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1) Scuola di Francoforte, punto di riferimento per la definizione di cultura di massa e industria

culturale a partire dagli anni '30. Institut fur Sozial Forschung, fondato a Francoforte da un
gruppo di Marxisti ed ebrei, che applicano la teoria critica, fra Kant e Marx, ai cambiamenti
culturali dell'Europa contemporanea (anni '40 in America), una epoca di rivoluzioni, guerre,
totalitarismi, la modernità.
Walter Benjamin, Adorno e Horkhaimer, e Habermas, ancora vivo. Un'altra scuola in cui si
sviluppa una teoria critica della cultura. Si tratta di riflessioni diffuse tra gli intellettuali
europei a cavallo tra i due secoli (c'era stata infatti prima già la rivoluzione industriale, che
partendo da un'Inghilterra arricchita dal colonialismo aveva portato ad una società di massa,
all'urbanizzazione, e ai nuovi mezzi di comunicazione di massa, foto, nell’800, come cambia
l'arte, il cinema, fine Ottocento la radio, anni '20, Hitler, Roosevelt, tra il camino e la
televisione, anni '50, il medium del secondo dopoguerra, Internet anni '70, i video giochi
anni '80). La reazione degli intellettuali era stata critica, venivano visti come livellamenti,
perdita di cultura tradizionale, e di cultura alta.
Siamo quindi in una società moderna (dall'800), industrializzata, urbanizzata, dello
spettacolo. In risposta alla meccanicità della riproduzione, l'arte figurativa si sgancia
dall'imitazione, e diventa espressiva, sperimentale (Surrealismo, Dada, Futurismo, le
avanguardie). E poi disastri: due guerre mondiali, totalitarismi, rivoluzioni coloniali come
quella dell'Algeria.
Nella scuola di Francoforte emergono due posizioni su come analizzare la cultura di massa:
da un lato Adorno in collaborazione con Horkheimer (nemmeno cultura di massa ma
industria culturale), e dell'altro Benjamin. Adorno: è tutta spazzatura. Benjamin introduce
una prospettiva diversa. Adorno scrive: Carattere di Feticcio in Musica e la Dimensione
dell'Ascolto, e poi l'Industria Culturale. Per lui l'America era simile alla Germania nazista:
omogeneizzazione, serialità, tutto uguale, merci, e la sua tesi è che alla fine società
nazifasciste, socialiste e capitaliste sono simili, perchè in tutte si trova ad agire un principio
nato con l'Illuminismo, che invece di portare emancipazione ha tradito: la razionalità
strumentale, la natura come oggetto da manipolare per inventare nuove tecnologie e
sfruttarla meglio, e alla fine la stessa razionalità strumentale si è applicata anche agli esseri
umani, che sono stati manipolati tramite la tecnica (sono gli anni in cui nasce la scienza
della propaganda, per cui attraverso i nuovi media si manipolano le coscienze, come
degenerazione dell'Illuminismo). Dal totalitarismo del nazismo a quello del mercato, in ogni
caso un dominio: il primo riduce la società ad una caserma, spinge la nazione alla guerra
totale e progetta l'eliminazione fisica di un intero popolo, mentre il secondo agisce sulle
emozioni, i sentimenti, gli impulsi, per fare della società un grande supermercato, letimotiv
della cultura tedesca degli anni '70, critica della razionalità e della tecnologia. Quindi si
esportano i principi della produzione industriale nell'ambito della cultura, ciò che era
applicato alla produzione di oggetti (Adam Smith, la fabbrica, la divisione del lavoro,
ognuno fa un pezzettino, e si producono merci tutte uguali, fatte in serie, principio di
divisione e organizzazione tecnologica del lavoro per produrre di più, principio industriale,
velocizzazione). Lo stesso principio è passato alla produzione della cultura. Caso
emblematico è l'industria automobilistica (Henri Ford), principio che si trasferisce anche
agli esseri umani (uniforme di giacca e cravatta, battaglia di Apple negli anni '80 contro
IBM, giocando su questa cosa, criticando le corporazioni noiose senza creatività, inno,
vacanze organizzate). Anche la cultura si produce in serie (celebrities, già nella Hollywood
degli anni '30 e '40, che comprende il tocco della pseudoindividualità, per distinguere ciò
che è tutto uguale). Pensano soprattutto al cinema e alla musica, in cui le differenze sono
finte. Ma in realtà le stelle del cinema sono prodotte dai fan, più che dalle case
cinematografiche. Standardizzazione (villette a schiera, sobborghi americani). Lo strumento
non è il comando politico o la violenza ma la razionalità tecnologica, la logica della tecnica
applicata alla produzione, che si identifica con capitalismo. Adorno ce l'ha con la musica
pop, o anche col jazz: il consumatore dell'industria culturale è alienato, atomizzato e
infantilizzato, il noto ha successo (talent show). Cantonata sul jazz, che ora è una forma di
cultura alta, ma anche il disprezzo per una cultura pop che è principalmente femminile
(canzonette, riviste per adolescenti), quindi abbiamo un disprezzo maschile, mentre gli studi
culturali rivalutano i piaceri femminili (analisi degli Harmony, genere rosa: non solo
pastocchia regredita, ma aiuta le donne a negoziare i loro desideri, ad esempio nei confronti
di un rapporto difficile con uomini poco comunicativi); oppure il testo di Jaroon Lanier su
musica su Internet, un hippie rasta che condanna la musica attuale degli mp3, You Tube, la
mancanza di innovazione.
Benjamin: l'autore più ripreso da Birmingham, mentre Adorno è un po' da combattere. Era a
Parigi piuttosto che in Germania (can can, arte, avanguardie). L'arte è profondamente
cambiata. E' sempre stata riproducibile, ma la riproducibilità tecnica è ora il modo principale
di produzione dell'esperienza estetica: litografia, foto e cinema sono riproducibili
tecnicamente, non c'è più la manualità nella riproduzione (la Gioconda la conosciamo tutti).
L'arte perde la sua aura, l'hic et nunc, la sua esistenza irripetibile nel luogo in cui si trova.
Con la cultura popolare si perde il concetto di originale (foto, film). L'arte associata ai
luoghi della devozione, del culto, mentre tutto questo si perde: il legame con tradizione,
autenticità, originalità (pensiamo al digitale). Ma questo è buono, perchè l'arte si slega così
dalle classi dominanti. La diffusione di massa degli oggetti artistici mette in discussione il
valore cultuale dell'arte, affermandone invece il valore espositivo (non adorazione,
tradizione in cui il fruitore non ha diritto di parola, non è discutibile, valore religioso,
posizione gerarchica). Una volta liberata di questo legame, l'opera diventa mobile, può
essere appropriata dalle masse, che possono fruirne dove e come vogliono.
L'omogeneizzazione diventa possibilità di appropriazione da parte delle masse. Per
Benjamin, un concerto dal vivo in un teatro classico significa vestirsi in un modo, essere
intimidito, seguire delle convenzioni (San Carlo), mentre la registrazione crea una dinamica
diversa (acquisto degli spartiti, dei vinili, degli mp3). (studio sul Sony Walkman)
Appropriazione, e non perdita di valore e qualità. Dove prima c'era un evento, ora c’e' la
registrazione. Il principio meccanico permette alla riproduzione di venire incontro a colui
che ne fruisce. E ogni volta il brano sarà diverso (stato d'animo, luogo, circostanza).
Riassumere le due posizioni: l'arte diventa popolare, sottratta ai luoghi autoritari della
cultura. Però dice che il fenomeno poteva andare in due direzioni: esteticizzazione della
politica (Nazismo), oppure politicizzazione dell'arte (arte che produce cambiamenti, ad
esempio l'hip hop nelle metropoli statunitensi negli anni '80, che si rifanno alla musica
elettronica proveniente dalla Germania (i Kraftwerk), trasformata a New York e Detroit in
musica afroamericana (comunismo). (…)

