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LUIGI PIRANDELLO

Con Pirandello apriamo una pagina sulla letteratura e sulla crisi di identità che investe il ‘900.
Quando parliamo di Pirandello non parliamo solo di letteratura ma anche di una rivoluzione del
pensiero comune. Con lui cambia la visione nel rapporto individuo-realtà e individuo-individuo.
L’uomo prende coscienza di questa crisi. Le motivazioni della crisi sono molte: il ‘900 porta al
massimo dell’espressione di tutta quella che era stata la rivoluzione industriale, con l’idea della
trasformazione delle città in metropoli. Soprattutto vediamo la borghesia che si sviluppa: non è
solo una classe sociale a cui appartengono la maggior parte degli uomini, ora essere borghesi
vuol dire guardare la realtà in un certo modo. Essere borghese non vuol dire guardare la realtà in
un certo modo. Essere borghese non vuol dire solo vivere in una condizione più o meno agiata,
ma è tutto un modo di: esprimersi, pensare, vestirsi e comportarsi (con moglie e figli).

Questo sentirsi parte di qualcosa in cui ci si riconosce, un conformismo su cui passa l’accettazione
di tutti noi. Nei primi del ‘900 c’era questa visione “perbenistica”: si era “per bene” se si era in un
certo modo, comportarsi e vestirsi adeguatamente, frequentare quel dato gruppo di amici...

Pirandello svela tutte le nostre fragilità, ipocrisie... Ipocrisia che soprattutto nel ‘900 pesava molto.
VITA
Pirandello nasce in Sicilia nel 1867 da una famiglia di tradizione garibaldina e di agiata condizione
borghese. Il padre gestisce delle miniere di zolfo. La famiglia riesce a garantire ai figli lo studio, lui
frequenterà l’università a Palermo. Va a Roma poi si laurea a Bonn in letteratura (Germania). È un
uomo colto radicato nel suo ambiente natale della Sicilia. Soprattutto vive a Roma. Nel 1892
(periodo della sinistra storica al potere) si stabilisce a Roma dove conosce Luigi Capuana, teorico
del verismo.
Verismo: tradizione letteraria con capostipite Giovanni Verga che come cifra stilistica ha il
realismo, lo scrittore descrive oggettivamente la società, impianto solido, la soggettività non entra
in gioco.
Nel 1883 scrive la sua prima opera “L’esclusa” di impianto verista. Nel 1894 sposa Maria
Antonietta Portulano la quale si ammala e viene chiusa in una clinica per malattie nervose.
L’incontro con la follia della moglie lo pone di fronte a qualcosa di stimolante, curiosità di
indagare dentro. Nel 1903 un allagamento della miniera del padre fa perdere la famiglia molte
ricchezze (nello stesso periodo abbiamo la follia di Antonietta).
OPERE
ï1904, il romanzo “il fu Mattia Pascal”
ïRaccolta di novelle, “Novelle per un anno”
ïRaccolta di opere teatrali, “Maschere nude”
ï1908, il saggio più noto “saggio sull’umorismo”
ï“L’esclusa” altro romanzo importante.
ï“Uno, nessuno e centomila” (1926).
SAGGIO SULL’UMORISMO - 1908
Parte da un episodio: una donna anziana è notata mentre esce di casa vestita elegante e truccata,
come reagiamo? Cominciamo a ridere perché è ridicola, una donna anziana non deve uscire in
quel modo. Abbiamo uno stereotipo della donna anziana che così è ridicola, rido e basta. Se la
guardo meglio penso al motivo per cui sente l’esigenza di uscire così: vuole sorprendere il marito,
non rido più, supero le apparenze e penso al sentimento. Così sono andato oltre le apparenze e
provo pietà e compassione. La comicità è priva di aspetti critici, il comico è appunto
l’avvertimento del contrario. Non dobbiamo fermarci all’apparenza, la donna è mossa da ragioni
profondi che all’apparenza sfuggono. Io rido ma lei sta soffrendo.
L’umorismo è il motivo centrale della poetica pirandelliana. Differenza tra comicità e umorismo:
COMICITÀ - si ha quando, osservando solo UMORISMO - si ha quando superando le
le apparenze, si coglie l’avvertimento del apparenze, si coglie il sentimento del
contrario. contrario.
Assenza di riflessione Nasce dalla riflessione

Suscita il riso. Suscita pietà e compassione.

Nasce dall’avvertimento del contrario. Nasce dal sentimento del contrario.

PRIMO CONTATTO CON IL TEATRO


Dal 1915 Pirandello si dedica al teatro grazie al quale esprime quella rivoluzione di pensiero. Tra il
16 e il 18 mette in scema dei drammi che suscitano reazioni sconcertanti in quanto presentano
grandi modifiche nel linguaggio teatrale. Molti borghesi del pubblico lasciano la sala.
Il teatro prima di Pirandello:
•Teatro borghese: un teatro dove il borghese andava, vedeva i drammi in cui si rispecchiava nelle
dinamiche quotidiane (lavoro, amore...), tutto era prevedibile, non c’era visione critica.
•Teatro verista sentimentale: teatro che puntava sulla visione oggettiva e sul sentimento.
•Teatro del grottesco: satira antiborghese.
FASI DEL TEATRO “PIRANDELLIANO”
• 1910-16: verismo regionale

• 1917-22: comincia lo smascheramento dei falsi perbenismi

Con la Prima guerra mondiale il figlio di Pirandello è imprigionato, Antonietta peggiora,
Pirandello aderisce al partito fascista, se avesse voluto lavorare avrebbe dovuto necessariamente
appoggiare questo regime. Appoggia il regime “apparentemente” in realtà non lo sostiene.
Marta Abba, Ruggero Ruggeri e la compagnia del teatro di Roma sono tutte figure che lo
appoggiano. Muore nel 36 dopo aver ricevuto un premio Nobel per la letteratura. Perché
Pirandello affida al teatro il suo pensiero? Egli dice che la vita è una grande pupazzata (intese
come marionette). Noi siamo quello che gli altri vogliono che siamo. Noi appariamo ma non
siamo.
Egli dice che tutti noi siamo maschere, siamo quello che glia altri vogliono che noi siamo, non
viviamo una vita autentica, noi appariamo non siamo.
“Uno su centomila”: la donna critica il naso al marito, lui non ci vede nulla di male, chiede ad altri
un parere e tutti lo vedono in modo diverso.
Ognuno di noi è per ciascuno che ci vede e conosce una persona differente. Teoria dell’uno
nessuno e centomila: sono uno, ma sono anche nessuno e sono centomila (le centomila persone
che mi vedono diversamente). Ognuno di noi ha una maschera che si attribuisce e tante altre
maschere che sono quelle che gli altri ci attribuiscono: frantumazione dell’io. Si pensava che
tutto potesse essere riassunto in un’unità ma non è così. Qual è il nostro ruolo? Chi siamo?
Pirandello è uno scrittore rivoluzionario. Nel 22 Mussolini sale al potere e nel 23 sale Hitler, quindi
lui attraversa l’epoca più travagliata che va a lambire l’epoca della Seconda guerra mondiale e
suo figlio andrà in guerra e avrà l’esperienza vissuta molto malamente dalla moglie.

