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CITOLOGIA

Membrana plasmatica

Sistemi di trasporto

Glicocalice e Giunzioni

Endomembrane

Golgi endo eso

Mitocondri e perossisomi

Microtubuli

Microfilamenti e filamenti intermedi

Nucleo struttura

Ciclo cellulare
MEMBRANA PLASMATICA

La membrana cellulare e’ un complesso di lipidi e proteine.



Struttura

La sua struttura fondamentale è formata da un doppio strato di fosfolipidi. I fosfolipidi sono


costituiti da una testa polare (idrofila) e due code apolari (idrofobe), e per questo sono dette
molecole anfipatiche. A causa di questa caratteristica tendono spontaneamente a disporsi in un
doppio strato quando sono in ambiente acquoso. Le teste polari si rivolgono all’esterno a
contatto con l’acqua ai due lati opposti della membrana, mentre le code apolari sono rivolte
verso l’interno del doppio strato, dove l’acqua non e’ presente.

Sulle teste ci possono essere dei gruppi funzionali che fungono da siti di attacco per catene
glucidiche o proteine che sporgono dalla membrana.

Oltre ai fosfolipidi, un altro componente strutturale del doppio strato e’ il colesterolo (o altri
steroli). Le molecole di colesterolo si insinuano tra le molecole di fosfolipidi, partecipando alla
plasticità del doppio strato.

La membrana cellulare infatti non è da intendersi come un elemento rigido e stabile, ma si


comporta invece come un mosaico fluido in cui i componenti hanno una certa libertà di
movimento, soprattutto di scorrimento laterale e rotazione.

Funzioni e caratteristiche generali

Oltre al suo ruolo di delimitare il citoplasma, la membrana cellulare svolge numerose funzioni
indispensabili per la cellula, come:

 la regolazione del traffico di molecole e ioni tra l’interno e l’esterno;


 il mantenimento del potenziale elettro-chimico;
 le funzioni di riconoscimento e comunicazione tra le cellule.

Distribuzione asimmetrica dei lipidi nella membrana

La presenza dei diversi tipi di proteine, come anche dei lipidi, è molto differente tra la faccia
esterna e quella interna della membrana cellulare. Questa asimmetria è dovuta ai diversi tipi di
funzioni che sono richieste nello spazio esterno ed interno della cellula.

Lipidi di delimitazione e zattere lipidiche (raft)

I lipidi di delimitazione sono qui lipidi che si trovano vicino alle proteine e hanno il compito di
regolare la funzione delle proteine.

Le zattere lipidiche sono zone specializzate della membrana piu’ spesse e piu’ dense, in quanto
c’e’ un accumulo di colesterolo, sfingolipidi e alcune proteine di membrana.

Tecniche di criofrattura
Per sezionare una cellula si usa la tecnica di criofrattura. Le cellule vengono congelate con azoto
liquido a -170 gradi in condizione di vuoto, dopodiché’ una lama raffreddata interagisce con il
materiale biologico.

Proteine di membrana

Le proteine di membrana sono presenti in un’ampia gamma di strutture e funzioni differenti,


frequentemente sottoforma di glicoproteine e lipoproteine e comprendono: proteine
canale, recettori di membrana, proteine enzimatiche coinvolte nella regolazione di processi
metabolici e strutturali.

Le proteine di membrana si possono differenziare in integrali e periferiche. Le proteine integrali


o transmembrana si inseriscono in profondità nel plasmalemma e vengono mantenute nella
loro sede grazie a porzioni idrofobiche in sospensione nel doppio strato e porzioni idrofile che
sporgono ai due lati opposti della membrana. le proteine periferiche, invece, si trovano su un
solo lato della membrana e possono ancorarsi saldamente ai fosfolipidi tramite legami
covalenti, oppure formare interazioni elettrostatiche più deboli con le teste polari presenti nella
membrana.

Tipicamente le proteine integrali svolgono la funzione di recettori cellulari e di canali


transmembrana, mentre le proteine periferiche svolgono funzioni enzimatiche, regolatorie e
ormonali.
SISTEMI DI TRASPORTO

Trasporto passivo

Il trasporto passivo e’ un sistema di trasporto che avviene senza consumo di energia poiché
viene sfruttato un gradiente elettrochimico già presente.

Il gradiente elettrochimico e’ composto da un dislivello di concentrazione di uno ione ai due lati


della membrana e dalla differenza di potenziale della membrana.

Ci sono tre tipi di trasporto passivo: diffusione semplice, diffusione facilitata e osmosi.

o Diffusione semplice

La diffusione semplice è un fenomeno nel quale un soluto passa attraverso il doppio strato
lipidico. La membrana però non risulta permeabile a tutti i soluti:

1. Piccole molecole idrofobiche passano (gas);


2. Piccole molecole polari passano (H2O);
3. Gli ioni e tutte le molecole cariche di varie dimensioni non passano perché’
diventano troppo ingombranti dopo essere state solvatate dall’acqua;
4. Le molecole piu’ grandi polari senza carica non passano perché’ sono appunto
troppo grandi e un po’ idrofobiche.

o Diffusione facilitata

Nella diffusione facilitata le molecole e gli ioni che non riescono a diffondere autonomamente
per polarità o per grandezza, vengono aiutate dalla membrana che gli fornisce delle proteine
che facilitano la diffusione. E’ possibile distinguere due categorie di proteine:

proteine di trasporto (carrier) proteine canale

Le proteine di trasporto (carrier) legano la molecola che deve attraversare la membrana e


attraverso l’energia fornita dal legame cambierà conformazione permettendo la diffusione di
questa molecola. Il movimento che segue la proteina nel suo cambio di conformazione è
definito a “ rocking Banana”. Le principali molecole che sfruttano i carrier sono i
monosaccaridi, i disaccaridi e gli amminoacidi, queste molecole non sono liposolubili e hanno
grandi dimensioni, per questo motivo non riescono a diffondere autonomamente.

Queste proteine di trasporto permettono il passaggio di specifiche molecole. Si parla di


uniporto se viene trasportata una sola specie molecolare; se invece sfruttando il gradiente
della prima molecola viene trasportata anche una seconda molecola nella stessa direzione si
parla di simporto; se la seconda molecola da trasportare sfruttando il gradiente di
concentrazione della prima, va nella direzione opposta il trasporto è definito antiporto.

Le proteine canale permettono il passaggio di acqua e di determinati ioni in condizioni favorite


e cioè secondo il gradiente di concentrazione o secondo il gradiente elettrico. Le proteine
canale formano canali ionici, e questi hanno, all’interno della sequenza peptidica che
attraversa lo strato lipidico, un dominio idrofilico nel quale si possono muovere velocemente
molti ioni in singola fila. A differenza dei trasportatori i canali ionici si possono aprire e
chiudere. La loro apertura avviene in seguito a una precisa segnalazione.

Canale ionico regolato canale ionico non regolato


Un canale ionico può essere regolato da diversi fattori:

1. il legame con uno specifico ligando;


2. fosforillazione da parte di una chinasi;
3. applicazione di uno specifico potenziale elettrico ai capi della proteina;
4. temperatura;
5. in seguito a stress meccanici.

Un canale ionico non regolato ha un sito di legame dello ione che è selettivo e quindi lo ione per
poter passare deve essere riconosciuto.

o Osmosi

L’osmosi è un fenomeno di diffusione di molecole d’acqua da una regione in cui la


concentrazione di un soluto è minore a una regione in cui la concentrazione del soluto è
maggiore. E’ un tipo particolare di diffusione facilitata, e avviene nei casi in cui il passaggio di un
soluto secondo gradiente è impedito.

L’acqua però essendo polare impiega molto tempo ad attraversare la membrana, quindi per
permettere i rapidi processi di osmosi la membrana plasmatica presenta una serie di
proteine canali dette acquaporine che permettono il passaggio dell’acqua con molta facilità.


Trasporto attivo

Il trasporto attivo è il trasporto di molecole o ioni attraverso la membrana plasmatica mediato


da una proteina trasmembrana detta pompa. A differenza di quanto avviene nel trasporto
passivo, nel trasporto attivo è richiesta una spesa energetica, in quanto in questa forma di
trasporto le molecole si muovono contro un gradiente elettrico-chimico, e quindi la membrana
prende energia sottoforma di ATP per attivare queste pompe che sposteranno le sostanze da un
lato all’altro della membrana.

Esistono due meccanismi di trasporto attivo: diretto e indiretto.

o Diretto

Nel trasporto attivo diretto l’energia per attivare le proteine trasportatrici dette anche pompe
ATPasiche viene fornita direttamente dall’idrolisi di una molecola di ATP.
Le pompe sodio-potassio (pompe P), trasportando contemporaneamente tre ioni sodio fuori
dalla cellula e due ioni potassio dentro la cellula , servono a mantenere costantemente
differenziate le concentrazioni di questi due ioni fuori e dentro la cellula.

Nel caso delle pompe sodio-potassio quindi la membrana spende un legame energetico dell’ATP
per attivare una pompa. La pompa una volta attivata presenta un sito di legame per il sodio e
cambia conformazione. Nel cambio di conformazione la pompa si apre all’esterno e libera il
sodio. Questa pompa presenta un nuovo sito di legame per il potassio che viene trasportato in
antiporto. Poi ritornata alla conformazione originaria la pompa perde il sito di legame per il
potassio e riacquisisce quello per il sodio. La pompa e’ quindi pronta per un nuovo trasporto.

Le pompe di tipo p si trovano essenzialmente sulla membrana plasmatica e sul reticolo


endoplasmatico e trasportano in uniporto ioni calcio e tramite meccanismi di antiporto ioni
sodio e potassio e ioni potassio e idrogeno

Le pompe protoniche (pompe V) servono a trasportare protoni idrogeno all’interno dei lisosomi
per mantenere basso il loro pH.
Queste sono utilizzate per acidificare degli ambienti e quindi per trasportare dei protoni contro
gradiente. Le pompe di tipo v utilizzano 3 molecole di ATP per trasportare 10 atomi di idrogeno
da un lato all’altro della membrana. Queste pompe di tipo v hanno una subunità inferiore
all’interno della membrana all’interno del quale caricano atomi di idrogeno; la rotazione di
questa subunità’ inferiore è consentita dalla subunità’ superiore attivata dall’ATP. La subunità
inferiore può supportare 6 atomi di idrogeno, ogni volta che si completa il giro l’atomo entrato
viene liberato sull’altro versante.

Le pompe di tipo v trasportano contro gradiente protoni idrogeno e si trovano sulle membrane
lisosomiali ed endosomiali

o Indiretto

Nel trasporto indiretto, chiamato anche co-trasporto, l’energia necessaria non viene fornita
dall’idrolisi di molecole di ATP, ma viene sfruttata l’energia del passaggio di una molecola a favore
di gradiente per trasportare un’altra molecola contro gradiente.

Le pompe calcio (pompe F) servono a trasportare il calcio fuori dalla cellula o all’interno del
reticolo endoplasmatico e, di conseguenza, a mantenere bassa la concentrazione di calcio nel
citoplasma.

Queste pompe funzionano esattamente al contrario delle pompe di tipo v ovvero lasciano
passare ioni idrogeno secondo gradiente e sfruttano questa energia per assemblare un ADP con
un gruppo fosfato ricaricandolo quindi in forma di ATP. Tecnicamente queste non sono delle vere
e proprie pompe perche non spendo energia per spostare sostanze contro gradiente, tuttavia per
analogia di struttura vengono classificate cosi.

Le pompe di tipo F si trovano essenzialmente sulla membrana interna dei mitocondri e hanno la
funzione di ricaricarla (ADP in ATP).

GLICOCALICE E GIUNZIONI

Il glicocalice

Il glicocalice è lo strato più esterno della membrana plasmatica. È costituito da carboidrati legati
covalentemente alle proteine o ai lipidi di membrana, formando quindi glicoproteine e
glicolipidi. La parte più esterna del glicocalice è composta prevalentemente da GAG, mentre la
zona più vicina alla membrana cellulare è costituita da molte glicoproteine.

Esso aiuta a proteggere la superficie cellulare dal danneggiamento per cause chimiche e
meccaniche (cellule intestino). E’ un sistema filtrante ma anche di assorbimento ( la
superficie di assorbimento può essere aumentata dalla presenza di microvilli). E’ sede di
catalisi enzimatiche (enzima influenza la velocità una reazione chimica).

Svolge un ruolo fondamentale nel riconoscimento e nell’adesione cellulare.

Le cellule infatti possono interagire tra loro solo se si riconoscono per formare dei tessuti o
per eliminare altre cellule (nel caso dei trapianti, se la cellula non riconosce un'altra cellula
non va a formare un tessuto e avviene il rigetto perché è considerata estranea all’organismo);
un non riconoscimento è alla base delle malattie autoimmuni.

