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LA TRASMISSIONE SINAPTICA

Le sinapsi rappresentano il punto di contatto tra due neuroni o tra un neurone e un effettore (molto spesso
è una cellula muscolare, ma può essere anche una ghiandola). Esse sono il punto nel quale avviene la
trasmissione dell’informazione da una cellula nervosa alla cellula successiva.

Le sinapsi vengono classificate in due grosse categorie:

 Sinapsi elettriche sono quelle sinapsi in cui la trasmissione del segnale da una cellula pre-sinaptica
ad una cellula post-sinaptica avviene attraverso la formazione di circuiti locali.
 Sinapsi chimicheil potenziale d’azione invade la porzione pre-sinaptica e determina la liberazione di
un neurotrasmettitore nello spazio intersinaptico. Il neurotrasmettitore interagisce con i recettori
(proteine integrali di membrana) e determina il passaggio dell’informazione dalla cellula pre- alla
cellula post-sinaptica.

A seconda del tipo di recettore presente sulla membrana post-sinaptica, le sinapsi chimiche vengono
suddivise in due categorie:

 Sinapsi chimiche dirette o rapide il recettore è detto recettore ionotropico. Esso è una proteina
canale, quindi un canale ionico che però è del tipo ligando-dipendente. In questi canali il passaggio
stato aperto-stato chiuso dipende dalla presenza del neurotrasmettitore. Tutte le volte che si ha
liberazione del neurotrasmettitore e interazione di questo con il recettore, la membrana post-sinaptica
subisce un aumento di conduttanza. L’effetto dell’aumento di conduttanza sarà diverso a seconda del
tipo di ioni che attraversa il canale.
Vengono dette dirette perché il neurotrasmettirore apre direttamente un canale e rapide perché
l’apertura del canale è un processo relativamente rapido.
 Sinapsi chimiche indirette o lente il recettore è detto recettore metabotropico. Il
neurotrasmettitore si lega al recettore che non è un canale. L’interazione del neurotrasmettitore col
recettore attiva una serie di processi intracellulari (molto spesso determina l’attivazione di una
proteina G) che hanno come risultato quello di determinare un’azione su canali ionici presenti sulla
membrana. L’azione è l’apertura, la chiusura o la modulazione di un canale.
Vengono dette indirette perché l’azione sul canale non è esercitata direttamente dal
neurotrasmettitore e lente perché il processo di trasmissione richiede molti più passaggi rispetto alle
sinapsi dirette.

Il ritardo sinaptico

Il processo di trasmissione del segnale richiede del tempo. Il ritardo sinaptico è il tempo che intercorre tra
la comparsa del potenziale d’azione nella terminazione pre-sinaptica e la risposta a livello della cellula
post-sinaptica.
Nella figura si vede l’inserimento di uno stimolo che determina la nascita del potenziale d’azione nella
cellula pre-sinaptica e la registrazione della variazione di potenziale nella cellula post-sinaptica.
Siccome si è presa in considerazione una giunzione neuromuscolare, il potenziale rivolto verso il basso, che
potrebbe essere scambiato per un’iperpolarizzazione, è in realtà una depolarizzazione. Questo perché il
potenziale viene registrato esternamente dalla cellula (molto molto vicino, ma esternamente).
Se si registra a livello di una sinapsi elettrica si vede che il potenziale d’azione nella cellula pre-sinaptica è
seguito quasi senza ritardo (100µs)dal potenziale d’azione nella cellula post-sinaptica. Il ritardo è così breve
perché si ha la corrente che fluisce dalla cellula pre- alla cellula post-sinaptica e forma il circuito locale che
determina la depolarizzazione sopra soglia della cellula post-sinaptica. È quindi semplicemente un ritardo
dovuto ad una trasmissione elettrica.
Nella sinapsi chimica il ritardo è più evidente (7ms). Questo ritardo è determinato dal tempo che ci vuole
alla liberazione del neurotrasmettitore e alla sia ricezione. Nel caso delle sinapsi chimiche il ritrardo
dipende anche dalla temperatura: a temperature più elevate il ritardo si riduce, ma non si può mai arrivare
ai tempi brevi delle sinapsi elettriche.

[Lezione 18- 04/05]

Le sinapsi elettriche

Le sinapsi elettriche sono caratterizzate dal fatto che il segnale elettrico si propaga dalla cellula pre- alla
cellula post-sinaptica mediante un flusso di corrente che passa dalla cellula pre- alla cellula post- attraverso
le gap junctions.
Le membrane della cellula pre e della cellula post riducono la loro distanza, passando da circa 20nm a 4nm.
Le due membrane giustapposte sono unite tra di loro attraverso la formazione di giunzioni comunicanti
che formano un tappeto di un numero estremamente elevato di connessoni (strutture che formano le
giunzioni comunicanti), disposti uno accanto all’altro in modo da garantire una superficie abbastanza ampia
attraverso la quale si può avere un flusso di corrente sufficentemente intenso da determinare la
trasmissione del segnale.
Su ciascuno dei due lati della membrana è presente un connessone che è una struttura formata da 6
subunità proteiche costituite da
connessine, che si dispongono in cerchio in
modo da delimitare un canale centrale.
Ciascuna connessina è formata da 4 domini
transmembranali. Il connessone di un lato
si giustappone esattamente al connessone
presente sull’altra membrana, formando il
canale di comunicazione attraverso il quale
passano gli ioni che trasportano la corrente
e altre piccole molecole (tipo l’AMP ciclico)
che permettono una continuità
citoplasmatica tra le due cellule.
Le gap junctions sono giunzioni
comunicanti, ma non sono canali sempre
aperti e infatti possono esistere sia nello
stato aperto che nello stato chiuso. Non si
conoscono bene i meccanismi che
determinano l’apertura o la chiusura del canale, ma un meccanismo che ne determina la chiusura è
l’aumento della concentrazione di Ca in una cellula perché questo aumento potrebbe essere tossico e
perciò i connessoni, chiudendosi impediscono che l’eccesso di Ca di una cellula diffonda anche nelle cellule
adiacenti.

Le sinapsi elettriche nell’organismo sono meno rappresentate rispetto a quelle chimiche, ma svolgono un
ruolo importante e infatti vengono utilizzate tutte le volte che c’è bisogno di una reazione estremamente
rapida. Vengono quindi implicate nelle reazioni di difesa come può essere il movimento rapido della coda
del gambero che si allontana dalla sorgente del pericolo o il processo di liberazione dell’inchiostro da parte
del calamaro. Un ruolo molto importante è svolto anche nei vertebrati: fornisce un segnale che permette la
sincronizzazione dell’attività di più cellule nervose o di più cellule muscolari. In particolare la
sincronizzazione dell’attività elettrica è quella che si verifica nel cuore: i ventricoli, che sono strutture
multicellulari, agiscono come un’unica grossa cellula grazie alla presenza di sinapsi elettriche tra i miociti
che permettono la rapida propagazione del segnale.

Guardando la morfologia delle giunzioni comunicanti, si vede che queste sono semplicemente dei canali
attraverso i quali passa la corrente. Non vi è alcuna ragione per cui la corrente debba attraversare la
giunzione in una direzione rispetto che ad un’altra. È difficile a livello di una sinapsi elettrica stabilire qual è
la cellula pre-sinaptica e qual è la cellula post-sinaptica perché la sinapsi ha questa caratteristica per la
quale la corrente può attraversare il canale in entrambe le direzioni.

La maggior parte delle sinapsi elettriche sono bidirezionali, ma esistono anche sinapsi elettriche
unidirezionali. Morfologicamente non c’è nessun modo per riconoscere una sinapsi bidirezionale da una
unidirezionale, ma fisiologicamante la differenza è evidente.

Un esempio di sinapsi elettriche bidirezionali sono quelle che si trovano a livello dei neuroni cerbellari. Per
individuare la presenza di sinapsi elettriche in un certo gruppo di neuroni si inietta un neurone della rete
con un colorante vitale: il colorante è in grado di attraversare le giunzioni comunicanti e quindi si può
diffondere agli altri neuroni. Una volta individuate le sinapsi inizia il vero e proprio esperimento di
elettrofisiologia: vengono individuati due neuroni e nel soma di questi due neuroni vengono inseriti
microelettrodi. In un neurone (cellula 2) viene inserito un microelettrodo di registrazione e nell’altro
neurone (cellula 1) viene vengono inseriti un
elettrodo di registrazione e un elettrodo
attraverso il quale si inietta corrente. Vengono
iniettati nella cellula 1 tre diversi impulsi
(iperpolarizzanti o depolarizzanti) a tempi
diversi e viene registrata l’iperpolarizzazione o
la depolarizzazione in risposta a questi stimoli.
Si va poi a vedere cosa si registra nella cellula
2 e si vede che anche in questo caso si
registrano iperpolarizzazioni o
depolarizzazioni (a seconda di cosa si è
iniettato nella cellula 1). Ovviamente c’è una
certa attenuazione che dipende da quanto sono distanti le cellule in quanto si sta parlando di propagazione
elettrotonica del segnale (avviene solo in base alle proprietà passive della membrana). Con questa prima
parte dell’esperimento si è visto che la iperpolarizzazione o la depolarizzazione vengono trasmesse dalla
cellula 1 alla cellula 2. A questo punto si cambia la configurazione dell’esperimento: si sposta il
microelettrodo di stimolazione nella cellula 2. Si ripete l’esperimento iniettando la corrente nella cellula 2:
questa volta ovviamente la risposta è di ampiezza maggiore nella cellula 2, ma comunque si ha la
registrazione dell’iperpolarizzazione o della depolarizzazione anche nella cellula 1. Questo esperimento ha
dimostrato la bidirezionalità delle sinapsi. Sia la cellula 1 che la cellula 2 possono svolgere il ruolo di cellula
pre-sinaptica e di cellula post-sinaptica.
Le sinapsi elettriche bidirezionali sono tipiche delle reti neurali in cui il ruolo delle sinapsi elettriche è quello
di sincronizzare l’attività dei neuroni.

Un esempio di sinapsi elettrica unidirezionale è la sinapsi gigante del gambero. È detta gigante perché sia il
neurone pre-sinaptico che il neurone post-sinaptico sono di dimensioni molto grandi. Questa sinapsi
elettrica avviene tra una fibra gigante laterale e un motoneurone che innerva i muscoli della coda del
gambero.

Poiché si ha a che fare con fibre giganti, è possibile inserire i microelettrodi negli assoni (nell’esempio
precedente si dovevano inserire nel soma). Vengono inseriti 2 microelettrodi nella fibra pre-sinaptica e 2
microelettrodi nella fibra post-sinaptica: un microelettrodo serve per la registrazione delle variazioni di
potenziale e un microelettrodo serve per le iniezioni di corrente. In questo modo si possono registrare
contemporaneamente le variazioni di potenziale che avvengono nella membrana pre- e post- sinaptica e si
può iniettare corrente o in una o nell’altra membrana. In pratica si fa un esperimento analogo a quello dei
neuroni cerbellari. Si vede che se si dà alla fibra pre-sinaptica un impulso sufficientemente intenso da
determinare la nascita del potenziale d’azione, nella cellula post-sinaptica viene registrato il potenziale
d’azione: c’è stata la trasmissione del segnale dalla cellula pre- alla cellula post. Se si stimola sopra soglia la
fibra post-sinaptica, nella fibra pre-sinaptica non viene registrato niente.
A questo punto si fa un esperimento in cui si stimola, con stimoli di ampiezza diversa, prima la cellula pre-
sinaptica e poi, in un esperimento successivo, la cellula post-sinaptica. Si registrano le variazioni di
potenziale nelle due fibre. Si sa che la direzione fisiologica è dalla cellula pre alla cellula post e perciò
questa via di stimolazione è detta ortodromica. In questo caso la stimolazione va dal centro alla periferia: si
applicano onde quadre di corrente depolarizzanti e iperpolarizzanti alla fibra pre-sinaptica e si regitrano le
risposte a livello della fibra post-sinaptica. Le risposte alle onde quadre iperpolarizzanti non viene
trasmessa, mentre lo stimolo più intenso depolarizzante fa nascere un potenziale d’azione.
Si può fare anche una stimolazione antidromica: il microelettrodo che inietta corrente è quello posto nella
fibra post-sinaptica. Si iniettano onde quadre di corrente depolarizzante e onde quadre di corrente
iperpoarizzante. Anche in questo caso lo stimolo più intenso depolarizzante fa nascere un potenziale
d’azione. In questo caso però le risposte alla depolarizzazione non vengono trasmesse, ma vengono
trasmesse le risposte all’iperpolarizzazione.
In conclusione si vede che le depolarizzazioni vengono trasmesse dalla cellula pre-sinaptica alla cellula
post-sinaptica mentre le iperpolarizzazioni vengono trasmesse dalla cellula post-sinaptica alla cellula pre-
sinaptica.
Da questo esperimento non si capisce se la corrente passi o no in entrambe le direzioni: per capirlo si deve
esaminare cosa accade a livello delle giunzioni comunicanti.

Nella figura è rappresentato come passa la corrente a ivello delle giunzioni comunicanti nella stimolazione
ortodromica e nella stimolazione antidromica quando si danno stimoli depolarizzanti e iperpolarizzanti.

Nella stimolazione ortodromica, se si stimola la fibra pre-sinaptica con impulsi depolarizzanti si fa passare
una corrente che determina una depolarizzazione della fibra pre-sinaptica. La corrente che viene fatta
passare attraversa la membrana dalla fibra pre-sinaptica verso la fibra post-sinaptica e determina poi la
depolarizzazione della fibra post-sinaptica.
Se nella stimolazione ortodromica si applica iperpolarizzazione, la corrente fluisce nella direzione esterno-
interno. La sinapsi elettrica viene attraversata dalla corrente dalla fibra post alla fibra pre.
Il flusso di corrente nella stimolazione ortodromica è quindi da pre-fibra a post-fibra quando si depolarizza
e da post-fibra a pre-fibra quando si iperpolarizza. Nella seconda figura la membrana è rappresentata
inspessita a significare che in quel caso non avviene trasmissione del segnale (i connessoni sono chiusi).
Nella stimolazione antidromica la corrente attraversa la membrana in maniera opposta rispetto a quanto
visto nella stimolazione ortodromica. Se si depolarizza la membrana le cariche positive attraversano la
membrana dalla fibra post-sinaptica alla fibra pre-sinaptica. Questa situazione sarebbe l’analogo
dell’iperpolarizzazione nella stimolazione ortodromica e quindi la corrente non passa.
Se si applica iperpolarizzazione le cariche passano dalla fibra pre alla fibra post che è la stessa direzione
della depolarizzazione nella stimolazione ortodromica.
In conclusione si vede che il segnale è trasmesso solo dalla cellula pre-sinaptica alla cellula post-sinaptica.
La sinapsi elettrica è quindi unidirezionale perché le giunzioni comunicanti sono tali da essere aperte solo
quando la corrente le attraversa nella direzione da cellula pre-sinaptica a cellula post-sinaptica. Siccome le
giunzioni comunicanti del gambero sono attraversate dalla corrente in una sola direzione, la sinapsi si dice
rettificatrice (la rettificazione è quel processo per cui la corrente può fluire attraverso un conduttore solo in
una direzione). Essendo unidirezionale questa sinapsi ha le stesse caratteristiche di una sinapsi chimica in
cui il passaggio dell’informazione avviene solo dalla cellula pre alla cellula post perché il neurotrasmettitore
è contenuto solo nella cellula pre-sinaptica e la struttura della terminazione pre è diversa da quella della
cellula post (nel caso delle sinapsi elettriche unidirezionali la differenza morfologica non c’è).

Le sinapsi chimiche

Le sinapsi chimiche sono caratterizzate dal fatto che la trasmissione del segnale avviene perché un
neurotrasmettitore viene liberato nello spazio intersinaptico. Il neurotrasmettitore trasmette
l’informazione interagendo con recettori che si trovano sulla membrana post-sinaptica, determinando una
risposta da parte della cellula post-sinaptica.

