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TRASPORTO VESCICOLARE

Le sostanze vengono portate all’interno o estruse dalla cellula attraverso la formazione di vescicole,
strutture delimitate da membrana.
Si parla di endocitosi quando la sostanza viene portata all’interno della cellula e di esocitosi quando la
sostanza viene portata all’esterno. Nel caso dell’endocitosi si ha una diminuzione della superficie della
membrana cellulare (perché le vescicole si formano come estroflessioni della membrana) mentre nel caso
dell’esocitosi si ha un aumento della superficie della membrana.

Quando si parla di endocitosi in genere se ne distinguono 2 modalità a seconda della natura della sostanza
che viene trasportata:
-Fagocitosi: la sostanza da trasportare è una particella solida. Prevede la formazione di pseudopodi,grazie
all’intervento del citoscheletro, che inglobano la particella da trasportare. Il fagosoma entra nel citosol e si
fonde coi lisosomi, dove viene digerito.
-Pinocitosi:le sostanze da trasportare sono particelle disciolte in soluzione.
Un tipo particolare di endocitosi è l’endocitosi mediata da recettori. In questo caso le sostanze che vengono
trasportate sono riconosciute da recettori di membrana. Le vescicole sono delle vescicole particolari,
chiamate vescicole rivestite perché prevedono l’intervento di proteine particolari. In breve in questo tipo di
trasporto cosa accade? Sulla
membrana sono presenti delle
proteine specifiche che individuano il
ligando da trasportare, i recettori
sono legati a proteine (adattine) che si
legano al recettore specifico e
permettono di individuare sulla
membrana la zona in cui dovrà
formarsi la vescicola che deve
inglobare il ligando. Le adattine sono
riconosciute dalla clatrina che è presente nel citosol. Questa è una proteina che presenta 3 “gambe”
(clatrina chiamate anche trischelio)che sono distribuite su piani diversi ed è in grado di assemblarsi con altre
clatrine formando dei veri e propri canestri in cui si ha alternanza di esagoni e pentagoni che conferiscono
alla membrana una curvatura. Si parla per questo di fossette rivestite ovvero affossamenti della membrana
rivestite da adattine legate a clatrine. Un’ulteriore polimerizzazione dei trischeli determina la formazione
della vescicola rivestita che si trova legata per un peduncolo alla membrana. A questo punto interviene una
GTPasi, la dinamina, che permette la fusione delle due membrane che costituiscono il peduncolo e quindi la
separazione della vescicola dalla membrana. A questo punto più vescicole di clatrina possono fondersi tra
loro dando origine all’endosoma precoce. Da quest’ultimo si originano due gruppi di vescicole: un gruppo
contiene solo recettori (legati alla membrana della vescicola) e l’altro gruppo contiene solo il ligando (libero
nel lume vescicolare). Le vescicole con i recettori si fondono con la membrana, mentre le vescicole con il
ligando possono fondersi con i lisosomi o con vescicole derivanti dall’apparato del Golgi.

Il processo di esocitosi è esattamente l’opposto: una vescicola contenuta all’interno della cellula si fonde
con la membrana e libera il proprio contenuto nel liquido extracellulare. esso è il meccanismo alla base
dell’azione secretoria. L’esocitosi richiede molta energia perché bisogna fornire l’energia necessaria per la
fusione della membra vescicolare con la membrana plasmatica. Entrano in gioco proteine, chiamate SNARE,
presenti su entrambe le membrane che permettono la fusione delle membrane.
Questo processo permette anche di inserire proteine e liquidi nella membrana plasmatica: la membrana
della vescicola entra a far parte della membrana plasmatica.

Endocitosi ed esocitosi sono processi opposti che sono bilanciati in modo da garantire il mantenimento
della superficie della membrana invariato.

TRASPORTO TRANSEPITELIALE
Le sostanze attraversano completamente un epitelio. Si è quindi in presenza di un trasporto transepiteliale
tutte le volte che si ha un epitelio che riveste una cavità corporea e una sostanza passa dalla cavità corporea
al liquido interstiziale o viceversa. Organi cavi presenti nell’organismo sono le ghiandole, come il rene e
tutto l’apparato digerente.

Struttura tipica di un epitelio:

Le cellule che costituiscono gli epiteli delle cavità corporee sono tipicamente cellule cilindriche e sono cellule
saldate tra loro mediante giunzioni. Le giunzioni possono essere:
- giunzioni serrate, che formano la zonula occludens
Complesso giunzionalestabilità meccanica
- giunzioni aderenti, che formano la zonula adherens
-giunzioni comunicanti che permettono il passaggio di sostanze da una cellula epiteliale alla cellule epiteliali
adiacenti. In pratica accoppiano metabolicamente e funzionalmente le cellule di un epitelio.
La presenza di giunzioni serrate fa sì che nelle cellule degli epiteli di rivestimento delle cavità corporee si
abbia una netta distinzione tra la membrana apicale (rivolta verso il lume della cavità corporea) e la
membrana baso-laterale (rivolta verso l’interstizio).
Nella zonula occludens le giunzioni serrate determinano la fusione delle membrane (grazie alla presenza di
claudine e occludine). Se tutto il perimetro della cellula è dotata di giunzioni serrate significa che questa
cellula ha la propria membrana saldata con quella delle cellule adiacenti lungo tutta la sua circonferenza.
Dove le membrane sono fuse non può avvenire diffusione trasversale delle proteine per cui si possono avere
proteine diverse nella membrana apicale rispetto alla membrana baso-laterale. Le cellule degli epiteli hanno
quindi una notevole asimmeria.

[Lezione 7- 15/03]

Il trasporto attraverso un epitelio può avvenire attraverso 2 vie:

 Paracellularele sostanze diffondono attraverso gli spazi interstiziali (tra cellula e cellula). È un
processo che avviene per diffusione semplice perché avviene tra due compartimenti liquidi. Il limite a
questo processo è rappresentato dalla presenza delle giunzioni serrate: maggiore è il numero di giunzioni,
maggiore è la difficoltà con cui può avvenire il passaggio per via paracellulare. È una via che tende ad
annullare tutte le differenze che possono esserci tra liquido interstiziale e lume della cavità corporea.
La porzione di epitelio rivolta verso il lume della cavità è
detta mucosa, mentre quella che è rivolta verso l’interstizio
è detta sierosa. Il lato mucosale e quello sierosale tendono
ad avere composizione diversa e, come abbiamo già detto,
la via paracellulare tende ad annullare queste differenze.
 Transcellularele sostanze entrano attraverso la
membrana apicale e fuoriescono attraverso quella
basocellulare. Si ha quindi passaggio dal lume all’interstizio
e quindi assorbimento di sostanze perché una volta giunte
nell’interstizio, esse passano al plasma e da questo al resto degli organi.
La via transcellulare prevede anche l’ingresso dalla membrana basolaterale e l’uscita da quella apicale.
In questa via possono intervenire tutti i tipi di trasporto che sono stati trattati fin ora e generalmente si ha
trasportatori diversi sulla membrana apicale rispetto a quella basolaterale: ad esempio, se una sostanza
entra attraverso trasporto passivo, di solito esce con un trasporto attivo. Esiste in pratica un
accoppiamento trasporto attivo/trasporto passivo.

