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La femminilizzazione del lavoro nel capitalismo cognitivo di Cristina Morini Definizioni del concetto

Da diversi anni a questa parte ormai, il concetto di femminilizzazione del lavoro entrato, in modo sempre pi consistente, a far parte delle analisi sulle trasformazioni del mercato del lavoro collegate ai nuovi percorsi delleconomia globale. Con esso, in termini generali, si definisce non solo laspetto oggettivo dellaumento quantitativo della popolazione attiva femminile, a livello mondiale, ma sempre pi si sottolineano i suoi caratteri qualitativi e costitutivi, ovvero le caratteristiche che lattuale economia informazionale, come la definisce Manuel Castells ( !! ", o meglio ancora ci# che altri preferiscono nominare capitalismo cognitivo ($ercellone, !!%& 'umagalli, !!(", mette a valore, in senso capitalistico, allinterno dei nuovi contesti di produzione. )n altre parole, con questo concetto si intende non solo sottolineare il ruolo che le donne svolgono allinterno delleconomia contemporanea, ma anche rilevare il carattere paradigmatico di questo riferimento. *as+ia *assen postula ,lesistenza di una relazione sistemica fra la globalizzazione e la femminilizzazione del lavoro salariato-, nel senso che ,le strutture produttive che non possono venire trasferite offshore e devono funzionare laddove la domanda, possono utilizzare manodopera femminile, mentre le strutture suscettibili di venire trasferite allestero possono

utilizzare manodopera a basso salario nei paesi meno sviluppati- ( !! . / %". 0el neoliberismo i processi di valorizzazione del capitale si estendono su scala internazionale, giocando su differenziali di sviluppo e combinandoli a proprio vantaggio. 1llinterno del capitolo complesso delle dimensioni e implicazioni degli spostamenti multidimensionali in cui le donne sono immerse, il contesto italiano rappresenta un modello particolarmente interessante. 2a assistito, a partire dai primi anni 0ovanta, a una fortissima crescita dellimmigrazione femminile su spinta della domanda di lavoro domestico, ma alla contemporanea esclusione delle migranti da ogni altro /

tipo di beneficio sociale (1ndall !!!. %3". )n generale, in 4ccidente aumentato il numero di donne con unoccupazione retribuita. 0egli 5sa nel /67! lavorava il /78 delle donne con bambini in et9 inferiore ai sei anni. 4ggi questa percentuale salita al %7. in totale, il ( 8 delle donne statunitensi ha unoccupazione.
,*e le donne del :rimo mondo fanno carriera dedicando molto tempo a professioni impegnative, le loro bambinaie e collaboratrici, che arrivano per effetto della richiesta di una crescente industria dellaccudimento, vivono una situazione analoga ma enormemente amplificata. Che due donne lavorino per guadagnare pu# essere una bella idea, ma che due madri lavoratrici si dedichino interamente al lavoro una bella idea che andata troppo oltre. 1lla fin fine sia le donne del :rimo mondo che quelle del ;erzo sono pedine di un pi vasto gioco economico di cui non hanno scritto le regole(2ochschild !!<. %".

)n senso esteso, il processo di femminilizzazione del lavoro a cui ci si richiama dunque significativo, da un lato di unimplementazione esponenziale del lavoro a basso costo sui mercati globali, dallaltro, nel contesto occidentale, segnala la tendenza verso il progressivo inserimento delle donne nella produzione terziaria. che assume un peso tendenzialmente sempre pi rilevante, mentre contemporaneamente, si sviluppano forme di contrattazione individuale in linea con lunicit9 cognitiva della prestazione fornita. =e donne del sud del mondo sono trasformate in sostitute salariate della riproduzione delle donne del nord del mondo, a scapito della propria capacit9>volont9 riproduttiva& le donne del nord del mondo vengono spinte verso la produzione e addirittura verso lorizzonte della vita artificiale e>o sterile. =e catene significative che possono essere suggerite da questo genere di collegamenti non riguardano, semplicisticamente, cause ed effetti. *ono importanti intersezioni multidimensionali che tengono insieme il nuovo ordine imperiale (2ara?a@ !!!. (A"/. 0el corso del presente saggio non si potr9 considerare tutta la complessit9 del lavoro delle donne sui mercati globali. 4ggetto della trattazione , in particolare, limplementazione dello sfruttamento delle capacit9 cognitive allinterno del paradigma di accumulazione presente. =attenzione posta alla dimensione introdotta dal capitalismo cognitivo non significa inventare, astrattamente, una
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:er approfondimenti sul tema della migrazione si rimanda, tra gli altri, a *. Mezzadra ( !!%" e D. *acchetto ( !!<".

nuova centralit9. il lavoro cognitivo raffigura una delle nuove forme critiche della dominazione che innervano, complessivamente, il lavoro oggi. Da questo punto di vista si ritiene che le disamine condotte sul tema non debbano essere considerate antitetiche ad altre analisi sulle relazioni economiche e sui rapporti di sfruttamento, ma possano piuttosto rappresentare un arricchimento e unintegrazione per una maggior comprensione della realt9 del lavoro vivo contemporaneo (cfr. 'ederici, !!3& 'ederici e B. Caffentzis, !!(". *ia nel caso delle migranti che si spostano dai paesi dorigine per prestare la loro opera nel :rimo mondo, che in quello del loro impiego sempre pi massiccio nel terziario dei paesi occidentali, le donne sembrano rappresentare un modello a cui il capitalismo contemporaneo guarda con crescente interesse, sia per quanto riguarda le forme della somministrazione del lavoro (precariet9, mobilit9, frammentariet9, bassi livelli salariali", sia i contenuti, vista la nuova centralit9 antropologica che il lavoro pretende di assumere attraverso lo sfruttamento intensivo di qualit9, capacit9 e saperi individuali (capacit9 relazionali, aspetti emozionali, di linguaggio, propensione alla cura". )l capitalismo ha puntato, in termini generali, ad appropriarsi della polivalenza, della multiattivit9 e della qualit9 del lavoro femminile, sfruttando, con ci#, un portato esperienziale delle donne che deriva dalle loro attivit9 realizzate storicamente nella sfera del lavoro riproduttivo, del lavoro domestico. *eguendo questa lettura, il concetto Deleuziano del ,divenire donna del lavoro-, suggerisce la natura biopolitica dei rapporti di lavoro attuali, complessivamente intesi. 'oucault pu# aiutarci a chiarirlo ulteriormente. 0otiamo il carattere performante C nel suo significato di ,modellante la realt9- D del lavoro contemporaneo la sua accentuata individualizzazione e parcellizzazione, la sua deintellettualizzazione. )l corpo risulta desoggettivizzato, disciplinato, incluso. ,i rapporti di potere operano su di lui una presa immediata, linvestono, lo marchiano, lo addestrano, lo suppliziano, lo costringono a certi lavori, a certe cerimonie, esigono da lui dei segni(M. 'oucault /6(6. 6". )l lavoro un effettivo momento di emancipazione delle donne di fronte alloppressione maschile, comunque allinterno dei limiti posti dallorganizzazione gerarchica del lavoro. Brazie alla leva 3