L’adesione invece avviene (grazie alle glicoproteine) dopo il riconoscimento può essere un
adesione cellula-cellula o cellula-matrice, e può essere stabile o transitoria.

Il glicocalice fornisce anche punti di ancoraggio ai recettori per il riconoscimento delle molecole
segnale.

[Assorbimento (i carboidrati assorbono l’acqua) - Carica elettrica]

o Adesione cellulare stabile e transitoria


 L’adesione cellulare stabile da luogo a tessuti soldi come per esempio l’epidermide, e
svolgono un ruolo primario nella formazione delle giunzioni.
 L’adesione cellulare transitoria è per esempio quella tra leucociti (globuli bianchi) e
cellule endoteliali (tessuto che riveste la superficie interna dei vasi sanguigni). Questa
adesione permette ai leucociti la diapedesi, ovvero l’adesione all’endotelio da parte dei
leucociti con funzione fagocitaria e successivamente la migrazione attraverso le pareti
dei vasi sanguigni in risposta a segnali chimici infiammatori.
Interagendo con l’endotelio infatti il leucocita rallenta per poi aderire ad esso, il leucocita
tende ad appiattirsi quando interagiscono le cellule di adesione (selectina).
o Molecole di adesione cellula-cellula

L’adesione cellula-cellula è un processo altamente selettivo. Quando formano un tessuto le


cellule aderiscono solo a cellule appartenenti alla stessa tipologia.
L’adesione cellula-cellula è mediata da molecole di adesione (CAM) che sono proteine
transmembrana appartenenti a quattro diverse famiglie: caderine, integrine, selectine,
proteine della superfamiglia delle immunoglobuline (Ig) [ le immunoglobuline sono gli
anticorpi, e sono prodotti da linfociti B che sono glicoproteici]

Queste molecole recettive adesive costituiscono un sistema di ancoraggio fisico che fornisce
stabilità meccanica ai tessuti; permettono il riconoscimento tra cellule e quindi la formazione
di aggregati cellulari omogenei necessari alla costituzione di un tessuto; controllano il
differenziamento e la proliferazione cellulare, garantendo un accrescimento corretto dei
tessuti sia durante lo sviluppo embrionale sia durante gli eventi di riparazione delle lesioni
nell'individuo già sviluppato.

I recettori adesivi sono proteine che attraversano la membrana plasmatica della cellula da parte a
parte; essi sono costituiti da due domini: un dominio intracellulare, che interagisce con il
citoscheletro, e un dominio extracellulare, in cui queste cellule possono dare luogo a un
adesione cellula-cellula di tipo omofilico o eterofilico dipende dal tipo di molecola di adesione.

In questo modo si realizza una continuità fisica tra strutture di sostegno interne ed esterne
alla cellula, necessaria per garantire la stabilità di un tessuto e la sua capacità di resistere
alle sollecitazioni meccaniche.

Le selectine, le integrine e le caderine sono proteine calcio- o magnesio-dipendenti, la


presenza di questi ioni è necessaria affinché’ possa avvenire l’adesione fra le cellule che
espongono queste proteine, in quanto fanno si che ci sia un’attrazione.

Le caderine danno luogo a un’adesione cellula-cellula di tipo omofilico, e cioè le molecole di


adesione presenti sulla superficie delle due cellule interessate appartengono alla stessa
famiglia, mantre le selectine e le integrine mediano un’adesione eterofilica, e cioè le
molecole di adesione presenti sulla superficie delle due cellule interessate appartengono a
famiglie differenti. La superfamiglia delle immunoglobuline invece principalmente da luogo
a un’adesione omofilica, ma anche a quella eterofilica.

o Molecole di adesione cellula-matrice

Le molecole chiave dell’interazione fra le cellule e la matrice sono le integrine.


Le integrine sono molecole eterodimeriche transmembrana che, con il loro dominio
citoplasmatico, legano proteine associate al citoscheletro, mentre con il dominio extracellulare
interagiscono con i componenti della matrice.

l’integrina è dipendente dal calcio e dal magnesio.

E’ formata da due catene polipeptidiche: la catena alfa e la catena beta, perciò si possono
avere combinazioni diverse di catene alfa e beta che formano integrine diverse.

Giunzioni cellulari

I rapporti adesivi mediati da caderine, integrine, selectine e superfamiglia delle immunoglobuline


sono meccanismi di adesione non giunzionali.

Negli organismi pluricellulari l’organizzazione in tessuti, organi e apparati richiede che le cellule
costituiscano e mantengano contatti stabili tra loro e con la matrice extracellulare. Le
interazioni si stabiliscono a livello di piccole aree specializzate della membrana plasmatica
definite giunzioni: se le interazioni avvengono tra cellule si parla di giunzioni cellula-cellula, se
invece si stabiliscono tra cellula e matrice extracellulare si parla di giunzione cellula-matrice.

Le giunzioni sono distinte secondo una classificazione basata sulla loro funzione: giunzioni
occludenti o tight, giunzioni ancoranti (desmosomi a cintura o a fascia, desmosomi a macchia,
emidesmosomi, contatti focali, podosomi), giunzioni comunicanti.

Per parlare delle giunzioni cellulari viene preso come modello l’epitelio intestinale perché’ sono
presenti tutte le giunzioni con una successione precisa (enterociti).

o Le giunzioni occludenti (o tight)


Le giunzioni occludenti si trovano soprattutto nei tessuti epiteliali ed endoteliali. Sono situate
subito sotto la zona apicale di una cellula ed hanno la funzione di impermeabilizzazione, sono
fatte da filamenti proteici che non hanno funzione meccanica ma che attraversando il doppio
strato lipidico delle due membrane plasmatiche di due cellule adiacenti, impediscono il
passaggio della maggior parte delle molecole nello spazio intercellulare e quindi regolano il
passaggio dei soluti evitando che per esempio dei batteri passino in questo spazio perché’ da li si
dirigono verso il tessuto connettivo e possono provocare malattie.

Le giunzioni occludenti definiscono anche un confine tra zone diverse della membrana
plasmatica formando una rete, e quindi fanno in modo che per esempio una proteina che si
trova nella zona apicale si sposti verso quella basolaterale, per cui creano la polarità cellulare.
La polarizzazione della cellula non vale per tutte le cellule perché’ alcune non hanno bisogno di
essere polarizzate, ma riguarda in genere i tessuti epiteliali che hanno un versante apicale
esterno ed uno basale interno a contatto con il circolo sanguigno.

Al microscopio elettronico le giunzioni tight appaiono come una serie di occhielli che vengono
a costituirsi tra due cellule adiacenti in seguito all’adesione dei foglietti esterni delle due
membrane plasmatiche. Esperimenti con la tecnica freeze-fracture mostrano come sia
presente una rete proteica al livello del foglietto interno della membrana cellulare.

La prima proteina intracellulare che è stata scoperta a livello della giunzione occludente
appartiene alle proteine intracellulari ZO. Queste proteine legano le proteine transmembrana
(claudina, occludina e JAM) ai microfilamenti di actina.

o Le giunzioni di ancoraggio o aderenti

In un tessuto biologico, l’adesione tra cellule adiacenti, o tra una cellula e la lamina basale,
dipende principalmente dalla presenza di giunzioni di ancoraggio. Grazie alla loro struttura
complessa, le giunzioni ancoranti sono in grado di creare una connessione i citoscheletri di due
cellule adiacenti o tra il citoscheletro di una cellula e le proteine presenti a livello della lamina
basale. Esistono diversi tipi di giunzioni aderenti:

 Le fasce aderenti si trovano subito dopo quelle occludenti, e sono delle zone in cui le
membrane di cellule adiacenti entrano in contatto tramite un sistema che coinvolge
strutture citoscheletriche. Sono zone un po’ più larghe. Nelle fasce aderenti troviamo
proteine transmembrana della famiglia delle caderine, le quali si mettono in rapporto con
strutture intracellulari ed extracellulare. Nel lato extracellulare le caderine con il loro
dominio extracellulare si mettono in contatto tramite il calcio con gli analoghi domini delle
caderine delle cellule adiacenti. Per quanto riguarda il lato intracellulare è un po’ più
complesso in quanto con questo dominio le caderine si mettono in contatto con
componenti del citoscheletro soprattutto con i filamenti di actina, questo tipo di contatto
non avviene in modo diretto ma le caderine si connettono a essi mediante diverse
proteine di attacco intracellulare.
 Hanno la funzione di far aderire le cellule tra di loro in modo tale che stimoli meccanici
non causino una separazione degli elementi cellulari causando una perdita
dell’organizzazione complessiva che si assume solo quando le cellule sono strettamente
attaccate tra loro.

 I desmosomi formano delle macule, quindi non sono delle fasce ma sono dei bottoni che
si estendono sempre a livello della membrana plasmatica di cellule adiacenti. I desmosomi
sono tra i sistemi di giunzione piu’ comuni soprattutto a livello degli epiteli. I desmosomi si
trovano subito sotto le fasce aderenti, osservando al microscopio al livello delle
membrane plasmatiche si nota uno spessore maggiore che sarebbe la placca di attacco, e
inoltre sono un po’ distanziate a formare la linea terminale composto da materiale
filamentoso. I desmosomi possono essere visti anche al microscopio ottico, per esempio
se si osserva il tessuto epiteliale nel cosiddetto strato spinoso dell’epidermide, in queste
sedi si vedono delle piccole spine che sono proprio i desmosomi. I desmosomi sono fra i
dispositivi di giunzione piu’ complessi e a piu’ elevata resistenza meccanica, ma sono
comunque permeabili ai liquidi, che possono circolare liberamente negli spazi
intercellulari.
A livello delle placche di adesione nella componente intracellulare sulle placche
convergono fasci di filamenti intermedi che poi tendono a ripiegarsi.
La funzione dei desmosomi e’ quindi essenzialmente meccanica, cioe’ quella di tenere
insieme le superfici cellulari che, per la loro posizione, sono soggette a stress meccanico.

 Gli emidesmosomi sono delle macule o dispositivi giunzionali che si trovano nella parte
basale della cellula e media i rapporti con la porzione sottostante che e’ la lamina basale
che fa parte del tessuto connettivo. Quindi gli emidesmosomi mediano un contatto
cellula-matrice. Gli emidesmosomi sono molto simili ai desmosomi, solo che sono formati
da una sola delle due metà che costituiscono i desmosomi, infatti anche questi hanno i
filamenti del citoscheletro che si connettono alla placca dell’emidesmosoma, l’ancoraggio
avviene tramite delle componenti del tessuto connettivo in modo particolare della matrice
extracellulare. Negli emidesmosomi le proteine transmembrana sono le integrine, che
prendono connessione nel versante citoplasmatico con elementi del citoscheletro. Nella
porzione extracellulare invece le
integrine si legano a componenti della matrice extracellulare (per esempio il
collagene). Dal punto di vista funzionale gli emidesmosomi permettono l’ancoraggio
della cellula epiteliale al tessuto connettivo sottostante.

 Le placche di adesione chiamate anche contatti focali, sono delle regioni limitate della
membrana plasmatica, e sono specializzate per l’adesione modulabile alla matrice
extracellulare. Sono ancorate ai filamenti di actina (per questo c’è un adesione modulare).
Anche le placche di adesione hanno proteine transmembrana che nel versante
intracellulare si mettono in contatto con elementi citoschelettrici, in modo particolare con
l’actina, non in modo diretto ma grazie ad altre proteine che mediano il contatto. Nella
porzione extracellulare avviene il contatto con componenti della matrice (per esempio
collagene).

Le placche di adesione sono state studiate particolarmente nei fibroblasti in coltura.


Queste cellule si spostano sul substrato riorganizzando il proprio citoscheletro.

o le giunzioni comunicanti (o serrate o GAP)

le giunzioni comunicanti o GAP, sono domini della membrana plasmatica che contengono canali
specializzati per il passaggio diretto da cellula a cellula di ioni e piccole molecole. Le giunzioni
gap mettono quindi in comunicazione diretta il citoplasma di due cellule adiacenti contribuendo
così a mantenere l’omeostasi dei diversi tessuti.

Le giunzioni comunicanti possiedono canali proteici detti connessoni, che si aprono in risposta a
determinati segnali chimici quali modificazioni del pH o della concentrazione degli ioni calcio,
consentendo il passaggio di ioni e molecole di basso peso molecolare tra due cellule. I canali si
aprono quando la situazione è regolare e c’è una bassa concentrazione di ioni calcio oppure un
alto pH nel citosol, e si chiudono quando la cellula è anomala e quindi la concentrazione di ioni
calcio è alta o il pH nel citosol è basso.

