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Karl Marx,

Introduzione a Per la critica dell'economia politica, del


1857. Traduzione, introduzione e commento di S. Garroni

Schema dellopera. (Stefano Garroni).


Nel primo . (Individui autonomi. Idee del XVIII secolo), largomento di Marx facilmente riassumibile. Leconomia politica ha come oggetto la produzione materiale, la quale svolta da individui, che lavorano in certe condizioni sociali; naturale, dunque, (nel senso di ovvio, va da s) che il discorso delleconomia politica prenda le mosse dagli individui, che operano in condizioni socialmente determinate. E pur vero che nel Settecento si andato imponendo un altro modo di procedere, ovvero, si ritenuto di poter iniziare il discorso delleconomia politica a partire dallindividuo isolato, dal Robinson Crusoe (il personaggio dellomonimo romanzo settecentesco di Daniel De Foe). ma si tratta di un illusione dellepoca (la robinsonata), la quale consegue, per un verso, dal tentativo di legittimare lindividualismo, proprio delleconomia borghese; per un altro, dalla cecit di chi non comprende come anche lindividuo isolato sia possibile, solo, perch esiste una certa maniera di organizzare la societ, che appunto esprime se stessa attraverso individui isolati. Questo , di primo acchito, il discorso che Marx fa. E vero, tuttavia, che guardando le cose pi a fondo -per cos dire con uno sguardo pi sospettoso e scaltrito-, la faccenda si rivela pi complessa. Il fatto stesso che Marx ponga il tema del punto di partenza (Ausgangspunkt) significa, implicitamente, richiamare Hegel, il

quale aveva iniziato, ad es., la sua Scienza della logica (Wisenschaft der Logik) proprio affrontando la questione dellAusgangspunkt. Ed Hegel richiamato anche nel proseguo. Infatti, quello che Marx, subito, indica come naturalmente il punto di partenza, a ben vedere, corrisponde ad una immediata considerazione, ad un diretto collegamento con lesperienza: in altre parole, come se Marx dicesse <basta guardar gli uomini che lavorano, per rendersi conto che lavorano in condizioni socialmente determinate>. Senonch uno dei punti centrali del ragionamento, che Marx svolger in questo testo, proprio la dimostrazione che cogliere la struttura sociale della produzione operazione tuttaltro che naturale, perch, al contrario, assai raffinata -unoperazione, che richieder di far ricorso a complesse procedure sia logiche che epistemologiche. Insomma, come vedremo, leffettivo Ausgangspunkt, per marx, richieder un rapporto tuttaltro che immediato e naturale con lesperienza. Giungere alleffettivo punto di partenza, infatti, richiede superare la fase della robinsonata. Ma che cos questultima? E il momento in cui linsieme immediato -di uomo e sue condizioni di lavoro- viene rotto: il <tutto> dellesperienza si scinde e lindividuo si separa dalle condizioni oggettive (sociali e naturali) della sua attivit produttiva, ponendosele, per cos dire, di fronte, come poteri estranei, dai quali egli tanto indipendente, quanto essi stessi sono indipendenti da lui. In termini hegeliani, questo il momento dellintelletto (Verstand) che, giusta la lezione di Hegel, introduce, appunto, la scissione nella totalit immediata.. Solo superando questo momento, sar possibile -lo vedremo- conquistare leffettivo punto di partenza. La conclusione chiara: il semplice discorso che Marx fa di primo acchito, in realt, un richiamo assai preciso ad un

fondamentale ritmo del ragionamento hegeliano. Fin da subito, dunque, comprendiamo che sar possibile intendere effettivamente queste pagine di Marx, solo a condizione di evidenziarne il legame con la riflessione di Hegel. Nel successivo . (Eternizzazione di storici rapporti di produzione...), Marx delinea un tema di notevolissimo rilievo dal punto di vista sia logico che epistemologico. Se la produzione avviene in condizioni storico-sociali determinate, allora sembra vero che, se di produzione si vuol parlare, di fronte a noi si aprano solo due possibili strade: o quella della descrizione dei modi di produzione nelle differenti epoche storiche; o quella che, subito, limita il discorso ad unepoca determinata, ad es., la presente (ed appunto questo secondo, Marx dichiara essere il suo scopo). Qui bisogna fare attenzione. Quando si affrontano problemi (teorici o no, che siano) riguardanti un certo ambito del sapere -e lo si vuol fare seriamente-, allora lattenzione deve esser rivolta alleffettiva realt -storica o attuale- di quellambito determinato. Se il problema precisare il punto di partenza delleconomia politica, la questione va posta, tenendo presente che cosa effettivamente fanno coloro i quali si occupano di economia politica. In altri termini, non si possono affrontare problemi scientifici (ma daltronde neanche quelli politici o morali, ecc.), se non ricostruendo il modo in cui, di fatto, quei problemi si pongono nellattuale o si son posti nella storia. Perch in realt un problema scientifico -teorico o no, che sia- tuttaltra cosa da unarbitraria speculazione, una soggettiva elucubrazione: infatti, esso non nasce casualmente, ma s da reali difficolt, che si incontrano nel praticare quel determinato ambito del sapere. Non meraviglia, dunque, se Marx, ponendosi il problema dellAusgangspunkt delleconomia politica, faccia bene

attenzione a come gli economisti hanno ritenuto di risolverlo e perch non vi siano riusciti. E in questa prospettiva che Marx chiama in causa una procedura diffusa tra gli economisti: quella di far precedere un trattato di economia da una parte introduttiva, in cui si chiarisca cosa significhi produzione in generale -levidente sottinteso di tale procedura che, in primo luogo, bisogna definire loggetto di studio, e che ci pu farsi descrivendone le caratteriztiche costanti. In realt, revocare in dubbio lopportunit di tale procedura (come Marx fa) significa porre una questione, logica ed epistemologica, di grande rilievo. La nozione di produzione in generale , infatti, solo un esempio di ci che intende per <concetto> una lunga tradizione scientifica e filosofica, ma anche il pensiero comune. Entro questottica, posti gli individui a, b, c, ..., n, elaborarne il concetto significa raccogliere tutte -e solo- le caratteristiche comuni agli individui in questione, scartandone, invece, le altre, quelle che differenziano un individuo dallaltro. Le origini empiristiche di tale procedura sono del tutto ovvie, ma anche opportuno sottolineare che cos procede il pensiero comune. La critica di Marx a questo modo di concepire il <concetto> (nel nostro caso, la produzione in generale) presenta, ancora un volta, nettissime affinit con tesi gi espresse da Hegel. Prima di tutto, va notato che Marx non rifiuta in blocco questa forma di astrazione; al contrario, riprendendo Hegel, la definisce una verstndliche Abstraktion, ricorrendo ad unespressione (tedesca, ovviamente) su cui vale la pena soffermarsi un pochino. Laggettivo verstndliche -va da s- richiama un termine, che abbiamo gi incontrato: Verstand o intelletto; dal che ricaviamo

che questa forma di astrazione si colloca allinterno di quello scindere limmediata totalit dellesprerienza, che -lo abbiamo visto prima- , a dir cos, il compito o risultato della critica intellettuale (quella, ad es., che produce le robinsonate, di contro al naturale punto di partenza delleconomia politica). Tutti ricordiamo che nel Manifesto Marx aveva celebrato la funzione storica della borghesia e del capitalismo, capaci con il loro dinamismo, irriguardoso di ogni confine, di distruggere lidiotismo delle chiuse ("naturali") comunit feudali o, comunque, precapitalistiche. Qui, nellIntroduzione, Marx ripropone questo discorso, sia pure non nella prospettiva generalmente storica e sociale, ma s in quella teorica ed epistemologica. Il termine verstndliche, per, corrisponde, anche, allitaliano <sensato> (come quando si dice, ad es., <far cos e cos cosa sensata>); questo secondo significato strettamente legato al primo -non solo nelluso della lingua tedesca, ma anche nella riflessione di Hegel. Infatti, il mondo del Verstand , anche, il mondo dellagire, dellutile, dell <economico> nel significato di efficace, pragmaticamente positivo, di razionale -nel senso in cui leconomia, anche oggi, si pone il problema dei mezzi razionali per conseguire scopi, in una condizione di penuria. Se, dunque, la produzione in generale un esempio di verstndliche Abstraktion, possiamo dire, in italiana, che si tratta di una astrazione sensata. e ci perch, come Marx chiarisce, raccogliendo i caratteri comuni alla varie forme di produzione succedutesi nella storia, ci consente di risparmiare ripetizioni e lungaggini (nella tradizione empiristica, questa la giustificazione fondamentale delle astrazioni). Si tratta, dunque, di uno strumento utile allimpresa scientifica, esattamente nel senso in cui lo stesso Hegel lo riconosceva tale. Ma la questione

non finisce qua; al contrario, a questo punto che inizia il contributo importante, che Marx d alla caratterizzazione -e, quindi, alle possibilit duso- di questo strumento scientifico. Poniamo che siano dati gli individui a, b, c, ..., n (ad es., i vari modi di produzione succedutisi nella storia) e che p, q, r siano loro caratteristiche costanti; il concetto di produzione in generale risulter, dunque, P = p, q, r. Va considerato, per, osserva Marx che, ad. es., <p>, si svolga in p, p" e che queste nuove caratteristiche, immediatamente ricavabili da <p>, non si trovino in tutti gli esempi storici di modi di produzione, sibbene in uno e non nellaltro, nel pi antico come pure nel pi moderno ma non in quelli intermedi, ecc. (E le cose stanno proprio cos, come mostra la storia dei diversi modi di produzione). E chiaro che, a questo punto, la formula della produzione in generale (P = p, q, r) rivela forti limiti, se il problema quello di capire cosa sia produzione. In altre parole, ci rendiamo conto a questo punto che comprendere cosa sia produzione non mai possibile, se non combinando -e volta a volta, in modo diverso- caratteristiche comuni a tutti i modi di produzione e caratteristiche che, invece, differenziano questo da quello. In conclusione, mediante lanalisi critica della verstndliche Abstraktion, Marx propone, in realt, una concezione del conoscere scientifico che, articolando comune e differente, giunge a cogliere la particolarit delloggetto suo. Che tutto ci sia appieno hegeliano difficilmente smentibile. Unaltra importante osservazione: se (quasi) nulla posso ricavare dalla nozione di produzione in generale per la comprensione di un caso storicamente determinato di produzione, se volta a volta debbo trovare il modo in cui si combinano caratteri comuni e caratteri differenzianti, allora non esiste propriamente un

metodo delleconomia politica, ma s una complessa e duttile procedura (come propone di dire il marxista inglese H.T. Wilson - n 1), che dovr plasmarsi sulla particolarit delloggetto in analisi. Secondo Marx non per caso che leconomia politica usa non criticamente la verstndliche Abstraktion; al contrario, lerrore teorico e metodologico ha una funzione pratica (ideologica): scopo delleconomia politica , partendo da una pretesa nozione di produzione in generale, ricavarne direttamente la giustificazione logica e storica del modo specificamente capitalistico di organizzare la produzione stessa. Per questo, nel suo modo di procedere, leconomia politica deve trascurare i momenti della differenza, della diversit e della particolarit (i quali, va da s, sono invece centrali nella prospettiva di Hegel). Dal punto di vista logico -osserva Marx- gli economisti, per svolgere la loro funzione apologetica nei confronti del modo capitalistico di produzione, ricorrono, in certi punti strategicamente rilevanti della loro riflessione, ad argomentazioni dalla forma tautologica. Dobbiamo -sia pur brevemente- soffermarci su questo tema, perch importante sotto diversi aspetti -di nuovo, sotto quello del rapporto di Marx con Hegel; ma anche sotto un profilo propriamente logicoepistemologico, come pure dal punto di vista della storia della riflessione filosofico-scientifica. Va da s che, qui, cercheremo di isolare qualche lato della questione, scartandone arbitrariamente altri, con il solo intento di dare, comunque, il senso dellimportanza del tema. Posto che con tautologia si intenda un enunciato, in cui il predicato mette in risalto qualcosa, che gi contenuto nel significato del soggetto, semplificando orribilmente possiamo dire che la riflessione moderna era giunta, particolarmente con

lempirismo inglese, a distinguere due tipi di conoscenza: quella probabilistica (o Probability) e quella dimostrativa (o Demonstration). La conoscenza di primo tipo era caratterizzata (a) dallavere come oggetto materie di fatto; (b) dallaffidarsi, dunque, allesperienza; (c) dal non poter mai produrre enunciati, che superassero la soglia del probabilmente vero; (d) ma, anche, dalla capacit di ampliare, sia pure nel limite della probability, il dominio della conoscenza umana -insomma, la capacit di produrre conoscenze nuove. Laltro tipo di conoscenza, invece, (a) era in grado di produrre enunciati veri, di dimostrarli, ma (b) in quanto aveva come oggetto suo unicamente relazioni logiche fra idee; (c) il suo dominio, quindi, era ristretto allambito della logica e della matematica e (d) i suoi enunciati (veri) avevano necessariamente la forma della tautologia (giusta la definizione, che prima ne davamo); (e) con levidente conseguenza di non poter produrre nuove conoscenze. Insomma, la distinzione fra Probability e Demonstration operava una duplice netta distinzione: -fra ci che logicamente necessario, da un lato, e, dallaltro, ci che empiricamente accertabile; -fra consistenza logica, per un verso, e, per un altro, conoscenza nuova. Il mondo dei fatti, delle esperienze (dunque, anche della pratica e della storia) risultava, a questo punto, nettamente separato dal dominio della conoscenza vera, dimostrata, in quanto logicamente valida. Limpostazione dialettica -di Hegel e di Marx- si pone nella prospettiva esattamente opposta: di superare, cio, questa scissione tra verit ed esperienza, fra logica e storia - n. 2. Per ragioni subito comprensibili, rinunciamo, in questa sede, ad

illustrare le pagine, che al tema del sillogismo dedica Hegel nella sua Scienza della logica: sarebbero di grande utilit per il nostro problema; ci aiuterebbero alla stessa comprensione delle pagine di Marx, ma darebbero, certo, unestensione difficilmente tollerabile a questo nostro "Schema". Volgiamoci, dunque, decisamente a Marx. Egli definisce vuota tautologia un enunciato come questo: <senza appropriazione (dunque, propriet), non c produzione>. In effetti, produrre presuppone che si abbia una materia su cui operare e strumenti per trasformarla; in questo senso, basta comprendere il significato di termini come <produrre>, <produzione>, per intendere, anche, che implicitano termini come <appropriarsi> e <appropriazione>. Affermare, dunque, che non c produzione senza appropriazione vale affermare che non c produzione senza (le condizioni della) produzione. Ecco la vuota tautologia. Senonch, leconomia politica fa di quella vuota tautologia, di quella mra esplicazione, nel predicato, del significato del soggetto, la premessa maggiore di un sillogismo, che potremmo costruire in questo modo: (premessa maggiore) ogni produzione implicita appropriazione/propriet; (premessa minore) la propriet privata capitalistica , appunto, propriet; (conclusione) dunque, ogni produzione implicita la propriet privata capitalistica. Il trucco evidentemente sta nella premessa minore. La quale riconduce senzaltro alla classe generale appropriazione/propriet una forma storicamente determinata di appropriazione/propriet (la privata borghese), senza porsi il

compito di spiegare perch produrre (in certe condizioni storiche) impliciti questa e non unaltra forma di propriet. Dal punto di vista formale, largomentazione sillogistica basata su questa contraddizione: da un lato, si muove ad un livello puramente formale; da un altro, per, inserisce -surrettiziamente e senza alcuna giustificazione- un determinato contenuto storico (la propriet borghese). La conseguenza che, nella conclusione, la forma privata capitalistica di propriet (cio, il determinato contenuto storico) viene legittimata dallapparente rigore formale dellargomentazione, trascurando completamente di mettere in evidenza il nesso fra quella forma di propriet e certe condizioni storiche. Per due vie si raggiunge, cos, lapologesi del capitalismo: identificando la propriet capitalistica con la propriet in generale e, dunque, con unessenziale condizione per lesistenza della produzione; ma, anche, facendo scomparire dal quadro lelemento della storicit della forma capitalistica di propriet (la quale se esiste perch legata a certe determinate condizioni, in mancanza di queste stesse condizioni, non ha pi un rapporto necessario con il produrre, dunque, non ha pi giustificazione) - n. 3. E interessante notare che la tautologia <senza appropriazione, non c produzione> potrebbe essere usata diversamente da come fa leconomia politica. Dal necessario nesso generale tra produzione e appropriazione, infatti, potrei ricavare la sollecitazione a scoprire quale sia il nesso tra questa forma di produzione e questa forma di propriet e giungere, cos, al risultato opposto rispetto alleconomia politica: ovvero la messa in evidenza della storicit della propriet privata borghese. Dobbiamo concludere, dunque, che per Marx n lastrazione sensata, n la tautologia sono -in quanto tali- strumenti scientificamente inapplicabili: nella critica marxiana, in