della precariet9 generalizzata, che si trasformata in un elemento strutturale del capitalismo contemporaneo, quel ,lavoro che diventa donna-, vale a dire quella frammentariet9 della prestazione e quella complessit9 della dipendenza>sussunzione che le donne hanno sperimentato nel corso di svariate epoche sul mercato del lavoro, finisce per diventare un paradigma generale, prescindendo dal genere. )n questo senso, si pu# sostenere che la figura del precario sociale oggi donna. nel capitalismo cognitivo precariet9, mobilit9, frammentariet9 divengono elementi costitutivi del lavoro di tutti i soggetti indipendentemente dal genere. )l modello promosso duttile, iperDflessibile, in questo senso attinge al bagaglio esperienziale femminile. 0el fare ricorso a questa locuzione sono consapevole di usare una generalizzazione che pu# sembrare imprecisa. 'are affermazioni che valgano ,per le donne- impossibile, se non attraverso il lavoro senza fine di articolare i mondi parziali dei saperi situati (*piva+, !!<". :arlare di ,donne- e della loro

,esperienza-, cio, non vuole dire pensare un unicum, ma usare una semplificazione, che resta concettualmente distante da teorie che fanno riferimento a un fisso binomio eterosessuale ed eurocentrico. 1l contrario, proprio la presenza di soggetti di provenienze diverse e diversamente sessuati e losservazione della tendenziale sussunzione da parte del capitalismo di tutte le differenze e di tutte le forme di vita aiutano a notare, con ancora maggior forza, come il modello del corpo complessivamente e atavicamente sottomesso al potere dallorganizzazione capitalista attinga a un paradigma sessuale e razziale, ,il soggetto nero, la donna subalterna, il migrante e lEesule, tutti sotto i riflettori- (:u?ar, !!3. /3". =a famiglia, la citt9, le relazioni tra gli esseri umani si trasformano progressivamente in uno spazio economico. Dentro il lavoro odierno stanno incastrate componenti linguisticoDaffettive. )n questo senso il lavoro di cura delle donne si iscrive perfettamente dentro un meccanismo assai pi vasto, che comprende anche le relazioni. =e quali diventano oggetto di valorizzazione economica. *i ricorre alle donne migranti che, attraverso i percorsi delleconomia globalizzata, sostituiscono le lavoratici cognitive nei loro compiti riproduttivi, i quali entrano a far parte di una dinamica salariale (Morini, !!/". Dallaltro, tutto sembra spingersi ancora pi in l9, nel senso di una <

industrializzazione della riproduzione attraverso lingegneria genetica ('ran+lin, /663", tema che non possibile trattare qui con la dovuta attenzione. *ono in gioco, cio, la libert9 riproduttiva delle donne, in modo diversamente declinato, nonchF la traduzione in merce della riproduzione, che si apre al mercato (cfr. :ateman, /66(& 4nagro, !!3". =atomizzazione delle attuali situazioni lavorative genera un paradosso quanto mai interessante. il profitto si basa sulla sommatoria della ricchezza portata al capitale dalla moltitudine cooperante, ma questa estrazione consentita proprio e solo dal suo essere frammentata in infinite situazioni individuali. 1 ogni singolo individuo oggi corrisponde lindividualizzazione del proprio rapporto di lavoro. )l prevalere della contrattazione individuale nel mercato del lavoro, ha leffetto di favorire la negazione di ogni corporeit9 sociale, di ogni corporeit9 ,di classe-. Biorgio 1gamben (/66!. <(" evidenzia addirittura il rischio che tutto questo si traduca in una singolarit qualunque, composta da individui ,la cui comunit9 non mediata da alcuna condizione di appartenenza, nF dalla semplice assenza di condizioni (G". Hssi non possono formare alcuna societas perchF non dispongono di alcuna identit9 da far valere, di alcun legame dappartenenza da far riconoscere-. =a condizione di precariet9 che deriva dalla contrattazione individuale da un lato esaspera la propria percezione di unicit, dallaltro favorisce la pi ampia disponibilit9 allomologazione su modelli di consumo, stili di vita, linguaggi, brand. Da lI, la vittoria del paradigma produttivo neoliberale globalizzato che tende a instaurare il dominio di ci# che viene definito il pensiero unico, lunirazionalizzazione della vita. )l capitalismo cognitivo attinge alle diverse sfere esperienziali e individuali di uomini e donne, native e migranti, ma contemporaneamente cerca di imporre un unico e omogeneo dispositivo di comando sul lavoro. sono proprio le differenze, e lo sfruttamento di queste differenze, a tradursi in un surplus di valore. Da questo punto di vista, le semplici e binarie dicotomie produzione>riproduzione, lavoro maschile>lavoro femminile perdono significato, sino a spingerci a ipotizzare un processo tendenziale di degenerizzazione del lavoro.

Juando parliamo di femminilizzazione del lavoro nel capitalismo cognitivo dovremmo, cio, sempre pi applicarci a intendere il processo in modo pi estensivo rispetto al solo ambito esclusivo della ,produzione-. *e vogliamo, specularmente, allo stesso modo sempre meno quando diciamo ,lavoro- nel capitalismo cognitivo intendiamo una porzione precisa e delimitata della nostra vita e sempre pi intendiamo un agire complessivo.

Caratteristiche e contenuti del lavoro cognitivo contemporaneo

0elle aree di maggior diffusione del capitalismo cognitivo alle quali intende in particolare riferirsi questo saggio, il nostro agire complessivo diventa, sempre pi vistosamente, lavoro produttivo. Caratteristica peculiare del modo di produrre attuale infatti lo sfruttamento della capacit9 di creare e di relazionarsi. *ono gli scambi linguistici e cooperativi. il soggetto precario si d9 nella rete di relazioni, addirittura non ha consistenza al di fuori di esse. )dentit9 personale, sociale e comunicazionale sidentificano, in una sorta di cortocircuito. )n altri momenti storici il luogo di lavoro ha rivestito un ruolo fondamentale dal punto di vista ricompositivo e formativo dei soggetti (Kravermann, /6(A". 4ggi il capitalismo cognitivo coniuga forme arcaiche e forme innovative di lavoro, ponendole tutte attuali. Da un lato si assiste a un parziale processo di riDta@lorizzazione del lavoro intellettuale, dallaltro alla trasformazione in lavoro direttamente produttivo di attivit9 sociali e umane. 0on a caso, il luogo di lavoro non pi il solo centro di in>formazione del soggetto ma lattivit9 lavorativa richiede competenze sempre pi espanse che vengono attivate dallintera rete sociale e territoriale dove il soggetto si muove, vale a dire tende a incamerare tutte le sfere vitali della societ9. Di tutta limmensit9 che individualmente e soggettivamente ci sostanzia, si sostanzia il lavoro attuale. )l quale, infatti, non pu# pi essere ricondotto a un qualcosa di precisamente definito dentro spazi precisi. C nel lavoro uneccedenza di senso, di significato, di produzione simbolica di cui la nostra soggettivit9 al lavoro obbligatoriamente portatrice, poichF leconomia della conoscenza attuale traduce pensieri, desideri, %