I connessoni sono presenti su entrambe le facce delle membrane cellulari; essi sono composti
da un anello di sei monomeri di proteine integrali transmembrana, per faccia cellulare, dette
connessine che si aprono e chiudono con un meccanismo simile a quello del diaframma di una
macchina fotografica. In una giunzione comunicante il numero di connessoni varia da poche
decine a qualche centinaio, con disposizione regolare.

Forme di segnalazione

Quando devono comunicare due cellule adiacenti viene utilizzato un sistema di segnalazione
giustacrina che avviene appunto solo quando le cellule sono in contatto e succede che il
recettore di una cellula bersaglio traduce una segnalazione del ligando fisso che deriva da una
cellula segnale.

Le cellule pero’ devono poter comunicare anche a distanze superiori di quelle che possono
essere coperte da catene di cellula-cellula. In questi casi le cellule segnale diffondono il ligando
nello spazio extracellulare che puo’ raggiungere distanze elevate. La risposta delle cellule
bersaglio e’ altamente specifica, poiche’ solo loro sono in grado di riconoscere il segnale in
quanto fornite di recettori specifici, presenti sulla membrana plasmatica, per il prodotto delle
cellule segnale.

I tipi di segnalazione extracellulare sono:

o La segnalazione paracrina

E’ un tipo di comunicazione tra cellule vicine tra loro in cui il recettore della cellula bersaglio
traduce la segnalazione data dal ligando solubile che è stato liberato da una cellula segnale
(tra cellule nervose si chiama sinapsi). Sono un esempio di segnalazione paracrina la
conduzione di un impulso elettrico da una cellula nervosa a un’altra o da una cellula nervosa a
duna muscolare. Tale meccanismo comporta la liberazione di sostanze segnale dette
neurotrasmettitori.

o La segnalazione endocrina

E’ un tipo di comunicazione che avviene tra le cellule degli organi endocrini. Queste cellule
rilasciano ormoni, cioè sostanze segnale che agiscono su gruppi di cellule bersaglio lontane.
L’ormone non viene rilasciato nello spazio intracellulare ma il ligando secreto viene rilasciato
direttamente nei vasi sanguigni

o La segnalazione autocrina

E’ un tipo di comunicazione evoluta, infatti la cellula che secerne il ligando è la cellula che ha
anche il recettore che traduce la segnalazione. Le cellule quindi rispondono al segnale che esse
stesse hanno liberato. Le cellule in coltura rispondono a fattori di crescita che esse stesse
producono. Molte
cellule tumorali presentano una iperproduzione di fattori di crescita che stimolano
l’accrescimento delle cellule tumorali stesse e inducono le cellule normali adiacenti, a
proliferare trasformandole in cellule tumorali.

E’ importante dire che dopo che il ligando viene riconosciuto dal recettore proteico specifico, il
segnale viene trasmesso, amplificato e poi si sposta su bersagli multipli quali la regolazione delle
vie metaboliche, la regolazione dell’espressione genica o cambiamenti del citoscheletro.

LE ENDOMEMBRANE E LA COMPATRIMENTAZIONE

Ciò che caratterizza la cellula eucariotica e la distingue da quella procariotica è la presenza, nel
citoplasma, di differenti compartimenti, ognuno specializzato per assolvere particolari funzioni.
I compartimenti sono costituiti da sistemi chiusi di endomembrane che definiscono spazi
luminali con uno specifico ambiente sia ionico sia di pH. Alcuni compartimenti sono per
esempio il reticolo endoplasmatico, l’apparato di Golgi, il mitocondrio, i lisosomi e i
perossisomi.

Reticolo endoplasmatico

Il reticolo endoplasmatico è formato da un sistema di tubuli e vescicole andando a formare un


compartimento unico, chiuso e completamente delimitato da membrana in modo che il suo
lume (spazio interno) risulti distinto e separato dal contenuto citoplasmatico. Viene diviso in
due regioni distinguibili, il reticolo endoplasmatico rugoso(R.E.R.) e quello liscio (R.E.L.), che
presentano delle differenze sia per quanto riguarda l’organizzazione strutturale sia per quanto
riguarda le funzioni che svolgono.

o Il R.E.R.

Ha un’organizzazione saculare ed è rivestito da ribosomi. Il R.E.R. ha il compito di


rimaneggiare le proteine sintetizzate dai ribosomi, di ripiegare correttamente le proteine e
di smistare le proteine nelle sedi opportune.

Nel lume del R.E.R. inizia la glicosillazione delle proteine (è una modificazione chimica delle
proteine)che poi continuerà nell’apparato di Golgi ed è importante per l’indirizzamento delle
proteine alla membrana plasmatica, ai lisosomi e alle vescicole di secrezione. La glicosilazione
consiste nel trasferimento di un oligosaccaride (di 14 residui zuccherini) su una proteina
neosintetizzata. Questo processo è dato dall’enzima glicosiltransferasi e avviene perché’ la
proteina possa ripiegarsi correttamente (infatti l’aggiunta di un oligosaccaride rende la proteina
più polare) e protegge dall’attacco di proteasi(enzima che rompe il legame peptidico).
Nel R.E.R. avviene anche il folding, ovvero il ripiegamento delle glicoproteine. Le proteine
correttamente ripiegate vengono smistate all’apparato di Golgi, quelle non correttamente
ripiegate vengono trasferite nel citoplasma e degradate da specifici complessi enzimatici
(proteosomi).

Il R.E.R. è molto sviluppato nelle cellule che attivamente secernono proteine o glicoproteine (ad
esempio i neuroni, le cellule del pancreas esocrino, le plasmacellule).

o Il R.E.L.

Ha un’organizzazione tubulare ed e’ privo di ribosomi. Il R.E.L. ha il compito di sintesi dei lipidi


(tra cui colesterolo e fosfolipidi) senza i quali la cellula non potrebbe rimpiazzare le membrane,
funge da riserva di ioni calcio importanti per la contrazione di alcune cellule muscolari, si
occupa della detossificazione di sostanze altrimenti dannose (etanolo e farmaci) che avviene
rendendo idrofile le sostanze tossiche in modo da espellerle piu’ facilmente a livello dei reni, ed
e’ coinvolto nella degradazione del glicogeno che avviene grazie a degli enzimi che poi liberano
il glucosio nel sangue.

il R.E.L. è molto sviluppato nelle cellule steroidogenetiche come per esempio le cellule di
Leyding, e nelle fibre muscolari scheletriche dove è denominato reticolo sarcoplasmatico.

Gli epatociti (cellule del fegato) hanno una grande quantità di reticolo endoplasmatico poiché’
svolge molte funzioni fondamentali per questo organo.

I ribosomi

I ribosomi non sono organuli ma sono delle strutture sovramolecolari che hanno un’attivita’
pluricatalitica il cui fine ultimo è la sintesi di una catena polipeptidica. Chimicamente parlando i
ribosomi sono ribonucleoproteine perché’ sono strutture costituite da nucleotidi e proteine
Negli eucarioti i ribosomi sono sintetizzati nel nucleolo, e sono formati da due subunità: la
subunità’ maggiore e la subunità’ minore.

Tra le due subunità’ viene intrappolato L’RNA messaggero. Una molecola di mRNA associata a più
ribosomi forma un polisoma.

I ribosomi possiamo trovarli:

1. liberi nel citosol


2. associati al RER
3. apparato di Golgi
4. nel nucleo
5. nei pelissosomi
6. cloroplasti
7. mitocondri

o Il flusso dell’informazione genetica

Nel DNA vi è l’informazione per la sintesi delle proteine. Per arrivare alla proteina sono
necessari diversi passaggi. Il DNA deve essere prima trascritto in una molecola di RNA che
successivamente esce dal nucleo per andare nel citoplasma e viene tradotto in una proteina.

 La trascrizione del DNA in RNA messaggero avviene nel nucleo della cellula ed inizia con il
legame di alcune proteine, chiamate fattori di trascrizione, a particolari sequenze del DNA,
dette promotori. La doppia elica del DNA si apre grazie a queste proteine e le due catene si
separano. Una di queste catene è quella complementare all’informazione genica originale
codificante, utilizzando quindi questa catena come stampo l’enzima RNA polimerasi
inizierà ad inserire i nucleotidi attraverso l’aggiunta di un nucleotide per volta il filamento
di RNA inizia ad allungarsi (la timina viene sostituita dall’uracile). La trascrizione termina
poiché’ alla fine di ogni gene ci sono particolari sequenze di basi dette terminatori che
causano il distacco del RNA polimerasi. La molecola di RNA prodotta va incontro a
fenomeni di maturazione, poi esce dal nucleo e migra nel citoplasma cellulare portando
con se le istruzioni per la sintesi proteica.

 La traduzione avviene a livello dei ribosomi che scorrono lungo il filamento dell’RNA
messaggero e ne riconoscono la sequenza delle basi a gruppi di tre, ogni gruppo di tre basi
costituisce un codone che viene riconosciuto da un anticodone complementare che si
trova all’estremità di una molecola chiamata RNA transfer che porta all’altro suo estremo
uno specifico amminoacido. A specifico codone corrisponde quindi uno specifico
amminoacido che viene collocato nella giusta posizione lungo la nascente catena proteica
dove ogni amminoacido si lega a quello che lo precede mediante legami peptidici. la
costruzione della catena avviene quindi quando l’mRNA presenta al meccanismo di
traduzione uno specifico codone; questo codone non codifica per nessun amminoacido e
per questa ragione viene chiamato codone di terminazione. Questo codone serve quindi a
terminare la proteina che, una volta allungata, si libera dal ribosoma. La precisa sequenza
degli amminoacidi in una proteina insieme al suo successivo ripiegamento ne determina la
forma la funzionalità e la reattività.

I siti del ribosoma sono delle nicchie catalitiche che rende possibile il legame polipeptidico tra gli
amminoacidi.

o Il fenomeno del Folding e le chaperonine

Una proteina dopo la sintesi proteica si presenta nella sua conformazione primaria,
rappresentata semplicemente dalla catena amminoacidica che costituisce il polipeptide stesso.
Il prodotto finale della sintesi proteica non è una proteina perfettamente funzionante, infatti
per essere definita tale deve andare incontro al fenomeno del folding (ripiegamento).

La catena polipeptidica arrivata nel citosol si trova in un ambiente idrofilico e quindi inizia a
ripiegarsi da sola, e iniziano a formarsi diversi legami tra amminoacidi.

Le proteine chaperon o chaponerine sono fondamentali nel ripiegamento di una proteina


poiché’ si legano alla catena polipeptidica e mantengono la proteina in una conformazione
aperta fino a che non sia stata completamente sintetizzata , in modo da impedire la formazione
di una struttura errata nel tentativo di proteggersi dal contatto con l’acqua con i loro stessi
residui idrofobici o con quelli di altre proteine.

o Particella di riconoscimento segnale (SRP)

E’ una particella piccola ma complessa, formata da proteine e un piccolo RNA, e presenta più siti.
Durante la sintesi di una proteina può esserci una sequenza segnale, ovvero sequenze di
amminoacidi che guidano la proteina nascente verso il RER. Una particella chiamata SRP
(particella riconoscimento segnale) si lega alla sequenza segnale della proteina e quindi la sintesi
si blocca per dare tempo che tutto si fissi sul RER, infatti un recettore del RER permette al
ribosoma di aderire alla membrana. A questo punto la SRP si dissocia dalla sequenza segnale.

La sequenza segnale a volte viene scissa da una peptidasi presente nel lume del RER, in questo
caso la proteina viene rilasciata nel lume del RER continua la sintesi, poi al termine il ribosoma
si dissocia dal RER e diventa una proteina solubile. Se la proteina non viene scissa vuol dire che
c’e’ una sequenza segnale in più e la proteina diventa una proteina transmembrana del RER.
Successivamente in base al tipo di proteina e alla sua funzione potrà andare incontro ad
ulteriori modificazioni post-traduzionali, come per esempio la glicosillazione (nel RER).


Apparato di Golgi

L’apparato di Golgi è stato scoperto per caso dal medico italiano Golgi che studiando il sistema
nervoso e con i Sali di metalli pesanti riusciva a marcare i dendriti grazie alle glicoproteine
presenti sul glicocalice, ma marcava anche un “reticolo”, l’apparato di Golgi.

