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Universit degli Studi di Bari Aldo Moro

Dipartimento di Scienze economiche e metodi matematici


APPUNTI DI INTRODUZIONE
ALLECONOMIA PUBBLICA
Ernesto Longobardi e Vito Peragine
novembre 2010
Indice
1 Il giudizio di efcienza 1
2 I fallimenti
del mercato 19
3 Scelta sociale 31
4 Analisi della disuguaglianza 47
5 Economia delle scelte pubbliche 65
Suggerimenti per ulteriori letture 87
Riferimenti bibliograci 88
ii
CAPITOLO 1
Il giudizio di ecienza
1.1 Lefcienza nel senso di Pareto
U
na tendenza largamente dominante ritiene che nel giudizio di efcienza ci
si debba afdare alla percezione che i singoli individui hanno del proprio
benessere individuale. Si parla in questo caso di principio della sovranit del
consumatore oppure di individualismo: si assume che ciascuno sia il miglior
giudice dei propri interessi e ci si rimette pertanto alla sua valutazione.
Se si accetta tale principio sorge immediatamente un problema. Avendo un
proprio sistema di preferenze e un dato ammontare di risorse (dotazioni), cia-
scuno giudicher diversamente un determinato stato del mondo. Come si pu
allora, muovendo dai giudizi individuali, pervenire a un giudizio di efcienza
che riguardi lintera collettivit? Il giudizio di efcienza sembra indissolubilmen-
te legato al giudizio di equit, perch non pare possibile evitare di valutare gli
interessi degli uni a fronte degli interessi degli altri.
Gli economisti hanno tentato di separare i due livelli di giudizio e di afdarli
a schemi concettuali distinti. Tale tentativo viene a tuttoggi legato al nome di
Pareto.
1
Denizione 1.1 (Il criterio (forte) del Pareto). Dati due stati e , si dice che
migliore di (oppure che domina ) nel senso di Pareto, e che pertanto
uno spostamento da a un miglioramento paretiano, se e solo se almeno un
individuo preferisce a e nessuno preferisce ad .
Indichiamo in parentesi tonde le relazioni attinenti ordinamenti di preferenza in-
dividuali e in parentesi quadre quelle attinenti ordinamenti di preferenza sociale.
Il criterio del Pareto pu essere espresso nel modo seguente. Dati due stati e ,
e n individui, i {1, ..., n} ,
[ ]
P
i {1, ..., n} tale che ( )
i
& j {1, ..., n} tale che ( )
j
1
Vilfredo Pareto (1848-1923), economista e sociologo. Le sue opere pi importanti sono il
Corso di economia politica (1897-98) e il Trattato di sociologia generale (1916).
2 CAPITOLO 1
Tabella 1.1 Il criterio del Pareto.

u
i
30 35 35
u
j
25 25 30
u
k
45 45 45
Tabella 1.2 Gli ottimi di Pareto.

u
i
7 6 1 8 3
u
j
9 9 2 8 2
u
k
6 5 9 8 9
che va letta: domina nel senso di Pareto se e solo se esiste almeno un individuo
i per il quale strettamente preferito a e non esiste alcun individuo j per il
quale strettamente preferito ad .
Se non domina nel senso di Pareto e non domina nel senso di Pareto,
allora diremo che e non sono confrontabili in base al criterio di Pareto.
Nella denizione del criterio di Pareto si assume:
misurabilit ordinale delle utilit
non confrontabilit delle utilit di diversi individui
Nella Tabella 1.1 , , sono tre stati e u
i
,u
j
,u
k
sono indici di utilit ordinale
relativi a tre individui i, j, k.
Lo stato domina nel senso di Pareto lo stato (maggiore infatti lutilit del-
lindividuo i, ferme restando le posizioni degli individui j e k). Lo stato domina
a sua volta lo stato .
Denizione 1.2 (Ottimo paretiano). Uno stato detto efciente nel senso di Pa-
reto o ottimo paretiano qualora non sia possibile realizzare un miglioramento pa-
retiano, vale a dire quando non sia possibile migliorare la situazione di almeno
un individuo senza peggiorare quella di qualche altro.
Nella Tabella 1.1 lo stato un ottimo paretiano. In generale stati ottimi nel senso
di Pareto sono pi di uno. Si consideri, per esempio, la Tabella 1.2, in questo caso
, e sono tutti ottimi paretiani.
Si noti che il criterio del Pareto non consente di ordinare gli stati di ottimo:
essi, in base al criterio del Pareto, non sono confrontabili.
Ma pu risultare anche impossibile confrontare uno stato di ottimo con uno
stato sub-ottimale. Nella Tabella 1.2, per esempio, , pur essendo un ottimo, non
confrontabile con , che ottimo non .
Questo aspetto pu essere meglio chiarito considerando la Figura 1.1 che rap-
presenta una curva delle possibilit di utilit. Come si vedr meglio pi avanti,
tale curva, dati due individui i e j, esprime, per ogni determinato livello di utilit
di uno dei due individui, lutilit massima conseguibile dallaltro.
Il giudizio di efcienza 3
-
6
0
u
i
B
C
D E
G
A
u
j
F
Figura 1.1 Il criterio del Pareto. I miglioramenti paretiani dal punto F sono compresi
nellarea BCF.
Larea ADO, delimitata dalla curva delle possibilit di utilit e dagli assi carte-
siani, costituisce linsieme delle utilit.
Per ogni punto interno, come il punto il punto F, linsieme delle utilit pu essere
suddiviso in 4 sottoinsiemi:
larea BCF, compresi i contorni, rappresenta il sottoinsieme delle combinazio-
ni di utilit che dominano la combinazione F: il passaggio da F a uno qualsiasi
dei punti di questarea un miglioramento paretiano;
larea GFEO, compresi i contorni, rappresenta il sottoinsieme delle combina-
zioni di utilit che sono dominate da F nel senso di Pareto.
Lunione di questi due sottoinsiemi compone linsieme di stati che sono confron-
tabili con F in base al criterio del Pareto.
Invece lunione dei due sottoinsiemi:
ABFG (esclusi i segmenti BF e GF);
FCDE (esclusi i segmenti FC e FE)
rappresentano linsieme degli stati non confrontabili con F in base al criterio del
Pareto.
Finch linsieme BCF non vuoto non si ha una situazione efciente. Un
insieme vuoto di miglioramenti paretiani rappresentato nella Figura 1.2: il punto
F ora un ottimo paretiano, in quanto non risulta dominato da nessun altro punto
allinterno dellinsieme delle utilit. Tuttavia, il punto F non domina tutti i punti
dellinsieme, ma solo quelli dellarea GFEO. Rimangono le due aree AFG e
FDE di non confrontabilit.
4 CAPITOLO 1
-
6
0
F
u
i
A
C
D
u
j
E
G
Figura 1.2 Lottimo paretiano. F rappresenta un punto di ottimo perch linsieme dei
possibili miglioramenti paretiani vuoto.
In tali aree solo i punti sulla curva delle possibilit

L di utilit (i tratti AF e FD)


sono punti di ottimo: tutti gli altri, interni alle due aree, rappresentano stati inef-
cienti. Come si era gi accennato, dunque, il criterio del Pareto non consente
di ordinare gli stati di efcienza come socialmente superiori a tutti gli stati di
inefcienza.
1.1.1 Criterio di Pareto e potere di veto
questultimo il limite pi grave del criterio del Pareto. Se infatti la non con-
frontabilit dei punti di ottimo il risultato della scelta di separare il giudizio di
efcienza dal giudizio di equit, la non confrontabilit tra punti di ottimo e punti
subottimali limita loperativit del criterio proprio sotto il prolo della valutazione
di efcienza.
In comunit di milioni di persone, sufciente che anche un solo individuo
risulti danneggiato, per escludere, almeno sul piano del giudizio di efcienza, mi-
sure che potrebbero produrre consistenti beneci alla collettivit nel suo insieme.
Si attribuisce in questo modo a minoranze, anche molto ristrette, un paralizzante
potere di veto sulle scelte collettive.
1.1.2 Criterio di Pareto e conservazione dello status quo
Il criterio del Pareto, quale metro di valutazione sociale, basato su giudizi di
valore molto deboli e quindi largamente condivisibili. Questa apparente neutralit
Il giudizio di efcienza 5
Tabella 1.3 Larbitrariet dello status quo.

u
i
1 2 3 7
u
j
10 12 11 7
etica del criterio, che senzaltro costituisce la ragione principale della sua forza
e popolarit, pu per portare a farne un uso eccessivo e talora illegittimo nelle
scelte sociali. Questo avviene quando si restringe lattenzione, tra le riforme pos-
sibili, a quelle che comunque congurino un miglioramento paretiano. Si procede
in due stadi: nel primo si identicano le riforme che migliorano lallocazione di
partenza (status quo) in base allefcienza paretiana; allinterno di questo sot-
toinsieme, poi, si utilizza un altro criterio, ad esempio un principio di equit, per
scegliere lallocazione preferita. Questo modo di procedere - che tecnicamente
equivale a stabilire una precedenza lessicograca del criterio di Pareto rispetto ad
altri criteri - conduce ad una difesa acritica e ingiusticata dello status quo. Si
consideri lesempio della Tabella 1.3 , in cui ci sono quattro distribuzioni di utilit
(, , , ) tra due individui (i, j): rappresenta lallocazione di partenza e ,
e gli esiti di tre riforme possibili:
Rimanere in sarebbe inefciente, a causa della possibilit di spostarsi in o in
. La scelta tra e potr dipendere poi dalle preferenze sociali rispetto alle-
quit. Tuttavia, non detto che e siano le alternative migliori. Probabilmente,
potrebbe essere considerata la migliore tra le allocazioni possibili, perch un
ottimo di Pareto (dunque non inefciente) e perch soddisfa pi compiutamente
delle altre le esigenze di equit. La sua esclusione dipende dalla circostanza di es-
sere partiti da . Ma pu essere una allocazione di partenza del tutto arbitraria.
Limitare le scelte possibili a quelle che costituiscono un miglioramento paretiano
rispetto ad risulta operazione legittima solo nella misura in cui si fornisce una
giusticazione autonoma della desiderabilit sociale della allocazione di parten-
za. In caso contrario, larbitrariet dello status quo si rietter nellarbitrariet del
criterio di Pareto come guida alla scelta tra le riforme possibili.
Queste considerazioni non minano limportanza, in generale, del criterio di
Pareto, ne delimitano, piuttosto, il campo di applicabilit: il solo uso legittimo
del criterio consiste nella identicazione di situazioni inefcienti. La direzio-
ne del cambiamento, a partire da una data allocazione, non deve invece essere
necessariamente guidata, n tantomeno limitata, dal criterio di Pareto.
1.2 Allocazione ottimale delle risorse
Per generare un risultato efciente nel senso di Pareto, un meccanismo di alloca-
zione delle risorse deve soddisfare simultaneamente tre condizioni:
1. condizione di efcienza nello scambio;
2. la condizione di efcienza nella produzione;
6 CAPITOLO 1
. .. .
x
j
i
y

Figura 1.3 La scatola di Edgeworth. Ogni punto nella scatola rappresenta unallocazione,
cio la combinazione di due panieri (x, y), uno per ciascun consumatore.
3. la condizione di efcienza generale.
Consideriamo un sistema con due consumatori (i, j), due fattori produttivi (k, l)
e due beni (x, y). La disponibilit di fattori produttivi e la tecnologia sono date.
1.2.1 La condizione di efcienza nello scambio
Ipotizziamo per il momento che le quantit prodotte di x e y siano date: lipotesi
sar rimossa pi avanti, quando le quantit dei beni prodotti saranno lasciate libere
di variare, ferme restando, invece, le quantit dei due fattori produttivi k e l.
La Figura 1.3 riproduce una scatola di Edgeworth, allinterno della quale ogni
punto rappresenta unallocazione (combinazione di panieri) dei due beni (x, y) tra
i due consumatori (i, j). La mappa delle curve di indifferenza del consumatore
i rappresentata a partire dal vertice sud-ovest della scatola; quella del consu-
matore j rappresentata, rovesciata, a partire dal vertice nord-est. In ogni punto
della scatola si ha lintersezione oppure la tangenza tra una curva di indifferenza
dellindividuo i e una curva di indifferenza dellindividuo j. Le allocazioni ottime
nel senso di Pareto coincidono con i punti di tangenza. Se infatti le curve di
indifferenza si intersecassero sarebbero possibili miglioramenti paretiani.
Consideriamo per esempio, nella parte sinistra della Figura 1.4, il punto C di
intersezione tra due curve. Per ogni punto sulla curva di indifferenza dellindivi-
duo j, come il punto B, si ha:
(B C)
i
e (B C)
j
[B C]
P
Il giudizio di efcienza 7
i
j
C
i
D
B
A
C
j
Figura 1.4 Lefcienza nello scambio. Nella parte sinistra della gura C non un pun-
to di ottimo, in quanto a partire da C sono possibili miglioramenti paretiani nellarea
delimitata dallintersezione delle due curve. Nella parte destra il punto di tangenza C
rappresenta un punto di ottimo: linsieme dei possibili miglioramenti paretiani vuoto.
Per ogni punto sulla curva di indifferenza dellindividuo i, come il punto A, si ha:
(A C)
i
e (A C)
j
[A C]
P
Inne per ogni punto come D, interno allarea delimitata dallintersezione delle
due curve di indifferenza, si ha:
(D C)
i
e (D C)
j
[D C]
P
Larea delimitata dallintersezione delle due curve, compresi i contorni, rappre-
senta quindi linsieme dei possibili miglioramenti paretiani a partire dal punto
C.
Nei punti di tangenza invece (come il punto C nella parte destra della Figura 1.4)
linsieme dei miglioramenti paretiani vuoto: si tratta pertanto di allocazioni otti-
me. In tali punti, la curva di indifferenza del consumatore i ha la stessa pendenza
di quella del consumatore j: i saggi marginali di sostituzione dei due consumatori
sono pertanto eguali.
Denizione 1.3 (Condizione di efcienza nello scambio). Unallocazione di beni
Pareto-ottimale quando i saggi marginali di sostituzione sono eguali tra tutti i
consumatori:
SMS
i
x,y
= SMS
j
x,y
Linsieme delle allocazioni ottime pu essere rappresentato con due diversi stru-
menti analitici.
Se, allinterno della scatola di Edgeworth, si uniscono tutti i punti di tangenza tra
le curve di indifferenza si ottiene la curva dei contratti, che appunto il luogo
geometrico delle allocazioni ottime nel senso del Pareto (Figura 1.5).
8 CAPITOLO 1
. .. .
x
j
i
y

Figura 1.5 La curva dei contratti.


Se misuriamo invece sugli assi le utilit dei due consumatori, le combinazio-
ni di utilit associate ai punti di ottimo compongono la curva delle possibilit di
utilit (Figura 1.6), che avevamo gi utilizzato nella Sezione 1.1.
Denizione 1.4 (La curva delle possibilit di utilit). Dati due consumatori e due
beni, e considerando sse le quantit dei due beni, la curva delle possibilit di
utilit esprime, per ogni determinato indice di utilit di un consumatore, lutilit
massima che pu ottenere laltro consumatore.
Lo studente noti che:
se si considerano sse le quantit dei due beni, la curva delle possibilit di utilit
si modica solo se cambiano le preferenze dei consumatori;
date le preferenze dei consumatori, esiste una curva delle possibilit di utilit
per ogni coppia di quantit dei due beni.
1.2.2 Condizione di efcienza nella produzione
Si rimuove ora, come annunciato, la condizione che le quantit dei due beni x e y
siano date.
La condizione marginale di ottimo nella produzione pu essere determinata
utilizzando ancora una scatola di Edgeworth, misurando, questa volta, sugli assi le
quantit dei due fattori produttivi, k e l, disponibili in quantit sse. La tecnologia
impiegata nella produzione dei due beni x e y sar rappresentata da famiglie di
isoquanti. Ogni punto allinterno della scatola rappresenta una allocazione di
input.
Il giudizio di efcienza 9
-
6
0
u
1
u
2
Figura 1.6 La curva delle possibilit di utilit.
Le allocazioni ottime sono date dai punti di tangenza tra gli isoquanti relativi
al prodotto x e gli isoquanti relativi al prodotto y: in tali punti si ha leguaglianza
dei saggi marginali di sostituzione tecnica tra i fattori nella produzione dei due
beni.
Denizione 1.5 (Condizione di efcienza nella produzione).
Unallocazione di fattori produttivi Pareto-ottimale quando i saggi marginali di
sostituzione tecnica sono eguali nella produzione di ogni coppia di beni:
SMST
x
k,l
= SMST
y
k,l
Le allocazioni di fattori efcienti possono essere rappresentati, oltre che dalla
curva che unisce tutti i punti di tangenza nella scatola di Edgeworth, anche mi-
surando sugli assi le quantit dei due beni: le combinazioni di beni associate ai
punti di ottimo compongono la curva delle possibilit di produzione (o curva
di trasformazione).
Denizione 1.6 (La curva delle possibilit di produzione). La curva delle pos-
sibilit di produzione (o curva di trasformazione) esprime, per ogni determinata
quantit di uno dei due beni, la quantit massima che si pu produrre dellaltro
bene, considerando sse la tecnologia e le quantit dei fattori di produzione.
1.2.3 Condizione di efcienza generale
Assumiamo, in prima approssimazione, che tutti i consumatori abbiano lo stesso
sistema di preferenze, rappresentabile pertanto da ununica mappa di curve di
indifferenza (consumatore rappresentativo).
10 CAPITOLO 1
-
6
0
y
x
A
II
s
B
t
I
Figura 1.7 La curva delle possibilit di produzione. A rappresenta un punto di ottimo.
Il problema di massimizzazione del benessere si risolve nello scegliere, lungo
la curva delle possibilit di produzione, la combinazione di output che consente di
raggiungere la curva di indifferenza di indice pi elevato: si tratter di un punto di
tangenza della curva delle possibilit di produzione con una curva di indifferenza
(Figura 1.7).
Nel punto di tangenza si ha leguaglianza tra il saggio marginale di sostitu-
zione (misurato dalla pendenza della curva di indifferenza) e il tasso marginale di
trasformazione (misurato dalla pendenza della curva di trasformazione).
Si pu pertanto enunciare la condizione di efcienza generale.
Denizione 1.7 (Condizione di efcienza generale).
Unallocazione delle risorse Pareto-ottimale quando per ogni coppia di beni il
saggio marginale di sostituzione eguale al saggio marginale di trasformazione:
SMS
x,y
= SMT
x,y
Il signicato delleguaglianza tra saggio marginale di trasformazione e saggio
marginale di sostituzione come condizione di ottimo pu essere meglio compre-
sa considerando pi da vicino (Figura 1.8) la situazione rappresentata dal pun-
to B ove non si ha tangenza, bens intersezione, tra la curva delle possibilit di
produzione e una curva di indifferenza.
In tale punto il SMS dato dallinclinazione della retta s tangente alla cur-
va di indifferenza, ovvero dal rapporto BC/CD: una riduzione BC del bene y,
accompagnata da un aumento CD del bene x, lascia inalterato il livello di utilit
del consumatore rappresentativo. Il SMT dato invece dallinclinazione della
Il giudizio di efcienza 11
x
6
0
y
C
-
B
D
s
t
E
Figura 1.8 Nel punto B il SMT
xy
, in valore assoluto, minore del SMS
xy
. Spostamenti
a destra di B (maggiore quantit di x) rappresentano miglioramenti paretiani.
retta t, tangente alla curva delle possibilit di produzione: dal lato della produ-
zione, dunque, la rinuncia a una quantit BC del bene y consente un incremento
CE nella produzione di x. Essendo CE > CD, lutilit aumenterebbe: vi sono
pertanto dei punti, a destra del punto B, che lo dominano nel senso di Pareto.
Della condizione generale di ottimo pu essere data una diversa rappresentazione
graca. Abbandonando lipotesi del consumatore rappresentativo e tornando a
quella di uneconomia con due individui, i e j, consideriamo le innite scatole di
Edgeworth che possono essere inserite nellarea delimitata dalla curva di trasfor-
mazione, con il vertice nord-est lungo la curva. Nella Figura 1.9 ne sono state
rappresentate due.
In generale allinterno di ogni scatola vi sar un punto, sulla curva dei con-
tratti, in cui linclinazione delle due curve di indifferenza tangenti eguale allin-
clinazione della curva di trasformazione. In tale punto si avr pertanto:
SMS
i
x,y
= SMT
x,y
= SMS
j
x,y
(1.1)
Si noti che un punto come B nella Figura 1.9 rappresenta una determinata com-
binazione delle quantit totali prodotte dei due beni x e y, mentre un punto come
B

denisce una ripartizione delle risorse tra i due individui i e j.


