Sei sulla pagina 1di 388

-

.*.
\
D E COSTUMI
D E

PRIMITIVE CRISTIANl
L 1 8 R 1 ?R
COMP05TI DA
. TOMMASO MARIA
M AM A C H I
Dell Ordine de Predicatori

T E O I. OOO CASANATBNSI.
T O M O IJ I.

9 R OMA M D C C I I V.

Prefifo gli Eredi di Gio: LORENZO


e Mercanti di Libri A
Stampatori , Pafquino
.. . :
;^ ..;. .... r>
/ -,
N E R I
CARDlNALE CORSINI
TQMMASO MARIA MAMAGHI DI

OME
tiffimi fit*
rono
lu$ri^
* perfonaggi
""
ddla no
Voflra $irpe
(IV)
quail eper lefublimi digni"
ta^ che fqftennero , e per lo
valore , e la fapienza loro

grandijjime utilita apporta-


rono alia Repubblica , e
alia Chiefa ; e come Voi
nelle ragguarde volijjlme ca~
riche nonfolamente civili ,
die conferite vi */furono da*
_

Gran Duchi di Tofcana


Voftrifowanii ma ezian-
dio RccleflaHiche
IX , alle qua-
J.

le foHe meritamente pro-


moffb da Clemente XIL
%S Mafflmo di VD
Pontefice elo~
>i/

rwfa memoria , riuJciHe


perfetto loro imitatore^ co-
sipareccM uomini dotti Jl
unirono a cekbrare le vo~
flre
(V)
ftre lodi , e altri delf anti-
chit a , e dello fpkndore del-
la EccelkntiJJlma Vqflra
Co/a , altri della voftrapru-
denza , e deftrezza nelf
amminiHrare gli qffari piu
rikvanti , altri delle vir-

tuofe wHre occupazioni , e


della Jingolare benignita ,
e Jplendidezza Vo/ira verjb
i Letteratitrattarono ) laon-

de hanno tolto il <vantaggio

di ragionarne a me , cheper
k grandi obbligazioni ,
che
ui profefjo
J. */ cA/ ,
* febbene
_/
non
debbo io con ejjine per la
eloquenza , rie per la vajla
loro erudizione paragonar-
mi* avrei defiderato,
+J * non
*
3 P~
(VI)
potendo akrinienti ,
dimo-
di Voi
Jlrare almeno verfo
la mi a gratitudine^ con per-
i
petuarne apprejfo po&eri
la memoria Ma giacche .

i nomi de
eglino , quahfo-
no cekbri nella repubblica
delle lettere di tali cofe
,

parlarono , e le virtu , e //*


lu&ri azioni VoSlre pofero
nella giuHa loro veduta,

ficche avendo dato


a Voi
lode fevarono la forte di
,

defcriverk a me, che for-


fe invece d"
illujlr arl? , A*
wei col rozzo mio dire ofi
curate ,
* paffandole
J.A/
tutte Cot-
<J

i
tQjtknziO) indicherojblo
dm nwtiwi Pi qmH mi Jo* TP "T

m
(VII)
no io indotto a fupplicarvi^
che vi degnafte di permet-
tere, che que$o mio terzo
volume compariffe fotto i

uojlri aujpicj allapubblica


luce. Rflendo
%A/ adunque no-
J.

to a tutti color0) cbe ban-


no la fortuna di conofcer-vi,
quanta Jiate fchietto net
trattare cogli altri , e deli"
cato nel mantener la paro-
la , e quanto icrfo lefami-

glie povere liberale , onde


per la prima di queHe due
virtu degna di un Cavalie-
re veramente Criftiano , e
di un perfonaggio del vc-
$ro rango vi olbligate
ugualmente cbi riceve Ja-
*
4 vt-
( viii )

wre da Voi^ ecbiper giu-


$i motivi non oniene da
Voi medefimo do che deft-
dera\ e per Paltra gioyan-
do a bifognofi teforeggiate
e per tutte
tefcri nel Cielo ?
7 7 7* 7*
due tra innumerable altn
injiwgolar modo <vi di&m-
guete ,
a Voi certamente
que$o Libro dovea effere
dedicate) in cui ho io de-
fcritto quei coftumi de pri-
mifedelii cfa riguardano
il proffimo, tra
quali co-
Jlumi lajtncerita) e Vat-
tenzione di non violare la

fede , doe di mantener la


paro la , e la lileralita ver*
fo i 0veri rifpknde vano ,
(IX)
Degnatevi pertanto EMI-
NENTISSJMO PRINCIPE
di accettarlo colla Jblita
benignity VoSlrafotto Fau-
torewle Voftra protezione^
e di gradire quejlo piccolo
atteHato delle infinite
y che
mentre o
col piu umile ojjequio tnin-
cMno al batio delta facra
porpora .

Di V. E,
Si videbitur Reverendiflimo Patri Sacri Palatii
.
Apoftolici Magiftro

f. Af. de Itybcis Tatriar. Conflantinop. Vicefg.

Fr. Vincentius Elena Reverenditflmi Patri Mag.


Sac* Pal. Apoil. Socius ,

IN*
(XI)
I N D I C E
DE CAPITOLI, E DE PARAGRAFI
DEL L I B R 6 III;

EE COS TUMI DE* PRUUTIVI CRISTIANI .

L I B. III.
E cojluml df Primi Criftiani ,
r/~
. i .
gaardanti ilfrofflmo pag.
C A P. I.

Delia Carhtt d? primifcdtli vcrfo i kro


projjimi, 2,
. I.
Delia carlta 4<?
gemtori verfo i kro fi~
gUuoU , e di figlluoli verfo I kro ge-
nitori) df maritl verfo
Ic mogll kro>

t delle mogll verfo kro mar hi y c i

df fr&telfi verfo i kro fratdll 3,


I. Delia car it a dC genitori vcrjo ikrofi-
gliuoli . 3.
II. Dell am or de* fgliuoli vcrfo i kro ge
mtori .
7.
III. B elf amove degli uomini verfo k loro
moglty e di quejle verfo i kro wariti. 13.
IV. Dell* amor e df nojlrl anllcki vcrfo i

lorofratelli ? 1 8,
. II.
Dtlla carlta di
primi criftiant verfo i
kro frofjlnn . 2 c.
I. Amw d<?
Crijllant verfo i kroproffi-
*** 20,
1!,
(XII) .

II.
Kprimftramtnte verfogli altrl Crl-
jllanl . ivi .

III. Pleta de*


primlftdell vtrfogll Ecclc-
fiafltcl . 19.
IV. E verfo i carceratiper mot wo di re-

llglonc .

V. Evcrfo #1* invalid? .


VI. EvcrfogV infer ml. 59
VII. Ic wdovc , 44.
J^erjo eipupittl*
VIII. Verfoiforcjlhri) cgtiefull. 50*
IX. Everfo gllfchiavi , ^ / ccwdannati a
cavare i met alii . 5 tf
X. Delia carit a delk Cbiefe piu facoltO"
fc ucrfo lepiu poverc . 59.
XI. Verfo tutu i
povert >
ancorche non
fojfcro criftiam . 61.
XII. Attentions d?
priml Crijliani per
richiamarc alia vcra Chic
t
fa gll ere*

XIII. Amor dc* fedcll


uerfo ipcccatori
74.
XIV. Delia picta / mortl%
de^fedell verfo
e della cura ,
cbeper car it a Ji prendc-
:

vano
difepeltirc I loro cadaverl . 75.
XV. Amor edeCrifllanlvcr Co thro nc-
J
mci.

Dcllc ccne
CAP. .

,
^ Crljllani
, che fohvano fare
>
k quail cene
I

,
prim-
poiche
da
(XIII)
da loro ff cckbrauano per dimojlrare
P-amore , che ft portavano fcambie-
yolmentc , erano da ejfi appellate aga*
pi . 9**
I. Del nome ,
della origins delle aga-
pi. 98*
>

II.- In che confifleffero , e come foffero fo-


brie , e lodevoli formglianti ccne , o

ogapi d? Criftiani
. .
101*

III. Se le agafifi cclcbraffcro wanti la


cclebrazione ddla Eucarijlia . 1 1 1.

IV. Del in cut ft cckbravano le


,
tempo
agapi . 151*
V. Del luogo dotf crano folite dl cek-
1 5 6.
Irarfi le agapl
.

VI. Delle varieforte diagapi , cfpecial-


mente dclle natatizle . 167.
VII. Come a poco a poco per gVlnconve-
ntenti) che nefcguivanoy furono tolte le
agap] \ e come fi cehbrauano le connu-
Iriali ) cle fun trail* 173.
VIII. De* Regolatorl ddlc agapl . ijp.
CAP. III.
Delia pace , e delta concordla d? Prl*
mitiviCr ifHani. 212.
I. Onde nafcca la concordla , c la
pace df
prbmfedeli . ^i .
II. Non faceano agli altri cib , che non
volcano >

chefoffefattoaioro. 116.
III.
(XIV)
e
Dtllapiacevolczza , wtwfuetudirit
..?
primi Crifliani nonfolamentc verfo
i loro compagni , ma eziandio verjo i
ncmici dclla loro religions . 2 1
7,
IV* tfon odiavano git altri ,
ne cranb
dalla inuldla . 219*
mojf
V. A% muwcano lite a chi lorofacca del
danno * ,
222.
VI. Dlligenza ufata da Crijliam per di-
menticarji delle wgiurie
ricwute .

VII * / QrijfauA non maledlcwario , ne fa


ce ano contumclla a niuno^anzl a* ner/il-

ci loro rcndeano bene per male 23 2*


VIII. Delia facer ita d? no/lri magglo-
ri. 2
IX* Ifo/i crano accettatori diperfone .

C A
Quanto c eccelknte ntf nojflri mag-
fojj
giori la virtu ddla gittftizia 24^*
I. Delia giuflhla dfno/lri maggfori*l4 5 *
II. Onoravano i
noflri maggiori ^
come
dovcano , / Pnnclpl c i
pregauano per ejfi , obbedioano
:*
purche ero comandaio
avcfj cofenoncon*
trarie alia dwina Icgge ^ epagavano i

trtbutit 246*.
Ill* Erano lontam dalle ftdiziwi 2^5.
IV-
(XV)
IV. DfdwtridfPtftwitt de minl/lri
dclla i faro
Cbicfa verfo fudditi , e de*
fitddhi verfo i Prelatl , minifir i. 2, 5 5*
V. De* dovcri d? genitori vcrfo i loro
fi-
e dffglluoli
vcrfo i genttori .

VI. De* doveri de* wariti


verfo le mogll ,
dellc wogli
vcrfo / loro mariti , / qaati
ri
cfiguiti furono con iftudio e di-
za da* noflrl .
magglorl 258.
VII. DC* dovsri di padroni vcrfo i loro

vcrfo padroni . x6i.


fervi >ede*fervi
i

VIII. Qual foffe i attcnzionc dl eflincW


adcmfievc i faro doueri
verfo ilproffimo.

IX. Mborrivanogli . ivi


omlcid)
X DctcftavaPto la cm deli ad? gentili ,
cfrefponeano , uccldmano i loro bam-
MM* ^ . 154.
XI. Quanto i
noftri wazgiori atborrif- "

All. IprlrnhM Crijllani^dga^ano pun


tualmente i loro fabitl , c non
Hdepofio.
C A P* V.
rifponde allc ofpofizicni fatte da al~
cum Scnttori >
chc hanno riferho ,
o citato il Tcrzo Tono dcllc
a Crifliane , // Tomo
qital
(XVI )

guarda i
cojluml
df prtmitht fedt-

I. Delia Ifcrhlone Deomagno aeterno. ;

Vautorc mn ha
Caglonl , per le quail
e tutte k tfcriziont che face a no
for tat
>

a propofito ncl capitolo Je*


fimboti df
Delia Ifcrlzlom la :

priwi Criftiani *
dl
Spiritu Sanao^Z/r//^ Ifcrhzone
Gaudenzio e del Aiaf*
, dclfentlmcnto
la magi a . 167*
fcl circa
II. Dcgti onori datl agf Impcradon da"

primifedeli* z?**
III. Dclle ragioni , per k i
quail primi
i Teatri *
Criftiani nonfrequentavano

IV. Dclf effrr


Itciw la fuga ml tempo
*

dclla perjecuzione . 2,74*


V. Dt ale une forte dl fupplic] .,
ctf
quail
S^^tl Martlri
furono tormentati
i *

275.
VI. Dellc fficuh * ivi.

VII. Dellofcafifmo* ^
1/7*
VIII. Delia commons df fanl >
qual
i deli . ^ 9 4*
foffe appreffo primi ft
IX. Sentimenti del Slgnor Marcbefe^*
Maffei circa I Tcatri . 33o
X. Dottrlna di
Tvmmafo Aquino dr^
S> d"

cal accojlarfidigiunl a Ha Eucartftla y


e circa la comunlone d? beni 33 l *
LIBRO
DC coftumi Jc* Primi
il
riguardanti projflmo

JNORA abbiamo de-


fcritto i coftumi de*
primitivi crifta,ni in

quanto riferivanfi a
Dio , e a loro me-
defimi. Richiedc or
la ragionc , c il mc-
todo , che abbiamo
ftabilito di feguita-
re , che in
ultirnp
luogo ragioniamo de* coftumi riguardanti il
profTimo . Ma poich la carita vcrfo gli altri c
la principale tra le virtu riguardanti il proffi-
mo, da elfadaremo principio a quefto terzo
libro , e vedremo quanto foffc ella ccccllente ,
?
e perfetta ne noilri antichi .

Tomo UL CA-
z, E* C OS TUMI
CAPO I.

Delia Car it a de primi fcdeli


i loro .
verfo frojjimi

per procedcre con ordine


, e con chia-

OR , fembra
rezza ccrtamente eflcr clhu*
eonvenevol cofa, che rileviamo primie-
ramentc qual foffc la cariti 3 o 1 atnore , chc
vogliam dire , de genitori verfo i loro figli-
uoli ,
e de figliuoli verlb i loro genitori , c
de mariti verfo le mogli loro ,
e delle mogli
5
vtrfo i loro mariti .,
e dc fratclli verfo gli al-
trifratelli, per farci ilrada a difcorrere del-
la carita de noflri maggiori verfo ogni ge-
nerc di perfone ,
e a dimoilare , chc non con-
Meva f
ella ncli affctto folamente * ma ch era,

cziandio operatrice , e dava cogli effetti a di-


rcdere , quanto fofle finccra , e grandc .

^^8^ B| $& ^SS^


%ji&^ *;|

. i.
!> 1 KMITIVI CKIITIAN1 .

. I.

c&rit* dc* genitori i loro


verfo
j e de Jigliuoli vcrfo i loro
figliudi
genitori 3 de* mariti ~oerfo
lc
mogli
ioro y e dclle tnogli ijcrjo i loro ma-
riti 3 c dc* frafelli vcrfo i lory

.
fratelli

L TTVTitinguevanfi adunque noftri antichi DelU i

\J
da venerator! de flilfi nu mi non Tola- rita de
mente per le moltc altre virtu , ch erano Jo- niton
ro , come di fopra dimodrammo particolari , f*i
,, r i

ma per I amore ancora , c per la canta veri


i loro figliuoli . Per la qual cofa laddove i gen- nag .
tal volta procuravano (4) , chc partoriffe- n. xxxv.
till

ro prima del tempo le loro mogli , affinche il 33^.


]
^ p.

bambino appena nato moriffe , ed cfTi non avef-


I7 %
iero la pena
e aicune volte cziandio
di pen fare al mantenimentodi lui

crudel-
;
^ ^^
i
figliuoli loro u. xxxnr.
mentc abbandonavano , fenza punto curarfi ,

ie capitavanomale ;
per lo contrario Crilliu- i

ni, fapendo , chc il matrimonio eraftatoda^.*


-r\- i\- r /-/N 1
litituito non per isfogare le proprie {b)
>io

5
x c x
paflloni , nia per la propagazione dell uman__? js 7 .fqq.
, ftudiavanf] con fomma cura , e dili- (d)A<5>.5$.

di fare si clie feto fi I erp.&Fc-


, il perfezionaf-
c che fubito nato il bambino, foffc no-
dritocol latte materno ((f) , afBnche col latte
nedefirao fucchiar poteffc le buone maflime , e
ia vera
pieta verfo Dio* CVuindi e , che S.Giu- cer.
iiinoMartire nella fua prima Apologia (e):Vron
temiamo dice , chc fe figliuoli ficno abban- ^."
. i
Edlt -
A 2 do-
I) E* C O S T IT M 1

i da* loro
genitori ,
non troyino chi gli
alimenti , e non e noi fiamo rei di
perifcano ,
Div. Iniht.
C>XXi>P4Ql*
jc d | L a onde o non ci leghiamo col vin-
| 0>
. / t I

colo raatrimonialc leghiamo , non per ,


o fe ci

altro fine vogliamo contrarre un tal legame ,


che per la educazione de figliuoli E per vero .

dire quefla educazione de ligliuoli non conflfte-


va gia neli infegnare loro il modo di guidare i

cavalli , ne di moftrarfi difinvoiti nelle con-


ve-rfazioni ,
ne di trattare liberamente corL_>

ne d interv.enire agli
ogni genere di perfone ,
fpcttacoli , 116 di vedere le pompe , e dilettard
delle rapprefentazioni di amore , n di ballare,
rji di ,
ne di prenderfi fpaffo
giuocare di fpada
tutto i( giorno , come pur troppo veggiamo
farfi ne tempi nodri da genitori ; ma nel far
loro apprendcre le verita contenute ne facro-
fanti Vangelj , e nell avvezzargli ad efercitarfi
e nelle opere di pieta , e di rcli-
nelle virtu ,

gione. Delia qual cofa egregiamente ragiona


(a)N.rv nclla fua feconda Apologia (a) S.Giuftino Mar-
p. 91 tire , dove attefta , che Criftiani viveano per i

infegnarc a proprj figliuoli , e agli altri morta-


li ancora la divina dottrina
Anzi . che eflend o
r ^prefi
(b) L.vi.
i
gentili da Lattanzio
Firmiano (&) ,
?
c. xx. pag. perciocche o abbandonavano alcuni de loro fi-
gliuoli , o da bambini gli ammazzavauo , per
non aver eglino , come andavano dicendo,
modo di mantenere tanta famiglia , e di edu-
carcpia figliuolidi quclli , che poteflero alle*
vare ; ed dfendo da
qucllo iftefifo fcrittore que
tali
veneracoridegl idoli riprefi , che lafciati
in potere di coloro i loro
parti , che poteflTcro
infegnar loro il male , agevolmente fi puo co-
nofcere , che nel
quarto fecoio ancora i fedeli
crano diligentiffim j nel conlervarc neli alle- ,

vare
CRISTIANI .

vare , e ncl ben ed LI care la prole , ch era loro


concedutada Dio . Era ella frattanto l;i cariti
de Crilliani verfb i loro figliuoli si pura , e s\
grande, che febbene provavano part/col ar go
dimento , mentre gli aveano prefenti , e ofTer-
vavano, che da loro faceanfl fingolari progrcf-
fi nella virtu , nulladimeno godevano oltre
mifura , s erano loro tolti per motivo di rcli-
gione dal fcno , e vedeanli valorofamente com.
battere contro la empieta , e la fuperftizione *
e foffrire per P amore di Gesu Crifto crudelif-
fimi flrazj , e patimenti . E per tralafciare le
fante Felicita , e Sinforofa e
quella illuftre
,

donna, che feco all adunanza condufTe il fuo


figliuolino per efTer anch egli ucclfo pel Re-
dentore (^i) delle quali abbiamo parlato altro- Vide
(a)
ve , bafta ibltanto , che defcriviamo cio , T. /.p. 145.
che avvenne nella Numidia verfo P anno du-
genteflmo cinquanteflmo nono focto Valeriano
Impcradore Erano gia (lati pref] da gentiii ,
.

e condannati ad un nojofo efllio fanti Vefcovi i

Agapio ,
e Secondino, ma
ficcome non fu di
quella pena contenta la crudelta de tiranni ,
fu a fitelliti ordinato , che dall efilio foflero
alLtcitta principle della Provincia
ricondotti,
per eflere privati di vita . Giunti campion! i

del Signore aquel luogo , dove eranfi fermati


Jacopo , Mariano, c 1 autore degli Atti dej
loro martirio , fiirono da quefti con
partico*
lari fegni di carita alloggiati nella cafa loro,
dove Itudiaronfi di confermare nella fcrle i
CrilHani , ch erano concorfi per vifiturli. Par-
titi che furono i lanti Vefcovi , lafciarona
Jacopo , e Mariano coir eiempio loro tan to-
inn ammati dal deliderio di fpurgere il
fangue
loro pel noflro Divino Maeltro che fcorge-
,

A 3 vanfi
6 I) E* C O S T U Af I

vanfi ne volti loro evidenti contrafcgni del- i

breve doveano acquiftare .


gloria, chc
la in

erano fcorfl due che fu attor-


Appena giorni ,

ni*ta da foldati la cafa di quefti due illuftri

trasferiti da Mu-
campioni del Signorc , i quali
a Cirta ch era la capitale della Numidia
gua ,
,

dimoftrarono i! loro valore , c fecero conofccre


a nemici del Criftianeflmo, quanto fla grandc la
virtu del Signore , e quanto forte 1 ajuto 3
ch fomminiftra a fuoi iervi e per combatte-
ei
*e 3 e per vinccrc . Imperciocchc Jacopo ,
become era avvczzo a foflcnerc fomiglianti af-
faki poich^ avca fofferto i tormenti fotto De-
,

eio crudeliffimo perfccutore della Fede , tofto .

chc fu interrogato , chi egli folfe,e qua! grade


occupaflfc ; rifpofc ch cgli era criftiano ,
c che
occupava grado del Diaconato nclU Chiefa .
il

Fu quindi fottopofto a fieri , c mai piu ne ve-


duti , ne uditi fupplizj Mariano , per aver
cgli detto, fecondo la veritk , ch* era folamcnte
Lettore .
Lnperciocch comando il crudele ti-
ranno , che foffe il valorofo campione del Si
gnore fofpefo per le dita groHTe delle mani , af-
!

flnch^ fentifle maggior tormento portando co


pollici pefoditutto il corpo.Anzicche furon-
il

gli Icgati ancora a picdi da* manigoldi gravif-


.fimi pefi , quali faceano
i si , che gli fi
slogaf-
fero le fcompaginaffc laj
membra-) e gli fi

macchina tutta del corpo . Ma quanto era egl


tormentato , altrettanto godeva, e nc rende-
va grazie al Signore , chc gli fomminiftravs-
forza di foftencre si atroce iupplizio con pa-
;sicnza. Fu quindi il Santo Mart ire trafportato
alia prigione. Ma venne finalmcnte il
giorno de
trionfo di Mariano , nel avendo h
qual giorno
madre di lui vedmo , ch egii gi^i era fpirato ,

c glo-
DE* PR1MITIVI CRISTIAN1 .
7
fuo marti-
gloriofamente avca confumato
il

rio , come la madrc de giovani Maccabei


(<0
, ( a)

proro grandiffimo godimcnto , e congratulotfi Rmnart.


fcco medcfima , pcrciocche vedeafl degna di
abbracciarc 1 eftinto corpo del fuo fig/iuolo co
me gloria delle fue vifcere . Cosl era ardent-
la carita de pii genitori criftiani verfo i loro E-

gliuoli , cheaveano allevati nel grcmbo delli


fanta Chiefa .

II. Non era minore


la carfti , e la venera- Dell a-
2ione , figliuoli dimoftravano
chei verfo i loro mor de
non fclamentc f
parent!. Imperciocche li
trat--J"^*

tavano con rifpetto , e con amore , ed erano ^


*
loro di follievo , ma fl fludiavano ancora di
fecondare la volontaJoro , purchenon avef-
fcro comandato cio , che fofle contrario alia
volonta del Signore . Che fe aveano la difgra*
zia di vedere i loro genitori involti nelle tene-
bre del gentilefimo 5 portavano loro del ri
fpetto , ma non gli afcoltavano, fe comanda-
vano alcuna cofa , che foffe contraria alia vera
religione . Anzi ,
avendo eglino faputo , che
uno degli effetti della carita criiliana verfo il

prom"
mo e lo ftudio d iflruire i
proffimi ,

e di rimuoverli dall ufavano ogni crrorc ,

opra , e diligenza per far loro conofcere la ve-


rita , c per indurgii.ad abbandonare la fuper-
ilizione della idolatria Per la qual cofa S.Giu- .

HinoMartire nella fua prima Apologia (^), (b) N.I1L


egli e , dice 3 uno de noftri doveri 1 infegna- 4; p.
<

re agli altri i noftri dogmi , perciocche temiii- Vener.


mo di dover rcndere conto al Signore de pec-
cati commcfli dagli altri per ignoranza della
vera fede . Neprincipj del terzo fecolo del-
la chiefa , efsendofi fparfa per la Citta di Car-
taginc la vocc , che S.Perpctua in brcrc dovea
A 4 cfferc
S !>1
5
COSTUM1
eflere condannata a morte, poiche dimoftraVafi
coftante nel confeflTare di cffere , e di voler mo-
rire criftiana ,
il
padre di lei , efiendo gentile,
portatofi alia
prigione , prego di abbando- la

nare la noftra fanta religione , e di non ifver-

gognare la fua cafa con foffrire un generedi


morte , riputato obbrobriofo da ciechi genti-
li ,ed acciocche potefle agevolmcntefedurla,
cosl imprefe a parlare Abbi , o fjgliuola , :

,, pieta
della mia vecchiaja, muoviti a com-

33 paffione di me , fe pure fono io degno di ef-


33 fere chiamato tuo Padre . Sc ti ho io alleva-
33 ta ,
e quafi colle mani mie fatta giugnere
33 a quefta eta, fe ti ho preferita a tutti i tuoi

33 frateili ,
non mi recare quefto st grande ,
33 e per me intollerabile difonore . Rammen-
tatide* tuoi frateili , guarda la tua madre ,
33 e la tua zia , abbi pieta del tuo figlitiolino ,
3, il
quale non potra vivere , fe tu farai pri-
vata della vita .
Deponi una volta cotefta
tua animofita ^ e confldera , che fe morrai ,

33 cagione dello ilerminio della noftra fa-


farai

miglia . Imperciocche niuno di noi avra T


33 ardimento di comparire alia prcfenza de
3J cittadini , e di parlare con effi , fe tu farai
11 uccifa dal carnefice . Cosl diceva cgli
baciando mani della fanta , e buttandofi ai
le

medefima , e lagrimando , e chia-


piedi della
mandola non gia fgliuola , ma Di-
flgnora .

fpiaceva oltre raodo alia valorofa matrona ,


che di tutta la fua cafa il folo
padre di lei
vecchio, come era, non doveffe godere, fe
ellafofle ftata condotta al ma
fupplizio : ri-
}
cordevole dc comandamenti de! noflro Reden-
tore, cheordinadi obbedire a lui e non agli
,
uomini , confortandoio , iftrucndolo , gli
rifpo-
rivi CRISTIANI .
5?

rifpofe :
,,, Succcdera. in quella catafta o ,

iuogo cminente nella piazza , dove fono


,, giudicati i rei , cio che Iddio difporra di
5, rne fua ferva. Poich6 noi mortali dobbia-
35 mo rimetterci alia volontii di lui , ch* e
55 regolatore del tutto
il . Fu ella
poi di
condotta d avanti al giudice , e interrogata ,
fe era feguace del Crocififfo , liberamente re
plied di effere criftiana, nulla cnrandofi dclle
lagrime del fuo padre , che quivi fi trova-
va prefente , ne della fanciullezza del fuo
figliuolino , ch eralc mentovato dal giudi
ce . vecchio padre temendo , che
Allora il

ella non foffe condannata al fupplizio, procu-


ro di farla fcenderc dalla catafla , la qual cola
cffendo data offcrvata da liariano Procurator^)
ordino , ch egli foffe pcrcofso col la verga .
GrandiiUmo fu il dolore , che provo la fanca
Macrona allorchc vide percoffo il vecchio fuo
genitore 5 ma ftette con tutto cio forte nella
uia confeffione , e fu condannata dal ^^ piudice
a e(Tere sbranata daUe fiere (<0

V
Neeli
S
*~^
J
Filippo Vefcovo di *^
atti ancora di S.
*^

Eraclea leggiamo (o) , ch effendo ilati trafppr- St.


tati perordine del Prefide i libridelle Sacre_? .A^orV S5.

Scritture al foro,per effere quivi dati alle fiam- ^- MM - v<

an 1
me e trovandofi egli attorniato da alcuni fe- Ton
- -
>

>
>J-

deli , cosl imprefe a par are : Udite voi , o


I
(b) N.v.
cittadini di Eraclea, o fiate Giudei , o Paga-
ni , o di
a, qualunque altra fetta , e religione,
e riconolcete
fegni degli edremi del futcro
i

,, tempo , fecondo cio , che infegni Paolo


Apoflolo , dicendo Kguelaji / ira di Dio
:

9>
dal Cielo
fopra tutte f ewpietd , e le ingiu-
3> flizic degli uomini . Imperciocche vennc il
fuoco ancora fopra Sodoma per la empiet* ,
e
10 X> Z C O $ T U M I

c per le fceleratczze degli abitanti ; accioc-


5
che gli uomini temendo la pena de So-
j, domiti , fchivino la ingiuftizia , e cercando
,, colui , che punifce , a lui fi convertano , e
fieno falvi . Ma perche non fofle creduto da*
5, mortal! , che i Sodomiti foLuuente i quali ,

abitavano ne luoghi Oriental! , Iddio abbia


difpoflo , che foifero inceneriti ; voile egli
che nellaSicilia ancora , e nella Italia foffe-
,5 ro puniti miracolofamente colle fiatiime gli
5, fcellerati . Poiche in Catanfa fubito dopo 5
,, che dagli abi/Ti fgorgo grandiflima copia di
acqua , e innondo gran parte dell ifola ,
fcefero la flamme dald elo, e flccome Lot-
5, te colic fue figliuole , perciocche era im-
35 mune dalla colpa, fchivo il pericolo , cosi
3, due Vergini allora pure furono dal comunc
35 incendio liberate , e fcbbene la tardanza__3
35 potea eflere loro di grave dan no , con tut-
55 to cio jprocurarono di falvare la vita al loro

3, dccrcpito genitore . Per la qualcofa avendo-


lolevato di pefo, mentre
impcdite daf foa-
ve carico non poteano affrettarfl , c ufcirc
,, dal pericolo, furono circondate dalle fiam-

me,e fi videro vicine a effere bruciate vivc .


Ma non pcrmife gia il cleraentitfmo egli
noitro Signore , Dio Gesu Crifto , che
e
perifse un si
particolare efcmpio di amor fi-
liale
Comparve pertanto c^li al vccchio ,
.

c alle
3 >

vergini ; onde fu cofa facile il cono-


fcere che a coloro , che
pcrirono per lo in-
ccndio ,nonmanco Iddio, ma il merito.
Fu adunquc aperta immantinente la ilrada
alle pic
donzclle , e ritiratad la fiamma
, Ja-
che liberamentc
paffalfero . Tanto
"
,
[cio
fu il merito dclle fantc tanta
5>

vergini , la

vir-
PR1MITIVI CRISTIAN1. Il
virtu del la picta loro , chc il fuoco medcfi-
9 ,
mo dovette ccdere , c prelhr loro oflcquio,
erevercnza . Ma quantunque
foflc fingo-
3
lare 1 e la pieta , c la carita de figli-
affetto ,

noli criftiani verfo loro genitori , ancorchi


i

idolatri ; con tutto cio non erano fovente_j

corrifpofti, ondc invece di provarc gli


cffctti

della loro carita, e benevolenza , erano cru-


delmente diferedati (4)eaccufati a Prefidi
dellc Provincie , affinche o rinncgafTcro Cri- .iv.

ilo , che avea loro infegnato i


giufti doveri dci
figiiuoli vcrfo il padre ,
e la madrc, o foflero
barbaratnente flraziati , privati di vita .
Quindi e, chc Tertiilliano ncll -Apologetico
iittefta, che verfo la fine del fecondo fecolo,

quando tgli fcriveva , giornalmente erano


iftefli loro familiar! aflediati i Criilianr,
dagl
c opprefli nelle loro adunanze , e fevcra-
nieme cruciati (6) .
Origenc ancora nel i. libro
p.
contra Celfo Epicureo (c) racconta , che il
Scnato Romano , che gl Imperadori in varj
tempi , chc foldati, i popoli , c gl iftefli ge-
i

5
Ditori dc fedcli aveano cortro di loro cofpira-
to , flcch farebbe ilata oppreffa la noftra fanta

religionc , fe non foile data fodenuta da


una
virtu alia umana fuperiore . Arnobio final-
rnerte nel ftcondo libro contra dc gentili (tf) p (<i)

cosi fcrivc : Non vi ha nazione cosl barbara, *&*


l
5,
e coslalienadallamanfuetudinc , che non 5

flafi , per la virtu del Rcdentore , fpogliata


9) dclla fua fierezza , c non abbia fentimenti
j, di umanita e piacevolezza ; e febbcne voi
,

j, gentili ptrfeguitate a mortc i feguaci di


queiia legge , c dottrina , con tutto ctp
3) crelce giornalmente il noftro numero ad on^
.ta ielle rpflre minaccc , q de toraiend , co
12 I> fe C O S T IT M 1

quali ci lacerate . Non paventano i fervi 1

5>
fupplizj preparati loro da^padroni ; v.ogliono
piuttofto lemogli effere abbandonate, da lo-
ro mariti , che r/nunziare a Crifto, e i fi-
gliuolinulla curandofi della eredita paterna,
5

5J mantcngono illibata ne loro cuori la y.era re-

ligione . Era in Cefarea nella Cappadocia


fotto P Impcro di Decio , o di Valcriario uii__3
fanciullo chiamato per nome Cirillo. Qiu-fti
febbene era n*ito da padre gentile , tuttavolta
avendo converfatoco fedtli, apprefe le mafllmc
del criilianeflmo
,
e corrifpondendo alia divi-

nagrazia, fece in pochiifirno tempo progreffi


cotanto maravigliofi nella pieta , che avea
fempre in bocca il nome del noftro Divino
Maeftro Gesu ; ficche ne per promefle , ne
perminacce, ne per battiture , che moke gli
furono date , fi lafcio mui fupcrare
dagp idofa-
tri, anzi foffriva egli tutto
volentieri,e fperava
di dovcr patire dell altro
per amore di quel
Signorc, che per noi era ilato barbaramente
confitto in croce. Frattan-to il
padre di lui mot
fo a fdegno , lo caccio via di cafa e proibl t
,

che gli foffe fomminiftrato cio , ch era necef-


farioper foftentarfl . Lodavano molti il crude!
genitore , e maiMvigliavanfl nello fteflTo tempo
della fortezza del
fanciullo, e della fede di
, !

lui , che abbondantemente di cofe


ma^giori ,
epiuutili lo provvedeva . Non pafsd gratt.,5
. ,
tempo, che fu di cio avvifato il giudicc di
^elarea ; il quale avendo a fc chiamato CiriU
lo procure di diftoglierlo dalla fana credenza .
,

giovanetto pieno di coftanza , non


I

pa-
ventando le minacce del tiranno ne muoven-
,
5
dofi per le carezze
, ch
erangli fatte , rifpoic
a fuggenmenti dell
iniquo Preflde lo odo :
DE PRIMITIVI CRISTIANI.
qualora fono riprefo pel
mio Redcntore .

fonodifcacciato da mio padre, faro ricevuto da


Dio Anzi che mi rallcgro meco medeflmo
.

vedendomi privato della cafa paterna , percioc-


che avro la forte di abitare in un alcra molto
maggiore, e migliore po- . Volentieri mi fo

vero , acciocche po(Ta godere dell eterne_j io

ricchezze Non temo la morte , perchc pre-


.

vcggo di aver a menare una vita molto piu


fe-

lice^neir altro mondo Adirato per quefhi rif- .

il fece fubito legare Cirillo , e


polta giudice ,

ordino, per provarlo, chc fofle condotto al luo,


go, dove era accefo un gran fuoco, acciocche
fo(fe bruciato . Ma avendo veduto, ch eg i non
fi era punto mutato , lo richiamo , e lo efor-

to a ravvederfi , e a obbcdire al fuo gen i to


re . Allora il
, fan to fanciullo
prefo maggiore
vigore , cosl imprefe a parlare
e :
fpirito ,

danno mi hai arrecato o tiranno . In va-


gran ,

no hai accefo il fuoco , e in vano hai arruotata


la fpada molto maggiore la cafa , che
. Ella e
dovro e molto piu abbondanti fon
io abitare ,
>

le ricchezze preparatemi dal Signorc. Brucia-


mi prefto , atiinche predo poifa io godere .
Avendo offervato il giudice , che Cirillo non
potea eflere fuperato , e che acquiftava mag-
gior coraggio, e a circoftanti , chc amaramen-
te per tenerezza piagnevano , rifpondeva :

dovete ridcre , dovete godere , dovete volen-


tieri condurmi al
litogo del fvpplizio , c non
lagrimare ; voi non fapcte in qual ciltd do-
vrd io abitare 1 comando 5 che foffe crudel- Dcll amo-
niente uccifo , come fu fatto dagli empi came- -rt degliuo-*
fici , con eftremo dolore de
riguardanti .
^

ni
III.

profellavano
Non era minore
alle loro mogli
1 affetto

,
, che
e le
i Criftia-

mogli aVg rf /
I ^^
"
il
i or o

loro mariti .
1
4 i> E e o s T u M i
loro mariti , di quello , che i
figliuoli
itravanoa lorogenitori , c i
genitori a* loro
figliuoli . Or Hccome queflo tale amore era__
cafto y e puro, cosi foventenon con aitro no-
mc er^nu le mogli appellate da* loro con for-
ti , chcdi /orelle
, c di conferve , come
leg-
giaino ne lihri, che Tertulliano fcriflTe alla_, -

.an"
fua *g)*(*) tcmeva deJIa Che fe i! mama
coftanza della propria conforte nclla
relfgione,
enellafoda virtu ^ che dee effere
propria del
criiirano , non (fjlamente la cfortava colle
pa-
rofe a effere fcrma nef
priraoproponimento 5
mafeavea abiifra di
comporre icriveale an* ,
r
cora de iibrf ,. lochc free i! fuddetto TertuL
liano , che ne* due librf di fopra mentovati ef-
pofe alia fua i
pericoli a quali farebi>efl
,
cfpo-
(la, ledopola mortedi paf-
lui aveflfe voluto
fareallefeconde nozzee prendere un marito ,

gentile . Ne afpettavano eglino il


pericolo .
Anzi che per confermarle
maggforinente nclla
vera virtu, non tralafciavano di
efortarfe a_^
olfervare pirntualmente le maffirae
infegrtatcci
tfaJ Redentare e a foifrire
, per Gesii Criilo i

L. m. & crudeliRacconta S. Ckmente Alef-


ilrazf .
j
H.ET.C.MK. la-rulnno appreffo Eufebio di Cefarea (fr) che
Pietro Principe
degli Apotoli ve-
duto che
fua moglfe era la
per la confefTione
dena ianta fede condotta da
carnefici al fuppli-
"o,
congratulofH feco medefimo , perciocche
eomprendeva , ch eragli toccata colei per
f>rte
, laquale in breve dovea volare alia
^de beatr. La ciiiamo
nome di
egli adunque pel
lei , e confolandola dolcernente le
,
^
donna ricordati del
Signore . Eufebio
opa di averrffcrito un fatto cost avventuro-
e feiice (Terva
9 5 che tali erano i matri-
inoni
*
PRIMITIVI CRISTIANI .

mon; ne primi tempi del criftiuneflmo , e che


tal perfetta dilezionc dc congiiigati .
era la

Non altrimenti erano dalle mogli amati i mari-


ti . E per veritu dimonrammo noi in altri luo

ghi , chc S. Giuftino Martire nella fua feconda


Apologia parlando di una donna , Ja qualc ef-
fendofi ravveduta delle fue in/quita , erafl con-
vertita a Gesu Crifto , e avea principiato a_j
menare una vita cfemplare , e vcramentc_*
criftiana , da chiaramente a divedere , che il

primo penfiere di lei dopo la converHonc fu


circa il ritrovare la maniera di trarre alia vera
credenza , e alia pieta il marito . Ma che Ic fu
corrifpofto malamente , perciocche il marito
rtiedefimo involto nelle tencbre del gentilefimo,
avendola accufata di eiser ella criftiana, procu-
ro ; ch ella foflfe non folamente fpogliata di cio,
che pofifedeva , ma che foflfeancora condotta
al fupplizio (4). Per la qual cofa fa d uopo
(a) N. if.
confe flare , che quelle efpreflloni di affetto de* p- Edit, 9*>

marid vcrfo le mogli loro , c delle mogli verfo in - J 747.


1mariti , che gli antichi noftri faceano fcolpire
nelle loro lapidi fepolcrali O) Vide
(t) , non provcni- A
1IJ *
vano , die da un catto e r pio amore. ,che lo- . ,
""

.. . , ,. . . tin t Chnit.
ro avea, per cosi dire,
legato gli ammi , *
jvea fatto che con pace abbiano coabitato 3
si ,

2 regolato la loro
famiglia , per molto tempo .
(mperciocche S. Clemente Romano , che fcrif-
lelafua prima lettera vcrfo la fine del
primo
lecolo della Chiefa , lodando i Corintj, i
quali
avanti la fedizione aveano vifTuto con tanta
pie-
:a 5 e modeftia unione , che ferviano di
, e

^fempio aile altre chiefe , cosi fcrifTe de do-


^eri de mariti verfo le loro conforti e dcllc
,

nogli criiliane verfo i mariti , ch erano addct-


:i alia meJefitna no lira religione : Eravate voi
fog-
I 6 J> E C O S T V Af I

Vefcovi e davate il d onrto


ibggetti a votfri ,

onore a* preti , e a vecchi , ed efortavate i


giovani a cffere onefti , c virtuofi , e le donne
a vivere ienza colpa , e caftamente , e ad atna-
re i loro mariti , fecondo cio , che le maflime
criiliane richieggono , afSnche iiando elleno
fotto la regola dclla obbedienza , oneftamente
attemieffero al
governo delia cafa , e con mo-
deftia poftaflero. Eravate pertanto tutti di
fi

un animo umile , fenza chc mai v infuperbifie,


e (Ten do piuttofto foggetti , che dcfiderofi di
comandarc ,
e di tenervi
foggetti gli altri , av-
vezzi a dare piuttoffo , che a ricevere, attenti
agP infegnamenti di Dio , e dilatati nelle vi-
fcere di lui , e avevate d avanti occhi del- agli
la mente patimcnti di Gesft Criita . Per
i
liu>

qual cofa godevate un ajtiflima pace , e ave


vate un grapdifiirao deflderio di
giovare agli
altri . Eravate
e fernplici , e vi di- iinceri ,

menticavatefacilmente delle ingiurie, e ave


vate in orrore , e in abbominio
qualunque dif-
fcnfioac , e tenevate come
fcolpiti ne* voftri
an ^J i divini comandamenti
(4). In quefla_^
ed unione viveano i
Corinth. B. pace ,
primi fedeli . Che
T F%
(e tra tutti loro re nava la
concordia , e ia pa-
"

S
CC molto P * r *% ella tra mariti , e le_>
oLt" ,

o>ul
mo mentre fapevano i loro doveri , e fc-
1

condo le mafTime del fan to


Vangelo fi regola-
vano . E per verita non
pud negarft , che fom-
ma fofle la cura de ianti Vefcovi che una
,
tai forta di unione non
iolamente fi mantenef-
fe ma andaffe giornalmente crefcendo
5 per-
fi confervaffe la pace nelle
famiglie, efoffe
e del Redentore da
niedefimi nemici delia
tede lodato, Qiundi
e, che fcrivendo
no con particolar cura
, la raccomandava-
BO
DE* PRIMITIVI GIUSTIANI * I J
3
no a loro colleghi
, popolo e al altresl . Ondc
Santo Ignazio Vefcovo di Antiochia , il quaie ,
come akrove vedemmo, lodo la carita , e la_>

pieta de fedeli di quelle Chiefe , alle quali in-


dirizzo F epiftole , ch egli fcrifle poco tempo
avanti il fno martirio, cosi dice neila fua let-
tera a Policarpo : Parla alle mie forelle , ed
elbrtale ad amare il Signore, e a dare col cor-
po , e collo fpirito obbedienti a loro mariti.
.Avvifa flmilmente i miei fratelli che amino ,

nel nome Gesu Criftq le loro mogli , come


di
il
Signore ama la fua Chiefa (a) S. Clcmente . ,

Aleflandrinoancora, che vifle verfo la fine de! p-,1 7 .T\I!


fccondo , e nel principle* del terzo fecolo ,
Opp.fr.
nel quarto libro
degfi Stromi cosi ragiona
A pott. Ed. :

E pure fantificato il Matn monio , che fi con- Lo J a -^


trae pel verbo , fe i 174tft
congiugati fi foggetta-
no al Signore , e ne portano il pefo nella cer-
tezza della fede . Sara anche bene,che il matri-
inonio non fi celcbri ne per la bellezza della_^
donna le ricchezze dell uomo ma
,^ne per j
,

per la virtu Fa d uopo , che le


.
mogli fieno
3
obbedienti a loro mariti , ftimando , che fia
loro dovere oflervare la
temperanza , e_^
1

la Dio . Per la e
giuflizia , la pieta verfo
qual cofa fcrifle elegantemente S. Paolo (^>):
( b)Ep. ad
che le donne attempate debbono avere un__>
lir.c. il.
fanto abito , ed eflere lontane dal calunnia-
re e dal bere molto
, vino, acciocche pof-
fano iftruir le fanciulle e che debbono
,

an\are loro mariti , e figliuoli , ed eflere


i^

prudenti e cade , e amunti della


,
temperan
za ,
e
avere cura della famiglia , e dimo-
manfuete , e foggette a loro mariti ,
flrarfi^
pcrche non fia beftemmiata la parola diDio.
Piuttoflq dice egli (c ^ Ep a<

, (0 feguitate la pace , e
B
j8 i>
R" C O S T U M I

con
la fantificazione
, tutti fenza la quale niu-
. In quefta giiifa vivca
(O Clem, no vcdra Signore (a) il

Jav. Strom, la maggior parte de Criftiani de primi fecoli


P-* 2 4-%- della Chiefa con edificazione ancor de genti-
dice TertuHiano , il cui
li ,quili , come
i

abbiamo altrove apportato , rimanevano


paflb
maravigliati , otfervando ,
die appena uno di-
ventava criiliaoo , die fubito mutava coftu-
me , e vivendo caftamente , facea conofcere
coll efempio , ch egli era feguace di Gesu
Crifto .
Deli am 6- T.T , i J5rj
meno amore de
t>

era ardente i fede-


. li verfo i loro fratelli , perciocche era regola-
oihrofra-ta&zllo Spirito del Signore . Per la qua!
ftcffo

cofa tanto erano tra loro uniti , e concordi 3


che parea che uno non fi potefle feparare_5
,
I

, x:ome coda dagli eiempj de


dall a!-ro figliuo-
li di Santa
Sinforofa, e della Santa Martire Fe-
lieita ,
primi de quali patirono fotto Adriano
i

in Tivoli , e jecondi fotto Antonino Pio in_ 5


i

Roma.Quindi nafceva lo ilndio di cercare i lo


s

ro vantaggi , e di
procurare , che fantamen-
te viveiTero e quando foffero fciolti da le-
,

gami di quefto corpo mortale , volaffero feli-


cemente al cielo per -godere queila perpetua , e
beata vita 3 ch e promeflfada Gesu Crifto Signor
J*. f*.-.*** r ,,^ ^
ancoralorc
6
e
n. vi* .
comun i
i combattimenti contra il nemico co
ap!id
Rwinart. p. munedell* uman genere in difefa della hoftrs
83. fanta rcligione , onde fcendevano infieme ncll
aaifitcatro, e infieme erano lacerati , e ftra-
ziati da manigoldi , e fcambievolmcntc fl ani-
9 alla a foffi ire per Criftc
fll<lvano e-
Xa,S. S m- oattaglia ,

^ morte CO Che fc i fratell/ o le forelle di


phorof/M. ,

c S.Felic. qualcuno de nofu-i vilmente cedeva alia cru-


M. I. c. delta de .tirarrai , non puo efprimerfi quantc
dolor
!>!: PRIMITIVI CRIST1ANI * I

dolor gli recaflcro .Pregavi eg!i con caldiillme


lagrime i! Signore , chc fi degnaflfe di avere uii-
fericordia di perdonare la colpa , e di
effi ,
e di
fominiftrar loro fuo divino ajuto , acciocche
il

faceifero penitenza del loro misfatto , e alia


Chiefa , dolenti , e ravveduti tornaffero (4) , (n) Upifh
e non ceflava di fupplicare finche non avea la_->
CeJerini ad
D la
confolazionedi vcderli reftituiti al criitianed- ^
,, _ , S.Uypr, bp. ,

ial era
nv> . amore fraterno de noltri mag- XXI Je 4 ^
p.
giori, i quali non contentidi averlo dimoiira- Ed. Oxon.
to c colle parole, e cogii effetti ,
volevano
ancora , ch-j tbflTe cfpreflfo fino ne manni ,

e faceano icolpirc nellc lapidi fepolcrali gli


affctti loro , e fignificavano quanta d:lpi.ici-
iiiento avefle loro recato 1 etTerfi i eparat i da
lor fratelli (&). (b)T.lll.
Ant.Chr.p.
u. j

B . II.
2-o * C O S T U M I

II-

DclU cant* de primi criftiani verfo


i loro projjimi .

Am*r de -m
/T g n tre Giuda penfava al modo di efe-

erio i loro
j

V
sm re il, , crudel
JL T JL *?. rt
.
tradimcnto del iuo
n- n.
divmo Maeftro , quefti ftando co
j t

fuoi difcepoli , e volendo loro dimoftrare la


nota , per cui doveano efifere diilinti dagli altri
uomini , tra molti ricordi che lafcio loro , uno
i

fu il
feguente , giufta il Vangelo di S. Giovan
ni : farete allora voi conofciuti per miei , quan-
do darete a diVedere a tutto il mondo di amar.
vi, e di eOTere uniti fcambievolmente
Queflo .

documento talmente rimafe impreffo negli ani-


mi dc noflri maggiori , che non fl trovava per.
fbna necriiliana , ne gentile, a cui non defife-
ro evidenti/Iimi contrafegni di una fpeciale di-
lezionc . Qi^indi e , che teneramente amavano
non folamente gli amici , e quelli , che ufava-
poloro qualche forta di umanita , e cortefla ,
ma ancora quegli altri , che H perfeguitavano,
c gli odiavano a morte .

II. E per dare incooiinciamento a que-


9
ilo
paragrafo dall amore verfo criftiani , fu i

cgli ccrtaipentc gr^nde , si e si manifefto a


tutti , che i ne rimanevano
gentili medefimi
maravigliati , fecondo cio , che racconta_>
Luciano Samofateno nel fuo empio Dialogo
intitolato il
Pdltgrino (4). Laonde Tertullia-
nel capo xxxix. del fuo
np Apologetico C&)
.rii. dice: Tanto e manifefto P amore che fcam
,

bievolmente ci portiamo , che alcuni eflfendo


PE* PRIM I TI VI CRIST IAN I . 21
invidiofi lo in mala parte e accu-
, traggono ,

fandoci dicono, vedete come fi amano , ( poi-


che gentili fi odiano tra loro ) e come vo^lio-
i

no morire Tuno per altro ( perciocchegl ido- 1

Jatri fono piu pronti ad ammazzare il proffimo ,


che a patire per lui ) . Lo fteffo aitefta Minu-
cio Felice nel celebratiflimo Dialogo intitolato
lir ajill
Ottavio dove ragionando de fedeli Cecilio
(<0
]

idolatra ^rimprovera loro amorc , che gli uni 1

agli alcri moilravano ,


cosi dicendo : amanfi
eglino prima quaii,che conofcarto. Atenago- fi

ra intfgne Filofofo Criftiano , che , come a!tro-


ve dicemmo , fiori ncl fecondo fecolo della
chiefa , volendo convincerc con argument!
chiari , e manifefli i noftri fieri 9
e capital!
perfccutori , oppone loro qual notiflTima ed
evidente cofa il difprezzo delle ricchezze , e_*
della prefente vita , e la fcambievole carita , e
che pcfc*3 p 53
"

dilezione de crifliani . (6) Noi, <//Ve,

33 chiilimo apprezziamo la prefente vita, e per


39 queilo
tale difprezzo delle mondane cofe af-

33 piriamo allafutura , che goderemo in cielo,


33 ameremo Iddio , e il figliudo di Jui , noi
fe
noi diifi , che amiamofino i noflri nemici ,
>3

33 come potiamo eflTcre condannati al fuppli-


zio 9 ? Recava grandi/Timo ilupore a* ne-
-

.y

della noilra fantafede il vedere, che ve-


i

nendo un criftiano di fuori , febbene quefii non


fofleftato mai conofciuto da* noftri, era nuila
di meno accolto da eili con incredibili fcgni di

godimento , e ricevea i
piu chiari contrafegni
ed era fovvenuto , fe ne avea bifo-
di aftetto,

gno. Quindi e , che mofli dall odio, e dalla in.


vidiagl idolatri , andavano empiamente fpar-
gendo , che i criiliani av.eano certi
fegni occui-
ci, e ignoti agli altri uomini, pe quali diltfn-
B 3 gue-
(a)Min. gucvano loro compagni i Per la qua! co- (<s).