La società borghese di quello tempo era nata nel bel mezzo di una rivoluzione industriale con una
situazione economica in grande evoluzione durante la quale avvenne però anche il declassamento
del borghese che è quello che vivrà Pirandello quando si allagheranno le miniere di zolfo, la
classe borghese era quindi sempre più esposta a rischio finanziario.

La borghesia era divisa in alta bassa e media borghesia. Era caratterizzata da “colorazioni diverse”
e si cercava una competizione costante con chi poteva essere un gradino più alto. Pirandello svela
quello che ciascuno di noi è creduto dagli altri e che si crede di essere e che non è. Parla di
questo cristallizzarsi in una forma che ognuno di noi prende quando nasce, un lascia passare
esistenziale che non fa assolutamente i conti con la nostra realtà interna fatta di aspirazioni,
condanne, desideri, che ha a che fare con la realtà fatta da trappole, si tratta di un ingabbiare
delle risorse dell’uomo che lo costringe a vivere una vita che non è la sua e lo costringe e vedersi
vivere. Il teatro per cui diventa il palco scenico migliore per mettere in mostra la grande
pupazzata (di marionette) che lui definisce la vita. Quindi questo squarcio che Pirandello fa è
evidente che critica completamente la società dell’epoca. Egli nasce 7 anni dopo l’unità di
Italia e muore nel 1936 ovvero gli anni in cui Hitler inizia ad occupare l’Europa, inoltre è l’epoca
che coincide con la Belle Époque, l’epoca dell’ostentazione, del vivere bene che però nascondeva
ipocrisia.
IL FU MATTIA PASCAL
Nel fu Mattia pascal si inventa di essere un certo Adriano Meis. Solo che quando deve sposarsi
non può farlo perché in realtà non esiste nessun Adriano Meis, allora inscena una seconda morte
e quando torna nel suo paesino dal bibliotecario e gli chiede chi è lui risponde “io sono il Fu
Mattia Pascal”.
Il teatro è il suo genere letterario per eccellenza dove esprime la propria filosofia.
TEMI: egli parla in un saggio dell’avvertimento del contrario e del sentimento del contrario. Come
la vecchia che si veste da giovane e inizialmente fa ridere finché non si scopre che lo fa solo
perché ha paura di perdere il marito più giovane. Non è quindi una realtà oggettiva perché lei la
vive in un mondo diverso e le cose non sono tutte come sembrano. La riflessione fa scaturire
l’umorismo, scatta una riflessione che mi fa andare oltre quello che vedo e fa scaturire un sorriso,
ma non come nel campo comico un sorriso di divertimento, un sorriso amaro perché vi è una
riflessone.
L’essenza della vita è il perenne divenire, non ci deve essere una struttura fissa nella quale
fermarsi. La formosa sono convenzioni e inganni che impongono di vivere in una condizione non
autentica e che può causare confusione, angoscia, sofferenza, disagio ecc. —> la via di fuga è
sentirsi criticamente liberi che le cose stanno così, non fermarsi alle apparenze ma andare oltre,
non è solo “forma”
POWERPOINT - LUIGI PIRANDELLO E LA CRISI DELL’UOMO CONTEMPORANEO.
È uno scrittore rivoluzionario e si distingue nel panorama letterario del primo 900 per la ricerca di
tecniche espressive originali, ma soprattutto per la critica che muove nei confronti delle forme di
vita sociale.
TEMI
1.. Per Pirandello non esiste una realtà oggettiva e ordinaria: la realtà ha molte facce e spesso le
cose non sono quel che sembrano. Per non cadere nella trappola delle apparenze occorre farsi
guidare dalla riflessione.
2.. Le circostanze relazionali impongono agli individui ruoli. Ogni individuo indossa più maschera
e a sua volta ne impone agli altri. È un gioco di parti, nel quale l’io si frantuma in tante immagini
deformate.
3.. Ogni individuo è un, nessuno e centomila. La realtà è molteplice. Ogni individuo ha la sua
visione della realtà, la sua verità. Una comunicazione attendibile tra gli uomini non è possibile. La
realtà è in perpetuo divenire, è multiforme, per cui non esiste un’unica prospettiva da cui
osservarla, al contrario i punti di osservazione possibili sono infiniti e equivalenti. La verità non è
oggettiva. Ognuno ha la sua verità, che nasce dal suo modo di vedere le cose.

CONTRASTO TRA VITA E FORMA


L’uomo è in balia del flusso della vita dominata dal caso, ma a differenza degli altri esseri viventi,
tenta inutilmente, di opporsi costruendo forme fisse, nelle quali potersi riconoscere ma che alla
fine sono solo maschere con le quali è costretto a identificarsi per dare un senso alla propria
esistenza. Se l’esistenza della vita è il perenne divenire, quindi, fissare il flusso equivale a non
vivere. Questa dicotomia tra vita e forma domina tutta a sua produzione, evidenziando la
sconfitta dell’uomo, dovuta all’impossibilità di sfuggire alle convenzioni della società se non con la
follia. Tutto ciò che assume una forma distinta e individuale si irrigidisce, comincia a morire.
L’uomo è parte indistinta dell’eterno fluire della vita. Ma tende a cristallizzarsi in forme individuali,
a fissarsi in una personalità che crede coerente e unitaria.
Quindi l’esistenza sociale degli individui è una continua lotta tra vita e forma:
ï: impulso vitale autentico, flusso inarrestabile che scorre nell’individuo.
ï: insieme delle convezioni e degli inganni che la società impone all’individuo, costringendolo a
un’esistenza inautentica.
IL DRAMMA DELL’UOMO
•La vita è in continuo divenire. La realtà cambia continuamente assumendo forme sempre diverse.
•La realtà non essendo unica ma multiforme non può essere conosciuta, ognuno la interpreta a
modo suo.
•L’uomo non può conoscere nemmeno sé stesso, perché crede di essere uno, ma non ha una sola
identità.
•Egli vive secondo degli schemi imposti della società, indossa una maschera e perde la sua
identità diventando nessuno.
•Ognuno è visto dagli altri in modo diverso e finisce così per assumere centomila identità.

LE TRAPPOLE DELLA FORMA.


L’individuo soffre ad essere fissato dagli altri in forme in cui non riconosce. Queste forme sono
sentite come una trappola in cui l’individuo si dibatte invano per liberarsi. Pirandello coglie il
carattere opprimente della famiglia. Ne coglie i rancori, gli odi ecc.…. Anche i lavori monotoni e
frustranti, regolati da un’organizzazione gerarchica oppressiva. Sono trappole da cui non c’è via di
uscita. C’è un’idea di totale pessimismo.

I RUOLI SOCIALI E LE MASCHERE


Gli altri vedendoci secondo una prospettiva particolare, ci attribuiscono determinate forme. Noi
crediamo di essere uno, mentre siamo tanti individui diversi, a seconda della visione di chi ci
guarda. La forma che l’uomo assume lo isola della natura e lo soffoca. Dalla persona si passa alla
maschera o personaggio. La maschera è una forma stereotipata, fissa e morta.