La morfologia delle sinapsi chimiche è diversa dalla morfologia delle sinapsi elettriche e permette di
individuare la terminazione pre-sinaptica e la terminazione post-sinaptica.

Le sinapsi chimiche possono essere tra neuroni oppure tra neuroni e cellule muscolari.
Nelle sinapsi interneuroniche la terminazione pre-sinaptica è costituita da terminali assonici che, giunti in
prossimità della sinapsi, si sfioccano in numerose piccole terminazioni che hanno alla loro estremità un
piccolo
rigonfiamento detto
bottone sinaptico.
Ciascun
rigonfiamento
contiene al suo
interno una serie di
vescicole sinaptiche
che a loro volta
contengono il
neurotrasmettitore. La membrana della terminazione pre-sinaptica è separata dalla membrana della
terminazione post-sinaptica: nelle sinapsi interneuroniche questo spazio è tipicamente 20nm. La
membrana post-sinaptica è rappresentata dalla membrana del soma e dei dendriti della cellula che riceve
l’informazione: il soma, ma più spesso i dendriti, presentano delle sporgenze dette spine sinaptiche la cui
membrana è quella che fronteggia la membrana pre-sinaptica. Sulla membrana delle spine sono presenti i
recettori che sono le proteine bersaglio del neurotrasmettitore. I recettori sinaptici non si trovano solo in
corrispondenza delle spine, ma si possono trovare anche al di fuori della spina: questi recettori sono detti
recettori extrasinaptici e possono comunque essere raggiunti dal neurotrasmettitore perché quest’ultimo,
una volta liberato nello spazio intersinaptico, diffonde in esso ma può anche diffondere fuori da esso
tramite il processo di spillover e raggiungere eventuali recettori extrasinaptici.

Nel caso della giunzione neuromuscolare di vertebrato ( o


placca motrice o end plate) si ha una struttura analoga a
quella descritta prima però il motoneurone, giunto in
prossimità del muscolo, si suddivide in numerosi rami che si
distribuiscono a fibre muscolari diverse. In questo caso non si
formano bottoni sinaptici ma il motoneurone diventa un
lungo filamento che viene alloggiato nella fibra muscolare in
un’invaginazione detta doccia sinaptica. La terminazione del
motoneurone contiene al suo interno le vescicole che a loro
volta contengono i neurotrasmettitori. Nel caso specifico
della giunzione neuromuscolare di vertebrato il recettore è
l’acetilcolina (Ach). A differenza delle sinapsi
interneuroniche, in cui il numero di vescicole era molti
limitato e piccolo, nella giunzione neurmuscolare le
terminazioni sinaptiche contengono un numero elevatissimo di vescicole.
In corrispondenza della doccia sinaptica la fibra muscolare presenta delle invaginazioni disposte a distanze
regolari (1µm) al cui interno sono localizzati i recettori specifici per l’acetilcolina.

Esperimento. Ha permesso di scoprire che effettivamente la trasmissione dei segnali a livello del sistema
nervoso è una trasmissione chimica. La dimostrazione fu ottenuta da Otto Loewi che isolò 2 cuori di anfibio.
Il cuore ha la caratteristica di mantenere la propria attività spontanea indipendentemente dall’innervazione
e quindi, isolato dall’organismo, continua a battere se viene mantenuto in una soluzione adeguata
(ossigeno, glucosio, temperatura corporea). È possibile anche isolare il cuore mantenendo i suoi imput
nervosi: Loewi isolò un cuore privo di connessioni nervose e un cuore che manteneva la connessione con i
nervo vago (parte del sistema nervoso parasimpatico che esercita un controllo negativo sulla frequenza
cardiaca, riducendola). I due cuori vennero messe in due vaschette sperimentali diverse, perfuse con
solunzione fisiologica e ossigeno. Le due vaschette sperimentali erano connesse l’una con l’altra e quindi i
due fluidi di perfusione erano in comunicazione: se qualcosa cambiava nella situazione del fluido del cuore
1, questa variazione veniva risentita anche dal cuore 2.
L’esperimento iniziava registrando l’attività spontanea dei due cuori in assenza di stimolazione nervosa.
Ad un certo tempo, indicato dalla freccia in figura, il nervo vago del cuore 1 veniva stimolato per un certo
periodo di tempo. Si registrava l’effetto della stimolazione vagale e si vedeva un rallentamento del battito
cardiaco e poi, una volta cessata la stimolazione, un ritorno al battito normale. Nel cuore 2 per un certo
tempo non accade niente, ma poi si ha un rallentamento del battito anche in questo caso. L’unica cosa che
il cuore 2 ha in comune con il cuore 1 è il liquido di perfusione perciò, in seguito alla stimolazione vagale,
nella soluzione che bagna il cuore 1 viene liberata una sostanza che ha un effetto inibitorio sul cuore 1 e,
con ritardo legato ai tempi della diffusione, esercita effetto inibitorio anche sul cuore 2. La sostanza in
questione è l’acetilcolina.

Sinapsi chimiche dirette o rapide

Le sinapsi chimiche dirette sono quelle sinapsi chimiche nelle quali i reccettori sono recettori ionotropici
ovvero proteine canale ligando-dipendenti. Sono quindi proteine canale che in assenza di
neurotrasmettitore sono chiuse e in presenza di neurotrasmettitore si aprono. La risposta tipica di una
sinapsi chimica diretta alla stimolazione è quella di determinare un aumento della conduttanza nella
membrana post-sinaptica.

L’assone pre-sinaptico contiene le vescicole con il neurotrasmettitore e sulla membrana post-sinaptica sono
presenti i recettori. A determinare la liberazione del neurotrasmettitore è il potenziale d’azione (o una
serie di potenziali d’azione) che giunge alla terminazione pre-sinaptica. Quando il potenziale d’azione
invade la terminazione pre-sinaptica, e si ha quindi l’attivazione dei canali voltaggio-dipendenti del Na, la
depolarizzazione a livello della membrana post-sinaptica attiva anche i canali voltaggio-dipendenti del Ca. Il
Ca ha un gradiente elettrochimico per cui, quando i canali si aprono, entra all’interno della cellula:
l’aumento della concentrazione intracellulare di Ca nella terminazione pre-sinaptica è quello che permette
l’esocitosi delle vescicole sinaptiche e quindi la liberazione del neurotrasmettitore. Il neurotrasmettitore,
una volta liberato, diffonde nello spazio intersinaptico e si lega ai recettori. Il legame con i recettori post-
sinaptici determina l’apertura di canali ligando-dipendenti (che causano aumento di conduttanza).
L’aumento della conduttanza della membrana determina una corrente ionica attraverso la membrana
(corrente post-sinaptica) e questa corrente determina una variazione del potenziale di membrana.
Il potenziale post-sinaptico, dipendendo da quale neurotrasmettitore viene liberato e da quali canali
ligando-dipendenti vengono attivati, può fornire una risposta depolarizzante o iperpolarizzante.
Il potenziale post-sinaptico può essere un potenziale eccitatorio se è una depolarizzazione e se determina
un aumento dell’eccitabilità della membrana. Questa depolarizzazione può agire come lo stimolo
sufficiente per determinare il superamento della soglia da parte dei canali voltaggio-dipendenti del Na
presenti nella membrana della cellula post-sinaptica.
Il neurotrasmettitore apre canali ligando-dipendenti, la loro apertura è accompaganta da un flusso ionico
associato ad un potenziale post-sinaptico eccitatorio che è una depolarizzazione della membrana. La
depolarizzazione della membrana, se è abbastanza intensa, determina la nascita del potenziale d’azione.

Il potenziale post-sinaptico eccitatorio non è un potenziale d’azione!

Il potenziale post-sinaptico eccitatorio è una depolarizzazione che può in alcuni casi determinare il
superamento della soglia, ma il superamento della soglia è sempre dovuto al fatto che con la
depolarizzazione si attivano canali voltaggio-dipendenti. Se nasce il potenziale d’azione si ha il
trasferimento dell’informazione.

Oltre a correnti post-sinaptiche eccitatorie, a livello delle sinapsi chimiche dirette, si può avere la presenza
di correnti post-sinaptiche inibitorie che causano la comparsa di un potenziale post-sinaptico inibitorio.
Nella maggior parte dei casi il potenziale post-sinaptico inibitorio è un’iperpolarizzazione della membrana:
la membrana si allontana dalla soglia per cui il potenziale post-sinaptico inibitorio rende meno probabile la
trasmissione delle informazioni.

Attraverso questi meccanismi combinati di eccitazione e inibizione, i neuroni fanno una selezione delle
informazioni che raggiungeranno la corteccia cerebrale.

Un esempio di sinapsi eccitatoria è la giunzione neuromuscolare di vertebrato. È una sinapsi particolare


perché è una sinapsi obbligata: tutte le volte che in un motoneurone nasce un potenziale d’azione, tutte le
fibre muscolari innervate da quel motoneurone si contraggono.

Il neurotrasmettitore che è implicato nella trasmissione del segnale nella giunzione neuromuscolare è
l’acetilcolina. L’identificazione del neurotrasmettitore è stata fatta con la tecnica della microionoforesi. In
pratica si va a vedere se quando si aggiunge acetilcolina in corrispondenza della sinapsi, a livello della
membrana post-sinaptica si evoca una risposta simile a quella che viene evocata quando si stimola la fibra
nervosa afferente (fibra pre-sinaptica).
La microionoforesi permette di mettere direttamente in corrispondenza della placca motrice l’acetilcolina.
L’acetilcolina deve essere aggiunta il più vicino possibile alla
membrana post-sinaptica perché in questo modo non si ha
diffusione della sostanza nel liquido di perfusione e si ha un
numero sufficiente di molecole di neurotrasmettitore che
raggiunge i recettori. Il neurotrasmettitore, quando è liberato
nello spazio intersinaptico, diffonde fuori da questo spazio e
conseguentemente la sua concentrazione diminuisce e può
essere ricaptato dalla terminazione pre-sinaptica per poi
essere reintrodotto nelle vescicole o può subire processi di
demolizione enzimatica. In questo caso specifico, quando
l’acetilcolina è liberata nello spazio intersinaptico, viene
rapidamente demolita da enzimi (acetilcolinesterasi). Per
questo motivo con la tecnica della microionoforesi si cerca di
mettere l’acetilcolina il più vicino possibile alla membrana
post-sinaptica.

La microionoforesi consiste nell’utilizzare una micropipetta in


cui viene inserita l’acetilcolina. La micropipetta viene posta sia
in prossimità della placca motrice, sia all’interno della cellula muscolare. Attraverso la micropipetta,
mediante impulsi elettrici (poiché l’acetilcolina è carica positivamente), si possono espellere quantità
controllate di neurotrasmettitore.
Si osserva che quando si libera acetilcolina all’interno della cellula muscolare non si vede niente. Nel caso in
cui l’acetilcolina viene liberata all’esterno si vede una depolarizzazione della membrana e la nascita di
potenziali d’azione. Questo significa che l’applicazione dell’acetilcolina riproduce quello che accade quando
si stimola il motoneurone: l’acetilcolina è effettivamente il neurotrasmettitore liberato dalla terminazione
del motoneurone.

I recettori dell’acetilcolina sono localizzati in prossimità delle terminazioni nervose. Anche questo può
essere verificato con la microionoforesi perché se si prende la micropipetta contenente acetilcolina e si
libera il neurotrasmettitore a distanze crescenti dalla terminazione nervosa, si vede che quando ci si
allontana di 6µm dal bordo del motoneurone, l’ampiezza della depolarizzazione indotta dall’acetilcolina è
praticamente 0.

Si stimola il motoneurone e quindi si genera potenziale d’azione: essendo una sinapsi obbligata, si registra il
potenziale d’azione anche nella cellula muscolare. Si può registrare il potenziale d’azione a distanze diverse
dal punto in cui il motoneurone prende contatto con la cellula muscolare. Essendo un potenziale d’azione
infatti ci si aspetta che sia sempre uguale. Se si registra in corrispondenza della placca motrice però si vede
qualcosa di diverso: il potenziale d’azione è preceduto da una depolarizzazione che raggiunge la soglia (sarà
il potenziale post-sinaptico eccitatorio). La combinazione tra potenziale di placca (potenziale post-sinaptico
eccitatorio) e potenziale d’azione cambia la forma e l’ampiezza del potenziale d’azione.

Quando si stimola sopra soglia il


motoneurone, a livello della placca motrice
si ha un potenziale d’azione che presenta
una gobba iniziale che sarebbe il potenziale
di placca. Poi si ha il picco del potenziale
d’azione e infine la ripolarizzazione.
Se si confronta con il potenziale d’azione a
1mm o 2mm di distanza dalla placca
motrice, il potenziale d’azione risulta di
ampiezza minore e deformato. Questo ci
dice che a livello della placca motrice si
hanno due fenomeni: il potenziale di
membrana è la combinazione del
fenomeno potenziale di placca e del
fenomeno di attivazione dei canali
voltaggio-dipendenti.
Si vede anche che la combinazione del
potenziale di placca con il potenziale
d’azione scompare allontanandosi dalla
giunzione neuromuscolare e questo significa che il potenziale di placca è un fenomeno locale (e torna
perché il potenziale di placca è la soglia necessaria per raggiungere il potenziale d’azione perciò, una volta
raggiunto il potenziale d’azione, il potenziale di placca scompare).
Per poter caratterizzare il potenziale di placca, verificare che sia effetivamente un fenomeno graduale e
studiare a che cosa sia dovuta la depolarizzazione ad esso associata, bisogna mettersi nella situazione in cui
il potenziale di placca non superi la soglia. Siccome il potenziale di placca è dovuto all’interazione
dell’acetilcolina con i propri recettori, un modo per non far superare la soglia al potenziale di placca, è
quello di impedire all’acetilcolina di interagire con i propri recettori. Per farlo si usa un antagonista specifico
dell’acetilcolina che è il curaro: se si aggiunge curaro alla giunzione neuromuscolare e si aspetta un tempo
sufficiente affinchè il curaro agisca, si vede che il potenziale di placca si riduce progressivamente in
ampiezza e non raggiunge più la soglia, impedendo la nascita del potenziale d’azione. Si ottiene quindi un
potenziale di placca sotto soglia.
Il curaro non inibisce la liberazione dell’acetilcolina, ma la sua capacità di interagire con i propri recettori.
Se un numero più basso di molecole di acetilcolina interagisce con i recettori, un numero inferiore di canali
dell’acetilcolina si aprono e conseguentemente si ha una minore corrente sinaptica e quindi un minor
potenziale di placca.
Il potenziale di placca è un potenziale che si propaga con decremento: se si registra ad una distanza
sufficientemente lontana non si vede più.

Ci vogliono 2 molecole di acetilcolina per determinare l’apertura dei recettori: il complesso che si forma è
un complesso che può essere reversibile. È quindi una situazione di equilibrio.

Se si ha un enzima che idrolizza l’acetilcolina rapidamente, la concentrazione di acetilcolina nello spazio


intersinaptico diminuisce rapidamente e l’equilibrio si sposta verso il distacco e quindi, ad un certo punto,
l’azione dell’aceticolina si arresta. Il potenziale di placca è una variazione temporanea del potenziale di
membrana perché il potenziale di placca rimane fino a quando rimane la corrente di placca e la corrente di
placca rimane fino a che il canale dell’acetilcolina è aperto. Il canale è aperto fino a che l’acetilcolina è
legata al recettore.

Il curaro è antagonista dell’acetilcolina perché se si aggiunge al sistema un inibitore degli enzimi che
idrolizzano l’acetilcolina (eserina), si vede che il potenziale di placca può diventare molto ampio perché il
curaro compete con l’acetilcolina per i siti di legame, ma se si aumenta la concentrazione dell’acetilcolina
(riducendo l’effetto delle idrolasi) viene meno l’azione del curaro.