Cultural Studies
Introduzione storica al campo degli Studi Culturali.
Oggetto: la cultura. Per chi e' interessato e studia, si occupa di politiche culturali, e' importante
sapere cosa intendiamo quando parliamo di cultura.
C’è un campo di studi che si chiama proprio Studi Culturali.
Cosa sono gli studi culturali?
Il luogo. Sono spesso denominati in inglese: Cultural Studies, associandoli agli studi culturali
anglo-americani. A questo ci si riferisce quando diciamo Cultural Studies: agli studi culturali
dell'area anglofona, quindi anche India, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Caraibi. Insomma
un'area estesa. La data: Quando si parla di studi culturali si dice che sono nati a Birmingham nel
1964, e che poi si sono diffusi velocemente nelle universita' americane negli anni '80, inserendosi in
una trasformazione dei curricula americani, che avevano gia' accolto gli Women Studies, gli
African American Studies, i Queer Studies, insomma tutti i nuovi approcci che non si identificavano
piu' con le discipline ma con il loro oggetto, e con delle nuove prospettive su questo oggetto.
Ancora oggi questa diffusione degli Studies continua: Media Studies, Software Studies, come
proliferazione dell'idea di Studi in un contesto postdisciplinare. Definizione: Lutter e... lo
definiscono come una prassi intellettuale, una pratica di ricerca, di studio, di riflessione, che vuole
descrivere la vita quotidiana dell'uomo (attenzione: uomo e' in realta' un termine non usato, perche'
e' un falso universale). E' il campo di studi che si occupa della everyday life, dandoci strategie e
strumenti per comprendere i cambiamenti nell'ambito della cultura.