Oft. p. 81.
ja a ne jj togljere qucrto pregiudiziale fofpet-
to, cos) loro rifpofe Ottavio appreflb Minucic
(b)p. 31*. Felice (i) : Non ci diftinguiamo per alcun.
5.5 occulti contraffgni , come voi penfate , m<

per la modeflia , e per la innocenza noftra .

5, Onde ci amiamo fcambievolmente , lo che a

voi difpiace,perche non pofliamo odiare niu-


,, no, e ci chiamiamo fratelli ^ come figliuoli
5, tutti di un Dio , come conforti della fleiTa

*
5, fede j
,
e come eredi della beatitudine t
(lefla .

.,, che fpcriam di godere . Impcrcrocche voi 3


5.,
o gentili , n^ vi am ate tra voi , ne ceflate
5, mai di odiarvi 5 ne vi chiarnate fratelli ,
fe fon cofpirate alia morte di qualcuno de
voflri proffimi ,, . E quanto al chiamarfi
frateili del qual titolo fa d uo-
, Ci
glof iavano ,

po notare , efTer ella grandiflima la fciocchez-


za , e la fcipitezza di alcuni uomfni i non
quali
badando a cio , che fcrivono imitano i
fettarj
de noflri tempi , e mettono un tal nome in_.j
burla, fenza confiderare , che non folamen-
te i fanci Francefco , e Domenico lo che e
,
noto a tutto il mondo , ma eziandio fanto
Igna-
zio Lojola , fcbbene Chierico
Regolare , in
una fua lettera fcritta a uno degli Eccellen-
tiflimi Signori Contarini 5 [ nella qua! let
tera , che fi conferva in una
cappella di quel-
la nobilifiima cafa , fi fottofcrive Frate
Igna-
zio ] e altri , che per
pieta , e dottrina fu-
rono adoprarono . Ma torniamo al
illuftri , lo-

x. noflro propofito
B
Atenagora nella fua Lega-
.

zione al
luogo citato (c) , avendo voluto
dimoftrare la cafita de fedeli del fuo
tempo
particolarmente verfo gli altri , che profef-
favano la ftefla fecondo
religione^ fcrivc :
PR I MI TI VI CRIST I AN I.
J
1>E

eta di ognuno , altri fono chiumati da noi fi-

gliuoli , altri frat^lli , altri padri . I minori


ibno appellati figliuoli , g!i uguali^fratelH , i

maggiori padri ;femine , fe fo-


come anche le ,

no minor! , fono da noi medefimi chismate fi-


fore lie , fe m.iggiori madri
gliuole , fe uguali .

Fra tanto gentili molfi dalPodio , e dalla in-


i

vidia, molte calunnie inventarono , a fine di


fcreuitarci appreffo il volgo e andarono
fpar- ,

gendo che ,
adunandofl i criliiani di notte tem

po, ccmmettevano infamita e fcelleratezze , ,

che la modeftia vieta di nominare ,


e contra i

principi congiuravano
. I nodri per liberarfi
dalle veflazioni , e per tdglicre una si pregiti-
diziale opinione conceputa da popoli contro di
loro , la qual opinione potea in qualche ma-
niera impedire la propag^zione del criftianefi-
mo 5 non mancarono di rifpondere fubito , e_?
didare a divedere a coloro ,
che congiurato
aveano a noitri danni ; che avendo Gesu Cri-
Redeiuor noftro comandato a fuoi di ama-
fto

re
i

il
/r s \ c
pro Hi mo 0?), non potcano i fedeli trala- p e j
i ! i W
,

fciare di moilrargli ogni maggiore attenzione ,


c di giovargli , fe le forze loro Jo comportava-
no Che nulla di male faceano nelle adunanze
. .

Che fi congregavano in un luogo non per ,

mttare di follevarfi contro il Principe, ne


per non eftere veduti ma per fare orazione, e ,

per dimpftrare la loro fedelta ai Signore , e per


promettergli tutti uniti infleme divivere fem-
pre caftamente , e di feguitar la giuiiizia . Che
Je adunanze , e lecene loro erano ^fgapi , cio^
carita , perciocch^ da c-ffe poteva_5
appellate ,

ognuno comprendere , quanto tra loro fi amaf- *


fcro , e quanto foffe puro P afFetto , che fcam-
A \ t

.bievolmente>ij profeffayano (A) . L^onde lo xxxl x. pag.


B 4 lleffo zij.
& E
*
c o s T u M i

Hello Plinio il Minore che ncl


,
a Bitinia con-
tro de noftri avca incrudelito , confefso nella
fuacelebre Jettera a Trajano(Y),cheadunandofi
L. x.
(a)

Ep. xcvu.
i crifliani
5 prendeano inileme cibo , nui par-
poteflfe recar nocumento
p. co, echc non
<j2j>. a vc-
5
runo . Era per tanto crefciuta la carita de cri
fliani verfo i lorocompagni a un fegno tale ,
che coioro, i quali aveano delle pofTeflioni , e_*
abbondavano di ricchezze, credevano , ch el-
leno foiTero a tutti gli altri comuni , ficche
apertamcnte diceano di non avere niuna cofa
di proprio . Qinndi e , che Luciano uomo mal-
dicente , c ncmico loro capitale nel fuo Dia-
(b) 1. e..
logo intitolato il Tellegrino (^) , dice : chc-j
. avtaci ferfiiafo II noflro primo legislator e di
efftre noi fratdli , ondc noi difpregiavamo
tutte lefacolta terrene , e le
ripittavaMo co-
muni. Per la qual cofa S. Giuftino Martirc-5
^
(c)n.Lxvn. ncl a ua
^
prim a Apologia (c), defcrivendo i
P . Srf. coflumi de fedeli dell eta fua attefta die da
,

quel tempo , che Gesu Crifto iilitui in memo-


riadella fua pafTione la facra
Eticarillia, eghno
tutti unitamente fe ne ricordavano e poten-
,

do ajutavanogli akri, cheaveano di bifogno ,


ed erano fempre infieme . Lo fteflb faceafl ver-
fo la fine del fecondo fecolo della Chiefa
,
quando Tertulliano fcriffe il fuo
Apologeti-
x
Anchcperlefacoltanoilrc, dice egli,
rj fiamo fracelli le quali facolta tra
, voi, o gcntili,
goaftano anchc fa naturale fratellanza. Adun-
que c0endo noi diuncuore, e di un anima ,
ftiraiamo comune tuttocio, che potted iamo.
Tutte le cofe fono comuni apprefso di noi , ec-
cettuatc le
mogli . Non altrimenti vivcano i
edeh del quarto fecolo della
Chiefa . E per
vero dire 3 Eufebio nel
primo libro della foa
Evan-
CRISTIANI .
25
Evangelica Preparazione (d) fcrive , che gran
x*
moltitudine di uomini , e di donne abbraccia- ?
vano ia noftra fanta religione , e volcano , che
foflero comuni a bifognofi le loro fufhnze,
e procuravano di trattare come loro fratelli
coloro 3 ch erano da gentili chamati foreftieri,
c pellegrini . Ma fe era fingolare T attenzione
dc noftri antichi nel fovvennire colle loro fa-
colta , e fofhnze i poveri loro compagni , mol-
to era maggiore lo fludio , che ufavano per
iflruirli , fe erano ignoranti 5 per richiamarli

al diritto fentiero , fe erano traviati , e per


dare loro animo di avanzarfl nella pieta , e nel-
le buone opcrazioni 3 fe moftravanfl bcne iftra-
dati nella religione, e nella fequela dclle virtu
. E
criftiane () quanto a quelli , ch eranfi
difcollati dal/a fana Dottrina , o dalla oflcr-
vanza dell Evangeliche leggi , per tralafciare
cio , che fcrive S. Clemente Romano nella fua 3c vir.
lettera a Corintje S. Cipriano nell eccel-
,
y
lente libro de caduti , c S. Giuftino Martire_j
nella feconda Apologia al numero fecondo ,

baftera folamente riferire cio che S. Dionifio


,

Aleflandrino racconta appreffo Eufebio Vefco-


di Cefarea nel feflo libro (c) della Storia Ec-

3, Stavano ~, dice c?li


clefiaflica : ~*
^^ ^ Ammone , <*

33 Zenone 5 Tolommeo , e Ingenuo , e il vec-

a, chio Teofilo avanti il pretorio, e avendo of-

fervato,ch era ftato condotto per caufa dlla


3, religione criftiana un certo uomo d avanti al

33 giudice,e che per paura flava egli per rinne-

33 gare il Redentore , gli faceano cenno di flar

3, forte nella fede , ftendcvano le mani al cie-

3, lo , %e varj gefli faceano , onde i circortanti

3, poteffcro intendere , che la debolezza di


3, quel fedcle rec.aya loro grancli/Iimo difpia-
ciaien-
I) K C O S T U -M I

3, cimento ,
c che com era loro Iccito , pro-
3, curavano di confortarlo , e di fargli animo a

3, foffrire tormenti , ch erangli


per Gesu i

33 minacciati dall iniqtio , e crudele tiranno.


3, Per la qual cofa , eflendo ilati veduti da
gentili ,. eglino prima di efTere prefi da ma-
3, nigoldi , fi prefentarono da per fe medefimi
3, d avanti al tribunale , e difsero di eflere cri-
Moltiffimi efempli a quefh foini
fliani .

glianti leggiamo noi nelle Iftorie , nclle opere


de primi Padri , e negli atti de Sand Martiri
apprcffo il Ruinarzio , che per brevita fiamo
coftretti a tralafciarc. Baftera folo defcrivere
cio, che Origcne riferifce .nel fuo libro terzo
contro di Celfo Epicureo O) : Egli e falfo ,
3, cosl e fcrive , egli e falfo , che macftri i

3, della divina dottrina procarino di trarre al


3, cfidianedmo i foli flupidi , efcimuniti, e
33 i vili, e glifchiavi, e le donnicciuoie , e
35 i
ragazzi . Sono coftoro chiamati , e vero ,
a, affinche diventino migliori , ma fono ancora
3, chiamati degli altri affai different!* da fimii
gente . Imperciocche Gtsu Criito , eflendo
Salvatore di tutti gli uomini 5 e raaHima-

Ep^dTim. " mentede fedeli(^) fieno eglino ingegnofi ,


! c. iv. v. 35 ofemplici, e anche propiziazione apprefTo il
10 -
padre pe noftri peccati , e non fohmente
,3 pc noftri , ma eziandio per quel di tucto il i

Cc)Joh.r. mondo (r) . Laonde ella e cofa inutile il ri-


Ep.c.U.v. fpondere alle parole di Celfo, che dice : I

e che
cofa e di male /
55
cffere erudito , e / I
avere coltivato ilproprio
3,
ingegno con frofon-
de , e dotte meditazioni e f e il
, , effere
j, comparire prudente ? come p^ljono 9queflc^y
3, cofi ripugnarc alia cognizione di Dio ? Non
35
giovanoforfepiti, enon conducono ma$gior-
menti
DE PRIMITIVI CRISTIANI. 27
1\
wente a conofcere la verita ? Machi dice
che fla male 1 effere emdito ? Anzi noi altri
criftiani confefilamo , efier ella una via alia
virtu la dottrina ,
c la erudizionc; e nc
5, meno fapienti della Grccia darebbero tra
i

gli eruditi luogo a.coloro , che ammettono


53 perverfi dogmi . Ghi nega inoltre , che fla
5, bene il coltivare con erudite meditazioni il

3, proprio ingegno ? Ma quali fono le ojiti-


5, me meditazioni , fe non lo fono le verc ,
3, e qtielle , ch eccitano a feguitarc la virtu ?

5, Ella c ancora bucna cofa 1 eflere prudente ,

5, ma non gia il
procurare di comparir tale ,, .

Veggiamo per altrociojche Celfo aggiugne :

j, JVon vfggiamo dice egli , / ciarlatani 3


,
i

3, quali ffacciano le loro inezie per ie piazze y

jj accoftar/i alle adunanzt degH uoniinifavj , c


35 prudenti ,
e
quivi vender e le loro frottole :
5, ma dovunqne vedono aduxati ragazzi ,fervi
c
59 perfonc fciocche , Idfonofoliti di accoflarfl
cercano da loro fl&ufo . Or vcdi come
5, e II

5, coflui ci calunnia paragonandcci co ciarla-


j, tani , che vanno o vendendo
cantando ,

5, le loro frottole per quali fono


le piai-ze. Ma
_
mai le noilre inezie ? qual cofa facciamo O
a quelle , che fono fatte da
5,
npi foinigliante
ciarlatani ? Non fiamo noi foliti
3, per avven,-
3, tura di leggere i libri facri , e di
efplicare
le lezioni , che facciamo nelle
3, adunanze, e
5, di promwovere la
pieta verfo Dio , e la vir-
3, tu ne* popoli , e di fare si , che niuno di-
35 fprezzi Tonnipotente Creatore dell univer-
fo , e che tutti fieno lontani da cio , ch"e
3, cortrario alia ragione ? E avrebberofenza_3
53 fallodefiderato gli ftefli Filofofi di congre-
gare molti a i quali udiflero i loro difcorfi
35 cir-
!>
C O S T U M 1

circa P onefto . Lo che fecero alcuni Cinici,

3, i
qualipubblicamente alle perfone , che
3, a cafoin qualche luogo fi adunavano , era-

,, no foliti di ragionare delle loro opinioni . E


3, che ? ardira egli Celfo di paragonarc a ciar-
latanicoloro, i quali non infegnano agli
99 eruditi, ma ccrcano degli uditori ne trivj ?
3, No certamente , eflcndo cofa degna di uiu_
3, uomo ben allevato, e onefto Piftruir 1 igno-
3, rante . Che fe non debbono eflere incolpati
coloro , che cos! operano , come potranno
eflere derifi ,
e maltrattati i fedeli ,
de qua
li fono alTai e piu giovevoli di gran
migliori ,

lunga gl* infcgnamenti ? E per vero dire , i


3) Filofofi pubblicamente infegnando , non._j

ifcelgono i loro uditori , ma ammettono


3, chiunque a cafo fi avvicina per afcoltarli ;
3, laddove i criftiani , avanti di afcrivere qual-
3, cuno tra loro compagni 5 o uditori , efa-

3, minano lo fpirito di lui , o privatamente lo


3, informanodella verita della religione. Che
fe cflervano , che quefto tale fa del profitto

3, e perflfte nella determinazione di avanzarfl

j, nella virtu , e nel vivere oneftamente , al-

3, lora volentieri lo ricevono , e gli affegnano


39 quell ordinc , che gli e dovuto, ammct-
9
3, tendolo o tra catecumeni , i quali da poco
tempo hanno cominciato a credere , e non__j
3, fono ftati ancor battczzati , o tra quegli aU
3, tri , che, quanto le forze loro comportava-
3, no , hanno dimoftrato di perfeverare nel lo-
3, ro proponimento , e di non voler altro , fe
3, non che cio , che piace a* criftiani . Tra
3, quefti fono deftinati alcuni , i quali efamini-
no coftumi
i e cerchino di
, fapere la vita di
5, coloro , che fi ammettono al noltro ceto ,

affin-
DE PRIMITIVI CRXSTIANI ..

affinche trovandofi qualcuno reo di qualchc


fcelleratezza , (la egli privato della Ecclefla-
(lica comunione , e veggendofi gli altri at-
tenti a fervirc il Signore , iieno abbracciati
con carita 3 e colle efortazioni , e cogli
efempli divengano di giorno in giorno mi-
e il modo , che tienfl con-
gliori . E quefto
tinuamcnte da fedeli contro de cattivi , c

fpecialmente contro di quelli , che fi danno


35 alia libidine . Or il puo egli foffrire , che i

Roitri, quali fonodiligenti nelPiftruire , c


i

nel mantenere nella virtu i loro compagni ,


fleno da Celfo paragonati a ciarlatani ? La
35 fcuola de Pittaeorici riguardando
o come_?
*-f
t

55 morti coloro, che abbandonavano la dot-


35 trina del fuo primo iltitutore , fabbricava
,, loro de cenotafj ,
ovvero de fepolcri vuoti;
,, e i criiiiani piangonocome perduti, e morti
,, que difgraziati , quali ibno caduti in qual-
i

5, che grave peccatOj e veggendoli poi rav-


3, veduti , li conflderano come rifufcitati ;
febbene con cautela, e molto piu tardi gli
3, ammettano alia comunione 3 di quello,che fu-
3, rono per la prima volta ammeflTi al noflro
ceto e gli efcludano da ogni
;
dignitk , CLJ
3, prefettura Ecclefiaftica , per aver eglino
profanato, cadendo nella colpa grave, il fan-
3, to battefimo ..... Adopriamo noi adunquc
ogni diligenza , affinche il nodro ceto cofti
uomini prudenti.
di
III. Ma
poiche abbiamo pocanzi detto , che
granditfima era la pieta de noftri maggiori ver it vejfo
io i fcdeli
bifognofi , fembra eflTer eila oppor*
tuna cofa , che brevemente dimoftriamo
,

quali foffero 9 e a qual clafle appartenelfero le

perfone , die da loro erano fovvenute . E in


primo
2O B C O S T U M f
I>

debbono effere mentovati i chie-


primoluogo
rici, quali effendofl fpecialmente
i confacrati
al culto 3
ealfervizio del Signore , ed eflfendo
dcdinati al miniilero del facro altare , e noru*
potendo percio attendere negozj fecolarefchi,
a
doveano efTere foftentati dagli altri . Erano
eglino pertanto mantenuti colle oblazioni , che
da criftiani faceanfi alle chiefe , talche no n_^>

mancava loro ne il vitto , ne il vefHto , poiche.


altrimenti farebbero ftati coftretti a girare per
procacciarfi da vivere , la qual cofa non parea
conveniente allo ftato , che profeflfavano .
Quindi e , che San Cipriano Martire molto fl
maraviglio di un certo Geminio , il quale ef-
fendo profUmo a morire , dichiaro tutore de
fuoi figliuoli Fan (lino Prete onde cosl fcriffc :

Ep. .1
al clero , e alia
pJebe de Furnitani (4) . ,, Egli
tv
.p. 3) e qualche tempo, che fu ftabilito in ua,j
i.EJ.Oxon. J5 concilio che niun chierico , o miniftro del
,

Signor Iddio fofle dichiarato da qualflvoglia


a, perfo-na nel fuo teilamento tutore , o pro-

curatore , perciocche tutti coloro , quali i

3, fono am meffi nel clero , e fono onorati col


1
33 divin facerdozio debbono fervire a
, fagri-
3, fizj 3 e all attendere alia orazio-
altare , e
3, ne- . E per vero dire troviamo noi fcritto
,3 nelle facre lettere , che niuno di quelli ,
33 che militano a Dio , deefl intricare negli af-
33 fari fecolarefchi
acciocche poffa piacere a
,

33 quel Signore , da cui e flato approvato . La


33 qual cofa efTendo ilata detta di tutti , quanto
a, mcno debbon ichierici lafciar/i flrignere da
9

lacci del fecolo , i


33
quali chierici effendo oc-
53 cupati nelle divine , e fpirituali cofe , non
3, poflfono attendere agli atti fecolarefchi , ^j
33 terreni , con ricedcre daJla chiefa ? Anzi-
chc
PJIIMITIVI CRISTIANI.

3,
che avendo Lcviti nell antica legge ofiTer-
i

,
vato quefta religiofa ordinazione ...... che
3, prefentemente ancora fi offer va nel clero ,
non e ragionevol cofa , die i chierici fieno
3, levati dal fucro miniftero ,
e f?eno obbligati
3, agli uffizj fecolarcfchi ? ma fi contentino delP
3, on-->rc di efferc ammeffi , chc tra fratelli
vivono colle oblazioni , e ricevendo quafi le
3, le dccime de trutti, non fi fcoftino da fa-

crifizj ,
e dall altare
IV. Non minore fu la carita de primi cri-
ftiani verfo coloro , ch erano ftati prefi ,
e
carcerati per motivo di relieione
b- Impcrcioc-
.
r
,
, , , , /-
.
i

che lubito , ch era fp.iria la fama ,


chc qualcu-
nodc nodri era ilato imprigionato per la con-
felfionc della fanta fede , concorrevano uomi-
ni , e donne 5 vccchi , e giovani alia carccre ,
e non folsinente raccomandavanfi alle
preghie-
re di colui , che conllderavano vicino al mar-
tirio , ma pagavano ancora i carcerieri per cf*.
fere introdotti alia prigione ,
e avere il como-
do di baciare le catene di lui ,
c di fervirlo , c
di fovvenirlo in tutte le neceffita , che aveffe
rnai avuto . Qu^indi e
, che Luciano fcrittor
gentile , il quale , come altrove accennammo ,
viflfe nel fecondo fecolo della chicfa avendo
,

offervato , quanto era grande la pieta de fede-


li verfo i carcerati ,
e parlando di un folennini-
mo, e fcelleratilfimo impoltorc , il quale avea
finto di effere Dia-
crilliano, cosl fcrive nel fuo
logo intitolato del!a morte del Pellegrino
Effendo egli in prigione 3 e aven-
do i crilliani creduto 5 che una tale Cftla-?****
3i mita fofle a tutci loro comune , non tra-

?, lafciarono cofa veruna, a fine di poterlo ibe- j

33 rare 5 e ricondurlo alle loro cafe . Ma poiche


3, videro,
32 I> K* C O S T U M I

videro , che non poteano conchiuder nulla J


determinarono di preftargli ogni fervitu , e
foccorfo con afllduita, e particokr diligen-
3, za. Avrefte adunque veduto fino dalla mat-
3, tina delle vecchiarelle , delle vedove , <L->

degli orfanelli venire alia prigione ; n fola-

3, mente quefli, macoloro ancora , che tra


3, feguaci di Gesij Crifto , erano di rnigliore
3, condizione , i quali talvolta corrotti i cu-
3, flodidella carcere a forza di danaro 9 cntra-
vano aconfolare 1
impoftore , daefli non__5
3, ancoraconofciuto e a pernottare con lui .
,

,,, Preparavafi di poi la cena 5 e leggevanii i


3, libri 3 che appreffo loro fono tenuti per fa-

3, cri . Che fe le limofine , le quali facean-


fida fedeli, appartenenti a quella Chtefa , a
cui fpetcavano confefTori del Siffnore
.*-
i
o j. noa..^

erano fufficienti per foftentarli, fcriveafl dal


Vefcovo , o da Sacerdoti di efla alle altrc chle-
fe , gara concorrevano apreftar ioro
le quali a

cpreito, e volentieriffimo qucgli ajuti , che


poteano maggiori . Per la qual cofa fcrive nel-
(a)n.Ill.
lo ilefib diaJogo (a) Luciano: Anche dalle
F 55^ 3, citta dell Afia vennero alcuni mandati da 3
3, crittiani
per ajutare il carcetmto , e per di-
5, fenderlo,
e per confolarlo ; poiche talmen-
te amano i loro
3, compagni , che moftrano
3, particolare allegrezza , allorche fi danno
33 loro delle commiflioni onde
fomiglianti ;

3, per ifpedirla in poche parole , non perdo-


3, nano a veruna cofa . Portarono eglino anch e
3,
mplto danaro all imprigionato Pellegrino ,
e in quefta
3, guifa gran frutto ne riporto egli
dalla femplicita di coloro
, i quaii credono
35
di dover eflere
s,
immortali, e percio difprez-
2ano non folamenre le fuilan^e loro ma I
,

33 ezian-
PKIMIT1VI CRIST1ANI .
I)K* 2

^ eziandio la morte . Era nato quefto lode-


voliflimo ufo fino da* tempi de Santi Apoftoli ,
e talmente erafi propagate nell eta fufleguen-
ti, che ancora
ne veggiamo le vcftigie si nelle
altre , come principalmente nella fanta Roma-
naChiefa .
Leggiamo pcrtanto negli Arti Apo-
flolici , ch
etfendofi prcveduta da
diTcepoli
abitanti Antiochiainla fame , che avrebbe

ridotta all ellrema anguftia la Giudea , <leter-


minarono di ibccorrere i Crifliani di quella
Provincia 3 e nniti inf5eme , contribuirono
quel tanto , che
fu loro poflibile , e
per Pao
lo ,
e Parniiba lo mandarono a Gerufalem-
me (4) Diooifio Vefcovo di Corinto , che
. S.

fiori net fecondo fecolo della chiefa , avendo


faputo quanto fi foffero fegnalati in quc-
,

flo genere i Romani , Tcrifle Joro la fe-

guentc lettera. , 5 Fin dal principle del cri-


ftianefimo avete voi avuto quefla lodevolc
,,,
ufanza di beneficare in varie maniere no- i

flri fratelli , e di ajutare moltiffime chie-


fe ftabilite in diverfe cittk mandando loro

,, larghe limofire . In Qiiefla guifa non fola-


mente follevate la miTeria de bifognofi , ma
foccorrete ancora i poveri fedeli , che fono
condannati a metalli , ritenendo fempre la
,, conluecudine , che avete ricevuta da voftri
,,, maggiori . Qu^ello iftcffo coftume e (lato of-
fervato dal voftro Vefcovo Sotcro , ne fo-
5, lamcnte c Ihto ofTervato , ma eziandio ac-
j, crefciufo, avendo egli fomminidrato copio-
famente il
bifognevole a fanti , e avendo
abbracciati con vifceredi padre i noftri fra.
telli , che fbno cofla venuti (^),, . Dimo-
ilravano pure i noflri antichi il loro affetto H>
E. cap
verfo i carcerati vifltandoli fpeflo a fine di ^ .

T*m*m. C
con-
34 D li C O T U M I

confolarli ,
e rccare loro qualche conforto ,
come coda da patfi di fopra defcritti di Lucia
no , e dalla letcera de Santi Martin di Lione ,
e di Vienna, riferita da Eufebio Cefatt enfe nel
CO c. ii,
quinto libro della
Scoria Ecclefiaftica (d) ,
p-iir. e da Tertulliano hell Apologetico il
5
quale
nel trentanoveiimo capo in quefla guifa ragio-
3*<
na(6): ,, Ognuno di noi ogni thefe , o quan-
3, do vuole^ e fe vuole, e fe pud , offre qualche
35 fomma didanaro. E non e gia egli coftret-

3,
to da niuno a dare,ma fpontaneamente fom-
,j miniftra cio,che gli pare. Tali oblazioni fono
3, come depoflti di pieta . Poiche non fi
fpende
3, ildanaro medefimo per fare de bancnetti ,
,^ ma per alimentare i poveri 5 e per fotterrare
3, i ftiorti ,
e per foftcntare i fanciulli , e !e fan-
3, ciulle 3 lequali fono prive di roba ,
e non >

,.}
hanno parenti che le manterigano , e per
3

33 foVvenire i vecchi 5 e i carcerati , e coloro ,


9
3i che fono condannati a metalli , e confinatj
33 alle ifole per caufa della religione criiliana ,

,3 efTendo queili alunni della loro confeifione .


Lo (leflb autore efortando i fervi del Signore^
che per la fede erano tenuti in prigione 5 e at-
tendevano giorno del loro martirio ^ a fare
il

orazione , ad efercitarfi nella pieta , e nel-


e
jib. ad la mortificazione , fcrive loro (c) . 5 , Tra_>
. c. i.
^ g|- a jj ment i ^ e }] a carne ^ benedetti marti -
3, ri , die vi fono dalla fanta madre Chiefa e
,

33 da ognuno de noftri fratelli fomminiftrati;


a, riccvete ancora da noi qualche avvertimen-
to 3 checonduca a pafcer lo fpirito . Poich^
j
3, non giova, ch eflfendo fatollata ia carne,
abbia fame lamente ; anzi che fe vien curata
3, la parte die conofciamo efler inferma , non
,

*, debfce certamente trafcurarfi e laguarigio-


33
DE* 1 RIMITIVI CRIST I ANt .
J
I *..-. 1? I__ 11 f ~J
ne , conforto di quelle cofe , che fono
e il

a raaggiori infermita , e debolez-


55 foggette
ze . Dalle quali parole ognuno puo age-
volmente comprendere , quanto foffero in_>

quella eta diligenti , e pronti i ncftri maggiori


5
di provvedere a bifogni de confeffori di Gesu
Criffo tenuti da gentili nelle carceripcrla fe-
de . Non altrimenti fcrive S. Cipriano nella
quinta EpiftoIa CO ,, Chieggo , dice egli ,
che .

non celfi la voftra attenzione ,


e la voftra oioa.
3 , follecitudine di procurare pace . Imper-
la

ciocch^ febbene i noftri fratelli fi dimoftrano


55 defiderofi , per 1 amore , e per la dilezio-
55 ne loro di vifitare, c di trattrre i confe(Tori,
i
quali fono gia ftati con gloriofi principj il-
Jullrati da Dio , con tutto cio deefi cio fare

concautela, e non gia con folia, c grande


concorfo del popolo 5 affinche non ne fia pro-
vocata la invidia de gentili , ne impedifcafi
in avvenire P
ingreflb nella carcere a coloro,
che poffono eflere a carcerati di confolazione,
e di follievo,
e affinch non perdiamo tut-
to volendo molto . Procurate pertanto, che
55 i fedeli feguano il noftro configlio , e che
55 con un temperamento tale, fi potfano vifitare
55 icarcerati con maggior flcurezza Cosl pu- .

re i
quali offrono il facrifizio nellc
preti , i

prigioni appreHb i confefTori , non vadano


55 molto uniti irjfieme , ma un folo col fuo dia-
55 cono a, vicenda
perche e la mutazione delle
35 perfone , e la diTomiglianza de volti fcema
3,^
fenza fallo la invidia . E nella Epiftola do-
dicefima (b~) . 3) Benche mi ricordi , dice
egli, (b) p. a?,
5, di avervi fovente avvifati di fovvenire vo- i

33 ftri fratelli tenuti in carcere da


gentili , per
53 aver eglino confeffato il Signore 3 tutta volta vi
C 2 53 efor-
J B e O S T U M I

eibrto di nuovo a procurare con ogni fludio,


ediligenza , chcnon manchi
nulla a coloro ,
a quali nulla manca per acquiitare la gloria .
E volefle Iddio,che la condizionc del mio gra-
do mipermettefleditrovarmi loro prefente ,
,,
volentieri ,e con prontezza adempirei verib

gl imprigionati
noftri fratelli tutti gli uffizj di
dilezione . Ma rapprefenti la vortra diligen-

35 za il mio uffizio, c faccia tutto cio , che


5

5S
deed fare verfo di que Santi
,
i
quali per la
33 divina degnazione fono ilati illuftrati con.j
tanti , e si gran mcriti di virtu , e di fede .

Era ancoratanto eccellente la pietk , e la cari-


ta de Criftiani verfo i carcerati di Gcsu Cri-
Ho , che aveano meftiere di effere rattenutia
non frequentare in tanto numero le prigioni ,
come cofla dal defcritto pafso diS. Cipriano
Che fe riufciva loro di entrar dentro le career! ,
gettavanfi tofto a piedi de confeflbri del Signo-
re,e ftrignendofegli al fenocon particolari fegni
di pieta , e di devozione , iilantemeiite prcga-

vangli,che di loro fi ricordalTero, e pregaffero


Dio , che fra poco gli avrebbe ornati colla co

rona del fanto martirio . Quindi e , che Ter-


tulliano nella celebratiflima opera indirizzata
(*) 1. xl. alia fua moglie (4) : come
potrai dice , fe tu
c.iv. la mia morte prenderai per marito un_-?
p.i<^l.
dopo
gentile , come potrai ottenere di frequentare
le carceri , e di baciar le catene de confef-
1
fori di GesuCrifto ? Mold efempli dell amo-
re , c della pieta de criftiani verfo i carcerati
leggiamo noi negli Atti de* Santi Martiri . E
per vero dire, chi avendo letto il capo primo,
c fecondo del libro
quinto della ilioria Eccefia-
ftica di Eufebio Vefcovo di Cefarea ,
non ha
ammirato la
diligeazade fedeli nel provvedere
di
DE PRIMITIVI CRISTIANI. 5 7
di tutto il
bifognevole i fanti confefiori di Lio-
ne, e di Vienna , e la coftanza loro nel pro-
curare di vifitarli, e di raccomandarfi alle_*
loro orazioni ? Eflendo ancora ilati prefl for-
to Decio infieme con Pionio Prete della Chic-
fa delle Smirne alcuni altri ,
e dopo un rigo-
rofo efame condotti alia prigione , ne furono
avvifati i criftiani , e
fubito apparecchiarono
cio , ch era neceffario per foftentarli . Non
avendo voluto confeflori di Gesu Crifto rice-
i

vere le offerte , che loro faceanfl da pii fede*.


li , e avendo detto Pionio, che
quantunque_j
avea egli avuto bifogno di moke cofe , con_j
tutto cio non avea mai incomodato veruno ,
irritarono i cuftodi delle carccri ,
i
quali adira-
ti, perche vedeano non poter ritrarre alcun
di

vantaggio dalla prigionia di que fervi di Gesu


Crifto li rinferrarono in una carcere piu ofcura,e
non permifero piu a noftri di recare loro ve-
run conforto O) . Lee^efi pure neii Atti de B
c s \K i
Ar
Rumarr. n. i
,
W
Santi Montano , Lucio , e compagni , che pre- Yr
*
/- 1C 11 r, i P*
li che rurono , e condotti alia prigione , feb* fq.
bene orrore di quel luogo , e la caliginc al-
1

tresl recava loro grandifTima moleftia , e tra-

vaglio , tutta volta furono confolati con celetfi


vifioni da Dio , e dipoi foccorfi da fedeli x i
quali venendo fovente a ritrovarli , e ajutan-
doli erano loro di fingolar ponfolazione (6). (b) Ibic!.
Ma lafciati a parte gli cfempli della pieta de pag.ioi. n.
noflri antichi vcrfo carcerati di Gesu Criflo , lv
i
*

e omai tempo , che fcendiamo a ragionare dell


amore che a vecchi , e alle perfonc deboli
,

dimoftravano , le quali non poteano procac-


ciarfi colic fatiche delle loro mani il vitto .
V. Siccome adunquc in ogni eta grandifllmo
fu il numero degl invalidi , o de ridotti a un
C tale
5 8 I) E* C O S T U M I

che colie fatiche loro


non potcano
tale ftato ,
anche f attenzio-
mantenerfi, grandiffiraa u>

de antichi nel procu-


ne , e la diligenza nqftri
e patfaife-
rare , che foflTero ben proyveduti ,
tanto di vita che loro
ro con minor pena quel ,

rimaneva. Per la qual cofa fcriflfe Tertulhano


(a)c.xxxix a Gent iii n el fuo Apologetic (4) , che le li-
P IZ *
da criftiani mentre fi adunavnno
mofine fatte
nella chiefa ,
non erano gia deftinate a far de
conviti, ma a mantenere i vecchi , e gli al-
tri fedeli , che non aveano modo di foilen-

tarfi . Che fe per la poverta delta non citta

erano fufficienti le oblazioni di una chiefa per


mantenere tali perfone ,
erano elleno fovve-
nute da fedeli delle altrc chiefe, le facolta delle
riftrette . Qu.indi e , che
quali non erano cosi
avendo intefo S.Cipriano , trovarfi in un 1 uogo
dell* Affrica un no mo , ch eOfendofi efercitatp

prima di farii criftiano nell arte comica , la_j

quale arte era da noftri avuta in abbominio;


duravadopo lafua converfione a iftruire in_j
quell infarne meftiere i giovanetti ( percioc-
che non gli erano baftevbli , come e andava_j
dicendo ,
le diltribuzioni della chiefa per man
tenerfi ) fcriffe a Eucrazio Vefcovq la feguen-
te lettera : Hai flicnato di confuitarmi ....
a, intorno all iftrione ,
il
quale e (Tended con-
vertito tuttavolta perfe.vera nel fuo ver-
,

gognofb meftiere , e facendo egii il mae-


3, ftro ,dottore non per iflruire , ma per
e il

guaihre e perdere i giovanetti , infinua


,

loro cio, che ha malamente imparato; e


mi hai interrogate , fe debba egli comunicar
3, -co fedeli . lo ftiino , che non convenga ne
3, alia difciplina del fanto Vangelo , ne alia
3, maella del Signer Iddio , che la verecondia,
e 1
PE* PR I MI TI VI CRIST I AN I.
5) e onor della Chiefa fi contain ini con una_
1

J>
si infame , e turpe contagione .... Poiche

eflendo proibito nella legge all uomo di por-


tare la vefKj di donna , ed eflendo dichiara-
j, ti che ofano trafgrcdir
maledetti coloro ,

queita legge , quanto maggior colpa fara el-


3, la adoprare non folamente i feminili abbi-
1

S3 gliamenti , ma i gefti ancora difonefti , e_j>

35 molli . Ne fi fcufi cgli , con dire di aver ab-


5, banclonato il teatro-, fe non ceffa d infegna-
,5 re agli altri il modo di rapprefentare nella_^
5, commedia. Imperciocche non puo crederfi,
ch di fare un si obbrobrio-
egli abbia ccflato
5, fo meftiere ,
fe ibftituifce in fuo luogo de-

3, gli altri . Che fe poi dice


di non aver modo
3, di mantenerfi , e va lagnandofi della fua mi-
3, feria , puo eflcre ammefTo tra poveri della
35 Chiefa , edeffere come loro a fpefe pubbli-
che mantenuto Ma fe la vollra Chiefa__>
. . .

3, non ha fufficienti limoflne per alimentarlo ,

,5 puo trasferirfi a Cartagine , e ricevere da


noi cio , che gli e necetfario pel vjtto , e pel
3>

veltito , e non infegnare in ayvenire la pro-


3>

33 feffione , che apporta un danno mortale agii

33 uomini .
VI. Ella e inoltre malagevol cofa il defcrive-
re con efattezza lacarita, e T attcnzione de
noftri maggiori verfo gl infermi . Impercioc
che non folamente andavano a ritrovarli quan
to piu fpeflp potevano , ma fomminiftravano
loro ancora tutto cio , ch* era neceflfario per
follevarli , e gli efortavano a foffrire i travagli
con pazienza 5 e adopravano tutti que mezzi ,
che fembrayano opportuni per la loro guarigio-
ne . Ne ritiravanfi punto da un tal efercizio
di pieta , e di mifcricordia verfo gli ammalati,
4 C an cor-
4o I) E* C O S T U M I

ancorchctemeOero, ch* effendo peftilenziale ii

morbo, potea loro apportare grand! ffimo de-


trimento . Anzi dimoflravanfi allora eglino
in queflo genere molto piu fervorofi , e dili
recare qualche fbllie-
gent! , purche poteflcro
vo a tribolati loro fratelli . Non iftaro io qui a
defcrivere i
paffi di S.Giuftino, di Tertulliano,
e di altriche ragionarono o general?nente
3

della pieti dc noftr! antichi verfo loro profli- i

mi, o in particolare [ come cofla dal libro


compoflo dal P. Teofilo Rainaudo della Corn-
pagnia di Gesu intorno al martirio per la peflc]

del defidcrio di giovare agl infermi ,


e del co-
flume di vifitare, di confolare , di medicare gii
da primi fedeli . Baftera folo il
appeflatiufato
riferir brevcmente cio , che racconta S. Dio-
nifio Vefcovo di AlefTandria de fuoi
Diocefani,
appreffo Eufebio nel fettimo libro della Storia
Ecclefiaftica :
Sono , dice egli , prefente-
3, mente ripiene di lament! le noflre contrade .

Tutti piangono , e
pel grandifllmo numero
de morti , e de moribondi tutta la citti
35 fembra che deplori il fuo lagrimevolifli-
,

39 mo flato Imperciocche, come fi legge nel-


.

le facre fcritture de
primogeniti degli anti-
33 chiEgizj tutti uccifi per caftigo in una not->

5, te , cosi ora per tutto fi fentono de clamo-

35 ri . Non vi ha cafa dove non fi veda qual-


,

3, cuno per la
pefle privato di vita . E Dio
33 volctfe ,
che un fob fi vedefle in ogni cafa .
3, Ma prima , che ci foflTefopravvenuta quefla
3, orribil difgrazia , moke agerbe , c aflai
33 gfavi calamita aveamo noi foffertc , Fummo
in
,3 primoluogodifcacciatidalla citta , e feb-
,3 bene eravamo noi folamente da tutti perfe-
?3 guitati 3 e fcacdati , e opprefli ; nulla
PE PRIMITIVI CRISTIAHI .
"

n no cclebrammo le fantc fefle . In qual u n .

qtie luogo noi fummo, tra molti , c gravi


travagli e nel campo , e nella folitudine , c
nella nave , e nella flalla , c nella prigione,
noi fummo come in untempio , e facemmo
,, le facre adunanze. Ma molto piu folenne fu
la fcfta , chc celebrarono Santi in cielo ,i

tofto , che confumarono il loro martirio .

Dopo quefli avvenimenti , fu ella tutta la


provincia affiitta fame, e per la gucr-
per la

ra , le quali calamita furono a noi, c a gen-


tiltcomuni. Ma fuccedette poi la pace , che
Gcsu Crifto Salvator noftro a noi foli fi de-
,, gnodi concedere Dopo. che noi refpiram-
, mo alquanto, infieme co noftri perfecutori ,
,, fopravvenne quella gran pefte , che riufci a
, noftri nemici fopra ogni cofa si terribile , e
atroce , che fupero la opinione di tutti .
, Non reco pero gran danno,ne fembro clla si
, fpaventofa a* noftri , anzi fervl di motivo da
meditare , e di efperimento , p pruova del-
la virti i di ognuno . In fatti molti (Ti mi fede-

,
li
per la fingolare ,
e ardentifTirna carita lo-
, ro , non curando la propria loro falute , cd
, efiendofi uniti infieme mentre liberamentc
>

, vifitavano gPinfcrmi , c procuravano di fer-


, virli , e di medicarli , furono efli pure for-

, prefi dal male , e gloriofamente terminarono


,
i loro giorni,avendo eglino volentieri foffer-
, to, chc TaJtrui male fofle in loro trasfufo,e in
, efli medefimi fofTero rapprefentati dolori i

, de proffimi . Ritrovaronfi ancora molti , i


5 quali avendo colla fervitu , chc aveano ufa-
, ta agli ammalati , reilituita la falute a

, parecchie pcrfone , dopo tante fatiche , c


, tanti pericoli , trasferendo in fc qucll^u*
mor-
4* 1) F. C O S T U M I
33 morce , che dovea toccare agli altri , te
33 minarono quefb penofa , e lagrimevole
9) vita . In quefh guifa ceflfarono di vivere g
33 otcimi noftri fratelli , tra quali furono a

33 cuni Preti , e Diaconi , e molti laici di 1<

33 devoliflimi coftumi , talche quefto genere .

33 morte per la picta , e per la carita loro fen


33 bra , chc pofl^ eflfere paragonato al mart
33 rio. Eglino adunque mentre fervivano ai
33 appeftati , e vedevano qualcuno vicino
33 fpirare 5
fi accoflavano con particolarifTin
33 contrafegni di affetto al luogo 5 dove e
33 giacera , lo efortavano a raccomandarfl
5
S3 Signore ; ch era morto , con
e fubito ,

33 pieta fingolare gli chiudeano gli occhi ,


e
33 bocca, edi poi fe lo mettevano anchc fill
e altrove lo
33 fpalle , trafportavano , dove
35 potetfero lavare il cadavere
, e finita quei
33 ceremonia lo veftivano , lo abbracciavanc
3, e finalmente lo portavano a fcpellire . M;
33 gentili fecero tuttoil contrarioIrnperckx .

33 chc gettavano fuori delle cafe coloro , c


erano tocchi da! male , o fuggivanli , a
corche foifero loro piu flretti 5 e piu cari p
3, renti , e nelle puhbliche ftrade morihon
33 gli abbandonavano , o veggendoli mor j

33 non pfavano di dar loro fepoltura , temen<


33 il
contagio ,
e di dover efler partecipi de
33 morte 3
la loro ul
che con tutta la diligenza
j, non
ta fu loro poflibjle di fchivare . Cc
?

egli . Tanta fu la carita de fedeli yerfo gl ir


fermi , e tanta la differenza dc coftumi de ge

/o 4 .
fq .Edl
Avea pertanto ragione Tertulliano di rir
Taur. proverare agli adoratori degl idoli la grand
verfita,che paflava tra loro , e i
feguaci di C
su C
DE*l>RIMIfIVI CRIST1AN1 .

u Crido dicondo: C*) Qjale infcgna noi TJ a ^ 1 * ac! *

v
fc non fela pritna fapienza , per
, portia-no , ^V
,
cn run ad.>riaim le op^re dellc altrui mani; y euct. an.*
i

,
1 aftinenza per cui non tocchiamo la roba 1745 .
,

,
dol prqfli no;la continenza, per cui ne manco
, ofla.iv> di contaminarci cogli occhi ; la rnife-

, ricordia, per cui ci pieghiamo a giovare a

, bilo^rufi; veriu , psr cui fappiamo fof-


la

,
frire la m^rte ? Chiunque vuol intenderc ,
:

, qua i fi^no i criftiani ,


fervafi pure di quefti

, indizj .... Voi ftefTi ne voitri colloquj fiete


, foliti di dire ; come mai quel tale , eHfendo
,
crilliano , e untruffatore , fe i criftiani non
, tolgono T altrui roba ? come puo cfler e si
, crudele , fe i criiliani fono tanto mifericor-
, diofi ? Cos! voi attcftate , che non fiaino ne

,
truffittori, necrudeli, mentre riprendetc
, alcuni , che menano una vita diverfa da^
, quella , che menano cotnunemcnte criilia- i

>
ni ,, . Che
qualcuno rnai dimandafle , co-
fe
ic aveffero tanto
coraggio noil-;i anrichi , e i

ome fenza punto ternere moltiflimi di loro


si
gravi pericoli
fi efponeflfero ; Sappia-j
gli ch erano di una fermiflima fede , e_j
,

,i una flraordinaria fpcranza , e di una ca-


ita
fingolare dotati ; e que tali, ch erano
i forti , e fondati nella virtu , erano anima-
con frutto da loro pa(tori a
difprcggiare la
i

none e a non
lafciarfi fuperare dalla pau-
,

a : onde
San Cipriano nel libro in-
fcriflTe
olato delta mortalitd Cb} Sebbene moltif- &)??*? :

K n rr j- c ut Edlt.OxoH.
, iimi appreno d: voi , o miei fratelli , abbia-
no foda la mente, e la fede ferma , e Fanirna
>

, devota , che non fi atterrifce punto per la


prefente peitilenza ,
ma come pietra forte ,
e (labile torbidi imped , e
rompe piuttofto i

i flue-
44 ;;> I? COSTUM*
3, i fliuti violent! del fecolo , invecc di ceden-
fuperareda loro ; ondc vince
e di lafciarfi
3,
cd e provata colic tentazioni ; nulla di m
no, perche ho io conofciuto , che fono alcu
,, tra laici ,
i
quali o
per la debolezza dei
animo loroo per la piccolezza della loi
,

35
fcde 3 o per ladolcezza della prefcnte vita
3>
o per la delicatezza del fcffo , o anche p<

k ignoranza della verita non ifhnno forti


3, e non dimoftrano una invitta cofhnza di an
33 mo , mi e par u to , che non fofle cofa da di f

3, fimularfi, e daeffere taciuta , affinch^ , quai


3, mediocrita , cc
to fara pofllbile alia noftra
3J pieno vigore,e co ragionamenti ricavati dal
facre lettere ficno rifcoffe le neghittofe Joi
3, menti ,
e chi ha cominciato a effere di Die
e di Crifto degno di Dio 5 e di Crifta
, fia

,, Bifogna adunque che colui il quale mili , -.