questione luso effettivo che di quegli strumenti si fa. Il quale sempre negativo, quando nasce dalla pretesa di giungere a risultati significativi rispetto a determinate situazione storiche, pur muovendosi quegli strumenti su un piano puramente formale. Ci significa che -come pure avveniva in Hegel- nella critica di Marx allastrazione <produzione in generale> ed alla tautologia non va colto il rifiuto della scienza empirica in quanto tale, ma s la critica dellempirismo, ovvero, di quella filosofia, che pretende desser tale, generalizzando tecniche, procedure e punto di vista delle scienze particolari o empiriche, che invece hanno senso entro dimensioni ben circoscritte - n. 4. Rispetto ai temi finora accennati, lintero capitolo 2 dellIntroduzione marxiana ("Il rapporto generale tra produzione, distribuzione, scambio e consumo") di grande importanza. In effetti, in quelle pagine vediamo Marx ricorrere largamente sia allastrazione sensata che alla tautologia, ma in una prospettiva diversa da quella delleconomia politica. Egli, infatti, di quegli strumenti si serve non per nascondere dietro un apparente rigore formale determinati contenuti storici da legittimare surrettiziamente; ben al contrario, per mettere in luce la logica dinamica, la linea di movimento di precisi processi reali. In questo modo, noi abbiamo un chiaro esempio dellatteggiamento dialettico, che volto -lo abbiamo accennatoa superare la frattura fra logica e storia, che era il risultato filosofico contro cui gi Hegel si era mosso. Il successivo capitolo 3 ("Il metodo delleconomia politica") la parte dellIntroduzione, che pi ha richiamato lattenzione degli studiosi -fino al punto che, a volte, stata lunica parte effettivamente discussa. Probabilmente, questo un errore, perch -come abbiamo visto- i capitoli precedenti sono anchessi assai ricchi di contenuto teorico, ma inoltre utilissimi non solo per comprendere le tesi poi esposte nel capitolo 3, ma forse,

anche, per riuscire a collocare questultimo nella giusta prospettiva di lettura. Da parte nostra, affronteremo "Il metodo delleconomia politica", prima, richiamandone sommariamente i passaggi fondamentali; poi, confrontandone i punti salienti con precise pagine di Hegel e di Feuerbach. Marx riprende il motivo dellAusgangspunkt delleconomia politica, precisando che c un modo di cominciare dalla popolazione, in realt, scorretto sia metodologicamente che teoricamente (si tratta di quellinizio naturale, che gi conosciamo). E la strada percorsa dalleconomia politica al suo inizio ed caratterizzata dallassumere grandi aggregati (popolazione, classi sociali, differenti rami della produzione, ecc.), senza, per, averli posti in organica connessione lun con laltro. Il risultato che il punto di partenza risulta semplicemente assunto dallesperienza e mantenuto nella coaticit, in cui si presenta: , insomma, un concreto dellimmaginazione, ovvero, dellimmediata sensibilit. La stessa economia politica non si fermata a questo stadio, dacch ha sottoposto quellinsieme caotico ed immediato ad un lavoro di analisi, che le ha consentito di isolare singoli elementi fondamentali (ad es., il lavoro, il capitale, ecc.). A questo punto, bisognerebbe percorrere la strada inversa ed evidenziando le relazioni fra gli elementi semplici, ricostruire linsieme, la totalit, in modo, per, da avere ormai non pi un concreto dellimmaginazione, ma s un concreto del pensiero. Solo a questo punto, abbiamo leffettivo cominciamento o punto di partenza -il quale tale, anche per la percezione e la rappresentazione, quale che sia la coscienza, che esse ne hanno. Due punti teorici, che sostengono questa argomentazione sono: (a) una concezione del concreto, che lo differenzia

dallimmediato dato percettivo, identificandolo, invece, con un insieme articolato di molte determinazioni. (Va da s che questo appieno un motivo hegeliano). (b) Laffermazione che il modo, in cui la mente costruisce il concreto, si differenzia dai molti modi, in cui il concreto si va costruendo, di fatto, nellesistenza effettiva; sarebbe un grave fraintendimento, dunque, identificare la seconda costruzione (quella che avviene nellesistenza storica effettiva) con la prima (che corrisponde al modo, in cui la mente si appropria il concreto). Nello svolgere questo argomento, Marx -sia pure con grande rapidit- cita, prima, un generico "hegeliano" e, poi, direttamente Hegel, accusandoli di cadere nellerrore speculativo, che consiste nellidentificare il percorso, che effettivamente il concreto segue, quando si va costruendo nellesistenza storica, con il processo di costruzione del concreto stesso, ma da parte della mente. Come dobbiamo interpretare ci? La domanda ha un senso, perch gi in precedenti opere -La Sacra Famiglia e Lideologia tedesca (questultima, ricordiamolo, Marx ed Engels n vollero finirla, n tantomeno pubblicarla)-, la critica ad Hegel si alterna con quella agli hegeliani (esattamente, ai giovani-hegeliani). ma ci avviene in un modo assai ambiguo, perch si accompagna a dichiarazioni dei due autori, dalle quali risulta che i giovani-hegeliani sono una sorta di riproduzione caricaturale, farsesca del pensiero di Hegel (ed, allora, non appare pi chiaro come la stessa critica possa esser rivolta ad entrambi); inoltre, perch, quando in quei testi giovanili Marx ed Engels vogliono smascherare il meccanismo vizioso -se si vuole, limbroglio- su cui costruito il metodo speculativo, in realt, riprendono quasi alla lettera precise pagine di ... Hegel - n. 5. Ripropongono tali ambiguit i due accenni critici -allhegeliano e ad Hegel- presenti nellIntroduzione?

Consideriamo a questo punto una pagina di feuerbach, che critica il metodo di Hegel: "Tutto (per Hegel) deve avere esposizione (o dimostrazione), ossia restringersi e risolversi nell esposizione. L esposizione astrae da ci che era saputo prima di essa; deve iniziare con un cominciamento assoluto. Ma appunto qui che si manifesta subito il limite dell esposizione. Il pensare precedente all esposizione del pensare. Nella esposizione linizio il primo soltanto per lei, ma non per il pensare. L esposizione deve ricorrere a pensieri che si presentino solo successivamente, ma che sono per interiormente, nel pensiero, sempre presenti. L esposizione ci che mediato, in s e per s, e per conseguenza anche in lei il primo non , mai e poi mai, un immediato, ma piuttosto un posto, un dipendente, un mediato, in quanto viene definito da determinazioni di pensiero che sono certe per carattere proprio, che sono precedenti e indipendenti rispetto alla filosofia che si espone e si spiega in successione temporale. L esposizione si appella cos, sempre, a un istanza superiore, che, relativamente ad essa, aprioristica. E non forse proprio quello che succede con l essere della logica hegeliana?"( - n. 6). Tenendo presente che l "esposizione", che qui Feuerbach critica, esattamente quella Darstellung, che espone il modo in cui il pensiero costruisce il concreto, uscendo cos dalla caoticit del concreto dellimmaginazione, appare del tutto chiaro che la critica feuerbachiana ad Hegel va esattamente nel senso opposto rispetto a quello che, per Marx, il corretto metodo scientifico. Potremmo dire che Feuerbach si rende conto della differenza fra Darstellung (o esposizione del concreto del pensiero) e svolgimento reale (cio, nellesistenza effettiva); ma cade nellerrore di voler appiattire la prima sul secondo e cos, in definitiva, di rivendicare contro il lavoro del pensiero

limmediata naturalit del fatto. Che questo sia esattamente lopposto di quanto Marx propone ( n. 7), lo stesso Feuerbach in realt a mostracelo, quando scrive: "Quello che stato, finora, landamento della filosofia speculativa -il procedere, cio, dall astratto al concreto [che esattamente quanto Marx propone. S. G.], dall ideale al reale-, non che un percorso rovesciato. Seguendolo non si perviene alla realt vera, obiettiva, ma sempre solo alla realizzazione delle proprie astrazioni e, appunto per ci, non si giunge alleffettiva verit dello spirito. Infatti, solo l intuizione (Anschauung) delle cose e delle essenze nella loro realt obiettiva, rende l uomo libero e lo priva di ogni pregiudizio. Il passaggio dall ideale al reale ha il proprio luogo, solo, nella filosofia pratica." ( - n. 8) Consideriamo, ora, alcune pagine di Hegel (fra le tante, che si potrebbero opportunamente richiamare), allo scopo di mostrare la sostanziale concordanza con la posizione espressa da Marx. Nel .4 delle sue Lezioni sul diritto naturale e la scienza dello Stato (Vorlesungen ber Naturrecht und Staatswissenscheft) -conosciute anche come la Filosofia del diritto di Heidelberg, dove effettivamente furono tenute queste lezioni nel 1817/1818-, Hegel scrive: "Quando penso (denken) un oggetto, lo rendo un pensato (Gedanke) e gli tolgo ci che ha di sensibile; lo rendo cos qualcosa che immediatamente ed essenzialmente mio: infatti, nel pensare (denken) sono presso di me. Elaborare il concetto (begreifen) significa penetrare loggetto, che non pi qualcosa di contrapposto a me, perch gli ho tolto ci che, per s, a me si oppone ... dice lo spirito <questo spirito del mio spirito> e lestraneit (Fremdheit) dissolta. Ogni rappresentazione una generalizzazione e questultima appartiene al pensare. Pensare qualcosa significa renderlo generale ... Questo latteggiamento teoretico."

Come si vede, qui del tutto anticipata quella nozione di <concreto del pensiero>, che abbiamo incontrato in Marx. Ed anticipata in un modo quantomai interessante: Hegel, infatti, ci dice che il pensato risulta da una rielaborazione delloggetto, operata dellatteggiamento teoretico; il che, in altri termini, significa che il pensato non identificato con loggetto immediato. Dunque, quando Marx distingue modo di costruzione del concreto nel pensiero e modo di costruzione sua nellesistenza effettiva, a ben vedere, non introduce una novit rispetto ad Hegel ma, piuttosto, ne esplicita (o svolge) una ben precisa tesi. Nel .3 delle stesse Lezioni, Hegel distingue una trattazione filosofica ed una trattazione storica del diritto, negando la possibilit che entrino in contrasto lun con laltra, non perch siano luna il calco dellaltra, ma perch si pongono a livelli diversi. Nel successivo .45, chiarisce che un universale -o concetto-, senza la figura empirica della sua realizzazione, un universale astratto, che posso, certo, afferrare con il pensiero e descrivere nella sua mra formalit, ma che -proprio in quanto astratto, nel senso che abbiamo visto- resta un "non vivente" e, perci, inefficace praticamente. La conclusione sembra chiara: Hegel nega la tesi idealistica, che identifica il reale con il pensato; distingue una trattazione delloggetto (nel suo caso il diritto; leconomia politica, per Marx) dal punto di vista del concetto e/o dal punto di vista della storia; distingue un universale astratto, che privo di una figura empirica o presenza nellesistenza effettiva, da un universale che, invece e tenendo presenti le precedenti differenziazioni, si svolge nel reale. Non forse questo lo sfondo teorico del discorso, che abbiamo visto come proprio di Marx? A questo punto, per, si fa ancora pi urgente la domanda che ci

ponevamo? Perch Marx, in questa Introduzione, sia pure rapidamente, polemizza contro l "hegeliano" e contro lo stesso Hegel? Probabilmente la risposta labbiamo sotto gli occhi. La polemica di Marx non esattamente contro Hegel (che egli conosceva bene, utilizzava largamente e che rileggeva, quandera impegnato nella stesura di Das Kapital); la sua polemica contro un certo modo di essere hegeliano, che trovava nella cosiddetta sinistra hegeliana -o movimento dei "giovani hegeliani"- e che radici nel testo di Hegel doveva pur averle. Indubbiamente la polemica di Marx contro una determinata interpretazione di Hegel, accompagnata, per, dalla consapevolezza che difficilmente uninterpretazione appieno arbitraria. Dunque, la polemica di Marx contro quello hegel, che pu condurre alle tesi giovani-hegeliane; contro quei lati, quelle oscurit, quelle ambiguit, presenti nel testo di Hegel e che, in qualche modo, possono concludersi con le posizioni della sinistra hegeliana. Senonch, questo non tutto Hegel, n forse lo Hegel essenziale. Si tratta, tuttavia, di un certo modo in cui - di fatto - il pensiero di Hegel stato recepito, ha "funzionato". Ed proprio quel certo modo che Marx critica (*). ----(*) NOTA: Non mia intenzione approfondire, ora, questo tema; tuttavia, come indicazione generale, si pu dire ci. Se in Hegel lagrammatica della dialettica ricavata analiticamente dal pensare effettivo, in gran parte dellhegelismo, invece, la forma del movimento dialettico -presupposta al movimento reale- diviene giustificazione dellesistente, il quale -in questo senso- risulta dedotto da quella forma. E in tale contesto che si finisce nel duplice errore -come Della Volpe indicava, ma riferendosi ad Hegel- di trascendere lempirico, o effettivamente esistente, per poi recuperarlo

acriticamente come necessaria manifestazione dellidea. Contro questo hegelismo, Marx insiste nel difendere le ragioni (in un certo senso) dell empirismo, del sapere determinato e della differenza tra processi di pensiero e processi storico-reali. Per certi loro aspetti, un ottimo esempio dell hegelismo da Marx criticato son le Lezioni di H.F.W. Hinrichs -comprese in AAVV, Gli hegeliani liberali, Bari 1974. Tuttavia, non va trascurato che assai spesso, nelle pagine dello stesso Hinrichs, si avverte nettamente la presenza del realismo dialettico, che fu di Hegel. Un altro modo (pi stimolante, sembra a me) di dire quanto sopra questo. Se si tengono presenti, ad es., le pagine dedicate al tema <denaro> nel Per la critica delleconomia politica, e quelle dedicate, nei Grundrisse, alle <Forme precapitalistiche di produzione>, si pu sostenere che Marx interpreta lo svolgersi della storia come processo di effettiva separazione di parti che, allinizio, giacciono confuse luna nellaltra in una totalit immediata, anche se -dal punto di vista logico- sono, invece, concepibili separate luna dallaltra. Questo modello -delleffettiva separazione nel Dasein di ci, che logicamente concepibile come separato- rigorosamente applicato da Marx, anche nel senso che diverse sono le forme, in cui si realizza effettivamente la separazione, posto che tale diversit sia logicamente concepibile. Ecco cosa significa, veramente, la distinzione, operata da Marx, tra modo di costruzione del concreto nella mente, e modo di costruzione dello stesso nella storia. Ed ecco perch Marx critica il pensare speculativo, in quanto accusato di attenersi rigidamente ad una sola, presupposta forma di movimento dialettico. Capitolo 1. Produzione, consumo, distribuzione, scambio (circolazione). 1) Produzione.

Individui autonomi. Idee del XVIII secolo.


Dapprima, loggetto (Gegenstand) la produzione materiale. Individui, che producono in societ - dunque, naturale (natrlich) che il punto di partenza (Ausgangspunkt) sia la produzione di individui, determinata ( - n. 9) socialmente. - Il singolo ed isolato pescatore e cacciatore, con cui iniziano Smith e Ricardo, appartengono a quelle invenzioni (Einbildung) prive di fantasia, che sono le robinsonate ( - n. 10) del XVIII secolo, le

quali in nessun modo significano (ausdrcken) -come, invece, si immaginano gli storici della cultura- reazione ad uneccessivo raffinamento o ritorno ad una, per altro fraintesa, condizione naturale di vita ( - n. 11). Altrettanto poco fondato su un tale naturalismo il contrat social di Rousseau, che -mediante contratto, appunto- unisce e mette in rapporto (Verhltnis) soggetti per natura indipendenti. parvenza e solo estetica parvenza delle grandi e piccole robinsonate, mentre in realt sono lanticipo della <societ civile>, che nel XVI secolo si va preparando e che, nel corso del XVIII, compie passi decisivi per la sua maturazione. In questa societ della libera concorrenza, lindividuo si presenta sciolto dai legami naturali, ecc., che in precedenti epoche sociali lo rendevano membro di un determinato e limitato conglomerato umano. Ai profeti del XVIII secolo, lindividuo del loro stesso secolo -che, da un lato, il prodotto della dissoluzione delle forme sociali feudali e, dallaltro, il risultato delle nuove forze produttive sviluppatesi nel corso del XVI secolo- si profila come un ideale, la cui esistenza gi qualcosa di antico: non un risultato della storia, ma il suo stesso punto di inizio. Esso appare individuo secondo natura, giusta la loro raffigurazione (Vorstellung) della stessa natura umana, non come qualcosa che nasca storicamente, s invece qualcosa di posto dalla natura stessa. Tale inganno si mostrato, finora, proprio di ogni epoca nuova ( - n 12). Steuart -che per molti aspetti in contrasto col XVIII secolo e, da aristocratico, sta pi sul terreno storico- ha evitato questo semplicismo. Pi ci inoltriamo nel passato storico e pi lindividuo -dunque, anche lindividuo produttore- ci si presenta non indipendente, ma s appartenente ad un tutto pi grande: dapprima, in modo del tutto naturale, nella famiglia ( - n 13) e nella famiglia allargatasi a trib; successivamente nella comunit -quali che ne siano le

forme diverse-, nata dallo scontro, ma anche fusione, delle trib. Per la prima volta nel XVIII secolo, con la societ civile, le diverse forme della connessione sociale si presentano esterne (entgegen) allindividuo quali mri mezzi per i suoi scopi privati, quale esteriore necessit ( - n 14). Ma lepoca, che produce questo punto di vista -dellindividuo isolato-, appunto quella del rapporti sociali (generali da questo punto di vista) fin qui pi sviluppati. Nel senso pi letterale, luomo uno ( n 15), non solo un animale sociale, ma anche un animale, che solo in societ pu isolarsi. La produzione del singolo, del tutto al di fuori della societ, una rarit, che pu capitare ad un individuo civilizzato che sia stato gettato dal caso in una condizione selvaggia, ma che gi possiede dinamicamente le forze sociali; insomma, unirrealt (Unding), cos come lo sarebbe lo sviluppo della lingua, in mancanza di individui che vivano assieme e che comunichino tra loro attraverso il linguaggio. su ci non vale la pena soffermarsi pi a lungo. Non ci sarebbe alcun bisogno di toccare questo punto, se qellinsulsaggine -che pure aveva un senso (Sinn und Verstand haben) per gli uomini del XVIII secolo- non fosse stata reintrodotta, con seriet, nelleconomia pi moderna da Bastiat, Carey, Proudhon. Per Proudhon del tutto ovvio trattare dal punto di vista della filosofia della storia lorigine di un rapporto economico -di cui egli ignora la storia effettiva-, e cos egli mitologizza che ad Adamo o a Prometeo sia venuta in mente quellidea fissa, che poi hanno introdotto nella storia. Nulla pi noiosamente arido del locus communis ( - n 16), che si mette a fantasticare.

