d ' inflazione

P w
=

P
w

Questo studio stato usato nella pratica della politica economica.


I policy maker credevano che aumentando l'inflazione, espandendo la
BM, avrebbero diminuito la disoccupazione.
Nel corso degli anni '70 questo modello viene messo in discussione:
1. Viene meno il sistema di convertibilit del dollaro in oro di
Bretton Woods
2. Gli shock petroliferi del '73 e del '79 fanno aumentare
vertiginosamente il prezzo del petrolio, causando l'aumento dei
costi di produzone di tutti i paesi occidentali.
Le imprese aumentano i prezzi anche con una domanda di beni molto

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bassa. L'inflazione aumenta, ma ad essa non corrisponde un aumento


dell'occupazione e la curva di Phillips non pi in grado di spiegarne la
relazione.

8.6 Le aspettative di inflazione.


Il modello di Phillips non tiene conto delle aspettative dei lavoratori. Nel
punto UN il salario reale esattamente uguale a quello che ci si aspetta
di ricevere.
Supponiamo che si voglia realizzate una politica espansiva per
aumentare la domanda. Ci si aspetta un tasso di inflazione pari a 0,
invece l'inflazione aumenta. Ci causa una diminuzione del salario reale
e fa aumentare l'occupazione a causa dell'illusione monetaria: i
lavoratori vedono aumentare il salario ma non si accorgono che
aumentano anche i
prezzi.
Quando termina
l'effetto
dell'illusione
monetaria la curva
di Phillips si
sposta in alto e
l'occupazione si
riadegua ai prezzi.
La curva di Phillips
non sar pi una
guida per la politica
economica perch il
modello partiva
dall'assunto che l'illusione monetaria durasse a lungo.
Successivamente si messo in discussione il tasso naturale di
disoccupazione. Si osservato che pi lungo il periodo in cui i
disoccupati restano senza lavoro, pi difficile in seguito ricollocarli nel
mercato del lavoro. La curva di Phillips si sposta a destra.
Questi fenomeni spostano il tasso naturale di disoccupazione verso
destra e complicano le politiche economiche.
Senza un significativo aumento della domanda difficile rompere questa
situazione.

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9. Il commercio di beni e servizi internazionale


Facciamo un passo indietro fino al modello di determinazione del reddito
inserendo accanto al settore privato e al settore pubblico, quello del
commercio internazionale.
Y= C + I + G + X M
X: La domanda estera dipende dal fatto che ci siano operatori stranieri
che domandano beni prodotti nel nostro paese. Non possiamo influenzare
il comportamento di operatori stranieri per cui essa una grandezza
esogena e predeterminata.
M: ci che acquistiamo noi nel resto del mondo. Se assumiamo che i
prezzi sono dati ed anche il cambio di valuta, l'unica variabile che pu
influenzare le importazioni sar il reddito.
M= m Y ; m = propensione media alle importazioni
C=c0+c1(Y T0)
I=I0 li consideriamo come dati
G=G0 dipende da scelte politiche
Y= c0+c1(Y T0)+ G0 + I0 + X0 - m Y
Y - c1Y + m Y = c0 c1 T0 + I0 + G0 +X0
Y (1 c1 + m) = c0 c1 T0 + I0 +G0 + X0
Y=[

1
] (c0-c1 T0 + I0 + G0 + X0)
1c 1+ m

1
1c 1+ m

il moltiplicatore della spesa autonoma con l'aggiunta della


propensione marginale alle importazioni. Esso sar un numero pi
piccolo rispetto a quello che abbiamo incontrato in un'economia chiusa.
In un economia chiusa, aumentando la spesa pubblica G, aumentava
anche il reddito Y. In un'economia aperta, invece, una parte
dell'incremento di domanda si rivolger ad imprese straniere anzich a
quelle nazionali. Gli effetti delle politiche economiche si riverberano nel
resto del mondo.
Con l'aumento del reddito italiano aumenteranno, ad esempio, le
esportazioni statunitensi.
I paesi europei sono molto integrati nel commercio. L'integrazione una
variabile importante. Quanto pi i paesi sono integrati tanto maggiori
sono gli effetti reciproci delle politiche economiche.

