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CAMPO DI INDAGINE DELLA MICROECONOMIA

(Si rammenta che il presente schema non un riassunto ma una visualizzazione di


concetti e passaggi chiave - anche con l'ausilio di powerpoint - per l'apprendimento
dell'argomento contenuto nel supporto didattico indicato nel programma ufficiale del
corso: vedi Pindyck - Rubinfeld. Nota: per le pagine richiamate nel documento il
riferimento all'edizione 3, ma la numerazione delle figure rimane la stessa
dell'edizione corrente)

Collegamenti ipertestuali a: CAMPO DI INDAGINE DELLA MICROECONOMIA


(1) "MICROECONOMIA"
La distinzione tra microeconomia e macroeconomia stata introdotta alla fine degli anni Trenta
dalleconomista svedese R.Frisch per distinguere:
lo studio dei comportamenti dei singoli agenti economici(consumatori e
produttori) che portano a creare le "regole" che governano le "Istituzioni" su
cui si fonda un sistema economico e sociale;
lo studio delle relazioni dei grandi aggregati che configurano lassetto e la
dinamica del sistema economico nel suo complesso(reddito prodotto,
consumi, investimenti, ecc.).
In altri termini, lo studio dei sistemi economici pu partire:
dallosservazione dei suoi aggregati fondamentali(come il PIL e le sue
parti);
dallosservazione del comportamento degli individui e delle Istituzioni che
ne regolano loperare(come, in particolare, i mercati).
I due aspetti interagiscono e si completano a vicenda per la spiegazione dei fenomeni economici e
sociali, come appresso schematizzato.
Si legge in A. Schotter(Microeconomia ed. Giappichelli) che obiettivo della microeconomia
quello di dare spiegazione di come gli individui, nel tentativo di perseguire al meglio i propri
interessi, arrivino a creare le "regole" che governano lorganizzazione sociale ed economica di un
sistema in un dato spazio e in un dato tempo e ne configurano le Istituzioni di base.
Se facciamo un salto indietro al periodo che vede laffermazione delleconomia di mercato, la
scuola neoclassica dominante dellepoca(ortodossia neoclassica) ha ricercato ed elaborato modelli
di riferimento in grado di far confluire gli interessi individualistici verso ottimi sociali, tali da
supportare scientificamente la scelta capitalistica fondata sulla propriet privata dei fattori
produttivi(capitale e lavoro).

(2)"PREZZI DI MERCATO"
Il prezzo di mercato esprime in un dato tempo e in un dato luogo il "rapporto di scambio" tra due
beni. Lo scambio pu configurarsi:
come un "baratto" che porta a configurare un "prezzo relativo" inteso come
la quantit di uno dei due beni scambiati in cambio dellaltro;
come una transazione monetaria che configura un "prezzo assoluto"(o
monetario) inteso come la quantit di moneta ceduta o ricevuta in cambio di
un bene o servizio.
Per ogni bene o servizio scambiato pu esistere un unico prezzo (legge del prezzo unico), in un dato
tempo ed in un dato spazio, a condizione che i mercati siano "stato contingenti". Il mercato stato
contingente per eccellenza quello dellequilibrio economico generale walrasiano-paretiano. Anche
in presenza di informazione imperfetta il modello di e.e.g. alla Arrow-Debreu assicura con
lintroduzione dei mercati futuri un insieme teoricamente infinito di equilibri stato-contingenti.
Nella realt dei mercati, i prezzi riferiti allo stesso bene o servizio (comunque standardizzato)
cambiano da un luogo ad un altro e in momenti successivi(basti pensare ai prezzi delle attivit
finanziarie nei mercati a contrattazione continua) e questo perch i meccanismi di arbitraggio(che
dovrebbero assicurare lunicit del prezzo) non operano nellistante di tempo, sussistono costi di
transazione non uniformi, linformazione non mai piena e completa.
Come diceva Edgeworth(1845-1926), la contrattazione negoziale(assenza di banditore) determina
"prezzi falsi" in quanto non di equilibrio tra tutti coloro che vogliono comprare(curva di domanda) e
tutti coloro che vogliono vendere(curva di offerta).
Solo il "prezzo di equilibrio"inteso come posizione "scelta"(incontro tra la curva immaginata di
domanda e la curva immaginata dofferta), in mercati perfettamente concorrenziali(separazione tra
contrattazione e scambi) il "prezzo unico".Lequilibrio in tal senso una posizione scelta in
quanto si trova sia sulla curva di domanda che sulla curva di offerta che, rispettivamente, esprimono
per i consumatori e i produttori le quantit che ai vari prezzi massimizzano le funzioni di utilit per i
primi e le funzioni di profitto per i secondi.
Obiettivo della microeconomia proprio quello di spiegare la formazione dei prezzi di mercato e, in
particolare, sulla base degli assunti neoclassici tradizionali o ortodossi, i prezzi di equilibrio intesi
come posizioni scelte; nonch, sulla base degli assunti post-keynesiani e dei mercati imperfetti le
condizioni di equilibrio intese come posizioni di quiete, cio come situazioni di ottimalit(spesso di
breve periodo) che possono coesistere con disequilibrio delle quantit scambiate.
Assunto di base che in ogni caso il mercato(perfetto o imperfetto) a determinare il sistema
dei prezzi e quindi i rapporti di scambio tra i beni e i servizi che vengono prodotti dalle
imprese(offerenti) sulla base dellerisorse produttive a disposizione in un dato tempo e quindi date

nellammontare, prodotte in epoca precedente( riproducibilit delle risorse), ma comunque


scarse di fronte a bisogni teoricamente illimitati. Secondo i teorici neoclassici, proprio "la
scarsit"che fa nascere il problema economico in termini di ottimalit(massimo risultato di risorse
date o minimo impiego di risorse per una dato obiettivo: dualit) :
sia dei processi allocativi delle risorse(- cosa produrre -) tra le varie
produzioni che entrano nella gamma dei beni e servizi producibili(data la
tecnologia a disposizione e i valori utilit che i soggetti esprimono
attraverso la domanda);
sia dei processi produttivi ( - come e quanto produrre -);
sia dei processi di consumo ( - come spendere il reddito a disposizione-);
sia dei processi di mercato (- prezzi di equilibrio che divendono espressione
dei valori utilit e dei costi di produzione-)
sia dei processi distributivi(- il prezzo del fattore produttivo, capitale e
lavoro, diventa la sua remunerazione equa ed efficiente-);
sia dei processi di accumulazione (-lefficiente distribuzione del reddito,
ricostituisce le risorse e le rimette in circolo, e se queste sono maggiori o pi
produttive di prima, il processo endogeno di crescita di uneconomia
capitalistica fondata sul libero mercato stato avviato -).

(3)"IPOTESI"
Le ipotesi servono per semplificare la realt indagata, enucleando le variabili che si ritengono di
prevalente interesse, metterle in relazione sulla base di processi cognitivi(osservazione di andamenti
passati) e intuitivi(previsioni future), per configurare uno schema teorico di riferimento(teoria o
modello empirico) da cui enucleare con metodo scientifico(paradigmi scientifici o tecniche
econometriche) le relazioni tra le variabili osservate e i possibili assetti o "stati di natura" che le
ipotesi configurate consentono di realizzare. Ad esempio, la teoria marshalliane del prezzo di
equilibrio si fonda sul paradigma che questo determinato dallinterazione della domanda e
dellofferta, che i mercati sono perfettamente concorrenziali e cosi via.
I modelli costruiti non servono soltanto a descrivere la realt osservata sulla base delle ipotesi
formulate(modelli di analisi), ma diventano veri e propri "laboratori" per fare delle previsione su
possibili risultati. Alcune variabili endogene di un modello di analisi, possono diventare per
lappunto esogene e quindi "variabili strategiche" per il conseguimento di risultati prefissati: in tal
senso, un modello danalisi pu trasformarsi in modello di strategia, Ad esempio, il modello
descrittivo della formazione del reddito nazionale in grado di assicurare lequilibrio tra domanda ed
offerta aggregata, dati i valori osservati delle funzioni comportamentali sottostanti, pu diventare di
strategia se lobiettivo diventa quello di ritrovare un valore che dovrebbe assumere una variabile
sottostante(ad es. il tasso di interesse come espressione della politica monetaria adottata) per
consentire una crescita programmata e sperata del reddito.

(4)"METODO DI INDAGINE"
Il "metodo di indagine" ci porta immediatamente a pensare ai "processi deduttivi ed induttivi" che
interagiscono per costruire una teoria nel campo delle scienze naturali e quindi anche in
"economia"che al pari delle scienze naturali una "scienza empirica" e non una "scienza
formale"come lo invece la matematica. Laccertamento della corrispondenza tra asserti teorici e
fatti non immediato e comunque non trova riscontro in laboratorio come nel caso delle scienze
fisiche. Quando in "economia" si costruisce un modello per analizzare un fenomeno economico e
sociale(inflazione, disoccupazione e altro) anche a fini previsionali e strategici, la "prova di
verifica" a posteriori e non sempre si presta ad unicit di interpretazioni. Inoltre, il modello
costruito ed utilizzato come "laboratorio danalisi a fini previsivi ed interventivi" frutto comunque
di un modo soggettivo e/o prevalente, nel contesto sociale di riferimento, di valutare i fenomeni
economici e sociali osservati. Risente in tal senso di una sorta di "vizio dorigine"che alberga nella
mente del ricercatore, perch legato ai valori o "giudizi di valore" prevalenti e che configurano le
"istituzioni" e le "regole" di base di una realt economica e sociale in un dato spazio e in un dato
tempo.
Si capisce, a questo punto, perch in unampia accezione, il metodo di indagine in quanto
espressione dei "valori dominanti" si muova in parallelo allo sviluppo generale del pensiero.
Leconomia una scienza sociale che muove da premesse metodologiche fondate su "giudizi di
valore" e si basa su modelli di riferimento i cui fondamenti sono continuamente sottoposti a verifica
empirica. Il "valore" il principio da cui la Scienza Economica muove, il suo "presupposto
filosofico". Tale affermazione va recuperata anche se siamo lontani dalle concezioni classiche, per
evitare che il terzo millennio si pieghi alle logiche del capitalismo selvaggio.
NOTA: Ad integrazione di quanto contenuto nel Cap.1 di Pindyck e Rubinfeld , si consiglia per tutti
la lettura del cap 1 di Cozzi-Zamagni "Economia politica" Ed.Mulino 1989 pagg.25-66(in
distribuzione al Centro stampa) in quanto allarga lorizzonte sullimportanza del "metodo" e dei
suoi collegamenti con levoluzione della storia del pensiero economico.

(5)"TEORIA NEOCLASSICA ORTODOSSA"


Il pensiero neoclassico nasce allinsegna del "positivismo scientifico" che si afferma in Europa nella
seconda met del XIX secolo. A differenza del razionalismo scientifico che aveva connotato lepoca
classica della nascita delleconomia politica, tale corrente di pensiero ritiene che la filosofia e, nella
fattispecie, leconomia non deve trascendere la realt direttamente sperimentabile, cio "i
fatti"(nella fattispecie: il funzionamento delleconomia capitalistica), per cogliere supposte entit
metafisiche(come le leggi naturali di evoluzione dei sistemi che avevano animato il razionalismo
classico).
Lortodossia neoclassica viene solitamente etichettata di "soggettivismo ideale" in quanto base di
riferimento dellanalisi economica il comportamento ideale degli operatori, in quanto soggetti
razionali informati a criteri di ottimali ed efficienza(homo-oeconomicus).
Tra le principali scuole di pensiero che hanno animato lortodossia neoclassica vanno ricordate:
La scuola marginalistica : Karl Menger(1840-1921); William Jevons(18351882);Lon Walras(1834-1910);

La scuola di Cambridge : Alfred Marshall(1842-1924);


La scuola di Losanna : L.Walras , V.Pareto(1848-1923);
La scuola austriaca: B.Bawerk(1851-1914), von Wieser(1851-1926), von
Mises(1881-1973), von Hayek(1899-1992).
La differenza di fondo tra la scuola marginalistica e quella marshalliana di Cambridge sta nel
concetto di "valore" dei beni e quindi del prezzo come espressione del valore. Per i marginalisti, il
prezzo dipende dai valori-utilit che il soggetto attribuisce ai beni ed soltanto questo che
determina il suo prezzo. Per la scuola di Cambridge, nel prezzo oltre ai valori utilit entrano in
gioco i costi di produzione. Infatti per Marshall, il sistema dei prezzi, espressione del valore
economico dei beni, si forma sulla base dellutilit soggettiva da cui dipende la domanda e sulla
base del costo di produzione che determina lofferta.
Inoltre la scuola marginalistica, specialmente nei suoi sviluppi della scuola di Losanna(Walras e
Pareto) diventa la fonte degli studi sullequilibrio economico generale. Mentre quella di Cambridge,
degli equilibri parziali. Walras il teorizzatore dellanalisi dellequilibrio economico generale,
fondata sullinterrelazione dei mercati concorrenziali e sullipotesi della scarsit-utilit. Marshall
il teorizzatore dellanalisi degli equilibri parziali e, a differenza di Walras, tende a privilegiare il
realismo e la valenza esplicativa della teoria rispetto alla sua coerenza logica e alleleganza formale
dei suoi risultati. Per Marshall la dimensione sociopolitica si pone allinizio del discorso economico
e non viene recuperata in seconda battuta, come invece il caso di Walras.
Sta di fatto, comunque, che la rivoluzione marginalistica trasforma sul piano del metodo leconomia
che diventa teoria delle scelte ottime in presenza di scarsit di risorse. Le leggi economiche
assumono carattere assoluto ed obiettivo; viene privilegiato il momento allocativo rispetto al
momento dellaccumulazione e della crescita. Piena la fiducia nella capacit dei mercati
concorrenziali di raggiungere posizioni di equilibrio e di massimo benessere sia a livello di singolo
che di collettivit nel suo insieme.