3, a Dio, riconofca fe fteflTo e ricordandc ,


i

3, di cflfere nel campo celeifle , non tema le


i turbini di
3, tempeflejC quefto mondo,avend
33 predetto quefti avvcnimenti, e avendo Crif
3, iitruito gli uomini , e dinioilrato ioro , cc
3, prepararli, e confortarli , la maniera
5 ,fopportare con pazienza lagucrra , la fanr
,, tcrremoti , e le peltilenze , che farebbei
i

,, nate in varie regioni . Da quindi il Sani


beliiiTimi , e utiliflimi avvertimenti al fuo pc

polo , e con forza incomparabile di eloquen;


rammenta loro i doveri del criiliano , e
eforta a non temere le tribolazioni, le mil
rie le difavvcnture fanno itrac ci
, , poiche
e alia gloria, e al godimento della vera , e pe
petua beatitudine .
Wf ci
^^
Eflendo eglino adunque flati, come p
volte dicemmo3 i noftri
maggiori ripieni
cari
DE PRIMITIVI CKISTIANI .
45
arita verfo Iddio ,
e il
proffimo , facilmentc
yeano compaflione dcgli -afflitti 5 e quelle^
efercitavano , onde po-
pere di pieta per loro
e comprenderfi quanto fofifero non folamen-
mifcrieordiofi , ma eziandio diftaccati dalle
e di quefto mondo . Or ficcome ordinaria-
lente avviene , che le vedove ,
e i
pupilli
bbiano bifogno di effere fovvenuti
percio fi- ,

o dagli fteffi principj del Criftianefimo una_,


elle principal! difpofizioni ? che furono fattc
5
la noftri maggiori , fu il
prenderfi la cura con
oro grave difpendiodi provvedere a bifogni ,

a quelle perfone , che non aven-


comodi di
o chi loro fomniiniHraiTe il neceflario foften-
amento , in una quafi cftrema
fl ritrovavano
liferia Per qnal
. cofa furono deftinati da
la

anti Apoftolia queilo impicgo alcuni , i quali


a)
ome racconta S.Luca negli Atti Apodolici ( (<i),

erano convertiti dal giudaifmo ; e poiche po- P


A ft c-
A
3 dopo gli altri , che provenivano da profeliti,

on ne furono affatto contenti , onde il lamen-


irono dicendo, che coloro effendo Giudei, non
)ccorrevano le vedove Greche, come erano fo-
tidi ajutare le Giudee 3 gli Apoftoli avendo
enfato non effer ella convenevol cofa , che_^
:bandonata la predicazione della divina pa-
Dla , da per fe ftetfi attendeffero a provve-
er le famiglie ,
e fpecialmcnte le vedove ,
le
uali aveano meftiere diparticolare afliftenza,
elfero , quanto piu prefto poterono , i fette

ripieni di Spirito Santo , e ne diedero


>iacont

rola incomfaenza, affinche tolte le parzialita^


odeffero i fedeli una perfetta pace. Ne fola-
ente in Gerufalemrne ne primi tempi della
hiefa , ma nelle citta ancora non molto lonta-
i da quellametropoli, dove era ilata predi-
cata
1 COSTUM3
cata noftra fanta religione , fingolari furoti
la

gli efernpli di carita ,


e di mifericordia veri
le povere vedove . Imperciocche rife ri fee nc
(a) Ci rx*
gli Atti S. Luca (4) , ch eflendo giuntd S. Pit
v.j8* % tr o a Lidda , e avendo cio intefo i fedeli ,
*

quali abitavano injoppe , fpedirono


fubito d i

uomini , affinche lo pregaffero , che colla ma \

giore pelefita , che avefie potnto , fofle ven i

to a n trovarli , poiche era loro neceftaria


fua prefenza . Non tafdo egli punto di feconc
re le loro brame , onde portofll in compagi i

de dee meffi a Joppe , e fattofi condurre al <

uacolo , crovo molte vedove , le quali art i

r^mente piangendo la morte di una donna c <}

fliana chiamata Dorca , e in altro lingungd


Tabita ,
la qual donna effendo ricca , era
lica di riveflirle ,
e di foccorrerle , pregaM
no , che ottenefle colle fue preghiere d *
Dio ^ ch ella tornaflTe a vivere . Fece egli pc j
tanto ufcire tutti dal cenacolo ^ e piegate I >

ginocchia fece orazione, e di poi rivoltofj |

corpo 3 difle : Tabitd levati . quefte vo A -,

apri ella immantinente gli occhi , e avendo


duto il Santo
Apofto.lo , fl pofe fiibito a fedt ,

c finalnientc rizzatafi coll ajuto di lui , fu


ftituita viva alle fedeli vedove ,
che aveano
fpirato il riforgimento di lei . Era fratta
5
cosi imprelfa nelle menti de primitivi criili
la maflima di effere mifericordiofi verfo le
dove flefle , e i
pupilli , che S.Jacopo Apo:
i

lo nella fua cattolica Epiflola (&) fcrifle :


pura ,e immacolata religione appreffo Dio ,

Padre e qusfta wfitare i pupilli * e le : <vc

(c) n. iv. ve nelle loro tribolagioni , e cuflodirfi immA\


l&nazio Mar
Lt
*
lato da queflo Jfecolo. Sant<~>
fot^rl *3*^*^ Z
. _ .

a fcritta a S.Policarpo
PE PRIMITIVI CRISTIANI .
47
he non debbono eflere neglette le vedove ,
e
he dopo Dio, il Vefcovo dee prendcre la
ura loro . EfTendo adunque
data cosi patente,e

lanifefta la carita de notfri maggiori verfo le

, non
vi ha
edove e i , maraviglia , fe i
pupilli
entili medeflmi ne rimanevano perfuafi ,
ma
oiche erano accecati, mala
il tutto traevano in

quefta virtu deridevano.


arte,ed empiamente
la qual cofa Luciano Samofateno nel fuo
>er

intitolato delta morte delTellegrino ,


")ialogo

a) attefla , die di buon ora pupilli , le veo i


(a) n.xu.
:hiarelle,. e le vedove concorrevano alia car- P- 5 $4* T -

:ere ,
affinch venendo i fedeli a vifitare Pirn-

rigionato per
Gesu Crifto , poteffero efiTere
alia loro carita al folito provvedute . Ma Saa
;iu(Hno Martire , il
quale ben fapea, qual fofTe
i
forgente della compafTione, e della miferi-
ordia de* cf iftiani verfo poveri , e fpecial- i

icnte verfo coloro , ch elfendo feguaci di


lesu Signer noftro , non aveano chi loro
rocacciafife il neceflario foftentamento , nella
i
ja prima Apologia , cosl fcriflc agPlmperado-
. Antonino Pio , e Marco Aurelio(&) ,, I
fe- :
(b) n. ixvu
deli , i quali abbondano di facolta , e vo- p. *<?

,
gliono , fecondo cio, che loro pare con-
venevole , danno quel, che vogliono al
Prefidente della Chiefa , e cio , che fi rac-
coglie fuol effere fpefo per le vedove , per
gii orfani 5 per gl infermi , e per gli altri ,
i
quali hanno bifogno di eflere fovvenuti 5
5
come pe carcerati , pe pellegrini &c. .

on altrimenti fcrive Tertulliano nel fuo cele-


;
*e
Apologetico (c) , mentre apertamente
;: nfefTa , che da fedeli era fomminiftrato il bi-
;! gnevole a fanciulli , e alle fanciulfe 4 delle
iali erano morti i genitori 5 c le fuftanze era-

no
O S T U Mi I

no molto riltrette . Ne fcemo gu molto cor]


andare de tempi la mifericordia de noftri ve ;

(b i povcretti , e fpecialmente verib le ved


ve , i pupilli, e pellegrini , trovando r
i

nelle lettere di Giuliano Apoftata , come a

preffo vedremo, che per


atterrare la religior
criftiana, ftimava egli effer neceflario , che fi
fero i noftri imitati in cio da gentili , affinc
le noftre operafioni buone non faceffero lol
ombra , e non fi accrefceffe il numero de i
guaci del Nazareno .
Ma fe grand! erano \

effetti della carita de noftri maggiori verfo


in generale , non puo negarfi , che
pupilli
quanto maggiori foflfero verfo i figliuoli de Sa
ti Marti ri La qual cofa non folamente cofta
.

(a) n.xv gli Att dellc SantePcrpetua,e Felicita


i
(tf"),

P- 8<r

da molti altri eftratti dalla Storia Ecclefiaftic


Imperciocche mi do facilmente a credere , c
non folamente per la ftu vafta trudjzione 5
per elfcre ancora figliuolo di Martire , fu O
gene da giovinetto abbondantemente prow
duto da que fedeli 5 i quali concorrevanc
J. vi HE ^ent ^ (W E non e certamente credibil
c .il. c ^ e a vendo eglino i noftri maggiori avuto p
p-zij."

Ed.Taurin. ticolar cura dellc cole uppartenenti a Sa


Martiri 5 abbiano con tutto cio , non dico ;

bandonati ,
ma trattati ugualmente come
altri orfani . Or chi leggendc
i loro figliuoli
dodicellma Epiftola di S. Cipriano non cc
prende fubito T attenzione , che incorno :

cofefpettanti a ConfcfTori , e a Martiri di (


(c)p.*5o. su Crifto , u fa vail da fedeli ? (c) Qu
3, tunque vi abbia io fovente avvifati , <

53 tffrftfWt di ufare ogni diligenza , acci


5

3, che Jfieno ben ferviti coloro , che con gloi


fa voce hanno confefifato il fan to nome di
W1MITJVI CRISTIANI .

,
e percio fi trovano carcere , nulla di me-
in

,
no torno alle volte a farvene premura , e a
, pregarvi di non permettere , che manchi al-
, cuna cofa temporale a coloro , a quali niente
,
manca alia gloria Ne fl neghino da veru-
,
no gli offizj di pieta , che debbonfi efercita-
,
re verfo i morti , nel lavare , e fepellire i
, corpi loro , a quei , che febbene non furono
,
cruciati per la fede , con tutto cio hanno
,
terminate il corfo della loro vita mortale in
, prigione Imperciocche non fu minore la_
.

3
virtu loro , ne inferiore 1 onore , perche
,
fieno efii pure numerati tra martiri . Pati-
,
rono eglino cio , che poterono , e furono
, pronti di patir di vantaggio , fe foflfero itati

>
fottopofti a piu crude li martorj . Onde non
,
cfTi a tormenti , ma i tormenti alia volon-
,
ta , e prontezza loro mancarono ..... Final-
,
mente notate i giorni, ne quali paiTarono
,
alP altra vita , affinche fieno fcritti i loro no-
,
mi tra Santi Martiri ,
e fe ne celebri la me-
moria ; quantunque Tertullo noflro fratello
non manchi di fovvenire con ogni foliecitu-
dine alle neceflita de confeffori di Gesu Cri-
flo , e di fignificarmi il di del paflfaggio di
ognuno di loro . Non raanchi finalmente a

poveri la voftra attcnzione , e diligen-


5
za , fpecialmente a quelli , ch effendo ftati
forti nella fede , e avendo valorofamente
combattuto , non hanno mai abbandonato il
campo del Signore ,
a quali fa d uopo pre-
(lare maggior cura , e dilezione , percioc-
che ne vinti dalla poverta , ne proftrati per
latempefta della perfecuzione , mentre fer-
vono fedelmente al Signore , danno anhce
efempio della fede , e della coftanza loro a
poveri . Da quefte ed altre teftimonian-

Tomo III. D
ze,
JO &* COSTUMI
ze che potrcbbonfi addurre , ^non folamen
,
fedel b^nigni ver:
raccogliefj, quanto foflero
i

i carcerati , ma eziandio quanto fofle fhta lor


a cuore la cura delle cofe appartenenti u pove
confeffbri, e martiri , che patirono ne primi j
coli tJella Chiefa .

e
VIII. Erano inoltre foliti i ncflri maggiori
fieri
gliefuli.
ricevere con particolarifllmi fegni di anxtrc
criftiani foreftieri , che capitavano nelle Jo
citta ,
che aveano Joro dato ofpizj
e fubito ,
i

di lavar loro piedi, e di trattarli con quclia la


i

tezza,che lo (lato del criftiano e la modeitia pe i

metteva. Ne folamente nelle Metropoli apprc


fo qualcuno , ma appreflb tutt i fedeli in tutt
luoghi , dove aveano fiffiito la loro abitazion j

era in vigore ne primi tempi del criftian,eiin


qucfla lodevole ? e fanta confuetudine . It
perciocche avcndo eglino letto nel Vangelo
San Giovanni , che il Redentor noflro lav<

5
piedi a flioi difcepoli , e ordino loro , che
avvenire imitafTero ] efempio di lui , e T u. (

verfo altro ufaflfe una tale opera di pieu 3


1

defie quefto
contrafegno di umilta , e di for-j
rniflione , ie non tralafciavano di fervire
qu \

lunque perfona mettendo in pratica la ordin \

zbne del noflro Divino Maeftro, molto me


volcano tralafciare di lavare i piedi a pellegi j

ni,e di ufare loro la dovuta


afliftenza .Qi^indi
che dell ufanza di lavare i piedi de fedel
5
e di dare 1
ofpizio a pellegrini , parla ne
fua prima Timoteo il Dottor de
Epiftola a
W C *V-
genti S. Paolo (tf) , dove dice Non fia : j

9 *

noverata tra le vedove deidinate al miniile


f

del ceto noftro una donna


, che non fia giun j
5
all eta di anni feflfanta e non abbia buon co i
,

cetto, e buona teilimonjanza di aver en ben<

cducati i fuoi figliuoli , di aver riccvuci i i \

reft
DE rRIMITIVI CRISTI ANI. 51
eilieri ,aver lavato a ianti
e di picdi i . San
jiovanni ancora nella fua terza Epiftola , io-
ando Gajo , il quale feguiva la verita ed ,

fercitavafi nelle opere della mifericordia ,


osi fcrive Mi fono mo!to rallegrato per
(<0
:

vere intefo da noftri fratelli , che voi cami-


atc per la via della verita ; poiche non pro-
o mnggior confolazione , ne ricevo maggior
ivore , che feutcndo dire , che i miei figli-^
oli mantengono la vera credenza Fate ancor .

sdelmente, mentre ajutate i nolh i fratelli , c

rincipalmente pellegrini , o foreflicri


i
, che

ogiiam dire , che rcndono tefiimonianza.^


lella carita voflra nel cofpetto della chiefa ,
i

uali avendo ricevuto del bene,faranno da voi


iCaminati degnamente per la via di Dio Im-^ .

L-rciocche pel nome di lui imprcTero egiirio il


1

iaggio lenza ricevere nulla da gentili ; e noj


obbiamo ricevere tali perfone , ptr efferc_^
Doperatori delle verita .

Ne folamente nel primo fecolo del cn dia-


sfjmo ma nel fecondo eziandio , come c-)fta
,

alia lettera di S. Dionifio Vefcovo di Corinto


ocanzi da no! citata fingolare era T afllilen- ,

a, che da noilri ufavafi a forcft eri , che o


IT divozionc de luoghi confacruti da Gesu
rifto , Santi Apoiloli , o per propagare
e da
fede o per altro motivo da un paefe all al-
,

o pafsavano . Dell* ufo medcfimo parla San


Martire neila fua prima Apologia,
Jiiuftino
Dve attelta , che le limofine fatte da fedeli
quei tempi fervivano anche per accogliere
Pellegrini (6), Tertulliano nei libro indiriz* (b) n.
S5.
ito alia fua
moglie , H qual libro fu fcritto nel p-
:rzo feco/o della Chiefa : Qual gentile
, s , (c) 1.
<//- n.
lv
ce y (c) lafcera mai , che la fua donna cri- -
p
D 2 (liana
<J2
1>
E C O S T U M I

,, ftiana giri pe vicoli ,


ed entri ne piu pover
tugurj , per intervenir
e (I levi di notce

35 all adunanza, e porti P acqua per lavar


piedi a Santi ,
e venendo qualche cri
ftiano foreftierc , gli dia
1
ofpizio in cafa
Non
ifcemo punto quefta caritatevolf
confuetudine ne fufleguenti anni, ne quali San
Cipriano 5 Firmiliano ,
Dionifio Vefcovo Alei
fandrino Vefcovi per fantita , e pe
, e altri

dottrina iliu itri fiorirono Anzi troviamc .

noi , che quanto piu andava crefcendo , e_ <

aequiftando piu libero 1 cfercizio della reli

gione la Chiefa , tanto piu chiari erano g


efempli di ofpitalita , che davanfl da criftiani
Per la qtial cofa leggiamo nelle opere de Sanr
Padri , che vifTero nel quarto , in cui fu re |

ilituita la pace alia Chiefa , leggiamo dial


che furono editicati degli ofpedaii da nodri
per ricevere , e trattare caritatevolmentc
Pellegrini . Quindi e , che San Bafilio , il qu
le vifle ne
tempi di Giuliano Imperatore
di Gioviano , e di Valentc , in una fua Epiftc
(a)T.iii. a cosi
j fcrivc (4) Subico che voi partifte : .

Upp, hu. ,. r .

Ed venne a trovarmi ruomo , che vi preienter


quetla mia . Coil eflendo coine in pellegri LI i

naggio, ha bifogno di tutco cio , che dee


agliofpitida cniliani. Sentirete da lui con pi
diftinzionc 1 affare. Frattanto voi avrete .

benignita di ajutarlo fecondo le voftre forze


Che fe il Prefide fl trova in coteib luogo vc ,

condurrete aila cafa di lui T ofpite , fe no


procurercte , che queili ottenga cio , che_
brama da 9 governatori della repubblica Hi. .

un altra citata dallo Svicero,la quale nella edi


zione piu antica e la trecentefima fectantefini
prima :
Qiual ingiuria fuccumo noi agli uomin
dn
1>E PRIMITIVI CRISTIANI .

dice II Santo ,
mentre fabbrichiamd delle abi-
tazioni per gli ofpiti , che paflTando per la no-
(tra citta a ritrovarci ? Laonde Giu-
7 vengono
iiano Apoftata moflodalla invidia , e dall odio
contro de criftiani , fcrifle ad Arfacio pontefice
je falfi numi nellaGalazia (4) : Perche vo- .
ft

gliamo noi fermarci nelle antiche noftre


. . .
i XL****
ifuetudim , e non volgiat\io p/uttofto fIi
cc
4:P EJ/a.
, .

o occhi a contemplare le cagioni per le qua- , i(>9<>*

HccrcfcJuta la religione criftiana, cioe la


., benignita verfb i foreftieri , la cura di fe-
pellire i morti , e la iantita della vita , e
non procuriamo , che fi fabbrichino rnol-
ti in
ofpedali ogni citta , affinche godano
della liberalita nortra i foreftieri ho n-3
, iblamente gentili , ma ez?andio di nltra__,
,, religione , fb ne hanno biibgno ? Poiche
ella 6 che non tro-
vergognofifTima cofa ,"

vandofi niun mendico tra


giudei, ed ef-
fendo da criftiani alimentati non folo loro i
,
,, ma ancora i noilri poveri , fembri che i
,

, bilognofi gentili fieno da loro compagni ab-


,bandonati . Qnclla
gloriofa teftiino- si
manza rendc il noftro nemico , della
A
* *
1
* capitale
otpjtaljta ,
e della raifericordia de noilri anti-
:hi . E che la
religione criftiana per la virtii ,
per la
ofpitalita , e per la coltumatezza de fe-
I"
ajutati dalla divina grazia,fiafi propagata,
^n vi ha certamente chi !o pofla mettere in__
:ontroverfia. Santo
Agoftino nel trattato no-
vantefimo fettimo fopra $. Giovanni (fa Tn n lv :
. .
Q>,

Antiochia , dice , dopo afcenfione del Si- T. ill.Opp. t

jnore al Cielo furono chiamati criftiani idifce- E(iit p?rif - -

i, come leggiamo negli Atti Apoflolici; e .

o furono certi Maurit


lupghi appellati ofpedali , e
j con nuovi nomi, febbcne le cofe fof-

D fero
54 1> *. C S T U M I

ft role medefime avanti , che fbflero introdott

fomigliunti vocaboli , quali confermanfl coll; i

verita della religione,per cui fi difendono con


tro gli cmpj . Dimoftra egli aciunque , che gl
ofpedali o pubblici , o privati fecondo i tern >

pi fieno conform! ,
e aflfatto convenevoli a_

quellareligione , la quale e(Tendo\ itata intro-


dotta ,
e foitenuta prodigiofamente da Dio ,
f

per virtu di Dio medefimo propagata , fei

vendo a cio ancora la probita de crilHani , le_


operazioni de* quali rilucendo d avanti agli a
tri uomini,davano a quefli motivo di glorificar
il
Signore , e di procurar d imitarli Mentc .

vanfl finahn^nte gli ofpedali nel decimo cano


ne del Goncilio Calcedonefe , che fu celebrat
T anno 251. diCrilto.
Prima d* imprendere il
viaggio , erar
foliti i fedeli di ricorrere al loro Vefcovo , e <

pregarlo , che deffe loro il contrafsegno , o


tciTera ,
o le lettere , che formate erano a]

pellate , onde potefTero efTere riconofciuti ,

riccvuti colla folita umanita ,


e mantenuti p<

qualche tempo da criiliani degli altri paefi


Quincli e , che Sozomeno nel quinto libro de!
(.O U v.
^ua ^ft rla 5 parlando di Giuliano, racconta (A
cap. AVJ. che 1
Apoflata tra gli altri nortri regolament
q^. t$rf. e tra le molte lodevoli tifanze della Cattolica
. Taut- Chiefa ammiro le teffere delle lettere di ra
,

comandazione , che da Vefcovi fi davano


pellegrini , affinche fofifcro accolti dagli
triVefcovi, e criiliani , e riconofciuti f
fratellie amici, e foffero trattati benign
,

mente , e alloggiati con quella carita , ch


;

propria di chi profeOfa la noilra fanta religion


onde voile , che i
gentili feguitaflfero il noil
efempio . Furono tali lettere mentovate da
Te
PRIMITIVI CRISTIANI. 55
Tertulliano nel libro delle. prefcrizioni (4), (a) c. xx.
come indizj delta contejjerazionc , cosi egli di
ce , del I a ofpitalita .
Quanto agli efuli non vi hadubbio , che
avendo eglino fopportato per motivo dclla fan-
tafede quefla tal pena , erano baftevolmente
5
fovvenuti da pietofi fedeli . Narrafi negli Atti
5
di S. Teodoto Martire ,
ch effendo rtati
pub-
blicati i crudeli editti contro feguaci di Gesu
i

Crifto , e avendo incominciato i fatelliti a fac-

cheggiare a diflrugger i facri templi ,


le cafe ,

e a flrafcinare gl innocenti alle prigioni , e al

fupplizio , molti pi) , c fanti uomini abbando-


narono le citfk , e ritiratifi nella folitudine ,
cercarono de nafcondigli , dove poteflero ri-
:overarfi , finchc non fofle renduta la pace al
ia Chiefa . Ma appena
pafTarorto pochi giorni ,
ch c confumate quelle pochc erbe , e radici ,
colic quali eranfi foflentati, non poterono pia

fopportare la fame , onde grandiflimo era il lo-


ro travaglio, e tutti avrebbero efpoflo fe ftefft
agl infultide gentilicon grave loro pericolo,fe
S.Teodoco non fi foffe moflb a compaflione di lo
ro .Quefti avendo faputo in quali miferie erano
caduti ifuoi fratelli, confinati nelle folitudini, e
nelle caverne , nulla temendo i pericoli , a

quali efponeva,determino di ufare loro tutta


fi

la pollibile afliftenza . Somminiitro adunque lo


ro il neceffario foftentamento , e finch^ non fu

egli pure prefo, e carcerato da nemici del no-


me crifliano, non manco mui di foccorrerli e ,

di confortarli a foffrire con


pazicnza la perfecu-
zione . E non ii credano gia lettori , che alcuni
i

pochi folamente fi efercitaffero in quefleopere


di pieta , e di mifericordia verfo i loro tribola-
U compagni % Tutti quafi , potendo , in ogni
D 4 tem-
0) Tent. tem eftili , e i ritiraticon
p fovvenivano gli
ApoL cap. ^ are a ft ne a u a c hiefa quella porzion di
*** X pa que
~ danaro, che parea loro fufficicnte -(*) -

wr/o IX. Circa gli fchiavi ella chiariffima la


i l
9 teftimonianza del Ssnto Martire Cipriano , il
ia e c afllcura, che appena intefero i criftiani
| i

nai a ca-
jj et ^ fua f c h c a cun cro fratclli erano fhti
me- de
i i I

z. *.. e t / . <

re ^ da barbari , che fubito 11 adunarono , e


ffl/tf P
contribuirono quella fomma didanaro , che lo
ilato di ognuno di loro comportava , afUnche
folfero eglino rifcattati , e tornaflero falvi alia
ioro patria . Ne noflri fratelli , dice il San
5

to , prefi fchiavi da barbari dee effere da


noi confiderato , e ricomprato il noftro Si-
gnor Gesu Crifto , il quale ha ricomprato
noi dal pericolo della morte, affinche aven-
doci egli liberati dalle fauci del diavolo y ora
eglifteflb, che abita in noi , ila levato dal
le mani de barbari , e (la redento con quan-
tita di monete 3 avendoci egli redenti colla
croce , e col fuo preziofifiimo fatigue . . . .

9 E quanto deve effere comune a tutti la tri-

ftezza ,
e il timore del pericolo delle vergi-
ni che cola fono da quelle fiere genti tenu-
,

te , delle quali dee elfere compianta Ron fo-

,, lamente la perdita della liberta , ma ancora


della pudicizia ? Per la
jj qual cofa i noftri fra-
telli avendo penfato , e con dolore efamina-
, to cio , chc contienfi nella voftra lettera ,
prontamente tuttf,c volentieri,e abbondevol-
5, mente hanno fomminiftrato a chi (i
afpettava
quantita di danaro , fempre inclinati fecon-
do la fermezza della fede loro alle opere di
5, Dio , e ora molto piu a quefta di carita acccfi
,, dalla contemplazione di un tanto dolore .
5, Abbiamo pcrjtanto raccolti nella noftrachie-
fa
PRIMITIVI CTH
fa cento milafefterzj , che ora vimandiamo,
,
affinchc colla voftra diligcnza fleno difpenfati

,
a pro de poveri fchiavi noftri fratelli .
(>)
,
_o fteflb fece nelmedcflmo fecolo San Dionifio .

Papa come rifcrifcc San Bafilio il Grande nel-


,

la fua fettantefmia lettera a San Damafo Som-

mo Ponteike (6) Cos! purenoi fappiamo , Cb


.

che
T llltOpp * *
dice egli Dionifio, quel beatifllmo Ve-
fcovo vifito la noflra chiefa di Cefarea , e
conlblo per lettcrc noflri maggiori ,e man-
i

,, dodelle perfone , le quali redimcfleroi no-


ilri fratelli, ch erano tenuti in ifchiavitu
da barbari infcdeli ,, . Ritrovaronfl ancora
5
nel quarto fecolo della Chiefa de pietofi fedeli,
quali prociirarono di rifcattare dalle mani dc*
joti quegli fchiavi cridiani , che furono prefi
nellaTracia , e nell Illirico , come fi puo vc-
dere appreflb il Santo Vefcovo Ambroeio nel * x
i-i_i r ; C f \ V c y*KT,
ic con do libro
degli ujfiZ] (c; .

Anziche arrivo a tal fegao alle volte la ca-


ita de noilri vcrfo gli fchiavi, che molti fi

ecero metterc nellc catene, affinche fofle a lo-


-o fratelli conceduta la liberta. Abbiamo cono-

ciuto,dice S.Clemente Romano nella fua prinia


ettera a CorintJ (rf) molti de* noflri , i quali L V-
, (<0

I fecero legare co ceppi per redimere i loro


rofTimi .

E non c certamente
facile lo fpiegare ,
^uanto foffc a ciiore a
primitivi criftiani 1 aju-
:are poveri , che per la confefTiooe della reli-
i

;ione tro vavanfl condannati a cavare i metalli.


Abbiamo noi pocanzi defcritto il pafib della ce-
ebre lettera indirizzata nel fecondo fecolo della
da S.DionifloCorintio a Romani,e riferita
:hieia
ia Eufebio , nel qual pa (To viene altamentc lo-
la carita non folamente di S. Sotcro Papa ,
ma
58 BF. COSTUMI
ma degli altri fedeli di quefta capftale del mon-

do verfo i confeffori coflretti a fare quello s


vile , e si faticofo meftiere . Ne fu riftretta ne
foli Rorhani Paffiftenza, e la liberalita verfo
eondannati a quel lavoro . Imperciocche icri.
{tiani ancoradclle altre chiefe volentien fom.,

miniftravano loro il neceflario fbftcntamento


riputandofi certamente felici , fe vedeaho fol
levata la loro miferia. Laonde fingolari furonc
gli eiempli , che diedero
in quefto genere ver

fo la fine del fecondo fecolo e verfo la meta de


(a)Apol.c. terzo nell Affrica i fedeli , dove , come cofta d,
xxxix. p
TertullianoC^oltrei eflTereftati iconfefTori me.J
120 -
defimi confolati con letterc dalla chiefa di Car
tagine (6),furono anchefovvenuti con quantity
(b)SCypr. ^f danaro . Laonde i condannati a metalli verfc

fcovo Cipriano : A Cipnano cariflimo , Fe


lice, Jader, Toliano ( Vefeovi ) , infie

3,
me co Preti , e cogli altri tutti , che di
3, morano con noi appreflb
iDetalliSiguerfl i

eterna falute nel Signore . Vi rifalutiamoJ


3, o fratello cariffimo,per Granniano fuddiaco
5 ,
no , Lucano, e Maffimo noftri fratelli fon\
e fani per le voflre orafcioni, da
3, quali abbia I

mo ricevuto lafomma
del confaputo danar
3, a titolo di offerta colla lettera da voi fcrit
taci , per cui vi fiete degnato di confortarc
3, colle celefti parole . Ringraziammo noi al
3, lora , e ringraziamo tuttavia Tddio Padr
3, onnipotente per Gesu Crifto figliuolo di lu:t|
55 effendo ftati per 1 allocuzione voftra in :

fatta guifa confortati e rinvigoriti. Chk


,

diamo ora dal candore del voftro animo


3, che vi degniate di fare comraemorazione c
d) di noi nelle voftre orazioni affinche il S
,

^, gnore perfezioni lanoitra , e la voftra con


95 fcf
DE* PRIMITIVI CRISTIANI .

feffione(d),,. E non e gia credibile , che


minore foffe nel principle del quarto fecolo ,
allorche (otto Diocleziano , e Mafllmiano in-
crudeliva la piu fiera perfcctizione , che fiafi
ma i fufcitata contra il Criftianefimo , la pieta

de fedeli verfo quei confeflbri del Signore , i


fecondo cio , che fcrive Eufebio nell* ot-
quali
tavo librodella Storia Ecclefiaftica (&) , o era- (b)c. xtt*
no privati dell occhio deftro , e di poi con un p ; *4*
a

Ecilt *
ferro rovente in quella delicatiffima parte fcot.
tati ; o erano bruciati con un flmile iftrumento

nel ginocchio , e di poi condannati a


finiflro

metalli , non canto per cavarc it rame , quan-


to per eflere maggiormente da manigoldi vef-
fati . Ma de fortifTimi confeffori di Crifto ,
che avendo intrepid amente con pubblica tefti-
monianza confermata la verita della noftra fan-
ta religione , furono condannati a* metalli, ab-
biamo noi piu copiofamente ragionato nel terzo
volume delle noftre Antichita Criftiane dove ,

anche abbiamo riferito le autorita de piu illu-


flri che quefti tali avvenimenti alia
fcrittori ,

memoria de pofteri tramandarono (c) . (c)p 240*


X. Ella e pure manifefla cofa , che Ie chiefe P ellA ,

f *
ricche ajutavano , e foccorrevano con danarole
povere ; poiche non folamente S. Dionifio Co-
rintio nella epiftola di fopra citata , ma ezian-
dio S. Dionifio Vefcovo Aleflandrino , e altri fovere ,

ne rendono chiariifima tedimonianza . Imper-


ciocche cosi fcrive P Aleffandrino a S. Stefano
Papa
55
((T) : Le provincie
bia,alle quali di tanto in
, e Ara-
della Siria & ^.
tanto fomminiftrate Euf. l.vn.
1
^
a, il neceflfan o foftentamento, e alle quali avete H. E. c. v.
ora mardato delle leitere rendono per a n
a, , la_j P /
concordia ,
e la unione delle chiefe grazie
n al
Signore 3, . Lo ikflb attcfla ejfTere avve-
nuto
E C O S T U M I

nuto neir eta iua Eufebio Vefcovo di Cefareg


di S. Dionifio Cc
qualeriferendola Epiilola
il

rintio nel quarto libro del/a iua Iftoria al cap


(a)p, r $9. ventefimo terzo (4), offer va , che fotto Ia_
fiera di Diocleziano , la Chie
perfecuzione
Romana ajuto con non poche fomme di dana
le chiefe lontane, cioe quelle principalmenti
.... della Paleftina , e dell Egitto , come ben nc <

ot.c. tail Valefio(t). Seguitarono a farfi in quefl |

metropoli del mondo ne fuflfeguenti tempi an


cora a tal fine le collette , o raccolte di mom i

te che contribuiva la pieta de fedeli , e di u


, j

s\ fatto coftume ragiona in alcuni fuoi fermoi


Scrm. an Leone il Grande
(c) 5 (c) . Imitarono 1* efcn
P io de Romani le altre chiefe , come ogni
Cacciar" P uo comprendere si da mold altri doci
n
Rom. anno mcnti , che per brevita il tralafciano , com
Z
75j anche dalJa fettantefima feconda lettera di Sa
(d) p. 147. Cipriano Cff) . Ma non puo negarfi , che un
lodevol coflume comincio fino da tempi d
Santi ^poftoli, raccontando San Luca neg
)c,xl.
^
^7
^ tt ^N ch ellendo venud da Gerufalemrr
|

in Antiochia alcuni criftiani ,


i
quali pieni <

Spirito Santo , predicevano le cofe avvenire

fignificarono a fedeli di quella citta , chef;


rebbe ftata frabreve tempo una gran fame p<

tutto il mondo ; e poiche la Chiefa Antiochei


era piii facoltofa , che la Gerofolimitana , i f
i
cittadini contribuirono quel tanto , cht fu loi

poflibile , e raccolfero una non piccola fomn


di danaro , che
confegnarono a Santi Paol<
e Barnaba , affinche la portaffero a Gerufaler
me ,
e la delfero a Paflori delle chiefe Giuds
che quali doveano diflribuirla
, i a pover
Ordino eziandio S. Paolo a fedeli della Gal
zia, e di Corinto , che faceifero le collettr
accio
DE PJUMITIVI CRISTIANI. 61
accioche a fuo tempo foflcro fovvenuti i fra- 00 Ep.
atl Cor -
telli loro , che abitavano in Gertifalemme (4) .
vnr
^f I -
1 tr
\T T
"V
*

queftc aurorita della Scrittura , e_ f


XF. Da
5
de Santi Padri ognuno puo agevolmente inten-
ef utt *
dere , quanto foilero mifericordiofi , e carita- ^ f \

tevoli i noftri verfo i fedeli , fov


maggiori poveri non,
mentre per cm* erano folite di farfi le collette ,
y^, ro
delle quali abbiamo finora parlato , alle quali {f; a ni .

autorita febbene poffano aggiugnerfi moltifli-


nie altre con tutto cio faremo noi content! di
,

alcune poche , ch eflcndo eftratte da monu


ment! piu finceri della venerabile antichita ,
vieppiu confermeranno il noftro aflunto Scri- .

vendo adunque S. Clemente Romano a* Corin-


tje lodando la vita , che avanti lo fcifma
,

aveano con ediiicazione di tutte le altre chiefe


menata , in queila guifa ragiona (/) ,,, Erava- :
(b) c, il.

3,
te tutti umili , ne vi lafciavate mai trafpor- p. io.
3) tare dallofpirito della fuperbia,piu foggetti,
3, che defiderofi di foggettarvi gli aitri , e_5
difpoiii a dare piuttofto, che a ricevere .
,, Cos! voi godevate un altilTima pace , c_j
3, avevate un inf-iziabile defiderio di far benc
al proHimo . Eravate di
giorno , e di notte
foiled ti pe* voftri fratelli &c. ,, . Lo fteflb
attefta di tutti i criftiani San Giuftino Marti-
re nella fua
prirna Apologia (c) , il cui pal- (c)n. LXVI.
fo , (I a to da
per e fie re noi altrove defcritto , P- $$
non e neceffario , che fla di nuovo riferito iii?
quefto luogo . Tertulliano ancora oltre 1 avere
cidafferito , come pocanzi , vedemmo nel fuo
Apologetico *, lo conferma ancora nel celebre
i
.
,

TO contra Scapula , dove cosi parla (a) : (d) c. iv.


35 Non
neghiamo di avere pre(To noi 1 altrui p. 70.
roba in depofico , fe pure 1 abbiamo ; non
3>

>5
adukeriamo il matrimonio di veruno , trat-
3>
*-
tia-
"
4
V mt %^ ^ ** *

tiamo piamente pupilli,foccormmo i bifo i

gnofi , e a niuno rcndiamo male per male


Lo iixflb attefla Glemente AlefTandrino nel ter i

zo libro del Pedagogo al capo fefto (d) S. Ci


priano ancora , che viffe verfo la meta del ter
zo fccol* della chiefa , cosl fc rifle nella fua.*;]
quattordiceflma lettera (6) . ,, Abbiafi , pe
(tO P. ? r r *

q ua nto fi P uo 5 com^fi puo , cura de po


>

Edit.Oxon,
>

veri , ma di quei poveri [ principalmente


de quali eflendo ferma la fede , non__
abbandonarono la
greggia di Gcsu Criilo
,5 dia loro quel tanto , che puo effer bade
e fi

5, vole pel loro foftentamento , acciocche noi


fleno per la neceffita indotti a f*re cio , ch
9>
non fecero per la perfecuzione . Non a!-
5
trimente de poveri ii clero di Roma ii
fcriffe
5

quella Epiftola , ch e la ottava tra le Cipriani


che , poiche non folamente voile , che foffen
provveduti bifognofi , ch* erano ftati forti ne
i

confeflare la fanta fede,ma ancora i caduti,i qua


Ii per altro cercavano la
penitenza , e il per
(0 p. iS, donoCc). S. Cornelio Papa nella celebre let
tera fcritta a Fabio Vefcovo Antiocheno , c_
riferita da Eufebio Vefcovo di Cefarea nel feft<

fr. libro della Storia Ecclefiadica (d)


** , racconta
(cl)c.XLIII. ,, ~ ,,. . .

che a preti principalmente a apparteneva 1 aju


tare , e fovvenire poveri , con diftribuir Ion i

5
le limofine ch erano ftate racccoke pe bifo
,

gnofi . Poiche parlando egli di Novaziano , co


sifcrive: Coltui nel tempo della perfecu
3,
zionc , per paura , e per amor di confer
^ vare la vita , nego di eflere Prete Imper
ciocche avvifato, e pregato da noftri ira
telli che volefle ufcire dalla ftanza , dov
,

a, fi era rinchiufo , e foccorrerc , fecond


3a il dovere de Preti , per quanto fi pc
teva
DE* PRIMIT1VI CRISTIANI .

]] , fcdeli, che ritrovavanfi in qualche


tcva i

pericolo , non folamente non obbedi loro ,


ma fdegnato ancora fe ne fuggl , dicendo ,
che non volea eflere Prete in avvenire ,, .
Lo fteflb troviamo appreflb Eufebio Cefarienfe
nel i.libro, al capo quarto della celebratiffinu

)pcra intitolata la Evangelica Treparazione ,


nentre attefta egli , che i fedeli comunicavano
:o poveri tutte le loro fuftanze (4) . Abbiamo (Op
)ure addoti di fopra i paffi di Luciano , il qua-
c fcbbene gentile , conferma nulla di jneno

juefta incontrafhbile verita .


Ma per meglio intendere quanto foflTe.^
lla grande, e maravigliofa la carita dt primi
5
>iftiani , fa d uopo oflervare , che non fu
iftrctta lu liberalita , e la beneficenza loro nel
are do folamerte , che ridondar potefTc a ran-
aggio dcgli altri Criftiani5ch eglino5comc oJGTer*
r
ammo di fopra, riconofcevano comefratellijnaa
he fi diffufe ancora a pro degli flefli gent ill t i
crudelmenae ci perfeguitavano , c colle
ua!i

alunnie, e co fupplizj cercavano di eftirpare, c


iftruggere la noftra fanta religione . Imper-
iocche erano eglino perfuafi di cio , che avea
ifegnato Criflo,efferc comune e naturale a tut-
gli uomini 1 amare gli amici ; ma che la ca-
i

ita
proprja de feguaci del Vangelo ha da ef-
.Te una carita tale
, che fuperi la natura, e
bbraccj que medefimi , che ci ociiano a_-
lorte .

Egli e celebre a
qucdo propofito, oltre 1 ati-
Giuftino Martire, e di altri Padri,
)rita di S.

-icabbiamo indicate nel terzo tomo delle An-


ichita Criftiane (6) < b) P
, illuogo di Atenagora
ella in favor de
Legazione fcritta Criftia-
5
i
agl Imperadori (0 , dove cosi ragio-
giona:
#4 & E C O S T U M I

giona Quali fono que dogmi , de qualic


:

,, pafciamo ? Io dlco
a voi , am ate ivoftri ne

3, mid. Mi fia lecito qul, mentre io tratt

3, quefta caufa appreflfo de


Re , che profeflan
3, Filofofia , gridare liberamente , e ad alt
3, voce , ficche io fia ben intefo . Impercioc
,, che qualimaidi coloro , i quali difciolgon
3, i
fillogifmi ,
e i detti ambigui diftinguono
e fpieganole origini delle voci ,... quali m;
3, di coftoro,diffi, vivono cosl puri, e innocei
3, ti ,che non folamente non abbiano in odio
3, loro nemici9 ma che gli arnino , non fob
a, mente non maledicano quelli , che primi
3, maledirono , la qual cofa pure parrebb
3, una lamina modcrazione ; ma anzi li benc
3, dicano ,
e preghino per quegl iftelfi , ch
33 tcndono infidie alia loro vita ,, ?
Eflfend

percio da quefto fpirito di carita animati i fc


deli dc primi tempi , non
puo dirfi abbafhnz
quanto fbffriflero , e quanto
lunghi , e penc
viaggi intraprendcffero , e con quanta fad<

paOaHero in paefi barbari , e lontani da confi


dell laipcrio Romano , e finalmente quar
tormenti , e difpietate carnificine volontie
fopportaffero , per indurre gl infedeli ad al
bracciare la fede , e per
mpftrar loro la ilrac
deli eterna falvezzu. Delia
qual cofa abbiam
chkriflimc teftimonianze non folo negli At
Apoftoh ci 3 dove defcrive S.Luca i viaggj e ,

patiracnti, de Santi Apoibli ; ma appreilb g


altri antichi Scrittori ancora che le d
, gede
noftri maggiori alia memoria de tr
pollen"
mandarono. Onde Eufebio Cefarienfe parla
donel terzo libro dell Ifcoria Ecclefiaftica
(a) p. 133.
ca P*

Apofioli
XX
^
V1I

3
Wmohi
&
dice
quei , che fuccedettero
cfiTere ilati coloro CJ
,

con
PR1MITIVI CRISTIANJ . 65
come veri dilcepoli di cosi ecccilcnti maeitri
alzarono rnagnifiche fabbrichc ibpra lefondamen-
ta, che aveanogettate gli Apoftoli , cpromof-
fero vicppiii la predicazione del Vangelo, fpar-
gendoper tutto il tnondo ifcmf falutari dclia_j
vera fede;poichr accefi dalVerbo Divino di a mo*
re per la flina filoiofia , fegui-tarono 1 cfcmpio del
Redentore,diilribuendo le facolta loroa poveri,

e sbbandonata la patria ,
e intraprefo un lungo
le parti di Evange*-
p.tiJcgrinaggio^derapierono
onunzj dclla paroladi Dio verfo coloro ,
]
1 fti ,

iqualinon aveano ancora fcntito parlare della


verartligione ; e avendo predicata la fede nelle

piu remote, e barbarc regioni , e ordinato dc


vefcovi ; afEftiti dalla divina grazia , in altri
trasferirono con loro grave incomodo.,
fi

eflTere atutti i mortal! digiovamento.

Frattanto mentre
i noliri con incredibilc
ludio procuravano la falute de* lontani , non
?rauo punto negligent! neL procurare ancora
quella de loro concittadini . Que fanti , e dot-t
:i
paftori , ch
nella patria loro fl tratteneano ,
non tralafciavano niuna di quelle occafioni , che
loro fi
prefentavano , per illurninarc i
gentili ,

che abitavano nelle icro diocelS , c far loro co-


nofcere la verita del Vangelo. Qiundi e chefcri-f
yendo S. Cipriano a Demetriano r cosl ragio- - .
*
u (a) : Diamo 2 voi altri gentili il falutcvole
5

conflglio, c vi offriamo il dono dell animo no-


u
i

,
i i
Itro
T /
. E poiche non
r^ w~* / A v *" r i /- T^ w i T^ *
c rr r~ w
lecito al Criftiano
rf^> "% *v i i * *^ *i r \ ^-^
di
*

,
odiare il nemfco , onde piaciamo a Dio, per-
5 ciocche non rendiamo male per male, vi efor-
, tiamo ( finche avrctc tempo , mentre rima-
, ne tuttavia qualche porzione del fecolo ) di
, foddisfare aDia> e di follevarvi dalla nott,c
, profonda , c tcnebrofa della fuperftizione
Tomolll.
66 ?> C o s T u M t

Candida luce della vcra rcligionc . Non invi-


diamo le comodita voftre , ne occultiamo ;

3, bencfizi fattici dal Signore . Rcndiamo bcne-

33 volenza a voltri odj , c pe tormenti ,


e pe
voilra
j, fupplizj , che fopportiamo per cagion
vi moitriamo la via deila falute . Credete ,
<

vivete ,
e voi medeflmi , che flno a cert<

tempo perfeguitate , godete pure 5 con


ci
vercendovi , con noi lacelerte gloria ineter
5, no 3 , . Prima di S. Cipriano avea gia parlat
della carita de Criftiani verfoi gentili , e dell
diligenza Joro nelprocurare di convertirgli
all

yera credenza , il martire S. Giuftino nellafu


prima apologia (4) : ,, Qu_eflo folamente , die
(a)n,ivii. (] ono fare i demonj die coloro ,
^ e^. ^ p >

quali vivono non fecondo la ragione , e


fon<

educati con perverfe, e perniciofe madlme


.,,

uccidano i Crifliani , e gli abbiano in odio


,,
febbene noi non folamente non rendiamolor
il contracambio , ma mofli ancora da compa

3, fione deflderiamo 4 come e manifello , di pel


s, fuader loro a cangiare codumi , e a convei
tjrfi alia vera fede . E altroye : (i) Col;
b)n.xiVj,^ perfuallve ci sforziamo di piegare coloro
,3 che con ingiufli odj ci pcrfeguitano , accio<

3, che yivendo giufta la norma de comandamei

ti di Gesu Crirto , abbiano buona


93 fperanza
,, confeguire da Dio Signore di ttitte le cofe

,, ilelTo , che confeguiremo noi ,, . Origene ai


cora De terzo ^ bro contra Cello (r) :
^ V<

,5 gliamo noi , dice , e procuriamo d iftilla

33 negli animi di tutti la divinadottrina , talcl


9
infegniamo le verita
5, delVangeloa giovanet
3,
in una manicraaccomodata alia capacita lor
a, e dimoftriamo a 5 fervi il modo con poi ci
,

iiano eOere liberi per la religione .


DE PRIMITIVI CRISTIANI
, r predicatori del Criftiancfimo profeflago di
,
eflferedebitor! a fapienti, e igPinftpiemi ;
poich confcffano dovcrfi eziandio
a coftoro
,

la mcdicina , affinche dcpofta 2 per


applicare
quanto fi puo ,
la ignoranz.i , capifcino me-
,
glio le cofe ,, . Ma non e gik necefiario , che
tiolto cidiffondiamo nel dimoflrare la carita de

maggiori verib igcntili , c lo ihidio , e


oftri

rdiligenza da lofo ofata nell infcgnarc hi fana


7
ottrina , e nel moftrare la via dclla falute a
Dro perfecutori ; mentre g!i (tefli impugnato-
idclia noftra rcligione 3 non avcndo potuto ri-

ocare In dubbio quefta incontraltabile vcrita ,


bbero 1 ardimcnto di deridcrc quc* zelanti mi-
iltri , e predicatori della parola di Dio, come fc
)(Tcro ftati tanti impoftori , quali fi fbflero (lu- i

iatid ingannare ( anclic con loro notabiJc pre-


iudizio , e con pericolo di perderc la vita ) i
inciulli , gli ftolti , e le vccchiarelle . Celfo
picureo fu uno di coloro , che impugnando il
ritfianefiino , traffero in mala parte la carita , c
>

zelo
che fpigneva i noftri antichi a illumi-
,

are loro proffimi ; onde fu da Origene nel fo-


i

racitato Juogo , e altrove ancora riprefo , c


on fodezza , e gravity confutato . Ne folamcn-
! colle
parole , ma coll efempio ancora procii-
ivano i Crifiiani il ravvedimento ,
e la ialvez-
ade nemici della noilra fanta religion e . Vi-
eano eglino per lo piu , come crano efortati da
( a )s.Cypr.
>ro
(^) , in buona concordia , affinche Ep. xai.
paftori i
p,
entili ammiraffero in efli la feverita della difci- 5-
lina dc codumi c abbracciaflero le verita in-
,

:gnateci dal noilroSigner Gesu Criflo . Laon-


i San Giuftino Marcire nel quattordiceiimo
^mcro della fua prima Apologia , 3 affinche , ,,

dice, o
Iwperatcri* non Hate ingannatida
voi>

E 2 de.
DKCOSTUMI
5> demon? , da noi fono cfagitati , c no
che
fiateda loro diftoltidal leggcre , e intender
le noftre fcritture , vi avverdamo a riguai

9, darvene , poiche (I fhidiano eglino , e co


tutti gli sforzi procurano di avervi per lor
fervi , e miniftri , come atterrendo co fogn
,, e colle inagiche loro preltigie coloro , qu; i

s, li non hanno curadelle loro falvezza, gli har

no tirati a fe , e gli hanno foggettati al tirar

5, nico loro impero Noi dopo avere fcoflb . di


loro giogo, e di avere creduto al Divin Ve
bo , feguitando il fob vero , e ingcnito Die
^, laddove pr ima eravamo dediti al vizio del
lufTuria, ora ofTerviamo unicamente la call
^, ti. Abbiamo rinunziato alle arti magich<

abbiamo renduto comuni agli altri le facol i

99 noftre , che prima crano da noi avute ia


9) grandiflimo pregio , c conviviamo coa que
9) li , che
prima, che conofcefllmo Gesu Ci
M fto , erano da noi avuti in odio , e preghian
pc noftrinemici , e collVfempio , e col
8, parole procuriamo di perfuadere a noil

^ perfecutori efler ella la unica verareligio


lacriftiana , e dover eglino vivere fecond

precetti di Gesu noftro Redentore , affinc

^ abbiano buona fperanza di confeguire i m


5, defimi beni , che fono a noi preparati da I
padrone di tutte le cofe . E nel fedicefii
numero:,, Efortp , dice egli , i fuoi feguac
Red.entor noilro di eflere pronti a fervire ti
5,
ti , e di non adirarfi ,
e parlo loro in que \

9, guifa : fe alcuno tj perquote in una n


J5 fcella 9 tu voltagli 1 altra , acciocche pi i

a, cuota ancorquella j s ei vuole ; e da pur !

