Sei sulla pagina 1di 2

LETTERATURA ITALIANA 10 novembre 2020

INTRODUZIONE AL DECAMERON
Nel momento in cui Bembo ripercorre la storia della letteratura italiana individua in Boccaccio uno dei padri
della lingua. Nel Decameron sono raccolte 100 novelle, ciascuna delle quali possiede una propria autonomia
narrativa, però questo fatto non deve sminuire la consapevolezza che il Decameron scaturisca da un progetto
unitario in cui le novelle sono integrate ad un significato unico. Il significato di ciascuna novella è
comprensibile solo se inserito nell’architettura dell’opera che le organizza.
La storia dei manoscritti del Decameron è interessante: tutte le edizioni moderne si affidano ad un primo
manoscritto che in un certo senso pone gli editori del Decameron in una posizione simile a quelli del
canzoniere di Petrarca, difatti possediamo un codice attribuibile allo stesso Boccaccio negli ultimi anni della
sua vita, una sorte di bella copia finale, celebre e noto come il nome di manoscritto Hamilton 90 e
conservato a Berlino. Tale è stato riconosciuto come autografo del Decameron solo nella seconda metà del
900. Conteneva numerosi errori che secondo alcuni filologi non potessero realmente appartenere
all’autentico Boccaccio; Branca attaccò violentemente l’ipotesi del Chiari dichiarandola inattendibile.
Tuttavia Branca sarà lo stesso che riprendendo in mano il codice Hamilton 90, si accorse che il Chiari aveva
ragione, ritrattando la propria posizione iniziale dimostrando con ben più solide basi filologiche: l’Hamilton
90 è un manoscritto del Decameron (il Canzoniere è un manoscritto completo), è un manoscritto di mano del
Boccaccio scritto negli ultimi anni della sua vita. Negli anni ‘60 tale manoscritto diventa il punto di
riferimento nella stesura delle edizioni critiche. Questi errori così gravi si spigano col fatto che Boccaccio
nel momento in cui trascrive l’opera è un copista anziano che commette errori di trascrizione, il Boccaccio si
dimostra copista di se stesso, e il secondo fatto è che tali errori si riveleranno come errori non dovuti a colui
che ha copiato il manoscritto ma agli interventi successivi di lettori possessori del manoscritto che sono
intervenuti maldestramente sul testo per colmare alcune lacune; Branca si accorse di ciò con i raggi
ultravioletti comprendendo che non si trattasse della stessa scrittura del copista ma erano evidenti
dimostrazioni di interventi maldestri effettuati sull’originale.
Lo stesso autore del libro, per come avviene per il Dante della Vita Nova, o il Petrarca con i Rerum
vulgarium fragmenta, Boccaccio fornisce il titolo come una componente fondamentale del testo organico. Il
titolo stesso ci aiuta a comprendere la natura di questo progetto complessivo. Questo libro possiede un titolo
e un sottotitolo. 100 novelle suddivise in dieci giornate di narrazione, narrate da una brigata di dieci
narratori: sette donne e tre uomini.
IL TITOLO = in greco “dieci giornate” non fa riferimento alle novelle, anche se esiste una traduzione che
dà al libro il titolo di 100 novelle, naturalmente spurio e abusivo è un titolo che capovolge quella che è
l’impostazione dell’autore, poiché è quell’elemento che definisce l’opera perché ne specifica la cornice.
Proprio questa cornice definisce l’identità dell’opera. Inoltre si tratta di un titolo impegnativo perché, oltre
che far riferimento al greco, fa riferimento ad un altro titolo molto simile ossia ‘l’Exameron’ (sei giornate).
L’ “Exameron” è un’opera di Sant’Ambrogio, uno dei più grandi padri della chiesa, che propone la
narrazione delle sei giornate nelle quali secondo la genesi, Dio crea l’universo, la descrizione di queste sei
giornate è la riflessione teologica sula processo di creazione dell’universo da parte di Dio. 10 novelle divise
in 10 giornate, e questo totale di 100 novelle è molto facilmente riconducibile alla commedia di Dante,
composta di 100 canti, e di qui si comprende come il riferimento problematico e a volte polemico a Dante
sia frequente, si intrattiene un dialogo con lui al centro delle opere di Petrarca e Boccaccio, il confronto
dialogico e intertestuale con Dante.
SOTTOTITOLO = “principe Galeotto”= fa riferimento allo stesso libro raccontato nel V canto
dell’Inferno, che Paolo e Francesca stanno leggendo quando avviene il bacio che da inizio alla tragica
vicenda. Nella prospettiva di Francesca, che dopo aver scaricato la responsabilità del peccato di cui non
riesce a riconoscersi colpevole, si insiste sul fatto che sia stata la lettura a farli cadere nel peccato. Dire che
questo libro sia in ‘libro galeotto’ significa fare un riferimento ironico nel senso che viene presentato un
libro che non ha quelle controindicazioni e che non vuole avere quelle caratteristiche devianti che il libro
galeotto di Dante invece aveva. È un libro galeotto diverso da quello di Paolo e Francesca, è un libro a cui
potremmo attribuire una funzione molto simile a quella della commedia, un libro che nasca per essere
edificante, per dare al lettore (che deve ESSERE PIù RESPONSABILE NELL’INTERPRETAZIONE DI
PAOLO E FRANCESCA) modo di crescere. È un’opera che si possa definire comica, nel senso dantesco del
termine. Lo stesso libro di Galeotto non è colpevole, ma è il lettore responsabile di aver mal interpretato.
È un libro che si inserisce nella tradizione dell’amore cortese. In particolare si rivolge alle donne innamorate
e che soffrono per amore, le lettrici a cui Boccaccio pensa e che identifica come destinatarie ideali della sua
opera, sono per certi versi molto simili alla Francesca dantesca. Uno dei punti fermi della tradizione filogino
che si intreccia e si contrappone a quello misogino in un’opera, il Decameron non inventa nulla perché si
inserisce in una tradizione ben consolidata e la apporta all’estremo, radicalizzandola e facendo della donna il
perno attorno al quale ruota tutto il senso del Decameron. Boccaccio presenta sin dall’inizio l’opera come
destinata alle donne. Naturalmente si parla di lettrici di rango sociale alto, donne istruite, aristocratiche e,
naturalmente, innamorate. Questa lettrice, però, non deve commettere gli stessi errori commessi da
Francesca.