(6)"TEORIA KEYNESIANA"
Con il termine "teoria keynesiana" si fa riferimento al contributo scientifico di John Maynard
Keynes(1883-1946) che ha messo in discussione il paradigma neoclassico della capacit dei mercati
di autoregolarsi e di assicurare lefficienza allocativa e la piena occupazione delle risorse. In tal
senso Keynes diviene il teorizzatore del principio della domanda effettiva e il sostenitore della
filosofia del "mercato amministrato".
Gli schemi keynesiani si sono prestati a diverse interpretazioni da parte dei suoi seguaci e hanno di
fatto impedito laffermarsi di una unicit di pensiero. Punti comuni restano comunque:
lattenzione rivolta alla domanda aggregata e alle sue componenti(consumi,
investimenti, spesa pubblica, importazioni ed esportazioni) per la
determinazione del reddito di equilibrio;
il rifiuto della legge degli sbocchi di G.B. Say e quindi la sfiducia sulla
possibilit di realizzare comunque un sistema di prezzi di equilibrio in
funzione delle leggi di domanda e di offerta(teoria neoclassica del valore e
approccio marginalista);

la possibilit che il mercato si trovi in condizioni di equilibrio non di pieno


impiego;
limportanza della moneta come riserva di valore e il superamento della
dicotomia tra settore reale e monetario, considerando il tasso di interesse
come variabile monetaria;
il ruolo delle aspettative in mercati che operano in condizioni di incertezza;
limportanza delle politiche di stabilizzazione e di crescita in mercati
imperfetti.
Tra le scuole di pensiero che rientrano nel filone keynesiano vanno ricordate:
la scuola post-keynesiana di Cambridge(precursore Marshall) che annovera
autori che sono rimasti pi vicini alleterodossia keynesiana quali
J.Robinson(1903-1983) e N.Kaldor(1908-1986), distaccandosi da quello che
diverr il pensiero keynesiano dominante della cosiddetta "sintesi
neoclasica";
la "reinterpretazione neoclasica" del pensiero keynesiano(cosiddetta "sintesi
neoclassica") da parte di J.Hicks(1904-1989), H.Hansen(1887-1975),
D.Patinkin et altri, che ha riportato il modello di determinazione del reddito
nazionale di Keynes nellambito dellequilibrio economico generale e lo ha
considerato come un aspetto particolare(di breve periodo) di questultimo,
dandone unelegante formulazione nel noto modello IS-LM canonizzato in
tutti i manuali di macroeconomia;
la scuola dei neo-keynesiani quali J.Stiglitz(1943-.), O.Blanchard(1948.) e tanti altri contemporanei che hanno dato maggiore attenzione ai
fondamenti microeconomici della macroeconomia(basti pensare ai
contributi di Mishkin-1991-e al filone che fa perno sullesistenza nei
mercati di asimmetrie informative), integrando nel modello keynesiano
anche lipotesi delle aspettative razionali.

(7)"MARKET-CLEARING"
La "compensazione di mercato"(market clearing) si ha quanto si forma un prezzo di mercato che
eguaglia la quantit domandata e la quantit offerta. In tal senso, in unampia accezione, il prezzo
viene detto di equilibrio e il mercato "sgombro" sia di eccessi di domanda che di eccessi di offerta.
In una visione prettamente teorica che si rif ai contributi ortodossi di Walras (teorizzatore
dellequilibrio economico generale) e di Marshall (teorizzatore degli equilibri parziali), il prezzo di
equilibrio configura qualcosa di pi in quanto arriva a configurare una posizione scelta dagli
operatori in quanto massimizza lutilit dei consumatori-richiedenti(daltra parte, tutti i punti di una
ipotetica curva di domanda costruita allinterno del modello completo di equilibrio sono punti di
ottimo per il consumatore, in quanto massimizzano la sua utilit ai vari prezzi di mercato) e il
profitto dei produttori-offerenti(anche la curva di offerta il luogo geometrico delle combinazioni
di prezzo e quantit ottime per il produttore). Se un prezzo di equilibrio esiste(incontro tra domanda
ed offerta), allora non pu che essere stabile, in quanto non c convenienza a modificarlo, visto

tra laltro- che tutti gli operatori intervengono contestualmente alle contrattazioni(assenza della
variabile temporale).
In verit, il meccanismo di riequilibrio teorizzato in presenza di un ipotetico squilibrio tra domanda
ed offerta diverso seguendo Walras o Marshall.
Seguendo Walras, laggiustamento avviene ad opera del "banditore" che manovra il prezzo sino a
quando la domanda uguale allofferta: ci significa che il prezzo la variabile indipendente e la
quantit la variabile dipendente.

Il modello si presenta nel seguente modo:


Qd = f (pd) dove: Qd = quantit domandata
Qs = f (ps) Qs = " offerta
Qd = Qs pd = prezzo di domanda ; ps = prezzo dofferta

Seguendo Marshall, laggiustamento avviene attraverso variazioni di quantit, sino a quando si


configura il prezzo di equilibrio. Non c il banditore, e ogni scambista si presenta sul mercato con
lobiettivo di comprare una data quantit ad un prezzo massimo che disposto a pagare o a vendere
una data quantit ad un prezzo minimo che disposto ad accettare. Il modello si presenta nel
seguente modo:
pd = g(Qd) dove pd = prezzo massimo di domanda
ps = g(Qs) ps = " minimo di offerta
pd = ps
Le conclusioni sono le stesse, cambiano le funzioni che sono comunque soltanto invertite in quanto
dirette o inverse, la variabile che inizialmente si aggiusta(variabile indipendente) il prezzo e dopo
le quantit(variabile dipendente) nello schema di Walras; al contrario, nello schema di Marshall.
Nella manualistica corrente, lanalisi grafica dellequilibrio vede solitamente il prezzo come
variabile dipendente(asse delle ordinate) e la quantit come variabile indipendente(approccio
marshalliano).Questo anche perch nei mercati perfettamente concorrenziali che caratterizzano
lapproccio tradizionale, lunica variabile a disposizione dellimpresa proprio la quantit.
NOTA : Se vuoi approfondire largomento della determinazione del prezzo di equilibrio, oltre alle
"Nozioni di base della domanda e dellofferta" di cui al cap 2 di Pindyck e Rubinfeld(incluse nel
programma) , vedi Zamagni S. "Economia Politica" NIS 1990 pagg.93-149(facoltativo).

(8)"PIENA INFORMAZIONE O INFORMAZIONE PERFETTA"

Nei mercati esiste piena informazione quando i prezzi sono in grado di esprimere tutte le
informazioni rilevanti e pongono gli operatori economici(richiedenti ed offerenti) nelle condizioni
di prendere le loro decisioni in condizioni di "certezza". Nella concezione neoclassica si ha piena
informazione quando i prezzi esprimono pienamente i valori utilit dei beni e i loro costi di
produzione e sono, quindi, prezzi di equilibrio. La "piena informazione" caratterizza tutta lanalisi
tradizionale del funzionamento dei mercati siano essi in condizioni di concorrenza perfetta e non.

(9)"LEGGE DEGLI SBOCCHI DI G.B. SAY"


G.B. Say (1767-1832) un economista classico il cui nome associato alla nota "legge degli
sbocchi" e alla distinzione dei fattori di produzione in terra, lavoro e capitale.
La legge degli sbocchi afferma che in una economia di libero scambio tutto ci che viene prodotto
viene venduto, in quanto la flessibilit dei prezzi assicurer sempre una domanda in grado di
assorbire lofferta: ci equivale ad affermare che lofferta frutto della disponibilit delle
risorse(fattori delle produzione) crea automaticamente una domanda corrispondente.
Questa legge che diventata poi pietra miliare del costrutto neoclassico ortodosso era stata gi
criticata da economisti classici come Malthus e Marx, per poi trovare il totale rigetto nella Teoria
Generale di Keynes.

(10)"FIRST BEST"
Nella sua interpretazione pi rigorosa, il first best lottimo di primo livello che viene raggiunto
quando tutte le condizioni del modello di equilibrio economico generale vengono
soddisfatte(equilibrio Walrasiano di lungo periodo ). Nelluso corrente dellanali della funzionalit
dei mercati e in particolare di quelli esposti alla concorrenza potenziale, il first best equivale alla
massimizzazione del profitto, mentre il second best significa accontentarsi di qualcosa di meno pur
di tutelarsi dalla concorrenza potenziale(vedi il prezzo sostenibile in condizioni di monopolio
naturale o ancora pi appropriato la formazione del prezzo nei "mercati contendibili"). Va
comunque precisato che il termine "second best"(ottimo di secondo ordine) stato elaborato da
Lipsey e Lancaster nel 1956 per configurare equilibri che si allontanano dalle condizioni di
efficienza paretiana(presenza di esternalit nei processi produttivi o di rendimenti di scala
crescenti).

(11)"MERCATI CONCORRENZIALI ED EFFICIENZA"


Per lanalisi del funzionamento dei mercati di concorrenza perfetta e delle caratteristiche di
efficienza che i prezzi di equilibrio consentono di realizzare, si rinvia al cap.9 e al Cap.16 del
Pindych-Rubinfeld, dopo avere studiato ovviamente i Capp. 3-4 che forniscono la comprensione di
come si arriva a costruire una curva di domanda, nonch i capp. 6-7-8 che spiegano attraverso
lanalisi tecnica della produzione e le scelte economiche dellimpresa il significato di una curva di
offerta.

(12)"MERCATI NON CONCORRENZIALI"


Lanalisi dei mercati non concorrenziali che rientra nella teoria neoclassica dellimpresa e quindi
mantiene il postulato della piena informazione degli operatori a prescindere dal loro numero,
comprende il monopolio assoluto e le sue diverse tipologie(monopsonio e monopolio naturale), il
duopolio nelle configurazioni di Cournot, di Stackelgerg, di Bertrand, di Edgeworth. , la
concorrenza monopolistica.
Si rinvia ai capp.11-12 di Pindyck-Rubinfeld.

(13)ELASTICITA
Con il termine "elasticit" si intende in economia la variazione relativa di una variabile dipendente
rispetto alla variazione relativa di una variabile indipendente, in condizioni di coeteris
paribus(ferme restando le altre variabili).
Se la variabile di cui si vuole misurare lelasticit la domanda di un bene in relazione al suo
prezzo, parleremo di "elasticit diretta della domanda", fermi restando il reddito a disposizione e i
prezzi degli altri beni. Se si vuole misurare linflusso esercitato dal reddito sulla domanda,
parleremo di "elasticit rispetto al reddito", mentre se vogliamo misurare linflusso esercitato da un
prezzo diverso da quello domandato, parleremo di "elasticit incrociata".
Sul concetto di elasticit della domanda si rinvia al Cap.2 di Pindyck-Rubinfeld.

(14)CONTROVERSIA MARGINALISTICA
La linea dattacco alla teoria neoclassica costituita dal lavoro pioneristico di R.Hall e C.Hitch,
"Price theory and Business Behaviour" del 1939 col quale trova riscontro empirico un
comportamento degli operatori che risulta in contrasto con la massimizzazione del profitto e che, di
contro, definisce il prezzo sulla base dei costi e di una margine di profitto atteso(teoria del costo
pieno).Anche P.Sweezy, nello stesso anno, elabora un modello (curva di domanda immaginata o
spezzata) che spiega perch il prezzo del prodotto scambiato non si muove in base alle leggi della
domanda e dellofferta, ma rimane spesso in condizioni di "rigidit", proprio per una convenienza
degli operatori a non modificarlo(sulla base di date ipotesi). Come scrivono Hall e e Hitch:"I prezzi
cos fissati hanno una tendenza a rimanere stabili. Essi cambieranno se vi un mutamento
significativo nei costi di lavoro o delle materie prime, ma non in risposta a variazioni moderate o
temporanee di domanda"(p.125).
"Le ragioni addotte per motivare labbandono del principio marginalistico delleguaglianza tra costo
marginale e ricavo marginale possono sintetizzarsi nei seguenti capi daccusa: a) le imprese non
sono in grado di conoscere con precisione la loro curva di domanda; dunque la regola marginalistica
non pu essere applicata per mancanza di informazioni; b) la preoccupazione principale
dellimpresa non perfettamente concorrenziale riguarda il prezzo e non la quantit da produrre,
come invece suppone la teoria tradizionale; limpresa allora fissa il prezzo sulla base del principio
del costo pieno e nende a quel prezzo qualsiasi quantit il mercato sia in grado di assorbire;
c)lapplicazione della regola marginalistica di determinazione del prezzo implica una forte
variabilit di questultimo,., ma ci contraddetto dallevidenza empirica" (vedi Zamagni
op.cit. p.482)

(15)TEORIE DEL COSTO PIENO


Allinterno della teoria del costo pieno possono essere configurate due varianti per esprimere la
determinazione del prezzo.
La prima viene indicata con lespressione target-rate-of return pricing, dove i prezzi (p) sono fissati
in modo da assicurare, per un volume normale di output, la copertura dei costi del
lavoro(ULC N ), del capitale(UMCN) e un tasso di rendimento(YP /YN) dello stock di capitale
fisso(K), ci significa che. P = ULCN + UMCN + P /YN K.