Tutti gli studi fatti per caratterizzare il potenziale di placca sono stati fatti su giunzioni neuromuscolari
curarizzate.
Il primo aspetto da dimostrare è che il potenziale di placca è
un potenziale graduale che si propaga con decremento. In
una giunzione curarizzata viene registrata l’attività elettrica
con microelettrodi posti a distanze crescenti dalla placca
motrice e si registra la variazione del potenziale quando il
motoneurone viene stimolato. Si vede la progressiva caduta
di ampiezza del potenziale di placca con la distanza dalla
placca motrice.
La caduta di ampiezza è simmetrica ai due lati della placca
motrice.
A questo punto si vuole capire a cosa è dovuto il potenziale di placca. Questo viene fatto con esperimenti di
blocco del voltaggio esercitati a livello della placca motrice in una giunzione curarizzata. Si ha un elettrodo
di registrazione e un elettrodo attraverso il quale viene fatta passare una corrente che mantiene il
potenziale al valore prestabilito dallo sperimentatore. Bisogna tener presente che non basta cambiare il
potenziale per vedere il potenziale di placca, ma bisogna contemporaneamente stimolare il motoneurone.

In figura è mostrata la registrazione del


potenziale di placca. Se il blocco del
voltaggio non è attivo si registra un
potenziale di placca quando si evoca un
potenziale d’azione nel motoneurone. Se
si attiva il bocco del voltaggio e si
mantiene il potenziale di membrana al
potenziale di riposo si registra la corrente
di placca. La corrente ha grossolanamente
la stessa forma del potenziale, nel senso
che aumenta e poi diminuisce, però la
velocità con cui la corrente si instaura è
minore della velocità necessaria per
raggiungere il picco del potenziale e il
ritorno della corrente al valore 0 è più
rapido della caduta di potenziale di
membrana. Questo è una conseguenza
delle caratteristiche passive della
membrana: la membrana è un circuito RC
e perciò la corrente varia più rapidamente
di quanto vari il potenziale.
I cerchi vuoti in figura sono stati ottenuti calcolando qual è il potenziale di membrana atteso sulla base
delle caratteristiche passive della membrana.

Qual è la natura ionica della corrente di placca? Si utilizza la tecnica di blocco del voltaggio per capire qual è
la corrente che attraversa i canali quando questi sono
aperti dall’acetilcolina.
In figura è rappresentato lo schema dell’apperato
sperimentale.
Ad un tempo precedente a quello in cui si iniziano a
vedere le variazioni di corrente, si stimola il
motoneurone sotto soglia.
La corrente necessaria per mantenere il potenziale ai
valori della figura (-120mV, -95mV, -70mV….) riflette il
valore della corrente che attraversa i canali
dell’acetilcolina ai vari potenziali. Per potenziali negativi
si ha corrente in ingresso mentre per potenziali positivi
si ha corrente in uscita.
Si può costruire una relazione corrente-voltaggio in cui sulle ordinate si riporta il picco di corrente ad ogni
potenziale di blocco. Si vede subito che la relazione è una relazione grossolanamente lineare.

La pendenza della relazione è costante, non cambia con il potenziale. La pendenza della relazione è

perciò si è in presenza di un canale che ha conduttanza costante indipendentemente dal voltaggio. La


corrente che passa dipende soltanto da quanti canali dell’acetilcolina sono aperti. La corrente che passa è

Non si conosce lo ione responsabile della corrente però si sa che questa corrente dipende dalla
conduttanza e dalla forza motrice che spinge gli ioni attraverso il canale.

Si sa che la conduttanza del canale dell’acetilcolina è costante. Guardando il grafico si vede che il potenziale
di equilibrio è 0mV quando la corrente è 0pA. Perciò si può dire che la corrente sarà 0 quando sia il
potenziale di membrana che il potenziale di equilibrio sono 0.

Il canale dell’acetilcolina ha potenziale di inversione pari a 0. Se questo potenziale è 0 ci sarà uno ione o più
ioni che permettono al potenziale di equilibrio di essere 0.
Nella cellula si ha
Nessuno degli ioni considerati ha potenziale di equilibrio di 0mV perciò attraverso il canale dell’acetilcolina
deve passare una combinazione di ioni.
Si esclude il Cl perché ha -80mV e si esclude che passino contemporaneamente Cl e Na perché se un canale
ionico è permette il passaggio ai cationi non permette il passaggio agli anioni. L’unica cosa possibile è che
attraverso il canale ligando-dipendente dell’acetilcolina passino Na e K contemporaneamente. Ciascuno
dei due ioni risente della forza elettromotrice che determina il passaggio dello ione attraverso la
membrana. Si può trovare un valore intermedio, tra +60mV e -100mV, al quale i due ioni attraversano la
membrana in modo che il flusso netto sia 0.

Se

Da questo risultato si può dedurre che basta che si assuma che per avere un potenziale di 0mV.

Nella figura si vede che quando si ha un canale permeabile solo al Na, la corrente che attraversa il canale ai
diversi potenziali di membrana cambia. Nel caso del Na si ha una corrente uguale a 0 quando il potenziale
di membrana è uguale al potenziale di equilibrio del Na. Per potenziali più positivi si ha una corrente in
uscita e per potenziali più negativi si ha una corrente in ingresso.
Nella figura è rappresentato il flusso del Na e il flusso del K ai vari potenziali di blocco: si vede che al
potenziale di equilibrio del K, il flusso del K è 0 e c’è un grandissimo flusso di Na e viceversa. Via via il flusso
del potassio aumenta e il flusso del Na diminuisce fino a che i due flussi non diventano uguali e quindi non
esiste corrente attraverso la membrana. Il potenziale in corrispondenza del quale i due flussi sono uguali è
detto potenziale di inversione.

[Lezione 19- 09/05]

Considerando l’equazione delle conduttanze

si vede che essa dipende dai potenziali di equilibrio di Na e K e dalla permeabilità della membrana ai due
ioni. Questa equazione è quindi valida sia per canali separati, sia nel caso in cui Na e K passano attraverso lo
stesso canale come accade nel caso del canale dell’acetilcolina.
Per verificare che il potenziale di inversione dipende effettivamente dai potenziali di equilibrio e dalle
conduttanze, si assume che il rapporto tra le conduttanze sia 1 e poi si cambia una volta il potenziale di
equilibrio del Na e nell’esperimento successivo il potenziale di equilibrio del K. Se variando i potenziali di
equilibrio il potenziale di inversione cambia, la dipendenza è verificata.
Si possono cambiare facilmente i potenziali di equilibrio del Na e del K perché questi sono dati
dall’equazione di Nernst

Lo sperimentatore varia la concentrazione extracellulare di uno dei due ioni e di conseguenza il suo
potenziale di equilibrio. A questo punto si controlla cosa accade al potenziale di inversione: esso deve
cambiare in maniera prevedibile, in base al nuovo valore assunto dal potenziale di equilibrio.
Se si riduce la concentrazione extracellulare di Na e dal valore fisiologico (125mM) si porta, ad esempio, a
40mM, il rapporto di concentrazioni passa a e di conseguenza il potenziale di equilibrio del Na si
abbassa: ci si aspetta che il potenziale di inversione si sposti verso valori più negativi (perché l’apporto
positivo dato dal Na diminuisce, mentre quello negativo dato dal K rimane invariato).
Se si riduce la concentrazione extracellulare di K e si porta da 2,5mM a 0,5mM, il rapporto di concentrazioni
diventa e di conseguenza il potenziale di equilibrio del K diventa più negativo: il potenziale di
inversione si sposta verso valori più negativi.
Se si aumenta la concentrazione extracellulare di K e si porta a 5mM, si avrebbe un valore del potenziale di
equilibrio meno negativo: il potenziale di inversione si sposta verso valori meno negativi.

Con l’esperimento va quindi verificato che il potenziale di inversione varia come previsto.

Esperimento. Esperimento di blocco del voltaggio sulla giunzione neuromuscolare curarizzata.


Si misura la corrente di placca in corrispondenza di vari potenziali di blocco.
Prima di iniziare l’esperimento vengono testate diverse concentrazioni di curaro per verificare che il esso
semplicemente riduce la corrente che attraversa la membrana (perché riduce il numero di canali accessibili
dell’acetilcolina).

Si misura l’ampiezza della corrente di placca in funzione del


potenziale di blocco con due diverse concentrazioni di curaro. Si
osserva che con la concentrazione si ha una
corrente che aumenta quando i potenziali di membrana sono
più negativi: si ha una relazione lineare costante che
rappresenta la conduttanza.
Se si aumenta la concentrazione di curaro si vede che per ogni
potenziale di blocco si ha una corrente più bassa. La relazione
però è sempre lineare. In questo caso la conduttanza è ridotta,
ma questo significa che è minore sia la conduttanza al Na, sia la
conduttanza al K, ma questo non è importante ai fini
dell’esperimento.
Le due relazioni intercettano l’asse delle ascisse nello stesso
punto che rappresenta il valore del potenziale di inversione del
canale (-20mV): in corrispondenza di questo valore la corrente
di membrana è 0.

A questo punto, avendo verificato che il curaro non ha alcun effetto sul potenziale di inversione, si può fare
l’esperimento vero e proprio. Si sceglie una concentrazione di curaro e con questa concentrazione si vanno
a vedere gli effetti della variazione della concentrazione extracellulare degli ioni.

Nel caso del Na si prende prima una concentrazione di 113.6mM


e si va a vedere il valore del potenziale di inversione: esso è di
circa -25mV.
A questo punto si riduce la concentrazione extracellulare di Na a
33.6mM. Ci si aspetta un potenziale di inversione più negativo e
infatti si trova un valore di circa -30mV.
Inoltre si osserva che, come previsto, non c’è nessun
cambiamento nella conduttanza del canale (la pendenza rimane
la stessa).

Nel caso del K si prendono due valori di concentrazione


diversi dal valore fisiologico. Si vede che alla
concentrazione di 4,5mM (più alta della concentrazione
fisiologica) si ha un potenziale di inversione di circa -10mV
(meno negativo del potenziale di inversione a valori
fisiologici).
Alla concentrazione di 0,5mM (più bassa della
concentrazione fisiologica), il valore del potenziale di
inversione è di circa -40mV (più negativo del potenziale a valori fisiologici). La pendenza, nei limiti degli
errori sperimentali, è la stessa e quindi anche in questo caso è verificato che la conduttanza del canale non
cambia.

Il canale dell’acetilcolina non è permeabile al Cl perché


quando si fa l’esperimento, facendo passare la
concentrazione extracellulare da 117,5mM a 10mM, il
potenziale di inversione non cambia.
Il cambiamento di pendenza è dovuto al fatto che è stata
cambiata anche la concentrazione di curaro per permettere
di apprezzare meglio il fatto che l’intercetta è la stessa.

Rappresentazione schematica della trasmissione sinaptica alla giunzione neuromuscolare

È possibile registrare la corrente di singolo canale con la tecnica del patch-clamp:quello che si registra
sono onde quadre. Questa tecnica deve essere fatta in modo che la parte di membrana rivolta verso
l’esterno della microarea della micropipetta contenga sia i recettori sia la superficie extracellulare della
membrana. Si avrà quindi una configurazione outside-out. Si ha quindi il blocco del potenziale a
determinati valori e l’aggiunta dell’acetilcolina alla soluzione di perfusione.
Quello che si vede sono delle aperture stocastiche del canale: la presenza di acetilcolina determina
l’apertura del canale e la corrente che passa attraverso il canale è funzione del potenziale di membrana.

Si può costruire una relazione corrente-voltaggio che è una relazione lineare. La pendenza della relazione
fornisce la conduttanza del canale che è 30pS. Con il patch-clamp vengono quindi descritte le
caratteristiche del singolo canale dell’acetilcolina.

Il canale dell’acetilcolina descritto finora è quello presente a livello della giunzione neuromuscolare ed è un
recettore ionotropico. I canali ionotropici dell’acetilcolina si trovano anche a livello del sistema nervoso
centrale e in questo caso sono permeabili anche al Ca oltre che al Na e al K. Gli ioni Ca si muovono
secondo il loro gradiente elettrochimico, dall’esterno all’interno.
I canali ionotropici dell’acetilcolina sono detti canali nicotinici perché sono sensibili alla nicotina:
l’applicazione di nicotina sui canali dell’acetilcolina ne determina l’apertura.
Esistono anche recettori metabotropici dell’acetilcolina che sono detti muscarinici. Questi canali sono
infatti attivati dalla muscarina e il loro inibitore non è il curaro, ma è l’atropina.

C’è un approccio sperimentale diverso dal blocco del voltaggio che viene applicato per lo studio della
giunzione neuromusocolare e delle sinapsi interneuroniche. Questo approccio sfrutta il fatto che il canale
dell’acetilcolina è un canale ligando-dipendente la cui conduttanza non dipende dal voltaggio della
membrana. In pratica si utilizza l’iniezione di corrente attraverso la membrana per cambiare il potenziale di
membrana. In questo esperimento però non è presente il circuito a feedback che impedisce al potenziale di
membrana di cambiare: il potenziale di membrana quindi è libero di cambiare quando interviene un
elemento di perturbazione che in questo caso specifico è rappresentato dalla liberazione del
neurotrasmettitore.
L’apparato sperimentale è costituito dal motoneurone con l’elettrodo per far nascere il potenziale d’azione
e da 2 microelettrodi (uno per iniettare la corrente e uno per registrare il potenziale di membrana). I due
microelettrodi sono indipendenti l’uno dall’altro (nel caso del blocco del voltaggio invece erano dipendenti
in modo da poter generare la corrente per mantenere il potenziale di membrana stabile).
Si adopera il microelettrodo che inietta corrente per far cambiare il potenziale di membrana dal valore di
riposo a valori scelti. Si può iperpolarizzare o depolarizzare la membrana. Non si fa il blocco del voltaggio,
ma si lascia la membrana libera di cambiare il proprio potenziale quando viene stimolato il motoneurone. Si
registra come cambia il potenziale post-sinaptico
eccitatorio quando l’acetilcolina determina
l’apertura dei propri recettori.
Qual è l’ampiezza del potenziale di placca registrata
quando si fa partire il potenziale di placca da un
valore di membrana depolarizzato o iperpolarizzato?
Questa tecnica permette di avere informazioni sulle
caratteristiche del potenziale di placca? Sì, perché si
vede che se ad un certo tempo si stimola l’assone
presinaptico quello che si registra è un potenziale di
placca che è una depolarizzazione. Se però la
membrana è stata prima iperpolarizzata si registra
una depolarizzazione di ampiezza maggiore, se la
membrana è stata prima depolarizzata si registra
una depolarizzazione di ampiezza più piccola. Se si fa
passare attraverso la membrana una corrente che
mantiene la membrana depolarizzata, non si registra
nessuna variazione di potenziale.
Tutte queste risposte avvengono in seguito alla
stimolazione del motoneurone e sono esattamente
le risposte che ci si dovrebbe aspettare. Quando si
mantiene la membrana a -15mV e non si vede
alcuna risposta, significa che a questo potenziale il
flusso del Na e il flusso del K sono uguali: -15mV è il
potenziale di inversione di questo canale.
Quando si ha un potenziale di membrana di -70mV,
il potenziale di placca è normale: il flusso del Na è
più grande del flusso del K. Se si va ad un potenziale più negativo si ha una corrente netta in ingresso. Se si
porta il potenziale di membrana a -100mV (più negativo del potenziale di equilibrio del K), sia il K che il Na
tendono ad entrare: si ha una forte corrente in ingresso e quindi una depolarizzazione più grande.
Da un esperimento di questo tipo si deduce che quando si mantiene la membrana a potenziali diversi, si
osserva che il potenziale di placca si manifesta come uno spostamento del potenziale verso il potenziale di
inversione.