L’apparato di Golgi è costituito da una serie di cisterne non comunicanti tra loro. E’ possibile
suddividere l’apparato di Golgi in tre porzioni principali:

1. il reticolo cis formato dalle vescicole che arrivano dal RER e si fondono tra loro
2. zona intermedia
3. il reticolo trans che è la parte periferica in cui le vescicole si separano e si dirigono nei loro
distretti

L’apparato di Golgi viene mantenuto nella sua posizione dagli elementi del citoscheletro, in
particolare i microtubuli, i quali fungono inoltre da binari su cui vengono trasportate le vescicole
tra una cisterna e quella successiva, e tra l’apparato di Golgi e la destinazione finale dei prodotti.

o Differenze RER e apparato di Golgi

Non ci sono ribosomi aderenti quindi non sintetizza proteine come il RER;

Non c’è una continuità tra una cisterna e l’altra, quindi ci sono diversi lumi e diversi
microambienti;
Le cisterne hanno una certa concavità che guarda verso la periferia cellulare paragonabile a dei
piatti fondi;

I margini delle cisterne sono slargati come per esempio i bordi della pizza.

o Funzioni

Nell’apparato di Golgi avviene la maturazione delle glicoproteine, questa avviene attraverso


diversi meccanismi: fosfatazione (aggiunta ioni fosfato), solvatazione(aggiunta ioni solfato),
glicosillazione (aggiunta zuccheri)e deglicosillazione (rimozione di zuccheri). Per far si che
avvengano un certo tipo di reazioni ci deve essere un certo microambiente, per questo ogni
cisterna ha un proprio lume nel quale ci sono le condizioni per creare dei microambienti per le
diverse reazioni biochimiche.

Il materiale elaborato in cisterna viene incluso in vescicole di trasporto che gemmano


lateralmente dai margini della cisterna per fondersi con la membrana della cisterna
successiva; questo processo continua fino ad arrivare alle cisterne trans. Qui le vescicole si
staccano e possono prendere diverse vie.

Se il materiale ha molecole di grandi dimensioni, non può essere contenuto nelle vescicole di
trasporto, allora il materiale permane nelle cisterne le quali maturano progressivamente dalla
rete cis, alla zona intermedia alla zona trans, questo perché il complesso di Golgi è una
struttura dinamica.

L’apparato di Golgi è importante per la sintesi di alcuni lipidi di membrana (sfingomielina e


glicosfingolipidi).
L’apparato di Golgi si occupa anche di smistare le glicoproteine, le vescicole di trasporto infatti
presentano sulla membrana un particolare recettore per il materiale da trasportare, ad ogni
recettore è associata una proteina che segnala la via che deve prendere. Ci sono tre vie
possibili: una lisosomiale, oppure due secretorie (in uscita).

Il trasporto vescicolare che dal RER conduce proteine verso l’apparato di Golgi prende il nome
di trasporto anterogrado, quando invece le proteine vengono condotte dal Golgi al RER si
parla di trasporto retrogrado.

 Via lisosomiale: la vescicola di trasporto contenente la glicoproteina solubile passa prima


nella cisterna cis dell’apparato di Golgi, e qui viene fosforilata la glicoproteina e quindi non
è più solubile. Un recettore nella membrana trans di Golgi riconosce la glicoproteina dove
ce stata la fosforilazione, poiché’ vi è il segnale nella parte glucidica, ovvero nel mannosio
(che si lega al fosfato nel carbonio 6). La glicoproteina quindi aderisce alla membrana della
vescicola, questa poi gemma e si stacca dall’apparato di Golgi diventando una vescicola
idrolasica (perché’ nel lisosoma sarà un idrolasi, ovvero un enzima digestivo). Le vescicole
idrolasiche si fondono con un'altra vescicola proveniente da un invaginazione per
endocitosi, ovvero l’endosoma tardivo, ea questo punto a causa dell’ambiente acido
dell’endosoma tardivo (Ph 4) si rompe il legame tra il recettore e la glicoproteina, e il
recettore ritorna nella zona trans dell’apparato di Golgi. Questo processo di maturazione
porta la vescicola a diventare un endolisosoma e poi un lisosoma.
L’endosoma tardivo nasce da un invaginazione della membrana plasmatica per endocitosi
che prima prende il nome di endosoma precoce, poi quando si sviluppano le pompe V
(trasferirà ioni H all’interno dei lisosomi)l’endosoma matura e prende il nome di
endosoma tardivo.
 Secrezione costruttiva o continua: viene messa in atto dalle cellule naturalmente senza
necessità di stimoli. Per esempio le cellule che stanno nei connettivi
(fibroblasti,osteoblasti) producono la matrice (glicoproteine, collagene)
costitutivamente, senza bisogno forzature.
 Secrezione regolata: le vescicole destinate alla membrana plasmatica non si fondono
subito con essa, ma stazionano in prossimità della membrana e si fondono solo se sulla
membrana arriva un segnale. Il segnale che arriva alla membrana è quella degli ioni
calcio. Dopo la fusione delle vescicole con la membrana plasmatica, le glicoproteine
diventano proteine integrali della membrana plasmatica, con i residui zuccherini esposti
solo nel versante extracellulare
Per esempio nella sinapsi le vescicole secretorie (vescicole sinaptiche) contenenti
materiale che deve essere secreto (neurotrasmettitore) si accumulano nel citoplasma. Il
loro contenuto verrà esocitato in seguito ad uno stimolo, rappresentato da un aumento
della concentrazione di ioni calcio (e quindi si apre il canale ionico).


Endocitosi, esocitosi e autofagocitosi
o Endocitosi

L’endocitosi è un processo che introduce dentro la cellula delle sostanze extracellulari. La


fase iniziale del processo di endocitosi prevede un’invaginazione di una parte della
membrana plasmatica verso l’interno, in questo modo si forma una vescicola, che contiene
la sostanza da trasportare, e viene rilasciata nel citoplasma. Esistono tre tipi di endocitosi:

 la fagocitosi ("cellula che mangia”): viene esercitata da fagociti che si distinguono in


professionisti (macrofagi) e non professionisti (cellule dei connettivi). La fagocitosi è la
capacità di una cellula di portare al suo interno grandi quantità di materiale, come per
esempio una cellula batterica o sostanze nutritive. E’ un processo mediato da recettori.
 la pinocitosi (“cellula che beve”): non serve per introdurre solo acqua (per quello c’è
l’osmosi), ma serve per introdurre Sali e piccole molecole. E’ un processo legato alla
gestione della membrana per quanto riguarda le sue dimensioni.
 l’endocitosi mediata da recettori (o endocitosi clatrina dipendente): le sostanze che
devono essere trasportate all’interno della cellula si devono inizialmente legare alle
proteine recettoriali che sono localizzate in particolari zone della membrana in cui è
presente la clatrina e altre proteine. La clatrina è una proteina di rivestimento formata
da più catene polipeptidiche (esagoni e pentagoni) che facilita l’invaginazione della
membrana trascinandola verso l’interno, poi però il rivestimento di clatrina viene perso.
Se la vescicola deve essere degradata allora si fonde con i lisosomi che la degradano,
se invece il materiale all’interno va rielaborato va nell’apparato di Golgi.

o Esocitosi

E’ un processo che fa uscire dalla membrana plasmatica grosse molecole o particelle come
prodotti di scarto o particolari prodotti di secrezione per mezzo di vescicole. In questo processo
la membrana della vescicola secretoria si fonde con la membrana plasmatica e questo costituisce
il meccanismo primario di accrescimento della membrana plasmatica stessa.

o Autofagocitosi

L’autofagocitosi o autofagia è un meccanismo cellulare di rimozione selettiva di componenti


citoplasmatici danneggiati. Durante questo processo i costituenti citoplasmatici danneggiati
sono isolati dal resto della cellula all’interno di una vescicola a doppia membrana detta
autofagosoma. La membrana dell’autofagosoma fonde poi con quella del lisosoma ed il
contenuto viene degradato o riciclato. L’autofagocitosi è un meccanismo usato per:
rinnovamento cellulare, differenziamento cellulare (eliminare quello che non serve per
esempio il globulo rosso ha una vita breve), digiuno prolungato (smontare membrane e
componenti soprattutto lipidici per produrre energia), morte cellulare.

MITOCONDRI E PEROSSISOMI

Mitocondri

Il termine mitocondrio viene da mitosi e quindi da mitos (filamento) perciò i mitocondri sono
degli “organelli di tipo filamentoso” che tendono ad interagire con i microtubuli per questo
hanno una forma allungata e variabile, sono anche molto dinamici e sono disposti solitamente
verso la periferia della cellula. La loro funzione principale è quella di fornire energia alla
cellula. I mitocondri all’interno della cellula sono in media 2000. Essi sono degli organelli un
po’ particolari perché’ hanno al loro interno i DNA, questo fatto ha fatto elaborare la teoria
dell’endosimbiosi; secondo questa teoria i mitocondri originariamente non si trovavano
all’interno della cellula eucariotica, ma erano dei procarioti esterni alla cellula. Però è
successo che la cellula non poteva produrre energia allora ha inglobato all’interno della sua
membrana questo procariote, questo procariote è stato rivestito da una membrana e ha
formato il mitocondrio. Quindi secondo questa teoria i mitocondri sarebbero dei procarioti
che sono entrati all’interno della cellula. Questa teoria è detta dell’endosimbiosi da endo
perché’ il procariote è entrato dentro la cellula, e da simbiosi (“vivere insieme”) perché’ c’è un
rapporto di reciproco vantaggio, la cellula ricava energia, il mitocondrio avendo un DNA può
svolgere le sue funzioni utilizzando anche organuli della cellula eucariotica.

I mitocondri sono importanti nel metabolismo lipidico e sono la seconda sede di ioni
calcio (la prima sede e’ il RER). Inoltre i mitocondri che possediamo li abbiamo ereditati
dalle nostre madri.

o Struttura

Il mitocondrio ha quattro componenti principali: la (1) membrana esterna che è la membrana


a contatto con il citoplasma, al di sotto della membrana esterna c’è lo (2) spazio
intermembrana che separa la membrana esterna dalla (3) membrana interna all’interno della
membrana interna c’è la (4) matrice mitocondriale. Ci sono due membrane perché’ se
pensiamo alla teoria dell’endosimbiosi il procariote aveva già una membrana nel momento in
cui è stato inglobato dalla cellula eucariotica e poi è stato rivestito da una seconda
membrana. La membrana interna ha un aspetto ripiegato perché’ sulla membrana interna
avvengono delle funzioni del mitocondrio molto importanti quindi in questo modo aumenta
la superficie della membrana in uno spazio ridotto. Ogni compartimento del mitocondrio ha
delle caratteristiche particolari:

 la membrana esterna è formata per il 50% di lipidi, e sono presenti le porine che sono
delle strutture che rendono la membrana esterna permeabile, quindi la membrana
esterna può scambiare sostanze con l’esterno del mitocondrio;
 la membrana interna ha un rapporto proteine: lipidi di 3:1. Nella membrana interna
non c’è colesterolo quindi è una membrana poco fluida. E’ una membrana
impermeabile quindi non permette il passaggio di sostanze e si ripiega formando
delle creste per offrire più superficie.
 La matrice al suo interno presenta enzimi (per ossidare acidi grassi)e i ribosomi che
però sono più piccoli di quelli eucarioti (secondo la
teoria era un procariote quindi i ribosomi sono più piccoli). All’interno della matrice c’è
l’ mDNA.
o Funzioni

Le funzioni che svolgono i mitocondri sono :

 la respirazione cellulare: è il processo attraverso cui la cellula converte una molecola


di glucosio in energia che viene immagazzinata in molecole di ATP (nel legame con il
terzo fosfato).

 la apoptosi è a morte cellulare programmata, cioè la cellula in base a una serie di segnali
e di eventi decide di suicidarsi. L’apoptosi può essere innescata da alcuni segnali che
possono provenire o dall’interno (via intrinseca) o dall’esterno (via estrinseca) della
cellula. Nell’apoptosi c’è un mutamento morfologico, cioè cambia la sua forma. Questo
mutamento interessa diversi aspetti: si ha una riduzione del volume della cellula (la cellula
diventa più piccola), si ha la condensazione e la frammentazione del DNA, cioè il DNA
presente nel nucleo tende a diventare sempre più compatto e poi si frammenta e viene
reso inattivo, poi si formano i corpi apoptotici che sono dei residui dell’apoptosi che
vengono fagocitati alle cellule adiacenti.
Nella via estrinseca ci devono essere un recettore e un ligando. Il ligando quando si lega al
recettore attiva gli enzimi della apoptosi (caspasi). Nella via intrinseca viene coinvolto il
mitocondrio, viene innescata ogni qual volta c’è un danno al DNA che non si può riparare.
Gli stimoli che innescano la apoptosi possono essere fisiologici (porta un vantaggio al
nostro organismo), tra questi c’è lo sviluppo embrionale, infatti quando l’embrione sviluppa
alcune cellule devono essere distrutte, il turn over, cioè le cellule che non sono più in grado
di svolgere la propria funzione e quindi devono essere ricambiate, spegnimento della
risposta immunitaria, le cellule che facevano la risposta immunitaria devono essere spente
quando l’agente esterno è stato sconfitto, quindi queste cellule vanno incontro a apoptosi.
Alcune atrofie ormuno-dipendenti cioè quelle che interessano per esempio la ghiandola
mammaria, questa ghiandola nelle donne producono il latte soltanto nel periodo dopo il
parto questo significa che dopo quel periodo la ghiandola mammaria viene distrutta grazie
all’apoptosi.
o patologici (creano dalla al nostro organismo) tra cui calore, radiazioni, sostanze tossiche,
processi infettivi, e cellule tumorali, queste cellule vanno a distruggere altre cellule
innescando dei meccanismi di apoptosi, poi ci sono i linfociti citotossici che sono dei
linfociti nel nostro organismo deputate alla risposta immunitaria, alcuni però possono
volgere male la loro funzione e diventare tossici per le cellule in questo modo loro
innescano apoptosi su cellule sane.