L’ESCLUSA
La trama
Volendo riassumere il romanzo in una frase, si potrebbe affermare che narra la vicenda di una
donna che, scacciata dalla società quando è innocente, vi è rimessa solo quando è colpevole.

Lo stesso Pirandello divise l’opera in due parti:
•La prima parte presenta il caso di Marta Ajala, che pur essendo incinta del marito Rocco
Pentagora, viene scacciata da questi perché ritenuta colpevole di adulterio. Fondamento di
questa pesante accusa è la corrispondenza, più filosofico-letteraria che amorosa, che la
giovane ha avuto con un suo ammiratore, l’avvocato Gregorio Alvignani. In famiglia non trova
alcuna comprensione per la sua sfortunata condizione: il padre Francesco si mostra deluso e
adirato, la madre Agata troppo debole per contrastare il marito. Iniziano così una serie di
disgrazie che colpiscono la famiglia Ajala: la morte di Francesco, la nascita di un bambino
senza vita, la malattia di Marta, il tracollo economico. Ripresasi, Marta non si abbandona alla
commiserazione, ma riprende gli studi e vince il concorso per insegnare all’Istituto Magistrale.
L’assegnazione di quella cattedra nella sua città è motivo di malcontento per molti e Marta
viene trasferita a Palermo.
•La seconda parte della vicenda si dipana nell’anonimato della grande città. Marta tenta con
fatica e dignità di ricostruirsi una vita, senza riuscire tuttavia a dimenticare il passato che la
tormenta. La sua bellezza le attira le attenzioni, per altro non gradite, di numerosi colleghi, fra
i quali lo “stravagante” professor Falcone; il caso le fa incontrare nuovamente Gregorio
Alvignani. Cedendo ad un destino ineluttabile più che ad un autentico sentimento d’amore,
diviene la sua amante. Intanto Rocco, convintosi dell’innocenza della moglie, la rivuole a casa
e la raggiunge a Palermo. Di fronte al letto della madre Fana, ormai morente, ritrova Marta e
la prega di tornare da lui. Anche davanti alla confessione della sposa, da poco realmente
adultera, Rocco non la rifiuta e la accoglie.

La protagonista: Marta
Marta rappresenta una donna che cerca di discostarsi da quelle presentate nella narrativa di fine
secolo. Si propone come una donna forte, conscia del proprio valore e della propria dignità. È
testarda e combattiva, cerca di farsi artefice del proprio destino e conquistarsi un piccolo spazio di
libertà e autonomia. Non si piega al giudizio altrui: accusa il padre di essere un uomo accecato
dall’orgoglio e dalla paura dello scandalo e il marito di poca fede e mancanza di fiducia. Di fronte
alle restrittezze economiche, in cui versa la famiglia, assume un ruolo di guida per la madre e la
sorella trovando un lavoro. Ma anche Marta è figlia del proprio secolo e cede al destino della
donna-oggetto, abbandonandosi al volere degli altri. Marta, travolta dagli eventi, si lega
all’avvocato: non per amore, non come affermazione liberatoria di sé, ma come atto dovuto, per
mancanza di volontà.

I temi pirandelliani:
•L’alienazione alla vita. Uno dei temi più comuni della letteratura contemporanea a Pirandello
è l’analisi della condizione umana. L’autore affronta questa tematica mettendo l’accento sulla
dualità della natura umana e sul drammatico contrasto tra anima e corpo. L’anima anela alla
liberazione dai vincoli del corpo, legato alla pesantezza della materia. La scoperta di estraneità
al proprio corpo e l’inevitabile dissidio con esso porta a un’alienazione dalla vita.

Numerosi personaggi pirandelliani affrontano questa dualità e il lacerante contrasto che
provoca:
o Mattia Pascal scopre quanto sia falsa e fittizia anche la sua nuova vita, ideata e .
. costruita interamente da lui.
o Marta sperimenta l’impossibilità di intrecciare relazioni che non siano legate all’idea .
. del possesso amoroso di lei.
Si realizza con chiarezza il dramma dell’incomunicabilità, dell’incomprensibilità e della
frantumazione della realtà. Capisce che ogni rapporto interpersonale ha una finalità, che lei più o
meno consapevolmente deve portare a compimento. Ecco che lei perde la propria autenticità e
unità per diventare oggetto di desiderio, moglie fedifraga, figlia scapestrata, sorella su cui grava il
bilancio famigliare… Marta, che si sente inautenticamente giudicata, si “vede vivere” negli occhi
delle persone che la circondano. Per riprendere un passo di Pirandello, più volte usato dall’autore,
si può dire che Marta sembri “non avere più coscienza d’essere, come una pietra, come una
pianta… vivere per vivere, senza sapere di vivere”.

•La solitudine. Pirandello ha una dolente visione della condizione dell’uomo: solitudine e
mistero lo soffocano, la sua vita, il suo essere vero destinato a fluire continuamente, è
inchiodata e ingabbiata dall’apparenza e dalle forme. Questa solitudine è data
dall’inadeguatezza che l’uomo sente all’interno di sé, dall’insofferenza e il malessere che la sua
anima prova. Come ci si può trovare a proprio agio con gli altri se non lo si è nemmeno con se
stessi? Come si può condividere con qualcun altro i propri pensieri, se nemmeno noi
sappiamo discernere il giusto e lo sbagliato nella burrasca del nostro ego? La solitudine
tormenta ogni uomo: il giudice D’Andrea che parla con le stelle, il viaggiatore di “Una
giornata” scaraventato in una buia stazione ferroviaria, Mattia Pascal che tanto vorrebbe
condividere il suo passato con Adriana. Nel corso de “L’esclusa” Marta diviene l’incarnazione
della solitudine: dapprima abbandonata dal marito, poi dal padre, dal figlio che portava in
grembo, dall’avvocato e anche dal proprio spirito combattivo... Ma il dramma di Marta è il
dramma di Marta è anche il dramma di altri personaggi che si trovano a essere vittime e
produttori di alienazione e autodistruttività. Se Marta è “l’esclusa” per eccellenza, chi fomenta
acredine, spirito di rivalsa, chi rifiuta il confronto e il dialogo di autoesclude da ogni forma di
libertà e avvelena il proprio cuore. A questo modello appartiene anche Rocco Pentagora:
oppresso dalle regole dalle convenzioni e da un forte senso del destino contro il quale non si
può lottare.
•L’inettitudine alla vita. Pirandello, rimanendo fedele alla sua concezione pessimistica della
vita, ritrae la realtà come un insieme di forze violente che stravolgono la fisionomia interiore e
autentica dell’uomo. Questo contrasto fra forze esterne e volontà interiori riducono l’uomo ad
una maschera grottesca e assurda, irrigidita negli atteggiamenti più grossolani. L’uomo perde
la sua vitalità, diviene un burattino in balia degli eventi, un inetto alla vita. La figura
dell’Alvignani rappresenta l’inetto a vivere, più volte ripreso da Pirandello: incapace di
prendere soluzioni che diano una svolta definitiva nella sua relazione con Marta. Anche la
giovane donna è caratterizzata dall’inettitudine alla vita, ma esclusivamente dal punto di vista
sociale. Non accetta compromessi e ipocrisia, è conoscente dei propri diritti ma debole nel
contrapporsi alle convenzioni sociali.