pulsioni, affetti in elementi quantificabili, misurabili e monetizzabili. :unta a ridurre le vite, e la loro complessit9, in ,patrimonio strategico- per limpresa (Moulier Koutang, !!(". 1ssistiamo al generarsi di una commistione delle due categorie ,creazione- e ,produzione-, al punto che si renderebbe necessario lavorare approfonditamente, anche soggettivamente, su questi due concetti alla luce dei nuovi processi. Diventa necessario capire le forme arcaiche e nuove in cui si manifestano lo sfruttamento, la reificazione, lalienazione, la patologia. H, allo stesso tempo, analizzare i luoghi e i momenti in cui si generano invenzione, creazione, azione. 1ttraverso le tecnologie informatiche completamente mutato il rapporto tra concezione ed esecuzione, quindi il rapporto tra il contenuto intellettuale e la sua esecuzione materiale (Kerardi, !!/". :er dirla con Borz ( !!3. /3(", le attivit9 Lnon pagate pi comuni e quotidiane, si confondono con lEattivit9 produttiva vivente in un ambiente abitato e diventano oggetto del proprio stesso lavoroL, instaurando cio un processo bioeconomico ('umagalli, !!7". 5n meccanismo di ininterrotta produzione di informazioni e di simboli che provvede a controllare e a incanalare ogni pulsione e pensiero e desiderio umano verso il lavoro ('umagalli, !!(". )l lavoro vivo, si direbbe, in questa situazione non riesce a vincere sul lavoro morto. *i attua cosI il processo di mortificazione di quello che appare, ab origine, un lavoro vivo. H particolarmente interessante laspetto potenzialmente ,trasformativo- che il lavoro, in questo contesto, ha>pu# avere in riferimento al soggetto. 5na capacit9 di modificazione tendenziale dellessere umano e del suo modo di esistere e di sentire il mondo, che innesca una ,variazione antropologica- (Marazzi, !!7". Juesta tendenziale ,variazione della specie- generata dalle

trasformazioni del lavoro contemporanee, si realizza soprattutto attraverso i meccanismi percettivi attivati dalla precariet9, a partire dallo scompaginamento delle categorie di tempo e spazio, e attraverso i nuovi processi di valorizzazione del capitale cognitivo e di controllo sociale (Kologna, /66(". =a forma che oggi il lavoro assume ingloba tempo e qualit9 soggettive e in questo senso, come detto sopra, le donne rappresentano un bacino strategico particolarmente appetibile. $iene meno un (

aspetto fondamentale. la separazione tra il lavoro e il lavoratore. Mettere in produzione emozioni, sentimenti, tutta la vita eMtraDlavorativa, le reti territoriali e sociali, significa infatti, rendere produttiva lintera persona. Juello che va veramente, completamente sviscerato dunque questa nuova natura del lavoro, questo suo essere vita activa pi che ,solo lavoro-, chiaramente separato dalla sfera biologicoDriproduttivaDemotiva. H possibile che tutto questo comporti, in prospettiva, come sostiene Christian Marazzi, addirittura ,la fine della categoria lavoro- in senso stretto (Marazzi, !! ". Ma non certo dentro unipotesi rif+iana, nF meno che mai dentro unipotesi di libert9 dal lavoro, ma esattamente per motivi opposti. il lavoro pretende di prendersi tutto sancendo cosI, definitivamente, finalmente, che lesistenza diventa lavoro. :unta a fondere lavoro e lavoratore. ,)l problema non la fine del lavoro il lavoro senza fine-, come ha scritto efficacemente Cohen ( !!/". )l problema non ,essere flessibili-, il problema linflessibile flessibilit9 del presente. 4ggettivamente, negli ultimi ventanni, noi abbiamo assistito a un allungamento costante della giornata lavorativa. 5na ricerca dei primi anni 0ovanta di Nuliet *chor (*chor, /66 " dimostra come la vita lavorativa (professionale e domestica" degli americani nei ventanni precedenti si fosse cosI ampliata da lasciare loro solo /% ore di tempo libero alla settimana. Certo, oggi diminuito il tempo di lavoro immediatamente necessario alla produzione materiale (esecuzione manifatturiera" grazie ai processi di automazione. Ma, contemporaneamente, sono aumentati in modo esplosivo il tempo di lavoro vivo linguisticoDcomunicativoDrelazionale, la comunicazione intersoggettiva e la cooperazione creatrice di valore. Michel 'oucault spiega che dopo una prima presa di potere sul corpo, che si realizzata attraverso le tecnologie disciplinari del lavoro e che si effettuata secondo lindividualizzazione, abbiamo una seconda presa di potere che procede nel senso della massificazione, della pervasivit9 e dellassolutizzazione delleconomico come riflesso della centralit9 che ha assunto il fattore linguaggio in senso esteso.

,1 differenza della disciplina, che investe il corpo, questa nuova tecnica di potere non disciplinare, una biopolitica della specie umana, si applica alla vita degli uomini, o meglio, investe non tanto luomoDcorpo, quanto luomo che vive, luomo in quanto essere vivente. :otremmo dire che investe luomoDspecie- ('oucault, !!7. <6" Due macroDambiti mostrano come le caratteristiche del lavoro oggi abbiano stretta attinenza con quanto sostenuto e attingano al portato esperienziale femminile. lo spazio e il tempo.

/" =a riorganizzazione spaziale. lhome office o la domestication del lavoro che delinea il nuovo paesaggio casalingo del lavoro. $ita privata e vita lavorativa si integrano allinterno degli spazi domestici e i due ambiti si trasformano e si ibridano reciprocamente. =a casa si dilata fino a inglobare lattivit9 lavorativa stessa o viceversa il lavoro che va a violare una zona intima e protettaO *i veda anche laspetto assolutamente simbolico della riorganizzazione estetica degli spazi di lavoro che ha preso spunto dalla cultura della differenza e dalla diversit9, come nota Hleonora 'iorani ( !!3". *iamo al divenire nomade dellufficio e della postazione lavorativa. ,il lavoro e la sua geografia si esprimono attraverso postazioni sparse, decentrare, collegate virtualmente e questo configura, in ricaduta, i nuovi mutamenti del vivere-('iorani, !!3. <%". H un esempio della condizione transitoria e mutevole del lavoro e fotografa proprio linglobamento di sfere altre dellesistere (pensare& rilassarsi& fare ginnastica& socializzare" allinterno dello spazio del lavoro. =a casa, il privato diventano parte dello spazio produttivo, diventano un luogo esplicitamente economico, dove si muovono attori economici (i soggetti che usano la propria casa come un ufficio e poi colf, bab@sitter, badanti". )n questo senso risulta ancora pi evidente la caduta della separazione tra riproduzione e produzione.