Oltre alla diversa composizione di lume ed interstizio, un’altra caratteristica degli epiteli è la possibilità di
avere differenza di potenziale tra i due compartimenti: generalmente il lume è più negativo dell’interstizio.
Anche in questo caso, poiché la differenza di potenziale dipende dalla concentrazione degli ioni, si avrà
maggiore differenza se sono presenti giunzioni serrate.

Assorbimento di NaHCO2 e NaCl e secrezione di HCO3 - nell’apparato digerente

Sia nel digiuno che nell’ileo e nel colon, a livello della membrana apicale è presente lo scambiatore Na/H,
mentre a livello della membrana basolaterale sono presenti la pompa Na/K e lo scambiatore HCO3/Cl.

A livello del digiuno si ha il riassorbimento


del bicarbonato di sodio: questo avviene
perché il liquido intestinale che giunge al
duodeno è estremamente ricco di
bicarbonato (perché deriva dai succhi
pancreatici che sono basici). Il bicarbonato
deve essere riassorbito perciò, grazie alla
secrezione di ioni H, che derivano dallo
scambiatore Na/H, il bicarbonato
interagisce con gli ioni H (con l’intervento
di un’anidrasi carbonica) e si forma di acqua e anidride carbonica che diffondono nella cellula. L’anidride
carbonica all’interno della cellula trova anidrasi carbonica che catalizza la reazione inversa e si forma HCO3
che viene scambiato con il Cl. In questo modo si ha il riassorbimento del bicarbonato ed il suo passaggio
nell’interstizio.

A livello del colon lo scambiatore HCO3/Cl si


trova sulla membrana apicale e non su
quella basolaterale. Questo determina una
direzione diversa del bicarbonato, che viene
secreto all’interno del lume. Questo perché
a livello dell’ileo e del colon si ha sintesi di
bicarbonato e ione idrogeno grazie
all’anidrasi carbonica e alla CO2 e all’acqua
di derivazione metabolica. L’idrolisi della
CO2 determina un eccesso di bicarbonato
che viene secreto a livello del colon. Questa secrezione serve a tamponare l’eccessiva acidità che deriva dal
metabolismo cellulare.

A livello dell’ileo e del colon avviene anche assorbimento di NaCl perché la secrezione di ioni H è garantita
dallo scambio Na/H e quindi a livello della cellula si ha un accumulo di Na, che viene espulso grazia alla
pompa Na/K. Il Cl che entra con lo scambiatore HCO3/Cl non rimane localizzato all’interno della cellula, ma
viene espulso e perciò si ha un riassorbimento di NaCl.
Le due diverse funzioni di secrezione e assorbimento del bicarbonato sono dovute ad una diversa
localizzazione dello scambiatore HCO3/Cl nei vari organi dell’apparato digerente.

Riassorbimento di NaCl e KCl nel rene

La concentrazione di Na è responsabile del controllo del volume dei liquidi perciò è necessario che
l’organismo la mantenga costante nel liquido extracellulare.
Il nefrone è l’unità che compone il rene: si ha un glomerulo renale a livello del quale il sangue viene filtrato
(le proteine non devono passare). Lungo tutto il percorso del nefrone si dovrà passare da questo plasma
senza le proteine all’urina perciò ci sarà tutta una serie di processi che si occupa di questa trasformazione.
Glomerulo e tubulo contorto prossimale si trovano nella porzione corticale del rene mentre ansa di Henle
(sia la porzione discendente che quella ascendente) e dotto collettore si trovano nella porzione midollare.
Una delle funzioni del nefrone è quella di riassorbire sostanze perché la quantità di sangue che viene filtrata
è enorme, mentre la quantità di urina emessa è dell’ordine di 1,5l al giorno. Ci deve quindi essere lungo tutto
il tubulo un efficace riassorbimento di acqua, di sali, di amminoacidi che possono essere utili all’organismo in
modo che nell’urina rimangano solo sostanze da espellere. Tra le sostanze da riassorbire ci sono appunto il
NaCl e il KCl perché sono elettroliti che devono essere mantenuti ad una certa concentrazione nel sangue.

Il riassorbimento del NaCl avviene in tutte le porzioni


del nefrone, tranne che nella porzione discendente
dell’ansa di Henle.
In figura sono rappresentati 2 esempi di riassorbimento
del NaCl e del KCl: a livello del tubulo contorto distale e
a livello della porzione ascendente dell’ansa di Henle (in
particolare nel tratto spesso, dove l’epitelio ha appunto
spessore maggiore).
B) Tratto spesso dell’ansa di Henle. Come trasportatori
ci sono la pompa Na/K nella membrana basolaterale e
un trasporto accoppiato Na/K/2Cl nella membrana
apicale. In questo modo Na,K e Cl entrano nella cellula e
il NaCl può essere riassorbito grazie all’azione della
pompa Na/K. Il Na entra per gradiente elettrochimico
nella cellula e fuoriesce per trasporto passivo; uno ione
Cl viene utilizzato per neutralizzare il K, mentre l’altro
ione esce insieme al Na.
C) Tubulo contorto distale. Il riassorbimento del NaCl è
garantito dal cotrasporto Na/Cl: Na entra passivamente
ed esce passivamente.
Il riassorbimento del KCl attraverso canali specifici presenti sulla membrana basolaterale. Questo può
avvenire perché il trasporto Na/K/2Cl genera un accumulo di Na, K e Cl all’interno della cellula che favorisce
la fuoriuscita di KCl attraverso i canali.
Secrezione di HCl nello stomaco

A livello dello stomaco il pH è molto acido, perciò si dovrà avere una concentrazione di ioni H+ molto grande.
Questa concentrazione così elevata è dovuta alla secrezione di HCl da parte delle cellule ossintiche presenti
nella parete gastrica insieme alle cellule che secernono pro-pepsinogeno.

Il pro-pepsinogeno, in ambiente acido, si trasforma in pepsina e permette la digestione dei cibi. Tra le
funzioni dell’HCl c’è quindi quella di acidificare l’ambiente per permettere al pepsinogeno di svolgere il suo
ruolo. Tra le altre funzioni svolge un’azione di denaturazione delle proteine per renderle accessibili
all’enzima e un’azione battericida.
Le cellule ossintiche sono cellule che subiscono delle
profonde modificazioni quando passano dallo stato
quiescente a quello attivo. Queste cellule a riposo possono
essere rappresentate come cellule che presentano delle
invaginazioni ed un tubulo vescicolare (formato da
vescicole intracellulari). Quando si ha stimolazione della
secrezione, si ha una trasformazione e si formano ulteriori
invaginazioni ed un numero elevato di canalicoli
intracellulari che aumentano la superficie della membrana
apicale e di conseguenza aumentano la secrezione di HCl.
In seguito alla stimolazione, delle vescicole presenti
all’interno delle cellule ossintiche e sulla cui membrana
sono localizzate pompe di scambio H/K, vengono inserite
nella membrana apicale.