Vi sono innite congurazioni di ottimo generale, ciascuna corrispondente
a una determinata combinazione di output e a una determinata ripartizione del
benessere tra i due individui. Il luogo delle combinazioni di utilit associate a
ciascuno di essi, chiamato frontiera delle utilit.
Lo studente noti che:
12 CAPITOLO 1
-
6
0
B

y
A
x
A

B
Figura 1.9 Congurazioni di ottimo generale.
se si considerano sse le quantit dei due fattori, la frontiera delle utilit si
modica solo se cambiano le preferenze dei consumatori o la tecnologia;
date le preferenze dei consumatori e la tecnologia, esiste una frontiera delle
utilit per ogni coppia di quantit dei due fattori.
1.3 I due teoremi fondamentali delleconomia del benes-
sere
Riepiloghiamo le condizioni marginali di ottimo, rimuovendo la restrizione di un
mondo a due dimensioni.
Siano N, M, H gli insiemi, rispettivamente, dei consumatori, dei beni e dei
fattori produttivi.
1. Condizione di efcienza nello scambio:
SMS
i
x,y
= SMS
j
x,y
i, j N ; x, y M
2. Condizione di efcienza nella produzione:
SMST
x
k,l
= SMST
y
k,l
k, l H ; x, y M
Il giudizio di efcienza 13
. .. .
x
j
i
y

A
B
C
Figura 1.10 Solo in equilibrio si ha efcienza paretiana.
3. Condizione di efcienza generale:
SMS
x,y
= SMT
x,y
x, y M
I due teoremi fondamentali delleconomia del benessere stabiliscono un legame
tra gli esiti di un meccanismo di mercato concorrenziale e i criteri di desiderabilit
sociale.
In un mercato concorrenziale, a determinate condizioni, abbiamo:
1. Per ogni coppia di beni, ciascun consumatore massimizza lutilit eguagliando
il saggio marginale di sostituzione al prezzo relativo:
SMS
i
x,y
= p
x
/p
y
= SMS
j
x,y
i, j N ; x, y M
Risulta pertanto soddisfatta la condizione di ottimo nello scambio.
2. Le imprese minimizzano i costi, nella produzione di ciascun bene, eguagliando
il saggio marginale di sostituzione tecnica tra fattori al loro prezzo relativo:
SMST
x
k,l
= p
l
/p
k
= SMST
y
k,l
k, l H ; x, y M
Risulta pertanto soddisfatta la condizione di ottimo nella produzione.
14 CAPITOLO 1
. .. .
x
j
i
y

A
M
- -
B
m
Figura 1.11 Lallocazione A rappresenta un equilibrio di mercato concorrenziale con il
vettore di prezzi m e la dotazione iniziale M. Lallocazione B pu essere generata dal
vettore m

e la dotazione M

.
3. Per ogni coppia di beni, i consumatori massimizzano lutilit eguagliando il
saggio marginale di sostituzione al prezzo relativo; le imprese massimizzano il
protto eguagliando il saggio marginale di trasformazione al prezzo relativo:
SMS
x,y
= p
x
/p
y
= SMT
x,y
x, y M
Risulta pertanto soddisfatta la condizione di efcienza generale.
Lequilibrio di un mercato concorrenziale dunque efciente nel senso di Pareto.
Teorema 1.1 (Il primo teorema fondamentale delleconomia del benessere). Le-
quilibrio di un sistema di mercati concorrenziali, se esiste, Pareto-efciente.
Deve trattarsi di una situazione di equilibrio. Per rendersene conto lo studen-
te consideri la Figura 1.10. Anche se i saggi marginali di sostituzione risultano
eguali, non essendo una situazione equilibrio non vi tangenza tra le curve di
indifferenza: non risulta pertanto determinata unallocazione ottima.
Il primo teorema, stabilendo lottimalit paretiana di qualsiasi equilibrio con-
correnziale, fornisce una giusticazione normativa del meccanismo di mercato
basata sullidea di efcienza. Il teorema riprende l intuizione della mano invi-
sibile formulata originariamente da Adam Smith (1776): lidea cio che il per-
seguimento dellinteresse personale da parte di ogni singolo agente economico
Il giudizio di efcienza 15
porti, attraverso loperato di una mano invisibile, al raggiungimento di un risul-
tato desiderabile per lintera collettivit. In base a questa intuizione, peraltro gi
presente nellelaborazione losoca del XVIII secolo (si pensi a La favola delle
api di Bernard de Mandeville, del 1714), per raggiungere un risultato desiderabile
per la collettivit non dunque necessario che gli agenti siano buoni o altruisti: gli
egoismi individuali, guidati dal meccanismo dei prezzi di mercato, contribuiscono
al raggiungimento di un risultato efciente per lintera collettivit.
Il secondo teorema affronta un tema diverso. Si consideri la frontiera delle
utilit: ogni punto su tale frontiera ottimo nel senso di Pareto. Tuttavia, i di-
versi ottimi hanno implicazioni profondamente diverse sotto il prolo dellequit
distributiva. In virt del primo teorema sappiamo che il mercato concorrenziale,
partendo da un dato assetto delle dotazioni iniziali, condurr il sistema ad una al-
locazione efciente; supponiamo per che questa allocazione non sia desiderabile
per ragioni di equit. E ipotizziamo esista un altro ottimo, tra quelli possibili, che
risulta essere desiderabile anche in termini distributivi. Dovremo rinunciare al
sistema di mercato e adottare un altro meccanismo di allocazione delle risorse in
nome dellequit? Il secondo teorema risponde precisamente a questa domanda,
stabilendo che, al ne di raggiungere lallocazione desiderata, sar sufciente in-
tervenire sulle dotazioni iniziali attraverso opportuni strumenti di redistribuzione
- imposte e sussidi in somma ssa - lasciando poi che il mercato faccia il resto. In
altre parole, il secondo teorema dimostra che ogni allocazione efciente, e quin-
di anche lallocazione preferita sotto il prolo distributivo, pu essere ottenuta
mediante un meccanismo di mercato decentralizzato; purch si operi una redistri-
buzione delle dotazioni iniziali attraverso imposte e sussidi in somma ssa (lump
sum).
Teorema 1.2 (Il secondo teorema fondamentale delleconomia del benessere).
Esiste sempre un vettore di prezzi tale che ciascuna allocazione Pareto-efciente
un equilibrio di mercato concorrenziale, una volta assegnate le opportune do-
tazioni iniziali (si veda la Figura 1.11).
I due teoremi sono di fondamentale importanza perch forniscono un quadro ana-
litico e concettuale per lanalisi normativa dei meccanismi di allocazione delle
risorse. Tuttavia, la loro dimostrazione si basa su condizioni altamente irrealisti-
che.
Il primo teorema assume che i mercati siano perfettamente concorrenziali e
che non vi siano altre imperfezioni di mercato. In realt i mercati sono spesso
caratterizzati da insufciente concorrenza o da altre imperfezioni (beni pubblici,
esternalit, asimmetrie informative): in tutti questi casi il mercato conduce una
allocazione delle risorse inefciente.
Il secondo teorema assume che lo Stato sia in grado di operare una redistri-
buzione delle risorse attraverso imposte e sussidi in somma ssa (lump sum). Le
imposte e i sussidi in somma ssa sono strumenti commisurati a fattori esogeni,
cio fuori dal controllo degli individui a cui vengono applicati: per questa ragione
questi strumenti non generano distorsioni nei comportamenti degli agenti e non
violano le tre condizioni di efcienza paretiana. Un esempio costituito da im-
poste legate alle abilit individuali innate. Questo tipo di imposte, pur importanti
16 CAPITOLO 1
come modello teorico di riferimento, nella realt non esiste: lautorit pubblica
non dispone delle informazioni necessarie e la tecnologia tributaria disponibile
non permette di predisporre strumenti adeguati. In realt, gli strumenti di redi-
stribuzione utilizzati dal settore pubblico hanno effetti distorsivi, generano cio
perdite di efcienza. Come conseguenza, ogni intervento mirante a raggiunge-
re una allocazione desiderabile sotto il prolo dellequit comporter dei costi in
termini di efcienza. Esiste un inevitabile trade-off tra obiettivi di efcienza e
obiettivi di equit.
ESERCIZI
Esercizio 1.1. La Figura 1.12 rappresenta una curva delle possibilit di utilit.
Le utilit dei due individui (1 e 2) sono ordinali e non confrontabili.
-
6
0
u
2
G
F B
H
A
C
E
D
I
u
1
Figura 1.12 Il criterio di Pareto.
Indicare se le seguenti affermazioni sono vere o false.
1. Nel punto A lindividuo 2 sta meglio dellindividuo 1.
V F
Il giudizio di efcienza 17
2. Per lindividuo 2, A B.
V F
3. Per lindividuo 2, B D.
V F
4. Nel senso di Pareto A B.
V F
5. Nel senso di Pareto C B F.
V F
6. Nel senso di Pareto C non confrontabile con I.
V F
7. Il punto A domina nel senso di Pareto tutti i punti compresi nellarea HGBF
esclusi quelli sul tratto curvilineo HG.
V F
Esercizio 1.2. Individuare le situazioni efcienti nel senso di Pareto nella se-
guente tabella dove A, B, C, D, E, F sono distribuzioni di benessere (u) tra tre
individui (1, 2, 3)
A B C D E F
u
1
70 68 72 70 100 100
u
2
65 70 45 60 68 60
u
3
70 72 30 70 100 100
Esercizio 1.3. Si consideri uneconomia con due beni, x ed y, e due individui,
A e B. Le preferenze di A e di B sono rappresentate dalle seguenti funzioni di
utilit:
U
A
(x, y) = log x
1
4
+ log y
U
B
(x, y) = log x + log y
4
da cui si deduce che le utilit marginali degli individui A e B, per i beni x e y,
sono, rispettivamente:
18 CAPITOLO 1
UM
A
(x) =
1
4x
UM
A
(y) =
1
y
UM
B
(x) =
1
x
UM
B
(y) =
4
y
Si assuma inoltre che la curva di trasformazione dei beni x ed y nelleconomia
abbia inclinazione costante e uguale a uno. Si considerino le seguenti allocazioni
dei due beni x ed y tra i due individui A e B (con x
A
indichiamo la quantit di
bene x assegnata allindividuo A, ...):

x
A
3 2 2
y
A
6 8 8
x
B
3 2 4
y
B
6 8 6
Quale tra le allocazioni , , pu essere un equilibrio concorrenziale?
Esercizio 1.4. Si consideri uneconomia con due beni, x ed y, e due fattori
produttivi, K e L. Le produttivit marginali dei fattori K e L per i beni x e y,
sono, rispettivamente:
PM
x
(K) =
1
3K
PM
x
(L) =
2
3L
PM
y
(K) =
2
3K
PM
y
(L) =
1
3L
Attualmente, 1/2 del capitale totale e 1/2 del lavoro totale allocato alla produ-
zione di ciascun bene. Si tratta di una soluzione efciente? Nel caso in cui non
fosse efciente, in quale direzione dovrebbero essere riallocati i fattori al ne di
ottenere un miglioramento paretiano?
CAPITOLO 2
I fallimenti
del mercato
Il primo teorema fondamentale delleconomia del benessere dice che un mercato
basato sulla propriet privata, se in equilibrio concorrenziale, genera unallocazio-
ne delle risorse ottima nel senso di Pareto. Il secondo teorema dice che un sistema
decentralizzato di economia di mercato consente di raggiungere ogni situazione
Pareto ottimale che corrisponda alla desiderata distribuzione del benessere.
Presi insieme i due teoremi costituiscono le fondamenta del pensiero econo-
mico liberale. Nel mondo che pregurano, lintervento pubblico riguarderebbe,
solo ed eventualmente, la correzione delle conseguenze distributive delleconomia
di mercato e questa potrebbe avere luogo senza alcun costo in termini di efcien-
za. Si tratta di un paradigma che occupa una posizione di assoluta centralit nel
lavoro degli economisti, linteresse dei quali si rivolge, tuttavia, in larga prevalen-
za proprio a osservare e studiare gli scostamenti del funzionamento concreto dei
sistemi economici rispetto al modello ideale dal quale prendono le mosse.
La teoria considera dunque, sotto il prolo positivo e normativo, da una parte,
i casi in cui per il venire meno di una o pi condizioni necessarie per il primo
teorema, si verica un fallimento del mercato; dallaltra, in un mondo in cui non
esistono strumenti di redistribuzione lump sum, indaga la relazione di trade off tra
equit ed efcienza.
Questo capitolo dedicato ad una breve introduzione al primo aspetto. Tra
le numerose cause di fallimento del mercato se ne prendono qui in esame tre: la
mancanza di concorrenza, le esternalit e i beni pubblici.
2.1 Mercati non concorrenziali
Se il mercato non in condizioni di concorrenza perfetta il surplus sociale non
massimo. Ci si limita a considerare il caso del monopolio (Figura 2.1).
Il monopolista produce la quantit q
m
(per la quale R
mg
= C
mg
) al prezzo
p
m
. Se questo mercato, anzich in monopolio, fosse stato in concorrenza perfetta,
e quindi la curva C
mg
fosse intesa come laggregazione del costo marginale delle
singole imprese concorrenziali (curva di offerta), la quantit prodotta sarebbe stata
q
c
e il prezzo p
c
. In monopolio si hanno pertanto quantit minori e prezzi pi alti
20 CAPITOLO 2
-
6
p
q
O
A
B F
E
C
mg
R
mg
D
C
p
m
p
c
q
m
q
c
Figura 2.1 Lequilibrio del monopolista
rispetto alla concorrenza. E gi intuibile come questo riduca il benessere della
collettivit.
Il concetto pu essere precisato considerando le variazioni del surplus. In
concorrenza perfetta il surplus dato dallarea CBD. In particolare larea CBp
c
rappresenta il surplus del consumatore e larea p
c
BD quello del produttore. In
monopolio il surplus del consumatore CAp
m
, con una riduzione pari a p
m
ABp
c
rispetto al caso concorrenziale. Il surplus del produttore invece p
m
AED. Egli
ha guadagnato p
m
AFp
c
e ha perso FBE: dal momento che la prima area
maggiore della seconda, il surplus del produttore risulta maggiore rispetto alla
concorrenza.
Il surplus sociale complessivo invece minore. In monopolio infatti pari al-
larea CAED: la perdita netta rispetto alla concorrenza pertanto data dal trian-
golo ABE. E questo il problema allocativo, che va tenuto distinto dallaspetto
distributivo dovuto al fatto che il surplus del produttore aumenta a danno del con-
sumatore (il rettangolo p
m
AFp
c
surplus del consumatore di cui in monopolio si
appropria il produttore).
In presenza di un monopolio, vi sono due principali modi per affrontare il
problema allocativo. La prima politica quella di togliere di mano al privato lim-
presa monopolistica e costituire unimpresa pubblica (nazionalizzazione). C
stata una lunga fase, in tutti i paesi industriali, in cui si fatto un ampio ricorso
alle nazionalizzazioni. Lidea alla base dellimpresa pubblica che lo stato, o in
generale lente pubblico, possa applicare una politica dei prezzi ottimale, perch
in grado di rinunciare alla massimizzazione del protto a favore di quella del
surplus sociale.
Da alcuni decenni si entrati in una fase completamente diversa rispetto a
I fallimentidel mercato 21
quella delle nazionalizzazioni. A partire dagli anni 80 del ventesimo secolo, in
molti paesi industriali si sono restituite ai privati molte attivit (privatizzazioni)
passate decenni prima in mano pubblica. In questo caso si fatto ricorso alla
seconda delle possibili risposte al problema dellinefcienza allocativa del mo-
nopolio, la regolamentazione dellimpresa privata. Con la regolamentazione, lo
stato instaura con limpresa privata un rapporto contrattuale che, in linea di prin-
cipio, pu essere congeniato in modo tale da indurlo alla scelta dei prezzi e delle
quantit socialmente desiderabili.
2.2 Le esternalit
Nelle economie di mercato le scelte degli agenti economici, individui e imprese,
si riettono in variazioni dei prezzi, le quali inducono ulteriori modiche nelle
scelte. Se il meccanismo di mercato di tipo concorrenziale e non ci sono imper-
fezioni, il vettore dei prezzi di equilibrio riette correttamente il valore marginale
dei beneci e dei costi di tutti i beni scambiati.
Tuttavia, esistono relazioni di interdipendenza tra gli agenti che non si riet-
tono in variazioni dei prezzi e delle quali pertanto i singoli agenti non tengono
conto nel proprio calcolo di convenienza.
Esempio 2.1. La decisione di effettuare un viaggio usando lautomobile, dipen-
der dalla valutazione che il singolo compie dei costi e dei beneci che la propria
scelta gli procura. Tra i costi egli terr conto di quanto paga di carburante, delle
spese di ammortamento e di manutenzione del veicolo, del valore che attribuisce
al tempo che il viaggio occuper. Non considerer invece i costi che impone agli
altri, ma per i quali il mercato non lo chiama a pagare: per esempio le emissioni
inquinanti e il proprio contributo alla congestione del trafco, che alza il tempo del
viaggio per tutti gli automobilisti. Si tratta di effetti esterni negativi o esternalit
negative.
Denizione 2.1 (Esternalit negative). Si hanno esternalt negative, quando la
scelta di un agente economico comporta costi per altri agenti economici senza
che egli debba pagare loro alcuna compensazione.
Esempio 2.2. Nel decidere se e in che misura procedere al restauro della facciata
di un edicio di interesse artistico nel centro storico di una citt, il proprietario
confronter il piacere e la soddisfazione che ne trarr con i costi che dovr soste-
nere. Non considerer invece i beneci che procurer agli altri fruitori del centro
storico, ma per i quali il mercato non gli consente di chiedere un corrispettivo. Si
tratta di un effetto esterno positivo o esternalit positiva.
Denizione 2.2 (Esternalit positive). Si hanno esternalit positive quando la
scelta di un agente economico comporta beneci per altri agenti economici senza
che egli riceva alcuna compensazione.
Possiamo allora formulare una denzione generale di esternalit.
22 CAPITOLO 2
Denizione 2.3. Le esternalit sono fenomeni di interdipendenza tra le funzioni di
utilit e/o di produzione che, non realizzandosi attraverso lo scambio, non danno
luogo compensazioni monetarie tra gli agenti economici.
In altre parole, si in presenza di una esternalit tutte le volte che le scelte
di un agente economico producono effetti sul benessere di almeno un altro agente
economico (e cio ne inuenzano lutilit o il protto) al di fuori del meccanismo
di mercato.
2.2.1 Esternalit e allocazione efciente delle risorse
In presenza di esternalit, lallocazione delle risorse generata in equilibrio da un
mercato concorrenziale non efciente in senso paretiano. Infatti, il sistema dei
prezzi che regola il funzionamento delle economie di mercato concorrenziali non
fornisce agli agenti economici segnali corretti sui costi e sui beneci associa-
ti allimpiego delle risorse e, pertanto, non consente che il perseguimento della
massimizzazione del benessere individuale da parte dei singoli agenti economici
risulti, in equilibrio, nella massimizzazione del benessere sociale.
Vediamo perch.
Ogni agente economico razionale persegue la massimizzazione del proprio
benessere compiendo scelte che, al margine, assicurano luguaglianza tra beneci
e costi privati (beneci e costi che per ogni agente economico sono associati alla
sua scelta individuale):
B
p
mg
= C
p
mg
(2.1)
Daltra parte la massimizzazione del benessere sociale richiede che, al mar-
gine, i beneci sociali siano uguali ai costi sociali:
B
s
mg
= C
s
mg
(2.2)
In assenza di esternalit vi coincidenza tra beneci e costi marginali privati
e beneci e costi marginali sociali
B
p
mg
= B
s
mg
e C
p
mg
= C
s
mg
(2.3)
e quindi:
B
p
mg
= C
p
mg
B
s
mg
= C
s
mg
(2.4)
In presenza di esternalit, le scelte individuali producono beneci (costi) pri-
vati e beneci (costi) esterni. I beneci e costi sociali sono quindi la somma di
beneci e costi privati ed esterni:
B
s
mg
= B
p
mg
+B
es
mg
e C
s
mg
= C
p
mg
+C
es
mg
(2.5)
La massimizzazione del benessere sociale richiede quindi che sia vericata
la seguente uguaglianza:
I fallimentidel mercato 23
B
p
mg
+B
es
mg
= C
p
mg
+C
es
mg
B
s
mg
= C
s
mg
(2.6)
Per denizione, beneci e costi esterni non inuenzano i termini in cui avvie-
ne lo scambio nei mercati concorrenziali e quindi in presenza di effetti esterni gli
agenti economici razionali continuano a fare le loro scelte in modo da realizzare
al margine solo luguaglianza tra beneci e costi privati, ma questa non implica
pi

I luguaglianza tra beneci e costi sociali.


