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Pubblicò il suo capolavoro

Pirandello fa parte del periodo del Decadentismo come Pascoli e D’Annunzio però rappresenta un’altra
faccia del Decadentismo rispetto altri due poeti. E’ considerato uno scrittore rivoluzionario perché fa uso di
tecniche espressive estremamente nuove e critica tutte le forme di vita sociale del tempo
L’aggettivo Pirandelliano è ormai diventata un’espressione che è entrata nel linguaggio comune; un personaggio
pirandelliano significa che si riferisce al suo pensiero e alla sua opera qualcosa di paradossale tipica di Pirandello
VITA
 Siciliano, nato a Girgenti (attuale Agrigento) nel 1840 da una ricca famiglia borghese, il padre era
proprietario di alcune miniere di zolfo. La sua famiglia era antiborbonica (contraria alla dominio dei Borboni
in Sicilia) e al momento della unificazione era favorevole all’annessione della Sicilia all’Italia.
 Si rifiutò di seguire la professione del padre, così si iscrisse alla facoltà di lettere all’Università a Palermo, poi
si trasferì a Roma dove ebbe dei contrasti con un professore universitario e fu costretto a lasciare l’università e
si trasferì a Bonn in Germania dove si laureò studiando i testi della filosofia tedesca.
 Poi ritornò in Italia a Roma e conobbe Capuana principale teorico del Verismo italiano insieme a Verga che
lo introdusse negli ambienti culturali romani e iniziò a scrivere i primi romanzi sotto al suo influsso come
l’ESCLUSA che era legato al Verismo.
 Un fatto che lo segnò molto nel 1903 fu l’allagamento nella miniera di zolfo di sua proprietà che causò la
rovina della sua famiglia e quella di sua moglie. Da quel momento la donna iniziò a manifestare disturbi
psichici. Pirandello non riuscì a gestire la situazione e fu costretto a ricoverarla per curarla.
 Per le cattive condizioni economiche, iniziò a dare lezioni private ma riuscì a dedicarsi lo stesso alla scrittura
infatti nel 1904 pubblicò il suo capolavoro: IL FU MATTIA PASCAL che fu accolto con successo dalla
critica più all’estero che in Italia.
 Oltre al Fu MATTIA PASCAL, Pirandello scrisse un SAGGIO molto importante perché spiegava la sua
POETICA cioè l’UMORISMO pubblicato nel 1908.
 Grazie a questo Saggio e al Fu Mattia Pascal, ebbe la Cattedra al Ministero di Roma e iniziò una lunga
collaborazione con il quotidiano più importante “IL CORRIERE DELLA SERA” che portava avanti gli
ideali dell’interventismo.
 A partire dal 1915 spinto dai problemi economici si dedicò anche al TEATRO: all’inizio con commedie
dialettali poi con Drammi che gli diedero fama internazionale come “SEI PERSONAGGI IN CERCA
D’AUTORE” che all’inizio non ebbe successo ma poi venne rappresentato in tutti i teatri del mondo
 Durante il periodo della guerra 15-18 visse anni molto difficili perché le condizioni di salute della moglie
peggiorarono e dovette rinchiuderla in manicomio
 Dopo la guerra aderì al FASCISMO ma fu un’adesione teorica perché non ricoprì mai alcun incarico: prese la
tessera del partito solo per ottenere fondi statali per creare il suo teatro, creò così una sua compagnia chiamata
COMPAGNIA D’ARTE DI ROMA con la quale andò in tourneè in tutto il mondo, suscitando interesse
anche ad Hollywood. Molti dei suoi romanzi divennero anche soggetto per alcuni film
 Era fortemente contrario a Giolitti, la cui politica era considerata debole e corrotta.
 Nel 1926 pubblicò un altro romanzo di successo UNO NESSUNO CENTOMILA
 Nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura che gli venne assegnato non tanto per i suoi romanzi ma
per la sue opere teatrali.