I CS sono caratterizzati dalla situazione politica di quegli anni, e quindi cercano di combinare
impegno politico, istanze emancipatrici nello studio della cultura, approccio teorico e analisi
empirica. C'e' quindi un impegno per capire la cultura dal punto di vista delle relazioni di potere, del
rapporto tra dominanti e dominati, dal punto di vista della possibilita' di usare la cultura per essere
attivi, con una forte enfasi sulla necessita' di usare delle teorie, e con una forte enfasi sull'analisi
empirica, sullo studio di casi concreti di cultura. Quindi lo studio della vita quotidiana combina
impegno politico, approccio teorico e analisi empirica.
Punto di partenza degli SC e' quindi il concetto di cultura, un concetto che non ha a che fare con
l'idea di cultura come cultura alta (una persona di cultura, quella persona ha cultura), cultura come
capitale, cultura alta, d'elite, di origine borghese, ma intende la cultura in un senso quasi
antropologico (Williams descrive la cultura come un 'whole way of life', un modo di vivere nella
sua interezza: cultura e' un modo di vivere, qualcosa di ordinario e non speciale, non un'area da
mettere da parte). Quindi in senso piu' ampio cultura indica una molteplicita' di modi di vivere, e le
loro forme organizzative di comunicazione. Questo e' importante per voi, perche' ci fa riflettere sul
termine politiche culturali, che significherebbe politiche che riguardano l’intera vita delle persone.
Vedremo in che senso.

Quando si parla dei CS britannici si dice che nel 1964 viene fondato il CCCS a Birmingham.
Direttore del centro e' Richard Hoggart, che aveva raggiunto la fama con la pubblicazione di The
Uses of Literacy, gli usi dell'alfabetizzazione. Il centro aveva un'esistenza marginale nell'universita'
inglese, ancora dominata da Oxford e Cambridge, la superelite (ammuffite, insegnamento 1 a 1,
tutori personali). Loro vengono da questi posti, ma il Centro nasce in una red-brick university, meno
antica e prestigiosa, ma un po' piu' in alto dei politecnici. Gli viene dato un capannone, e li' si
stabiliscono due professori, due ricercatori, con una quarantina di studenti postlaurea. Questo porta
ad un'atmosfera di ricerca collettiva, con la formazione di gruppi dedicati a vari argomenti di ricerca
culturale: i media, le donne, il panico morale, la criminologia, la citta', la storia, e si producono dei
testi inizialmente stampati in ciclostile, che analizzano la cultura contemporanea inglese. (Testo
sulle sottoculture di Dick Hebdige, il punk ecc, o Cut and Mix, sulla musica caraibica importata a
Londra, o Angela Mac Robbie che scrive libri sulle riviste per ragazzine e sulla produzione della
femminilita', o Policing the Crisis, un libro collaborativo che parla dell'associazione di
immigrazione a criminalita', la creazione del panico. Troviamo anche un americano, Lawrence
Grossberg, che torna negli Stati Uniti negli anni '80, e attraverso lui e altri si ha un'esplosione degli
studi culturali anche negli US, a partire dall'Universita' di Chicago.) Poi negli anni '80 e '90,
complice la crisi del modello di studi umanistici, i CS si presentano come gli studi ideali per una
ricerca non inquadrata, piu' sperimentale, anche per le persone che studiano la letteratura e vogliono
studiare la cultura. Quindi si inserisce in una globale crisi delle discipline umanistiche (che stiamo
vivendo ancora oggi).