Il Cl invece deriva dall’azione dello scambiatore


HCO3/Cl che si trova sulla membrana basolaterale.
Nelle cellule parietali la CO2 dovuta al metabolismo
ossidativo subisce la reazione di idrolisi,catalizzata
dall’anidrasi carbonica, e si formano HCO3 e H+. Gli H
contribuiscono a rifornire la pompa H/K, mentre gli
HCO3 vengono scambiati col Cl. Il Cl viene immesso nel
lume gastrico grazie all’azione di un cotrasporto K/Cl.
In figura si vede che il Cl può entrare nel lume gastrico
anche attraverso canali del Cl: questo dipende da
quanta è la concentrazione nel lume rispetto a quella
che deriva dallo scambiatore.
TRASPORTO DI ACQUA
Parliamo di trasporto di acqua attraverso epiteli.
L’acqua viene, ad esempio, riassorbita attivamente a livello del rene per impedire che l’organismo si
disidrati. Servono dei meccanismi che permettano di mantenere costanti i livelli di acqua nei vari tessuti.

Il trasporto di acqua è sempre un trasporto passivo, secondo gradiente osmotico da una soluzione più
diluita verso una meno diluita. Però, quando il trasporto avviene a livello di un epitelio, si può avere anche
che nel lume la concentrazione dell’acqua è più bassa che nell’interstizio, ma il riassorbimento avviene lo
stesso: si parla quindi si riassorbimento attivo di acqua.

Il passaggio di acqua attraverso le membrane avviene grazie alla


presenza di acquaporine, che esistono in numerose isoforme (alcune
sono sempre aperte, altre sono aperte da ormoni). Tipicamente
un’acquaporina è un tetramero e ciascuna delle sue 4 subunità è
formata da 6 segmenti transembranali collegati tra loro da loop
polipeptidici. I loop tra il secondo e il terzo e tra il quinto e il sesto
segmento sono quelli che intervengono nella formazione del poro
acquoso. Questi loop sono infatti dotati di 3 amminoacidi (alanina,
prolina e asparagina), che si dispongono in modo tale da delimitare il
poro.

Come è possibile che l’acqua venga sempre riassorbita? L’ipotesi corrente che spiega come avviene il
trasporto di acqua a livello dei tessuti si basa su un
modello detto modello di Curran. Il modello prevede
che ci siano tre compartimenti (I, II, III) che sono
separati da membrane che hanno caratteristiche
diverse: la membrana che separa il compartimento I dal
compartimento II è una membrana attraverso la quale
l’acqua può passare liberamente ma i soluti non
passano (i soluti possono passare solo con trasporto
attivo); la membrana che separa il compartimento II dal
compartimento III è una membrana altamente
permeabile ai soluti e all’acqua. Un’altra caratteristica
del modello è che volumi dei compartimenti sono molto
diversi tra loro, in particolare il volume del compartimento III è estremamente più grande degli altri.
In una configurazione di questo tipo l’acqua passa
sempre dal compartimento I al compartimento III. Se io
avessi secrezione di soluti dal lato I al lato II, avrei un
accumulo di particelle osmoticamente attive nel
compartimento II e queste particelle richiamano acqua.
Il richiamo di acqua fa sì che il volume (o la pressione
idrostatica) del compartimento II aumenti e questo
aumento determina passaggi di sostanza attraverso la barriera B. Quando le sostanze passano dal
compartimento II al compartimento III vengono estremamente diluite perciò il passaggio opposto è difficile
che avvenga. Praticamente si crea un gradiente di concentrazione di soluti che sono più concentrati in
prossimità della barriera A e meno concentrati in prossimità della B.

Negli epiteli si trova una situazione che riproduce il modello di Curran: si ha un compartimento I, che sono le
cellule che possiedono una membrana basolaterale in cui sono presenti meccanismi di trasporto attivo (ad
esempio la pompa Na/K), un compartimento II, di dimensioni più piccole ed un compartimento III che
sarebbe l’interstizio, in cui il volume è estremamente più grande e che è separato dal compartimento II da
una membrana altamente permeabile.

Quando si ha secrezione di soluti nel compartimento II, questi richiamano acqua dal lume dell’epitelio, il
compartimento si dilata e si crea un flusso di massa che spinge l’acqua dallo spazio intracellulare
all’interstizio. In sintesi si ha un flusso di acqua dal lume all’interstizio.
Se si osservano soluzioni di epiteli assorbenti in condizioni di riposo e quando stanno assorbendo
attivamente acqua, si vede che gli spazi intracellulari hanno dimensioni diverse nei due casi: nel caso
dell’epitelio quiescente lo spazio è ridotto, mentre nel caso dell’epitelio attivo lo spazio è molto dilatato.
Questo conferma il modello.

Regolazione del volume intracellulare

Le cellule sono in grado di bilanciare variazioni di volume dovute a variazioni di tonicità delle soluzioni in cui
sono immerse.
Avevamo visto che una soluzione ipotonica determina un aumento del volume cellulare mentre una
soluzione ipertonica determina una diminuzione del volume. Però le cellule sono in grado di bilanciare, entro
certi limiti, queste variazioni di volume attraverso delle variazioni compensatorie di volume.

Se si ha una cellula immersa in una soluzione ipotonica, il suo volume aumenta. Se aspetto un tempo
sufficientemente lungo si osserva che il volume della cellula tende a ritornare verso il valore di controllo.
Questo avviene perché si attivano dei processi che determinano l’eliminazione di soluti dall’interno della
cellula e quindi anche eliminazione di acqua. La perdita dei soluti è dovuta all’azione di carrier che, nel caso
specifico della diminuzione compensatoria di volume, eliminano KCl nell’immediato e soluti organici. La
diminuzione compensatoria di volume ha dei limiti perché la cellula non può eliminare grosse quantità di K in
quanto perderebbe la sua funzione.

L’opposto succede quando metto la cellula in un mezzo ipertonico: viene richiamata acqua e il volume
cellulare diminuisce. Per aumentare il volume la cellula richiama soluti: la prima risposta che si osserva è
l’attivazione di trasporti come il cotrasporto Na/K/2Cl che, entrando nella cellula, richiamano acqua e fanno
quindi aumentare il volume. Anche in questo caso ci sono dei limiti perché non può entrare troppo NaCl
nella cellula: il Cl deve essere mantenuto a livelli bassi perché denatura le proteine.
Le cellule hanno anche un altro modo per aumentare il numero di particelle al loro interno: sintetizzano gli
osmoliti compatibili che sono sostanze organiche (amminoacidi, alcol) che determinano un aumento del
numero di particelle senza danneggiare le proteine. Questo processo, richiedendo la sintesi ex novo di
particelle, necessita di più tempo per ridurre il volume.

EQUILIBRIO ELETTROCHIMICO E POTENZIALE DI MEMBRANA


A cavallo di tutte le membrane cellulari è presente una differenza di potenziale, con l’interno della cellula
negativo rispetto all’esterno. Questa differenza di potenziale può essere molto piccola, tipo nel globulo rosso
umano (-10mV), o elevata come nella fibra muscolare di rana (-90mV). In generale nelle cellule eccitabili, che
sono le cellule muscolari e nervose, la differenza di potenziale di membrana in condizioni di riposo è più
grande rispetto a cellule non eccitabili.

