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Potenziali graduati e potenziali d’azione

Le cellule nervose comunicano attraverso due tipi di segnali elettrici


rappresentati da variazioni del potenziale di membrana che a loro
volta sono determinate dall’apertura o dalla chiusura di canali ionici
provvisti di gate:

1) Potenziali graduati, che rappresentano piccoli segnali elettrici


proporzionati all’intensità dello stimolo che li ha generati, i quali
agiscono a breve distanza, poiché diminuiscono di ampiezza man
mano che ci si allontana dal sito della loro genesi.

2) Potenziali d’azione, che rappresentano segnali di tipo tutto o nulla,


che sono costituiti da una rapida e transitoria inversione di polarità
della membrana, che si propaga uguale a sé stessa senza
diminuire d’intenità e sono utilizzati soprattutto per propagare
l’informazione su lunghe distanze.
Descrizione delle variazioni del potenziale di membrana
I segnali elettrici sono dovuti a variazioni del potenziale di membrana. Essi si generano quando,
in risposta a particolari stimoli, si aprono o si chiudono alcuni canali ionici con gate.
Quando i canali con gate si aprono o si chiudono, cambia la permeabilità ad alcuni ioni,
modificandone il movimento attraverso la membrana e conseguentemente modificando il
potenziale di membrana.
C.L. Stanfield Poiché il potenziale di membrana rappresenta la differenza di
FISIOLOGIA – V Ed.
EdiSES
potenziale tra i due lati della membrana, si dice che la
membrana è polarizzata.
Dal momento che il potenziale ha un valore negativo (circa -70
mV nei neuroni), un cambiamento verso valori più negativi è
detto iperpolarizzazione, in quanto la membrana diventa più
polarizzata.
Un cambiamento verso valori meno negativi determina una
depolarizzazione della membrana, in quanto la membrana
diventa meno polarizzata.
La ripolarizzazione si verifica quando il potenziale di
membrana ritorna al valore di riposo dopo una
depolarizzazione.
Potenziali graduati

I potenziali graduati rappresentano piccole modificazioni del potenziale di membrana he si


verificano quando i canali ionici provvisti di gate si aprono o si chiudono in risposta a segnali
specifici.

Gli stimoli che producono segnali graduati possono essere:

Stimoli chimici (come quelli prodotti dai neurotrasmettitori che si legano a


recettori localizzati sulla membrana postsinaptica)

Stimoli sensoriali (a livello dei recettori sensoriali)

L’ampiezza della variazione del potenziale di membrana viene graduata in funzione


dell’intensità dello stimolo che l’ha generata: uno stimolo debole produce un piccolo
cambiamento del potenziale di membrana, mentre uno stimolo più intenso provoca una
variazione del potenziale di membrana di maggiore ampiezza.
Potenziali graduati
L’ampiezza della variazione del potenziale di membrana viene graduata in funzione
dell’intensità dello stimolo che l’ha generata: uno stimolo debole produce un piccolo
cambiamento del potenziale di membrana, mentre uno stimolo più intenso provoca una
variazione del potenziale di membrana di maggiore ampiezza.

C.L. Stanfield
FISIOLOGIA – V Ed.
EdiSES
Potenziali graduati
 I potenziali graduati possono propagarsi dal punto di stimolazione per
brevi distanze, in quanto sono eventi che si attenuano con la distanza dal
puto in cui si generano.

 Alcuni potenziali graduati sono depolarizzanti, mentre altri sono


iperpolarizzanti. La direzione della variazione del potenziale dipende dal
tipo di neurone interessato, dallo stimolo applicato e dal tipo di canale
ionico che si apre o si chiude in risposta allo stimolo stesso.
Potenziali graduati
Cellule eccitabili
La modalità di segnalazione basata su potenziali d’azione è utilizzata
oltre che nei neuroni anche in altri tipi di cellule, come le cellule del
muscolo scheletrico e cardiaco.

In riferimento alla proprietà di poter sviluppare potenziali d’azione,


neuroni, cellule muscolari scheletriche e cellule muscolari cardiache
sono definite cellule eccitabili.