Quindi c'e' una data, un fondatore, un luogo. Ma si tratta di un mito, non un vero inizio. Una data
importante, la fondazione a Birmingham e' sicuramente una svolta storica importante, ma la storia e'
antecedente. Bisogna tenere conto dei movimenti politici degli anni '60, in cui si sviluppa un
ambiente intellettuale che consente tale impresa (la nuova sinistra inglese, in un periodo di
affluenza economica, i ragazzi lavoravano e consumavano, c'erano servizi pubblici e stato sociale, e
la nuova sinistra comincia ad occuparsi di questioni culturali).
Da dove viene allora il concetto? Raymond Williams (autore di Culture and Society e di Keywords,
A Vocabulary of Culture and Society) ci dice che la divisione tra civilta' e cultura nasce tra il 18 e il
19 secolo, quando questi termini assumono i loro significati moderni. Civilisation nasce prima: e' al
centro degli studi degli illuministi, per differenziarsi dall'eta' feudale, la ragione come diversa dalla
religione, parlando di civilta' come quella romana e quella greca, oltre all'importanza dell'idea di
civilta' nell'incontro coloniale, per il movimento nell'Atlantico per il commercio di materiali
preziosi ed il commercio di schiavi, gia' nel '600, America Latina, Africa, Portogallo, Caraibi,
Virginia, prima ancora il contatto col Giappone. Per Williams, l'idea di civilta' e' usata nell'800 per
descrivere un ordine, una forma di vita organizzata, un'organizzazione sociale sviluppata, e nel 16 e
17 secolo veniva gia' usato nel senso di civilizzare e come opposto a criminale, civis come ordinato
ed educato, opposto al barbaro, chi non e' civilizzato. Stato di raffinatezza in contrasto con la
barbarie, anche legato all'idea di progresso, la moda di Cina e Giappone come moda francese del
'700 (ieri: ignoranza, mancanza di alfabetizzazione). C'e' quindi l'idea di laicizzazione, di sviluppo
umano progressivo, storico, di modernita', una serie di definizioni del secolo luminoso, a cui il
Romanticismo si opporra', sviluppando l'idea di cultura in opposizione a civilta'. In ambito tedesco,
cultura e' nazione, indica identita' nazionale. Dalle grandi storie universali dell'Illuminismo, a quella
di una lingua e di una cultura da 'coltivare', coltivare se' stessi.

Williams ricostruisce tre categorie di uso del termine 'cultura':


1 – vicino a quello di civilta', indica un processo generale, di sviluppo intellettuale, estetico,
spirituale, qualcosa che ci rende piu' raffinati e civili.
2 – un modo di vita particolare, la cultura di un popolo, di un periodo, di un gruppo, anche
dell'umanita'.
3 – cultura come espressione artistica ed estetica, associata ad arte e letteratura, le arti espressive.
Per Williams, il significato piu' comune e' il terzo: oggi cultura e' musica, letteratura, pittura,
scultura, teatro, forme espressive (ministro della cultura), a volte con l'aggiunta di filosofia e storia.

In Keywords, Williams distingue questa definizione da quella dell'antropologia, per cui cultura e'
una produzione materiale, si ricostruisce attraverso gli oggetti usati da un determinato gruppo, e il
loro significato e' la cultura di un gruppo. Mentre negli studi culturali ci si riferisce a sistemi
simbolici o significanti: film, romanzi, poesie, programmi televisivi. Per Williams, l'aspetto
materiale e simbolico vanno sempre considerati insieme e non separati. (oggi antropologia e studi
culturali si sono molto avvicinati) Williams distingue anche il significato di cultura in lingue
diverse: ad esempio, l'uso antropologico e' comune alle lingue di origine germanica, scandinava e
slava, mentre in italiano e francese cultura e' associata ad arte o apprendimento, educazione.
Il termine cultura non ha quindi un significato unico.

