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I PICCOLI MAESTRI

Lintento di Meneghello civile e culturale: vuole mostrare la Resistenza in chiave


anti-retorica e anti-eroica, per rendere giustizia agli aspetti originali e pi interessanti.
Vuole registrare la posizione di un piccolo gruppo di partigiani vicentini, come esempio
di non-conformismo, ma al tempo stesso traccia un quadro organico di ci che stata
la Resistenza nel Veneto.
Meneghello non intendeva scrivere un romanzo (come lo chiama leditore), n un nonromanzo, ma voleva fornire un racconto che fosse un resoconto veritiero, fin nei
dettagli, dei casi partigiani dal 43 al 45; non ha utilizzato altra materia se non la
verit stessa delle cose, vista dalla propria prospettiva interna.
Allinizio degli anni Cinquanta, ha tentato di scrivere una prima versione organica in
inglese: gli abbozzi sono intitolati The issue of the shirts e vertono sulla storia della
distribuzione delle camicie sul crinale di Torselle, di cui riadatta una piccola versione
per il libro italiano. Tuttavia, sentiva che era un territorio in cui non poteva avvicinarsi
senza ribrezzo, partecipava emotivamente ancora in maniera eccessiva. Continua a
ritornare sulle proprie carte, scrivendo anche in italiano e in vicentino (la lingua della
guerra). I nodi cardine ricorrenti erano: il rimorso di non aver saputo fare una guerra
semplice e felice, il puntiglio antiretorico, leccitazione dei rastrellamenti tra le lastre di
roccia, la paura e il fascino della morte violenta.
Cap che era nato il distacco emotivo quando fu ospite presso un amico nellAltipiano
di Asiago, dove era stato coinvolto in un rastrellamento e dove torna con la Simonetta
per recuperare il parabello. Scrisse con senso di liberazione, ma qualche punto doleva
ancora e fu riscritto pi volte per tenere a bada la commozione. Ledizione del 76
stata allinsegna del levare, eliminando, in particolare, certe inflessioni di semplicismo
nella voce del narratore, da ricondurre allinfluenza esercitata da Il giovane Holden (la
versione del 76 scaccia il giovane americano che era venuto a interloquire un po a
sproposito nelle mie cose). E unedizione pi concisa, asciutta, ellittica, a favore di
una scrittura diretta, comunicativa, lucida e commossa. Meneghello mostra grande
capacit di suggellare un episodio, raccontato con una battuta imprevista, efficace e
umoristica. Vengono riassorbiti molti pronomi personali per eliminare la componente
ostensiva, la volont di marcare, ribadire con le parole la presenza del soggetto. Le
considerazioni, le riflessioni, gli interrogativi del narratore acquistano una dimensione
corale, grazie, spesso, al passaggio dalle strutture del discorso indiretto a quelle
dellindiretto libero. Opera inoltre una forte riduzione di aggettivi qualificativi e
possessivi per ottenere costruzioni pi scorciate e sintetiche, in segno dellellissi,
utilizzata anche nellambito dellargomentazione. Meneghello opera un forte
contenimento della componente moralistico-didascalica, lasciando dedurre la morale
della storia al lettore. Cancella, inoltre, segmenti descrittivi e passi dialogici. Ledizione
dell86 apporta pochi ritocchi al testo e rivede la nota Di un libro e di una guerra,
posta in appendice.
Il disprezzo per la retorica, il rifiuto dei nomi di battaglia, lidea della banda, i problemi
di tecnica e di forma che i piccoli maestri si pongono, lincapacit di fare le cose
semplici, la descrizione sugli aspetti meno glamorous della vita partigiana, il rapporto
con i popolani e i comunisti, il problema della violenza, il primato della politica,
lAltipiano, leducazione di un italiano sono i centri focali del libro. Si uniscono alcuni