In tali cellule il potenziale di membrana (negativo all’interno della


cellula) prende il nome di potenziale di riposo poiché caratterizza lo
stato di riposo della cellula.
Neurone

Ciascun neurone è formato da un corpo cellulare, detto pirenoforo o soma, da cui si


dipartono uno o più processi citoplasmatici atti alla ricezione di impulsi, i dendriti, ed un
prolungamento citoplasmatico deputato alla trasmissione di impulsi: l’assone (l’assone viene
anche indicato con il termine di fibra).
Neurone
Corpo cellulare del neurone

Il corpo cellulare del neurone ha una struttura


simile a quelle delle altre cellule, dal momento
che esso contiene un nucleo, l’apparato del
Golgi, il reticolo endoplasmico e i mitocondri.

Il corpo cellulare assolve la maggior parte delle


funzioni svolte dalle altre cellule, come la sintesi
proteica e il metabolismo cellulare.
Neurone

Il neurone è caratterizzato dalla presenza di due tipi di prolungamenti, noti rispettivamente


come dendriti e assone.
I dendriti sono sottili e molto ramificati. Insieme al corpo cellulare, o debdriti fanno parte della
zona ricevente del neurone.
Gli assoni sono generalmente più grandi e lunghi dei dendriti, originano dal pirenoforo a livello
del monticolo assonico e si possono ramificare ripetutamente, ciascuna ramificazione
termina con un rigonfiamento a forma di bottone: la terminazione sinaptica o bottone
sinaptico
Regionalizzazione delle
funzioni nel neurone
I dendriti rappresentano la zona di
ricezione dei potenziali sinaptici
(graduali) eccitatori ed inibitori. Questi
vengono integrati nel soma e possono
dar luogo ad un impulso nervoso nel
monticolo assonico.
L’ impulso viene propagato rapidamente
lungo l’assone (zona di conduzione) per
raggiungere le terminazioni nervose,
zona specializzata nella liberazione del
neurotramettitore.
Regionalizzazione delle
funzioni nel neurone

La regionalizzazione delle funzioni del


neurone è dovuta alla presenza di canali
ionici differenti tra soma e dendriti da un
lato e assone dall’altro lato.
A livello dell’assone sono presenti canali
del Na+ e del K+ voltaggio dipendenti,
responsabili della genesi del potenziale
d’azione.
Tali canali sonio assenti nella membrana
plasmatica del soma e dei dendriti,
Monticolo assonico
dove, invece, si ritrovano canali stimolo-
dipendente che danno luogo a potenziali
graduati.
Principali tipi morfologici di cellule nervose
Principali tipi morfologici di cellule nervose
I neuroni, a seconda del numero e disposizione di assone e dendriti, si possono dividere in:

neuroni unipolari: sono presenti nella vita fetale. Nell’adulto sono rappresentati solo dai
neuroni sensitivi dell’olfatto e dai coni e bastoncelli della retina. Sono sprovvisti di dendrite e il
solo prolungamento, centrale al pirenoforo, funziona da assone.

neuroni pseudounipolari: sono neuroni con il pirenoforo a forma di goccia, dotati di un solo
prolungamento che, successivamente, si divide a T formando, così, un assone e un dendrite.
Tipico esempio sono i neuroni dei gangli sensitivi spinali e dei gangli sensitivi dei nervi cranici.

neuroni bipolari: il loro pirenoforo ha forma ellittica con due prolungamenti, l’assone e il
dendrite, posti ai poli della cellula. Li troviamo nel ganglio spirale, nel ganglio vestibolare e
nella retina.

neuroni multipolari: sono di forma poliedrica proprio perché dal pirenoforo si dipartono un
assone e due o più dendriti. Rappresentano il tipo di neurone più comune presente nel
tessuto nervoso.
Trasporto assonale

I neuroni presentano meccanismi di trasporto per mobilitare prodotti sia dal corpo cellulare al terminale
assonale (trasporto anterogrado), che dal terminale assonale al corpo cellulare (trasporto retrogrado).
Trasporto assonale
Il trasporto di vescicole dal
soma al terminale assonale
avviene grazie ai microtubuli
che si estendono per tutta la
lunghezza dell’assone e
svolgono il ruolo di «binari»
per le molecole trasportatrici.
Queste sono rappresentate
da chinesine e dineine, che,
utilizzando l’idrolisi di ATP,
essenzialmente
«camminano» sui «binari»
costituiti dai microtubuli.
Le chinesine intervengono
nel trasporto anterogrado, le
dineine nel trasporto
retrogrado.
Principali tipi di cellule gliali