3, tuo pallio a chi ti toglie la tunica . . . Non


fogna rifentidl, e refiftere, non voler
I
DEPMMITIVI CRISTIANI*
,,
Iddio , che noi fiaino imitatori de malvagj ;

ma fa d uopo procurare colla pazienza , e coU


,,
lapiacevolezza di rimuovere i proffimi dall*
,
crrore , e dal deflderio delle cattive cofe .
,,
Lo che potiamo noi dimoftrare cogli efem-
pli di molti de voftri gentili,i quali* da
,
tiran^

,
ni , c perfecutori ch erano , vinti per la
,
coltanza ,
o per la pazienza ncl foffrire le in-
, giurie , e i tormenti , c ps coftumi de no-
,
flri , mutarono fentimenti , e religione , e
, vita,,.
Xll. Ne ma per gli
folametite pe
, r gentili
, c -. . . . . .

retici pnmitivi rede-


ancora molro faticavano m i

i
,
affinche potefTero crargli alia vera credcnza,
:

ricondurgli all ovilc di Gestl Criilo* Per la ricbta-


e fcrivevano libri, o lettcre colic quali all*
|ual cofa
ve * A
onfutavano gli errori loro , come fecero Santo
gnazio Martire , San Giultino , Santo Ireneo >

Tcrtulliano ,
c altri molti , e colla predicazio*
e , e colle difpute , e coll efempio fidudiava-
odi guadagnarli. Egli edifSoile il defcrivere
uanto (I fieno adopriti ncl fecoado fecolo i Ro-
aani per ridurre Marcioae a rigettare la erefia ,
he avea egli incrodotta nel -lundo . Che fe egli
liferabilmente torno come cane al vomito ,
an perci6 perdctcero eglino i fedeli il merits
ella loro attenzione. Non fu minore la dili-
enza de Ronuni medefimi per indurre Cerdo-
earinunziare alle perverie dottriae, die avea,
Vigato dal diavolo , inventate (4) . Verfo il
rincipio del terzo fecolo della Chiefa , allora-j
uando Severo Imperatorc incrudeliva contro
Griitiani lacerandoli coa difpietati fupplizj 5

)ngene,quantunque ancor giovanetto,


eduto , che tutti gli altri per tiavore
perfecuzione eranfi rkirati , c nuna i

E
70 J> E C O S T U M I

ritrovava in Alexandria , il
quale attended
iitruire i e gli cretici , e a trargli al
gentili ,

vera religione, nulla temendo pericoli , a qua i

li
fiefponeva apri una fcuola , e diede a tut
>

la facolta difrequentarla , e di apprenderc c


luile dot trine del fanto Vkrigelo. Confegui eg
per tanto gran ji/fiinocredito , e induite mol
a rinunziare al gentilefirno , e ali erefia , tr
quali debbono eflerc numerati Plutarco fratel
di Eracla, il
qual Eracla fu poi Vefcovo di Ale
iandria , ed Eracla (lefifo Plutarco dopo di av .

remenatawna coll u rn at (lima vita , acquiilo i

palma del martirio Frattanto Origene eflenc . i

di anni diciotto,iftruiva i catecumeni per ordii


del fuo Veicovo , e grandifrrno profitto ne
ritraeva . Ne folamente infegnava egli , r
confortava eziandio coll efortazioni 5
e coIPaf
flenza fua coloro , ch erano tratti al patibo
per la fede di Gesu Crifto qual cofa mol
>
la ;

difpiacevaa* nemici del criltlanefimo , che


vente procurarono di lapidarlo e di toglierlg >

forza di tormenti la vita (4) . Avanzandofi e;

,!*?*?" pertanco,e crefcendo fc-mpre piu acquidava d<

laitima si per auderita della difciplina , che 1

fervava, ancora pe difcepoli fuoi , i


, si

gloriofamente aveano combattuto per difenc


re la veritk della noftrafanta religione , e av
no trionfato de loro nernici , e ricevuto ;

martirio il
guiderdone promeffo dal Redent<
aquelli, che confciTato PavefTero avanti iP
fidi,e Regi.Laonde mofTo dalla famadi lui A
i

brogio uomo nobile,ed crudito il quale pro! >

lava erroredi Valentino , dopo che lo afcol


I

convinto dalla forza della veriti predicata d


, e aggregate
Origene , lafcio la erefia alia c

tolica Ghiefa , viflfc fantamente e molto > f


1
>E PRIMITIVI CZUSTIANI .
7I
nelle perfrcuzioni per ia fanta fede .Anzi chc
raccontaEufebio di Cefarea , che innumerabili
erctici furono da lui axnmacftrati (4) . Narra
inoltre Eufebio nel trentefiaio terzo capo della xviu.
fua Iftoria Ecclefhdica che avendo Beril o (Z>)

Vefcovo di Boftra neli Arabia introdotto nella


fua Chiefa una nuova crefia , affermando , che (b) p.
Gesu Crifto Signer nollro , prima che na-
dalla Vergine, non fufTidcva nella propria
fceflfe

fua perfona , e che non avea propria divinita,


ma folo avea in fe refidente la divinica delTeter-
no Padre ; fu du Vcfcovi pregato Origene di
^rattarc con cflb lui , e di procurare di rimuo-
verloda un cosi perniciofo fentimento. Aven
do pertanto Origene obbedico , dopo che intefe,
in che confide va il veleno dclla nuova , e per-
verfa doctrine di Bcrillo , con tanto valore , e
forza la confute egli , che induflfe Perefiarca a
jeteitarla , e ad abbracciare la verita delia fede.
Non altrimenci fi
porto egli con alcuni eretici
dell Arabia . Aveano cofloro fparfo pel paefe lo-
ro il falfo dogina > che le anime umanc infleme
:o
9
cor pi ,
m or Hero
e che doveflcro poi infie-
i

aie co medeiimi corpi nel di del giudizio riiu-


fcitare. Adunaronii pertanto molti Vefcovi ^
e avendo trattato del modo , chc tenere dovea-
no per eftirpare la nuova erefia , in un pieno
Concilio diederocommiffione a Origene la
8
di confutarla, e di procurar di ficondurre all
Dvile di Gesu Criffo traviati . Egli obbediente i

agli ordini de* Prclati della Chiefa della Palefti-


5
na, nella dizione de quali allor a fl ritrovava ,
con tal cfficacia e con si poderofi argu-
ragioiio ,

mcnti confute la pcftifera dottrina nuovi de"

eretici, che que(ti , conofciuta k falfha delli .

opinione ioro s fl diedero toifo per viriri # e*

E 4
J2 D E* COSTUMI
bracciarono il cattolicifmo . Cos! avefic egli fe

guitato a infcgnar bene , e a convcrtire gli ere


tici , e non fi foflfe fidato del fuo talento . M

quando egli piu a proprj ritrovati, chc alla_


fcrittura fanta , e alia tradizione della cattolic
Chiefa acconfenti , precipito in mold , e gra
vi errori, che dipoi furono impugnati da Padri
e condannati da facri Concilj* . Dimoftra pur
la pieta, e amore verfo pro (Tim ancor travic
1 i i

ti e la diligenza ufata da noflri maggiori pe


,

ricondurgli alia Chiefa cattolica , la lettera di J


CornelioPapa fcritta verfo 1 anno jf i. a S. C
, \r> TA- priano Vefcovodi
_
Carta^ine nella qual
, *
lette
ca) rp!it,in .. .
,

ra cos i e fcnve (4) . Quanto fu grande


terCypria-
,, noiira fjllecitudine , e Tanficta , e il dolor
che foffrimmo per quei confetTori della fee
di Gesu Criito ,
i
quali dopo il
gloriolb lor

3, combattimcnto, per le frodi di Novazian


3, uomo pieno di raggiri , e di maltalento fun
a, no circonvenuti , quail ingannati , e e ali<

>,
nati dallaChiefa; altrettanta fu la noflra a
legrezza , allorche eglinoconofciuto Terror
e fcoperta 1 aftuzia velenofa del
maligno ii
3, gannatore, libcramente alia Chiefa, dalla qu
33 le erano ufciti tornarono , e percio renden
>

3, mo grazie aDio Padre, e al Signor noftro G<

a, sfi Crifto. In primo luogo febbene noft i

3, fratelli , a quali potea preilarfi


, per la int
3, grita loro ogni maggiore credenza , cd cr
,

3, no amanti della pace , e bramavano la unit;


3, aflfermavano , ch eglino il erano ammollit
3, e aveano depoilo il loro orgoglio , con tut
3, cio non potevamo indurci ad acconfentir I

3, ro , temendo, che non aveffero facilmen


3, dato fede alle vane ciarle del volgo. Mae
fendo dipoi venuti Urbano , c Sidonio Co
fc
3?
*
PTUMITIVI CK1STIANI .
JJ
, feflbri a trovare i noitri Preti , differo loro

,
fchicttamcnte , che con cffi Maffimo Prete
,
ancora bramava di ritornare alia unita delta
, Chiefa... DifTero inoltre , ch erano fhti
, circonvenuti , echenon fapcvano cola, mai
fi conteneffe in quelle letterc , le quail erano
,

,
(tate fcritte a nomc loro , ed eflfendo pienc di
, calunnie 5 e di maldicenza aveano cagiofia-,

,,
ti de difturbi quaff in tuttc le Chiefe ; e che
,
folamente erano colnevoli per aver aderito
,
allo fcifma , ed effere itati autori della divifio-

,,
ne , o erefia , per avere acconfentito , che
,
foiTero impose le mani a Novaziano .
Prega-
,
rono finalmente , che fi cancellaflcro dal-

,,
la memoria de* fedeli quefti loro manca-
menti . Effcndomi (tato tutto cio riferito,
,,
volli io , che fi adunaflTe il Presbiterio ,
e a quefta adunanzainterveniffcro cinque Ve-
fcovi che oggi pure qui fi ritrovano , affin-
,,
che fi ftabilifle concordemente> qualcofa do-
vefle determinarfi circa le loro perfonc. . .

Comparvero adunque MafTimo >


Urbano , c
Sidonio , e molti de* noftri fratelli , che git
aveano e con caldifllme iftanze ftip.
feguitati ,

plicarono,che ci dimcnticafilmo delle reita da


loro commeffe per lo paOfato , e di efle in
fi faceffe veruna menzione , co-
avvenire non
,,

p menon aveflero
fe operato , ne detto alcu-
,,
na cofa di male . , .
Appena fi fparfe la voce ,
che crano venuti all adunanza , che ft
,, quelH
}
, fece grandiflimo concorfodi popolo , per vc-
dere rcftituiti alia Chiefa coloro , chcpocanzi
,,
aveamo veduti,e pianti erranti, e vagabond!,
,,
e tuttiaduna voce ringraziammo il Signorc

,, efprimendo colle lagrirae 1 allegrezza de* no-


,, ftri
cuori, e abbraccianda i ravveduti , come
fe
74 J> E c o- s T u M i
-

fe quel giorno foflero ftati liberati dal


in

,, prigione , nclla quale prima , che aveffci


3, acconfcntito allo fcifmatico Novaziano,erar
,, flati rinchiufi per amor della cattolica re

gione. Furono cglino pertanto ammetfi al

comnn.ione dclla Chiefa e aMaffimofu >


r<

,, ftituito il luogo , che avea tenuto tra pret

3, con fomma foddisfazione del popolo ,,


XIII. Ne dobbiamo noi (lupirci di qui
particolare attenzione de* fedeli, c di
flta si qu<*

ilo loro amore verfo i caduti nella erefla , o nel


,
11 e*

icifma, mentre ella era coia comunc in qu<

tempi >
che qualunque de noftri aveffe corr
meflo qUalfivoglia delitto, fofle cgli compiant
amaraiTi^nte dagli altri Crifliani ,
i
quali per li
prcgavano con iftanze caldiflime il Signer Iddi
che gli facefle conofcere il male, e gli deflTe
graziadi rawederfi e s erali ravveduto , cc :

particolar gioja , e allegrezzaio abbracciafTen


e lo ammetteirero,dopofatta la penitenza, alia.
com union loro . Or feuno de piu gravi deiit
era la , non e de maravigliarfi , che tant
erefia
foflc difpiacimento de noilri maggiori , alloi
il

che vedeano qualcuno precipitato nell errore


e tanta Tallegrezza , allorch lo vedeano rifort(
e reftituito alUfanta madre Chiefa ,
e tornat
alia loro focieca E che tale fofle coihiiiie lore
. il

lo attefta chiaramente Origene , per tralafcir


gli altri , nel terzo libro codtra Cclfb(^) dov
u.p. cosi ragiona ,, Compiangono Criiliani com : i

morti , e perduti da Dio coloro , quali i

3, fono lafciati vincere dalla libidine ^ o hann


commeflb qualche altro delitto * Che fe
ravvedono i caduti , allora i fedeli ftimandoi
3, refufcitati da morte a nuova vita , fi rallegra
no , imitando in cio gli Angclici fpirici , che
GC
PIUM ITIVI CIUSTlRNi;
DE* 75
come diffe il Redentor noilro Gesu Crifto ,
godono per un peccatorc , che
fa penitenza ,

piu che per


novantanove giutti , i quali non
hanao della penitenza meftierc . -*
XIV. Che fe tanto era amorc , e la pietl de 1

edeli verfoi loro compagni vivi, non era ccr- verfc


atnente minore verfo morti . Imperciocche t ty
i

iccome per la cariu ,el affctto , che a profef- cur* >

cbe^

bri della religion loro portavano , facilmente


Imuoveanoa cornpaflione , qualora vedeano
de noftri nelle miferie , c nelle pene,
]ualcuno
:(ludiavanfi , quanto era loro pofllbile , di fov-
vcnirlo; e ficcome erano perfuafi , che quei
fedeli ,
i
quaii muojono imbrattati da qualchc
colpa Icggiera o prima di aver compita la pc-
,

:iitenza dalla Chiefa per qualche


irnpofta loro
^ravc peccato da loro commeflb , graviflimc
pene fopportano, fiuche non abbiano foddisfatto
ilia divina giultizia , e molto poifono eflere aju-

tati colle preghiere , e colic limofine , c_?


col fagrifizio offerto al Signore da vivi ; non
tralafciavano veruna occafionc per foccorrere
quelle animc , come coda evidentementc
da*
libri ,
che i noftri maggiori compofero per iflru-
zione de loro proifimi . Quindi e , che Tertul-
liano nel celebre libro della corona del foldato

(a) mentova le oblazioni folite a farfi dalla Chic- (a) e,ni.p


5
io j
fa pe morti, e difende, che una tal confuetudine
proviene dall Apoltolica tradizionc . Quefto mc-
defimo autore,che fiori vcrib la fine del fecondo,
c ful principio ancora del terzofecolo dellaChie-

fa,nel libro intitolato Delia efortazionc della ca-


(lita ramnxemora e le obblazioni 5 e le pre
(Z>)

ghiere pe morti e rammemorandole accenna ,


,

che comuni erano appreflb tutti coloro , che


profeflavano il cattolicifmo E nel libro dtlla .

M9-
D E COSTUMI
00 c* x. p. MO iogamta (4): dimmi forella, dice eg! o
** u dimmi o for el I a in pace il tuo n
bafprentfffo
,

rito ? Che rifpondi ? Eri forfc in dtftordia c

effo lui ? . . / pace , dira ella . . Certamsnts ei .

p-^ega per 1 anima di lui , e cbiede per lui da L


il refr igerio . e fa offrire
. . il
fagrifizio neWt
nivtrfario della mortc di lui medeftmo . Si ve
adanque qtianto attenti foiTero i fedeli nell ufa
verfo morti quefte opere di mifericordia ,
i

come ^ebbano intend ere le ifcrizioni , che t;


fi

volta (i ibao trovate nellc catacombe di Rom


e fono (late riferite parte dal Boiio , parte da
Aringo , e parte dal Boldetti , dal Lupi , e .

alcuni altri , che de* Cimiterj Romani parlar


no .
Finptrrciocche nellamaggior parte di cOe
legge , che il defonto morl in pace , la qual c
fa (I
puo inteadere in pace con Dio , o in pa
come
>

colla Cbiefa , oinpaccco fi4oi, richiec


Taddotto paUb di Tertulluno . In certe altre i

"Bold. I.
crizioni
leggono delle efpreflioni , per le qu
li
(!>*)

li dimoftrano i fedeli di
n.c.vii.p. defiderare/dpdcff (^
e il rcfrigerio (r),e // bene (d}
41^. alUfpirito del d
(c) IMJ. f nto Ve on ^ tra le alrre appreflfo il Boldet ^
due nel capo fettimo dd fecando libro , u:
(d) IbiJ. delle quali e quefta (O ^fttonia anima dol( :
\

(^J
1C IbM.
iLlitl
Md to ti refrigeri in pace
*
; e 1 ultra: *Anerini p *
/"
ft qitcfla lapida a l{x$ria faa mvglie cari/J
ma, .. Iddio rtfrigcrl il ttiofpiritd /Eilaeancl \

degna. di eflfere pflervata la iicriziotie riferica,


dailo fteiToAutpre nel
capo dcciaio del medefiu
(Op. 4^7. libro (/) , la tradotta dai Greco in Itali
qiule
no ha queilo (igniticato: ^urelio Paflagone f.

dift di lui Udio ni fecoli . Verio Tunno 202. a.

quiihrono b palnia del martirio le iante Perp


tua e Felicita , la
, priaii delle quali , CMI
PRIMITIVI CRISTIAN1 .
77
sggiamo negli sftti delta juapaffione, racconca
n efempio onde fi fcorge , quanto fofle comu- >

e 1 ufo di pregarc pc morti , e di procurar lo-


o il refrigerio . Perciocchc cosi ella ragio-
ia ,.
(<0
Eravamo tutti attend alia orazione ,
: *\ J!
i-x- . . - Rmn.n.vii.
>
e mentre pregavamo nominal a calo Dino- gi-
crate e rimafi allora flupefatta ,
, poichc non
mi era, fe non che in quel punto , ricordata
di lui . . . Conobbi io pertanto, che non era io
indegna; echedovea pregare per lui mede-
fimo il cafo funefto del
>

quale mi recava non


, picciol dolore . Incominciai adunque a orare
:

,
molto angere appreffo il Signore. Dopo
, e a p

,
la orazione, di notte tempo cbbi la feguentc
,
vifione. Parvemi di vedere Dinocrate , che
,
ufciva da un luogo tenebrofo , dove mold
,
altri (1 ritrovavano, aiib di fete , col volto

, tutto imbrattato , e di colore afiai pallido , e


) con quella iileffa piaga, che avea cgli nel vifo
, quando morl . Era quefti mio fratello carnal-r>
, c mori eflendo in ctt di annifette . . . Tra me
, e lui fembravami che fofle una gran difian-
, za , talche egli non fi potea accolkre a me ,
, ne io a lui . Era inoltre nel luogo ? dove fi ri-
, trovava allora Dinocrate, una pefchicra ripie-
, na d acqua , il cui orlo era piu alto de la ila*
jturadilui, e quantunque cgli fi ikndtflc ,
, quafi che voleffe bere , con tutto cio non gii
, riufciva . Recava ciu a me fua forella grandif-
, ilmo difpiacimento perciocche mi parea , ,

, ch egli non poteiTe levarfi, bevendo di quellc


, acque, la iete , e allora mi fvegliai, e conob-
, bi , che il mio fratello pativa . era io pie-Ma
> 5 na difperanza , che le gli avreb-
mie orazioni
bero giovato onde pregai per iui tutti
,

i>
i
giorni , finche non padammo alb prigione
del
78 . D 1* C O $ T U M I
-

coi
5, del campoj poich quel giornodoveamo 5
batterc colle fierc per dare piacere a folda

3>
mentre celebrava/i il di natalizio di Geta C
,; fare. Feci ioadunque orazione piagnendc
5, e iagrimando giorno , c nocte ; affinche

3, foffe dal Signore donate Dinocrate . Nel gfc


3, no,in cui fummo nc ceppi, mi parve di ved
3, re quel luogo , che erami fembrato tenebr
3>
fo , , e Dinocrate col cor
tutto illuminato
mondo ben veftito, erefrigerato , e do
, ]

3,
avea la piaga, mi fembro di vedere una ci( ;

.,, trice , e oflervai che la pcfchiera , la qu;


erami paruta tanto alta, erafi abbafTata ft
5, al bellico del fanciullo y ficche egli eitrae

35 fenza intermifTione,ed era fopra il Jabbro d<

3, la pefchiera una caraffa piena di acqua,ed e

y, accoflo , e la prefe , e bevette , e fa^iat


5

parti allegro giuocando a modo de fanciul.


33 onde io fvegliata conobbi , ch era egli fa
,5 trasfcrito dalla pena al refrigerio . Sar
Cipriano ancora , che fiorl verfo la meta <

terzo fecolo della Chiefa , avendo priyato


fuffragj colui, che contro canoni avea non i

nato per tutore de fuoi figliuoli un facerdot


moflro 3 che nel di anniverfario della morte
qudunqiic Crifliano erano foliti i parenti di i

di far offer ire


ilfogrifizio , e di far prepare f
tj]o(ubblicamente in Cbiefa (a) . San Gin
(a)
F^F^Gerofolimitanofcrittore illuftrc del quarto
colo della Chiefa nella fua Catechefi Midagog
quinta ragionando delle prcghiere 5 che pi
blicamente faceanil nelle adunanze da fede

(b) n.
fccoodO che fu loro per tradizionc infegnato .

tx.p.
318. Edit, frnti Apofloli, cosi fcrive :
3 >

(6) Facciamo di]


Taris. Tou- commcmorazione ... de Padri , e Vefcc
e
defonti , c preghiamo per tutti in general
E>E PJUMITIVI CRISTUNI ,

che tra noi morirono , credendo, che cio


poffa eflere di grandifiimo ajuto
alle anime di
quelli , pe quali fi ora, allorche principal-
mcnte abbiamo d avanti la fanta , e tremen-
diflima vittima , cioeGesu noftro Rcdcntore
Sacramentato . Ma per non diffondermi
oppoin un argurriento atutti i fcdeli notiffi-
o , e ben provato da noftri controverfifti ,
ecialmente da Leone Allacci , dall Arcudio ,
da Natale AlcfTandro uomini di fingolare cru-
zione ; tralafcero i palli de Santi Bafilio ,
regorio Nazianzeno , Gregorio Niflcno , Ago-
no , Epifanio 3 Giangrifoilomo , e riferiro
lamente cio , che Eufcbio Vefcovo di Cefarea
cconta nel quarto libro della vita di Coflanti-
Impcratore, mentre defcrive la pompa de
nerali
, e le adunanze , che ftirono fatte per . ,
c
ovare aH anirna del pio Principe Dopo, (<*)

che parti , dice egll , il nuovo Imperatorc


Coftanzo dalTadunanza , concorfero i mini-
ilridel Signore , cioe i Sacerdoti, colleturbe,
e con tutta la plebe de fedeli , e pregando ,
fecero 1 Ecclefiaftiche cerimonie 5 che in tali
circoltanze fono folite a farfi nelle Chiefe . II
cadavere dell Imperatore Coflantino era fo-
pra un altoletto . .. e il popolo adunato per
1 anima di un si
gran Principe non fenza ge-
miti ) e lagrime offeriva preci al Signore ,
, che cio le poteffe eflere
perfuafo di giova-
mento J} .
Quanto alia diligenzada noftri nel ufata
pellire i morti , egli ,
che fu
e certiflimo
igolare , e perci6 rimproverata a Gentili da
riftiani
Apologifti . Abbominavano i noftri

aggiori la cattiva confuetudine degli adorato-


degl idoli , i
quali invece di dar fepoltura a*
ca-
3 DI* COSTUMI
cadaveri , come ogni ragion richiedea,non ii

per qual motivo erano foliti di bruciarli . Quir


di e 5 che Minucio Felice illuftre fcrittore Cr
fliano del terzo fecolo nel fuo celebre Dialog
intitolato Ottavio piu volte da noi citato r
3

prende quefta tal coftumanza de Gentili , con


aliena dalla umanita, e dalla ragione (a). Abbe
rerdo eglino adunquc un tale abufo, proem
vano , che a cadaveri de fedeli foffe data on
revole fepoltura. Ma poiche mold erano tra 1

ro , quali effendo povcri non poteano fepel


i

re con quella decenza , ch era convenevole


Criftiano , i loro morti , faceanfi per queflo
ne da noftri maggiori le collette delle limofi
nclle adunanze > come atteita Tertulliano n
trentefimo nono capitolo del fuo Apologeti
(6) . San Dionifio Aleffandrino defcrivendo a
preflb EufebioVefcovo diCefarea (c) la gran p
(c)H.E.hb. ft e?c h e t anta
ilrage avea cagionata in Aleffandr
l
c ^ Im oilrando quanto era ftata in quel tern]
li*Ed
Gmtai*. grande cariu de fedeli verfo i loro profile
la

e la pieta v-rfo i morti , cosi fcrive : Color


che afliilevano agli appeftati , fubito che vede
no uno de loro fratelli pafiati ail altra vit
chindeano gliocchi alcadavere di lui 5 lo lav
vstno e
Pornavano, e davanglifinalmente
, n<

la miglior maniera , che poteano , fepoltur


Racconta cziandio Ponzio Diacono nella vita
San Cipriano i attenzione , ch ebbero in qi
medefimo tempo in Cartaginei fedeli di fepcl \

re i cadaveri non folamente de loro fratel

00 ma.^ c Gentili ancora , che gli aveano perfeg


pag- $
E4. Oxon. tati .
,, ((i) Perrennc >
dice cgli , a Cartagine
Opp.S.Cy- forrnidabiie peih lenza,e il detefhbile devaf
F mento . . . Eranfi tutti fpaventati i cittadir
^ fllggivanQ per ifchi varc
? il
coinagio, o eff
PRIMITIVI CRISTIANI . 8 I

nevano pubbliche (trade i


alle loro infermi >

come fe cacciando via di cafa il moribondo ,

aveflero potuto cacciare con effolui il pe-

ricolo della morte Giaccano adunquc per


.

tutta la Citta non gia cadaveri , ma i corpi


i

di moltifTimi , talch& muoveano chiunque


paffava a compafiione. Niuno de mortali pen-
3
fava ad altro , che a crudeli guadagni . Frat-
tanto egli e colpa il tralafciare di rifcrire_^

qual cofa abbia fatto iJPonteficc di Crifto,e di


Dio,il qualequanto piu collapieta 3 altrcttanta
pii icolla
vcrita dclla religione avea precediir
to i Pontefici di quefto mondo . Aduno la fua
plebe , e la iftrui de beni delU nuTericordia,
infcgnandole cogli efempii dellefacre fcrittu-
re^ quanto giovino gli nffizj di pieta per
renderfl propizio il Signer Iddio , e acquifla-
re la eterna beatitudine . Soggiunfe dipoi
non efTer ella maravigliofa cofa , fe i fedeli
ufaflerotali opcre di bonta , e di nuTericor
dia agli altri fedeli ; ma che coloro farebbero
fhti perfettiji qualiavefiero aj utato piu il pub^
blicano , e il gentile , e aveflero vinto col
bt-ne ilcattivo ,
e imitando ladivinaclemen-
za , aveilero amato i loro nemici . . . Furono
adunquefr,bito fecondo la qualita delle per-
fone ,
e degli ordini diftribtiiti i
minifterj .

Moki , che per non poteano


la poverta loro
fomminifirare cofa vcruna,davanodi piu degli
liefli ricchi , mentre colle proprie fatichc
compenfavano la mercede piu cara di tutte le
ricchezzc E chi mai fi farebbe trovato, che
.

avendo un tanco Dottore per guida , non cor*


quella milizia , onde
re fie a farli fcrivere a

piacer potefle e a Dio Padre , e a Crifto giu-


dice , e ad un Sacerdote cotanto buono ?
TomoIIL F Av-
Si I) E* C O S T U M 1

Avveniva frattanto per la liberalita de* n<

3,
ftri ,
che non folamente loro fpirituali frate i

li , ma gentili ancora foflero fovvenuci


i ,

3, onde faceafl qual cofa di piu di cio , che lei


giamo nelle facre lettere della incomparabi
3, pieta di Tobia. Permetta egli, che fi dica, cl
febbene molto ii fece avanti Criito , anco
5, di piu fiafi fatto dopo Critto , a cui tern

3, decfi lapienezza .
Egli raccoglieva foltanto
cadaveri de fuoi Ifraeliti
,
ch erano ftati u<

cifi,
3>
o gettati nelle flrade per ordine del f
gentile ; ma Cipriano ufava ancor a gent
gli ftefli ufS^j di mifericordiXche ufava u f
3, deli medeilmi ,, . Fotrei io addurre parccch
altre teltimonianze de Santi Padri , che la cu
de Criftiani circa il fepellire i morti riguard;
no , ma per non dilungarmi troppo , ilimo e
fer elleno baftevoli quelle 3 che abbiamo fino \

copiate Leggafi eziandio il paflb del San


.
j

Martire Cipriano addotto da noi alia quarante.


ma nona pagina di quefto volume , dal qual pi
Ib puo ognuno agevolmente comprender
quanto foilero i noftri masenori verfo
^>^
i mo
pietofi .

Ma e ormai tempo , che brevemente d


fcriviamoil modo tenuto dagli antichi Crifti.
nel dare fepoltura a loro morti . Primierame
te 3 come e manifefto dal paiTo di San Dioni
AieffiiiidrinQ arrecato di fopra , fubito che il i

dele era pafiaio alPaltra vita coloro, i quali >

aveano alTiitito , chiudevano addolorafi p


avere perduto il compagno , al cadavere di
gliocchi, eacciocche non tramandafle catti
odore per qualche fordidezza 5 che avefle cc
trattanella malattia e per
5 maggior pulizia ;

cora 3 Uvavanlo 3 in qudla guifa ,


che a
-
i
PRIMITIVI CRISTIRNI,
DH* ^
loftri lavano corpi de morri Di que-
ancora fl i .

hconfuetudine rendonochiariffima teftimonian-


;a i Santi Dionilio AlefTandrino , e Cipriano ,

o che cofta da pa/fi di fopra accuratamente dc-


critti . Erano eziandio foliti i fedeli d imbalfa-
nare , e di fepellire cogli aromi corpi de* lo-
i

o defonti , fpecialmente de martiri . Ter- (a) C.XLII.


ulliano nel fuo P* X 3$-
Apologetico(tf)rifpondendo allt
iccufe de gentili , aceennaquefta confuetudi-
n
ic de Criftiani de fuoi tempi fcrivendo in que-
(la Sappiano i Sabei , fe cercanfi
guifa :

, gli aromi dejl Arabia , che le merci loro fo-


,
no vendute di piu , e coftano piu care per fe-
, pellire i morti de Criftiani che per fummi- ,

,
cure gli Dei ,, . E per vero dire , ficcome i
loftri aveano ferma fperanza di dover nel dl i

Htremo del mondo rifufcitare co loro corpi ,


;lorificati 5 !o che avea fpiegato S. P,iolo al capi-
ofo quindiccfimo della fua
prima Epiftola a Co-
intj colla iimilitudine del feme in terra gettato
! e corrotto, e dipoi per cos) dire ri-
fepolto ,

iato; cosi avveniVii , che i Criftiani non voleflfe-


5
o bruciare
corpi de morti , anzi procuraflTero
i

ii

:erta pieta verfo i defonti


mm
mantenerli per quanto potevano ,* per una_j
medefimi
*

, la qual
:oia e da Giuliano nella fua Epiitola
Apoihta
juarantefima nona numerata tra le cagioni della
>ropagazione del Criftianefirao . Ma dell uib
le Criituni di fepellire cogli aromi i cadaver!
>arlaii La Ceria
nelle note fopra Tertulliano ,
ri Ouzelio, che dal La Cerda medefimo prefe
e notizie nelle fue annotazioni fopra Minucio
,

"elice
(b) Ragions pure ampiamente deil ufo
.

nedefimo il Boldetti nelle fue ofifervazionilb-


,<.]

a
>t

Cimiterj (c) clove cosi jcrive :


i
Apertiii Lrx .^. ^7
da noi ne cimitcrj i
fepolcri di alcuni Mar- fe rl
>

<

F a ,, tiri
Dfc COSTUMI
tiri , fi e diffufa alle volte una certa fragran -
j

,, za , che non faprei a quale altro odore a(To-


3, migliare , e di cio ne poflbno fare pieniffinu
3, teftimonianza diverfe perfone dotte , e pie ,

che all apertura di dette tombe fi fono tro-


vate prefenti . p quefto medefimo odore
hanno ritenutole offaiftefTe de fiartiri , poi-
,, qhe furono eftratte da cimicerj . L anno 170-5.
efferidofineh:iraiteriodi Preteftato 5 o fia di
Callilto ritrovato il corpodi una Santa Marti-
re di nome Marzia col fuo vafo del fangue,-
?,
cd ifcrizione in marmo 5 ie cofe medeflme i

a, per molto tempo ritennero la fleffa marari- ]

gliofa fi agranzii con irtuporedi


molte perfone,
fra le qualt Signori Ganonico Raimondo Bi-
i

need , e Abbate Gian Antonio Abbondanti


Romani miei confidenti amici . II medefimo 1

odore fu anche da piii perfone fentito iw una .

,, ftrada pel raedefimo cimitero in tempo , che |

fi erano fermate a orarc


per qualche fpazio di
tempo prelfo alcune tombe de Santi , e lo
3, fteflb hanno pur ditfuib nella cuftodia, ove (I

a, confer vano meco le reliquie , alcuni corpi ,


1

,, e altre ofTa di Martiri Anonimi eftratti gia da


cimiterj di S. Agnefa , di Giriaca , di Calli-
,, ito, e altri cimiterj . JLafciando pero da par-
?, tetuttqcio? che in queito particolare po-

3, trebbe attribuirfi afragranzafop.rannaturale ,


3, e miracolofa , di cui parleremo piu apprelfo,
potrebbe anche tal odore attribuirfi alle mi-
a > iture odorofe 5 colle quali prima di fepellirc
3, i
corpi foleano talvolta ungerli , o imbalfa-
5, marli , afomiglianzadel Santiffimo corpo del
3, Redentore , di cui fecondo il rito degli Ebrei,
(a) c. xrx- j>
cosi accenna S. Giovanni {a) stcceferunt cor-

fits Jefu, & ligaverunt illttd lintels cum aro-


, ma-
p

DE* PIUMITIVI CRISfiANl. 8j


,",
watllus , /re ? wos efl Judaeisfcpclirc , mo-
,,
ftrando 1 iftefTo Vangtlifta di chc forta, c di
die quantita di aromi fl ferviflero, con
qucllc
parole antecedent!*
: Venlt autem Jficodcmut
3)

3? fcrens wixturam myrrhac, &


aloes quafi li-

33
bras centum . Quefto atto di reiigiofa picta fi
usoanche indifFcrentehiente da fedcli verfo
i cadaveri de loro defbnti , con tal profufione

33
di aromi ch cfagera Tertulliano. . . Con
,

3 ,
mifture parimcnte odorofe fu iepolto il
corpo del S. Martire Euplio ( come fi leg^e

ncrgli Atti di Iwi appreflb il () Ruinarzio ) ,

fublatum efl corf us ejus a Cbriftianis , 3^. Edit. &


3>
coiiditMtn aromatibus fefultnm eft . . . Che in Veron.
tali cop/|i nature poi
ne adopralTero una quan-
33 tita notjbfle giufta la loro potfibilita ,
fi rica-

5,

,,
vada S. Grcgorio qualc par-
lando del furerale di Melezio: Syndoncs mun-
NiflTeno(6)>
il
^Mcle
,e
]n

,, dae , dice egli , &


fanni ferid , u.nguento-
rum
aromatunj largitas ,
, & abundan- &
Era nota a gentili medefirni quefta
tiA ,>
.

lodevole e pietofa coilumanza de noftri ; per


la
qual cofli fu dal giudice rimproverato a S. Ta-
raco Martire , chVgli bramava di eflerc per la
Griftiana Religionc uccifo, affinche dopo mor-
te , cadavere di lui cogli aromi onore-
fotfe il .
^
volmente da Criftiani fcpolto (c) Tu pcnfi , R u i^ R .
.

difje II giudice i che alcune donnicciwole do-p.^s.


,5 vranno iepellire il tuo corpo eogli unguenti ,
3,
e cogli aromi
? e io penfer6di ridurre in poi.
vereedi efterminare le tue reliquie . Ri-
,

fpofe Taraco fa pure quel che tu vuoi al


:

5, mioeorpo, e dopo la mia morte opera cio ,


che ti pi see ,, . Unti , e ornati i corpi
}
de loro defonti, portavangli i Cridiani al luogo
deftinato per la fepohura , e quivi , s era como-
F 3 do,
D B C O S T U M I

do , efponevanolo alia vcduta del popolo


cantando , o recitando de falmis e degli inni , <

orando per le anime loro.ccme cofta dal paflb d


Eufebio nella vita di Coftantiro di fopra riferi
to; ovvero fe temevano gl infulti de nemic;
della religione , fubito li
fepellivano , e ncii_.
avendo potutoimbaKarnarli prima, portavam
5

degli aromi , e de fiori , e ponevanli per piet,


g fopra i loro fepolcri . Laonde fc rifle il Boldett
nello fteffb luogo (4),, Oltre al condire i fe_
33 fepellire i defonti co detti aromi, era ezian.
33 dio in ufanza , dopo fepolti i cadaveri d >

5>
onorare i con ifpargervi
loro fepolcri me i

33 defimi odori , quando non avefiero potutc


3, ungere i corpi ftefli . . * Ma non p<ftendo i fc
3, deli, come fi facilmente A-brire i fe-
e detto 5 sl

3, polcri gli , fpargeano intorno a* medefimi


Hymn. ^ ec a tal coftunie rifcrifcono
j
appunto le parole
x. de exeq. d | Prudenzio (A)
^ -
def*
Titulumque ,
,, frigid a fax a &
Liquidofpargemits odore .
3,

,, E quelle anche di S. Paolino nel Natale di S


(e)Nat..vi Felice (c)
^
;

Martyris hi tumnlum flitdeant perfun*


dere nardo .
,3 Et medic ata pio referent unguent a fepul-
,, cbro .

9
33 Inoltre offerivano pure a SantiMartiri que-
odori per un contra (Tegno di venerazione
55 fti
,

onore verfo di loro. Onde S. Grcgoric


33 e

p^-a o nella Epiflola fcritta a Secondino (d} ^loen i


^P 111
*
n
l.vu. tvevo
"
tbytnixma, Jtyracem ,
1^/

balfamum & , i

Sdnftorrtm Martyr urn


corporibus offer enda ,

3) latore praefentium deferents tranfmifimus .

3, Che fomiglianti offerte pero di balfami e di ,

aromi fifaccflcro a fepolcri de Santi Martiri


DE PRIMITIVI CRISTIANI .
87
,
efiftentiancora dentro de noftri cimiterj , fi-
,
nora non abbiamo avuto alc.una memoria ,
,
con cui pofiaaJmeno corroborarfi quel dub-
bio motto daU eruditifTimo Mabillone nella
,
fua cpiftola da noi abbaftanza drlucidata ,
,
cioe , die vafi di vetro , o di altra materia,
i

, chc fi trovano collocati fuori col fangne loro


.,
in contrafTegno manifeftiflimo del martirio ,
, poflano forfe avere fervito per abbruciarvi
,
dettiodori. Noi pero troviamo iblamente ;
,
che ccfTate le perfecuzioni ? e renduta alia
, pace , la religiofa :p eta del
fanta Chiefa la ^
^ .
r (a)Baron.ad
,, gran Coftantmo (tf) ,
eJ^fuadevozione
vcr- ^ }
fo i Santiflimi Apoftoli Pietro , e Paolo , do-
, po di avere erette fopra i loro fepolcri nel
,, Vaticano , e nella via Oftienfe le fontuofe
,, Bafiliche , ed averle arricchite con preziofi
,
donativi di vafi d oro , d argento , c di ric-
che po(Te0ioni , aflfcgno ancora 1 entrata di
molti aromi 5 e gran copia di balfami, e cToglj
,,
di nardo , afSnche fi ardeffero avanti le fagre

,5 fpoglie de Principi degli Apoftoli . . . Circa


,,
gli aromi , ed urguenti 9 che poneano i fe- f
5
deli entro i fepolcri in
oflequio de Santi Mar-
,
tin , voglio ben credere 3 che a quelli avef-
,,
fe qualche relazione un piccolo vafo di
bronzo a guifa de moderni fcatolini col
fuo coperchio formato di calcedonia , ccr-
chiato di metallo dorato , che ritrovai entro
,) la tomba di un Santo Martire anonimo , ri-

>,
pienp di certa miftura liquidaodorofa . I va-
11
pero deftinati alia riferva di tali foavi li-
,, quori 5 vogliono , fi denominafTero anche
., alabartri ? non odante , che gli (leffi odori

,, anticamente fiferbaffero in vafi di vetro , o


o pure di pietra, e fpecialmente di alaballro ,

F 4 co.
88 BE* C O S T U M 1
JJ come fi legge della Maddalena . QnefH aromi i

5
3> adunque adoperati fovente da noftri antich
33 Criftiani nel lepcllire i corpi do* Santi Marti-
3 ri , e d altri fcdeli , non ho dubbio , che pof.

33 fano molto contribuire alia fragranza , che


talvolta trafmettono
reliquie Aggiu- le .

gne Boldetti, che queflo tal odore , che cor


il i

pi de Santi Martiri trovati nelle catacombe tra


mandano , fia prodigiofo , e cio con varj pad
degli antichi compruova , alctini de quali paff
fono eflratti da ottimi documehti . Tornand<

cgli dipoi al fuo iftituto , offerva , che olcre gl


odori de quali avea ragionato , adopravanc
,

eziandio i noQri rtell ungere , e nel iepellire :

corpi de ioro rriorti, la mirra . E per vero dire


9
Prudenzio nell Inno decimo dclfejequic de de-
font i fcrive ?

sf/pcrjaquc myrrbafabaeo
Corpus medicaniine fervat .
3
L unguento di mirra portato dalla fabea
conferva il corpe OOO
Soggiuffne il Boldetti mede-
f i^ w^ *
.
..
1

fimo (rt) che oltre la mirra pofero anche


3,
9
,3 noftri antichi ne fepolcri de cimitef j varj j

^ pezzi di ambra fomigliante a quella foffile di

3, PrufHa . . . e che in quefta forta d ambra fo-


j, leano improntare 3 e anco formarvi diverfc
3, figure , come per efempio mafeheroncini .
\

3, piccioli globi , frutte, ed altro Tfa le frut* <

te non era raro il fimbolo del grappolo di uva ;

del quale (Imbolo cosl fcrive S. Clemente Alef-

ib. IT. fandrino(^) .


Dipoi la fanta vite produfle ii

c. il. profetico grappolo 3 il quale fegno per co-


loro, che dall errore fono ftati guidati alia
-

5, quiete.il grande grappolo 5 cioe i!Verbo,e per


3, noi fpremuto 3 mentre il fangue dell uva ,

cioeil Vcrbo3ha voluto cflerc ternperato coll


acqua . . . Fg!i e di due forte il fangue del
Signore , cio6 carnale , per cui fiamo flati
.,
redenti dalla morte e fpirituale per cui fla.
>

,
mo unti ,, . Poneano pure Criftiani ne fc- i

lolcri de loro morti delle figure rapprefentanti

anoce , perciocche in un tal frutto , come of-


erva S; Paolino Vefcovodi Kola 3 rapprefenta.
vafi Gesu Crifto , nicntre ficcome nclle noci il
cibo di dentro,c la corteccia di fuori , e fopra

ladura corteccia la buccia verde , e amara, cosl


veggiamoDio velato col noftrocorpo,Criflo fra
gile per la carne,cibo per la parola,e per la croce
anuro () Oltre 1 ambra^ e ttiimjcguc a di- a;
.

BMttti
^ ^
re it (^) , foleano talvolta i Cri- *j"

,,
ftiani collocare fotto , e fopra dc cadaveri ibid,
molt* fronde di lauro, il che ho rinvenuto f S t

anche io in diverfc tombe dc cimiterj , e_>

,
Poflervo parimcnte il Bofio. Cio coftumaro-
,,
no i noilri maggiori , dice il Durando 5 per
,,
flmbolo della perpetuita 3 e deH immortalitk
delPanima ^ . Sepolti che erano i cadaveri
ceil imbalfamati , eorrati, come abbiamo di

fopra mcftrato , chjudeanfl da noilri i fepolcri


5
con una tapida , o co mattoni , c foventc nclU
lapida fcolpivanfi , o nel muro fegnavanfi il no-
me del defunto , c 1 eta altresl e il giorno >

jncoradclla depoflzione di lui affinche ne per-


,

veniffe la notizia a pofleri . Sono di quefte fe-


polcrali ifcrizioni ripiene Ic opere del Bofio ,

deirAringo , del Boldetti , del Bottari , del


Lupi , e di altri , che delle antichiu Criftianc
irattarono .

XV. Che fe i
primi fedeli tanto erano pro*
penfi a far bene a Joro amici , ficche non fola-
mentegli ajutavano vivi , ma ufavano eziandio
j
i loro cadaveri
quellc dimoilrazioni che la >

pie-
JO !> S C O S T U M I

pieta fuggeriva , erano eglino meno attenl nor,


a beneficare , quando potcano , quei che ,

-proteflavano di efiere loro capitali nemici . Era

no eglino perfiafl ,
e percio a tutto il mond
pubblicamente il
prcdicavarid , che Parnare g
amici e comune a ttitti ^ ma i! Vnler bene , e :

a* nemici e proprio de* foli Criftiani


) Apolog. giovar
. XLVI. p* come attefta Tertulliano .
(<0
Laonde non me
?
i47 no inipiegavano a vantag^i de loro amici
s
j
che a quelli de loro contrarj . Legganfi paffi d i

S. Giuftino martire , e di Atencgora pocanzi d


noi riferit? , e offervinfi le parole dello (led
Tertulliano, ilquale nel fopracitato luogo cos
ragiona. 55 II Criftiano non offende ne anco il fuc
MC.XXXI.^ nemico,,* Poco prima avea detto: Sapp ^) i

v efl erci comandato per ecceflb , e ridon


ftato

3, danza di benignita di pregare anche pe ne


5>
mici , e di defiderare ogni bene a noftri per
3, fecutori E quali mai fono maggiori nemic
. -i

a> e perfecutori noftri, che gPImperaton? E pn


re di effi ancora ci vien comandato Orat :

3 pe ^/, pe Pnncifi , e per le potefla , af


3j finche fotiate vivere con pace ... Noi (c) fla
mo tali verfo gl Imperatori , quali verfo
"

noftri vicini Imperciocche egli e proibito 2


.

Criftiano il volef male , il far male* il


pen
far male di
5,
qualrtvoglia perfona . Cio che noi
ci ^ lecito per lo
Imperatore , non ci e le
c tofer qualunque altro .
"
(ff) Che fe ci vie
(d)cap.
it. ordinatodi amare noftri nemici, come avre i
p.
114. mo noi Pardimento di aver qualcuno di Ion
in odio ? E fe ci e fhro
5,
proibito di render
male per male , affmche non flamo
3,
uguali ne
fatto , come potremo noi offendere i noftr
3, emuli >

Riflettete fopra cio che fono


, pe: |

>j
foggiugnervi, o gentiii . Quante volte voi <

ofpi-
BE PRIMITIVI CR1STIANI .

,
o fpir.ti dalPod o, che ciportate , o percb-
,
bedire alle le?gi degl Impcratori incrudelite
,
cortro de Criftiani ? Quante volte , per ta-
,
cere de principal) , fiamo noi dal nemi-
., co volgo afialiti co faffi 3 e cogl incendj ? Nel
, tempo delle furie de baccanali non perdona-
,
no i voftri ne anco a morti Crifliani ; anzi-
chedal ripofo della fepoltura , dall afilo , per
,
morte gli eftraggono 3 e li taglia-
cos) dir$ della
no a pezzi. Or qual rifentirnento avete notato
,
(

in noi ,,? Non fono meno chiare le


,
teftimo-
n anze di San Cipi iano di fopra da noi arrccate ,
iove trattaipmo della pieta de fedeli , c della
:urada efll cadaveri de loro
ufata nel fepellire i

rorti . Eufcbio Cefarienfe ancora nella fi?a_


^vangelica Freparazione (^z) ragionando della
/crita deila religione criftiana , e de giufti mo- P- ]

an
pe quali ognuno dovrcbbe abbracciarla ,
ivi ,

^dimollrando lemutazioni , ch ella hacagiona-


5
o ncgii animi dt gertili , qi^ali erano prima i

:ellavcnuta delRedertore dediti al fenfo , e


ogni forta di vizio , cosl fcrive : ,, Concorre
,
una moltittidine innnita di uomini , e di
, donne, e di fervi , e di liberi, d ignobili,
, edincbili, di barbari , e di greci in tutti i
, luoghi , in tutte le citta , in tutte le regio-
,
ni , di tutte le nazioni che fono fotto iffo-
,

, le, ad abbnicciare Jadifciplina de ^recetti di


Gesu Criflo , e afcolta ia parola di Dio e la
>

, mette in efecuzione , r^ffrenando ron fola-


. mente la petularza delle aziori eflerne ,
,
ma eziandio de penfleri , e domando le
paf-
tfoni e la e foffrerdo con
,
, concupifcenza ;

, animo grande gl infulti , e le ingiuriede re-


,
niici , che ci offecdono, con dimoilrarfi alieni
dalla vtfidctta., , e ccmunicando le facclti
., lo-
1)1 COST U MI
a, loro co bifognofi ,
e abbracciando qualunqz
uomo eon carita e piacevoltzza. , e ricevcm
come fratello ogniforeftiere 5 , . Ccsl egli pa:

la de Crifliani , che nel quarto fccolo della.


Chicfa, nel qual fecolo fcriveva * fiorivanc
Non altrimenti ragiona de precetti della Cr
(liana religione Lattanzio Firmiano nel fetfant<

flmo quinto capo del Compendio delle fue Div


T *
ne Iftituziom (4) . Ma per tornare a S. Giufiii:
\ o
I *?
Marrire , del quale abbiamo indicate di fupi
1 autorita,
cgli non
folamente nell accennai
luogo , ma in mold altri ancora mentova quef
5
tale virtu de fedeli del fecondo fecolo e a gei >

tili h rimprovera giuftamente poiche coftor ,

cl odiavano a morte , quantunque fofTero d;


noftri amati , e ajutati , fe ne avcano meftiere i

Egli adunque nel cinquantefimo fettimo numer


della fua prima apologia (#) ,, Quefta Tola eof
die e jpoffono fare contro di noii demonj, d ift

5, garc coloro, i quali fono nodriti nelle cattiv


,,, maffime, e vivono malamente operando cor
tro la ragione, acciocche ci abbiano in odio,
,, ci uccidano,febbene
eglino non folamentenc
j, fono odiati da noi ^ ma ancora fono amati
mentfc noi procuriamo , che fi mutino , c
3,

convertano . Sono aqueftefomiglianti e:


3, 1

re ^lon ^ 5 ch egli ufa nel Dialogo con Trifc


Cc)n.xvni. P
p. 123.
re (0 : ^ e coflantemente , dice , fopportiam
>

3, tuttele difavventure , c le perfecuzioni ,


cutte le altre avverfita 3 che pe* demonj ,
,, pe noftri nemici ci accadono,talche tra le c(
fe piu orrende , cio6 It morte , e i
>,
fupplizj
3 , preghiamo il
Signore che ufi mifericordia
coloro, i
quali cosi malamente ci trattano
e non vogliamo, che fla loro renduto ma!
3 >

per male ,- come appunto ei e ftato comandat


, d;
DE PRIMITIVI CRISTJAWI .

, dal noftro nuovo legislature , qual guifk in

mai non faremmo noi quellc cofe, clie nulla


vi Nel numero pure trentefi-
offendono ?, ,
/
a^ f ^
10 quinto (d) Preghiamo e per voi , e_j
,,

per tutti gli altri uomini , che ci hanno in


odio, affinche ravveduci, . .. crediate a_j
Gesu Crilto ,vera falute
e confeguiate V.
la

nella flconda venuta di lui , quando egli ap-


parira gloriofo . Acconfente a S. Giuilino
, Atenagora nell ? undecimo numero della fua

legazione Quali fono , dice


pe"
Criftiani (i) :

egli , quc* fentimenti , con cui fiamo noi no-


driti ? Dico a voi amate ivoftri nemici , e :

bcncdite color o , che vi nialedicono , orate


*
voftri perfecMftri , affincbe fiat t figliuoli
oftrofddre , cb & deli
n<?
, //
quale fa
qafierc ilfitofolefopra i buoni , e i cattivi ,

efiovefcpra igiufti, cgl ingiufti ( c) Matrh (c ) : . . . .

Trovercte appreffodi noi degl ignoranti uo- V. v. 44.


mini ,
c delle donnicciuole , e degli artefici>
i
quali febbene colle parole non fanno rende-
re ragione della utilita , che ricevono dalla
noilra dottrina, co fatti perp la dimoflrano .