 1936 muore a Roma
POETICA
Per capire la sua poetica si deve fare riferimento al saggio pubblicato nel 1908 l’UMORISMO
1) Pirandello DIVIDE L’UMORISMO DALLA COMICITA’
A) COMICO è L’AVVERTIMENTO DEL CONTRARIO, che si ha quando si osservano solo le apparenze
e si coglie l’avvertimento del contrario. La COMICITA’ è LA PRIMA IMPRESSIONE che suscita la
risata ma è priva di RIFLESSIONE. L’AVVERTIMENTO DEL CONTRATRIO si distingue
dall’UMORISMO
B) L’UMORISMO invece è il SENTIMENTO DEL CONTRARIO che nasce da una RIFLESSIONE,
quindi ci si rende conto che spesso dietro a un determinato comportamento, apparentemente COMICO, si
nasconde un MALESSERE, un DRAMMA, non suscita più le risate ma suscita la PIETA’, un PIANTO,
un RISO AMARO cioè un SORRISO CHE NASCONDE LACRIME
PER SPIEGARE QUESTA DIFFERENZA FA UN ESEMPIO:
quando vedo una vecchia signora con i capelli tinti, unti, truccatissima e vestita con abiti giovanili, RIDO perché
quella signora dovrebbe essere il CONTRARIO DICOME UNA VECCHIA SIGNORA DI QUELL’Età
DOVREBBE ESSERE ACCONCIATA. E’ l’AVVERTIMENTO DEL CONTRARIO Però non mi chiedo
PERCHE’ si comporta così, è una considerazione superficiale senza RIFLESSIONE sul perché questa signora si
è vestita in questo mondo ridicolo.
Pirandello dice che se però inizio a riflettere e passo DALL’AVVERTIMENTO DEL CONTRARIO al
SENTIMENTO DEL CONTRARIO cerco di capire qual è il motivo perché questa vecchia signora si vesti
così, sto passando dall’AVVERTIMENTO DEL CONTRARIO al SENTIMENTO DEL CONTRARIO e
riflettendo dico che questa signora non si diverte a conciarsi come un PAPPAGALLO ma lo fa perché dentro di
sé nasconde una sofferenza e vestendosi da ragazzina, spera di trattenere suo marino che è più giovane di lei.
Pirandello dice: se faccio questo ragionamento non rido più come prima ma rifletto perchè sta passando
dall’AVVERTIMENTO al SENTIMENTO del CONTRARIO e questo è la differenza tra COMICO e
UMORISMO
COMICO= AVVERTIMENTO DEL CONTRARIO
UMORISMO= SENTIMENTO DEL CONTRARIO
Questi personaggi pirandelliani non sono eroici, sono sempre quotidiani e hanno una vita insignificante che
non li soddisfano mai.
Per comprendere bene il pensiero e la produzione di Pirandello si deve considerare il PERIODO STORICO
quindi bisogna tenere in considerazione il periodo dopo Risorgimentale. La famiglia di Pirandello era
favorevole all’Unità d’Italia perchè avrebbe risolto tutti i problemi ma questo non accadde, anzi i problemi
aumentarono e di conseguenza quella generazione ebbe una delusione fortissima.
Si deve partire da questo per capire la sua adesione al FASCISMO.

2) Altra caratteristica della poetica è la DIFFERENZA TRA VITA E FORMA


A) VITA è un flusso continuo, l’istinto e l’uomo imbrigliare questo flusso costruendosi delle FORME fisse
che sono delle MASCHERE con cui si identifica per dare un senso alla sua vita ed essere accettato
dalla società in cui vive. LA VITA E’ L’IMPULSO VITALE, IL FLUSSO
B) LA FORMA , cioè le MASCHERE, è un insieme di convenzioni, inganni che sono imposti all’uomo.
L’uomo quindi è costretto a vivere indossando queste maschere (convenzioni) che la società gli impone
L’uomo non è libero ma a seconda delle circostanze è costretto a vivere indossando una determinata
maschera, mentre quando non la indossa, la società lo giudica un folle, un pazzo.