Tipicamente le scelte individuali producono effetti esterni in due situazioni:
in presenza di fenomeni di consumo congiunto o produzione congiunta;
in presenza di risorse di propriet comune.
2.2.2 Esternalit dovute a fenomeni di consumo congiunto o produ-
zione congiunta
Consideriamo il caso di una esternalit unilaterale positiva derivante da consumo
congiunto.
Sia data uneconomia nella quale si producono solo due beni y e x e ci sono
solo due individui i e j. I beni sono interamente consumati dai due individui e le
loro preferenze sono denite nel modo seguente:
U
i
= U
i
(x
i
, y
i
) (2.7)
U
j
= U
j
(x
j
, x
i
, y
j
) (2.8)
x
i
la quantit del bene x consumata dallindividuo i ecc.
U
j
x
i
> 0 denisce leffetto esterno positivo che il consumo del bene x da parte
dellindividuo i produce sul benessere di j.
La perdita di benessere associata allequilibrio concorrenziale nel mercato
del bene x illustrata nella Figura 2.2.
La curva di domanda per il bene x da parte dellindividuo i la curva del
benecio marginale privato B
p
mg
(B
i
mg,x
i
) che i deriva dal consumo di x. La curva
del benecio marginale che j deriva dal consumo di x da parte di i la curva del
benecio marginale esterno B
es
mg
(B
j
mg,x
i
) associata al consumo di x da parte di i.
Per ogni valore di x
i
la curva del benecio marginale sociale la somma verticale
delle curve B
p
mg
e B
es
mg
, che corrisponde a B
i
mg,x
i
+B
j
mg,x
i
.
Il prezzo p il prezzo di equilibrio concorrenziale ed quindi pari al costo
costo marginale privato (C
p
mg
). Dato p, lindividuo i sceglie la quantit di x in
corrispondenza della quale B
p
mg = p e quindi B
p
mg
= C
p
mg
. Scegliendo in
questo modo i non tiene conto dei beneci esterni associati alla sua scelta e la
quantit di x acquistata in equilibrio inferiore a quella ottima dal punto di vista
sociale che invece la quantit x

i
> x
i
.
24 CAPITOLO 2
Bmg
x
j
- -
6 6
x
j x
i x

i
O O
Bmg
x
i
x
i
p p
Bmg
i
x
i
+Bmg
j
x
i
Bmg
i
x
i
Bmg
j
x
i
A
B C
x

j
Bmg
j
x
j
Figura 2.2 Esternalit positiva derivante dal consumo congiunto di x
i
tra gli individui i
e j.
La perdita netta di benessere associata allequilibrio competitivo pari alla
differenza tra il benecio totale ed il costo totale associati alle unit di x
i
= x

i
x
i
(larea ABC).
In presenza di esternalit positive, in equilibrio concorrenziale si scambiano
dunque quantit di beni inferiori rispetto a quelle ottime dal punto di vista sociale.
Si pu mostrare che in presenza di esternalit negative, in equilibrio concor-
renziale si scambiano invece quantit di beni superiori rispetto a quelle ottime dal
punto di vista sociale.
2.2.3 Esternalit in presenza di risorse di propriet comune
In presenza di una risorsa di propriet comune, il costo dello sfruttamento da par-
te di ciascuno individuo si ripartisce su tutti: il risultato un uso eccessivo della
risorsa e il suo eventuale esaurimento. Il fenomeno fu portato allattenzione di
un vasto pubblico da un articolo apparso sulla rivista Science nel 1978 [Hardin,
1978], dal titolo molto signicativo: The Tragedy of the Commons. Nellartico-
lo si faceva riferimento ai pascoli di propriet comune. Poniamo che per ciascun
pastore il benecio di aggiungere un animale al suo gregge sia dato dal valore di
mercato dellanimale. Il costo invece dato dalle risorse consumate dallanimale
diviso per il numero - molto alto in caso di propriet comuni - dei proprietari del
pascolo. Ogni pastore cos incentivato ad aggiungere animali senza limite. Il ri-
sultato sar la distruzione della propriet comune. La parabola si applica a molte
risorse ambientali.
I fallimentidel mercato 25
2.2.4 Intervento pubblico e internalizzazione delle esternalit
Loperatore pubblico pu denire politiche dintervento dirette ad internalizzare
le esternalit eliminando la perdita di efcienza.
E possibile distinguere tra due principali modalit di intervento pubblico.
1. Lintervento pubblico disegnato per inuenzare le scelte degli agenti economici
modicando le regole che deniscono il contesto istituzionale nellambito del
quale si svolge lo scambio.
Potr trattarsi dellassegnazione dei diritti di propriet nei contesti dove linef-
cienza si produce a causa della loro mancata denizione, oppure della ssazio-
ne di limiti esogeni allattivit di consumo o produzione degli agenti economici
(regolamentazione).
2. Lintervento pubblico disegnato per inuenzare le scelte degli agenti economi-
ci attraverso strumenti che incidono sulla formazione dei prezzi di equilibrio,
come le imposte e i sussidi.
1
2.3 I beni pubblici
2.3.1 Rivalit ed escludibilit
Possiamo classicare i beni secondo due caratteristiche: la rivalit e lescludibi-
lit.
La rivalit
Denizione 2.4. La rivalit data dalla misura in cui il consumo del bene da
parte di un individuo riduce la quantit di cui altri possono disporre.
Si ha rivalit piena quando il consumo di un individuo riduce dello stesso
ammontare quanto gli altri possono consumare. Si ha non rivalit piena (rivalit
nulla) quando la quantit che altri possono consumare non si riduce affatto. Si
hanno, inne, casi intermedi (rivalit non piena) quando la quantit che altri pos-
sono consumare di riduce, ma in misura inferiore a quanto consumato dal primo
individuo.
Esempio 2.3. Se nellaula un posto a sedere occupato da uno studente, non pu
essere occupato da un altro: la rivalit piena.
Esempio 2.4. Il fatto che uno studente ascolti il docente che parla, non riduce
affatto la possibilit che altri lo ascoltino: la rivalit nulla.
Frequentemente il grado di rivalit dipende dal livello della domanda rispetto
alla capacit di soddisfarla, cio dal livello di congestione.
1
Per luso delle imposte come strumento correttivo delle esternalit si rinvia lo studente a
Longobardi [2009], Cap.10.
26 CAPITOLO 2
Esempio 2.5. Se laula molto affollata, la presenza di un ulteriore studente pu
ridurre le capacit di ascolto degli altri: la misura della rivalit dipende dal grado
di congestione.
Lescludibilit
Denizione 2.5. Lescludibilit la possibilit di evitare che una volta che il
bene reso disponibile ad un individuo, ogni altro individuo possa liberamente
accedere al consumo.
Esempio 2.6. La lezione un bene escludibile perch si pu condizionare lac-
cesso allaula, per esempio al pagamento di un corrispettivo. Invece una volta che
lo studente in aula non si pu impedirgli di ascoltare: la lezione diventa non
escludibile.
Lescludibilit dipende dalla tecnologia ed pertanto variabile nel tempo. Le
trasmissioni televisive sono oggi escludibili, come ben sappiamo, ma non lo erano
qualche decina di anni fa, quando erano trasmesse solo via etere e non esistevano
sistemi per criptare il segnale.
2.3.2 Beni privati, beni pubblici, beni misti
Denizione 2.6. Il bene privato puro (pienamente) rivale ed escludibile. Il bene
pubblico puro (pienamente) non rivale e non escludibile.
Il mercato pu fornire beni privati perch, in quanto escludibili, possono esse-
re venduti. Non cos i beni pubblici: nessuna impresa privata produrr un bene per
la cui fornitura, non essendo escludibile, non pu essere chiesto un corrispettivo.
Nel caso dei beni pubblici il razionamento del consumo tramite il sistema dei
prezzi non solo impossibile ma sarebbe anche inefciente.
2.3.3 La quantit ottima di bene pubblico
La gura 2.3 illustra la costruzione della domanda di mercato nel caso di un bene
privato. Si suppone uneconomia formata da due soli individui. A ciascun prezzo,
ognuno dei due individui sceglie la quantit alla quale il prezzo eguale al bene-
cio marginale. La quantit complessiva domandata data, ad ogni determinato
prezzo, dalla somma delle quantit scelte dai due individui (somma orizzonta-
le). In equilibrio concorrenziale si ha eguaglianza tra il benecio marginale (di
ciascuno dei due) e il costo marginale.
La gura 2.4 illustra invece la costruzione della domanda di mercato nel ca-
so di un bene pubblico. Ogni quantit di bene pubblico (G) a disposizione dei
due individui nella stessa misura (per quale propriet del bene pubblico?). Il be-
necio totale dato, ad ogni determinata quantit, dalla somma dei beneci dei
due individui (somma verticale). La quantit ottima di bene pubblico quella in
I fallimentidel mercato 27
-
6 6
- -
individuo j
B
mg
equilibrio di mercato
x
i
x
j x
i
+x
j
B
i
mg
B
j
mg
individui i e j
6
6
-
B
mg
o
B
i
mg
= B
j
mg
= C
mg
o o
p

C
mg
individuo i
o
x
i
+x
j q

Figura 2.3 Il bene privato: costruzione della curva di domanda ed equilibrio di mercato
corrispondenza della quale il costo marginale eguale alla somma dei beneci
2
.
Generalizzando ad n individui:
B
1
mg
+B
2
mg
+... +B
n
mg
=
n

i=1
B
i
mg
= Cmg
Il problema del free rider Ogni soggetto razionale sa che nel caso un bene pub-
blico venga fornito, egli ne pu godere senza limitazioni, perch non c rivalit
nel consumo, e il suo accesso al bene non pu essere subordinato al pagamento
di un corrispettivo, perch non c escludibilit. Egli non avr alcun interesse a
rivelare le proprie preferenze per il bene pubblico: ognuno cercher di non pagare
e fare in modo che paghino gli altri. Questo comportamento, che viene chiama-
to del free rider, produce una produzione sub-ottimale o addirittura la mancata
produzione del bene pubblico.
2
Confrontando la 2.4 con la 2.2 lo studente noti come i beni pubblici possano essere considerati
una forma estrema di esternalit reciproca derivante dal consumo congiunto.
28 CAPITOLO 2
-
6
-
-
G
B
i
mg
+B
j
mg
G
individuo j
G
-
B
i
mg
individui i e j
o
6
B
j
mg
6
individuo i
B
i
mg
+B
j
mg
o
C
mg
G
o
G

o
6
B
i
mg
+B
j
mg
= C
mg
la quantit ottima
Figura 2.4 Il bene pubblico: costruzione della curva di domanda e determinazione della
quantit ottima
ESERCIZI
Esercizio 2.1. Un monopolista fronteggia una curva di domanda inversa
P = 14 Q (2.9)
ed ha un costo marginale
C
mg
= 2 + 2Q (2.10)
Determinare la perdita secca di efcienza imputabile al monopolio.
I fallimentidel mercato 29
Esercizio 2.2. Lindividuo a ha la seguente curva di benecio marginale rispet-
to al proprio consumo di un bene x:
B
a
mg
= 12 1.5x
a
(2.11)
Un individuo b trae benecio dal consumo di x da parte di a secondo la seguente
funzione:
B
b
mg
= 4 0.5x
a
(2.12)
Supposto che il prezzo di mercato del bene sia pari a 6, determinare:
1. la quantit di x scelta da a;
2. la quantit di x socialmente ottima;
3. la perdita di benessere imputabile allesternalit.
Esercizio 2.3. Le curve di disponibilit a pagare di due individui (a e b) per un
bene publico siano
B
a
mg
= 3 0.75Q (2.13)
B
b
mg
= 7 1.75Q (2.14)
Il costo marginale di produzione del bene pubblico sia
C
mg
= 5 (2.15)
Determinare
1. la quantit ottimale di bene pubblico;
2. il surplus totale in corrispondenza della quantit ottimale.
30
CAPITOLO 3
Scelta sociale
3.1 La massimizzazione del benessere sociale
C
iascun punto sulla frontiera delle utilit comporta una diversa distribuzione
del benessere. Il problema quello della scelta dellottimo tra gli ottimi.
Se si assume di poter attribuire alla collettivit un ordinamento di preferenze sui
diversi stati del mondo e se tale ordinamento continuo e transitivo, esso pu
essere rappresentato da una funzione (la funzione del benessere sociale, FBS),
che svolge lo stesso ruolo della funzione di utilit nella rappresentazione degli
ordinamenti di preferenza individuali. Dalla FBS pu essere derivata una mappa
di curve di indifferenza sociali: a ogni curva associato il medesimo livello di
benessere sociale.
Lottima scelta sociale data dalla massimizzazione del benessere sociale,
soggetta al vincolo della frontiera delle utilit: il punto di tangenza tra la frontiera
delle utilit e una curva di indifferenza sociale (Figura 3.1).
3.2 Le funzioni del benessere sociale
Una formulazione molto generale di FBS basata su seguenti tre giudizi di valore
deboli, vale a dire sui quali si ritiene possa esservi un ampio accordo: wel-
farismo, individualismo (o sovranit del consumatore), principio (debole) del
Pareto.
1. Welfarismo.
Gli argomenti della FBS sono le utilit dei singoli individui:
W = f(u
1
, u
2
, u
3
, . . . , u
n
) (3.1)
dove W rappresenta il benessere sociale in una collettivit di n individui.
Questa ipotesi, per quanto sia ancora largamente dominante, stata messa in
discussione dagli sviluppi del dibattito teorico dellultimo ventennio. Il punto
di partenza stato un saggio di Sen [1977]. Sen notava come il welfarismo mal
si conciliasse con alcuni valori largamente accolti nelle societ contemporanee.
Il principio di libert, per esempio, non poggia su valutazioni di benessere, ma
32 CAPITOLO 3
-
6
0
u
1
u
2
W

Figura 3.1 Il problema della massimizzazione del benessere sociale. Il punto di massimo
benessere sociale, W

, dato dalla tangenza tra la frontiera delle utilit e una curva di


indifferenza sociale.
sul riconoscimento che certe scelte vanno lasciate integralmente nel dominio
dei singoli individui. Anche il principio di giustizia distributiva, qualora venga
denito in termini di caratteristiche diverse dal benessere (reddito, ricchezza,
livello di istruzione, opportunit di scelta, trattamento di fronte alla legge ecc.)
non trova spazio in un approccio welfarista.
2. Individualismo o sovranit del consumatore
Lutilit dei singoli individui valutata in base al giudizio degli interessati.
Un approccio alternativo costituito dal paternalismo, con il quale un giudizio
collettivo si sostituisce a quello individuale.
Nelle societ moderne, politiche orientate da criteri paternalistici sembrano am-
piamente diffuse: si impongono divieti e obblighi, si incentivano determinati
comportamenti, se ne sanzionano altri. Si pensi, per limitarsi a qualche esem-
pio, alla tassazione dei consumi nocivi (fumo, alcol); agli obblighi imposti in
materia di assicurazione, di previdenza, di livelli minimi di istruzione; a quelli
in campo sanitario, come lobbligo di vaccinazione. Questa pu tuttavia ri-
sultare una conclusione affrettata, perch quasi sempre queste misure possono
essere anche motivate, o quanto meno razionalizzate a posteriori, dalla presenza
di esternalit negative.
3. Principio debole del Pareto
Il benessere sociale cresce o al pi rimane costante quando aumenta una sola
delle utilit individuali, ferme restando le altre.
In simboli:
Scelta sociale 33
6
u
1
u
2
0
-
A
II
I
D
B
C
Figura 3.2 Curve di indifferenza sociali strettamente convesse implicano avversione nei
confronti delle diseguaglianza.
W/u
i
0, i {1, . . . , n} (3.2)
(Come va modicata la (3.2) per denire il principio (forte) del Pareto come
stato denito nel primo capitolo?)
Una FBS che rispetti le tre propriet nora introdotte importante come schema
analitico, ma piuttosto povera di indicazioni concrete di politica economica. In
particolare, mancando completamente considerazioni di carattere distributivo, una
FBS di questo tipo del tutto inadeguata a risolvere i problemi di trade-off tra
efcienza ed equit. Per poter trattare aspetti distributivi, necessario introdurre
un quarto giudizio di valore.
4 La disuguaglianza non un bene.
Se si riduce il grado di disuguaglianza nella distribuzione delle utilit indivi-
duali, il benessere sociale non diminuisce (cresce o, al pi, rimane costante).
In termini analitici, questo signica imporre la condizione che la FBS sia con-
cava nelle utilit individuali:

2
W/u
2
i
0, i {1, . . . , n} (3.3)
Quando
2
W/u
2
i
< 0 (FBS strettamente concava, curve di indifferenza sociali
strettamente convesse), si ha avversione alla disuguaglianza.
Quando invece
2
W/u
2
i
= 0 (FBS lineare, curve di indifferenza sociali linea-
ri) si ha neutralit rispetto alla disuguaglianza.
34 CAPITOLO 3
D
u
2
W
1
W
3
u
1 0
W
2
W
4
-
6
A
B
C
Figura 3.3 Curve di indifferenza sociali lineari implicano neutralit rispetto alla
disuguaglianza.
Nella Figura 3.2, date le due curve di indifferenza strettamente convesse I e
II, il punto C, di tangenza della curva di indifferenza I con una retta inclina-
ta negativamente a 45
o
, che ha una distribuzione del benessere pi equilibrata,
risulta socialmente preferito al punto A(e al punto B), pur essendo eguale luti-
lit complessiva (trovandsi Ae B sulla retta a 45
o
tangente a C). Di converso, il
punto D, pur rappresentando una somma delle utilit minore rispetto ai punti A
e B, risulta loro indifferente: la minore disuguaglianza compensa, nella valu-
tazione sociale, il minore benessere aggregato. Maggiore il grado di avversione
alla disuguaglianza, maggiore sar la convessit delle curve di indifferenza.
Nel caso di neutralit rispetto alla disuguaglianza, invece, lordinamento di pre-
ferenze sociali non risulta inuenzato dal grado di disuguaglianza nella distri-
buzione delle utilit. Nella Figura 3.3 sulla curva di indifferenza di indice W
4
,
per esempio, nel punto A, che rappresenta una distribuzione che favorisce in
termini relativi lindividuo 2, il benessere sociale eguale a quella del punto
B, che invece pi favorevole allindividuo 1, e a quella del punto C dove la
distribuzione del benessere pi equilibrata.
Una FBS la quale rispetti le 4 propriet nora introdotte rietter sia considera-
zioni di carattere allocativo (attraverso il principio di Pareto) sia considerazioni di
carattere distributivo (attraverso il principio di avversione alla disuguaglianza).
La classe delle FBS che rispettano le quattro propriet Guardando alla Figu-
ra 3.4 possiamo delimitare lo spazio delle curve di indifferenza sociale generate
Scelta sociale 35
u
2
a
FBS utilitarista
FBS rawlsiana
6
-
u
1
b
e
d
c
f
A
-
FBS con le quattro proprieta