Lo stile.
Durante la stesura del romanzo Pirandello non ha ancora la ricchezza di interessi che svilupperà
nelle novelle, ma cerca la strada nel gusto naturalistico del tempo. Il Naturalismo, nato in Francia
nella seconda metà dell'Ottocento, si caratterizza per la ricerca di una rappresentazione diretta e
veritiera possibile del reale. I presupposti filosofici del naturalismo sono:
•l'idea che il comportamento umano sia conseguenza diretta, oltre che dei fattori naturali,
delle condizioni socio-ambientali.
•L'idea che la società sia luogo di sopraffazione e abbrutimento, e quindi che il male e la
malattia siano il prodotto delle strutture sociali distorte.
•L'ipotesi che la psiche umana possa essere studiata dall'artista così come il mondo naturale
viene indagato dallo scienziato.
•Il narratore de “L’esclusa” rimane fedele al principio dell’impersonalità, voluto dal modello
veristico, e lo scrittore, rinunciando alla dimensione soggettiva e ai pregiudizi ideologici,
assume l'abito mentale del ricercatore. Un altro aspetto di carattere naturalista è il forte
condizionamento sociale che caratterizza i personaggi, costretti ad agire da una forza
maggiore.

Tuttavia la fina del romanzo contrasta con la logica di causa-effetto di impronta veristica e
corrisponde a ciò che Pirandello considera umoristico.
L’umorismo
Pirandello respinge l’accezione comune del termine (qualcosa che fa ridere), preferendo
collegarlo ad un altro significato più profondo: la malinconia. La riflessione induce il lettore a non
soffermarsi alla comicità di una situazione, ma raggiungere la visione umoristica, ossia la capacità
di rilevare il contrario, il disincantato capire il tragico “perché” di un atteggiamento
apparentemente bizzarro. Secondo Pirandello il comico è “avvertimento del contrario”, ossia il
percepire un particolare che è il contrario di ciò che dovrebbe essere, mentre l’umorismo è il
“sentimento del contrario”, ossia l’intuire le motivazioni reali, a volte drammatiche, che hanno
prodotto quel comportamento apparentemente comico ed assurdo.

Perché parlare di un testo che ha più d’un secolo di vita? Si tratta di un’opera estremamente
attuale. La parabola fallimentare di Marta, nel suo percorso verso l’emancipazione lavorativa e
sessuale, in una società, quella della Sicilia di fine Ottocento, fortemente arretrata e patriarcale, le
trappole della vita (convenzioni sociali e familiari) e l’incomunicabilità umana, tematiche care a
l’autore, sono tutti  elementi riscontrabili nella letteratura contemporanea  e nella nostra
quotidianità. Presupponendo che debba tutto essere sagacemente contestualizzato, è
incontrovertibile il fatto che Pirandello sia stato il capostipite di quella nostra letteratura che ha
dato voce alla crisi umana  quale conseguenza dell’industrializzazione di fine Ottocento,
sviluppando la teoria della frantumazione dell’io, attraverso i suoi personaggi. Nei suoi scritti,
analizza un mondo in cui decade l’idea di una realtà oggettiva, univocamente interpretabile con
gli schemi della ragione. Anche oggi, con maggior vigore, si può parlare di relativismo
gnoseologico in relazione alla condizione degli individui. Alla crisi dell’io otto-novecentesca si
aggiungono nuovi elementi: l’essere perennemente connessi in una rete virtuale, ha, se si vuole,
ulteriormente approfondito la cognizione del dolore dell’uomo. Soli, indifesi, costretti, per
sopravvivere, all’autoinganno, più che mai gli uomini 2.0 sembrano incapaci di utilizzare la filosofia
del lontano, riscontrabile, se pur embrionalmente, già in L’esclusa.

In poche parole, l’atarassia consigliata da Pirandello è una chimera o nel peggiore dei casi si è
trasformata in un pericoloso individualismo. Tutto ciò è definibile come specchio di una società
che si sgretola, individuabile in tanti altri romanzi contemporanei, spaziando in vari ambiti
geografici: da  Il cardellino  di Donna Tartt, a  Lionel Asbo  di Martin Amis, dalle  Correzioni  di
Jonathan Franzen a  Cecità  di José Saramago. Il parallelismo tra tutti questi testi, con quello
di  L’esclusa, con l’obiettivo di cercare di analizzare e interpretare la realtà sociale, non appare
forzato, se, come già posto in evidenza, tutto viene esplicato anche storicamente. La società di
Marta e la nostra sono mondi in crisi, entrambi in frantumi. E questa è una sorta di prova di
come il disfacimento umano sia ciclico.

Forse, solo la riflessività, umoristicamente intesa, può spingere l’uomo oltre il baratro delle crisi
ritornanti della sua esistenza.

ILLUMINISMO
Illuminismo: nel termine stesso sta l’idea di un’illuminazione e si fa riferimento alla ragione. La
ragione diventa l’elemento attraverso il quale si conosce la realtà, proprio perché illumina la
realtà. Motivazioni: dopo un’epoca in cui si era fatto del capriccio, dell’andare contro la regola
(barocco e concettismo e marinismo) e c’era un bisogno assoluto di ritorno all’ordine.
Elemento che era presente in tutte le epoche, ovvero il classico con tutti i suoi canoni.
Durante il 600 era stato percorsa la strada della scienza, con la figura di Galilei, mettendo in
discussione il sistema tolemaico. Quello che noi ritroviamo in questo momento di svolta ha una
propria spiegazione deducibile da quelli che erano stati gli esisti che avevano preparato questo
periodo (ciascun fenomeno affonda la proprie radici nel pensiero del periodo che l’ha preceduto).
L’illuminismo era figlio e frutto della cultura Seicentesca (barocco e scienza + metodo scientifico).
È un movimento culturale europeo: importate allargamento di questa prospettiva in tutta europa
che si sviluppa in tutto il 700.
Non è un fenomeno culturale che si associala alla filosofia, alla letteratura, ma è un nuovo modo
di concepire e vivere la realtà: quindi investe anche la politica. La ragione diventa lo strumento
conoscitivo rispetto a quello che era stato il non voler conoscere del secolo precedente
(metamorfosi ecc.).
Gli illuministi chiamati filosofo si applicano allo studio della politica, dell’economia, della
pedagogia ecc.
L’illuminismo vede l’introduzione della figura femminile nei dibattiti culturali.