La vita dell’uomo è drammatica perché vive seguendo queste imposizioni della società, indossa una maschera
e di conseguenza perde la SUA IDENTITA’, quindi non è NESSUNO
L’uomo ha diverse identità perchè le maschere che indossa sono infinite a seconda dell’INTERLOCUTORE
che si trova di fronte ha CENTOMILA identità perché gli altri in CENTOMILA modi diversi.
Anche la realtà non è unica ma ciascuno vede la realtà da come la vivono gli altri e ciò fa soffrire l’uomo e a
creare il dramma in cui vive l’uomo.
Il Dramma nasce dal fatto che ogni individuo indossa tante maschere ma ogni individuo di conseguenza ne
impone altrettante agli altri.
Ogni individuo è UNO – ma per gli altri è CENTOMILA, ma in realtà non è NESSUNO.
La verità per l’uomo non è OGGETTIVA (uguale per tutti) non ne esiste una sola ma CENTOMILA,
ognuno ha la sua verità. Per questo motivo gli uomini non riescono a comunicare perché ognuno ha il suo
punto di vista e non nessuno sa quale può essere la visione dell’altro.
L’ NCOMUNICABILITA’ è uno dei MOTIVI DI SOFFERENZA PER PIRANDELLO

OPERE
Pirandello ha scritto 7 romanzi i più importanti sono IL FU MATTIA PASCAL e UNO; NESSUNO;
CENTOMILA
RIASSUNTO IL FU MATTIA PASCAL (Romanzo più famoso)
Mattia Pascal è un giovane che ha un occhio strabico. E’ ambientata in un paese immaginario della Liguria
chiamato Maragno ed è una storia PARADOSSALE, divisa in 18 CAPITOLI E COMINCIA DALLA FINE.
I primi due capitoli costituiscono la premessa di tutta la storia. Il protagonista afferma che la sua è una vicenda
molto strana e difficile da raccontare e che riguarda le sue prime due morti.
L’amico che gli ha suggerito di scrivere la sua strana storia è un prete di nome Don Eligio, che gli dice di leggere
il suo romanzo solo dopo la sua terza e definitiva morte.
Dal terzo capitolo inizia il racconto vero e proprio, quando all’età di quattro anni perde il padre e la gestione
economica familiare passa nelle mani di un amministratore ladro, Batta Malagna detto la TALPA e così la sua
famiglia si impoverisce.
Per fargli un dispetto Mattia Pascal seduce Romilda, la donna di Malagna e la mette incinta. La situazione si
complica perché Mattia Pascal mette incinta anche Oliva, la seconda moglie dell’amministratore.
Mattia Pascal deve sposare Romilda come nozze riparatrici e per Mattia la vita coniugale è un inferno perché deve
vivere anche con la suocera. Mattia quindi è imprigionato nella trappola del matrimonio infelice, così decide di
fuggire da casa e si reca al Casinò di Montecarlo dove vince un’enorme cifra alla roulette.
Questo segna un cambiamento e durante il viaggio di ritorno, legge su un giornale del ritrovamento, presso il
paese dove abita, del corpo di un suicida annegato che la moglie e la suocera hanno identificato in lui. Il caso ha
fatto sì che si trovi improvvisamente un uomo libero e molto ricco. Decide allora di approfittare di questa morte per
liberarsi della sua vita passata, cioè della sua trappola e di costruirsi un’identità nuova, sotto il falso nome di
Adriano Meis, nome scelto ascoltando sul treno dei frammenti di una conversazione tra passeggeri
Pascal cerca di trasformare il suo aspetto: si taglia la barba, indossa un paio di occhiali scuri per coprire lo
strabismo, una giacca lunga a doppio petto e un cappello a larghe tese e inizia a viaggiare per l’Italia e per
l’Europa, senza una meta, senza uno scopo preciso se non quello di godersi la vita e la libertà.