Le cellule della neuroglia sono molto più


numerose dei neuroni e, contrariamente
ai neuroni, mantengono la capacità di
proliferare. Esse hanno funzione di
supporto e cooperazione nelle funzioni
neuronali. Ne SNC abbiamo
oligodendrociti, astrociti, microglia,
cellule ependimali, nel SNP cellule di
Schwann e cellule satelliti.
Principali tipi di cellule gliali
Astrociti
Gli astrociti sono presenti nel SNC dove rappresentano il maggior supporto fisico ai
neuroni e contribuiscono a determinare la barriera emato-encefalica. Hanno una forma
stellata con diversi prolungamenti che terminano con dei pedicelli.
Oligodendrociti e cellule di Schwann

Oligodendrociti e cellule di Schwann


sono deputate alla formazione della
guaina mielinica che riveste l’assone di
numerosi neuroni rispettivamente nel
sistema nervoso centrale e in quello
periferico

I microgliociti si occupano della prima e principale


difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso
centrale. si muovono costantemente e analizzano il
SNC in cerca di neuroni danneggiati, placche e
agenti infettivi.
Potenziale d’azione

Il potenziale d’azione consiste in una repentina e transitoria variazione


del potenziale di membrana che si genera nelle cellule eccitabili in
risposta a potenziali graduati che raggiungono il valore soglia, ossia
quel valore del potenziale di membrana che è critico per l’innesco del
potenziale d’azione.

Segmento iniziale o Durante il potenziale d’azione si verifica un’ampia e rapida


monticolo assonico o
zona trigger depolarizzazione durante la quale si registra per un breve periodo
un’inversione della polarità del potenziale di membrana.
Nel neurone il potenziale d’azione prende origine dal tratto iniziale
dell’assone detto monticolo assonico o segmento iniziale o zona trigger
e corre lungo l’assone fino al terminale assonico senza attenuazione
della sua intensità.
Potenziale d’azione
Il potenziale d’azione si innesca nel tratto iniziale
dell’assone (cono d’emergenza) quando un
potenziale graduato, che rappresenta una
variazione del potenziale di membrana a livello dei
dendriti o dal soma del neurone, raggiungendo il
cono d’emergenza, depolarizza la membrana fino al
valore soglia (-55 mV).
A questo punto si innesca il potenziale d’azione che
consta di tre fasi distinte:
1. Depolarizzazione rapida
2. Ripolarizzazione
3. Iperpolarizzazione
postuma
L’ampiezza del potenziale d’azione è indipendente
dalla grandezza dello stimolo, ovvero se lo stimolo è
abbastanza grande da superare la soglia, il
C.L. Stanfield
potenziale viene evocato con ampiezza e forma
FISIOLOGIA – V Ed.
EdiSES
costante.
Potenziale d’azione
1) Depolarizzazione rapida

Durante questa fase il potenziale di membrana


passa dal valore soglia di -55 mV a + 30 mV.
Questa fase si caratterizza per un rapido e
brusco aumento della conduttanza della
membrana al Na+. Il Na+ entra in cellula perché
sospinto dal suo gradiente di potenziale
elettrochimico.
A causa dell’elevata conduttanza della membrana
al Na+, il potenziale di membrana tende ad
avvicinarsi al potenziale di equilibrio di tale ione
(+58 mV).
Al picco della fase ascendente la membrana ha
cambiato polarità: il versante intracellulare è più
positivo di quello extracellulare. Questo
cambiamento è rappresentato sul grafico
dall'overshoot, cioè dalla porzione di potenziale
d'azione che è al di sopra di 0 mV.
Potenziale d’azione