LUOGHI
Come si diffusero queste idee?
• Attraverso i salotti che cominciavano a distribuirsi nelle varie città europee. Non erano più legati
solo alla corte, ma anche ai borghesi.
• Anche attraverso l‘editoria, che aveva fatto un passo in avanti. I libri iniziano a circolare molto di
più. La piattaforma della scolarizzazione era stata ampliata dall’aumento del benessere nella
società.
• Anche con i giornali e riviste: nascono i giornali che avranno tanta importanza anche nel
romanticismo.
• Un altro luogo nuovo è il caffè: questi sono luoghi del tutto nuovi che si sviluppano per la prima
volta proprio in questo periodo (grazie alle prime importazioni di caffè e cioccolato). I caffe
iniziano a essere questi luoghi cittadini perché diventa un luogo di ritrovo per intellettuali.
L’illuminismo si cala all’interno delle città: l’illuminismo è legato alla vita che si svolge in città.
Non era più solamente una dimensione privata e uno spazio dedicato alle discussioni
intellettuali, ma era anche un luogo pubblico.

ENCICLOPEDIA
L’enciclopedia è il manifesto di questo periodo. Diderot e D’Alambert sono gli ideatori, i
principali pensatori legati a quest’opera. Quest’opera voleva comprendere tutte le conoscenze
umane. L’enciclopedismo nel medioevo rappresentava le conoscenza date delle autoritates
(Bibbia e vangeli…) e ruotava intorno alla non messa in discussione di Dio. Adesso invece serve
per raccogliere tutte le conoscenze umane divise per voci. La pretesa di racchiudere in questa
opera tutto ciò che la ragione poteva arrivare a conoscere. Opera che racchiude il sapere
universale e segmentato.

OPINIONE PUBBLICA
Così nasce anche l’opinione pubblica perché nasce la discussione, si scambiano pareri, opinioni e
idee. La città è il luogo agglomerante della conoscenza e è luogo di scambio e dibattito. Nasce
l’dea dell’opinione pubblica.
Dall’illuminismo nascono anche dei principi chiari: uomini tutti uguali perché accumunati dalla
ragione. La ragione è un elemento traversale che cuciva molte di quelle fratture che portarono ad
un concetto di ugualitarismo del tutto nuovo. Si cominciano a sottolineare i diritti civili: libertà di
opinione, di stampa, di aggregazione…, mentre dei diritti politici i principali sono la libertà di
voto e di essere votati.
VOLTAIRE
Uno dei punti forti di Voltaire è la tolleranza. Aspetto chiave del pensiero illuminista dove Voltaire
si esprime in questi termini “la tolleranza non ha provocato mai una guerra civile, ma l’intolleranza
ha ricoperto la terra di massacri”. Entroterra di questo? Il 600, secolo difficile, guerre civili, di
guerre sanguinose… la riflessione di Voltaire parte da un dato storico che aveva segnato il
passato. Un importantissimo riflesso di questi dibattiti e di questa mentalità che si va ad aprire al
concetto di libertà, fratellanza e uguaglianza (i punti della rivoluzione francese).

Altro punto di dibattito cultura che da un punto di vista diverso è l’opera di Cesare Beccaria “Dei
delitti e delle pene” che esprime la propria opinione contro la tortura e la pena di morte.

Quali sono i punti principali di questo periodo:


• L’uso della ragione.
• Tolleranza.
• Uguaglianza di popoli e razze. Fondamentale perché un passo in avanti.
• Essere contro la guerra e la schiavitù.
• Critica alle religioni. Tutto ciò che non è illuminato dalla realtà non esiste. I rapporto con ciò che
non si può cogliere con la ragione non può essere preso in considerazione. La religione diventa
un argomento di discussione.
MONTESQUIEU
DAL PUNTO DI VISTA DELLA POLITICA: Montesquieu afferma la libertà politica, ovvero poter fare
tutto ciò che è permesso dalle leggi. Inizia ad essere molto importate le leggi, che vanno a
regolare il concetto di libertà, per fare un modo che non si sfoci in una anarchia. “Lo spirito delle
leggi” del 1748 afferma la separazione del potere, che poi diventa un punto chiave della
rivoluzione francese. Montesquieu prendere riferimento dalla monarchia costituzionale inglese. La
separazione dei voleva dire il tramonto definitivo delle monarchie assolute e l’apertura totale a
quello che è il concetto di democrazia moderna.

ROUSSEAU
Per Rousseau la sovranità è popolare. Scrive “il contratto sociale” ove afferma che il potere
appartiene al popolo. Il concetto di popolo con Rousseau avanza e si parla di sovranità popolare.
Gli esiti di tutto questo si troveranno tutti nel romanticismo.

DEMOCRAZIA
Si inizia a parlare di democrazia diretta perché il popolo partecipa alle assemblea e vota le leggi e
si parla anche di rappresentatività del popolo: il popolo vota dei rappresentati. Quindi è proprio
quello che abbiamo oggi.
PARLAMENTO: potere legislativo, ore le leggi regnano gli altri due poteri, ovvero quello
esecutivo e giudiziario
MAGISTRATURA: potere giudiziario. Attraverso il consiglio maggiore della magistratura fa in
modo che la legge sia rispettata.
GOVERNO: potere esecutivo. Il presidente è scelto dal presidente del consiglio, ma ratificato dal
parlamento.
L’organo rappresentato della democrazia italiana è il parlamento.

DISPOTISMO ILLUMINATO
Le idee dell’illuminismo di Voltaire sono riprese da diversi sovrani e si parla di dispotismo
illuminato. Questi sovrani concedono delle costituzione che regolano la vita dei cittadini (non più
del singolo). È un’apertura notevole.
ECONOMIA
Si fanno dei passi avanti e l’economia si va ad allineare a questi principi e quindi si parla di
liberismo (in economia) e liberalismo (in politica). C’è questo scambio libero di merci. La legge
della domanda e dell’offerta sono meccanismi che introducono una grande innovazione e aprono
la strada alla rivoluzione industriale.