Poiche non decUmano , ma operano retta-


niente , e non ripercuotono chi ii pcrcuo-
te 3 ne muovono lite a chi loro rapifce la ro-
ba , e amano come loro (lefH ii
proflimo .

elja medefima maniera ragiona Teofilo Antio-


icno nel Libro HI. ad Autolico (<f)
:
,>
Coman- (d) n. xv.
da , , Vangelo che non fola,men- fcq. p. 41$.
cost egli il >

te amiam,o gli amici , ma ancora i nemici . . . *H-


Coloro , che operano bene 3 non debbono
gloriarfene . . . Vedi tu dunque fe poflfano vi-
vere indifferentemente quegli uomini 5 che
fono cosi bene ammaellrati . Puo
quefta ve-
:a efTcre illuflrata con moltiflimi
efempli de
no-
r> ** c o s T u M i

noilri nntichi 3
maficcome vogliamo efTere bre
vi , ce ne contenteremo di alcuni pochi . Ra<

contano i fedeli di Smirne nella lettera, ch


fcriffero alle altre Chicfe circa il martirjo di PC
licarpo loro Vefcpvo , clie effendoil Santo vie:
no a eifere prdb 5 e condotto al
luogo del fu|

plizio , fece fervorofaorazione , non folamer


te per qtiei? che conofcea , ma eziandio pc
coloroj che non avea mai veduto , ne con<

(a) Apwl fc i u to, e per gli fcelerati altresl (4). Di


Ktan. ft .

cjp r j ano Vefcovo di Cartagine


o fcrive Ponzi
Mart.p.zs>.
_. r ..
A-
, -i
J ja cono che eilendolegii oppoiri alcuni d
fl.vni.Edit. ,

Veron. fuoi , allorche fu eletto Paftore di quella Chief


egli con tutto cio gli tratto allora e dopo cc
piacevolezza con fingolare bonta 5 e perdc
, e
no loro 5 annovero anche tra\ fu
ilcche gli
amicifTimi con ammirazionc di mold (6) . Coi >

00 Ibid. p.
^Qj-j-j d avanti al tribunale dell
:

iniquo giudic
J i.n.v.
verfo 1 anno dugento della era Criiliana i San
Martiri Scillitani , fentirono , che poteano tut

ricevere perdono dagPImperadori , fe aveflt


il

ro adorato gl idoli , e facrificato a falfi numi


Uno di efTi di nome
Sperato , rifpofe toito a n<

pic di tutti : Nol non abbianto mai commefso w


runa iniqutta , ne abbiamo acconfentito al mai
ne abbiamo fatto o defiderato male a veruno
,

anzi trattati malamente


dagli altri , e frovoa
tl abbiamo rendute grazle
allofdegno , fempre
Dio . Ecertamente abbiamo
noifregato per
a
loro ancora , cbe \ngiuftamente cifaceanopatir
-Avendo riprefo if Giudice, che la religior
purede gentilierafemplice, e che giuravan
eglino pel regno dcgPImperadori , e che perci

anche i Criftiani doveano giurare pel regno m<

5
deflmo foggiunfe Sperato
: ch egli fervit :

a Diocollafede colla czrita


, collafperanza ,
e d
DE* PRIMITIVI CRISTIANi .

cbe non avea m.ii commefso alcuna cofa contra-


ia alle divine , e
alUfubblichl leggi , cbc avea
,gato
i tributi
,
cbe riconofceva per Imperatore
i tatte le nazioni il vero Dio , e cbe non avendo
nai accufatn in gl idizio , ne woffa veruna qtte-
da agii altri , non doveaperciv cffcre funito .
rocuro allora Tiniquo giudice di fare si chc j,

;li
altri non acconfentifTero all invitto Spcrato ,

lid San Citio gli rifpofe : Cbe in tittte le cope


ra dovere Criftiani acconfintijfero a
, cbe i
5fe-
atoloroconp.zgno, e lo fteflb fbggiunfero le_^
ante donnc Vcftia 5 e Donata, e compagni ; on- i

le furono per ordine dello ft^fTo giudice privati , N T, .,

vita (.4;
\ r
S.
^ XT i
che fioa 7 ^
r - ( a) Jkia
i .
GregoriO Nazianzenp a o feow
ie tempi di Giuliano , di Valentc , e di Teodo-
lolmperadori , nella ventefima quinta Orazio-
e, ch e ftriflfe contro gli Ariani, ragionando
lella
crudeltadegli Ariani, e dclla modcrazio.
5
1C (^0 e pazienza , e carita de fedeli qosl di-
>
C>) p.
corre : Rammemora fe puoi la tua umanica ,
che io fon pronto a dimoftrarti la tua
,
fingola-
, re audacia . Moke emolti iibri rap-
lingue >

, portano le crudelta da te ,
o Ariano , com-
, mefTe faranno tramandate alia me-
, le quali

, moria de pofteri , con voftro perpetuo fcor-


, no , e ignominia . Di me parlero in avvenire.
, Qual popolo audace , e temerario ho io mai
, follevato contro di te ? Qu^ai foldati ho io ar-
, rolato ? Qual ducc adirato ho io attizzato , il
, quale piu crudel fofle di coloro, che allor co-
>
mandavano ? . . . Ho io forfe afTediato i fedeli
, allorche oravano
pure , e fan- ? e alzavano le
te mani al cielo ? Non ho
,
gii io impedito i
5
5 canti de falmi co fuoni delle trombe 3 ne ho
, melcolato il miiiico
fangue col fangue morta-
>
le . Quali fpirituali pianti ho nui impedito
$6 1> R* C O S T U M 1

3, pe piantf cagionati dal dolore , che Ic ucc


fioni degl innocenti apportano, le quali lagr
3>

53 me
di penitenza colle tragiche lagrimc
33 Qua! cafa di orazione ho convertito in fepo.

tura ? Quali vafl deftinati al divin fagrifizio


3, i
quali non doveano effere toccati dal volgo

a, ho io confegnato agli fcellerati ? . . . I cari a


3, tari come
dice la divina Scrittura , or efpol

3, alle contumelie , qua! impudico giovane


a, che a guifa d iftrione cantaffe , e fi fpiegaf
a, fono mai ftati per cagione mia profanati
j>
Quando ho io indotto alcun di ccftoro a infu
j, tare a divini mifterj ? Preclara cattedi O
33 fede, e ripofo di chiariilimifacerdoti . . , qu
53 orator gentile ha mai feduto fopra di te p(
33 mettere in deriflone , e lacerare con cattiv

93 lingua 3
e con orrihili invettire la crifliana,
53 religione ? O pudore , e caltita delle Ver^
ni che non comportavi prima Pafpetto deg
3

a, uomini fanti e pudichi , qual di noi ha m,


>

a, .avuto Pardimento di toglierti 3 e commettei


alcun delitto contfo di te medefima degr
a, di eiTere punito colle fiamme di Sodoma? Tr;
lafcio gli omicidj da voi, o eretici , cagionat
,3 Quali fiere abbiamo noi attizzate contro d-
5
3, corpi de fanti ? . . . A chi mai abbiamo attr
buito a colpa Paver fepellito
33 que morti , cb
furono anche dalle fiere medefime venerati,
a, Di quali Vefcovi furono lacerate lecarni col
a, ungule di ferro , veggendo un tale fpettacc
a, Io i loro difcepoli , nepotcndo dare loro, :

a, non che colle lagrime


alcun ajuto ? . . . Qu; , j

li facerdoti divifero
a, Pacqua , e il fuoco 3 el
menti tra loro contrarj , facendo lume a qu,
33 fantinaviganti in una maniera affatto infblita
3 /lacuinave come era ufcita dal porto , co
i
1
BE PRIMITIVI CRISTIANI .
QJ
,
fucon efii incendiata. ? E chi di noi , per ta-
,
cere i noflri maggiori mail e ftato accufato di
, crudelta, come fiete ftati accufati voi dagli
, (led! Prefetti , che vi ajutavano? Chieggo
,
iola mia vittima di jeri,cioc quel vecchio pa-
,
dre fomigliante ad Abramo , che tornando
,
dall eillio fu da voi affalito di mezzo di nel

,
cuore dcllacitta co fa(fi . Che facemmo allora
,
noi ? fe non vifembra cio grave , e p^eno
* % <
* . *
| A /** t I *

TAS : Chiedemmo , ch^ ci ii concvrueiicro , c


(iliberaflero gli uccifori, perch erano in pe-
ricolo di eflere gravemcnte puniti . Tanta
ra la pieta , la carita , e la clemenza de fedeli
erfo gli (lefTi loro nemici, i quali non folamcn-
colle parole , ma co fatti piu orrendi , e
udeli gli aveano perfeguitati 5 maltrattati ,
e
dotti agli eftremi pericoli di perdere colle fa-
>lta loro la vita ,

Tom. HL Q CA-
DM* COSTUMI
CAPO II.

Dellc cent che folevanofare i primitiri


,

Criftiani le
qudi cene 5 pot c be da lo]
>

jl celcbravanoper dimojlrarc I amort


5 ere
cbejiporfavanofcambtevolmente
no da cjji appellate agapi .

e T. A Vendo noi mentovato !e agapi nel pn


1 2 J
,/x, cedente capitolo , in cui diffufameni (

"

.
ragionammo della fingolare carita de
primiti^
Criiliani verfo i loro proffimi , fa d uopo , cb
brevemente dimolh iamo quali efle foffero , e oii
de abbia avuto originc il nome loro ; potendo
quindi ancora comprendere da leggitori , quar i

to fi amaffcro tra loro i noftri antichi , c quant


procuraffero di efferc uno alPaltro di follievo
1

e di giovamento. Poiche la parola grcca Ay* *


A aP e * iignifica amorc , e carita , fu clla IHm^i
attiillma a indicare le cene , che alle volte d* ,

fedcli ricchi e povcri unitamente (1 celebra


,
i

vano , per darequalche eftcrna flgniiicazion


di quclla concordia , untone , c amicizia , ch :

fpiritualmcnte tcnea cogiunti i loro animi . .1


che fino da! principio foffero con si ftretto lega ;

me di amore uniti tra loro,coiii dagli atti de m


ti Apoibli , dove noi ieggiarno , come offer
vammo luogo , che della moltitudin
in altro
de* crcdenti uno era il cuore j e una I anima , .

che niuno diceva ejfcrc fita alcana cofa di qitel


le
cbcpoflcdcva 3 ma erano loro tutte lefacolt
,

(a) c. il. v. (4) , e ji diflribuiva ad ognuno con


f ota uni

forme ciafcuno ne avea bijovno . Or uno deg!


ef
DE PRIMITIVI CRISTIAN1 .

effetti di queilo fincero 3 e particoUre a more ,

;he fi
portavano fcambievoirnente, era il procu-
ar di vederii fovente,e di premier cibo in com-
3agnia, efiepdo quefto un indizio di amicizia .
3
er la qual cofa ne primi tempi della nafcente
Chiefa non folamente ne giorni fcflivi , e folen-
11
,
ma quafi ogni giorno dopo la orazione fatta
iel tempio, fi univano e con letizia fi ciba- ,

ano unitamente lodando il


Signore (^) . Ma r e
>rima di paffare avanti , e di mollrare in chc il

onfiftcffero e in quali giorni, c in


, quali ore, c
omc il celebraflfero neTuffeguenti t^mpi Ie
aga
/, fernbranji eifert 1 ac- ella opportuna cofu
ennare colla
maggior brevita , c chiarezza ,

nde mai abbiano avuto la loro originc , e fe


eno flate derivate nella Chiefa da coilumi , c
.illeufanze degli Ebrei . Francefco Burmanno
crittore Prote(tante avendo da varj monumen-
raccolto ,che alcune lodevoli uianze , clie
alfero , o che ancora valgono nclla Cri(liina
cpubblica, fono ftate prefe dalle confuetudini
sgli antichi Ebrei , fu di fentimcnto (4) , chc ,

{,) D
agapi furono introdotte nella Chiefa a nag.
rfe le
aitazione de* Giudei,i quali avcano vul. . S
degli ofpizj
elle
finagoghe , ne quali a fpcfe comuni crano
loggiati i viandanti , e pellegrini. Ma erra i

;li certamente
poiche altro i Palloggiare i
,

illegrini , e dar loro il neceflario ibilentameB-


, come pure faceano noitri raaggiori , lo
>

ie abbiamo noi provato nell antecedente capi-


lo e altro c Punirfi tutti nobili, e
,
plebei , ric-
e poveri in certi determinati
giorni , e
>i

:lebrare infieme un convito . Or che tutti con-


.^nitrero infieme , e lodando il
Signore ccle-
afTero un tal convito fedeli, lo
i accenna 1 Apo-
S. Paolo nella prima lettera a Corintj(c) , C-) c

G 2 e lo
I OO D O S T U M I

e lo fpiega S. Gian Grifoltomo nella vente


(a) p. Mi. fiflW lettima Omifia fopra la fleffa Epiftola
ji. i. T. x . dove cosi parla In certi determinati giorr
:

5 ,
faceano i fedeli menfe , e celebrat
comuni le

5,
la facra f unzione dopo comunione de fa
,
la

*7 cramenti , tutti infieme cominciavano il con


.

,, vito, apportandofl da ricchi le vivande , co


farvi venire poveri,e coloro che non pofft
i

devano, afHnche quefti ancora fi riftoraflero,


Altri adunque 3 tra quali ntimeranfi lo Scaiigt
f\ N Tv/r Emendazione de tempi.
r o nel feflo libro della r
(b) Diitcrt. .,
_ ,

ivJuv.EccI.
ne Grozioapprefloil
"g Boeniero(^) credette
$. ro, che quefta confuetudine delle agapi avef)
trattala fua origine da! feguente coilume del.

finagoga. Soleano gli Ebrei, cotne fono pure fo


liti di fare
prefentemente ne giorni fefti vbchi;
mare acenapiu di diect ,
c meno di venti d<

loro parenti , ,
o amici . Erano quefl
e vicini
tali cene appreffo loro non profane , ne iftituit
per giuoco 3 ma iacre, irtituite , e preparate i
onore , e gloria del Signore ; onde cclebravan
?
,. ne luoghi vicini al tempio , come attefta File
nel libro De Ttlantat.
i\(0(?(c) dove parla.
"ne

degli antichi Ebrei . Furono pertanto alcun

j ^i 1 L/ AA
^C Scrittori , ehe tra fomielianti
^^
(</)
conviti , c_
*

ult. cene numerarono ultima cena pafcale cclcla


temp.
brata dal noftro Signor Gesii Criito co fuoi di
fccpoli , nella qual cena iftitul egli la fantiffim
Eucariflia . Ufavano inoltre i Giudei, finite ta
cene, di recitare dcgl inni , e delle preghiere
per la qual cofa eflfendo ftate fomiglianti a quell
conviti le agapi de primi fedeli, hanno molt
autori penfato , che da conviti medefirni iien
ftate le
agapi derivate . To certamente febben
non riprovo come affatto inverifimile un tal fen
timento , con tucto cio trovo qualche diveriit
ti
PRIMITIVI CRISTIANI . ;

raleagapi de* noftri maggiori , e le cene Giu-


laiche , mentrc a quefte pochiamici , e vicini,
: a quelle tutti i fedeli di una Chiefa interveni-
ano .
Ma
cerchiamo con maggior diligenza qua- xncbe con
II.

e fofle come devota, e fobria la cena dt* fiflt/cro e


j
e >

loftri maggiori , che da loro era appellata_* come foffero

gafe Tertulliano adunque


. nel trentefimo nono /*W*
:apitolo dell Apologetico in quefla guifa im- .. *
?rende a defcriverla , per foddisfare a gentili, ^
:he ingannati da malevoli, con atroci ealunnie fa

jrocuravano d infamarla : La noflracena colfo- n t


ofuo name dimoftra quat Ella vien. ell a fia .

kiantata con qnel medefimo nome , con cute ap~


reffo I Greet indie at a la dilezione Non fono .

lifterenti da quefti di Tertulliano i fentimcnti


i S. Clemente AleflTandrino nel libro fecondo al

apo fettimo della eccellente opera inticolata il


^cdapovo
^^ ^j C^)
^ ^
!
*
^ e AP er la carita fraterna eon-
>>
t

, veniamo noi a celebrar i conviti , e il fine del


, convito c il dimoilrare la bencvolenza , e 1 a-
, more, cheportiamo alprolfimo 5 e la carita
, fi
palefa ancoracol mangiare, e bere unita-
> mente perche non fi ha egli, come la ragio*
,

,
ne richiede
., a converfare ? Ma affinche

iiuno s immaginafle , che giufta la opinione de*


>iftiani
^ la carita conflilefle nel cenare , o nel
efinare infieme , avea egli detto nel capitolo .,.
rimo di qel medefimo libro,che (^) ,, faceafi la
, cena per palefare Pamore 5 che fcambievolmen-
un fegno, o im indi-
te portavanfl, poich era
,
zio ^ che vogliamo dire
, dell amore frater-
no ,,. Mentovano le agapi , o le cene carita-
voli de Criftiani dopo S. Paolo Plinio ,

crittor Gentile , di cui abbiamo altrove


parla-
3 e Santo Ignazio Martire , che fiori ne tern-
)

G 3 pi
102 DE COSTUMI
pi fteffi di Plinio fotto Domiziano , Nerva 3

Trajano Imperadori .
ImpercioccHe leggian
noi nella celebre Epiftola di Plinio ileflb , clr
faminati Ae
furono da lui colla maggior prem
ra 3 e diligenza que fedeli , che gli furono pr
fentati conobbe non eflTere flata altra la col
,

loro, che Teflcre eglino ftati foliti di aduna

3, iiinuncerto,
e deterirJnato giorno prii
35
che fpuntafle la luce del fole , e di recita
35 unitamentea Crilio , come
a Dio , degl in

35 e di obbligarfi con giuramento non a commt


33 tere qualchc delitto 5
ma bensi a non rubar>

35 a non adulterare , a non mancar df parola


3,
a non negare il
depofito ; e cio finito di p;
,j tirfene v e dipoi convenirc tutti infieme

r ^ E -ift
prender cibo , comtine per altro , e innoce
tc C^) 5* S. Ignazio Martire nella Epidola
xcvit.T. x!
Folicarpo, dicendo , che procuri di fare km
te Ie adunanze , e di procurare , che ad effe n
folamente ricchi , e i flgnori ,
i ma i fervi a

cora , e le ferve interveniffero , ma fteficro ,

(K) n.iv. p.
infuperbirfi , modra 5
tente a non come fei

7i.feq.Ed. {3 rer ^ a ua ] CU no , di
q parlare delie agapi (^
Ma di cio noi ragioneremo alquanto dopo , e <

modreremo ch egli ragiona della celebrazio


dellaEucariftia.Con tutto cioegli mcdefimo n
la celebre lettera agliSmirnefi dimoftrando qua
to debbano i fedeli eiTere uniti co* loro
paftori
come debbano preflare loro obbedienza , fc
ve :
Seguitate tutti il Vefcovo , come Gc
33 Criito il fuo eterno Padre , e venerate i pr
53 ticome Apo(loli,e Diaconi com e precci
i

35 di Dio. Niunooperi veruna cola di quell


33 che fpettanoalla Chiefa fenza il Vefcovo .

flimata ferma quella azione di


grazie , che
fa con lui, o che fi fa
egliha conceduto >

o ci
Pi PRIMITIVI CRTSTIRN1 .
IOJ
,
cia . Cola fi
porci la moltitudine dove com-
,

, parifce ii Vefcovo, in quella guifa appunro


, che dove e Criflo,ivi e la cattoIfciChiefa.Non
,
lecito dibittezzare , o di celebrare ?a%ape

,
fenza il Vcfcovo () . EtTendo
adunque fta-
CON
J
e fino da princip/ del Criftfanefimo introdotte
2 agapi nella Chiefa , ed eflendo fhte , come
.ppreflb vedremo^molto tempo in ufo ; i
gentili
efalla invidia porta-
,
e dall odio , che ci

prefero quindi motive di calunniarci ,


,

di affermarc , che gravilTimi delitti in fomi-


lianti adunanze fi commettevano da fedeli ,y
ffinchecoloro, i quali eranoinclinati ad abbrac-
iare la noftra religiooe, dal loroproponimento
!

diftoglieffero , e Pamore y che ciportavano ,


arivertiflfero in odio , e malevolenza . Lamen-
afl di quefte tali accufe S. Giullino Martire nel-
i fua prima Apologia , dove cosi ragiona a fa-
or de Crifliani :
(^) Noi crediamo di non (b) n. i. p.
,
dover efiere da niun uomo puniti , fe non fia- 44-

,
mo Voi per altro potete
convinti di reita .

la vita , ma non ci
,
toglierci potete offendere .
,
Ed (c) acciocch6 niuno s immagini , che le ( c) n .rii. p .
parole noftre fieno vane , e che noi procuria- 45.
modi occultare, fcufandoci, le noftre colpe,
iicerchi pure con diligenza , fe fiamo rei di
,
fomiglianti delitti , e fe qualcuno de noftri k
convinto , foffra egli la pena , che gli fi deve.
Ma fe iiamo innocenti , richiede certamente

ogni ragione che per le impollure de nollri


,

emuli non faccia Una si grave ingiuria ...


ci fi

Noi ignoriamo, fe gli eretici (Sirnoniani,


(<f)

Menandriani,e Marcioniti) commettano quel-


le
iniquita nefande , e favolofe , che voi ci
opponete , di fpegnere i lumi nelle adunan
ze } edi fiire
leopere delle tenebre , che il
G 4 rof-
I
04 D C O S T U M I

/^ ,
5>
roflbre vietadi nominare , e di cibarci dell
*

3, carni di unfanciullo. Sappiamo (**) bensl


,5 effer ella unaenorme fcelleratezza l uccider<

5, ilproffimo ... Sebbene voi attribuite a Cri


,5 fh ani lereita , che da voftri apertament
a, commettonfi come ,
fe noi, buttate gift le hi
tb) p. 62. 3, cerne, commcttertimo(^). Noi pero temer
le

/ x do altirtimo Dio (c) nonfolamente non uc


1

(c)n.xxix. . . .

" cidiamo 3 come vanno ipargendo i noftn cs


p.$i*feq
39 Iunniatori 3 mane anco cfponiamo 5 fecond
33 I ufovoftros i bambini 3 affinche non peri
3, fcano 3 non trovando chi gli accolga 5 e n(
35 diventiamo omicidi . Inoltre o non ci leghia
3> mo col vincolo del matrimonio 5 fe non pe
33 ben educare i figliuoli, o fe lafciamo le no2
33 ze , viviamo in perpetua continenza . . Tar .

33 to ilamo lontani da quelle nefande cene


(a)n.xil.p. , , n , r ? . .

" c c a vo ri cl ^ ono nmproverate. 33 E ne


"

100.
la feconda Apologia 3 , (c/) lo fteflb 3 dice egli :

3, mentre mi dilettava della dottrina Platonic;


e fentiva parlare dei delitti , che
3, opponevan
a Crilliani , e vedea , che fenza
3, paventare 1
5, morte , e niuna di quelle cofe , che fembn
no fpaventevoli , accoftavano eglino al luo
fi

,5 go del fupplizio ; comprendeva con evidenza


3, che non viveflero immerfi in quelle iniquita
3, ch eranoloroattribuite.Imperciocche quaruc
e diflfoluto e di martin*
mojntemperante , ,
|
55 cosi ilravolte , e crudeli , che numeri tra 1

3, cofe giovevoli , e buone il cibarfl delle uma


,3 ne carni, puo mai anteporre alia vita la morte
3
e privarfi de beni di
3,
qucfto baflfo mondo,
a >
non cercare pinttoflo divivere, edi operar
3, nafcoftamente fenza che fia fcoperto da ma I
,, giftrati , giufta i
fentimenti, che nodrifce ncl :

animo ? Ma gli uomini IceJlerati fpinti d;


DB PRIMITIVI CRISTIANI . j

fugg^-rimenti del diavolo


fono ftati cagione di
un grand ifllmo male , perciocche avendo egli-
5
no ucc fi alcuni de noftri per le reiu 9

ch eranci ingiuftamente attribuite,cruciarono


con graviffirni torment! ancora noftri fervi,e i

contro alcuni de noftri fanciulH 5 e varie don-


nicciuole incrudelirono, e a fbrzadi orribili
fupplizj fccero si, che vintedall acerbua del
dolore,dicefierG effere noi rci di que delitti,che
gli
ftefli noftri accufatori apertamentc com*
mcttono.Ma cffendo noi lontani da quefte rei-

ti, poco importa eOere accufati, e di fog-


c di

giacere a tante difavvcnture , mentre ci baita

di avere per tcftimonio, e giudice dellc noftre


azioni , e de noftri penfieri Tingenito Dio *
Ma fe voleflimo noi rifpondervi , che ancor-
che fimili cofe noi commettelfimo , operc-
remmo fecondo le voflre maffimercttamen*
te , che rifponderefte ? Non fi
opera forfe in
qucfta guifa da voftri ne miiterj di Saturno ,
gli uomini ? Non fi ado-
a cui fbno facrificati

pra nelle cerimonie iblite a ufarfi avanti il


fimolacro di lui , il fanguc umano? Che dire-
He ancora fe noi vi opponeffimo le azioni di
>

Giove, e vi obiettafllmo , effercglino imi-


tatori di quciio voflro nume coloro , i

qualicommettono quelle tali opere , che il


roffore non permettc , che fieno rammcmo-
rate Ma poiche noiinfegniamo , che fieno i
>

noitri lontani da
ogni forta di male , flamo
dagli empj perfeguitati c privati delle no- >

itre fuitanzc , e della vita .


Atenagora pu-
nella iua Lcgazione in difefa de Criftia*
C) Tre fono, dice , i delitti , de quali
,>
(0 **
fiamo accufati: 1 ateifmo, le crudeli Tieftec
cene , nelle qualifi earne umang c le mangi ,

ope-
I* E COSTUMI
opere indegne , che il pudorc vieta di me
3, tovare i
quali dclitti fe da noi commc
:

tonfi 3 ci contentiamo , che non ci fi


perd<

,, ni , e che le mogli , e i
figliuoli noftri infierr
3, con noi leviatc dal mondo. .. Ma fe fiamo c

3, lunniati. .
perche non procuratc , che i
. n<

3, (Iri nemici cefTino di accufarci in giudizio ,

, N
*
di apportarci que gravi damn che giorna
,

. mente apportano ? . . .
ci (a) E non e da m
ravigliarfi ,che ci attribuifc*no quelle iniqu
3, ta 3 che fogliono attribuire a loro Dei ,
paffioni de quali ardifcono di appellare m
3, fterj . Ma fe flimano un grave delitto
3, vivere difiblutamente , perche non ham
3, Giove in abbominio , che da Rea fua madr
5
3, c da Proferpina fuafigliuola ebbe de fuccc
3, fori , ed ebbe per moglic la propria fua f

,, rella ? ovvero perche non odiano Orfeo i

,, ventorc di cosl difonefte cdempie favoh


3, che fece Giove piu fcellerato , e piu fordu ;

5, di Tieiie ? Noi per altro fiamocosi alieni i

33 fomiglianti cofe , che ftiaiiamo ancora illec


3, to uno fguardo men che pudico. Ufam
3, adunque noi gli occhi per quel folo fine , p

3, cui fono flatidaDio creati,cio^ per vedere


luce , c non gia per offervarc le cofe illecitc
35 per le quali crediamo , che faranno gli UOIT
3)
ni
giudicati, come non frcmotcnuti per ter
pcranti , epudichi ? Enonci muovono ta
to le umane leggi ( potendo mortali sfu i

gire 1
afpcrtto de Principi , e operare cic

33 che loro piace , nafcoflamente ) quanto


3, divine t le quali comandano , che amiamo c

3, me noi fteffi nodri proffimi.Pcr la qual coi


i

33 fecondo la eta d ognuno , altri fono chiam;


da noi ngliuoli 3 altri fratclli, e forellc ,
s
PRIMITIVI CRIST1ANI .
107
tri per eflere vccchi fono da noi vcnerati co
me noflrigenitori . Abbfamo pertanto tutra
la cui a , che coloro , i quali fbno da noi chia-

maticon queftinomi, chc fignificano cogna-


zione ,
e parentela , conducano una vita in-
corrotta , e rimantT ano incontaminati i loro
ccrpi (X) Sperando adunque noi di confe- (a ) m
guirc 1 cterna vita , difprezziamo colic va- p.
nita del mondo anchc i piaceri dell animo .

Laonde ognuno di noi ftima , che la moglie


da lui prefa fecondo le leggi dclla repubblica,

fiafua moglie fino alPavcre dc figliuolf...


Sono eziandio molti appre/To noi si uomini ,
che donne che s invccclmno nel celibato 3
,

fperando di poter unir/I maggiormente con


Dio . Che fe lo flcffo ceiibato congiugne
Tuomo mnggiormente con Dio; e da Dio i
Ptiomo per la cupidigia , e pe cattivi penflc-
ri
disgiunto ; egli edoverc il credere, che
eflendo contrarj a perfkri cattivi degli fcel-
lerati ,
fiamo anche contrarj alle loromalva-
geoperazioni . . . Con tutto cio e accufata
lanoftra Chiefa : c da chi mai ? fe non dalla
combriccola de ffentili ? cioe dalla meretricc
e tacciata d impiirita la pudica? come porta
il comune proverbio .
Imperciocchc coloro >

che coftituifcono il mercato della impudici-


zia? chc propongono a giovanetti i nefandi

ofpizj della turpitudine ... e chc attribuifcono


tante difonefta a loro proprj numi , glorian-
dofi del male , come fe foflc una cofa onerta,
c degna di lode 5 quei medcfimi le ftefie azio-
ni , come empie , degne e di etfere punitc, a
Criftiani rimproverano ingiudaaiente , ficchc
gli adulteri tacciano di poco oncfti pudichi, i

e gli accufano appreflb i i


giudicistalchc prefi-
di
J 8 E O S T U M I I

y 3, di dclle provincic appena poflbno foftenen


33 pefo di giudicare Ic caufe
de poveri Crifti
33 ni , iquali vivono in tal guifa , che perco
3, non ft rifentono , e maltrattati ftimano lo
33 dovcre di benedire chi loro ha fatto onta ,
33 danno Perciocchc non ei balla folamer
3, di eflere giufti appreflb mondo rendencic
il

,3 ognuno la pariglia 5 ma abbiamo ftabil


n.ixxv. buoni cattiVi
(a) 3) ^j e (fcre , c di foffrire
i .
(a
V 5* 2 "

Inoltrc effendo noi tali 3 ci flarao fine


5, quali
3, defcritti , chi fara mai cosi male avvedutt
3, c imprudente 3 che diea cffere noi rei di on
33 cidio ? non pofiiamo noi clbarci dt
Poich
33 umanecarni 3 fc non uccidiamo prima qu
33 cuno. Mentre adunque dicono il falfo at >

33 ibndo 5 che noi mangiamo Je carni uman


fe qualcunogrinterroga , fe hanno mai i

33 duto cio , che vanno fpargendo , niuno j

33 trova tra loro cosl sfrontato, che dica


3, averlo veduto. Hanno i noflri de fer^ i

33 chi piu 3 e chi meno 3 a* quali non puo eflf<

33 nafcofto cio , che operiamo . Di quefti n


35 no mai fiche di noi fomiglia
e trovato 3

33 cofe fingefle . Imperciocche fapendo eglin


33 che noi non pofliamo foffrire di vederc il g
33 fto ammazzamento de malfattori 5 non ban

33 Tardimento di accufarci o di aver uccifo 3

33 di aver divorato un qualche uomo b .

altrimenti parla Teofilo Antiocheno Scritt<

Antichiffimonel fecondo libro fcritto ad Au


lico 3 il quale Autolico per quefte tali accuj
febbenc era propenfo verfo i fedeli 3 er
pero alquanto ritenuto , c rimaneva p
pleflb, e dubbiofo . Non era neceflkrio , d
(b) L. nl.ni 33 Teofilo (Z>)
? che io impugnalli quefte tali
jv. p,4oi>. ,3 cuic>fe non ti vedeiTi incert03 c dubbiofo c
DE* PKIMITI VI CRISTI ANI. I

& acconientire alia verita della Crittiana


I

religione . Perch febbenc tu fei pruden-


te, volenticri
foffri forfennati
pcro AI- i .

avrebbero commoffb le voci


trimenti non ti

degli itolti 5 ne avrefti afcolcato le vane paro


le 3 nc avrefti creduto all inveterato rumore

fparfo dalPempie lingue , chc ci attribuirono


delicti non commeffi mai da noi Criftiani ado-
, ratori del vero Dio ; flcche vanno molti ora
dicendo , che le mogli appreflfo noi fono co-
muni 9 e che mangiamo le umane carni .
legli Atti pure de Santi Martiri
di Lionc rife-
ti da Eufebio nel principio del quinto libro
ella Storia Ecclefiailica leggiamo
furono prefi per ordine de giudici gentili aU
che
Z
^
j
c
>
< ^ J
|-P-

^J .

cuni fervi de fedeli , i quali fervi effendo


moffi dal
dediti alia fuperftizionc degl idoli
,

diavolo 5 e temendo
tormenci, a quali ve-i

deano foggiacere i nollri 3 incitati da folda-


ti , differo , che celebravanfi da noi le Tie-
fteeccne, e commetteanfi dellc difonefta ,
che non e lecito di rid ire , ne di penfare . To-
fto che furono fparfe quefte voci pel
volgo,
tutti contro di noi fl follevarono , flcche fe
alcuni per cagione della parentela , che li
congiugneva con noi , ci compativano , al-
lora fdegnati , fremevano contro di noi mc-
defimi ; onde adempivafi cio a che fu detto
dal Redentore, vcrra il
tempo in cut cbiun- >

que avra uccifi 5 credcra di aver preflato


<vi

offcquio a Dio 3 . Raccogliefi da qucfto rac-


>

nto ,e dal paffo di fopra addotto di S. Giufti-


, che Atenagora non avea letto ne la lettera
lla Chiefk di Lione> nc 1 Apologia feconda
1 Santo Martire ; altrimenti non avrebbe dct-
che i fervi de fedeli non finfero mai , ne at-
tri-
110 I)E* COSTUMI
tribuirono loro fomiglianti delicti . Oltre Gii
ilinO) Atcnagora , e Tcofilo 3 e le Chiefe <
;

Lione, e di Vienna? e teftimonio dcllc (led


calunnic Tstziano nella Orazione , ch egli con
(a) B. xxv.
p Q contro de gentiii in difefa della innocenza
c della religion de Criftiani (<0.
Ci accufat jj

33 diet egli 3 e andatc fpargendo 3 che noi man


3>
giamo le carni umane . Ma avendo voi find
33 eattribuito ingiuftamcntc a noi un tal deli;
to 3 fiete ftati fcoperti di aver fat to una fal
53

teilimonianza 3 , . Origene pure 3 che vif:


3,

nel terzo fecolo della Chiefa , nel principle* d


b T P
i i T b
i !
P rimo libro fcritto contra Ceifo E P icureo (W
Edit. Veatt". >
Volendo 3 avverfario fcreditare il Gr
dice 5 1

an. 1745. ,3 fliancfimo, oppone a noftri , che nafcoftamer


te facciano tralorodelle unioni ? e fi confi

33 derino contro cio ,


che le pubbliche leg
3, comandano, e Ihbilifce primieramente , -s
33 tre eflere le adunanze 3 che fi fanno pubblic;
a
3>
mente,e queile eflere dalle leggi permeffe ;

33 tre3 che fi fanno occultamentc 3 c quefle e


3 >
fere vietate dalle medefime Con unatal mi .

33 niera di pirlare fi sforza egli di muovei


s
3, vieppiu I odio de gentili contro le nc
3, ftrecene, che da fedeli fono agap I appelh
33 te , come fe foflfero introdotte per apportai
3, del danno
repubblica3, . Confutuegli
alia <

poi una si atrocc calunnia 3 c dimoftra 3 che


confederazioni de Criltiani erano tutte conti
del nemico dcll uman genere 3 e non gia conti
3
il o pubblico de mortali , p
bene privato 3

quali altro noi non cercavamosnedefideravamc


che la pace , e la eterna falvezza . Che
qualcuno da noi ricerca , onde mai foflc iiata
vana perfuafione de gentili , talche andaffc;
francamente fpargendo pel volgo> che si gra
fee
|)E* PRIMITIVI CRISTIANI . HI
ellerntezze ficoirurKttefTero nelle noftrecon-
cgazioni , fippia egli che fin dul principle)
>

;i Criltianefimj .idilcepoli del Redentore fon-


iti fulle parole del noitro Divino Maeftro,aven-

) creJiuo di cibarfi, ricevendo la Eucariftia ,

rile carni , iangue del figliuolodi


c di bere il

io , a cutti coloro infegnavano qucfta incon-

aftabile verita , che abbracciavano la noftra


nta religionc . Ma ficcome avveniva , ch e-
ino non rivelaffero i dogmi della fedc , e i riti
;ri a nemici 5 perch^ non foflcro da queiH
cfli in c perchi le pcrle non fi gct-
dcrifione 5

flero a porci , Giudei curiofi di fapere qual


i

fada noitri fi facea nelle adunanze, intefero


rfe per un ccrto rumore
fparfo da chi non era
n informato dc noltri fentimcnti , che i le-
aci del Nazareno
mtngiavtno la carnc e be >

ano ilfangue dsl figliuolo deH uomo , onde


: ifcreditarci fcriifero ,e divolgarono per tut-
ch,- i Griitiani ammazzavano un bambino c >

:arnifue mangiavano^onde le nazioni tuttc da


:
fctllcrate perfone fi
riguardaflfero. Quindi
che S. Giuftino Martire nel fuo Dialogo con-
Trifone riprendendo i Giudei cosi fcrive : 5 ,
122*
[a} Non hannogcntili tanta colpa
i
per le in-
^iurie fattc a Gesu Crifto, e a noi , quanta nc
unno voftri, che fono gli autori dellefalfe
i

)pinioni, e delle calunnie inventate contro di


loi medefimi. Imperciocche dopo di aver voi
ncrudelito contro quell giulto , e fob uomo
ion
colpevole 5 per (e piaghe del quale ac-
no la falute coloro, che fl accoilano a
Padre , e dopo , che lo crocifiggefte ,
t
vendo voi faputo , ch egli era rifufcitato da
norti , e ch era falitoin Cielo , come eraj
Uto predetto da 5 Profeti, non folamente non
vo-
112 I) R* C O S T U M I

volefle far penitenza , ma fceglelte anco


degli uomini , e da Gerufalemmc li mand
3, fte per tutto il mondo, acciocche fpargeffen
effer ella nata 1
empia fetta de Criftiani ,

a, cui commetteflero quelle rcita , che prefc


(I

3, temente ci fono da malevoli attribuite . Lac


3, de deile non folamente a voi fteifi , ma a tu
ti gli akri ancora motivo di operar male .

(a) m cviil. pocodopo: (d) Quantunque fapefifero


3, \

>.

313. feq 99 uomini della , che quelle c


voftra nazione
fe erano avvenute a Giona 3 le quali fo
3, nella profezia di lui narrate, eGesuCri:
3, avea predicate per la Giudea , che avreb
y, dato il fegno di Giona , efortandovi , che ; ;

,, meno dopo la fua refurrezione vi pentiftv d


3 >
voftri falli , e imitafte 1 efempio de Ninivi
3,
e piangefte le voftre fcelleratezze , affiic
3, non foffe diftrutta come lo fu poi ,
3, citta voflra , e la voftra gente non perifl

3 > con tutto cio non folamente non facefte pej


j, tenza 3 ma come ho
detto pocanzi 5 fceglie
3, degli uomini ,
e avendoli mandati per tut
3,
il mondo
, fpargefte, che nata era la em
3, fetta de Criftiani , i
quali efTendo fenza k
,, ge, e feguendo gl infegnamenti di un certo
3, gannatore chiamato Gesu Galileo , andavs
5, predicando ch egli era rifufcitato . . . Agg
3, gneftepure, ch egli medefimo infegno lc
_ 3, quegliempj, e deteftabili miller], che ci
a, no attribuiti ... Ma noi non folamente i

3, vi abbiamo percio in odio , ne vogliamo r


3, le a coloro che per cagion voftra hannol
>

a, mato quefta opinione di noi , ma prcghia


3>
ancora il
Signore , che vi da la grazia di
(E0fl.c*p* penitenza , ediconfeguire mifericordia...
3-iJ. ancorche da voftri, c dagli altri uomini:
P1UMITIVI CR1STIANI . I

mo cacciati dalle noilre poflcilioni ,


c come
ciiliati fenza pocer vivere
da tutto il mondo?
con liberta , e quiete . . . Quelli , che a
(a) n .
(<0
exvjl>

Dio Padre offrono il fagrifizio prefer ieto da p aau


.

Gesu Crirto ,
cioe !a facra Eucariftia del pa
ne , e del calice Cri-
, lo che fi coftutna da
ftiani pertutto , certamen-il mondo fono
te , fecondo 1 oracolo grati a Dio.. Or , .

le preghiere 5 e le azioni di grazie , che il

fanno da degni, fono i perfctti lagrifizj. Quc-


ftifi offrono da fedcli anche nellarimeni-
branza del loro cibo fecco , e Uqtiido , cio6
del pane , e del vino , per cui ancora ci ri-

cordiamo delia pafTiune, e morte del Figiiuo*-


lodi Dio, il cui nome hanno i voftri rr-aeilri

procurato , che foffe profanato , e be ft cm*


miato per Tuniverfo .
Origene ancora nel
(lo libro contra Celfo (6)attefta , che i Giudei (b) n.xxvn. .

rono primi a fpargere pel mondo , che da P 3^-


i

iftiani era nell adunanza uccifo un bambino .


9

ciocche le carni di lui ferviffero loro di cibo ,

erano commeffe leopere delle tcnebre , quad


e foffero eglino foliti tli fpegiu- re lumi, e fare i

) che la vergogna , e il roflbre impedifcedi


,

entovate.Sebbene poi la funzione del fanto fa-


fizio era diltinta dal convito
delPagapc , con
:to cio non avendo diftintamente iaputo gen- i

i in quale adunanza i Criftiani diceflero di ci-


rfi delle carni, e di bere il fangue delFigliuolo

Dio,e avendo intefo,che per le agapi fi aduna.


notutti 3 e cenavano allcgri nelSignore,credet>
*o , che inquefhi tale congregazione fi ucci-
ie
qualche fanciuilo da noftri? e fervilTero le
*ni di lui per cibo, e become dalla crapula
;
ente feguono altre azioni malvage , e turpi ,

foflero da fedeli fpenti i lumi ,


>i

come era
Tomo III. H ap-
114 i
1) E* C O S T U M I

in ufo e mille
appreffo gPidolatri Perfiani , ir

famit i foflero da loro commefle. Per la qu;

cofa tali calunnie Tertullia


impugnando quefte
no, e defcrivendo checonfiftefTcro Ic agapi in
n
cosi parla nel fuo celebre Apologetico ai cape
cn *r^
pp trentefimo nono (d) : ,, Tacciate le noftre cen
g t yg_
nct.aii.i748
n n folamente come
infami per le fcelleratez
3, ze , che ivi, fecondo voi , commettonfi , m
eziawdiocome prodighe... Voi 3 come foven
,, te accade , vedete piufacilmente negli occh
5 ,
altrui una pagliuzza, che una trave ne vo
,, ilri . . . fi face da voi degli altri Solament .

,,, parlafl del Tricliniode . Ma lane Criftiani

5, (Ira fuo dimoftra qual clla fi.


cena pel nome
,, Valga pur ella quanto volete, egli e guadagr
5, lo fpendere per motivo di pieta perciocch >

,,
noi cosl facendo gioviamo a poveretti 3 no
come appreflb voi parafiti afpiraho alia gl( i

ria di effere fervi , quando fono nati liberi


colla obbligaz;one del loro ventre da rierr

pierfi ne* pranzi tra le contumelie ; ma com


,, appreflfo Dio e maggiore la contemplazior
5, de mediocri . Seellaeonefta la cagion dc
convito , confideratene il refto , che iegi
,, da!I*uffizio della religione , che profefliamo

,, Ella non ammette niuna forta di fmodeftia

,>
Non fi metteniuno a federe prima di aver
}>
guft.ua la orazione Mangiano quanto voglic
.

3> nogli affamati ,


bevono quanto e utile all
3, perione onefte , e pudiche . Non fi faziar

,, di piu quel che poflano comportare col(


, di
ro , i quali fi ricordario di doverfi levare
notte per adorare il Signore . Diicorrono c(
me quelli che fan no di efTere afcoltati da.
,

yy Dio .
Dopo cenato , ognuno fi lava le mi
. .

,, ni , apportanii i lumi , e ibno i convitati pn


"
V (
DE PRIMITJVI CRISTIRNI . II
vocati a mctterfi in HKZZ:> , e a cantaivi^
qualche inno facro da fe rompodo , o qualche
paflfo
. Allora flefperimen-
delle facre Icttere
ta, feha bene bevuto Cosi orazione da fine . 1

al corvito . Ognuno dipoi fe ne parce , non

giaalle combriccole de battitori , e feritori,


luoghi delle lafcivie , ma alia fkffa__
9
n a
cura della modeftia , e dell; pudicizia 3 come
fe non aveflTe cenaco , ma piutcofto apprefo la
5

rcgola della difciplina de coiiumi . Quefta


adunanza de Criftiani fp.ra meritamcnte ille-

cita , s elia e uguale alle illecice ; fari dcgna


di eflere condannata ,
fe efomigliante alle_^
riprovate 5 e dannate . Che fe qualcuno fl
lamenta di effa , come fogliono i mortal!
Jamentarfi delle fazioni , dica : fe mai abbia-
mo cofpirato a danni di alcuno ? Noi fiamo
taliadunati , quali flamodifperfi ; etali tutti
in fie , me
quali fiamo foli , poiche non offen-
diamo niuno , ne a veruno apporti^mo tri-
i^ezza . Quando buoni 5 favj , cadi fi adu-
i i i

nano , non dee chiamarfi adunanza loro fa- 1

zione , macorte. Per lo contrario debbono


eflere appellati faziofi coloro , die cofpira-
no all odio de buoni , e de coftumati , che
gridano contro il fangue degl innocenti , di-
fendendofi con vani pretefti, e dicendo ,
die
i Crifliani fonode pubblici incomodi la ca-
gione ,, . Av^a lo fleflb fcrittore nel capo fet>

10 delmedefirno libro impugnate le fuddette


unnie de gcntili colle fcguenti
parole (rf) (
\
Siamo appellati fcelleratiirimi, come fe co-
fpira(Timo a uccidere i bambini , e a cibarci
ielle carni loro, a imbrattarci coll incefto , fa-
cendo si, che il cane legato al lucerniere,butti
giu la lucerna , e fpenga il lume ,
e nelle
Hz ,t te-
I I 6 I> E* C O S T U M I

55 tenebre coinmettanfi incredibili laidezze


,5 Siamo, diffi, appellati con quefto nome , ne :

33 cura alcuno di voi 5 o gentilijdi ricercare la v<

,5 rita del fatto e di convincerci rei di tam


>

33 fcelleratezza Dunque o ricercate , fe ci en


.

33 dete rei , o non avendo ricercato , non pn


,3 fhte fede alle accufe de noitri emuli. N
3
55 voi non comandate a Criitiani , che fono c(
5
53 me rei condotti a tribunali che fcuoprar >

33 le iniquita , che commettono , ma folamei


te 3 che neghino di eiTere Criftiani . Ha qu<

3, ftanoitra difciplina cominciato fino dali eta


.. Tiberio Cefare . Ha ella fino dalla fua orii;
5, ne la verita incominciato a comparire coll*
dio . Tanti fono i nemici di lei 3 quanti
e(tranei>
per la emulazione giudei , per la. i

33 perfecuzione foldaci , per, natura gli fte


i

>,
noftri domeftici . Tutto il giorno flamo aff

5, diati , tutto il giorno flamo traditi 5 e fovei

,5 te flamo opprefTi nelle noltre adunanze . C

3, mai de* noitri aflalitori hatrovato il bamt :

2, no piangente per le ferite dategli da Crifti


3, ni 3 a- fine di ucci derlo , e di cibarfi delle car

33 di lui ? Chi ha rifervato al giudice Ja boc


3 infanguinata di alcunfedele ? Chi a trova
3, impudici vcitigj nella fua moglie ? Chi ave
55 do difcoperte fomiglianti empieta, ha piutt
55 (to voluto celarle ? . fe fempre flamo r . .

3, fcofti quando e ftato fcoperto cio , che co:


,

35 mettiamo ? o da chi e ftato fcoperto ? D;


5, noi forfe , che fiamo da gentili appell
5
5, rei? Ma voi con fe (fate 3 che a milterj de
5, mantenere il fllenzio . E fe taccionfi i milt

5, Si.motricj , ed Eieufinj , quanto pi LI debl


., boiio taccrfi quelie cofe, che palefate , p
), fono effere punite dagli uomini , mentre fr
DE* PRIMITIVI CIUST1ANI .

tanto fi
afpetta il divin gaitigo ? Se dunquc
iCriltiani non fono i traditori di loro mede-
fimi , dunque lo faranno gli eftranei .

Ma come poiTono gli eftranei averne no-


tizia , fe da mifterj fono fempre allontanati i
profani, e riguardanfi gl ini/iati dagli altri?
Potete forfe rifpondere 3 che COSL porta la fa-
ma ? Ma la natura della fama
a tutti e nota,
ed e voftro proverbio , eOcr e!la un male
il

la fama , delqual male niuna cofa ^ piu ve-


loce . E pcrche mai e cattiva la fama ? Perch
forfe el la e veloce ? Perche annunzia Ic cofe,
che avvengono ? O perche ella e fovente
bugiarda ? talche ne pure allora , quando ap-
porta qualche da ogni menzo-
verita, e libera
,
gra, levando ella fempre qualcofa ^ o aggiu-
,
gnendo , o mutando in qualche
parte la ve-
rita (lena... Meritamente adunque la fola
fama da voi adduce come confapevole
altri fi

delle fcelleratezze de Crifliani.Queila e da voi


contro de noftri citata come annuncutrice
,
delle noflre iniquita, febbene per tanto tempo
non ha potuto provare cio,che ha divolgatoj,.
linucio Felice nel celcbreDialogo intitolato Ot-
wio rifpondendo alle accuie di Cecilio gentile,

quale avea detto,che i noftri erano delPulcirna


Ofeccia del popolo,e che avcano raccolta la piu (0 ^? * 7
.

ape rita gente , e aveano fcdotte le donnicciuo-


,, an. 177-
che neile loro notturne e
1

, e congiurato ,

dunanze fervivanfi di crudeli cibi , e ch erano


liti di
diftinguerfi tra loro con occulte note ,
che iniziavano loro catecurneni in queila
i
gui-
, cio^ che cuoprivarib col farro,
per ingannare
incauti , un bambino , e che era
quefti da lo-
con varj colpi ferito, e uccifo, e die erano da
fi leccato il
fangue di lui , e le membra lace-
H 3 rate,
I I 8 I) E* C O S T
-
U M I

rate, e che finalmente fi defle luogo alia diflbh

tezza; alle accufe diCecilios diili, rifponde


quella guifa Minucio . ,, Qnanto fia egli ingii
yj
llo il giudicare delle cofe ne vedute , ne cc
nofciute , come voi fate , credetelo pur
3, noi , che fummo
unu volta a voi fbm
5 , glianti^e ciecamente penfavamo 3 come ora.

,, voialtri v immaginate 3 che i Crifiiani vtn


5

3, rino de moflri , divorino i bambini , e eel


3, brino degl incefhiofi conviti . E non intend<
3, vamo gia che fimil forra di favoie fpacciav;
3, da coloro , i quali ne aveanoinveftigato s ci
3, vero cio, che vantavano , ne 1 avean prov;
3, to, ne aveano conofciuto veruno in tani
3, tempo 3 il quale o per ricevere il perdonc
33 s era (lato unito eo Criftiani , o per farfi m>

,3 rito , avefle atteftato finceramente di avi

veduto , che da noftri tali cofe fi commett<


3, vano Anzi che poteamo noi capire fe ave
. ,

3, fiino fatto riflellione , che non dovea eflei

malvagia quella fetta , i cui feguaci non fol


- ;. .
3, mente non fi vergoenano
^
CJ
di aflTerire di c
<J

,3 fere tali , quali fono , ne temono 3 mina<

33 ciati per cagione di eflfa, i torment! , ma

pentono eziandio e loro eftremamente d


,

33 Ipiace di non eflfere ftati addetti fin da princi


pio alU medefima . Noi per altro allora
3, quando eraVamo dediti alia fuperftizione d
3, gl idoli , fe ci fi
prefentavano i Crilti;
3, ni , credevamo, che non doveflero eflcre a
,, coltati poiche era vamo di fentimento 3 e
,

3, fer eglino inceiluofi , e parricidi ; onde ta


volta contro di etfi incrudelivamo , e fien
mente li tormentavamo , a fine d indurlgi
3, negare acdoccche non periflfero , cosl efci
,

33 citando contru de medefimi una perver


n
DF. PRIMIT1VI CRISTIAN1 .
lip
maniera di giudicare,!a quale non ricavafle il
vero , ma coltrigneffe a proferir la men- (a>.xjtvm.

- A Criftiani pero non e Jecito ^-


zo?na(*0 . . p-
* f \

ne di penfare fomigttanti fcelleiM- CJU


di fare ,

tezze , febbene voi fingiate de cafti, e de*


pudichi quell empieta che non crederem-
>

nio commcttcrfl da veruno mai , fe non Ic


vedeflimo commeflc da voi medefimi (&) .
/^ c>

Voglio ora io redar^utre colui , che va fpar- p. ^ 9 C ap r .

gendo celcbrarfi da fedeli mifter} coll am- xxx.p.i?^-


i

mazzamento,e fangue di un fanciullo.Penf! tu,


che poffa fingcrfi una tal favola, o crederfi , da
chi non osa di commettere fimili crudclta ?

Veggio io , che da voi foli fono voltri fi- i

gliuoliniitrangolati ed efpoih a eflfere sbra-


nati , e divorati dalle fiere . So che apprefTb
voi con cerci medicament! iltoglie la vita a*
bambini prima , che nafcano. Quefle enormi-
ta
provengono dalladifciplina de voftri nu-
mi . . . Maal Criftiano ne vien permeflfo di
vedere Tomicidio , ne e lecito di udirlo , e
tanto e egli lontano dal bere il fangue umano,
che ne anco fi ciba della vivanda , in cui vi
flail langue degli animali irragionevoli (c) .
^
Circa inceftuofo convito e certidlmo, che
1
,

per ifligazione del diavolo e ftato da* voftri a


fedeli attribuito , acciocche la cilunnia , c la
infamia imbractar poteffe la gloria della Cri-
5
ftiana pudicizia , e diftogliefse i mortal? dall

abbracciare la vera religfone . . . Debbono


piuttofto queiti delitti efsere attribuiti allc
voftre genti. . . Noi non folamente portiamo
il
pudore nel volto , ma ancor nella mente .