Eternizzazione di storici rapporti di produzione. Produzione e distribuzione in generale. Propriet.


Quando si parla di produzione, si parla sempre di produzione ad un livello determinato di sviluppo sociale -della produzione di

individui sociali. Potrebbe dunque sembrare che, in generale, per parlare della produzione o dobbiamo seguire il processo storico di sviluppo nelle sue diverse fasi, oppure dobbiamo chiarir subito che ci limitiamo ad una determinata epoca storica, ad es. quella della moderna produzione borghese che, in effetti, il nostro tema proprio ( - n 17). Tutte le epoche della produzione hanno certe caratteristiche comuni, certe comuni determinazioni. La produzione in generale s unastrazione, ma unastrazione sensata ( - n 18), nella misura in cui mette effettivamente in evidenza ci che comune, lo fissa e ci risparmia ripetizioni. Poich questo che di generale o comune, isolato mediante raffronto, esso stesso variamente articolato e si snoda in diverse determinazioni, ne consegue che alcune appartengono a tutte le epoche, altre son comuni solo ad alcune, altre ancora appartengono sia allepoca pi moderna che alla pi antica. Non c produzione che possa esser pensata senza di esse; ma se le lingue pi sviluppate hanno leggi e determinazioni che le accomunano a quelle meno sviluppate, proprio ci che definisce il loro sviluppo -dunque, la differenza (Unterschied) da quel generale o comune, da quelle determinazioni, che valgono per la produzione in generale- deve essere distinta, in modo che, per lunit -che deriva dal fatto che il soggetto [della produzione], cio lumanit, e loggetto [della stessa], cio la natura, restan gli stessi- non venga dimenticata lessenziale diversit (Verschiedenheit) ( - n 19). In tale dimenticanza, ad es., consiste lintera saggezza dei moderni economisti, che vogliono dimostrare leternit e larmonia dei rapporti sociali esistenti ( n 20). Ad es., nessuna produzione possibile in mancanza di una strumento di produzione, fosse pure la nuda mano ( - n 21). N alcuna produzione possibile senza lavoro passato ed accumulato, si riduca pur esso alla semplice abilit che,

attraverso luso ripetuto, si andata depositando nella mano del selvaggio. Il capitale, tra laltro, anche uno strumento di produzione, anche lavoro passato ed obiettivato. Dunque, il capitale un generale, eterno rapporto (Verhltnis) naturale; cio, (a tale conclusione arrivo,) se trascuro che cosa rende capitale uno "strumento di produzione, un "lavoro accumulato". Conseguentemente, lintera storia dei rapporti di produzione si presenta in Carey come una falsificazione malignamente organizzata dai governi. Se manca ogni produzione in generale, allora manca, pure, ogni produzione generale. La produzione , sempre, un particolare ramo della produzione -ad es., agricoltura, allevamento del bestiame, manifattura, ecc.-; ovvero, essa la totalit (Totalitt) ( - n 22). Il rapporto (Verhltnis), ad un livello sociale dato, fra determinazioni generali della produzione e particolari forme della produzione va svolto altrove (successivamente) ( - n 23). Infine, la produzione non solo particolare. Al contrario, essa sempre un certo corpo sociale, un soggetto sociale, che attivo mediante una totalit, pi o meno grande, di rami produttivi ( - n 24). Il rapporto, che lesposizione (Darstellung) scientifica ha col movimento reale, comunque, non ha qui il suo luogo adeguato. Produzione in generale. Particolari rami della produzione. Totalit della produzione. E una moda far precedere leconomia da una parte generale -appunto quella, che va sotto il titolo di Produzione (per es., cf. J.St. Mill)-, in cui vengono trattate le condizioni generali di ogni produzione. Questa parte generale consiste o si pretende debba consistere: 1) nelle condizioni, senza le quali non possibile produzione alcuna. Cio, nella realt deve dare nullaltro che i momenti essenziali di ogni produzione. Ma tutto ci, come vedremo,

si riduce ad alcune determinazioni molto semplici, che vengono diluite in piatte tautologie. 2) nelle condizioni, che favoriscono pi o meno la produzione: in Adam Smith, ad es., la situazione sociale in sviluppo o stagnante. Per dare a ci -che in A. Smith ha, solo, il valore di un aperu- un effettivo significato scientifico, sarebbero necessarie ricerche sui periodi dei gradi della produttivit nello sviluppo dei singoli popoli -ma questa una ricerca, che va oltre i limiti del nostro argomento e, nella misura in cui ne fa invece parte, andrebbe svolta insieme allo sviluppo della concorrenza, dellaccumulazione, ecc. da un punto di vista generale, la risposta si riduce a dire che un popolo industriale raggiunge il punto pi alto della sua produzione, nel momento in cui raggiunge il suo punto storico pi alto. In fact. Il vertice industriale di un popolo, finch la sua preoccupazione maggiore non il guadagnato, ma s il guadagnare. In questo gli yankees superiori agli inglesi. Oppure: ad es., che certe razze, certe condizioni, certi climi ed equilibri naturali -quali la vicinanza del mare, la fertilit del suolo, ecc.- sono pi favorevoli di altre per la produzione. Ricade di nuovo nella tautologia che la produzione di ricchezza sia pi facile, nella misura in cui son presenti in grado pi alto i suoi elementi soggettivi ed oggettivi. Ma questo non esaurisce tutto ci di cui si occupano gli economisti nella parte generale. La produzione piuttosto, concepita nella sua differenza dalla distribuzione ecc., deve essere esposta come soggetta a leggi naturali eterne ed indipendenti dalla storia (cf. Mill per es.); con la quale operazione si introducono di soppiatto i rapporti borghesi come imprescindibili leggi naturali della societ in abstracto. Questo

, pi o meno consapevolmente, lintero scopo di tutta loperazione. Rispetto alla distribuzione, invece, gli uomini dobbono essersi concessi il pieno arbitrio. Facendo del tutto astrazione dalla rozza separazione tra produzione e distribuzione e da quello che , invece, il loro reale rapporto, va subito chiarito che, per quante diverse forme di distribuzione possano esservi a diversi gradi della societ, anche per essa -come per la produzione- deve, comunque, esser possibile ricavare determinazioni comuni e, quindi, annullare tutte le differenze storiche o risolverle in generali leggi umane. Ad es., lo schiavo, il servo della gleba, il lavoratore salariato ricevono, tutti, un certo quanto di nutrizione, che consente loro di esistere, rispettivamente, come schiavo, servo della gleba e lavoratore salariato. Il conquistatore vive dei tributi, il funzionario delle imposte, il proprietario fondiario della rendita o il monaco delle elemosine, il levita delle decime, come che sia, tutti vivono di un quanto della produzione sociale, che determinato da leggi diverse da quelle, che valgono per lo schiavo, ecc. I due punti fondamentali, che tutti gli economisti inseriscono in questa rubrica sono: 1) propriet; 2) sicurezza di essa mediante giustizia, polizia, ecc. E, dunque, molto facile replicare:

ad 1). Ogni produzione appropriazione della natura da parte dellindividuo, allinterno e mediante una determinata forma sociale. In questo senso tautologico dire che la propriet (lappropriazione) una condizione della produzione. Tuttavia, del tutto risibile saltare da qui ad una forma determinata di propriet, ad es., la propriet privata ( - n 25). (Tale propriet presuppone come sua condizione anche una forma opposta, ovvero, la nonpropriet). La storia mostra, piuttosto, (ad es., presso gli Indiani, gli Slavi, gli antichi celti, ecc.) la propriet comune

come la forma originaria, la quale forma continua a giocare un ruolo significativo in quanto propriet della comunit. Riguardo alla questione se la ricchezza si sviluppi meglio con luna o con laltra forma di propriet, non ancora il momento di parlarne. Ma affermare che non si pu parlare di produzione -e, dunque, di societ- laddove non esiste forma alcuna di propriet, questa una tautologia. Unappropriazione, che non si appropri di nulla, una contradictio in subjecto.

A 2). Render sicuri i beni acquisiti ecc. Quando tali trivialit vengono ridotte al loro effettivo contenuto, allora finiscono col dire molto pi di quanto credano i loro predicatori. Esattamente che ogni forma della produzione produce i propri rapporti giuridici, le proprie forme di governo, ecc. La rozzezza e la mancanza di conoscenza concettuale (Begriffslosigkeit) consiste, appunto, in questo - nel collegare casualmente (zufllig) ci che, invece, organicamente collegato, nel ridurlo ad una mra connessione della riflessione (Reflexionszusammenhang) ( n 26). Allo sguardo degli economisti borghesi si impone il fatto che con la moderna amministrazione pubblica (Polizei) si produce meglio che, per es., con il mro diritto del pi forte. Quello che gli economisti dimenticano , solo, che anche il diritto del pi forte , comunque, un diritto e che, sia pure in altre forme, esso sopravvive addirittura nel loro "Stato di diritto".

Quando compaiono o, al contrario, scompaiono condizioni sociali corrispondenti ad un determinato livello della produzione, allora si presentano naturalmente perturbazioni della produzione, per quanto con gradi e con effetti diversi. Per riassumere. Vi sono determinazioni comuni a tutti i livelli

della produzione, che il pensiero fissa come determinazioni generali; ma le cosi dette condizioni generali di ogni produzione non son altro che momenti astratti, con il cui ausilio non si comprende concettualmente (begreifen) nessun livello della produzione, storicamente effettivo. Capitolo 2. Il rapporto generale tra produzione, distribuzione, scambio e consumo. Prima di entrare in un analisi pi approfondita della produzione necessario aver presenti le diverse rubriche, che gli economisti le pongono accanto. La rappresentazione, che di primo acchito si offre: - nella produzione, i membri della societ rendono propri (ricavano, formano) ai bisogni umani i prodotti naturali; la distribuzione determina la proporzione, in cui il singolo pu disporre di tali prodotti; lo scambio porta al singolo i particolari prodotti, in cui egli vuol convertire la quota, che gli stata assegnata dalla distribuzione; nel consumo, infine, i prodotti divengono oggetto del godimento, dellappropriazione individuale. La produzione ricava gli oggetti corrispondenti ai bisogni; la distribuzione li suddivide secondo leggi sociali; lo scambio distribuisce il gi distribuito ma, questa volta, secondo necessit individuali; infine, nel consumo il prodotto esce da questo movimento sociale, diviene direttamente oggetto della singola necessit e la soddisfa. La produzione, dunque, fa la sua comparsa come punto di partenza, il consumo come punto finale e la distribuzione e lo scambio come fase intermedia, ma sotto duplice forma, in quanto la distribuzione il momento determinato dalla societ, lo scambio invece dallindividuo. Nella produzione la persona si oggettiva e, nella persona, si soggettivista la cosa (die Sacche); nella distribuzione, -sotto forma di generali, imperative determinazioni- la societ si assume il compito della mediazione

tra produzione e consumo, che, nello scambio, vengono mediati dalla casuale determinatezza (Bestimmtheit) degli individui. La distribuzione determina la proporzione (il quanto), in cui i prodotti vanno agli individui; lo scambio determina su quale produzione lindividuo rivendica la parte, che la distribuzione gli ha assegnato. Produzione, distribuzione, scambio, consumo costituiscono un sillogismo in piena regola; la produzione luniversale, la distribuzione e lo scambio il particolare, il consumo lindividuale, in cui il tutto si conclude ( - n 27). Certamente questa una connessione, ma superficiale. La produzione determinata da generali leggi di natura; la distribuzione lo dalla casualit sociale e, quindi, pu avere effetti pi o meno favorevoli sulla produzione; lo scambio si colloca tra le due in quanto movimento formalmente sociale e latto conclusivo del consumo, che non solo vien concepito come termine ultimo, ma anche come scopo finale, propriamente si colloca al di fuori delleconomia, tranne che per la misura in cui torna ad agire sul punto di partenza, dando cos un nuovo inizio allintero processo. Gli avversari degli economisti -siano essi interni o esterni al loro ambito-, che rimproverano loro il modo barbarico con cui dissociano ci che connesso, o si collocano sul loro stesso terreno o sono perfino loro inferiori. Nulla pi abituale che rimproverare gli economisti di concepire la produzione del tutto come scopo a s. Lo stesso spetterebbe alla distribuzione. Al fondo di questa obiezione c la concezione (Vorstellung) economica, secondo cui la distribuzione , accanto alla produzione, una sfera autonoma e indipendente, ovvero i momenti non sono colti nella loro unit. Come se questo scindere non venisse alla dottrina dalla realt, ma al contrario fosse penetrata nella realt a partire dalla dottrina, e come se si

trattasse, qui, di un raffronto dialettico di concetti e non della concezione di rapporti reali! [Consumo e produzione]. a1) La produzione immediatamente anche consumo. Duplice consumo: soggettivo e oggettivo; lindividuo, il quale nella produzione sviluppa le proprie capacit ( - n 28), le d via anche, le consuma nellatto del produrre, esattamente come la procreazione naturale un consumo di forze vitali. In secondo luogo: consumo degli strumenti di produzione, che vengono usati e consumati e che, parzialmente (ad es., la combustione) tornano a scomporsi negli elementi generali ( - n 29). Appunto, consumo della materia prima, la quale non permane nella sua forma sensibile (Gestalt) e nelle sue disposizioni naturali (Beschaffenheit),, ma che piuttosto vien consumata. Lo stesso atto della produzione, dunque, in ogni suo momento anche un atto del consumo. Ma questo gli economisti lo concedono. Essi chiamano consumo produttivo, appunto, la produzione in quanto immediatamente identica al consumo, il consumo in quanto immediatamente coincidente con la produzione. Questa identit di consumo e produzione riporta al principio di Spinoza: determinatio est negatio ( - n 30). Ma questa determinazione del consumo produttivo, appunto, viene posta nel senso di separare il consumo, che identico alla produzione, dal consumo in senso proprio, il quale, a sua volta, concepito quale opposto, che riduce a nulla (vernichtender Gegensatz) la produzione. Il consumo immediatamente anche produzione, cos come in natura il consumo degli elementi e delle sostanze chimiche anche produzione delle piante, ecc. E del tutto chiaro -ad es., nella nutrizione, che una forma di consumo- come luomo produca il suo stesso corpo. Ma ci vale per ogni altro tipo di

consumo, che in un modo o nellaltro per un qualche lato produca luomo. Produzione consumatrice. Ma, dice leconomia, questa produzione, che identica al consumo, una seconda produzione, che si genera dall annichilimento del primo prodotto. Nella prima produzione, il produttore si fa cosa (versachlichen); nella seconda, invece, la cosa (Sache) costruita dal produttore si personifica. Dunque, questa produzione consumatrice -per quanto immediata sia lunit fra produzione e consumo- essenzialmente diversa dalla produzione propriamente. Limmediata unit -in cui si ha la coincidenza di produzione e consumo e di consumo e produzione- non toglie la loro immediata dualit. La produzione , dunque, immediatamente consumo ed il consumo immediatamente produzione. Ognuno immediatamente il proprio opposto (Gegenteil). Tuttavia, si trova un movimento che media i due. La produzione media il consumo, di cui costruisce il materiale -consumo, a cui, daltronde, mancherebbe la materia (Gegenstand), in mancanza di produzione. Ma a sua volta il consumo media la produzione, in quanto costruisce il soggetto per i prodotti -soggetto, per il quale essi sono prodotti ( - n 31). Il prodotto ha nel consumo il suo finish ( - n 32), il suo tocco finale. Una ferrovia, su cui non si viaggi, che non sia usata, consumata, una ferrovia solo , non realmente. Senza produzione non c consumo, ma anche senza consumo non c produzione, dacch altrimenti la produzione sarebbe priva di scopo (zwecklos). In un doppio senso il consumo produce la produzione, 1) in quanto solo nel consumo il prodotto effettivamente se stesso, ad es., un abito diviene effettivamente un abito, quando viene indossato; una casa, che non sia abitata, di fatto non per nulla effettivamente una casa; dunque, in quanto prodotto -a differenza di ci che avviene con un mro oggetto naturale- si verifica, cio, diviene un prodotto

nel consumo. Il consumo d al prodotto -in quanto lo dissolve- il tocco finale; poich prodotto la produzione non in quanto attivit reificata (versachlichte), ma solo in quanto materia (Gegenstand) per il soggetto attivo ( - n 33); 2) in quanto il consumo crea il bisogno di una nuova produzione, il fondamento ideale della produzione, quel fondamento che dallinterno la sollecita, insomma, il suo presupposto. Il consumo produce la spinta (Trieb) ( - n 34) alla produzione; esso fornisce anche la materia che attiva nella produzione, in quanto ne determina lo scopo. Se chiaro che la produzione fornisce nellesteriorit la materia del consumo, allora altrettanto chiaro che il consumo pone idealmente la materia della produzione, come immagine (Bild) interna, come spinta e come scopo. Il consumo fornisce le materie alla produzione in una forma ancora soggettiva. Senza bisogno, nessuna produzione. Ma il consumo riproduce il bisogno. Dal lato della produzione, a ci corrisponde che 1) essa fornisce al consumo il materiale, loggetto. Un consumo senza materiale non affatto un consumo; dunque, essendo fornito da questo lato dalla produzione, appunto- questa produce il consumo. 2) Ma non solo la materia, che la produzione crea per il consumo. Essa d al consumo anche la sua determinatezza, il suo carattere, il suo finish. Cos come il consumo d al prodotto, in quanto prodotto, il suo finish, analogamente la produzione d il suo finish al consumo. La materia non una materia in generale, ma s una materia determinata, la quale ha da essere consumata in un modo determinato che, a sua volta, ha da esser mediato dalla produzione. La fame la fame; tuttavia, una fame che venga soddisfatta da carne cotta mangiata con coltello e forchetta, una fame diversa da quella che vien placata da carne cruda mangiata, servendosi di mani, unghie e denti. Mediante la produzione non solo prodotta la materia del consumo, ma anche il modo del consumo; la produzione opera non solo sul piano