Ad un certo punto però comincia ad avvertire il peso della solitudine e sente la necessità di riallacciare i rapporti
sociali che in passato lo soffocava e condizionava, così va a vivere a Roma nella pensione di Anselmo Paleari,
Qui si innamora della figlia del padrone di casa, Adriana. Ben presto si rende conto che il nuovo nome e il
personaggio che impersona non esistono per la società e per questo non può realizzare nessun progetto si una
vita futura perché per lo stato lui non esiste.
Inoltre vive con la paura che venga scoperta la sua vera identità e per non farsi riconoscere si fa operare all’occhio
strabico.
Viene derubato e si rende conto che non può neppure denunciare il furto perchè è una persona inesistente e non ha
documenti. Così decide di abbandonare Roma e Adriana e far perdere le sue tracce facendo credere che Adriano
Meis si è suicidato, cercando di rientrare nella sua vecchia identità di Mattia Pascal.
Torna nel suo paese ma scopre che sua moglie ha una nuova famiglia, ha avuto una figlia con il suo amico Pomino
che era da sempre innamorato di Romilda, rinuncia di vendicarsi della moglie e decide di aspettare la morte, quella
reale, vivendo nella biblioteca dove aveva lavorato da giovane.

CONCLUSIONE
Il romanzo si chiude con un PARADOSSO cioè Mattia Pascal, morto due volte, on ha più la possibilità di avere
un’identità sociale e può vivere solo come “IL FU MATTIA PASCAL” cioè come un defunto, una persona
morta, scomparsa per sempre e capisce che non gli è possibile vivere senza una MASCHERA. Le norme sociali
per l’uomo quindi sono indispensabili per vivere
INETTITUDINE
Mattia Pascal è un inetto cioè un incapace di adattarsi alla vita, ma evadere dalla vita è impossibile Alla fine è
uno SCONFITTO che alla fine si guarda a vivere perché non è in grado di vivere la condizione di libertà a cui
aspirava.
Egli è destinato al fallimento; infatti la conclusione è NEGATIVA: Mattia Pascal si riduce a vivere una non
vita, pur non essendo morto fisicamente, di fatto vive in una condizione di estraneità alla vita.

UNO NESSUNO CENTOMILA


E’ il suo ultimo romanzo e racchiude tutte le sue tematiche
Il protagonista è VITANGELO MOSCARDA, soprannominato dagli amici GENGE’ è il figlio fannullone di un
banchiere usuraio dal quale e ha ereditato la banca che gli permette di vivere di rendita (senza fare nulla)
Tutta la vicenda inizia da un evento insignificante cioè un giorno si guarda allo specchio e scopre un difetto: il suo
naso pende verso destra. Vitangelo non aveva mai notato questo particolare ma è lo moglie che glielo dice. La
soperta di questo difetto gli fa scoprire altri difetti dei quali non aveva mai fatto caso: l’attaccatura delle orecchie,
la sopracciglia, la diversità della gamba destra rispetto alla sinistra , che gli scatenano una crisi di identità
Per questo si rende conto che la moglie e le persone che lo conoscono, hanno un’immagine di lui completamente
diversa da quella che egli si è fatto di se stesso. Moscarda quindi decide di cambiare vita pere cancellare
l’immagine che gli altri hanno di lui: decide dii gestire direttamente la banca e i suoi beni , cosa che non aveva
mai fatto prima Poi per liberarsi della nomea dei suoi compaesani che lo chiamavano “figlio dell’usuraio”, decide
di liquidare la banca. La moglie, i familiari e gli amministratori della banca, per impedirgli di sperperare i suoi
averi, cercano di internarlo.
Riceve la visita di Anna Rosa, un’amica della moglie, inviata nel tentativo di farlo ragionare, ma lei presa da un
raptus inspiegabilmente gli spara un colpo di pistola. A processo però grazie alla deposizione di Moscarda la
donna viene assolta e decide di evolvere tutti i suoi beni per la costruzione e la gestione di un manicomio per i
poveri, dove anche lui si ritira a vivere.
Nell’ospizio Vitangelo si sente finalmente libero da ogni regola e dalla prigionia dell’identità, immerso nella
natura vive come un elemento della natura o un animale: è diventato NESSUNO, è senza nome, identità e
pensieri.