Un folo matrimonio fi celebra daJ CriPiaro...


I noftri conviti non folamente fono
pudichi ,
ma ancor fobrj , poiche non ci riempiamo con
H 4 3, mol-
J2O l> B COSTUMI
,, moltiplfcita di vivande ,
ne c imbriachiam

,, col vino, ma
procuriamo i| col!a gravita

3, temperar Pallegrezza Sono c;(le le noil .

parole , calto il corpo e tanto fiamo lonta ,


:

3,
dall inccflo 5 che akuni de noftri fi verg<

gnano dellapudica unione . Non ci difti; . .

^
,e;uicimocon
.f V note, e fegni
S^ efteriori, coir
,, voi penfiite , ma colla modeftia , e coll inhc
cenza . Cosl egli Or che dalla Eucarift .

avefsero vanamente prefo motivo gentili di c; i

lunniarci , e di dire ( per avere malamente ii


tefo cio , che noi crediamo del corpo , e d

fangue del Redentorc prefente in quel facr;


msnto ) che il pane facro , cioe P eucar
ftico 5 era da noi intinto nel fangue umano

puo facilmente dedurfi dalPefpreffioni , cl


L. il.ad
u ^a Tertulliano (rf) dove fcriye : Qu,al genti
-G..V.
p. l a fceri la fua moglie , ch efca di letto , e v,
10 w .

da alle notturne adunanze ,


fe vi fara di bifi

), gno?o la mandera a quel convito del Signer*


che viene dagl idolatri infamato ? . Ti .
p<

trai tu ( o donna Cri(ti;\na ) nafcondere a


il tuo letto , otilevi di notte
3, lorchefcgni
3, orare ? Non fapni il tuo marito 4 che co
3, tu mangi avanti qualunque altro cibo ? E s <

3, gli gentile , ,& ch e pane , nc e avverte


credera che fia quello , che fi dice ? ci(
,

il pane intinto nel fangue umano. Dalle cc


fe finora tractate ognuno puo agevolmente coi
cludere che i fedeli per riftorare i poveri, cc
,

lebravano le adunanze 5 che agapi fi appellav:


no ed erano chiari indizj dell amore y che poi
,

tavano a loro profTimi . Congregavanfi pertan


to ricchii e bifogaofi , e dopo di avere red
,
i

tate le lodi del Signore , e fatta fervorofa ora


zione >
fi mettevano a federe , e cibavanfi del
Ii
DE* PRIMITIVI CRISTI ANI. Ifcl
vivandc apparecchiate dalle perfone piu co-
lode e facoltofe, e dopo di eflerfi cibati , edi
,

/ereparcamente bevuto, levavanfi tutti , e


ndevanograzie a Dio , e quindi finalmente fi
loro e
ipartivanoj ritirandofi alle cafe , dopo
arjefercizj di pieta , e di devozione , fi cori-
ivano per ripofare , con animo di levarfi di
3tte 5 e di offrire al dator diogni bene un nuo-
o fagrifizio di lode .

III. Avendo adunque noi colle autorita degli Se


itichi in die confifteflero le agapi e-^
moftrato>
n t* r rr ..... >

. .
JIfrO
##<"*

qual preteito mat appigliati i nemici la C( i e b r a


fi foflero
el Criilianefimo
per iscreditarle colle calunnie, on e dell* ^
d uopo 5 che veggiamo , ie quefte tali agapi Eucariftia

*ecedefftro,come penfarono alcuni,laEucariftia,


5
fe ne prirni tre fecoli, or fovente, ed or
piu di
ido, il
fagrifizio fi ofiferifle o prima , o dopo le
ifle
agapi.Coloro adunque,i quali immagina- s

), die tali conviti prececlefl^ero la celebrazione


alia Eucariflia , contro 1
Albafpineo , e contro
tri molti ScrittoriCattolici in
quelk guifa van-
o argomentando (A*) Che ne tempi de fanti :

.poltoli fieno (late le agapi colla celebrazione i^^^J


lTc
^ T C I T ^v \i-J

ella facra Eucariflia


congiunte , lo moftrano la Coir. Chr.
igine delle agapi, e le fteffe calunnie inventate ad capiend.
cibumC.lll.
a noftri
avver(arj,per averne quindi prefulaoc-
ifione. Ch e (lato provato,che le calunnie dell* 5.xv.p.i44*

fanticidio , e del divoramento delle carni del


nciullo,abbiano avuto principio dalla mala in-
Iligenza del noftro dogma intorno al miilero
ilia
prefenza di Gesu Crifto nella Eucari-
a. Ch
e certo , efTer elleno nate le
agapi d^
nvitide Giiidei , mentre il noftro Redentore
foggiade conviti medefimi celebro lafuani- ^
nacena, onde dopo la fteffa cena, fecondo l ? uib
gliEbreijCelebro ilpojiccn /o,che confine va nel
pa-
122 D E C O S T U .
M 1
pane ,
e nel vino. A.ggiungono y effer egli not< il

tutti coloro , che verfati fono negli fhidj i


f

riti Ebraici , come il padre di famiglia appn? i<

quelia nazione era iblito di dividere , dopo t


minato il convito, in due parti la focaccia ,)
fchiacciata, che vogliam dire, e di porne i

parte maggiore fotto tovaglia , e di coilitu


la :

1 altra
parte- tra due intiere focaccie;e come al
ra tutti alzavano la patena , o ii tondino 3 dc
era parte della focaccia 5 e cantavano ad atta \
ce : Queflo 2 il pans della povertd , c deWafj *
zione wangiato da noflri maggiori nelTEgiti ,

Cbiunque ha fame venga , e wangi . Cbiunt\


ha bifogno fi accofli , e fi cibi deWofferta d(

agnello Tafquale-.e come dopo mangiato Tazii >

pane 3 portavafi a tavola ch era


i!
;
b cchiere ,

commenfali benedetto colle parole; Benedetto


o Sig/iore noflro Iddio padrone del mondo,cbe c \

ilfrutto delta vite.Or, profeguonoadire? ch i

queflo ufo antico fi foflfe conformato Gesu Cri |

nella ultima fua cena,lo infegnano gliEvangcli ,:

San Luca nel ventefimo fecondo capo al ve->

venteflmo del fuo Vangelo atrefta , che il Sal


tore prefe, dopo ch ebbe cenato , il calice . ,

Lo fteflb confeffa S. Paolo nella prima letten


M

** c
1
<v

Ca;cap.u.v. c or f nt j ^
fi
^
del vino,
o c ie non folamente dee intend
\

ma
{

eziandio del pane. Laonde


Marco nel quattordiceilmo capo del fuo Vang >

(b)v. IL -(^)
^ lcc ? manglando eglino , ovvero dop f

ch ebbero cenato , per ilgnificare , che qut I

vivandafu i ultimo compimento della cena , i

qual vivanda , e bevandafu onorata dal Red*


tor noftro con un tanto miftero , che men
(c) r.Cor. mentc fu da S. Paolo appcllata (r) cena del
"*"

gnore . Del refto Tufo della bevanda nella c< i

Pafquale fu di due forte la prima fu quel


: j

r
PRIM ITIVI CRISTIANI .
I2J
ercuifidava principio ,
alla^ quale
al convito
Ktta il paflfb di S. Luca (a} allora prefo il call- ( n) c . xxu.
v.i 7 .
; , erendutc Icgrazie, diffe f rendete , e di- :

fi dava ter-
idetevelotravoi altra, per cui
: 1

line al convito , e che apparteneva al poflcenio,


ndefcrifle il medefimo fan to Evangelirta (4) :
milmente il calice dopo , cbefit cenato, dicendo
re. Uso pure il noftro Redentore
I culogie , cli

rano in ufo appreHTo gli ftefli Ebrej ; il qualc


[to fu anche dopo offervato da fanti Apoftoli ,
talmente fi accrehbc , che quindi poi nacquero
: mcffc foIcnni.Dicono inoltre,ch e tutto cio ma
ifeflo daPlinio,il quale diligentemente
avea in-
riti,e le confuetudini de Criftiani,e fe,
i
tfligato
i menzionedi un iblo convitofolito acelebrarfi

i un determinatogiorno , il quale convito era


ucl medefimo tanto deteftato da gentili , quafl
ic da* noflri in efTofolfero folite a commetterfi
ravifllme fcelleratezze. Per la
qual cofa quando
ertulliano defcrive queilo convito (c% e ifte(Tb (^ A Plr c
X]
on fa menzione della Eucariftia , non fi dee
uindi argomentare coli Albafpineo , che la Eu-
, era
iriftia un convito diflinto dalle agapi ;
oiche effendo el la data un accefforio , e come
n appendice di quellc, non era neceffario ,
ie efpreffamente la nominafle , eflendo la parte
)ngiunta col tutto e fottintendendofi Taccef-
>

>rio . E chi mai


potrafli perfuadere , che la
ne tempi di Tertulliano fepara-
ucariftia fofle
idalle agapi , s ella fu con effc congiunta ne

:mpi eziandio poiieriori ? Non fi nega , chc_>

Dll andare de* fecoli la Eucariftia fi fofle comin-


ata a celebrare fenza le agapi , e forfe anche
ella eta di Tertulliano , il
quale attefia , che
3teafi ella celebrare avanti , che fpuntalfe la
ce del fole ; onde erra di nuovo 1 Albafpineo ,
men-
124 B ll e o s T u M i

mentre conchiude , che uib della facra


1 cc ,

fempre fu di mattina folamente , la qual cc

fuetudine fu molto pofteriore , come affcr:


V<

al.cxvin.T. Santo AgoiHno neila fua lettera a Gennaro (a


11.
opp. Ed. Finalmente , cosi terminano gli avverfarj il k
an. 1700. p
ragionamento . In ultimo luogo la Eucari]
potca cclebrarii ne tempi di Tertulliano fenz
che precedelfero le agapi , ma non potea pre<

dere alle agapi la Eucariftia medefima . A


$. giugne a quefta un altra queflione il Bocmen

pag. ed e (i), fe la Eucariflia fia ilata celebrata ,

nite ch erano le agapi ; e cosi diicorre S. Gi :

Grifoftomo difende che la facra adunanza^


la comunione precedeva il convito,da!Ja qual t

ilimonianza deduceii , giufta la opinione <

Boemero medefimo , che Pagape non (I celebr


fe fenza la facra adunanza , in cui fl oiferiva *

fagrifizio , anche ne tempi di quel fanto Padi


c che perci6 erri 1 AIbafpineo , che foilien
efsere itati quefti due conviti feparati nell <

non folamente del Grifoftomo , ma eziandio


Tertulliano. Ma non ii deduce, foggiugn<
lo ftefso fcrittore Proteitante , che fin da print
,NT? pi la comunione rprecedefse
asapi . Ai alle
r C)Ep,LIV. ^, A /1 ^ i\
.
r r*
..
a.
.
\
Santo Agoitino (c) dice egli, neila iua Epiuol^
al.cxvin.p.
5,4. feqq.V.
Gennaro ci afficura , che 1 ordine fu muta
JJ. coll andare de tempi , flcche laddove prima i

lacomunione precedeva la cena dopo prec ,

defse alia cena ftefsa la comunione .


Ma queilo autore Proteflante come fove
te altrove , cosi in quefto luogo ancora fl difc
fta dal vero , e quelle autorita degli antichi a
porta , chegiuftamente intefe, diftruggono
fentenza , che con tanto impegno foftiene e$
contro Albafpineo . E per verita onde puo
I ei

mai provare , che ne tempi degli Apoiloli n<


PRIMITIVI CRISTIANI .
125
celebrafse mai la Eucariftia, fenza, che fi cle-
afsero 1
agapi ? Che fe furono le noilre adu-
:nze, dette agapi, riprovate da nofiri nemici ,
;afiche in else graviffime , e infamiflime fce-
ratezze fofsero da* Criftiani commefse , per-
ocche aveano malamente i
gentili intefo ci6 ,

le laChiefa crede del corpo , edel fangue del


edentore prefente nella Eucariftia , non fegue
ri-tamente , che fernpreda primitivi fedeli la
ucariftia eolle agapi fofse congiunta, bailando
diemuli, che cio fofse folito a farfi alcunei_>

:)!te , per prendere quindi occafione di calun-


iarci , mentre fembrava loro di poter rendere

favola piu verifimile , fe avefsero rapprefen.


tele reita come folite acommetterfi non in

nacongregazione, dove il folo pane , e vino fi


loprafse, ma in un adunanza di convito 5 e di
legria Ne per efsere ftate le agapi fomiglian-
.

inqualche parte a conviti de Giudei antichi


quantunque moke cofe ne conviti da Giudei
ledefimifi adoprafscro,che apprefso i noftri non
rano certamente in ufo ) puo concederfi al Bo-
nero , che fempre 3 e da tutti le agapi fi con-
ingnefsero celebrazione dellaEucariitia .
alia

nperciocche efsendo la fanta Eucariilia , co-


flefso Boemero confefsa ? uno de facra-
>elo

enti del nuovo


tellamento, ed efsendo ordina-
)da GesuCrifto , che
qualunque volta ficele-
rava , non fi tralafciafle la rimembranza di lui>

nza aver egli difpofto , che fi facefife una_*


-na , e un convito avanti la Eucariftia 3 fa

uopo confeffare ,
che non iilimavano gli Apo^
oii , e i fucceflfori loro ,
etfer ella indifpenfa-
ilc la ceremonia delle agapi , allorche do*
ea effere da loro
confagrato il
pane s e il vino
ella facra menfa. Laonde I
eiempio del noftro
Sal-
126 I> B* -
CO S T U M I

Salvatore che pria d iftituire il divin focrame


,

to Eucariftico , celebro
la cena Pafquale co fa

ti Apoftoli, non pruova a favore del Boemer


poiche ne obbligo Signore i fuoi di anteporr*
il

o di pofporre tina cena alia celebrazione dc


tal

la Eucariflia , n voile che le ceremonie lega


>

qua) era quella dell Agnello Pafquale,da fuoi


avvenire fi oflfervaffero , anzi comando eg!
che fi
togliefiero >

perciocche efifendo ellenoft


te figure di lui , venuto il
prototipo ,
cioe
cofa da cffe figurata , doveano affatto fvanin
Quanto a cio,che dice della eta di Plinio il Be
inero> tanto e falfo , quanto e falfo ancora.
ch egli concluda bene allorche difende 5 che fer
pre ne tempi de fanti Apoftoli , e in tutti i iu<

ghi la Eucariflia fi celebraffe immediacarfien


dopo le agapi. Imperciocche febbene Plinio m
fa menzione che di un folo convito , e di qu
>

convito , per cui erano calunniati i Criiliani d


fuoi tempi , nulladimeno non accenna eglialtn
fe non, che le agapi in un determinate giornc
che io credo fofle la Domenica , foffero folite
cclebrarfi , poiche allora erano piene le.
adunarsze de noltri Ma non ecredibile, cl .

tutti gli altri giorni della fettimana, vivente PI


nio , Crifliani fi adencflero dalla celebrazion
i

della Eucariflia
. Che fe una volta la fettimar
folamente fi faceano le agapi nell Afla Minor
ne tempi di Plinio, quellecongregazioni, dell
quali parla Sant Ignazio Martire contempor*
neo del medefimo Plinio , e inculca , che fi fac

ciano fovente dagli Smirnefi , e dagli Efesj , no


furono certamente quelle deile agapi , ma quei
)e , dove fi celebrava ,
e fi diitribuiva folamen
te la Eucariftia . Perciocche cosl fcrive il Sant
a S.
Poiicarpo Vefcovo dellc Smirne : Faccian
PE* PR1MITIVI CRISTIANI . J 3
J
\

fovente le Ccngregaziuni, e cercbinfi nomina-


mente tutti T^oa difp^eglarc i fervi , e /e-
.

*rc.(a}. E agli Efcfi : Stttdiatevi di adu-


^ n - iv P

alia Eucariftia,e a gloria del Si-


ipiufpcffb
ire poicbt quant o piu fpeffv <venite
: a que-
funzione , diftrtigg&e lepotenze del diavolo,
ifcioglicte
i tradimenti di lui colla concordia.
IU voftrafedc S. Giuftino Martire nella fua
.

ima Apologia defcrivendo la maniera,con cui


uo tempo fi celebrava la Eucariftia non fola- >

:nte non dice , che congiunte foflero con etfa

agapi ma talmente ancora difcorre , che


>

)ilra , che ne precedevano in Roma alla~*

cariflia , ne ad effa 1* ordinario


per
xedevano . Ecco le parole di lui : 5 >

n. LXV.
Noi dopo avere battezzato colui , che ha v
di
J

preflatocredenza a dogmi della no(h a reli-


gione a loconduciamo all adunanza di quelli,
che fono da noi appellati fratelli , cioe dc
b^ttezzati , e fubitOj che coftoro fono con-

gregati , pregano infieme il Signore e per


lo nuovo battezzato
, e per noi , e per tutti

per univerfo mondo 3 fupplir


gli altri fparii 1

cando Dio con tutto lo sforzodelPanimo,


:he avendo noi acquiftato la
cognizione della
ycnta ,
flamo degni della grazia di me.
fatti
Tare colle opere una vita retta , e di oflerva-
re
precetti , affinche pofTiamo confeguire la
i

sterna 3 e vera beatitudine . Dopo termina-


e
quefte tali preghiere ci falutiamo fcambie-
^olmente col bacio . Quindi a ch{ prefiede li
: Jfcfet\ta del pane , e del vino , e dell acqua,
; e
quali cofe avendo egli prefe, da lode, e glo-
autore deH univerfo pel nome del Fi-
ia all

, e dello
:
;liuolo Spirito Santo , e diffufamen-
e rende
:

grazie pe doai medefimi ul Signore.


3, Ter-
Die STUM I

,3* Terminate che fono le prcci 3 e finito il rei j

3, dimento di grazie , tutto il popolo die

3, amen , qual parola Ebraica fignifica.]


la

35 faccia .
Dopoquefta acclanuzione del pop .;

3, lo , i diaconi diftribuifcono a tutti prefei i


,

3, il pane , e il vino, e 1 acqua , fopra cui fo >

3,
ftate rcndute le grazie e ne fanno partec
,

ancor i lontani portando loro i facri milk


<

3, ,

33 Or quefto alimento apprefifo noi c app(


tale ;

3>
lato Eucariftia , di cui niun altro puo mai p^

3) tecipare , fe nonche colui , che crede ,


33 fer vcrique dogmi , che not predichiam-
ed eftatorigenerato col fanto battefimo .

3, vivein quella guifa, ch e ftata prefcritta c


93
Redentore noftro Gesu Crifto . E per vc
35 dire nonprendiamo noi quefto alimento , c
-

3,
me prendiamo iicomun cibo, comi e le

3, bevande, ma ficcome pel Verbo di Dio fa


3, carne Gesu Crifto ebbe carne , e fangue {
3, la noftra falvezza , cosi ancora quel cibo .

quella bevanda , fopra cui fi fono fatti re


i
3, j

33 dinienti di grazie, per la preghiera content


,3 te le parole delio fteffo Redentor noftro , c
3, de le carni 3 e il fangue noftro fi alimentan
*9 *-?

3> fappiamo fecondo gl infegnamenri del noft


,

35 divino maeftro3 eflfer carne , e fangue di


3, medefimo , cioe di quel Gesu incarnat
55
Perciocche gli Apoftoli ne loro comtnenta
3, che fono appellati Evangelj 5 atteftaron
33 eflere ftato loro cosi comandato da Gesu ,

3, lorche egli prefe ii pane , e rendc grazk


3, Dio Padre , e diflfe Cib voifate in mia co :

33 wemorazione ; quefto e ilmio corpo 3 e all


3, che prefe ii calice 3 e rende grazie , e di
quefto e il mio fangue ,
e diede loro , acci
,3
che ne bevefiero . . . Fino da quel tempo
DE* pRIMlTIVl CRISTIANI
, ci rammemoriamodi queltc cofe 3 quarr o ci

aduniaroo, c potendo foccorriamo i bifognofi,


,
e fempre ci troviamo inficme , e nelle no*
, ftre obluzioni lodiamo crcatorc di tuttc
il

* le cofe per lo figliuolodi lui Gcsu Crifto , e


, per lo Spirito Santo . Ncl dl pcrtanto da voi
,
chiamato del folc tutti i.fcdcli abitanti nella,

,
citta ? e ne* luoghi circonvicini ci congrc*-
, ghiamo in un iilcffo luogo, c leggiamo i com-
, mentarj degli Apoftoli dc 3 ovvero gli fcritti

,
Profcti , finchi permetteil tempo. Avcndo
,
di poi terminaro la fua funzione il Icttorc ,

,
chi precede eforta gli adunati a imitare le_j>

, prcclare azioni di coloro che fono flati nella ,

,
lezione mcntovati , o a mcttcre in pratica le
,
ma(Tirae che hanno apprcfe fentendo leg-
>

,
gere Quindi tutti alzaftdoci , preghiamo ^
.

,
e terminata la orazione , apportafi del pane >

,
del vino ,
e dell acqua >
e chi prcflede ? prc?-
, ga e ringrazia Dio ; c
, il
popolo acclamando
,
dice 3 amen ; e finita I acclamazione , fi fa
, da preienti la dillribuzione 5 e lacomunione di
,
quells cofe , foprale quali fonofi rcndutc le

, legrazie, e agli aflentj la ileffa Eucariftia c


,
manduta pc* Diaconi Allora chi ha la poffi^ .

bilica , e vuole, da a poveri cio , che gli pa^


re , e la fomma di cio , che fi e raccolto ,
vLene depofitata appfcffo colui , che preiiede;
ed egli ib.wiene i pupiili , le vcdove , gli
arnmabti , e gli altri bifognofl come car-
,
i

cerati, i
pellegrmi 3>
.
Ognuno leggendo
uefto cclebre pafibdi S Giuflino , agcvolmcn,
?coroprendc, paji larfi da queiriliuftrc Apolo?
iih di cio,. che ordinariamcnte una voUala_>
ttimana ficeafi da fcdcli vcrfo la mcta del fc-
)iido fecolo della Ckicfit ^ Or non facendo egli
Tom. III. l men-
j
30 i> E COSTUMI
menzione veruna deile agapi , mentre defcrivc
le facre adunanze , nelle quali era celebrara 1;

Eucariftia , fa d uopo credere, che ordinaria-


mente la celebrazione della Eucariftia medefimj
non fofiTe in quelPeta congiunta colle agapi , nu
che o pel timore delle perfe.
fpefie volte quefte
cuzioni, o per akro motivo (1 tralafciaffero.Dell

autorita di Tertulliano ragioneremo noi alquan


to dopo, dove dimoftreremo , che almenofim
da tempi di Plinio , quando le agapi erano cele
brate, non precedevano 5 ma per lo piu fuccede
vano al convito Eucariftico . Frattanto deefl of
fervare quanto ripugni afemededmo, e quan
to , fenza avvederfene , fleontradica il Boeme-
^
(X
*; p.*4<> ro , mentre dice : ,5 E chi crcdercbbe mai
(<0

.,*
+ che nella eta di Tertulliano folTe la celebra
3, zione della Eucariilia dalle agapi feparata
,, fe dopo que tempi ancora fa ciU con
3>
e(Te congiunta ? Concedo pero , che fti dipo

3, introdotto ufo della Eucariilia fenza le aga


1

3, pi , e fbrfe fino da tempi di Tertulliano , af


?) fvrmando egli che poteafi >
ella celebrar
,5 avanti , che fpuntaffe la luce del fble >9
. Ini

perciocche da tempi dil ertulliano fu in


fe fino
trodottol ufo di celebrare fenza le agapi la Eu
carifth , non fara dunque incredibile , che foffi
allora la celebrazione della Eucariilia medcfim
delle agapi feparata , febbene dopo fi ritrovaff
talvolta congiunta colle (tefle agapi . dir Ma
forfe il Boemero , ch egli parla delle agapi i

tai guifa , che flimi , non effer elieno , ogf

qual volta ii celebravano , mai ftatc celcbra


te non che poco prima della Eucariltia .
, fe

queilo appuntoequel 3 che coll Albafpineo no


neghiamo . Diciamo pertanto, che almeno fin
da tempi di Plinio , fc non anche alle volt
d
S
I>B PRIMITIVI CRISTI ANI .

ja Apofloli era la Eucaritfia


tempi de fanti
)rima delle agapi cclebrata . E per vero dire
Arti A po (to I ici defcritti dall Evangelifta
icgli (a ) c .
Jan Luca, noi leggiamo(a) che primi di- : i
46*.

, fcepoli delSignore , dopo avere perieverato


, lungamcnte a orare ncl tempio , (1 ritiravano
,
in unacafa, equjvi (^ come io credo , nel

, cenacolo ) fpezzando il pane ( cioe ccle-


, brando la Eucariilia ) prendeano 1 alimento
, con allegrezza . Mentovandofl adr.nque
al Santo Evangel ilta in primo luogo la fruzione

el pane , che indica la Ewcariftia , in qual gui-


i
potra(Ti mai provare , che quefta non prece-
effe mafuccedefle al convito delle agapi ? Non
,

egli per avventura piu verifimilc ,che nella


fa-
rafunzione precedeife la ceremonia , e il mi
cro , ch e mentovito in primo luogo ? Poflia-
10 noi adunque argumentare , che s erano allo-

a le agapi celebrate da fanti Apoiloli , fi cele-

raflero dopo U funzione della Eucariftia. Quin-


ie , che San Giangrifoftomo nella citata Omi-
a xxvi i. ibpra la prima Epiitola a CorintJ al-
i
pagina gia accennata fcrive : Che ne tempi
Apoftolici in certi detcrminati giorni faceanfi
comur.i le menfe 5
e celebrata la facra adu-
nanza >

dopo la comunione de facramcnti ,

tutti infieme cominciavano il convito , prepa-


rato da ricchi , mangiando queiti unitamen-
tc co poveri . Ma il Boemero fbiUene ,

ie S. Gian Grifoilomo parli della coniuetudi-


>

, che nell eta fua valeva . La qual cofa c a_-3


io credere affatto infufllftentc , c inventata
illoScrittor Lutcrano acapriccio .
Impercioc-
ie
ragiona efpreflamente il Santo dell ufo de
tnpi de fanti Apoftoli/enza fare non folamen-
una eipreflTa,ma ne anche una tacita menzione
I 2 di
s
122 */
C O
J> 5 T U M X

di cio ,
che nelPeta fua foflfero foliti di fare i

torrso alle agapi i fedeli >


come dalPaddotto coi

teftoognuno puo agevolmente comprenderc


E affinchc- piu chiaramente pofllamo noi dim(
flrare la vcrita , e convinccre di errore il Be
mero , non fara fuor di propofito 1 apportare
paffo medefimo colle parolejche precedono,e c

feguono dopo Parrecata teftimonianza.^Siccom


?,
dice eg//,le tre mila perfdhe,che da princip

? , aveano creduto, mangiavano in una tavola c


55 mune, comune pofTedeano , cosi anco
e in
avveniva in quel tempo , in cui fu fcrii
,, quefta letteradalTApoftolo, ma non con ta
?, ta efattezza . Poiche rimafe allora folamen
una lomiglianza , e come fequela di quei p;
micro conforzio , e il diffufe nci pofteri. <

,, perche fuccedeva5 che altri erano povcr


35
e altri ricchi , non faceano comune tutto c

?5 che pofsedevano ; ma in certi detcrmin


?J giorni faceano comuni le menfe , come <

,
convenevole , e dopo la facra adunanza
3,
la comunione de ?
facramenti , cclebravr i

,,
tutti il comune convito apparecchiuto da r -

3, chi ,
i
quali co* poveri unitamente mang
yy vano . Ma quejfinalmente fu tolto ancora
ccitume 55 adunque che . Parla dell ufo ,
5
lea ne tempi di S. Paolo ilGrifoftomo5 e i i

della confuctudine delPed fua ; onde ingiu

menteeriprcfoPAlbafpineo dal Boemero ,


me fe non avendo quelti intefo Paddotto paf: ,

da cui che nel quarto fecolo le a


fi
provi ,

fofsero collaEucariftiacongiunte , abbia av )

Pardimcnto di ncgare , che congiunte fofs 3


?
nc tempi di Tertulliano. Anzi deed ripi
dere il Boemero medefimo , il quale dando a

tale intelligcnza all autorita del Griiollomo , a

o 3
PIUMXT1VI CRISTI AMI . I

fato di rcdarguire lo ftcfso Santo , come fe dal


illume delicti fua abbia voluto argunientarel,
hene tempi Apoflolici altresl Ie agapi fucce-
efsero alia celebrazione della Eucariftia ; men-
eSanto cosi parla dcgli Apoffolici ? che n&
il
5
urc fade fuoi tempi una minima menzione
Ion fu minorc la franehezza del Bocmero , al-
fenza arrecare in favor fuo veruna tefli-
>rchc,

jonianza , n prefe erudito Giuftello , il qualfc


1

elle Codice dc* Canoni di tutta la Chie-


not al

i al canone nono del Conciiio di Cangra foftic-

e die ne tempi aritichi dopo la Eucarillia fe-


uiva 1 agape , cioe un fobi io convito Potreb- .

e pero qnalcuno opporre , che il Boemero fl

fopra un pafso decifivo di Santo Agoitino.


)r>do

(
gli
e veriilimo , cH egli adduce quefla tal te-
:imonianza ; ma la rifiutadipoi , come contra-
ia al foo fiftema 5 ficcIie medefimo come
a fe ,

Dvcnte gli avvicne , ripugna 5 ed a mio giudi-


io fi contradice : Nulladimeno ( cost farlx
,
dopo cbehariprovatoilfcritinteiito del
5 00 /,f^f
, Giuftello) non nega Agoftino , che Tordine
,
delia celebrazione della facra Eitcariftia , c
, dellacena fu mutato coll andare de tempi*
,
eche era da principio affatto diverfo*, Or .

^eggiamo qual teftimonianza di qucl Santo


fia la

^dre, e conflderiamo s ella e contraria alia >

entenz"a deil
Albaipinco , il qtiale Albafpinca
ion ha mai negato , che gli Apofloli rrella ulti-
na cena celcbrata col Signor noftroGesu Crirto,
)rima fi cibarono delle altre vivandcj c
dipoi
)refero il
corpo , e il
fangue del Redentore me-
fotto ia fpecie del pane , e del vino nella-
allora iitituita; ne ha meffo in dubbio,
:hc ne* tempiApoitolici qualcuno fi cibaffe in ca-
aprhsa di accofiarfi alia facra mbnfa. Ragiona
I 3 adun-
1^4 !> E* C O S T U M I

Ep.Liv. adunque in Appa


(a) quefta guifa Agoftino: (d)
VI
;_!* y5 riice chiaramente
che quando per la prim ,

* volta difcepoli prefero il corpo , e il fangm


i
it *
1

del Signore , non fi comunicarono digiuni


3, Ma forfe dee effere tacciata tutta la Chic
i, fa, perciocche in e(Ta ricevcfi da digiuni I

3, Eucariftia ? Poiche piacque allo Spirit*


,, Santo, che in onore di un tanto facratnen
3, to , ii corpo del Signore entraflc m-lla bocc
33 del Crilliano prima degli altri cibi . Ond
3, per tutto il mondo fi oflcrva un tal coftume
33 Ne perche dopo gli altri cibi diede il Signor
3, il fuo
corpo, percio dcbbono venire a rice>

>3
vere la Eucariftia i fedeli dopo pranzo ,

,3 come che nicfcolavan


faceano coloro ,

,3 nelle menfe loro quefto Sacramento colle al


3>
tre vivande, efurono corretti dall ApoiJolo.
3, Laonde non comando Crifto con qualordin
3, dovtfTe prendcrfi in avvenire la Eucari
,3 ftia , per riferbare queito luogo agli Ape
3, ftoli , pe quali volca difporre le Chiefe
33 mentre fe aveflfe egli avvertito , che fempr
3, dopo comunicaflcro i fedeli , cred(
il cibo fi

33 che niuno avrebbeofato di variare un tal ot


3, dine . Quando poi dice PApoftolo parland
di quefto facramento
3, per to cbe miei fratell :

33 quando vi congregate per mangiare , afpettt


3, te<ui run Paltro^ e cbi ba fame>mangi in caf<

3, percbe nonfcmbri>cbe congregbiate a vofti <ui

condannagione ; tofto foggiugne io dijponb


3, altre cofe, quando faro ritornato . Deefi intei
3>
dere 5 ch erano mold gli ordinis che dov
9. infinuare, ficche non poteanocomprendei
3, in una lettera ; e che da lui provenne que
3, ordine , che per tutto il mondo offerva
33 Chiefa , cche nonfi varia per niunadivedi
DK TIUMITIVI cRisTiANi .
135
di coftumi ,5 . Or
dimando, dove mai Santo io
in quefto paifo attefti 5 che le agapi nre-
goflino
dettero ne tempi Apoftolici alia Eucariftia ?
i
dunque non lo attelh , con qua! ardire il Boe-
ero,avendo daro per titolo al paragrafb antecc-
j
: nte le feguenti parole : finite le agapi fi cele-
laEucariflia,d* indi per titolo al parasrafo
>ava

cui trattiamo : lo chc fiprova coll autorita di

goftino?
Come non fi
vergogno di fcnverc :

cntcdimeno non ntga ^fgoflino , cbe I* online fit


n rnutato e cbe daprincipio U celebmzione di
neftoconvito fu diverfawentc difpofta? Di piu S,
^oftino fpiega il paffo di S. Paolo con adattarlo
Ik Eucariftia; de hocfacramento loquens, e non fa
icnzione delle agapi ; ma folamentc dice , che
hiunque avefle avuto fame , fecondo PApoftolo,
cibaffe in cafa , perche congregandofi i fedeli
on li congregaflero in tal guifa , che nafceflcro
e dirturbi , e foflfe loro di dannazionc il facra-
itnto iftituito per falvezza degli uomiui . Pe-
la
3 il cibarfi in cafa era ufo differente dalle
agapi ,
nde il
paflb addotto non ierve al propoflto del
oemero . Tuttavolta oflfcrva lo ftcflb autor Lu-
j
: rano ,
che due cofe ricavanfi dal paflb di Santo
Igoftino . i. Che da principio 3 dopo gli altri

ibi, fi
prendea la "Eucariltia . 2. Che queftoco-
:ume fu dopo mutato da S. Paolo per tutta la
.hiefa. Ma ognuno , confrontando Pautorita del
>anto Dottore , puo agevolmente cornprendere,
uanto fia Teretico lontano dal vero . In primo
uogo adunque io nego, che Agoflino ftabili-
ca per
regola generate , che da principio , cioe
rima che foflfe da S. Paolo fcritta la citata lette-
a a Corintj ,
per tutto , e fempre dopo gli
Itri cibi fi
prendeffe la Eucariftia . Il Santo par-
a folo della ultima cena del Signore del rcfto
; ,
I 4 non
S f t* M I

non determine che prima della difpofizione d!


Paolo tutti , per tutto , e fempre fl cibatfv
avanti di ricevere la facra comunionc In feco .

do luogo ofiervo , che non puo mai provare


Boemero , che S. Agoftino abbia errato , allc
che ferine , cheilcoftume gencrale di cotnur
carl! i fedeli digiuni
provenuto dalla difpo:
,
fia

zio ne diS. Paolo


Imperciocehetemerariame
*

te egli riprova la regola del Santo Dottore , ci


P Ecclefiafticheconfuettidini, delle quali non
nioftra 5 che fieno ilate introdotte da Conci!
1
debbono eflere giudicate provenienti da Sar
-Apoftoli . Dicotemerariamente , perche non a
porta niuna ragione , onde fi pofsa conchiuder
che S. Agoftino abbia errato , come egli preter
dc . E poi ridicolofa la ofservazione , ch egl; f
per convincere il Santo circa la materia del
quale trattiamo. Ecco parole iui (i) le di :

>
5 Ancora materia , fe vogliamo pai
in que/la
larecon verita? non troviamo noi niun veil
5
3 , gio della mutazione facta ne tempi Apollo;
ci;anziche cofta dalla ftefsa Epiftoladi S. Pa

3, loj trattaal fuo propofito d Agoftino 5 che


,5 tuttavia ofservato il primo eoflume,, . Ma c
ftui ccfcamente non fu abile a capire,che S.Ag
flino non ha mai pretefo, che il primicro coftun
di cibarfi avanti il
quale non fu generale
>

>

fofse mutato quando S. Paolo fcrifse la lettera


Corintj , ma dopo, cio quando lo ftefso Ap >

flolo ando a Corinto , e difpofe a voce le cof<

che non poceano cornprenderfi in una letter


onde in darno adduce il luogo tanto celebre d<

lafuddetti Epiltola, quando anche dallo flel


luogo , o tefto che vogliam dire, ii potefsc co:
provarecio, ch egli pretende , che le agap
cclebrafsero avanti laEucariflia. Ma il be ne
Dl* TRIMItIVI CRISTIANI . I
3 J
e dal trfto di S. Paolo puo dcdurrc una
non (1

nigliante confeguenza .
Imperciocche cosl
li fcnVe 00
: Sc qualcuno pare , che ik ( a ) i. Co*,

fappia egli 3 che noi, e le Ghrc-


contenziofo ,
xi. v. 17-

fe di Dio non hanno una tale confuetudine .

Laonde io dcnunciando tali cofe , non lodo,


che vi congreghiate non perlomeglio, ma
perlopeggio . In primo luogo adunque, con-
vcnendo voi alia Chiefa fento 3 che vi fono
>

tra voi medefimi delle divifioni , e in parte lo


credo...Congregandovi adunque voi^non fern-
bra che mangiate le cena del Signore . Poi-
,

ch ognuno prende avanti la fua cena per man-


altri fono
giare , e alcuni hanno fame , quando
imbriachi . Non avete voi forfe le voftre cafe

per mangiarc , c per bere ? o difpregiate la


Chiefa di Dio , e confondete coloro , che
non.
hanno ? Che diro io ? Vi lodo ? in quefto
non vi lodo,,. Or poniamo il cafo , che S
iolo, come dice il Boemero , ragioni unita-
=nte delle agapi , e della Eucariftia : dimando
me da quefto paffo fi ricavi rnai , che la Euca-
liaalleagapi in quellaeta fuccedefle ? fe dun-
te ne
pure per ombra fi pu6 dedurre unatal
nfeguenza daH addotta ceflimonianza 5 con qua-
ardimento apporta il Boemero per convince-*
1

di errore il grande AgoiHno ? Potrebbefi per

tro
aggiugnere , che non ripugna che S. Paolo
quel luogo parli della fola Eucariftia : percioc*
ie
egli mentovando 1 efempio del Redentore >

mmemora la fola idicuzione della Eucariftia


edefima, e foggiugne : ^ Io ho apprefo dal Si
gnore cio , che vi ho infegnato , che il Signo
re Gesu in quella notte, in cui era tradito >

prefe il pane , e avendo rendutc le grazie >

ruppe ilpane niedeflmo i ediflfe: prendete.


55 e man-
I) S C O S T U M I

5 , e mangiate , quefto e il mio corpo , che


5, fpezza per voi , cio voi fate in mia commem
razione . Similmente il calice , dopo ch e
ebbe cenato dicendo, quefto calice nuovo
>

3>
fhmento e nel mio fangue cio fate qualt >

5, que Volta beverete in mia commemorazion


,5 Ogni volta adunque cho voi mangerete qi >

,, fto pane,e beverete querto calice,annunzier<

3,
lamorte del Signore , finche egli venga . S
che qualunque perfona avra mangiato que
3, pane , e bevuto queito calice indegnament
3; corpo 3 e del fangue del Signor
fara rea del

,, Efperimenti pertanto Puomo fe fteflb e c >

3 , mangi di quel pane , e beva di quel calice

Che fe S. Paolo avefle voluto parlare dclle ag


unitamente colla Eucariftid. , non avrebbefor
proponendo 1
efempio di Crifto >
tralafciato

parlare della cena ancora > che pfecedette la I

cariftia medeflma Laonde mentovando la 1

Eucariftica iftituzione ^ fembra, ch egli ragi<

della fola Eticariflia fenza accennarc fe le agap


celebralfero pritna, o dopo della medeCma .
oppone il Boemero che S. Paolo dice fin
,
:

mente il
cdlice>dofo
cbe cend.Non lo nego . C
flo pero fu detto dall Apoftolo contando c
che avvenne , rna non gia ordinando 5 che fi

naffe prima della Eucariftia * .Altrimenti avre


prima defcritto la cena , e poi la illituzione 1
-

cariflica . Ma non fece egli cos! . Mentre tr;


fciata cena, fubitoimprefe a defcrivere I
la

Eucariftica illituzione accennando 5 che >

quefta confide va la cena Dominica 5 di cui


fcrivea a fedeli di Corinto . Che fe dalle pat :

di S. Paolo fimilmente il calice , dopo cbe C(


: >

fi
poteffe conchiudere , che ne* tempi Apoftc
la funzione dclle agapi precedefle alia Eucariil
DE* *>RIMITIVI CRISTIANI.
rebbefi anche concludere che nell eta noftra 3

celebrino e che preccda-


le fteflfe ,
agapi
la Eucariftia perciocche noi pure diciamo
:

[canone infomigliante manicra dopo , cbefa


:

uito pigliando egli anche queflofreclaro calice


,

lefuefante, e vencrabili
want, e avendoclc*
occbi a voi, o Dlo Tadrefuo Onipotente >

togli
vendovi parimerte rendute te grazie^benedijfc,
afuoi difcepoli . Ma chi puo eflcre
licde
mai
;} male avveduto , c cieco , che non vegga ,
^r ella affatto da molti fecoli tolta la confuetu*

icdelle agapi,febbene ii proferifcanotali parole


facerdoti? lo per altro concede, che le agapi
cbraffero ne tempi di S. Paolo da fedeli , ma
iinarianiente dopo ia comunionedeTacramenti,
ne ben oflervoSan Giangrifoftomo,la cui tefti-
)nianzaabbiamo pocanzi riferita Non mino- .

la impudenza del
nello fpiegare il Boemero
To eftratto dalla celebre Icttera di Plinio SLJ

ajano . Imperciocch& pretende eglische fecort-


Plinio foflfe celebrata la Eucariftianel tempo,
e eranfi fatte le agapi , non gia nelPadunan-
e
in fi faceano le
cui preghiere da crilli-ani di
ella eta. Ma Plinio (4) raccontando^ che_>

anti, che fpuntafTe la luce del fole,i Criftfen-ii


unavano , e cantavano le lodi di Gesu Crifto >

^credevano Dio ? e promettevano tra loro di


n ingdnnare alcuno ? e di non togliere 1 altrui
>a
,
ne di commettere altre fcelleratezze 5 e
indi finalmentepartivano , edinuovo fi con-
^avano per prcndcr cibo, commune per altro,
he non potea apportar a niuno alcun nocumen-
; Plinio , dilfi , tutto cio raccontando , non
ga che nella prim a adunanza fi celebrafTero i
,

nni miller}, efi rendefifero fedeli partecipi de i

ramenti.Anzich^ dicendo egli^che ficonfedera-


vano
w E c s >r
u M *

vano nellaprima adunanzaiCritfianisColIeparoi


c^e facrarncnto non in fcelus aliquod obflring
re, moitra , fecondo la offer vazione del Cellaric

che prima licibavano del cdrpo,e bcveano il fa


gue eucariilico , e poi partitfano , e di nuovo
congregavano per celebrarc le agapi . P(
che Jicllc note alia fopracitata lettera , c<

fcrive Criftofano Cellario : Afferm ando Plink


che i noftri crano foliti>finite le
preghierc,di pa
tire dal luogo della orazione> e di congre^arfi c

poi per prehder cibo,parla delle agapi de Crifli


ni. Toco avanti avca colla- parola facfatnej
acctnnata la Eucariflia , nel. ricevimcnto del
di voler
quale i Criflianififroteflavano fugg>

i peccati 3 e coltivare la virtil . Finatment


ragionando Plinio del cibo , ehe prendeafi n
laieeonda adunanza , e dicendoch era comun
e non nocevole , dimoilra come
fl doveffe rib

tere la calunnia inventata da* nollri nemici


torno all ammazzamento del fanciullo 9 e al di^
ramento delle umane carci . Cos) egli * E \

vero dire 3 che i Criftiani nella liturgfa y in <

ficelebravano i divini rnifterj cioe la EucariO >

pregaflero Iddio , che de(Te lore Ja grazia die!


re lontani dalle fcelleratezze >
e di feguitar 1:

virtu ? fi raccoglie dall Apoiogia i. di S. Giu


no , le cui p.irole fbno ftate da noi di fopra ei
tamente defcritte Tertulliano ancora rifen
.

do in breve la lettera di Plinio nel capo fecor


in Append, del fuo Ap.ologetico (^) tralafcia ia fecond
1*^7
**^ ^"^

it. ven.
p artc cij e ffa ? c jj e
riguarda le agapi , e la pri
partc riguardante 1 adunanza delle preghie
rapporta , dicendo , chequel genrilc non trt

altro circafacramenti de Crifiiani, fe non


I cb>

adunavano avanti lofpuntar della luce>nelle q>

li tidunanzc cantavano le lodi di


DE PRIMITIVI CRTSTIAMI .
i di non rubare , di non adulte-
propofiti
T &c. E giscche
I:cano il Boemero alle volte provo-

a Tertulliano , e affcrma ,
die quefti era ben
brmatodclla prima difciplina del Criftianefi-
,
fa d uopo 5 die noi apportiamo un altro
>

;To di un antore cosi antico 5 e di canto credi-

anche appreflb avverfario , die impugniamo, 1

!
qual paflb evidentemente conchiudefi , che
ima fi celcbrava la Eucariftia, e non gia le agapi
fcdcli Egli adunque nel capo trcntctimo no-
.

dello ilefib libro(<) parlando della facra li-


(a)p, i
jj? .

rgia cio^ della celebrazione della Eucariitia ,


5

iipoi dclle agapi , dimoftra , ch erano due ce-


monie , o funzioni affatto difparate , ragionan-
in quelhi
guifa Ci congreghiarao , e fac* :

ciamo adunanze afpirando a Dio coll e pre-


le

ghiere La qual forza a, Dio inedefimo e gra


.

ta
Preghiamo ancora per gl Imperadori , pe
.

loro miniilerj , e per le podefla di


quedo fe-
colo , e per la quiete ; . . . Leggiamo le facre
fcritture...Nutriamo lafede colle fante voci,
cleviamo la noftra iperanza 3 fiffiamo laconfi-
denza ,
e incukhiamo la difciplina , e la ofr
fervanza de comandamenti di Dio . Quivi an
cora fi fanno 1 efortazioni , il danno caftighi , i

e fulmina la divina cenfura . Poich6 fi giu-


fi

diea con gran pefo ( come da quei , che fan no


efler Iddio prefentc,e veder tutto)fe qualcuno
ha commeffo qualche grave delitto> ed e quefti
feparato dalla comunicazione della orazione ,
e delPadunanza , e
rilegato da ogni fanto com-;
mercio . Prt feggono i piu efperimcntati fe-
niori 5 i
quali non co danari , ma col tefti-
monio del pubblico fl fono acquidati un tal
onore . Parla quindi dellc limoiine 3 che
ognuno > come ic fue facolca comportavano >

era*
* e e s T u M i

erano folitc afarfl , e dirnoitra 3 clie fi difpei .