La seconda variante viene indicata come mark-up pricing dove il mark-up o margine di profitto
chiamato a coprire il costo del capitale senza dovere stimare n il capitale(K), n il profitto(P ), ma
basandosi su un cofficiente o mark-up(m) sui costi del lavoro e del capitale. La formula utilizzata
la seguente: P = (ULCN + UMCN)(1 + m).
Per un approfondimento delle regole di formazione dei prezzi seguite dai price-makers e quindi
dellorigine del mark-up si rinvia a S.Zamagni op.cit. pag.486

(16)"TEORIA DEI GIOCHI STRATEGICI"


La teoria dei giochi permette di descrivere ed analizzare situazioni sociali ed economiche come se
fossero giochi di strategia e che portano a condizioni di equilibrio o di non equilibrio soggetti che
nelle loro scelte interagiscono tra di loro.
Un gioco di strategia unazione il cui risultato in termini di "premio" dipende dallazione degli
altri. Se queste azioni sono conosciute dal giocatore prima di intraprendere lazione, il gioco si dice
ad informazione perfetta. Se invece le azioni interagiscono e ogni giocatore dispone soltanto di un
insieme informativo(combinazioni dei premi associati alle rispettive strategie), il gioco si dice ad
informazione imperfetta.
Si avr una situazione di equilibrio in un gioco di strategia(equilibrio di Nash) quando i giocatori
trovano una combinazione di scelte strategiche i cui "premi" li inducono a non modificare i loro
comportamenti. Lequilibrio pu sussistere, pu essere multiplo, pu non sussistere, o essere
raggiunto attraverso incentivi a cooperare.
Si rinvia al Cap 13 di Pindyck-Rubinfeld.

(17)"CONCORRENZA POTENZIALE"
La concorrenza potenziale quella che pu nascere quando unimpresa che non opera nel mercato
considerato trova le condizioni favorevoli per entrarvi e realizzare profitti non necessariamente
massimi(first best) manormali in quanto in linea con le prospettive del mercato. Se il "prezzo
praticato" dallimpresa esistente un prezzo di monopolio, in un mercato comunque esposto alla

concorrenza potenziale(non sussiste quindi la forma classica del monopolio assoluto), il rischio
dellentrata sussiste.
Per scongiurare il "rischio dellentrata" le teorie che si collocano nel "filone del prezzo limite" si
sono preoccupate di analizzare le caratteristiche strutturali del mercato e di configurare una strategia
difensiva di prezzo-limite, in quanto prezzo che non renda conveniente lentrata nel mercato. Tale
prezzo deve certamente coprire i costi dellimpresa esistente che adotta tale strategia di tutela, ma il
suo effettivo livello(lontano o vicino al prezzo massimo di monopolio) dipende dalle caratteristiche
strutturali del mercato e dal livello delle "barriere allentrata" che in esso le imprese esistenti sono
riuscite a realizzare.
Per unanalisi dei modelli di Bain(barriere allentrata) e di Sylos Labini si rinvia a Zamagni Cap.14
pp.494-519(in distribuzione al Centro stampa) o a Schotter Cap.12 pp.493-505.

(18)"TEORIA MANAGERIALE"
Punto centrale della "teoria manageriale" la tesi della separazione tra propriet e controllo
allinterno dellimpresa. In tale ottica chiaro che pu nascere una conflittualit di interessi tra
azionisti proprietari e amministratori.
La teoria manageriale annovera tra i contributi principali due modelli di Baumol, il modello di
Marris e il modello di Williamson. Per una loro trattazione si rinvia a Zamagni Cap.15 pp.520-534.

(19)"TEORIA COMPORTAMENTISTICA"
Secondo questa teoria lo studio dellimpresa non pu prescindere dalla considerazione del fattore
organizzativo(persone e centri di potere) e lobiettivo da raggiungere non pu essere il massimo
profitto ma una condizione soddisfacente(satisficing behaviour) in grado di rendere compatibili gli
interessi di tutti i gruppi di potere che in essa operano e configgono.
Secondo Simon(vari contributi nel 1952-1959-1965), la condotta dellimpresa sul mercato
informata ad una "razionalit procedurale"e "limitata" e non a quella "assoluta"di derivazione
neoclassica.
Una trattazione sintetica della teoria comportamentistica pu essere trovata in Zamagni pp.534-538.

(20)"RUOLO DELLINFORMAZIONE"
In uno "status" del mondo ideale, in presenza di piena informazione, certezza nei comportamenti
degli agenti e di esternalit comunque internalizzate nei piani decisionali, le forme del libero
mercato riescono ad armonizzare gli interessi individuali egoistici e non cooperativi verso
linteresse collettivo.
Nei mercati della realt c asimmetria informativa, incertezza stocastica e strutturale delle variabili
determinanti, prevalenza di interessi non cooperativi, esternalit non internalizzate e, pur
realizzandosi condizioni di equilibrio dinamico tra gruppi di interesse, non assicurato dal libero

mercato il raggiungimento dellinteresse sociale.

(21)"I MERCATI POSSONO FALLIRE?"


Si ! per difetto informativo tra i partecipanti al mercato. Siamo ovviamente lontani dal concetto
rigido di "fallimento del mercato" inteso in senso ideale e quindi di raggiungimento delle condizioni
di ottimo paretiano: ma ci non togli che nei mercati della realt il fallimento pu concretizzarsi nel
mancato raggiungimento di un sistema di prezzi in grado di assicurare efficienza informativa,
valutativa e gestionale: efficienza informativa(forte, semi-forte e debole) nel senso che i prezzi
debbono riflettere le informazioni disponibili; efficienza valutativa nel senso che le informazioni
disponibili vengono utilizzate nel modo corretto per determinare il "valore" delle attivit riflesso nel
prezzo;efficienza gestionale o di completezza nel senso che linformazione consente di realizzare
gli scambi su tutte le scadenze ed eventualit.

(22)"VALORE ATTESO"
Il valore atteso quello che viene stimato avere la maggiore probabilit di verificarsi: la media
aritmetica dei possibili risultati osservati(serie storica), ponderati con la rispettiva probabilit di
presentarsi(frequenza dellevento) che diventa "valore atteso".
Si rinvia al cap. 5 di Pindyck-Rubinfeld o a Schotter Cap.14

(23)"SCELTE DI INVESTIMENTO"
Una analisi sommaria delle scelte di investimento nel mercato dei capitali contenuta in PindyckRubinfeld cap 15

(24)RAPPORTO PRINCIPALE-AGENTE"
Il contratto principale-agente stato configurato come un modo per risolvere il problema
informativo che esiste allinterno dellimpresa, attraverso la delega ad un agente esterno allimpresa
delle responsabilit di raggiungere un obiettivo(anche in termini di prodotto o servizio) dietro
pagamento di un prezzo di agenzia e secondo le clausole fissate ex-ante nel contratto di delega. In
questo modo il principale che non dispone di adeguate informazioni o capacit di controllo
allinterno dellimpresa(capacit di direzione e controllo dei dipendenti), trasferisce a terzi(lagente)
il rischio, valutando tutti i possibili "stati di natura" in cui potr concretizzarsi il risultato del
contratto(in tal senso il contratto di agenzia in teoria un contratto completo e quindi
realisticamente non definibile). Il problema se lagente controllabile e se non lo , perch il
costo troppo alto, allora il problema dellasimmetria informativa che si voleva rimuovere persiste
per il principale e il contratto diventa stato-contingente soltanto alla scadenza, quando lagente
risulter adempiente o inadempiente.
Sullargomento si rinvia a pag.538 del Pindyck-Rubinfeld o allo Schotter Cap.8 p.338

(25)"COSTI DI TRANSAZIONE E DIRITTI DI PROPRIETA"


Sulla teoria dei costi di transazione e dei diritti di propriet si rinvia, per chi interessato, al libro di
O-Hart "Imprese, contratti e struttura finanziaria" Giffr ed. 1995, capp. 1 e 2

(26)"FALLIMENTI DEL MERCATO" PER COMPORTAMENTO SLEALE E SELEZIONE


AVVERSA
Si rinvia a Pindick-Rubinfeld Capp.17 e 18 , oppure Schotter Capp.16 e 17
La microeconomia(1) indaga sulla formazione dei prezzi di mercato(2) sulla base di ipotesi(3) che
sono state via via modificate nel corso dellevoluzione del pensiero economico e quindi del
suo metodo di indagine(4).
Una distinzione storico-genetica pu essere fatta tra:
teoria neoclassica tradizionale(5)(ortodossia neoclassica)
teoria keynesiana(6).
Allinterno di ciascuno aggregato rientrano comunque diversi filoni danalisi accomunati comunque
dallo stesso paradigma di riferimento sulla formazione dei prezzi.
La teoria neoclassica tradizionale si fonda sullipotesi che i prezzi sono la risultante ultima
delloperare dei meccanismi di mercato attraverso la domanda e lofferta. Indaga quindi come si
forma la domanda e lofferta di un bene o servizio sul mercato, ricercandone le motivazioni
comportamentali sottostanti(sia per i consumatori che per i produttori) che portano a configurare
funzioni che sono insiemi di coppie di prezzo e quantit puramente immaginate ma comunque
ottimali. E infatti la sovrapposizione della domanda e dellofferta che determina lequilibrio del
mercato, nel senso che a quel prezzo non esistono eccessi e il mercato per cos dire
"sgombro"o market-clearing(7).
Nella ricerca di questi equilibri, che possono essere parziali se limitati ad un solo mercato(equilibri
marshalliani) o "generali" se riferiti a tutti i mercati globalmente considerati(e.e.g. di WalrasPareto), gli operatori si muovono in condizioni di "piena informazione"(8) e quindi le variabili sono
note e non modificabili(ipotesi di staticit del modello), si comportano secondo i criteri
dellottimalit(max utilit o max profitto individuale), il raggiungimento degli equilibri
simultaneo per tutti gli operatori e per il sistema nel suo complesso in funzione dello "stato di
natura" che in ultima analisi rappresenta il "sistema completo di tutte le informazioni in
quellistante di tempo"(anzi lequilibrio prescinde dal tempo in quanto statico: il che significa che
non possibile configurare aggiustamenti sequenziali e lequilibrio raggiunto quello che configura
la "piena ed ottima allocazione di tutte le risorse di cui il sistema dispone(quindi scarse per
definizione).La legge degli sbocchi di G.B.Say(9) risulta convalidata: esiste un sistema parametrico
dei prezzi tale che lofferta genera una domanda corrispondente.
In questa ottica si capisce che lunica struttura di mercato compatibile non pu che essere quella
ideale della "concorrenza perfetta":dove gli operatori si muovono in condizioni di perfetta
"indipendenza"(atomismo di mercato), piena informazione(trasparenza di mercato), omogeneit del
prodotto, razionalit assoluta che porta a configurare ottimi di "first best"(10)(massimo profitto);
una concorrenza che lavora non nellinteresse del singolo ma della societ(e quindi di tutti) in
quanto assicura il benessere collettivo attraverso un sistema di prezzi di equilibrio che consentono a
tutti gli operatori di coprire i costi(tra cui anche il costo dellattivit dellimprenditore in quanto

organizzatore dei fattori e massimizzatore), soddisfare le domande dei consumatori, allocare le