Eravamo all'800: cultura nazionale, che e' sinonimo di letteratura, considerata rappresentativa
dell'eredita' nazionale. Ovviamente da un po' questo, lo studio della letteratura, non basta piu'.
Quando l'idea di stato nazionale si radica in Europa, in Francia, Germania e in Italia un po' piu'
tardi, troviamo in Inghilterra l'insegnamento di lingua e letteratura come prima istanza di
mediazione della cultura nazionale, la letteratura come cultura nazionale, cuore e centro della
formazione universitaria in ogni settore. Da questo punto di vista, la letteratura ha una qualita'
morale superiore a tutti gli altri insegnamenti, perche' ha formato la lingua prima dei mass media.
Questa e' l'eredita' nazionale. La lingua italiana, per Pasolini, e' una lingua scritta piu' che parlata,
almeno prima della televisione.
Gli English Studies, nelle universita' di elite, in cui si formano le classi dominanti, gli studi letterari
sono il centro di tutto il curriculum: cultura, lingua e letteratura compongono l'ideologia formativa
dell'identita' nazionale. Questo vale per tutti i paesi europei. Questo e' molto forte e visibile in
Inghilterra, dove c'e' un impero, e quindi nel sistema formativo, nel secolo 19, la letteratura diventa
strumento di educazione morale: il popolo si forma moralmente attraverso i classici, come un
mezzo per creare quella Englishness civilizzatrice, colonizzatrice: lo studio della letteratura era la
chiave per sentirsi inglese, soprattutto da parte delle classi dominanti dei paesi colonizzati (Small
Island, romanzo che parte dall'emigrazione dalla Giamaica in Inghilterra negli anni '60, in cui si
narra come gli emigranti sapevano tutto dell'Inghilterra, Shakespeare, ecc, cose che gli inglesi stessi
non conoscevano). Lo stesso vale per la Francia, di cui parla Franz Fanon: proveniente dalla
Martinica, formato anche lui con la conoscenza del classicismo francese, e poi non riconosciuto
come francese. Associazione quindi di cultura nazionale e letteratura come centrale alla questione
coloniale. La questione e' anche presente in un classico di Matthew Arnold, Cultura e Anarchia
(1869): la cultura contro l'anarchia, il meglio che e' stato pensato e detto nel mondo. Cultura non e'
tutto ma va selezionata.
Lo studio delle opere letterarie e dei classici in questo periodo e' un modo per elevarsi, per
apprendere delle verita' universali, e' il canone letterario, autori selezionati, prodotto di menti
straordinarie (culto romantico del genio, Shakespeare, Dante, Cervantes, Goethe, che trasmettono
dei valori umani universali).

Testi: The Uses of Literacy, Culture and Society, The Making of the English Working Class, hanno
a che fare con queste tradizioni.
1 – Applica i metodi della critica letteraria, close reading, attenzione al dettaglio, ad altre forme di
produzione culturale, come ad esempio i film di Hollywood o le pubblicita', le forme di vita
quotidiana, le dance hall. Questo distingue gli SC dalla sociologia, che ha un metodo scientifico. Si
tratta di una sensibilita' letteraria. (ad esempio, studiare i testi dei neomelodici napoletani, che ci
fanno capire la vita quotidiana delle persone, il loro mondo) La cosiddetta cultura bassa. Il libro
descrive il mondo del lavoro nell'Inghilterra tra le due guerre, la quotidianita', il tempo libero,
secondo i metodi della critica letteraria. Si parte dall'esperienza vissuta, che e' base di partenza, e
poi troviamo la contrapposizione tra la cultura comunitaria, organica, della classe operaia, contro la
cultura di massa.
(Com'era Verde la Mia Valle, minatori del Galles, John Ford, vita del villaggio, luoghi di socialita'
comune, di cui era figlio Williams)
Quindi tutta la vita e' cultura, un modo di vivere che si esprime sia attraverso il quotidiano che
l'arte, attraverso il materiale e il simbolico.

2 - Diversamente da Hoggart, Williams non ha disprezzo per la cultura di massa. Per lui, la realta'
sociale si puo' leggere attraverso le opere letterarie, i giornali, i programmi, le pubblicita' etc.
La cultura, per Williams, esprime determinati valori attraverso un modo di vivere. La cultura e'
qualcosa di ordinario: slogan del CS.

3 - E.P. Thompson: origini borghesi. Storia della classe operaia inglese dal basso, per restituirle un
senso di identita'. Quindi la cultura nazionale e' gia' divisa, disgregata (disgregazione): e' solo
cultura di una classe sociale. Divisione tra classe alta, classe operaia, e poi anche il confronto con i
colonizzati, perche' l'Inghilterra si definisce come omogenea, civile, in confronto agli altri. Ma ogni
cultura e' eterogenea. Thompson mette l'accento sulla 'agency' (soggettivita' agente) La cultura e'
un'attivita', non solo un indottrinamento: ogni forma di cultura contribuisce a formare noi chi siamo,
ma noi partecipiamo attivamente a questo processo. Prendiamo dei pezzi e costruiamo noi stessi.

Quindi abbiamo due punti di partenza: tutto si puo' studiare, e la cultura come attivita'.
1964: fondazione del centro, reazione agli English Studies, e proposta di interdisciplinarita', quindi
studiare la cultura al di la' della letteratura. Analisi di forme pratiche e istituzioni culturali, unendo
storia, letteratura e sociologia. Siamo pero' ancora in ambito nazionale. Quindi si passa dallo studio
della letteratura a quello delle culture: le sottoculture giovanili, i media, la radio, la TV, il vinile
(esempio delle radio pirata che trasmettevano musica americana al largo, contro il controllo elitario
della BBC), e poi delle identita' sessuali e razziali.