-
-
Figura 3.4 Le aree E e F, compresi i contorni, compongono lo spazio delle curve di
indifferenza generate da FBS che rispettano le quattro propriet.
da FBS che rispettano le quattro propriet.
Si consideri il punto A posto sulla bisettrice. Esso rappresenta la soluzione
egualitaria: i due individui godono dello stesso livello di benessere.
Un curva di indifferenza sociale passante per A non potr attraversare le aree
a e b, perch, se cos fosse, non si rispetterebbe il principio debole di Pareto.
Daltra parte, lipotesi di avversione/neutralit alla disuguaglianza esclude che
una curva di indifferenza passante per A possa tagliare le aree c e d (perch in
questo caso si tratterebbe di una curva di indifferenza strettamente concava).
Lo spazio delle curve di indifferenza sociale, passanti per A, che rispettano
insieme sia il principio debole di Pareto sia lipotesi di avversione/neutralit alla
disuguaglianza sar allora quello composto dallunione delle aree e e f, compresi
i contorni. I contorni assumono un signicato ben preciso: quello inferiore (il
segmento AB) rappresenta infatti una curva di indifferenza sociale derivata da
una FBS utilitarista; quello superiore (la L che poggia nel punto A) una curva
derivata da una FBS rawlsiana. Studiamo allora queste due ipotesi.
3.2.1 La funzione del benessere sociale utilitarista
Il benessere sociale dato dalla somma delle utilit individuali:
W = u
1
+u
2
+u
3
+ +u
n
=

n
i=1
u
i
Requisiti informativi:
36 CAPITOLO 3
6
-
6
-
Y
u
T
u
mg
Y
Figura 3.5 Una funzione di utilit totale del reddito strettamente concava (parte sinistra
della gura) d luogo a una funzione di utilit marginale del reddito decrescente (parte
destra della gura).
1. Misurabilit cardinale delle utilit individuali.
2. Confrontabilit degli stati di benessere individuali.
A rigore sufciente un tipo di confrontabilit parziale, chiamata confronta-
bilit per unit: devono essere confrontabili le differenze tra le utilit degli
individui in diversi stati del mondo, mentre non necessario il confronto tra i
livelli assoluti di utilit. Per esempio, dati due stati del mondo, e , e due
individui, poniamo che:
u
1
() = 6 ; u
1
() = 2 e u
2
() = 2 ; u
2
() = 5
Per ordinare, nel senso dellutilitarismo, lo stato come superiore allo stato
(
u
) sufciente sapere che:
[u
1
() u
1
()] = 4 > [u
2
() u
2
()] = 3
senza dover confrontare i livelli assoluti delle utilit dei due individui (dire,
per esempio, che lindividuo 1 nello stato sta meglio dellindividuo 2 nello
stato o nello stato ).
Nel seguito, in relazione allutilitarismo, assumero tuttavia confrontabilit pie-
na.
Le curve di indifferenza sociali derivate da una funzione del benessere utilitarista
saranno lineari e inclinate negativamente a 45
o
(come quelle rappresentate nella
Figura 3.3): lungo ogni curva la somma delle utilit costante.
Si tratta dunque di neutralit rispetto alla disuguaglianza. Ciononostante lu-
tilitarismo, come losoa politica, ha svolto storicamente un ruolo molto impor-
tante nellinuenzare in senso egualitario le politiche sociali.
Scelta sociale 37
0
C
D
u
mg
E
A
F G H I
-
6
B
Y
Figura 3.6 Con una FBS utilitarista, il benessere sociale cresce se si trasferisce un reddito
pari a FG = IH dallindividuo pi ricco allindividuo pi povero.
In effetti, la neutralit rispetto alla disuguaglianza nelle utilit non implica
neutralit rispetto alla disuguaglianza nei redditi (o nella ricchezza). Occorre
specicare il legame tra reddito e utilit individuale. Se si assume che lutili-
t marginale del reddito sia decrescente al crescere del reddito (Figura 3.5), la
neutralit rispetto alla disuguaglianza nelle utilit implica avversione rispetto alla
disuguaglianza nei redditi.
Nella Figura 3.6 si ipotizzano due individui (Ricco e Povero) con la stessa
funzione di utilit marginale del reddito. Nella situazione iniziale Ricco ha un
reddito OF, Povero un reddito OI. Se con unimposta si sottrae a Ricco una
quantit di reddito pari a GF e la si trasferisce a Povero con un sussidio
(IH = GF), lutilit totale del primo si riduce dellarea DEFG, mentre lutilit
totale del secondo cresce dellarea BCHI: la somma delle utilit aumenta.
La redistribuzione di risorse dai ricchi ai poveri far aumentare il be-
nessere sociale, nel senso dellutilitarismo, no a che tutti non avranno lo stesso
reddito (perfetta eguaglianza nella ripartizione delle risorse).
Il risultato pu essere generalizzato rimuovendo lipotesi che gli individui
abbiano la stessa funzione di utilit marginale.
Invece, come si vedr meglio, esso dipende crucialmente dallassunzione,
implicita nellesempio graco, che la redistribuzione non abbia un costo (non
riduca cio lammontare complessivo delle risorse da distribuire).
38 CAPITOLO 3
3.2.2 La funzione del benessere sociale rawlsiana
Un importante criterio di benessere ispirato alla teoria della giustizia formulata
da Rawls [1971], uno fra i maggiori loso politici contemporanei. Rawls ripren-
de la tradizione della losoa politica contrattualista e propone una visione della
giustizia come equit, in base alla quale le istituzioni fondamentali di una una so-
ciet sono eque se e solo se possono essere spiegate come il frutto di un accordo
(contratto sociale) rmato dai cittadini in un ipotetico stato di natura. Con questo
impianto metodologico, Rawls propone una costruzione teorica ampia ed artico-
lata in cui trovano armoniosa composizione principi diversi, tra i quali: a) lugua-
glianza dei cittadini nei diritti e nelle libert civili e politiche; b) luguaglianza
di opportunit, intesa come assenza di discriminazioni ingiusticate nellaccesso
ai ruoli e alle carriere nella societ; c) una distribuzione delle risorse in base alla
quale il benessere sociale aumenta se viene migliorata (max) la posizione di chi
sta peggio (min).
Questultimo criterio distributivo, se interpretato entro limpostazione welfa-
rista da noi nora seguita, permette un confronto tra la teoria rawlsiana e i criteri
di benessere utilitaristico e egualitario. Esprimendo il criterio del maximin in
termini di utilit, la funzione del benessere sociale rawlsiana risulta essere del
tipo:
W = min(u
1
, . . . , u
n
)
Si notino i requisiti informativi sulle utilit:
1. misurabilit ordinale;
2. confrontabilit dei livelli di utilit individuali.
Le curve di indifferenza rawlsiane rappresentano la massima avversione rispetto
alla diseguaglianza (Figura 3.7).
La funzione di Rawls combina aspetti tipicamente egualitari con aspetti utilitaristi-
ci e liberali. Il principio egualitario spiega la priorit assegnata al pi povero nella
valutazione del benessere di una societ; in comune con lutilitarismo invece
la completa indifferenza del criterio rawlsiano rispetto alle disuguaglianze che
interessano la popolazione, una volta che si sia tutelato il benessere dellindividuo
pi povero. Per cogliere questi aspetti, si considerino tre distribuzioni di benessere
(A, B, C) tra due individui (i, j):
A B C
u
i
10 12 9
u
j
10 20 100
Lallocazione A quella preferita secondo legualitarismo ( infatti lunica a pre-
vedere una eguale distribuzione delle utilit); lallocazione C quella preferita
secondo lutilitarismo; la funzione del benessere sociale di Rawls invece massi-
mizzata dalla allocazione B, in cui il pi povero ha il pi alto indice di utilit. Si
Scelta sociale 39
u
2
IV
III
I
u
1
-
6
B A
II
Figura 3.7 Una mappa di curve di indifferenza generata da una FBS rawlsiana. Nel
punto A sulla curva di indifferenza di indice II lindividuo 2 in una posizione peggiore
rispetto allindividuo 1. Il movimento da A a B, che non produce alcun miglioramento
per lindividuo 2, non incrementa il benessere sociale.
noti che la distribuzione B prevede una minore somma delle utilit rispetto a C,
ma anche un maggior grado di disuguaglianza rispetto ad A: il criterio di Rawls
corregge lassoluta indifferenza rispetto alle questioni distributive, propria dei cri-
teri puramente aggregativi come lutilitarismo, non in nome di un maggior grado
di uguaglianza, ma con una attenzione alle fasce pi povere nella distribuzione.
Sotto un prolo prescrittivo il criterio di Rawls quindi non giustica politiche di
redistribuzione orientate alla riduzione delle disuguaglianze; piuttosto, fornisce
un fondamento teorico alle politiche volte ad aumentare il benessere di chi sta
peggio: le politiche di lotta alla povert e le politiche di inclusione sociale.
3.3 Confronti tra criterio del Pareto, FBS utilitarista, FBS
rawlsiana
Si consideri la Tabella 3.1:
con il criterio del Pareto A, B e C sono non confrontabili (sono tutti punti di
ottimo);
con una FBS utilitarista: [A B C]
U
;
con una FBS rawlsiana: [C A B]
R
.
40 CAPITOLO 3
Tabella 3.1 In colonna 3 stati del mondo, in riga gli indici di utilit di 3 individui.
A B C
u
1
60 90 90
u
2
80 90 70
u
3
100 60 80

3
1
u
i
240 240 240
In generale, sia Z linsieme dei possibili stati del mondo e siano P, U, R gli in-
siemi dei miglioramenti, rispettivamente, nel senso di Pareto, nel senso dellutili-
tarismo e nel senso di Rawls.
Abbiamo che:
1. La relazione di dominanza nel senso di Pareto implica una relazione di domi-
nanza nel senso dellutilitarismo, ma non vale il contrario.
A, B Z, A
P
B A
U
B e A
U
B A
P
B
Quindi: P U
2. La relazione di dominanza nel senso di Pareto non implica una relazione di
dominanza nel senso di Rawls, n vale il contrario. I due insiemi P e R non
sono tuttavia disgiunti.
A, B Z, A
P
B A
R
B e A
R
B A
P
B
P R =
U
P
R
Figura 3.8 Gli insiemi dei miglioramenti nel senso di Pareto, nel senso dellutilitarismo
e nel senso di Rawls.
Scelta sociale 41
3. La relazione di dominanza nel senso dellutilitarismo non implica una relazione
di dominanza nel senso di Rawls, n vale il contrario. I due insiemi U e Rnon
sono tuttavia disgiunti.
A, B Z, A
U
B A
R
B e A
R
B A
U
B
U R =
Si veda anche la Figura 3.8.
3.4 Confronti tra utilitarismo, rawlsismo, egualitarismo
in assenza e in presenza di trade-off equit-efcienza
Si visto nella Sezione 3.2.1 che, nellipotesi di utilit marginale del reddito de-
crescente, la soluzione utilitarista coincide con la soluzione egualitaria. Il risultato
dipende dallassunzione che la redistribuzione non abbia costi, vale a dire che non
vi sia trade-off equit/efcienza. In questa sezione si mostra come i risultati del
confronto tra utilitarismo, rawlsismo ed egualitarismo dipendano dalla presenza
del trade-off e dalla sua intensit.
Si considera una collettivit composta da due individui, 1 e 2, con redditi y
1
e y
2
, cui sono associate le utilit u
1
e u
2
.
6
-
6
-
R

y
2
u
1
= u
2
y
1 0
y

2
y
1
u
2
u

2
u

1
u
1
y

1
u
1
y
2
R
y
1
= y
2
y

1
= y

2
u
2
u

1
= u

2
Figura 3.9 Il caso della redistribuzione senza costi con utilit marginale costante. La
parte sinistra della gura rappresenta la curva delle opportunit, la parte destra la curva
delle possibilit di utilit.
42 CAPITOLO 3
3.4.1 Primo caso: redistribuzione senza costi e utilit marginale
del reddito costante
Nella parte destra della Figura 3.9 rappresentata una curva delle opportunit:
essa esprime il reddito massimo che pu ottenere lindividuo 2 per ogni dato li-
vello di reddito dellindividuo 1. Se la curva delle opportunit lineare e inclinata
a 45
o
, la somma dei redditi dei due individui costante:
y
1
+y
2
= y
1
= y
2
La ricchezza complessiva risulta dunque indipendente dalla sua distribuzione tra i
due individui: la redistribuzione non ha costi.
Se si assume che i due individui abbiano una medesima funzione lineare di
utilit del reddito la curva delle possibilit di utilit avr la stessa forma: essa
rappresentata nella parte destra della Figura 3.9.
In questo caso la soluzione utilitarista indeterminata perch corrisponde ad
ogni punto lungo la curva delle possibilit di utilit. Il criterio rawlsiano prescrive
una eguale ripartizione della ricchezza (y

1
= y

2
) e del benessere (u

1
= u

2
).
3.4.2 Secondo caso: redistribuzione senza costi e utilit marginale
del reddito decrescente
Se si fa lipotesi che lutilit marginale del reddito sia decrescente - mantenendo
fermo che si tratti della medesima funzione per i due individui - la curva delle pos-
sibilit di utilit risulta strettamente concava e simmetrica rispetto alla bisettrice.
Essa rappresentata nella parte destra della Figura 3.10.
6
-
6
-
y
1
y
2
y

2
u
2
0
y

1
= y

2
u
1
u
2
u

2
y

1
u
1
U = R
u
1
= u
2
u

1
y
1
= y
2
U

= R

y
2
u

1
= u

2
y
1
Figura 3.10 Il caso della redistribuzione senza costi con utilit marginale decrescente.
La FBS utilitarista e la rawlsiana producono entrambe la soluzione egualitaria.
Scelta sociale 43
Si ha allora che la soluzione utilitarsita e la soluzione rawlsiana coincidono
nel prescrivere una eguale ripartizione della ricchezza e del benessere.
Si noti che i risultati dei casi 1 e 2 sono di portata generale. Per quanto riguar-
da la FBS rawlsiana si pu, in particolare, formulare la seguente proposizione.
Proposizione 3.1. Una funzione del benessere sociale rawlsiana d sempre luo-
go a una distribuzione perfettamente egualitaria del benessere quando la somma
delle utilit costante.
3.4.3 Terzo caso: redistribuzione con costi e utilit marginale del red-
dito decrescente
Il caso di redistribuzione con costi rappresentato nella Figura 3.11: lungo la
curva delle opportunit la somma dei redditi decresce man mano che ci si sposta
dallintercetta y
2
allintercetta y
1
.
In questo caso solo con una FBS rawlsiana si ha la soluzione egualitaria nel-
la distribuzione delle risorse (y

1(R)
= y

2(R)
) e del benessere (u

1(R)
= u

2(R)
).
Con una FBS utilitarista la ripartizione delle risorse (y

1(U)
< y

2(U)
) e del be-
nessere (u

1(U)
< u

2(U)
) favorisce, in termini relativi, lindividuo 2, che pi
produttivo.
3.4.4 Quarto caso: redistribuzione con costi molto elevati e utilit
marginale del reddito decrescente
Anche una FBS rawlsiana non prescriver una eguale ripartizione del benessere
qualora i costi della redistribuzione siano talmente elevati che, oltre un certo li-
-
6
-
y
1
u
2
u

2(U)
u

2(R)
R
u

1(U)
u

1(R)
u
1
y
2
u

1(R)
= u

2(R)
y
2
6
U

1(U)
y

2(U)
y
1
< y
2
y
1
u
1
< u
2
y

1(R)
= y

2(R)
y

2(R)
u
2
u
1
R

1(U)
< u

2(U)
y

1(U)
< y

2(U)
y

1(R)
UUUU
Figura 3.11 Il caso della redistribuzione con costi e con utilit marginale decrescente.
Una FBS utilitarista e una rawlsiana non danno la stessa soluzione.
44 CAPITOLO 3
-
6
0
U
E
R
u
2
u
1
Figura 3.12 Anche nella soluzione rawlsiana non si ha una eguale ripartizione del
benessere tra i due individui.
mite, si riduca anche lutilit dellindividuo a favore del quale sono indirizzate le
politiche redistributive. Il caso rappresentato nella Figura 3.12 dove il punto E,
di intersezione tra la curva delle possibilit di utilit e la bisettrice, rappresenta la
soluzione egualitaria.
ESERCIZI
Esercizio 3.1. Scrivere la funzione del benessere sociale utilitarista e quella
ispirata a Rawls. Ordinare le seguenti situazioni secondo luna e secondo laltra.
A B C D
u
1
70 68 72 72
u
2
50 55 55 50
u
3
65 100 60 65
Esercizio 3.2. Indicare se le seguenti affermazioni sono vere o false.
1. Se una situazione domina unaltra sia nel senso di Pareto sia nel senso di Rawls
la domina anche da un punto di vista utilitarista.
Scelta sociale 45
V F
2. La funzione del benessere sociale rawlsiana del tutto insensibile al trade-off
equit/efcienza
V F
3. La funzione del benessere rawlsiana implica, come quella utilitarista, la com-
parabilit e la misurabilit in senso cardinale.
V F
Esercizio 3.3. Si consideri la seguente Frontiera delle utilit:
U
A
+ 2U
B
= 10 (3.4)
Si individui gracamente lallocazione ottimale (o le allocazioni ottimali) in base
ai seguenti criteri:
1. Pareto
2. Utilitarismo
3. maximin la Rawls
4. Egualitarismo
46
CAPITOLO 4
Analisi
della disuguaglianza
Q
uesto capitolo dedicato al tema delle disuguaglianze economiche e, in modo
particolare, al problema della misurazione della disuguaglianza in una di-
stribuzione delle risorse.
La disuguaglianza tra le posizioni economiche dei diversi individui costitui-
sce un elemento di valutazione che, insieme al giudizio di efcienza, permette
di apprezzare la desiderabilit sociale di un dato assetto delleconomia. Oltre
a essere intrinsecamente rilevante per la valutazione sociale, lanalisi della di-
suguaglianza necessaria alla comprensione di fenomeni sociali diversi, a essa
legati da relazioni di tipo causale. Per esempio, ci si interroga sulla relazione
esistente tra grado di disuguaglianza e potenzialit di crescita di uneconomia;
tra grado di disuguaglianza (o polarizzazione) nella distribuzione delle risorse
e possibilit di tensioni e conitti sociali; viceversa, ci si domanda quale effetto
abbia avuto la globalizzazione delleconomia mondiale sul grado di disuguaglian-
za tra i paesi del mondo e allinterno dei singoli paesi. In tutti questi casi, lo
scienziato sociale ha la necessit di effettuare confronti tra distribuzioni sulla base
della disuguaglianza: per confrontare le economie di un intervento pubblico sul
grado di disuguaglianza in un paese, per studiare levolversi nel tempo della disu-
guaglianza in una data economia.
Per quanto le disuguaglianze economiche tra gli individui possano manife-
starsi nelle forme pi varie - disuguaglianze nel grado di istruzione, nel tipo di
occupazione, nel livello di reddito e di patrimonio, nella capacit di consumo -
in questa sede si assumer che tutte queste dimensioni siano rappresentabili da
ununica variabile: il reddito. Il problema delle disuguaglianze economiche sar
dunque ridotto a un problema di tipo unidimensionale: si tratter di effettuare
misurazioni e confronti di disuguaglianza e di benessere fra diverse distribuzioni
di reddito. Per semplicit, si limiter ulteriormente lanalisi al confronto di distri-
buzioni con lo stesso numero di individui. In generale, date due distribuzioni di
redditi X e Y , si tratta di stabilire se la disuguaglianza in X sia maggiore, uguale
o minore della disuguaglianza in Y.
La maniera forse pi elementare per valutare la disuguaglianza in una di-
stribuzione consiste nel confrontare il reddito dellindividuo pi povero con il
48 CAPITOLO 4
reddito dellindividuo pi ricco. Una semplice generalizzazione consiste nel con-
frontare, piuttosto che lindividuo pi povero con quello pi ricco, il gruppo di
individui pi poveri con il gruppo di individui pi ricchi. Guardando per esempio
alleconomia mondiale nel suo complesso, si osserva che nel 1960 il 20% pi ric-
co della popolazione mondiale possedeva il 70,2% del reddito del mondo, mentre
il 20% pi povero toccava circa il 2,3%: il rapporto tra il gruppo pi ricco e quello
pi povero era quindi di 30 a 1. Dopo circa 40 anni (nel 1998), il primo gruppo
giunto a disporre dell86% delle risorse, mentre il 20% pi povero sceso al-
luno per cento. Il rapporto tra i pi ricchi e i pi poveri passato a 86 contro 1.
Differenze ancora pi rilevanti si osservano allinterno di singoli paesi.
Per quanto efcace e facilmente comprensibile, questo indicatore non ci dice
nulla sulle posizioni intermedie. Sarebbe auspicabile utilizzare una misura che
guardasse a tutta la distribuzione, e non solo ai valori estremi.
Una modalit largamente utilizzata per rappresentare lintera distribuzione
dei redditi e per confrontare distribuzioni alternative sulla base della disuguaglian-
za basata sulla curva di Lorenz.
4.1 Ordinamenti parziali di distribuzioni del reddito
4.1.1 La curva di Lorenz
Si consideri una generica distribuzione X = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
) in cui i redditi
posseduti da N individui siano stati ordinati in maniera crescente:
x
1
x
2
. . . x
N
La curva di Lorenz della distribuzione X, L
X
, indica, per ogni percentuale cu-
mulata di individui, la percentuale di reddito complessivo da questi posseduta.
quindi il luogo dei punti di coordinate:

p
i
,
1
T
i

k=1
x
k

dove:
i = 1, . . . , N;
p
i
=
i
N
;
T =

N
k=1
x
k
.
La curva di Lorenz rappresentata nella Figura 4.1.
Esempio 4.1. Si consideri la seguente distribuzione:
X = (10, 20, 30, 40, 60)
Nella Tabella 4.1 si individuano le ascisse e le ordinate della curva di Lorenz.
Analisi della disuguaglianza 49
Perc. di reddito totale
6
0
Perc.
della perfetta
eguaglianza
1
T