" =a riorganizzazione del tempo. )l tempo di lavoro si modifica facendo saltare la differenza tra tempo di lavoro e tempo libero, alterando perfino quello tra veglia e sonno. *i pensi alla fine

dellalternanza dei vari tempi sociali, allintroduzione di una percezione della giornata dove praticamente manca la sospensione. )l capitalismo cognitivo spinge perchF si assumano doppi, tripli ruoli lavorativi, introduce lidea di unadattivit9 e flessibilit9 infinite, realt9 ben nota alle donne. Hsiste infatti una tendenza femminile a trasferire modalit9 e logiche del lavoro di cura, in particolare della relazione madreDfiglio che, praticamente, non ha confini di tempo e di dedizione, allinterno del lavoro professionale. Modalit9 configurabile anche come una strategia, sperimentata a livello soggettivo dalle donne, per conciliare i vari ambiti e reggere la loro separazione (:ro+op, /6(A. %3". )n altre parole, si tratta di ,unattitudine culturale- delle donne che diventa assolutamente funzionale alle necessit9 delle corporation contemporanee. =a sfera del lavoro ha la pretesa di essere un corpo vivente, che necessita tutto il tempo, tutte le cure, le parole e le azioni. *e nel gioco economico entra la vita stessa (accumulazione bioeconomica", le donne, cio, vengono spinte a dirottare verso l,impresaD corpoDvivente- tutto il tempo, tutte le cure, tutte le parole, tutte le attenzioni. )n tutta lHuropa e in particolare in )talia (dove il numero di ore medie annue di lavoro per persona di /A!<, dati 4cse !!(" si assiste a un progressivo allungamento degli orari di lavoro

(quantificabile anche in una diminuzione generalizzata dei giorni di ferie, di malattia, di assenza dal lavoro" . 1lla base del sempre maggior impegno sul lavoro degli americani e della tendenza degli europei a emularli c, innanzitutto, il farsi incerto e precario del nostro vivere oltre alla spaventosa e incalzante spinta a incrementare i consumi in presenza di una tendenziale perdita del potere dacquisto dei salari. 0el work-and-spend cycle delle societ9 contemporanee occidentali si vede, cio, quella la tendenza che Balbraith individuava gi9 nel /6%( a desiderare pi beni di consumo e
*econdo uno studio di =ionello ;ronti dell)stat, lorario di fatto dei dipendenti del settore privato , in )talia, ,pari in media a /.%6< ore lanno. /73 ore pi di quello dei francesi, 7 ore pi di quello dei tedeschi, (3 pi di quello degli inglesi, %! ore pi di quello degli spagnoli. )noltre, lorario italiano maggiore di /<3 ore lanno rispetto alla media dei /7 paesi di pi antica appartenenza all5nione e, se confrontato con i maggiori tra i paesi di nuova accessione, risulta significativamente inferiore soltanto a quello di :olonia e Pomania- (???.lavoce.info, 6 gennaio !!%". Bli italiani sono gli unici, allinterno della 5e, a essere allineati sugli orari di lavoro degli 5sa con /.A/! ore lanno nel !!3, (/.A/( ore per gli americani" in modo significativamente superiore a 'rancia, Bermania e Pegno 5nito (in media, /.<6A ore".

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meno tempo libero. Ma possibile notare e sottolineare come, dietro la spinta dello spettro della precariet9, le singolarit9 vengono piegate a una logica adattativa/sacrificale>oblativa che un portato culturale dellesperienza storica femminile. )l concetto di sussunzione oggi si spinge ad attingere alle sfere del vissuto del soggetto.

Qualche considerazione a questo punto

1 quali prime considerazioni possiamo giungere, in termini generali, che cosa possiamo trarre ai fini del nostro ragionamento sulla femminilizzazione del lavoro, a questo punto della trattazioneO

/" )l modello dorganizzazione del lavoro attuale, precario, adattabile, saltuario, lavoro nomade nellufficio nomade o fatto di prestazioni a domicilio ma con le nuove macchine (i computer", autocrati dellera contemporanea, si presenta, nei suoi tratti salienti, di contenuto, come modalit9 storica del lavoro femminile. H contemporaneamente proprio la realt9 eccedente sulla vita di questa condizione di sfruttamento complessivo>intensivo del soggetto, pu# assurgere a metafora delle nuove forme di pressione, sussunzione, violenza cui pare condannata gran parte dellEumanit9, al di fuori del genere, in relazione al lavoro.

" )lluminare questaspetto del lavoro incessante (in termini di tempo e in termini di senso", del lavoro nomade e del lavoro domestico significa capire lessenza della femminilizzazione del lavoro, ovvero il perchF le donne rappresentino una paradigma straordinario per gli obiettivi del capitalismo attuale.

3" :ossiamo considerare di essere al cospetto di uninflessibile flessibilit. *iamo consapevoli del fatto che parte delle rivendicazioni operaie degli anni (!, in particolare in )talia, si basavano anche sul ,rifiuto del lavoro-, puntando a una maggiore flessibilit9 (che voleva dire una rivincita dei tempi //

della vita sui tempi della macchina". )l modo di produzione postfordista si dato come metabolizzazione della critica sociale e culturale al modello fordista degli anni *ettanta (Koltans+i e Chiapello, /666". 4ggi, la realt9 di fronte alla quale ci troviamo, per tutte le ragioni addotte sopra, non si configura come una forma di flessibilit9 reale ma pretenda piuttosto di presentarsi come forma di incatenamento crescente delle esistenze e delle intelligenze al lavoro. =a struttura del lavoro presente mostra una estrema rigidit, vocazione prescrittiva, e, contemporaneamente, ingordigia (vuole pi ,tempo-, pi ,spazio-, pi ,senso-, pi ,attenzione-" che si riverbera sul vissuto del soggetto proprio perchF allEinterno di uno schema estremamente flessibile per lEimpresa.

<" =a precariet9 dilagante implica solo apparentemente, per le donne, il rischio di una pi ampia cristallizzazione delle figure sociali, idea che potrebbe venir suggerita dal fatto che linformalizzazione del rapporto di lavoro opera anche sul piano dellorganizzazione sociale. $iceversa, possibile ritenere che la precariet9 contribuisca, in prospettiva, a de>ri>costruire lidentit9, degenerizzando il lavoro. 1l riguardo, si pu# notare che la precariet9, ai fini dei nuovi processi di accumulazione flessibile, innesta e coniuga il processo di femminilizzazione del lavoro dominando un aspetto trasformativo della persona e inducendo un cedimento progressivo della dicotomia anche fordista uomo>donna, produzione>riproduzione. :oichF, oggi pi platealmente che mai, le differenze tutte diventano oggetto di estrazione di valore, in termini capitalistici.