La presenza di una differenza di potenziale ai due lati di una membrana può essere messa in evidenza
utilizzando un microelettrodo cioè una pipetta di vetro al cui
interno viene messa una soluzione molto concentrata di KCl
(3M). La pipetta è collegata con un circuito di registrazione
attraverso un elettrodo metallico (cloruro di argento). Si usa un
microelettrodo perché è una pipetta di vetro la cui punta è
assottigliata in modo che possa facilmente essere fatta passare
attraverso la membrana senza danneggiare le cellule.
L’apparecchiatura che misura la differenza di potenziale è un
voltmetro che da una parte è collegato al microelettrodo e
dall’altra è collegato ad un elettrodo di riferimento che funge da
terra (potenziale pari a 0). Se si mettono il microelettrodo e
l’elettrodo di riferimento nella soluzione in cui la cellula è
immersa, lo strumento non registra alcuna differenza di
potenziale. Non appena il microelettrodo attraversa la
membrana, si vede un cambiamento di differenza di potenziale e
tra la punta del microelettrodo e l’elettrodo di riferimento si
misura una differenza di potenziale negativa: l’interno della
cellula è negativo rispetto all’esterno.

Nelle cellule non eccitabili si ha solo un potenziale di membrana di riposo, mentre nelle cellule eccitabili il
valore del potenziale può variare.
La differenza di potenziale è dovuta alla differente distribuzione degli ioni ai due lati di una membrana
selettivamente permeabile. Selettivamente permeabile perché gli ioni sono distribuiti in maniera diversa ai
due lati della membrana e la membrana presenta una permeabilità diversa a questi ioni. Il valore costante
della differenza di potenziale è dovuto anche alla presenza di una pompa ionica (trasporto attivo).
Gli strumenti utilizzati per registrare i segnali elettrici generati dalle cellule sono gli oscilloscopi. In realtà
attualmente gli oscilloscopi sono stati quasi completamente sostituiti dai computer che simulano l’azione di
un oscilloscopio.
In un oscilloscopio c’è un catodo che genera degli elettroni che viaggiano nel tubo catodico fino a
raggiungere uno schermo su cui sono presenti dei fosfori. Quando i fosfori sono colpiti dagli elettroni si
illuminano. All’interno del tubo catodico ci sono delle placche metalliche collegate a poli elettrici diversi: ci
sono 2 placche collegate ad un amplificatore della base dei tempi. Con l’amplificatore della base dei tempi si
genera una differenza di potenziale che è in grado di deflettere il fascio di elettroni (che normalmente
viaggerebbe dritto fino allo schermo). La base dei tempi quindi genera un segnale a dente di sega, in modo
tale che al fascio di elettroni venga imposta una velocità che fa muovere il punto luminoso sullo schermo da
sinistra a destra.
Oltre ai deflettori ci sono altri 2 elettrodi che sono collegati con il sistema di registrazione del segnale
(voltmetro). Il voltmetro è collegato alle due placche verticali che sono in grado di deflettere il fascio di
elettroni nella direzione verticale.
Se si ha un fascio di elettroni a cui non è stata imposta nessuna velocità di scorrimento, si vede un punto nel
centro dello schermo. Se si applica al fascio di elettroni il segnale che genera la base dei tempi, si vede che il
punto percorre lo schermo da destra a sinistra. Se si toglie la base dei tempi e si applica il segnale che si sta
registrando, si vede un movimento del segnale verso l’alto. Se si applicano sia il deflettore della base dei
tempi sia le placche che registrano il segnale, si può vedere la variazione del potenziale nel tempo.

Non connesso Connesso alla Si applica il Si applicano il segnale e la base


a niente. base dei tempi segnale dei tempi.

La base dei tempi in pratica serve a risolvere le eventuali variazioni di potenziale che avvengono all’interno di
una cellula. La base dei tempi scelta deve essere sufficientemente rapida da far vedere il segnale come
avviene effettivamente.
Se si avesse un segnale ad onda, l’onda avrebbe un certo andamento temporale. Ad esempio abbiamo
un’onda che si completa in un tempo di 100ms e uno schermo largo 10cm: se si usa una base dei tempi tale
che questi 10cm vengano percorsi in 100ms, allora si può vedere perfettamente il segnale. Se invece si
usasse una base dei tempi tale che il fascio si muove in 10s, i 100ms occuperebbero una parte minima dello
schermo e perciò il segnale sarebbe praticamente invisibile. Negli oscilloscopi sono presenti delle manopole
che permettono di scegliere la base dei tempi e la risoluzione verticale adeguate a risolvere il segnale.
Nei computer il segnale è digitalizzato ovvero è un segnale per punti. Ogni punto è la media del segnale in un
intervallo di tempo scelto. Il problema in questo caso è scegliere quanti punti servono per descrivere in
maniera adeguata il segnale. Bisogna quindi scegliere la frequenza di acquisizione ovvero quanto tempo
viene acquisito per ogni punto.
[Lezione 8-16/03]

Per capire come si instauri la differenza di potenziale ai capi della membrana si considerano 2 diversi casi:

1.Membrana con permeabilità selettiva: permeabile al K+ ma non al Cl-.


Se le due concentrazioni ai due lati della membrana sono
le stesse si verifica una situazione stabile, di perfetto
equilibrio. La membrana permeabile al K sarà sottoposta
ad un flusso unidirezionale di K dal lato I al lato II che è un
flusso uguale e contrario a quello dal lato II al lato I

Se invece si
verifica che la
concentrazione
di KCl dal lato I
è 10 volte più grande rispetto a quella nel lato II, accade che il K
sente la differenza di concentrazione e perciò si crea un flusso
netto di K dal lato I al lato II. In pratica abbiamo un flusso
unidirezionale dal lato I al lato II maggiore del flusso
unidirezionale dal lato II al lato I e perciò un flusso netto dal lato I
al lato II.
Il Cl, siccome la membrana è impermeabile, non si muove perciò
il fatto che si abbia un movimento netto di K genera una
separazione di cariche: c’è un accumulo di cariche negative sul
lato I e un eccesso di cariche positive sul lato II. Si genera quindi
una differenza di potenziale. Il K risente dell’eccesso di cariche
positive presenti sul lato II e quindi si genera un flusso netto dal
lato II al lato I che è dovuto alla differenza di potenziale.

Quindi si ha un flusso di K dal lato I al lato II per gradiente chimico ed un flusso di K dal lato II al lato I per
gradiente elettrico. Questi movimenti alla fine raggiungono una situazione di equilibrio.
L’equilibrio si stabilisce quando i due flussi sono uguali. Si può ricavare qual è il potenziale al quale si
raggiunge questo equilibrio (flusso netto di K=0). L’equilibrio si raggiunge quando il lavoro necessario a
trasportare il K contro il proprio gradiente chimico è uguale al lavoro necessario per trasportare il K contro il
proprio gradiente elettrico.

Lavoro chimico

Lavoro elettrico

All’equilibrio:
Il potenziale di equilibrio del K è: (equazione di Nernst)

Il potenziale di equilibrio è quel potenziale che deve esistere ai due lati di una membrana permeabile ad
un determinato ione, affinché quella particolare distribuzione di ioni sia all’equilibrio.