oggettivo, ma anche su quello soggettivo. La produzione crea anche i consumatori. 3) La produzione non solo fornisce un materiale al bisogno, ma s anche un bisogno al materiale. Quando il consumo esce dalla sua prima, immediata rozzezza naturale -ed il rinvio ad essa sarebbe il risultato di una produzione ancora immersa nella rozzezza naturale-, allora il consumo, anche come impulso, mediato dalla materia. Il bisogno, che il consumo avverte di quella certa materia risulta dal percepirla. Il materiale artistico -cos come ogni altro prodotto- costruisce un senso artistico ed un pubblico capace di godimento artistico. Dunque, la produzione non produce solo un materiale per il soggetto, ma anche un soggetto per il materiale. Quindi la produzione produce il consumo 1) poich le fornisce il materiale; 2) poich determina il modo del consumo; 3) poich essa genera come bisogno nei consumatori quei prodotti posti da essa stessa come materiale. Essa, dunque, produce materiale per il consumo, modo del consumo, spinta al consumo. Altrettanto il consumo produce la disposizione (Anlage) del produttore, poich lo sollecita nel senso di un bisogno ben orientato. Da tre punti di vista, dunque, appare lidentit fra produzione e consumo: 1) Identit immediata: la produzione consumo; il consumo produzione. Produzione consumatrice. Consumo produttivo. Gli economisti chiamano entrambi consumo produttivo. Si fa, per, ancora una differenza. La prima figura come riproduzione; la seconda come consumo produttivo. Tutte le ricerche, che riguardano la prima, si occupano del lavoro produttivo o improduttivo; quelle, invece, che riguardano la seconda, si occupano del consumo produttivo o improduttivo. 2) Appaiono come medio luna dellaltro; con il che si esprime la reciproca dipendenza; un movimento, mediante cui appaiono

relazionate luna allaltra, indispensabili luna allaltro, restando, tuttavia, reciprocamente esteriori. La produzione crea, come oggetto esteriore, il materiale per il consumo; il consumo, da parte sua, produce il bisogno, come oggetto interno, come scopo della produzione. Senza produzione niente consumo; senza consumo niente produzione. Nelleconomia, figura in molte forme. 3) Non solo la produzione immediatamente consumo e il consumo immediatamente produzione; ma anche la produzione solo mezzo per il consumo e il consumo scopo della produzione, ovvero, si forniscono reciprocamente la materia: la produzione la fornisce nellesteriorit al consumo; questi la fornisce, in quanto immaginata, alla produzione; entrambi non sono solo -immediatamente o mediatamente- laltro, ma la produzione costruisce se stessa e il consumo, e il consumo costruisce se stesso e la produzione, dacch luna realizzandosi crea laltro e vice versa. Il consumo porta a termine latto della produzione, poich il consumo compie il prodotto in quanto prodotto, lo dissolve, ne distrugge la forma di cosa (sachliche Form); poich il consumo rende stabile, mediante il bisogno la disposizione, gi sviluppata nel primo atto della produzione, Il consumo, dunque, non solo latto conclusivo mediante cui il prodotto diviene prodotto, ma anche quelle mediante cui il produttore diviene effettivamente tale. Dallaltro lato la produzione produce il consumo, poich crea il modo determinato del consumo e poich essa rende autentico bisogno lo stimolo (Reiz) al consumo, la capacit di consumo. Lidentit -qui indicata sotto 3)- variamente illustrata dalleconomia come rapporto (Verhltnis) domanda/offerta, oggetti/bisogni sia naturali che prodotti dalla vita sociale (Soziett). Di qui, nulla di pi facile per un hegeliano ( - n 35)che porre lidentit di produzione e consumo. E ci avvenuto non solo ad opera della bellettristica ( - n 36)socialista ma, anche, ad opera

di prosaici economisti, come ad es. J-B. Say; nella forma che quando si studia un popolo, il suo consumo la sua produzione. Storch ha mostrato la falsit di ci, poich un popolo, ad es., non consuma solamente il suo prodotto, ma crea anche strumenti di produzione ecc., capitale fisso ecc. Se si analizza la societ come un unico soggetto, la si analizza in modo falso; speculativamente. In un unico soggetto, produzione e consumo si presentano come momenti di un solo atto. Qui limportante sottolineare che se analizzati come attivit di un solo soggetto o di molti individui, comunque, produzione e consumo appaiono momenti di un processo, in cui la produzione leffettivo punto di partenza e, dunque, anche il momento predominante ( - n 37). Il consumo in quanto necessit, in quanto bisogno , esso stesso, un momento interno dellattivit produttiva. Questultima, per, il punto davvio della realizzazione e dunque anche il suo momento predominante e latto da cui lintero processo si ripropone. Lindividuo produce un oggetto e consumandolo ritorna a s, ma come individuo produttivo, che riproduce anche se stesso. Il consumo appare cos momento della produzione. Nella societ, tuttavia, quello del produttore col suo prodotto, non appena terminato, un rapporto esteriore (uerliche Beziehung) ed il ritorno del prodotto al soggetto dipende dai rapporti (Beziehung) che questultimo ha con gli altri individui. Egli non se ne impadronisce immediatamente. Daltra parte, se il soggetto vive in societ, non ha come proprio scopo limmediata appropriazione del prodotto. Fra prodotti e produttori si interpone la distribuzione, che determina, secondo una legge sociale, quale parte gli spetti dellinsieme delle merci. Si colloca la distribuzione in una sfera autonoma, accanto ma esterna alla produzione?

Distribuzione e produzione.

Se si esaminano i comuni testi di economia, non pu assolutamente sfuggire che, in essi, tutto vien posto due volte. Ad es., nella distribuzione figurano rendita, salario, interesse e profitto, mentre nella produzione figurano terra, lavoro, capitale quali agenti della produzione. Con il capitale va subito chiarito che posto due volte, 1) come agente della produzione; 2) come fonte di reddito; come determinante forme determinate della distribuzione. Come tali, interesse e profitto figurano anche nella produzione, in quanto forme in cui il capitale si maggiora, saccresce, dunque, momenti della stessa sua produzione. Interesse e profitto come forme della distribuzione sottendono il capitale come agente della produzione. Si tratta di modi di distribuzione, che hanno come presupposto il capitale come agente della produzione. Son, dunque, modi di riproduzione del capitale. Il salario , appunto, quello stesso lavoro salariato, che viene esaminato in unaltra rubrica: la determinatezza, che il lavoro ha qui come agente della produzione, appare come determinazione della distribuzione. Se il lavoro non fosse determinato come lavoro salariato, il modo in cui esso prende parte ai prodotti, non apparirebbe come salario -si veda ad es. la schiavit. Infine, la rendita terriera, -per considerare la forma pi sviluppata della distribuzione, in cui la propriet della terra prende parte ai prodotti-, sottende -come agente della produzione- la grande propriet terriera (propriamente la grande agricoltura) e non semplicemente la terra -nello stesso modo, in cui il salario non sottende il lavoro semplicemente. I modi e i rapporti della distribuzione (Distributionsverhltnis) appaiono, quindi, solo come laltra faccia degli agenti della produzione. Un individuo, che prenda parte alla produzione nella forma del lavoro salariato, prende parte ai prodotti, ai risultati della produzione, nella forma del salario. Larticolazione della distribuzione

appieno determinata dallarticolazione della produzione. La distribuzione , essa stessa, un prodotto della produzione, non solo per quanto riguarda il suo contenuto -dato che solo i risultati della produzione possono essere distribuiti-, ma anche per la forma, dacch il modo determinato in cui si prende parte alla produzione determina le forme particolari della distribuzione, la forma in cui si prende parte alla distribuzione. E, dunque, unillusione porre, nella produzione, la terra e, nella distribuzione, la rendita fondiaria, ecc. Economisti come Ricardo -a cui di solito vien rimproverato daver a mente solo la produzione-, hanno fatto, invece, della distribuzione loggetto esclusivo delleconomia, poich istintivamente hanno colto che le forme della distribuzione sono il modo pi chiaro in cui, in una societ data, si manifestano gli agenti della produzione. Naturalmente, al singolo individuo la distribuzione si presenta come una legge sociale, che condiziona la sua posizione allinterno della produzione e che, dunque, precede la produzione. Dalla nascita lindividuo non ha n capitale n rendita, ed la distribuzione sociale che lo indirizza al lavoro salariato. Proprio questo esser indirizzato risulta dallesistenza, come autonomi agenti della produzione, del capitale e della rendita. Considerate intere societ, c ancora un altro lato, per cui la distribuzione sembra precedere e determinare la produzione, quasi si trattasse di un fatto pre-economico. Un popolo, che opera delle conquiste, divide la terra fra i conquistatori e cos impone una determinata forma e divisione della propriet terriera; quindi, determina la produzione. Ovvero rende schiavi i conquistati e, quindi, rende il lavoro schiavistico il fondamento della produzione. Oppure un popolo che, mediante una rivoluzione, parcellizza la grande propriet fondiaria, mediante

questa nuova distribuzione, d anche un nuovo carattere alla produzione. Oppure, la legislazione eternizza la grande propriet terriera di certe famiglie o suddivide il lavoro come un privilegio ereditario, cristallizzandolo in caste. In ognuno di questi casi -tutti storici- sembra che la distribuzione articoli e determini la produzione e non che questultima determini la prima. Alla considerazione pi superficiale, la distribuzione si presenta come distribuzione di prodotti e sussistente ben al di fuori e quasi indipendentemente dalla produzione. Ma prima di essere distribuzione di prodotti, la distribuzione : 1) distribuzione degli strumenti di produzione e 2) distribuzione dei membri della societ fra i diversi rami della produzione -il che unulteriore determinazione dello stesso rapporto. (Sussunzione degli individui sotto determinati rapporti di produzione) ( - n 38). La distribuzione dei prodotti , chiaramente, solo un risultato di questaltra distribuzione, che radicata nel cuore stesso del processo di produzione e che determina larticolazione della produzione. La produzione, esaminata facendo astrazione dalla distribuzione in essa implicita, chiaramente una vuota astrazione, mentre al contrario la distribuzione dei prodotti gi data, essendo data questaltra distribuzione che costituisce un momento originario della produzione. Ricardo -il cui scopo era cogliere la moderna produzione nella sua determinata articolazione sociale e che per eccellenza leconomista della produzione- indica proprio per questo non la produzione, ma la distribuzione come tema proprio delleconomia moderna. Da qui risalta di nuovo linsulsaggine degli economisti, che trattano la produzione come uneterna verit e relegano nella storia solo la distribuzione. Quale rapporto si stabilisca tra questa distribuzione, che determina la produzione, e la produzione stessa , chiaramente, una questione che si colloca allinterno della produzione. Qualora

si dicesse che poich la produzione deve derivare da una certa distribuzione, almeno, degli strumenti di produzione, allora, in questo senso, la distribuzione precede la produzione e ne costituisce il presupposto, ladeguata risposta sarebbe che, in effetti, la produzione ha presupposti e condizioni, che ne costituiscono i momenti, e che, al primo inizio, potrebbero presentarsi anche come presupposti e condizioni naturali (naturwchsig) ( - n 39)Mediante lo steso processo di produzione questi presupposti e condizioni vengono trasformati da naturali in storici e se in un periodo appaiono come presupposti naturali della produzione perch sono stati, precedentemente, un suo risultato storico. Tali presupposti e condizioni sono, allinterno della produzione, sottoposti ad un continuo cambiamento. Ad es., limpiego del macchinario modifica sia la distribuzione degli strumenti di produzione che dei prodotti. La stessa moderna grande propriet fondiaria un risultato sia del commercio e dellindustria moderni, sia dellimpiego di questultima in agricoltura. Le questioni prima poste, in ultima istanza, trovano -tutte- la loro soluzione nel modo in cui i rapporti storici generali operano (hineinspielen) allinterno della produzione, e nel modo in cui la stessa produzione si rapporta al movimento storico. La questione, chiaramente, fa parte della discussione e dello svolgimento (Entwicklung) della stessa produzione. Per la forma triviale in cui, sopra, son state poste, ci si potrebbe rapidamente sbrigare di tali questioni. In tutti i casi di conquista, tre son le possibilit. Il popolo conquistatore impone al conquistato il proprio modo di produzione (ad es., gli Inglesi in Irlanda, in questo secolo, e, in parte, in India). Oppure, il conquistatore consente la sopravvivenza del precedente modo di produzione e si contenta di tributi (per es., Turchi e Romani). Oppure, c una reciproca influenza, da cui nasce qualcosa di

inedito, una sintesi (in parte questo il caso delle conquiste germaniche). In ogni caso, il modo di produzione -sia quello del popolo conquistatore, sia quello del popolo conquistato, sia quello che risulta dalla mescolanza di entrambi- determinante per la nuova [forma di] distribuzione, che si impone. Per quanto appaia presupposto del nuovo periodo della produzione, la distribuzione , essa stessa, un prodotto della produzione -e non solo della produzione in un senso storico generale, ma anche in un senso storicamente determinato. I Mongoli, ad es., con le loro devastazioni in Russia, agivano in modo conforme alla loro produzione -la pastorizia-, fondamentale condizione della quale lesistenza di grandi estensioni disabitate. I barbari germanici, per i quali la produzione tradizionale era la coltivazione dei campi con lavoro servile ed una vita solitaria in campagna, potettero imporre queste condizioni alle province romane tanto pi facilmente, quanto pi la concentrazione della propriet fondiaria aveva gi stravolto, in quei territori, i pi antichi rapporti (Verhltnis) agricoli. E una concezione (Vorstellung) tradizionale che, in certi periodi, si sia vissuto solo di rapina. Ma perch si possa rapinare, necessario che vi sia qualcosa da rapinare, dunque, che vi sia una produzione. Ed anche il odo della rapina , a sua volta, determinato dal modo di produzione. Una nazione di speculatori di borsa (stock-jobbing nation) non pu esser rapinata nello stesso modo, in cui pu esserlo una nazione di vaccari. Quando ci si impadronisce di uomini per ridurli in schiavit, si ruba direttamento lo strumento di produzione. Ma allora necessario che la produzione agricola, a vantaggio della quale lo schiavo stato rubato, sia strutturata in modo tale da consentire la schiavit o (come avviene in Sudamerica, ecc.) o

che vi sia un modo di produzione corrispondente a quello della schiavit. Le leggi possono perpetuare [il possesso di] uno strumento di produzione, per es. la terra, [da parte di] alcune famiglie. Queste leggi hanno un significato economico solo se la grande propriet fondiaria in armonia con la produzione sociale, come per es. in Inghilterra. In Francia era praticata la piccola agricoltura, nonostante la grande propriet terriera; qestultima, dunque, pot essere abbattuta anche dalla Rivoluzione. Ma possibile perpetuare la parcellizzazione, ad es., mediante le leggi? Nonostante le leggi, la propriet si concentra di nuovo. Va determinato particolarmente linflusso dele leggi sulla stabilizzazione dei rapporti di produzione ed, attraverso ci, il loro influsso sulla produzione. In fine, scambio e circolazione.

