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SKRJABIN

La prima sinfonia op.62 si inscrive nella tradizione che risale alla nona di Beethoven: nel sesto movimento il
coro intona un testo scritto da Skrjabin stesso, che si configura come un inno alla musica. Il compositore viene
definito “vate”: l’evoluzione di Skrjabin non è prettamente musicale, ma aspira a raggiungere un’estasi che
permette di entrare in contatto col divino.

Il poema dell’estasi è una traduzione in musica dell’atto creativo, con cui il compositore afferma il proprio io.
Complementare alla partitura, Skrjabin ha creato un testo poetico. Sono due illustrazioni parallele dell’atto
creativo come inteso da Skrjabin: creare un elemento staccato da sé (io è un altro) per introiettarlo
nuovamente all’interno di sé e diventare un grande io onnicomprensivo, per raggiungere uno stato estatico,
sia in senso mistico che orgiastico. L’unione dell’io con il non-io corrisponde all’unione del principio maschile
con quello femminile: è un momento orgiastico, tradotto in musica come se fosse un orgasmo. L’atto creativo
è simboleggiato in musica dal continuo alternarsi di tensione e distensione.

Solov’ëv e le dottrine teosofiche sono stati un punto di riferimento fondamentale per Skrjabin. La teosofia,
attraverso la sintesi comparata delle filosofie e delle religioni occidentali, cerca di arrivare al sapere ultimo.
Skrjabin concorre a questa idea con la propria musica, portando un grandissimo rinnovamento musicale.

Nel Prometeo (poema del fuoco), all’orchestra è abbinata una tastiera luminosa, in cui ha associato il circolo
delle quinte al circolo cromatico dei colori. Il pezzo vuole rappresentare la cosmogenesi e l’antropogenesi:
l’incipit rappresenta il caos che precede il cosmo. Il Prometeo della partitura è una sintesi tra la figura
mitologica greca e la figura diabolica dell’angelo ribelle a Dio (Fosforo, che verrà ribattezzato Satana). La
copertina realizzata per la partitura presenta una simbologia molto forte (viso androgino, che rappresenta la
sintesi dell’elemento maschile e femminile; fiore di loto, che rappresenta le filosofie orientali; lira, che
rappresenta la musica; due triangoli sovrapposti, che rappresentano l’unione del microcosmo e del
macrocosmo).

Il Misterium, rimasto incompiuto, si configura come il punto massimo della sperimentazione di Skrjabin: non
era concepito come un’opera musicale, quanto come un rito, di cui Skrjabin era l’officiante e gli esecutori gli
aiutanti, che avrebbe contribuito ad elevare il pubblico. Dal punto di vista musicale, c’è una progressione
rispetto all’accordo mistico: Skrjabin concepisce un accordo con tutti i dodici suoni, utilizzati per gruppi di
quattro, che rappresentano idealmente l’intero creato e che devono dare la sensazione di elevazione mistica.
Un compositore sovietico ha messo insieme le cento pagine di abbozzi musicali lasciati da Skrjabin. È molto
rivoluzionario dal punto di vista musicale.

LA RICEZIONE DELLA MUSICA RUSSA IN EUROPA

Nel 1907 Djagilev organizza a Parigi cinque grandi concerti in cui presenta al pubblico europeo la musica russa.
Djagilev era un impresario e presenta la musica russa che pensa possa piacere al pubblico parigino, in
particolare per l’effetto di esotismo. In Europa si diffonde così l’idea che la musica russa sia orientaleggiante.
Sebbene i compositori russi ricorrono talvolta a stilemi orientaleggianti (Sheherazade di Rimskij-Korsakov),
sono connotati come musica altra per rappresentare il languore.

Nel 1908 Djagilev porta sulla scena parigina il Boris Godunov di Musorgskij, che aveva suscitato grande attesa
(Saint-Saëns aveva portato dalla Russia lo spartito per pianoforte ed era diventato leggendario). L’opera viene
rappresentata nella revisione di Rimskij-Korsakov e viene proposta in una serie di quadri musicali privi di
valore drammatico.

Nel 1909 Djagilev continua a proporre l’opera, ma non per intero: il secondo atto de Il principe Igor’ (che
contiene le danze polovesiane, molto connotate in senso esotico). In seguito, comincia a proporre il balletto.
Il modello del balletto russo era quello francese (Čajkovskij) e Djagilev cerca un compositore con cui inventare
una tradizione russa, più connotata in senso esotico. Scegli così il soggetto de L’uccello di fuoco.