risorse disponibile nel modo migliore possibile(le tre condizioni di efficienza paretiana)(11).
Si capisce anche che in questa ottica tutto "spersonalizzato" nel senso che il consumatore e il
produttore si preoccupano soltanto delle loro funzioni obiettivo dove entrano le quantit dei beni
domandati od offerti, non ci sono rapporti inter-persona, ma tutto automatico: limpresa come
"la macchina per fare salsicce" e non unorganizzazione sociale dove confluiscono oltre alla risorse
anche gli interessi a volte conflittuali degli operatori(proprietari del capitale, management,
lavoratori,ecc.), cos come i consumatori sono soggetti egoisti, razionali e perfettamente informati.
Va da se comunque che anche nella tradizione neoclassica(e quindi prima di Keynes) rientra lo
studio di mercati non concorrenziali(12) che si discostano dalla concorrenza perfetta, ma che in
definitiva mantengano lassioma di base della informazione perfetta, ma viene a mancare quella
numerosit degli operatori che in definitiva lessenza di un meccanismo concorrenziale che opera
nellinteresse di tutti e non del singolo(monopolio assoluto) o del gruppo(grande gruppo di
Chamberling, piccolo gruppo di Cournot, Stackelberg, Edgeworth, Bertrand ). Inoltre, pur restando
lobiettivo "first best" questo non indipendente dal comportamento degli altri operatori, siano essi
produttori effettivamente gi presenti sul mercato(concorrenza effettiva) o potenziali
concorrenti(concorrenza potenziale); siano essi consumatori che formulano una domanda a cui
comunque bisogna attenersi e soddisfare senza modificarla(sar successiva infatti al dopo Keynes
tale analisi), anzi proprio la domanda che esprime il "prezzo di mercato"(correlato alla quantit
prodotta) in funzione del suo livello e grado di elasticit(13). Ne un esempio lampante il caso del
monopolio dove proprio lelasticit della domanda che esprime attraverso il livello del prezzo
il "potere monopolistico": il prezzo di mercato si trova sulla domanda e in quel punto esprime
anche "lofferta"(punto di offerta e non funzione dofferta come in concorrenza perfetta).
A partire dagli anni Quaranta inizia la cosiddetta "controversia marginalistica"(14)che si protrae fini
agli anni Sessanta, guidata da quegli studiosi che non accettano lassunto della massimizzazione del
profitto(first-best), del prezzo come risultante dellincontro della domanda e dellofferta in mercati
perfettamente concorrenziali, di comportamenti indipendenti e non correlati nei processi decisionali
se non attraverso loperare automatico dei meccanismi endogeni di mercato che portano verso
condizioni di ottimo sociale(equilibrio walrasiano di lungo periodo).
Il "paradigma post-keynesiano" che si afferma che i prezzi non dipendono dalle condizioni di
domanda e di offerta, n da fattori di scarsit, bensi sono il risultato del mutamento strutturale ed
istituzionale delleconomia capitalistica: lelasticit della domanda, combinata col numero delle
imprese presenti, con le loro articolazioni dimensionali e interazioni strategiche configurano il
"grado di monopolio"dei mercati. Questultimi diventano price-makers e quantit-takers, nel
senso che:
limpresa stima la domanda del suo prodotto;
legge sulla curva del costo medio il costo unitario corrispondente alloutput
congetturato o desiderato;
aggiunge il mark-up e determina il prezzo di vendita;
gli aggiustamenti a squilibri tra domanda ed offerta avvengono prevalentemente
sulle quantit(scorte di magazzino) e soltanto in situazioni terminali o
particolari(anche in relazione alla tipologia del prodotto) sui prezzi.
Questa , in altri termini, laffermazione delle teorie del costo pieno(15) che pone come variabile
determinante del prezzo il mark-up e quindi il "potere di monopolio" dellimpresa nel mercato.
Inoltre, lipotesi tradizionale della teoria dei prezzi secondo cui gli operatori percepiscono solo e
rispondono solo a segnali di mercato viene rimosso e lassunto fondamentale che invece

caratterizzer gli sviluppi successivi e che alla base della cosiddetta "teoria dei giochi
strategici"(16)(Neumann e Morgenstern 1944) che tutti gli agenti percepiscono e rispondono
direttamente alle azioni degli altri. Sulla base di questo approccio metodologico vengono rilette le
teorie classiche oligopolistiche (Cournot, Stackelberg, Bertrand e cosi via) ed entra definitivamente
nella teoria economica lassunto che ogni risultato desiderato funzione anche delle risposte degli
altri. E siccome queste non sono sempre tutte prevedibili o comunque note ai
giocatori(informazione completa e incompleta), si fa strada lipotesi della presenza di informazione
incompleta nei processi decisionali che possono portare anche a condizioni di non equilibrio.
In definitiva, lassunto post-keynesiano precedentemente citato la sintesi di una molteplicit di
contributi che focalizzano la formazione dei prezzi nei mercati oligopolistici in base alla regola del
mark-up, spingendosi ad indagare le variabili da cui questo dipende e che tengono conto sia della
concorrenza effettiva che di quella potenziale. A questultimo riguardo una serie di contributi(Bain,
S.Labini, Modigliani ed altri) hanno sviluppano un filone di analisi detto delle "teorie del prezzo
limite"che indagano sul livello di prezzo in grado di salvaguardare limpresa dalla concorrenza
potenziale(17). Altro sviluppo nel campo della teoria dei mercati la teoria manageriale e
comportamentistica dellimpresa che superano limmagine dellimprenditore proprietario e
coordinatore per analizzare i rapporti di potere interni alle imprese che portano a formulare i
processi decisionali:la teoria manageriale(18) mantiene il principio della massimizzazione vincolata
come espressione della razionalit delle scelte; la teoria comportamentistica(19) rifiuta invece
questo principio, configurando una razionalit relativa in termini di "satisficing behaviour".
Superata la "controversia marginalistica" cosa cambiato a partire dalla fine degli anni Sessanta
nellimpostazione delle analisi economiche, siano esse riferite alle teorie delle imprese, delle scelte
di consumo e di investimento, del funzionamento generale delleconomia di mercato? La risposta
"linformazione"(20) che non un bene pubblico disponibile e fruibile da parte di tutti gli operatori
senza alcun costo. Il mercato, attraverso i prezzi non ingloba tutta linformazione rilevante per
potere determinare scelte in condizione di certezza. Linformazione diventa un bene "privato" che
richiede costi spesso elevati di produzione e una difficolt di diffusione. In tali circostanze i mercati
possono anche fallire(21) nel determinare le condizioni di efficienza informativa, valutativa e
gestionale(Fama 1970).
Se le informazioni sono incomplete e spesso asimmetriche tra coloro che debbono realizzare un
rapporto di scambio o di produzione sia nel tempo presente che in unottica intertemporale, allora il
postulato della razionalit assoluta non pu che essere rimosso e sostituito dalla stima di un valore
atteso(22) in funzione della probabilit degli eventi da cui dipende il risultato della scelta
decisionale, nonch dalla valutazione del rischio del valore inatteso.
Le scelte di tutti gli operatori risultano dominati dallincertezza. Ma come superare tale incertezza ?
Basterebbe produrre e/o acquisire tutta linformazione necessaria prima di decidere? Il problema
non cos semplice ! In verit Arrow e Debreu ci sono riusciti in teoria attraverso lintroduzione dei
mercati futuri per tutti i possibili "stati di natura" che si possono presentare nei processi decisionali.
Rielaborazione molto elegante e formalmente corretta del modello di e.e.g. di Walras-Pareto, che
resta inapplicabile nella realt.
Con riferimento alle scelte di consumo e di investimento(23), lipotesi sottostante a qualsiasi
processo decisionale la stima del valore atteso e del rischio collegato che porta a formulare
modelli stocastici di determinazione dei prezzi che debbono inglobare la variabile rischio. Basti
pensare ai modelli di determinazione dei prezzi degli "assets" nei mercati finanziari, la cui validit
resta legata alle ipotesi sottostanti.
Resta per sempre presente il problema della raccolta dellinformazione (serie storica) per potere
stimare lutilit o i profitti attesi e la variabile rischio, cosa che dipende dalla funzionalit dei
mercati in termini di produzione e diffusione a basso costo dellinformazione. Se ci spostiamo ad
analizzare i processi decisionali allinterno dellimpresa come "istituzione" il problema informativo
non pu essere risolto allinterno dello schema delleconomia industriale tradizionale basato sulla

triade: strutture di mercato, comportamenti degli agenti, risultati.


Le "nuove teorie dellimpresa" in condizioni di incertezza hanno visto i loro primi sviluppi
attraverso la "teoria dei contratti". Il primo contratto ipotizzato quello di "agenzia"che nelrapporto
principale-agente(24) ha tentato di emendare la mancata considerazione degli incentivi allinterno
dellimpresa per evitare risultati non desiderati legati alla carenza informativa.Si tratta di
configurare il premio(incentivo) in grado di realizzare risultati ottimali che per possono anche
essere di "second best"(quando il comportamento dellagente non osservabile se non in termini di
risultato finale). Invero, il limite operativo di un contratto di agenzia quello di essere un "contratto
completo"nel senso che deve specificare tutte le possibili obbligazioni a carico delle parti, in tutti i
possibili stati del mondo verificabili nelle interazioni future. Come conseguenza, lesigenza di
rinegoziare o modificare il contratto, per effetto del passaggio dl tempo, non si manifesta mai.(vedi
O.Hart vedi introduzione del libro).
Nella realt i contratti non sono completi e sono oggetto di continue contrattazioni, ma il processo
di contrattazione e rinegoziazione anchesso molto costoso, per cui bisogna trovare il modo che
vincoli le parti a rispettare il "contratto incompleto": la teoria dei costi di transazione(25) ha
sviluppato questo filone. Ulteriori sviluppi sono stati dati dalla "teoria dei diritti di propriet.
Pi in generale, con riferimento allintero campo di indagine moderno della microeconomia non
bisogna dimenticare che linformazione diventa il nodo centrale per il buon funzionamento dei
mercati(efficienza e stabilit). Ogni deviazione comporta un mal funzionamento e quindi un sistema
di prezzi n equo, n efficiente.
I fallimenti del mercato(26) vanno ricondotti ai "comportamenti sleali" e alla "selezione avversa".
In tutti i mercati dei beni e dei servizi vendibili questo rischio presente(vedi il mercato dei bidonilemon market- di Akerlof), come nel mercato del lavoro, delle assicurazioni e in quello del
credito(Stiglitz e Weiss).

P.S.
Si consiglia la lettura di questo scritto sul "campo di indagine della microeconomia" in fase di avvio
del corso di studio, e rileggerlo dopo avere terminato la preparazione, per scoprirne meglio il suo
significato.

PRODUZIONE E TECNOLOGIA
CONCETTI PRELIMINARI:
IL SIGNIFICATO
NEOCLASSICA

DELLA

PRODUZIONE

NELLA

TEORIA

Per produzione si intende la combinazione dei fattori che si trasformano per


incorporarsi in un prodotto che ne accresce lutilit.
LA DEFINIZIONE DI FUNZIONE DI PRODUZIONE E IL CONCETTO
DI EFFICIENZA
La funzione di produzione di breve periodo(considerando la variabilit di un
solo fattore, ferme restando le dotazione degli altri che diventano fattori
limitazionali) nellipotesi di variabilit del fattore lavoro(prodotto totale,
medio e marginale)sta ad indicare tutte le combinazioni tra le quantit di
lavoro(es.ore uomo) e i fattori "fissi"(ad es. laggregato "capitale") che
consentono di ottenere la massima quantit di prodotto. Nel criterio duale

dellottimalit sta il concetto di efficienza produttiva: ad ogni quantit di


fattore lavoro impiegata(fattore variabile da indicare sullasse delle ascisse),
corrisponde una quantit di capitale(fattore fisso che entra come una
costante nella funzione di produzione) che deve consentire di ottenere la
massima quantit di prodotto. Anche lisoquanto una funzione di
produzione che mantiene invece costante la quantit di prodotto e configura
tutte le combinazioni efficienti dei fattori(lavoro e capitale)per lottenimento
di quella data quantit di prodotto.
Nel lungo periodo le funzioni di "produttivit fattoriale"di breve
periodo(nelle varie configurazioni) subiranno processi di trasposizione. Cos
come gli isoquanti daranno luogo alla "mappa" degli isoquanti e la loro
distanza(che esprime la crescita del prodotto) espressione a parit di
processo(isocline) dei rendimenti di scala(vedi appresso).
LA TECNOLOGIA O EVOLUZIONE TECNICA COME FATTORE
ESOGENO
La tecnologia sta ad indicare linsieme delle tecniche produttive che in un
dato momento sono disponibili per la realizzazione del prodotto, dato per
lappunto il livello della "evoluzione tecnica" che nel contesto neoclassico
qualcosa di esterno allimpresa e non modificabile: quindi fattore esogeno.
IL PROCESSO PRODUTTIVO O TECNICA PRODUTTIVA
Il processo produttivo sta ad indicare il rapporto in cui entrano i fattori nella
produzione. Ad es. il rapporto capitale lavoro. A processo dato, questo
rapporto resta costante allaumentare del prodotto se limpianto soltanto
ripetibile allaumentare del prodotto(se voglio raddoppiare il prodotto debbo
raddoppiare lunit di impianto) e i rendimenti di scala sono costanti(questo
il caso della tecnologia di Leontief, dove ad ogni prodotto associata una
sola tecnica produttiva). Pi in generale, quando i fattori sono
sostituibili(vedi la tecnologia di Cobb-Douglas), lungo la stessa
"isocline"(che non altro che il "processo"), i rendimenti di scala possono
essere costanti, crescenti e decrescenti(vedi appresso).
LINSIEME DI PRODUZIONE E LE IPOTESI SOTTOSTANTI
Linsieme di produzione qualcosa di simile al "campo di scelta del
consumatore", in quanto sta ad indicare tutte le possibili combinazioni dei
fattori(ad esempio capitale e lavoro) che possono consentire lottenimento
del prodotto entro i confini delimitati dai processi produttivi di frontiera:
capital-intensive e labour-intensive.
Per definire questo insieme chiuso occorre fare delle ipotesi e, precisamente:
impossibile produrre senza limpiego di entrambi i fattori;
i processi produttivi che entrano a far parte dellinsieme
produttivo sono "irreversibili", nel senso che che dal prodotto
non possono essere ricavati i fattori;

i fattori devono essere divisibili e sommabili(ipotesi di


continuit della funzione di produzione);
la somma di frazioni di processi ammissibili(es: met dei fattori
del processo A e met dei fattori del processo B, la cui somma
sia uguale allunit) un processo ammissibile che deve dare
luogo ad una quantit di prodotto almeno uguale(pi s, meno
no) a quella dei processi di origine. Questo equivale ad
affermare tra le ipotesi quella della "convessit" dellisoquanto
di produzione:
altra ipotesi quella della "possibilit di distruzione gratuita dei
beni"(free disposability), che consente di eliminare dallanalisi
quei costi che nella realt limpresa deve sostenere quando
costretta per vari motivi ad eliminare il prodotto invenduto o
eventuali scorie e/o residui del processo produttivo.