Scambio e produzione.
La stessa circolazione esaminata come solo un momento determinato dello scambio o anche lo scambio nella sua totalit. Se lo scambio solo un momento di mediazione fra la produzione e la distribuzione, da quella determinata, con il consumo; e se questultimo appare come un momento della produzione, allora lo scambio chiaramente compreso, anche, in questultima come un momento suo. In primo luogo chiaro che lo scambio, che avviene nella stessa produzione, di attivit e facolt appartiene direttamente alla produzione e la definisce nella sua essenza. In secondo luogo, lo stesso vale per lo scambio di prodotti, in quanto sia mezzo per la costruzione del prodotto finito, determinato in vista del consumo immediato.. In questa misura, lo scambuio stesso un atto compreso nella produzione. In terzo luogo, il cosiddeto

scambio fra negozianti ( - n 40) non solo del tutto determinato dalla produzione, per quanto riguarda la sua stessa organizzazione, ma , anche, proprio esso unattivit produttiva. E solo nel suo ultimo stadio che lo scambio si presenta, indipendente, accanto alla produzione ed indifferente rispetto ad essa, cio, quando il prodotto scambiato immediatamente per il consumo. Ma 1) non c scambio senza divisione del lavoro, sia questultima naturale o gi risultato di una storia. 2) Lo scambio privato presume la propriet privata; 3) sia lintensit che lestensione e il modo dello scambio determinato dallo svolgersi e strutturarsi della produzione. Per esempio. Scambio tra citt e campagna; scambio nella campagna e nella citt, ecc. In tutti i suoi momenti, dunque, lo scambio si presenta o direttamente interno alla produzione, oppure da questa determinato. Il risultato a cui giungiamo non che produzione, distribuzione, scambio, consumo siano identici, s piuttosto che, tutti, son le articolazioni di una totalit, differenz<e interne ad ununit. La produzione predomina sia su se stessa, nella contraddittoria determinazione della produzione, sia sugli altri momenti. E dala produzione che il processo ricomincia sempre di nuovo. Che scambio e consumo non possano essere il momento predominante del tutto chiaro. Altrettanto a proposito della distribuzione come distribuzione dei prodotti; ma in quanto distribuzione degli agenti della produzione, essa stessa un momento della produzione. Una produzione determinata, dnque, determina un determinato consumo, una determinata ditribuzione, un determinato scambio ed i rapporti determinati di questi diversi momenti tra di loro. Necessariamente, anche la produzione, nella sua forma unilaterale, , a sua volta, determinata dagli altri momenti. Ad es., quando il mercato si estende, cio quando si ampliano le sfere dello scambio, anche il dominio della

produzione si allarga e si articola ulteriormente. Modificandosi la distribuzione, si modifica anche la produzione; per es., con la concentrazione del capitale, con un diverso distribuirsi della popolazione fra citt e campagna, ecc. Infine, i bisogni di consumo determinano la produzione. Tra i differenti momenti c interazione. Cos avviene in ogni tutto organico... Capitolo 3. Il metodo delleconomia politica. Se esaminiamo dal punto di vista politico-economico un Paese dato, cominciamo con la sua popolazione, la sua divisione in classi, la citt, la campagna, il mare, i differenti rami della produzione, lexport-import, la produzione e il consumo annuali, i prezzi delle merci, ecc. Sembra corretto cominciare con il reale e concreto, con il presupposto effettivo e, dunque, nelleconomia, per es., con la popolazione, che il fondamento e il soggetto dellintera attivit produttiva sociale. Ma, ad una considerazione pi attenta, ci si rivela falso. La popolazione unastrazione se, per es., trascuro le classi, di cui consiste. Queste classi, a loro volta, sono una vuota espressione, se non conosco gli elementi su cui si basano. Per es., lavoro salariato, capitale, ecc. Questi sottendono scambio, divisione del lavoro, prezzi, ecc. Capitale, ad es., senza lavoro salariato nulla,,,[ed anche nulla] senza valore, denaro, prezzo, ecc. Se, dunque, cominciassi con la popolazione, comincerei con una rappresentazione caotica del tutto e, mediante unulteriore determinazione, dovrei pervenire analiticamente ( - n 41) a concetti sempre pi semplici; dal concreto rappresentato (vorgestelltes Konkretum) ad astrazioni sempre pi fini, finch non fossi arrivato alle determinazioni pi semplici. Da quel punto, il percorso sarebbe da ricominciare allindietro, finch non ritornassi alla popolazione, ma questa volta non come la rappresentazione caotica di un Tutto, ma s

piuttosto come una totalit ricca di molte determinazioni e rapporti (Beziehung). La prima via quella che, storicamente, leconomia ha preso al suo nascere. Gli economisti del XVIII secolo ad es. cominciano sempre con il Tutto vivente (lebendiges Ganze), con la popolazione, la nazione, lo Stato, molti Stati, ecc.; ma finisce sempre che essi trovano, analiticamente, alcuni determinanti rapporti (Beziehung) astratti, generali -come divisione del lavoro, denaro, valore, ecc.. Non appena questi singoli momenti furono pi o meno fissati e astratti, cominciarono i sistemi economici, che dal semplice -come il lavoro, la divisione del lavoro, il bisogno, il valore di scambiorisalirono fino allo Stato, alla scambio fra le nazioni e al mercato mondiale. Questultimo chiaramente il metodo scientificamente corretto. Il concreto concreto, perch sintesi (Zusammenfassung) ( - n 42) di molte determinazioni, dunque, perch unit della molteplicit. Nel pensare, il concreto si presenta, dunque, come processo della sintesi, come risultato, non come punto di partenza, pur se effettivamente proprio il concreto il punto di partenza e, quindi, tale anche per lintuizione e la rappresentazione ( - n 43). Con la prima via, la densa rappresentazione illanguidisce fino a divenire unastratta determinazione; con la seconda, le determinazioni astratte conducono alla riproduzione del concreto secondo il modo di procedere del pensare ( - n 44). E cos che Hegel cadde nellillusione di concepire il reale come risultato del pensare che si raccoglie, si approfondisce in s e si muove a partire da se stesso, mentre il metodo di risalire dallastratto al concreto , solo, il modo del pensare per appropriarsi il concreto, per riprodurlo come un concreto dello spirito (geistiges Konkrete). Ma non , certo, il modo del processo di generazione del concreto ( - n 45). Per es., la categoria economica pi semplice, diciamo il valore di scambio, presuppone la popolazione, ed

esattamente una popolazione che produca in determinati rapporti (Verhltnis); come anche un certo tipo di famiglia, di comunit, di Stato ecc. Quella categoria non pu esistere, se non come astratto, unilaterale rapporto (Beziehung) di un Tutto vivente, concreto e gi dato. In quanto categoria, invece, il valore di scambio ha unesistenza antidiluviana ( - n 46). Per la coscienza, dunque, -e quella filosofica , appunto, coscienza-, a cui il pensare concettualizzante (das begreifende Denken) si presenta come luomo reale e il mondo concettualizzato come il mondo effettivo-, il movimento delle categorie appare essere leffettivo atto della produzione -il quale purtroppo riceve un semplice impulso dallesterno- , che ha come risultato il mondo; ed giusto - ma di nuovo una tautologia- che la concreta totalit in quanto totalit del pensiero (Gedankentotalitt), in quanto concreto del pensiero (Gedankenkonkretum), sia, di fatto, un prodotto del pensare, del pensare concettualizzante (begreifen); in nessun modo, per, un prodotto del concetto, che pensa a prescindere ed al di sopra della rappresentazione e dellintuizione, generandosi cos da se stesso. piuttosto un risultato dellelaborazione in concetto dellintuizione e della rappresentazione. Il Tutto -che nella testa si presenta come un Tutto del pensiero- un prodotto delle testa pensante, che si appropria il mondo nellunico modo che le possibile, modo che diverso da quello dellappropriazione artistica, religiosa e pratico-spirituale di questo stesso mondo ( - n 47). Il soggetto effettivo resta, prima e dopo, al di fuori della testa nella propria autonomia; fin tanto che la testa si comporta in modo solo speculativo, solo teoretico. Anche nel caso, dunque, del metodo teoretico, il soggetto -la societ- deve continuare a stagliarsi come un presupposto di fronte alla rappresentazione. Ma queste categorie semplici non hanno, anche, unesistenza storica e naturale indipendente rispetto a quelle pi concrete? (

- n 48) a dpend. Ad es., correttamente Hegel inizia la Filosofia del diritto con il possesso, come il rapporto (Beziehung) giuridico pi semplice del soggetto. Ma non esiste alcun possesso prima della famiglia o dei rapporti (Verhltnis) servo-padrone, che sono rapporti (Verhltnis) di gran lunga pi concreti. Al contrario, sarebbe giusto dire che esistono famiglie, gruppi tribali, che ancora posseggono soltanto e non hanno propriet. La categoria pi semplice appare, dunque, come il rapporto di semplici famiglie o comunit tribali nei confronti della propriet. In una societ pi elevata, la propriet appare come il pii semplice rapporto di unorganizzazione sviluppata. Ma il concreto sostrato, il cui rapporto il possesso, sempre presupposto. Ci si pu immaginare qualche singolo selvaggio, che possiede. Ma perch il possesso non in alcun modo un rapporto giuridico (Rechtsverhltnis). Non corretto sostenere che il possesso si sviluppa storicamente nella famiglia. Piuttosto il possesso presuppone sempre questa <pi concreta categoria giuridica>. Tuttavia, resterebbe sempre vero che le categorie semplici sono espressione di rapporti, in cui il concreto non ancora sviluppato pu essersi realizzato, senza aver ancora posto il rapporto o relazione multilaterale, che espresso spiritualmente (geistig) nella categoria pi concreta , mentre il concreto pi sviluppato conserva questa stessa categoria, come rapporto subordinato. Il denaro pu esistere -e storicamente esistito- prima che esistessero capitale e Banche, prima che esistesse il lavoro salariato, ecc. Sotto questo rispetto si pu anche dire che le categorie pi semplici possono esprimere i rapporti dominanti di un Tutto ancora non sviluppato o i rapporti subordinati di un Tutto sviluppato, che storicamente hanno gi avuto eistenza, prima che il Tutto si sia sviluppato secondo quel rispetto, che espresso in una categoria pi concreta. In questa misura, il procedere del pensare

astratto -che dal pi semplice va al composto- corrisponderebbe alleffettivo processo storico. Daltra parte, pu dirsi che si danno forme sociali, molto sviluppate ma ancora poco mature, in cui si trovano le forme pi alte di economia - per es., cooperazione, sviluppata divisione del lavoro, ecc.-, senza che esista in alcun modo denaro, ad es. il Per. anche nelle comunit slave, il denaro e lo scambio che lo condiziona non compaiono o compaiono molto poco allinterno delle singole comunit, per comparire, invece, ai loro confini, nello scambio con gli altri, cosicch falso in generale porre lo scambio allinterno della comunit come lelemento, che originariamente la costituisce. E vero, piuttosto, che allinizio lo scambio compare pi nel rapporto delle diverse comunit fra di loro, che nelle relazioni fra i singoli membri di una stessa comunit. Infine: per quanto il denaro giochi un ruolo molto presto e in tutti gli ambiti, nellantichit, tuttavia, esso lelemento dominante solo in nazioni, che evvano indirizzato unilateralmente il loro sviluppo, in nazioni dedite al commercio. Ed anche nellantichit pi evoluta, presso i Greci e i Romani, il pieno sviluppo del denaro -che presupposto nella moderna soiet borghese- si ha solo nella fase della decadenza. Dunque, nella sua intensit, questa categoria del tutto semplice non appare se non nelle condizioni sociali pi sviluppate. In nessun modo pervadendo tutti i rapporti economici. Per es., nellImpero romano, anche nei momenti di pi elevato sviluppo, fondamentali restano la tassazione e la prestazione in natura; il sistema monetario, propriamente, si sviluppa solo nellesercito; n invade lintero ambito del lavoro. Cos, per quanto la categoria economica pi semplice possa essere esistita storicamente prima della pi concreta, tuttavia, nel suo pieno sviluppo intensivo ed estensivo, essa pu appartenere solo ad una forma sociale combinata, mentre la categoria economica pi concreta era gi

pienamente sviluppata in una forma sociale meno sviluppata. Il lavoro si presenta come una categoria del tutto semplice. Anche la rappresentazione i esso in questa universalit -come lavora in generale- assai antica. Tuttavia, concepito dal punto di vista economico in questa semplicit, <lavoro> , appunto, una categoria moderna, cos come lo sono i rapporti, che generano questa semplice astrazione. Il sistema monetario, ad es., pone la ricchezza ancora del tutto obiettivamente, come cosa (Sache) al di fuori di s, nel denaro. Rispetto a questo punto di vista, fu un grosso progresso, quando il sistema manifatturiero o commerciale pose la fonte dalla ricchezza non pi in una materia, ma s nellattivit soggettiva ( - n 49)-il lavoro commerciale o manifatturiero. Contro questo sistema, il fisiocratico, che pone una forma determinata del lavoro -lagricolo- come quella che produce ricchezza, e pone loggetto (Objekt) stesso non pi come rivestimento (Verkleidung) del denaro, ma come prodotto in generale, come risultato universale del lavoro. Questo prodotto, posti i limiti dellattivit, ancora sempre un prodotto determinato dalla natura, prodotto della terra par excellence. Fu un enorme progresso di Adam Smith gettar via quella determinatezza dellattivit creatrice di ricchezza -lavoro semplicemente, n lavoro manifatturiero, n commericiale, n agricolo, ma sia luno che laltro. Con lastratta universalit dellattivit produttrice di ricchezza anche luniversalit delloggetto (Gegenstand) determinato come ricchezza, prodotto in generale o di nuovo lavoro generale, ma come lavoro passato, reificato (vergegenstndlich). Quanto grande ed importante fu questo passaggio, si comprende bene dal fato che lo stesso Adam Smith, ogni tanto, ricade nel sistema fisiocratico. Potrebbe sembrare che con ci si sia trovata lespressione astratta per il rapporto pi semplice e pi antico, in cui gli uomini si presntano come produttori, sia pure sempre in forma sociale.

Da un lato, ci molto giusto ma, da un altro, no. Lindifferenza nei confronti di un tipo determinato di lavoro presuppone una totalit molto sviluppata di effettivi tipi di lavoro, dei quali nessuno domina sullaltro. Cos le pi generali astrazioni nascono con il pi ricco sviluppo concreto, dove un elemento appare comune a molti, a tutti. Cos cessa di poter essere pensato solo in una forma determinata. Dallaltro lato, questa astrazione del lavoro in generale non solo il risultato mentale (geistig) di una totalit concreta di lavori. Lindifferenza verso il lavoro determinato corrisponde ad una forma sociale, in cui gli individui facilmente passano da un lavoro ad un altro e per i quali il tipo determinato di lavoro qualcosa di casuale, di indifferente. Qui, il lavoro non divenuto solo come categoria della mente, ma proprio nella realt il medio per la creazione della ricchezza in generale ed ha cessato di crescere, in quanto determinazione, con gli individui in una particolarit. Una tale situazione ha raggiunto il massimo sviluppo nella forma pi moderna, in cui esistono le societ borghesi -gli Stati Uniti. E qui che nella pratica vero che lastrazione della categoria lavoro, lavro in generale, lavoro sans phrase il punto di partenza delleconomia moderna. La pi semplice astrazione, dunque, che leconomia moderna porta allapice -ma che, contemporaneamente, esprime un rapporto assai antico e valido per tutte le forme sociali- si presenta, solo in questa astrazione, come praticamente vero in quanto categoria della pi moderna societ. Si potrebbe dire ci che negli Stati Uniti si presenta come un prodotto storico -questa indifferenza verso il lavoro determinato-, invece presso i Russi, ad es., si presenta com disposizione naturale, spontanea (naturwchsig). Solo che fa una maledetta differenza se dei barbari hanno disposizione ad essere usati per tutto, oppure se uomini civilizzati si applicano essi stessi a tutto. Praticamente, nel caso dei Russi, a questa

indifferenza verso la determinatezza del lavoro corrisponde il loro tradizionale esser imprigionati in un lavoro del tutto determinato, dal quale vengono strappati solo per influsso dallesterno. Lesempio del lavoro mostra in modo convincente come proprio le categorie pi astratte, nonostante la loro validit per tutte le epoche -proprio a causa della loro astrazione-, esattamente nella determinatezza di questa astrazione sono altrettanto il prodotto di rapporti storici e che posseggono la loro piena validit solo in e per questi rapporti. La societ borghese lorganizzazione storica della produzione pi sviluppata e articolata. Le categorie, che esprimono i suoi rapporti, lintendimento della sua articolazione, garantiscono, dunque, contemporaneamente una visione chiara dellarticolazione e dei rapporti di produzione di tutte le decadute forme di societ, con i elementi e rovine essa si costruita, di cui in parte sopravvivenze si rintracciano in essa, mri accenni si ono sviluppati fino al significato compiuto. E in quella delluomo una chiave per lanatomia della scimmia ( - n 50). Gli accenni alle specie animali superiori, che pur esistono in quelle inferiori, possono essere compresi solo a patto che quelle superiori siano gi note. Analogamente, leconomia borghese offre la chiave per quelle antiche ecc. Ma non nel modo degli economisti, i quali dissolvono tutte le differenze storiche ed in ogni forma sociale vedono quella borghese. Si possono comprendere tributi, decime, ecc., quando si comprenda la rendita fondiaria. Tuttavia, non le si deve identificare. Poich, in fine, la societ borghese solo una forma contraddittoria dello sviluppo, allora in essa si troveranno rapporti di precedenti forme, per quanto spesso solo atrofizzati e travestiti. Per es., la propriet comune. Comunque, se vero che le categorie delleconomia borghese hanno verit per tutte le altre forme

sociali, tuttavia, ci va assunto cum grano salis. Esse possono contenerle sviluppate, atrofizzate, deformate, ecc., sempre in essenziale differenza. Il cosiddetto sviluppo storico si basa in generale su questo: che lultima forma considera le precedenti come tappe per giungere a se stessa e poich, solo raramente e in condizioni del tutto determinate, la forma moderna in grado di criticarsi, allora le concepisce sempre in modo unilaterale non parliamo qui di quei periodi storici, che avvertono se stessi come epoca di decadenza. La religione cristiana aiut lobiettivo intendimento delle precedenti mitologie, non appena la sua autocritica fino ad una certa misura -per cos dire, fu compiuta. Analogamente, leconomia borghese giunse allintendimento di quella feudale, antica e orientale, non appena cominci la sua autocritica. Nella misura in cui leconomia borghse non si identifica semplicemente con un passato mitologico, la sua critica delle societ precedenti -in particolare della feudale, con la quale dovette combattere direttamente- fu simile alla critica cristiane del paganesimo o del protestantesimo al cattolicismo. Come in generale in ogni scienza storica e sociale, anche rispetto al procedere delle categorie economiche va sempre tenuto ben fermo che -sia nella realt, che nella testa- il soggetto, la societ borghese nel nostro caso, dato; e che, dunque, le categorie esprimono -di questa determinata societ, di questo soggetto- forme desistenza determinata (Daseinsform), determinazioni desistenza e, spesso, solo singoli lati; ancora, che questa societ, pure dal punto di vista scientifico, in nessun modo inizia laddove inizia il suo discorso su di essa in quanto tale. Ci da tener ben presente, dacch offre un criterio decisivo per la suddivisione [della materia]. Per es., nulla sembra pi conforme alla natura che cominciare dalla rendita fondiaria, dalla propriet della terra, dacch alla terra che rimanda la