5
vano da Prefidentj a chi ne avea meftiere .

confrontifi quefto paffo di Tertulliano colla te .

monianzadi S. Giuflino Martiredi fopra coj .

famente defcritta 3 eficonofcera evidentem i

te, ragionarfl da Tertulliano della funzione fa \

della Eucariltia , mentrc tutte quefle cofe


ceanii , come S Giuftino attefta 5 allorche fi
.

lebravano i divini mifterj . Ma Tertullianodc |

quefhdefcrizione della Liturgia, e dopo la


5
prenfione fatta a Gentili , pafla alle agapi ,
me ad un altra cofa affatto difparata 5 e cosi
prende ragionare(^) ,, Infamano anche i
a :

(a)Ibi4.pagi 5>
jni c j no f^ re cenette , e le tacciano come p
} c i

5, dighe ... Ma vede facilmente Puomo la


gliuzza nell occhio altrui , fenza che rav
j> ne proprj la trave ... La noftra cena pel
nome dimoftra di qual forta ella fia . Chiar
>* ellada greci con quel vocabolo che app
3 >
fo i latini
fignifica dilezione &c. redo e II
to di fopra con cfattezza copiato . Finahr
te che iCrifHani foflero foliti di celebrare, qi
do il
tempo lo richiedeva , la Eucarirtia av;
lo fpunt^r della luqe , lo attefta Tertulliano r
defimo , e aggiugnc, che una si fatta confue
dine ebbe cominciamento fino da tempi de S
,, (Jf) II Sacramento della Eucaril
( -Apofloli:
(b) Lib. dc ,

Coron. cap. 3 >


dice egli , tempoe nel 5 del vitto e a ti

nl. p. 102. 5, comandato dal Signorc 3 ancoranelle adun


3, ze 3 che fi celebrano avanti lo fpuntar d
35 luce , fi prende dalle mani de prefiden
Apoftolica tradizione. E chi mj
1 e
fecpndo
cosi poco verfato nello ftudio delPantichita , e

H perfuada , elferfi celebrate le cene da Cri;


ni del fecondo , e del terzo fecolo della Ch i

avanti lo fpuntar della luce ? Bifogna dun c


DE* PtUMlTlVl CRIST1ANI * 1

fe flare , che, eflendo fkti foliti i fedeli ,

mdo ragione la , e le circoftanze dc tem-


o richicdevano 3 di levarfi di notte , come al-
ve di"noftra Tertulliano , e di lodare Gesu
ito, e di prc.ndere avanti Jo fpuntar della luce ^
,
inVco cibo , non celtbravano le agapi ,
cai fc

; che forfe dopo qualche tempo, a un ora op-


tuna quando di nuovo , giufta il racconto
>

fi adunavano . E per vero dire chia-


3
)inio ,

Imi fcno paffi di Tertuiliano , i quali fi ad-


i

:ono per provare , che la Eucariflia foflfe fo-


5
di prenderfi da digiuni .
Nonfapra forfe il

rito gentile , dice egli nel fecondo libro fcrit- .

i<i)itTc^r

alia

/
, (4) cbe cofa tu mangi avanti
iua moglie
altro cibo, e avendofaputo ch ifanc non ere
Vt p>
t ^
ct
eglijeffz? quello
di cui fi dice, che fia intinto

fangue del fanciullo? Sicche prendeafi il


pa-
cucaridico avanti qualunque altro cibo . Dun-
?
prendeafi dal Crifliano rnentre era egli di-
no. Dunque non dopo Je agapi. Lo fteffb auto-
Orazione (6) riprende alcuni,
nel libro della i (*) xiv.p.

ili, per non mangiare,non fi accoilavano ne


rni delle Hazioni , allamefla, perche la ila-
ne fi difcioglievaricevuto il corpo del Signo-

Quodftatio folvendafit acccpto corpore Do-


li . Or
ch egli per la ftazione intenda ii tempo
fo nella orazione , e nel
digiuno 3 lo dimodra
libro de digiuni al Cap. X. (c) dove dice, (c)p.jj
?c
qua ad vefperam jejitnans
critflatiofara
,

%uiorcm orationcmDco immolat . Digiuni


nque fi accoftavano fedeli del fecondo , e i

terzo fecolo alia Eucariilia ; per la qual cofa


fi
potra mai concederc , che appreflb lorole
pi fi cclebraffero prima della Eucariflia ., Ma
rimafo, dice il Boemero , ufo di celcbrare le 1

pi avanti PEucariliia,apprcfib alcuni Egizj fino


aI
144 I> B* COSTUMf
quintofecolo della Chiefa, in cui
al Pi vifie ]

rico Socrate . Imperciocche racconta quefti


,

v? , quinto
*
libro O) : ., Parimente gli Egizj ( feb
a.
JC3jixxu. (f . \. , i . ., i T< i

.zfo.Edir.
ne f no vlcmi a 1[ Aleilandrim ) e i
"aar. 5 , celebrano U fabato le adunanze ,
ma non \ i

5) tecipano
de facramenti , come fono folit
ufano eg!
5 parteciparne Criitiani . Poiche i i

3 ; dopo , che fi fono con vane vivande faz i

,, Del convito ,
di ricevere verfo la fera Et 1

3,
riilia . E veramente quefta una prova dt

di un autor Luterano 5 mentre dall abufo di i


o due Chiefe , che il difcoflavano daila com c

confuetudine de Criftiani , pretende di corn .

dereTufodi tutti gli antichifeguaci delia no i

fanta rcligioae quafi che dalla circoncifione :

gli Etiopi fl conciudeffe , che


anticanente i

) c.vi* f deli ii faceflero circon cider e . Che fe Santo A -

ix.p.<?<5". no nella fopracitata Epiflola (i) , racco


f^j

ehe in quel giorno delPanno in cui il Sigr ,

diede la cena a difcepoli , alcuni per una p


colare commemorazione dopo gli altri cibi p
devano la Eucariftia ; accenna eg!i medefli
che un tale coftume non provenne dalla tradi H

n, ma dall avere coloro , che lofotnentavj >

letto ne Santi Evangelifli , che Gesu Cnilo


dentor nodro diilribui il a/rpo ,
e il
fangiK i

avere co fuoi difcepoli celebrata h


dopo di
ultima cena . Mentovafi quefta tale confuei
T.I. ne nel canone quarantefimo primo della C:
<c)

Concilior. Afrlcana
, (c) dove leggiamo : Che i S; ;

n
gg^^Sf menti dell altare non fl celebrino fe non
3 ? dagliuomini digiunij eccettuato il giorm
:

a niverfario in cui fi celebra la cena de


>
,.

gnore .
>;>

Potrebbe pero quakuno oppormi 3 c


Boemero non ha mai nesato ? che da ftato mi
I>E* PRIMIYIVI CRISTI ANI . J 4. 5

coftume di celebrare la Eucariiiia colic ag<ipi

tempi di S. Giuftino. Anziche dice egli ma-


ch eflendofi moltiplicati in quelk
"eftamente ,

i i non fi poteano le agapi celebrare


Criftiani ,

itamente col facrame&to deH altare onde fo- >

nte fi tralafciarono . Per la qual cofa non e


maravigliarfi >
fe il Santo mentova la Eu-

riftia fenza fare delle agapi menzione . ,, Ab (a) $. .-;

initio cosl cgliftrive (d) , ad inftar poitcoe- *!$:


y

nii fe habebat , id quod etiam Plinii tempori-

bus obtinuiflfe videtur ( ma noi abbiamo di-


moftrato , che cio non fi puo dedurre dalia te-
ftimonianza Ji Plinio ) . Aft cum Agaparum
ufus ob infigne Ecclefiarum incrementum , to-
ties frequentari non poffet circa medium fe- >

culi fecundi facra fynaxis etiam fine agapis ce-


lebrata eft, utvel ex Juftini Martyris Apolo
fecunda conftat . Tutta volta a
gia chiunque
isl
rifponde noi replichiamo in primo hiogo ,
le il Boemero or nega , ed or concede , che le
;api non fi celebraffero fovente infieme colla__>

ucariftiane tempi di S. Giuftino. Quji lo conce-


?, altrove chiaramente lo come nel .xu. nega>

dove in quefta guifa ragiona r ?, Et quis cre-


deretEuchariftiam ab agapisTertulliani tempo-
re plane fsparatam fuide ; cum tamen poft
ejus temporacivm illis adhuc conjuncta fuerit?
Id tamen concedo Euchariftiae ufum poftmo-
dum fine agapis invaluiflej & forfan etiaiTLj

tempore Tertulliani, qui teftatur , quod etiam


antelucano tempore ilk celebrari poflit ,,,
nperciocch^ fe dopo Tertulliano o forfe ne* >

mpi di Tertulliano medeijmo , comincio ad


fere alle volte la Eucariftia celebrata fcnza le
;api, bifognera confe(Tare,che vivente S.Giujfti-
)
,
il
quale fiorl molti anni primadi TertuHiano
Tomo III. K me-
E G O S T U M I

medefimo , la Eucariftia non fi celcbraffe n


fenza le fteffe agapi . Avendo adunque il Be
mero erano ne tempi di 5
jffermato , che fl

Givtflmo, pef notabile accrefcimento de fed<

le agapi tralnfciate, forza e 3 che liafi contrad


to. Ne fi puoreolicare da chi volefife prend?
le difefe di quefto Scrittor Luterano , che fecc
do il ientimento di lui 9 ne tempi di Ten
liano e dopo ancora fempre fi ommettevano
>

agapi>
e alle volte nelPeta del Santo Mart
Giuftino perciocche pretende il Boemero c
;

dopo ancora foflero le agapi in ufo , e alle vo


tfcelebratfero , onde (a)
v non vi fu.fecondol
^ J ,

(a.) pt 147, . .
c , ,
.

differenza veruna tra la confuetudine } che


gnava vivente Giuftino equella, che dopo >

da fedeli mantenuta nella Cattolica Chiefa . (


fervo in fecondo luogo, che fe per la molti
5
dine de fedeli furono i noftri ne tempi di S.G
Hino coftretti a celebrare la Eucariftia fenzc ;

agapi , farebbero pure (lati coftretti a cio fa ,

allorche Plinio reggeva la Provincia della B


nia ; mentre quefti atf eila ch era si grand >

numero de Criftiani nella ftetTa Provincia >


\\

nonfolamente le citta ma le campagne anc< i

n eranoripiene . Per laqual cofa togliefi affa

congettura del Boemero quale per la m


la il >

titudine de^Criiliani , che fioriva verfo la m


del fecondo fecolo, ch erano incomi
pretende,
:

?
le agapi e percio ne
5
, tempi di S. Giuflino ,
i

non ne tempi di Plinio , furono tralafciate n< \

celebrazione della Eucariftia.Finalmente ofTer ,

che fe il non efferfi parlato da S. Giuftino Ma


re delle
agapi ha mo -To il Boemero a fcrivei
\

Circa medium fecundi feculi facra, Synaxis eti \

fine agafis cclebrata eft ;


il non efferfi anche p
lato^da Plinio della Eucariftia dopo di avere
fc
CRISTIANI .147
critte le agapi de Criftiani , dovea muoverlo a
onfeflfare , che la Eucariftia non fuccedeva alle
aedefime agapi Imperciocche fe il filenzio de!
.

vale per efcludere le agapi dalla celebra-


>rimo

ione della Eucariftia verfo la meta del fecondo


ecolo perche il filenzio del fecondo non varra
>

arimente per efcludere dal terminar delle agapi


i Eucariftia ? E qul pure e da notarfi la ftupidez-
;a di quelFautor Luterano , quale fondandofl il

n S. Giuftino per to-


quefto luogo ful tacere di
;liere le agapi dalla celebrazione de divini mi-

terj verf) la meta del fecondo fecolo , e diftrug-

;ere in si fatta guifa , fenza avvederfene , cio


he avea egli altrove avanzato;riprende nientedi,
neno TAlbaipineo y perqiocche fondato ful fl-
enziodi Tertuliiano ^ avea detto , che le agapi
el 2. e 3. fecolo non erano con^iunte colla ce-
.

ebra^iane della fanta Eucariftia .


,, Negat hoc ,
1

, cosl egli (4) Gabriel Albafpinaeus. . . quia a J .

,
Tertuliia: o (ubi agit de agapis ) nulfo modp
, fit mentio Enchariftiae ... (^) fed inde minime ., N
H V f r> i f 1

,
inferendum eft? Euchariftiani ab Agapis diftin- V Z4CI ,

J
^ >

, clam fuiife ,,
.
Egli e dunque si inetto , e ridi-
olofo ( benche fia ftimato da fuoi dottifllmo,
dilieentiflimo ) che non folamente difcoftafi ,
ifputando , dal vero ,. ma evidenternente an-
ora licontradlce . (?) Bohem.
E per non dare a nitino motivo di cavilla-
e ? e di
pretendere , che il Boemero concede 5
Herfi alle volte tralufciatc fino da
tempi diS.
Jiuitino martire, e di Tertulliano, le agapi nelle
dunanze, ma aver elleno , qualora fl celebra- ^.
ne
ano(f) preccduto fccnpre alia celebrazione del- fi P^aece-
1 dcnn>
i
Eucariftia , la quale era come una loro ?
appen-
ice: dimoftrero brevemente , che dal modo Ji ^^
arlare di quell autore ii conclude a evidenza , ver ra .

K 2 che
148 I> t G O T U M I

che prima di S. Giuftino le agapi precedevaj


alia celebrazione della Eucariftia , e dopo fu m
tato un tal coftume , onde le agapi fuccedettet
alia Eucariftia 5 ogni qua! velta fl tennen
e provero anche/enza punto aggravarlo , ch q
di nuovo fi contradice . Egli adunque nella pa
243. promette di far vedere , che le agapi fur
no annefse alia Eucariftia JLnnexa, fuit Evcba: :

ftia agapis . Prova cio dalla origine di efse aga


CO p *44 ne XI r . (4) probatur ex origine agaparu
l .

m. Scende dipoi a dimoftrare , che terminate 1<

agapi , celebrava la Eucariltia (i)


fi
*dga :

finitis Eucbartflia celebrata efl ; e cio malamer


(c) xiv, prova con S. Agoftino (c^) probatur ipfa confefs
$.

p. 248, ne iduguflini .
Aggiugne , che S. Paolo non m
to queib ordine . Nee Paulus bunc ordinem i
J
( ) P 2-4p. muttwit , quod conftat ex Epiftola ad Corintbit
(d) Anzi che Pordine fleso perfevero in alci
luoghi jfino al
quinto fecolo :
j>)uin fotius in q,

(e) P, 2<t.
bufdam locis veftigia bujus or dints remanferun
(e)Finalmente ilabilifce , che quefto ordine
celebrare le agapi avanti la Eucariftia , fu do
mutato. Ordo tamen hicpofleaper confoetudl*
<.f)15. xv.p. immutatus efl . (/) . E cio egli procura di n
ftrare coU autorita di S. Giuftino . Pretend >

9
pertanto , che ne tempi di S. Giuftino era r
tato quell ordine Bifogna adunque conce .

re > che fecondo


, vivente S. Giuftino , lui 1 >

agapi non precedevano la celebrazione della I


cariftia , ma le fuccedevano . Che fe avefse
1
luto dire , che le agapi furono tolte ne temp
S. Giuftino , non avrebbe
egli detto , che
fu
lora mutato Tordine delle agapi , ma che ellt )

furono tolte. Avendo egli adunque avanxa |f;

chefu ordine medefimo mutato, fad uopo (


1 i

fefsare, aver egli crcduto , che laddove prirr


I
PRIMITIV1 CRlStlANl .

fl celebravano avanti cominciarono


, allora
api
elebrarfi dopo la Eucariftia fe non avef-
. Che
voluto fignifkar quefto, non facendo
egli
fuo propoflto il paflb di S. Giuftino ,
>nte al

vrebbe fenza dubbio tralafciato. Or quelPiftef-


Boemero che non volendo concede, eflerfi
,

po la celebrazione delJe agapi a tempi di S.


iuftino martire celebratala Eucariftia , in altro
3 go (<0 pretende , che n anco a tempi di
?rtulliano , il
quale viffcdopo, le agapi itefse >

ando faceanfl , fuccedeano alia celebrazione


divini mifterj :
TemforeTertulliani Eucha*
riflia effe poterat fine fraecedentibus agaph ,
. E
fed non vice verfa poco dopo (^>,, Nulla (b) $.xv.p.
tarnen Ecclefiarum nova , & univerfalis difpo- 2^5.
fitio hac de re faciaeft , fed res haec arbirra-

ria credita fuit etiam adhuc circa initia Icculi


,

tertii cede Tertulliano de corona ajente : Eu-


cbarlfliae Saeramentum <& in
temfore viftus ,

& omnibus mandatttm a Domino etiqm an-


telucanis coetibus : dum dicit etiam antelucx-
nis coetibus ufum integrum fuifse ,
, hujus
fatis aperte oftendit hoc novum quoddam jus

anttahauduficatum , non tamen prohibhum


fuifse . Interim tamen contendit mere arbi- ,

trarium efse utrum temfore vittus , hoc eft 9


:

ubi agapae celebrantur , 8c ita ex more prifli-


nopofl agapas 3 an vero extra eas, anteluca-
nis coetibus , ubi agapae minime celcbratae

funt, Euchariftia celebretur . E cio fia detto ,>

:lle contradizioni del Boemero , Che poi quefti


)bia malamente intefo il
pafso di Tertulliano
tratto dal libro delta corona, ognuno puo
;evolmente comprenderlo 5 quando feriamente
voglia efaminare . E per vero dire , ondc mai
i
potuto conofcere il Boemero, che quellVffawfc
K 3 da
I<-6
I> E* C O S t U M 1

da Tertulliano adoprato , vogliafignificare, cl

la introduzione delle facre adunanze , dove


celebrava la Eucariftia , folite a farfi allora prin
dello fpuntar delia hice ,
fofse affatto nuova,
noli proveniente dall Apoftolica tradizione? N(
e forfe egli certiffimo , che Tertulliano in qu !

luoffO
^5
voiendo dimoftrare , che mclte cofe
quantunque non fieno fcritte , debbono con tu
to cio mantenerfi , perciocch provengonoda
Apoilolica tradizione 3
tra gli altri efempli ,
c
adduce per comprovare il fuo fentimento ,
rif

rifceancor qnefto delle adunanze avanti lo fpu


tar delia luce ? Non dice egli efpfefsament<

doporammemoratigli efempli mede flmi: baru


& aliarum ejufmodi dtfciplwartm.fi legem ext

ftuks Scrtyturarum 9 nuilam invenies , tradit

tibipraetenditur auffrix , consuetudo confirm

(a^Tert I
tTlx y & (i)Crede adunq
fides obfervatrix ?
Tertulliano che tali adunanze , avanti lo fpi
tie Corona ,

c.iv. p.ioz. tar delia luce 5 ove fi celebrava la Eucarifti


aveano avutedagli ApoHoli ci tempi laloro o
gine ,erano ftate confermate dalla confuetudii
c ofservate dalla fede. Altrimenti come avrc
be egli tra tanti efemplijde quali volea di prop
fito dimoftrare 1 antichita , arrecato un nuov

Epure quell iftefso efempio , che adduce ;


antico Tertulliano , e prefo dal Boemero f
nuovo 5 e come arrecato per nuovo da Tertull
no medeflmo Fa d uopo inoltre , che il B(
.

mcro afsegni ragione 5 per cui pretende , c


la
le parole di Tertulliano
intewporc vlftu : &
vogliano iignificare , che la Eucariilia nel pr
cipio del terzo fecolo ft prendefse alle volte dc
la funzione delle
agapi.Poiche non avendone e
afse^nato alcun motivo delia fuaopinione , tai
vale r^flferzione di lui 3 quanto il negare di qi
lu

V
DE* PRIMITIVI CRIST1ANJ .

nque *!tro . A me certamente fembra , c he


vero fcnfo del conteilo fla
feguente: il fa* il

tmento delta Eucariflia iftituito , e ordinato


I S
ignore Centre cend egli co diftepoli, a tuttl>

olito di cclekrarfi ancbe nelle adunanze prima


llo
fpuntar della luce ,
e frenderfi dalle ma.nl .
*
>~
r
n di altrijna de* prefidenti.^a} Che fe
quefto e r Ba t u j

entimentodi Tertulliano, non 6 certamente


p.iox. p<.

ovare alia opinione deiravverfario . E per ve.


a qtial fenfo farebbe mai 1 addottateiHmonian-

antico fcrittore fe avefiTe


di quell ,
quel figni-
ato ,
che dall eretico gli viene attribuito ? Puo
darfi piu afifurda fintalTi di quefta : // facra-
;Ii

ento della Eucariflia e nd


tempo delle agapl,
raccomandato a tuttl dal Signore 5 ancora he*
ticbe fifanno avanti lo fpuntar della luce? E
ire cosl dovrebbe fpiegarfl , fe verafoffe la in-

rpretazione del Boemero . Ebbe pertanto ra-


one il Rigalzio di notare,che le defcritte parole
Tertulliano fignificano , che il tempo di pren-
re la Eucariilia era lontano dal tempo del
angiare ( nel qual tempo era flata iilituita dal
gnore) onde prendevafl ella anche ne cetij che
celebravano prima dello fpuntar della luce del
le ; e che febbenc non fi voglia combattere

ntro coloro, quali foflengono , ch ella fi cele-


i

affe ancora negli altritempi con tutto cio fi


>

jole onninamente 5 che fi prendeffe avanti qua-


nque altro cibo . Poich6 cosl ricerca Tertullia-
nel fecondolibro indirizzato alia fua moglie .
>

ermino quefto paragrafo con rilevare un altro


baglio del Boemero , onde vieppiu fi conofca ,
aanto ingiuflamente abbia egli acqtriftato ap-
reffoalcuni il concetto, e la (lima di uomo di-
te , ed efatto ragionatore . Egli adunque ,

pocanzi avea riprefo P,Albafpineo Vefcovo


K 4
1 5-2
J
ft E* C O S T U M I

diUngolare erudizione , e avea ftabilicoi cfie


tempi diTertulliano non fotfero alle volte le ag
pi disgiuBte dalla Eucariftia , percioeche avc
comeandava dicendo, ricrovato, che nel quar
fecolo ancora erano unitamente Eucarifl <olla

celebrate ; egli fteffb,d-i(fi, nel . xv. (*) dime:


j
ticatofi della fua propofizione , afferma : cbe r

tempi di S. Ciprianopafsd in legge , chela Euc


riflia fi cdebrajje fenza If agapi . Avendo pe
tanto noi
ripugnanze , e ma)
efpofte le
fede contradizioni dello Scrittor Luterano ^
cui fi e dimoftrata la ftupidezza , e lo (Iravol
modo di ragionare , e avendo chiaramente da
a divedere che non poflfa provarfi , che le age

precedeflero la celefarazione della Eucarifti


fcendiamo a trattare del tempo, in cui le ag;
ordinariamente fi celebravano ,
Dil tempo
^ r
* Bflfcndo adunque Hate chiamate da Tert
in cuifi eg- Ii ano da parecchi altri fcrittori antichi col -

>
i

Idtravano me di cene le agapi , fegno e , che furono ce -

le b rate verfo la fera


agapi.
e non altrimenti nelle ac
.,

nanze , ch erano folite di farfi priina , che fpt


t a fife la luce del fole . Quindi e che Plinio ;

Minore , di cui abbiamo pocanzi defcritta la


flimonianza , dopo averragionato delle cong

gazioni che la mattina di buon ora celebrav*


,
s
i Criftiani de fuoi
tempi , e di aver raccontai ,

che in effe dopo var} inni y e lodi date a G t

Crifto Redentor noftro, fi proteftavano di vo!


fchivare il vizio , e feguitar la virtu ; aggiug i

che finalmentefcioglievano 1 adunanza , e d( :

nuovamente fi congregavano per prender ti i

infieme cibo,comune per altro , e che anii >

potea recar nocumento E per vero dire e . 1

eglino ftati foliti di fciogliere 1 adunauza del- 9

matcina , e congregarfi nuovamente per celet r

il
DE* PRIMITIVI CRISTlANi;
convito, e unevidentiiTimo argumento , che
mattina di buon ora non crano da noilri atl-
hi celebrate le agapi * Non ritrovando adun-
e noi altro tempo piu a propofito ,
a cui afle-
ar pofliamo denominazione di cena , ehe la
la

ra , fa d uopo * che confefliarrto eflere ftati ,


5
:rfo la fera tali conviti eelebrati da noftri mag-
ori:,, Riprovate voi le noftre cenette, dice Ter~
tnlliano , come infami per le fcelleratezze *
che fecondo i noilri calunniatori , in efle com-
mettonfi , e come prodighe , quafi che a noi il

pofla attribuire Diogene il detto di : che i Me-


garenflmangiano come fe domani aveflero a
>

morire .... Si riprende il folo trielinio dc


Criftiani . . . Ma la noftra cena col fuo nome
dimoftra qual ella fla . Ha ella quella ifteffa

appcllazione , che fignifica dilezione , e ca-


rita (^) ,, . Dimoitra pure , a mio credere^ P

fo di celebrare le agapi verfo la fera * quella (a) Apol.c.

ilunnia , che fu da gentili inventata per iicre- XXX1X P S


a

itare il Criftianefimo , cioe, che foffero folitii


u *

oftri 5 dopo terminate il convito, di


fpegnere
lumi , c di commettere le graviilime reita , le
uali erano loro faliamente , come akrove no-
immo , attribuite .
Imperciocche fe non H fa-
^ano le agapi verfo 3 non vi farebbe ilato
la fera
leftiere de lumi , onde la calunnia farebbe Ihta
^evolmente fventata col rifpondere foitanto >

he ne conviti Criftiani 3 fatti di giorno, i lu-


ii erano affatto
fuperflui , onde non fi adopra-
ano Avendo pertanto i noftri ufato altre
.

ifpoile con aver tralafciato quefta 5 ch era pel*


itro ovvia , e naturale?
fegno,e, che celebravano
agapi verfo la fera . Quanto al giorno
"

in cui >

i
faceano le adunanze , e celebravanfi le agapi ,
on vi ha, fe non , dubbio veru-
pur m inganno
no>
i
54 D B> c o s T u M i

no 3 che foiTe la Domenica >


la quale era chiam;
5
ta da noftri antichi prima del fabbato* o il
pr
mo giorno dopo il fabato ; e unj. fabbati , cic
un giorno dopo il fibato , uniformandofi eglin
alFufo degli Ebrei ; o giorno del fole all-rch

difputavano co gentili acciocche fofTero inrc ,

dagli avverfarj , che con un tal nomeappellava


no quel dl della fettimjna . E per verira S. Git
itino parlando del giornojin cui i noflri (I congre

gavano , lo che cofta dal paflb di fopra ccpi to


!

dice, ch era il giorno del fole , il quale giorn


era giorno di allegria pe fedeli 3 e(fendo egli ft;
toconfacrato per la refurrezionedel Redentore.
Noi , dice il Santo , conveniamotuai infi.tr
,>

3, il di del fole , perche in quel giorno fu creat


il mondo , e refufcito il nortro Salvatore d
3, morti (d) . S. Ignazio Martire ancora ,
.
quale viflfe ne tempi di Plinio il minore , efo
tando i Criiliani dell Afla a vivere criflianamei
te , cosi fcrive nella Epiitola a Ma^nefiani (b
(b) n. VI il. 1 , .
f , .
j * .
j
,3 Non vi lafciate ingannare dagli eretici dogm
]

a, ne dalle anticlie inutili favole .


impercioccl
33 fe viviamo fecondo il giudailmo, pare, cl
33 confcffiamo di non aver ricevuro la grazia
3, Poiche i Santi Profeti viffero fecondo Ge;
33 Crifto . Laonde patirono delle perfecuziohi
di elfo, a fine di rendei
>, ifpirati dalla grazia
3, certi coloro , che non ne erano perfuafi , e

3, fer un Dio, il quale ha manifedafo fe lief

3, per Ge.su Crifto fuo figliuoJo , ch e il Vert


33 eterno non procedente dal filenzio , e cl
,

53 fecondo tutte le cofe piacque a chi lo mandc

33 Se dunquc verfati nelle an ti che cofe , vei


3, nero allanovita della fperarza , non p m fai
33 batizando 3 ma vivendo fecondo la domenica
incuienata la noftrt vita per efjo , eperh
mo
DE* PRIMIT1VI CRISTJANI *
15 J
morte dl lui .
per
. .
qual miftero abbiumo
lo

noi avutc la credenza , e fopportiamo , per


eflerriconofciuti difcepoli di Gesu Crifto fo-
10 noftro Dottore , come potremo viverc fen-

za di lui medefirno ? Or chi non vede da

efta maniera di parlare 5 quanto fofTe a cuore


;.
Ignazio il iblennizzamento della Domenica ,
dalle menti
[uanto procuraffe egli dicogliere
Criftiani la fefta del fabato, per vieppiu al*
itanarli dal Giudaifmo ? Era adunque appreflb
jdeli in ufo di moftrare allegrezza , e di far fe-
11
giorno di Domenica , e non trovandofi altro
-npo piu a propofito per celebrare i conviti di
ezione che quelle dell allegreZza , forza 6
,

e le agapi in quel giorno fi celebraflero . Deefl

rtanto rifiutare ii fentimento cielBoemero>


come altrove vedemmo , pretende
quale>

e determinato giorno mentovato da Plinio,


il

(fe il
giorto di fabato . Imperciocche fe il gior-
di Domenica^ fecondo Santo Ignazio , che vif-
in quella fteffa eta , fu il giorno di allegria C >

fefta pe quefto meclcfimo giorno


Criftiani ,

>vea effere determinato {*^e loro conviti e non >

a Pantecedente fabato . Per la qual cofa non


maravigluril , fe i fedeli de futfeguenti feco-
celebrarono le agapi nelle domeniche , come
parifce dalle teftimonianze di Tertulliano , e
5
i
parecchi ,altri Scrittori che dopo di lui fio-
rono . Imperciocche cosl egli fcrive nel fedi-
fimo capo del fuo Apologetico (rt) . Alcuni
s
iramaginano , che il fole fia il noltro Dio . Append^-
Sono colloro piu uniani verfo di noi , e parla- ait.Vcnet.
no meno male degli altri noftri nemici . Sa an
remo noi pertanto , fecondo la opinione loro,
fimili a Perfiani , benche non adoriamo
quel
pianeta dipinto in un panno Iino 3 o in un drap-
po,
DE COSTUMI
3, po , o in una tavola . . . Ma il
fofpetto Ion
33 non altronde e nato , fe non fe dal voltan
3, noi 5 allorche preghiamo , verfo P oriente . .

Parimentefedimoilriamo fegni di
a, nel d) appellate da voi del fole non e la vc >

5, nerazione di quel pianeta ma un altra afFai >

3, to diverfa ragione , che ci muove a cio fare,.


Or qual altradimoftrazione di allegrezza mac
giore di quella delle agapi deflero in quel giorr
i noftri 3 ne
poiTo io immaginarrnelo y ne credc
che fi trovi chi lo poifa con verica accennare
Ma con maggior chiarezza ragiona quell antic
Scrittore nel primo libro indirizzato alle nazk

* ni :
(4) Altri, dice , piu umanamente trattar
5,

doci ftimano che il Tole fiail Dio de Cr


>

fliani ; perciocche fi e divulgato 5 che noi


rivoltiamo verfo 1 oriente , allorche vogliarr
5) pregare , e procuriamo di flare allegri n
5, giorno da voi appellato del fole . Ma cl
fate voi di meno ? . . . Voi certamente , o id

3, latri , flete quelli , quali nell indicolo de fe


i

,,
te giorni avete poflo uno .,
a cui attribuite
nome di giorno del fole e quefto avete pr
>

3, fcelto , afiinche in eflfo non vi laviate o diff >

,, riate di bagnarvi alia fera


; e procuriate di ft

3, in ozio, edi apparecchiare il de/inare ,


Io cl

3, fate , fcoftandovi dalla voilra , e appigliand

5, vi alle altre religioni .

Del luogo V. Dopo di avere provato in qual temj


dwp erano foflero folitedi tenerfi le adunanze , e di farfi
folii: dice, conviti delle
agapi , richiede certamente la r
lebrar/i le y metO(| o che a bbiamO ftabilltO .
,

ieguitare che ragioniamo del Juogo , in c


,

comunemente fi celebravano . Or a me p
co importa , fe quefle cene furono iftituite
imitazione delle giudaiche , o delle gentilefch
ft
DE PRIMITIVI CRISTIANJ * J
57
bbene io vedo , eflTere fopra cio diverfi i fenti-
enti dcgli autori,e poterfi,ftabilendo di feguita-

gli uni,
o gii altri, prendere quindi qualche lu-
eper determinare il luogodove da Criftiani fa-
anil Imperciocche quando poffa io dalla ftoria
.

:lla Chiefa ritrarre la verica circa il luogo non >

meitiere di ricorrere alle congetture,alle quali


>

vente ricorrono i gramatici , e molti di coloro,


le procurano d llluitrare le antichita.Penil adun,
je ognuno>
come gli pare 5 delle origini dclle

^api,
ed acconfentendo al Burmanno ,
al Boe-
ero ,che abbiamo di fopra citati ,
e ad altri ,

nmetta , che furono fecondo le iifanze de Giu-


M illituite ; o ieguendo il Frontone , pretenda,
icprovengano elieno dalle Filotefie de gcntili
;); del luogo per altro , dove fi celebravano,
Dn determini mai, fe non che fecondo i docu-
enti , che ibno llati da noftri massiori traman-
?-re
11 /I x r- P.4OO.feqq. i-
in alia pottenta . h per vero dire , non avendo
gj- u y e ^
^lino mai i nofiri antichi mentovato, onde fof ron . an,
roprefe le agapi , fembra , che ognuno pofla 1735.
beramente appigliarfi a quel fentimento , che
lui fembra
piu verifimile . Neci vergogniamo
ia noi di
confeflare y che alcune confuetudini
eno prefe da gentili , e depurate da ogni
(late
irta di
fuperdizione fieno flate fantificate e >

itrodotte nel Criilianefimo .


Imperciocche , ,^ DcIIe
Dme faggiamente oflerva il P.
Marangoni (6) C ofe gei.tW :

Ella e cofa indubitata


, che i riti . . . pred dalla lefche &c,
,

Chiefa da gentili , furono prima da e(fa lei e.xxii i.p.


r *
-
purificati da ogni fuperftizione idolatrica , c_-
^ an
, mutando loro roggetto j a cui
prima fireri-f"
, vano , li fantifico , e li convertl in onore del
, vero Dio (Baron, an. LVIII. n. 30. ) mu-
tata videlicet
fuferflitione , e
j in religionem
3 imitando Iddio fteflb nei trasferire nelia fua
158 I> E* COSTUMl I

3, legge ( come fl e detto piu innaf>zi ) molti ,

ti gentilefchi Egiziani , conofcendo> die rr .

3, ti , che fi con vertivano alia Crifliara fede. ,

.,, come offervo Tertulliano nel cap. xiv.


Idolatr. , difficilniente avrebbono tralafci \

3, alcune ufanze
praticate gentilefim nel ,

3, le trasferl nel culco della religione .


( BCD ,

ibid.") Cum nonnulli baud facile contineri $


,

3>
fent diftiplina , confitlto poftea introdufti
yidctur , ut eadem in verae religionis culti
inffcnderentur . Bensi in ogni tempo la ft i

Chiefa tutta la fua fbllecitudine ha


impies i

per togliere da medeflmi qualunque om j

difuperftizione , e qualora per negligenza


alcuni miniftri faoi vi fi fofTe di nuovo int -

dotta , que primi dotti , e fanti Prelati pc


ro tutto lo (ludioper toglierla . T>ica
per
!
tro ^ Giuftellode Grid , (tf>che le ag,ipi
j
i
Cangrcns . .

antichi non erano molto different! da con I

de* Romani , che cbariftia erano appelli 3

ne qualiilterminavano le liti , e le diflenfio ,

ch erano nate tra parenti , e tragli amici ;


5>

* 4 *
flenga il Frontone die la Filotefia (4) c a

3, voce , che appreflTo i Greci fignifica amid*

9,
c faluta^ione ; e ch e ftata r
dipoi ufurpata
,,,
indicare gli fcambievoli brindifi foliti a i J

3, dagli amici prima di bere r . . e che davaii


3, minciamento alle Filotefie da
gentili colla
3>
vocazione degli Dei fatta da colui, ch eral 3

3, eletto Re del banchetto , o che avea chiarr 3

>r
alia fua cafa 3 e alia fua menfa i convitati
a, che dipoi, accollandofl egli alle labbraili
5 .,
chiere , augurava alPamico vicino tutte
>9
.
profperita ; e quefti vicino amico porg
al

3>
dolo faceva si , ch egli pure bevefle , e qu
lo
3, confegnafTe a chi gli (lava accanto,
DE* PRIMITIVI CRISTI ANI. I

cosi di mano , non era finito


in mano finche
il circol e che la invocazione
>

dcgli Dei era


di tre forte ,
la prima di dimanda , la fecon-

da, che alia meta del convito il ufava , di lo

de , la terza di ringraziamento; onde ancor


facramentodelcorpo, e del fangue del Si-
il

gnore perche fu iftituito nel termine della


,

cena fu appellato Eucariitia? ch e lo ftefib ,


,

che rendimento di grazie ,,; difenda , difli , il


ontone quefta opiniorie , che con tuttocionon,
orhera mai eflerfi le a^api celebrate da Criiliani
r imitare il Redentore 5 il quale ceno co fuoi di^
e moftro Taffctto , e Pamor fingolare ,
poli 5

portava , fenza cfferfi curati fe da Gen.


e loro

i, o dao;li Ebrei
era provenuu la confuetu^-
ledi cenare in quella guifa .
Ma veniamo luogo , in cui fi
a trattare dal
1
ebravano agapi da fedeli .leS. Giuda nella
Epift )la Cattolica 5 febbene mentova le aga -

, con
tutto c 6 non folamente non accenna il

ove erano tenute , ma ne anco ragiona


)go>

quelle 3 che celebravanfi da cattolici , par-


;do egli foltanto dell empie folite di farfi da
, ti uomini
perduta falute , di i
quali mille in-
aita commettevano nelle loro adunanze (^). S. 00 v tt>

canegli Atti Apoftolici defcrivendo la confue-


iine de primitivi fedeli di congregarfi prima
I
tempio 5 e di orare, e di concorrerc poi tutti in
, e per rifto-
a cafa per celebrare la Eucariftia

racconta(^): che ogni dl gli Apofloli


ii,
b c11 Vt
, de quali tutte le facolta erano comu- ( )
*
fedeli
con particolare unione
>
e concordia dura- >

no apregar
lungamente nel tempio, edi poi
itiravano alia cafa , e quivi rompeano il
pane,
>e
celebravano Ja Eucariftia , e prendeano cibo
n allegrezza , e femplicita di cuore . Or leg-
gen-
D 2 c o s T u M I

gendofi nel tefto greco in numero fingolare x

*Htorj)erlacafa,e non in numero plurale , ilg<

e,che quei tali Iuoghi,dove fl celebrava laEucat


Ilia, e fl faceano le agapi , fofTero decerminati p

quefta facra e caritatevole funzione ; onde n

Approve il fentimento del Boemero >


il
qualt
addotto il citato paffo, pretende , che in qu
tempi felici vigore la comm;
>
ne quali era in
nione de beni fotto gli Apoftoli nella Chit fa
Gerufalemme , perche i fedeli erano piu di t
i Padri di
mila>
famiglia faceflero nelle ioro ci
private le agapi . E per vero dire che avefi
ro i luoghi deftinati alle adunan/je? evidentcfme
S(a) v ^3. temente raccogliefi dal capo quarco degli A
medefimi, dove leggiamo (^) , 5 che rilalciati
a
,, Pietro, e S. Giovanni da capi delle finago^

3,
tornarono a trovare i fratelli Ioro e raccc >

taronotutto cio , che aveano Ioro detco i

3, niori 3 e i Principi de Sacerdoti , e che avt


.

y* do udite tali cole i fedeli alzarono unanin t

3,
mente la voce , e diflero , Signore tu fei c ,

3, hai creato il cielo , e la terra c. E che avc

3,
do eglino orato fi fcoflfe il luogo , dove er^

3y congregati e riempieronfi tutti di Spir


5

5 >
Santo . , ? Racconta inoltre S. Luca nel c:
(t>)v.
12. dodiceiimo dello fteflb libro (i) . che liber >

che fu S. Pietro dali Angiolo , ufci dalla prig


lie , e portofll alia cafa di Maria madre di G
vanni cognominato Marco , dove mold er
congregati, e faceano or a one. Per la qual >.
5

fa fa d uopo confefTare , che aveano allora i fe -

alcuni luoghi deflinati per le adunanze, era q


deefi numerare la cafa diMaria,altrimenti non
rebbe prefo quella via S.Pietro, n^ farebbefi
mai immagmato, che in una tal cafa fi folfero c

Criftiani/e non erano di celebi


"

gregati i foliti
n a
DE PRIMITIVI CRISTIANI ,

?Ila mcdefima Je
facre>o cantatevoli loro adu-
le

.nzc. Ncl quindicefimo capo ancora ieggiamo,


I efsendo nata tra fedeli della citta di Antiochia
la ofcervanza delle ceremo-
controverfla circa
e della mofaica legge , (Icche alcuni alia Chiefa

rnuti dalGiudaifmo 5 pretcndevano, che eziandio


jentili convertiti alCriftianefiTio doveflero effc-
circoncifi ; ed eflendo venuti a Gerufalemme
aolo 5 Barnaba a fine di rcnderne confapevo-
c
i
SantiApoftoli 3 e di ricevcrc da loro le iftruzio-
atte a togliere le difcordie ; fi adunarono g-li

poftoli ilefTi , e gli anziani,e d-etcrminarouo


fiemecon tutta la Chiefa di quella metropoli
. mandare degli uomini in Antiochia i quali >

)rtafTero a* nuovi fedeli le Apoftoliche letterc*

infiemeco fuddetti Paolo,e Barnaba gli confcr-


alTero nella fede ,
e nelle ordinazioni fattc in
jella adunanza (tf). Or fe poteano congre-
f!t
irli Criftiani di quei felici tempi, e fare le
i
^
lunanzeloro, eaquefto fine aveano deflinate
. lie cafe , come non fara ftato loro facile di
mvenire , e celebrare le cene
che agapi era- ,

D
appellate ? Che fe alia calunnia delle cenc
ieftceinventata da noftri nenaici diedero occa-
3ne le agapi, come il Boemero confeflfa, forza e,
ic le
agapi (lefle Delia Chiefa di Gerufalemme
no da primi
tempi foflero folite di tenerfi, non
a
padri di famiglia nelle Joro private cafe , ma
nitamente da moltilTimi fedeli, i quali in uno,
piu luoghi fi adunaffero . Imperciocche
edemmo noi di fopra dalle teftimonianze di
Giuftino Martire ,
e di Origene , che appena
i
il Redentore
crocififlb , e rifufcito da morti ,
ie
Giudei,avendo. fentito parlarfi de miracoli
i

lui ,
fpedirono degli uomini fcehi a quefto fi-
spertutco il mondo , c flgnificaro.no a oiorta^
Tom. III. L li ,
3 O2 E COSTUMI
li , ch era nata la mifcredentc fetta dc Criftia
i
quali nelle loro adunanze cqmrqetteano t

fcelleratezzc , chc non folamente non pqteano >

fere raccontate , ma
ne anche penfate fenza on
re , e vergogna . E clie ? Avrebbero forf
Gitidei si fattamente calunniatq i nouri , c
averne prefa la occafione dalle agapi, feoj
padre di famiglia co fuoi figliuoli in cafu
privatamente cenava ? Egli 6 dunquc certiffinr
chc le agapi da molti, anche in quei primi ten
del Crjitianefimo, foffcro folite a tencrfi in ce :

cafe deftinate da Santi Apoibli a quetto fine,


dee recarci faflidio la moltitudinc dcllagente,( :

avea allora abbracciata la noftra fanta religior ,

imperciocche grandifiTima pure era la moltitud


de fedeli nella Bitinia ne tempi di Plinio
con tuttoci6 le agapi da loro unitamentc nell
adunanze (i celebravano . Per la qual cofa dt
nuovaoiente riprendcre il Boemcro , il qi
ncl citato luogo cost fcriflfe (^) : EOendo
,, ftate coilituite dellc Chiefe nelle altre re .

9y ni , le quali Chiefe non erano cos! numer


>,
come la Gerofolimitana ; non era difficile j i

3, tutti i fedcli convenilTero in un luogo


3, agapi a prendcr quel cibo comune 5 il qual 1 \

; ; 3>
go era qucll iflerfb per ayventura , in en i

,? tdunavano avanti lofpuntar dclla Iuce 5 c c -

39 tavano le laudi del


Signore . . . Pcrloche c

a, gregavanfi i no(tri in Troade nel cenacolo,,-


3>
ne di fpezzare
pane come pure in Co)
il
,

3, to a celebrare la cena dominicale , e lo 11

3, atteih Plinio de Criftiani de fuoi tempi


E per vero dire,come ron dovra egli e fife re nj
fo 3 ed emendato ,
quando contro la patente
rita della iftoria, , contro
ogni congcttura
contro autorita iklfa di qucllo Scrkcorc
1
,

P
DR PRIMJTIVJ CRISTIANI.
ocura d iotcrpretare, pretende >
che minor di
5
e milafoffe il numero de noffri nella Provin-
a retta aliora da Plinio , e che pcrci6 i fedeli
>lla adunavanoin un luogo per cele-
Bitinia fi

are le agapi , e non gia. quci di Gerufalemme?


non ci aflicura forfe con parole chiare 5 e lam-
mti Plinio , che nella Bitinia* Provincia certa-
ente popolatiffima , dove era egli ftato manda*
i
con autorita confbiare da Trajano Imperatore,
molti di ogni eta , di ogni ordine e dell uno, >

e dell altro feffo (profeflfavano il Criflianell-


mo ) perciocch^ non folamente le citta ,
. . .

ma le terre ancora , e le campagne ( rifiene


erAno di Crifliani ) . . . c che erano quafi dcfo-
9
lati templi ( dc getitili mentre poqhi erano
i

grulolatrijetfendof! moltiplicati tanto i Criftia-


ni ) . , . onde non ft dovca procederc contro di

quefti con rigorc , foicbi potea fperarfi ,


cbe
farebbefarfe tornata at gentilefimo ) una tur-
badi uomini ( cotanto grandc ) . Or fe de- >,

5
lati erano i
templi de falfi numi nella Bitinia
jrciocche la maggior parte degli abiunti erano
iventati Criitiani ella e infalfibil cofa che piu
> >

i tre 5 e di cinque ,
e di venti mila perfone_>

:lle citti grandi aveano abbracdato il Criftiane-


mo . E pure queili in un luogo fi adunavano a
^lebrare le agapi , come il Boemero confefla ;

bbene fono io di fentimento , che non tutti in


n ifteflb.
luogo- foffero foliti di congregarfi, ma fi
iitribuitfero , e in yarj luoghi deftinati a quefto
nc fi adunaflero ,
e celebralferq quella cari*
.tcyole cena Ne folamente nel principio ma
, >

a-folafinc ancora del fecondo fecolod^UaChie-


, quando tanto era crefcjuto il numero de
riltiani , che
ripieni avea tutti i luoghi delRo-
uno Impero , le agapi da loro fi ceiebravanb
L 2 uni-
I>
B C O $ T U M f

unhamente 9 fenza che loro apportar potcfft


difScolta quclle cofe , che induflero i! Boeme
a negare , che eflfendo molti , non poteflero ad

(a) cap. narfial convito* PercioccheTertulliano, il qu:


avea detto nel fuo Apologetico (4), chequanti
3
que fofTero i noftri recenti , con tutto cio avea
ripiene le citta ,
le ifble , icaftelli, i
municij
i conciliaboli , i
campi degli eferciti ,
le trib

Jedecurie , ilpalazzo 3 il fenato , ilforo; e<:

percio lagnavano i gentili * e andavano coi


fi ,

(K)I,,1. ad nuamente dicendo (&) vederfi per ogni . ,

j
Nat.
,, ve aflediate le citta ; eflervi ne campi 5
c, i.pt

5 caftelli, nelle ifole i Criftiani ; farfl tutto gi


,

55 nodaetfi nuove conquifle , veggendofi pafl :

allareligione loro innumerabili perfone di o i

feflb 5 di ogni eta 5 di ogni


5, dignita , di o i

,,,
condizione ,, Tertulliano, difli,il quale in q
ilaguifa avea parlato , nel libro medefimo d :

Apologetico rende chiarifTima teftJmonianzac


lecongregazioni de nollri allora folite di farfi,i i

folamenteper affiftere aJlacelebrazione de di ii

mifterj 5 ma ancora per ritrovarfi ne com i

conviti delle agapi , cosi fcrivendo nel capotr


tanovefmio: Quefla congregazione dc* Crlflia i

illecita 3 efomigliante alle illeclte ... p


fe ella,

not non ci aduniamo mat per apportar danno a


114. r f ^ r ;
runo . TS[ot Jiamo tali congregati , quaLt (jcjp
difperfi &c. Or per determinare in quai
luc ii

Ii teneffero le
agapi , fa d uopo ofifcrvare prin
ramente 3 ch eflendo ilati confucti i primitivi (
iliani,i quali fiorivano ne tempi de SantiApo( i,
di congregarfl in una cafa 5 e quivi nel cena* o

fpezzare il pane 5 e cibarii del corpo , e del


guedel Redentore ; nello lie lib cenacolo fact i

ro ancora la cena , che agape era chiamata, n


tre a queflo fine erano dagli Ebrei deiHnati i
BE PRIMItlVI CRISTIANI *
icoYi . E che ncl cenacolo delle cafe da loro
:r tali funzioni prefcelte , celcbraflero eglino
fanta Eucariftia , comprendefievidentcmente
tgli
Atti Apoftolici, ne quali leggismo : ch
fendo giunto S. Paolo a Troade con alcuni altri
coll Evangelifh S. Luca fuo compagno di viag-
5 dove dimoro
fette giorni , una domenica ft
[unarono tutti infieme in una cafa per rompere
pane, cioe per prenderc 1 EucarJftico cibo , ed
ragion6 delle divine cofe fino alia mezza_*
>li

Dtte; che nel cenacolo, dove erano tutti congre-


ati,erano molte lampane, e un giovane perno-
e Eutichio, ftando ftil balcone , fu forprefo da

ofondo fonno e disgraziatamente cade giu


,

ilterzo appartamento 3 e rimafe morto ; e che


aoloetfendo fcefo lo rifufcito , e lo rende vivo
fuoi e dipoi rifall ibpra , e fpezzo il pane
, ,

lo mangio , e profegul a ragionare fino alia >

iattina(^) . Se dunque ncl cenacolo fpezzava-


) a c xx v
D iprimi Criftiani il pane, non pctra certa- (
7*
icnte negarfi , che quivi ancora folfero folici
1fare la funzione delle agapi , poich non po-
eano trovare altro Juogo , il
quale fofle piu a
ropoflto per le medeflme . ^\nzich^ non mi
^rabra lontano dal vero , che ne principj del
econdo fecolo ancora , allorche Plinio fcrilfe la
:elebre lettera di fopra pia volte citata all Im-
>eratore Trafano , le adur.anze delle agapi fi te-
eflero in quei medeflmi Juoghi , che deftinati
rano alia celebrazione de* divini mifterj, per-
:iocch^ mentovando difUntamente quell Auto-
e la prima e la feconda congregazione de 5 fe-
,

leli dell^eta fua , non dice , che fi faceflfero in

uoghi diverfi; ondeci arreca qualche motive di


bfpettare con verifimiglianza che lo fteffo luo* >

o fervilfc a tutte due le funzioni . E tanto-


pi^
L 3 mi
1 66 *. c o -f T u M I
mi confermo in quefto fentimemo quanto I ,

ycdo , ch eziandio ne feguenti fecoli le agapi 1

celebravano nelle Chiefe e che ne Tertulliano >

nk Minucio Felice, ne vcrun altro Scrittore fim


al quarto fecolo accenna , che different! foflfen
le cafe , nelle quali fi faceano le agapi . Ram
memorando inoltre S. Gian Grifoftomo la con
fuetudine che regnava ne tempi antichiflirr
>

del Cfiftianefimo , come di fopra abbiarno oflfet

vato , la quale confuetudine portava ch >

dopo la coriiuniooc fi celebraffe il convito, di


moflra , che dove partecipavafl della Eucarifti;

quivi fi teneflero le cene caritatevoli >


che aga|
erano appellate Per la qual cofa ficcome >
n<

fecondo , e nel terzo fecolo per lo timore deli


perfecuzioni >
i fedeli il congregavano ne cim
terj,per ivi offerire rEucariilico fkcrifizio , co
negli flefli cimiterj dopo la comunione facean
il fi
puo dedurre daH autoni
convito, come
di quale riprende Celfo Epicure
Origene * il

Scrittore del fecondo fecolo , che procuro -

fcreditare la religione C.riftiana , perciocche


fedeli in certi kioghi nifcofti fiunivanoaf
delle cene. , II primocapo di accufa, propc
3,
flo da Celfb dice Origens confllle in qm > >

5 , (lo , jche CrifHani fannodclle occulte adi


i

5 nanze proibitc dalle leggi . . . il quale capo


>

, 5 accufa tendc a calunniare 1 agapi , cosi


dec
^ a no ^ r 0*) Q.u ^ n ^i e che ne cimite
ra) L 1 fi
3> "
>

upao ipii
noi veggiamo varie picture
e (culture, lequ; ,

T. 1. Opp. rapprefentano le agapi, molte delle quali figui


fono riferitc daU Aringo nel primo e nel feco >

do volume della Roma fottcrranaea , dalP er


dititfimo , c diligenti(Timo Bofio nel gran vol
me 9 che ha per tit olo Kottoa fotterranea , e c
Boldetti ncllc olTcrvazioni fopra i cimiterj , e
I* PRIMITIVI CRIST1ANI. l6f
;unialtri,chele antichiti iliuftrarono. Anzich6
a ricavata dal baflb rilievo , che confervafi
PEminentifiimo Signer Cardinale Aleflandro
bani nella fua villajfuor di Porta Salara* e da
nel principio di quefto
?
riportata per fregio
rzo Libra .

VI. iMa per vieppiii dimoflrare in qua! luogo DtlU v*n e


Tero foliti di adunarfl i fedeli per celebrarc i forte diaga-
o facri 5 e caritatevoli conviti fa d uopo, phefpedal- >

enff d ciu ">

edelladiverfiude ..conviti medefimi breve- natAlt&ic r . .


.

, , ,

;nte ragioniamo , e diamo a divedere, cne giu-


la varieta loro , varj fiti crano per etfi dc-

rminati . Erano adunque le agapi di varie for-


4 Altre erano appellate natalizie , altre con-
biali , e alrre funerali. Mentova quefle tre

rte di facri conviti S. Gregorio Nazianzeno


^
r

i) 9
dove rnglonando di ic ftcflb cosl fcrive :
g^
fat fetir* ywifaiw m fatovrof ,
ll.opp-Etlir.
$i$iw <r\J* <atocnj<ri Qti<.r an.

a qualche corwiio o natalizio 3 o furo


re, o nuzziale io corro con molti .
,rano i conviti natalizj , o le agapi natalizic
uelle chc celebravanfi inonore de Santi Mar-
,

ri Imperciocche ficcome a vincitori davaii


.