Lavoratori e lavoratrici della conoscenza

)l tasso di attivit9 femminile in )talia tra i pi bassi dHuropa, pari al <7, 8. )l lavoro femminile maggiormente concentrato in tre settori principali del terziario (formazione& sanit9& assistenza". )n questo quadro, Milano rappresenta una punta avanzata e unanomalia. *econdo l4sservatorio provinciale sul mercato del lavoro3, nel !!< il tasso di attivit9 femminile in provincia di Milano risulta superiore di quasi / punti percentuali rispetto al dato nazionale (7%,68" e di quasi due punti rispetto al dato lombardo (77,!8", con una crescita costante nellultimo decennio. lincidenza della componente femminile sul totale delloccupazione milanese ha evidenziato una dinamica significativa negli ultimi dieci anni, passando dal 3A8 del /663 al <38 del !!<. *e tale andamento dovesse venir confermato anche nel prossimo decennio, possibile stimare che nel ! ! met9

delloccupazione milanese risulter9 femminile4. Bli occupati complessivi nelle attivit9 terziarie milanesi rappresentano la quota maggioritaria del totale degli impieghi e nel corso del !!< si sono, attestati al %A,8 del totale, un valore mai raggiunto in precedenza. Di questi si pu# stimare che la met9 (3<8 delloccupazione complessiva" svolga unattivit9 cognitivo immateriale e il loro numero sembra destinato a crescere. Bli occupati nellindustria sono per contro scesi al 3/,%8. :i nel dettaglio le attivit9 manifatturiere in senso stretto hanno registrato unincidenza pari al 7,(8 del totale. Milano presenta al pi elevato grado quello che viene ormai da pi parti definito come processo di terziarizzazione e di femminilizzazione del lavoro. le pi ampie possibilit9 di impiego per le donne (occupabilit9"5 vengono offerte soprattutto nellambito della produzione cognitiva.
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Cfr. :rovincia di Milano, )l lavoro difficile, Papporto !!< sul mercato del lavoro e le politiche del lavoro in :rovincia di Milano, '.1ngeli, Milano, marzo !!%. < Cfr. :rovincia di Milano, !l lavoro difficile., op. cit., pag.73 e ssgg. 7 *e si disaggregano i dati per fasce di et9, il tasso di attivit9 e di disoccupazione risultano ancor pi divaricati da quelli nazionali per la classe di et9 compreso tra i 7 e i <! anni. Dopo i <! anni si registra un brusco calo, soprattutto del tasso di attivit9 femminile.

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H in questo contesto che i nuovi processi di accumulazione del capitale sussumono tutta limmaterialit9>materialit9 di sentimenti, saperi, corpi, esperienze, risorse della vita. Juel 3<8 di occupati del terziario immateriale dellarea milanese rapprsenta il contenitore principale dello sviluppo del ,lavoro cognitivo-. Con esso intendiamo definire tutto ci# oggi evoca, in modo tanto apparentemente vago quanto drammaticamente preciso, lestrazione di valore dalle attivit9 cognitive e relazionali dellessere umano, vale a dire dai saperi, dalla formazione, dallapparato simbolico ed esperienziale dei singoli soggetti, dalla loro creativit9 e dal loro agire naturalmente cooperativo. *e il fordismo rappresenta lera della produzione materiale di merci e a tal fine utilizza la forza del corpo, il capitalismo cognitivo incarna lepoca della produzione di conoscenza, attraverso la valorizzazione delle facolt9 relazionali, comunicazionali, cognitive%. ;uttavia, tali facolt9 sono sempre pi soggette a una tendenza di standardizzazione e di controllo. 0e protagonista in primo luogo la conoscenza che, ai fini della valorizzazazione, diventa, codificabile e oggettivabile, per ridursi, cio, a qualche cosa di immediatamente trasmissibile, e cio a semplice oggetto di consumo. Juesta tendenza punta a trasformare la conoscenza in un fattore alienabile, separabile dai suoi stessi produttori. 1lcune aree, come la ricerca, la formazione, linformazione, assistono a una crescente diffusione delle condizioni di precariet9, che diventano non episodiche nF tanto meno agIte ma strutturali. ) giornalisti precari in )talia sono circa 7!.!!! a fronte di /(.!!! redattori con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, i ricercatori universitari precari circa <7.!!!(. Piteniamo che ci# dipenda esattamente dalle caratteristiche implicite nella prestazione lavorativa immateriale, ambiguamente a cavallo tra uso individuale delle capacit9 cognitive e creative dei singoli e la sempre pi massiccia standardizzazione delle forme della conoscenza, dellinformazione e della formazione. )l quadro
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Citiamo tra le molte cose possibili gli studi di 1lfred ;omatis, secondo cui il bisogno di comunicazione ,nasce prima di tutto dal desiderio di non rompere (o eventualmente di rinnovare" la relazione sonica intrattenuta con la madre durante la vita prenatale. =essere umano vuole conservare o ritrovare un mondo di legame verso il mondo esterno e verso laltro di cui ha tratto, quando era ancora allo stato embrionale, le pi grandi soddisfazioni- in 1. ;ommatis, /6((, pag. <A. ( ;rattandosi di dati non accertati (poichF in )talia manca unanagrafe precisa che censisca queste figure" non ci possibile stabile con certezza la percentuale della presenza femminile. Da una serie di singole statistiche attivate nei giornali o nelle universit9 si pu# dedurre che le donne siano ormai maggioranza relativa allinterno di queste professioni.