Introduzione di Chambers al libro di James Procter su Stuart Hall e gli SC. L'Orientale e' stato uno
dei primi centri in Italia a recepire gli SC. Chambers dice che la cultura perde la sua idea di oggetto
idealistico e statico, e diventa un processo composito, storico, che cambia sempre, una congiuntura
storicamente specifica. Da semplice oggetto estetico a qualcosa di importante, al centro del nostro
rapporto col mondo. Il luogo in cui recepiamo significati sociali e li cambiamo.
In Italia pero' non c'e' stato lo stesso processo, e siamo rimasti con l'approccio classico. Fuori
dall'universita' c'e stato Pasolini, ma non nell'universita'. L'intellettuale italiano ha sempre avuto
disprezzo verso la cultura popolare. Lo spazio popolare e' pieno di presenze aliene: americanismo,
consumismo, migranti. Da un lato c'e' Sanremo, dall'altro i Sud Sound System, e in Italia rimane
l'incapacita' di analizzare questa cultura. Ad esempio anche del Berlusconismo.

Quadrophenia. Film discussion: ricchezza, e battaglie culturali. Fenomeni analizzati ad esempio da


Dick Hebdige. (video Sex Pistols)

Filmato su Stuart Hall, al Jazeera English.

Il potere è soprattutto ciò che interessa agli studiosi dei Cultural Studies inglesi. “La cultura è un
campo di battaglia permanente.” (Hall) Bisogna smascherare l’interpenetrazione tra cultura e
potere. Interpretare la cultura e le sue espressioni solo dal punto di vista formale, come significati,
non è lo scopo. In questo senso, il tema della disuguaglianza tra le classi è complicato dai nuovi
soggetti o i nuovi esclusi: le ‘nuove etnicità’ asiatiche, caraibiche, islamiche, approdate nei paesi
occidentali nel dopoguerra, e di cui scrivono Hall, ma anche Paul Gilroy e Dick Hebdige. Esse
introducono tra le divisioni di classe il flusso della diaspora culturale e razziale (si intravede la
nascita degli studi postcoloniali). Un altro soggetto della differenza culturale è il genere femminile,
che mette alla prova il Centro, emergendo con il volume “Women take Issue,” del 1978. Anche
negli Stati Uniti i CS hanno avuto molto successo. Qui, l’interesse per il potere diventa un impegno
quasi esclusivamente ‘testuale’ (questioni di linguaggio, il crudo esercizio del potere resta fuori). Il
campo di battaglia della cultura è percorso da forme di sopraffazione e di resistenza: questa è la
lotta culturale. Il concetto di ‘resistenza’ (lavoro etnografico sulle subculture giovanili) è un tema
molto usato riguardo le differenze culturali. Ma con scarsa attenzione verso i luoghi istituzionali del
potere (religioni, corporazioni d’affari, media, Stati). In realtà, i CS hanno ridefinito il concetto di
‘egemonia’ di Gramsci (Quaderni del carcere), per riflettere sul dominio politico culturale più che
sulle strutture istituzionali. Indica la gestione politica della cultura e del senso comune: il potere
economico non può esercitare il dominio da solo ma tramite una pratica politica che costruisce il
consenso dal basso, intrecciando i modi di pensare, i media, la cultura, la lingua, la filosofia, la
cultura popolare, la chiesa. Gramsci viene soprattutto rispettato per la sua valorizzazione della
cultura popolare e del senso comune, che può essere contraddittorio e occasionale, ma sempre
espressione della coscienza delle masse. L’intreccio tra la politica del cambiamento e la cultura
popolare è l’elemento chiave per gli SC, ponendo l’accento sulla politica culturale.