[La necrosi è un omicidio, avviene senza nessun segnale. Per esempio dopo la scottatura le
cellule vanno in necrosi. La apoptosi è una morte organizzata, nella necrosi avviene
improvvisamente ed è un meccanismo passivo (apoptosi è attivo), la necrosi è sempre
patologica, c’è una frammentazione del DNA in modo irregolare (apoptosi frammentazione
regolare), abbiamo un rigonfiamento cellulare finche la membrana non si rompe e si disperde
all’esterno (apoptosi viene fatta esocitosi), nella necrosi c’è un’infiammazione ed è colpito tutto
il tessuto (apoptosi meccanismo isolato di una cellula)].

Perossisomi

I perossisomi sono organuli citoplasmatici in grado di intervenire a vari livelli nel metabolismo
cellulare. Il termine perossisoma deriva da perossido di idrogeno, ovvero l’acqua ossigenata
(prodotta da questi organuli). I movimenti e la posizione dei perossisomi all’interno della cellula
sono controllati dal citoschelettro con l’intervento di proteine motrici (nei mammiferi questi si
muovono lungo i microtubuli). La matrice del perossisoma contiene un materiale
amorfo,granulare, che in alcuni casi, si puo’ addensare in una zona centrale e formare il
nucleoide, ovvero una formazione paracristallina contenente enzimi.

I perossisomi sono vescicole derivate dal RER, e sono in oltre in grado di replicarsi per scissione
binaria, pur non contenendo materiale genetico.

o funzioni

nella matrice del perossisoma sono stati identificati oltre 50 enzimi, la cui attività ottimale è
circa a pH 8. Questi enzimi intervengono in numerose attività metaboliche come per esempio:

 Ossidazione degli acidi grassi: gli acidi grassi a catena lunga vengono degradati e il
prodotto viene trasferito ai mitocondri (che ossidano acidi grassi a catena corta);
 La detossificazione: i perossisomi collaborano con il RER per quanto riguarda la
detossificazione di sostanze nocive, il fegato infatti ha molti perossisomi;
 La reazione di inattivazione del perossido di idrogeno: nei perossisomi sono presenti
molte ossidasi (enzimi) che producono perossido di idrogeno. Il perossido di idrogeno
pero’ viene subito degradato dalla catalasi (enzima) perché’ questa è una specie chimica
molto reattiva perciò viene subito convertito in acqua e ossigeno all’interno
dell’organulo, proteggendo la cellula da potenziali danni.
 Rimozione dei radicali liberi: Come conseguenza della capacità aerobia vengono
prodotte sostanze che tendono a invecchiare le cellule ovvero vengono prodotti i
radicali liberi. I radicali liberi di ossigeno (O2) vengono prodotti dai mitocondri, e i
perossisomi riescono a eliminarli grazie alla catalasi e altri enzimi.

IL CITOSCHELETTRO

Il citoscheletro in termini strutturali può essere paragonato all’apparato locomotore di un


organismo complesso come quello umano. Per studiare il citoscheletro è stato utilizzato il
microscopio ad alta tensione che accelera gli elettroni perché’ più questi si muovono più sono
visibili i dettagli di interesse biologico; si è scoperto che il citoscheletro (che prima chiamavano
reticolo microtrabecolare) è immerso nel citoplasma libero.

Il citoscheletro è un’impalcatura che crea un’architettura ordinata (i ribosomi “liberi” nel citosol
non sono liberi), ma questa struttura (formata da strutture filamentose) e’ anche indispensabile
per il manifestarsi di alcuni fenomeni come la locomozione del traffico vescicolare, ecc., i
generale per la motilità cellulare.

Queste strutture filamentose dette transegrity (“ continuità tensionale”) devono la propria


stabilità all’equilibrio fra le tensioni interne.

Le funzioni principali del citoscheletro sono tre:

 Strutturale: forma la vera impalcatura della cellula e le da sostegno


 Protettiva: difende dagli stress meccanici
 Movimento: consente il movimento della cellula stessa ma anche degli organuli

Il citoscheletro quindi è composto da strutture filamentose (formate da proteine) che sono


divise in: microtubuli, filamenti intermedi e microfilamenti di actina.

I componenti del citoscheletro non esistono come singole strutture, ma sono sempre associate a
proteine (MAP, ABP, IFAP). I microtubuli e i microfilamenti sono strutture instabili poiché’ hanno
la proprietà di polimerizzare e depolimerizzare quindi sono delle strutture dinamiche in continuo
rimodellamento; i filamenti intermedi sono invece delle strutture stabili che nel tempo si
conservano inalterate. Il citoscheletro può essere paragonato all’apparato locomotore in cui i
microtubuli sono le ossa, i microfilamenti sono i muscoli e i filamenti intermedi i tendini.


Microtubuli
I microtubuli sono formati da monomeri globulari, piu’ precisamente da eterodimeri cioe’ un
monomero di tubulina alfa e un monomero di tubulina beta. Sono delle strutture cave che
hanno una parete e un lume, e si trovano principalmente vicini al nucleo dove si trova il
centrosoma da cui essi originano.

o Formazione del microtubulo

I monomeri di tubulina alfa e beta si trovano in forma libera nel citoplasma e si uniscono a
formare un eterodimero tramite legami non covalenti (interazioni polari). Ciascun monomero è
legato ad una molecola di GTP (guanosina trifosfato). Il legame con GTP favorisce l’aggregazione
spontanea degli eterodimeri in uno schema alternato, formando i protofilamenti. I
protofilamenti si affiancano lateralmente formando una struttura di tubulo cavo. Il microtubulo
è costituito da 13 protofilamenti affiancati.

o L’instabilità dinamica dei microtubuli (treadmilling)


Essendo i dimeri di tubulina disposti secondo uno schema alternato, ad un estremità del
microtubulo sporgerà un monomero di tubulina alfa, e all’estremità opposta sporgerà un
monomero di tubulina beta, determinando una polarità del microtubulo (positiva e
negativa).

Le alfa tubuline legano una molecola di GTP (guanosin-trifosfato) che si conserva durante
tutto il processo di polimerizzazione, esso non viene mai idrolizzato. Le beta tubuline, al
contrario, legano una molecola di GTP che viene idrolizzato in GDP durante la formazione del
polimero.

Una volta che gli eterodimeri si organizzano a fare il microtubulo, la molecola di GTP che sta sulla
beta tubulina viene idrolizzato in GDP (perdendo un gruppo fosfato) provocando così un
cambiamento strutturale e rendendo instabili i legami che tengono insieme il microtubulo.
Quindi succede che una volta raggiunto il valore critico (minimo) la concentrazione di questi
eterodimeri rimane costante perché’ nella parte positiva il microtubulo si allunga con l’aggiunta
di nuove tubuline e quindi prolifera, mentre nella parte negativa a causa dell’idrolizzazione del
GTP gli eterodimeri di separano dal microtubulo e quindi avviene una depolimerizzazione.
Questo fenomeno di allungamento e accorciamento alle due estremita’ e’ dato dall’instabilita’
dinamica.

E quindi le reazioni che avvengono sono due: (1) reazione di polimerizzazione; (2) reazione di
idrolisi. Se la concentrazione di eterodimeri e’ alta, allora la reazione di polimerizzazione avviene
più velocemente rispetto all’idrolisi del GTP, e quindi vuol dire che all’estremità positiva si è
formato un cappuccio GTP che da stabilità chimica al microtubulo (estremità positiva). Se invece
la concentrazione di dimeri è bassa allora la velocità dell’idrolisi di GTP in GDP è più’ veloce della
polimerizzazione e quindi l’estremità è più instabile e tende a depolimerizzare (estremità
negativa).

Il treadmilling della tubulina porta ad un continuo rinnovamento del microtubulo e si muove


con una certa logica e trascina anche molecole o piccole vescicole da una parte all’altra della
cellula.

o Requisiti della polimerizzazione

La polimerizzazione della tubulina è un processo fortemente dipendente da:

 Temperatura superiore ai 30 gradi (al di sotto viene depolimeralizzato);


 Proteine associate ai microtubuli (MAPs): le MAP strutturali stabilizzano la struttura del
microtubulo, le Map motrici aiutano a spostare vescicole lungo il microtubulo.
 Gli ioni calcio hanno un ruolo regolativo importante, infatti quando questo incrementa la
tubulina viene depolimerizzata.

o Le MAP (proteine associate ai microtubuli)

Le MAP motrici sono proteine associate ai microtubuli che hanno capacita’ di muoversi e quindi
di cambiare conformazione e di gestire ATP (capacita’ ATPasica). Una di queste proteine e’ la
dineina che ha la capacita’ di spostare un carico verso l’estremita’ negativa, quindi verso il
centrosoma. La chinesina invece e’ un'altra proteina motrice che sposta un carico verso
l’estremita’ positiva quindi verso la periferia cellulare.

Le MAP strutturali sono proteine associate ai microtubuli che hanno la capacita’ di stabilizzare la
struttura dei microtubuli. Tra queste MAP strutturali ci sono le MAP tau che sono delle proteine
che formano una guaina che tiene uniti tutti i 13 protofilamenti, questa guaina pero’ puo’ essere
fosforillata da degli enzimi detti protein chinasi che determinano il collasso del microtubulo. Le
MAP 2 invece stabilizzano i singoli protofilamenti e collegano altri componenti del citoscheletro

o Funzioni
 Formare fuso mitotico (al momento delle divisione cellulare): i centrioli si dividono e
vanno ai poli della cellula e i microtubuli si estendono formando il fuso mitotico;
 Conferire forma alla cellula: partono dal centrosoma fino ad arrivare alla membrana;
 Formare flagelli e ciglia: si tratta di microtubuli assonemali;
 Guidare il movimento delle vescicole e degli organuli: migrazione delle vescicole lungo i
microtubuli mediata dal traedmilling della tubulina. movimento delle vescicole dato
anche da delle proteine chinesine e le dineine.

o I microtubuli citoplasmatici e assonemali

I microtubuli citoplasmatici sono presentiin qualsiasi cellula e sono quelli di cui abbiamo parlato
fino ad ora, i microtubuli assonemali sono presenti in cellule che hanno estroflessioni, ovvero
flagelli (spermatozoo) o ciglia (apparato respiratorio o tube di falloppio).

La parte interna dei flagelli e delle ciglia e’ detta assonema, ed e’ costituito da una membrana
che racchiude nove coppie di microtubuli periferici piu’ due microtubuli al centro (struttura 9+2).
La nexina (proteina) tiene insieme i microtubuli periferici secondo una circonferenza. I
microtubuli centrali hanno 13 protofilamenti, mentre quelli periferici che sono a coppie hanno un
microfilamento completo e uno incompleto perche’ in parte e’ addossato all’altro (e ha 9 o 11
protofilamenti).

La motilita’ delle ciglia e dei flagelli e’ legato alla presenza di una proteina motrice, la dineina
che grazie all’idrolisi di ATP promuove lo scorrimento reciproco dei microtubuli che pero’
trovano dei blocchi dati dai ponti di nexina e dal blocco proveniente dal centrosoma (struttura
9+0) che si chiama corpuscolo basale (un centriolo), e quindi le ciglia vibrano. C’e’ il fenomeno
dello sliding (scorrimento).

Nei flagelli uno dei due centrioli (o corpuscolo basale) che forma il centrosoma si sposta
verso la periferia cellulare e svolge appunto il ruolo di corpuscolo basale per formare il
flagello.