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che comprende e perimetra tutto questo descrive un crescendo di attenzione ai profitti tout court e perfino di tentativi di misurazione del tempo e della produttivit9 dei soggetti coinvolti. Daltra parte, laspetto individuale implicito in tali prestazioni lavorative, si salda con la tendenza allindividualizzazione dei rapporti di lavoro e finisce per tradursi in precariet9 esistenziale e nel peggioramento progressivo e apparentemente inarrestabile delle condizioni in cui si svolge la prestazione lavorativa, attraverso un sistematico smantellamento di ogni forma di garanzia. )l processo di precarizzazione del lavoro attiene, insomma, alla sostanza di queste professioni, laddove lessere individuo, lessere soggetto, lessere attore C con competenze e capacit9 cognitive peculiari, saperi ed esperienze del tutto personali D gioca un ruolo determinante, ed la radice di forme di autosfruttamento come della difficolt9 ad agire connessioni e relazioni conflittuali (si veda lo scollamento rispetto a rivendicazioni sindacali perfino autoDorganizzate& si veda il rapporto con le strutture gerarchiche". )n questo senso i meccanismi di controllo stanno davvero diventando immanenti al campo sociale e li ritroviamo diffusi nel corpo e nel cervello delle persone. Ci stiamo confrontando con forme di alienazione autonomamente scelte, che partono, proprio e incredibilmente, dal desiderio di creativit9 dei soggetti stessi. Juesto genere di processo finisce per influenzare in modo molto esplicito anche la distribuzione di genere allinterno delle professioni cognitive, proprio nel senso di quanto sostenuto sopra, vale a dire che le donne risultano pi gradite proprio per le caratteristiche qualitative>adattative che sono in grado di garantire. *econdo una ricerca svolta da 'rancesca Bambarotto e Biorgio Krunello ( !!7", la precariet9 delle condizioni lavorative dei ricercatori pu# finire per influenzare la distribuzione di genere dei docenti universitari, e rafforzare il processo di femminilizzazione nella fase di ingresso alla carriera universitaria. $a ricordato come questo processo sia gi9 noto per lEuniversit9 italiana, dove il 36,3 per cento dei ricercatori sono donne, a fronte del /6,/ per cento dei professori. Ma soprattutto laspetto tendenziale a risultare particolarmente interessante.

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,il processo di segregazione di genere va di solito a braccetto con basse retribuzioni e condizioni di lavoro meno favorevoli. 0on chiaro, tuttavia, se saranno i bassi salari a rendere socialmente poco desiderabile il ruolo del ricercatore, creando cosI spazi lavorativi per le donne. 4ppure, se, viceversa, sar9 la forte presenza femminile nel livello pi basso della docenza universitaria a ridurne il valore economico, a causa di pregiudizi sociali. (G". 5na bassa retribuzione del lavoro di ricercatore, oltre a segnalare il modesto valore sociale che il nostro paese riconosce a questa professione, ne riduce il prestigio, soprattutto per i giovani di maggior talento. (G" Q dunque lecito ipotizzare che il prestigio sociale della professione universitaria si ricrei attraverso la formazione di un doppio binario professionale. una base flessibile e prevalentemente femminile di ricercatori, disposta ad accettare basse retribuzioni e scarse possibilit9 di carriera e un vertice prevalentemente maschile, formatosi spesso allEestero e in grado di acquisire quelle competenze professionali e relazionali necessarie per accedere alle reti e ai fondi di ricerca internazionali-. (Bambarotto e Krunello, !!7"

5na ricerca che ho condotto qualche mese fa (settembreDnovembre !!%" tra i giornalisti free lance della Pcs :eriodici (che fa parte di Pcs Media Broup, il principale gruppo editoriale italiano" mostra alcuni risultati molto interessantiA. )nnanzitutto le donne rappresentano il 7A8 del campione, dato che segnala in modo inequivocabile la tendenziale femminilizzazione della professione. )l 3/8 di loro ha unet9 compresa tra i 7 e i 37 anni (contro il 3A8 dei maschi", mentre un altro 3/8 si situa tra i 37 e <7 anni (3A8 per i maschi". 0on un dato sorpendente. la fascia det9 che si confronta pi da vicino con il fenomeno della precarizzazione quella dei trenta>quarantenni (si scende al !,%8 tra i <7D77 anni e al /!,3 dopo i 77 anni". )l % 8 in possesso di una laurea e il !,%8 di un titolo post laurea (percentuali che si riducono drasticamente per gli uomini. rispettivamente il <(8 e il /<8", confermando il dato di un pi alto livello di istruzione per le donne rispetto agli uomini. Da una veloce analisi descrittiva, vediamo che per le donne pi utilizzato il contratto di lavoro subordinato, seppur atipico (3!8 contro il /(8 dei maschi".

=a ricerca stata svolta con linvio di 3!! questionari che hanno ricevuto A! risposte non complete e 7! complete. =e statistiche sono state realizzate a partire da queste ultime. ) collaboratori occasionali, allinterno della realt9 della Pcs :eriodici, raggiungono il numero di circa %!! persone (su (! assunti". Ma il questionario stato indirizzato solo a 3!! di loro, vale a dire a coloro che avevano, provatamente, un rapporto di collaborazione strutturato da almeno un anno con una redazione. *i pu# vedere il testo completo dellindagine svolta su http.>>???.lsdi.it>dossier>precariato>indeM.html.

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)l < ,A8 delle intervistate ha gi9 figli, mentre il 7(,/ non ne ha. 1lla domanda a chi non aveva figli se ritenevano che la loro condizione lavorativa ,non strutturata- in qualche misura influisse su tale tipo di situazione, il / ,78 ha risposto ,molto-, il 3/, ,abbastanza-. ) due dati sommati ci dicono che il <3,(8 delle free lance del campione intravede una relazione sistemica tra la propria situazione lavorativa e la difficolt9 ad agire autonome scelte di vita in un campo che ha implicazioni estremamente importanti anche dal punto di vista psicologico, poichF tende a sovradeterminare il desiderio e limita lo sviluppo armonico della propria volont9 di autoderminarsi. =e strategie di sopravvivenza che il lavoro precario costringe a mettere in atto complicano vistosamente lesistenza delle donne, rendendo, oggettivamente, ancor pi difficile di come da sempre la possibilit9 di gestire sia la sfera privata che pubblica. *i evince da questo elemento particolarmente paradigmatico quanto, oggi, il lavoro finisca per andare a contaminare in maniera mutilante altri piani dellesistenza, assumendo un ruolo centrale nelle proiezioni e introiezioni del soggetto. )l /!,38 delle donne che compongono il campione guadagna meno di %!! euro lordi al mese, il <,/ tra i %!! e i / !!, il !,% tra i / !! e i /A!! euro lordi al mese 1nalizzando il campione maschile, la quota di uomini che guadagnano meno di %!! euro sale al A8. ;ale discrepanza deriva probabilmente dalla maggior incidenza per le donne di contratti di lavoro subordinati, che garantiscono, seppur limitatamente, un flusso di reddito mensile pi elevato di quello che deriva da contratti di lavoro autonomi e freelance. Ma pi probabile che il maggior guadagno relativo delle donne sia soprattutto imputabile al processo di degenerizzazione dellattivit9 giornalistica nei periodici, in seguito alla maggior presenza femminile. lessere donna, in questo caso, finisce per contare. Contano anche i flussi di relazioni e i canali di fidelizzazione. probabilmente le giornaliste sono pi abili a tessere reti rispetto ai giornalisti uomini. ;uttavia, la maggioranza del campione pu# contare su cifre che certamente non consentono, anche da questo punto di vista, di poter governare la propria esistenza in regime di reale autonomia. =a questione dellinadeguatezza del salario diretto, oltre a rendere evidente come in )talia esista ormai un vistoso problema di valorizzazione delle professioni cosiddette intellettuali in termini salariali, /(