Nella figura si vedono gli effetti che il


potenziale di membrana ha sul
potenziale di placca, sulla corrente di
placca e sulla corrente di singolo canale.
I potenziali di placca si spostano verso il
potenziale di inversione che in questo
caso è 0mV.
La corrente appare in direzione opposta
rispetto al potenziale: si ha
depolarizzazione con la corrente in
ingresso che è presente per valori più
negativi del potenziale. La corrente è in
uscita per valori più positivi del potenziale.
Le correnti di singolo canale riflettono le correnti di placca solo che le correnti di singolo canale sono onde
quadre che riflettono l’intensità di corrente che scorre nel singolo canale.

La corrente di placca che si registra durante gli esperimenti di blocco del voltaggio è il risultato dell’apertura
contemporanea di un numero molto elevato di canali. La corrente di placca è dovuta al fatto che quando il
potenziale d’azione invade la terminazione presinaptica, si ha una liberazione massiva di vescicole
contenenti acetilcolina che riversano una grande
quantità di neurotrasmettitore nello spazio
intersinaptico e che quindi determinano
l’apertura dei canali. I canali progressivamente si
chiudono (perché l’acetilcolina viene idrolizzata
dalla acetilcolinesterasi) e quindi la corrente
diminuisce.
Nel grafico sono riportati 6 canali diversi che
hanno tempi di durata di apertura del canale
diversi. Il canale 1 è quello che sta aperto più a
lungo, il 2 sta aperto molto poco, il 4 ha un tempo
di apertura intermedio…
La corrente che si registra lungo la membrana è la
somma della corrente che passa attraverso i vari
canali: quando si sommano si vede che all’inizio la
corrente è massima e poi via via che i canali si
chiudono la corrente diminuisce. Si vede un
andamento a gradino. L’andamento a gradino è
dovuto al fatto che sono stati considerati solo 6
canali, ma se si considerasse una normale
membrana si otterrebbe l’andamento liscio della
curva nera.

Sinapsi interneuroniche

Sono sempre sinapsi chimiche dirette e possono essere sia eccitatorie che inibitorie.

Prima di studiare le sinapsi eccitatorie è necessario fare una breve introduzione sull’integrazione neuronale
a livello del midollo spinale dei vertebrati.
A livello delle cellule nervose il motoneurone ha il soma cellulare nel midollo spinale. Nel midollo spinale la
sostanza grigia ha la forma di “H” ed è circondata dalla sostanza bianca che è costituita dagli assoni dei
neuroni mielinizzati. Nella sostanza grigia si distinguono le corna dorsali e le corna ventrali: a livello delle
prime penetrano le fibre nervose sensitive che portano le afferenze dalla periferie e che entrano nel
midollo spinale attraverso la radice dorsale. Nelle corna ventrali sono localizzati i corpi cellulari dei
motoneuroni: gli assoni dei motoneuroni fuoriescono dal midollo spinale attraverso le radici ventrali.
Gli assoni delle fibre afferenti e gli assoni dei motoneuroni si riuniscono nei nervi spinali (nervi misti). I corpi
cellulari delle fibre sensoriali sono localizzati nei gangli delle radici dorsali.
L’integrazione neuronale più semplice che avviene a livello del midollo spinale sono i riflessi spinali. I riflessi
sono delle risposte motrici involontarie in risposta alla stimolazione di una via sensitiva.
Il riflesso più semplice che si verifica a livello del midollo spinale è il riflesso miotatico o riflesso da
stiramento ed è schematizzato nella seguente figura.

Esso è un riflesso monosinaptico ovvero esiste una sola fibra sensoriale e un solo motoneurone che hanno
tra loro una sola sinapsi. È il riflesso patellare, quello che viene testato dal medico quando batte sul tendine
rotuleo col martelletto.
Si considera il quadricipite che è un muscolo estensore: questo muscolo, quando il tendine rotuleo viene
percosso dal martelletto, si allunga e questo provoca anche un allungamento dei recettori del fuso
neuromuscolare e di conseguenza attivazione delle fibre sensoriali afferenti connesse col recettore.
Attivazione della fibra sensoriale significa nascita di potenziali d’azione in essa: l’informazione viaggia lungo
le fibre sensoriali (IA) ed entra, attraverso le radici dorsali, nel midollo spinale. Le fibre sinaptano con
motoneuroni che hanno il corpo nel collo ventrale del neurone. Gli assoni dei motoneuroni fuoriescono
dalle corna ventrali, si riuniscono al nervo spinale e si dirigono al muscolo quadricipite. Si ha quindi
attivazione delle fibre sensoriali, trasmissione dell’informazione al motoneurone che innerva lo stesso
muscolo da cui le fibre sensoriali si sono originate. L’attivazione del motoneurone determina contrazione
del quadricipite.
Le fibre afferenti si originano dal muscolo omonimo e il motoneurone è detto motoneurone omonimo. Si
parla anche di muscolo agonista e motoneurone agonista.

La fibra sensoriale non sinapta esclusivamente con il motoneurone agonista, ma emette collaterali. Alcuni
collaternali sinaptano con motoneuroni che sono estensori, ma quello che interessa per lo studio delle
sinapsi interneuroniche, è che alcune collaterali sinaptano con degli interneuroni (localizzati dentro il
midollo spinale). Gli interneuroni hanno a loro volta una sinapsi di carattere inibitorio con i motoneuroni
che innervano il muscolo bicipite semitendinoso (flessore). Se il muscolo flessore si contrae, determina un
movimento opposto all’estensione.
Quando viene attivata la via afferente proveniente dal quadricipite, si ha attivazione del motoneurone
omonimo che va al quadricipite e, contemporaneamente, inibizione del motoneurone che innerva il
bicipite. Questo tipo di innervazione è detta innervazione reciproca.

Il riflesso miotatico o di stiramento è quello che è stato studiato per capire le caratteristiche della
trasmissione sinaptica tra neuroni.

Gli esperimenti sono stati fatti sui gatti. Un microelettrodo veniva inserito nel midollo spinale in
corrispondenza del soma dei motoneuroni perché si voleva registrare l’attività elettrica dal motoneurone. Il
problema è capire qual è il muscolo innervato dal motoneurone dal quale si sta registrando: si stimolavano i
nervi spinali e in questo modo si poteva capire qual era il muscolo che, se stimolato, determinava
l’attivazione del motoneurone. Una volta identificato il motoneurone venivano tagliate le radici ventrali
perché per evocare la risposta sinaptica bisognava stimolare le fibre IA e la stimolazione doveva essere
fatta a livello del midollo spinale. Se si stimolano le fibre afferenti si evoca la risposta fisiologica del riflesso
miotatico. Ma stimolando il nervo spinale si attivano anche i motoneuroni: tagliando le radici ventrali si è
sicuri di non avere stimolazione antidromica.

[Lezione 20- 10/05]

L’ampiezza del segnale che rappresenta l’ampiezza del potenziale d’azione


registrato extracellularmente aumenta di ampiezza, passando da A a B a C:
l’intensità dello stimolo applicato al nervo omonimo è via via crescente. Se
l’intensità è più alta significa che vengono reclutate un numero maggiore di
fibre afferenti. A livello del motoneurone si registrano potenziali post-
sinaptici eccitatori di ampiezza via via crescente.
Ogni pannello (A,B,C) rappresenta la sovrapposizione di numerose
stimolazioni fatte con la stessa intensità. Nel caso in cui la stimolazione è
debole si ha un potenziale post-sinaptico eccitatorio di ampiezza ridotta; se
l’intensità è più grande l’ampiezza del potenziale aumenta.
Quello che si osserva a livello di questa sinapsi eccitatoria è che aumentando l’intensità dello stimolo viene
reclutato un numero maggiore di fibre e la risposta che viene registrata a livello del motoneurone è di
ampiezza maggiore. Questo perché quando si recluta un numero maggiore di fibre si attiva un numero più
elevato di bottoni sinaptici.
A differenza della giunzione neuromuscolare, in questo caso (sinapsi interneuroniche) si possono avere
potenziali post-sinaptici eccitatori di ampiezza diversa (inferiore alla soglia) rimanendo in condizioni
fisiologiche. Per raggiungere la soglia si deve avere una stimolazione di un numero di fibre afferenti tali che
determinino complessivamente un potenziale post-sinaptico eccitatorio di ampiezza superiore alla soglia: a
livello del motoneurone avviene una sommazione degli imput sinaptici.

Qual è la natura ionica del potenziale post-sinaptico eccitatorio a livello delle sinapsi interneuroniche? Per
vederlo si polarizza la membrana a diversi valori di riposo e si va a vedere come varia il valore del potenziale
post-sinaptico eccitatorio in funzione del potenziale di membrana. In figura sono rappresentati i vari
potenziali ai quali la membrana viene polarizzata.
Al potenziale di riposo, che nel motoneurone è attorno a -60mV, l’intensità
della stimolazione applicata è sufficiente a determinare un potenziale post-
sinaptico eccitatorio che raggiunge la soglia per far nascere il potenziale
d’azione. In questo caso si ha quindi un numero sufficiente di imput, per cui
la loro sommazione determina il raggiungimento della soglia.
Se si iperpolarizza la membrana si vede un potenziale post-sinaptico
eccitatorio che non è più in grado di raggiungere la soglia anche se è di
ampiezza maggiore.
Se si depolarizza la membrana, l’ampiezza del potenziale post-sinaptico
eccitatorio si è ridotta, ma a -42mV è comunque in grado di raggiungere la
soglia. A -32mV la soglia non viene più raggiunta.
A +3mV praticamente non si registra più alcuna variazionedi potenziale in
risposta alla stimolazione delle fibre afferenti.
A +9mV e a +34mV il potenziale post-sinaptico eccitatorio appare come una
iperpolarizzazione.
Questo ci dice che il potenziale di inversione sarà attorno a 0mV. Questo si
deduce dal fatto che 0mV è il valore a cui tende il potenziale quando si
stimolano le fibre afferenti e si evoca, a diversi potenziali di membrana, il
potenziale post-sinaptico eccitatorio.
La natura ionica del potenziale post-sinaptico eccitatorio è sovrapponibile
a quella del potenziale di placca e quindi è dovuta all’apertura di canali
ligando-dipendenti (recettori ionotropici) che hanno permeabilità sia agli ioni Na che agli ioni K.

Il neurotrasmettitore che viene liberato a livello delle sinapsi interneuroniche è il glutammato. Il recettore
è il recettore ionotropico del glutammato.

Nella figura viene mostrata


schematicamente la situazione
in cui le fibre afferenti
provenienti dai fusi muscolari
del quadricipite vengono
stimolate. Dal motoneurone si
registra: in questa
configurazione è possibile
mettere degli elettrodi
all’interno del soma del neurone sensitivo che si trova nei gangli
spinali. In questo schema si può quindi stimolare sia un gran numero
di fibre afferenti, sia una sola. Quando si stimolano massivamente le
fibre afferenti con un’intensità sopra soglia, si registra dal
motoneurone è un potenziale post-sinaptico eccitatorio che
raggiunge la soglia e fa nascere un potenziale d’azione.
Se si stimolasse solo il neurone sensitivo, evocando in esso il
potenziale d’azione, si registrerebbe un potenziale post-sinaptico
eccitatorio di ampiezza molto piccola perché una sola fibra sensoriale
non sarà mai in grado di determinare la nascita del potenziale
d’azione dato che il numero dei bottoni sinaptici che vengono attivati
non è sufficiente a dare un potenziale post-sinaptico eccitatorio
sopra soglia.
Per poter avere un potenziale post-sinaptico eccitatorio sopra soglia bisognerebbe mettere un numero
elevato di microelettrodi in modo tale da attivare un numero molto elevato di neuroni (chiaramente questo
non è possibile perché il microelettrodo è troppo grande e non ci sarebbe lo spazio. L’unico modo per
evocare un potenziale d’azione è con la stimolazione delle vie afferenti di tipo IA).

I recettori del glutammato sono recettori ionotropici. Questi sono un gruppo particolare di recettori
ionotropici: si suddividono in 3 classi in base alla sostanza che mima l’attività del glutammato (antagonista
del recettore). Le tre classi sono:
-recettori di tipo AMPA (acido α-amino-3-idrossi-5-metil-4-isossazolo propionico)
-recettori di tipo NMPA (N-metil-D-aspartato)
-recettori per il kainato
Tutti e 3 i tipi di recettori sono sensibili al glutammato, però hanno delle caratteristiche diverse che li
rendono sensibili alle 3 diverse sostanze.
I recettori AMPA e i recettori per il kainato hanno caratteristiche molto simili per cui molto spesso vengono
indicati come un unico gruppo col nome di recettori non-NMDA.
I recettori non-NMDA hanno cinetica rapida e sono permeabili al Na e al K. Cinetica rapida significa che si
attivano rapidamente in presenza di glutammato e si inattivano altrettanto rapidamente quando il
glutammato si stacca.
I recettori NMDA sono un tipo particolare di recettori e sono importanti perché sono implicati, ad esempio,
nei processi di apprendimento e di memoria. Sono recettori ionotropici (si aprono in presenza di
glutammato), ma se c’è glutammato si aprono solo se la membrana è depolarizzata: sono recettori
contemporaneamente sensibili al voltaggio e alla presenza del ligando. Questo è dovuto al fatto che il
recettore NMDA presenta all’interno del canale uno ione magnesio che ostruisce il canale quando il
potenziale è quello di riposo: il canale NMDA è chiuso in assenza di glutammato, ma è chiuso anche per la
presenza di magnesio. Se la membrana viene depolarizzata, la depolarizzazione fa sì che il magnesio possa
essere espulso dal poro e, se c’è il glutammato, il canale possa aprirsi. Inoltre questo canale è permeabile,
oltre che a Na e K, anche al Ca.

La cinetica del recettore NMDA è più lenta rispetto a quella dell’AMPA.


In fugura sono confrontate le due risposte di corrente. La corrente post-sinaptica eccitatoria che passa
attraverso un canale AMPA si instaurra nel giro di 1-2m ms e si esaurisce in 25ms. Nel caso del canale
NMDA la corrente si instaura più lentamente e decade più lentamente.
Molto spesso i canali NMDA e AMPA coesistono a livello della stessa sinapsi. Se però la depolarizzazione
della membrana è limitata si ha una risposta dovuta solo ai canali AMPA; se invece la depolarizzazione
dovuta all’apertura dei canali AMPA è sufficiente a rimuovere il magnesio dal poro del recettore NMDA e il
glutammato permane sufficientemente a lungo a livello della sinapsi, si ha anche apertura del canale
NMDA. In questo caso si ha la sommazione delle due correnti e un potenziale post-sinaptico eccitatorio che
ha una durata più lunga perché la risposta alla corrente è una depolarizzazione che permane più a lungo.

Ora si passa a esaminare la risposta post-sinaptica inibitoria. Questo tipo di risposta si può osservare a
livello dei motoneuroni spinali. La stimolazione del quadricipite estensore determina l’attivazione delle
fibre IA che sinaptano direttamente con il motoneurone del quadricipite, ma inviano anche collaterali che
sinaptano con un interneurone che esercita un’azione inibitoria sul motoneurone del muscolo flessore.

Lo sperimentatore, per registrare in che cosa consiste la risposta inibitoria, stimola le afferenze da un
muscolo estensore (quadricipite) e andare a registrare dal motoneurone del muscolo flessore (bicipite
semitendinoso). Ovviamente vale anche la procedura inversa per cui si stimolano le afferenze del flessore e
si registra dal motoneurone dell’estensore.
Nella figura è rappresentato uno schema
dell’innervazione reciproca.
La fibra IA dell’estensore entra in contatto
sinaptico con il motoneurone dell’estensore
che sinapta direttamente con i motoneuorni
del muscolo estensore.
Il motoneurone dell’estensore sinapta con un
interneurone che esercita una stimolazione
inibitoria sul muscolo flessore.
Si ha in pratica stiramento del quadricipite,
attivazione delle fibre afferenti del
quadricipite, attivazione del motoneurone del
quadricipite e contrazione del quadricipite.
Contemporaneamente inibizione del
motoneurone del flessore.
Però, nello stesso momento, anche il flessore
ha i suoi fusi neuromuscolari e anche nei fusi
neuromuscolari si originano fibre afferenti. Se
si stimolano le fibre afferenti del flessore, si ha
un’altra via che va a sinaptare direttamente,
eccitandolo, il motoneurone del flessore. Quindi si ha una sinapsi eccitatoria sul motoneurone del flessore
quando si considera il riflesso monosinaptico del flessore. La sinapsi eccitatoria invia dei collaterali a
interneuroni inibitori che fanno una sinapsi inibitoria con il motoneurone del muscolo estensore (muscolo
antagonista del flessore).