2) Ripolarizzazione

La seconda fase del potenziale d’azione è la


ripolarizzazione della membrana, durante la quale il
potenziale di membrana, dal valore di +30 mV ritorna
al valore di riposo di -70mV.
Nell’arco di 1 msec, dopo l’iniziale incremento della
conduttanza al Na+, questa diminuisce rapidamente
fino ad annullarsi, mentre nel frattempo sta
aumentando la conduttanza al K+. Pertanto, il K+
fuoriesce dalla membrana secondo il suo gradiente
elettrochimico, ripolarizzando la membrana fino a
raggiungere il potenziale di riposo.
Potenziale d’azione
2) Ripolarizzazione

Quindi, la fase di ripolarizzazione del potenziale


d'azione è legata ad un aumento della permeabilità al
K+. Infatti anche i canali voltaggio dipendenti del K+ si
aprono in risposta alla depolarizzazione soglia iniziale,
ma sono più lenti, perciò il picco di permeabilità del K+
viene raggiunto più tardi rispetto a quello del Na+.
Quando i canali per il K+ finalmente si aprono il
potenziale di membrana ha raggiunto +30 mV grazie
all’ingresso del Na+. In queste condizioni il K+ è spinto
ad uscire dalla cellula sia dal suo gradiente di
concentrazione che dal gradiente elettrico.
L’uscita di K+ dalla cellula riporta il potenziale di
membrana al valore di riposo.

.
Potenziale d’azione

3) Iperpolarizzazione postuma
Nel corso di tale fase la conduttanza al K+
rimane elevata per un breve periodo dopo
che il potenziale di membrana ha raggiunto il
proprio valore di riposo. Durante tale periodo
il potenziale di membrana è più negativo che
in condizioni di riposo, avvicinandosi al
potenziale di equilibrio del K+.
Quando i canali del K+ voltaggio dipendenti
si chiudono e si ripristina una normale
permeabilità al K+ il potenziale di membrana
ritorna al valore di riposo di –70 mV.
Potenziale d’azione con relative variazioni di
conduttanza al Na+ e al K+
La variazione del potenziale
di membrana, che
caratterizza le diverse fasi
del potenziale d’azione, è
dovuta a variazioni di
conduttanza al Na+ e al K+,
le quali a loro volta sono
dovute all’apertura e alla
chiusura, temporalmente
coordinate, dei canali
voltaggio-dipendenti per il
Na+ e per il K+.
Potenziale d’azione con relative variazioni di
conduttanza al Na+ e al K+

Dall’analisi delle curve di


conduttanza del Na+ e del K+
durante il decorso del
potenziale d’azione, si
osserva che è proprio un
aumento transitorio della
conduttanza al Na+ l’evento
responsabile dell’innesco del
potenziale d’azione.

Tale incremento è determinato


dall’apertura dei canali del Na+
voltaggio dipendenti in
corrispondenza del
raggiungimento della soglia.
Potenziale d’azione con relative variazioni di
conduttanza al Na+ e al K+

In condizioni di riposo, gran parte dei canali


del sodio sono chiusi. Essi si aprono in
corrispondenza della depolarizzazione della
membrana, sono perciò voltaggio-dipendenti.
Quando la membrana è depolarizzata da un
potenziale graduato fino al raggiungimento di
un valore soglia, si attivano i canali voltaggio-
dipendenti del sodio, entrano gli ioni sodio e
l’interno della cellula diventa ancora meno
negativo. Questo a sua volta provoca un
ulteriore aumento della conduttanza.
Questo processo a feedback positivo continua
fino a che il potenziale di membrana non
raggiunge un valore vicino al potenziale di
equilibrio del Na+. In corrispondenza di questo
valore il flusso di ioni Na+ termina.
Funzionamento dei canali per il Na+ voltaggio-dipendenti
I canali del Na+ voltaggio dipendenti hanno
due gate detti rispettivamente di attivazione e
di inattivazione costituiti da porzioni
amminoacidiche cariche e sensibili, pertanto,
al valore del potenziale di membrana.
depolarizzazione

Il gate di attivazione è
responsabile
dell’apertura del canale
del Na+ durante la fase di
depolarizzazione, mentre
la porta di inattivazione è
responsabile della
chiusura dei canali del
Na+ durante la fase di
ripolarizzazione.