diventa estremamente pi pressante se si commisura alle politiche di privatizzazione del settore pubblico avviate da almeno un decennio a questa parte, in )talia come nel resto dHuropa, le quali finiscono per decurtare ulteriormente il reddito, canalizzandolo obbligatoriamente verso forme privatistiche di assicurazione. Juesto fattore diventa ancor pi pressante per le donne che, di norma, in )talia, possono contare su stipendi relativamente pi bassi rispetto a quelli degli uomini6. Hppure, per il 36,7 per cento delle donne che hanno risposto al questionario proprio ,lautonomiarappresenta il primo motivo di soddisfazione della propria attuale condizione lavorativa, pur precaria, seguito da un /A,(8 che sottolinea la ,mancanza di monotonia- e da un /A,(8 che sceglie invece la voce ,dinamicit9-. 0on difficile trarre da queste valutazioni, lesistere C ancora, sempre, nonostante tutto D di un desiderio, di una prospettiva che spinge le donne verso la scelta del lavoro autonomo. 0on sono state premiate in nessun modo le voci ,salario-, ,considerazione-, che non hanno ottenuto alcun consenso (come era facile immaginare, proprio per quanto detto sopra", mentre anche il tema ,relazioni-, da sempre molto importante per le donne, ha ottenuto solo <,/ riposte su cento, aspetto significativo di un peggioramento, di uno scadimento dei rapporti in ambito di lavoro, collegato allaccrescersi della competizione e dellindividualizzazione (un 3!8 segnala rapporti di competizione con gli altri colleghi precari e un 3!8 di indifferenza". $iceversa, il tema in s" dellautonomia e della possibile mobilit9, variazione, esperienza, piacere che dietro il tema si cela, viene valorizzato e riconosciuto, nonostante tutto. *e confrontiamo questi dati con il campione maschile, interessante notare che la differenza pi macroscopica riguarda proprio la soddisfazione che deriva dalle attivit9 ,relazionali- (/ 8". 1lla domanda successiva ,che cosa non ti soddisfa della tua attuale condizione lavorativa- il ,A8

ha risposto ,labilit9 del rapporto di lavoro-. )l che va inteso non come una contraddizione rispetto a quanto sostenuto sopra, ma piuttosto come un suo rafforzamento. se lorizzonte resta quello della
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0el !!< le famiglie residenti in )talia che vivono in condizione di povert9 relativa sono milioni %(< mila, pari allE//,(8 delle famiglie residenti, per un totale di ( milioni 7AA mila individui, il /3, 8 dellEintera popolazione. 0el rapporto !!/, si legge. ,=a maggior diffusione della povert9 si registra tra le famiglie con capofamiglia a donna, soprattutto al 0ord, dove lincidenza per le donne del (8 contro i 7,/8 dei maschi- cfr. ,=a povert9 in )talia nel !!!. 0ote Papide- )stat, Poma, / luglio !!/, pag. 3.

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autonomia e della dinamicit9, vero che lassenza di qualsiasi forma di rete e di sostegno per il lavoro precario, in )talia, rendono quanto mai incerto il vivere e dunque particolarmente difficile la possibilit9 di espressione proprio di quella potenziale autonomia, di quella dinamicit9. 0on a caso il 3(8 non vorrebbe, potendo scegliere, un posto di lavoro a tempo indeterminato e il /A,78 lo vorrebbe ,solo perchF penso che guadagnerei di pi- e il (,<8 addirittura ,non ci ha mai pensato-. 0el tempo (da 7D( anni a questa parte", le intervistate sottolineano di avere assistito soprattutto a un peggioramento delle retribuzioni (/(8", poi a un peggioramento della qualit9 del lavoro (/<,%8", e dei rapporti con le aziende (/ , 8" e a un aumento della competizione (/ , 8". )l %/, 8 ritiene che fare il giornalista sia ,interessante-, il /%,/ che sia un lavoro come un altro, il /68 che renda necessario fare molti sacrifici per svolgere la professione. 4ltre il %!8 del campione non iscritto al sindacato e nel (78 dei casi da esso non si ritiene tutelato. *indacato che, invece, dovrebbe imporre ,tariffari-, ,tempi di pagamento certi- ed eventualmente vincolare di pi gli editori allassunzione, dopo qualche anno di contratto a termine. :otendo scegliere per# le donne intervistate vorrebbero nel 3%,%8 dei casi ,garanzie di reddito sganciate dal lavoro-, nel <3,38 continuare a fare esperienze sempre diverse. *olo il !8 vorrebbe, come prospettiva futura, un posto di lavoro a tempo indeterminato. *ignificativamente diversa invece lopinione maschile, per la quale quasi la met9 degli intervistati (<78" opterebbe per la stabilit9 del rapporto di lavoro e solo il !8 ha come primo obiettivo la continuit9 di reddito. Da questo punto di vista, le donne appaiono pi rivolte al futuro e meno dipendenti da visioni pi tradizionalmente legate alletica lavorista di stampo fordista.

Conclusioni finali

*ulla base delle definizioni e delle analisi condotte possiamo, a questo punto, provare a trarre alcune conclusioni parziali.

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/" =a natura linguistica del regime postfordista rende necessario la ridefinizione della produttivit9 sociale. 'acolt9 di linguaggio e risorse neuronali. ecco, in estrema sintesi, gli strumenti sui quali si basa la valorizzazione capitalistica attuale nel capitalismo cognitivo. *embra piuttosto evidente, gi9 da qui, linesistenza di una qualsiasi possibilit9 di distinzione tra intenzione e strumento. grazie alle nuove tecnologie la conoscenza non pi incorporata nelle macchine o nei materiali o nei prodotti finiti ma nel lavoro cognitivo stesso. Codici, linguaggi permettono alla conoscenza di circolare da sola, indipendentemente dal capitale fisso. H allora, gi9 da qui D senza andare a riprendere il tema dellallungamento del tempo di lavoro di cui abbiamo gi9 piuttosto diffusamente parlato C possibile dedurre una specie di circolarit9 della produzione che si fa potenzialmente tuttuno con la vita, diventando performativi le parole, le relazioni, il linguaggio, le emozioni. )noltre, la precariet9 delle condizioni, come detto, rende estremamente pi potente il lavoro rispetto al soggetto individualizzato, riverberando la propria ortodossia sulle scelte di vita, fondendo produzione e riproduzione, insomma generalizzando il sentimento, la percezione, della labilit allintera esistenza.