Stuart Hall: figura centrale per lo sviluppo degli SC britannici, sia come uno dei primi direttori del
centro, su cui ha avuto l'influenza più forte, e che ha introdotto la teoria continentale (approcci
teorici filosofici come quelli di Gramsci, Adorno, Benjamin, Barthes, Foucault, Lacan, Derrida).
Siamo negli anni '60 e '70.
E' definito da Procter come colui che ha dato un contributo fondamentale agli SC: che le questioni
culturali sono questioni politiche, la cultura è il luogo della politica, il terreno su cui si gioca il
destino di una nazione, il futuro della società.
E' un intellettuale della diaspora africana: nasce a Kingston da una famiglia piccolo borghese con
aspirazioni di diventare una famiglia vittoriana inglese (imitazione del colonizzatore, la cui norma
viene interiorizzata, e ci si sente inglesi, disconoscendo l'eredità giamaicana, e adottando una sorta
di razzismo basato sulle sfumature del colore della pelle). Hall definisce la propria formazione
come oppressiva, in un ambiente attento alle appartenenze di classe, alienato dalla sua famiglia a
causa della sua pelle relativamente scura e dei dissidi con la madre, convinta di essere inglese
(documentario di J. Akomfrah e l'esperienza della formazione in Giamaica). Quindi un inglese che
non si sentiva tale, uno sguardo dall'esterno sulla cultura inglese, in conflitto con l'inglesità, come
sottolinea Procter, che dice che la sua centralità negli SC sia dovuta al suo rapporto decentrato e
controverso con le idee dominanti in Inghilterra e con l'inglesità, idee che già dagli anni '50 sono
messe in discussione dalla migrazione di giovani giamaicani vestiti all'europea che arrivavano sulle
navi a cambiare il panorama umano delle città inglesi, cosa che si vedrà subito ad esempio dalle
contaminazioni musicali, che poi hanno reso l'Inghilterra come uno dei paesi all'avanguardia nella
produzione e sperimentazione musicale. Il che ha a che fare con questa transculturalità dovuta al
colonialismo.
Hall arriva quindi in Inghilterra per studiare, come tutti i figli delle classi medio alte del
Commonwealth negli anni '50, anni trasformativi importanti un po’ dappertutto, in cui si afferma la
cultura commerciale, grazie anche al boom economico, trasformazioni che formano il pensiero di
un'intera generazione, per quello che riguarda la centralità della cultura popolare. Il contesto in cui
cominciano ad affermarsi certe teorie e un progetto di ricerca come quello di Birmingham sono
nuovi fenomeni come la società del benessere (affluent society) con piena occupazione, e grazie alle
lotte del partito laburista e dei sindacati un aumento del tempo libero, e un passaggio della classe
operaia da qualcosa che si riconosce attraverso il lavoro, la produzione, a qualcosa che si riconosce
attraverso il consumo, i programmi, la musica, i vestiti, le automobili, gli scooter, che diventano
importanti per definire l'identità e la cultura della classe operaia. Quindi la cosa paradossale con cui
si confronta un intellettuale giamaicano di sinistra come Stuart Hall (lotta per l'indipendenza, contro
l'imperialismo) è la crisi della sinistra laburista, che nonostante le lotte prima della guerra, e
nonostante le vittorie, perde le elezioni, mentre i conservatori si affermano. Inizia a collaborare con
la New Left Review e la nuova sinistra, che rompe con la sinistra classica e comincia a confrontarsi
con le questioni culturali. Questi articoli (enorme lavoro di traduzione) sono tra i primi da lui rivolti
ad un'analisi della società dei consumi e la cultura popolare, e quest'argomento che la sinistra
tradizionale non capiva la cultura popolare e perciò perdeva le elezioni (Diana, le Spice Girls, Blair,
la monarchia che si ridefinisce e da' ai laburisti un modello per sviluppare la propria linea). I primi
dieci anni del centro sono dedicati a differenziarsi dal Marxismo classico, secondo cui conta solo
l'economia, i rapporti di produzione, mentre la cultura popolare è solo un mezzo per coltivare la
stupidità della gente e fare il lavaggio del cervello, la bassa qualità dei prodotti commerciali
(intellettuale italiano), prendendola invece sul serio, perchè sono i processi culturali a determinare il
clima sociale ed economico, e non il contrario, la cultura viene prima ed influenza questi processi.
La cultura popolare è quindi centrale al dibattito politico (cool Britannia di Blair negli anni '90,
rebranding dopo la Thatcher, Damien Hirst, lo stile, la moda, la musica, la multiculturalità,
un'Inghilterra giovane, dinamica, moderna, restyling che trasforma il volto di una nazione; in Italia
il Berlusconismo è stato preparato dalla televisione, così come il movimento di Grillo, personaggio
televisivo e popolare). Il popolare è quindi centrale ai CS.

Pausa.

2) Codifica e decodifica. Se l’attività di codifica consiste nel definire i limiti e i parametri che
racchiudono la libertà del processo di decodifica, dalla relazione tra lettore e questi limiti
discendono tre possibilità di decodifica:
• la posizione dominante egemonica (lettura preferita)

• la posizione negoziata

• la posizione “di opposizione”

Workshop: analizzare tre esempi di letture secondo il modello di Hall.