Nel caso particolare preso in esame, se si vanno a sostituire i valori:

Se il potenziale fosse di -103mV non si avrebbe flusso netto di K attraverso la membrana.


Questo potenziale di equilibrio è generato dal passaggio del K attraverso la membrana. Quanti sono gli ioni
che devono separarsi ai due lati della membrana rispetto agli ioni che sono presenti all’interno della cellula?
2.Membrana permeabile al K+ e al Cl-, ma non ad un anione A.
Si hanno due soluzioni che hanno la stessa concentrazione di
KCl. C’è equilibrio sia chimico che elettrico e la membrana è
permeabile ad entrambi gli ioni. C’è quindi flusso netto pari a 0

Se nel lato i si sostituiscono 40mM di Cl con 40mM di anione


A, continua ad
essere
rispettato l’equilibrio elettrico ma non c’è più equilibrio
chimico: il Cl è sbilanciato. Però la membrana è permeabile sia
al K che al Cl perciò il Cl passa dal lato o al lato i.
Lo spostamento del Cl genera spostamento di cariche per cui
rimane un eccesso di cariche positive nel lato o e si genera un
eccesso di cariche negative nel lato i. Si crea quindi una
differenza di potenziale che fa muovere il K secondo il
proprio gradiente elettrico, dal lato o al lato i. Il passaggio
genera una modifica di concentrazioni nei due compartimenti
e una modifica delle forze che agiscono sui due ioni. Il Cl, che
inizialmente risentiva solo del gradiente chimico, inizia a
risentire del gradiente elettrico e ne risente in direzione
opposta al K. Il K, che si muoveva inizialmente solo per gradiente elettrico, ora risente anche del gradiente
chimico e ritorna verso il lato o. Questi flussi continuano fino al raggiungimento di una situazione di
equilibrio. In condizioni di equilibrio il flusso dovuto al gradiente elettrico e il flusso dovuto al gradiente
chimico di ciascuno ione si uguagliano. Si avrà quindi un potenziale unico attraverso la membrana perché il
potenziale di equilibrio del cloro è uguale al potenziale di equilibrio del potassio.

Si raggiunge quello che viene chiamato equilibrio di Donnan


L’equilibrio di Donnan è un equilibrio elettrochimico. Questo equilibrio è possibile perché si ha un
potenziale di membrana che permette il mantenimento di una distribuzione diseguale degli ioni.
C’è però squilibrio osmotico perché dal lato o si ha 48mM di K+48mM di Cl=96mM mentre dal lato i c’è
72mM di K+32mM di Cl=104mM. Questo squilibrio determina un passaggio di acqua dal lato o al lato i. Il
passaggio di acqua, a lungo andare farebbe esplodere la cellula perciò l’equilibrio osmotico non sarebbe
compatibile con l’equilibrio ionico (di Donnan).
Si può avere equilibrio ionico e osmotico se oltre all’anione non diffusibile (A) all’interno, esiste un catione
indiffusibile all’esterno (Na). Questo ione non diffusibile impedisce il passaggio di acqua. In sintesi, nelle
cellule animali esiste l’equilibrio di Donnan perché gli anioni diffusibili all’interno della cellula sono bilanciati
da un anione indiffusibile all’esterno della cellula.

[Lezione 9- 21/03]

È possibile creare una cellula nervosa modello di vertebrato, in cui esiste una differenza di potenziale ai due
lati della membrana di -85mV generata dalla diseguale distribuzione degli ioni K e Cl ai quali la membrana è
permeabile. Si avrebbe:
[K]e=3mM
[K]i=90mM
[Cl]e=120mM
[Cl]i=4mM
[Na]e=117mM
[Na]i=30mM
[A]=116mM
Il Na è impermeabile attraverso la membrana.

Gli ioni Na extracellulari controbilanciano, insieme al K, tutte le cariche negative dovute al


Cl.
Gli anioni in diffusibili A permettono, anche all’interno della cellula, di rispettare il principio della neutralità
elettrica.
Siamo anche in equilibrio osmotico in quanto la concentrazione osmotica esterna è uguale a quella interna.
Poiché la cellula è sia in equilibrio elettrico che in equilibrio osmotico, è in grado di mantenere
indefinitamente stabile il suo potenziale elettrico.

Essendo i rapporti di concentrazione uguali, il potenziale elettrico dei due ioni è lo stesso e coincide con il
potenziale di membrana. Il flusso netto di K e di Cl attraverso la membrana è 0.
Con queste assunzioni, la cellula modello di vertebrato riproduce una situazione che si osserva in natura per
cui si potrebbe pensare che l’esistenza dell’equilibrio di Donnan possa spiegare l’esistenza di una differenza
di potenziale a riposo nelle cellule. Le membrane cellulari potrebbero avere una differenza di potenziale
costante perché nella loro membrana si ha equilibrio di Donnan.
Tutte le volte che avviene una perturbazione che cambia la distribuzione degli ioni, la cellula tende a
ritornare nella situazione di equilibrio.
L’ipotesi dell’equilibrio di Donnan come responsabile dell’esistenza di una differenza di potenziale ai capi
della membrana è stata verificata: si è osservato cosa accade in una cellula reale quando l’equilibrio esterno
viene perturbato modificando o la concentrazione di K o la concentrazione di Cl. Gli esperimenti sono stati
svolti su fibre muscolari di anfibio.

1) Si cambia la concentrazione extracellulare di K. La soluzione fisiologica (ringer) che bagna le fibre


muscolari di anfibio è K=2,5mM e Cl=120mM. Si porta la concentrazione di K da 2,5mM a 10mM. La
variazione di concentrazione viene fatta in 3 modi diversi: in un primo momento si aumenta e poi si riporta a
2,5mM, in un secondo esperimento si
mantiene a 10mM per un periodo molto
breve e in un ultimo esperimenti si
mantiene a 10mM per un tempo lungo.
Si misura ogni volta il potenziale di
membrana della cellula, che in soluzione
fisiologica è -95mV ad una temperatura di
10°C. Quando si aumenta la concentrazione
di K, il potenziale di membrana diventa -
73mV. Se si ritorna subito alla

concentrazione 2,5mM, il potenziale torna ad


essere -95mV. Se invece si mantiene la
concentrazione di K elevata per un tempo
lungo, il potenziale passa da -95mV a -73mV
istantaneamente e poi, in un tempo di circa
40/50 minuti, raggiunge un valore stazionario di -62mV. Quando si riporta la concentrazione a 2,5mM si ha
un lento ritorno del potenziale al valore di partenza.
Il raggiungimento del valore stazionario di
- 62mV è dovuto al ristabilirsi dell’equilibrio di Donnan (il potenziale di equilibrio dei due ioni diventa
uguale).
L’equilibrio si ristabilisce perché il K entra all’interno della cellula ed entra per ristabilire l’equilibrio chimico e
anche perché il suo potenziale di equilibrio sarebbe -62mV e dentro la cellula ci sono -73mV perciò il K viene
richiamato all’interno della cellula. Il Cl segue passivamente il K che attraversa la membrana ed entra anche
perché il suo potenziale di equilibrio è -95mV che è un potenziale più negativo di quello all’interno della
cellula: si ha un effetto repulsivo da parte della negatività della cellula e quindi il Cl può entrare.