INETTITUDINE DI MOSCARDA
A differenza di Mattia Pascal, Moscarda non si adegua ad assistere passivamente alla vita ma va alla ricerca di
una soluzione che lo riscatti dalla condizione di inetto
La CONCLUSIONE è POSITIVA perché il profondo malessere, legato al problema dell’identità, si conclude
con una fuga dalla forma per entrare nella vita, cioè una fuga dalla società per entrare nella natura vista come vita
allo stato puro.
LA PRODUZIONE TEATRALE
La produzione teatrale pirandelliana si sviluppa in un arco temporale che va dagli ultimi decenni dell’800 fino alla
morte dello scrittore (1936). Importante perchè gli fece vincere il PREMIO NOBEL È articolabile in 4 fasi:
1)Il teatro siciliano 2)Il teatro del grottesco 3)Il metateatro 4)Il teatro dei Miti
1) IL TEATRO SICILIANO
sono testi ancora legati al Naturalismo, ai veristi e a Verga e già in queste prime opere si affaccia la
contrapposizione tra la vita degli istinti e gli obblighi della società
2) IL TEATRO DEL GROTTESCO
questa fase è più interessante perché più innovativa della prima ; ci sono commedie significative come
“Così è se vi pare” (1917) e “Il giuco delle parte “ 1918. Il teatro del grottesco è caratterizzato dalla critica
che Pirandello rivolge alle convenzioni borghesi. Egli mette in scena il rovesciamento paradossale del dramma
borghese; è un teatro basato generalmente sui vincoli familiari, adulteri, triangoli amorosi e vengono applicati i
principi dell’umorismo.(UMORISMO: SENTIMENTO DEL CONTRARIO che nasce da una RIFLESSIONE
mentre il COMICO è l’AVVERTIMENTO DEL CONTRARIO e fa l’esempio della VECCHIA SIGNORA)
Pirandello dalla novella “LA SIGNORA FROLA E IL SIGNOR PONZA SUO GENERO” ricava l’opera
teatrale COSI’ E’ SE VI PARE “che venne rappresentata per la prima volta nel 1917.
COSI’ E’ SE VI PARE è l’opera EMPLEMA DEL TEATRO DEL GROTTESCO
L’opera inizia con l’arrivo in una cittadina di provincia di una strana famiglia che suscita i pettegolezzi
degli abitanti del paese e che è scampata a un terribile terremoto.
I personaggi sono il Sig Ponza, la suocera, la Sig.ra Frola e la moglie del signor Ponza, mai avvistata veramente da
nessuno, ma della quale parlano però tutti. Su questo trio nascono una serie di pettegolezzi
Il Signor Ponza e la sua moglie vivono in periferia, mentre la Signora Frola vive in un’abitazione in centro città.
Gira voce che il Sig. Ponza sia un “mostro” perchè impedisce a sua suocera, la Sig.ra Frola di vedere la figlia
tenuta chiusa a chiave nella sua abitazione. Nessuno, in paese, conosce il motivo, così nasce una discussione e una
gruppo di amici si ritrova nel salotto della Sig.ra Agazzi per capire qual è la verità su questa strana famiglia.