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Se i paesi attuano tutti insieme politiche recessive, come le ultime


riforme di risanamento finanziario, diminuendo G e aumentando T,
diminuiranno M e di conseguenza le X di tutti gli altri paesi.
La Germania adotta una politica fiscale di questo tipo nonostante non ne
abbia bisogno, influenzando molto l'economia europea. L'adozione
contemporanea di tali politiche ha influito sul reddito di tutti i paesi.
L'economia tedesca non cresce quanto potrebbe crescere e danneggia
non solo s stessa ma anche tutti gli altri paesi.
Supponiamo che un solo paese aumenti G quando tutti gli altri non sono
disposti a farlo. Aumenta Y, aumenta M, ma X non cresce.
Gli effetti dell'aumento di G saranno irrilevanti.
Secondo le considerazioni USA, l'Europa divenuta un elemento di
destabilizzazione economica.

10. Il mercato internazionale finanziario


Le transazioni tra paesi avvengono in valute diverse, bisogner quindi
tenere conto del tasso di cambio. Ci sono 2 modi di definirlo:
incerto per certo: la valuta estera in termini di valuta nazionale
certo per incerto: la valuta nazionale in termini di valuta estera
Supponiamo che 1 = $1,12.
Se voglio acquistare 1 devo spendere $1,12.
Se faccio il reciproco: 1/1,12= 0,89 otterr quanti devo spendere per
acquistare 1$ = 0,89.
Se 0,89 diventa 0,95 vuol dire che si sta deprezzando/svalutando
rispetto a $.
Se 0,89 diviene 0,70 vuol dire si sta apprezzando/rivalutando
rispetto a $.
Il tasso di cambio possiamo definirlo a tutti gli effetti un prezzo. Avremo
quindi una domanda e un'offerta di mercato, nell'ambito di un mercato
valutario. Lo immaginiamo come un mercato dove si comprano e
acquistano valute.

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Influenzano il cambio:
i movimenti di merci
i movimenti di capitale finanziario
Domanda di valuta estera:
Il valore delle importazioni corrisponde ad un certo ammontare di
valuta estera. Un turista europeo che vai in US ha bisogno di
acquistare $, cos come un'azienda che ha bisogno di materie prime
americane.
Vale anche per il capitale finanziario: immaginiamo un
risparmiatore italiano che vuole acquistare azioni della General
Motors. Dovr convertire gli euro in dollari.
Domandano valuta estera gli importatori e tutti coloro che generano
deflusso di KF, capitale finanziario.
Chi offre la valuta estera?
Chi esporta in USA viene pagato in dollari, quindi offre dollari per
avere euro
I turisti USA che soggiornano in Europa
Risparmiatori USA che acquistano titoli di stato italiani, che faranno
affluire capitale in dollari
Banche americane che finanziano investimenti europei
Investimenti diretti esteri
Tutto questo determina continuamente la fluttuazione del tasso di
cambio.

11. La Bilancia dei Pagamenti


Essa un prospetto contabile in cui si trovano
importazioni ed esportazioni: la bilancia commerciale o conto
corrente
i movimenti di capitale finanziario o conto capitale
Si determina cos l'equilibrio del mercato valutario.
Immaginiamo un disavanzo nella BP.
La domanda superiore all'offerta perch le M superano le X e i deflussi
di KF sono superiori agli afflussi.
Per compensare gli squilibri aumenter il prezzo della valuta straniera
rispetto all'euro