Si ha quindi un flusso netto di KCl all’interno della cellula che porta ad un rigonfiamento della stessa: il
processo finisce quando il potenziale di membrana diventa -62mV (uguale a K e a Cl).
Se si guarda la tabella si vede che nel passaggio da -73mV a -62mV, ad essere cambiata è sostanzialmente la
concentrazione di Cl all’interno della cellula: questo perché insieme al Cl è entrata acqua. Il passaggio di
acqua aumenta il volume della cellula e inoltre diluisce la concentrazione della cellula: si ha avuto quindi
passaggio dello stesso numero di moli di K e di Cl, ma il contemporaneo passaggio di acqua ha neutralizzato
completamente l’aumento del K ma non è riuscito a neutralizzare l’aumento del Cl.
Sono passati, in totale, 7,8mM di KCl quindi 7,8mM di K e 7,8mM di Cl. Se il volume fosse rimasto inalterato
si avrebbe avuto 132,8 mM di K e 10,2mM di Cl.
Le 7,8mM di K che entrano nella cellula, rispetto alle 125mM che c’erano rappresenta circa il 6% e inoltre si
ha un aumento di volume del 6% dovuto all’ingresso dell’acqua: l’aumento del K è completamente
neutralizzato dall’acqua. Questo discorso non si può fare per il Cl perché le 7,8mM che entrano, rispetto alle
2,4mM che c’erano, rappresentano un aumento del 300% che non può essere neutralizzato da un aumento
di volume perché la cellula esploderebbe se dovesse ingrandirsi così tanto.
In conclusione il passaggio del potenziale di membrana da -95mV a -73mV si spiega perché entrambi gli ioni
hanno effetti sul potenziale poiché la membrana è permeabile sia al K che al Cl. Il passaggio da -73mV a -62
mV si spiega perché la conduttanza del K attraverso la membrana è diversa quando il K entra rispetto a
quando il K esce (K entra più facilmente rispetto a quanto esce).

2) Si cambia la concentrazione extracellulare del Cl. La soluzione fisiologica (ringer) che bagna le fibre
muscolari di anfibio è K=2,5mM e Cl=120mM. Si riduce la
concentrazione di Cl di 4 volte: da 120mM si porta a 30mM.
Nelle condizioni iniziali il potenziale di membrana è -97mV (la
differenza con l’esempio precedente è dovuta solo al fatto
che in questo caso si ha una temperatura di 15°C, mentre
prima era di 10°C). Quando si cambia la concentrazione di Cl
extracellulare, si osserva una variazione istantanea del
potenziale che passa da -97mV a -75mV: si ha una

depolarizzazione in quanto la polarità ai due


capi della membrana diminuisce.
Il cambiamento di potenziale avviene perché, avendo ridotto la concentrazione di Cl extracellulare, è
aumentato il rapporto Clinterno/Clesterno.
Il potenziale di membrana di -75mV non corrisponde al potenziale di equilibrio di nessuno dei due ioni. Si ha
quindi un movimento di KCl che permette al potenziale di membrana di tornare al valore di -97mV nel giro di
15 minuti.
A differenza del primo esempio si vede che la variazione della concentrazione extracellulare di Cl porta solo
ad una variazione transitoria del potenziale di membrana. Questo perché avendo ridotto la concentrazione
extracellulare di Cl, si ha un passaggio di questo ione dall’interno all’esterno. Il passaggio di Cl è inoltre
dovuto al fatto che il potenziale di -75mV è troppo negativo rispetto ai -63mV del Cl. Ovviamente il Cl
quando esce, esce con il K. Anche gli ioni K possono uscire perché la negatività all’interno è -75mV, mentre
loro necessitano di -97mV per poter essere trattenuti in grande concentrazione all’interno. Il KCl, uscendo, si
porta dietro anche l’acqua e perciò si ha una riduzione del volume. Tutto questo continua fino a che non
viene ristabilito l’equilibrio di Donnan. L’acqua che esce neutralizza le variazioni di concentrazione del K e
non neutralizza quelle del Cl.

Assumendo queste 2 situazioni si può dire che il potenziale di membrana è uguale sia al potenziale di
equilibrio del Cl che a quello del K però, siccome solo variazioni della concentrazione extracellulare di K
determinano variazioni permanenti del potenziale di membrana, si conclude che il valore del potenziale di
membrana è dettato dal potenziale di equilibrio del K. Il potenziale di equilibrio del Cl si adegua alle
variazioni imposte dal K.

Test sull’equilibrio di Donnan (Esperimento di Boyle e Conway)

Un’ulteriore verifica sperimentale dell’esistenza dell’equilibrio di Donnan era stata ottenuta con esperimenti
in cui veniva cambiata la concentrazione extracellulare di entrambi gli ioni (in pratica si aggiunge KCl). Per
capire se esiste l’equilibrio si osserva se viene mantenuto il rapporto

In pratica deve venire

Nell’esperimento si ha sempre a che fare con un preparato di muscolo di anfibio però in questo caso si
prende il muscolo intero e si tiene a contatto con concentrazioni extracellulari di KCl via via crescenti. Si
misurano quindi le concentrazioni intracellulari di K e di Cl.

Le concentrazioni extracellulare di 3mM


di K e di 79mM di Cl sono scelte dallo
sperimentatore e corrispondono a delle
concentrazioni intracellulari di 91mM per
il K e di 7,2mM per il Cl. Vengono
aggiunte via via moli di KCl e si nota che il
rapporto
è approssimativamente uguale ad 1 solo se si considerano le concentrazioni extracellulari di K a partire da
12mM.

Questo prova che effettivamente l’equilibrio di Donnan esiste, ma non esiste quando le concentrazioni
extracellulari di K sono basse. Quando siamo in corrispondenza di valori della concentrazione extracellulare
di K vicini alla concentrazione fisiologica, non esiste equilibrio di Donnan: c’è qualcosa a queste
concentrazioni che impedisce che l’equilibrio sia rispettato. Questo è spiegato dall’esistenza di uno ione
permeabile che è il Na (è meno permeabile di K e di Cl, ma comunque passa attraverso la membrana).

Potenziale di diffusione

Si ha una membrana permeabile a ioni diversi con permeabilità diversa.

Ci sono due soluzioni di NaCl a concentrazioni diverse separate da una membrana permeabile sia al Na che al
Cl, ma con una permeabilità molto più alta al Cl. Il Cl passa dal lato 1 al lato 2 molto più rapidamente del Na e
porta cariche negative nel lato 2. Si crea quindi una differenza di potenziale che determina un’accelerazione
del Na e una decelerazione del passaggio del Cl.
La differenza di potenziale fa sì che Na e Cl passino con la stessa velocità. Si ha quindi un potenziale di
diffusione: gli ioni attraversano la membrana alla stessa velocità. Il potenziale di diffusione non è un
potenziale di equilibrio perché si ha un flusso netto di cariche uguale a 0 dovuto al passaggio di due specie
ioniche diverse. Il passaggio continua fino a quando c’è differenza di concentrazione: quando le
concentrazioni al lato 1 e al lato 2 si eguagliano il potenziale di diffusione si annulla.
Si può avere anche una situazione in cui si hanno due soluzioni diverse alla stessa concentrazione, separate
da una membrana che non è permeabile al Cl ma è permeabile a Na e K. La membrana ha permeabilità
molto più alta al K che al Na. Si osserva che il K passa dal lato 2 al lato 1, portando la sua carica positiva. Se il
Na passasse con la stessa velocità, spinto dal suo gradiente chimico, non si avrebbe flusso netto di carica. In
realtà all’inizio il movimento del K è molto maggiore del movimento del Na e quindi al lato 1 si accumulano
cariche positive e al lato 2 si accumulano cariche negative. Si genera quindi una differenza di potenziale che
decelera il K e accelera il Na: si stabilisce un potenziale di diffusione quando si ha uguaglianza dei due flussi.
Anche in questo caso il potenziale di diffusione non è stabile, non si mantiene nel tempo, perché quando la
concentrazione di Na e la concentrazione di K ai due lati della membrana diventano uguali il potenziale di
diffusione cessa di esistere.