Microfilamenti di actina

I microfilamenti di actina sono delle strutture globulari cioe’ sono formati da monomeri globulari
chiamati G actina. Queste molecole si uniscono tra di loro a formare una catena di actina (collana
di perle), due catene di actina formano una doppia elica ovvero la F actina.
Sulla struttura dei microfilamenti di actina intervengono varie proteine. I microfilamenti di
actina si trovano essenzialmente nella periferia cellulare a formare una struttura a rete
chiamata corteccia cellulare, si trovano pero’ anche nel citosol a formare dei fasci.

o Polimerizzazione

La caratteristica principale dei microfilamenti e’ l’instabilita’, cioe’ sono delle molecole che
in pochissimo tempo vengono distrutte e vengono nuovamente formate.

Durante la polimerizzazione ogni singolo monomero di g actina contiene al suo interno dell’ATP,
l’ATP poi diventa ADP perche’ un gruppo fosforico viene idrolizzato ed esce dalla molecola. A
questo punto la molecola non e’ stabile e si apre per espellere l’ADP, la molecola cosi si distacca
perche’ non puo’ legarsi alle altre molecole fino a che una nuova molecola di ATP entra nella
molecola e l’actina prende la sua conformazione originaria.
o Polarita’

Le dinamiche dell’actina sono complesse. La singola molecola di actina non e’ una sfera perfetta,
ma ha una forma irregolare, affinche’ avvenga una corretta polimerizzazione del filamento la g
actina deve incastrarsi con un preciso orientamento. Da un lato la polimerizzazione dell’actina e’
favorita perche’ si incastra piu’ facilmente, questo lato rappresenta il lato positivo del filamento
perche’ e’ da questo che il filamento si accresce piu’ velocemente, gli americani chiamano
questo versante con il termine “barbed end” che possiamo tradurre come “dentato”.

Nel lato opposto la situazione e’ invertita, la polimerizzazione e’ molto lenta per questo il
versante viene indicato con negativo o “pointed end” che sta per “appuntito”. Nella pratica la
polimerizzazione sul versante negativo e’ talmente lenta che i monomeri di actina terminali
idrolizzano l’ATP in ADP e si distaccano prima ancora che si aggiungano altre molecole di actina.
Quindi mentre il filamento accresce sul versante positivo si accorcia su quello negativo, l’effetto
complessivo e’ quello di uno scorrimento del filamento, questo fenomeno prende il nome di
“treadmilling”.

o Funzioni

Le funzioni dei microfilamenti di actina sono:

 Formano le specializzazioni di membrana


 Formano dei fasci contrattili (coinvolti nel movimento della cellula)e l’anello di contrazione
(nella duplicazione cellulare)
 Interagiscono con le miosine (proteine motrici actino-dipendenti) nel meccanismo di
contrazione muscolare, e con altre proteine.

o ABP (acting baiding proteins)

Abbiamo visto che l’actina e’ un filamento altamente dinamico e instabile. Esistono proteine con
funzione di cross-linking che determinano la disposizione di piu’ filamenti. La filamina forma dei
dimeri che uniscono in modo crociato filamenti di actina formando una sorta di rete. La fimbrina
e l’alfa actinina uniscono l’actina in fasci paralleli, la differenza sta nella compattezza di questi
fasci; la fimbrina forma fasci molto compatti, l’alfa actinina forma fasci piu’ lassi con una distanza
tre volte maggiore.
Una proteina che favorisce la depolimerizzazione di actina e’ per esempio la gelsoina,
che e’ in grado di inserirsi in un filamento e di legarsi all’estremita’ positiva di una
porzione terminale e di staccarla troncando il filamento.

La miosina e’ una proteina che collabora con l’actina per formare dei fasci contrattili. Le miosine
si associano in dimeri attorcigliando ad elica le loro code e lasciando sporgere le loro teste
globulari; queste teste presentano un sito per l’interazione ed il legame con l’actina. In
corrispondenza con la giunzione tra testa e coda sono presenti delle catene leggere che
reggono la torsione della testa rispetto alle code. I dimeri di miosina infatti si uniscono in fasci
da cui sporgono le teste. Queste teste si ripiegano ed associano con l’actina e l’idrolisi dell’ATP e
determina il ripiegamento ed il conseguente scorrimento dell’actina.

o Specializzazioni di membrana

L’actina e’ principalmente addensata sotto la membrana e forma qui la corteccia cellulare. La


sua interazione con le proteine puo’ determinare la formazione di particolari strutture
cellulari adibite a specifiche funzioni, per questo sono definite specializzazioni della
membrana.

I lamellopodi costituiscono i piedi della cellula con cui puo’ muoversi. Sono delle grandi
estroflessioni appiattite che si ancorano a un substrato e trascinano il corpo cellulare.
L’attivazione di alcune proteine porta alla ramificazione dei filamenti con conseguente
allungamento della membrana. il lamellopodo poi dopo essersi allungato si ancora attraverso
delle proteine di adesione al substrato. A questo punto la miosina si attiva facendo scorrere
l’actina all’interno ella cellula su quella del lamellopode che ancorata al substrato trascinando
cosi il corpo della cellula

I filopodi sono invece delle estroflessioni piu’ piccole filiformi. Sono generati dalle cellule per
testare l’ambiente circostante per cercare sostanze nutrienti e per trovare punti di
ancoraggio nel substrato per il movimento. Dai filopodi poi si formeranno i lamellipodi.
I microvilli sono delle estroflessioni piu’ stabili e servono ad aumentare la superficie cellulare,
sono infatti presenti sulle cellule della mucosa intestinale per ottenere na maggiore superficie di
assorbimento delle sostanze nutritive.

Le stereociglia sono invece piu’ lunghe dei microvilli e formano da recettori di ormoni e di
stimoli acustici. e vibrazioni le piegano attivando dei segnali che vengono trasmessi al cervelloe
vengono interpretati come suoni o musica.

o Movimento della cellula su un substrato

Il movimento della cellula su un substrato solido avviene tramite la polimerizzazione di


filamenti di actina per far avanzare la membrana formando quindi un’estroflessione cellulare,
ovvero il folipodo che ha la funzione di testare il terreno attorno alla cellula. Se il terreno e’
favorevole allora l’estroflessione diventa piu’ grande e si forma quindi il lamellopodo che
riesce ad aderire sul substrato e a consentire quindi il movimento. Per far avanzare la parte
liquida della cellula c’e’ bisogno di rendere piu’ fluido il citoscheletro e quindi grazie allo ione
calcio i microfilamenti vengono depolimerizzati e si attiva anche la gelsolina (proteina).


Filamenti intermedi
o Funzioni

I filamenti intermedi proteggono la cellula dalle sollecitazioni meccaniche formando una rete
citoplasmatica e contribuiscono all’adesione cellulare tramite desmosomi e emidesmosomi.
Sono molto sviluppati in quelle cellule particolarmente soggette a tali sollecitazioni (es. epiteli
esterni).

o Ultrastruttura dei filamenti intermedi

A differenza dei microfilamenti di actina e dei microtubuli, l’unita’ fondamentale, ovvero il


monomero, e’ filamentoso e non globulare. Questi monomeri hanno una regione centrale
lineare costituita da una lunga alfa elica e delle estremita’ globulari che formano delle
teste; una amminoterminale e una carbossiterminale.

Due monomeri si affiancano ed attorcigliano formando un dimero in cui e’ possibile ancora


distinguere l’estremità amminoterminale e quella carbossiterminale. Due dimeri si associano in
modo antiparallelo formando un tetramero, a questo punto le teste amminoterminali sono
presenti da entrambi i lati del tetramero e non possiamo piu’ distinguere le due estremita’,
quindi il filamento diventa apolare.
Piu’ tetrameri si associano formando un lungo protofilamento. Otto protofilamenti si associano
formando un tubo cavo, questo e’ il filamento intermedio. Il motivo per cui e’ cosi’ stabile e’
perche’ non e’ formato da proteine globulari che si incastrano tra loro, ma da sottili fili che si
intrecciano come in una corda.

Sono strutture robuste e stabili infatti quando si devono disassemblare, ovvero indurre una
proteolisi (quando e’ drastico) o produce una fosforillazione delle proteine (aggiunta dei
gruppi fosfato che determina il disassemblaggio della proteina), e’ difficile e ci vuole molta
energia.

o Le IFAP

La tubulina e l’actina sono le proteine dei microtubuli e dei microfilamenti, queste hanno delle
isoforme, ovvero proteine molto simili provenienti dalla stessa famiglia ma con qualche
differenza; le proteine dei filamenti intermedi fanno invece parte di un’unica famiglia ma hanno
molte differenze e anche nomi diversi tra loro. Le diverse famiglie dei filamenti intermedi
differiscono principalmente per la struttura delle teste dei monomeri, la parte lineare invece e’
pressoche’ conservata tra le varie famiglie in quanto la sua struttura e’ fondamentale affinche’ si
attorciglino tra loro.

Le proteine costituenti i filamenti intermedi possono essere suddivise in cinque classi nei
vertebrati: quattro classi di polipeptidi a localizzazione citoplasmatica; una classe a
localizzazione nucleare.
 Cheratine: possono essere raggruppati in due classi distinte, le cheratine di tipo I (I classe)
acide, e le cheratine di tipo II (classe II) neutrobasiche. I filamenti di cheratina sono
sempre eteropolimeri, cio’ significa che per la costruzione del filamento sono necessarie
almeno due molecole di cheratina differenti. Le cheratine sono i filamenti intermedi delle
cellule epiteliali. L’epitelio della pelle e’ ricco di questi filamenti, e per questo le cellule che
lo compongono vengono chiamate cheratinociti. Questo fa si che la pelle sia robusta e
resistente. Le cheratine costituiscono anche le modificazioni della pelle come i capelli e i
peli, ma anche le unghie le piume le squame e le corna.

 Vimentina, desmina, proteina acida gliale: appartengono alla classe III, e solitamente
formano omopolimeri (singoli polipeptidi). La vimentina si puo’ trovare nel sottostante
derma, nella cartilagine, nel tessuto osseo, nelle cellule del sangue. La desmina e’ simile
alla vimentina si trova soprattutto nelle cellule muscolari e serve a mantenere parallele le
miofibrille muscolari. La proteina acida gliale (GFAP) si trova essenzialmente negli astrociti
(cellule della glia).
 Neurofilamenti: appartengono alla classe IV, sono presenti all’interno delle cellule
nervose, in particolare nell’assone, e polimerizzano spontaneamente;
 Periferina: sembrava esclusiva dei neuroni del sistema nervoso periferico, ma di recente
essa e’ stat rinvenuta anche in alcuni neuroni del sistema nervoso centrale. A differenza
di altri polipeptidi dei filamenti intermedi delle cellule nervose, queste mostrano
un’omologia con la desmina e la vimentina;
 Le lemine e le tectine: fanno parte della V classe, le lamine sono localizzate a livello
della superficie interna dell’involucro nucleare, dove formano un sistema polimerico
insolubile detto lamina fibrosa. Le tectine sono proteine fibrose e insolubili, associate ai
microtubuli altamente stabili degli assonemi cigliali e flagellari, sembrano far parte
integrante di questo tipo di strutture microtubulari;
 Le nestine sono il filamento intermedio delle cellule nervose nelle fasi di sviluppo e
migrazione. E uno dei filamenti piu’ instabili perche’ deve consentire alle cellule di
riprodursi e cambiare forma facilmente. Quando la cellula matura sostituisce questo
filamento con i piu’ stabili neurofilamenti.

I filamenti intermedi sono dei marcatori di derivazione istologica, quindi in caso di metastasi
tumorale, ovvero in caso di colonizzazione di cellule tumorali, la cellula cambia molto, ma i
filamenti intermedi sono cosi’ stabili che non cambiano, e quindi in base al tipo di proteina si
riesce a risalire al tessuto dal quale derivano, e quindi si sa come trattare il tumore.

NUCLEO CELLULARE
Il nucleo all’interno della cellula ha una posizione molto variabile, dipende dal tipo di cellula.

Il nucleo ha una struttura complessa, tuttavia le strutture che compongono il nucleo sono
quattro: membrana nucleare interna e esterna, complesso del poro nucleare, nucleoscheletro,
cromatina e nucleolo.


Membrana nucleare interna e esterna

Il nucleo ha una doppia membrana, una membrana nucleare interna e una membrana nucleare
esterna. Tra le due membrane e’ presente uno spazio che prende il nome di cisterna
perinucleare, questo spazio e’ molto importante perche’ e’ in comunicazione con le cisterne del
RER (comunicazione molto importante per la sintesi delle proteine).

Complesso del poro

L’unica via di comunicazione tra nucleo e citoplasma e’ costituita da i pori nucleari organizzati in
una struttura specializzata denominata complesso del poro nucleare. Questa comunicazione
pero’ non puo’ avvenire in maniera casuale, per questo il poro e’ fatto di alcune strutture che
servono a
selezionare cio’ che puo’ passare e cio’ che non puo’ passare. Il complesso del poro nucleare e’
di forma cilindrica e contiene piu’ di 30 diversi tipi di proteine (nucleoporine).