Se si vuole registrare una risposta inibitoria a livello del motoneurone, bisogna stimolare le afferenze che
provengono dal muscolo antagonista.
Per studiare la risposta inibitoria, per esempio, si stimolano le afferenze del flessore e si registra dal
motoneurone dell’estensore. La risposta inibitoria è un’iperpolarizzazione della membrana di ampiezza
progressivamente crescente via via che si aumenta l’intensità della stimolazione delle vie afferenti.
La linea superiore rappresenta il potenziale d’azione composto registrato
extracellularmente (elettrodi posti sulla superficie del nervo) quando vengono stimolate
le afferenze inibitorie e la linea inferiore è la risposta intracellulare registrata dal
microelettrodo inserito all’interno del motoneurone.
Anche in questo caso la risposta è più grande se viene aumentata l’intensità dello stimolo
perché aumentando l’intensità dello stimolo, aumenta il numero delle afferenze
stimolate e quindi aumenta il numero dei bottoni sinaptici attraverso i
quali avviene la trasmissione dell’informazione inibitoria.
Questa iperpolarizzazione viene detta potenziale post-sinaptico
inibitorio.
Nei pannelli D e E vengono messi a confronto il potenziale post-
sinaptico inibitorio e il potenziale post-sinaptico eccitatorio. In E è
rappresentato il potenziale post-sinaptico ecitatorio che si registra
quando si stimolano le afferenze dal quadricipite. D è il potenziale post-sinaptico inibitorio registrato nel
motoneurone del quadricipite quando vengono stimolate le afferenze provenienti dal bicipite
semitendinoso. Si vede che rispetto al tempo al quale viene applicata la stimolazione, il ritardo che esiste
tra la comparsa della risposta eccitatoria e quello della risposta inibitoria è diverso: il ritardo della traccia D
è più grande di quello nella traccia E. Questo è comprensibile perché se si considera il circuito nervoso, nel
caso del riflesso monosinaptico c’è una sola sinapsi e quindi un solo ritardo sinaptico mentre nel caso del
potenziale post-sinaptico inibitorio si hano 2 sinapsi (una tra interneurone e motoneurone e una tra
afferenza e interneurone) e quindi 2 ritardi sinaptici.

Se si stimola un solo interneurone si vede il potenziale d’azione dell’interneurone, ma un potenziale post-


sinaptico inibitorio di ampiezza più piccola rispetto a quello che si registra quando vengono stimolate tutte
le afferenze.

Qual è la natura ionica del potenziale post-sinaptico inibitorio? Ovviamente questo potenziale è una
variazione del potenziale di membrana quindi sicuramente ci sarà una corrente che attraversa la membrana
e che determina il cambiamento di potenziale. Bisogna quindi individuare quali sono gli ioni responsabili
della corrente. Viene quindi fatto un esperimento in cui la membrana viene polarizzata a diversi potenziali e
si registra a livello del motoneurone il potenziale post-sinaptico inibitorio in risposta alla stimolazione delle
afferenze inibitorie.
Si osserva che al potenziale di riposo (-74mV) la
risposta alla stimolazione delle afferenze
inibitorie è un’iperpolarizzazione. Se si
aumenta il grado di depolarizzazione della
membrana, passando da -74mV a -64mV, si ha
un’iperpolarizzazione di ampiezza più grande.
Se si va a -82mV il potenziale praticamente non
cambia, al massimo si può notare una
piccolissima depolarizzazione della membrana.
A -101mV la risposta è una depolarizzazione
decisa.
Si ha quindi la solita variazione di polarità della
risposta post-sinaptica. Il potenziale di
inversione è un potenziale attorno a -80mV.
In questo caso esiste uno ione che ha potenziale di equilibrio di -80mV e questo ione è il Cl: la corrente
inibitoria è trasportata dal Cl.
L’iperpolarizzazione è dovuta ad una corrente positiva in uscita che però è trasportata dal Cl (che, essendo
negativo, si muove dall’esterno all’interno).
La corrente trasportata dal Cl è sempre data dalla formula

Siamo in corrispondenza del potenziale di inversione

La forza elettromotrice fa passare il Cl all’interno della cellula e


quindi si ha una corrente positiva in uscita.

Bisogna sempre tener conto che il Cl è uno ione negativo e perciò la direzione del suo movimento è
opposta alla direzione della sua corrente.

Bisogna ora dimostrare che l’inibizione è dovuta all’apertura di canali che sono permeabili al Cl. Il
neurotrasmettitore presente a livello dei motoneuroni
spinali è la glicina (nel SNC il neurotrasmettitore è il
GABA). Con la tecnica della microionoforesi si applica
la glicina a livello di una sinapsi inibitoria. Si registra
l’attività elettrica del neurone in risposta
all’applicazione della glicina: si osserva un potenziale
post-sinaptico inibitorio (iperpolarizzazione della
membrana).
Si applica una tecnica che permette di misurare come
varia la resistenza e quindi come varia la conduttanza
della membrana durante il potenziale post-sinaptico
inibitorio: si applica la glicina e si vede il potenziale
post-sinaptico inibitorio.
Nella figura si vedono delle righe che vanno verso il
basso: esse sono le risposte del potenziale di
membrana a gradini di corrente iperpolarizzante. Le
onde quadre di corrente sono di durata estremamente
breve perché vengono utilizzate come sonda per misurare la resistenza e quindi la conduttanza della
membrana. Si applicano quindi costanti e si registrano le variazioni di potenziale. Dalla legge di Ohm si sa
che

La resistenza di membrana si riduce moltissimo quando viene applicata la glicina. Si riduce perché è
costante e il si riduce.
Quando cessa l’azione della glicina il potenziale di membrana e la resistenza tornano al valore di riposo.
Per capire se i canali che si sono aperti sono canali del Cl si ripete l’esperimento dopo aver ridotto a 0 la
concentrazione extracellulare di Cl (e di conseguenza è 0 anche quella intracellulare). Quando si applica la
glicina non si vede alcun cambiamento: non si vede più il potenziale post-sinaptico inibitorio.
Non appena si ritorna in presenza di Cl si rivede la risposta del potenziale post-sinaptico inibitorio.
Si conclude che a livello dell’inibizione post-sinaptica il neurotrasmettitore (glicina o GABA) determina
l’apertura di canali ionici ligando-dipendenti attraverso i quali passa una corrente di Cl che iperpolarizza la
membrana.
Le correnti che si generano in corrispondenza dei bottoni sinaptici si sommano tra loro e danno vita a
potenziali post-sinaptici eccitatori di intensità progressivamente crescente via via che aumenta il numero
dei bottoni sinaptici attivi.

Il potenziale d’azione non nasce nella membrana vicina al bottone sinaptico, ma tipicamente si genera a
livello del monticolo assonico. In questa zona è presente la maggio densità di canali voltaggio-dipendenti
del Na e perciò questa zona rappresenta la zona in cui la soglia per l’eccitazione è più bassa.
La figura mostra come cambia la soglia
per il potenziale d’azione partendo da
un certo bottone sinaptico e dirigendosi
verso il monticolo assonico: la zona di
innesco del potenziale d’azione è dove
la soglia è molto bassa.
Si possono avere sinapsi attivate ad una
certa distanza dal monticolo assonico e
quindi si può avere la somma di tutti gli
effetti delle correnti eccitatorie evocate
e quindi una risposta post-sinaptica
eccitatoria di una certa ampiezza.
Queste correnti e questo potenziale
non rimangono localizzati nel punto di
origine, ma si propagano lungo la
membrana dei dendriti e del soma con
una propagazione elettrotonica che
avviene con decremento. L’ampiezza
del potenziale post-sinaptico eccitatorio
è più bassa via via che ci si allontana
dalla zona di innesco.
Siccome la soglia è molto bassa in
corrispondenza della zona di innesco,
una stimolazione sopra soglia a questo livello non è in grado di determinare la nascita di un potenziale
d’azione.

Esistono esperimenti che hanno dimostrato che il potenziale d’azione nasce proprio a livello del monticolo
assonico. Una volta nato il potenziale d’azione si propaga per conduzione saltatoria (assoni mielinizzati) o
per conduzione continua con circuiti locali (assoni non mielinizzati). Si creano circuiti locali anche a livello
della membrana del soma e dei dendriti.

Il monticolo assonico ha la funzione di integratore in quanto si ha la sommazione di tutti gli imput eccitatori
e inibitori che convergono su una stessa cellula nervosa.

Tipi di sommazione:

 Spaziale su una stessa cellula nervosa giungono imput sinaptici diversi e, se


le vie afferenti vengono stimolate contemporaneamente, generano correnti
sinaptiche e si osserva una sommazione delle correnti. Quello che arriva a
livello del monticolo assonico è il risultato dell’integrazioe delle correnti.
Sommazione spaziale perché sono bottoni sinaptici localizzati in punti diversi
che vengono stimolati contemporaneamente e i cui effetti si sommano.
 Temporale viene dato uno stimolo sopra soglia e poi 2 stimoli sotto
soglia ad una certa distanza temporale l’uno dall’altro. Questi evocano
due potenziali post-sinaptici eccitatori sotto soglia. Se però i due stimoli
vengono dati a una distanza temporale minore, il secondo potenziale
post-sinaptico eccitatorio può essere di ampiezza superiore alla soglia.
Il potenziale post-sinaptico eccitatorio è un potenziale graduato e
quindi gli effetti possono sommarsi e determinare il superamento della
soglia per la nascita del potenziale d’azione.

Sommazione temporale e sommazione spaziale possono avvenire


contemporaneamente quando si ha l’attivazione di fibre afferenti.

Esiste un’interazione tra stimoli eccitatori e stimoli inibitori. L’inibizione post-sinaptica esiste, ma
ovviamente il suo effetto si vede solo se contemporaneamente si ha una stimolazione eccitatoria.
Per vedere l’interazione si utilizza la stimolazione delle afferenti eccitatorie e inibitorie.
Nell’esperimento in figura vengono
stimolate le afferenze del bicipite
semitendinoso e le afferenze del
quadricipite. Siccome si vede che la
stimolazione del bicipite semitendinoso
determina la nascita del potenziale
d’azione nel motoneurone da cui si sta
registrando, significa che si sta
registrando dal motoneurone che innerva
il muscolo flessore.
Le afferenze del quadricipite
determinano, a livello del motoneurone
del flessore, un potenziale post-sinaptico
inibitorio.
Esperimento. Vengono stimolate le
afferenze del quadricipite e quindi si ha la nascita del potenziale post-sinaptico inibitorio. A distanza
progressivamente minore dalla stimolazione inibitoria, si dà una stimolazione eccitatoria (si stimolano le
afferenze del bicipite semitendinoso). Nelle registrazioni A e B si vedono gli effetti della stimolazione
inibitoria e poi comunque la nascita del potenziale d’azione: la stimolazione delle afferenze inibitorie non è
in grado di impedire la trasmissione dell’informazione. In C si vede che non sempre si ha la nascita del
potenziale d’azione. Se il ritardo tra stimolazione inibitoria e stimolazione inibitoria è come quello nei
pannelli D, E e F non si vede mai la nascita del potenziale d’azione: si ha un’inibizione efficace della
trasmissione dell’informazione. Si ha un’iniziale iperpolarizzazione (potenziale post-sinaptico inibitorio)
seguita da un potenziale post-sinaptico eccitatorio di ampiezza ridotta, che non raggiunge la soglia.
Se si riduce ulteriormente la distanza temporale tra stimolazione eccitatoria e stimolazione inibitoria, si
osserva che talvolta nasce il potenziale d’azione e altre volte no.
Se il ritardo è così piccolo come nella registrazione H non si vede mai inibizione: la trasmissione del segnale
è sempre efficace.

Per capire meglio quello che succede si può osservare la seguente figura. L’esperimento è sovrapponibile
con quello precedente, soltanto che la stimolazione delle afferenze eccitatorie non è tale da determinare il
superamento della soglia. Si vede quindi quello che accade a livello del potenziale post-sinaptico eccitatorio
senza la complicazione del potenziale d’azione.
La traccia A rappresente il potenziale post-sinaptico inibitorio e la traccia L rappresenta il potenziale post-
sinaptico eccitatorio. La traccia in L viene riprodotta in tutti i pannelli e sovrapposta al potenziale post-
sinaptico eccitatorio che si registra quando, oltre alla stimolazione eccitatoria, si fa anche una stimolazione
inibitoria a tempi diversi precedenti alla stimolazione eccitatoria.
In B, C, D ed E si ha che il potenziale post-sinaptico eccitatorio nasce a partire da un potenziale di
membrana più negativo però la sua ampiezza non risulta molto diversa: cambia solo che il livello di
potenziale raggiunto al picco del potenziale post-sinaptico eccitatorio è più basso (meno negativo di quello
raggiunto dal potenziale post-sinaptico eccitatorio in assenza di stimolazione inibitoria).
A partire da F l’ampiezza del potenziale post-sinaptico eccitatorio non solo è più bassa, ma anche
totalmente ridotta.
Andando avanti con i pannelli si vede che subito dopo la stimolazione eccitatoria i due potenziali si
sovrappongono e poi il potenziale post-sinaptico eccitatorio in presenza di stimolazione inibitoria
praticamente si arresta.
In G e in H sicuramente si ha un ampiezza inferiore rispetto al picco del potenziale post-sinaptico
eccitatorio.
Queste forme diverse del potenziale post-sinaptico eccitatorio sono dovute al fatto che
contemporaneamente al potenziale post-sinaptico eccitatorio si ha il potenziale post-sinaptico inibitorio. Si
vede che con certi ritardi temporali l’unica cosa che avviene è un potenziale post-sinaptico eccitatorio che
nasce a partire da un valore più basso del potenziale di membrana e raggiunge più o meno lo stesso livello
di depolarizzazione durante il potenziale post-sinaptico eccitatorio. A partire da un certo livello di ritardo, il
livello di picco raggiunto si riduce e addirittura diventa quasi 0 perché si ha che la corrente sinaptica dovuta
all’eccitazione e la corrente sinaptica dovuta all’inibizione sono temporalmente sovrapposte: se si
sovrapponessero esattamente la corrente sinaptica eccitatoria (corrente in ingresso che tende a
depolarizzare) avverrebbe contemporaneamente alla corrente sinaptica inibitoria (corrente in uscita che
tende a depolarizzare) e quindi le due correnti si annullerebbero.
Questo ci aiuta a capire perché nell’esperimento precedente si vedeva che a volte il potenziale d’azione
nasceva e a volte no. All’inizio si trasmette perché, pur nascendo il potenziale post-sinaptico eccitatorio da
un livello di membrana iperpolarizzato, riesce comunque a superare la soglia.
Un primo meccanismo attraverso cui si manifesta l’interazione tra eccitazione ed inibizione è che il
potenziale post-sinaptico inibitorio determina un’iperpolarizzazione della membrana che mantiene il valore
del potenziale di membraba più negativo e, se la corrente post-sinaptica eccitatoria determina un
potenziale post-sinaptico eccitatorio a partire da questo valore, può darsi che il potenziale post-sinaptico
eccitatorio non riesca a raggiungere la soglia.
Quando le distanze temporali tra lo stimolo eccitatorio e lo stimolo inibitorio si avvicinano, si comincia ad
avere interazione tra le correnti: la corrente inibitoria inibisce gli effetti della corrente eccitatoria e quindi
non nasce il potenziale d’azione.
Dall’esperimento si vede anche che per avere completa inibizione bisogna stimolare le afferenze inibitorie
circa 1ms prima di quelle eccitatorie.
[Lezione 21- 16/05]

L’inibizione si manifesta con due effetti:


 Iperpolarizzazione della membrana dovuta al potenziale post-sinaptico inibitorio
 Antagonismo tra correnti sinaptiche eccitatorie ed inibitorie

La durata dell’iperpolarizzazione della membrana dovuta al potenziale post-sinaptico inibitorio è


maggiore della durata dell’antagonismo tra le correnti. Una corrente che attraversa la membrana provoca
una variazione del potenziale di membrana deformata rispetto alla corrente che lo genera.