5
k=1
x
k
-
Curva
6
-
di individui
6
1
-

1/N 5/N N/N = 1


linea
di Lorenz
Figura 4.1 La curva di Lorenz.
La popolazione costituita da cinque persone, dunque ciascuna di esse rappresenta
un quinto della popolazione. Al primo 20% della popolazione attribuito il 6.2%
del reddito complessivo: dunque, come si vede nella Figura 4.2, il primo punto
della curva di Lorenz individuato dalle coordinate (0.20; 0.062). Al secondo
20% della popolazione attribuito il 12.5% del reddito. Insieme al primo, essi
formano il 40% della popolazione e posseggono il 18.7% del reddito complessi-
vo: il secondo punto della curva di Lorenz sar individuato dalle coordinate (0.40;
0.187). Cos via no allultimo punto, in corrispondenza del quale vi il 100%
della popolazione che naturalmente possiede il 100% del redito totale. Dunque si
avr L
X
(0) = 0 e L
X
(1) = 1.
Se i redditi fossero distribuiti esattamente in parti uguali, in modo che al 20%
della popolazione pi povera fosse attribuito il 20% del reddito, al 40% il 40% di
reddito, e cos via, la curva di Lorenz verrebbe a coincidere con la bisettrice del
quadrato di lato uno, che dunque rappresenta la linea della perfetta uguaglianza.
Nel caso opposto, quando cio tutto il reddito fosse concentrato nelle mani di un
Tabella 4.1 La curva di Lorenz.
i x
i
p
i
=
i
N

i
k=1
x
k
L(p
i
) =
1
T

i
k=1
x
k
1 10 0,20 10 0,062
2 20 0,40 30 0,187
3 30 0,60 60 0,375
4 40 0,80 100 0,625
5 60 1 160 1
50 CAPITOLO 4
0, 2
1
0, 4 0, 6 0, 8
1
0, 062
0, 375
0, 187
0
0, 625
Figura 4.2 Il caso della Tabella 4.1.
solo individuo, la curva di Lorenz assumerebbe un andamento ad angolo retto,
coincidente con lasse delle ascisse e con il segmento verticale di destra. Al di l
di questi casi polari, la curva di Lorenz rimarr in genere al di sotto della retta di
equa ripartizione, presentando una inclinazione negativa e un andamento conves-
so. Quanto pi la curva di Lorenz sar vicina alla bisettrice, tanto pi egualitaria
la distribuzione. Quanto pi se ne distanzier, tanto maggiore la disuguaglianza.
4.1.2 Ordinamento di Lorenz
Date due distribuzioni di reddito X e Y, diremo che la disuguaglianza in Y
minore della disuguaglianza in X in base al criterio di Lorenz se e solo se la
curva di Lorenz di Y giace sempre al di sopra della curva di Lorenz di X (Figura
4.3). In termini analitici, deniamo lordinamento di Lorenz come segue.
Denizione 4.1 (Ordinamento di Lorenz). Date due distribuzioni X e Y , Y do-
mina Xnel senso di Lorenz (Y
L
X) se e solo se
i

k=1
y
k
N

k=1
y
k

k=1
x
k
N

k=1
x
k
per ogni i = 1, ..., N e L
X
= L
Y
Analisi della disuguaglianza 51
6
L(p)
1
L
x
(p)

p
1
0 . .. .
-
-
-
L
y
(p)
Figura 4.3 La distribuzione Y domina, nel senso di Lorenz, la distribuzione X.
Nella Tabella 4.2 sono riportati i valori delle curve di Lorenz delle distribuzioni
dei redditi in Italia, relative agli anni 1980, 1989, 2000 (dati della Banca dItalia).
evidente come la distribuzione dei redditi relativa al 1980 domini nel senso
di Lorenz la distribuzione del 1989, e questultima domini quella del 2000. Emer-
ge una indicazione chiara: la disuguaglianza in Italia, negli ultimi venti anni,
cresciuta in maniera costante.
Lordinamento di Lorenz transitivo ma non completo. Nel caso in cui le
curve di Lorenz relative a due distribuzioni si intersechino tra loro (Figura 4.4), il
confronto rimane indeterminato: le due distribuzioni sono non confrontabili in ba-
se al criterio di Lorenz. Gli ordinamenti incompleti vengono chiamati ordinamenti
parziali.
Tabella 4.2 La distribuzione dei redditi in Italia.
% popolazione % reddito-1980 % reddito1989 % reddito 2000
10 2,9 2,9 2,1
20 7,7 7,4 6,1
30 13,4 12,8 11,3
40 20,4 19,7 17,7
50 28,4 27,3 25,3
60 37,7 36,7 34,2
70 48,3 47,3 44,9
80 60,6 59,7 56,7
90 75,6 75,2 72,4
52 CAPITOLO 4
6
L(p)
1

p
1
0 . .. .
-
-
L
x
(p)
-
L
y
(p)
Figura 4.4 Le distribuzioni X e Y non sono confrontabili nel senso di Lorenz.
Lordinamento di Lorenz soddisfa il principio dellinvarianza alla scala: se tutti i
redditi in una distribuzione sono moltiplicati per una stessa costante positiva k, la
curva di Lorenz non cambia.
Si considerino le seguenti distribuzioni:
X = (10, 20, 30, 40, 60, 140);
Y = (10k, 20k, 30k, 40k, 60k, 140k);
dove k > 0.
facile vericare che le curve di Lorenz relative alle distribuzioni X e Y coinci-
dono. La stessa curva di Lorenz pu quindi rappresentare due diverse distribuzioni
del reddito. Le misure che rispettano linvarianza alla scala sono dette misure re-
lative di disuguaglianza. Per tutte le misure che rispettino questa propriet, per
esempio indifferente che la distribuzione dei redditi sia espressa in valori nominali
o reali, o che sia espressa in una divisa piuttosto che in un altra (dollari o euro, per
esempio).
4.1.3 Ordinamento alla Robin Hood
Un trasferimento alla Robin Hood un trasferimento di reddito da un individu-
o pi ricco a uno pi povero, che lasci inalterata la posizione relativa dei due
individui.
Denizione 4.2 (Trasferimento alla R.H.). Data una distribuzione dei redditi X,
un trasferimento pari a > 0 fra gli individui j e k un trasferimento alla R.H.
se la nuova distribuzione X

che si ottiene tale che:


Analisi della disuguaglianza 53
1. x
i
= x

i
per ogni i = j, k
2. x
j
+ = x

j
3. x
k
= x

k
4. x

j
x

k
Il principio del trasferimento alla Robin Hood asserisce che, ceteris paribus, il
trasferimento di una unit di reddito da una persona pi ricca a una pi povera,
se lascia invariate le posizioni relative, deve ridurre il grado di disuguaglianza. Il
principio del trasferimento alla R.H. pu essere utilizzato per denire un nuovo
criterio di disuguaglianza.
Denizione 4.3 (Dominanza di Robin Hood). Date due distribuzioni Y e X con
la stessa media (
y
=
x
) se Y pu essere ottenuto da X mediante una sequenza
di trasferimenti alla R.H., allora X pi ineguale di Y e Y domina X nel senso di
R.H.:
Y >
R.H.
X
Anche questo ordinamento, come quello di Lorenz, transitivo ma non completo.
In particolare, si noti che per poter confrontare due diverse distribuzioni di reddito
in base al criterio di R.H. necessario che queste abbiano medie eguali: non sar
infatti mai possibile modicare la media (o il reddito totale) di una distribuzione
attraverso una sequenza di interventi di pura redistribuzione come i trasferimenti
alla R.H. Due distribuzioni con media diversa sono non confrontabili in base al
criterio di R.H.
Esempio 4.2. Nella Tabella 4.3 sono riportate tre distribuzioni di redditi X, Y e Z
relative a cinque individui.
La distribuzione X pi ineguale della distribuzione Y: infatti questultima si pu
ottenere da X mediante la sequenza di trasferimenti alla R.H. riportata alla Tabella
4.4. Nessun confronto pu essere fatto tra X e Z e nemmeno tra Y e Z in quanto
non esiste alcuna sequenza di trasferimenti che ci permetta di derivare la seconda
dalle prime. Quale relazione sussiste tra i due criteri di disuguaglianza nora
introdotti?
possibile dimostrare che, date due generiche distribuzioni di reddito X e Y,
se X domina Y nel senso di R.H. allora X domina Y nel senso di Lorenz. Non vale
il contrario.
Tabella 4.3 Lordinamento alla Robin Hood.
i X Y Z
1 2 3 3
2 3 3 4
3 5 6 4
4 9 8 7
5 11 10 12

5
i=1
30 30 30
54 CAPITOLO 4
Tabella 4.4 Trasferimenti alla Robin Hood.
X X

Y
2 2 2 2 3
3 3 3 4 3
5 5 7 6 6
9 10 8 8 8
11 10 10 10 10
Che la dominanza di Lorenz non implichi la dominanza secondo R.H. pu essere
dimostrato con il seguente esempio. Si consideri la distribuzione
X = (10, 20, 30) e si applichi a questa distribuzione un trasferimento di cinque
unit di reddito dallindividuo pi ricco a quello pi povero, ottenendo cos
la distribuzione Y = (15, 20, 25) . Y dominer X in base al criterio di R.H.:
Y >
RH
X, e, da quanto detto in precedenza, segue che Y dominer X anche
secondo il criterio di Lorenz: Y >
L
X. Si moltiplichino ora tutti i redditi di Y per
una costante k. Si otterr una nuova distribuzione Z = (15k, 20k, 25k) la quale,
in base alla propriet di invarianza alla scala, sar indifferente alla distribuzione
Y secondo il criterio di Lorenz. Dunque risulter:
Y >
L
X
Z
L
Y
Essendo lordinamento di Lorenz un ordinamento transitivo, segue che Z >
L
X. Daltro canto, le distribuzioni Z e X hanno media diversa: dunque non sa-
ranno confrontabili in base allordinamento di R.H. Abbiamo dimostrato che la
dominanza di Lorenz non implica la dominanza alla R.H.
4.1.4 Ordinamenti parziali: benessere e disuguaglianza
Abbiamo nora introdotto i seguenti ordinamenti di disuguaglianza:
1. Ordinamento di Lorenz: date due distribuzioni X e Y, X >
L
Y se e solo se
L
X
(p
i
) L
Y
(p
i
) per ogni p
i
=
i
N
con i = 1, 2, . . . , N.
2. Ordinamento di Robin Hood: date due distribuzioni X e Y, X >
RH
Y se e
solo se X pu essere ottenuto da Y mediante una sequenza di trasferimenti
alla R.H.
Nel Capitolo 3 stato introdotto e discusso il criterio di scelta sociale basato sulla
funzione di benessere sociale utilitaristica. In base al criterio utilitaristico, date
due distribuzioni delle risorse X e Y , X sar preferita a Y se e solo se la somma
delle utilit individuali in X maggiore della somma delle utilit individuali in
Y :
X >
U
Y
N

i=1
U(x
i
) >
N

i=1
U(y
i
)
Analisi della disuguaglianza 55
Si anche visto come, pur esibendo neutralit rispetto alla disuguaglianza nelle
utilit, in presenza di funzioni di utilit individuali crescenti e concave il crite-
rio utilitarista premi qualsiasi redistribuzione di risorse da un individuo ricco a
un individuo pi povero. Si consideri la Figura 3.6: il trasferimento ipotizzato
un esempio di trasferimento alla R.H.: un qualsiasi trasferimento alla R.H.
in grado di aumentare il benessere sociale in base al criterio utilitaristico, pur-
ch gli individui siano caratterizzati da utilit marginale positiva e decrescente.
Daltro canto, sappiamo che applicando un trasferimento alla RH a una distribu-
zione X di partenza, si otterr una nuova distribuzione Y che dominer X in base
allordinamento di Lorenz. Queste osservazioni, opportunamente estese e genera-
lizzate, costituiscono il contenuto del teorema fondamentale delleconomia della
disuguaglianza.
Teorema 4.1 (Teorema fondamentale della disuguaglianza). Date due distribu-
zioni di reddito X e Y con media uguale (
X
=
Y
), le seguenti affermazioni sono
equivalenti:
1. Y >
L
X
2. Y >
R.H.
X
3. Y >
U
X per tutte le funzioni di utilit U crescenti e concave.
Il teorema fondamentale della disuguaglianza stabilisce una connessione tra la
teoria del benessere e della scelta sociale (introdotta nel Capitolo 3) e la teoria
della misurazione della disuguaglianza. Si noti tuttavia che il risultato si applica
solo a confronti tra distribuzioni con media uguale. Entro il dominio costituito
dalle distribuzioni con media uguale, il teorema fornisce una giusticazione rigo-
rosa, basata su chiari e comprensibili giudizi di valore, a una metodologia statisti-
ca facilmente implementabile: la curva di Lorenz. Il signicato dellequivalenza
tra ordinamento di Lorenz e ordinamento utilitaristico duplice. Da un lato, se
X domina Y in base allordinamento di Lorenz, allora X sar preferita a Y dalla
FBS utilitarista - qualsiasi siano le funzioni di utilit individuali prescelte, purch
crescenti e concave. Daltro canto, se X domina Y per tutte le possibili funzioni
individuali crescenti e concave, aggregate secondo la regola utilitaristica, allora
X dominer Y in base alla curva di Lorenz.
4.1.5 Curva di Lorenz generalizzata
Per quanto lordinamento di Lorenz sia applicabile anche a distribuzioni con me-
dia diversa, la giusticazione normativa - basata sul teorema fondamentale -
limitata al solo caso di distribuzioni con media uguale. tuttavia possibile for-
mulare un criterio di dominanza tra distribuzioni il quale abbia un supporto nor-
mativo anche nella ipotesi, altamente realistica, di confronto tra distribuzioni con
media diversa. Si tratta del criterio basato sulla curva di Lorenz generalizzata,
ottenuta moltiplicando la curva di Lorenz per la media della distribuzione.
La curva di Lorenz generalizzata di una distribuzione X, GL
X
, indica, per
ogni percentuale cumulata di individui, la percentuale di reddito complessivo
56 CAPITOLO 4
da questi posseduta moltiplicata per il reddito medio della distribuzione. Quin-
di, sullasse delle ordinate, la curva di Lorenz generalizzata riporta lammontare
cumulato di reddito, espresso in termini procapite dellintera popolazione.
Analiticamente, data una generica distribuzione X = (x
1
, x
2
, . . . , x
N
), la
curva di Lorenz generalizzata della distribuzione X, GL
X
, il luogo dei punti di
coordinate:

p
i
,
1
N
i

k=1
x
k

dove i = 1, . . . , N e p
i
=
i
N
.
facilmente vericabile che le curve di Lorenz generalizzate siano ottenute dal
prodotto delle normali curve di Lorenz L(p) per la media della distribuzione .
Infatti, ricordando che, data una distribuzione X, per ogni i = 1, ..., N, L
X
(p
i
) =
1
T

i
k=1
x
k
e che
X
=
T
N
, otteniamo
GL
X
(p
i
) =
T
N
1
T
i

k=1
x
k
=
1
N
i

k=1
x
k
.
immediato vericare che GL(0) = 0 e GL(1) =
X
.
4.1.6 Ordinamento di Lorenz generalizzato
Denizione 4.4. Date due distribuzioni X e Y , X domina Y nel senso di Lorenz
generalizzato (X
GL
Y ) se e solo se
1
N
i

k=1
x
k

1
N
i

k=1
y
k
per ogni i = 1, ..., N
e GL
X
= GL
Y
.
Nel caso particolare di due distribuzioni con media uguale, lordinamento di Lo-
renz generalizzato coincide con lordinamento di Lorenz. A differenza dellor-
dinamento di Lorenz, che un puro ordinamento di disuguaglianza, il criterio di
Lorenz generalizzato riette sia considerazioni di equit sia considerazioni di ef-
cienza. A illustrazione di questo punto, si consideri la distribuzione
X = (10, 20) . Si supponga ora di aumentare del 50% il reddito dellindividuo
pi ricco, in modo da ottenere la distribuzione Y = (10, 30) . Pur essendo aumen-
tato il grado di disuguaglianza (cosa che potr essere vericata osservando che X
domina Y in base al criterio di Lorenz), la curva di Lorenz generalizzata di Y
al di sopra della curva di X: dunque Y
GL
X. Si supponga ora di modicare
la distribuzione Y attraverso un trasferimento alla Robin Hood, in modo da otte-
nere la distribuzione Z = (15, 25) . facile vericare che Z
GL
Y (in questo
caso, confrontando distribuzioni con la stessa media, gli ordinamenti di Lorenz e
di Lorenz generalizzato coincidono). Lordinamento delle distribuzioni X, Y e Z
sar il seguente: Z
GL
Y
GL
X, dove la prima relazione di dominanza ri-
ette considerazioni di carattere esclusivamente distributivo e la seconda dovuta
allaumento del reddito aggregato.
Analisi della disuguaglianza 57
GL
y
6
-
0
GL(p)