Confronto tra potenziale di equilibrio e potenziale di diffusione

Un potenziale di equilibrio è un potenziale in cui tutte le specie ioniche sono in equilibrio elettrochimico. Il
potenziale di questi ioni può essere descritto dall’equazione di Nernst.
Nel caso del potenziale di equilibrio, il potenziale di membrana è lo stesso del potenziale di equilibrio di
ciascuna delle specie ioniche che è all’equilibrio (equilibrio di Donnan).
Il potenziale di equilibrio si mantiene indefinitamente a meno che non si intervenga con delle perturbazioni
dall’esterno.

Un potenziale di diffusione è un potenziale in cui nessuna delle specie ioniche che si muovono è
all’equilibrio. Non si ha equilibrio elettrochimico.
Il potenziale di membrana non corrisponde a quello di nessuna delle specie ioniche che diffondono
attraverso la membrana.
Il potenziale di diffusione non si mantiene indefinitamente, ma tende a scomparire.

Potenziale di riposo

Si prende in considerazione un assone di calamaro in cui la distribuzione dei principali elettroliti, con il
corrispondente potenziale di equilibrio sono indicati in tabella

Il potenziale di membrana è -70mV ed è un potenziale stazionario a condizioni fisiologiche.


Né Na né K sono distribuiti all’equilibrio in quanto il loro
potenziale è molto diverso da -70mV, il Cl,invece, è
quasi all’equilibrio.
In una cellula nessuno dei potenziali di membrana è
distribuito all’equilibrio.

Se si riporta su un grafico il potenziale di membrana in


funzione della concentrazione extracellulare di K su
scala logaritmica e si confronta con il potenziale di
equilibrio del K, si vede una relazione in cui i punti sperimentali deviano dalla linearità. Se le concentrazioni
extracellulari di K sono molto elevate (attorno a 100mM), il potenziale di membrana coincide con il
potenziale di equilibrio del K. Se invece le concentrazioni extracellulari di K sono più basse (intorno ai valori
fisiologici), il valore del potenziale di membrana è molto lontano dal potenziale di equilibrio del K. Questo è
stato spiegato perché la membrana non è permeabile solo al K e al Cl, ma è permeabile anche al Na. Perciò il
potenziale di membrana è il risultato del potenziale di diffusione in cui il potenziale si mantiene stazionario
perché il flusso netto di corrente attraverso la membrana è 0, ma nessuno degli ioni è all’equilibrio. Ciascuno
ione contribuisce al valore del potenziale di riposo a seconda della propria permeabilità attraverso la
membrana: uno ione molto permeabile contribuisce parecchio al potenziale di riposo, mentre uno ione
scarsamente permeabile contribuisce poco. Il potenziale di membrana non è più espresso dall’equazione di
Nernst, ma si esprime con l’equazione di Goldman-Hodgkin-Katz (equazione GHK):

dove P è la permeabilità dello ione attraverso la membrana.


Il potenziale di membrana si mantiene costante a -70mV e questo vuol dire che il flusso in ingresso di Na è
uguale al flusso in uscita di K. Il potenziale di diffusione mantiene lo stato stazionario e si esprime con
l’equazione di GHK.

Questa equazione è valida per qualsiasi cellula. Ad esempio se si prende in considerazione una fibra
muscolare di rana con le seguenti concentrazioni

Il potenziale di membrana è molto più vicino al potenziale di equilibrio del K perché la permeabilità del K è
più elevata. L’equazione di GHK può quindi essere scritta togliendo il Cl poiché è quasi distribuito
all’equilibrio

Si può scrivere il rapporto tra le permeabilità perché è proprio questo rapporto che mi dice quanto il
potenziale di membrana è vicino al potenziale di equilibrio del K rispetto a quello del Na.

Definendo
Se è un valore molto piccolo la concentrazione del Na è poco influente sul potenziale.
In condizioni di riposo

[Lezione 10-22/03]

La membrana è rappresentabile come un circuito elettrico in cui ci sono 3 generatori di potenziale (batteria
del Na, batteria del K e batteria del Cl) in parallelo, collegati ad un condensatore di membrana che permette
di accumulare le cariche. Le permeabilità dei vari ioni alla membrana è rappresentata dalle resistenze.

Siccome si parla di flussi ionici di corrente e quindi della facilità con cui gli ioni attraversano la membrana, è
più conveniente usare il reciproco della resistenza che è la conduttanza (g).
La corrente che passa attraverso questo circuito in condizioni di riposo è pari a 0. Ma attraverso ciascuno dei
rami del circuito passa una corrente: la somma totale delle correnti è 0.
Quindi al potenziale di riposo

Siccome si ha a che fare con un circuito elettrico, la corrente è espressa con la legge di Ohm

Nel caso specifico degli ioni

Se il potenziale di membrana fosse uguale al potenziale di equilibrio degli ioni non si avrebbe gradiente
elettrochimico e, anche con i canali aperti, si avrebbe flusso netto pari a 0 (e quindi corrente 0).
Siccome è molto vicino allo 0, non consideriamo la corrente del Cl.
Perciò si avrà che
che ha senso anche perché sappiamo che Na e K viaggiano con flussi opposti.
Quindi

Questa equazione è un altro modo per esprimere il valore del potenziale di membrana. Sostanzialmente
quindi ha lo stesso scopo dell’equazione GHK, ma in questo caso si tiene conto del potenziale di equilibrio
degli ioni e della conduttanza. La conduttanza e la permeabilità sono collegate tra loro, ma sono diverse
perché la permeabilità è una proprietà intrinseca della membrana mentre la conduttanza dipende anche
dalle concentrazioni degli ioni.
Anche in questo caso è più utile osservare il rapporto tra le conduttanze