Per risolvere l’enigma, vengono fatte delle ricerche in Prefettura per cercare dei documenti che possano testimoniare
a favore del Sig. Ponza o della Sig.ra Frola, ma ogni documento è andato distrutto durante il terremoto. Così si
organizzano degli interrogatori ma con scarsi risultati, infatti la Sig.ra Frolo cerca di difendersi affermando che suo
genero è pazzo, crede che sua mogie è morta e che vive con un’altra donna che non è sua parente: dall’altra parte il
Sig Ponza afferma che la pazza è sua suocera a causa della perdita di sua figlia Lina, sua prima moglie e che Giulia
(la sua seconda moglie) sia la sua attuale figlia, purtroppo morta. Le due versioni completamente contrastanti
generano ancora più confusione, quindi l’unico modo per scoprire la verità è interrogare la Signora Ponza
IL FINALE : Nell’ultimo atto, dopo una vana ricerca di prove certe tra i superstiti del terremoto, a casa di
Agazzi arriva la moglie del Signor Ponza, l’unica in grado di risolvere l’enigma e la sua testimonianza potrebbe
far conoscere la verità, ma anche la Sig.ra Ponza genera ancora più confusione. Infatti si presenta con il viso
coperto da un velo nero e dichiara di essere contemporaneamente sia la figlia della Signora Frola che la seconda
moglie del Signor Ponza, lasciando tutti sconcertati e afferma di non essere nessuna: “IO SONO COLEI CHE
MI SI CREDE“, non svelando a nessuno la sua vera identità. COSI’ SI CONCLUDE L’OPERA.
ANALISI L’opera si ispira ad un tema molto caro al poeta: L’INCONOSCIBILITÀ DEL REALE, cioè
la realtà non si può conoscere perché ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere
con quella degli altri. È quindi impossibile per l’uomo riconoscere la verità assoluta in quanto non esiste
un’unica forma di verità: la realtà viene percepita da ciascuno in maniera diversa
Si parla di RELATIVISMO CONOSCITIVO cioè la verità non si può raggiungere perché ognuno ha un
suo modo di raggiungere la realtà, quindi non esiste un’unica realtà oggettiva ma ne esiste una per ogni
uomo, dunque OGNUNO HA LA SUA VERITA’
3) IL METATEATRO
Si colloca tra gli anni ’20 e ’30 e si infittisce la produzione di commedie e le opere più importanti sono:
SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE (1921); ENRICO V (1922) CIASCUNO A MODO SUO
(1924) E QUESTA SERA DI RECITA A SOGGETTO (1930)
La CARATTERISTICA PRINCIPALE del metateatro come si vede in “Sei personaggi in cerca d’autore”
è quella di svolgere, attraverso il teatro una riflessione sul teatro stesso. Al centro del teatro c’è il disagio
del teatro, cioè la difficoltà di dare corpo alla fantasia dell’autore attraverso la rappresentazione teatrale e
da questo deriva il dramma dei personaggi che consiste nel conflitto tra arte e vita, tra finzione e realtà.

Con il METATEATRO si utilizza un LINGUAGGIO INNOVATIVO come:


A) LA SCOMPARSA DELLA QUARTA PARETE cioè la separazione tra palco e pubblico non esiste più
Il pubblico non è più solo spettatore ma è coinvolto perché vede tutto quello che di solito è nascosto,
non c’è più il sipario
B) LA MESSA A NUDO DELL’ILLUSIONE TEATRALE:1) il palcoscenico non è più il luogo della
illusione scenica, ma non essendoci più separazione tra pubblico e attori, vanno in scena le discussioni
tra gli attori, tra registri e attori che di solito sono nascosti dietro le quinte 2) il pubblico vede tutti gli
strumenti del teatro come se il sipario fosse sempre aperto, quindi il teatro mette a nudo se stesso
davanti allo spettatore quindi non ci sono più segreti.
C) LA ROTTURA DELLE LINEARITA’ DEL TEMPO 1) Gli spettatori sono continuamente coinvolti nella
rappresentazione 2) la rappresentazione viene spesso interrotta da incidenti, imprevisti, litigi 3) il tempo che
nel teatro tradizionale è continuo e lineare, qui è frammentato a causa di frequenti interruzioni.
D) LA STRUTTURA APERTA E L’IMPOSSIBILITA’ DEL DRAMMA: I drammi del metateatro non
hanno una vera e propria conclusione: lo spettatore ne esce turbato e i dubbi non vengono risolti.

SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE


E’ la commedia drammatica più conosciuta e venne rappresentata la prima volta nel 1921 ma non ebbe molto
successo così decise di riscrivere l’edizione definitiva dove aggiunse una PREFAZIONE (introduzione) in cui
cercava di spiegare al pubblico le sue tematiche della sua opera e lo scopo della sua opera.