C.L. Stanfield
FISIOLOGIA – V Ed.
EdiSES
(a) Funzionamento dei canali per il Na+ voltaggio-dipendenti
Entrambi i gate si aprono e si chiudono in risposta a modificazioni del potenziale di
membrana e, in base alla posizione delle porte, il canale del Na+ può trovarsi in una
delle seguenti tre conformazioni:
(a) Gate di inattivazione aperto e gate di
attivazione chiuso: il canale si trova nella
depolarizzazione conformazione di chiuso ma attivabile.
Questa è la condizione di riposo per il
(b) neurone, in cui il canale del Na+ è in
posizione chiusa ma in grado di aprirsi in
risposta ad uno stimolo depolarizzante
soglia.
(c) (b) Gate di inattivazione aperto e gate di
attivazione aperto: il canale si trova nella
conformazione di aperto. Questa
conformazione si osserva durante la fase di
depolarizzazione.
(c) Gate di inattivazione chiuso e gate di
attivazione aperto: il canale si trova nella
conformazione di chiuso e inattivabile.
Questa è la conformazione che caratterizza
la fase di ripolarizzazione.
La porta di inattivazione rimane chiusa
finché il potenziale di membrana non ritorna
C.L. Stanfield
FISIOLOGIA – V Ed. ad un valore prossimo al potenziale di
EdiSES
riposo.
(a) Funzionamento dei canali per il Na+ voltaggio-dipendenti
Entrambi i gate si aprono e si chiudono in risposta a modificazioni del potenziale di
membrana e, in base alla posizione delle porte, il canale del Na+ può trovarsi in una
delle seguenti tre conformazioni:
(c) Gate di inattivazione chiuso e gate di
attivazione aperto: il canale si trova nella
depolarizzazione conformazione di chiuso e inattivabile.
Questa è la conformazione che caratterizza
(b) la fase di ripolarizzazione.

La rapida depolarizzazione che si verifica


durante la fase ascendente del potenziale
(c) d’azione determina la chiusura del cancello
di inattivazione, che normalmente è tenuto
aperto da potenziali negativi, per cui il
potenziale d’azione si ferma al valore di
+30 mV. La chiusura del cancello di
inattivazione arresta il feedback positivo.

Tra l’apertura del cancello di attivazione e


quella del cancello di inattivazione
decorrono 0.5 ms sufficienti a determinare
la fase ascendente del potenziale d’azione.

C.L. Stanfield
FISIOLOGIA – V Ed.
EdiSES
(a) Funzionamento dei canali per il Na+ voltaggio-dipendenti
L’apertura della porta di inattivazione è un processo rigenerativo, in
quanto rigenera a sua volta l’apertura della porta di attivazione di altri
canali del Na+.
Infatti, all’inizio la depolarizzazione
depolarizzazione soglia determina l’apertura di pochi
(b) canali del Na+, con conseguente
afflusso di Na+ nella cellula.
Ciò causa la depolarizzazione
della membrana e causa l’apertura
(c) di ulteriori canali del Na+, portando
ad un maggiore afflusso di Na+ e
ad una maggiore
depolarizzazione.
Questo feedback positivo si
arresta quando la porta di
inattivazione si chiude.

C.L. Stanfield
FISIOLOGIA – V Ed.
EdiSES
Canali del Na+ voltaggio dipendenti

Elementi caratterizzanti di tali canali sono:


 4 domini della subunità α disposte in
cerchio, ognuna con 6 STM;

il filtro di selettività, dato dalla


giustapposizione delle 4 “regioni P”
interposte tra S5 ed S6;
le gates di attivazione, disposte
all’imboccatura citoplasmatica del canale;

 i sensori del voltaggio: i 4 STM S4;

 la gate di inattivazione
Canali del Na+ voltaggio dipendenti

I canali del Na+ sono costituiti da una grossa sub-unità α che si associa ad altre proteine, come le sub-
unità β.
La subunità α forma il cuore del canale e funziona per sè stessa.
La sub-unità-α ha quattro domini ripetuti (I, II, III, IV) e ognuno contiene sei regioni trans-membrana (da
S1 a S6).