fonte di ogni produzione e di ogni esistenza determinata -la prima forma di produzione di tutte le societ in qualche modo consolidate -lagricoltura, insomma. Ma nulla sarebbe pi falso. In tutte le forme di societ vi una determinata produzione ed i suoi rapporti, che assegnano rango ed influenza a tutte le altre [produzioni] ed a tutti gli altri rapporti. Si tratta di una generale lucentezza, che investe tutti gli altri colori e da cui essi vengono modificati nella loro particolarit. Si tratta di un etere particolare, che determina il peso specifico di ogni esistenza, che in esso assume rilievo. Ad es., presso i popoli di pastori (i popoli esclusivamente dediti alla caccia e alla pesca stanno al di qua del momento, in cui inizia effettivamente lo sviluppo). Sporadicamente, presso di essi, appare qualche forma dagricoltura. La propriet della terra con ci determinata. Essa comune e questa forma si mantiene pi o meno, nella stessa misura in cui questi popoli si mantengono fedeli alla loro tradizione, ad es., la propriet comune degli Slavi. Presso i popoli dallagricoltura stanziale -questa sedentariet gi costituisce una tappa di grande importanza-, dove essa domina, cos come presso gli Antichi ed i popoli feudali, anche lindustra e lorganizzazione e le forme di propriet che le corrispondono, pi o meno, hanno un carattere da propriet fondiaria; o sono del tutto dipendenti dalla propriet della terra come presso gli antichi Romani o, come nel Medioevo, imitano lorganizzazione della terra nella citt e i suoi rapporti. Lo stesso capitale nel Medioevo -nella misura in cui non mro capitale monetariocome artigianato tradizionale ecc. ha questo carattere da propriet fondiaria. Succede linverso nella societ borghese. Sempre pi lagricoltura si trasforma in un ramo dellindustria ed appieno dominata dal capitale. Appunto la rendita fondiaria. In tutte le forme in cui domina la propriet della terra, ancora imperante il rapporto di natura (Naturbeziehung). In quelle,

invece, in cui domina il capitale, predomina lelemento storico, sviluppatosi nella storia. Non si pu comprendere la rendita fondiaria, senza il capitale. Ma neanche il capitale, senza la rendita fondiaria. Il capitale la potenza economica, che tutto domina, nella societ borghese. Esso ha da costituire sia il punto di partenza che il punto darrivo e deve essere sviluppato prima della rendita fondiaria. Dopo che entrambi sono stati esaminati nella loro particolarit, va analizzato il loro rapporto reciproco (Wechselbeziehung). Non bisognerebbe, dunque, perch falso far seguire luna allaltra le categorie economiche nella serie, in cui sono state storicamente determinanti. Piuttosto il loro disporsi seriale determinato dal rapporto , che esse hanno tra di loro nella moderna societ borghese e questo esattamente linverso rispetto a quello del loro presentarsi naturalmente o della serie che corrisponde al loro sviluppo storico. Non si tratta qui del rapporto, che i rapporti economici storicamente assumono nella serie successiva delle differenti forme di societ. N tanto meno del loro succedersi "nellidea" (Proudhon), (una rappresentazione nebulosa del movimento storico). Piuttosto, della loro articolazione allinterno della societ borghese. La purezza (astratta determinatezza), in cui i popoli commercianti _Fenici, Cartaginesi- si presentano nel mondo antico, appunto dato dalla dominaza dei popoli agricoltori. Il capitale, come capitale commerciale o monetario, appunto, si presenta in questa astrazione laddove il capitale non ancora lelemento dominante delle societ. I Lombardi, gli Ebrei assumono la stessa posizione nei confronti delle societ medievali dedite allagricoltura Come ulteriore esempio della diversa posizione , che queste categorie assumono ai diversi livelli di sviluppo della societ: una delle ultime forme della societ borghese: joint - stock -

companies ( - n 51). Tali forme appaiono, per, anche allinizio della societ borghese nelle grandi compagnie commerciali provviste di monopolio. Il concetto stesso di ricchezza nazionale viene introdotto dagli economisti del XVII secolo -ed, in parte, permane anche tra quelli del secolo successivo-, ma nel senso la ricchezza veniva creata solo per lo Stato, essendo la ricchezza di questultimo in relazione a quella. Si trattava di una forma di ipocrisia ancora inconsapevole, in cui la ricchezza e la sua produzione si annunciavano come scopo degli Stati moderni e, daltronde, questi ultimi venivano considerati unicamente come mezzo per la produzione della ricchezza E chiaro che questa la suddivisione, che va fatta: 1) le universali determinazioni astratte, che pi o meno appartengono ad ogni forma di societ, ma in un senso sopra chiarito. 2) Le categorie, he costituiscono larticolazione interna della societ borghese e su cui si basano le classi fondamentali. Capitale, lavoro salariato, rendita fondiaria. I rapporti, che hanno lun con laltra. Citt e campagna. Le tra grandi classi sociali. Lo scambio tra di loro. Circolazione. Sistema del credito (privato). 3) Riassumersi della societ borghese nella forma dello Stato. Analizzata in rapporto a se stessa. Le classi improduttive. Tasse. Debito di Stato. Credito pubblico. La popolazione. Le colonie. Emigrazione. 4) Rapporto internazionale della produzione. Internazionale divisione del lavoro. Commercio internazionale. Export e import. Corso del cambio. 5) Il mercato mondiale e le crisi. 4) Produzione. Mezzi e rapporti di produzione e rapporti di scambio. Forme di Stato e della coscienza in relazione ai rapporti di produzione e di scambio. Rapporti giuridici e rapporti famiglieri.

Notabene ( - n 52)in relazione a ci punti qui acennati e da non dimenticare: 1) La guerra sviluppata prima della pace; modo in cui mediante la guerra, lesercito ecc. vengono sviluppati certi rapporti economici -come il lavoro salariato, il macchinario, ecc.- prima che allinterno della societ borghese. Anche il rapporto tra forza produttiva e rapporti di scambio particolarmente evidente nellesercito ( - n 53). 2) Rapporto della storiografia finora ideale con quella reale. Esattamente, delle cosiddette storie della cltura (Kulturgeschichte) che son, tutte, storia della religione e dello Stato. (Con loccasione si potrebbe dire qualcosa sui differenti tipi di storiografia finora. Cosiddetta obiettiva, soggettiva, [morale ecc]. Filosofica). 3) Fattori secondari e terziari, in generale rapporti di produzione derivati, trapiantati, non originari, Giiocano qui i rapporti internaionali. 4) Obiezioni al materialismo di questa concezione. Rapporto col materialismo naturalistico. 5) Dialettica dei concetti di forz produttiva (strumento di produzione) e di rapporti di produzione, una dialettica di cui vanno determinati i limiti e che non annulla la differenza reale. 6) Il rapporto ineguale tra sviluppo della produzione materiale e per es. quella artistica. In generale, il concetto di progresso non va concepito nellastrazione abituale. Larte moderna ecc. Questa sproporzione non cos pi importante e difficile da cogliere di quanto sia quella interna ai rapporti pratico-sociale. Ad es., dellistruzione. Rapporto degli Stati Uniti con lEuropa. Qui, il punto veramente difficile da discutere , per, quello del diverso sviluppo dei rapporti di produzione e dei rapporti giuridici. Quindi, ad es., il rapporto del diritto privato romano

(nel diritto penale e in quello pubblico tale sproporzione si registra di meno) con la produzione moderna. 7) Questa concezione si presenta come sviluppo necessario. Ma giustificazione del caso (Zufall). Come. (La libert ecc.). (Influenza dei mezzi di comunicazione. La storia universale non sempre esistita; la storia come storia de mondo un risultato). 8) Naturalmente il punto di partenza dalla determinatezza naturale; soggettivamente e oggettivamente. Trib, razze, ecc. 1) Riguardo allarte ben noto che certi periodi di fioritura non sono affatto in rapporto con lo sviluppo generale della societ, dunque, anche della condizione materiale, dellossatura per cos dire della sua organizzazione. Per es., i Greci confrontati con i moderni o anche Shakespeare. Di alcune forme darte,per es. dellepos, si riconosce che non possono venir prodotte nella loro forma classica, che fa epoca, non appena fa la sua comparsa la produzione artistica in quanto tale; che nellambito dellarte stessa certe forme significative di essa sono possibili solo ad un livello ancora non sviluppato del suo sviluppo. Se cos stanno le cose in relazione ai differenti generi artistici nel dominio dellarte, deve sorprendere ancora di meno che cos le cose stiano nel rapporto fra lntero dominio dellarte e lo sviluppo generale della societ. La difficolt consiste , solo, nella concezione (Fassung) generale di queste ontraddizioni. Non appena specificate, esse si chiariscono. Prendiamo, ad es., il rapporto dellarte greca ed anche di Shakespeare con il presente. E ben noto che la mitologia greca non fu solo larsenale, ma anche il terreno di coltura dellarte greca. La concezione della natura e dei rapporti sociali, che stanno al fondo della fantasia e, quindi, della mitologia greche son forse compatibili con le filatrici automatiche, con le ferrovie, le locomotive e i telegrafi elettrici? Dove pu andare a

cacciarsi Vulcano di fronte a Roberts and Co., e Giove di fronte ai parafulmini ed Ermes di fronte al Crdit mobilier? Ogni mitologia vince e domina e plasma le forze della natura nella e colla immaginazione; scompare, dunque, con leffettivo dominio su di esse. Cosa ne della fama quando esiste Printinghouse square? Larte greca presuppone la mitologia greca, vale a dire, la natura e le stesse forme sociali inconsapevolmente rielaborate dalla fantasia popolare in modo artistico. Questo il suo materiale. Non una qualsivoglia mitologia, non una qualsivoglia rielaborazione artistica della natura (ivi compreso tutto loggettivo, quindi, anche la societ). La mitologia egizia non poteva essere n il terreno di coltuta n il grembo dellarte greca. Ma, comunque, una mitologia. In nessun caso uno sviluppo sociale, che esclude ogni rapporto mitologico con la natura e con se stessa e che, invece, pretende dagli artisti una fantasia indipendente dalla mitologia. Da un altro lato: forse possibile Achille quando esistono polvere da sparo e piombo? O in generale lIliade con il torchio e la macchina da stampa? Con il torchietto da stampa non finiscono necessariamente il canto, la leggenda e la Musa? Non scompaiono, insomma, le condizioni necessarie della poesia epica? La difficolt, tuttavia, non consiste nellintendere che larte e lepos greci siano legati a certe forme di sviluppo sociale. Consiste, invece, nel fatto che quellarte e quellepos ci assicurino godimento artistico e, in certo aspetto, valgano come norma e modello inarrivabile. Un uomo non pu tornar fanciullo, senza diventare infantile. Ma forse che non lo rallegra la spontaneit del fanciullo e non deve forse -sia pure collocandosi ad un livello superiore- tendere a riprodurne la verit? Non forse vero che nella natura del fanciullo sopravvive il carattere proprio di ogni epoca nella sua

verit naturale? Perch linfanzia storica dellumanit, laddove si svolta nel modo pi bello, non dovrebbe esercitare un eterno fascino, proprio come epoca destinata a non ritornar pi? Vi sono fanciulli ineducati e fanciulli saccenti. Molti dei popoli antichi appartengono a questultima categoria. Fanciulli normali furono i Greci. Il fascino della loro arte non in contraddizione con il livello non sviluppato della societ, da cui nacque. Piuttosto ne il risultato ed inseparabile dal fatto che non possano tornare le condizioni sociali immature da cui nacque e da cui esclusivamente poteva nascere.

ibliografia.
(a) Versioni italiane del testo di Marx: 1. Cantimori Mezzamonti (K. Marx, Per la critica delleconomia politica, Roma 1957: 171ss). 2. Grillo (K. Marx, Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica. 1857-1858, vol. I, Firenze 1968: 3ss). 3. Pietranera (K. Marx, Per la critica delleconomia politica, Roma 1972: 225ss). 4. Backhaus (K. Marx, Lineamenti fondamentali di critica delleconomia politica (Grundrisse).I, Torino 1976: 1ss.) (b) Opere utilizzate: A.A.V.V., Lopera e leredit di Hegel, Bari 1972. A.A.V.V., Marxismo e filosofia in Italia (1958-71), De Donato 1973. M. Adler, Causalit e teleologia nells disputa sulla scienza, Bari 1976.

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1.

- Daltronde, anche il francese J-M. Vincent sostiene che "la scienza sviluppata da Marx una scienza della rottura, particolarmente della rottura col metodologismo, che pretende dominare il mondo dellempiria, attraverso un formalismo razionalistico, dalle risonanze tecnologiche." (JM. Vincent, Ftichisme et socit: 21). Accantonando ogni ironia, ricordo che, secondo L. Colletti, quello di Marx "non un metodo formalistico, preliminare ai contenuti, ma un metodo che si svolge implicando e articolando dei contenuti storici concreti..." ( cf., A.A.V.V., Marxismo e filosofia in Italia (1958-71), a cura di Cassano: 101s). [Ritorna al testo -->]

2.

3.

4.

- Latteggiamento fondamentale di Hegel ben caratterizzato da Cassirer: "Come Hegel scrive nel primo capitolo delle Lezioni sulla filosofia della storia, la ragione sostanza non meno che potenza infinita; la sua infinita materia, e al tempo stesso la sua infinita forma, sottendono ogni vita naturale e spirituale. Unespressione assai notevole e caratteristica di questo atteggiamento la troviamo nelle parole che Hegel pronunci quando, dopo una lunga interruzione della sua carriera accademica, torn allinsegnamento della filosofia ad Heidelberg. <Prima condizione della filosofia -dichiar in quelloccasione- possedere il coraggio della verit, la fede nella potenza dello spirito. Luomo, che spirito, pu e deve ritenersi degno delle cose pi elevate, deve avere la pi completa fiducia nella grandezza e potenza del suo spirito; con questa fiducia niente vi sar di cos refrattario e resistente da non svelare il suo intimo. Lessenza delluniverso, in un primo tempo celata e chiusa, non ha forza di resistere al coraggio che vuol conoscerla: deve schiuderglisi dinanzi agli occhi, e mostragli e fargli godere la sua ricchezza e profondit>." (Cassirer, Simbolo, mito e cultura: 136s). [Ritorna al testo -->] - Un altro esempio di tautologia, usata a scopi apologetici, lo troviamo in J. Locke, il quale sancisce logicamente la propriet privata borghese, partendo dalla tautologica premessa maggiore: "Dove non c propriet non c giustizia". (J.W. Yolton, John Locke: 56). [Ritorna al testo -->] - Che quanto sopra sia con sicurezza riconducibile ad Hegel lo mostra, ad es., il confronto con il .2 delle hegeliane Vorlesungen ber Naturrecht Und Staatswissenschaft. [Ritorna al testo -->]

- Su questo, cf. S. Garroni, Dialettica e differenza: 187ss. [Ritorna al testo -->] 6. L. Feuerbach, Scritti filosofici: 66s. [Ritorna al testo -->] 7. - "... Engels ritiene, nella sua discussione del metodo... in pieno accordo ... con il ragionamento ... di Karl Marx come ... <il modo logico di trattare ... (fosse) il solo adatto (e che questo metodo) non per altro che il modo storico, unicamente spogliato della forma storica e degli elementi occasionali perturbatori." (M. Adler, Causalit e teleologia nella disputa sulla scienza: 118). [Ritorna al testo -->] 8. - L. Feuerbach, Kleine philosophische Schriften: 64. [Ritorna al testo -->] 9. - bestimmen = dal greco , dunque, indica lazione del muovere plasmando. [Ritorna al testo Capitolo 1] 10.- Considerando le osservazioni che -qui, ma anche in altre pagine- Marx fa a proposito della robinsonata, possiamo giungere a tale conclusione. La robinsonata un costrutto propriamente ideologico (cf. S. Garroni, Tracciati dialettici: 25), basato sul proiettare allindietro, all<origine>, una condizione, che desiderata. invece, per il presente; lo scopo , evidentemente, di legittimare cos quella condizione, spacciandola per naturale. La robinsonata, tuttavia, maschera questa sua funzione ideologica, assumendo le vesti dellesempio e del modello epistemologicamente utile. Sotto questultimo aspetto, la robinsonata si combina con la pi usuale concezione dell astrazione, nel senso che essa pretende indicare una condizione essenziale, perch stabile, in quanto prescinde da quelle determinazioni, che differenziano un periodo storico dallaltro, un tipo di societ da un altro; addirittura
5.