Finora si è sempre considerato il potenziale post-sinaptico inibitorio (IPSP) come un’iperpolarizzazione della
membrana. Però questo non è sempre vero in quanto l’inibizione è dovuta ad un aumento della
conduttanza al Cl: aumentare la conduttanza della membrana al Cl significa spostare il potenziale di
membrana verso il potenziale di equilibrio del Cl.
Se si ha un potenziale di equilibrio del Cl di -80mV ed un potenziale di membrana di riposo di -70mV,
quando si aprono i canali del Cl in seguito ad una stimolazione inibitoria, si ha iperpolarizzazione della
membrana. Si può verificare anche il caso in cui il potenziale di riposo della membrana è uguale o più
negativo del potenziale di equilibrio del Cl: si ha sembre un’inibizione perché l’apertura dei canali del Cl
determina uno spostamento del potenziale di membrana verso il potenziale di equilibrio del Cl, ma non
necessariamente si ha un’iperpolarizzazione della membrana. Si può avere un potenziale di membrana che
rimane invariato oppure si può avere una depolarizzazione della membrana e il risultato è comunque
un’inibizione.

Nelle figure sottostati si vede che si ha un potenziale post-sinaptico eccitatorio (EPSP) che determina il
raggiungimento della soglia per il potenziale d’azione e quindi la nascita del potenziale d’azione. Si
stimolano solo le afferenze inibitorie e si vede un IPSP che è una depolarizzazione. Si ripete la stessa
stimolazione precedente e si osserva una somma dell’eccitazione e dell’inibizione che determina un IPSP di
ampiezza inferiore, che non raggiunge la soglia.
Nella figura sono rappresentati 3 neuroni diversi che hanno lo stesso potenziale di equilibrio del Cl (-75mV),
ma hanno 3 valori diversi di potenziale di membrana di riposo (-70mV, -75mV, -80mV).
Se si guarda l’EPSP si vede che nel caso in alto riesce a raggiungere la soglia, mentre negli altri due casi non
la raggiunge.
Se ci si mette in una situazione descritta dall’equazione delle conduttanze

ci sono dei valori precisi di conduttanze che permettono il mantenimento dello stato stazionario. Se si
applica uno stimolo alle vie afferenti inibitorie che provoca un aumento della conduttanza al Cl, il valore del
potenziale di equilibrio del Cl acquista più peso all’interno dell’equazione e quindi il potenziale di
membrana si sposta verso il potenziale di equilibrio del Cl.
L’ampiezza dell’EPSP che si misura in assenza di stimolazione inibitoria è la linea continua, quello che si
misura in pesenza di stimolazione inibitoria è la linea tratteggiata.
Se si parte da un potenziale di riposo di -70mV, spostarsi verso il potenziale di equilibrio del Cl significa
avere un’iperpolarizzazione.
Se si parte da un potenziale di riposo di -75mV, il potenziale di membrana non cambia. Si ha un IPSP che ha
ampiezza pari a 0. Anche se l’IPSP è 0 si vede una diminuzione dell’EPSP che è dovuta all’azione della
corrente: quando si ha una corrente eccitatoria si ha comunque una maggiore possibilità di fuoriuscita di
cariche positive perché si ha un numero maggiore di canali del Cl aperti. In pratica l’aumento della
conduttanza al Cl crea un cortocircuito che fa uscire le cariche positive che sono entrate attraverso i canali
eccitatori.
Se si parte da un potenziale di riposo di -80mV, avere l’apertura dei canali del Cl significa spostare il
potenziale di membrana verso -75mV e quindi avere una depolarizzazione. Nonostante questo se insieme
alla depolarizzazione dovuta all’EPSP si stimolano le vie afferenti eccitatorie, si evoca un EPSP di ampiezza
ridotta perché l’apertura dei canali ligando-dipendenti del Cl tende a mantenere il potenziale verso i -75mV.

Fino ad ora si è sempre parlato di inibizione post-sinaptica, ma, a livello dei neuroni, esiste anche
un’inibizione pre-sinaptica. Questo tipo di inibizione si effettua direttamente a livello delle terminazioni
pre-sinaptiche.

L’esistenza dell’inibizione pre-sinaptica è stata vista al livello della giunzione neuromuscolare degli
invertebrati. Essa è diversa da quella dei vertebrati ed è molto simile alle sinapsi interneuroniche. Nella
giunzione neuromuscolare degli invertebrati, a differenza di quella dei vertebrati in cui esistono solo stimoli
eccitatori, esistono sia imput eccitatori che imput inibitori.
In questo caso specifico si vede che se vengono dati stimoli al neurone eccitatorio, dopo un certo ritardo
che è dell’ordine di circa 10ms, si vede la comparsa di un EPSP. Questi EPSP sono simili a quelli nervosi in
quanto bisogna avere più stimoli ripetuti temporalmente o la stimolazione di più neuroni che innervano la
cellula muscolare per avere la sommazione degli EPSP e l’eventuale superamento della soglia per la nascita
del potenziale d’azione. Oltre al neurone eccitatorio esiste anche un neurone inibitorio: se si stimola
quest’ultimo e si registra dalla cellula muscolare si vede un IPSP.
L’IPSP ha un ritardo sinaptico minore dell’EPSP e questo perché si ha un neurone eccitatorio e uno inibitorio
che terminano sulla stessa cellula e quindo non c’è un interneurone di mezzo. Il ritardo sinaptico dipende
anche dalla velocità di conduzione dei due stimoli, ma se si stimolano contemporaneamente e alla stessa
distanza si vede che la risposta eccitatoria compare leggermente dopo la risposta inibitoria.
Se si stimola il neurone in modo tale da avere la risposta eccitatoria e quella inibitoria
contemporaneamente sulla membrana post-sinaptica si vede che l’ampiezza dell’EPSP è un po’ minore
rispetto a quella che si registrerebbe se si stimolassero le sinapsi eccitatorie ed inibitorie insieme.

A livello della giunzione neuromuscolare degli invertebrati si è visto che se si fa precedere una stimolazione
inibitoria di un tempo abbastanza lungo (3ms) prima della stimolazione eccitatoria, compare l’IPSP e l’EPSP
è enormemente ridotto. Dalle relazioni temporali si può escludere che l’inibizione sia dovuta ad
un’inibizione post-sinaptica in quanto l’IPSP è già tornato a 0 quando nasce l’EPSP.
A questo punto si va a considerare l’anatomia delle giunzioni neuromuscolari degli invertebrati e si vede
che i neuroni inibitori non sinaptano solo con la membrana post-sinaptica, ma inviano collaterali che
sinaptano direttamente con la terminazione pre-sinaptica del neurone eccitatorio.
Questa struttura anatomica permette di capire la funzione delle collaterali inibitorie: inibiscono la
trasmissione sinaptica perché inibiscono la liberazione del neurotrasmettitore.
Quando si ha la liberazione del neurotrasmettitore inibitorio, che nel caso specifico della giunzione
neuromuscolare degli invertebrati è il GABA, si ha l’apertura dei canali ligando-dipendenti del Cl con
conseguente spostamento del potenziale di membrana verso il potenziale di equilibrio del Cl.
La stessa liberazione del GABA si ha anche al livello della membrana della terminazione pre-sinaptica e
anche in questo caso si ha la comparsa di una corrente di Cl. Se si fa giungere un potenziale d’azione
quando si è attivata la conduttanza del Cl, la corrente del Na (dovuta al potenziale d’azione) trova i canali
del Cl aperti che permettono la fuoriuscita di cariche positive. Si hanno quindi una corrente positiva in
ingresso e una corrente positiva in uscita che interferiscono tra loro e determinano una riduzione
dell’ampiezza del potenziale d’azione. Questa riduzione genera una minore liberazione di
neurotrasmettitore a livello della terminazione pre-sinaptica.

La funzione dell’inibizione pre-sinaptica e dell’inibizione post-sinaptica è diversa.


Sinapsi chimiche indirette o lente

I recettori sono recettori metabotropici cioè recettori che non sono proteine canale, ma sono delle
proteine integrali di membrana associate alle proteine G trimeriche. Sono dei recettori che quando
interagiscono con il neurotrasmettitore determinano l’attivazione della proteina G che provoca una
cascata metabolica intracellulare che può portare all’apertura, alla chiusura o alla modulazione di canali
ionici presenti nella membrana.

Il neurotrasmettitore si lega al recettore e il legame determina l’attivazione della proteina G. Essa è un


eterotrimero formato da 3 subunità (α, β, ): la subunità α ha un sito catalitico in cui lega il GTP o il GDP.
Nella forma inattiva nel sito catalitico della subunità α è presente il GDP e quando esso è presente la
proteina G esiste effettivamente come trimero. L’interazione del neurotrasmettitore col recettore
determina una modifica strutturale all’interno della proteina G che promuove la liberazione del GDP dal
sito catalitico e la sua sostituzione con il GTP. L’affinità dell’α-GTP per il dimero β cade per cui le due
metà della proteina si separano e si ha un frammento α-GTP e un dimero dell’α-GTP. Entrambi i frammenti
hanno attività su strutture bersaglio: il dimero β può andare ad agire direttamente su un canale,
determinandone l’apertura o la chiusura; sia il dimero che la subunità α-GTP possono attivare un enzima
presente nella membrana. L’attivazione dell’enzima determina la sintesi di un messaggero intracellulare
che a sua volta può andare ad agire direttamente su un canale oppure può promuovere l’attivazione di altri
bersagli che a loro volta possono attivare, inibire o modulare l’attività di un canale.

Questo tipo di sinapsi vengono dette indirette perché l’azione sul canale avviene attraverso un messaggero
intracellulare e lente perché i processi richiedono del tempo.
Questo tipo di sinapsi ha un grosso vantaggio in quanto si può modulare molto bene la sua attività perché
si può agire sui vari enzimi che intervengono nella sintesi del messaggero. Inoltre si ha una grande
amplificazione del segnale e quindi un risparmio enorme di neurotrasmettitore: nel caso delle sinapsi
rapide servivano 2 neurotrasmettitori per aprire un canale, mentre nelle sinapsi lente una singola molecola
di neurotrasmettitore che si lega al recettore determina l’attivazione di molte proteine G.

Nelle sinapsi rapide tutto è sacrificato in funzione della velocità di trasmissione del segnale. Le sinapsi lente,
invece, intervengono spesso nei processi della vita rigenerativa che possono benissimo essere più lenti, ma
hanno la necessità di essere altamente modulati e di avere una grande amplificazione per garantire un
risparmio notevole nella sintesi del neurotrasmettitore.

Prima di passare alla descrizione della trasmissione del segnale è necessario fare una breve introduzione sul
sistema nervoso autonomo.
Il sistema nervoso autonomo è quella parte
del sistema nervoso che non è sotto il
controllo della volontà e la cui funzione è
quella di mantenere l’omeostasi delle varie
funzioni della vita vegetativa.
Il sistema nervoso autonomo si suddivide in 2
branche: il sistema nervoso autonomo
simpatico (o toraco-lombare)ed il sistema
nervoso autonomo parasimpatico (o cranio-
sacrale). Toraco-lombare e cranio-sacrale
indicano dove si generano i neuroni autonomi
pre-gangliari.
In questo sistema le fibre nervose si originano
a livello di centri nervosi localizzati nel
sistema nervoso centrale. Dal soma di queste
cellule si originano gli assoni che vengono
detti neuroni pre-gangliari, i quali poi
raggiungono una stazione periferica che sono
i gangli autonomi. A livello di questi gangli
autonomi le fibre nervose pre-gangliari
sinaptano con fibre nervose post-gangliari le
quali raggiungono l’organo effettore.

Le fibre nervose pre-gangliari sono mieliniche,mentre le fibre nervose post-gangliari sono amieliniche.

La sede di origine dei neuroni pre-gangliare e la localizzazione dei gangli autonomi è diversa nei due diversi
sistemi.
Il simpatico ha i soma cellulari pre-gangliari localizzati al livello del midollo spinale, nel cosiddetto corno
laterale che è intermedio tra il corno dorsale e il corno ventrale. Gli assoni pre-gangliari fuoriescono dalle
radici ventali e deviano dal nervo spinale, formano il ramo comunicante bianco (formato da assoni mielinici)
e entrano all’interno del ganglio simpatico. All’interno di questo ganglio entrano in contatto con i dendriti e
il soma dei neuroni post-gangliari che emettono i propri assoni che fuoriescono dal ganglio e riantrano,
attraverso il ramo comunicante grigio (formato da assoni amielinici), nel nervo spinale. I neuroni post-
gangliari decorrono nel nervo spinale assieme ai neuroni afferenti IA e insieme ai motoneuroni e
raggiungono l’effettore. I gangli simpatici formano una catena paravertebrale a livello della quale avviene la
sinapsi descritta prima.
Questa descritta è una semplificazione di quello che accade davvero perché il neurone pre-gangliare non si
limita a prendere contatto sinaptico con la cellula post-gangliare localizzato nel ganglio in corrispondenza
del segmento midollare da cui si origina, ma invia collaterali ai gangli simpatici al di sopra e al di sotto e
prende contatto con numerose cellule post-gangliari.
I neuroni post-gangliari ricevono imput sinaptici da più neuroni per cui una caratteristica della riposta
simpatica è quella di essere abbastanza generalizzata.
Del sistema simpatico fa parte anche la midolla del surrene che riceve direttamente l’imput del simpatico
attravero i neuroni pre-gangliari: manca in questo caso il neurone post-gangliare che è rappresentato dalle
cellule endocrine della ghiandola che liberano uno dei neurotrasmettitori tipici del sistema nervoso
simpatico.
Il parasimpatico ha i soma cellulari pre-gangliari localizzati a livello dei nuclei di alcuni nervi cranici (III, VII,
IX, X paio) e a livello del midollo spinale nella zona sacrale. Le fibre nervose pre-gangliari mieliniche sono
estremamente lunghe e raggiungono gangli che sono situati in prossimità o addirittura dentro l’organo
bersaglio. Le fibre post-gangliari sono invece molto corte. La risposta del parasimpatico è quindi una
risposta più localizzata.

Gli organi della vita vegetativa ricevono sia l’innervazione parasimpatica che l’innervazione simpatica.
Questa duplice innervazione permette una regolazione fine della funzione degli organi. Le due innervazioni
sono antagoniste.