Il filtro di selettività del canale è determinato dall’ansa P di ogni dominio che riveste in lato interno del
canale.
Canali del Na+ voltaggio dipendenti

La regione S4 di ogni domino, altamente conservata, agisce come sensore di voltaggio del
canale. La sensibilità al voltaggio della regione S4 è dovuta all’elevata presenza di aminoacidi
positivi (in particolare arginina). Quando vengono stimolati da una depolarizzazione della
membrana, questa regione si muove verso il lato esterno influenzando il gate di attivazione e
facendo sì che il canale diventi permeabile agli ioni.

Il gate di attivazione è a sua volta l’estensione, verso il lume del canale, del segmento S6 di
ciascun dominio. Le 4 gates che a riposo (canale chiuso) si incrociano chiudendo il canale,
quando interviene l’apertura vengono ribaltate all’esterno e rendono così possibile l’accesso
agli ioni.
Canali del Na+ voltaggio dipendenti

Il gate di inattivazione è rappresentato da una porzione citoplasmatica del canale (ansa che
connette i domini III e IV) che occlude il poro legandosi ad una regione adiacente (il sito di
attracco). Il sito di attracco a sua volta è costituito da regioni multiple comprendenti l’ansa
citoplasmatica che connette S4 a S5 dei domini III e IV e l’estremità citoplasmatica di S6 nel
dominio IV. Anch’esso è dotato di amminoacidi carichi positivamente che lo rendono sensibile
al voltaggio.
Canali per il K+ voltaggio-dipendenti
Sono costituiti da 4 subunità disposte in cerchio a
formare il canale. Ogni subunità è composta da 6
segmenti transmenbrana.

Il segmento tra la 5a e la 6a α-elica (P-loop) si trova


al centro del poro e determina la selettività degli ioni.

A livello della 4a α-elica c’è il segmento che funge da


sensore del voltaggio; è costituito da diversi
aminoacidi, tra cui l’arginina a contatto con
aminoacidi idrofobici, che si muove in seguito alle
variazioni del potenziale provocando l’apertura del
canale.
Canali per il K+ voltaggio-dipendenti

La chiusura del canale è dovuta all’azione di “tappo” di un peptide


che costituisce l’estremità N-terminale della subunità a (una “ball”;
in realtà 4: una per subunità), collegato alla restante parte della
molecola da un tratto flessibile (una “chain”): meccanismo del tipo
“ball and chain”.

Il peptide è dotato di cariche positive, che prenderebbero contatto


con cariche negative speculari posizionate all’imboccatura
intracellulare del canale.
Schematizzazione del “ciclo di Hodgkin”

è la relazione circolare tra il potenziale di


membrana e le conduttanze al Na+ e al K+
Il principio «tutto o nulla» del potenziale d’azione

La generazione del potenziale d’azione segue il principio del «tutto o nulla»:

Se una membrana è depolarizzata fino al valore soglia o oltre, si


genera un potenziale d’azione che ha sempre la stessa ampiezza.
Se la membrana non è depolarizzata fino al valore soglia, non si
genera alcun potenziale d’azione.
Lo stimolo soglia
Lo stimolo soglia è quello stimolo che
fornisce alla membrana una quantità
di carica q tale da depolarizzare la
membrana stessa ad una valore del
potenziale di membrana capace di
determinare l’apertura dei canali del
Na+ voltaggio-dipendenti.

La quantità di carica q è pari al


prodotto della corrente fornita per il
tempo. Pertanto, è possibile ottenere
uno stimolo soglia variando la
corrente o il tempo.

q=ixt
Reobase e cronassia
La reobase è la minima intensità di uno stimolo elettrico, applicata per un tempo molto
lungo a una fibra nervosa o muscolare, capace di produrre un potenziale d'azione. Il tempo
necessario per produrre un impulso con una corrente di intensità doppia della reobase è
detto cronoassia e fornisce una misura della eccitabilità della fibra. Cronassia è la misura
dell’eccitabilità (espressa in millesimi di secondo) di un tessuto stimolato mediante corrente
continua. Più piccolo è il tempo di cronassia di un tessuto, più esso è eccitabile.
Accomodazione della soglia

Se una cellula viene depolarizzata troppo


lentamente la soglia di eccitabilità può
essere superata senza che si verifichi un
potenziale d’azione.
Tale fenomeno è detto accomodazione
della soglia.
L'accomodazione della soglia consiste in
una aumento del potenziale soglia per un
neurone sottoposto a stimolazioni la cui
intensità cresce lentamente.