Le strutture del poro nucleare sono quattro: tre anelli e il trasportatore. Gli anelli proteici sono
insiemi di otto proteine che si dispongono a formare un ottagono (un cerchio), appunto un
anello, che va proprio a tappezzare il poro nucleare tutto attorno. Questi anelli sono tre, uno
centrale che si trova proprio tra le due membrane e forma quindi l’intelaiatura centrale, uno
esterno detto anello citoplasmatico, e uno interno che si chiama anello nucleare. L’anello
citoplasmatico e quello nucleare presentano alcune particolarita’; quello citoplasmatico presenta
delle fibre citoplasmatiche, queste fibre sono messe in comunicazione con alcuni elementi del
citoscheletro e quindi sono ancorate al citoscheletro, dall’anello nucleare invece si diparte una
struttura a forma di canestro chiamata appunto canestro nucleare, costituito da otto sottili
filamenti lunghi che si uniscono poi formando l’anello terminale. Dall’anello terminale a sua volta
partono otto filamenti che si spingono all’interno del nucleo. A volte al centro del poro si e’
notata una particella solida di dimensioni variabili che e’ stata chiamata tappo centrale o
trasportatore. Questo trasportatore per alcuni ha una capacita’ dinamica e si puo’ aprire e
chiudere, ma alcuni dicono che non e’ un trasportatore ma semplicemente un ingombro che si
forma quando passa qualcosa.

Nucleoscheletro

il nucleoscheletro forma l’impalcatura del nucleo. I componenti che formano il nucleoscheletro


sono due: la lamina nucleare e la rete fibrillare. La lamina nucleare si trova al di sotto della
membrana nucleare interna, e’ un intreccio di filamenti intermedi addensati tra di loro, questi
filamenti intermedi possono essere di quattro tipi A, B1, B2, C. La rete fibrillare invece si trova in
tutto il nucleo, ed e’ un intreccio lasso di fibre proteiche, cioe’ sono delle proteine intrecciate fra
di loro. Il nucleoscheletro serve a dare la forma al nucleo, serve a dare sostegno alla cromatina,
e serve anche a regolare l’espressione genica (importante per una corretta sintesi proteica).

Cromatina

La cromatina e’un complesso di proteine e acidi nucleici in cui e’ organizzato il genoma cellulare.
Il principale componente della cromatina e’ il DNA, che si trova associato a particolari proteine
presenti nel nucleo cellulare chiamate istoni. Gli istoni sono proteine che si legano al DNA e
consentono di farlo avvolgere attorno ad esse e ripiegarlo su se stesso formando una struttura
compatta.

Le proteine isotoniche della cromatina permettono la compattazione della molecola di DNA


tramite diversi gradi di avvolgimento. Gli istoni sono proteine basiche e sono cariche
positivamente, mentre le molecole di DNA, grazie agli elettroni presenti sui gruppi fosfato,
sono cariche negativamente. Tra gli istoni e il DNA si viene quindi a creare un’attrazione
elettrostatica.
Oltre alle proteine istoniche, nella cromatina vi sono proteine regolatrici (sensibili a segnali
cellulari e ormonali) che provocano la separazione degli istoni e la distensione del filamento in
determinate zone, permettendo alla RNA-polimerasi di “leggere” e trascrivere la sequenza di
nucleotidi per la sintesi proteica.

Il complesso DNA piu’ istoni e’ ancorato ad un’impalcatura proteica (scaffold) che


rappresenta lo scheletro del cromosoma. Il filamento di DNA attaccato allo scaffold forma
numerose anse (loop).

Il fenomeno di spiralizzazione della cromatina quindi viene fatto su vari livelli e con l’aiuto di
varie proteine. Il primo livello di spiralizzazione del dna forma il nucleosoma (fibra da 10 nm),
quindi attorno all’ottamero istonico (o core istonico  formato da due dimeri di H2A e H2B,e un
tetramero di
H3 e H4) si avvolge un filamento di DNA facendo circa due giri (circa 146 coppie di basi) e
dopodiche’ il filamento continua un tratto retilineo, privo di istoni (chiamato DNA linker), verso
un ottamero istonico successivo, in questo modo si forma la “collana di perle”(piu’ nucleosomi). Il
secondo livello di spiralizzazione (fibra di 30 nm) forma la fibra solenoide, qui entra in funzione
l’istone H1 che permette alla collana di perle di avvolgersi a spirale su se stessa, quasi a voler
formare un sole. Il terzo livello di spiralizzazione forma la fibra da 300 nm, la fibra solenoide
quindi si ripiega su se stessa formando delle anse e per farlo e basata su un’impalcatura proteica
(di natura non istonica). Nel quarto livello di spiralizzazione si forma una fibra da 700 nm,
l’impalcatura si ripiega su se stessa. Il quinto livello di spiralizzazione e’ quello massimo che
forma il cromosoma (1400 nm).

La formazione dei cromosomi avviene solamente nelle fasi di divisione cellulare.

La funzione della cromatina, oltre che rendere compatto ill filamento di DNA, e’ quella di
proteggerlo da danni chimico-fisici e di regolare l’espressione genica.

La cromatinasi puo’ trovare quindi in due stati: eucromatina ed eterocromatina.


Durante le fasi di crescita cellulare la maggior parte della cromatina si trova sotto forma di
eucromatina, ovvero il DNA e’ poco condensato e permette la trascrizione del codice genetico.

L’eterocromatina si trova invece in stato super-avvolto e geni presenti sulla cromatina


compatta sono silenti, ovvero non possono essere trascritti a causa del legame con gli istoni e
gli avvolgimenti.

Cromosomi (uomo  22 coppie di cromosomi piu la coppia sessuale )
I cromosomi sono il grado massimo di spiralizzazione del DNA,e sono molto importante perche’
e’ grazie ai cromosomi che la cellula riesce a trasmettere il DNA alle cellule figlie. I cromosomi
solitamente non sono visibili in una cellula a riposo, ma si rendono evidenti solo al momento
della duplicazione (in particolare raggiungono il livello massimo di compattazione in metafase).
Il cromosoma e’ formato da due cromatidi uniti dal centromero (o costrizione primaria); se il
centromero si localizza a meta’ cromosoma allora sara’ un cromosoma metacentrico, se il
centromero si trova piu in alto del centro o piu’ in basso allora sara’ un cromosoma
submetacentrico, i cromosomi con un solo braccio invece si dicono cromosomi telocentrici. Le
parti finali del cromosoma prendono il nome di telomeri.

I telomeri sono importanti perche’ svolgono delle funzioni particolari, sono fatti da sei basi
ripetute 2000 volte. Una cellula quando invecchia gli si accorciano i telomeri. Impediscono ai
cromosomi di fondersi tra di loro.


Nucleolo

e’ un organello che si trova all’interno del nucleo. Il nucleolo e’ la sede di produzione dell’RNA
ribosomiale, cioe’ all’interno del nucleolo il DNA, che e’ presente nel nucleo, viene usato per
creare l’RNA (molto importante per formare i ribosomi e per avere altre molecole). In uno stesso
nucleo ci possono essere da uno a sei nucleoli e attorno al nucleolo e’ presente poi una
cromatina molto particolare che prende il nome di cromatina perinucleorale. Il nucleolo e’
formato da tre strutture: quella piu’ esterna e’ la zona granulare dove sono presenti le due
subunita’ dei ribosomi separate. All’interno della zona granulare c’e’ la zona fibrillare formata da
filamenti di RNA. All’interno della zona fibrillare c’e’ la zona organizzatrice del nucleolo formata
da DNA


Funzioni del nucleo
 Conservale informazioni genetiche
 Duplica le informazioni e le divide alle cellule figlie
 Gestisce i processi cellulari

Trasporto attivo delle proteine

La proteina che contiene il segnale NLS si lega all’importina (recettore) e si sposta verso un poro
nucleare. Il complesso proteico poi si lega a NPC. NPC trasporta il complesso proteico nel nucleo:
il processo richiede GTP.

CICLO CELLULARE (mitosi)

Quella ciclizzante e’ una proprieta’, ovvero la possibilita’ di dividersi e dar luogo alla progenesi.
Questa possibilita’ non e’ estendibile a tutte le cellule (per esempio neuroni), infatti quando
acquisiscono tante specializzazioni le cellule non riescono piu’ a dividersi. Dividersi vuol dire
anche poter riparare delle lesioni quindi le cellule del cuore e i neuroni per esempio questo non
lo possono fare perche’ non c’e’ la capacita’ proliferativa (per questo quando le cellule del
miocardio subiscono delle lesioni per esempio un’infarto, non si possono piu’ rigenerare).

La capacita’ di divisione cellulare deve essere inquadrata dal punto di vista biologico, quindi se
consideriamo un organismo unicellulare per esempio un protozoo, la divisione cellulare di questo
organismo da luogo a due nuovi organismi, invece se consideriamo un organismo pluricellulare e’
unprocesso di replicazione cellulare necessario alla crescita dell’organismo e alla sostituzione di
cellule invecchiate. Al termine di questo processo dalla cellula di partenza si hanno due cellule
ciascuna delle quali possiede lo stesso patrimonio genetico.

Si puo’ fare una classificazione che risale all’800 fatta dallo scienziato Bizzozero, questo scienziato
divise le cellule: in perenni, labili e stabili.
 Le cellule perenni sono quelle cellule che hanno perso la capacita’ di proliferare una
volta specializzate quindi durano quanto dura la vita dell’organismo, queste cellule si
dicono terminalmente differenziate (neuroni, cellule muscolari del miocardio);
 le cellule labili sono quelle cellule che sono soggette ad un continuo rinnovamento
per replicazione costante (cheratinociti, cellule del midollo osseo, o della mucosa
digestiva);
 le cellule stabili invece sono quelle cellule che normalmente non proliferano molto, ma lo
fanno in caso necessita’ (epatociti).


Interfase

Le cellule per moltiplicarsi devono affrontare una serie di eventi, ovvero il ciclo cellulare. Prima
di poter entrare in mitosi una cellula deve passare una lunga fase di preparazione detta
interfase, essa si divide in: G1, S e G2.

La FASE G1 e’ caratterizzata da una crescita cellulare e da un’intensa attivita’ metabolica che


portera’ per prima cosa alla sintesi di macromolecole quali RNA, proteine regolatrici ed
enzimi.

Una volta completata la fase G1, la cellula sotto stimolo del complesso G1/S CDK, entra nella
FASE S o fase di duplicazione del DNA. e’ la fase critica in cui il DNA viene duplicato sulla base
del principio semiconservativo (essendo dna formato da 2 filamenti, questo si srotola si apre la
doppia elica e permette la lettura delle basi per far in modo che due sequenze complementari
siano corrispondenti). Nella fase G1 ogni coppia cromosomica (due cromosomi uguali) e’
formata da due cromosomi a singolo cromatidio (2C). Dopo la duplicazione ogni coppia
cromosomica e’ formata da due cromosomi a doppio cromatidio (4C).

Contemporaneamente alla duplicazione del DNA avviene la sintesi degli istoni; queste
proteine si legano a una delle due nuove eliche di DNA per formare nuovi nucleosomi, in
questo modo i nucleosomi che si trovano dopo la duplicazione sono in parte vecchi e in parte
costituiti da istoni neosintetizzati.

Durante la fase S avviene anche la duplicazione del centrosoma (centro organizzativo dei
microtubuli, formato da materiale elettrodenso che circonda una zona del citoplasma nel quale
ci sono i centrioli). La cellula inizia col duplicare i centrioli e i componenti della matrice, ma la
matrice non si divide fino alla fase M, percio’ le due coppie di centrioli rimangono immerse in un
unico centrosoma.

La FASE G2 e’ la fase in cui vi sono rigidi controlli del DNA replicato e eventuali correzioni.

o Sistema di controllo del ciclo cellulare (“gap”  intervallo)


La cellula e capace di controllare il suo ingresso nelle singole fasi, se ritiene di non essere pronta
non entra nella fase successiva. Le cellule tumorali per esempio non hanno questa capacita’ di
regolare il ciclo e per questo proliferano in continuazione.

La fase S e’ un momento critico perche’ la fase di duplicazione del DNA quindi la cellula deve
essere pronta.

Punto di controllo in G1 o punto di restrizione R1 e’ un momento in cui la cellula controlla


diversi parametri, puo’ essere paragonata alla dogana. La cellula controlla:

• Le sue dimensioni, cioe’ valuta se e’ abbastanza matura ovvero se ha abbastanza organuli


per essere divisa;

• La presenza di nutrienti sono nel caso di organismi unicellulari, poiche’ negli organismi
pluricellulari ci sono di sicuro;
• La presenza di fattori di crescita (GF), importante per organismi pluricellulari, poiche’ essi
regolano l’attivita’ proliferativa;

• La presenza di danni al DNA, in quanto la cellula non puo’ duplicare un DNA mutato.