Per quanto riguarda i neurotrasmettitori che vengono liberati a livello del sistema nervoso autonomo si ha
che tra terminazione pre-gangliare e soma post-gangliare viene liberata acetilcolina. I recettori presenti
sul soma e sui dendriti della cellula post-gangliare sono perlopiù recettori nicotinici per l’acetilcolina.
A livello delle terminazioni post-gangliari e quindi al contatto tra terminazione della fibra post-gangliare e
organo recettore, il neurotrasmettitore è diverso nei due sistemi. Nel sistema nervoso simpatico il
neurotrasmettitore è la noradrenalina (a parte le cellule della surrenale che secernono adrenalina). La
noradrenalina interagisce con recettori presenti sulla membrana post-sinaptica dell’organo bersaglio che
sono recettori adrenergici. I recettori adrenergici si dividono in due grosse categorie: recettori α e recettori
β che a loro volta si suddividono in α1 e α2 e β1 e β2. La risposta dipende dal tipo di recettore. Sono
comunque tutti recettori metabotropici che quindi implicano l’intervento di proteine G trimeriche.
Il neurotrasmettitore che viene liberato al livello delle terminazioni post-gangliari del sistema nervoso
parasimpatico è l’acetilcolina. I recettori presenti sulla membrana post-sinaptica sono recettori
metabotropici dell’acetilcolina che vengono indicati con la sigla mAchR, dove m sta per recettore
muscarinico dell’acetilcolina (inibito dall’atropina).

Nel caso del sistema nervoso somatico il soma dei motoneuroni è localizzato nel sistema nervoso centrale,
così come il soma delle cellule pre-gangliari. Però nel caso dei motoneuroni il soma sinapta direttamente
con l’effettore, mentre nel caso del sistema nervoso autonomo c’è una stazione intermedia prima di
raggiungere l’organo effettore.

Adesso si può parlare di trasmissione sinaptica


nei gangli simpatici di rana toro.
Si ha la catena simpatica paravertebrale con i
gangli e irami comunicaniìti bianchi e grigi che
vanno verso i nervi spinali. All’interno del
ganglio simpatico sono presenti 2 tipi cellulari:
le cellule B e le cellule C. Le cellule B sono di
dimensioni maggiori delle cellule C e son o
quelle in cui viene inserito il microelettrodo per
la registrazione dell’attività in risposta alla
stimolazione delle vie pre-gangliari.
Si è osservato che a seconda del tipo di
stimolazione che viene effettuata, a livello delle cellule B si registrano risposte eccitatorie diverse. Le
risposte consistono in 3 tipi diversi di EPSP.
Se viene dato un singolo stimolo si osserva un EPSP rapido. Esso è dovuto all’azione dell’acetilcolina su
recettori nicotinici. L’azione dell’acetilcolina è
bloccata dal curaro. Questo EPSP, se di
intensità sufficiente, può raggiungere la soglia
per la nascita del potenziale d’azione.
Se viene data una stimolazione ripetitiva, un
treno di potenziali d’azione (perché
normalmente a livello del sistema nervoso
simpatico i neuroni hanno una scarica tonica
di base ovvero ci sono potenziali d’azione che
compaiono con una certa frequenza) e si
bloccano i recettori nicotinici dell’acetilcolina
con il curaro, si osserva un EPSP lento che
compare con un ritardo ed ha una durata di
una decina di secondi. In seguito a questa
stimolazione ripetitiva si può osservare anche
un’altra depolarizzazione che ha una durata
estremamente più lunga (dell’ordine dei minuti) ed una latenza ancora più lunga (centinaia di ms).
C’è anche una risposta lentissima, che viene chiamata late slow EPSP.
Il potenziale post-sinaptico lento è un potenziale che viene bloccato dall’atropina e quindi è dovuto
all’attivazione di recettori muscarinici dell’acetilcolina.
Il potenziale lento ritardato non è bloccato né dal curaro né dall’atropina e l’applicazione ionoforetica
dell’acetilcolina non ne determina la comparsa: è una risposta dovuta a recettori non colinergici.
La risposta dell’EPSP rapido è dovuto all’azione dell’acetilcolina su recettori nicotinici e quindi ad un
aumento aspecifico della conduttanza del K e del Na.
La risposta dell’EPSP lento e dell’EPSP lento e ritardato è dovuta alla chiusura di canali del K, mediata da un
recettore metabotropico. È quindi una depolarizzazione causata dal venir meno di una corrente
iperpolarizzante.
Per capire che la depolarizzazione è dovuta all’inibizione di una corrente iperpolarizzante è stato fatto un
esperimento.

Esperimento. Per sapere quali sono gli ioni responsabili di un determinato fenomeno si va a vedere qual è il
potenziale di inversione. Il potenziale di inversione infatti ci dice qual è il potenziale di equilibrio degli ioni
che attraversano un canale.
Si fa quindi passare una corrente attraverso la
membrana e si troverà una corrente alla
quale si registrerà una variazione di
potenziale pari a 0. Il potenziale di inversione
nel caso dell’EPSP rapido è -5mV che è quello
che ci si aspetta da un canale nicotinico
dell’acetilcolina.
Si fa l’esperimento in presenza di curaro e
dando una stimolazione ripetitiva alle fibre
afferenti. Si vede che quando si iperpolarizza
la membrana a -88mV, l’ampiezza dell’EPSP
lento è 0: -88mV è il potenziale di inversione
del canale responsabile della risposta. -88mV
è molto diverso da -5mV per cui sicuramente
questo non è un canale attraverso cui
passano Na e K. Cambiando le concentrazioni extracellulari di Na, K e Cl si è visto che si tratta di un canale
del K. Si vede una depolarizzazione: è una risposta completamente opposta a quella che si ottiene quando
si ha un’apertura di canali. Questo risultato permette di capire che la risposta è dovuta alla chiusura di
canali del K.

[Lezione 22- 17/05]

Nel caso del blocco del voltaggio c’è un sistema a feedback che permette il mantenimento del potenziale di
membrana. Negli esperimenti descritti in precedenza viene fatta passare una corrente che mantiene il
potenziale di riposo, ad esempio, a -5mV e a questo tempo si applica uno stimolo alla fibra afferente. In
questo caso specifico si vede una depolarizzazione della membrana che è l’EPSP. Si blocca il potenziale di
membrana a valori diversi e nel caso a si vede che l’ampiezza dell’EPSP si riduce quando si polarizza la
membrana, se si depolarizza ulteriormente si vede un’iperpolarizzazione della membrana. Questo ci dice
che l’EPSP è dovuto ad una corrente che attraversa la membrana.

Nel caso b si va ad esaminare cosa accade quando si stimolano ripetutamente i rami comunicanti bianchi in
presenza di curaro. Se si registra al potenziale di riposo, -65mV, si vede una depolarizzazione. Mentre il
potenziale post-sinaptico rapido ha una durata di 15ms, il potenziale post-sinaptico lento ha una durata di
15s. La risposta è un EPSP che si potrebbe pensare che è dovuto all’apertura di canali che fanno entrare
corrente depolarizzante. Se si stimolano i rami comunicanti bianchi ad un potenziale che non è il potenziale
di riposo, si ha una risposta opposta rispetto alla colonna a. il potenziale di inversione è -88mV e la
variazione che si registra durante la stimolazione non è uno spostamento del potenziale di membrana verso
il potenziale di inversione, ma il potenziale di membrana si allontana dal potenziale di inversione.

Da questo esperimento si hanno 2 informazioni: la prima è che il valore del potenziale di inversione ci
informa che non si tratta con un canale nicotinico dell’acetilcolina; la seconda è che quando viene attivato il
recettore muscarinico dell’acetilcolina a livello dei gangli simpatici, si ha una chiusura dei canali del K.

La fibra pre-sinaptica libera acetilcolina e dalla cellula post-sinaptica si registra un EPSP rapido seguito da un
EPSP lento (l’EPSP lento si
vede solo se si fornisce una
stimolazione ripetitiva,
altrimenti si vede solo quello
rapido). Non appena
l’acetilcolina viene liberata si
ha l’apertura del canale
nicotinico. L’acetilcolina
reagisce anche con il canale
metabotropico e si ha la
chiusura dei canali del K. Il
recettore è un recettore
muscarinico: quando
l’acetilcolina interagisce con
questo recettore si ha
l’attivazione di una proteina G, sostituzione del GDP con il GTP, separazione della proteina G in 2 parti,
attivazione di un enzima di membrana (fosfolipasi C) che agisce su un fosfatidilinositolo bifosfato presente
sulla membrana. Quest’ultimo viene idrolizzato in due parti: il diacilglicerolo che rimane ancorato alla
membrana e l’inositol trifosfato che viene liberato nel citosol.
I canali del K di tipo m (che dipendono dall’attivazione dei recettori muscarinici) sono canali che hanno
un’attività controllata dal fosfatidilinositolo bifosfato: in presenza di fosfatidilinositolo i canali si aprono
con una certa frequenza e quindi determinano una corrente di K che contribuisce al potenziale di
membrana. Questi canali di tipo m, in presenza di fosfatidilinositolo, aumentano la loro probabilità di
apertura quando la membrana viene depolarizzata e quindi contribuiscono alla ripolarizzazione della
membrana.
Quando si ha stimolazione del neurone pre-sinaptico e quindi si ha chiusura dei canali m, si osserva che
viene a mancare una corrente di base del K che mantiene il potenziale di membrana al proprio valore e
quindi la membrana si depolarizza e tutti i processi che portano a depolarizzazione durano di più.

Il potenziale post-sinaptico lento ritardato non è dovuto all’azione dell’acetilcolina e infatti rimane sia se si
aggiunge curaro che se si aggiunge atropina. Questo EPSP nasce con un ritardo ancora maggiore rispetto
all’EPSP lento ed ha una durata di minuti. Il recettore metabotropico è stato individuato come un recettore
pepdidergico (di peptidi). Il neurotrasmettitore è stato identificato con il fattore di rilascio dell’ormone
luteinizzante che è secreto a livello dell’ipotalamo, ma anche a livello delle terminazioni pre-sinaptiche
presenti nei gangli. Se si applica con la microionoforesi l’ormone luteinizzante a livello della sinapsi si vede
un potenziale post-sinaptico che riproduce l’andamento temporale dell’EPSP lento ritardato. L’analisi della
risposta ha dimostrato che anche l’EPSP lento ritardato è dovuto alla chiusura dei canali m del K.
Per poter dire che una sostanza è un neurotrasmettitore si deve poter dire che questa sostanza è capace di
riprodurre la risposta fisiologica e si deve trovare dentro le vescicole sinaptiche a livello delle terminazioni
pre-sinaptiche. Se si analizza il contenuto vescicolare dei neuroni pre-sinaptici che sinaptano con le cellule B
del ganglio simpatico, si osserva che queste vescicole non contengono l’ormone luteinizzante. Però dalle
cellule B si registra l’EPSP lento e si registra la risposta quando si applica ormone luteinizzante. Analizzando
anche le altre fibre pre-sinaptiche presenti a livello del ganglio si è visto che le terminazioni pre-sinaptiche
che sono in contatto con le cellule C possiedono vescicole che contengono ormone luteinizzante. Quando
viene stimolata la via afferente si da uno stimolo sul ramo comunicante e quindi si stimolano sia le fibre che
sinaptano con le cellule B, sia quelle che sinaptano con le cellule C: si ha la liberazione sia di acetilcolina che
di ormone luteinizzante e il peptide liberato diffonde e raggiunge i recettori peptidergici presenti sulla
membrana delle cellule B. Che sulla membrana delle cellule B ci siano recettori peptidergici è dimostrato
dal fatto che se si applica per microionoforesi l’ormone luteinizzante e si registra dalla cellula B, si vede una
risposta. Questa situazione è in accordo col fatto che la risposta avviene con un ritardo notevole.

La funzione dei due EPSP lenti che sono presenti a livello dei gangli simpatici è quella di aumentare
l’eccitabilità della membrana post-sinaptica. L’aumento dell’eccitabilità della membrana è stata
dimostrata sperimentalmente.
Esperimento. Questo esperimento valuta la risposta della membrana post-sinaptica ad un impulso di
corrente depolarizzante di durata lunga (circa 300ms). L’impulso viene dato prima, durante o dopo la
presenza di un EPSP lento.
Si da la corrente depolarizzante prima
di aver indotto la comparsa di un EPSP
lento (quindi si parte dalle condizioni
fisiologiche di riposo). La risposta che si
vede nella membrana post-sinaptica è
un potenziale d’azione e poi la
membrana rimane depolarizzata. Si ha
un solo potenziale d’azione perché con
la depolarizzazione si aumenta la
probabilità di apertura dei canali m del
K e quindi l’eccitabilità della membrana
è diminuita.
Si aspetta che il potenziale di
membrana, dopo l’EPSP lento, torni ad
un valore di riposo e poi si riapplica una
corrente depolarizzante. Si ha
nuovamente la risposta vista nella
stimolazione precedente.
Se la depolarizzazione si applica
durante un EPSP lento si osservano una
serie di potenziali d’azione. La
membrana è diventata più eccitabile
perché si hanno canali m del K che sono stati chiusi.
Il fatto che l’aumentare dell’eccitabilità della membrana durante l’EPSP lento sia dovuta alla chiusura dei
canali m è dimostrato. Si ripete l’esperimento in una condizione in cui si fa passare una corrente stazionaria
che ha lo stesso valore che si ha durante l’EPSP lento: questa corrente non va ad interferire con il
fosfatidilinositolo bifosfato e quindi non interferisce con i canali m. Se si applica un gradino di stimolazione
in questo caso si vede un solo potenziale d’azione e questo perché il passaggio di corrente non permette
l’apertura dei canali m. Quindi si conclude che quando si ha l’apertura dei canali m del K, si ha un aumento
dell’eccitabilità della membrana.

Questo è importante perché nel sistema nervoso simpatico, ma in generale nei neuroni, è un modo pere
controllare la risposta a livello delle cellule post-sinaptiche. I neuroni normalmente non sono quiescenti o
meglio, esistono neuroni quiescenti però in quel caso questo tipo di risposta non c’è. Però nel caso dei
neuroni che scaricano tonicamente, la frequenza di base del potenziale d’azione è analoga alla stimolazione
ripetitiva che viene data sperimentalmente per evocare un EPSP lento o rapido. Questa scarica tonica (che
è presente nelle fibre pre-sinaptiche)può essere più o meno frequente e, dipendendo dalla frequenza, si
avrà una maggiore o minore chiusura dei canali m del K e quindi si ha la possibilità di modulare l’eccitabilità
della membrana post-sinaptica. Quindi a seconda delle esigenze dell’organismo c’è la possibilità di variare
l’eccitabilità della membrana post-sinaptica e quindi, nella membrana post-sinaptica, la possibilità di
modulare il numero e la frequenza dei potenziali d’azione che si originano in seguito alla stimolazione della
via pre-sinaptica.

Il tono dei piccoli vasi sanguigni dipende dalla scarica tonica di base che determina la contrazione della
muscolatura liscia.

Cosa accade al livello delle terminazioni pre-sinaptiche? La depolarizzazione della membrana è quella che
determina il rilascio del neurotrasmettitore. Se la membrana pre-sinaptica è depolarizzata maggiormente,
la quantità di neurotrasmettitore liberato è più grande e la risposta pre-sinaptica è maggiore.
Questi studi sono stati fatti sulla sinapsi gigante del ganglio stellato del calamaro. Essendo gigante permette
di inserire microelettrodi sia nella fibra post-sinaptica che nella fibra pre-sinaptica. Alla fibra pre-sinaptica
viene dato uno stimolo. Inizialmente viene studiato come cambia la risposta post-sinaptica secambia
l’ampiezza del potenziale d’azione pre-sinaptico. Per cambiare l’ampiezza del potenziale d’azione pre-
sinaptico si mette la TTX che diminuisce l’ampiezza del potenziale d’azione in quanto blocca i canali
voltaggio-dipendenti del Na. Diminuendo l’ampiezza del potenziale pre-sinaptico diminuisce anche quella
del potenziale post-sinaptico. Quando il potenziale d’azione pre-sinaptico raggiunge una certa ampiezza
non si vede più risposta nella cellula post-sinaptica. Si riporta l’ampiezza della risposta post-sinaptica in
funzione dell’ampiezza della depolarizzazione della membrana pre-sinaptica
Si vede che quando l’ampiezza del potenziale d’azione diminuisce, anche l’ampiezza della risposta post-
sinaptica diminuisce. Inoltre si vede che esiste una soglia: la membrana pre-sinaptica deve essere
depolarizzata almeno di 45mV per poter determinare una risposta nella cellula post-sinaptica.