LA PRODUZIONE E LA SUA CONFIGURAZIONE ATTRAVERSO GLI ISOQUANTI A DUE


FATTORI VARIABILI(CAPITALE E LAVORO) E LE CURVE DI PRODOTTO
FATTORIALE(UN FATTORE VARIABILE):
COSTRUZIONE
DELLISOQUANTO SPEZZATO E LISCIO,
PARTENDO DALLINSIEME DI PRODUZIONE AMMISSIBILE E
RISPETTANDO LE IPOTESI SOTTOSTANTI. LA MAPPA DEGLI
ISOQUANTI E LE LORO PROPRIETA.

ANALISI DELLA FUNZIONE DI PRODOTTO TOTALE, MEDIO E


MARGINALE DI UN INPUT VARIABILE

LA LEGGE DEI RENDIMENTI DECRESCENTI DELLIMPUT


VARIABILE O PRODUTTIVITA FATTORIALE NEL BREVE
PERIODO ANCHE ATTRAVERSO LANALISI DELLA MAPPA DEGLI
ISOQUANTI (RICORDANDO DI MANTENERE COSTANTE UN
FATTORE)
LE FUNZIONI
DI
PRODUZIONE
OMOGENEE E
LA
MISURAZIONE DEI RENDIMENTI DI SCALA NELLA TECNOLOGIA
COBB-DOUGLAS

LELASTICITA DI SOSTITUZIONE DELLA TECNOLOGIA


Misura la possibilit di sostituire i fattori al variare dei prezzi
corrispondenti. Viene misurata mettendo a rapporto lintensit di impiego

dei fattori(ad es. capitale/lavoro), con il rapporto dei prezzi dei fattori(ad
es.prezzo del capitale/prezzo del lavoro). I valori sono compresi tra 0 e 1.
Quando lelasticit uguale ad 1 allora siamo nella tecnologia CobbDouglas. Quando uguale a zero siamo nella tecnologia di Leontief.

VISTO CHE LOBIETTIVO DELLIMPRESA CONCORRENZIALE E QUELLO DI


MASSIMIZZARE IL PROFITTO, OCCORRE PRELIMINARMENTE ANALIZZARE
LANDAMENTO DEI COSTI DI PRODUZIONE E I RICAVI DI VENDITA.
RICORDA CHE I COSTI DI PRODUZIONE DI BREVE PERIODO TROVANO
GIUSTIFICAZIONE DEL LORO RITMO DI CRESCITA O SAGGIO DI VARIAZIONE
NELLANDAMENTO RIFLESSO DELLA PRODUTTIVITAMARGINALE DEL
FATTORE VARIABILE CHE SI COMBINA CON QUELLO FISSO;
VEDI : PRODUTTIVITA FATTORIALE E COSTI CORRISPONDENTI

MENTRE I TASSI DI CRESCITA DEI COSTI DI LUNGO PERIODO


TROVANO GIUSTIFICAZIONE NEI RENDIMENTI DI SCALA(VEDI AD
ESEMPIO, LA COBB-DOUGLAS)
VEDI : - RENDIMENTI
GEOMETRICA

DI

SCALA E

LORO

MISURAZIONE

- RENDIMENTI DI SCALA E COSTI CORRISPONDENTI

LOTTIMA COMBINAZIONE DEI FATTORI PRODUTTIVI E PRELIMINARE


ALLAVVIO DELLA PRODUZIONE(NEL SENSO CHE NON SONO PRESENTI COSTI DI
PRODUZIONE MA DI ACQUISTO DEI FATTORI PRODUTTIVI) E VIENE CONFIGURATA
INFATTI SULLA BASE DEL VINCOLO RAPPRESENTATO DALLA LINEA O CURVA DI
ISOCOSTO E DELLA MAPPA DEGLI ISOQUANTI (PUNTO DI TANGENZA). NELLIPOTESI
DI CRESCITA DELLE RISORSE A DISPOSIZIONE(CAPITALE FINANZIARIO O ALTRO),
DATA LA MAPPA DEGLI ISOQUANTI SI CONFIGURANO I PUNTI DI EQUILIBRIO CHE
DANNO LUOGO ALLA LINEA DI ESPANSIONE DELLA PRODUZIONE.
PER DESCRIVERE LANDAMENTO DEI RICAVI DI VENDITA NELLE LORO DIVERSE
CONFIGURAZIONI(TOTALI, MEDI E MARGINALI) OCCORRE DEFINIRE IN VIA
PRELIMINARE LE CARATTERISTICHE DEL MERCATO IN CUI LIMPRESA VA AD
OPERARE E QUINDI, NELLA FATTISPECIE ANALIZZATA, QUELLO DI CONCORRENZA
PERFETTA.

La concorrenza perfetta vede la presenza di numerose imprese(atomismo di mercato) che offrono


un prodotto standardizzato(omogeneit del prodotto) ad un prezzo determinato dal mercato(prezzo
di equilibrio) ad una molteplicit di consumatori in concorrenza tra loro.Altre caratteristiche sono la
piena informazione(trasparenza del mercato), lindipendenza delle scelte, la liberta di entrare ed
uscire dal mercato quando le condizioni di prezzo lo richiedono.
RICORDA CHE IN UN MERCATO DI CONCORRENZA PERFETTA, IN VIRTU DELLE SUE
CARATTERISTICHE, IL RICAVO MARGINALE E UGUALE AL PREZZO DI VENDITA O
RICAVO MEDIO. LIMPRESA NON PUO CHE VENDERE AD UN UNICO PREZZO CHE E
QUELLO DI EQUILIBRIO DEFINITO DAL MERCATO ATTRAVERSO UN PROCESSO DI
INTERAZIONE CHE VEDE TUTTI PARTECIPI MA NESSUNO DOMINANTE. IL MODELLO
DEL PREZZO DI EQUILIBRIO E SIMULTANEO E FUORI DAL TEMPO E CIOE "STATICO".
SE LA CURVA DI DOMANDA DI MERCATO HA IL SOLITO ANDAMENTO DECRESCENTE,
PER LA SINGOLA IMPRESA IL PREZZO DI VENDITA E GIA CONFIGURATO (NELLA
VISIONE STATICA NON ESISTE IL PRIMA E IL DOPO) ED E QUELLO DI EQUILIBRIO,
PER CUI LA SUA DOMANDA SI PRESENTA CON ANDAMENTO ORIZZONTALE IN
CORRISPONDENZA DEL PREZZO E QUINDI A QUEL PREZZO PERFETTAMENTE
ELASTICA(A QUESTE CONDIZIONI NON ESISTE LA POSSIBILITA CHE IL PRODOTTO
RIMANGA INVENDUTO:"LEGGE DEGLI SBOCCHI DI G.B.SAY " E LEQUILIBRIO TRA
DOMANDA ED OFFERTA E SCONTATO A PRIORI).
CONOSCIUTI GLI ANDAMENTI DEI COSTI DI PRODUZIONE E DEI RICAVI DI VENDITA,
LA CONFIGURAZIONE DELLA POSIZIONE DI OTTIMO DELLIMPRESA(QUANTITA
PRODOTTA
CHE
MASSIMIZZA
IL
PROFITTO)
TROVA
FACILE
SOLUZIONE(EGUAGLIANZA TRA COSTO MARGINALE E RICAVO MARGINALE O
PREZZO)
VEDI: PINDYCK-RUBINFELD
PER COSTRUIRE LA CURVA DI OFFERTA DEL PRODOTTO DA PARTE DELLIMPRESA
BASTA IPOTIZZARE DIVERSI LIVELLI IMMAGINATI DI PREZZO E TROVARE TUTTI I
PUNTI DI OTTIMO IN TERMINI DI QUANTITA OFFERTA.
VEDI : PINDYCK-RUBINFELD
PER CONFIGURARE IL PREZZO DI EQUILIBRIO DI MERCATO BASTA METTERE
ASSIEME DOMANDA ED OFFERTA. MA NON BISOGNA DIMENTICARE DI
DISTINGUERE LEQUILIBRIO DI BREVE PERIODO CHE PREVEDE IL CONSEGUIMENTO
DI PROFITTI DA QUELLO DI LUNGO PERIODO CHE VEDE LAZZERAMENTO DEI
PROFITTI E LOTTIMALITA SOCIALE
VEDI IN PINDYCK-RUBINFELD
EQUILIBRI PARZIALI DI IMPRESE INTRAMARGINALI E MARGINALI IN
CORRISPONDENZA DELLEQUILIBRIO DI MERCATO DI BREVE PERIODO
(EQUILIBRI MARSHALLIANI)
EQUILIBRIO GENERALE DELLE IMPRESE IN CORRISPONDENZA
DELLEQUILIBRIO DI MERCATO DI LUNGO PERIODO (EQUILIBRIO
WALRASIANO)

NON VA TRALASCIATA LANALISI DEGLI EFFETTI DELLA CRESCITA DELLA

DOMANDA SULLE POSIZIONI DI EQUILIBRIO PRESISTENTI, ANCHE


CONSIDERAZIONE DELLANDAMENTO DEI PREZZI NEL MERCATO DEI FATTORI:

IN

VEDI IN PINDYCK:
EQUILIBRIO DELLINDUSTRIA A COSTI COSTANTI
EQUILIBRIO DELLINDUSTRIA A COSTI CRESCENTI
EQUILIBRIO DELLINDUSTRIA A COSTI DECRESCENTI

I VANTAGGI DEL LIBERO MERCATO NELLIPOTESI DELLA CONCORRENZA PERFETTA


SONO: LEFFICIENZA NEL CONSUMO(VEDI SCATOLA DI EDGEWORTH ED
EFFICIENZA
DELLO
SCAMBIO);
LEFFICIENZA
NELLA
PRODUZIONE;
LEFFICIENZA NELLALLOCAZIONE DELLE RISORSE IN PRESENZA DI SOVRANITA
DEL CONSUMATORE.
Presupposto di uneconomia di mercato lo scambio(basta ricordare la "divisone del lavoro" o
"specializzazione" di A.Smith). Grazie allo scambio i soggetti che dispongono di una dotazione
iniziale di risorse(ad es. due beni), possono scambuiarli per trarne vantaggio in termini di utilit. E
proprio attraverso la "volontariet" dello scambio che in presenza di numerosi soggetti si mette in
moto un meccanismo di relazioni reciproche che porta alla determinazione del sistema dei prezzi di
equilibrio e quindi scambi efficienti(ricorda che il prezzo esprime un "rapporto di scambio").
Lanalisi di Edgeworth unapproccio certamente semplificato a due scambisti e a due beni(scatola
di Edgeworth) che consente di modellare in modo semplice ma completo come una economia di
mercato dove esistono date dotazioni di risorse(a prescindere come le dotazioni personali si siano
formate: d infatti per scontate tutte le possibili distribuzioni iniziali delle risorse tra i due
scambisti) si arrivi ad un assetto allocativo efficiente delle risorse disponibili(ad. es. il totale dei due
beni).

Nota: lequilibrio concorrenziale si realizza attraverso laumento del numero degli scambisti che
cominciano a realizzare accordi di scambio a due a due o a gruppi. Accordi che si traducono in
modifiche (immaginate) dei prezzi(rapporti di scambio), che per essere possibili non debbono
comunque essere realizzati a danni degli altri(le altre posizione devono tuttal pi rimanere
invariate). E questo il modo di operare della concorrenza attraverso i prezzi che porta allequilibrio
e allefficienza dello scambio(se in questa approssimazione non ci poniamo analoghe
considerazioni sulla produzione, in termini di efficienza allocativa dei fattori).
Schema analogo(scatola di Edgeworth) pu essere utilizzato per lefficienza nella produzione, dove
abbiamo al posto degli scambisti abbiamo i due beni prodotti(ad es. ciascuno da unimpresa) e al
posto dei panieri di beni le combinazioni di capitale e lavoro.
La combinazione efficiente dei beni consente di realizzare le tre condizioni di efficienza paretiana e
cio:
Soddisfacimento delle condizioni di efficienza per il consumo: MRS2,1(per tutti i
consumatori) = p1/p2

Soddisfacimento delle condizioni di efficienza nella produzione : MRTS k,l(per


tutti i beni prodotti-due nella scatola-) = pL/pk
Soddisfacimento delle condizioni di compatibilit tra produzione e consumo:
MRS = MRT2,1(questultimo che esprime il saggio marginale di trasformazione
tra i due beni uguale al rapporto inverso dei costi marginali MC!/MC2).