3) Intro ai nuovi media. No new media. Broadcasting, narrowcasting, webcasting o datacasting,


socialcasting. Attività del pubblico: selettività, utilitarismo, intenzionalità, refrattarietà
all’influenza, coinvolgimento. Non più audience (generico), ma audience specifiche, e poi
prosumer. Peristenza, replicabilità e ricercabilità dei contenuti archiviati (boyd). Networked
publics: invisibili, contesti collassati, confusione pubblico/privato. Publico: spazio sociale di
interazione e comunità immaginate che condividono identità. Dai mezzi di comunicazione di
massa, al computer come metamedium. Le infrastrutture sono un macrosistema tecnico che
incorpora tecnologie e relazioni sociali. I social media sono piattaforme. Da accesso alle
informazioni a costruzione di relazioni sociali. Web 2.0: la social informatics cerca di capire
come un sistema informatizzato si adatta a un contesto sociale (social networks analysis).
Definizione di Tim O’Reilly nel 2004 (intelligenza collettiva). Blog, wiki e social media.
Profili e connessioni, Six Degrees Friendster e MySpace, FB nel 2004, aumentano il capitale
sociale, privacy. Altri social come You Tube e Twitter, oggi IA. Prometeismo. Critiche:
Jaron lanier, totalitarismo cibernetico o maoismo digitale.

I developed the concept of cultural analytics in 2005 to refer to “the analysis of massive cultural datasets and
flows using computational and visualization tech- niques.”

Rappresentare la cultura tramite I dati e l’analisi computazionale, in contrasto ai metodi


qualitativi delle discipline umanistiche e le scienze sociali. Tecniche quantitative per
analizzare i media interattivi. Combinazione con il close reading. Cioè di pattern ampi, con
dettagli e prodotti individuali. Pattern e trend culturali. Dati che descrivono attività sui
social, contenuti prodotti e condivisi e interazioni (social computing, computer science che
studia l’attività sui social, milioni di oggetti, cultura pop). Ma se si analizzano ad esempio i
temi delle foto su Instagram, sembra simile a uno studio di storia dell’arte. Digital
humanities: analisi di un momento e un settore specifico, es letteratura dell’’800, website
design, per lo più artefatti del passato creati da professionisti, archivi e database, musica foto
e cinema, ma anche pittura o letteratura. Cultural analytics le combina entrambe. Non
sceglie tra uno dei due oggetti di analisi, o tra metodologia umanistica e scientifica
(interpretare il passato e predire il futuro). Grandi numeri: i sample più grandi sono più
rappresentativi, esempio IMDb, anche per trovare trend e pattern (Instagram, selfie, fashion,
food, friends, gadget, activity, pet). Small sample per trovare il tipico e più popolare di un
piccolo gruppo. Ma il focus è sempre sul ‘culturale’, non il sociale. Contro la definizione di
Arnold: the best. Cone la tecnologia modella il gusto (Instagram, filtri, editing, per questo è
cultura). Combinare il generale e il particolare, sociologia e cultura, trend generali e
differenze specifiche.

4) Black Mirror: Strumento per discutere come le tecnologie digitali ci stanno cambiando.
Sono inserite nella nostra vita quotidiana. Un mancato utilizzo consapevole degli strumenti
porta conseguenze negative. Ma nella serie la tecnologia non è cattiva: dice solo stiamo
attenti, perché le tecnologie potenziano le nostre caratteristiche. E’ la versione digital
distopica di grandi poteri, grandi responsabilità, la tecnologia è un potere. Si tratta non di un
mondo immaginario ma di uno sguardo retrospettivo: al di là del linguaggio tecnologico
(droni ragno, robots, politici come comici etc), è un modo per guardare alla nostra società.
Reazione al cyberpunk degli anni ’90 (modo diverso per guardare la realtà degli sprawl,
ciberspazio), un Bignami di situazioni effettive, molti lo usano per raccontare la propria
realtà quotidiana (cartello di protesta contro Trump, questa puntata fa schifo), la
fantascienza è la realtà di tutti i giorni (Tweet dall’account di Black Mirror dopo la
dimissione di Renzi, il candidato giusto è Waldo). BM riesce a fare un corto circuito con la
realtà. Mitologia del mondo contemporaneo. Utilizza la forma narrativa della distopia per
raccontare i problemi concreti del mondo contemporaneo. Sensazione di disagio, le puntate
più angoscianti (social network che controlla ogni aspetto della vita delle persone, punteggio
alto).

Episodio.