y
1
GL
x
p
Figura 4.5 La distribuzione Y domina la distribuzione X nel senso di Lorenz generaliz-
zato.
Anche lordinamento di Lorenz generalizzato, al pari dellordinamento di Lo-
renz, un ordinamento incompleto: pu darsi il caso di due distribuzioni le cui
curve di Lorenz generalizzate si intersechino.
Il seguente teorema, stabilendo lequivalenza tra ordinamento di Lorenz ge-
neralizzato e ordinamento di benessere utilitaristico, fornisce la giusticazione
normativa del criterio di Lorenz generalizzato.
Teorema 4.2 (Shorrocks). Date due distribuzioni di reddito X e Y, Y >
GL
X se
solo se Y >
U
X per tutte le funzioni di utilit crescenti e concave.
In questo teorema, a differenza di quanto accade con il teorema fondamentale,
non richiesta luguaglianza delle medie.
4.2 Ordinamenti completi di distribuzioni del reddito
Nel caso in cui gli ordinamenti parziali di disuguaglianza (ordinamento di Lo-
renz, di RH, ...) non diano una risposta univoca, i confronti tra distribuzioni
possono essere effettuati utilizzando un indice di disuguaglianza. Un indice di
disuguaglianza una funzione che assegna a ogni distribuzione un numero rea-
le: data una distribuzione di redditi X e un indice I, I(X) sar il livello di di-
suguaglianza nella distribuzione X in base allindice I. Date due distribuzioni
X e Y , diremo che la distribuzione X pi disuguale della distribuzione Y se
I(X) > I(Y ). Poiche i numeri sono sempre confrontabili, non si vericheranno
58 CAPITOLO 4
casi di non confrontabilit tra distribuzioni (non ci saranno casi di incompletez-
za dellordinamento). Tuttavia, esiste una pluralit di indici di disuguaglianza,
ciascuno basato su un insieme di giudizi di valore, e pu darsi il caso di due in-
dici che, nel confronto tra due distribuzioni, diano due risposte diverse. Date due
distribuzioni di reddito X e Y , e due diversi indici di disuguaglianza I
1
e I
2
,
possibile il seguente risultato: I
1
(X) > I
1
(Y ) e I
2
(X) < I
2
(Y ). Questo succede
perch diversi indici in genere catturano aspetti diversi della disuguaglianza: per
esempio, alcuni indici attribuiscono un peso relativamente maggiore alla disugua-
glianza presente nella coda bassa della distribuzione, cio alla disuguaglianza tra
gli individui pi poveri; altri indici attribuiscono una importanza particolare alle
posizioni relative degli individui (al rango), piuttosto che ai livelli di reddito; e
cos via. Si tratta allora di scegliere lindice di disuguaglianza che meglio rietta i
giudizi di valore dellanalista. possibile domandarsi quale relazione sussista tra
indici di disuguaglianza. Pur senza entrare nel dettaglio, possibile individuare un
insieme S di indici di disuguaglianza, basati su una serie di propriet desiderabili,
tra le quali il principio di invarianza alla scala e il principio del trasferimento alla
RH, in modo da ottenere il seguente risultato: date due generiche distribuzioni X
e Y , X dominer Y in base allordinamento di Lorenz se e solo se I(X) < I(Y )
per tutti gli indici appartenenti alla famiglia S. Gli indici nella famiglia S sono
chiamati indici consistenti con lordinamento di Lorenz. In altre parole, la domi-
nanza di Lorenz corrisponde alla unanimit tra i componenti la famiglia S. Segue
che, nel caso di intersezione tra le curve di Lorenz di due distribuzioni X e Y ,
esisteranno di sicuro almeno due indici, I
1
e I
2
, appartenenti alla famiglia S, che
nel confronto tra X e Y daranno dominanze di segno opposto. Nei paragra che
seguono si descrivono due tra gli indici di disuguaglianza pi utilizzati.
4.2.1 Il coefciente di Gini (G)
Intuitivamente, il coefciente di Gini misura di quanto la Curva di Lorenz di una
distribuzione sia distante dalla linea della perfetta uguaglianza. Il coefciente del
Gini dato da:
G =
A
A +B
= 2A = 1 2B
dove B larea al di sotto della curva di Lorenz e A larea compresa tra la curva
di Lorenz e la linea della perfetta eguaglianza (Figura 4.6).
Lindice G pu assumere valori compresi tra 0 e 1. Sar uguale a 0 nel caso
di perfetta uguaglianza - larea A, in questo caso, si annulla. Sar uguale a 1
nel caso in cui tutto il reddito sia concentrato nelle mani di un solo individuo: in
questo caso sar larea B ad annullarsi. In generale, maggiore il valore assunto
dal coefciente di Gini, maggiore il grado di disuguaglianza.
Nel discreto abbiamo le seguenti espressioni:
Analisi della disuguaglianza 59
Perc. di reddito totale
6
0
Perc.
della perfetta
eguaglianza
1
-
A
B
-
di individui
6
1
-
linea
Figura 4.6 Il coefciente di Gini dato dal rapporto tra larea A e larea (A+B):
questultima pari a 1/2.
G(x) = 1 +
1
N

2

N
i=1
(N i + 1)x
i
N
2

=
=

1
2N
2

i=1
N

j=1
|x
i
x
j
| .
4.2.2 Lindice di Atkinson-Kolm-Sen
Lindice di AKS stato formulato allinterno di un approccio alla disuguaglianza
basato sul benessere sociale, sotto lipotesi che la distribuzione dei redditi de-
termini direttamente il livello di benessere sociale. Lindice di AKS misura la
distribuzione dei redditi come la riduzione percentuale del reddito complessivo
che potrebbe essere sopportata, grazie a una redistribuzione egualitaria del red-
dito rimanente, senza ridurre il benessere sociale. Si basa cio su valutazioni di
questo tipo: un reddito totale inferiore del 20% (per esempio) a quello attuale, se
fosse distribuito in maniera egualitaria, darebbe lo stesso livello di benessere del
reddito attuale, pi elevato ma distribuito in maniera diseguale.
Analiticamente lindice di AKS derivato esplicitamente da una funzione del
benessere sociale.
Consideriamo la distribuzione X

= (x

1
, x

2
) e supponiamo che la FBS sia
denita direttamente sui redditi W(X) = W(x

1
, x

2
). Consideriamo la Figura
4.7:
60 CAPITOLO 4
-
6
0
x
2
x
a
1
x
a
2

x
EED
E
x
EED
A

B
C
X
a
W

D
x
1
Figura 4.7 Il REED.
W

una curva di indifferenza sociale passante per la distribuzione X

;
la retta DE con pendenza 1 passante per X

individua tutte le possibili di-


stribuzioni aventi la stessa media della distribuzione X

data da =
(x

1
+x

2
)
2
;
la retta bisettrice OCindividua tutte le possibili distribuzioni di reddito perfet-
tamente egualitarie;
lintersezione di OC con la retta DE, indica, tra le distribuzioni egualitarie,
quella con la stessa media della distribuzione X;
lintersezione di OCcon la curva di indifferenza sociale W

indica, tra le distri-


buzioni egualitarie, quella che garantisce lo stesso livello di benessere sociale
della distribuzione X

.
Si denisce il Reddito Equivalente Egualmente Distribuito (REED) di una distri-
buzione X = (x
1
, x
2
) come quellammontare di reddito x
EED
che, se dato a
ciascun individuo, d luogo a una nuova distribuzione socialmente indifferente a
X.
Denizione 4.5. Il Reddito Equivalente Egualmente Distribuito quel livello di
reddito x
EED
che soddisfa la seguente equazione:
W(x

1
, x

2
) = W(x
EED
, x
EED
)
Gracamente questa nuova distribuzione si individua nel punto A di intersezione
tra la curva di indifferenza sociale e la bisettrice OC.
Si noti che, per qualsiasi FBS avversa alla disuguaglianza x
EED
sar sempre
minore o al massimo eguale (nel caso di neutralit allineguaglianza) al reddito
Analisi della disuguaglianza 61
medio .
N il reddito complessivo della distribuzione attuale X

;
N x il reddito complessivo della distribuzione egualitaria socialmente indifferente
alla distribuzione X

;
(N Nx
EED
) = N( x
EED
) rappresenta il costo della disuguaglianza,
ovvero lammontare di reddito cui si potrebbe rinunciare al ne di ottenere una
distribuzione egualitaria.
Se rapportiamo il costo della disuguaglianza N(x
EED
) al reddito complessivo
della distribuzione di partenza N, otteniamo il seguente indice di disuguaglian-
za:
I
AKS
(x) =
N( x
EED
)
N
=
x
EED

= 1
x
EED

Questo indice noto come indice di Atkinson-Kolm-Sen. Lindice di Atkinson-


Kolm-Sen mette in evidenza quella percentuale di reddito totale che si sarebbe
disposti a bruciare al ne di ottenere una distribuzione egualitaria. I
AKS
(X) dun-
que cattura la perdita di benessere sociale imputabile alla disuguaglianza, ovvero
linefcienza della disuguaglianza.
A parit di media , il valore dellindice cresce al crescere del grado di avver-
sione alla disuguaglianza della FBS (espresso gracamente dalla convessit delle
curve di indifferenza sociali). A parit di avversione alla disuguaglianza (quin-
di data una mappa di curve di indifferenza sociale), quanto maggiore il grado di
disuguaglianza della distribuzione, tanto minore sar il REED e maggiore sar il
valore dellindice.
Esempio 4.3. Data una distribuzione di redditi X, si consideri una funzione del
benessere sociale utilitarista: W =

N
i=1
U (x
i
) , dove le funzioni individuali di
utilit siano date da U (x
i
) =
x
1
i
1
, con > 0.
Dunque avremo
W (X) =
N

i=1
x
1
i
1
Il REED in questo caso denito dallequazione
N

i=1
x
1
i
1
=
N

i=1
x
1
EED
1
ovvero
62 CAPITOLO 4
N

i=1
x
1
i
1
= N
x
1
EED
1
da cui, dopo qualche semplice passaggio, si ottiene
x
EED
=

1
N
N

i=1
x
1
i

1
1
Scegliendo, per esempio, =
1
2
otterremo
x
EED
=

1
N
N

i=1

x
i

2
Si consideri ora la distribuzione X = (4, 9, 25, 36) . In questo caso
= 18, 5
e
x
EED
=

1
4
(2 + 3 + 5 + 6)

2
= 4
2
= 16
Quindi
I
AKS
= 1
x
EED

= 1
16
18, 5
=
5
37
ESERCIZI
Esercizio 4.1. Si considerino le seguenti distribuzioni di reddito:
1. X=(8,14,14,18,20)
2. Y=(13,14,14,15,18)
3. Z= (8,12,16,18,20)
Si indichi lordinamento delle tre distribuzioni in base ai seguenti criteri:
1. Dominanza di Lorenz
2. Dominanza di Lorenz generalizzata
3. Dominanza di Robin Hood
Analisi della disuguaglianza 63
4. Criterio utilitaristico (W =

N
i=1
U(x
i
), U crescente e concava)
Esercizio 4.2. Si scrivano due distribuzioni del reddito, relative a 4 individui,
non confrontabili in base allordinamento di Lorenz.
Esercizio 4.3. Introduciamo le seguenti denizioni:

L
: ordinamento di Lorenz

GL
: ordinamento di Lorenz generalizzato

RH
: ordinamento di Robin Hood

U
: ordinamento utilitaristico
Indicare, quindi, se le seguenti affermazioni sono vere false.
1. Date due distribuzioni, X e Y, X
L
Y implica che X
U
Y .
V F
2. La dominanza di Robin Hood una condizione sufciente perch ci sia domi-
nanza di Lorenz.
V F
3. Date due distribuzioni, Xe Y, con media eguale, X
GL
Y implica che X
RH
Y .
V F
4. Date due distribuzioni, X e Y, con media eguale, X
GL
Y implica che X
U
Y .
V F
64
CAPITOLO 5
Economia
delle scelte pubbliche
5.1 Introduzione
N
ei sistemi democratici a economia mista le decisioni economiche vengono
prese essenzialmente attraverso due meccanismi di scelta: il mercato e il
processo politico democratico. In particolare, le decisioni di prelievo e di spesa
da parte del settore pubblico vengono assunte attraverso un processo di scelta
operato dal sistema politico.
Loggetto di questo capitolo lanalisi dei processi decisionali operati da un
sistema politico democratico. In realt, i processi decisionali che hanno luogo in
una democrazia sono complessi e dipendono dai comportamenti di una pluralit
di attori politici e istituzionali: gli elettori, i partiti politici, i legislatori, lammi-
nistrazione, i gruppi di pressione. In un sistema politico ciascun attore agisce al
ne di massimizzare la propria funzione obiettivo sulla base delle informazioni di
cui dispone, e le decisioni nali sono il risultato della interazione dei diversi attori
sulla base delle regole politiche democratiche vigenti.
In questo capitolo, tuttavia, ci si limiter ad analizzare i processi politici entro
un contesto estremamente semplicato: ci concentreremo sui sistemi di democra-
zia diretta, in cui cio il passaggio dalle volont e dagli interessi presenti nel corpo
elettorale alle decisioni collettive diretto; sar in particolare ignorato il ruolo di
mediazione che in una democrazia rappresentativa tipicamente svolto dai partiti
politici. Lo studio sar condotto utilizzando un modello fortemente stilizzato: si
considerer un generico gruppo di individui che debba scegliere una tra diverse
alternative possibili, e si assumer che ciascun individuo sia dotato di un ordi-
namento di preferenza denito sullinsieme delle alternative. In questo contesto
un processo di decisione collettiva allora semplicemente una regola di voto: un
meccanismo che traduce (aggrega) linsieme delle preferenze individuali in un or-
dinamento di preferenza dellintero gruppo e quindi in una scelta collettiva. Le
alternative tra cui scegliere sono interpretabili sia nel senso di politiche i cui ef-
fetti ricadono direttamente sullassemblea; sia nel senso di candidati da eleggere
al ne di rappresentare lassemblea in altre sedi.
Lanalisi sar di tipo positivo e normativo: si cercher di spiegare il funzio-
namento delle diverse regole di voto, individuando i possibili esiti e le eventuali
66 CAPITOLO 5
difcolt associate ai diversi meccanismi; si cercher anche di valutare le diverse
regole di voto sulla base di criteri di desiderabilit formulati in maniera esplicita.
Il modello
Si consideri una assemblea N composta da n individui, N = {1, ..., n}, chiamata
a scegliere tra m politiche alternative: sia X linsieme delle politiche e x, y, z, ...
le varie opzioni o politiche possibili, X = {x, y, z, ...}.
Si supponga inoltre che ciascun individuo i in N sia dotato di un ordinamento
di preferenza sullinsieme delle politiche X :
i
lordinamento di preferenza
dellelettore i, e {
1
,
2
, ...
i
, ...,
n
} linsieme delle preferenze individuali,
chiamato anche prolo di preferenze. Per ogni individuo i si assumer che lordi-
namento di preferenza sia completo, transitivo e lineare: la completezza implica
la capacit di esprimere un giudizio in merito a qualsiasi confronto tra due opzio-
ni; la transitivit un requisito di coerenza; la linearit implica che le preferenze
siano sempre di tipo forte: non ci sono cio casi di indifferenza tra opzioni. Que-
stultima ipotesi, pur non essendo cruciale per i risultati, semplica fortemente
lesposizione.
Sia inne
S
lordinamento di preferenza dellassemblea N. Una regola di
voto potr allora essere rappresentata come una funzione la quale, per qualsia-
si insieme di politiche X, associ un ordinamento di preferenza sociale
S
a un
prolo di preferenze individuali.
5.2 Le regole di voto: analisi descrittiva
5.2.1 La regola della unanimit
I
n base alla regola dellunanimit, una alternativa x socialmente preferita a una
alternativa y se e solo se tutti gli elettori preferiscono x a y. Segue che, dato un
insieme di alternative X, lalternativa x sar collettivamente scelta se e solo se x
lalternativa preferita da tutti gli elettori. agevole rilevare la corrispondenza tra
regola dellunanimit e criterio del Pareto: qualsiasi scelta effettuata in base alla
regola dellunanimit efciente nel senso di Pareto. Una qualunque altra regola
che consenta di approvare unopzione che non preferita allunanimit violer il
criterio paretiano.
Il criterio dellefcienza sembrerebbe dunque spingere per ladozione dellu-
nanimit quale regola di voto in unassemblea. Daltronde, la richiesta di consen-
so unanime potrebbe rendere il processo decisionale lungo e costoso; al limite,
potrebbe impedire la scelta collettiva. Questo succede perch, vigente la regola
dellunanimit, a ciascun individuo riconosciuto un potere di veto. Se, in un
gruppo di n persone, n 1 elettori preferiscono lopzione x a tutte le altre e un
solo elettore preferisce unaltra opzione y a x, in base alla regola dellunanimit
questo gruppo non potr effettuare alcuna scelta.
Proposizione 5.1. La regola dellunanimit genera un ordinamento di preferenza
sociale incompleto.
Economia delle scelte pubbliche 67
100% 0
6
costi
CE +CD
CD CE
) q
q

6
costi
Figura 5.1 Determinazione percentuale ottima. Modello di Buchanan e Tullock (1962).
Ci si pu chiedere cosa accada quando, abbandonando la regola della unanimit,
si riduca progressivamente il quorum, ossia la percentuale di voti necessaria per
lapprovazione. In generale, pi elevato il quorum, pi prossima la regola di voto
alla soddisfazione dellefcienza paretiana - minore infatti il numero degli elettori
che potrebbero essere danneggiati dalla decisione. Al tempo stesso, pi elevato il
quorum, pi lungo e costoso il processo decisionale. Si in presenza di un trade
off : maggiore la capacit di prendere una decisione collettiva (o grado di decisi-
tivit della regola di voto), minore la capacita di rappresentare compiutamente le
preferenze e gli interessi coinvolti nella scelta (grado di rappresentativit o de-
mocraticit della regola di voto). Come vedremo, si tratta di una tensione che
percorre profondamente i sistemi di decisione collettiva. Indicando le due voci di
questo trade off con CD (costi di decisione) e CE (costi esterni, ovvero costi sop-
portati dalla minoranza), possibile calcolare la percentuale ottima di voti come
quella che minimizza il costo totale dato da CE+CD (si veda la Figura 5.1).
Evidentemente, lapplicazione concreta di questo modello richiede la cono-
scenza delle curve CE e CD.
5.2.2 La regola della maggioranza
Nel caso vi siano n individui e due sole alternative, una regola comunemente
accettata quella della maggioranza semplice: tra due alternative scelta quella
preferita dalla maggioranza degli elettori, ovvero da un numero N di elettori non
inferiore al 50% pi uno dellelettorato:
68 CAPITOLO 5
N
n
2
+ 1 (con n pari) (5.1)
N
n 1
2
+ 1 (con n dispari) (5.2)
Quando le alternative sono pi di due le cose possono complicarsi.
Il vincitore di Condorcet Una generalizzazione della regola precedente al caso
di pi due opzioni la seguente: date m alterative, vince quellalternativa x che
batte tutte le altre in confronti di coppia secondo la regola della maggioranza
semplice. Questa alternativa, se esiste, chiamata il vincitore di Condorcet.
Denizione 5.1 (La regola della maggioranza semplice.). Data unassemblea N e
due opzioni x e y, x preferita a y secondo la regola della maggioranza semplice
x
M
y (5.3)
se e solo se x riceve pi voti di y.
Denizione 5.2 (Il vincitore di Condorcet). . Dato un insieme di opzioni X x X
il vincitore di Condorcet se e solo se y = x X, x
M
y.
Al ne di studiare le caratteristiche del voto a maggioranza semplice si supponga
che unassemblea di 3 individui, N = {A, B, C}, sia chiamata a pronunciarsi su
tre possibili opzioni, X = {x, y, z}. Si supponga ancora che lindividuo A prefe-
risca x a y e y a z (e, data la transitivit delle preferenze individuali, preferisca x
a z); che lindividuo B preferisca y a z e z a x; lindividuo C inne preferisca x a
z e z a y. Le preferenze dei tre individui sono sintetizzate nella tabella seguente:
Posizione Individui
A B C
I x y x
II y z z
III z x y
Ponendo in votazione le tre coppie {x, y}, {x, z} e {y, z} secondo la regola della
maggioranza si ottengono le relazioni seguenti:
x
M
y
x
M
z
y
M
z
Lordinamento di preferenza sociale sar cio x
M
y
M
z. Il vincitore di Con-
dorcet in questo caso x. Si rilevi lindipendenza del risultato dallordine seguito
nelle votazioni.
Si supponga ora che le preferenze dellindividuo C cambino. La tabella seguente
riporta il nuovo prolo delle preferenze individuali.
Economia delle scelte pubbliche 69
Posizione Individui
A B C
I x y z
II y z x
III z x y
Ponendo ancora in votazione le tre coppie {x, y}, {x, z} e {y, z} secondo la regola
della maggioranza si ottiene il seguente risultato:
x
M
y
y
M
z
z
M
x
In base allordinamento di preferenza sociale x preferito a y e y preferito a
z. Il presupposto della transitivit vorrebbe che x fosse a sua volta preferito a z.
In questo caso x sarebbe il vincitore di Condorcet. Ma, come si rileva, esiste una
maggioranza che preferisce z a x. Lordinamento sociale non transitivo e, come
conseguenza, non c unalternativa preferita a tutte le altre. Non c un vincitore
di Condorcet. Pertanto, la regola del voto a maggioranza, espresso su coppie di
alternative, pu portare a scelte sociali contraddittorie.
Questo risultato noto come Paradosso del voto a maggioranza o Paradosso di
Condorcet.
Il paradosso di Condorcet
Proposizione 5.2 (Paradosso di Condorcet). Pur in presenza di preferenze indivi-
duali complete e transitive, il voto a maggioranza pu condurre a un ordinamento
di preferenza sociale intransitivo.
Questo risultato, dovuto a Marie Jean Antoine Nicolas de Caritat, meglio noto
come marchese di Condorcet (1743-1794), mostra che, anche se le preferenze dei
singoli votanti rispetto alle varie alternative sono complete e transitive, la votazio-
ne a maggioranza pu produrre un ordinamento sociale circolare, in cui ciascuna
delle tre alternative in grado di vincere su tutte le altre (si veda la Figura 5.2).
Poich la votazione a maggioranza su pi di due alternative un sistema
largamente applicato in assisi locali, nazionali e sovranazionali, linteresse del
paradosso evidente.