I PREZZI DI EQUILIBRIO CHE SI FORMANO IN TUTTI I MERCATI, GLOBALMENTE


CONSIDERATI, INCORPORANO I CONCETTI DI EFFICIENZA SOPRA RICORDATI E SONO
STABILI IN QUANTO ESPRIMONO IN TERMINI DI OTTIMALITA SIA I VALORI UTILITA
CHE DI COSTO. VEDI I DUE TEOREMI DELLECONOMIA DEL BENESSERE.
Il primo teorema fondamentale delleconomia del benessere afferma che ogni equilibrio
concorrenziale unottimo paretiano per leconomia, nel senso che il sistema dei prezzi in grado
di assicurare lefficiente allocazione degli input e degli output nelleconomia.
Il secondo teorema fondamentale delleconomia del benessere afferma che ogni allocazione Paretoottimale per uneconomia pu essere raggiunta come un equilibrio concorrenziale mediante
unopportuna distribuzione del reddito. Ridistribuire prima il reddito e, poi, lasciare che
uneconomia perfettamente concorrenziale operi liberamente. Ma il mercato da solo in grado di
gestire attraverso i prezzi la redistribuzione del reddito? Quale "mano invisibile" prender il
sopravvento? Se convalidata la teoria neoclassica della distribuzione del reddito sulla base della
misurazione meritocratica del contributo produttivo di ciascuna risorsa(ad es. capitale e lavoro)
fondata sulla produttivit marginale della stessa, allora il problema distributivo allunisono con la
determinazione dei prezzi e i consumatori se sono "sovrani" del mercato in base alle loro scelte,
fondate sui valori utilit, potranno decidere la scelta sociale dei beni(combinazione efficiente dei
beni nella frontiera delle possibilit produttive). Ma invero, la teoria neoclassica della distribuzione
del reddito stata profondamente attaccata(vedi la critica della Robinson sulla misurabilit del
capitale e i problemi di indeterminatezza logica della teoria) e, ci che pi conta, molte delle ipotesi
dellortodossia neoclassica vanno lette come soluzioni auspicate ma non contingenti.
Comportamenti sleali e selezione avversa sono gli effetti negativi dellassenza di perfetta
informazione che portano a condizioni di non efficienza dei mercati(fallimenti del mercato).

MERCATI MONOPOLISTICI
LANALISI STORICO-GENETICA DEI MERCATI MONOPOLISTICI
TROVA IL SUO FONDAMENTO TEORICO NELLO STUDIO DEL
"MONOPOLIO ASSOLUTO" DI MATRICE TRADIZIONALE.
Si tratta di analizzare le caratteristiche di un mercato dove esiste un solo
offerente (monopolio) o un solo richiedente (monopsonio), in assenza di
concorrenza effettiva(un solo operatore) o potenziale(non prevista la
possibilit di entrata di un concorrente) e di un prodotto che non ha
surrogati(unico bene per soddisfare il bisogno).
Posto lobiettivo del massimo profitto(postulato neoclassico), la ricerca
delle condizioni di ottimalit portano a configurare la coppia prezzo e
quantit di equilibrio del monopolista e quindi del mercato, in quanto

lofferta il punto della curva di domanda che configura il prezzo di


assorbimento della quantit prodotta.
Da quanto sopra si capisce che il livello di prezzo dipende dalla domanda di
mercato e, in particolare, dalla sua elasticit. E il grado di elasticit della
domanda che determina il potere di monopolio [( P C)/P = - 1/ Ed ] e
quindi il profitto del monopolistico. Il mark-up(concetto che viene mutuato
dagli sviluppi successivi) o, in termini pi generali, il margine aggiuntivo al
costo dellultima unit(o frazione infinitesima) che viene prodotta [(P-C)/P]
dipende dalla domanda e dalla sua elasticit nel punto considerato [-1/E d ].
Il prezzo, che esprime il ricavo medio sulla funzione di domanda infatti la
somma algebrica del costo marginale e del mark-up [C + (P-C)/P]. Ogni
altra ipotesi interpretativa del potere di monopolio(barriere allentrata,
differenziazione del prodotto, economie di scala, know-how incorporato nel
prodotto) non contemplata.
Le conseguenze economiche del potere monopolistico sono tradotte nella
"riduzione delle possibilit di scambio" o perdita sociale che
geometricamente configura larea delimitata tra quantit di monopolio e
quantit di concorrenza e compresa tra la linea di domanda e il costo
marginale(vedi Fig. 10.10 di Pindyck).
Mentre il monopolio assoluto determina prezzi pi alti di quelli
concorrenziali (intersezione del costo marginale con la curva di domanda) e
quantit minori (riduzione degli scambi), il monopsonio o monopolio dal
lato della domanda determina prezzi e quantit domandate inferiori a quelli
concorrenziali. La conseguenza uno sfruttamento monopsonistico che
assume particolare significato nel mercato del lavoro di tipo monopsonistico
in quanto esalta il costo sociale del potere monopsonistico in termini di
occupazione inferiore e salari pi bassi (vedi Fig. 10.15 di Pindyck)
GLI SVILUPPI SUCCESSIVI DEI MERCATI MONOPOLISTICI TROVANO UNA
GIUSTIFICAZIONE ECONOMICA AL MONOPOLIO(CHE NON E PIU "ASSOLUTO")
COME NEL CASO DEL "MONOPOLIO NATURALE" E INTRODUCONO LIPOTESI DELLA
PRESENZA DELLA CONCORRENZA POTENZIALE CHE PORTA ALLA CONTENDIBILITA
DEL MONOPOLIO
La giustificazione economica del monopolio naturale va ritrovata nella
presenza di ingenti economie di scala che per lappunto portano a
giustificare la presenza di una sola impresa offerente anzich di pi imprese.
La funzione di costo medio diventa per la presenza di forti economie di
scala di tipo sub-additivo(tratto decrescente della curva dei costi medi), nel
senso che il costo associato alla produzione di una data quantit che
soddisfa interamente la domanda risulta inferiore alla somma dei costi
corrispondenti a frazioni della quantit totale.
La presenza della concorrenza potenziale pu portare il mercato a produrre
quantit maggiori di quelle monopolistiche e a prezzi inferiori. Infatti il
prezzo di monopolio pu indurre lentrata di nuove imprese e, consapevole
di questo rischio, il monopolista pu essere indotto a praticare "prezzi
sostenibili", cio prezzi che oltre a coprire i costi e a soddisfare la domanda

debbono rendere impossibile lentrata(non copertura dei costi dellentrante).


Lequilibrio di un mercato di monopolio naturale e quindi del monopolista
pu oscillare tra quello del monopolista assoluto(first-best) e quello
sostenibile(second-best) : dipende dalle ipotesi sottostanti. Un importante
contributo dato dalla teoria dei mercati contendibili. Secondo tale teoria i
mercati sono contendibili in quanto i costi sostenuti per lentrata
( impiantistica ed altro) sono recuperabili dallentrante anche quando
decider di uscire, i consumatori non sono fedeli allimpresa esistente in
quanto sensibili alle riduzioni di prezzo. Il meccanismo vede realizzarsi
lentrata quando sussiste la possibilit di realizzare profitti normali a prezzi
inferiori a quelli praticati dal monopolista. Lentrante rester nel mercato e
incamerer profitti fini a quando limpresa esistente non ridurr anchessa i
prezzi praticati per neutralizzare il concorrente. La contendibilit del
mercato ha sortito effetti positivi per lentrante, anche se temporanei, ma
anche per la societ in quanto ha portato il monopolista a dovere ridurre i
prezzi praticati . La strategia adottata dallentrante viene denominata del
"mordi e fuggi".

NEI MERCATI MONOPOLISTICI, IN CONSIDERAZIONE DEL POTERE DI MERCATO CHE


LA DOMANDA CONFERISCE AL MONOPOLISTA, E POSSIBILE ADOTTARE STRATEGIE
DIVERSIFICATE DI PREZZO AL FINE DI ACCRESCERE ULTERIORMENTE I PROFITTI
OTTENUTI CON UN UNICO PREZZO.
Le politiche tariffarie trovano fondamento nella presenza di surplus dei consumatori;
Le discriminazioni di prezzo nella eventuale segmentazione della domanda di
mercato. Vedi le analisi relative ai tre livelli di discriminazione.
Le vendite a pacchetto o miste nelle correlazioni delle preferenze dei
consumatori.
(vedi Cap.11 di Pindyck)
FINORA LANALISI SUI MONOPOLI (O QUASI MONOPOLIO)HA CONSIDERATO BENI
OMOGENEI CHE SODDISFANO UN DATO BISOGNO. I COSTI CONSIDERATI SONO STATI
QUELLI DI PRODUZIONE(NELLE VARIE CONFIGURAZIONI).
La concorrenza monopolistica allarga lo studio del potere di monopolio alla qualit del prodotto e
alle strategie di differenziazione del prodotto.

Ci richiede spese di vendita al fine di consolidare ed accrescere la domanda.


Le spese di vendita fanno crescere la domanda e quindi le vendite ma anche i prezzi, in quanto
bisogner coprire oltre ai costi di produzione(che comunque aumentano) anche le spese di vendita.
Lammontare ottimo delle spese di vendita sul fatturato ( A/PQ) risulta legato direttamente
allelasticit della domanda rispetto alle stesse (Ea) e inversamente allelasticit della domanda
rispetto al prezzo (Ep).
Vedi :Pindych cap.12

MERCATI OLIGOPOLISTICI
DAL DUOPOLIO COME CASO POSSIBILE DI ANALISI DEGLI EQUILIBRI POSSIBILI
NEI MERCATI OLIGOPOLISTICI, ALLE TEORIE DEL PREZZO-LIMITE IN MERCATI
CARATTERIZZATI DA BARRIERE ALLENTRATA
(Si rammenta che il presente schema non un riassunto ma una visualizzazione di concetti e
passaggi chiave - anche con l'ausilio di powerpoint - per l'apprendimento dell'argomento contenuto
nel supporto didattico indicato nel programma ufficiale del corso: vedi Pindyck - Rubinfeld. Nota:
per le pagine richiamate nel documento il riferimento all'edizione 3, ma la numerazione delle
figure rimane la stessa dell'edizione corrente)
La caratteristica
DAL DUOPOLIO COME CASO POSSIBILE DI ANALISI DEGLI EQUILIBRI POSSIBILI NEI
MERCATI OLIGOPOLISTICI, ALLE TEORIE DEL PREZZO-LIMITE IN MERCATI
CARATTERIZZATI DA BARRIERE ALLENTRATA
La caratteristica che contraddistingue i mercati oligopolistici (compreso il caso del duopolio)
linterazione dei comportamenti che fa s che ogni risultato dipende dallazione dellagente ma
anche dalla risposta dellavversario.
Sul piano del metodo di indagine un ulteriore contributo allanalisi dei comportamenti pu venire
dalla "teoria dei giochi strategici":
Vedi gli equilibri possibili in presenza di strategie pure e di strategie miste
Sul piano dellanalisi dei modelli duopolistici non dimenticare di :
Definire inizialmente tutte le ipotesi sottostanti al modello, in quanto
lequilibrio esiste solo in presenza di quelle ipotesi
Dopo avere definito le ipotesi, analizzare gli strumenti concettuali
utilizzabili per la soluzione dellequilibrio del mercato. Come le funzioni di
reazione nei modelli di Cournot e di Stackelberg; la funzione di domanda
nei modelli di Bertrand e di Edgeworth; nonch la congettura della domanda
ad angolo del modello di Sweezy
Una volta configurati gli strumenti concettuali e i relativi supporti algebrici
e grafici, definire la posizione di equilibrio di mercato(se esiste)

In particolare:
MODELLO DI COURNOT
Ipotesi del modello:
Due venditori che soddisfano la stessa curva di domanda(ipotizzata lineare);
merce omogenea;
Obiettivo max profitto scegliendo come variabile strategica la quantit in
funzione di quella del rivale [ q1 = f(q2) con q2 2 = f(q11) = 0 ] che porta
ad individuare stati virtuali di equilibrio (curva di reazione)
analisi di tipo statico che vede le imprese muoversi su percorsi simmetrici
miranti a massimizzare il profitto

Quesiti:
Quali saranno i livelli di output di equilibrio per i duopolisti ?
Quale prezzo prevarr sul mercato ?
Quali i profitti conseguiti ?
Nellipotesi di costi nulli, ricaviamo algebricamente le funzioni di reazione delle due imprese
(insieme di risposte ottime alle quantit prodotte dal rivale).
1 = [ A b(q1 + q2)] q1 - 0 = Aq1 bq12 bq2q1 ;
1/q1 = 0 ; A 2bq1 bq2 = 0 ; q1 = ( A bq2) / 2b Linea di reazione di 1
2 = [ A b(q1 + q2)] q2 - 0 = Aq2 bq22 bq2q1 ;
2/q2 = 0 ; A 2bq2 bq1 = 0 ; q2 = ( A bq1) / 2b Linea di reazione di 2
Poste a sistema le due funzioni di reazione avremo : q1* = q2* = A / 3b ;
q1* + q2* = 2A/3b ;
Per ottenere il prezzo basta sostituire la quantit nella funzione di domanda :
p = A bq = A b[ 2A/3b] = A/3 (prezzo di equilibrio del duopolio)
MODELLO DI STACKELBERG
Mentre il modello di Cournot un modello "simmetrico" dei comportamenti, quello di Stackelberg
un modello "asimmetrico" che vede la presenza di unimpresa leader e di una satellite: soltanto a
queste condizioni possibile configurare lequilibrio del mercato; di contro, nel caso di due leaders
lequilibrio non sussiste e si va al monopolio, nel caso di due comportamenti satelliti si torna al

modello di Cournot.
IPOTESI:
merce omogenea;
curva di domanda lineare del tipo p = A b(q1 + q2);
per massimizzare il profitto:
Limpresa che si ritiene
leader sceglie per prima il
livello di output q1 che
massimizza
1 congetturando la reazione
del satellite (o supposto tale)
alla sua scelta. In tal modo,
la funzione di reazione del
satellite diventa la funzione
delle congetture del leader.
Il satellite(se vuole restare
tale) prende come come data
la quantit prodotta dal
leader e massimizza il suo
profitto2 .
Il modello anche se di tipo "sequenziale", resta basato su unanalisi di
statica comparata in quanto le congetture vengono considerate date e quindi
esogene
Quesiti:
Quali saranno i livelli di output di equilibrio per i
duopolisti ?
Quale prezzo prevarr sul mercato ?
Quali i profitti conseguiti ?
Nellipotesi di costi nulli, ricaviamo algebricamente la quantit prodotta dal
leader, quella del satellite e il prezzo di mercato.
1 = [ A b(q1 + q2)] q1 - 0 ricorda che q2 = ( A bq1) / 2b
1 = [ A b(q1 + ( A bq1) / 2b )] q1 = Aq1 bq2 ;
1/q1 = A 2bq1 = 0 ; q1 = A / 2b; q2 = [ A b(A/2b)] /2b = A / 4b
p = A b(q1 + q2) = A b [A/2b + A/4b] = A b[3A/4b] = A/4