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Se invece c' eccesso di offerta di valuta estera, aumenter il prezzo


dell'euro.
I prezzi variano a seconda dell'offerta e della domanda di valuta estera. Il
tasso di cambio, in un regime a cambi flessibili, non soggetto a
limitazione.
In alcuni paesi, grazie ad accordi internazionali, si cerca di mantenere
cambi fissi.
Dopo gli accordi di Bretton Woods si volle fare in modo di istituire tassi di
cambio fissi, affinch non superassero una soglia predeterminata.
In e1, il paese che ha siglato l'accordo di
cambio fisso sta sperimentando un
disavanzo nella bilancia dei pagamenti: la
domanda supera l'offerta.
La Banca Centrale deve offrire sul mercato
valuta estera, attingendo alle Riserve
Ufficiali. Nessuno sar disposto a pagare
un prezzo pi alto di quello offerto dalla
Banca Centrale per la valuta estera.
In quel caso, grazie all'intervento della
Banca Centrale, la curva di offerta diventa infinitamente elastica.
Tuttavia, per attuare questo sistema, necessario avere Riserve Ufficiali
in valuta estera. Quando finiranno le riserve, questo intervento non sar
pi realizzabile.
Ad un sistema di cambi fissi ci si arriva dopo azioni di politica economica.
Gli accordi di Bretton Woods prevedevano:
il dollaro come perno del sistema. L'America si impegnava a
convertire il dollaro in oro.
I paesi di impegnavano a definire un tasso di cambio fisso tra la loro
valuta e il dollaro, e quindi l'oro. Quindi, ad attuare interventi di
politica economica per non far uscire quel tasso di cambio.
I paesi si impegnavano ad aprire le barriere doganali e a non
attuare misure protezionistiche.
Gli accordi di Bretton Woods, presi sul finire della II Guerra Mondiale,
seguono a quanto sperimentato durante la crisi del '29: i paesi
svalutavano le loro monete competitivamente, portando l'inflazione a
tassi altissimi.

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Ora un paese poteva rivedere la parit solo se non riusciva a sostenerla.


Se da un lato prevedevano la liberazione del commercio interno,
dall'altro ponevano limiti alle transazioni di KF.
Nel mondo di quegli anni, non molto globalizzato, non erano facili gli
spostamenti di KF.

11.2 L'equazione della Bilancia dei Pagamenti.


BP = NX + KF = (X M) + KF

X= f (Yf; e)

X una funzione del reddito estero Yf e del tasso di cambio e


(exchange rate).

M = f(Y; e)

M una funzione del reddito nazionale Y e del tasso i cambio e.

il tasso di cambio e inteso come incerto per certo, la valuta estera in


termini di valuta nazionale. Se e sale, il prezzo della valuta nazionale
scende e i consumatori esteri compreranno pi beni nazionali:
Ad esempio, se il tasso di cambio 0,80 = $1
Una macchina costa 16.000.
16.000 (1/0,80) = $20.000
Se il tasso di cambio sale a 0,90
16.000 (1/0,90) = $17.778
Per gli americani diventer pi conveniente acquistare auto europee.
Quando la valuta nazionale si svaluta vediamo un effetto positivo nelle X.
L'effetto sulle M esattamente opposto.
Un computer USA costa $2.000 con il tasso di cambio di 0,80
$2.000 (0,80) = 1.600
Se il tasso di cambio aumenta a 0,90:
$2.000 (0,90) = 1.800
Il rischio che la conseguenza della svalutazione della valuta nazionale
abbia effetti negativi sulle M dalle quali non possiamo prescindere, come
l'energia elettrica o il gas, espressi in $ sul mercato internazionale.

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BP = X(Yf; e) M(Y; e) + KF
KF, i movimenti di capitale finanziario, dipendono dai tassi di
rendimento degli investimenti nei diversi paesi.
KF (i if)
Se i tassi di interesse i nazionali si riducono, avremo un deflusso di
capitale. I KF lasceranno il paese in cerca di tassi pi elevati.
BP = X(Yf; e) M(Y; e) + KF(i if) = 0
Con il pareggio della BP si raggiunge l'equilibrio .
Possiamo considerare Yf e if come dati esogeni, poich riguardano altri
paesi e il tasso di cambio e come dato esogeno in un regime di cambi
fissi.

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11.3 Rappresentazione grafica della BP.