ILLUMINISMO NELLA LETTERATURA


Serve per introdurre quello che succede nella metà del 700 e sarà preludio del romanticismo. Per
molti critici letterari non è ancora terminato il Romanticismo (ovviamente anche con diverse
modifiche). Quindi la svolta dell’illuminismo che avviene all’inizio in Francia (inizio 700) con questa
nuova ondata di filosofi che riportano il primato della ragione come strumento di conoscenza
della realtà, cambia a prospettiva di quello chetino ad adesso abbiamo visto nei testi del 600
(Barocco e rivoluzione scientifica). Un periodo quello del seicento che era caratterizzato da questi
due filoni: osservazione diretta e scientifica/studio scientifico e il filone barocco. Affianco a questo
percorso che esplica molto nella letteratura nella prosa scientifica, una branca del sapere che
sceglie non il latino, ma la lingua volgare per poter esprimere le nuove teorie, si parla di
Marinismo e Barocco più in generale, che è legato allo stravolgimento e oltre il vero. (giochi legati
al concetto di stupore, teatralizzazione della vita…). La forma della poesia avrà una
preponderanza rispetto al contenuto (figure retoriche molto presenti). È tutta una realtà he ne
nasconde un’altra. In questo preponderare della forma, ci sta una scelta di contenuto bizzarro (il
pidocchio, la schiava nera…). Argomento: aveva a che fare con la non frequenza, inconsueto,
diverso dai canoni classici. Tutto ciò che poteva destare stupore, tutto ciò che era stata la
negazione che era usata come limite censorio. Tutto questo diventa materiale poetico. Però ora
tutto questo arzigogolo ecc. (questo andare oltre alla regola per sfociare nell’anti-regola),
vengono oltrepassati. Ora i luoghi della cultura sono le accademie (si fondano nel 500, ma con il
tempo diventano luoghi esclusivi), luoghi chiusi, incontri tra intellettuali, un circolo chiuso. Una
sorta di cultura che girava a senso unico tra eruditi, con a possibilità che fosse un circolo chiuso. A
questo punto, agli inizi del 700, i primi vari filosofi legati alla Enciclopedia, iniziano a creare dei
pensieri a partire dalla ragione. Tutto si ridimensionava e si ridimensionava il rapporto dell’uomo
con il reale. Tutto quello che avevamo trovato nel Barocco, viene oltrepassato e si comincia a
ridimensionare un pensiero in una orma Lucia e chiara alla luce della ragione, che poteva
ridimensionare li aspetti del reale (si decide quindi di creare l’enciclopedia…). Enciclopedia
rappresenta proprio questa presa di coscienza. Si ridimensiona l’idea di uomo, è un modo di
vivere diverso. L’uomo ridimensiona il proprio essere nel momento in cui teorizza che tutti gli
uomini siano accomunati da questa ragione e che quindi sian uguali. Si pone fine a tutto quello
che caratterizzava il Barocco. Questo si porta dietro un’idea che la metafisica non esista più.
L’illuminismo non è un movimento solo filosofico, ma diventa uno stile di vita, ma si applica a tutto
il mondo umano e quindi si passa al dispotismo illuminato. Adesso graze a questo nuovo spirito
poi rapporto tra gli uomini, la politica viene investita dalla ragione. All’interno deka monarchia
assoluta c’è un’apertura ad un rinnovamento, illuminazione della realtà. Tutto questo non può fare
i conti con la cultura: espressione culturale che abbandona l’idea di questi azigogoli. A questo
punto si predilige tutta una serie di studi legati alla storia, all’economia e di approfondimento che
potevano esse coerenti con la aperture che si dirigevano in quello che ra lo sfociare nelle due
grandi rivoluzioni. Inizia la nuova politica economica liberista e liberale. Quindi si parla di una
svolta che non può non fare i conti con una realtà che dal 1690, ovvero l’accademia dell’arcadia.
Viene fondata nel 90, e si proponeva per riscoprire gli element classici, che erano stati
completamenti travolti. L’accademia dell’arcadia che è diffusa in Italia comincia un percorso
letterario di recupero dei canoni classici e della regola. Tutto ciò che era idealità e che era fuori
dal controllo dell’osservazione non aveva senso. Nella seconda metà del 700 è chiaro che era
sempre più presente l’idea dell’illuminismo francese.

NEOCLASSICISMO
L’insofferenza a cui si era arrivati alla fine del 600 nei riguardi di questo stile, aveva portato nel 99
la fondazione dell’arcadia. Accademia che riportava attenzione sul recupero degli aspetti classici
(equilibrio, bellezza, armonia e perfezione). La fondazione dell’arcadia pur rimanendo sempre in
questo ortus conclusus dell’accademia, luogo prediletto per lo studio già dal 500, eran circoli
chiusi. In realtà vedremo che questo fenomeno legato alla comunicazione, con l’evoluzione
dell’editoria si supererà questo aspetto e si andrà verso una diffusione della cultura a ampio
raggio. Passaggio tra fine 600 e prima metà 700 (settecento di prima generazione legato agli
aspetti illuministici che fondano l’enciclopedia), che è caratterizzato allo stacco dl mondo barocco
per indirizzare la cultura ad un qualcosa di più armonico e classico. Altra caratteristica è l’irruzione
nel pensiero illuminista che da le radici in questo terreno sul quale si innesta un clone continuo di
un pensiero che si basa sulla scienza. Questo retaggio non viene dimenticato, ma viene
trasformato nel pensiero illuminista. Puntoni interesse dell’illuminista La ragione, che illumina la
realtà (una realtà sperimentale dalla ragione). Questi si propaga a quello che saranno gli aspetti
ulteriori e la diffusione di un sapere che può essere condiviso e raccolto e questi vengono raccolti
sistematicamente nell’Enciclopedia. Tutto questo inizia in Francia, ma si propaga nel resto
d’Europa, attraverso a diffusione del mezzo stampa. MA gli illuministi non vengono subito accolti,
non c’è una pubblicazione aperta, ci sono ostacoli (censura). Il lavoro che compiono all’inizio del
700 è quello di introdursi in quella che è cultura precedente. C’è una sorta di negazione di tutto
ciò che esiste di metafisico (rapporto con la rivoluzione, sono contrari, si parla di deismo). È un
periodo molto prolifero. Tutto questo si muove nella dialettica e nelle reazioni che scaturiscono
attraverso alcuni mezzi comunicativi ed è quello che succede nel 700: c’è un rovesciamento della
prospettiva con una realtà illuminata dalla ragione. Tutti gli uomini possiedono la ragione (ritorno
dell’importanza dell’uomo, si pone al centro degli interessi). Il 700 è un secolo in cui si vedono
molti cambiamento e rivoluzioni anche dal punto di vista letterario, comunicativo, artistico…Da na
parte c’è l’illuminismo e dalla seconda metà del 800 in poi avremo il romanticismo. Il
romanticismo è un nuovo modo di porsi davanti alla realtà (non è un movimento, corrente ecc.).
Il neoclassicismo è una nuova sensibilità ad accogliere la classicità. Neo - classicismo: rinascita
degli interessi del classico. Senza l’Arcadia e senza gli scavi di Pompei non si sarebbe mai arrivati
al neoclassicismo. C’è sempre un pregresso, un’anticipazione da trovare. Il 700 è un secolo ricco
di complessità perché vede:
- Illuminismo.
- Neoclassicismo
- Pre romanticismo.
Neoclassicismo: fine 700 e inizio 800 (tra rivoluzione francese e età napoleonica). Parte in Francia,
ma poi si sviluppa ovunque. In questo caso Milano inizia a far sentire l’idea di una città moderna,
che poteva avere contatti costanti con il resto d’Europa. Il movimento culturale ripropone la
cultura classica da imitare nell’arte e nella letteratura.
Motivi:
- Reazione al barocco, alle sue espressioni eccessivamente raffinate.
- Con la riscoperta di Pompei (metà 700) si teorizza e si fonda il Neoclassicismo.
- Per ritrovare e riproporre valori quali la libertà contro la tirannide, il coraggio, l’eroismo ecc. Il
seicento è stato l’epoca delle monarchie assolute. Liberazione da queste morse tiranniche.
- Per l’amore di Napoleone verso l’antichità e verso l’antico impero romano e la sua potenza.
Napoleone è liberatore, colui che liberava, ma che poi in realtà fa tutto l’opposto.
- Wickelmann ha teorizzato il neoclassicismo “nobile semplicità e quieta grandezza”. Quieta
grandezza: capacità di attingere alle perfezioni, il controllo delle passioni, non fare eccedere.
Tutto questo nasce dall’esigenza di ordine.
- L’uomo greco era al riparo tra l’antitesi fra mondo finito e mondo infinito, tipico dell’uomo
moderno.
- Si ritorna ad una condizione di ripresa di coscienza e possesso del mondo che è qui (controllo
della realtà tipico dell’Illuminismo).