Conclusione : nel modello di Stackelberg la quantit maggiore e il prezzo


minore rispetto al modello di Cournot.
Dal punto di vista grafico, lequilibrio di Stackelberg si raggiunge in
corrispondenza di quella coppia di quantit (q 1*- q2*) che vedono la
funzione di reazione del satellite tangente con la pi bassa curva di
isoprofitto del leader.
Il passaggio dal duopolio al filone delle teorie del prezzo-limite legato ad
una visione pi articolata della determinazione dei prezzi in mercati
oligopolistici di tipo post-keynesiano: il prezzo non dipende soltanto dalla
domanda e dalla sua elasticit o dallofferta e dai costi di produzione, ma
viene determinato dallimpresa in funzione del suo potere di mercato che
fissa lentit del mark-up o margine di profitto da aggiungere ai costi di
produzione. Ci non toglie che sia la domanda che lofferta possono essere
manovrate attraverso politiche tendenti a costruire barriere protettive sia nei
confronti delle imprese esistenti (concorrenza effettiva) che di quelle
potenziali entranti. Pi alte saranno queste barriere protettive tanto pi
significativa risulter la correlazione tra potere di mercato(parametrato
attraverso la dimensione dellimpresa) e profittabilit dellimpresa(in
termini di entit del mark-up aggiunto ai costi medi di produzione e
vendita).
LE TEORIE DEL PREZZO LIMITE concentrano la loro analisi sul prezzo
come strategie protettiva dalla concorrenza potenziale. In tale visione lo
Schotter fa rientrare i modelli di Bain, Modiglioni e S. Labini per vedere
come non esiste un unico prezzo-limite nel mercato in grado di proteggere
limpresa esistente dalla potenziale concorrente, ma tutto legato:
Ai livelli delle barriere allentrata(vedi il modello di
Bain) che contraddistinguono il mercato considerato.
Ricorda di elencare le possibili barriere allentrata :
economie di scala, differenziazione del prodotto,
controllo delle reti di distribuzione, vantaggi nel mercato
dei fattori, conoscenze tecnologiche(innovazioni di
prodotto e di processo) ecc..
Alle caratteristiche strutturali del mercato in cui si opera
che vedono il prezzo compatibile con una data struttura
anche in termini di composizione dimensionale delle
imprese che vi operano e di quelle che si vogliono
contrastare. In altri termini ciascuna impresa pu
praticare prezzi diversi in funzione della tipologia del
mercato e della struttura dimensionale del concorrente
che si vuole ostacolare o di cui si vuole impedire
lingresso(teoria dei prezzi multipli: di esclusione o di
eliminazione), come sancisce il modello di S. Labini.
Per impostare lanalisi del "prezzo-limite" partire dallipotesi dellentrata
bloccata, per poi puntualizzare come lesistenza di barriere allentrata
dovute alla scala di produzione influenza la fissazione del "prezzo-limite".
Non dimenticare di puntualizzare il postulato di Sylos Labini che fissa le

regole di comportamento prima e dopo lentrata.

TEORIA DEL CONSUMO


DALLA TEORIA DEL CONSUMO FORMULATA DALLA TEORIA
TRADIZIONALE A SUPPORTO DELLA COSTRUZIONE DELLA
CURVA DI DOMANDA, AGLI SVILUTTI DELLA TEORIA DELLE
SCELTE IN CONDIZIONI DI INCERTEZZA.
SCHEMA PER GUIDARE LO STUDENTE NELL IMPOSTARE LANALISI IN QUESTIONE(NON
E UN RIASSUNTO MA UN RIEPILOGO DEI CONCETTI CHIAVE CHE RIMANDANO AI
RELATIVI SUPPORTI DIDATTICI UTILIZZATI)
.
(Si rammenta che il presente schema non un riassunto ma una visualizzazione di concetti e
passaggi chiave - anche con l'ausilio di powerpoint - per l'apprendimento dell'argomento contenuto
nel supporto didattico indicato nel programma ufficiale del corso: vedi Pindyck - Rubinfeld. Nota:
per le pagine richiamate nel documento il riferimento all'edizione 3, ma la numerazione delle
figure rimane la stessa dell'edizione corrente)
LA TEORIA TRADIZIONALE DEL CONSUMO SI PREFIGGE DI INDAGARE
Come un consumatore posto di fronte ad un campo di scelta composto da un insieme di panieri di
beni perfettamente divisibili e sommabili(ipotesi di divisibilit e additivit delle quantit o
postulato di continuit delle preferenze) e composti ciascuno dalle quantit di due beni(insieme
binario) o pi beni (vettore n.dimensionale), disponendo di piena informazione(certezza
informativa)sullattitudine dei beni a soddisfare il bisogno, sui prezzi degli stessi e sul reddito o
risorse di cui dispone:
configura una struttura di preferenze complete(postulato di completezza delle preferenze)(vedi,
alternativamente, Pindyck-Rubinfeld 3.1. p.54; Schotter 2.1. p.22; Zamagni.4.3.2.p.161)
1. che rispetta le propriet di riflessivit, simmetria e transitivit(coerenza delle scelte)(vedi,
alternativamente, P-R. gi citato; S. 2.2. p.26; Z.4.3.3 p.162),
2. nonch quelle psicologiche o comportamentali di un soggetto mosso dal postulato
dellindividualismo(ipotesi di egoismo o benesserismo) e "dal pi preferito al
meno"(postulato di monotonicit o non saziet), nel senso che quantit maggiori sono
preferite a quantit minori(lutilit totale cresce al crescere della quantit a disposizione del
bene): ipotesi che combinata con quella che postula che "dosi aggiuntive danno incrementi
di utilit decrescente"(lutilit marginale del bene via via decrescente sino a diventare
zero quando lutilit totale massima), nonch con quella della "convessit delle
preferenze" secondo cui la combinazione lineare di due panieri indifferenti preferita(o
comunque indifferente ma mai non preferita) ai panieri dorigine, consente di definire un
"comportamento razionale"(vedi, alternativamente, P.-R. 3.1. p.55; S. 2.5.p.38);
NOTA: Le ipotesi descritte sono presenti sia che si adotti una misurazione cardinale o ordinale
dellutilit. Nellapproccio ordinale, la struttura delle preferenze costruita sulla base delle ipotesi
formulate viene chiamata "mappa di indifferenza" e incorpora "propriet" che sono direttamente
correlate con le ipotesi dorigine.
Tra le propriet ricorda che:
le curve sono decrescenti perch allaumentare della quantit di un bene, deve diminuire la
quantit dellaltro se la soddisfazione deve restare constante(postulato di non saziet);

le curve sono convesse e il SMS(saggio marginale di sostituzione tra i due beni) assume valori
decrescenti lungo la curva(lipotesi di convessit unipotesi psicologica in quanto legata
allutilit
marginale
dei
due
beni);
curve pi alte danno maggiore soddisfazione(sempre per lipotesi di non saziet);
le curve non possono intersecarsi(ipotesi transitiva).
( Ricorda che in presenza di beni perfetti sostituti, le curve diventano rette;
in presenza di beni perfetti complementi sono ad angolo.)
(vedi, alternativamente, P.-R. 3.1. p.55; S. 2.6. p.41; Z.p.176)
dato il reddito a disposizione e i prezzi dei beni, il consumatore sulla base di questi dati oggettivi
configura linsieme di panieri ammissibili e dovendo spendere per intero il reddito a
disposizione(ipotesi dellesaustione del reddito) prende in considerazione i panieri di frontiera che
danno luogo al vincolo di bilancio che deve rispettare, tra questi dovr scegliere quello
preferito(vedi, alternativamente, P.-R. 3.2. p.65; S. 2.3. p.28);
per fare la sua scelta un consumatore razionale non pu che applicare il teorema dellottimalit
della scelta in termini di massimizzazione della soddisfazione nel rispetto del vincolo di
bilancio(problema di massimo vincolato) o di minimizzazione della spesa per un dato livello di
soddisfazione(dualit).(vedi, alternativamente, P.-R. 3.3. p.68; S. 2.7. p.50)
UNA SINTESI DEI CONTENUTI ESSENZIALI CON COLLEGAMENTI IPERTESTUALI CHE
VUOLE, DA UN LATO, PUNTUALIZZARE ALCUNI CONCETTI FONDAMENTALI E,
DALLALTRO, FORNIRE UNA VISIONE DINSIEME CHE COMUNQUE PUO ESSERE
DAUSILIO NELLO STUDIO DEL MANUALE
GLI STRUMENTI UTILIZZATI NELLANALISI SONO LE FUNZIONI DI UTILITA
CARDINALE ED ORDINALE APPRESSO RICHIAMATE
Lutilit cardinale attribuisce un numero cardinale al valore utilit della quantit del bene a
disposizione e pu esprimere un valore totale(utilit totale) o un valore da attribuire alla quantit
aggiuntiva xi del bene iesimo considerato(fermi restando gli altri beni che entrano nel paniere di
consumo) che viene chiamato utilit dosale o della dose aggiuntiva: se questa quantit aggiuntiva
del bene infinitamente piccola, allora esprime lutilit al margine o utilit marginale e da luogo a
funzioni continue.
Nelle figg.(a)e (b) sottostanti rappresentato landamento della funzione di utilit totale,
evidenziando nella prima una ipotetica variazione finita(xi) della quantit del bene iesimo, mentre
nella seconda(b) una variazione infinitesima (xi): ci serve per far capire come vengono fuori le
funzioni di utilit marginale sia nellipotesi di una variazione finita che in quella di una variazione
infinitesimale, che sono riportate nei grafici (c) e (d).
Ux = f(xi) Ux = f(xi)

(c) (d)

U1x = Ux / xi Ux = Ux / xi
Una precisazione : nei grafici del tipo(a) e (c) la rappresentazione dovrebbe avere andamento
discontinuo (a m di istogrammi) e non continuo come giustamente nei grafici di tipo (b) e (d).
Lutilit ordinale attribuisce alla scelta un "valore indice"che non ha lo scopo di misurare lutilit
del bene(cosa che non possibile fare trattandosi di una grandezza soggettiva e psicologica) ma di
stabilire un "ordine di preferenza" di una scelta rispetto ad un'altra: scelta che coinvolge un
insieme(o paniere) di beni e ci, secondo Vilfredo Pareto, sufficiente per formulare la teoria del
comportamento del consumatore.
La funzione di utilit di riferimento della formulazione prevalente della teoria del consumo in
presenza di perfetta informazione diviene "la curva di indifferenza": curva che configura tutti i
panieri di beni(due per una rappresentazione sul piano) che a giudizio espresso o "rilevato" dal
consumatore gli conferiscono lo stesso grado di utilit o indice di soddisfazione e pertanto sono
considerati dallo stesso "indifferenti".
Ci si chiede a questo punto: come pu essere costruita una curva di indifferenza?
Il meccanismo semplice: configurato un paniere qualsiasi(ad esempio la combinazione A delle
quantit dei due beni, indicata nella figura sottostante e riportata nel Pindyck), basta ricercare tutti
gli altri panieri che danno al consumatore la medesima soddisfazione, nel rispetto delle ipotesi
psicologiche e di razionalit che sono stata preliminarmente definite.