TRAMA
Inizia con la visione di un palcoscenico apparentemente in corso di allestimento e su questo palcoscenico 6
personaggi raccontano le loro storie mentre degli attori stanno provando un’altra opera cioè il “giuoco delle
parti”. I 6 personaggi si sostituiscono agli attori e sono:
1)il Padre 2)la Madre 3) la Figliastra 4) il Figlio 5) un Giovinetto 6) una Bambina
Il capocomico, è indispettito dalle continue interruzioni delle prove e si lascia convincere da questi 6
personaggi che vogliono raccontare la loro storia in maniera molto confusa.
1) LA MADRE è prima che prende la parola, che racconta che dopo alcuni anni di matrimonio con il Padre
e un Figlio avuto dalla moglie, si separano. La Madre poi inizia una relazione con il segretario del marito
con il quale avrà tre figli: la Figliastra. Il Giovinetto e la Bambina. La donna racconta però che dopo la
morte del Segretario vive ristrettezze economiche e per mantenere la famiglia è costretta a lavorare nella
sartoria di Madame Pace, che in realtà è una casa d’appuntamento (bordello).
Madame Pace non entra mai in scena ma viene descritta come una donna grassa, appariscente, con i
capelli color carota con in testa una rosa fiammante e che indossa un abito di seta rossa
2) IL PADRE racconta della delusione causata dalla separazione e come ha sempre avuto un occhio di
riguardo verso la nuova famiglia dell’ex moglie e di essersi sempre preoccupato di quello che succedeva
3) La FIGLIASTRA era stata obbligata da Madame Pace a prostituirsi nella sua casa di appuntamenti
perché la madre non perdesse il lavoro nella sartoria.
Un giorno il Padre entra nella casa di appuntamenti come cliente e sta per avere un rapporto con la
Figliastra e la Madre se ne rende conto, così la Madre lo interrompe dato che il Padre non sa nulla e da
quel momento decide di accogliere a casa sua tutti, la sua ex moglie e i suoi figli. La convivenza però è
estremamente difficile.
4) Il FIGLIO (l’unico figlio della coppia) inizia a lamentarsi della situazione e spiega il suo odio verso la
Madre, la Figliastra e gli altri ed espone i suoi sentimenti.
FINALE la scena si sposta ed è ambientata in un giardino dove la madre scopre una tragedia che si è
consumata: la Bambina affogata in una vasca e il Giovinetto che non era riuscita a salvarla è talmente
scioccato che si suicida con un colpo di pistola.
La Madre disperata urla e il pubblico e gli stessi autori sono sconvolti dal finale tragico e nessuno
capisce se è finzione o realtà, cioè se il colpo è avvenuto nella rappresentazione scenica o se il Giovinetto si
è sparato veramente.
Il capocomico perde la pazienza e caccia tutti i personaggi presenti sul palco e dice loro di tornare più
tardi , ma inaspettatamente dietro lo sfondo restano 4 sagome: il Padre, Madre , il Figlio e la Figliastra.
La Figliastra scompare dalla scena che si rivolge con una risata stridula verso gli atri personaggi, corre
via e lascia definitivamente la scena. Così si conclude la storia.
ANALISI
In questa opera i personaggi sono vivi, reali e Pirandello non li vuole fissare in una forma definitiva ma da
loro libertà di espressione.
Il TEMA affrontato è quello della COMUNICABILITA’ cioè il rapporto tra il capo comico e la sua
compagnia teatrale che segue senza intervenire nelle vicende dei 6 personaggi e senza immedesimarsi
nella loro vicenda. La scena è rubata dai 6 personaggi.
Questa opera è uno dei testi più importanti di tutta la letteratura italiana perché in questo dramma si
capisce la contraddizione tra attore e personaggio. Per Pirandello attore e personaggio non sono la stessa
cosa perché è impossibile fare di attore e personaggio una solo unità in quanto sono due elementi che non
possono coincidere.