j
x
y
z
*
Figura 5.2 Ordinamento sociale circolare.
70 CAPITOLO 5
Paradosso di Condorcet e unimodalit delle preferenze opportuno esami-
nare i motivi della mancata esistenza di un vincitore globale nel voto a maggio-
ranza.
Si supponga che le alternative in votazione siano rappresentabili lungo ununica
dimensione, dal valore pi piccolo a quello pi grande, oppure gracamente da
sinistra verso destra. Si pensi, per esempio, a livelli via via crescenti di spesa
pubblica, oppure a quantit diverse di bene pubblico da produrre. Si supponga
pure che sia possibile parlare di distanza tra le diverse alternative: data una coppia
di alternative {x, y}, sia d (x, y) la distanza tra x e y. possibile ora introdurre le
denizioni di politica ideale e di preferenze unimodali.
Denizione 5.3 (Alternative ideali). Lalternativa x X lalternativa ideale
per lindividuo i se e solo se, y = x X, x
i
y.
Denizione 5.4 (Preferenze unimodali). Un ordinamento di preferenza su un
insieme di opzioni X unimodale se e solo se, data lalternativa ideale x X,
per ogni coppia di alternative y, z X e tali che:
(i) y < x e z < x oppure
(ii) y > x e z > x,
d (x, y) > d (x, z) z y (5.4)
Per esempio un ordinamento di preferenza unimodale quando esiste una alter-
nativa ideale, e le altre alternative sono classicate in base alla distanza rispet-
to a questa. Un prolo di preferenze unimodale se tutti gli individui hanno
preferenze unimodali.
Le Figure 5.3 e 5.4 riportano, rispettivamente, casi di preferenze unimodali e
multimodali.
La unimodalit delle preferenze individuali appare ipotesi del tutto plausibile
in alcuni contesti, estremamente improbabile in altri. In particolare, la multi-
modalit delle preferenze frequente nei casi in cui lo spazio politico sia mul-
tidimensionale - ciascuna opzione rappresenta in verit una pluralit di aspetti e
dimensioni da valutare - ovvero nel caso si tratti di politiche distributive. Nel
seguito sono riportati due esempi atti a esemplicare i due casi.
Esempio 5.1 (Preferenze unimodali). Nel primo esempio, si consideri il voto su
una questione politica unidimensionale: la spesa pubblica per la difesa. Vi siano
tre possibili livelli di spesa, (100, 50, 30) , e si ipotizzi che lintero corpo eletto-
rale sia diviso in tre gruppi. La politica ideale del primo gruppo sia 100, quella
del secondo sia 50, quella del terzo sia inne 30. Appare del tutto ragionevole
ipotizzare che lordinamento completo del I gruppo sar 100 50 30, quella
del II gruppo 50 30 100, quella del III inne 30 50 100.
Il voto a maggioranza su coppie di alternative permetter di ottenere un ordi-
namento sociale completo e un vincitore di Condorcet, la politica di spesa uguale
a 50.
Economia delle scelte pubbliche 71
-
6
0
B
A
C
II
30 100
I
III
50
Posizioni Votanti
A B C
I 100 50 30
II 50 30 50
II 30 100 100
Figura 5.3 Esempio di preferenze unimodali.
Esempio 5.2 (Preferenze non unimodali). Si considerino tre individui (A, B, C)
i quali debbano dividersi una somma pari a 100. Si supponga vi siano tre opzioni
possibili (x, y, z), corrispondenti a tre diverse ipotesi distributive. Assumendo
monotonicit e razionalit delle preferenze individuali, il prolo di preferenze di
questa collettivit per le tre opzioni sar il seguente:
Preferenze di A : x
a
y
a
z
Preferenze di B : y
b
z
b
x
Preferenze di C : z
c
x
c
y
Votando a maggioranza si otterr il seguente risultato: x
M
y, y
M
z e
z
M
x! Le preferenze sono multimodali e il voto a maggioranza porta agli
esiti paradossali previsti da Condorcet.
Opzioni Individui
A B C
x 50 20 30
y 30 50 20
z 20 30 50
72 CAPITOLO 5
-
6
0
A
B
C
x
y
z
I
II
III
Posizioni Votanti
A B C
I x y z
II z x y
II y z x
Figura 5.4 Esempio di preferenze multimodali.
Il seguente teorema stabilisce la rilevanza della unimodalit delle preferenze e
generalizza il risultato dei due esempi precedenti.
Teorema 5.1 (D. Black, 1948). Se le preferenze sono unimodali, allora esiste un
vincitore di Condorcet.
Si noti che la unimodalit del prolo di preferenze una condizione sufciente
ma non necessaria per lesistenza di un Vincitore di Condorcet. Se vi unimo-
dalit, certamente non vi saranno cicli. Se non vi unimodalit, probabile, ma
non certo che vi sia un ciclo. Quanto probabile? La probabilit che vi sia un
ciclo aumenta con il numero delle politiche (alternative). Daltronde, a parit di
numero di politiche, maggiore lomogeneit delle preferenze individuali, minore
la possibilit di cicli.
Il teorema dellelettore mediano Data unassemblea e un insieme di opzioni
rappresentabili lungo una dimensione, si denisce elettore mediano lelettore tale
che la met dei componenti lassemblea preferisce opzioni a sinistra e la met
opzioni a destra rispetto a quella da lui preferita.
Economia delle scelte pubbliche 73
Denizione 5.5 (Elettore mediano). Sia dato un insieme di politiche unidimen-
sionali X e unassemblea N composta da n individui; sia x

i
X la politica
ideale di un generico individuo i appartenente allassemblea N e sia X

linsie-
me delle politiche ideali. Si consideri ora un individuo m N, la cui politica
ideale indicata da x

m
. Sia N
R
il numero di individui la cui politica ideale
maggiore di x

m
X

(in formule, N
R
= |{i N : x

i
x

m
}|) e sia N
L
il numero di individui la cui politica ideale minore di x

m
X

(in formule,
N
L
= |{i N : x

m
x

i
}|). Lindividuo m N lelettore mediano se e solo
se N
R

n
2
e N
L

n
2
.
Teorema 5.2 (Teorema dellelettore mediano). Dato uno spazio politico unidi-
mensionale e un prolo di preferenze unimodali, la politica ideale dellelettore
mediano sar la politica vincente con la regola della maggioranza.
Per illustrare il teorema, si consideri unassemblea di 15 individui che debba de-
cidere la quantit ottimale di un bene pubblico da produrre. Il costo medio di
produzione CM, che si assume essere costante, sar diviso in parti uguali tra i
componenti lassemblea: sia CM
i
=
CM
15
il costo medio procapite, coincidente
con il costo marginale individuale. Per ciascun individuo la quantit ottima sa-
r individuata dalluguaglianza tra costo marginale CM
i
e benecio marginale.
Supponiamo esistano 5 gruppi di individui nellassemblea, ciascun gruppo carat-
terizzato da una uguale funzione del benecio marginale. La struttura dei gruppi
la seguente:
Gruppi I II III IV V
Numero componenti 2 3 2 1 7
La Figura 5.5 riporta le funzioni di beneco marginale individuale per ciascun
gruppo. Le intersezioni con la curva del costo marginale individuale
permettono di individuare le quantit ottimali per ciascun gruppo di elettori:
(x
I
, x
II
, x
III
, x
IV
, x
V
). Per ciascun individuo, la quantit ottimale corrisponde
alluguaglianza tra benecio e costo marginale: allontanandosi progressivamente
dal punto di ottimo, si allarga la forbice tra costi e beneci unitari e dunque si
riduce il surplus. Le preferenze degli agenti sono quindi di tipo unimodale.
Supponiamo ora si voti per decidere la quantit di bene pubblico da produrre.
Ci sono diverse modalit di applicazione della regola della maggioranza, le quali
per portano a risultati equivalenti. Supponiamo si voti su incrementi successi-
vi di produzione: si inizia votando sulla opportunit di produrre la quantit x
I
,
quindi si prosegue con la votazione su x
II
, e cos via. Ciascun elettore valuter
positivamente la proposta no a quando il benecio marginale supera o eguaglia il
costo marginale. Dunque, la prima proposta sar approvata allunanimit: in cor-
rispondenza di x
I
tutti gli individui hanno benecio marginale maggiore o uguale
al costo marginale; la seconda (il passaggio da x
I
a x
II
) sar approvata dai gruppi
II, III, IV e V ma avr il voto contrario del gruppo I: dunque la proposta passer
con una maggioranza di 13 contro 2. agevole vericare che saranno accettati
a maggioranza tutti gli incrementi no alla quantit X
IV
. Lultima votazione ri-
guarda il passaggio da x
IV
a x
V
: voteranno contro i membri dei gruppi I, II, III,
74 CAPITOLO 5
quantit
0
costi
costo medio
N
x
V
BM
V
(7)
x
III
x
IV
x
II
BM
I
(2)
costo medio
BM
IV
(1)
beneci
?
-
BM
III
(2)
x
I
6
6
6
6
6
BM
II
(3)
6
6
Gruppi Alternative sottoposte al voto
x
I
x
II
x
III
x
IV
x
V
I (2 componenti) si no no no no
II (3 componenti) si si no no no
III (2 componenti) si si si no no
IV (1 componenti) si si si si no
V (7 componenti) si si si si si
Totale favorevoli 15 13 10 8 7
Totale sfavorevoli 0 2 5 7 8
Figura 5.5 Teorema dellelettore mediano.
e IV; voteranno a favore i membri del gruppo V. Dunque la proposta sar battuta
con una maggioranza di 8 contro 7. In denitiva, sar scelta la quantit x
IV
. Una
procedura alternativa consiste nel mettere in votazione a maggioranza le diverse
quantit di bene pubblico a due a due, individuando cos il vincitore globale: lo
studente potr vericare che x
IV
risulta essere lunica alternativa che batte tut-
te le altre nei confronti di coppia. In sintesi, con il voto a maggioranza prevale
lalternativa x
IV
, che lalternativa preferita dallunico componente del gruppo
IV: lelettore mediano, cio quellelettore che occupa la posizione mediana nella
distribuzione delle preferenze per il bene pubblico tra i componenti lassemblea.
Risulta cio dimostrata la prevalenza dellelettore mediano: pur in assenza di vo-
tazione o di simulazione della votazione, il teorema dellelettore mediano avrebbe
potuto indicarci i risultati del voto.
Si rilevi la differenza tra alternativa preferita dallelettore mediano e alternati-
Economia delle scelte pubbliche 75
va mediana. Nellesempio precedente lalternativa preferita dallelettore mediano
la quantit x
IV
, lalternativa mediana invece x
III
.
Esempio 5.3. Si consideri una societ in cui gli individui abbiano delle preferenze
unimodali intorno al livello di spesa pubblica. Nella tabella seguente per ciascun
gruppo di elettori riportata la numerosit del gruppo e la politica ideale.
Votanti per gruppo 3 3 3 2 1 1 2 1 2 1 1
Spesa pubblica ideale 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10
Il vincitore di Condorcet corrisponder allalternativa preferita dallelettore me-
diano, cio la politica 3. Lalternativa mediana invece 5.
Il teorema dellelettore mediano ha una estrema importanza per analisi di carattere
predittivo. Data unassemblea elettorale e un insieme di politiche possibili, sar
sufciente conoscere la politica ideale dellelettore mediano per prevedere lesi-
to di un voto a maggioranza. Rimarrebbe la difcolt di conoscere le politiche
ideali di tutti i componenti lassemblea, al ne di individuare lelettore mediano.
Tuttavia, queste informazioni non sono sempre necessarie: la posizione media-
na individuabile spesso sulla base di altre variabili individuali osservabili. Un
esempio servir a illustrare il punto.
Supponiamo si tratti di decidere la quantit di risorse pubbliche da destinare
alle politiche sociali, e supponiamo che il livello ideale di spesa sociale sia, per
ogni individuo, funzione decrescente del reddito: i pi ricchi preferiranno meno
spesa sociale, e viceversa. Per conoscere il livello di spesa sociale che sar votato
a maggioranza non necessario simulare le votazioni; sar sufciente conoscere
la politica ideale che occupa la posizione mediana tra le politiche ideali dei com-
ponenti la societ. Ma, data la relazione tra livello del reddito e preferenze sulla
spesa sociale, la posizione mediana tra le politiche ideali coincider con la politica
preferita dallindividuo che occupa la posizione mediana nella distribuzione dei
redditi della societ. Sar quindi sufciente conoscere la distribuzione dei redditi,
e le preferenze dellindividuo che occupa la posizione mediana, per prevedere il
livello di spesa sociale che sar votato a maggioranza.
5.2.3 Lintensit delle preferenze
Nella descrizione del voto a maggioranza le decisioni collettive si sono basate su-
gli ordinamenti di preferenza degli individui. In altre parole, la base informativa
esclusiva delle decisioni di gruppo stata costituita dalle preferenze individuali.
Ora, un ordinamento di preferenza traduce la desiderabilit individuale (o il benes-
sere individuale) delle diverse opzioni in informazioni di carattere esclusivamente
ordinale. Ogni informazione circa lintensit delle preferenze viene esclusa alla
radice. Questa parsimonia informativa pu condurre unassemblea ad assumere
decisioni altamente indesiderabili. Illustriamo il problema con un esempio.
76 CAPITOLO 5
Esempio 5.4. Supponiamo che si debba votare tra due opzioni x e y, e che le
utilit di tre individui (A, B, C) componenti la collettivit siano le seguenti:
x y
Beneci A 1000 200
Beneci B 400 100
Beneci C 500 400
Beneci sociali 100 100
In questo caso se si votasse a maggioranza tra x e non x, x verrebbe rigettata
anche se il benecio netto positivo; se si votasse tra y e non y, y verrebbe
accettata anche se il benecio netto negativo. Inoltre, se si dovesse scegliere tra
x e y, secondo la votazione a maggioranza si sceglierebbe y anche se x comporta
un benecio netto maggiore. La ragione di queste potenziali inefcienze del voto
a maggioranza risiede nel carattere puramente ordinale delle informazioni regi-
strate con questa modalit di voto. Esiste una regola attraverso cui tener conto di
informazioni di natura cardinale sulla desiderabilit delle diverse opzioni?
5.2.4 Il logrolling
Un metodo indiretto per rivelare lintensit delle preferenze, dunque estrarre in-
formazioni di natura cardinale, il log-rolling, ossia lo scambio di voti. stato
suggerito che, allo stesso modo in cui nei mercati privati lintensit delle prefe-
renze viene rivelata mediante il meccanismo del prezzo, si potrebbe tener conto
dellintensit delle preferenze mediante la compravendita del voto.
Supponiamo ci siano tre individui A, B e C che debbano scegliere tra: x, pro-
durre un bene che benecia B (oppure no); e y, produrre un bene che benecia C
(oppure no). Supponiamo che il costo sia di 600 euro e sia egualmente distribuito,
200 euro a testa, e i beneci siano pari a 700 euro. Avremo dunque:
x non x y non y
Beneci A -200 0 -200 0
Beneci B 500 0 -200 0
Beneci C -200 0 500 0
Beneci sociali +100 0 +100 0
Dunque, sia x che y implicano un benecio sociale positivo, ma sarebbero bocciati
dal voto a maggioranza. Si suggerisce dunque che se B e C potessero barattare
il voto, si rietterebbe lintensit delle preferenze e si otterrebbero decisioni pi
efcienti: B voterebbe Si per y e C voterebbe Si per x, poich il loro vantaggio
netto sarebbe di 300 euro, e si raggiungerebbe la scelta efciente.
Tuttavia, anche il logrolling pu portare a scelte inefcienti. Lo scambio del
voto impone infatti un costo agli altri individui non coinvolti nello scambio, e
che non viene considerato nelle scelte individuali (si tratta di una esternalit). In
particolare, non vi nessuna garanzia che il vantaggio dello scambio di voto tra
B e C superi il costo imposto a A. Supponiamo per esempio che il costo del bene
sia di 900 invece di 600:
Economia delle scelte pubbliche 77
x y
Beneci A -300 -300
Beneci B 400 -300
Beneci C -300 400
Beneci sociali -200 -200
Il benecio netto per B e C nel caso sia x che y vincano sempre positivo, +100,
ma il beneco totale netto negativo, quindi lo scambio del voto ha portato a una
decisione inefciente.
Il logrolling pu portare a costi elevatissimi di inefcienza nelle decisioni
pubbliche, specialmente quando si debba decidere tra progetti il cui costo sia
diviso tra molte parti.
Un secondo limite del logrolling concerne la stabilit dellequilibrio. Il log-
rolling non risolve il problema dei cicli.
Si consideri lesempio precedente:
x non x y non y
Beneci A -200 0 -200 0
Beneci B 500 0 -200 0
Beneci C -200 0 500 0
Beneci sociali +100 0 +100 0
Ora si supponga abbiano luogo gli scambi.
Scambi Coppia
vincente
Coppia
perdente
Votanti che
scambiano
Beneci A Beneci B Beneci C
1 x,y non x, non y B e C -400 300 300
2 x, non y x,y A e B -200 500 -200
3 non x, non y x, non y A e C 0 0 0
La situazione di partenza data dalla coppia (non x, non y). Poi-
ch (x, y) (non x, non y), lo scambio n.1 sar effettuato. Tuttavia, la coppia
(x, non y) preferita alla coppia (x, y), dunque un secondo scambio sar effettua-
to. Inne, (non x, non y) (x, non y), quindi un terzo scambio sar effettuato.
Ma (non x, non y) era la situazione di partenza, dominata dalla coppia (x, y):
(x, y) (non x, non y). Si in presenza di un ciclo!
Dunque, il sistema di voto a maggioranza semplice, anche attraverso il log-
rolling, pu generare cicli e quindi pu risultare nellassenza di un vincitore.
Rivolgiamo ora la nostra attenzione a delle regole di voto che assicurino
sempre un vincitore.
5.2.5 Il voto a maggioranza sequenziale
Una possibile soluzione al paradosso di Condorcet rappresentata dal voto a mag-
gioranza sequenziale: secondo questa regola, dopo il voto a maggioranza su una
coppia di alternative, lalternativa scontta viene eliminata, mentre la vincente
78 CAPITOLO 5
viene opposta a unaltra; questo processo continua no a quando non siano esau-
rite le opzioni disponibili. Evidentemente, un aspetto decisivo in questa procedura
lordine di votazione.
Esempio 5.5. Le preferenze di tre individui {A, B, C} su tre alternative {x, y, z}
sono sintetizzate nella tabella seguente:
Posizione Individui
A B C
I x y z
II y z x
III z x y
Si considerino ora i tre possibili ordini di voto, individuando i relativi vincitori:
1. Ordine del giorno 1: x contro y, il vincente contro z.
x contro y : x
M
y y eliminata
x contro z : z
M
x x eliminata
Risultato nale : vince z.
2. Ordine del giorno 2: x contro z, il vincente contro y.
x contro z: z
M
x x eliminata
z contro y: y
M
z z eliminata
Risultato nale : vince y.
3. Ordine del giorno 3: z contro y, il vincente contro x.
z contro y: y
M
z z eliminata
x contro y: x
M
y y eliminata
Risultato nale : vince x.
Un problema di questa regola larbitrariet del risultato o dipendenza dal sentie-
ro: a seconda dello.d.g. adottato, tutte le opzioni potrebbero risultare vincitrici.
Dunque la scelta dipende dal caso oppure dallabilit di chi gestisce lo.d.g, nel
caso conosca le preferenze individuali. Tipicamente, le opzioni votate per ultime
hanno minor probabilit di essere battute e quindi eliminate: il presidente della
commissione, cio chi decide lordine del giorno, incentivato a far votare la pro-
pria opzione preferita alla ne. Questo risultato spiega in parte limportanza delle
battaglie procedurali che hanno luogo nelle assemblee sullordine delle votazioni.
La dipendenza del risultato dallordine di votazione non lunico limite di
questa regola decisionale.
Esempio 5.6. Supponiamo ci siano 4 alternative (x, y, z, s), e il seguente prolo
di preferenze:
Economia delle scelte pubbliche 79
Posizione Individui
A B C
I x z y
II y x s
III s y z
IV z s x
Supponiamo si voti con il seguente ordine del giorno: prima x contro y, il vincen-
te contro z, il vincente contro s. Lopzione socialmente preferita, dato il prolo di
preferenze, sarebbe s. Si noti tuttavia che y preferita a s da tutti e tre gli indivi-
dui: la regola della maggioranza sequenziale viola il principio Paretiano o dellu-
nanimit! Tutti preferiscono y a s, e tuttavia questa regola conduce lassemblea a
scegliere s.
Sembra proprio che il paradosso di Condorcet non lasci scelta. O si votano tutte
le alternative una contro laltra, e allora pu succedere che nessuna ottenga la
maggioranza. Oppure si votano le varie alternative in un certo ordine, e allora
la vincitrice dipende dallordine scelto. Come se ci non bastasse, un particolare
ordine di votazioni pu permettere a unalternativa di vincere anche quando ne
esista unaltra che le unanimemente preferita.
Un ulteriore problema del voto a maggioranza sequenziale il seguente. Si
consideri il caso dellEsempio 5.6, e si assuma il seguente ordine del giorno: y
contro z, il vincente contro x, il vincente contro s.
Se tutti i votanti votassero sinceramente, x vincerebbe. Consideriamo ora il
votante C. Per C, x la peggiore opzione possibile; se votasse per z invece che
per y nel primo voto, alla ne vincerebbe s, che egli preferisce a x. Lindividuo C
ha incentivo a votare in maniera strategica, cio a votare in maniera non sincera.
In questo caso si dice che il sistema a maggioranza sequenziale non a prova di
strategia (strategy-proof ): non c un incentivo per gli individui a votare secondo
le loro vere preferenze.
Denizione 5.6. Una regola di voto a prova di strategia quando ogni agente ha
incentivo a rivelare correttamente le proprie preferenze.
5.2.6 Il sistema maggioritario a turno unico
Con questo metodo, si presentano tutte le alternative simultaneamente, ciascun
votante dichiara la propria alternativa preferita, e vince quella che riceve il mag-
gior numero di voti. A differenza dei metodi precedenti, in cui era richiesta la
conoscenza dellintero ordinamento di preferenza di ciascun elettore, in questo
caso sufciente conoscere linsieme delle alternative ideali.
Questo sistema garantisce lesistenza di un vincitore, il quale risulta essere
indipendente dallordine seguito nella votazione. Inoltre soddisfatto il criterio
dellunanimit.
Anche questo sistema, tuttavia, presenta dei limiti rilevanti. In primo luogo il
vincitore con il maggioritario potrebbe non essere il vincitore di Condorcet, cio
lopzione che batte tutte le altre in confronti diretti a maggioranza.
80 CAPITOLO 5
Esempio 5.7. Si considerino quindici votanti, che debbano scegliere rispetto alle
alternative x, y e z. Supponiamo che gli ordini di preferenze individuali siano i
seguenti:
6 votanti preferiscono x a y, e y a z;
4 votanti preferiscono y a z, e z a x;
5 votanti preferiscono z a y, e y a x.
Posizione N. votanti
6 4 5
I x y z
II y z y
III z x x
Quando si pongano in votazione le alternative con il maggioritario a turno unico,
x vince su z per 6 a 5, e z vince su y per 5 a 4: scelta lalternativa x. Quando
invece si pongano in votazione le alternative a maggioranza, allora y vince su z
per 10 a 5, z vince su x per 9 a 6, e coerentemente y vince su x per 9 a 6: scelta
lalternativa y. I due sistemi di votazione producono dunque ordinamenti sociali
diversi, e diversi vincitori.
Un secondo limite del sistema maggioritario a turno unico risiede nella possibilit
che risulti vincitrice unopzione che fra le meno preferite dagli elettori.
Esempio 5.8. Si considerino diciassette votanti, che debbano scegliere rispetto
alle alternative (x, y, z, s, t) . La tabella seguente riporta le preferenze per i diversi
gruppi.
Posizione N. votanti
5 2 3 3 4
I x y z s t
II y z y y y
III z s s z z
IV s t t t s
V t x x x x
Il sistema maggioritario sceglie x. Ma x giudicata lopzione peggiore da 12
votanti su 17! Per ogni altra alternativa, vi una maggioranza che la preferisce ad
x. In generale, i limiti dei sistemi maggioritari dipendono dal fatto che nella vo-
tazione si considera soltanto una parte dellinformazione contenuta nei vari ordini
di preferenza individuali: precisamente, lalternativa ideale. In effetti, il sistema
maggioritario indicato solo nel caso di due alternative. Questa considerazione
porta a formulare il prossimo meccanismo di voto.
Economia delle scelte pubbliche 81
5.2.7 Il sistema maggioritario a doppio turno
Con questo metodo, nel primo turno ciascun individuo vota per ununica alter-
nativa. Se esiste unalternativa con una maggioranza superiore al 50% dei voti,
questa lalternativa vincente. Altrimenti, si vota una seconda volta a maggio-
ranza semplice per le due opzioni che nel primo turno hanno ottenuto il maggior
numero di voti. Il vincitore di questo secondo turno vince lelezione.
Anche questo sistema garantisce lesistenza di un vincitore, il quale risulta essere
indipendente dallordine seguito nella votazione. Inoltre soddisfatto il criterio
dellunanimit.
Anche con il maggioritario a doppio turno il vincitore potrebbe non coinci-
dere con il vincitore di Condorcet, cio lopzione che batte tutte le altre in con-
fronti diretti a maggioranza. (Nel caso dellEsempio 5.8 il sistema maggioritario
a doppio turno porterebbe a sceglie t invece di y).
Il maggioritario a doppio turno pu, inoltre, dar luogo al paradosso descritto
dallEsempio 5.9:
Esempio 5.9. Si considerino diciassette votanti, che debbano scegliere rispetto
alle alternative (x, y, z). La tabella seguente riporta le preferenze per i diversi
gruppi.
Posizione N. votanti
6 5 4 2
I x z y y
II y x z x
III z y x z
Al primo turno le opzioni x e y ricevono il massimo numero di voti; al secondo
turno si vota tra x e y e vince x.
Supponiamo ora che le preferenze dei due elettori dellultimo gruppo cambi-
no, diventando le seguenti: x y z.
Votando, x e z vincerebbero la prima tornata, e z la seconda. Dunque, nono-
stante la gente abbia cambiato le proprie preferenze in favore di x rispetto di y, x
non vince pi e invece vince z. Non rispettata la seguente propriet.
Monotonicit: se lopzione x vince secondo una certa regola elettorale, e lin-
tensit della preferenza per x aumenta per qualche elettore senza diminuire per
nessun altro, x deve continuare a vincere.
Inne il sistema maggioritario non a prova di strategia: con riferimento allE-
sempio 5.9, i due votanti dellultimo gruppo avrebbero incentivo a scegliere come
nel primo caso, ammesso che le vere preferenze siano come nel secondo.
82 CAPITOLO 5
5.2.8 Il metodo di Borda
Il metodo di Borda il pi semplice tra i sistemi di voto ponderato, sistemi che
permettono lespressione della intensit delle preferenze individuali sulle diverse
alternative attraverso lesplicita attribuzione di pesi.
Supponiamo ci siano n alternative. Ciascun votante, classicando le alterna-
tive in base alle proprie preferenze, attribuisce alla prima in classica n punti, alla
seconda n 1 punti, alla terza n 3, e cos via. Vince lalternativa che registra il
maggior punteggio.
Esempio 5.10. Le preferenze di tre agenti {A,B,C} rispetto a 4 alternative {x, y,
z, s} sono:
Preferenze di A : x
a
y
a
z
a
s;
Preferenze di B : y
b
z
b
s
b
x;
Preferenze di C : z
c
s
c
x
c
y.
Ora vediamo il punteggio attribuito alle 4 alternative con il metodo di Borda:
x y z s
A 4 3 2 1
B 1 4 3 2
C 2 1 4 3
Totale 7 8 9 6
In questo caso vince lalternativa z.
Il metodo di Borda non a prova di strategia. Nel caso dellesempio precedente,
lindividuo A ha incentivo a mentire: dichiarando (strategicamente) di preferire y
a x e s a z, farebbe vincere y invece di z.
Supponiamo ora che le preferenze dellindividuo A cambino effettivamente e
diventino le seguenti: y
a
x
a
s
a
z. Lesito di questo cambiamento sar che
ora il vincitore y invece di z. Si noti che la preferenze di tutti gli individui - e in
particolare dellindividuo A - tra y e z non cambiata: cambiata la posizione di
y e di z rispetto ad altre alternative, ma non cambiata in alcun modo la preferen-
za tra le due. E tuttavia lordinamento sociale tra y e z cambiato. Si pu ritenere
che questa propriet sia indesiderabile. Quando si verica questo caso allora la
regola di voto non rispetta la seguente propriet:
Indipendenza dalle Alternative Irrilevanti (IAI): la preferenza sociale tra due
alternative x e y deve dipendere solo dalle preferenze individuali su tali alternati-
ve.
I
paragra precedenti hanno dimostrato la difcolt di disegnare una regola di
voto soddisfacente. Tutte le regole di voto considerate, pur presentando pregi
di rilievo, si caratterizzano per limiti e difetti.
Economia delle scelte pubbliche 83
In questo paragrafo si seguir un percorso inverso: si formuleranno delle
propriet eticamente desiderabili (assiomi), e ci si porr la seguente domanda:
quale regola (o quale insieme di regole) di voto soddisfa queste propriet di base?
Si tratta cio di dedurre, attraverso un processo logico, il meccanismo di decisione
collettiva da alcuni principi largamente condivisibili.
Il metodo assiomatico, introdotto nella teoria delle scelte collettive da Arrow
[1951], scompone una regola di voto in un insieme di assiomi elementari, ottenen-
do in tal modo due diversi risultati: rende trasparenti i giudizi di valore impliciti in
una regola di voto; rende chiaro e rigoroso il confronto tra meccanismi di voto al-
ternativi. dunque un contributo molto ricco alla riessione logica e al confronto
ragionato.
5.3 Lapproccio assiomatico deduttivo
5.3.1 Il teorema dell impossibilit di Arrow
Si tratta del risultato pi importante nella teoria delle scelte collettive, sia per il
metodo assiomatico per la prima volta introdotto in questo campo di studi, sia per
il risultato sorprendente e paradossale messo in luce.
Il modello quello gi utilizzato nelle pagine precedenti: una assemblea N
composta da n individui deve scegliere tra mpolitiche alternative, appartenenti al-
linsieme X. Ciascun individuo i in N dotato di un ordinamento di preferenza,
completo e transitivo, sullinsieme X.
i
lordinamento di preferenza delle-
lettore i, {
1
, ...,
n
} il prolo di preferenze individuali e
S
lordinamento di
preferenza sociale. Una regola di voto una funzione la quale, per qualsiasi in-
sieme di politiche X, associ un ordinamento di preferenza sociale
S
a un prolo
di preferenze individuali.
Arrow [1951] formula il seguente problema: esiste una regola di voto la quale
soddis contemporaneamente un insieme di propriet desiderabili?
Le propriet desiderabili (assiomi) proposti da Arrow sono i seguenti:
1. Completezza e transitivit dellordinamento di preferenza collettivo
S
;
2. Dominio non ristretto: ammissibilit di qualsiasi ordinamento di preferenza
individuale, purch completo e transitivo;
3. Unanimit: se per tutti gli individui x preferito a y, allora anche per la societ
x deve essere preferito a y;
4. Assenza di dittatura: non esiste alcun individuo i in N il cui ordinamento
di preferenza
i
su X coincide sempre e comunque con lordinamento sociale

