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Balletti

russi

fu una compagnia di danza classica, che dopo essersi esibita per alcune
stagioni a Parigi fu fondata ufficialmente nel 1911 dall'impresario russo
Sergej Djagilev
Le Stagioni russe

Le tournée teatrali che si svolsero con successo tra il 1908 e il 1921

Djagilev scopriva e portava avanti nuovi talenti.

Nel 1910 inscenò il balletto “L’uccello di Fuoco”. La musica venne scritta dal giovane
compositore Igor’ Stravinsky. Il primo balletto costruito sui motivi tradizionali russi,
mentre lo spettacolo Petruška, divenne la HIT della stagione del 1911
Il pubblico rimaneva stupefatto non soltanto dalla musica e dalla maestria dei ballerini, ma anche
dall’allestimento dello spettacolo: costumi e scenografie, infatti, furono realizzati su disegni di
artisti russi già famosi per le loro opere grafiche e pittoriche. Alexander Benois (1870-1960), Leon
Bakst (1866-1924),) ed altri pittori celebri lavoravano con entusiasmo e creatività alla
realizzazione degli spettacoli insieme agli scenografi e ai coreografi, ideando costumi e scene che
hanno contribuito alla creazione di immagini inimitabili da parte dei danzatori. Il palcoscenico si
trasformava volta per volta ad opera di questi maestri e gli spettatori venivano immersi ora
nell’atmosfera della vecchia Pietroburgo (Petrouchka), ora nella Russia antica e pagana (La Sagra
della Primavera), ora ricondotti nei salotti galanti della Spagna (Don Giovanni) o nell’Oriente
favoloso (Islamey).
La Sagra della primavera

Nel balletto il compositore mette in scena un rito pagano di inizio primavera


proprio della Russia antica: una giovanetta veniva scelta per ballare fino allo
sfinimento e la sua morte era un sacrificio offerto agli dei per renderli
propizi in vista della nuova stagione.
Preludio al pomeriggio di un fauno
Djaghilev si assicura la collaborazione di Debussy,
sollecitato da più parti a comporre musica per il balletto.
Compone quindi la musica per il balletto, tratto dal poema di
Mallarmé, L’aprés-midi d’un faune, un balletto provocante,
caratterizzato da movimenti molto sensuale, basato sulla
rassomiglianza con i bassorilievi antichi, in cui Nijinsky
debuttò come coreografo. Fokine si dimise.
Elementi Innovativi
Fokine spiega nelle sue Memorie che in Sheherazade, egli cercò di applicare
integralmente, per la prima volta, i principi della riforma estetica della danza
classica da lui elaborata in quegli anni

Egli curò nei minimi particolari la coerenza, l'unità di tutti gli elementi
(musica, danza, costumi e scenografia), in vista del massimo impatto
drammatico e della più efficace espressività artistica.
Fokine subordinò inoltre la coreografia alla
trama, cioè creò delle sequenze di danza
nuove, formate anche da passi nuovi (seppure
basati sulla tecnica accademica),
esclusivamente finalizzati alla narrazione.
Si concentrò nell'esprimere la narrazione
attraverso movimenti e situazioni sceniche, di
forza espressiva tale da comunicare
immediatamente al pubblico non solo il senso
degli accadimenti, ma i sentimenti dei personaggi
e le loro relazioni. Per questo scelse come
protagonista Ida Rubinstein, che non era una
ballerina di formazione, ma un'attrice, avviata da
lui alla danza.
Léon Bakst