Se si fornisce una corrente che cresce


molto velocemente (a), il potenziale soglia
è vicino a quello normale. Se si fornisce
una corrente che aumenta di intensità
lentamente, il potenziale soglia si innalza.
Accomodazione della soglia
Sperimentalmente la curva della soglia viene
ottenuta usando correnti progressive, cioè correnti
che aumentano l’intensità in modo lineare (a, b, c,
d). Il raggiungimento della soglia viene segnalata
dalla insorgenza del potenziale d’azione.

Le correnti a, b, c sono soglia ai fini della genesi


del potenziale d’azione, ma la corrente a è più
efficace e più rapida nel generare l’impulso
nervoso. La corrente d è talmente lenta che risulta
essere inefficace nel generare il potenziale
d’azione perché nel frattempo è cambiata la soglia
nel senso che durante la stimolazione la soglia è
aumentata.

In conclusione le correnti soglia più efficaci ai fini


della stimolazione sono quelle più rapide, che di
conseguenza determinano una maggiore velocità
di propagazione del potenziale d’azione.
Accomodazione della soglia

A cosa è dovuta l’accomodazione della soglia?

E’ dovuta ai canali del Na+ e del K+ voltaggio


dipendenti.
Infatti, se la depolarizzazione è sufficientemente
lenta, alcuni canali del Na+, apertisi durante la
depolarizzazione, hanno un tempo sufficiente per
essere inattivati con il prolungarsi della
depolarizzazione. Pertanto, se la depolarizzazione
è sufficientemente lenta, può non essere raggiunto
quel numero sufficiente di canali del Na+ aperti
necessario perché si instauri un potenziale
d’azione.
Inoltre, in risposta alla depolarizzazione lenta, i
canali del K+ si aprono. L’incremento di
conduttanza al K+ tende a ripolarizzare la
membrana rendendola ancora più refrattaria alla
depolarizzazione.
Periodo refrattario
periodo
refrattario Periodo
assoluto refrattario relativo La refrattarietà del neurone si riferisce al fatto che,
+30 una volta che sia stato avviato un potenziale d’azione,
per un tempo di circa 1 ms un secondo potenziale
d’azione non può nuovamente ripartire per quanto sia
0 intenso lo stimolo. Questo viene definito periodo
refrattario assoluto.

Immediatamente dopo il periodo refrattario assoluto,


-70
si verifica il periodo refrattario relativo in cui un
potenziale graduato più intenso di quello necessario a
raggiungere il valore soglia può avviare un secondo
potenziale d’azione. Il periodo refrattario relativo dura
0 2 4
Tempo (ms)
5-15 ms.
Periodo refrattario
A cosa è dovuto il periodo refrattario assoluto?
periodo
refrattario Periodo
refrattario relativo Durante la fase di rapida depolarizzazione i canali
assoluto
+30 voltaggio dipendenti per il Na+ sono tutti aperti; quindi
qualsiasi stimolo di qualsiasi intensità non può aprirne
altri. Inoltre, una volta che la cellula è depolarizzata, i
0 canali del Na+ sono inattivi. In questa situazione
qualsiasi stimolo, anche il più “potente” non attiverà
nessun potenziale d’azione.
Un secondo potenziale d’azione non si può verificare
finché la maggior parte dei canali del Na+ non sia tornata
allo stato di riposo, ossia con la porta di inattivazione
-70
aperta e la porta di attivazione chiusa.

0 2 4 A cosa è dovuto il periodo refrattario relativo?


Tempo (ms)
Il periodo refrattario relativo è dovuto principalmente
all’elevata permeabilità al K+ che continua oltre la fase di
ripolarizzazione con la iperpolarizzazione postuma.
Funzioni del periodo refrattario

 Impedire il riverbero dei segnali che devono essere propagati in una sola
direzione (antidromica) senza poter tornare indietro

 Limitare la frequenza di scarica di un neurone

Conseguenze del periodo refrattario

 Il potenziale d’azione è un evento isolato che non può sommarsi con


altri potenziali d’azione.

 La frequenza con cui un neurone può generare potenziali d’azione è


limitata