.corona, e faceanff de fingolari applaud ; CCH


i noftri
m3ggiori,avcndo inparticolar vencra-
ione que fortiflimi uoitiini , quali aveano fof- i

irciatrociffimi torraenti per Criilo , e moren-


io aveano trionfato del tiranno infernale , ed

ranfi palma della celefte gloria


acquiftati la >

he non avra mai


; correndo I anniverfa-
fine
10 giorno del loro combattimento 3 e trionfo ,
i adunavanoa loro fepolcri , e quivi davano
3ro deilc ipeciali dimoftrazioni di offequio, c
11 onore . Quindi e che lo fcrittore degli atti
.el m,artirio di S, Ignazio Vefcovo di Antiochia
L 4 do-
i 68 i> E OOSTUMI
dopo aver raccontato i patimenti , e la prc
di
ziofamcrte di quell invitto difcepolodi S. Gio
vanni Apoftoloi^Rimafero^/Ve/olamente le pii
dure ofladel corpo del Martire , le quali fo.
5 3 no ftate trafportate in Antiochia , e ripofte ir

3, una caflfa 3 come un ineftimabil teforo... Av

j, vennero quefte cofe avanti il tredicefimi


3, giorno delle calende di gennajo , e(fend<

,5 Confoli Sura , e Senecio per la feconda volta


53 E ci trovammo noi prefenti a queiti medefi
5, mi avvenimenti,e vegliammodipoi per tutt

3, la notte in cafa ,
e colle ginocchia piegat
3, lungamente pregammo Signore , che ii i

j, degnafife di certificarci delle cofe fuccedut


,,,
avanti ; ondeadalcuni 3 che fi eranoalquan
3, toaddormentati, parve di vedere Ignazio, i

3, quale accoftatofi a noi ci abbracciafie ; cd ef:


3, pure lo videro
4 quail che orafle e^li con nc >

JL "*

,,,
e come fe fofle venuto da un luo;o,dove
*
avei <j

fe molto faticato , ii prefentaffe con molta^


confidenza e gloria al Signore . Avend
,

3, adunque veduto tali cofe , ripieni di gioja

,3 e glorificando Dio datore di tutti i beni ,


3, benedicendo il fanto 3 abbiamo a voi munife

33 flato il
giorno , e il
tempo 3 acciocche, con
3, gregati nell anniverfario del martirio di iui
3, comunichiamo col campione 5 e col valorof
9>
martire di Gesu Crillo , ( che conculco i

3, diavolo, e fino al termine del fuo viver


33 proltro le infldie del nemico ) glorificand
Aft.
Mi) ne jj a venera 5]] e e ^ nta memoria di Iui il no
art, Jen. n .

ro Signor
^
Gesu
x _, .

n.vii. mg .
3> "
Crifto , per GUI ,
e con cu
507^ T. U. >3
gloria , e potenza al Padre collo Spirito Sant
5
Apoft. pp. ,, nella fanta Chiefa ne fecoli de fecoli . Cos
(llt an.
9J
fla (rf) . Nella medefima maniera furoni
i fedeli delle Chiefe vici
iaviutidagli Smirnefi
n
PE PIUMIT1VI CRISTIANI. ;

a celebrare folenne di S. Policnrpo ; per


il dl

qual cofalcggiamo nella fine degli Atti dello


lib martire : ,, Pad il martirio S. Poiicarpo il

dl fecondo del mefe Santico avanti il fettimo


giorno delle calende di maggio , ch era il
gran fabato,neIl oraattava(d).E poco prima:,,
Procurammo noi di racco^liere le offa del fXi I II * -X A i *

martire , e raccolte le collocammo in un luo- p.jsj .T.ll

go convene vole , dove noi, come fj


potra , Apd>ft.
PP*
di Edir. ann.
congregati avremo grazia la
Signore dal
celebrare con allegrezza , ed efultazione ildi 74
1 <y

nataliziodel martirio dilui , si in memoria di

quei ,
che combatterono per Gesu Crifto , e
siancora per efercitazione , e gioja degli uo- (b) n. xrx-
mini , che nafceranno (6),, . Congregandofi p
unque nell anniverfario giorno del Martirio di
alcuno de valorofi campioni del Signore, che
irfo aveano in difcfa della fcde il fangue loro,
]tia! giorno anniverfario era da loro appellato

talizio, faceano CrifHani le agapi al iepolcro


i

efso Martire , o nel tempio in memoria di lui


nfecratoal veroDio,comc atteilanoTeodoreto,
Evagrio Scolaftico,il primo de quali cosi feri-
nell ottavo fermone della Evanrclica vcritd: *
^ ^^>
ft *

) ,, Celebranfi con pubblico convito le folcn-


Qt
nita di Pietro, di Paolo,di Tommafo , di Ser- rar .
0,^07.
di Marccllo, c di Leonzio , e di altri Tomi IV.
gio>

S. Martiri . Onde in yece di quelPantica-j pp


pompa ,
e della ttirpe ofcenita , e della im-
pudenza ( che tanto valea appreffo i gentili )
flfarmo fefte piene di temperanza , e cafte* e
modede, non ammettendofi ne ubbriachezza,
ne Iafcivia,ne rifa diflblute da
quelli,che fi ac-
coilano al convito ; ma cantandofl da tutti le
divine laudi , e udendofi la parola del
Signo
re , a cui aon fenza fante
lagrime , e fofpiri
-,, fo-
I
JO R ! C O S T U M 1

fono indirizzatc devote crazioni . Non e

punto diflimile da qiieflo un altro paTo di Tco-


doreto, che leggeft nella Jloria Ecclefiaftica da
compofta e riguarda San Gioventino, e San
lui >

L * ""

MailimihoJ quali furono martirizzati fotto Giu-


Edit Taur* ^anoApoflataC^)*,,Gli
. "
AntiochenM/ce egli, vc-
an. 1745. ncrando (quei campion! di Gesu Criil->) han-
j>

notollocatoi lorocorpi in un magnificofepol-


,* cro , e fono pur ora foliti di celcbrare ogni
3 anno la tiiemoria lord con folennita e con po-
>
>

^ polare , c pubblico convito $, Evagrio anco-


ra nella fua ftoria Ecclcfiaftica al fecondo libro

(b) C. III. (/Oparlando dellaSanta Martir? Eufcmia, dice,


p.>^p.Edit. che apparifcc ella foventCinientre dormono, o a
Tanr. ann*
, *Q Vefcovi, che fucceffivamente reegono
^JiJ
la Chief;

Calcedonefe , oad altri pii , e virtuofi uomini


e comandaloro, che nella Bafilica dedicata it
memoria di efla al Signore , li celebri con lau
te vivande la folennita di lei medefima .
Egl
6 vero pcro ^ che il Valefio tielle note a quqfti
paffodi Evagrio rigetta la Iczione del Cri(l>for
fono c del Mufcolo e invec^di >

TO
vendemmiarc ncl
tempio , C^OL, come eg
dice racccgliere , il
fatigue , che fcorrevra dal
reliquie delia Santa ; onde none almeno ficur

cio,che ci hafpacciato per indubitato il Mur;


tori (nella fua
Difquifizione/op)^ It agapitolt
.
(f) che ivi Evagrio faccia delle agapi menziom
)p. 24^. p verita confiderando bcne le parole, c
Anecdot.
Graecor.
r inn- uu
feguono dello Uonco^ fern brami , cheabbiai
i i

Edition, an. gione il Valefio; mentre Evagrio appena men!


vata la vifione
foggicgne : laqual 3 toflo c<

fubfto , ch
fnputa dall Imperatore * e

Patriarca, e da Cittadiiii, concorrono tutti :

Bafilica della Santa 5 e quivi dopo i divini r


DE* PRIMITIVI CRISTIAN1 . I 71
*

|) J, raccolgono il
fangue , che fcorre dalle
{ re reliquie . Ma quantunque il paflb di Eva-
g 3 non faceffeal noflro propofito,con tuttocid
c i certo , o almeno probabiliflimo, che nellc
5
( iefe e nc luoghi , ne quali fi celebravano
>

vini uflizj\fi celebraflero ancora fovente lc_>

3 Iraperciocche oltre 1 efTere ci6


pi natalizie .

( itatmente indicato ne fopracitati luoghi da


! )doreto , il quale non mentovando un luogcj
i arato,dove per tali conviti fi folennizzafsero
i
atalizj de Martiri, pare ? che confeffi y che
i la ftefla Bafilica , in ciii fi f^ccano !e facre fun-

;
ni, fofTe folita di faril ancor quefh delle aga-

j
;
molte alrre tedimonianze degli antichi ab-
.mo in pronto oade ragionevolmente raccol- ,

(i , efsere
Ja noflra opinione E per vera .

ilafciare gli akri che addur fi potrebbero,


i
puo negare , che S. Paolino Vefcovo di No-
faccia di quefta confuetudine menzione ? Che

parla egli delle agapi ^ o de conviti funerali t

n perci6 non potremmo noi dal paffo di lui


nchiudere 5 che ancora i natalifcj ficelebrafle-
ne facri templi. Imperciocche fe inChiefa
:eanfi i funerali,
molto piti dee ciddirfide*
tilizj , ch erano celebrati in onore de Santi
artiri . Ma fentiamo che cofa egli ihbilifca
5
torno a luoghi , dove fi
adunaVanoper le aga-
funerali i noftri antichi .
Egli adunque nella
tera a Paiiimachio , (<i)
e non, come fcriffe il
an Cardinal Baronio , ad Alezio (^) , paflan-
della morte di Paolina figliuola di Santa Pao- xr.Edit.an.
e defcrivendo le limoline da Pammachio
>

fuflfragio delJ anima della moglie defon-


?(To in

diftribuitej cos) fcrive : ,, Congregafte voi


come rfcco nella fala dell Apoflolo gli avvo- \
- i ti ,. . .. . .
*i

cat.i delienoltre anime, vogao 40 dire i


po-
I veri
X>
* COSfUMI
veri ,che vanno accattando per Roma . Mi
,5 pafco una tal opera
io del bello fpettacolo di ;

3) poiche fembrami di vedere tutti queireli-


5, giofi fciami della
mifera plebe , quegli alun-
*, ni della divina pieta concorrere a truppe alia

gran Bufilica del gloriofo S, Pietro , ed en.


5, trando per quella venerabile porta regia ,

*, che ha cerulea la fronte, riempiere tutti gl


>5 fpazj dentro la bafilica fteflk, e le portt
., dell atrio e igradi delcampo. Veggio chs
>

congregati mettonfi per ordine a federe, <

fazianfi dicopiofi cibi , talch pare 5 che go

9, dano abbondanzadellaEvangelica benedizio


1

33 ne,e prefentino agli occhi unaimmagined


3, que popoli, che con cinque pani , e du
5) pefci furono dal vero pane , e pefce dell ac
5, que vive Gesu fatollati. . . Imperciocche fe
3, guendo voi coll opera T efempio del Si
gnore , comandafte che Ja turba fi mettefle
,., federe in terra . . . e avendo in nome di Ge
y, su Crifto fatto prendereil pane,che vi fu da
3, la divina benificenza donato, lo diilribuiile

35 innumerabili poveri, i quali mangiarono ,


3, faziarono > ecio, che avanzo^ ripofero nel
59 fporte e lo portarono alle loro cafe . . . Qu;
,

33 le fpettacolo prefentafte voi , e quanto allc


al Signore , e a Santi Angioli I . . Qu^
3, gro
a, gioja jpportafle allo fteffo Apoilolo , ment,
riempifte tutta la Bafilica diluiconuna
5 >

gran moltitudine di bifognofil .. . Quanto li


. 3, to (a) fu quello fpettacolo , che pr
ft *
XIV>

fentafte voi a Dio , e agli Angioli della


6.74. 3>

5
3, pace , e a tutti gli fpiriti de Santi; primier
5
3, mente in venerazione dell Apoftolo , Is
a, cuifede , e memoriacelebrafte con tanta >

*> sl
moltiplicata devozionc di opulenza , ave
PRIMITIVI CRISTIANI .

do voi fatto offerire in primo luogo le

c i cafti incenfl a Dio coll accettitfima com-


memorazione di eflb Apoftolo 3 e dipoi a ven-
do con fingolare munificenza offerto voi (tef-
fo in fagrifizio con puro cuore , e fpirito umi-
liato a Gesu Crifto, ne cui tabernacoli immo-
lafte oflie di vero giubilo , riftorando , c
quali con mille
benedi-
pafcendo coloro i >

zioni al dator di ogni bene facrificarono oftie


di laude 5 , i Or chi fi trovera mai cPingegno
si tardo 3 e ottufo , che letta quefta teftimo-

mza di Paolino , non comprenda tofto a cvi- ^


nza , che i conviti de poveri , i quali fomL
,anti erano alle agapi, fi teneflero ne templi ?

ragione adunque il granCardinalBaronio ha


>n

:itolatoil
paragrafo centefimo trcntefimo no-
delPanno cinquantafettefimo della era Cri
ana in queitaguifa: Le agapi fi celebravano
U* Ckiefa .
c%mf a
VII, Edaffinche vieppiufi dimoflri,che nellc QQ a *JJJ
negli oratorj,o in altri luoghi facri fa- p er gl in-
,filiche,o
anfi anticamente le adunanze delle agapi>daro convtnie*-
f chf e "

a divedere,che collo fcorrerc dei tempi,e(Tcn- ^"*

fia difmifura g utvan


mohiplicati ifedeli , e trovan- roro tolte Le
>fo+

. .
n . . .

i
parecchi tra loro poco ben coltumati , i qua- e C9 ^ .

nel convito o s imbriacavano


5
o fi faziavano me p (-
:re modo
dal quale abufo molti inconve- brafera i c
,

-ntifeguivano ; fu prudentemcnte in alcune


conn<*bfali ,

ta da Vefcovi ordinato , che tali conviti , fettefwrtk


rmetteanfi,ficelebraflerofuori delle Chiefe, c
almente fu difpofto , che fi togliefTero affatto
1
Criftianeflmo . E per verita fe furono ftabi-
ide canoni e delle leggi , per le quali fi
>

mandava , che foflero le agapi bandite da


mpli;dobbiamoragionevolmente penfare ,che
and fomiglianti ne
ieg^ijfoflero elleno tenute
tern.
n C O S T 17 M I

templi medefimi ; in quella guifa appunta , eh


dall eflerfi effe affatto proibite , e tolte , argo
mentiamo, che fi celebravano. Ma prima c!

fcendere a proyare il noftro aflunto , avend


noi defcrittc le agapi natalizie , e avendo ac
cenrato ie connubial!, e le funebri, fenza.
avere fpiegato di qual forta fofsero , fara d uc
po j che brevemcntc cfponiamo in che confiite
fcro mai e quali funzioni fi facefsero allora
>

^uandaerano celebrate . Abbiamo noi vcdui


di fopra , come da S. Gregorio Nazianzeno for
tre forte di conviti , o agupi che vogliamo dir
mcntovatc , altre delle quali crano appellat
connubiali, ^.Itre funebri ,
e altre natalizie. L;
fciate pertanto a parte quefte ultime ,
quali
i abbiamo ballevoimente tparlato
modi qual forta foflfero le connubiali . Facean
(a) Lib. I, le connubiali in occafione degli fpof
adunque
e^ii.p.^, Hz) 9 CQme t, en (rerv6 il Boldetti nelle fue er
dite ofservazioni fopra i cirnjter} (4) La co
fuctudine di celebrare i conviti per le nozze
antichifllma , talchefc ne trovano degli efemf
non folamcnte apprefsode* gentiii 5 ma ezianc
apprefso degli Ebrei , onde iCriftiani aven
forfc letto nel fantoEvangelio , che Gcsu Cri
Rcdentor noftro fi trovo prefentc al convito^c
(b) Lib.III.fi fece per le nozze di Cana dalla Gallilea.
c.xxm. p. avendo rapprefentato quefto tal convitonc
7 &2 P3*fculture loro come ved(
, epitture ,
fi
puo
nel a Roma fottcrraqea
j del Bofio(i) i
ed
^xLvui.p.
Aringo(c), come e noi ofservammo nel noi
(c) T.T. p.
pnnio volume delle antichiu Criftiane (d) ,

T^jV tenncro queita tale ufa,nza , e quello di piu;


3<

dimoitrare la pieta loro verfo i 1


p!i6}. *9y. giunfero per
fognofi , d invitare i poveretti , e imbandir
(d) p. 255). ro j e tavole affinche pregafsero , che con
,
Dfi PRIMITIVI CRISTIANI .
175
, e tranquil lici conducefscro gli fpofi i loro
>rni,
c ottenefsero la celelte benedizione da
Egli c vero pcro , che di quefti tali con-
.

nantroviamosi fr^quenti gli efempli , come


1

funerali> e de natalizj E per ifcendere a .

icrali , da cio , che racconta S. Paolino ncll*


tera a P^mmachio, ( della quale lettera abbia^
>
noi di fopra riferitoquella partc , che appar-
nca! punto dicui ragioniarno) evidentemen-
?
comprendefl , che per la morte de piu ftret-
parenti , foleano i fedeli fare de convitia*
5
veri nelle Chiefe, o nc luoghi alje Chiefe vi-

i,credendo 5 che tali opere di pieta potefsero


ere al defonto di follievo , e di giovamcnto .
mtico autore de Commentatj fopra Giob-
? che fbno attribuiti ad Origene (a) , ragio- f N
,

, .. IS r J- fill ID. I IF.


mo del d) natanzio 3 cherano
I

foliti di cele-
p.^^.T.n
ire e riprovando quella fuperftizio- O pp. Grig*
i
gentili ,

oroconfuetudine,dimoflra qual giorno debba. Edit-Vene-


celebrare , cosi fcrivendo : Udendo noi wea
quefte cofe >
non godiamo per la noftra tcr-
rena nativita , ma terminiamo le tentazioni
di quefto mondo , paventiamo il terribile no-
(Iroingrefso in quell incorruttibile fecolo ,
dove fara la rivelazione , e la ricerca di tuttc
le opere , e parole . Ofscrviamo ,
noftre
qualmutazione mai fiafi fatta negli uomini .
Imperciocche quegli antichi ,che dediti era-
no alia fuperftizione , celebravano il giorno
della loro nafcita , poiche amavano quefta vi
ta non ifperavano di goderne un altra mo-
, c
rendo Ma ora noicelebriamo non il giorno
.

della nativity , efsendo egli un ingrefsoa


dolori , e alle tentazioni ; ma celebriamo il
giorno della morte , perche in quefto tal gior
no depongoflfl da noi tutti i dolori e fchi- >

35 vanfi
J> F.* C O S T V M I
vanfi le tentazioni, Celebriamoil giornoch
lamorte, perciocche non muojono colort
,5 che fern bra , che muojano per la qual co ;

3, facciamo ie memorie del fanti , eci ramme


5>
tiamo de genitori e degli amici noftri , c
?, morirono nellacomunion della Chiefa, g
dendo per lo refrigerio ioro , e chieden
.,, per noi d piamente morire . Laonde non c
5>
lebriamo ii giorno della nafcita,ma dclla me
.,,
tc , perciocche coloro che mtiojono da v
criftiani , viveranno eternamentc . Ce

3, briamo adunque le religiofe nollre adunar


?, co* facerdoti convocando fedeli infie
>
i

5, col clero , e invitando efatollando i


pov
-,, bifognofl , pupilli , , accioct
i e Ie vedove
,5 conferir polfa la nortrafefta al ripofo dt
5
y y anime de defonti, de quali facciamo la co

3y memorazione 5 e (la odore di foavita per

3, appretfb Tecerno Dio ,, . Che fe a quede


fblennita che certamente celebravanfi ne f;
>
i

templi , erano pel di della morte di qualc )

de Criftiani defonti invitati 3 e faziati da i

facoltofi pupilli 5 ie vedove , e gli altri pov


i ;

non vi fara , a mio credere , chi poflTa frar


mente negare 5 che fomiglianti conviti iq ,

non erano different! dalle agapi, ii celebraf o

nelleChiefe Anziche mentovando autore


. 1

deflmo le adunanze 5 che foleanfi fare per le


morie de Santi , e foggiugnendo, che po i

crano invitati a celebrarle unitamente con * ,

e a riftorarfl altresl, dobbiamo parimente co


derd 3 che Ie agapi nel di natalizio di quei S;
de quali erano folennizzate Ie fefte
5
faceflero ne luoghi facri , cioe negli orator, o
ne templi , o nelle BafTliche , dove erano fe
te Ie Ioro . ElTendo adunque le a P 1
reliquie
DE* PIUM1TIVI CRISTlANl .
177
;
ituitcper riftorare i povcri di Gesu Criilo ,
n doveano eflere riprovate , purche avcflero
a celebrarle con quella mode-
guitato fedeli
i

a, e devozione, con cui era.no fiati foliti


pieta>

celebrarle i noflri antichi . Quindi e , che i

idri del Concilio Cangrenfe celebrato avanti


met del quarto fecolo della Chiefa nel cano-
medefimo ftabilirono (*) , che fotfe della co- , 3 *^ -~
rr C i lOm.I. i

unione prjvato colui , n quale avefk avuto Concij.Ed.


rdimento di vituperare i noiiri fratelli , che Paris. Har-
.n fede e per arnor del Signer Iddio faceano cil)
>
I
pag. i"i

e convocavano i
poveri a quefta ul ***
agapi ,

nzione .
Siccome pero collo fcorrere dei tempi s in-
epidirono fedeli , e celebrando le agapi , non
i

fervavano quella fobrieta , e quel contegno,


I era proprio del loro carattere; fu neceflario ,

ic per levar inconvenienti , che ne feguiva-


gl
5, a poco a poco fl rimuoveflero prima da facri

?mpli ) e finalmente affatto dal Criflianefima


toglieffero . E per vero dire febbene TertuU
ano (^),clfendo Montani(la,aggravo con molte
alunnie i
tuttavoltadicendoeglifran- | -J~^
cattolici,
amente che non ii faceano piCiforie da Jioilri i*,..
5
II cc f*
* i t
j>

> J tt
;
agapi con quella temperanza , che oflTervavau
a maggiori , fembra che fino dal terzo fecolo >

i alcuni luoghi vi fofTero introdotti degli abufi


clla celebrazione di
quei facri conviti . Ma
on per quefto furono allora tolte le agapi ; an-
iche procuravano i Padri , che levato qualun-
ue abufo, li celebraflero elleno con religiofita,
5
con fcrmczza da noftri . Laonde S. Cipriano
id Libra terzo dellc Teftimonianze a Quirino
.0 con molti paifi della facruScrittura dirnoftra, (Opag.(Jr.
L xon " "

ioverille agapi devotamente , e collantemente


?fcrcitarc dal Crifliano . Che fe qualcuno pro
Twno III. M ten-
D
*
C O S T tJ M I

tenikfle , che Santo Vefcovo di Cartagiiil

non parli delle agapi, ma bensi della carica ci ,

ufar fi dee al profllmo 5 la qual virtu e fl^ip e a


pcllata da Greci io non ilhrei a contradirg >

me .tre fe il luogo citato non riguarda i conv


per ie foienriita d
caritatevoli fatti da noftri
Martin rnemorie de loro morti; le i
, o per Ie

guardano moki altri de Padri e contemporam


c pofteriori a S. Cipriano , le teftimonianze d
qiiali faranno da me
in avvcnire o trafcritte ,

puramente accennate . E per tralafciare gli at

delle fantcPerpetua , e Felicita , martin cel(


bratifllme , che ful principio quail del tei
zo fccolo patirono per la Cattolica fede n >

quali atti fi fa delle agapi diftintiffima mei

<a) ft.xv/ii. ^ione (^) ; e il


Dialogadi Minucio Felice 5 fen

$r 87. to non grand anni avanti , che S. Cipriano con


pilaife i fuoi libri a Quirino , del quale dialoj
ho pocanzi riferito un lungo paflb ; egli
io

che quad un anno dopo quel gn


certiffnno>

Vdcovo,e Martire fjffrirono la morte per la f


de di Gesi^i Crifto i Santi Jacopo, e Mariano . C
negli Atti di quefti leggiamo, che nel tempo d
ripofo com par ve Agapjo a Jacopo ; ejacopo e.
ftente in carcere diffe :
,, e bene , io vado
5) convito di Agapio , e degli altri Beati Mart
ri ; poiche vedeva io
quelta notte, chcjl
n<

,3

9, rtro Agapio piu allegro tra tutti gli , c altri

5, trano ftati rinchiufi con noi nella prigione


5 >

Circa, celebrava un convito pieno di letizi


3, al
qual convito eflendo io mpito infieme o
55 Mariano per Io Spirito della dilezione e >

,, carita , come
agape all , ci vcnne incont-
il fanciullo ch era uiiO di quei gcmelli , c
,

^ tr.
giorni av.irti erano itati colla madrelo
9
9 nj.iriirizzati 3 il qual fanciullo portava al c
*
S
DE PIUMITIVI CRISTIANI. I
J <?

louna corona di rofe , e teneva una oalma


verde in mano , c ci differ perche vi affretta-
te voi ? Godete , ed eiultatc , poiche donnni
cenerere con noi . Mc-ntovandofl per-
(<0

nto nel fenfo noftro dal Santo Martire Pagape, p*


^ \*
jme fe non foffe cofa difulata in quclla era ;
,bb amocertamente conccdere , che ailora pu-
5
: (I cclcbraffcro i conviti di carfta da cattolici.
on puo negarfi per6 , che forfe per qualche
.fetto 5 che in cffeagapi da qualcuno fi com-

etteva , avrebbono defiderato anche i Padri ,


le nel fecolo terzo fiorirono , di levarle afK .t-
maficcome prcvedevano , che ne farcbbe
>;

gito del danno , non Je vollero togliere Per .

.
qual cofaleggefi nella Orazione fatta da San
regorio Nifleno in lode di S. Gregorio Tauma-
irgo(i) , cheil Santo Vefcovo avendo offer-
ato, che gP imperiti rimanevano nella ido- ibid.
^.247
luperftizione pe piaceri de!
trica corpo ,
iinch^ da fimolacri Ci c >nwtiffero al vero
)io,. permife loro, che in memoria de Santi
lartiri deflero allegri c H cfilaralfero ; la qua!
Dfa ebbe un feliciflimo efito , perciocche in al-
uniluoghi almenocoll andare del tempo tutta.
.fcfla
dagli accarezzamcnti del corpo fi trasf^-
i una fempiice fpirituaL allegrezza , Oltre di
a
i6
raccogliefi da quefla te/limonianza 3 che o pru
iu,o ne tempi di S. Gregorio Niileno in alcunc
ihiefc non piu fi celcbravano le agapi da fc deli.

mziche da un paflb di S. Gregorio Naziauzeno


otiamo noi agevolmenie rirrarre 3 che in quella
ti me:l<fima
, in cut ii Niikno florivci, in c.rti
Oghi erano uffatto aboltte,e perci6 fi procura-
a,che in neflTun aitro fi celebraffero. Impercicc*
hecosi cgli fcrive. le menie
jjApparecchiavano
, a quaii una volta prcme-
a
}
Gcmor^j coloro
2 M 3 va >
J)
*
C O S T U M I

va che foflero grate a


di offerire oftie
,

gli Spirit!
>.,
. Ma noi Criftiani abbiamo pofi
9y line a queilo abufo 5 avendo determinate p
noitri Martiri non altre , che le fpirituali adi
5, nanze . Che fe volete fapere qual timor i

35 torment! , udite voi , che frequentate coi i

3, viti , Voi ( firfe percbe ftravizitvano ) r


(a) Apud
55 tornate a fimoiacri degl idoli 3 , (d) R .

5Vlurator. pnende anche afpramente lo fleffo Santo colora


ARecJor. q ua li ne jj e Bafiliche de Santi Martiri feguit
i

vano a celebrare i conviti , cosi fcrivendo r

5,
Se grati fono i combattimenti a ballerin:
fieno ancora grate le delizie agli atleti , ft
P.IO S, 3>

33 quefte fono cofe tra loro oppofle . Che


5, ne i combattimenti piacciono a ballerini >
t

3 >

agh atleti le delizie , come ofi tu di porta;


3, per dono
Martiri Pargento il a
vino, >

(b)1bid.can- ^ c ibo 3 i rutti (^) ? In un altro luogo 1


m.ccxvni, n n j fj
g ^ q ue g ran Teologodegli abuii
}
] ,ch er
no flati introdotti collo fcorrere de tempi nel
agapi , in queflaguifa, volgendo il difcorfo
Martiri di Gesu Crifto , ragiona ; Diteci ,
veramente vi piacciono le adunanze ? Poicl
? Maquali mai
3 , qual cofarnai piugioconda

piacciono? Quelle che fj fanno per la virti


5, Imperciocche molti divengono migliori , :

la virtu onorata.Voi dite bene . Sia pertan


di altri J imbriacarfi , e Teflere accarezzat
3, ri del ventre . Ella e aliena da Martiri la i

^ t
emp,eranza (c) . Non altrimenti pads
C S^ ne ^ Epigfamma dugentefimo vcntefii
104
...
J
primoapprelfo il Muratori (if),, Non mi fh :

a mLnt i re 9 dice , che i martin fieno lodat


^ io(j.
del ventre . Quefte fono , o buoni le le^ >

aj
della voftra gola . lo fo , che quefto onor

?, fliai\tiri ? lo fcacciare cio, ch e riprenfibile,d,


DE PRIMITIVI CRISTIANI
anima confumare colle lagrime la graf-
,
e il

fezza . Chiamo voi


in teftimonj , o SS. Mar-

tiri .. che quefti figliuoli de* golofi hanno


.

convertito voftri onori in contuoielie


i Voi .

altri non ccrcatc ne odorofa menfa>ne cuochi;


come prcmio della virtu vi prefen-
e coftoro
tanoi ruttisj.E nella Orazione fella (4) :

Mondiamoci 3 o fratelli, da ogni immondezza T. I.

della carne , e dello fpirito . . . Prefentiacno


i noftri corpi , ele noftre anime per oilia vi*
vente?e fanta.Se noi ci aduneremo in quefta
guifa 3 celebrcremo quefto giorno feftivo in
una maniera grata aCrifto, e onoreremo i
Martiri. Mafe ci aduneremo per foddisfa-
re al ventrc,..e convertiamo quefti luoghi da
luoghi di ternperanza in luoghi di crapola ...

commetteremo cio che non puo addattaril >

al luogo medeflmo , ne al tempo . E che ci


,
ha che fare la
paglia col grano ? o il placer
della carne coi combattimenti de^Martiri ?
, quelliconvcngono a teatri , queiH alle_j
,
mie adunanze , 5 . Vedeva pure fomiglian-
i abufi nella Chiefa Antiochena San Gian
irifollomo ; ma
poiche molto gli premeva
i tener lontano popolo dalla comunione_>
il

c gentili, dalla quale forfe alcuni non II fa-

cbbero aftenuti , fefotfero flate affatto levate


^agapi, o piuttofto idefinari , che alle agapi
uccederono , permife , che fi faceflero pure
ali convitb con fobrieta
pero , e modeftia, non
)iu dentro le Chiefe ,
per timore , che non
bflfero elleno profanate con qualche ftravizio da
jualcuno de concorrenti , ma vicino alle Chie-
e medeUme . Quindi e ch egli celcbrando le
,

odi di S. Giuliano Martire >


cosi ngiona: ,5 Ma
tu vuoi effere eziandio partecipe della menfa
M cor-
I 82 1) E* C O S T U M 1

5 >
c -rporale .
Siperractte? chc dopo la facrs

,5 adunarza
tu pofsa cio fare qui vicino a!
,

tempio fotto la ombra di un albero di fico ,

3, o della vfte , e in slfafta guifaliberare latua


3 > cofcienza dalla condannagione . . Imperoioc- .

che gnaniato da vicino il martire . . non la- >

33 fceri che cibandoti arrivi cu a peccary


, ,

ma come guida , owcrocome ottimo padre


5, offervato cogli occhi della fede imped ira Ic
rifa,torra i difonefli piaceri, e rcprimera tut-

^ di lafcivi infulti della


"
came (4),,. Avendc
c ,
moilro di approvare col fat-
1 cos 1 ordinato
T. 11.
opp. to canone ventottefifuo del Concilio c Jcbrato
il

in Laodicea circa Panno ^72. fecondo la opinio-


ne dclPArduino , nel(Jual canone il prcfcrive ;

nnn dovcrii
doveril rnangiare nelk far
,
^ Pagapi,m>

TJ.Coacih Chiefe (6).Furono con tutto cio tolleratc inRo


Edit. Har- ma per giuili motivi,anche verfoquei tempi , Ic

agapi ne facri templi , come di fopra vedemmo,


<Iuin.

aJlora quando trattamrno del pa(Ib di S. Paolint


eltratto dalla Ictrcra a Pammachio . Anzicht
fcrivencloS. Girolamo a EL-flochio , le fece of-
fervare , che il giorno era fcftivo , e che do-
veafl conclire con iblennita msggiore del folito;
laonde era d uopo , che il dl facro fi fefteggiaf-
fe non tanto coll abbondanza* de 5 cibi , quantc
coila efultazione dello fpirito ; efsendo afsurdif-
fima cofa il vofer onorare colla fazicta il Marti-
Vide re
(c>
c ^le fapeafi efser piaciuto pe digiuni a Dio,
>

Mm-aror. (c) Ne folamente in Roma, mainNola ancon


citta illuftre della nelle Bafiliche
.
Campagna ,

faceano i conviti delle agapi , e ipecialmente ir


^quel di, in cui 11 ceK br^va la fciu di San Fe
lice , cmneattdlt il fuddetto San Paolino ne
natiile nono di cfso Santo le ciri parole >
lone
rifcrkc dal Muracori ne/la
difquiiizione flcondj
PRlMITIVI CR1STIANI 1

junta a fuoi Anecdoti greci. Vedete (dice

(
Paolino)comc molti da tutte le campigne fi
!
adunino al convito,e quanto piamente errino
le Joro rozziffime menti . Vegliando per
tutta
J

tirano a loro godimenti c


, la-notre lungo i ,

cengono da fe lontani coll allegrezza ionno,


il

co Vanali le tenebre.Ma Dio vole (To, dta quc-


fte allegrie fi
provaflero da loro confani voti,
e
: non
fi
profanaflero, bevendo,le flier foglie.
Mi pcrfuado pero,che queile tali dimoftrazio-
ni di gioj a fi poffano loro pcrdonareje quali ft

fanno con mangiar poco ,, (a) Ma lo (teffb .

nto riprova,e abbomina errore , clie alcuni 1

2zi,e ignorant! uomini avean<addottato,i qu .


s immaginavano , chc bcvendocglino 5 e ci-
5
ndofi apportaffero a Martiri del godimento.
>

.... Qiiia mcntibus error


href it rudibus ,
nee tantae confcia culpae
Simflicitas pietate cadit ,
male crcdula
fanttos
mero gttuderc fefulcrls (iX
Terfufis halante Vj
-ocuro egli ptrtanto di allontanare tali convit;
i facri templi . Per a qual cofa foggiu- !

ie:,i Vendano il vino nolle taverne * La__>

Chiefa e cafa della preghiera . Fuggi o fer-


la

dalle faerc foglie. Non ti fi deve il giuoco ,


pe
mapena la in quefta fala
(c) Deefiqui of- 3, .
^ v -^ r-

rvare che il Muratori non avendo ancora


>

voratofulla edizione di S. Paolino , cito (ci) la


piftola di lui a Pammachio ,
quafi chVl-
de
fofle data fcritta ad Aiezio , lo che fece pure
gran Cardinal Baronio , come offervammo di
>pra
dove riportammo tin lunghiflimo pa (To
,

(li attodalla medefima lettera * Non erano mi-


3n gli abu.(I introdotti nella celebrazione de*
-cri conviti neH Affrica . Laonde Fauilo Mani-
M 4
1> B* C O S T U M I

cheo prcfe quindi Toccafione di rimproverarct


li fcrivendo ,, Avete voi convertito in agaj :

9
3,
i facrifizj de gentili , e gl idoli loro in mart
,3 ri 3 che venerate con voti fomiglianti a que
li, co quali i pagan ipreftavano culto a loi
,, Dei. Placate inoltre col vino, ecollevivai
3, de le ombre dei defonti ,, Ma ad un si en
pio calunniatore del cattolicifzno , rifpofe
t.xx. quefia guifa colla folita fua eloquenza , e for;
cont. Fauft. Santo Agoftino O) 5 , Celebra il
:
popoIoCrifti
.
pg. memorie
^ no con re jjgj fa folennita le d
Santi Martin , e per eccitarfi a im tarli ,
.t*.V
vui. >i pereflere co merit! lorp^ accompagnato ,

5<
afutato colle loro preghfiere , tatche pero c<

non a Mart-ri fte(Ti n


ilituifce gli altari ,
>

)) nelle memorie de MartiK a! DiO de Mart


,, ri . . . Veneriamo pertanto i Martiri con qu
5>
culto di dilezione ,
e di focieta , con cui foi

3, venerati in quella vita i fanti uomini di Di<

w cuore de quali conofciarno eflfere prepara


il

j, a una tal paffione per la Evangelica verit*


3, Ma Martiri fono da noi venerati tanto p
i

devotamente , quanto piu ficuramente, do]


O
,>

di aver eglino fuperati combattimenti . i

y, quel culto pcro , che da Greci e chiama


3, I atria, , e che da Utini non fi
pu6 con una p
5, rola interpretare , il qual culto e una fervi
9y propriamente dovuta alia divinita, noi m
5, adoriamo, ne infegniamo , che (1 adori ,
33 non che il fob Dio . Appartenendo adunqi
a quefta forta di culto la oblazione del facri:

3, zio 3 noi non oflfriamo in verun conto il (


3, grifizio ad alcuu martire , o ad alcuna anin
3, fknta , o alcun Angiolo , e chiunque ca<

nell errore di offerirlo a Santi , e dalla ia.

dottrina correcto.,. Gfidolatri enno c<


PRIMITIVI CIUSTIANI J
185,
tmtal nomechiamati , perciocche offerivano
alPidolo i
fagrifizj . . . Coloro poi , che s im-
5
briacano ne fepolcri de Santi Martin" , come
effere lodati da noi , fe dalla fana_>
poffono
dottrina fono eglino condannati , ancorchc
cio facciano nclle loro cafe ? Ma altro e ci6 ,
che noi infegniamo, altro cio, che fop*
flamo obbli-
portiamo ; altro quello , che
gad a comandare , altro quello , che dobbia-
mo corre^gere, e fin che non lo emendiamo ,
jfiamo coftretti a tollcrarlo. Altra e la difci-

plina de Criftiani , altra la JufTuria


di coloro,
che s imbriacono , o i errore dc* deboli .

ceo adunque , che Santo Agodino dimoflrando,


Ter e^lino Cattolici alieni da que fcntimcnti,
i

I erano loro attribufti da Faufto , concede ,


lie erafi introdotto Pabufo dacertuni, d im-
riacarfi nelle memorie de Martiri.Contro que*

grandi,e si abbo ninevoli abufi acremente ia-


;

eifce Pautore delLibro intitolato del doppioMar-


rio, il qwal Libro tu una volta malamente attrL

uito a S. Gipriano.,, La ubbriachezzs,J/V^ egli ,


, tanto e nella noilra Affrica in ufo , che non
viene quail tra peccati annoverata . Non
, veggiamo r?oi per avventura il Criftiano >r-

>
2ato dal Criftiano a divcnir briaco flelle me-
, morie de Santi Martin ? E forfe ella quefta
, colpa piu leggicra
, che otFrirc un capronc 1

, aBacco () ? Laonde i Pailori piu zelanti


^ p.}..
li
quella Chiefa ( riprovando forfe la condot- Append,
a di qualcuno ,
il
quale per acquifhr popo-
o, e per avere molcitudine a fuo favore, fpac-
la
:iava per lecito, cio , che fecondo 1 Evangelb
lee elfere deteftato ) procuravano con tutto lo
Forzo , che tali convici fi aboliOero , c nelle
^hicfe (i faceflfe iblamente oraziane. Santo Ago-
ftina
O S T U M I

ftino nel fermone quarantefimo fello intitolal

(a) Serm.
&? Paftori(a) , dimoftro dieflere uno di que
li , a qualimolto premeva la riformade cofh
mi delpopolo, mentre fc rifle
ttiI>ort Guardici :

ferm. ttxv.
Signer e , che noi diciamo vlvete comevi :
c.iv.n.vitl- r r .- *
r r %

p.,. T.v. j Jtate Jicuri ; Idaioncn perdera munoi


>
"*

opp. Edit. 33
tfo/ Mantenete foltanto la fade crifltann
Antuerp. 5, jVow condannerd cgll colorc^pe quali hajpar
an. 1700.
5) H fito fongne* Eftvole te ricrcare i voflri at
,3 mi coglifpettacoli andate : cbe maV e ? j\>

3 date ancora, celebrate le feffe. cbefifolennit


zanoper tutte le citta^coirallegrezza de co)
vitati , cBcfollwano
ccmepcnfano ,fefle ,

co//e pubblicbe menfi , Jcbbenc in rtaltd


3, ro win a no . E//4 e *^
vrande la wifrricoTdia
,3 i^lfl , y/^c^?e
pcrdonerd il tutto . Cortnatevi .

5, ro/t- , avanti cb elleno


divetgano march
>

33 ?e , fate fur conviti . Ewpitew co* vofl


de"

3, dicibo, e di.vino . Tercib iftxta data cot

>, fla crcatura 3 affincbt voi ne godiate . Toia


? ; non rba conceduta il
Signore a* pagani , e
3, ewp; , w^
4/i" 4 yoi /V;4 conceduta . 5t;
3, diremo qnef?e ccfe ,forfe radunertmv maggi
33 popolo E fe fono alcuni 9 i quali credtno
.

., cbe noi cost dicendo.von jfbntiamo rettamcnti


3, noi offendiamo qucfli pochi W4 intanto ci ,
co>

ciliamo I affetto dell a moltitudine . Chefs m


,3 ciporteremo in
qiteflaguifa , dicendo non
,3 parole di Dio , e J; Cr//Zo 3 wa /e rzo/Zre , /
33 remopaftoripafcenti noi medefimi 5 e non gi
3, It
ptcore^. Alfine dunque di levare un tal
abuib,rtudioiii finodaquando eraPretecon tutf
ladiligenza di togliere gli fcandalofi conviti ;

poiche prcvedeva , che poco frutto avrebbe ri

tracto,fe prima non foflero flati tolti dalia Chie


DF. PRHilTIVI CRISTIAN1 187
$ i
Cartagirie,retta dalPrimate di tutta 1 Affri.
c 1 cui efcmpio avrebberoagevolmente fegui-
t e altre , (crifte a S. Aurclio Vefcovo di quella

I :ropoli la celebre Icttera , ch e tra !c altre

1; entefima fcconda, in quefta guifa (4) r Sap-


,.
5 o beatiflimo , e con pieniflima carita
>iate

,. -enerabil chenoi non difpcriamo , Ea rr. Anru-


Signore ,

, fperi^mograndementc , che i! Signorc,


nzi
Dio noftro , per l*aiJt:>rita dclla pcrfona ,
j ;he foltcnetc ( laqualeconfidianio* che ini-

,
?ofh (la non alia carnc ma allo fpirito vo- ,

,
tro ) che moke carnali fporchezze e ma- ,

attic , che foffre in molti , ma compiagnc in

,
^ochi laChfcfa dell Affrka , poflano elfcre

,
anate colla graviti voitra,e dcVoftri configli.
oiche avendo brevemente I Apoftolo nume-
3
,

,
-ate tre forte di vi^j da deteOarfi, eda fchi-

3 /arfi ugualmentC) da quali tre vizj nafcono

, nnumerabili altri , uno di qucfti , ch e in fe-


3 :ondo luogo dall Apodolo Tf .jefimo mcnto-
3 /ato acremente e nclla Chieu ripriib ; gli
,

iltri due , cioe i! primo , e Pultimo> fcmbra-

;io toiicrabili
agli uomini , ficche puo
awe-
lire , che a poco a poco non fi tengano piu

per vizj . ( r cosi dice il vafo di elczi^ne :

nonnclle crapole ,
e nelle ubriachezze ,
non
nellc ditfblutezze , e impudicizic ; non nel
:ontrallo , e nelPinganno ; ma veititcvi del
Signer Gesu Crido . . . Tra quefti tre vizj ,
queiio delle dilToIutezze >
e delle impudici-
zie e (limato si
grave 5 che niuno di colo-
ro, che ne fono itati macchiati.fembra degno
clell Eucariilico minillcro , e della comunio-
nede* facramenti . . . E giuftamente percer-
to . Ma perclie queflo folo ? Poiche le crapo-
c e le ubbriachezze talmente fono
,
riputate
I) B -COSTUMI
lecitc che in onore de Beatifiimi Martit
,

non folamente ne giorni folenni (la qi


>, cofa, chi di quelli , che non la riguarda
3, cogli occhi carnali , non vede che defc
efser compianta ? ) ma fono eziandio oj
di celebrate . La quale turptzza fe
,>
lamente fofsc peccaminofa , e non ancora
3, crilega , penferemmo
, poterfi foffrire c

qualdvogliaforza della tolleranza . Sebbe


dove troveremo cio, che cosi coriclufe 1 Af
,>
flolo ( aver numerati molti vizj, t
dopo di

quali pofe la ubbriachezza


) diccndo conqm ;

3 >
tali ncfure mangiaril
fane ? Ma via fbppc
55 tiarao quefte cofe nella difsolutezza don
?, ftica? e di quei conviti , che contengo

3,
nelle private pareti, e prendiamo con colo
5, fe volete, il corpo di Criilo ancora , co qi
li ci vien proibko di mangiareil femplice |

ne . Almeno fi allontani una volta una tal v<

3, gogna da fepolcri de fanti corpi , da luo


de facramenti 5 dalle cafe dellc orazion
3, Imperciocche chi di noi avra 1 ardimcnto
),
vietare 3 che fi faccia privatamente cio , c
5
frequentandofi ne luoghi facri, vien appel
^,
to onore de^ Martiri ? Se 1 Affrica pri
si
togliefse gravi inconvenient! , dovreb
ellacertamente efsere degna d imitazion
,5 Or efsendo flati eftinti , e aboliti per la m
,, flma parte della Italia >
e in tutte , o qu
in tutte le altre Chiefe di la dal mare , o p<

3, che mai tali abufi in efse non furono , o p^


,,,
che quantunque fieno (lati , furono tutta v
5>
ta per la diligenza de Santi Vefcovi , qi i

9 ,
Ii
penfavftno alia futura vita 5 levati ; coi
noi flaremo dubbiofi , e fofpefi nel trovi
?, la maniera d imitare 1
efempio loro ,
e

,,cit
DE PRIMITIVI CRISTIANI.
5 :ftirpare una si
gran corrutcla de coflumi?
Abbiamo ben no! un Vefcovo delle medefime
, -egioni oltramarine; per la qual cofa rendiamo
,
*razie alSignore 5 febbene egli e di tanta mo-
,
ieftia , e di tanta piacevolezza * e follecitu-
. line, che ancorche egli fofse Affricano , fa-
, :ilmente gli fi potrebbe perfuadcre colle au-
:
:orita delle facre letcere , che la licenziofa ,

, e malamente libera confuetudine ha cagiona-


,tolaferica. Ma ellae tanta la pcftilenza di
.
^ue/b male , che non fi puo , per quanto
: a me fembra , fanare , fe non che coll autori-

tadi un Concilio. O
fe la medicina dee prin*
-

cipiare da una qualche Chiefa, flccome par-


ra ura temerita lo sf^rzarfi di mutarecio,
che ritiene la ChiefaCartaginefe , cosi fari
una grande impudenza il voler mantenere
cio , che la Chiefa Cartaginefe ha cor-
retto . Ma
per quefto effetto quale altro
Vefcovo potea defiderare , che colui> il
fi

quale efecrava , efsendo ancor diacono 5 fbmi-


glianti abufi ? Or cio , che allora vi dolcva ,
deefiadefso troncare , e toglier affatto , non
con afprezza 5 ma come viene fcritto nello >

fpirito di piacevolezza ,
manfuetudine , e di
I
per vero dire mi danno animo a prendermi
Pardire di cosl parlare con voi le voitre let-
tere , chiarifTimi contrafegni della voftra_>

fchiettifftma carita .
Adunque non con af
prezza , come io eftimo , non con durezza ,
non con modo imperiofo , fi
tolgono queftc
cofe; mapiuttoilo infegnando , che coman-

dando , piuttoflo avvifando , che minaccian-


do . Poiche in quefta guifa dobbiamo tratta-
re colla moltitudine >
e la feverita deefi efer-
citare contro i
peccati de pochi . Che fe fla*
s> mq
e o s T u M i

;iio obbligati a minacciarc >


facciamolo ,

>,
con dolore minacciando co pafli dclla Scr
,

tura lafutura vendetta , acciocche non flu


3, noi nella noftra potefta temuti? ma IK
3, tcmutonel noilro parlare il
Signore . . . I
ubbriachezze , e qucftidiflbl
,, perchequefte
3, ti conviti ne cemeterj non folamente ib
3, creduti dalla carnale, e ignorante plcbeor
3, ri de Martiri , ma eziandio follievi de me

3, ti ; mi pare, che con maggiore facilita

,, pofifa
loro dimoflrarne la turpezza, fe coil s

3, torita delle fcritture fara proibita,e fi faran

5, per gli ipiriti de defonti f la metnorie >pra


1

3, ro le obblazioni che fi crede , polfano \


>

>3
ramente giovare ,
le quali non fieno di gra
,, de fpefa , e , che ne chiegg
attmi coloro
3 , no, fieno fenza fuperbia e con alkgrezza (

35
(tribuite ; ne fieno vendute, ma volen

3, qualcuno offcrire per le mcdefime qualc


3, po di danaro , dia incontanente lo fie (To c
raro a poveri . In quefla guifa e non tra
3>

33 fceranno la memoria de loro defonti , dalls

3 , qua! cofa puo nafcere non leggiero dolore,


55 iara celebrato in Chicfa cio che piament >

33 e oneftamcnte fi celebra Cosl egli eflfen >>

ancora Prete . Creato dipoi Vefcovo non tral


fcio di procurare con tutto Pimpegno , che tc
ti foffero coi conviti i
bagordi , c le ubbriachc
ze . Lionde egli e credibile , che a ifhnza
lui 1J foffero mofli i PadriAffricani di ftabilire
un Concilio chiedere agl Imperadori 3 c
di
vietaffero, con tnporre la pcnaa trafgreilbri,
confuetudine ii^trodotta in moite citta di eel
brarecontro i divini comandamcnti certi co
viti , che faceanfi a imitazionc de
gentili ;
quelli y che ne natal i-zj de
D* PRIMITIVI CRISTIANI .
1$ J
I rtiri in crano celebrari ne lacri
alcuni pae/I
t iph O^. E per vero dire , e^li fteflb nell ft) Condi.
< avo lihro della Cittd dl /?/onon folamentc ri- Afr c c ?p. .

XXVI i-Cod.
,vo abufode conviti nelleChiefe , ma mo-
1
I

eziandio di nor approvare


*
i >
ufo, ch crail in- ca1 .^ y/
1

i uiotto nell Affrica dopo di aver tolte da pa- Condi Ed]*


>

1 chie Chk fe
portare le vivsnde, Hud.
le agapi , di a

<
riporie fopra le memorie de Martin 5 fen-
i

2 pero alTaggia^Ie in Ghiefa Tutti gli offe- :


,>

,
]uj ; dice tgli , rrcflati a Martin da fodcli
,
ne facri luoghi fonoornamenti delle memo-
,

,
rie loro non mifterj , nc facrifizj offerti a
,

j morti come a Dei . CoJoro ancora , chc por-


. :sno nelle Chiefe le loro vivande ( la qual
. :ofa pero non e in ufo appreiTo migliori Cri- i

,
ftiani , ne in molte citta fi pcrmette )nuila-

j
iimeno orando cglino dopo di avcrle ripoftc ,
,
!
dipot togliendole , per cibarfcne , o per
, iillribuirle a poveri ; vogliono che fieno >

]uivi fantificatc pe mcrici dc fanti Marti-

5
i Nel trattato decimo fopra S. Giovan-
(4\>.

i
poiche vedeva che non era toko affatto
>

<
:flo grandiflimo inconveniente daHa Provin-
( 3 cui era, e forfe anche dallaChiefa,
in

( ei
rcggeva , ragfonando contro fomiglianti
;ordi , park in quefta guifa ,, Vedi tu
I
.

j
altri che corrono per volerfi imbriacarc,
,

e cio
j
vogliono fare nt luoghi fanti , la qual
3
:ofa non e convenevole ; procura d impedire
; quelli che tu puoi , acciocche non vadano .

I
!

Nefolamente in quello Juogo , c ne libri (s

la Citta di Dio ; ma ntl quarantefimo fe-


1
fermonc ancora , del qual fermone abbia-
1
di fopra riferito una picciola parte, dimo-
quanto gli premeiTe , chc till catti-
i
eg!i ,
]
e j c abbominevoli confuetudini foUero
n F. c o s T u M i

totalmente abolite ; per la qual cofa , red,


guendo forfe alcuni paftori delle Chiefe, c
in q,uel tempo pure erano alquanto inclfnati a

opinion! lafle , affinche compariffero benigni

popolo ; da loro a divedere , quanto penfaflfe


malamente ,
e a qual rifchio e gli altri , e fe