Ad esempio, il punto E preferito al punto A in quanto contiene quantit maggiori di entrambi i


beni(postulato di monotonicit o "non saziet") e quindi va scartato, cos come vanno scartati tutti
i panieri che contengono quantit maggiori di almeno un bene(intera area del triangolo sovrastante
la curva nel punto A). Analogo ragionamento in termini di minore preferenza va fatto per il punto
F e per tutti i panieri del triangolo sottostante ad A. Si capisce a questo punto che se c una
quantit aggiuntiva di un bene(che fa aumentare lutilit acquisibile dal consumatore), ci deve
essere una rinuncia ad una quantit dellaltro bene(perdita di utilit) tale da determinare una
perfetta compensazione in termini di valori utilit(positivi per lacquisizione e negativi per la
rinuncia) che rendono il consumatore indifferente rispetto al paniere iniziale. Ad esempio, il
paniere D indifferente rispetto al paniere A in quanto contiene 20 dosi aggiuntive di cibo che in
termini di valori utilit risultano compensati dalla rinuncia a 10 dosi di vestiario.
Ma a questo punto ci si pu chiedere perch la "curva di indifferenza" assume nella figura
esaminata un andamento curvilineo e convesso? Non potrebbe avere andamento rettilineo o

concavo?
La risposta sta nei valori di utilit che il soggetto attribuisce alle dosi aggiuntive del bene e quindi
nel raffronto delle utilit marginali dei beni considerati. Il saggio marginale di sostituzione dei due
beni (SMS1,2) misurato e quindi per definizione uguale al rapporto inverso delle utilit marginali
degli stessi(x2/x1).[ vedi fig 3.5 Pindyck p.59]
Ad esempio, se i due beni sono sostituti perfetti, nel senso che per il consumatore ogni dose
aggiuntiva di uno dei due comporta la rinuncia alla stessa quantit dellaltro, allora il SMS 1,2
sempre costante nel senso che assume sempre lo stesso valore indipendentemente dallammontare
della rinuncia(2 a 1 = 4 a 2 = 6 a 3) In questo caso la curva di indifferenza diventa una retta,
la cui pendenza dipende dal rapporto di sostituzione dei due beni [vedi fig.3.6 (a) Pindyck p.60].
Nel caso dei beni perfetti complementi, nel senso che vanno consumati secondo una sola
combinazione, che conferisce un dato indice di soddisfazione, allora avremo un punto sul piano che
configura questa combinazione [fig. 3.6 (b)] .
Solo se i due beni sono indipendenti(soddisfano bisogni indipendenti) e viene rispettato il principio
dellutilit marginale decrescente(dosi aggiuntive danno incrementi di utilit via via decrescenti),
allora la funzione di utilit che esprime tutti i panieri che danno il medesimo livello di soddisfazione
assume andamento curvilineo e convesso. Va ricordato comunque che anche la retta rispetta il
principio della convessit, che esprime per lappunto combinazioni lineari di frazioni di
panieri(divisibilit e additivit) che debbono dare almeno(pi s meno no) lo stesso livello di
soddisfazione.
La funzione di utilit, nelle configurazioni dianzi ricordate rappresenta la "funzione obiettivo" da
massimizzare, che da un punto di vista grafico significa ricercare la curva di indifferenza pi alta.
Ma in questa ricerca bisogna rispettare il vincolo che dato dal reddito a disposizione e dai prezzi
che concorrono a definire la funzione di spesa ammissimibile o funzione di bilancio.
LA FUNZIONE DI BILANCIO sta ad indicare tutte le combinazioni delle quantit dei due beni che
il consumatore pu acquistare a dati prezzi(piena informazione), spendendo per intero il reddito a
disposizione(esaustione del reddito).[vedi figg. 3.9, 3.10, 3.11 Pindyck pp.66-67]
A questo punto la configurazione del PANIERE OTTIMO la seguente:

IL PANIERE "A" E QUELLO OTTIMO e il saggio marginale di sostituzione tra abbigliamento e


cibo uguale al rapporto dei prezzi cibo/abbigliamento.

POSSIAMO RIDEFINIRE LEQUILIBRIO DEL CONSUMATORE UTILIZZANDO LO


STUMENTO CARDINALE DELLUTILITA MARGINALE dicendo che il rapporto tra le utilit
marginali dellabbigliamento e del cibo deve essere uguale al rapporto dei prezzi dellabbigliamento
e del cibo E SPIEGARE IN TAL SENSO LA CORRISPONDENZA DELLAPPROCCIO DI
ANALISI ORDINALE CON QUELLO CARDINALE che afferma come condizione di equilibrio
leguaglianza tra le utilit marginali dei beni ponderati con i rispettivi prezzi(utilit marginali
ponderate)
CONFIGURATO LEQUILIBRIO DEL CONSUMATORE, COSTRUIAMO LA LINEA PREZZOCONSUMO E DA QUESTA DESUMIAMO LA CURVA DI DOMANDA NEL MODO
SEGUENTE:

(VEDI FIG. 4.1. Pindyck pag.89)


CIO FATTO, ENUNCIAMO LA LEGGE DI DOMANDA: Al diminuire del prezzo, fermo
restando il reddito monetario e i prezzi degli altri beni, la quantit domandata aumenta, se non ci
troviamo nel paradosso di Giffen.
Per eliminare questo paradosso, dobbiamo neutralizzare linflusso esercitato sulla domanda dalla
variazione del reddito reale indotta dalla variazione del prezzo.
Premesso che il reddito reale esprime il "livello di soddisfazione"espresso dalla curva di
indifferenza(secondo la definizione data da Hicks) o la "capacit di acquisto"espressa dalla
quantit di beni che si possono acquistare con un dato reddito monetario(secondo Slutsky),
dobbiamo costruire una curva di domanda che chiameremo "compensata" in quanto non tiene
conto delleffetto esercitato sul consumo del bene della variazione del reddito reale che in
presenza di beni inferiori opera in modo contrario(maggio reddito reale-minor consumo del bene
inferiore) alleffetto diretto esercitato sul consumo dalla variazione del prezzo(minor prezzomaggior consumo). Pertanto, se leffetto esercitato dal reddito reale(effetto reddito) di entit
maggiore di quello esercitato direttamente dal prezzo o effetto sostituzione, ci pu modificare la
relazione inversa prezzo-quantit(legge fondamentale della domanda) in relazione diretta(minore
prezzo-minor consumo): ecco il paradosso che finisce per configurare il bene inferiore come "bene
di Giffen".

PER ELIMINARE LEFFETTO REDDITO REALE POSSIAMO INTRODURRE LIPOTESI


DELLA VARIAZIONE COMPENSATIVA DEL REDDITO MONETARIOCOME
APPRESSO INDICATO, NEL CASO DI UN BENE NORMALE: ( fig. 4.6 Pindyck pag.96)

Come potete notare il reddito reale viene configurato dalla curva di indifferenza e rimane pertanto
costante se ci muoviamo lungo la stessa curva(definizione alla Hicks).
Pariamo dallequilibrio iniziale in "A" per passare in "B" quando il prezzo del bene cibo
diminuisce: ma in questo punto "B" oltre a diminuire il prezzo come si vede dalla minore
pendenza della linea di bilancio e conseguente aumento del consumo di cibo(effetto sostituzione),
aumentato il reddito reale come si evince dal fatto che ci troviamo su una curva di indifferenza
pi elevata(U2) con ulteriore aumento del consumo di cibo(effetto reddito reale). I due effetti
operano allunisono, si rafforzano a vicenda e determinano in totale(AB) leffetto-prezzo(effetto
sostituzione AD + effetto reddito DB).
Capito il meccanismo, facile configurare il caso generale delleffetto reddito e sostituzione in
presenza di un bene inferiore (vedi fig.4.7. Pindyck pag.97) e quello specifico che vede il bene
inferiore diventare un bene di Giffen(fig.4.8 p.98)
SAREMO IN PRESENZA DI UN BENE DI GIFFEN quando leffetto reddito reale risulta pi che
compensativo delleffetto sostituzione e, ad esempio, al diminuire del prezzo la quantit
domandata anzich aumentare diminuisce.
Si capisce perch una definizione della legge di domanda senza alcuna eccezione richiede la
neutralizzazione delleffetto reddito reale e quindi il riferimento ad una curva di domanda
"compensata". Di contro, quella "non compensata" terr conto sia delleffetto sostituzione che
delleffetto di reddito e, in presenza di beni inferiori, potrebbe dar lungo a comportamenti difformi
dallenunciato
Per passare dalla curva di domanda individuale a quella aggregata o di mercato di un dato bene o
servizio dobbiamo procedere allaggregazione delle domande individuali o ad una analisi empirica
basata sullintero aggregato e sulla sua elasticit.
SE LA TEORIA ANALIZZATA DELLE SCELTE DI CONSUMO SI FONDA SULLIPOTESI DI
CERTEZZA INFORMATIVA, NELLA REALTA DEI MERCATI LUNITA DECISIONALE SI
MUOVE IN CONDIZIONI DI INCERTEZZA.
Sulla base dellosservazione retrospettiva degli accadimenti o frequenza degli eventi legati al
fenomeno osservato possibile calcolare la probabilit dei diversi eventi possibili(ad esempio
risultati di una lotteria come le quotazioni di un titolo in borsa) che moltiplicati per levento
osservato e sommati assieme possono dare una STIMA DEL VALORE ATTESO DEL
FENOMENO OSSERVATO CHE CONSENTE DI QUANTIFICARE LINCERTEZZA.
VA PERO PRECISATO CHE I COMPORTAMENTI DEI SOGGETTI DECISIONALI NON

SONO UNIFORMI MA VANNO DISTINTI IN FUNZIONE DELLATTEGGIAMENTO NEI


CONFRONTI DEL RISCHIO.
Entra in gioco pertanto una valutazione soggettiva del risultato che porta a scelte o decisioni
diverse in funzione di un atteggiamento nei confronti del rischio che pu essere di tipo avverso,
propenso o neutrale al rischio: solo nel caso di neutralit, il soggetto si dichiarer indifferente tra
un risultato certo(premio certo) e uno incerto in quanto stimato in funzione delle probabilit
associate ai diversi eventi o risultati possibili(lotteria).
Vedi sullargomento Pindyck-Rubinfeld, cap.5 p.127 o Schotter Cap.14 p.591

FALLIMENTI INFORMATIVI DEL MERCATO


Definire il concetto di asimmetria informativa e spiegare in che senso ci pu determinare il
fallimento del mercato
Fare alcuni esempi di mercati dove risulta maggiormente presente lasimmetria informativa
Ricordare, in particolare, lesempio del mercato dei bidoni, nel mercato delle auto usate. Spiegare
perch il prodotto di bassa qualit pu scartare quello di buona qualit
Elencare tra le possibili soluzioni al problema dellasimmetria informativa dei mercati:
1. i certificati di garanzia
2. la standardizzazione del prodotto
3. la buona reputazione
4. le segnalazioni di mercato
5. altri
ANALIZZARE IL COMPORTAMENTO SLEALE E LA SELEZIONE AVVERSA NEL
MERCATO DELLE ASSICURAZIONI
Spiegare come la "franchigia" pu eliminare la tentazione di un comportamento sleale(esempio
della scala sicura-insicura) nel mercato delle assicurazioni
Spiegare come le "segnalazioni di mercato" possano ridurre la "selezione avversa" nel mercato delle
assicurazioni
SPOSTARE LANALI DAI MERCATI ALLIMPRESA COME "ORGANIZZAZIONE SOCIALE"
ED ANALIZZARE IL COMPORTAMENTO SLEALE E LA SELEZIONE AVVERSA
(FALLIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI MASSIMIZZAZIONE) TRA IL DATORE DI LAVORO E
I LAVORATORI:
1. ALLINTERNO DELLIMPRESA CON UN SISTEMA DI INCENTIVAZIONE AL
COMPORTAMENTO DILIGENTE CHE SI TRADUCE IN
CONCETTI PRELIMINARI
Definire il concetto di asimmetria informativa e spiegare in che senso ci pu determinare il
fallimento del mercato
Fare alcuni esempi di mercati dove risulta maggiormente presente lasimmetria informativa
Ricordare, in particolare, lesempio del mercato dei bidoni, nel mercato delle auto usate.
Spiegare perch il prodotto di bassa qualit pu scartare quello di buona qualit
Elencare tra le possibili soluzioni al problema dellasimmetria informativa dei mercati:

1. i certificati di garanzia
2. la standardizzazione del prodotto
3. la buona reputazione
4. le segnalazioni di mercato
5. altri
ANALIZZARE IL COMPORTAMENTO SLEALE E LA SELEZIONE AVVERSA NEL MERCATO
DELLE ASSICURAZIONI
Spiegare come la "franchigia" pu eliminare la tentazione di un comportamento sleale(esempio
della scala sicura-insicura) nel mercato delle assicurazioni
Spiegare come le "segnalazioni di mercato" possano ridurre la "selezione avversa" nel mercato
delle assicurazioni
SPOSTARE LANALI DAI MERCATI ALLIMPRESA COME "ORGANIZZAZIONE SOCIALE"
ED ANALIZZARE IL COMPORTAMENTO SLEALE E LA SELEZIONE AVVERSA
(FALLIMENTO DEGLI OBIETTIVI DI MASSIMIZZAZIONE) TRA IL DATORE DI LAVORO E I
LAVORATORI:
1. ALLINTERNO DELLIMPRESA CON UN SISTEMA DI INCENTIVAZIONE AL
COMPORTAMENTO DILIGENTE CHE SI TRADUCE IN
SALARI DI EFFICIENZA + CONTROLLI
PARTECIPAZIONE AI RICAVI O SISTEMA DI "MANCIA" NEL SETTORE DELLA
RISTORAZIONE
SISTEMI COERCITIVI(SOLO CENNI)
SISTEMA A TORNEO(SOLO CENNI)
2. ALLESTERNO DELLIMPRESA CON UN SISTEMA DI INCENTIVAZIONE CHE TROVI
COLLOCAZIONE IN UN "CONTRATTO DI AGENZIA" TRA PRINCIPALE E
AGENTE(ESTERNO ALLIMPRESA IN QUANTO " ORGANIZZAZIONE DI FATTORI
ENDOGENI")
DISTINGUENDO:
COMPORTAMENTO OSSERVABILE DELLAGENTE
COMPORTAMENTO NON OSSERVABILE
CONCLUSIONI: IL CONTRATTO DI AGENZIA HA IL VANTAGGIO DI PORTARE A
CONFIGURARE "LIMPRESA" COME QUALCOSA DI "INTEGRATO" TRA FATTORI
ENDOGENI ED ESOGENI ALLA STESSA, MA TROVA I SUOI LIMITI NEL FATTO DI ESSERE:
UN CONTRATTO COMPLETO
E A DURATA UNIPERIODALE
CON ALTI COSTI INFORMATIVI