TUTTO QUESTO SI RIPROPONE ANCHE NELL’ARTE E NELL’ARCHITETTURA.

Paolina Borghese di Antonio Canova: qui si vede tutta l’angoscia per il futuro. La statua ha lo
sguardo verso il futuro, ha uno sguardo perso, è nostalgico, si sono perse le certezze (né del
passato né nel futuro). È sconsolata. Bisogna contestualizzarla perché se no non si coglie il vero
significato della statua. In questa compostezza si coglie un sentimento molto chiaro (la nostalgia)
che casa fondamentale per l’affermazione del Romanticismo.

Anche in letteratura si parla di Neoclassicismo. Rappresentati: Monti e Parini. Ma in Monti come in


Parini tra i versi composti e questo ritorno ad una forma classica, si nota questo sentimento di
nostalgia. Sfugge questo sentire malinconico di qualcosa che si considera perso. Siamo ancora
una colta in un momento in cui si ricerca un qualcosa che esprima il contesto e l’immaginario
collettivo.
Neoclassicismo: argomenti mitologici, atmosfere idilliache, sulla scia dell’Arcadia. MA nonostante
questo, tutto questo viene permeato da un’incapacità di vivere questa materia come altre epoche
i cui si sono rivisti i classici (Rinascimento). Metà del 700 in poi: significa anche che in Europa
succedono due fatti che determina lo scardinamento i principi di spazio e tempo con cui l’uomo si
era adattato:
1. Rivoluzione industriale (la prima è l’Inghilterra, ma successivamente un po’ ovunque). La
rivoluzione crea uno sconquasso in quello che era il rapporto dell’uomo con la natura, con sé
stesso, con gli altri uomini e mette in crisi i valori fondanti. In Inghilterra riscopre l’applicazione
del vapore alla macchina (energia) e man mano questo sistema si allarga. Perché in Inghilterra?
Grandi giacimenti carbone e comunque l’Inghilterra era moto avanti (magna carta). Questo
sistema scardina il concetto di lavoro. Prima: contadino o artigiano. Questi erano partecipi
della creazione del manufatto (esempio del telaio, questo viene usato manualmente). Ora:
l’uomo deve controllare il meccanismo. I ritmi di lavoro sono meccanizzati e velocizzati. La
situazione è completamente diversa. Si parla di imprenditori, ovvero coloro che sono i
proprietari e si arricchiscono moltissimo, e operai, sottopagati e sfruttati. L’imprenditore più
produce più guadagna e per questo motivo si sfruttano gli operai (uomini, donne, bambini).
Gli operi vivevano tutti insieme in case piccolissime in quartieri dormitorio, perché le fabbriche
venivano costruite al di fuori dal centro città. Svuotamento della campagne e inurbazione
caotica. L’applicazione dell’energia ai mezzi di trasporto: locomotiva. Distanze maggiori in
minor tempo (sviluppo rapido dei commerci). Non solo di merci, ma che di persone e quindi la
gente inizia a viaggiare. Solo i borghesi potevano viaggiare. La borghesia sopprime
l’aristocrazia (anche nell’Italia meridionale). I borghesi erano i nuovi ricchi.
2. Rivoluzione francese. Rivoluzione francese inizio 1789, con l’uccisione di Luigi e Maria
Antonietta viene sancita la fine della monarchia assoluta. Oltre a diffondere l’idea di libertà e
uguaglianza ha un seguito nei moti liberali in europa, ciascuno per raggiungere la propria
autonomia. In Italia c’era il problema della dominazione estera. Evoluzione molto velocizzata,
cambiamenti grandi a cui corrisponde una letteratura.

ILLUMINISMO ITALIANO con Cesare Beccaria


Anche in Italia si trova una fase dell’illuminismo, politica con dispotismo illuminato, si concede una
costituzione ma si fanno riflessioni importanti a livello letterario “dei delitti e delle pene” (1764),
Cesare Beccaria è il primo che parla di questi temi importanti e si proclama contro la tortura e la
pena di morte, propone una totale riforma del sistema penale e giuridico. In un’Italia ancora
classicheggiante e legata all’arcadia, Cesare fa capire quanto sia importante la fase illuminista, che
rinnova dal profondo le sorti della letteratura, è un’opera con molta risonanza. Il libro viene
proibito dalla chiesa che lo proclama troppo laico. Voltaire invece lo loda, favorisce la diffusione
del libro in tutta europa. Il fenomeno di Beccaria non si riduce all’Italia, ma diventa fenomeno di
riflessione, si rivolge ai sovrani illuminati che avevano concesso la costituzione per avere una
riforma giudiziaria, riforma di principi. Si reclamava l’imparzialità del giudice ed il giusto processo.
Si ha poi l’esito di una giurisprudenza moderna. Beccaria pensava che la pena doveva inserire una
rieducazione sociale dei colpevoli nell’interesse collettivo, avrebbe portato al calo dei delitti,
avrebbe agito da prevenzione. La pena di morte era un oggetto di scena, parla di terrore della
legge, antitesi tra legge che terrorizza punendo e al contrario la possibile sfaccettatura del
recupero. Parla dell’ingiustizia tra ricchi e poveri, vengono sempre incolpati coloro che non
possono pagare. Utilizza un linguaggio accaldato contro le ingiustizie, la prepotenza dei ricchi e
la tirannide della legge.
VITTORIO ALFIERI
Si ritrova anche in Vittorio Alfieri (Preromantico). Insofferenza dell’uomo verso il tiranno, grande
importanza nell’espressione dell’individuo che non dovrebbe essere soppiantato dai potenti.
Alfieri è rappresentante del romantico come Parini del neoclassicismo: abbiamo fase illuminista in
cui si innesta la fase arcadica, neoclassica e a cui corre in parallelo la fase preromantica. Sia
Leopardi che Manzoni sono formati dalla cultura illuminista. C’erano due culture di formazione
(anche agli inizi dell’800):
- Illuminista.
- Classica.
La matrice illuminista non si esaurisce, anzi gli illuministi alimentano la fase romantica. Quando si
parla di sensismo e di ritorno alle sensazioni (approccio non solo riferibile alla ragione), approccio
istintuale, qui il romanticismo nasce. Romanticismo affonda le sue radici nell’illuminismo, non si
può dire che è il contrario dell’illuminismo. Esisterà poi il filone più legato all’inconscio e al
metafisico ma parte sempre dall’illuminismo, non è solo differenza tra sentimento e ragione.
Nemmeno il neoclassicismo è il ritorno vivo ai canoni rigidi di rigidità, poiché c’è sempre la
sensazione di perdita di controllo.
L’individualismo di Alfieri diventa modo per esprimere i propri drammi, lotta dell’uomo per
superare gli ostacoli della realtà. Idea dell’impegno individuale, energia e passioni nei confronti
dell’ostacolo, la natura è vista in altri modi: diventa lo specchio dei tormenti dell’uomo, trova nella
natura un sodalizio. Visione tragica della vita: tutto è lotta, conquista, partecipazione passionale
individuale, queste passioni sono però distruttrici, portano al suicidio se non si riesce ad uccidere
il tiranno. Il mondo di giganti di cui parla Alfieri, nelle sue tragedie non ci sono personaggi
comuni e realistici, sono tutti sovrabbondanti ed esposti, personalità grandiose e straordinarie.
Tutto deve essere estrapolato dal contesto, politica e società. La realtà è affrontata con
pessimismo.
Tragedia di Saul, 1782: vuole guidare il popolo ebraico ma è vecchio e stanco, il suo posto sta
per essere preso dal giovane David verso il quale prova sentimenti di affetto e confidenza. Solo
nel finale Saul si erge come un titano contro Dio stesso, si suicida.