S
;
5. Indipendenza dalle alternative irrilevanti: la preferenza sociale tra due alter-
native x e y deve dipendere solo dalle preferenze individuali su tali alternative.
Arrow [1951] dimostra che i 5 assiomi precedenti sono tra loro incompatibili.
84 CAPITOLO 5
Teorema 5.3 (Teorema di Impossibilit di Arrow [1951]). Non esiste alcuna
regola di voto la quale soddis le condizioni 1-5.
Per una semplice dimostrazione, si veda Dardanoni (2002).
Dunque, non esiste alcuna regola di voto la quale possa soddisfare contem-
poraneamente le cinque propriet formulate. Ogni regola di voto, secondo Arrow,
deve necessariamente violare almeno una di queste propriet. Per esempio, la re-
gola dittatoriale, in cui un individuo sceglie per tutti, rispetterebbe tutte le altre
condizioni.
Il teorema svela lesistenza di una difcolt profonda dei sistemi democratici,
rendendo tra laltro manifesta lesistenza di un conitto tra esigenze di rappresen-
tativit democratica delle regole di voto (espresse dagli assiomi 3 e 4) ed esigenze
di decisivit delle stesse (espresse dagli assiomi 1 e 2). Si tratta di un risultato cer-
tamente negativo. Tuttavia, il senso dei risultati assiomatici di impossibilit non
quello di suggerire la rinuncia alle richieste di fondo che sottendono le propriet
formulate. Un risultato di impossibilit individua il limite estremo cui possibile
spingersi con le diverse richieste espresse dagli assiomi. Indebolendo uno o pi
assiomi, soluzioni positive sono possibili. E in effetti la ricchissima letteratura
nata dal teorema di Arrow ha dimostrato come, indebolendo uno qualsiasi de-
gli assiomi originari, possibile ottenere risultati positivi, cio regole elettorali. Il
teorema per permette di individuare in maniera rigorosa a cosa si sta rinunciando
con una qualsiasi delle regole di voto possibili. quindi da interpretare come una
paradigma di riferimento: ogni regola di voto ora confrontabile con qualsiasi
altra in ununica griglia interpretativa.
Il teorema di Arrow e il benessere sociale Il risultato dimostrato con il teo-
rema di Arrow, e in genere la teoria delle scelte collettive, suscettibile di una
interpretazione diversa da quella discussa no a ora. Piuttosto che di analisi dei
processi decisionali che hanno luogo in una assemblea di individui, il problema
formulato da Arrow pu essere interpretato nel senso di una modalit per aggrega-
re gli interessi individuali in una espressione dellinteresse collettivo. Una regola
di voto sarebbe, in questa interpretazione, una funzione che permette di passare
dai livelli di interesse o benessere individuale a un livello di benessere collettivo:
ossia una funzione del benessere sociale welfarista e individualista, come quelle
considerate nel Capitolo 3. In questa interpretazione, il teorema segnalerebbe una
difcolt nella costruzione di una nozione robusta e coerente di benessere sociale.
Tuttavia, sotto questo prolo interpretativo gli assiomi proposti da Arrow appa-
iono meno cogenti. Appare in particolar modo discutibile lultimo degli assiomi
di Arrow, lIndipendenza dalle Alternative Irrilevanti. Questo assioma in buona
sostanza sancisce la parsimonia informativa della regola di voto. Con lassioma
IAI non solo si esclude che la regola possa andare al di l di informazioni me-
ramente ordinali circa le preferenze degli individui; si esclude anche, in maniera
decisiva, che sia possibile confrontare le posizioni dei diversi individui. Come di-
mostrato da Sen (1970), se si traduce la teoria di Arrow nel linguaggio delle utilit
individuali, lassioma IAI stabilisce che le utilit individuali siano ordinali e non
confrontabili. Ora, evitare il confronto ed eventualmente la compensazione tra le
Economia delle scelte pubbliche 85
posizioni dei diversi individui pu apparire scelta plausibile nelle regole di voto
democratico. Tuttavia, questa scelta appare moto pi discutibile quando si tratti
di aggregare gli interessi individuali in ununica nozione di bene o utilit collet-
tiva. In questo campo, infatti, la nozione di bene collettivo nasce - deve nascere
- da uno sforzo di mediazione e di sintesi di interessi diversi. Ma rinunciando ai
confronti inter-personali (con lassioma IAI), si rinuncia esattamente alla media-
zione degli interessi; non stupisce quindi che in un contesto informativo talmente
povero risulti impossibile una nozione di benessere collettivo che sia sintesi degli
interessi individuali.
Dunque, se interpretato nel senso del benessere sociale, il teorema di Arrow
non dimostrerebbe limpossibilit di una denizione coerente e condivisa di be-
nessere collettivo. Piuttosto, sarebbe una prova della impossibilit di basare la
nozione di benessere sociale su di una classe di informazioni individuali limitata.
In aggiunta, il teorema mostra che la determinazione di che cosa sia possibile e
che cosa no pu dipendere in modo cruciale da quelle che sono le informazioni di
cui si tiene effettivamente conto nel prendere decisioni sociali.
5.3.2 Il teorema dell impossibilit di Gibbard-Satterthwaite
Utilizzando lo stesso modello proposto da K. Arrow, Gibbard [1973] e Satterth-
waite [1975] propongono i seguenti assiomi:
1. Decisivit dellordinamento di preferenza collettivo
S
: si richiede semplice-
mente lesistenza di un vincitore, e non di un ordinamento completo tra tutte le
alternative sub-ottimali;
2. Dominio non ristretto;
3. Assenza di dittatura;
4. A prova di strategia.
Teorema 5.4 (Teorema di Gibbard- Satterthwaite). Non esiste alcuna regola di
decisione collettiva la quale soddis le condizioni 1-4.
Il teorema di Gibbard-Satterthwaite ha aperto la strada a una letteratura scienti-
ca molto ampia, nel campo delleconomia pubblica, in cui si cerca di disegnare
regole e meccanismi pubblici in grado di incentivare gli agenti privati, individui e
imprese, che in diversi contesti hanno rapporti con il settore pubblico, a rivelare
correttamente le informazioni di cui dispongono.
5.3.3 Il teorema di May
Utilizzando lo stesso modello proposto da K. Arrow, May [1952] propone i se-
guenti assiomi:
1. Simmetria: le identit degli individui sono irrilevanti;
2. Neutralit: il nome delle alternative non altera il risultato (qualsiasi permuta-
zione applicata a tutte le preferenze individuali determina la stessa permutazio-
ne della preferenza sociale);
86 CAPITOLO 5
3. Monotonicit.
Teorema 5.5 (Teorema di May). Il voto a maggioranza semplice lunica regola
di voto che soddisfa le propriet 1-3.
Suggerimenti per ulteriori letture
I testi classici, gi citati nel testo, rimangono: Arrow [1951], Buchanan and
Tullock [1962], Gibbard [1973], May [1952], Satterthwaite [1975] e Sen [1970].
Si consiglia anche la lettura dei seguenti testi: Dardanoni [2002], Roemer [2001]
e Sen [1986].
88
Bibliograa
Arrow, K. (1951). Social Choice and
Individual Values. 2nd ed. 1963.
Wiley, New York.
Buchanan, J. and Tullock, G. (1962).
The Calculus of Consent. The
University of Michigan Press, Ann
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Dardanoni, V. (2002). A pedago-
gical proof of Arrows impossibili-
ty theorem. Social Choice and
Welfare.
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(41):587601.
Hardin, G. (1978). The Tragedy of the
Commons. Science.
Longobardi, E. (2009). Economia
tributaria. McGraw-Hill, Milano.
Seconda edizione.
May, K. (1952). A set of indepen-
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Rawls, J. (1971). A Theory of Justice.
Harvard University Press, Cambrid-
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Satterthwaite, M. A. (1975). Strategy-
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Sen, A. K. (1970). Individual choice
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1986.
Sen, A. K. (1986). Scelta, benessere,
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