-come risulta da K. Marx, Resultate des unmittelbaren Produktionsprozesses: 48- la robinsonata finge la relazione economica come se implicasse, solo, il rapporto delluomo alla natura e non, anche, quello delluomo allaltro uomo, alla societ. Una variante della robinsonata Marx la trova in Proudhon, il quale "fa della societ una societ/persona, una societ che in nessun modo la societ delle persone, poich ha sue leggi particolari, che nulla hanno in comune con le persone di cui pure composta; una societ che ha un <suo proprio intelletto>, il quale non lintelletto delluomo comune, ma s un intelletto, che il comune intelletto umano non ha." (Das Elend der Philosophie: 110). In evidente coerenza con la critica marxiana, Trockij definir Proudhon "il Robinson Crusue del socialismo". (cf. S.S. Prawer, La biblioteca di Marx: 135s) Dalla robinsonata cos riplasmata (non basata, quindi, sul mito della persona isolata, s piuttosto sulla personificazione della societ) deriva la problematica, su cui ancoroggi antropologi e sociologi si interrogano, di come pensano le istituzioni. Per illustrare la posizione di Marx, cos scrive S.S. Prawer, op. cit: 134, " La personificazione della societ in un eroe mitologico (Prometeo) che Proudhon ha conosciuto per la prima volta in letteratura ha lo scopo di offuscare la verit pi che di rivelarla. Chi vede lintera societ umana nelle vesti di un unico personaggio, sostituisce con un fantasma una realt frammentata e complessa, sostituisce le cose con le parole. Il mito prende il posto della teoria, e tutta la verit si perde in un profano miscuglio di misticismo e di allegoria.". Un altro interessante accostamento questo: in quanto retrodata -allorigine- la condizione positivamente valutata e da attuarsi nellattuale, la robinsonata ha qualcosa che, essenzialmente, la coniuga con quel gusto per lidilliaco, che

Marx rimproverava allo stesso Goethe -su questo, cf. ancora Prawer: 114 e Marx-Engels, Moralismo e politica rivoluzionaria: 115s ma, anche, E. Quinet, La rivoluzione religiosa nel secolo XIX, in particolare le pp. 34s, il cui tono realistico largamente accostabile al discorso marxiano. [Ritorna al testo Capitolo 1] 11.- Per il costante atteggiamento polemico di Marx contro ogni propensione allidillico, cf.il gi cit. Prawer: 130 e 172s. In questa sua polemica, Marx riprende e fa proprio il realismo, che ispirava Kant -ad es., quando polemizzava contro quei pedagogisti moderni che attribuivano, senzaltro, alla natura umana la tendenza a procedere costantemente dal male al bene (Kant, La religione nei limiti della ragione: 70); ma che ispirava anche Hegel, quando, ad es., caratterizzava come "rozzezza" il cosiddetto stato di natura (Grundlinien der Philosophie des Rechts: 339 ed Enzyklopdie, . 529). Ma latteggiamento di Marx -e di Engels- verso lo stato di natura presenta anche un altro aspetto fondamentale: potremmo dire che quel motivo viene dai due autori ritematizzato, sia nel senso di sottolineare come la storia inizi su un presupposto naturale (Die deutsche Ideologie: 28ss); sia nel senso di procedere ad una conoscenza in dettaglio delle due dimensioni, che -nella tradizione illuministica- definivano proprio lo stato di natura: quella economica e quella sessuale (per questultima, si pensi ovviamente a Der Usprung der Familie, des Privateigentums und fes Staats). [Ritorna al testo Capitolo 1] 12.- Hegel giunse -leggiamo in G. Lukcs, Prolegomeni ad unestetica marxista: 49- "allinteressante tesi secondo cui ci che di volta in volta sorge come nuovo nella storia deve necessariamente dapprima ricevere una forma semplice,

astrattamente universale. Solo a poco a poco, con il consolidarsi della vittoria, i tratti concretamente particolari vengono alla luce del giorno, solo nel suo corso tale processo si sviluppa come totalit realmente concreta, con una dialettica multilaterale e complicata dei momenti universali e particolari. Cos Hegel afferma che la prima manifestazione del mondo nuovo dapprima soltanto la totalit velata dalla sua semplicit, ovvero il suo fondamento universale. Egli afferma ancora che la coscienza che comprende e vive il nuovo <sente la mancanza, nella nuova fomazione apparsa, della diffusione e della particolarizzazione del contenuto>." Il tema ripreso da Marx, quando sottolinea che il movimento storico di conquista del potere da parte della borghesia, per poter essere movimento rivoluzionario, deva attraversare una fase in cui, contro le classi privilegiate, si costruisce un fronte unico, che raccoglie le esigenze e le istanze profonde di tutti gli strati sociali oppressi. Solo in un secondo momento, abbattute le ex classi dominanti, quellampio e profondo movimento rivoluzionario ridurr il proprio significato e portata, contraendosi in dominio della sola borghesia capitalistica. (K. Marx, Zur Kritik der Hegelschen Rechtsphilosophie. Einleitung: 388). Il che serve, ad es., a comprendere perch nel pensiero illuministico si siano espresse istanze, che vanno oltre lottica capitalistica, ma anche perch quelle istanze fossero destinate a restare insoddisfatte, una volta stabilitosi il dominio capitalistico. [Ritorna al testo Capitolo 1] 13.- Nella Deutsche Ideologie: 28s, tra i momenti iniziali del percorso storico vengono indicati: a) il rapporto con le necessit naturali immediate; b) la nascita di bisogni nuovi,

nel senso di non immediatamente naturali, risultanti dalla produzione di strumenti di lavoro, c) la famiglia, come organizzazione dei rapporti sessuali in vista della procreazione e perpetuazione della specie.. Hegel, a sua volta, nel . 201 dellEnciclopedia presenta il ceto (Stand) e la famiglia come mediazioni tra individuo e Stato; si noti che la distinzione -che Hegel fa nei successivi- tra ceto sostanziale/immediato e ceto formale/riflettente, richiama Locke, nel senso che il ceto sostanziale (ovvero, immediato) si identifica con la propriet privata dei prodotti di una terra, che esso lavora (.202). La funzione mediatrice dello Stand appare con chiarezza anche nel successivo . 527. Da notare ancora che il nesso famiglia, Stato e propriet privata, prima che in Engels, sta in Hegel, Grundlinien: 344. Ci significa che, se vero che Marx ed Engels determinano ci che l illuminismo indica con <stato di natura>, ci fanno riprendendo direttamente Hegel. [Ritorna al testo Capitolo 1] 14.- Questo tema, che gioca un ruolo fondamentalissimo nella prospettiva del discorso marxiano, anche lautentico punto centrale della riflessione di Hegel -che, per, ovviamente, si colloca in modo esplicito non solo sul particolare piano dellorganizzazione sociale, s invece, anche, su quello pi generalmente filosofico. Il rapporto di reciproca esteriorit fra gli opposti la proiezione nellesteriorit di una contraddizione interiore, ovvero, nei termini di Marx, la reciproca esteriorit fra uomo e condizioni sociali il modo di presentarsi di una contraddizione, interna alla societ stessa. Per intendere, comunque, con quanta lucidit Hegel guardasse alla moderna organizzazione sociale, si consideri questo suo testo, tratto dall Enzyklopdie, .527: "Quando son presenti societ civile e Stato, i ceti sociali si

presentano nella loro differenza; poich la sostanza universale, in quanto vivente, esiste solo nella misura, in cui si suddivide organicamente; la storia delle Costituzioni la storia di questa costruzione dei ceti sociali, dei rapporti giuridici degli individui con essi, dei ceti sociali tra i loro e con il loro punto di equilibrio."[Ritorna al testo Capitolo 1] 15.- E in questo senso che il giovane Marx aveva usato per luomo lespressione Gattungswesen -il termine <Gattung>, infatti, rimanda a Gatte = compagno ed a gatten = unirsi. [Ritorna al testo Capitolo 1] 16.- La stessa insistita polemica di Marx (ma certamente anche di Engels) contro il locus communis -o contro il sano buon senso comune- ha un implicito filosofico di grande importanza. Sta a dire, infatti, che Marx (e, ripeto, anche Engels) concepisce il modo culturale di organizzare lesperienza, come sua componente essenziale, costitutiva: appunto per questo che necessario un forte impegno critico nei confronti dei parametri culturali, che si usano nel giudicarla, e dello stile, che si usa per rappresentarla lesperienza. In contrasto con questo orientamento (mediante cui si prolunga nel marxismo la lezione di Hegel ed, in generale, della filosofia classica tedesca), si colloca la tematica del "rovesciamento materialistico" della dialettica hegeliana, che finisce -come largamente testimonia, ad es., il L. Feuerbach und der Ausgang der klassischen deutschen Philosophie, di Engels- con il riproporre una variante di meccanicismo, (volgarmente) materialistico, basato sulla tesi che "le cose", astratte dallesperienza e, dunque, dal rapporto con luomo, siano "dialettiche". Questi due orientamenti, in realt, sembrano entrambi presenti -anche se con accentuazioni diverse- sia in Marx che in Engels. [Ritorna al testo Capitolo 1]

17.-

"Di fatto, Marx si servito della dialettica hegeliana del concetto per fondare una nuova scienza, la scienza della metamorfosi delle forme sociali obiettive della societ capitalistica, una societ la cui trama fatta non di individui ma di rapporti obiettivi, <naturalizzati>, di formeoggetto, di forme-segni, dideologie feticiste e non di significati direttamente prodotti dall attivit umana." (JM. Vincent, Ftichisme et socit: 1973: 20). Ci che rende inaccettabile linterpretazione di Vincent che, se Marx avesse voluto semplicemente fornire lanalisi scientifica di un modo di produzione determinato, non solo non avrebbe avuto nessun bisogno del linguaggio di Hegel, ma addirittura avrebbe commesso un gravissimo errore ad usarlo -ed altrettanto erroneo sarebbe stato da parte sua continuare a parlar di dialettica (sia pure materialisticamente rovesciata). Come si fa, infatti, a separar dialettica da totalit e come si pu conservar questultima fornendo non solo una scienza particolare (Einzel - Wissenschaft!), ma addirittura una paradossale scienza, perch scienza di un solo oggetto!? La posizione di Vincent -e daltronde non solo sua- si basa su una pagina di Engels, che a ben vedere dice invece tuttaltro: "Leconomia politica, come scienza delle condizioni e delle forme, nelle quali le diverse societ umane hanno prodotto e scambiato e nelle quali hanno volta per volta distribuito i loro prodotti in modo conforme a questa produzione e a questo scambio, leconomia politica in questa estensione cos lata, deve ancora essere creata. La scienza economica che sinora possediamo si limita quasi esclusivamente alla genesi e allo sviluppo del modo di produzione capitalistico: comincia con la critica delle sopravvivenze delle forme feudali di produzione e di scambio, dimostra la necessit della loro sostituzione con

forme capitalistiche, sviluppa quindi le leggi del modo di produzione capitalistico e delle forme di scambio ad esso corrispondenti, sotto laspetto positivo, cio sotto laspetto per cui esse assecondano i fini generali della societ e conclude con la critica socialista del modo di produzione capitalistico, cio con lesposizione delle sue leggi sotto laspetto negativo, con la dimostrazione che, mediante il suo peculiare sviluppo, questo modo di produzione porta al punto in cui esso stesso si rende impossibile." (Fr. Engels, AntiDhring: 160s). Vincent, dunque, scambia ci che leconomia politica ha, di fatto, dato finora, con la prospettiva, che ad essa il marxismo assegna. Son piuttosto A. Smith e D. Ricardo, che tendono a circoscrivere lambito delleconomia politica allindustrializzazione capitalistica (H.T. Wilson, Marxs Critical/Dialectical Procedure: 1). [Ritorna al testo Capitolo 1] 18.- Per la verstndige Abstraktion in Hegel, cf., tra laltro, Enzyklopdie, . 89 e . 382, come pure H.H. Holz, Einheit und Widerspruch. I: 6, [Ritorna al testo Capitolo 1] 19.- Lindividuazione precisa dellUnterschied mi consente di comprendere la Verschiedenheit. Come si vede, dunque, mettere in evidenta il generale o comune, per Marx, funzionale al far emergere la differenza, in quanto lo scopo del conoscere comprendere la diversit -ovvero, il modo determinato in cui generale e differente si intrecciano volta a volta. Che questo andamento conoscitivo appartenga alla prospettiva hegeliana fuori di ogni possibile dubbio. Si potrebbe obiettare che, se vale il ragionamento di Marx, allora ogni discorso sulla produzione, che sia sufficientemente determinato, un discorso su una determinata produzione e che produzione determinata si ha, solo, quando ci si riferisca ad una produzione esistente.

A questo punto, apparirebbe in piena luce la differenza, lo stacco tra Hegel e Marx: mentre per il primo, il concetto il reale, e lesistente solo una sua esemplificazione, un suo modo di manifestarsi (quasi una sua occasione), al contrario per Marx, ci che conta leffettivamente esistente. Pur se variamente ripetuta, questa tesi -per quanto riguarda la valutazione di Hegel- insostenibile; essa pu certamente appoggiarsi a numerosi testi dello stesso Hegel, dai quali risulta che ci che si colloca nel Dasein, nellesistente, solo manifestazione dellidea a concetto, ma tuttavia resta un sostanziale fraintendimento dell intenzione hegeliana. La principale prospettiva di Hegel, infatti, di mettere in evidenza la grammatica del pensare, i modi del suo dispiegarsi; da questo punto di vista, del tutto ovvio che il pensato funga da esemplificazione del pensare, senza che ci impliciti la riduzione del primo al secondo. [Ritorna al testo Capitolo 1] 20.- Non dubbio che, in Marx, la critica alla politische konomie gioca un ruolo del tutto raffrontabile a quello che, nel pensiero di Hegel, gioca la critica della Reflexionsphilosophie. [Ritorna al testo Capitolo 1] 21.- Cos Hegel, Enzyklopdie, .411 - Nella sua corporeit educata e resa propria, la Seele (anima) per s singolo soggetto e la corporeit diviene, cos, lesteriorit come predicato, in cui il soggetto si relaziona solo a se stesso. Tale esteriorit segno (Zeichen) dellanima. In quanto identit di interno ed esterno -essendo questultimo sottoposto al primo-, lanima wirkliche Seele (anima effettiva). La mano in quanto strumento (sott. mia, SG), il piangere, il ridere, tutti, appartengono alla cultura (Bildung). La lingua lespressione pi compiuta dello spirito.

Sullo stresso tema, cf. Hegel, Grundlinien ..., . 55. Zusatz. Sullo stesso tema, importante il .22 delle Vorlesungen ber Naturrecht Und Staatswissenschaft. Daltronde, che la mano fosse lo "strumento degli strumenti" lo si poteva gi leggere in Aristotele, De Anima, III, 8, 432a 1-3. [Ritorna al testo Capitolo 1] 22.- La polemica contro la robinsonata serviva a Marx per mostrare che il soggetto effettivo della produzione sempre plurale, collettivo; ora, egli passa a mostrare che, per cos dire, la stessa produzione -ma come realt materiale, tecnica- collettiva, in quanto costituita da una pluralit di rami produttivi. [Ritorna al testo Capitolo 1] 23.- Perch qui Marx usa Verhltnis? I termini del rapporto, posto quello che Marx ha scritto immediatamente sopra, sono la verstndliche Abstraktion da un lato (la produzione in generale) e, dallaltro, la produzione come ramo della produzione. In questo senso, vero che il rapporto non pu che porsi nellesteriorit. [Ritorna al testo Capitolo 1] 24.- Come si vede, Marx torna alla prospettiva iniziale, ovvero, alla considerazione della produzione come attivit umana, sociale, che si svolge, per, mediante una certa attrezzatura tecnica, materiale. [Ritorna al testo Capitolo 1] 25.- La produzione -dunque, una forma dattivit, mediante cui pongo fuori, estraneo da me qualcosa- in tanto pu svolgersi, in quanto implicita lopposta attivit, mediante cui rendo a me propria qualcosa. Che le due attivit si implichino significa che, se dico luna dico anche laltra. Dunque, ho a che fare con una tautologia. Non inutile, per: infatti, la comprensione che tautologica la reciproca implicazione tra produzione ed appropriazione, mi aiuta a comprendere quanto sia illegittimo ricavare, posta la

produzione, la sanzione o legittimazione non dellappropriazione in generale, ma s di una forma storica particolare di appropriazione. E cos che giungo a comprendere come tra forma generale e sua determinata manifestazione storica, leconomista stabilisca un rapporto mistico, dogmatico, non svolto storicamente, non dimostrato (il che rappresenta la piena accettazione da parte di Marx di una modalit critica, che abbiamo gi visto -nella nota sulla tautologia- essere centrale per la riflessione di Hegel). E questo leconomista fa non per caso: ci che egli vuole evitare, infatti, esattamente che risalti il carattere storicamente determinato (dunque, limitato) della propriet privata e della propriet privata nella sua forma specificamente capitalistica. [Ritorna al testo Capitolo 1] 26.- Nettamente dialettica questa contrapposizione tra la forma di conoscenza, assicurata dal concetto/Begriff, e laltra, quella della Reflexion, che pu solo istituire connessioni esteriori e casuali. [Ritorna al testo Capitolo 1] 27.- Cos leggiamo in Aristotele, Topici, 100a25: "Sillogismo propriamente un discorso in cui, posti alcuni elementi, risulta per necessit, attraverso gli elementi stabiliti, alcunch di differente da essi."; dunque, per Aristotele, il sillogismo un argomento -dimostrativo-, ben costruito secondo certe regole. Nellhegeliana Wissenschaft der Logik, II: 351s,, leggiamo: "Il sillogismo il concetto posto compiutamente, dunque, il razionale. Lintelletto assunto come la capacit del concetto determinato, fissato per s nellastrazione e nella forma delluniversalit. Nella ragione, invece, i concetti determinati sono posti nella loro totalit ed unit. Non solo il sillogismo razionale, ma tutto ci che razionale sillogismo.". Sappiamo che, per Hegel, il porsi

del concetto non un mro processo logico, bens logicostorico; non meraviglia, dunque, che lhegeliano Marx possa
trovare, in un processo storico determinato (il movimento che media produzione e consumo), il mostrarsi della forma sillogistica. [Ritorna al testo Capitolo 2] 28.- Di grande interesse la concezione hegeliana della cultura/Bildung., che certamente Marx ha ben presente. Nelle gi citate Grundlienien..., . 187, Hegel definisce la cultura un duro lavoro, a cui lindividuo deve sottoporsi per liberarsi, da un lato, dellimmediatezza della sensazione, del desiderio e dellarbitraria convinzione, dallaltro, per costruirsi come capacit di valutazione e comportamento razionali, universali. La durezza di questa fatica, sottolinea Hegel, spiega lostilit che, in vero, circonda la cultura E chiaro che limpegno delluomo, a liberarsi dalla propria immediatezza naturale ed a costruirsi come realt culturale, implicita un forte senso della dignit delluomo; di qui lamarezza grande che lo spettacolo della storia -delle sue insensatezze, mostruosit ed errori-, pu ingenerare, dacch non consentito alluomo di ignorare la propria responsabilit per quel terribile spettacolo (G.W.F. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia: 63). Ancora nelle Grundlinien, al . 187, Hegel definisce luomo colto come colui "che sa comprendere il mondo ed adeguarsi ad esso; lincolto, invece, ideosincratico, contrappone la propria soggettivit al mondo, indifferente al modo di essere di questo. Luomo colto universale."; a dissipare ogni fraintendimento di questa definizione come dichiarazione di passivo conformismo, valga la descrizione, che lo stesso Hegel fa del lavoro nella moderna societ civile: "Nel lavoro, luniversale e loggettivo stanno, per, nellastrazione, che produce la specificazione dello strumento e dei bisogni, con