problemi esistenziali: chi comanda (dov il capo della banda), cos, dov e come si
fa a trovare la verit, a chi va la ragione, che cosa si imparato (hanno imparato che
alcune cose non si imparano, perch alla fine della guerra non hanno imparato niente),
com stata la Resistenza. Numerosi sono gli appunti che riguardano Toni, a cui
rivolgere questi quesiti.
Al momento delluscita nel 64, il libro stato interpretato come una sorta di lontano
epigono del neorealismo ed stato criticato perch uscito troppo in fretta, quasi
rincorrendo la scia del primo successo. Tuttavia, proprio la lontananza temporale
che permette a Meneghello il distacco della materia narrata, ottenuto anche
attraverso l ironia, utilizzata come filtro di lettura del passato, anche nei suoi momenti
pi drammatici. Altri critici riconoscono invece da subito il valore, la dimensione
antitrionfalistica e la tensione morale di uno stile che non tradisce la materia, il cui
pregio consiste in una visione volutamente spoglia di retorica.
Alla fine del libro, rimane il motivo delloccasione perduta per una reale trasformazione
dellItalia dopo la guerra civile.

FIORI ITALIANI
Meneghello ha pensato per la prima volta in confuso a questo libro nellestate del 44,
sdraiato davanti allimboccatura di una grotta in Valsugana, situazione illustrata ne I
piccoli maestri. Riteneva che i compagni fossero stati vittime del rastrellamento e che
questa fosse la conclusione delleducazione ricevuta. Nel raccontare questa situazione
ne I piccoli maestri, si ritrov con gli stessi pensieri e scrisse in una nuova pagina che
cos uneducazione. Scrisse un centinaio di fogli sul suo schooling, ma non li incluse
ne I piccoli maestri perch appassionati e ignoranti. La riflessione sullo schooling
ritorna tuttavia in molti suoi libri. Nelle Carte, si rinvengono inoltre diversi passi di
riflessione complessiva sullesperienza scolastica vissuta durante il Ventennio, della
quale critica la mancanza di contenuto civile e di educazione allo spirito critico.
Tuttavia, ha in seguito compreso che la scuola non un laboratorio di premesse, ma
necessario che riceva i presupposti dalla societ. Ritiene che il sistema scolastico
fosse arretrato e inadatto (impostato prevalentemente sulle materie umanistiche), ma
non principalmente per opera dei fascisti.
Per scrivere il libro, torna sui banchi di scuola, rivivendo le angosce di quegli anni, per
mostrare il contesto culturale. Racconta in primo luogo la storia del giovane S., con un
suo temperamento e una sua storia individuale, ma il suo scopo quello di
documentare leducazione e lo schooling a cui sono stati esposti molti altri italiani. La
volont quella di mettere a fuoco il sistema di valori di cui la scuola si faceva
portatrice e di restituire uno spaccato della societ degli anni Trenta e Quaranta
attraverso una storia individuale esemplare, anche se leducazione documentata sui
testi dei libri usati dallautore. Meneghello attua un gioco di specchi fra le varie
proiezioni di s stesso, che distribuisce nelle Carte, sotto i nomi di Saverio, Claudio,
Piero, Alvise, controfigure dellautore, nascosti sotto i panni del gemello o del cugino.
Ritorna in pi fasi alla stesura del libro. Nelle prime stesure, c coincidenza tra io
narrante e io narrato; in una fase intermedia, viene abbandonata limpostazione

autobiografica e viene introdotto un fratello dello schermo, ricercando un figura che


operi da filtro distanziante della propria esperienza, senza per marcare con troppa
decisione il distacco (la voce del narratore continua a essere fortemente coinvolta e
giudica i fatti narrati). In un passo dei Fiori italiani, dice che in ogni riflessione seria su
se stessi inevitabile assumere un punto di vista esterno, tuttavia esso non
impersonale: appena proviamo a pensare col tu, siamo in due. Pubblicato per la prima
volta nel 76, viene ripubblicato nell88, con una riscrittura dolente ed ellittica della
follia della giovane sorella di Renato, il compagno di banco di S.
Lambientazione prevalentemente vicentina, il pi cittadino dei libri di Meneghello.
Il libro, a differenza di Libera nos a malo e Pomo pero, presenta una strutturazione che
segue il filo cronologico degli avvenimenti.