Tutti i punti sulla BP sono i punti in cui il rapporto tra reddito Y e


tasso i assicura l'equilibrio.
Tutti i punti sopra la BP sono i punti in cui la bilancia in avanzo e
BP>0.
Tutti i punti sotto la BP sono i punti in cui BP in disavanzo BP>0.
Se aumenta il reddito Y avremo un disavanzo, poich
aumenteranno le importazioni M ed aumenter la domanda di
valuta estera.
Se aumentano i tassi di interesse potremo attirare capitali stranieri
e potremo avere un avanzo.
Maggiore la libert di circolazione dei capitali, pi elastica sar la
BP. Se la libert di circolazione dei capitali massima e i=if, la BP
sara perfettamente orizzontale.

Se, come in UE, il mercato unico, i prezzi dovrebbero essere gli stessi.
Dobbiamo logicamente dedurre che i tassi d'interesse dipendono da ci
che si determina a livello globale.
L'unico modo per ridurre il disavanzo, in tal caso, sar ridurre il reddito.

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12. Sistema Monetario Internazionale ed Unione


Monetaria Europea. Profili Storici e Istituzionali.
12.1 Sistema Monetario Internazionale e Gold Standard
Nell'800 e prima delle guerre mondiali ebbe successo un sistema di
cambi fissi internazionali fondato sulla convertibilit della moneta in oro,
chiamato GOLD STANDARD o TALLONE AUREO.
In questo periodo l'economia mondiale era dominata dal Regno Unito e la
sterlina era la valuta dominante, al punto che veniva usata come riserva
di valore nelle banche centrali dei vari paesi al posto dell'oro. Anche le
transazioni internazionali venivano effettuate in sterline.
Ci permise al Regno Unito di avere un privilegio dovuto al reddito da
signoraggio.
La fine del sistema si ebbe con l'arrivo della guerra, che port alla
sospensione della convertibilit con l'oro. Ci furono problemi dovuti alla
riconversione dell'industria bellica e durante la crisi del '29 i paesi
svalutarono competitivamente le loro monete, per cercare di colmare i
deficit nelle rispettive BP.

12.2 Il sistema di Bretton Woods


Nel luglio 1944 ci fu la conferenza di Bretton Woods, per cercare di
costruire un nuovo ordine economico internazionale. Alla conferenza
partecipo anche Keynes, in rappresentanza del Regno Unito, che si
scontr con gli economisti statunitensi.
Da Bretton Woods nacquero il FMI Fondo Monetario Internazionale
e la Banca Mondiale, istituzioni che avevano il compito di vigilare
sull'economia mondiale, sul rispetto della concorrenza e di finanziare la
ricostruzione e i paesi in difficolta attraverso il credito.
Nacque un nuovo sistema a cambi fissi, il GOLD EXCHANGE
STANDARD o GOLD POOL, in cui il dollaro era la moneta dominante e
riserva di valore. Il dollaro assicurava la convertibilit in oro e gli altri
paesi detenevano riserve in dollari.
Il sistema di Bretton Woods si rivel fallimentare nel lungo periodo.
L'economista Triffin individu un paradosso, il Paradosso di Triffin,
che spiegava sia il fallimento del sistema di Bretton Woods fondato sul
dollaro che quello precedente fondato sulla sterlina.

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Il privilegio degli USA di detenere moneta internazionale ebbe come


conseguenze:
che gli USA erano liberi di finanziare il proprio disavanzo, la propria
spesa pubblica e gli acquisti esteri stampando la monetaria;
i capitali investiti fuori rientravano grazie ai paesi che acquistavano
titoli del tesoro americani, ritenuti sicuri, e di conseguenza anche
gli investitori privati puntarono su di essi;
Gli US vivevano e vivono quindi al di sopra dei propri mezzi, con
una passivit che superava il proprio stock aureo.
Il 15 agosto 1971 Nixon pose fine alla convertibilit del dollaro in oro.
Oggi viviamo in un non-sistema a cambi flessibili.
I paesi della Comunit Europea provarono a creare un regime di cambi
flessibili sporco in cui le variazioni del tasso di cambio fossero limitate:
il SERPENTE MONETARIO, ma ebbe vita breve.
Nel '76 l'accordo della Giamaica rese ufficiale il nuovo ruolo dell'FMI:
vigilare sui cambi flessibili.