Questo stesso esperimento è stato ripetuto in presenza di una concentrazione di TTX che blocca
completamente il potenziale d’azione: nella cellula pre-sinaptica viene iniettata una corrente che
depolarizza la membrana pre-sinaptica. Questa depolarizzazione è di ampiezze diverse e nella figura è
rappresentata dai cerchi rossi. La risposta post-sinaptica è praticamente la stessa di quella che si osserva
quando la depolarizzazione è ottenuta con il potenziale d’azione.
Questo permette di capire che il fattore che determina il rilascio del neurotrasmettitore non è il
potenziale d’azione, ma la depolarizzazione della membrana.

Si è osservato che la trasmissione sinaptica si riduce o addirittura scompare quando si riduce la


concentrazione extracellulare di Ca. In seguito alla depolarizzazione si ha ingresso di Ca all’interno della
cellula che promuove il processo di esocitosi.

Sperimentalmente si è visto se effettivamente con la depolarizzazione si ha una corrente di Ca e se questa


corrente è associata alla risposta post-sinaptica.
Esperimento. Esperimento di blocco del voltaggio condotto a livello della sinapsi gigante del calamaro. si
blocca il voltaggio della membrana pre-sinaptica, si misura la corrente che attraversa la membrana pre-
sinaptica e si registra il potenziale di membrana nella cellula post-sinaptica. L’esperimento è svolto in
presenza di TTX e TEA per bloccare le correnti di Na e di K e avere come unica corrente che può
attraversare la membrana quella del Ca.
Si fa un primo blocco a -18mV e si vede una corrente in ingresso che permane per tutta la durata del blocco
(risposta ON). I canali
voltaggio-dipendenti del Ca
sono detti canali di tipo n e
sono canali che non
pesentanoil fenomeno
dell’inattivazione nei tempi
dell’esperimento (4ms). Nella
cellula post-sinaptica si
registra un EPSP.
Nella figura la prima freccia
rappresenta il tempo al quale
viene cambiato il potenziale
e la seconda freccia
rappresenta il tempo al quale
inizia a presentarsi la risposta
post-sinaptica. Questo ci dice
che il Ca che entra attraverso
i canali voltaggio-dipendenti
promuove il rilascio del
neurotrasmettitore e quest’ultimo promuove la risposta.
Si blocca il potenziale di membrana al potenziale di equilibrio del Ca (+60mV) e quindi non si ha nessuna
corrente di Ca. Si vede la totale assenza della risposta post-sinaptica. Quando si riporta il potenziale di
membrana al valore di riposo compare una risposta post-sinaptica (risposta OFF). Questa risposta è
effettivamente un EPSP.
Nel periodo in cui si è mantenuto il potenziale di membrana a +60mV i canali del Ca erano aperti e non si
aveva corrente perché si è al potenziale di equilibrio del Ca. i canali impiegano del tempo ad aprirsi ed
impiegano del tempo a chiudersi perciò quando si riporta il potenziale di membrana da +60mV a -70mV,
della corrente di Ca passa attraverso i canali che sono ancora aperti. Il Ca che passa in questi canali è quello
responsabile della risposta post-sinaptica.
Si nota anche che il ritardo sinaptico è molto minore durante la ripolarizzazione. Questo perché nel
secondo caso i canali sono già aperti.

La quantità di Ca durante un potenziale d’azione è stata misurata direttamente con un esperimento di


blocco del voltaggio particolare.
La traccia marrone è il potenziale d’azione
pre-sinaptico registrato e utilizzato come
segnale di comando nel circuito di feedback.
Si tratta quindi di un potenziale d’azione
completamente artificiale.
Si registra una risposta a livello della
membrana post-sinaptica (traccia blu) che è
l’EPSP.
La traccia nera è la corrente di Ca invertita
(per poterla sovrapporre alla variazione di
potenziale) associata al potenziale d’azione.
In questo modo si possono stabilire in
maniera più chiara le relazioni che esistono
tra potenziali d’azione, ingresso di Ca e
risposta post-sinaptica. Si vede che circa metà del tempo del ritardo sinaptico è presa dalla comparsa dei
canali voltaggio-dipendenti del Ca.

Il neurotrasmettitore a livello della terminazione pre-sinaptica è contenuto all’interno delle vescicole


sinaptiche. L’ingresso di Ca determina l’esocitosi delle vescicole e quindi l’immissione del
neurotrasmettitore nello spazio intersinaptico. Questo implica che il neurotrasmettitore non diffonde come
singola molecola, ma viene liberato in pacchetti discreti chiamati quanti di neurotrasmettitori.
Questa idea fu ipotizzata ancora prima che si sapesse che all’interno della terminazione pre-sinaptica il
neurotrasmettitore è contenuto nelle vescicole. A suggerire la liberazione in pacchetti fu un’osservazione
fatta al livello della giunzione neuromuscolare quiescente. Se si mette un microelettrodo a livello della
placca motrice in assenza di stimolazione del motoneurone si vede una membrana che non è quiescente. La
membrana presenta, in maniera del tutto casuale, delle piccole depolarizzazioni che hanno ampiezza
intorno a 0,5-1mV e che riproducono nella forma l’EPSP. Queste risposte furono chiamate potenziali di
placca in miniatura (MEPP). Il fatto che questi MEPP sono dovuti alla liberazione del neurotrasmettitore fu
dimostrato dal fatto che l’ampiezza del potenziale in miniatura dipende dalla presenza di curaro o di
anticolinesterasici (prostigmina). In presenza di curaro l’ampiezza del MEPP si riduce e in presenza di
anticolinesterasici aumenta. Il fatto che mettendo curaro o prostigmina l’unica caratteristica del MEPP che
cambia è l’ampiezza e non la frequenza con cui il MEPP compare, permise di ipotizzare che il MEPP sia la
risposta alla liberazione contemporanea di un numero costante di molecole di neurotrasmettitore.
In condizioni di quiescenza, casualmente, dei pacchetti di neurotrasmettitori vengono liberati a livello della
giunzione neuromuscolare. La funzione del potenziale d’azione che permette la trasmissione
dell’informazione da cellula nervosa a cellula muscolare è la capacità di sincronizzare la liberazione dei
pacchetti di neurotrasmettitori. Il potenziale di placca sarebbe quindi il risultato della somma di MEPPs che
si verificano tutti insieme e non casualmente come quando la membrana è quiescente.

[Lezione 23- 23/05]

Siccome la liberazione dei neurotrasmettitori è un processo casuale, si possono avere MEPPs di ampiezza
unitaria (0,5mV) ma più raramente anche di ampiezza doppia.
Il fatto che spontaneamente i quanti di acetilcolina vengono liberati a livello della giunzione
neuromuscolare portò a chiedersi cosa succede fisiologicamente quando, registrando a livello della
giunzione neuromuscolare in risposta allo stimolo dato al motoneurone, si registra un potenziale d’azione
in quanto si ha un potenziale di placca che ha ampiezza sempre sopra soglia.
Il potenziale d’azione, a livello della membrana pre-sinaptica, sincronizza la liberazione di un numero molto
elevato di pacchetti di acetilcolina. I pacchetti ovviamente sono le vescicole. Esse, tutte insieme riversano il
loro contenuto nello spazio intersinaptico e quindi determinano una quantità molto elevata di acetilcolina
in questo spazio che quindi attiva un numero molto elevato di recettori che permettono la nascita di un
potenziale di placca sopra soglia.

Bisogna verificare che effettivamente il potenziale d’azione sincronizza e determina la liberazione delle
vescicole. Si deve quindi ridurre la liberazione delle vescicole ad un numero molto piccolo in modo tale da
vedere che, se si stimola il motoneurone, si ha il rilascio di un numero di vescicole. Si deve quindi capire se
queste liberazioni minimali di neurotrasmettitore determinino risposte che sono multipli interi del MEPP
unitario.
Un modo per controllare il numero di vescicole liberato è quello di cambiare la concentrazione
extracellulare di Ca e Mg. Dal Ca extracellulare dipende la liberazione del neurotrasmettitore: se si riduce
questa concentrazione si riduce l’ampiezza dell’EPSP perché si riduce la liberazione del neurotrasmettitore.
Il Mg esercita un’azione competitiva e riduce la liberazione del neurotrasmettitore. Quindi riducendo la
concentrazione di Ca e aumentando la concentrazione di Mg si può modulare la quantità di
neurotrasmettitore liberato.
Questa quantità di neurotrasmettitore si può portare ad un livello tale per cui, anche con la stimolazione
del motoneurone si abbia una risposta post-sinaptica che appaia casuale: si possono evocare potenziali
post-sinaptici che hanno ampiezza uguale, doppia o tripla rispetto al MEPP con frequenza casuale (a volte
doppia, a volte uguale…).
Se si riduce molto la
concentrazione di
Ca si può arrivare
alla situazione in cui
la frequenza con cui
appaiono risposte
doppie del MEPP si
abbassa e si può
addirittura arrivare
a situazioni in cui
non si ha alcuna
risposta in seguito
alla stimolazione
del motoneurone.
In una registrazione
nella quale non si
registra risposta in
corrispondenza
della stimolazione del motoneurone (con un ritardo compatibile al ritardo sinaptico), si può vedere, con un
ritardo molto grande, la comparsa di una piccola depolarizzazione che è un MEPP spontaneo.

La dimostrazione che effettivamente il potenziale d’azione sincronizza e determina la liberazione delle


vescicole è ottenuta applicando un’analisi statistica al potenziale di placca. Questa analisi statistica si fa con
una distribuzione di Poisson. Questa distribuzione è espressa dalla seguente equazione

che dice che se la probabilità che un evento x si verifichi è bassa dipende dalla media degli eventi nel
tempo. La media degli eventi nel tempo è m.
L’evento in questione è la liberazione di x quanti di acetilcolina.
Se si vuole calcolare la probabilità che venga liberato 1 quanto di acetilcolina si avrà x=1. L’esperimento
viene fatto decidendo una certa concentrazione di Ca e una certa concentrazione di Mg, tali che viene
ridotta moltissimo la probabilità di liberazione dei quanti di acetilcolina in risposta ad uno stimolo. Si ripete
N volte la stimolazione (N è un numero molto elevato, tipo 50).

m è il contenuto quantale medio ovvero il numero medio di quanti di acetilcolina che viene liberato in tutte
le osservazioni.
Ad esempio, si fanno 100 osservazioni e in queste osservazioni si
misura l’ampiezza del potenziale di placca che si ricava: alcune volte
avrà ampiezza unitaria, altre volte ampiezza doppia, altre tripla,
altre quadrupla, altre volte la risposta sarà 0. Si sommano tutte le
ampiezze e poi se ne fa la media e quindi si avrà un certo valore di
potenziale di placca medio ( ).
Se ad esempio si ottiene un EPP totale di 80mV, l’ampiezza media
sarà

Per sapere il numero di quanti che in media vengono liberati in queste osservazioni bisogna sapere qual è
l’ampiezza di un singolo MEPP che rappresenta l’ampiezza della risposta alla liberazione di un solo quanto.
Se, ad esempio, si è misurata un’ampiezza media del MEPP ( ) di 1mV (si prende l’ampiezza media
perché si ha a che fare con un evento biologico), il numero di quanti che in media vengono liberati è

Se si applica la distribuzione di Poisson con x=0 si ottiene

che è un caso particolare che permette di ricavare m in modo indipendente dal rapporto tra EPP medio e
MEPP medio

Si misura il contenuto quantale medio con i due metodi per diverse concentrazioni di Ca e Mg. Si riporta in
un grafico i due valori di m ottenuti.
Se è vera l’ipotesi iniziale, il contenuto quantale medio
che si trova con i due metodi deve essere lo stesso. Dal
grafico si osserva che effettivamente i due valori
coincidono in quanto stanno su una linea retta che ha una
pendenza di 45°.
Questa è una prima conferma del fatto che il potenziale di
placca è il risultato della somma delle risposte a singoli
pacchetti e che quindi la liberazione del
neurotrasmettitore è una distribuzione quantale.
La distribuzione di Poisson permette di prevedere la probabilità di avere la liberazione di un certo numero
di quanti. Lo sperimentatore può costruire una relazione in cui si riporta il numero di osservazioni in cui si
verifica la liberazione di un certo numero di quanti.
Si può quindi confrontare la distribuzione
teorica, ottenuta applicando la distribuzione di
Poisson con le misure reali.
Ogni numero ha un intervallo, rappresentato
dal rettangolo grigio, perché si ha a che fare
con eventi biologici che quindi non saranno mai
precisi, ma andranno considerati con un errore.
La distribuzione sperimentale che si osserva è
riprodotta da quello che ci si aspetta dalla
distribuzione di Poisson, rappresentata dalla
linea rossa.
Questa è un’ulteriore dimostrazione del fatto
che la liberazione del neurotrasmettitore è una
liberazione per pacchetti discreti e che il
potenziale d’azione sincronizza questa
liberazione, permettendo la fusione di tutte le
vescicole che in quel particolare momento sono disponibili per liberare il loro contenuto nello spazio
intersinaptico.

Meccanismo di esocitosi delle vescicole

A livello di tutte le sinapsi le vescicole sono presenti in due gruppi distinti:

 Vescicole del pool prontamente liberabile sono già ancorate alla membrana, ma non hanno la
propria membrana fusa con la membrana pre-sinapica. Sono pronte a riversare il proprio contenuto
nello spazio sinaptico quando arriva lo stimolo rappresentato dall’ingresso di Ca.
 Vescicole del pool di riservasono legate al citoscheletro attraverso una proteina detta sinapsina. Non
sono prontamente liberabili, ma devono subire un processo che le ancora alla membrana pre-sinaptica.

Quando il Ca aumenta a livello della terminazione pre-sinaptica in seguito a potenziale d’azione, si ha


liberazione del neurotrasmettitore e mobilitazione delle vescicole di riserva.

Meccanismo di esocitosi in breve:

Le vescicole vanno incontro al processo di ancoraggio che prevede l’intervento di proteine presenti sia
sulla membrana della vescicola che sulla membrana plasmatica. Le proteine presenti sulla membrana della
vescicola sono dette v-SNARE e quelle presenti sulla membrana plasmatica sono dette t-SNARE. Queste
proteine si legano strettamente e avvicinano e ancorano la vescicola alla membrana plasmatica. Le
vescicole del pool prontamente liberabile sono già in questa situazione.
Sulla membrana vescicolare è presente anche una proteina sensore del Ca, detta sinaptotagmina. Essa,
quando il Ca entra nella cellula, determina la fusione della membrana vescicolare con la membrana
plasmatica. Si forma quindi un poro di fusione attraverso il quale il contenuto vescicolare viene riversato
nello spazio intersinaptico.

Le vescicole del pool di riserva si ancorano alla membrana e saranno ponte a liberare il loro contenuto ad
un successivo stimolo.
Le vescicole, una volta che hanno subito il processo di esocitosi, vanno incontro anche al processo di
endocitosi, riformandosi e ritornando all’interno della cellula. Questo processo richiede del tempo per cui 2
stimoli in successione liberano vescicole diverse che, grazie ai processi di indirizzamento ed ancoraggio,
possono sostituire quelle già liberate.

La liberazione del neurotrasmettitore avviene con 2 modalità:

 Classica la vescicola riversa il proprio contenuto nello spazio intersinaptico e la membrana


vescicolare viene integrata nella membrana plasmatica. Il processo di endocitosi quindi richiede
vescicole rivestite di clatrina.
 Bacia e fuggi (kiss and run)si forma il poro di fusione che permette la fuoriuscita di
neurotrasmettitore, ma la membrana della vescicola non si integra con la membrana cellulare, ma va
incontro a dei processi che determinano la chiusura del poro di fusione e il reintegro più rapido della
vescicola. In questo modo il reintegro delle vescicole è più rapido rispetto alla modalità classica.