Equazione delle
conduttanze

Il rapporto di conduttanza nelle cellule è


Si può ricavare il valore del rapporto di conduttanza

Tutto questo discorso ha senso e ci dice che esiste un potenziale di membrana d riposo che è dovuto ad un
potenziale di diffusione. Questo potenziale di riposo si mantiene stazionario perché il flusso netto di carica
attraverso la membrana è 0. Ma si è visto che i potenziali di diffusione non sono stabili quindi una situazione
di questo tipo non permetterebbe alla membrana di mantenere la differenza di potenziale alterata nel
tempo. La differenza di potenziale viene mantenuta stabile grazie alla pompa Na/K che evita il cambiamento
delle concentrazioni intracellulari di Na e K attraverso il suo meccanismo di espulsione di ioni Na e di
trasporto di ioni K. La pompa Na/K però è una pompa elettrogenica e quindi trasporta 2K all’interno e 3Na
all’esterno: in questo modo il flusso netto di cariche trasportate dal Na e il flusso netto delle cariche
trasportate dal K sia uguale a 0 e si raggiunge un vero e proprio stato stazionario.
Si ha quindi che

In questo caso l’equazione diventa

Si può dimostrare sperimentalmente che la pompa Na/K è una


pompa elettrogenica.
Esperimento 1: svolto su neuroni di lumaca. Nei neuroni si inietta Na e si misura se la polarizzazione della
cellula cambia (ci si aspetta iperpolarizzazione e quindi un valore del potenziale più negativo).
Nel neurone vengono messi diversi microelettrodi:
- 1 microelettrodo per registrare il potenziale di membrana
-1 microelettrodo per iniettare il Na
-1 microelettrodo per iniettare il Li (non trasportato dalla pompa)
-1 microelettrodo sensibile al Na che serve per valutare che effettivamente la concentrazione di Na
all’interno della cellula aumenta.

Si registra il potenziale di membrana in condizioni di


riposo: la traccia ha uno spessore grande perché i
neuroni di lumaca sono cellule in grado di generare da
sole potenziale di azione. Il potenziale di azione è
un’inversione transitoria del potenziale di membrana che
passa da valori negativi a valori positivi ed ha una durata
molto breve. In pratica la membrana si depolarizza fino
ad un certo livello e poi dà origine ad un nuovo
potenziale di azione.
Nel neurone si inietta Na e si osserva che il potenziale di
membrana diventa più negativo (la membrana si
iperpolarizza), raggiunge un valore minimo e poi ritorna
al valore di controllo. Durante l’iperpolarizzazione la
cellula perde la capacità di generare potenziali d’azione.
L’iperpolarizzazione è dovuta all’azione della pompa
Na/K e finisce quando le concentrazioni di Na tornano ad
essere quelle fisiologiche. Questo risultato conforta
l’ipotesi iniziale, ma per confermarla servono altre evidenze sperimentali.
Se si inietta il Li, che è uno ione monovalente che non è trasportato dalla pompa, ci si aspetta che non
accada niente e effettivamente non ci sono variazioni di polarità.
Si fa un nuovo esperimento in cui nuovamente si inietta solo Na e si vede iperpolarizzazione. Poi si aggiunge
ouabaina che è un inibitore della pompa e si osserva che c’è una leggerissima depolarizzazione: questo
permette di capire che in condizioni di controllo il contributo della pompa al potenziale di membrana è
abbastanza piccolo. Se si inietta Na si vede una risposta della pompa estremamente ridotta, non si nota più
l’iperpolarizzazione della membrana. Questo secondo esperimento conferma nuovamente che la pompa
Na/K è elettrogenica.
La conferma finale si ha quando si rimuove l’ouabaina, si ritorna in condizioni di controllo, si misura il
potenziale di riposo, si misura vede l’iperpolarizzazione dopo l’aggiunta di Na, si rimuove K dall’ambiente
extracellulare. Con la rimozione del K si vede una leggera depolarizzazione perché ovviamente senza K la
pompa non può funzionare. Se in assenza di K si aggiunge Na non si ha alcuna risposta ma, non appena viene
reintrodotto il K nel liquido extracellulare, si ha iperpolarizzazione della membrana.

Esperimento 2: l’elettrogenicità della pompa dipende dalle velocità di trasporto e dalle conduttanze di Na e
K. La velocità di trasporto dipende dalla concentrazione intracellulare di Na, dalla concentrazione
extracellulare di K e dalla temperatura. In questo esperimento si vede l’influenza della temperatura
sull’attività della pompa Na/K. Anche in questo caso l’esperimento è stato svolto su neuroni di mollusco.
Nel grafico A viene riportato l’esperimento classico in cui si vede come varia il potenziale di membrana in
funzione della concentrazione
extracellulare di K espressa su scala
logaritmica. In questo grafico la
relazione tra potenziale e
concentrazione di K è riportata in
maniera diversa da quella vista
precedentemente perché in questo
grafico i valori negativi sono sopra lo
zero (semplice questione grafica, il
significato è lo stesso). L’esperimento è
sempre fatto su neuroni di mollusco ad
una temperatura di 11°C e viene
misurato il potenziale di membrana a
diverse concentrazioni di K. Si
preferisce fare l’esperimento variando
la concentrazione extracellulare di K
invece che quella di Na perché era stato visto che il K era molto più permeabile del Na, perciò si vede molto
di più la variazione di potenziale. La linea continua nel grafico è il potenziale di equilibrio del K: quando la
concentrazione extracellulare di K è elevata, i punti sperimentali sono molto vicini a quelli descritti dal
potenziale di equilibrio.
La relazione tra potenziale di membrana e concentrazione extracellulare di K può essere descritta con
l’equazione GHK, mentre il potenziale di equilibrio del K è descritto dall’equazione di Nernst.
Gli scienziati hanno cercato di interpolare i punti sperimentali (quelli bianchi nel grafico) con l’equazione
GHK. Le concentrazioni intracellulari ed extracellulari di Na e K le conoscevano quindi hanno semplicemente
provato a mettere diversi valori del rapporto di permeabilità nell’equazione GHK. Hanno usato la relazione

Cercano un valore del rapporto di permeabilità tale che permetta di interpolare i punti sperimentali con la
GHK. Utilizzando vari valori del rapporto di permeabilità gli sperimentatori, Marmor e Gorman, non
riuscirono a passare su tutti i punti sperimentali.
Nel grafico B si vede l’esperimento fatto a temperature diverse, 4°C e 17°C. A 17°C si aveva gli stessi risultati
ottenuti ad 11°C. A 4°C riuscirono a passare su tutti i punti con l’equazione GHK. In questo caso il rapporto di
permeabilità è di 0,033.
La pompa Na/K a 4°C funziona molto poco o per niente quindi si può riprodurre la relazione tra la
concentrazione extracellulare di K e il potenziale di membrana con l’equazione GHK solo quando la pompa
non è attiva. Questo perché l’equazione GHK si basa solo sui flussi passivi.
Quando la temperatura è 11°C o 17°C, la relazione assume un andamento a campana: la deviazione da
quanto previsto dall’equazione di GHK esclusivamente su basi passive è maggiore intorno a concentrazioni di
K vicine a quelle fisiologiche; per concentrazioni più basse la deviazione si riduce. Quindi quando le
concentrazioni di K sono basse l’effetto della temperatura scompare perché a basse concentrazioni di K
l’attività della pompa diminuisce e quindi il potenziale è descrivibile solo su basi passive.
Rappresentazione schematica del raggiungimento di un potenziale di membrana costante

Modello elettrico della membrana nello stato stazionario


Effetto elettrogenico della pompa Na/K

[Lezione 11-28/03]

In una pompa elettrogenica si sa che:

Quindi