12.3 Globalizzazione del mercato dei capitali,


deregolamentazione finanziaria e crisi.
La progressiva unificazione monetaria port:
all'aumento dell'attivit speculativa
alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi
all'incapacit delle istituzioni come Banca Mondiale e FMI di far
rispettare le regole
al concentramento di capitali in paesi off-shore, ovvero che
sfuggono alle norme di tutela e sorveglianza istituzionali.
In America, il Presidente Clinton nel 1999 con il Gramm-Leach-Bliley Act o
Financial Modernization Act permise la fusione di banche commerciali e
banche d'investimento, creando le LCFIs (Large Complex Financial
Institution) banche considerate troppo grandi per fallire (Too big to
fail) che svolgono attivit in tutto il mondo e che spesso dovranno
essere salvate dall'intervento pubblico.
La certezza di essere salvate dall'intervento pubblico port le LCFIs ad
attuare il MORAL AZZARD, ovvero a compiere investimenti
rischiosissimi e tendenzialmente dannosi per la collettivit
Nacquero anche le agenzie di rating, che nonostante la posizione di
conflitto di interessi davano una valutazione ai titoli finanziari per

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convincere gli investitori ad investire.


Nel 2007-08 ci fu la crisi dei mutui subprime. Le banche concessero
mutui per immobili a debitori potenzialmente insolventi, che poi vennero
rivenduti ad istituzioni finanziarie, che si ritrovarono con titoli-spazzatura
che non valevano nulla.
Tutto ci ha portato ad una crisi di fiducia che ha avuto come
conseguenza una riduzione del credito ed una ripercussione
sull'economia reale, sugli investimenti, sul mercato del lavoro ed ha
determinato una profonda crisi, sollevando il problema di un'adeguata
regolamentazione dei mercati finanziari.

12.4 Il Sistema Monetario Europeo


Nel marzo '79 nacque lo SME, un sistema di cambi fissi ma aggiustabili al
quale aderivano alcuni paesi europei, fondato sull'ECU, European
Currency Unit, una moneta virtuale, non circolante, che veniva usata
come unit di misura. Il suo valore era dato dalla media ponderata dei
tassi di cambio di tutti i paesi aderenti.
Ai paesi europei veniva concessa un'oscillazione del tasso di cambio da
2,25% al 6% per Italia, Spagna, Portogallo e Gran Bretagna.
Nel 1992, con la riunificazione tedesca il sistema fallisce.
La Germania mantenne alti i tassi d'interesse per evitare un aumento
dell'inflazione, diventando incredibilmente costosa per tutti i partner
europei. Cos molti furono costretti a svalutare ed uscire dallo SME.

12.5 Aree valutarie comuni e ottime. Europa e USA a


confronto.
Un area valutaria comune un area, composta anche da pi paesi, che
condivide la stessa moneta.
L'economista Robert Mundell riteneva che un insieme di paesi, per
costituire un area valutaria ottima, almeno una di due condizioni doveva
essere soddisfatta:
i paesi devono avere shock macroeconomici della stessa natura e
dello stesso segno, in questo modo possono facilmente attuare
politiche monetarie comuni.
Deve esserci un elevata mobilit dei fattori produttivi, ovvero della
forza lavoro. In questo modo, se in un paese aumenta la