Le sue decorazioni per il balletto venivano definite «una festa per gli
occhi» e «una sinfonia di colori», e sull’artista stesso, il critico teatrale
Andrei Levinson scrisse: «Parigi era veramente ubriaca di Bakst». I
costumi, grazie al colore, alla consistenza e agli ornamenti
sottolineavano la plasticità e la grazia degli attori. Uno dei migliori
lavori di design di Lev Bakst fu Scheherazade. Dopo aver visto lo
scenario, Alexander Benois dichiarò che fu proprio grazie a Bakst che
le Stagioni Russe ricevettero riconoscimenti a livello mondiale.
Aleksandr Benois
Pittore, storico dell’arte e critico, Aleksandr Benois per
molti anni è stato un caro amico di Djagilev. Fu proprio
Benois a lavorare a Le Pavillon d’Armide, il primo balletto
delle Stagioni Russe. L’artista non si limitava alla
costruzione dello spettacolo: lui discuteva
continuamente con il coreografo e si sentiva a pieno
diritto il creatore dell’atto artistico. inoltre, Benois aiutò
l’impresario a costituire la troupe artistica. Su suo
consiglio, per esempio, Djagilev invitò Natalia
Gončarova, che creò uno dei più luminosi balletti, Il gallo
d’oro.
Vaclav Nizhinsky
«Uno dei pochi che ha saputo esprimere nella danza tutte le emozioni
dell’animo umano», ha detto, a suo riguardo, lo scultore Auguste Rodin. Vaclav
Nižinskij ha ballato negli spettacoli di Djagilev fin dalla prima stagione. Plastico,
artistico, passato alla storia per il suo famoso salto «levitante», Nižinskij è stata
una delle stelle della prima stagione parigina. Dopo le parti mozzafiato del
balletto Scheherazade, Gli amori pastorali di Dafni e Cloe, Petruška Nižinskij si
è messo alla prova come coreografo. Nel 1912, il mondo vide il dramma Il
pomeriggio di un fauno, in cui Nižinskij stesso interpretava il ruolo principale.
La sua visione artistica fu una rivoluzione nell’arte del balletto: abbandonò i
metodi tradizionali e rimosse dalle sue produzioni i tratti tipici di Fokin. Non
tutti i suoi balletti d’avanguardia sono stati accolti con gioia dagli spettatori, ad
essi non preparati, ma a poco a poco il pubblico iniziò a riconoscere il talento del
coreografo.
L’immagine del danzatore diventa, all’inizio del XX secolo, un simbolo di
eleganza e perfezione; tutt’oggi gli artisti disegnano, descrivono, modellano
e scolpiscono questi esseri sublimi. I fotografi dall’inizio del XX secolo non
fissano soltanto gli episodi degli spettacoli, ma, catturando l’attimo del
“volo” e l’armonia plastica, creano autentici capolavori ispirati al balletto.
Il Balletto dell'Opéra di Parigi (Ballet de l'Opéra
national de Paris) è una delle più prestigiose
compagnie di danza classica, oltre che la più
antica
Nei due secoli che seguono la sua creazione, il
Balletto dell'Opéra di Parigi cambia sede ben
undici volte. Dal 1875 la sede è il Palais Garnier.
L'essenziale nella danza è non mostrare lo
sforzo. Il cammino è duro
E’ talmente verosimile che le prime forme di competizione risalgono al 1909 quando Parigi
diventa la capitale mondiale del ballo. La Francia, che era stata già centro promotore di un’arte
che veniva rappresentata in teatri prestigiosi come l’Opèra di Parigi, si oppone all’Inghilterra in
una sorta di “guerra di ballo”. Il business delle competizioni sta per entrare nel vivo, a fronte
delle numerose richieste che giungono volte a gareggiare. La Francia per secoli è stata
“padrona” del danzare con il suo dolce e fantasioso linguaggio coreutico; ora l’Inghilterra
comincia a imporre tecniche di passi allungati, giochi di elevazioni, posizione eretta nelle
figure. Una grande innovazione in itinere del XX secolo è stata apportata dal Valzer. E le
abitudini, i costumi, la cultura dei popoli, spesso a contatto tra loro, fanno emergere una
struttura nuova: la coppia, appunto. Un tempo erano gli italiani a dettare le regole del “bel
danzare”. Nel Rinascimento, infatti, l’Italia si distingueva per la bravura dei suoi ballerini che,
ancora per poco, danzavano tenendosi per mano, addirittura non si consentivano prese o
abbracci, in pratica si stava a debita distanza.
Nel Novecento la coppia danzante è impegnata e coinvolta in strette, sguardi, gestualità. Con
l’elaborazione delle teorie e delle tecniche, per ciò che concerne il confronto atletico, il ballo,
da semplice passione, inizia a diventare impegno, costanza, lavoro