Punto di controllo in G2, o complesso MPF, e’ un momento in cui la cellula controlla diversi
parametri prima di entrare nella fase M:

• Dimensione della cellula

• Completamento della replicazione del DNA

In questa fase si ha la sintesi di gran parte delle strutture microtubulari che formeranno
l’apparato mitotico (sottoforma di proteine globulari che poi polimerizzano in microtubuli). Nella
fase G2 vengono sintetizzati anche vari componenti di membrana che, al termine della divisione,
sono utilizzati per la costruzione di parte delle nuove membrane plasmatiche delle due cellule
figlie.

In questa fase avviene anche la sintesi dell’istone centromerico (CENP-A), della ciclina mitotica e
la sua unione alla CDK per formare l’MPF che induce la cellula a entrare in mitosi.

Se i parametri non sono adeguati allora la cellula ha la possibilita’ di uscire dal ciclo e entrare in
fase G0 per riparare i danni. Per esempio se la cellula ha il DNA mutato ha la possibilita’ di uscire
dal ciclo e riparare il danno, se ci riesce rientra nel nucleo, senno va in apoptosi, ovvero al
suicidio cellulare che e’ una scelta altruistica della cellula per avvantaggiare l’organismo che
senno’ passerebbe alla fase S duplicando un DNA danneggiato; quando questo succede vuol dire
che il ciclo non e’ regolato e si ha una neoplsia (tumore).

Se invece i parametri sono adeguati la cellula va avanti nel il ciclo e entrare nella fase S (di
sintesi). Questa fase e’ il momento di duplicazione di DNA (sintesi).

Una proteina che ha un ruolo determinante nelle fasi di controllo e’ la proteina B53. Questa
proteina viene chiamata anche “guardiano del genoma”, controlla che non ci siano errori che
possono essere dannosi per le cellule figlie e decide se mandare la cellula in apoptosi o se
bloccarla.

Il controllo del ciclo cellulare e’ affidato anche alla compartecipazione di due componenti
proteiche: la proteinchinasi (CDK  chinasi dipendente da ciclina) e la ciclina.
le proteine per essere attivate devono essere fosforillate (aggiunta o sottrazione di gruppi fosfati
“accende o spegne” una proteina). Lo rende possibile la possibilita’ catalitica di enzimi che si
chiamano chinasi. Le chinasi quindi sono capaci di catalizzare reazioni che fanno in modo che
gruppi fosfato, dati per esempio certe volte dall’ATP, possano essere trasferiti sulla struttura della
proteina e questo ne determina una sua accensione o uno suo spegnimento.

Le proteinchinasi hanno la possibilita’ potenziale di accendere o spegnere le proteine, ma glielo


deve dire qualcun altro: le cicline. Le cicline si legano alla chinasi e la attivano per renderla
capace di fosforillare, loro hanno un andamento ciclico, la cellula le puo’ produrre o meno in
base alle sue esigenze, poi quando non serve piu’ la degrada con altri enzimi.

Se c’e’ questo meccanismo si possono fosforillare proteine bersaglio.

Nel caso del complesso che controlla il passaggio tra G1 e S verranno fosforillati enzimi che
servono per la duplicazione del DNA e quindi verra innescata la fase S.

Nel caso del complesso che controlla il passaggio tra G2 e M (complesso MPF
servono per gli eventi della mitosi e verra’
innescata la fase M. Per esempio vengono fosforillati gli istoni per formare la collana di perle,
oppure vengono fosforillati H1 per compattare la cromatina in cromosomi, oppure vengono
fosforillati enzimi per smontare e rimontare la membrana nucleare (composta da
laminafibrosa).

Fosforillazioni non richieste fanno danni (per esempio morbo di alzaimer), per questo le cicline
vengono prodotte solo quando servono e poi vengono degradate.

Mitosi

Nella mitosi e’ importante che si attuino una serie di processi che consentono di trasmettere alle
due cellule figlie un patrimonio genetico identico a quello della cellula madre, e che vi sia una
ripartizione equilibrata anche di tutti gli altri componenti cellulari. A questo scopo quindi e’
necessario che il patrimonio genetico si sia duplicato (fase S),che i cromosomi assumano una
conformazione che consenta un’agevole e corretta segregazione dei cromatidi fratelli e che si
formi un apparato, l’apparato mitotico, capace di determinare tutti i movimenti necessari per
questa segregazione.

La mitosi si divide in cinque fasi:

o Profase

La profase e’ la prima vera fase della mitosi. Nella profase la cellula inizia ad allungarsi. Il primo
evento e’ la dissoluzione delle membrane che formano gli organuli piu’ grossi.

o Prometafase

In questa fase abbiamo la dissoluzione della membrana nucleare (fosforillazione delle lamine
che formano la lamina nucleare), le vescicole che sono derivate da questo processo vengono
assorbite dal RER, ma al termine della mitosi si riuniranno nelle due cellule figlie.

La cromatina si condensa in cromosomi e i cromatidi fratelli sono uniti al livello dei centromeri
dalle coesine.

Altro evento importante e’ il distacco tra le due coppie di centrioli (o diplosomi). I centrioli nella
fase S infatti avevano formato una loro copia ma stavano nello stesso centromero, ora iniziano
ad allontanarsi ai poli opposti della cellula (e quindi si divide il centromero) grazie anche ai
microtubuli interpolari.

Quindi si forma il fuso mitotico a partire dai centrosomi in cui vi e’ il materiale pericentriolare
(dove vi e’ la tubulina gamma) da cui originano i microtubuli. quindi si vengono a formare i
microtubuli astrali che li ancorano alla membrana, ed e’ importante che i centrioli siano ben
allocati in questa fase perche’ e’ da loro che dipendera’ la corretta divisione del corredo
genetico. Poi dai centrosomi si irradiano anche i microtubuli del cinetocore che si agganciano
appunto al cinetocore dei cromosomi (struttura proteica che si organizza al livello del
centromero e permette l’aggancio di circa 30 microtubuli) in corrispondenza del centromero dei
cromosomi. Infine dai centrosomi si irradiano anche i microtubuli interpolari che si
sovrappongono al centro della cellula e regolano la forma e la simmetria del fuso.

Alcune proteine motrici garantiscono il corretto orientamento dei microtubuli nella formazione
del fuso mitotico: le chinesine e le dineine regolano il processo di polimerizzazione.

o Metafase

Durante questa fase in ciascun cromosoma si forma un legame bipolare, cioe’ i microtubuli
del cinetocore provenienti da poli opposti si attaccano correttamente ai due lati del
centromero di ogni cromosoma. Una volta che questo e’ avvenuto, i cromosomi sono
trasportati al centro del fuso mitotico nella cosiddetta piastra metafasica (o equatoriale).

o Anafase

In anafase succede che la proteina regolatrice securina (che nelle fasi precedenti inibiva la
separasi) attiva l’enzima separasi che disgrega le coesina che tenevano uniti i cromatidi al livello
del centromero. Quindi il centromero viene sdoppiato e i cromatidi iniziano a migrare ai poli
opposti della cellula aggrappandosi ai microtubuli del cinetocore e demolendoli. I cromatidi
infatti al livello del centromero sono presenti le dineine che servono al cromosoma per
camminare sul microtubulo, ed esiste anche un’altra proteina chiamata catastrofina che dissolve i
microtubuli man mano che il cromosoma prosegue, quindi man mano che il cromatidio si muove
distrugge il microtubulo. Nel frattempo i poli stessi del fuso si allontanano sempre di piu’
determinando l’allungamento della cellula.
o Telofase

Nella telofase avviene il termine della divisione, quindi si ha una specie di profase al contrario.
Si riformano le membrane che si erano dissolte, il fuso mitotico viene distrutto perche’ ormai ha
servito il suo scopo, i cromosomi si distendono in cromatina.

Citodieresi

La citodieresi, ovvero la divisione del citoplasma, e’ resa possibile da un anello actinico che
taglia il citoplasma esattamente a meta’ generando quindi le due cellule figlie.

La citodieresi puo’ anche non avvenire e in questo caso si avra’ semplicemente una cellula
plurinucleata.
Mitosi acitodieretica  mitosi non seguita dalla scissione del citoplasma che porta a cellula
plurinucleata

CICLO CELLULARE (meiosi)

La meiosi e’ un processo di divisione mediante il quale una cellula eucariotica con corredo
cromosomico diploide da’ origine a quattro cellule con corredo cromosomico aploide.

La meiosi e’ quel processo responsabile della formazione dei gameti (spermatozoo e cellule
uovo). Ogni gamete contien 23 cromosomi; dall’unione di questi due gameti poi si ripristinera’ il
patrimonio cromosomico (nell’uomo 46 cromosomi).

Prima divisione meiotica

o Profase I

La profase e’ particolarmente complessa ed e’ per questo che viene divisa in:

 Leptotene: (leptos significa filamento) in questa fase i cromosomi cominciano a


condensarsi. Essi sono disposti con i telomeri rivolti verso un polo della cellula dove
c’e’ il centrosoma e sono aderenti all’involucro nucleare a formate una figura detta
“bouquet”. Tale configurazione risulta importante per l’appaiamento degli omologhi
(materno con paterno)
 Zigotene: in questa fase si ha la sinapsi (o appaiamento), cioe’ la progressiva unione
degli omologhi tra di loro grazie a un complesso proteico chiamato complesso
sinaptimale (cromosomi sono detti bivalenti). Gli omologhi ora sono pronti per il
crossing over;
 Pachitene: i cromosomi diventano piu’ “tozzi”, cioe’ sono piu’ condensati, e i telomeri si
staccano dall’involucro nucleare e si perde la disposizione a bouquet. Grazie al
complesso sinaptinemale quindi gli omologhi si sono appaiati con questa fase avviene
uno dei piu’ importanti processi della meiosi: il crossing over, ossia lo scambio di
materiali tra cromatidi non fratelli di due cromosomi omologhi (uno di origine materna
e uno di origine paterna). Il complesso sinaptimale puo’ essere immaginato come un
binario in cui scorrono delle pallottole, ovvero i noduli di ricombinazione che sono delle
proteine capaci di tagliare e ricucire il DNA in modo da formare delle fibrille ibride e
questo vale per ogni cromosoma(lo scambio avviene tra due cromatidi in genere ma
possono essere coinvolti anche tutti e quattro). Scompare il nucleolo;
 Diplotene: il complesso sinaptinemale scompare, i cromosomi omologhi quindi
tendono a separarsi, ma la separazione non e’ competa in quanto sono uniti tra loro da
chiasmi ovvero le zone dove e’ avvenuto il crossing over;
 Diacinesi: a questo punto c’e’ un tentativo di distacco dei cromosomi avviene quindi il
fenomeno di terminalizzazione dei chiasmi, in cui i chiasmi vengono portati
all’estremita’. Qui scompare l’involucro nucleare, viene assemblato il fuso mitotico e le
coppie di omologhi si portano sul fuso.
o Metafase I

i cromosomi omologhi ancora uniti si portano al centro del fuso sulla piastra equatoriale;

o Anafase I

In questa fase succede che i cromatidi fratelli rimangono attaccati per mezzo dei centromeri,
mentre i cromosomi omologhi si staccano e migrano ai poli opposti della cellula (nella mitosi
si separavano i cromatidi fratelli).

o Telofase I e Citodieresi

I cromosomi si decondensano, il fuso si disgrega e attorno a ciascun gruppo di omologhi si


riforma l’involucro nucleare, e avviene la citodieresi. Ogni omologo riprende la propria
individualita’ ma sono un po diversi. In questo modo si ha un corredo cromosomico aploide
proprio perche’ sono gli omologhi parentali a separarsi.

Seconda divisione meiotica

o Profase II

I cromosomi nella telofase I non si sono completamente despiralizzati, si riformano le fibre del
fuso e la membrana nucleare si disgrega;

o Metafase II

I cromosomi si dispongono lungo la linea equatoriale; ciascuno dei due cromatidi e’ rivolto verso
uno dei due poli della cellula. I centromeri prendono contatto con le fibre del fuso;

o Anafase II

Avviene la separazione tra i cromatidi di ciascun cromosoma grazie all’eliminazione della coesina
centromerica; i cromatidi quindi migrano verso i poli della cellula;

o Telofase II e Citodieresi
Ai poli opposti della cellula, si formano due aggregati di cromosomi che cominciano a de-
condensarsi. Le fibre del fuso spariscono e si forma la membrana nucleare. Il citoplasma
della cellula si divide e si ottengono due cellule figlie aploidi.

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