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disoccupazione, i lavoratori si spostano in un altro paese con meno


disoccupazione in cerca di lavoro. In questo modo l'equilibrio
ripristinato senza ricorrere all'intervento monetario e a modifiche
del tasso di cambio.
Negli Stati Uniti la prima condizione non sussiste: ad esempio, la
California, che intrattiene rapporti commerciali con l'Asia e sensibile alla
variazione della domanda in Asia. Il Texas invece sensibilissimo al
prezzo del petrolio e cos via.
Invece, la seconda condizione sussiste. I lavoratori si spostano da un
paese all'altro a seconda del tasso di disoccupazione per cercare lavoro.
Nell'Europa invece non c' nessuna delle due condizioni.
Le ragioni per cui l'Europa ha fatto una scelta tanto estrema si
ricollegano all'elevato grado di integrazione dell'economia. Le
esportazioni sono vicine al 20% nei paesi pi grandi, superano il 50% in
quelli pi piccoli. L'effetto di una variazione del tasso di cambio in tali
condizioni drastico.
L'adesione all'euro ha portato alla rinuncia al tasso di cambio come
strumento per recuperare competitivit sui mercati, con profondi squilibri
tra i paesi dell'Eurozona.

12.6 Unione Monetaria ed Economica Europea: sviluppi


e incertezze della crisi in atto
Il processo di Unione Monetaria ebbe inizio nel '91 con il trattato di
Maastricht, come soluzione alternativa al fallimento dello SME.
Fu diviso in 3 fasi:
1. dal maggio '90 alla fine del '93 furono aboliti i controlli sui

movimenti di capitale

2. dal gennaio '94 all'aprile '98 fu istituito l'IME, Istituto

Monetario Europeo che aveva il compito di controllare le


performance dei paesi aderenti. Il predecessore della BCE.
3. La terza fase stata divisa in tre ulteriori tappe.
Vennero stabiliti 4 criteri per l'adesione all'euro:
1. stabilit valutaria: permanenza nello SME per almeno 2 anni
senza svalutazioni
2. stabilit dei prezzi: il tasso d'inflazione non deve superare l'1,5%
il tasso medio dei 3 paesi con l'inflazione pi bassa.

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3. Stabilit dei tassi i: non deve superare del 2% i 3 paesi con

inflazione pi bassa.
4. Assenza di squilibri di finanza pubblica: il rapporto deficit/pil
non deve superare il 3% e il debito pubblico/pil non deve superare il
60%
I parametri hanno mostrato una veloce convergenza dei vari paesi
aderenti. Anche se l'Italia e il Belgio non hanno raggiunto i parametri di
finazna pubblica, si sono appellati al fatto che la velocit con la quale si
avvicinavano era notevole, cos si dato il via alla terza fase, divisa in re
fasi.
1. FASE A: Da maggio a dicembre '98 il Consiglio Europeo ha definito

i paesi appertenenti all'UME e ha nominato i vertici della BCE


2. FASE B: Dal gennaio '99 al dicembre 2001 sono stati fissati i tassi
di conversione
3. FASE C: da gennaio a marzo 2002 tutta la moneta viene sostituita
dall'euro.

Il Trattato di Amsterdam del '92 con il Patto di Stabilit e Crescita:


tutti i paesi dovevano mirare al pareggio o ad un avanzo di bilancio.
Nel 2008 il meccanismo si inceppato: i paesi in disavanzo hanno subito
un deflusso di capitali che ha fatto salire il differenziale (spread) dei titoli
pubblici dei paesi periferici, Spagna e Italia, con quelli tedeschi. Il crollo
dei titoli ha causato la perdita di fiducia ed ha influito negativamente sul
capitale delle banche, che si sono dovute far finanziare dagli stati.
Le autorit europee hanno subordinato la concessione di aiuti per la
crescita all'attuazione di politiche di austerity che si sono rivelate un
danno per l'economia e parte della crisi: i paesi in disavanzo che non
finanziano spesa pubblica vedono recedere il proprio PIL.
La soluzione di attuare politiche fiscali espansive non praticabile a
causa dell'ostilit della Germania, che ha visto aumentare il proprio
surplus costantemente ma non vuole investire.
una situazione che mette a repentaglio la stabilit e la sopravvivenza
della valuta unica e che impone scelte politiche ed economiche
coraggiose i cui oneri devono essere ripartiti da tutti i paesi UE.

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