Alfieri è stato un viaggiatore straordinario, intellettuali giravano per grandi mete, curiosità
risvegliata, fanno parte di un momento di apertura mentale tipico dell’illuminismo.

Aspetti di Alfieri illuministici/arcadia del 700:
• Dimensione europea della cultura.
• Passione per il viaggio.
• Insofferenza e bisogno di una libertà.
• Tragedia classica che viene ripresa in tutti i suoi canoni.
• Attenzione all’autobiografia (sempre espresso individualismo).
Aspetti pre-romantici:
• Esaltazione delle passioni.
• Lotta contro il tiranno, esasperazione -pessimismo.
• Tragedia italiana per introdurre temi nuovi.
PARINI
Parini: fase neoclassica. È un precettore ce opera a milano ed è legato all’aristocrazia milanese.
Non ha una vita facile, perché sebbene dedichi la sua vita alla educazione di questi giovani,
questa sua modesta visione rispetto al periodo rivoluzionario e successivamente visto con
sospetto dagli austriaci, farà in modo che Carini finisca i suoi giorni in miseria e allontanando dalle
sue attività. Esempio di poesia civile e impegnata per l’educazione che verrà ripresa da Foscolo.
Parini nei confronti dell’educazione: vede soprattutto la possibilità di scucire la noia dei ricchi
aristocratici, perché in un contesto come questo (in funzione di testa rivoluzione ce aveva postato
lo scaricamento della classe aristocratica), attribuisce alla borghesia la noia, abbandono ai piaceri
della vita senza impegno. A questo comportamento attribuisce la crisi della classe sociale stessa.
Non è che Parini abbia una visione da rivoluzionario, ma vuole smuovere gli aristocratici . Spera
che è meglio impegnarsi ad una crescita, ad un potenziamento delle facoltà di crescita di ogni
uomo. Parini usa molto l’ironia. Parini si esprime: ritorno di alcune espressioni classiche.
Ode alla Vergine Cuccia: Parini prende le difese degli animali, perché ci sono personaggi
aristocratici attorno ad una tavola e viene dato un calcio all’animale dal serve (il cane si chiama
vergine cuccia). La Vergine Cuccia delle grazie parla del cibo vegetariano. Condanna a nobiltà
insensibile e superficiale che va contro la persona che ha calciato il cane, la vergine è il motivo per
cui il servo viene licenziato. Difesa degli animali.

PREROMANTICISMO
PREROMANTICISMO: tendenze poetiche si mescolano nella metà del 700.
Neoclassicismo:
• Esaltazione ideali di grazia ed armonia dopo scavi di Ercolano e Pompei.
• Volontà di raggiungere bello ideale.
• Ripresi i canoni classici.
• Governo passioni.
• Senso di inquietudine e malinconia

Tutto cambia alla fine del 700. Cambia il punto di osservazione, diventa tormentato ed
introspettivo. Adesso quindi si parla di preromanticismo:
• Gusto per immagini notturne.
• Sviluppo poesia sepolcrale (Gray).
• Natura non sottoposta a leggi meccanicistiche ma tormentata, rispecchio dell’animo umano.
• Solitudine contro fraternità e cosmopolitismo dell’illuminismo e rivoluzione francese.
• Processo di alienazione e individualismo.
Preromanticismo perché è solo un sentire. I poeti e scrittori hanno la coscienza di questo sentire,
siamo già nel romanticismo ma per ora è solo un gusto. All’interno del preromanticismo si
sviluppa l’Ossianesimo: mito di Ossian che racconta di aver tradotto poesie di un bardo
medievale che ha creato questo gusto legato all’ambientazione medievale (atmosfere macabre,
buie, torbe). Inventa espediente letterario e fa si che si diffonda mito della natura umana primitiva:
rocce, speroni, terra di confine isolata. Il medioevo veniva demonizzato nell’illuminismo, viene
recuperato nel romanticismo. Nasce anche movimento Sturm und drangs in Germania, significa
impeto ed assalto: natura impetuosa che viene fuori, forza grandiosa e potente associata alla
natura umana. Avviene l’esaltazione del Titanismo (combattere dell’uomo da solo verso gli
ostacoli posti dalla natura stessa, lotta impari in cui l’uomo sa di essere perdente).

Tutto questo è già romanticismo. Tra gli sturmer si ricorda Erder. Contribuisce a creare questo
nuovo modo di vedere il mondo. Cosa viene fuori dal preromanticismo?
• Gusto per il barbarico e il primitivo.
• Esaltazione dell’immaginazione.
• Senso religioso vissuto con sofferenza interiore.
• Atmosfere fantastiche.
• Melanconia.
Il preromanticismo si sviluppa ancora in un clima neoclassico e illuministico, questi elementi si
sviluppano nel romanticismo dopo la Restaurazione del congresso di Vienna, dominazione
austriaca in Italia con fase risorgimentale. Nel 1816 parte il Romanticismo italiano.

Le due tendenze culturali preromanticismo e neoclassicismo convivono e sono apparentemente
opposto, MA in realtà esprimono le due facce della stessa medaglia: ambedue esprimono la
ricerca dell’intellettuale di una risoluzione al disagio che l’uomo viveva nei confronti della storia.
Nel neoclassicismo si cerca risposta nel rifugio degli ideali classici e compostezza.
Preromanticismo è uno sprofondamento nell’io che da voce alla grande inquietudine. In Italia il
preromanticismo si diffonde perché Cesarotti traduce il giovane Werther (epistolare) e l’Ossian.
TEMI
• Morte: fallimento del dominio dell’uomo sul mondo e storia -notte, irrazionale, mistero.
• Natura.
• Infinito, perdersi e naufragare.
Preromanticismo prende spunto dall’Illuminismo per il sensismo. Lo stesso Rousseau parla del
mito del buon selvaggio: uomo nasce buono e la società lo fa diventare cattivo. Fase primitiva e
meno civilizzata permette di avere maggiore accesso alle emozioni? L’illuminismo diventa un
punto di partenza, fa da sottofondo. Anche se c’è antitesi tra ragione e emozioni si parla solo di
una differente posizione: il romanticismo affonda radici nell’illuminismo come punto di
osservazione e corrispondenza emotiva a mancanza di risposte nell’illuminismo stesso.