" =a femminilizzazione del lavoro cognitivo pu# portare con sF un aspetto segregazionale di tipo tradizionale. =a ricerca svolta tra le lavoratrici freelance della Pcs :eriodici non disconferma questa tendenza, anzi. Dimostra che lambito dei giornali periodici viene oggi maggiormente percorso dalle donne, e questo potrebbe essere letto giustamente come una minor interesse degli uomini a presidiare determinate aree, ritenute meno appetibili in termini di retribuzione e di considerazione sociale. ;uttavia, le risposte del campione femminile della Pcs mostrano un interessantissimo ,contro canto-. la richiesta di autonomia, il valore che viene attribuito alla variazione e allesperienza, alla mobilit9 e dunque allinfedelt9 intesa come dinamicit9 perenne, come tensione infinita del soggetto, il minor interesse per un impiego a tempo indeterminato, la preferenza accordata allidea del reddito sganciato dal lavoro oltre al dato particolarmente nuovo e significativo dei !

maggior guadagni (pur relativi" delle donne rispetto ai maschi, fanno intravedere una maggior capacit9 delle donne a muoversi sulle sabbie mobili, come direbbe Kauman ( !!7. /3/". 5na loro, cio, pi ampia capacit9 adattativa, portata con sF dalla loro determinante eccedenza che le rende pi resistenti e pi reattive. Bli uomini D per le condizioni storicoDsociali vigenti, compresa una costruzione sociale sessuata D mostrano pi difficolt9 ad adattarsi alle nuove dimensioni polivalenti e qualitative richieste dalla nuova impresa nel nuovo mondo. :roprio quelle caratteristiche, dunque, che rendono appetibili le donne per il mercato del lavoro attuale, proprio la loro stessa capacit adattativa, pu# trasformarsi, in potenza, nel maggior limite con cui il mercato del lavoro potrebbe trovare a confrontarsi nel prossimo futuro.

3" =a forza del capitale cognitivo contemporaneo sta nel piegare le variegate essenze esperienziali individuali dentro i bisogni della produzione. )l tentativo di operare lEintera reificazione dellEindividuo dentro i processi produttivi mostra, sin dalle premesse, una falla poichF non pu# prevederne, in tutto e per tutto, la completa standardizzazione. )l sapere delle singolarit9 non infatti, mai, del tutto trasmettibile fuori dal circuito dellEesperienza. )n questo preciso punto pu# prendere corpo lEeccedenza che pu# diventare il centro, la radice, di nuove strategie di adattamento, di sopravvivenza, di conflitto, insomma, in prospettiva, di sottrazione. *i innesta qui, allora, laltro campo semantico, diametralmente opposto al primo, del termine precariet9, quello che accenna alla mutazione, alla rimessa in discussione, alla possibilit9, al divenire, al futuro. :erfino D date certe condizioni, ovvio D a una prospettiva di liberazione, almeno parziale, dal lavoro. !l problema, per il capitalismo, diventerebbe allora non quello di riuscire a inglobale, ma piuttosto a trattenere, le differenze.

<" )l punto di vista di genere, lo sguardo delle donne, pu# far emergere con maggior lucidit9 le contraddizioni interne al processo che tendono alla reificazione complessiva dellumano, in

forza di unesperienza atavica. non si sottolinea abbastanza, soprattutto in Huropa, che le donne hanno sempre lavorato e quasi sempre nelle peggiori condizioni possibili.

7" )l problema reale, nel presente, quello di portare in piena luce e di far pesare politicamente lintreccio fra lavoro pagato e lavoro non pagato. :untare dunque alla ridefinizione della produttivit9 sociale, come si diceva al punto uno, vale a dire sviscerare la natura biopolitica dei rapporti di lavoro attuali. Ci confrontiamo con lapplicazione della logica delle merci, dellingresso forzato dentro uneconomia di mercato o di uneconomia mercantile D basata sul valore di scambio, sul valore commerciale D di tutta una sfera di aree, fino a ieri meno toccate da tali processi. =e capacita complessive, intime, individuali, differenti, dellessere umano, perfino D sempre pi profondamente D le relazioni affettive e sessuali entrano a far parte di un quadro di commerci e di relazioni economiche, singolari e collettive.

)n questo quadro imprescindibile sforzarci di cambiare prospettiva, introducendo nuovi concetti di interrelazione, inventando e imponendo nuovi indicatori di valore, nuovi meccanismi di valutazione della ricchezza sociale (e la vera domanda da fare sarebbe. esiste, e qual , un giusto valore, un valore possibile da darsi, da contabilizzarsi come corrispettivo vagamente adeguato, a una cosa immensa come lessenza della personaO". Diventa quindi imprescindibile non porre una seria questione di redistribuzione, di riattualizzazione del sistema di ?elfare, che abbia al centro, senzaltro, lo strumento del reddito di esistenza, forma minima di riequilibrio economico di tutto ci# che ci viene chiesto di spendere, quotidianamente, sul mercato del lavoro attuale. H possibile sostenere, appoggiandoci alle risposte del campione di giornaliste intervistate, che la questione del reddito viene individuata, ormai in modo immediato, come una delle frontiere di intervento sociale pi utile e urgenti, da sempre pi ampie fasce della societ9.

)l paradigma di genere pu# offrire un istruttivo punto di osservazione e di conoscenza di tali tentativi di reificazione complessiva dellumano. =aspetto della riproduzione sociale non pagata mantiene infatti, oggi pi che mai, un ruolo di primo piano nellaccumulazione delle risorse primarie per laccumulazione capitalistica totalizzante delloggi, che pretende di inglobare lintero vivente, addirittura.

Nane Nacobs ha scritto #ita e morte delle grandi citt nel /6%/. 4ggi, a quarantEanni di distanza dalla sua uscita, ancora in qualche misura un libro che dice ,qualcosa di nuovo-, lEattualit9 e lEutilit9 del quale risiedono probabilmente nella rilevanza attribuita alle relazioni informali rispetto ai meccanismi di strutturazione e funzionamento del sistema economico e sociale in contesti altamente organizzati, quali sono, ormai palesemente, quelli delle grandi citt9 allinterno delleconomia della conoscenza. =a categoria odierna di attivit di rete e di produzione del comune pu# essere estremamente utile alle donne per rileggere il libro di Nacobs in tempi di capitalismo cognitivo. lEautrice sembra dedicare unattenzione specifica alle dinamiche complesse e articolate di relazione del soggetto con lo spazio fisico e con la societ9 locale, territoriale di cui parte, con riferimento alle relazioni interpersonali informali essenziali, tanto pi allinterno di societ9 complesse, altamente organizzate, tecnologicamente avanzate, dove lestrazione di plusvalore avviene attraverso lo sfruttamento delle reti della conoscenza, in senso lato. $alutare se, in prospettiva, non si possa fare leva sulle reti di partecipazione informale al fine di aprire spazi per la costruzione di alternative economiche e di azione politica *assen ( !! " le chiama le reti diffuse, sticky webs D reti appiccicose D per come sono interconnesse tra loro. David =@on ( !! . /!A" sostiene che ,i nuovi movimenti sociali- per quanto non siano in grado di rovesciare da soli gli assetti esistenti, ,possono tuttavia indicare la strada da percorrere per la definizione di forme alternative di organizzazione sociale-.

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