la conseguenza di dar luogo alla specificazione della stessa produzione ed alla divisione del lavoro. Mediante la divisione, il lavoro dei singoli diventa pi facile e cresce labilit in questo loro lavoro astratto, cos come cresce la quantit che si riesce a produrre. Nello stesso tempo, questa astrazione dellabilit e dello strumento completa la dipendenza e la relazione reciproca degli uomini luno rispetto allaltro, in vista della soddisfazione dei bisogni per la necessit di tutti. Lattivit produttiva divenuta astratta rende il lavorare sempre pi meccanico ed alla fine ci rende possibile cacciar via gli uomini ed introdurre al loro posto le macchine.". Questo tema ripreso dallEnzyklopdie, . 525 e . 526, in termini tali da anticipare pienamente Marx. Nel . 411 dellEnzyklopdie, Hegel riprende un tema, che aveva gi trattato: quello del nesso tra formazione di abilit corporee nuove, di costruzione di strumenti operativi, ed evoluzione delle facolt spirituali delluomo. [Ritorna al testo Capitolo 2] 29.- Se comprendiamo il significato del termine produrre, comprendiamo anche la sua immediata identit col proprio opposto, ovvero con consumare: ecco un chiarissmo esempio di tautologia. Ma, stabilito il rapporto logico-linguistico tra i due termini, Marx procede a descrivere cosa esso comporti o significhi nel Dasein, nellesistenza effettiva. In questo senso, la tautologia vien trasportata dal piano logicolinguistico a quello del vivere reale: cos che emergono i vari lati o conseguenze, nellesperienza, della tautologia in questione. Da vuota tautologia, essa diviene piena. [Ritorna al testo Capitolo 2] 30.- "Ci sono bisogni che devono essere appagati e mezzi per il loro appagamento. Ci comporta le antitesi generali di consumo e produzione. Ora il valore dei mezzi si determina

anche secondo ci. I mezzi che loperaio produce devono costituire assieme il valore di ci che consuma, e deve inoltre essere prodotto ancora di pi di quanto venga immediatamente consumato. Il consumo in genere non deve essere qualcosa di meramente negativo, ma deve condurre a sua volta alla produzione." (G.W.F. Hegel, Le filosofia del diritto: 262). Il principio spinoziano, richiamato da Marx, ovviamente presente anche negli scritti di Hegel -ad es., in Enzyklopdie, . 91. Zusatz. Sulla presenza di Spinoza in Hegel, cos si legge in Marx - Engels, La sacra famiglia: 182s: "La lotta fra Strauss e Bauer sulla sostanza e sull autocoscienza una lotta che ha luogo all interno delle speculazioni hegeliane. In Hegel si hanno tre elementi: la sostanza spinoziana, l autocoscienza fichtiana, l unit hegeliana, necessariamente contraddittoria, di entrambe, lo spirito assoluto." . Un recente sudio, che si interessa anche della presenza di Spinoza in Hegel, quello di F. Menegoni, compreso in Quaderni di Verifiche, 6. [Ritorna al testo Capitolo 2] 31.- Mantenendosi strettamente allinterno della materia qui trattata, luso del linguaggio dialettico hegeliano non sembra affatto inevitabile ch, al contrario, appare linguaggio sovrabbondante e non giustificato. A meno che Marx, parlando di produzione e consumo, non voglia suggerire dellaltro. E questaltro -a ben vedere- un modo di concepire la storia, il quale dialettico. Nel senso che la dialettica (di Hegel, sostanzialmente) a fornire il linguaggio per dire le complessit di un processo, che si svolge per contraddizioni, inclusive e non-inclusive, e loro superamento -determinato e, dunque, sempre revocabile e revocato. Si ricordi, a conferma di quanto diciamo, che Prawer, op. cit.: 216 valuta questa Introduzione di Marx

documento non solo della sua critica alleconomia politica, ma pi ancora del suo impegno a costruire una "complessiva scienza delluomo". [Ritorna al testo Capitolo 2] 32.- Anche questo concetto di finish ci permette di cogliere la profondit storica della riflessione di Marx. Ad es., cos leggiamo in Aristotele: "Infatti come per un suonatore di flauto e per uno scultore e per ogni artigiano e, in generale, per le cose di cui vi unopera ed unazione ( ) nellopera che, ad avviso unanime, risiedono il bene e la perfezione, cos tutti ammetteranno che anche per luomo, se vero che vi unopera propria di lui." (Etica nicomachea 1097b 25-30); "... lopera migliore che la disposizione, giacch fine: il fine stato infatti definito come la cosa migliore e suprema in vista della quale si compiono tutte le altre cose. E chiaro dunque che lopera superiore alla disposizione e alle facolt." (Etica eudemia, 1219a 4-5). In Hegel leggiamo: "E questo il rapporto fra sostanza e accidenti, fra linterno e lesterno, fra la forza e la sua manifestazione. Questo logico: la sostanza, il fondamento essenzialmente esterno; la sostanza ha accidenti ed la loro totalit (ci inseparabile); la forza si deve esternare, diversamente non tale, essa appare solo nella sua manifestazione. Il campo arato campo arato solo in quanto abbia un ricavo, lalbero in quanto legno, combustibile (legno e combustibile non possono essere separati). Chi dunque ha luso di un campo arato proprietario dellintero, allaltro non resta pi nulla...(Hegel, Le filosofie del diritto: 98). [Ritorna al testo Capitolo 2] 33.- Questo testo di Marx significativamente costruito sulla contrapposizione tra versachlichte Ttigkeit, da un lato, e Gegenstand fr das ttige Subjekt. E questo un caso particolarmente evidente a riprova della tesi che Marx

ricorre al linguaggio hegeliano non tanto perch sollecitato a ci dal lato strettamente economico di ci che egli studia; s piuttosto in quanto suo scopo inserire largomento economico in una prospettiva storica e teorica pi generale, fondata esattamente sul superamento della reificazione ( la versachlichte Ttigkeit) in quanto forma estraniata dellattivit del soggetto (il ttige Subjekt). In questo senso, abbiamo qui un rapido anticipo sul tema del feticismo della merce, che comparir nei volumi I e III di Das Kapital. [Ritorna al testo Capitolo 2] 34.- Che il termine Trieb giochi un ruolo centrale nelle filosofie di Aristotele (Trieb = phor/ ) , di Hegel e di Marx, non meraviglia dato che, come abbiamo gi visto, tutte e tre pongono lenfasi sull <opera>, sulla <prassi>, sulla <proiezione nel Dasein>. [Ritorna al testo Capitolo 2] 35.- Si badi che Marx ironizza, qui, non contro Hegel, ma contro un ipotetico e generico hegeliano. [Ritorna al testo Capitolo 2] 36.- Cos Prawer, op. cit.: 219 definisce il bellettrismo: "la scrittura epigona, esperta e levigata, che non aveva nulla da dire." [Ritorna al testo Capitolo 2] 37.- Lespressione di Marx "bergreifende Moment". Ho sottolineato bergreifende perch di non facile traduzione: infatti, sta a indicare il <comprendere entro di s e, contemporaneamente, superare qualcosa>. Per chiarire, si pensi a questa precisazione di Marx, che sta descrivendo il movimento Denaro - Merce - Denaro: in esso, scrive Marx, denaro e merce appaiono solo come diverse forme desistenza determinata (Daseinsform) del valore di scambio, il quale, la prima volta, appare nella sua forma universale di denaro, la seconda, nella forma particolare di merce, ma sempre come ci che comprende/supera (als das

bergreifende) le due forme e che in esse si afferma (Karl Marx - Friedrich Engels, Gesamtausgabe: 10s). Un autore,
che ha particolarmente sottolineato limportanza di questo verbo - bergreifen- nella prospettiva dialettica di Hegel e di Marx, il tedesco H. H. Holz, di cui ricordo Marx, la storia, la dialettica. [Ritorna al testo Capitolo 2] 38.- Rapporti di produzione, cio, Produktionsverhltnisse. [Ritorna al testo Capitolo 2] 39.- In generale, il marx di Das Kapital usa naturwchsig in un duplice senso: naturwchsig il movimento delle differenti sfere della produzione, che cercano un loro equilibrio (in questo caso, <naturale> significa casuale, non consapevole, non organizzato, non pianificato). tale processo <naturale> , per, obbligato da un altro processo -<naturale> anchesso ma in un significato diverso: esistono molteplici e differenziati bisogni sociali, che debbono essere soddisfatti e che naturalmente/spontaneamente si incatenano in un sistema. Dunque, due processi naturali, due usi diversi del termine naturale o, se si vuole, due aspetti diversi del naturale: la spontanea necessit assume, anche, laspetto dellarbitrio/Willkr e del caso/Zufall. Come anche avviene in Hegel. [Ritorna al testo Capitolo 2] 40.- Dealers and dealers. [Ritorna al testo Capitolo 2] 41.- Marx insiste sul momento analitico del metodo che propone. Ricordiamo che, nella Logica, Hegel deduce le categorie (determinazioni del pensare) analiticamente: appunto per via danalisi si svolge il fondamentale processo del passaggio in altro. In questo senso, la procedura dialettica esplicativa, fa emergere progressivamente ci che contenuto nel punto di partenza. Se questo vero, non meraviglia che muoversi nella prospettiva dialettica

implica, anche, la necessit di differenziare lanaliticit dialettica, appunto, da unaltra analiticit, che si limita ad esplicare formalmente, nel predicato, ci che contenuto nel soggetto. Dunque, linteresse di Hegel e di Marx verso le proposizioni tautologiche consegue direttamente da caratteri essenziali della prospettiva dialettica. [Ritorna al testo Capitolo 3] 42.- La procedura dialettica -di cui abbiamo precedentemente sottolineato il momento analitico, si completa ora mediante la sintesi. Per Hegel, lanalisi "consiste nellesposizione ..., sulla sola base della necessit concettuale, di ci che contenuto in s nel concetto originario, colto come totalit; quanto alla sintesi, essa ai suoi occhi una procedura, che implica una esteriorit del ragionamento in rapporto a se stesso, lassunzione di unalterit reale. In questo senso il metodo dialettico, per hegel, non n analitico n sintetico -o, piuttosto, contemporaneamente e luno e laltro." (Hegel, Science..., op. cit.: 154n). Sullo stesso tema, cf. I.I. Rubin, Studien zur Marxschen Werttheorie: 70.[Ritorna al testo Capitolo 3] 43.- La conclusione di Marx, dunque, che il risultato leffettivo punto di partenza. Esattamente come Hegel sosteneva (G.W.F. Hegel, Science de la logique...: 42s). Altrettanto chiaro che Marx sta ricollegandosi alla critica a Feuerbach, che aveva svolto -in et giovanile- nelle Thesen ber Feuerbach. [Ritorna al testo Capitolo 3] 44.- Il testo di Marx non di facile traduzione: rappresenta un caso, in cui rendere in italiano ci che Marx vuol dire sembra imporre la non fedelt letterale. Cos scrive Marx: "Im ersten Weg wurde die volle Vorstellung zu abstrakter Bestimmung verflchtigt; im zweiten fhren die abstrakten Bestimmungen zur Reproduktion des Konkreten im Weg des

Denkens." La mia traduzione di "wurde die volle Vorstellung zu abstrakter Bestimmung verflchtigt" coincide largamente con quella delledizione francese dei Grundrisse (citata in A. Schaff, op. cit.: 132), che cos suona: "la pleine conception se dilue en notions abstraites". [Ritorna al testo Capitolo 3] 45.- Insomma, possiamo cos schematizzare la posizione di Marx: =) contro lempirismo, la tesi che il punto di partenza effettivo il concreto (= insieme articolato) e non la rappresentazione immediata, caotica, indistinta; =) netta affermazione del fatto che il pensiero pu appropriarsi del reale, solo nella forma dellinsieme articolato o concreto; =)distinzione, per, fra il modo in cui il pensiero svolge larticolazione dellinsieme e il modo in cui, nel Dasein, quellarticolazione si realizza. Come scrive H.T. Wilson: 4, il limite delleconomia politica consiste nel fatto che essa n sa cogliere n sa accogliere entro di s la differenza tra modo mentale di costruzione del concreto e modo della sua costruzione nel Dasein. Va notato, per, che, nonostante lesplica critica ad Hegel, in realt, Marx sta qui riproponendone la distinzione fra la storia secondo il concetto e la storia secondo il fenomeno. In questo senso, la tesi dei due oggetti, elaborata da Althusser, ha un punto di aggancio effettivo con la pagina di Marx, anche se poi svolta dallo stesso Althusser in modo inaccettabile. Una possiile applicazione del tema marxiano la troiamo in Kosik, Dialettica del concreto: 50, dove leggiamo: "La concezione dialettica del rapporto tra ontologia e gnoseologia permette di riconoscere l'assenza di omogeneit e di corrispondenza tra la struttura logica (modello), per mezzo della quale la realt - anzi una determinata sezione della realt - viene spiegata, e la struttura di quella stessa realt. Mediante un

determinato modello, che strutturalmente di "ordine inferiore" rispetto alla struttura di una determinata regione del reale, questa pu venir interpretata in modo soltanto approssimativo e il modello pu costituire una prima approssimazione ad una adeguata descrizione e interpretazione della realt. Oltre i limiti d un primo accostamento e approssimazione, l'interpretazione diventa falsa. Grazie al concetto di meccanismo, ad esempio, possibile spiegare il meccanismo di un orologio, il meccanismo della memoria, il meccanismo della vita socale (dello stato, delle relazioni sociali e cos via). Ma soltanto nel primo caso il concetto di meccanismo esaurisce l'essenza del fenomeno e lo spiega in maniera adeguata, mentre negli altri due casi mediante il modello del meccanismo vengono spiegati soltanto certi lati e aspetti del fenomeno, o una sua determinata apparenza feticizzata; oppure, per mezzo di esso, ci si procura la possibilit di un primo accostamento e di una comprensione concettuale dei fenomeni. In tali casi si tratta di una realt pi complessa, l'adeguata descrizione e spiegazione della quale esigono delle categorie -logiche (modelli) strutturalmente adeguate." [Ritorna al testo Capitolo 3] 46.- Marx sta dicendo che la compiuta esistenza (nel Dasein) della categoria economica semplice presuppone la presenza (nel Dasein) di una serie di condizioni; ma sta dicendo, anche, che -in quanto contenuto del pensiero- quella categoria pu essere formulata, anche in mancanza delle condizioni della sua compiuta esistenza storica. In altre parole, la categoria di valore di scambio rintracciabile gi nel pensiero di Aristotele, pur in mancanza di quel complesso di condizioni storiche reali, che consentono al valore di scambio di esistere compiutamente. Ci significa

che la presenza -nel pensiero- della categoria economica non sottoposta alle stesse condizioni, che valgono per la sua compiuta esistenza nel Dasein. Quando, per, una categoria presente nel pensiero prima che nel Dasein, essa conduce unesistenza antidiluviana, in un duplice senso: (a) perch pi antica della sua presenza nel Dasein; (b) perch esiste nella realt ancora elementarmente, rozzamente, in somma, non ha ancora la ricchezza di rapporti con altre categorie, che la caratterizzer quando sar una compiuta presenza nel Dasein. Di nuovo, dobbiamo sottolineare la presenza di un motivo hegeliano: il compiuto dispiegarsi del concetto non un mro processo logico, ma s logico-storico. [Ritorna al testo Capitolo 3] 47.- Qui Marx disaggrega il Geist hegeliano; ma poi lui stesso lo riaggrega (tema del rapporto fra struttura e sovrastruttura). Si potrebbe tentare, di nuovo, questo discorso: Marx non vuole sistematizzazioni conchiuse: daccordo nel connettere i diversi livelli dellesperienza, ma debbono pur restare gli scarti, le sfasature -e ci si ha, quando si fissi bene che loggetto esiste indipendentemente dal soggetto, non una sua posizione. Questo , mi pare, il materialismo di Marx, contro il quale Hegel -mi pare- non avrebbe nulla da obiettare. Cf. anche H.T. Wilson: 4. [Ritorna al testo Capitolo 3] 48.- La domanda ha senso perch Marx distingue fra il modo di costruzione del concreto da parte della mente, ed il modo, in cui lo stesso concreto si costruisce nel Dasein, nella storia effettiva. Marx opera questa distinzione perch non c ragione per cui i due modi debbano riflettersi immediatamente lun nellaltro: al contrario, son possibili -non necessarie- discrepanze fra i due. Quello su cui Marx vuole insistere che -nel Dasein, nella storia effettiva-

possono presentarsi combinazioni, che non trovano posto nella ricostruzione logico-concettuale (anche assumendo <logico> e <concettuale> nel senso di Hegel e non, poniamo, in quello di kant o dellempirismo). [Ritorna al testo Capitolo 3] 49.- Anhe questo un motivo (la de-entificazione), che percorre tutto il discorso dialettico, da Hegel a Marx. Un tratto, che lega certamente Marx a tutta la linea della filosofia classica tedesca ed a Hegel, ben indicato da Perlman: "L interesse centrale di Marx l attivit creativa umana e in particolare le cause e i meccanismi che fanno assumere a questa attivit la forma delleconomia capitalistica. Lapprofondito studio di Rubin mette in chiaro che questo non stato semplicemente l interesse del giovane Marx o del Marx maturo, bens che questo rimasto l interesse centrale di tutti i lavori teorici e storici di Marx, che si estendono per un arco di mezzo secolo." (Perlman, Il feticismo delle merci: 18). [Ritorna al testo Capitolo 3] 50.- Su questo punto, analogo lorientamento di A. Smith, come sottolinea S. Meikle, Essentialism in the Thought of K. Marx: 27. [Ritorna al testo Capitolo 3] 51.- Societ per azioni. [Ritorna al testo Capitolo 3] 52.- In italiano nel testo. [Ritorna al testo Capitolo 3] 53.- Fondamentale: lorganizzazione dellesercito pu anticipare la forma dei rapporti di produzione nella societ e fungere, in una certa misura, da modello. [Ritorna al testo Capitolo 3]